[1]

I. M. I.

13-1

Maggio 1, 1921

 

La volontà umana getta dissomiglianza tra Creatore e creatura.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa in mezzo ad una moltitudine di popolo, e nell’alto ci stava la Regina Mamma, che parlava a quel popolo e piangeva, tanto che tenendo un cespo di rose in grembo, le bagnava con le sue lacrime.  Io non capivo nulla di ciò che diceva, solo vedevo che il popolo voleva far tumulti, e la Celeste Mamma lo pregava piangendo di quietarsi.  Poi ha distaccato una rosa e additandomi in mezzo a tanta gente, me l’ha menato a me, io l’ho guardato, e la rosa era imperlata di lacrime della mia cara Mamma, e quelle lacrime m’invitavano a pregare per la pace dei popoli.

(2) Onde dopo mi sono trovata col mio dolce Gesù, e lo pregavo per la pace dei popoli, e Lui tirandomi a Sé mi ha parlato della sua santissima Volontà dicendomi:

(3) “Figlia mia, la mia Volontà contiene la potenza creatrice, e come la mia Volontà diede vita a tutte le cose, così tiene il potere di distruggerle.  Or, l’anima che vive nel mio Volere tiene anche il potere di dar vita al bene e di dar morte al male, nell’immensità si trova nel passato, e dove ci sono vuoti alla mia gloria, offese non riparate, amore non datomi, lei riempie i vuoti della mia gloria, mi fa le riparazioni più belle e mi dà amore per tutti.  Nel mio Volere si diffonde al presente, si estende ai futuri secoli, e dovunque e per tutti mi dà ciò che la Creazione mi deve.  Io sento nell’anima che vive nel mio Volere l’eco del mio potere, del mio amore, della mia santità; in tutti gli atti miei sento l’eco del suo, mi corre ovunque, davanti, di dietro e fin dentro di Me.  Dovunque c’è il mio Volere, c’è il suo; come si moltiplicano gli atti miei, si moltiplicano i suoi.  La sola volontà umana mette la disarmonia tra creatura e Creatore, un solo atto di volontà umana mette lo scompiglio tra il Cielo e la terra, getta dissomiglianza tra Creatore e creatura.  Invece, per chi vive nel mio Volere tutto è armonia, le cose sue e le mie armonizzano insieme, Io sono con lei in terra, e lei è con Me in Cielo; uno è l’interesse, una è la vita, una è la Volontà.  Vedi la Creazione, perché in nulla si è spostata dalla mia Volontà, il cielo è sempre azzurro e stellato, il sole è pieno di luce e calore, tutta la Creazione è in perfetta armonia, una cosa è sostegno dell’altra, è sempre bella, fresca, giovane, non mai invecchia né perde un’ombra della sua beltà, anzi pare che ogni giorno sorge più maestosa, dando un dolce incanto a tutte le creature.  Tale sarebbe stato l’uomo se non si fosse sottratto dal mio Volere, e tale sono le anime che vivono nel mio Volere, sono i nuovi cieli, i nuovi soli, la nuova terra tutta fiorita, anzi più molitore di bellezza e d’incanto”.

 

+  +  +  +

 

13-2

Maggio 21, 1921

 

 

Gesù trova riposo nelle anime che vivono nel suo Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nelle mie

braccia, in atto di prendere riposo, io me l’ho stretto al cuore dicendogli:  “Amor mio, dimmi una parola perché taci?”

(2) E Gesù:  “Figlia diletta mia, mi è necessario il riposo dopo d’averti tanto parlato, voglio in te i primi effetti delle mie parole, tu lavora facendo ciò che ti ho insegnato ed Io riposo, e quando avrai messo in esecuzione i miei insegnamenti, Io ritornerò di nuovo a parlarti di cose più alte e sublimi, per poter trovare in te più bello il riposo.  E poi, se non riposo nelle anime che vivono nel mio Volere, in chi potrei sperare riposo? Solo le anime che vivono nel mio Volere sono capaci di darmi riposo, il vivere nel mio Volere mi forma la stanza, gli atti fatti nella mia Volontà mi formano il letto, gli atti ripetuti, la costanza nel ripetere sono le nenie, le musiche e l’oppio per riconciliarmi il sonno.  Ma mentre dormo Io ti veglio, in modo che la tua volontà non è altro che lo sbocco della mia, i tuoi pensieri lo sbocco della mia Intelligenza, la tua parola lo sbocco della mia, il tuo cuore lo sbocco del mio cuore; sicché, sebbene non mi senti parlare, c’è tale sperdimento di te in me, che non vuoi, né pensi, né fai, se non ciò che voglio e faccio Io.  Onde, fino a tanto che vivi nel mio Volere, puoi essere sicura che tutto ciò che si svolge in te, sono Io”.

 

+  +  +  +

 

13-3

Giugno 2, 1921

 

Gesù nel venire sulla terra, quasi nulla

o pochissimo disse della sua Volontà.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa ché mi hanno detto di voler mettere in stampa tutto ciò che il mio dolce Gesù mi aveva manifestato sul suo Santissimo Volere, ed era tanta l’angustia che mi sentivo anche agitata, ed il mio dolce Gesù nel mio interno mi diceva:

(2) “Vuoi tu arbitrarti? Bella questa; solo ché un maestro ha voluto dettare ad un alunno una sua dottrina, non può rendersi pubblica la dottrina? Né il bene che si può fare con essa? Questo sarebbe assurdo, e dispiacere il proprio maestro, e poi, di te non c’è nulla, ma tutta è dottrina mia, tu non sei stata altro che una scrivana, e solo perché ho scelto te, vorresti seppellire i miei insegnamenti, e quindi anche la mia gloria?”

(3) Ma con tutto ciò mi sentivo inquieta, ed il mio sempre amabile Gesù, uscendo da dentro il mio interno, mi ha cinto il collo col suo braccio, e stringendomi forte mi ha detto:

(4) “Figlia diletta mia, chetati, chetati e rendi contento il tuo Gesù”.

(5) Ed io:  “Amor mio, è troppo duro il sacrificio, il solo pensare che tutto ciò che è passato tra Te e me deve uscire fuori, mi sento morire e mi crepa il cuore per il dolore.  Se ho scritto è stato solo per ubbidire e per il timore che Tu potresti dispiacerti, ed ora vedi in che labirinto mi getta l’ubbidienza.  Vita mia, abbi pietà di me e mettici la tua santa mano”.

(6) E Gesù:  “Figlia mia, e se Io lo voglio il sacrificio, tu devi essere pronta a farlo, né devi negarmi nulla.  Or, tu devi sapere che Io nel venire sulla terra venni a manifestare la mia dottrina Celeste, a far conoscere la mia Umanità, la mia patria, e l’ordine che la creatura doveva tenere per raggiungere il Cielo, in una parola, il Vangelo; ma della mia Volontà quasi nulla o pochissimo dissi, quasi la sorvolai, facendo capire che la cosa che più m’importava era la Volontà del Padre mio.  Dei suoi pregi, della sua altezza e grandezza, dei grandi beni che la creatura riceve col vivere nel mio Volere, quasi nulla dissi, perché la creatura, essendo troppo bambina nelle cose celesti, non avrebbe capito nulla, solo la insegnai a pregare:  Fiat Voluntas Tua, Sicut in Coelo et in Terra, affinché si disponesse a conoscere questa mia Volontà per amarla e farla, e quindi ricevere i beni che Essa contiene.  Ora, ciò che dovevo fare allora, gli insegnamenti che dovevo dare a tutti sulla mia Volontà, li ho dato a te, sicché col farli conoscere non è altro che supplire a ciò che dovevo fare Io stando in terra, come compimento della mia Venuta.  Quindi, non vuoi tu che compisca lo scopo della mia venuta sulla terra? Perciò lascia fare a Me, Io vigilerò tutto e disporrò tutto, e tu seguimi e stati in pace”.

 

+  +  +  +

 

13-4

Giugno 6, 1921

 

Il più grande miracolo che Dio può fare, è che un’anima viva del suo Fiat.

 

(1) Stavo sperdendomi nel santo Volere di Gesù benedetto e pensavo tra me:  “Quale sarà più grande, più variata, più molteplice, l’opera della Creazione o l’opera Redimente?” Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’opera Redimente è più grande, più variata e molteplice dell’opera della Creazione, anzi è tanto più grande, che ogni atto dell’opera Redimente sono mari immensi che circondano l’opera della Creazione, la quale circondata dall’opera Redimente, l’opera della Creazione non resta altro che piccoli fiumicelli circondati dai vastissimi mari dell’opera Redimente.  Ora, chi vive nella mia Volontà, chi prende per vita il mio Fiat Voluntas Tua, scorre in questi mari immensi dell’opera Redimente, si diffonde e si allarga insieme, in modo da superare la stessa opera della Creazione, perciò la sola Vita del mio Fiat può dare vero onore e gloria all’opera della Creazione, perché il mio Fiat si moltiplica, si estende dovunque, non ha limiti; invece l’opera della Creazione ha i suoi limiti, né si può allargare di più di quel che è.

(3) Figlia mia, il più grande miracolo che può operare la mia onnipotenza, è che un’anima viva del mio Fiat.  Ti par poco che la mia Volontà santa, immensa, eterna, scenda in una creatura, e mettendo insieme la mia Volontà con la sua la sperdo in Me e mi fo Vita di tutto l’operato della creatura, anche delle più piccole cose? Sicché il suo palpito, la parola, il pensiero, il moto, il respiro, è del Dio vivente nella creatura; nasconde in sé Cielo e terra, ed apparentemente si vede una creatura; grazia più grande, prodigio più portentoso, santità più eroica non potrei dare che il mio Fiat.  Vedi, l’opera della Creazione è grande, l’opera della Redenzione è più grande ancora; il mio Fiat, il far vivere la creatura nella mia Volontà, supera l’una e l’altra, perché nella Creazione il mio Fiat creò e mise fuori le opere mie, ma non restò come centro di vita nelle cose create; nella Redenzione, il mio Fiat restò come centro di vita nella mia Umanità, ma non restò come centro di vita nelle creature, anzi se la loro volontà non aderisce alla mia, rendono vani i frutti della mia Redenzione; invece il mio Fiat, il far vivere la creatura nel mio Volere, Io resto come centro di vita della creatura, e perciò ti ripeto, come altre volte, che il mio Fiat Voluntas Tua sarà la vera gloria dell’opera della Creazione, ed il compimento dei copiosi frutti dell’opera della Redenzione.  Ecco la causa perché non voglio altro da te, che il mio Fiat sia la tua vita, che non miri altro che il mio Volere, perché voglio essere come centro della tua vita”.

 

+  +  +  +

 

13-5

Giugno 12, 1921

 

Dove troverà la sua Vita, Dio si fermerà e vi dimorerà per sempre,

ed allora si riposerà non nell’opera della Creazione, ma nella sua

stessa Vita.  L’anima dev’essere centro del Divino Volere.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù continua a parlarmi del suo santo Volere dicendomi:

(2) “Figlia diletta mia, parto della mia Volontà, Io non ti voglio cielo tempestato di stelle, mi piacerebbe, troverei l’opera mia ma non mi appagherebbe, perché non troverei Me stesso; né ti voglio sole, sebbene troverei gusto, troverei l’ombra della mia luce e del mio calore, ma non trovando la mia Vita ti passerei innanzi; né ti voglio terra fiorita di fiori, di piante e di frutti, ad onta che mi potrebbe gradire perché troverei l’alito dei miei profumi, tracce della mia dolcezza, maestria della mia mano creatrice, insomma, troverei le opere mie ma non la Vita mia, perciò passerei davanti a tutto, continuerei a girare senza fermarmi, per trovare che cosa? La mia Vita.  E dove troverò questa mia Vita? Nell’anima che vive della mia Volontà, ecco perciò che non ti voglio né cielo, né sole, né terra fiorita, ma centro del mio Volere.  Dove troverò la mia Vita mi fermerò e vi dimorerò per sempre, ed allora sarò contento, mi riposerò non nell’opera mia come nella Creazione, ma nella mia stessa Vita.

(3) Sappi che la tua vita deve essere il Fiat, il mio Fiat ti usci alla luce, e qual nobile regina portando nel tuo seno il Fiat Creatore, devi camminare il campo della vita sulle ali dello stesso Fiat, gettando ovunque il seme della mia Volontà, per poter formare tanti altri centri della mia Vita sulla terra, e poi tornare nel mio stesso Fiat nel Cielo.  Siimi fedele e la mia Volontà ti sarà vita, mano per condurti, piedi per camminare, bocca per parlare, insomma, si sostituirà a tutto”.

 

+  +  +  +

 

13-6

Giugno 20, 1921

 

Somiglianza tra il sole e chi vive del Divino Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, ma tutto maestà ed amore; mi ha preso la mano destra nella sua ed avvicinandosi al mio cuore me lo ha baciato; poi, con ambe le mani mi ha stretto il mio capo nelle sue, tenendole per qualche tempo sul mio capo.  Chi può dire ciò che mi sentivo infondere, solo Lui può dire ciò che infondeva in me.  Poi mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, il mio Volere ti riempie, e per custodire questo mio Volere in te, mi offro Io stesso a custodia della mia stessa Volontà.  E’ tanto grande il dono che ho messo in te, che non voglio lasciarlo in balia di te stessa, perché non avresti cura sufficiente per custodirlo, perciò non solo sarò a difesa, ma ti aiuterò a farlo sboccare fuori, in modo che dovunque si vedrà l’impronta della mia Volontà”.

(3) Onde dopo ha soggiunto:  “Chi vive nel mio Volere dev’essere come centro di tutto, guarda il sole, in alto, nel cielo si vede il centro della luce, la sua circonferenza, ma la luce e il calore che spande battono e riempiono tutta la terra, facendosi vita e luce di tutta la natura; così chi vive nel mio Volere deve vivere come circonfuso nel mio stesso centro, cui è vita di tutto; queste anime sono più che sole, sono pure luce, calore e fecondità di tutti i beni, sicché chi non vive del tutto del mio Volere, si possono chiamare piante, fiori, alberi, che ricevono luce, calore, fecondità e vita da questi soli, onde vivendo nel basso sono soggetti a crescere e decrescere, esposti ai venti, alle brine, alle tempeste.  Invece, chi vive nel mio Volere, come sole primeggia su tutto, trionfa e conquida tutto, e mentre lui tocca tutto e si fa vita di tutto, lui è intangibile, né si fa toccare da nessuno, perché vivendo in alto nessuno lo può raggiungere”.

 

+  +  +  +

 

13-7

Giugno 28, 1921

 

L’anime che vivono nel Divino Volere, quello che fa Dio fanno loro.

Il vero regnare è non essere escluso da nessuna cosa creata da Dio.

 

(1) Mi stavo riversando tutta nel Divino Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le anime che vivono nel mio Volere sono il riverbero di tutti e di tutto, e siccome riflettono in tutto, per conseguenza ricevono il riverbero di tutti, e siccome la mia Volontà è vita di tutto, esse nel mio Volere corrono a dar vita a tutto, sicché anche le cose inanimate e vegetali ricevono i loro riflessi, ed esse ricevono il riflesso di tutto il creato, armonizzano insieme tra tutte le cose da Me create, nel mio Volere danno a tutti, sono amiche e sorelle con tutti, e ricevono amore e gloria da tutti.  Il mio Volere me le rende inseparabili, e perciò quello che faccio Io fanno loro, il mio Volere non sa fare cose dissimili da Me.  Il regno della mia Volontà è regnare, perciò sono tutte regine; ma il vero regnare è non essere escluso da nessuna cosa da Me creata”.

 

+  +  +  +

 

13-8

Luglio 14, 1921

 

Siccome il sole forma la vita di tutta la natura,

il Divino Volere forma la vita delle anime.

 

(1) La mia volontà nuotava nel Voler Eterno, ed una luce incomprensibile mi faceva comprendere e mi diceva:

(2) “Figlia mia, per chi vive nella mia Volontà succede come alla terra che sta esposta al sole; il sole, re di tutto il creato sta al disopra di tutto, e tutta la natura pare che mendica dal sole ciò che forma la sua vita, la sua bellezza, la sua fecondità:  Il fiore mendica dal sole la sua bellezza, il suo colorito, il suo profumo, e come va sbocciandosi ed aprendosi, così apre la bocca per ricevere dal sole il calore e la luce per colorirsi e profumarsi, e formare la sua vita; le piante mendicano dal sole la maturità, la dolcezza, il sapore; tutte le cose mendicano dal sole la loro vita.

(3) Il mio Volere è più che sole, e come l’anima entra nei suoi raggi cocenti, così riceve la vita, e come va ripetendo gli atti nel mio Volere, così riceve, or la mia bellezza, or la mia dolcezza e fecondità, or la mia bontà e santità, sicché ogniqualvolta entra nei raggi del mio Volere, tante qualità divine di più riceve.  Oh! quante svariate bellezze acquista, quanta vivacità di colori, quanti profumi, se si potesse vedere dalle altre creature, formerebbero il loro paradiso in terra, tale è la bellezza di quest’anima, esse sono i miei riflettori, le mie vere immagini”.

 

+  +  +  +

 

13-9

Luglio 20, 1921

 

Somiglianza tra l’acqua e la Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sentivo molto amareggiata e dicevo tra me:  “Il solo tuo Volere mi resta, non ho più nulla, tutto è scomparso”.  Ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è quella che ti deve restare, Essa è simboleggiata dall’acqua, che mentre si vede abbondante nei mari, nei fiumi, nei pozzi, il resto della terra si vede come se l’acqua non ci fosse, eppure non c’è punto della terra che non sia inzuppato dall’acqua, non ci sono edifici in cui l’acqua non sia stato il primo elemento per edificarli, non c’è cibo in cui l’acqua non tenga il suo posto primiero, altrimenti sarebbe cibo arido cui l’uomo neppure potrebbe inghiottire.  E’ tale e tanta la forza che contiene l’acqua, che se avesse il campo libero d’uscire dal lido del mare sconvolgerebbe ed atterrirebbe tutta la terra.  Più che acqua è la mia Volontà; è vero che in certi punti, epoche e circostanze è come allidata in vastissimi mari, fiumi e pozzi, ma non c’è cosa, dalla più grande alla più piccola, in cui la mia Volontà non corra e non tenga il posto primiero, ma come nascosta, come sta nascosta l’acqua nella terra, che mentre non comparisse è lei che fa vegetare le piante e dà la vita alle radici.  Ma quando il mio amore farà spuntare l’era della mia Volontà, l’era novella del massimo beneficio verso le creature, allora strariperanno i mari, i fiumi del mio Volere, ed uscendo fuori le sue onde gigantesche travolgeranno tutto nel mio Volere, ma non più come nascosto, ma le sue onde fragorose si faranno vedere a tutti e toccheranno tutti, e chi vorrà resistere alla corrente, passerà pericolo di lasciarvi la vita.

(3) Ora, essendoti lasciato il solo mio Volere, sei come l’acqua che tiene il posto primiero su tutti i beni, ed in tutte le cose, e in Cielo ed in terra, e quando il mio Volere uscirà dai suoi lidi, il tuo volere scomparso nel Mio ne avrà il suo primato; che vuoi di più?”

 

+  +  +  +

 

13-10

Luglio 26, 1921

 

Il Voler Divino è più che vita dell’anima.

 

(1) Continua a parlarmi sul suo santo Volere il mio dolce Gesù:

(2) “Figlia mia, se il sole è il re dell’universo, se con la sua luce simboleggia la mia Maestà e col suo calore il mio amore e la mia giustizia, ché quando trova la terra che non vuol prestarsi alla fecondità, col suo alito bruciante la finisce di disseccare e renderla sterile; l’acqua si può dire regina della terra, che simboleggiando la mia Volontà non c’è punto dove non entri, né c’è creatura che possa stare senza di Lei; forse senza del sole si può vivere, ma senza dell’acqua nessuno, essa entra in tutto, fin nelle vene, nelle viscere umane, come nelle profonde viscere della terra; essa in muto silenzio fa il suo corso continuato, si può dire che l’acqua non solo è regina, ma è come l’anima della terra, senza dell’acqua la terra sarebbe come un corpo morto.  Tale è la mia Volontà, non solo è regina, ma è più che anima di tutte le cose create, è vita d’ogni palpito, d’ogni fibra del cuore.  Il mio Volere come acqua scorre in tutto, or silenzioso e nascosto, ed or palpitante e visibile.  L’uomo si può sottrarre dalla mia luce, dal mio amore, dalla mia grazia, ma dalla mia Volontà non mai, sarebbe come uno che volesse vivere senza dell’acqua, è vero che ci può essere qualche pazzo che odi l’acqua, ma con tutto ciò che l’odia, che non l’ama, sarà costretto a berla, o l’acqua o la morte.  Così è della mia Volontà, essendo vita di tutto, le creature, o la terranno con loro con amore, o con odio, ma loro malgrado saranno costrette a far scorrere il mio Volere in loro, come il sangue nelle vene, e chi volesse sottrarsi dal mio Volere sarebbe come suicidare l’anima propria; ma il mio Volere neppure li lascerebbe, seguirebbe su di loro il corso della giustizia, non avendo potuto seguire su di loro il corso dei beni che contiene il mio Volere.  Se l’uomo sapesse che significa fare o non fare la mia Volontà, tutti tremerebbero di spavento al solo pensiero di sottrarsi per un solo istante dal mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

13-11

Agosto 9, 1921

 

Effetti degli atti fatti nel Divino Volere.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata fuori di me stessa in mezzo ad un vastissimo mare e vedevo una macchina, e come si muoveva il motore, così l’acqua zampillava da tutte le parti della macchina, che elevandosi fin al cielo queste ondate di acque, zampillavano su tutti i santi ed angeli, e giungendo fino al trono dell’Eterno, si riversavano con impeto ai suoi piedi e poi scendevano di nuovo nel fondo dello stesso mare.  Io sono restata meravigliata nel vedere ciò, e dicevo tra me:  “Che sarà questa macchina?” Ed una luce che veniva dello stesso mare mi ha detto:

(2) “Il mare è la mia Volontà; la macchina è l’anima che vive nel mio Volere; il motore è la volontà umana che opera nel Divino Volere.  Ogniqualvolta l’anima fa le sue intenzioni speciali nel mio Volere, il motore mette in moto la macchina, e siccome la mia Volontà è vita dei beati, come è pur vita della macchina, non è meraviglia che la mia Volontà, che zampilla da questa macchina, entri in Cielo e rifulga di luce, di gloria, zampillando su tutti, fino al mio trono, e poi scenda di nuovo nel mare della mia Volontà in terra a bene dei viatori.  La mia Volontà è dappertutto, e gli atti fatti nella mia Volontà corrono ovunque, e in Cielo e in terra; corrono al passato, perché la mia Volontà esisteva; al presente, perché nulla ha perduto della sua attività; al futuro, perché eternamente esisterà.  Come sono belli gli atti nella mia Volontà, e siccome la mia Volontà contiene sempre nuovi contenti, così questi atti sono i nuovi contenti degli stessi beati, sono i suppletivi degli atti dei santi che non sono stati fatti nel mio Volere, sono le nuove grazie di tutte le creature”.

