I. M. I

Viva Gesù, viva Maria.

 

11-1

L’addio della sera a Gesù Sacramentato.

 

(1) Oh!  mio Gesù, prigioniero celeste, già il sole è al tramonto e le tenebre invadono la terra, e Tu resti solo nel tabernacolo d’amore.  Parmi di vederti atteggiato a mestizia per la solitudine della notte, non avendo attorno a Te la corona dei tuoi figli e delle tue tenere spose, che almeno ti facciano compagnia alla tua volontaria prigionia.

(2) Oh!  mio divin prigioniero, anch’io mi sento stringere il cuore nel dovermi allontanare da Te, e sono costretta a dirti addio, ma che dico, oh!  Gesù, mai più addio, non ho il coraggio di lasciarti solo, addio con le labbra ma non col cuore, anzi il mio cuore lo lascio insieme con Te nel tabernacolo, conterò i tuoi palpiti e vi corrisponderò con un mio palpito d’amore, numererò i tuoi affannosi sospiri e per rinfrancarti ti farò riposare nelle mie braccia.  Ti farò da vigile sentinella, starò tanto attenta a guardare se qualche cosa t’affligge o ti addolora, non solo per non lasciarti mai solo, ma per prendere parte a tutte le tue pene.

(3) Oh!  cuore del mio cuore, oh!  amore del mio amore, lascia quest’aria di mestizia e consolati, non mi dà il cuore di vederti afflitto; mentre con le labbra ti dico addio, ti lascio i miei respiri, i miei affetti, i miei pensieri, i miei desideri e tutti i miei movimenti che inanellando tra loro continui atti d’amore, uniti ai tuoi ti formeranno corona che ti ameranno per tutti, non sei contento oh!  Gesù?   Pare che mi dici di sì, non è vero? 

(4) Addio, oh!  amante prigioniero, ma non ho finito ancora, prima che io parta voglio lasciarti anche il mio corpo innanzi a Te, intento delle mie carni, delle mie ossa, fare tanti minutissimi pezzi per formare tante lampade per quanti tabernacoli esistono nel mondo, e del mio sangue tante fiammelle per accendere queste lampade, ed in ogni tabernacolo intento di mettere la mia lampada, che unendosi alla lampada del tabernacolo che ti rischiara la notte, ti dirà: “Ti amo, ti adoro, ti benedico, ti riparo e ti ringrazio per me e per tutti”.

(5)  Addio, oh!  Gesù, ma senti un altra parola ancora, patteggiamo, ed il patto sia che ci ameremo di più, mi darai più amore, mi chiuderai nel tuo amore, mi farai vivere d’amore e mi seppellirai nel tuo amore, stringiamo più forte il vincolo dell’amore, sarò solo contenta se mi darai il tuo amore per poterti amare davvero. 

(6) Addio oh!  Gesù, benedite me, benedite tutti, stringimi al tuo cuore, imprigionami nell’amor tuo, e ti lascio col scoccarti un bacio sul cuore, addio, addio.

 

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11-2

 

Il buon dì a Gesù.

 

(1) Oh!  mio Gesù, dolce prigioniero d’amore, eccomi a Te di nuovo, ti restai col dirti addio, ora ritorno col dirti: “Buon dì”.  Mi bruciava l’ansia di rivederti in questa carcere d’amore per darti i miei anelanti ossequi, i miei palpiti affettuosi, i miei respiri infocati, i miei desideri ardenti e tutta me stessa per trasfondermi tutta in Te e lasciarmi tutta in Te, in perpetuo ricordo e pegno del mio amore costante verso di Te.

(2) Oh!  mio sempre amabile amor sacramentato, sai?   Mentre sono venuta per darti tutta me stessa, sono venuta pure per ricevere da Te tutto Te stesso, io non posso stare senza una vita per vivere, e perciò voglio la tua, a chi tutto dona tutto si dona, non è vero oh!  Gesù?   Quindi oggi amerò col tuo palpito d’amante appassionato, respirerò col tuo respiro affannoso in cerca d’anime, desidererò coi tuoi desideri immensurabili la gloria tua ed il bene delle anime.  Nel tuo palpito divino scorreranno tutti i palpiti delle creature, li afferreremo tutti, li salveremo, non faremo sfuggire nessuno, a costa di qualunque sacrificio, sia pure che ne portasse io tutta la pena.  Se Tu mi caccerai mi getterò più dentro, griderò più forte per perorare insieme con Te la salvezza dei tuoi figli e dei miei fratelli.

(3) Oh!   mio Gesù, mia vita e mio tutto, quante cose mi dice questa tua volontaria prigionia, ma l’emblema con cui ti vedo tutto suggellato, è l’emblema delle anime, le catene, poi, che tutto ti avvincono forte forte: L’amore.  Le parole anime ed amore pare che ti fanno sorridere, ti debilitano e ti costringono a cedere a tutto ed io, ponderando bene questi tuoi eccessi amorosi starò sempre intorno a Te, ed insieme con Te coi miei soliti ritornelli: “Anime e amore”.  Perciò voglio tutto Te stesso questo oggi, sempre insieme con me nella preghiera, nel lavoro, nei piaceri e dispiaceri, nel cibo, nei passi, nel sonno, in tutto, e sono certa che non potendo nulla da me ottenere, con Te otterrò tutto, e tutto ciò che faremo servirà a lenirti ogni dolore, a raddolcirti ogni amarezza, a ripararti qualunque offesa, a compensarti di tutto e ad impetrare qualunque conversione, sia pure difficile e disperata; andremo mendicando un po’ d’amore da tutti i cuori per renderti più contento e più felice, non è buono così oh!  Gesù?

(4) Oh!  caro prigioniero d’amore, legami con le tue catene, suggellami col tuo amore, deh!  fammi vedere il tuo bel volto.  Oh!  Gesù, quanto sei bello, i tuoi biondi capelli rannodano e santificano tutti i miei pensieri; la tua fronte calma e serena in mezzo a tanti affronti, mi rappacifica e mi mette nella più perfetta calma, anche in mezzo alle più grandi tempeste, alle tue stesse privazioni, ai tuoi capricci che mi fanno costar la vita, ah!  Tu lo sai, ma passo innanzi, questo te lo dice il cuore che te lo sa dire meglio di me.  Oh!  amore, i tuoi bei occhi cerulei, sfavillanti di luce divina mi rapiscono al Cielo e mi fanno dimenticare la terra, ma ahimè!  con mio sommo dolore il mio esilio si prolunga ancora, presto, presto oh!  Gesù, sì, sei bello oh!  Gesù, mi par di vederti in quel tabernacolo d’amore, la beltà e maestà del tuo volto m’innamoro e mi fa vivere in Cielo, là, tua bocca graziosa mi sfiora i suoi baci ad ogni istante, la tua voce soave mi chiama ed invita ad amarti ogni momento, le tue ginocchia mi sostengono, le tue braccia mi stringono con legame indissolubili, ed io a mille a mille stamperò i miei baci cocenti sul tuo volto adorabile.  Gesù, Gesù, sia uno il nostro volere, uno l’amore, unico il nostro contento, non lasciarmi mai sola che sono un nulla, ed il nulla non può stare senza del tutto, me lo prometti oh!  Gesù?  Pare che mi dici di si.  E ora benedici me, benedici tutti, ed in compagnia degli angeli e dei santi e della dolce Mamma e di tutte le creature ti dico: “Buon dì, oh!  Gesù, buon dì”.

 

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(5) Ora, dopo aver scritto le dette preghiere scritte qui sopra sotto l’influsso di Gesù, la notte nel venire Gesù mi faceva vedere che l’addio ed il buon dì lo teneva conservato nel suo cuore,

e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, sono uscite proprio dal mio cuore, chiunque le reciterà con la intenzione di starsi con Me, come sta espresso in queste preghiere, Io lo terrò con Me ed in Me a fare ciò che faccio Io, e non solo lo riscalderò del mio Amore, ma ogni qual volta aumenterò il mio Amore verso dell’anima, ammettendola all’unione della vita divina e dei miei stessi desideri di salvare tutte le anime”.

(7) Vorrei Gesù nella mente, Gesù nelle labbra, Gesù nel mio cuore, vorrei guardare solo Gesù, sentire solo Gesù, stringermi solo con Gesù, voglio far tutto insieme con Gesù, amare con Gesù, patire con Gesù, scherzare con Gesù, piangere con Gesù, scrivere con Gesù, e senza di Gesù non voglio neppure tirare il respiro, mi starò come una bambina picciosa senza far niente, affinché Gesù venga a fare tutto insieme con me, contentandomi d’essere il suo trastullo, abbandonandomi al suo Amore, alle sue sferze, ai suoi croci e ai suoi amorosi capricci purché faccia tutto insieme con Gesù.  Sai, oh!  mio Gesù?  Questa e la mia volontà, e non mi sposterai, hai sentito?  Sicché ora vieni a scrivere con me.

 

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11-3

Febbraio 14, 1912

 

Gesù dice che nella sua Volontà, qualunque cosa

ha lo stesso valore, e parla della sua Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto ed io stavo dicendogli: “Dimmi oh!  Gesù, come va che dopo che hai disposto l’anima al patire, la quale conoscendo il bene che c’è nel patire ama il patire, patisce quasi con passione, e mentre crede che il suo retaggio è il patire, al più bello tu le togli questo tesoro? ”

(2) E Gesù: “Figlia mia, il mio Amore è grande, il mio regime è insuperabile, i miei insegnamenti sono sublimi, le mie istruzioni divine, creatrici ed inimitabili, quindi, per fare che tutte le cose, siano grandi o piccole, patire o godere, naturale o spirituale, acquistino un solo colore e abbiano un solo valore, permetto che quando l’anima si è addestrata a patire e giunge ad amarlo, Io questo patire lo faccio passare come proprietà propria nella volontà, sicché ogniqualvolta Io le manderò il patire, tenendo la proprietà, le disposizioni nella volontà, si troverà sempre disposta a patire e ad amarlo.  Quindi, Io guardo le cose nella volontà, ed è per l’anima come se sempre patisse, ad onta che non patisce; e affinché il godere avesse il valore dello stesso patire, e il pregare, l’operare, il mangiare, il sonno, insomma, tutto, perché il tutto sta se le cose sono di mia Volontà, per fare che qualunque siano avessero un solo valore, permetto che l’anima si addestri a tutte le cose nella mia Volontà con santa indifferenza.  Sicché pare per l’anima che mentre Io le do una cosa, poi gliela tolgo, ma non è vero; piuttosto è che in principio, quando l’anima non è ben addestrata, sente la sensibilità nel patire, nel pregare, nell’amare, ma quando, con l’addestrarsi passano come proprietà proprie nella volontà, cessa la sensibilità; ma succedendole l’occasione d’aver bisogno di servirsene di queste proprietà divine che le ho fatto acquistare, con passo fermo e con animo imperturbabile si mette ad esercitarsi nell’occasione che si presenta; come per esempio: Si presenta il patire?  Trovano in loro la forza, la vita del patire.  Devono pregare?  Trovano in loro la vita della preghiera, e così di tutto il resto”.

(3) A me sembra così, secondo che dice Gesù: Suppongo che io abbia ricevuto un dono, fino a tanto che non mi decida dove debbo conservare quel dono, io lo guardo, lo apprezzo, sento una certa sensibilità d’amare quel dono; ma se lo conservo sotto chiave, non guardandolo più, la sensibilità cessa, ma con ciò non posso dire che il dono non è più mio, anzi è più certo mio, perché lo tengo sotto chiave, mentre prima stava in pericolo e me lo potevano rubare.

(4)Gesù continua: “Nella mia Volontà tutte le cose si danno la mano tra loro, tutte si rassomigliano, tutte sono d’accordo, sicché il patire dà il luogo al godere e dice: “Ho fatto la mia parte nella Volontà di Dio, fa ora la tua, e solo che Gesù vorrà mi metterò di nuovo in campo”.  Il fervore dice al freddo: “Tu sarai più ardente di me se ti contenterai di stare nella Volontà del mio eterno Amore”.  La preghiera all’operare, il sonno alla veglia, l’infermità alla sanità, tutte, tutte fra loro, pare che uno cede il posto all’altra a stare in campo, ma tutte hanno il loro posto distinto.  Poi, chi vive nella mia Volontà non è necessario che faccia la via per mettersi in attitudine a fare quello che voglio, ma come filo elettrico già si trova in Me a fare quello che voglio”.

 

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11-4

Febbraio, 1912

 

Offerta d’una vittima.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere crocifisso con un’anima vicina, la quale si offeriva vittima a Gesù, e Gesù le ha detto:

(2) “Figlia mia, ti accetto vittima del dolore, tutto ciò che potrai soffrire lo soffrirai come se stessi con Me sulla croce, e con le tue sofferenze mi solleverai; molte volte ti sfugge questo di sollevarmi con le tue sofferenze, sappi però che Io fui vittima e ostia pacifica, anche tu non ti voglio vittima oppressa, ma pacifica ed allegra, sarai come una agnellina docile ed il tuo belare, cioè le preghiere, le sofferenze, le opere tue, serviranno a raddolcire le mie piaghe inasprite”.

 

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11-5

Febbraio 18, 1912

 

Come chi vive della vita di Gesù, può dire che la sua vita è finita.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre e tutto amabile Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che fai per Me, anche un respiro, entra in Me come pegno del tuo amore per Me, ed Io in contraccambio te li do a te i miei pegni d’Amore, sicché l’anima può dire: Io vivo dei pegni che mi dà il mio diletto Gesù”.

(3) Poi ha soggiunto:

(4) “Figlia diletta mia, vivendo tu della mia Vita, la tua vita si può dire che è finita, non più vivi, onde, non vivendo più tu, ma Io, tutto ciò che ti fanno, piaceri o dispiaceri, Io lo ricevo come fatto a Me proprio; e ciò lo puoi comprendere da questo, che ciò che ti fanno, o piaceri o dispiaceri, tu non senti niente, ciò significa che ci deve essere un altro che deve sentire quel piacere o dispiaceri, e chi altro lo può sentire se non Io che vivo in te e che ti amo tanto, tanto? ”

 

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11-6

Febbraio 24, 1912

 

L’anima che fa la Divina Volontà perde il suo temperamento,

e acquista il temperamento di Gesù.  Sorriso di Gesù.

 

(1) Avendo visto varie anime intorno a Gesù, specie una più sensibile, Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le anime di temperamento sensibile, se si mettono al bene fanno più progresso delle altre, perché la loro sensibilità le porta ad imprese ardue e grandi”.

(3) Io l’ho pregato che le togliesse quel resto di sensibilità umana che le restava, che la stringesse più a Sé, che le dicesse che l’amava, ché al sentirsi dire che l’amava la conquiderebbe del tutto; vedrai che riuscirete, non hai vinto a me così, dicendomi che mi amavi tanto, tanto? ”

(4) E Gesù: “Sì, sì, lo farò, ma ci voglio la sua cooperazione, che sfugga quanto più possa dalle persone che le eccitano la sensibilità”.

(5) Onde io ho soggiunto: “Mio amore, dimmi, ed il mio temperamento qual’è? ”

(6) E Gesù: “Chi vive nella mia Volontà perde il suo temperamento ed acquista il mio.  Sicché nell’anima che fa la mia Volontà si scorge un temperamento piacevole, attraente, penetrante, dignitoso ed insieme semplice, d’una semplicità infantile, insomma, mi rassomiglia in tutto.  Anzi, di più ancora, tiene in suo potere il temperamento come lo vuole e come ci vuole, siccome vive nella mia Volontà prende parte alla mia Potenza, quindi tiene le cose e sé stesso a sua disposizione, quindi, a seconda le circostanze e le persone che tratta, prende il mio temperamento e lo svolge”.

(7) Ed io: “Dimmi, mi dai un primo posto nel tuo Volere? ”

(8) Gesù ha sorriso: “Sì, sì, te lo prometto, dalla mia Volontà non ti farò uscire giammai, e prenderai e farai ciò che vuoi”.

(9) Ed io: “Gesù, voglio essere povera, povera e piccola, piccola; delle stesse cose tue non voglio niente, meglio che le tieni Tu stesso, solo Te voglio, e come bisogne le cose Tu me le darai, non è vero, oh!  Gesù? ”

(10) E Gesù: “Bravo, bravo alla figlia mia, finalmente ho trovato una che non vuole niente.  Tutti vogliono qualche cosa da Me, ma non il tutto, cioè Me solo; mentre tu, col non voler niente hai voluto tutto, e qui sta tutta la finezza e l’astuzia del vero amore”.

(11) Io ho sorriso e Gesù ha scomparso.

 

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11-7

Febbraio 26,1912

 

Il mendicante d’amore.  La creatura è fatta solo d’amore.

 

(1) Ritornando il mio tutto e sempre amabile Gesù, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono Amore e feci le creature tutto amore: i nervi, le ossa, le carni, sono tessuti d’amore; dopo d’averli tessuto d’amore vi feci scorrere in tutte le particelle, come coprendole d’una veste, il sangue, per dar loro vita d’amore, sicché la creatura non è altro che un complesso d’amore e non si muove per altro che per amore; al più ci possono essere diversità d’amori, ma sempre per amore si muove, ci può essere amor divino, amor di sé stesso, amor di creature, amor cattivo, ma sempre amore, né può fare diversamente, perché la sua vita è amore, creata dall’Amore Eterno, quindi, portata da una forza irresistibile all’amore, sicché la creatura, anche nel male, nel peccato, in fondo ci deve essere un amore che l’ha spinto a fare quel male.  Ah!  figlia mia, quale non dev’essere il mio dolore, nel vedere nelle creature la proprietà del mio Amore che ho messo fuori, profanato, contaminato in altro uso!  Io, per custodire questo amore uscito da Me e dato alle creature, me ne sto intorno ad esse come un povero mendicante, e come la creatura si muove, palpita, respira, opera, parla, cammina, le vo mendicando tutto, e la prego, la supplico, la scongiuro che desse tutto a Me dicendole: “Figlia, non ti chiedo se non ciò che ti ho dato, è per tuo bene, non mi rubare ciò che è mio: Il respiro è mio, respira solo per Me; il palpito, il movimento è mio, palpita e muoviti solo per Me, e così del resto”.  Ma con sommo mio dolore sono costretto a vedere che il palpito prende una via, il respiro un’altra, ed Io, il povero mendicante, ne resto digiuno, mentre l’amore di sé stesso, delle creature, delle stesse passioni, ne restano satolli; ci può essere torto maggiore di questo?  Figlia mia, voglio sfogare con te il mio Amore ed il mio dolore, solo chi mi ama mi può compatire”.

 

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11-8

Febbraio 28, 1912

 

Segni per conoscere se si ama solo il Signore.

 

(1) Questa mattina, nel vedere il mio adorabile Gesù gli ho detto: “Oh!  cuor mio, vita mia e tutto mio, come si può conoscere se si ama Voi solo, o anche altri?  “.

(2) “Figlia mia, se l’anima è tutta piena di Me fino all’orlo, fino a sovrabbondare fuori, cioè, non pensa, non cerca, non parla, non ama che Me solo, tutto il resto pare che non esista per lei, anzi il resto la annoia, l’infastidisce, al più cede la feccia e l’ultimo posto a ciò che non è Dio, come fosse l’ultimo pensiero, una parola, un atto per una cosa necessaria della vita naturale, questo non è altro che dare la scoria alla natura, questo lo fanno i santi, lo feci anch’Io con Me, cogli apostoli, dando qualche disposizione, dove si doveva pernottare, che mangiare.  Quindi, dare questo alla natura non nuoce né all’amore né alla santità vera, ed è segno che ama Me solo.  Se poi l’anima è intramezzata da varie cose, ora pensa a Me, ora ad altro; ora parla di Me e poi a lungo parla di altro, e così del resto, è segno che non ama Me solo ed Io non ne sono contento, se poi, l’ultimo pensiero, l’ultima parola, un ultimo atto è solo per Me, è segno che non mi ama, e se mi dà qualche cosa non è altro che la feccia che mi dà, eppure questo fa la maggioranza delle creature.  Ah!  figlia mia, quelli che mi amano sono con Me uniti come i rami sono uniti al tronco dell’albero, ci può essere mai separazione, dimenticanza, nutrimento diverso tra i rami ed il tronco?  Una è la vita, uno lo scopo, unanimi i frutti, anzi il tronco è la vita dei rami, i rami la gloria del tronco, uno e l’altro sono la stessa cosa.  Così sono con Me le anime che mi amano”.

 

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11-9

Marzo 3, 1912

 

Il temperamento di Gesù lo forma la sua Volontà, e l’anima che fa la

Volontà di Dio prende parte a tutte le qualità del suo temperamento.

 

(1) Continuando il mio solito stato, è venuto il mio adorabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà perde il suo temperamento e prende il mio, e siccome nel mio temperamento ci sono tante musiche che formano il paradiso dei beati, cioè: musica è il mio temperamento dolce, musica la Bontà, musica la Santità, musica la Bellezza, la Potenza, la Sapienza, l’Immensità e così di tutto il resto del mio Essere, onde l’anima prendendo parte a tutte le qualità del mio temperamento, riceve in sé tutte le varietà di queste musiche, e come va facendo anche le più piccole azioni, mi fa una musica ed Io nel sentirla conosco subito ch’è musica che l’anima ha preso dalla mia Volontà, cioè dal mio temperamento, e corro e me la vado a sentire, e mi piace tanto che ne resto ricreato e rinfrancato da tutti gli affronti che mi fanno le altre creature.  Figlia mia, che sarà quando queste musiche passeranno in Cielo?  All’anima la metterò a Me di fronte, Io farò la mia musica e lei la sua, ci saetteremo a vicenda, il suono dell’uno sarà l’eco del suono dell’altro, le armonie si confonderanno insieme, a chiare note si conoscerà da tutti i beati che quest’anima non è altro che frutto del mio Volere, portento della mia Volontà, e tutto il Cielo ne godrà un paradiso di più.  Queste sono le anime a cui vado ripetendo: “Se non avessi creato il cielo, per te sola lo crearei”.  Distendo il cielo del mio Volere in loro e vi faccio le mie vere immagini, ed in questi cieli Io vado spaziando, divertendomi e scherzando con loro; a questi cieli Io ripeto: “Se non mi avessi lasciato nel Sacramento, per voi sole mi avrei lasciato”.  Perché esse sono le mie vere ostie, ed Io, come non potrei vivere senza d’un Volere, così non posso vivere senza di questi cieli della mia Volontà; anzi non solo sono le mie vere ostie, ma il mio calvario e la mia stessa Vita.  Questi cieli del mio Volere mi sono più cari, più privilegiati dei tabernacoli e delle stesse ostie consacrate, perché nell’ostia, col consumarsi le specie la mia Vita finisce, ed invece in questi cieli del mio Volere, la mia Vita non finisce mai, anzi mi servono di ostie in terra e saranno ostie eterne in Cielo.  A questi cieli del mio Volere aggiungo: “Se non mi fossi incarnato nel seno di mia Madre, per queste sole anime mi sarei incarnato, per queste avrei sofferto la passione”.  Perché in loro trovo il vero frutto della mia incarnazione e passione”.

 

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11-10

Marzo 8, 1912

 

Cosa significa vittima.

 

(1) Questa mattina si è offerto vittima il padre G.  a Nostro Signore, ed io stavo pregando ed offerendolo che lo accettasse.  Onde il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io lo accetto di buon cuore, e digli che la sua vita non sarà più la sua, ma la mia, anzi lo scelgo vittima della mia Vita nascosta.  La mia Vita nascosta fu vittima di tutto l’interno dell’uomo, sicché soddisfece per i pensieri, desideri, tendenze, affetti cattivi.  Tutto ciò che fa di esterno l’uomo, non è altro che lo sbocco dell’interno, se tanto male si vede nell’esterno, che sarà dell’interno?  Quindi, molto mi costò il rifacimento dell’interno dell’uomo, basta dire che vi impiegai la prolissità di trent’anni; il mio pensiero, il mio palpito, il respiro, i desideri, erano sempre intenti a correre presso il pensiero, il palpito, il respiro, il desiderio dell’uomo per ripararli, per soddisfarli, per santificarli; così scelgo lui vittima per questo punto della mia Vita nascosta, sicché voglio tutto il suo interno unito con Me ed offerto a Me per soddisfarmi l’interno cattivo delle altre creature; e a bella posta lo scelgo per questo, ché essendo lui sacerdote conosce più degli altri l’interno delle anime, il marciume, la melma che c’è dentro di loro, e da ciò può conoscere di più quanto mi costò questo mio stato di vittima, a cui voglio che prenda parte, non solo lui, ma degli altri cui lui avvicina.  Figlia mia, digli che grazia grande che gli fo accettandolo vittima, perché il farsi vittima non è altro che un secondo battesimo, anzi più del battesimo, perché si tratta di risorgere nella mia stessa Vita, e dovendo la vittima vivere con Me e di Me, mi è necessario lavarla d’ogni macchia, dandole un nuovo battesimo e raffermarla nella grazia per poterla ammettere a vivere con Me, sicché, d’ora in poi tutto ciò che farà non dirà più che è cosa sua, ma mia, sicché, se prega, se parla, se opera, dirà che sono cose mie”.

(3) Poi, Gesù pareva che guardava intorno, ed io: “Che guardi oh!  Gesù?  Non siamo soli? ”

(4) E Lui: “No, ci sono persone, le attiro attorno a te per averle più strette con Me”.

(5) Ed io: “Le vuoi bene? ”

(6) E Lui: “Sì, ma le vorrei più sciolte, più fiduciose, più ardite e più intime con Me, senza alcun pensiero di loro stesse, perché devono sapere che le vittime non sono più padroni di loro stesse, altrimenti annullano lo stato di vittima”.

(7) Ond’io, sentendomi un po’ di tosse, ho detto: “Gesù fammi venire presto, fammi morire di tisi, presto, presto, fammi venire, portami con Te”.

(8) E Gesù: “Non mi far vedere che resti scontenta, altrimenti Io soffro.  Sì, morrai di tisi, un altro poco, e se non morrai di tisi corporale, morrai di tisi d’amore.  Deh!  non uscire dalla mia Volontà, ché la mia Volontà sarà il tuo paradiso, anzi il paradiso del mio Volere; quanti giorni starai in terra, altrettanti paradisi di più ti darò in Cielo”.

 

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11-11

Marzo 13, 1912

 

Effetti dello stato di vittima.  Continua Gesù

a parlare sullo stato di vittima dicendomi:

 

(1) “Figlia mia, il battesimo della nascita è di acqua, perciò ha virtù di purificare, ma non di togliere le tendenze, le passioni, ma il battesimo di vittima è battesimo di fuoco, perciò ha virtù di purificare, non solo, ma di consumare qualunque passione e tendenze cattive, anzi, Io stesso la vado battezzando parte per parte: Il mio pensiero battezza il pensiero dell’anima, il mio palpito il suo palpito, il mio desiderio il suo desiderio, e così del resto.  Ma però, questo battesimo si svolge tra Me e l’anima a seconda che si dà a Me e non più riprende quello che mi ha dato, ecco perciò figlia mia non avverti tendenze cattive e altro, questo ti avviene dallo stato di vittima, e te lo dico per tua consolazione, perciò di’ al padre G.  che stia bene attento, che questa è la missione delle missioni e l’apostolato degli apostolati, sempre con Me lo voglio e tutto intento in Me”.

 

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11-12

Marzo 15, 1912

 

Chi fa la Volontà di Dio agisce alla divina.  La

Divina Volontà è la Santità delle santità.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo un desiderio grande di fare la Volontà Santissima di Gesù benedetto, e Lui nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è la Santità delle santità, sicché l’anima che fa la mia Volontà, per quanto fosse piccola, ignorante, ignota, lascia tutti gli altri santi dietro, ad onta dei portenti, delle conversioni strepitose, dei miracoli, anzi, confrontandole, le anime che fanno la mia Volontà sono regine, e tutte le altre le stanno come a servizio.  L’anima che fa la mia Volontà pare che fa niente e fa tutto, perché stando nella mia Volontà agiscono alla divina, nascostamente ed in modo sorprendente, sicché sono luce che illumina, sono venti che purificano, sono fuoco che brucia, sono miracoli che fanno fare i miracoli, quelli che li fanno sono i canali, in queste, invece, ne risiede la potenza, sicché sono il piede del missionario, la lingua dei predicatori, la forza dei deboli, la pazienza degli infermi, il regime dei superiori, l’ubbidienza dei sudditi, la tolleranza dei calunniati, la fermezza nei pericoli, l’eroismo degli eroi, il coraggio dei martiri, la santità dei santi, e così di tutto il resto, perché stando nella mia Volontà vi concorrono a tutto il bene che ci può essere in Cielo ed in terra.  Ecco come posso ben dire che sono le mie vere ostie, ma ostie vive, non morte, perché gli accidenti che formano l’ostia non sono pieni di vita né fluiscono alla mia Vita, ma l’anima è piena di vita, e facendo la mia Volontà fluisce e vi concorre a tutto ciò che faccio Io, ecco perciò mi sono più care queste ostie consacrate dalla mia Volontà che le stesse ostie sacramentali, e se ho ragione di esistere nelle ostie sacramentali, è per formare le ostie sacramentali della mia Volontà.  Figlia mia, è tanto il piacere che prendo della mia Volontà, che al solo sentirne parlare ne gongolo di gioia e chiamo tutto il Cielo a farne festa, immaginati tu stessa che sarà di quelle anime che la fanno, Io trovo tutti i contenti in loro e do tutti i contenti a loro, la loro vita è la vita dei beati, due sole cose loro stanno a cuore, desiderano, agognano: La Volontà mia e l’Amore.  Poco hanno da fare, mentre fanno tutto, le stesse virtù restano assorbite nella mia Volontà e nell’Amore, sicché non hanno più che ci fare con loro, perché la mia Volontà contiene, possiede, assorbe tutto, ma in modo divino, immenso ed interminabile, questa è la vita dei beati”.

 

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11-13

Marzo 20, 1912

 

Il tutto sta nel darsi tutto a Gesù e fare in tutto e sempre il suo Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere tutto dolente, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non lo vogliono capire, che il tutto sta nel darsi tutto a Me e fare in tutto e sempre il mio Volere, quando Io ho ottenuto questo, Io stesso vado spingendo le anime dicendo ad ognuna, figlia mia, prendi questo gusto, questa comodità, questo sollievo, questo ristoro, con questa differenza, che prima di darsi tutta a Me, e di fare in tutto e sempre la mia Volontà, se si li prendevano erano umane, invece, dopo sono divine ed Io, essendo cose mie, non prendo più gelosia, e dico tra Me: “Se prende il lecito piacere lo prende perché lo voglio Io, se tratta con persone, se lecitamente conversa, è perché lo voglio Io, se Io non lo volessi sarebbe pronta a smettere tutto, e per questo Io metto le cose a sua disposizione, perché tutto ciò che fa è tutto effetto del mio Volere, non più del suo.  Dimmi, oh!  figlia mia, che cosa ti ha mancato dacché ti desti tutta a Me?  Ti ho dato i miei gusti, i piaceri e tutto Me stesso per tuo contento, questo nel ordine soprannaturale, e nell’ordine naturale neppure ti ho fatto mancare niente, confessori, comunioni e tutto il resto, anzi, tu, volendo solo Me, non volevi i confessori così spesso, ed Io volendo che abbondasse di tutto a chi di tutto si voleva privare per Me, non ti ho dato retta.  Figlia, che dolore sento al mio cuore al vedere che le anime non lo vogliono comprendere, e anche quelle che si dicono le più buone”.

 

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11-14

Aprile 4, 1912

 

La Divina Volontà dev’essere il centro di tutto.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è il centro, le altre virtù sono la circonferenza.  Immaginati una ruota, dove nel mezzo sono accentrati tutti i raggi, se uno di quei raggi volesse distaccarsi dal centro, che ne sarebbe?  Primo che farebbe una cattiva figura, secondo che resterebbe inoperoso, perché non stando più attaccato al centro, non riceverebbe più vita e resterebbe morto, e la ruota col camminare si disfarebbe di lui, così è per l’anima la mia Volontà, la mia Volontà è il centro, qualunque cosa, anche santa, virtù, opere buone che non sono fatte nella mia Volontà e solo per adempire il mio Volere, sono come raggi distaccati dal centro della ruota e sono opere e virtù senza vita, quindi mai possono piacermi, anzi faccio di tutto a disfarmi ed a punirle”.

 

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11-15

Aprile 10, 1912

 

Le anime che hanno più fiducia sono

lo sfogo ed il trastullo del Amore di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le anime che più risplenderanno, come fulgide gemme nella corona della mia Misericordia, sono le anime che hanno più fiducia, perché quanto più fiducia hanno, tanto più danno campo all’attributo della mia Misericordia di versare qualunque grazia che esse vogliono; mentre chi non ha vera fiducia, lei stessa mi chiude le grazie dentro di Me e rimane sempre povera e sprovvista, ed il mio Amore resta contenuto in Me e ne soffro grandemente, e per non soffrire tanto e per poter più liberamente sfogare il mio Amore, me la faccio più con quelle anime che hanno fiducia che con le altre, perché con queste posso sfogare il mio Amore, posso scherzare, posso prendere amorosi contrasti, perché non c’è da temere che si adontano, che si mettano in timore, anzi si fanno più ardite e tutto prendono come amarmi di più.  Sicché le anime di fiducia sono lo sfogo ed il trastullo del mio Amore, le più aggraziate e le più ricche”.

 

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11-16

Aprile 20, 1912

 

Come la natura è portata alla felicità.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la natura è portata da una forza irresistibile alla felicità, ma però con ragione, perché è stata fatta per essere felice, e d’una felicità divina ed eterna, ma con suo gran danno si va attaccando, chi ad un gusto, chi a due, chi a tre e chi a quattro, ed il resto della natura resta, o vuota e senza gusto, oppure amareggiata, infastidita e nauseata, perché i gusti umani e anche i gusti santi sono mescolati con un po’ d’umano, non hanno la forza d’assorbire tutta la natura e di travolgerla tutta nel gusto, molto più che Io vado amareggiando questi gusti per potere darle tutti i miei gusti, perché essendo essi innumerevoli hanno forza d’assorbire la natura tutta nel gusto.  Si può dare amore più grande, che per dare il più le tolgo il poco, e per dare il tutto le tolgo il nulla?  Eppure questo mio operato è preso a male dalle creature”.

 

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11-17

Aprile 23, 1912

 

Come in tutte le cose Gesù ci attesta il suo Amore.  La vera santità

sta nel fare la Divina Volontà, e nel riordinare tutte le cose in Gesù.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato, per poco è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, qualche volta permetto la colpa in qualche anima che mi ama per stringerla più forte con Me, e per obbligarla a fare cose maggiori per la gloria mia, perché quanto più le dono, permettendo la stessa colpa per intenerirmi di più delle sue miserie, e per maggiormente amarla colmandola dei miei carismi, tanto più l’astringo a fare cose grandi per Me; questi sono gli eccessi del mio Amore.  Figlia mia, il mio Amore per la creatura è grande, vedi come la luce del sole invade la terra?  Se tu potessi fare di quella luce tanti atomi, in quegli atomi di luce sentiresti la mia voce melodiosa che ti ripeterebbero uno presso l’altro: “Ti amo, ti amo, ti amo”.  In modo che non ti darebbero tempo a numerarli, resteresti affogata nell’amore, e difatti ti amo: ti amo nella luce che riempie il tuo occhio, ti amo nell’aria che respiri, ti amo nel sibilo del vento che percuote il tuo udito, ti amo nel calore e nel freddo che sente il tuo tatto, ti amo nel sangue che scorre nelle tue vene, ti amo nel palpito del tuo cuore ti dice il mio palpito, ti amo ti ripeto in ogni pensiero della tua mente, ti amo in ogni azione delle tue mani, ti amo in ogni passo dei tuoi piedi, ti amo in ogni parola, perché niente succede dentro e fuori di te se non concorre un mio atto d’amore verso di te; sicché un mio ti amo non aspetta l’altro; e i tuoi ti amo, quanti sono per Me? ”

(3) Io sono rimasta confusa, mi sentivo assordita dentro e fuori, e a pieni cori dal ti amo del mio dolce Gesù, e i miei ti amo erano così scarsi, così limitati, che ho detto: “Oh!  mio amante Gesù, chi mai può farvi fronte? ” Ma di quello che ho detto, pare che non ho detto nulla di quello che Gesù mi faceva comprendere.

(4) Poi ha soggiunto: “La vera santità sta nel fare la mia Volontà, e nel riordinare tutte le cose in Me; come Io tengo tutto ordinato per la creatura, così la creatura dovrebbe ordinare tutte le cose per Me ed in Me, la mia Volontà fa stare in ordine tutte le cose”.

 

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11-18

Maggio 9, 1912

 

Come ci possiamo consumare nell’amore.

 

(1) Questa mattina trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando come ci possiamo consumare nell’amore, ed il benedetto Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se la volontà non vuole altro che Me solo, se l’intelletto non si occupa d’altro che a conoscere Me, se la memoria non si ricorda di altro che di Me, eccoti consumate le tre potenze dell’anima nell’amore.  Così dei sensi: Se parla solo di Me, se sente solo ciò che riguarda Me, se si gustano le sole cose mie, se si opera e si cammina solo per Me, se il cuore ama Me solo, se i desideri desiderano solo Me, eccoti la consumazione nell’amore formata nei sensi.  Figlia mia, l’amore ha un dolce incanto e rende l’anima cieca a tutto ciò che non è amore, e la rende tutt’occhio a tutto ciò che è amore, sicché per chi ama, qualunque cosa la volontà incontra, se è amore, diventa tutt’occhio, se no, diventa cieca, stupida e non capisce nulla; così la lingua, se deve parlare d’amore si sente scorrere nella sua parola tanti occhi di luce e diventa eloquente, se no, diventa balbuziente e finisce con l’ammutolirsi; così di tutto il resto”.

 

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11-19

Maggio 22, 1912

 

Il vero amore non è soggetto a scontenti.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, per poco è venuto il benedetto Gesù, e sentendomi un certo scontento mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vero amore non è soggetto a scontenti, anzi, degli stessi scontenti prende occasione per cambiarli nei più bei contenti per virtù dell’amore, molto più, che essendo Io il contento dei contenti, non posso tollerare alcuno scontento nell’anima che mi ama, sentendo Io il suo scontento, più se fosse mio che suo, sono costretto a darle quella cosa che la rende contenta, per averla tutta uniforme a Me, altrimenti ci starebbero delle fibre, dei palpiti, dei pensieri scordanti, dissimili, che farebbero perdere il più bello della nostra armonia, ed Io non posso tollerare tutto questo in chi veramente mi ama.  Poi, il vero amore per amore opera e per amore non opera, per amore chiede e per amore cede, sicché il vero amore tutto nell’amor finisce, per amore muore e per amore risorge”.

(3) Ed io: “Gesù, pare che vuoi sfuggirmi con questo parlare, ma sappi che io non cedo; per ora, per amore cedi Tu a me, fammi un atto d’amore e cedi a ciò che mi è tanto necessario e a che tanto sono obbligata, del resto cedo tutto a Te, altrimenti mi renderò scontenta”.

(4) E Gesù: “Vuoi vincere a vie di scontenti”.

(5) Ha sorriso ed è scomparso.

 

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11-20

Maggio 25, 1912

 

L’anima nella Volontà di Dio è un oggetto morbido.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù vedendomi molto oppressa mi ha fatto succhiare al suo cuore e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se un oggetto è duro, se si vuol fare un buco o dargli un altra forma, si guasta o resta frantumato, invece se è morbido o fosse di molle pasta, si può fare il buco, si può dare la forma che si vuole senza timore che si potesse frangere, e se si volesse dare la forma primaria, senza nessuna difficoltà l’oggetto si presterebbe a tutto; tale è l’anima nella mia Volontà, è un oggetto morbido, ed Io ne faccio quello che voglio, ora la ferisco, or l’abbellisco, ora l’ingrandisco, in un istante la rifaccio di nuovo, e l’anima mi si presta a tutto, non si oppone a nulla, ed Io la porto sempre nelle mie mani e mi diletto di lei continuamente”.

 

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11-21

Maggio 30, 1912

 

Per l’anima che veramente ama Gesù, non ci può essere separazione di Lui.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo oppressa per la privazione del mio sempre amabile Gesù, e venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando sei priva di Me serviti della mia stessa privazione come rendere duplici, triplici, centuplici gli atti d’amore verso di Me, in modo da formarti un ambiente dentro e fuori tutto d’amore, in modo che in questo ambiente mi troverai più bello e come rinato a nuova vita, perché dove c’è amore, là Io ci sono, e perciò, per l’anima che veramente mi ama non ci può essere separazione, anzi formiamo la stessa cosa, perché l’amore pare che mi crea, mi dà vita, mi alimenta, mi fa crescere, nell’amore trovo il mio centro e mi sento ricreato, rinato, mentre sono eterno, senza principio e senza fine, ma per cagione dell’anima che mi ama; mi piace tanto l’amore, che mi sento come rifatto.  Oltre di ciò, in questo amore Io trovo il mio vero riposo, si riposa la mia intelligenza nell’intelligenza che mi ama, si riposa il mio cuore, il mio desiderio, le mie mani, i miei piedi, nel cuore che mi ama, nel desiderio che mi ama e desidera solo Me, nelle mani che operano per Me, nei piedi che camminano solo per Me, sicché parte per parte Io vado riposando nell’anima che mi ama, e l’anima col suo amore mi trova in tutto e dappertutto, e si riposa tutta in Me e nel mio Amore resta rinata, abbellita e cresce in modo mirabile nel mio stesso Amore”.

 

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11-22

Giugno 2, 1912

 

Solo le cose estranee a Gesù ci possono separare di Lui.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù delle sue privazioni, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando nell’anima non c’è nulla di estraneo a Me o che non mi appartiene, non ci può essere separazione tra Me e l’anima, anzi ti dico che se non c’è nessun pensiero, affetto, desiderio, palpito che non sia mio, Io ci tengo l’anima con Me in Cielo, oppure mi rimango con lei in terra, solo quello mi può dividere dall’anima, se ci sono cose a Me estranee, e se questo non avverti in te, perché temi che Io mi possa separare da te? ”

 

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11-23

Giugno 9, 1912

 

Per l’anima che fa la Divina Volontà e vive

del Voler Divino, non c’è né vi sono morti.

 

(1) Sentendomi un po’ sofferente stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “Quando mi porterai con Te?  Deh!  presto Gesù, fate che la morte mi tolga questa vita e mi ricongiunga con Te in Cielo”.

(2) E Gesù: “Figlia mia, per l’anima che fa la mia Volontà e vive del mio Volere, non c’è né vi sono morti.  La morte sta per chi non fa la mia Volontà, perché deve morire a tante cose: a sé stesso, alle passioni, alla terra; ma chi fa la mia Volontà non ha a che cosa morire, già è abituato a vivere di Cielo, non è altro che deporre le sue spoglie, come se una deponesse le vesti di povera per vestire le vesti di regina, per lasciare l’esilio e prendere la patria, perché l’anima che fa la mia Volontà non è soggetta a morte, non ha giudizio, il suo vivere è eterno, ciò che doveva fare la morte l’ha fatto anticipatamente l’amore, ed il mio Volere l’ha riordinato tutta in Me, in modo che non ho di che giudicarla.  Quindi statti nella mia Volontà, e quando meno te lo pensi ti troverai nella mia Volontà in Cielo”.

 

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11-24

Giugno 28, 1912

 

Nel cielo ch’è l’anima, il Sole è Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, per poco è venuto il benedetto Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima che fa la mia Volontà è cielo, ma cielo senza sole e senza stelle, perché il Sole sono Io, e le stelle che abbelliscono questo cielo le mie stesse virtù.  Bello questo cielo, da innamorare chiunque lo può conoscere, e molto più ne resto Io innamorato, che come Sole mi metto nel centro di questo cielo e lo vado saettando continuamente di nuova luce, di nuovo amore, di nuove grazie.  Bello questo cielo a vedersi se splende il Sole, cioè quando mi manifesto e carezzo l’anima e la colmo dei miei carismi, l’abbraccio, e toccato dal suo amore vengo meno e mi riposo in lei, tutti i santi vengono a Me d’intorno mentre riposo e restano sorpresi nel guardare questo cielo dove Io sono il Sole, e ne restano estatici di questo portento prodigioso, che né in terra né in Cielo si può trovare cosa più bella, più piacevole per Me e per tutti.  Bello questo cielo se il Sole si nasconde, cioè la privo di Me, oh!  come si ammira l’armonia delle stelle, perché l’aria di questo cielo non è soggetta a nubi, a temporali, a tempeste, perché il Sole nascosto, è nascosto nel centro dell’anima, ed il suo calore è tanto bruciante da distruggere le nubi, temporali e tempeste, l’aria di questo cielo è sempre calma, serena, odorifera, le stelle che più risplendono sono pace perenne, amore senza termine.  Nascosta, o lei nel Sole, e scompariscono le stelle, o il Sole in lei ed allora si vede l’armonia delle stelle.  Bello in tutti i modi, questo cielo è il mio contento, il mio riposo, il mio amore, il mio paradiso”.

 

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11-25

Luglio 4, 1912

 

La Divina Volontà dev’essere il sepolcro dell’anima.

 

(1) Stamane dopo la comunione, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “In che stato mi sono ridotta!  pare che tutto mi sfugge, patire, virtù, tutto”.

(2) E Gesù: “Figlia mia, che c’è?  Vuoi perdere il tempo?  Vuoi uscire dal tuo nulla?  Mettiti al tuo posto, al tuo nulla, affinché il tutto possa tenere il posto in te.  Sappi però, che tutta devi morire nella mia Volontà: il patire, le virtù, tutto, il mio Volere dev’essere la tomba dell’anima, e come nella tomba la natura si consuma fino a scomparire affatto, e dalla stessa consumazione risorgerà a vita più bella e novella, così l’anima, sepolta nella mia Volontà come dentro d’una tomba, morrà al patire, alle sue virtù, ai suoi beni spirituali, e risorgerà in tutto alla vita divina.

(3) Ah!  figlia mia, pare che vuoi imitare i mondani, che sono portati a ciò che è nel tempo e finisce, e ciò che è eterno non ne fanno conto.  Diletta mia, perché non vuoi imparare a vivere solo del mio Volere?  Perché non vuoi vivere solo della vita del Cielo, anche stando sulla terra?  Il mio Volere è l’Amore, quello che non muore mai, sicché per te il sepolcro dev’essere la mia Volontà, il coperchio che ti deve serrare, incalcinare, senza darti più speranza d’uscire è l’amore.  E poi, ogni pensiero che riguarda sé stesso, anche sulle stesse virtù, è sempre guadagnare per sé e sfuggire dalla Vita Divina, mentre se l’anima pensa solo a Me, riguarda Me, prende in sé la Vita Divina, e prendendo la Vita Divina sfugge l’umana e prende tutti i beni possibili.  Ci siamo intesi? ”

 

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11-26

Luglio 19, 1912

 

Il vero amore dev’essere solo.

 

(1) Questa mattina trovandomi nel solito mio stato, quando appena è venuto il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sento il tuo alito e ne sento refrigerio, e non solo quando mi sto vicino a te il tuo alito mi reca refrigerio, ma anche quando gli altri parlano di te e delle cose dette da te per loro bene, sento per mezzo loro il tuo alito e me ne compiaccio, e il mio refrigerio si replica, e dico: “Anche per mezzo degli altri la mia figlia mi manda il suo refrigerio, perché se non fosse stata attenta ad ascoltarmi, mai avrebbe potuto fare il bene agli altri, quindi è sempre lei che mi manda questo bene”.  Perciò ti voglio più bene e mi sento spinto a venire a conversare con te”.

(3) Poi ha soggiunto: “Il vero amore dev’essere solo.  Invece quando è appoggiato a qualche altro, fosse anche santo, a persona spirituale, mi nausea, ed invece di contento ne provo amarezza e fastidio, perché l’amore, solo quando è solo mi dà padronanza e posso fare quello che voglio dell’anima, ed è della natura del vero amore; invece quando non è solo, una cosa si può fare, l’altra no, è una padronanza impicciata che non vi dà piena libertà, quindi l’amore si trova a disagio e ristretto”.

 

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11-27

Luglio 23, 1912

 

Il cuore dev’essere vuoto di tutto.

 

(1) Trovandomi col mio sempre amabile Gesù, mi lamentavo con Lui che oltre alle sue privazioni, anche il mio povero cuore me lo sentivo insensibile, freddo, indifferente a tutto e come se non avesse più vita; che stato lacrimevole è il mio!  eppure non so piangere io stessa la mia sventura, e giacché io stessa non so aver compassione di me stessa, abbi Tu compassione di questo cuore, cui hai voluto tanto bene e che tanto ti promettevi di ricevere.

(2) E Gesù: “Figlia mia, non t’affliggere per cosa che non merita nessuna afflizione, ed Io, invece d’aver compassione di questi lamenti e del tuo cuore, Io me ne compiaccio e ti dico: “Rallegrati meco, perché ho fatto perfetto acquisto del tuo cuore, e non sentendo più nulla dei tuoi stessi contenti e della vita del tuo cuore, ne vengo Io solo a godere del tuo contento e della tua stessa vita”.  Onde, devi sapere che quando non senti nulla del tuo cuore, Io tiro il tuo nel mio cuore e lo tengo a riposo in dolce sonno e me lo vado godendo, se poi lo senti, allora il godimento è insieme.  Se tu mi lasci fare, Io, dopo d’averti dato riposo nel mio cuore e goduto di te, verrò Io a riposare in te e ti farò godere dei contenti del mio cuore.  Ah!  figlia, questo stato è necessario per te, per Me e per il mondo.

(3) Per te: Se tu stessi sveglia, avresti molto sofferto nel vedere i castighi che sto mandando e gli altri che manderò, quindi è necessario addormentarti per non farti tanto soffrire.

(4) E’ necessario per Me: Quanto avrei sofferto se non ti rendesi contenta, se non condiscendevo a ciò che tu volessi, mentre tu non mi permetteresti che Io mandassi castighi, onde era necessario addormentarti.  In certi tristi tempi e di necessità di castighi è necessario scegliere le vie di mezzo per renderci meno infelici.

(5) E’ necessario per il mondo: Se Io volessi sfogarmi con te e farti patire come lo facevo una volta, e quindi poi contentarti a risparmiare il mondo dai castighi, la fede, la religione, la salvezza, sarebbero sbandite di più dal mondo, specie come si trovano disposti gli animi in questi tempi.

(6) Ah!  figlia mia, lasciami fare a Me, e quando ti devo tenere sveglia e quando addormentata; non mi hai detto che facessi di te ciò che avessi voluto?  Vuoi forse ritirare la parola? ”

(7) Ed io: “Mai, oh!  Gesù, piuttosto temo che mi sono fatta cattiva e perciò mi sento in questo stato”.

(8) E Gesù: “Senti figlia mia, è forse entrato in te qualche pensiero, affetto desiderio che non è per Me?  Se questo fosse entrato dovresti temere, ma se questo non c’è, è segno che il tuo cuore lo tengo in Me e lo faccio dormire.  Verrà, verrà il tempo che lo farò svegliare, e allora vedrai che prenderai l’attitudine di prima, e siccome sei stata a riposo, l’attitudine sarà maggiore”.

(9) Poi ha soggiunto: “Io ne faccio di tutte specie, faccio le assonnate d’amore, le ignoranti d’amore, le pazze d’amore, le dotte d’amore; ma di tutto questo sai quale è la cosa che più mi importa?  Che il tutto sia amore, il resto che non sia amore neppure è degno d’un sguardo”.

 

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11-28

Agosto 12, 1912

 

L’Amore di Dio simboleggiato dal sole.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù quando appena è venuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Amore simboleggia il sole, il sole sorge maestoso, ma mentre sorge, lui è sempre fisso e non sorge mai, con la sua luce invade tutta la terra, col suo calore feconda tutte le piante, non c’è occhio che di lui non goda, si potrebbe dire che quasi non c’è bene che sulla terra si trovi che non venga dal suo benefico influsso, quante cose non avrebbero vita senza di lui?  Eppure fa tutto ciò senza strepito, senza dire neppure una parola, senza nulla pretendere, non dà fastidio a nessuno, anzi non occupa spazio della stessa terra che invade con la sua luce; l’uomo può fare quello che ne vuole, anzi, mentre godono del bene del sole non gli usano nessuna attenzione, ed inosservato lo tengono in mezzo a loro.  Tale è il mio Amore simboleggiato dal sole, come sole maestoso sorge in mezzo a tutti, non c’è mente che non è irradiata con la mia luce, non c’è cuore che non senta il mio calore, non c’è anima che non è abbracciata dal mio Amore.  Più che sole me ne sto in mezzo a tutti, ahi!  quanti pochi mi fanno attenzione, sto quasi inosservato in mezzo a loro, non sono corrisposto e continuo a dar luce, calore, amore.  Se qualche anima mi fa attenzione, Io vado in follia, ma senza strepito, perché il mio Amore essendo sodo, fisso, verace, non è soggetto a debolezze.  Tale vorrei il tuo amore verso di Me, e se ciò fosse, verresti ad essere anche sole per Me e per tutti, perché il vero amore ha tutte le qualità del sole, invece l’amore non sodo, non fisso, non verace, è simbolo del fuoco di quaggiù, soggetto a varietà, la sua luce non è capace d’illuminare tutti, e una luce molto fosca, mista a fumo, il suo calore è ristretto, e se non si alimenta con la legna si smorza e diventa cenere, e se la legna è verde, fa strepito e fumo.  Tale sono le anime che non sono tutte per Me e mie vere amanti, se fanno un po’ di bene sono più gli strepiti che fanno e più il fumo che esce dalle loro azioni che la luce, se non sono alimentate da qualche impiccio umano, anche sotto aspetto di santità, di coscienza, si smorzano e diventano fredde più che cenere, la loro caratteristica è l’incostanza: Ora fuoco, ora cenere”.

 

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11-29

Agosto 14, 1912

 

Con la sua vita nascosta, Gesù santificò e divinizzò tutte le azioni umane.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi aveva detto:

(2) “Figlia mia, per poter l’anima dimenticare sé stessa, dovrebbe fare in modo che tutto ciò che fa e che le è necessario, lo facesse come se Io lo volessi fare in lei: se pregasse dovrebbe dire, è Gesù che vuol pregare, ed Io prego insieme con lei; se deve lavorare, è Gesù che vuole lavorare, è Gesù che vuole camminare, è Gesù che vuole prendere cibo, che vuole dormire, che vuole alzarsi, che vuole divertirsi, e così di tutto il resto della vita.  Così solo può l’anima dimenticarsi di sé stessa, perché non solo farà tutto perché lo voglio Io, ma perché lo voglio fare Io, mi necessitano a Me proprio”.

(3) Ora, un giorno stavo lavorando e stavo pensando: “Come può essere che mentre io lavoro è Gesù che lavora in me, e Lui proprio che vuol fare questo lavoro?  “.E Gesù:

(4) “Io proprio, le mie dita che stanno nelle tue e lavorano; figlia mia, quand’Io stavo sulla terra, le mie mani non si abbassavano a lavorare legne, a ribattere i chiodi, ad aiutare nel lavori fabbrili il mio padre putativo Giuseppe?  E mentre ciò facevo, con quelle mani medesime, con quelle dita, creavo le anime e altre anime richiamavo all’altra vita, divinizzavo tutte le azioni umane, le santificavo dando a ciascuna un merito divino, nei movimenti delle mie dita chiamavo in rassegna tutti i movimenti delle tue dita e degli altri, e se vedevo che le facevano per Me o perché Io li volessi fare in loro, Io continuavo la vita di Nazareth in loro e mi sentivo come rinfrancato da parte loro per i sacrifici, le umiliazioni della mia vita nascosta, dando loro il merito della mia stessa Vita.  Figlia, la vita nascosta che feci in Nazareth non viene calcolata dagli uomini, mentre non potevo far loro più bene di quella, dopo la Passione, perché abbassandomi Io a tutte quegli atti piccoli e bassi, a quegli atti che gli uomini vivono alla giornata, come il mangiare, il dormire, il bere, il lavorare, accendere fuoco, scopare, ecc., atti tutti che nessuno può farne a meno, Io facevo scorrere nelle loro mani una monetina divina e di prezzo incalcolabile.  Sicché, se la Passione li redense, la vita nascosta corredava ogni azione umana, anche la più indifferente, di merito divino e di prezzo infinito.

(5) Vedi, mentre tu lavori lavorando perché Io voglio lavorare, le mie dita scorrono nelle tue, e mentre lavoro in te, nel medesimo istante le mie mani creatrici, quanti sto mettendo alla luce di questo mondo?  Quante altre ne chiamo?  Quante altre santifico, altre correggo, altre castigo, ecc.?  Ora, tu stai con Me a creare, a chiamare, a correggere e altro, sicché come tu non sei sola, neppure lo sono Io nel mio operare; ti potrei dare onore più grande? ”

(6) Ma chi può dire quello che comprendevo, il bene che si può fare a noi e agli altri facendo le cose perché Gesù le vuole fare in noi?  La mia mente si perde e perciò faccio punto.

 

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11-30

Agosto 16, 1912

 

Il pensare in sé stesso acceca la mente;

il pensare solo in Dio è luce alla mente.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il pensiero di voi stessi acceca la mente e vi forma una specie d’incanto umano, e questo incanto umano forma una rete intorno all’uomo, e questa rete è formata di debolezze, di oppressioni, di malinconie, timori e tutto ciò che di male contiene l’umana natura, e quanto più si pensa a sé stesso, anche sotto aspetto di bene, più fitta si fa la rete e più accecata l’anima vi resta.  Mentre il non pensare a sé stesso, ed il pensare a Me solo, solo ad amarmi, siano qualunque le cose, è luce alla mente e vi forma un dolce incanto divino, e questo incanto divino vi fa pure la sua rete, e questa rete è formata tutta di luce, di fortezza, di gaudio, di fiducia, insomma di tutti i beni che posseggo Io stesso, e quanto meno si pensa a sé stesso, più fitta si forma la rete, sicché non più si riconosce.  Quanto è bello vedere l’anima ravvolta in questa rete che vi ha tessuto l’incanto divino, come è piacevole, graziosa e cara a tutto il Cielo, viceversa l’anima che pensa a sé stessa”.

 

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11-31

Agosto 17, 1912

 

Il pensiero di sé stesso impiccolisce l’anima.

 

(1) Pregando, il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il pensiero di sé stesso impiccolisce l’anima, e dalla sua piccolezza misura la mia grandezza, e quasi vorrebbe restringermi, invece chi non pensa a sé stesso, pensando a Me s’ingrandisce nella mia immensità e mi rende l’onore a Me dovuto”.

 

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11-32

Agosto 20,1912

 

Si deve chiamare Gesù in tutto per operare insieme con Lui.  L’uomo propone e Dio dispone.

 

(1) Continuando, il mio sempre amabile Gesù appena si ha fatto sentire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto mi dispiace vedere l’anima rannicchiata in sé stessa, nel vederla operare da sola, mentre standole vicino Io la guardo, e vedendola molte volte che non sa far bene ciò che fa, Io sto aspettando che mi chiamasse e mi dicesse: “Io voglio fare questa cosa e non so farla, vieni Tu a farla insieme con me, e tutto saprò far bene”.  Per esempio: “Voglio amare, vieni insieme con me ad amare; voglio pregare, vieni Tu a pregare insieme; voglio fare questo sacrificio, vieni Tu a darmi la tua forza, che io mi sento debole”.  E così di tutto il resto, ed Io volentieri, con sommo mio piacere mi presterei a tutto.  Io sono come un maestro che avendo dato il tema ad un suo alunno, gli sta vicino per vedere che fa il suo scolare, e l’alunno non sapendolo far bene si corruccia, si affanna, si turba, se occorre piange, ma non dice: “Maestro, insegnami come debbo fare qui”.  Qual’è la mortificazione del maestro vedendosi trattato dallo scolare come un nonnulla?  Tal’è la mia condizione”.

(3) Poi ha soggiunto: “Si dice: “L’uomo propone e Dio dispone”.  Non appena l’anima si propone di fare un bene, d’essere santa, Io subito dispongo intorno a lei le cose che ci vogliono: Luce, grazie, conoscenza di Me, spogliamenti, e se non giungo con ciò, a vie di mortificazione niente le faccio mancare per darle la cosa che l’anima si è proposta.  Ma oh!  quante a via di forza se ne escono da mezzo di questo lavorio che il mio Amore li ha tessuto d’intorno!  Poche sono quelle che resistono e fanno compire il mio lavoro”.

 

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11-33

Agosto 28, 1912

 

L’amore è quello che trasforma l’anima in

Dio, e vuol trovare le anime sgombrate di tutto.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena è venuto il mio sempre amabile Gesù, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le altre virtù, per quanto alte e sublimi, fanno sempre distinguere la creatura ed il Creatore, solo l’amore è quello che trasforma l’anima in Dio e la forma una sol cosa.  Sicché il solo amore è quello che trionfa su di tutte le imperfezioni umane, che consuma ciò che l’impedisce per far passare l’anima a prendere Vita Divina in Dio.  Ma però non si può dare vero amore se non riceve vita, alimento, della mia Volontà, sicché la mia Volontà congiunta all’Amore è quella che forma la vera trasformazione con Me, sta a continuo contatto della mia Potenza, Santità e di tutto ciò che Io sono, sicché può dire ch’è un altro Me, tutto è prezioso, tutto è santità per quell’anima, si può dire che il suo respiro, il contatto con la terra che calpesta è prezioso, è santo, perché non sono altro che effetti del mio Volere”.

(3) Poi ha soggiunto: “Oh!  se tutti conoscessero il mio Amore ed il mio Volere, finirebbero d’appoggiarsi a loro stessi e molto più agli altri, gli appoggi umani finirebbero.  Oh!  quanti li troverebbero insignificanti, dolorosi, scomodi, tutti si appoggerebbero al solo mio Amore, ché essendo spirito purissimo, non contenendo materia, si troverebbero al loro bell’agio appoggiati in Me, e gli effetti da loro voluti.

(4) Figlia mia, l’Amore vuol trovare le anime sgombrate di tutto, altrimenti non può vestirle della veste dell’amore, succederebbe come a quel tale che volendo vestire un abito, quell’abito è ingombrato di dentro, quindi non se lo può assestare, fa per uscire un braccio e trova l’ingombro, sicché il poveretto, o deve rimetterlo o fare una cattiva figura.  Così l’Amore, quando la vuol vestire di sé, se non trova l’anima sgombrata del tutto, amareggiato si ritira”.

 

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11-34

Agosto 31, 1912

 

L’Amore simboleggiato per il sole abbagliante.

 

(1) Pregando per una persona, il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’Amore simboleggiando il sole, succede come a quelle persone che fino a tanto che tengono gli occhi bassi, la luce del sole scende blanda nei loro occhi, quindi possono fare benissimo le loro azioni, ma se vogliono fissare gli occhi nel sole, specie se è al meriggio, la vista resta abbacinata e sono costretti ad abbassarli, altrimenti perderebbero l’attitudine delle loro azioni, e il peggio sarebbe per loro, al sole non farebbero nulla di danno, continuerebbe con la sua maestà il suo corso.  Tal’è figlia mia per chi mi ama davvero, l’amore per loro è più che sole maestoso, imponente; le persone, se lo guardano da lontano, la luce dell’amore scende blanda nei loro occhi, quindi possono progettare, tramare insidie, dirne male, ma se si fanno per avvicinarlo, fissarlo, la luce dell’amore risplenderà nei loro occhi e finiranno con l’allontanarsi e col non pensarci più, e l’anima amante continuerà il suo corso senza neppure pensarci se la guardano o non la guardano, perché sa che l’amore la difenderà del tutto e la terrà al sicuro”.

 

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11-35

Settembre 2, 1912

 

Le riflessioni, le cure personali, anche sul bene,

per chi ama Dio sono tanti vuoti che forma all’amore.

 

(1) Stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù: “L’unico mio timore è che Tu mi potessi lasciare, ritirandoti da me”.

(2) E Gesù: “Figlia mia, non posso lasciarti, perché tu non vi rifletti su di te, né prendi nessuna cura di te; le riflessioni, le cure personali, anche sul bene, per chi mi ama davvero sono tanti vuoti che forma all’amore, quindi la mia Vita non riempie tutta, tutta l’anima, sto come da banda, ad un angolo e mi danno occasione di fare le mie ritiratine, mentre per chi non è portato alle riflessioni delle cure proprie, e pensa solo ad amarmi, prende cura di Me, ed Io la riempio tutta, non c’è punto della sua vita in che non trovi la mia, e volendo fare le mie ritiratine, dovrei distruggere Me stesso, ciò che non può essere mai.

(3) Figlia mia, se sapessero le anime il male che fanno le riflessioni proprie!  incurvano l’anima, l’abbassano, le fanno tenere la faccia rivolta a sé stessa, e più si guardano più umane diventano, più riflettono, più sentono le miserie e più ammiseriscono, mentre il solo pensiero di Me, d’amarmi, di starsi abbandonata tutta in Me, fa dritta l’anima, e col tenere la faccia a guardare Me solo, s’innalzano e crescono; più mi guardano più divine diventano, quanto più riflettono su di Me più si sentono ricche, forti, coraggiose”.

(4) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, le anime che stanno unite col mio Volere e che mi fanno fare la mia Vita in loro e pensano solo ad amarmi, sono unite con Me come i raggi al sole; chi forma i raggi?  Chi li dà vita?  Il sole; se il sole non potesse formare i raggi non potrebbe stendere la sua luce, il suo calore, sicché i raggi aiutano il sole a fare il suo corso e lo abbelliscono di più.  Così Io, per mezzo solo di questi raggi che formano una sola cosa con Me, Io mi distendo su tutte le regioni e do luce, grazia, calore e mi sento più abbellito che se non li avessi.

(5) Or, si potrebbe domandare ad un raggio di sole quante vie ha fatto, quanta luce, quanto calore ha dato?  Se avesse ragione risponderebbe: “Non mi voglio prendere la briga di ciò, lo sa il sole e basta; solo che se avessi altre terre da dare luce e calore lo darei, perché il sole che mi dà vita, a tutto può giungere”.  E se il raggio volesse riflettere, rivolgersi indietro a ciò che ha fatto, perderebbe il suo corso e si oscurerebbe.  Tali sono le mie anime amanti, sono i miei raggi viventi, non riflettono di ciò che fanno, starsi nel Sole Divino è tutto il loro intento, e se volessero riflettere succederebbe a loro come al raggio del sole, molto ci perderebbero”.

 

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11-36

Settembre 6, 1912

 

Per ricevere i benefici della presenza di Gesù,

c’è che avvicinarsi a Lui con la volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, quando appena il benedetto Gesù è venuto, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sto con le anime, dentro e fuori, ma chi esperimenta gli effetti?  Chi si avvicina con la sua volontà alla mia, chi mi chiama, chi prega, chi conosce il mio Potere e il bene che posso fargli, altrimenti succede come a quel tale che tiene l’acqua in casa e non si avvicina per prenderla e bere, ad onta che c’è l’acqua, non gode il beneficio dell’acqua e brucia dalla sete; così se si sente freddo, e mentre c’è il fuoco non si avvicina a riscaldarsi, non godrà il beneficio del calore, e così di tutto il resto.  Quale non è il mio dispiacere, che mentre voglio dare non c’è chi prenda i miei benefici”.

 

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11-37

Settembre 29, 1912

 

L’anima preferita di Gesù.

 

(1) Scrivo cose passate.  Stavo pensando tra me: “Il Signore, a chi ha parlato della Passione, a chi del suo cuore, a chi della croce e tante altre cose, io vorrei sapere chi è stata la più preferita da Gesù”.  Ed il mio amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sai chi è stata preferita più da Me?  L’anima a cui ho manifestato i prodigi, la potenza del mio Santissimo Volere.  Tutte le altre cose sono parte di Me, invece la mia Volontà è il centro e la vita, il reggitore di tutto; sicché la mia Volontà ha diretto la Passione, ha dato vita al mio cuore, ha sublimato la croce, la mia Volontà comprende tutto, afferra tutto e dà effetto a tutto, sicché la mia Volontà è più di tutto, di conseguenza a chi ho parlato del mio Volere, essa è stata la più preferita di tutti e sopra a tutto.  Quanto dovresti ringraziarmi d’esserti ammessa ai segreti del mio Volere!  Molto più, chi sta nella mia Volontà è la mia Passione, è il mio cuore, è la mia croce, ed è la mia stessa Redenzione, non ci sono cose dissimili tra Me e lei, perciò, tutta nella mia Volontà ti voglio se vuoi prendere parte a tutti i miei beni”.

(3) Per chi opera nella Divina Volontà, Gesù dispone le intenzioni.

(4) Stavo un’altra volta pensando come sarebbe meglio offerire le nostre azioni, preghiere, ecc., per riparazioni, per adorazioni, ecc.  Ed il mio sempre benigno Gesù mi ha detto:

(5) “Figlia mia, chi sta nella mia Volontà e fa le sue cose perché le voglio Io, non è necessario che disponga lei le sue intenzioni, stando nella mia Volontà, come opera, prega, soffre, così Io stesso le dispongo come più mi piace; mi piace la riparazione, e me la metto per riparazione; mi piace per amore, e la prendo come amore, essendo Io il padrone ne faccio quello che voglio, non così per chi non sta nella mia Volontà, dispongono loro e sto alla volontà loro”.

(6) Uso dei beni naturali nella Divina Volontà.

(7) Un altro giorno, avendo letto dentro il libro d’una santa, che prima non aveva quasi bisogno di cibo, e poi doveva nutrirsi spesso spesso, ed era tanta la necessità che giungeva a piangere se nulla le davano, io ne sono rimasta impensierita pensando al mio stato, che prima prendevo pochissimo cibo ed ero costretta a rovesciarlo, e ora ne prendo di più e non rovescio, e dicevo tra me: “Gesù benedetto, come va questo?  Io, per me lo tengo che sia immortificazione, la mia cattiveria mi porta a queste miserie”.  E Gesù benedetto nel venire mi ha detto:

(8) “Figlia mia, vuoi sapere il perché?  Eccomi a contentarti.  Prima, l’anima per farla tutta mia, per vuotarla di tutto il sensibile e metterle tutto il celeste, il divino, la distacco anche dalla necessità del cibo, in modo da non averne quasi bisogno, sicché trovandosi in queste condizioni, tocca con mano che solo Gesù basta, nulla le è più necessario, e l’anima si eleva in alto, disprezza tutto, di più nulla si cura, la sua vita è celeste.  Dopo d’averla ben bene fondata per anni e anni, non avendo Io più timore che il sensibile le porterà l’ombra delle impressioni, perché dopo d’aver gustato il celeste è quasi impossibile che l’anima gusti le fecce, lo sterco, Io la restituisco alla vita ordinaria, perché voglio che i miei figli prendano parte alle cose da Me create per loro amore secondo la mia Volontà, non secondo la loro, ed è solo per amore di questi figli che sono costretto a nutrire gli altri; non solo, ma è per Me la più bella riparazione di tutti quelli che usano delle cose naturali non secondo la mia Volontà, vedere questi figli celesti prendere le cose necessarie con sacrificio, con distacco e secondo la mia Volontà.  Come vuoi dire tu che per questo c’è cattiveria in te?  Nulla affatto, che male c’è nel prendere un po’ di feccia di più o di meno nella mia Volontà?  Nulla, nulla, nella mia Volontà nulla ci può essere di male, ma sempre bene, anche nelle cose più indifferenti”.

 

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11-38

Ottobre 14, 1912

 

Quello che Gesù opera nelle anime è eterno.

 

(1) Trovandomi nel mio solito stato mi lamentavo con Gesù benedetto del mio povero stato e dicevo: “Che mi giova che per il passato mi hai fatto tante grazie, hai giunto fino a crocifiggermi con Te, se ora tutto è finito?  “.

(2) E Gesù: “Figlia mia, che dici?  Come, nulla ti giova?  Tutto è finito?  Falso, t’inganni, niente è finito e tutto ti giova.  Tu devi sapere che tutto ciò che faccio all’anima è suggellato col suggello dell’eterno, e non c’è potenza che possa togliere all’anima l’operato della mia grazia.  Sicché tutto ciò che ho fatto all’anima tua, tutto esiste e tengono vita in te, e ti danno alimento continuo, sicché se ti ho crocifisso, la crocifissione esiste ed esiste quante volte ti ho crocifisso.  Io molte volte mi diletto di operare nelle anime e di mettere a deposito, e poi rinnovo di nuovo il mio operato senza togliere ciò che ho fatto prima.  Quindi, come puoi dire che nulla ti giova e tutto è finito?  Ah!  figlia mia, i tempi sono tanto tristi che la mia Giustizia giunge a rigettare le anime che prendono i fulmini su di loro e l’impediscono di cadere sul mondo, queste sono le più care vittime del mio cuore, ed il mondo mi costringe a tenerle quasi inoperose, ma non è inoperosità la loro, perché stando nella mia Volontà, mentre pare che fanno nulla fanno tutto, anzi abbracciano l’immenso, l’eterno, solo che il mondo per la sua cattiveria non ne gode tutti gli effetti”.

 

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11-39

Ottobre 18, 1912

 

Gesù e Luisa piangono insieme.

 

(1) Questa mattina, quando appena è venuto il mio sempre amabile Gesù, tutto afflitto e piangente, io ho pianto insieme con Lui, e poi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi è che ci fa piangere e ci opprime tanto?  La causa del mondo, è vero? ”

(3) Ed io: “Sì”.

(4) E Lui: “Per una causa sì santa e sì disinteressata noi piangemmo, eppure, chi è che la calcola?  Anzi ridono della afflizione che ci prendiamo di loro.  Ahi!  le cose sono ancora a principio, laverò la faccia della terra col sangue di loro stessi”.

(5) Ed io vedevo tanto sangue umana spargersi che ho detto: “Ah!  Gesù, che fai?  Gesù, che fai? ”

 

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11-40

Novembre 1, 1912

 

Chi pensa a sé stesso impoverisce, e sente necessità di tutto.

 

(1) Stando molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù, stavo pregando e riparando per tutti, e nell’estrema mia amarezza volsi il pensiero a me e dissi: “Pietà di me, perdona a quest’alma; il tuo sangue, le tue pene non sono anche mie?  Valgono forse meno per me? ” Mentre ciò dicevo, il mio amabile Gesù da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Ah!  figlia mia, che fai pensando a te?  Tu ora scendi e da padrona ti riduci alla misera condizione di chiedere, povera figlia, col pensare a te stessa t’impoverisci, perché stando nella mia Volontà tu sei padrona e da te stessa puoi prendere ciò che vuoi; se c’è da fare nella mia Volontà, è pregare, riparare per gli altri”.

(3) Ed io: “Dolcissimo Gesù, Tu ami tanto che chi sta nella tua Volontà non pensassi a sé stesso, e Tu pensi a Te stesso?  (Che domanda spropositata)”.

(4) E Gesù: “No, non penso a Me stesso, pensa a sé stesso chi ha bisogno di qualche cosa, Io non ho bisogno di nulla, Io sono la stessa santità, la stessa felicità, la stessa immensità, altezza, profondità, nulla, nulla mi manca, il mio Essere contiene in Sé stesso tutti i beni possibili ed immaginabili.  Se pensiero mi potesse occupare, è il genere umano, che avendolo uscito da Me voglio che ritorni in Me.  Ed in tale condizione metto le anime che vogliono fare veramente la mia Volontà, sono una sola cosa con Me, le rendo padrone dei miei beni, perché nella mia Volontà non ci sono schiavitù, ciò che è mio è di loro, e ciò che voglio Io vogliono loro.  Onde, se uno sente bisogno di qualche cosa, significa che non sta davvero nella mia Volontà, o al più fa delle scese, come ora stai facendo tu, niente meno!  Non ti pare strano che chi ha formato una sola cosa, un solo volere con Me, mi domanda pietà, perdono, sangue, pene, mentre l’ho costituito padrona insieme con Me?  Io non so che pietà, che perdono darle, mentre le ho dato tutto, al più dovrei aver pietà, perdonare Me stesso di qualche fallo, ciò che non può essere mai.  Quindi ti raccomando non uscire dalla mia Volontà, e seguita a non pensare a te stessa ma agli altri, come hai fatto finora, altrimenti verresti ad impoverire ed a sentire bisogno di tutto”.

 

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11-41

Novembre 2, 1912

 

Come dobbiamo riconoscerci solo in Dio.

 

(1) Continuando la mia afflizione dicevo tra me: “Non mi riconosco più, dolce vita mia, dove sei?  Che cosa dovrei fare per ritrovarti?  Mancando Tu, amor mio, non trovo la bellezza che mi abbellisce, la fortezza che mi fortifica, la vita che mi vivifica, mi manca tutto, tutto è morte per me, e la stessa vita senza di Te è più straziante di qualunque morte, ah!  è sempre morire, vieni oh!  Gesù, non posso più!  Oh!  luce suprema, vieni, non più farmi aspettare, mi fai sentire i tocchi delle tue mani, e mentre faccio per prenderti mi sfuggi, mi fai vedere la tua ombra, e mentre faccio per guardare dentro dell’ombra la maestà, la bellezza del mio Sole Gesù, sperdo ombra e Sole.  Deh!  pietà, il mio cuore è straziato, è lacerato a brani, non posso più vivere.  Ah!  potessi morire almeno! ” Mentre ciò dicevo, appena è venuto il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sono qui dentro di te, se vuoi riconoscerti vieni in Me, e dentro di Me vieni a riconoscerti.  Se verrai in Me a riconoscerti ti metterai nell’ordine, perché in Me troverai la tua immagine fatta da Me e simile a Me, troverai tutto ciò che bisogna a conservare e ad abbellire questa immagine, e venendo a riconoscerti in Me, riconoscerai anche il prossimo in Me, e vedendo come Io amo te, e come amo il prossimo, salirai al grado del vero amor divino, e tutto, dentro e fuori di te, le cose prenderanno il vero ordine, che è l’ordine divino.  Invece, se ti vuoi riconoscere dentro di te, primo, che non ti riconoscerai davvero, perché ti mancherà il lume divino; secondo, tutte le cose le troverai in disordine e cozzeranno tra loro; la miseria, la debolezza, le tenebre, le passioni e tutto il resto, sarà il disordine che troverai dentro e fuori di te, che non solo guerreggeranno te, ma anche tra loro, a chi più potrà farti male, e immaginati tu stessa in che ordine ti metteranno il prossimo.  E non solo voglio che debba riconoscerti in Me, ma se vuoi ricordarti di te devi venire a farlo in Me, altrimenti se vuoi ricordarti di te senza di Me, farai più male che bene”.

 

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11-42

Novembre 25, 1912

 

Le azioni delle anime che fanno la loro vita nella Vita di Gesù,

sono tutte d’oro e di prezzi incalcolabili perché sono divine.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù pare che è venuto secondo il solito di prima, ma però mi pareva come se fosse di passaggio, e teneva un’ansia di rivedermi e trattenersi con me alla famigliare.  Io, vedendolo così buono, dolce, benigno, ho dimenticato tutti i suoi crucci, le privazioni, e vedendolo con una corona di spine grande e ben folta gli ho detto: “Dolce amor mio e vita mia, fammi vedere che continui a volermi bene, questa corona che ti cinge la testa levala da Te e mettila a me con le tue stesse mani”.  E l’amabile Gesù subito se l’ha tolto e con le sue stesse mani me l’ha premuto sulla mia testa.  Oh!  come mi sentivo felice con le spine di Gesù, pungenti, sì, ma dolci.  Lui mi guardava con amorosa tenerezza, ed io, vedendomi così teneramente guardata, prendendo ardire ho soggiunto: “Gesù, cuor mio, non mi bastano le spine per essere certa che mi vuoi il bene di prima, non hai i chiodi per inchiodarmi?  Presto oh!  Gesù, non tenermi più in dubbio, che il solo dubbio di non essere da Te sempre più amata mi dà morte continua, inchiodami”.

(2) E Lui: “Figlia mia, non me ne trovo chiodi, ma per contentarti ti trapasserò con un ferro”.

(3) E così, prendendo le mani me le ha squarciato tanto, e poi i piedi; soffrivo, sì, sentivo che nuotavo in un mare di dolore, ma pur d’amore e di dolcezza insieme, e Gesù pareva che non poteva staccare da me i suoi teneri ed amorosi sguardi, e mettendomi e coprendomi tutta col suo manto regale mi ha detto:

(4) “Dolce figlia mia, cessa ormai ogni dubbio sul mio Amore per te, anzi ti dico per farti coraggio, che in qualunque stato possa trovarti, o che mi vedi corrucciato, o che mi vedi a lampo, o che non ti parli, ricordati che basterà solo una rinnovazione di spine, di chiodi, che ti faccia, per metterci di nuovo alle strettezze amorose ed intimità più che prima, perciò restati contenta, ed Io continuerò i flagelli nel mondo”.

(5) Mi ha detto altre cose, ma la forza dei dolori non me le fa ricordare bene.  Onde sono lasciata di nuovo sola, senza di Gesù, e ho sfogato con la dolce Mamma mia piangendo e pregandola che mi facesse ritornare Gesù, e la Mamma mia mi ha detto:

(6) “Dolce figlia mia, non piangere, devi ringraziare Gesù come si comporta teco e la grazia che ti dà, che in questi tempi di flagelli non ti fa spostare dalla sua Santissima Volontà, grazia più grande non poteva darti”.

(7) Onde dopo è ritornato Gesù, e vedendomi che avevo pianto mi ha detto:

(8) “Perché hai pianto? ”

(9) Ed io: “Ho pianto con la Mamma mia, non è che ho pianto con qualche altro, e ho pianto ché Tu non c’eri”.  E Gesù prendendo le mie mani nelle sue pareva che mi mitigava i dolori, e poi mi ha fatto vedere due scale alte dalla terra al Cielo, nell’una ci erano più gente, nell’altra pochissime.  In quella che erano pochi era d’oro massiccio, e quei pochi che vi salivano parevano che erano altrettanti Gesù, sicché ognuno di loro era un Gesù; nell’altra, dove erano più gente, pareva di legno e si distinguevano le persone chi fossero, quasi tutte basse e senza grande sviluppo.  Gesù mi ha detto:

(10) “Figlia mia, nella scala d’oro salgono quei che fanno la loro vita nella mia Vita, sicché posso dire: “Sono i miei piedi, le mie mani, il mio cuore, tutto Me stesso”.  Come tu vedi, ché sono un altro Me loro sono tutte per Me, ed Io sono vita loro, le loro azioni sono tutte d’oro e di prezzi incalcolabili, perché sono divine, la loro altezza non potrà nessuno giungere, perché sono la mia stessa vita, quasi che nessuno li conosce, perché nascoste in Me, solo in Cielo si avrà perfetta conoscenza di loro.  La scala di legno in cui sono più, sono le anime che camminano per la via delle virtù, sì, ma non con l’unione della mia Vita e col connesso continuo della mia Volontà, le loro azioni sono di legno, perché solo l’unione con Me forma l’azione d’oro, quindi di prezzo minimo, sono basse d’altezza, quasi rachitiche, perché nelle loro azioni buone molti fini umani vi mescolano, ed i fini umani non danno crescenza, sono conosciuti da tutti, perché non nascoste in Me, ma in loro stesse, quindi nessuno li copre, al Cielo non faranno nessuna sorpresa perché erano conosciute anche in terra.  Perciò figlia, tutta nella mia Vita ti voglio, nulla nella tua, e ti raccomando quelli che tu sai e vedi, che si mantengano forti e costanti nella scala della mia Vita”.

(11) E mi additava qualcuno che io conosco, ed è scomparso.

(12) Sia tutto a gloria sua.

 

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11-43

Dicembre 14, 1912

 

Chi sta nella Divina Volontà abbracciando tutto, pregando e riparando

per tutti, riprende in sé sola l’Amore che Dio ha per tutti.  Chi sta

del tutto nella Divina Volontà non è soggetto a tentazione.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù nel venire mi legava con un filo d’oro dicendomi:

(2) “Figlia mia, non ti voglio legare con funi e catene; ai ribelli si usano ceppi e catene di ferro, ma ai docili, a chi non vuole altra vita che la mia Volontà e non prende altro cibo che il mio Amore, appena un filo ci vuole per tenerle unite con Me, e molte volte neppure me ne servo di questo filo, tanto stanno addentrati in Me da formare una sol cosa con Me, e se l’uso è quasi per scherzare intorno a loro”.

(3) Onde, mentre Gesù mi legava io mi sono trovata nel mare interminabile della Volontà del mio dolce Gesù, e di conseguenza in tutte le creature, e andavo ripassando nella mente di Gesù, negli occhi di Gesù, nella bocca, nel cuore, e così nella mente, negli occhi ed in tutto il resto delle creature, e facevo tutto ciò che faceva Gesù.  Oh!  come con Gesù si abbraccia tutto, non resta escluso nessuno.  Poi Gesù ha soggiunto:

(4) “Chi sta nella mia Volontà abbracciando tutto, pregando e riparando per tutti, riprende in sé sola l’amore che ho per tutti, sicché l’amore che ho per tutti lo racchiude lei sola, e per quanto l’amo, altrettanto mi è cara, altrettanto bella, sicché tutto lascia dietro di sé”.

(5) Ond’io, avendo letto che chi non è tentato non è caro a Dio, e parendo a me che da molto tempo non so che sia tentazioni, ce l’ho detto a Gesù, e Lui mi ha detto:

(6) “Figlia mia, chi sta del tutto nella mia Volontà non è soggetto a tentazioni, perché il demonio non ha il potere d’entrare nella mia Volontà, non solo, ma lui stesso non vuole entrarci, perché la mia Volontà è luce, e l’anima innanzi a questa luce conoscerebbe benissimo le sue astuzie, quindi se ne farebbe beffe del nemico, il quale non ama queste beffe e li sono più terribili dell’istesso inferno, ed a tutto potere le sfugge.  Provaci ad uscire dalla mia Volontà e vedrai quanti nemici ti piomberanno addosso.  Chi sta nella mia Volontà porta sempre in alto la bandiera della vittoria, e dei nemici nessuno ardisce di far fronte a questa bandiera inespugnabile”.

 

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11-44

Dicembre 20, 1912

 

Per quanta più sostanza di Divina Volontà

l’anima contiene, più amore produce.

 

(1) Questi giorni passati il mio sempre amabile Gesù pareva che aveva voglia di parlare del suo Santo Volere, veniva, diceva due parole e fuggiva.  Onde ricordo che una volta mi disse:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà mi sento come in dovere di dargli le mie virtù, la mia bellezza, la mia fortezza, in una parola tutto quello che Io sono, e se non le darei lo negherei a Me stesso”.

(3) Un’altra volta, leggendo la terribilità del giudizio e restando io molto contristata, il mio dolce Gesù mi disse:

(4) “Figlia mia, perché vuoi contristarmi? ”

(5) Ed io: “Non intendo di contristare Te, ma me”.

(6) E lui: “Ah!  non lo vuoi capire, che i dispiaceri, i contristamenti e qualunque cose potesse soffrire chi fa la mia Volontà, cadono su di Me e li sento come miei propri, e posso dire a chi fa la mia Volontà: “Le leggi non sono per te, per te non ci sono giudizi”.  E se volessi giudicarla andrei come uno che volesse andare contro sé stesso, anzi, chi fa la mia Volontà invece d’essere giudicata, entra nel diritto di giudicare gli altri”.

(7) Poi ha soggiunto: “La buona volontà dell’anima nel fare il bene è una potenza sul mio cuore, e questa potenza mi gioca tanto che mi costringe a forza di gioco a darle ciò che vuole”.

(8) Stavo pensando che piacerà più al benedetto Gesù, “l’amore o la sua Volontà”.

(9) E Gesù: “Figlia mia, su tutto deve primeggiare il mio Volere.  Vedi un po’ tu stessa, hai un corpo, un’anima, composta d’intelligenza, di carne, di ossa, di nervi, ma non sei di freddo marmo, contieni anche un calore, sicché l’anima, l’intelligenza, il corpo, la carne, le ossa, i nervi, devono essere la mia Volontà, e il calore che contiene, l’amore.  Vedi la fiamma, il fuoco; la fiamma, il fuoco dev’essere la mia Volontà, il calore che produce la fiamma e il fuoco, l’amore.  Sicché in tutte le cose la sostanza dev’essere la mia Volontà, gli effetti, l’amore; l’uno e l’altra sono tanto connessi insieme, che non può stare l’uno senza dell’altra; sicché quanta più sostanza di mia Volontà l’anima contiene, più amore produce”.

 

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11-45

Gennaio 22, 1913

 

Le tre Passioni di Gesù.

 

(1) Stavo pensando alla Passione del mio sempre amabile Gesù, specie ciò che soffrì nell’orto; mi sono trovata tutta immersa in Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia prima Passione fu l’amore, perché l’uomo nel peccare, il primo passo che dà nel male è la mancanza d’amore, quindi, mancando l’amore precipita nella colpa; onde, l’Amore per rifarsi in Me di questa mancanza d’amore delle creature, mi fece soffrire più di tutti, quasi mi stritolò più che sotto d’un torchio, mi dette tante morti per quante creature ricevono la vita.

(3) Il secondo passo che succede nella colpa è defraudare la gloria di Dio, ed il Padre per rifarsi della gloria tolta dalle creature, mi fece soffrire la Passione del peccato, cioè, che ogni colpa mi dava una Passione speciale; se la Passione fu una, il peccato invece, furono tante Passioni per quante colpe si commetteranno fino alla fine del mondo; e così si rifece la gloria del Padre.

(4) Il terzo effetto che produce la colpa è la debolezza nell’uomo, e perciò volli soffrire la Passione per mani dei giudei, cioè la mia terza Passione, per rifare l’uomo della forza perduta.

(5) Sicché con la Passione dell’amore si rifece e si mise a giusto livello l’Amore, con la Passione del peccato si rifece e si mise a livello la gloria del Padre, con la Passione dei giudei si mise a livello e si rifece la forza delle creature.  Tutto ciò soffrii nell’orto, fu tale e tanta la sofferenza, le morti che subii, gli spasimi atroci, che sarei morto davvero se la Volontà del Padre fosse giunta che Io morissi”.

(6) Poi passai a pensare quando il mio amabile Gesù, dai nemici fu menato nel torrente Cedron.  Il benedetto Gesù si faceva vedere in un aspetto che moveva a pietà, tutto bagnato di quelle acque sporche e mi ha detto:

(7) “Figlia mia, nel creare l’anima l’ammantai d’un manto di luce e di bellezza, il peccato toglie questo manto di luce e di bellezza e vi mette un manto di tenebre e bruttezza, rendendola schifosa e nauseante; ed Io per togliere questo manto così lurido che il peccato mette all’anima, permisi che i giudei mi menassero in questo torrente, ove restai come ammantato dentro e fuori di Me, perché queste acque putride mi entrarono fin nelle orecchie, nelle narici, nella bocca, tanto, che i giudei facevano schifo a toccarmi.  Ah!  quanto mi costò l’amore delle creature, fino a rendermi nauseante a Me stesso! ”

 

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11-46

Febbraio 5, 1913

 

Chi non fa la Volontà di Dio tutto lo ruba.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù ad ombra ed a lampo è venuto, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi non fa la mia Volontà non ha ragione di vivere sulla terra, la vita si rende senza scopo, senza mezzi e senza fine.  E’ proprio come un albero che non sa e non può produrre alcun frutto, o al più frutti velenosi, che avvelena sempre più sé stesso e avvelena chiunque imprudentemente li potesse mangiare, questo albero non fa altro che rubare le povere fatiche dell’agricoltore, che con stenti e sudori gli è d’intorno a zappargli il terreno.  Così l’anima che non fa la mia Volontà sta in continua attitudine di derubarmi, ed i furti che mi fa li converte in veleno; sicché mi è d’intorno a derubarmi, mi ruba l’opera della Creazione, della Redenzione e della Santificazione a suo riguardo; mi ruba la luce del sole, il cibo che prende, l’aria che respira, l’acqua che la disseta, il fuoco che la riscalda, il terreno che calpesta, perché tutto questo è di chi fa la mia Volontà, tutto ciò che è mio è di loro; invece, chi non fa la mia Volontà non ha nessun diritto, e quindi mi sento continuamente derubato.  Sicché chi non fa la mia Volontà si deve tenere come straniero nocivo e fraudolento, e quindi è necessario incatenarlo e gettarlo nelle carceri più profonde”.

(3) E detto ciò è scomparso come lampo.  Un altro giorno, venendo mi ha detto:

(4) “Figlia mia, vuoi sapere che differenza passa tra la mia Volontà e l’Amore?  La mia Volontà è Sole, l’amore è fuoco.  La mia Volontà, come sole, non abbisogna d’alimento, né cresce né decresce nella luce e nel calore, sempre eguale a sé stesso, sempre purissima la sua luce.  Invece il fuoco, che simboleggia l’amore, ha bisogno di legna per alimentarsi, e se la legna manca giunge anche a smorzarsi, cresce e decresce a seconda la legna che si mette, quindi è soggetto ad instabilità, e la sua luce è sempre fosca, mista con fumo, specie se l’amore non è regolato dalla mia Volontà”.

(5) Detto ciò è scomparso e mi è restata nella mia mente una luce in cui comprendevo che la Volontà di Dio all’anima è come un sole, perché le azioni che si fanno come volute da Dio formano una sol cosa con la Volontà Divina, ed ecco si forma il sole, la legna che mantiene questo sole è la azione umana e tutto l’essere proprio unito all’azione ed all’Essere Divino, sicché l’anima diventa legna essa stessa, somministrata dalla Volontà Divina, e questa legna non può mancare, perciò questo sole non ha bisogno d’alimento, né cresce, né decresce, è sempre eguale a sé stesso, è purissima la sua luce, perché prende parte a tutto, e l’Essere Divino e le legne divine non vengono mai meno e non sono soggette a fumo.  Non mi spiego di più, perché credo che il resto si comprende da sé stesso in riguardo all’amore.

 

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11-47

Febbraio 19, 1913

 

La Volontà di Dio è oppio che addormenta lo umano nell’anima.

 

(1) Continuando il mio solito stato, e avendo fatto la Santa Comunione, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è come l’oppio al corpo.  I poveri pazienti, dovendo subire un’operazione, un taglio d’una gamba, d’un braccio, li addormentano con l’oppio, con ciò non vengono a sentire l’acerbità del dolore, e dopo svegliati si trovano con gli effetti dell’operazione fatta, e se non hanno sofferto tanto, la virtù è stata tutta dell’oppio.  Tal’è la mia Volontà, è oppio dell’anima che addormenta l’intelligen-za, l’amor proprio, la propria stima, tutto ciò che è umano e non fa penetrare fino a fondo un dispiacere, la calunnia, la sofferenza, uno stato di pene interne d’anima, perché l’oppio della mia Volontà la tiene come addormentata, ma con ciò si trova gli stessi effetti, gli stessi meriti, anzi, oh!  quanto li supera, come se avesse sentito ben bene quella sofferenza, con questa differenza: Che l’oppio del corpo si compra e non si può usare spesso, tutti i giorni, e se si volesse abusare resterebbe la persona stupidita, specie se è di costituzione debole; invece l’oppio della mia Volontà lo do gratis e si può prendere tutti i momenti, e quanto più spesso lo prende, tanta più luce di ragione acquista, e se è debole acquista la fortezza divina”.

(3) Dopo ciò mi pareva di vedere persone a me d’intorno, ed io ho detto a Gesù: “Chi sono? ”

(4) E Gesù: “Sono quelli che ti affidai da qualche tempo, te li raccomando, vigila su di loro, perciò voglio formare questo nodo d’unione tra te e loro, per averle sempre intorno a Me”.

(5) E m’indicava una in modo speciale.  Ed io: “Ah!  Gesù, hai dimenticato la mia miseria e nullità e il bisogno estremo che ho?  Che farò? ”

(6) E Gesù: “Figlia mia, tu non farai nulla, come nulla mai hai fatto, Io solo parlerò e farò in te, e parlerò per mezzo della bocca tua, solo che lo voglia tu fare e che ci sia buona disposizione in loro, Io mi presterò a tutto ed ancorché ti tenessi addormentata nella mia Volontà, quando sarà necessario ti sveglierò e ti farò parlare a riguardo loro, Io mi delizierò più in te sentendoti parlare nella veglia e nel sonno della mia Volontà”.

 

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11-48

Marzo 16, 1913

 

Il fervore nel pregare.  Il ghiaccio nella Volontà

di Dio è fuoco.  Alimento delle anime.

 

(1) Scrivo piccole cosette che il benedetto Gesù mi ha detto in tutti questi giorni passati.  Ricordo che sentendomi indifferente, fredda, ma con tutto ciò facevo quello che sono solita di fare, pensavo tra me: “Chi sa quanta gloria di più davo a Nostro Signore quando mi sentivo l’opposto di quello che mi sento oggi? ” E Gesù benedetto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima prega con fervore è l’incenso col fumo, invece quando prega fredda, ma senza che abbia fatto entrare in essa cosa a Me estranea, è l’incenso senza fumo, sicché l’uno, o l’altro è a Me gradito, ma l’incenso senza fumo più, perché il fumo dà sempre qualche molestia agli occhi”.

(3) Sentendomi la stessa, l’amabile Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il ghiaccio nella mia Volontà è più ardente del fuoco.  Che farebbe a te più impressione: Vedere che il ghiaccio ha virtù di bruciare e di distruggere qualunque cosa potesse toccarlo, o il fuoco che converte le cose in fuoco?  Certo, il ghiaccio.  Ah!  figlia mia, nella mia Volontà le cose cambiano natura, sicché il ghiaccio nella mia Volontà ha virtù di distruggere qualunque cosa che non è degna della mia santità, e rende l’anima pura, nitida e santa, a seconda che piace a Me, non a seconda che piace a lei.  Questa è la cecità delle creature, e anche di quelle che si dicono buone, nel sentirsi fredde, misere, deboli, oppresse e altro, e quanto più si sentono male, tanto più si rannicchiano nella volontà loro e si tessono il labirinto come ravvolgersi di più nei loro mali, invece di fare un salto nella mia Volontà, dove troverebbero il gelo fuoco, la miseria ricchezza, la debolezza fortezza, l’oppressione gioia; Io a bella posta le faccio sentire così male, per dar loro nella mia Volontà il contrario dei mali che tengono, e le creature non volendolo capire una volta per sempre, mandano a vuoto i miei disegni su di loro.  Che cecità!  che cecità! ”

(5) Un altro giorno Gesù mi disse:

(6) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà, vedi un po’ di che si nutre”.

(7) In questo mentre vedevo un sole che spandeva innumerevoli raggi e splendidissimo, che il nostro pareva appena un’ombra, e poche anime immerse in questa luce, e stavano con la bocca in questi raggi, come se fossero mammelle a succhiare, estranee a tutte le altre cose, come se nulla facessero, e mentre pareva che facessero nulla, da loro usciva tutto l’operato divino.  Il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(8) “Hai visto la felicità di chi fa la mia Volontà, e come solo da queste esce la ripetizione delle mie opere?  Sicché chi fa la mia Volontà si nutre di luce, cioè di Me, e mentre fa nulla fa tutto, onde può essere certa che ciò che pensa, opera e dice sia effetto dell’alimento che prende, cioè, che il tutto sia frutto del mio Volere”.

 

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11-49

Marzo 21, 1913

 

L’abbandono dell’anima nella Volontà di

Dio è oppio a Gesù.  L’aria delle anime.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo dicendo al dolce Gesù che si benignasse a farmi parte delle sue pene, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’oppio dell’anima è la mia Volontà, l’oppio mio è la volontà dell’anima abbandonata nella mia, unita al puro amore.  Quest’oppio che l’anima mi dà ha virtù che le spine perdano in Me la virtù di pungere, i chiodi di traforare, le piaghe di dare dolore, tutto mi attutisce e addormenta, sicché se tu mi hai dato l’oppio, come vuoi che ti faccia parte delle mie pene?  Se non le ho per Me, neppure per te”.

(3) Ed io: “Ah!  Gesù, come te ne sai uscire, pare che vuoi burlarmi e per non contentarmi te ne esci in questi termini”.

(4) E Lui: “No, no, è vero, è proprio così.  Ho bisogno di molto oppio, e ti voglio tanto abbandonata in Me, da non più sentire te stessa, sicché non più ti riconoscerò che sei tu, ma riconoscerò Me solo in te, sicché ti dirò che sei la mia anima, la mia carne, le mie ossa.  In questi tempi ho bisogno di molto oppio, ché se mi sveglio a diluvi farò cadere i flagelli”.

(5) Ed è scomparso.  Dopo poco è ritornato e ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, molte volte succede alle anime ciò che succede nell’aria.  L’aria dai fetori che esala la terra s’ingrassa e si sente un’aria doppia, pesante, opprimente e nauseante, in modo che sono necessari i venti per sgrassare l’aria, in modo che purificata l’aria spira poi un venticello finissimo, che si starebbe a bocca aperta per respirare quell’aria purificata.  Tutto ciò succede nelle anime, molte volte la compiacenza, la stima propria, l’io, e tutto ciò che è umano, ingrassano l’aria dell’anima, ed Io sono costretto a mandarle il vento della freddezza, il vento della tentazione, dell’aridità, della calunnia, in modo che questi venti sgrassano l’aria dell’anima, e la purificano, la riducono al nulla, ed il nulla apre la porta al Tutto, a Dio, ed il Tutto fa spirare tanti venticelli profumati, in modo che a bocca aperta ingoia quell’aria e la resta tutta santificata”.

 

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11-50

Marzo 24, 1913

 

Gesù è il contento dei contenti.

 

(1) Mi sentivo un certo scontento per le privazioni del mio sempre amabile Gesù, e Lui venendo appena mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che fai?  Io sono il contento dei contenti; stando in te e sentendo degli scontenti, ti vengo a riconoscere che sei tu, e quindi non mi riconosco solo in te, perché gli scontenti sono parte della natura umana, non divina, mentre la mia Volontà è che l’umano non più esista in te, ma solo la mia Vita Divina”.

(3) Aggiungo che pensavo tra me alla dolce Mamma, e Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, alla mia cara Mamma mai sfuggì il pensiero della mia Passione, e a forza di ripeterla si riempì tutta, tutta di Me.  Così succede all’anima, a forza di ripetere ciò che Io soffrii, viene a riempirsi di Me”.

 

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11-51

Aprile 2, 1913

 

L’anima che fa la Volontà di Dio è il suo respiro.

 

(1) Stando tutta afflitta per le privazioni del mio dolce Gesù, Gesù venendo da dietro le mie spalle mi ha steso la mano alla bocca, allontanandomi le lenzuola che mi stavano vicino, tanto che m’impedivano d’uscire libero il respiro, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà è il mio respiro, e contenendo il mio respiro tutti i respiri delle creature, da dentro l’anima che fa la mia Volontà somministro il respiro a tutti, ecco perciò ti ho allontanato le lenzuola, ché mi sentivo anch’Io inceppata la respirazione”.

(3) Ed io: “Ah!  Gesù, che dici?  Mi sento piuttosto che mi hai lasciato e tutto hai dimenticato, le tante promesse fattemi”.

(4) E Lui: “Figlia mia, non mi dica così che mi offendi e mi costringi a farti provare davvero che significa lasciarti”.

(5) Poi ha soggiunto con un’aria tutta dolcezza: “Chi fa la mia Volontà rappresenta al vivo il periodo della mia Vita sulla terra, che mentre esternamente parevo uomo, nel medesimo tempo ero sempre il Figlio diletto del mio caro Padre.  Così l’anima che fa la mia Volontà, esternamente tiene la pelle dell’umanità, al di dentro si trova la mia persona, inseparabile come Me nell’Amore e nella Volontà della Triade Sacrosanta, sicché la Divinità dice: “Questa è un’altra figlia che teniamo sulla terra, per amor di questa sosteniamo la terra, perché fa in tutto le nostre veci”.

 

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11-52

Aprile 10, 1913

 

Effetti del esercizio delle ore della Passione.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù è venuto, e abbracciandomi al cuore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi pensa sempre alla mia Passione forma nel suo cuore una sorgente, e quanto più vi pensa, tanto più questa sorgente s’ingrandisce, e siccome le acque che sorgono sono acque comuni a tutti, così questa sorgente della mia Passione che si forma nel cuore, serve a bene dell’anima, a gloria mia e bene delle creature”.

(3) Ed io: “Dimmi mio bene, che cosa darai in compenso a quelli che faranno le ore della Passione come tu me le hai insegnato? ”

(4) E Lui: “Figlia mia, non le riguarderò come cose vostre, ma come fatte da Me, vi darò i miei stessi meriti, come se la stessi soffrendo in atto la mia Passione, e gli stessi effetti, a seconda la disposizione delle anime, questo in terra, premio maggiore non potrei darle, e poi in Cielo me le metterò di fronte, saettandole con saette d’amore e di contenti per quante volte hanno fatto le ore della mia Passione, e loro saetteranno Me.  Che dolce incanto sarà questo a tutti i beati! ”

(5) Poi ha soggiunto: “Il mio Amore è fuoco, ma non come il fuoco materiale che distrugge le cose e le riduce in cenere, il mio fuoco vivifica, perfeziona e se brucia e consuma è tutto ciò che non è santo, i desideri, gli affetti, i pensieri che non sono buoni, questa è la virtù del mio fuoco: Brucia il male e dà vita al bene.  Sicché se l’anima non sente in sé nessuna tendenza al male, può essere certa che c’è il mio fuoco, se poi sente in sé fuoco e mescolamento di male, c’è molto da dubitare che sia il mio vero fuoco”.

 

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11-53

Maggio 9, 1913

 

Gesù e la sua Mamma furono inseparabili.  Ciò succede

anche alle anime quando sono unite veramente con Gesù.

 

(1) Mentre pregavo stavo pensando a quel punto quando Gesù si licenziò della Madre Santissima per andare a soffrire la sua Passione, e dicevo tra me: “Come è possibile che Gesù si potette separare dalla cara Mamma, e Lei da Gesù? ” Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, certo che non ci poteva essere separazione tra Me e la mia dolce Mamma, la separazione fu solo apparentemente, Io e Lei eravamo fusi insieme, ed era tale e tanta la fusione che Io restai con Lei, e Lei venne con Me, sicché si può dire che ci fu una specie di bilocazione.  Ciò succede anche alle anime quando sono unite veramente con Me, e se pregando fanno entrare nelle loro anime come vita la preghiera, succede una specie di fusione e di bilocazione, Io dovunque mi trovo porto loro con Me ed Io resto con loro.

(3) Figlia mia, tu non puoi comprendere bene ciò che fu la mia diletta Mamma per Me; Io venendo in terra non ci potevo stare senza Cielo, ed il mio Cielo fu la mia Mamma.  Tra Me e Lei ci passava tale elettricità, che neppure un pensiero sfuggiva che non l’attingesse dalla mia mente, e questo attingere da Me la parola, e la volontà, e il desiderio, e l’azione, ed il passo, insomma tutto, formava in questo Cielo il sole, le stelle, la luna e tutti i godimenti possibili che può darmi la creatura, e può essa stessa godere.  Oh!  come mi deliziavo in questo Cielo, oh!  come mi sentivo rinfrancato e rifatto di tutto, anche i baci che mi dava la mia Mamma mi racchiudevano il bacio di tutta l’umanità, e mi restituiva il bacio di tutte le creature; dovunque me la sentivo la mia dolce Mamma, me la sentivo nel respiro, e se era affannoso me lo sollevava; me la sentivo nel cuore, e se era amareggiato me lo raddolciva; nel passo, e se era stanco mi dava lena e riposo, e chi può dirti come me la sentivo nella Passione?  Ad ogni flagello, ad ogni spina, ad ogni piaga, ad ogni goccia del mio sangue, dovunque me la sentivo e mi faceva l’uffizio di mia vera Madre.  Ah!  se le anime mi corrispondessero, se tutto attingessero da Me, quanti Cieli e quante madri avrei sulla terra! ”

 

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11-54

Maggio 21, 1913

 

Come si forma la vera consumazione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io voglio la vera consumazione in te, non fantastica, ma vera, ma in modo semplice ed attuabile.  Supponi che ti venisse un pensiero che non è per Me, tu devi distruggerlo e sostituire il divino, e così avrai fatto la consumazione del pensiero umano e avrai acquistato la vita del pensiero divino; così se l’occhio vuol guardare cosa che mi dispiace o che non si riferisce a Me, e l’anima si mortifica, ha consumato l’occhio umano e acquistato l’occhio della Vita Divina, e così il resto del tuo essere.  Oh!  come queste novelle vite divine me le sento scorrere in Me e prendono parte a tutto il mio operare, le amo tanto queste vite, che per amor loro cedo a tutto.  Le prime sono queste anime innanzi a Me, e se le benedico, attraverso di loro vengono benedetti gli altri, sono le prime beneficiate, amate, e per mezzo loro vengono beneficiati e amati gli altri”.

 

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11-55

Giugno 12, 1913

 

La Santissima Trinità nelle anime.

 

(1) Mentre pregavo stavo unendo la mia mente a quella di Gesù, gli occhi miei a quelli di Gesù, e così di tutto il resto, intendendo di fare ciò che faceva Gesù con la sua mente, coi suoi occhi, con la sua bocca, col suo cuore, e così di tutto, e siccome pareva che la mente di Gesù, gli occhi, ecc., si diffondevano a bene di tutti, così pareva che anch’io mi diffondevo a bene di tutti unendomi e immedesimandomi con Gesù.  Ora pensavo tra me: “Che meditazione è questa?  Che preghiera?  Ah!  non sono più buona a nulla, non so neppure riflettere nulla! ” Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ti affliggi di questo?  Invece di affliggerti dovresti rallegrarti, perché quando tu meditavi e tante belle riflessioni sorgevano nella tua mente, tu non facevi altro che prendere di Me parte delle mie qualità e delle mie virtù; ora, avendoti rimasto solo di poterti unire ed immedesimarti a Me, mi prendi tutto, e non essendo buona a nulla, con Me sei buona a tutto, perché con Me vuoi il bene di tutti, e solo il desiderare, il volere il bene, produce nell’anima una fortezza che la fa crescere e la stabilisce nella Vita Divina.  Poi, con l’unirsi con Me ed immedesimarsi con Me, si unisce con la mia mente, così tante vite di pensieri santi produce nelle menti delle creature; come si unisce coi miei occhi, così produce nelle creature tante vite di sguardi santi; così se si unisce con la mia bocca darà vita alle parole; se si unisce al mio cuore, ai miei desideri, alle mie mani, ai passi, così ad ogni palpito darà una vita, vita ai desideri, alle azioni, ai passi, ma vite sante, perché contenendo in Me la potenza creatrice, insieme con Me crea l’anima e fa ciò che faccio Io.  Ora, questa unione con Me parte per parte, mente per mente, cuore per cuore, ecc., produce in te, in grado più alto, la vita della mia Volontà e del mio Amore, ed in questa Volontà viene formato il Padre, nell’Amore lo Spirito Santo e dall’operato, dalle parole, dalle opere, dai pensieri e da tutto il resto che può uscire da questa Volontà e da questo Amore, viene formato il Figlio, ed ecco la Trinità nelle anime, sicché se dobbiamo operare, è indifferente operare nella Trinità in Cielo, o nella Trinità delle anime in terra.  Ecco perciò vado togliendoti tutto il resto, sebbene buone, sante, per poterti dare il più buono ed il più santo, qual sono Io stesso, e di poter fare di te un altro Me stesso, quanto a creatura è possibile.  Credo che non ti lamenterai più, non è vero? ”

(3) Ed io: “Ah!  Gesù, Gesù, io mi sento invece che mi sono fatta cattiva cattiva, ed il maggior male che non so trovare questa mia cattiveria, ché almeno farei quanto posso a toglierla”.

(4) E Gesù: “Basta, basta, tu vuoi inoltrarti troppo nel pensiero di te stessa, pensa a Me ed Io penserò anche alla tua cattiveria, hai capito? ”

 

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11-56

Giugno 24, 1913

 

(Senza titolo)

 

(1) L’anima che non appetisce il bene, sente come una nausea ed un rifiuto del detto bene, e perciò le dette anime sono il rifiuto di Dio.

 

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11-57

Agosto 20, 1913

 

Per vivere nella Volontà Divina, la vita della propria volontà deve finire.

 

(1) Mentre pregavo, vedevo in me il mio sempre amabile Gesù e tante anime a me d’intorno, le quale dicevano: “Signore, tutto hai messo in quest’anima”.  E stendendomi le mani mi dicevano: “Giacché Gesù è in te, e con Lui tutti i beni, prendi e dà a noi”.  Io ne sono rimasta confusa, ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella mia Volontà ci sono tutti i beni possibili, e l’anima che vive in Essa è necessario che vi stia con fiducia operando insieme con Me da padrona.  Tutto aspettano le creature da quest’anima, e se non hanno si sentono defraudati; e come può dare se non sta con tutta fiducia operando insieme con Me?  Perciò è necessario all’anima che vive nella mia Volontà la fiducia per dare, la semplicità per comunicarsi a tutti, col disinteresse di sé per poter vivere tutta a Me e al prossimo.  Tale sono Io”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, a chi fa davvero la mia Volontà succede come a quell’albero innestato, che la forza dell’innesto tiene virtù di far distruggere la vita dell’albero che riceve l’innesto, sicché non più i frutti, le foglie del primo albero si veggono, ma quelli dell’innesto, e se il primo albero dicesse all’innesto, voglio ritenermi almeno un piccolo ramoscello per poter dare anch’io qualche frutto per poter far conoscere a tutti che io esisto ancora, l’innesto direbbe: “Tu non hai ragione di più esistere, dopo che ti sei sottomesso a ricevere il mio innesto la vita sarà tutta mia”.  Così l’anima che fa la mia Volontà può dire: “La mia vita è finita, non più le mie opere usciranno da me, i miei pensieri, le mie parole, ma le opere, i pensieri, le parole di Colui di cui la Volontà è mia vita”.  Sicché Io dico a chi fa il mio Volere: “Tu sei vita mia, sangue mio, ossa mie”.  Onde succede la vera e reale Sacramentale trasformazione, non in virtù delle parole del sacerdote, ma in virtù della mia Volontà.  Come l’anima si decide a vivere del mio Volere, così la mia Volontà crea Me stesso nell’anima, e come il mio Volere scorre nella volontà, nelle opere, nei passi dell’anima, tante mie creazioni subisce, succede proprio come ad una pisside piena di particole consacrate, quante particole ci sono, tanti Gesù stanno in ciascuna particola.  Così l’anima, in virtù della mia Volontà mi contiene in tutto ed in ciascuna parte del suo essere.  Chi fa la mia Volontà fa la vera comunione eternale, e comunione con frutto completo”.

 

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11-58

Agosto 27, 1913

 

Il nemico per via indiretta cerca di turbare l’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo lamentandomi col mio sempre amabile Gesù del mio povero stato presente, e con tutta l’amarezza dell’anima mia gli dicevo: “Vita della mia vita, non più vuoi avere compassione di me, a che pro il vivere?  Non più vuoi servirti di me, tutto è finito, è tale e tanta la mia amarezza, che per il dolore mi sento impietrita, e quel ch’è più, mentre io mi sto tutta abbandonata nelle tue braccia, come se neppure mi dessi pensiero della mia grande sventura, gli altri, e tu sai chi sono, mi sussurrano all’orecchio: “E come?  E perché?  Ancora hai commesso peccati?  Ti sei distratta”.  E quel che è peggio, mentre ciò mi dicono, mi sento che non voglio sentirli, come se mi rompessero il sonno che tu mi fai fare nelle braccia della tua Volontà.  Ah!  Gesù, Tu forse non hai badato quanto mi è duro questo dolore, altrimenti verresti a soccorrermi”.  E tante altre sciocchezze che gli dicevo.  Onde il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, povera mia figlia, ti vogliono contristare, non è vero?  Ah!  figlia mia, faccio tanto per tenerti in pace e loro ti vogliono turbare!  No, no, sappi che il primo a dispiacersi se tu ardissi offendermi sarei Io, quindi il primo a dirtelo, e se niente ti dico non ti dar pensiero; ma vuoi sapere chi è proprio causa di ciò?  E’ il demonio, lui si rode di rabbia ed ogni qualvolta tu parli degli effetti della mia Volontà a chi a te si avvicina, monta in furore, e non potendo lui avvicinarsi a chi fa la mia Volontà direttamente, fa il giro, va da chi ti possono avvicinare sotto aspetto di bene, per avere almeno il misero intento di turbare il cielo sereno dell’anima in cui mi delizio d’abitare, quindi da lontano tuona e lampeggia, credendo di fare qualche cosa, ma poveretto, la forza della mia Volontà rompe le sue gambe e fa cadere tuoni e lampi sopra di lui stesso, e resta più infuriato di prima.  Oltre di ciò, non è vero come tu dici: “A che pro il mio stato? ” Devi sapere che l’anima che fa davvero la mia Volontà, è tale e tanta la virtù del mio Volere, che in quel luogo dove sta dett’anima, se Io mi avvicino per mandare castighi, trovando la mia Volontà ed il mio stesso Amore, non mi sento di castigare Me stesso in quell’anima, anzi ne resto ferito e vengo meno, ed invece di castigare mi vado a gettare nelle braccia di quell’anima che contiene il mio Volere ed il mio Amore, e mi riposo e ne resto tutto rinfrancato.  Ah!  se tu sapessi in che strette d’amore mi metti e quanto soffro quando ti vedo menomamente dispiaciuta o turbata per causa mia, staresti più contenta e gli altri ne farebbero a meno di recarti disturbo”.

(3) Ed io: “Vedi oh!  Gesù quanti mali faccio io, fino a farti soffrire tanto”.  E Gesù subito:

(4) “Figlia mia, non ti turbare per questo, le sofferenze che mi vengono dall’amore dell’anima, contengono insieme grandi gioie, perché l’amore vero, per quanto porta sofferenze, non è mai separato da grande gioia e da indicibili contenti”.

 

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11-59

Settembre 3, 1913

 

Quando Gesù mette l’anima nella sua Volontà, e lei fa stabile

soggiorno nel suo Volere, si mette nelle sue stesse condizioni.

 

(1) Mentre stavo pregando, ma io non so spiegarmi bene, può essere pure una mia fina superbia, non ci penso mai a me stessa, alle mie grandi miserie, ma sempre per riparare, per consolare Gesù, per i peccatori, per tutti, ma non che ci penso prima, no, solo basta mettermi a pregare e mi trovo in quel punto.  Ora, io stavo in pensiero di ciò, ed il mio sempre amabile Gesù venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come?  Ti dai pensiero per questo?  Tu devi sapere che quando Io metto l’anima nella mia Volontà e lei fa stabile soggiorno nel mio Volere, essendo che la mia Volontà contiene tutti i beni possibili ed immaginabili, perciò l’anima si sente che abbonda di tutto e si mette nelle mie stesse condizioni, cioè che sente necessità di dare anziché di ricevere, si sente che lei di nulla ha bisogno, e se vuole può prendere ciò che vuole, non chiedere.  E siccome la mia Volontà contiene una forza irresistibile di voler dare, allora è contenta quando dà, e mentre dà resta più assetata di dare, e a che strette si trova quando vuol dare e non trova a chi dare!  Figlia, l’anima che fa la mia Volontà la metto alle mie stesse condizioni, e a parte delle mie grandi gioie e amarezze, e tutto il suo operato è suggellato col disinteresse di sé stessa.  Ah!  sì, chi fa il mio Volere è il vero sole che dà luce e calore a tutti, e si sente la necessità di dare questa luce e calore; e mentre dà a tutti, il sole non prende nulla da nessuno, perché lui è superiore a tutto e non c’è sulla terra chi può eguagliarlo nella luce e nel gran fuoco che contiene.  Ah!  se potessero vedere un’anima che fa la mia Volontà, la vedrebbero più che sole maestoso in atto di far bene a tutti, e quel che è più, scorgerebbero in questo sole Me stesso.  Sicché il segno che l’anima è giunta a fare la mia Volontà, è se si sente in condizioni di dare.  Hai capito? ”

 

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11-60

Settembre 6, 1913

 

Le ore della Passione sono le stesse preghiere di Gesù.

 

(1) Stavo pensando alle ore della Passione scritte, e come sono senza indulgenza e quindi chi le fa non guadagna, mentre ci sono tante preghiere arricchite di tante indulgenze.  Mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, tutto benignità mi ha detto:

(2) “Figlia mia, con le preghiere indulgenziate si guadagna qualche cosa, invece le ore della mia Passione, che sono le stesse mie preghiere, le mie riparazioni e tutto amore, sono proprie uscite proprio dal fondo del mio cuore, hai tu forse dimenticato quante volte mi sono unito con te per farle insieme, ed ho cambiato i flagelli in grazie su tutta la terra?  Quindi è tale e tanto il mio compiacimento, che invece dell’indulgenza le do una manata d’amore, che contiene prezzi incalcolabili d’infinito valore, e poi, quando le cose sono fatte per puro amore, il mio Amore vi trova lo sfogo, e non è indifferente che la creatura dà sollievo e sfogo all’Amore del Creatore”.

 

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11-61

Settembre 12, 1913

 

L’estasi della Umanità di Gesù, e l’estasi della Divina Volontà.

 

(1) Stavo pensando come Gesù benedetto ha cambiato le cose, anche venendo non resto impietrita come prima, ma appena se ne va mi sento allo stato naturale, io non so che mi è successo, e quel che è più, mi sento infastidita se mi viene il pensiero, oppure chi ha autorità su di me volesse conoscere le cose mie.  Onde il buon Gesù che mi vigila ogni pensiero, e neppure uno ne vuole che nella mia mente scordasse, nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vorresti tu forse che Io usassi funi e catene per tenerti legata?  Un tempo erano necessari, ed Io con tutto amore ti tenevo avvinta e facevo il sordo a qualche tuo lamento, ricordati.  Ma ora mai non le veggo più necessari, sono più di due anni che con te voglio usare catene più nobili, qual è la mia Volontà, perciò in questo tempo ti ho parlato sempre del mio Volere e degli effetti sublimi ed indescrivibili che detto Volere contiene, cui a nessuno finora ho manifestato.  Guarda quanti libri vuoi e vedrai che a nessuno troverai quello che ho detto a te della mia Volontà.  Ciò era necessario per disporre l’anima tua allo stato presente in cui ti trovi, dopo averti tenuto sempre con Me, lo sapevo benissimo che non avresti potuto durarla a soffrire la mancanza della mia presenza continua se non avessi sostituito una cosa mia stessa, che invadendoti tutta l’anima tua, doveva tenerti rapita, più che non facesse la stessa mia presenza, sostituendosi la mia Volontà a tenerti rapito ogni tuo pensiero, affetto, desiderio, parola, tanto, che la tua lingua parla della mia Volontà con tale eloquenza ed entusiasmo, perché è rapita dal mio Volere.  Perciò tu senti fastidio quando sei domandata, e come, e perché Gesù non viene come prima, perché sei rapita dalla mia Volontà, e l’anima tua soffre quando ti vogliono rompere il dolce incanto del mio Volere”.

(3) Ed io: “Gesù, che dici?  Vattene, vattene, sono le mie cattiverie che mi hanno ridotto in questo stato”.  Gesù ha sorriso nel sentirsi dire “vattene”, e stringendomi più a Sé ha soggiunto:

(4) “Non posso andarmene, posso forse separarmi dalla mia Volontà?  Se tu tieni la mia Volontà debbo starmi sempre con te, il mio Volere ed Io siamo uno solo, non siamo due, ma andiamo ai fatti, dimmi, quali sono queste tue cattiverie?  “.

(5) Ed io: “Amor mio, non lo so, Tu stesso lo hai detto, che la tua Volontà mi tiene rapita, come posso conoscerle?  “.

(6) E Gesù: “Ah!  non le conosci? ”

(7) Ed io: “Non posso conoscerle, perché Tu mi tieni sempre sopra e non mi dai tempo a pensare a me stessa, e nell’atto che voglio pensare a me, Tu or mi rimproveri severamente, fino a dirmi che dovrei vergognarmi di far ciò, ora amorosamente col tirarmi a Te con tale forza, da farmi dimenticare me stessa, come posso farlo? ”

(8) E Gesù: “E se non puoi farlo significa che Io mi compiaccio più che tu non lo facessi, tenendoti la mia Volontà in luogo di tutto e vedendosi tolta qualche cosa di suo, perciò ti sta sopra e t’impedisce di pensare a te stessa, sapendo che dove tiene in tutto il luogo il mio Volere, cattiverie non ci possono essere.  Perciò, geloso mantengo la sentinella”.

(9) Ed io: “Gesù, mi burli? ”

(10) E Gesù: “Figlia mia, mi costringi a farmi parlare per farti capire le cose come stanno.  Senti, per farti giungere ad un punto sì nobile e divino, Io ho fatto con te come due amanti che si amano fino alla follia.  Mai tu avresti amato tanto la mia Volontà se non mi avessi conosciuto, perciò prima ti ho dato l’estasi della mia Umanità, affinché conoscendo chi sono, tu mi hai amato, e per tirarti tutto il tuo amore ho usato con te tanti stratagemmi d’amore, e tu li ricordi, non è necessario che te ne faccia l’elenco.  Ora, dopo averti tirato ben bene ad amare la mia persona, tu sei stata presa dalla mia Volontà, e l’ami, e non potendo stare senza di Me dopo tanto tempo, come se fossimo vissuti insieme, era necessario che l’estasi della mia Volontà ti tenesse luogo della mia Umanità, e tutto ciò che ho fatto prima sono state grazie per disporti all’estasi della mia Volontà, perché quando Io dispongo un’anima a vivere in modo più alto nella mia Volontà, sono costretto a manifestarmi per infondere grazie sì grandi”.

(11) Ed io sorpresa ho detto: “Che dici, oh!  Gesù?  Come, la tua Volontà è estasi? ”

(12) “Sì, vera e perfetta estasi è il mio Volere, e allora tu rompi questa estasi quando vuoi pensare a te, ma Io non te la do vinta, quindi i tempi che volgono grandi castighi verranno, sebbene tu non ci credi, li crederai tu e chi ti dirige quando li sentirete, perciò è necessario che l’estasi della mia Umanità sia interrotta, ma non del tutto, altrimenti tu mi legheresti dappertutto, quindi farò sottentrare il dolce incanto del mio Volere per farti soffrire anche meno nel vedere i castighi”.

 

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11-62

Settembre 20, 1913

 

Tutto ciò che succede intorno e dentro dell’anima, non è che il lavorio

continuo di Gesù di far adempiere e svolgere in essa la sua Volontà.

 

(1) Stavo pensando allo stato presente, come poco o nulla ci soffro, e Gesù subito:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che succede intorno e dentro dell’anima, amarezze, piaceri, contrasti, morti, privazioni, contenti e altro, non è che il mio lavorio continuo di far adempiere e svolgere in loro la mia Volontà, quando questo ottengo, tutto è fatto e perciò tutto le dà pace, anche lo stesso patire pare che vuol stare lontano, vedendo che il Volere Divino è più di lui e che le tiene luogo di tutto e supera tutto; pare che tutti le facciano riverenza, ed Io stesso quando l’anima giunge a questo punto che di tutto se ne serve per farmi compiere il lavorio del mio Volere, fatto ciò la dispongo per il Cielo”.

 

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11-63

Settembre 21, 1913

 

Tutte le cose che l’anima fa nella Divina Volontà ed insieme con Gesù, acquistano

le sue stesse qualità.  Tutte le opere di Gesù stanno sempre in atto.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù si ha fatto vedere con una dolcezza e affabilità indescrivibile, come se mi volesse dire una cosa a Lui tanto cara e a me di grande sorpresa.  Onde, tutta abbracciandomi e stringendomi al suo cuore mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, tutte le cose che l’anima fa nella mia Volontà ed insieme con Me, cioè, preghiere, azioni, passi, ecc., acquistano le mie stesse qualità, la stessa vita e gli stessi valori.  Vedi, tutto ciò che Io feci sulla terra, preghiere, patimenti, opere, stanno tutti in atto e staranno in eterno a bene di chi ne vuole.  Il mio operato differisce dall’operato delle creature; contenendo in Me la potenza creatrice, parlo e creo, come un giorno parlai e creai il sole, e questo sole che è sempre pieno di luce e di calore, e dà sempre luce e calore, come se stesse in atto di ricevere da Me creazione continua, senza mai diminuirne.  Tale fu il mio operato in terra, contenendo in Me la potenza creatrice, come il sole sta in continuo atto di dar luce, così le preghiere che feci, i passi, le opere, il sangue sparso, stanno in continuo atto di pregare, di operare, di camminare, ecc., sicché le mie preghiere continuano, i miei passi stanno sempre in atto di correre appresso alle anime, e così del resto, altrimenti che grande differenza ci sarebbe tra il mio operato e quello dei miei santi?

(3) Ora, senti figlia mia una cosa bella bella, e non ancor capita dalle creature: Tutto ciò che l’anima fa insieme con Me e nella mia Volontà, come sono le cose mie restano le sue, il connesso della mia Volontà e l’operato insieme con Me, partecipa della mia stessa potenza creatrice”.

(4) Io ne sono rimasta estatica e con una gioia che non potevo contenere, e ho detto: “Possibile, oh!  Gesù tutto questo? ”

(5) E Lui: “Chi ciò non comprende, può dire che non mi conosce”.

(6) Ed è scomparso.  Ma io non so dir bene né so spiegarmi meglio, chi può dire ciò che mi faceva comprendere?  Anzi mi pare di aver detto spropositi.

 

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11-64

Settembre 25, 1913

 

I Sacramenti producono i suoi frutti a seconda che le anime sono

assoggettati alla Divina Volontà, e a seconda il connesso che

hanno col Divin Volere così producono gli effetti.

 

(1) Avendo detto al confessore che Gesù mi aveva detto che la Volontà di Dio è il centro dell’anima, e che questo centro sta nel fondo dell’anima, che come sole spandendo i suoi raggi dà luce alla mente, santità alle azioni, forza ai passi, vita al cuore, potenza alla parola, a tutto; non solo, ma questo centro della Volontà di Dio, mentre ci sta dentro per fare che mai le potessimo sfuggire, e per essere a nostra continua disposizione e neppure un minuto lasciarci soli e separati, ci sta di fronte, a destra, a sinistra, di dietro e dovunque, anche in Cielo sarà nostro centro.  Il confessore diceva che invece il nostro centro è il santissimo Sacramento.  Ora, nel venire il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io dovevo fare in modo che la santità doveva essere agevole ed accessibile a tutti, meno che loro non la volessero, a tutte le condizioni, in tutte le circostanze ed in tutti i luoghi.  E’ vero che il Santissimo Sacramento è centro, ma chi lo istituì?  Chi soggiogò la mia Umanità a rinchiudersi nel breve giro di un’ostia?  Non fu la mia Volontà?  Quindi la mia Volontà primeggerà sempre su tutto; e poi, se il tutto sta nell’Eucaristia, i sacerdoti che mi chiamano dal Cielo nelle loro mani e che stanno i più di tutti al contatto delle mie carni sacramentali, dovrebbero essere i più santi, i più buoni, ed invece molti sono i più cattivi.  Povero Me, come mi trattano nel Santissimo Sacramento!  E tante anime devote che mi ricevono, forse ogni giorno, dovrebbero essere tante sante se bastava il centro della Eucaristia, ed invece, cosa da piangere, sono sempre allo stesso punto: Vanitose, iraconde, puntigliose, eccetera, povero centro del Santissimo Sacramento, come resto disonorato.  Invece, una madre di famiglia che fa la mia Volontà e che per le sue condizioni, non che non vuole, ma non può ricevermi tutti i giorni, si vede paziente, caritatevole, porta il profumo in sé delle mie virtù eucaristiche; ah!  è forse il Sacramento o la mia Volontà cui essa si è sottoposta che la tiene soggiogata e supplisce al Santissimo Sacramento?  Anzi ti dico che gli stessi Sacramenti producono i frutti a seconda che le anime sono assoggettati alla mia Volontà, a seconda il connesso che hanno col mio Volere così producono gli effetti, e se connesso col mio Volere non ce, ne si comunicheranno di Me, ma resteranno digiuni; si confesseranno, ma resteranno sempre lordi; verranno alla mia presenza Sacramentale, ma se i nostri voleri non si confrontano, sarò per loro come morto, perché solo la mia Volontà nell’anima che si fa soggiogare da Essa produce tutti i beni e dà vita agli stessi Sacramenti, e chi ciò non comprende, significa che sono bambini nella religione”.

 

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11-65

Ottobre 2, 1913

 

Chi fa la Volontà di Dio, può dire che la sua vita è finita.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù si faceva vedere dentro di me, ma tanto immedesimato con me che vedevo i suoi occhi nei miei, la sua bocca nella mia e così del resto, e mentre così lo vedevo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi chi fa la mia Volontà e come m’immedesimo e mi faccio una sola cosa con lei, mi fo vita propria, perché la mia Volontà è dentro e fuori dell’anima, si può dire che è come aria che respira, che dà vita a tutto, come luce che fa vedere tutto e fa tutto comprendere, calore che riscalda, che feconda e fa crescere, cuore che palpita, mani che operano, piede che cammina, e quando la volontà umana si unisce al mio Volere, si forma la mia Vita nell’anima”.

(3) Onde, avendo fatto la comunione stavo dicendo a Gesù: “Ti amo”.  E Lui mi ha detto:

(4) “Figlia mia, vuoi amarmi davvero?  Di’: “Gesù, ti amo con la tua Volontà”.  E siccome la mia Volontà riempie Cielo e terra, il tuo amore mi circonderà ovunque, ed il tuo ti amo si ripercuoterà lassù nei Cieli e fin nel profondo degli abissi, così se vuoi dire ti adoro, ti benedico, ti lodo, lo dirai unita con la mia Volontà e riempirai Cieli e terra di adorazioni, di benedizioni, di lodi, di ringraziamenti.  Nella mia Volontà le cose sono semplici, facili ed immense, la mia Volontà è tutto, tanto, che gli stessi miei attributi, che sono?  Un atto semplice della mia Volontà, sicché se la Giustizia, la Bontà, la Sapienza, la Fortezza, fanno il loro corso, la mia Volontà le precede, le accompagna, le mette in attitudine di operare, insomma, non si spostano un punto dal mio Volere.  Perciò chi prende la mia Volontà prende tutto, anzi può dire che la sua vita è finita, finite le debolezze, le tentazioni, le passioni, le miserie, perché in chi fa il mio Volere tutte le cose perdono i loro dritti, perché il mio Volere tiene il primato su tutto e dritto a tutto”.

 

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11-66

Novembre 18, 1913

 

Tanto di bene può produrre la croce, per quanto

connesso tiene l’anima con la Volontà di Dio.

 

(1) Stavo pensando al mio povero stato e come anche la croce è sbandita da me, e Gesù nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando due volontà sono opposte tra loro, una forma la croce dell’altra, così tra Me e le creature: Quando la loro volontà è opposta alla mia, Io formo la croce loro e loro la croce mia, sicché Io sono l’asta lunga della croce e loro la corta, che incrociandosi formano la croce.  Ora, quando la volontà dell’anima si unisce con la mia, le aste non restano più incrociate, ma unite tra loro, e quindi la croce non è più croce, hai capito?  E poi, Io santificai la croce, non Me la croce, sicché non è la croce che santifica, è la rassegnazione alla mia Volontà che santifica la croce; onde, anche la croce tanto di bene può operare per quanto connesso tiene con la mia Volontà, non solo ciò, la croce santifica, crocifigge parte della persona, ma la mia Volontà non risparmia nulla, santifica tutto e crocifigge i pensieri, i desideri, la volontà, gli affetti, il cuore, tutto, ed essendo luce, la mia Volontà fa vedere all’anima la necessità di questa santificazione e crocifissione completa, in modo che essa stessa m’incita a voler compiere il lavorio della mia Volontà su di lei.  Sicché la croce, le altre virtù, purché abbiano qualche cosa si contentano, e se possono inchiodare la creatura con tre chiodi, ne menano trionfi; invece la mia Volontà, non sapendo fare opere incomplete, non si contenta di tre chiodi, ma di tanti chiodi per quanti atti di mia Volontà dispongo sulla creatura”.

 

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11-67

Novembre 27, 1913

 

La Divina Volontà è il punto più alto che può esistere in Cielo ed in terra.

 

(1) Il mio sempre amabile Gesù continua a parlare della sua santissima Volontà:

(2) “Figlia mia, quanti atti completi di mia Volontà compisce la creatura, tante parti di Me prende in sé, e quanto più prende della mia Volontà, tanta più luce acquista e dentro di sé forma il sole, e siccome questo sole si è formato dalla luce che prende della mia Volontà, i raggi di questo sole sono concatenati dai raggi del mio Sole Divino, sicché uno riverbera nell’altro, uno saetta l’altro e a vicenda si frecciano, e mentre ciò fanno, il sole che la mia Volontà ha formato nell’anima si va sempre più ingrandendo”.

(3) Ed io: “Gesù, sempre qui stiamo, nella tua Volontà, pare che non hai altro da dire”.

(4) E Gesù: “La mia Volontà è il punto più alto che può esistere in Cielo ed in terra, e quando l’anima vi è giunta, ha soggiogato tutto e ha fatto tutto, e non le resta altro che dimorare sopra di queste altezze, godersele e comprendere sempre più questa mia Volontà, non ancora bene compresa né in Cielo né in terra.  Hai tempo a starci, perché pochissimo hai compreso e molto ti resta da comprendere, la mia Volontà è tanta, che chi la fa può dirsi dio della terra, e come la mia Volontà forma la beatitudine del Cielo, così questi dei che fanno la mia Volontà formano la beatitudine della terra e di chi sta loro vicino, e non c’è bene che sulla terra esista, che non si deva attribuire a questi dei della mia Volontà, o come causa diretta o indiretta, ma tutto a loro si deve.  Come in Cielo non c’è felicità che da Me non esca, così in terra non c’è bene che esista che non venga da loro”.

 

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11-68

Marzo 8, 1914

 

Chi sta nella Divina Volontà, tutto ciò che fa Gesù può dire: E’ mio.  Vivendo

e morendo nel Divin Volere non c’è bene che l’anima non si porti con sé.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù non ha lasciato di parlarmi spesso spesso della sua Santissima Volontà, dirò quel poco che ricordo.  Quindi, stando poco bene, nel venire il benedetto Gesù mi disse:

(2) “Figlia mia, chi sta nella mia Volontà, tutto ciò che faccio, può dire l’anima: è mio, perché la volontà dell’anima sta tanto immedesimata con la mia, che ciò che fa la mia Volontà fa essa, sicché vivendo e morendo nel mio Volere, non c’è bene che con sé non si porti, perché non c’è bene che la mia Volontà non contenga, e tutti i beni che si fanno dalle creature la mia Volontà ne è la vita, onde, morendo l’anima nella mia Volontà si porta con sé le messe che si celebrano e le preghiere e le opere buone che si fanno, perché sono tutte frutti della mia Volontà, e poi, tutto ciò è molto meno a confronto dell’operato stesso della mia Volontà che l’anima con sé si porta come suo, basta un istante dell’operato della mia Volontà per sorpassare tutto l’operato di tutte le creature passate, presenti e future, sicché l’anima morendo nella mia Volontà, non c’è bellezza che la pareggi, né altezze, né ricchezze, né santità, né sapienza, né amore, nulla, nulla la possono eguagliare, sicché l’anima che muore nella mia Volontà, nell’ingresso che farà nella patria celeste, non si apriranno le sole porte del Cielo, ma tutto il Cielo si abbasserà per farla entrare nel celeste soggiorno, per fare onore all’operato della mia Volontà; che dirti poi, la festa, la sorpresa di tutti i beati nel vedere quest’anima tutta improntata dell’operato della Volontà Divina; nel vedere in quest’anima che tutto ha fatto nel mio Volere, che tutto ciò che ha fatto in vita, ogni suo detto, ogni pensiero, parola, opera, azione, eccetera, sono tanti soli che l’adornano, e uno diverso dell’altro nella luce e nella bellezza; nel vedere in quest’anima i tanti rivoli divini che inonderanno tutti i beati, e che non potendoli contenerli il Cielo scorreranno anche in terra a bene dei viatori.

(3) Ah!  figlia mia, la mia Volontà è il portento dei portenti, è il segreto per trovare la luce, la santità, le ricchezze, è il segreto di tutti i beni, e non è conosciuto, e quindi né apprezzato né amato; apprezzalo e amalo almeno tu e fallo conoscere a chi ne vedi disposti”.

(4) Un altro giorno, stando soffrendo, mi sentivo di non poter far nulla, onde mi sentivo oppressa, e Gesù stringendomi tutta mi disse:

(5) “Figlia mia, non affannarti, cerca solo di stare abbandonata nella mia Volontà, ed Io farò tutto per te, perché è più un solo istante nella mia Volontà, che tutto ciò che potresti fare di bene in tutta la tua vita”.

(6) Ricordo ancora che un altro giorno mi disse:

(7) “Figlia mia, chi veramente fa la mia Volontà, può dire che tutto ciò che si svolge in sé, tanto nell’anima quanto nel corpo, ciò che sente, ciò che soffre, può dire: “Gesù soffre, Gesù è oppresso”.  Perché tutto ciò che le creature mi fanno, mi giunge fin nell’anima in cui dimoro, perché fa la mia Volontà, sicché se le freddezze delle creature mi giungono, la mia Volontà le sente, ed essendo la mia Volontà vita di quell’anima, di conseguenza ne avviene che anche l’anima le sente, sicché invece di affliggersi di queste freddezze come sue, deve stare intorno a Me per consolarmi e ripararmi per le freddezze che mandano le creature; così se sente distrazioni, oppressione ed altro, deve stare intorno a Me per sollevarmi e ripararmi, non come cose sue, ma come mie, perciò l’anima che vive della mia Volontà sentirà tante diverse pene, a secondo le offese che mi fanno le creature, ma repentinamente e quasi da soprassalto, come pure proverà gioie, contenti indescrivibili, e se nell’una deve occuparsi a consolarmi e ripararmi, nelle gioie e contenti, a goderseli, e allora la mia Volontà trova il mio tornaconto, altrimenti ne resterà contristata e senza poter svolgere ciò che contiene il mio Volere”.

(8) Un altro giorno mi disse: “Figlia mia, chi fa la mia Volontà, assolutamente non può andare in purgatorio, perché la mia Volontà purga l’anima di tutto, e avendola tenuto sì gelosa in vita, custodita nel mio Volere, come potrò permettere che il fuoco del purgatorio la tocchi?  E poi, al più le potrà mancare qualche abbigliamento, e la mia Volontà prima di svelarle la Divinità, la va abbigliando di tutto ciò che le manca, e poi mi svelo”.

 

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11-69

Marzo 14, 1914

 

L’anima che fa la Volontà di Dio, prende tutto Gesù.

 

(1) Quest’oggi stavo fondendomi tutta in Gesù, ma tanto, da sentire al vivo e reale tutto Gesù in me, e mentre lo sentivo mi ha detto, ma in modo sì tenero e commovente, che il mio povero cuore si sentiva crepare:

(2) “Figlia mia, mi è troppo duro non contentare chi fa la mia Volontà, come tu vedi non ho più mani, né piedi, né cuore, né occhi, né bocca, nulla mi resta, nella mia Volontà che ti hai preso, di tutto ti sei impadronita, e a Me nulla mi resta.  Ecco perciò ai tanti gravi mali che inondano la terra, non piovono i flagelli meritati, perché mi è duro non contentarti, e poi come lo posso ché non ho le mani, e tu non me le cedi.  Se mi saranno assolutamente necessarie, sarò costretto a farti un furto, oppure convincerti, in modo che tu stessa me le cederai.  Come mi è duro, come mi è duro dispiacere chi fa la mia Volontà!  dispiacerei me stesso”.

(3) Io ne sono rimasta stupita di questo parlare di Gesù, non solo, ma vedevo davvero che io tenevo le mani, i piedi, gli occhi di Gesù, e gli ho detto: “Gesù, fammi venire”.

(4) E Lui: “Dammi un altro poco di vita in te e poi verrai”.

 

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11-70

Marzo 17, 1914

 

Chi fa la Volontà di Dio entra a parte delle azioni ad intra

delle Divine Persone, e si rende inseparabile di Esse.

 

(1) Continuando il solito mio stato, il mio amabile Gesù continuava a farsi vedere in tutta me, e che io possedevo tutte le sue membra, e si mostrava tanto contento, che parendo di non poter contenere questo contento mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà entra a parte delle azioni “ad intra” delle Divine Persone, solo per chi fa il mio Volere è riservato questo privilegio, non solo di prendere parte a tutte le nostre opere “ad extra”, ma da queste passa alle opere “ad intra”.  Ecco perciò mi è duro non contentare chi vive del mio Volere, perché stando l’anima nella mia Volontà, sta nell’intimo del nostro cuore, dei nostri desideri, dei nostri affetti, dei pensieri; il suo palpito, il suo respiro ed il nostro è uno solo, sicché sono tali e tanti i contenti che ci dà, i compiacimenti, la gloria, l’amore, tutti di modi e di natura infiniti, niente dissimile dai nostri, che come il nostro Amore Eterno uno rapisce l’altro, l’uno forma il contento dell’altro, tanto, che non potendo molte volte contenere questo Amore e questi contenti, usciamo in opere “ad extra”, così restiamo rapiti e felicitati di quest’anima che fa il nostro Volere.  Quindi, come rendere scontenta chi tanto ci contenta?  Come non amare come amiamo Noi stessi, non come amiamo le altre creature, chi ci ama col nostro Amore?  Con quest’anima non ci sono cortine di segreti tra Noi ed essa, non c’è nostro e tuo, ma tutto è comune, e ciò che Noi siamo per natura, impeccabili, santi, ecc., l’anima la rendiamo per grazia, affinché nessuna disparità stesse tra lei e Noi.  E come Noi non potendo contenere il nostro Amore usciamo in opere “ad extra”, così non potendo contenere l’amore di chi fa il nostro Volere, la usciamo fuori di Noi e l’additiamo ai popoli come la nostra favorita, la nostra amata, e che solo per lei e per le anime simili, facciamo discendere i beni sulla terra, e che la terra solo per loro amore la conserviamo, e poi, la rinchiudiamo dentro di Noi per godercela, perché come le Divine Persone siamo inseparabili, così si rende inseparabile chi fa il nostro Volere”.

 

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11-71

Marzo 19, 1914

 

Chi fa la Volontà di Dio forma il suo gioello.

 

(1) Pare che il benedetto Gesù ha voglia di parlare del suo Santissimo Volere.  Io mi stavo diffondendo in tutto l’interno di Lui, nei suoi pensieri, desideri, affetti, nella sua Volontà, nel suo Amore, in tutto, e Gesù con una dolcezza infinita mi ha detto:

(2) “Oh!  se tu sapessi il contento che mi dà chi fa la mia Volontà, il tuo cuore ne creperebbe di gioia.  Vedi, come tu ti diffondevi nei miei pensieri, desideri, ecc., così formavi il trastullo dei miei pensieri, ed i miei desideri fondendosi nei tuoi giocavano insieme, i tuoi affetti uniti alla tua volontà e al tuo amore, correndo e volando nei miei affetti, nel mio Volere e Amore, si baciavano insieme e scaricandosi come rapido fiumicello nel mare immenso dell’Eterno, si trastullavano con le Divine Persone, e ora col Padre, e ora con Me, e ora con lo Spirito Santo, e ora non volendo dare il tempo Uno all’Altro la giochiamo tutti e Tre insieme e ne formiamo il nostro gioiello, e questo gioiello ci è tanto caro, che dovendo formare il nostro trastullo, lo teniamo con gelosia ad intra, nell’intimo della nostra Volontà, e quando le creature ci amareggiano, ci offendono, per rinfrancarci prendiamo il nostro gioiello e ci trastulliamo insieme”.

 

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11-72

Marzo 21, 1914

 

Irresistibile bisogno di Gesù di far conoscere

all’anima come l’ama, e tutti i doni di cui la va riempiendo.

 

(1) Gesù continua: “Figlia mia, Io amo tanto chi fa la mia Volontà, che non posso manifestarlo tutto, né tutto insieme l’amore con cui la voglio, la grazia con cui la vado arricchendo, la bellezza di cui la vado abbellendo, di tutti i beni di cui la vado riempiendo; se Io le manifestassi tutto insieme, l’anima ne creperebbe di gioia, il cuore ne scoppierebbe, in modo da non poter più vivere sulla terra, e di botto prenderebbe il volo verso il Cielo; ma però Io ne sento un irresistibile bisogno di farmi conoscere il bene che le voglio.  E’ troppo duro amare, far del bene e non farsi conoscere, il mio cuore me lo sento come crepare, e non potendo resistere a tanto amore, le vado manifestando a poco a poco come l’amo, e tutti i doni di cui la vado riempiendo, e quando l’anima si sentirà riempita fino all’orlo, fino a non poterli più contenere, in una di queste mie manifestazioni sparirà dalla terra e sboccherà nel seno dell’Eterno”.

(2) Ed io: “Gesù, vita mia, mi pare che esagerate un poco nel manifestarmi dove può giungere un’anima che fa la tua Volontà”.  E Gesù, compatendo la mia ignoranza, sorridendo mi ha detto:

(3) “No, no diletta mia, non esagero, chi esagera pare che vuole ingannare, il tuo Gesù non sa ingannarti, anzi è nulla ciò che ti ho detto, riceverai maggiori sorprese quando rotta la carcere del tuo corpo e nuotando nel mio seno, apertamente ti sarà svelato dove il mio Volere ti ha fatto giungere”.

 

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11-73

Marzo 24, 1914

 

L’Umanità di Gesù è limitata, mentre la sua Volontà è interminabile.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù ché non ci veniva ancora, e venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà nasconde in Sé la mia stessa Umanità, ecco perciò che parlandoti della mia Volontà, qualche volta ti nascondo la mia Umanità, ti senti circondata di luce, senti la voce e non mi vedi, perché la mia Volontà l’assorbe in Sé, tenendo questa i suoi limiti, mentre la mia Volontà è Eterna e senza limiti.  Difatti, la mia Umanità stando in terra non occupò tutti i luoghi, tutti i tempi né tutte le circostanze, e dove non potette lei arrivare, supplì e giunse la mia Volontà interminabile.  E quando trovo le anime che in tutto vivono del mio Volere, suppliscono alla mia Umanità, ai tempi, ai luoghi ed alle circostanze e fino ai patimenti, perché vivendo in loro il mio Volere, Io me ne servo di loro come me ne servii della mia Umanità.  Che cosa fu la mia Umanità se non che organo della mia Volontà?  E tale sono chi fanno la mia Volontà”.

 

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11-74

Aprile 5, 1914

 

Tutto ciò che si fa nella Volontà di Dio diventa luce.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù si faceva vedere dentro d’una immensità di luce, ed io nuotavo in questa luce, sicché me la sentivo scorrere nelle orecchie, negli occhi, nella bocca, in tutto, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà, se opera, l’opera diventa luce, se parla, se pensa, se desidera, se cammina, ecc., le parole, i pensieri, i desideri, i passi si cambiano tutti in luce, ma luce attinta dal mio Sole, sicché la mia Volontà tira con tanta forza chi fa il mio Volere, che la fa girare sempre intorno a questa luce, e come gira, più luce prende che la tiene come rapita in Me”.

 

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11-75

Aprile 10, 1914

 

Il centro di Gesù nella terra è l’anima che fa la sua

Volontà.  La Divina Volontà è riposo perpetuo.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù è venuto crocifisso e mi partecipava le sue pene, e mi ha tirato a Sé, tanto nel mare della sua passione, che quasi passo per passo la seguivo, ma chi può dire tutto ciò che comprendevo, sono tante che non so da dove prendere, dico solo che nel vederlo strappare la corona di spine, le spine mantenevano il sangue per non farlo del tutto uscire, nel strappare la corona di spine quel sangue è sboccato fuori da quei piccoli fori e pioveva a larghi rivi sulla faccia, sopra i capelli e poi andava scendendo su tutta la persona di Gesù.

(2) E Gesù: “Figlia, queste spine che mi pungono la testa, pungeranno l’orgoglio, la superbia, le piaghe più nascoste, per farle uscire fuori il pus che contengono, e le spine intinte del mio sangue le risaneranno e restituiranno la corona che il peccato le aveva tolto”.

(3) E poi Gesù mi faceva passare ad altri passi della Passione, ma io mi sentivo trafiggere il cuore nel vederlo tanto soffrire, e Lui quasi per sollevarmi ha ripreso a parlare del suo Santo Volere:

(4) “Figlia mia, il mio centro sulla terra è l’anima che fa la mia Volontà.  Vedi, il sole sulla terra spande la luce ovunque, ma vi tiene il suo centro.  Io nel Cielo sono vita di ciascuno dei beati, ma vi ho il mio centro, il mio trono; così in terra mi trovo dappertutto, ma il mio centro, il luogo dove erigo il mio trono per regnare, i miei carismi, le mie compiacenze, i miei trionfi ed il mio stesso cuore palpitante, tutto Me stesso si trova, come in proprio centro nell’anima che fa la mia Santissima Volontà.  Tanto è immedesimata con Me quest’anima, che mi diventa inseparabile, e tutta la mia sapienza e potenza non sa trovare mezzi come disgiungersi menomamente da lei”.

(5) Poi ha soggiunto: “L’amore ha le sue ansie, i desideri, gli ardori, le sue irrequietezze; la mia Volontà è riposo perpetuo, e sai perché?  Perché l’amore contiene il principio, il mezzo e la fine dell’opera, quindi per venire a fine, si suscitano le ansie, le irrequietezze, ed in queste molto d’umano si mescola ed imperfetto, e se non uniscono passo a passo Volontà mia e amore, povero Amore, come resta disonorato, anche nelle opere più grandi e più sante.  Invece la mia Volontà opera in un atto semplice, dando l’anima tutta l’attitudine dell’opera alla mia Volontà, e mentre la mia Volontà opera lei riposa, quindi, non operando l’anima ma la mia Volontà in essa, non ci sono ansie né irrequietezze, e sono scevre da qualunque imperfezione”.

 

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11-76

Maggio 18, 1914

 

Le anime paciere sono i bastoni di Dio.

 

(1) Sentendomi oppressa, stavo quasi in atto d’essere sorpresa dalle velenose onde della turbazione.  Il mio amabile Gesù, mio sentinella fedele è subito corso ad impedire che la turbazione entrasse in me, e sgridandomi mi ha detto:

(2) “Figlia, che fai?  E’ tale e tanto l’amore e l’interesse che tengo di mantenere l’anima in pace, che sono costretto a fare miracoli per conservare l’anima in pace, e chi turba queste anime vorrebbe farmi fronte ed impedire questo mio miracolo tutto d’amore, quindi ti raccomando d’essere equilibrata in tutto, il mio Essere è in pieno equilibrio in tutto, e mali ne veggo, ne sento, amarezze non me ne mancano, eppure non mi squilibro mai, la mia pace è perenne, i miei pensieri sono pacifici, le mie parole sono melate di pace, il palpito del mio cuore non è mai tumultuante, anche in mezzo ad immense gioie ed interminabili amarezze, lo stesso operato delle mie mani nell’atto di flagellare, scorre sulla terra inviluppato nelle onde di pace.  Sicché se tu non ti conservi in pace, stando nel tuo cuore mi sento disonorato, ed il mio modo ed il tuo non vanno più d’accordo, sicché mi sentirei in te inceppato di svolgere i miei modi in te, e quindi mi renderesti infelice.  Solo le anime paciere sono i miei bastoni dove mi poggio, e quando le molte iniquità mi strappano i flagelli dalle mani, poggiandomi a questi bastoni faccio sempre meno di quello che dovrei fare.  Ah! , se mai sia, mi mancassero questi bastoni, mancandomi gli appoggi manderei tutto a rovina”.

 

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11-77

Giugno 29, 1914

 

Come la creatura che vive nel Voler Divino, entra

a parte delle azioni “ad intra” delle Divine Persone.

 

(1) Avendo letto persone autorevoli ciò che sta scritto il 17 Marzo, cioè, che chi fa la Volontà di Dio entra a parte delle azioni “ad intra” delle Divine Persone, ecc., quindi hanno detto che non ci andava e che la creatura non entra in questo; io sono lasciata impensierita, ma calma e convinta che Gesù farebbe conoscere la verità.  Onde, trovandomi nel solito mio stato, innanzi alla mia mente vedevo un mare interminabile, e dentro di questo mare tanti oggetti, chi piccoli, chi più grandi, chi restava nella superficie del mare e restava solo bagnato, chi andava giù in fondo e restava dentro e fuori impregnato d’acqua e chi andava tanto giù che restavano sperduti nel mare.  Ora mentre vedevo ciò, è venuto il mio sempre amabile Gesù e mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, hai visto?  Il mare simboleggia la mia immensità e gli oggetti diversi nella grandezza, le anime che vivono nella mia Volontà, i diversi modi di stare, chi alla superficie, chi in giù, e chi sperduto in Me, sono a seconda che vivono nel mio Volere, chi imperfetta, chi più perfetta e chi giunge a tanto da sperdersi del tutto nel mio Volere.  Ora figlia mia, il mio “ad intra” dettoti è proprio questo, che ora ti tengo insieme con Me, con la mia Umanità, e tu prendi parte alle mie pene, alle opere e alle gioie della mia Umanità, e ora, tirandoti dentro di Me ti faccio sperdere nella mia Divinità, quante volte non ti ho fatto nuotare in Me e ti ho tenuto tanto dentro di Me che tu non potevi vedere altro che Me dentro e fuori di te?  Ora, tenendoti in Me tu hai preso parte ai godimenti, all’amore e a tutto il resto, a seconda sempre della tua piccola capacità, e sebbene le nostre opere “ad intra” sono eterne, pure le creature godono degli effetti di quelle opere nella loro vita, a seconda del loro amore.  Ora, che maraviglia se la volontà dell’anima è una con la mia, mettendola dentro di Me e rendendosi indissolubile, sempre, fino a tanto che non si sposti dalla mia Volontà, ho detto che prende parte alle opere “ad intra”?  E poi, dal modo come sta svolto in appresso, se volevano conoscere la verità, potevano conoscere benissimo il significato del mio ad intra, perché la verità è luce alla mente, e con la luce le cose si veggono quali sono, invece se non si vuole conoscere la verità, la mente è cieca e le cose non si veggono quale sono, quindi suscitano dubbi e difficoltà e rimangono più ciechi di prima.  E poi, il mio Essere è sempre in atto, non ha né principio né fine, sono vecchio e nuovo, quindi le nostre opere “ad intra” sono state, stanno e staranno, e sempre in atto, quindi l’anima con l’unione intima alla nostra Volontà, è già dentro di Noi, e quindi ammira, contempla, ama, gode, onde prende parte al nostro Amore, ai godimenti e a tutto il resto.  Perché dunque è stato sproposito che ho detto che chi fa la mia Volontà prende parte alle azioni “ad intra”? .

(3) Ora, mentre Gesù diceva ciò, nella mia mente mi è venuta una similitudine: Un uomo che sposa una donna, da questi nascono i figli, questi sono ricchi, virtuosi e tanto buoni, da felicitare chiunque potesse vivere con loro.  Ora, una persona presa dalla bontà di questi coniugi, vuol vivere insieme con loro, non viene a prendere parte alle ricchezze, alla felicità loro, e col vivere insieme non si sente infondere le loro virtù?  Se ciò si può fare umanamente, molto più col nostro amabile Gesù.

 

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11-78

Agosto 15, 1914

 

L’anima mitiga i dolori di Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù, fuori del suo solito che tiene con me in questo periodo della mia vita, cioè, che se viene è per poco, alla sfuggita ed a lampo, e quasi con la totale cessazione delle sofferenze che nel venire mi comunicava, il solo suo santo Volere è quello che mi supplisce per tutto.  Onde, questa mattina è venuto, trattenendosi parecchie ore, ma in uno stato che faceva piangere le pietre, tutto si doleva e a tutte le parti della sua Santissima Umanità voleva essere lenito, pareva che se ciò non fosse, il mondo lo ridurrebbe ad un mucchio, pareva che non voleva andarsene per non vedere le stragi e i gravi spettacoli del mondo, e che quasi lo costringevano a fare cose peggiori.  Ond’io me l’ho stretto e volendolo lenire mi fondevo nella sua intelligenza, per potermi trovare in tutte le intelligenze delle creature, e così dare ad ogni pensiero cattivo il mio pensiero buono, per riparare e per lenire tutti i pensieri offesi di Gesù; così mi fondevo nei suoi desideri, per potermi trovare in tutti i desideri cattivi delle creature, per mettere il mio desiderio buono per lenire i desideri offesi di Gesù, e così di tutto il resto.  Onde, dopo che l’ho lenito parte per parte, come se si fosse rinfrancato mi ha lasciato.

 

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11-79

Settembre 25, 1914

 

Effetti delle preghiere fatte nella Divina Volontà.

 

(1) Stavo offerendo le mie povere preghiere al benedetto Gesù, e pensavo tra me a chi era meglio che Gesù benedetto le applicasse.  E Lui benignamente mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le preghiere fatte insieme con Me e con la stessa mia Volontà, possono darsi a tutti, senza escludere nessuno, e tutti hanno la loro parte ed i loro effetti come se si fossero offerte ad una sola, però agiscono a seconda le disposizioni delle creature, come la Comunione, la mia Passione, per tutti e a ciascuna Io la do, ma gli effetti sono secondo le disposizioni loro, e col riceverla dieci, non è meno il frutto che se l’avessero ricevuto cinque.  Tale è la preghiera fatta insieme con Me e dalla mia Volontà”.

 

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11-80

Ottobre, 1914

 

Valore delle ore della Passione, e ricompensa che darà a quelli che le faranno.

 

(1) Stavo scrivendo le ore della Passione e pensavo tra me: “Quanti sacrifici nello scrivere queste benedette ore della Passione, specie nel mettere su carta certi atti interni che solo tra me e Gesù erano passati, quale ne sarà la ricompensa che Egli mi darà? ” E Gesù facendomi sentire la sua voce tenera e dolce mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per compenso che hai scritto le ore della mia Passione, ad ogni parola che hai scritto ti darò un bacio, un’anima”.

(3) Ed io: “Amor mio, questo a me, ed a quelle che le faranno che le darai?  “.

(4) E Gesù: “Se le faranno insieme con Me e con la mia stessa Volontà, ad ogni parola che reciteranno le darò anche un’anima, perché tutta la maggiore o minore efficacia di queste ore della mia Passione sta nella maggiore o minore unione che hanno con Me, e facendole con la mia Volontà, la creatura si nasconde nel mio Volere, e agendo il mio Volere posso fare tutti i beni che voglio, anche per una sola parola, e questo ogni volta che le farete”.

(5) Un’altra volta stavo lamentandomi con Gesù, che dopo tanti sacrifici nello scrivere queste ore della Passione, erano tante poche le anime che le facevano, ed Egli:

(6) “Figlia mia, non ti lamentare, ancorché fosse una sola ne dovresti essere contenta, non avrei sofferto tutta la mia Passione ancorché si dovesse salvare una sola anima?  Così anche tu, mai si deve omettere il bene perché pochi se ne avvalgono, tutto il male è per chi non profitta, e come la mia Passione fece acquistare il merito alla mia Umanità come se tutti si salvassero, ad onta che non tutti si salvano, perché la mia Volontà era quella di salvarli tutti, e meritai a seconda che Io volevo, non a seconda il profitto che ne farebbero le creature; così tu, a seconda che la tua volontà si è immedesimata con la mia Volontà, di voler e di fare bene a tutti, così ne resterai ricompensata, tutto il male è di quelle che potendo non le fanno, queste ore sono le più preziose di tutte, perché non è altro che ripetere ciò che feci nel corso della mia Vita mortale, e ciò che continuo nel Santissimo Sacramento.  Quando sento queste ore della mia Passione, sento la mia stessa voce, le mie stesse preghiere, veggo la mia Volontà in quell’anima, qual’è di volere il bene di tutti e di riparare per tutti, ed Io mi sento trasportato a dimorare in essa per poter fare in lei ciò che fa lei stessa.  Oh!  quanto amerei che anche una sola per paese facesse queste ore della mia Passione!  sentirei Me stesso in ogni paese, e la mia Giustizia in questi tempi grandemente sdegnata, ne resterebbe in parte placata”.

(7) Aggiungo che un giorno stavo facendo l’ora quando la Celeste Mamma diede sepoltura a Gesù, ed io la seguii per tenerle compagnia nella sua amara desolazione per compatirla.  Questa non era solito di farla sempre, solo qualche volta, ora stavo indecisa se dovevo farla o no, e Gesù benedetto, tutto amore e come se mi pregasse mi ha detto:

(8) “Figlia mia, non voglio che la tralasci, la farai per amor mio in onore della mia Mamma.  Sappi che ogni qualvolta tu la fai, la mia Mamma si sente come se stesse in persona in terra e ripetere la sua vita, e quindi riceve Essa quella gloria e amore che diede a Me sulla terra, ed Io sento come se stesse di nuovo la mia Mamma in terra, le sue tenerezze materne, il suo amore e tutta la gloria che Ella mi diede, quindi ti terrò in conto di madre”.

(9) Onde, abbracciandomi, mi sentivo dire zitto zitto: “Mamma mia, mamma”.  E mi suggeriva ciò che fece e soffrì in quest’ora la dolce Mamma, ed io la seguii, e d’allora in poi non l’ho più tralasciata aiutata dalla sua grazia.

 

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11-81

Ottobre 29, 1914

 

Gli atti uniti con la Volontà di Dio sono atti compiuti e perfetti.

 

(1) Stavo lamentandomi con Gesù benedetto delle sue privazioni, ed il mio povero cuore oppresso dava in delirio, e spropositando ho detto: “Amor mio, come, hai dimenticato che senza di Te non so e non posso stare?  O con Te in terra, o con Te in Cielo, forse vuoi che te lo ricordi?  Vuoi stare in silenzio, dormire, corrucciato?  stia pure, purché sempre stia con me, ma mi sento che mi hai messo fuori del tuo cuore.  Ah!  ti ha bastato il cuore di farlo? ” Ma mentre dicevo questi ed altri spropositi, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chetati, sto qui, e dicendomi che ti ho messo fuori del mio cuore è un insulto che mi fai, mentre ti tengo in fondo al mio cuore, e tanto stretta, che tutto il mio Essere scorre in te e il tuo in Me, quindi sii attenta che di questo mio Essere che scorre in te niente ti sfugga, e che ogni tuo atto sia unito con la mia Volontà, perché la mia Volontà contiene atti tutti compiuti, basta un solo atto di mia Volontà per creare mille mondi, e tutti perfetti e completi, non ho bisogno di atti susseguenti, uno solo mi basta per tutti.  Onde, tu facendo l’atto più semplice unito con la mia Volontà, mi darai un atto completo, cioè di amore, di lode, di riparazione, tutto insomma mi racchiuderai in quest’atto, anzi racchiuderai anche Me stesso e darai Me a Me.  Ah!  sì, solo questi atti uniti con la mia Volontà mi possono stare di fronte, perché ad un Essere perfetto che non sa fare atti incompleti, ci vogliono atti completi e perfetti per dargli onore e compiacimento, e la creatura solo nella mia Volontà troverà questi atti completi e perfetti, fuori della mia Volontà, per quanto buoni fossero i loro atti, saranno sempre imperfetti e incompleti, perché la creatura ha bisogno di atti susseguenti per completare e perfezionare un’opera, se pure vi riesce; quindi, tutto ciò che la creatura fa fuori della mia Volontà, Io lo guardo come un nonnulla.  Perciò la mia Volontà sia la tua vita, il tuo regime, il tuo tutto, e così, racchiudendo la mia Volontà, tu starai in Me ed Io in te, e ti guarderai bene di dire un’altra volta che ti ho messo fuori del mio cuore”.

 

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11-82

Novembre 4, 1914

 

Compiacimento di Gesù per le ore della Passione.

 

(1) Stavo facendo le ore della Passione, e Gesù tutto compiacendosi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu sapessi il mio grande compiacimento che provo nel vederti ripetere quest’ore della mia Passione e sempre ripeterle, e di nuovo ripeterle, tu ne resteresti felice.  E’ vero che i miei santi hanno meditato la mia Passione e hanno compreso quanto ho sofferto, e si sono sciolti in lacrime di compassione, tanto, da sentirsi consumare per amore delle mie pene, ma però non così continuato e tante volte ripetute con quest’ordine, sicché posso dire che tu sei la prima che mi dai questo gusto sì grande e speciale, e vai sminuzzando in te ora per ora la mia Vita e ciò che soffrii, ed Io mi sento tanto tirato, che ora per ora te ne do il cibo e mangio teco lo stesso cibo, e faccio insieme con te ciò che fai tu.  Sappi però che te ne compenserò abbondantemente di nuova luce e nuove grazie, e anche dopo la tua morte, ogniqualvolta si faranno dalle anime su questa terra queste ore della mia Passione, Io in Cielo ti ammanterò sempre di nuova luce e gloria”.

 

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11-83

Novembre 6, 1914

 

Chi fa le ore della Passione fa sua la Vita

di Gesù, e prende il stesso uffizio di Lui.

 

(1) Continuando le solite ore della Passione, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mondo sta in continuo atto di rinnovare la mia Passione, e siccome la mia immensità involge tutti, dentro e fuori delle creature, così sono costretto dal loro contatto a ricevere chiodi, spine, flagelli, disprezzi, sputi e tutto il resto che soffrii nella Passione, e anche più.  Ora, chi fa queste ore della mia Passione, dal contatto di queste mi sento togliere i chiodi, frantumare le spine, raddolcire le piaghe, togliere gli sputi, mi sento contraccambiare in bene il male che mi fanno gli altri, ed Io, sentendo che il loro contatto non mi fa male, ma bene, mi poggio sempre più su loro”.

(3) Oltre di ciò, ritornando il benedetto Gesù a parlare di queste ore della Passione ha detto:

(4) “Figlia mia, sappi che col fare queste ore, l’anima prende i miei pensieri e li fa suoi, le mie riparazioni, le preghiere, i desideri, gli affetti, anche le più intime mie fibre e le fa sue, ed elevandosi su, tra il Cielo e la terra fa il mio stesso uffizio, e come corredentrice dice insieme con Me: “Ecce ego mitte me, voglio ripararti per tutti, risponderti per tutti ed impetrare il bene a tutti”.

 

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11-84

Novembre 20, 1914

 

Necessità di scrivere circa i castighi.  La Divina Volontà

ed il Amore formano nell’anima la Vita e Passione di Gesù.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta per le privazioni di Gesù benedetto, e molto più per i flagelli che attualmente stanno piovendo sulla terra, e che tante volte Gesù mia aveva detto tanti anni prima.  Mi pare proprio che in tanti anni che mi ha tenuto in letto, dividevamo insieme il peso del mondo, soffrivamo e lavoravamo insieme a pro di tutte le creature.  Mi pare che lo stato di vittima in cui l’amabile Gesù mi aveva messo, concatenava insieme tra me e Lui tutte le creature, non vi era cosa che facesse, o castigo che doveva mandare, che Gesù non me lo facesse sapere, ed io tanto facevo presso di Lui, in modo che, o dimezzavo il castigo o che non lo facesse affatto.  Oh!  come mi affligge il pensiero che Gesù si abbia ritirato a Sé tutto il peso delle creature, e che io come indegna di lavorare insieme con Lui, mi abbia lasciata da parte.  Ma altre afflizioni ancora, ché Gesù nelle scappatine che fa, continua a dirmi che le guerre, i flagelli che ci sono nulla ancora, mentre pare che sono troppo, e altre nazioni si metteranno in guerra, non solo, e col tempo svolgeranno guerre contro la Chiesa, investiranno persone sacre e le uccideranno.  Quante chiese saranno profanate!  Io, veramente ho omesso circa due anni di scrivere i castighi che Gesù spesso spesso mi ha manifestato, parte perché sono cose ripetute, e parte perché scrivere sopra dei castighi mi fa tanto male, che non posso andare avanti, però Gesù, una sera mentre scrivevo ciò che mi aveva detto sulla sua Santissima Volontà, e avendo passato sopra di ciò che mi aveva detto dei castighi, rimproverandomi dolcemente mi disse:

(2) “Perché non hai scritto tutto? ”

(3) Ed io: “Amor mio, non mi sembrava necessario, e poi, Tu sai quanto soffro”.

(4) E Gesù: “Figlia mia, se non fosse necessario non te lo dicevo, e poi, essendo il tuo stato di vittima concatenato con gli eventi che la mia provvidenza dispone sulle creature, e vedendosi nei tuoi scritti questo concatenamento tra te e Me e le creature, e tra le tue sofferenze per impedire flagelli, ora vedendosi questo vuoto la cosa comparirà scordante e incompleta, ed Io cose scordanti e incomplete non ne so fare”.

(5) Ed io, stringendomi nelle spalle, ho detto: “Mi è troppo duro il farlo, e poi, chi si ricorderà il tutto? ”

(6) E Gesù sorridendo ha soggiunto: “E se dopo la tua morte ti darò una pena di fuoco nelle mani in Purgatorio, che dirai? ”

(7) Ora ecco la causa perché mi sono decisa ad accennare i castighi, spero che Gesù perdonerà la mia omissione, e prometto d’essere attenta per l’avvenire.

(8) Ora, ritorno a dire che stando molto afflitta, Gesù, nel venire, per sollevarmi mi ha preso fra le sue braccia e mi ha detto:

(9) “Figlia mia, sollevati, chi fa la mia Volontà non resta mai scompagnato da Me, anzi è insieme con Me nelle opere che compio, nei miei desideri, nel mio Amore, in tutto e dovunque è insieme con Me.  Anzi posso dire che siccome voglio tutto per Me, affetti, desideri, ecc., di tutte le creature, non avendoli, Io sto in attitudine intorno alle creature per farne conquista; ora, trovando in chi fa la mia Volontà il compiacimento dei miei desideri, il mio desiderio si riposa in essa, il mio Amore prende riposo nel suo amore, e così di tutto il resto”.

(10) Poi ha soggiunto: “Ti ho dato due cose grandissime, che si può dire formavano la mia stessa Vita; la mia Vita fu racchiusa in questi due punti: Volontà Divina e Amore.  E questa Volontà svolse in Me la mia Vita e compì la mia Passione.  Non altro voglio da te, che la mia Volontà sia la tua vita, la tua regola e che in nessuna cosa, sia piccola o grande, sfugga da Essa, e questa Volontà svolgerà in te la mia Passione, e quanto più stretta starai alla mia Volontà, tanto più sentirai in te la mia Passione.  Se farai scorrere in te come vita la mia Volontà, questa ti farà scorrere in te la mia Passione, sicché te la sentirai scorrere in ogni tuo pensiero, nella tua bocca, ti sentirai inzuppata la lingua, e la tua parola uscirà calda del mio sangue ed eloquentemente parlerai delle mie pene; il tuo cuore sarà pieno delle mie pene ed in ogni sbocco che darà, a tutto il tuo essere porterà l’impronta della mia Passione, ed Io ti andrò sempre ripetendo: “Ecco la mia Vita, ecco la mia Vita”.  E mi diletterò di farti delle sorprese, narrandoti or una pena e ora un’altra non ancor da te sentita o compresa.  Non ne sei contenta? ”

 

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11-85

Dicembre 17, 1914

 

La Divina Volontà forma la vera e perfetta

consacrazione della Vita Divina nell’anima.

 

(1) Continuando il mio solito stato e stando molto afflitta per le privazioni di Gesù, dopo molti stenti è venuto, facendosi vedere in tutto il mio povero essere, ed io, mi pareva come se fossi la veste di Gesù, e rompendo il suo silenzio mi ha detto:

(2) “Figlia mia, anche tu puoi formare delle ostie e consacrarle.  Vedi la veste che mi copre nel Sacramento?  Sono gli accidenti del pane con cui viene formata l’ostia, la Vita che esiste in quest’ostia è il mio corpo, il mio sangue e la mia Divinità, l’attitudine che contiene questa Vita è la mia Suprema Volontà, e questa Volontà svolge l’amore, la riparazione, l’immolazione e tutto il resto che faccio nel Sacramento, cui mai si sposta un punto dal mio Volere; non c’è cosa che esca da Me, cui il mio Volere non va innanzi.  Ed ecco come anche tu puoi formare l’ostia: L’ostia è materiale e del tutto umana, anche tu hai un corpo materiale e una volontà umana, questo tuo corpo e questa tua volontà, se li manterrai puri, retti, lontani da qualunque ombra di peccato, sono gli accidenti, i veli per potermi consacrare e vivere nascosto in te.  Ma non basta, ciò sarebbe come all’ostia senza la consacrazione, onde ci vuole la mia Vita; la mia Vita è composta di santità, di amore, di sapienza, di potenza, ecc., ma il motore di tutto è la mia Volontà, quindi, dopo che hai preparato l’ostia, devi far morire la tua volontà nell’ostia, la devi cuocere ben bene per fare che più non rinasca, e devi far sottentrare in tutto l’essere tuo la mia Volontà, e questa, che contiene tutta la mia Vita, formerà la vera e perfetta consacrazione.  Sicché non avrà più vita il pensiero umano, ma il pensiero del mio Volere, e questa consacrazione creerà la mia sapienza nella tua mente, non più vita dell’umano, la debolezza, l’incostanza, perché la mia Volontà formerà la consacrazione della Vita Divina, della fortezza, della fermezza e tutto ciò che Io sono.  Onde, ogniqualvolta farai scorrere la tua volontà nella mia, i tuoi desideri e in tutto ciò che sei e potrai fare, Io rinnoverò la consacrazione, e come ostia vivente, non morta quali sono le ostie senza di Me, Io continuerò la mia Vita in te.  Ma non è tutto, nelle ostie consacrate, nelle pissidi, nei tabernacoli, tutto è morto, muto, non vi è sensibilmente un palpito, uno slancio d’amore che possa rispondere a tanto mio amore.  Se non fosse ché Io aspetto i cuori per darmi a loro, Io sarei ben infelice e ne resterei defraudato nel mio Amore, e senza scopo la mia Vita Sacramentale; e se ciò tollero nei tabernacoli, non lo tollererei nelle ostie viventi.  Quindi, alla vita è necessaria la nutrizione, ed Io nel Sacramento voglio essere nutrito, e voglio essere nutrito del mio stesso cibo, cioè, l’anima farà sua la mia Volontà, il mio Amore, le mie preghiere, le riparazioni, i sacrifici, e li darà a Me come cose sue, ed Io mi nutrirò.  L’anima si unirà con Me, tenderà le sue orecchie per sentire ciò che sto facendo per farlo insieme con Me, e mano mano che replicherà i miei stessi atti, mi darà il suo cibo ed Io ne sarò felice, e solo in queste ostie viventi troverò il compenso della solitudine, del digiuno e di ciò che soffro nei tabernacoli”.

 

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11-86

Dicembre 21, 1914

 

Avere compagnia alle pene è il più grande sollievo per Gesù.

 

(1) Stavo nel solito mio stato, ed il benedetto Gesù, venendo, tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ne posso più per il mondo, sollevami tu per tutti, fammi palpitare nel tuo cuore, affinché sentendo per mezzo del tuo cuore i palpiti di tutti, i peccati non mi vengano diretti, ma indiretti per mezzo del tuo cuore, altrimenti la mia Giustizia metterà fuori tutti i castighi che mai ci sono stati”.

(3) E nell’atto di ciò dire ha immedesimato il suo cuore al mio e mi ha fatto sentire il suo palpito, ma chi può dire ciò che si sentiva, i peccati come saette ferivano quel cuore, e mentre io prendevo parte, Gesù ne aveva sollievo.  Poi, sentendomi tutta immedesimata in Lui, pareva che racchiudevo la sua intelligenza, le sue mani, i suoi piedi e così di tutto il resto, ed io prendevo parte a tutte le offese di ciascun senso di creature, ma chi può dire come ciò succedeva?  Poi Gesù ha soggiunto:

(4) “Avere compagnia alle pene è il più grande sollievo per Me, ecco perciò il mio Divino Padre dopo la mia Incarnazione non fu così inesorabile, ma più mite, perché le offese non le riceveva dirette, ma indirette, cioè, attraverso della mia Umanità, la quale gli faceva continuo riparo.  Così Io vo trovando anime che si mettano attraverso tra Me e le creature, altrimenti il mondo lo renderò un mucchio di rovine”.

 

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11-87

Febbraio 8, 1915

 

La unione di Volontà forma tutta la perfezione delle Tre Divine Persone.

 

(1) Me la passo afflittissima per i modi che il mio sempre amabile Gesù tiene con me, ma rassegnata al suo Santissimo Volere.  Se mi lamento con Gesù delle sue privazioni e del suo silenzio, Lui mi dice che:

(2) Non è il tempo di badare a ciò, queste sono bambinate e di anime molto deboli che badano a sé stesse e non a Me, che pensano a ciò che sentono e non a quello che le conviene fare, quest’anime mi puzzano d’umano e non posso fidarmi di loro.  Da te non mi aspetto questo, voglio l’eroismo delle anime che dimenticandosi di sé stesse, badano solo a Me, e unite con Me si occupano della salvezza dei miei figli, che il demonio usa tutte le astuzie per strapparli dalle mie braccia.  Voglio che ti adatti ai tempi, ora dolorosi, ora luttuosi, e ora tragici, ed insieme con Me prega e piangi la cecità delle creature, la tua vita deve scomparire facendo sottentrare in te tutta la mia Vita, facendo così, sentirò in te il profumo della mia Divinità, mi fiderò di te in questi tempi tristi, eppure non sono altro che i preludi dei castighi, che sarà quando le cose s’inoltreranno di più?  Poveri figli, poveri figli!  “.

(3) E pare che Gesù soffre tanto che resta senza parola e si nasconde più dentro del cuore, in modo che scomparisce del tutto.  E quando stanca del mio stato doloroso rinnovo i lamenti, lo chiamo e richiamo, gli dico: “Gesù, non senti le tragedie che succedono?  Com’è possibile che il tuo cuore pietoso possa sopportare tanto strazio nei tuoi figli? ” E Lui pare che appena si muove nel mio interno, come se non si volesse far sentire, e sento dentro del mio respiro un altro respiro affannoso, come se avessi il rantolo, è il respiro di Gesù, perché lo avverto ch’è dolce, ma mentre mi rinfranca tutta mi fa sentire pene mortali, perché in quel respiro sento il respiro di tutti, specie di tante vite morendo e che Gesù soffre con loro il rantolo dell’agonia.  Altre volte pare che si duole tanto, che manda flebili lamenti, da muovere a pietà i cuori più duri.  Onde, seguitando i miei lamenti, questa mattina nel venire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, l’unione dei nostri voleri è tanta, da non distinguersi qual sia il voler dell’uno e quale quello dell’altro; è questa unione di Volontà che forma tutta la perfezione delle Tre Divine Persone, perché come siamo uniformi nella Volontà, questa uniformità porta uniformità di santità, di sapienza, di bellezza, di potenza, d’amore e di tutto il resto del nostro Essere, sicché ci specchiamo a vicenda Uno nell’Altro, ed è tanto il nostro compiacimento nel guardarci, da renderci pienamente felici; onde, Uno riverbera nell’Altro, e ogni qualità del nostro Essere, come tanti mari immensi diversi di gaudi, uno scarica nell’altro, perciò, se qualche cosa fosse dissimile tra Noi, il nostro Essere non poteva essere né perfetto né pienamente felice.  Ora, nel creare l’uomo abbiamo infuso in lui la nostra immagine e somiglianza per poter travolgere l’uomo nella nostra felicità, e specchiarci e felicitarci in lui, ma l’uomo ha rotto il primo anello di congiunzione, di volontà tra lui e il Creatore, e quindi ha perduto la vera felicità, anzi gli hanno piombato sopra tutti i mali, perciò né possiamo specchiarci in lui né felicitarci, solo in quell’anima che fa in tutto il nostro Volere lo facciamo e godiamo il frutto completo della Creazione; ché anche in quelle che hanno qualche virtù, che pregano, che frequentano i Sacramenti, se non sono uniformi al nostro Volere non possiamo specchiarci in loro, perché come è rotta la volontà loro dalla nostra, così tutte le cose sono disordinate e sossopra.  Ah!  figlia mia, solo la nostra Volontà è accetta, ché riordina, felicita e porta con Sé tutti i beni.  Perciò sempre ed in tutto fa la mia Volontà, non ti curi d’altro”.

(5) Ed io: “Amor mio e vita mia, come posso uniformarmi alla tua Volontà, ai tanti flagelli che stai mandando?  Ci vuole troppo per dire il “Fiat”, e poi, quante volte mi hai detto che se io facevo il tuo Volere, Tu avresti fatto il mio?  E ora come hai cambiato? ”

(6) E Gesù: “Non sono Io che ho cambiato, è che ha giunto a tanto la creatura, che si è resa insopportabile.  Avvicinati e succhia dalla mia bocca le offese che le creature mi mandano, e se tu puoi ingoiarle, Io sospenderò i flagelli”.

(7) Onde mi sono avvicinata alla sua bocca e con avidità succhiavo, ma con mio sommo dolore mi sforzavo di ingoiarlo e non potevo, mi soffocavo, ritornavo a fare nuovi sforzi e non ci riusciva, allora Gesù con voce tenera e singhiozzando mi ha detto:

(8) “Hai visto?  Non puoi ingoiarlo, gettalo a terra e cadrà sopra le creature”.

(9) Ond’io l’ho gettato, ed anche Gesù gettavalo dalla sua bocca sopra la terra dicendo: “E’ nulla ancora, è nulla ancora! ”

(10) Ed è scomparso.

 

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11-88

Marzo 6, 1915

 

Gesù sospende in parte lo stato di

vittima di Luisa per dar corso alla Giustizia.

 

(1) Stando nel mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù per poco è venuto, e siccome il confessore non stava bene, ed essendo il mio stato interrotto, non come una volta che allora mi riaveva quando ero chiamata dal ubbidienza, e quindi ho detto a Gesù: “Che vuoi che faccia?  Debbo stare, oppure debbo cercare di riavermi quando mi senta libera? ”

(2) E Gesù: “Figlia mia, vuoi tu forse che operassi come prima, che non solo ti comandavo di stare, ma ti legavo in modo da non poterti riavere se non che con la sola ubbidienza?  Se ciò facessi ora, il mio Amore si troverebbe alle strette e la mia Giustizia troverebbe un intoppo nello sfogarsi pienamente sulle creature, e tu potresti dirmi: “Come, mi tieni legata vittima di sofferenze per amore tuo e per le creature, così io ti lego, in modo d’arrestare la tua Giustizia di sfogarsi con le creature”.  Sicché le guerre, i preparativi che stanno facendo altre nazioni per mettersi in guerra andrebbero tutto a gioco.  Non lo posso, non posso!  Al più, se vuoi stare tu o ti vuol tenere il confessore, se ciò farete, avrò qualche riguardo per Corato e risparmierò qualche cosa.  Ma intanto le cose si vanno stringendo di più e la mia Giustizia vuole che non ci stessi affatto in questo stato, per poter subito mandare altri flagelli e fare uscire altre nazioni in guerra, e fare abbassare l’alterigia delle creature, ché dove credono vittorie troveranno sconfitte.  Ahi!  il mio Amore le piange, ma la Giustizia ne vuole la soddisfazione!  Figlia mia, pazienza! ”

(3) Ed è scomparso.  Ma chi può dire come sono rimasta?  Mi sentivo morire, ché se uscivo da me, pensavo che io ero la causa di far crescere i flagelli e quindi di far mettere altre nazioni in guerra e specie l’Italia.  Che dolore, che crepacuore!  Sentivo tutto il peso della sospensione da parte di Gesù, e pensavo tra me: “Chi sa che Gesù non permette che non stia bene il confessore per dare l’ultimo colpo per far mettere in guerra l’Italia?  Quanti sospetti e paure, ed essendo uscita da me, ho passato una giornata di lacrime e d’amarezza intensa.

 

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11-89

Marzo 7, 1915

 

Castighi.  I figli della Chiesa saranno i suoi più accaniti nemici.

 

(1) Il pensiero dei flagelli, e che io li potessi fomentare con l’uscire da me, mi trafiggeva il cuore.  Il confessore continuava a non stare bene, io pregavo e piangevo, e non sapevo decidermi.  Il benedetto Gesù veniva a lampo e fuggiva e mi lasciava libera, finalmente, mosso a compassione è venuto e tutta compatendomi e carezzandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la tua costanza mi vince, l’amore e la preghiera mi legano e quasi mi muovono battaglia, perciò sono venuto a trattenermi un poco con te, non potendo più resistere; povera figlia, non piangere, eccomi tutto per te, pazienza, coraggio, non ti abbattere.  Se tu sapessi quanto soffro, ma l’ingratitudine delle creature a ciò mi costringe, i peccati enormi, l’incredulità, il voler quasi sfidarmi, e questo è il meno, se ti dicessi della parte religiosa!  Quanti sacrilegi!  Quante ribellioni!  Quanti che si fingono miei figli e sono i miei accaniti nemici!  questi finti figli sono usurpatori, interessati, increduli, i loro cuori sono sentine di vizi, e questi figli saranno i primi a muovere guerra alla Chiesa e cercheranno di uccidere la propria Madre!  Oh!  quanti gia stanno per uscire in campo, ora è guerra tra governi, paesi, e fra poco guerreggeranno la Chiesa, e i più nemici saranno i propri figli.  Il mio cuore è lacerato dal dolore.  Con tutto ciò tollero che passi questa burrasca e che la faccia della terra, le chiese, siano lavate dal sangue di quegli stessi che le hanno imbrattato e contaminato.  Anche tu unisciti col mio dolore, prega e abbi pazienza nel veder passare questa burrasca”.

(3) Ma chi può dire il mio strazio?  Mi sentivo più morta che viva.  Sia sempre benedetto Gesù e sia fatto sempre il suo Santo Volere.

 

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11-90

Aprile 3, 1915

 

La Divina Volontà è come cielo e sole dell’anima.

 

(1) Il mio sempre amabile Gesù continua a venire d’intanto intanto, ma senza cambiare l’aspetto di minacce e di flagelli, e se qualche volta tarda, viene con un aspetto da muovere a pietà, stanco, sfinito, mi tira a Sé e mi trasforma in Lui, entra in me e si trasforma in me, vuole che io baci una per una le sue piaghe, che le adori e ripari.  E dopo che si è fatto lenire la sua Santissima Umanità mi dice:

(2) “Figlia mia, figlia mia, è necessario che venga da te d’intanto in tanto a prendere riposo, a farmi lenire, a sfogarmi, altrimenti il mondo lo farei divorare dal fuoco”.

(3) E senza darmi tempo a dirgli nulla fugge.  Ora, questa mattina, trovandomi nel solito mio stato e tardando, pensavo tra me: “Che sarebbe stato di me se non fosse per il Santo Voler Divino in queste privazioni del mio dolce Gesù?  Chi mi avrebbe dato vita, forza, aiuto?  Oh!  Santo Voler Divino, in te mi chiudo, in te mi abbandono, in te riposo.  Ah!  tutti mi fuggono, anche il patire, e anche quello stesso Gesù che pareva che non sapeva stare senza di me!  Tu solo non mi fuggi, oh!  Voler Santo, deh!  ti prego, quando vedi che le mie deboli forze non ne possono più, svelami il mio dolce Gesù che mi nascondi e che Tu possiedi.  Oh!  Voler Santo, ti adoro, ti bacio, ti ringrazio, ma non essere meco crudele! ” Mentre così pensavo e pregavo, mi sono sentita investire d’una luce purissima, ed il Voler Santo svelandomi Gesù, mi ha detto:

(4) “Figlia mia, l’anima senza della mia Volontà sarebbe stata come la terra se non avesse avuto né cielo, né stelle, né sole, né luna; la terra per sé stessa non è altro che precipizi, alture scoscese, acque, tenebre, se la terra non avesse un cielo al disopra che strada all’uomo la via per fargli conoscere i diversi pericoli che la terra contiene, l’uomo andrebbe incontro, ora a precipitare, ora ad affogarsi, ecc., ma il cielo le sta disopra, specie il sole, il quale in muto linguaggio dice all’uomo: “Vedi, io non ho occhio, né mani, né piedi, eppure sono la luce del tuo occhio, l’azione della tua mano, il passo del tuo piede, e quando dovendo illuminare altre regioni, ti lascio lo scintillio delle stelle e il chiarore della luna a continuare il mio ufficio”.  Ora, avendo dato all’uomo un cielo per bene della natura, anche all’anima, essendo più nobile, ho dato il cielo della mia Volontà, perché anche l’anima contiene precipizi, alture e scoscesi, quali sono le passioni, le virtù, le tendenze ed altro.  Or, se l’anima si toglie da sotto il cielo della mia Volontà, non farà altro che precipitare di colpa in colpa, le passioni l’affogheranno e le altezze delle virtù si cambieranno in abissi.  Sicché come nella terra senza del cielo sarebbe tutto in disordine e infecondo, così l’anima senza della mia Volontà”.

 

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11-91

Aprile 24, 1915

 

Come ciò che soffrì Gesù nella corona di spine è incomprensibile a

mente creata.  Molto più dolorosi che quelle spine s’inchiodavano

nella sua mente tutti i pensieri cattivi delle creature.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando quanto soffrì il benedetto Gesù nell’essere coronato di spine, e Gesù facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i dolori che soffrii furono incomprensibili a mente creata; molto più dolorosi che quelle spine s’inchiodavano nella mia mente tutti i pensieri cattivi delle creature, in modo che di tutti questi pensieri delle creature nessuno mi sfuggiva, tutti li sentivo in Me, sicché non solo sentivo le spine, ma anche il ribrezzo delle colpe che quelle spine infiggevano in Me”.

(3) Onde, ho fatto per guardare l’amabile Gesù, e vedevo la sua santissima testa circondata come da una raggiera di spine che gli usciva da dentro.  Tutti i pensieri delle creature stavano in Gesù, e da Gesù passavano in loro, e da loro a Gesù e vi restavano come concatenati insieme.  Oh!  come soffriva Gesù!  Poi ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, solo le anime che vivono nella mia Volontà possono darmi vere riparazioni e raddolcirmi spine sì pungenti, perché vivendo nella mia Volontà, la mia Volontà si trova dappertutto, e loro, trovandosi in Me ed in tutti, scendono nelle creature e salgono a Me, e mi portano tutte le riparazioni e mi raddolciscono, e fanno cambiare nelle menti le tenebre in luce”.

 

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11-92

Maggio 2, 1915

 

Pene di Gesù per i castighi.

 

(1) I miei giorni sono sempre più amarissimi.  Questa mattina il mio dolce Gesù è venuto in uno stato tanto sofferente, da non sapersi ridire, nel vederlo così sofferente, io, a qualunque costo avrei voluto dargli un sollievo, ma non sapendo che fare me l’ho stretto al cuore e avvicinandomi alla sua bocca, con la mia cercavo di succhiare parte delle sue interne amarezze, ma che?  Per quanta forza facevo nel succhiare non ci veniva nulla, ritornavo agli sforzi, ma tutto inutile, Gesù piangeva, io piangevo nel vedere che in nulla potevo alleviare le sue pene.  Che strazio crudele!  Gesù piangeva ché voleva versare, ma la sua Giustizia l’impediva, io piangevo nel vederlo piangere e che non potevo aiutarlo; sono pene che mancano i vocaboli per ridirle.  E Gesù, singhiozzando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i peccati strappano dalle mie mani i flagelli, le guerre, Io sono costretto a permetterli, e nello stesso tempo piango e soffro con la creatura”.

(3) Io mi sentivo morire per il dolore, e Gesù volendomi distrarre ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti abbattere, anche questo è nella mia Volontà, perché le sole anime che vivono nella mia Volontà sono quelle che possono far fronte alla mia Giustizia, solo quelle che vivono del mio Volere hanno libero l’accesso d’entrare a parte dei decreti divini, e perorare per i loro fratelli.  Quelli che soggiornano nella mia Volontà sono quelli che posseggono tutti i frutti della mia Umanità, perché la mia Umanità aveva i suoi limiti, mentre la mia Volontà non ha limiti, ed Essa viveva nella mia Volontà, inabissata dentro e fuori.  Ora, le anime che vivono nella mia Volontà sono le più immediate alla mia Umanità, e facendola loro, perché a loro l’ho dato, possono presentarsi investite di Essa, come un altro Me stesso innanzi alla Divinità, e disarmare la Giustizia Divina, ed impetrare rescritti di perdono per le pervertite creature.  Esse, vivendo nella mia Volontà vivono in Me, e siccome Io vivo in tutti, anche loro vivono in tutti e a pro di tutti.  Vivono librati in aria come sole, e le loro preghiere, atti, le riparazioni e tutto ciò che fanno sono come raggi che scendono da loro a pro di tutti”.

 

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11-93

Maggio 18, 1915

 

Castighi.  Gesù avrà riguardo delle anime che vivono del suo Volere.

 

(1) Continuando il mio povero stato, la mia povera natura me la sento soccombere, mi trovo in stato di violenza continua, voglio fare violenza al mio amabile Gesù, e Lui per non farsi violentare più si nasconde, e poi, quando vede che io non sto in atto di fargli violenza per il suo nascondimento, tutto all’improvviso si fa vedere e dà in pianto per quello che stanno soffrendo e che soffrirà la misera umanità.  Altre volte, con un accento commovente e quasi supplichevole mi dice:

(2) “Figlia, non mi violentare, già il mio stato è violento da per sé stesso, per cagione dei gravi mali che soffrono e soffriranno le creature, ma devo dare i dritti alla Giustizia”.

(3) E mentre ciò dice, piange, ed io piango insieme con Lui, e molte volte pare che trasformandosi tutto in me, piange per mezzo dei miei occhi, quindi, nella mia mente passano tutte le tragedie, le carni umane mutilate, gli allagamenti di sangue, i paesi distrutti, le chiese profanate che Gesù mi ha fatto vedere tanti anni addietro.  Il mio povero cuore è lacerato dal dolore, ora me lo sento contorcere dallo spasimo e ora gelido, e mentre ciò soffro, sento la voce di Gesù, che dice:

(4) “Come mi dolgo!  Come mi dolgo! ” E dà in singhiozzi, ma chi può dire tutto?

(5) Ora, stando in questo stato, il mio dolce Gesù per quietare in qualche modo i miei timori e spaventi mi ha detto:

(6) “Figlia mia, coraggio, è vero che grande sarà la tragedia, ma sappi però che avrò riguardo delle anime e dei punti dove ci sono anime che vivono del mio Volere.  Come i re della terra hanno le loro corti, i loro gabinetti dove se ne stanno al sicuro in mezzo a pericoli e nemici più fieri, perché è tanta la forza che hanno che gli stessi nemici mentre distruggono gli altri punti, quel punto non lo guardano, per timore d’essere disfatti.  Così, anch’Io, Re del Cielo, ho i miei gabinetti, le mie corti sulla terra, e sono le anime che vivono del mio Volere dove Io vivo in loro, e la corte del Cielo è gremita intorno a loro, e la forza della mia Volontà le tiene al sicuro, rendendo fredde le palle e respingendo indietro i nemici più fieri.  Figlia mia, gli stessi beati, perché stanno al sicuro e sono pienamente felici quando veggono che le creature soffrono e la terra va in fiamme?  Appunto perché vivono del tutto nella mia Volontà.  Sappi dunque, che Io metto nella stessa condizione dei beati le anime che in terra vivono del tutto del mio Volere, perciò vivi nel mio Volere e non temere di nulla, anzi voglio non solo che viva nella mia Volontà, ma vivi pure in mezzo ai tuoi fratelli, fra Me e loro in questi tempi di carneficina umana, e mi terrai stretto in te e difeso dalle offese che mi mandano le creature, e facendoti Io dono della mia Umanità e di quanto soffrii, mentre terrai difeso Me, darai ai tuoi fratelli il mio sangue, le piaghe, le spine, i miei meriti, per la loro salvezza”.

 

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11-94

Maggio 25, 1915

 

Gli uomini sono ubbidienti ai governi che

usano la forza, ma non a Dio che usa l’amore.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù, appena si è fatto vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il flagello è grande, eppure i popoli non si scuotono, anzi se ne stanno quasi indifferenti, come se dovessero assistere ad una scena tragica e non ad una realtà, invece di venire tutti unanimi a piangere ai miei piedi e implorare pietà, perdono, stanno piuttosto sull’attenti a sentire ciò che succede.  Ah!  figlia, quanto è grande la perfidia umana!  Vedi come ai governi sono ubbidienti; sacerdoti, secolari, non pretendono nulla, non si rifiutano i sacrifici e devono stare pronti a dare la propria vita; oh!  solo per Me non vi era ubbidienza, né sacrifici, e se qualche cosa facevano, erano più le pretensioni, gli interessi, e questo, perché il governo usa la forza, Io che faccio uso dell’amore, dalle creature questo amore è disconosciuto e se ne stanno indifferenti, come se Io non meritassi nulla da loro! ”

(3) Ma mentre ciò diceva ha rotto in pianto, che strazio crudele veder piangere Gesù!  Poi ha ripreso:

(4) “Ma il sangue ed il fuoco purificheranno tutto e ridoneranno l’uomo pentito, e quanto più tarderà, più sangue si spargerà e sarà tanta la carneficina, che l’uomo mai se l’avrà pensato”.

(5) E mentre ciò diceva faceva vedere carneficina umana.  Che strazio vivere in questi tempi, ma il Voler Divino sia sempre fatto.

 

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11-95

Giugno 6, 1915

 

Nella Volontà di Dio tutto si risolve in amore per Dio e per il prossimo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù, mentre si tiene nascosto, mi vuole tutta intenta a Lui e a perorare continuamente per i miei fratelli, e mentre pregavo e piangevo per la salvezza dei poveri combattenti, volendo stringermi con Gesù per supplicarlo in modo che nessuno di essi si sarebbe perduto, e giungevo a dirgli degli spropositi, e Gesù, sebbene mesto, pareva che godesse delle mie istanze e come che cedesse a ciò che io volessi.  Ma un pensiero è volato nella mia mente, che io dovessi pensare per la mia salvezza, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mentre pensavi a te hai dato una sensazione umana, e la mia Volontà tutta Divina l’ha notato.  Nella mia Volontà tutto si risolve in amore per Me e per il prossimo, non ci sono cose proprie, perché contenendo la sola mia Volontà, contiene per sé tutti i beni possibili, e se li contiene, perché domandarmeli?  Non è giusto che si occupi a pregare per chi non tiene?  Ah!  se sapessi per quali sciagure passerà la misera umanità, staresti più attiva nella mia Volontà a pro di loro”.

(3) E mentre ciò diceva mi faceva sentire tutti i mali che stanno macchinando i massoni contro dell’umanità.

 

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11-96

Giugno 17, 1915

 

Tutto deve finire nella Volontà di Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo lamentandomi con Gesù dicendogli: “Vita mia Gesù, tutto è finito, non mi resta altro che al più i tuoi lampi, le tue ombre”.  E Gesù, interrompendo il mio dire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto deve finire nella mia Volontà, e quando l’anima è giunta a questo ha fatto tutto, e se avesse fatto molto e non l’ha racchiuso nella mia Volontà, si può dire che ha fatto nulla, perché di tutto ciò che finisce nella mia Volontà Io tengo conto, essendo solo in Quella come impegnata la mia stessa Vita, ed è giusto che come cosa mia ne tenga conto, anche delle più piccole cose e degli stessi nonnulla, perché in ogni piccolo atto che la creatura fa unita con la mia Volontà, sento che prima lo prende da Me e poi opera, sicché nel più piccolo atto va compresa tutta la mia Santità, la mia Potenza, Sapienza, Amore, e tutto ciò che sono, onde sento in quell’atto fatto unito con la mia Volontà ripetere la mia Vita, le mie opere, la mia parola, il mio pensiero, e via via.  Quindi, se le cose tue sono finite nella mia Volontà, che vorresti di più?  Tutte le cose hanno un solo punto finale: Il sole ha un solo punto, che la sua luce invada tutta la terra; l’agricoltore semina, zappa, lavora la terra, soffre freddo e caldo, ma non è questo il suo punto finale, no, il suo punto è di raccogliere per farne suo alimento; e così di tant’altre cose, che molte sono, ma si risolvono dentro d’un punto solo, e questo costituisce la vita dell’uomo.  Così l’anima tutto deve far finire nel punto solo della mia Volontà, e questa costituirà la sua vita ed Io ne farò mio cibo”.

(3) Poi ha soggiunto: “Io e te in questi tempi tristi passeremo un periodo troppo doloroso, le cose s’imperverseranno di più, ma sappi che se ti tolgo la mia croce di legno, ti do la croce della mia Volontà, che non ha né altezza né larghezza, ma è interminabile, croce più nobile non potrei darti, non è di legno ma di luce, e in questa luce, scottante più d’ogni fuoco, soffriremo insieme in ciascuna creatura e nelle loro agonie e torture, e cercheremo di essere vita di tutti”.

 

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11-97

Luglio 9, 1915

 

Chi fa davvero la Divina Volontà, viene messo nelle

stesse condizioni che venne messa la Umanità di Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo molto male ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi a compassione del mio povero stato, per poco è venuto e baciandomi mi ha detto:

(2) “Povera figlia, non temere, non ti lascio né posso lasciarti, perché chi fa la mia Volontà è la mia calamita che agisce potentemente su di Me, e mi attira a sé con tale violenza da non poter resistere.  Troppo ci vuole a disfarmi di chi fa la mia Volontà, dovrei disfarmi di Me stesso, ciò che non è possibile”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia, chi fa davvero la mia Volontà, viene messo nelle stesse condizioni che venne messa la mia Umanità.  Io ero Uomo e Dio, come Dio contenevo in Me tutte le felicità, beatitudini, bellezze e tutti i beni che posseggo.  La mia Umanità da una parte prendeva parte della mia Divinità, e quindi era beata, felice, la sua visione beatifica non le sfuggiva mai; dall’altra parte la mia Umanità avendo preso sopra di Sé la soddisfazione delle creature innanzi alla Divina Giustizia, era tormentata dalla vista chiara di tutte le colpe e dovendo prenderle sopra di Sé per soddisfarle, sentiva l’orridezza di ciascun peccato col suo tormento speciale, quindi, nel medesimo tempo sentiva gioia e dolore; amore da parte della mia Divinità, gelo da parte delle creature; santità d’una parte, peccato dall’altra, non c’era cosa che mi sfuggiva, fosse anche minima che la creatura facesse.  Ora la mia Umanità non è più capace di patire, perciò in chi fa la mia Volontà Io vivo in essa, ed essa mi serve d’umanità, perciò l’anima sente da una parte amore, pace, fermezza nel bene, fortezza, e altro; dall’altra parte freddezza, molestie, stanchezza, ecc.  Onde, se l’anima si sta del tutto nella mia Volontà e le prende non come cose sue, ma come cose che soffro Io, non si abbatterà, ma mi compatirà e l’avrà ad onore che le faccia parte delle mie pene, perché lei non è altro che un velo che mi copre, e non sentirà se non che le molestie delle punture, del gelo, ma è in Me che verranno fitte nel mio cuore”.

 

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11-98

Luglio 25, 1915

 

Come Gesù è sventurato nell’amore.  Gesù vuole conforto.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù delle sue solite privazioni, e Lui sempre benigno mi compativa dicendomi:

(2) “Figlia mia, falla da prode, siimi fedele in questi tempi di tragedie e carneficine orrende, e di amarezze intense per il mio cuore”.

(3) E quasi singhiozzando ha soggiunto: “Figlia mia, in questi tempi Io mi sento come uno sventurato: Mi sento sventurato col ferito sul campo di battaglia, sventurato per quel che muore nel proprio sangue abbandonato da tutti, sventurato col povero che sente il peso della fame, sento la sventura di tante madri che le sanguina il cuore per i loro figli in battaglia, ah!  tutte le sventure pesano sul mio cuore e ne resto trafitto.  E a fronte a tutte queste sventure veggo la Divina Giustizia che vuole mettere più in campo il divino furore contro le creature, purtroppo ribelli ed ingrate, e poi, chi ti può dire quanto sono sventurato nell’amore?  Ah!  le creature non mi amano, e a tanto mio amore sono ricambiato con ripetute offese.

(4) Figlia mia, in tante mie sventure, invece di consolare voglio conforto, voglio le anime che mi amano intorno a Me, che mi tengano fedele compagnia, e tutte le loro pene le diano a Me per sollievo delle mie sventure, e per impetrare grazia ai poveri sventurati, e a secondo che mi saranno fedeli le anime in questi tempi di flagelli e di sventure, quando la Divina Giustizia si sarà placata, così ricompenserò le anime che mi sono state fedeli e hanno preso parte alle mie sventure”.

 

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11-99

Luglio 28, 1915

 

L’anima che vive nella Divina Volontà

forma un sol cuore con quello di Gesù.

 

(1) Ripetevo i miei lamenti con Gesù dicendogli: “Come mi hai lasciato?  Mi promettesti che tutti i giorni, almeno una volta saresti venuto, e oggi è passato il mattino, il giorno è sul declinare e non vieni ancora?  Gesù, che strazio è la tua privazione, che morte continua, eppure sono del tutto abbandonata nella tua Volontà, anzi te la offro questa tua privazione, come Tu m’insegni, per dare la salvezza a tante altre anime per quanti istanti sono priva di Te.  Le pene che soffro mentre sono priva di Te, le metto come corona intorno al tuo cuore, per impedire che le offese delle creature entrino nel tuo cuore, e per impedire a Te che condanni nessun anima all’inferno; ma con tutto ciò, oh!  mio Gesù, la natura me la sento sconvolgere ed incessantemente ti chiamo, ti cerco, ti sospiro”.  In questo mentre, il mio amabile Gesù mi ha steso le sue braccia al collo, e stringendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, dimmi, che desideri, che vuoi fare, che ami? ”

(3) Ed io: “Desidero Te, e che tutte le anime si salvino, voglio fare la tua Volontà, e amo Te solo”.

(4) E Lui: “Sicché desideri ciò che voglio Io, con ciò tu tieni in proprio pugno Me, ed Io te, né tu puoi disgiungerti da Me, né Io da te.  Come dunque dici che ti ho lasciato? ”

(5) Poi ha soggiunto con un accento tenero: “Figlia mia, chi fa la mia Volontà è tanto immedesimato con Me, che il suo cuore ed il mio formano uno solo, e siccome tutte le anime che si salvano, si salvano per mezzo di questo cuore, e come si forma il palpito così prendono il volo alla salvezza uscendo dalla bocca di questo cuore, sicché darò all’anima il merito di quelle anime salve, avendo voluto lei insieme con Me la salvezza di quelle anime, e avendomi servito di lei come vita del mio proprio cuore”.

 

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11-100

Agosto 12, 1915

 

Minacce di Gesù.  La durezza dei popoli, e come vogliono

essere toccati nella propria pelle per arrendersi a Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù per poco è venuto dicendomi:

(2) “Figlia mia, quanto sono duri i popoli!  Il flagello della guerra non basta, la miseria non è dose sufficiente per arrenderli, sicché vogliono essere toccati nella propria pelle, altrimenti non si giunge.  Non vedi come trionfa la religione sul campo di battaglia?  E perché?  Perché sono toccati nella propria pelle, ecco perciò la necessità che non ci sarà paese che non sarà preso nella rete, chi in un modo, chi in un altro, ma quasi tutti saranno esposti ad essere toccata la propria pelle.  Io non voglio farlo, ma la loro durezza mi costringe”.

(3) E nel dire ciò piangeva, io piangevo insieme e lo pregavo che facesse arrendere i popoli senza strage e sangue e che tutti si salvassero, e Gesù:

(4) “Figlia mia, nell’unione dei nostri voleri sarà tutto racchiuso.  La tua volontà correrà insieme con la mia ed impetrerà grazia sufficiente per salvare anime, il tuo amore correrà nel mio, e tuoi desideri, il tuo palpito correrà nel mio e chiederà con un palpito eterno anime.  Tutto questo formerà una rete intorno a te e a Me, che resteremo come intessuti dentro, e questo servirà come baluardo di difesa, che mentre difenderà Me, resterai tu difesa da qualunque pericolo.  Quanto mi è dolce sentire nel mio palpito un palpito di creatura che dice nel mio: “Anime, anime”.  Mi sento come incatenato e vinto, e cedo”.

 

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11-101

Agosto 14, 1915

 

Tutto quello che fece e patì Gesù, sta in atto e

serve di puntello alle anime per salvarsi.

 

(1) Continuando il mio solito stato, Gesù è venuto appena, ed era tanto stanco, sfinito, che Lui stesso mi ha chiamato a baciare le sue piaghe ed a rasciugarle il sangue che da tutte le parti della sua Santissima Umanità gli scorreva.  Onde, dopo aver ripassato tutte le sue membra, facendo varie adorazioni e riparazioni, il mio dolce Gesù rinfrancato e appoggiandosi su di me mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Passione, le mie piaghe, il mio sangue, tutto ciò che feci a patii, stanno in mezzo alle anime in continuo atto, come se allora operassi e patissi, e mi servono come di puntelli per poggiarmi, e di puntelli come poggiarsi le anime per non cadere nella colpa e salvarsi.  Ora, in questi tempi di flagelli Io sto come una persona che vive in aria, che le manca il terreno di sotto, e tra continui urti la Giustizia mi urta dal Cielo, le creature con la colpa dalla terra.  Ora, quanto più l’anima si sta intorno a Me baciandomi le piaghe, riparandomi, offerendo il mio sangue, in una parola, rifacendo lei ciò che feci Io nel corso della mia Vita e Passione, tant’altri puntelli forma per potermi poggiare e non farmi cadere, e più si allarga il circolo dove le anime trovano l’appoggio per non cadere nella colpa e salvarsi.  Non ti stancare figlia mia di stare intorno a Me, e di ripetere, e di ritornare a ripetere, di passare le mie piaghe, Io stesso ti somministrerò i pensieri, gli affetti, le parole, per darti campo di starti intorno a Me.  Siimi fedele, i tempi stringono, la Giustizia vuole spiegare il suo furore, le creature la irritano, i puntelli è necessario che più si moltiplichino, quindi non mancare all’opera”.

 

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11-102

Agosto 24, 1915

 

La sola cosa che fa rassomigliare la creatura a Dio, è la Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù appena è venuto, ed io gli ho dato un bacio dicendogli: “Mio Gesù, se mi fosse possibile vorrei darti il bacio di tutte le creature, così contenterei il tuo amore di portarli tutti a Te”.  E Gesù:

(2) “Figlia mia, se vuoi darmi il bacio di tutti, baciami nella mia Volontà, perché la mia Volontà contenendo la virtù creatrice, contiene la potenza di moltiplicare un atto in tanti atti per quanti se ne vogliono, e così mi darai il contento come se tutti mi baciassero, e tu avrai il merito come se da tutti mi avessi fatto baciare, e tutte le creature ne avranno gli effetti, a seconda delle proprie disposizioni.

(3) Un atto nella mia Volontà contiene tutti i beni possibili e immaginabili.  Un’immagine la troverai nella luce del sole: La luce è una, ma questa luce si moltiplica in tutti gli sguardi delle creature; la luce è sempre una e un solo atto, ma non tutti gli sguardi delle creature godono la stessa luce.  Certi, di vista debole, hanno bisogno di mettersi la mano davanti agli occhi, quasi per non sentirsi accecare dalla luce; altri, ciechi, non la godono affatto, ma questo non per difetto della luce, ma per difetto della vista delle creature.  Così figlia mia, se tu desideri amarmi per tutti, se lo farai nella mia Volontà, il tuo amore scorrerà in Essa, e riempiendo della mia Volontà il Cielo e la terra, mi sentirò ripetere il tuo ti amo in Cielo, intorno a Me, dentro di Me, in terra, e da tutti i punti si moltiplicherà per quanti atti può fare la mia Volontà.  Quindi può darmi la soddisfazione dell’amore di tutti, perché la creatura è limitata ed è finita, la mia Volontà è immensa e infinita.

(4) Come si possono spiegare quelle parole dette da Me nel creare l’uomo: “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza? ” Come mai la creatura tanto inabile poteva rassomigliarmi ed essere mia immagine?  Solo nella mia Volontà poteva giungere a ciò, poiché facendola sua viene ad operare alla divina, e con la ripetizione di questi atti divini, viene ad assomigliarsi a Me, a rendersi mia perfetta immagine.  Succede come al fanciullo che col ripetere gli atti che vede nel maestro, si assomiglia al maestro.  Sicché la sola cosa che fa rassomigliare la creatura a Me, è la mia Volontà, perciò ho tanto interesse che la creatura, facendola sua, compia il vero scopo per cui è stata creata”.

 

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11-103

Agosto 27, 1915

 

L’anima che vive nella Divina Volontà si riempie delle qualità Divine.

 

(1) Stavo fondendomi nella Santissima Volontà di Gesù benedetto, e mentre ciò facevo mi sono trovata in Gesù, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando un’anima si fonde nella mia Volontà, succede come a due recipienti pieni di diversi liquori, che uno si versa nell’altro, e uno resta pieno di ciò che teneva l’altro ed il secondo dell’altro.  Così la creatura resta riempita di Me ed Io di lei, e siccome la mia Volontà contiene santità, bellezza, potenza, amore, ecc., così l’anima, riempiendosi di Me, fondendosi e abbandonandosi nella mia Volontà, viene a riempirsi della mia Santità, del mio Amore, della mia Bellezza, ecc., nel modo più perfetto che a creatura è dato, ed Io mi sento riempito di lei, e trovando in essa la mia Santità, la mia Bellezza, il mio Amore, ecc., le guardo come se fossero cose sue, e mi piace tanto, da innamorarmi, in modo da tenerla geloso custodita nell’intimo di Me, andando continuamente arricchendola e abbellendola dei miei pregi divini, per potermi sempre più compiacere ed innamorarmi”.

 

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11-104

Settembre 20, 1915

 

L’anima deve annodare tutti i suoi atti al Fiat.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio amabile Gesù si faceva vedere coi flagelli nelle mani, che toccava e batteva le creature, e pareva che si andavano allargando di più, e tra tante cose, pareva pure che si andava ordendo una congiura contro la Chiesa, e nominavano Roma.  Il benedetto Gesù era afflitto e come coperto d’un manto nero, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i flagelli faranno risorgere i popoli, ma saranno tanti, che tutti i popoli saranno ammantati di dolore e di lutto, ed essendo le creature mie membra, perciò vado ammantato di nero per causa loro”.

(3) Io mi costernavo tutta e lo pregavo a placarsi, e Lui per sollevarmi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il Fiat dev’essere il dolce nodo che legherà tutti i tuoi atti, sicché la mia Volontà e la tua formeranno il nodo, e sappi che ogni pensiero, parola, atto, fatto annodato con la mia Volontà, sono altrettanti canali di comunicazione che si aprono tra Me e la creatura; se tutti i tuoi atti saranno annodati con la mia Volontà, nessun canale di comunicazione divina starà chiuso tra Me e te”.

 

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11-105

Ottobre 2, 1915

 

L’anima cerca di prendere parte alle amarezze di Gesù.

 

(1) Dopo aver molto sofferto per le privazioni del mio sempre amabile Gesù, pare che sia venuto un poco, ma tanto sofferente che terrorizzava.  Io mi sono fatto animo e mi sono avvicinata alla bocca, e avendolo baciato mi sono provata a succhiare, chissà mi riuscissi di alleggerirlo col succhiare parte delle sue amarezze.  Con mia sorpresa, ciò che le altre volte non mi è riuscito di fare, ho riuscito a tirargli un poco di amarezza, ma Gesù era tanto sofferente che pareva che non se ne avvertisse, ma dopo che ciò ho fatto, come se si scuotesse, mi ha guardato e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ne posso più, non ne posso più, la creatura ha giunto al colmo e mi riempie di tale amarezza, che la mia Giustizia stava in atto di decretare la distruzione generale, ma tu sei giunta in punto a strapparmi un poco di amarezza, così la mia Giustizia potesse temporeggiare ancora, ma i castighi si allargheranno di più.  Ah!  l’uomo m’incita, mi dispone a riempirlo e quasi a satollarlo di dolori e di castighi, altrimenti non si ricrederà”.

(3) Ond’io mi sono affrettata a pregarlo che si placasse, e Lui con un accento commovente, mi ha detto: “Ah!  figlia mia!  Ah!  figlia mia”.  Ed è scomparso.

 

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11-106

Ottobre 25, 1915

 

Compiacimento di Gesù nel sentir ripetere tutto quello che Lui fece.

 

(1) Continuando il mio solito stato tra privazioni e amarezze, stavo pensando alla Passione del mio amabile Gesù, e Lui mi andava ripetendo:

(2) “Vita mia, vita mia.  Mamma mia, mamma mia”.

(3) Io sorpresa gli ho detto: “Che vuol dire ciò? ”

(4) E Gesù: “Figlia mia, come sento ripetere in te i miei pensieri, le mie parole, amare col mio amore, volere con la mia Volontà, desiderare coi miei desideri e tutto il resto, così sento tirare la mia Vita in te e ripetere gli stessi miei atti, e perciò è tanto il mio compiacimento che vado ripetendo: “Vita mia, vita mia”.  E come penso a ciò che soffrì la mia cara Mamma che voleva prendere tutte le mie pene per soffrirle invece mia, e come tu cerchi d’imitarla pregandomi di soffrire tu le pene che le creature mi danno, vo ripetendo: “Mamma mia, mamma mia”.  In tante amarezze del mio cuore per le tante membra lacerate che sento nella mia Umanità di tante creature, l’unico mio sollievo è sentire ripetere la mia Vita, così mi sento le membra delle creature rinsaldarsi in Me”.

 

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11-107

Ottobre 28, 1915

 

La Vita di Gesù è semenza.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Vita sulla terra non fu altro che semenza gettata, dove i miei figli raccoglieranno sempre che si staranno nel terreno dove ho gettato questa semenza, e a seconda l’attitudine di raccogliere, la mia semenza riprodurrà il suo frutto.  Ora, questa semenza sono le mie opere, parole, pensieri, anche i miei respiri, ecc., onde se l’anima le raccoglie tutte, facendole suoi si arricchirà in modo da comprarsi il regno dei Cieli, se poi no, questa semenza le servirà di condanna”.

 

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11-108

Novembre 1, 1915

 

Gesù vuole sfogarsi nell’amore.

 

(1) Questa mattina il mio dolce Gesù non mi ha fatto tanto aspettare, è venuto, ma affannato, smanioso, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, dammi riposo, fammi sfogare in amore.  Se la Giustizia vuole il suo sfogo, può sfogarsi con tutte le creature, il mio Amore invece può sfogarsi solo con chi mi ama, con chi è ferito dallo stesso mio Amore, e delirando va trovando sfogo nel mio Amore chiedendomi altro amore, e se il mio Amore non trovasse una creatura che mi facesse sfogare, la mia Giustizia si accenderebbe di più e darebbe l’ultimo colpo per distruggere le povere creature”.

(3) E mentre ciò diceva mi baciava, ritornava a baciarmi, mi diceva:

(4) Ti amo, ma d’un amore eterno; ti amo, ma d’amore immenso; ti amo, ma d’un amore a te incomprensibile; ti amo d’un amore che non avrà mai limiti né fine; ti amo d’un amore che mai potrai eguagliarmi”.

(5) Ma chi può dire tutti i titoli che Gesù diceva d’amarmi?  E ad ogni motto che diceva attendeva la mia risposta, io non sapendo che dirgli né avendo motti sufficienti per rendergli la pariglia gli ho detto: “Vita mia, Tu sai che non ho nulla, e tutto ciò che faccio lo prendo da Te, e poi lo lascio in Te di nuovo per fare che le cose mie, stando in Te, abbiano continua attitudine e vita in Te, ed io rimango sempre nulla, perciò prendo il tuo amore e lo faccio mio e ti dico: “Ti amo d’un amore eterno, immenso, d’un amore che non ha limiti né fine e che è eguale al tuo”.  E me lo baciavo e ribaciavo, e come andavo ripetendo “ti amo”, così Gesù si quietava e prendeva riposo, ed è scomparso.  Poi, ritornando, faceva vedere la sua Santissima Umanità pesta, ferita, slogata, tutta sangue, io ne sono rimasta raccapricciata e Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia mia, vedi, ci tengo in Me tutti i poveri feriti che sono sotto le palle e soffro insieme con loro, e voglio che anche tu prenda parte a queste pene per la loro salvezza”.

(7) E Gesù trasformandosi in me, mi sentivo ora agonizzante, ora addolorata, insomma, sentivo ciò che sentiva Gesù.

 

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11-109

Novembre 4, 1915

 

Dolore della Santissima Vergine per il flagello della guerra.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi trovavo fuori di me stessa insieme con la Regina Mamma, e la pregavo che s’interponesse presso Gesù per far cessare il flagello della guerra, le dicevo: “Mamma mia, pietà di tante povere vittime, non vedi quanto sangue, quante membra sbranate, quanti gemiti e lacrime?  Sei la Mamma di Gesù, ma anche nostra, quindi aspetta a Te rappacificare i figli”.  E mentre la pregavo Lei piangeva, ma mentre piangeva pareva inflessibile.  Io piangevo insieme e continuavo a pregare per la pace, e la cara Mamma mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la terra non è ancora purgata, i popoli sono ancora induriti; e poi, se il flagello finisce chi salverà i preti?  Chi li convertirà?  La veste che in molti copre la loro vita è tanto deplorevole, che gli stessi secolari hanno ribrezzo ad avvicinarli.  Preghiamo, preghiamo”.

 

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11-110

Novembre 11, 1915

 

L’anime che vivono nella Divina Volontà sono

altri Cristi, e questi ottengono misericordia.

 

(1) Questa mattina sentivo tale compassione per le offese che Gesù riceve, e per tante povere creature che hanno la sventura d’offenderlo, che vorrei affrontare qualunque pena per impedire la colpa, e pregavo e riparavo di cuore.  In questo mentre, il benedetto Gesù è venuto, e pareva che portava le stesse ferite del mio cuore, ma, oh!  quanto più larghe, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divinità nel mettere fuori la creatura, restò come ferita dallo stesso mio Amore per amore verso di essa, e questa ferita mi fece scendere dal Cielo in terra e piangere e versare sangue, e tutto ciò che feci.  Ora, l’anima che vive nella mia Volontà sente al vivo questa mia ferita come se fosse sua, e piange e prega e vorrebbe soffrire tutto per mettere in salvo la povera creatura, e che questa mia ferita d’amore non fosse inasprita dalle offese delle creature.  Ah!  figlia mia, queste lacrime, preghiere, pene, riparazioni, raddolciranno la mia ferita, e scendono sul mio petto come fulgide gemme, che mi glorio di tenerle sul mio petto per mostrarle a mio Padre, per inchinarlo a pietà verso le creature.  Sicché tra loro e Me scende e sale una vena divina, che le va consumando il sangue umano, e quanto più prendono parte alla mia ferita, alla mia stessa Vita, tanto più questa vena divina si allarga, si allarga tanto da rendersi essi altrettanti Cristi.  Ed Io vo ripetendo al Padre: “Io sto nel Cielo, ma ci sono gli altri Cristi sulla terra che sono feriti dalla mia stessa ferita, che piangono come Me, che soffrono, che pregano, ecc., quindi dobbiamo versare sulla terra le nostre misericordie”.  Ah!  solo questi che vivono nel mio Volere, che prendono parte alla mia ferita, mi rassomigliano in terra e mi rassomiglieranno in Cielo col prendere parte alla stessa Gloria della mia Umanità”.

 

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11-111

Novembre 13, 1915

 

Necessità di Gesù di comunicarsi a Sé stesso prima di

comunicarsi agli altri.  Come deve offrire l’anima la Comunione.

 

(1) Dopo fatta la Santa Comunione, pensavo tra me: “Come dovrei offrirla per compiacere a Gesù? ” E Lui sempre benigno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se vuoi darmi piacere, offrila come l’offrì la mia stessa Umanità.  Io, prima di comunicare gli altri comunicai Me stesso, e volli fare questo per dare al Padre la gloria completa di tutte le comunioni delle creature, per racchiudere in Me tutte le riparazioni di tutti i sacrilegi, di tutte le offese che doveva ricevere nel Sacramento.  La mia Umanità racchiudendo la Volontà Divina, racchiudeva tutte le riparazioni di tutti i tempi, e ricevendo Me stesso, ricevevo Me stesso degnamente.  E siccome tutte le opere delle creature furono divinizzate dalla mia Umanità, così volli suggellare con la mia comunione, le comunioni delle creature; altrimenti, come poteva la creatura ricevere un Dio?  Fu la mia Umanità che aprì questa porta alle creature, e le meritò di ricevere Me stesso.  Ora tu figlia mia, falla nella mia Volontà, uniscila alla mia Umanità, così racchiuderai tutto ed Io troverò in te le riparazioni di tutti, il compenso di tutto, ed il mio compiacimento, anzi troverò un’altra volta Me stesso in te”.

 

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11-112

Novembre 21, 1915

 

L’uomo violenta Dio a castigare.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, quando appena ho visto il mio sempre amabile Gesù, lo pregavo che per pietà cambiasse i decreti della Divina Giustizia, gli dicevo: “Mio Gesù, non più, il mio povero cuore si stritola nel sentire tante tragedie; Gesù, basta, sono le tue care immagini, i tuoi amati figli che gemono, piangono, si dolgono sotto il peso, quasi di mezzi infernali”.

(2) E Lui: “Ah!  figlia mia, eppure tutto ciò che di terribile succede ora, non è altro che l’abbozzo del disegno; non vedi che largo giro vo segnando?  Che sarà quando eseguirò il disegno?  In molti punti si dirà: “Qui era la tale città, i tali edifici”.  Ci saranno punti totalmente scomparsi, il tempo stringe, l’uomo è giunto fino a violentarmi che lo castigasse, voleva quasi sfidarmi, incitarmi, ed Io ho pazientato, ma tutti i tempi giungono.  Non mi hanno voluto conoscere per via d’amore e di misericordia; mi conosceranno per via di giustizia.  Quindi, coraggio, non ti abbattere così presto”.

 

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11-113

Dicembre 10, 1915

 

L’anima deve far sue le preghiere, le opere, i

patimenti di Gesù, e tutto il bene che produssero.

 

(1) Mi sentivo afflittissima ché il mio dolce Gesù, la mia vita, il mio tutto, non si faceva vedere.  Io mi lamentavo, se mi fosse possibile vorrei assordare coi miei lamenti il Cielo e la terra per muoverlo a compassione del mio povero stato.  Che grande sventura, conoscerlo, amarlo e restarne priva!  Si può dare mai sventura più grave?  Ma mentre mi lamentavo, il benedetto Gesù, facendosi vedere nel mio interno, mi ha detto con un aspetto severo:

(2) “Figlia mia, non mi tentare, come ti ho detto tutto per farti stare tranquilla, ti ho detto che quando mi astengo dal venire è perché devo stringere più forti i castighi, volendo ciò la mia Giustizia; e ti ho detto pure le ragioni.  Prima non mi credevi che era per castigare che Io non ci venivo al solito, perché non sentivi che nel mondo succedevano grandi castighi; ora li senti, e con tutto ciò dubiti ancora, non è questo un tentarmi? ”

(3) Io tremavo nel vedere e sentire Gesù così severo, e per quietarmi ha cambiato aspetto e tutto benignità ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, coraggio, Io non ti lascio, ma sto dentro di te, sebbene non sempre mi vedi; e tu unisciti sempre con Me, se preghi la tua preghiera scorra nella mia, e falla tua, così tutto ciò che feci con le mie preghiere, la gloria che diedi al Padre, il bene che impetrai a tutti, lo farai anche tu; se operi, fa che il tuo operato scorra nel mio, e fallo tuo, così avrai in tuo potere tutto il bene che fece la mia Umanità, che santificò e divinizzò tutto; se soffri, il tuo patire scorra nel mio e fallo tuo, e così avrai in tuo potere tutto il bene che feci nella Redenzione.  Con ciò prenderai i tre punti essenziali della mia Vita, e come ciò farai usciranno da te mari immensi di grazie, che si riverseranno a bene di tutti, ed Io riguarderò la tua vita non come tua, ma come la mia”.

 

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11-114

Gennaio 12, 1916

 

Tutte le nazioni si sono unite nell’offendere

Iddio, e hanno congiurato contro di Lui.

 

(1) Stavo lamentandomi con Gesù benedetto delle sue solite privazioni, e piangevo amaramente, ed il mio adorabile Gesù è venuto, ma in uno stato doloroso e faceva vedere come le cose andranno peggiorando sempre più, e questo mi faceva piangere di più, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu piangi i tempi presenti, ed Io piango l’avvenire.  Oh!  in quale labirinto si troveranno le nazioni, da formare l’una il terrore e l’eccidio dell’altra, da non saperne uscire da loro stesse, faranno cose da pazzi, da ciechi, fino ad agire contro loro stesse; è il labirinto in cui si trova la povera Italia, quante scosse riceverà!  ricordati quanti anni prima ti avevo detto che meritava il castigo che la facessi invadere da nazioni straniere, e questa è la trama che le stanno tessendo.  Come resterà umiliata ed annientata!  Troppo ingrata mi è stata.  Le nazioni che prediligevo, l’Italia, la Francia, sono quelle che più mi hanno sconosciuto, si sono data la mano nell’offendermi; giusto castigo, si daranno la mano nel restare umiliate, e saranno anche loro le più che muoveranno guerra alla Chiesa.  Ah!  figlia mia, quasi tutte le nazioni si sono unite nell’offendermi, hanno congiurato contro di Me; che male l’ho fatto?  Sicché quasi tutte meritano il castigo”.

(3) Ma chi può dire il dolore di Gesù, lo stato di violenza in cui si trovava, ed il mio spavento, la paura?  E dicevo al mio Gesù: “Come posso vivere in tante tragedie?  O fate che io ne sia la vittima e risparmiate i popoli, oppure portami con Te”.

 

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11-115

Gennaio 28, 1916

 

L’amore contenuto è la più grande

amarezza.  Sospensione del stato di vittima.

 

(1) Mi sentivo oppressa e pensavo tra me: “Come tutto è finito, stato di vittima, patire, Gesù, tutto! ” Aggiunto che il confessore non stava bene, e quindi forse mi toccherebbe di stare senza comunione.  Sentivo tutto il peso della sospensione di vittima da parte di Gesù, da parte della guida non avevo nessun ordine, né pro né contro; aggiungevo pure la mia afflizione ricordandomi che nel Marzo dell’anno scorso, non stando bene il confessore e trovandomi nelle stesse condizioni, Gesù mi aveva detto che se io, o chi mi guida, mi avesse tenuta nello stato di vittima, avrebbe risparmiato Corato.  Quindi, nuovi timori, ancora fossi io causa di qualche grave male, anche a Corato.  Ma chi può dire tutte le mie apprensioni ed amarezze?  Erano tante, che mi sentivo impietrire.  Ora, il benedetto Gesù avendo compassione, si è fatto vedere nel mio interno, e pareva che teneva la mano appoggiata alla fronte, tutto afflitto, tanto che non mi sentivo il coraggio di chiamarlo, e quasi sotto voce ho detto solo: “Gesù, Gesù”, e Lui mi ha guardato, ma, oh!  come era mesto il suo sguardo, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto soffro!  Se tu sapessi le pene di chi ti ama, non faresti altro che piangere.  Soffro anche per te, perché non venendo spesso spesso, il mio Amore è contenuto e non mi sfogo, e nel vedere te che neppure ti sfoghi perché non mi vedi, e vedendoti soffrire Io soffro di più.  Ah!  figlia, l’amore contenuto è la più grande amarezza e che più tortura un povero cuore.  Se tu soffrendo stai quieta, non soffro Io tanto, ma se ti affliggi e ti affanni nel tuo patire, Io smanio e vo’ in delirio, e sono costretto a venire per sfogarmi e farti sfogare, perché le mie e le tue pene sono sorelle.  E poi non è finito il tuo stato di vittima, le mie opere sono eterne, e non senza giusta causa Io sospendo, ma non che faccia finire, e poi Io guardo le cose nella Volontà, sicché tu sei qual’eri, perché la tua volontà non è cambiata, e mancandoti le pene, non sei tu che ricevi danno, ma piuttosto le creature ché non ricevono gli effetti delle tue pene, cioè il risparmio dei flagelli.  Avviene come alle creature quando occupano uffici pubblici, posti governativi per un dato tempo, hanno la paga a vita ad onta che si ritirano di quei posti; ed Io dovrei essere meno delle creature?  Ah!  no, se a quelli li danno pensioni a vita, Io la do in eterno; quindi non devi impensierirti delle soste che faccio.  E poi, perché temi?  Hai dimenticato quanto ti ho amato?  Chi ti guida sarà previdente conoscendo tutte le cose come stanno e come sono andate, ed Io avrò riguardo di Corato.  Per te, poi, qualunque cosa potrà succedere, ti terrò stretta nelle mie braccia”.

 

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11-116

Gennaio 30, 1916

 

La Divina Volontà cristallizza l’anima che vive in Essa.

 

(1) Stavo fondendomi tutta nel mio sempre amabile Gesù, e mentre ciò facevo, Gesù venendo si fondeva tutto in me e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima vive del tutto nella mia Volontà, se pensa, i suoi pensieri riflettono nella mia mente in Cielo; se desidera, se parla, se ama, tutto rifletta in Me, e tutto ciò che faccio rifletta in lei.  Succede come quando il sole rifletta nei vetri, si vede in questi un altro sole, tutto simile al sole del cielo, con questa differenza, che il sole nel cielo è fisso e sta sempre al suo posto, mentre nei vetri è passeggero.  Ora, la mia Volontà cristallizza l’anima, e tutto il suo operato si rifletta in Me, ed Io, ferito, rapito da questi riflessi le mando tutta la mia luce, in modo da formare in lei un altro sole, sicché pare un sole in cielo e l’altro in terra.  Che incanto e quali armonie tra loro!  quanti beni non si versano a pro di tutti!  Ma però, se l’anima non è fissa nel mio Volere, può succedere come al sole che si forma nei vetri, dove è sole passeggero, e poi il vetro rimane all’oscuro, ed il sole del cielo rimane solo”.

 

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11-117

Febbraio 5, 1916

 

Le creature vorranno disfare Dio, e farsi un Dio a proprio conto.

 

(1) Continuo i miei giorni afflitta, specie per le minacce quasi continue da parte di Gesù che i flagelli si allargheranno di più.  Questa notte, poi, sono rimasta terrorizzata, mi sono trovata fuori di me stessa, e ho trovato il mio afflitto Gesù; io mi sentivo rinascere a nuova vita nel trovarlo, ma che?  Mentre mi accingevo a consolarlo, varie persone me l’hanno strappato e l’hanno ridotto in pezzi!  Che crepacuore!  che spavento!  io mi sono gettata per terra vicina ad uno di quei pezzi, e una voce del Cielo ha risuonato in quel luogo:

(2) “Fermezza, coraggio ai pochi buoni, non si spostino in nulla, non trascurino nulla, saranno esposti a grandi prove, e da Dio e dagli uomini.  La sola fedeltà non li farà traballare e saranno salvi, la terra sarà coperta di flagelli non mai visti, le creature vorrebbero disfare il Creatore e vorranno avere un Dio a proprio conto, e soddisfare i loro capricci a costo di qualunque carneficina; e con tutto ciò, non avendo i loro intenti, giungeranno alle più brutte bestialità.  Tutto sarà terrore e spavento”.

(3) Dopo ciò mi sono trovata in me stessa, io tremavo, il pensiero come avevano ridotto il mio amato Gesù mi dava morte, a qualunque costo avrei voluto vederlo un istante per vedere che n’era successo di Lui.  E Gesù, sempre buono, è venuto ed io mi sono quietata.  Sia sempre benedetto.

 

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11-118

Marzo 2, 1916

 

L’anima che vive nella Divina Volontà, come

va operando il bene, fa uscire da Dio quel bene.

 

(1) Continuo i miei giorni amarissimi, Gesù benedetto scarseggia molto nel venire, e se mi lamento, o mi risponde con un singhiozzo di pianto, oppure mi dice:

(2) “Figlia mia, tu sai che non vengo spesso ché i castighi si vanno sempre più stringendo, quindi perché ti lamenti?  “.

(3) Ma però io sono giunta ad un punto che non ne potevo più, e ho rotto in pianto, e Gesù per quietarmi e rafforzarmi è venuto, e quasi tutta la notte l’ho passata con Gesù; e ora mi baciava, mi carezzava, mi sosteneva, ora si gettava nelle mie braccia per prendere riposo, ora mi faceva vedere il terrore delle gente, e chi fuggiva da un punto e chi dall’altro.  Ricordo pure che mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ciò che Io contengo nella potenza, l’anima lo contiene nella volontà, sicché tutto quel bene che veramente vuol fare, Io lo guardo come se in realtà l’anima lo avesse fatto.  Onde Io ci tengo Volere e Potere, se voglio posso; invece l’anima molte cose non può, ed il volere supplisce al potere, e così si va assomigliando a Me, ed Io vo arricchendo l’anima di tutti quei meriti che contiene la sua buona volontà, e che vuol fare la sua volontà”.

(5) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, quando l’anima si dona tutta a Me, Io vi stabilisco la mia dimora, molte volte mi piace di chiudere tutto e starmene all’oscuro, altre volte mi piace dormire, e l’anima metto come sentinella, affinché non faccia venire nessuno a molestarmi e rompere il mio sonno, e se occorre deve affrontare lei le molestie, e rispondere per Me.  Altre volte mi piace d’aprire tutto e far entrare i venti, le freddezze delle creature, i dardi delle colpe che mi mandano, e tant’altre cose, e l’anima dev’essere contenta di tutto, deve farmi fare ciò che voglio, anzi deve fare sue le cose mie, e se Io non sono libero di fare ciò che voglio, sarei un infelice in quel cuore se dovessi stare attento a farle sentire quanto godo, e nascondere, a mio malgrado, quanto soffro, sicché dove starebbe la mia libertà?  Ah!  tutto sta nella mia Volontà, l’anima se prende questa prende tutta la sostanza del mio Essere, e rinchiude tutto Me in lei, e come va operando il bene, tenendo in sé la sostanza della mia Vita, fa uscire quel bene da Me stesso, e uscendo da Me, come raggio di luce corre a bene di tutte le creature”.

 

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11-119

Aprile 1, 1916

 

Quale spogliamento si richiede dell’anima, per fare

che il suo palpito sia uno solo col palpito di Gesù.

 

(1) Questa mattina, il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio cuore, ed il suo palpito palpitava nel mio.  Io l’ho guardato ed Egli mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi veramente mi ama ed in tutto fa il mio Volere, il suo palpito ed il mio sono uno solo, sicché Io li chiamo i palpiti miei, e come tali li voglio intorno e fin dentro il palpito del mio cuore, tutti intenti a consolarmi, a raddolcire tutti i miei palpiti dolorosi; ed il loro palpito nel mio formerà dolce armonia, che mi ripeterà tutta la mia Vita, mi parlerà delle anime costringendomi a salvarle.  Ma, figlia mia, per fare eco al mio palpito, quale spogliamento si richiede!  Dev’essere più vita di Cielo che di terra, più Divina che umana!  basta anche un’ombra, una piccola cosa per fare che l’anima non senta la forza, le armonie, la santità del mio palpito, e quindi non fa eco al mio, non armonizza insieme con Me, ed Io sono costretto a rimanere solo nel mio dolore o nelle mie gioie.  E questi dolori li ho da anime che, chi sa quanto mi promettevano, ma alle occasioni sono stato lasciato deluso delle loro promesse”.

 

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11-120

Aprile 15, 1916

 

Essendo Gesù il Verbo, tutto in Lui parla amorosamente alle creature.

 

(1) Per le continue privazioni del mio dolce Gesù vivo morendo.  Questa mattina mi sono trovata tutta in Gesù, come se nuotassi nell’immensità del mio sommo bene.  Poi guardavo in me e vedevo Gesù in me, e sentivo che tutto l’Essere di Gesù parlava: I piedi, le mani, il cuore, la bocca, insomma tutto erano voci, non solo, ma la meraviglia era che queste voci si facevano immense, si moltiplicavano per ciascuna creatura, i piedi di Gesù parlavano ai piedi ed a ciascun passo di creatura, le mani alle opere, gli occhi agli sguardi, i pensieri a ciascun pensiero.  Che armonie tra Creatore e creature!  che incantevole vista!  che amore!  Ma, ahimè, tutte queste armonie venivano rotte dalle ingratitudini e dai peccati, l’amore veniva ricambiato con offese.  E Gesù tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono il Verbo, cioè Parola, ed è tanto l’amore verso la creatura, che mi moltiplico in tante voci per quanti atti, pensieri, affetti, desideri, ecc., fa ciascuna creatura, per ricevere da loro il contraccambio di quegli atti fatti per amor mio.  Do amore e voglio amore, ma ne ricevo offese; do vita, e se potessero mi darebbero morte; ma con tutto ciò Io continuo il mio ufficio amoroso.

(3) Or, sappi però che chi vive unito con Me e del mio Volere, anche l’anima nuotando nella mia immensità, è tutta voce insieme con Me, sicché, se cammina, i suoi piedi parlano appresso al peccatore; i suoi pensieri sono voci nelle menti, e così di tutto il resto.  E da queste sole anime Io trovo come un compenso nell’opera della Creazione, e nel vedere che non potendo nulla da sé per farmi fronte al mio Amore e mantenere le armonie tra Me e loro, entrano nel mio Volere e se ne fanno padroni, ed agiscono alla divina, il mio amore trova lo sfogo, e le amo più che tutte le altre creature”.

 

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11-121

Aprile 21, 1916

 

Veste di spine che le creature hanno messo sulla Umanità di Gesù.

 

(1) Continuo i miei giorni amarissimi; temo che qualche giorno Gesù non venga neppure alla sfuggita, e nel mio dolore vo’ ripetendo: “Gesù, non me lo fare; che non vuoi parlare, sia pure; non vuoi farmi patire, mi rassegno; non vuoi farmi dono dei tuoi carismi, “Fiat”; ma che non ci devi venire affatto, questo no, Tu sai che mi costerebbe la vita, e la stessa natura senza di Te fino alla sera, si scioglierebbe”.  E mentre così dicevo, il benedetto Gesù accrescendo le mie amarezze si è fatto vedere dicendomi:

(2) “Sappi che se non vengo un poco a sfogarmi con te, il mondo sta per ricevere l’ultimo colpo di distruzione e di ogni specie di flagelli”.

(3) Che spavento.  Onde, sono rimasta atterrita ed impietrita dal dolore.  Quindi continuavo a pregare e dicevo: “Mio Gesù, ogni momento della tua privazione ti chiede che nelle anime sia creata una nuova Vita di Te, e me la devi dare, a questo sol patto accetto la tua privazione.  Non è una cosa da nulla che mi privo, ma di Te, bene immenso, infinito, eterno, il costo è immenso, perciò veniamo ai patti”.

(4) E Gesù mi ha steso le braccia al collo come se accettasse.  E guardandolo, ma ahi!  vista dolorosa, era circondato da spine, non solo la testa, ma tutta la sua Santissima Umanità, tanto, che abbracciandolo mi pungeva, ma a qualunque costo io volevo entrare in Gesù, e Lui tutto bontà ha rotto quella veste di spine alla parte del cuore e mi ha messo dentro, ed io vedevo la Divinità di Gesù, e sebbene una sola cosa con la Umanità, pure questa veniva straziata, la Divinità restava intangibile.  E Gesù mi ha detto:

(5) “Figlia mia, hai visto che veste dolorosa mi hanno fatto le creature?  E come queste spine sono incarnate nella mia Umanità?  Queste spine hanno chiuso la porta della Divinità, avendomi circondato tutta la mia Umanità dalla quale, sola usciva la mia Divinità a benefizio delle creature.  Ora è necessario che tiri parte di queste spine e le versi sulle creature, e da queste, scorrendo la luce della mia Divinità, possa mettere in salvo le loro anime, perciò è necessario che la terra sia assiepata di castighi, di terremoti, carestie, guerre, ecc., per rompermi questa veste di spine che le creature mi hanno fatto; così la luce della Divinità, penetrando nelle loro anime le possa disingannare, e far risorgere tempi migliori”.

 

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11-122

Aprile 23, 1916

 

Ad ogni pensiero sulla Passione, l’anima attinge luce dalla Umanità di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito, il mio adorabile Gesù si faceva vedere tutto circondato di luce che gli usciva da dentro della sua Santissima Umanità, che lo abbelliva in modo da formare una vista incantevole e rapitrice.  Io sono rimasta sorpresa, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni pena che soffrii, ogni goccia di sangue, ogni piaga, preghiera, parola, azione, passo, ecc., produsse una luce nella mia Umanità, da abbellirmi in modo da tenere rapiti tutti i beati.  Ora, l’anima ad ogni pensiero della mia Passione, compatimento, riparazione, ecc., che fa, non fa altro che attingere luce dalla mia Umanità ed abbellirsi alla mia somiglianza, sicché un pensiero di più alla mia Passione, sarà una luce di più che le porterà un gaudio eterno”.

 

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11-123

Maggio 3, 1916

 

L’anima nella Divina Volontà prega come Gesù,

soddisfà al Padre e ripara per tutti come lo fece Lui.

 

(1) Mentre stavo pregando, il mio amabile Gesù si è messo vicino, e sentivo che anche Lui pregava, ed io mi sono messa a sentirlo, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, prega, ma prega come prego Io, cioè, riversati tutta nella mia Volontà, ed in questa troverai Dio e tutte le creature, e facendo tue tutte le cose delle creature, le darai a Dio come se fosse una sola creatura, perché il Voler Divino è il padrone di tutti, e deporrai ai piedi della Divinità gli atti buoni per dargli onore, i cattivi per ripararli con la santità, potenza ed immensità della Divina Volontà, a cui niente sfugge.  Questa fu la Vita della mia Umanità sulla terra, per quanto Santa Ella fosse, ebbe bisogno di questo Divino Volere per dare completa soddisfazione al Padre, e redimere l’umana generazione, perché solo in questo Divino Volere Io trovavo tutte le generazioni, passate, presenti e future e tutti i loro atti, pensieri, parole, ecc., come in atto.  Ed in questo Santo Volere, senza che nulla mi sfuggisse, Io prendevo tutti i pensieri nella mia mente, e per ciascuno in particolare Io mi portavo innanzi alla Maestà Suprema e li riparavo, ed in questa stessa Volontà scendevo in ciascuna mente di creatura, dandole il bene che avevo impetrato alle loro intelligenze; nei miei sguardi prendevo tutti gli occhi delle creature; nella mia voce le loro parole; nei miei movimenti i loro; nelle mie mani le loro opere; nel mio cuore gli affetti, i desideri; nei miei piedi i passi, e facendoli come miei, in questo Divino Volere la mia Umanità soddisfaceva il Padre e mettevo in salvo le povere creature, ed il Divino Padre ne restava soddisfatto, né poteva rigettarmi essendo il Santo Volere Lui stesso, avrebbe forse rigettato Lui stesso?  No, certo; molto più che in questi atti trovava santità perfetta, bellezza inarrivabile e rapitrice, amore sommo, atti immensi ed eterni, potenza invincibile.  Questa fu tutta la Vita della mia Umanità sulla terra, dal primo istante del mio concepimento fino all’ultimo respiro, per continuarla in Cielo e nel Santissimo Sacramento.  Ora, perché non puoi farlo anche tu?  Per chi mi ama tutto è possibile, unita con Me nella mia Volontà, prendi e porta innanzi alla Maestà Divina nei tuoi pensieri, i pensieri di tutti; nei tuoi occhi, gli sguardi di tutti; nelle tue parole, nei movimenti, negli affetti, nei desideri, quelli dei tuoi fratelli per ripararli, per impetrare loro luce, grazia, amore.  Nel mio Volere ti troverai in Me ed in tutti, farai la mia Vita, pregherai come Me, ed il Divino Padre ne sarà contento, e tutto il Cielo ti dirà: “Chi ci chiama sulla terra?  Chi è che vuol stringere questo Santo Volere in sé, racchiudendo tutti noi insieme? ” E quanto bene può ottenere la terra facendo scendere il Cielo in terra? ”

 

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11-124

Maggio 25, 1916

 

Lavoro di Gesù nell’anima.  Com’è necessaria la

corrispondenza per poter produrre frutti pingui.

 

(1) Continuando il mio solito stato, me ne stavo tutta afflitta, specie che nei giorni passati il benedetto Gesù mi aveva fatto vedere come se soldati stranieri invadessero l’Italia, e la grande carneficina dei nostri soldati, i laghi di sangue cui Gesù stesso aveva orrore di guardare.  Il mio povero cuore me lo sentivo scoppiare per il dolore e dicevo a Gesù: “Salva i miei fratelli, le tue immagini, da dentro questo lago di sangue, non permettere che nessun anima piombi nell’inferno”.  E vedendo che la Divina Giustizia accenderà di più il suo furore contro le povere creature, io mi sentivo morire, e Gesù quasi per distrarmi da queste scene così strazianti mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è tanto l’amore con cui amo le anime, che non appena l’anima si decide di darsi a Me, Io la circondo di tanta grazia, la carezzo, la commuovo, la raccolgo, la doto di grazie sensibili, di fervori, d’ispirazioni, di strette al cuore; onde, l’anima vedendosi così aggraziata incomincia ad amarmi, fa come un fondo nel suo cuore di preghiere, di pie pratiche, si decide d’esercitarsi nelle virtù, tutto ciò forma un prato fiorito nell’anima, ma il mio Amore non è contento dei soli fiori, vuole dei frutti e perciò incomincia a far cadere i fiori, cioè, la spoglia dell’amore sensibile, del fervore e di tutto il resto per far nascere i frutti.  Se l’anima è fedele, continua le sue pie pratiche, le sue virtù, non prende gusto a nessun’altra cosa umana, non si prende pensiero di sé ma solo di Me, con la confidenza in Me metterà il sapore ai frutti, con la fedeltà farà stagionare i frutti, e col coraggio, tolleranza e tranquillità, cresceranno e saranno frutti pingui, ed Io, il celeste agricoltore coglierò questi frutti e ne farò mio cibo, e pianterò un altro prato più bello e più fiorito, in cui nasceranno frutti eroici, da strappare dal mio cuore grazie inaudite.  Se poi è infedele, sconfidente, si agita, prende gusto alle cose umane, ecc., questi frutti saranno acerbi, scipiti, amari, infangati, che serviranno ad amareggiarmi e a farmi ritirare dall’anima”.

 

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11-125

Giugno 4, 1916

 

Versa le sue amarezze nell’anima, e sopra dei popoli.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù pare che è venuto, io me l’ho stretto al cuore, e Gesù mi ha dato un bacio; ma mentre mi baciava mi sono sentita scorrere dalla sua bocca nella mia un liquido amarissimo.  Io sono rimasta meravigliata nel vedere che senza pregarlo, il dolce Gesù versava le sue amarezze in me, mentre altre volte lo avevo tanto pregato e non me lo ha concesso.  Onde, quando mi sono riempita di quel liquido amarissimo, Gesù continuava a versare, e scorreva da fuori, andava per terra, e versava ancora, in modo da farsi intorno a me e al benedetto Gesù un lago di quel liquido amarissimo.  Onde, come se si fosse un po’ sollevato mi ha detto:

(2) “Figlia, hai visto quante amarezze mi danno le creature?  Tanto, che non potendole più contenere ho voluto versarle in te, ma neppure tu hai potuto contenerle, e quindi sono andate per terra e si riverseranno sopra dei popoli”.

(3) E mentre ciò diceva, segnava i vari punti e paesi che dovevano essere colpiti dalle invasioni di gente straniera, e quindi chi fuggiva, chi restava nudo e digiuno, chi sbandito, chi ucciso, dovunque orrore e spavento.  Gesù stesso voleva ritirare lo sguardo da tanta tragedia.  Io, spaventata e terrorizzata volevo impedire Gesù che ciò facesse, ma pareva irremovibile e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, sono le stesse loro amarezze che la Divina Giustizia versa sui popoli.  Ho voluto versarle prima in te per risparmiare qualche punto per contentarti, e il sopravanzo l’ho versato su di loro, la mia Giustizia ne vuole la soddisfazione”.

(5) Ed io: “Amor mio e vita mia, io non me ne intendo di giustizia; se ti prego è di misericordia, faccio appello al tuo amore, alle tue piaghe, al tuo sangue; e poi, sono sempre i figli tuoi, le tue care immagini.  Poveri miei fratelli, come faranno?  In quali strettezze saranno messi?  Per contentarmi mi dici che hai versato in me, ma sonno troppo pochi i punti che risparmi”.

(6) E Lui: “Anzi è troppo, e perché ti amo, altrimenti non avrei risparmiato nulla.  E poi, non hai visto tu stessa che non potevi contenerlo di più?  “.

(7) Ed io ho scoppiato in pianto, e ho soggiunto: “Eppure mi dici che mi ami, e dov’è questo bene che mi vuoi?  Il vero amore sa contentare in tutto la persona amata, e poi perché non mi allarghi di più per poter contenere più amarezze e risparmiare i miei fratelli? ”

(8) Gesù ha pianto insieme ed è scomparso.

 

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11-126

Giugno 15, 1916

 

Nel Divin Volere tutto è completo.  Le preghiere più potenti sul cuore di Gesù

e che più lo inteneriscono, è vestirsi di tutto ciò che operò e patì Lui stesso.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, mi ha trasformata tutta in Lui e poi mi ha detto:

(2) “Figlia, riversati nel mio Volere per farmi riparazioni complete, il mio Amore ne sente un irresistibile bisogno; a tante offese delle creature vuole una almeno, che frapponendosi tra Me e loro mi dia riparazioni complete, amore per tutti, e strappi da Me grazie per tutti, e questo lo puoi fare solo nel mio Volere, dove troverai Me e tutte le creature.  Oh!  con quale ansie sto aspettando che entri nel mio Volere, per poter trovare in te i compiacimenti e le riparazioni di tutti, e solo nel mio Volere troverai tutte le cose in atto, perché Io sono motore, attore e spettatore di tutto”.

(3) Ora, mentre ciò diceva, mi sono riversata nel suo Volere, ma chi può dire ciò che vedevo?  Mi trovavo a contatto d’ogni pensiero di creatura, la cui vita veniva da Dio, di ciascun pensiero, ed io nel suo Volere mi moltiplicavo in ciascun pensiero, e con la santità del suo Volere riparavo tutto, avevo un grazie per tutti, un’amore per tutti, e così mi moltiplicavo nei sguardi, nelle parole e di tutto il resto, ma chi può dire come ciò succedeva?  Mi mancano i vocaboli, e forse le stesse lingue angeliche sarebbero balbuzienti, perciò faccio punto.

(4) Onde, me la sono passata tutta la notte con Gesù nel suo Volere, dopo mi sono sentita la Regina Mamma vicina e mi ha detto:

(5) “Figlia mia, prega”.

(6) Ed io: “Mamma mia, preghiamo insieme, che da sola non so pregare”.

(7) E Lei ha soggiunto: “Le preghiere più potenti sul cuore di mio Figlio e che più lo inteneriscono, è vestirsi la creatura di tutto ciò che operò e patì Lui stesso, avendone fatto dono di tutto alla creatura.  Quindi figlia mia, cingi la tua testa delle spine di Gesù, imperla i tuoi occhi delle sue lacrime, impregna la tua lingua della sua amarezza, vesti la tua anima del suo sangue, adornati delle sue piaghe, trafiggi le tue mani e piedi coi suoi chiodi, e come un’altro Cristo presentati innanzi alla sua Divina Maestà, questo spettacolo lo commoverà in modo che non saprà rifiutare nulla all’anima vestita delle sue stesse divise, ma oh!  quanto le creature sanno poco servirsi dei doni che mio Figlio gli ha dato!  Queste erano le mie preghiere sulla terra, e queste sono nel Cielo”

(8) Onde, insieme ci abbiamo vestito delle divise di Gesù, ed insieme ci siamo presentate innanzi al trono divino, cosa che commoveva tutti, gli angeli ci facevano largo e restavano come sorpresi”.  Io ho ringraziato la Mamma e mi sono trovata in me stessa.

 

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11-127

Agosto 3, 1916

 

Ogni atto che fa la creatura è un paradiso di più che acquista per il Cielo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio amabile Gesù si fa vedere alla sfuggita, oppure dice qualche parole e fugge, oppure si nasconde nel mio interno.  Ricordo che un giorno mi disse:

(2) “Figlia mia, Io sono il centro e tutta la Creazione riceve vita da questo centro, sicché Io sono vita d’ogni pensiero, d’ogni parola, d’ogni azione, di tutto, e le creature se ne servono di questa vita che le do per prendere occasione d’offendermi, Io do vita, e se potrebbero mi darebbero morte”.

(3) Ricordo pure che pregandolo che risparmiasse i flagelli, mi disse:

(4) “Figlia, credi tu che son’Io che voglio flagellarli?  Ah no!  anzi, è tanto l’amore, che tutta la mia Vita la consumai nel rifare ciò che era obbligato l’uomo alla Maestà Suprema, e siccome i miei atti erano divini, li moltiplicai in tanti, da rifare per tutti e per ciascuno, in modo da riempire Cielo e terra, da mettere a difeso l’uomo, per fare che la Giustizia non potesse colpirlo, ma l’uomo col peccato rompe questa difesa, e rotta la difesa i flagelli colpiscono l’uomo”.

(5) Ma chi può dire tutte le piccole cose che mi ha detto?  Onde, questa mattina io pregavo e mi lamentavo con Gesù ché non mi esaudiva, specie che non finisce di castigare, e gli dicevo: “A che pro pregare, se non volete esaudirmi?  Anzi dite che i mali peggioreranno”.

(6) E Lui: “Figlia mia, il bene è sempre bene, anzi devi sapere che ogni preghiera, ogni riparazione, ogni atto d’amore, qualunque cosa santa che fa la creatura è un paradiso di più che si acquista, sicché l’atto più semplice, santo, sarà un paradiso di più; un atto di meno, un paradiso di meno, perché ogni atto buono viene da Dio, e quindi l’anima in ogni atto buono prende Dio, siccome Dio contiene gaudi infiniti, innumerevoli, eterni, immensi, tanti, che gli stessi beati per tutta l’eternità non giungeranno a gustarli tutti, quindi non è maraviglia che ogni atto buono, prendendo Dio, Dio resta come compromesso di sostituirli in altrettanti contenti.  Onde se l’anima soffre, anche le distrazioni per amor mio, in Cielo la intelligenza avrà più luce e gusterà tanti paradisi di più per quante volte ha sacrificato la sua intelligenza, e tanto più comprenderà di più Iddio.  Se per amor mio soffre la freddezza, tanti paradisi gusterà della varietà dei contenti che ci sono nel mio Amore; se l’oscurità, tanti contenti di più nella mia luce inaccessibile, e così di tutto il resto, ecco che significa una prece in più o in meno”.

 

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11-128

Agosto 6, 1916

 

Bisogno di Gesù che si moltiplichino le anime che vivano del Divin Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù appena e alla sfuggita è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Amore sente un irresistibile bisogno che si moltiplichino le anime che vivono del mio Volere, perché queste sono i luoghi dei miei ritrovi.  Il mio Amore vuol fare bene a tutti, ma le colpe m’impediscono di versare su di loro i miei benefizi, perciò vado trovando questi ritrovi, ed in questi non sono impedito di versare le mie grazie, e a mezzo di queste prendono parte i paesi, le persone che le circondano, perciò quanti più ritrovi tengo sulla terra, tanto più sfogo tiene il mio Amore e più si versa in benefizi a pro della umanità”.

 

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11-129

Agosto 10, 1916

 

Come nella Volontà di Dio le nostre pene si trovano insieme con quelle di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo amareggiata per la privazione del mio amabile Gesù, e mi lamentavo con Lui ché ogni privazione che mi faceva era una morte che mi dava, e morte crudele, che mentre si sente la morte non si può morire, e dicevo: “Come hai cuore di darmi tante morti? ” E Gesù alla sfuggita mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti abbattere, la mia Umanità stando sulla terra conteneva tutte le vite delle creature, e tutte da Me uscivano queste vite, ma quante non ritornavano in Me perché morivano e si seppellivano nell’inferno, ed Io sentivo la morte di ciascuno che straziava la mia Umanità.  Queste morti furono la pena più dolorosa e crudele di tutta la mia Vita, fino all’ultimo respiro.  Figlia mia, non vuoi prendere parte alle mie pene?  La morte che senti della mia privazione, non è altro che un’ombra delle pene delle morti che sentii della perdita delle anime, perciò dalla a Me per raddolcire le tante morti crudeli che subì la mia Umanità, questa pena falla scorrere nella mia Volontà e vi troverai la mia, e unendosi insieme correrà a bene di tutti, specie per quelli che stanno per cadere nell’abisso; se la terrai per te, si formeranno delle nuvole tra Me e te, e la corrente del mio Volere verrà spezzata tra te e Me, le tue pene non troveranno le mie, e no ti potrai diffondere a bene di tutti, e vi sentirai tutto il peso.  Invece, se tutto ciò che potrai soffrire, pensi come farlo scorrere nel mio Volere, per te non si saranno nuvole, e le stesse pene ti porteranno luce e apriranno nuove correnti di unione, d’amore e di grazie”.

 

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11-130

Agosto 12, 1916

 

Gloria delle anime che vivranno nel Voler Divino nella terra.

 

(1) Stavo fondendomi nel Santissimo Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, solo per chi vive nel mio Volere mi sento come corrisposto della Creazione, della Redenzione e Santificazione, e mi glorifica in modo come la creatura deve glorificarmi, perciò queste anime saranno le gemme del mio trono e prenderanno in loro tutti i contenti, la gloria che ciascun beato terrà per sé solo, queste anime staranno come regine intorno al mio trono, e tutti i beati le stanno intorno, e siccome i beati saranno tanti soli che splenderanno nella Celeste Gerusalemme, le anime che hanno vissuto nel mio Volere splenderanno nel mio stesso Sole, saranno come circonfuse col mio Sole, e vedranno i beati queste anime da dentro Me stesso, essendo giusto che avendo vissuto in terra unite con Me, col mio Volere, non avendo vissuto vita propria, è ben giusto che in Cielo abbiano posto distinto da tutti gli altri, e continuino in Cielo la vita che menarono in terra, tutte trasformate in Me e inabissate nel pelago dei miei contenti”.

 

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11-131

Settembre 8, 1916

 

Per quanto tempo l’anima sta nella Divina Volontà, tanto di Vita Divina può

dire che fa sulla terra.  Gli atti nella Divina Volontà sono gli atti più

semplici, ma perché semplici si comunicano a tutti.

 

(1) Questa mattina dopo la comunione, sentivo che il mio amabile Gesù in modo speciale mi assorbiva tutta nel suo Volere, ed io nuotavo dentro di Esso, ma chi può dire ciò che provavo?  Non ho parole per esprimermi, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per quanto tempo l’anima sta nella mia Volontà, tanto di Vita Divina può dire che fa sulla terra.  Come mi piace quando vedo che l’anima entra nella mia Volontà per farvi Vita Divina!  Mi piace molto vedere le anime che ripetono nella mia Volontà ciò che faceva la mia Umanità in Essa!  Io feci la comunione, ricevetti Me stesso nella Volontà del Padre, e con ciò non solo riparavo tutto, ma trovando nella Divina Volontà l’immensità, l’onniveggenza di tutto e di tutti, quindi abbracciavo tutti, comunicavo tutti e vedendo che molti non avrebbero preso parte al Sacramento ed il Padre offeso ché non volevano ricevere la Vita, Io davo al Padre la soddisfazione, la gloria come se tutti avessero fatto la comunione, dando al Padre per ciascuno la soddisfazione e la gloria d’una Vita Divina.  Anche tu fa’ la comunione nella mia Volontà, ripeti ciò che feci Io, e così non solo riparerai tutto, darai Me stesso a tutti com’Io intendevo di darmi a tutti, e mi darai la gloria come se tutti si fossero comunicati.  Il mio cuore si sente intenerito nel vedere che la creatura non potendo darmi nulla da sé che sia degno di Me, prende le cose mie, le fa sue, imita come le ho fatto Io, e per piacermi me le dà, ed Io nel mio compiacimento vo ripetendo: “Bravo alla figlia mia, hai fatto proprio ciò che facevo Io”.

(3) Poi ha soggiunto: “Gli atti nella mia Volontà sono gli atti più semplici, ma perché semplici si comunicano a tutti.  La luce del sole perch’è semplice è luce d’ogni occhio, ma il sole è uno; un atto solo nella mia Volontà, come luce semplicissima si diffonde in ogni cuore, in ogni opera, in tutti, ma l’atto è uno; il mio stesso Essere, perch’è semplicissimo è un atto solo, ma un atto che contiene tutto, non ha piedi ed è il passo di tutti, non occhio ed è occhio e luce di tutti, dà vita a tutto, ma senza sforzo, senza fatica, ma dà l’atto d’operare a tutti, onde l’anima nella mia Volontà si semplicifica ed insieme con Me si moltiplica in tutti, fa bene a tutti.  Oh!  se tutti comprendessero il valore immenso degli atti, anche i più piccoli fatti nella mia Volontà, nessun’atto si farebbero sfuggire”.

 

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11-132

Ottobre 2, 1916

 

Effetti della comunione nella Divina Volontà.

 

(1) Questa mattina ho fatto la comunione come Gesù mi aveva insegnato, cioè, unita con la sua Umanità, Divinità e Volontà sua, e Gesù venendo si ha fatto vedere, ed io l’ho baciato e stretto al mio cuore, e Lui mi ha restituito il bacio, l’abbraccio, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ne sono contento che sei venuta a ricevermi unita con la mia Umanità, Divinità e Volontà!  Mi hai rinnovato tutto il contento che ricevetti quando comunicai Me stesso, e mentre tu mi baciavi, mi abbracciavi, stando in te tutto Me stesso, contenevi tutte le creature, ed Io mi sentivo darmi il bacio di tutti, gli abbracci di tutti, perché questa era la tua volontà, qual’era la mia nel comunicarmi, di rifare il Padre di tutto l’amore delle creature, ad onta che molti non l’amerebbero, ed il Padre si rifaceva in Me dell’amor loro, ed Io mi rifaccio in te dell’amore di tutte le creature, e avendo trovato nella mia Volontà chi mi ama, mi ripara, ecc., a nome di tutti, perché nella mia Volontà non c’è cosa che l’anima non possa darmi, mi sento d’amare le creature ad onta che mi offendano, e vo inventando stratagemmi d’amore intorno ai cuori più duri per convertirli, solo per amore di queste anime che fanno tutto nel mio Volere, Io mi sento come incatenato, rapito, e concedo loro i prodigi delle più grandi conversioni”.

 

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11-133

Ottobre 13, 1916

 

Come gli angeli stanno intorno all’anima che fa le ore della Passione.

Queste ore sono i piccoli sorsi dolci che le anime danno a Gesù.

 

(1) Stavo facendo le ore della Passione, ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel corso della mia Vita mortale, migliaia e migliaia di angeli corteggiavano la mia Umanità e raccoglievano tutto ciò che facevo, i passi, le opere, le parole, anche i sospiri, le pene, le gocce del mio sangue, in somma, tutto, erano angioli deputati alla mia custodia, a rendermi onore, ubbidienti a tutti i miei cenni, salivano e scendevano dal Cielo per portare al Padre ciò che Io facevo.  Ora, questi angioli hanno un ufficio speciale, e come l’anima fa memoria della mia Vita, della Passione, del mio sangue, delle mie piaghe, delle mie preghiere, si fanno intorno a quest’anima e raccolgono le sue parole, le sue preghiere e compatimenti che mi fanno, le lacrime, le offerte, le uniscono alle mie e le portano innanzi alla mia Maestà per rinnovarmi la gloria della mia stessa Vita, è tanto il compiacimento degli angioli, che riverenti stanno a sentire ciò che dice l’anima, e pregano insieme con lei, perciò con quale attenzione e rispetto l’anima deve fare queste ore, pensando che gli angioli pendono dalle sue labbra per ripetere appresso a lei ciò che essa dice”.

(3) Poi ha soggiunto: “Alle tante amarezze che le creature mi danno, queste ore sono i piccoli sorsi dolci che le anime mi danno, ma ai tanti sorsi amari che ricevo, sono troppi pochi i dolci, perciò più diffusione, più diffusione”.

 

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11-134

Ottobre 20, 1916

 

La grazia, come luce del sole si dà a tutti.

 

(1) Stavo fondendomi nella Divina Volontà e mi è venuto il pensiero di raccomandare in modo speciale varie persone, ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la specialità va da per sé stessa, ancorché non ci mettessi nessuna intenzione.  Nell’ordine della grazia succede come nell’ordine naturale: Il sole dà la luce a tutti, eppure non tutti godono gli stessi effetti, ma non da parte del sole, ma da parte delle creature, una se ne serve della luce del sole per lavorare, per industriarsi, per apprendere, per apprezzare le cose, questa si fa ricca, si costituisce, e non va mendicando il pane dagli altri; un’altra se ne sta oziando, non vuole impicciarsi di nulla, la luce del sole la inonda da per tutto, ma per lei è inutile, non ne vuol far nulla, questa è povera e malaticcia, perché l’ozio produce molti mali, fisici e morali, e se sente fame ha bisogno di mendicare il pane altrui.  Ora di queste due n’è causa forse la luce del sole?  Oppure ad una dà più luce, all’altra meno?  Certo che no, la sola differenza è che una profitta in modo speciale della luce, l’altra no.  Ora così nell’ordine della grazia, la quale più che luce inonda le anime, e ora si fa tutta voce per chiamarle, voce per istruirle, per correggerle, ora si fa fuoco e le brucia le cose di quaggiù, e con le sue fiamme le mette in fuga le creature, i piaceri, con le sue scottature forma i dolori, le croci, per dare all’anima la forma della santità che vuole da lei, ora si fa acqua e la purifica, l’abbellisce e la inzuppa tutta di grazia; ma chi è che sta attenta a ricevere tutti questi flussi di grazia, chi mi aderisce?  Ah!  troppi pochi, e poi si ardisce di dire che a questi do la grazia per farsi santi e agli altri no, quasi volendone dare a Me la colpa, e si contentano di menare la vita oziando, come se la luce della grazia non stesse per loro”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, Io amo tanto la creatura, che Io stesso mi sono messo da sentinella a ciascun cuore per vigilarli, per difenderli e lavorare con le mie proprie mani la propria santificazione.  Ma a quante amarezze non mi sottopongono?  Chi mi respinge, chi non mi cura e mi disprezza, chi si lamenta della mia sorveglianza, chi mi chiude la porta in faccia, rendendo inutile il mio lavoro, e non solo Io mi sono messo a far da sentinella, ma a bella posta scelgo le anime che vivono del mio Volere, ché trovandosi in tutto Me, le metto insieme con Me come a secondo sentinella a ciascun cuore, e queste secondi sentinelle mi consolano, mi ricambiano per loro, e mi fanno compagnia nella solitudine a cui mi costringono molti cuori, e mi costringono a non lasciarli; grazia più grande non potrei dare alle creature, che darle queste anime che vivono del mio Volere, che sono il portento dei portenti”.

 

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11-135

Ottobre 30, 1916

 

Minacce di flagelli, specialmente per l’Italia.

 

(1) Stavo lamentandomi con il mio sempre amabile Gesù, che in questi giorni passati, stentatamente ci veniva, oppure appena avvertivo la sua ombra e scompariva.  Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come subito dimentichi che in quei giorni che non tanto ci vengo e sfuggo da te, non è altro che una stretta di più ai flagelli.  Le cose imperverseranno sempre più, ah!  l’uomo è giunto a tanta perversità, che non basta per arrenderlo di toccargli la pelle, ma che giunga a spolverizzarlo!  Perciò una nazione invaderà l’altra, e si lacereranno, il sangue scorrerà nei paesi come acqua, anzi in certe nazioni si faranno nemici di loro stessi e si dibatteranno, si uccideranno, faranno cose da pazzi.  Ah!  quanto mi duole l’uomo, da Me lo piango”.

(3) Al dire di Gesù ho rotto in pianto, e lo pregavo che risparmiasse la povera Italia, ma Gesù a ripreso:

(4) “L’Italia, l’Italia, ah!  se tu sapessi quanto ne sta combinando di male, quante congiure alla mia Chiesa!  non le basta il sangue che sta spargendo in battaglia, ma è assetata d’altro sangue, ma vuole il sangue dei miei figli, il sangue dei primati, si vuole macchiarsi di tali delitti, da attirarsi la vendetta del Cielo e delle altre nazioni”.

(5) Io ne sono rimasta terrorizzata e temo molto, ma spero che il Signore si placherà.

 

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11-136

Novembre 15, 1916

 

L’anima il suo paradiso se lo forma in terra.

 

(1) Mi stavo lamentando con il mio dolce Gesù che non mi voleva più il bene di prima, e Lui tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non amare chi mi ama mi riesce impossibile, anzi mi sento tirato tanto verso di lei, che al più piccolo atto d’amore che mi fa, Io vi rispondo con amore triplice e vi metto nel suo cuore una vena divina, che le somministra scienza divina, santità e virtù divina, e quanto più l’anima mi ama, tanto più questa vena divina sorge, ed innaffiando tutte le potenze dell’anima si diffonde a bene delle altre creature.  Questa vena l’ho messo in te, e quando ti manca la mia presenza e non senti la mia voce, questa vena supplirà a tutto, e ti sarà di voce per te e per le altre creature”.

(3) Un altro giorno stavo secondo il solito fondendomi tutta nella Volontà del benedetto Gesù, e Lui mi ha detto:

(4) “Figlia mia, quanto più ti fondi in Me, tanto più Io mi fondo in te, sicché l’anima il suo paradiso se lo forma in terra a seconda che si è riempita di pensieri santi, di affetti, di desideri, di parole, di opere, di passi santi, così va formando il suo paradiso.  Ad un pensiero santo di più, ad una parola, corrisponderà un contento di più e tante varietà di bellezza, di contenti, di gloria, per quanto bene in più avrà fatto.  Quale sarà la sorpresa dell’anima quando rotto il carcere del corpo, immantinente si troverà nel pelago di tanti piaceri, felicità, luce, bellezza, per quanto di bene di più ha fatto, forse anche un pensiero! ”

 

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11-137

Novembre 30, 1916

 

Benefizi di riparare per altrui.

 

(1) Stavo molto afflitta per la privazione del mio adorabile Gesù e piangevo amaramente, e siccome stavo facendo le ore della Passione, il pensiero mi tormentava col dirmi: “Vedi a che ti hanno giovato le riparazioni per gli altri, a farti sfuggire Gesù”.  E tanti altri spropositi, ed il benedetto Gesù mosso a compassione delle mie lacrime mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu sei il mio pungolo, il mio Amore si trova alle strette con le tue violenze.  Se sapessi quanto soffro al vederti soffrire per causa mia!  Ma la Giustizia che vuole sfogare e le violenze tue stesse, mi costringono a nascondermi e le cose imperverseranno di più, perciò pazienza, e poi sappi che le riparazioni fatte per gli altri ti hanno giovato moltissimo, perché riparando per gli altri, tu intendervi di fare ciò che feci Io, ed Io riparavo per tutti, ed anche per te, chiedevo perdono per tutti, mi dolevo delle offese di tutti, come pure chiedevo perdono per te, e per te anche mi dolevo.  Quindi, facendo tu ciò che feci Io, vieni a prendere insieme le riparazioni, il perdono, ed il dolore che ebbi per te.  Onde, che ti potrebbe giovare di più, le mie riparazioni, il mio perdono, il mio dolore, o il tuo?  E poi, non mi fo vincere mai in amore, quando veggo che l’anima per amore mio, sta tutta intenta a ripararmi, ad amarmi, a scusarmi, e chiedere perdono per i peccatori, Io per renderle la pariglia in modo speciale chiedo perdono per lei, riparo e amo per parte sua, e vado abbellendo l’anima col mio Amore, con le mie riparazioni e perdono, perciò segui a riparare e non suscitare contese tra te e Me”.

 

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11-138

Dicembre 5, 1916

 

Beni che fa l’anima che vive nella Volontà di Dio.

 

(1) Stavo facendo la meditazione e secondo il mio solito stavo riversandomi tutta nel Voler del mio dolce Gesù.  In questo mentre, innanzi alla mia mente vedevo una macchina che conteneva innumerevoli fontane che scaturivano onde d’acqua, di luce, di fuoco, che innalzandosi fino al Cielo si riversavano su tutte le creature, non vi era creatura che non restava inondata da queste onde, la sola differenza era che a certe entravano dentro, ad altre solo al di fuori, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la macchina sono Io, il mio Amore tiene in moto la macchina, e a tutti si riversa; solo che a chi vuol riceverle queste onde, sono vuote e mi amano, entrano dentro, gli altri restano toccati per disporli a ricevere tanto bene, le anime poi che fanno e vivono nella mia Volontà, stanno nella stessa macchina, e siccome vivono di Me, possono disporre a bene altrui le onde che scaturiscono, e ora sono luce che illumina, fuoco che accende, acqua che purifica.  Com’è bello vedere queste anime che vivono del mio Volere, che escono da dentro la mia macchina come altre tante piccole macchine diffondendosi a bene di tutti, e poi ritornano nella mia macchina e scompariscono da mezzo le creature, e vivono di Me e solo di Me! ”

 

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11-139

Dicembre 9, 1916

 

Gesù vuole incontrare Sé stesso nell’anima, e che faccia quello che Lui fece.

 

(1) Stavo afflitta per le privazioni del mio dolce Gesù, e se viene, mentre respiro un po’ di vita resto più afflitta nel vederlo più afflitto di me, e che non ne vuol sapere di placarsi, perché le creature lo costringono, gli strappano altri flagelli; ma mentre flagella piange la sorte dell’uomo e si nasconde dentro, dentro del cuore, quasi per non vedere ciò che soffre l’uomo, pare che non si può più vivere in questi tristi tempi, eppure pare che si sta al principio.  Onde il mio dolce Gesù, stando io impensierita della mia dura e triste sorte di dover stare spesso spesso priva di Lui, è venuto gettandomi un braccio al collo e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non accrescere le mie pene con l’impensierirti, sono gia troppe, Io non mi aspetto questo da te, anzi voglio che faccia tue le mie pene, le mie preghiere, tutto Me stesso, in modo che Io possa trovare in te un altro Me stesso, in questi tempi voglio grandi soddisfazioni, e solo chi fa suo Me stesso me le può dare.  E ciò che in Me trovò il Padre, cioè, gloria, compiacimento, amore, soddisfazioni intere, perfette, a bene di tutti, Io lo voglio trovare in queste anime, come altrettanti Gesù che mi rendano la pariglia, e queste intenzioni le devi ripetere in ogni ora della Passione che fai, in ogni azione, in tutto, e se Io non trovo le mie soddisfazioni, ah! , per il mondo è finita!  I flagelli pioveranno a torrenti, ah figlia mia! , ah figlia mia!  “.

(3) E ha scomparso.

 

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11-140

Dicembre 14, 1916

 

Gesù dormì ed operò per dare il vero riposo alle anime in Dio.

 

(1) Stavo offerendo il mio sonno a Gesù dicendogli: “Prendo il tuo sonno e lo faccio mio, e dormendo col tuo sonno voglio darti il contento come se un altro Gesù dormisse”.  E senza farmi finire ciò che volevo dirgli, mi ha detto:

(2)“Ah!  sì figlia mia, dormi col mio sonno affinché guardandoti possa specchiarmi in te, e rimirandomi possa trovare in te tutto Me stesso, e giacché dormi con il mio sonno, e affinché tu rimirandoti in Me possiamo essere d’accordo in tutto.  Voglio dirti perché la mia Umanità si assoggetto alla debolezza del sonno: Figlia mia, la creatura fu fatta da Me, e come cosa mia la volevo tenere sul mio seno, nelle mie braccia, in continuo riposo, quindi l’anima doveva riposarsi nella mia Volontà e Santità, nel mio Amore, nella mia Bellezza, Potenza, Sapienza, ecc., tutti questi, atti che costituiscono il vero riposo, ma che dolore!  La creatura sfugge dal mio seno, e sforzandosi di distaccarsi dalle mie braccia in cui la tengo stretta, va in cerca di veglia: Veglia sono le passioni, il peccato, gli attacchi, i piaceri, veglia i timori, le ansietà, le agitazioni, ecc., sicché per quanto la rimpiango e chiamo a riposarsi in Me, non sono ascoltato, questa era un’offesa grande, un’affronto al mio Amore, che la creatura non ne fa nessun conto e che non si prende nessun pensiero di riparare.  Ecco perciò Io volli dormire, per dare soddisfazione al Padre del riposo che non prendono le anime in Lui, contraccambiandolo per tutti, e mentre riposavo impetravo a tutti il vero riposo, facendomi Io veglia d’ogni cuore per librarli dalla veglia della colpa, e amo tanto questo riposo della creatura in Me, che non solo volli dormire, ma volli camminare per dargli il riposo ai piedi, operare per dargli il riposo alle mani, palpitare, amare, per dargli il riposo al cuore, insomma volli fare tutto per fare che l’anima facesse tutto in Me e prendesse riposo, ed Io facessi tutto per lei, purché la tenessi al sicuro in Me”.

 

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11-141

Dicembre 22, 1916

 

Tutto ciò che l’anima fa nella Volontà di Dio, Gesù lo fa insieme con l’anima.

 

(1) Avendo fatto la comunione, stavo unendomi tutta con Gesù e riversandomi tutta nel suo Volere, e gli dicevo: “Io non so far nulla né dire nulla, perciò sento il grande bisogno di fare ciò che fai Tu, e ripetere le tue stesse parole; nel tuo Volere trovo presente e come in atto gli atti che tu facesti nel riceverti Sacramentato, ed io li faccio miei e te li ripeto”.  E così cercavo d’internarmi in tutto ciò che aveva fatto Gesù nel riceversi Sacramentato, e mentre ciò facevo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà, e tutto ciò che fa lo fa nel mio Volere, mi costringe a fare insieme ciò che fa l’anima, sicché se si comunica nel mio Volere, Io ripeto gli atti che feci nel comunicarmi, e rinnovo il frutto completo della mia Vita Sacramentale; se prega nel mio Volere, Io prego con lei e rinnovo il frutto delle mie preghiere; se soffre, se opera, se parla nella mia Volontà, Io soffro insieme col rinnovare il frutto delle mie pene, opero e parlo insieme e rinnovo il frutto delle mie opere e parole, e così di tutto il resto”.

 

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11-142

Dicembre 30, 1916

 

Come Gesù ci ha fatto liberi nella volontà e nell’amore.  Effetti di esso.

 

(1) Continuando il mio stato, io pensavo alle pene del mio amabile Gesù, e offerivo il mio martirio interno unito alle pene di Gesù, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i carnefici poterono lacerare il mio corpo, insultarmi, calpestarmi, ecc., ma non poterono toccare né la mia Volontà, né il mio Amore, questi li volli liberi affinché come due correnti potessero correre, correre senza che nessuno potesse impedirle, riversandomi a bene di tutti, anche dei stessi nemici, oh!  come trionfava la mia Volontà, il mio Amore in mezzo ai nemici, loro mi colpivano coi flagelli ed Io colpivo i loro cuori col mio Amore e con la mia Volontà l’incatenavo; loro mi pungevano la testa con spine, ed il mio Amore accendeva la luce nelle loro menti per farmi conoscere; loro mi aprivano piaghe, ed il mio Amore sanava le piaghe delle anime loro; loro mi davano morte ed il mio Amore li restituiva la vita, tanto, che mentre spirai sulla croce, le vampe del mio Amore, toccando il loro cuore li costrinse a prostrarsi innanzi a Me e a confessarmi per vero Dio; mai fui così glorioso e trionfatore come lo fui nelle pene nel corso della mia Vita mortale quaggiù.  Ora figlia mia, a mia somiglianza ho dotato l’anima libera nella volontà e nell’amore, sicché gli altri possono impadronirsi dell’operato esterno della creatura, ma dell’interno, della volontà, dell’amore, nessuno, nessuno, ed Io stesso la volli libera in questo, affinché, liberamente, non forzata, potesse correre questa volontà e questo amore verso di Me, ed immergendosi in Me potesse offerirmi gli atti più nobili e puri che la creatura può darmi, ed essendo Io libero ed essa pure, possiamo riversarci a vicenda e correre, correre verso il Cielo per amare e glorificare il Padre, e dimorare insieme con la Trinità Sacrosanta; verso la terra per fare bene a tutti, correre nei cuori di tutti per colpirli d’Amore e con la Volontà incatenarli e farne conquiste, sicché dote più grande non potevo dare alla creatura; ma dove la creatura può fare più sfoggio di questa libera volontà e di questo amore?  Nel patire, l’amore cresce, s’ingigantisce la volontà, e come regina regge sé stessa, lega il mio cuore, e le sue pene come corona mi circondano, m’impietosiscono e mi faccio dominare, sicché non so resistere alle pene d’un anima amante, e come regina la tengo al mio fianco, ed è tanto il dominio di questa creatura nelle pene, che le fanno acquistare modi nobili, dignitosi, insinuanti, eroici, disinteressati, simili ai miei modi, che le altre creature fanno a gara a farsi dominare da quest’anima.  E quanto più l’anima opera con Me, sta unita con Me, s’immedesima con Me, tanto più mi sento assorbito dall’anima, sicché come pensa, mi sento assorbire il mio pensiero nella sua mente; come guarda, come parla, come respira, così mi sento assorbire lo sguardo, la voce, il respiro, l’azione, il passo, il palpito, tutto mi assorbe, e mentre mi assorbe, fa sempre acquisto dei miei modi, della mia somiglianza, ed Io vado continuamente rimirandomi in lei e trovo Me stesso”.

 

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11-143

Gennaio 10, 1917

 

Come la santità è formata di piccole cose.

 

(1) Questa mattina il mio amabile Gesù mi ha detto: “Figlia mia, la santità è formata di piccole cose, sicché chi disprezza le piccole cose non può essere santo, sarebbe come chi disprezza i piccoli granelli del grano che uniti in tanti formano la massa del grano, e che non curandosi d’unirli mancherebbe l’alimento necessario e quotidiano della vita umana.  Così chi non cura d’unire insieme tanti piccoli atti, mancherebbe l’alimento alla santità, e come senza alimento non si può vivere, così senza l’alimento dei piccoli atti mancherebbe la vera forma della santità, e la massa sufficiente per formare la santità”.

 

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11-144

Febbraio 2, 1917

 

Il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della Passione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa, e ho trovato il mio sempre amabile Gesù, tutto grondante sangue, con una orribile corona di spine, e a stento mi guardava a traverso le spine, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mondo si è squilibrato perché ha perduto il pensiero della mia Passione.  Nelle tenebre non ha trovato la luce della mia Passione che lo rischiarava, che facendogli conoscere il mio Amore e quante pene mi costano le anime, poteva rivolgersi ad amare chi veramente lo ha amato, e la luce della mia Passione, guidandolo, lo metteva in guardia da tutti i pericoli; nella debolezza non ha trovato la forza della mia Passione che lo sosteneva; nell’impazienza non ha trovato lo specchio della mia pazienza che gl’infondeva calma, rassegnazione, e innanzi alla mia pazienza, vergognandosi si faceva un dovere di dominare sé stesso; nelle pene non ha trovato il conforto delle pene d’un Dio, che sostenendo le sue gl’infondeva amore al patire; nel peccato non ha trovato la mia santità, che facendogli fronte gl’infondeva odio alla colpa.  Ah!  in tutto ha prevaricato l’uomo, perché si ha scostato in tutto da chi poteva aiutarlo, quindi il mondo ha perduto l’equilibrio, ha fatto come un bambino che non ha voluto più conoscere la madre, come un discepolo che sconoscendo il maestro non ha voluto più sentire i suoi insegnamenti né imparare le sue lezioni, che ne sarà di questo bambino e di questo discepolo?  Saranno il dolore di sé stessi ed il terrore e dolore della società.  Tale è divenuto l’uomo, terrore e dolore, ma dolore senza pietà, ah!  l’uomo peggiora, peggiora sempre, ed Io me lo piango con lagrime di sangue! 

 

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11-145

Febbraio 24, 1917

 

L’anima nel comunicare deve consumarsi in Gesù, e dar la

gloria piena della Vita Sacramentale di Gesù a nome di tutti.

 

(1) Avendo fatto la comunione, mi tenevo stretto al mio cuore il mio dolce Gesù e dicevo: “Vita mia, quanto vorrei fare ciò che facesti Tu stesso nel riceverti sacramentato, affinché Tu potessi trovare in me i tuoi stessi contenti, le tue stesse preghiere, le tue riparazioni”.  Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, in questo breve giro dell’ostia Io racchiudo tutto, e perciò volli ricevere Me stesso, per fare atti compiuti che glorificavano il Padre degnamente, ché le creature ricevevano un Dio, e davo alle creature frutto completo della mia Vita Sacramentale, altrimenti sarebbe stato incompleto per la gloria del Padre e per il bene delle creature, e perciò in ogni ostia ci sono le mie preghiere, i ringraziamenti, e tutto il resto che ci voleva per glorificare il Padre e che la creatura doveva farmi; sicché se la creatura manca, Io in ogni ostia continuo il mio lavorio, come se per ciascun anima ricevesse un’altra volta Me stesso, onde l’anima deve trasformarsi in Me, e fare una sola cosa con Me e far sua la mia Vita, le mie preghiere, i miei gemiti d’amore, le mie pene, i miei palpiti di fuoco che vorrei bruciare e non trovo chi si lasci in preda alle mie fiamme.  Ed Io in quest’ostia rinasco, vivo e muoio, e mi consumo, e non trovo chi si consuma per Me, e se l’anima ripete ciò che faccio Io, mi sento ripetere, come se un altra volta avessi ricevuto Me stesso, e vi trovo gloria completa, contenti divini, sfoghi d’amore che mi pareggiano, e do grazia all’anima di consumarsi della mia stessa consumazione”.

 

Deo Gratias.

 

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M.  Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M.  Leo

Octubre de 1926