[1]

I. M. I.

12-1

Marzo 16, 1917

 

Come la stretta unione tra l’anima e Dio non viene mai spezzata.

 

(1) Continua il mio solito stato, ed il mio sempre amabile Gesù, quasi a lampo e alla sfuggita si fa vedere; e se mi lamento mi dice: 

(2) “Figlia mia, figlia mia, povera figlia, se sapessi che succederà tu soffriresti molto, ed Io per non farti tanto soffrire, cerco di sfuggirti”.

(3) E ritornando a lamentarmi col dirle:   “Vita mia, non me l’aspettavo da Te, Tu che pareva che né potevi né sapevi stare senza di me, ed ora, ore ed ore, e qualche volta pare che vuoi far passare anche il giorno.  Gesù, non me lo fare, come ti sei cambiato”.  E Gesù mi sorprende e mi dice:

(4) “Chetati, chetati, non mi sono cambiato, Io sono immutabile, anzi ti dico che quando mi comunico all’anima, l’ho tenuto stretta con Me, le ho parlato, ho sfogato il mio amore, questo non viene mai spezzato tra l’anima e Me, al più cambio il modo, ora in un modo, ora in un altro, ma sempre vo inventando come parlarle e sfogarmi con essa in amore.  E non vedi tu stessa, se non ti ho detto nulla al mattino, sto quasi aspettando la sera per dirti una parola, e quando leggono le applicazioni della mia Passione, stando in te, Io mi riverso sull’orlo dell’anima tua e ti parlo delle mie cose più intime, che finora non avevo manifestato e come l’anima deve seguirmi in quel mio operato, quelle applicazioni saranno lo specchio della mia Vita interna, e chi in essa si specchierà, ricopierà in sé la mia stessa Vita, oh! come rivelano il mio amore, la sete delle anime, ed in ciascuna fibra del mio cuore, in ogni mio respiro, pensiero, ecc., quindi Io ti parlo più che mai, ma appena finisco mi nascondo, e tu non vedendomi mi dici che mi sono cambiato.  Anzi ti dico, quando non vuoi ripetere con la tua voce ciò che ti dico nel tuo interno, tu inceppi il mio sfogo d’amore.

 

+  +  +  +

 

12-2

Marzo 18, 1917

 

Effetti del fondersi in Gesù.

 

(1) Stavo pregando, fondendomi tutta in Gesù, e volevo in mio potere ogni pensiero di Gesù per poter avere vita in ogni pensiero di creatura, per poter riparare con lo stesso pensiero di Gesù, e così di tutto il resto.  Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Umanità sulla terra non faceva altro che concatenare ogni pensiero di creatura coi miei, sicché ogni pensiero di creatura si ripercuoteva nella mia mente, ogni parola nella mia voce, ogni palpito nel mio cuore, ogni azione nelle mie mani, ogni passo nei miei piedi, e così di tutto il resto, con ciò davo al Padre riparazioni divine.  Ora tutto ciò che feci in terra lo continuo nel Cielo, e come le creature pensano, i loro pensieri si riversano nella mia mente; come guardano, sento i loro sguardi nei miei, sicché passa tra loro e Me, come elettricità continua, come le membra sono in continua comunicazione col capo, e dico al Padre:  “Padre mio, non sono solo Io che ti prego, che riparo, che soddisfo, che ti placo, ma ci sono altre creature che fanno in Me ciò che faccio, anzi suppliscono col loro patire alla mia Umanità, che gloriosa è incapace di patire”.

(3) L’anima col fondersi in Me, ripete ciò che feci e continuo a fare, ma qual sarà il contento di queste anime che hanno fatto la loro vita in Me, con l’abbracciare insieme con Me tutte le creature, tutte le riparazioni, quando saranno con Me in Cielo? La loro vita la continueranno in Me, e come le creature penseranno o mi offenderanno coi pensieri, si ripercuoteranno nella loro mente e continueranno le riparazioni che fecero in terra; saranno insieme con Me innanzi al trono divino, le sentinelle d’onore, e come le creature mi offenderanno in terra, loro faranno gli atti opposti in Cielo; vigileranno il mio trono, avranno il posto d’onore; saranno quelle che più mi comprenderanno, le più gloriose, la loro gloria sarà tutta fusa nella mia e la mia nella loro.  Sicché la tua vita sia tutta fusa nella mia, non fare atto che non lo farai passare in Me, ed ogniqualvolta che tu ti fonderai in Me, Io riverserò in te nuova grazia e nuova luce e mi farò vigile sentinella del tuo cuore, per tenerti lontana qualunque ombra di peccato, ti custodirò come la mia stessa Umanità, comanderò agli angeli che ti facciano corona, affinché resti difesa di tutto e da tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-3

Marzo 28, 1917

 

Il ti amo di Gesù.  L’atto immediato con Lui.

 

(1) Continuando il mio solito stato, appena si faceva vedere il mio sempre amabile Gesù, ma tanto afflitto che faceva pietà, ed io gli ho detto:  “Che hai, Gesù?” E Lui:

(2) “Figlia mia, ci saranno e succederanno cose impreviste e all’improvviso, e scoppieranno rivoluzioni dappertutto.  Oh! come peggioreranno le cose”.

(3) E tutto afflitto è rimasto in silenzio.  Ed io:  “Vita della mia vita, dimmi un’altra parola”.  E Gesù, come se mi alitasse ha soggiunto:

(4) “Ti amo”.

(5) Ma in quel ti amo pareva che tutti, e tutte le cose ricevessero nuova vita, ed io ho ripetuto:  “Gesù, dì un altra parola ancora”.

(6) E Lui:  “Parola più bella non potrei dirti che un ti amo, e questo mio ti amo riempie Cielo e terra, circola nei santi, e ricevono nuova gloria; scende nei cuori dei viatori, e chi riceve grazia di conversione, e chi di santificazione; penetra in Purgatorio, e come benefica rugiada piove sulle anime, e ne sentono refrigerio; gli stessi elementi si sentono investire di nuova vita nel fecondare, nel crescere, sicché tutti avvertono il ti amo del tuo Gesù.  E sai quando l’anima si attira un mio ti amo? Quando fondendosi in Me prende l’attitudine divina, e sperdendosi in Me fa tutto ciò che faccio Io”.

(7) Ed io:  “Amor mio, molte volte riesce difficile tener sempre quest’attitudine divina”.

(8) E Gesù:  “Figlia mia, ciò che l’anima non può fare sempre coi suoi atti immediati in Me, può supplire con l’attitudine della sua buona volontà, ed Io la gradirò tanto, che mi farò vigile sentinella d’ogni pensiero, d’ogni parola, d’ogni palpito, ecc., e me li metterò in corteggio dentro e fuori di Me, guardandoli con tale amore, come frutto del buon volere della creatura.  Quando poi l’anima fondendosi fa i suoi atti immediati con Me, allora mi sento tanto tirato verso di essa, che faccio insieme ciò che essa fa, e trasmuto in divino l’operato della creatura; Io faccio conto di tutto e premio tutto, anche le più piccole cose, ed anche un’atto buono solo di volontà non resta defraudato nella creatura”.

 

+  +  +  +

 

12-4

Aprile 2, 1917

 

Le pene della privazione di Gesù, sono pene divine.

 

(1) Stavo lamentandomi col mio sempre amabile Gesù delle sue solite privazioni e gli dicevo:  “Amor mio, che morte continua, ogni tua privazione è una morte che sento, ma morte tanto crudele e spietata, che mentre fa sentire gli effetti della morte, ma non fa morire, io non ho capito come la bontà del tuo cuore può resistere a vedermi subire tante morti continue, e poi farmi vivere ancora”.  Ed il benedetto Gesù per poco è venuto, e stringendomi al suo cuore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, stringiti al mio cuore e prendi vita, ma sappi però, che pena più soddisfacente, più gradita, più potente, che più mi pareggia e può farmi fronte, è la pena della mia privazione, perché è pena divina.  Tu devi sapere che le anime sono tanto congiunte con Me, da formare tanti anelli concatenati insieme nella mia Umanità, e come vanno perdute rompono questi anelli, ed Io ne sento il dolore come se si distaccasse un membro dall’altro.  Ora, chi mi può congiungere questi anelli, chi rinsaldarli in modo da far scomparire la rottura, chi farli entrare di nuovo in Me per darli vita? Le pene della mia privazione, perché è divina.  La mia pena per la perdita delle anime è divina; la pena dell’anima che non vede, non sente Me, è divina; e siccome sono pene tutte e due divine, possono baciarsi insieme, congiungersi, farsi fronte, ed aver tal potere da prendere le anime svincolate e congiungerle nella mia Umanità.  Figlia mia, ti costa assai la mia privazione? E se ti costa, non tenere inutile una pena di tanto costo.  Come Io te ne faccio dono, non la tenere per te, ma falla volare in mezzo ai combattenti, e strappa le anime da mezzo le palle e rinchiudile in Me, e come rinsaldamento e suggello metti la tua pena, e poi la tua pena falla girare per tutto il mondo, per farla pescare anime e ricondurle tutte in Me; e come senta le pene delle mie privazioni, così andrai mettendo il suggello di ricongiunzione”.

 

+  +  +  +

 

12-5

Aprile 12, 1917

 

Non è il patire che rende infelice la creatura, è resa

infelice quando manca qualche cosa al suo amore per Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e siccome stavo un poco sofferente mi ha preso nelle sue braccia dicendomi:

(2) “Figlia diletta mia, diletta figlia mia, riposati in Me, anzi, le tue pene non tenerle con te, mandale sulla mia croce, affinché facciano corteggio alle mie pene e mi sollevino, e le mie pene corteggino le tue e ti sostengano, brucino dello stesso fuoco e si consumino insieme; ed Io guarderò le tue pene come mie, gli darò gli stessi effetti, lo stesso valore, e faranno gli stessi uffici che feci Io sulla croce presso il Padre e presso le anime, anzi, vieni tu stessa sulla croce, come saremo felici stando insieme, anche patendo, perché non è il patire che rende infelice la creatura, anzi il patire la rende vittoriosa, gloriosa, ricca, bella, ma è resa infelice quando manca qualche cosa al suo amore.  Tu, unita con Me sulla croce sarai appagata in tutto nell’amore, le tue pene saranno amore, la tua vita amore, tutta amore, e perciò sarai felice!”

 

+  +  +  +

 

12-6

Aprile 18, 1917

 

Il riversarsi nella Divina Volontà e fondersi in

Gesù, forma benefica rugiada su tutte le creature.

 

(1) Stavo fondendomi nel mio dolce Gesù per potermi diffondere in tutte le creature, e fonderle tutte in Gesù, ed io mi lanciavo in mezzo alle creature e Gesù, per impedire che il mio amato Gesù fosse offeso e che le creature lo potessero offendere.  Ora, mentre ciò facevo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ti riversi nella mia Volontà e ti fondi in Me, così in te si forma un sole; come vai pensando, amando, riparando, ecc., si formano i raggi, e la mia Volontà come fondo, si forma corona di questi raggi e si forma il sole, il quale, innalzandosi in aria, si scioglie in rugiada benefica su tutte le creature, sicché, quante più volte ti fondi in Me, tanti soli di più vai formando.  Oh! com’è bello vedere questi soli, che innalzandosi, innalzandosi, restano circonfusi nel mio stesso Sole e piovono rugiada benefica su tutti.  Quante grazie non ricevono le creature? Io ne son tanto preso, che come loro si fondono, Io piovo su di loro rugiada abbondante di tutte le specie di grazie, in modo che loro possono formare soli più grandi, da poter più abbondante, su tutti, versare la benefica rugiada”.

(3) E come io mi fondevo, così sentivo sul mio capo piovere luce, amore, grazie.

 

+  +  +  +

 

12-7

Maggio 2, 1917

 

Come Gesù moriva a poco a poco.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo lamentandomi col mio dolce Gesù delle sue privazioni dicendogli:  “Amor mio, chi poteva mai pensarlo, che la tua privazione mi doveva costar tanto? Mi sento morire a poco a poco, ogni mio atto è una morte che sento, perché non trovo la vita, ma morire e vivere è più crudele ancora, anzi, è doppia morte”.  Ed il mio amabile Gesù, alla sfuggita è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio e fermezza in tutto, e poi, non vuoi imitarmi? Anch’Io morivo a poco a poco, come le creature mi offendevano nei passi, Io sentivo lo strappo nei miei piedi, ma con tale acerbità di spasimo, atto a darmi morte, e mentre mi sentivo morire pure non morivo; come mi offendevano con le opere, Io sentivo la morte nelle mie mani, ed allo strazio crudele Io agonizzavo, mi sentivo mancare, ma la Volontà del Padre mi sosteneva, morivo e non morivo; come le voci cattive, le bestemmie orrende delle creature si ripercuotevano nella mia voce, Io mi sentivo soffocare, strozzare la parola, attossicare, e sentivo la morte nella mia voce, ma non morivo.  Ed il mio straziato cuore? Come palpitava, sentivo nel mio palpito le vite cattive, le anime che si strappavano, ed il mio cuore era in continuo strappo e laceramenti; agonizzavo e morivo continuamente in ogni creatura, in ogni offesa, eppure l’amore, il Volere Divino, mi costringevano a vivere.  Ecco perciò il tuo morire a poco a poco, ti voglio insieme con Me, voglio la tua compagnia nelle mie morti, non sei contenta?”

 

+  +  +  +

 

12-8

Maggio 10, 1917

 

Come col suo respiro, Gesù dà moto e vita a tutte le creature.

 

(1) Continuando il mio povero stato, secondo il mio solito cercavo di fondermi nel mio dolce Gesù, ma per quanto mi sforzavo mi riusciva inutile, lo stesso Gesù mi distraeva, e sospirando forte mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la creatura non è altro che il mio respiro.  Come respiro così do vita a tutto; tutta la vita sta nel respiro, se manca il respiro il cuore più non palpita, il sangue più non circola, le mani restano inerti, la mente si sente morire l’intelligenza, e così di tutto il resto; sicché tutta la vita umana sta nel ricevere e dare questo respiro, ma mentre col mio respiro do vita e moto a tutte le creature, e col mio santo respiro le voglio santificare, amare, abbellire, arricchire, ecc., esse nel darmi il respiro che ricevono mi mandano offese, ribellioni, ingratitudini, bestemmie, sconoscenze, e tutto il resto.  Sicché mando il respiro puro e mi viene impuro, lo mando benedicendo e mi viene maledicendo, lo mando tutto amore e mi viene offendendomi fin nell’intimo del mio cuore; ma l’amore mi fa continuare a mandare respiro per mantenere queste macchine di vite umane, altrimenti non funzionerebbero più ed andrebbero a sfascio.  Ah! figlia mia, hai sentito come viene mantenuta la vita umana? Dal mio respiro, e quando trovo un’anima che mi ama, com’è dolce il suo respiro, come mi ricrea, mi rinfranco; tra essa e Me si forma un eco d’armonie, che restano distinte dalle altre creature, e saranno distinte anche in Cielo.  Figlia mia, non potevo contenere il mio amore, ed ho voluto sfogare con te”.

(3) Così oggi non ho potuto fondermi in Gesù, perché Lui stesso mi ha tenuto occupata nel suo respiro.  Quante cose ho compreso, ma non so dirle bene e faccio punto.

 

+  +  +  +

 

12-9

Maggio 12, 1917

 

Chi dubita dell’amore di Gesù lo contrista.

 

(1) Non essendo venuto il mio sempre amabile Gesù e stando molto afflitta, mentre pregavo un pensiero è volato nella mia mente:  “A te non ti è venuto mai il pensiero che ti potessi perdere?” Veramente non ci penso mai a questo, e sono restata un po’ sorpresa, ma il buon Gesù che mi vigila in tutto, subito si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, queste sono vere stranezze e che contristano molto il mio amore.  Se una figlia dice al padre, non ti sono figlia, non mi darai parte della tua eredità, non vuoi darmi il cibo, non vuoi tenermi in casa, e si affligge e ne mena lamenti, che direbbe il povero padre? Stranezze, questa figlia è pazza, e con tutto amore le direbbe:  “Ma dimmi, se non sei mia figlia, a chi sei figlia? Come, vivi nel mio stesso tetto, mangi alla stessa tavola, ti vesto dalle mie monete procurate coi miei sudori, sei inferma ti assisto e procuro i mezzi per guarirti, perché dunque dubiti che mi sei figlia?” Con più ragione Io direi a chi dubita del mio amore e che temesse d’andar perduta:  “Come, ti do le mie carni in cibo, vivi in tutto del mio, se sei inferma ti guarisco coi sacramenti, sei macchiata ti lavo col mio sangue, posso dire che sono quasi a tua disposizione, e ne dubiti? Vuoi contristarmi? Ed allora dimmi:  “Ami tu qualche altro? Riconosci per altro padre qualche altro essere? Chi dice che non mi sei figlia? E se questo non c’è, perché vuoi affliggerti e contristarmi, non bastano le amarezze che mi danno gli altri, vuoi anche tu mettere pene nel mio cuore?”

 

+  +  +  +

 

12-10

Maggio 16, 1917

 

Effetti delle ore della Passione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo fondendomi tutta nel mio dolce Gesù, e poi mi riversavo tutta nelle creature, per dare a tutte le creature tutto Gesù; ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta la creatura si fonde in Me, dà a tutte le creature l’influsso di Vita Divina, ed a seconda che le creature hanno bisogno, ottengono il loro effetto:  Chi è debole sente la forza; chi ostinato nella colpa riceve la luce; chi soffre, il conforto; e così di tutto il resto”.

(3) Poi mi son trovata fuori di me stessa, mi trovavo in mezzo a tante anime che mi dicevano, -pareva che fossero anime purganti e santi-, e nominavano una persona di mia conoscenza, morta da non molto, e mi dicevano:  “Lui si sente come felice nel vedere che non c’è anima che entri in Purgatorio che non porti l’impronta delle ore della Passione, e corteggiate, aiutate da queste ore, prendono posto in luogo sicuro; e non c’è anima che voli in Paradiso, che non sia accompagnata da queste ore della Passione, queste ore fanno piovere dal Cielo continua rugiada sulla terra, nel Purgatorio e fin nel Cielo”.  Nel sentire ciò dicevo tra me:  “Forse il mio amato Gesù per mantenere la parola data, che ad ogni parola delle ore della Passione darebbe un’anima, non c’è anima che salva che non si serva di queste ore”.

(4) Dopo son ritornata in me stessa, ed essendo trovato il mio dolce Gesù, l’ho domandato se fosse vero.

(5) E Lui:  “Queste ore sono l’ordine dell’universo, e mettono in armonia il Cielo e la terra e mi mantengono di non mandare il mondo a sfascio; sento mettere in circolo il mio sangue, le mie piaghe, il mio amore, e tutto ciò che feci, e scorrono su tutti per salvare tutti.  E come le anime fanno queste ore della Passione, mi sento mettere in via il mio sangue, le mie piaghe, le mie ansie di salvare le anime, e sentendomi ripetere la mia Vita.  Come possono ottenere le creature alcun bene se non che per mezzo di queste ore? Perché ne dubiti? La cosa non è tua, ma mia, tu sei stata lo sforzato e debole strumento”.

 

+  +  +  +

 

12-11

Giugno 7, 1917

 

L’anima resta separata da Gesù, quando fa

entrare qualche cosa che a Lui non appartiene.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi lamentavo col mio dolce Gesù delle sue privazioni e gli dicevo:  “Che amara separazione, separata da Te tutto è finito; sono restata la più infelice creatura che può esistere”.  E Gesù interrompendo il mio dire, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che separazione vai trovando? Allora l’anima resta separata da Me, quando fa entrare qualche cosa che a Me non appartiene.  Perciò Io entro nell’anima, e se trovo la sua volontà mia, i suoi desideri, i suoi affetti, i pensieri, il cuore, tutto mio, Io l’assorbo in Me e vado liquefacendo la sua volontà col fuoco del mio amore con la mia, e ne faccio una sola; liquefaccio i suoi desideri coi miei; gli affetti, i pensieri coi miei, e quando ne ho formato un solo liquido, come celeste rugiada lo riverso su tutta la mia Umanità, la quale, formandosi in tante stille di rugiada per quante offese riceve, mi baciano, mi amano, mi riparano, mi imbalsamano le mie piaghe inasprite.  E siccome sto in atto di far bene a tutti, questa rugiada scende a bene di tutte le creature.  Se poi trovo nell’anima qualche cosa di estraneo che a Me non appartiene, allora non posso sciogliere il suo nel mio, perché il solo amore è quello che tiene virtù di sciogliersi e farsi uno solo; le cose simili sono quelle che possono scambiarsi insieme, e che hanno lo stesso valore; quindi, se nell’anima c’è il ferro, le spine, le pietre, come si sciolgono? Ed allora ci sono le separazioni, le infelicità.  Onde, se nel tuo cuore non è entrato nulla, come posso separarmi?”

 

+  +  +  +

 

12-12

Giugno 14, 1917

 

Per quanto più l’anima si spoglia da sé, tanto più Gesù la veste di Sé.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pregando il mio amabile Gesù che venisse in me ad amare, a pregare, a riparare, ché io non sapevo far nulla, ed il dolce Gesù, mosso a compassione della mia nullità, è venuto, trattenendosi con me a pregare, amando e riparando insieme con me, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto più l’anima si spoglia da sé, tanto più la vesto di Me; quanto più crede che può far nulla, tanto più agisco Io in lei ed opero tutto; mi sento mettere in atto dalla creatura tutto il mio amore, le mie preghiere, le mie riparazioni, ecc., e per fare onore a Me stesso, sento che cosa vuol fare:  Amare? Vado da lei ed amo insieme.  Vuol pregare? Prego insieme.  Insomma, il suo spogliamento ed il suo amore, che è mio, mi legano e mi costringono a fare insieme ciò che vuol fare, ed Io do all’anima il merito del mio amore, delle mie preghiere e riparazioni, e con sommo mio contento mi sento ripetere la mia Vita e fo scendere a bene di tutti gli effetti del mio operato, perché non è della creatura che è nascosta in Me, ma mio”.

 

+  +  +  +

 

12-13

Luglio 4, 1917

 

Tutte le pene delle creature furono sofferte prima da Gesù.  Chi

fa la Divina Volontà, sta insieme con Gesù nel tabernacolo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, io mi sentivo un po’ sofferente, ed il mio adorabile Gesù, nel venire si è messo di fronte a me, e pareva che tra me e Gesù vi erano tanti fili elettrici di comunicazione, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni pena che l’anima soffre è una comunicazione di più che l’anima acquista, perché tutte le pene che la creatura può soffrire, furono sofferte prima da Me nella mia Umanità, e presero posto nell’ordine divino; e siccome la creatura non può soffrirle tutte insieme, la mia bontà le comunica a poco a poco, e come le comunica, così crescono le catene d’unione con Me, e non solo le pene, ma tutto ciò che la creatura può fare di bene, così i vincoli di concatenamento si svolgono tra Me e lei”.

(3) Un altro giorno pensavo tra me al bene che le altre anime hanno di starsi innanzi al Santissimo Sacramento, mentre io, poveretta, ne ero priva, ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà sta insieme con Me nel tabernacolo, e prende parte alle mie pene, alle freddezze, alle irriverenze, a tutto, che le stesse anime fanno alla mia presenza Sacramentale.  Chi fa la mia Volontà deve primeggiare in tutto, l’è riservato sempre il posto d’onore, quindi, chi riceve più bene, chi sta davanti a Me, o chi sta con Me? Per chi fa la mia Volontà non tollero neppure un passo di distanza tra Me e lei, non divisione di pene o di gioie; forse la terrò in croce, ma sempre con Me.  Ecco perciò ti voglio sempre nel mio Volere, per darti il primo posto sul mio cuore Sacramentato; voglio sentire il tuo cuore palpitante nel mio, con lo stesso mio amore e dolore; voglio sentire il tuo volere nel mio, che moltiplicandosi in tutti mi dia con un solo atto le riparazioni di tutti e l’amore di tutti; ed il mio Volere nel tuo, che facendo mia la tua povera umanità, la eleva innanzi alla Maestà del Padre come mia vittima continuata”.

 

+  +  +  +

 

12-14

Luglio 7, 1917

 

Per chi fa la Volontà di Dio, tutto è presente.

 

(1) Stavo fondendomi nel mio dolce Gesù, ma mi vedevo tanto misera che non sapevo che dargli, ed il sempre amabile Gesù, per consolarmi, mi ha detto:

 

(2) “Figlia mia, per chi fa la mia Volontà non esiste passato e futuro, ma tutto è in atto presente, e siccome tutto ciò che feci e soffrii sta tutto in atto presente, sicché se voglio dare so

ddisfazione al Padre, o fare bene alle creature, posso farlo come se in atto stessi soffrendo ed operando.  Così ciò che può soffrire o fare la creatura nella mia Volontà, immedesima già nelle mie pene e nelle mie opere, e se ne fanno una sola.  E l’anima quando vuol darmi un attestato d’amore con le sue pene, può prendere le pene sofferte altre volte, che stanno in atto, e darmele per replicare il suo amore, le sue soddisfazioni verso di Me, ed Io nel vedere l’industria della creatura, che mette come al banco per moltiplicare i suoi atti e riscuoterne l’interesse per darmi amore e soddisfazioni, per arricchirla maggiormente e non farmi vincere in amore, le darò le mie pene, le mie opere moltiplicate, per darle amore e farmi amare”.

 

+  +  +  +

 

12-15

Luglio 18, 1917

 

L’anima che vive nella Divina Volontà, vive in Gesù, ed a sue spese.

 

(1) Continuando il mio solito stato, cercavo di riversarmi tutta nel santo Voler di Gesù, e lo pregavo che Lui si riversasse tutto in me, in modo da non sentire più me stessa, ma tutto Gesù; ed il benedetto Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima vive della mia Volontà, e tutto ciò che fa lo fa nel mio Volere, Io me la sento dappertutto, me la sento nella mente, i suoi pensieri scorrono nei miei, e come Io diffondo la vita dell’intelligenza nelle creature, essa si diffonde insieme con Me nelle menti delle creature, e come mi vede offendere, essa sente il mio dolore; me la sento nel mio palpito, anzi vi sento un palpito in due nel mio cuore, e come il mio amore si riversa nelle creature, essa si riversa insieme con Me, ed ama con Me, e se non sono amato essa mi ama per tutti, per contraccambiarmi nell’amore, e mi consola; nei miei desideri sento il desiderio dell’anima che vive del mio Volere; nelle opere sento le sue, in tutto; sicché può dire che vive di Me, a mie spese”.

(3) Ed io:  “Amor mio, Tu fai tutto da Te stesso, e non hai bisogno della creatura, perché dunque ami tanto che la creatura viva nel tuo e del tuo Volere?”

(4) E Gesù:  “Certo che di nulla faccio bisogno e fo tutto da Me stesso, ma l’amore per aver vita vuole il suo sfogo.  Supponi un sole che non ha bisogno di luce, è sufficiente per sé e per altri; ma pure, stando altre piccole luci, ad onta che non ha bisogno, le vuole in sé come compagnia, per sfogarsi, e per ingrandire le piccole luci; quale torto non farebbero le piccole luci se si rifiutassero? Ah! figlia mia, la volontà quando è sola è sempre sterile; l’amore isolato languisce e si spegne, ed Io amo tanto la creatura, che la voglio unita con la mia Volontà, per renderla feconda, per darle vita d’amore; ed Io trovo il mio sfogo, perché solo per sfogarmi nell’amore ho creato la creatura, non per altro, e perciò questo è tutto il mio impegno”.

 

+  +  +  +

 

12-16

Luglio 25, 1917

 

Gesù purifica l’anima per ammetterla a vivere nella sua Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato mi lamentavo con Gesù, ed insieme lo pregavo che facesse fine ai tanti castighi, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ti lamenti? Eppure è nulla ancora, verranno i grandi castighi, la creatura si è resa insoffribile, sotto i colpi si ribella di più, anzi non vuole conoscere la mia mano che colpisce, non ho che altri mezzi da usare che sterminarla, così potrò togliere tante vite che appestano la terra e mi uccidono la crescente generazione, quindi non aspettare fine per ora, ma piuttosto altri mali peggiori, non ci sarà parte della terra che non sarà inzuppata di sangue”.

(3) Io nel sentire ciò mi sentivo lacerare il cuore, e Gesù volendomi sollevare mi ha detto:

(4) “Figlia mia, vieni nella mia Volontà per fare ciò che faccio Io, e nel mio Volere potrai correre a bene di tutte le creature, e da dentro il sangue dove nuotano potrai salvarle con la potenza del mio Volere, in modo che me le porterai lavate dal proprio sangue, col tocco della mia Volontà”.

(5) Ed io:  “Vita mia, sono tanto cattiva, come posso fare ciò?”

(6) E Gesù:  “Tu devi sapere che l’atto più nobile, più sublime, più grande, più eroico, è fare la mia Volontà ed operare nel mio Volere, quindi, a quest’atto che nessun altro potrà eguagliare, Io faccio pompa di tutto il mio amore e generosità, e non appena l’anima si decide a farlo, Io, per darle l’onore di tenerla nel mio Volere, nell’atto che i due voleri s’incontrano per fondersi l’uno nell’altro e farne uno solo, se è macchiata la purifico, e se le spine della natura umana la involgono, le frantumo; e se qualche chiodo la trafiggesse, cioè il peccato, Io lo spolverizzo, perché niente può entrare di male nella mia Volontà; anzi, tutti i miei attributi la investono e cambiano la debolezza in fortezza, l’ignoranza in sapienza, la miseria in ricchezza, e così di tutto il resto.  Negli altri atti rimane sempre qualche cosa di sé, ma in questi rimane spogliata di tutta sé stessa, ed Io la riempio tutta di Me”.

 

+  +  +  +

 

12-17

Agosto 6, 1917

 

La Divina Volontà rende l’anima felice

anche in mezzo alle più grandi procelle.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e stando io molto afflitta per le continue minacce di peggiori castighi, e per le sue privazioni, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sollevati, non ti abbattere troppo, la mia Volontà rende l’anima felice anche in mezzo alle più grandi procelle, anzi si solleva tanto in alto, che le procelle non la possono toccare, sebbene le vede e le sente.  Il luogo dove ella dimora non è soggetto a tempeste, ma è sempre sereno e sole ridente, perché la sua origine è in Cielo, la sua nobiltà è divina, la sua santità è in Dio, dove è custodita da Dio stesso, perché geloso della santità di quest’anima che vive del mio Volere, la custodisco nel più intimo del cuore e dico:  “Nessuno me la tocchi, perché il mio Volere è intangibile, è sacro, e tutti devono far onore al mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

12-18

Agosto 14, 1917

 

Gesù non faceva altro che darsi in balia della Volontà del

Padre.  Esempio della Santità del vivere nel Divin Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù, appena ed alla sfuggita è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io non facevo altro che darmi in balia della Volontà del Padre.  Sicché, se pensavo, pensavo nella mente del Padre; se parlavo, parlavo nella bocca e con la lingua del Padre; se operavo, operavo nelle mani del Padre; anche il respiro respiravo in Lui, e tutto ciò che facevo andava ordinato come Lui voleva.  Sicché potevo dire che la mia Vita la svolgevo nel Padre, ed Io ero il portatore del Padre, perché tutto chiusi nel suo Volere e niente facevo da Me, il punto mio principale era la Volontà del Padre, perché non badavo a Me stesso, né per le offese che facevano Io interrompevo il mio corso, ma sempre più volavo al mio centro; ed allora la mia Vita naturale finì quando in tutto compii la Volontà del Padre.  Così tu figlia mia, se ti darai in balia della mia Volontà, non avrai più pensiero di nulla, la mia stessa privazione che tanto ti tormenta e ti consuma, scorrendo nella mia Volontà troverà il sostegno, i miei baci nascosti, la mia Vita in te vestita da te; nel tuo stesso palpito sentirai il mio, infuocato e dolente, e se non mi vedi, mi senti; le mie braccia ti stringono, e quante volte non senti il mio moto, il mio alito refrigerante che rinfresca i tuoi ardori.  Tu lo senti tutto questo, e quando fai per vedere chi ti ha stretto, chi ti alita, e non mi vedi, Io ti sorrido e ti bacio coi baci del mio Volere e mi nascondo più in te, per sorprenderti di nuovo e per darti un salto di più nella mia Volontà.  Perciò non contristarmi con l’affliggerti, ma lasciami fare.  Il volo del mio Volere non si arresti mai in te, altrimenti incepperesti la mia Vita in te, mentre col vivere del mio Volere, Io non trovo inceppo e fo crescere e svolgo la mia Vita come voglio”.

(3) Ora per ubbidire voglio dire due parole sulla diversità del vivere rassegnato alla Divina Volontà, ed il vivere nel Divino Volere:

(4) Primo, vivere rassegnato secondo il mio povero parere, significa rassegnarsi in tutto alla Volontà Divina, tanto nelle cose prospere quanto nelle avverse, guardando in tutte le cose la Divina Volontà, l’ordine delle disposizioni divine che tiene su tutte le creature, e che neppure un capello può cadere dal nostro capo se il Signore non lo vuole.  Mi sembra un buon figlio che va dove vuole il padre, soffre ciò che vuole il padre; ricco o povero, è indifferente, è contento solo di essere ciò che vuole il padre; se riceve o chiede ordine di andare a qualche parte per il disimpegno di qualche affare, lui va solo perché lo ha voluto il padre, ma mentre dura il tempo deve prendere ristoro, fermarsi per riposare, prendere il cibo, trattare con persone, quindi deve mettere molto del suo volere ad onta che va perché lo ha voluto il padre, ma in tante cose si trova nell’occasione di fare da sé stesso; quindi, può stare i giorni, i mesi, lontano dal padre, senza essere specificata in tutte le cose la volontà del padre.  Sicché chi vive rassegnato al Divin Volere, è quasi impossibile non mescolare la sua volontà; sarà un buon figlio, ma non avrà in tutto i pensieri, le parole, la vita del padre ritrattato del tutto in lui, perché dovendo andare, ritornare, seguire, trattare con altri, già l’amore resta spezzato, perché solo la unione continuata fa crescere l’amore, e mai si spezza, e la corrente della volontà del padre non è in comunicazione continua con la corrente della volontà del figlio, ed in quegli intervalli il figlio può abituarsi a fare la propria volontà, però, credo che è il primo passo alla santità.

(5) Secondo, vivere nel Divin Volere, vorrei la mano del mio amabile Gesù per scrivere ciò, ah! Lui solo potrebbe dirne tutto il bello, il buono e il santo del vivere nel Divin Volere, io ne sono incapace, ne ho molti concetti nella mente ma mi mancano i vocaboli.  Mio Gesù, riversati nella mia parola, ed io dirò quello che posso:

(6) Vivere nel Divin Volere significa inseparabile, non fare nulla da sé, perché innanzi al Divin Volere si sente incapace di tutto, non chiede ordini né riceve, perché si sente incapace d’andare solo, e dice:  “Se vuoi che faccia, facciamo insieme, e se vuoi che vada, andiamo insieme”.  Sicché fa tutto ciò che fa il Padre:  Se il Padre pensa, fa suoi i pensieri del Padre, e non un pensiero in più fa di quelli del Padre; se il Padre guarda, se parla, se opera, se cammina, se soffre, se ama, anch’essa guarda ciò che guarda il Padre, ripete le parole del Padre, opera con le mani del Padre, cammina coi piedi del Padre, soffre le stesse pene del Padre, ed ama coll’amore del Padre; vive non fuori, ma dentro del Padre, sicché è il riflesso e il ritratto perfetto del Padre, ciò che non è per chi vive solo rassegnato.  Questo figlio è impossibile trovarlo senza del Padre, né il Padre senza di lui, e non solo esternamente, ma tutto il suo interno si vede come intrecciato con l’interno del Padre, trasformato, sperduto tutto, tutto in Dio.  Oh! i voli rapidi e sublimi di questo figlio nel Voler Divino.  Questo Voler Divino è immenso, in ogni istante circola in tutti, dà vita e ordina tutto, e l’anima spaziandosi in questa immensità, vola a tutti, aiuta tutti, ama tutti, ma come aiuta ed ama lo stesso Gesù, ciò che non può fare chi vive solo rassegnato, sicché a chi vive nel Divin Volere gli riesce impossibile far da solo, anzi sente nausea del suo operato umano, ancorché santo, perché nel Divin Volere, cose anche le più piccole, prendono altro aspetto, acquistano nobiltà, splendore, santità divina, potenza e bellezza divina, si moltiplicano all’infinito, e in un istante fa tutto, e dopo che ha fatto tutto, dice:  “Non ho fatto nulla, ma l’ha fatto Gesù, e questo é tutto il mio contento, che misera qual sono, Gesù mi ha dato l’onore di tenermi nel Divin Volere per farmi fare ciò che ha fatto Lui”.  Sicché il nemico non può molestare questa figlia se bene o male ha fatto, poco o molto, perché tutto ha fatto Gesù, e lei insieme con Gesù, questa è la più pacifica, non è soggetta ad ansietà, non ama nessuno ed ama tutti, ma divinamente, si può dire:  E’ la ripetitrice della Vita di Gesù, l’organo della sua voce, il palpito del suo cuore, il mare delle sue grazie.

(7) In questo solo, credo, consiste la vera santità; tutte le altre cose sono ombre, larve, spettri di santità.  Nel Voler Divino le virtù prendono posto nell’ordine divino; invece fuori di Esso, nell’ordine umano, sono soggette a stima propria, a vanagloria, a passioni.  Oh! quante opere buone, e quanti sacramenti frequentati sono da piangersi innanzi a Dio, e da ripararsi, perché vuoti del Divin Volere, quindi senza frutti.  Volesse il Cielo che tutti comprendessero la vera santità.  Oh! come tutte le altre cose scomparirebbero.

(8) Quindi, molti si trovano sulla via falsa della santità, molti la mettono nelle pie pratiche di pietà, e guai! a chi li sposta.  Oh! come s’ingannano, se i loro voleri non sono uniti con Gesù, ed anche trasformati in Lui, che è continuata preghiera, con tutte le loro pie pratiche la loro santità è falsa, e si vede che queste anime passano con molta facilità dalle pie pratiche ai difetti, ai divertimenti, a seminare discordie ed altro.  Oh! come è disonorata questa specie di santità.  Altri la mettono ad andare in chiesa ad assistere a tutte le funzioni, ma il loro volere è lontano da Gesù, e si vede che queste anime poco si curano dei propri doveri, e se vengono impedite si arrabbiano, piangono che la loro santità se ne va per aria, se ne lamentano, disubbidiscono, sono le piaghe delle famiglie; oh! che falsa santità.  Altri la mettono alle confessioni spesse, alle direzioni minute, a fare scrupolo di tutto, ma poi non si fanno scrupolo che il loro volere non corre insieme col Volere di Gesù, guai! a chi le contraddice; queste anime sono come quei palloni gonfi, che appena un piccolo buco, esce l’aria e la loro santità va in fumo, e va a terra, e questi poveri palloni hanno sempre da dire, sono al più portati alla mestizia, vivono sempre nel dubbio, e quindi vorrebbero un direttore per loro, che in ogni piccola cosa li consigli, li rappacifichi, li consoli, ma subito sono più agitati di prima.  Povera santità, com’è falsificata, vorrei le lacrime del mio Gesù per piangere insieme con Lui su queste santità false e far conoscere a tutti come la vera santità sta nel fare la Divina Volontà e vivere nel Divin Volere, questa santità getta le radici tanto profonde, che non c’è pericolo che oscilli, perché riempie terra e Cielo, e dovunque trova il suo appoggio; è ferma, non soggetta ad incostanze, a difetti volontari, attenta ai propri doveri, è la più sacrificata, distaccata da tutti e da tutto, anche dalle stesse direzioni, e siccome le radici sono profonde, si eleva tanto in alto, che i fiori ed i frutti sbocciano nel Cielo, ed è tanto nascosta in Dio, che la terra poco o nulla ne vede di quest’anima; il Voler Divino la tiene assorbita in Lui; solo Gesù è l’artefice, la vita, la forma della santità di questa invidiabile creatura, non ha niente di suo, ma tutto è in comune con Gesù, la sua passione è il Divin Volere; la sua caratteristica è il Volere del suo Gesù, ed il Fiat è il suo motto continuo.

(9) Invece, la povera e falsa santità dei palloni è soggetta a continue incostanze, e mentre pare che i palloni della loro santità si gonfino tanto, che pare che volino per aria ad una certa altezza, tanto che molti e gli stessi direttori ne restano ammirati, ma subito ne restano disingannati; e basta per fare sgonfiare queste palloni, un’umiliazione, una preferenza usata dai direttori a qualche altra persona, credendole un furto per loro, credendosi le più bisognose, quindi, mentre fanno scrupolo delle sciocchezze, poi giungono a disubbidire; è la gelosia e il tarlo di questi palloni, che rodendoli il bene che fanno, li va tirando l’aria, e il povero pallone si sgonfia e cade a terra, e giunge ad imbrattarsi di terra, ed allora si vede la santità che c’era nel pallone; e che cosa si trova? Amor proprio, risentimento, passioni nascoste sotto aspetto di bene, come per aver occasione di dire:  Si son fatti il trastullo del demonio; sicché di tutta la santità, non si è trovato altro che una massa di difetti, apparentemente mascherati di virtù.  E poi, chi può dire tutto? Lo sa solo Gesù, i mali peggiori di questa santità falsa, di questa vita devota senza fondamento, perché appoggiata sulla falsa pietà.  Queste false santità sono le vite spirituali senza frutto, sterili, che sono causa di far piangere, chi sa quanto, il mio amabile Gesù; sono il malumore della società; i crucci degli stessi direttori, delle famiglie.  Si può dire che portano presso di loro un’aria malefica che nuoce a tutti.

(10) Oh! com’è ben diversa la santità dell’anima che vive nel Voler Divino! Sono il sorriso di Gesù; sono lontane da tutti, anche dagli stessi direttori, solo Gesù è tutto per loro, sicché nessuno si cruccia per loro; l’aria benefica che posseggono imbalsama tutti, sono l’ordine e l’armonia di tutti.  Gesù, geloso di queste anime, si fa attore e spettatore di ciò che fanno, neppure un palpito, un respiro, un pensiero, che Lui non regoli e domini.  Gesù la tiene tanto assorbita nel Divin Volere, che a stento può ricordarsi che vive nell’esilio.

 

+  +  +  +

 

12-19

Settembre 18, 1917

 

Effetti della costanza nel bene.

 

(1) Continuando il mio solito stato, me lo passavo in pene, molto più che la mia Mamma Celeste si era fatta vedere piangere, ed avendo domandato, Mamma mia, perché piangi? Mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come non devo piangere, se il fuoco della giustizia divina vorrebbe divorare tutto? Il fuoco delle colpe divora tutto il bene delle anime, ed il fuoco della giustizia vuole distruggere tutto ciò che appartiene alle creature, e vedendo che il fuoco corre, piango, perciò, prega, prega”.

(3) Onde mi lamentavo con Gesù delle sue privazioni, mi pareva che senza di Lui non ne potevo più, ed il mio amabile Gesù, mosso a compassione della povera anima mia, è venuto e trasformandomi in Lui mi ha detto:

(4) “Figlia mia, pazienza, la costanza nel bene mette tutto in salvo, anzi ti dico che quando tu, priva di Me, lotti tra la vita e la morte per il dolore di essere priva del tuo Gesù, e con tutto ciò sei costante nel bene e nulla trascuri, non fai altro che premere te stessa, e nel premere esce l’amor proprio, le naturali soddisfazioni, la natura resta come disfatta e rimane un succo tanto puro e dolce che Io con tanto gusto prendo, che mi raddolcisco e ti guardo con tanto amore e tenerezza, da sentire le tue pene come se fossero mie.  Così se sei fredda, arida ed altro e sei costante, tante premute di più dai a te stessa, e più succo formi per il mio cuore amareggiato.  Succede come ad un frutto spinoso e di corteccia dura, ma dentro contiene una sostanza dolce ed utile; se la persona è costante nel togliere le spine, nel premere quel frutto ne estrarrà tutta la sostanza del frutto e ne gusterà il bello di quel frutto, sicché il povero frutto è restato vuoto del bello che conteneva, anzi le spine e la corteccia sono state gettate.  Così l’anima, nel freddo, nelle aridità, getta a terra le soddisfazioni naturali, si svuota di sé stessa, e con la costanza preme sé stessa, e l’anima resta col frutto puro del bene, ed Io ne gusto il dolce.  Sicché, se sei costante, tutto ti servirà a bene, ed Io appoggerò con sicurezza le mie grazie”.

 

+  +  +  +

 

12-20

Settembre 28, 1917

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà sono soli che illuminano tutti,

e serviranno per far scampare a chi tiene un poco di buona volontà. 

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le tenebre sono fitte, e le creature precipitano di più, anzi in queste tenebre si vanno scavando il precipizio dove periranno.  La mente dell’uomo è rimasta cieca, non ha più luce per guardare il bene, ma solo il male, ed il male lo inonderà e lo farà perire, sicché dove credevano di trovare scampo troveranno la morte.  Ah! figlia mia, ah! figlia mia”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Gli atti fatti nella mia Volontà sono come soli che illuminano tutti, e finché dura l’atto della creatura nella mia Volontà, un sole di più splende nelle menti cieche, e chi tiene un poco di buona volontà troverà luce per scampare dal precipizio; gli altri, tutti periranno, perciò in questi tempi di fitte tenebre, quanto bene fanno gli atti della creatura fatti nella mia Volontà, chi scamperà sarà in virtù solo di questi atti”.

(4) Detto ciò si è ritirato.  Dopo è ritornato di nuovo ed ha soggiunto:

(5) “L’anima che fa la mia Volontà e vive in Essa, posso dire:  E’ la mia carrozza, ed Io tengo le briglie di tutto, tengo la briglia della mente, degli affetti, dei desideri, e neppure uno lascio in suo potere, e sedendomi sul suo cuore per starmi più comodo, il mio dominio è completo e faccio ciò che voglio, ora la faccio correre la carrozza, ora volare, ora mi porta al Cielo, ora giro tutta la terra, ora mi fermo, oh! come sono glorioso, vittorioso, e domino ed impero.  Se poi l’anima non fa la mia Volontà, e vive del volere umano, la carrozza si sfascia, mi toglie le briglie, ed Io resto senza dominio, come povero re cacciato dal suo regno, ed il nemico prende il mio posto, e le briglie restano in balia delle proprie passioni”.

 

+  +  +  +

 

12-21

Ottobre 4, 1917

 

Le pene, il sangue di Gesù, corrono

appresso all’uomo per risanarlo e salvarlo.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, ed Egli stava nelle mie braccia, ed il suo volto tanto vicino al mio, che piano piano mi baciava, come se non volesse che lo avvertissi, ma avendo ripetuto i suoi baci, io non ho potuto contenermi di ricambiarli i miei baci, ma mentre lo baciavo mi è venuto il pensiero di baciare le sue santissime labbra e provare a succhiare le amarezze che conteneva; chi sa che Gesù non ceda.  Detto, fatto, l’ho baciato e mi son provata a succhiare, ma non veniva nulla, l`ho pregato che mi versasse le sue amarezze, e di nuovo e con più forza ho succhiato, ma nulla.  Il mio Gesù pareva che soffriva dagli sforzi che gli facevo, e avendo ripetuto con ardore la terza volta, mi sentivo venire in me l’alito amarissimo di Gesù, ed io ho visto attraverso la gola di Gesù una cosa dura che non poteva uscire ed impediva che le amarezze che Lui conteneva uscissero fuori per versarle in me.  Ed il mio afflitto Gesù, quasi piangendo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, figlia mia, rassegnati, non vedi che durezza mi ha messo l’uomo col peccato, che m’impedisce di far parte a chi mi ama delle mie amarezze? Ah! non ti ricordi quando ti dicevo prima:  “Lasciami fare, altrimenti l’uomo giungerà ad un punto di fare tanto male, da esaurire lo stesso male, da non sapere che altro male fare”.  E tu non volevi che colpissi l’uomo, e l’uomo peggiorava sempre, ha radunato in sé tanto pus, che né la guerra è arrivata a far uscire questo pus; la guerra non ha atterrato l’uomo, anzi lo ha imbaldanzito di più; la rivoluzione lo farà inviperire, la miseria lo farà disperare e a darsi in braccio al delitto, e tutto questo servirà a far uscire in qualche modo il marciume che contiene l’uomo, ed allora la mia bontà, non indirettamente per mezzo delle creature, ma direttamente dal Cielo, colpirà l’uomo, e questi castighi saranno come rugiada benefica che scenderà dal Cielo, che ammazzerà l’uomo, e toccato dalla mia mano riconoscerà sé stesso, si risveglierà dal sonno della colpa e riconoscerà il suo Creatore.  Perciò figlia, prega che il tutto vada a bene dell’uomo”.

(3) Gesù è rimasto con la sua amarezza, ed io afflitta perché non ho potuto sollevare Gesù, appena il suo alito amaro mi sentivo, e mi son trovata in me stessa.  Però mi sentivo inquieta, le parole di Gesù mi tormentavano, innanzi alla mente vedevo il terribile avvenire, e Gesù per quietarmi è ritornato, e quasi per distrarmi mi ha detto:

(4) “Quanto amore! Quanto amore! Vedi, come soffrivo e la pena si fermava in Me, pena mia dicevo:  Va’, corri, corri, va’ in cerca dell’uomo, aiutalo, e le mie pene siano la forza delle sue.  Come versavo il mio sangue, dicevo ad ogni goccia:  Correte, correte, salvatemi l’uomo, e se è morto dategli la vita, ma la Vita Divina, e se sfugge, corretegli dietro, circondatelo da ogni parte, confondetelo d’amore finché s’arrenda.  Come si andavano formando le piaghe nel mio corpo, sotto ai flagelli, ripetevo:  Piaghe mie, non vi state con Me, ma cercate l’uomo, e se lo trovate piagato dalla colpa, mettetevi come suggello per risanarlo, sicché tutto ciò che facevo e dicevo, tutto mettevo intorno all’uomo per metterlo in salvo.  Anche tu, per amor mio, nulla tenere per te, ma tutto farai correre appresso all’uomo per salvarlo, ed Io ti riguarderò un altro Me stesso”.

 

+  +  +  +

 

12-22

Ottobre 8, 1917

 

Tutto ciò che è stato fatto da Gesù è eterno.

Le anime che amano a Gesù lo suppliscono.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio amabile Gesù quando appena è venuto, e stando io molto in pena mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ciò che è stato fatto da Me, tutto è eterno, sicché la mia Umanità sofferente non doveva essere per un tempo, ma finché il mondo sarà mondo, e siccome la mia Umanità in Cielo non è più capace di patire, me ne servo delle umanità delle creature, facendole parte delle mie pene per continuare la mia Umanità sulla terra; e questo con giustizia, perché stando Io in terra incorporai in Me tutte le umanità delle creature per metterle in salvo e far tutto per loro.  Ora stando in Cielo diffondo questa mia Umanità in loro, specie a chi mi ama, le mie pene e tutto ciò che fece la mia Umanità per il bene delle anime traviate, per dire al Padre:  “La mia Umanità sta in Cielo, ma anche in terra, nelle anime che mi amano e soffrono”.  Perciò la mia soddisfazione è sempre completa, le mie pene stanno sempre in atto, perché le anime che mi amano mi suppliscono, perciò consolati quando soffri, perché ricevi l’onore di supplirmi”.

 

+  +  +  +

 

12-23

20 Ottobre 1917

 

Come l’anima può farsi ostia per amore di Gesù.

 

(1) Avendo ricevuto il mio Gesù, stavo pensando come potevo rendere amore per amore, e mi riusciva impossibile potermi restringere, rimpicciolirmi, come fa Gesù nell’ostia per amor mio.  Ciò non è in mio potere, come è in potere di Gesù.  Ed il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se non puoi restringere tutta te dentro il breve giro di un’ostia per amor mio, puoi restringere benissimo tutta te nella mia Volontà, per poter formare l’ostia di te nella mia Volontà.  Ogni atto che farai nella mia Volontà mi farai un’ostia, ed Io mi ciberò di te, come tu di Me.  Che cosa forma l’ostia? La mia Vita in essa.  Che cosa è la mia Volontà? Non è tutta la mia Vita? Sicché anche tu puoi farti ostia per amor mio; quanti più atti farai nella mia Volontà, tante ostie di più farai per rendermi amore per amore”.

 

+  +  +  +

 

12-24

Ottobre 23, 1917

 

Primo atto che fece Gesù nel riceversi Sacramentato.

 

(1) Questa mattina, dopo aver ricevuto il benedetto Gesù, stavo dicendogli:  “Vita mia Gesù, dimmi, qual fu il primo atto che facesti quando ricevesti Te stesso Sacramentalmente?”

(2) E Gesù:  “Figlia mia, il primo atto che feci fu quello di moltiplicare la mia Vita in tante Vite per quante creature ci possono essere nel mondo, affinché ognuno avesse una Vita mia in sé sola, che continuamente prega, ringrazia, soddisfa, ama, per lei sola, come pure moltiplicavo le mie pene per ciascun anima, come se per lei sola soffrissi e non per altri.  In quel supremo momento di ricevere Me stesso, Io mi davo a tutti, ed a soffrire in ciascun cuore la mia Passione, per poter soggiogare i cuori a via di pene e d’amore; e dandovi tutto il mio divino, ne venivo a prendere il dominio di tutti.  Ma ahimè! il mio amore ne restò deluso per molti, ed aspetto con ansia i cuori amanti, che ricevendomi si uniscano con Me per moltiplicarsi in tutti, desiderando e volendo ciò che voglio Io, per prendere almeno da loro ciò che non mi danno gli altri, e per ricevere il contento d’averli conforme al mio desiderio ed alla mia Volontà.  Perciò figlia mia, quando mi ricevi fa quello che feci Io, ed Io avrò il contento che almeno siamo due che vogliamo la stessa cosa”.

(3) Ma mentre ciò diceva, Gesù era afflitto afflitto, ed io:  “Gesù, che hai così afflitto?”

(4) “Ahi! ahi! come fiumana inonderanno i paesi quanti mali! quanti mali! L’Italia sta attraversando ore tristi, tristissime.  Stringetevi più a Me, statevi d’accordo tra voi, pregate affinché i mali non siano tanto peggiori”.

(5) Ed io:  “Ah! mio Gesù, e del mio paese che ne sarà? Non è che non mi vuoi bene come prima, ché volendomi bene Tu risparmiavi”.

(6) E Lui quasi singhiozzando:  “Non è vero, ti voglio bene”.

 

+  +  +  +

 

12-25

Novembre 2, 1917

 

Lamenti di Gesù.  Minacce di castighi per l’Italia.

 

(1) Continuando il mio solito stato, tra privazioni, pene ed amarezze, specie per tanti mali che si sentono, e dell’entrata degli straniere in Italia, pregavo il buon Gesù che arrestasse i nemici e gli dicevo:  “Era questa forse la fiumana che Tu dicevi nei giorni scorsi?” Ed il buon Gesù, venendo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, era proprio questa la fiumana che ti dicevo, e la fiumana continuerà a correre, a correre, gli stranieri continueranno ad invadere l’Italia, troppo se l’hanno meritato.  Io avevo scelto l’Italia per una seconda Gerusalemme; essa per contraccambio ha disconosciuto le mie leggi, mi ha rinnegato i diritti che mi si dovevano; ah! posso dire che non più da uomo si riportava, ma da bestia, e sotto il pesante flagello della guerra neppure sono stato riconosciuto, e voleva andare avanti da mio nemico.  Giustamente si è meritata la sconfitta, e la continuerò ad umiliare fino alla polvere”.

(3) Ed io interrompendolo:  “Gesù, che dici? Povera patria mia, come sarai lacerata! Gesù, pietà, arresta la corrente dello straniero”.

(4) E Gesù:  “Figlia mia, con mio dolore devo permettere che lo straniero avanzi.  Tu perché non vuoi bene alle anime come Me, ne vorresti la vittoria, ma se l’Italia vincerà, sarà una rovina per le anime, la loro superbia giungerebbe a tanto, da rovinare quel poco d’avanzo di bene che c’è nella nazione; si sarebbero additato ai popoli come nazione che sa fare senza Dio.  Ah! figlia mia, i flagelli continueranno, i paesi saranno devastati, li spoglierò di tutto, il povero e il ricco saranno una sola cosa.  Non hanno voluto conoscere le mie leggi, della terra si avevano fatto un dio per ciascuno, ed Io, col spogliarli, farò riconoscere che cosa è la terra; col fuoco purificherò la terra, ché è tanta la puzza che esala, che non posso tollerarla; molti resteranno sepolti nel fuoco, e così rinsavirò la terra.  E’ necessario, lo richiede la salvezza delle anime, te l’avevo detto tanto tempo prima di questi flagelli, il tempo è giunto, ma non del tutto ancora, altri mali verranno, rinsavirò la terra, rinsavirò la terra”.

(5) Ed io:  “Mio Gesù, placati, basta per ora”.

(6) E Lui:  “Ah! no, tu prega, ed Io renderò meno crudele il nemico”.

 

+  +  +  +

 

12-26

Novembre 20, 1917

 

Gesù farà ricomparire la Santità del vivere nella sua Volontà.

 

(1) Continuando il mio stato ancor più doloroso, il mio sempre amabile Gesù viene e fugge come lampo, e non mi dà il tempo neppure di pregarlo per i tanti mali che la povera umanità subisce, specie la mia cara patria.  Che colpo al mio cuore l’entrata degli stranieri in essa, credevo che Gesù me l’avesse detto prima per farmi pregare, e se venendo lo prego mi dice:  “Sarò inesorabile”.  E se lo presso col dirgli:  “Gesù, non vuoi avere compassione? Non vedi come i paesi sono distrutti, come la gente rimane nuda e digiuna? Ah! Gesù, come ti sei fatto duro”.  E Lui mi risponde:

(2) “Figlia mia, a Me non premono le città, le grandezze della terra, ma mi premono le anime.  Le città, le chiese ed altro, dopo distrutti si potranno rifare; nel diluvio, non distrussi Io tutto? E poi non si rifece di nuovo? Ma le anime, se si perdono è per sempre, non vi è chi me le ridia di nuovo.  Ahi! Io piango le anime; per la terra hanno disconosciuto il Cielo ed Io distruggerò la terra, farò scomparire le cose più belle che come laccio legano l’uomo”.

(3) Ed io:  “Gesù, che dici?”

(4) E Lui:  “Coraggio, non ti abbattere, andrò avanti, e tu vieni nel mio Volere, vivi in Esso, affinché la terra non più sia tua abitazione, ma la tua abitazione sia proprio Io, e così starai del tutto al sicuro.  Il mio Volere tiene il potere di rendere l’anima trasparente, e siccome l’anima è trasparente, ciò che Io faccio si riflette in lei:  Se Io penso, il mio pensiero si riflette nella sua mente e si fa luce, ed il suo come luce si riflette nel mio; se guardo, se parlo, se amo, ecc., come tante luci si riflettono in lei, e lei in Me, sicché stiamo in continui riflessi, in comunicazione perenne, in amore reciproco, e siccome Io mi trovo dappertutto, i riflessi di queste anime mi giungono in Cielo, in terra, nell’ostia Sacramentale, nei cuori delle creature; dovunque e sempre luce do e luce mi mandano, amore do ed amore mi danno, sono le mie abitazioni terrestri dove mi rifugio dallo schifo delle altre creature.  Oh! il bel vivere nel mio Volere, mi piace tanto, che farò scomparire tutte le altre santità, sotto qualunque altro aspetto di virtù nelle future generazioni, e farò ricomparire la santità del vivere nella mia Volontà, che sono e saranno non le santità umane, ma divine, e la loro santità sarà tanto alta, che come soli eclisseranno le stelle più belle dei santi delle passate generazioni, perciò voglio purgare la terra, perché è indegna di questi portenti di santità”.

 

+  +  +  +

 

12-27

Novembre 27, 1917

 

La Santità del vivere nel Divino Volere, è esenta

d’interesse personale e perdimento di tempo.

 

(1) Riprendo per ubbidire.  Il mio sempre amabile Gesù pare che ha voglia di parlare del vivere nel suo Santissimo Volere; pare che mentre parla della sua Santissima Volontà dimentica tutto e fa dimenticare tutto; l’anima non trova altra cosa che la necessità, altro bene che vivere nel suo Volere.  Onde il dolce mio Gesù, dopo aver scritto il giorno 20 Novembre del suo Volere, dispiacendosi con me, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non hai detto tutto, voglio che nessuna cosa trascuri di scrivere quando Io ti parlo del mio Volere, anche le più piccole cose, perché serviranno tutte per il bene dei posteri; in tutte le santità ci sono stati sempre i santi che per i primi hanno avuto l’inizio di una specie di santità, sicché ci fu il santo che iniziò la santità dei penitenti, l’altro che iniziò la santità dell’ubbidienza, un altro dell’umiltà, e così di tutto il resto delle altre santità.  Ora, l’inizio della santità del vivere nel mio Volere voglio che sia tu.  Figlia mia, tutte le altre santità non sono escluse da perdimento di tempo e d’interesse personale, come per esempio:  Un’anima che vive in tutto all’ubbidienza ce molto perdimento di tempo; quel dire e ridire continuato la distraggono da Me, scambiano la virtù in vece mia, e se non ha l’opportunità di prendere tutti gli ordini, vive inquieta.  Un’altra che soffre le tentazioni, oh! quanti perdimenti di tempo; non è mai stanca di dire tutti i suoi cimenti e scambia la virtù della sofferenza invece mia, e molte volte queste santità vanno a sfascio.  Ma la santità del vivere nel mio Volere va esente d’interesse personale, da perdimento di tempo, non c’è pericolo che scambino Me per la virtù, perché il vivere nel mio Volere sono Io stesso.  Questa fu la santità della mia Umanità sulla terra e perciò fece tutto e per tutti, e senza l’ombra dell’interesse.  L’interesse proprio toglie l’impronta della santità divina, perciò mai può essere sole, al più, per quanto bella, può essere una stella.  Perciò voglio la santità del vivere nel mio Volere; in questi tempi sì tristi la generazione ha bisogno di questi soli che la riscaldino, la illuminino, la fecondino; il disinteresse di questi angeli terrestri, tutto per loro bene, senza l’ombra del proprio, aprirà la via nei loro cuori a ricevere la mia grazia.

(3) E poi, le chiese sono poche, molte ne verranno distrutte; molte volte non trovo sacerdoti che mi consacrino, altre volte permettono ad anime indegne di ricevermi, e ad anime degne di non ricevermi, altre non possono ricevermi, sicché il mio amore si trova inceppato.  Perciò voglio fare la santità del vivere nel mio Volere, in essa non avrò bisogno di sacerdoti per consacrarmi, né di chiese, né di tabernacoli, né di ostie, ma esse saranno tutto insieme:  Sacerdoti, chiese, tabernacoli ed ostie.  Il mio amore sarà più libero, ogniqualvolta vorrò consacrarmi lo potrò fare, in ogni momento di giorno, di notte, in qualunque luogo esse si trovino, oh! come il mio amore avrà sfogo completo.  Ah! figlia mia, la generazione presente meritava d’essere distrutta del tutto, e se permetterò che qualche poco resti di essa, è per formare questi soli della santità del vivere nel mio Volere, che a mio esempio mi rifaranno di tutto quello che mi dovevano le altre creature, passate, presenti e future.  Allora la terra mi darà vera gloria ed il mio Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, avrà compimento ed esaurimento”.

 

+  +  +  +

 

12-28

Dicembre 6, 1917

 

Perché a Gesù mai possono piacergli gli atti fatti fuori dal suo Volere.

 

(1) Dopo aver ricevuto Gesù in Sacramento, stavo dicendo al mio Gesù:  “Ti bacio col bacio del tuo Volere, Tu non sei contento se ti do il solo mio bacio, ma vuoi il bacio di tutte le creature, ed io perciò ti do il bacio nel tuo Volere, ché in Esso trovo tutte le creature, e sulle ali del tuo Volere prendo tutte le loro bocche e ti do il bacio di tutti, e mentre ti bacio, ti bacio col bacio del tuo amore, affinché non col mio amore ti bacio, ma col tuo stesso amore, e Tu senta il contento, le dolcezze, la soavità del tuo stesso amore sulle labbra di tutte le creature, in modo che tirato dal tuo stesso amore, ti costringo a dare il bacio a tutte le creature”.  E poi, chi può dire i miei tanti spropositi che dicevo al mio amabile Gesù? Onde il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto mi è dolce vedere, sentire l’anima nel mio Volere; senza che essa se ne avveda si trova nelle altezze dei miei atti, delle mie preghiere, del modo come facevo Io stando già su questa terra, si mette quasi al mio livello.  Io nei miei più piccoli atti racchiudevo tutte le creature passate, presenti e future, per offrire al Padre atti completi a nome di tutte le creature, neppure un respiro mi sfuggì di creature che non lo racchiudessi in Me, altrimenti il Padre avrebbe potuto trovare eccezioni nel riconoscere le creature e tutti gli atti delle creature, perché non fatti da Me e usciti da Me, avrebbe potuto dirmi:  “Non hai fatto tutto e per tutti, la tua opera non è completa, né posso riconoscere tutti, perché non tutti hai rincorporati in Te, ed Io voglio conoscere solo ciò che hai fatto Tu”.  Perciò nell’immensità del mio Volere, del mio amore e potere, feci tutto e per tutti.  Onde, come mai possono piacermi le altre cose, per quanto belle, fuori dal mio Volere? Sono sempre atti bassi ed umani e determinati; invece, gli atti nel mio Volere sono nobili, divini, senza termine, infiniti, qual’è il mio Volere, sono simili ai miei ed Io li do lo stesso valore, amore e potere dei miei stessi atti, li moltiplico in tutti, li estendo a tutte le generazioni, a tutti i tempi.  Che m’importa che siano piccoli, sono sempre i miei atti ripetuti, e basta; e poi, l’anima si mette nel suo vero nulla, non nell’umiltà che sempre si sente qualche cosa di sé stessa, e come nulla entra nel tutto, ed opera con Me, in Me e come Me, tutta spogliata di sé, non badando né a merito, né ad interesse proprio, ma tutta intenta solo a rendermi contento, dandomi padronanza assoluta dei suoi atti, senza volerne sapere di quello che ne faccio, solo un pensiero l’occupa, di vivere nel mio Volere, pregandomi che gliene dessi l’onore.  Ecco perché l’amo tanto, e tutte le mie predilezioni, il mio amore, è per quest’anima che vive nel mio Volere; e se amo gli altri è in virtù dell’amore che voglio e scende da quest’anima, come il Padre ama le creature in virtù dell’amore che vuole a Me”.

(3) Ed io:  “Com’è vero quel che Tu dici, che nel tuo Volere non si vuole nulla, né si vuol sapere nulla.  Se si vuol fare è solo perché l’hai fatto Tu, si sente il desiderio ardente di ripetere le cose tue, tutto scomparisce, non si vuol fare più nulla”.  E Gesù:

(4) “Ed Io la faccio far tutto, e le do tutto”.

 

+  +  +  +

 

12-29

Dicembre 12, 1917

 

Come il sole dà una similitudine degli atti fatti nel Divin Volere.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo fondendomi tutta nel Santo Volere del mio dolce Gesù, e pregavo, amavo, e riparavo; e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi una similitudine degli atti fatti nel mio Volere? Guarda in alto e vi scorgerai il sole, un circolo di luce contenente i suoi limiti, la sua forma, ma la luce che esce da questo sole, da dentro i limiti della sua rotondità, riempie la terra, si estende ovunque, non in forma rotonda, ma dove trova terra, monti, mari, da illuminare e da investire col suo calore; tanto che il sole con la maestà della sua luce, col benefico influsso del suo calore e coll’investire tutti, si rende il re di tutti i pianeti e tiene la supremazia su tutte le cose create.  Ora, tali sono gli atti fatti nel mio Volere, ed anche più, la creatura nel fare, il suo atto è piccolo, limitato, ma come entra nel mio Volere si fa immenso, investe tutti, dà luce e calore a tutti, regna su tutti, acquista la supremazia su tutti gli altri atti delle creature, tiene diritto su tutti, sicché impera, comanda, conquide, eppure il suo atto è piccolo, ma col farlo nel mio Volere ha subito una trasformazione incredibile, che non è dato neppure all’angelo di comprenderlo, solo Io ne posso misurare il giusto valore di questi atti fatti nella mia Volontà, sono il trionfo della mia gloria, lo sbocco del mio amore, il compimento della mia Redenzione, e mi sento come compensato della stessa Creazione, perciò sempre avanti nel mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

12-30

Dicembre 28, 1917

 

Gesù vuole gli atti continui della creatura, anche siano piccoli, non

importa, purché c’è il moto, il germe, Lui li unisce ai suoi e li fa grandi.

 

(1) Continuando il mio solito stato e stando un poco sofferente, pensavo tra me:  “Come sarà che non mi è dato di trovare riposo né notte né giorno; anzi, quanto più debole e sofferente, tanto più la mia mente è desta e impossibilitata a prendere riposo”.  Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu non ne sai la ragione, ed Io la so ed ora te la dico a te:  “La mia Umanità non ebbe riposo, e nel mio stesso sonno Io non ebbi tregua, ma intensamente lavoravo, e questo perché dovendo dar vita a tutti ed a tutto, e rifare in Me tutto, mi conveniva lavorare senza smettere un istante, e chi deve dar vita dev’essere un continuo moto ed un’atto non interrotto, sicché Io stavo in continuo atto di far uscire da Me vite di creature e di riceverle.  Se Io avessi voluto riposare, quante vite non uscirebbero, quante non avendo il mio atto continuo non svilupperebbero e resterebbero appassite, quante non entrerebbero in Me, mancando l’atto di vita di chi solo può dar vita? Ora figlia mia, volendoti insieme con Me nel mio Volere, voglio il tuo atto continuo, sicché la tua mente desta è atto, il mormorio della tua preghiera è atto, i movimenti delle tue mani, i palpiti del tuo cuore, il muovere del tuo sguardo, sono atti, saranno piccoli, ma che m’importa, purché ce il moto, il germe Io lo unisco ai miei e li faccio grandi, e li do loro virtù di produrre vite.  Anche i miei atti, non furono atti tutti apparentemente grandi, specie quando Io piccino gemevo, succhiavo il latte dalla mia Mamma, mi trastullavo col baciarla, carezzarla, intrecciare le mie manine alle sue; più grandetto coglievo i fiori, prendevo l’acqua ed altro, questi erano tutti atti piccoli, ma erano uniti nel mio Volere, nella mia Divinità, e ciò bastava; ed erano tanto grandi da poter creare milioni e miliardi di vite.  Sicché, mentre gemevo, dai miei gemiti uscivano vite di creature; succhiavo, baciavo, carezzavo, ma erano vite che uscivano; nelle mie dita intrecciate con le mani della Mamma scorrevano le anime, e mentre coglievo i fiori e prendevo l’acqua, erano anime che uscivano dal palpito del mio increato cuore, ed entravano; il mio moto fu continuo, ecco la ragione della tua veglia.  Quando veggo il tuo moto, i tuoi atti nel mio Volere, ed ora si mettono al mio fianco, ora mi scorrono nelle mie mani, ora nella mia voce, nella mia mente, nel mio cuore, Io ne faccio moto di tutti, ed a ciascuno do vita nel mio Volere, dandoli la virtù dei miei atti, e li faccio correre a salvezza e a bene di tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-31

Dicembre 30, 1917

 

Dolore di Gesù per chi le ruba gli affetti ed i cuori delle creature.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere afflitto, e si lamentava di tanti che gli rubano gli affetti ed i cuori delle creature, mettendosi al suo posto nelle anime ed io gli ho detto:  “Amor mio, è tanto brutto questo vizio che tanto ti affligge?”

(2) E Lui:  “Figlia mia, non solo è brutto, ma bruttissimo, è capovolgere l’ordine del Creatore e mettersi loro sopra, e Me sotto, e dirmi:  “Anch’io sono buono ad essere Dio”.  Che diresti tu se uno rubasse un milione ad un altro e lo rendesse povero ed infelice?”

(3) Ed io:  “O dovrebbe restituire, o meriterebbe la condanna”.

(4) E Gesù:  “Eppure quando mi si rubano gli affetti, i cuori, è più che rubarmi un milione, perché i primi sono cose materiali e basse, i secondi sono spirituali ed alte; quelli, volendo si possono restituire, questi non mai, sicché sono furti irrimediabili ed incancellabili, e se il fuoco del purgatorio purificherà quest’anime, mai potrà restituire e riempire il vuoto d’un solo affetto che mi hanno tolto; eppure non se ne fa conto, anzi, certuni pare che li vanno vendendo questi affetti, ed allora sono contenti quando trovano chi li compra per fare acquisto degli affetti altrui senza farsi nessuno scrupolo.  Fanno scrupolo se rubano alle creature; si ruba a Me e non si danno nessun pensiero.  Ah! figlia mia, Io ho dato tutto alle creature, ho detto:  “Prendi ciò che vuoi per te, e per Me lasciami solo il tuo cuore”.  Eppure mi si nega, non solo, ma rubano gli affetti altrui; e questo non è solo dalle persone secolari, ma da persone sacre, da anime pie.  Oh! quanti mali fanno per certe direzioni troppo dolci, per certe condiscendenze non necessarie, per troppo sentire usando modi attraenti; invece di far bene, è un labirinto che formano intorno alle anime e quando sono costretto ad entrare in quei cuori, vorrei fuggire, vedendo che gli affetti non sono miei, il cuore non è mio; e questo da chi? Da chi dovrebbe riordinare le anime in Me, anzi lui ha preso il mio posto, ed Io sento tale nausea che non posso accomodarmi a stare in quei cuori, ma sono costretto a stare fino a che gli accidenti si consumano.  Che strage di anime! queste sono le vere piaghe della mia Chiesa.  Ecco perciò tanti ministri strappati dalle chiese, e per quante preghiere mi si fanno, Io non do ascolto, e per loro non ci sono grazie, anzi rispondo loro col grido dolente del mio cuore:  “Ladri, avanti, uscite dal mio Santuario, ché non posso più sopportarvi”.

(5) Io sono rimasta spaventata e ho detto:  “Placatevi, oh! Gesù, rimirateci in Voi come frutto del tuo sangue, delle tue piaghe, e cambierete i flagelli in grazie”.

(6) E Lui ha soggiunto:  “Le cose andranno avanti, umilierò l’uomo fino alla polvere, e vari incidenti improvvisi ed imprevisti continueranno a succedere per confondere maggiormente l’uomo, e dove crede di trovare uno scampo, troverà un laccio; e dove una vittoria, una sconfitta; e dove luce, tenebre, sicché lui stesso dirà:  “Sono cieco e non so più che fare”.  E la spada devastatrice continuerà a devastare fino a che tutto sarà purificato”.

 

+  +  +  +

 

12-32

Gennaio 27, 1918

 

Le cose imperverseranno di più.

 

(1) I giorni sono amarissimi, il dolce Gesù quasi non viene, oppure a lampo, ed in quel lampo si fa vedere che si asciuga le lacrime, e senza dire ragione fugge.  Finalmente, dopo tanti stenti mi ha detto:

(2) “Figlia mia, dopo tanto tempo che tratti con Me, non hai imparato ancora a conoscere i miei modi e la causa della mia assenza, eppure tante volte te l’ho detto, come sei facile a dimenticare i miei detti.  Le cose imperverseranno di più, ecco tutto”.

(3) Poi, trovandomi fuori di me stessa, vedevo e dicevano che due o tre nazioni si dovevano rendere impotenti a difendersi.  Quante miserie, quante rovine, perché altre nazioni le stringevano tanto, da metterle le mani addosso, in modo che resteranno impotenti.

 

+  +  +  +

 

12-33

Gennaio 31, 1918

 

Sperdersi in Gesù per poter dire:  Ciò che è di Gesù è mio.

 

(1) Mi stavo abbandonando tutta in Gesù, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sperditi in Me, la tua preghiera sperdila nella mia, in modo che la tua e la mia siano una sola preghiera, e non si conosca qual sia la tua e qual la mia; le tue pene, le tue opere, il tuo volere, il tuo amore, sperdili tutti con le mie pene, con le mie opere, ecc., in modo che si mescolino le une con le altre da formarsi una sol cosa, tanto che tu potrai dire:  “Ciò che è di Gesù è mio”.  Ed Io:  “Ciò che è tuo è mio”.  Supponi un bicchiere d’acqua che versi in un recipiente grande d’acqua; sapresti tu discernere dopo l’acqua del bicchiere dall’acqua del recipiente? Certo che no, però con tuo guadagno grandissimo ed Io con sommo mio contento ripetimi spesso ed in ciò che fai:  “Gesù, lo verso in Te, per poter fare non la mia volontà ma la tua”.  Ed Io subito verserò il mio agire in te”.

 

+  +  +  +

 

12-34

Febbraio 12, 1918

 

Le chiese deserte e senza ministri.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il sempre amabile Gesù si faceva vedere afflitto, afflitto, ed io gli ho detto:  “Amore mio, che hai così afflitto?”

(2) E Lui:  “Ah! figlia mia, quando permetta che le chiese restino deserte, i ministri dispersi, le messe diminuite, significa che i sacrifici mi sono di offese, le preghiere insulti, le adorazioni irriverenze, le confessioni trastulli e senza frutti; quindi, non trovando più gloria mia, anzi offese, né bene loro, non servendomi più li tolgo; ma però questo strappare i ministri dal mio Santuario significa ancora che le cose sono giunte al punto più brutto, e che la diversità dei flagelli si moltiplicherà.  Quanto è duro l’uomo, quanto è duro!”

 

+  +  +  +

 

12-35

Febbraio 17, 1918

 

Il calore del Voler Divino distrugge le imperfezioni.

 

(1) Mi sentivo un po’ distratta e riversandomi nel Santo Volere di Dio, chiedevo perdono della mia distrazione, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il sole col suo calore distrugge i miasmi, la parte infettiva che c’è nel letame quando viene sparso nel terreno per fecondare le piante, altrimenti marcirebbero e finirebbero col seccarsi.  Ora, il calore della mia Volontà, non appena l’anima vi entra dentro distrugge l’infezione, i difetti che l’anima ha contratto nella sua distrazione, perciò non appena avverti la distrazione, non ti stare in te stessa, ma subito entra nel mio Volere, affinché il mio calore ti purifichi ed impedisca che ti faccia inaridire”.

 

+  +  +  +

 

12-36

Marzo 4, 1918

 

La fermezza produce l’eroismo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi lamentavo con Gesù del mio povero stato, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia coraggio, non ti spostare in nulla, la fermezza è la virtù più grande, la fermezza produce l’eroismo, ed è quasi impossibile che non sia un gran santo; anzi, come va ripetendo i suoi atti, così va formando due sbarre, una a destra e l’altra a sinistra, che le servono di appoggio e difesa; e reiterando i suoi atti si forma in sé una sorgente di nuovo e crescente amore.  La fermezza rassoda la grazia e vi mette il suggello della perseveranza finale.  Il tuo Gesù non teme che le sue grazie possano restare senza effetti, e perciò a torrenti Io le verso sull’anima costante.  Sicché un’anima che oggi opera e domani no, ora fa un bene, ora un altro, non c’è da sperare un gran che, non avrà nessun appoggio, ed ora sarà sbattuta ad un punto ed ora ad un altro, morirà di fame perché non terrà la sorgente della fermezza che fa sorgere l’amore; la grazia teme di versarsi, perché ne farà abuso e se ne servirà per offendermi”.

 

+  +  +  +

 

12-37

Marzo 16, 1918

 

L’alimento di Gesù.

 

(1) Mi sentivo un gran bisogno e rivolgevo a Gesù i miei dolorosi lamenti e Lui, tutto bontà è uscito da dentro il mio interno, vestito con una veste tempestata di diamanti fulgidissimi, e come svegliandosi da un gran sonno e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che vuoi? I tuoi lamenti hanno ferito il mio cuore e mi son destato per rispondere subito ai tuoi bisogni.  Tu devi sapere che Io stavo nel tuo cuore, e come tu facevi i tuoi atti, le tue preghiere, le riparazioni, come ti versavi nel mio Volere e mi amavi, Io prendevo tutto per Me, e me ne servivo per alimentarmi ed abbellire la mia veste di preziosi diamanti; tanto vero ciò, che mentre tu mi amavi, pregavi, ed altro, non restavo digiuno come se nulla facessi; ero Io che prendevo tutto per Me, avendomi dato tu piena libertà.  Ora, quando ciò fa l’anima, nei suoi bisogni non so starmi a riposo, Io mi fo tutto per lei.  Dimmi dunque, che vuoi?”

(3) Ed io gli ho detto i miei estremi bisogni, versando amare lacrime, tanto da bagnare le mani santissime di Gesù.  Ed il dolce Gesù mi ha stretto al suo cuore, versando dal suo nel mio un’acqua dolcissima che tutta mi ristorava, e poi ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non temere, Io sarò tutto per te, se le creature verranno a mancare Io farò tutto, ti legherò e ti scioglierò, non ti mancherò mai, mi sei troppo cara, ti ho cresciuto nel mio Volere, sei parte di Me stesso, ti farò di guardia e dirò a tutti:  “Nessuno me la tocchi”.  Perciò chetati, che il tuo Gesù non ti lascia”.

 

+  +  +  +

 

12-38

Marzo 19, 1918

 

Gesù sente nausea della disunione dei preti.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto tutto afflitto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che nausea sento della disunione dei preti, mi è intollerabile.  La loro vita disordinata è causa che la mia giustizia permetterà che i miei nemici li siano sopra per maltrattarli; già i cattivi stanno per uscire contro, e l’Italia sta per commettere il più grande peccato, di perseguire la mia Chiesa e di lordarsi le mani del sangue innocente”.

(3) E mentre ciò diceva, faceva vedere le nostre nazioni alleate devastate, e molti punti scomparsi e la loro superbia atterrata.

 

+  +  +  +

 

12-39

Marzo 26, 1918

 

Operando nel Divin Volere, l’umano resta come

sospeso, ed agisce e prende luogo la Vita Divina.

 

(1) Continuando il mio solito stato, cercavo di fondermi nel Divin Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta l’anima entra nel mio Volere e prega, opera, soffre, ecc., tante nuove bellezze divine acquista, sicché un atto in più o in meno fatto nella mia Volontà, è una bellezza di più o di meno che l’anima acquista, non solo, ma in ogni atto in più che fa nella mia Volontà, prende una fortezza, una sapienza, un amore, una santità, ed altro, divina in più, e mentre prende le qualità divine lascia le umane, anzi, operando nel mio Volere l’umano resta come sospeso, ed agisce e prende luogo la Vita Divina, ed il mio amore ha lo sfogo di prendere attitudine nella creatura”.

 

+  +  +  +

 

12-40

Marzo 27, 1918

 

L’anima vivendo nel Divin Volere, trova tutto in modo divino ed infinito.

 

(1) Mi lamentavo con Gesù ché neppure la santa messa potevo ascoltare, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi forma il sacrificio non sono Io? Ora, l’anima che vive con Me e nel mio Volere, trovandomi Io in ogni sacrificio, lei resta come sacrificata insieme con Me, non in una messa, ma in tutte le messe, e vivendo nel mio Volere resta con Me consacrata in tutte le ostie.  Non uscire mai dal mio Volere ed Io ti farò giungere dove vuoi; anzi, tra te e Me ci passerà tale elettricità di comunicazione, che tu non farai nessun atto senza di Me, ed Io non farò nessun atto senza di te.  Sicché, quando ti manchi qualche cosa, entra nella mia Volontà e troverai pronto ciò che vuoi, quante messe vuoi, quante comunioni vuoi, quanto amore; nella mia Volontà nulla manca, non solo, ma troverai le cose in modo divino ed infinito”.

 

+  +  +  +

 

12-41

Aprile 8, 1918

 

Differenza tra il vivere unito con Gesù, e vivere nel Divin Volere.

 

(1) Ritornando sul punto del vivere nel Volere Divino, mi era stato detto che era come vivere nello stato d’unione con Dio, ed il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, c’è gran differenza tra il vivere unito con Me, e vivere nel mio Volere”.

(3) E mentre ciò diceva, mi ha steso le braccia e mi ha detto:

(4) “Vieni nel mio Volere, anche un solo istante, e vedrai la gran differenza”.

(5) Io mi son trovata in Gesù, il mio piccolo atomo nuotava nel Volere Eterno, e siccome questo Volere Eterno è un atto solo che contiene tutti gli atti insieme, passati, presenti e futuri, io, stando nel Volere Eterno prendevo parte a quell’atto solo, che contiene tutti gli atti, quanto a creatura è possibile.  Io prendevo parte anche agli atti che non esistono e che dovranno esistere fino alla fine dei secoli, e finché Dio sarà Dio, ed anche per questi io l’amavo, lo ringraziavo, lo benedivo, ecc., non c’era atto che mi sfuggisse, ed ora prendevo l’amore del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, lo facevo mio, come era mio il loro Volere, e lo davo a Loro come mio.  Com’ero contenta di poter dar Loro l’amore Loro come mio, e come Loro trovavano il pieno contento e sfogo completo nel ricevere da me il loro amore come mio; ma chi può dire tutto? Mi mancano i vocaboli.  Ora, il benedetto Gesù mi ha detto:

(6) “Hai visto che cosa è vivere nel mio Volere? E’ scomparire; è entrare nell’ambito dell’Eternità; è penetrare nell’onniveggenza dell’Eterno, nella mente increata, e prendere parte a tutto per quanto a creatura è possibile ed a ciascun atto divino; è fruire anche stando in terra a tutte le qualità divine; è odiare il male in modo divino; è quello spandersi a tutti senza esaurire, perché la Volontà che anima questa creatura è Divina; è la santità non ancora conosciuta, che farò conoscere, che metterà l’ultimo ornamento ed il più bello, il più fulgido, di tutte le altre santità, e sarà corona e compimento di tutte le altre santità.

(7) Ora, vivere unito con Me non è scomparire, si veggono due esseri insieme, e chi non scomparisce non può entrare nell’ambito dell’eternità per prendere parte a tutti gli atti divini.  Pondera bene e vedrai la gran differenza”.

 

+  +  +  +

 

12-42

Aprile 12, 1918

 

L’anima deve poggiarsi in Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, sentivo un estremo bisogno di Gesù e di poggiarmi tutta in Lui; ed il mio dolce Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, poggiati tutta in Me, mi troverai sempre pronto, non ti mancherò mai; anzi, quanto più ti poggerai in Me, Io mi riverserò in te, e sentendo Io molte volte il bisogno di poggiarmi, Io verrò da te e mi poggerò in te, servendomi dello stesso mio poggio che ho formato in te, e quando veggo che tu sdegni il poggio delle creature, Io ti amerò a doppio e ti raddoppierò il mio poggio”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Quando l’anima fa tutto per piacermi, per amarmi e per vivere a spese della mia Volontà, viene ad essere come membra al mio corpo, ed Io mi glorio di queste membra come mie; diversamente sono come membra slogate da Me che mi danno dolore, non solo a Me, ma a loro stesse ed al prossimo, sono membra che scaturiscono materia da ammorbare e disseccare lo stesso bene che fanno”.

 

+  +  +  +

 

12-43

Aprile 16, 1918

 

Gesù viene nascosto nelle pene.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio povero cuore me lo sentivo oppresso ed in pene amare, che non è necessario qui dirle, ed il mio sempre amabile Gesù, venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io mando le pene alle creature affinché nelle pene trovino Me.  Io sono come involto nelle pene, e se l’anima soffre con pazienza, con amore, rompe l’involto che mi copre e trova Me; altrimenti Io resterò nascosto nella pena, e lei non avrà il bene di trovarmi, ed Io non avrò il bene di rivelarmi”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Io sento una forza irresistibile di spandermi verso le creature, vorrei spandere la mia bellezza per farle tutte belle, ma la creatura imbrattandosi con la colpa, respinge la bellezza divina e si copre di bruttezza; vorrei spandere il mio amore, ma queste amando ciò che non è mio, vivono intirizzite dal freddo, ed il mio amore resta respinto; tutto vorrei comunicarmi all’uomo, tutto adombrarlo nelle mie stesse qualità, ma sono respinto, e respingendomi forma un muro di divisione tra Me e lui, da giungere a rompere qualunque comunicazione tra la creatura ed il Creatore.  Ma con tutto ciò, Io continuo a spandermi, non mi ritiro, per poter trovare qualcuno almeno che riceva le mie qualità, e trovandolo le raddoppio le grazie, le centuplico, mi verso tutto in lui, da farne un portento di grazia.

(4) Perciò togli quest’oppressione dal tuo cuore; riversati in Me, ed Io mi verserò in te.  Te l’ha detto Gesù e basta, non pensare a nulla ed Io farò e ci penserò a tutto”.

 

+  +  +  +

 

12-44

Aprile 25, 1918

 

Gesù scherza con Luisa.

 

(1) Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Vita mia, quanto sono cattiva, ma sebbene cattiva, so che Tu mi vuoi bene”.  Ed il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Cattivella mia, certo che sei cattiva, hai cattivato la mia Volontà; se cattivavi il mio amore, la mia Potenza, la mia Sapienza, ecc., cattivavi parte di Me, ma col cattivare la mia Volontà hai cattivato tutta la sostanza del mio Essere, che coronando tutte le mie qualità, hai preso in uno tutto Me stesso.  Ecco perciò ti parlo spesso non solo della mia Volontà, ma del vivere nel mio Volere, ché avendolo cattivato, voglio che ne conosca i pregi ed il modo come vivere nel mio Volere, per poter fare insieme con Me vita comune ed inseparabile e rivelarti i segreti del mio Volere; potevi essere più cattiva?”

(3) Ed io:  “Mio Gesù, Tu mi burli; io voglio dirti che sono cattiva davvero, e che mi aiuti per farmi divenire buona”.

(4) E Gesù:  “Sì, sì”.

(5) Ed è scomparso.

 

+  +  +  +

 

12-45

Maggio 7, 1918

 

La Divina Volontà macina l’umano.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se non mi vedi come al solito per qualche giorno, non ti affliggere, i mali si aumenteranno, e Cielo e terra si uniranno per colpire l’uomo, e non voglio affliggerti col farti vedere tanti mali”.

(3) Ed io:  “Ah! mio Gesù, la pena più grande per me è la tua privazione, è morte senza morire, pena indescrivibile e senza termine, Gesù, Gesù, che dici? Io senza di Te? Senza vita? Bada, Gesù, non me lo dire più”.

(4) E Gesù ha soggiunto:  “Figlia mia, non ti allarmare; non ti ho detto di non dover venire affatto, ma non spesso, e per non farti impensierire te l’ho detto prima.  La mia Volontà supplirà a tutto, perché l’umano nella mia Volontà resta macinato, ed Io estraggo fuori il fiore, il frutto, il lavorio del mio Volere, e lo metto insieme con Me a far vita comune, e l’umano, come crusca resta separato e resta fuori, perciò, lascia che la macchina della mia Volontà ti macini ben bene, per fare che nulla di umano resti in te”.

 

+  +  +  +

 

12-46

Maggio 20, 1918

 

La Volontà di Dio concentra tutto.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Quanto vorrei avere i tuoi desideri, il tuo amore, i tuoi affetti, il tuo cuore, ecc., per poter desiderare, amare, ecc., come Te”.  Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io non ho desideri, affetti, ma il tutto è concentrato nella mia Volontà, la mia Volontà è tutto in Me.  Desidera chi non può, ma Io tutto posso; vorrebbe amare chi non ha amore, ma nella mia Volontà c’è la pienezza, la sorgente del vero amore, ed essendo infinito, in un atto semplice della mia Volontà posseggo tutti i beni, che straripando dal mio Essere scendono a bene di tutti.  Se Io avessi desideri, sarei infelice, mi mancherebbe qualche cosa, ma Io tutto posseggo, perciò sono felice e felicito tutti.  Infinito significa potere tutto, possedere tutto, felicitare tutto.  La creatura, che è finita, non possiede tutto, né può abbracciare tutto, ecco perciò contiene desideri, ansie, affetti, ecc., che come tanti scalini può servirne per salire al Creatore e lambire in sé le qualità divine e riempirsi tanto da straripare a bene degli altri.  Ma se poi l’anima concentrerà tutta sé nella mia Volontà, sperdendosi tutta nel mio Volere, allora non lambirà le mie qualità, ma dentro d’un sol sorso mi assorbirà in sé, e non avrà più in sé desideri e affetti propri, ma solo la Vita del mio Volere, che dominandola tutta, le farà scomparire tutto e farà ricomparire in tutto la mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

12-47

Maggio 23, 1918

 

I voli dell’anima nel Voler Divino.