(3) Onde dopo sono rimasta tutta afflitta, perché non avevo visto il mio dolce Gesù; e Lui, muovendosi nel mio interno, mi ha stretto nelle sue braccia dicendomi:

(4) “Figlia mia, perché così afflitta, non sono Io stesso il mare?”

 

+  +  +  +

 

13-12

Agosto 13, 1921

 

La mestizia non entra nella Divina Volontà.  La Divina Volontà

contiene la sostanza di tutte le gioie, la fonte di tutte le felicità.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta, ed il mio amabile Gesù, muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non ti voglio afflitta, perché chi vive nella mia Volontà, sfiora su tutto il suo essere il sorriso del Cielo, il contento dei beati, la pace dei santi.  La mia Volontà contiene la sostanza di tutte le gioie, la fonte di tutte le felicità, e chi nel mio Volere vive, anche nel dolore si sente impastati insieme:  dolore e gioia, lacrime e sorriso, amarezza e dolcezza.  Il contento è inseparabile della mia Volontà.  Tu devi sapere che come pensi nella mia Volontà, come parli, come operi, come ami, ecc., tanti figli partorisci al mio Volere per quanti pensieri fai, per quante parole dici, per quante opere e atti d’amore emetti; questi figli si moltiplicano all’infinito nel mio Volere e girano per il Cielo e per tutta la terra, portando al Cielo nuova gioia, nuova gloria e contento, e alla terra nuova grazia girando per tutti i cuori, portando i miei sospiri, i miei gemiti, le suppliche della Madre loro che li vuole salvi e che li vuol dare la sua Vita.  Or, questi figli, parto del mio Volere, per essere riconosciuti che sono i miei figli, devono rassomigliare, tenere gli stessi modi della Madre che li ha partoriti, se si veggono mesti, dal Cielo saranno messi fuori e gli diranno:  “Nel nostro soggiorno non entra la mestizia”.  Alle creature non faranno breccia, perché vedendoli mesti si metteranno in dubbio se siano i veri figli legittimi del mio Volere, e poi, chi è mesto non ha la grazia d’insinuarsi negli altri, di vincerli e dominarli; chi è mesto non è capace di eroismo e di darsi a bene di tutti.  Molte volte questi figli restano abortiti e muoiono al parto, senza uscire alla luce del Divino Volere”.

 

+  +  +  +

 

13-13

Agosto 20, 1921

 

Gli atti fatti nel Divino Volere sono nuovi cieli d’amore e di gloria.

 

(1) Continuando il mio stato di privazione e d’amarezza indicibile, il mio amabile Gesù è venuto appena, e facendomi cerchio con le sue braccia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, figlia del mio Volere, Io amo tanto chi vive nella mia Volontà, che mi fo custodia e lo tengo a difesa nelle mie stesse braccia.  Sono geloso che neppure un atto vada sperduto, perché in ogni atto c’è la compromissione della mia stessa Vita.  Il Fiat fece uscire la Creazione, e dal Fiat riceve continua conservazione, se il mio Fiat si ritirasse si risolverebbe nel nulla, e se si conserva integra, senza mutarsi, è perché dal Fiat non è uscita, ma però un nuovo Fiat non l’ho ripetuto, altrimenti uscirebbero altri nuovi cieli, altri nuovi soli e stelle, ma uno diverso dall’altro; ma nell’anima che vive nel mio Volere non è un solo Fiat, ma ripetuti Fiat, per cui come l’anima opera nel mio Volere, Io ripeto il Fiat e si estendono nuovi cieli, nuovi soli e stelle, e siccome l’anima contiene un’intelligenza, questi cieli sono nuovi cieli d’amore, di gloria, di luce, di adorazione, di conoscenza, da formare tale varietà di bellezza che Io stesso ne resto rapito.  Tutto il Cielo, i santi, gli angioli non sanno distaccare lo sguardo, perché mentre stanno guardando la varietà dei cieli che contiene, altri nuovi si estendono, l’uno più bello dell’altro; veggono la celeste patria ricopiata nell’anima che vive nel mio Volere, la molteplicità delle cose nuove si moltiplicano all’infinito.  Come non devo tenere custodita quest’anima e sommamente esserne geloso, se un solo suo atto vale più della stessa Creazione? Perché il cielo, il sole, sono senza intelligenza, onde da parte sua non hanno nessun valore, tutto il valore è mio.  Invece, per chi vive nel mio Volere, contenendo un’intelligenza c’è il suo volere che corre nel Mio, e la potenza del mio Fiat se ne serve come materia per estendere questi nuovi cieli, sicché, come l’anima opera nel mio Volere mi dà il diletto di formare nuove Creazioni.  Quest’atti sono l’esplicazione della Vita della mia Volontà, i prodigi del mio Volere, il mio Fiat ripetuto, come non devo amare quest’anima?”

 

+  +  +  +

 

13-14

Agosto 25, 1921

 

Per quanta più conoscenza si tiene del Divino

Volere, tanto più valore acquistano gli atti.

 

(1) Stavo tutta fondendomi nel santo Voler Divino, ed il mio Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, quante volte in più t’immergi nel mio Volere, tanto più si allarga il circolo della tua volontà nella mia.  E’ pur vero che gli atti fatti nel mio Volere riempiono tutto, come la luce del sole riempie la terra, ma col ripetere gli atti nel mio Volere si allarga la circonferenza dello stesso sole, e l’anima acquista maggiore intensità di luce e di calore; e come ripete i suoi atti nel mio Volere, tante volte resta rannodata la sua volontà alla mia, e questi nodi fanno scorrere tanti rivoli divini su tutta la terra, che impediscono il libero corso alla giustizia”.

(3) Ed io:  “Eppure, o mio Gesù, molti flagelli riempiono la terra, da far raccapricciare”.

(4) “Ah! figlia mia, eppure si può dire è nulla ancora, e se non fosse per questi rivoli, per questi nodi della volontà umana fatti nella Volontà Divina, Io guarderei la terra come se più non mi appartenesse, e quindi farei aprire voragini ovunque per inghiottirla.  Oh! come mi pesa la terra”.

(5) Ma lo diceva con tale amarezza da far piangere le pietre.  Poi ha soggiunto:

(6) “Ogniqualvolta ti parlo del mio Volere e tu acquisti nuove cognizioni e conoscenze, tanto più valore ha il tuo atto nel mio Volere e più immense ricchezze tu acquisti.  Succede come ad un tale che avesse una gemma, e sa che quella gemma ha il valore di un soldo; lui è ricco d’un soldo.  Ora avviene che fa vedere la sua gemma ad un esperto perito, e quello le dice che la sua gemma ha il valore di cinquemila lire; quel tale non possiede più un soldo, ma è ricco di cinquemila lire.  Or dopo qualche tempo, ha l’occasione di far vedere la sua gemma ad un perito più esperto ancora, e quello lo assicura che la sua gemma contiene il valore di centomila, pronto a comprarla se la vuol vendere; ora costui è ricco di centomila lire.  A seconda che conosce il valore della sua gemma, così si fa più ricco e sente maggior amore e stima della gemma; la tiene con più gelosia custodita, sapendo che è tutta la sua fortuna, mentre prima la teneva per un nonnulla.  Eppure la gemma non si è cambiata, qual era tale è, il cambiamento l’ha fatto lui col capire il valore che la gemma contiene.  Ora, così avviene della mia Volontà, come pure delle virtù; a seconda che l’anima ne capisce il valore, ne acquista la conoscenza, così viene nei suoi atti ad acquistare nuovi valori e nuove ricchezze.  Sicché quanto più conoscerai della mia Volontà, tanto più il tuo atto acquisterà il suo valore.  Oh! se sapessi quali mari di grazie Io apro tra te e Me ogniqualvolta ti parlo degli effetti del mio Volere, tu ne morresti di gioia e faresti festa come se avessi acquistato nuovi regni da dominare”.

 

+  +  +  +

 

13-15

Settembre 2, 1921

 

Chi esce dal Divino Volere, va incontro a tutte le miserie.  Una

conoscenza di più prepara l’anima ad un’altra conoscenza maggiore.

 

(1) Mi stavo lamentando col mio dolce Gesù, per questi benedetti scritti che vogliono mettere fuori, e mi sentivo come se volessi sottrarmi dal suo Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come, vorresti sottrarti dal mio Volere? Troppo tardi, dopo averti legata tu stessa nella mia Volontà, la mia Volontà per tenerti più sicura ti ha legato con doppie catene con la sua.  Hai vissuto da regina nella mia Volontà, ti sei abituata a vivere con cibi delicatissimi e sostanziosi, non dominata da nessuno ma dominatrice di tutto, fin di te stessa; sei abituata a vivere con tutti gli agi, immersa in immense ricchezze.  Se tu esci dalla mia Volontà, avvertirai subito che come esci dalla mia Volontà, sentirai la miseria, il freddo, il dominio perduto, tutti i beni ti spariranno e da regina diverrai vilissima serva.  Sicché tu stessa, avvertendo il gran contrasto che c’è tra il vivere nel mio Volere e l’uscirne fuori, ti tufferai di più nel fondo della mia Volontà, perciò ti dico:  “Troppo tardi”.  E poi, mi toglieresti un gran contento; tu devi sapere che Io ho fatto con te come un re che prende ad amare un amico molto dissimile da lui nella condizione, ma è tanto l’amore, che ha deciso di renderlo simile a lui.  Or, questo re non può fare tutto d’un colpo e rendere l’amico re come lui stesso, lo fa poco a poco, prima gli prepara la reggia simile alla sua, poi le manda gli addobbi per ornare la reggia, gli forma un piccolo esercito, appresso gli dà la metà del regno, in modo che può dire:  “Ciò che possiedi tu posseggo io, re sono io, re sei tu.  Ma ogniqualvolta il re gli dava i suoi doni, guardava alla sua fedeltà, e nel draglie il dono l’era occasione di nuovo contento, e di maggior sua gloria ed onore, e di una nuova festa.  Se il re avesse voluto dare all’amico tutto d’un colpo, tutto ciò che gli ha dato a poco a poco, imbarazzerebbe l’amico perché non era addestrato a saper dominare, ma a poco a poco, con la sua fedeltà, è venuto istruendosi e tutto gli riesce facile.

(3) Così ho fatto con te.  Avendoti scelto in modo speciale a vivere nell’altezza della mia Volontà, a poco a poco ti ho ammaestrata nel fartela conoscere, e come te la facevo conoscere allargavo la tua capacità e la preparavo ad un’altra conoscenza maggiore, ed ogniqualvolta ti manifesto un valore, un effetto del mio Volere, Io ne sento un contento maggiore ed insieme col Cielo ne faccio festa.  Or, come escono fuori questi mie verità, tu raddoppi i miei contenti e le mie feste; perciò lascia fare a Me, e tu sprofondati di più nel mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

13-16

Settembre 16, 1921

 

Come si conosce le verità, così si forma nuova unione con Gesù.  Gesù vuol

far conoscere ciò che faceva la sua Volontà nella sua Umanità per costituire eredi della sua Volontà, degli effetti, del valore che Essa contiene alle nuove generazioni.

 

(1) Stavo fondendomi tutta nel santo Volere del mio dolce Gesù, e gli dicevo:  “Amor mio, entro nel tuo Volere e qui trovo tutti i pensieri della tua mente e tutti quelli delle creature, ed io faccio corona coi miei pensieri e con quelli di tutti i miei fratelli intorno ai tuoi, e poi li unisco insieme, facendone un solo, per darti l’omaggio, l’adorazione, la gloria, l’amore, la riparazione della tua stessa Intelligenza”.  E mentre ciò dicevo, il mio Gesù si è mosso nel mio interno, ed alzandosi mi ha detto:

(2) “Figlia inseparabile della mia Volontà, come sono contento nel sentire ripetere ciò che faceva la mia Umanità nella mia Volontà; ed Io bacio i tuoi pensieri nei miei, le tue parole nelle mie, il tuo palpito nel mio”.

(3) E mentre ciò diceva mi copriva tutta di baci.  Io poi gli ho detto:  “Perché vita mia godi tanto, e fai festa ogniqualvolta manifesti un altro effetto della tua Volontà?”

(4) E Gesù:  “Tu devi sapere che ogniqualvolta ti manifesto una verità di più sulla mia Volontà, è un connubio di più che formo tra te e Me e con tutta l’umana famiglia; è una unione maggiore, è un vincolo più stretto, è un mettere a parte le mie eredità, e come le manifesto, ne formo scrittura di donazione, e vedendo i miei figli più ricchi e che prendono parte all’eredità, ne sento nuovi contenti e ne faccio festa.  Succede a Me come ad un padre, il quale possiede molti poderi, ma questi poderi non sono conosciuti dai figli, sicché non sanno che sono figli d’un padre sì ricco.  Ora, il padre, giunti i figli ad età maggiore, giorno per giorno lo va dicendo ai figli che lui possiede la tale masseria.  I figli, nel sentire ciò, fanno festa e si stringono con più vincolo d’amore intorno al padre.  Il padre nel vedere la festa dei figli, fa festa e gli prepara un’altra sorpresa maggiore, gli dice:  la tale provincia è mia, e poi, il tale regno.  I figli ne restano incantati, e non solo fanno festa, ma si credono fortunati d’essere figli d’un tal padre.  Ma il padre non solo fa conoscere i suoi possedimenti ai figli, ma li costituisce eredi dei suoi beni.  Così succede a Me.  Ora, finora ho fatto conoscere ciò che fece la mia Umanità:  le sue virtù, le sue pene, per costituire l’umana famiglia eredi dei beni della mia Umanità.  Ora voglio passare oltre, e voglio farle conoscere ciò che faceva la mia Volontà nella mia Umanità per costituire eredi della mia Volontà, degli effetti, del valore che Essa contiene alle nuove generazioni, perciò sii attenta nell’ascoltarmi, e non perdere nulla degli effetti e del valore di questa mia Volontà, per poter essere fedele riportatrice di questi beni, e primo vincolo d’unione col mio Volere e di comunicazione per le altre creature”.

 

+  +  +  +

 

13-17

Settembre 14, 1921

 

Ogniqualvolta l’anima fa i suoi atti nella Divina

Volontà, così cresce sempre più in santità.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta l’anima fa i suoi atti nella mia Volontà, così cresce sempre più innanzi a Me in sapienza, in bontà, potenza e bellezza, perché come va ripetendo gli atti nella mia Volontà, tanti bocconi prende di sapienza, di bontà, ecc., e l’anima cresce di quel cibo di cui si alimenta, perciò di Me sta scritto nel santo Vangelo che crescevo in sapienza presso Dio e presso gli uomini; come Dio non potevo né crescere né decrescere, il mio crescere non era altro che la mia Umanità, che come cresceva negli anni veniva a moltiplicare i miei atti nel Voler Supremo, e un atto in più che facevo era un crescere di più nella sapienza del mio Celeste Padre; ed era tanto vera questa mia crescenza, che anche le creature la notavano.  Ogni mio atto correva nel mare immenso della Volontà Divina, e come operavo mi nutrivo di questo cibo celeste; sarebbe troppo lungo il dirti i mari di sapienza, di bontà, di bellezza, di potenza, che inghiottiva la mia Umanità in ogni atto di più che faceva, così succede all’anima.  Figlia mia, la santità nella mia Volontà cresce ad ogni istante, non c’è cosa che sfugga dal crescere e che l’anima non possa far correre nel mare infinito della mia Volontà; le cose più indifferenti, il sonno, il cibo, il lavoro, ecc., possono entrare nel mio Volere e prendervi il loro posto d’onore come agenti del mio Volere; solo che l’anima lo voglia, tutte le cose, dalle più grandi alle più piccole possono essere occasioni per entrare nel mio Volere, ciò che non succede delle virtù, perché le virtù se si vogliono esercitare, molte volte manca l’occasione; se uno vuole esercitare l’ubbidienza, ci vuole chi la comandi, e può succedere che giorni e settimane manchi chi dia nuovi comandi per farla ubbidire, e quindi, per quanta buona volontà avrà d’ubbidire, la povera obbedienza rimarrà oziosa; così della pazienza, l’umiltà e tutte le altre virtù, siccome sono virtù di questo basso mondo ci vogliono le altre creature per tenervi esercitate, invece la mia Volontà è virtù di Cielo, ed Io solo basto per tenerla in ogni istante in continuo esercizio, per Me è facile tenerla di sopra, si di notte che di giorno, per tenerla esercitata nel mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

13-18

Settembre 16, 1921

 

Gesù nel operare formava le nostre opere nel Divino Volere.

 

(1) Stavo facendo l’ora della Passione quando il mio dolce Gesù si trovava nel palazzo di Erode vestito da pazzo e burlato, ed il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non fui solo allora vestito da pazzo, schernito e burlato, ma le creature continuano a darmi queste pene, anzi sono in continue burle, e da tutte le specie di persone:  Se una persona si confessa e non mantiene i suoi propositi di non offendermi, è una burla che mi fa; se un sacerdote confessa, predica, amministra sacramenti, e la sua vita non corrisponde alle parole che dice e alla dignità dei sacramenti che amministra, tante burle mi fa per quante parole dice, per quanti sacramenti amministra, e mentre Io nei sacramenti gli ridavo la vita novella, loro mi danno scherni, burle, e col profanarli mi preparano la veste per vestirmi da pazzo; se i superiori comandano il sacrificio ai sudditi, la virtù, la preghiera, il disinteresse, e loro menano la vita comoda, viziosa, interessata, sono tante burle che mi fanno; se i capi civili ed ecclesiastici vogliono l’osservanza delle leggi, e loro sono i primi trasgressori, sono burle che mi fanno, oh! quante burle mi fanno, sono tante che ne sono stanco, specie quando sotto al bene vi mettono il veleno del male, oh! come si prendono giuoco di Me, come se Io fossi il loro trastullo ed il loro passatempo, ma la mia giustizia presto o tardi si burlerà di loro col punirli severamente.  Tu prega e riparami queste burle che tanto mi addolorano, e che sono causa di non farmi conoscere chi Io sia”.

(3) Dopo, essendo ritornato di nuovo, e siccome io stavo fondendomi tutta nel Divino Volere, mi ha detto:

(4) “Figlia carissima del mio Volere, Io sto con ansia aspettando queste tue fusioni nella mia Volontà, tu devi sapere che come Io pensavo nella mia Volontà, così venivo informando i tuoi pensieri nella mia Volontà, preparandone il posto; come operavo, informavo le tue opere nel mio Volere, e così di tutto il resto.  Ora, ciò che Io facevo, non lo facevo per Me, che non avevo bisogno, ma per te, e perciò ti aspetto nella mia Volontà che tu venga a prendere i posti che ti preparò la mia Umanità, e sopra le mie informazioni vieni a fare le tue, ed allora ne sono contento e ne ricevo completa gloria, quando ti veggo fare ciò che feci Io”.

 

+  +  +  +

 

13-19

Settembre 21, 1921

 

Dio vuol dare i suoi beni ai suoi figli.  L’operare nella Divina Volontà è giorno.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, in che dolorose condizioni mi mettono le creature.  Io sono come un padre ricchissimo e che sommamente ama i suoi figli, ed i figli sommamente ingrati, ché mentre il padre vuol vestire i figli, questi rifiutano le vesti e vogliono restare all’ignudo; il padre li dà il cibo, e questi vogliono restare digiuni, e se mangiano si cibano di cibi sporchi e vili; il padre li dona le ricchezze, li vuol tenere intorno a lui, li dà la sua stessa abitazione, ed i figli nulla vogliono accettare, e si contentano di andare raminghi, senza tetto e poveri.  Povero padre, quanti dolori, quante lacrime non versa? Sarebbe meno infelice se non avesse che dare, ma tenere i beni e non averne che fare, e vedere i suoi figli perire, questo è dolore che supera ogni dolore.  Tale sono Io, voglio dare e non vi è chi prenda, sicché le creature sono causa di farmi versare lacrime amare e dolore continuo; ma sai tu chi rasciuga le mia lacrime e mi cambia il dolore in gioia? Chi vuol stare sempre insieme con Me, chi prende con amore e con filiale fiducia le mie ricchezze, chi si ciba alla mia stessa mensa e chi si veste delle mie stesse vesti, a questi Io dono senza misura, sono i miei confidenti e li faccio riposare sul mio stesso seno”.

(3) Dopo ciò mi sono trovata fuori di me stessa, e vedevo sorgere nuove rivoluzioni tra partiti e partiti, e come questi saranno causa di maggiori combattimenti, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, se non si formano i partiti non possono succedere le vere rivoluzioni, specie contro la Chiesa, perché se non ci fosse il partito mancherebbe l’elemento contro cui si vorrebbe combattere; ma quanti di questo partito che apparentemente si dice cattolico, sono dei veri lupi coperti col manto di agnelli, e daranno molti dolori alla mia Chiesa.  Molti credono che con questo partito sarà difesa la religione, invece sarà tutto il contrario ed i nemici si serviranno per inveire maggiormente contro di Essa”.

(5) Onde dopo sono tornata in me stessa, ed era l’ora quando il mio amato Gesù usciva dalla prigione e portato di nuovo innanzi a Caifa, ed io ho cercato di accompagnarlo in questo mistero e Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia mia, quando fui presentato a Caifa era pieno giorno, ed era tanto l’amore che Io avevo verso le creature, che uscivo in quest’ultimo giorno innanzi al pontefice tutto deformato, piagato, per ricevere la condanna di morte; ma quante pene doveva costarmi questa condanna, ed Io queste pene le convertivo in giorni eterni in cui circondavo ciascuna creatura, affinché fugandole le tenebre, ognuna trovasse la luce necessaria per salvarsi ed a sua disposizione la mia condanna di morte per trovarvi la loro vita.  Sicché ogni pena ed ogni bene che Io facevo, era un giorno di più che davo alla creatura; e non solo Io, ma anche il bene che fanno le creature è sempre giorno che formano, come il male è notte.  Succede come quando una persona tiene una luce e si trovano vicino dieci, venti persone, ad onta che la luce non è di tutte, ma di una, li altri godono della luce, possono lavorare, leggere, e mentre loro fruiscono della luce, non fanno nessun danno alla persona che la possiede.  Così è del bene operare, non solo è giorno per essa, ma può far giorno chi sa a quant’altri.  Il bene è sempre comunicativo ed il mio amore non solo mi spingeva a Me, ma dava grazia alle creature che mi amano di formare tanti giorni a pro dei loro fratelli, per quante opere buone vanno facendo”.

 

+  +  +  +

 

13-20

Settembre 28, 1921

 

Gesù è luce, e tutto ciò che da Lui esce è luce, che diffondendosi in

mezzo a tutte le creature si sostituiscono come vita di ciascuna di loro.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere a me vicino, col cuore tutto in fiamme, ed in ogni palpito che emetteva il suo cuore usciva una luce, queste luce mi circondavano tutta e si diffondevano su tutta la Creazione.  Io ne sono restata sorpresa, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono luce eterna, e tutto ciò che da Me esce è luce, sicché non è il solo mio palpito che sprigiona luce, ma ogni mio pensiero, respiro, parola, passo, ogni goccia del mio sangue sono luce che si sprigionano da Me, che diffondendosi in mezzo a tutte le creature, si sostituiscono come vita di ciascuna di esse, volendone il ricambio delle loro piccole luci, perché anche loro sono luce, essendo anch’esse sprigionate da dentro la mia stessa luce, ma il peccato converte in tenebre l’operato della creatura.

(3) Figlia mia, amo tanto la creatura che la concepii nel mio alito e la partorii sulle mie ginocchia, per farla riposare sul mio seno e tenerla al sicuro, ma la creatura mi sfugge, ed Io, non sentendola nel mio alito né trovandola sulle mie ginocchia, il mio alito la chiama continuamente, e le mie ginocchia sono stanche d’aspettarla, e la vado fiutando dappertutto per averla a Me di ritorno.  Ah! a quali strette di dolore e d’amore mi mettono le creature”.

(4) Onde, dopo ciò, io avevo sentito parlare dell’umiltà, ed io sono convinta che questa virtù non esiste in me, né io ci penso mai; e nel venire il mio dolce Gesù gli ho detto la mia pena, e Lui mi ha detto:

(5) “Figlia mia, non temere, Io ti ho cresciuta nel mare, e chi vive nel mare non se ne intende della terra.  Se si volesse domandare ai pesci come è la terra, come sono i suoi frutti, le piante, i fiori, se avessero ragione risponderebbero:  Noi siamo nati nel mare, viviamo nel mare, l’acqua ci nutrisce, e se gli altri resterebbero affogati, noi guizziamo e ci dà la vita, e se agli altri esseri li gelerebbe il sangue nelle vene, a noi ci dà il calore, il mare è tutto per noi, ci serve di stanza, di letto, passeggiamo, siamo i soli esseri fortunati che non dobbiamo affaticarci per trovare cibo; ciò che vogliamo, tutto è pronto a nostra disposizione, sicché vi possiamo dire del mare, non della terra; la sola acqua ci serve di tutto e troviamo tutto.  Ma se invece si domandasse agli uccelli, questi risponderebbero:  Conosciamo le piante, le altezze degli alberi, i fiori, i frutti, direbbero quante fatiche fanno per trovare un seme per nutrirsi, un nascondiglio per ripararsi dal freddo, dalla pioggia.

(6) Similitudine del mare è per chi vive nella mia Volontà; similitudine della terra è per chi cammina per la via delle virtù.  Perciò vivendo tu nel mare della mia Volontà, non è meraviglia che la sola mia Volontà ti basti per tutto; se l’acqua serve e fa tanti diversi uffici ai pesci:  di cibo, di calore, di letto, di stanza, di tutto, molto più lo può fare in modo più mirabile la mia Volontà, anzi nella mia Volontà le virtù sono in grado il più eroico e divino.  La mia Volontà assorbe tutto e liquefa tutto in Sé, e l’anima resta assorbita nella mia Volontà, di Essa si ciba, in Lei cammina, solo Lei conosce e le basta per tutto, si può dire che tra tutti è la sola fortunata che non deve mendicare un pane, no, ma l’acqua della mia Volontà la inonda di sopra, di sotto, a destra e sinistra, e se vuole il cibo mangia, se vuole la forza la trova, se vuol dormire trova il letto più soffice per riposarsi; tutto è pronto a sua disposizione”.

 

+  +  +  +

 

13-21

Ottobre 6, 1921

 

Il peccato è il punto nero dell’uomo, ma lo stato di

grazia e di operare il bene è il punto luminoso dell’uomo.

 

(1) Stavo pregando ed adorando le piaghe del mio crocifisso Gesù, e pensavo tra me:  “Quanto è brutto il peccato, che ha ridotto il mio sommo bene in uno stato così straziante”.  Ed il mio sempre amabile Gesù, poggiando la sua santissima testa sulla mia spalla, sospirando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non solo è brutto il peccato, ma orribile, è il punto nero dell’uomo! Mentre pecca subisce una trasformazione brutale, tutto il bello che gli ho dato si copre d’una bruttezza orribile a vedersi, e non solo il senso che pecca, ma tutto l’uomo corre insieme, sicché, peccato il pensiero, il palpito, il respiro, il moto, il passo; la volontà ha trascinato l’uomo ad un sol punto, e da tutto il suo essere manda fitte tenebre che lo accecano ed un’aria velenosa che lo avvelena, tutto è nero intorno a lui, tutto è micidiale, e chiunque a lui si avvicina si mette in uno stato pericolante, orribile e spaventoso, tal’è l’uomo nello stato di peccato”.

(3) Io sono rimasta atterrita e Gesù ha ripreso:

(4) “Se orribile è l’uomo nello stato di colpa, è pure bello nello stato di grazia e di operare il bene; il bene, fosse anche il più piccolo è il punto luminoso dell’uomo; mentre fa il bene subisce una trasformazione celestiale, angelica e divina; il suo buon volere trascina tutto il suo essere ad un punto solo, sicché bene è il pensiero, la parola, il palpito, il moto, il passo, tutto è luce dentro e fuori di lui, la sua aria è balsamica e vitale, e chiunque s’avvicina si mette al sicuro.  Com’è bella, graziosa, attraente, amabile, speciosa, l’anima in grazia nel fare il bene, che Io stesso ne resto innamorato, ogni bene che fa è una sfumatura di bellezza di più che acquista, è una somiglianza di più col suo Creatore che lo fa distinguere per suo figlio, è un potere divino che mette al traffico.  Ogni beni che fa sono i portavoce tra il Cielo e la terra, sono le poste, i fili elettrici che mantengono le comunicazioni con Dio”.

 

+  +  +  +

 

13-22

Ottobre 9, 1921

 

La volontà nell’uomo è quello che più rassomiglia al suo Creatore.

La volontà umana è il deposito di tutto l’operato dell’uomo.

 

(1) Stavo pensando nell’atto che il mio dolce Gesù faceva l’ultima cena coi suoi discepoli, ed il mio amabile Gesù nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mentre cenavo coi miei discepoli, non erano loro soli che avevo d’intorno, ma tutta l’umana famiglia, una per una le avevo a Me vicino, le conobbi tutte, le chiamai per nome; chiamai anche te, ti diedi il posto di onore tra Me e Giovanni e ti costituii piccola segretaria del mio Volere, e mentre dividevo l’agnello porgendolo ai miei apostoli, lo davo a tutti ed a ciascuno.  Quell’agnello svenato, arrostito, fatto in pezzi, parlava di Me, era il simbolo della mia Vita e di come dovevo ridurmi per amore di tutti, ed Io volli darlo a tutti come cibo prelibato che rappresentava la mia Passione, perché tutto ciò che feci, dissi e soffrì, il mio amore convertiva in cibo dell’uomo, ma sai tu perché chiamai tutti e li diedi l’agnello a tutti? Perché anch’Io volevo il cibo da loro, ogni cosa che facessero volevo che fosse cibo per Me:  Volevo il cibo del loro amore, delle opere, delle parole, di tutto”.

(3) Ed io:  “Amor mio, come può essere che diventa cibo per Voi il nostro operato?”

(4) E Gesù:  “Non è di solo pane che si può vivere, ma di ciò che la mia Volontà dà virtù da poter far vivere; e se il pane alimenta l’uomo è perché Io lo voglio.  Ora, ciò che la creatura dispone con la sua volontà di formarme del suo operato, quella forma prende, se del suo operato vuol formarmi il cibo, mi forma il cibo; se amore, mi dà l’amore; se riparazione, mi forma la riparazione; e se nella sua volontà mi vuole offendere, del suo operato mi forma il coltello per ferirmi, e forse anche per uccidermi”.

(5) Poi ha soggiunto:  “La volontà nell’uomo è quello che più rassomiglia al suo Creatore, nella volontà umana ci ho messo parte della mia immensità e della mia potenza, e dandole il posto d’onore l’ho costituita regina di tutto l’uomo e depositarie di tutto il suo operato.  Come le creature tengono le casse dove conservare le loro robe per tenerle custodite, così l’anima tiene la sua volontà per conservare e custodire tutto ciò che pensa, che dice e che opera, neppure un pensiero sperderà.  Ciò che non può fare con l’occhio, con la bocca, con le opere, lo può fare con la volontà, in un istante può volere mille beni e mille mali, la volontà fa volare il pensiero al Cielo, nelle parti più lontane e fin negli abissi; si può impedire che operi, che vegga, che parli, ma tutto ciò lo può fare nella volontà, ma tutto ciò che fa e vuole formano un atto e lo lasciano in deposito nel suo stesso volere, oh! come la volontà si può estendere, quanti beni e quanti mali non può contenere? Perciò, tra tutto voglio il volere dell’uomo, perché se ho questo, ho tutto, la fortezza è vinta”.

 

+  +  +  +

 

13-23

Ottobre 13, 1921

 

Tutte le parole di Gesù sono fonti che portano e zampillano alla Vita Eterna.

 

(1) Stavo oppressa nel pensare che sono costretta a dire e scrivere anche le più piccole cose che il buon Gesù mi dice.  Onde nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni volta che Io ti parlo intendo di aprire una fontanina nel tuo cuore, perché tutte le mie parole sono fonti che portano e zampillano alla Vita Eterna, ma per formarsi queste fonti nel tuo cuore, tu ci devi mettere anche del tuo, cioè, devi masticarle ben bene per poterle trangugiare nel tuo cuore ed aprirvi la fonte.  Col pensarle e ripensarle tu formi la masticazione; col dirle a chi tiene autorità su di te, e venendoti assicurato che è parola mia, tu senza dubbio la ingoia ed apri la fonte per te, ed alle occasioni del tuo bisogno te ne servi e bevi a larghi sorsi alla fonte della mia verità; con lo scriverle apri i canali che possono servire a chiunque vorrebbe dissetarsi, per non farli morire di sete.  Ora, col non dirle tu non ci pensi, e col non masticarle non puoi ingoiarle, perciò passi pericolo che la fonte non si formi e l’acqua non sorga, e quando avrai bisogno di quell’acqua, la prima a soffrire la sete sarai tu, e se non scrivi, non aprendo i canali, di quanti beni non priverai gli altri?”

(3) Ora, mentre scrivevo pensavo tra me:  “Il mio dolce Gesù è da qualche tempo che non mi parla della sua Santissima Volontà, ma di altre verità, io mi sento più portata a scrivere sul suo Santissimo Volere, ci sento più gusto e come se fosse cosa esclusivamente mia, e mi basta il suo Volere per tutto”.  Ed il mio sempre benigno Gesù nel venire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non ti devi meravigliare se provi più gusto e ti senti più portata a scrivere sul mio Volere, perché sentire, dire, scrivere sul mio Volere è la cosa più sublime che può esistere in Cielo e in terra, è quello che più mi glorifica e prende tutti i beni insieme e tutta la santità d’un colpo, invece le altre verità racchiudono ciascuna il suo bene distinto, si bevono a sorsi a sorsi, si salgono scalino a scalino, si adattano al modo umano, invece la mia Volontà, è l’anima che si adatta al modo divino, non sono sorsi che si bevono, ma mari; non scalini che si salgono, ma voli che prendono d’un battere d’occhio il Cielo, oh! la mia Volontà, la mia Volontà! Solo al sentirla da te mi porta tanta gioia e dolcezza, e sentendomi circondato dalla mia Volontà che contiene la creatura, come da un’altra mia immensità, sento tanto gusto che mi fa dimenticare il male delle altre creature, perciò devi sapere che grandi cose ti ho manifestato della mia Volontà; onde, non ancora le hai masticato bene e digerito, in modo da prendere tutta la sostanza, da formare tutta la massa del sangue dell’anima tua.  Quando ne avrai formato tutta la sostanza, ritornerò di nuovo e ti manifesterò altre cose più sublimi della mia Volontà, e mentre aspetterò che tu digerisca bene, ti terrò occupata sulle altre verità che mi appartengono, e che se le creature non si vogliono servire del mare, del sole della mia Volontà per venire a Me, si possano servire delle fontanine, dei canali per venire a Me e prendere per loro bene le cose che mi appartengono”.

 

+  +  +  +

 

13-24

Ottobre 16, 1921

 

Come fu concepito Gesù, così faceva rinascere tutte le creature in Lui.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere che da dentro la sua santissima Umanità uscivano tutte le creature, e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, guarda il gran prodigio dell’incarnazione, come fui concepito e si formò la mia Umanità, così facevo rinascere tutte le creature in Me, sicché nella mia Umanità, mentre rinascevano in Me, sentivo tutti i loro atti distinti, nella mente contenevo ciascun pensiero di creatura, buoni e cattivi, i buoni li confermavo nel bene, li circondavo con la mia grazia, li investivo con la mia luce, affinché rinascendo dalla santità della mia mente fossero degni parti della mia intelligenza; i cattivi, poi, li riparavo, ne facevo la penitenza, moltiplicavo i miei pensieri all’infinito per dare la gloria al Padre di ciascun pensiero delle creature.  Nei miei sguardi, nelle mie parole, nelle mie mani, nei miei piedi, e fin nel mio cuore, contenevo gli sguardi, le parole, le opere, i passi, i cuori di ciascuno, e rinascendo in Me tutto restava confermato nella santità della mia Umanità, tutto riparato e per ogni offesa soffrii una pena speciale.  Ed avendoli fatti rinascere tutti in Me, li portai in Me tutto il tempo della mia Vita, e sai quando li partorii? Li partorii sulla croce, nel letto dei miei acerbi dolori tra atroci spasimi, nell’ultimo anelito della mia Vita, e come Io morii, così rinascevano loro alla novella vita, tutti suggellati ed improntati di tutto l’operato della mia Umanità; non contento di averli fatto rinascere, a ciascuno davo tutto ciò che avevo fatto per tenerli difesi ed al sicuro.  Vedi che santità contiene l’uomo? La santità della mia Umanità, mai poteva mettere alla luce figli indegni e dissimili da Me, perciò amo tanto l’uomo, perché è parto mio; ma l’uomo è sempre ingrato e giunge a non conoscere il Padre che lo ha partorito con tanto amore e dolore”.

(3) Dopo ciò si faceva vedere tutto in fiamme, e Gesù restava bruciato e consumato in quelle fiamme, e non si vedeva più, non si vedeva altro che fuoco, ma poi si vedeva rinascere di nuovo, e poi restava un’altra volta consumato nel fuoco.  Onde ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, Io brucio, l’amore mi consuma, è tanto l’amore, le fiamme che mi bruciano, che muoio d’amore per ciascuna creatura.  Non fu di solo pene che morii, ma le morti d’amore sono continue, eppure non vi è chi mi dia per refrigerio il suo amore”.

 

+  +  +  +

 

13-25

Ottobre 18, 1921

 

La turbazione dell’anima è notte ed impedisce spuntare il Sole Gesù.

La turbazione non è altro che mancanza d’abbandono in Dio.

 

(1) Vi ho passato una giornata distratta per alcune cose sentite che non è qui necessario il dirle, ed anche un po’ turbata, e per quanto mi sforzavo non riuscivo di liberarmi, quindi per tutto il giorno non ho visto il mio dolce Gesù, la vita dell’anima mia, come se la turbazione fosse velo che mettendosi tra me e Lui, impediva di poterlo vedere.  Onde, a notte avanzata, la mia mente stanca si è quietata, ed il mio amabile Gesù, come se stesse ad aspettare, si è fatto vedere e dolente mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu oggi con la tua turbazione hai impedito che il sole della mia Persona spuntasse in te, la turbazione è nuvola tra Me e te che impedisce che i raggi scendano in te; e se non scendono i raggi, come puoi vedere il sole? Se sapessi che significa non far spuntare il mio sole, il gran male per te e per tutto il mondo, staresti ben attenta a non turbarti mai, perché per le anime turbate è sempre notte, e nella notte non sorge il sole; invece per le pacifiche è sempre giorno, ed Io, il mio sole a qualunque ora vuol sorgere, l’anima è sempre pronta a ricevere il bene della mia venuta.  Poi, la turbazione non è altro che mancanza d’abbandono in Me, ed Io ti voglio tanto abbandonata nelle mie braccia, che neppure un pensiero devi avere di te, ed Io ci penserò a tutto.  Non temere, il tuo Gesù non può farne a meno di prendere cura di te, di tenerti difesa da tutti, mi costi molto, molto ho messo in te, Io solo ho diritto su di te.  Quindi, se i diritti sono miei, la custodia sarà tutta mia, perciò stati in pace e non temere”.

 

+  +  +  +

 

13-26

Ottobre 21, 1921

 

Tutto ciò che fece e soffri Gesù, sta in continuo atto di darsi all’uomo.

 

(1) Stavo pensando alla Passione del mio dolce Gesù, onde nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta l’anima pensa alla mia Passione, si ricorda di ciò che ho sofferto o mi compatisce, si rinnova in lei l’applicazione delle mie pene, il mio sangue sorge per inondarla e le mie piaghe si mettono in via per sanarla se è piagata, o per abbellirla se è sana, e tutti i miei meriti per arricchirla.  Il traffico che fa è sorprendente, è come se mettesse al banco tutto ciò che feci e soffrii, e ne riscuote il doppio, perché tutto ciò che feci e soffrii sta in continuo atto di darsi all’uomo, come il sole sta in continuo atto di dar luce e calore alla terra; il mio operato non è soggetto ad esaurimento, solo che l’anima lo voglia, e quante volte lo vuole riceve il frutto della mia Vita, sicché, se si ricorda venti, cento, mille volte della mia Passione, tante volte di più goderà gli effetti di essa; ma quanti sono pochi quelli che ne fanno tesoro! Con tutto il bene della mia Passione si veggono anime deboli, cieche, sorde, mute, zoppe, cadaveri viventi che fanno schifo perché la mia Passione è messa in oblio.  Le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, sono fortezza che toglie le debolezze, luce che dà vista ai ciechi, lingua che scioglie le lingue ed apre l’udito, via che raddrizza i zoppi, vita che risorge i cadaveri, tutti i rimedi che ci vogliono a tutta l’umanità, nella mia Vita e Passione ci sono, ma la creatura disprezza la medicina e non si cura dei rimedi, e perciò si vede che con tutta la mia Redenzione, lo stato dell’uomo perire come affettato da una tisi incurabile.  Ma quello che più mi addolora è vedere persone religiose che si affaticano per fare acquisto di dottrine, di speculazioni, di storie, e della mia Passione nulla, sicché la mia Passione molte volte è sbandita dalle chiese, dalla bocca dei sacerdoti, sicché il loro parlare è senza luce, ed i popoli restano più digiuni di prima”.

(3) Dopo ciò mi sono trovata dirimpetto ad un sole, i cui raggi piovevano tutti su di me, penetravano dentro; mi sentivo investita in modo da sentirmi in preda del sole, la sua luce vibrante non m’impediva di guardarlo, ed ogniqualvolta lo guardavo sentivo una gioia, una felicità maggiore.  Onde, da dentro quel sole è uscito il mio dolce Gesù e mi ha detto:

(4) “Figlia diletta del mio Volere, come sole t’inonda il mio Volere.  Non sei altro che la preda, il trastullo, il contento del mio Volere, e come t’immergi in Esso, così il mio Volere, come raggi solari, versa su di te i profumi della mia santità, della mia potenza, sapienza, bontà, ecc., e siccome il mio Volere è eterno, quanto più cerchi di stare in Esso e fartene più che vita propria, vieni ad assorbire in te la mia immutabilità ed impassibilità.  L’eternità come ruota ti gira d’intorno per fare che prendi parte a tutto e nulla ti sfugga, e questo per fare che la mia Volontà in te resti onorata e pienamente glorificata.  Alla prima figlia del mio Volere nulla voglio che manchi, nessun distintivo che mi appartiene che la faccia distinguere a tutto il Cielo come primo inizio della Santità del vivere nel mio Volere.  Perciò sii attenta, dal mio Volere non uscire giammai, affinché riceva tutti i profumi della mia Divinità, affinché facendo uscire tutto il tuo, confermi tutto ciò che è mio, e la mia Volontà resti come centro di vita in te”.

 

+  +  +  +

 

13-27

Ottobre 23, 1921

 

Le verità sul Divino Volere sono canali che si aprono

dal mare della Divina Volontà a pro di tutte le creature.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Volere Divino, ed il mio amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, guarda nel tuo interno come scorre pacifico il mare immenso della mia Volontà, ma non ti credere che questo mare scorre in te da poco tempo perché mi senti parlare spesso della mia Volontà, ma da molto e molto, essendo mio solito primo fare e poi parlare.  E’ vero che il tuo principio fu il mare della mia Passione, perché non c’è santità che non passi per il porto della mia Umanità, anzi ci sono santi che restano nel porto della mia Umanità, altri vi passano più oltre; ma poi innestai subito il mare della mia Volontà, e quando ti vidi disposta e mi cedesti il tuo volere, il mio prese vita in te ed il mare scorreva e cresceva sempre, ogni tuo atto in più nel mio Volere era un crescenza maggiore, Io poco ti parlai al riguardo, i nostri volere erano congiunti insieme e s’intendevano senza parlarsi, e poi col solo vederci ci comprendevamo.  Io mi felicitavo in te, sentivo le delizie del Cielo niente dissimili da quelle che mi danno i santi, che mentre felicito loro, loro felicitano Me; essendo immersi nel mio Volere non possono fare a meno di darmi gioie e delizie.  Ma la mia felicità non era completa, volevo gli altri miei figli a parte di sì gran bene, perciò incominciai a parlarti del mio Volere in modo sorprendente, e quante verità, quanti effetti e valori ti dicevo, tanti canali aprivo dal mare a pro degli altri, affinché questi canali dessero acqua abbondante a tutta la terra.  Il mio operato è comunicativo e sempre in atto senza mai fermarsi, ma questi canali, dalle creature molte volte vengono infangati, altre vi gettano le pietre e l’acqua non scorre, scorre a stento, non è il mare che non vuol dare l’acqua, né perché non limpida non può penetrare ovunque, ma è la parte delle creature che se oppone a sì gran bene, perciò se leggeranno queste verità, se sono indisposti non ne capiranno un’acca, resteranno confusi ed abbagliati dalla luce delle mie verità; per i disposti sarà luce che li rischiara e acqua che dissetandoli, non vorranno distaccarsi giammai da questi canali per il gran bene che sentono e per la nuova vita che scorre in loro.  Perciò, anche tu dovresti essere contenta d’aprire questi canali a pro dei tuoi fratelli, nulla trascurando delle mie verità, anche la più piccola, perché per quanto piccola, può servire ad un tuo fratello per attingere acqua.  Onde sii attenta ad aprire questi canali ed a contentare il tuo Gesù, che tanto ha fatto per te”.

 

+  +  +  +

 

13-28

Ottobre 27, 1921

 

La Divina Volontà dev’essere come anima al corpo.

 

(1) Stavo dicendo al mio sempre amabile Gesù:  “E’ da molto tempo che non mi metti dentro di Te, io mi sentivo più sicura, prendevo più parte alla tua Divinità e come se la terra non mi appartenesse, ed il Cielo fosse il mio soggiorno; quante lacrime non dovetti versare quando il tuo Volere mi metteva fuori, il solo sentire l’aria della terra mi era di peso insopportabile, ma il tuo Volere vinceva ed io piegando la fronte mi rassegnavo.  Ora ti sento sempre dentro di me, e quando vo in delirio di vederti, solo col muoverti nel mio interno, oppure uscendo un tuo braccio mi quieti e mi dai la vita; dimmi, qual è la cagione?”

(2) E Gesù:  “Figlia mia, è giusto, dopo d’aver portato te nel mio interno tutta la mia Vita, è tuo dovere che tu porti Me nel tuo interno tutta la tua vita, e se ti mettevo nel mio interno era per profumare l’anima tua e distendere in te un nuovo cielo, per renderla degna abitazione della mia persona.  E’ vero che ti sentivi più sicura e le gioie piovevano su di te, ma la terra non è luogo di delizie, ma il dolore è il suo retaggio, e la croce è il pane dei forti.  Molto più che dovendo stabilire in te il centro del mio Volere, era necessario che vivesse in te e che ti servisse come anima al corpo.  La mia Volontà mai poteva scendere in un’anima in modo singolare e fuori dell’ordinario, se non avesse le sue prerogative distinte, come alla mia diletta Mamma, non potevo scendere Io, Verbo Eterno, se non avesse le sue prerogative distinte ed il soffio divino non avesse soffiato in Lei come a nuova creazione, da renderla mirabile a tutti e superiore a tutte le cose create.  Così in te, prima la mia Umanità ha voluto fare stabile soggiorno per prepararti, e poi come anima al corpo ti sta dando la Vita della mia Volontà.  Tu devi sapere che la mia Volontà dev’essere come l’anima al corpo, vedi, anche in Noi succede questo, tra le Tre Divine Persone, il nostro amore è grande, infinito, eterno, ma se non avessimo una Volontà che anima e dà vita a questo amore, il nostro amore sarebbe senza vita, senza opere; la nostra sapienza dà dell’incredibile, il nostro potere può stritolare in un minuto, ed in un altro minuto può tutto rifare, ma se non avessimo una Volontà che volesse manifestare la maestria della nostra sapienza, come la manifestò nella Creazione, in cui tutto ordinò ed armonizzò insieme, e col suo potere la impuntò in modo che non può spostarsi un tantino, l’una e l’altro sarebbero stati senza nulla fare, e così di tutto il resto dei nostri attributi.

(3) Ora, così voglio che la mia Volontà sia come anima al corpo; il corpo senza dell’anima è senza vita, ad onta che contiene tutti i sensi, ma non vede, né parla, né sente, né opera, è quasi una cosa inservibile e forse anche insopportabile, ma se è animato, quante cose non può fare? Ed, oh! quanti si rendono inservibili ed insopportabili perché non sono animati dalla mia Volontà, sembrano come quegli impianti elettrici senza luce, come quelle macchine senza moto, coperte di ruggine e di polvere e quasi impotenti al moto, ahi! come fanno pietà.  Onde, ogni cosa che non è animata dalla mia Volontà è una vita di santità che viene a mancare, perciò voglio essere in te come anima al corpo, e la mia Volontà farà nuove sorprese di creazioni, dà nuova vita la mio amore, nuove opere e maestria della mia sapienza, e dà nuovo moto al mio potere, perciò sii attenta e lasciami fare, affinché compisca il mio grande disegno:  Che la creatura sia animata dalla mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

13-29

Ottobre 29, 1921

 

Effetti della prigionia di Gesù.

 

(1) Questa notte l’ho passato in veglia, e la mia mente spesso volava al mio Gesù legato nella prigione, volevo abbracciarmi a quelle ginocchia che tentennavano per la dolorosa e crudele posizione con cui i nemici lo avevano legato, volevo pulirlo da quegli sputi di cui era imbrattato.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Gesù, la mia vita, mi si è fatto vedere come in fitte tenebre, in cui appena si scorgeva la sua adorabile persona, e singhiozzando mi ha detto:

(2) “Figlia, i nemici mi lasciarono solo in prigione, legato orribilmente ed all’oscuro, sicché d’intorno tutto erano fitte tenebre, oh! come mi affliggeva questa oscurità, avevo le vesti bagnate dalle acque sporche del torrente, sentivo la puzza della prigione e degli sputi di cui ero imbrattato, avevo i capelli in disordine, senza una mano pietosa che me li togliesse davanti agli occhi e della bocca, le mani avvinte dalle catene, e l’oscurità non mi permetteva di vedere il mio stato, ahimè, troppo doloroso ed umiliante.  Oh! quante cose diceva questo mio stato sì doloroso in questa prigione.  In prigione vi stetti tre ore; con ciò volli riabilitare le tre età del mondo:  quella della legge di natura, quella della legge scritta e quella della legge di grazia; volevo sprigionarli tutti, riunendoli tutti insieme e dargli la libertà di figli miei.  Con lo stare tre ore volli riabilitare le tre età dell’uomo:  la fanciullezza, la gioventù e la vecchiezza, volli riabilitarlo quando pecca per passione, per volontà e per ostinazione, oh! come l’oscurità che vedevo intorno a Me mi faceva sentire le fitte tenebre che produce la colpa nell’uomo, oh! come lo piangevo e gli dicevo:  Oh! uomo, sono le tue colpe che mi hanno gettato in queste fitte tenebre cui Io soffro per darti la luce, sono le tue nefandezze chi così mi hanno imbrattato, di cui l’oscurità non mi permette neppure di vederle; guardami, sono l’immagine delle tue colpe; se vuoi conoscerle, guardale in Me!

(3) Sappi però che nell’ultima ora che vi stetti in prigione spuntò l’alba, e dalle fessure entrò qualche barlume di luce, oh! come respirò il mio cuore nel potermi vedere il mio stato sì doloroso, ma ciò significava quando l’uomo stanco della notte della colpa, la grazia come alba si fa intorno a lui, mandandogli barlumi di luce per richiamarlo, perciò il mio cuore diede un sospiro di sollievo, ed in quest’alba vidi te, mia diletta prigioniera, cui il mio amore doveva legarti in questo stato, e che non mi avresti lasciato solo nell’oscurità della prigione, aspettando l’alba ai miei piedi, e seguendo i miei sospiri avresti pianto con Me la notte dell’uomo; questo mi sollevò ed offrii la mia prigionia per darti la grazia di seguirmi.  Ma un altro significato conteneva questa prigione e questa oscurità, era la lunga mia dimora della mia prigionia nei tabernacoli, la solitudine in cui sono lasciato, con cui molte volte non ho a chi dire una parola o dargli uno sguardo d’amore; altre volte sento nella santa ostia le impressioni dei tocchi indegni, la puzza di mani marciosse e fangose, e non vi è chi mi tocchi con mani pure e mi profumi col suo amore, e quante volte l’ingratitudine umana mi lascia all’oscuro, senza la misera luce d’una lampadina, sicché la mia prigione dura e durerà ancora, e siccome siamo tutti e due prigionieri -tu prigioniera nel letto solo per amor mio, Io prigioniero per te-, col mio amore legare con le catene che mi tengono avvinto tutte le creature.  Così ci faremo compagnia a vicenda e mi aiuterai a stendere le catene per legare tutti i cuori al mio amore”.

(4) Ora dopo stavo pensavo tra me:  “Quante piccole cose si sanno di Gesù, mentre ha fatto tanto, perché così poco hanno parlato di tutto ciò che il mio Gesù ha operato e sofferto”.  E ritornando di nuovo ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, tutti sono avari con Me, anche i buoni, quanta avarizia hanno con Me, quante restrizioni, quante cose non manifestano di ciò che li dico e comprendono di me, e tu, quante volte non sei avara con Me? Quante volte o non scrivi ciò che ti dico, o non lo manifesti, è un atto d’avarizia che usi con Me, perché ogni conoscenza in più che si fa di Me, è una gloria e un amore di più che riscuoto dalle creature.  Quindi sii attenta, e sii più liberale con Me, ed Io sarò più liberale con te”.

 

+  +  +  +

 

13-30

Novembre 4, 1921

 

La santità nella creatura dev’essere fra lei e Gesù, Lui a dare la sua

Vita e come fido compagno a comunicarle la sua santità, e lei

come fida ed inseparabile compagna a riceverla.

 

(1) Mi sentivo tutta immedesimata col mio dolce Gesù, e nel venire mi sono slanciata nelle sue braccia, abbandonandomi tutta in Lui come al mio centro.  Sentivo una forza irresistibile di starmi nelle sue braccia ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è la creatura che cerca il seno del suo Creatore e riposarsi nelle sue braccia.  E’ tuo dovere di venire nelle braccia del tuo Creatore e di riposarti in quel seno donde usciste, perché tu devi sapere che tra la creatura ed il Creatore ci passano tanti fili elettrici di comunicazione e di unione, che la rendono quasi inseparabile da Me purché non si sia sottratta dal mio Volere, ché sottraendosi non è altro che rompere i fili di comunicazione, spezzare l’unione; la Vita del Creatore, più che elettricità, scorre nella creatura ed essa scorre in Me, la mia Vita è sparsa nella creatura; nel crearla concatenai la mia sapienza alla sua intelligenza, affinché non fosse altro che il riverbero della mia, e se l’uomo giunge a tanto con la sua scienza che dà dell’incredibile, è il riflesso della mia che riflette nella sua; se il suo occhio è animato da una luce, non è altro che il riflesso della mia luce eterna che riflette nel suo.

(3) Tra le Divine Persone non avevamo bisogno di parlarci per intenderci, nella Creazione volli usare la parola e dissi Fiat, e le cose furono fatte, ma a questo Fiat legavo e davo il potere che le creature avessero la parola per intendersi, sicché anche le voci umane sono legate come filo elettrico alla mia prima parola, da cui tutte le altre discendono; e mentre creai l’uomo lo alitai col mio fiato, infondendogli la vita, ma in questa vita che gli infusi ci misi tutta la mia Vita a seconda che la capacità umana poteva contenere, ma tutto vi misi, non ci fu cosa mia che non gli feci parte.  Vedi, anche il suo fiato è il riflesso del mio alito, cui gli do vita continua, ed il suo riflette nel mio, che sento continuamente in Me.  Vedi dunque quanti rapporti ci sono tra Me e la creatura, perciò l’amo assai, perché la guardo come parto mio ed esclusivamente mio.  E poi, come nobilitai la volontà dell’uomo? La concatenai con la mia, dandole tutte le mie prerogative, la feci libera come la mia, e se al corpo avevo dato due piccole luci, limitate, circoscritte, che partivano dalla mia luce eterna, la volontà umana la feci tutt’occhi, sicché quanti atti forma la volontà umana, tant’occhi può dire che possiede, lei guarda a destra e sinistra, di dietro, davanti, e se la vita umana non è animata da questa Volontà, non farà nulla di bene, Io nel crearla le dissi:  Tu sarai la mia sorella sulla terra, il mio Volere dal Cielo animerà il tuo, saremo in continui riflessi, e ciò che farò Io farai tu, Io per natura e tu per grazia dei miei continui riflessi; ti seguirò come ombra, non ti lascerò giammai.  Fu il mio unico scopo nel creare la creatura che facesse in tutto il mio Volere, ma con ciò volevo, nuovi parti di Me stesso dare alla esistenza.  Volevo farne un prodigio portentoso, degno di Me e tutto simile a Me; ma, ahimè, la prima a mettersi contro di Me doveva essere la volontà umana.  Vedi un poco, tutte le cose si fanno fra due:  tu hai un occhio, ma se non avessi una luce esterna che ti illumina nulla potresti vedere; tu hai le mani, ma se non avessi le cose occorrenti per formare i lavori, nulla faresti, così di tutto il resto.  Ora, così voglio la santità nella creatura, fra lei e Me, fra due, Io da una parte e lei dall’altra, Io a dare la mia Vita e come fido compagno a comunicarle la mia santità, e lei come fida ed inseparabile compagna a riceverla.  Così, lei sarebbe l’occhio che vede, ed Io il sole che le do la luce; lei la bocca, ed Io la parola; lei le mani, ed Io che le somministro il lavoro per operare; lei il piede, ed Io il passo; lei il cuore, ed Io il palpito.  Ma sai tu chi forma questa santità? La mia Volontà è la sola che mantiene in ordine lo scopo della Creazione, la santità nel mio Volere è quella che mantiene il perfetto equilibrio tra creature e Creatore, che sono le vere immagini uscite da Me”.

 

+  +  +  +

 

13-31

Novembre 8, 1921

 

Vivere nel Divino Volere significa moltiplicare

la Vita di Gesù con tutto il bene che possiede.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù si è fatto vedere che prendeva una luce che stava nel mio interno e se la portava.  Io ho gridato:  “Gesù, che fai, mi vuoi lasciare all’oscuro?” E Lui con tutta dolcezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere, mi porto la tua piccola luce e ti lascio la mia.  Questa tua piccola luce non è altro che la tua volontà, che avendosi messo di fronte alla mia ha ricevuto il riflesso della mia Volontà, perciò si è fatta luce.  Io me la porto per farla girare, la porterò nel Cielo come la cosa più rara e più bella, qual è la volontà umana che ha ricevuto il riflesso della Volontà del suo Creatore; la farò girare tra le Divine Persone, affinché ricevano gli omaggi, le adorazioni dei loro riflessi, solo degni di Loro, e poi la mostrerò a tutti i santi, affinché anche loro ricevano la gloria dei riflessi della Volontà Divina nella volontà umana, e poi la farò scorrere tutta la terra, affinché tutti prendano parte a sì gran bene”.

(3) Io subito ho soggiunto:  “Amor mio, perdonami, credevo che mi volevate lasciare all’oscuro, perciò ho detto, che fai? Ma quando si tratta della mia volontà, portala pure e fa quello che vuoi”.  Ora, mentre Gesù portava questa piccola luce nelle sue mani, non so dire quello che succedeva, mi mancano i vocaboli per esprimermi, solo ricordo che la piccola luce la metteva di fronte alla sua persona, e la piccola luce riceveva tutti i suoi riflessi, in modo che formava un altro Gesù, ed ogniqualvolta la mia volontà ripeteva gli atti, tanti Gesù si moltiplicavano.  Ed il mio Gesù mi ha detto:

(4) “Vedi che significa vivere nel mio Volere? Moltiplicare la mia Vita quante volte si vuole, ripetere tutto il bene che la mia Vita contiene”.

(5) Dopo ciò stavo dicendo al mio Gesù:  “Vita mia, entro nel tuo Volere per potermi distendere in tutti ed a tutto, dal primo all’ultimo pensiero, dalla prima all’ultima parola, dalla prima all’ultima azione e passo che si sono fatto, si fanno e si faranno, voglio suggellare tutto col tuo Volere affinché riceva da tutto la gloria della tua santità, del tuo amore, della tua potenza, e tutto ciò che è umano resti coperto, nascosto, improntato dal tuo Volere, acció nulla, nulla resti d’umano in cui Tu non riceva gloria Divina”.

(6) Ora, mentre ciò ed altro facevo, il mio dolce Gesù è venuto tutto festante, accompagnato da innumerevoli beati, e Lui ha detto:

(7) “Tutta la Creazione mi dice:  Gloria mia, gloria mia”.

(8) E tutti i santi hanno risposto:  “Ecco o Signore che Vi diamo di tutto gloria divina”.  Si sentiva un’eco da tutte le parti che diceva:  “Di tutto Vi diamo amore e gloria divina”.  E Gesù ha soggiunto:

(9) “Beata tu sei, e tutte le generazioni ti chiameranno beata.  Il mio braccio farà opere di potenza in te; sarai il riverbero divino, che riempiendo tutta la terra mi farai riscuotere da tutte le generazioni quella gloria che loro mi negano”.

(10) Io sono restata confusa, annientata nel sentire ciò, e non volevo scrivere, e Lui carezzandomi mi ha detto:

(11) “No, no, lo farai, lo voglio Io, ciò che ho detto servirà per onore della mia Volontà, ho voluto Io stesso rendere l’omaggio giusto che si conviene alla santità nel mio Volere, anzi ho detto nulla a confronto di quello che potrei dire”.

 

+  +  +  +

 

13-32

Novembre 12, 1921

 

La santità nel Divino Volere non ha confini, è la santità che più si avvicina

al Creatore, terrà il primato su tutte le altre santità, e sarà la loro vita.

 

(1) Scrivo solo per ubbidire, altrimenti non sarei stata buona a vergare una sola parola, ed il solo timore che potrei contristare il mio dolce Gesù se non lo facessi, mi dà lena e forza.  Ora continua a parlare del suo Santissimo Volere, e nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la santità nel mio Volere non è conosciuta ancora, ecco perciò le meraviglie che si fanno, perché quando una cosa è conosciuta, le meraviglie cessano.  Tutte le santità simboleggiano qualche cosa di cui è sparso il creato:  Ci sono le santità che simboleggiano i monti, altre gli alberi, altre le piante, il piccolo fiore, le stelle, e tante altre similitudini.  Tutte queste santità hanno il loro bene limitato ed individuale, hanno il loro principio, come anche la fine, non possono abbracciare tutto e far bene a tutti, come non lo può un albero ed un fiore.  Ora, la santità nel mio Volere simboleggiarà il sole, il sole è stato e starà sempre, e sebbene ebbe un principio nell’illuminare il mondo, essendo lui luce cui ebbe origine dalla mia luce eterna, si può dire che non ha principio.  Il sole fa bene a tutti, si estende a tutti con la sua luce, non particolareggia con nessuno; con la sua maestà e col suo dominio impera su tutto e dà vita a tutto, anche al più piccolo fiore, ma silenzioso, senza rumore e quasi inosservato.  Oh! se una pianta facesse una piccola cosa, un’ombra di ciò che fa il sole, di dare il calore ad un’altra pianta, si griderebbe al miracolo, tutti la vorrebbero vedere, ne parlerebbero con stupore.  Il sole che dà vita e calore a tutto e che è il miracolo continuato, nessuno ne parla, nessuno stupore, e questo ne avviene ché l’uomo ha sempre l’occhio nel basso ed alle cose terrene, mai in alto ed alle cose Celesti.

(3) Ora, la santità nel mio Volere, simboleggiando il sole, uscirà dal centro della mia santità; sarà un raggio partorito dalla mia santità che non ha principio, sicché queste anime esistevano nella mia santità, esistono ed esisteranno, erano insieme con Me nel bene che facevo, mai uscivano dal raggio in cui le avevo messo fuori alla luce, non partendosi mai dal mio Volere Io mi trastullavo con loro e mi trastullo tuttora.  La mia unione con loro è permanente, le veggo galleggiare su tutto; gli appoggi umani per loro non esistono, come non si appoggia il sole a nessun punto, vive in alto come isolato, ma con la sua luce tutto racchiude in sé.  Così queste, vivono in alto come sole, ma la loro luce scende nel più basso, si estende a tutti.  Io mi sentirei come se le defraudassi se non le mettessi a parte, e non le facessi fare ciò che faccio Io, sicché non c’è bene che da queste non scenda.  In questa santità Io veggo le mie ombre, le mie immagini sorvolare su tutta la terra, nell’aria, nel Cielo, e perciò è che amo ed amerò il mondo, perché aspetto che la mia santità abbia l’eco sulla terra, che i miei raggi escano fuori alla luce e mi diano gloria completa, restituendomi l’amore, l’onore che gli altri non mi hanno dato.  Ma come sole saranno le più inosservate, senza alcuno strepito, ma se le vorranno guardare, sarà tanta la mia gelosia, che passeranno pericolo di restare accecate e saranno costrette ad abbassare lo sguardo per ricuperare la vista.  Vedi com’è bella la santità nel mio Volere? E’ la santità che più si avvicina al tuo Creatore, perciò terrà il primato su tutte le altre santità, racchiuderà in sé tutte le altre santità insieme, e sarà vita di tutte le altre santità.

(4) Qual grazia per te il conoscerla! essere la prima come raggio solare ad uscire dal centro dalla mia santità senza mai distaccarsi! grazia più grande non potrei farti, miracolo più portentoso non potrei operare in te; sii attenta figlia mia, raggio mio, perché ogniqualvolta tu entri nel mio Volere ed operi, succede come il sole quando batte nei vetri, tanti soli in essi si formano, così tante volte ripeti la mia Vita, la moltiplichi, dai nuova vita al mio amore”.

(5) Onde dopo ciò stavo pensando tra me:  “In questa santa Volontà non si veggono miracoli, cose portentose di cui le creature sono tanto avide e girerebbero mezzo mondo per averne qualcuno; invece tutto passa tra l’anima e Dio, e se le creature ricevono, non conoscono da dove è venuto il bene.  Veramente sono come il sole, che mentre dà vita e calore a tutto, nessuno lo addita”.  Ora, mentre ciò pensavo, il mio Gesù ritornando ha soggiunto, ma con aspetto imponente:

(6) “Che miracoli, che miracoli! non è forse il più gran miracolo il fare la mia Volontà.  La mia Volontà è eterna ed è miracolo eternale che mai finisce, è miracolo d’ogni istante che la volontà umana abbia un connesso continuo con la Volontà Divina.  Il risorgere i morti, dar vista ai ciechi ed altro, non sono cose eterne, sono soggette a perire, perciò si possono chiamare ombre di miracoli, miracoli fuggitivi paragonati al miracolo grande e permanente di vivere nella mia Volontà.  Tu non dar retta a questi miracoli; so Io quando convengono e quando ci vogliono”.

 

+  +  +  +

 

13-33

Novembre 16, 1921

 

Il peccato è catena che lega l’uomo, e Gesù

volle essere legato per spezzare le sue catene.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere tutto legato, legate le mani, i piedi, la vita; dal collo gli scendeva una doppia catena di ferro, ma era legato tanto stretto, da togliere il moto alla sua divina persona.  Che dura posizione, da far piangere anche le pietre, ed il mio sommo bene Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel corso della mia Passione tutte le altre pene facevano a gara, ma si davano il cambio, ed una dava il luogo all’altra, quasi come sentinelle montavano a farmi il peggio, per darsi il vanto che una era stata più brava dell’altra, ma le funi non me le tolsero mai, dacché fui preso fino al monte calvario fui sempre legato, anzi aggiungevano sempre funi e catene per timore che potessi fuggire, e per farsi più giuoco di Me; ma quanti dolori, confusioni, umiliazioni e cadute mi procurarono queste catene! Ma sappi però che in queste catene c’era gran mistero e grande espiazione:  L’uomo, nel cominciare a cadere nel peccato resta legato con le catene del suo stesso peccato, se è grave sono catene di ferro, se veniale sono catene di funi; onde, fa per camminare nel bene e sente l’inceppo delle catene e resta inceppato nel passo, l’inceppo che sente lo snerva, lo debilita e lo porta a nuove cadute; se opera sente l’inceppo nelle mani e quasi resta come se non avesse mani per fare il bene; le passioni, vedendolo così legato fanno festa e dicono:  E’ nostra la vittoria, e da re qual è, lo rendono schiavo di passioni brutali.  Com’è abominevole l’uomo nello stato di colpa, ed Io per spezzargli le sue catene volli essere legato, e non volli mai essere senza catene, per tenere sempre pronte le mie per spezzare le sue, e quando i colpi, le spinte mi facevano cadere, Io gli stendevo le mani per snodarlo e renderlo libero di nuovo”.

(3) Ma mentre ciò diceva, io vedevo quasi tutte le gente avvinte da catene, che facevano pietà e pregavo Gesù che toccasse con le sue catene le loro catene, affinché dal tocco delle sue restassero tutte frantumate quelle delle creature.

 

+  +  +  +

 

13-34

Novembre 19, 1921

 

I due appoggi.  Per conoscere le verità è necessario che ci stia la

volontà e il desiderio di conoscerle.  Le verità devono essere semplici.

 

(1) Stavo facendo compagnia al mio Gesù agonizzante nell’orto di Getsemaní, e per quanto mi era possibile lo compativo, lo stringevo forte al mio cuore cercando di tergergli i sudori mortali, ed il mio dolente Gesù, con voce fioca e spirante mi ha detto:

(2) “Figlia mia, dura e penosa fu la mia agonia nell’orto, forse più penosa di quella della croce, perché se questa fu compimento e trionfo su tutti, qui nell’orto fu principio, ed i mali si sentono più prima che quando sono finiti, ma in questa agonia la pena più straziante fu quando mi si fecero innanzi uno per uno tutti i peccati, la mia Umanità ne comprese tutta l’enormità, ed ogni delitto portava l’impronta “morte ad un Dio”, armato di spada per uccidermi.  Innanzi alla Divinità la colpa mi compariva così orrida e più orribile della stessa morte; nel capire solo che significa peccato, Io mi sentivo morire e ne morivo davvero, gridai al Padre e fu inesorabile; non ci fu uno che almeno mi desse un aiuto per non farmi morire, gridai a tutte le creature che avessero pietà di Me, ma invano, sicché la mia Umanità languiva e stavo per ricevere l’ultimo colpo della morte, ma sai tu chi ne impedì l’esecuzione e sostenne la mia Umanità a non morire? Prima fu la mia inseparabile Mamma, Lei nel sentirmi chiedere aiuto volò al mio fianco e mi sostenne, ed Io poggiai il mio braccio destro su di Lei, la guardai quasi morente e trovai in Essa l’immensità della mia Volontà integra, senza mai esserne stata rottura tra la Volontà mia e la sua.  La mia Volontà è Vita, e siccome la Volontà del Padre era irremovibile, e la morte mi veniva dalle creature, un’altra creatura che racchiudeva la Vita della mia Volontà mi dava la vita, ed ecco che la Mamma mia, nel portento della mia Volontà, mi concepì e mi fece nascere nel tempo ed ora mi dà una seconda volta la vita per farmi compiere l’opera della Redenzione.  Poi guardai a sinistra e trovai la piccola figlia del mio Volere, trovai te come prima, col seguito delle altre figlie della mia Volontà; e siccome la mia Mamma la volli con Me come primo anello della misericordia, cui dovevamo aprire le porte a tutte le creature, perciò volli poggiare la destra; a te ti volli come primo anello di giustizia, per impedire che si sgravasse su tutte le creature come si meritano, perciò volli poggiare la sinistra, affinché la sostenessi insieme con Me.  Onde, con questi due poggi Io mi sentii ridare la vita, e come se nulla avessi sofferto, con passo fermo andai incontro ai nemici, ed in tutte le pene che soffrii nella mia Passione, molte di esse capaci di darmi la morte, questi due poggi non mi lasciavano mai, e quando mi vedevano pressoché a morire, con la mia Volontà che contenevano mi sostenevano e mi davano come tanti sorsi di vita.  Oh! i prodigi del mio Volere, chi mai può numerarli e calcolarne il valore? Perciò amo tanto chi vive del mio Volere, riconosco in lei il mio ritratto, i nobili miei lineamenti, sento il mio stesso alito, la mia voce, e se non l’amassi defrauderei Me stesso, sarei come un padre senza generazione, senza il nobile corteggio della sua corte e senza la corona dei suoi figli, e se non avessi la generazione, la corte, la corona, come potrei chiamarmi Re? Sicché il mio regno viene formato di quelli che vivono nella mia Volontà, da questo regno scelgo la Madre, la Regina, i figli, i ministri, l’esercito, il popolo, Io sono tutto per loro e loro sono tutti per Me”.

(3) Ora dopo stavo pensando a ciò che Gesù mi diceva, e dicevo tra me:  “Come si fa a mettere in pratica?” E Gesù ritornando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le verità per conoscerle, è necessario che ci stia la volontà, il desiderio di conoscerle.  Supponi una stanza cui stanno chiuse le imposte, per quanto sole stia fuori la stanza si rende sempre all’oscuro; ora, aprire le imposte significa voler la luce, ma ciò non basta, se non profitta della luce per riordinare la stanza, spolverarla, mettersi al lavoro, quasi per non ammazzare la luce che le viene data e rendersi ingrato.  Così non basta tenere volontà di conoscere le verità, se alla luce della verità che lo illumina non cerca di spolverarsi delle sue debolezze e di riordinarsi secondo la luce della verità che conosce, ed insieme con la luce della verità mettersi al lavoro, facendone sostanza propria, in modo da trasparire dalla sua bocca, dalle sue mani, dal suo portamento la luce della verità che ha assorbito, allora sarebbe come se ammazzasse la verità, e col non metterla in pratica sarebbe starsi in pieno disordine innanzi alla luce.  Povera stanza piena di luce ma tutta scompigliata, sottosopra ed in pieno disordine, ed una persona dentro che non si cura di riordinarla, quale pietà non farebbe? Tale è chi conosce le verità e non le mette in pratica.

(5) Sappi però che in tutte le verità come primo alimento entra la semplicità, se le verità non fossero semplici, non sarebbero luce e non potrebbero penetrarvi nelle menti umane per illuminarle, e dove non c’è luce non si possono discernere gli oggetti; la semplicità non solo è luce, ma è come l’aria che si respira, che mentre non si vede dà la respirazione a tutto, e se non fosse per l’aria, la terra e tutti resterebbero senza moto, sicché, se le virtù, le verità non portano l’impronta della semplicità, saranno senza luce e senza aria”.

 

+  +  +  +

 

13-35

Novembre 22, 1921

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà sono luce.  La pena

che più trafisse a Gesù nella sua Passione fu la finzione.

 

(1) Continuando il mio solito stato e vegliando quasi tutta la notte, il mio pensiero spesso spesso volava al mio prigioniero Gesù, e Lui facendosi vedere in fitte tenebre, tanto che sentivo il suo respiro affannoso, il tatto della sua persona, ma non lo vedevo; allora ho cercato di fondermi nella sua Santissima Volontà facendo i miei soliti compatimenti e riparazioni, e un raggio di luce più splendente del sole è uscito da dentro il mio interno e rifletteva sul volto di Gesù.  A quel raggio, il suo santissimo volto si è rischiarato, e facendosi giorno si sono dileguate le tenebre ed io ho potuto abbracciarmi alle sue ginocchia, e Lui mi ha detto:

(2) “Figlia mia, gli atti fatti nella mia Volontà sono giorni per Me, e se l’uomo con le sue colpe mi circonda di tenebre, questi atti, più che raggi solari mi difendono dalle tenebre e mi circondano di luce, e mi danno la mano per farmi conoscere alle creature chi sono Io, perciò amo tanto chi vive nel mio Volere, perché nella mia Volontà può darmi tutto e mi difende da tutti, ed Io mi sento di darle tutto e di racchiudere in lei tutti i beni che dovrei dare a tutti gli altri.  Supponi che il sole avesse ragione, e le piante fossero ragionevoli, e di volontà rifiutassero la luce ed il calore del sole, né amano di fecondare e di produrre frutti; solo una pianta riceve con amore la luce del sole e vorrebbe dare al sole tutti i frutti che le altre piante non vogliono produrre; non sarebbe giusto che il sole ritirando da tutte le altre piante la sua luce, piovesse su quella pianta tutta la sua luce ed il suo calore? Credo che sì.  Ora, ciò che non succede al sole perché privo di ragione, può succedere tra l’anima e Me”.

(3) Detto ciò è scomparso.  Onde dopo è ritornato ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la pena che più mi trafisse nella mia Passione fu l’affettazione dei farisei, fingevano giustizia ed erano i più ingiusti; fingevano santità, regolarità, ordine, ed erano i più perversi, fuori d’ogni regola ed in pieno disordine, e mentre fingevano d’onorare Iddio, onoravano sé stessi, il proprio interesse, il comodo proprio, perciò la luce non poteva entrare in loro, perché i loro modi affettati ne chiudevano le porte, e la finzione era la chiave che a doppie girate, serrandole a morte, ostinatamente impediva anche qualche barlume di luce, tanto, che trovò più luce Pilato idolatra, perché tutto ciò che fece e disse non partiva da finzione, ma al più dal timore, che gli stessi farisei, ed Io mi sento più tirato verso il peccatore più perverso, non finto, che verso quelli che sono più buoni, ma finti.  Oh! come mi fa schifo chi apparentemente fa il bene, finge d’essere buono, prega, ma dentro vi cova il male, il proprio interesse, e mentre le labbra pregano, il suo cuore è lontano da Me, e nell’atto stesso di fare il bene pensa come soddisfare le sue passioni brutali.  Poi, l’uomo finto, nel bene che apparentemente fa e dice non è capace di dar luce agli altri, avendone suggellate le porte, quindi agiscono da diavoli incarnati, che molte volte sotto aspetto di bene attirano l’uomo, e questi vedendo il bene si fanno tirare, ma quando al più bello della via, li precipitano nelle colpe più gravi.  Oh! quanto sono più sicure le tentazioni sotto aspetto di colpa, che quelle sotto aspetto di bene, così è più sicuro trattare con persone perverse che con persone buone, ma finte, quanto veleno non nascondono, quante anime non avvelenano? Se non fosse per le finzioni e tutti si facessero conoscere per quel che sono, si toglierebbe la radice del male dalla faccia della terra, e tutti resterebbero disingannati”.

 

+  +  +  +

 

13-36

Novembre 26, 1921

 

Accentramento dello scopo della Creazione, Redenzione e Glorificazione.

 

(1) Stavo pensando a ciò che sta scritto nel giorno 19 del corrente, e dicevo tra me:  “Come è possibile che dopo la mia Mamma possa essere io il secondo poggio?” Ed il mio dolce Gesù, attirandomi a Sé dentro una luce immensa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché ne dubiti? Qual’è la cagione?”

(3) Ed io:  “La mia grande miseria”.

(4) E Lui:  “Questo mettilo da banda; e poi, se non eleggevo te, dovevo certo eleggere un’altra dalla famiglia umana, perché questa si ribellò alla mia Volontà, e col ribellarsi mi tolse lo scopo della gloria, dell’onore che la Creazione doveva darmi, quindi, un’altra della stessa umana famiglia con l’avere un continuo connesso col mio Volere, col vivere più con la mia Volontà che con la sua, abbracciando tutto nel mio Volere doveva elevarsi su tutto per deporre ai piedi del mio trono la gloria, l’onore, l’amore che tutti gli altri non mi hanno dato.

(5) Unico scopo della Creazione fu che tutti compissero il mio Volere; non fu che l’uomo operasse cose grandi, anzi le guardo come un nonnulla e con disprezzo se non sono frutti della mia Volontà, e perciò molte opere nel più bello vanno a sfascio, perché la Vita della mia Volontà non c’era dentro, onde avendo l’uomo rotto la sua con la mia, mi distrusse il più bello, lo scopo per cui lo avevo creato, lui si rovinò completamente e mi negò tutti i diritti che mi dovevano come a Creatore.  Ma le mie opere portano l’impronta dell’Eterno, e non poteva la mia infinita sapienza e il mio eterno amore lasciare l’opera della Creazione senza i suoi effetti e i diritti che mi spettavano, ecco perciò la Redenzione, volli espiare con tante pene le colpe dell’uomo e col non fare mai la mia volontà, ma sempre quella della Divinità, ed anche nelle cose più piccole, come il respirare, il guardare, il parlare, ecc., la mia Umanità non si muoveva, né aveva vita se non era animata dalla Volontà del Padre mio, mi sarei contentato di morire mille volte anziché dare un respiro senza il suo Volere, con ciò riannodai di nuovo la volontà umana con la Divina, e nella mia sola persona, essendo anch’Io vero uomo e vero Dio, ridavo al Padre mio tutta la gloria e i diritti che gli convenivano.  Ma il mio Volere e il mio amore non vogliono essere soli nelle opere mie, vogliono fare altre immagini simili a Me; ed avendo la mia Umanità rifatto lo scopo della Creazione, vidi per l’ingratitudine dell’uomo lo scopo della Redenzione pericolante, e per molti andare quasi a sfascio, perciò per fare che la Redenzione mi portasse gloria completa e mi desse tutti i diritti che mi si dovevano, presi un’altra creatura della famiglia umana, quale fu la mia Mamma, copia fedele della mia Vita, in cui la mia Volontà si conservava integra, ed accentrai in Lei tutti i frutti della Redenzione, onde misi in salvo lo scopo della Creazione e Redenzione, e la mia Mamma, se nessuno avesse profittato della Redenzione, mi darebbe Lei tutto quello che le creature mi avrebbero dato.

(6) Ora vengo a te, Io ero vero uomo e vero Dio, la mia cara Mamma era innocente e santa ed il nostro amore ci spinse più oltre, volevamo un’altra creatura, che concepita come tutti gli altri figli degli uomini prendesse il terzo posto al mio fianco, -non ero contento che Io solo e la mia Mamma fossimo integri con la Volontà Divina, volevamo gli altri figli-, che a nome di tutti, vivendo in pieno accordo con la nostra Volontà, ci desse gloria ed amore divino per tutti, quindi chiamai te fino ab eterno, quando nulla esisteva ancora quaggiù, e come vagheggiavo la mia cara Mamma, deliziandomi, carezzandola e piovendo su di Lei a torrenti tutti i beni della Divinità, così vagheggiavo te, ti carezzavo, e i torrenti che piovevano sulla mia Mamma inondavano te, quanto ne eri capace di contenere, e ti preparavano, ti prevenivano ed abbellendoti ti davano la grazia che la mia Volontà fosse integra in te, e che non la tua, ma la mia, animasse anche i tuoi più piccoli atti; in ogni tuo atto scorreva la mia Vita, il mio Volere e tutto il mio amore.  Che contento, quante gioie non provavo? Ecco perché ti chiamo secondo poggio dopo la mia Mamma, non su di te mi poggiavo, perché tu eri nulla e non potevo poggiarmi, ma sulla mia Volontà che tu dovevi contenere.  La mia Volontà è vita, e chi la possiede, possiede la vita e può sostenere l’autore della stessa vita.  Onde siccome in Me accentrai lo scopo della Creazione, nella mia Mamma accentrai i frutti della Redenzione, così in te accentrai lo scopo della gloria, come se in tutti fosse integro il mio Volere, da cui verrà il drappello delle altre creature; non passeranno le generazioni se non ottengo l’intento”.

(7) Ond’io, stupita ho detto:  “Amor mio, possibile che la tua Volontà stia integra in me, e che in tutta la mia vita non ci sia stata nessuna rottura tra la tua e la mia volontà? Mi sembra che mi burli”.  E Gesù con accento più dolce ancora:

(8) “No, non ti burlo, è proprio vero che non c’è stata rottura, al più lesa qualche volta, ed il mio amore come forte cemento ha riparato queste lesioni, ed ha reso più forte l’integrità.  Io sono stato a guardia d’ogni tuo atto e subito facevo scorrere il mio Volere come a posto d’onore, lo sapevo Io che molte grazie ci volevano, dovendo operare il più gran miracolo che esiste nel mondo, qual’è il vivere continuato nel mio Volere, l’anima deve assorbire tutto un Dio nel suo atto per ridarlo di nuovo integro come lo ha assorbito, e poi assorbirlo di nuovo, perciò oltrepassa lo stesso miracolo dell’Eucarestia, gli accidenti non hanno ragione, né volontà, né desideri che possano opporsi alla mia Vita Sacramentale, sicché niente ci mette l’ostia, tutto l’operato è mio, se lo voglio lo faccio, invece, per far succedere il miracolo di vivere nel mio Volere devo piegare una ragione, una volontà umana, un desiderio, un amore puramente libero, e quanto non ci vuole? Perciò ci sono anime abbondanti che si comunicano e prendono parte al miracolo dell’Eucarestia, perché meno si sacrificano, ma dovendosi più sacrificare nel far succedere il miracolo che la mia Volontà abbia vita in loro, pochissime sono quelle che si dispongono”.

 

+  +  +  +

 

13-37

Novembre 28, 1921

 

Il mare della Divina Volontà e la barchetta di luce.

 

(1) Continuando il mio solito stato, mi sono trovata in un mare immenso di luce, non si vedeva né dove finiva né dove incominciava, ed una barchetta, ma formata anch’essa di luce:  di luce era il fondo della barca, di luce le vele, insomma tutta era luce, ma però le diverse cose che ci vogliono per formare la barca si distinguevano dalla diversità della luce, una più risplendente dell’altra; questa barchetta valicava questo mare di luce con una velocità incredibile.  Io sono rimasta incantata, molto più nel vedere che ora si sperdeva nel mare e non compariva più, ora usciva, e mentre era lontana, tuffandosi nel mare si trovava a quel punto dove era uscita.  Onde il mio sempre amabile Gesù si divertiva molto nel vedere questa barchetta, e chiamandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mare che tu vedi è la mia Volontà, Essa è luce e nessuno può valicare questo mare se non chi vuol vivere di luce, la barca che tu vedi con tanta grazia valicare questo mare, è l’anima che vive nel mio Volere.  Col continuo vivere nel mio Volere ha respirato l’aria della mia Volontà, e la mia Volontà l’ha svuotato il legno, le vele, l’ancora, l’albero, e l’ha convertito tutta in luce, sicché l’anima, come va facendo gli atti nel mio Volere, si svuota di sé e si riempie di luce.  Il capitano di questa barca son’Io, Io la guido al corso della sua velocità, Io la tuffo dentro per darle riposo e darle il tempo di confidare i segreti del mio Volere, nessuno potrebbe essere abile nel guidarla, perché non conoscendo il mare non possono conoscere il modo come guidarla, né Io mi fiderei di nessuno, al più scelgo la guida come spettatore ed ascoltatore dei grandi prodigi che compie il mio Volere.  Chi mai può essere abile a guidare le corse nel mio Volere? Mentre Io in un solo istante le faccio fare le corse che un’altra guida le farebbe fare in un secolo”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Vedi com’è bella, corre, si tuffa e si trova al principio, è l’ambito dell’eternità che la involge, sempre ferma ad un punto solo; è la mia Volontà immutabile che la fa correre nel suo ambito che non ha principio né fine, che mentre corre si trova a quel punto fermo della mia immutabilità.  Guarda il sole, è fisso, non si muove, ma la sua luce in un istante percorre tutta la terra, così questa barca, lei è immutabile con Me, né si muove da quel punto da dove il mio Volere la usci, da un punto eterno usci e lì si ferma, e se si vede correre, sono i suoi atti che corrono, che come luce solare percorrono ovunque e dappertutto, questa è la meraviglia:  Correre e stare ferma.  Tale sono Io, e tale devo rendere chi vive nel mio Volere, ma vuoi tu sapere chi sia questa barca? L’anima che vive nel mio Volere, essa come emette i suoi atti nel mio Volere fa le sue corse, dà alla mia Volontà occasione di far uscire da dentro il suo centro tanti altri atti vitali di grazia, d’amore, di gloria, ed Io, suo capitano, guido quell’atto, corro insieme affinché sia un atto a cui nulla manchi e che sia degno del mio Volere, ma però in queste cose Io mi diverto molto, veggo la piccola figlia del mio Volere che insieme con Me corre e sta ferma, non ha piedi ed è il passo di tutti, non mani ed è il moto di tutte le opere, non occhio e nella luce del mio Volere è più che occhio e luce di tutto.  Oh! come imita bene il suo Creatore, come si rende simile a Me; nel solo mio Volere ci può essere vera imitazione, mi sento risuonare all’orecchio la mia voce dolcissima e creatrice:  “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”.  E dico con gioia interminabile:  “Ecco le mie immagini, i diritti della Creazione mi sono ridati, lo scopo per cui ho creato l’uomo è completato”.  Come sono contento, e chiamo tutto il Cielo a farne festa”.

 

+  +  +  +

 

13-38

Dicembre 3, 1921

 

La Redenzione è salvezza, la Divina Volontà è Santità.

 

(1) Mi sentivo tutta dubbiosa ed annichilita su tutto ciò che il mio Gesù dice del suo Divino Volere, e pensavo tra me:  “Possibile che abbia fatto passare tanti secoli senza far conoscere questi prodigi del Divino Volere, e che non abbia eletto fra tanti santi uno dove dar principio a questa santità tutta Divina? Eppure ci furono gli apostoli, tanti altri grandi santi che hanno fatto stupire tutto il mondo”.  Ora, mentre ciò pensavo, non dandomi tempo ed interrompendo il mio pensiero, è venuto e mi ha detto:

(2) “La piccola figlia del mio Volere non vuole persuadersi, perché ne dubiti ancora?”

(3) “Perché mi veggo cattiva, e quanto più dici, tanto più mi sento annientare”.

(4) E Gesù:  “E questo Io voglio, il tuo annientamento, e quanto più ti parlo del mio Volere, essendo la mia parola creatrice, crea il mio Volere nel tuo, ed il tuo innanzi alla potenza del mio resta annientato e sperduto, ecco perciò il tuo annientamento.  Sappi che il tuo volere deve disfarsi nel mio, come viene disfatta la neve ai raggi d’un sole cocente.  Ora, devi sapere che quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanti più preparativi ci vogliono.  Quante profezie, quanti preparativi, quanti secoli non precedettero la mia Redenzione? Quanti simboli e figure non prevennero il concepimento della mia Celeste Mamma? Onde dopo compiuta la Redenzione dovevo raffermare l’uomo nei beni della Redenzione, ed in questo scelsi gli apostoli come raffermatori dei frutti della Redenzione, dove coi sacramenti dovevano cercare l’uomo perduto e metterlo in salvo, sicché la Redenzione è salvezza, è salvare l’uomo da qualunque precipizio, perciò ti dissi un’altra volta che il far vivere l’anima nel mio Volere è cosa più grande della stessa Redenzione, perché salvarsi con fare una vita di mezzo, ora cadere ed ora alzarsi, non è poi tanto difficile, e questo lo impetrò la mia Redenzione, perché volevo salvare l’uomo a qualunque costo; e questo lo affidai ai miei apostoli come depositari dei frutti della Redenzione.  Or, dovendo fare il meno ancora, lasciai per allora il più, riservandomi altre epoche per compimento dei miei alti disegni.

(5) Ora, il vivere nel mio Volere non è solo salvezza, ma è santità che si deve innalzare su tutte le altre santità, che deve portare l’impronta della santità del suo Creatore, perciò dovevano seguirsi prima le santità minori, come corteggio, forieri, messaggeri, preparativi di questa santità tutta divina.  E siccome nella Redenzione scelsi la mia impareggiabile Madre come anello di congiunzione con Me, dal quale dovevano discendere tutti i frutti della Redenzione, così scelsi te come anello di congiunzione, dal quale doveva aver principio la santità del vivere nel mio Volere, ed avendo uscito dalla mia Volontà per portarmi gloria completa dello scopo per cui fu creato l’uomo, doveva ritornare sullo stesso passo del mio Volere per far ritorno al suo Creatore.  Qual è dunque la tua meraviglia? Queste sono cose stabilite ab eterno, e nessuno me le potrà spostare.  E siccome la cosa è grande, è stabilire il mio regno nell’anima anche in terra, ho fatto come un re quando deve prendere possesso d’un regno, lui non va per primo, ma prima si fa preparare la reggia, poi manda i suoi soldati a preparare il regno e disporre i popoli alla sua sudditanza, onde seguono le guardie d’onore, i ministri, e l’ultimo è il re; ciò è decoroso per un re.  Così ho fatto Io, ho fatto preparare la mia reggia, qual è la Chiesa; i soldati sono stati i santi, per farmi conoscere dai popoli; poi hanno preceduto i santi che hanno seminato miracoli, come più intimi ministri; ora come re vengo Io per regnare, quindi dovevo scegliere un’anima dove fare la mia prima dimora e fondare questo regno della mia Volontà, perciò fammi regnare e dammi piena libertà”.

 

+  +  +  +

 

13-39

Dicembre 5, 1921

 

Chi non accetta i doni di Dio è un ingrato.  Dubbi e difficoltà.

 

(1) Dopo aver scritto ciò che sta detto sopra, mi sentivo tutta compenetrata e più che mai annientata, ed avendomi messo a pregare, il mio sempre amabile Gesù è venuto e stringendomi forte al suo cuore mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, perché non vuoi riconoscere i doni che il tuo Gesù vuole darti? Questa è una somma ingratitudine.  Supponi un re circondato dai suoi fidi ministri, e che un povero ragazzo scalzo, lacero, preso d’amore di vedere il re sale la reggia, e facendosi più piccolo che è, da dietro i ministri guarda il re e poi si abbassa temendo d’essere scoperto.  Il re fa attenzione, e mentre il ragazzo se ne sta rannicchiato dietro i ministri, lo chiama, lo mena in disparte; il piccino trema, arrossisce, teme d’essere punito, ma il re se lo stringe al cuore e gli dice:  “Non temere, ti ho messo in disparte per dirti che voglio elevarti al disopra di tutti, tutti i doni che ho dato ai miei ministri voglio che tu li superi, né più voglio che esci dalla mia reggia”.  Se il ragazzo è buono accetterà con amore la proposta del re, dirà a tutti quanto è buono il re, lo dirà ai ministri, chiamando tutti a ringraziare il re.  Se poi è ingrato, si rifiuterà d’accettare dicendo:  che vuoi da me? Sono un piccino povero, lacero, scalzo, non sono per me questi doni, e serberà nel suo cuore il segreto della sua ingratitudine; non è questa una orrenda ingratitudine? E che ne sarà di questo ragazzo? Tale sei tu, perché ti vedi indegna vorresti sbarazzarti dei miei doni”.

(3) Ed io:  “Amor mio, Tu hai ragione, ma quello che mi fa più impressione è che vuoi parlare sempre di me”.

(4) E Lui:  “E’ giusto, è necessario che parli di te.  Sarebbe bello che uno sposo che vuole contrarre sposalizio con una sposa, deva trattare con gli altri e non con lei? Mentre è necessario che si confidino i loro segreti, che uno sappia ciò che tiene l’altro, che i genitori dotino questi sposi e che anticipatamente uno si abitui ai modi dell’altro”.

(5) Ed io ho soggiunto:  “Dimmi vita mia, e la mia famiglia chi è? Qual’è la mia e la tua dote?” E sorridendo ha ripreso:

(6) “La tua famiglia è la Trinità.  Non ti ricordi nei primi anni di letto che ti condussi in Cielo, e dinanzi alla Trinità Sacrosanta facemmo la nostra unione? Ed Essa ti dotò di tali doni che tu stessa non li hai conosciuti ancora, e come ti parlo del mio Volere, degli effetti e valore, sono scoperti i doni che fin d’allora fosti dotata.  Della mia dote non ti parlo perché ciò che è mio è tuo.  E poi, dopo pochi giorni scendemmo dal Cielo, e tutte e tre le Divine Persone prendemmo possesso del tuo cuore e formammo la nostra perpetua dimora; Noi prendemmo le redini della tua intelligenza, del tuo cuore, di tutta te, ed ogni cosa che tu facevi era uno sbocco della nostra Volontà Creatrice su di te, erano conferme che il tuo volere fosse animato d’un Volere Eterno.  Il lavoro è già fatto, non resta altro che farlo conoscere, per fare che non solo tu, ma anche altri possano prendere parte a questi grandi beni, e questo lo sto facendo chiamando ora un mio ministro ed ora un altro, ed anche ministri di lontane parti, per metterli a conoscenza di queste grandi verità.  Perciò la cosa è mia, non tua, onde lasciami fare; anzi devi sapere che ogniqualvolta manifesti un valore in più del mio Volere, ne sento tanto contento che ti amo con amore moltiplicato”.

(7) Ed io arrossendo delle mie difficoltà ho detto:  “Mio sommo ed unico bene, vedi come mi sono fatta più cattiva, prima non avevo dubbi in ciò che Tu mi dicevi; ora no, quanti dubbi, quante difficoltà, io stessa non so dove li vado a pescare”.

(8) E Gesù:  “Non ti accorare neppure per questo, sono Io che molte volte suscito queste difficoltà per rispondere non solo a te e confermarti le verità che ti dico, ma per rispondere a tutti quelli che leggendo queste verità possano trovare dubbi e difficoltà, ed Io li rispondo prima, affinché possano trovare la luce e lo scioglimento di tutte le loro difficoltà.  Critiche non mancheranno, perciò tutto è necessario”.

 

+  +  +  +

 

13-40

Dicembre 10, 1921

 

La fecondità d’un atto nel Divino Volere.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto dicendomi:

(2) “Figlia mia, quanto è grande un atto fatto nel mio Volere.  Vedi, se tu domandassi al sole:  “Quanti semi hai fecondato, quanti ne hai moltiplicato dacché sorgesti sul nostro orizzonte?” Né il sole, né qualunque altra creatura per quanto scienziata fosse, ti potrebbe rispondere né con un numero approssimativo né quanti semi ha fecondato, né quanti ne ha moltiplicato.  Ora, un atto fatto nel mio Volere è più che sole, che moltiplica i semi non umani, ma divini, all’infinito.  Oh! quanto sorpassa la fecondità e la molteplicità dei semi che ha fecondato il sole, succede un’innovazione nel mondo spirituale, un’armonia che sono tutti attratti.  I più disposti, al sentire l’armonia si riscaldano, mille e mille effetti sorgono come tanti semi, e siccome l’atto fatto nel mio Volere porta con sé la potenza creatrice, feconda quei semi in modo incalcolabile a mente finita, sicché gli atti fatti nel mio Volere sono semi divini che portano con sé la potenza creatrice, che più che sole fecondano, non solo, ma creano i semi e li moltiplicano all’infinito.  Questi mi danno campo a nuove creazioni, mettono in moto la mia potenza, sono i portatori della Vita Divina”.

 

+  +  +  +

 

13-41

Dicembre 15, 1921

 

I soli atti fatti nel Divino Volere si restituiscono al principio

dove l’anima fu creata, e prendono vita nell’ambito dell’eternità.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, riordinati in Me, e sai come puoi riordinarti in Me? Col fondere tutta te nel mio Volere; anche il respiro, il palpito, l’aria che respiri, non devono essere altro che fusione nel mio Volere, così entra l’ordine tra Creatore e creatura e ritorna al principio donde uscì.  Tutte le cose stanno nell’ordine, hanno il posto d’onore, sono perfette quando non si spostano dal principio dove sono uscite; spostate dal principio, tutto è disordine, disonore, imperfezione.  I soli atti fatti nel mio Volere si restituiscono al principio dove l’anima fu creata, e prendono vita nell’ambito dell’eternità, portando al loro Creatore gli omaggi divini, la gloria del loro stesso Volere, tutti gli altri restano nel basso, aspettando l’ultima ora della vita per subire ciascuno il suo giudizio e la pena che meritano, perché non c’è atto fatto fuori della mia Volontà, anche buono, che possa dirsi puro, il solo non avere la mira alla mia Volontà è gettare loto sulle opere più belle, e poi, il solo spostarsi dal suo principio merita una pena.  La Creazione fu messa fuori sulle ali del mio Volere, e sulle stesse ali vorrei che mi ritornasse, ma indarno l’aspetto, ecco perciò tutto è disordine e scompiglio.  Perciò vieni nel mio Volere, per darmi a nome di tutti la riparazione di tanto disordine”.

 

+  +  +  +

 

13-42

Dicembre 18, 1921

 

La pace è la primavera dell’anima.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa ed angustiata per la privazione del mio dolce Gesù.  Onde, dopo tutta una giornata di pena, a notte avanzata è venuto, e stringendomi le sue braccia al collo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che c’è? Veggo in te un umore, un’ombra che ti rendono dissimile da Me e spezzano la corrente della beatitudine che tra Me e te ha quasi sempre esistito.  Tutto è pace in Me, perciò non sopporto in te neppure l’ombra che possa ombrare l’anima tua; la pace è la primavera dell’anima, tutte le virtù sbocciano, crescono e sorridono, come le piante, i fiori, ai raggi del sole primaverile, e dispongono tutta la natura a produrre ognuno il suo frutto.  Se non fosse per la primavera, che col suo sorriso incantevole scuote le piante dal torpore del freddo e veste la terra come d’un ammanto fiorito, che chiama tutti col suo dolce incanto a farsi guardare, la terra sarebbe orrida e le piante finirebbero col seccare.  Sicché la pace è il sorriso Divino che scuote l’anima da ogni torpore, che come primavera celeste scuote l’anima dal freddo delle passioni, delle debolezze, delle leggerezze, ecc., e col suo sorriso fa sbocciare più che a campo fiorito tutti i fiori, e fa crescere tutte le piante, tra cui l’agricoltore celeste si benigna di passeggiare e coglierne i frutti per farne suo cibo, sicché l’anima pacifica è il mio giardino, in cui Io mi ricreo e mi trastullo.  La pace è luce, e tutto ciò che l’anima pensa, parla, opera, è luce che manda, ed il nemico non può avvicinarsi perché si sente colpito da questa luce, ferito ed abbagliato, e per non restare cieco è costretto a fuggirsene.  La pace è dominio, non solo di sé stesso, ma degli altri, sicché innanzi ad un’anima pacifica restano o conquisi o confusi ed umiliati, perciò, o si fanno dominare restando amici, o si partono confusi, non potendo sostenere la dignità, l’imperturbabilità, la dolcezza di un’anima che possiede la pace; anche i più perversi sentono la potenza che contiene.  Perciò mi glorio tanto di farmi chiamare Dio della pace, Principe di pace, e non vi è pace senza di Me, solo Io la posseggo e la do ai figli miei come a miei figli legittimi, cui restano vincolati come eredi di tutti i miei beni.

(3) Il mondo, le creature, non hanno questa pace, e ciò che non si tiene non si può dare, al più possono dare una pace apparente, che dentro li strazia, una pace falsa, che dentro contiene un sorso velenoso, e questo veleno addormenta i rimorsi della coscienza e la conduce nel regno del vizio, perciò la vera pace sono Io, e voglio adombrarti nella mia pace, per fare che mai tu sia turbata, e l’ombra della mia pace, come luce abbagliante, possa tenere lontano da te qualunque cosa o chiunque potesse ombrare la tua pace”.

 

+  +  +  +

 

13-43

Dicembre 22, 1921

 

Il solo scopo d’amare Dio, tiene aperte le anime a ricevere la corrente

di tutte le sue grazie.  La Divina Volontà è la più grande di tutte le virtù.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere dentro d’una luce abbagliante, e questa luce sciogliendosi in pioggia di luce pioveva sulle anime, ma molte questa corrente di luce non la ricevevano, stando come chiuse, e la corrente correva dove trovava le anime aperte per riceverla, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la corrente della mia grazia entra nelle anime che operano per puro amore, il solo scopo d’amarmi tiene aperte le anime a ricevere la corrente di tutte le mie grazie.  Amore sono Io, amore sono loro, sicché loro sono in continue correnti per Me ed Io per loro; invece chi opera per fine umano sono chiuse per Me, la loro corrente è aperta per tutto ciò che è umano, e la corrente di ciò che è umano ricevono; chi opera per fine di peccare riceve la corrente della colpa; e chi opera per fine diabolico riceve la corrente dell’inferno.  Il fine d’operare dà tante diverse tinte all’uomo, che lo trasforma o in bello o in brutto, o in luce o in tenebre, o nella santità o nel peccato.  Qual è lo scopo dell’operare, tale è l’uomo, perciò la mia corrente non a tutti entra, e siccome è respinta dalle anime chiuse con Me, si scarica con più impeto ed abbondante alle anime aperte”.

(3) Detto ciò è scomparso, ma dopo è ritornato ed ha soggiunto:

(4) “Mi sapresti dire perché il sole illumina tutta la terra? Perché è molto più grande della terra, e siccome è più grande tiene la capacità di prendere nella sua luce tutta la circonferenza della terra.  Se fosse più piccolo, illuminerebbe una parte, ma non tutta, sicché le cose più piccole sono coinvolte ed assorbite dalle cose più grandi.  Ora, la mia Volontà è la più grande di tutte le virtù, perciò tutte le virtù restano impiccolite e sperdute nel mio Volere, anzi, innanzi alla virtù della santità del mio Volere, le altre virtù tremano per riverenza del mio Volere, e se senza di Esso le virtù si credono di fare qualche cosa di grande; al contatto della santità e potenza della virtù della mia Volontà, si veggono che non hanno fatto nulla, e per dar loro il suggello di virtù, sono costretto a tuffarle nel mare immenso della mia Volontà.  La mia Volontà non solo primeggia su tutto, ma dà le diverse tinte di bellezza alle virtù, vi mette le tinte divine, lo smalto celeste, la luce abbagliante, onde le virtù, se non sono coperte dal mio Volere, saranno buone, ma non belle di quella bellezza che rapisce, che incanta, che innamora Cielo e terra”.

(5) Onde dopo il mio dolce Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, e mi faceva vedere che sotto mare si aprivano canali d’acqua, che facendosi via sotto terra inondavano le fondamenti delle città, e dove crollavano i fabbricati, e dove li facevano scomparire, aprendosi queste voragini d’acqua li ingoiavano sotto terra.

(6) E Gesù tutto afflitto:  “L’uomo non la vuol finire, e la mia giustizia è costretta a colpirli; molte saranno le città che saranno colpite dall’acqua, dal fuoco, dai terremoti”.

(7) Ed io:  “Amor mio, che dici? Non lo farai”.  E mentre volevo pregarlo mi è scomparso.

 

+  +  +  +

 

13-44

Dicembre 23, 1921

 

Chi opera e vive nel Divino Volere gli dà il campo a Gesù per far uscire

nuove opere, nuovo amore e nuova potenza.  Effetti del sonno di Gesù.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Divino Volere, ed il mio dolce Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, come operi e vivi nel mio Volere così fai uscire dalla mia Volontà altri atti nuovi da dentro di Essa, mi dai il campo a nuove opere, a nuovo amore, ed a nuova potenza; come mi sento felice che la creatura vivendo nel mio Volere mi dà il campo di agire.  Invece, chi nella mia Volontà non vive, mi piega le mani e rende inutile il mio Volere per lei, mentre il mio Essere è portato dalla forza irresistibile del mio amore al moto, all’opera, e solo chi vive nella mia Volontà mi dà libero il campo, ed Io animo anche i più piccoli atti del mio Voler Divino, non disdegno anche le cose più basse, di mettervi l’impronta di virtù divina.  Ecco perciò amo tanto chi vive nel mio Volere, circondo ogni suo atto di tanta grazia, di tale dignità e decoro, perché ne voglio l’onore, la gloria del mio operato divino, perciò sii attenta e pensaci bene che se tutto ciò che fai, non lo fai nella mia Volontà, darai l’inutilità al tuo Gesù.  Ah! se sapessi quanto mi pesa l’ozio, come mi contrista, staresti più attenta, non è vero?”

(3) Onde dopo ciò, stavo per chiudere gli occhi al sonno, e dicevo tra me:  “Anche il mio sonno nel tuo Volere, anzi, il mio respiro si trasformi nel tuo, affinché ciò che faceva Gesù quando dormiva, faccia pure io.  E poi, veramente il mio Gesù dormiva?” E Gesù è ritornato ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, brevissimo era il mio sonno, ma dormivo, ma non dormivo per Me ma per le creature, Io come capo rappresentavo tutta l’umana famiglia e dovevo stendere la mia Umanità su di tutti, per darli riposo.  Io vedevo tutte le creature coperte d’un manto di turbazione, di lotte, d’irrequietezze; chi cadeva nella colpa e restava triste, chi dominato da tiranniche passioni che voleva vincere e restava turbato, chi voleva far il bene e lottava per farlo, insomma, pace non vi era, perché la vera pace si possiede quando la volontà della creatura ritorna nella Volontà del suo Creatore, donde ne uscì; fuori dal centro, spostata dal principio, pace non vi è.  Onde, la mia Umanità dormendo si stendeva su tutti, avvolgendoli come dentro d’un manto, come la gallina quando chiama i suoi pulcini sotto le ali materne per farli dormire, così stendendomi su tutti, chiamavo tutti i miei figli sotto le mie ali per dare a chi, il perdono della colpa, a chi la vittoria sulle passioni, a chi la forza nella lotta, per dare a tutti la pace ed il riposo, e per non darli timore e dar loro coraggio lo facevo dormendo, chi teme d’una persona che dorme?

(5) Ora il mondo non è cambiato, anzi più che mai è in lotte, e perciò voglio chi dorma nel mio Volere, per poter ripetere gli effetti del sonno della mia Umanità”.

(6) E poi con accento afflitto ha ripetuto:  “E gli altri miei figli dove sono? Perché non vengono tutti a Me per ricevere il riposo e la pace? Chiamemoli, chiamemoli insieme”.

(7) E pareva che Gesù li chiamava a nome, uno per uno, ma pochi erano quelli che venivano.

 

+  +  +  +

 

13-45

Dicembre 25, 1921

 

Come la Umanità di Gesù fu alimentata dal suo Volere.

Chi vive nella Divina Volontà è la più immediata a Gesù.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù si faceva vedere bambinello, tutto intirizzito dal freddo, e gettandosi nelle mie braccia mi ha detto:

(2) “Che freddo, che freddo, riscaldami per pietà, non mi lasciare più gelare”.

(3) Io me l’ho stretto al cuore dicendogli:  “Nel mio cuore posseggo il tuo Volere, sicché il calore di Esso è più che sufficiente per riscaldarti”.  E Gesù tutto contento:

(4) “Figlia mia, il mio Volere contiene tutto, e chi lo possiede tutto può darmi.  La mia Volontà fu tutto per Me:  Mi concepì, mi formò, mi fece crescere e mi fece nascere, e se la mia cara Mamma contribuì col darmi il sangue, lo potette fare perché conteneva la mia Volontà assorbita in Sé, se non avesse il mio Volere non poteva contribuire a formare la mia Umanità, sicché la mia Volontà diretta e la mia Volontà assorbita nella mia Mamma, mi diedero la vita.  L’umano non aveva potere su di Me a darmi nulla, ma solo il Voler Divino col suo alito mi alimentò e mi diede alla luce.  Ma credi tu che fu il freddo dell’aria che mi gelo? Ah! no, fu il freddo dei cuori che m’intirizzì, e l’ingratitudine che al primo uscire alla luce mi fece piangere amaramente.  Ma la mia diletta Madre mi quietò il pianto, sebbene pianse anch’Essa, e le nostre lacrime si mescolarono insieme, e dandoci i primi baci ci sfogammo in amore.  Ma la nostra vita doveva essere il dolore ed il pianto, e mi feci mettere nella mangiatoia per ritornare al pianto e chiamare coi miei singhiozzi e con le mie lacrime i miei figli, volevo intenerirli con le mie lacrime e coi miei gemiti per farmi ascoltare; ma sai tu chi fu la prima dopo la mia Mamma che chiamai con le mie lacrime a Me vicino nella stessa mangiatoia per sfogarmi in amore? Fosti tu, la piccola figlia del mio Volere, tu eri tanto piccola che superasti la mia cara Mamma nella piccolezza, tanto, che ti potetti tenere a Me vicina nella stessa mia mangiatoia, e potetti versare le mie lacrime nel tuo cuore, ma queste lacrime suggellarono in te il mio Volere, e ti costituivano figlia legittima della mia Volontà.  Il mio cuore ne gioì, vedendo ritornare in te, integro nella mia Volontà, ciò che nella Creazione il mio Volere aveva uscito, ciò per Me era importante ed indispensabile; dovevo al primo uscire alla luce di questo mondo, rinsaldare i diritti della Creazione e ricevere la gloria come se la creatura mai si fosse partita dal mio Volere.  Onde a te fu il primo bacio ed i primi doni della mia infantile età”.

(5) Ed io:  “Amor mio, come poteva essere ciò, se io non esistevo allora?”

(6) E Gesù:  “Nella mia Volontà tutto esisteva e tutte le cose erano per Me un punto solo, ti vedevo allora come ti vedo tuttora, e tutte le grazie che ti ho dato non sono altro che conferma di ciò che ab eterno ti era stato dato, e non solo vedevo te, ma vedevo in te la mia piccola famiglia che avrebbe vissuto nel mio Volere.  Come ne fui contento, questi mi quietavano il pianto, mi riscaldavano, e facendomi corona d’intorno mi difendevano dalla perfidia delle altre creature”.

(7) Io sono restata pensierosa e dubbiosa.

(8) E Gesù:  “Come, ne dubiti? Io non ti ho detto niente ancora dei rapporti che ci sono tra Me e l’anima che vive nel mio Volere.  Ti dirò per ora che la mia Umanità viveva del continuo sbocco della Volontà Divina, se un solo respiro facessi che non fosse animato dal Voler Divino, sarebbe degradarmi, snobilitarmi.  Ora, chi vive nella mia Volontà è la più immediata a Me, e tutto ciò che fece e soffrì la mia Umanità, è la prima fra tutti a riceverne i frutti, gli effetti che Essa contiene”.

 

+  +  +  +

 

13-46

Dicembre 27, 1921

 

L’anima che vive nella Divina Volontà, mette in vigore lo scopo della

Creazione, ed in ogni cosa che fa, è uno sbocco di Gesù che le viene.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogniqualvolta l’anima entra nel mio Volere, viene a specchiarsi nello specchio della mia Divinità, e specchiandosi riceve i lineamenti divini, e questi lineamenti la vincolano alla Divinità, e trovando in essa la loro fisionomia la riconoscono per una della loro famiglia, le danno il posto in mezzo a loro, la ammettono ai loro segreti, e riconoscendo in essa come centro di vita il loro Volere, l’ammettono a quel punto eterno e l’arricchiscono di tutto ciò che l’eternità contiene.  Oh! come è bello vedere questa nostra piccola immagine inondata di tutto ciò che l’eternità contiene, essa, come piccola si sente sperduta, affogata, non potendo contenerle in sé, ma l’amore, lo svolgimento della Vita del nostro Volere in lei, la spinge a rispecchiarsi in Noi, e le nostre onde eterne le continuano, come macchina che non cessa mai il moto.  Oh! come ci divertiamo; era questo l’unico scopo della creazione dell’uomo, con lo scambio dei nostri volere, lui con Noi e Noi con lui, di formarci il nostro divertimento ed insieme di rendere in tutto felice l’uomo.  Rotta l’unione col nostro Volere dall’uomo, incominciarono le nostre amarezze e la sua infelicità, sicché lo scopo della Creazione ci andò fallito.  Ora, chi risarcisce questo nostro fallimento, chi mette in vigore le rendite della Creazione? L’anima che vive nel nostro Volere, lei lascia indietro tutte le generazioni e come se fosse la prima da Noi creata, si mette in ordine nello scopo con cui creammo l’uomo, il nostro Volere ed il suo fanno uno solo, ed operando col Voler Divino, la nostra Volontà agisce nel voler umano, ed ecco che incominciano le nostre rendite divine nella volontà umana, lo scopo della Creazione è già in vigore, e siccome la Volontà nostra tiene modi infiniti, purché trovi un’anima che si presti per fare agire il nostro Volere, subito viene a rifarsi dal fallimento di tutte le altre volontà umane, ecco perché l’amiamo tanto, da superare tutto l’amore di tutte le altre creature insieme.  La nostra Volontà conculcata, disprezzata nelle altre creature, lei le ha reso il decoro, l’onore, la gloria, il regime, la vita, e come non dobbiamo dare tutto a lei?”

(3)Poi, come se non potesse contenere l’amore, mi ha stretto al suo cuore ed ha soggiunto:

(4) “Tutto, tutto alla piccola figlia del mio Volere; starò in continuo sbocco su di te, i tuoi pensieri saranno lo sbocco della mia sapienza; i tuoi sguardi saranno lo sbocco della mia luce; il tuo respiro, il tuo palpito, la tua azione, saranno preceduti primo dai miei sbocchi, e poi avranno vita.  Sii attenta ed in ogni cosa che fai, pensa che è uno sbocco di Gesù che ti viene”.

 

+  +  +  +

 

13-47

Dicembre 28, 1921

 

Timori.  Gesù le dà la pace.  Luisa vuole che Gesù faccia la sua volontà.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta, e con una oppressione tale, da sentirmi morire per certe cose che non è necessario qui scrivere.  Ora, il mio dolce Gesù nel venire mi ha preso fra le sue braccia per sostenermi e darmi forza, e poi tutto dolcezza e bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che c’è, che c’è? Troppo ti opprimi, ed Io no lo voglio”.

(3) Ed io:  “Mio Gesù, aiutami, non mi abbandonare in tanta amarezza, e questo che più mi opprime è che sento sorgere in me un volere che vorrebbe dirti:  “Questa volta Tu farai la mia volontà, non io la tua”.  Il solo pensare questo mi dà la morte, oh! com’è vero che la tua Volontà è vita, ma le circostanze mi spingono, deh! aiutami”.  Ed ho rotto in pianto, e Gesù facendosi bagnare le sue mani dalle mie lacrime, e stringendomi più ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, coraggio, non temere, sono Io tutto per te; vedi come sono belle le mie mani imperlate dalle lacrime di chi teme di non fare il mio Volere, neppure una è andata per terra, ora senti e quietati, Io farò ciò che vuoi tu, ma non perché lo vuoi tu, ma come se lo volessi Io, non ne sei contenta? Del resto è necessario un po’ di sospensione del tuo stato, non ho a chi affidarti, chi lo potrebbe? Hanno il cuore coperto di una corazza di ferro, le mie voci non sono né ascoltate né capite, i peccati sono orrendi, i sacrilegi enormi, i flagelli sono già alle porte della città, ci sarà grande mortalità, perciò un po’ di sospensione ci vuole del tuo stato che impedisce il corso alla mia giustizia.  Tu mi darai il tempo libero per venire, ed Io ritirandomi, senza farti uscire dalla mia Volontà, ti darò ciò che ti sarà necessario”.

(5) Io sono restata più che mai amareggiata per tant’altre cose che Gesù mi ha detto, che riguardano ai nostri tristi tempi, ma quieta, ché mi ha assicurato che non mi faceva uscire dal suo Volere.  Ma nel altro giorno è venuta la mia Regina Mamma, e portandomi il pargoletto Gesù me lo ha messo nelle braccia e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, tienilo stretto, non lo far andare, se sapessi che vuol fare, pregalo, pregalo, la preghiera nel suo Volere lo rapisce, l’incatena; almeno si risparmierebbero in parte i flagelli”.

(7) Detto ciò è scomparsa, ed io sono ritornata al tragico dubbio, che avevo indotto Gesù a fare il mio volere.

 

+  +  +  +

 

13-48

Gennaio 3, 1922

 

Rapporti che ci sono tra la Volontà Divina e la volontà umana.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, vieni nella mia Volontà affinché conosca i rapporti che ci sono tra la Volontà Divina e la volontà umana, che la creatura frantumò fin dall’eden terrestre, e che l’anima che non conosce altra vita che la Vita della mia Volontà, la riedifica, la riannoda, restituendole tutti i rapporti che aveva spezzato:  Rapporti di creazione, di principio di esistenza, questi erano vincoli d’unione tra Creatore e la creatura.  Rapporti di somiglianza, santità, scienza, potenza; tutto ciò che Io contengo misi in rapporto con l’uomo.  Rapporti in ordine a tutte le cose create, cui gli diedi il primato su tutto.

(3) Ora, l’uomo col sottrarsi dalla mia Volontà ruppe tutti questi rapporti, e si mise in rapporto col peccato, con le passioni, col suo più fiero nemico.  Perciò l’anima che vive nel mio Volere si eleva tanto in alto che lascia indietro tutti, e si mette in ordine tra Me e lei, si restituisce al principio e mette in vigore tutti i rapporti spezzati, tutte le cose create le fanno corteggio e la riconoscono per loro legittima sorella, e si sentono onorate nel farsi dominare da lei; lo scopo per cui furono create, di essere comandate e di ubbidire ai suoi piccoli cenni, è già compiuto, sicché tutta la natura sta riverente intorno a lei ed esulta nel vedere finalmente che il loro Dio riceve la gloria dello scopo per cui l’aveva creato, di servire l’uomo, onde, il fuoco, la luce, l’acqua, il freddo, si faranno da lei comandare ed ubbidiranno fedelmente, e siccome il mio amore preparò subito il rimedio per salvare l’uomo, scendendo dal Cielo col farmi uomo, così quest’anima che vive nel mio Volere, restituendosi al principio, alla sua origine eterna donde ne uscì, giacché prima che la mia Umanità si formasse, già baciava ed adorava il mio sangue, le mie piaghe, onorava i miei passi, le mie opere, e faceva degno corteggio alla mia Umanità.  Oh! anima che vivi nel mio Volere, sei tu sola lo scopo della gloria della Creazione, il decoro, l’onore delle mie opere ed il compimento della mia Redenzione; in te accentro tutto, tutti i rapporti ti siano restituiti; e se tu per debolezza mancassi, Io per decoro ed onore della mia Volontà ti supplirò in tutto, perciò sii attenta e dà questo sommo contento al tuo Gesù”.

 

+  +  +  +

 

13-49

Gennaio 5, 1922

 

L’Essere Divino è portato da una forza

irresistibile a comunicarsi alla creatura.

 

(1) Mi sentivo molto amareggiata, ed il mio dolce Gesù nel venire, tutta stringendomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la tua afflizione mi pesa sul mio cuore, più che se fosse mia, e non posso soffrire che tu sia così amareggiata, ed a qualunque costo voglio vederti felice, voglio vedere sul tuo labbro spuntare di nuovo il sorriso che porta la beatitudine del mio Volere; dimmi dunque, che vuoi per renderti di nuovo felice? Possibile che dopo tanto tempo che tu nulla mi hai negato, Io non debba darti ciò che tu vuoi e renderti contenta?”

(3)  Ed io:  “Amor mio, quello che voglio, che mi dia grazia che io faccia sempre, sempre il tuo Volere, questo mi basta.  Quanto temo che ciò non facessi, non è questa la più grande sventura, che non facessi anche nella più piccola cosa la tua Volontà? Eppure le tue proposte, le tue stesse premure a questo m’inducono, perché vedo che, non perch’è la tua Volontà, ma perché vuoi rendermi felice e svuotare il mio cuore dall’amarezza di cui è come inzuppato, Tu vuoi fare la volontà mia, ah! Gesù, Gesù, non permettere, e se vuoi rendermi felice, alla tua potenza non mancano altri modi per togliermi dalla mia afflizione”.

(4) E Gesù:  “Figlia mia, figlia mia, figlia della mia Volontà, no, non temere, questo non sarà mai, che i nostri volere restino neppure lesi, se sarà necessario un miracolo lo farò, ma i nostri volere non si disgiungeranno giammai, perciò quietati a questo riguardo e sollevati.  Senti, il mio Essere è portato da una forza irresistibile a comunicarsi alla creatura, ho tante altre cose da dirti ancora, tant’altre verità che tu non conosci, e tutte le mie verità portano la felicità che ciascuna possiede, e quante verità l’anima conosce, tante diverse felicità acquista.  Ora, trovando il tuo cuore amareggiato si sentono ombrata la loro felicità, e non possono comunicarsi liberamente.  Io sono come un padre felice, e che possiede la pienezza di tutta la felicità e che vuol rendere felici tutti i suoi figli.  Ora, se vede un figlio che veramente lo ama, e lo vede mesto, pensoso, a qualunque costo vuole rendere felice suo figlio e toglierlo da quell’imbarazzo, e se il padre conosce che quella mestizia è per causa dell’amore che porta al padre, oh! allora non si dà pace ed usa tutte le arti e fa qualunque sacrificio per rendere felice suo figlio.  Tale sono Io, e siccome so che la tua afflizione è per causa mia, se non ti vedo ritornare di nuovo al tuo stato di letizia, ed improntata dalla mia felicità, Io mi renderò infelice aspettando che ritorni nelle braccia della mia felicità”.

 

+  +  +  +

 

13-50

Gennaio 11, 1922

 

Le anime che vivono nel Divino Volere, saranno al corpo mistico della Chiesa

come pelle al corpo, e porteranno a tutte le sue membra la circolazione di vita.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, stavo pensando al Santo Voler Divino e dicevo tra me:  “Tutti i figli della Chiesa sono membra del corpo mistico, cui Gesù è il capo; quale sarà il posto che occuperanno le anime che fanno la Volontà di Dio in questo corpo mistico?” E Gesù, sempre benigno, nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Chiesa è il mio corpo mistico, di cui Io mi glorio d’essere il capo, ma per poter entrare in questo corpo mistico, le membra devono crescere a debita statura, altrimenti deformerebbero il mio corpo, ma ahi! quanti non solo non hanno la debita proporzione, ma sono marciosi, piagati, tanto da far schifo al mio capo ed alle altre membra sane.  Ora, le anime che vivono nel mio Volere o vivranno, saranno al corpo della mia Chiesa come pelle al corpo; il corpo contiene pelle interna e pelle esterna, e siccome nella pelle c’è la circolazione del sangue che dà vita a tutto il corpo, è in virtù di questa circolazione che le membra a debita statura giungono, se non fosse per la pelle e per la circolazione del sangue, il corpo umano sarebbe orrido a vedersi, e le membra non crescerebbero a debita proporzione.  Ora vedi come mi sono necessarie queste anime che vivono nel mio Volere, avendo destinato loro come pelle al corpo della mia Chiesa, è come circolazione di vita a tutte le membra, saranno esse che daranno la debita crescenza alle membra non cresciute, che saneranno le membra piagate e che col continuo vivere nel mio Volere restituiranno la freschezza, la bellezza, lo splendore a tutto il corpo mistico, facendolo tutto simile al mio capo, che siederà con tutta maestà su tutte queste membra.  Ecco perciò non potrà venire la fine dei giorni se non ho queste anime che vivono come sperdute nel mio Volere, esse m’interessano più che tutto.  Quale figura farà questo corpo mistico nella Celeste Gerusalemme senza di esse? E se questo interessa più che tutto Me, deve interessare più che tutto anche te, se mi ami, ed Io d’ora in poi darò a tutti i tuoi atti fatti nel mio Volere, virtù di circolazione di vita a tutto il corpo mistico della Chiesa, come circolazione di sangue al corpo umano, i tuoi atti stesi nell’immensità del mio Volere si stenderanno su tutti, e come pelle copriranno queste membra, dando loro la debita crescenza, perciò sii attenta e fedele”.

(3) Onde dopo stavo pregando tutta abbandonata nel Volere di Gesù, e quasi senza pensarlo ho detto:  “Amor mio, tutto nel tuo Volere:  le mie piccole pene, le mie preghiere, il mio palpito, il mio respiro, tutto ciò che sono e posso, unito a tutto ciò che sei Tu per dare la debita crescenza alle membra del corpo mistico”.  Gesù nel sentirmi, di nuovo si è fatto vedere e sorridendo di compiacenza ha soggiunto:

(4) “Come è bello vedere nel tuo cuore le mie verità come fonte di vita, che subito hanno lo sviluppo e l’effetto per cui si sono comunicate.  Perciò corrispondi, ed Io me ne farò un onore, che non appena vedrò sviluppata una verità, un’altra fonte di verità ne farò sorgere”.

 

+  +  +  +

 

13-51

Gennaio 14, 1922

 

La Santissima Trinità dà vita a tutto.

 

(1) Mi sono trovata fuori di me stessa, e vedevo il Cielo aperto ed una luce inaccessibile a qualunque creatura, da dentro questa luce scendevano raggi che investivano tutte le creature:  celesti, terrestri e purganti.  Alcuni raggi erano tanto abbaglianti, che sebbene si restava investito, rapito, felicitato, ma non si sapeva ridire nulla di ciò che contenevano; altri raggi erano meno abbaglianti e si poteva ridire il bello, la felicità, le verità che contenevano, ma era tanta la forza della luce, che io stessa non sapevo se la mia piccola mente era più capace di ritornare in me stessa.  Se il mio Gesù non mi avesse scosso con le sue parole, forza umana non avrebbe potuto ritirarmi da quella luce per richiamarmi alla vita, ma ahimè! non sono degna ancora della mia cara e celeste patria, la mia indegnità mi costringe a vagare nell’esilio, ma, oh! quanto mi è duro! Onde Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ritorniamo insieme nel tuo letto, quello che tu vedi è la Trinità Santissima, cui tiene come in pugno tutte le creature, e come dal semplice suo alito dà vita, conserva, purga e felicita, non c’è creatura che da Lei non penda.  La sua Luce è inaccessibile a mente creata; se qualcuno volesse entrare gli succederebbe come ad una persona che volesse entrare in un gran fuoco, non avendo calore e forza sufficiente a questo fuoco, resterebbe consumata dal fuoco, quindi essendo estinto, mai potrebbe dire né quanto né che calore conteneva quel fuoco.  I raggi sono le divine virtù, alcune virtù sono meno adattabili a mente creata, ecco perciò si felicità, le vede, ma non sa ridire nulla; le altre virtù divine più adatte alla mente umana si sanno ridire, ma come balbuziente, perché nessuno può parlare di loro in modo giusto e degno.  Le virtù più adattabili alla mente umana sono:  L’amore, la misericordia, la bontà, la bellezza, la giustizia, la scienza.  Perciò, insieme con Me, mandiamo i nostri omaggi a nome di tutti per ringraziarla, lodarla, benedirla per tanta bontà verso tutte le creature”.

Onde dopo aver pregato insieme con Gesù, sono ritornata in me stessa.

 

+  +  +  +

 

13-52

Gennaio 17, 1922

 

Ogni bene che la creatura fa, è un sorso di vita che dà all’anima sua.

 

(1) Stavo seguendo la Passione del mio dolce Gesù; in un istante mi sono trovata fuori di me stessa e vedevo che il mio sempre amabile Gesù veniva trascinato per le vie, calpestato, battuto, più che nella stessa Passione, trattato in modo sì barbaro che metteva ribrezzo a vederlo.  Io mi sono avvicinata al mio Gesù per strapparlo da sotto i piedi di quei nemici che parevano tanti demoni incarnati.  Lui si è gettato nelle mie braccia come se aspettasse che io lo difendessi, ed io l’ho portato nel mio letto.  Onde dopo alquanti minuti di silenzio, come se volesse riposarsi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, hai visto come trionfa il vizio, le passioni in questi tristi tempi, come vittorioso cammina per tutte le vie ed il bene viene calpestato, battuto ed annientato? Il bene sono Io, non c’è bene che la creatura faccia che Io non c’entri di mezzo, ed ogni bene che la creatura fa è un sorso di vita che dà all’anima sua, sicché quanti atti buoni fa la creatura, tanto più cresce la vita della sua anima, la rende più forte e più disposta a fare altri atti buoni; ma però, questi atti per essere esenti da ogni sostanza velenosa devono essere retti, senza scopo umano, solo per piacere a Me, altrimenti gli atti più belli, più santi apparentemente, chi sa quanto veleno contengono, ed Io essendo puro bene rifuggo da questi atti contaminati e non comunico la vita, quindi, ad onta che pare che facciano il bene, il loro bene è vuoto di vita e si nutrono di cibi che danno loro la morte.  Il male spoglia l’anima della veste della grazia, la deforma, la costringe ad ingoiare veleno per farla subito morire.  Povere creature, fatte per la vita, per la felicità, per la bellezza, ed il peccato non fa altro che darle sorsi di morte, sorsi d’infelicità, sorsi di bruttezza, che togliendole tutti gli umori vitali la rendono legno secco, per bruciare con più intensità nell’inferno”.

 

+  +  +  +

 

13-53

Gennaio 20, 1922

 

Quello che l’anima che vive nel Divino Volere deve fare coi suoi stracci.

 

(1) Stavo tutta impensierita, con l’aggiunta che mi vedevo tanto cattiva che solo Gesù può sapere lo stato miserabile dell’anima mia, ed il mio dolce Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, di che ti opprimi? Nella mia Volontà, le cose proprie, sai come sono? Come tanti miseri cenci, stracci che fanno più disonore all’anima che onore, e che le fanno ricordare che lei era una povera e che neppure una veste sana possedeva.  Io quando voglio chiamare un’anima nel mio Volere per fare che vi stabilisca il suo soggiorno, faccio come un gran signore che vorrebbe prendere una delle più povere nel suo palazzo, per fare che deponendo le divise di povera, si vestisse pare alla sua condizione, facendo vita insieme con lui e mettendola a parte di tutti i suoi beni.  Ora, questo signore gira tutte le strade della città e dove trova una delle più povere, senza tetto, senza letto, solo luridi stracci che la coprono, la prende e la porta come trionfo della sua carità al suo palazzo, però ordina che deponga i suoi stracci, si pulisca e si vesta delle più belle vesti, e che per non tenere memoria della sua povertà, bruci i suoi stracci, perché essendo lui ricchissimo non ammette in casa sua cose che diano di povertà.  Or, se la povera rimpiange i suoi cenci e si affligge ché nulla ha portato di suo, non offenderebbe la bontà, la magnanimità di quel signore? Tale sono Io, e se quel signore gira una città, Io giro tutto il mondo e forse tutte le generazioni, e dove trovo la più piccola, la più povera, la prendo e la metto nell’ambito eterno del mio Volere e le dico:  “Lavora insieme con Me nella mia Volontà, ciò che è mio e tuo, deponi se hai qualche cosa di proprio, perché nella santità ed immense ricchezze della mia Volontà, non è altro che miseri cenci.  Chi vuol tenere i meriti propri è dei servi, degli schiavi, non dei figli; ciò che è del padre è dei figli, e poi, che cosa sono tutti i meriti che potresti acquistare a confronto d’un atto solo della mia Volontà? Tutti i meriti hanno il loro piccolo valore, peso e misura, ma chi mai potrebbe misurare un atto solo della mia Volontà? Nessuno, nessuno, e poi, che sono i tuoi meriti a confronto dei miei? Nel mio Volere li troverai tutti, ed Io te ne faccio padrona, non ne sei tu contenta?

(3) Senti figlia mia, voglio che lasci tutto da parte, la tua missione è grandissima, e più che il dire è il fare che attendo da te, voglio che tutta te stia in continuo atto nel mio Volere, voglio il passeggio dei tuoi pensieri nel mio Volere, che passeggiando su tutte le umane intelligenze, stendi il manto del mio Volere su tutte le menti create, ed elevandoti fino al trono dell’Eterno, offri tutti i pensieri umani improntati dell’onore, della gloria della mia Volontà Divina, poi stendi il manto del mio Volere su tutti gli sguardi umani, su tutte le parole, mettendo come in passeggio i tuoi occhi e le tue parole su tutte le loro, e suggellandole col mio Volere ti elevi di nuovo innanzi alla Maestà Suprema, ed offra l’omaggio come se tutti avessero fatto uso della vista e delle parole secondo il mio Volere.  E così se operi, se respiri, se il tuo cuore palpita, il tuo passeggio sarà continuo, la tua via è lunghissima, è tutta l’eternità che devi percorrere; se sapessi quanto perdi con una tua fermata, e che privi Me non di un onore umano, ma di un onore divino.  Questi sono i meriti che tu dovresti temere di perdere, non i tuoi stracci e le tue miserie, perciò più attenzione a far le corse nel mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

13-54

Gennaio 25, 1922

 

Ogni verità contiene in sé una beatitudine, felicità, gioia e bellezza

distinta.  Che significarà conoscere una verità di più sulla Divina

Volontà quando l’anima sarà in Cielo.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quante verità di più ti manifesto, tante specialità di beatitudini ti faccio dono; ogni verità contiene in sé una beatitudine, felicità, gioia e bellezza distinta, sicché ogni verità di più che conosci, porta in te beatitudine, felicità, gioia, bellezza, di cui tu resti arricchita; sono semi divini che l’anima riceve, che manifestandoli agli altri, comunica questi semi ed arricchisce chiunque li riceve.  Ora, le verità conosciute in terra, essendo semi divini che germogliano beatitudini, gioia, ecc., in Cielo quando l’anima sarà nella sua patria saranno fili elettrici di comunicazione, cui la Divinità sprigionerà dal suo seno tanti atti di beatitudine per quante verità ha conosciuto, oh! come ne resterà inondata come da tanti diversi mari immensi.  Già il germe lo tieni, col tenere il germe tieni il vuoto dove poter ricevere questi mari immensi di felicità, di gioia e di bellezza.  Chi non tiene il germe, chi non ha conosciuto una verità in terra, manca il vuoto per poter ricevere queste beatitudini.  Succede come quando un piccino non ha voluto studiare tutte le lingue, facendosi grande e sentendo parlare in quelle lingue che lui non volle o non gli venne dato di poter studiare, non ne capirà nulla, perché la sua intelligenza col non voler studiare restò chiusa, e non fece nessuno sforzo per preparare un posticino per comprendere quelle lingue, al più resterà ammirato, goderà della felicità altrui, ma lui né la possederà né sarà causa di felicità agli altri.  Vedi dunque che significa conoscere una verità di più o una verità di meno; se tutti lo sapessero che grandi beni si perdono, farebbero a gara per fare acquisto di verità.  Ora, le verità sono i segretari delle mie beatitudini, e se Io non le manifesto alle anime, loro non rompono il segreto che contengono, nuotano nella mia Divinità aspettando il loro turno per fare da agenti divini e farmi conoscere, quante beatitudini di più contengo e quanto più a lungo sono state occultate nel mio seno, tanto più, con fragore e maestà escono fuori per inondare le creature e manifestare la gloria mia.  Credi tu che tutto il Cielo sia a giorno di tutti i miei beni? No, no! Oh! quanto le resta da godere che oggi non gode! Ogni creatura che entra in Cielo che ha conosciuto una verità di più, dagli altri non conosciuta, porterà in sé il seme per far sprigionare da Me nuovi contenti, nuove gioie e nuova bellezza, di cui quella anima ne sarà come causa e fonte, e gli altri ne prenderanno parte.  Non verrà l’ultimo dei giorni, se non trovo anime disposte per rivelare tutte le mie verità, per fare che la celeste Gerusalemme risuoni della mia completa gloria, e tutti i beati prendano parte a tutte le mie beatitudini, chi come causa diretta per aver conosciuto la verità, e chi come causa indiretta, per mezzo di colei che l’ha conosciuto.

(3) Ora figlia mia, voglio dirti per consolarti e per fare che sia attenta ad ascoltare le mie verità, le verità che più mi glorificano, e sono quelle che riguardano la mia Volontà, causa primaria con cui creai l’uomo, che la sua volontà fosse una col suo Creatore, ma l’uomo essendosi sottratto dalla mia Volontà si rese indegno di conoscere i valori e gli effetti e tutte le verità che Essa contiene.  Ecco perciò tutte le premure con te, per fare che tra Me e te i volere corressero insieme e stessero sempre in sommo accordo, perché, per fare che l’anima potesse aprire le porte e rendersi disposta per conoscere le verità che la mia Volontà contiene, lo primo è voler vivere del mio Volere, lo secondo è volerlo conoscere, lo terzo è apprezzarlo.  Onde, con te ho aperto le porte della mia Volontà, affinché ne conoscessi i segreti che l’uomo aveva sepolto nel mio seno, gli effetti ed il valore che Essa contiene; e quante verità conosci della mia Volontà, tanti semi ricevi e tanti segretari divini ti fanno corteggio.  Oh! come ne fanno festa intorno a te, avendo trovato a chi confidare il loro segreto, ma la festa più bella la faranno quando ti condurranno al Cielo, quando la Divinità al tuo primo entrare sprigionerà tante diverse beatitudini distinte tra loro, di gioia, di felicità e di bellezza, che non solo inonderanno te, ma tutti i beati ne prenderanno parte.  Oh! come il Cielo aspetta la tua venuta per godere questi nuovi contenti!”

 

+  +  +  +

 

13-55

Gennaio 28, 1922

 

Come Gesù ci apri tante fonti nel suo Volere.

 

(1) Stavo pregando, ed il mio dolce Gesù mi ha tirato a Sé, tutta trasformandomi in Lui e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, preghiamo insieme per poter prendere il Cielo in pugno ed impedire alla terra che si precipiti di più nella corrente del male”.

(3) Onde abbiamo pregato insieme, e poi ha soggiunto:

(4) “La mia Umanità stando in terra si vedeva molto stretta innanzi alla Divinità, e siccome era inseparabile da Essa, non faceva altro che entrare nell’immensità della Volontà Eterna ed apriva tante fonti a pro delle creature, perché essendo aperte da un Uomo Dio, dava il diritto alla umana famiglia di avvicinarsi a queste fonti e prendere ciò che volevano.  Quindi formai la fonte dell’amore, quella della preghiera, l’altra della riparazione, la fonte del perdono, quella del mio sangue, l’altra della gloria.  Ora, vuoi sapere tu chi agita queste fonti per farle sorgere e farle straripare, in modo che tutta la terra resti inondata? L’anima che entra nel mio Volere; come entra, se vuole amare s’avvicina alla fonte dell’amore, ed amando e anche col mettere l’intenzione d’amare, agita la fonte, le acque con essere agitate crescono, straripano ed allagano tutta la terra, e delle volte sono tanto forti queste agitazioni, che le onde s’innalzano tanto da toccare il Cielo ed allagare la patria celeste.  Se vuol pregare, riparare, impetrare il perdono ai peccatori, darmi gloria, agita la fonte della preghiera, della riparazione, del perdono, e queste sorgono, straripano ed allagano tutti.  Quanti beni non ha impetrato all’uomo la mia Umanità? Lasciai le porte aperte affinché potessero entrare a loro bell’agio, ma quanto pochi sono quelli che vi entrano”.

 

+  +  +  +

 

13-56

Gennaio 30, 1922

 

Le verità sono nuove creazioni.  La verità è luce, e la luce da per sé

stessa si stende, ma per stendersi è necessario farla conoscere,

ed il resto lo farà da per sé stessa.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù nel venire, vedendomi tutta ritrosa nel manifestare e nello scrivere ciò che Lui mi dice, con un’imponenza da farmi tremare mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia parola è creatrice, e quando parlo facendo conoscere una verità che mi appartiene, non sono altro che nuove creazioni divine che faccio nell’anima.  E siccome quando creai il cielo con un solo Fiat distesi i cieli e lo tempestai di miliardi di stelle, tanto che non c’è parte della terra dalla quale non si veda questo cielo, e se da qualche punto non si vedesse sarebbe un disonore alla potenza creatrice, e potrebbero dire che la forza creatrice non aveva poter di distendersi ovunque, così le mie verità sono più che cielo che vorrei far conoscere a tutti, da un punto all’altro della terra, e come tante stelle passare di bocca in bocca per ornarmi il cielo delle verità che ho manifestato.  Se la creatura vorrebbe occultare le mie verità, farebbe come se volesse impedirmi che creassi il cielo, e col segreto che vorrebbe mi darebbe il disonore, come se una persona volesse impedire che gli altri guardassero il cielo, il sole e tutte le cose da Me create per non farmi conoscere.  Ah! figlia mia, la verità è luce, e la luce da per sé stessa si stende, ma per stendersi è necessario farla conoscere, il resto lo farà da per sé stessa, altrimenti resterà compressa, senza il bene di poter illuminare e fare la via che vuole.  Perciò sii attenta e non impedirmi di poter stendere la luce delle mie verità”.

 

+  +  +  +

 

13-57

Febbraio 2, 1922

 

La Divina Volontà è seme che moltiplica le immagine di Dio.  Per operare

Gesù in noi, ci vuole somma uguaglianza in tutte le nostre cose.

 

(1) Questa mattina, il mio sempre amabile Gesù è venuto tutto bontà e dolcezza; portava una corda al collo ed in mano uno strumento come se volesse fare qualche cosa.  Onde si è tolta la corda dal collo ed ha cinto il mio, poi ha fissato lo strumento nel centro della mia persona, e d’un diametro che faceva girare da una rotella che vi stava nel centro di quello strumento, mi misurava tutta per vedere se in tutte le parti della mia persona, trovasse tutte le parti eguali, Lui era tutto attento per vedere se il diametro, nel girare che faceva, trovava la perfetta uguaglianza, ed avendola trovato ha dato un sospiro di grande contento, dicendo:

(2) “Se non l’avessi trovato eguale non avrei potuto compiere ciò che voglio; a qualunque costo sono deciso di farne un portento della grazia”.

(3) Ora, quella rotella che stava nel centro pareva che fosse una rotella di sole, e Gesù si rimirava dentro per vedere se la sua adorabile persona ricompariva tutta intera in quella rotella di sole, e ricomparendo, tutto contento pareva che pregava.  In questo mentre è scesa dal Cielo un’altra rotella di luce, simile a quella che tenevo nel centro della mia persona, ma senza distaccare i raggi da dentro il Cielo, e si sono immedesimate insieme e Gesù le ha impresse in me con le sue santissime mani ed ha soggiunto:

(4) “Per ora l’incisione l’ho fatto, il suggello l’ho messo, poi penserò a svolgere ciò che ho fatto”.

(5) Ed è scomparso.  Io sono rimasta stupita, ma non so che cosa sia.  Solo ho capito che per operare Gesù in noi, ci vuole somma uguaglianza in tutte le cose, altrimenti Lui opera ad un punto dell’anima nostra, e noi distruggiamo ad un altro punto.  Le cose ineguali sono sempre moleste, difettose, e se si vuole poggiare qualche cosa, c’è pericolo che la parte ineguale la faccia andare per terra.  Un giorno, un’anima che non è sempre uguale vuol fare il bene, vuol sopportare tutto; un altro giorno non si riconosce più:  svogliata, impaziente, sicché non si può fare nessun assegnamento su di lei.  Dopo ciò il mio Gesù è ritornato, ed avendomi tirato nel suo Volere mi ha detto:

(6) “Figlia mia, la terra, col gettare il seme dentro di essa germoglia, moltiplica il seme che si è gettato.  La mia Volontà si stende più che terra e vi getta il seme del mio Volere nelle anime, e fa germogliare e moltiplicare tant’altre mie immagini simili a Me.  Il mio Volere germoglia i miei figli e li moltiplica.  Sappi però che gli atti fatti nel mio Volere sono come il sole, che tutti pretendono la luce, il calore ed il bene che contiene il sole, né nessuno può impedire che si godesse dei beni di esso, senza che uno defraudi l’altro tutti ne godono, tutti sono proprietari del sole, ognuno può dire:  il sole è mio.  Così gli atti fatti nel mio Volere, più che sole, sono voluti e pretesi da tutti, li aspettano le generazioni passate, per ricevere su tutto ciò che hanno fatto la luce smagliante del mio Volere; li aspettano i presenti, per sentirsi fecondare ed investire da questa luce; li aspettano i futuri, per compimento del bene che faranno.  Insomma, la mia Volontà sono Io, e gli atti fatti nel mio Volere gireranno sempre nella ruota interminabile dell’eternità per costituirsi vita, luce e calore di tutti”.

 

+  +  +  +

 

13-58

Febbraio 4, 1922

 

Le anime che vivono nella Divina Volontà prendono

parte della attività eterna della Divina Volontà.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le anime che vivono nella mia Volontà sono le piccole rotelle che girano nella gran ruota dell’eternità.  La mia Volontà è il moto e la vita della ruota dell’eternità interminabile; come esse entrano nel mio Volere per pregare, per amare, per operare, ecc., la ruota dell’eternità le fa girare nella sua circonferenza interminabile, ed esse, siccome in quella ruota trovano tutto ciò che si è fatto e si deve fare, tutto ciò che dovrebbe farsi e non si fa, sicché come girano così gettano luce ed ondate divine in ciò che si è fatto e si deve fare, dando a nome di tutti l’onore divino al loro Creatore, e rifanno ciò che dalle creature non è stato fatto.  Oh! com’è bello vedere entrare un’anima nel mio Volere, come entra, la gran ruota dell’eternità le dà la corda per farla girare nella sua gran mole, e la piccola rotella fa dei giri eterni; la corda della gran ruota la mette in comunicazione con tutte le corde divine, e mentre gira fa ciò che fa il suo stesso Creatore, perciò esse sono come le prime da Me create, e come le ultime, perché nel girare si trovano al principio, nel mezzo ed alla fine; onde saranno la corona di tutta l’umana famiglia, la gloria, l’onore ed il supplemento di tutto, ed il ritorno a Dio di tutto l’ordine delle cose da Lui create.  Perciò i tuoi giri siano continui nel mio Volere, Io ti darò la corda e tu ti presterai a riceverla, non è vero?”

(3) Dopo ha soggiunto:  “Non hai detto tutte le girate che fa la rotella della tua volontà nella gran ruota dell’eternità”.

(4) Ed io:  “Come potevo dirle se non lo so?”

(5) E Lui:  “Come l’anima entra nella mia Volontà, ed anche una semplice adesione, un abbandono, Io le do la corda per farla girare, e sai quante volte gira? Gira per quante intelligenze pensano, quanti sguardi danno le creature, quante parole dicono, quante opere e quanti passi si fanno, girano ad ogni atto divino, ad ogni moto, ad ogni grazia che dal Cielo scende, insomma, in ciò che si fa in Cielo e in terra loro formano il giro, il girare di queste rotelle sono veloci, rapidi, sicché sono incalcolabili a loro stesse, ma Io li numero tutti, prima per prendermi la gloria, l’amore eterno che mi danno, e poi per fondere tutto il bene eterno, per dar loro la capacità di farli sorpassare tutto per poter abbracciare tutti e farsi corona di tutto”.

 

Deo Gratias.

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M.  Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M.  Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta