I. M. I.

L’anno 1900

 

4-1

Settembre 5, 1900

 

La speranza, alimento dell’amore.

 

(1) Siccome nei giorni passati non tanto si faceva vedere il mio adorabile Gesù, così mi sentivo diffidente sulla speranza di riacquistarlo di nuovo; anzi mi credevo che tutto era finito per me: visite di Nostro Signore e stato di vittima.  Ma questa mattina nel venire il benedetto Gesù, portava un’orribile corona di spine, e si è messo a me vicino, tutto lamentandosi, in atto di volere un ristoro; ond’io l’ho tolto pian piano, e per dargli più gusto l’ho messo sulla mia testa.  Dopo poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vero amore è quando è sostenuto dalla speranza, e dalla speranza perseverante, perché se oggi spero e domani no, l’amore si rende infermo, ché essendo l’amore alimentato dalla speranza, per quanto alimento le somministra, tanto più si rende più forte, più robusto, più vivo l’amore; e se questo viene a mancare, prima s’inferma il povero amore, rimanendo solo, senza sostegno, finisce col morire del tutto.  Perciò, per quanto grandi siano le tue difficoltà, mai, neppure per un momento devi scostarti dalla speranza col timore di perdermi; anzi, devi fare in modo che la speranza, superando tutto, ti faccia trovare sempre unita con Me, ed allora l’amore avrà perpetua vita”.

(3) Dopo ciò ha seguitato a venire senza dirmi più niente.

 

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4-2

Settembre 6, 1900

 

Stato di vittima.

 

(1) Continua a venire il mio Dolcissimo Gesù.  Questa mattina appena venuto, ha voluto versare un poco le sue amarezze in me, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io voglio dormire un poco, e tu fa il mio uffizio di soffrire, pregare e placare la giustizia”.

(3) Così Lui ha preso sonno, ed io mi sono messa a pregare vicino a Gesù.  Dopo, risvegliandosi, abbiamo girato un poco in mezzo alle gente, e mi ha fatto vedere diversi combinamenti che stanno facendo, come uscire per smuovere rivoluzione, e specialmente notavo un’assalto all’improvviso che stavano macchinando per riuscire meglio nel loro intento, e per fare che nessuno si potesse difendere e prevenirsi contro il nemico.  Quanti spettacoli funesti! Ma però pare che il Signore non li dà libertà ancora per ciò fare, e non sapendo loro la cagione, si rodono di rabbia, ché ad onta della loro perversa volontà si veggono impotenti a ciò fare.  Non ci vuol altro che il Signore conceda loro questa libertà, ché il tutto è preparato.  Dopo ciò ce ne siamo ritornati, e Gesù si mostrava tutto piagato, e mi ha detto:

(4) “Vedi quante piaghe mi hanno aperto e la necessità dello stato continuo di vittima, delle tue sofferenze, perché non c’è momento che mi risparmiano d’offendermi; ed essendo continue le offese, continue devono essere le sofferenze e le preghiere per risparmiarmi, e se ti vedi sospeso il patire, trema e temi, ché non vedendomi rinfrancato nelle mie pene, non sia che conceda ai nemici quella libertà da loro tanto bramata”.

(5) Nel sentire ciò, mi sono messa a pregarlo che facesse soffrire a me, ed in questo mentre, vedevo il confessore che con le sue intenzioni sforzava Gesù a farmi soffrire.  Allora il benedetto Signore mi ha partecipato tali e tante pene, che non so io stessa come sono lasciata viva, ma però il Signore nelle mie pene non mi ha lasciato sola, anzi pareva che non le dava il cuore di lasciarmi, ed ho passato parecchi giorni insieme con Gesù, e mi ha comunicato tante grazie e mi faceva comprendere tante cose; ma parte per lo stato sofferente, parte che non so manifestarmi, passo innanzi e faccio silenzio.

 

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4-3

Settembre 9, 1900

 

Gesù prepara l’anima di Luisa alla comunione.

Minacce contro i reggitori dei popoli.

 

(1) Continua a venire, però sono stata la maggior parte della notte senza di Gesù, onde nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che vuoi, che con tanta ansia mi stai aspettando? Ti bisogna forse qualche cosa?” 

(3) Ed io, siccome sapevo che dovevo fare la comunione, ho detto:

(4) “Signore, tutta la notte vi stavo aspettando, molto più che dovendo fare la comunione, temo che il mio cuore non stesse ben disposto per potervi ricevere, perciò ho bisogno che l’anima mia fosse rivista da voi per potersi disporre ad unirmi con voi sacramentalmente”.

(5) E Gesù, benignamente ha rivisto l’anima mia per prepararmi a riceverlo, e poi mi ha trasportato fuori di me stessa, ed insieme ho trovato la nostra Regina Mamma che diceva a Gesù:

(6) “Figlio mio, quest’anima sarà sempre pronta a fare ed a soffrire ciò che Noi vogliamo; e questo è come un legame che ci lega la giustizia, perciò risparmiate tante strage e tanto sangue che devono spargere le gente”.

(7) E Gesù ha detto: “Madre mia, è necessario lo spargimento del sangue perché voglio che questa stirpe di re decada dal suo regnare, e questo non ci può essere senza sangue, ed anche per purgare la mia Chiesa perch’è molto infettata; al più posso concedere di risparmiare in parte, per riguardo delle sofferenze”.

(8) In questo mentre vedevo la maggior parte dei deputati che stavano macchinando come far decadere il re, e pensavano di mettere sul trono uno di quei deputati che stavano consigliandosi, dopo ciò mi sono trovata in me stessa; quante miserie umane, ah! Signore, abbiate compassione della cecità in cui è immersa la povera umanità.  Onde continuando a vedere il Signore e la Regina Madre, ho visto il confessore insieme, e la Vergine Santissima ha detto:

(9) “Vedi, mio Figlio, abbiamo un terzo, qual’è il confessore che si vuole unire con Noi e prestare l’opera sua con l’impegnarsi a concorrere per farla soffrire, per soddisfare la divina giustizia, ed anche questo è un rendere più forte la fune che vi lega come placarvi; e poi, quando mai avete resistito alla forza delle unioni di chi soffre e prega, e di chi concorre teco puramente per il solo fine di glorificarvi e per il bene dei popoli”.

(10) Gesù sentiva la Madre, aveva riguardo del confessore ma non ha pronunziato sentenza al tutto favorevole, ma si limitava a risparmiare in parte.

 

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4-4

Settembre 10, 1900

 

Minacce contro i perversi.

 

(1) Questa mattina mi sono trovata fuori di me stessa e vedevo le tante nefandezze e peccati enormissimi che si fanno, come pure commessi contro alla Chiesa ed il Santo Padre.  Onde, ritornando in me stessa, è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Che ne dici tu del mondo”.

(3) Ed io, senza sapere dove voleva sbattere questa domanda, impressionata com’ero delle cose viste, ho detto: “Signore benedetto, chi può dirvi la perversità, la durezza, la bruttezza del mondo? Non ho parola come dirvi quanto ne è cattivo!”

(4) E Lui, prendendo occasione delle mie stesse parole ha soggiunto: “Hai visto com’è perverso? Tu stessa l’hai detto, non c’è modo come arrenderlo, dopo che l’ho tolto quasi il pane, se ne sta nella stessa tenacità, anzi peggio, e per ora va a procurarselo coi furti e con le rapine, facendo danno al suo simile, quindi è necessario che gli tocchi la pelle, altrimenti si pervertirà maggiormente”.

(5) Chi può dire come sono restata di stucco a questo parlare di Gesù, mi pare che sono stata io l’occasione come farlo sdegnare contro del mondo; invece di scusarlo l’ho dipinto nero, ho fatto quanto ho potuto dopo a scusarlo, ma non mi ha dato retta; il male era già fatto.  Ah! Signore, perdonami questa mancanza di carità, ed usate misericordia.

 

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4-5

Settembre 12, 1900

 

Crudo patire, Gesù la ristora.  Macchinazioni

di rivoluzioni contro la Chiesa.

 

(1) Continua quasi lo stesso, questa mane nel venire ha versato le sue amarezze, ed io sono lasciata tanto sofferente, che ho incominciato a pregare il Signore che mi desse la forza e che mi sollevasse un poco, ché non potevo resistere.  In questo mentre, mi è venuto un lume nella mente che facevo peccato in ciò fare, e poi, che dirà il benedetto Gesù, mentre in altre occasioni l’ho pregato tanto che versasse, questa volta che senza farsi pregare aveva versato, andavo cercando sollievo, pare che mi vado facendo più cattiva, e giunge a tanto la mia cattiveria, che anche innanzi a Lui stesso non mi astengo di commettere difetti e peccati.  Onde, non sapendo che fare per riparare, ho risolto nel mio interno che per questa volta, per fare un maggiore sacrificio e darmi una penitenza, acciocché la mia natura un’altra volta non ardisse di cercare sollievo, di rinunziare la venuta di nostro Signore, e se venisse dovevo dirgli: “Non venite amore, abbiate compassione di me, e mi sollevate”.  Così ho fatto, ed ho passato parecchie ore in denso patire e senza di Gesù; quanto mi costava amaro.  Ma Gesù avendo di me compassione, senza che lo cercassi è venuto, ed io subito gli ho detto: “Abbiate pazienza, non ci venite, che non voglio sollievo”.

(2) E Lui: “Figlia mia, sono contento del tuo sacrificio, ma hai bisogno d’un ristoro, altrimenti verresti meno”.

(3) Ed io: “No Signore, non voglio sollievo”.

(4) Ma Lui avvicinandosi alla mia bocca, quasi per forza ha versato dalla sua bocca qualche goccia di latte dolce, che ha mitigato il mio patire; chi può dire la confusione, il rossore che provavo innanzi a Lui, aspettandomi un rimprovero, ma Gesù, come se non avesse avvertito la mia mancanza, si mostrava più affabile, più dolce.  Io vedendo così, ho detto: “Mio adorabile Gesù, una volta che avete versato in me ed io soffro, non dovete risparmiare il mondo, non è vero?” 

(5) E Lui: “Figlia mia, credi tu che Io abbia versato tutto in te? E poi, come potresti affrontare tutto ciò che di castigo verserò sul mondo; tu stessa hai visto che quel poco che ho versato non potevi resistere, e se non fossi venuto ad aiutarti, l’avresti finito, or che sarebbe se versassi tutto in te? Cara mia, ti ho data la parola, in parte ti contenterò”.

(6) Dopo ciò mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo alle gente, e continuavo a vedere i tanti mali, specie macchinazioni di rivoluzione contro la Chiesa, e tra la società, d’uccidere il Santo Padre e sacerdoti.  Io mi sentivo straziare l’anima nel vedere queste cose, e pensavo tra me: “Se non sia mai, giungessero ad effettuarsi queste macchinazioni, che ne sarà? Quanti mali ne verranno? E tutta afflitta ho guardato Gesù, e Lui mi ha detto:

(7) “E di quella sommossa successa di qua, che ne dici tu?” 

(8) Ed io: “Quale sommossa? Nel mio paese non è successo niente”.

(9) E Lui: “Non ti ricordi la sommossa d’Andria?” 

(10) “Sì, Signore”.

(11) “Ebbene, pare ch’è niente, ma non è così, quella fu tutta occasione, ed è un attizzo, una forza ad altri paesi come smuoversi e spargere sangue, recando oltraggio alle persone sacre, ed ai miei tempi, e perché ognuno vuole mostrare quanto sia più bravo nell’elettrizzare il male, faranno a gara a chi più possa farne”.

(12) Ed io: “Ah! Signore, date la pace alla Chiesa e non permettete tanti guai!” E volendo più dire, mi è scomparso, lasciandomi tutta afflitta ed impensierita.

 

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4-6

Settembre 14, 1900

 

Gesù versa per placare la sua

giustizia.  L’eroismo della vera virtù.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare si faceva vedere da dentro il mio interno, che facendosi appoggio del mio cuore cingeva le sue braccia d’intorno e poggiava la sua sacratissima testa, tutto afflitto, serio, in modo che t’imponeva silenzio, e voltato di spalle al mondo.  Dopo essere stato qualche poco in muto silenzio, perché l’aspetto in cui si mostrava non faceva ardire di dire una parola, si ha tolto da quella posizione e mi ha detto:

(2) “Avevo risoluto di non versare, ma sono giunto a tal punto le cose, che se non versassi scoppierebbero imminente tali fracassi, da muovere rivoluzione, da farne stragi sanguinolenti”.

(3) Ed io: “Sì, Signore, versate, questo è l’unico mio desiderio, che sfogate sopra di me l’ira vostra e risparmiate le creature”.  Così ha versato un poco.  Dopo poi, come se si fosse sollevato ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come agnello mi feci condurre al macello, e stiedi muto innanzi a chi mi sacrificò, così sarà di quei pochi buoni di questi tempi; ma però questo è l’eroismo della vera virtù”.

(5) Di nuovo ha soggiunto: “Ho versato, se ho versato vuoi tu che versi un’altro poco, così mi alleggerisco di più?” 

(6) Ed io: “Signore mio, non me lo domandate neppure, sono a vostra disposizione, potete fare di me ciò che volete”.  Così ha versato di nuovo e mi ha scomparso, lasciandomi sofferente e contenta per il pensiero che avevo alleggerito le pene del mio diletto Gesù.

 

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4-7

Settembre 16, 1900

 

Andria.

 

(1) Continuando a venire il mio amabile Gesù, mi ha partecipato varie pene della sua passione, e poi mi ha trasportato fuori di me stessa, facendomi vedere i paesi circonvicini, specie mi pareva che fosse Andria, che se il Signore non fa uso della sua onnipotenza per loro castigo, le cose smosse si faranno serie, molto più pareva che ci stesse l’incitamento da parte d’alcuni preti a queste smosse, che più amareggiavano Nostro Signore.  Onde, dopo d’aver visitato varie chiese insieme con Gesù benedetto, facendo atti di riparazione ed adorazione per le tante profanazioni che si commettono nelle chiese, Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, lasciami versare un poco, che sono tali e tante le amarezze che non posso trangugiarle solo, ed il mio cuore non le può sopportare”.

(3) Così ha versato e mi è scomparso, ritornando altre volte senza dirmi più niente.

 

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4-8

Settembre 18, 1900

 

Carità del prossimo.  Lo prega che se la portasse al Cielo.

 

(1) Questa mattina, il mio adorabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, e mi faceva vedere i tanti mali che si fanno contro la carità del prossimo, quanta pena facevano al pazientissimo Gesù, pareva che li riceveva Lui stesso; onde tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa danno al prossimo fa danno a sé stesso, ed uccidendo il prossimo uccide l’anima sua, e siccome la carità predispone l’anima a tutte le virtù, così non avendo la carità, predispone l’anima a commettere ogni sorta di vizi”.

(3) Dopo ciò, ci siamo ritirati, e siccome da parecchi giorni soffrivo un dolore intenso alle costole, mi sentivo perciò sfinita di forze.  Il benedetto Gesù, compatendomi mi ha detto:

(4) “Diletta mia, te ne vorresti tu venire, non è vero?” 

(5) Ed io: “Volesse il Cielo, Signore mio, che fosse causa questo dolore come venire a te; come gli sarei riconoscente, come lo terrei caro, e per uno dei miei più fidi amici, ma credo che volete tentarmi come le altre volte, ed eccitandomi coi vostri inviti, restando poi delusa verrete a formare più crudo e straziante il mio martirio.  Ma deh! abbiate compassione di me, e non mi lasciate più a lungo sopra la terra, assorbite in voi questo misero verme che ne ho ragione, perché da voi stesso ne uscii”.  L’amabile Gesù tutto intenerendosi nel sentirmi, mi ha detto:

(6) “Povera figlia, non temere, che è certo che verrà il giorno tuo in cui resterai assorbita in me, sappi però che le tue continue violenze di venire a me, specie dietro i miei inviti, ti giovano molto e ti fanno vivere nell’atmosfera dell’aria, senza l’ombra di nessun peso terreno; tanto, che tu sei come quei fiori che non hanno neppure la radice dalla terra, e vivendo così sospesa nell’aria, vieni a ricreare il Cielo e la terra, e tu guardando il Cielo, solo di quello ti ricrei, e ti nutrisci di tutto ciò ch’è celeste, e guardando la terra ne hai compassione, e l’aiuti per quanto puoi da parte tua; ma ai riscontri dell’odore del Cielo, avverti subito la puzza che esala dalla terra e l’aborrisci.  Potrei metterti forse in una posizione a me ed al Cielo più cara, ed a te ed al mondo più giovevole?” 

(7) Ed io: “Eppure, oh Signore mio, dovresti aver compassione di me col non dilungarmi la mia dimora di qua, per le tante ragioni che ne ho; specie poi per i tristi tempi che si preparano; chi avrà cuore di vedere carneficina sì sanguinolenta? E poi, per le continue vostre privazioni, che mi costano più che la morte”.  Mentre ciò dicevo, ho visto una moltitudine di angeli intorno a Nostro Signore, che dicevano:

(8) “Signore nostro e Dio, non fatevi più importunare, contentatela, noi con ansia l’aspettiamo.  Feriti dalla sua voce siamo venuti qui per ascoltarla, e siamo impazienti di portarla con noi.  E tu, oh! eletta, vieni a rallegrarci nel nostro celeste soggiorno”.

(9) Il benedetto Gesù, commosso, pareva che volesse condiscendere, e mi ha scomparso, e trovandomi in me stessa mi sentivo più accresciuto il dolore, tanto che spasimavo continuamente; ma non capivo me stessa per il contento.

 

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4-9

Settembre 19, 1900

 

Ubbidienza di domandare sollievo nelle pene a Gesú.

 

(1) Raddoppiandosi sempre più lo spasimo del dolore, avrei voluto nasconderlo e fare che nessuno se ne avvertisse, ed avrei voluto tenere in segreto, senza aprirne col confessore ciò che ho detto di sopra; ma era tanto forte lo spasimo che mi è riuscito impossibile, ed il confessore avvalendosi della sua solita arma dell’ubbidienza, mi ha comandato che gli manifestasse il tutto; onde dopo averlo manifestato, ogni cosa, mi ha detto che per ubbidienza dovevo pregare il Signore che mi liberasse, altrimenti facevo peccato.  Che sorta d’ubbidienza, è sempre lei che si attraversa ai miei disegni.  Onde, di mala voglia ho accettato questa nuova ubbidienza, e con tutto ciò non avevo cuore di pregare il Signore che mi liberasse da un’amico sì caro, qual’è il dolore, molto più che speravo d’uscire dall’esilio di questa vita.  Il benedetto Gesù mi tollerava, e nel venire mi ha detto:

(2) “Tu soffri molto, vuoi che ti liberi?” 

(3) Ed io, dimenticata un momento l’ubbidienza, ho detto: “No Signore, no, non mi liberate, me ne voglio venire; e poi Tu sai che non so amarti, sono fredda, non faccio grandi cose per te, almeno ti offro questo patire per soddisfare a ciò che non so fare per amor tuo”.

(4) E Lui: “Ed Io figlia mia, infonderò tanto amore e tanta grazia in te, in modo che nessuno mi possa amare e desiderare come te, non ne sei tu contenta?” 

(5) “Sì, ma me ne voglio venire”.  Gesù è scomparso, ed io ritornando in me stessa mi sono ricordata dell’ubbidienza ricevuta, ed ho dovuto accusarmi al confessore, e mi ha comandato che assolutamente non voleva che me ne andassi, e che il Signore mi doveva liberare.  Che pena sentivo nel ricevere questa ubbidienza, pare proprio che vuol toccare gli estremi della mia pazienza.

 

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4-10

Settembre 20, 1900

 

Segni di croce per risanare.

 

(1) Continuando a soffrire, anzi più che mai mi sentivo un risentimento nel mio interno, ché mi veniva vietato di poter morire.  Onde nel venire il mio adorabile Gesù, mi ha rimproverato della mia tardanza nell’ubbidire, ché fino allora pareva che mi tollerasse; in questo mentre vedevo il confessore, ed a lui voltandosi gli ha preso la mano e gli ha detto:

(2) “Quando vieni, segnatela alla parte del dolore, che la farò ubbidire”.

(3) Ed è scomparso.  Onde, rimanendo sola vi sentivo più intenso il dolore.  Dopo è venuto il confessore e trovandomi sofferente, anche lui mi ha rimproverato ché non ubbidivo, ed avendogli detto ciò che avevo visto, e quello che Nostro Signore aveva detto al confessore, lui nel sentirmi mi ha segnato la parte dove soffrivo, ed in due minuti ho potuto respirare e muovermi, mentre prima non potevo farlo senza sentire spasimi atroci; mi pare che l’ubbidienza e quei segni di croce mi hanno legato il dolore in modo che non posso più dolermi, ed ecco ché sono rimasta delusa nei miei disegni, perché questa signora ubbidienza ha preso tal potere sopra di me che non mi lascia fare niente di ciò che voglio, anche nello stesso patire vuole lei signoreggiare, e debbo stare in tutto e per tutto sotto il suo impero.

 

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4-11

Settembre 21, 1900

 

Forza della ubbidienza.  La ubbidienza dev’essere tutto per lei.

 

(1) Chi può dire la mia afflizione nel restare priva del mio carissimo amico dolore? Ammiravo, sì, il prodigioso impero della santa ubbidienza, come pure la virtù che il Signore aveva comunicato al confessore, che con l’ubbidienza e col segnarmi mi aveva liberato da un male che per me lo ritenevo grave, e che era bastante a disfare il mio corpo; ma con tutto ciò non potevo fare a meno di non sentire la pena d’essere priva d’un dolore tanto buono, che impietosiva ed inteneriva il benedetto Gesù, in modo che lo facevo venire quasi continuamente.  Onde nel venire Nostro Signore mi sono lamentata con Lui col dirgli: “Diletto mio bene, che mi hai fatto? Mi hai fatto liberare dal confessore, dunque ho perduto la speranza di lasciare per ora la terra, e poi perché fare tanti rigiri, potevate voi stesso liberarmi, ché avete messo il padre in mezzo? Ah! forse non avete voluto dispiacermi direttamente, non è vero?” 

(2) E Lui: “Ah! figlia mia, come presto hai dimenticato che l’ubbidienza fu tutto per Me; l’ubbidienza voglio che sia tutto per te.  E poi, ho messo in mezzo il padre, per fare che tu avessi riguardo di lui, come la mia stessa persona”.

(3) Detto ciò, è scomparso lasciandomi tutta amareggiata.  Quante ne sa fare la signora ubbidienza, bisogna conoscerla ed aver che ci fare con lei per lungo tempo, e non per poco, per poter dire veramente chi ella sia, e bravo, bravo alla signora ubbidienza, quanto più si sta, più ti fai conoscere.  Io per me, a dire il vero, t’ammiro, sono costretta anche ad amarti; ma non posso farne a meno, specie quando me ne fai qualcuna delle grosse, di non sentirmi corrucciata con te.  Perciò ti prego, oh! cara ubbidienza, d’essere più indulgente, più indulgente a farmi soffrire.

 

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4-12

Settembre 22, 1900

 

Per quante volte si dispone a fare il sacrificio della morte,

altrettante volte Gesù le ridona il merito come se realmente morisse.

 

(1) Trovandomi tutta oppressa ed afflitta, nel venire il mio adorabile Gesù mi ha detto:

“Figlia mia, perché te ne stai tutta immersa nella tua afflizione?” 

(2) Ed io: “Ah! Diletto mio, come non debbo stare afflitta se non mi volete ancora portare con voi, e mi lasciate più a lungo su questa terra?” 

(3) E Lui: “Ah! no, non voglio che tu respiri quest’aria mesta, perché tutto ciò che ho messo dentro e fuori di te, tutto è santo; tanto vero, che se si avvicina a te qualche cosa o persona, che non è retta e santa, tu ne senti fastidio, avvertendo subito la puzza contraria di ciò che non è santo.  Ora, perché vorresti adombrare con quest’aria di mestizia ciò che ho messo dentro di te? Sappi però, che ogni qualvolta ti disponi a fare il sacrificio della morte, altrettante volte ti ridono il merito, come se realmente morissi, e questo ti deve essere di gran consolazione, molto più che ti conformi a Me maggiormente, ché la mia vita fu un continuo morire”.

(4) Ed io: “Ah! Signore, non mi pare che la morte sia un sacrificio, anzi sacrificio mi pare la vita”.  E volendo più dire è scomparso.

 

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4-13

Settembre 29, 1900

 

Le anime vittime sono appoggi e puntelli per Gesú.

 

(1) Avendo passati parecchi giorni di silenzio tra me e Gesù, e con scarso patire, al più mi pare che volesse continuare a tentarmi, per farmi esercitare un po’ di più di pazienza, ed ecco come:

(2) Nel venire diceva: “Diletta mia, dal Cielo ti sospiro, al Cielo, al Cielo ti aspetto”.

(3) E come lampo sfuggiva.  Poi ritornando ripeteva: “Cessa ormai dai tuoi accesi sospiri, che mi fai languire continuamente, fino a venirne meno”.

(4) Altre volte: “Il tuo ardente amore, le tue brame sono ristoro al mesto mio cuore”.

(5) Ma chi può dirle tutte? Mi pareva che aveva voglia di combinare versi, e questi versi delle volte li esprimeva nel cantarli; ma però senza darmi tempo di dirle una parola, subito sfuggiva.  Onde, questa mattina avendo messo il confessore l’intenzione di farmi soffrire la crocifissione, ho visto la Regina Mamma che piangeva e quasi contendeva con Gesù, per fare risparmiare il mondo da tanti flagelli, ma Lui si mostrava restio, e solo per contentare la Mamma ha concorso a farmi soffrire.  Dopo poi, come se si fosse un po’ placato ha detto:

(6) “Figlia mia, è vero che voglio castigare il mondo, tengo in mano le sferze come percuoterlo, ma è pur vero che se v’interessate tanto tu quanto il confessore a pregarmi ed a soffrire, è sempre un appoggio, e verrete a mettere tanti puntelli come risparmiare il mondo, almeno in parte, altrimenti non trovando nessun appoggio e puntelli, a mano libera mi sfogherò sopra le gente”.

(7) Detto ciò è scomparso.

 

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4-14

Settembre 30, 1900

 

Gesù le chiede consolare la su afflitta Mamma.

 

(1) Questa mattina, il mio dolcissimo Gesù non ci veniva, ed ho dovuto molto pazientare nell’aspettarlo, e giungevo fino a sforzarmi d’uscire dal mio solito stato, ché non mi sentivo più forza di continuarlo.  Lui non ci veniva, il patire mi pareva da me fuggito, i sensi me li sentivo in me stessa, non restava altro che mettere uno sforzo per uscire; ma mentre ciò facevo, il benedetto Gesù è venuto e facendo cerchio delle sue braccia mi ha preso la testa in mezzo, da quel tocco non mi sono sentita più in me stessa, e vedevo Nostro Signore molto sdegnato col mondo, e volendo placarlo mi ha detto:

(2) “Per ora non volerti occupare di me, ma ti prego d’occuparti della mia Mamma, consolala ché sta molto afflitta per i castighi più pesanti che sto per versare sopra la terra”.

(3) Chi può dire quanto sono restata afflitta?

 

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4-15

Ottobre 2, 1900

 

Stato di vittima per l’Italia e Corato.

 

(1) Temendo che non fosse più Volontà di Dio il mio stato, nel venire il benedetto Gesù, ho detto: “Quanto temo che non fosse più Volontà vostra il mio stato, perché veggo che mi mancano le due cose principali che mi tenevano legata, cioè: Il patire e la mancanza della vostra presenza”.

(2) E Lui: “Figlia mia, non è che non voglia più tenerti in questo stato, ma siccome voglio castigare il mondo, perciò non ci vengo e ti faccio mancare il patire”.

(3) Ed io: “A che pro starmi in questo stato?” 

(4) E Lui: “La tua posizione di vittima, ed il tuo continuo aspettarmi, già mi spezza le braccia, perché tu non vedi a Me, Io invece ti veggo benissimo, e numero tutti i tuoi sospiri, le tue pene, i tuoi desideri di volermi, e questo tuo starti tutta intenta in Me, è sempre un’atto di riparazione per tanti che non si brigano di Me, né mi desiderano, mi disprezzano, e stanno tutti intenti alle cose terrene, infangati nel lezzo dei vizi.  Onde il tuo stato essendo tutto opposto al loro, viene sempre a spezzare la giustizia; tanto che tenere te in questo stato ed incominciare le guerre sanguinose in Italia, mi riesce quasi impossibile”.

(5) Ed io: “Ah! Signore, starmi in questo stato senza patire mi riesce quasi impossibile, mi sento mancare le forze, perché la forza di starmi in questo stato mi viene dalle sofferenze.  Onde mancandomi queste, qualche giorno quando non ci venite, io cercherò d’uscirmene; ve lo dico prima acció non vi dispiaciute”.

(6) E Lui: “Ah! Sì, sì, uscirai da questo stato quando incomincerò le strage in Italia, allora te lo sospenderò del tutto”.

(7) Mentre ciò diceva, faceva vedere le guerre fierissime che dovranno succedere tanto tra i secolari, quanto quella contro della Chiesa; il sangue inondava i paesi come quando succede una pioggia dirotta, il mio povero cuore si contorceva per il dolore nel vedere ciò, e ricordandomi del mio paese ho detto: “Ah! Signore, come voi dite che mi sospenderete del tutto, fate capire che neppure della povera Corato avrete compassione, neppure la risparmierete?” 

(8) E Lui: “Se i peccati giungono ad un certo numero, in modo che non si meritano di tenere anime vittime, e quelli che ti tengono vittima non s’interessano, Io non avrò nessun riguardo di lei, cioè, di Corato”.

(9) Detto ciò è scomparso, ed io sono restata tutta oppressa ed afflitta.

 

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4-16

Ottobre 4, 1900

 

Gesù soffre al castigare l’uomo perché sono sue imaggini.

 

(1) Dopo aver passato un giorno di privazione e con scarso patire, mi sentivo convinta che il Signore non voleva più tenermi in questo stato; ma però l’ubbidienza, anche in questo, non me la vuol cedere, e vuole che continui a starmene, dovessi crepare e schiattare.  Sia sempre benedetto il Signore, ed in tutto sia fatto il suo santo ed amabile Volere.  Onde, questa mattina nel venire il benedetto Gesù, si faceva vedere in uno stato compassionevole, pareva che soffriva nelle sue membra, ed il suo corpo veniva fatto in tanti pezzi, ch’era impossibile numerarli; con lamentevole voce diceva:

(2) “Figlia mia, che mi sento! che mi sento! sono pene inenarrabili ed incomprensibili all’umana natura; sono carni dei miei figlioli che vengono lacerate, ed è tanto il dolore che sento, che mi sento lacerare le mie stesse carni”.

(3) E mentre ciò diceva, gemeva e si doleva.  Io mi sentivo intenerire nel vederlo in questo stato, ed ho fatto quanto ho potuto a compatirlo ed a pregarlo che mi partecipasse le sue pene.  Mi ha contentato in parte, ed appena ho potuto dirle: “Ah! Signore, non ve lo dicevo io, non mettete mano ai castighi, che quello che più mi dispiace che resterete colpito nelle vostre stesse membra, ah! questa volta non c’è stato modo né preghiere come placarvi”.  Ma Gesù non ha dato retta alle mie parole, pareva che avesse una cosa seria nel cuore che lo tirava altrove, ed in un’istante mi ha trasportato fuori di me stessa, portandomi in luoghi dove succedevano stragi di sangue.  Oh! quante viste dolorose si vedevano nel mondo, quante carni umane tormentate, fatte a pezzi, calpestate come si calpesta la terra, e lasciate insepolte; quante disgrazie, quante miserie, e quello ch’era più, altre più terribili che devono succedere.  Il benedetto Signore ha guardato, e tutto commovendosi si è messo a piangere amaramente.  Io non potendo resistere ho pianto insieme la triste condizione del mondo, tanto che le mie lacrime si mescolavano con quelle di Gesù.  Dopo aver pianto un buon pezzo, ho ammirato un’altro tratto della bontà di Nostro Signore, per farmi cessare dal piangere ha voltato la sua faccia da me, di nascosto si è asciugato le lacrime, e poi voltandosi di nuovo con volto ilare mi ha detto:

(4) “Diletta mia, non piangere, basta, basta, ciò che tu vedi serve ad Iustificare Iustitiam Meam”.

(5) Ed io: “Ah! Signore, dico bene che non è più Volontà vostra il mio stato, a che pro il mio stato di vittima se non mi è dato di risparmiare le tue carissime membra? D’esentare il mondo da tanti castighi?” 

(6) E Lui: “Non è come tu dici; anch’Io fui vittima, e con l’essere vittima non mi venne dato di risparmiare il mondo da tutti i castighi; gli aprii il Cielo, lo sciolsi dalla colpa sì, portai sopra di Me le sue pene, ma è giustizia che l’uomo riceva sopra di sé parte di quei castighi che lui stesso si attira peccando.  E se non fosse per le vittime, meriterebbe non solo il semplice castigo ossia la distruzione del corpo, ma anche la perdita dell’anima; ed ecco la necessità delle vittime, che chi se ne vuole avvallare, perché l’uomo è sempre libero nella sua volontà, può trovare il risparmio della pena ed il porto della sua salvezza”.

(7) Ed io: “Ah! Signore, quanto me ne vorrei venire prima che più s’inoltrassero questi castighi”.

(8) E Lui: “Se il mondo giunge a tale empietà da non meritare nessuna vittima, sicuro che ti porterò”.

(9) Nel sentire ciò ho detto: “Signore, non permettete che rimanga di qua, ed assistere a scene sì dolorose”.

(10) E Gesù, quasi rimproverandomi ha soggiunto: “Invece di pregarmi che risparmiassi, tu dici che te ne vuoi venire; se Io portassi tutti i miei del povero mondo, che ne sarebbe? Certo che non avrei più che ci fare, e non l’avrei più nessun riguardo”.

(11) Dopo ciò ho pregato per varie persone, Lui mi è scomparso ed io sono ritornata in me stessa.

 

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4-17

Ottobre 10, 1900

 

Questi scritti manifestano a chiare note il modo come

Gesù ama le anime.  L’anima solo può uscire dal

corpo, per forza del dolore o del amore.

 

(1) Mentre scrivevo stavo pensando tra me: “Chi sa quanti spropositi in questi scritti, meritano essere gettati nel fuoco, se l’ubbidienza me lo concedesse come volentieri lo farei, perché mi sento come un intoppo nell’anima, specie se giungessero a vista di qualche persona, ed in certi punti fanno vedere come se amassi e facessi qualche cosa per Dio, mentre non faccio niente e non l’amo, e sono l’anima più fredda che possa trovarsi nel mondo, ed ecco che mi riterrebbero diversa di quello che sono, e questo è una pena per me; ma siccome è l’ubbidienza che vuole che scriva, essendo questo per me uno dei più grandi sacrifici, perciò mi rimetto tutta a lei, con certa speranza che essa farà le mie scuse e giustificherà la mia causa presso Dio e presso gli uomini.  Ma mentre ciò dico, il benedetto Gesù nel mio interno si è mosso e mi sta rimproverando e vuole che disdica ciò che ho detto, non volendo che continuasse a scrivere se ciò non facessi.  Onde mi sta dicendo che col dire ciò mi sono partita dalla verità, essendo la cosa più essenziale d’un anima il non mai uscire dal circolo della verità; come, non mi ami tu? Con qual coraggio lo dici.  Non vuoi tu patire per Me?” 

(2) Ed io, tutta arrossendo: “Sì, Signore”.

(3) E Lui: “Ebbene, come ti vieni ad uscire dalla verità?” 

(4) Detto ciò si è ritirato nel mio interno, senza farsi più sentire, restando io come se avessi ricevuto una mazzata.  Quante ne fa la signora ubbidienza, se non fosse per lei no mi troverei in questi cimenti col mio diletto Gesù; quanta pazienza si vuole con questa benedetta ubbidienza.

(5) Onde riprendo a dire ciò che dovevo dire, avendomi il Signore un po’ distratta da ciò che ho incominciato, quindi nel venire il benedetto Gesù ha risposto al mio pensiero col dirmi:

(6) “Sicuro che meritano d’essere bruciati questi tuoi scritti, ma vuoi sapere in qual fuoco? Nel fuoco del mio amore, perché non vi è pagina che non manifesti a chiare note il modo come amo le anime; tanto se sono cose che riguardano te, tanto se riguardano il mondo; ed il mio amore in questi tuoi scritti trova uno sfogo ai miei preoccupati ed amorosi languori”.

(7) Dopo ciò mi ha trasportato fuori di me stessa, e trovandomi sola senza corpo ho detto: “Mio diletto ed unico bene, qual castigo è per me, dovendo ritornare tante volte nel mio corpo, perché è certo che adesso non lo tengo, è la sola anima che sta insieme con voi; e poi non so come mi trovo imprigionata nel misero mio corpo come dentro d’un carcere tenebroso, ed lì ci perdo quella libertà che col uscire mi viene data.  Non è questo un castigo per me, il più duro che dar si potesse?” 

(8) E Gesù: “Figlia mia, non è castigo quello che tu dici, né per colpa tua che ciò ti succede, anzi devi sapere che solo per due ragioni l’anima può uscire dal corpo: Per forza del dolore, ché succede la morte naturale; o per forza d’amore reciproco tra Me e l’anima, perché essendo quest’amore tanto forte, che né l’anima la durerebbe, né Io posso durarla a lungo senza godere di lei, perciò la vado tirando a Me, e poi la rimetto di nuovo nel suo stato naturale; e l’anima più che da un filo elettrico tirata, va e viene come a Me piace.  Ecco che ciò che tu credi castigo è amore finissimo”.

(9) Ed io: “Ah! Signore, se il mio amore fosse bastante, e forte, credo che avrei la forza di sussistere innanzi a voi, e non sarei soggetta di ritornare al corpo; ma siccome è molto debole, perciò sono soggetta a queste vicende”.

(10) E Lui: “Anzi ti dico che è amore più grande, è estratto dall’amore del sacrificio, che per amor mio e per amor dei tuoi fratelli ti privi e ritorni alle miserie della vita”.

(11) Dopo ciò il benedetto Gesù mi ha trasportato ad una città, dove erano tante le colpe che si commettevano, che usciva come una nebbia densissima, puzzolente, che s’innalzava verso il cielo; e dal cielo scendeva un’altra nebbia folta, e dentro vi stavano condensati tanti castighi, che pareva che fossero bastanti a sterminare questa città, ond’io ho detto: “Signore, dove ci troviamo? Che parti sono questi?” 

(12) E Lui: “Qui è Roma, dove sono tante le nefandezze che si commettono, non solo dai secolari, ma anche dai religiosi, che meritano che questa nebbia li finisca d’accecare, meritandosi il loro sterminio”.

(13) In un’istante ho visto il macello che ne succedeva, e pareva che il Vaticano ricevesse parte delle scosse; non erano risparmiati neppure i sacerdoti, perciò tutta costernata ho detto: “Mio Signore, risparmiate la vostra prediletta città, tanti ministri tuoi, il Papa.  Oh! quanto volentieri vi offro me stessa a soffrire i loro tormenti, purché li risparmiate”.

(14) E Gesù, commosso mi ha detto: “vieni con Me e ti farò vedere fin dove giunge la malizia umana”.

(15) E mi ha trasportato dentro d’un palazzo, ed in una stanza secreta stavano cinque o sei deputati e dicevano tra loro: “Allora ci arrenderemo quando avremo distrutti i cristiani”.  E pareva che volevano costringere il re a scrivere di proprio pugno il decreto di morte contro dei cristiani, e la promessa d’impadronirsi dei beni di questi, dicendo: “Purché consentiva loro, non faceva niente ché non lo facevano per ora, a tempo ed a circostanza opportuna allora l’avrebbero fatto”.  Dopo ciò mi ha trasportato altrove, e facevami vedere che doveva morire uno di quelli che si dicono capi, e questo tale pareva tanto unito col demonio, che neppure a quel punto si scostava, tutta la sua forza la prendeva dai demoni, che lo corteggiavano come loro fido amico.  I demoni nel vedermi si sono scossi, e chi mi voleva battere, e chi mi voleva fare una cosa e chi un’altra, io però nulla curando le loro molestie, perché mi costava più la salvezza di quell’anima, mi sono sforzato e sono giunta vicino a quell’uomo.  Oh! Dio, che vista spaventevole, più dei stessi demoni, in che stato lacrimevole giaceva egli? Duro più che pietra, niente l’ha commossa la nostra presenza, anzi pareva che se ne facesse beffe.  Gesù subito mi ha tirato da quel punto, ed io ho incominciato a perorare presso Gesù la salvezza di quell’anima.

 

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4-18

Ottobre 12, 1900

 

I nemici più potenti dell’uomo sono: L’amore

ai piaceri, alle ricchezze, ed agli onori

 

(1) Continua a venire il mio adorabile Gesù; questa mattina portava una folta corona di spine; l’ho tolta pian piano, e l’ho messo sulla mia testa, ed ho detto: “Signore, aiutatemi a conficcarla”.

(2) E Lui: “Questa volta voglio che tu stessa te la conficchi, voglio vedere che cosa sai fare, e come vuoi soffrire per amor mio”.

(3) Io me l’ho conficcata ben bene, molto più che si trattava di fargli vedere fin dove giungeva il mio amore di soffrire per Gesù, tanto che Lui stesso, tutto intenerito e stringendomi mi ha detto:

(4) “Basta, basta, che il mio cuore non più regge a vederti più soffrire”.

(5) Ed avendomi lasciata molto sofferente, il mio diletto Gesù non faceva altro che andare e venire.  Dopo ciò ha preso l’aspetto di crocifisso, e mi ha partecipato le sue pene, e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, i nemici più potenti dell’uomo sono: L’amore ai piaceri, alle ricchezze, ed agli onori, che rendono infelice l’uomo, perché questi nemici s’intromettono fin nel cuore e lo rodono continuamente, l’amareggiano, l’abbattono, tanto, da farli perdere tutta la felicità, ed Io sul Calvario sconfissi questi tre nemici, ed ottenni grazia per l’uomo di vincerli anch’esso, e gli restituii la felicità perduta.  Ma l’uomo sempre ingrato e sconoscente, rigetta la mia grazia, ed ama accanitamente questi nemici, che mettono il cuore umano ad una tortura continua”.

(7) Detto ciò ha scomparso, ed io comprendevo con tale chiarezza la verità di queste parole, che mi sentivo un aborrimento, un odio contro di questi nemici.

(8) Sia benedetto sempre il Signore e tutto per sua gloria.

 

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4-19

Ottobre 14, 1900

 

Il flagello pericoloso dei borghesi.  Solo l’innocenza

strappa la misericordia e mitiga il giusto sdegno.

 

(1) Questa mattina mi sentivo tanto stordita, che non capivo me stessa, né potevo andare secondo il solito in cerca del mio sommo bene.  Onde di tanto in tanto si muoveva dentro del mio interno e si faceva vedere, e tutta abbracciandomi e compatendomi mi diceva:

(2) “Povera figlia, hai ragione che non sai stare senza di Me, come potresti tu vivere senza del tuo amato?” 

(3) Ed io, scossa dalle sue parole ho detto: “Ah! diletto mio, che duro martirio è la vita per gli intervalli che sono costretta a starmi senza di voi.  Lo dite voi stesso, che ne ho ragione, e poi mi lasciate?” 

(4) E Lui, furtivamente si è nascosto come se non volesse che sentisse ciò che mi diceva, ed io sono lasciata di nuovo nel mio stordimento, senza poter dire più niente; quando mi ha visto stordita di nuovo, è uscito, e diceva:

(5) “Tu sei tutto il mio contento, nel tuo cuore trovo il vero riposo, e riposandomi vi provo le più care delizie”.

(6) Ed io di nuovo scotendomi ho detto: “Anche per me voi siete tutto il mio contento, tanto che tutte le altre cose non sono per me che amarezze”.

(7) E Lui ritirandosi di nuovo, sono rimasta a mezza voce, restando più stordita di prima, e così ha seguitato questa mattina, pareva che avesse voglia di scherzare un poco.  Dopo ciò mi sono sentita fuori di me stessa, ed ho visto che venivano persone sconosciute vestite da borghesi, e la gente nel vederle, tutte si raccapricciavano e mettevano un grido di spavento e di dolore, specie i bambini e dicevano: “Se questi ci danno sopra, per noi è finita”.  E soggiungevano: “Nascondete le giovani, povera gioventù se giunge in mani di queste”.  Onde io, rivolta al Signore ho detto: “Pietà, misericordia, allontanate questo flagello tanto pericoloso per la misera umanità, vi muovano a compassione le lacrime dell’innocenza”.

(8) E Lui: “Ah! figlia mia, solo per l’innocenza ho riguardo degli altri, solo essa mi strappa la misericordia e mitiga il mio giusto sdegno”.

 

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4-20

Ottobre 15, 1900

 

Lotta tra il confessore e Gesù per la crocifissione di Luisa.

 

(1) Questa mattina avendo fatto la comunione, il benedetto Gesù mi ha fatto sentire la sua voce che diceva:

(2) “Figlia mia, questa mattina mi sento tutta la necessità d’essere ristorato, deh! prendi un po’ le mie pene sopra di te, e lasciarmi riposare alquanto nel tuo cuore”.

(3) Ed io: “Sì mio bene, fatemi sentire le tue pene, e mentre io soffro invece tua, avrete tutto l’agio di potervi ristorare e prendere un dolce riposo; solo vi chiedo che indugiate un’altro poco finché resto sola, perché mi pare che stia il confessore ancora, acciò nessuno mi possa vedere soffrire”.

(4) E Lui: “Che fa che stia il padre presente, non sarebbe meglio che invece d’averne uno a ristorarmi, ne avessi due? Cioè, tu soffrendo e quello concorrendo meco con la stessa mia intenzione?” 

(5) In questo mentre, ho visto il confessore che metteva l’intenzione della crocifissione, ed il Signore subito, senza il minimo indugio mi ha partecipato le pene della croce.  Onde dopo essere stata un poco in quelle sofferenze, il confessore mi ha chiamato all’ubbidienza, Gesù si è ritirato ed io cercavo di sottopormi a chi mi comandava.  Quando in un’istante, di nuovo è venuto il mio dolce Gesù che mi voleva sottoporre la seconda volta alle pene della crocifissione, ed il padre non voleva; ed io quando mi uniformavo con Gesù, cioè a soffrire, Gesù veniva; quando il confessore vedeva che incominciavo a soffrire, con l’ubbidienza arrestava il patire, Gesù si ritirava; soffrivo ben si una pena grande nel vederlo ritirarsi, ma facevo quanto più potevo per obbedire, e delle volte siccome il confessore lo vedevo presente lasciavo fare a Loro, aspettando chi doveva vincere: L’ubbidienza o Nostro Signore.  Ah! mi pareva di vedere lottare l’ubbidienza e Gesù, tutte e due potenti, abili a potere affrontare una lotta.  Dopo che hanno lottato ben bene, nell’atto di vedere chi vinceva, è venuta la Regina Mamma, che avvicinandosi al padre l’ha detto:

(6) “Figlio mio, stamattina che vuole Lui stesso che soffra, lascialo fare, altrimenti non sarete risparmiati, neppure in parte, dai castighi”.

(7) In quel momento, il padre come se fosse distratto a sostenere la lotta, e Gesù vincitore mi ha sottoposto di nuovo alle pene, ma con tale veemenza ed acerbi spasimi che non so io stessa come sono rimasta viva; quando mi credevo di morire, l’ubbidienza di nuovo mi ha richiamato e per poco mi sono trovata in me stessa.  Ristorandosi il benedetto Gesù, ma non contento ancora, ritornando voleva ripetere la terza volta, ma l’ubbidienza armandosi di fortezza, questa volta si è fatto vincitrice, perdendo il mio diletto Gesù.  Con tutto ciò di tanto in tanto cercavo chi sa potesse vincere Lui di nuovo, tanto che non mi dava requie ed ho dovuto dire: “Ma Signor mio, state un po’ quieto e lasciatemi in pace; non vedete che l’ubbidienza si è messa in armi, e non ve la vuol cedere? Perciò abbiate pazienza, e se volete ripetere la terza volta promettetemi di farmi morire”

(8) E Gesù: “Sì, vieni”.

(9) L’ho detto al Padre, ed anche in questo l’ubbidienza si è resa inesorabile, ad onta che il mio dolce bene mi chiamava col dirmi: “Luisa vieni”.  Lo dicevo che mi chiama, ma mi era risposto un no reciso.  Che bella ubbidienza è questa, siccome vuol fare in tutto, e sopra tutto da signora, si vuol ficcare in cose che a lei non l’appartiene, qual’è il morire; e poi bella cosa esporre una povera infelice ai pericoli di morire, farla toccare con mano il porto della felicità eterna, e poi per farsi vedere che sa fare in tutto da signora, a via di forza, che possiede, la trattiene e la fa giacere nella misera prigione del corpo, e se si domanda perché tutto questo, primo che non ti risponde, e poi nel suo muto linguaggio ti dice: “Perché? Perché sono signora ed ho impero su di tutto”.  Pare che se si vuol stare in pace con questa benedetta ubbidienza, ci vuole una pazienza da santo, non solo, ma quella dello stesso Nostro Signore; altrimenti si starà in continui attriti, perché si tratta che vuol toccare gli estremi.  Onde vedendo che non poteva vincere niente, il benedetto Signore si è acquietato all’ubbidienza e mi ha lasciato in pace, mi ha mitigato le pene che soffrivo e mi ha detto:

(10) “Diletta mia, nelle pene che hai sofferto, ho voluto farti provare il furore della mia giustizia col versarla un poco sopra di te.  Se tu potessi vedere con chiarezza il punto dove l’hanno fatto giungere gli uomini, e come il furore della mia giustizia si è armata contro di essi, tu tremeresti verga a verga, e non faresti altro che pregarmi che piovessero sopra di te le pene”.

(11) Onde pareva che mi sostenesse nelle mie sofferenze, e per rincuorarmi mi diceva:

(12) “Io mi sento meglio, e tu?”

(13) Ed io: “Ah! Signore, chi può dirvi quello che sento, mi pare come se avessi stata stritolata dentro d’una macchina, provo tale sfinimento di forze, che se voi non m’infondete vigore non posso riavermi”.

(14) E Lui: “Diletta mia, è necessario che almeno di tanto in tanto tu sentissi con intensità le pene; prima per te, perché per quanto buono fosse un ferro, se si lascia a lungo senza metterlo nel fuoco, sempre viene a contrarre qualche poco di ruggine; secondo per Me, se a lungo non mi sgravassi sopra di te, il mio furore si accenderebbe in tal modo, che non avrei nessun riguardo, né le userei nessun risparmio, e se non ti prendesse sopra di te le mie pene, come potrei mantenerti la parola di risparmiare in parte il mondo dai castighi?” 

(15) Dopo ciò è venuto il confessore a chiamarmi all’ubbidienza, e così sono ritornata in me stessa.

 

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4-21

Ottobre 17, 1900

 

Un’anima sofferente ed una preghiera umilissima, fa perdere

tutta la fortezza a Gesù, e lo rende tanto debole da

farsi legare da quell’anima.  L’aspetto della giustizia.

 

(1) Continuando a venire il mio adorabile Gesù, mi pareva di vederlo tanto sofferente, che faceva compassione, e gettandosi fra le mie braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, spezzami il furore della mia giustizia, altrimenti”....

(3) In questo mentre, mi è parso di vedere la giustizia divina armata di spade, di saette di fuoco, che metteva terrore, ed insieme la fortezza con cui può agire.  Onde tutta spaventata ho detto: “Come posso spezzarvi il furore se vi veggo così forte, da potere in un semplice istante annientare cielo e terra?” 

(4) E Lui: “Eppure un’anima sofferente, ed una preghiera umilissima mi fa perdere tutta la mia fortezza, e mi rende tanto debole da farmi legare da quell’anima, come a lei pare e piace”.

(5) Ed io: “Ah! Signore, in che aspetto brutto si fa vedere la giustizia”.

(6) E Gesù ha soggiunto: “Non è brutta; se tu la vedi così armata, ciò hanno fatto gli uomini, ma in sé stessa è buona e santa, come gli altri miei attributi, perché in Me non ci può essere neppure l’ombra del male; è vero che l’aspetto comparisce aspro, pungente, amaro, ma i frutti sono dolci e gustosi”.

(7) Detto ciò è scomparso.

 

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4-22

Ottobre 20, 1900

 

Come la giustizia vuole la soddisfazione di ciò che è ingiusto,

così il amore vuole lo sfogo d’amare e d’essere amato.

 

(1) Questa mattina, nel venire il mio adorabile Gesù, mi faceva vedere i suoi attributi e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutti i miei attributi stanno in continua attitudine per gli uomini, e tutti esigono il loro tributo”.

(3) Poi ha soggiunto: “Come la giustizia vuole la soddisfazione di ciò che è ingiusto, così il mio amore vuole lo sfogo d’amare e d’essere amato.  Tu mettiti nella giustizia, e prega, ripara, e quando ricevi qualche colpo abbi la pazienza a sopportarlo; poi passa nel mio amore e dammi lo sfogo dell’amore, altrimenti resterei defraudato nell’amore, come questa volta mi sento tutta la necessità di dare sfogo al mio amore represso, e se mi venisse dato di farlo, languirei e verrei meno”.

(4) Mentre così diceva, ha cominciato a baciarmi, accarezzarmi ed a farmi tante tenerezze d’amore, che non ho parole a saperle manifestarle; e voleva che io lo contraccambiassi, dicendomi:

(5) “Come Io sento il bisogno di sfogarmi con te in amore, così tu hai bisogno di sfogarti in amore con Me, non è vero?” 

(6) Onde dopo averci sfogato a vicenda in amore, è scomparso.

 

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4-23

Ottobre 22, 1900

 

Dubbi di Luisa sulle cose che le succedono, lei vuol sapere se

sono di Dio o del demonio.  La ubbidienza non ha ragione

umana, la sua ragione è divina.

 

(1) Questa mattina mi trovavo tutta oppressa e con timore che non fosse Gesù benedetto che operasse in me, ma il demonio, ma con tutto ciò non mi sapevo contenere di cercarlo e desiderarlo, sebbene quando appena si è benignato di venire mi ha detto:

(2) “Chi è che assicura che esce il sole se non la luce che mette in fuga le tenebre notturne, ed il calore che spande nella stessa luce? Se si direbbe che è uscito il sole, e con ciò si vede più densa l’oscurità della notte, e non si sentirebbe nessun calore, che diresti tu? Che non è sole vero ch’è uscito, ma falso, perché non si veggono gli effetti del sole.  Or, se la mia vista ti fuga le tenebre e ti mostra la luce della verità, facendoti sentire il calore della mia grazia, perché vuoi lambiccarti il cervello che non sono Io che opero in te?” 

(3) Aggiungo perché così vuole l’ubbidienza, che l’altro giorno stavo pensando: “Se davvero si verificassero tanti castighi che ho scritto in questi libri, chi avrà cuore di essere spettatrice?” Ed il benedetto Signore con chiarezza mi fece comprendere che taluni si verificheranno mentre sarò ancor su questa terra, altri dopo la mia morte, e certi saranno risparmiati in parte.  Onde restai un po’ più sollevata pensando che non mi toccavo di vederli tutti.  Ecco soddisfatta la signora ubbidienza, che si era incominciata ad accigliarsi ed a menare lamenti e rabbuffi; che io, pare che questa benedetta signorina non si vuole in nessun modo adattare alla ragione umana, non si vuole investire di nessuna circostanza, anzi pare che non ha affatto ragione, ed è un bel crepare aver che fare con una che non ha ragione, per potere stare un po’ in buono è necessario che si perda la propria ragione, perché la signorina si va vantando: “Io non ho nessuna ragione umana, perciò non so adattarmi all’uso umano, la mia ragione è divina, e chi vuol vivere in pace con Me è assolutamente necessario che perda la sua, per fare acquisto della mia”.  Ecco come ragione bene la signorina, che si può dire? E’ meglio tacere, perché o dritto o rovescio vuol sempre ragione, e si gloria di darti tutto il torto.

 

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4-24

Ottobre 23, 1900

 

Il vero amore non sta mai solo.

 

(1) Questa mattina, avendo fatto la comunione, il mio adorabile Gesù mi faceva vedere il confessore che metteva l’intenzione di farmi soffrire la crocifissione; la mia povera natura me la sentivo ripugnante, non perché non volessi soffrire, ma per altre ragioni che non è qui necessario descriverle, ma Gesù, come lamentandosi di me diceva al padre:

(2) “Non vuole sottomettersi”.

(3) Io mi sono intenerita al lamento, il padre ha rinnovato il comando e mi sono sottoposta.  Dopo aver sofferto un poco, siccome vedevo il padre presente, il Signore ha detto:

(4) “Diletta mia, ecco il simbolo della Sacrosanta Trinità: Io, il padre, e tu.  Il mio amore fino ab eterno non è stato mai solo, ma sempre unito in perfetta e scambievole unione con le Divine Persone, perché il vero amore non sta mai solo, ma produce altri amori e gode di essere riamato dagli amori che lui stesso ha prodotto, e se sta solo, o non è della natura dell’amor divino, oppure è solo apparente.  Se sapessi quanto mi compiaccio e gusto di poter continuare nelle creature quell’amore che fin ab eterno regnava e regna tutt’ora nella Santissima Trinità.  Ecco pure, perciò dico che voglio il consenso dell’intenzione del confessore unito con Me, per poter continuare più perfettamente quest’amore simbolico della Triade Sacrosanta”.

 

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4-25

Ottobre 29, 1900

 

La cosa più essenziale e necessaria in un’anima è la carità.

 

(1) Dopo aver passato qualche giorno di privazione e di silenzio, questa mattina nel venire il benedetto Gesù ho detto: “Si vede che non è più volontà vostra il mio stato”.

(2) E Lui: “Sì, sì, alzati e vieni nelle mie braccia”.

(3) Da questo dire ho dimenticato il penoso stato dei giorni passati e sono corsa nelle sue braccia, e come si vedeva il costato aperto, ho detto: “Diletto mio, è da qualche tempo che non mi avete ammesso a succhiare al vostro costato, vi prego ammettermi oggi”.

(4) E Gesù: “Diletta mia, bevi pure a tuo piacere e saziati”.

(5) Chi può dire il mio contento, e con qual avidità ho messo la mia bocca a bere a quella fonte divina? Dopo che ho bevuto a sazietà, fino a non aver più dove mettere neppure un altra goccia, mi sono tolta, e Gesù mi ha detto:

(6) “Ti sei saziata? Se non sei, seguita pure a bere”.

(7) Ed io: “Sazia no, perché a questa fonte quanto più si beve, più cresce la sete, solo che essendo io molta ristretta, non sono capace di più contenerne”.

(8) Dopo ciò, vedevo insieme con Gesù altre persone, e ha detto:

(9) “La cosa più essenziale e necessaria in un’anima, è la carità; se non ci sta la carità, succede come a quelle famiglie o regni che non hanno reggitori, tutto è sconvolto, le più belle cose restano oscurati, non si vede nessuna armonia, chi vuol fare una cosa e chi un’altra.  Così succede nell’anima dove non regna la carità, tutto è in disordine, le più belle virtù non armonizzano tra loro; ecco perciò la carità si chiama regina, perché ha regime, ordine e dispone tutto”.

 

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4-26

Ottobre 31, 1900

 

La medicina più salutare ed efficace negli

incontri più tristi della vita, è la rassegnazione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono sentita fuori di me stessa, ed ho trovato la Regina Mamma; appena vistomi ha incominciato a parlare della giustizia, come sta per cozzare con tutto il furore contro le gente; ha detto tante cose sopra di ciò, ma non ho vocaboli come esprimerle, ed in questo mentre vedevo tutto il cielo pieno di punte di spade contro del mondo.  Poi ha soggiunto:

(2) “Figlia mia, tu tante volte hai disarmato la giustizia divina, e ti sei contentata di ricevere sopra di te i suoi colpi, ora che la vedi al colmo del furore, non ti avvilire, ma sii coraggiosa, con animo pieno di santa fortezza, entra in essa giustizia e disarmala, non aver timore delle spade, del fuoco e di tutto ciò che potrai incontrare; per ottenere l’intento, se ti vedi ferita, battuta, scottata, rigettata, non darti indietro, ma ti sia piuttosto sprone come tirare innanzi.  Vedi, a ciò fare sono venuto Io in tuo aiuto col portarti una veste, la quale indossandola l’anima tua acquisterai coraggio e fortezza a nulla temere”.

(3) Detto ciò, da dentro il suo manto ha uscito una veste intessuta di oro screziato a vari colori ed ha vestito l’anima mia; poi mi ha dato il suo Figlio dicendomi:

(4) “Ed ecco che per pegno del mio amore ti do in custodia il mio carissimo Figlio, acciocché lo custodisca, l’ami e lo contenti in tutto; cerchi di fare le mie veci, acciò trovando in te tutto il suo contento, lo scontento che gli danno gli altri non gli possa dare tanta pena”.

(5) Chi può dire quanto sono restata felice e fortificata nell’essere vestita da quella veste, e coll’amoroso pegno fra le mie braccia? Felicità più grande non potrei certo, più desiderare.  Onde la Regina Mamma è scomparsa, ed io sono rimasta col mio dolce Gesù.  Abbiamo girato un poco la terra, e tra tanti incontri, ci abbiamo incontrato con un’anima data in preda alla disperazione; avendone compassione ci siamo avvicinato, e Gesù ha voluto che io le parlassi per farle comprendere il male che faceva; con una luce che Gesù stesso m’infondeva, le ho detto:

(6) “La medicina più salutare ed efficace negli incontri più tristi della vita è la rassegnazione.  Tu col disperarti, invece di prendere la medicina, ti stai prendendo il veleno come uccidere l’anima tua.  Non sai tu che il rimedio più opportuno a tutti i mali, la cosa principale che ci rende nobili, ci divinizza, ci rassomiglia a Nostro Signore ed ha virtù di convertire in dolcezza le stesse amarezze, è la rassegnazione? Che cosa fu la vita di Gesù sulla terra, se non continuare il Volere del Padre, e mentre stava in terra, stava unito col Padre in Cielo? Così l’anima rassegnata mentre vive in terra, l’animo e la volontà sua sta unita con Dio nel Cielo.  Si può dare cosa più cara e desiderabile di questa?” 

(7) Quell’anima, come scossa, si ha cominciato a calmarsi, ed io insieme con Gesù ci siamo ritirati.  Sia tutto per gloria Dio, e sempre benedetto.

 

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4-27

Novembre 2, 1900

 

Chi dimora in Gesù, nuota nel pelago di tutti i contenti.

 

(1) Questa mattina mi sentivo tutta oppressa ed afflitta, con l’aggiunta che il benedetto Gesù non si faceva vedere; onde dopo molto aspettare è uscito da dentro il mio interno, ed aprendomi il suo cuore mi metteva dentro dicendomi:

(2) “Stati dentro di Me, lì solo troverai la vera pace e stabile contento, perché dentro di Me non penetra nulla di ciò che non appartiene alla pace e contentezza, e chi dimora in Me non fa altro che nuotare nel pelago di tutti i contenti; mentre poi, all’uscire fuori di Me, ancorché l’anima non si brigasse di niente, solo a vedere le offese che mi fanno ed il modo come mi dispiacciono, già viene a partecipare alle afflizioni, e ne resta perturbata; perciò tu di tanto in tanto dimenticati di tutto, entra dentro di Me e vieni a gustare la mia pace e felicità, poi esci fuori e fammi l’ufficio della mia riparatrice”.

(3) Detto ciò è scomparso.

 

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4-28

Novembre 8, 1900

 

L’ubbidienza restituisce all’anima il suo primiero stato.

 

(1) Continuando i suoi soliti indugi nel venire io ne sentivo tutto il peso della sua privazione; quando tutto all’improvviso è venuto, e senza sapere il perché mi ha rivolto questa interrogazione:

(2) “Mi sapresti tu dire perché l’ubbidienza è tanto glorificata, e ne riporta tanto onore da improntare nell’anima l’immagine divina?” 

(3) Io tutta confusa non ho saputo che rispondere, ma il benedetto Gesù, con una luce intellettuale che mi mandava, mi ha risposto Lui stesso, e siccome è per mezzo di luce e non di parole, non ho vocaboli come esprimerli, ma l’ubbidienza vuole che mi provi se mi riesce a scriverlo; credo che farò dei grossi spropositi, e scriverò cose che non concorderanno insieme, ma metto tutta la mia fede nell’ubbidienza, specialmente che sono cose che le riguardano direttamente, ed incomincio a provarmi.  Onde pareva che mi dicesse:

(4) “Che l’ubbidienza è tanto glorificata perché ha virtù di svelare fin dalle radici le passioni umane, distrugge nell’anima tutto ciò che è terreno e materiale, e con suo grande onore restituisce all’anima il suo primiero stato, cioè come fu creata da Dio nella giustizia originale, cioè prima d’essere cacciata dall’Eden terrestre, ed in questo sublime stato, l’anima si sente tirata fortemente a tutto ciò ch’è bene, si sente connaturato con sé tutto ciò che è buono, santo e perfetto, con un’orrore grandissimo anche al l’ombra del male.  Con questa natura felice ricevuta dall’espertissima mano dell’ubbidienza, l’anima non prova più difficoltà ad eseguire i comandi ricevuti, molto più che chi comanda sempre il buono deve comandare, ed ecco come l’ubbidienza sa improntare bene l’immagine divina, non solo, ma cambia la natura umana nella divina, perché come Dio è buono, santo e perfettissimo, ed è portato a tutto ciò che è buono ed odia sommamente il male, così l’ubbidienza ha virtù di divinizzare l’umana natura, e di farle acquistare le proprietà divine; e quanto più l’anima si lascia maneggiare da questa espertissima mano, tanto più acquista di divino, e distrugge l’essere proprio.  Ed ecco perciò è tanto glorificata ed onorata; tanto che Io stesso mi sottoposi a lei e ne restai onorato e glorificato, e restituii per mezzo suo l’onore e la gloria a tutti i miei figli che per la disubbidienza avevano perduto”.

(5) Questo su per giù ho saputo manifestare, il resto me lo sento nella mente, ma mi mancano le parole, perché è tanta l’altezza del concetto di questa virtù, che il mio povero linguaggio umano non sa adattarsi a farne parole...

 

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4-29

Novembre 10, 1900

 

Gesù Cristo le insegna dove sta il vero amore.

 

(1) Continuando a non venire, mi sentivo immersa nella più grande amarezza, l’anima mia ne restava straziata in mille modi.  Come un’ombra mi sentivo d’appresso ed ho sentito la voce del mio adorabile Gesù, ma senza vederlo, che mi ha detto:

(2) “L’amore più perfetto sta nella vera fiducia che dovesse avere verso l’oggetto amato, ed ancorché si vedesse perduto l’oggetto che si ama, allora più che mai è tempo di dimostrare questa viva fiducia.  Questo è il mezzo più facile per mettersi in possesso di ciò che ardentemente si ama”.

(3) Detto ciò è scomparsa l’ombra e la voce.  Chi può dire la pena che sento per non aver visto l’amato mio bene?

 

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4-30

Novembre 11, 1900

 

Uscendo dal Divino Volere si perde

la conoscenza di Dio e di sé stesso.

 

(1) Pare che il signore benedetto vuole esercitarmi nella pazienza, non ha compassione né delle mie lacrime, né del mio dolorosissimo stato.  Io senza di Lui, mi veggo immersa nelle più grande miserie, credo che non ci sia anima più scellerata della mia, sebbene, stando con Gesù, mi veggo più che mai cattiva, ma siccome mi trovo con Lui che possiede tutti i beni, l’anima mia trova il rimedio a tutti i mali.  Onde, mancandomi, tutto per me finisce; non c’è più nessun rimedio alle mie grandi miserie, molto più mi opprime il pensiero che non fosse più Volontà sua il mio stato, e non stando nel suo Volere, mi pare di stare fuori del centro e molte volte ci penso al modo come poter uscire.  Ora, stando con queste disposizioni me lo ho sentito da dietro le spalle che mi diceva:.

(2) “Ti sei stancata, non è vero?”

(3) Ed io: “Sì Signore, mi sento bastantemente stanca”.

(4) E Lui ha ripreso: “Ah! figlia mia, non uscire dal mio Volere, ché uscendo da dentro il mio Volere vieni a perdere la mia conoscenza, e non conoscendo Me, vieni a perdere la conoscenza di te stessa, perché allora si distingue con chiarezza se c’è oro o fango che ai riverberi della luce; ché se tutto è tenebre facilmente si possono scambiare gli oggetti.  Ora, luce è il mio Volere, che dandoti la mia conoscenza, ai riverberi di questa luce vieni a conoscere chi sei tu, e vedendo la tua debolezza, il tuo puro nulla, ti attacchi alle mie braccia ed unita col mio Volere vivi con Me nel Cielo.  Ma se tu vuoi uscire dal mio Volere, prima che verrai a perdere, la vera umiltà, e poi verrai a vivere sulla terra, e sarai costretta a sentire il peso terreno, a gemere e sospirare come tutti gli altri sventurati che vivono fuori della mia Volontà”.

(5) Detto ciò si è ritirato senza farsi neppur vedere.  Chi può dire lo strazio dell’anima mia?

 

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4-31

Novembre 13, 1900

 

Vede le tante miserie umane, l’avvilimento e spogliamento

della Chiesa, lo stesso degradare dei sacerdoti.

 

(1) Dopo aver passato parecchi giorni di privazione amarissima, avendo fatto la santa comunione, dentro il mio interno ho visto tre Bambini, era tanta la loro bellezza ed eguaglianza, che parevano tutti e tre nati ad un parto.  L’anima mia n’è restata sorpresa e stupita nel vedere tanta bellezza rinchiusa nel cerchio del mio interno tanto miserabile, molto più cresceva il mio stupore, ché vedevo questi tre Bambini come se avessero in mano tante corde d’oro, e con queste sì legavano loro tutto a me, ed il cuore mio tutto a loro.  Dopo poi, come se ognuno prendesse posto, hanno incominciato a discutere tra loro; ma io non intendevo e non trovo parole come poter ridire il loro altissimo linguaggio, sol so dire che dentro un batter d’occhio ho visto le tante miserie umane, l’avvilimento e spogliamento della Chiesa, lo stesso degradare dei sacerdoti, che invece d’essere luce per i popoli, sono tenebre, onde tutta amareggiata da questa vista ho detto: “Santissimo Iddio, date la pace alla Chiesa, fatele restituire ciò che l’hanno tolto, non permettete che i cattivi ridano alle spalle dei buoni”.  E mentre ciò dicevo hanno detto:

(2) “Sono arcani di Dio incomprensibili”.

(3) Detto ciò sono scomparsi, ed io sono ritornata in me stessa.

 

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4-32

Novembre 14, 1900

 

La Regina Mamma ristora Gesù.  La trasporta al purgatorio.

 

(1) Questa mattina nel venire il mio adorabile Gesù, mi ha trasportato fuori di me stessa e mi ha chiesto un ristoro alle sue pene, io niente avendo ho detto: “Dolcissimo amor mio, se ci stava la Regina Mamma poteva ristorarvi col suo latte, ché in quanto a me non ho altro che miserie”.  In questo mentre, è venuta la Santissima Regina, ed io subito a Lei ho detto: Gesù sente la necessità d’un ristoro, datelo il vostro dolcissimo latte, che resterà ristorato”.   Onde, la nostra carissima Mamma l’ha dato il suo latte, ed il mio diletto Gesù è restato tutto ristorato.  Poi a mi rivolto ha detto:

(2) “Io mi sento rinfrancato, anche tu avvicinati alle mie labbra e bevi parte di quel latte che ho ricevuto dalla mia Madre, acciò possiamo restare ambedue ristorate”.

(3) Così ho fatto; ma chi può dire la virtù di quel latte che da Gesù usciva bollente, e tanto ne conteneva che pareva una fonte immensa, che ancorché bevessero tutti gli uomini, non si scemerebbe punto.  Dopo ciò abbiamo girato un poco la terra, e ad un punto pareva che stavano gente seduta ad un tavolino che dicevano: Ci sarà una guerra nell’Europa, e quel ch’è più dolente è che sarà prodotta da parenti”.  Gesù ascoltava ciò ma non diceva niente a tal riguardo; quindi, non so certo se ci sarà sì, no, essendo i giudizi umani mutabili e ciò che oggi dicono domani disdicono.  Poi mi ha trasportato dentro d’un giardino in cui sporgeva un grandissimo edificio come se fosse un Monastero, popolato di tanta gente che riusciva difficile numerarli, il mio adorabile Gesù, alla vista di quella gente si ha voltato di spalle, si ha stretto tutto a me, mettendo la sua testa poggiata alla mia spalla vicino al collo, e mi ha detto:

(4) “Diletta mia, non farmeli vedere, altrimenti verrei molto a soffrire”.

(5) Anch’io mi l’ho stretto, ed avvicinandomi ad una di quelle anime ho detto: “Ditemi almeno chi siete?”    E quella ha risposto: ‘Siamo tutte anime purganti, e la nostra liberazione sta legata alla soddisfazione di quei pii legati che abbiamo lasciato ai nostri successori, e siccome non si soddisfano, noi siamo costretti a starci qui, lontani dal nostro Iddio, quel pena è per noi, perché Dio si rende per noi un’Essere necessario, che non si può farne a meno, proviamo una continua morte che ci martirizza nel modo più spietato, e se non moriamo è perché la nostra anima non è a questo soggetta, onde dolenti qual siamo, restando privi di un oggetto che forma tutta la nostra vita, imploriamo da Dio che faccia provare ai mortali una minima parte delle nostre pene, col privarli di ciò che è necessario al mantenimento della vita corporale, acciocché imparino a spese proprie quanto è doloroso l’essere privi di ciò che assolutamente è necessario”.

(6) Dopo ciò, il Signore mi ha trasportato altrove, ed io sentendo compassione di quelle anime ho detto: “Come, oh! mio buon Gesù, avete voltato il vostro volto da quelle anime benedette che tanto vi sospiravano, mentre bastava farvi vedere solamente per fare che quell’anime restassero libere delle pene e beatificate?” 

(7) E Lui: “Oh! figlia mia, se Io mi mostrassi loro, siccome non sono del tutto purgate, non avrebbero potuto sostenere la mia presenza, ed invece di slanciarsi fra le mie braccia, confuse si sarebbero ritirate indietro e non avrei fatto altro che accrescere il mio ed il loro martirio.  Ecco perciò ho fatto così”.

(8) Detto ciò ha scomparso.

 

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4-33

Novembre 16, 1900

 

Gesù le toglie il cuore, e le dà il suo amore per cuore.

 

(1) Questa mattina, avendo fatto la comunione, il mio adorabile Gesù faceva vedere il mio interno tutto cosparso di fiori, a forma d’una capanna, e Lui che se ne stava dentro tutto ricreandosi e compiacendosi.  Io vedendolo in quell’atteggiamento ho detto: “Mio dolcissimo Gesù, quando sarà che vi prenderete questo mio cuore per uniformarlo tutto al vostro in modo da poter vivere della vita del vostro cuore?” Mentre ciò dicevo, il mio sommo ed unico bene ha preso una lancia e mi ha aperto dalla parte dove corrisponde il cuore; poi con le sue mani l’ha tirato fuori e tutto lo riguardava per vedere se fosse spogliato, e tenesse quelle qualità di potere stare nel suo santissimo cuore.  Anch’io l’ho guardato, e con mia sorpresa ho visto impresso sopra una parte la croce, la spugna e la corona di spine; ma volendo vederlo dall’altra parte e dentro, ché pareva gonfio come se si potesse aprire, il mio diletto Gesù me l’ha impedito dicendomi:

(2) “Voglio mortificarti col non farti vedere tutto ciò che ho versato in questo cuore.  Ah! sì, qui dentro questo cuore ci sono tutti i tesori delle mie grazie che umana natura può giungere a contenere”.

(3) In questo mentre l’ha rinchiuso nel suo santissimo cuore, soggiungendo:

(4) “Il tuo cuore ha preso possesso nel mio cuore, ed Io per cuore te do il mio amore che ti darà vita”. 

(5) Ed avvicinandosi alla parte ha mandato tre aliti contenenti luce, che prendevano il posto del cuore, e poi ha chiuso la ferita dicendomi:

(6) “Ora, più che mai ti conviene fissarti nel centro del mio Volere, avendo per cuore il solo mio amore; neppure per un solo istante devi uscire da Esso, e solo il mio amore troverà in te il suo vero alimento se troverà in te in tutto e per tutto la mia Volontà, in quella troverà il suo contento e la vera e fedele corrispondenza”.

(7) Poi avvicinandosi alla bocca, mi ha mandato altri tre aliti, ed insieme ha versato un liquore dolcissimo che tutta m’inebriava.  Onde, preso come da entusiasmo diceva:

(8) “Vedi, il tuo cuore è nel mio, quindi non è più tuo”.

(9) E mi baciava e ribaciava, e mille finezze d’amore mi rifaceva; ma chi può dirle tutte? Mi riesce impossibile il manifestarle.  Chi può dire quello che sentivo nel trovarmi in me stessa? So dire solamente che mi sentivo come se non fossi più io: Senza passione, senza inclinazione, senza desiderio, tutta inabissata in Dio; dalla parte del cuore sentivo un gelo sensibile a confronto delle altre parte.

 

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4-34

Novembre 18, 1900

 

L’unione del cuore con quel di Gesù, fa

passare allo stato di perfetta consumazione.

 

(1) Seguita a tenersi il mio cuore nel cuor suo, e di tanto in tanto si benigna di farmelo vedere, facendo festa come se avesse fatto un grande acquisto, ed in questi giorni trovandomi fuori di me stessa, alla parte dove corrisponde il cuore, invece del cuore veggo la luce che il benedetto Gesù mi mandò in quei tre aliti.  Onde questa mattina nel venire, mostrandomi il suo cuore, mi ha detto:

(2) “Diletta mia, qual vorresti, il cuor mio o il tuo? Se tu vuoi il mio, ti converrà più soffrire; sappi però che ho fatto questo per farti passare ad un’altro stato, perché quando si giunge all’unione, ad un’altro stato si passa, qual’è quello della consumazione, e l’anima per passare a questo stato di perfetta consumazione ha bisogno, o del mio cuore per vivere, o del suo tutto trasformato nel mio, altrimenti non può passare a questo stato di consumazione”.

(3) Ed io, tutta temendo, ho risposto: “Dolce amor mio, la mia volontà non è più mia ma vostra, fate quel che volete, ed io ne sarò più contenta”.  Dopo ciò mi sono ricordata di qualche difficoltà del confessore, e Gesù vedendo il mio pensiero mi ha fatto vedere come se io stessi dentro d’un cristallo, e questo impediva di far vedere agli altri ciò che il Signore operava in me, ed ha soggiunto:

(4) “Allora si conosce il cristallo e ciò che dentro contiene, che ai riverberi della luce; così è per te: Chi porta la luce della credenza toccherà con mano ciò che Io opero in te, se poi no, scorgerà le cose naturalmente”.

 

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4-35

Novembre 20, 1900

 

Dovendo vivere del cuore di Gesù, Lui le dà

regole per imparare un vivere più perfetto.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, il mio adorabile continua a farmi vedere il cuor mio nel suo, ma tanto trasformato che non più riconosco qual’è il mio e quello di Gesù.  L’ha conformato perfettamente col suo, l’ha impresso tutte le insegne della Passione, facendomi capire che il suo cuore, da che fu concepito, fu concepito con queste insegne della Passione, tanto che ciò che soffrii nell’ultimo della sua vita, fu un trabocco di ciò che il suo cuore aveva sofferto continuamente.  Mi pareva di vederlo come l’uno così l’altro.  Mi pareva di vedere il mio diletto Gesù occupato a preparare il punto dove doveva mettere il cuore, profumandolo e inanellandolo di tanti diversi fiori, e mentre ciò faceva mi ha detto:

(2) “Diletta mia, dovendo vivere del mio cuore ti conviene d’intraprendere un modo di vivere più perfetto.  Quindi voglio da te:

(3) 1.  Uniformità perfetta alla mia Volontà, perché mai potrai amarmi perfettamente, che amarmi con la mia stessa Volontà; anzi ti dico che amandomi con la mia stessa Volontà giungerai ad amar Me, ed il prossimo col mio stesso modo d’amare.

(4) 2.  Umiltà profonda, mettendoti innanzi a Me ed alle creature, l’ultima di tutte.

(5) 3.  Purità in tutto, perché qualunque minimo mancamento di purità, tanto nell’amare quanto nell’operare, tutto nel cuore vi si rifletta, e ne resta macchiato, perciò voglio che la purità sia come la rugiada sui fiori al nascere del sole, che riflettendovi i raggi, le trasmuta quelle piccole goccioline come in tante perle preziose da incantare le gente.  Così tutte le tue opere, pensieri e parole, palpiti ed affetti, desideri ed inclinazioni, se saranno fregiati dalla rugiada celeste della purità, tesserai un dolce incanto, non solo all’occhio umano, ma a tutto l’Empireo.

(6) 4.  L’ubbidienza va connessa con la mia Volontà, perché se questa virtù riguarda i superiori, che ti ho dato in terra, la mia Volontà è ubbidienza che riguarda Me direttamente, tanto che si può dire che l’una e l’altra sono tutte e due virtù d’ubbidienza, con questa sola differenza, che l’una riguarda Dio e l’altra riguarda gli uomini; tutte e due hanno lo stesso valore, e non ci può stare l’una senza dell’altra, quindi tutte e due devi amare d’uno stesso modo”.

(7) Poi ha soggiunto: “Sappi, d’ora in poi vivrai col cuor mio, e devi intendertela a modo del cuor mio, per trovare in te le mie compiacenze, perciò ti raccomando che non è più cuor tuo, ma cuor mio”.

 

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4-36

Novembre 22, 1900

 

Gesù si mette al posto del cuore.  Le dice il cibo che vuole da lei.

 

(1) Continua a farsi vedere il mio adorabile Gesù.  Questa mattina, avendo fatto la comunione, lo vedevo nel mio interno, ed i due cuori tanto immedesimati che parevano tutto uno.  Il mio dolcissimo Gesù mi ha detto:

(2) “Oggi ho deciso di restituirti, invece del cuore, Me stesso”.

(3) In questo mentre, ho visto che Gesù prendeva posto a quel punto dove sta il cuore, e da dentro Gesù ricevevo la respirazione e sentivo il palpito del cuore; come mi sentivo felice vivendo in questa posizione!

(4) Dopo ciò ha soggiunto: “Avendo Io preso posto del cuore, ti conviene tenere un cibo sempre preparato come nutrirmi, il cibo sarà il mio Volere e tutto ciò che ti mortificherai e priverai per amor mio”.

(5) Ma chi può dire tutto ciò che nel mio interno ha passato tra me e Gesù, credo meglio tacere, altrimenti mi sento come se dovessi guastare, non essendo la mia lingua dirozzata bene a parlare di grazie sì grandi, che il Signore ha fato all’anima mia; non mi resta altro che ringraziare il Signore che ha riguardo ad un’anima sì miserabile e peccatrice.

 

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4-37

Novembre 23, 1900

 

Modo in cui stanno le anime in Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio amante Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, ed uscendo da dentro il mio interno si faceva vedere tanto grande che assorbiva in Sé tutta la terra, e stendeva tanto la sua grandezza che l’anima mia non trovava il termine, mi sentivo dispersa in Dio, non solo io, ma tutte le creature ne restavano disperse; ed oh! quanto pareva disdicevole, che affronto che si fa a Nostro Signore, che noi piccoli vermini, vivendo in Lui, osiamo d’offenderlo.  Oh! se tutti potessero vedere il modo come stiamo in Dio, oh! come si guarderebbero di dargli anche l’ombra del dispiacere.  Poi si faceva tant’alto, che assorbiva in Sé tutto il Cielo, onde in Dio stesso vedevo tutti, angeli, santi, sentivo il loro canto, capivo tante cose della felicità eterna.  Dopo ciò, vedevo che da Gesù scorrevano tante ruscelli di latte, ed io bevevo a questi ruscelli, ma essendo io molto ristretta, e Gesù tanto grande ed alto che non aveva termine né di grandezza, né d’altezza, non mi riusciva d’assorbirlo tutto in me; molti ne scorrevano fuori, sebbene rimanevano in Dio stesso.  Onde io ne sentivo un dispiacere, ed avrei voluto che tutti fossero corsi a bere a questi ruscelli, ma scarsissimo era il numero dei viatori che bevevano.  Nostro Signore dispiaciuto anche di questo, mi ha detto:

(2) “Questo che tu vedi è la misericordia contenuta, e ciò irrita maggiormente la giustizia; come non debbo far giustizia, mentre loro stessi mi contengono la misericordia?” 

(3) Ed io, prendendole le mani l’ho stretto insieme dicendo: “No, Signore, non potete far giustizia, non voglio io, e non volendo io neppure Voi volete, perché la mia volontà non è più mia, ma vostra, ed essendo vostra, tutto ciò che io non voglio neppure Voi lo volete; non me l’avete detto Voi stesso, che debbo vivere in tutto e per tutto del vostro Volere?” 

(4) Il mio dolce Gesù, l’ha disarmato il mio dire, si ha impiccolito di nuovo e si ha rinchiuso nel mio interno, ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-38

Novembre 25, 1900

 

La natura del vero amore è di trasmutare

le pene in gioie, le amarezze in dolcezze.

 

(1) Tardando a venire il mio dolcissimo Gesù, quasi mi sono messa in timore, ancora non veniva, ma poi con mia sorpresa, tutto all’improvviso, è venuto e mi ha detto:

(2) “Diletta mia, vuoi tu sapere quando un’opera si fa per la persona amata? Quando incontrando sacrifici, amarezze e pene, ha virtù di cambiarle in dolcezze e delizie, perché questa è la natura del vero amore, di trasmutare le pene in gioie, le amarezze in dolcezze, se si sperimenta il contrario, segno è che non è il vero amore che agisce.  Oh! quante opere si dice: Che lo faccio per Dio; ma negli incontri si danno indietro, con ciò fanno vedere che non era per Dio, ma per l’interesse proprio e piacere che sentivano”.

(3) Poi ha soggiunto: “Generalmente si dice che la propria volontà guasta ogni cosa ed infetta le opere più sante, eppure questa volontà propria, si è connessa con la Volontà di Dio, non c’è altra virtù che la possa superare, perché dove c’è volontà c’è vita nell’operare il bene, ma dove non c’è volontà, c’è la morte nell’operare, oppure si opererà stentatamente come se stesse in agonia”.

 

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4-39

Dicembre 3, 1900

 

La natura della Santissima Trinità è formata d’amore

purissimo e semplicissimo, comunicativo.

 

(1) Questa mattina trovandomi fuori di me stessa, mi sono trovata con Gesù Bambino fra le braccia, e mentre mi deliziavo nel guardarlo, senza sapere come, dallo stesso Bambino è uscito un secondo e dopo brevi istanti un terzo Bambino, tutte e due simili al primo, sebbene distinti fra loro.  Stupita nel guardare ciò ho detto: “Oh, come si tocca con mano il mistero sacrosanto della Santissima Trinità, che mentre siete uno, siete anche tre”.  Mi pare che tutte e tre mi dicessero, ma mentre usciva la parola formava una sol voce:

(2) “La nostra natura è formata d’amore purissimo e semplicissimo, comunicativo, e la natura del vero Amore ha questo di proprio, di produrre da sé immagini tutti a sé simile nella potenza, nella bontà e nella bellezza, ed in tutto ciò che esso contiene, solo per dare un risalto più sublime alla nostra onnipotenza, ne mette il marchio della distinzione, in modo che questa nostra natura, liquefacendosi in amore, e siccome è semplice, senza alcuna materia che potrebbe impedire l’unione, ne forma tre, e ritornando a liquefarsi ne forma un solo.  Ed è tanto vero che la natura del vero Amore ha questo di produrre immagini tutti a sé simile, o di assumere l’immagine di chi si ama, che la Seconda Persona nel redimere l’uman genere, assunse la natura e l’immagine dell’uomo e comunicò all’uomo la Divinità”.

(3) Mentre ciò dicevano, io distinguevo benissimo il mio diletto Gesù, riconoscendo in Lui l’immagine dell’umana natura e solo per Lui avevo fiducia di starmene alla loro presenza, altrimenti chi avrebbe ardito? Ah! sì, mi pareva che l’umanità assunta da Gesù, aveva aperto il commercio alla creatura, come farla salire fino al trono della Divinità per essere ammessa alla loro conversazione ed ottenere rescritti di grazie.  Oh! che momenti felici ho gustato, quante cose comprendevo; ma per scrivere qualche cosa avrei bisogno di descriverli quando l’anima mia si trova col mio caro Gesù, che mi pare sprigionata dal corpo, ma nel trovarmi di nuovo imprigionata, le tenebre della prigionia, la lontananza del mio mistico Sole, la pena di non vederlo, mi rendono inabile a descriverle e mi fanno vivere morendo, ma sono costretta a vivere allacciata, carcerata in questo misero corpo.  Ah! Signore, abbiate compassione d’una misera peccatrice che vive inferma e imprigionata, rompete presto il muro di questo carcere per volarmene a voi e non più ritornarvi.

 

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4-40

Dicembre 23, 1900

 

Innanzi alla Santità della Divina Volontà, le passioni non

ardiscono di presentarsi, e perdono da per sé stesse la vita.

 

(1) Dopo aver passato lunghi giorni di silenzio tra me ed il benedetto Gesù, vi sentivo un vuoto nel mio interno; questa mattina nel venire mi ha detto:

(2) “Diletta mia, che cosa vuoi dirmi che tanto brami di parlare con Me?” 

(3) Ed io, tutta vergognandomi, ho detto: “Mio dolce Gesù, voglio dirvi che bramo ardentemente di volere voi ed il vostro Santo Volere, e se ciò mi concedete mi renderete appieno contenta e felice”.  E Lui ha soggiunto:

(4) “Tu in una parola hai afferrato tutto chiedendomi ciò che di più grande è in Cielo ed in terra; ed Io, in questo Santo Volere bramo e voglio maggiormente conformarti, e per fare che ti riuscissi più dolce e gustoso il mio Volere, mettiti nel circolo della mia Volontà, e mirane i diversi pregi; fermandoti or nella santità del mio Volere, or nella bontà, or nell’umiltà, or nella bellezza ed or nel pacifico soggiorno che produce il mio Volere, ed in queste soffermazioni, che farai, acquisterai sempre più nuove ed inaudite notizie del mio Santo Volere, e ne resterai tanto legata ed innamorata, che non uscirai mai più, e questo ti porterà un sommo vantaggio, che stando tu nella mia Volontà, non avrai bisogno di combattere con le tue passioni e di stare sempre all’arma con esse, che mentre pare che muoiono, rinascono di nuovo più forti e vive, ma senza combattere, senza strepito, dolcemente se ne muoiono, perché innanzi alla Santità della mia Volontà le passioni non ardiscono di presentarsi, e perdono da per sé stesse la vita, e se l’anima sente i movimenti delle sue passione è segno che non fa dimora continua nei confini del mio Volere; vi fa delle uscite, delle scappatine nel suo proprio volere ed è costretta a sentirne la puzza della corrotta natura.  Mentre poi, se starai fissa nella mia Volontà, starai sbrigata del tutto e la tua sola occupazione sarà l’amarmi, ed essere da Me riamata”.

(5) Dopo ciò, guardando il benedetto Gesù, teneva la corona di spine, l’ho tolta pian piano, e l’ho messo sulla mia testa, e Lui me l’ha conficcato, e mi è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa, con un desiderio ardente di starmene nella sua Santissima Volontà.

 

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4-41

Dicembre 25, 1900

 

Vede la nascita di Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato mi sono sentita fuori di me stessa, e dopo aver girato mi sono trovata dentro d’una spelonca, ed ho visto la Regina Mamma che stava nell’atto di dare alla luce il Bambinello Gesù.  Che stupendo prodigio! mi pareva che tanto la Madre quanto il Figlio trasmutati in luce purissima, ma in quella luce si scorgeva benissimo la natura umana di Gesù, che conteneva in sé la Divinità, che le serviva come di velo per coprire la Divinità, in modo che squarciando il velo della natura umana era Dio, e coperto con quel velo era uomo, ed ecco il prodigio dei prodigi: Dio ed uomo, uomo e Dio! che senza lasciare il Padre e lo Spirito Santo viene ad abitare con noi e prende carne umana, perché il vero amore non si disunisce giammai.  Ora, mi è parso che la Madre ed il Figlio in quel felicissimo istante, sono restati come spiritualizzati, e senza il minimo intoppo Gesù è uscito dal seno Materno, traboccando ambedue in un eccesso d’amore, ossia quei Santissimi corpi trasformati in Luce, senza il minimo impedimento, Gesù Luce è uscito da dentro la luce della Madre, restando sano ed intatto sì l’Uno che l’Altra, ritornando poscia allo stato naturale.  Ma chi può dire la bellezza del Bambinello, che in quel momento dal suo nascere trasfondeva anche esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre che ne restava tutta assorbita in quei raggi Divini? E san Giuseppe mi pareva che non fosse presente nell’atto del parto, ma che se ne stava ad un’altro cantone della spelonca, tutto assorto in quel profondo mistero, e se non vide cogli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell’anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime.:

(2) Or nell’atto che il Bambinello uscì alla luce, io avrei voluto volare per prenderlo fra le mie braccia, ma gli angeli m’impedirono, dicendomi che toccava alla Madre l’onore di prenderlo per prima.  Onde la Vergine Santissima come scossa è ritornata in sé, e dalle mani d’un angelo ha ricevuto il Figlio nelle braccia, l’ha stretto tanto forte nella foga dell’amore in cui si trovava, che pareva che volesse inviscerarlo di nuovo, poi volendo dare uno sfogo al suo ardente amore, l’ha messo a succhiare alle sue mammelle.  In questo mentre io me ne stavo tutta annichilita, aspettando che fossi chiamata, per non ricevere un’altro rimprovero dagli angeli.  Onde la Regina mi ha detto

(3) “Vieni, vieni a prendere il tuo diletto e godilo anche tu, sfoga con Lui il tuo amore”.

E così dicendo io mi sono avvicinata, e la Mamma e me l’ha dato in braccio.  Chi può dire il mio contento, i baci, i stringimenti, le tenerezze? Dopo che mi sono sfogata un poco, l’ho detto: “Diletto mio, voi avete succhiato il latte dalla nostra Mamma, fate a me parte”.  E Lui, tutto condiscendendo, dalla sua bocca ha versato parte di quel latte nella mia, e dopo mi ha detto:

(4) “Diletta mia, Io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore, e morii nel dolore, e coi tre chiodi che mi crocifissero, inchiodai le tre potenze: Intelletto, memoria e volontà, di quelle anime che bramano d’amarmi, facendole restare attirati tutte a Me, perché la colpa le aveva rese inferme e disperse dal loro Creatore, senza nessun freno”.

(5) E mentre ciò diceva, ha dato uno sguardo al mondo ed ha cominciato a piangere le sue miserie.  Io, vedendolo piangere ho detto: “Amabile Bambino, non funestare una notte sì lieta col vostro pianto a chi vi ama, invece di dare sfogo al pianto, diamo sfogo al canto”.  E sì dicendo ho cominciato a cantare, Gesù si ha distratto a sentirmi cantare, ed ha cessato dal piangere, e finendo il mio verso ha cantato il suo, con una voce tanto forte ed armoniosa, che tutte le altre voci scomparivano alla sua voce dolcissima.  Dopo ciò, ho pregato il Bambino Gesù per il mio confessore, e per quelli che mi appartengono, ed infine per tutti, e Lui pareva tutto condiscendente.  In questo mentre mi è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa

 

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4-42

Dicembre 26, 1900

 

Continua a stare nella grotta.

 

(1) Continuando a vedere il santo Bambino, vedevo la Regina Madre da una parte e san Giuseppe dall’altra, che stavano adorando profondamente l’infante divino.  Stando tutta intenta in Lui, mi pareva che la continua presenza del Bambinello li teneva assorti in estasi continuo, e se operavano era un prodigio che il Signore operava in loro, altrimenti sarebbero restati immobili senza potere esternamente accudire ai loro doveri.  Anch’io vi ho fatto la mia adorazione e mi sono trovata in me stessa.

 

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4-43

Dicembre 27, 1900

 

Dio non è soggetto a mutarsi, il demonio e

la natura umana spesso spesso si mutano.

 

(1) Questa mattina mi trovavo con un timore sul mio stato, che non fosse il Signore che operasse in me, con l’aggiunto che non si benignava di venire, onde dopo molto aspettare, quando appena l’ho visto, gli ho esposto il mio timore e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, prima di tutto, per gettarti in questo stato vi è un concorso della mia potenza, e poi, chi avrebbe dato a te la forza, la pazienza di stare per sì lungo tempo in questo stato, dentro d’un letto? La perseveranza sola è un segno certo che l’opera è mia, perché solo Dio non è soggetto a mutarsi, ma il demonio e la natura umana spesso spesso si mutano, e ciò che oggi amano, domani aborriscono, e ciò che oggi aborriscono, domani amano e trovano le loro soddisfazione”.

 

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4-44

Gennaio 4, 1901

 

Stato infelice d’un anima senza Dio.

 

(1) Dopo aver passato giorni amarissimi di privazione e di turbazione, mi sentivo dentro di me un mistico inferno.  Senza di Gesù tutte le mie passioni hanno uscito alla luce, e spandendo ognuna le loro tenebre, mi hanno oscurato in modo che non sapevo più dove mi trovavo.  Quanto è infelice lo stato di un’anima senza Dio! Basta dire che senza di Dio, l’anima sente ancor vivente dentro di sé l’inferno; tale era il mio stato, mi sentivo straziare l’anima da pene infernali.  Chi può dire quello che ho passato? Per non fare lungherie passo innanzi.  Quindi, questa mattina avendo fatto la comunione, stando nel sommo dell’afflizione ho sentito dentro di me muovere Nostro Signore, io vedendo la sua immagine ho voluto guardare se fosse di legno oppure vivo di carne; ho guardato ed era il Crocifisso vivo di carne che guardandomi mi ha detto:

(2) “Se la mia immagine dentro di te fosse di legno, l’amore sarebbe apparente, perché il solo amore vero e sincero, unito alla mortificazione, mi fa rinascere vivo, crocifisso nel cuore di chi mi ama”.

(3) Io nel vedere il Signore avrei voluto sottrarmi dalla sua presenza, tanto mi vedevo cattiva, ma Lui ha ripreso a dire:

(4) “Dove vuoi andare? Io sono luce, e la mia luce dovunque tu vai t’investe da per tutto”.

(5) Alla presenza di Gesù, alla luce, alla voce, le mie passioni sono scomparse, non so io stessa dove sono andate, sono rimasta come una bambina e sono ritornata in me stessa, tutta cambiata.  Sia tutto a gloria di Dio ed a bene dell’anima mia.

 

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4-45

Gennaio 5, 1901

 

L’Umanità di Gesù fu fatta apposta per ubbidire e

per distruggere la disubbidienza.  Luisa ristora Gesù.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, vedevo il confessore che metteva l’intenzione della crocifissione, io temevo di sottopormi, ma Gesù mi ha detto:

(2) “Che vuoi da Me, Io non posso fare a meno d’ubbidire, perché la mia Umanità fu fatta apposta per ubbidire e per distruggere la disubbidienza, essendo tanta innestata con Me questa virtù, che in Me si può dire ch’è natura l’ubbidienza, ed il distintivo a Me più caro e glorioso, tanto che se la mia Umanità non avesse questo di proprio, l’aborrirei e non mi avrei giammai con Essa unito.  Vuoi tu poi disobbedire? Puoi farlo, ma lo farai tu, non Io”.

(3) Io, tutta confusa nel vedere un Dio tanto ubbidiente, ho detto: “Anch’io voglio ubbidire”.  E mi sono sottoposta, e Gesù mi ha partecipato i dolori della croce.

(4) Dopo ciò mi ha trasportato fuori di me stessa e Gesù benedetto mi ha dato un bacio, e mentre ciò faceva è uscito un’alito amaro, e stava in atto di voler versare le sue amarezze, ma non l’ha fatto, ché lo voleva essere detto da me per farlo.  Io subito ho detto: “Volete qualche riparazione? Facciamola insieme, così le mie riparazioni unite alle vostre avranno i loro effetti, ché da me sola credo che vi disgusteranno di più”.  Così ho preso la sua mano grondante sangue e baciandola ho recitato il Laudate Dominum col Gloria Patri; Gesù una parte ed io l’altra, per riparare le tante opere cattive che si commettono, mettendo l’intenzione di tante volte lodarlo per quante offese riceve per le cattive opere.  Com’era commovente veder pregare Gesù.  Poi ho seguitato a farlo stesso all’altra mano, mettendo l’intenzione di tante volte lodarlo per quante offese riceve per i peccati di cause.  Indi i piedi con l’intenzione di tante volte lodarlo per quanti passi cattivi e per tante vie storte battute, anche sotto l’aspetto di pietà e santità.  L’ultimo, il cuore, con l’intenzione di tante volte lodarlo, per quante volte il cuore umano non palpita, non ama, non desidera Iddio.  Il mio diletto Gesù, pareva tutto ristorato con queste riparazioni fatte insieme con Lui, ma non contento ancora, pareva che volesse versare, ed io ho detto: “Signore, se volete versare, vi prego a farlo”.  E Lui ha versato le sue amarezze e dopo ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, quanto mi offendono gli uomini, ma verrà tempo che li castigherò in modo che usciranno tanti vermini (uomini abbietti e spregevoli), che produrranno nubi di moscerini (scherz.  o spreg.  persona di corporatura minuscola), che molto li renderà oppressi.  Allora poi uscirà il Papa”.

(6) Ed io: “E perché uscirà il Papa?” 

(7) E Lui: “Uscirà per consolare i popoli, perché oppressi, stanchi, abbattuti, traditi da tante falsità, cercheranno loro stessi il porto della verità, e tutti umiliati chiederanno al Santo Padre che venisse in mezzo a loro per liberarli di tanti mali e metterli nel porto della salvezza”.

(8) Ed io: “Signore, questo succederà forse dopo le guerre che voi avete detto altre volte?” 

(9) E Lui: “Sì”.

(10) Ed io: “Quanto me ne vorrei venire prima che queste cose succedessero”.

(11) E Lui: “Ed Io dove andrò a trattenermi allora?” 

(12) “Ah Signore! ci sono tante anime buone in cui potete trattenervi, che io confrontandomi, oh! quanto mi veggo cattiva”.  Ma Gesù non dandomi retta mi è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa.

 

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4-46

Gennaio 6, 1901

 

Gesù si comunica ai tre re Magi col amore, la bellezza e la potenza.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, mi pareva di vedere quando i santi Magi giunsero nella spelonca di Betlemme; appena giunti alla presenza del Bambino, si compiacque di far rilucere esternamente i raggi della sua Divinità, comunicandosi ai Magi in tre modi: Con l’amore, con la bellezza, e con la potenza.  In modo che restarono rapiti e sprofondati alla presenza del Bambinello Gesù; tanto che se il Signore non avesse ritirato un’altra volta internamente i raggi della sua Divinità, sarebbero restati lì per sempre senza potersi più muovere.  Onde appena il Bambino ritirò la Divinità, ritornarono in sé stessi i santi Magi, si scossero stupefatti nel vedere un’eccesso d’amore sì grande, perché in quella luce il Signore li aveva fatti capire il mistero dell’Incarnazione.  Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, ed Essa parlò a lungo con loro, ma non so dire tutto ciò che disse, solo ricordo che l’inculcò forte, non solo la salvezza loro, ma che avessero a cuore la salvezza dei loro popoli, non avendo timore neppure di esporre le loro vite per ottenerne l’intento.

(2) Dopo ciò mi sono ritirata in me stessa e mi sono trovata insieme con Gesù, e Lui voleva che io gli dicessi qualche cosa, ma io mi vedevo tanto cattiva e confusa, che non ardivo dirgli niente; onde vedendo che non dicevo nulla, Lui stesso ha ripreso a dire sui santi Magi dicendomi:

(3) “Con l’avermi comunicato in tre modi ai Magi, li ottenni tre effetti, perché mai mi comunico alle anime inutilmente, ma sempre ricevono qualche loro profitto.  Onde, comunicandomi con l’amore ottennero il distacco da loro stessi, con la bellezza ottennero il disprezzo delle cose terrene, e con la potenza restarono i loro cuori legati tutti a Me, ed ottennero prodezza di mettere il sangue e la vita per Me”.

(4) Poi ha soggiunto: “E tu che vuoi? Dimmi, mi vuoi bene? Come mi vorresti amare?” 

(5) Ed io non sapendo che dire, accrescendo la mia confusione ho detto: “Signore, non vorrei altro che voi, e se mi dite: “mi vuoi bene?”, non ho parole a saperlo manifestare, solo so dire che mi sento questa passione che nessuno mi possa prevalere nell’amarvi, e che io fossi la prima ad amarvi sopra a tutti, e nessuno mi potesse sorpassare, ma questo non mi contenta ancora, per essere contenta vorrei amarvi col vostro medesimo amore, e così potervi amare come voi amate voi stesso.  Ah, sì! allora solo cesserebbero i miei timori sull’amarvi”.

(6) E Gesù contento, si può dire dei miei spropositi, mi ha stretto tanto a Sé, in modo che mi vedevo dentro e fuori trasmutata in Lui, e mi ha comunicato parte del suo amore.  Dopo ciò mi sono ritornata in me stessa, e mi pareva che per quanto amor mi viene dato, per tanto posseggo il mio Bene; e se poco l’amo poco lo posseggo.

 

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4-47

Gennaio 9, 1901

 

Gesù la vuole unita con Sé, come il raggio del

sole che comunica vita, calore e splendore.

 

(1) Questa mattina mi sentivo tutta oppressa e schiacciata, tanto che andavo in cerca di sollievo; il mio unico bene mi ha fatto lungamente aspettare la sua venuta.  Onde venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non presi Io per amor tuo, sopra di Me le tue passioni, miserie e debolezze, e non vorresti tu prendere sopra di te quelli degli altri per amor mio?” 

(3) Poi ha soggiunto: “Quello che voglio è che tu stia sempre unita con Me, come un raggio del sole che si sta sempre fisso nel centro del sole, e che da esso ne riceve la vita, calore e splendore.  Supponi tu che un raggio si potesse partire dal centro del sole, che ne diverrebbe egli? Già appena uscito perderebbe la vita, la luce ed il calore, e ritornerebbe nelle tenebre riducendosi al nulla.  Tale è l’anima, fino a tanto che sta unita con Me, nel mio centro, si può dire che è come un raggio del sole che vive, riceve luce dal sole, cammina dove esso vuole, insomma sta in tutto a disposizione ed alla volontà del sole; se poi da Me si distrae, si disunisce, eccola tutta tenebre, fredda e non sente in sé quel movente superno di Vita Divina”.

(4) Detto ciò è scomparso.

 

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4-48

Gennaio 15, 1901

 

Gesù le dice che lei forma il suo più gran martirio.

 

(1) Siccome nei giorni passati il mio diletto Gesù si è fatto vedere in qualche modo adirato col mondo, e questa mattina, non vedendolo venire, andavo pensando fra me: “Chi sa che non viene ché vuol mandare qualche castigo? E che colpa ne ho io? Siccome vuol mandare i castighi non si benigna di venire a me; sarebbe bello che mentre vuol punire gli altri, fa toccare a me il più grande dei castighi, qual’è la sua privazione”.  Ora, mentre dicevo questi ed altri spropositi, il mio amabile Gesù, quando appena si è fatto vedere e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu formi per Me il più grande martirio, perché dovendo mandare qualche castigo non posso teco mostrarmi, perché mi leghi da per tutto, e non vuoi che faccia niente; e non venendo, tu mi assordi con le tue querele, coi tuoi lamenti ed aspettazioni, tanto, che mentre mi occupo a castigare sono costretto a pensare a te, a sentirti, ed il mio cuore viene lacerato nel vederti nel tuo stato doloroso della mia privazione, perché il martirio più doloroso è il martirio dell’amore, e quanto più si amano due persone, tanto più riescono dolorose quelle pene, che non da altri, ma da mezzo loro stesse si suscitano, perciò statti quieta, calma, non voler accrescere le mie pene, per mezzo delle tue pene”.

(3) Onde Lui è scomparso ed io sono lasciata tutta mortificata, nel pensare che io formo il martirio del mio caro Gesù, e che per non farlo tanto soffrire, quando non viene debbo starmi quieta, ma chi può farlo questo sacrificio? Mi pare impossibile, e sarò costretta a continuare a martirizzarci a vicenda.

 

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4-49

Gennaio 16, 1901

 

Gesù Cristo le spiega l’ordine della carità.

 

(1) Continuando a vederlo un po’ adirato col mondo, io volevo occuparmi a placarlo, ma Lui mi ha distratto col dirmi:

(2) “La carità più accettevole a Me è per quelli che mi sono più vicini, onde i più vicini a Me sono le anime purganti, perché confermate nella mia grazia e non c’è nessuna opposizione tra la mia Volontà e la loro, vivono continuamente in Me, mi amano ardentemente, e sono costretto a vederle in Me stesso soffrire, impotenti da per sé stesse a darsi il minimo sollievo.  Oh! come è straziato il mio cuore dalla posizione di quelle anime, perché non mi sono lontane ma vicine, non solo vicine, ma dentro di Me, e come è gradito al mio cuore chi s’interessa per loro.  Supponi tu che avessi una madre, una sorella che convivessero teco in uno stato di dolore, incapaci d’aiutarsi da per sé stesse, ed un’altro estraneo che vivesse fuori della tua abitazione, in uno stato pur di dolori, ma che si può aiutare da per sé stesso; non gradiresti tu di più, se una persona si occupasse a sollevare la tua madre o la tua sorella, che l’estraneo che può aiutarsi da per sé stesso?” 

(3) Ed io: “Certamente, oh! Signore”.

(4) Poi ha soggiunto: “La seconda carità più accettevole al mio cuore, è per quelle che sebbene vivono su questa terra, ma si avvicinano quasi alle anime purganti, cioè, mi amano, fanno sempre la mia Volontà, s’interessano delle cose mie come se fossero proprie, or, se questi tali si trovano oppressi, bisognosi, in stato di sofferenze, ed una si occupa a sollevarle ed aiutarle, al mio cuore riesce più gradita che se si facessero ad altri”.

(5) Ora Gesù si è ritirato, ed io, trovandomi in me stessa, mi pareva che non fossero cose che andassero secondo la verità.  Onde nel ritornare il mio adorabile Gesù, mi ha fatto capire che ciò che mi aveva detto era secondo la verità, solo rimaneva da dire sulle membra da Lui separate, che sono i peccatori, che chi si occupasse a riunire queste membra, molto accetevole sarebbe al suo cuore.  La differenza che c’è è questa: Che trovandosi un peccatore oppresso dentro ad una sventura, ed uno si occupasse non a convertirlo, ma a sollevarlo ed aiutarlo materialmente, il Signore gradirebbe più questo che se si facessero a quelli che stanno nell’ordine della grazia, perché se questi soffrono è un prodotto sempre, o dell’amore di Dio verso di esse, o dell’amor loro verso di Dio, e se i peccatori soffrono, il Signore vede in loro l’impronta della colpa e della loro ostinata volontà.  Così mi é parso di capire; del resto lascio il giudizio a chi tiene il diritto di giudicarmi, se va o no va secondo la verità.

 

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4-50

Gennaio 24, 1901

 

Luisa domanda a Gesù la ragione

della sua privazione.  Gesù la riprende.

 

(1) Avendo passato i giorni scorsi in silenzio e qualche volta anche priva del mio adorabile Gesù, questa mattina nel venire mi sono lamentata con Lui dicendo: “Signore, come non venite! come si sono cambiate le cose, si vede che è, o per castigo dei miei peccati che mi private della vostra amabile presenza, o che non mi volete più in questo stato di vittima, deh! vi prego, fatemi conoscere la vostra Volontà; se non potetti oppormi quando ne volesti da me il sacrificio, molto più ora, ché non trovandomi più meritevole d’essere vittima, me ne volete togliere”.

(2) E Gesù interrompendo il mio dire, mi ha detto: “Figlia mia, Io con l’essermi fatto vittima per l’uman genere, prendendo sopra di Me tutte le debolezze, le miserie e tutto ciò che meritava l’uomo, innanzi alla Divinità rappresento il capo di tutti, e l’umana natura essendo Io il capo innanzi alla Divinità, trova in Me uno scudo potentissimo che la difende, protegge, scusa ed intercede.  Ora, siccome tu ti trovi nello stato di vittima, mi vieni a rappresentare il capo della generazione presente.  Quindi dovendo mandare qualche castigo per bene dei popoli e per richiamarli a Me, se Io, secondo il solito a te venissi, solo col mostrarmi teco già mi sento rinfrancato, i dolori si mitigano e mi succede come ad uno che sentisse un forte dolore e per lo spasimo grida, se a costui le cessasse il dolore, non si sentirebbe più di gridare e menare lamenti.  Così a Me succede, mitigandosi le mie pene, naturalmente non sento più di mandare quel castigo; tu poi, col vedermi naturalmente pure, cerchi di risparmiarmi e di prendere sopra di te le pene degli altri, non puoi farne a meno di fare l’uffizio tuo di vittima innanzi alla mia presenza, e se tu ciò non facessi, ciò che non mai può essere, Io ne resterei con te dispiaciuto.  Eccoti la causa della mia privazione, non è perché voglia punire i tuoi peccati, tengo altri modi come purgarti, ma però te ne ricompenserò, nei giorni che vengo ti raddoppierò le mie visite, non ne sei tu contenta?” 

(3) Ed io: “No Signore, ti voglio sempre, sia qualunque la causa non cedo di restarne per un sol giorno priva di Te”.  Mentre ciò dicevo Gesù è scomparso, ed io mi sono ritornata in me stessa.

 

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4-51

Gennaio 27, 1901

 

Lo stabilimento della fede sta nello stabilimento della carità.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù per poco si è fatto vedere, e non so il perché mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto lo stabilimento della fede cattolica sta nello stabilimento della carità, che unisce i cuori e li fa vivere in Me”.

(3) Poi, gettandosi fra le mie braccia voleva che io lo ristorassi; avendo io fatto per quanto ho potuto, dopo mi ha reso Lui a me la pariglia ed è scomparso.

 

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4-52

Gennaio 30, 1901

 

Le virtù, i meriti di Gesù, sono tante torri di fortezza, in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l’Eternità.  Il veleno dell’interesse.

 

(1) Questa mattina, nel venire il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo a tante persone di diverse condizioni: Sacerdoti, monache, secolari, e Gesù movendo il suo doloroso lamento, ha detto:

(2) “Figlia mia, il veleno dell’interesse è entrato in tutti i cuori, e come spugna ne sono restati inzuppati di questo veleno.  Questo veleno pestifero è penetrato nei monasteri, nei sacerdoti, nei secolari.  Figlia mia, ciò che non cede alla luce della verità ed alla potenza della virtù, innanzi ad un vilissimo interesse cede, e le virtù più sublimi ed eccelsi, innanzi a questo veleno, come fragile vetro cadono frantumate”.

(3) E mentre ciò diceva piangeva amaramente.  Or, chi può dire lo strazio dell’anima mia nel vedere piangere il mio amorosissimo Gesù, non sapendo che fare per farlo cessare dal piangere ho detto dei spropositi: “Mio caro, deh! non piangere, se gli altri non ti amano, ti offendono ed hanno gli occhi abbacinati dal veleno dell’interesse, in modo che ne restano tutti imbevuti, sto io che ti amo, ti lodo, e guardo come immondezze tutto ciò che è terreno, e non aspiro che in te, quindi dovresti restarne contento nel mio amore e cessare dal piangere, e se vi sentite amareggiato versatele a me, che ne sono più contenta anziché vedervi piangere”.

(4) Nel sentirmi ha cessato dal piangere e versato un poco, e poi mi ha partecipato i dolori della croce e dopo ha soggiunto:

(5) “Le mie virtù ed i meriti acquistati per l’uomo nella mia Passione, sono tante torri di fortezza in cui ognuno può appoggiarsi nel cammino della via per l’Eternità, ma l’uomo ingrato, sfuggendo da queste torri di fortezza, s’appoggia al fango, e si conduce per la via della perdizione”.

(6) Onde Gesù è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-53

Gennaio 31, 1901

 

Gesù Cristo le spiega la grandezza della virtù della pazienza.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare quando appena l’ho visto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la pazienza è superiore alla purità, perché senza pazienza l’anima facilmente si sfrena, ed è difficile mantenersi pura, e quando una virtù ha bisogno dell’altra per aver vita si dice, quella superiore a questa; anzi si può dire che la pazienza è custodia della purità, non solo, ma è scala per salire al monte della fortezza, in modo che se uno salisse senza la scala della pazienza, subito precipiterebbe dal più alto al più basso.  Oltre di ciò, la pazienza è germe della perseveranza, e questo germe produce dei rami chiamati fermezza.  Oh, come è ferma e stabile nel bene intrapreso l’anima paziente, non fa conto né della pioggia, della brina, del ghiaccio, del fuoco, ma tutto il suo conto è di condurre a fine il bene incominciato, perché non vi è stoltezza maggiore di colui che oggi perché piace fa un bene, domani perché non trova più gusto lo tralascia; che si direbbe d’un occhio che ad un’ora possiede la vista, e ad un altra ne resta cieco? D’una lingua che or parla, ed ora ne resta muta? Ah! sì figlia mia, la sola pazienza è la chiave segreta per aprire il tesoro delle virtù, senza il segreto di questa chiave le altre virtù non escono per dar vita all’anima e nobilitarla”.

 

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4-54

Febbraio 5, 1901

 

Vede due donzelle che servono alla

giustizia:  La tolleranza e la dissimulazione.

 

(1) Questa mattina il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, ma si faceva vedere in uno stato che moveva a compassione anche le pietre.  Oh! come soffriva e pareva che non potendo più reggere, voleva sgravarsi un poco, quasi cercando aiuto.  Il mio povero cuore me lo sentivo spezzare per tenerezza, e subito l’ho tirato la corona di spine, mettendola a me per dargli sollievo, poi l’ho detto:”.  “Dolce mio bene, è da qualche tempo che non mi avete rinnovate le pene della croce, vi prego a rinnovarmeli oggi, così resterete più sollevato”.

(2) E Lui: “Diletta mia, è necessario che si domandi alla giustizia per ciò fare; poiché sono giunte a tanto le cose che non può permettere che tu patisca”.

(3) Io non sapevo come fare per domandare alla giustizia, quando si sono presentate due donzelle che pareva che servivano alla giustizia, ed una aveva nome di tolleranza, l’altra dissimulazione; ed avendo domandato loro che mi crocifiggessero, la tolleranza mi ha preso una mano e me l’ha inchiodata, senza voler terminare, allora ho detto: “Oh! santa dissimulazione, compisci tu di crocifiggermi, non vedi che la tolleranza mi ha lasciato, fatti vedere quanto sei più brava nel dissimulare”.  Onde ha compito di crocifiggermi, ma con tale spasimo, che se il Signore non mi avesse sostenuta fra le sue braccia, certo sarei morta per il dolore.  Dopo ciò, il benedetto Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia, è necessario almeno che qualche volta tu soffri queste pene, e se ciò non fosse, guai al mondo! che ne sarebbe di esso”.

(5) Poi l’ho pregato per varie persone, e mi sono trovata in me stessa.

 

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4-55

Febbraio 6, 1901

 

Il perfetto compiacimento di Gesù, è trovare Sé stesso nell’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando la mia grazia si trova in possesso di più persone, festeggia di più; succede come a quelle regine, quante più donzelle pendono dai loro cenni e gli fanno corona d’intorno, tanto più godono e fanno festa.  Tu fissati in Me e guardami, e resterai di Me tanto presa, che tutto il materiale cadrà morto per te, e tanto devi fissarti in Me, da attirarmi tutto in te, ché Io trovando in te Me stesso, posso trovare in te il mio perfetto compiacimento.  Onde, trovando in te tutti i miei piaceri possibili a trovarsi in umana creatura, non possono tanto dispiacermi quello che mi fanno gli altri”.

(3) E mentre ciò diceva si è internato dentro di me, e tutto si compiaceva.  Quanto mi stimerei fortunata se giungessi ad atirarmi tutto in me il mio diletto Gesù.

 

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4-56

Febbraio 10, 1901

 

L’ubbidienza tiene vista lunghissima,

l’amor proprio è molto corto di vista.

 

(1) Continuando a venire il mio adorabile Gesù, si faceva vedere con gli occhi risplendenti di vivissima e purissima luce; io sono rimasta incantata e sorpresa innanzi a quella luce abbagliante, e Gesù vedendomi così incantata, senza che gli dicevo niente, mi ha detto:

(2) “Diletta mia, l’ubbidienza tiene la vista lunghissima e vince in bellezza ed in acutezza la stessa luce del sole, come l’amor proprio è molto corto di vista, tanto che non può dare un passo senza inciampare.  E non ti credere tu che questa vista lunghissima l’hanno quelle anime che vanno sempre turbolente e scrupoleggiando, anzi questa è una rete che le tesse l’amor proprio, ché essendo molto corto di vista, prima le fa cadere e poi le suscita mille turbazioni e scrupolosità, e ciò che oggi hanno detestato con tanti scrupoli e timori, domani vi ricadono di nuovo, tanto, che il loro vivere si riduce a starsi sempre immerse in questa rete artifiziosa che le sa tessere ben bene l’amor proprio.  A differenza della vista lunghissima dell’ubbidienza, che è omicida dell’amor proprio, ché essendo lunghissima e chiarissima subito prevede dove può dare un passo in fallo, e con animo generoso se ne astiene e vi gode la santa libertà dei figliuoli di Dio.  E siccome le tenebre attirano le altre tenebre e la luce attira altra luce, così questa luce giunge ad attirarsi la luce del Verbo, ed unendosi insieme vi tessono la luce di tutte le virtù”.

(3) Stupita nel sentire ciò, ho detto: “Signore, che dite? A me pare che sia santità quel modo di vivere scrupoloso”.

(4) E Lui, con tono più serio ha soggiunto: “Anzi ti dico che questa è la vera impronta dell’ubbidienza, e l’altra è la vera impronta dell’amor proprio, e quel modo di vivere mi muove più a sdegno che ad amore, perché quando è la luce della Verità che fa vedere una mancanza, fosse anche minima, ci dovrebbe stare una emendazione, ma siccome è la vista corta dell’amor proprio, non fa altro che tenerle oppresse, senza che danno uno sviluppo nella via della vera santità”.

 

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4-57

Febbraio 17, 1901

 

L’uomo viene da Dio, e deve tornare a Dio.

 

(1) Questa mattina trovandomi tutta oppressa e sofferente, quando appena ho visto il mio diletto Gesù, e tanta gente immersa in tante miserie, e Lui rompendo il suo silenzio che teneva da molti giorni ha detto:

(2) “Figlia mia, l’uomo primo nasce in Me, e ne riporta l’impronta della Divinità, ed uscendo da Me per rinascere dal seno materno le do comando che camminasse un piccolo tratto di via, ed al termino di quella via facendomi da lui trovare, lo ricevo di nuovo in Me, facendolo vivere eternamente con Me.  Vedi un po’ quanto è nobile l’uomo, donde viene e dove va, e qual’è il suo destino.  Or, quale dovrebbe essere la santità di quest’uomo, uscendo da un Dio sì Santo? Ma l’uomo nel percorrere la via per venire un’altra volta a Me, distrugge in sé ciò che ha ricevuto di divino, si corrompe in modo che nell’incontro che gli faccio per riceverlo in Me, non più lo riconosco, non scorgo più in lui l’impronta divina, niente trovo di mio in lui e non più riconoscendolo, la mia giustizia lo condanna ad andar disperso nella via della perdizione”.

(3) Quanto era tenero sentire parlare Gesù Cristo su di ciò, quante cose faceva comprendere, ma il mio stato di sofferenze non mi permette di scrivere più a lungo.

 

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4-58

Marzo 8, 1901

 

Gesù le dice che la croce lo fece conoscere come

Dio.  Le spiega la croce del dolore e del amore.

 

(1) Continuando il mio povero stato ed il silenzio di Gesù benedetto, questa mattina trovandomi più che mai oppressa, nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non le opere, né la predicazione, né la stessa potenza dei miracoli, mi fecero conoscere con chiarezza Dio qual sono, ma quando fui messo sulla croce ed innalzato su di essa come sul mio proprio trono, allora fui riconosciuto per Dio; sicché la sola croce mi rivelò al mondo ed a tutto l’inferno, chi Io veramente ero; onde tutti ne restarono scossi, e riconobbero il loro Creatore.  Quindi è che la croce rivela Dio all’anima, e fa conoscere se l’anima è veramente di Dio, si può dire che la croce scopre tutte le intime parti dell’anima e rivela a Dio ed agli uomini chi essa sia”.

(3) Poi ha soggiunto: “Sopra due croci Io consumo le anime, una è di dolore, l’altra è di amore; e siccome in Cielo i nove cori angelici tutti mi amano, però ognuno ha il suo uffizio distinto, come i Serafini il loro uffizio speciale è l’amore ed il loro coro è messo più dirimpetto a ricevere i riverberi dell’amor mio, tanto che l’amor mio ed il loro saettandosi insieme si combaciano continuamente.  Così alle anime sulla terra do il loro uffizio distintamente, a chi le rendo martire di dolore, ed a chi di amore, essendo tutti e due abili maestri a sacrificare le anime e renderle degne delle mie compiacenze”.

 

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4-59

Marzo 19, 1901

 

Le spiega il modo di patire.

 

(1) Questa mattina trovandomi tutta oppressa e sofferente, molto più per la privazione del mio dolce Gesù, dopo molto aspettare quando appena l’ho visto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vero modo di patire è non guardare da chi vengono le sofferenze, né che cosa si soffre, ma al bene che ne deve venire dalle sofferenze; questo fu il mio modo di patire, non guardai né i carnefici, né il patire, ma al bene che intendevo di fare per mezzo del mio patire, ed a quei stessi che mi davano da patire, e rimirando al bene che doveva venire agli uomini disprezzai tutto il resto, e con intrepidezza seguii il corso del mio patire.  Figlia mia, questo è il modo più facile e più profittevole, per soffrire non solo con pazienza, ma con animo invitto e coraggioso”.

 

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4-60

Marzo 22, 1901

 

Vede Roma e scorge i grandi peccati.

Gesù vuol castigare ed ella si oppone.

 

(1) Continuando il mio stato di privazione e quindi d’amarezze indicibili, questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, mi pareva che fosse Roma, quanti spettacoli si vedevano in tutte le classi di persone, fin nel Vaticano si vedevano cose che facevano ribrezzo.  Che dire poi dei nemici della Chiesa? Come si rodono di rabbia contro di Essa, quante stragi vanno macchinando, ma non possono effettuarli ché Nostro Signore li tiene come legati ancora.  Ma quello che più mi ha fatto spavento, che vedevo il mio amante Gesù quasi in atto di dargli la libertà.  Chi può dire quanto ne sono restata costernata? Onde, vedendo Gesù la mia costernazione mi ha detto:

(2) “Figlia, sono necessari i castighi assolutamente, in tutte le classi è entrato il marciume e la cancrena, quindi è necessario il ferro e il fuoco per fare che non perissero tutti, perciò questa è l’ultima volta che ti dico di conformarti al mio Volere, ed Io ti prometto di risparmiare in parte”.

(3) Ed io: “Caro mio bene, non mi dà il cuore di conformarmi teco nel castigare le gente”.

(4) E Lui: “Se tu non ti conformi, essendo di assoluta necessità di ciò fare, Io non ci verrò secondo il solito, e non ti manifesterò quando verserò i castighi, e non sapendolo tu, e non trovando Io chi in qualche modo mi spezzi il giusto mio sdegno, darò libero sfogo al mio furore, e non avrai neppure il bene di risparmiare in parte il castigo.  Oltre di ciò, il non venire e non versando in te quelle grazie che avrei dovuto versare, è anche un’amarezza per Me, come in questi giorni scorsi che non tanto sono venuto, tengo la grazia contenuta in Me”.

(5) E mentre ciò diceva mostrava di volersi sgravare, ed avvicinandosi alla mia bocca ha versato un latte dolcissimo ed è scomparso.

 

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4-61

Marzo 30, 1901

 

Gesù le parla della Divina Volontà e della perseveranza.

 

(1) Continuando lo stato di privazione mi sentivo come un tedio ed una stanchezza della mia povera situazione, e la mia povera natura voleva liberarsi da detto stato.  Il mio adorabile Gesù avendo di me compassione, è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ti ritiri dal mio Volere così incominci a vivere di te stessa, invece se starai fissa nella mia Volontà, vivrai sempre di Me medesimo, morendo affatto a te stessa”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, abbi pazienza, rassegnati in tutto alla mia Volontà, e non per poco, ma sempre, sempre, perché la sola perseveranza nel bene è quella che fa conoscere se l’anima è veramente virtuosa, essa sola è quella che unisce tutte le virtù insieme, si può dire che la sola perseveranza unisce perpetuamente Dio e l’anima, virtù e grazie, e come catena vi si pone d’intorno, e legando tutto insieme vi forma il nodo sicurissimo della salvezza; ma dove non c’è perseveranza c’è molto da temere”.

(4) Detto ciò è scomparso.

 

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4-62

Marzo 31, 1901

 

Incostanza e volubilità.

 

(1) Questa mattina, sentendomi tutta amareggiata mi vedevo ancora così cattiva che quasi non ardivo di andare in cerca del mio sommo ed unico bene, ma il Signore non guardando alle mie miserie, pure si è benignato di venire dicendomi:

(2) “Figlia mia, è a Me che vuoi, ebbene Io sono venuto a rallegrarti, stiamoci insieme, ma stiamoci in silenzio”.

(3) Dopo essere stato qualche poco mi ha trasportato fuori di me stessa, e vedevo che la Chiesa festeggiava il giorno delle palme, e Gesù rompendo il silenzio mi ha detto:

(4) “Quanta volubilità, quanta incostanza! Come oggi gridarono osanna proclamandomi per loro re, un’altro giorno gridarono crocifigge, crocifigge.  Figlia mia, la cosa che più mi dispiace è l’incostanza e la volubilità, perché questo è segno che la verità non ha preso possesso di dette anime, ed anche in cose di religione può essere che trovi la sua soddisfazione, il proprio comodo e l’interesse, oppure perché si trova in quel partito, domani possono venir meno queste cose e si può trovare in mezzo ad altri partiti, ed ecco che fuorviano della religione e senza dispiacere si danno ad altre sette.  Perché quando la vera luce della Verità entra in un’anima e s’impossessa d’un cuore, non è soggetta ad incostanza, anzi tutto sacrifica per amor suo e per farsi da Lei sola signoreggiare, e con animo invitto disprezza tutto il resto che alla Verità non appartiene”.

(5) E mentre ciò diceva, piangeva sulla condizione della generazione presente, peggiore d’allora, soggetta all’incostanza a secondo che spirano i venti.

 

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4-63

Aprile 5, 1901

 

Compatendo la Mamma si compatisce a Gesù.  Nel Calvario,

nella crocifissione, vede in Gesù a tutte le generazioni.

 

(1) Continuando lo stato di privazione, questa mattina pare che l’ho visto un poco insieme con la Regina Madre, e siccome l’adorabile Gesù teneva la corona di spine, l’ho tolta e tutto l’ho compatito; e mentre ciò facevo mi ha detto:

(2) “Compatisci insieme la mia Madre, ché essendo la ragione dei suoi dolori il mio patire, compatendo Lei, vieni a compatire Me stesso”.

(3) Dopo ciò mi pareva di trovarmi sul monte Calvario nell’atto della crocifissione di Nostro Signore, e mentre soffriva la crocifissione, vedevo, non so come, in Gesù tutte le generazioni, passate, presenti e future, e come Gesù avendosi tutti in Sé, sentiva tutte le offese che ciascuno di noi gli faceva e soffriva per tutti generalmente, e per ogni individuo particolarmente, di modo che scorgevo pure le mie colpe, e le pene che per me soffriva distintamente, come pure vedevo il rimedio che a ciascun di noi, senza correzione di veruno, ci somministrava per i nostri mali, e per la nostra salvezza eterna.  Ora, chi può dire tutto ciò che vedevo in Gesù benedetto? Dal primo fino all’ultimo uomo.  Stando fuori di me stessa le cose scorgevo chiare e distinte; ma trovandomi in me stessa le veggo tutte confuse.  Onde per evitare spropositi faccio punto.

 

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4-64

Aprile 7, 1901

 

Vede la Risurrezione di Gesù.  Parla della ubbidienza.

 

(1) Continuando il mio adorabile Gesù a privarmi della sua presenza, mi sento un’amarezza, e come un coltello fitto nel cuore, che mi dà tale dolore da farmi piangere e stridare come un bambino.  Ah! veramente mi pare d’essere divenuta come un bambino, che per poco che si allontana la madre, piange e grida tanto da mettere sottosopra tutta la casa, e non c’è nessun rimedio come farlo cessare dal piangere se pure non si vede di nuovo nelle braccia della Madre.  Tale sono io, vera bambina nella virtù, ché se mi fosse possibile metterei sossopra Cieli e terra per trovare il mio sommo ed unico bene, ed allora mi quieto, quando mi trovo in possesso di Gesù.  Povera bambinella che sono, mi sento ancora le fasce dell’infanzia che mi stringono, non so camminare da sola, sono molto debole, non ho la capacità degli adulti, che si lasciano guidare dalla ragione; ed ecco la somma necessità che ho di starmene con Gesù, o a torto o a diritto, non voglio saperne niente, quello che voglio sapere è che voglio Gesù, spero che il Signore voglia perdonare a questa povera bambinella, che delle volte commette degli spropositi.

(2) Onde, trovandomi in questa posizione, per poco ho visto il mio adorabile Gesù nell’atto della sua Risurrezione, con un volto tanto risplendente, da non paragonarsi a nessun altro splendore, e mi pareva che l’umanità Santissima di Nostro Signore, sebbene fosse carne viva, ma splendente e trasparente in modo che si vedeva con chiarezza la Divinità unita alla Umanità.  Ora mentre lo vedevo così glorioso, una luce che veniva da lui, pareva che mi dicesse:

(3) “Tanta gloria mi ebbi alla mia Umanità per mezzo della perfetta ubbidienza, che distruggendo affatto la natura antica Me ne restituì la nuova natura gloriosa ed immortale.  Così l’anima per mezzo dell’ubbidienza può formare in sé la perfetta risurrezione alle virtù, come: Se l’anima è afflitta, l’ubbidienza la farà risorgere alla gioia; se agitata, l’ubbidienza la farà risorgere alla pace; se tentata, l’ubbidienza le somministrerà la catena più forte come legare il nemico, e la farà risorgere vittoriosa dalle insidie diaboliche; se assediata da passioni e vizi, l’ubbidienza uccidendo questi, la farà risorgere alle virtù.  Questo all’anima, ed a tempo suo, formerà la risurrezione anche del corpo”.

(4) Dopo ciò la luce si è ritirata, Gesù è scomparso, ed io sono lasciata con tal dolore, vedendomi di nuovo priva di Lui, che mi sento come se avessi una febbre ardente che mi fa smaniare e dare in delirio.  Ah! Signore, datemi la forza a sopportarvi in questi indugi, ché mi sento venir meno.

 

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4-65

Aprile 9, 1901

 

Se i fervori e virtù non stanno ben radicati nella Umanità

di Gesù, alle tribolazioni, agli infortuni, subito si seccano.

 

(1) Trovandomi nella pienezza del delirio, dicevo dei spropositi, e credo che vi mescolavo anche dei difetti; la povera mia natura sentiva tutto il peso del mio stato, il letto le pareva peggiore dello stato dei condannati alle carceri, avrebbe voluto svincolarsi da questo stato, con l’aggiunto del mio ritornello che non è più Volontà di Dio, perciò Gesù non viene, e andavo pensando quello che debbo fare.  Mentre ciò facevo, il mio paziente Gesù è uscito da dentro il mio interno, ma con un’aspetto grave e serio da incutermi paura, e mi ha detto:

(2) “Che pensi tu che avrei fatto Io se mi trovassi nella tua posizione?” 

(3) Nel mio interno dicevo: “Certo la Volontà di Dio”.

(4) E Lui di nuovo: “Ebbene, quello fai tu”.

(5) Ed è scomparso.  Era tanta la gravità di Nostro Signore, che in quelle parole che ha detto sentivo tutta la forza della sua parola, non solo creatrice, ma eziandio distruggitrice.  Il mio interno è restato talmente scosso da queste parole, oppresso, amareggiato, che non facevo altro che piangere, specie mi ricordavo la gravità con cui Gesù mi aveva parlato, che non ardivo di dire “vieni”. 

(6) Ora, stando in questa posizione il giorno, ho fatto la mia meditazione senza chiederlo, quando al meglio è venuto e con un’aspetto dolce, tutto cambiato a confronto della mattina, mi ha detto:

(7) “Figlia mia, che sfacelo, che sfacelo sta per succedere”.

(8) E mentre ciò diceva mi sono sentito tutto l’interno cambiato, ché non era per altro che non ci veniva, ma per i castighi; ed in questo mentre vedevo quattro persone veneranda che piangevano alle parole che Gesù aveva detto; ma Gesù benedetto, volendosi distrarre ha detto pochi parole sulle virtù, quindi ha soggiunto:

(9) “Vi sono certi fervori e certe virtù che somigliano a quegli arboscelli che rinascono intorno a certi alberi, che non essendo ben radicati nel tronco, un vento impetuoso, un gelo un po’ forte, si disseccano, e sebbene dopo qualche tempo può essere che rinverdiscono di nuovo, ma essendo soggetti all’intemperie dell’aria, quindi a mutarsi, mai vengono ad essere alberi fatti.  Così sono quei fervori e quelle virtù che non sono ben radicati nel tronco dell’albero dell’ubbidienza, cioè nel tronco dell’albero della mia Umanità che fu tutta ubbidienza, alle tribolazioni, agli infortuni, subito si seccano e mai vengono a produrre frutti per l’eterna vita”.

 

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4-66

Aprile 19, 1901

 

Lamenti per la privazione.  Gesù la consola

e le spiega qualche cosa della Grazia.

 

(1) Continuando a passare i miei giorni priva del mio adorabile Gesù, al più ad ombra e a lampi, il povero mio cuore è oltremodo amareggiato, sento tanto la sua privazione, che tutte le mie fibre, i nervi, le mie ossa, anche le gocce del mio sangue, mi dibattono continuamente, e mi dicono: “Dov’è Gesù, come, l’hai tu perduto? Che hai tu fatto che più non viene? Come faremo a starci senza di Lui? Chi più ci consolerà avendo perduto la fonte d’ogni consolazione? Chi ci fortificherà nella debolezza, chi ci correggerà e scoprirà i nostri difetti, essendo restata priva di quella luce, che più che filo elettrico penetrava i più intimi nascondigli, e con la dolcezza più ineffabile correggeva e sanava le nostre piaghe? Tutto è miseria, tutto è squallido, tutto è tetro senza di Lui! come faremo? Ed ancorché nel fondo della mia volontà mi sentissi rassegnata, e vado offerendo la sua sessa privazione come il sacrificio più grande per amor suo, tutto il resto mi muove una guerra continua, e mi mettono alla tortura.  Ah! Signore, quanto mi costa l’averti conosciuto, ed a caro prezzo mi fate scontare le passate vostre visite.  Ora stando in questo stato per brevi istanti si è fatto vedere e mi ha detto:

(2) “Essendo la mia Grazia parte di Me stesso, possedendola tu, con ragione e di stretta necessità tutto ciò che forma il tuo essere non può stare senza di Me, ecco la ragione perché tutto ti chiede Me e sei torturata continuamente, ché essendo imbevuta di Me e riempita parte di Me stesso, allora se ne stanno in pace e ne restano contenti quando mi posseggono non solo in parte, ma in tutto”.

(3) Ed avendomi lamentato della mia dura posizione ha soggiunto:

(4) “Anch’Io nel corso della mia Passione provai un’estremo abbandono, sebbene la mia Volontà fu sempre unita col Padre e con lo Spirito Santo; e ciò volli soffrire per divinizzare in tutto la croce, tanto che rimirando Me e rimirando la croce, tu ci troverai lo stesso splendore, gli stessi ammaestramenti, e lo stesso specchio in cui potresti specchiarti continuamente, senza differenza dell’uno e dell’altro”.

 

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4-67

Aprile 21, 1901

 

La necessità dei castighi per non

fare maggiormente corrompere l’uomo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena ho visto il mio dolce Gesù con una croce in mano, in atto di versarla sopra le gente, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mondo è sempre corrotto, ma vi sono certi tempi che giunge a tale corruzione, che se Io non versassi sopra le gente parte della mia croce, perirebbero tutti nella corruzione, come fu ai tempi che venni Io nel mondo, la sola croce salvò molti dalla corruzione in cui erano immersi.  Così in questi tempi, è giunta a tanto la corruzione, che se Io non versassi i flagelli, le spine, le croci, facendole versare anche il sangue, resterebbero sommersi nelle onde della corruzione”.

(3) E mentre ciò diceva, pareva che quella croce la menava sopra le gente e succedevano castighi.

 

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4-68

Aprile 22, 1901

 

Ammaestramenti sulla imitazione della sua vita.

 

(1) Sentendomi tutta afflitta e confusa, e quasi senza speranza di rivedere il mio adorabile Gesù, tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto:

(2) “Sai che voglio da te? Ti voglio in tutto simile a Me, si nell’operare come nell’intenzione; voglio che sii rispettosa con tutti, ché rispettare tutti dà pace a sé stessa e pace agli altri; che ti tieni la minima di tutti, e che tutti i miei ammaestramenti li ruminerai sempre nella tua mente e li conservi nel proprio cuore, acciocché nelle occasioni li troverai sempre pronti come avvalertene e metterli in esecuzione, insomma, la tua vita voglio che sia un trabocco della mia”.

(3) E mentre ciò diceva vedevo da dietro il Signore, scendeva sopra la terra un gelo ed un fuoco, che faceva danno ai ricolti, ed io dicendo: “Signore, che fate, povera gente”.  Non dandomi retta è scomparso.

 

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4-69

Giugno 13, 1901

 

La croce e le tribolazioni sono il pane de l’eterna beatitudine.

 

(1) Dopo lungo silenzio da parte del mio adorabile Gesù, al più qualche cosa sopra i flagelli che vuole versare, questa mattina trovandomi oppressa, stanca per la mia dura posizione, specie per le continue privazioni a cui vado spesso soggetta.  Onde, avendolo visto per brevi istanti, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le croci e le tribolazioni sono il pane dell’eterna beatitudine”.

(3) Quindi comprendevo che maggiormente soffrendo, più abbondantemente e più gustoso sarà il pane che ci nutrirà nel celeste soggiorno, ossia, quanto più si soffre più caparra riceviamo della futura gloria.

 

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4-70

Giugno 18, 1901

 

Gesù esige da tutte le particelle del nostro essere la sua

gloria.  Dello stato d’unione si passa alla consumazione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, per poco ho visto il mio dolce Gesù, ed avendo mosso i miei lamenti sul povero mio stato delle sue privazione, ed una specie di stanchezza fisica e morale, come se la povera natura me la sentissi stritolare e da tutte parti me la sento venir meno.  Quindi, avendo detto tutto ciò al mio Gesù, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere ché ti senti venir meno da tutte parte, non sai tu che tutto dev’essere sacrificato per Me, non solo l’anima ma anche il corpo? E che da tutte le minime particelle di te Io esigo la mia gloria? E poi, non sai tu che dallo stato d’unione si passa ad un’altro, qual’è quello della consumazione? E’ vero che non vengo secondo il solito per castigare le gente, ma per te me ne servo anche per tuo profitto, che é non solo di tenerti unita con Me, ma di consumarti per amor mio.  Difatti, non venendo Io e sentendoti venir meno per la mia assenza, non vieni tu a consumarti per Me? Del resto, non hai gran ragione d’affliggerti, primo ché quando tu mi vedi è sempre dal tuo interno che mi vedi uscire, e questo è un segno certo che con te ci sto, e poi che ancora deve passare giorni senza che puoi dire di non avermi visto perfettamente”.

(3) Dopo ciò, prendendo un tono di voce più dolce e benigno ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ti raccomando assai assai, di non fare uscire da te il minimo atto che non sia pazienza, rassegnazione, dolcezza, uguaglianza di te stessa, tranquillità in tutto, altrimenti verresti a disonorarmi; e succederebbe come a quel re che abitasse dentro d’un palazzo bene arricchito, e da fuori quell’abitazione si vedesse tutta piena di screpolature, macchiata, in atto di venir meno; non direbbero, come abita un re in questo palazzo e si vede da fuori un così brutto apparato, che fa temere pure d’avvicinarsi? Chi sa che re sarà costui, e questo non sarebbe un disonore per quel re? Ora, pensa che se da te esce cosa che non sia virtù, lo stesso direbbero di te e di Me, ed Io ne resterei disonorato, ché vi abito dentro”.

 

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4-71

Giugno 30, 1901

 

Segni per sapere se l’anima possiede la Grazia.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, per poco tempo si è fatto vedere il mio dolcissimo Gesù tutto trasfuso in me, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi sapere quali sono i segni per conoscere se l’anima possiede la mia Grazia?” 

(3) Ed io: “Signore, come piace alla vostra santissima bontà”.

(4) Onde ha replicato: “Il primo segno per vedere se l’anima possiede la mia grazia, è che tutto ciò che può sentire o vedere nell’esterno, che appartiene a Dio, nell’interno sente una dolcezza, una soavità tutta divina, non paragonabile a nessuna cosa umana e terrena.  Succede come a quella madre, che anche al respiro, alla voce, conosce il parto delle sue viscere nella persona d’un figlio e ne gongola di gioia; come due intime amiche, che conversando insieme si manifestano a vicenda gli stessi sentimenti, inclinazioni, gioie, afflizioni, e trovando una nell’altra le sue stesse cose scolpite, ne sentono un piacere, un gaudio, e ne prendono tanto amore da non sapersene distaccare.  Così la grazia interna che risiede nell’anima, nel vedere esternamente il parto delle sue stesse viscere, ossia nel riscontrarsi in quelle stesse cose che forma la sua essenza, si combaci insieme, e fa provare nell’anima tale una gioia e dolcezza da non sapersi esprimere.

(5) Il secondo segno è che il parlare dell’anima che possiede la grazia è pacifico e tiene virtù di gettare negli altri la pace, tanto che le stesse cose dette da chi non possiede la grazia, non hanno recato nessuna impressione e nessuna pace; mentre dette da chi possiede la grazia hanno operato meravigliosamente, ed hanno restituito la pace negli animi. 

(6) Poi figlia mia, la grazia spoglia l’anima di tutto, e dell’umanità ne fa un velo per starsene coperta, dimodocché squarciato quel velo, si trova il paradiso nell’anima di chi la possiede.  Onde, non è meraviglia, se in quell’anima si trova la vera umiltà, ubbidienza ed altro, perché di sé non resta altro che un semplice velo e vedono con chiarezza che dentro di sé è tutta la grazia, che agisce e che le tiene in ordine tutte le virtù, e la fa stare in continua attitudine per Dio”.

 

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4-72

Luglio 5, 1901

 

Gesù è il principio, il mezzo ed il fine di tutti i desideri.

 

(1) Stando con timore sullo stato dell’anima mia, tutto all’improvviso è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere, ché Io solo sono il principio, il mezzo ed il fine di tutti i tuoi desideri”.

(3) Con queste parole mi sono acquietata in Gesù.  Sia tutto per la gloria di Dio, e benedetto il suo Santo Nome.

 

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4-73

Luglio 16, 1901

 

Il principio del male nell’uomo.  Distanza tra l’amore di

Gesù e l’amore umano.  Per entrare nel Cielo, l’anima

dev’essere tutta trasformata in Gesù.

 

(1) Dopo vari giorni di privazione, questa mattina si è benignato di venire trasportandomi fuori di me stessa.  Ora, trovandomi innanzi a Gesù benedetto, vedevo molta gente, ed i mali della generazione presente.  Il mio adorabile Gesù li guardava con compassione e voltandosi a me mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi sapere da dove incominciò il male nell’uomo? Il principio è che l’uomo appena conosce sé stesso, cioè, incomincia ad acquistare la ragione, dice a sé stesso: “Io sono qualche cosa”.  E credendosi qualche cosa, si discostano di Me, non si fidano di Me che sono il Tutto, e tutta la fiducia e forza l’attingono da loro stessi, e da questo avviene che perdono fino ogni buon principio, e perdendo il buon principio, che ne sarà la fine? Immaginalo tu stessa figlia mia.

(3) Poi, scostandosi da Me che contengo ogni bene, che può sperare di bene l’uomo essendo lui un pelago di male? Senza di Me tutto è corruzione, miseria, e senza nessun ombra di vero bene, e questa è la società presente”.

(4) Io nel sentir ciò provavo tale un’afflizione da non saperla esprimere; ma Gesù volendomi sollevare, mi ha trasportato altrove, ed io trovandomi sola col mio diletto Gesù gli ho detto: “Dimmi, mi vuoi bene?” 

(5) E Lui: “Sì”.

(6) Ed io: “Non sono contenta del “sì” solo, ma vorrei essere spiegato meglio quanto mi vuoi bene”.

(7) E Lui: “E’ tanto il mio amore per te, che non solo non ha principio, ma non avrà fine, ed in queste due parole puoi comprendere quanto è grande, forte, costante il mio amore per te”.

(8) Per poco ho considerato tutto ciò, e vedevo un’abisso di distanza tra il mio amore ed il suo, e tutta confusa ho detto: “Signore, che differenza tra il mio ed il vostro “bene”, non solo tiene il principio, ma per lo passato ci veggo dei vuoti nell’anima mia di non averti amato”.

(9) E Gesù, tutto compatendomi, mi ha detto:

(10) “Diletta mia, non ci può stare conformità tra l’amore del Creatore e quello della creatura; ma però oggi ti voglio dire una cosa, che ti sarà di consolazione e che tu non hai mai capito: Sappi che ogni anima per tutto il corso della sua vita è obbligata ad amarmi costantemente senza alcuno intervallo, e non amandomi sempre, vi lascia nell’anima tanti vuoti per quanti giorni, ore, minuti che ha trascurato d’amarmi, e nessuno potrà entrare in Cielo se non ha riempito questi vuoti, e solo potrà riempirli o con l’amarmi doppiamente nel resto della vita, e se non giunge li riempirà a forza di fuoco nel purgatorio.  Ora, tu, quando sei priva di Me, la privazione dell’oggetto amato fa raddoppiare l’amore, e con questo vieni a riempire i vuoti che ci sono nell’anima tua”.

(11) Dopo ciò gli ho detto: “Dolce mio bene, lasciami venire insieme con te nel Cielo, e se non vuoi per sempre almeno per poco, deh! vi prego, contentatemi”.  E Lui mi ha detto:

(12) “Non sai tu che per entrare in quel beato soggiorno l’anima dev’essere tutta trasformata in Me, in modo che deve comparire come un’altro Cristo? Altrimenti, qual figura faresti tu in mezzo agli altri beati? Tu stessa avresti vergogna di starci insieme con loro”.

(13) Ed io: “E’ vero che sono molto dissimile da voi, ma se volete potete rendermi tale”.  Onde per contentarmi mi ha tutta rinchiusa in Lui, in modo che non più vedevo me stessa, ma Gesù Cristo, ed in questo modo ci siamo innalzati verso il Cielo, giunti ad un punto ci siamo trovati innanzi ad una luce indescrivibile, innanzi a quella luce si sperimentava nuova vita, gioia insolita non mai provata; come mi sentivo felice! anzi mi pareva di trovarmi nella pienezza di tutte le felicità.  Ora, mentre c’inoltrammo innanzi a quella luce, io mi sentivo tale un timore; avrei voluto lodarlo, ringraziarlo, ma non sapendo che dire, ho recitato tre Gloria Patri, e Gesù rispondeva insieme; ma appena finite, come lampo mi sono trovata nella misera prigione del mio corpo.  Ah! signore come così poco è durata la mia felicità? Pare che troppo dura è la creta di questo mio corpo che tanto ci vuole per frantumarsi, ed impedisce all’anima mia di sloggiare da questa misera terra.  Ma spero che qualche urto veemente lo voglia non solo frantumare, ma spolverizzare, ed allora, non avendo più casa dove poterci stare di qui, ne avrete di me compassione, e mi accoglierete per sempre nel celeste soggiorno.

 

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4-74

Luglio 20, 1901

 

Come a Gesù le è dolce la voce dell’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù non ci veniva.  Onde dopo d’avere stentato e quasi perduto la speranza di rivederlo, tutto all’improvviso è venuto, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la tua voce mi è dolce come al piccolo uccellino è dolce la voce della madre, che avendolo lasciato per andare buscando il cibo come nutrirlo, nel ritornare, che fa l’uccellino nel sentire la voce, ne sente una dolcezza e ne fa festa.  E dopo che la madre l’imbocca il cibo, tutto si rannicchia e si nasconde sotto l’ala materna per riscaldarsi, liberarsi dalle intemperie dell’aria, e prendere sicuro riposo; oh! come riesce caro e gradito al piccolo uccellino questo starsi sotto l’ala materna.  Tale sei tu per Me, sei ala che mi riscalda, mi ripara, mi difende, e mi fai prendere sicuro riposo.  Oh! come mi è caro e gradito starmene al di sotto di quest’ala”.

(3) Detto ciò è scomparso, ed io sono restata tutta confusa e piena di vergogna, conoscendomi tanto cattiva; ma l’ubbidienza ha voluto accrescere la mia confusione, volendo che ciò scrivessi.  Sia fatta sempre la santissima Volontà di Dio.

 

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4-75

Luglio 23, 1901

 

Gesù parla della sua Volontà e della carità.

 

(1) Trovandomi con tanti dubbi sul mio stato, nel venire il mio adorabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia, non temere, quello che ti raccomando è di starti sempre uniformata alla mia Volontà; ché quando nell’anima c’è la Volontà Divina, non hanno forza di entrare nell’anima, né la volontà diabolica, né l’umana, a farne gioco dell’anima”.

(3) Dopo ciò mi pareva di vederlo crocifisso, ed avendomi il Signore partecipato non solo le sue pene, ma alcune sofferenze d’un altra persona, ha soggiunto:

(4) “Questa è la vera carità: Distruggere sé stesso per dare la vita ad altri, e prendere sopra di sé i mali altrui, e darmi beni propri”.

 

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4-76

Luglio 27, 1901

 

Dubbi del confessore, risposta di Gesù.

 

(1) Avendo mosso alcuni dubbi il confessore, nel venire il benedetto Gesù, vedevo insieme il confessore e gli andava dicendo:

(2) “Il mio operare è sempre appoggiato alla verità, e sebbene molte volte pare oscuro sotto enigmi, ma però non si può fare a meno di dire che è la verità, e sebbene la creatura non capisce con chiarezza il mio operare, ciò non distrugge la verità, anzi fa comprendere molto meglio che è modo d’operare divino, ché essendo la creatura finita non può abbracciare e comprendere l’infinito; al più può comprendere e abbracciare qualche barlume, come le tante cose dette da Me nelle scritture, ed il mio modo d’operare nei santi è stato forse compreso con tutta chiarezza? Oh! quante cose sono lasciato allo scuro e nell’enigma! eppure quante menti di dotti e sapienti si sono stancate nell’interpretarle? E che cosa hanno compreso ancora? Si può dire un bel nulla, a ciò che resta a conoscere.  Con ciò pregiudica forse alla verità? Nulla affatto, anzi la fa risplendere maggiormente.  Perciò il tuo occhio dev’essere, se c’è la vera virtù, se si sente in tutto, sebbene delle volte allo scuro, che c’è la verità, e del resto bisogna starsi tranquilla ed in santa pace”.

(3) Detto ciò è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa.

 

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4-77

Luglio 30, 1901

 

Vista del mondo, e come la maggior parte sono ciechi.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa in mezzo a tanta gente, qual cecità! quasi tutti erano ciechi, e pochi di corta vista; appena qualcuno si scorgeva come il sole in mezzo alle stelle, di vista acutissima, tutto intento al Sole Divino, e questa vista le veniva concessa perché fissa se ne stava nella luce del Verbo Umanato.  Gesù, tutto compassionevole mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ha rovinato il mondo la superbia, ha giunto a distruggere quel piccolo lumicino di ragione che tutti portano con sé appena nati; sappi però che la virtù che più esalta Iddio è l’umiltà, e la virtù che più esalta la creatura innanzi a Dio, e presso gli uomini, è l’umiltà”.

(3) Detto ciò è scomparso; più tardi è ritornato tutto affannato ed afflitto ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, stanno per succedere tre terribili castighi”.

(5) E come lampo è scomparso, senza darmi tempo di dirgli una parola.

 

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4-78

Agosto 3, 1901

 

L’anima che possiede la grazia tiene potestà

sull’inferno, sugli uomini e sopra Dio.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde dopo molto aspettare è venuta la Vergine Mamma conducendolo quasi per forza, ma Gesù sfuggiva.  Onde la Vergine Santissima mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti stancare nel chiederlo, ma sii importuna, che questo sfuggire che fa è segno che vuol fare qualche castigo, perciò sfugge la vista delle persone amate, ma tu non ti arrestare, perché l’anima che possiede la grazia tiene potestà sull’inferno, sugli uomini e sopra Dio stesso, perché essendo la Grazia parte di Dio stesso, e possedendola l’anima, non tiene forse il potere sopra ciò che essa stessa possiede?” 

(3) Onde dopo molto stentare costretto dalla Mamma Regina, ed importunato da me è venuto, ma con aspetto imponente, serio, in modo che non si ardiva di parlare, non sapevo come fare per farlo spezzare quell’aspetto sì imponente.  Ho pensato di uscire a parlare cogli spropositi dicendogli: “Dolce mio bene, vogliamoci bene, se non ci amiamo noi, chi ci deve amare? E se non vi contentate del mio amore, chi mai potrà contentarvi? Deh! dammi un segno certo che sei contento del mio amore, altrimenti io vengo meno, io muoio”.  Ma chi può dire tutti i spropositi che ho detto? Credo meglio passarle innanzi, ma con ciò pare che sono riuscita a spezzare quell’aria imponente che teneva, e mi ha detto:

(4) “Allora sarò contento del tuo amore, quando il tuo amore sorpasserà il fiume dell’iniquità degli uomini, perciò pensa ad accrescere il tuo amore, che di più sarò contento di te”.

(5) Detto ciò è scomparso.

 

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4-79

Agosto 5, 1901

 

Come le mortificazioni sono gli occhi dell’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio benedetto Gesù indugiava a venire, onde io mi sentivo morire per pena della sua privazione, quando tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come gli occhi sono la vista del corpo, così la mortificazione è la vista dell’anima, sicché si può dire occhi dell’anima la mortificazione”.

(3) Ed è scomparso.

 

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4-80

Agosto 6, 1901

 

L’amore dei beati è proprietà Divina, ma l’amor dei viatori

è come proprietà che sta in atto di farne acquisto.

 

(1) Questa mattina, avendo fatto la comunione, il mio adorabile Gesù si faceva vedere tutto sofferente ed offeso che muoveva a compassione; io l’ho stretto tutto a me e gli ho detto: “Dolce mio bene, quanto sei amabile e desiderabile, come gli uomini non ti amano, anzi vi offendono; amando voi tutto si trova e l’amarti tutti i beni contiene, e non amandoti ogni bene ci sfugge; eppure chi è che ti ama? Ma deh! tesoro mio carissimo, mettete da parte le offese degli uomini e per poco sfoghiamoci in amarci”.  Allora Gesù ha chiamato tutta la corte celeste ad essere spettatori del nostro amore, ed ha detto:

(2) “L’amor di tutto il Cielo non mi renderebbe pago e contento, se non ci fosse il tuo unito, molto più che quell’amore è proprietà mia che nessuno mi può togliere, ma l’amor dei viatori è come proprietà che sto in atto di farne acquisto; e siccome la mia grazia è parte di Me stesso, entrando nei cuori, essendo l’Essere mio attivissimo, i viatori ne possono fare un traffico dell’amore, e questo traffico ingrandisce le proprietà dell’amor mio, ed Io ne sento tale un gusto e piacere, che mancandomi ne resterei amareggiato.  Ecco perciò che senza del tuo amore, l’amore di tutto il Cielo non mi renderebbe appieno contento, e tu sappi ben trafficare il mio amore, ché amandomi in tutto, mi renderai felice e contento”.

(3) Chi può dire quanto sono lasciata stupita nel sentire ciò, e quante cose comprendevo su questo amore, ma la mia lingua si rende balbuziente, perciò faccio punto.

 

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4-81

Agosto 21, 1901

 

La Celeste Mamma l’insegna il segreto della felicità.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa, onde dopo d’aver girato e rigirato in cerca di Gesù, ho trovato invece la Regina Mamma, ed oppressa e stanca come era le ho detto: “Dolcissima Mamma mia, ho perduta la via per trovare Gesù, non so più dove andare né che fare per ritrovarlo”.  E mentre ciò dicevo piangevo, ed Ella mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vieni appresso a Me e troverai la via a Gesù; anzi voglio insegnarti il segreto come potrai star sempre con Gesù, e come vivere sempre contenta e felice anche su questa terra, cioè fissarti nel tuo interno che solo Gesù e tu ci siate nel mondo, e nessun altro, a cui solo devi piacere, compiacere ed amare, e da Lui solo aspettare d’essere riamata e contentata in tutto.  Stando in questo modo tu e Gesù, non ti farà più impressione se sarai circondata da disprezzi o lodi, da parenti o stranieri, d’amici o nemici, solo Gesù sarà tutto il tuo contento, e solo Gesù ti basterà per tutti.  Figlia mia, fino a tanto che tutto ciò che esiste quaggiù non scomparisca affatto dell’anima, non si può trovare vero e perpetuo contento”.

(3) Ora mentre ciò diceva, come da dentro un lampo è uscito Gesù in mezzo a noi, ed io me l’ho preso e l’ho portato con me, e mi sono trovata in me stessa.

 

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4-82

Settembre 2, 1901

 

Gesù parla della Chiesa e della società presente.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù si faceva vedere unito col Santo Padre e pareva che gli dicesse:

(2) “Le cose fin qui sofferte non solo altro che tutto ciò che Io passai dal principio della mia Passione fino che fui condannato alla morte; figliolo mio, non ti resta altro che portare la croce al Calvario”.

(3) E mentre ciò diceva, pareva che Gesù benedetto prendesse la croce e la metteva sulle spalle del Santo Padre, aiutandolo Lui stesso a portarla.  Ora, mentre ciò faceva, ha soggiunto:

(4) “La mia Chiesa pare che stia come moribonda, specie in riguardo delle condizioni sociali, che con ansia aspettano il grido di morte; ma coraggio figliolo mio; dopo che sarai giunto sul monte, all’innalzarsi che si farà della croce, tutti si scuoteranno, e la Chiesa deporrà l’aspetto di moribonda e riacquisterà il suo pieno vigore.  La sola croce ne è il mezzo, come la sola croce fu l’unico mezzo per riempire il vuoto che il peccato aveva fatto, e per unire l’abisso di distanza infinita che ci era tra Dio e l’uomo, così a questi tempi la sola croce farà innalzare la fronte della mia Chiesa coraggiosa e risplendente, per confondere e mettere in fuga i nemici”.

(5) Detto ciò è scomparso, e dopo poco è ritornato il mio diletto Gesù tutto afflitto, riprendendo il suo dire:

(6) “Figlia mia, quanto mi duole la società presente, sono mie membra e non posso farne a meno di amarli; succede a Me come a quel tale che avesse un braccio, una mano infetta e piagata; l’odia egli forse? L’aborrisce? Ah! non già, anzi le prodiga tutte le cure, chi sa quanto spenda per vedersi guarito, e gli è causa di fargli dolorare tutto il corpo, di tenerlo oppresso, afflitto, fino a tanto che non giunge ad ottenere l’intento di vedersi guarito.  Tale è la mia condizione: Veggo le mie membra infette, piagate, e vi sento dolore e pena, e per questo mi sento più tirato ad amarle.  Oh! come è ben diverso l’amor mio da quello delle creature, Io sono costretto d’amarle perché cosa mia, ma loro non mi amano come cosa loro, e se mi amano, mi amano per proprio loro bene”.

(7) Dopo ciò è scomparso ed io mi sono ritrovata in me stessa.

 

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4-83

Settembre 4, 1901

 

Ardori del cuore di Gesù per la gloria della

Maestà Divina e del bene delle anime.

 

(1) Continuando a venire il mio adorabile Gesù, questa mattina appena visto mi sentivo un’ansia di chiedergli se mi avesse perdonato i miei peccati, perciò gli ho detto: “Dolce amor mio, quanto bramo di sentire dalla vostra bocca se mi avete perdonato i tanti miei peccati”.  E Gesù si è avvicinato al mio orecchio, e col suo sguardo pareva che mi scrutinasse tutto il mio interno e mi ha detto:

(2) “Tutto sta perdonato e te li rimetto, non ti resta altro che qualche difetto fatto da te alla sfuggita, senza tua avvertenza e pure te le rimetto”.

(3) Dopo ciò pareva che Gesù si mettesse da dietro le spalle, e toccandomi i reni con la sua mano, tutte me li fortificava.  Chi può dire ciò che sentivo a quel tocco? So dire solamente che vi sentivo un fuoco refrigerante, una purezza unita ad una fortezza, onde dopo che mi ha toccato le reni, l’ho pregato che facesse lo stesso al cuore, e Gesù per contentarmi ha condisceso, e dopo mi pareva come se Gesù benedetto fosse stanco per causa mia, e gli ho detto: “Dolce mia vita, siete stanco per causa mia, non è vero?” 

(4) E Lui: “Sì, almeno sii grata alle grazie che ti sto facendo, ché la gratitudine è la chiave per poter aprire a proprio piacere i tesori che Dio contiene; sappi però che questo che ho fatto ti servirà per preservarti dalla corruzione per corroborarti e per disporre l’anima ed il corpo tuo alla gloria eterna”.

(5) Dopo ciò pareva che mi trasportasse fuori di me stessa, e mi faceva vedere la moltitudine delle gente, ed il bene che potevano fare e non fanno e quindi la gloria che Dio deve ricevere e non riceve, e Gesù tutto afflitto ha soggiunto:

(6) “Diletta mia, il mio cuore arde per l’onore della gloria mia e del bene delle anime; tutto il bene che omettono, tanti vuoti riceve la mia gloria e le anime loro, ancorché non facessero il male, non facendo il bene che potrebbero fare sono come quelle stanze vuote, che sebbene belle, ma non c’è niente d’ammirare, che colpisce lo sguardo, e quindi nessuna gloria ne riceve il padrone, e se un bene si fa e l’altro si tralascia, sono come quelle stanze tutte spopolate che appena qualche oggetto si scorge senza nessun ordine.  Diletta mia, entra a parte di queste pene, degli ardori del mio cuore che sente per la gloria della Maestà Divina e del bene delle anime, e cerca di riempire questi vuoti della mia gloria, e potrai farlo col non far passare momento della tua vita che non sia unita colla mia, cioè, in tutte le tue azioni, sia preghiera o patimento, riposo o lavoro, silenzio o conversazione, tristezza o allegrezza, anche il cibo che prenderai, insomma tutto ciò che ti potrà accadere, metterai l’intenzione di darmi tutta la gloria che in tale azioni dovrebbero darmi, e di supplire al bene che dovrebbero fare e non fanno, intendendo di replicare l’intenzione per quanta gloria non ricevo e per quanto bene omettono.  Se ciò farai, riempirai in qualche modo il vuoto della gloria che devo ricevere dalle creature, ed il mio cuore vi proverà un refrigerio ai miei ardori, e da questo refrigerio scorreranno rivoli di grazia a pro dei mortali, che infonderà maggior fortezza per fare il bene”.

(7) Dopo ciò mi sono trovata in me stessa.

 

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4-84

Settembre 5, 1901

Il vero amore supplisce a tutto.

 

(1) Ritornando il mio diletto Gesù, io mi sentivo quasi un timore di non corrispondere alle grazie che il Signore mi fa, avendomi lasciata impressa quella parola dettami innanzi: “Almeno sii grata”.  E Lui vedendomi con questo timore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non temere; l’amore supplirà a tutto; poi avendo messo la volontà di veramente fare ciò ch’Io voglio, ancorché qualche volta mancassi Io supplirò per te; perciò non temere.  Sappi però che il vero amore è ingegnoso, e il vero ingegno giunge a tutto.  Molto più quando nell’anima c’è un amore amante, un amore che si duole delle pene della persona amata come se fossero proprie, ed un’amor che giunge a prendere a soffrire sopra di sé ciò che dovrebbe soffrire la persona che si ama, qual è il più eroico e che si rassomiglia al mio amore; essendo molto difficile trovare chi metta la propria pelle.  Onde, se in tutta te non ci sarà altro che amore, se non mi compiacerai in un modo lo farai in un’altro.  Anzi che se tu starai in possesso di questi tre amori, succederà di Me come a quel tale che essendo ingiuriato, offeso con ogni sorta d’oltraggi da tutti, tra tanti c’è uno che lo ama, lo compatisce, lo ripaga per tutti, quello che fa? Fissa l’occhio nella persona amata e trovando la sua ricompensa, dimentica tutti gli oltraggi, e dà favori e grazie agli stessi oltraggiatori”.

 

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4-85

Settembre 9, 1901

 

Efficacia delle intenzioni.

 

(1) Questa mattina l’adorabile mio Gesù non ci veniva.  Onde, mentre la mia mente stava occupata nel considerare il mistero della coronazione di spine, mi sono ricordata che stando occupata altre volte in questo mistero, il Signore si compiaceva di togliersi dalla sua testa la corona di spine e di conficcarla nella mia, ed ho detto nel mio interno: “Ah! Signore, non sono più degna di soffrire le tue spine”. 

(2) E Lui, quando appena tutto all’improvviso è venuto e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, quando tu soffri le mie stesse spine, tu mi sollevi, e soffrendoli tu, Io mi sento affatto libero da quelle pene; quando ti umili e ti credi indegna di soffrirle, allora mi ripari i peccati di superbia che si commettono nel mondo”.

(4) Ed io ho soggiunto: “Ah! Signore, quante gocce versaste, quante spine soffriste, quante ferite, tanta gloria intendo darvi per quanta gloria dovrebbero darti tutte le creature se non ci fosse il peccato di superbia, e tante di grazie intendo chiedervi per tutte le creature per fare che questo peccato si distruggesse”.

(5) Mentre ciò dicevo, ho visto che Gesù comprendeva in sé tutto il mondo, come una macchina contiene in sé gli oggetti, e tutte le creature si sono mosse in Lui, e Gesù si muoveva verso di loro e pareva che Gesù avesse la gloria della mia intenzione e le creature fossero ritornate da Lui per poter ricevere il bene da Me imprestato per loro.  Io sono restata stupefatta, e Lui vedendo il mio stupore ha detto:

(6) “Pare sorprendente tutto questo, non è vero? Eppure pare una cosa da nulla ciò che tu hai fatto, eppure non è così; quanto bene si potrebbe fare con replicare questa intenzione, e non si fa?” 

(7) Detto ciò è scomparso.

 

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4-86

Settembre 10, 1901

 

L’unire nostre azioni con Gesù è continuare la sua vita sulla terra.

 

(1) Continuando a fare ciò che Gesù benedetto m’insegnò di fare il giorno 4 di detto mese, sebbene qualche volta mi distraggo; ma mentre qualche volta mi dimentico, Gesù pare che nel mio interno si mette in guardia e lo fa Lui per me, onde io vedendo ciò arrossisco e subito mi unisco insieme e ne faccio l’offerta di ciò che attualmente sto facendo, e questo fosse pure uno sguardo, una parola, vado dicendo: “Signore, tutta quella gloria che le creature dovrebbero darvi con la bocca e non vi danno, io intendo di darvela con la mia, ed impetro a loro di fare buono e santo uso della bocca, unendomi sempre con la stessa bocca di Gesù”.  Ora mentre in tutte le cose mie ciò facevo, è venuto e mi ha detto:

(2) “Ecco la continuazione della mia vita, quale era la gloria del Padre ed il bene delle anime; se in ciò persevererai, tu formerai la mia vita, ed Io la tua, tu sarai il mio respiro ed Io il tuo”.

(3) Dopo ciò Gesù si metteva a riposare sul cuor mio, ed io sul cuore di Lui, e pareva che Gesù tirasse il respiro da me, ed io lo tiravo per mezzo di Gesù.  Che felicità, qual gaudio, che vita celeste esperimentavo in quella posizione.  Sia sempre ringraziato e benedetto il Signore, che tanta misericordie usa con questa peccatrice.

 

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4-87

Settembre 14, 1901

 

Il principio e il fine di nostre azioni dev’essere l’amore di Dio.

 

(1) Dopo d’aver passati vari giorni di privazione, quest’oggi, mentre m’accingevo a fare la meditazione, la mia mente è stata distratta in altro, e per mezzo di luce comprendevo che l’anima nell’uscire dal corpo entra in Dio; e siccome Dio è purissimo amore, l’anima allora entra in Dio quando è un complesso d’amore, perché Iddio nessuno riceve in Sé se non è al tutto simile a Lui, e trovandola, la riceve e le partecipa tutte le sue doti.  Sicché, staremo in Dio al di là del cielo, come qui stiamo nella propria stanza.

(2) Ora questo mi pareva che si potrebbe fare anche nel corso della nostra vita, per risparmiare le fatica al fuoco del purgatorio, ed a noi la pena, e così essere introdotti subito, senza alcuna interruzione nel nostro sommo bene Iddio.  Onde mi pareva che l’alimento del fuoco sono le legne, e per essere certo che le legne si sono ridotte in fuoco, è quando si scorge che non produce più fumo.  Ora, principio e fine di tutte le nostre azioni dev’essere il fuoco dell’amor di Dio; le legne che devono alimentare questo fuoco sono le croce, le mortificazione; il fumo che s’innalza in mezzo alle legne ed il fuoco sono le passioni, le inclinazioni che spesso fanno capolino; onde il segno che tutto sia in noi consumato in fuoco, è se le nostre passioni stanno a posto e non sentiamo più inclinazione a tutto ciò che non riguarda Iddio. 

(3) Pare che con ciò passeremo liberi senza nessun ostacolo ad abitare nel nostro Dio, e giungeremo anche di qua a godere il paradiso anticipato.

 

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4-88

Settembre 15, 1901

 

Fuggendo alla croce si rimane nell’oscuro.

 

(1) Questa mattina, il mio adorabile Gesù è venuto glorioso, con le piaghe risplendenti più che sole e con una croce in mano.  In questo mentre vedevo pure una ruota sporgente quattro angoli, pareva che ad un’angolo sfuggiva la luce e rimaneva allo scuro; in questo oscuramento rimaneva la gente come abbandonata da Dio, e succedevano guerre sanguinose contro la Chiesa e contro loro stesse.  Ah! pareva che le cose dette da Gesù benedetto per lo innanzi si vanno avvicinando a veloci passi.  Ora Nostro Signore vedendo tutto ciò, mosso a compassione si è avvicinato alla parte oscura ed ha gettato sopra la croce che aveva in mano dicendo con voce sonora:

(2) “Gloria alla croce”

(3) E pareva che quella croce richiamava la luce, ed i popoli scuotendosi imploravano aiuto e soccorro.  E Gesù ha ripetuto:

(4) “Tutto il trionfo e la gloria sarà della croce, altrimenti i rimedi peggioreranno gli stessi mali; dunque la croce, la croce”.

(5) Chi può dire quanto sono lasciata afflitta ed impensierita a ciò che potrà succedere?

 

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4-89

Ottobre 2, 1901

 

Gesù la porta nel Cielo, gli angeli gli chiedono la mostri a tutte

le gente.  Lei nuota in Dio e tratta di comprendere l’interno Divino.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha trasportato fuori di me stessa, in mezzo alle gente; chi può dire i mali, gli orrori che si vedevano? Onde tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che puzza che tramanda la terra; mentre doveva essere una col Cielo, e siccome nel Cielo non si fa altro che amarmi, lodarmi e ringraziarmi, l’eco del Cielo doveva assorbire la terra e formarne uno solo, ma la terra si è resa insopportabile, onde vieni tu ed unisciti col Cielo, ed a nome di tutti vieni a darmi una soddisfazione per loro”.

(3) In un istante mi sono trovata in mezzo ad angeli e santi; non so dire come mi sono sentita una infusione di ciò che cantavano e dicevano gli angeli ed i santi; ed io al pari di loro ho fatto la mia parte a nome di tutta la terra.  Il mio dolce Gesù tutto contento dopo ciò ha detto rivolto a tutti:

(4) “Ecco dalla terra una nota angelica, quanto mi sento soddisfatto”.

(5) E mentre ciò diceva, quasi per ricompensarmi mi ha preso fra le sue braccia, mi baciava e ribaciava, e mostrandomi a tutta la corte Celeste, come oggetto delle sue più care compiacenze.  Nel vedere ciò, gli angeli hanno detto:

(6) “Signore, vi preghiamo mostrate ciò che avete operato in quest’anima alle gente, con un segno prodigioso della vostra onnipotenza, per la gloria vostra e per il bene delle anime non tenete più nascosti i tesori in lei versati, onde vedendo e toccando loro stessi la vostra onnipotenza in un’altra creatura, può essere di ravvedimento ai cattivi e di maggior sprone a chi vuol essere buono”.

(7) Io nel sentir ciò mi sono sentita sorprendere da un timore, e tutta annullandomi, tanto che mi vedevo come un piccolo pesciolino, mi sono gettata nel cuore di Gesù dicendo: “Signore non voglio altro che voi, e di essere nascosta in voi; questo vi ho chiesto sempre, e questo vi prego a confermarmi”.  E detto ciò mi sono rinchiusa nell’interno di Gesù, come nuotando nei vastissimi mari dell’interno di Dio.  E Gesù ha detto a tutti:

(8) “Non l’avete sentito? Non vuol altro che Me, ed essere nascosta in Me, questo è il suo più gran contento; ed Io nel vedere un’intenzione così pura mi sento più tirato verso di lei, e vedendo il suo dispiacere se mostrassi alle gente con un segno prodigioso l’opera mia, per non contristarla non le concedo ciò che mi avete domandato”.

(9) Ma gli angeli pareva che insistevano, ma io non ho dato più retta a nessuno, non facevo altro che nuotare in Dio, per comprendere l’interno Divino; ma ché, mi pareva di essere come un fanciullino che vuole stringere nella sua piccola manina un’oggetto di smisurata grandezza, che mentre lo prende gli sfugge, ed appena gli riesce di toccarlo, sicché non può dire né quanto pesa, né quanta larghezza conteneva quell’oggetto, ossia come un altro fanciullo che non conoscendo tutta la profondità degli studi, dice con l’ansia di dover imparar tutto in un breve tempo, ed appena gli riesce d’imparare le prime lettere dell’alfabeto.  Così la creatura non può dire altro: “L’ho toccato, è bello, è grande, non c’è bene che non possiede; ma quanto è bello? Quanta grandezza contiene? Quanti beni possiede? Non so dirlo, ossia, può dire di Dio le prime lettere dell’alfabeto, lasciando indietro tutta la profondità degli studi.  Sicché, i miei carissimi fratelli, angioli e santi, anche in Cielo, come creature non hanno la capacità di comprendere in tutto il loro Creatore, sono come tanti recipienti ripieni di Dio, che volendo riempirli di più, traboccano fuori.  Credo che sto dicendo tanti spropositi, perciò faccio punto.

 

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4-90

Ottobre 3, 1901

 

Luisa si offre in modo speciale.  Non c’è ostacolo

maggiore per l’unione con Dio, che la umana volontà.

 

(1) Avendo fatto la comunione, stavo pensando come offrire una cosa più speciale a Gesù, come attestare il mio amore e dargli un maggior gusto; onde gli ho detto: “Dilettissimo mio Gesù, ti offro il mio cuore, a tua soddisfazione ed in tua eterna lode; e ti offro tutta me stessa, anche le minime particelle del mio corpo, come tanti muri da mettere innanzi a te per impedire qualunque offesa che vi venga fatta, accettandole tutte sopra di me se fosse possibile, ed in tuo piacere fino al giorno del giudizio; e perché voglio la mia offerta sia completa e vi soddisfa per tutti, intendo che tutte quelle pene che sopporterò ricevendo sopra di me le vostre offese vi ricompensino di tutta quella gloria che vi dovevano dare i santi che stanno nel Cielo, quando stavano sulla terra; quelle che vi dovevano dare le anime del purgatorio e quella gloria che vi dovevano tutti gli uomini passati presenti e futuri; ve li offro per tutti in generale e per ciascuno in particolare”.  Appena ho finito di dire, il benedetto Gesù, tutto commosso per tale offerta mi ha detto:

(2) “Diletta mia, tu stessa non puoi capire il gran contento che mi hai dato con l’offrirti in questo modo; mi hai lenito tutte le mie ferite e mi hai dato una soddisfazione per tutte le offese passate, presenti e future, ed Io la terrò in conto per tutta l’eternità, come una gemma più preziosa che mi glorificherà eternamente; ed ogni qual volta la guarderò darò a te nuova e maggiore gloria eterna.

(3) Figlia mia, non ci può essere ostacolo maggiore che impedisce l’unione tra Me e le creature, e che si oppone alla mia Grazia, quanto la propria volontà.  Tu con l’offrirmi il tuo cuore a mia soddisfazione, ti sei vuotata di te stessa, e vuotandoti di te, Io mi riverserò tutto in te; e dal tuo cuore mi verrà una lode riportante le stesse note delle lode del mio cuore, che continuamente dà al mio Padre per soddisfare alla gloria che non gli danno gli uomini”.

(4) Mentre ciò diceva, vedevo che mediante la mia offerta uscivano da tutte le parti di me stessa tanti rivoli che si versavano sopra al benedetto Gesù, e che poi con impeto e più abbondanti li riversava su tutta la corte celeste, sul purgatorio e su tutte le gente.  Oh! bontà del mio Gesù, nell’accettare una sì misera offerta, che l’ha ricompensato con tanta grazia.  Oh! prodigio delle sante e pie intenzioni, se in tutte le nostre opere anche triviali se ce ne avvallassimo, qual traffico non faremmo? Quante proprietà eterne non acquisteremmo? Quanta gloria di più non daremmo al Signore?

 

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4-91

Ottobre 8, 1901

 

Quando l’anima opera unita con Gesù, suoi atti hanno

gli stessi effetti del suo operare.  Valore della intenzione.

 

(1) Questa mattina, dopo d’avere stentato molto nell’aspettare il mio adorabile Gesù, io però mentre l’aspettavo facevo quanto più potevo d’unire tutto ciò che stavo operando nel mio interno, coll’interno di nostro Signore, intendendo dargli tutta quella gloria e riparazione che gli dava l’Umanità sua Santissima.  Ora mentre ciò facevo, il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima se ne serve come mezzo d’operare della mia Umanità, fosse anche un pensiero, un respiro, un’atto qualunque, sono come tante gemme che escono dalla mia Umanità, e si presentano innanzi alla Divinità, e siccome escono per mezzo della mia Umanità, hanno gli stessi effetti del mio operare quando stavo sulla terra”.

(3) Ed io: “Ah! Signore, mi sento come un dubbio, come può essere che con la semplice intenzione nell’operare, fosse anche nelle minime cose, mentre considerandole sono cose da niente, vuote, e pare che la sola intenzione dell’unione vostra e di piacere solamente a voi le riempie, e voi l’innalzate in quel modo supremo facendola comparire come una cosa grandissima?” 

(4) “Ah! figlia mia, vuoto è l’operare della creatura, fosse pure un’opera grande, ma è la mia unione e la semplice mira di piacere a Me che la riempie, e siccome il mio operare, fosse anche un respiro accede in un modo infinito tutte le opere delle creature insieme, ecco la causa che la rende sì grande, e poi, non sai tu che chi si serve come mezzo della mia Umanità, d’operare le sue azioni viene a nutrirsi dei frutti della mia stessa Umanità, e ad alimentarsi del mio stesso cibo? Oltre di ciò, non è forse la buona intenzione che fa l’uomo santo, e la cattiva che lo fa perverso? Non sempre si fanno cose diverse, ma le stesse azioni uno si santifica e l’altro si pervertisse”.

(5) Ora mentre ciò diceva, vedevo dentro di Nostro Signore un’albero verdeggiante, pieno di belli frutti, e quelle anime che operavano per piacere solo a Dio, e per mezzo dell’Umanità sua, le vedevo dentro di lui, sopra di quest’albero, e la sua Umanità serviva d’abitazione a quest’anime.  Ma quanto era scarsissimo il loro numero.

 

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4-92

Ottobre 11, 1901

 

Silenzio di Gesù.  L’alimento più necessario è la pace.

 

(1) Passando vari giorni di privazione e di silenzio, questa mattina nel venire continuava il suo silenzio, e sebbene l’ho tenuto quasi sempre con me, per quanto ho fatto non mi è riuscito di fargli dire una sola parola, pareva che teneva una cosa nel suo interno che l’amareggiava, tanto che lo rendeva taciturno e che non voleva che io lo sapessi.  Ora mentre Gesù se ne stava con me, mi è parso di vedere la Regina Mamma, e nel vedere Gesù con me, mi ha detto:

(2) “Tu lo tieni? Meno male che sta con te, ché se deve sfogare il giusto furore, stando con te lo trattieni; figlia mia, prega che trattenga i flagelli, ché i malevoli stanno tutti in pronto per uscire, ma si vedono legati da una potenza suprema che l’impedisce, ed anche la giustizia divina permetterà non facendolo quando piace a loro, si avrà questo bene che conosceranno l’autorità divina sopra di loro, e diranno: “L’abbiamo fatto, ché ce è stato dato il potere dall’alto”.  Figlia mia, che guerra ci cova nel mondo morale, fa orrore a vederlo; eppure, il primo alimento che si dovrebbe cercare nella società, nelle famiglie e da ogni anima, dovrebbe essere la pace, tutti gli altri alimenti si rendono insalubri senza di essa, fosse pure le stesse virtù, la carità, il pentimento, senza della pace non portano né sanità, né vera santità; eppure dal mondo di oggi si è scartato questo alimento della pace sì necessario e salubre, e non si vuole altro che turbolenze e guerre.  Figlia mia, prega, prega”.

 

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4-93

Ottobre 14, 1901

 

Gesù si mostra come un lampo, e le fa

comprendere qualche cosa degli attributi divini.

 

(1) Il benedetto Gesù viene alla sfuggita, quasi come un lampo, ed in quel lampo fa uscire da dentro il suo interno, ora uno speciale distintivo d’un suo attributo, ed ora un’altro, quante cose fa comprendere in quel lampo; ma ritiratosi quel lampo, la mente rimane al oscuro, e non sa adattarsi a ridire ciò che ha compreso in quel lampo di luce, molto più che essendo cose che toccano la Divinità, l’umana lingua si stenta a saperle ridire, e quanto più si sforza, più muta ne resta, anzi in queste cose è sempre neonata bambinella.  Ma l’ubbidienza vuole che mi sforzi a dire quel poco che posso, ed ecco: “Mi pareva che tutti i beni Iddio li contiene in Sé stesso; di modo che, trovando in Dio tutti i beni che Lui contiene, non è necessario andare altrove per vedere l’ampiezza dei suoi confini, no, ma Lui solo basta per ritrovare tutto ciò che è suo.  Ora, in un lampo mostrava un distintivo speciale della sua bellezza; ma chi può dire quanto è bello? Solo so dire che confrontate tutte le bellezze angeliche ed umane, le bellezze della varietà dei fiori e dei frutti, lo splendido azzurro e stellato cielo, che pare che guardandolo c’incanta e di una bellezza suprema ci parla, sono ombre o alito che Dio ha mandato della sua bellezza che in Esso contiene; ossia quelle piccole gocce di rugiada confrontate alle immense acque del mare; passo innanzi ché la mia mente incomincia a sperdersi.  In un’altro lampo un distintivo speciale dell’attributo della carità; ma tre volte santo, come potrò io miserabile aprire bocca su di questo attributo, che è la fonte da cui tutti gli altri attributi derivano? Dirò solo quello che compresi in riguardo all’umana natura.  Onde compresi che Dio nel crearci, questo attributo della carità si riversa in noi e ci riempie tutto di Sé, in modo che se l’anima corrispondesse, essendo riempita del soffio della carità di Dio, la stessa natura dovrebbe in carità per Dio trasmutarsi; e come l’anima si va diffondendosi nell’amore delle creature o dei piaceri, o dell’interesse, o di qualunque altra cosa, così quel soffio divino va uscendo dall’anima; e se giunge a diffondersi in tutto, l’anima resta vuota della carità divina.  E siccome in Cielo non si entra se non si è un complesso di carità purissima, tutta divina, se l’anima si salva, questo soffio ricevuto nell’essere creata, l’andrà a riacquistare a forza di fuoco nelle fiamme purgante, ed allora ne uscirà quando giungerà fino a trabocarne fuori.  Onde chi sa qual tappa lunghissima ne conviene fare in quel luogo espiatorio.  Ora, se tale dovrebbe essere la creatura, che sarà il Creatore? Credo che sto dicendo tanti spropositi, ma non me ne faccio meraviglia, perché non sono mica qualche dotta, sono sempre un’ignorante, e se c’è qualche cosa di verità in questi scritti, non è mio, ma di Dio, ed io resto sempre l’ignorantella che sono.

 

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4-94

Ottobre 21, 1901

 

La retta intenzione.  Tutto ciò che non si fa per Dio,

va sperduto come polvere da un vento impetuoso.

 

(1) Questa mattina, il benedetto Gesù nel venire pareva che faceva cerchio delle sue braccia come per rinchiudermi dentro, e mentre mi stringeva mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima fa tutto per Me, tutto resta rinchiuso dentro di questo cerchio, niente esce fuori, fosse pure un sospiro, un palpito, un movimento qualunque; tutto entra in Me, ed in Me tutto resta numerato, ed Io in ricompensa li riverso nell’anima, ma tutti raddoppiati di grazia, in modo che l’anima riversandoli un’altra volta in Me ed Io in lei, viene ad acquistare un capitale sorprendente di grazia, e tutto questo è il mio dilettarmi, cioè, dare alla creatura ciò che mi ha dato come se fosse cosa sua, aggiungendo sempre del mio.  E chi, con la sua ingratitudine impedisce che gli dia ciò che voglio, impedisce le mie innocenti delizie.  Chi poi non opera per Me, tutto va fuori del mio cerchio, sperduto, come la polvere da un vento impetuoso”.

 

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4-95

Ottobre 25, 1901

 

La privazione fa conoscere da dove vengono

le cose e la preziosità dell’oggetto perduto.

 

(1) Dopo di aver passato vari giorni di timore e dubbi sul mio stato, credendolo tutto un lavorio della mia fantasia, e delle volte si fissava tanto la mia mente in questo, che giungevo a lamentarmi ed a dispiacermi con Nostro Signore dicendo: “Che pena, che disgrazia è stata la mia essere vittima della mia fantasia, credevo di vedere voi ed invece era tutta allucinazione della fantasia; credevo di adempire il vostro Volere stando per tanto tempo in questo letto, e chi sa che non è stato un frutto anche della fantasia.  Signore, fa pena, fa spavento il solo pensarlo; il tuo Volere raddolciva tutto, ma questo mi amareggia fin nelle midolle delle ossa; deh! datemi la forza d’uscire da questo stato fantastico”.  E mi fissavo tanto da non sapermi distrarre, tanto che giungevo a pensare che la fantasia mi avrebbe preparato un posto nell’inferno; sebbene cercavo di sbrigarmi col dire: “Ebbene, me ne servirò della fantasia come poterlo amare nell’inferno”.

(2) Ora mentre mi trovavo in questa fissazione, il benedetto Gesù ha voluto accrescere la mia dolorosa posizione, col muoversi dentro di me, dicendo: “Non dare retta a questo, altrimenti Io ti lascio e ti faccio vedere se sono Io che vengo oppure è la tua fantasia che travede”.

(3) Con tutto ciò non mi sono impensierita per allora dicendo: “Ah, sì, non avrà il coraggio di farlo, è tanto buono; eppure l’ha fatto difatti”.

(4) E’ inutile il dire ciò che ho passato parecchi giorni priva di Gesù, andrei troppo per le lunghe, solo il ricordarmi mi gela il sangue nelle vene, perciò passo innanzi.  Ora, avendo detto tutto ciò al confessore, pare che lui è stato il mio mediatore.  Avendo incominciato a pregare insieme che si benignasse a venire, così mi sono sentita perdere i sensi, e si faceva vedere da lontano lontano, quasi in cagnesco che non ci voleva venire, io non ardivo, ma il confessore insisteva unendo l’intenzione che mi avesse partecipato la crocifissione, onde per contentare il confessore si è avvicinato e mi ha partecipato i dolori della croce, e dopo come se avesse fatto pace mi ha detto:

(5) “Era necessario che ti privassi di Me, altrimenti non ti avresti convinto se sono Io oppure la fantasia.  La privazione giova a fare conoscere da dove vengono le cose, e la preziosità dell’oggetto perduto, ed a farne più stima quando si riacquista”.

 

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4-96

Novembre 22, 1901

 

il io porta la impronta di tutte le rovine, senza dell’io tutto è sicurezza.

 

(1) Dopo d’aver passato giorni amarissimi di lacrime, di privazione e di silenzio, il mio povero cuore non ne può più, tanto è lo strazio fuori del mio centro Iddio, che vo’ continuamente sbattuta tra folte onde di fiera tempesta, in stato di forte violenza da subire ad ogni momento la morte, e quel ch’è più di non poter morire.  Onde, trovandomi in questa posizione, per poco si è fatto vedere e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando un’anima fa in tutto la volontà d’un altro si dice che ha fiducia di quella, perciò vive dell’altrui volere e non del suo, così quando l’anima fa in tutto la Volontà mia, Io dico che ha fede, sicché il Divino Volere e la fede sono rami prodotti da un sol tronco, e siccome la fede è semplice, la fede e il Divino Volere producono il terzo ramo della semplicità, ed ecco che l’anima viene a riacquistare in tutto le caratteristiche di colomba.  Non vuoi tu dunque essere la mia colomba?” 

(3) In un’altra occasione, un’altro giorno mi disse:

(4) “Figlia mia, le perle, l’oro, le gemme, le cose più preziose, si tengono ben custodite dentro di qualche scrigno e con doppia chiave.  Ché temi tu dunque se ti tengo ben custodita nello scrigno della santa ubbidienza, custodia sicurissima, dove non una ma due chiavi tengono ben serrata la porta, per tener vietato l’ingresso a qualunque ladro, ed anche all’ombra di qualunque difetto? Solo l’io porta l’impronta di tutte le rovine, ma senza dell’io, tutto è sicurezza”.

 

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4-97

Dicembre 27, 1901

 

Gesù: somministratore della Santissima Trinità.  Scisso dei preti.

 

(1) E’ inutile il dire il povero mio stato, come mi sono ridotta, sarebbe un voler rincrudire e far più profonde le piaghe dell’anima mia, perciò passo tutto in silenzio facendo un’offerta al Signore.  Onde questa mattina mentre ne piangevo la perdita del mio adorabile Gesù, è venuto il confessore e mi ha dato l’ubbidienza di pregare il Signore che si benignasse di venire.  Pare ch’è venuto, ed avendo il confessore messo l’intenzione della crocifissione, mi ha partecipato i dolori della croce, e mentre ciò faceva ha detto al confessore:

(2) “Io fui somministratore della Santissima Trinità, cioè, somministrai alle gente la potenza, la sapienza, la carità delle Divine Persone.  Voi essendo mio rappresentante, non dovete far altro che continuare la stessa opera mia presso le anime; e se non v’interessate, venite a spezzare l’opera da Me incominciata, ed Io mi sento defraudato nell’esecuzione dei miei disegni, e sono costretto a ritirare la potenza, la sapienza, la carità che vi avrei somministrato se avresti adempito l’opera da Me affidatavi”.

(3) Dopo ciò pareva che mi trasportava fuori di me stessa, e da lontano si vedeva una moltitudine di persone, da cui veniva una puzza insopportabile e Gesù ha detto:

(4) “Figlia mia, che scisso faranno i preti tra loro, e questo sarà l’ultimo colpo per fomentare tra i popoli partiti e rivoluzione”.

(5) E lo diceva tanto amareggiato da far compassione.  Onde dopo ciò, ricordandomi del mio stato gli ho detto: “Ditemi Signor mio, volete che mi faccia dare l’ubbidienza che finisca di stare in questo stato, molto più che non soffrendo più come prima mi veggo inutile”.  E Lui mi ha risposto:

(6) “Giusto!”

(7) Ma tanto afflitto, ed il mio cuore irrequieto come se non avessi voluto che mi avesse detto così.  Onde ho replicato: “Ma Signore, non ché io voglia uscire, ma voglio conoscere il vostro Santo Volere, perché essendo che il mio stato veniva ché voi venivate a me e mi partecipavate le vostre sofferenze, essendo questo cessato, temo che neppure voleste che continui a stare nel letto”.  E Gesù ha detto:

(8) “Hai ragione, hai ragione”.

(9) Ma che? Il cuore me lo sentivo crepare per le risposte datemi da Gesù benedetto, ed ho soggiunto: “Ma mio Signore, ditemi almeno qual è più la maggior gloria vostra, che continuasse a stare ancorché dovessi crepare, o che mi faccia dare l’ubbidienza che finisca?” E Gesù vedendo che non la finivo su di ciò, Lui stesso ha cambiato discorso col dirmi:

(10) “Figlia mia, mi sento da tutti offeso, vedi, anche le anime devote hanno l’occhio a scrutinare se è o non è colpa, ma emendarsi, estirpare la colpa, non già, segno che non c’è né dolore né amore, perché il dolore e l’amore sono due unguenti efficacissimi, che applicate all’anima la rendono perfettamente guarita; ed uno corrobora e fortifica maggiormente l’altro”.

(11) Ma io pensavo alla mia povera posizione, e volevo ridire di nuovo per conoscere la Volontà del Signore con chiarezza; ma Gesù mi è scomparso, ed io ritornando in me stessa mi vedevo tutta confusa sul da fare, onde per essere sicura ho esposto tutto all’ubbidienza, la quale vuole che continui a starmi.  Sia fatta sempre la Volontà del Signore.

 

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4-98

Dicembre 29, 1901

 

Le tribolazioni sono necessarie a chi vive all’ombra di Gesù.

 

(1) Stando tutta oppressa, quando appena ho visto il mio adorabile Gesù, onde guardandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive alla mia ombra è necessario che soffino i venti delle tribolazioni, acciocché l’aria infettiva d’intorno non possa penetrarvi anche al di sotto della mia ombra; quindi i continui venti agitando sempre quest’aria malsana, la tengono sempre lontana, e vi fanno spirare un’aria purissima e salubre”.

(3) Detto ciò è scomparso, ed io comprendevo molte cose su di ciò, ma non è necessario spiegarmi perché credo ch’è facile comprenderne il significato.

 

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4-99

Gennaio 6, 1902

 

Effetti portentosi dell’unire la nostra vita con

quella di Gesù.  Due parole sulla morte.

 

(1) Stando nel solito mio stato, dopo aver molto aspettato, è venuto per poco il mio amatissimo Gesù, e mettendosi a me vicino mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi cerca d’uniformarsi in tutto alla mia vita, non fa altro che accrescere un profumo di più, e distinto a tutto ciò che feci nella mia vita, in modo da profumare il Cielo, tutta la Chiesa, ed anche gli stessi cattivi sentono spirare questo profumo celeste, tanto che tutti i santi non sono altro che tanti profumi, e quel che più rallegra la Chiesa ed il Cielo perché distinti fra loro.  Non solo ciò, ma chi cerca di continuare la mia vita operando ciò che feci dove può, e non potendo, almeno col desiderio e con l’intenzione, Io lo tengo nelle mie mani come se stesse continuando tutta la mia vita in detta anima, non come cosa passata ma come se presentemente vivessi, e questo è un tesoro nelle mie mani, che raddoppiando il tesoro di tutto ciò che operai, lo dispongo a bene di tutto il genere umano.  Onde non vorresti tu essere una di queste?” 

(3) Io mi sono vista tutta confusa e non ho saputo che rispondere, e Gesù mi è scomparso; ma dopo poco è ritornato, ed insieme vedevo varie persone che molto temevano della morte.  Ond’io vedendo ciò ho detto: “Amabile mio Gesù, sarà difetto in me questo non temere la morte, mentre veggo che tanto la temono gli altri, ed io, invece, pensando solo che la morte mi unirà per sempre con te, e terminerà il martirio della mia dura separazione, il pensiero della morte non solo non mi dà nessun timore, ma mi è di sollievo, mi dà pace e ne faccio festa, lasciando da banda tutte le altre conseguenze che porta con sé la morte”.

(4) E Gesù: “Figlia, in verità quel timore stravagante di morire è sciocchezza, mentre ognuno tiene tutti i miei meriti, virtù, ed opere, per passaporto per entrare in Cielo, avendone fatto a tutti donazione, molto più si profittano di questa mia donazione chi ha aggiunto il suo, e con tutta questa roba, qual timore si può avere della morte? Mentre con questo sicurissimo passaporto l’anima può entrare dove vuole, e tutti per riguardo del passaporto la rispettano e le fanno il passaggio.  A te poi, questo non temere affatto la morte, avviene d’aver trattato con Me, ed avere sperimentato quanto è dolce e cara l’unione col sommo Bene, ma sappi però che il più gradito omaggio che offrire mi si possa, è desiderare di morire per unirsi con Me, ed è la più bella disposizione per l’anima per purgarsi, e senza alcuno intervallo passare a dirittura per la via del Cielo”.

Detto ciò è scomparso.

 

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4-100

Gennaio 11, 1902

 

L’amore per essere perfetto dev’essere triplice.  Parla del divorzio.

 

(1) Questa mattina avendo fatto la santa comunione per poco ho visto il mio adorabile Gesù, ed io appena visto gli ho detto: “Dolce mio bene, dimmi, continuate a volermi bene?” 

(2) E Lui: “Sì, ma però sono amante e geloso, geloso ed amante, anzi ti dico che per essere perfetto l’amore deve essere triplice, ed in Me ci sono queste triplici condizioni d’amore: Primo ti amo come Creatore, come Redentore e come Amante.  Secondo ti amo nella mia onnipotenza, che mi servi per crearti, e creando tutto per amor tuo, di modo che l’aria, l’acqua, il fuoco, e tutto il resto ti dicono che ti amo, e per amor tuo li feci; ti amo come mia immagine, e ti amo per riguardo tuo distintamente.  Terzo ti amo ab eterno, ti amo nel tempo e ti amo per tutta l’eternità.  E questo non è altro che un’alito che è uscito fuori del mio amore; immagina tu che sarà quell’amore che contengo in Me stesso.

(3) Ora, tu sei obbligata a contraccambiarmi questo triplice amore, amandomi come tuo Dio, in cui devi fissare tutto te, e niente far uscire da te che non sia amore per Me, amandomi per riguardo tuo e per il bene che a te ne viene, ed amarmi per tutti ed in tutti”.

(4) Dopo ciò mi ha trasportato fuori di me stessa e mi sono trovata in mezzo a tante persone che dicevano: Se si conferma questa legge, povera donna, tutto le andrà a male.  E tutti aspettavano con ansia di sentire il pro e il contro, e si vedeva ad un altro luogo appartato che stavano molte persone che stavano discutendo tra loro, ed uno di questi prendeva la parola e li riduceva tutti al silenzio, e dopo d’aver molto stentato è uscito alla porta e ha detto: “Certo sì, in favore della donna”.  Nel sentire ciò, quelli di fuori tutti facevano festa, e quelli di dentro restavano tutti confusi, tanto che non avevano coraggio neppure d’uscire.

(5) Credo che sia questa legge del divorzio che dicono, ed io comprendevo che non la confermarono.

 

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4-101

Gennaio 12, 1902

 

La cecità degli uomini.  Gesù parla del divorzio.

Le contraddizioni sono perle preziose.

 

(1) Pare che continua un poco a venire il mio adorabile Gesù.  Anzi questa mattina trasportandomi fuori di me stessa, mi faceva vedere i gravi mali della società, e le sue grandi amarezze, ed ha versato abbondante in me parte di ciò che l’amareggiava, e dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi un po’ dove è giunta la cecità degli uomini, fino a voler formare legge inique e contro loro stessi ed il loro benessere sociale; figlia mia, perciò ti chiamo di nuovo alle sofferenze, affinché offrendoti con Me alla Divina Giustizia, quelli che la devono combattere questa legge del divorzio ottengano lume e grazia efficace per riuscire vittoriosi.  Figlia mia, Io tollero che facessero guerre, rivoluzioni, che il sangue dei nuovi martiri inondasse il mondo, questo è onore per Me e per la mia Chiesa; ma questa legge brutale è uno sfregio alla Chiesa, ed a Me abominevole ed intollerabile”.

(3) Ora, mentre ciò diceva, ho visto un uomo che combatteva contro di questa legge, stanco e sfinito di forze in atto di volersi ritirare dall’impresa; onde insieme col Signore, l’abbiamo rincorato, e quello ha risposto: “Mi veggo quasi solo a combattere, ed impossibilitato ad ottenere l’intento”.  Ed io gli ho detto: “Coraggio, ché le contraddizione sono tante perle che il Signore si servirà per ornarvi in Cielo”.  E quello ha preso lena ed ha seguitato l’impresa.

(4) Dopo ciò ho visto un’altro tutto affannato, impensierito, non sapendo come decidere, e qualcuno che gli dicevano: “Sai che vuoi (devi) fare? Esci, esci da Roma”.  E quello: “No, non posso, è parola data a mio padre, metterò la vita, ma uscire non mai”.

(5) Dopo ci siamo ritirati, Gesù è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-102

Gennaio 14, 1902

 

Non si è degno di Gesù se non si vuota di

tutto.  In che consiste la vera esaltazione.

 

(1) Stando nel solito mio stato è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non può essere veramente degno di Me, se non chi ha vuotato tutto da dentro di sé, e si è riempito tutto di Me, in modo da formare di sé un’oggetto tutto d’amore divino, tanto, che deve giungere a formare la sua vita, il mio amore, e ad amarmi non col suo amore, ma col mio amore”.

(3) Poi ha soggiunto: “Che significa quelle parole: “Ha deposto dal trono i potenti ed ha esaltato i piccoli?” Che l’anima, distruggendo affatto sé stessa si riempie tutta di Dio, ed amando Dio con Dio medesimo, Iddio esalta l’anima ad un’amore eterno, e questa è la vera e la più grande esaltazione, ed insieme la vera umiltà”.

(4) Poi ha ripetuto: “Il vero segno per conoscere se si possiede questo amore, è se l’anima di niuna cosa si cura che solo d’amar Dio, di farlo conoscere, e fare che tutti l’amassero”.

(5) Poi, ritirandosi nel mio interno ho sentito che pregava dicendo:

(6) “Sempre santa ed indivisibile Trinità, vi adoro profondamente, vi amo intensamente, vi ringrazio perpetuamente per tutti, e nei cuori di tutti”.

(7) E così l’ho passato, che lo sentivo quasi sempre che pregavo dentro di me, ed io insieme con Lui.

 

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4-103

Gennaio 25, 1902

 

La febbre del amore fa prendere il volo

all’anima verso il Cielo.  Rimproveri di Gesù.

 

(1) Questa mattina, dopo avere molto stentato, è venuto il mio adorabile Gesù, ed appena visto gli ho detto: “Amato mio bene, non ne posso più, portatemi una volta per sempre con voi nel Cielo, oppure lasciatevi per sempre con me su questa terra”.

(2) E Lui: “Fammi osservare un poco dove è giunta la febbre del tuo amore, ché siccome la febbre naturale quando giunge ad un grado alto, ha virtù di consumare il corpo e farlo morire, così la febbre dell’amore, se giunge ad un grado altissimo, ha virtù di sciogliere il corpo e far prendere il volo all’anima addirittura verso il Cielo”.

(3) E mentre ciò diceva ha preso il mio cuore fra le sue mani come per visitarlo, ed ha continuato a dirmi:

(4) ”Figlia mia, la forza della febbre dell’amore non è giunta al punto; ci vuole un’altro poco”.

(5) Poi faceva atto che voleva versare, ma io non gli dicevo niente, e Lui, quasi rimproverandomi, dolcemente ha soggiunto:

(6) “Non sai il tuo dovere, che la prima cosa che dovresti fare nel vedermi, è di vedere se c’è in Me qualche cosa che mi affligge ed amareggia, e pregarmi che la versassi sopra di te? Questo è il vero amore, soffrire le pene della persona amata, per poter vedere in tutto contenta la persona che si ama”.

(7) Io, vergognandomi di ciò ho detto: “Signore, versate”.  E Lui ha versato ed è scomparso.

 

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4-104

Gennaio 26, 1902

 

La Regina Mamma resta arricchita delle tre prerogative della SS.  Trinità.

 

(1) Questa mattina, mentre mi trovavo nel solito mio stato, mi vedevo innanzi a me una luce interminabile, e comprendevo che in quella luce vi dimorava la Santissima Trinità, ed insieme vedevo innanzi a quella luce la Regina Mamma, che restava tutta assorbita dalla Santissima Trinità, e Lei che assorbiva in Sé tutte e Tre le Divine Persone, in modo tale che restava arricchita delle tre prerogative della Trinità Sacrosanta, cioè: Potente, Sapiente, Carità, e siccome Iddio ama il genere umano come parte di Sé, e come particella uscita da Sé, e desidera ardentemente che questa parte di Sé stesso ritorni in Lui stesso, così Mamma Regina, partecipando a questo, ama il genere umano di sviscerato amore.

(2) Ora, mentre ciò comprendevo ho visto il confessore, ed ho pregato la Vergine Santissima che s’interponesse presso la Santissima Trinità per lui, e Lei ha fatto un inclino portando la mia prece al Trono di Dio, ed ho visto che dal Trono Divino usciva un flusso di luce, che copriva tutto il confessore, e mi sono trovata in me stessa.

 

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4-105

Febbraio 3, 1902

 

Offre la sua vita per non far confermare la legge del divorzio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa col mio adorabile Gesù Bambino fra le mie braccia; prima ha versato un po’ di ciò che l’amareggiava e poi faceva atto di volersene andare, ed io stringendolo fra le mie braccia gli ho detto: “Carino mio e vita della mia vita, che fate, ve ne volete andare? Ed io come faccio? Non vedete che quando sono priva di voi, è per me un continuo morire? E poi, il vostro cuore che è la stessa bontà non avrà coraggio di farlo, ed io giammai vi lascerò partire”.  E stringendolo forte, come se le mie braccia fossero divenute catene, onde non potendo svincolarsi si è restato con me, taciturno, ed io vedendo i mali della società imperversarsi maggiormente, gli ho detto: “Dolce mio bene, dimmi che ne sarà di questo divorzio che dicono, giungeranno a formare questa legge empia o no?” 

(2) E Lui mi ha detto: “Figlia mia, l’interno dell’uomo contiene un tumore cancrenoso, ripieno di marciume, come se fosse giunto a suppurazione e non potendo contenerlo più dentro, vogliono dare il taglio a questo tumore, ma non per guarirsi, ma per fare che uscendo fuori parte di questo marciume potesse contaminare, ammorbare tutta la società.  Ma il Sole Divino, quasi nuotando in mezzo alla società grida continuamente dicendo: “Oh! uomo, non ti ricordi da qual fonte di purità sei uscito? Che qual aura di luce ti richiamava al tuo cammino? Come, non solo ti sei contaminato, ma vuoi giungere ad agire contro natura, quasi volendo dare un’altra forma alla natura che ti ho dato, e dal modo da Me stabilito”.

(3) Poi ha detto tante altre cose che io non so dire, e diceva questo con tanta amarezza, che io non potendo resistere di vederlo in quel modo, ho detto:

(4) “Signore, ritiriamoci, non vedete come gli uomini vi amareggiano e quasi non vi danno pace?”    Così ci siamo ritirati nel letto, e volendo sollevare il mio buon Gesù, gli ho detto: “Se tanto vi affligge se gli uomini ciò facessero, io vi offro la mia vita a patire qualunque pena per potere ottenere che a ciò non giungessero, e per fare che in qualunque modo non fosse ributtata, l’unisco al tuo sacrificio per poter ottenere con sicurezza rescritto di grazia”.  Mentre ciò dicevo, pareva che il Signore servisse la mia offerta per presentarla alla divina giustizia.  Lui è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.

(5) Pare che gli uomini a qualunque costo vogliono confermare almeno qualche articolo di questa legge, non potendo ottenere di confermarla tutta come loro vogliono e piace.

 

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4-106

Febbraio 8, 1902

 

Significati della Passione di Gesù.

 

(1) Questa mattina nel venire il mio adorabile Gesù, mi ha partecipato parte della sua Passione.  Ora, mentre mi trovavo sofferente, il Signore per rincuorarmi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il primo significato della Passione contiene gloria, lode, onore, ringraziamento, riparazione alla Divinità.  Il secondo è la salvezza delle anime e tutte le grazie che ci vogliono per ottenere lo stesso scopo.  Onde chi partecipa alle pene della mia Passione, la sua vita contiene in sé questi stessi significati, non solo, ma prende la stessa forma della mia Umanità, e siccome detta Umanità sta unita con la Divinità, anche l’anima che partecipa alle mie pene sta a contatto con la Divinità e può ottenere ciò che vuole.  Anzi, le sue pene sono come chiavi per aprire i tesori divini, questo finché vive quaggiù, e poi sta riservato anche al di là del Cielo una gloria distinta per sé che le viene data dalla Umanità e Divinità mia, in modo da assomigliarsi alla stessa mia luce e gloria, ed una gloria più speciale per tutta la corte celeste, che le verrà data per mezzo di quest’anima, per ciò che Io le ho comunicato; perché quanto più le anime si sono assomigliate a Me nelle pene, tanto più da dentro la Divinità uscirà luce e gloria, ed ecco che tutta la corte celeste parteciperà a questa gloria”.

(3) Sia sempre benedetto il Signore, e tutto per sua gloria ed onore.

 

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4-107

Febbraio 9, 1902

 

Gesù si mette a disposizione dell’anima.  Lei

chiede il miracolo di non far confermare il divorzio.

 

(1) Questa mattina, il mio dolcissimo Gesù nel venire mi ha partecipato in abbondanza le sue pene, tanto, che mi sentivo come se dovessi morire.  Ora mentre mi sentivo in tale stato, il benedetto Gesù intenerito e commosso nel vedermi soffrire si è messo nel mio interno, e piegandosi le mani mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come tu sei stata a mia disposizione a soffrire, così anch’Io per contraccambianti mi metto a tua disposizione, dimmi che vuoi che faccia, ché sono pronto a far ciò che tu vuoi”.

(3) Onde io ricordandomi quanto gli dispiacerebbe se gli uomini confermassero la legge del divorzio, ed i mali che alla società ne verrebbero, gli ho detto: “Dolce mio bene, giacché vi benignate di mettervi a mia disposizione, voglio che con la vostra onnipotenza operate un prodigio, che incatenando la volontà delle creature, non potessero confermare questa legge”.  Ed il Signore pareva che accettava la mia proposta, dicendomi: “Quasi tutte le vittime che sono state sulla terra e che ora si trovano in Cielo, tengono qualche stella fulgidissima alle loro corone, che le fanno ben distinguere del posto loro occupato, e queste stelle non sono altro che qualche gloria grande che hanno procurato a Dio, ed insieme un bene grande alla umanità, mercé il mezzo loro.  Tu vuoi che operassi un prodigio per non far confermare questo divorzio, altrimenti non potrebbe ciò succedere; ebbene, per amor tuo farò questo prodigio, e questa sarà la stella più fulgida che risplenderà alla tua corona; cioè, per aver con le tue sofferenze impedito che la mia giustizia in questi tristi tempi, alle tante scelleratezze che commettono, permettesse anche questo male che loro stessi hanno voluto.  Quindi si può dare più gloria grande a Dio e più bene agli uomini”.

 

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4-108

Febbraio 17, 1902

 

Le spiega cosa è la morte.

 

(1) Questa mattina, dopo d’avere molto aspettato, finalmente ho trovato il mio dolcissimo Gesù e querelandomi con Lui, gli ho detto: “Diletto mio bene, come mi fate tanto aspettare? Forse non sapete che senza di voi non posso vivere, e l’anima mia prova un continuo morire?” 

(2) “E Lui: “Diletta mia, ogni qual volta tu cerchi a Me, ti disponi a morire, perché in realtà, che cosa è la morte se non l’unione stabile permanente con Me? Tale fu la mia vita, un continuo morire per amor tuo, e questa continua morte fa la preparazione al grande sacrificio di morire sulla croce per te; sappi che chi vive nella mia Umanità e delle opere della mia Umanità si pasce, forma di sé un grand’albero, pieno di fiori e frutti abbondanti, e questi formano il nutrimento di Dio e dell’anima; chi fuori della mia Umanità vive, le sue opere sono odiose a Dio ed infruttuose per sé stesso”.

(3) Dopo ciò, il Signore ha versato abbondante in me miste ed amarezze, e dolcezze, e poi abbiamo girato un poco in mezzo alle gente, ed io non sapevo distaccare i miei sguardi dal volto del mio amato Gesù, e Lui vedendo ciò mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi si lascia adescare dalle opere del Creatore, lascia sospese alle opere delle creature”.

(5) Lui è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-109

Febbraio 19, 1902

 

L’anima è come tela che riceve in sé il ritratto dell’immagine divina.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere nel mio interno che dormiva, spandendo da sé tanti raggi di luce indorati.  Contenta di vederlo, ma scontenta insieme per non poter sentire la dolcezza e soavità della sua voce creatrice.  Onde, dopo molto aspettare è ritornato a farsi vedere, e vedendo il mio scontento mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel ministero pubblico, è necessario l’uso della voce per farmi intendere, ma nel ministero privato la sola mia presenza basta per tutto, perché vedermi e capire l’armonia delle mie virtù per copiarle in sé stessa è tutto lo stesso; quindi, l’attenzione dell’anima deve essere nel vedermi e di uniformarsi in tutto alle operazioni interne del Verbo, perché quand’Io tiro l’anima a Me, si può dire, almeno per quel tempo, che la tengo alla mia presenza, che fa vita divina.  Essendo la mia luce come pennello per dipingere, le mie virtù vi somministrano i vari colori, e l’anima è come tela che riceve in sé il ritratto dell’immagine divina.  Succede come a quei ponti alti, che quanto più alto altrettanto precipita nel basso una pioggia dirotta, così l’anima innanzi alla mia presenza, si mette nello stato che le conviene, cioè nel basso, nel nulla, tanto da sentirsi distruggere, e la Divinità a torrente vi piove la grazia e giunge a sommergerla in Sé stesso, perciò dev’essere contenta di tutto, se parlo, e contenta se non parlo”.

(3) Mentre ciò diceva mi sono sentita come sommergere in Dio, e dopo mi sono trovata in me stessa.

 

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4-110

Febbraio 21, 1902

 

La parola di Gesù fu semplice, tanto, da farla comprendere ai dotti ed ai più ignoranti.  I predicatori di questi tempi tanti di giri e raggiri vi mescolano, che i popoli restano digiuni ed annoiati; si vede che non l’attingono dalla fonte divina.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere nel mio interno quasi in atto di riposarsi; ma mentre pareva che riposava, come se avesse ricevuto un’offesa che non poteva sopportare, come destandosi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, abbi pazienza, fammi versare in te quest’amarezza, che non mi dà riposo”.

(3) Ed in così dire, ha versato in me ciò che l’amareggiava ed ha preso il suo aspetto dolce in modo da poter riposare, poi continuava a stare nel mio interno, spandendo tanti raggi di luce in modo da formare una rete di luce da prendere tutti gli uomini dentro di quella rete, solo chi riceveva più, chi meno di quella luce.  Ora mentre ciò vedevo, Nostro Signore mi ha detto:

(4) “Diletta mia, quando faccio silenzio è segno che voglio riposo, cioè che tu ti riposi in Me, ed Io in te.  Quando parlo è segno che voglio vita attiva, cioè che mi aiuti nell’opera della salvezza delle anime; perché essendo mie immagine, ciò che loro si fa, lo ritengo fatto a Me stesso”.

(5) In dire ciò vedevo parecchi sacerdoti, e Gesù come lamentandosi con loro ha soggiunto:

(6) “Il mio dire fu semplice, tanto da farlo comprendere ai dotti e ai più ignoranti, come si nota con chiarezza nel Santo Vangelo, ed i predicatori di questi tempi tanti di giri e raggiri vi mescolano, che i popoli restano digiuni ed annoiati; si vede che non l’attingono dalla fonte della mia sorgente”.

 

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4-111

Febbraio 24, 1902

 

La Regina Mamma le parla dei suoi dolori.  Continua a parlare sul divorzio.

 

(1) Stando nel mio solito stato, è venuta la Regina Madre e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i mie dolori come dicono i profeti, furono un mare di dolori, ed in Cielo si sono cambiati in un mare di gloria, ed in ciascun dolore mio ha fruttificato altrettanti tesori di grazia; e siccome in terra mi chiamano stella del mare, che con sicurezza guida al porto, così in Cielo mi chiamano stella di luce per tutti i beati, dimodocchè ne sono ricreati di questa luce che mi produssero i miei dolori”.

(3) In questo mentre, è venuto il mio adorabile Gesù dicendomi:

(4) “Diletta mia, non vi è cosa che più mi è cara e gradevole, quanto un cuore giusto che mi ama e vedendomi soffrire mi prega di soffrire essa ciò che soffro Io, questo mi lega tanto, ed ha tanta forza sul mio cuore, che per ricompensa le do tutto Me stesso, e le concedo le grazie più grandi e ciò che essa vuole; e se ciò non facessi, avendo fatto di Me donazione, sento che quante cose non le dono, tanti furti vengo a farle, ossia tanti debiti contraggo con essa”.

(5) Dopo mi ha trasportato fuori di me stessa, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, vi sono certe offese che superano di gran lungo le stesse sofferenze che soffrii nella mia passione; come quest’oggi ne ho ricevute varie, che se non versassi parte, la mia giustizia mi obbligherebbe a mandare sulla terra fieri flagelli; perciò fammi versare in te”.

(7) Dopo versate non so come, sentendolo parlare delle offese gli ho detto: “Signore, questa legge del divorzio che dicono, è certo che non la confermeranno?” 

(8) E Lui: “Per ora è certo, ché poi da qui a cinque, dieci, venti anni, o che ti sospenda da vittima, o che ti possa chiamare nel Cielo, potranno farlo, ma il prodigio d’incatenare la loro volontà e di confonderli, per ora l’ho fatto; ma se sapessi la rabbia che tengono i demoni e quelli che volevano questa legge, che la tenevano per certo d’ottenerla, è tanta, che se potessero distruggerebbero qualunque autorità, e farebbero strage da per ogni dove.  Onde per mitigare questa rabbia e per impedire in parte queste stragi, vuoi tu esporti un poco al loro furore?” 

(9) Ed io: “Sì, purché venite con me”.  E così siamo andati ad un luogo dove stavano demoni e persone che parevano furibondi, arrabbiati ed impazziti; appena vistami, sono corsi sopra di me come tanti lupi, e chi mi batteva, chi mi stracciava le carni, avrebbero voluto distruggermi, ma non avevano il potere.  Ma io, sebbene ho sofferto molto, non li temevo, perché avevo Gesù con me.  Dopo ciò mi sono ritrovata in me stessa, come ripiena di varie pene.  Sia sempre benedetto il Signore.

 

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4-112

Marzo 2, 1902

 

Effetti della fede.

 

(1) Questa mattina mi sentivo tutta impensierita, come se il Signore volesse di nuovo sottrarmi la sua presenza, e quindi togliermi le sofferenze, ed anche un po’ di sfiducia.  Onde, dopo molto aspettare, quando appena è venuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi della fede si nutre acquista vita divina, e acquistando vita divina distrugge l’umana, cioè distrugge in sé i germi che produsse la colpa originale, riacquistando la natura perfetta come uscì dalle mie mani, simile a Me, e con ciò viene a superare in nobiltà la stessa natura angelica”.

(3) Detto ciò è scomparso.

 

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4-113

Marzo 3, 1902

 

I castighi sono necessari.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù non ci veniva, ed io mi sentivo morire per la sua assenza.  Onde verso l’ultima ora, mosso di me a compassione, è venuto e baciandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è necessario che qualche volta non venga, altrimenti come darei sfogo alla mia giustizia? E gli uomini, vedendo che Io non li castigo non farebbero altro che imbaldanzire sempre più; quindi sono necessarie le guerre, le stragi; il principio ed il mezzo sarà dolorosissimo, ma la fine sarà giocondissima; e poi tu lo sai, che la prima cosa è la rassegnazione alla mia Volontà”.

 

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4-114

Marzo 5, 1902

 

Il mal esempio dei capi.

 

(1) Questa mattina mi sono trovata fuori di me stessa, e dopo d’essere andata in cerca del mio adorabile Gesù, l’ho ritrovato; ma con mia sorpresa ho visto che teneva conficcate nei piedi, sotto alle piante, tante spine che le davano dolore e l’impedivano di camminare, tutto afflitto si è gettato nelle mie braccia quasi volendo trovare riposo e farsi togliere da me quelle spine, io me l’ho stretto e gli ho detto: “Dolce amor mio, se saresti venuto nei giorni scorsi non vi sareste conficcate tante spine, al più come se ne conficcava qualcuna, così ve l’avrei tirata, ecco che avete fatto col non venire”.  E mentre ciò io dicevo, gli andavo tirando tutte quelle spine, ed i piedi del benedetto Gesù sgorgavano sangue, e Lui spasimava per il forte dolore.  Dopo ciò, come se si fosse rinfrancato ha voluto anche versare e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che corruzione nei popoli, che storti sentieri vi battono, ma a ciò ha influito il mal esempio dei capi, mentre chi possiede la minima di qualunque autorità, lo spirito di disinteresse dev’essere luce per farlo distinguere che è capo, e la giustizia da lui esercitata dev’essere come folgore da colpire gli occhi degli astanti, in modo da non poterli far muovere di lui e dai suoi esempi”.

(3) Detto ciò è scomparso.

 

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4-115

Marzo 6, 1902

 

Gesù viene spogliato d’ogni principato, d’ogni regime e d’ogni sovranità.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù nel venire si faceva vedere tutto nudo, cercando come coprirsi nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, mi hanno spogliato d’ogni principato, d’ogni regime, d’ogni sovranità; e per riacquistare questi miei dritti sopra le creature è necessario che spogli loro e quasi li distrugga, ed in questo conosceranno che dove non c’è Dio per principio, per regime e per sovrano, tutto porta alla distruzione di loro stessi, e quindi alla fonte di tutti i mali”.

 

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4-116

Marzo 7, 1902

 

L’anima innanzi alla presenza Divina acquista

in sé stessa e copia i modi dell’operare divino.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena ho visto il mio amante Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando tiro l’anima innanzi alla mia presenza ha questo bene, che acquista in sé stessa e copia i modi dell’agire divino, in modo che trattando poi con le creature, sentono in loro stesse la forza dell’agire divino che detta anima possiede”.

(3) Dopo ciò mi sentivo un timore, cioè che quelle cose che faccio nel mio interno se fossero accetevole o no al Signore, e Lui ha soggiunto:

(4) “Perché temi mentre la tua vita è innestata con la Mia? E poi, tutto ciò che fai nel tuo interno è stato infuso da Me, e molte volte l’ho fatto Io insieme con te, suggerendoti il modo come farli e come fossero a Me graditi; altre volte ho chiamato gli angioli ed uniti insieme hanno fatto ciò che tu facevi nel tuo interno; ciò significa che gradisco quello che tu fai, e che Io stesso ti ho insegnato; perciò seguita e non temere”.

(5) Così sono restata tranquillizzata.

 

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4-117

Marzo 10, 1902

 

La pena dell’amore è più terribile dell’inferno.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo fuori di me stessa andando cercando il mio adorabile Gesù e non lo trovavo, ripetevo le ricerche, i pianti, ma tutto invano, non sapevo più che fare, il mio povero cuore agonizzava ed assorbiva un dolore tanto acuto da non saperlo spiegare, so dire solo che non so come sono restata viva.  Mentre mi trovavo in questa dolorosa situazione, ma sempre cercandolo senza potermi un momento astenermi di fare nuove ricerche, finalmente l’ho trovato e gli ho detto: “Come Signore ti fai meco crudele? Vedi un poco tu stesso se sono pene che possa io tollerare”.  E tutta sfinita mi sono abbandonata nelle sue braccia; e Gesù tutta compatendomi e guardandomi mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, hai ragione, quietati che sto con te e non ti lascerò; povera figlia, come soffri, la pena dell’amore è più terribile dell’inferno; che cosa tiranneggia di più, l’inferno o un amore contrapposto, un’amore odiato? Che cosa può tiranneggiare un’anima di più dell’inferno? Un’amore amato.  Se tu sapessi quanto Io soffro nel vederti per causa mia tiranneggiata da questo amore; per non farmi soffrire tanto dovresti stare più quieta quando ti privo della mia presenza.  Immaginati tu stessa, se Io tanto soffro nel veder soffrire chi non mi ama e mi offende, quanto più soffrirò nel veder soffrire chi mi ama?” 

(3) Onde io nel sentire ciò, commossa ho detto: “Signore, dimmi almeno se vuoi che mi sforzi d’uscire da questo stato senza aspettare il confessore quando non venite?” 

(4) E Lui ha soggiunto: “Non voglio, no, che tu esci da questo stato prima che venga il confessore, lascia ogni timore, Io mi metto nel tuo interno tenendoti le tue mani nelle mie, ed al contatto delle mie mani conoscerai che sto con te”.

(5) Così quando mi viene l’ansia di volerlo, mi sento stringere le mani da quelle di Gesù, e sentendo il contatto divino mi quieto e dico: “E’ vero, sta con me”.  Altre volte venendo più forte il desio di vederlo, mi sento stringere più forte le mani dalle sue e mi dice:

(6) “Luisa, figlia mia, sto qui, qui sto; non mi cercare altrove”.

(7) E così pare che sto più quieta.

 

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4-118

Marzo 12, 1902

 

Minacce di castighi.

 

(1) Seguitando a vedere nello stesso modo il mio adorabile Gesù, cioè nel mio interno, ma lo vedevo dentro di me di spalle al mondo, con un flagello nella mano in atto di mandarlo sopra le creature, e con ciò pareva che succedevano castighi sopra i ricolti, mortalità di gente; e nell’atto di mandare quel flagello ha detto parole di minacce tra le quali mi ricordo solamente:

(2) “Io non volevo, ma voi stessi avete cercato che vi sterminassi, ebbene, vi sterminerò”.

(3) Detto ciò è scomparso.

 

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4-119

Marzo 16, 1902

 

Non si deve cercare il comodo proprio, né la stima

ed il piacere altrui, ma solo ed unico piacere di Dio.

 

(1) Oh! quanto si stenta per farlo venire un poco, è un continuo crepacuore e timore ancora più non viene.  Oh! Dio, che pena, non so come si vive, sebbene si vive morendo.  Onde per poco si ha fatto vedere in un stato compassionevole, con un braccio troncato, tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi che mi fanno le creature, come vuoi tu che non li castighi?” 

(3) E mentre ciò diceva, pareva che prendesse una croce alta, di cui braccia pendevano da sei o sette città, e succedevano diversi castighi.  Nel vedere ciò ho molto sofferto, e Lui volendomi distrarre da quella pena ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu soffri molto quando ti privo della mia presenza, questo di necessità ti deve succedere, perché essendo stata per tanto tempo vicina, immedesimata col contatto della Divinità, e quindi hai goduto a tuo bell’agio tutto il piacevole della luce divina, e quanto più uno ha goduto luce, tanto più sente la privazione di detta luce, e le noie, i fastidi e le pene che portano con sé le tenebre”.

(5) Poi ha ripetuto: “Ma però la cosa principale d’ognuno è che in ogni suo pensieri, parole ed opere, non cerchi il comodo proprio, né la stima ed il piacere altrui, ma solo ed unico piacere di Dio”.

 

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4-120

Marzo 18, 1902

 

L’inquietudine fa soffrire a Gesù.

 

(1) Questa mattina mi sentivo inquieta per l’assenza del mio adorabile Gesù, onde avendo fatto la comunione, appena venuto nel mio cuore ho cominciato a dire tanti spropositi: “Dolce mio bene, non è cosa di star quieta quando non venite, voi vedendomi calma ve ne abusate, e non vi date nessun pensiero di venire; quindi è necessario fare passi, altrimenti non si riesce”.  Lui nel sentirmi si è mosso nel mio interno è si ha fatto vedere in atto di sorridere, ché sentiva i miei spropositi e mi ha detto:

(2) “Tu poi, vuoi che soffra; perché sapendo che se tu stai inquieta Io vengo più a soffrire, non cercando di star quieta è lo stesso che volermi far più soffrire”.

(3) Ed io, pazza come stavo ho detto: “Meglio che soffrite, perché dalla stessa sofferenza vostra potete avere più compassione della mia sofferenza; e poi, la sofferenza che vi viene dal peccato, quella è brutta, basta che non è quella”.

(4) E Gesù: “Ma se Io vengo tu mi costringi a non far castighi, mentre sono tanto necessari, allora dovresti conformarti meco a volere ciò che voglio Io”.

(5) Ed io ricordandomi ciò che aveva visto nei giorni passati ho detto: “Che castighi? Che volete far morire le gente? Fateli morire, una volta devono venire a voi ed alla patria propria, purché li salvate; quello che voglio è che li liberate dai mali contagiosi”.  Il Signore non mi ha dato retta ed è scomparso.  Ritornando a venire si faceva vedere sempre con le spalle voltate al mondo, e più che ho fatto non mi è riuscito a farlo guardare, e quando lo volevo costringere per forza:

(6) “Non mi forzare, altrimenti mi costringi a privarti della mia presenza”.

(7) Onde sono rimasta con un rimorso e mi sento d’aver fatto tanti difetti.

 

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4-121

Marzo 19, 1902

 

Le creature si sono corrotte di propria volontà.

Gesù non vuole avere compassione di loro.

 

(1) Continuando il rimorso, ma però il Signore ha continuato a venire, e volendo riparare ciò che avevo fatto il giorno innanzi gli ho detto: “Signore, andiamo a vedere ciò che fanno le creature, sono tue immagini, non volete aver compassione di loro?” 

(2) E Lui: “No, non voglio andare; di volontà propria si sono corrotti, ed Io permetterò che ciò che serve per loro alimento le servirà d’infezione; vuoi andare tu ad aiutare, a confortare, a far qualche cosa? Va; ma Io no”.

(3) Così ho lasciato il mio diletto Gesù, ed io sono andata in mezzo alle creature, ho aiutato a ben morire qualcuno, e poi ho visto da dove veniva l’aria infetta, ed ho fatto varie penitenze per allontanarla e poi me ne sono ritornata, e continuava a farsi vedere il benedetto Gesù, ma in silenzio.

 

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4-122

Marzo 23, 1902

 

L’appoggio della vera santità è la conoscenza di sé stesso.

 

(1) Dopo aver molto stentato, è venuto il mio dolcissimo Gesù, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’appoggio della vera santità sta nella conoscenza di sé stesso”.

(3) Ed io: “Davvero”.

(4) E Lui: “Certo, perché la conoscenza di sé stesso disfà sé stesso e si appoggia tutto nella conoscenza che acquista di Dio, in modo che il suo operare è lo stesso operare divino, non rimanendo più nulla dell’essere proprio”.

(5) Poi ha soggiunto: “Quando l’interno si imbeve, si occupa tutto di Dio e di tutto ciò che a Lui appartiene, Iddio comunica tutto Sé stesso all’anima; quando poi l’interno si occupa ora di Dio, ora di altre cose, Iddio si comunica in parte all’anima”.

 

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4-123

Marzo 27, 1902

 

Ammaestramenti di Gesù sulla Giustizia.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, sono andata cercando il mio dolcissimo Gesù, e mentre giravo l’ho visto in braccia alla Regina Madre, stanca come stava, tutta ardita, l’ho quasi strappato e me l’ho preso fra le mie braccia dicendogli: “Amor mio, questa è la promessa di non dovermi lasciare, mentre nei giorni scorsi poco o niente ci siete venuto?” 

(2) Ed Egli: “Figlia mia, con te ci stavo, solo che non mi hai veduto con chiarezza, e poi se i tuoi desideri fossero stati tanto ardenti da bruciare il velo che t’impediva di vedermi, mi avresti certo veduto”.

(3) Poi, come se avesse voluto farmi un’esortazione ha soggiunto:

(4) “Non solo devi essere retta, ma giusta; e nella giustizia entra l’amarmi, lodarmi, glorificarmi, ringraziarmi, benedirmi, ripararmi, adorarmi, non solo per sé, ma per tutte le altre creature; questi sono diritti di giustizia che esigo da ogni creatura, e che come Creatore mi spettano, e chi mi nega un solo di questi diritti, non può dirsi mai giusto.  Perciò pensa a compiere il tuo dovere di giustizia, che nella giustizia troverai il principio, il mezzo ed il fine della santità”.

 

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4-124

Marzo 30, 1902

 

Vede la Risurrezione.  Veste di luce dell’Umanità risorta di Gesù.

 

(1) Questa mattina trovandomi fuori di me stessa, ho visto per poco il mio adorabile Gesù nell’atto della sua Risurrezione, tutto vestito di luce risplendente, tanto che il sole restava oscurato dinanzi a quelle luce.  Ond’io sono restata incantata ed ho detto: “Signore, se non sono degna di toccare la tua Umanità glorificata, fatemi toccare almeno le vostre vesti”.

(2) E Lui mi ha detto: “Diletta mia, che dici? Dopo che fui risorto non ebbi più bisogno di vesti materiali, ma le mie vesti sono di sole, di luce purissima che copre la mia Umanità e che risplenderà eternamente dando gaudio indicibile a tutti i sensi dei beati comprensori.  E questo è stato concesso alla mia Umanità, perché non ebbi parte di essa che non fosse coperta d’obbrobri, di dolori, e di piaghe”.

(3) Detto ciò è scomparso, senza che abbia toccato né l’Umanità, né le vesti, ossia, mentre le prendeva fra le mie mani le sue sacre vesti, mi sfuggivano e non me le trovavo.

 

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4-125

Aprile 4, 1902

 

Distruggendo i beni morali, si distrugge anche i beni fisici e temporali.

 

(1) Continuando il mio solito stato il mio adorabile Gesù viene, ma quasi sempre in silenzio, ossia mi dice qualche cosa appartenente alla verità, e succede che fin quando sta il Signore la comprendo e mi pare che saprò ridire, ma scomparendo mi sento tirare quella luce di verità infusami e non so ridirne niente.  Questa mattina poi, ho dovuto molto stentare nell’aspettarlo, e nel venire mi ha trasportato fuori di me stessa, facendosi vedere molto sdegnato.  Onde io per placarlo ho fatto vari atti di pentimento, ma a Gesù pareva che non li piaceva nessuno; io tutta mi affannavo nel variare gli atti di pentimento, chi sa potesse qualcuno piacergli, alla fine gli ho detto:

(2) “Signore, mi pento delle offese fatte da me e da tutte le creature della terra, e mi pento e mi dispiace per il solo fine che abbiamo offeso voi, sommo bene, che mentre meritate amore, noi abbiamo ardito di darvi offese”.

(3) Con questa ultima parve il Signore compiaciuto e mitigato.  Dopo ciò mi ha trasporto in mezzo ad una via dove stavano due uomini in forma di bestie, tutti intenti a distruggere ogni sorte di bene morale.  Parevano forti come leoni, ed ubriachi di passione, al solo vederli mettevano terrore e spavento.  Il benedetto Gesù mi ha detto:

(4) “Se vuoi un poco placarmi, va a passare da mezzo a quegli uomini, a convincerli del male che fanno, affrontando il loro furore”.

(5) Sebbene un po’ timida, pur sono andata ed appena vistami mi volevano ingoiare, io però gli ho detto: “Permettete che parli e poi fatemi quel che volete, dovete sapere che se giungerete al vostro intento di distruggere qualunque bene morale appartenente a religione, virtù, dipendenza e benessere sociale, voi senza avvedervi dell’errore verrete a distruggere insieme tutti i beni fisici e temporali, perché per quanto si toglie ai beni morali, altrettanto si raddoppiano i mali fisici; quindi senza avvedervi andate contro voi stessi, distruggendo tutti quei beni caduchi e passeggeri che tanto amate, non solo, ma andate cercando chi distrugge la vostra stessa vita, e sarete causa di far versare lacrime amare ai vostri superstiti”. 

(6) Poi ho fatto un’atto grandissimo d’umiltà, che non lo so neppure ridire, e quelli sono restati come uno che le passa lo stato di pazzia, e tanto deboli, che non avevano forza neppure di toccarmi; così sono passata libera e comprendevo che non c’è forza che può resistere alla forza della ragione e dell’umiltà.

 

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4-126

Aprile 16, 1902

 

Modo per reprimere le passioni.  L’importanza dei primi moti di esse.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù non ci veniva, onde io non vedendolo venire ho detto: “Che me ne sto più a fare in questo stato, se l’oggetto che mi teneva rapita più non viene? Meglio che la finisco una volta”.  Mentre ciò dicevo è venuto per poco il mio dolce Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto il punto sta nel reprimere i primi moti, se l’anima sta attenta in questo, tutto andrà bene; se poi no, ai primi moti non repressi usciranno le passioni fuori, e romperanno la fortezza divina, che come siepe circonda l’anima, per tenerla ben custodita ed allontanarle i nemici che sempre cercano d’insidiare e di nuocere alla povera anima; ma però se appena avvertita entra in sé stessa, si umilia, si pente, e con coraggio vi pone rimedio, la fortezza divina vi si serra di nuovo intorno all’anima; se poi non vi pone rimedio, rotta che sta la divina fortezza, darà la rotta a tutti i vizi.  Quindi attenta ai primi moti, pensieri, parole che non siano retti e santi, -ché sfuggiti che ti siano i primi non è più l’anima che regna ma le passioni che padroneggiano-, se vuoi che la fortezza non ti lasci sola un solo istante”.

 

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4-127

Aprile 25, 1902

 

La croce è Sacramento.

 

(1) Questa mattina mi sono trovata fuori di me stessa, e dopo d’essere andata in cerca del mio dolce Gesù, l’ho ritrovato, ma in atto tanto compassionevole, da spezzare il cuore, teneva le mani piagate, attratte per l’asprezza del dolore che non si potevano toccare; io ho fatto per toccare per poter stendergli le dita e rimarginarne le piaghe, ma non ho potuto, ché il benedetto Gesù piangeva per il forte dolore.  Allora non sapendo che fare, me l’ho stretto e gli ho detto: “Amante mio bene, è da qualche tempo che non mi avete partecipato i dolori delle vostre piaghe, forse perciò si sono così inasprite; vi prego a farmi parte delle vostre pene, così soffrendo io si possano mitigare le vostre”.  Mentre così dicevo è uscito un angelo con un chiodo in mano, e mi ha trapassato le mani ed i piedi, e come conficcava il chiodo nelle mie mani, così si andavano rallentando le dita e restavano rimarginate le piaghe del mio caro Gesù.  E mentre io soffrivo, il Signore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la croce è sacramento; ognuno dei sacramenti contiene i suoi effetti speciali: Chi toglie la colpa, chi conferisce la grazia, chi unisce con Dio, chi dona la forza, e tant’altri effetti; e la sola croce unisce tutti insieme questi effetti producendoli nell’anima con tale efficacia, da renderla in pochissimo tempo simile all’originale da donde uscì”.

(3) Dopo ciò, come se avesse voluto prendere riposo si è ritirato nel mio interno.

 

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4-128

Aprile 29, 1902

 

Chi tutto vuole da Dio, deve dare tutto sé stesso a Dio.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù per poco è venuto dicendomi:

(2) “Figlia mia, chi tutto vuole da Dio, deve dare tutto sé stesso a Dio”.

(3) E si è fermato senza dirmi più niente per allora; onde io vedendolo a me vicino gli ho detto: “Signore, abbiate compassione di me, non vedete come tutto è arido e disseccato, mi pare che sono divenuta tanto secca come se mai avesse avuto goccia di pioggia”.

(4) E Lui: “Meglio così.  Non lo sai tu che quanto più le legna sono secche, tanto più facile il fuoco le divora e le converte in fuoco? Basta una sola scintilla per accenderle, ma se sono piene d’umori e non ben disseccate, ci vuol gran fuoco per accenderle e molto tempo per convertirle in fuoco.  Così nell’anima, quando tutto è secco basta una sola scintilla per convertirla tutta in fuoco d’amor divino”.

(5) Ed io: “Signore, mi burlate, come allora tutto è brutto, e poi che cosa dovete bruciare se tutto è secco?” 

(6) E Lui: “Non ti burlo, e tu stessa non lo comprendi che quando tutto non è secco nell’anima, umore è la compiacenza, umore è la soddisfazione, umore il proprio gusto, umore è la stima propria; invece quando tutto è secco e l’anima opera, questi umori non hanno da dove nascere, ed il fuoco divino trovando la sola anima nuda, secca come da Lui fu creata, senz’altri umori estranei, essendo roba sua gli riesce facilissimo convertirla nel suo stesso fuoco divino.  E dopo ciò Io le infondo un’abito di pace, venendo conservata questa pace dall’ubbidienza interna, e custodita dall’ubbidienza esterna, questa pace partorisce tutto Dio nell’anima, cioè tutte le opere, le virtù, i modi del Verbo umanato, in modo che si scorge in essa la sua semplicità, l’umiltà, la dipendenza della sua vita infantile, la perfezione delle sue virtù adulte, la mortificazione e crocifissione del suo morire; ma questo incomincia sempre, che chi vuole tutto Cristo, deve dare tutto a Cristo”.

 

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4-129

Maggio 16, 1902

 

Due stati sublimi.

 

(1) Questa mattina dopo aver molto stentato, è venuto il mio dolcissimo Gesù, ed io appena visto mi l’ho stretto tanto, e gli ho detto: “Caro mio bene, questa volta ti stringerò tanto da non farti più sfuggire”.  In questo mentre mi sono sentita tutta riempita di Dio, come se fossi inondata, in modo che le mie potenze dell’anima sono restate come incantate ed inoperose, solo che guardavano.  Dopo essere stata qualche poco in questa inoperosa ma dolce e gradita posizione, il mio adorabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, alcune volte riempio tanto di Me stesso l’anima, che l’anima sperdendosi in Me resta come oziosa; altre volte le lascio qualche parte vuota, ed allora l’anima innanzi alla mia presenza, vi traffica mirabilmente, e rompendo in atti di lode, di ringraziamento, d’amore, di riparazione ed altro, in modo che riempie di questi quei vuoti che le lascio.  Ma però, questi due stati sono ambedue sublimi, e si danno a vicenda la mano”.

 

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4-130

Maggio 22, 1902

 

La Santissima Vergine incita Gesù a far soffrire a Luisa.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù non ci veniva, ed oh! quanto ho dovuto soffrire e quanti spropositi ho detto, è inutile il dirlo.  Onde dopo avermi stancato ben bene, mi sono sentita una persona vicina, ma non vedevo il volto, ho steso la mano per trovarlo, e l’ho trovato che stava la sua testa poggiata sopra la mia spalla, svenuto; l’ho guardato ed ho conosciuto il mio dolce Gesù, e mi pareva svenuto per i tanti spropositi che ho detto; quindi appena visto che rinveniva, non sapevo quant’altri spropositi volevo dirgli, ma Gesù mi ha detto:

(2) “Chetati, chetati, non voler più dire, altrimenti mi farai venir meno, il tuo tacere mi farà prendere vigore e così potrò almeno baciarti, abbracciarti e renderti contenta”.

(3) Così mi sono lasciata in silenzio, ed ambedue ci siamo baciati molte volte, e Gesù mi faceva tante dimostrazioni d’amore, ma non so spiegarlo.  Dopo ciò mi sono trovata fuori di me stessa, ed andavo cercando il diletto dell’anima mia, e non trovandolo ho alzato gli occhi al cielo, chi sa lo potessi di nuovo rinvenire, ed ho visto che ci stava la Regina Madre e Gesù Cristo voltate le spalle, che contendevano insieme, e siccome non voleva dar retta alla Madre, perciò stava voltato di spalle tutto pieno di furore, e pareva che dalla bocca gli usciva il fuoco dell’ira sua.  Ed io ho capito solo, che Nostro Signore in quel giorno voleva col fuoco della sua ira, voleva distruggere tutto ciò che serviva all’alimento dell’uomo; e la Santissima Vergine non voleva e Gesù che diceva:

(4) “Ma a chi sfogare questo fuoco acceso dell’ira mia?”

(5) E la Madre che diceva: “Stai con chi potete sfogarlo, (additando me), non la vedi che sta sempre pronta ai nostri voleri?” E Gesù nel sentire ciò si è voltato alla Madre, come se si avessero combinato insieme, hanno chiamato gli angeli, dando a ciascuno di essi una scintilla di quel fuoco che usciva da Gesù Cristo, e quelli l’hanno portato a me, mettendole una nella bocca e le altre alle mani, ed ai piedi, ed al cuore; io soffrivo, mi sentivo divorare, amareggiare da quel fuoco, ma però mi sentivo rassegnata a tutto sopportare.  Il benedetto Gesù e la Madre erano spettatori delle mie sofferenze, e Gesù pareva in qualche modo rappacificato.  In questo mentre mi sono trovata in me stessa e stava il confessore per chiamarmi all’ubbidienza, secondo il solito, quando nel meglio invece di chiamarmi all’ubbidienza, ha messo l’intenzione di farmi soffrire la crocifissione.  Gesù ha concorso a parteciparmi le sue pene, pareva che il confessore ha compiuto l’opera incominciata dalla Regina Madre.  Sia tutto a gloria di Dio e sempre benedetto.

 

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4-131

Giugno 2, 1902

 

Il Trono di Gesù è composto di virtù.  L’anima che

possiede le virtù lo fa regnare nel suo cuore.

 

(1) Questa mattina dopo d’avere molto stentato, Gesù benedetto si è mosso nel mio interno ed ho visto che ci stava dentro di me abbracciato, sostenuto come da un’altra persona, io sono restata meravigliata nel vedere ciò, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’interno dell’anima è un ripieno di passioni, e come l’anima va abbattendo le passioni, così prende posto ciascuna virtù, corredata da gradi di grazia, e secondo che la virtù va perfezionandosi, così la grazia vi somministra i suoi gradi.  E siccome il mio trono è composto di virtù, così l’anima che possiede le virtù mi somministra le braccia, il trono come poter regnare nel suo cuore, e tenermi continuamente abbracciato e corteggiato, fino a deliziarmi con essa.  Essendo che l’anima può macchiarsi, ma la virtù resta sempre intatta, e finché l’anima la sa tenere, sta con essa, quando no, se ne fa a me ritorno, cioè da donde era uscita.  Perciò non ti meravigliare se mi hai visto così nel tuo interno”.

 

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4-132

Giugno 15, 1902

 

L’amore non è un attributo di Dio, ma la sua stessa Natura.

L’anima che veramente ama Gesù non può perdersi.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato, il mio adorabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le virtù possono dirsi che sono le mie doti ed i miei attributi, ma l’amore non può dirsi che sia un mio attributo, ma la mia stessa natura.  Onde tutte le virtù formano il mio trono e le mie qualità, ma l’amore forma Me stesso”.

(3) Nel sentire ciò, mi sono ricordata che il giorno innanzi aveva detto ad una persona che temeva sull’incertezza della salvezza, che chi veramente ama Gesù Cristo può essere sicuro di salvarsi; io per me, lo ritengo per impossibile che Nostro Signore allontani da Sé un’anima che di tutto cuore l’ama, perciò, pensiamo ad amarlo, e terremo in proprio pugno la nostra salvezza.  Onde ho domandato all’amante Gesù, se col dir ciò avevo detto male, e Lui ha soggiunto:

(4) “Diletta mia, con ragione ciò tu dicesti, perché l’amore ha questo di proprio, di formare di due oggetti uno solo, di due volontà una sola.  Onde l’anima che mi ama forma con Me una sola cosa, una sola volontà, come può dunque separarsi da Me? Molto più che essendo la mia natura amore, dove trova qualche scintille d’amore nell’umana natura, subito l’unisce all’amore eterno.  Onde, come è impossibile formare di una anima due anime, d’un corpo due corpi, così è impossibile di andar perduta chi veramente mi ama”.

 

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4-133

Giugno 17, 1902

 

La mortificazione produce la gloria.

 

(1) Questa mattina quando appena ho visto il mio diletto Gesù, e pareva che teneva una carta scritta in mano, che si leggeva:

(2) “La mortificazione produce la gloria.  Chi vuol trovare la fonte di tutti i piaceri, deve allontanarsi da tutto ciò che può a Dio dispiacere”.

(3) Detto ciò è scomparso.

 

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4-134

Giugno 29, 1902

 

Gesù parla della Francia.

 

(1) Questa mattina, quando appena ho visto il mio adorabile Gesù ho sentito che diceva, senza saperne il perché:

(2) “Povera Francia, povera Francia, ti sei inalberata ed hai rotto e spezzato le leggi più sacre, disconoscendomi per tuo Dio, e ti sei resa d’esempio alle altre nazioni per attirarle al male, ed il tuo esempio ha tanta forza, che le altre nazioni stanno per rovinare; ma sappi però che in castigo di ciò sarai conquista”.

(3) E dopo ciò si è ritirato nel mio interno, e sentivo che cercava aiuto, pietà, compassione di tante sue pene.  Era cosa straziante sentire che Gesù benedetto voleva aiuto dalle sue creature.

 

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4-135

Luglio 1, 1902

 

Le vere vittime devono esporsi alle pene di Gesù.

Macchinazioni contro la Chiesa e contro del Papa.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa inginocchiata sopra d’un altare, insieme con altre due persone.  In questo mentre è uscito Gesù Cristo sopra di questo altare, ed ha detto:

(2) “Le vere vittime devono avere comunicazione con la mia stessa vita, devono fruire di Me stesso ed esporsi alle mie stesse pene”.

(3) Mentre ciò diceva, ha preso una pisside in mano ed a tutte e tre ci ha fatto la comunione.  Dopo ciò, dietro di quell’altare pareva che stava una porta che sporgeva in mezzo ad una strada piena di gente e zeppa zeppa di demoni, in modo che non si poteva camminare senz’essere premuta da loro, ché essendo piena di spine acutissime non si poteva far movimento senza sentirsi pungere fin dentro le proprie carni.  A qualunque costo avrei voluto sfuggire da quei diabolici furori, e quasi mi sforzavo di farlo, ma non so chi mi ha impedito col dirmi:

(4) “Tutto ciò che tu vedi sono macchinazioni contro la Chiesa e contro del Papa; vorrebbero che il Papa uscisse di Roma, invadendo il Vaticano ed appropriandolo, e se tu vorresti sottrarti da queste molestie, gli uomini ed i demoni prenderanno forza e faranno uscir fuori queste spine che pungeranno la Chiesa acerbamente; e se tu ti contenterai di soffrirle, resteranno infiacchiti l’uno e l’altro”.

(5) Nel sentire ciò, mi sono arrestata, ma chi può dire ciò che ho passato e sofferto; mi credevo che non dovessi più uscire da mezzo a quei diabolici spiriti, ma dopo essere stata quasi una notte, la protezione divina mi ha liberato.

 

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4-136

Luglio 3, 1902

 

Gesù le parla della sua Vita Eucaristica.

 

(1) Continuando il mio solito stato mi sono trovata fuori di me stessa, dentro d’una Chiesa, e non trovando il mio adorabile Gesù, sono andata a bussare ad una custodia, per farmi da Lui aprire, e non aprendomi, fatta ardita io stessa l’ho aperto ed ho trovato il mio solo ed unico bene.  Chi può dirne il contento? Sono rimasta come estatica nel guardare una bellezza indicibile.  E Gesù nel vedermi si è slanciato nelle mie braccia e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni periodo della mia vita riscuote dall’uomo distinti e speciali atti e gradi d’imitazione, d’amore, di riparazione ed altro.  Ma il periodo della mia vita Eucaristica, siccome è tutta vita di nascondimento, di trasformazione e di continua consumazione, tanto che posso dire che il mio amore, dopo ch’è giunto all’eccesso ed anche consumato, non potette trovare nella mia infinita sapienza altri segni esterni di dimostrazione d’amore per l’uomo.  E siccome l’incarnazione, la vita e passione di croce riscuote amore, lode, ringraziamento, imitazione, la vita sacramentale riscuote dall’uomo una amore estatico, amore di disperdimento in Me, amore di perfetta consumazione, e consumandosi l’anima nella mia stessa vita sacramentale, può dire di fare presso la Divinità quegli stessi uffizi che continuamente sto facendo presso Dio per amore degli uomini.  E questa consumazione traboccherà l’anima alla vita eterna”.

 

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4-137

Luglio 7, 1902

 

L’umiliazione con Cristo fa cominciare l’esaltazione con Cristo.

 

(1) Questa mattina non venendo il benedetto Gesù, mi sentivo tutta confusa ed umiliata; onde dopo aver molto stentato, quando appena si è fatto vedere dicendomi:

(2) “Luisa umiliata sempre con Cristo”.

(3) Ed io compiacendomi, e desiderando d’essere con Cristo umiliata ho detto: “Sempre, oh! Signore”.

(4) E Lui ha ripetuto: “Ed il sempre dell’umiliazione con Cristo farà cominciare il sempre dell’esaltazione con Cristo”.

(5) Sicché comprendevo che quante umiliazioni subisce l’anima con Cristo e per amor di Cristo, e se queste sono continue, il Signore altrettante volte la esalterà, e questa esaltazione la farà continuamente innanzi a tutta la corte celeste, presso gli uomini, ed infine innanzi agli stessi demoni.

 

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4-138

Luglio 28, 1902

 

Effetti della continua preghiera.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa, ed ho trovato il mio adorabile Gesù, che non volendomi far vedere i guai del mondo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ritirati, non voler vedere i mali gravissimi che ci sono nel mondo”.

(3) E nel dire ciò mi ha ritirata Lui stesso, e nel condurmi ha ripetuto:

(4) “Quello che ti raccomando è lo spirito di continua preghiera.  Questo cercare sempre l’anima di conversare con Me, sia col cuore, sia con la mente, sia con la bocca, ed anche con la semplice intenzione, la rende tanto bella al mio cospetto, che le note del suo cuore armonizzano con le note del cuor mio, ed Io mi sento tanto tirato di conversare con detta anima, che non solo le manifesto le opere ad extra della mia Umanità, ma le vado manifestando qualche cosa delle opere ad intra che la Divinità faceva nella Umanità; non solo questo, ma è tanta la bellezza che fa acquistare lo spirito di continua preghiera, che il demonio resta colpito come da folgore, e resta frustato nelle insidie che tenta di nuocere a quest’anima”.

(5) Detto ciò è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-139

Luglio 31, 1902

 

La vera carità dev’essere disinteressata.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato, parecchie volte ho visto il mio adorabile Gesù, ma sempre in silenzio; io mi sentivo tutta confusa e non ardivo d’interrogarlo, ma pareva che voleva dirmi qualche cosa che feriva il suo sacro cuore.  Finalmente, l’ultima volta ch’è venuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la vera carità deve essere disinteressata da parte di chi la fa, e da parte di chi la riceve; e se c’è l’interesse, quel fango produce un fumo che accieca la mente, che impedisce di ricevere l’influsso e gli effetti della carità divina.  Ecco perciò in tante opere, anche sante che si fanno, tante cure caritatevoli che si eseguiscono, si sente come un vuoto e non ricevono il frutto della carità che fanno”.

 

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4-140

Agosto 2, 1902

 

Gesù in tutto il corso della sua vita, rifaceva per

tutti in generale, e per ciascuno distintamente.

 

(1) Questa mattina, il mio adorabile Gesù dopo avermi fatto molto stentare, tutto all’improvviso è venuto spandendo raggi di luce, ed io sono stato investita da quella luce, e non so come mi sono trovata dentro di Gesù Cristo.  Chi può dire quante cose comprendevo dentro di quella Umanità Santissima? Solo so dire che la Divinità dirigeva in tutto l’Umanità; e siccome la Divinità in un medesimo istante può fare tanti atti quanti ciascuno di noi può farne in tutto il periodo della vita, e quanti atti vuol farne, ora, essendo che nell’Umanità di Gesù Cristo operava la Divinità, comprendevo con chiarezza che Gesù benedetto in tutto il corso della vita rifaceva per tutti in generale, e per ciascuno distintamente tutto ciò che ognuno è obbligato di fare verso Dio, in modo che adorava Iddio per ciascuno in particolare, ringraziava, riparava, glorificava per ciascuno, lodava, soffriva, pregava per ciascuno, onde comprendevo che tutto ciò che ciascuno deve fare, è stato già fatto prima nel cuore di Gesù Cristo.

 

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4-141

Agosto 10, 1902

 

Privazioni, lamenti e necessità dei castighi.

 

(1) Trovandomi sommamente afflitta per la perdita del mio sommo bene, il mio povero cuore è lacerato continuamente e subisce una morte continua.  Ora venendo il confessore stava dicendogli il mio povero stato, e Lui ha incominciato a chiamarlo ed a mettere intenzione, ma che, la mia mente lasciava sospesa, per qualche istante vedeva come un lampo e sfuggiva e ritornava in me stessa senza vederlo.  Oh! Dio, che pena, ma sono pene che neppure si sanno esprimere.  Onde, dopo d’aver molto stentato, finalmente è venuto, ed io querelandomi con Lui, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se non sapessi la causa della mia assenza, avresti forse qualche ragione di lamentarti della mia assenza; ma sapendo che non vengo perché voglio castigare il mondo, a torto ti lamenti”.

(3) Ed io: “Che c’entra il mondo con me”.

(4) E Lui: “Sì c’entra, perché nel venire tu mi dice: Signore, voglio soddisfarvi io per loro, voglio soffrire per loro, ed Io essendo giustissimo non posso ricevere dall’uno e dall’altro la soddisfazione d’un debito, e volendo prendere da te la soddisfazione, il mondo non farebbe altro che imbaldanzire sempre più.  Mentre in questi tempi di ribellione sono tanti necessari i castighi, e se ciò non facessi, si faranno tante dense le tenebre, che tutti resterebbero accecati”.

(5) Mentre ciò diceva, mi sono trovata fuori di me stessa e vedevo la terra tutta piena di tenebre, appena qualche strascico di luce; che ne sarà del povero mondo, dà molto da pensare alle cose tristissime che succederanno.

 

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4-142

Settembre 3, 1902

 

Dice Gesù: Tutto ciò che meritai nella mia vita, lo cedetti a tutte le

creature, in modo speciale e sovrabbondante a chi è vittima per amor mio.

 

(1) Questa mattina, trovandomi nel solito mio stato, mi sono sentita venire un male naturale, tanto forte, da sentirmi morire.  Onde temendo che potessi passare dal tempo all’eternità, e molto più temevo ché il benedetto Gesù appena viene, ed al più ad ombra, ché se ci veniva secondo il solito, io non temeva punto, quindi per fare che mi potessi trovare in buon punto, pregavo il Signore che mi cedesse l’esercizio della sua santa mente per soddisfare ai mali che ho potuto fare coi miei pensieri, i suoi occhi, la sua bocca, le sue mani, i piedi, il cuore, e tutto il suo sacratissimo corpo per soddisfare a tutti i mali che ho potuto commettere, ed a tutto il bene che doveva fare e non ho fatto.  Mentre ciò facevo, il benedetto Gesù è venuto tutto vestito a festa, in atto di ricevermi tra le sue braccia e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che meritai, cedetti a tutte le creature, in modo speciale e sovrabbondante a chi è vittima per amor mio; ecco che tutto ciò che vuoi ti cedo non solo a te, ma a chi vuoi tu”.

(3) Ed io ricordandomi del confessore gli ho detto: “Signore, se mi portate vi prego di contentare il padre”.  E Lui:

(4) “E’ certo che qualche ricompensa ha ricevuto mercé la carità che ti ha fatto; e siccome lui ha cooperato, venendo tu a Me nell’ambiente dell’eternità, altra ricompensa gli darò”.

(5) Il male ingagliardiva sempre più, ma mi sentivo felice trovandomi al porto dell’Eternità.  In questo mentre è venuto il confessore e mi ha chiamato all’ubbidienza.  Io avrei voluto tacere tutto, ma lui mi ha obbligato di dire tutto, e lui se n’è uscito col solito ritornello di non dover morire per ubbidienza, con tutto ciò il male non cessava.

 

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4-143

Settembre 4, 1902

 

Il confessore chiede a Gesù che non la faccia morire.

 

(1) Continuando a sentirmi male, vi sentivo unita un’inquietudine per questa strana ubbidienza, come se non potessi prendere il volo verso il mio sommo ed unico bene; con l’aggiunta che dovendo il confessore celebrare la santa messa, non voleva darmi la comunione per i continui urti di vomiti che mi molestavano.  Ma però Gesù benedetto, siccome il confessore mi ha detto che per ubbidienza mi facessi toccare lo stomaco da Gesù Cristo, appena venuto mi ha toccato lo stomaco, e si sono arrestati i vomiti continui, ma il male non cessava, e Gesù vedendomi così inquieta mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che fai? Non sai tu che se la morte ti sorprende trovandoti inquieta ti dovrà toccare il purgatorio? Perché se la mente non si trova unita alla mia, la volontà una con la mia, i desideri non siano gli stessi miei desideri, di necessità ti conviene la purga per trasformarti tutta in Me; perciò statti attenta, pensi solo a starti unita con Me, ed Io penserò al resto”.

(3) Ora mentre ciò diceva, vedevo la Chiesa, il Papa, e parte di essa poggiava sulle mie spalle, ed insieme vedevo il confessore che sforzava Gesù a non portarmi per ora, e il benedetto Signore ha detto:

(4) “I mali sono gravissimi, ed i peccati stanno per giungere ad un punto da non meritare più anime vittime, cioè, chi sostiene e protegge il mondo innanzi a Me; se questo punto tocca la giustizia, certo me la porterò”.

(5) Sicché comprendevo che le cose sono condizionate.

 

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4-144

Settembre 5, 1902

 

Gesù, gli angeli, i santi, la stimolano

d’andarsene con loro; il confessore si oppone.

 

(1) Continuavo a sentirmi male, ed il confessore continuava a star fermo, anzi ad inquietarsi ché non l’ubbidivo in riguardo a non morire, ed a pregare il Signore che mi facesse cessare la sofferenza.  D’altra parte mi sentivo stimolata da Gesù benedetto, dai santi, dagli angeli, d’andarmene con loro, che or mi trovavo con Gesù, ed ora insieme coi cittadini celesti.  In questo stato, mi sentivo torturata, non sapevo io stessa che fare, ma però me ne stavo quieta, temendo che se mi portava non mi trovassi in punto d’andarmene spedita con Gesù, onde tutta nelle sue mani m’abbandonavo.  Ora mentre mi trovavo in questa posizione vedevo il confessore ed altri che pregavano per non farmi morire, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mi sento violentato, non vedi che non vogliono che Io ti porti?” 

(3) Ed io: “Anch’io mi sento violentata, davvero che mettere una povera creatura a questa tortura meriterebbero una pena”.

(4) E Gesù: “Qual pena vuoi che le dia?” 

(5) Ed io non sapendo che dire innanzi a quella fonte di carità inesauribile ho detto: “Dolce Signore mio, siccome la santità porta con sé il sacrificio, fateli santi; che se non altro, loro avranno l’intento di tenermi con loro ed io avrò l’intento di vederli santi, avendo loro la pazienza di sentire la pena che porta con sé la santità”.

(6) Gesù nel sentirmi si è tutto compiaciuto e mi ha baciato dicendomi:

(7) “Bravo alla mia diletta, hai saputo scegliere l’ottimo, per il loro bene, e per la mia gloria.  Sicché per ora si deve cedere, riserbandomi in altra occasione di portarti subito, non dandoli tempo di poterci fare violenza”.

(8) Onde Gesù è scomparso, ed io mi sono ritrovata in me stessa, mitigate in gran parte le mie sofferenze, con un nuovo vigore, come se avessi ritornato a nascere.  Ma solo Dio sa la pena, lo strazio dell’anima mia, spero almeno che voglia accettare la durezza di questo sacrificio.

 

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4-145

Settembre 10, 1902

 

Le prerogative dell’amore.

 

(1) Credevo che il benedetto Gesù fosse ritornato secondo il solito, ma qual non è stato il mio disinganno, che dopo aver deciso che per ora non mi portava, ha incominciato a farmi stentare per vederlo, ed al più delle volte ad ombra ed a lampo.  Onde, questa mattina sentendomi molto stanca e sfinita di forze per il continuo desiderare ed aspettare, pare che è venuto, e trasportandomi fuori di me stessa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se sei stanca vieni al mio cuore, bevi e ti rinfrancherai”.

(3) Così mi sono avvicinata a quel cuore divino, ed ho bevuto a larghi sorsi un latte misto a sangue dolcissimo.  Dopo ciò mi ha detto:

(4) “Le prerogative dell’amore sono tre: Amore costante senza termino, amore forte ed amore riannodato insieme Dio ed il prossimo.  Se nell’anima non si scorgono queste prerogative, si può dire che non è della qualità del vero amore”.

 

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4-146

Ottobre 22, 1902

 

Minacce all’Italia.

 

(1) Questa mattina, per pochi istanti è venuto il mio adorabile Gesù, tutto sdegnato e mi ha detto:

(2) “Quando l’Italia avrà bevuto fino alla freccia le più fetide sozzure fino ad affogarsi, tanto che si dirà è morta, è morta, allora risorgerà”.

(3) Poi, facendosi più calmo ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando Io voglio una cosa dalle mie creature, infondo in loro le disposizione naturali, in modo da cambiare la stessa natura a volere quella cosa che voglio; perciò tu quietati nello stato in cui ti trovi”.

(5) Detto ciò è scomparso, ed io sono lasciata impensierita sopra ciò che mi ha detto.

 

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4-147

Ottobre 30, 1902

 

Gesù Cristo venne a rannodare un’altra volta, insieme Dio e l’uomo.

 

(1) Questa mattina, trovandomi in un mare d’affanni e di lacrime per l’abbandono totale del mio sommo bene, mentre mi sentivo consumare dal dolore, mi sono sentita alienare la mente, e vedevo Gesù benedetto che sorreggeva la fronte con la sua mano, e come una luce che conteneva dentro tante parole di verità, ed io appena mi ricordo questo, cioè: “Che la nostra umanità sciogliendo il nodo dell’ubbidienza che Iddio aveva fatto tra Lui e la creatura, nodo tale che solo riuniva Dio e l’uomo, si era disperso, e Gesù Cristo prendendo l’umana natura e facendosi nostro capo, venne a riunire l’umanità dispersa, e con la sua ubbidienza ai voleri del Padre venne a riannodare un’altra volta insieme Dio e l’uomo.  Ma questa unione indissolubile viene maggiormente rafforzata a misura della nostra ubbidienza ai voleri divini”.

(2) Dopo ciò non ho visto più il mio caro Gesù, ritirandosi insieme con Lui la luce.

 

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4-148

Novembre 1, 1902

 

La vera serietà si trova nella religione, e la vera religione

consiste nel guardare il prossimo in Dio e Dio nel prossimo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono sentita uscire fuori di me stessa, ed ho trovato un bambino che piangeva, e parecchi uomini, tra i quali uno più serio ha preso una bevanda amarissima e l’ha data a quel bambino che piangeva, il quale nel trangugiarla ha sofferto tanto che pareva che si strozzasse la gola.  Io non sapendo chi fosse, per compassione l’ho preso in braccia dicendogli: “Eppure è un uomo serio e ti ha fatto questo, poverino, viene a me che ti voglio rasciugare il pianto”.

(2) E lui mi ha detto: “La vera serietà si trova nella religione, e la vera religione consiste nel guardare il prossimo in Dio e Dio nel prossimo”.

(3) Poi, avvicinandosi all’orecchio, tanto che le sue labbra mi toccavano e la sua voce risuonava nel mio interno ha soggiunto:

(4) “La parola religione per il mondo è parola ridicola, e pare che vale niente; ma innanzi a Me ogni parola che a religione appartiene è una virtù di valore infinito, tanto, che mi servii della parola per propagare la fede in tutto l’universo, e chi in ciò si esercita mi serve di bocca per manifestare alle creature la mia Volontà”.

(5) Mentre ciò diceva, capivo benissimo che fosse Gesù nel sentire la sua voce chiara, che da tanto tempo non sentivo; mi sentivo risorgere da morte a vita, e stavo aspettando ché appena finiva di parlare dovevo dirgli i miei estremi bisogni, ma che, non appena finito di sentire la sua voce è scomparso, ed io sono restata sconsolata ed afflitta.

 

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4-149

Novembre 5, 1902

 

Vede un’albero nel cuore di Gesù, e Lui le spiega il significato.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù si faceva vedere nel mio interno, e pareva che teneva un’albero piantato nel cuore, e tanto radicato che parevano le radici dalla punta del cuore; insomma pareva nato insieme con la medesima natura.  Io, ne sono rimasta meravigliata nel vedere la bellezza, la speciosità e l’altezza che pareva che toccava il cielo, ed i suoi rami si estendevano fino agli ultimi confini del mondo.  Ora, Gesù benedetto nel vedermi così meravigliata mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quest’albero fu concepito insieme con Me, dentro il centro del cuore, e fin d’allora Io sentii nel più profondo del cuore tutto ciò che di bene e di male doveva fare l’uomo, mercé quest’albero di redenzione, chiamato albero di vita, tanto che tutte quelle anime che si tengono unite a quest’albero riceveranno vita di grazia nel tempo, e quando li avrà bene cresciuti le somministrerà vita di gloria nell’eternità.  Eppure quale non è il mio dolore? Che sebbene non possono svellere l’albero, non possono toccare il tronco; molti cercano di tagliarmi dei rami per fare che le anime non ricevessero la vita, e togliermi tutta la gloria ed il piacere che quest’albero di vita mi avrebbe prodotto”.

(3) Mentre ciò diceva, è scomparso.

 

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4-150

Novembre 9, 1902

 

Differenze tra l’operare di Gesù, ed il operare dell’uomo.

 

(1) Mentre stavo desiderando il mio adorabile Gesù, è venuto nell’aspetto quando i suoi nemici lo schiaffeggiavano, coprivano il volto di sputi e gli bendavano gli occhi.  Lui, con ammirabile pazienza tutto soffriva, anzi pareva che neppure li guardasse, tanto era intento nel suo interno a guardare il frutto che quei patimenti gli avrebbe prodotto.  Io il tutto ammiravo con stupore, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel mio operare e patire non guardai mai al di fuori, ma sempre al di dentro, e vedendone il frutto, qualunque cosa si fosse, non solo soffrivo, ma con desiderio ed avidità il tutto soffrivo.  L’uomo invece, tutto al contrario, nell’operare il bene non guarda al di dentro dell’opera, e non vedendo il frutto facilmente s’annoia, tutto s’infastidisce e molte volte tralascia di fare il bene; se patisce, facilmente s’impazientisce, e se fa il male, non guardando il di dentro di quel male, con facilità lo fa”.

(3) Poi ha soggiunto: “Le creature non vogliono persuadersi che la vita va accompagnata da varie vicende, ora di sofferenze ed ora di consolazione; e sono le piante, i fiori gliene danno l’esempio col stare sottoposti ai venti, nevi, grandine e caldi”.

 

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4-151

Novembre 16, 1902

 

La parola di Dio è gioia.  Il confessore le dice che Monsignore

comandava assolutamente che non dovesse venire più il

sacerdote a farla uscire dal solito suo stato.

 

(1) Questa notte l’ho passato molto angustiata, vedevo il confessore che stava in atto di darmi divieti e comandi.  Il benedetto Gesù per poco è venuto col dirmi solo:

(2) “Figlia mia, la parola di Dio è gioia, e chi l’ascolta e non la fruttifica con le opere, le dà una tinta nera e l’infanga”.

(3) Onde, sentendomi molto sofferente ho cercato di non dar retta a ciò che vedevo, quando al meglio è venuto il confessore col dirmi che Monsignore comandava assolutamente che non dovesse venire più il sacerdote a farmi uscire dal solito mio stato, ma che da me stessa dovevo uscirne, cosa che per ben diciott’anni non ho potuto mai ottenere, per quante lacrime e preghiere, voti e promesse ho fatto innanzi all’Altissimo, perché, lo confesso innanzi a Dio, che tutto ciò che ho potuto passare di sofferenze non sono state per me vere croci, ma gusti e grazie di Dio, ma la sola e vera croce per me è stata la venuta del sacerdote.  Quindi, conoscendo per tanti anni di esperienza l’impossibilità dell’esito, il mio cuore era lacerato dal timore di non dover ubbidire, non facendo altro che versare lacrime amarissime, pregando quel Dio che solo scorge il fondo del cuore, d’aver pietà della posizione in cui mi trovavo.   Mentre pregavo piangendo ho visto un lampo di luce ed una voce che diceva:

(4) “Figlia mia, per farmi conoscere che sono Io, ubbidirò a lui, e dopo che ho dato prove d’ubbidienza, lui ubbidirà a Me”.

(5) E dicendo io: “Signore, temo assai di non dover ubbidire”.  Ha soggiunto:

(6) “L’ubbidienza scioglie ed incatena, e siccome è catena, lega il Volere Divino coll’umano e ne forma un solo, in modo che l’anima non agisce col potere della volontà sua, ma col potere della Volontà Divina, e poi non sarai tu che ubbidirai, ma Io che ubbidirò in te”.

(7) Poi, tutto afflitto ha soggiunto: “Figlia mia, non te lo dicevo? Che tenerti in questo stato di vittima ed incominciare la strage in Italia mi riesce quasi impossibile?” 

(8) Ond’io sono restata un poco più quieta, ma non sapevo in che modo doveva effettuarsi quest’ubbidienza.

 

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4-152

Novembre 17, 1902

 

Impossibilità di perdere i sensi.  E’ decreto della Volontà di Dio il servirsi dell’opera del sacerdote per farla rinvenire da quello stato di sofferenze.

 

(1) Onde venendo la solita ora d’essere sorpresa dal mio solito stato, con mia grande amarezza, ma amarezza tale che simile non ho provato in mia vita, la mia mente non sapeva più perdere i sensi, la mia vita, il mio tesoro, colui che formava tutta il mio gusto, il tutto amabile mio Gesù non ci veniva, cercavo di raccogliermi per quanto potevo, ma la mia mente la sentivo tanto vivace, da non potere né perdere i sensi né dormire, quindi, non facevo altro che rompere il freno alle lacrime, facevo per quanto potevo di seguire nel mio interno ciò che facevo nello stato di smarrimento dei sensi, ed uno per uno mi sovveniva gli insegnamenti, le parole, il modo come dovevo starmi unita sempre con Lui, e questi erano tante saette che ferivano il mio cuore acerbamente dicendomi: “Ahi! dopo quindici anni che l’hai visto ogni giorno, quando più, quando meno, quando tre o quattro volte, e quando una, quando ti ha parlato e quando in silenzio, ma l’hai sempre visto; ma adesso l’hai tu perduto? Non più lo vedi? Non più senti la sua voce dolce e soave? Per te tutto è finito”.  Ed il mio povero cuore si riempiva tanto di amarezze e di dolore, che posso dire che il mio pane era il dolore e la mia bevanda le lacrime e tanto ne era sazio che goccia d’acqua non entrava nella mia gola.  A questo s’aggiungeva un’altra spina, che spesse volte avevo detto al mio adorabile Gesù: “Quanto temo il mio stato, che sono io, che è tutto mia fantasia, che è finzione”.

(2) E Lui mi diceva: “Togli questi timori, poi vedrai che verranno giorni che a costo di qualunque sforzo e di sacrificio che tu vorresti fare per perdere i sensi non lo potrai fare”.

(3) Con tutto ciò sentivo una quiete nel mio interno, ché almeno ubbidivo, sebbene mi costasse la vita.  Onde credevo che così dovessero continuare le cose, convincendomi che il Signore, siccome non mi voleva più in quello stato se n’era servito per mezzo di Monsignore di farmi dare quell’ubbidienza.  Onde dopo aver passato due giorni, la sera faccio per fare l’adorazione al crocifisso, un lampo di luce si fa innanzi alla mente, mi sento aprire il cuore, ed una voce mi diceva:

(4) “Per pochi giorni ti terrò sospesa, e poi ti farò cadere di nuovo”.

(5) Ed io: “Signore, non mi farai tu stesso rinvenire se mi farai cadere?” 

(6) E la voce: “No, è decreto della mia Volontà di servirmene dell’opera del sacerdote per farti rinvenire da quello stato di sofferenze, e se ne vogliono sapere il perché, venissero a Me a domandarlo, la mia sapienza è incomprensibile e tiene tanti modi inusitati per la salvezza delle anime, e sebbene incomprensibile, se ne vogliono trovare la ragione, andassero in fondo che la troveranno chiara come sole.  La mia giustizia sta come una nube gravida di grandine, tuoni e saette, ed in te trovava un’argine per non sgravarsi sui popoli; quindi, non volessero anticipare il tempo dell’Ira mia”.

(7) Ed io: “Solo per me stava riservato questo castigo senza speranza d’esserne liberata; avete fatte tante grazie alle altre anime, hanno sofferto tanto per amor vostro, eppure non avevano bisogno di nessuna opera di sacerdote”.

(8) E la voce ha continuato: “Sarai liberata, non ora, ma quando incominceranno le stragi in Italia”.

(9) Questo è stato per me nuovo motivo di dolori e di lacrime amarissime, tanto che il mio amabilissimo Gesù, avendo di me compassione, si è mosso nel mio interno, mettendo come un velo innanzi a ciò che mi aveva detto, senza farsi vedere mi faceva sentire la sua voce che mi diceva:

(10) “Figlia mia, vieni a Me, non volerti affliggere, allontaniamo un po’ la giustizia, diamo luogo all’amore, altrimenti soccombi; sentimi, ho tante cose da insegnarti, credi tu che ho finito di parlarti? No”.

(11) E siccome io piangevo, essendo divenuti i miei occhi due fiume di lacrime, soggiungeva:

(12) “Non piangere diletta mia, ma dami a Me udienza, questa mattina voglio sentire la messa insieme con te, coll’insegnarti il modo come devi sentirla”.

(13) E così Lui diceva ed io seguitavo appresso, e siccome non lo vedevo il mio cuore era spezzato dal dolore continuamente, e per spezzare di tanto in tanto il mio pianto, mi chiamava continuamente, ora insegnandomi qualche cosa della Passione, spiegandomi il significato, ed ora m’insegnava a fare ciò che faceva nel suo interno nel corso della sua Passione, che per ora tralascio di scrivere, riservandole in altro tempo se a Dio piacerà.  Così ho seguito per altri due giorni.

 

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4-153

Novembre 21, 1902

 

Gesù se ne serve della natura di Luisa per

continuare il corso dei suoi patimenti in lei.

 

(1) Seguitando a non poter né perdere i sensi né dormire, la mia povera natura non ne poteva più, ed il mio carissimo Gesù, quando io mi sentivo più che mai convinta che non dovevo più vederlo, tutto all’improvviso è venuto e mi ha fatto perdere i sensi; sono stata colpita come da folgore.  Chi può dire il timore, ma che, non era più padrona di me stessa, non stava più in mio potere il riacquistare i miei sensi.  Gesù mi diceva:

(2) “Figlia mia, non temere, sono venuto per corroborarti; non vedi tu stessa come non ne puoi più? E come la tua natura senza di Me viene meno?” 

(3) Ed io gli ho detto piangendo: “Ah! mia vita, senza di te sono morta, non mi sento più forze vitali; tu formavi tutto il mio essere, e mancandomi tu, il tutto mi manca; certo che se non seguiti a venire io me ne morrò di dolore”.

(4) E Lui: “Figlia diletta mia, tu dici Io sono la vita tua; ed Io ti dico che sei la vita mia vivente.  Come me ne servii della mia Umanità per patire, così me ne servo della tua natura per continuare il corso dei miei patimenti in te; perciò tutta mia tu sei, anzi la mia stessa vita”.

(5) Mentre ciò diceva mi sono ricordata dell’ubbidienza e gli ho detto: “Dolce mio bene, mi farai ubbidire col farmi riavere da me stessa?” 

(6) E Lui: “Figlia mia, Io, Creatore, ho ubbidito alla creatura col tenerti sospesa questi giorni, è ben giusto che la creatura ubbidisca al suo Creatore sottomettendosi alla mia Volontà, perché innanzi alla mia Volontà Divina la ragione umana non vale, e la ragione più forte innanzi alla Volontà Suprema si risolve in fumo”.

(7) Chi può dire quanto sono restata amareggiata, ma però rassegnata, facendone voto al Signore di non mai ritirare la mia volontà della sua neppure per un battere d’occhio, e siccome mi avevano detto che se era sorpresa da questo stato e non rinveniva da me stessa mi dovevano far morire, per ciò mi stavo preparando alla morte, ritenendola questa per gran fortuna, e pregavo il Signore che mi prendesse fra le sue braccia.

(8) Mentre ciò facevo, è venuto il confessore per farmi riavere, amareggiandomi maggiormente, tanto, che il Signore vedendomi così amareggiata mi ha detto nel mio interno:

(9) “Dille che mi conceda altri due giorni di sospensione, per dargli tempo a potersi regolare”.

(10) E così se ne è andato, lasciandomi tutta trafitta e come riempita d’amarezza; e Gesù facendo sentire di nuovo la sua voce mi ha detto:

(11) “Povera figlia, come l’amareggiano, mi sento lacerare il cuore nel vederti, coraggio, non temere figlia mia, e poi ricordati che per l’intervento dell’ubbidienza fosti sospesa da questo stato, se ora più non vogliono, Io pure ti farò ubbidire, non è questo il chiodo che più ti trafigge, il non dover ubbidire?” 

(12) Ed io: “Sì”.

(13) “Ebbene, Io ti ho promesso di farti ubbidire, quindi non più voglio che ti amareggi.  Ma però digli: “Con Me vogliono scherzare?” Guai a chi vuole scherzare con Me e lottare contro la mia Volontà”.

(14) Ed io: “Senza di te come faccio? Perché se non sono sorpresa da quello stato io non ti veggo”.

(15) E Lui: “Siccome non è la tua volontà d’uscire da questo stato di sacrificio, Io troverò altri modi come farmi vedere e trattenermi con te; non sei tu contenta?” 

(16) Così la mattina seguente, senza perdere i sensi, si è fatto vedere sensibilmente col darmi qualche goccia di latte per ristorarmi, essendo estrema la mia debolezza.

 

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4-154

Novembre 22, 1902

 

Passa pericolo di morire, la ubbidienza si oppone.

 

(1) Il giorno 22 Novembre, continuando a sentirmi male, di nuovo il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Diletta mia, te ne vuoi venire?” 

(3) Ed io: “Sì, non più mi lasciare su questa terra”.

(4) E Lui: “Sì, ti voglio contentare una volta”.

(5) E mentre ciò diceva me sono sentita chiudere lo stomaco e la gola, in modo che dentro non entrava più niente, appena potevo tirare il respiro, sentendomi soffocare.  Poi ho visto che Gesù benedetto ha chiamato gli angioli e li diceva: “Ora che la vittima se ne vieni, sospendete le fortezze, acciò i popoli facciamo ciò che vogliono”.

(6) Ed io: “Signore, chi sono quelli?” 

(7) E Lui: “Sono gli angioli che custodiscono le città, finché le città sono assistite della fortezza della protezione divina comunicata agli angioli, non possono far niente, quando questa protezione le viene tolta, per le gravi colpe che commettono, lasciandoli a loro stessi, possono fare rivoluzione e qualunque sorta di male”.

(8) Onde io mi sentivo placida e vedendomi sola col mio caro Gesù ed abbandonata da tutte le creature, di cuore ne ringraziavo il Signore, e lo pregavo che si benignase di non farmi venire nessuno a darmi molestia.  Mentre me ne stavo in questa posizione, è venuto la sorella e vedendomi male ha mandato a chiamare il confessore, il quale a via d’ubbidienza e riuscito a farmi aprire qualche poco la gola, e se si è uscito col darmi l’ubbidienza di non dover morire; povera chi ha che ci fare con le creature, che non conoscendo a fondo tutte le pene e strazi d’una povera anima, aggiungono alle pene maggiori dolori, ed è più facile d’aver da Dio compassione aiuto e sollievo, che dalle creature, anzi pare che vi aizzano maggiormente.  Ma sempre sia benedetto il Signore, che il tutto dispone per la sua gloria ed il bene delle anime.

 

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4-155

Novembre 30, 1902

 

Timore che il suo stato fosse opera del demonio.  Gesù

l’insegna come conoscere quando è Lui, e quando il demonio

 

(1) Trovandomi con timori, dubbi, agitazioni, che tutto fosse opera del demonio, venendo il mio adorabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono Sole che riempio di luce il mondo, ed andando all’anima si riproduce in detta anima un’altro Sole, in modo che a via di raggi di luce si saettano a vicenda continuamente.  Ora, in mezzo a questi due Soli si riproducono delle nubi, quali sono le mortificazioni, le umiliazioni, contrarietà, sofferenze, ed altro; se questi sono veramente Soli, hanno tanta forza che col loro saettarsi continuamente di trionfare di queste nubi e di convertirle in luce; se poi sono Soli apparenti e falsi, queste nubi che si riproducono in mezzo hanno forza di convertire questi Soli in tenebre.  Questo è il segno più certo per conoscere se sono Io o il demonio, e dopo che una persona ha ricevuto questo segno, può mettere la vita per confessare la verità ch’è luce e non tenebre”.

(3) Sono andata ruminando nella mia mente se si trovano in me questi segni, e mi veggo tanta difettosa, che non ho parola per manifestare la mia cattiveria.  Ma però non mi sconfido, anzi spero che la misericordia del Signore voglia avere compassione di questa povera creatura.

 

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4-156

Dicembre 3, 1902

 

Turbazioni in riguardo all’ubbidienza, Gesù la rasserena.

 

(1) Questa mattina, trovandomi nel solito mio stato e continuando i miei timori, nel venire il benedetto Gesù gli ho detto: “Vita della mia vita, donde vieni che non mi fate ubbidire agli ordine dei superiori?” 

(2) E Lui: “E tu, figlia mia, non vedi da dove viene il contrasto? Che il volere umano non si unisce col Divino e si danno il bacio insieme, in modo da formare un solo; e quando c’è contrasto tra questi due volere, essendo superiore il Volere Divino, il volere umano ci deve perdere per forza.  E poi, che altro vogliono? Se Io ti ho detto che se vogliono ti faccio cadere in questo stato, se non vogliono ti faccio ubbidire, in riguardo all’ubbidienza che Io ti devo far cadere ed Io ti devo far riavere senza che loro vengano, lasciando la cosa indipendente da loro, e tutta a mia disposizione.  Resta a Me se ti voglio tenere un minuto o mezz’ora in questo stato, se ti devo far soffrire o no, questo resta tutto a cura mia, e volendo loro diversamente sarebbe un volermi dettare leggi del modo, del come e del quando Io debbo fare le cose; questo sarebbe un volersi ficcare troppo nei miei giudizi e farmi da maestro, cui la creatura e tenuta di adorare e non d’investigare”.

(3) Sono lasciata che non ho saputo che rispondere.  Vedendo che non rispondevo, ha soggiunto:

(4) “Questo non volersi persuadere mi dispiace assai; tu però nei contrasti e mortificazioni non avere il sguardo in quelli, ma fissalo in Me che fui il bersaglio delle contraddizioni, e soffrendoli tu verrai a renderti più simile a Me; così la tua natura non potrà spostarsi, ma ti resterai calma e quieta.  Voglio che facci da parte tua, per quanto puoi ad ubbidirli, ed il resto lascialo a cura mia, senza turbarti”.

 

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4-157

Dicembre 4, 1902

 

Gesù manifesta le ragioni del suo operare.

 

(1) Stavo nella mia mente pensando a questa ubbidienza dicendo: “Quelli hanno ragione di così comandarmi; poi non è qualche gran che, che il Signore mi faccia ubbidire nel modo da loro voluto.  Oltre di che, quelli dicono: O ti facesse ubbidire, oppure dicesse la ragione perché vuole che venga il sacerdote a farti riavere da quello stato”.  Mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, Io volevo che da loro stessi avessero trovato la ragione del mio operare, perché nella mia vita da che nacqui finché morii, essendo racchiuso la vita di tutta la Chiesa, il tutto si trova, le questioni più difficili confrontate a qualche passo che può uniformarsi alla mia vita, si risolvono; le cose più imbrogliate si sciolgono, e quelle più oscure ed ottuse che la mente umana quasi si perde in quella oscurità, vi ritrova la luce più chiara e risplendente.  Questo significa che non hanno per regola del loro operare la mia vita, altrimenti avrebbero trovato la ragione.  Ma giacché non hanno trovato loro la ragione, è necessario che Io parli e la manifesti”.

(3) Dopo ciò si è alzato e con impero ha detto, tanto, che io temevo:

(4) “Che significa quell’ostende te sacerdoti?” 

(5) Poi facendosi un po’ più dolce ha soggiunto:

(6) “La mia potenza si estendeva da per ogni dove, e da qualunque luogo mi trovavo potevo operare i più strepitosi miracoli, eppure, quasi tutti i miracoli vi volli assistere personalmente, come nel risuscitare Lazzaro, vi andai, li feci togliere la lapide, quindi sciogliere e poi con l’impero della mia voce lo richiamai a vita.  Nel risuscitare la fanciulla, la presi per mano con la mia destra, richiamandola a vita, e tante altre cose che stanno registrate nel Vangelo, che a tutti sono note, vi volli assistervi con la mia presenza.  Ciò insegna che, essendo racchiusa la vita futura della Chiesa nella mia, il modo come deve comportarsi il sacerdote nel suo operare.  E queste sono cose che appartengono a te, ma in modo generale, il tuo punto proprio lo troveranno sul calvario.  Io, sacerdote e vittima ed innalzato sul legno della croce, vi volli un sacerdote che mi assistesse in quello stato di vittima, quale fu san Giovanni, che mi rappresentava la Chiesa nascente; in lui Io vedevo tutti: Papi, vescovi, sacerdoti, e tutti i fedeli insieme, ed egli, mentre mi assisteva, m’offriva qual vittima per la gloria del Padre e per il buon esito della Chiesa nascente.  Questo non successe a caso, che un sacerdote mi assistesse in quello stato di vittima, ma tutto fu profondo mistero predestinato fino ab eterno nella mente divina, significando che scegliendo un’anima vittima per i gravi bisogni che nella Chiesa si trovano, un sacerdote Me la offre, Me l’assista, l’aiuta, l’incoraggia al patire; se queste cose si comprendono è bene, loro stessi ne riceveranno il frutto dell’opera che prestano, come san Giovanni, quanti beni non si ebbe per avermi assistito sul monte calvario? Se poi no, non fanno altro che mettere la mia opera in continui contrasti, distogliendomi i miei più belli disegni.

(7) Oltre di ciò la mia sapienza è infinita, e nel mandare qualche croce all’anima per santificarsi, non ne prende una, ma cinque, dieci, quanto a Me piace, acciocché non una sola, ma tutti questi insieme si santificassero.  Come sul calvario, non fui Io solo, oltre ad avere un sacerdote, mi ebbi una Madre, mi ebbi gli amici ed anche i nemici, che nel vedere il prodigio della mia pazienza, molti mi credettero per Dio qual’ero e si convertirono; se Io fossi stato solo, avrebbero ricevuto questi grandi beni? Certo che no”.

(8) Ma chi può dire tutto ciò che mi ha detto, e spiegare i più minuti significati? L’ho detto al meglio che ho potuto, come nella mia rozzezza ho saputo dire, il resto spero che lo faccia il Signore, illuminandoli a farli comprendere ciò che io non ho saputo bene manifestare.

 

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4-158

Dicembre 5, 1902

 

Vede una donna che piange lo stato dei popoli, questa

le chiede non togliersi dal suo stato di vittima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù mi ha comunicato le sue pene, e stando io sofferente vedevo una donna che piangeva dirottamente e diceva: “I re si sono collegati insieme ed i popoli periscono, e questi non vedendosi aiutati, protetti, anzi spogliati, si smarriranno, ed i re senza dei popoli non possono sussistere.  Ma quello che mi fa più piangere, che veggo mancare le fortezze della giustizia, quali sono le vittime, unico e solo sostegno che mantiene la giustizia in questi tempi tristissimi; almeno mi dai tu la parola di non toglierti da questo stato di vittima?” 

(2) Ed io, non so il perché, mi sono sentita tanto risoluta che ho risposto: “Questa parola non la do, no, ma mi starò finché il Signore vorrà, ma non appena Lui me lo dirà ch’è finito il tempo di far questa penitenza, non vi starò neppure un minuto dopo”.  E quella nel sentire la mia irremovibile volontà, più piangeva, quasi volendomi muovere col suo pianto a dire il sì, ed io più che mai risoluta ho detto: “No, no”.

(3) E quella piangendo ha detto: “Sicché ci sarà giustizia, castighi, strage, senza nessun risparmio”.

(4) Però, avendolo detto al confessore mi ha detto che per ubbidienza ritirasse il no.

 

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4-159

Dicembre 7, 1902

 

Francia e l’Italia non più riconoscono Gesù.  Gesù la

sospende del suo stato di vittima, ma lei non accetta

e lotta perché non si forme la legge del divorzio.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, mi sono trovata in una densissima oscurità, ed in quella vi stavano migliaia di persone, che detta oscurità li rendeva accecati, che loro stessi non comprendevano quello che facevano.  Pareva che fosse parte dell’Italia e parte della Francia.  Oh! quanti errori si scorgevano nella Francia, peggiori dell’Italia, pareva che hanno perduto la ragione umana, prima dote dell’uomo e che lo fa distinguere dalle bestie, peggiori delle stesse diventato.  Vicino a quest’oscurità si vedeva un lume, vi sono andata ed ho trovato il mio amante Gesù, ma tanto afflitto e sdegnato contro di quella gente, che io temevo a verga a verga, e solo ho detto:

(2) “Signore, placatevi e fatemi soffrire a me, versando sopra di me il vostro sdegno”.

(3) E Lui mi ha detto: “Come posso placarmi se mi vogliono appartare da loro, come se non fossero opera da Me creata? Non vedi come la Francia mi ha discacciato da sé, tenendosi onorata di non più riconoscermi? E come l’Italia vuole seguire la Francia, stando certuni che darebbero l’anima al diavolo, purché vincessero il punto di formare la legge del divorzio, tante volte da loro tentata e restati schiacciati e confusi, anzi che placarmi e versare su di te il mio sdegno, ti sospendo dello stato di vittima, perché quando la mia giustizia ha provato varie volte, usando tutto il suo potere per non dare quel castigo dall’uomo stesso voluto, e con tutto ciò lo vuole, è necessario che la giustizia sospenda chi la trattiene e fa cadere il castigo”.

(4) Ed io: “Signore, se mi volessi sospendere per altri castighi, facile avrei accettato, perché è giusto che la creatura si uniforme in tutto al vostro Santo Volere, ma accettarlo per questo male gravissimo, l’anima mia non può digerirla questa sospensione, piuttosto investitemi del vostro potere e fatemi andare in mezzo a questi tali che ciò vogliono”.

(5) Mentre ciò dicevo mi sono trovata con questi, parevano investiti da forze diaboliche, specie uno che pareva furibondo; come se volessi tutto sconvolgere ho detto e ridetto, ed appena m’è riuscito di gettarli qualche barlume di ragione facendogli conoscere l’errore che commettevano; e dopo ciò mi sono trovata in me stessa con scarsissime sofferenze.

 

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4-160

 Dicembre 8, 1902

 

Il confessore usa la potestà della Chiesa per tenere crocifisso a Gesù

in Luisa e crocifigendola insieme, per impedire la legge del divorzio.

 

(1) Questa mattina il mio adorabile Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quest’oggi ti voglio tenere sospesa senza farti soffrire”.

(3) Ed io ho incominciato a temere ed a lamentarmi con Lui, ed ha soggiunto:

(4) “Non temere, Io mi starò con te; anzi, quando tu occupi lo stato di vittima sei esposta alla giustizia, ed oltre delle altre sofferenze molte volte ti conviene soffrire la mia stessa privazione ed oscurità, insomma, tutto ciò che merita l’uomo per le sue colpe, ma sospendendoti l’uffizio di vittima tutto sarà misericordia ed amore che mostrerò verso di te”.

(5) Io mi sentivo sciolta, sebbene vedevo il mio diletto Gesù, e comprendevo benissimo che non era la sua venuta che rendeva necessaria la venuta del sacerdote a farmi riavere, ma sebbene le sofferenze che Gesù mi faceva venire.  Onde, non so dire il perché, l’anima ne sentiva una pena, ma la mia natura provava una grande soddisfazione e diceva: “Se non altro, risparmierò al confessore il sacrificio di farlo venire”.  Ma mentre ciò pensavo, ho veduto insieme con Nostro Signore un sacerdote vestito di bianco, mi pareva che fosse il Papa ed unito il confessore, e questi lo pregavano che mi facesse soffrire per impedire che formassero questa legge del divorzio.  Ma Gesù non li dava retta, allora il confessore non curando che non aveva udienza, con impeto straordinario, che pareva che non fosse lui, ha preso Gesù Cristo in braccio, ed a forza l’ha menato dentro di me dicendo: “Ti starai crocifisso in essa, crocifigendola, ma questa legge non la vogliamo”.

(6) Gesù ha rimasto come legato dentro di me, crocifisso da quella imponenza, sentendo io acerbamente i dolori della croce, ed ha detto:

(7) “Figlia, è la Chiesa che vuole, e la sua potestà unita alla forza della preghiera mi lega”.

 

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4-161

Dicembre 9, 1902

 

Luisa si trova insieme con Gesù Cristo, come

inchiodata con Lui.  Parlano circa il divorzio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa insieme con Gesù Cristo, come inchiodata con Lui, e siccome io soffrivo, me ne stavo in silenzio.  In questo mentre ho visto unito il confessore con l’angelo custode che gli diceva:

(2) “Questa poverina sta molto sofferente, tanto che l’impedisce di parlare; dalle un po’ di tregua, che quando due amanti sfogano insieme ciò che tengono nel loro interno, finiscono col concedersi a vicenda ciò che vogliono”.

(3) Onde mi sono sentita sollevare le sofferenze, ed in primo ho detto certi bisogni del padre, col pregarlo che lo facesse tutto di Dio, perché quando uno giunge ed esser tale, non può trovare nessuna difficoltà a concedergli ciò che vuole, perché non potrà cercare altro se non ciò che piace a Dio; poi ho detto: “Signore, questa legge del divorzio, giungeranno gli uomini a formarla nell’Italia?” 

(4) E Lui: “Figlia mia, corre pericolo, menoché qualche fulmine cinese non giunga ad impedirgli l’intento”.

(5) Ed io: “Signore, come, è forse qualcuno della Cina, che forse mentre staranno per ciò fare, prenderà qualche fulmine e lo menerà in mezzo a loro per ucciderli, in modo che quelli spaventati prenderanno la fuga?” 

(6) E Gesù: “Quando non comprendi è meglio che taci”.

(7) Ed io sono lasciata confusa e non ho ardito di più parlare e senza che abbia capito il significato.  Però, l’angelo custode stava a dire al confessore, oltre l’intenzione della croce unita quella di farlo versare, che se ciò otterrete vincerete il punto e non potranno farlo.

 

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4-162

Dicembre 15, 1902

 

Resta inchiodata con Gesù.  L’uomo sta per

essere schiacciato dal peso della giustizia divina

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa ed ho trovato il mio adorabile Gesù gettato a terra, crocifisso, che tutti lo calpestavano, ed io per impedire che ciò facessero, mi sono distesa sopra per poter ricevere sopra di me ciò che facevano a Nostro Signore.  E mentre stavo in quella posizione ho detto: “Signore, che vi costa che quei stessi chiodi che trafiggono voi, trafiggano me insieme?”    In questo mentre, mi sono trovata inchiodata con quei stessi chiodi che tenevano confitto il benedetto Gesù, Lui sotto ed io sopra; ed in questa posizione ci siamo trovati in mezzo a quei uomini che vogliono il divorzio, e Gesù mandava a quelli tanti raggi di luce prodotti dalle sofferenze che Gesù ed io soffrivamo, e quelli restavano abbagliati e confusi.  E comprendevo che se il Signore si compiacerà di farmi continuare a soffrire, quando quelli verranno per ciò fare, riceveranno qualche smacco senza che concluderanno nulla.

(2) Dopo ciò è scomparso, restando io sola a soffrire, e poi è ritornato di nuovo ma non crocifisso, e si è gettato nelle mie braccia, ma tanto si è reso pesante che le mie povere braccia non la facevano e stavo in atto di farlo cadere a terra.  Onde, vedendo che più che facevo e sforzavo non potevo contenere quel peso, era tanta la pena che sentivo che dirottamente piangevo, e Lui vedendo il pericolo certo di cadere ed il mio pianto, piangeva insieme.  Che scena straziante, onde facendomi violenza l’ho baciato nel volto, baciandomi Lui insieme gli ho detto: “Vita e fortezza mia, da me sono debole e nulla posso, ma con voi tutto posso; perciò fortificate la mia debolezza con l’infondermi la vostra stessa fortezza, e così potrò portare il peso della vostra persona, unico mezzo per poterci a vicenda risparmiarci questo dispiacere, io di farvi cadere e voi di soffrire la caduta”.  Nel sentire ciò, Gesù mi ha detto:

(3) “Figlia mia, e tu non comprendi il significato della mia pesantezza? Sappi che è il peso enorme della giustizia che né Io posso più sopportarlo, né tu potrai contenerlo, e l’uomo dal peso della giustizia divina sta per essere schiacciato”.

(4) Io nel sentire ciò piangevo, e Lui, quasi per distrarmi, siccome prima di venire tenevo un timore forte che non dovessi ubbidire su di certe cose, ha aggiunto:

(5) “E tu diletta mia, perché tanto temi che non ti facessi ubbidire? Non sai che quando tiro, unisco, immedesimo un’anima con Me, comunicandole i miei segreti, il primo tasto che metto, e che suono più bello e che comunico il suono a tutti gli altri tasti, è il tasto dell’ubbidienza? Tanto che se gli altri tasti non stanno in comunicazione col primo tasto, vi suoneranno d’un modo discordante, che mai potrà essere gradevole al mio udito.  Perciò non temere, e poi, non tu ma Io ubbidirò in te, ed essendo ubbidienza che spetterà a Me di fare, lascia fare a Me, senza darti pensiero, ché Io solo so bene quello che si conviene, ed il modo come farmi conoscere”.

(6) Detto ciò è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.  Sia sempre benedetto il Signore.

 

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4-163

Dicembre 17, 1902

 

Per poter essere vittima è necessaria la unione permanente con Gesù.

 

(1) Questa mattina, venendo il mio adorabile Gesù, lo stavo pregando che si placasse dicendogli: “Signore, se non posso io sola sostenere il peso della vostra giustizia, vi sono tante anime buone che dividendo un poco per ciascuno, riuscirà più facile sostenere il peso, e così le gente potranno essere risparmiate”.

(2) E Lui: “E tu, figlia mia, non sai che per poter la mia giustizia sgravare sopra qualche anima il peso dell’altrui castigo, si deve trovare in possesso della mia unione permanente, dimodocché tutto ciò che opera, soffre, intercede ed ottiene, le viene dato per virtù della mia unione stabilita in essa, non facendo altro l’anima che mettere la sua volontà unificandola con la mia, né la mia giustizia potrebbe farlo se prima non le dà le grazie necessarie per poter mettere l’anima a soffrire per cagione altrui”.

(3) Ed io: “E come la vostra unione è in me permanente? Mi veggo tanto cattiva”.

(4) E Lui rompendo il mio dire ha soggiunto: “Sciocca, che dici? Non mi senti continuamente in te, non avverti i movimenti sensibili che faccio nel tuo interno, la preghiera continua che nel tuo interno si eleva, non potendo tu far diversamente, forse sei tu od Io che abito in te? Al più non mi vedi qualche volta, e questo dice niente che la mia unione non è permanente in te”.

(5) Io sono restata confusa e non ho saputo che rispondere.

 

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4-164

Dicembre 18, 1902

 

Gesù la porta di nuovo a soffrire con Lui, per

vincere a quelli che vogliono il divorzio.

 

(1) Non appena mi sono trovata nel solito mio stato, il benedetto Gesù è venuto, ma tanto sofferente che faceva compassione; onde tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vieni di nuovo a soffrire con Me per poter vincere l’ostinazione di quelli che vogliono il divorzio, proviamo un’altra volta, tu sarai sempre pronta a soffrire ciò che voglio, non è vero? Mi dai il tuo consentimento?” 

(3) Ed io: “Sì, Signore, fate quello che volete”.

(4) Non appena detto sì, che il benedetto Gesù si è disteso dentro di me crocifisso, e siccome la mia natura era più piccola della sua, tanto mi ha stirato da farmi giungere alla sua stessa persona, poi ha versato pochissimo, sì, ma tanto amaro e pieno di sofferenze, che non solo mi sentivo i chiodi ai punti della crocifissione, ma tutto il corpo me lo sentivo confitto da tanti chiodi, in modo che mi sentivo tutta stritolare.  Quindi, per poco mi ha lasciato in quella posizione e mi sono trovata in mezzo ai demoni, che vedendomi così sofferente dicevano: “Fino all’ultimo questa maledetta deve vincere un’altra volta che non facciamola legge del divorzio.  Maledetta la tua esistenza, tu cerchi di nuocerci e di disperderci i nostri affari col rovinare tante nostre fatiche mandandole a vuote, ma te la faremo pagare, ti muoveremo contro vescovi, sacerdoti e gente, in modo che un’altra volta ti faremo passare il ticchio di accettare le sofferenze”.  E mentre ciò dicevano mi mandavano vortici di fiamme e fumo.  Io mi sentivo tanto sofferente che non capivo me stessa.  Il benedetto Gesù è ritornato, ed i demoni se ne sono fuggiti alla sua vista, e di nuovo mi ha rinnovato le stesse sofferenze più forti di prima, e così ha ripetuto per altre due volte, e sebbene sono stata quasi sempre con Gesù, siccome mi trovavo come compressa da forti sofferenze, non gli ho detto niente, solo Lui or mi diceva:

(5) “Figlia mia, per ora è necessario che soffra, abbi pazienza, non vuoi prendere cura dei miei interessi come se fossero tuoi?” 

(6) Ed ora mi sosteneva fra le sue braccia, non potendo la mia natura sostenere da sola il peso di quelle sofferenze.  Poi mi ha detto:

(7) “Diletta, vuoi tu vedere il male che ne è avvenuto quei giorni che ti ho tenuto sospesa da questo stato?” 

(8) In questo mentre non so come, ho visto la giustizia, e la vedevo piena di luce, di grazia, di castighi e di tenebre, e quanti giorni n’era stata sospesa, tanti rivoli di tenebre scendevano sopra la terra, e quelli che vogliono fare male e dire male restavano più accecati e prendevano forza a metterla in esecuzione, rivolgendosi contro della Chiesa e delle persone sacre.  Io sono restata meravigliata, e Gesù mi ha detto:

(9) “Tu ti credevi che fosse niente, tanto che non ti curavi, ma non era così, hai visto quanto male ne è venuto, e quanta forza hanno preso i nemici da giungere a fare quello che in tempo che ti ho tenuto sempre in questo stato, non hanno potuto”.

(10) Dopo ciò è scomparso.

 

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4-165

Dicembre 24, 1902

 

Effetti del patire.  Valore della superbia.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa, ed ho trovato Nostro Signore che vicino teneva una croce, tutta intrecciata di spine.  Onde l’ha preso e me l’ha messo sopra le spalle, comandandomi che la portassi in mezzo ad una moltitudine di gente, per dare prova della sua misericordia e placare la giustizia divina.  Era tanto pesante che la portavo curva e quasi strisciandomi.  Mentre la portavo Gesù è scomparso, e colui che mi guidava quando sono giunta ad un punto mi ha detto:

(2) “Lascia la Croce e spogliati, ché deve ritornare Nostro Signore e ti deve trovare pronta per la crocifissione”.

(3) Io mi sono spogliata e mi sono ritenute le vesti in mano per la vergogna che la natura sentiva, ed ho detto fra me: “Appena che verrà le lascerò”.  In questo mentre è ritornato, e trovandomi con le vesti in mano mi ha detto:

(4) “Neppure ti sei fatta trovare del tutto spogliata per poterti subito crocifiggere, allora la riserveremo un’altro tempo”.

(5) Io sono restata confusa ed afflitta, senza potere articolare parola, e Gesù per consolarmi mi ha presso per mano e mi ha detto:

(6) “Dimmi, che vuoi che ti doni?” 

(7) Ed io: “Signore, patire”.

(8) E Lui: “E che altro?” 

(9) Ed io: “Non vi so chiedere altro che patire”.

(10) E Gesù: “E amore non ne vuoi?” 

(11) Ed io: “No, patire; perché dandomi il patire mi darete più amore, e questo lo conosco per esperienza, che per ottenere le grazie, l’amore più forte e tutto te stesso, non si ottiene per altro che per mezzo del patire, e per meritarmi  tutte le tue simpatie, gusti e compiacimenti, unico e solo mezzo è il patire per amor tuo”.

(12) E Lui: “Diletta mia, ti ho voluto provare per riaccendere in te maggiormente il desiderio di patire per amor mio”.

(13) Dopo ciò ho visto persone che si credevano qualche cosa più degli altri, e il benedetto Gesù ha detto:

(14) “Figlia mia, chi innanzi a Me ed innanzi agli uomini si crede qualche cosa, vale niente; e chi si crede niente, vale tutto.  Primo innanzi a Me, perché se fa qualche cosa non si crede di farla perché può farla, tiene la forza, la capacità, ma la fa perché ne riceve da Dio la grazia, gli aiuti, i lumi, quindi si può dire che la fa in virtù del potere divino, e chi tiene con sé il potere divino, già vale tutto.  Secondo innanzi agli uomini, questo agire in virtù del potere divino la fa operare tutto diversamente, e non fa altro che tramandare luce del potere divino che in sé contiene, in modo che i più perversi senza volerlo, sentono la forza di questa luce e si sottomettono ai loro voleri, ed ecco che anche dinnanzi agli uomini vale tutto.  Tutto al contrario chi si crede qualche cosa, oltre che vale niente, ma mi è abominevole alla mia presenza, ed i modi ostentati e distinti che tengono, credendosi loro qualche cosa, beffandosi degli altri, gli uomini li tengono segnati a dito come soggetti di derisione e di persecuzione”.

 

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4-166

Dicembre 26, 1902

 

Le calunnie, le persecuzioni, i contrasti, servono per giustificare l’uomo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta oppressa e con timore di ricevere persecuzioni, contrasti, calunnie, non solo io, che di me non mi curo perché sono una povera creatura che valgo niente, ma il confessore con altri sacerdoti.  Onde mi sentivo il cuore schiacciato da questo peso senza poter trovare quiete.  In questo mentre è venuto il mio adorabile Gesù dicendomi:

(2) “Figlia mia, perché starti turbata ed inquieta con perderci il tempo? Per le cose tue non c’è niente, e poi tutto è provvidenza divina che permette le calunnie, le persecuzioni, i contrasti, per giustificare l’uomo e farlo ritornare all’unione del Creatore, da solo a solo, senza appoggio umano come nell’essere creato ne uscì.  Ed ecco come l’uomo per quanto buono e santo fosse, sempre gli resta qualche cosa di spirito umano nel suo interno, come pure nel suo esterno non è perfettamente libero, sempre tiene in qualche cosa d’umano in cui spera, confida e s’appoggia, e da cui vuole riscuotere stima e rispetto.  Fa che un po’ succede il vento delle calunnie, persecuzioni e contrasti, oh! che grandine distruttrice riceve lo spirito umano, perché l’uomo vedendosi battagliato, mal veduto, disprezzato dalle creature, non trova più soddisfazione tra loro; anzi, gli vengono a mancare tutti insieme: Aiuti, appoggi, fiducia e stima; e se prima andava in cerca di loro, dopo lui stesso li fugge, perché dovunque si volge non trova che amarezze e spine.  Quindi, ridotto in questo stato rimane solo, e l’uomo non può stare, n’è fatto per starsi solo; che farà il poverino? Si rivolgerà tutto, senza il minimo impiccio al suo centro Iddio, e Iddio si darà tutto a Lui, e l’uomo si darà tutto a Dio, applicando il suo intelletto nel conoscerlo, la sua memoria nel ricordarsi di Dio e dei suoi benefizi, la volontà ad amarlo.  Ed ecco figlia mia, giustificato, santificato e rifatto nell’anima sua il fine per cui è stato creato.  Ed ancorché dopo gli converrà trattare con le creature e si vede offrire aiuti, appoggi, stima, li riceve con indifferenza, conoscendo a prova chi sono; e se si ne serve lo fa solo quando ne vede l’onore e la gloria di Dio, restandosi sempre solo Dio e lui.

 

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4-167

Dicembre 30, 1902

 

Il Signore la fa vedere terremoti, distruzione di città, e le parla della sua Volontà.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi pareva di vedere la Santissima Trinità ed io in mezzo a loro, come se volessero risolvere che cosa dovessero fare del mondo.  Onde, pareva che dicevano:

(2) “Se al mondo non si mandano fierissimi flagelli, tutto per lui è finito in fatto di religione, e diventeranno peggiori degli stessi barbari”.

(3) E mentre ciò dicevano, pareva che scendevano sulla terra guerre d’ogni specie, terremoti da distruggere intere città e malattie.  Io nel vedere ciò, tutta tremante ho detto: “Maestà Suprema, perdonate all’umana ingratitudine, ora più che mai il cuore dell’uomo è ribellato; se si vedrà mortificato si ribellerà maggiormente, aggiungendo oltraggi ad oltraggi alla vostra Maestà”.  Ed una voce che usciva da mezzo a loro diceva:

(4) “L’uomo si può ribellare quando è solo mortificato, ma quando è distrutto, cessa il suo ribellamento; ora qui non si parla di mortificazione, ma di distruzione”.

(5) Dopo ciò sono scomparsi; ma chi può dire come sono restata, molto più ché mi sentivo come una disposizione di volere uscire da questo stato di sofferenze, ed una volontà non perfettamente acquietata al Volere Divino.  Vedevo con chiarezza che la più brutta onta che può fare la creatura al Creatore è opporsi al Volere suo Santissimo, ne sentivo la pena, temevo forte che potessi fare un’atto opposto al suo Volere, con tutto ciò non mi potevo acquietare.  Quindi dopo molto stentare è ritornato il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, molte volte Io mi diletto di eleggere le anime, di circondarle di fortezza divina in modo che nessun nemico possa in lei entrare, e vi stabilisco il mio perpetuo soggiorno, ed in questa dimore che faccio mi abbasso, si può dire, ai più minuti servizi, la ripulisco, l’estirpo tutte le spine, le distruggo tutto ciò che di male ha prodotto la natura umana, e vi pianto tutto ciò che di bello e di buono in me si trova; tanto da formare il più bel giardino delle mie delizie, da servirmene a mio gusto, e secondo le circostanze della mia gloria e del bene altrui, tanto, che si può dire che non ha più nulla del suo, servendomi solo per mia abitazione.  Onde, sai tu che ci vuole per distruggere tutto questo? Un’atto opposto alla mia Volontà; e tutto questo lo farai tu se ti opponi alla mia Volontà”.

(7) Ed io: “Temo Signore che i superiori mi possano dare l’ubbidienza dell’altra volta”.

(8) E Lui: “Questo non è cosa tua, ed Io me la vedrò con loro, ma qui c’è il tuo volere”.

(9) Con tutto ciò non mi potevo quietare ed andavo ripetendo nel mio interno: “Che cambiamento funesto mi è successo, chi ha disgiunto il voler mio dal Volere del mio Dio, che pareva formata tutt’uno?”

 

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4-168

Dicembre 31, 1902

 

Gesù l’ama tanto che giunge ad amarla quanto si ama

a Sé stesso, sebbene però alcune volte non può

vederla e le è nauseante.  Spiegazioni.

 

(1) Continuando a stare con timore che potessi oppormi al Volere del mio adorabile Gesù, mi sentivo tutta oppressa ed angustiata, e stavo pregando che mi liberasse dicendo: “Signore, abbiate pietà di me; non vedete il pericolo in cui mi trovo? E’ possibile che io, vilissimo vermicciolo ardisca tanto, da sentirmi opposta al vostro Santo Volere? E poi, qual bene posso io trovare ed in qual precipizio piomberò se mi trovo disgiunta della Vostra Volontà?” Mentre ciò dicevo, il benedetto Gesù si è mosso nel mio interno, e con una luce che mi mandava pareva che mi diceva:

(2) “Tu non comprendi mai nulla, questo stato è stato di vittima; come ti hanno offerto vittima per Corato, tu accettasti; ora che cosa c’è di male in Corato? Non c’è forse la ribellione verso il Creatore della creatura? Tra sacerdoti e secolari, tra partiti e partiti? Ora il tuo stato di ribellione non voluto, il timore, le tue pene, è stato espiatorio; e questo stato di espiazione Io lo soffrii nel Getsemaní che giunsi a dire: “Se è possibile passi da Me questo calice, ma non la mia, ma la tua Volontà si faccia”.  Mentre in tutto il corso della mia vita l’avevo tanto desiderato, fino a sentirmi consumare”.

(3) Nel sentire ciò, pare che mi sono tranquillizzata e rafforzata, e l’ho pregato che versasse in me le sue amarezze, ed avendomi avvicinato alla sua bocca, e per quanto ho succhiato non veniva nulla, solo un’alito amarissimo che tutto l’interno mi amareggiava, ond’io vedendo che nulla versava ho detto: “Signore, non mi vuoi più bene, amarezze non ne vuoi versare, almeno versa le tue dolcezze”.

(4) E Lui: “Anzi ti voglio più bene, e se tu potessi entrare nel mio interno vedresti con chiarezza in tutte le mie parti l’amore distinto verso di te, ed alcune volte ti amo tanto, che giungo ad amarti quant’amo Me stesso, sebbene però alcune volte non posso vederti e mi sei nauseante”.

(5) Che fulmine sono state queste ultime parole al mio povero cuore, pensare che non sempre ero amata dal mio amante Gesù, e giungevo ad essere un’anima abominevole.  Se non correva Lui stesso a spiegarmi il significato io non potevo più vivere, onde ha soggiunto:

(6) “Povera figlia, ti è assai duro questo? Hai incontrato la mia stessa sorte, Io ero sempre qual ero, uno con la Trinità Sacrosanta e ci amavamo d’un amore eterno, indissolubile, eppure coperto come vittima di tutte le iniquità degli uomini il mio esterno era abominevole innanzi alla Divinità, tanto che la giustizia divina non mi risparmiò in parte alcuna, rendendosi inesorabile, fino ad abbandonarmi.  Tu sei sempre qual sei con Me, e siccome occupi lo stato di vittima, il tuo esterno comparisce innanzi alla divina giustizia coperto delle colpe altrui, ecco perciò ti ho detto quelle parole, tu però quietati, che ti amo sempre”.

(7) Detto ciò è scomparso, pare che il benedetto Gesù questa volta ha voglia d’inquietarmi, sebbene mi dà subito la pace.  Sia sempre benedetto e ringraziato.

 

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4-169

Gennaio 5, 1903

 

La libertà è necessaria per conoscere il buono ed il cattivo.

 

(1) Questa mattina mi sentivo quasi libera dalle sofferenze, io stessa non sapevo che fare, quando mi sono sentita fuori di me stessa e vedevo persone del nostro paese che oltre alle parole e calunnie che avevano detto, macchinavano di giungere ai fatti, in questo mentre ho visto il benedetto Gesù ed ho detto: “Signore, troppa libertà date a questi uomini infernali, finora sono state parole d’inferno, ed ora vogliono giungere a mettere mani addosso ai tuoi ministri, legateli ed abbiate compassione di loro, ed insieme difendete quelli che vi appartengono”.

(2) E lui: “Figlia, è necessaria questa libertà per conoscere il buono ed il cattivo, sappi però che ne sono stanco dell’uomo, e tanto stanco che lo partecipo a te, in modo che quando tu senti quella stanchezza di questo stato di vittima, e quasi la volontà di volerne uscire, ti viene da Me, e ti avverto di stare attenta di non mettere nessuna volontà, ché Io vado trovando la volontà della creatura per appoggiarmi e castigare i ribelli.  Però proviamo, ancora ti farò soffrire a te, e quelli resteranno senza forza e non potranno fare nulla di ciò che vogliono”.

(3) Chi può dire ciò che ho sofferto e quante volte mi ha rinnovato la crocifissione, e mentre ciò faceva, mi ha detto alzando la sua mano verso del cielo:

(4) “Figlia mia, l’uomo non l’ho fatto per la terra, ma per il Cielo, e la sua mente, il suo cuore, e tutto ciò che il suo interno contiene, dovevano esistere in Cielo, e se ciò faceva, riceveva nelle tre potenze l’influsso della Santissima Trinità, restandole ricopiata in sé stessa; ma siccome si occupa di terra, riceve in sé il fango, il marciume e tutta la sentina dei vizi che la terra contiene”.

 

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4-170

Gennaio 7, 1903

 

Domanda a Gesù rischiarimento del suo stato, e Lui la rischiara.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pensando: “E’ possibile, può essere vero che per poche mie sofferenze, il Signore deve sospendere i castighi, debilitare le forze umane per non fare le rivoluzioni e formare leggi inique; e poi, chi sono io da meritare con poche sofferenze tutto questo? Mentre ciò pensavo, è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, né tu, né chi ti dirige hanno compreso il tuo stato; già tu nello stato di sofferenze scomparirai affatto, ed Io solo, non misticamente, ma in carne viva vi riproduco le stesse mie sofferenze che soffrii la mia Umanità; e non furono forse le mie sofferenze che debilitarono i demoni, illuminarono le menti accecate, in una parola che formò la redenzione dell’uomo? E se lo potettero allora nella mia Umanità, non lo possono forse fare adesso nella tua? Se un re andasse ad abitare in un piccolo tugurio, e da là dispensasse grazie, aiuto, monete, continuasse il suo uffizio di re, se qualcuno non credesse si direbbe che è sciocco, se è re può fare del bene tanto nel palazzo regale, quanto nel piccolo tugurio; anzi si ammira più la bontà, ché essendo re non disdegna d’abitare piccoli tuguri e vili capanne; tale è il fatto tuo”.

(3) Io comprendevo con chiarezza tutto ciò, ed ho detto: “Signore mio, tutto va bene come dite, ma tutta la difficoltà del mio stato sta nella venuta del sacerdote”.

(4) E Lui: “Figlia mia, ancorché un re abitasse piccoli tuguri, le circostanze, la necessità, lo stato di re, conviene che i suoi ministri non lo lascino solo, ma che gli facciano compagnia servendolo ed ubbidendolo in ciò che lui vuole”.

(5) Sono restata tanto convinta, che non ho saputo più che dire.

 

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4-171

Gennaio 9, 1903

 

Tutto è scritto nei cuori di chi crede, spera ed ama.

 

(1) Questa mattina mi sentivo tutta oppressa, siccome era stato Monsignore a visitarmi ché diceva che non era certo che fosse Gesù Cristo che operasse in me; nel venire il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per comprendere bene un soggetto ci vuole la credenza, perché senza di questa tutto è buio nell’intelletto umano, mentre il solo credere accende nella mente una luce, e per mezzo di questa luce scorge con chiarezza la verità e la falsità, quando opera la grazia e quando la natura, e quando la diabolica.  Vedi, il Vangelo è noto a tutti; ma chi comprende il significato delle mie parole, le verità che in esso contiene? Chi se le conserva nel proprio cuore e ne fa un tesoro per comprarsi il regno eterno, chi crede.  E per tutti gli altri non solo non ne comprendono un acca, ma se ne servono per farsene beffe e mettere in burla le cose più sante.  Onde si può dire che tutto è scritto nei cuori di chi crede, spera ed ama, e per tutti il resto niente è scritto per loro.  Così è di te, chi tiene un po’ di credenza vede le cose con chiarezza e trova la verità, chi no, vede le cose tutte confuse”.

 

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4-172

Gennaio 10, 1903

 

Le parole che più consolano la dolce Mamma sono: “Dominus Tecum”.

 

(1) Questa mattina, dopo aver molto stentato è venuta la Regina Madre col Bambino in braccio, e me l’ha dato a me dicendomi che lo tenessi cogli atti continui d’amore corteggiato.  Ho fatto per quanto ho potuto e mentre ciò facevo, Gesù mi ha detto:

(2) “Diletta mia, le parole più gradite e che più consolano la mia Madre, è il “Dominus Tecum”, perché non appena furono pronunziate dall’arcangelo, sentì in sé comunicarsi tutto l’Essere Divino, e quindi si sentì investita del divino potere, in modo che il suo, a fronte del potere divino, si disperdette, e mia Madre rimase col potere divino nelle sue mani”.

 

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4-173

Gennaio 11, 1903

 

Vede Monsignore che combatte per la religione.

 

(1) Avendo il confessore detto che pregassi secondo l’intenzione di Monsignore, vedevo, trovandomi fuori di me stessa, che non riguardavo Monsignore ma altre persone, e tra queste vedevo una buonissima donna, ma tutta costernata e piangeva, e Monsignore sotto le braccia d’una croce con Cristo confitto sopra che difendeva, e doveva avere occasione per combattere per la religione, ed il benedetto Gesù che diceva:

(2) Li confonderò.

 

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4-174

Gennaio 13, 1903

 

Vede la Santissima Trinità.  Mali delle adulazioni.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, pareva di vedere la Santissima Trinità, che a vicenda si guardavano, ed in quei sguardi era tanta la loro bellezza, che rimanevano estatici col solo guardarsi, ed in questo stato traboccavano fuori in amore, e da quest’amore restavano come scossi, per rimanere più intensamente estatici, sicché tutto il loro bene e compiacimento stava compreso in loro stessi, e tutta la loro eterna vita e beatitudine, ed esercizio, stava racchiuso in questa sola parola: “amore”, e tutta la beatitudine dei santi era formata da questo operare perfetto della Santissima Trinità.

(2) Mentre ciò vedevo, il Figlio ha preso la forma di Crocifisso, ed uscendo da mezzo a Loro, è venuto a me partecipandomi le pene della crocifissione, e mentre stava con me, si è portato di nuovo in mezzo a Loro ed ha offerto le sue e le mie sofferenze, ed ha soddisfatto all’amore che le dovevano tutte le creature.  Chi può dire il loro compiacimento, e come restavano soddisfatti dell’offerta del Figlio.  Pareva che siccome nel creare le creature, non altro era uscito dal loro interno che fiamme contenute d’amore, che per dare sfogo a questo amore sì misero a creare tant’altre loro immagini, allora ne restano soddisfate quando ricevono ciò che hanno dato, cioè: Amore hanno dato, amore vogliono; sicché il più brutto affronto è il non amarli.  Eppure, oh! Dio tre volte santo, chi è che ti ama?

(3) Dopo ciò sono scomparsi, ma chi può dire ciò che comprendevo? La mia mente si perdeva e la lingua non sa articolar parola.  Onde, dopo poco il benedetto Gesù è ritornato col volto coperto di sputi e di fango, e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, le lodi, le adulazioni, sono sputi e fango che sporcano ed infangano l’anima ed acciecano la mente, per non farle conoscere chi egli veramente sia, specie se non partono dalla verità; che se partono dalla verità e la persona è degna di lodi, conoscendo la verità ne darà a Me la Gloria; ma se partono dalla falsità, spingono a tale eccesso l’anima, da confermarsi maggiormente nel male”.

 

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4-175

Gennaio 31, 1903

 

Effetti della corona d’spine di Gesù.

 

(1) Dopo avere molto stentato, quando appena ho visto il benedetto Gesù nel mio interno che teneva la corona di spine, ed io me l’ho messo a guardare ed a compatirlo, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, volli soffrire queste spine nella mia testa oltre per espiare tutti i peccati di pensieri, per unire l’intelligenza divina all’umana, perché l’intelligenza divina era come dispersa nelle menti umane, e le mie spine la chiamarono dal Cielo e la innestarono di nuovo.  Non solo questo, ma ottenni a chi doveva manifestare le cose divine, aiuto, forza, lucidazione a farla conoscere agli altri”.

 

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4-176

Febbraio 1, 1903

 

La Regina Mamma la riprende.  Si apre una chiesa protestante in Corato.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato mi sentivo tutta afflitta, specie ché il mio confessore mi aveva detto che questa mattina si apriva in Corato una chiesa protestante, e che doveva pregare il Signore che facesse succedere una cosa qualunque per farli confondere a costo di qualunque mia sofferenza, e vedendo che il Signore non veniva e quindi non mi sentivo grandi sofferenze, unico mezzo per ottenere queste specie di grazie, ne sentivo un’afflizione grandissima.  Onde dopo molto stentare è venuto il benedetto Gesù, e vedevo il confessore che molto insisteva e pregava per farmi soffrire; così pare che mi ha partecipato le pene delle croce e dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ti ho fatto soffrire costretto dalla potestà sacerdotale, e permetterò che quelli che andranno, invece di restare convinti di quello che i protestanti diranno, li prenderanno a burla, e poi se il castigo piombò sopra a Corato nei giorni che ti tenni sospesa dallo stato di vittima, deve avere il suo corso, e se tu continuerai a soffrire, disporrò in modo i cuori, che a tempo opportuno me ne servirò di qualche occasione per farli restare del tutto confusi e distrutti”.

(3) Dopo poi, è venuta la Regina Madre, come se avesse voluto usare con me un tratto di giustizia, mi ha ripreso aspramente di qualunque pensiero e parola, specie quando vedendomi con pochissime sofferenze dico che non è più Volontà di Dio, e quindi voglio uscire da questo stato.  Chi può dire con qual rigore mi ha ripreso, dicendomi che il Signore permette che qualche giorno ti sospenda, può essere; ma che ti disponi tu, questo è intollerabile innanzi a Dio, venendo tu quasi a dettare leggi del modo come ti vuole tenere.  Sentivo tanto la forza del rigore, che stavo per venir meno, tanto che il benedetto Gesù avendo di me compassione, mi ha sostenuto tra le sue braccia.

 

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4-177

Febbraio 9, 1903

 

I beni che tiene la Chiesa cattolica, e i mali dei protestanti.

 

(1) Questa mattina, trovandomi fuori di me stessa vedevo il confessore con un’altro sacerdote santo, il quale diceva: “Levati qualunque pensiero di non essere Volontà di Dio la tua posizione”.

(2) Poi ha preso il discorso sopra di questi protestanti che dicono di Corato, ed ha detto: “Poco o niente faranno, perché i protestanti non hanno l’amo della verità per pescare i cuori, come l’ha la Chiesa Cattolica, li manca la barca della vera virtù per poterli mettere a salvamento, sono sprovvisti di vele, di remi, d’ancora, quali sono gli esempi ed insegnamenti di Gesù Cristo, e giungono a non avere né un pane come sfamarsi, né acqua per dissetarsi e lavarsi, quali sono i sacramenti, e quel che è più, li manca fino il mare della Grazia per potere andare in cerca di pescare le anime.  Onde, mancando tutto questo, quali progressi potranno loro fare?”    Ed ha detto tante altre cose che io non so bene ridire.  Dopo ciò è venuto il mio amabile Gesù e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, chi mi ama si fissa di fronte al centro Divino, ma chi si rassegna e fa in tutto la Volontà Divina, possiede in sé stesso il centro della Divinità”.

(4) E come lampo è scomparso.  Poco dopo è ritornato, ed io lo stavo ringraziando della Creazione e Redenzione, e di tanti altri benefizi.  E Lui ha soggiunto:

(5) “Nella Creazione formai il mondo materiale, e nella Redenzione formai il mondo spirituale”.

 

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4-178

Febbraio 22, 1903

 

Il peccato è veleno, ed il dolore è il contravveleno.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, per poco ho visto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il peccato offende Dio e ferisce l’uomo, e siccome fu fatto dall’uomo, ed offeso Dio, per ricevere una piena soddisfazione ci voleva un uomo ed un Dio che soddisfacesse.  E la trentina degli anni del mio corso mortale soddisfece per le tre età del mondo, per i tre diversi stati di leggi: Di natura, scritta, e di grazia, e per le tre diverse età di ciascun uomo: Adolescenza, gioventù e vecchiezza.  Io per tutti soddisfeci, meritai, ed impetrai; e la mia Umanità serve di scala per salire al Cielo; ma se l’uomo non vi sale questa scala con l’esercizio delle proprie virtù, in vano si provi a salirvi e renderà inutile per sé stesso il mio operato”.

(3) Ond’io, sentendo nominare il peccato ho detto: “Signore, dimmi un po’ perché tanto vi piacete quando un’anima s’addolora di avervi offeso”.

(4) E Lui: “Il peccato è un veleno che tutta l’anima avvelena e la rende tanto deforme, da farle scomparire in sé stessa la mia immagine, ed il dolore distrugge questo veleno e le restituisce la mia immagine, il vero dolore è un contravveleno, e siccome il dolore distrugge il veleno vi fa un vuoto nell’anima, e questo vuoto lo riempie la mia grazia; ecco la causa del mio piacere, ché veggo risorta per mezzo del dolore l’opera della mia Redenzione”.

 

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4-179

Febbraio 23, 1903

 

Non vogliono per capo Nostro Signore.  La Chiesa sarà sempre Chiesa.

 

(1) Trovandomi fuori di me stessa, mi sono trovata vicino ad un giardino che pareva che fosse la Chiesa, vicino al quale ci stavano persone che macchinavano un’attentato alla Chiesa e al Papa, ed in mezzo a questi ci stava Nostro Signore crocifisso, ma senza testa.  Chi può dire la pena, il ribrezzo che faceva nel vedere il suo Santissimo Corpo in quello stato, e comprendevo che gli uomini non vogliono Gesù Cristo per loro capo, e siccome la Chiesa lo rappresenta su questa terra, perciò cercano di distruggere quello che ne fa le veci.  Dopo mi sono trovata in un’altro luogo, in cui ho trovato altre persone che mi domandavano: “Che ne dici tu della Chiesa?” 

(2) Ed io, sentendomi una luce nella mente ho detto: “La Chiesa sarà sempre Chiesa, al più potrà lavarsi nel proprio sangue, ma questo lavacro la renderà più bella e gloriosa”.

(3) Quelli nel sentire ciò hanno detto: “E’ falso, chiamiamo il nostro dio e vediamo che cosa ne dice”.

(4) Onde è uscito un’uomo che superava tutti nell’altezza, con corona in testa, ed ha detto: “La Chiesa sarà distrutta, non esisteranno funzioni pubbliche, al più qualcuna nascosta, e la Madonna non sarà più riconosciuta”.

(5) Io nel sentire ciò ho detto: “E chi sei tu che ardisci di dire questo? Non sei tu forse quel serpente condannato da Dio a strisciare la terra? Ed ora ardisci tanto da farti credere re ingannando le gente? Ti comando di farti conoscere per quel che sei”.

(6) Mentre ciò dicevo, da alto si è fatto basso basso, ha preso la forma di serpente, e facendo un lampo ha sprofondato; ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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4-180

Marzo 5, 1903

 

Gesù si fa vedere che porta un fascio di croci in braccia, e le

dice che sono le croci del disinganno, che tiene pronta per ciascuno.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato mi sono trovata insieme col benedetto Gesù che portava un fascio di croci, di spine in braccia, tutto stanco ed affannato.  Ed io, vedendolo in quello stato ho detto: “Signore, a che pro affannarvi tanto con questo fascio in braccia?” 

(2) E Lui: “Figlia mia, queste sono le croci del disinganno, che tengo sempre pronte per disingannare le creature”.

(3) Ora, mentre ciò diceva, ci siamo trovati in mezzo alle gente, ed il benedetto Gesù, non appena vedeva uno che si attaccava alle creature, prendeva da quel fascio la croce della persecuzione e ce la dava, e quello vedendosi perseguitato, mal veduto, restava disingannato e comprendeva che erano le creature e che solo Iddio merita d’essere amato.  Se qualche altro alle ricchezze, prendeva da quel fascio la croce della povertà, e ce la dava, e quel vedendosi sfumate le ricchezze, ammiserito, comprendeva che tutto è fumo quaggiù, e che vere ricchezze sono le eterne, e quindi a tutto ciò che è eterno attaccava il suo cuore.  Se altro si legava alla propria stima, al sapere, il benedetto Gesù con tutta dolcezza prendeva la croce delle calunnie e delle confusioni, e ce la dava, e quello confuso, calunniato, come una maschera si toglieva e comprendeva il suo nulla, il suo essere, e tutto il suo interno ordinava in ordine solo a Dio e non più a sé stesso.  E così poi di tutte le altre croci.  Dopo ciò, il mio adorabile Gesù mi ha detto:

(4) “Hai visto la causa perché tengo questo fascio di croci in braccia? L’amore verso le creature me lo costringe a tenerlo, stando in continua attitudine per loro; essendo la croce il primario disinganno ed il primo che giudica l’operato delle creature, in modo che se la creatura si arrende, la croce le farà scansare il giudizio di Dio, tenendomi soddisfatto quando uno in vita si sottopone al giudizio della croce; se poi non si arrende, si troverà nell’ambiente del secondo disinganno della morte, e sarà giudicato con più strettissimo rigore da Dio, molto più per avere scappato dal giudizio della croce, che è tutto giudizio d’amore.

(5) Dopo ciò è scomparso, ed io comprendevo pure che è vero che Gesù ama la croce, ma molte volte l’uomo stesso incita, stuzzica Gesù a dargli la croce, perché se stesse ordinato in ordine a Dio, a sé stesso ed alle creature, non vedendo in lui nessun disordine, il Signore se ne starebbe e darebbe pace.

 

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4-181

Marzo 6, 1903

 

Gesù la porta a vedere il mondo e dice “ecce homo”.

 

(1) Dopo aver molto stentato, il benedetto Gesù si faceva vedere da dentro il mio interno dicendomi:

(2) “Vogliamo andare a vedere se le creature mi vogliono”.

(3) Ed io: “Sicuro che vi vorranno, essendo voi l’Essere più amabile, chi avrà ardire di non volervi?” 

(4) E Lui: “Andiamo e poi vedrai quello che faranno”.

(5) Ci siamo andati e quando siamo giunti ad un punto dove ci stavano molta gente, è uscita la sua testa da dentro il mio interno ed ha detto quelle parole che disse Pilato quando lo mostrò al popolo: Ecce Homo.  E comprendevo che quelle parole significavano se volevano che il Signore regnasse per loro Re, ed avesse il dominio nei loro cuori, nelle menti, ed opere; e quelli risposero: “Toglietelo, non lo vogliamo, anzi crocifiggetelo, acciocché sia distrutta ogni sua memoria”.  Oh! quante volte si ripetono queste scene.  Onde il Signore ha detto a tutti: “Ecce Homo”.

(6) Nel dire ciò è successo un mormorio, una confusione, chi diceva: Non lo voglio per mio Re, voglio la ricchezza; un’altro il piacere, un’altro l’onore, chi le dignità, e chi tante altre cose.  Con ribrezzo ascoltavo queste voci, ed il Signore mi ha detto:

(7) “Hai inteso come nessuno mi vuole, eppure questo è niente; volgiamoci al ceto religioso e vediamo se mi vogliono”.

(8) Onde mi sono trovata in mezzo ai sacerdoti, vescovi, religiose, devote; e Gesù con voce sonora ha ripetuto: “Ecco Homo”.

(9) E quelli dicevano: “Lo vogliamo, ma vogliamo anche il nostro comodo, altri, lo vogliamo, ma unito all’interresse.  Rispondevano altri: Lo vogliamo ma unito alla stima, l’onore; che se ne fa un religioso senza stima? Replicavano altri: Lo vogliamo, ma unito a qualche soddisfazione di creatura, come si può vivere solo e senza che nessuno ci soddisfaccia? E certuni giungevano a volere al meno la soddisfazione nel sacramento della confessione, ma solo solo quasi nessuno lo voleva, non mancando pure che qualch’uno non si curasse affatto di Gesù Cristo”.

(10) Onde tutto afflitto mi ha detto: “Figlia mia, ritiramoci, hai visto come nessuno mi vuole, o al più mi vogliono unito con qualche cosa che loro piace, Io non mi contento di questo, perché il vero regnare è quando si regna solo”.

(11) Mentre ciò diceva mi sono trovata in me stessa.

 

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4-182

Marzo 9, 1903

 

Gesù parla de l’umiltà e della corrispondenza.

 

(1) Continuando il mio solito stato, sentivo che nel mio interno il benedetto Gesù pregava dicendo:

(2) “Padre Santo, glorifica il nome tuo, confondi e nasconditi ai superbi e manifestati agli umili, perché il solo umile ti riconosce per suo Creatore, e si riconosce per tua creatura”.

(3) Detto ciò non si ha fatto più sentire, sebbene io comprendevo la forza dell’umiltà innanzi a Dio, mi pareva che non ha nessun ritegno ad affidargli i più preziosi tesori, anzi tutto è aperto per gli umili, nessuna cosa è sotto chiave; tutto all’opposto per i superbi, anzi pare che gli mette un laccio ai loro piedi per confonderli ad ogni passo.  Onde dopo poco si ha fatto vedere un’altra volta, e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, se un corpo è vivo, si conosce dal calore interno continuo, ché si può dare che mediante qualche calore esterno può riscaldarlo, ma non venendo dalla vera vita, ritorna subito a raffreddarsi.  Così l’anima si può conoscere se è viva alla grazia, se la sua vita interna è viva nell’operare, all’amarmi, se sente la forza della mia stessa vita nella sua; se poi, è per qualche causa estrinseca che se accalora, fa qualche bene e poi si raffredda, ritorna ai vizi, commette le solite debolezze, c’è gran certezza ch’è morta alla grazia, oppure sta negli ultimi estremi di vita.  Così si può conoscere se veramente sono Io che vado all’anima, se sente la mia grazia nel suo interno e tutto il suo bene si fonda nel suo interno; se poi è tutto esterno e niente avverte nel suo interno di bene, ci può essere l’opera del demonio”.

(5) Mentre ciò diceva è scomparso, ma poco dopo è ritornato ed ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, quanto può essere terribile per quelle anime che sono state molto fecondate dalla mia grazia, e non hanno corrisposto.  La nazione Ebrea, la più prediletta, la più fecondata, eppure la più sterile, e tutta la mia persona non fece quel frutto che fece Paulo nelle altri nazioni, meno fecondate ma più corrispondente, perché l’incorrispondenza alla grazia accieca l’anima e la fa travedere e la dispone all’ostinazione, anche di fronte di qualunque miracolo”.

 

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4-183

Marzo 12, 1903

 

Lamenti.  Gesù parla della sua vita e dell’Eucaristia.

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