 

(1) Questa mattina il mio dolce Gesù non è venuto, ed io l’ho passato tra sospiri, ansie ed amarezze, ma tutta immersa nella sua Volontà.  Giunta la notte non ne potevo più, e lo chiamavo e richiamavo, i miei occhi non si potevano chiudere, mi sentivo irrequieta, a qualunque costo volevo Gesù; in questo mentre è venuto e mi ha detto:

(2) “Colomba mia, chi ti può dire i voli che fai nel mio Volere, lo spazio che percorri, l’aria che ingoi? Nessuno, nessuno, neppure tu lo sapresti dire.  Solo Io, solo Io lo posso dire, Io che ne misuro le fibre, Io che numero il volo dei tuoi pensieri, dei tuoi palpiti, e mentre voli, veggo i cuori che tocchi; ma non ti arresti, sorvola ad altri cuori e picchia e ripicchia e sorvola ancora, e sulle tue ali porta il mio ti amo ad altri cuori per farmi amare, e poi, dentro d’un solo volo vieni al mio cuore per prendere ristoro, per poi ricominciare voli più rapidi.  Io mi diverto con la mia colomba, e chiamo gli angeli, la mia Mammina a divertirsi meco.  Ma sai! non ti dico tutto, il resto te lo dirò nel Cielo, oh! quante cose sorprendenti ti dirò”.

(3) Poi mi ha messo la mano alla fronte ed ha soggiunto:

(4) “Ti lascio l’ombra della mia Volontà, l’alito del mio Volere; dormi”.

(5) E mi son assonnata.

 

+  +  +  +

 

12-48

Maggio 28, 1918

 

E’ tanta la gelosia del amore di Gesù per Luisa, che le allontana tutto.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo dicendo al mio amato Gesù:  “Gesù, vogliami bene, io ho più diritto degli altri ad essere amata, perché né io amo nessuno, che solo Te, né nessuno ama me, e se qualcuno sembra che mi ama, è per il bene che le viene a sé stesso, non per me, quindi, tra il mio ed il tuo amore non entra nessun altro amore in mezzo”.  E il dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questo non è altro che il mio amore più forte, ed è tanto, che la gelosia del mio amore per te ti allontana tutto, ed è tanta la mia gelosia che sto a guardia che neppure un’ombra d’amore di creatura ti alitasse, al più tollero che qualcuna ti ami in Me, non fuori di Me, altrimenti la farei fuggire, e questo significa pure che né tu sei entrata in nessun cuore, né nessuno è entrato nel tuo”.

(3) Poi, verso notte è ritornato Gesù e la Regina Mamma, e chiamandomi per nome come se volessero che prestassi attenzione.  Come era bello vedere la Mamma e Gesù parlare insieme.  La mia Mamma Celeste diceva:

(4) “Figlio mio, che fai! E’ troppo quello che vuoi fare.  Ho i diritti di Madre e mi dolgo che i figli devono tanto soffrire.  Vuoi aprire il Cielo ai flagelli e distruggere creature e gli alimenti che serviranno a nutrirle; di mali contagiosi vuoi inondarle; come faranno! Tu dici di voler bene a questa mia figlia; quanto ne soffrirà se ciò farai.  Per non amareggiarla, non lo farai”.

(5) E Lo tirava verso di me, ma Gesù rispondeva deciso:

(6) “Non posso; molti mali distolgo per causa sua, ma tutto no.  Mamma mia, facciamo passare il turbine dei mali, affinché si arrendano”.

(7) E poi dicevano tante altre cose tra loro, che io non capivo tutto.  Son rimasta atterrita, ma spero che Gesù si plachi.

 

+  +  +  +

 

12-49

Giugno 4, 1918

 

Ripetizione delle riparazioni di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo dicendo al mio amato Gesù:  “Non disdegnare le mie preghiere, sono le tue stesse parole che ripeto, le stesse intenzioni, le anime che voglio come le vuoi Tu, e col tuo stesso Volere”.  Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando ti sento ripetere le mie parole, le mie preghiere, volere come voglio Io, come da tante calamite mi sento tirare verso di te, e come ti sento ripetere le mie parole, tante gioie distinte sente il mio cuore, e posso dire che è una festa per Me, e mentre godo, mi sento debilitato dall’amore dell’anima tua e non ho la forza di colpire le creature; sento in te le stesse catene che Io mettevo al Padre per riconciliare il genere umano.  Ah! si, ripeti ciò che feci Io, ripetilo sempre se vuoi che il tuo Gesù in tante amarezze trovi una gioia da parte delle creature”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Se vuoi stare al sicuro, ripara sempre e ripara insieme con Me, immedesimati tanto con Me, da formare un solo eco tra Me e te di riparazioni; dove c’è riparazioni, l’anima è come sotto al coperto, dove sta difesa dal freddo, dalla grandine, e da tutto; invece dove non c’è riparazione, è come chi si trova in mezzo alla strada, esposto ai fulmini, alla grandine ed a tutti i mali.  I tempi sono tristissimi, e se il cerchio delle riparazioni non si allarga, passa pericolo che quelli che restino scoperti, restino fulminati dai fulmini della Divina Giustizia”.

 

+  +  +  +

 

12-50

Giugno 12, 1918

 

L’uomo col peccato viene incontro alla

Giustizia Divina.  Gesù ha fatto tutto per noi.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù:  “Come è possibile, Tu hai fatto tutto per noi, hai soddisfatto tutto, hai in tutto reintegrato la gloria del Padre da parte delle creature, in modo da coprirci tutti come con un manto d’amore, di grazie, di benedizioni, e con tutto ciò i flagelli cadono quasi rompendo il manto di protezione di cui ci hai coperto”.  Ed il mio dolce Gesù, interrompendo il mio dire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è vero tutto ciò che tu dici, tutto, tutto ho fatto per la creatura, l’amore mi spingeva tanto verso di lei, che per essere sicuro di metterla in salvo, la volli ravvolgere dentro del mio operato come dentro d’un manto di difesa, ma la creatura ingrata, col peccato volontario rompe questo manto di difesa, sfugge da sotto le mie benedizioni, grazie e amore, e mettendosi a cielo aperto resta colpita dai fulmini della divina giustizia.  Non sono Io che colpisco l’uomo, è lui che col peccato viene incontro a riceverne i colpi.  Prega, prega per la grande cecità delle creature”.

 

+  +  +  +

 

12-51

Giugno 14, 1918

 

Gesù la rimprovera per non scrivere tutto.

 

(1) Continuando, una sera, dopo aver scritto, il mio dolce Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta scrivi, il mio amore riceve un piccolo sfogo, un contento di più, e mi sento più tirato a comunicarti le mie grazie.  Sappi però che quando non tutto scrivi, oppure sorvoli sulle mie intimità con te, sullo sfoggio del mio amore, Io mi sento come tradito, perché in quello sfoggio d’amore, in quelle mie intimità con te, Io cercavo non solo di attirare te a più conoscermi ed amarmi, ma anche quelli che avrebbero letto le mie intimità d’amore, per ricevere anche da loro un amore di più; e non scrivendo tu, questo amore non lo avrò ed Io ne rimango come contristato e tradito”.

(3) Ed io:  “Ah! mio Gesù, ci vuole uno sforzo per mettere su carta certi segreti ed intimità con Te; pare che si vuole uscire dall’ordine degli altri”.

(4) E Gesù:  “Ah!, si, questa è la debolezza di tutti i buoni, che per umiltà, per timore, mi negano l’amore e nascondendosi loro vogliono nascondere Me, invece dovrebbero manifestare il mio amore per farmi amare; ed Io rimango sempre il Gesù tradito nell’amore, anche dai buoni”.

 

+  +  +  +

 

12-52

Giugno 20, 1918

 

Gesù facendo l’ufficio di Sacerdote consacra

le anime che vivono nel suo Volere.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere intorno a me tutto pieno di attenzioni, pareva che mi vigilava in tutto, e come ciò faceva, così gli usciva una corda dal cuore che veniva alla volta del mio cuore; e se io ero attenta, la corda restava fissa nel mio e Gesù muoveva questa corda e si divertiva.  Ed il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono tutto attenzione per le anime; se mi corrispondono e fanno altrettante attenzione verso di Me, le corde del mio amore restano fisse nel loro cuore, ed Io moltiplico le mie attenzioni e mi diverto; altrimenti le corde restano sciolte, il mio amore respinto e contristato”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Per chi fa la mia Volontà e vive in Essa, il mio amore non trova inceppo, ed Io lo amo e prediligo tanto da riservare a Me solo tutto ciò che ci vuole per loro, ed aiuta, e direzione e soccorsi inaspettati, e grazie impreviste.  Anzi sono geloso che altri li facciano qualche cosa; voglio fargli tutto Io, e giungo a tanta gelosia d’amore, che se do la potestà ai sacerdoti di consacrarmi nelle ostie sacramentali per farmi dare alle anime, invece a queste, come vanno ripetendo gli atti nella mia Volontà, come si rassegnano, come fanno uscire il volere umano per farvi entrare il Voler Divino, Io stesso mi riservo il privilegio di consacrare queste anime, e ciò che fa il sacerdote sull’ostia, Io faccio con loro, e non una volta, ma ogniqualvolta ripete gli atti nella mia Volontà, come calamita potente mi chiama, ed Io, qual ostia privilegiata me la consacro, le vo ripetendo le parole della Consacrazione; e questo lo faccio con giustizia, perché l’anima col fare la mia Volontà, si sacrifica di più di quelle anime che fanno la comunione e non fanno la mia Volontà, esse si vuotano di sé stesse per mettere Me, mi danno pieno dominio, se occorre sono pronte a soffrire qualunque pena per fare la mia Volontà, ed Io non posso aspettare, il mio amore non resiste per comunicarmi loro quando il sacerdote è comodo di dargli un’ostia sacramentale, perciò faccio tutto da Me.  Oh! quante volte mi comunico prima che il sacerdote si senta comodo di comunicarla lui, se ciò non fosse, il mio amore resterebbe come inceppato e legato nei sacramenti.  No, no, Io sono libero; i sacramenti li ho nel mio cuore, ne sono il padrone e posso esercitarli quando voglio”.

(4) E mentre ciò diceva, pareva che girava dappertutto per vedere se ci fossero anime che facevano la sua Volontà per consacrarle.  Come era bello vedere l’amabile Gesù girare come in fretta, per fare l’ufficio di sacerdote e sentirlo ripetere le parole della consacrazione su quelle anime che facevano e vivono nel suo Volere.  Oh! beate quelle anime che subiscono la consacrazione di Gesù, facendo il suo Santissimo Volere.

 

+  +  +  +

 

12-53

Luglio 2, 1918

 

Come l’anima si abbandona in Gesù, Lui si abbandona nell’anima.

 

(1) Stavo dicendo al mio amato Gesù:  “Gesù, ti amo, ma il mio amore è piccolo, perciò ti amo nel tuo amore per farlo grande; voglio adorarti con le tue adorazioni, pregare nella tua preghiera, ringraziarti nei tuoi ringraziamenti”.  Ora, mentre ciò dicevo, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come hai messo il tuo amore nel mio per amarmi, il tuo ha restato fissato nel mio e si è allungato ed allargato nel mio, e mi son sentito amare come vorrei che la creatura mi amasse; e come adoravi nelle mie adorazioni, pregavi, ringraziavi, così restavano fisse in Me, e mi sentivo adorare, pregare e ringraziare con le mie adorazioni, preghiere e ringraziamenti.  Ah! figlia mia, ci vuole grande abbandono in Me, e come l’anima si abbandona in Me, così Io mi abbandono in lei, e riempiendola di Me faccio Io stesso ciò che essa deve fare per Me.  Se poi non si abbandona, allora ciò che fa resta fissato in lei, non in Me, e sento l’operato della creatura pieno d’imperfezioni e miserie, ciò che non potrà piacermi”.

 

+  +  +  +

 

12-54

Luglio 9, 1918

 

Chi vive nel Divin Volere, fa vita nella fonte d’amore di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono tutto amore, sono come una fonte che non contengo altro che amore, e tutto ciò che potrebbe entrare in questa fonte perde la sua qualità e diventa amore, sicché in Me la giustizia, la sapienza, la bontà, la fortezza, ecc., non sono altro che amore, ma chi dirige questa fonte, questo amore e tutto il resto? Il mio Volere.  Il mio Volere domina, regge, ordina; sicché tutte le mie qualità portano l’impronta del mio Volere, la Vita della mia Volontà, e dove trovano il mio Volere fanno festa, si baciano insieme; dove no, corrucciati si ritirano.  Ora, figlia mia, chi si lascia dominare dalla mia Volontà e vive nel mio Volere, fa vita nella mia stessa fonte, essendo quasi inseparabile con Me, e tutto in lui si cambia in amore, sicché amore sono i pensieri, amore la parola, il palpito, l’azione, il passo, tutto; per lui è sempre giorno; ma se si scosta dalla mia Volontà, per lui è sempre notte e tutto l’umano, le miserie, le passioni, le debolezze, escono in campo e vi fanno il loro lavorio, ma che specie di lavorio, lavorio da piangere”.

 

+  +  +  +

 

12-55

Luglio 12, 1918

 

Effetti della Passione di Gesù.

 

(1) Stavo pregando per un’anima moribonda con un certo timore ed ansietà, e il mio amabile Gesù, venendo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché temi? Non sai tu che ogni parola sulla mia Passione, pensiero, compatimento, riparazione, ricordo delle mie pene, tante vie di elettricità di comunicazione si aprono tra Me e l’anima, e quindi di tante varietà di bellezze si va adornando l’anima.  Lei ha fatto le ore della mia Passione ed Io la riceverò come figlia della mia Passione, vestita del mio Sangue e ornata delle mie piaghe.  Questo fiore è cresciuto nel tuo cuore, ed Io lo benedico e lo ricevo nel mio come un fiore prediletto”.

(3) E mentre ciò diceva, si sprigionava un fiore dal mio cuore, e prendeva il volo verso Gesù.

 

+  +  +  +

 

12-56

Luglio 16, 1918

 

Chi vuol fare bene a tutti, deve stare nella Volontà di Dio.

 

(1) Questa mattina il mio dolce Gesù è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti stare in te, nella tua volontà, ma entra in Me e nella mia Volontà.  Io sono immenso, e solo chi è immenso può moltiplicare gli atti per quanti ne vuole; chi sta in alto può dare luce al basso; non vedi il sole? Perché sta in alto è luce d’ogni occhio, anzi, ogni uomo può tenere il sole a sua disposizione, come se fosse tutto suo; invece le piante, gli alberi, i fiumi, i mari, ché stanno nel basso non stanno a disposizione di tutti, non possono dire come del sole:  Se voglio lo faccio tutto mio, ad onta che possano goderlo gli altri.  Ma però tutte le cose basse ricevono il benefizio del sole:  chi la luce, chi il calore, la fecondità, il colore.  Ora, Io sono la luce eterna, sto nel punto più in alto, e per quanto più in alto, più mi trovo ovunque e fin più giù, e perciò sono vita di tutti, e come se fosse solo per ciascuno.  Quindi, se vuoi far bene a tutti, entra nella mia immensità, vivi in alto, distaccata da tutto ed anche da te stessa; altrimenti si farà terra intorno a te, e allora potrai essere una pianta, un albero, mai un sole, ed invece di dare devi ricevere, e il bene che farai sarà tanto stretto da poterlo numerare”.

 

+  +  +  +

 

12-57

Agosto 1, 1918

 

Effetti della privazione di Gesù.

 

(1) Me la passo tra privazioni ed ansie e spesso mi lamento col mio dolce Gesù, e Lui è venuto e avvicinandosi mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:

(2) “Beve al mio costato”.

(3) Io ho bevuto il santissimo sangue che usciva dalla piaga del suo cuore.  Come ero felice! ma Gesù, non contento di farmi bere la prima volta, mi ha detto che bevesi la seconda e poi la terza volta.  Io ne son rimasta meravigliata della sua bontà, che senza chiederlo, Lui stesso voleva che bevesi.  Poi ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogniqualvolta ricordi che sei priva di Me e peni, il tuo cuore resta ferito con una ferita divina, la quale, essendo divina ha virtù di riflettere nel mio cuore e di ferire il mio.  Questa ferita è dolce, è balsamo al mio cuore, ed Io me ne servo per raddolcirmi delle ferite crudeli che mi fanno le creature, della noncuranza di Me, dei disprezzi che mi fanno, fino a giungere a dimenticarsi di Me.  Così, se l’anima si sente fredda, arida, distratta, e ne sente pena per cagione di Me, resta ferita e ferisce Me, ed Io ne resto sollevato”.

 

+  +  +  +

 

12-58

Agosto 7, 1918

 

La consumazione di Gesù nell’anima.

 

(1) Mi lamentavo con Gesù della sua privazione e dicevo tra me:  “Tutto è finito, che giorni amari, il mio Gesù si è eclissato, si è ritirato da me; come posso più vivere?” Mentre ciò ed altri spropositi dicevo, il mio sempre amabile Gesù, con una luce intellettuale che da Lui mi veniva mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia consumazione sulla croce continua ancora nelle anime.  Quando l’anima è ben disposta e mi dà vita in sé, Io rivivo in lei come dentro della mia Umanità.  Le fiamme del mio amore mi bruciano, sento le smanie di attestarlo alle creature e di dire:  “Vedete quanto vi amo, non sono contento di avermi consumato sulla croce per amore vostro, ma voglio consumarmi in quest’anima per amore vostro, ché mi ha dato vita in sé”.  E perciò faccio sentire all’anima la consumazione della mia Vita in lei.  L’anima si trova come alle strette, soffre agonie mortali, non sentendo più la Vita del suo Gesù in lei si sente consumare.  Come sente mancare la mia Vita in lei, di cui era abituata a vivere, si dibatte, trema, quasi come la mia Umanità sulla croce quando la mia Divinità, sottraendole la forza la lasciò morire.  Questa consumazione nell’anima non è umana, ma tutta divina, ed Io sento la soddisfazione come un’altra mia Vita Divina si fosse consumata per amore mio, come difatti non è la sua vita che si è consumata, ma la mia che più non sente, più non vede, e le sembra che Io sia morto per lei.  E alle creature rinnovo gli effetti della mia consumazione e all’anima le raddoppio la grazia e la gloria, sento il dolce incanto, le attrattive della mia Umanità che mi faceva fare quello che Io volevo.  Perciò lasciami fare anche tu ciò che voglio in te, lasciami libero, ed Io svolgerò la mia Vita”.

(3) Un altro giorno mi lamentavo ancora e gli dicevo:  “Come, mi hai lasciato?”

(4) E Gesù, serio ed imponente mi ha detto:  “Zitta, non dire spropositi, non ti ho lasciato, sto nel fondo dell’anima tua, perciò non mi vedi e quando mi vedi è perché esco alla superficie della tua anima.  Non ti distrarre, Io ti voglio tutta intenta in Me per poterti tenere a bene di tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-59

Agosto 12, 1918

 

La passione predominante di Luisa, che Gesù la libere

dall’impiccio in cui la sua Volontà l’ha messo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pensando tra me che se il Signore volesse una cosa da me doveva darmi un segno, ed era quello di liberarmi dalla venuta del sacerdote.  E il benedetto Gesù si è fatto vedere nel mio interno con una palla in mano, come in atto di gettarla a terra, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questa è la tua passione predominante, che ti liberi dall’impiccio in cui la mia Volontà ti ha messo.  Io ti tengo in questo stato per tutto il mondo, e me ne servo di te per non mandarlo a sfascio del tutto; invece, quell’altra cosa con cui potresti far bene è una piccola parte”.

(3) Ed io:  “Mio Gesù, io non so capirlo, mi tieni senza patire, pare che mi tieni sospesa dallo stato di vittima, e poi mi dici che te ne servi di me per non mandare del tutto il mondo a sfascio?”

(4) E Gesù:  “Eppure è falso che non soffri, al più non soffri pene tali da potermi disarmare del tutto, e se qualche volta resti sospesa non c’è la parte tua, il tuo volere, invece qui entrerebbe la tua volontà.  Ah! tu non puoi capire la dolce violenza che mi fai col tuo aspettare, il sentirti sospesa, il non vedermi come una volta e restare allo stesso posto, senza spostare in nulla.  E poi voglio essere libero su di te, quando mi piace ti terrò sospesa, quando non mi piace ti terrò legata, ti voglio in balia della mia Volontà senza tua volontà.  Se sei contenta così, puoi farla, altrimenti no”.

(5) Un altro giorno mi sentivo male, col continuo rimettere che faccio, e stavo dicendo al mio dolce Gesù:  Amor mio, che ci perdevi col darmi la grazia di non sentire necessità di prendere cibo, tanto che son costretta a rimetterlo?” Lo dico per ubbidire.  E il mio amabile Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia mia, che dici? Zitta, zitta, non lo dire più.  Devi sapere che se tu non avessi bisogno di nulla, Io farei morire di fame i popoli, ma avendone tu bisogno, potendo servire alle tue necessità, Io, per amor tuo e per cagione tua, do le cose necessarie alle creature, sicché, se ti dessi ascolto vorresti male agli altri; invece, col prendere il cibo e poi rimetterlo, fai bene agli altri ed il tuo patire glorifica Me.  Di più, quante volte mentre rimetti ti veggo soffrire, siccome soffri nella mia Volontà, Io prendo quel tuo patire, lo moltiplico e lo divido a bene delle creature e godo e dico fra Me:  “Questo è il pane della figlia mia, che Io do a bene dei figli miei”.

 

+  +  +  +

 

12-60

Agosto 19, 1918

 

Gesù è stanco per le nefandezze dei sacerdoti.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno come dentro di un cerchio di luce, e guardandomi mi ha detto:

(2) “Guardiamo, che abbiamo fatto di bene oggi?”

(3) E guardava e guardava.  Io credo che quel cerchio di luce fosse la sua Santissima Volontà, e che avendomi unito io con la sua Santissima Volontà, perciò diceva così.  Ed ha soggiunto:

(4) “In qualque modo Io sono stanco per le nefandezze dei sacerdoti, non ne posso più, vorrei farli finiti, oh! quante anime devastate, quante deturpate, quante idolatrate; servirsi delle cose sante per offendermi è il mio dolore più acerbo, è il peccato più esecrabile, è l’impronta della totale rovina, che attira le più grandi maledizioni e spezza qualunque comunicazione tra il Cielo e la terra.  Questi esseri vorrei sradicarli dalla terra; perciò i castighi continueranno e si moltiplicheranno, la morte devasterà i paesi, molte case e strade scompariranno, non ci sarà chi le abiti, il lutto, la desolazione regnerà ovunque”.

(5) Io l’ho pregato e ripregato, ed essendosi trattenuto con me una buona parte della notte, era tanto sofferente che mi sentivo spezzare il cuore per il dolore, ma però spero che il mio Gesù si plachi.

 

+  +  +  +

 

12-61

Settembre 4, 1918

 

Lamenti di Gesù per i Sacerdoti.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù appena è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le creature vogliono sfidare la mia giustizia, non vogliono arrendersi, e perciò la mia giustizia fa il suo corso contro la creatura, e queste di tutte le classi, neppure quelli che si dicono miei ministri, e forse più degli altri.  Che veleno tengono, e avvelenano chi li avvicina, invece di mettere Me nelle anime vogliono mettersi loro, vogliono farsi circondare, farsi conoscere, ed Io ne resto da parte.  Il loro contatto velenoso invece di raccogliere le anime, me le distraggono; invece di ritirate, le rendono più libere, più difettose, tanto, che si veggono anime che non hanno contatto con loro più buone, più ritirate, sicché non posso fidarmi di nessuno; sono costretto a permettere che i popoli vadano lontano dalle chiese, dai sacramenti, affinché il loro contatto non me le avveleni di più e le renda più cattive.  Il mio dolore è grande, le piaghe del mio cuore sono profonde, perciò prega, ed unita con quei pochi buoni che ci sono, compatisci il mio acerbo dolore”.

 

+  +  +  +

 

12-62

Settembre 25, 1918

 

Uffizio di vittima.

 

(1) Stavo molto afflitta e mi sentivo una forza nel mio interno di voler uscire dal mio solito stato.  Oh! Dio, che pena, mi sentivo una mortale agonia, solo Gesù può sapere lo strazio dell’anima mia; io non ho parole come esprimerlo, anzi voglio che solo Gesù sappia tutte le mie pene, perciò passo avanti.  Ora, mentre nuotavo nelle amarezze, il mio sempre amabile Gesù, tutto afflitto è venuto e mi ha detto mettendomi un suo dito alla bocca:

(2) “Ti ho contentato, zitta; non ti ricordi quante volte ti ho fatto vedere grandi mortalità, città spopolate e quasi deserte, e tu mi dicevi, no, non lo fare, e se vuoi farlo devi permettere di darli tempo di ricevere i sacramenti, ed Io lo sto facendo; che altro vuoi? Ma il cuore dell’uomo è duro, non è del tutto stanco, non ha toccato ancora l’apice di tutti i mali, e perciò non è sazio ancora, e perciò non si arrende e guarda la stessa epidemia con indifferenza.  Ma questi sono i preludi.  Verrà!, verrà il tempo in cui questa generazione così maligna e perversa la farò quasi scomparire dalla terra”.

(3) Io tremavo nel sentire ciò e pregavo, e volevo domandare a Gesù:  Ed io che dovrei fare? Ma non ardivo, e Gesù ha soggiunto:

(4) “Quello che voglio che da te stessa non ti disponga a farlo, ma trovandoti libera puoi farlo, ti voglio in balia della mia Volontà.  In questi giorni scorsi ero Io che ti sforzavo d’uscire dal tuo solito stato, volevo allargare il flagello dell’epidemia e non volevo tenerti, per essere più libero”.

 

+  +  +  +

 

12-63

Ottobre 3, 1918

 

Come la Giustizia deve equilibrarsi.

 

(1) Stavo pregando il benedetto Gesù che si plachi, e appena è venuto e gli ho detto:  “Amor mio, Gesù, com’è brutto vivere in questi tempi, dovunque si sentono lacrime e si veggono dolori, il cuore mi sanguina, e se il tuo Santo Volere non mi sostenesse, certo non potrei più vivere; ma, oh! quanto mi sarebbe più dolce la morte”.  Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è la mia giustizia che deve equilibrarsi, tutto è equilibrio in Me.  Ma però il flagello della morte tocca le anime con l’impronta della grazia, tanto che quasi tutti chiedono gli ultimi sacramenti.  L’uomo è giunto a tanto, che solo quando si vede toccato la propria pelle e si sente disfare, si scuote, tanto che gli altri che non sono toccati vivono spensierati e continuano la vita del peccato, è necessario che la morte mieta, per togliere tante vite che non fanno altro che far nascere spine sotto dei loro passi, e questo di tutte le classi, secolari e religiosi.  Ah! figlia mia, sono tempi di pazienza, non ti allarmare, e prega che il tutto ridondi a gloria mia ed a bene di tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-64

Ottobre 14, 1918

 

La vera pace viene da Dio.  Il più grande castigo è il trionfo dei cattivi.

 

(1) Continuando il mio solito stato pieno d’amarezze e di privazioni, il mio dolce Gesù quando appena è venuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i governi si sentono mancare il terreno sotto dei piedi, Io userò tutti i mezzi per arrenderli, per farli rientrare in loro stessi e farli conoscere che solo da Me possono sperare vera pace e pace durevole; ed ora umilio l’uno ed ora l’altro, ora li faccio fare amici ed ora nemici, ne farò di tutti i colori per arrenderli, le farò mancare le braccia, farò cose inaspettate ed impreviste per confonderli e farli comprendere l’instabilità delle cose umane e di loro stessi, per farli comprendere che solo Dio è l’Essere stabile da cui possono sperare ogni bene, e che se vogliono giustizia e pace, devono venire alla fonte della vera giustizia e della vera pace, altrimenti non concluderanno nulla, continueranno a dibattersi, e se parrà che combineranno, non sarà duratura, ed incominceranno più forte la zuffa.  Figlia mia, le cose come stanno, solo il mio dito onnipotente può aggiustarle, ed a suo tempo lo metterò, ma grandi prove ci vogliono e ci saranno nel mondo, perciò ci vuole gran pazienza”.

(3) Poi ha soggiunto con un accento più commovente e doloroso:

(4) “Figlia mia, il più grande castigo è il trionfo dei cattivi, ci vogliono ancor purghe, ed i cattivi nel loro trionfo purificheranno la mia Chiesa, e dopo li striterò e li disperderò come polvere al vento.  Perciò non t’impressionare dei trionfi che senti, ma piangi con Me la loro triste sorte”.

 

+  +  +  +

 

12-65

Ottobre 16, 1918

 

Predice le guerre e la sorte di alcuni paesi.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta per la privazione del mio amabile Gesù, e la mia mente era funestata dal pensiero che il tutto era stato in me, o lavorio della fantasia o del nemico.  Corrono voci di pace e di trionfo per l’Italia, ed io ricordavo che il mio dolce Gesù mi aveva detto che l’Italia sarà umiliata.  Che pena, che agonia mortale, pensare che la mia vita era un inganno continuo, mi sentivo che Gesù voleva parlarmi, ed io non volevo sentirlo, lo respingevo; ho lottato tre giorni con Gesù, e molte volte ero tanto sfinita che non teneva forza per respingerlo ed allora Gesù diceva, ed io, pigliando forza dal suo dire gli dicevo:  “Non voglio sapere nulla”.  Finalmente Gesù mi ha cinto il collo col suo braccio e mi ha detto:

(2) “Chetati, chetati, sono Io, dammi ascolto.  Non ti ricordi che mesi addietro, lamentandoti tu con Me della povera Italia, ti dissi:  “Figlia mia, perde chi vince e vince chi perde”.  L’Italia, la Francia, sono già umiliate, e non saranno più finché non saranno purgate e ritornate a Me libere ed indipendenti, e pacifiche.  Nel trionfo puramente apparente che godono, loro già subiscono la più grande delle umiliazioni, ché non loro, ma uno straniero, neppure europeo, è venuto a cacciare il nemico; sicché, se si potesse dire trionfo, ciò che non è, è dello straniero, ma questo è nulla, ora più che mai perdono di più, tanto nel morale quanto nel temporale, perché ciò li farà disporsi a commettere maggiori delitti, a rivoluzioni interne accanite, da sorpassare la stessa tragedia della guerra.  E poi, quello che ti ho detto non riguardava solo i tempi presenti, ma anche i futuri, e quello che non si verificherà ora, si verificherà poi e se qualcuno troverà difficoltà, dubbi, significa che non se ne intende del mio parlare, il mio parlare è eterno come sono Io.

(3) Ora voglio dirti una cosa consolante:  L’Italia, la Francia, ora vincono e la Germania perde.  Tutte le nazioni hanno delle macchie nere e tutte meritano umiliazioni e schiacciamenti.  Ci sarà un parapiglio generale, sconvolgimento dappertutto; col ferro, col fuoco e con l’acqua, con morte repentine, con mali contagiosi, rinnoverò il mondo, farò cose nuove; le nazioni faranno una specie della torre di Babele, giungeranno a neppure capirsi tra loro, i popoli si ribelleranno tra loro, non vorranno più re; tutti saranno umiliati e la pace verrà solo da Me, e se senti dir pace, non sarà vera, ma apparente.  Quando avrò tutto purgato, ci metterò il mio dito in modo sorprendente e darò la vera pace, ed allora tutti quelli che saranno umiliati ritorneranno a Me, e la Germania sarà cattolica, ho dei grandi disegni su di essa; l’Inghilterra, la Russia e dovunque si è sparso il sangue, risorgerà la fede e s’incorporeranno alla mia Chiesa.  Ci sarà il grande trionfo e l’unione dei popoli.  Perciò prega, e ci vuole pazienza, perché non sarà così presto, ma ci vorrà il tempo”.

 

+  +  +  +

 

12-66

Ottobre 24, 1918

 

L’anima deve investirsi di Gesù per riceverlo Sacramentato.

 

(1) Stavo preparandomi a ricevere il mio dolce Gesù in Sacramento e lo pregavo che coprisse Lui la mia grande miseria, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia, per fare che la creatura potesse avere tutti i mezzi necessari per ricevermi, volli istituire questo sacramento l’ultimo della mia Vita, per poter schierare intorno a ciascuna ostia tutta la mia Vita, come preparativo per ciascuna creatura che mi avesse ricevuto.  Mai la creatura poteva ricevermi, se non avesse un Dio preparatore, che preso solo da eccesso d’amore di volersi dare alla creatura, e non potendo essa ricevermi, lo stesso eccesso mi portava a dare tutta la mia Vita per prepararla, sicché ci metteva i passi miei, le opere mie, il mio amore avanti ai suoi; e siccome in Me c’era anche la mia Passione, ci metteva anche le mie pene per prepararla; sicché investiti di Me, copriti di ciascun atto mio e vieni”.

(3) Dopo mi son lamentata con Gesù, perché non più mi fa soffrire come una volta, e Lui ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, Io non guardo tanto il patire, ma la buona volontà dell’anima, l’amore con cui soffre; per questo il più piccolo patire si fa grande, i nonnulli prendono vita nel tutto e acquistano valore, e il non patire è più forte dello stesso patire.  Che dolce violenza è per Me vedere una creatura che vuol patire per amor mio, che importa a Me che non soffra, quando veggo che il non patire le è chiodo più trafiggente dello stesso patire.  Invece la non buona volontà, le cose sforzate e senza amore, per quanto grandi, sono piccole; Io non le guardo, anzi mi son di peso”.

 

+  +  +  +

 

12-67

Novembre 7, 1918

 

L’anima che fa la Volontà di Dio, imprigiona Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Se volessi che uscissi dal mio solito stato; come è possibile che dopo tanto tempo non mi contenti?” E Lui mi ha detto:

(2) “Figlia, chi fa la mia Volontà e vive nel mio Volere, e non per poco, ma per un periodo di vita, mi forma come una prigione nel suo cuore, tutta della mia Volontà.  Sicché, come faceva la mia Volontà e cercava di vivere nel mio Volere, così andava innalzando le mura di questa divina e celeste prigione, ed Io con mio sommo contento ne sono rimasto imprigionato dentro; e come lei assorbiva Me, Io assorbivo lei in Me, in modo da formare in Me la sua prigionia; sicché lei è restata imprigionata in Me ed Io imprigionato in lei.  Onde quando l’anima vuole qualche cosa, Io le dico:  “Tu hai fatto sempre la mia Volontà, è giusto che Io qualche volta faccia la tua”.  Molto più, che vivendo quest’anima della mia Volontà, ciò che vuole può essere frutto, desiderio della mia stessa Volontà che vive in lei, perciò non ti dar pensiero, quando sarà necessario Io farò la tua volontà.

 

+  +  +  +

 

12-68

Novembre 15, 1918

 

Come si vive a spese della Santità di Gesù.

 

(1) Stavo pensando che sarebbe meglio, pensare a santificare sé stessa, oppure occuparsi solo presso Gesù di ripararlo, ed a qualunque costo cercare insieme con Gesù la salvezza delle anime? Ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi pensa solo a ripararmi e a salvare le anime, vive a spese della mia Santità.  Vedendo Io che l’anima non vuole altro che ripararmi, e facendo eco al mio palpito infuocato mi chiede anime, Io veggo in lei le caratteristiche della mia Umanità, e preso da follia verso di essa la fo vivere a spese della mia Santità, dei miei desideri, del mio amore, a spese della mia fortezza, del mio sangue, delle mie piaghe, ecc., posso dire che metto a sua disposizione la mia Santità, sapendo che non vuole altro che ciò che voglio Io.  Invece chi pensa a santificare solo sé stessa, vive a spese della sua santità, della sua forza, del suo amore, oh! come crescerà misera, sentirà tutto il peso della sua miseria e vivrà in continua lotta con sé medesima.  Invece chi vive a spese della mia Santità, il suo cammino scorrerà placido, vivrà in pace con sé e con Me, Io le vigilerò i pensieri e ciascuna fibra del suo cuore, e sarò geloso che neppure una fibra non chieda anime, ed il suo essere non stia in continuo versarsi in Me per ripararmi; non la avverti tu questa mia gelosia?”

 

+  +  +  +

 

12-69

Novembre 16, 1918

 

Le umiliazioni sono fessure per cui entra la luce.

 

(1) Continuando il mio solito stato, appena è venuto il mio dolce Gesù, e pareva che sentiva un dolore forte al cuore, e chiedendomi aiuto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che catene di delitti in questi giorni, che trionfo satanico.  La prosperità dell’empio è il segno più cattivo e sono spinte con cui la fede parte dalle loro nazioni, restano come inceppati dentro d’una oscura prigione.  Invece le umiliazioni all’empio sono tante fessure per cui entra la luce, che facendolo rientrare in sé stesso, le porta la fede a lui ed alle stesse nazioni.  Sicché le farà più bene l’umiliazione che qualunque vittorie e conquiste.  Che punti critici e dolorose attraverseranno! L’inferno ed i malvagi si rodono di rabbia per incominciare le loro tresche e malvagità.  Poveri miei figli, povera mia Chiesa”.

 

+  +  +  +

 

12-70

Novembre 29, 1918

 

Chi esce dalla Divina Volontà, esce dalla luce.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato stavo pregando il mio sempre amabile Gesù, che oggi, come mi aveva promesso l’altra volta, che quando l’anima fa sempre la sua Volontà, qualche volta permette che Lui faccia la volontà dell’anima; sicché gli dicevo:  “Oggi proprio dovete fare la mia volontà”.

(2) E Gesù venendo mi ha detto:  “Figlia mia, non sai tu che l’anima, uscendo dalla mia Volontà, è per lei come una giornata senza sole, senza calore, senza la vita dell’attitudine divina in lei?”

(3) Ed io:  “Amor mio, il Cielo mi guardi di far ciò; amerei piuttosto morire che uscire dalla tua Volontà, perciò metti la tua Volontà in me, e poi dimmi che:  E’ Volontà mia che oggi Io faccio la tua volontà”.

(4) E Gesù:  “Ah! cattivella! Va bene, ti contento, ti terrò con Me finché vorrò, e poi Io stesso ti lascerò libera”.

(5) Oh! come ne son rimasta contenta, che senza fare la mia volontà, Gesù, immedesimando la sua Volontà alla mia, facendo la Sua faceva la mia.

(6) Onde dopo, il mio amabile Gesù si è trattenuto con me, e pareva che intingeva la punta del suo dito nel suo preziosissimo sangue e mi passava la fronte, gli occhi, la bocca, il cuore, e poi mi ha baciato.  Io, nel vederlo così affettuoso, dolce, ho cercato di succhiare dalla sua bocca le amarezze che conteneva il suo cuore, come facevo prima; ma Gesù subito si è ritirato un poco lontano e mi faceva vedere un involto che teneva in mano, pieno di altri flagelli, e mi ha detto:

(7) “Vedi quant’altri flagelli ci sono da versare sulla terra, perciò non verso in te.  I nemici hanno preparato tutti i piani interni per fare rivoluzioni; ora non resta altro che finire di preparare i piani esterni.  Ah! figlia mia, come mi duole il cuore, non ho con chi sfogare il mio dolore, voglio sfogarlo con te.  Tu avrai pazienza nel sentirmi parlare spesso spesso di cose tristi.  So che tu ne soffri, ma è l’amore che a ciò mi spinge.  L’amore vuol far sapere le sue pene alla persona amata; quasi non saprei stare se non venissi a sfogarmi con te”.

(8) Io mi sentivo male nel vedere Gesù così amareggiato, mi sentiva le sue pene nel mio cuore, e Gesù, per sollevarmi mi ha dato a bere pochi sorsi di latte dolcissimo, e poi ha soggiunto:

(9) “Io mi ritiro e ti lascio libera”.

 

+  +  +  +

 

12-71

Dicembre 4, 1918

 

Effetti della prigione di Gesù nella Passione.

 

(1) Questa notte l’ho passato insieme con Gesù in prigione, lo compativo, mi stringevo alle sue ginocchia per sostenerlo, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella mia Passione volli soffrire anche la prigione per liberare la creatura dalla prigione della colpa.  Oh! che prigione orrida è per l’uomo il peccato, le sue passioni lo incatenano da vile schiavo, e la mia prigionia e le mie catene lo sprigionavano e lo scioglievano.  Per le anime amanti la mia prigionia le formava la prigione d’amore dove starsi al sicuro e difese da tutti e da tutto, e le sceglieva per tenerle come prigioni e tabernacoli viventi, che mi dovevano riscaldare dalle freddezze dei tabernacoli di pietra, molto più dalle freddezze delle creature, che imprigionandomi in loro mi fanno morire di freddo e di fame, ecco perciò molte volte lascio le prigioni dei tabernacoli e vengo nel tuo cuore, per riscaldarmi dal freddo, per ristorarmi col tuo amore, e quando ti veggo andare in cerca di Me nei tabernacoli delle chiese, Io ti dico:  “Non sei tu la mia vera prigione d’amore per Me? Cercami nel tuo cuore ed amami”.

 

+  +  +  +

 

12-72

Dicembre 10, 1918

 

Effetti delle preghiere delle anime intime con Gesù.

 

(1) Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Vedi, io non so far nulla né tengo nulla da darti, ma però voglio darti anche i miei nonnulli.  Unisco questi miei nonnulli al Tutto, quale sei Tu, e ti chiedo anime, sicché, come respiro, i miei respiri ti chiedono anime; il palpito del mio cuore con grido incessante ti chiede anime; il moto delle mie braccia, il sangue che mi circola, il battere delle mie palpebre, il muovere delle labbra, sono anime che chiedono, e questo lo chiedo unita con Te, col tuo amore e nel tuo Volere, affinché tutti possano sentire il mio grido incessante che in Te sempre chiede le anime”.  Ora, mentre ciò dicevo ed altro ancora, il mio Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi è dolce e gradita la preghiera delle anime intime con Me, come mi sento ripetere la mia Vita nascosta di Nazareth, senza alcuna esteriorità, senza circolo di gente, senza suono di campane, tutto negletto, solo, tanto che appena ero conosciuto.  Io mi elevavo tra il Cielo e la terra e chiedevo anime, e neppure un respiro, né un palpito mi sfuggiva che non chiedeva anime.  E come ciò facevo, il mio squillo suonava nel Cielo e attirava l’amore del Padre a cedermi le anime; e questo suono, ripercotendosi nei cuori, gridava con voce sonora:  “Anime”.  Quante meraviglie non operai nella mia Vita nascosta, solo conosciute dal mio Padre in Cielo e dalla mia Mamma in terra.  Così l’anima nascosta, intima con Me, come prega, se nessun suono si sente in terra, le sue preghiere come campane, suonano più vibranti in Cielo, da chiamare tutto il Cielo ad unirsi con lei e far scendere misericordie sopra la terra, che suonando, non all’udito ma ai cuori delle creature, le dispongano a convertirsi”.

 

+  +  +  +

 

12-73

Dicembre 25, 1918

 

Gesù ripete la sua Vita nell’anima.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo tutta afflitta per tante varie ragioni, ed il benedetto Gesù è venuto e quasi compatendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti opprimere troppo, coraggio, sono Io con te, anzi sto proprio in te continuando la mia Vita, ecco perciò la causa che ora senti il peso della giustizia e vorresti che si sgravasse su di te, ora lo strappo delle anime che vogliono andare perdute, ora senti la smania d’amarmi per tutti, ma vedendoti che non hai amore sufficiente, t’ingolfi nel mio amore e prendi tanto amore per quanto tutti mi dovessero amare, e sciogliendo la tua voce argentina mi ami per tutti; e tutto il resto che fai, credi tu che sei tu, niente affatto, sono Io, sono Io che ripeto la mia Vita in te; sento la smania d’essere amato da te, non amore di creatura, ma col mio, perciò ti trasformo, ti voglio nel mio Volere perché in te voglio trovare chi supplisce Me e tutte le creature; ti voglio come un organo che si presta a tutti i suoni che voglio fare”.

(3) Ed io:  “Amor mio, vi sono certi tempi che si rende tant’amara la vita, specie per le condizioni in cui mi hai messo”.  E Gesù, conoscendo ciò che volevo dirgli, ha soggiunto:

(4) “E tu di che temi? Sono Io che ci penserò a tutto, e quando ti dirige l’uno do grazia all’uno, e quando un’altro, do la grazia all’altro.  E poi, non te assisteranno, ma Me stesso, ed a secondo che apprezzeranno l’opera mia, i miei detti ed insegnamenti, così sarò largo con loro”.

(5) Ed io:  “Mio Gesù, il confessore apprezzava molto ciò che Tu mi dicevi, tanto che ci teneva tanto, e ha lavorato tanto per farmi scrivere.  Tu, che le darai?”

(6) E Gesù:  “Figlia mia, le darò il Cielo per compenso e lo terrò in conto dell’ufficio di San Giuseppe e della mia Mamma, che avendo assistito la mia Vita in terra, dovettero stentare per nutrirmi ed assistermi.  Ora, stando la mia Vita in te, la sua assistenza e sacrifici li ritengo come se di nuovo me li facessero la mia Mamma e San Giuseppe.  Non ne sei tu contenta?”

(7) Ed io:  “Grazie, oh! Gesù”.

 

+  +  +  +

 

12-74

Dicembre 27, 1918

 

La parola di Gesù è sole.

 

(1) In questi giorni passati non avevo segnato nulla sulla carta di ciò che Gesù mi aveva detto; mi sentivo una malavoglia, e Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché non scrivi? La mia parola è luce, e come il sole splende in tutti gli occhi, in modo che tutti tengono luce sufficiente per tutti i loro bisogni, così ogni mia parola è più che un sole, che può essere luce sufficiente che illumina qualunque mente, e riscalda ciascun cuore.  Sicché ogni mia parola è un sole che esce da Me, che per ora serve per te, scrivendola servirà per altri.  E tu col non scrivere vieni a soffocare questo sole in Me, ed impedire lo sfogo del mio amore e tutto il bene che potrebbe fare un sole”.

(3) Ed io:  “Ah! mio Gesù, chi è che andrà a calcolare sulla carta le parole che Tu mi dici?”

(4) E Lui:  “Questo non sta a te, ma a Me, ed ancorché non venissero calcolate, ciò che non sarà, i tanti soli delle mie parole sorgeranno maestosi, mettendosi a bene di tutti.  Invece col non scrivere, impedisci che il sole sorga e faresti tanto male, come se uno potesse impedire che il sole sorgesse sull’azzurro cielo, quanti mali non farebbe alla terra? Quello alla natura, e tu alle anime.  E poi, è gloria del sole splendere maestoso e prendere come in mano la terra e tutti con la sua luce, il male è di chi non ne profitta.  Così sarà del sole delle mie parole, sarà gloria mia far sorgere tanti diversi soli incantevoli e belli quante parole dico; il male sarà di chi non profitta”.

 

+  +  +  +

 

12-75

Gennaio 2, 1919

 

Come in Gesù, nelle anime tutto deve tacere.

 

(1) Questa mattina il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere sotto d’una tempesta di colpi, e col suo sguardo dolce mi guardava chiedendomi aiuto e rifugio.  Io mi son lanciata verso Gesù per sottrarlo da quei colpi e chiuderlo nel mio cuore, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Umanità sotto i colpi dei flagelli taceva, e non solo taceva la bocca, ma tutto in Me taceva:  Taceva la stima, la gloria, la potenza, l’onore; ma con muto linguaggio ed eloquentemente parlava la mia pazienza, l’umiliazione, le mie piaghe, il mio sangue, l’annientamento quasi fino alla polvere del mio Essere; ed il mio amore ardente per la salute delle anime metteva un eco a tutte le mie pene.  Ecco mia figlia il vero ritratto delle anime amanti, tutto deve tacere in loro ed intorno a loro:  Stima, gloria, piaceri, onori, grandezze, volontà, creature; e se le avesse, deve essere come sorda e come se niente vedesse, ed invece deve sottentrare in lei la mia pazienza, la mia gloria, la mia stima, le mie pene, ed in tutto ciò che fa, che pensa, che ama, non sarà altro che amore, il quale avrà un eco solo col mio e mi chiederà anime.  Il mio amore per le anime è grande, come voglio che tutti si salvino, perciò vado in cerca di anime che mi amino e che prese delle stesse follie del mio amore, soffrano e mi chiedano anime.  Ma ahimè! quanto scarso è il numero che mi dà ascolto!”

 

+  +  +  +

 

12-76

Gennaio 4, 1919

 

Effetti delle pene sofferte nella Volontà di Dio.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo tutta afflitta per la privazione del mio dolce Gesù.  Cercavo però di starmi unita con Lui facendo le ore della passione, era proprio quella di Gesù sulla croce, quando al meglio, l’ho sentito nel mio interno, che giungendo le mani e con voce articolata ha detto:

(2) “Padre mio, accetta il sacrificio di questa mia figlia, il dolore che sente della mia privazione; non vedi come soffre? Il dolore la rende come senza vita, priva di Me, tanto che, sebbene nascosto son costretto a soffrirlo insieme per darle forza, altrimenti soccomberebbe.  Deh! o Padre, accettalo unito al dolore che sentii sulla croce quando fui abbandonato anche da Te, e concedi che la privazione che sente di Me sia luce, conoscenza, Vita Divina nelle altre anime, e tutto ciò che impetrai Io col mio abbandono”.

(3) Detto ciò si è nascosto di nuovo.  Io mi sentivo come impietrita dal dolore, e sebbene piangendo, ho detto:  “Vita mia Gesù, ah! sì, dammi le anime, ed il vincolo più forte che ti costringa a darmele sia la pena straziante della tua privazione, e questa pena corre nella tua Volontà affinché tutti sentano il tocco della mia pena ed il mio grido incessante e si arrendano”.  Onde, verso sera, il benedetto Gesù è venuto appena ed ha soggiunto:

(4) “Figlia e rifugio mio, che dolce armonia faceva la tua pena oggi nella mia Volontà.  La mia Volontà è in Cielo, e la tua pena trovandosi nella mia Volontà, armonizzava in Cielo e col suo grido chiedeva alla Trinità Sacrosanta anime, e la mia Volontà scorrendo in tutti gli angeli e santi, la tua pena chiedeva a loro anime, tanto che tutti sono rimasti colpiti dalla tua armonia, ed insieme con la tua pena tutti hanno gridato innanzi alla mia Maestà:  “Anime, anime”.  La mia Volontà scorreva in tutte le creature e la tua pena ha toccato tutti i cuori, ed ha gridato a tutti:  Salvatevi, salvatevi.  Questa mia Volontà si accentrava in te e come fulgido sole si metteva a guardia di tutti per convertirli.  Vedi che gran bene, eppure chi si studia di conoscere il valore, il prezzo incalcolabile del mio Volere?”

 

+  +  +  +

 

12-77

Gennaio 8, 1919

 

Il Divin Volere tiene il poter di rendere infinito

tutto ciò che entra nella Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, me ne stavo tutta afflitta, priva del mio dolce Gesù; ma tutto all’improvviso è venuto, ma stanco ed afflitto, quasi cercando un rifugio nel mio cuore per sottrarsi dalle gravi offese che gli facevano, e dando in sospiro mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nascondimi, non vedi come mi perseguitano? Ahimè! mi vogliono mettere fuori, oppure darmi l’ultimo posto.  Fammi sfogare; è da molti giorni che niente ti ho detto della sorte del mondo né dei castighi che mi strappano con la loro malvagità, e la pena tutta è concentrata nel mio cuore.  Voglio dirla a te per fartene parte, e così divideremo insieme la sorte delle creature, per poter pregare, soffrire e piangere insieme per il bene loro.

(3) Ah! figlia mia, ci saranno contese fra loro; la morte mieterà molte vite ed anche sacerdoti.  Oh! quante maschere vestite da preti, li voglio togliere prima che sorga la persecuzione alla mia Chiesa e le rivoluzioni, chi sa se si convertano in punto di morte; altrimenti, se li lascio, queste maschere nella persecuzione si toglieranno la maschera, si uniranno ai settari e saranno i nemici più fieri della Chiesa, e la loro salvezza riuscirà più difficile”.

(4) Ed io tutta afflitta ho detto:  “Ah! mio Gesù, che pena sentirvi parlare di questi benedetti castighi; ed i popoli come faranno senza sacerdoti? Già sono abbastanza pochi, altri vuoi togliere, e chi amministrerà i sacramenti? Chi insegnerà le tue leggi?”

(5) E Gesù:  “Figlia mia, non ti accorare troppo, lo scarso numero è nulla, Io darò ad uno la grazia, la forza che do a dieci, a venti, ed uno varrà per dieci o per venti, Io a tutto posso supplire; e poi, i molti preti non buoni sono il veleno dei popoli, invece di bene fanno male, ed Io non faccio altro che togliere i primi elementi che avvelenano le gente”.

(6) Gesù è scomparso ed io son rimasta con un chiodo nel cuore di ciò che mi ha detto, e quasi inquieta al pensare alle pene del mio dolce Gesù ed alla sorte delle povere creature.  E Gesù è ritornato, e cingendomi il collo col suo braccio ha soggiunto:

(7) “Diletta mia, coraggio, entra in Me, vieni a nuotare nel mare immenso del mio Volere, del mio amore, nasconditi nel Volere ed amore increato del tuo Creatore; il mio Volere tiene il poter di rendere infinito tutto ciò che entra nella mia Volontà e d’innalzare e trasformare gli atti delle creature come atti eterni, perché ciò che entra nella mia Volontà acquista l’eterno, l’infinito, l’immenso, perdendo il principio, il finito, la piccolezza; quale è il mio Volere, tali rende gli atti loro.  Perciò dì, grida forte nel mio Volere:  Ti amo.  Io sentirò la nota del mio amore eterno, sentirò l’amore creato nascosto nell’amore increato e mi sentirò amato dalla creatura con amore eterno, infinito, immenso e quindi, un amore degno di Me, che mi supplisce e può supplirmi all’amore di tutti”.

(8) Io son rimasta sorpresa ed incantata, dicendo:  “Gesù, che dici?”

(9) E Lui:  “Cara mia, non ti meravigliare, tutto è eterno in Me, nessuna cosa tiene principio né avrà fine, tu stessa e tutte le creature eravate eterne nella mia mente, l’amore con cui formai la Creazione, che si sprigionò da Me e che dotò ogni cuore, era eterno.  Che meraviglia dunque che la creatura, lasciando il proprio volere, entra nel mio ed unendosi all’amore cui la vagheggiavo ed amavo fin dalla eternità, e concatenandosi con l’amore eterno da cui uscì, fa i suoi atti, mi ama, acquista il valore e potere eterno, infinito, immenso? Oh! come poco si conosce il mio Volere, perciò né amato né apprezzato, ed è per ciò che la creatura si contenta di starsi basso ed opera come se non avesse un principio eterno, ma temporaneo”.

(10) Io stessa non so se sto dicendo spropositi.  Il mio amabile Gesù getta tale luce nella mia mente di questo suo Santissimo Volere, che non solo non posso contenerla, ma mi mancano i giusti vocaboli per esprimermi.  Onde, mentre la mia mente si perdeva in questa luce, il benedetto Gesù mi ha dato una similitudine, dicendomi:

(11) “Per farti comprendere meglio ciò che ti ho detto, immaginati un sole, questo sole spicca tante piccole luci che diffonde su tutto il creato, dandole piena libertà di vivere, o sparse nel creato, oppure nello stesso sole da cui sono uscite; non è giusto che le piccole luci che vivono nel sole, i loro atti, il loro amore, acquistino il calore, l’amore, il potere, l’immensità dello stesso sole? Del resto, loro stavano nel sole, sono parte del sole, vivono a spese del sole e fanno la stessa vita del sole.  A questo sole niente accrescono o diminuiscono, perché ciò che è immenso non è soggetto né a crescere né a decrescere; solo riceve la gloria, l’onore che le piccole luci ritornino a lui, e facciano vita comune con lui, e questo è tutto il compimento e la soddisfazione del sole.  Il Sole sono Io, le piccole luci che escono dal Sole è la Creazione, le luci che vivono nel sole sono le anime che vivono nella mia Volontà.  Ora hai capito?”

(12) “Credo di si”.  Ma chi può dire ciò che comprendevo? Avrei voluto tacere, ma il Fiat di Gesù non ha voluto ed io ho baciato il suo Fiat, ed ho scritto nel suo Volere.  Sia sempre benedetto.

 

+  +  +  +

 

12-78

Gennaio 25, 1919

 

La Divina Volontà è luce, e chi di Essa vive diventa luce.  Gesù abita

in chi vive nella Divina Volontà come lo fece nella sua Umanità.

 

(1) Dopo aver passato giorni amarissimi di privazione del mio dolce Gesù, della mia vita, del mio tutto, il mio povero cuore non ne poteva più; dicevo tra me:  “Che dura sorte stava per me riservata, dopo tante promesse mi ha lasciato.  Dov’è ora il suo amore? Ah! chi sa che non sia stata io la causa del suo abbandono, rendendomi indegna di Lui.  Ah! forse quella notte in cui voleva parlare dei guai del mondo, e che avendo incominciato a dire che il cuore dell’uomo è ancora assetato di sangue e che le battaglie non sono finite, perché la sete del sangue non è ancora spenta nel cuore umano, ed io gli dissi:  “Gesù, sempre di questi guai vuoi Tu dire, lasciamoli da parte, parliamo di altro”.  E Lui, afflitto, fece silenzio, ah! forse si offese.  Vita mia, perdonami, non lo farò più! ma vieni”.  Mentre ciò dicevo ed altri spropositi, mi son sentita perdere i sensi e vedevo dentro di me il mio dolce Gesù, solo e taciturno, che camminava da un punto all’altro del mio interno, ed ora come se volesse inciampare ad un punto, ora urtare ad un altro.  Io stavo tutta confusa e non ardiva dirgli niente, ma pensavo:  “Chi sa quanti peccati ci sono in me che fanno urtare Gesù?” Ma Lui, tutto bontà mi guardava, ma pareva stanco e gocciolava sudore e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, povera martire, non di fede ma d’amore, martire non umana ma divina, perché il tuo più crudeli martirio è la mia privazione, cui ti mette il suggello di martire divina, perché temi e dubiti del mio amore? E poi, come posso lasciarti, Io abito in te come nella mia Umanità, e come nella mia racchiudevo tutto il mondo intero, così lo racchiudo in te; non hai visto che mentre camminavo ora urtavo ed ora inciampavo, erano i peccati, le anime cattive che incontravo, che dolore al mio cuore, è da dentro te che divido le sorte del mondo, è la tua umanità che mi fa riparo, come faceva la mia alla mia Divinità.  Se la mia Divinità non avesse la mia Umanità che le facesse riparo, le povere creature non avrebbero nessun scampo, né nel tempo, né nell’eternità, e la divina giustizia guarderebbe la creatura non più come sua, che meriterebbe la conservazione, ma come nemica, che meriterebbe la distruzione.  Ora la mia Umanità è gloriosa, mi è necessaria una umanità che possa dolersi, soffrire, dividere insieme con Me le pene, amare insieme con Me le anime e mettere la vita per salvarle; ho scelto te, non ne sei tu contenta? Perciò voglio dirti tutto, le mie pene, i castighi che meritano le creature, affinché a tutto tu prenda parte e faccia una sol cosa con Me.  Ed è perciò pure che ti voglio nell’altezza della mia Volontà, ché dove non puoi giungere con la tua volontà, con la mia giungerai a tutto ciò che conviene all’ufficio della mia Umanità; perciò non più temere, non affliggermi con le tue pene, coi timori che possa abbandonarti.  Ne ho bastante dalle altre creature; vuoi accrescere le mie pene con le tue? No, no, sii sicura, il tuo Gesù non ti lascia”.

(3) Onde dopo è ritornato di nuovo, facendosi vedere crocifisso, trasformandomi in Lui e nelle sue pene ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà è luce, e chi di Essa vive diventa luce, e come luce facilmente entra nella mia luce purissima, e ne tiene la chiave per aprire e prendere ciò che vuole.  Ma una chiave per aprire dev’essere senza ruggine né infangata, e la stessa serratura dev’essere di ferro, altrimenti la chiave non può aprire.  Così l’anima, per aprire con la chiave del mio Volere, non deve mescolare la ruggine della sua volontà né l’ombra del fango delle cose terrene, così solo possiamo combinarci insieme, e lei fare ciò che vuole di Me, ed Io ciò che voglio di lei”.

(5) Dopo ciò ho visto la mia Mamma ed un mio confessore defunto ed io volevo dirgli lo stato mio, e quelli hanno detto:

(6) “In questi giorni hai passato pericolo che il Signore ti sospendesse del tutto dallo stato di vittima, e noi e tutto il purgatorio, ed il cielo abbiamo pregato assai; e quanto abbiamo fatto perché il Signore ciò non facesse.  Da ciò potrai comprendere come la giustizia è piena ancora di gravi castighi, perciò abbi pazienza e non ti stancare”.

 

+  +  +  +

 

12-79

Gennaio 27, 1919

 

Le tre ferite mortali del cuore di Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù, nel venire, mi faceva vedere il suo adorabile cuore tutto pieno di ferite che scaturivano fiumi di sangue, e tutto dolente mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tra tante ferite che contiene il mio cuore, vi sono tre ferite che mi danno pene mortali e tale acerbità di dolore, da sorpassare tutte le altre ferite insieme, e queste sono:  Le pene delle mie anime amanti.  Quando veggo un’anima tutta mia soffrire per causa mia, torturata, conculcata, pronta a soffrire anche la morte più dolorosa per Me, Io sento le sue pene come se fossero mie e forse di più ancora.  Ah! l’amore sa aprire squarci più profondi, tanto da non far sentire le altre pene.  In questa prima ferita entra per prima la mia cara Mamma, oh! come il suo cuore trafitto per causa delle mie pene traboccava nel mio, e ne sentivo al vivo tutte le sue trafitture e, nel vederla morente e non morire per causa della mia morte, Io sentivo nel mio lo strazio, la crudezza del suo martirio, e sentivo le pene della mia morte che sentiva il cuore della mia cara Mamma, ed il mio cuore ne moriva insieme, sicché tutte le mie pene unite insieme innanzi alle pene della mia Mamma, sorpassavano tutto; era giusto che la mia Celeste Mamma avesse il primo posto nel mio cuore, tanto nel dolore quanto nell’amore, perché ogni pena sofferta per amor mio, aprivano mari di grazie e di amore, che si riversavano nel suo cuore trafitto; in questa ferita entrano tutte le anime che soffrono per causa mia e per solo amore, in questa entri tu, e quantunque tutti mi offendessero e non mi amassero, Io trovo in te l’amore che può supplirmi per tutti, e perciò, quando le creature mi cacciano, mi costringono a farmi fuggire da loro, Io lesto vengo a rifugiarmi in te come a mio nascondiglio, e trovando il mio amore, non il loro, e penante solo per Me, dico:  Non mi pento di aver creato cielo e terra, e d’avere tanto sofferto.  Un’anima che mi ama e che pena per Me è tutto il mio contento, la mia felicità, il mio compenso di tutto ciò che ho fatto, e mettendo come da parte tutto il resto, mi delizio e scherzo con lei.  Però, questa ferita d’amore nel mio cuore, mentre è la più dolorosa, da sorpassare tutto, contiene due effetti nel medesimo tempo:  Mi dà intenso dolore e somma gioia, amarezza indicibile e dolcezza indescrivibile, morte dolorosa e vita gloriosa.  Sono gli eccessi del mio amore, inconcepibili a mente creata; e difatti, quanti contenti non trovava il mio cuore nei dolori della mia trafitta Mamma?

(3) La seconda ferita mortale del mio cuore è l’ingratitudine.  La creatura coll’ingratitudine, chiude il mio cuore, anzi lei stessa vi mena la chiave a doppie girate, ed il mio cuore ne gonfia perché vuol versare grazie, amore, e non può, perché la creatura me l’ha chiuso e vi ha messo il suggello coll’ingratitudine, ed Io vo in delirio, smanio senza speranza che questa ferita mi sia rimarginata, perché la ingratitudine me la va sempre inasprendo, dandomi pena mortale.

(4) La terza è l’ostinazione.  Che ferita mortale al mio cuore; l’ostinazione è la distruzione di tutti i beni che ho fatto verso la creatura; è la firma di dichiarazione che mette la creatura di non più conoscermi, di non appartenermi più, è la chiave dell’inferno, cui la creatura va a precipitarsi; ed il mio cuore ne sente lo strappo, mi si fa in pezzi, e mi sento portar via uno di quei pezzi.  Che ferita mortale è l’ostinazione.

(5) Figlia mia, entra nel mio cuore e prendi parte a queste mie ferite, compatisci il mio cuore straziato, soffriamo insieme e preghiamo”.

(6) Io sono entrata nel suo cuore, come era doloroso, ma bello, soffrire e pregare con Gesù.

 

+  +  +  +

 

12-80

Gennaio 29, 1919

 

Dio compirà la terza rinnovazione della umanità, col

manifestare ciò che faceva la sua Divinità nella sua Umanità.

 

(1) Stavo facendo l’adorazione alle piaghe di Gesù benedetto, ed infine ho recitato il credo intendendo di entrare nell’immensità del Voler Divino, dove stanno tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, e quegli stessi che la creatura dovrebbe fare e che per trascuratezza e malvagità non ha fatto, ed io dicevo:  “Mio Gesù, amor mio, entro nel tuo Volere ed intendo con questo credo rifare, riparare tutti gli atti di fede che non hanno fatto le creature, tutte le miscredenze, l’adorazione dovuta a Dio come Creatore”.  Mentre queste ed altre cose dicevo, mi sentivo sperdere la mia intelligenza nel Voler Divino, ed una luce che investiva il mio intelletto, in cui scorgevo dentro il mio dolce Gesù, e questa luce che diceva e diceva, ma chi può dire tutto? Dirò in confuso, e poi sento tale ripugnanza, che se l’ubbidienza non fosse così severa, ma più indulgente, non mi obbligherebbe a certi sacrifici, ma Tu, vita mia, dammi la forza e non lasciare a sé stessa la povera ignorantella.  Ora pareva che mi diceva:

(2) “Figlia diletta mia, voglio farti sapere l’ordine della mia provvidenza, ogni corso di duemila anni ho rinnovato il mondo, nei primi lo rinnovai col diluvio; nei secondi duemila lo rinnovai con la mia venuta sulla terra, in cui manifestai la mia Umanità, cui come da tante fessure, traluceva la mia Divinità, ed i buoni e gli stessi santi dei secondi duemila anni son vissuti dei frutti della mia Umanità, ed a lambicco hanno goduto della mia Divinità.  Ora siamo in circa del terzo duemila anni, e ci sarà una terza rinnovazione, ecco perciò lo scompiglio generale, non è altro che il preparativo alla terza rinnovazione, e se nella seconda rinnovazione manifestai ciò che faceva e soffriva la mia Umanità e pochissimo ciò che operava la Divinità, ora in questa terza rinnovazione, dopo che la terra sarà purgata ed in gran parte distrutta la generazione presente, sarò ancora più largo con le creature, e compirò la rinnovazione col manifestare ciò che faceva la mia Divinità nella mia Umanità, come agiva il mio Voler Divino col mio voler umano, come tutto restava concatenato in Me, come tutto facevo e rifacevo, ed anche un pensiero di ciascuna creatura era rifatto da Me e suggellato col mio Voler Divino.  Il mio amore vuole sfogo, e vuol far conoscere gli eccessi che operava la mia Divinità nella mia Umanità a pro delle creature, che superano di gran lungo gli eccessi che operava esternamente la mia Umanità.  Ecco pure perché ti parlo spesso del vivere nel mio Volere, cui finora non ho manifesto a nessuno, al più hanno conosciuto l’ombra della mia Volontà, la grazia, la dolcezza che il farla Essa contiene, ma penetrarvi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque, anche stando in terra, e in Cielo e nei cuori, deporre i modi umani ed agire coi modi divini, questo non è conosciuto ancora, tanto che a non pochi comparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della verità non ne comprenderà un’acca, ma Io a poco a poco mi farò strada manifestando ora una verità, ora un’altra di questo vivere nel mio Volere, che finiranno col comprenderlo.  Ora, il primo anello che congiunse il vero vivere nel mio Volere fu la mia Umanità, la mia Umanità immedesimata con la mia Divinità nuotava nel Voler Eterno, ed andava rintracciando tutti gli atti delle creature per farli suoi, e dare al Padre da parte delle creature una gloria divina, e portare a tutti gli atti delle creature il valore, l’amore, il bacio del Voler Eterno.  In questo ambiente del Voler Eterno Io vedevo tutti gli atti delle creature possibili a farsi e non fatti, gli stessi atti buoni malamente fatti, ed Io facevo i non fatti e rifacevo i malamente fatti.  Ora, questi atti non fatti e fatti solo da Me, stanno tutti sospesi nel mio Volere, ed aspetto le creature che vengano a vivere nel mio Volere e che ripetano nella mia Volontà ciò che feci Io.  Perciò ho scelto te come secondo anello di congiunzione con la mia Umanità, facendosi uno solo col mio, vivendo nel mio Volere, ripetendo i miei stessi atti, altrimenti da questo lato il mio amore rimarrebbe senza sfogo, senza gloria da parte delle creature di ciò che operava la mia Divinità nella mia Umanità, e senza il perfetto scopo della Creazione, cui deve racchiudersi e perfezionarsi nel mio Volere.  Sarebbe come se avessi sparso tutto il mio sangue, sofferto tanto, e nessuno lo avrebbe saputo; chi mi avrebbe amato? Che cuore ne resterebbe scosso? Nessuno, e quindi in nessuno avrei avuto i miei frutti, la gloria della Redenzione”.

(3) Ed io interrompendo il dire di Gesù, ho detto:  “Amor mio, se tanto bene c’è di questo vivere nel Voler Divino, perché non lo avete manifestato prima?”

(4) E Lui:  “Figlia mia, dovevo prima far conoscere ciò che fece e soffrì la mia Umanità al di fuori, per poter disporre le anime a conoscere ciò che fece la mia Divinità al di dentro; la creatura è incapace di comprendere tutto insieme il mio operato, perciò vado a poco a poco manifestandomi.  Poi dal tuo anello di congiunzione con Me saranno congiunti gli altri anelli delle creature, e avrò stuole di anime, che vivendo nel mio Volere rifaranno tutti gli atti delle creature, ed avrò la gloria di tanti atti sospesi fatti solo da Me, anche dalle creature, e queste di tutte le classi:  Vergini, sacerdoti, secolari, a seconda del loro ufficio non più umanamente opereranno, ma penetrando nel mio Volere, i loro atti si moltiplicheranno per tutti in modo tutto divino, ed avrò la gloria divina da parte delle creature di tanti sacramenti ricevuti ed amministrati in modo umano, altri profanati, altri infangati dall’interesse, di tante opere buone in cui resto più disonorato che onorato.  Lo sospiro tanto questo tempo, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e non spostare il tuo anello di congiunzione col mio, incominciando tu per la prima”.

 

+  +  +  +

 

12-81

Febbraio 4, 1919

 

La Passione interna che la Divinità fece soffrire

all’Umanità di Gesù nel trascorso di tutta la sua Vita.

 

(1) Continuando il mio solito, per circa tre giorni mi sentivo sperduta in Dio, molte volte il buon Gesù mi tirava dentro della sua santissima Umanità, ed io nuotavo nel mare immenso della Divinità, oh! quante cose si vedevano, come si vedeva chiaro tutto ciò che operava la Divinità nella Umanità, e spesso e spesso il mio Gesù interrompeva le mie sorprese e mi diceva:

(2) “Vedi figlia mia con che eccesso d’amore amai la creatura, la mia Divinità fu gelosa di affidare alla creatura il compito della Redenzione facendomi soffrire la Passione.  La creatura era impotente a farmi morire tante volte per quante creature erano uscite e dovevano uscire alla luce del creato, e per quanti peccati mortali avrebbe avuto la disgrazia di commettere.  La Divinità voleva vita per ciascuna vita di creatura, e vita per ciascuna morte che col peccato mortale si dava.  Chi poteva essere così potente su di Me, a darmi tante morti, se non che la mia Divinità? Chi avrebbe avuto la forza, l’amore, la costanza di vedermi tante volte morire, se non che la mia Divinità? La creatura si sarebbe stancata e venuta meno.  E non ti credere che questo lavorio della mia Divinità incominciò tardi, ma non appena fu compiuto il mio concepimento, fin nel seno della mia Mamma, cui molte volte era a giorno delle mie pene e restava martirizzata e sentiva la morte insieme con Me.  Sicché fin dal seno materno la mia Divinità prese l’impegno di carnefice amoroso, ma perché amoroso più esigente ed inflessibile, tanto, che neppure una spina fu risparmiata alla mia gemente Umanità, né un chiodo, ma non come le spine, i chiodi, i flagelli che soffrii nella Passione che mi diedero le creature, che non si moltiplicavano, quanti me ne mettevano, tanti ne restavano; invece, quelli della mia Divinità si moltiplicavano ad ogni offesa, sicché tante spine per quanti pensieri cattivi, tanti chiodi per quante opere indegne, tanti colpi per quanti piaceri, tante pene per quanta diversità di offese; perciò erano mari di pene, spine, chiodi e colpi innumerevoli.  Innanzi alla Passione che mi diede la Divinità, la Passione che mi diedero le creature l’ultimo dei miei giorni non fu altro che ombra, immagine di ciò che mi fece soffrire la mia Divinità nel corso della mia Vita, perciò amo tanto le anime, sono vite che mi costano, sono pene inconcepibili a mente creata, perciò entra dentro della mia Divinità e vedi e tocca con mano ciò che soffrii”.

(3) Io non so come mi trovavo dentro dell’immensità divina, ed erigeva trono di giustizia per ogni creatura, a cui il dolce Gesù doveva rispondere per ogni atto di creatura, subirne le pene, la morte, pagare il fio di tutto; e Gesù come dolce agnellino restava ucciso dalle mani divine, per risorgere e subire altre morti.  Oh! Dio, oh! Dio, che pene strazianti, morire per risorgere, e risorgere per sottoporsi a morte più straziante.  Io mi sentivo morire nel vedere ucciso il mio dolce Gesù, tante volte avrei voluto risparmiare una sola morte a Colui che tanto mi ama.  Oh! come comprendevo bene che solo la Divinità poteva far soffrire tanto il mio dolce Gesù, e poteva darsi il vanto di avere amato gli uomini fino alla follia e all’eccesso, con pene inaudite e con amore infinito.  Perciò, né all’angelo né all’uomo teneva in mano questo potere, di poter amarci con tanto eroismo di sacrificio come un Dio.  Ma chi può dire tutto? La mia povera mente nuotava in quel mare immenso di luce, di amore e di pene, e restavo come affogata senza saperne uscire; e se il mio amabile Gesù non mi tirava nel piccolo mare della sua santissima Umanità, in cui la mente non restava così inabissata senza poter vedere nessun confine, io non avrei potuto dire un acca.  Onde, dopo ciò il mio dolce Gesù ha soggiunto:

“Figlia diletta, parto della mia Vita, vieni nella mia Volontà, viene a vedere quanto c’é da sostituire a tanti atti miei sospesi ancora, non sostituiti da parte delle creature.  La mia Volontà dev’essere in te come la prima ruota dell’orologio, se essa cammina tutte le altre ruote camminano e l’orologio segna le ore, i minuti, sicché tutto l’accordo sta nel moto della prima ruota, e se la prima ruota non ha moto, resta fermato.  Così la prima ruota in te dev’essere la mia Volontà, che deve dare il moto ai tuoi pensieri, al tuo cuore, ai tuoi desideri, a tutto, e siccome la mia Volontà è ruota di centro del mio Essere, della Creazione, e di tutto, il tuo moto uscendo da questo centro verrà a sostituire a tanti atti delle creature, che moltiplicandosi nei moti di tutti come moto di centro, verrà a deporre al mio Trono da parte delle creature gli atti loro, sostituendosi a tutto, perciò sii attenta, la tua missione è grande, è tutta divina”.

 

+  +  +  +

 

12-82

Febbraio 6, 1919

 

Come l’anima nella Divina Volontà, può

formare le ostie per alimentare a Gesù.

 

(1) Stavo fondendomi tutta nel mio dolce Gesù, facendo quanto più potevo d’entrare nel Divin Volere, per trovare la catena del mio amore eterno, delle riparazioni, del mio grido continuo di voler anime, con cui mi vagheggiava il mio sempre amabile Gesù fin ab eterno, e volendo incatenare insieme il mio piccolo amore nel tempo a quell’amore con cui Gesù mi vagheggiava eternamente, per potergli dare amore infinito, riparazioni infinite, sostituirmi a tutto, giusto come Gesù mi aveva insegnato.  Mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù è venuto tutto in fretta e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ho gran fame”.

(3) E pareva che prendesse da dentro della mia bocca tante piccole pallottoline bianche e se le mangiava.  Poi, come se si volesse sfamare del tutto, è entrato dentro del mio cuore, e con tutte e due le mani prendeva tante molliche grosse e piccole, e con tutta fretta se le mangiava; poi, come se si fosse sfamato, si è appoggiato sul mio letto e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, come l’anima va racchiudendo il mio Volere e mi ama, nel mio Volere racchiude Me, ed amandomi forma intorno a Me gli accidenti per imprigionarmi dentro e vi forma un’ostia per Me; così se soffre, se ripara, ecc., e rinchiude il mio Volere, mi forma tante ostie per comunicare Me, e sfamarmi in modo divino e degno di Me.  Io non appena veggo formate queste ostie nell’anima, me le vado a prendere per nutrirmi, per saziare la mia insaziabile fame che ho che la creatura mi renda amore per amore, sicché puoi dirmi:  Tu hai comunicato me, anch’io ho comunicato Te”.

(5) Ed io:  “Gesù, le mie ostie sono roba tua stessa, invece le tue sono roba tua; quindi io rimango sempre al disotto di Te”.

(6) E Gesù:  “Per chi ama davvero, Io non so, né voglio far conto, e poi, nelle mie ostie è Gesù che ti do, e nelle tue è tutto Gesù che mi dai; vuoi vederlo?”

(7) Ed io:  “Sì”.  Ha steso la sua mano nel mio cuore ed ha preso una piccola pallottolina bianca, l’ha spezzato e da dentro è uscito un altro Gesù.

(8) E Lui:  “Hai visto? Come ne sono contento quando la creatura giunge a poter comunicare Me stesso, perciò fammi molte ostie, ed Io verrò a nutrirmi in te; mi rinnoverai il contento, la gloria, l’amore quando nell’istituirmi Sacramentato comunicai Me stesso”.

 

+  +  +  +

 

12-83

Febbraio 9, 1919

 

Timori di Luisa.  Gesù le dice che la ha eletto fin

dall’eternità per la Santità del vivere nella Divina Volontà.

 

(1) Riprendo a dire ciò che sta scritto il 29 Gennaio.  Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Possibile che io sia il secondo anello di congiunzione con la tua Umanità? Ci sono anime tanto a Te care, cui io non merito di stare sotto dei loro piedi; e poi c’é la tua indivisibile Mamma, cui occupa il primo posto in tutto e su tutto, mi pare dolce amor mio, che vuoi dirmi proprio delle bugie, eppure sono costretta col più crudo strazio dell’anima mia, dall’ubbidienza, a mettere ciò su carta; mio Gesù, abbi pietà del mio duro martirio”.  Mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù, carezzandomi, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché ti affanni? Non è mio solito forse eleggere dalla polvere e formarne dei grandi portenti? Dei prodigi di grazia? Tutto l’onore è mio, e quanto più debole ed infimo il soggetto, più ne resto glorificato.  E poi, la mia Mamma non entra nella parte secondaria del mio amore, del mio Volere, ma forma un solo anello con Me, e anche certo che ho le anime a Me carissime, ma ciò non esclude che Io possa eleggere l’una anziché un’altra ad un’altezza di ufficio, e non solo d’ufficio, ma di altezza tale di santità, quale si conviene vivere nel mio Volere.  Le grazie che non erano necessarie agli altri che non chiamavo a vivere in questa immensità di santità della mia Volontà, sono necessarie a te, cui eleggevo fin dall’eternità.  In questi tempi tristissimi elessi te, che vivendo nel mio Volere mi daresti amore divino, riparazione e soddisfazione divine, quale si trovano solo nel vivere nel mio Volere; i tempi, il mio amore, il mio Volere lo richiedeva, di più sfoggiare in amore, a tanta empietà umana; non posso fare forse ciò che voglio? Può forse legarmi qualcuno? No, no, perciò chetati e siimi fedele”.

 

+  +  +  +

 

12-84

Febbraio 10, 1919

 

Gesù chiede a Luisa se vuol vivere nel suo Volere, se vuol accettare

l’ufficio di secondo anello con la sua Umanità, e se vuol accettare

il suo Amore come proprio ed il suo Volere come Vita.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e prendendo le mie mani nelle sue me le ha strette, e con un’affabilità maestosa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, dimmi, vuoi vivere nel mio Volere? Vuoi accettare l’ufficio di secondo anello con la mia Umanità? Vuoi accettare tutto il mio amore come tuo, il mio Volere come Vita, le mie stesse pene che la Divinità infliggeva alla mia Umanità, cui erano tante che il mio amore sente un irresistibile bisogno di non solo farle conoscere, ma di farne parte per quanto a creature è possibile? E solo posso farne parte e farle conoscere a chi vive nel mio Volere, tutto a spese del mio amore.  Figlia mia, è mio solito chiedere il sí della creatura, per poi operare liberamente con lei”.

(3) Gesù ha fatto silenzio come se aspettasse il mio Fiat, ed io son rimasta sorpresa ed ho detto:

(4) “Vita mia Gesù, il tuo Volere è mio, Tu uniscilo insieme e forma un solo Fiat, ed io dico si insieme con Te, e ti prego che abbia pietà di me, la mia miseria è grande, e solo perché Tu lo vuoi io dico Fiat, Fiat”.

(5) Ma, oh! come mi sentivo annientata e polverizzata nell’abisso del mio nulla; molto più che questo nulla era chiamato a far vita nel Tutto.  Onde il mio dolce Gesù ha unito i due voleri insieme ed ha impresso un Fiat, ed il mio si è entrato nel Volere Divino e pareva non un sì umano, ma divino, perché era stato pronunciato nel Volere di Gesù, e questo sì nel Voler Divino si moltiplicava in tanti, per quanti rifiuti facevano le creature al mio dolce Gesù, questo sì faceva le più solenni riparazioni, abbracciava tutti, come se volesse portare tutti a Gesù, sostituendosi per tutti; era un sì cui teneva il suggello ed il potere del Voler Divino, non pronunziato né per timore né per interesse di santità personale, ma solo per vivere nel Volere di Gesù e correre a bene di tutti, e portare a Gesù gloria, amore, riparazioni divine.  Il mio amabile Gesù pareva tanto contento del mio sì, che mi ha detto:

(6) “Ora voglio fregiarti e vestirti come Me, affinché insieme con Me venga innanzi alla Maestà dell’Eterno a ripetere il mio stesso ufficio”.

(7) Onde Gesù mi ha vestito e come immedesimata con la sua Umanità, ed insieme ci siamo trovati innanzi alla Maestà Suprema.  Io non so dire, questa Maestà era una Luce inaccessibile, immensa, variata, di bellezza incomprensibile, da cui tutto dipendeva.  Io ne son rimasta sperduta, e la stessa Umanità del mio Gesù rimaneva piccola, il solo entrare nell’aria di questa Luce felicitava, abbelliva, ma non so andare avanti nel dire.  Ed il mio dolce Gesù dice:

(8) “Adora insieme con Me nell’immensità della mia Volontà, la Potenza Increata, affinché non solo Io, ma anche un’altra creatura adori in modo divino a nome di tutti i suoi fratelli delle generazioni di tutti i secoli, Colui che tutto ha creato e da Cui tutte le cose dipendono”.

(9) Come era bello adorare insieme con Gesù, si moltiplicavano per tutti, si mettevano innanzi al Trono dell’Eterno come a difesa per chi non avrebbe riconosciuto l’Eterna Maestà, anzi insultata, e correvano a bene di tutti per farla conoscere.  Abbiamo fatto altri atti insieme con Gesù, ma io sento che non so andare avanti, la mia mente oscilla e non sa prestarmi bene i vocaboli, perciò non vado avanti, se Gesù vorrà ritornerò su questo punto.  Onde il mio dolce Gesù mi ha ricondotto in me stessa, ma la mia mente è restata legata come ad un punto eterno, cui non poteva spostarsi.  Gesù! Gesù! aiutami a corrispondere alle tue grazie, aiuta la tua piccola figlia, aiuta la piccola favilla.

 

+  +  +  +

 

12-85

Febbraio 13, 1919

 

Gesù le parla del suo nuovo ufficio.

 

(1) Continuando il mio solito stato, cercavo, e con ansia, il mio sempre amabile Gesù, e Lui tutto bontà è venuto e mi ha detto:

(2) “Figlia diletta del mio Volere, vuoi venire nella mia Volontà a sostituire in modo divino a tanti atti non fatti dagli altri nostri fratelli? A tanti altri fatti umanamente, e ad altri atti santi, sì, ma umani e non in ordine divino? Io tutto ho fatto nell’ordine divino, ma non sono contento ancora, voglio che la creatura entri nella mia Volontà ed in modo divino venga a baciare i miei atti, sostituendosi a tutto come feci Io; perciò vieni, vieni, lo sospiro, lo desidero tanto, che mi metto come in festa quando veggo che la creatura entra in questo ambiente divino, e moltiplicandosi insieme con Me si moltiplica in tutti, ed ama, ripara, sostituisce a tutti e per ciascuno in modo divino.  Le cose umane non le riconosco più in lei, ma tutte cose mie, il mio amore sorge e si moltiplica, le riparazioni si moltiplicano all’infinito, le sostituzioni sono divine; che gioia! che festa! gli stessi santi si uniscono con Me e fanno festa, e aspettano con ardore che una loro sorella sostituisca ai stessi atti loro santi nell’ordine umano, ma non nell’ordine divino; mi pregano che subito faccia entrare in questo ambiente divino la creatura, e che tutti i loro atti siano sostituiti solo col Voler Divino e con l’impronta dell’Eterno.  L’ho fatto Io per tutti, ora voglio che lo faccia tu per tutti”.

(3) Ed io:  “Mio Gesù, il tuo parlare mi confonde, e so che Tu solo basti per tutto; e poi, tutto è roba tua”.

(4) E Gesù:  “Certo che Io solo basto per tutti; e non sono Io il padrone di eleggere una creatura, ed insieme con Me darle l’ufficio e farla bastare per tutti? E poi, che importa a te che sia roba mia? Forse ciò che è mio non posso darlo a te? Questo è tutto il mio contento, darti tutto, e se tu non mi corrispondi e non lo accetti mi rendi scontento, e tutta quella catena di grazie che ti ho fatto per farti giungere a questo punto di chiamarti a questo ufficio, me la rendi defraudata”.

(5) Io sono entrata in Gesù, e facevo ciò che faceva Gesù.  Oh! come vedevo con chiarezza ciò che Gesù mi aveva detto, con Lui restavo moltiplicata in tutti, anche nei santi.  Ma ritornando in me stessa qualche dubbio si suscitava in me, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Un atto solo di mia Volontà, ed anche un istante, è pieno di vita creatrice, e chi questa vita contiene, in quell’istante può dar vita a tutto, conservare tutto, sicché, da questo solo atto della mia Volontà, il sole riceve la vita della luce, la terra la conservazione, le creature la vita; perché dubiti tu dunque? E poi, ho la mia corte in Cielo, e ne voglio un’altra corte sulla terra.  Indovini tu chi formerà questa Corte?”

(7) Ed io:  “Le anime che vivranno nel tuo Volere”.

(8) E Lui:  “Brava; sono proprio loro, che senza l’ombra dell’interesse e della santità personale, ma tutta divina, vivranno a bene dei loro fratelli, e faranno un solo eco col Cielo”.

 

+  +  +  +

 

12-86

Febbraio 20, 1919

 

In ogni cosa creata, Iddio metteva una relazione, un canale

di grazie, un amore speciale tra la Maestà Suprema e la creatura.

 

(1) Continuando il mio solito stato me l’ho passato insieme col mio dolce Gesù, ed ora si faceva vedere bambino, ora crocifisso, e trasformandomi in Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, entra in Me, nella mia Divinità, e corri nell’eterna mia Volontà, e vi troverai la potenza creatrice come in atto di mettere fuori la macchina di tutto l’universo.  In ogni cosa che creavo mettevo una relazione, un canale di grazie, un amore speciale tra la Maestà Suprema e la creatura; ma la creatura non doveva far conto di queste relazioni, di queste grazie, di questo amore, sicché avrebbe sospeso la Creazione non riconosciuta ed apprezzata, ma nel vedere la mia Umanità che tanto bene doveva apprezzare, e che per ogni cosa creata doveva aver avuto le sue relazioni con l’Eterno, riconoscerlo, amarlo, non solo per Sé ma per tutta l’umana famiglia, non guardò al torto degli altri figli, e con sommo contento distese il cielo, tappezzandolo di stelle, sapendo che quelle stelle dovevano essere tante e svariate relazioni, grazie senza numero, fiumi d’amore che dovevano correre tra la mia Umanità e l’Ente Supremo.  L’Eterno mirò il cielo e ne restò contento nel vedere le immense armonie, le comunicazioni d’amore che aprì tra il cielo e la terra, perciò passò più inoltre, e con una sola parola creatrice vi creò il sole come relatore continuo del suo Essere Supremo, dotandolo di luce, di calore, mettendolo sospeso tra il cielo e la terra in atto di reggere tutto, di fecondare, riscaldare, illuminare tutto; col suo occhio di luce indagatore pare che dice a tutti:  “Io sono il più perfetto predicatore dell’Essere Divino; specchiatevi in me e lo riconoscerete, è luce immensa, è amore interminabile, dà vita a tutto, non ha bisogno di nulla, nessuno lo può toccare; guardatemi bene e lo riconoscerete, io sono la sua ombra, il riverbero della sua Maestà, il relatore continuo”.  Oh! quali oceani d’amore, di relazioni si aprirono tra la mia Umanità e la Maestà Suprema, sicché ogni cosa che tu vedi, fino al più piccolo fiorellino del campo, era una relazione di più tra la creatura e il Creatore, perciò era giusto che ne voleva una riconoscenza, un amore di più da parte delle creature.  Io sottentrai a tutto, lo riconobbi ed adorai per tutti la potenza creatrice.  Ma il mio amore verso tanta bontà non è contento, vorrei che altre creature riconoscessero, amassero ed adorassero questa potenza creatrice, e per quanto a creatura è possibile prendessero parte a queste relazioni che l’Eterno ha sparso in tutto il mondo, e a nome di tutti rendessero omaggio a quest’atto di creazione dell’Eterno; ma sai tu chi può rendere quest’omaggio? Le anime che vivono nel mio Volere, ché come entrano in Esso trovano come in atto tutti gli atti della Maestà Suprema, e trovandosi questa Volontà in tutto ed in tutti, restano moltiplicate in tutto e possono rendere onore, gloria, adorazione, amore per tutti, perciò vieni nel mio Volere, vieni insieme con Me innanzi all’Altezza Divina, a rendere per prima gli omaggi come a Creatore di tutto”.

(3) Io non so dire come sono entrata in questo Divin Volere, ma sempre insieme col mio dolce Gesù, e vedevo questa Suprema Maestà in atto di mettere fuori tutto il creato.  Oh! Dio, che amore, ogni cosa creata riceveva l’impronta dell’amore, la chiave di comunicazione, il muto linguaggio di parlare eloquentemente di Dio; ma a chi? Alla creatura ingrata, ma io non so andare avanti nel dire, la mia piccola intelligenza si perdeva nel vedere le tante aperture di comunicazione, l’amore immenso che usciva da esse, la creatura che rendeva come estranei tutti questi beni.  Onde insieme con Gesù, come moltiplicandoci in tutti, abbiamo adorato, ringraziato e riconosciuto a nome di tutti la potenza creatrice, e l’Eterno riceveva la gloria della Creazione. 

(4) Gesù è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa.

 

+  +  +  +

 

12-87

Febbraio 24, 1919

 

L’uomo, capolavoro della Potenza Creatrice.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il benedetto Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, niente hai detto della creazione dell’uomo, del capolavoro della potenza creatrice, dove l’Eterno, non a spruzzi, ma onde, a fiumi gettava il suo amore, la sua bellezza, la sua maestria, e preso da eccesso d’amore metteva Sé stesso come centro dell’uomo; ma Lui ne voleva una degna abitazione, che fa dunque questa Maestà increata? Crea l’uomo a sua immagine e somiglianza, dal fondo del suo amore vi trae un respiro e col suo alito onnipotente vi infonde la vita, dotando l’uomo di tutte le sue qualità, proporzionate a creatura, facendolo un piccolo Dio, sicché tutto ciò che vedi nel creato era un bel nulla a confronto della creazione dell’uomo, oh! quanti cieli, stelle, soli più belli stendeva nell’anima creata, quanta varietà di bellezza, quante armonie, basta dire che mirò l’uomo creato e lo trovò tanto bello da innamorarsi, e geloso di questo suo portento, Lui stesso si fece custode e possessore dell’uomo, e disse:  “Tutto ho creato per te, ti do il dominio di tutto, tutto è tuo e tu sarai tutto mio”.  Tu non tutto potrai comprendere i mari d’amore, le relazioni intime e dirette, la somiglianza che corre tra Creatore e creatura, ah! figlia del cuor mio, se la creatura conoscesse quanto è bella la sua anima, quante doti divine contiene, e come tra tutte le cose create sorpassa tutto in bellezza, in potenza, in luce, tanto, che si può dire:  “E’ un piccolo Dio ed un piccolo mondo che tutto in sé contiene”.  Oh! come lei stessa si stimerebbe di più, e non imbratterebbe con la più leggiera colpa una bellezza sì rara, un prodigio così portentoso della potenza creatrice.  Ma la creatura, quasi cieca nel conoscere sé stessa, molto più cieca nel conoscere il suo Creatore, si va imbrattando tra mille sozzure, da sfigurare l’opera del Creatore, tanto, che stentatamente si riconosce.  Pensa tu stessa qual è il nostro dolore; perciò vieni nel mio Volere, ed insieme con Me vieni a sostituire per i nostri fratelli innanzi al trono dell’Eterno, per tutti gli atti che dovrebbero fare per averli creato come un prodigio d’amore della sua onnipotenza, eppure così ingrati”.

(3) In un istante ci siamo trovati innanzi a questa Maestà Suprema, ed a nome di tutti abbiamo espresso il nostro amore, il ringraziamento, l’adorazione per averci creato con tanto eccesso d’amore e dotato di tante belle qualità.

 

+  +  +  +

 

12-88

Febbraio 27, 1919

 

Nella Divina Volontà non c’è inceppi per l’amore di Dio.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il benedetto Gesù nel venire quasi sempre mi chiama nel suo Volere a riparare, o a sostituire gli atti delle creature in modo divino.  Ora, nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che puzza esala dalla terra, non trovo nessun punto per Me, e dalla puzza sono costretto come a fuggire dalla terra; tu però puoi farmi un po’ d’aria odorifera che faccia per Me, e sai come? Col fare ciò che fai nella mia Volontà, come farai i tuoi atti mi formerai un’aria divina, ed Io verrò a respirarla e troverò un punto della terra per Me, e siccome la mia Volontà circola dovunque, così l’aria che mi farai me la sentirò dappertutto e mi spezzerà l’aria cattiva che la terra mi manda”.

(3) Dopo poco è ritornato di nuovo ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quante tenebre, sono tante che sembra la terra coperta d’un manto nero, tanto che non veggono più, sono rimaste o cieche o non hanno luce per vedere; ed Io non solo voglio l’aria divina per Me, ma anche la luce, perciò i tuoi atti siano continui nel mio Volere, ché non solo farai l’aria per il tuo Gesù, ma anche la luce, sarai il mio riflettore, il mio riverbero, il riflesso del mio amore e della mia stessa luce.  Anzi ti dico che come farai i tuoi atti nel mio Volere ereggerai tabernacoli, non solo, come andrai formando i pensieri, i desideri, le parole, le riparazioni, gli atti d’amore, tante ostie si sprigioneranno da te, perché consacrate dalla mia Volontà; oh! che libero sfogo avrà il mio amore, avrò libero campo in tutto, non più inceppo, quanti tabernacoli voglio ne avrò, le ostie saranno innumerevoli, ad ogni istante ci comunicheremo insieme ed anch’Io griderò:  “Libertà, libertà, venite tutti nella mia Volontà e godrete la vera libertà”.  Fuori della mia Volontà quanti inceppi non trova l’anima, ma nella mia Volontà è libera, Io la lascio libera d’amarmi come vuole, anzi le dico:  “Lascia le tue spoglie umane, prendi lo divino, Io non sono avaro e geloso dei miei beni, voglio che prenda tutto, amami immensamente, prendi, prendi tutto il mio amore, fallo tuo il mio potere, la mia bellezza falla tua, quanto più prenda tanto più è contento il tuo Gesù”.  La terra mi forma pochi tabernacoli, le ostie sono quasi numerate, e poi i sacrilegi, le irriverenze che mi fanno, oh! com’è offeso ed inceppato il mio amore, invece nella mia Volontà niente inceppo, non c’è l’ombra dell’offesa, e la creatura mi dà amore, riparazioni divine e corrispondenza completa, e mi sostituisce insieme con Me a tutti i mali dell’umana famiglia.  Sii attenta e non ti spostare dal punto dove ti chiamo e voglio”.

 

+  +  +  +

 

12-89

Marzo 3, 1919

 

L’eden terrestre e l’Eden Divino.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo tutta immersa nel Divin Volere, ed il mio sempre amabile Gesù è venuto e mi ha stretto al suo cuore dicendomi:

(2) “Tu sei la mia figlia primogenita della mia Volontà, come mi sei cara e preziosa agli occhi miei, ti terrò tanto custodita, che se nel creare l’uomo preparai un eden terrestre, per te ho preparato un eden divino; se nell’eden terrestre il connubio fu umano tra i primi progenitori, e diedi loro a godere le più belle delizie della terra e di Me godevano ad intervalli, nell’eden divino il connubio è divino, ti farò godere le più belle delizie celesti, e di Me godrai quanto vuoi, anzi sarò tua vita e divideremo insieme i contenti, le gioie, le dolcezze, e se occorre anche le pene.  Nell’eden terrestre ebbe accesso il nemico e fu commesso il primo peccato, nell’eden divino è chiusa l’entrata al demonio, alle passioni, alle debolezze, anzi lui non vuole entrare, sapendo che il mio Volere lo scotterebbe più dello stesso fuoco dell’inferno, e solo a sentirne la sensazione fugge; e darai principio ai primi atti nel modo divino, i quali sono immensi, eterni ed infiniti, che abbracciano tutto e tutti”.

(3) Ed io interrompendo il dire di Gesù ho detto:  “Gesù, amor mio, quanto più parli di questo Volere Divino, tanto più mi confondo e temo, e sento tale annientamento che mi sento distruggere, e quindi inabilitata a corrispondere ai tuoi disegni”.  E Lui tutto bontà ha soggiunto:

(4) “E’ il mio Volere che ti distrugge l’umano, ed invece di temere dovresti slanciarti nell’immensità della mia Volontà, i miei disegni su di te sono alti, nobili e divini, la stessa opera della Creazione, oh! come resta dietro a questa opera di chiamare te a vivere nel Voler Divino per farvi non vita umana ma vita divina; è uno sbocco più forte del mio amore, è il mio amore trattenuto dalle creature, che non potendo contenerlo lo verso a torrenti verso chi mi ama, e per essere sicuro che il mio amore non venga respinto e malmenato, ti chiamo nel mio Volere, in modo che né tu né ciò che è mio resti senza il suo pieno effetto, ed in piena difesa.  Figlia mia, non contristare coi tuoi timori l’opera del tuo Gesù, e segui il volo dove ti chiamo”.

 

+  +  +  +

 

12-90

Marzo 6, 1919

 

Differenti passi che Gesù fa nell’anima per farla vivere nel Divin Volere.

 

(1) Stavo tutta impensierita su ciò che il mio dolce Gesù mi va dicendo sul Divin Volere, e dicevo tra me:  “Com’è possibile che l’anima possa giungere a tanto, e vivere più in Cielo che in terra?” E Gesù venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ciò che è impossibile alla creatura, tutto è possibile per Me, è vero che è il prodigio più grande della mia onnipotenza e del mio amore, ma quando voglio, tutto posso, e ciò che pare difficile, a Me è facilissimo, però voglio il sì della creatura, e come una molle cera prestarsi a ciò che voglio fare di lei.  Anzi, tu devi sapere che prima di chiamarla del tutto a vivere nel mio Volere, la chiamo di tanto in tanto, la spoglio di tutto, le faccio subire una specie di giudizio, perché nel mio Volere non ci sono giudizi, le cose restano tutte confermate con Me, il giudizio è fuori della mia Volontà, ma tutto ciò che entra nel mio Volere, chi mai può ardire di fare giudizio? Ed Io mai giudico Me stesso, non solo, ma più volte la faccio morire, anche corporalmente, e poi di nuovo la rimetto alla vita, e l’anima vive come se non vivesse, il suo cuore è in Cielo e il vivere è il suo più grande martirio; quante volte non l’ho fatto per te? Queste sono tutte disposizioni per disporre l’anima a vivere nel mio Volere.  E poi, le catene delle mie grazie, delle mie visite ripetute, quante non te ne ho fatto? Era tutto per disporti all’altezza di vivere nel mare immenso della mia Volontà, perciò non voler investigare, ma segui il tuo volo”.

 

+  +  +  +

 

12-91

Marzo 9, 1919

 

Il Divin Volere dev’essere centro ed alimento dell’anima.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi tira sempre nel suo Volere; che abisso interminabile, onde mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi un po’ come la mia Umanità nuotava nel Divin Volere, alla quale tu dovresti imitare”.

(3) In questo mentre mi è parso innanzi alla mente di vedere un sole, però non così piccolo come quello che splende sul nostro orizzonte, ma tanto grande da sorpassare tutta la superficie della terra; anzi, non si vedeva dove giungevano i suoi confini, ed i raggi che spandeva facendole incantevole armonia, andavano all’in su all’in giù, e penetravano ovunque.  In questo centro del sole vedevo l’Umanità di Nostro Signore, del quale sole si nutriva e formava tutta la sua vita, tutto del sole riceveva e tutto le ridava, e come pioggia benefica si spandeva su tutta l’umana famiglia, che vista incantevole.  Onde il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Hai visto come ti voglio? Il sole che tu vedi è la mia Volontà, in cui la mia Umanità stava come nel suo proprio centro, tutto dal mio Volere riceveva, nessun altro cibo entrò in Me, neppure l’alimento d’un pensiero, d’una parola o respiro entrò in Me che fosse alimentato di cibo estraneo alla mia Volontà; era giusto che tutto dovevo ridare a Lei.  Così voglio te, nel centro del mio Volere, da cui prenderai l’alimento di tutto; guardati bene di prendere altro alimento, scenderesti dalla tua nobiltà e ti degraderesti, come quelle regine che si abbassano a prendere alimenti vili e sporchi, indegni di loro, e come prendi devi subito ridarmi tutto, sicché non farai altro che prendere e darmi, così anche tu formerai un’incantevole armonia tra Me e te”.

 

+  +  +  +

 

12-92

Marzo 12, 1919

 

Come la terra è immagine di chi non vive nella Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio povero stato, il mio dolce Gesù è venuto appena, e tutta stringendomi al suo cuore santissimo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se la terra non fosse movibile e montuosa, ma fissa e tutta una pianura, godrebbe di più del beneficio del sole, per tutta la terra sarebbe sempre pieno giorno, il calore uguale in tutti i punti, quindi fruttificherebbe di più, ma siccome è movibile e formata di alture e di profondità, non riceve eguale la luce ed il calore del sole, ed ora resta un punto allo scuro, ed ora un altro, altri punti poco ricevono la luce del sole, molti terreni si rendono sterili perché i monti con la loro altezza impediscono che la luce e il calore del sole penetrino nelle loro profondità, e quanti e quanti altri inconvenienti.  Ora figlia mia, ti dico che la terra è immagine di chi non vive nel mio Volere, gli atti umani la rendono movibile, le debolezze, le passioni, i difetti, formano le montagne, i luoghi sprofondati dove si formano covili di vizi, sicché la loro mobilità le cagiona oscurità, freddo, e se qualche poco di luce godono, è ad intervalli, perché si fanno contro a questa luce i monti delle loro passioni.  Quanta miseria per chi non vive nel mio Volere, invece per chi vive nella mia Volontà, il mio Volere la rende fissa e le spiana tutte le montagne delle passioni, in modo da renderla tutta una pianura, e il sole del mio Volere la dardeggia come vuole e non c’é ripostiglio dove non splenda la sua luce, che meraviglia se l’anima si farà più santa in un giorno che viva nel mio Volere, che cento anni fuori della mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

12-93

Marzo 14, 1919

 

Effetti d’un suffragio.  Partecipazione nelle pene che la Divinità diede

alla Umanità di Gesù.  Prima anima stigmatizzata nel Voler Divino.

 

(1) Mentre mi trovavo nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa e vedevo un mio confessore defunto; un pensiero mi è balenato nella mente:  “Domanda quella cosa che non hai detto al confessore, se sei obbligata a dirla e quindi a scriverla, oppure no”.  Io ho domandato, dicendogli la cosa qual era, e lui mi ha detto:

(2) “Certo che sei obbligata”.

Poi ha soggiunto:  “Tu una volta mi facesti un bel suffragio, se sapessi il bene che mi facesti, il refrigerio che provai, gli anni che scontai”.

(3) Ed io:  “Non ricordo, dimmi quale fu, che te lo ripeto”.

(4) E lui:  “T’immergesti nel Voler Divino e prendesti il suo potere, l’immensità del suo amore, il valore immenso delle pene del Figliuolo di Dio e di tutte le qualità divine, venisti su di me e me le versasti, e come tu me le versavi, io ricevevo il bagno dell’amore che contiene il potere divino, il bagno della bellezza, il bagno del sangue di Gesù e di tutte le qualità divine; chi ti può dire il bene che mi facesti? Erano tutti bagni che contenevano un potere ed un’immensità divina; ripetimelo, ripetimelo”.

(5) Mentre ciò diceva mi son ritrovata in me stessa.  Ora, per obbedire, con mia somma confusione e ripugnanza dico la cosa che avevo tralasciato di dire e scrivere:  Ricordo che un giorno il mio dolce Gesù, parlandomi del suo Santissimo Volere e delle pene che faceva soffrire la Divinità alla sua santissima Umanità nella sua Volontà, mi disse:

(6) “Figlia mia, siccome ti ho scelto per prima a far vita nel mio Volere, voglio che anche tu prenda parte alle pene che riceveva la mia Umanità dalla Divinità nella mia Volontà.  Ogniqualvolta entrerai nel mio Volere, troverai le pene che mi diede la Divinità, non quelle che mi diedero le creature, sebbene anche volute dalla Volontà Eterna, ma siccome me le diedero le creature, erano in modo finito.  Perciò ti voglio nel mio Volere, dove troverai pene in modo infinito ed innumerevoli, avrai chiodi senza numero, molteplici corone di spine, morti ripetute, pene senza termine, tutte simili alle mie, in modo divino ed immense, che si estenderanno in modo infinito a tutti, passati, presenti e futuri; sarai la prima che non numerate volte, come quelli che parteciparono alle piaghe della mia Umanità, ma tante volte quante me ne fece soffrire la mia Divinità, insieme con Me sarai l’agnellina uccisa dalle mani del Padre mio, per risorgere ed essere uccisa di nuovo, resterai crocifissa con Me dalle mani eterne, per ricevere in te l’impronta delle pene eterne, immense e divine; ci presenteremo insieme al trono dell’Eterno, scritto sulla nostra fronte a caratteri incancellabili:  “Vogliamo morte per dar vita ai nostri fratelli, vogliamo pene per liberar loro dalle pene eterne”.  Non ne sei tu contenta?”

(7) Ed io:  “Gesù! Gesù! mi sento troppo indegna, e credo che fate grande sbaglio nell’eleggere me, poverella, perciò badi bene a ciò che fai”.  E Gesù, interrompendo il mio dire ha soggiunto:

(8) “Perché temi? Si, si, ci ho badato per ben trentadue anni di letto in cui ti ho tenuto, ti ho esposto a molte prove ed anche alla morte; ho calcolato tutto; e poi, se mi sbaglio, è uno sbaglio del tuo Gesù, che non può farti mai male, ma bene immenso, ma sappi che avrò l’onore, la gloria della prima anima stigmatizzata nel mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

12-94

Marzo 18, 1919

 

Gesù nel suo Concepimento, concepì tutte le anime, le pene e le morti loro.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere, mi ha tirato nell’immensità del suo Santissimo Volere, in cui faceva vedere come in atto il suo concepimento nel seno della Mamma Celeste.  Oh! Dio, che abisso d’amore.  Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, vieni a prendere parte alle prime morti ed alle pene che soffrì la mia piccola Umanità dalla mia Divinità nell’atto del mio concepimento.  Come fui concepito, concepii insieme con Me tutte le anime, passate, presenti e future, come mia propria Vita, concepii insieme le pene e le morti che per ciascuna dovevo soffrire.  Dovevo incorporare tutto in Me, anime, pene e morte che ciascuna doveva subire, per dire al Padre:  “Padre mio, non più guarderai la creatura, ma Me solo, ed in Me troverai tutti, ed Io soddisfarò per tutti.  Quante pene vuoi, te le darò; vuoi che subisca ciascuna morte per ognuno, la subirò; tutto accetto purché dia vita a tutti”.  Ecco perciò ci voleva un Volere e potere divino, per darmi tante morti e tante pene, ed un potere e Volere Divino a farmi soffrire; e siccome nel mio Volere stanno in atto tutte le anime e tutte le cose, sicché non in modo astrattivo o intenzionale come qualcuno può pensare, ma in realtà, tenevo in Me tutti immedesimati con Me, formavano la mia stessa Vita, in realtà morivo per ciascuno e soffrivo le pene di tutti.  E’ vero che ci concorreva un miracolo della mia onnipotenza, il prodigio del mio immenso Volere:  senza della mia Volontà la mia Umanità non avrebbe potuto trovare ed abbracciare tutte le anime, né poter morire tante volte.  Onde la mia piccola Umanità, come fu concepita, incominciò a soffrire l’alternative delle pene e delle morti, e tutte le anime nuotavano in Me come dentro d’un vastissimo mare, formavano membra delle mie membra, sangue del mio sangue, cuore del mio cuore.  Quante volte la mia Mamma, prendendo il primo posto nella mia Umanità, sentiva le mie pene e le mie morti e ne moriva insieme con Me, come mi era dolce trovare nell’amore della mia Mamma l’eco del mio, sono misteri profondi dove l’intelletto umano, non comprendendo bene, pare che si smarrisce, perciò, vieni nel mio Volere e prendi parte alle morti ed alle pene che subii non appena fu compiuto il mio concepimento.  Da ciò potrai comprendere meglio quello che ti dico”.

(3) Non so dire come mi son trovata nel seno della mia Regina Mamma, dove vedevo l’Infante Gesù piccolo piccolo; ma sebbene piccino, conteneva tutto; dal suo cuore s’è spiccato un dardo di luce nel mio, e come mi penetrava sentivo darmi morte, e come usciva mi ritornava la vita.  Ogni tocco di quel dardo produceva un dolore acutissimo, da sentirmi disfare ed in realtà morire, e poi col suo stesso tocco mi sentivo rivivere, ma io non ho parole giuste ad esprimermi e perciò faccio punto...

 

+  +  +  +

 

12-95

Marzo 20, 1919

 

Le morti e le pene che la Divinità faceva soffrire all’Umanità

di Gesù per ogni anima, non furono solo d’intenzione ma reali.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo immersa nelle pene del mio amabile Gesù, e siccome mi era stato detto che sembrava impossibile che Gesù potesse soffrire tante morti e tante pene per ciascuno come sta detto di sopra, il mio Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Volere contiene il potere di tutto, bastava che solo il volesse, che ciò potesse succedere; e se ciò non fosse, allora il mio Volere, nel potere, doveva contenere un limite, mentre in tutte le cose mie sono senza limiti ed infinito, ed è perciò che tutto ciò che voglio, faccio.  Ah! quanto poco sono compreso dalle creature, perciò non amato.  Onde, vieni tu nella mia Umanità, e ti farò veder e toccare con mano ciò che ti ho detto”.

(3) In questo mentre mi son trovata in Gesù, cui l’era inseparabile la Divinità ed il Volere Eterno; e questo Volere, sol che lo voleva, creava le morti ripetute, le pene senza numero, i colpi senza flagelli, le punture acutissime senza spine, con una facilità, come quando con un solo Fiat creava miliardi di stelle, non ci vollero tanti Fiat per quante stelle creava, ma bastò uno solo; ma con ciò non uscì alla luce una sola stella e le altre rimasero nella mente divina, oppure nell’intenzione, ma tutte in realtà uscirono, e ciascuna ebbe la luce propria per ornare la nostra atmosfera; così pareva nel cielo dell’Umanità santissima di Nostro Signore, che il Divin Volere col suo Fiat creatore, creava la vita e la morte per quante volte voleva.  Onde, trovandomi in Gesù, mi son trovata a quel punto quando Gesù soffriva la flagellazione dalle mani divine solo che il Voler Eterno l’ha voluto, senza colpi, senza sferze, le carni dell’Umanità di Gesù cadevano a brandelli, si formavano i solchi profondi, ma in modo sì straziante nelle parti più intime.  Era tanta l’ubbidienza di Gesù a quel Voler Divino, che da per sé stessa si scioglieva, ma in modo sì doloroso, che la flagellazione che gli davano i Giudei, si può dire che fu l’immagine, o l’ombra di quella che subiva da parte del Voler Eterno, e poi, solo che il Voler Divino voleva, quell’Umanità si componeva; così succedeva quando subiva le morti per ciascun’anima, e tutto il resto.  Io ho preso parte a queste pene di Gesù, ed oh! come comprendevo al vivo che il Voler Divino può farci morire quante volte vuole e poi ridarci la vita.  Oh! Dio, sono cose inenarrabili, eccessi d’amore, misteri profondi, quasi inconcepibili a mente creata; io mi sentivo incapace di ritornare alla vita, all’uso dei sensi, al moto dopo quelle pene sofferte ed il mio benedetto Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia del mio Volere, il mio Volere ti ha dato le pene ed il mio Volere ti ridona la vita, il moto e tutto.  Ti chiamerò spesso nella mia Divinità a prendere parte alle tante morti e pene che in realtà soffrii per ciascun’anima, non come pensano alcuni, che fu solo nella mia Volontà o che solo intendevo di dar vita a ciascuno.  Falso! falso! non conoscono il prodigio, l’amore ed il potere del mio Volere; tu che ne hai conosciuto in qualche modo la realtà delle tante morti subite per tutti, non metterne dubbio, ma amami e siimi riconoscenti per tutti, e starai pronta quando il mio Volere ti chiami”.

 

+  +  +  +

 

12-96

Marzo 22, 1919

 

Tutte le cose uscirono a vita dal Fiat eterno.

Eccessi d’amore nella creazione dell’uomo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa e vedevo tutto l’ordine delle cose create, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi che armonia, che ordine in tutte le cose create e come tutte uscirono a vita dal Fiat eterno, sicché tutto mi costò un Fiat.  La più piccola stella come il fulgido e splendido sole, la più piccola pianta come il grande albero, il piccolo insetto come l’animale più grande pare che dicono tra loro:  “Siamo nobili creature, la nostra origine è il Voler Eterno, tutti abbiamo l’impronta del Fiat Supremo, è vero che siamo distinti e dissimili tra noi, abbiamo diversità di uffici, di calore, di luce, ma ciò dice nulla, uno è il nostro valore:  Il Fiat di un Dio.  Unica la vita e la nostra conservazione:  Il Fiat della Maestà Eterna”.  Oh! come il creato parla eloquentemente della potenza del mio Volere e insegna che dalla cosa più grande alla più piccola, uno è il valore ché hanno vita dal Voler Divino, difatti, una stella direbbe al Sole:  “E’ vero che tu hai molta luce e calore, il tuo ufficio è grande, i beni immensi; quasi la terra da te dipende, tanto che io faccio nulla al tuo confronto, ma tale ti fece il Fiat d’un Dio, sicché il nostro valore è uguale, la gloria che diamo al nostro Creatore è tutta simile”.

(3) Poi ha soggiunto con un accento più afflitto:  “Non fu così nel creare l’uomo.  E’ vero che la sua origine è il mio Fiat, ma non mi bastò, preso da eccesso d’amore lo alitai, volendo infondergli la mia stessa Vita, lo dotai di ragione, lo feci libero e lo costituii re di tutto il creato; ma l’uomo ingrato, come mi ha corrisposto? Tra tutto il creato, solo lui si è reso il dolore del mio cuore, la nota discordante, e poi, che dirti del mio lavorio nella santificazione delle anime? Non un solo Fiat, non uno il mio alito, ma metto a loro disposizione la mia stessa Vita, il mio amore, la mia sapienza; ma quante ripulse, quante sconfitte riceve il mio amore, ah! figlia mia, compatisci al mio duro dolore e vieni nel mio Volere a sostituirmi l’amore di tutta l’umana famiglia, per raddolcirmi il mio cuore trafitto”.

 

+  +  +  +

 

12-97

Aprile 7, 1919

 

Effetti del Voler Divino.  Minacce di castighi.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù è venuto tutto stanco, in atto di chiedermi aiuto, e poggiando il suo cuore sul mio, mi faceva sentire le sue pene; ogni pena che sentivo era capace di darmi morte, ma Gesù, sostenendomi mi dava la forza a non morire.  Poi, guardandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, pazienza, in certi giorni mi sono più che mai necessarie le tue pene, per fare che il mondo non facesse tutto una fiamma, perciò voglio farti più patire”.

(3) E con una lancia che teneva in mano mi ha squarciato il cuore.  Io soffrivo molto ma mi sentivo felice pensando che il mio Gesù divideva con me le sue pene, e sfogandosi con me potesse risparmiare le gente dagli imminenti e terribili flagelli che scoppieranno.  Onde, dopo qualche ora di pene intense, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia diletta mia, tu soffri molto, vieni perciò nel mio Volere per prendere ristoro, ed insieme preghiamo per la povera umanità”.

(5) Io non so come, mi son trovata nell’immensità del Voler Divino, in braccia a Gesù, e Lui come sottovoce diceva, ed io ripetevo appresso.  Dirò qualche idea di ciò che diceva, che il dire tutto mi riesce impossibile.

(6) Ricordo:  Nel Volere di Gesù vedevo tutti i pensieri di Gesù, tutto il bene che ci aveva fatto con la sua intelligenza, e come dalla sua mente ricevevano vita tutte le intelligenze umane, ma, oh! Dio, che abuso ne facevano, quante offese, ed io dicevo:  “Gesù, moltiplico i miei pensieri nel tuo Volere, per dare ad ogni tuo pensiero un bacio d’un pensiero divino, un’adorazione, una riconoscenza di Te, una riparazione, un amore di pensieri divini, come se un altro Gesù ciò facesse, e questo a nome di tutti e di tutti i pensieri umani presenti, passati e futuri, ed intendo supplire alle stesse intelligenze delle anime perdute.  Voglio che la gloria di tutte le creature sia completa e che nessuna manchi all’appello, e ciò che non fanno loro, faccio io nel tuo Volere per darti gloria divina e completa”.

(7) Poi, Gesù guardandomi aspettava come se volesse una riparazione ai suoi occhi; ed io ho detto:  “Gesù, mi moltiplico nei tuoi sguardi, per avere anch’io tanti sguardi per quante volte hai guardato la creatura con amore; nelle tue lacrime per piangere anch’io per tutte le colpe delle creature, per poterti dare a nome di tutti, sguardi d’amore divino e lacrime divine, per darti gloria e riparazione completa per tutti gli sguardi di tutte le creature”.  Poi, Gesù ha voluto che a tutto, alla bocca, al cuore, ai desideri, ecc.  seguissi le riparazioni, moltiplicando tutto nel suo Volere, che il dire tutto sarei troppo lunga, perciò passo avanti.  Poi, Gesù ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, come tu facevi gli atti nel mio Volere, tanti soli si formavano tra il Cielo e la terra, ed Io guardo la terra attraverso di questi soli, altrimenti è tanto il ribrezzo che mi fa la terra, che non potrei guardarla.  Ma essa poco riceve da questi soli, perché sono tante le tenebre che spandono, che facendosi di fronte a questi soli, non ricevono né tutta la luce, né il calore”.

(9) Dopo mi ha trasportato in mezzo alle creature, ma chi può dire ciò che facevano? Solo dico che il mio Gesù con accento doloroso ha soggiunto:

(10) “Che disordine nel mondo, però questo disordine è colpa dei capi, tanto civili quanto ecclesiastici; la loro vita interessata e corrotta non aveva forza di correggere i sudditi, quindi hanno chiuso gli occhi sopra i mali delle membra, perché già rimproveravano i mali propri, e se lo hanno fatto, è stato tutto in modo superficiale, perché non avendo in loro la vita di quel bene, come potevano infonderlo negli altri? E quante volte questi capi perversi hanno anteposto i cattivi ai buoni, tanto che i pochi buoni sono restati scossi da questo agire dei capi.  Perciò farò colpire i capi in modo speciale”.

(11) Ed io:  “Risparmiate i capi della Chiesa, già sono pochi, se Voi li colpisci mancheranno i reggitori”.

(12) E Gesù:  “Non ti ricordi che con dodici apostoli fondai la mia Chiesa? Così, quei pochi che resteranno basteranno a riformare il mondo.  Il nemico è già alle loro porte, le rivoluzioni sono già in campo, le nazioni nuoteranno nel sangue, i capi saranno dispersi; prega, prega e soffri, affinché il nemico non abbia la libertà di mettere tutto in rovina”.

 

+  +  +  +

 

12-98

Aprile 15, 1919

 

Le cose maggiori sono fatte dopo delle minori, e sono compimento e corona

di queste.  L’Umanità risorta di Gesù, simbolo di chi vivrà nel Voler Divino.

 

(1) Stavo fondendomi nel Voler Santo del mio sempre amabile Gesù, ed insieme col mio Gesù la mia intelligenza si perdeva nell’opera della Creazione, adorando e ringraziando per tutto e per tutti la Maestà Suprema, ed il mio Gesù, tutto affabilità mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel creare il cielo, prima creai le stelle come astri minori e poi creai il sole, astro maggiore, dotandolo di tale luce da eclissare tutte le stelle, come nascondendole in sé, costituendolo re delle stelle e di tutta la natura.  E’ mio solito fare prima le cose minori, come preparativo alle cose maggiori, e queste come corona delle cose minori.  Il sole, mentre è il mio relatore, adombra insieme le anime che formeranno la loro santità nel mio Volere; i santi che sono vissuti allo specchio della mia Umanità e come all’ombra della mia Volontà, saranno le stelle; quelli, sebbene dopo, saranno i soli.  Quest’ordine lo tenni pure nella Redenzione:  La mia nascita fu senza strepito, anzi negletta; la mia infanzia, senza splendore di cose grandi innanzi agli uomini; la mia Vita di Nazareth fu tanto nascosta, che vissi come ignorato da tutti, mi adattavo a fare le cose più piccole e comuni alla vita umana; nella Vita pubblica ci fu qualche cosa di grande, ma pure, chi conobbe la mia Divinità? Nessuno, neppure tutti gli apostoli, passavo in mezzo alle turbe come un altro uomo, tanto che tutti potevano avvicinarmi, parlarmi, e se occorreva, anche disprezzarmi”.

(3) Ed io, interrompendo il dire di Gesù ho detto:  “Gesù, amor mio, che tempi felici erano quelli, più felice quella gente che poteva, solo che il volevano, avvicinarti, parlarti e stare con Te”.

(4) E Gesù:  “Ah! figlia mia, la vera felicità la porta la mia Volontà, solo Essa racchiude tutti i beni nell’anima, e facendosi corona intorno all’anima, la costituisce regina della vera felicità; esse sole saranno regine del mio trono, perché sono parto del mio Volere.  E’ tanto vero questo, che quella gente non fu felice, molti mi videro, ma non mi conobbero, perché il mio Volere non risiedeva in loro come centro di vita, quindi, ad onta che mi videro rimasero infelici, e solo quelli che ricevettero il bene di ricevere nei loro cuori il germe del mio Volere, si disposero a ricevere il bene di vedermi risorto.  Ora, il portento della mia Redenzione fu la Risurrezione, -che più che fulgido sole coronò la mia Umanità, facendovi splendere anche i miei più piccoli atti d’uno splendore e meraviglia tale, da far stupire Cielo e terra-, che sarà principio, fondamento e compimento di tutti i beni, corona e gloria di tutti i beati; la mia Risurrezione è il vero sole che glorifica degnamente la mia Umanità, è il sole della religione cattolica, è la vera gloria d’ogni cristiano; senza della Risurrezione sarebbe stato come il cielo senza sole, senza calore e senza vita.  Ora, la mia Risurrezione è simbolo delle anime che formeranno la santità nel mio Volere; i santi di questi secoli passati sono simboli della mia Umanità, che sebbene rassegnati, non hanno avuto attitudine continua nel mio Volere, quindi non hanno ricevuto l’impronta del sole della mia Risurrezione, ma l’impronta delle opere della mia Umanità prima della Risurrezione, perciò saranno molti, quasi come stelle mi formeranno un bell’ornamento al cielo della mia Umanità, ma i santi del vivere nel mio Volere, che simboleggeranno la mia Umanità risorta, saranno pochi; difatti, la mia Umanità prima di morire, molte turbe e folla di gente la videro, ma la mia Umanità risorta la videro pochi, i soli credenti, i più disposti, e potrei dire, solo quelli che contenevano il germe del mio Volere, ché se ciò non avessero, mancava loro la vista necessaria per poter vedere la mia Umanità gloriosa e risorta, e quindi essere spettatori della mia salita al Cielo.

(5) Ora se la mia Risurrezione simboleggia i santi del vivere nel mio Volere, e questo con ragione, perché ogni atto, parola, passo, ecc., fatto nel mio Volere è una risurrezione divina che l’anima riceve, è un’impronta di gloria che subisce, è un uscire di sé per entrare nella Divinità e nascondersi nel fulgido sole del mio Volere, e vi ama, opera, pensa; che meraviglia se l’anima resta tutta risorta ed immedesimata nello stesso sole della mia gloria e mi simboleggia la mia Umanità risorta? Ma pochi sono quelli che si dispongono a ciò, perché le anime, nella stessa santità, vogliono qualchecosa di proprio bene; invece la santità del vivere nel mio Volere, nulla, nulla ha di proprio, ma tutto di Dio, e per disporsi le anime a ciò di spogliarsi dei beni propri, troppo ci vuole, perciò non saranno molti.  Tu non sei nel numero dei molti, ma dei pochi; perciò sempre attenta alla chiamata ed al tuo volo continuo”.

 

+  +  +  +

 

12-99

Aprile 19, 1919

 

Gesù fece per ciascun’anima, tutto ciò che

erano obbligate verso il loro Creatore.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo tutta afflitta, ed il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha stretto, e cingendomi col suo braccio il collo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che hai? La tua afflizione pesa sul mio cuore e mi trafigge più che le stesse mie pene; povera figlia, tu hai compatito tante volte Me, e preso su di te le mie pene; ora voglio compatire te e prendere Io la tua pena”.

(3) E mi stringeva tutta al suo cuore, e tirandomi fuori di me stessa ha soggiunto:

(4) “Sollevati figlia mia, vieni nella mia Divinità per poter meglio comprendere e vedere ciò che faceva la mia Umanità a pro delle creature”.

(5) Io non so dire ciò che ho compreso, in molte cose mi mancano i vocaboli, dico solo quello che mi ha detto il mio dolce Gesù:

(6) “Figlia mia, la mia Umanità fu il solo organo che riordinò l’armonia tra il Creatore e la creatura.  Io feci per ciascun’anima tutto ciò che erano obbligate verso il loro Creatore, non escludendo neppure le stesse anime perdute, perché di tutte le cose create dovevo dare al Padre gloria, amore e soddisfazione completa, con questa sola differenza:  Che le anime che in qualche modo soddisfanno ai loro doveri verso il Creatore, che quasi nessuna giunge a soddisfarli tutti, alla mia si unisce la loro gloria, e tutto ciò che fanno resta come innestato nella mia; le perdute restano come membra inaridite, che mancando gli umori vitali, non sono atte a ricevere nessuno innesto del bene che ho fatto per loro, ma solo atte di bruciare nel fuoco eterno.  Sicché la mia Umanità restituì l’armonia perduta tra creature e Creatore, e la suggellò a prezzo di sangue e di pene inaudite”.

 

+  +  +  +

 

12-100

Maggio 4, 1919

 

Gesù tiene il suo trono in terra in chi vive nella sua Volontà.

 

(1) Vivo tra privazioni ed amarezze, solo il Volere del mio Gesù è l’unica mia forza e vita.  Onde, per poco il mio dolce Gesù si è fatto vedere nel mio interno, tutto afflitto e pensoso, sostenendosi la fronte con la sua stessa mano.  Io nel vederlo così afflitto gli ho detto:  “Gesù, che hai così afflitto e pensoso?” E Lui guardandomi mi ha detto:

(2) “Ah! figlia, da dentro il tuo cuore sto divedendo la sorte del mondo, il tuo cuore è il centro del mio trono sulla terra, e dal mio centro guardo il mondo, le loro pazzie, il precipizio che stanno preparando, ed Io come messo da parte, come se nulla fosse per loro, ed Io son costretto non solo a tirare la luce della grazia, ma anche della stessa ragione naturale, per confonderli e farli toccare con mano, chi è l’uomo e che può fare l’uomo, e da dentro il tuo cuore lo guardo e piango e prego per l’uomo ingrato, e voglio te insieme con Me, a piangere e pregare, e soffrire per mio sollievo e compagnia”.

(3) Ed io:  “Povero mio Gesù, quanto ti compatisco.  Ah! sì, piangerò e pregherò insieme con Te, ma dimmi amor mio, com’è possibile che il mio cuore sia il centro del tuo trono sulla terra, mentre ci sono tante anime buone in cui Tu dimori, mentre io sono tanto cattiva?” E Lui ha soggiunto:

(4) “Anche in Cielo vi ho il centro del mio trono; mentre son vita di ciascun beato, e coll’essere vita di ciascun beato non escludo che vi ho un trono dove risiede come punto di centro, tutta la mia Maestà, la mia onnipotenza, immensità, bellezza e sapienza, ecc., cui ciascun beato non può contenermi, non essendo loro capaci di contenere tutta l’immensità del mio Essere.  Così in terra vi ho il mio centro; mentre dimoro negli altri, vi ho il mio punto di centro da dove decido, comando, opero, benefico, castigo, ciò che non faccio nelle altre dimore.  E sai perché ho scelto te come luogo di centro? Perché ti ho scelto a far vita nel mio Volere, e chi vive nel mio Volere è capace di contenermi tutto come punto del mio centro, perché lei vive nel centro del mio Essere, ed Io vivo nel centro del suo; ma mentre vivo nel suo centro, vivo come se stessi nel mio proprio centro; mentre chi non vive nel mio Volere, non può abbracciarmi tutto, sicché al più posso dimorare, ma non erigervi il mio trono.  Ah! se tutti capissero il gran bene del vivere nel mio Volere, farebbero a gara, ma ahimè! quanti pochi lo capiscono, e vivono più in sé stessi che in Me”.

 

+  +  +  +

 

12-101

Maggio 8, 1919

 

Causa e necessità delle pene che la Divinità diede all’Umanità

di Gesù.  Causa perché ha ritardato in farle conoscere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando alle pene del mio adorabile Gesù, specie a quelle che le fece patire la Divinità alla santissima Umanità di Nostro Signore.  In questo mentre, mi son sentita tirare dentro del cuore del mio Gesù, e vi prendevo parte alle pene del suo cuore santissimo che gli faceva soffrire la Divinità nel corso della sua Vita sulla terra.  Queste pene sono ben diverse da quelle che il benedetto Gesù soffrì nel corso della sua Passione per mano dei giudei, sono pene che quasi non si possono dire.  Io, da quel poco che prendevo parte, so dire che vi sentivo un doloro acuto, acerbo, accompagnato da uno strappo dello stesso cuore, da sentirmi in realtà morire; che poi Gesù quasi con un prodigio del suo amore mi ridava la vita.  Onde il mio dolce Gesù, dopo che ho sofferto, mi ha detto:

(2) “Figlia delle mie pene, sappi che le pene che mi diedero i giudei furono ombra a quelle che mi diede la Divinità, e ciò era giusto per ricevere piena soddisfazione.  L’uomo, peccando, non solo offende la Maestà Suprema esternamente, ma anche internamente, e deturpa nel suo interno la parte divina che gli fu infusa nel crearlo, sicché il peccato prima si forma nell’interno dell’uomo, e poi esce all’esterno, anzi, molte volte è la parte più minima che esce all’esterno, il molto resta nell’interno.  Ora, le creature erano incapaci di penetrare nel mio interno e farmi soddisfare con pene la gloria del Padre, che con tante offese del loro interno gli avevano negato; molto più che queste offese ferivano la parte più nobile della creatura, qual è l’intelletto, la memoria e la volontà, dove vi è suggellata l’immagine divina; chi doveva dunque prendere quest’impegno, se la creatura era incapace? Perciò fu quasi necessario che la Divinità stessa, prendesse questo impegno e mi facesse da carnefice amoroso, e per quanto amoroso più esigente, per ricevere piena soddisfazione per tutti i peccati fatti nell’interno dell’uomo.  La Divinità voleva l’opera completa e la piena soddisfazione della creatura, si dell’interno che dell’esterno, sicché nella Passione che mi diedero i giudei, soddisfeci la gloria esterna del Padre, che le creature gli avevano tolto; nella Passione che mi diede la Divinità in tutto il corso della mia Vita, soddisfeci il Padre per tutti i peccati dell’interno dell’uomo, da ciò potrai comprendere che le pene che soffrii per le mani della Divinità, superano di gran lungo le pene che mi diedero le creature, anzi, quasi non possono paragonarsi insieme e sono meno accessibili alla mente umana.  Come dall’interno dell’uomo all’esterno c’é gran differenza, molto più c’é differenza tra le pene che m’inflisse la Divinità a quelle delle creature che mi diedero nell’ultimo della mia Vita, le prime erano strappi crudeli, dolori sovrumani, capaci di darmi morte, e ripetute morti nei parti più intime, si dell’anima che del corpo; neppure una fibra mi era risparmiata; nelle seconde erano dolori acerbi, ma non strappi capaci di darmi morte ad ogni pena, ma la Divinità ne teneva il potere ed il Volere.  Ah! quanto mi costa l’uomo, ma l’uomo ingrato non si cura di Me e non cerca di comprendere quanto l’ho amato e sofferto per lui, tanto che neppure ha giunto a capire tutto ciò che soffrii nella Passione che mi diedero le creature, e se non capiscono il meno, come possono il più che ho sofferto per loro? Perciò ritardo a rivelare le pene innumerevoli ed inaudite che mi diede la Divinità per causa loro, ma il mio amore vuole sfogo e ricambio d’amore, perciò chiamo te nell’immensità ed altezza del mio Volere, dove tutte queste pene stanno in atto, e tu non solo vi prendi parte, ma a nome di tutta l’umana famiglia le onori e vi dai il ricambio d’amore, ed insieme con Me sostituisci a tutto ciò che le creature sono obbligate, ma con sommo mio dolore e con sommo loro danno, non si danno nessun pensiero”.

 

+  +  +  +

 

12-102

Maggio 10, 1919

 

Per quanto dura la Divina Volontà nell’anima, tanto dura la Vita Divina in essa.

 

(1) Stavo molto afflitta e quasi impensierita sul povero mio stato, e Gesù volendomi distrarre dal pensare a me stessa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che fai? Il pensiero di te stessa ti fa uscire dalla mia Volontà; e non sai tu che quanto dura la mia Volontà in te, tanto dura la Vita Divina, e come cessa il mio Volere, così cessa la Vita Divina e riprendi la tua vita umana? Bel cambio che fai.  Così avviene all’ubbidienza, fino a tanto che dura l’ubbidienza, dura la vita di chi ha comandato in chi ubbidisce; come cessa l’ubbidienza, così si riprende la vita propria”.

(3) Poi, come sospirando ha soggiunto:  “Ah! tu non sai lo sfascio che farà il mondo, e tutto ciò che è successo finora, si può chiamare gioco a confronto dei castighi che verranno.  Non te li faccio vedere tutti per non opprimerti troppo, ed Io vedendo la ostinazione dell’uomo, me ne sto come occultato in te; e tu prega insieme con Me e non voler pensare a te stessa”.

 

+  +  +  +

 

12-103

Maggio 16, 1919

 

Effetti degli atti fatti nella Divina Volontà.  Il sole è immagine di quest’atti.

 

(1) Stavo pensando come può essere che un atto solo, fatto nel Voler Divino, si moltiplichi in tanti da fare bene a tutti.  In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e con una luce che mi mandava alla mente mi ha detto:

(2) “Figlia mia, un’immagine di ciò la troverai nel sole, uno è il sole, uno il calore, una la luce, eppure questo sole si moltiplica in tutti, dando a ciascuno la sua luce ed il suo calore a seconda le varie circostanze:  all’uomo è luce d’ogni occhio, d’ogni azione, d’ogni passo; e se la creatura varia l’azione, la via, la luce la segue, ma uno è il sole.  Il sole si moltiplica in tutta la natura, dando a ciascuno i diversi effetti; al suo spuntare abbellisce tutta la natura, e la sua luce moltiplicandosi nella brina notturna, vi forma la rugiada, spandendo su tutte le piante un manto argentino, da dare tale risalto e bellezza a tutta la natura, da far stupire ed incantare lo sguardo umano, tanto, che l’uomo con tutta la sua industria, non ha potere di formare una sola goccia di rugiada; passa più oltre, ai fiori dà il suo colore ed il suo profumo, e non un solo colore, ma a ciascuno il suo colore e profumo distinto; invece ai frutti, col suo calore e luce dà la dolcezza e la maturazione, ed a ciascun frutto diversità di dolcezza, ma uno è il sole, feconda e fa crescere altre piante, sicché tutta la natura riceve vita dal sole, e ciascuno ha distinto effetto che le conviene. 

(3) Ora, se ciò fa il sole perché sta in alto e si fa vita di tutta la creazione che vive nel basso, ad onta che il sole è uno, molto più gli atti fatti nella mia Volontà, ché l’anima sale in Me ed opera nell’altezza della mia Volontà, e più che sole si mettono a guardia di tutte le creature per dar loro vita; ad onta che uno è l’atto, come sole vi dardeggia su tutte le creature, ed a chi abbellisce, a chi feconda la grazia, a chi scioglie il freddo, a chi ammollisce il cuore, a chi snebbia le tenebre, a chi purifica e brucia, dando a ciascuna i diversi effetti che ci vogliono, ed a seconda le disposizioni maggiori o minori di ciascuna.  E questo succede anche nel sole che splende sul vostro orizzonte, se il terreno è sterile, il sole poco sviluppo dà alle piante; se il seme del fiore non c’è, il sole con tutta la sua luce e calore non lo fa spuntare; se l’uomo non vuole attivarsi nel operare, il sole nulla gli fa guadagnare, sicché il sole produce i beni nella Creazione a seconda la fecondità dei terreni e dell’attitudine dell’uomo.  Così questi atti fatti nel mio Volere, ad onta che corrono a bene di tutti, agiscono a seconda le disposizioni di ciascuno, ed a seconda dell’attitudine dell’anima che vive nel mio Volere, sicché un atto in più fatto nel mio Volere, è un sole di più che splende su tutte le creature”.

(4) Onde dopo ho cercato di fondermi nel mio Gesù, nel suo Volere, moltiplicando i miei pensieri nei suoi, per riparare e sostituirmi per tutte le intelligenze create, presenti, passate e future; dicevo di cuore al mio Gesù:  “Quanto vorrei ridarvi con la mia mente, tutta la gloria, l’onore, la riparazione di tutta l’umana famiglia, anche delle stesse anime perdute, che con la loro intelligenza non ti hanno dato”.

(5) E Lui come compiacendosi mi ha baciato in fronte, dicendomi:

(6) “Ed Io col mio bacio suggello tutti i tuo pensieri coi miei, affinché sempre trovi in te tutte le menti create, ed a nome loro riceva continua gloria, onore e riparazione”.

 

+  +  +  +

 

12-104

Maggio 22, 1919

 

L’anime nella era del vivere nel Divin Volere,

completeranno la gloria da parte della Creazione.

 

(1) Continuando il mio solito stato, la mia piccola mente si perdeva nel santo Voler di Dio, e non so come, comprendevo come la creatura non ridà a Dio la gloria che è obbligata a dare, e mi sentivo amareggiata.  Ed il mio dolce Gesù, volendomi istruire e consolare, con luce intellettuale mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le opere mie sono complete, sicché la gloria che mi deve dare la creatura sarà completa, e non verrà l’ultimo giorno se tutta la Creazione non mi dà l’onore e la gloria da Me stesso voluta e decisa, e ciò che non mi danno gli uni, prendo dagli altri, raddoppio le grazie in questi, che altri mi respinsero, e da questi ricevo doppio amore e gloria; in altri, a seconda le loro disposizioni, giungo a dare grazie che darei a dieci, ad altri a cento, ad altri a mille, ed alle volte do grazie che darei a città, a province, ed anche a regni interi, e questi mi amano e mi danno gloria per dieci, per cento, per mille, ecc., così la mia gloria viene completata da parte della Creazione, e quando veggo che la creatura non può giungere, ad onta della sua buona volontà, la tiro nel mio Volere, dove trova virtù di moltiplicare un’atto solo per quanti ne vuole, e mi dà gloria, onore, amore, che altri non mi danno, perciò sto preparando l’era del vivere nel mio Volere, ché ciò che non hanno fatto nelle generazioni passate e che non faranno, in quest’era della mia Volontà completeranno l’amore, la gloria, l’onore di tutta la Creazione, dando loro grazie sorprendenti ed inaudite.  Ecco perciò chiamo te nel mio Volere e ti sussurro all’orecchio:  “Gesù, depongo ai tuoi piedi l’adorazione, la sudditanza di tutta l’umana famiglia; depongo nel tuo cuore il ti amo di tutti; sulle tue labbra v’imprimo il mio bacio per suggellare il bacio di tutte le generazioni; con le mie braccia ti stringo, per stringerti con le braccia di tutti, per portarti la gloria di tutte le opere delle creature”.  Ed Io sento in te l’adorazione, il ti amo, il bacio, ecc., di tutta l’umana famiglia, e come non dovrei dare a te l’amore, i baci, le grazie che dovrei dare agli altri?

(3) Ora sappi figlia mia, che la creatura, ciò che fa in terra è il capitale che si fa per il Cielo, sicché, se poco ha fatto poco avrà, se molto avrà molto; se una mi ha amato e glorificato per dieci, avrà dieci contenti di più, corrispondenti ad altrettanta gloria e sarà amata da Me dieci volte di più; se un altra per cento e per mille, avrà contenti, amore e gloria per cento e per mille.  Così Io darò alla Creazione ciò che ho deciso di dare, e la Creazione mi darà ciò che Io devo ricevere da loro, e la mia gloria sarà completata in tutto”.

 

+  +  +  +

 

12-105

Maggio 24, 1919

 

L’anima nella quale dimora Gesù, sente ciò che il

mondo Gli manda:  durezza, tenebre, peccati, ecc.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa ed afflitta per la privazione del mio dolce Gesù e gli dicevo con tutto il cuore:  “Vieni mia vita, senza di Te mi sento morente, ma non per morire, ma solo per sempre morire.  Vieni, non ne posso più, non ne posso più”.  Il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, e lo sentivo che mi baciava forte il cuore, e poi svelandosi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sentivo un irresistibile bisogno di sfogarmi con te in amore”.

Ed io, subito:  “Gesù, quanto mi fai soffrire, la tua privazione mi uccide, tutte le altre pene mi sarebbero nulla, anzi sorrisi e baci tuoi, ma la tua privazione è morte senza pietà, ah Gesù! Gesù! come sei cambiato”.  E Lui interrompendo il mio dire mi ha detto:

(3) “Figlia del mio amore, non vuoi persuaderti che guardo il mondo attraverso di te e sei costretta, siccome dimoro in te, a sentire ciò che mi manda il mondo:  durezza, tenebre, peccati, furore della mia giustizia, ecc.  Sicché invece di pensare alla mia privazione, devi pensare a difendermi dai mali che mi mandano le creature ed a spezzare il furore della mia giustizia, così Io resterò difeso in te, e le creature meno colpite”.

 

+  +  +  +

 

12-106

Giugno 4, 1919

 

Gesù doveva soffrire l’ingiustizia, l’odio, le burle perché la Redenzione

fosse completa, e come la Divinità era incapace di dargli queste pene, ecco

perché l’ultimo dei suoi giorni mortali soffri la Passione da parte delle creature.

 

(1) Stavo pensando alla Passione del mio sempre amabile Gesù, specie quando si trovò sotto la tempesta dei flagelli, e pensavo tra me:  “Quando Gesù potette soffrire di più, nelle pene che la Divinità gli aveva fatto soffrire in tutto il corso della sua Vita, oppure nell’ultimo giorno da parte dei giudei?” Ed il mio dolce Gesù, con una luce che mi mandava all’intelletto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le pene che mi diede la Divinità superano di gran lunga le pene che mi diedero le creature, sì nella potenza come nell’intensità e molteplicità e lunghezza di tempo; ma però non ci fu ingiustizia né odio, ma sommo amore, accordo d’ambi le parte di tutte e Tre le Divine Persone, impegno che Io avevo preso su di Me di salvare le anime a costo di subire tante morti per quante creature uscivano fuori alla luce della Creazione, e che il Padre con sommo amore mi aveva accordato.  Nella Divinità non esiste né può esistere né l’ingiustizia né l’odio, quindi incapace di farmi soffrire queste pene, ma l’uomo col peccato aveva commesso somma ingiustizia, odio, ecc., ed Io per glorificare il Padre completamente, dovevo soffrire l’ingiustizia, l’odio, le burle, ecc., ecco ché l’ultimo dei miei giorni mortali soffrii la Passione da parte delle creature, dove furono tante le ingiustizie, gli odi, le burle, le vendette, le umiliazioni che usarono contro di Me, che la mia povera Umanità la resero l’obbrobrio di tutti, tanto da non sembrare che fosse uomo; mi sfigurarono tanto che loro stessi avevano orrore a guardarmi; ero l’abiezione ed il rifiuto di tutti, sicché potrei chiamarle due Passioni distinte.  Le creature non mi potevano dare tante morti né tante pene per quante creature e peccati si dovevano fare da esse, erano incapaci, e perciò la Divinità ne prese l’impegno, ma con sommo amore e d’accordo d’ambi le parti.  D’altronde la Divinità era incapace d’ingiustizia, ecc.; sottentrarono le creature, e completai in tutto l’opera della Redenzione.  Quanto mi costano le anime, ed è per ciò che l’amo tanto”.

(3) Un altro giorno stavo pensando tra me:  “Il mio amato Gesù me ne ha detto tanto, ed io, sono stata attenta a fare ciò che mi ha insegnato? Oh! come scarseggio nel contentarlo, come mi sento inabilitata a tutto, sicché i tanti suoi insegnamenti saranno a mia condanna”.  Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, perché ti affliggi? Gli insegnamenti del tuo Gesù mai serviranno a condannarti, ancorché facessi una sol volta ciò che ti ho insegnato, nel cielo dell’anima tua è sempre una stella che ci metti, perché come Io distesi un cielo sulla natura umana, ed il mio Fiat tempestò di stelle, così ho disteso un cielo nel fondo dell’anima, ed il Fiat del bene che fa, perché ogni bene è frutto del mio Volere, viene e abbellisce di stelle questo cielo, sicché, se fa dieci beni, vi mette dieci stelle; se mille beni, mille stelle.  Onde, pensa piuttosto a ripetere quanto più puoi i miei insegnamenti, per tempestare di stelle il cielo dell’anima tua, affinché il cielo della tua anima non sia inferiore al cielo che splende sul vostro orizzonte, ed ogni stella vi porterà l’impronta dell’insegnamento del tuo Gesù.  Quanto onore mi farai!”

 

+  +  +  +

 

12-107

Giugno 16, 1919

 

Non c’è santità senza croce.  Nessuna virtù

si acquista senza l’unione delle pene.

 

(1) Stavo pensando nel mio interno:  “Dove sono le pene che il mio dolce Gesù mi aveva detto di farmi parte, mentre non soffro quasi nulla?” Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ti inganni, tu calcoli le pene corporali ed Io calcolo le pene corporali e morali.  Quante volte sei stata priva di Me, era una morte che tu sentivi, ed Io mi sentivo riparato per le tante morti che si danno col peccato le anime, e tu prendevi parte alle tante morti che ho sofferto.  Quando ti sentivi fredda era un’altra piccola morte che sentivi, e venivi a prendere parte al freddo delle creature, che vorrebbero raffreddare il mio amore, ma il mio amore trionfante del loro freddo, lo assorbe in Me per sentire la morte del loro freddo, e do a loro più ardente amore; così di tutte le altre tue pene, erano i mali opposti delle creature, che come tante piccole morti ti facevano prendere parte alle mie morti.  E poi, non sai che la mia giustizia quando è costretta dall’empietà dei popoli a versare nuovi flagelli ti sospende le pene? I mali saranno tanto gravi da far raccapricciare, so che questo è una pena per te, ma anch’Io l’ebbi questa pena, avrei voluto liberare le creature da tutte le pene, sia nel tempo che nell’eternità, ma dalla sapienza del Padre non mi fu accordato, e dovetti rassegnarmi.  Vorresti tu forse superare la mia stessa Umanità? Ah! figlia, nessuna specie di santità è senza croce; nessuna virtù si acquista senza l’unione delle pene.  Sappi però che ti pagherò ad usura tutte le mie privazioni e le stesse pene che vorresti soffrire e non soffri”.

 

+  +  +  +

 

12-108

Giugno 27, 1919

 

Il cuore di Gesù:  Sorgente di gloria e di grazie.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio amabile Gesù mi faceva vedere il suo cuore santissimo dicendomi:

(2) “Figlia mia, quante virtù praticò il mio cuore, tante sorgenti si formarono in esso, e come si formavano, così scaturivano innumerevoli rivoli, che zampillando fin nel Cielo glorificavano degnamente il Padre a nome di tutti, e questi rivoli, dal Cielo ricadevano a bene di tutte le creature.  Ora, anche le creature, come praticano le virtù, nei loro cuori si formano le piccole sorgenti che scaturiscono i loro piccoli rivoli, che s’incrociano coi miei, rivoli che zampillando insieme coi miei, glorificano il Padre Celeste e scendono a pro di tutti, e formano una tale armonia tra il Cielo e la terra, che gli stessi angioli ne restano sorpresi all’incantevole vista.  Perciò sii attenta a praticare le virtù del mio cuore, per farmi aprire le sorgenti delle mie grazie”.

 

+  +  +  +

 

12-109

Luglio 11, 1919

 

I cieli dell’anima.

 

(1) Passo giorni amarissimi, il mio amabile Gesù poco o nulla si fa vedere, o a lampo e alla sfuggita.  Ricordo che una notte si fece vedere stanco e sfinito, e portava come un fascio di anime in braccio, e guardandomi mi ha detto:

(2) “Ah! figlia mia, sarà tale e tanta l’uccisione che faranno, che si salverà solo questo fascio di anime che porto fra le mie braccia; a che pazzia è giunto l’uomo, tu non ti turbare, siimi fedele nella mia assenza e dopo la burrasca ti pagherò ad usura tutte le mie privazioni, moltiplicandoti a doppio le mie visite e le mie grazie”.

(3) E quasi piangendo è scomparso.  E’ inutile il dire lo strazio del mio povero cuore.

(4) Un altro giorno, quasi sorvolandomi davanti, mi restò una luce nella mente, che il benedetto Gesù, come ha disteso il cielo sul nostro capo, così ha disteso un cielo nell’anima nostra, anzi, non uno, ma più, sicché cielo è la nostra intelligenza, cielo è il nostro sguardo, cielo è la parola, l’azione, il desiderio, l’affetto, il cuore; a differenza però, che il cielo esterno non si muta, né crescono né decrescono le stelle; ma i cieli del nostro interno sono soggetti a mutamenti, sicché se il cielo della nostra mente pensa santamente, come i pensieri si formano, così si formano le stelle, i soli, le belle comete, ed il nostro angelo, come li vede formati, li prende e li va situando nel cielo della nostra intelligenza, e se il cielo della mente è santo, lo sguardo è santo, la parola, il desiderio, il palpito sono santi.  Sicché gli sguardi sono stelle, la parola è luce, il desiderio è cometa che si estende, il palpito è sole, e ognuno dei sensi orna il suo cielo.  Invece, se la mente è cattiva, niente di bello si forma, anzi si estendono tali tenebre, da oscurare tutti gli altri cieli.  Sicché lo sguardo manda lampi d’impazienza, la parola tuona bestemmie, i desideri gettano saette di passioni brutali, il cuore dal suo seno sprigiona grandine devastatrice su tutto l’operato della creatura; poveri cieli, come sono oscuri, come fanno pietà”.

 

+  +  +  +

 

12-110

Agosto 6, 1919

 

L’abbandono in Dio.  Valore degli atti fatti nel Divin Volere.

 

(1) Passo i miei giorni amarissimi, il mio povero cuore è come pietrificato dal dolore della privazione di chi forma la mia vita, il mio tutto, e sebbene rassegnata, però non posso fare a meno di lamentarmi col mio dolce Gesù quando quasi di volo, o mi passa davanti o si muove nel mio interno, e ricordo che in questi lamenti una volta mi disse:

(2) “L’abbandono in Me è immagine di due torrenti, che uno si scarica nell’altro con tale impeto, che le acque si confondo insieme, che formando onde di acqua altissime giungono fino a toccare il cielo, da rimanere asciutto il letto di quei torrenti; e lo scroscio di quelle acque, il loro mormorio, è tanto dolce ed armonioso, che il cielo nel vedersi toccato da quelle acque, si sente onorato e risplende di nuova bellezza, ed i santi a coro dicono:  “Questo è il dolce suono e l’armonia che rapisce di un’anima che si è abbandonata in Dio; come è bello, come è bello!”

(3) Un altro giorno mi disse:  “Di che temi? Abbandonati in Me e resterai circondata da Me come dentro d’un circolo, in modo che se vengono nemici, occasioni, pericoli, avranno che ci fare con Me, non con te, ed Io risponderò per te.  Il vero abbandono in Me è riposo per l’anima e per Me lavoro e se l’anima è inquieta, significa che non sta abbandonata in Me; giusta pena a chi vuol vivere a sé è l’inquietudine, facendo a Me un gran torto ed a sé un gran danno”.

(4) Un altro giorno mi lamentavo più forte ancora, ed il mio amabile Gesù, tutto bontà mi disse:

(5) “Figlia mia, chetati, questo tuo stato è il vuoto che si sta formando al secondo preparativo dei nuovi castighi che verranno.  Leggi bene in ciò che ti ho fatto scrivere e troverai che non tutti i castighi si son verificati ancora; quante altre città saranno distrutte, le nazioni continueranno a schierarsi, una nemica dell’altra, e dell’Italia? Le sue nazioni amiche si faranno le sue più fiere nemiche, perciò pazienza figlia mia, quando il tutto sarà preparato per richiamare l’uomo, verrò come prima da te, e pregheremo e piangeremo insieme per l’uomo ingrato.  Tu però non uscire mai dal mio Volere, che essendo il mio Volere eterno, ciò che si fa nella mia Volontà acquista un valore eterno, immenso, infinito, è come moneta che sorge e che mai esaurisce, i più piccoli atti fatti nel mio Volere restano scritti a caratteri incancellabili:  “Siamo atti eterni, perché un Voler eterno ci ha animati, formati e compiuti”.  Succede come ad un vaso di creta in cui si mette il liquido oro, e l’artefice da quell’oro liquefatto vi forma gli oggetti d’oro.  Forse perché quell’oro è stato liquefatto nel vaso di creta si dice che non è oro? Certo che no; l’oro è sempre oro in qualunque vaso si potesse liquefare.  Ora, il vaso di creta è l’anima, la mia Volontà è l’oro, l’atto d’operare della creatura nella mia Volontà, concuoce la mia Volontà con la sua e si liquefanno insieme, e da quel liquido, Io, divino artefice, formo gli atti d’oro eterno, in modo che Io posso dire che sono i miei, e l’anima può dire che sono i suoi”.

 

+  +  +  +

 

12-111

Settembre 3, 1919

 

Il fondersi in Gesù equilibra le riparazioni.

 

(1) Stavo lamentandomi col mio dolce Gesù del mio povero stato, e come sono rimasta un essere inutile che non faccio nessun bene; quindi, a che pro la mia vita? Ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il pro della tua vita lo so Io, né spetta a te investigarlo, ma sappi però che il solo fonderti in Me tutti i giorni e parecchie volte al giorno, serve a mantenere l’equilibrio di tutte le riparazioni, perché solo chi entra in Me e prende il principio da Me di tutto ciò che fa, può equilibrare le riparazioni di tutti e di tutto, può equilibrare da parte delle creature la gloria del Padre, perché stando in Me un principio eterno, una Volontà eterna, potetti equilibrare tutto:  soddisfazione, riparazione e gloria completa del Padre celeste da parte di tutti, sicché, come tu entri in Me vieni a rinnovare l’equilibrio di tutte le riparazioni e della gloria della Maestà Eterna.  E ti par poco ciò? Non senti tu stessa che non ne puoi fare a meno, e che Io non ti lascio se prima non ti veggo fonderti in tutte le mie singole parti, per ricevere da te l’equilibrio di tutte le riparazioni sostituendoti a nome di tutta l’umana famiglia? Cerca, per quanto è da te, ripararmi per tutto.  Se sapessi quanto bene ne riceve il mondo quando un’anima, senza l’ombra dell’interesse personale ma solo per mio amore, si eleva tra il Cielo e la terra, ed unita con Me equilibra le riparazioni di tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-112

Settembre 13, 1919

 

Si deve morire alla propria vita per vivere della Vita di Gesù.

 

(1) Le mie amarezze crescono e non fo altro che lamentarmi col mio sempre amabile Gesù, dicendogli:  “Pietà amor mio, pietà, non vedi come mi son ridotta? Mi sento che non ho più vita, né desideri, né affetti, né amore, tutto il mio interno come morto.  Ah! Gesù, dov’è il frutto in me di tanti tuoi insegnamenti?” Mentre ciò dicevo, mi son sentita vicino il mio dolce Gesù, e con catene forti mi legava e rilegava, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il segno più certo ed il suggello dei miei insegnamenti in te è il non sentire nulla di proprio, e poi, non è proprio questo vivere nel mio Volere sperdersi in Me? Come vai cercando i tuoi desideri, affetti ed altro, se li hai sperduti nel mio Volere? La mia Volontà è immensa, e per trovarli ci vuol troppo, e per vivere di Me conviene non più vivere della vita propria, altrimenti fai vedere che non sei contenta di vivere della mia Vita e tutta sperduta in Me”.

 

+  +  +  +

 

12-113

Settembre 26, 1919

 

Effetti dello stato di vittima.

 

(1) Non fo altro che lamentarmi col mio amabile Gesù, ed il benedetto Gesù facendosi sentire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi è vittima deve stare esposto a ricevere tutti i colpi della Divina Giustizia, e deve provare in sé le pene delle creature ed i rigori che queste pene meritano dalla giustizia divina, oh! come gemeva la mia stritolata Umanità sotto questi rigori; non solo questo, ma dal tuo stato di privazione ed abbandono, puoi vedere come le creature stanno con Me e come la giustizia divina sta per punirle con più terribili flagelli, l’uomo è giunto allo stato di completa pazzia, ed ai pazzi si usano le sferze più dure”.

(3) Ed io:  “Ah! mio Gesù, il mio stato è troppo duro; se non avessi l’incanto del tuo Volere che mi tiene come assorbita, io non so che farei”.

(4) E Gesù:  “La mia giustizia non può prendere da due la soddisfazione, perciò ti tiene come sospesa da quelle pene di prima, ma siccome quando Io volli che ti mettessi in questo stato, vi fu anche il concorso dell’ubbidienza, ora l’ubbidienza vuol tenerti ancora, ecco perciò continua, ma però questo è sempre una cosa avanti alla giustizia divina, ché la creatura vuol fare la parte sua, tu però, non ti spostare in nulla e dopo vedrai ciò che farà il tuo Gesù per te”.

 

+  +  +  +

 

12-114

Ottobre 8, 1919

 

Effetti della confidenza.

 

(1) Continuando il mio solito stato di pene e di privazioni, me la passo con Gesù quasi in silenzio, tutta abbandonata in Lui come una piccola bimba.  Onde, il mio dolce Gesù, facendosi vedere nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la confidenza in Me è la piccola nube di luce, in cui resta l’anima così coinvolta, da farle scomparire tutti i timori, tutti i dubbi, tutte le debolezze, perché la confidenza in Me non solo le forma questa piccola nube di luce che l’involge tutta, ma la nutre di cibi contrari, che hanno la virtù di dissipare tutti i timori, dubbi e debolezze.  Difatti, la confidenza in Me dissipa il timore e nutre l’anima di puro amore, scioglie i dubbi e le dà la certezza, toglie la debolezza e le dà la fortezza, anzi la fa tanto ardita con Me, che si attacca alle mie mammelle e succhia, succhia e si nutre, né altro cibo vuole; e se vede che succhiando non le viene nulla, e ciò lo permetto per eccitarla alla più alta confidenza, lei né si stanca né si stacca dal Mio petto, anzi vi succhia più forte, urta la testa al mio petto, ed Io Me la rido e la faccio fare.  Sicché l’anima confidente è il mio sorriso ed il mio divertimento, sicché chi confida in Me mi ama, mi stima, mi crede ricco, potente, immenso; invece, chi sconfida non mi ama davvero, mi disonora, mi crede povero, impotente, piccolo, che affronto alla mia bontà”.

 

+  +  +  +

 

12-115

Ottobre 15, 1919

 

Il Voler Divino porta lo stato di sicurezza.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pensando:  “Come sarà? Sono così cattiva, non son buona a nulla; con le privazioni del mio Gesù mi son ridotta ad uno stato da far piangere, se si potesse vedere, anche le pietre; e con tutto ciò non dubbi, né timori, né di giudizio né d’inferno, che stato raccapricciante è il mio”.  Mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non appena l’anima entra nel mio volere e si decide a vivere in Esso, partono da lei tutti i dubbi e tutti i timori, succede come ad una figlia d’un re, che per quanto si voglia dire dalla gente che non è figlia a suo padre, lei non da retta, anzi va orgogliosa e dice a tutti:  E’ inutile dirmi il contrario, mettermi dubbi e timori, io sono vera figlia del re, lui è padre mio, vivo con lui, anzi, il suo stesso regno è mio.  Sicché, a tanti altri beni che porta il vivere nel mio Volere, porta insieme lo stato di sicurezza, e siccome fa suo ciò che è mio, come può temere di ciò che possiede? Sicché il timore, il dubbio, l’inferno si smarriscono e non trovano la porta, la via, la chiave per entrare nell’anima, anzi, come l’anima entra nel Voler Divino si spoglia di sé, ed Io la vesto di Me con abiti regali, e queste vesti le mettono il suggello che è mia figlia; il mio regno, come è mio è suo, e difendendo i nostri diritti prende parte a giudicare ed a condannare gli altri, dunque, come vuoi tu andare pescando timori?”

 

+  +  +  +

 

12-116

Novembre 3, 1919

 

Partecipazione delle pene dello stato di vittima di Gesù.

 

(1) Stavo in pensiero sul povero mio stato, il dolore della sua privazione m’impietrisce, ma calma e tutta abbandonata nel mio dolce Gesù.  Il Cielo mi sembra chiuso, la terra è da molto che neppure la conosco, e se non la conosco come posso sperare aiuto? Sicché non ho neppure la dolce speranza di sperare aiuto da persone di questo povero mondo.  Se non avessi la dolce speranza nel mio Gesù, nella mia vita, nel mio tutto, unico e solo mio appoggio, io non so che cosa farei.  Onde il mio sempre amabile Gesù, vedendomi che non ne potevo più, è venuto, e mettendomi la sua santa mano alla fronte per darmi forza, mi ha detto:

(2) “Povera figlia, figlia del mio cuore e delle mie pene, coraggio, non ti abbattere, nulla è finito per te; anzi, quando pare che finisce allora incomincia.  Tutto ciò che tu pensi, nulla è vero, anzi il tuo stato presente non è altro che un punto dello stato di vittima della mia Umanità.  Oh! quante volte si trovava la mia Umanità in queste strette dolorose, Essa era immedesimata con la mia Divinità, anzi una sol cosa, eppure la mia Divinità che ne teneva tutto il potere e ne voleva la espiazione di tutta l’umana famiglia, mi faceva sentire il rifiuto, l’oblio, i rigori, il distacco che meritava tutta l’umana natura.  Queste pene per Me erano le più amarissime, e per quanto più immedesimato con la Divinità, tanto più mi riusciva doloroso provare il distacco mentre ero unito, amato e sentirmi obliato, onorato e provare il rifiuto, santo e vedermi coperto di tutte le colpe; che contrasto! che pene! tanto che per soffrire ciò c’era un miracolo della mia onnipotenza.  Ora, la mia giustizia vuole la rinnovazione di queste pene della mia Umanità; ora, chi mai poteva sentirle, se non a chi avevo immedesimato con Me, onorato tanto da chiamarla a vivere nell’altezza del mio Volere, dove dal suo centro prende tutte le parti di tutte le generazioni, le unisce insieme e mi ripara, mi ama, si sostituisce a tutte le creature, e mentre ciò fa, sente l’oblio, il rifiuto, il distacco di chi forma la sua stessa vita? Queste sono pene che solo il tuo Gesù può calcolare, ma in certe circostanze mi son necessarie, tanto che son costretto a più nasconderti in Me, per non farti sentire tutta l’acerbità del dolore; e mentre ti nascondo, Io ripeto ciò che faceva e soffriva la mia Umanità, perciò chetati, finirà questo stato per farti passare agli altri passi della mia Umanità.  Quando senti che non ne puoi più, abbandonati più in Me, e vi sentirai il tuo Gesù che prega, soffre, ripara, e tu seguitemi, ed Io sarò attore, e tu spettatrice, e quando ti sarai rinfrancata prenderai la parte di attore ed Io sarò lo spettatore; così ci alterneremo a vicenda”.

 

+  +  +  +

 

12-117

Dicembre 6, 1919

 

L’anima nella Divina Volontà dà a Dio l’amore che non daranno l’anime perdute.

Dio nel creare l’uomo lo lasciò libero, e le diede il poter di fare il bene che vuole.

 

(1) Non mi sento la forza di scrivere le mie dolorose vicende, dico solo poche parole che il mio dolce Gesù mi aveva detto e che io neppure pensavo di metterle su carta, ma Gesù rimproverandomi di ciò, mi ha fatto decidere a scriverle.

(2) Ora ricordo che una notte stavo facendo l’adorazione al mio crocifisso Gesù e gli dicevo:  “Amor mio, nel tuo Volere trovo tutte le generazioni, ed io a nome di tutta l’umana famiglia, ti adoro, ti bacio, ti riparo per tutti; le tue piaghe, il tuo sangue lo do a tutti, affinché tutti trovino la loro salvezza.  E se le anime perdute non possono più fruire del tuo santissimo sangue, né amarti, lo prendo io per loro per fare io ciò che dovrebbero far loro; il tuo amore non voglio che resti defraudato da parte delle creature, per tutti voglio supplire, ripararti, amarti, dal primo fino all’ultimo uomo”.  Mentre ciò dicevo ed altro, il mio dolce Gesù mi stese le braccia al collo, e tutta stringendomi mi disse:

(3) “Figlia mia, eco della mia Vita, mentre tu pregavi, la mia misericordia si raddolciva e la mia giustizia perdeva l’asprezza, e non solo nel tempo presente, ma anche nel tempo futuro, perché la tua preghiera rimarrà in atto nella mia Volontà, ed in virtù di essa, la mia misericordia raddolcita scorrerà più abbondante, e la mia giustizia sarà meno rigorosa, non solo, ma sentirò la nota dell’amore delle anime perdute, ed il mio cuore sentirà verso di te un amore di speciale tenerezza, nel trovare in te l’amore che mi dovevano queste anime, e verserò in te le grazie che tenevo preparate per loro”.

(4) 2º Un’altra volta mi disse:  “Figlia mia, amo tanto la creatura, che nel creare il cielo, le stelle, il sole e tutta la natura, non li lasciai nessuna libertà, sicché il cielo non può aggiungere una stella di più né una di meno, né il sole sperdere o aggiungere una goccia di luce di più; invece, nel creare l’uomo lo lasciai libero, anzi lo volevo insieme con Me a creare le stelle, il sole, per abbellirsi il cielo dell’anima sua, e come doveva fare il bene, esercitarsi nelle virtù, gli davo il potere di formarsi le stelle, i soli più splendidi; e quanto più bene faceva, tante più stelle formava, e quanta più intensità d’amore e di sacrificio, più splendore e più luce aggiungeva ai suoi soli, ed Io, spaziandomi insieme nel cielo dell’anima sua gli dicevo:  “Figlio mio, quanto più bello vuoi farti, più piacere mi dai; anzi, amo tanto la tua bellezza che ti spingo, t’insegno, e non appena ti decidi, Io corro ed insieme con te rinnovo la potenza creatrice e ti do il poter di fare il bene che vuoi, ti amo tanto che non schiavo ti ho fatto, ma libero; ma ahi! quanto abuso di questo potere che ti ho dato, hai il coraggio di convertirlo a tua rovina e ad offesa del tuo Creatore”.

 

+  +  +  +

 

12-118

Dicembre 15, 1919

 

La Divina Volontà, fonte di bene e di santità.

 

(1) Stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù:  “Giacché non vuoi dirmi nulla, dimmi almeno che mi perdoni se in qualche cosa vi ho offeso”.  E Lui subito ha risposto:

(2) “In che vuoi che ti perdoni? Per chi fa la mia Volontà e vive in Essa, ha perduto la fonte, il germe, l’origine del male, perché la mia Volontà contiene la fonte della santità, il germe di tutti i beni, l’origine eterno ed immutabile ed inviolabile, sicché chi in questa fonte vive è santa, ed il male non ha più contatto con lei, e se in qualche cosa apparente comparisce il male, l’origine, il germe è santo, il male non attecchisce, e questo succede anche in Me:  quando la giustizia mi sforza a colpire le creature, apparentemente pare che le faccio il male, facendole soffrire, e quanto me ne dicono, fino a dirmi ingiusto, ma ciò non può essere mancando in Me l’origine, il germe del male; anzi, in quella pena che mando c’è in Me un amore più tenero e più intenso.  La sola volontà umana è fonte che contiene il germe di tutti i mali, e se qualche bene para che faccia, quel bene è infetto, e chi tocca quel bene ne resterà infettato ed avvelenato”.

(3) Ond’io ho seguito il mio corso, cioè di sostituirmi per tutti come Gesù mi ha insegnato, come sta accennato altrove nei miei scritti; e mentre ciò facevo mi ha detto:

(4) “Figlia mia, come vai ripetendo ciò che ti ho insegnato, così mi sento ferito dal mio stesso amore; quando te lo insegnai Io, ferii te col mio eterno amore; quando me lo ripeti tu, ferisci Me, ed anche il solo ricordarti delle mie parole ed insegnamenti, sono ferite che mi mandi; se mi vuoi bene, feriscimi sempre”.

 

+  +  +  +

 

12-119

Dicembre 26, 1919

 

Vivere nella Divina Volontà è Sacramento e

sorpassa a tutti gli altri Sacramenti uniti insieme.

 

(1) Stavo pensando tra me:  “Come può essere che il fare la Volontà di Dio oltrepassa gli stessi sacramenti?” E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, e perché i sacramenti si chiamano sacramenti? Perché sono sacri, hanno il valore e potere di conferire la grazia, la santità, però questi sacramenti agiscono a seconda le disposizioni delle creature, tanto che molte volte restano anche infruttuosi, senza poter conferire i beni che contengono.  Ora, la mia Volontà è sacra e santa, e contiene tutta insieme la virtù di tutti i sacramenti, non solo, ma non deve lavorare a disporre l’anima a ricevere i beni che contiene questa mia Volontà, ma non appena l’anima si è disposta a fare la mia Volontà, si è già disposta da sé, e la mia Volontà trovando il tutto preparato e disposto, anche a costo di qualunque sacrificio, senza indugio si comunica all’anima, versa i beni che contiene e vi forma gli eroi, i martiri del Divin Volere, i portenti più inauditi, e poi, che fanno i sacramenti se non che unire l’anima con Dio.  Che cosa è fare la mia Volontà? Non è forse unire la volontà della creatura col suo Creatore? Sperdersi nel Volere eterno, il nulla salire al Tutto, il Tutto discendere nel nulla; è l’atto più nobile, più divino, più puro, più bello, più eroico che la creatura può fare.  Ah! sì, te lo confermo, te lo ripeto, la mia Volontà è Sacramento ed oltrepassa tutti i sacramenti insieme, ma in modo più ammirabile, senza intermedio di nessuno, senza alcuna materia; il Sacramento della mia Volontà si forma tra la Volontà mia e quella dell’anima, le due volontà si annodano insieme e formano il sacramento; la mia Volontà è Vita, e l’anima è già disposta a ricevere la vita; è santa, e riceve la santità; è forte, e riceve la fortezza, e così di tutto il resto.  Invece, gli altri miei sacramenti, quanto devono lavorare a disporre le anime, se pure vi riescono.  E questi canali che ho lasciato alla mia Chiesa, quante volte restano malmenati, disprezzati, conculcati? E certi se ne servono per lordarsi e li rivolgono contro di Me per offendermi, ah! se tu sapessi i sacrilegi enormi che si fanno nel sacramento della confessione e gli abusi orrendi del sacramento della Eucaristia, ne piangeresti Meco per il gran dolore.  Ah! sì, solo il sacramento della mia Volontà può cantare gloria e vittoria, è pieno nei suoi effetti ed intangibile d’essere offeso dalla creatura, perché per entrare nella mia Volontà deve deporre la sua volontà, le sue passioni; ed allora la mia Volontà si abbassa a lei, la investe, la immedesima, e ne fa dei portenti, perciò quando parlo della mia Volontà vado in festa, non la finisco mai, è piena la mia gioia, né amarezza entra fra Me e l’anima; ma per gli altri sacramenti il mio cuore nuota nel dolore, e l’uomo me l’ha cambiato in fonte d’amarezze, mentre Io li ho dato come tante fonti di grazia”.

 

+  +  +  +

 

12-120

Gennaio 1, 1920

 

In ogni atto che l’anima fa nella Divina Volontà, Gesù

resta moltiplicato come nelle Ostie Sacramentali.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù mi pareva che uscisse da dentro il mio interno, e guardandolo lo vedevo tutto bagnato di lacrime, fin le sue vesti, le sue santissime mani erano imperlate di lacrime; che strazio! io ne son rimasta scossa, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che sfascio farà il mondo, i flagelli scorreranno più dolorosi di prima, tanto che non faccio altro che piangere la sua triste sorte”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, la mia Volontà è ruota, e chi in Essa entra resta circuito dentro, da non trovare apertura come uscirne; e tutto ciò che fa resta appuntato al punto eterno e sbocca nella ruota dell’eternità.  Ma sai quali sono le vesti dell’anima che vive nel mio Volere? Non sono d’oro, ma di luce purissima, e questa veste di luce le servirà come specchio per far vedere a tutto il Cielo quanti atti ha fatto nel mio Volere, perché in ogni atto che ha fatto nella mia Volontà ha rinchiuso tutto Me, e questa veste sarà ornata da tanti specchi, e in ogni specchio si vedrà tutto Me, sicché da dovunque sarà mirata, da dietro, davanti, a destra, a sinistra vedranno Me e moltiplicato in tanti per quanti atti ha fatto nel mio Volere.  Veste più bella non potrei darle, sarà il distintivo delle sole anime che vivono nel mio Volere”.

(4) Io son rimasta un po’ confusa nel sentire ciò, e Lui ha soggiunto:

(5) “Come, ne dubiti? E non succede lo stesso nelle ostie sacramentali? Se ci sono mille ostie, mille Gesù ci sono, ed a mille mi comunico tutto intero, e se ci sono cento ostie, ci sono cento Gesù, e mi posso dare solo a cento.  Così in ogni atto fatto nella mia Volontà, l’anima mi rinchiude dentro ed Io vi resto suggellato dentro della volontà dell’anima, sicché questi atti fatti nel mio Volere sono comunioni eterne, non soggette come le ostie sacramentali a consumarsi le specie, e col consumarsi le specie la mia Vita Sacramentale finisce; invece, nelle ostie della mia Volontà non c’entra né farina né altra materia, l’alimento, la materia di queste ostie della mia Volontà è la mia stessa Volontà eterna unita con la volontà dell’anima, eterna con Me, non soggette queste due volontà a consumarsi.  Quindi, che meraviglia che si vedrà tante volte moltiplicata tutta la mia persona per quanti atti ha fatto nella mia Volontà, molto più che Io son restato suggellato in lei, e lei tante volte in Me? Sicché, anche in Me resterà moltiplicata tante volte l’anima per quanti atti ha fatto nel mio Volere.  Sono i prodigi del mio Volere, e ciò basta per toglierti ogni dubbio”.

 

+  +  +  +

 

12-121

Gennaio 9, 1920

 

Tutte le cose create porgono l’amore di Dio all’uomo.

 

(1) Stavo pregando, e col mio pensiero mi fondevo nel Voler Eterno, e portandomi innanzi alla Maestà Suprema dicevo:  “Eterna Maestà, vengo ai tuoi piedi a nome di tutta l’umana famiglia, dal primo fino all’ultimo uomo delle future generazioni, ad adorarti profondamente, ai tuoi piedi santissimi voglio suggellare le adorazioni di tutti, vengo a riconoscerti a nome di tutti:  Creatore e dominatore assoluto di tutto, vengo ad amarti per tutti e per ciascuno, vengo a ricambiarti in amore per tutti, per ciascuna cosa creata, cui tanto amore ci hai messo dentro, che mai la creatura troverà amore sufficiente per ricambiarti in amore, ma io nel tuo Volere trovo questo amore, e volendo che il mio amore, come gli altri atti, siano completi, pieni e per tutti, perciò sono venuta nel tuo Volere, dove tutto è immenso ed eterno, e trovo amore per poterti amare per tutti, quindi ti amo per ogni stella che hai creato, ti amo per quante gocce di luce ed intensità di calore che hai messo nel sole”.  Ma chi può dire tutto ciò che la mia povera mente diceva? Andrei troppo per le lunghe; perciò faccio punto.  Ora, mentre ciò facevo, un pensiero mi ha detto:  “Come va, ed in che modo Nostro Signore ha messo in ogni cosa creata fiumi d’amore verso la creatura?” Ed una luce ha risposto al mio pensiero:

(2) “Certo figlia mia che in ogni cosa creata il mio amore si riversava a torrenti verso la creatura, te lo dissi altrove, te lo confermo ora, che mentre il mio amore increato creava il sole, ci metteva oceani d’amore, ed in ogni goccia di luce che doveva inondare l’occhio, il passo, la mano, e tutto della creatura, correva il mio amore, e quasi ripercotendole dolcemente l’occhio, la mano, il passo, la bocca, le dà il mio bacio eterno e le porge il mio amore; alla luce corre insieme il calore, e ripercotendolo un po’ più forte e quasi impaziente dell’amore della creatura, fino a dardeggiarla, le ripeto più forte il mio ti amo eterno, e se il sole con la sua luce e calore feconde le piante, è il mio amore che corre alla nutrizione dell’uomo; e se ho disteso un cielo sul capo dell’uomo, tempestandolo di stelle, era il mio amore che volendo allietare l’occhio dell’uomo, anche la notte, gli diceva in ogni scintillio di stella il mio “ti amo”, sicché ogni cosa creata porge il mio amore all’uomo, e se ciò non fosse, non aveva nessuno scopo la Creazione, ed Io non faccio nulla senza scopo, tutto è stato fatto per l’uomo, ma l’uomo non lo riconosce, e si è cambiato per Me in dolore.  Perciò figlia mia, se vuoi lenire il mio dolore vieni spesso nel mio Volere, ed a nome di tutti dammi adorazione, amore, riconoscenza e ringraziamento per tutti”.

 

+  +  +  +

 

12-122

Gennaio 15, 1920

 

Chi vuole amare, riparare, sostituirsi

per tutti, deve far vita nel Voler Divino.

 

(1) Stavo riversandomi tutta nel Divin Volere, per potermi sostituire a tutto ciò che la creatura è obbligata a fare verso la Maestà Suprema, e mentre ciò facevo ho detto tra me:  “Dove potrò trovare tanto amore per poter dare al mio dolce Gesù amore per tutti?” E nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella mia Volontà troverai questo amore che può supplire all’amore di tutti, perché chi entra nella mia Volontà troverà tante fonti che sorgono, e per quanto può prendere, mai ne diminuisce una stilla, sicché c’è la fonte dell’amore, che impetuosa getta le sue onde; ma per quanto getta, sempre sorge; c’è la fonte della bellezza, e per quante bellezze mette fuori, mai scolorisce, anzi sorge sempre nuove e più belle bellezze; c’è la fonte della sapienza, la fonte dei contenti, la fonte della bontà, della potenza, della misericordia, della giustizia e di tutto il resto delle mie qualità, tutte sorgono e l’una si riversa nell’altra, in modo che l’amore è bello, è sapiente, è potente, ecc.; la fonte della bellezza, la bellezza amore, sapiente, potente, e con tal potere, da tenere rapito tutto il Cielo senza mai stancarli.  Queste fonti sorgenti formano una tale armonia, un tale contento, ed uno spettacolo incantevole, che tutti i beati restano dolcemente incantati, da non spostare neppure uno sguardo per non perdere neppure uno di questi contenti, perciò figlia mia la stretta necessità per chi vuole amare, riparare, sostituirsi per tutti, di far vita nel mio Volere, dove tutto sorge, le cose si moltiplicano per quante ce ne vogliono, restano tutte coniate con l’impronta divina, e questa impronta divina forma altre sorgenti, che le loro onde si innalzano, s’innalzano tanto, che nel riversarsi allagano tutto e fanno bene a tutti, perciò sempre, sempre nel mio Volere; lì ti attendo, lì ti voglio”.

 

+  +  +  +

 

12-123

Gennaio 24, 1920

 

Iddio creò l’uomo perché Gli facesse compagnia.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo unendomi con Gesù, pregandolo di non lasciarmi sola, e che venisse a tenermi compagnia, e Lui, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se sapessi come desidero, sospiro, amo la compagnia della creatura! E’ tanto, che se nel creare l’uomo dissi:  “Non è buono che l’uomo sia solo, facciamo un’altra creatura che lo rassomigli e gli tenga compagnia, affinché l’uno formi la delizia dell’altro”.  Queste stesse parole, prima di creare l’uomo, dissi al mio amore:  “Non voglio essere solo, ma voglio la creatura in mia compagnia, voglio crearla per trastullarmi con lei, per dividere con lei tutti i miei contenti, con la sua compagnia mi sfogherò nell’amore”.  Perciò la feci a mia somiglianza, e come la sua intelligenza pensa a Me, si occupa di Me, così tiene compagnia alla mia sapienza, ed i miei pensieri facendo compagnia ai suoi, ci trastulliamo insieme; se il suo sguardo guarda Me e le cose create per amarmi, sento la compagnia del suo sguardo; se la lingua prega, insegna il bene, sento la compagnia della sua voce; se il cuore mi ama, sento la compagnia nel mio amore; e così di tutto il resto.  Ma se invece fa il contrario, Io mi sento solo e come re derelitto, ma ahi! quanti mi lasciano solo e mi disconoscono”.

 

+  +  +  +

 

12-124

Marzo 14, 1920

 

Il martirio dell’amore sorpassa in modo

quasi infinito tutti gli altri martiri insieme.

 

(1) Il mio stato è sempre più doloroso, e mentre nuotavo nel mare immenso delle privazioni del mio dolce Gesù, della mia vita, del mio tutto, io non potevo farne a meno di lamentarmi ed anche di dire qualche sproposito; ed il mio Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto sospirando:

(2) “Figlia mia, tu sei per il mio cuore il martirio più duro, il dolore più crudo, ed ogniqualvolta ti veggo gemere ed impietrita dal dolore della mia privazione, il mio martirio si fa più acerbo, ed è tanto lo spasimo, che son costretto a sospirare e gemendo dico:  “Oh! uomo, quanto mi costi, tu formasti il mio martirio per la mia Umanità, che presa da follia d’amore per te si sobbarcò a tutte le tue pene, e continui a formare il martirio di chi presa d’amore per Me e per te si offerì vittima per Me e per causa tua, sicché il mio martirio è continuo, anzi lo sento più al vivo, perché è martirio di chi mi ama, e il martirio dell’amore sorpassa in modo quasi infinito tutti gli altri martiri insieme”.

(3) Poi, avvicinando la sua bocca all’orecchio del mio cuore, diceva gemendo:

(4) “Figlia mia! figlia mia! povera figlia! solo il tuo Gesù può comprenderti e compatirti, perché sento nel mio cuore il tuo stesso martirio”.

(5) Poi ha soggiunto:  “Senti, figlia mia, se l’uomo col castigo della guerra si fosse umiliato ed entrato in sé stesso, non sarebbero necessari altri castighi, ma l’uomo si è imperversato di più, quindi, per far entrare l’uomo in sé stesso, sono necessari i castighi più terribili della stessa guerra, ciò che avverrà, perciò la giustizia va formando vuoti, e se sapessi qual vuoto si fa formando nella mia giustizia col mio non venire da te, ne tremeresti, perché venendo a te la mia giustizia la faresti tua, e prendendo su di te le pene, riempiresti i vuoti che l’uomo fa col peccato; non l'hai fatto per tanti anni? Ma ora l’ostinazione dell’uomo lo rende indegno di questo gran bene, e perciò ti privo spesso di Me; e vedendoti martirizzata per causa mia, è tanto il mio dolore che deliro, gemo, sospiro, e son costretto a nasconderti i miei gemiti, senza neppure poterli sfogare con te, per non darti più pene”.

 

+  +  +  +

 

12-125

Marzo 19, 1920

 

Il vivere nella Divina Volontà è vivere a nome di tutti.

 

(1) Stavo lamentandomi col mio sempre amabile Gesù, dicendogli:  “Come ti sei cambiato! Possibile che neppure il patire ci sia più per me? Tutti soffrono, solo io non sono degna di patire, è vero che supero tutti in cattiveria, ma Tu abbi pietà di me e non mi negare almeno le briciole del tanto patire, che abbondantemente non neghi a nessuno, Amor mio, come è raccapricciante il mio stato, abbi pietà di me, abbi pietà”.  Mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Ah! figlia mia, quietati, altrimenti mi fai male, più squarci profondi apri nel mio cuore; mi vuoi tu forse sorpassare? Anch’Io avrei voluto racchiudere in Me tutte le pene delle creature; era tanto l’amore verso le creature, che avrei voluto che nessuna pena più le toccasse, ma ciò non potetti ottenere, dovetti sottostare alla sapienza ed alla giustizia del Padre, che mentre mi permetteva di soddisfare in gran parte alle pene delle creature, per tutte le pene non volle la mia soddisfazione, e questo per decoro e per equilibrio della sua giustizia.  La mia Umanità avrebbe voluto tanto soffrire, per poter mettere termine all’inferno, al purgatorio ed a tutti i flagelli, ma la Divinità non volle e la giustizia disse al mio amore:  “Tu hai voluto il diritto dell’amore, e ti è stato concesso ed io voglio i diritti della giustizia”.  Io mi rassegnai alla sapienza del Padre mio, la vidi giusta, ma la mia gemente Umanità ne sentiva la pena per le pene che toccavano le creature.  Nel sentire i tuoi lamenti di non patire, sento l’eco dei miei lamenti e corro a sostenere il tuo cuore per darti forza, sapendone quanto è dura tal pena, ma sappi però che questa è anche una pena del tuo Gesù”.

(3) Io mi rassegnai per amor di Gesù anche a non patire, ma lo strazio del mio cuore era acerbissimo, e nella mia mente molte cose giravano, specie su ciò che mi aveva detto sul Voler Divino, mi pareva di non vedere in me gli effetti della sua parola, e Gesù benignamente ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando Io ti domandai se tu consentivi di voler far vita nel mio Volere, e tu accettasti dicendo:  “Dico sì, non nel mio volere, ma nel tuo, affinché il mio abbia tutto il poter ed il valore d’un sì di un Voler Divino”.  Quel sì esiste ed esisterà sempre, come esisterà il mio Volere, sicché la tua vita finì, la tua volontà non più ha ragione di vivere ed ecco perciò ti dissi che stando nella mia Volontà tutte le creature, a nome di tutta l’umana famiglia vieni a deporre in modo divino, ai piedi del mio trono, nella tua mente i pensieri di tutti per darmi la gloria di ciascun pensiero, nel tuo sguardo, nella tua parola, nella tua azione, nel cibo che prendi, anche il sonno, quello di tutti, sicché la tua vita deve abbracciare tutto; e non vedi quando qualche volta, oppressa dal peso della mia privazione, qualche cosa ti sfugge di ciò che fai e non unisci tutta l’umana famiglia insieme, Io ti richiamo, e se non mi dai retta, afflitto ti dico:  “Se non vuoi seguirmi, Io faccio da solo”.  La vita nella mia Volontà è vivere senza vita propria, senza riflessioni personali, ma è la vita che abbraccia tutte le vite insieme.  Sii attenta in questo e non temere”.

 

+  +  +  +

 

12-126

Marzo 23, 1920

 

L’anima vuole il nascondimento, e Gesù la vuole come luce.

 

(1) Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Vorrei nascondermi tanto, da scomparire a tutti e che tutti si scordassero, come se più non esistessi sulla terra.  Come mi pesa il dover trattare con persone, sento tutta la necessità d’un profondo silenzio”.  E Lui, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Tu vuoi nasconderti, ed Io ti voglio come candelabro che deve dar luce, e questo candelabro sarà acceso dai riverberi della mia luce eterna; sicché, se tu vuoi nasconderti, non te nascondi, ma nascondi Me, la mia luce, la mia parola”.

(3) Dopo ciò, io continuavo a pregare, e non so come mi son trovata fuori di me stessa insieme con Gesù, io ero piccola e Gesù era grande e Lui mi ha detto:

(4) “Figlia mia, allungati in modo da eguagliarmi, voglio che le tue braccia arrivino alle mie, la tua bocca alla mia”.

(5) Io non sapevo come fare perché ero troppo piccola, e Gesù ha messo le sue mani nelle mie e mi ha ripetuto:  “Allungati, allungati”.  Io ho provato e mi sentivo come una molle, che se volevo allungarmi mi allungavo, se no, rimanevo piccola; onde con facilità mi sono allungata ed ho poggiato la mia testa sulla spalla di Gesù, e continuava a tenere le sue mani nelle mie.  Al contatto delle sue santissime mani mi son ricordata delle piaghe di Gesù e gli ho detto:  “Amor mio, vuoi che ti eguagli, e perché non mi dai i tuoi dolori? Dammeli, non me li negare”.  Gesù mi ha guardato e mi ha stretto forte al suo cuore, come se mi volesse dire tante cose, ed è scomparso, ed io mi son trovata in me stessa.

 

+  +  +  +

 

12-127

Aprile 3, 1920

 

Tutta la Volontà di Dio nel creare l’uomo fu che in tutto

facesse la sua Volontà, per poter sviluppare in lui la sua Vita.

 

(1) Continuando il mio povero stato, mi sentivo il mio amabile Gesù nel mio interno, che si univa a pregare insieme con me, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la mia Volontà nel creare l’uomo, fu che in tutto facesse la mia Volontà, e come andava di mano in mano facendo questa mia Volontà, così venivo a completare la Vita mia in lui, in modo che, dopo ripetuti atti fatti nella mia Volontà, formando la mia Vita in lei, Io venivo da lui, e trovandolo simile a Me, il sole della mia Vita, trovando il sole della mia Vita che si era formato nell’anima, lo avrebbe assorbito in Me, e trasformandosi insieme, come due soli in uno, lo portavo nelle delizie del Cielo.  Ora, la creatura col non fare la mia Volontà, oppure se ora la fa ed ora no, la mia Vita viene dimezzata con la vita umana, e la Vita Divina non può completarsi; cogli atti umani viene oscurata, non riceve cibo abbondante per dare uno sviluppo che basti per poter formare una vita, perciò l’anima è in continua opposizione allo scopo della Creazione, ma ahi! quanti vi ne sono che col vivere la vita del peccato, delle passioni, formano in loro la vita diabolica”.

 

+  +  +  +

 

12-128

Aprile 15, 1920

 

Causa delle pene di Gesù:  L’amore alle anime.

 

(1) Mi stavo lamentando col mio dolce Gesù del mio stato doloroso, dicendogli:  “Dimmi, amor mio, dove sei? Quale via prendesti nell’andartene, onde poterti seguire? Fammi vedere le orme dei tuoi passi, così passo a passo con certezza posso trovarti.  Ah! Gesù, senza di Te non ne posso più, ma sebbene sei lontano, io ti mando i miei baci.  Bacio quella mano che più non mi abbraccia, bacio quella bocca che più non mi parla, bacio quel volto che più non vedo, bacio quei piedi che più non s’incamminano verso di me, ma altrove rivolgono i tuoi passi; ah! Gesù, come è triste il mio stato, che fine crudele mi aspettava”.  Mentre ciò dicevo e tant’altri spropositi, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia, quietati, per chi vive nel mio Volere tutti i punti sono vie sicure per trovarmi, la mia Volontà riempie tutto, qualunque via prenda, non c’è timore che non possa trovarmi.  Ah! figlia mia, il tuo stato penoso lo sento nel mio cuore; sento ripetermi la corrente del dolore che passava tra Me e la mia Mamma, Lei era crocifissa per le mie pene; Io ero crocifisso per le sue; ma la causa di tutto ciò, chi era? L’amore delle anime.  Per amore di esse la mia cara Mamma tollerava tutte le mie pene e fino la mia morte, ed Io per amor delle anime tolleravo tutte le sue pene, fino a privarla di Me.  Oh! quanto costò al mio ed al suo amore materno privare di Me la mia inseparabile Mamma, ma l’amore delle anime trionfò di tutto.  Ora, il tuo stato di vittima in cui ti sottoponesti, fu per l’amore delle anime e tu accettasti per amore di esse tutte le pene che si sono svolte nella tua vita, causa sono state le anime ed i tristi tempi che volgono, cui la giustizia divina m’impedisce di starmi alla familiare con te, per far scorrere tempi più propizi, anziché procellosi e tenerti in terra.  Sono le anime, se non fosse per amor loro, il tuo esilio sarebbe finito e tu non avresti il dolore di vederti priva di Me, né Io avrei il dolore di vederti così straziata per la mia privazione, perciò pazienza, e fa che anche in te trionfi fino all’ultimo l’amore delle anime”.

 

+  +  +  +

 

12-129

Maggio 1, 1920

 

La santità per chi vive nel Voler Divino, è il Gloria Patri continuato.

 

(1) La mia miseria si fa più sentire, e nel mio interno dicevo:  “Mio Gesù, quale vita è la mia?” E Lui senza darmi tempo di dire altro, ha risposto subito:

(2) “Figlia mia, per chi vive nel mio Volere, la sua santità ha un solo punto, è il Gloria Patri continuato, col seguito del Sicut erat in principio ed nunc ed semper et in saecula saeculorum.  Non c’è cosa che non dia gloria a Dio, al tutto completa, sempre stabile, sempre eguale, sempre regina, senza mai mutarsi.  Questa Santità non è soggetta a rovesci, a perdite, è sempre regnare, sicché il suo fondo è il Gloria Patri, la sua prerogativa è il Sicut erat in principio, ecc”.

(3) Continuando a lamentarmi delle sue privazioni e delle sottrazioni del patire, mentre agli altri ne dà abbondante, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e poggiando la testa sulla mia spalla mi ha detto tutto afflitto:

(4) “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà vive in alto, e chi vive in alto può guardare con più chiarezza nel basso, e deve prendere parte alle decisioni, alle afflizioni ed a tutto ciò che conviene alle persone che vivono in alto.  Non vedi tu nel mondo, alcune volte, padre e madre, e qualche volta anche un figlio più grande è capace di prendere parte alle decisioni, ai dolori dei genitori, mentre questi sono sotto l’incubo di pene dolorose, d’incertezze, d’intrighi, di perdite; gli altri figli piccoli non ne sanno nulla, anzi li fanno scherzare e fare il corso della vita ordinaria della famiglia, non volendo amareggiare quelle tenere vite senza uno scopo utile per loro e per i genitori.  Così succede nell’ordine della grazia, chi è piccolo e ancora crescente, vive nel basso, e quindi le son necessarie le purghe ed i mezzi necessari per farlo crescere nella santità, sarebbe come i piccoli della famiglia, che voler parlare loro d’affari, d’intrighi, di pene, sarebbe stordirgli senza che ne capiscono un’acca; ma chi vive nel mio Volere, vivendo in alto deve sottostare alle pene di chi vive nel basso, vedere i loro pericoli, aiutarli, prendere delle serie decisioni da tremare, mentre loro se ne stanno tranquilli.  Perciò quietati, e nel mio Volere faremo vita in comune, ed insieme con Me prenderai parte ai dolori dell’umana famiglia, vigilerai sulle grandi tempeste che risorgeranno, e mentre loro nel pericolo scherzeranno, tu insieme con Me piangerai la loro sventura.

 

+  +  +  +

 

12-130

Maggio 15, 1920

 

La Divina Volontà forma nell’anima la crocifissione completa.

 

(1) Mi lamentavo col mio dolce Gesù dicendogli:  “Dove sono le tue promesse? Non più croce, non più somiglianza con Te, tutto è svanito e non mi resta che piangere la mia dolorosa fine”.  E Gesù, movendosi mi ha detto nel mio interno:

(2) “Figlia mia, la mia crocifissione fu completa, e sai perché? Perché fu fatta nella Volontà Eterna del Padre mio.  In questa Volontà la croce si fece tanto lunga e larga, da abbracciare tutti i secoli, da penetrare in ogni cuore presente, passato e futuro, in modo che restavo crocifisso in ciascun cuore di creatura; questa Divina Volontà metteva chiodi a tutto il mio interno, ai miei desideri, agli affetti e palpiti miei, posso dire che non avevo vita propria, ma la Vita della Volontà eterna, che rinchiudeva in Me tutte le creature ed a cui voleva che rispondessi per tutto.  Mai la mia crocifissione poteva essere completa ed distesa tanto da abbracciare tutti, se il Voler eterno non ne fosse l’attore.  Anche in te la crocifissione voglio che sia completa e distesa a tutti.  Ecco perciò il continuo richiamo nel mio Volere, le spinte a portare innanzi alla Maestà Suprema tutta l’umana famiglia, ed a nome di tutti emettere gli atti che loro non fanno.  L’oblio di te, la mancanza di riflessioni personali, non sono altri che chiodi che mette la mia Volontà.  La mia Volontà non sa fare cose incomplete e piccole, e facendosi corona intorno all’anima, la vuole in Sé, e distendendola in tutto l’ambiente del suo Voler eterno, vi mette il suggello del suo completamento.  Il mio Volere svuota tutto l’umano dall’interno della creatura, e vi mette tutto il divino, e per essere più sicuro, va suggellando tutto l’interno con tanti chiodi, per quanti atti umani possono aver vita nella creatura, sostituendoli con tanti atti divini, e così vi forma le vere crocifissione e non per un tempo, ma per tutta la vita”.

 

+  +  +  +

 

12-131

Maggio 24, 1920

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà saranno i difensori del Trono

Divino, non solo nel tempo presente, ma fino alla fine dei secoli.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, gli atti fatti nella mia Volontà sperdono gli atti umani, ed immedesimandosi coi miei atti divini, s’innalzano su, fin nel cielo, circolano in tutti, abbracciano tutti i secoli, tutti i punti e tutte le creature, e siccome restano fissi nel mio Volere, in ogni offesa che le creature mi fanno, non solo nel tempo presente ma fino alla fine dei secoli, questi atti sono e saranno i difensori del mio trono, ed elevandosi a mia difesa faranno le riparazioni opposte alle offese che le creature faranno.  Gli atti fatti nel mio Volere hanno virtù di moltiplicarsi a seconda del bisogno e le circostanze che la gloria mia richiede.  Quale sarà la felicità dell’anima, quando si troverà lassù in Cielo e vedrà i suoi atti fatti nel mio Volere, come difensori del mio trono, che avendo un eco continuo di riparazione respingeranno l’eco delle offese che viene dalla terra? Perciò l’anima che vive nel mio Volere in terra, la sua gloria in Cielo sarà diversa dagli altri beati; gli altri attingeranno da Me tutti i contenti, questi invece non solo li attingeranno da Me, ma avranno i loro piccoli fiumi nel mio stesso mare, ché vivendo nel mio Volere se li sono formati lei stessa in terra nel mio mare.  Il piccolo fiume di felicità e di contenti è giusto che l’abbiamo in Cielo.  Come son belli questi fiumi nel mio mare, loro si riversano in Me ed Io in loro, sarà una vista incantevole, che tutti i beati ne resteranno sorpresi”.

 

+  +  +  +

 

12-132

Maggio 28, 1920

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà, entrano nell’ambito

dell’Eternità e corrono avanti agli atti umani.

 

(1) Stavo offrendomi nel santo sacrificio della messa insieme con Gesù, affinché anch’io potessi subire la sua stessa consacrazione, e Lui, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, entra nella mia Volontà, affinché possa trovarti in tutte le ostie, non solo presenti ma anche future, e così subirai insieme con Me tante consacrazioni quante ne subisco Io.  In ogni ostia Io vi metto una mia Vita, e per contraccambio ne voglio un’altra, ma quanti non me la danno! Altri mi ricevono, Io mi do a loro e loro non si danno a Me, e il mio amore resta dolente, inceppato e soffocato, senza contraccambio, perciò nella mia Volontà vieni a subire tutte le consacrazioni che subisco Io, ed Io troverò in ogni ostia il contraccambio della tua vita.  E non solo finché starai in terra, ma anche quando starai in Cielo, perché essendoti tu consacrata anticipatamente mentre stai in terra nella mia Volontà, come le subirò Io le consacrazioni fino all’ultimo, così le subirai tu, ed Io troverò fino all’ultimo dei giorni il contraccambio della tua vita”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Gli atti fatti nella mia Volontà sono sempre quelli che primeggiano su tutti ed hanno la supremazia su tutto, perché essendo fatti nella mia Volontà entrano nell’ambito dell’eternità, e prendendovi i primi posti, lasciano dietro tutti gli atti umani, correndo loro sempre avanti, né può influire se siano fatti prima o dopo, se in un’epoca o in un’altra, se piccoli o grandi; basta che siano stati fatti nella mia Volontà, perché siano sempre tra i primi e corrano innanzi a tutti gli atti umani.  Sono similitudine all’olio messo insieme agli altri commestibile.  Fossero pure di più valore, fosse anche oro o argento, o cibi di grande sostanza, tutti vi restano sotto, e l’olio vi primeggia sopra, mai si abbassa sotto, fosse pure in minima quantità, col suo specchietto di luce pare che dice:  “Io sono qui per primeggiare su tutto, né faccio comunanza con le altre cose, né mi mescolo insieme.  Così gli atti fatti nel mio Volere, siccome sono fatti nella mia Volontà, diventano luce, ma luce legata, immedesimata con l’eterna luce; quindi non si mischiano con gli atti umani, anzi, hanno la virtù di far mutare gli atti umani in divini, perciò tutto lasciano dietro ed essi sono i primi fra tutto”.

 

+  +  +  +

 

12-133

Giugno 2, 1920

 

Gesù sentì la pena della separazione che l’uomo aveva fatto col peccato.

 

(1) Continuando il mio solito stato e raccogliendomi nella preghiera, vedevo un abisso in me, dove non potevo scorgere il fondo, ed in mezzo a questo abisso di profondità e di larghezza, il mio dolce Gesù afflitto e taciturno.  Io non sapevo comprendere come lo vedevo in me, e mi sentivo lontana da Lui, come se per me non fosse.  Il mio cuore ne restava torturato e provavo lo strazio d’una morte crudele; e questo non una volta, ma chi sa quante volte mi trovo in questo abisso come separata dal mio tutto, dalla mia vita.  Ora, mentre il mio cuore gocciolava sangue, il mio sempre amabile Gesù, uscendo da questo abisso, mi ha cinto il collo con le sue braccia, mettendosi da dietro le mie spalle, e mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, tu sei il mio vero ritratto, oh! quante volte la mia gemente Umanità si trovava in queste torture, Essa era immedesimata con la Divinità, anzi erano una sola cosa, e mentre erano una sola cosa, sentivo lo strazio della separazione, dell’abisso della Divinità, che mentre mi avvolgeva dentro e fuori, immedesimato con Lei, mi sentivo lontano.  La mia povera Umanità doveva pagare il fio e la separazione che col peccato l’umanità prevaricatrice aveva commesso, e per congiungerla alla Divinità, dovevo soffrire tutta la pena della loro separazione, ma ogni istante di separazione era per Me una morte spietata.

(3) Ecco la causa delle tue pene e dell’abisso che tu vedi, è la mia somiglianza.  Anche a questi tempi procellosi, l’umanità corre come in precipitosa fuga lontano da Me, e tu devi sentire la pena della sua separazione, per poterla congiungere a Me.  E’ vero che è troppo doloroso il tuo stato, ma è sempre una pena del tuo Gesù, ed Io, per darti forza, ti terrò stretta da dietro le tue spalle, che mentre ti tengo più sicura, do più intensità alla tua pena, perché se ti tenessi davanti, col solo vedere le mie braccia vicine, la pena ti verrebbe dimezzata e la mia somiglianza si farebbe più tardi”.

 

+  +  +  +

 

12-134

Giugno 10, 1920

 

L’Umanità di Nostro Signore viveva a mezza aria.

Per chi vive nel Divin Volere, ciò che Esso fa, fa l’anima.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta e tutta sola, senza appoggio di nessuno; ed il mio dolce Gesù mi ha stretto fra le sue braccia, sollevandomi in aria e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Umanità quando viveva sulla terra, viveva a mezza aria, tra il Cielo e la terra, avendo tutta la terra sotto, e tutto il Cielo sopra di Me, e col vivere in questo modo, Io cercavo di attirare tutta la terra in Me, e tutto il Cielo e farne una sol cosa.  Se Io avessi voluto vivere a piano terra, non avrei potuto tirare tutto in Me, al più qualche punto.  E’ vero che il vivere a mezza aria mi costò molto, non avevo né dove poggiarmi né a chi poggiarmi, e solo le cose di stretta necessità erano date alla mia Umanità, del resto ero sempre solo e senza alcun conforto, ma ciò era necessario, prima per la nobiltà della mia persona, che non conveniva vivere nel basso, con appoggi umani vili e manchevoli; secondo, per il grande ufficio della Redenzione, che doveva tenere la supremazia su tutto.  Quindi, mi conveniva vivere nell’alto, sopra di tutti.

(3) Ora, a chi chiamo alla mia somiglianza, la metto nelle stesse condizioni che misi la mia Umanità, perciò il tuo poggio son’Io, le mie braccia sono il tuo sostegno, e facendoti vivere nelle mie braccia a mezza aria, ti possono giungere le sole cose di stretta necessità.  Per chi vive nel mio Volere, distaccato da tutti, tutto a Me, il di più delle strette necessità sono cose vili ed un degradarsi della sua nobiltà, e se li vengono dati gli appoggi umani, sente la puzza dell’umano ed essa stessa li allontana”.

(4) Poi ha soggiunto:  “Come l’anima entra nel mio Volere, il suo volere resta legato col mio Voler Eterno, ed ancorché lei non ci pensi, essendo restato legato il suo volere al Mio, ciò che fa il mio Volere fa il suo, ed insieme con Me corre a bene di tutti”.

+  +  +  +

 

12-135

Giugno 22, 1920

 

La santità della Umanità di Gesù fu il pieno disinteresse.

 

(1) Stavo secondo il mio solito portando al mio dolce Gesù, tutta l’umana famiglia, pregando, riparando, sostituendomi a nome di tutti per ciò che ciascuno è in dovere di fare, ma mentre ciò facevo un pensiero mi ha detto:  “Pensa e prega per te stessa, non vedi in che stato penoso ti sei ridotta?” E quasi mi accingevo a farlo, ma il mio Gesù movendosi nel mio interno e tirandomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché vuoi scostarti dalla mia somiglianza? Io non pensai mai a Me stesso, la santità della mia Umanità fu il pieno disinteresse, nulla feci per Me, ma tutto soffrii e feci per le creature, il mio amore può dirsi vero, perch’è improntato dal mio proprio disinteresse, dove c’è l’interesse non si può dire che c’è una fonte di verità; ma però l’anima col disinteresse proprio è la più che si fa avanti, e mentre si fa avanti il mare della mia grazia la prende da dietro inondandola, in modo da farla restare tutta sommersa senza che lei ci pensasse; invece chi pensa a sé stessa è l’ultima, ed il mare della mia grazia le sta davanti e deve lei a forza di braccio solcare il mare, se pure gli riesce, perché il pensiero di sé stessa li creerà tanti intoppi, da incuterle timore di gettarsi nel mio mare, e passa pericolo di restare alla riva”.

 

+  +  +  +

 

12-136

Settembre 2, 1920

 

Martirio d’amore e di dolore di Gesù per la

mancanza della compagnia della creatura.

 

(1) Vivo quasi in continue privazioni, al più il mio dolce Gesù si fa vedere e come lampo mi sfugge, ah! solo Gesù sa il martirio del mio povero cuore.  Ora stavo pensando all’amore con cui ha tanto sofferto per noi, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio primo martirio fu l’amore, e l’amore mi partorì il secondo martirio:  Il dolore.  Ogni pena era preceduta da mari immensi d’amore, ma quando il mio amore si vide solo, abbandonato dalla maggior parte delle creature, Io deliravo, smaniavo, e non trovando a chi darsi si concentrava in Me, affogandomi e dandomi tale pene, che tutte le altre pene mi parevano refrigerio a confronto di queste.  Ah! se avessi compagnia nell’amore mi sentirei felice, perché tutte le cose con la compagnia acquistano la felicità, si diffondono, si moltiplicano; l’amore vicino ad un altro amore è felice, fosse pure un piccolo amore, perché trova a chi darsi, a chi farsi conoscere, a chi poter dar vita col suo stesso amore, ma vicino a chi non l’ama, a chi lo disprezza, a chi non si cura di lui, è ben infelice perché non trova la via per comunicarsi e per dargli vita.  La bellezza vicina alla bruttezza si sente disonorata e pare che si fuggono a vicenda, perché il bello odia la bruttezza e la bruttezza si sente più brutta vicino alla bellezza, ma il bello vicino all’altro bello è felice ed a vicenda si comunicano la loro bellezza, così di tutte le altre cose.  Che giova al maestro essere dotto, aver tanto studiato se non trova un alunno a chi imparare? Oh! com’è infelice non trovando a chi insegnare tanta dottrina; che giova al medico aver compreso l’arte della medicina se nessun infermo lo chiama per far conoscere la sua valentia? Che giova al ricco essere ricco se nessuno lo avvicina, ed essendo solo, ad onta delle sue ricchezze, non trovando la via a chi farle conoscere e comunicarle, forse si morrà della fame? La sola compagnia è quella che felicita tutti, fa svolgere il bene, lo fa crescere, l’isolamento infelicità e sterilisce tutto.  Ah! figlia mia, oh! come il mio amore soffre questo isolamento, e quei pochi che mi fanno compagnia formano il mio refrigerio e la mia felicità”.

 

+  +  +  +

 

12-137

Settembre 21, 1920

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà restano confermati in Essa.

 

(1) Stavo facendo i miei atti nel Voler Santissimo del mio Gesù, e Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come l’anima fa i suoi atti nella mia Volontà, così resta il suo atto confermato nella mia Volontà, cioè, se prega nella mia Volontà, restando confermata nella mia Volontà, riceve la vita della preghiera, in modo che non avrà più bisogno d’uno sforzo per pregare, ma sentirà in sé la prontezza spontanea nel pregare, perché restando confermata nella mia Volontà sentirà in sé la sorgente della vita della preghiera, che quasi come un occhio sano non fa sforzo nel guardare, ma naturalmente guarda gli oggetti, si allieta, ne gode perché contiene la vita della luce nell’occhio, ma un occhio malato, quanti sforzi, come soffre nel guardare; così se soffre nella mia Volontà, se opera, sentirà in sé la vita della pazienza, la vita dell’operare santamente, sicché come restano confermati i suoi atti nella mia Volontà, perdono le debolezze, le miserie e l’umano, e restano sostituiti da sorgenti di Vita Divina”.

 

+  +  +  +

 

12-138

Settembre 25, 1920

 

La verità è luce.  Somiglianza con il sole.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, vedevo il mio sempre amabile Gesù come se mettesse nel mio interno un globo di luce, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia verità è luce, e nel comunicarle alle anime, essendo loro esseri limitati, così comunico le mie verità con luce limitata, non essendo capaci di ricevere la luce immensa.  Però succede come al sole, che mentre nell’alto del cielo si vede un globo di luce limitato, circuito, la luce che da esso spande investe tutta la terra, riscalda, feconda, sicché all’uomo riesce impossibile numerare le piante fecondate, le terre illuminate e riscaldate dal sole; mentre nell’alto dei cieli, con un batter d’occhio lo vede, non può vedere poi la luce dove va a finire ed il bene che fa, così succede ai soli delle verità che comunico alle anime:  Dentro di loro compariscono limitati, ma quando escono fuori queste verità, quanti cuori non colpiscono? Quante menti non illuminano? Quanti beni non fanno? Perciò hai visto che ho messo in te un globo di luce, sono le mie verità che ti comunico, sii attenta nel riceverle, più attenta nel comunicarle per dare il corso alla luce delle mie verità”.

(3) Ora, ritornando a pregare, mi son trovata in braccia alla mia Mamma Celeste, che stringendomi al suo seno mi carezzava, ma poi, non so come, l’ho dimenticato e mi stavo lamentando che tutti mi avevano lasciato, e Gesù passandomi di volo mi ha detto:

(4) “Poco prima è stata la mia Mamma, che con tanto amore ti ha stretto fra le sue braccia, (ma mentre lo diceva l’ho ricordato).  Così succede di Me, quante volte vengo e tu lo dimentichi, potrei forse stare senza venirci? Anzi faccio come la mamma quando la sua bimba dorme, la bacia, la carezza e la bimba non ne sa nulla, e quando si sveglia si lamenta che la mamma non la bacia e non le vuole bene, così fai tu”.

(5) Viva Gesù, artefice di amorosi stratagemmi.

 

+  +  +  +

 

12-139

Ottobre 12, 1920

 

Chi vive nel Divino Volere, il suo aiuto

è Gesù, e deve facersi aiuto degli altri.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa, tutta sola, senza neppure la speranza di avere una parola di aiuto, di sicurezza, ancorché fossero persone sante mi sembra che se vengono da me vogliono aiuto, conforti, togliersi dubbi, ma per me nulla.  Onde, mentre mi sentivo in questo stato, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nel mio Volere viene messo nelle mie stesse condizioni.  Supponi che Io potessi avere bisogno delle creature, ciò che non può essere, le creature non sono capaci di poter aiutare il Creatore, sarebbe come se il sole volesse chiedere luce e calore alle altre cose create, che direbbero esse? Tutti indietreggerebbero e confusi gli direbbero:  “Come, tu chiedi luce e calore da noi, che con la tua luce riempi il mondo e col tuo calore fecondi tutta la terra? La nostra luce scomparisce innanzi a te, anzi, dacci tu luce e calore.  Così succede a chi vive nel mio Volere, mettendosi nelle mie condizioni e stando in lei il Sole del mio Volere, è lei che deve dar luce, riscaldare, aiutare, assicurare, confortare; sicché il tuo aiuto sono Io solo, e tu da dentro il mio Volere aiuterai gli altri”.

 

+  +  +  +

 

12-140

Novembre 15, 1920

 

Il bene di continuo fa che la creatura si senta trasportata ad operare il bene.

 

(1) Il mio stato è sempre più doloroso; solo il Santissimo Volere è il mio unico aiuto.  Onde, trovandomi col mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni opera fatta per Me, pensiero, parola, preghiera, patire, ed anche un semplice ricordo di Me, sono tante catene che l’anima va formando per legarmi e per legarsi a Me, e queste catene hanno la virtù, che senza violentare la libertà umana, le somministrano dolcemente la catena della perseveranza, facendo formare l’ultimo anello e l’ultimo passo per farle prendere possesso della gloria immortale, perché il bene di continuo ha tale virtù, tale attrazione sull’anima, che senza che nessuno la obblighi o la violenti, volontariamente essa si sente trasportata ad operare il bene”.

 

+  +  +  +

 

12-141

Novembre 28, 1920

 

Quando Gesù vuol dare, chiede.  Effetti della benedizione di Gesù.

 

(1) Stavo pensando quando il mio dolce Gesù, per dar principio alla sua dolorosa Passione, volle andare dalla sua Mamma a chiederle la sua benedizione; ed il benedetto Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quante cose dice questo mistero, Io volli andare a chiedere la benedizione alla mia cara Mamma per darle l’occasione di chiedermi anche Lei la benedizione.  Erano troppi i dolori che doveva sopportare, ed era giusto che la mia benedizione la rafforzasse.  E’ mio solito, che quando voglio dare, chiedo; e la mia Mamma mi comprese subito, tanto vero, che non mi benedisse se non quando mi chiese la mia benedizione, e dopo benedetta da Me, mi benedisse Lei.  Ma questo non è tutto, per creare l’universo dissi un Fiat, e col solo Fiat riordinai ed abbellii cielo e terra.  Nel creare l’uomo, il mio alito onnipotente gli infuse la vita.  Nel dar principio alla mia Passione, volli con la mia parola onnipotente e creatrice benedire la mia Mamma, ma non era solo Lei che benedivo, nella mia Mamma vedevo tutte le creature, era Lei che teneva il primato su tutto, ed in Lei benedivo tutti e ciascuno; anzi, benedivo ciascun pensiero, parola, atto, ecc.; benedivo ciascuna cosa che doveva servire alla creatura, come quando il mio Fiat onnipotente creò il sole, e questo sole, senza diminuire di luce né di calore, sta facendo il suo corso per tutti e per ciascuno dei mortali; così la mia parola creatrice, benedicendo, restava in atto di benedire sempre, sempre, senza mai cessare di benedire, come mai cesserà di dare la sua luce il sole a tutte le creature.  Ma non è tutto ancora, con la mia benedizione volli rinnovare i pregi della Creazione; volli chiamare il mio Celeste Padre a benedire, per comunicare alla creatura la potenza; volli benedirla a nome mio e dello Spirito Santo, per comunicarle la sapienza e l’amore, e così rinnovare la memoria, l’intelletto e la volontà della creatura, restituendola sovrana di tutto.  Sappi però che nel dare voglio, e la mia cara Mamma comprese e subito mi benedisse, non solo per Sé, ma a nome di tutti.  Oh! se tutti potessero vedere questa mia benedizione, la sentirebbero nell’acqua che bevono, nel fuoco che li riscalda, nel cibo che prendono, nel dolore che li affligge, nei gemiti della preghiera, nei rimorsi della colpa, nell’abbandono delle creature, in tutto sentirebbero la mia parola creatrice che gli dice, ma sventuratamente non sentita:  “Ti benedico in nome del Padre, di Me, Figlio, e dello Spirito Santo, ti benedico per aiutarti, ti benedico per difenderti, per perdonarti, per consolarti, ti benedico per farti santo”.  E la creatura farebbe eco alle mie benedizioni, col benedirmi anche lei in tutto.

(3) Questi sono gli effetti della mia benedizione, cui la mia Chiesa, ammaestrata da Me, mi fa eco e quasi in tutte le circostanze, nell’amministrazione dei sacramenti ed altro, dà la sua benedizione”.

 

+  +  +  +

 

12-142

Dicembre 18, 1920

 

Contraccambio d’amore e di ringraziamento per

tutto quello che Dio operò nella Mamma Celeste.

 

(1) Stavo tutta afflitta senza del mio Gesù, e mentre pregavo me l’ho sentito vicino, che mi diceva:

(2) “Ah figlia mia, le cose peggiorano, quale turbine entrerà per sconvolgere tutto, regnerà quanto dura una turbine e finirà come finisce la turbine.  Al governo italiano gli manca il terreno sotto dei piedi e non sa dove deve andare a parare.  Giustizia di Dio!”

(3) Dopo ciò mi son sentita fuori di me stessa, e mi son trovata insieme col mio dolce Gesù, ma tanto stretta con Lui e Lui con me, che quasi non potevo vedere la sua Divina Persona; ed io non so come ho detto:  “Mio dolce Gesù, mentre sono avvinta a Te voglio attestarti il mio amore, la mia gratitudine e tutto ciò che la creatura è in dovere di fare, per avere creato la nostra Regina Mamma Immacolata, la più bella, la più santa, ed un portento di grazia, arricchendola di tutti i doni e facendola anche nostra Madre.  E questo lo faccio a nome delle creature passate, presenti e future; voglio prendere al volo ciascun atto di creatura, parola, pensiero, palpito e passo, ed in ciascuno di essi dirti che ti amo, ti ringrazio, ti benedico, ti adoro, per tutto ciò che hai fatto alla mia e tua Celeste Mamma”.  Gesù ha gradito il mio atto, ma tanto che mi ha detto:

(4) “Figlia mia, con ansia aspettavo questo tuo atto a nome di tutte le generazioni.  La mia giustizia, il mio amore ne sentivano il bisogno di questo contraccambio, perché grandi sono le grazie che scendono su tutti per avere tanto arricchito la mia Mamma; eppure non hanno mai una parola, un grazie da dirmi”.

(5) Un altro giorno stavo dicendo al mio amabile Gesù:  “Tutto è finito per me, patire, visite di Gesù, tutto”.

(6) E Lui, subito:  “Hai forse finito d’amarmi, di fare la mia Volontà?”

(7) Ed io:  “No, non sia mai”.

(8) E Lui:  “Se ciò non c’è, nulla è finito”.

 

+  +  +  +

 

12-143

Dicembre 22, 1920

 

La Potenza Creatrice sta nella Divina

Volontà.  Le morti che danno vita agli altri.

 

(1) Stavo pensando alla Santissima Volontà di Dio, dicendo tra me:  “Che forza magica tiene questa Divina Volontà, che potenza, che incanto”.  Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la sola parola Volontà di Dio, contiene la potenza creatrice, quindi tiene il potere di creare, trasformare, consumare e far correre nell’anima nuovi torrenti di luce, d’amore, di santità.  Solo nel Fiat si trova la potenza creatrice, e se il sacerdote mi consacra nell’ostia, è perché la mia Volontà, a quelle parole che si dicono sull’ostia santa, le diede il potere, sicché tutto esce e si trova nel Fiat.  E se solo al pensiero di fare la mia Volontà, l’anima si sente raddolcita, forte, cambiata, è perché col pensare di fare la mia Volontà, è come se si mettesse in via per trovare tutti i beni; che sarà farla?”

(3) Dopo ciò, mi son ricordata che anni addietro il mio dolce Gesù mi aveva detto:

(4) “Ci presenteremo innanzi alla Maestà Suprema, scritto sulla nostra fronte, a caratteri incancellabili:  “Vogliamo morte per dar vita ai nostri fratelli, vogliamo pene per liberare loro da pene eterne”.

(5) Ora, dicevo tra me, come posso far ciò se Lui non viene? Lo potevo fare insieme con Lui, ma da sola non so andare, e poi, come poter subire tante morti? Ed il benedetto Gesù, movendosi nel mio interno, mi ha detto:

(6) “Figlia mia, sempre ed in ogni istante puoi farlo perché sto sempre con te né mai ti lascio; e poi voglio dirti come sono queste morti e come si formano:  Io soffro la morte quando la mia Volontà vuole operare un bene nella creatura, e partendosi da Me, porta con Sé la grazia, gli aiuti che ci vogliono per fare quel bene; se la creatura si presta a fare quel bene, la mia Volontà è come se moltiplicasse un’altra vita; se la creatura è restia, è come se subisse una morte, oh! quante morti subisce la mia Volontà.  La morte nella creatura è quando voglio che faccia un bene, e non facendolo, la sua volontà muore a quel bene, sicché se la creatura non sta in continuo atto di fare la mia Volontà, quante volte non la fa, tante morti subisce, muore a quella luce che dovrebbe avere facendo quel bene, muore a quella grazia, muore a quei carismi.

(7) Ora ti dico quali sono le tue morti che potresti dar vita ai nostri fratelli:  Quando ti senti priva di Me ed il tuo cuore è lacerato, e senti una mano di ferro che te lo stringe, tu senti una morte; anzi più che morte, perché la morte per te sarebbe vita, questa morte potrebbe dar vita ai nostri fratelli, perché questa pena e questa morte contengono una Vita Divina, una luce immensa, una forza creatrice, contengono tutto, è una morte e pena che contiene un valore infinito ed eterno, quindi, quante vite potresti dare ai nostri fratelli? Io soffrirò insieme questi morti, le darò il valore della mia morte, per far uscire dalla morte la vita.  Onde, vedi un po’ quante morti tu fai, quante volte mi vuoi e non mi trovi, è per te una morte reale, perché veramente non mi vedi, non mi senti, per te è morte, è martirio, e ciò che a te è morte, agli altri può essere vita”.

 

+  +  +  +

 

12-144

Dicembre 25, 1920

 

La sorte Sacramentale di Gesù, è più dura ancora della sua sorte infantile.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa, insieme con Gesù, facevo una lunga via, ed in questo cammino ora camminavo con Gesù, ora mi trovavo con la Mamma Regina; se mi scompariva Gesù, mi trovavo la Mamma, e se scompariva la Mamma, mi trovavo Gesù.  In questo cammino molte cose mi hanno detto.  Gesù e la Mamma erano molto affabili, con una dolcezza che incantava, io ho dimenticato tutto, le mie amarezze, anche la loro stessa privazione, credevo di non più perderli.  Oh! com’è facile dimenticare il male davanti al bene.  Ora, all’ultimo del cammino la Celeste Mamma mi ha preso in braccia, io ero piccina, piccina e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, voglio corroborarti in tutto”.

(3) E pareva che con la sua santa mano mi segnava la fronte, come se scrivesse e vi mettesse un suggello; poi, come se scrivesse negli occhi, nella bocca, nel cuore, nelle mani e piedi, e poi vi metteva il suggello.  Io volevo vedere ciò che Lei mi scriveva, ma io non sapevo leggere quello scritto, solo alla bocca ho visto due lettere che dicevano:  “Annientamento di ogni gusto”.  Ed io subito ho detto:  “Grazie, oh! Mamma, mi togli ogni gusto che non sia Gesù”.  Volevo capire altro, ma la Mamma mi ha detto:

(4) “Non è necessario che lo sappia; abbi fiducia in Me, ti ho fatto ciò che ci voleva”.

(5) Mi ha benedetto ed è scomparsa, ed mi son trovata in me stessa.  Onde dopo è ritornato il mio dolce Gesù, era tenero bambinello, vagiva, piangeva e tremava per il freddo; si è gettato nelle mie braccia per essere riscaldato.  Io mi l’ho stretto forte forte, e secondo il mio solito mi fondevo nel suo Volere per trovare i pensieri di tutti insieme coi miei e circondare il tremante Gesù con le adorazioni di tutte le intelligenze create; gli sguardi di tutti, per far guardare Gesù e distrarlo da pianto; le bocche, le parole, le voci di tutte le creature, affinché tutte lo baciassero per non farlo vagire, e col loro fiato lo riscaldassero.  Mentre ciò facevo, l’infante Gesù non più vagiva, ha cessato dal piangere, e come riscaldato mi ha detto:

(6) “Figlia mia, hai visto che cosa mi faceva tremare, piangere e vagire? L’abbandono delle creature.  Tu Me le hai messe tutte intorno, mi sono sentito guardato, baciato da tutti ed Io mi sono quietato dal pianto, ma sappi però che la mia sorte Sacramentale è più dura ancora della mia sorte infantile.  La grotta, sebbene fredda, ma era spaziosa, aveva un’aria da respirare; l’ostia è anche fredda, è tanto piccola che quasi mi manca l’aria.  Nella grotta ebbi per letto una mangiatoia con un poco di fieno per letto, nella mia Vita Sacramentale anche il fieno mi manca, e per letto non ho altro che metalli duri e gelati.  Nella grotta ci aveva la mia cara Mamma, che spesso spesso mi prendeva con le sue purissime mani e mi copriva con baci infuocati per riscaldarmi, mi quietava il pianto, mi nutriva col suo latte dolcissimo; tutto al contrario nella mia Vita Sacramentale, non ci ho una Mamma, se mi prendono, sento il tocco di mani indegne, mani che danno di terra e di letame; oh! come ne sento la puzza, più del letame che sentivo nella grotta, invece di coprirmi con baci, mi toccano con atti irriverenti, ed invece di latte mi danno il fiele dei sacrilegi, della noncuranza, delle freddezze.  Nella grotta San Giuseppe non mi fece mancare una lanternina di luce nella notte; qui nel Sacramento, quante volte resto al buio anche la notte? Oh! com’è più dolorosa la mia sorte Sacramentale, quante lacrime nascoste non viste da nessuno, quanti vagiti non ascoltati; se ti ha mosso a pietà la mia sorte infantile, molto ti deve muovere a pietà la mia sorte Sacramentale”.

 

+  +  +  +

 

12-145

Gennaio 5, 1921

 

La vera vita dell’anima fatta nel Divin Volere, non è altro

che la formazione della sua vita nella Vita di Gesù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo pregando, e mentre pregavo intendevo di entrare nel Voler Divino, e quindi, facendo mio tutto ciò che nel Voler Divino esiste, cui niente sfugge, passato, presente e futuro, ed io facendomi corona di tutti, a nome di tutti portavo il mio omaggio innanzi alla Divina Maestà, il mio amore, la mia soddisfazione,ecc.  Ora, il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la vera vita dell’anima fatta nel mio Volere, non è altro che la formazione della sua vita nella mia, dare la mia stessa forma a tutto ciò che lei fa.  Io non facevo altro che mettere in volo nel mio Volere tutti gli atti che facevo, sia interni che esterni, mettevo in volo ciascun pensiero della mia mente, cui sorvolando su ciascun pensiero di creatura, cui tutti esistevano nel mio Volere, il mio, sorvolando su tutti, faceva quasi corona di ciascuna intelligenza umana e portava alla Maestà del Padre l’omaggio, l’adorazione, la gloria, l’amore, la riparazione di ciascun pensiero creato; e così il mio sguardo, la mia parola, il moto, il passo.  Ora, l’anima per fare vita nel mio Volere, deve dare la forma della mia mente alla sua, del mio sguardo, della mia parola, del mio moto, ai suoi.  Onde, facendo ciò, perde la sua forma ed acquista la mia; non fa altro che dare continue morti all’essere umano e continua vita alla Volontà Divina.  Così l’anima potrà completare la Vita della mia Volontà in lei; altrimenti mai sarà del tutto compiuto questo prodigio, questa forma del tutto modellata sulla mia.  E’ il solo mio Volere, che è eterno ed immenso, che fa trovare tutto, il passato ed il futuro lo riduce ad un punto solo, ed in questo solo punto che trova tutti i cuori palpitanti, tutte le menti in vita, tutto il mio operato in atto, e l’anima facendo suo questo mio Volere, fa tutto, soddisfa a tutti, ama per tutti, e fa bene a tutti ed a ciascuno come se fosse uno solo.  Chi mai può giungere a tanto? Nessuna virtù, nessun eroismo, neanche il martirio, può stare di fronte al mio Volere.  Tutti, tutti restano indietro all’operato nella mia Volontà, perciò sii attenta e fa che la missione del mio Volere abbia compimento in te”.

 

+  +  +  +

 

12-146

Gennaio 7, 1921

 

Il sorriso di Gesù quando vedrà le primizie, le figlie del suo

Volere, vivere non nell’ambiente umano ma nell’ambiente divino.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto e mi ha cinto il collo col suo braccio; poi si è avvicinato al mio cuore, e prendendosi fra le sue mani il suo petto, lo premeva sul mio cuore e ne uscivano rivoli di latte, e di quei rivoli di latte riempiva il mio cuore, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi quanto ti amo, ho voluto riempire tutto il tuo cuore del latte della grazia e dell’amore, sicché tutto ciò che dirai e che farai non sarà altro che lo sbocco della grazia di cui ti ho riempita.  Tu nulla farai, il solo tuo volere che metterai al giuoco della mia Volontà, ed Io farò tutto, tu non sarai altro che il suono della mia voce, la portatrice del mio Volere, la distruggitrice delle virtù in modo umano e risorgitrice delle virtù in modo divino, improntate da un punto eterno, immenso, infinito”.

(3) Detto ciò è scomparso.  Dopo poco è ritornato, ed io mi sentivo tutta annullata, specie nel pensare su certe cose che non è necessario dirle qui.  La mia afflizione era al sommo, e dicevo tra me:  “Possibile che ci possa essere questo? Mio Gesù, non permettere! Tu forse ne vorrai la volontà, ma non l’atto di questo sacrificio, e poi, nel mio duro stato in cui mi trovo, io non aspiro altro che il Cielo”.  E Gesù uscendo dal mio interno ha dato in un singhiozzo di pianto, ma quel singhiozzo lo sentivo ripercuotere in Cielo ed in terra; ma mentre stava per finire il singhiozzo, ha sottentrato un sorriso, che come il singhiozzo, si ripercuoteva in Cielo ed in terra.  Io son restata incantata, ed il mio Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia diletta mia, a tanto dolore che le creature mi danno in questi tristi tempi, tanto da farmi piangere, ed essendo pianto d’un Dio perciò si ripercuote in Cielo ed in terra, sottentrerà un sorriso che riempirà di allegrezza Cielo e terra, e questo sorriso spunterà sul mio labbro quando vedrò le primizie, le figlie del mio Volere, vivere non nell’ambiente umano ma nell’ambiente divino, le vedrò improntate tutte del Volere eterno, immenso, infinito; vedrò quel punto eterno che ha vita solo nel Cielo, scorrere sulla terra, e modellare le anime coi suoi principi infiniti, con l’agire divino, con la moltiplicazione degli atti in un solo atto; e come la Creazione uscì dal Fiat, così nel Fiat sarà completata, sicché solo le figlie del mio Volere, nel Fiat completeranno tutto, e nel Fiat mio, che prenderà vita in loro, avrò amore, gloria, riparazione, ringraziamenti, e lode completa, e per tutto e per tutti.  Figlia mia, le cose, da dove escono là ritornano, tutto uscì dal Fiat, e nel Fiat verrà tutto a Me.  Saranno poche, ma nel Fiat tutto mi danno”.

 

+  +  +  +

 

12-147

Gennaio 10, 1921

 

Il Fiat Michi della Santissima Vergine.  Iddio vuole

un secondo sí nel suo Volere:  Il Fiat di Luisa.

 

(1) Stavo impensierita su ciò che sta scritto di sopra, e dicevo tra me:  “Io non so che vorrà Gesù da me; eppure Lui sa quanto sono cattiva e come non sono buona a nulla”.  E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ricordati che anni addietro ti domandai se tu volevi fare vita nel mio Volere, e siccome ti voleva nel mio Volere, volli che nel mio stesso Volere pronunciassi il tuo sì; questo sì fu legato ad un punto eterno e ad una Volontà che non avrà fine; questo sì sta nel centro del mio Volere e circondato da immensità infinita, e volendosene uscire, non trova quasi la via, perciò delle tue piccole opposizioni, di qualche tuo malcontento, Io me ne rido e mi diverto, vedendoti come quelle persone legate nel fondo del mare, di propria volontà, che volendosene uscire non trovano che acqua, e siccome sono legate nel fondo del mare, sentono la molestia di volerne uscire, e per starsene tranquille e felici vi tuffano di più nel fondo del mare.  Così Io, vedendoti imbarazzata come se volessi uscirne, e non potendolo, legata dal tuo stesso sì, ti tuffi di più nel fondo del mio Volere, ed Io me la rido e mi diverto.  E poi, credi tu che sia cosa da nulla e facile spostarti da dentro il mio Volere? Sposteresti un punto eterno, e se sapessi che significa spostare un punto eterno, ne tremeresti di spavento”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Il primo sì nel mio Fiat, l’ho chiesto alla mia cara Mamma, ed oh! potenza del suo Fiat nel mio Volere, non appena il Fiat Divino s’incontrò col Fiat della mia Mamma, se ne fecero uno solo; il mio Fiat la innalzò, la divinizzò, la adombrò, e senza opera umana concepì Me, Figlio di Dio.  Nel solo mio Fiat poteva concepirmi; il mio Fiat le comunicò l’immensità, l’infinità, la fecondità in modo divino, e perciò potette restare concepito in Essa l’Immenso, l’Eterno, l’Infinito.  Non appena disse Fiat Michi, non solo s’impossessò di Me, ma adombrò insieme tutte le creature, tutte le cose create, sentiva tutte le vite delle creature in Sé, e d’allora incominciò a farla da Madre e da Regina di tutti.  Quanti portenti non contiene questo sì della mia Mamma, se li volessi dir tutti, non finiresti mai di sentirli.

(4) Ora un secondo sì nel mio Volere l’ho chiesto a te, e tu, sebbene tremante, lo pronunziasti, ora, questo sì nel mio Volere avrà dei suoi portenti, avrà un compimento divino, tu seguimi e sprofondati di più nel mare immenso della mia Volontà, ed Io ci penserò a tutto; la mia Mamma non pensò come avrei fatto a concepirmi in Lei, ma disse solo Fiat Michi, ed Io ci pensai nel modo come concepirmi.  Così farai tu”.

 

+  +  +  +

 

12-148

Gennaio 17, 1921

 

Il Fiat Michi della Santissima Vergine ebbe la stessa Potenza del Fiat

Creatore.  Il terzo Fiat sarà il esaurimento e compimento della preghiera

insegnata per Gesù:  Il Fiat Voluntas Tua sicut in Coelo et in Terra.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo immersa nel mare immenso del Volere Divino, dovunque vedevo l’impronta del Fiat, lo vedevo nel sole, e mi sembrava che l’eco del Fiat nel sole mi portava l’amore divino che mi dardeggia, che mi ferisce, che mi saetta; ed io, sulle ali del Fiat del sole, salivo fino all’Eterno e portavo a nome di tutta l’umana famiglia l’amore che dardeggiava la Maestà Suprema, che lo feriva, che lo saettava, e dicevo:  “Nel tuo Fiat mi hai dato tutto questo amore, e nel solo nel Fiat posso ridartelo”.  Guardavo le stelle e vi vedevo il Fiat, e questo Fiat mi portava nel loro dolce e mite scintillio l’amore pacifico, l’amore dolce, l’amore nascosto, l’amore compassionevole, nella stessa notte della colpa, ed io nel Fiat delle stelle portavo al trono dell’Eterno, a nome di tutti l’amore pacifico per mettere pace fra Cielo e terra, l’amore dolce delle anime amanti, l’amore nascosto di tante altre, l’amore della creatura dopo la colpa quando ritornano a Dio.  Ma chi può dire tutto ciò che capivo e facevo in tanti Fiat, cui vedevo tutta la Creazione cosparsa? Andrei troppo per le lunghe, perciò faccio”.

(2) Onde il mio dolce Gesù mi ha preso le mani nelle sue, e stringendole forte, mi ha detto:

(3) “Figlia mia, il Fiat è tutto pieno di vita, anzi la stessa vita, e perciò da dentro il Fiat escono tutte le vite e tutte le cose.  Dal mio Fiat uscì la Creazione, perciò in ogni cosa creata si vede l’impronta del Fiat.  Dal Fiat Michi della mia cara Mamma, detto nel mio Volere, cui ebbe la stessa potenza del mio Fiat Creatore, uscì la Redenzione, sicché non c’è cosa della Redenzione che non contenga l’impronta del Fiat Michi della mia Mamma.  Anche la mia stessa Umanità, i mie passi, le opere, le parole, erano suggellate dal Fiat Michi di Lei; le mie pene, le piaghe, le spine, la croce, il mio sangue, il suo Fiat Michi ne teneva l’impronta perché le cose portano l’impronta dall’origine donde sono uscite.  La mia origine nel tempo fu dal Fiat Michi dell’Immacolata Mamma, perciò tutto il mio operato porta il segno del suo Fiat Michi.  Sicché in ogni ostia sacramentale c’è il suo Fiat Michi; se l’uomo sorge dalla colpa, se il neonato è battezzato, se il Cielo si apre per riceverne le anime, è il Fiat Michi della mia Mamma che segna, che segue e procede tutto.  Oh! potenza del Fiat, Lui sorge ad ogni istante, si moltiplica e si fa vita di tutti i beni.

(4) Ora voglio dirti perché ho chiesto il tuo Fiat, il tuo sì nel mio Volere.  La mia preghiera insegnata, il Fiat Voluntas Tua sicut in coelo et in terra, questa preghiera di tanti secoli, di tante generazioni, voglio che abbia il suo esaurimento e compimento.  Ecco perciò volevo un altro sì nel mio Volere, un altro Fiat contenente la potenza creatrice; voglio il Fiat che sorge ad ogni istante, che si moltiplica a tutti, voglio in un’anima il mio stesso Fiat che sale al mio trono, e con la sua potenza creatrice porta in terra la vita del Fiat come in Cielo così in terra”.

(5) Io sorpresa ed annullata nel sentire ciò, ho detto:  “Gesù, che dite? E Tu pure lo sai quanto sono cattiva ed inabile a tutto”.

(6) E Lui:  “Figlia mia, è mio solito scegliere le anime più abiette, inabile e povere per le mie opere più grandi.  La mia stessa Mamma nulla aveva di straordinario nella sua vita esteriore.  Nessun miracolo, nessun segno teneva che la facesse distinguere dalle altre donne, il suo solo distintivo era la perfetta virtù, cui quasi nessuno faceva attenzione; e se agli altri santi li ho dato il distintivo dei miracoli, ad altri li ho fregiato con le mie piaghe, alla mia Mamma nulla, nulla, eppure era il portento dei portenti, il miracolo dei miracoli, la vera e perfetta crocifissa, nessun’altra simile a Lei.

(7) Io son solito di fare come un padrone, cui tiene due servitori:  Uno sembra gigante, erculeo, abile a tutto; l’altro piccolo, basso, inabile, sembra che non sa far nulla, nessun servizio importante; il padrone, se lo tiene, è più per carità, ed anche per farsene gioco.  Ora dovendo mandare un milione, un miliardo ad un paese, che fa? Chiama il piccolo, l’inabile, ed affida la grande somma e dice tra sé:  Se l’affido al gigante, tutti gli faranno attenzione, i ladri lo assaliranno, lo possono rubare, e se con la sua forza erculea si difenderà, può restare ferito, so che lui è bravo, ma voglio risparmiarlo, non voglio esporlo ad evidente pericolo, invece questo piccolo, sapendolo inabile, nessuno gli farà attenzione, nessun potrà pensare che possa affidargli una somma così importante, e sano e salvo ritornerà.  Il povero inabile si meraviglia che il padrone si fidi di lui mentre poteva servirsi del gigante, e tutto tremante ed umile va a deporre la grande somma senza che nessuno si sia benignato di guardarlo, e sano e salvo ritorna al suo padrone, più tremante ed umile di prima.  Così faccio Io, quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanto più scelgo anime abiette, povere, ignoranti, senza nessun esteriorità che l’additano; il suo stato abietto servirà come sicura custodia dell’opera mia; i ladri della propria stima, dell’amore proprio non le faranno attenzione, conoscendo la sua inabilità, e lei, umile e tremante disimpegnerà l’ufficio da Me affidato, conoscendo che non essa, ma Io, ho fatto tutto in lei”.

 

+  +  +  +

 

12-149

Gennaio 24, 1921

 

Il terzo Fiat farà completare la gloria, l’onore del Fiat della Creazione,

e sarà conferma, sviluppo dei frutti del Fiat della Redenzione.

Questi tre Fiat adombreranno la Sacrosanta Trinità sulla terra.

 

(1) Io mi sentivo annientata nel pensare a questo benedetto Fiat, ma il mio amabile Gesù ha voluto aumentare la mia confusione, mi pare che se ne vuole far gioco di me, proponendomi cose sorprendenti e quasi incredibili, prendendosi il piacere di vedermi confusa e più annullata, e quel che è peggio, sono costretta a scriverle dall’ubbidienza per mio maggiore tormento.  Onde, mentre pregavo, il mio dolce Gesù poggiava la sua testa alla mia, e con la sua mano si sosteneva la fronte, ed una luce che veniva dalla sua fronte mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il primo Fiat fu detto nella Creazione senza intervento di alcuna creatura.  Il secondo Fiat fu detto nella Redenzione e volli l’intervento della creatura, e scelsi la mia Mamma come compimento del secondo Fiat.  Ora, a compimento voglio dire il terzo Fiat, e lo voglio dire per mezzo tuo, ho scelto te per compimento del terzo Fiat.  Questo terzo Fiat farà completare la gloria, l’onore del Fiat della Creazione, e sarà conferma, sviluppo dei frutti del Fiat della Redenzione.  Questi tre Fiat adombreranno la Sacrosanta Trinità sulla terra, ed avrò il Fiat Voluntas tua, come in Cielo così in terra.  Questi tre Fiat saranno inseparabili, l’uno sarà vita dell’altro, saranno uno e trino, ma distinti tra loro.  Il mio amore lo vuole, la mia gloria lo esige, ché avendo sprigionato dal seno della mia potenza creatrice i primi due Fiat, vuole sprigionare il terzo Fiat, non potendolo più contenere il mio amore, e questo per completare l’opera da Me uscita, altrimenti resterebbe incompleta l’opera della Creazione e della Redenzione”.

(3) Io nel sentire ciò, sono rimasta non solo confusa ma come stordita, e dicevo tra me:  “Possibile tutto questo? Ce ne sono tanti; e se questo è vero, che ha scelto me, mi sembra che sia una delle solite pazzie di Gesù.  E poi, che cosa potrei fare, dire, dentro d’un letto, mezzo storpiata ed inetta qual sono? Potrei io far fronte alla molteplicità ed infinità del Fiat della Creazione e Redenzione? Essendo il mio Fiat simile agli altri due Fiat, io devo correre insieme con loro, moltiplicarmi con loro, fare il bene che fanno loro, intrecciarmi con loro.  Gesù, pensaci che fai! io non sono da tanto”.  Ma chi può dire tutti gli spropositi che dicevo? Ora, il mio dolce Gesù è ritornato e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, calmati, Io scelgo chi mi piace; sappi però che tutte le mie opere le incomincio tra Me ed una sola creatura, e poi vengono diffuse.  Difatti, chi fu il primo spettatore del Fiat della mia Creazione? Adamo, e poi Eva.  Non furono certo una moltitudine di gente; dopo anni ed anni sono stati spettatori turbe e moltitudini di popoli.

(5) E nel secondo Fiat fu la sola mia Mamma la sola spettatrice; neppure San Giuseppe seppe nulla, e la mia Mamma si trovava più che delle tue condizioni, era tanta la grandezza della forza creatrice dell’opera mia che sentiva in Sé, che confusa, non sentiva la forza di farne parola a nessuno; e se poi San Giuseppe lo seppe, fui Io che lo manifestai.  Onde nel suo seno verginale, come seme germogliò questo Fiat, se ne formò la spiga per moltiplicarlo, e poi uscì alla luce del giorno; ma chi furono gli spettatori? Pochissimi; e nella stanza di Nazareth i soli spettatori erano la mia cara Mamma e San Giuseppe.  Quando poi la mia Umanità crebbe, uscii e mi feci conoscere, ma non a tutti, poi si diffuse di più, e si diffonderà ancora.

(6) Così sarà del terzo Fiat, germoglierà in te, si formerà la spiga; il sacerdote solo ne avrà conoscenza, poi poche anime, e poi si diffonderà, si diffonderà e farà la stessa via della Creazione e Redenzione.  Quanto più ti senti schiacciata, tanto più cresce in te e si feconda la spiga del terzo Fiat, perciò sii attenta e fedele”.

 

+  +  +  +

 

12-150

Febbraio 2, 1921

 

Il terzo Fiat deve correre insieme cogli altri due Fiat, e questi tre Fiat

hanno uno stesso valore e potere, perché contengono la Potenza Creatrice.

 

(1) Continuando il mio solito stato, stavo fondendomi tutta nel Voler Divino e dicevo tra me:  “Mio Gesù, voglio amarti, e voglio tanto amore da supplire all’amore di tutte le generazioni che sono state e che staranno, ma chi può darmi tant’amore per poter amare per tutti? Amor mio, nel tuo Volere c’è la forza creatrice; quindi nel tuo Volere voglio io stessa creare tant’amore per supplire e sorpassare all’amore di tutti, ed a tutto ciò che tutte le creature sono obbligate di dare a Dio come nostro Creatore”.  Ma mentre ciò facevo, ho detto:  “Quanti spropositi sto dicendo”.  Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, certo, nel mio Volere c’è la forza creatrice.  Da dentro un solo mio Fiat uscirono miliardi e miliardi di stelle; dal Fiat Michi della mia Mamma, da cui la mia Redenzione ebbe origine, escono miliardi e miliardi di atti di grazia che si comunicano alle anime, questi atti di grazia sono più belli, più risplendenti, più multiformi delle stelle, e mentre le stelle sono fisse e non si moltiplicano, gli atti della grazia si moltiplicano all’infinito, in ogni istante corrono, allettano le creature, le felicitano, le fortificano e le danno vita.  Ah! se le creature potessero vedere nell’ordine soprannaturale della grazia, sentirebbero tali armonie, vedrebbero tale spettacolo incantevole, da credere che fosse il loro paradiso.  Ora, anche il terzo Fiat deve correre insieme cogli altri due Fiat, deve moltiplicarsi all’infinito ed in ogni istante deve dare tanti atti per quanti atti di grazia si sprigionano dal mio seno, per quante stelle, per quante gocce d’acqua e per quante cose create sprigionò il Fiat della Creazione, deve confondersi insieme e dire:  “Quanti atti siete voi, tanti ne faccio anch’io”.  Questi tre Fiat hanno uno stesso valore e potere, tu scomparisci, è il Fiat che agisce, e perciò, anche tu nel mio Fiat onnipotente puoi dire:  “Voglio creare tanto amore, tante adorazioni, tante benedizioni, tanta gloria al mio Dio, per supplire a tutti ed a tutto”.  I tuoi atti riempiranno Cielo e terra, si moltiplicheranno cogli atti della Creazione e Redenzione e se ne faranno uno solo; parrà sorprendente ed incredibile a taluni tutto ciò, e allora dovrebbero mettere in dubbio la mia potenza creatrice, e poi, quando sono Io che lo voglio, che do questo potere, ogni dubbio cessa.  Non sono forse libero di fare ciò che voglio e di dare a chi voglio? Tu sii attenta, Io starò con te, ti adombrerò con la mia forza creatrice e compirò ciò che voglio su di te”.

 

+  +  +  +

 

12-151

Febbraio 8, 1921

 

Mentre il mondo vuol cacciare Gesù dalla faccia della terra,

Lui sta preparando un’era d’amore, l’era del terzo Fiat.

 

(1) Questa mattina, dopo aver fatto la comunione, sentivo che nel mio interno, il mio sempre amabile Gesù diceva:

(2) “Oh! iniquo mondo, tu stai facendo di tutto per cacciarmi dalla faccia della terra, per sbandirmi dalla società, dalle scuole, dalle conversazioni, da tutto; stai macchinando come abbattere templi ed altari, come distruggere la mia Chiesa e uccidere i ministri, ed Io ti sto preparando un’era d’amore, l’era del mio terzo Fiat.  Tu farai la tua via per sbandirmi, ed Io ti confonderò d’amore, ti seguirò di dietro, mi farò incontro davanti per confonderti in amore, e dove tu mi hai sbandito, Io erigerò il mio trono, e vi regnerò più di prima, ma in modo più sorprendente, tanto che tu stesso cadrai ai piedi del mio trono, come legato dalla forza del mio amore”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Ah! figlia mia, la creatura imperversa sempre più nel male, quante macchine di rovine stanno preparando, giungeranno a tanto, da esaurire lo stesso male; ma mentre loro si occuperanno nel fare la loro via, Io mi occuperò, che il mio Fiat Voluntas Tua abbia compimento ed esaurimento, che la mia Volontà regni sulla terra, ma in modo tutto nuovo; mi occuperò a preparare l’era del terzo Fiat, in cui il mio amore sfoggerà in modo meraviglioso ed inaudito, ah! sì, voglio confondere l’uomo tutto in amore.  Perciò sii attenta, ti voglio con Me a preparare quest’era d’amore, celeste e divina, ci daremo la mano a vicenda, ed opereremo insieme”.

(4) Poi si è avvicinato alla mia bocca, e menandomi il suo fiato onnipotente nella mia bocca, mi sentivo infondere una nuova vita, ed è scomparso.

 

+  +  +  +

 

12-152

Febbraio 16, 1921

 

Per entrare nel Divin Volere, la creatura non deve

fare altro che togliere la pietruzza della sua volontà.

 

(1) Mentre pensavo al santo Voler Divino, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per entrare nel mio Volere non ci sono vie, né porte, né chiavi, perché il mio Volere si trova dappertutto, scorre sotto dei piedi, a destra ed a sinistra e sopra il capo, dovunque; non deve fare altro la creatura che togliere la pietruzza della sua volontà; ad onta che sta nel mio volere, non prende parte, né gode dei suoi effetti, rendendosi come estranea nel mio Volere, perché la pietruzza della sua volontà impedisce, come all’acqua di scorrere dal lido per correre altrove perché le pietre la impediscono.  Ma se l’anima toglie la pietruzza della sua volontà, nel medesimo istante lei scorre in Me ed Io in lei; trova tutti i miei beni a sua disposizione, forza, luce, aiuto, ciò che vuole.  Ecco perciò non ci sono vie, né porte, né chiavi, basta che si voglia e tutto è fatto, il mio Volere prende l’impegno di tutto e di darle ciò che le manca, e la fa spaziare nei confini interminabili della mia Volontà.  Tutto il contrario per le altre virtù, quanti sforzi ci vogliono, quanti combattimenti, quante vie lunghe, e mentre pare che la virtù le sorrida, una passione un po’ violenta, una tentazione, un incontro inaspettato, la sbalzano indietro e la mettono da capo a far la via”.

 

+  +  +  +

 

12-153

Febbraio 22, 1921

 

Il terzo Fiat darà tale grazia alla creatura, da farla ritornare quasi allo

stato d’origine, ed allora, Dio prenderà il suo perpetuo riposo nell’ultimo Fiat.

 

(1) Stavo nel mio solito stato, ed il mio dolce Gesù stava tutto silenzioso, ed io gli ho detto:  “Amor mio, perché non mi dici nulla?”

(2) E Gesù:  “Figlia mia, è mio solito, dopo d’aver parlato, di far silenzio, voglio riposarmi nella mia stessa parola, cioè nella mia stessa opera uscita da Me, e questo lo feci nella Creazione, dopo aver detto Fiat Lux, e la luce fu; Fiat a tutte le altre cose, e le cose uscirono a vita, volli riposare, e la mia luce eterna riposò nella luce uscita nel tempo; il mio amore riposò nell’amore in cui investii tutto il creato; la mia bellezza riposò nell’universo tutto, cui temprai della mia stessa bellezza; come pure riposò la mia sapienza e potenza, con cui ordinai tutto, con tale sapienza e potenza, che Io stesso guardando dissi:  “Com’è bella l’opera da Me uscita, voglio riposarmi in essa”.  Così faccio per le anime, dopo d’aver parlato voglio riposarmi e godere gli effetti della mia parola”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:  “Diciamo insieme Fiat”.

(4) E tutto, Cielo e terra si riempiva d’adorazioni alla Maestà Suprema.

(5) E di nuovo ha ripetuto Fiat, ed il sangue, le piaghe, le pene di Gesù sorgevano, si moltiplicavano all’infinito.

(6) E poi una terza volta Fiat, e questo Fiat si moltiplicava in tutte le volontà delle creature per santificarle.  Poi mi ha detto:

(7) “Figlia mia, questi tre Fiat sono il Creante, il Redimente ed il Santificante.  Nel creare l’uomo lo dotai con tre potenze:  Intelletto, memoria e volontà.  Con tre Fiat compirò l’opera di santificazione sull’uomo.  Al Fiat Creante, l’intelletto dell’uomo resta come rapito, e quante cose comprende di Me, e come Io lo amo, essendo Io nascosto in tutte le cose create per farmi conoscere e dargli amore per farmi amare.  Nel Fiat della Redenzione, la memoria resta come incatenata dagli eccessi del mio amore nel patire tanto per aiutare e salvare l’uomo nello stato della colpa.  Nel terzo Fiat, il mio amore vuole sfoggiare di più, voglio assalire la volontà umana, voglio mettere a sostegno della sua volontà la mia stessa Volontà, in modo che la volontà umana resterà non solo rapita, incatenata, ma sostenuta da una Volontà Eterna, cui facendosi poggio a tutto, l’uomo quasi non la potrà sfuggire.  Non finiranno le generazioni fino a quando la mia Volontà non regnerà sulla terra.  Il mio Fiat Redentore si metterà in mezzo, tra il Fiat Creante ed il Fiat Santificante, s’intrecceranno tutti e tre insieme e compiranno la santificazione dell’uomo.  Il terzo Fiat darà tale grazia alla creatura, da farla ritornare quasi allo stato d’origine; ed allora, quando avrò visto l’uomo come da Me uscì, la mia opera sarà completa e prenderò il mio perpetuo riposo nell’ultimo Fiat.  La sola vita nel mio Volere ridonerà all’uomo lo stato d’origine, perciò sii attenta ed insieme con Me aiutami a completare la santificazione della creatura”.

(8) Io nel sentire ciò ho detto:  “Gesù, amor mio, io non so fare come fate Voi, né come Voi m’insegnati, e quasi ho paura dei vostri rimproveri nel non fare bene ciò che volete da me”.  E Lui, tutto bontà:

(9) “Lo so anch’Io che tu non puoi fare perfettamente ciò che ti dico, e dove tu non giungi ti supplisco Io; ma è necessario che ti aletti e che comprenda ciò che devi fare, affinché se non fai il tutto, faccia quello che puoi.  Ma mentre ti parlo, la tua volontà resta incatenata con la mia e vorresti fare quello che ti dico, ed Io ritengo come se tutto tu facessi”.

(10) Ed io:  “Come si potrà divulgare ed insegnare agli altri questo modo di vivere nel Voler Divino, e chi è che si presterà?”

(11) E Gesù:  “Figlia mia, se col scendere sulla terra nessuno si fosse salvato, l’opera di glorificare il Padre era già completata.  Così ora; ancorché nessuno volesse ricevere questo bene, ciò che non sarà, tu sola mi basterai e mi darai la gloria completa che voglio da tutte le creature”.

 

+  +  +  +

 

12-154

Marzo 2, 1921

 

Gesù cambia a Luisa l’uffizio di vittima, per

quello di preparare l’era della sua Volontà.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il terzo Fiat, il mio Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, sarà come l’arcobaleno che si vide nel cielo dopo il diluvio, che come iride di pace assicurava agli uomini che il diluvio era cessato.  Così sarà del terzo Fiat, come si conoscerà ed anime amanti e disinteressate entreranno a far vita nel mio Fiat, saranno come arcobaleni, che come iridi di pace rappacificheranno il Cielo e la terra, e fugheranno il diluvio di tante colpe che inondano la terra.  Questi iridi di pace avranno per vita il terzo Fiat, sicché il mio Fiat Voluntas Tua avrà compimento in loro; e come il secondo Fiat mi chiamò sulla terra a vivere in mezzo agli uomini, così il terzo Fiat chiamerà la mia Volontà nelle anime e vi regnerà come in Cielo così in terra”.

(3) Poi ha soggiunto, stando io mesta per la sua assenza:

(4) “Figlia mia, sollevati, vieni nella mia Volontà, ti ho eletto tra mille e mille affinché il mio Volere abbia pieno compimento in te e sia qual iride di pace, che da suoi sette colori attira gli altri a far vita nella mia Volontà.  Perciò mettiamo da banda la terra, finora ti ho tenuta insieme con Me per placare la mia giustizia ed impedire che castighi più duri piovessero sulla terra; ora facciamo correre la corrente della malvagità umana, e tu insieme con Me, nel mio Volere, voglio che ti occupi a preparare l’era della mia Volontà.  Come t’inoltrerai nella via del mio Volere, si formerà l’iride di pace, cui formerà l’anello di congiunzione tra la Volontà Divina ed umana, da cui avrà vita la mia Volontà sulla terra e avrà principio l’esaurimento della mia preghiera e di tutta la Chiesa:  “Venga il Regno tuo, e sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra”.

 

+  +  +  +

 

12-155

Marzo 8, 1921

 

La Vergine col suo amore chiamò il Verbo ad incarnarsi nel suo

seno.  Luisa col suo amore e fondersi nel Voler Divino, chiama

alla Divina Volontà a far vita in lei sulla terra.

 

(1) Mentre pregavo stavo fondendomi tutta nella Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e gettandomi il suo braccio al collo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Mamma col suo amore, con le sue preghiere e col suo annientamento mi chiamò dal Cielo in terra ad incarnarmi nel suo seno.  Tu, col tuo amore e con lo sperderti sempre nel mio Volere, chiamerai la mia Volontà a far vita in te sulla terra, e poi mi darai vita nelle altre creature.  Or sappi però che la mia Mamma, con avermi chiamato dal Cielo in terra nel suo seno, essendo atto unico quello che fece, che non più si ripeterà, Io la arricchii di tutti le grazie, la dotai di tanto amore da farla sorpassare l’amore di tutte le creature unite insieme, la feci primeggiare nei privilegi, nella gloria, in tutto, potrei dire che tutto l’Eterno si ridusse ad un solo punto e si versò su di Lei a torrenti, a mari immensi, tanto che tutti restano al disotto di Lei.

(3) Tu, col chiamare la mia Volontà in te, è anche atto unico, quindi per decoro della mia Volontà, cui deve abitare in te, devo versare tanta grazia, tanto amore, da farti superare tutte le altre creature, e come la mia Volontà tiene la supremazia su tutto, è eterna, immensa, infinita, dove deve aver principio e compimento la vita della mia Volontà, devo comunicarle, dotarla, arricchirla delle stesse qualità della mia Volontà, dandole la supremazia su tutto.  Il mio eterno Volere prenderà il passato, il presente ed il futuro, lo ridurrà in un sol punto e lo verserà in te.  La mia Volontà è eterna e vuol prendere vita dove trova l’eterno, è immensa e vuol vita nell’immensità, è infinita e vuol trovare l’infinità; come posso trovare tutto questo se prima non lo verso in te?”

(4) Io nel sentire ciò sono rimasta spaventata ed atterrita, e se l’ho scritto è perché l’ubbidienza si è imposta, ed ho detto:  “Gesù, che dici? Vuoi proprio confondermi ed umiliarmi fino alla polvere, mi sento che neppure posso tollerare ciò che Tu dici, mi sento un terrore che tutta mi spaventa”.

(5) E Lui ha soggiunto:  “Ciò che ti dico servirà a Me stesso, è necessario alla santità e dignità della mia Volontà, non mi abbasso ad abitare dove non trovo le cose che mi appartengono, tu non sarai altro che depositaria d’un tanto bene, cui dev’essere gelosa di custodire, perciò fatti coraggio e non temere”.

 

+  +  +  +

 

12-156

Marzo 12, 1921

 

La Divina Volontà:  Grano che si farà cibo.

Luisa:  La paglia che lo veste e lo difende.

 

(1) Stavo dicendo tra me:  “La mia Regina Madre gli somministrò il sangue per formare l’Umanità a Gesù nel suo seno, ed io che gli somministrerò per formare la vita alla Divina Volontà in me?” Ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu mi somministrerai la paglia per formare la spiga in cui il grano sarò Io, che come cibo darò la mia Volontà a nutrimento delle anime che vorranno cibarsi della mia Volontà, tu sarai la paglia che conserverà il grano”.

(3) Io nel sentire ciò ho detto:  “Amor mio, il mio ufficio di servirti di paglia è brutto, perché la paglia si getta e si brucia, e non ha nessun valore”.

(4) E Gesù:  “Eppure la paglia è necessaria alla spiga del grano, se non fosse per la paglia il grano non potrebbe maturare né moltiplicarsi, la povera paglia serve di veste e difesa al grano; se il sole cocente lo investe, la paglia lo difende dal troppo calore per non farlo seccare; se la brina, la pioggia od altro invadono il grano, la paglia prende su di sé tutti questi mali, sicché si può dire che la paglia è la vita del grano, e se la paglia si brucia e si getta, è quando è distaccata dal grano.  Il grano della mia Volontà non è soggetto né a crescere né a decrescere, per quanto ne prenderanno non diminuirà d’un solo chicco, quindi mi sarà necessaria la tua paglia ché mi servirà di veste, di difesa, difendendo i diritti del mio Volere, quindi non c’è pericolo che puoi essere separata da Me”.

(5) Dopo un poco è ritornato ed io gli ho detto:  “Vita mia Gesù, se le anime che avranno vita nel tuo Volere saranno gli arcobaleni, quali saranno i colori di questi iridi di pace?” E Gesù, tutto bontà:

(6) “Le loro qualità e colori saranno tutti divini, sfolgoreranno dei più belli e smaglianti colori, che sono:  Amore, bontà, potenza, sapienza, santità, misericordia, giustizia.  La varietà di questi colori sarà come luce nelle tenebre della notte, che in virtù di questi colori faranno far giorno nelle menti delle creature”.

 

+  +  +  +

 

12-157

Marzo 17, 1921

 

Gesù fa passare a Luisa dell’ufficio che ebbe la sua Umanità

in terra, all’ufficio che tenne la sua Volontà nella sua Umanità.

 

(1) Stavo dicendo al mio dolce Gesù:  “Io non so, quanto più dici di darmi per mezzo del tuo Santo Volere, io mi sento più vile e più brutta, avrei dovuto sentirmi meglio, più buona; invece tutto il contrario.  E Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto più cresce in te il grano della mia Volontà, tanto più sentirai la viltà della tua paglia, perché quando la spiga incomincia a formarsi, il grano e la paglia son una sola cosa; invece, come si va formando la vita della spiga, formandosi il grano, la paglia resta distaccata dal grano, e solo resta a difesa del grano, sicché quanto più vile ti senti, il grano della mia Volontà si va formando in te ed è vicino a maturazione perfetta.  La paglia non è altro in te che la tua debole natura, che vivendo insieme con la santità e nobiltà della mia Volontà, sente maggiormente la sua viltà”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Diletta mia, finora hai occupato l’ufficio presso di Me, che ebbe la mia Umanità in terra, ora voglio cambiarti l’ufficio, dandoti un altro più nobile, più vasto, voglio darti l’ufficio che tenne la mia Volontà nella mia Umanità, vedi com’è più alto, più sublime; la mia Umanità ebbe un principio, la mia Volontà è eterna; la mia Umanità e circoscritta e limitata, la mia Volontà non ha limiti né confini, è immensa; ufficio più nobile e distinto non potevo darti”.

(4) Io nel sentire ciò ho detto:  “Mio dolce Gesù, io non so darmi ragione perché vuoi darmi un tale ufficio, né ho fatto nulla da potermi meritare un tanto favore”.

(5) E Gesù:  “Tutta la ragione è il mio amore, la tua piccolezza, il tuo vivere nelle mie braccia come una bambina che non si dà pensiero di nulla che solo del tuo Gesù, il non rifiutarmi mai qualunque sacrificio che ti ho chiesto.  Io non mi faccio prendere dalle cose grandi, perché nelle cose grandi in apparenza c’è sempre dell’umano, ma dalle cose piccole, però piccole nell’apparenza ma grandi in sé stesse.  E poi, avresti dovuto capirlo tu stessa, che dovevo darti una missione speciale nella mia Volontà, quel parlarti sempre del mio Volere, quel farti capire i mirabili effetti, ciò che non ho fatto con nessuno finora; ho fatto con te come un maestro quando vuole che il suo discepolo riesca perfetto o nella medicina o nella storia od altro, pare che non sa parlare di altro, sempre batte su quel punto.  Così ho fatto Io con te, mi sono atteggiato a maestro di Volontà Divina, come se ignorassi tutto il resto; dopo che ti ho istruito ben bene ti ho manifestato la tua missione, e come in te avrà il principio del compimento del Fiat Voluntas Tua sulla terra.  Coraggio figlia mia, veggo che ti abbatti; non temere, avrai tutta la mia Volontà in tuo aiuto e sostegno”.

(6) E mentre ciò diceva mi passava con le sue mani la testa, il volto, il cuore, come se mi confermasse ciò che diceva, ed è scomparso.

 

+  +  +  +

 

12-158

Marzo 23, 1921

 

La Divina Volontà rende l’anima piccola.  Luisa è la più piccola fra tutte.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi son trovata fuori di me stessa insieme con Gesù e gli ho detto:  “Amor mio, voglio farti sentire come faccio per entrare nel tuo Volere, per vedere se ti piace o no”.  Quindi ho detto ciò che sono solito di dire quando entro nel suo Volere, che non credo essere necessario il dirlo, avendolo detto altrove.  Ed Gesù mi ha dato un bacio, approvando col suo bacio ciò che io gli dicevo, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà ha virtù speciale di rendere le anime piccole, d’rimpicciolirle tanto da sentirsi il bisogno estremo che la mia Volontà le somministri la vita, è tanta la loro piccolezza, che non sanno fare un atto, un passo, che la mia Volontà non le somministri o l’atto, o il passo; sicché vivono tutte a spese della mia Volontà, perché la loro piccolezza non porta ingombro, né cose proprie, né amore proprio, ma tutto prendono dalla mia Volontà, ma non per tenerlo con loro, ma per darlo a Me, e siccome hanno bisogno di tutto vivono sperdute nella mia Volontà.  Senti, Io girai e rigirai la terra, guardai una per una tutte le creature per trovare la più piccola fra tutte; fra tanti trovai te, la più piccola fra tutte, la tua piccolezza mi piacque e ti scelsi, ti affidai ai miei angeli affinché ti custodissero, non per farti grande, ma perché custodissero la tua piccolezza, ed ora voglio incominciare la grande opera del compimento della mia Volontà.  Né con ciò ti sentirai più grande, anzi la mia Volontà ti farà più piccola e continuerai ad essere la piccola figlia del tuo Gesù, la piccola figlia della mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

12-159

Aprile 2, 1921

 

L’anima che opera nella Divina Volontà, dà per tutti e riceve per tutti.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo come stordita, e mi mancano i vocaboli per mettere su carta ciò che sento, se il mio Gesù vorrà che scriva, si benignerà di dire in parole ciò che infonde a via di luce in me.  Onde ricordo solo che venendo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi nella mia Volontà prega, ama, ripara, mi bacia, mi adora, Io sento in essa come se tutti mi pregassero, mi amassero, ecc., perché la mia Volontà involgendo tutto e tutti nel mio Volere, l’anima mi dà il bacio, l’amore, l’adorazione di tutti, ed Io guardando tutti in lei, do a lei tanti baci, tanto amore, quanto ne dovrei dare a tutti.  L’anima nella mia Volontà non è contenta se non mi vede completato dall’amore di tutti, se non mi vede baciato, adorato, pregato da tutti.  Nella mia Volontà non si possono fare cose a metà ma complete, ed Io all’anima che agisce nel mio Volere, non posso dare cose piccole, ma immense, che possono essere sufficienti per tutti.  Io faccio con l’anima che agisce nel mio Volere, come una persona che vorrebbe essere fatto un lavoro da dieci persone, or, di questi dieci uno solo si offre a fare il lavoro, tutti gli altri si rifiutano.  Non è giusto che tutto ciò che dovrebbe dare a tutti i dieci lo dia ad uno solo? Altrimenti dove sarebbe la diversità di chi agisce nel mio Volere, e di chi agisce nella sua volontà?”

 

+  +  +  +

 

12-160

Aprile 23, 1921

 

L’amore di Dio trionferà su tutti i mali delle creature.  Dio guarderà

gli atti delle creature attraverso degli atti dell’anima fatti nel Divin Volere.

 

(1) Passo giorni amarissimi, il mio sempre amabile Gesù si è quasi eclissato.  Che pena! Che strazio! Solo mi sento la mia mente al di là delle sfere, nella sua Volontà, e che vorrebbe prendere questo Santo Volere e portarlo al disotto delle sfere, in mezzo agli uomini, e darlo ad ognuno come vita propria.  La mia povera mente si dibatte tra il Voler Divino ed il voler umano di tutti, per farne uno solo.  Ora, stando nel sommo dell’amarezza, il mio dolce Gesù appena si è mosso nel mio interno ed uscendo le sue mani, ha preso le mie nelle sue, e nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, verrò, verrò, tu non ti occupare d’altro che del mio Volere; lasciamo da parte la terra, si stancheranno nel male, dovunque andranno seminando terrori e spaventi e stragi, ma giungerà la fine, il mio amore trionferà su tutti i mali di loro, perciò tu stendi il tuo volere nel mio, cui come un secondo cielo, coi tuoi atti verrai a stendere sul capo di tutti, ed Io guarderò gli atti delle creature attraverso dei tuoi atti divini, perché tutti partono del mio Volere, e costringerai il mio Volere Eterno a discendere al disotto delle sfere per trionfare della malvagità della volontà umana, perciò se vuoi che il mio Volere scenda, ed il mio amore trionfi, tu devi salire al di là delle sfere, dimorarvi, estendere i tuoi atti nella mia Volontà, e poi scenderemo insieme, assaliremo le creature col mio Volere, col mio amore, li confonderemo in modo da non poterci resistere, perciò, per ora lasciamoli fare e vive nel mio Volere ed abbi pazienza”.

 

+  +  +  +

 

12-161

Aprile 26, 1921

 

Guerra che farà la Divina Volontà alle creature.

 

(1) Continuo il mio stato penoso, il mio dolce Gesù appena è venuto, e tirandomi forte a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, te lo ripeto, non guardare la terra, lasciamoli fare, vogliono far guerra, la facciano pure, e quando loro si saranno stancati, anch’Io farò la mia guerra.  La loro stanchezza nel male, le loro disillusioni, i disinganni, le perdite subite, li disporranno a ricevere la mia guerra.  La mia guerra sarà guerra d’amore, il mio Volere scenderà dal Cielo in mezzo a loro; tutti i tuoi atti e quelli degli altri fatti nel mio Volere, faranno guerra alle creature, ma non guerra di sangue, guerreggeranno con le armi dell’amore, dando a loro, doni, grazie, pace, daranno cose sorprendenti da far stupire l’uomo ingrato.  Questa mia Volontà, milizia di Cielo, con armi divine confonderà l’uomo, lo travolgerà, gli darà la luce per vedere, ma non il male, ma i doni e le ricchezze con cui voglio arricchirlo.  Gli atti fatti nel mio Volere, portando in sé la potenza creatrice, saranno la nuova salvezza dell’uomo, e scendendo dal Cielo porteranno tutti i beni sulla terra, porteranno la nuova era ed il trionfo sulla iniquità umana.  Perciò moltiplica i tuoi atti nella mia Volontà, per formare le armi, i doni, le grazie, per poter scendere in mezzo alle creature e guerreggiarle in amore”.

(3) Poi, con accento più afflitto ha soggiunto:  “Figlia mia, succederà di Me come ad un povero padre, cui figli cattivi non solo lo offendono, ma vorrebbero ucciderlo, e se non lo fanno è perché non lo possono.  Ora, questi figli volendo uccidere il proprio padre, non è meraviglia se si uccidono tra loro, se uno è contro dell’altro, si immiseriscono, giungono a tanto che stanno tutti in atto di perire, e quel che è peggio, neppure si ricordano che hanno il loro padre.  Ora, questo padre, che fa? Esiliato dai propri figli, mentre questi si dibattono, si feriscono, stanno per perire per la fame, il padre sta sudando per fare acquisto di nuove ricchezze, doni e rimedi per i suoi figli, e quando li vede quasi perduti, va in mezzo a loro per farli più ricchi, dona i rimedi alle loro ferite e porta a tutti la pace e la felicità.  Ora, questi figli vinti da tanto amore, si vincoleranno al padre con pace duratura e lo ameranno.  Così succederà di Me, perciò nella mia Volontà ti voglio come fida figlia del mio Volere, ed insieme con Me al lavoro dell’acquisto delle nuove ricchezze da dare alle creature.  Siimi fedele e non ti occupare di altro”.

 

Deo Gratias.

 

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M.  Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M.  Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta