[1]

I. M. I.

8-1

Giugno 23, 1907

 

L’atto più bello è il abbandono nella Volontà di Dio.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato, il benedetto Gesù non ci veniva, ed io stavo pensando tra me qual fosse l’atto più bello ed accetto a nostro Signore, che potesse più facilmente indurlo a farlo venire, il dolore delle proprie colpe o la rassegnazione? In questo mentre, quando appena è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia, l’atto più bello e che più mi piace è l’abbandono nella mia Volontà, ma tanto, da non ricordarsi che esista più il proprio essere, ma è tutto per essa il Divino Volere.  Sebbene il dolore delle proprie colpe è buono e lodevole, ma non distrugge il proprio essere; ma l’abbandonarsi del tutto nella mia Volontà distrugge il proprio essere e riacquista l’Essere Divino.  Quindi, l’anima con l’abbandonarsi nella mia Volontà, mi dà più onore, perché mi dà tutto quello che Io posso esigere dalla creatura, venendo a riacquistare in Me ciò che da Me era uscito, e l’anima viene a riacquistare ciò che solo dovrebbe riacquistare, cioè, riacquistando Iddio con tutti i beni che possiede lo stesso Dio, solo che fino a tanto che l’anima sta del tutto nella Volontà di Dio, riacquista Dio; e come esce da dentro la mia Volontà, così riacquista l’essere proprio con tutti i mali della corrotta natura”.

 

+  +  +  +

 

8-2

Giugno 25, 1907

 

L’anima, fermata o camminando, deve stare sempre nella Divina Volontà.

 

(1) Questa mattina stavo pensando fra me stessa che mi sentivo come fermata, senza andare né avanti né indietro, e dicevo: “Signore, io stessa non so dire quello che sento, ma del resto non mi affliggo, o sto indietro, o sto ferma, o innanzi; purché stia nella tua Volontà sto sempre bene.  In qualunque punto o in qualunque modo ci possa stare, la tua Volontà è sempre santa, ed io in qualunque modo ci starò, starò sempre bene”.

(2) In questo mentre, per poco è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, coraggio, non temere se ti senti fermata, ma attenta, però che le tue fermate le faccia nella mia Volontà, senza uscire affatto dal mio Volere.  Anch’Io vi faccio le mie fermate, ma però dentro d’un battere d’occhio vi faccio più di quello che non ho fatto per anni ed anni; vedi, per il mondo pare che Io stessi fermato, perché meritando d’essere severamente castigato e non facendolo, pare che non stia in corso, ma se prendo la verga in mano, vedrai come mi rifarò di tutte le fermate.  Così tu, stando sempre nella mia Volontà, se vedi che la mia Volontà ti vuole fermata, fermati pure e godi della mia Volontà; se vedi che la mia Volontà vuole che cammini, cammina pure, ma cammina sempre nel mio Volere, perché camminando nella mia Volontà camminerai con Me stesso e avrai la stessa Volontà del mio cammino, quindi stati sempre all’ordine nella mia Volontà, o fermata o in corso, e ci starai sempre bene”.

 

+  +  +  +

 

8-3

Luglio 1, 1907

 

Nella Divina Volontà si dimenticano i peccati.

 

(1) Stavo leggendo di una santa che pensava sempre alle proprie colpe, e che chiedeva a Dio dolore e perdono.  Nel mio interno dicevo: “Signore, che confronto diverso tra me e questa santa, io che non penso ai peccati, e questa che pensa sempre, si vede che l’ho sbagliata”.  In un istante me lo sentii muovere nel mio interno e si fece come un lampo di luce nella mente, e sentii dirmi:

(2) “Sciocca, sciocca che sei; non vuoi capirlo? Quando mai la mia Volontà ha prodotto peccati, imperfezioni? La mia Volontà è sempre santa, e chi vive nella mia Volontà resta già santificato, e gode, si ciba e pensa a tutto ciò che la mia Volontà contiene, ed ancorché per il passato abbia commesso peccati, trovandosi nella bellezza, nella santità, nella immensità dei beni che contiene la mia Volontà, dimentica il brutto del suo passato e si ricorda solo del presente, meno che non uscisse dal mio Volere; allora, ritornando al proprio essere, non è meraviglia che ricordi peccati e miserie.  Tieni bene a mente che nella mia Volontà non entrano né ci possono entrare questi pensieri di peccati e di sé stessa, e se l’anima se li sente significa che non è stabile e fissa dentro di Me e vi fa delle uscite”.

(3) Trovandomi poi nel solito mio stato, quando appena l’ho visto e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la Verità, per quanto è perseguitata, non si può fare a meno di non conoscere che è Verità, e giunge il tempo che quella stessa Verità perseguitata viene ad essere riconosciuta ed amata.  In questi tristi tempi tutto è falsità e doppiezza, e per fare che la Verità possa signoreggiare, l’uomo merita di essere battuto e distrutto.  E questi colpi, parte se li daranno loro stessi e si distruggeranno a vicenda, altri verranno da Me, specie per la Francia, ci sarà grande mortalità, da renderla quasi spopolata”.

 

+  +  +  +

 

8-4

Luglio 4, 1907

 

L’anima deve ruminare nella sua mente le verità imparate.

 

(1) Stavo pensando: “Come mi sono ridotta cattiva, eppure il Signore non mi corregge, non mi rimprovera”.  Mentre ciò pensavo me l’ho sentito muovere nel mio interno, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, cammina, cammina.  Se Io sono bontà, misericordia, dolcezza, sono anche giustizia, fortezza, potenza, se Io ti vedessi retrocedere o commettere difetti volontari, alle tante grazie che ti ho fatto, meriteresti d’essere fulminata e ti fulminerei davvero; e se non lo faccio tu stessa capisci il perché, e se sempre non ti parlo, ruminera sempre nella tua mente quante verità ti ho insegnato, e poi entra nel tuo interno, unisciti con Me, ed Io starò sempre insieme con te ad operare interiormente”.

 

+  +  +  +

 

8-5

Luglio 10, 1907

 

S’incomincia a vivere davvero, quando s’incomincia ad essere vittima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa insieme col mio adorabile Gesù, e vedendolo coronato di spine Gliela ho tolta, e con ambi le mani me l’ho messa sulla mia testa, premendola ben bene.  Oh! come sentivo penetrarmi le punture, ma mi sentivo felice di soffrire, per alleggerire le pene di Gesù.  Poi ho detto: “Mio buon Gesù, ditemi, resta molto tempo per portarmi al Cielo?”

(2) E Lui: “Anzi, pochissimo”.

(3) Ed io: “Il vostro poco possono essere dieci, vent’anni.  Già ne conto quarantadue”.

(4) E Lui: “Non è vero; i tuoi anni non sono altro che dacché incominciasti ad essere vittima; la mia bontà ti chiamò, e tu puoi dire che d’allora incominciasti a vivere davvero.  E come ti chiamai a vivere la mia vita in terra, così fra poco ti chiamerò a vivere la mia vita in Cielo”.

(5) In questo mentre, dalle mani del benedetto Gesù uscivano due colonne, e che formavano poi una sola, e che le teneva poggiate sulle mie spalle ben forte, senza che io potessi spostarmi di sotto; e che chiamandomi non stava chi andasse a mettere le spalle sotto a quelle colonne, e rimanevano sospese nelle sue mani, e stando sospese succedevano stragi d’ogni sorta, e comprendevo che queste colonne erano la Chiesa e il mondo, uscite dalle sue Santissime mani, e tenute nelle sue sante piaghe; sempre lì staranno, ma se il buon Gesù non avrà dove appoggiarle, si stancherà ben presto a tenerle sospese nelle sue mani, e guai, ma guai da far raccapricciare, sono tali e tanti, che credo meglio farne silenzio.

 

+  +  +  +

 

8-6

Luglio 14, 1907

 

Tutto nell’anima dev’essere amore.

 

(1) Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il benedetto Gesù, ed io senza pensarci ho domandato: “Signore, ieri mi confessai; se io fossi morta, essendo che la confessione rimette le colpe, non mi saresti portata dritta in paradiso?”

(2) E Lui: “Figlia mia, è vero che la confessione rimette le colpe, ma la cosa più sicura e certa per esentare il purgatorio è l’amore, sicché nell’anima l’amore deve essere la passione predominante: Amore il pensiero, la parola, i movimenti, tutto, tutto dev’essere coinvolto da questo amore, onde l’amore Increato trovando tutto amore, assorbe in sé l’amore creato.  Difatti, che cosa fa il purgatorio che riempire i vuoti dell’amore che ci sono nell’anima, e quando riempie questi vuoti la manda al Cielo.  Se questi vuoti non ci sono, non è cosa che al purgatorio appartenga”.

 

+  +  +  +

 

8-7

Luglio 17, 1907

 

Il vero segno per conoscere se si vive nella Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito, quando appena è venuto il benedetto Gesù e mi detto:

(2) “Figlia mia, il vero segno per conoscere se l’anima vive nella mia Volontà, è che tutto ciò che le succede, in qualunque cosa si svolge la pace, perché la mia Volontà è tanto perfetta e santa che non può produrre neppure l’ombra della turbazione.  Onde se nei contrasti, mortificazioni, amarezze, si sente turbata, non può dire che vi sta dentro della mia Volontà; al più, se si sente rassegnata ed insieme turbata può dire che vi sta all’ombra della mia Volontà, ché essendo fuori è padrona di sentire sé stessa, ma non dentro”.

 

+  +  +  +

 

8-8

Luglio 19, 1907

 

Nella Divina Volontà non entrano né aridità, né tentazioni, né difetti.

 

(1) Avendo parlato con una persona sulla Volontà di Dio, mi era sfuggito che stando nella Volontà di Dio e sentendosi in aridità si troverebbe anche in pace.  Or, trovandomi nel mio solito stato, il benedetto Gesù mi ha corretto dicendomi:

(2) “Figlia mia, badaci bene quando parli della mia Volontà, perché la mia Volontà è tanto felice, che forma la nostra stessa beatitudine, e la volontà umana è tanto infelice, che se potesse entrare nella nostra distruggerebbe la nostra felicità e ci farebbe guerra, perciò nella mia Volontà non entrano né aridità, né tentazioni, né difetti, né inquietudini, né freddezze, perché la mia Volontà è luce e contiene tutti i gusti possibili; la volontà umana non è altro che una gocciolina di tenebre, tutta piena di disgusti.  Quindi se l’anima è già dentro del mio Volere, prima d’entrare, al contatto del mio Volere la luce ha sciolto la gocciolina delle tenebre, per poter averle in sé, il calore ha sciolto il gelo e le aridità, i gusti divini hanno tolto i disgusti, la mia felicità l’ha sciolto da tutte le infelicità”.

 

+  +  +  +

 

8-9

Agosto 6, 1907

 

Non vede altro che castighi.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi trovavo fuori di me stessa dentro d’una chiesa, e mi pareva di vedere una bellissima Signora, con le mammelle tanto piene di latte, che pareva che le volesse crepare la pelle.  Onde chiamandomi mi disse:

(2) “Figlia mia, questo è lo stato della Chiesa, è piena tanto d’amarezze interne, ed alle amarezze interne sta in atto di ricevere le amarezze esterne.  Soffri tu un poco per fare che siano più mitigabile”.

(3) E mentre ciò diceva, pareva che si aprisse le mammelle, e con la sua mano facendo concavo empiva il latte e me lo dava a bere, era amarissimo e produceva tante sofferenze che io stessa non so dirlo.  In questo mentre, vedevo che facevano rivoluzione, entravano nelle chiese, spogliavano altari, li bruciavano, attentavano sacerdoti, rompevano statue, e mille altri insulti e nefandezze.  Mentre ciò facevano, il Signore mandava altri flagelli dal Cielo, che molti ne restavano uccisi e morti, pareva un parapiglia generale contro la Chiesa, contro il governo, tra loro.  Io ne sono rimasta spaventata e mi sono trovata in me stessa, e continuavo a vedere la Regina Madre che pregava Gesù Cristo, insieme con altri santi, che mi facesse soffrire, e Lui pareva che non dava retta, e si mettevano in contrasto; ed importuno ha risposto il benedetto Gesù:

(4) “Non m’importunare, statevi quieti, altrimenti me la porto”.

(5) Ma con tutto ciò pare che ho sofferto un poco. 

(6) Onde dico tutto insieme, che quasi in tutti questi giorni, trovandomi nel mio solito stato, non veggo altro che rivoluzioni e castighi.  Il benedetto Gesù è quasi sempre taciturno, e di tanto in tanto mi dice solo:

(7) “Figlia mia, non mi fare violenza, altrimenti ti faccio uscire da questo stato”.

(8) Ed io dico: “Mia vita e mio tutto, se vuoi essere lasciato libero di fare quello che volete, portatemi, e poi potete fare quello che volete”.

(9) Pare che in questi giorni ci vuole gran pazienza nell’avere che ci fare con Gesù benedetto.

 

+  +  +  +

 

8-10

Agosto 22, 1907

 

L’anima deve stare nel mondo come se non ci stesse altro che Dio e lei.

La causa che più rinnova la Passione a Gesù è la mancanza dei propositi.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il mio adorabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per poter aver libero l’entrata la Grazia nell’anima, deve stare nel mondo come se non ci stesse altro che Dio e l’anima, perché qualunque altro pensiero o cosa si frammettono in mezzo tra l’anima e la Grazia, ed impedisce alla Grazia d’entrare nell’anima, e all’anima di ricevere la Grazia.

(3) Un altro giorno mi disse: “Figlia mia, la causa che più mi rinnova la Passione è la mancanza dei propositi; ah! anche tra loro non sono tanto vili da non mantenere ciò che si promettono tra loro, solo per Me giungono a tale viltà e sconoscenza, ad onta che sappiano che ci soffro molto, ché ad un’ora promettono, ad un’altra disdicono ciò che promettono”.

 

+  +  +  +

 

8-11

Settembre, 1907

 

Quanto più l’anima è uguale in tutto, tanto più si avvicina alla perfezione divina.

 

(1) Vi passo giorni amarissimi, con continue privazioni, al più ad ombra ed a lampo, e quasi con continue minacce di mandare castighi.  Oh! Dio, che parapiglia, pare il mondo sconvolto, tutti sono in attitudine di far rivoluzione, di uccidersi; il Signore pare che ritira la sua Grazia e gli uomini divengono tante belve feroci, del resto è meglio tacere di queste cose, perché il parlarne amareggia troppo la povera anima, bastantemente satolla di amarezze.  Onde, questa mattina quando appena è venuto il benedetto Gesù, e mi ha detto:

(2) “Tutte le opere di Dio sono perfette, e la loro perfezione si conosce dall’essere tonde o al più quadre, tanto che nessuna pietra viene messa nella Gerusalemme Celeste, che non sia tonda o quadra”.

(3) Io non capivo niente di ciò; solo che facevo per guardare nella volta dei cieli e vedevo le stelle, il sole, la luna, ed anche la stessa forma della terra, tutti tondi; ma del resto non capivo il significato di ciò, ed il Signore ha soggiunto:

(4) “La rotondità è uguale in tutte le parti, sicché l’anima per essere perfetta, dev’essere uguale in tutti gli stati, in tutti gli accidenti, siano prosperi o avversi, dolci o amari.  L’uguaglianza deve circondarla in tutto, da formarla a modo di un oggetto rotondo; altrimenti se non è uguale in tutte le cose, non potrà entrare bella e liscia dalla parte della Gerusalemme Celeste, e non potrà ornare a modo di stella la patria dei beati, sicché quanto più l’anima è uguale in tutto, tanto più si avvicina alla perfezione divina”.

 

+  +  +  +

 

8-12

Ottobre 3, 1907

 

Come il proprio io rende schiavo Iddio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù non ci veniva, ed io ero straziata dal dolore della sua privazione, non solo, ma dal pensiero che non fosse più Volontà di Dio lo stato di vittima; mi pare d’essere divenuta nauseante al cospetto divino, degna solo di essere aborrita.  Onde, mentre ciò pensavo, quando appena è venuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi elegge il proprio io, anche per un momento, reprime la Grazia, si fa padrone di sé stesso e rende schiavo Iddio”.

(3) Poi ha soggiunto: “La Volontà di Dio fa prendere il possesso divino, ma l’obbedienza è la chiave per aprire la porta ed entrare in questo possesso”.

(4) Detto ciò è scomparso.

 

+  +  +  +

 

8-13

Ottobre 4, 1907

 

La croce innesta la Divinità all’umanità.

 

(1) Continuando il mio solito stato di privazione, e quindi con poche sofferenze stavo dicendo tra me: “Non solo di Gesù sono priva, ma anche il bene delle sofferenze mi viene tolto.  Oh! Dio, dovunque volete mettere ferro e fuoco e toccarmi le cose a me più care, e che formavano la mia stessa vita: Gesù e la croce.  Se a Gesù sono abominevole per le mie ingratitudini, ha ragione che non viene, e tu, oh! croce, che ti ho fatto che così barbaramente mi hai lasciato? Ahi! forse non ti ho fatto buon viso quando sei venuta? Non ti trattavo come mia fedele compagna? Ahi! ricordo che ti amavo tanto, che non sapevo stare senza di te, e qualche volta ti preferivo allo stesso Gesù; io non sapevo che cosa mi avevi fatto che non sapevo stare senza di te, eppure mi hai lasciato? E’ vero che molti beni mi hai fatto, tu eri la via, la porta, la stanza, il segreto, la luce in cui trovavo Gesù, perciò ti amavo tanto, ed ora è tutto finito per me”.  Mentre ciò pensavo, quando appena il benedetto Gesù è venuto, mi ha detto:

(2) “Figlia, la croce è parte della vita, e solo non l’ama chi non ama la propria vita, perché solo con la croce innestai la Divinità all’umanità perduta.  E’ solo la croce che continua la Redenzione nel mondo, innestando chiunque la riceve nella Divinità; e chi non l’ama significa che non sa niente né di virtù, né di perfezione, né di amor di Dio, né di vera vita, succede come ad un ricco, che perdute le ricchezze, gli si presenta un mezzo come acquistarle di nuovo e forse di più; quanto non ama questo mezzo? E non mette forse la propria vita in questo mezzo per ritrovare la vita nelle ricchezze? Così è la croce, l’uomo era divenuto poverissimo, e la croce è il mezzo non solo per salvarlo dalla miseria, ma per arricchirlo di tutti i beni; perciò la croce è la ricchezza dell’anima”.

(3) Ed è scomparso, ed io sono rimasta più amareggiata, pensando alla perdita che avevo fatto.

 

+  +  +  +

 

8-14

Ottobre 12, 1907

 

Vede luoghi devastati per la Giustizia.

 

(1) Dopo aver passato giorni di privazione e di lacrime, finalmente questa mattina è venuto Gesù e mi ha detto:

(2) “Ah! figlia mia, tu non sai niente di quello che deve succedere da qui ad un anno.  Oh! quante cose succederanno.  Vedi un poco”.

(3) In questo mentre mi sono trovata fuori di me stessa insieme con Gesù, e vedevo dove luoghi sprofondati e paesi interi sepolti, dove luoghi allagati e scomparso ciò che in quei luoghi esisteva, in altri punti terremoti con danno notevole, gente morta, rivoluzioni in più punti, ed in certi punti tanto violente, che non si poteva mettere piede senza calpestare sangue umano.  Ma chi può dire ciò che di tragico si vedeva? Il buon Gesù dopo ciò ha soggiunto:

(4) “Hai visto? Ah! figlia mia, coraggio, pazienza nello stato in cui ti trovi, la giustizia volendo sgravarsi sopra le creature, ti risparmia di sgravarsi su di te, ed il vuoto delle tue sofferenze riempirà il vuoto delle sofferenze loro; diamo un poco di corso alla giustizia, è necessario; le creature imbaldanziscono troppo, che poi finirà tutto ed Io sarò da te come prima”.

 

+  +  +  +

 

8-15

Ottobre 29, 1907

 

Il vero amore ed il sacrificio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato mi sono trovata fuori di me stessa, e vedevo il bambino Gesù, che mettendosi sul mio letto mi batteva con le sue mani tutto il corpo, menandomi anche dei calci.  Quando mi ha abbattuto ben bene e calpestato, è scomparso.  Ritornando in me stessa non capivo il perché di queste battiture, solo ero contenta, ché mi ricordavo che più sotto mi facevo a Gesù per essere più battuta.  Onde sentendomi tutta pesta, di nuovo sono stata sorpresa dal benedetto Gesù, che togliendosi la corona di spine, Lui stesso l’ha conficcato nella mia, ma con tale forza che tutte mi penetravano dentro.  Poi, mettendosi nel mio interno, quasi in atto di andare più avanti, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come andiamo? Andiamo, andiamo più su nel castigare il mondo”.

(3) Io mi sono sentita spaventare nel sentire che univo la mia volontà alla sua nell’andare più su nei castighi.  E Lui ha soggiunto:

(4) “Quello che Io ti dico non lo devi dimenticare.  Ricordati che tempo indietro Io ti facevo vedere i castighi presenti, e quelli che dovevo mandare, e tu, presentandoti innanzi alla mia giustizia, tanto perorasti a pro dell’umano genere, offerendoti tu a soffrire qualunque cosa, che ti fu concesso in elemosina che invece di far per dieci farebbe per cinque per tuo riguardo.  Perciò questa mattina ti ho percosso, per poterti dare il tuo intento, che dovendo fare per dieci, faccio per cinque”.

(5) Di nuovo ha soggiunto: “Figlia mia, l’amore è quello che nobilita l’anima e la mette in possesso di tutte le mie ricchezze, perché il vero amore non ammette divisione di sorta, per quanto può essere uno inferiore all’altro.  Ciò che è mio è tuo: Questo è il linguaggio di due esseri che si amano davvero, perché il vero amore è trasformazione; dunque, la bellezza dell’uno toglie la bruttezza dell’altro e lo rende bello; se è povero lo rendo ricco; se ignorante lo rendo dotto; se ignobile lo rende nobile; uno è il palpito, uno il respiro, una la volontà in due esseri che si amano, e se qualche altro palpito o respiro volesse entrare in loro, si sentono soffocati, affannati e lacerati, e restano infermi, sicché il vero amore è salute e santità, e vi respira un’aria balsamica, profumata, qual è il respiro e la vita del medesimo amore, ma dove questo amore resta più nobilitato, più consolidato, più confermato e più accresciuto, è nel sacrificio, sicché l’amore è la fiamma, il sacrificio le legne.  Dove ci sono più legne, più alte sono le vampe, ed il fuoco è sempre maggiore.  Che cosa è il sacrificio? E’ lo sviscerarsi uno nell’amore e nell’essere della persona amata, e quanto più uno si sacrifica, tanto più resta consumato nell’essere amato, perdendo il suo essere e riprendendo tutti i lineamenti e nobiltà dell’Essere Divino.  Vedi, anche nel mondo naturale la cosa passa così, sebbene molto imperfetto, chi acquista nome, nobiltà, eroismo, un soldato che si sacrifica, che si espone alle battaglie, mette la vita per amore del re, o un altro che si sta con le mani alla cinta? Certo il primo.  Così un servo, chi può sperare di sedere alla mensa del suo padrone, il servo fedele che si sacrifica, vi mette la propria vita, tiene più cura degli interessi del padrone che dei suoi per amor del padrone, o quel servo che ad onta che fa il suo dovere, quando può sfuggire il sacrificio lo sfugge? Certo il primo.  E così il figlio col padre, l’amico con l’amico, e di tutto il resto.  Quindi l’amore nobilita ed unisce e vi forma una sola cosa; il sacrificio è la legna per ingrandire il fuoco dell’amore; l’ubbidienza vi ordina il tutto”.

 

+  +  +  +

 

8-16

Novembre 3, 1907

 

L’anima nella Divina Volontà deve concorrere a tutto.

 

(1) Questa mattina, trovandomi nel mio solito stato, me l’ho sentito muovere nel mio interno, che ripeteva:

(2) “Andiamo più su”.

(3) Io nel sentire ciò, mi sono stretta nelle spalle dicendo: “Signore, perché dite andiamo più su? Dite piuttosto andrò più su nei castighi, io ho paura di mettervi la mia volontà”.

(4) E Lui: “Figlia mia, la mia Volontà e la tua sono una, e se dico andiamo più su nei castighi, non dico lo stesso nel bene che faccio alle creature, che passa oh! quanto più ai castighi? Ed ai tanti altri castighi che non mando, non sei tu unita con Me? Onde, chi è unito nel bene, non deve essere unito nelle mortificazioni? Tra Me e te non ci deve essere divisione.  Tu non sei altro che quella piccola erbetta che Iddio si è compiaciuto di dotare d’una meravigliosa virtù, e siccome la piccola erbetta che non si conosce la virtù che contiene si calpesta e neppure si guarda, così chi non conosce il dono che ho messo in te e la virtù che contiene la mia erbetta, non solo ti calpesta, ma non comprende quanto Io mi compiaccio di avvalorare le cose più piccole”.

(5) Dopo ciò pareva che poggiasse il suo capo sul mio, ed io ho detto: “Deh! fatemi sentire le tue spine”.

(6) E Lui: “Vuoi che ti batta?”

(7) Ed io: “Sì”.  In questo mentre si è trovata in mano a Gesù una verga, armata di palle di fuoco, ed io vedendo il fuoco: “Signore, ho paura del fuoco; battimi solo con la verga”.

(8) E Lui: “Non vuoi essere battuta ed Io me ne vado”.

(9) Ed è scomparso senza darmi tempo di pregarlo che mi battesse come a Lui piacesse.  Oh! come sono restata impensierita ed afflitta, ma Lui che è tanto buono mi perdonerà.

 

+  +  +  +

 

8-17

Novembre 18, 1907

 

L’anima vivendo il suo nulla si riempie di Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù, ed io appena visto ho detto: “Dolce mia vita, quanto mi sono fatta cattiva, mi sento ridotta nel nulla, niente mi sento più in me, tutto è vuoto, solo vi sento nel mio interno un incanto, ed in questo incanto aspetto Te, che mi riempissi, ma invano aspetto questo riempimento, anzi mi sento ritornare sempre nel nulla”.

(2) E Gesù: “Ah! figlia mia, e tu ti affliggi ché ti senti ridotta nel nulla? Anzi ti dico, quanto più la creatura si riduce nel nulla, tanto più è riempita del Tutto; e fosse anche un’ombra di sé che lasciasse, quell’ombra impedisce che Io mi potessi dare tutto, tutto all’anima.  Ed il tuo ritornare sempre nel nulla significa che vai sperdendo il tuo essere umano per riacquistare il Divino”.

 

+  +  +  +

 

8-18

Novembre 21, 1907

 

Amore e unione che passa tra Creatore e creatura.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo unendomi con Nostro Signore, facendo uno solo il suo pensiero, il palpito, il respiro e tutti i suoi movimenti coi miei, e poi mettevo l’intenzione d’andare da tutte le creature, per dare a tutti tutto questo, e siccome stavo unita a Gesù nell’Orto degli ulivi, davo ancora a tutti ed a ciascuno, ed anche alle anime purganti, le sue gocce di sangue, le sue preghiere, le sue pene e tutto il bene che Lui fece, acciocché tutti i respiri, i movimenti, i palpiti delle creature, restassero riparati, purificati, divinizzati, e la fonte d’ogni bene, quale sono le sue pene, per tutti i loro rimedi.  Mentre ciò facevo, il benedetto Gesù nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, con queste tue intenzioni mi ferisci continuamente, e siccome le fai spesso, una freccia non aspetta l’altra, e sempre nuovamente resto ferito”.

(3) Ed io ho detto: “Come può essere possibile che resti ferito, e ti nascondi e mi fai tanto penare nell’aspettare la tua venuta? Queste sono le ferite, questo il bene che mi vuoi?”

(4) E Lui: “Anzi ho detto niente a tutto ciò che dovrei dirti, e l’anima stessa non può comprendere mentre è viatrice tutto il bene e l’amore che passa tra le creature e il Creatore, ché il suo operare, il dire, il soffrire, è tutto nella mia vita; ché solo facendo così può disporre a bene di tutti.  Ti dico solo che ogni tuo pensiero, palpito e movimento, ogni tuo membro, qualunque tuo osso sofferente, sono tante luci che escono da te, che toccandomi le disciolgo a bene di tutti, ed Io te ne rimando triplicate tante altre luci di grazia, ed in Cielo te le darò di gloria.  Basta dirti che è tanta l’unione, la strettezza che passa, che il Creatore è l’organo, la creatura il suono; il Creatore il sole, la creatura i raggi; il Creatore il fiore, la creatura l’odore, può stare forse l’uno senza dell’altro? No, certo.  Credi tu che non tengo conto di tutto il tuo lavoro interno e delle tue pene? Come posso dimenticarle se escono da Me stesso, e sono una sola cosa con Me? Aggiungo ancora che ogniqualvolta si fa memoria della mia Passione, essendo un tesoro esposto a bene di tutti, è come si mettesse al banco per moltiplicarlo e distribuirlo a bene di tutti”.

 

+  +  +  +

 

8-19

Novembre 23, 1907

 

Se l’anima soffre distrazioni nella comunione,

è segno che non si ha dato tutta a Dio.

 

(1) Avendo inteso da una persona che facilmente si distraeva nella comunione, stavo dicendo nel mio interno: “Come è possibile distrarsi stando con Te? Non resta forse tutta assorbita in Te?” Or, trovandomi nel solito mio stato, stavo facendo le mie solite cose interne, e vedevo come se volesse entrare in me qualche distrazione, e Gesù benedetto che metteva le sue mani innanzi, e non me le faceva entrare, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se l’anima soffre le distrazioni, i disturbi, è segno che non si è data tutta a Me, perché quando l’anima si è data tutta a Me, essendo cosa mia so tenere ben custodito il mio dono; mentre quando tutto non mi danno, in virtù del libero arbitrio, non posso avere quella custodia speciale, e sono costrette a soffrire le cose importune, che turbano la mia unione con loro; mentre quando è tutta mia, l’anima non fa nessuno sforzo per starsene quieta; è tutto mio l’impegno per non far entrare nessuna cosa che potesse turbare la nostra unione”.

 

+  +  +  +

 

8-20

Dicembre 1907

 

L’anima in tutto il suo operare, la sua

intenzione dev’essere incontrarsi con Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata col pensiero quando il benedetto Gesù incontrò la benedetta sua Madre sulla via del calvario, e mentre compativo l’uno e l’altra, il dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mia Madre uscì nel giorno della mia Passione solo per poter incontrare e sollevare il suo Figlio.  Così l’anima veramente amante, in tutto il suo operare la sua intenzione è quella di solo incontrare il suo amato diletto e di sollevarlo dal peso della sua croce, e siccome la vita umana è una continua attitudine d’azione, sia esterne che interne, l’anima non fa altro che continui incontri col suo amato; e lo incontrerà solamente? No, no, lo saluterà, lo abbraccerà; se lo bacia, lo consola, lo ama, fosse pure una parolina detta alla sfuggita, Lui resterà pago e contento e contenendo l’azione sempre un sacrificio, se l’azione servirà per incontrare il sacrificio che c’è dentro dell’azione, servirà per sollevarmi dal peso della mia croce.  Quale sarà la felicità di quest’anima, che nel suo operare sta in continuo contatto con Me? Come il mio Amore crescerà sempre di più in ogni incontro di più che farà mediante il suo operare con Me? Ma quanti pochi se ne servono per trovare la via brevissima nella loro azione per venire a Me e stringersi, sollevarmi da tante afflizioni che mi danno le creature!”

 

+  +  +  +

 

8-21

Gennaio 23, 1908

 

Gesù mai va all’anima inutilmente.  Il temporeggiare

dà tempo e luogo ai nemici di muovere battaglia.

 

(1) Avendo venuto M., mi ha detto che in queste venute di Nostro Signore io non meritavo niente, e che solo meritavo quando praticavo le virtù; ed insieme che pregassi per certi suoi bisogni.  Onde nel corso del giorno sono restata impensierita di ciò che avevo sentito, e per sbrigarmi dicevo tra me:

(2) “Adorabile mio bene, Tu sai che non ci ho badato mai ai meriti, ma solo ad amarti, mi pare che mi vogliono fare serva nella tua casa se badassi ad acquisti; no, non serva voglio essere, ma figlia, anzi Tu il mio amato ed io la tua”.

(3) Ma con tutto ciò il pensiero ritornava spesso spesso.  Ora, trovandomi nel solito mio stato, il mio benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, M.  non ti ha detto la verità, perché quando vado ad un’anima, non ci vado mai inutilmente, ma sempre le porto qualche utile, ora le parlo delle virtù, ora la correggo, ora le comunico la mia bellezza, in modo che tutte le altre cose le compariscono brutte, e tante altre cose, ed ancorché non dicessi niente, è certo che l’amore si svolge di più nell’anima, e quanto più mi ama, più Io vengo a riamarla, ed i meriti dell’amore sono tanto grandi, nobili e divini, che paragonati agli altri meriti, si potrebbe dire: quelli piombo, e questi oro puro.  E poi è venuto lui, e certo che non è venuto come statua, ha cercato di dire qualche parola, di farti qualche utile, eppure come creatura, ed Io, poi, che sono Creatore, farò delle cose inutili?”

(5) In questo mi sono ricordata dei bisogni che mi ha detto M., e pregavo Nostro Signore che lo esaudisse.  In questo mentre mi pareva di vederlo con una veste colore argentino, e dalla testa scendeva un velo nero che gli copriva parte degli occhi, e questo velo pareva che si comunicava ad un’altra persona che gli stava di dietro.  Io non capivo niente di ciò, ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(6) “La veste colore argentino che gli vedi è la sua purità nell’operare, ed il velo nero è che vi mescola dell’umano, e questo umano che vi mescola è come velo, che coprendogli la luce della verità che gli risplende nella mente, lo fa agire qualche volta con timore, oppure per contentare qualche altro, e non secondo la verità che la mia Grazia gli fa risplendere nella sua mente”.

(7) Ed io: “Signore, esauditelo in quello che mi ha detto, che è cosa che riguarda tanto la Gloria vostra”.

(8) E Lui: “Il temporeggiare, ad un’anima irrisoluta, dà tempo e luogo ai nemici di muovere battaglia, mentre non dando tempo e mostrandosi risoluto ed irremovibile si chiudono le porte ai nemici, e si ha il bene di non esporsi neppure alla zuffa, quindi, se vuol giungere presto a fine, questi sono i mezzi, ed Io sarò con lui e vi riuscirà vittorioso; e dopo, quegli stessi che gli sono più contrari, gli saranno più favorevoli e lo ammireranno di più, vedendolo di aver disfatto le loro vedute umane”.

 

+  +  +  +

 

8-22

Febbraio 6, 1908

 

Segni per conoscere se l’anima sta in Grazia.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per conoscere se l’anima sta in Grazia mia, il segno è che, comunicandosi la mia Grazia, l’anima si trova pronta ad eseguire ciò che la Grazia vuole, in modo che la Grazia che ci stava prima nell’interno e quella che si comunica dopo, si danno la mano a vicenda ed unita con la volontà dell’anima si mettono in attitudine di operare.  Se poi non si trova pronta, c’è molto da dubitare.  La Grazia è simbolo della corrente elettrica, che accende solo quelle cose dove vi sono stati fatti i preparativi per ricevere la corrente elettrica, ma dove questi preparativi non ci sono, oppure si è spezzato qualche filo o consumato, ad onta che c’è la corrente, la luce non può comunicarsi.

(3) Ed è scomparso.

 

+  +  +  +

 

8-23

Febbraio 7, 1908

 

La vita è un peso che si cambierà in tesoro.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pensando al peso enorme che il benedetto Gesù sentì nel portare la croce, e dicevo tra me: “Signore, anche la vita è un peso, ma che peso, specie per la lontananza di Te, mio sommo bene.  In questo mentre è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è vero che la vita è un peso, ma quando questo peso viene portato con Me, ed al fine della vita si trova che questo peso lo può sgravare in Me, troverà questo peso cambiato in tesoro, dove troverà le gemme, le pietre preziose, i brillanti e tutte le ricchezze da renderlo felice in eterno”.

 

+  +  +  +

 

8-24

Febbraio 9, 1908

 

Il modo in cui l’anima deve stare con Gesù.  La necessità d’amore di Gesù.

 

(1) Avendo fatto la comunione, stavo dicendo: “Signore, tenetemi sempre stretta con Te, ché sono troppo piccina, che se non mi tenete stretta, essendo piccina posso smarrirmi”.

(2) E Lui: “Voglio insegnarti il modo come devi stare con Me: Primo, devi entrare dentro di Me e trasformarti in Me, e prendervi ciò che trovi in Me.  Secondo, quando ti sei riempita tutta di Me, esci fuori ed opera insieme con Me, come se Io e tu fossimo una cosa sola, in modo che se mi muovo Io, muoviti tu; se penso, pensa tu alla stessa cosa pensata da Me, insomma, qualunque cosa che faccio Io farai tu.  Terzo, con questo operato insieme che abbiamo fatto, allontanati per un istante da Me e va in mezzo alle creature, dando a tutti ed a ciascuno tutto ciò che abbiamo operato insieme, cioè dando a ciascuno la mia Vita Divina, ritornando subito in Me per darmi a nome di tutti tutta quella gloria che dovrebbero darmi, pregando, scusandoli, riparando, amando; ah! sì, amami per tutti, saziami d’amore, in Me non ci sono passioni, ma se ci potesse stare passione, quest’unica e sola ci sarebbe l’amore.  Ma l’amore in Me è più che passione, anzi è mia Vita, e se le passioni si possono distruggere, la vita no.  Vedi a quale necessità mi trovo d’essere amato, perciò amami, amami”.

 

+  +  +  +

 

8-25

Febbraio 12, 1908

 

Fa più l’anima coraggiosa in un giorno, che la timida in un anno.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la timidezza reprime la Grazia ed inceppa l’anima.  Un’anima timida non sarà mai buona ad operare cose grandi, né per Dio, né per il prossimo, né per sé.  Un’anima timida è come se avesse legate le gambe, che non potendo camminare liberamente, ha sempre l’occhio a sé ed allo sforzo che emette nel camminare.  La timidezza fa tenere l’occhio sempre in basso, mai in alto; la forza nell’operare non l’attinge da Dio ma da sé stessa, e quindi invece di rafforzarsi, s’indebolisce.  La Grazia se semina, le succede come a quel povero agricoltore che, avendo seminato e lavorato il suo campicello, poco o niente raccoglie.  Invece, un’anima coraggiosa fa più in un giorno che la timida in un anno”.

 

+  +  +  +

 

8-26

Febbraio 16, 1908

 

Come il segno più certo se amiamo il Signore è la croce.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando perché la croce sola ci fa conoscere se veramente amiamo il Signore, mentre ci sono tante altre cose: Le virtù, la preghiera, i sacramenti, che ci potrebbero far conoscere se amiamo il Signore.  Mentre ciò pensavo, il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è proprio così, la sola croce è quella che fa conoscere se veramente si ama il Signore, però la croce portata con pazienza e rassegnazione, perché dove c’è pazienza e rassegnazione nelle croci, c’è Vita Divina.  Essendo la natura tanto riluttante al patire, quindi se c’è pazienza non può essere cosa naturale ma divina, e l’anima non ama più col solo suo amore il Signore, ma unito con l’amore della Vita Divina, onde che dubbio può avere se ama o no, se giunge ad amarlo col suo stesso amore? Mentre nelle altre cose, ed anche negli stessi sacramenti, ci può essere pure chi ama, chi contenga in sé questa Vita Divina, ma non possono dare la certezza della croce, ci può essere o non ci può essere per mancanza di disposizioni; uno può fare benissimo la confessione, e se vi mancano le disposizioni non può dire certo che ama e che ha ricevuto in sé questa Vita Divina; un altro fa la comunione, si riceve la vita divina, ma può dire certo che le rimane in sé questa vita se teneva le vere disposizioni, perché si vede che certi fanno la comunione, confessioni, ed alle occasioni non si vede in loro la pazienza della Vita Divina, e se manca la pazienza manca l’amore, perché l’amore si conosce al solo sacrificio, ecco i dubbi; mentre la pazienza, la rassegnazione, sono i frutti che solo produce la Grazia e l’amore”.

 

+  +  +  +

 

8-27

Marzo 9, 1908

 

Le vite di tutti palpitavano nel cuore di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù, e pareva che si avvicinava a me e mi faceva sentire i palpiti del suo cuore, ma tanto forte; e nel suo palpito palpitavano tant’altri piccoli palpiti.  Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, in questo stato si trovava il mio cuore nell’atto della mia Passione.  Nel mio cuore palpitavano tutte le vite umane, che coi loro peccati stavano tutte in attitudine di darmi la morte, ed il mio cuore, ad onta della loro ingratitudine, preso da violenza d’amore, gli restituiva a tutti la vita, perciò palpitavo sì forte e nel mio palpito racchiudevo tutti i palpiti umani, facendoli risorgere in palpiti di grazia, d’amore e di delizie divine”.

(3) Ed è scomparso.  Oltre di ciò, avendo passato una giornata di molte visite, mi sentivo stanca, e nel mio interno mi lamentavo con Nostro Signore dicendo: “Allontanate da me le creature; mi sento molto oppressa, io non so che cosa trovano e vogliono da me, abbiate pietà della violenza che faccio continuamente di trattenermi con Te nel mio interno e con le creature nell’esterno”.  In questo mentre è venuta la Regina Mamma, e mi ha detto, alzando la sua destra, additando nel mio interno, in cui pareva che stava l’amabile Gesù:

(4) “Figlia diletta mia, non ti opprimere, le creature corrono dove c’è il tesoro.  Siccome in te c’è il tesoro dei patimenti, dove c’è racchiuso il dolce mio Figlio, perciò vengono a te.  Tu però, mentre tratti con loro non ti distrarre dal tuo tesoro, facendo amare a ciascuno il tesoro che in te contieni, qual è la croce ed il mio Figlio, così li rimanderai tutti arricchiti”.

 

+  +  +  +

 

8-28

Marzo 13, 1908

 

Il caldo della unione con Gesù, disipa

dell’anima il freddo delle umane inclinazioni.

 

(1) Stando nel solito mio stato ed essendo venuto un demonio che faceva cose strane, appena scomparso io non ci ho pensato punto, tanto da dimenticarmi le sue stranezze, occupandomi del sommo ed unico mio bene.  Dopo però mi è venuto il pensiero: “Come sono cattiva, insipida, nessuna cosa mi fa impressione”.  Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ci sono certe regioni dove le piante non sono soggette a freddi, a brine, a nevi, quindi non sono spogliate da foglie, da fiori e da frutti, e se fanno soste è per breve tempo per dar luogo che, quando si colgono i frutti, prendano il tempo necessario a crescere degli altri, perché il caldo le feconda mirabilmente e non sono soggette a lungaggini, come sono soggette le piante nelle regioni fredde, ché le povere piante per le brine e nevi, sono soggetti per lunghi mesi a dare per breve tempo pochissimi frutti, quasi stancando la pazienza dell’agricoltore che li deve raccogliere.  Così sono le anime che sono giunte alla mia unione, il caldo della mia unione dissipa da loro il freddo delle umane inclinazioni, che come freddo le rende sterili e spogliate di foglie e di frutti divini.  Le brine delle passioni, le nevi delle turbazioni, arrestano nell’anima i frutti della Grazia.  Stando all’ombra della mia unione, niente le fa più impressione, nessuna cosa le entra nel loro interno che disturbi la nostra unione ed il nostro riposo, tutta la loro vita si gira nel mio centro, sicché la loro inclinazione, la loro passione, è per Dio, e se qualche volta si fa un po’ di sosta, non è altro che un mio semplice nascondimento per dar loro una sorpresa di maggiori consolazioni, e quindi poter gustare in loro frutti più squisiti di pazienza e di eroismo, che hanno esercitato nel mio nascondimento.  Tutto all’opposto succede alle anime imperfette, pare loro proprio le piante nate nelle regioni fredde, stanno soggette a tutte le impressioni, sicché la loro vita vive più d’impressione che di ragione e di virtù; le inclinazioni, le passioni, le tentazioni, le turbazioni e tutti gli eventi della vita sono tanti freddi, nevi, brine, grandine, che impediscono lo sviluppo della mia unione con loro, e quando pare che hanno fatto una bella fioritura, basta un nuovo successo, una cosa che fa loro impressione, per fare sfiorire questa bella fioritura e farla andare per terra.  Sicché sono sempre in principio, e pochissimi frutti cacciano da loro, e quasi stancano la mia pazienza nel coltivarle”.

 

+  +  +  +

 

8-29

Marzo 15, 1908

 

Le anime quando sono tutte piene di Dio, le tempeste

non hanno la forza di agitarle menomamente.

 

(1) Questa mattina mi sentivo più che mai oppressa dalla privazione del mio sommo ed unico bene, ma insieme placida, senza di quelle ansie che mi facevano girare Cielo e terra, e allora mi fermavo quando lo ritrovavo.  E dicevo fra me: “Che cambiamento, mi sento impietrita per il dolore della tua assenza, eppure non piango, mi sento una pace profonda che tutta m’investe, nessun alito in contrario entra in me”.  In questo mentre, il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non volerti affannare, devi sapere che quando c’è forte tempesta nel mare, dove le acque sono profonde, la tempesta non è che superficialmente; la profondità del mare è nella più perfetta calma, le acque restano tranquille, ed i pesci, quando avvertono la tempesta, per essere più sicuri si vanno a rannidare dove l’acqua è più profonda, sicché tutta la tempesta si scarica dove il mare contiene pochissima acqua, perché, siccome le acque sono poche, la tempesta ha la forza di agitarle da imo a fondo, e di trasportarle anche altrove, ad altri punti del mare.  Così succede alle anime quando sono tutte piene di Dio, fino all’orlo, fino a traboccare fuori, le tempeste non hanno la forza di agitarle menomamente, perché contro Dio non c’è forza che vaglia, al più la sentiranno superficialmente.  Anzi, avvertendo la tempesta, mette in ordine le virtù e vi si rannida nel più profondo di Dio; sicché esteriormente pare che sia tempesta, ma tutto è falso, allora l’anima gode più pace e si riposa tranquilla nel seno di Dio, come i pesci nel seno del mare.

(3) Tutto il contrario alle anime vuote di Dio, oppure contengono qualche poco di Dio; le tempeste le agitano tutte, sicché se hanno quel poco di Dio lo scemano, né ci vogliono forti tempeste per agitarle, basta un minimo vento per far fuggire da loro le virtù.  Anzi, le stesse cose sante, che per le prime formano il loro pascolo prelibato ed a sazietà ne gustano, per le seconde si convertono in tempeste, sono sbattute da tutti i venti, da tutte le parti, mai è bonaccia per loro, perché ragion vuole che dove non c’è tutto Iddio, il retaggio della pace è lontano da loro.

 

+  +  +  +

 

8-30

Marzo 22, 1908

 

Lo stato di Luisa è stato di preghiera continua, di sacrificio e d’unione con Dio.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi trovavo fuori di me stessa e mi pareva di vedere M.  ed altri preti, ed avendo uscito un giovane di beltà divina, accostandosi a me mi somministrava un cibo.  Io l’ho pregato che di quel cibo che dava a me facesse parte M.  ed altri.  Così, accostandosi a M.  gliene dava una buona parte dicendogli

(2) “Io ti fo’ parte del mio cibo, e tu disfama la mia fame col darmi le anime”, additandogli l’opera che M.  vuol fare, ed insieme lo eccitava fortemente nel suo interno, dandogli degli impulsi ed ispirazioni.  Poi ha fatto parte ad altri.  In questo mentre è uscita una donna veneranda, e quelli che hanno ricevuto il cibo dal giovane si sono fatti dintorno e le hanno domandato qual era lo stato mio; e la donna ha risposto:

(3) “Lo stato di quest’anima è stato di preghiera continua, di sacrificio e di unione con Dio; e mentre è in questo stato sta esposta a tutti gli eventi della Chiesa, del mondo, e della giustizia di Dio, e prega, ripara, disarma ed impedisce, per quanto può, i castighi che la giustizia vuole scaricare sulle creature, sicché le cose stanno tutte sospese”.

(4) Ora, mentre ciò sentivo, dicevo tra me: “Sono tanto cattiva, eppure dicono che questo è il mio stato”.  Ma con tutto ciò mi trovavo vicino ad un finestrino alto alto, e di là vedevo tutto ciò che si faceva nella Chiesa e nel mondo, ed i flagelli che stavano per cadere; ma chi può dirli tutti? Passo innanzi per non fare lungaggini.  Ed io, oh! come gemevo e pregavo, ed avrei voluto farmi in pezzi per impedire tutto, ma nel meglio è tutto scomparso e mi sono trovata in me stessa.

 

+  +  +  +

 

8-31

Marzo 25, 1908

 

Le tentazioni si vincono facilmente.  Dove c’è

passione il demonio tiene più forza.

 

(1) Continuando il solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia, le tentazioni si vincono facilmente, perché il demonio è la creatura più vile che possa esistere, e basta un atto in contrario, un disprezzo, una prece per farlo fuggire, perché questi atti lo rendono ancor più vile di quello che è, e lui, per non sostenere quella confusione, non appena vede quell’anima risoluta, che non vuol dare retta alla sua viltà, fugge atterrito.

(3) Or, se l’anima non facilmente si può liberare, significa che non è solo tentazione, ma passione radicata nell’anima che la tiranneggia unita alla tentazione, perciò non può liberarsi, e dove c’è passione, il demonio tiene più forza per farsene giuoco dell’anima”.

 

+  +  +  +

 

8-32

29 Marzo 1908

 

L’anime pacifiche sono la delizia di Dio.

 

(1) Questa mattina, nel venire il benedetto Gesù, pareva che portava un manto nero, ed avvicinandosi pareva che mi mettesse sotto, dicendomi:

(2) “Così ravvolgerò le creature, come sotto d’un nero ammanto”.

(3) Ed è scomparso.  Io sono rimasta impensierita per qualche castigo, e lo pregavo che ritornasse, non potendo più stare senza di Lui, ma come infastidita per quella vista di prima.  Onde dopo molto stentare è venuto, portando in mano una coppa piena d’un liquore, mi ha dato a bere e dopo ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le anime pacifiche mangiano alla mia stessa mensa e bevono alla mia coppa, ed il Divino frecciatore non fa altro che frecciarle continuamente, e nessuna freccia resta fallita; tutte, tutte feriscono l’anima amante, e l’anima viene meno, ed il Divino frecciatore continua le sue frecce, le quali or la fanno morire d’amore, or le restituiscono novella vita d’amore, e l’anima dalle sue ferite scocca i dardi per ferire chi l’ha tanto ferita.  Sicché l’anima pacifica è la delizia ed il giuoco di Dio; mentre le anime torbide, se il Divino frecciatore le freccie, le frecce vanno fallite per l’anima, e Lui ne resta amareggiato, e formano il giuoco ed il gusto diabolico”.

 

+  +  +  +

 

8-33

Aprile 5, 1908

 

Tutto quello che contiene la Regina Mamma, ha il suo principio nel Fiat.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa, dentro d’un giardino, in cui vedevo la Regina Mamma messa su d’un altissimo trono.  Io ardevo di andare su per baciarle la mano, e mentre mi sforzavo d’andare, Lei mi è venuta incontro, scoccandomi un bacio in viso.  Nel guardarla ho visto nel suo interno come un globo di luce, e dentro di quella luce stava la parola Fiat, e da quella parola scendevano tanti diversi, interminabili mari di virtù, grazie, grandezze, gloria, gioie, bellezze, ed il tutto che nell’assieme contiene la nostra Regina Mamma, sicché tutte erano radicate in quel Fiat, e dal Fiat avevano principio tutti i suoi beni.  Oh! Fiat onnipotente, fecondo, santo, chi ti può comprendere? Io mi sento muta; è tanto grande che non so dir niente; perciò faccio punto.  Onde io la guardavo meravigliata, e Lei mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la mia Santità è uscita da dentro la parola Fiat.  Io non mi smovevo neppure per un respiro, né un passo, né un’azione, tutto, tutto, se non da dentro la Volontà di Dio; la mia vita era la Volontà di Dio, il mio cibo, il mio tutto, e questo mi produceva tale santità, ricchezze, glorie, onori, ma non umani ma Divini.  Sicché quanto più l’anima è unita, immedesimata con la Volontà di Dio, tanto più si può dire santa, tanto più è amata da Dio, e quanto più amata più favorita, perché la vita di questa non è altro che il riprodotto della Volontà di Dio; e può non amarla se è la sua stessa cosa? Sicché non si deve guardare al molto o al piccolo che si fa, ma piuttosto se è voluto da Dio, perché il Signore guarda più il piccolo fare, se è secondo la sua Volontà, che il grande senza di questa”.

 

+  +  +  +

 

8-34

Aprile 8, 1908

 

La Divina Volontà è continua comunione.

Come sapere se uno stato è Volontà di Dio.

 

(1) Stavo impensierita per non poter fare la comunione tutti i giorni, ed il buon Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nessuna cosa voglio che ti metta fastidio.  E’ vero che è cosa grande fare la comunione, ma quanto dura l’unione stretta con l’anima? Al più un quarto d’ora, ma la cosa che ti stia più a cuore, la completa disfatta della tua volontà nella mia, perché chi vive della Volontà mia non è solo un quarto d’ora l’unione stretta, ma sempre sempre.  Sicché la mia Volontà è continua comunione con l’anima, onde non una volta al giorno ma tutte le ore, i momenti è sempre comunione per chi fa la mia Volontà”.

(3) Sono passati per me giorni amarissimi per la privazione del mio sommo ed unico bene, pensando e temendo che il mio stato fosse una finzione, stare in letto senza nessun movimento ed occupazione fino alla venuta del confessore e senza quel mio solito sopimento, mi angustiava e martirizzava tanto, da farmi cadere malata dal dolore e dalle continue lacrime.  Più volte ho pregato il confessore che mi desse il permesso e l’obbedienza che, quando non fossi assopita e Gesù Cristo non si fosse compiaciuto di parteciparmi un mistero della sua Passione come vittima, io mi potessi sedere a letto secondo il mio solito e mettermi al solito mio lavoro del tombolo, ma egli continuamente ed assolutamente me l’ha proibito, anzi, mi ha soggiunto che questo stato mio, sebbene con la privazione del sommo bene, doveva considerarsi come stato di vittima per la violenza ed il dolore nella detta privazione e nell’obbedienza.  Io ho ubbidito sempre, ma sempre il martirio del cuore mi diceva: “E non è questa una finzione? Dov’è il tuo assopimento? Dove lo stato di vittima? E tu che cosa soffri dei misteri della Passione? Alzati, alzati, non far finzioni, lavora, lavora, non vedi tu che questa finzione ti porterà alla dannazione? E tu non tremi? E non pensi al giudizio tremendo di Dio? Non vedi che dopo tant’anni tu non hai fatto altro che scavarti un abisso da cui non uscirai in eterno?”  Oh Dio! chi può dire lo schianto del cuore e le sofferenze crudeli che mi tormentano l’anima e mi schiacciano e mi gettano in un mare di dolori? Ma la tiranna obbedienza non mi ha permesso neppure un atomo di mia volontà.  Sia fatta la Divina Volontà che così dispone. 

(4) Mentre ero in questi crudeli tormenti, questa notte trovandomi nel solito mio stato, mi trovavo circondata da persone che dicevano:

(5) “Recita un pater, ed ave, e gloria in onore di San Francesco di Paola, che ti porterà qualche ristoro alle tue sofferenze”.

(6) Ond’io l’ho recitato, ed appena detto è comparso il santo, portandomi una piccola pagnotta di pane, me l’ha dato dicendomi:

(7) “Mangiala”.

(8) Io l’ho mangiato e mi sono sentita tutta rinforzare, e poi gli ho detto: “Caro santo, vorrei dirvi qualche cosa”.

(9) E lui con tutta affabilità: “Dì, che cosa vuoi dirmi?”

(10) Ed io: “Temo tanto che il mio stato non fosse Volontà di Dio.  Senti, i primi anni di questa malattia che mi succedeva ad intervalli, mi sentivo chiamare da Nostro Signore che mi voleva vittima, e nel medesimo tempo mi sentivo sorprendere da dolori e ferite interne, da parere esternamente che mi prendesse un accidente; quindi temo che la mia fantasia mi producesse questi mali”.

(11) Ed il santo: “Il segno certo per conoscere se uno stato è Volontà di Dio, è se l’anima è pronta a fare diversamente se conoscesse che la Volontà di Dio non fosse più quella”.

(12) Ed io, non rimanendo persuasa ho soggiunto: “Caro santo, non vi ho detto tutto, senti, i primi furono ad intervalli; dacché poi Nostro Signore mi chiamò all’immolazione continua è da 21 anni che ci sto sempre in letto, e chi vi può dire le vicissitudini? Pare alle volte che mi lascia, mi toglie il patire, unico e fido amico del mio stato, ed io resto schiacciata senza Dio, senza sostegno dello stesso patire; quindi i dubbi, i timori che il mio stato non è Volontà di Dio”.

(13) E lui, tutto dolcezza: “Ti ripeto ciò che ti ho detto prima, se sei pronta a fare la Volontà di Dio se la conoscessi, il tuo stato è di sua Volontà”.

(14) Ond’io mi sento tanto nell’anima che se conoscessi la Volontà di Dio con tutta chiarezza, sarei pronta a costo della propria vita a seguire questo suo Santo Volere, perciò sono rimasta più tranquilla.

(15) Sia sempre ringraziato il Signore.

 

+  +  +  +

 

8-35

Maggio 3, 1908

 

Effetti della circolazione del Divino Volere nell’anima.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena ho sentito vicino Nostro Signore, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima che fa la Volontà mia, vi circola il mio Volere in tutto il suo essere, come vi circola il sangue, sicché sta a continuo mio contatto, con la mia potenza, sapienza, carità, bellezza, sicché a tutto il mio prende parte.  Onde non vivendo più del suo volere, il suo volere vive nel mio, e come il mio circola nel suo, così il suo vi circola in tutto il mio Essere, e ci sento continuamente il suo contatto, e sentendomi continuamente da lei toccare, non puoi tu comprendere quanto mi sento d’amarla, di favorirla, di esaudirla in tutto ciò che domanda, e se si lo negassi, lo negherei a Me stesso, poi, in fin dei conti, vivendo del mio Volere, non domanda altro che ciò che voglio Io; questo vuole e questo solo la rende felice, per sé e per altri, perché la sua vita è più in Cielo che in terra, questo è il frutto che produce la mia Volontà, beatificarla anticipatamente”.

 

+  +  +  +

 

8-36

Maggio 12, 1908

 

I ricchi col suo cattivo esempio hanno avvelenato ai poveri.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pregando Nostro Signore che si benignasse di mettere la pace negli animi che stanno tutti in discordia, i poveri vogliono aggredire i ricchi; c’è un fremito, un’avidità di sangue umano, pare che loro stessi non sanno più contenersi.  Se il Signore non mette la sua mano, siamo già in punto ai castighi che tante volte ha manifestato.  Onde quando appena è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, giusta giustizia mia, i ricchi sono stati i primi a dare cattivo esempio ai poveri, i primi che si sono allontanato dalla religione, dall’adempiere i loro doveri, fino a vergognarsi d’entrare in chiesa, di ascoltare la messa, di farsi il precetto.  I poveri si sono nutriti della loro bava velenosa, ed avendosi nutrito ben bene del veleno del loro cattivo esempio, con lo stesso veleno da loro dato, non potendolo più contenere cercano di aggredirli ed anche d’ucciderli.  Non c’è ordine senza sudditanza, i ricchi si sono sottratti da Dio, i popoli si ribellano a Dio, ai ricchi ed a tutti.  La bilancia della mia giustizia è piena, e non posso più contenerla”.

 

+  +  +  +

 

8-37

Maggio 15, 1908

 

Vede guerre e rivoluzioni.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato mi sono trovata fuori di me stessa, in mezzo a rivoluzioni, pare che si ostinano sempre più nel voler spargere sangue.  Io pregavo il Signore, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sono due burrasche che gli uomini stanno preparando, una contro il governo, e l’altra contro la Chiesa”.

(3) In questo mentre, mi pareva di vedere i capi fuggiaschi, il re che passava pericolo di restare come prigioniero e si metteva in fuga, non so dir bene; mi pareva che cadeva nelle mani dei nemici.  Tutti i ricchi passavano gravi pericoli, e chi restava vittima, quello che più faceva pena, che in mezzo ai capi delle rivoluzioni, anche contro la Chiesa, non ci mancavano i preti; quando poi le cose giungevano agli ultimi eccessi, pareva che interveniva una potenza straniera.  Non passo più innanzi perché sono cose dette altre volte.

 

+  +  +  +

 

8-38

Giugno 22, 1908

 

La Divina Volontà trionfa su tutto.

 

(1) Questa mattina mi sentivo molto oppressa per la privazione del mio adorabile Gesù, e dicevo tra me: “Non ne posso più, come posso durarla senza della mia vita? Che pazienza ci vuole senza di Te! quale sarebbe la virtù che potrebbe indurlo a farlo venire?” In questo mentre, è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la virtù che trionfa di tutto, che conquide tutto, appiana tutto, raddolcisce tutto, è la Volontà di Dio, perché questa contiene tale potenza che non c’è cosa che possa resisterle”.

(3) Mentre ciò diceva, appariva innanzi a me una strada tutta piena di pietre, di spine e di monti irti.  Tutto questo, messo nella Volontà di Dio, con la sua potenza le pietre restavano spolverizzate, le spine cambiate in fiori, i monti appianati, sicché nella Volontà di Dio tutte le cose hanno un solo aspetto, tutte prendono lo stesso colore.  Sia sempre benedetta la sua SS.  Volontà.

 

+  +  +  +

 

8-39

Giugno 31, 1908

 

Il vero spirito di carità nei ricchi ed i sacerdoti.

 

(1) Continuando il mio solito stato pieno di amarezze e di privazioni, dopo aver molto stentato, mi pareva di vedere i popoli in atto di ribellarsi e di stringere più forte la zuffa contro dei ricchi.  In questo mentre, il lamento del dolcissimo Gesù si faceva sentire al mio orecchio, tutto amareggiato che diceva:

(2) “Sono Io che do la libertà ai poveri, sono stanco dei ricchi, molto ne hanno fatto: Quanti denari sciupati in balli, in teatri, in inutili viaggi, in vanità, ed anche in peccati, ed i poveri? Non hanno potuto avere pane bastante per sfamarsi; oppressi, affaticati, amareggiati; se avessero dato loro solo quello che hanno speso in cose non necessarie, i miei poveri sarebbero stati felici; e i ricchi li hanno tenuto come una famiglia che non apparteneva loro, anzi li hanno disprezzato, tenendosi per loro le comodità, i divertimenti, come cose appartenenti alla loro condizione, e lasciando i poveri nella miseria come cosa della loro condizione”.

(3) E mentre ciò diceva pareva che ritirava la grazia ai poveri, e questi inferocivano contro i ricchi, in modo da succedere cose gravi.  Ond’io nel vedere ciò ho detto: “Cara mia vita e tutto il mio bene, è vero che ci sono i ricchi cattivi, ma ci sono anche i buoni, le tante signore devote che fanno elemosine alle chiese, i tuoi sacerdoti che fanno tanto bene a tutti”.

(4) “Ah! figlia mia, taci e non mi toccare un tasto per Me molto doloroso, potrei dire che non le riconosco queste tali devote, fanno le elemosine dove vogliono loro, per ottenere il loro intento, per tenere le persone a comodo loro, per chi le simpatizza spendono anche le migliaia di lire; dove poi è necessario, non si benignano di dare un soldo.  Potrei dire che lo fanno per Me? Potrei riconoscere questo loro operato? E tu stessa dai segni potrai riconoscere se lo fanno per Me se si trovano pronte a qualunque stretta necessità; se non variano di dare il molto dove non è tanto necessario e negano il poco dove è necessario, si può ben dire che non c’è spirito di vera carità né retto operare.  Quindi, i miei poveri sono messi in oblio anche da queste signore devote, ed i sacerdoti? Ah! figlia, peggio ancora; fanno bene a tutti? Tu t’inganni, fanno bene ai ricchi, hanno tempo per i ricchi.  Anche da loro quasi che sono esclusi i poveri, per i poveri non hanno tempo, per i poveri non hanno una parola di conforto, di aiuto da dirli, li rimandano indietro, giungono a dirsi malati.  Potrei dire che se i poveri si sono allontanati dai sacramenti, loro vi hanno contribuito, perché non hanno preso sempre tempo per confessarli, e i poveri si sono stancati e non sono più ritornati.  Tutto al contrario se si è presentato un ricco, non hanno esitato un momento, tempo, parole, conforti, aiuto, tutto si è trovato per i ricchi.  Posso dire che hanno spirito di vera carità i sacerdoti se giungono a fare la scelta di quelle tale che devono sentire, e le altre? O le mandano attorno o le precipitano tanto, che se la mia grazia non aiutasse in modo speciale i poveri, i poveri sarebbero stati sbanditi dalla mia Chiesa.  Di rado qualche sacerdote, ché tutto il resto potrei dire che la vera carità e lo spirito retto è partito dalla terra”.

(5) Io sono restata più che mai amareggiata, implorando misericordia.

 

+  +  +  +

 

8-40

Luglio 26, 1908

 

L’ubbidienza.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’ubbidienza è l’aria della mia dimora nell’anima; dove non c’è quest’aria dell’ubbidienza, posso dire che non c’è posto per Me dentro di quell’anima e sono costretto a starmene fuori”.

 

+  +  +  +

 

8-41

Agosto 10, 1908

 

Il lavoro dell’amore.

 

(1) Continuando il mio solito stato, ma pieno di amarezze e di privazioni; onde, avendo fatto la comunione stavo lamentandomi col benedetto Gesù del modo come Lui mi aveva lasciato e dell’inutilità del mio stato.  E Lui avendo compassione dei miei lamenti mi ha detto:

(2) “Figlia mia, niente ha sminuito i beni che sono tra Me e te, perché tutto il bene sta nel principio del fondamento.  Quando due persone si uniscono in vincolo d’amicizia o in unione di sposalizio, e a parte si sono fatti i doni, e si sono amato tanto da rendersi indivisibili, tanto che l’uno ha preso ed ha copiato tanto l’altro, da sentire in sé stesso l’essere della persona amata, se per stretta necessità sono costretti a stare l’uno lontano dall’altro, si vengono forse a sminuire quei doni o a decrescere nell’amore? Niente affatto, anzi la lontananza fa crescere più nell’amore e fa conservare con più cautela i doni ricevuti, aspettando nel ritorno qualche imprevisto dono maggiore.  Anzi c’è di più, avendo copiato in sé la persona amata, pare che per lei non c’è lontananza, perché si sente nella sua voce scorrere la voce dell’amato, avendolo imitato; se lo sente scorrere nella sua mente, nelle sue opere, nei suoi passi, sicché è lontano e vicino, lo guarda e le sfugge, lo tocca e non può stringerlo, sicché l’anima è in continuo martirio d’amore.  Onde se la giustizia mi costringe a privarti di Me ed a stare per qualche tempo lontano, puoi dire che ti ho tolto i doni e che c’è diminuzione d’amore?”

(3) Ed io: “E’ troppo duro il mio stato, cara mia vita, ed a che pro starmene se non mi fate soffrire per risparmiare il mio prossimo dai castighi? Avete detto tante volte di non far piovere, e non piove; sicché non posso più vincervi in niente.  Quel che dite fate, mentre se vi avessi vicino come prima, vi direi tanto che mi fareste vincere.  Come dite che non è niente la lontananza?”

(4) E Lui: “E’ per questo, appunto, che sono costretto a starmene lontano, per non darti la vinta e dar luogo alla giustizia.  Ma però col tenerti, c’è anche un bene, perché la mancanza dell’acqua chiamerà la carestia, ed i popoli in questo tempo resteranno umiliati, e succedendo le strage e le guerre la grazia li troverà più disposti a salvarli; non è anche un bene questo, che mentre le guerre stavano per primeggiare la carestia, mentre col tenerti saranno prolungate per altro poco le guerre, e così saranno più anime salvate”.

(5) Poi ha soggiunto: “L’Amore non dice mai basta, ancorché l’amore la flagellasse (all’anima), la facesse a brandelli, quei brandelli griderebbero amore.  L’Amore non dice basta, non è contento ancora, quei brandelli li spolverizza, li riduce al nulla, ed in quel nulla vi soffia il suo fuoco, le dà la sua stessa forma, niente vi mescola d’umano, ma tutto di divino, ed allora l’amore canta le sue glorie, le sue prodezze, i suoi prodigi e dice: “Sono contento, il mio amore ha vinto, ha distrutto l’umano ed ha edificato il divino”.  Succede all’amore come a quel valente artefice, che avendo tanti oggetti che non gli gradiscono, li fa in pezzi, li mette sul fuoco e li fa tanto stare, fino a liquefarli e farli perdere tutta la loro forma, e poi vi forma tanti altri oggetti bellissimi e piacevoli, degni della sua valentia.  E’ pur vero che per l’umano è troppo duro questo agire dell’amore, ma quando vedrà il suo acquisto, vedrà d’avere sottentrato la bellezza alla bruttezza, la ricchezza alla povertà, la nobiltà alla ruvidezza; anche essa canterà le glorie dell’amore”.

 

+  +  +  +

 

8-42

Agosto 14, 1908

 

La volontà umana serve di pennello a Gesù

per dipingere la sua Immagine nel cuore.

 

(1) Avendo fatto la comunione, vedevo il bambino dentro del mio interno, come se andasse trovando una cosa importante, io ho detto: “Carino mio, che andate trovando con tanta premura?” E Lui ha detto:

(2) “Figlia, vado trovando il pennello della tua volontà per poter dipingere la mia immagine nel tuo cuore, perché se non mi dai la tua volontà mi manca il pennello per poter liberamente dipingere Me in te; e come la volontà mi serve di pennello nelle mie mani, così l’amore mi serve di tinte per poter imprimere la varietà dei colori della mia immagine.  Oltre di ciò, come la volontà umana mi serve di pennello, così la mia Volontà serve di pennello nelle mani dell’anima per dipingere la sua immagine nel mio cuore, ed in Me poi troverà abbondante tinta d’amore per la varietà dei colori”.

 

+  +  +  +

 

8-43

Agosto 19, 1908

 

L’anima deve seminare il bene con tutto il suo essere.

 

(1) Avendo fatto la meditazione che chi semina bene raccoglierà bene, e chi semina vizi raccoglierà mali, stavo pensando quale sarebbe il bene che potrei seminare stando la mia posizione, miseria ed inabilità mia.  In questo mentre mi sono sentita raccogliere e sentivo dirmi nel mio interno:

(2) “Tutto, tutto il suo essere l’anima deve seminare il bene; l’anima tiene una intelligenza mentale, e questa la deve applicare a comprendere Dio, a pensare sempre a bene, mai far entrare nella mente alcun seme cattivo, e questo è seminare bene con la mente; così della bocca, mai seminare seme cattivo, cioè parole cattive, indegne d’un cristiano, ma sempre dire parole sante, utili, buone, ecco il seminare bene con la bocca; quindi, col cuore amare solo Dio, desiderare, palpitare, tendere a Dio, ecco seminare bene col cuore; onde, con le mani fare opere sante, coi piedi camminare dietro gli esempi di Nostro Signore, ecco un altro seme buono”.

(3) Io, nel sentire ciò pensavo tra me: “Sicché nella mia posizione posso anch’io seminare bene ad onta della mia estrema miseria”.  Ma pensavo a ciò con certo timore del conto che il padrone mi chiederà se ho seminato bene; e nel mio interno mi sono sentita ripetere:

(4) “La mia bontà è tanto grande, che molto male fa chi mi dà a conoscere per severo e molto esigente, rigorista; oh! che onta fanno al mio amore, Io non chiederò altro conto che del piccolo terreno loro dato, e non per altro chiederò conto che per darli il frutto dei loro raccolti, dando all’intelligenza, che quanto più mi avrà compreso in vita, altrettanto di più mi comprenderà in Cielo, e quanto più mi comprenderà, tanto più di gaudio e beatitudine verrà inondata, dando il raccolto alla bocca dei vari gusti divini, armonizzando la sua voce sopra tutti gli altri beati; alle opere dandole il raccolto dei miei doni, e così di tutto il resto”.

 

+  +  +  +

 

8-44

Agosto 23, 1908

 

Segno per conoscere se c’è colpa nell’anima durante la privazione.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo molto impensierita dello stato dell’anima mia, dicevo tra me: “Chi sa che male c’è nell’anima, che il Signore mi priva di Lui e mi lascia abbandonata a me stessa”.

(2) In questo mentre, quando appena è venuto mi ha riempito tutta, tutta di Lui, e tutto il mio essere, tutto a Lui si rivolgeva; neppure una fibra né un moto che non tendesse a Lui.  Onde dopo ciò mi ha detto:

(3) “Hai visto figlia mia? Il segno quando nell’anima c’è qualche colpa quando si trova priva di Me, è che ritornando Io a farmi vedere non resta tutta ripiena di Dio, né il suo essere si trova subito disposto ad immergersi tutto in Me, sicché neppure una fibra resta che non è fissata nel suo centro.  Mentre dove c’è colpa o qualche cosa che non è tutta mia, né Io posso riempirla, né l’anima può immergersi in Me.  La colpa, la materia, non può entrare in Dio né correre a Dio, quindi quietati e non volerti turbare”.

 

+  +  +  +

 

8-45

Agosto 26, 1908

 

La costanza nel bene fa crescere la Vita Divina nell’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, me ne stavo tutta afflitta e quasi istupidita per le solite privazioni.  Onde appena alla sfuggita è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quello che voglio che ti stia a cuore è la costanza nel bene, sia nell’interno che nell’esterno, perché la ripetizione d’amarmi, di tanti atti interiori e del bene costante, fa crescere sempre la Vita Divina nell’anima; ma con tale energia che può paragonarsi a quel bambino che, crescendo in aria buona e con cibi sani, cresce sempre bene, in piena salute finché giunge a debita statura, senza aver avuto bisogno né di medici né di medicine, anzi è tanto robusto e forte che solleva ed aiuta gli altri.  Mentre chi non è costante cresce come quel bambino che non si nutre sempre di cibi sani, e vive in aria putrida, cresce infermiccio, e siccome le membra non hanno forza di svilupparsi e crescere per mancanza di buon nutrimento, si sviluppano con difetti; quindi, dove si forma un tumore, dove un accesso.  Sicché cammina zoppicando, parla stentato, si può dire che è un povero storpiato, sebbene si veggono mescolate le membra buone, ma più ve ne sono difettose; e ad onta che consulta medici e prende medicine, poco o nulla le giovano, perché il sangue è infetto per l’aria putrida, e le membra deboli e difettose per il mal nutrirsi.  Onde sarà uomo, ma non giungerà a debita statura ed avrà bisogno d’aiuto senza poter aiutare gli altri.  Così è l’anima incostante, l’incostanza nel bene è come se l’anima si nutrisse di cibi non buoni, ed applicandosi ad altre cose che non sono Dio, è come se respirasse aria putrida; quindi la vita divina cresce stentata, misera, mancandole la forza, il vigore della costanza”.

 

+  +  +  +

 

8-46

Settembre 2, 1908

 

La vera virtù, da Dio comincia ed in Dio finisce.

 

(1) Vi passo giorni amari per le continue privazioni del benedetto Gesù.  Onde appena è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il segno per conoscere se uno ha vera carità è se ama i poveri, perché se ama i ricchi ed a loro si presta, può essere perché spera o perché ottiene, o perché li simpatizza, o per la nobiltà, per l’ingegno, per il bel dire, ed anche per timore; ma se ama i poveri, li aiuta, li sovviene, è perché vede in essi l’immagine di Dio, quindi non guarda la rozzezza, l’ignoranza, la sgarbatezza, la miseria.  Attraverso di queste miserie, come da dentro d’un vetro, vede Iddio, da Cui tutto spera, e l’ama, l’aiuta, li consola, come se farebbe a Dio stesso, ecco il bel tipo della vera virtù, che da Dio incomincia ed in Dio finisce; ma ciò che incomincia della materia, materia produce e nella materia finisce.  Per quanto pare splendida e virtuosa la carità, non sentendo il tocco divino, né chi la fa né chi la riceve, restano infastiditi, annoiati e stanchi, e se occorre se ne servono per commettere difetti”.

 

+  +  +  +

 

8-47

Settembre 3, 1908

 

Gesù è luce, e la luce è verità.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù si faceva vedere tutto luce, ed ha detto queste semplici parole:

(2) “Io sono luce; ma di che è formata questa luce? Quale ne è il fondo? La verità.  Sicché sono luce perché sono verità.  Onde l’anima per essere luce, e per avere luce in tutte le sue azioni, devono uscire dalla verità.  Dove c’è artifizio, inganno, doppiezza, non ci può essere luce, ma tenebre”.

(3) E come lampo è scomparso.

 

+  +  +  +

 

8-48

Settembre 5, 1908

 

A seconda che si cambia la creatura così

sente i diversi effetti della presenza di Dio.

 

(1) Parlando col confessore, lui diceva: “Quanto sarà terribile vedere Dio sdegnato! Tanto vero, che nel giorno del giudizio i cattivi diranno: Monti, seppelliteci, distruggeteci, affinché non vediamo la faccia di Dio sdegnato”.

(2) Ed io che dicevo: “In Dio non ci può essere sdegno, ma è piuttosto secondo lo stato dell’anima: Se buona, la presenza divina, le sue qualità, i suoi attributi, la attirano tutta in Dio, ed essa si consuma d’immergersi tutta in Dio.  Se cattiva, la sua presenza la schiaccia, la ributta lontano da Sé, e l’anima, vedendosi ributtata e non sentendo in sé germe d’amore verso un Dio sì Santo, sì Bello, ed essa sì brutta, cattiva, vorrebbe disfarsi dalla sua presenza, se possibile anche distruggendosi.  Quindi in Dio non c’è mutazione, ma a seconda che noi siamo così si provano gli effetti”.  Onde dopo pensavo tra me: “Quanti spropositi che ho detto”.  Perciò, facendo nel giorno la meditazione, appena è venuto e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, sta ben detto, non mi cambio, ma a seconda che si cambia la creatura così sente i diversi effetti della mia presenza.  Difatti, come può temere chi mi ama, se si sente scorrere tutto il mio Essere nel suo e vi forma la sua stessa vita? Può temere della mia Santità, se alla stessa Santità essa vi prende parte? Può vergognarsi della mia Bellezza, se sempre più cerca di abbellirsi per piacere e per rassomigliarsi a Me? Si sente scorrere nel suo sangue, nelle sue mani, nei suoi piedi, nel suo cuore, nella mente, tutto tutto l’Essere Divino, di modo che è cosa sua, tutto suo, e può temere, può vergognarsi di sé stesso? Ciò è impossibile.  Ah! figlia mia, è il peccato che getta tanto scompiglio nella creatura, fino a volersi distruggere per non sostenere la mia presenza.  Nel giorno del giudizio sarà terribile per i cattivi, non vedendo in loro germe d’amore, anzi odio verso di Me, la mia giustizia impone di non farmeli amare; quindi le persone che non si amano non si vogliono tenere vicino, e si usano dei mezzi per allontanarle, Io non vorrò tenerli con Me, quelli non vorranno stare, ci fuggiremo a vicenda, l’amore solo è quello che unisce tutto e felicita tutto”.

 

+  +  +  +

 

8-49

Settembre 6, 1908

 

Gesù volle soffrire per riunire tutto a Sé.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pensando al mistero della flagellazione, e venendo Gesù e pressandomi la mano alle spalle, nel mio interno mi sentivo dire:

(2) “Figlia mia, volli che le carni fossero sparse a brandelli, ed il mio sangue versato da tutta la mia Umanità per riunire tutta l’umanità dispersa, difatti, col fare che tutto ciò che della mia Umanità fu strappato, carne, sangue, capelli, nella Risurrezione nulla fosse disperso, ma tutto fosse riunito di nuovo alla mia Umanità, con ciò Io incorporavo tutte le creature in Me, sicché, dopo questo chi da Me va disperso, è di ostinata volontà che da Me si strappa per andare a perdersi”.

 

+  +  +  +

 

8-50

Settembre 7, 1908

 

Di quante cose l’anima si priva in terra, altrettante ne avrà nel Cielo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, di quante più cose l’anima si priva di qua, altrettante di più ne avrà di là, nel Cielo; sicché quanto più povero in terra, tanto più ricco in Cielo; quanto più privo di gusti, di piaceri, di divertimenti, di viaggi, di passeggiate in terra, tanti gusti, piaceri prenderà in Dio.  Oh! come passeggerà negli spazi dei Cieli, specie nei Cieli immensurabili degli attributi di Dio, perché ogni attributo è un Cielo, è un Paradiso di più, e dei beati, chi vi entra dentro si può dire come alla punta degli attributi di Dio; chi cammina nel mezzo, chi più in su ancora, e quanto cammina di più gusta più, gode, si diverte di più; sicché chi lascia terra prende Cielo, fosse anche in minima cosa.  Onde segue, chi più disprezzato più onorato, chi più piccolo più grande, chi più sottomesso più dominio, e così di tutto il resto.  Eppure, dei mortali, chi è che pensa a privarsi di qualche cosa in terra per averne in Cielo eternamente? Quasi nessuno”.

 

+  +  +  +

 

8-51

Ottobre 3, 1908

 

Chi sta in continua attitudine d’operare il bene, la Grazia è con essa.

 

(1) Questa mattina il benedetto Gesù, quando appena l’ombra si è fatto vedere e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, fino a tanto che l’anima sta in continua attitudine d’operare il bene, la grazia è con essa e dà vita a tutto il suo operare.  Se poi sta nell’indifferenza di fare il bene, oppure in atto di operare il male, la grazia si ritira, perché non è partita la sua, e non potendo averne parte né somministrarle la sua stessa vita, con rincrescimento si parte, dispiacendosi sommamente; perciò, vuoi che la grazia stia sempre teco, che la mia stessa vita formi la tua? Stati in continuo atto di fare il bene e così avrai in te sviluppato tutto il mio Essere, e non avrai tanto a dolerti se qualche volta non avrai la mia presenza, perché non mi vedrai ma mi toccherai in tutto il tuo operato, e ciò vi scemerà in parte il dolore della mia privazione”.

 

+  +  +  +

 

8-52

Ottobre 23, 1908

 

Come la scienza divina sta nel retto operare.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la scienza divina si contiene nel retto operare, perché nel retto si contiene tutto il bello ed il buono che trovare si possa, si trova l’ordine, l’utilità, la bellezza, la maestria.  Un lavoro per tanto è buono per quanto è ordinato buono, ma se i fili si vedono storti, e storti menati, non se ne capisce niente, non si vede altro che una cosa disordinata che non sarà né utile né buona, perciò Io dalle cose più grandi, fino alle più piccole che ho fatto, si vedono tutte ordinate, e tutte servono ad uno scopo utile, perché la fonte da dove sono uscite, è stato il mio retto operare.

(3) Ora la creatura, per tanto sarà buona, tanta scienza divina conterrà in sé, tante cose buone usciranno da essa, per quanto sarà retta, basta un filo storto nel suo operare per disordinare sé stessa e le opere che le escono, ed offuscare la scienza divina che contiene.  Chi esce dal retto esce dal giusto, dal santo, dal bello, dall’utile, ed esce dai limiti in cui Iddio l’ha messo, ed uscendo da questo sarà come una pianta, cui non avrà molto terreno di sotto, che ora i raggi d’un sole cocente, ed or le brine e i venti le seccheranno gli influssi della scienza divina.  Tale è lo storto operare, brine, venti e raggi di sol cocente, ove mancandole molto terreno di scienza divina, non farà altro che seccare nel suo disordine”.

 

+  +  +  +

 

8-53

Novembre 20, 1908

 

Quando l’anima fa dell’amore suo cibo, quest’amore si fa sodo e serio.

 

(1) Continuando il mio solito stato, pieno di amarezze e di privazioni, per poco questa mattina è venuto il benedetto Gesù, ed io mi lamentavo con Lui del mio stato, ed invece di rispondermi si stringeva più con me.  Dopo poi, senza rispondere a ciò che io dicevo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima veramente amante non si contenta d’amarmi con l’ansietà, coi desideri, con gli slanci, ma allora è contenta quando giunge a farne suo cibo e quotidiano nutrimento, allora l’amore si fa sodo, serio, va sperdendo tutte quelle leggerezze d’amore, a cui la creatura è soggetta.  E siccome ne fa suo cibo, è diffuso in tutte le membra, e stando diffuso in tutto, ha la forza di sostenere le vampe dell’amore che la consumano e le danno vita, e contenendo l’amore in sé stesso, possedendolo, non sente più quei vivi desideri, quelle ansietà, ma sente solo d’amare più l’amore che possiede.  Questo è l’amore dei beati in Cielo, questo è lo stesso mio amore; i beati bruciano, ma senza ansietà, senza strepito, con sodezza, con serietà ammirabile.  Questo è il segno se l’anima giunge a nutrirsi d’amore, quanto più perde le fattezze dell’amore umano; ché se si vedono solo desideri, ansietà, slanci, è segno che l’amore non è suo cibo, è qualche particella di sé che ha dedicato all’amore, onde non essendo tutta, non ha forza di contenerlo, e fa quegli slanci d’amore umano, essendo queste tale molto volubili, senza stabilità nelle cose loro; invece le prime sono stabili, come quei monti che mai si smuovono”.

 

+  +  +  +

 

8-54

Dicembre 16, 1908

 

La privazione di Gesù è la più grande delle pene.

 

(1) Passando giorni amarissimi, stavo lamentandomi con Nostro Signore dicendogli: “Come crudelmente mi hai lasciato! mi dicevi di avermi eletto come tua figlia piccola, di dovermi tenere sempre nelle tue braccia, e adesso? Mi hai gettato per terra, ed invece di piccola figlia veggo che mi hai cambiato in piccola martire, ma per quanto piccolo il martirio, altrettanto crudele e duro, amaro ed intenso”.  Mentre ciò dicevo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu ti sbagli, non è mia Volontà di renderti piccola martire, ma grande martire se ti do la forza di sostenere con pazienza e rassegnazione la mia privazione, che è la cosa più dolorosa, più amara che trovare si possa, e in terra ed in Cielo non c’è altra pena che la eguale, che la rassomigli.  Non è questo eroismo di pazienza ed ultimo grado d’amore, dove tutti gli altri amori rimangono dietro, restano quasi annullati, e non c’è chi ad esso possa paragonarsi e stargli di fronte? Non è questo, dunque, grande martirio? Tu dici di essere piccola martire, perché ti senti di non soffrire tanto, non è che non soffra, è il martirio della mia privazione che ti assorbe le altre pene, facendole anche scomparire, perché pensando che sei priva di Me, né curi né badi alle altre tue sofferenze, e non badando giungi a non sentire il peso; perciò dici che non soffri.  Poi, non ti ho gettato per terra, anzi ti tengo più che mai stretta fra le mie braccia.  Anzi, ti dico che se a Paolo diedi la mia Grazia efficace al principio della sua conversione, a te la do quasi di continuo, ed il segno è questo: Che segui nel tuo interno tutto ciò che facevi quando Io ero con te quasi di continuo, facendo ciò che ora pare che tu fai da sola.  Quel sentirti tutta immersa e legata con Me, pensare sempre a Me ad onta che non mi vedi, non è cosa tua né grazia ordinaria, ma speciale ed efficace.  E se assai ti do, è segno che ti amo assai e assai voglio essere amato da te”.

 

+  +  +  +

 

8-55

Dicembre 25, 1908

 

Per far nascere e crescere Gesù nel nostro cuore.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo desiderando il bambinello Gesù, e dopo molti stenti si è fatto vedere nel mio interno da piccolo bambino, e mi diceva:

(2) “Figlia mia, il miglior modo per farmi nascere nel proprio cuore è vuotarsi di tutto, perché trovando il vuoto posso mettervi tutti i miei beni, ed allora posso rimanervi per sempre, se c’è luogo per potervi trasportare tutto ciò che mi appartiene, tutto il mio in essa.  Una persona che andasse ad abitare in casa di un’altra persona, allora si potrebbe chiamare contenta, quando in quella casa trovasse vuoto per poter mettere tutte le cose sue, altrimenti si renderebbe infelice.  Così sono Io.

(3) La seconda cosa per farmi nascere e accrescere la mia felicità è che tutto ciò che l’anima contiene, sia interno che esterno, tutto dev’essere fatto per Me, tutto deve servire per onorarmi, per seguire i miei ordini.  Se anche una sola cosa, un pensiero, una parola, non è per Me, Io mi sento infelice, e dovendo far da padrone, mi rendono schiavo; posso Io tollerare tutto questo?

(4) La terza è amore eroico, amore ingrandito, amore di sacrificio, questi tre amori faranno crescere in modo meraviglioso la mia felicità, perché si esibii l’anima ad opere superiori alle sue forze, facendole con la sola mia forza l’ingrandiranno col fare che non solo essa, ma anche gli altri mi amassero; e giungerà a sopportare qualunque cosa, anche la stessa morte, per poter trionfare in tutto e potermi dire: “Non ho più niente, tutto è solo l’amore per Te”.  Questo modo non solo mi farà nascere, ma mi farà crescere e mi formerà un bel paradiso nel proprio cuore”.

(5) Mentre ciò diceva, io lo guardavo, e da piccolo, in un istante si è fatto grande, in modo che ne restavo tutta riempita di Lui; e tutto è scomparso.

 

+  +  +  +

 

8-56

Dicembre 27, 1908

 

Il ti amo della creatura è corrisposto col ti amo del Creatore.

 

(1) Stavo meditando quando la Mamma Regina dava il latte al bambino Gesù.  Dicevo tra me: “Che poteva passare tra la Mamma Santissima ed il piccino Gesù in quest’atto?” In questo mentre me lo sentii muovere nel mio interno, e mi sentii dire:

(2) “Figlia mia, quando succhiavo il latte dal petto della mia dolcissima Madre, unito al latte vi succhiavo l’amore del suo cuore, ed era più amore che succhiavo che latte; ed Io come in quei succhi sentivo dirmi: “T’amo, t’amo, o Figlio”.  Io ripetevo a Lei: “T’amo, t’amo, o Mamma”.  E non ero solo in questo; al mio ti amo, il Padre e lo Spirito Santo e la Creazione tutta, gli angeli, i santi, le stelle, il sole, le gocce d’acqua, le piante, i fiori, i granelli di sabbia, tutti gli elementi correvano appresso al mio t’amo e ripetevano: “T’amiamo, t’amiamo o Madre del nostro Dio nell’amore del nostro Creatore”.

(3) La mia Madre vedeva tutto ciò, ne restava inondata, non trovava neppure un piccolo spazio dove non si sentisse dire che Io l’amavo, il suo amore ne restava indietro e quasi solo, e ripeteva: “T’amo, t’amo”.  Ma mai poteva eguagliarmi, perché l’amore della creatura ha i suoi limiti, il suo tempo; l’amore mio è increato, interminabile, eterno.  E questo succede ad ogni anima, quando mi dice t’amo anch’Io le ripeto t’amo, e con Me è tutta la Creazione ad amarla nel mio amore.  Oh! se le creature comprendessero qual è il bene, l’onore che si procurano, anche col sol dirmi t’amo, basterebbe solo questo, che un Dio al loro fianco replica con l’onorarle: Anche Io ti amo”.

 

+  +  +  +

 

8-57

Dicembre 28, 1908

 

Terremoti della Sicilia e della Calabria.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, sentivo come se la terra facesse delle oscillazioni e ci volesse mancare di sotto.  Io ne sono rimasta impressionata e dicevo tra me: “Signore, Signore, che c’è?” E Lui nel mio interno ha detto:

(2) “Terremoti”.

(3) Ed ha fatto silenzio.  Io non gli ho dato quasi retta, e stando quasi in me stessa continuavo le mie solite cose interne, quando al meglio, dopo aver passato un cinque ore dalla parola dettami, ho sentito sensibilmente il terremoto.  Onde appena finito di sentirlo, mi sono trovata fuori di me stessa.  Quasi confusa vedevo cose strazianti, ma subito mi è stata tolta la vista di ciò, e mi sono trovata dentro di una chiesa; dall’altare è uscito un giovane vestito di bianco, credo che fosse Nostro Signore ma non so dirlo certo, che avvicinandosi a me, con un aspetto imponente mi ha detto:

(4) “Vieni”.

(5) Io mi sono stretta nelle spalle e senza alzarmi, e calcolando in me che in quell’ora stava flagellando e distruggendo ho detto: “Neh! Signore, giusto ora volete portarmi?” Quasi rifiutando l’invito.  Allora quel giovane si è gettato nelle mie braccia, e nel mio interno mi sentivo dire:

(6) “Vieni, o figlia, acciò possa finirla col mondo, così lo distruggerò in gran parte, coi terremoti, con le acque e con le guerre”.

(7) Dopo ciò mi sono trovata in me stessa.

 

+  +  +  +

 

8-58

Dicembre 30, 1908

 

L’infanzia di Gesù per divinizzare l’infanzia di tutti.

 

(1) Stavo meditando il mistero dell’infanzia e dicevo tra me: “Bambino mio, a quante pene volesti assoggettarti.  Non ti bastava il venire grande, hai voluto venire bambino, soffrire le fasce, il silenzio, l’immobilità della tua piccola Umanità, dei piedi, delle mani.  A che pro tutto questo?” Mentre ciò dicevo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le mie opere sono perfette; volli venire piccolo infante per divinizzare tutti i sacrifici e tutte le piccole azioni che nell’infanzia ci sono; sicché, finché i bambini non giungono a commettere peccati, tutto resta assorbito nella mia infanzia e divinizzato da Me.  Quando poi incomincia il peccato, allora incomincia la separazione tra Me e la creatura, separazione per Me dolorosa, e per loro luttuosa”.

(3) Ed io: “Come può essere ciò, se i bambini non hanno ragione e non sono capaci di meritare”.

(4) E Lui: “Questo lo do prima per grazia mia, il merito; secondo perché non è di loro volontà che non vogliono meritare, è perché così porta lo stato d’infanzia da Me disposto.  E poi, non solo resta onorato ed anche coglie il frutto un giardiniere che ha piantato una pianta, ad onta che la pianta non ha ragione; l’artefice che fa la sua statua e tante altre cose.  Il solo peccato è quello che distrugge tutto e separa la creatura da Me, che poi tutto il resto da Me parte alle creature ed a Me ritorna, anche le azioni più triviali, con l’impronta dell’onore della mia Creazione”.

 

+  +  +  +

 

8-59

Gennaio 2, 1909

 

Continua parlando dei terremoti.

 

(1) Riprendo a dire, con mia somma ripugnanza e solo per ubbidire ciò che ha passato dal giorno 28 Dicembre a riguardo del terremoto.

(2) Stavo pensando tra me alla sorte di tanta povera gente viva sotto le pietre, ed alla sorte del mio Sacramentato Signore, vivo anche Lui, sepolto sotto le macerie, e dicevo tra me, pare che il Signore dice a quei popoli:

(3) “Ho subito la stessa vostra sorte per i vostri peccati; sto insieme con voi ad aiutarvi, a darvi forza; vi amo tanto che sto ad aspettare un ultimo atto d’amore per salvarvi tutti, non tenendo conto di tutto il male che avete fatto per l’addietro”.

(4) Ah! mio bene, mia vita e mio tutto, vi mando le mie adorazioni sotto le macerie, dovunque Tu ti trovi; i miei abbracci, i baci, e tutte le mie potenze a tenerti continua compagnia, oh! quanto vorrei venire a dissotterrarti per mettervi in luogo più comodo e più degno di Te! In questo mentre, il mio adorabile Gesù mi ha detto nel mio interno:

(5) “Figlia mia, hai interpretato in qualche modo gli eccessi d’amore che, anche mentre flagello ho verso dei popoli; ma non è tutto, è anche più, ma sappi però che la mia sorte Sacramentale è forse meno infelice, meno nauseante sotto le pietre che nei tabernacoli; è tale e tanto il numero dei sacrilegi che si commettono dai preti, ed anche dal popolo, che ne ero stanco di scendere nelle loro mani e nei loro cuori, da costringermi a distruggerli quasi tutti.  E poi, che dirti dell’ambizione, degli scandali dei sacerdoti, tutto era tenebre in loro, non più luce qual devono essere, e quando i sacerdoti giungono a non dar più luce, i popoli giungono agli eccessi, e la mia giustizia è costretta a distruggerli”.

(6) Stavo pure pensando alle sue privazioni, e mi sentivo una paura, come se volesse succedere anche qui qualche forte terremoto.  Vedendomi così sola senza di Gesù, mi sentivo tanto oppressa da sentirmi morire.  Onde avendo di me compassione, il buon Gesù appena ha fatto una ombra e mi ha detto:

(7) “Figlia mia, non ti opprimere tanto, per tuo riguardo risparmierò da gravissimi danni questa città.  Vedi se Io non devo continuare a castigare, invece di convertirsi, di arrendersi, nel sentire la distruzione delle altre province dicono che là sono i luoghi, i terreni che fanno ciò succedere, e si prendono più bel tempo continuando ad offendermi.  Quanto sono ciechi e sciocchi; non è la terra tutta nel mio proprio pugno? Non posso forse Io aprire le voragini della terra e farli inghiottire anche in altri luoghi? E per farli vedere, farò fare il terremoto in altri luoghi, dove non è solito di fare”.

(8) Mentre ciò diceva, pareva che stendesse la sua mano nel centro della terra, ne prendeva il fuoco e lo avvicinava alla superficie della terra, e la terra si scuoteva e si sentiva il terremoto, dove più forte e dove meno, soggiungendo:

(9) “Questo non è altro che il principio dei castighi; che ne sarà la fine?”

 

+  +  +  +

 

8-60

Gennaio 8, 1909

 

Il frutto e lo scopo della comunione.

 

(1) Avendo fatto la comunione, al meglio stavo pensando come potevo stringermi più che mai col benedetto Gesù, e Lui mi ha detto:

(2) “Per stringerti più stretta con Me, fino a giungere a sperdere il tuo essere in Me, come Io lo trasfondo nel tuo, devi in tutto prendere ciò che è mio e in tutto lasciare ciò che è tuo; in modo che se tu pensi sempre a cose sante e che solo riguardano il bene, l’onore e la gloria di Dio, lascia la tua mente e prendi la divina; se parli, se operi bene e solo per amore di Dio, lascia la tua bocca, le tue mani e prendi la mia bocca e le mie mani; se cammini le vie sante e rette, camminerai coi miei stessi piedi; se il tuo cuore amerà solo Me, lascerai il tuo cuore e prenderai il mio, e mi amerai col mio medesimo amore, e così di tutto il resto, sicché tu resterai rivestita di tutte le cose mie, ed Io di tutte le cose tue.  Ci può essere più stretta unione di questa? Se l’anima giunge a non più riconoscere sé stessa, ma l’Essere Divino in sé stessa, questi sono i frutti delle buone comunioni, e questo è lo scopo divino nel volersi comunicare alle anime; ma quanto ne resta frustrato il mio amore, e quanti pochi frutti ne raccolgono le anime da questo sacramento, fino a restarne la maggior parte indifferenti ed anche nauseati di questo cibo divino”.

 

+  +  +  +

 

8-61

Gennaio 22, 1909

 

Quando Dio è debitore dell’anima.

 

(1) Stavo pensando alle tante privazioni di Nostro Signore, e che anni addietro, una volta avendo aspettato qualche ora Nostro Signore, quando venne mi lamentavo con Lui ché tanto mi aveva fatto stentare per venire, e il benedetto Gesù mi disse:

(2) “Figlia mia, quando Io ti sorprendo, prevenendo i tuoi desideri di volermi e ci vengo senza farti aspettare, tu resti debitrice a Me; ma quando ti faccio aspettare un poco e poi ci vengo, Io resto debitore a te, e ti pare poco che un Dio ti dia l’occasione d’essere tuo debitore?”

(3) E dicevo tra me: “Allora erano ore, e adesso che sono giorni, chi sa quanti debiti ha fatto con me! Credo che siano innumerevoli, perché molti ne sta facendo di questi corrivi”.  Ma poi pensavo tra me: “E che mi giova avere un Dio debitore? Credo che per Gesù tanto è averlo debitore quanto essere debitrice, perché Lui in un momento può dare tanto all’anima, da equivalere e sorpassare i debiti che tiene, ecco che i debiti restano annullati”.  Ma mentre ciò pensavo, il benedetto Gesù nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu dici sciocchezze, oltre i doni spontanei che Io dono alle anime, ci sono i doni di vincolo.  Alle anime, di doni spontanei posso dare e posso non dare, resta a Me la scelta, perché nessun vincolo mi lega, ma alle anime dei doni di vincolo, come nel fatto tuo, mi sento vincolato, costretto a darle ciò che vuole, a concederle i miei doni.  Immagina un signore e due persone; una di queste due persone tiene denari in mano di quel signore, l’altra no; all’uno e all’altro può dare quel signore, ma chi è più certo di ottenere in occasione di bisogno, quello che tiene i denari in mano del signore o quello che non tiene? Certo quello che tiene i denari avrà tutte le buone disposizioni, il coraggio, la fiducia per andare a chiedere ciò che è depositato nelle mani di quel signore, e se lo vedrà esitare nel dargli, gli dirà francamente: “Fate presto a darmelo, perché finalmente non ti chiedo il tuo, ma il mio”.  Mentre se va quello che nulla tiene in mano di quel signore, andrà timido, senza fiducia e starà alla grazia di quello se gli vuol dare qualche aiuto; questa è la differenza che passa perché sono debitore e perché no.  Se tu capissi i beni immensi che produce questo contrarre credito con Me!”

(5) Aggiungo che mentre scrivevo, pensavo tra me un’altra sciocchezza: “Quando sarò in Cielo, mio caro Gesù, sentirai stizza di avere contratto con me tanti debiti; mentre se vieni qui, restando io debitrice, Tu che sei tanto buono, nel primo incontro che faremo mi leverai tutti i debiti, ma io che sono cattiva non me la terrò, mi farò pagare anche un respiro d’aspettazione”.  Ma mentre ciò pensavo, nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, non sentirò stizza, ma contento, perché i miei debiti sono debiti d’amore, e desidero di più essere debitore che d’averti debitrice, perché questi debiti che contraggo con te, mentre saranno debiti per Me, saranno pegni e tesori che conserverò nel mio cuore in eterno, che ti daranno il diritto d’essere amata da Me più dagli altri, e questa sarà una gioia, una gloria di più per Me, e tu avrai pagati pure il respiro, il minuto, il desiderio, il palpito; e quanto più sarai prepotente e avara nell’esigere, più mi darai gusto e più ti darò.  Sei contenta così?”

(7) Io sono restata confusa e non ho saputo dire più niente.

 

+  +  +  +

 

8-62

Gennaio 27, 1909

 

Luisa della Passione del Tabernacolo.

 

(1) Continuando il mio solito stato dicevo tra me: “Che vita inutile è la mia, qual è il bene che faccio? Tutto è finito, non ci sono più partecipazioni di spine, di croci, di chiodi, pare che tutto è esaurito; mi sento, sì, sofferente, tanto che non posso muovermi, è un reumatismo generale di dolore, ma è cosa tutta naturale, solo mi lascia il pensiero continuo della Passione, l’unione della mia volontà con quella di Gesù, offrendo ciò che Lui soffrì e tutta me stessa come Lui vuole, per chi vuole, che poi non resta altro che una squallida miseria, dunque, qual è lo scopo della mia vita?” Mentre ciò pensavo, appena ha fatto un lampo il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sai che cosa sei tu? Luisa della Passione del Tabernacolo; quando ti partecipo le pene, sei ancora del calvario; quando no, rimani del Tabernacolo, e vedi com’è così: Io nel Tabernacolo niente do di esteriorità, né di croci, né di spine, eppure l’immolazione è quella dello stesso calvario, le preghiere sono le stesse, l’offerta della mia vita continua ancora, la mia Volontà non ha cambiato in niente, mi brucia la sete della salvezza delle anime, sicché posso dire che le cose della mia vita sacramentale unite con la mia vita mortale stanno sempre ad un punto, non hanno scemato in nulla, ma però è tutto interno, sicché se la tua volontà è la stessa di quando Io ti partecipavo le mie pene, le tue offerte sono simili, il tuo interno è unito con Me, con la mia Volontà; non ho ragione di dirti che sei Luisa della Passione del Tabernacolo? Con questa sola differenza, che quando ti partecipo le mie pene, prendi parte alla mia vita mortale, ed Io esento il mondo dai più gravi flagelli; quando non te le partecipo, flagello il mondo e tu prendi parte alla mia vita sacramentale, ma sempre una è la vita”.

 

+  +  +  +

 

8-63

Gennaio 28, 1909

 

Cosa significa vittima.

 

(1) Avendo letto un libro dove parlava della varietà dei modi d’operare interiormente, e come Gesù ricompensava queste anime con capitale grande di grazia e con sovrabbondanza d’amore, onde io paragonavo tutto ciò che avevo letto ai tanti modi e ai tanti atti svariati che Gesù mi aveva insegnato nel mio interno, che messi a confronto con quelli del libro, mi parevano tanto vasti quanto può essere il mare a confronto d’un piccolo fiume.  E dicevo tra me: “Se ciò è vero, chi sa quanta grazia verserà in me e quanto bene mi vorrà il mio sempre amabile Gesù!” Onde trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il buon Gesù, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu non sai bene ancora che significa essere eletta vittima.  Come Io con l’essere vittima racchiusi in Me tutto l’operato delle creature, le loro soddisfazioni, riparazioni ed adorazioni, ringraziamenti, sicché per tutti e per ciascuno Io feci ciò che loro erano tenuti.  Sicché, essendo tu vittima è inutile paragonarti agli altri, dovendo racchiudere in te non il modo di uno ma la varietà del modo di ciascuno, e dovendo Io farti supplire per tutti e per ciascuno, di conseguenza ne viene che debbo darti la grazia, non che do ad uno solo, ma la grazia da equivalere a quello che do a tutto l’assieme delle creature.  Quindi anche l’amore deve superare a tutto quello che voglio a tutto l’assieme delle creature, perché grazia ed amore vanno sempre uniti insieme, hanno un solo passo, una sola misura, un solo volere; l’amore tira la grazia, la grazia tira l’amore, sono inseparabili.  Ecco perché tu vedi il mare vastissimo che Io ho messo in te, ed il piccolo fiume negli altri”.

(3) Io ne sono rimasta sbalordita, paragonando tanta grazia a tanta mia ingratitudine, e a tanta mia cattiveria.

 

+  +  +  +

 

8-64

Gennaio 30, 1909

 

La storia del ¿perché?

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa, mi pareva di vedere un’anima nel purgatorio, mia conoscente, ed io le dicevo: “Vedi un po’ come sto innanzi a Dio, ci temo tanto, specie dello stato in cui mi trovo”.  E quella mi ha detto:

(2) “Ci vuol niente a sapere se stai bene o male, se tu apprezzi il patire stai bene, se no, stai male, perché chi apprezza il patire apprezza Dio, ed apprezzandolo non si può mai dispiacergli, perché le cose che si apprezzano si stimano, si amano, si tengono care e custodite, più che sé stesso; e può essere mai possibile che uno voglia male sé stesso? Così è impossibile che possa dispiacere a Dio apprezzandolo”.

(3) Onde dopo, appena è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, le creature, in quasi tutti gli eventi che succedono, vanno ripetendo e dicendo sempre: E perché? E perché? E perché? Perché questa malattia? Perché questo stato d’animo? Perché questo flagello? E tanti altri ¿perché? La spiegazione del ¿perché? non è scritta in terra, ma in Cielo, e là la leggeranno tutti.  Sai tu che cosa è il perché? E’ l’egoismo che dà cibo continuo all’amor proprio.  Sai tu dove fu creato il perché? Nell’inferno.  Chi fu il primo a pronunziarlo? Un demonio.  Gli effetti che produsse il primo ¿perché? furono la perdita dell’innocenza nello stesso Eden, la guerra delle passioni implacabili, la rovina di tante anime, i mali della vita.  La storia del ¿perché? è lunga, basta dirti che non c’è male nel mondo che non abbia la impronta del ¿perché? Il perché è distruzione della sapienza divina nelle anime.  E sai tu dove sarà seppellito il perché? Nell’inferno, per renderli irrequieti in eterno, senza darli mai pace.  L’arte del ¿perché? è guerreggiare le anime senza darle mai tregua”.

 

Deo Gratias.

 

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M.  Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M.  Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta