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I. M. I.

17-1

Giugno 10, 1924

 

Chi vive nella Divina Volontà tutto deve racchiudere.

La Divina Volontà è principio, mezzo e fine dell’uomo.

 

(1) Questa mattina avendo fatto la santa comunione secondo il mio solito, stavo dicendo al mio caro Gesù:

(2) “Dolce vita mia, non voglio essere sola nello stare con Te, ma voglio tutto e tutti insieme con me; e non solo voglio la corona di tutti i tuoi figli, ma voglio insieme la corona di tutte le cose create da Te, che insieme con me nell’interminabilità della tua Santissima Volontà dove io tutto trovo, prostrati ai tuoi piedi, tutti insieme ti adoriamo, ti ringraziamo, ti benediciamo”.

(3) In questo mentre, vedevo come tutte le cose create correvano intorno a fare corona a Gesù, per prestargli ognuna il suo omaggio, ed io ho soggiunto:

(4) “Vedi amor mio come sono belle le opere tue, come il sole facendosi braccia coi suoi raggi, mentre si prostra per adorarti, sale a Te per abbracciarti e baciarti; come le stelle, facendoti corona ti sorridono col loro dolce scintillio e ti dicono: “Grande Tu sei, gloria a Te diamo per tutti i secoli dei secoli”; come il mare corre, e col suo armonioso mormorio, come tante voci argentine ti dicono: “Grazie infinite al nostro Creatore”. Ed io insieme col sole ti abbraccio e ti bacio, con le stelle ti riconosco e ti glorifico, col mare ti ringrazio”.

(5) Ma chi può dire tutto ciò che io dicevo, chiamando tutte le cose create intorno a Gesù? Se io volessi dire tutto sarei troppo lunga, mi sembrava che ogni cosa creata avesse un ufficio distinto per poter rendere il suo omaggio al suo Creatore. Ora, mentre ciò facevo pensavo tra me che perdevo il tempo, e che non era questo il ringraziamento da farsi a Gesù dopo la comunione, e l’ho detto a Gesù, e Lui tutto bontà mi ha detto:

(6) “Figlia mia, la mia Volontà contiene tutto, e a chi vive in Essa non deve nulla sfuggirgli di tutto ciò che a Me appartiene, anzi basta che gli sfugga una sola cosa per dire che non mi dà tutto l’onore e la gloria che la mia Volontà contiene, quindi non si può dire che la sua vita sia completa in Essa, né mi dà il ricambio di tutto ciò che il mio Volere gli ha dato, perché tutto ho dato a chi vive nella mia Volontà, ed Io vado a loro come in trionfo sulle ali delle opere mie, per darli il nuovo ricambio del mio amore, e loro devono venire sulla mia stessa via per darmi il nuovo ricambio del loro. Non sarebbe dilettevole per te se avessi fatto tante belle e svariate opere, ed una persona da te amata, per farti piacere te le mettesse intorno, e ad una ad una facendole vedere ti dicesse: “Vedi, queste sono opere tue, quanto è bella questa, come è artistica quest’altra, e nella terza quanta maestria, e nella quarta quanta varietà di colori, qual incanto in quest’altra? Qual gioia non ne proveresti, qual gloria per te? Così è per Me, molto più che chi vive nella mia Volontà, dovendo tutto accentrare in lei, dev’essere come il palpito di tutta la Creazione, che palpitando tutte le cose in lei in virtù del mio Volere, deve formare un solo palpito, per ridarmi in quel palpito i palpiti di tutti e di tutto, e ricondurmi la gloria e l’amore di tutte le cose uscite da Me. Io devo trovare nell’anima in cui regna la mia Volontà tutti, affinché lei, contenendo tutto, possa darmi tutto ciò che gli altri dovrebbero darmi. Figlia mia, il vivere nel mio Volere è ben differente dalle altre santità, e perciò finora non se ne trovò il modo ed i veri insegnamenti del vivere in Esso, si può dire che le altre santità sono le ombre della mia Vita Divina, questa è la fonte della Vita Divina, perciò sii attenta negli esercizi del vivere nel mio Volere, affinché da te possa uscire il vero modo e gli insegnamenti esatti e precisi, per chi volendo vivere in Esso possa trovare non l’ombra, ma la vera santità della Vita Divina. Oltre di ciò, la mia Umanità stando in terra nella mia Volontà Divina, non ci fu opera, pensiero, parola, ecc., che non fosse racchiuso in Me per coprire tutto l’operato delle creature, si può dire che Io avevo un pensiero per ciascun pensiero, una parola per ogni parola e così di tutto il resto per glorificare completamente mio Padre, e per dare la luce, la vita, i beni, i rimedi, alle creature. Ora, nella mia Volontà tutto esiste, e chi deve vivere in Essa deve racchiudere tutte le creature, per andare ripassando tutti gli atti miei e mettervi un’altra bella sfumatura divina presa dalla mia Volontà, per darmi il ricambio di ciò che Io feci. Solo chi vive nella mia Volontà può darmi questo ricambio, ed Io l’aspetto come mezzo per poter mettere in comunicazione la Volontà Divina con l’umana, e per darle i beni che Essa contiene. Voglio la creatura come intermediaria, che facendo la stessa via che fece la mia Umanità nella mia Volontà, apra la porta del Regno della mia Volontà, chiusa dalla volontà umana. Perciò la tua missione è grande, e ci vuole sacrificio e grande attenzione”.

(7) Onde mi sentivo immersa nel Voler Supremo, e Gesù ha ripreso:

(8) “Figlia mia, la mia Volontà è tutto e contiene tutto, e poi è principio, mezzo, e fine dell’uomo. Perciò nel crearlo non gli diedi legge, ne istituii sacramenti, ma solo diedi all’uomo la mia Volontà, perché era più che sufficiente, stando nel principio di Essa, per trovare tutti i mezzi per giungere non ad una santità bassa, ma all’altezza della santità divina, e così trovarsi al porto del suo fine. Ciò significa che l’uomo non doveva aver bisogno d’altro che solo della mia Volontà, in cui doveva trovare tutto in modo sorprendente, ammirabile ed agevole, per rendersi santo e felice nel tempo e nell’eternità; e se gli diedi una legge, dopo secoli e secoli di creato, fu perché l’uomo aveva perduto il suo principio, quindi aveva smarrito i mezzi ed il fine. Sicché la legge non fu principio, ma mezzo; ma vedendo che con tutta la mia legge l’uomo andava perduto, nel venire sulla terra istituii i sacramenti, come mezzi più forti e potenti per salvarlo; ma quanti abusi, quante profanazioni, quanti se ne servono per mezzo della legge e degli stessi sacramenti per più peccare e per precipitare nell’inferno. Mentre con la sola mia Volontà, che è principio, mezzo e fine, l’anima si mette al sicuro, si eleva alla santità divina, raggiunge in modo completo lo scopo per cui fu creata, e non c’è l’ombra del pericolo di potermi offendere. Sicché la via più sicura è solo la mia Volontà, e gli stessi sacramenti, se non sono fatti in ordine con la mia Volontà, possono servire come mezzi di condanna e di rovina. Perciò inculco tanto la mia Volontà, perché l’anima stando nel suo principio, i mezzi le saranno propizi, e riceverà i frutti che contengono; invece, senza di Essa, gli stessi sacramenti le possono essere veleno che la conducano alla eterna morte”.

 

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17-2

Giugno 14, 1924

 

L’importanza dell’ordine in questi scritti. Dio è ordine.

La bellezza dell’anima che opera nel Voler Supremo.

 

(1) Questa mattina, mentre mi trovavo nel solito mio stato, non so se fu sogno, vedevo il mio confessore defunto, il quale mi pareva che prendesse qualche cosa di attorcigliato da dentro la mia mente, e l’aggiustava e la scioglieva. Io gli ho domandato perché ciò faceva, e lui mi ha detto:

(2) “Sono venuto per dirti che sia attenta all’ordine, perché Dio è ordine, e basta una frase, una parola di ciò che ti dice il Signore che non stia nel ordine, potrà suscitare dubbi e difficoltà in chi potrà leggere ciò che scrivi sulla sua adorabile Volontà”.

(3) Io, nel sentir ciò ho detto: “Forse sapete voi che ho scritto cose disordinate finora?

(4) Ed il confessore: “No, no, ma sii attenta per l’avvenire, fa che le cose che scrivi siano chiare e semplici come te le dice Gesù, e che nulla ometta, perché basta una piccola frase, una parola che manchi di quelle che ti dice Gesù, o che la scriva diversamente, per mancare l’ordine; perché quelle parole serviranno per dar luce, per far comprendere con più chiarezza, e per legare l’ordine delle verità che il buon Gesù ti manifesta. Tu sei facile a che molte piccole cose le ometti, mentre le piccole legano le grandi, e le grandi le piccole, perciò sii attenta per l’avvenire, affinché il tutto sia ordinato”.

(5) Detto ciò si è dileguato da me, ed io so rimasta un po’ impensierita. Dopo ciò stavo tutta abbandonandomi nel Santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, quanto è bello vedere un’anima operare nella mia Volontà! Lei tuffa la sua azione, il suo pensiero, la sua parola nella mia Volontà, è come una spugna che impregnandosi di tutti i beni che il Voler Supremo contiene, si veggono nell’anima tanti atti divini che spandono luce, e quasi non si sanno distinguere se sono atti del Creatore o della creatura. Come si sono impregnati di questa Volontà Eterna, hanno assorbito in loro una potenza, una luce, ed il modo dell’operato della Eterna Maestà. Guardati quanto il mio Volere ti ha fatto bella; non solo, ma in ogni tuo atto racchiudo Me stesso, perché racchiudendo il mio Volere tutto racchiudi”.

(7) Io mi sono guardata, ed oh! quanta luce usciva, ma quello che più mi ha colpito e fatto piacere, il vedere il mio Gesù racchiuso in ogni mio atto, la sua Volontà lo imprigionava in me.

 

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17-3

Giugno 20, 1924

 

La Divina Volontà contiene la pienezza della felicità. Quando la

creatura viva nella Divina Volontà, allora la carità e tutte le virtù

raggiungeranno la completa perfezione.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sono trovata fuori di me stessa insieme col mio dolcissimo Gesù, Lui era tutto bontà e tutto ammirabile; mi ha preso le mie mani fra le sue e se le ha stretto forte al suo petto, e tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, se sapessi che piacere, che gusto sento nel parlarti della mia Volontà! Ogni cosa in più che ti manifesto sul mio Volere è una felicità che sprigiono da Me, e che comunico alla creatura, ed Io mi sento più felicitato in essa in virtù della mia stessa felicità, perché la mia Volontà, la sua specialità caratteristica è proprio questa, rendere felici: Dio e l’uomo. Non ti ricordi figlia mia quanto piacere prendevamo insieme, Io nel parlarti e tu nell’ascoltarmi, e come ci felicitavamo a vicenda? Ed essendo la mia Volontà la sola che contiene il germe della felicità, Io col manifestarla e l’anima col conoscerla, formiamo la pianta ed i frutti della vera felicità imperitura ed eterna che non viene mai meno, e non solo noi, ma anche quelli che ascoltano o leggono le cose mirabili e sorprendenti del mio Volere sentono il dolce incanto della mia felicità. Perciò, per felicitarmi nelle opere mie voglio parlarti della nobiltà della Volontà mia, e dove l’anima può giungere, che deve racchiudere se dà l’entrata nell’anima sua alla mia Volontà. La sua nobiltà è divina, e siccome è dal Cielo, Essa non scende se non in chi trova un nobile corteggio, e perciò la prima che le diede l’entrata fu la mia Umanità; Essa non si contenta di poco, ma vuole tutto, perché vuol dare tutto, e come può dar tutto se non trova tutto per potervi deporre tutti i suoi beni? Così la mia Umanità le diede il santo e nobile corteggio, ed Essa accentro in Me tutto e tutti. Vedi dunque che per venire a regnare nell’anima la mia Volontà, deve racchiudere in lei tutto ciò che fece la mia Umanità, e se le altre creature hanno partecipato in parte ai frutti della mia Redenzione a secondo delle loro disposizioni, questa li accentrerà tutti per formare il nobile corteggio alla mia Volontà, ed Essa accentrerà nell’anima l’amore che dà e vuole da tutti, per poter ricevere l’amore di tutti e di ciascuno, non si contenta di trovare in lei il contraccambio del solo suo amore, ma vuole il contraccambio di tutto; tutti i rapporti che ci sono nella Creazione tra il Creatore e la creatura, li vuole trovare nell’anima dove vuole regnare la mia Volontà, altrimenti non sarebbe piena la sua felicità, né troverebbe tutte le cose sue né tutta Sé stessa. La mia Volontà deve poter dire nell’anima dove regna: Se nessuno mi amasse né mi contraccambiasse, Io sono felice per Me stessa, nessuno può contristare la mia felicità, perché in lei trovo tutto, ricevo tutto e posso dar tutto. Ripeterebbe la frase che c’è nelle Tre Divine Persone: “Siamo intangibili, per quante le creature ne possono fare, nessuno può toccarci, né menomamente ombrare la nostra eterna ed immutabile felicità”. Solo può toccarci, entrare a fare una sola cosa con Noi, chi possiede la mia Volontà, ché essendo lei felice della nostra stessa felicità, restiamo glorificati della felicita della creatura, ed allora la carità raggiungerà la completa perfezione nella creatura, quando la mia Volontà regnerà in modo completo nelle creature, perché allora ognuno si troverà in virtù di Essa, in ogni creatura, amata, difesa, sorretta, come l’ama, difende e sorregge il suo Dio, l’una si troverà trasfusa nell’altra come nella propria vita. Allora tutte le virtù raggiungeranno la completa perfezione, perché non si alimenteranno della vita umana, ma della Vita Divina.

(3) Perciò di due umanità faccio bisogno: Della mia per formare la Redenzione, e l’altra per formare il Fiat Voluntas tua come in Cielo così sulla terra. L’una più necessaria dell’altra, perché se nella prima dovevo venire a redimerli, nella seconda dovevo venire a ripristinarlo allo scopo unico per cui fu creato, e aprire la corrente delle grazie tra la volontà umana e la Divina, e farla regnare come in Cielo così in terra. E come la mia Umanità per redimere l’uomo fece regnare la mia Volontà come in Cielo così in terra, così vo trovando un altra umanità, che facendola regnare come in Cielo così in terra, mi faccia compire tutti i disegni della mia Creazione. Perciò sii attenta nel far regnare in te la sola mia Volontà, ed Io ti amerò con lo stesso amore con cui amai la mia Santissima Umanità.

 

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17-4

Luglio 1, 1924

 

Chi si dona a Dio perde i suoi diritti. Il sangue di Gesù

è difesa delle creature presso i diritti della Divina Giustizia.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa per la privazione del mio adorabile Gesù. Oh! come mi sanguina il cuore e mi sento sottoposta a subire morti continue! Mi sentivo che non ne potevo più senza di Lui, e che più duro non poteva essere il mio martirio, e mentre cercavo di seguire il mio Gesù nei diversi misteri della sua Passione, sono giunta ad accompagnarlo al mistero della sua dolorosa flagellazione. In questo mentre si è mosso nel mio interno riempiendomi tutta dalla sua adorabile Persona; io nel vederlo gli volevo dire il duro mio stato, e Gesù imponendomi silenzio mi ha detto:

(2) “Figlia mia, preghiamo insieme, ci sono certi tristi tempi in cui la mia giustizia, non potendo contenersi per i mali delle creature, vorrebbe allagare la terra di nuovi flagelli, e perciò è necessaria la preghiera nella mia Volontà, che allargandosi su tutti si mette a difesa delle creature, e con la sua potenza impedisce che la mia giustizia si avvicini alla creatura per colpirla”.

(3) Come era bello e commovente il sentire pregare Gesù! E siccome lo stavo accompagnando nel doloroso mistero della flagellazione, si faceva vedere diluviante sangue, e sentivo che diceva:

(4) “Padre mio, ti offro questo mio sangue, deh! fa che copra tutte le intelligenze delle creature, e renda vani tutti i loro mali pensamenti, attutisca il fuoco delle loro passioni e faccia risorgere intelligenze sante. Questo sangue copra i loro occhi e faccia velo alla loro vista, affinché non le entri il gusto dei piaceri cattivi, e non s’insozzino del fango della terra. Copra e riempia la bocca questo mio sangue, e renda morte le loro labbra alle bestemmie, alle imprecazioni, a tutte le loro parole cattive. Padre mio, questo mio sangue copra le loro mani, e li metta terrore di tante azioni nefande. Questo sangue circoli nella nostra Volontà Eterna per coprire tutti, per difendere e per essere arma difenditrice a pro delle creature presso i diritti della nostra giustizia”.

(5) Ma chi può dire il modo come Gesù pregava e tutto ciò che diceva? Onde dopo ha fatto silenzio, e mi sentivo nel mio interno che Gesù prendesse nelle sue mani la piccola e povera anima mia, la stringeva, la ritoccava, la guardava, ed io gli ho detto:

(6) “Amor mio, che fai? C’è qualche cosa in me che ti dispiace?”.

(7) E Lui: “Sto operando ed allargando l’anima tua nella mia Volontà, e poi, non debbo dare conto a te di quello che faccio, perché essendoti tutta a Me donata hai perduto i tuoi diritti, tutti i diritti sono miei. Sai qual’è il solo tuo diritto? Che la mia Volontà sia tua e ti somministri tutto ciò che può renderti felice nel tempo e nell’eternità”.

 

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17-5

Luglio 16, 1924

 

Come nel creare l’uomo, Dio infuse l’anima col suo alito, volendogli

infondere la parte più intima del suo interno qual è la sua Volontà,

ora volendo disporlo di nuovo a ricevere questa sua Volontà,

è necessario che ritorni di nuovo ad alitarlo.

 

(1) Continuando il mio solito stato, il mio adorabile Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il Creatore va in cerca della creatura per deporre nel suo grembo i beni che Lui ha uscito fuori nella Creazione, e perciò dispone sempre in tutti i secoli che ci siano anime che vadano solo in cerca di Lui, affinché deponga i suoi beni in chi lo cerca e vuole ricevere i suoi doni. Sicché il Creatore si muove dal Cielo e la creatura si muove dalla terra per incontrarsi: L’Uno per dare, l’altra per ricevere. Sento tutta la necessita di dare; preparare i beni per darli e non avendo a chi poterli dare, e tenerli inoperosi per incorrispondenza di chi non se ne cura di volerli ricevere, è sempre una gran pena. Ma sai tu in chi posso Io deporre i beni da Me usciti nella Creazione? In chi fa sua la mia Volontà, perché Essa sola le dà la capacità, l’apprezzamento e le vere disposizioni per ricevere i doni del suo Creatore, e le somministra il ricambio, la gratitudine, il ringraziamento, l’amore che è dovuto di dare per i doni che con tanta bontà ha ricevuto. Perciò vieni insieme con Me, e giriamo insieme per la terra e per il Cielo, affinché deponga in te l’amore che ho uscito per amore delle creature in tutte le cose create, e tu mi dia il ricambio, ed insieme con Me ami tutti col mio amore, e daremo amore a tutti, saremo in due ad amare tutti, non sarò più solo”.

(3) Onde abbiamo girato da per tutto, e Gesù deponeva in me il suo amore che contenevano le cose create; ed io facendo eco al suo amore, ripetevo con Lui il ti amo di tutte le creature. Onde dopo ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, nel creare l’uomo gli infusi l’anima col mio alito, volendogli infondere la parte più intima del nostro interno, qual è la nostra Volontà, la quale gli portava insieme tutte le particelle che poteva contenere come creatura della nostra Divinità, tanto da renderlo una nostra immagine; ma l’uomo ingrato volle romperla con la nostra Volontà, e sebbene gli rimase l’anima, la volontà umana che prese posto invece della Divina lo offuscò, lo infettò, e rese tutte le particelle divine inoperose, tanto da disordinarlo tutto e contraffarlo. Ora, volendo Io disporlo di nuovo a ricevere questa mia Volontà, è necessario che Io ritorni di nuovo ad alitarlo, affinché il mio alito gli metta in fuga le tenebre, le infezioni, e renda operose le particelle della nostra Divinità, infusi in lui nel crearlo, oh! come vorrei vederlo bello, ripristinato come lo creai! E solo la mia Volontà può operare questo grande prodigio. Perciò voglio alitarti, affinché riceva questo gran bene, che la mia Volontà regni in te e ti ridoni tutti i beni, i diritti che diede nella creazione dell’uomo”.

(5) E mentre ciò diceva, avvicinandosi a me mi alitava, mi guardava, mi stringeva, e mi è scomparso.

 

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17-6

Luglio 25, 1924

 

La santità nel Voler Divino dev’essere un’atto continuato. Dio va

trovando anime che vogliano vivere nella Divina Volontà, per

mettere nelle sue braccia tutte le anime.

 

(1) Questa mattina il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno, in atto di stendere le braccia in forma di croce, ed io restavo distesa insieme con Lui, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’ultimo atto della mia Vita fu il distendermi sulla croce e rimanere lì finché morii con le braccia aperte, senza potermi muovere ne oppormi a quello che volevano farmi. Ero Io il vero ritratto, la viva immagine di chi vive non della volontà umana, ma Divina. Quel non potermi muovere ne potermi opporre, quel aver perduto ogni diritto su di Me, la tensione orribile delle mie braccia, quante cose dicevano! E mentre Io perdevo i diritti, gli altri facevano acquisto della mia Vita. Il primo diritto fu della Volontà Suprema, che facendo uso della sua immensità e onniveggenza, prendeva tutte le anime, innocenti e peccatrici, buone e sante, e me le metteva nelle mie braccia distese, affinché le portassi al Cielo, ed Io non rifiutai nessuno, sicché nelle mie braccia la Volontà Divina diede posto a tutti. Onde la Volontà Suprema è un atto continuato, non mai interrotto, e ciò che fa una volta non lo smette mai, e sebbene la mia Umanità è in Cielo e non soggetta a patire, va trovando le anime che non si muovono nella volontà umana, ma nella Divina, né si oppongano a nulla, che perdano ogni proprio diritto, affinché essendo tutto suo il diritto continui il suo atto di mettere nelle braccia di chi si presta a distendersi nel mio Volere tutte le anime, peccatori e santi, innocenti e cattivi, affinché ripeta e continui ciò che fecero le mie braccia distese in croce. Ecco perché mi sono disteso dentro di te, affinché la Suprema Volontà continui il suo atto di portarmi tutti nelle mie braccia.

(3) La santità non è formata d’un atto solo, ma di tanti atti uniti insieme. Un solo atto non forma né santità, né perversità, perché mancando la continuazione degli atti, mancano i colori e le vive tinte della santità, e mancando questi non si può dare un peso e un valore giusto né della santità né della perversità. Sicché quello che fa rifulgere e mette il suggello alla santità sono gli atti buoni continuati. Nessuno può dire che è ricco perché possiede un soldo, ma chi possiede possedimenti estesi, ville, palazzi, ecc., ecc. Così è della santità; e se la santità ha bisogno di tanti atti buoni, sacrifici, eroismo, ma può andare anche soggetta a vuoti, ad intervalli; la santità nel mio Volere non è soggetta a fasi intermittenti, ma deve associarsi a quell’atto continuato del Voler Eterno che mai, mai smette, ma è sempre agente, sempre operante, sempre trionfante, che sempre ama e mai si arresta. Sicché la santità nel mio Volere porta nell’anima l’impronta dell’operato del suo Creatore, qual è il suo amore continuo, la conservazione continua di tutte le cose da Lui create, non mai si cambia, ed è immutabile. Chi è soggetto a mutarsi appartiene alla terra e non al Cielo; il cambiarsi è della volontà umana, non della Divina; interrompere il bene è della creatura, non del Creatore, quindi tutto ciò sarebbe disdicevole alla santità del vivere nel mio Volere, perché essa contiene la divisa, l’immagine della santità del suo Creatore. Perciò sii attenta, lascia tutti i diritti alla Volontà Suprema, ed Io andrò formando in te la santità del vivere nel mio Volere”.

 

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17-7

Luglio 29, 1924

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà formano un

appoggio di riposo a Gesù e all’anima.

 

(1) Questa mattina, dopo molto stentare, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno, stanco come se volesse riposare, e stando in me un certo poggio, stendeva le sue braccia per abbracciarsi a quel poggio, e poggiandovi la sua testa si riposava, e non solo riposava Lui, ma invitava me a riposarmi insieme. Come si stava bene, poggiata a quel poggio insieme con Gesù, per prendere dopo tante amarezze un po’ di riposo! Onde dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi tu sapere che cosa è questo poggio che tanto ci solleva e ci dà riposo? Sono tutti i tuoi atti fatti nella mia Volontà che hanno formato questo poggio per Me e per te, il quale è tanto forte da poter sostenere il peso del Cielo e della terra che in Me contengo, e darmi riposo. Solo la mia Volontà contiene questa forza e questa virtù sì grande, gli atti fatti nella mia Volontà vincolano Cielo e terra e racchiudono in loro la potenza divina da poter sostenere un Dio”.

(3) Ond’io nel sentir ciò gli ho detto: “Amor mio, eppure, con tutto questo poggio che Tu dici, io temo che Tu mi lasci; che farò io senza di Te? E Tu lo sai quanto sono misera e buona a nulla, quindi temo che lasciandomi Tu, anche la tua Volontà si parta da me”.

(4) E Lui: “Figlia mia, perché temi? Questo timore è la tua volontà umana che vorrebbe uscire in campo per fare un po’ di cammino, la mia Volontà esclude ogni timore, perché non ha di che temere, anzi è sicura di sé ed irremovibile. Anzi, devi sapere che come l’anima si decide a farsi possedere dalla mia Volontà e vive in Essa, come la mia Volontà è vincolata con tutte le cose create, non c’è cosa su cui Essa non tenga il suo dominio, così l’anima resta vincolata con tutte le cose create, e come fa i suoi atti, così resta con caratteri incancellabili scritta su tutte le cose create, la sua figliolanza con la mia Volontà, la sua dimora, il suo possesso. Sicché, guarda un poco in tutto l’universo, nel cielo, nelle stelle, nel sole, in tutto, il tuo nome scritto con caratteri incancellabili, la tua figliolanza con la mia Volontà; quindi, come può essere mai possibile che questa Madre Eterna e Divina lasci la sua cara figlia, nata da Lei e cresciuta con tanto amore? Perciò togli ogni timore se non vuoi amareggiarmi”.

(5) Onde, mentre ciò diceva, io ho guardato nel cielo, nel sole, ed in tutto il resto, e vedevo scritto il mio nome col titolo di figlia della sua Volontà. Sia tutto a gloria di Dio e a confusione della povera anima mia.

 

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17-8

Agosto 9, 1924

 

Immagini del vivere nella Divina Volontà:

Il mare ed i pesci; la terra e le piante.

 

(1) Dopo molto aspettare la presenza del mio adorabile Gesù, me l’ho sentito nel mio interno, che stendeva le braccia e mi diceva:

(2) “Figlia mia, stendi le tue braccia insieme con Me nella mia Volontà, per riparare per tanti che stendono le loro opere nella volontà umana, la quale li forma la rete di tutti i mali per precipitarli nell’eterno abisso, e per impedire che la mia giustizia si riversi su di loro per sfogare il suo giusto furore, perché quando la creatura si stende nella mia Volontà per operare e per patire, la mia giustizia si sente toccata dalla creatura con la potenza della mia Volontà, e smette i suoi giusti rigori, è una vena divina che la creatura fa scorrere fra Dio e l’umana famiglia, per la quale la mia giustizia non può fare a meno d’aver riguardo per la povera umanità”.

(3) E mentre ciò diceva, faceva vedere come le creature stanno preparando una grande rivoluzione, tra partiti contro il governo e contro la Chiesa, che eccidio orribile si vedeva! Quante tragedie! Onde il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, hai visto? Le creature non la vogliono finire, l’avidità di spargere sangue non è smorzata in loro, e questo attira che la mia giustizia, con terremoti, con acqua e col fuoco distrugga città intere e faccia scomparire gli abitanti dalla faccia della terra, perciò figlia mia, prega, soffri, opera nella mia Volontà, ché solo questo può essere un argine che la mia giustizia non scoppi le sue folgori devastatrici per distruggere la terra. Oh! se tu sapessi come è bello e dilettevole il vedere operare un’anima nella mia Volontà! Una immagine te la possono dare il padre mare e la madre terra, che sono così stretti e vincolati tra loro, che l’acqua con può stare senza la terra, e la terra sarebbe infeconda senza dell’acqua, è come un connubio che passa tra loro, che si può dire: mare il padre, madre la terra. Tale unione dovrebbe tenere l’anima con la mia Volontà. Ora, che cosa c’è nel mare? Una immensità di acque; chi abita in queste acque? A chi alimenta, a chi dà vita? Ai tanti svariati pesci che si alimentano, nuotano e guizzano nell’immenso mare. Vedi dunque, il mare è uno, ma molti pesci vivono in esso; ma l’amore e la gelosia del mare è tanta verso di essi, che li tiene nascosti in sé; le sue acque si stendono al di sopra, al di sotto, a destra e a sinistra, se il pesce vuol nuotare e camminare fende le acque e guizzando si diverte, e l’acqua si fa fendere, ma si stringe sempre d’intorno, di sotto e di sopra, non lo lascia mai; e da dove passa si chiude subito il passo dietro, non lasciando i vestigi da dove passa né dove giunge, affinché nessuno possa inseguirlo; se vuol nutrirsi, l’acqua si presta ad alimentarlo; se vuol dormire, gli fa da letto; ma mai lo lascia, si serra sempre intorno a lui. Ma con tutto ciò si vede che nel mare ci sono esseri che non sono acque; si vedono moti, guizzi, formati da questi muti abitatori, ai quali il mare è vita, ed essi sono la gloria, l’onore e la ricchezza del mare. Più che pesce è l’anima che opera e vive nella mia Volontà. La mia Volontà è immensa, la creatura è finita, ma però ha i suoi moti, il suo vocio, il suo piccolo cammino, e la mia Volontà vedendola in Essa, è tanto l’amore e la sua gelosia, che più che mare si stende di sopra, di sotto, a destra ed a sinistra, e si fa vita, alimento, parola, opera, passo, patire, letto, riposo, abitazione di questa fortunata creatura, la segue ovunque e giunge a trastullarsi insieme. Potrei dire che sono la mia gloria, il mio onore e la ricchezza che partorisce la mia Volontà. Quest’operare dell’anima nella mia Volontà, è come il nuotare ed il guizzare del pesce nel mare terrestre, e l’anima lo fa nel mare Celeste del Voler Supremo; sono i nascosti abitatori delle onde celesti, che vivono all’eredità immensa del mare infinito della mia Volontà; e come i pesci sono nascosti, scomparsi nel mare, muti, eppure formano la gloria del mare e servono come cibo agli uomini, così queste anime sembrano scomparse nel mare Divino, mute, eppure formano la mia più grande gloria della Creazione, e sono causa primaria per far scendere sulla terra il cibo prelibato della mia Volontà e della mia grazia.

(5) Un’altra immagine dell’operato dell’anima nella mia Volontà è la terra. Le anime che vivono nella mia Volontà sono le piante, i fiori, gli alberi, il seme. Con quanto amore non si apre la terra per ricevere il seme? Ma non si apre, si fende per mettersi sopra, per aiutare al seme a farsi polvere insieme con lei, per poter con più facilità partorire dal suo seno la pianta che contiene quel seme, e come incomincia ad uscire dal suo seno, si serra d’intorno, le presta l’umore che tiene, quasi come cibo per farla crescere. Una madre non può essere così affettuosa come la madre terra, perché al suo neonato non sempre lo tiene nel suo grembo, né sempre gli dà il latte; ma la terra, più che madre, non distacca mai dal suo seno la pianta, anzi, quanto più cresce di sopra tanto più si sprofonda di sotto, si squarcia per far posto alle radici per far crescere più bella e più forte la pianta. E’ tanto l’amore e la sua gelosia, che la tiene attaccata al suo petto per darle vita ed alimento continuo. Ma le piante, i fiori, ecc., sono il più bello ornamento della terra, la sua felicità, la sua gloria e la sua ricchezza, e forniscono di cibo le umani generazioni. Più che madre terra è la mia Volontà per l’anima che vive ed opera nella mia Volontà; più che tenera madre me la nascondo nella mia Volontà, l’aiuto a far morire il seme della sua volontà, affinché rinasca con la mia, e vi formo la mia pianta prediletta; l’alimento col latte celeste della mia Divinità; è tanta la mia gelosia che la tengo attaccata al mio seno, e serrato a lei d’intorno, affinché cresca bella e forte e tutta a mia somiglianza. Perciò figlia mia sii attenta, opera sempre nella mia Volontà se vuoi rendere contento il tuo amato Gesù; vorrei che smettessi tutto per prendere solo questo punto del vivere ed operare sempre nella mia Volontà.

 

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17-9

Agosto 14, 1924

 

l’operato nella Divina Volontà contiene la potenza creatrice.

L’operato di Gesù forma la corona all’operato delle creature.

 

(1) Stavo pensando tra me: “Vorrei girare sempre nel suo Voler Divino, vorrei essere come una rotella dell’orologio che gira sempre senza fermarsi mai”. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi girare sempre nel mio Volere? Oh! come volentieri e con che amore voglio che tu giri sempre nel mio Volere! L’anima tua sarà la rotella, la mia Volontà ti darà la corda per farti velocemente girare senza mai fermarti, la tua intenzione sarà il punto di partenza dove vuoi andare, qual via vuoi prendere, se nel passato oppure nel presente, o vuoi dilettarti nelle vie future, a tua libera scelta, mi sarai sempre cara e mi darai sommo diletto qualunque punto di partenza tu prenda”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia carissima della mia Volontà, l’operato nella mia Volontà contiene la potenza creatrice. Vedi, tutto ciò che fece la mia Umanità stando in terra, perché il tutto fu fatto nella Volontà Suprema, contiene in tutto ciò che fece questa potenza creatrice, tanto che, come sta un sole sempre in atto, sempre pieno di luce e di calore, senza mai diminuire né crescere nel suo pieno splendore, come da Dio fu creato, così tutto ciò che feci, tutto sta in atto; e come il sole è di tutti e di ciascuno, così il mio operato, mentre è uno è di tutti e di ciascuno, anzi, i miei pensieri formano la corona a ciascuna intelligenza creata, i miei sguardi, le mie parole, le mie opere, i miei passi, i palpiti miei, le mie pene, formano corona degli sguardi, delle parole, delle opere, delle pene, ecc., ecc., delle creature, potrei dire che come corona sono a guardia di tutto ciò che fa la creatura. Ora, se la creatura pensa nella mia Volontà, la corona dei miei pensieri si apre e rinchiude nei miei, i pensieri di essa, e prendendo parte alla potenza creatrice, fanno presso Dio e presso le creature l’ufficio della mia intelligenza; così se guardi, se parli, i miei sguardi, le mie parole, formano il posto per ricevere le tue, e formando una sola corona fanno l’ufficio dei miei sguardi e delle mie parole, e così di tutto il resto. Le anime che vivono nella mia Volontà sono le mie vere ripetitrici, le mie inseparabili immagini riprodotte in loro ed assorbite di nuovo in Me, per fare che tutto ciò che fanno resti col suggello che sono opere mie, e continuano il mio stesso ufficio.

 

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17-10

Settembre 2, 1924

 

Quanto danno fa la sfiducia nell’anima.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa, ma tutta abbandonata nelle braccia di Gesù, e lo pregavo che avesse di me compassione, ma mentre ciò facevo mi sono sentita perdere i sensi, e vedevo che usciva da dentro di me una piccola bambina, debole, pallida, e tutta assorta in una mestizia profonda; e Gesù benedetto, facendosi incontro la prendeva nelle sue braccia e muovendosi a pietà se l’ha stretto al cuore, e con le sue mani le passava la fronte, segnandole con segni di croce gli occhi, le labbra, il petto, e tutto il resto della piccola bambina; e come ciò faceva si rinvigoriva, acquistava il colorito e si scuoteva dallo stato di mestizia, e Gesù, vedendo che la bambina riacquistava le forze, se la stringeva più forte per maggiormente rinvigorirla e le diceva:

(2) “Povera piccina, come sei ridotta! Ma non temere, il tuo Gesù ti farà uscire da questo stato”.

(3) Onde mentre ciò succedeva, io pensavo tra me: “Chi sarà questa bambina che è uscita da me e che Gesù ama tanto?” Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, questa bambina è l’anima tua, ed Io l’amo tanto che non tollero di vederti così mesta e debole, perciò sono venuto, per infonderti nuova vita e nuovo vigore”.

(5) Ond’io, nel sentir ciò gli ho detto piangendo: “Amor mio e vita mia, Gesù, quanto temo che Tu mi lasci! Come farò senza di Te? Come potrò vivere, in che stato deplorevole si ridurrà la povera anima mia? Che pena straziante è il pensiero che tu potessi lasciarmi! Pena che mi lacera, mi toglie la pace e mi mette l’inferno nel cuore! Gesù, pietà, compassione, misericordia di me, piccola bambina; non ho nessuno, se mi lasci Tu, tutto è finito per me!”.

(6) E Gesù, riprendendo il suo dire, ha soggiunto: “Figlia mia, quietati, non temere, il tuo Gesù non ti lascia. Io sono geloso della tua fiducia, né voglio che diffidi menomamente di Me. Vedi, Io amo tanto che le anime stiano con tutta fiducia con Me, che molte volte nascondo qualche loro difetto o imperfezione, o qualche loro incorrispondenza alla mia grazia, per non darle occasione di non stare con Me con tutta fiducia, perché se perdono la fiducia, l’anima resta come divisa da Me e tutta rannicchiata in sé stessa, si mette con Me a debita distanza, e resta paralizzata nello slancio dell’amore, e quindi paralizzata nel sacrificarsi per Me. Oh! quanto danno fa la sfiducia, si può dire che è come quella gelata primaverile che arresta la vegetazione alle piante, e molte volte, se è forte, la gelata le fa anche morire; così la sfiducia, più che gelata arresta lo sviluppo alle virtù e mette il gelo al più ardente amore, oh! quante volte per mancanza di fiducia restano arrestati i miei disegni e le più grandi santità, perciò Io tollero qualche difetto, anziché la sfiducia, perché mai le possono recare tanto danno. E poi, come posso lasciarti se tanto ho lavorato nell’anima tua? Guarda un poco quanto ho dovuto lavorare”.

(7) E mentre ciò diceva, faceva vedere un palazzo sontuoso e grande, lavorato dalle mani di Gesù nel fondo dell’anima mia, e dopo ha ripreso il suo dire:

(8) “Figlia mia, come posso lasciarti, guarda un poco quante stanze, sono quasi innumerevoli; quante conoscenze, effetti, valori e pregi nella mia Volontà ti ho fatto conoscere, tante stanze formavo Io in te, per deporre tutti quei beni. Non mi resta altro che aggiungere qualche altra varietà d’altri vari colori per dipingere altre rare bellezze della mia Suprema Volontà per dare più risalto ed onore al mio lavoro, e tu dubiti che potessi lasciare un tanto mio lavorio? Mi costa troppo, c’è la mia Volontà compromessa, e dove c’è la mia Volontà c’è la vita, vita non soggetta a morire. Ed il tuo timore non è altro che un poco di sfiducia da parte tua, perciò fidati di Me ed andremo d’accordo, ed Io compirò il lavoro della mia Volontà.

 

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17-11

Settembre 6, 1924

 

Immagine dello stato della Chiesa. Necessita di purificarla.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato mi sono trovata fuori di me stessa, e con mia sorpresa ho trovato in mezzo ad una via, una donna gettata per terra, tutta piena di ferite e le membra tutte slogate, non c’era osso al suo posto. La donna, sebbene così malconcia che sembrava il vero ritratto del dolore, era bella, nobile, maestosa, ma nel medesimo tempo faceva pietà nel vederla abbandonata da tutti, esposta a chiunque volesse farle del male. Onde, mossa io a compassione guardavo d’intorno se ci fosse qualcuno che mi aiutasse ad alzarla da terra per portarla in luogo sicuro, ed oh! maraviglia, al mio fianco ci stava un giovane che mi pareva che fosse Gesù; così insieme l’abbiamo alzato da terra, ma ad ogni moto soffriva pene strazianti dato lo slogamento delle ossa. Così, piano piano l’abbiamo trasportato dentro d’un palazzo, sopra d’un lettino, ed insieme con Gesù, che pareva che tanto amava questa donna che voleva darle la propria Vita per salvarla e darle la sanità, prendevamo in mano le membra slogate per metterle a posto; al tocco di Gesù le ossa prendevano il loro posto, e quella donna si trasformava in una bella e graziosa bambina. Io sono rimasta stupita di ciò, e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questa donna è l’immagine della mia Chiesa. Lei è sempre nobile, piena di maestà e santa, perché la sua origine è dal Figlio del Padre Celeste; ma in che stato doloroso l’hanno ridotto le membra a lei incorporate! Non contenti di vivere santi al par di lei, l’hanno trasportato in mezzo alla strada, esponendola al freddo, alle beffe, alle battiture, ed i suoi stessi figli, come membra slogate, vivendo in mezzo alla strada si sono dati ad ogni specie di vizi; l’amore all’interesse predominante in loro li acceca e commettono le più brutte nefandezze, e vivono vicino a lei per ferirla e dirle continuamente: “Sia crocifissa, sia crocifissa!” In che stato doloroso si trova la mia Chiesa! Quei ministri che dovrebbero difenderla sono i suoi più crudeli carnefici; ma per rinascere è necessaria la distruzione di queste membra, ed incorporarle membra innocenti, disinteressate, che vivendo al par di lei, ritorni bella e graziosa bambina, quale Io la costituii, senza malizia, più che semplice bambina, per crescere forte e santa. Ecco la necessita che i nemici muovano battaglia, per purgarsi le membra infette; tu prega e soffri affinché il tutto ridondi alla gloria mia”.

(3) Detto ciò mi sono trovata in me stessa.

 

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17-12

Settembre 11, 1924

 

Terribili effetti delle opposizioni dell’anima alla Volontà di Dio. Nel Cielo,

tutta l’eternità si aggira intorno all’anima che ha vissuto nella Divina Volontà,

per arricchirla, felicitarla, non la priva di nulla di ciò che Essa contiene.

 

(1) Mi sentivo molto turbata e pregavo Gesù che avesse di me compassione, che prendesse Lui tutta la cura della povera anima mia, e gli dicevo:

(2) “Deh! allontanami anche tutti, purché mi resti Tu solo, Tu solo mi basti. Dopo tanto tempo avresti dovuto contentarmi, molto più che non ti chiedo che Te solo”.

(3) Ora, mentre ciò ed altro dicevo, il mio Gesù mi ha preso un braccio, come se volesse Lui liberarmi e farmi così l’ufficio del mio confessore. Oh! come mi sentivo felice nel vedere ciò fare dal mio Gesù e pensavo tra me: “Finalmente è finito il più duro dei miei sacrifici!” Ma felicità vana e passeggera! mentre Gesù mi ha preso il braccio, nel medesimo tempo è fuggito, ed io sono stata lasciata nel solito mio stato, senza potermi riavere. Oh! come ho pianto e pregavo che avesse di me compassione. Onde, dopo qualche ora il mio amabile Gesù è ritornato, e vedendomi piangere e tutta amareggiata mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non piangere, non vuoi fidarti del tuo Gesù? Lasciami fare, lasciami fare, né prendere le cose alla leggera. Anzi, oh! quante cose tristi stanno per succedere! la mia giustizia non può più trattenere i fulmini per colpire le creature; tutti stanno per scatenarsi, l’uno contro dell’altro, e quando sentirai i mali dei tuoi fratelli, ne sentirai rimorso delle tue opposizioni al tuo solito sacrificio, come se anche tu avessi messo mano a spingere la giustizia a colpire le creature”.

(5) Ed io nel sentire ciò ho detto: “Mio Gesù, mai sia, né voglio sottrarmi dalla tua Volontà; anzi ti prego di liberarmi dalla più brutta delle sventure, che io non faccia la tua Santissima Volontà; né ti prego di liberarmi dal patire, anzi me lo accresci pure, solo ti prego, solo come grazia che voglio da te sempre se Tu lo vuoi, che mi liberi dal fastidio che do al confessore, questo mi è troppo duro, e mi sento che non ho la forza per sopportarlo, quindi, se a Te piace, oppure dammi più forza, ma non permettere che non si compia la tua Santissima Volontà su di me”.

(6) E Gesù riprendendo il suo dire ha soggiunto: “Figlia mia, ricordati che ti domandai un “sì” nella mia Volontà, e tu lo pronunziasti con tutto amore, quel “sì” esiste ancora e tiene il primo posto nella mia Volontà interminabile. Tutto ciò che tu fai, pensi e dici, è legato a quel “sì”, cui niente le sfugge, e la mia Volontà ne gode e fa festa nel vedere una volontà di creatura vivere nella mia Volontà, e la vo riempiendo di grazie nuove, e costituisco tutti i tuoi atti in atti divini; questo è il più grande portento che esiste tra il Cielo e la terra, è l’oggetto a Me più caro, che, mai sia, mi si strappasse, mi sentirei strappare Me stesso e ne piangerei amaramente. Vedi, come tu facevi quella piccola opposizione, quel tuo “sì” ha tremato di spavento; a quel tremito le fondamenta dei cieli si sono scossi tremanti; tutti i santi ed angeli, e tutto l’ambito dell’eternità hanno guardato con orrore e con dolore, sentendosi strappare un atto della Volontà Divina, perché la mia Volontà involgendo tutti e tutto, sentivano i tuoi atti fatti una sol cosa con loro, e quindi tutti sentivano il doloroso strappo, potrei dirti che tutti si atteggiavano a profondo dolore”.

(7) Ed io, spaventata del dire di Gesù ho detto: “Amor mio, che dici? Possibile tutto questo male? Il tuo dire mi fa morire di pene, deh! perdonami, abbi misericordia di me che sono tanto cattiva, e conferma il mio “sì” con legami più forti nella tua Volontà; anzi, fammi morire anziché farmi uscire dalla tua Volontà”.

(8) E Gesù di nuovo: “Figlia mia, quietati, come subito ti sei rimessa nel mio Volere, tutte le cose si sono quietate e si sono atteggiate a nuova festa. Il tuo “sì” continua i suoi veloci giri nell’immensità della mia Volontà. Ah! figlia, né tu né quelli che ti dirigono hanno conosciuto che significa vivere nel mio Volere, perciò non l’apprezzate e si tiene come cosa di niuna importanza, e questo è un mio dolore, mentre è la cosa che più m’interessa, e che dovrebbe più che tutte le cose interessare tutti! Ma ahimè, si bada ad altro, a cose anche a Me meno gradite o indifferenti, anziché a ciò che più mi glorifica e dà a loro, anche su questa terra, beni immensi ed eterni, e li rende proprietari dei beni che la mia Volontà possiede. Vedi, la mia Volontà è una e abbraccia tutta l’eternità; ora, l’anima vivendo nella mia Volontà e facendola sua, viene a prendere parte a tutte le gioie e ai beni che la mia Volontà contiene e se ne rende come proprietaria, e sebbene stando in terra lei non sente tutte quelle gioie e beni, tenendone il deposito nella sua volontà in virtù della mia fatta in terra, morendo e trovandosi lassù nei Cieli, sentirà tutte quelle gioie e beni che la mia Volontà ha messo fuori nel Cielo mentre lei viveva sulla terra. Nulla le sarà tolto, anzi moltiplicato, perché se i santi hanno goduto della mia Volontà perché vivono in Essa, ma è sempre godendo che vivono, invece l’anima che vive nella mia Volontà in terra vive patendo; non è giusto che lei prenda quelle gioie e quei beni che gli altri hanno presso nel Cielo mentre viveva sulla terra in quella stessa Volontà che vivevano loro? Sicché, quante ricchezze immense non prende chi vive nella mia Volontà? Posso dire che tutta l’eternità si aggira intorno a lei per arricchirla, per felicitarla, nulla le priva di ciò che Essa contiene; è la sua figlia, e l’ama tanto che di nulla vuole privarla. Perciò sii attenta figlia mia, né volerti opporre ai miei disegni che ho fatto su di te”.

 

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17-13

Settembre 17, 1924

 

L’operare nella Divina Volontà significa che: Il Sole della Divina Volontà, trasformando in Sole la volontà umana, agisce in essa come nel

suo proprio centro. Gesù benedice questi scritti.

 

(1) Stavo pensando al Santo Voler Divino, e facevo quanto più potevo da me di fondermi in Esso, per poter abbracciare tutti e portare al mio Dio gli atti di tutti come un atto solo, ché tutti sono dovuti al nostro Creatore. Ora, mentre ciò facevo vedevo aprirsi il Cielo, e ne usciva un Sole che ferendomi coi suoi raggi mi penetrava fin nel fondo dell’anima mia, la quale, ferita da questi raggi si convertiva in un sole che, spandendo raggi, feriva quel Sole da cui era stata ferita. E siccome io continuavo a fare i miei atti per tutti nel Divino Volere, questi atti erano travolti in questi raggi, e convertiti in atti divini, che diffondendosi in tutti e su tutti formavano una rete di luce da mettere un ordine tra il Creatore e la creatura. Io sono restata incantata nel vedere ciò, ed il mio amabile Gesù, uscendo da dentro il mio interno, in mezzo a questo Sole mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi come è bello il Sole della mia Volontà! qual potenza, qual meraviglia! non appena l’anima si vuol fondere in Essa per abbracciare tutti, il mio Volere trasformandosi in Sole ferisce l’anima, e vi forma un altro Sole in essa; e questa come vi forma i suoi atti, forma i suoi raggi per ferire il Sole della Suprema Volontà, e travolgendo tutti in questa luce, per tutti ama, glorifica, soddisfa il suo Creatore; e quel che è più, non con amore, gloria e soddisfazione umana, ma con amore e gloria di Volontà Divina, perché il Sole della mia Volontà ha operato in essa. Vedi che significa fare gli atti nella mia Volontà, è questo il vivere nel mio Volere: che il Sole della mia Volontà, trasformando in Sole la volontà umana, agisce in essa come nel suo proprio centro”.

(3) Onde dopo, il mio dolce Gesù andava prendendo tutti i libri scritti sul suo Divino Volere, li univa insieme, poi se li stringeva al cuore, e con una tenerezza indicibile ha soggiunto:

(4) “Li benedico di cuore questi scritti, benedico ogni parola, benedico gli effetti ed il valore che essi contengono; questi scritti sono una parte di Me stesso”.

(5) Poi ha chiamato gli angeli, i quali si sono messi di faccia a terra a pregare; e siccome stavano presenti due padri che dovevano vedere gli scritti, Gesù ha detto agli angeli che toccassero la loro fronte per imprimere in loro lo Spirito Santo, onde infondergli la luce per potergli far comprendere le verità ed il bene che ci sono in questi scritti. Gli angeli hanno ciò eseguito, e Gesù, benedicendoci tutti è scomparso.

 

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17-14

Settembre 18, 1924

 

Differenza che passa tra il vivere nella Volontà di Dio ed il fare la Volontà

di Dio. Per capire che cosa vuol dire vivere nella Divina Volontà, si deve

disporre al più grande dei sacrifici, qual è quello di non dar vita, anche

nelle cose sante, alla propria volontà.

 

(1) Stavo impensierita di ciò che sta scritto sul vivere nel Divino Volere, e pregavo Gesù che mi desse più luce per spiegarmi meglio, onde poter più chiarire, a chi sono in obbligo di farlo, questo benedetto vivere nella Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non si vuol capire. Il vivere nella mia Volontà è regnare, il fare la mia Volontà è stare ai miei ordini; lo primo è possedere, lo secondo è ricevere i miei ordini ed eseguirle. Il vivere nel mio Volere è far sua la mia Volontà come cosa propria, è disporre di Essa; il fare la mia Volontà è tenerla in conto come Volontà di Dio, non come cosa propria, né poter disporre di Essa come si vuole. Il vivere nella mia Volontà è vivere con una sola Volontà, qual è quella di Dio, la quale, essendo una Volontà tutta santa, tutta pura, tutta pace, ed essendo una sola Volontà che regna, non ci sono contrasti, tutto è pace; le passioni umane tremano innanzi a questa Suprema Volontà, e vorrebbero fuggirla, né ardiscono di muoversi, né di opporsi, vedendo che innanzi a questa Santa Volontà tremano Cieli e terra. Sicché il primo passo del vivere nel Voler Divino, che fa? Gettare l’ordine divino nel fondo dell’anima, svuotarla di ciò che è umano, di tendenze, di passioni, d’inclinazioni ed altro. Invece, il fare la mia Volontà è vivere con due volontà, e quando do gli ordini di eseguire la mia, sente il peso della sua volontà che le mette contrasti, e ad onta che segua gli ordini della mia Volontà con fedeltà, sente il peso della natura ribelle, le sue passioni ed inclinazioni. E quanti santi, ad onta che siano giunti alla perfezione più alta, sentono questa loro volontà che gli fa guerra, che li tiene oppressi, e tanti che sono costretti a gridare: “Chi mi libererà da questo corpo di morte? Cioè, da questa mia volontà che vuol dare morte al bene che voglio fare?”. Il vivere nella mia Volontà è vivere da figlio, il fare la mia Volontà è vivere da servo, nel primo, ciò che è del padre è del figlio, e molte volte fanno più sacrifici i servi che i figli, a loro spetta esporsi a servizi più faticosi, più umili, al freddo, al caldo, a viaggiare a piedi; infatti, quanto non hanno fatto i miei santi per eseguire gli ordini della mia Volontà? Invece, il figlio sta con suo padre, tiene cura di lui, lo rallegra coi suoi baci e con le sue carezze, comanda ai servi come se comandasse suo padre, se esce non va a piedi, ma viaggia in carrozza; e se il figlio possiede tutto ciò che è del padre, ai servi non si da altro che la mercede del lavoro che hanno fatto, e restano liberi di servire o non servire il loro padrone, e se non servono non hanno più diritto di ricevere nessun altro compenso. Invece, tra padre e figlio nessuno può togliere questi diritti: che il figlio possiede i beni del padre, nessuna legge, né celeste né terrestre può togliere questi diritti, né svincolare la figliolanza tra padre e figlio. Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere che più si avvicina ai beati del Cielo, ed è tanto distante da chi fa la mia Volontà e sta fedelmente ai miei ordini, quanto è distante il Cielo dalla terra, quanta distanza passa tra figlio e servo, tra re e suddito. E poi, questo è un dono che voglio fare in questi tempi sì tristi: Che non solo facciano la mia Volontà ma che la posseggano. Non sono forse Io padrone di dare ciò che voglio, quando voglio, e a chi voglio? Non è padrone un signore di dire ad un servo: “Vivi in casa mia, mangia, prendi, comanda come un altro me stesso? E per fare che nessuno possa impedirgli il possesso dei suoi beni, si legittima questo servo per figlio e gli dà il diritto di possedere. Se ciò può fare un ricco, molto più posso farlo Io. Questo vivere nel mio Volere è il dono più grande che voglio fare alle creature, la mia bontà vuole sempre più sfoggiare in amore verso le creature, ed avendole dato tutto, né avendo più che dar loro per farmi amare, voglio far dono della mia Volontà, affinché possedendola, amino il gran bene che possiedono.

(3) Né ti meravigliare se vedi che non capiscono, per capire dovrebbero disporsi al più grande dei sacrifici, qual è quello di non dar vita, anche nelle cose sante, alla propria volontà, allora sentirebbero il possesso della mia e toccherebbero con mano che significa vivere nel mio Volere. Tu, però, sii attenta né t’infastidire delle difficoltà che fanno, ed Io a poco a poco mi farò strada per far capire il vivere nella mia Volontà”.

 

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17-15

Settembre 22, 1924

 

Rabbia diabolica perché si scrive sulla Divina Volontà. Il vivere nel

Divino Volere porta con sé la perdita di qualunque diritto di volontà propria.

 

(1) Continuo: Mentre scrivevo ciò che sta detto di sopra, vedevo il mio dolce Gesù che poggiava la sua bocca alla parte del mio cuore e mi imboccava le parole che stavo scrivendo; e nel medesimo tempo sentivo un orribile fracasso lontano, che si battevano e ruggivano con tanto strepito da incutere spavento. Ed io, volgendomi al mio Gesù gli ho detto:

(2) “Mio Gesù, amor mio, chi è che fa tanto fracasso? Mi sembrano demoni arrabbiati; che cosa vogliono che tanto si dibattono?”.

(3) E Gesù: “Figlia mia, sono proprio loro, vorrebbero che tu non scrivessi sulla mia Volontà, e quando ti veggono scrivere verità più importanti sul vivere nel mio Volere, soffrono un doppio inferno e tormentano di più tutti i dannati; temono tanto che potessero uscire questi scritti sulla mia Volontà, perché si veggono perduto il loro regno sulla terra, acquistato da loro quando l’uomo, sottraendosi dalla Volontà Divina, diede libero il passo alla sua volontà umana. Ah! sì, fu proprio allora che il nemico acquistò il suo regno sulla terra, e se il mio Volere potesse regnare sulla terra, il nemico, lui stesso si rintanerebbe nei più cupi abissi. Ecco perché si dibattono con tanto furore, sentono la potenza della mia Volontà in questi scritti, e al solo dubbio che potessero uscire fuori, montano in furore e cercano a tutto loro potere d’impedire un tanto bene. Tu, però non dargli retta, e da questo impara ad apprezzare i miei insegnamenti”.

(4) Ed io: “Mio Gesù, mi sento che ci vuole la tua mano onnipotente per farmi scrivere ciò che Tu dici sul vivere nel tuo Volere. Alle tante difficoltà che fanno, specie quando mi si ripete: “Possibile che nessun’altra creatura sia vissuta nella tua Santissima Volontà?” Mi sento tanto annientata che vorrei scomparire dalla faccia della terra, affinché nessuno più mi vedesse; ma a mio malgrado sono costretta a starci per compiere la tua Santa Volontà”.

(5) E Gesù: “Figlia mia, il vivere nel mio Volere porta con sé la perdita di qualunque diritto di volontà propria, tutti i diritti sono da parte della Volontà Divina, e se l’anima non perde i propri diritti, non si può dire vero vivere nel mio Volere, al più si può dire vivere rassegnata, uniformata, perché il vivere nel mio Volere non è la sola azione che faccia a seconda della mia Volontà, ma è che tutto l’interno della creatura non dà luogo né a un affetto, né a un pensiero, né a un desiderio, neppure a un respiro in cui il mio Volere non abbia il suo posto, né il mio Volere tollererebbe anche un affetto umano, e che Lui non ne sia la Vita; avrebbe schifo di far vivere l’anima nella mia Volontà coi suoi affetti, pensieri ed altro che potrebbe avere una volontà umana. E credi tu che sia facile che un’anima, volontariamente perda i propri diritti? Oh! quanto è difficile! anzi, ci sono anime che quando giungono al punto di perdere tutti i diritti sulla loro volontà, si danno indietro e si contentano di menare una vita di mezzo, perché il perdere i propri diritti è il più grande sacrificio che può fare la creatura, e che dispone la mia bontà ad aprirle le porte del mio Volere, e facendola vivere in Essa, contraccambiarla coi miei diritti divini. Perciò sii attenta, e non uscire mai dai confini della mia Volontà”.

 

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17-16

Ottobre 2, 1924

 

Effetti della adorazione fatta nella Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo tutta amareggiata per la privazione del mio dolce Gesù. Oh! come il mio esilio si fa più duro ed amaro senza di Colui che forma tutta la mia vita! E lo pregavo che avesse di me compassione, che non mi lasciasse in balia di me stessa. Ora, mentre ciò dicevo, il mio amato Gesù si faceva vedere che mi stringeva forte il cuore con le sue mani, e poi, con una cordicella di luce mi legava tutta, ma tanto stretta da togliermi il più piccolo moto. Onde dopo si è disteso in me, e soffrivamo insieme. In questo mentre, mi sono sentita trasportare fuori di me stessa verso la volta del cielo, e mi sembrava che incontrassi il Celeste Padre e lo Spirito Santo, e Gesù, che stava con me, si è messo in mezzo a Loro, e mi ha messo in seno del Padre, cui mi sembrava che mi aspettava con tanto amore, che mi ha stretto al suo seno ed immedesimandomi con la sua Volontà mi comunicava la sua potenza, così hanno fatto le altre due Divine Persone. Ma mentre si comunicavano ad uno ad uno, facendosi poi tutt’uno, mi sentivo infondere tutta insieme la Volontà della potenza del Padre, la Volontà della sapienza del Figlio, e la Volontà dell’amore dello Spirito Santo, ma chi può dire quello che mi sentivo infondere nell’anima mia? Ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia del nostro eterno Volere, prostrati innanzi alla nostra Maestà Suprema e offri le tue adorazioni, i tuoi omaggi, le tue lodi, a nome di tutti con la potenza della nostra Volontà, con la sapienza e con la Volontà del nostro amore supremo; sentiremo in te la potenza della nostra Volontà che ci adora, la sapienza della nostra Volontà che ci glorifica, l’amore della nostra Volontà che ci ama e ci loda. E siccome la potenza, la sapienza e l’amore delle Tre Divine Persone sono in comunicazione con l’intelletto, memoria e volontà di tutte le creature, sentiremo scorrere le tue adorazioni, omaggi e lodi in tutte le intelligenze delle creature, che elevandosi tra il Cielo e la terra, sentiremo l’eco della nostra stessa potenza, sapienza e amore che ci adora, che ci loda e ci ama. Adorazioni più grandi, omaggi più nobili, amore e lodi più divine non puoi darci; nessun altro atto può eguagliare quest’atti, né darci tanta gloria e tanto amore, perché vediamo aleggiare nell’atto della creatura la potenza, la sapienza ed il reciproco amore delle Tre Divine Persone, troviamo gli atti nostri nell’atto della creatura. Come non gradirli e non darli la supremazia sopra tutti gli altri atti?”.

(3) Ond’io mi sono prostrata innanzi alla Maestà Suprema, adorandola, lodandola e amandola a nome di tutti con la potenza della loro Volontà, sapienza e amore che sentivo in me. Ma chi può dirne gli effetti? Non ho parole per esprimerli, perciò passo avanti. Onde dopo ho fatto la comunione, e stavo fondendomi nel Volere del mio sommo bene Gesù per trovare in Esso tutta la Creazione, affinché nessuno potesse mancare all’appello, onde insieme con me potessero tutti prostrarsi ai piedi del mio Sacramentato Gesù, adorarlo, amarlo, benedirlo, ecc., ecc. Ma mentre ciò facevo, mi sentivo come distratta cercando tutte le cose create nella sua Divina Volontà, affinché uno fosse l’amore, la lode, le adorazioni per il mio Gesù. E Gesù, vedendomi come impicciata, ha preso tutta la Creazione nel suo grembo e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ho preso la Creazione tutta nel mio grembo, affinché ti riesca più facile trovare e chiamare tutti insieme con te, affinché nessuna cosa uscita da Me, non mi dia, per mezzo tuo, il ricambio dell’amore e dell’adorazione che mi si conviene come cose che a Me appartengono; Io non sarei pienamente contento in te se qualcuna mancasse. Nel mio Volere tutto voglio trovare in te”.

(5) Allora mi è stato facile trovare e chiamare tutta la Creazione insieme con me, per fare che tutti lodassimo, amassimo il mio sommo bene Gesù; ma, oh! stupore! Ogni cosa creata conteneva un riflesso distinto ed un amore speciale di Gesù, e Gesù riceveva il ricambio dei suoi riflessi e del suo amore. Oh! come Gesù ne era contento! Ma mentre ciò facevo mi sono trovata in me stessa.

 

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17-17

Ottobre 6, 1924

 

La Divina Volontà è palpito primario dell’anima, e di tutte le cose create.

 

(1) Mi stavo tutta fondendo nel Santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come è bello vedere un’anima fondersi nella mia Volontà! Come lei si fonde, così il palpito creato prende posto e vita nel palpito increato e ne forma uno solo, e corre e palpita insieme col palpito eterno. Questa è la più grande felicità del cuore umano: Palpitare nell’eterno palpito del suo Creatore. Il mio Volere lo mette in volo, ed il palpito umano si slancia nel centro del suo Creatore”.

(3) Ond’io gli ho detto: “Dimmi amor mio, quante volte gira il tuo Volere in tutte le creature?”.

(4) E Gesù: “Figlia mia, il mio Volere, in ogni palpito di creatura forma il suo giro completo in tutta la Creazione, e siccome il palpito è continuo nella creatura, e se cessa il palpito cessa la vita, così la mia Volontà, più che palpito, per dar vita divina alle creature gira e forma il palpito della mia Volontà in ogni cuore. Vedi dunque come sta la mia Volontà in ogni creatura, come palpito primario, perché il suo è secondario. Anzi, se palpito sente è in virtù del palpito della mia Volontà; anzi, questa mia Volontà vi forma due palpiti: uno al cuore umano, come vita del corpo; uno all’anima, come palpito e vita dell’anima. Ma vuoi sapere tu che fa questo palpito della mia Volontà nella creatura? Se pensa, la mia Volontà corre e circola come sangue nelle vene dell’anima, e le dà il pensiero divino, affinché metta da parte il pensiero umano e dia il posto primario al pensiero della mia Volontà; se parla, vuole il posto la parola della mia Volontà; se opera, se cammina, se ama, vuole il posto dell’opera, del passo, dell’amore, la mia Volontà. E’ tanto l’amore e la gelosia della mia Volontà nella creatura, che mentre palpita, se la creatura vuol pensare si fa pensiero, se vuol guardare si fa occhio, se vuol parlare si fa parola, se vuol operare si fa opera, se vuol camminare si fa piede, se vuol amare si fa fuoco, insomma, corre e gira in ogni atto della creatura per prendervi il suo posto primario che le è dovuto. Ma con sommo nostro dolore, la creatura le nega questo posto d’onore e dà il posto alla sua volontà umana, e la mia Volontà è costretta a starsi nella creatura come se non avesse né pensiero, né occhio, né parola, né mani, né piedi, senza poter svolgere la vita della mia Volontà nel centro dell’anima della creatura. Che dolore! che somma ingratitudine!. Ma vuoi tu sapere chi mi dà il campo libero e fa operare la mia Volontà come palpito di vita nell’anima sua? Chi vive nella mia Volontà. Oh! come bene svolge la sua vita e si costituisce pensiero del suo pensiero, occhio del suo occhio, parola della sua bocca, palpito del suo cuore, e così di tutto il resto. Oh! come ci intendiamo subito, e la mia Volontà ottiene l’intento di formare la sua vita nell’anima della creatura! E non solo nella creatura ragionevole la mia Volontà tiene il suo posto primario ed è come palpito, che dando la circolazione alla vita dell’anima, corre a dar vita a tutti gli atti della creatura, ma in tutte le cose create la mia Volontà tiene il suo posto primario e circola come palpito di vita nella più piccola cosa creata, fino alla più grande, e nessuno può spostarsi dalla potenza ed immensità della mia Volontà. Essa si fa vita dell’azzurro cielo, e vi mantiene sempre nuovo e vivido il celeste colore, né può scolorirsi, né cambiarsi, né sbiadirsi, perché la mia Volontà così volle che fosse, e una volta stabilita, Essa non si cambia. La mia Volontà è vita della luce e del calore del sole, e col suo palpito di vita conserva sempre eguale e viva la luce ed il calore, e lo tiene immobile nella mia Volontà, senza potersi spostare, né crescere né decrescere nel bene che deve fare a tutta la terra. La mia Volontà è vita del mare, e vi forma il mormorio delle acque, il guizzare del pesce, le onde fragorose. Oh! come la mia Volontà fa pompa della potenza che contiene e svolge la sua vita con tanta maestà e assoluto dominio nelle cose create, che né il mare può fare a meno di mormorare, né il pesce di guizzare; anzi, potrei dire che è la mia Volontà che mormora nel mare, la mia Volontà che guizza nel pesce, la mia Volontà che forma le onde e col suo fragore si fa sentire che lì c’è la sua vita, che può fare tutto come le pare e piace. La mia Volontà è palpito di vita nell’uccello che gorgheggia, nel pigolio del pulcino, nell’agnello che bela, nella tortora che geme, nelle piante che vegetano, nell’aria che tutti respirano, insomma, in tutto la mia Volontà tiene la sua vita e vi forma con la sua potenza l’atto che Essa vuole, sicché tiene l’armonia in tutte le cose create, e vi forma i diversi effetti, colori, uffici, che ciascuna contiene. Ma sai perché? Per farmi conoscere dalla creatura, per andare a lei, per corteggiarla, per amarla con tanti atti diversi della mia Volontà per quante cose creai. Il mio amore non fu contento di metterle nel fondo dell’anima la mia Volontà come palpito di vita, ma volle mettere la mia Volontà in tutte le cose create, affinché anche al di fuori la mia Volontà non la lasciasse mai, e così potesse conservarsi e crescere nella santità della mia stessa Volontà, e tutte le cose create le fossero d’incitamento, d’esempio, di voce e di richiamo continuo per farla sempre correre nel compimento della mia Volontà, scopo unico per cui fu creata. Ma la creatura si fa sorda alle tante voci della Creazione, cieca alla vista di tanti esempi, e se apre gli occhi li fissa nella sua volontà, qual pena! Perciò ti raccomando non voler uscire mai dalla mia Volontà, se non vuoi moltiplicare il mio dolore e perdere lo scopo per cui fosti creata”.

 

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17-18

Ottobre 11, 1924

 

Amore di Dio nel creare la creatura. Come ogni

senso è una comunicazione tra Dio e l’anima.

 

(1) Mi sentivo molto oppressa per la privazione del mio dolce Gesù. Oh! quanti timori si suscitavano nell’animo mio! Ma il più che mi straziava era che il mio Gesù non mi ami più come prima. Onde, in questo mentre mi sono sentita stringere nelle spalle e sentendomi la voce di Gesù all’orecchio mi sentivo dire:

(2) “Figlia mia, perché temi che non ti ami? Ah! se sapessi anche del mio amore in genere per tutte le creature, tu ne resteresti sorpresa. Con quanto amore non creai la creatura? Di quanti sensi non la dotai? Ogni senso era una comunicazione che lasciai tra Me e lei, il pensiero era comunicazione tra la mia e la sua intelligenza, l’occhio era comunicazione tra la sua e la mia luce, la parola era via di comunicazione tra il suo ed il mio Fiat, il cuore tra il suo ed il mio amore, insomma, tutto: il respiro, il moto, il passo, tutto, tutto era comunicazione tra Me e la creatura. Io facevo più che un padre che dovendo situare un figlio, non solo gli prepara l’abitazione, le vesti, il cibo e tutto ciò che può felicitare suo figlio, ma dà virtù al figlio e gli dice: “Ci separeremo, è vero, ma da lontano tu sentirai la mia vita ed io la tua, tu sentirai il mio pensiero ed io il tuo, tu il mio respiro, il mio palpito ed io il tuo, sicché staremo lontani e vicini, separati ed inseparabili, tu sentirai la mia vita ed io la tua”. Ma ciò che non può fare il padre terreno per suo figlio, perché gli è impossibile, lo feci Io, Padre Celeste, che mentre usciva alla luce questo mio figlio, dopo d’avergli preparato Io stesso l’abitazione di questo mondo, mettevo tra Me e lui tale strettezza, che Io dovevo sentire la sua vita in Me, e la creatura la mia, e questo è il mio amore in generale e per tutti; che dirti poi del mio amore speciale che ho avuto per te? Ogni patire che ti ho inviato era una comunicazione di più tra Me e te, e quindi un fregio di più con cui abbelliva l’anima tua; ogni verità che ti manifestava era una particella delle mie qualità, con cui abbelliva e riempiva la tua anima; ogni grazia ed ogni mia venuta a te, erano doni che piovevo su di te; non ho fatto altro che moltiplicare le mie comunicazioni quasi ad ogni istante, per dipingere in te le svariate mie bellezze, la mia somiglianza, affinché tu vivessi con Me in Cielo ed Io vivessi con te in terra, e dopo tutto ciò dubiti del mio amore? Piuttosto ti dico: pensa ad amarmi ed Io penserò sempre più ad amarti”.

 

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17-19

Ottobre 17, 1924

 

Con quanto amore Dio crea le anime, come le

cresce, come le innaffia e si dà tutto a loro.

 

(1) Stavo pensando con quanto amore Gesù ci ama, la mia mente si perdeva nell’amore eterno ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno mi faceva vedere innanzi alla mia mente una raggiera di luce; dentro di quella raggiera c’era un Sole e questo Sole conteneva tanti raggi per quante creature esistevano, ognuna delle quali teneva un raggio tutto a sé, che le dava vita, luce, calore, forza, crescenza, tutto ciò che era necessario per formare una vita. Era dilettevole vedere come ogni creatura era attaccata a ciascun raggio di questo Sole, dal quale era uscita, come un tralcio alla vite. Ed il mio amabile Gesù, mentre la mia mente si perdeva in questo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi con quanto amore amo la creatura: Essa, prima d’uscire alla luce del giorno di questo mondo, già stava nel mio seno, e nel uscirla fuori non la lasciai, un raggio di luce che contiene la mia Vita la segue per somministrarle tutto ciò che è necessario per svolgere questa Vita, e con quanta cura non la cresco! Con quanto amore non la innaffio! Io steso mi fo luce, calore, cibo, difesa, e quando termina i suoi giorni nel tempo, sulla via dello stesso raggio la ritiro nel mio seno per farla spaziare nella patria celeste. Il mio amore si fa per la creatura più che il sole che formai nell’azzurro cielo, anzi, il sole non è altro che l’ombra del mio vero Sole, che creai per benefizio della natura umana, perché il sole dell’atmosfera non forma le piante, né dà l’acqua per non farle seccare, né dà tutti quegli aiuti che sono necessari perché le piante crescano belle e forti, e gli uomini ancorché ciechi, possano godere della sua luce, fa solo il suo ufficio d’illuminare e riscaldare e passa avanti, e se le piante non sono innaffiate, non ha che farle per comunicare i suoi effetti, anzi, le secca di più. Invece Io, che sono il vero Sole delle anime, non le lasciò né di notte, né di giorno, Io stesso formo le anime, le do l’acqua della mia grazia per non farle seccare, le nutrisco con la luce delle mie verità, le fortifico coi miei esempi, le do il vento delle mie carezze per purificarle, la rugiada dei miei carismi per abbellirle, le frecce del mio amore per riscaldarle, insomma, non c’è cosa che non faccia, Io sono tutto per loro e metto a disposizione di ciascuna tutta la mia Vita per il bene loro. Ma quanta ingratitudine da parte delle creature! Pare che stano attaccate come tralci alla mia vite, non per amore ma per forza, perché non possono farne a meno di Me, e quindi crescono come tralci, che non ricevendo tutti gli umori buoni che contiene la vite, crescono magri, senza mai formare uva matura, ma acerba, da amareggiare il mio gusto divino. Ah! se tutti sapessero come amo le loro anime, tutti resterebbero presi dalla forza ed attrattiva del mio amore e mi amerebbero di più! Perciò, amami tu, ed il tuo amore si allarghi tanto, da amarmi per tutti”.

 

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17-20

Ottobre 23, 1924

 

La Divina Volontà operante e dominante nella creatura forma

un dolce incanto alle pupille divine, e disarma la Giustizia Divina.

 

(1) Passo giorni amari per la privazione del mio dolce Gesù. Oh! come rimpiango la sua amabile presenza! Anche il solo ricordo delle sue dolci parole sono ferite al mio povero cuore e dico tra me: “E adesso, dov’è? Dove rivolse i suoi passi? Dove potrei ritrovarlo? Ahi! il tutto è finito, non più lo vedrò! Non ascolterò più la sua voce, non più pregheremo insieme, come è dura la mia sorte, che strazio! Che pena! Ah! Gesù, come ti sei cambiato! Come da me sei fuggito? Ma sebbene lontana, ti mando sulle ali del tuo Volere, dovunque Tu sia, i miei baci, il mio amore, il mio grido di dolore che ti dice: “Vieni, ritorna alla povera esiliata, alla piccola neonata, che non può vivere senza di Te!” Ma mentre ciò dicevo ed altro, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno, e stendendomi le braccia mi ha stretto forte forte, ed io gli ho detto: “Mia vita, mio Gesù, non ne posso più, aiutami, dammi la forza, non mi lasciare più, portami con Te, me ne voglio venire!” E Gesù, spezzando il mio dire, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non vuoi fare la mia Volontà?”.

(3) Ed io: “Certo che voglio fare la tua Volontà, ma anche in Cielo c’è la tua Volontà, sicché, se finora l’ho fatta in terra, d’ora in poi voglio venire a farla in Cielo, perciò, presto, portami, non mi lasciare più, mi sento che più non posso, abbi pietà di me”.

(4) E Gesù di nuovo: “Figlia mia, tu non sai che cosa è la mia Volontà in terra, si vede che dopo tante mie lezioni non l’hai ben capito. Devi sapere che l’anima che fa vivere la mia Volontà in essa, come prega, come soffre, come opera, come ama, ecc. ecc., forma un dolce incanto alle pupille divine, in modo che racchiude in quell’incanto, coi suoi atti, lo sguardo di Dio, in modo che preso dalla dolcezza di questo incanto, molti castighi che si attirano le creature coi loro gravi peccati, questo incanto ha virtù d’impedire che la mia giustizia si riversi con tutto il suo furore sulla faccia della terra, perché anche la mia giustizia subisce l’incanto della mia Volontà che opera nella creatura. Ti par poco che il Creatore veda nelle creature, vivendo ancora sulla terra, la loro Volontà operante, trionfante, dominante, con quella libertà con cui opera e domina in Cielo? Questo incanto non c’è nel Cielo, perché la mia Volontà nel mio Regno domina come in casa sua, e l’incanto viene formato in Me stesso, non fuori di Me, sicché sono Io, è la mia Volontà che incanta con una forza rapitrice tutti i beati, in modo che le loro pupille sono racchiuse nel mio incanto per bearsi eternamente; sicché non loro mi formano il dolce incanto, ma Io a loro, sicché le mie pupille sono libere, non subiscono nessuno affascinamento. Invece, la mia Volontà vivendo nella creatura che valica l’esilio, è come operante e dominante in casa della creatura, ed è perciò che mi forma l’incanto, mi affascina e fa subire al mio sguardo un’attrattiva tali da rapirmi a fissare le mie pupille su di lei, senza poterle spostare. Ah! tu non sai quanto sia necessario questo incanto in questi tempi, quanti mali verranno! I popoli saranno costretti a mangiarsi l’un l’altro; saranno presi da tale rabbia, da inferocire l’uno contro dell’altro, ma la colpa maggiore è dei capi. Poveri popoli! Hanno per capi veri carnefici, diavoli incarnati che vogliono fare carneficina dei loro fratelli. Se i mali non dovessero essere gravi, il tuo Gesù non ti lasciava come priva di lui; tu temi che sia per altre cose che ti privo di Me, no, no, rassicurati, è la mia giustizia che privandoti di Me vuole sgravarsi sulle creature. Tu però, non uscire mai dalla mia Volontà, affinché il suo dolce incanto possa risparmiare i popoli dai mali peggiori”.

 

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17-21

Ottobre 30, 1924

 

Gli angeli sono angeli perché si sono sempre conservati in quell’atto primo

in cui furono creati, e dal conoscere il più ed il meno della Suprema Volontà,

vengono costituiti i diversi cori degli angeli. Le pene dell’amore sono le più acerbe, le più crudeli, più dolorose che le pene della stessa Passione.

 

(1) Mi sento che non posso affidare alla penna i miei dolorosi segreti, né esprimere sulla carta ciò che sento nel mio martire cuore. Ah! sì, non c’è martirio che possa paragonarsi al martirio della privazione del mio dolce Gesù. Il martire è ferito ed ucciso nel corpo; invece il martirio della sua privazione ferisce l’anima, la lacera nelle più intime fibre, e quello che è peggio, la uccide senza farla morire per batterla continuamente sull’incudine di ferro del dolore e dell’amore. E mentre passo avanti le pene che sento nel mio interno, perché sono cose che non posso dire, vorrei, come una delle più povere mendicanti, chiedere la elemosina a tutti, agli angeli, ai santi, alla mia Regina Mamma, alla Creazione tutta, una parola, una piccola prece presso Gesù per me, affinché, pregato da tutti, si potesse muovere a compassione della piccola figlia del suo Volere e farla ritornare dal duro esilio in cui mi trovo.

(2) Onde stavo pensando tra me ciò che era passato nella mia mente, cioè, che invece di Gesù mi pareva come se avessi il mio angelo vicino, e dicevo tra me: “E perché l’angelo e non Gesù?” In questo mentre me l’ho sentito muovere nel mio interno dicendomi:

(3) “Figlia mia, vuoi tu sapere perché sono angeli, perché si sono conservati belli e puri come uscirono dalle mie mani? Perché si sono sempre stati in quell’atto primo in cui furono creati; quindi, stando in quell’atto primo della loro esistenza, stanno in quell’atto solo della mia Volontà, che non conoscendo successione di atti, non si muta, né cresce, né decresce, e contiene in sé tutti i beni possibili ed immaginabili, e gli angeli, conservandosi in quell’atto solo della mia Volontà, in cui li uscì alla luce, si mantengono immutabili, belli e puri, nulla hanno perduto della loro primaria esistenza, e tutta la loro felicità è il mantenersi volontariamente in quell’atto solo della mia Volontà; tutto trovano nel circuito del mio Volere; né vogliono per rendersi felici se non ciò che la mia Volontà li somministra. Ma sai tu perché ci sono diversi cori d’angeli, l’uno superiore all’altro? Ci sono quelli più vicini al mio Trono, sai perché? Perché la mia Volontà, a chi ha manifestato un atto solo della mia Volontà, e a chi per due, a chi per tre, a chi per sette, ed in ogni cosa dell’atto in più che la mia Volontà manifestava, si rendevano superiori agli altri, e si rendevano più capaci e più degni di stare vicini al mio Trono. Sicché quanto più la mia Volontà si manifesta, ed in Essa si conservano, tanto più restano innalzati, abbelliti, felicitati e superiori agli altri. Vedi dunque che il tutto sta nella mia Volontà e il sapersi conservare, senza mai uscirne, in quella stessa Volontà da cui sono usciti; e dal conoscere il più ed il meno della mia Suprema Volontà, vengono costituiti i diversi cori degli angeli, le loro distinte bellezze, i diversi uffici, la gerarchia Celeste. Se tu sapessi che significa conoscere di più la mia Volontà, far un atto di più in Essa, conservarsi, agire in quella mia Volontà conosciuta, dove viene costituita, l’ufficio, la bellezza, la superiorità di ciascuna creatura, oh! come apprezzeresti di più le diverse conoscenze che ti ho manifestato sulla mia Volontà! Una conoscenza in più sulla mia Volontà eleva l’anima a tale altezza sublime, che gli stessi angeli restano stupiti e rapiti, e mi confessano incessantemente: “Santo, Santo, Santo”. La mia Volontà si manifesta e chiama dal nulla le cose, e vi forma degli esseri, si manifesta ed abbellisce, si manifesta ed eleva più in alto, si manifesta ed ingrandisce di più la Vita Divina nella creatura, si manifesta e vi forma dei portenti nuovi e mai conosciuti. Sicché, dalle tante cose che ti ho manifestato sulla mia Volontà, puoi comprendere ciò che voglio fare di te e come ti amo, e come la tua vita dev’essere una catena di atti continui fatti nella mia Volontà. Se la creatura, come l’angelo, non uscisse mai da quell’atto primo in cui la mia Volontà la uscì alla luce, quale ordine, quali portenti non si dovevano vedere sulla terra? Perciò figlia mia, non uscire mai dal tuo principio, in cui la mia Volontà ti creò ed il tuo atto primo sia sempre la mia Volontà”.

(4) Dopo di ciò, mi sono messa col pensiero vicina al mio Gesù nell’orto del Getsemanì, e lo pregavo che mi facesse penetrare in quell’amore con cui tanto mi amò; ed il mio Gesù, muovendosi di nuovo nel fondo del mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, entra nel mio amore, né uscirne mai, e corri appresso di esso, o fermati nel mio stesso amore per ben comprendere quanto ho amato la creatura. Tutto è amore in Me verso di essa. La Divinità nel creare questa creatura si propose d’amarla sempre, sicché, in ogni cosa di dentro e fuori di lei, doveva correre verso di lei con un continuo ed incessante nuovo atto d’amore. Quindi posso dire che in ogni pensiero, sguardo, parola, respiro, palpito, ed in tutto il resto della creatura, vi corre un atto d’amore eterno. Ma se la Divinità si proposi d’amarla sempre ed in ogni cosa questa creatura, era perché voleva riscuotere in ogni cosa il ricambio del nuovo ed incessante amore della creatura, voleva dar amore per ricevere amore, voleva amar per essere riamata, ma non fu così! La creatura non solo non volle mantenere la battuta dell’amore, né rispondere all’eco dell’amore del suo Creatore, ma respinse quest’amore, lo disconobbe e l’offese. A questo affronto la Divinità non si arrestò, ma continuò il suo nuovo ed incessante amore verso la creatura, e siccome la creatura non lo riceveva, restavano riempiti Cieli e terra, aspettando chi doveva prendere quest’amore per averne il ricambio, perché Iddio quando decide, propone, tutti gli eventi in contrario non lo mutano, ma resta immutabile nella sua immutabilità. Ecco perciò passando ad un altro eccesso d’amore, venni Io, Verbo del Padre, sulla terra, e prendendo una Umanità, raccolsi in Me tutto questo amore che riempiva Cielo e terra per ricambiare la Divinità con altrettanto amore per quanto ne aveva dato e ne doveva dare alle creature, e mi costituii amore di ciascun pensiero, di ogni sguardo, d’ogni parola, palpito, moto e passo di ciascuna creatura; perciò fu la mia Umanità lavorata anche nella più piccola fibra di Essa dalle mani dell’eterno amore del mio Celeste Padre, per darmi capacità di poter racchiudere tutto l’amore che la Divinità voleva dare alle creature, per darle l’amore di tutte e costituirmi amore di ciascun atto di creatura. Sicché ogni tuo pensiero è coronato dai miei incessanti atti d’amore; non c’è cosa in te e fuori di te, che non sia circondata dai miei ripetuti atti d’amore, perciò la mia Umanità in quest’orto geme, affanna, agonizza, si sente stritolata sotto il peso di tanto amore, perché amo e non sono riamato. Le pene dell’amore sono le più acerbe, le più crudeli, sono pene senza pietà, più dolorose della mia stessa Passione! Oh! se mi amassero, il peso di tanto amore si renderebbe leggero, perché l’amore riamato resta appagato e soddisfatto nell’amore stesso di chi ama; ma non riamato va in follia, delira, e si sente ricambiato con un atto di morte quell’amore da lui uscito. Vedi dunque come fu più acerba e dolorosa la Passione del mio amore, perché se nella mia Passione fu una sola la morte che mi diedero, invece nella Passione dell’amore, tante morti mi fecero subire per quanti atti d’amore uscirono da Me e non ne fui ricambiato. Perciò vieni tu, figlia mia, a ricambiarmi di tanto amore, nella mia Volontà troverai come in atto tutto questo amore, fallo tuo e costituisciti insieme con Me, amore di ciascun atto di creatura, per ricambiarmi dell’amore di tutti”.

 

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17-22

Novembre 23, 1924

 

Dio nel creare l’uomo, per conservargli la vita formò intorno a lui

l’aria del corpo e l’aria dell’anima: l’aria naturale per il corpo,

l’aria della mia Volontà per l’anima.

 

(1) Continuo il mio stato di privazione di Gesù e di amarezze intense per la povera anima mia, e se alla sfuggita si fa vedere nel mio interno, è tutto taciturno e pensoso; ma però, ad onta del suo silenzio io rimango contenta, pensando che non mi ha lasciato e che la sua dimora in me continua ancora. E mentre la povera anima mia sta per appassire, la sua vista mi dà un sorso di vita, e qual rugiada benefica mi fa rinverdire, ma per fare che? Per ritornare di nuovo ad appassire e sentirmi morire; sicché sto sempre tra la vita e la morte. Onde, mentre nuotavo nel mare immenso del dolore d’averlo perduto, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, e facendosi vedere in atto di pregare, mi sono unita con Lui nella preghiera e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io nel creare l’uomo, per conservargli la vita formai intorno a lui l’aria del corpo e l’aria dell’anima: l’aria naturale per il corpo, l’aria della mia Volontà per l’anima. Credi tu che l’aria naturale, solo perché aria ha virtù di dare la respirazione all’uomo, la forza, l’alimento, la freschezza, la vegetazione a tutta la natura? Sicché, ad onta che non si vede tiene tutto in pugno e si costituisce vita d’ogni essere creato, onde tutti sentono la necessita dell’aria, ed essa dovunque fa il suo corso, di notte e di giorno, penetra nel palpito del cuore, nella circolazione del sangue, dovunque; ma sai perché contiene tanta virtù? Perché nell’aria c’è tutta la sostanza dei beni che produce, e furono messi da Dio nell’aria la forza alimentatrice, respirativa, vegetativa, ed essa contiene come tanti semi di tutto il bene che racchiude. Ora, se ci voleva un’aria per la conservazione di tutta la natura, ci voleva anche un aria per la conservazione dell’anima, e la mia bontà non volle affidare né formare un’altra aria per l’anima, ma la mia stessa Volontà si volle costituire aria per l’anima, onde tutta quella sostanza dei beni che Essa contiene, come aria che ad onta che non si veda, potesse penetrare nel fondo dell’anima e portarle l’alimento divino, la vegetazione e tutti i beni; la virtù respirativa di tutto ciò che è Cielo, la fortezza invincibile, la fecondità di tutte le virtù. Ci dovrebbe essere una gara, il corpo a respirare l’aria naturale, l’anima a respirare l’aria della mia Volontà. Eppure, c’è da piangere! Se si sentono mancare l’aria naturale, se la procurano; andando sugli alti monti, manifestano con dolore la mancanza dell’aria; invece dell’aria della mia Volontà non si danno pensiero né dolore, e ad onta che sono costretti ad essere come imbevuti dell’aria della mia Volontà, le creature non amandola quest’aria balsamica e santificatrice, Essa non può mettere nell’anima i beni che contiene, ed è costretta a starvi sacrificata, senza poter svolgere la vita che Essa contiene. Perciò figlia mia, ti raccomando, se vuoi che la mia Volontà compia in te i suoi disegni, che respiri sempre l’aria della mia Volontà, affinché come la respiri, vegeti in te la Vita Divina e ti conduca al vero scopo per cui fosti creata”.

 

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17-23

Novembre 27, 1924

 

L’immutabilità di Dio, e la mutabilità delle creature.

 

(1) Stavo pensando all’immutabilità di Dio e alla mutabilità delle creature. Che differenza! Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre benigno Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, guarda, non c’è punto dove il mio Essere non si trovi, non ho dove tentennare, né a destra né a sinistra, né avanti né dietro; nessun vuoto che non è di Me riempito. La mia fermezza, non trovando punto dove non ci sia Io, si sente incrollabile: E’ la mia immutabilità eterna. Questa immutabilità immensa mi rende immutabile nei piaceri, ciò che mi piace, mi piace sempre; immutabile nell’amore, nel godere, nel volere, amata una volta una cosa, goduta, voluta, non c’è pericolo che più mi cambi; per cambiarmi dovrei restringere la mia immensità, ciò che non posso né voglio. La mia immutabilità è l’aureola più bella che corona il mio capo, che si stende sotto dei miei piedi, che rende eterno omaggio alla mia Santità immutabile. Dimmi, c’è punto forse dove tu non mi trovi?”.

(3) Mentre ciò diceva, innanzi alla mia mente si faceva presente questa immutabilità divina; ma chi può dire ciò che comprendevo? Temo di dire spropositi e passo avanti. Nel dire la mutabilità della creatura:

(4) “Povera creatura, come è piccolo il suo posticino! E per quanto piccolo, non è neppure stabile e fisso il suo posto, oggi ad un punto, domani sbalzata ad un altro; questa è anche causa che oggi ama, le piace una persona, un oggetto, un luogo, domani cambia e forse disprezza ciò che ieri le piaceva ed amava; ma sai tu chi rende mutabile la povera creatura? La volontà umana la rende volubile nell’amare, nei piaceri, nel bene che fa. La volontà umana è qual vento impetuoso che muove la creatura come una canna vuota ad ogni suo soffio, ora a destra, ora a sinistra. Perciò nel crearla volli che vivesse della mia Volontà, affinché arrestando questo vento impetuoso della volontà umana, la rendesse ferma nel bene, stabile nell’amore, santa nell’operare; volevo farla vivere nell’immenso territorio della mia Immutabilità, ma la creatura non si contentò, volle il suo piccolo posticino, e si rese il trastullo di sé stessa, degli altri e delle sue stesse passioni. Perciò prego, supplico la creatura che prenda questa mia Volontà, che la faccia sua affinché ritorni in quella Volontà immutabile da donde uscì, affinché non più volubile si renda, ma stabile e ferma. Io non mi sono cambiato: L’aspetto, l’anelo, la voglio sempre nella mia Volontà”.

 

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17-24

Dicembre 1, 1924

 

La Divina Volontà respinta dalle creature

sente la morte del bene che vuol fare.

 

(1) Mi sentivo amareggiata al sommo, e mentre pregavo, piangevo la dura mia sorte d’essere priva di Colui che formava tutta la mia vita. Il mio stato è irrimediabile, nessuno si muove a pietà di me, tutto è giustizia, e poi, chi si vuol muovere di me a pietà, se Colui che è la fonte della pietà me la nega? Ora, mentre piangevo e pregavo mi sono sentita prendere le mani fra le mani di Gesù, e sollevandomi in alto ha detto:

(2) “Venite tutti a vedere un spettacolo sì grande, e non mai visto né in Cielo né in terra: Un’anima continuamente morendo per puro amor mio”.

(3) Al dire di Gesù si sono aperti i Cieli e tutta la gerarchia celeste mi guardava, anch’io mi guardavo e vedevo la povera anima mia appassita, e morendo come quel fiore che sta per declinare sul suo stelo; ma mentre morivo, una virtù segreta mi dava vita; ah! forse è la giustizia punitrice di Dio, che giustamente mi punisce. Mio Dio! mio Gesù, abbi pietà di me, pietà d’una povera morente! E’ la sorte più dura che mi tocca fra tutti i poveri mortali: Morire senza poter morire! Onde il mio dolce Gesù, quasi per tutta la notte mi ha tenuto fra le sue braccia, per darmi la forza ed assistermi nella mia agonia. Io credevo che finalmente avesse di me compassione e mi portasse con Sé, ma invano! Dopo che mi ha rincuorato alquanto, mi ha lasciato col dirmi:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà sta ricevendo continue morti da parte delle creature, Essa è vita, e come vita vuol dare la vita della luce, ma la creatura respinge questa luce, e difatti, non ricevendola muore questa luce per la creatura e la mia Volontà sente la pena della morte che la creatura ha dato a questa luce. La mia Volontà vuol far conoscere i pregi, le virtù che contiene, e la creatura respinge questa conoscenza coi pregi e le virtù che contiene, e la mia Volontà per la creatura muore a questa conoscenza ed ai pregi e alle virtù che contiene il mio Volere, e la mia Volontà sente la pena della morte che la creatura ha dato alle virtù e pregi del mio Volere; e così se vuol dare l’amore e non è ricevuto, sente la morte data all’amore; se vuol dare la santità, la grazia, sente darsi dalla creatura la morte alla santità e alla grazia che vuol dare, sicché è continua la morte che sente al bene che vuol dare. E poi, non la senti tu in te la morte continua che soffre la mia Volontà? Vivendo tu in Essa, sei costretta, come connaturalmente, a prendere parte a queste morti che soffre la mia Volontà, e vivere in uno stato di continua agonia”.

(5) Ed io nel sentir ciò ho detto: “Gesù, amor mio, non mi sembra che sia così, è la tua privazione che mi uccide, che mi toglie la vita senza farmi morire”.

(6) E Gesù: “La mia privazione da una parte, la mia Volontà dall’altra, che tenendoti assorbita in Essa ti fa parte delle sue pene. Figlia mia, nel vero vivere nel mio Volere non c’è pena che la mia Volontà riceva dalle creature, che non renda partecipe all’anima che vive in Essa”.

 

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17-25

Dicembre 8, 1924

 

Sull’Immacolato Concepimento. Prova alla quale fu messa la Vergine.

 

(1) Stavo pensando sull’Immacolato Concepimento della mia Sovrana Regina Mamma, nella mia mente affluivano i pregi, le bellezze ed i prodigi del suo Immacolato Concepimento, prodigio che supera tutti gli altri prodigi fatti da Dio in tutta la Creazione. Ora, mentre ciò pensavo dicevo tra me: “Grande è il prodigio dell’Immacolato Concepimento, ma la mia Mamma Celeste non ebbe nessuna prova nel suo Concepimento, tutto le fu propizio, tanto da parte di Dio quanto da parte della sua natura creata da Dio così felice, così santa, così privilegiata, dunque, quale fu il suo eroismo e la sua prova? Se non fu escluso l’angelo nel Cielo, né Adamo nell’eden, solo la Regina di tutti doveva essere esclusa dall’aureola più bella, che la prova doveva mettere sul suo capo augusto di Regina e di Madre del Figlio di Dio?” Mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nessuno può essere a Me accettabile senza la prova. Se non ci fosse stata la prova avrei avuto una Madre schiava, non libera, e la schiavitù non entra nei nostri rapporti né nelle nostre opere, né può prendere parte al nostro libero amore. La mia Mamma ebbe la sua prima prova fin dal primo istante del suo Concepimento; non appena ebbe il suo primo atto di ragione, conobbe la sua volontà umana da una parte, e la Volontà Divina dall’altra, e fu lasciata libera a quale delle due volontà doveva aderire, e Lei, senza perdere un istante e conoscendo tutta l’entità del sacrificio che faceva, ci donò la sua volontà, senza volerla più conoscere, e Noi le facemmo dono della nostra, ed in questo scambio di donazione di volontà d’ambo le parti, affluirono tutti i pregi, le bellezze, i prodigi, i mari immensi di grazia nell’Immacolato Concepimento della più privilegiata di tutte le creature.

(3) E’ sempre la volontà che sono solito di provare. Tutti i sacrifici, anche la morte, senza della volontà mi farebbero schifo, e non attirerebbe neppure uno dei miei sguardi. Ma vuoi sapere tu quale fu il più grande prodigio operato da Noi in questa creatura sì santa, ed il più grande eroismo che nessuno, nessuno potrà mai uguagliare di sì bella creatura? La sua vita la incominciò con la nostra Volontà, la seguì e la compì, sicché si può dire che compì da dove incominciò, e cominciò da dove compì; ed il nostro più grande prodigio fu che in ogni suo pensiero, parola, respiro, palpito, moto e passo, il nostro Volere sboccava su di Lei e Lei ci offriva l’eroismo d’un pensiero, d’una parola, d’un respiro, d’un palpito divino ed eterno operante in Essa, questo la elevava tanto, che ciò che Noi eravamo per natura Lei lo era per grazia; tutte le altre sue prerogative, i suoi privilegi, il suo stesso Immacolato Concepimento, sarebbe stato un bel nulla a confronto di questo grande prodigio; anzi, fu questo che la confermò e la rese stabile e forte in tutta la sua vita. La mia Volontà continua, sboccante su di Lei, le partecipava la Natura Divina, ed il suo continuo riceverla la rese forte nell’amore, forte nel dolore, distinta fra tutti. Fu questa, la nostra Volontà operante in Lei che attirò il Verbo sulla terra, che formò il seme della fecondità divina per poter concepire un Uomo e Dio senza opera umana, e la fece degna d’essere Madre del suo stesso Creatore. Perciò Io insisto sempre sulla mia Volontà, perché conserva l’anima bella come uscì dalle nostre mani, la cresce come copia originale del suo Creatore; e per quante opere grandi e sacrifici uno possa fare, se la mia Volontà non entra in mezzo, Io li rifiuto, no li riconosco, non è cibo per Me; e le opere più belle senza della mia Volontà, diventano cibo della volontà umana, della propria stima e dell’ingordigia della creatura”.

 

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17-26

Dicembre 24, 1924

 

La pena della morte fu la prima pena che Gesù soffrì e gli durò tutta la sua

Vita. L’Incarnazione non fu altro che un darsi in balia della creatura.

La fermezza nell’operare.

 

(1) I miei giorni sono sempre più dolorosi, sono sotto al duro torchio della dura privazione del mio dolce Gesù, che come ferro micidiale mi sta sopra per uccidermi continuamente; ma mentre arma l’ultimo colpo per farla finita, me lo lascia sospeso sul mio capo ed io aspetto come refrigerio quest’ultimo colpo, per andarmene al mio Gesù, ma invano aspetto! E la povera anima mia, ed anche la mia natura, me le sento consumare e disciogliere. Ahi! i miei grandi peccati non mi fanno meritare di morire! Che pena! Che lunga agonia! Deh! mio Gesù, abbi pietà di me! Tu che solo conosci il mio stato straziante, non mi abbandonare né mi lasciare in balia di me stessa. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, mi sono sentita fuori di me stessa, dentro d’una luce purissima, ed in questa luce scorgevo la Regina Mamma ed il piccolo bambino Gesù nel suo seno verginale. Oh! Dio, in che stato doloroso si trovava il mio amabile bambinello! La sua piccola Umanità era immobilizzata, stava coi piedini e manine immobili, senza il più piccolo moto, non c’era spazio né per poter aprire gli occhi, né per poter liberamente respirare, era tanta l’immobilità che sembrava morto, mentre era vivo. Pensavo tra me: “Chi sa quanto soffre il mio Gesù in questo stato, e la diletta Mamma nel vederlo nel suo proprio seno, così immobilizzato l’infante Gesù!” Ora, mentre ciò pensavo, il mio piccolo bambinello, singhiozzando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le pene che soffrii in questo seno verginale della mia Mamma sono incalcolabili a mente umana, ma sai tu quale fu la prima pena che soffrii nel primo atto del mio Concepimento e che mi durò tutta la vita? La pena della morte. La mia Divinità scendeva dal Cielo pienamente felice, intangibile da qualunque pena e da qualsiasi morte. Quando vidi la mia piccola Umanità, per amor delle creature soggetta alla morte ed alle pene, sentii così al vivo la pena della morte, che per pura pena sarei morto davvero se la potenza della mia Divinità non mi avesse sorretto con un prodigio, facendomi sentire la pena della morte e la continuazione della vita, sicché per Me fu sempre morte: sentivo la morte del peccato, la morte del bene nelle creature, ed anche la loro morte naturale. Che duro strazio fu per Me tutta la mia Vita! Io, che contenevo la vita e ne ero il padrone assoluto della stessa vita, dovevo soggettami alla pena della morte. Non vedi tu la mia piccola Umanità immobile e morente nel seno della mia cara Madre? E non la senti tu in te stessa, quanto è dura e straziante la pena di sentirsi morire e non morire? Figlia mia, è il tuo vivere nella mia Volontà che ti fa parte della mia continua morte della mia Umanità”.

(3) Onde me la sono passata quasi tutta la mattina vicino al mio Gesù nel seno della mia Mamma, e lo vedevo che mentre stava in atto di morire, riprendeva vita per abbandonarsi di nuovo a morire. Che pena vedere in quello stato l’infante Gesù...! Dopo di ciò, nella notte stavo pensando all’atto quando il dolce bambinello uscì dal seno materno per nascere in mezzo a noi, la mia povera mente si perdeva in un mistero sì profondo e tutto amore, ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, ha uscito le sue piccole manine per abbracciarmi e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, l’atto del mio nascere fu l’atto più solenne di tutta la Creazione, Cielo e terra sentivano sprofondarsi nella più profonda adorazione alla vista della mia piccola Umanità, che teneva come murata la mia Divinità, sicché nell’atto del mio nascere ci fu un’atto di silenzio e di profonda adorazione e preghiera: Pregò la mia Mamma e restò rapita per la forza del prodigio che da Lei usciva, pregò San Giuseppe, pregarono gli angeli e la Creazione tutta; sentivano la forza dell’amore della mia potenza creatrice rinnovata su di loro, tutti si sentivano onorati e ricevevano il vero onore, ché colui che li aveva creato doveva servirsi di loro per ciò che occorreva alla sua Umanità; si sentì onorato il sole nel dover dare la sua luce e calore al suo Creatore, riconosceva colui che lo aveva creato, il suo vero padrone e gli faceva festa ed onore col dargli la sua luce; si sentì onorata la terra, quando mi sentì giacente in una mangiatoia, si sentì toccata dalle mie tenere membra e tripudiò di gioia con segni prodigiosi; tutta la Creazione vedevano il loro vero Re e padrone in mezzo a loro, e sentendosi onorati, ognuno voleva prestarmi il suo uffizio: L’acqua voleva dissetarmi, gli uccelli coi loro trilli e gorgheggi volevano ricrearmi, il vento voleva carezzarmi, l’aria voleva baciarmi, tutti volevano darmi il loro innocente tributo. Solo l’uomo ingrato, ad onta che tutti sentirono in loro una cosa insolita, una gioia, una forza potente, furono restii, e soffocando tutto non si mossero, e ad onta che li chiamavo con le lacrime, coi gemiti e singhiozzi, non si mossero, eccettuati alcuni pochi pastori. Eppure era per l’uomo che venivo sulla terra! Venivo per darmi a lui, per salvarlo e per riportarmelo nella mia patria celeste. Quindi, ero tutt’occhi per vedere se mi veniva innanzi per ricevere il gran dono della mia Vita Divina ed umana, sicché l’incarnazione non fu altro che un darmi in balia della creatura. Nell’incarnazione mi diedi in balia della mia cara Mamma; nel nascere si aggiunse San Giuseppe, cui feci dono della mia Vita, e siccome le mie opere sono eterne e non soggette a finire, questa Divinità, questo Verbo che scese dal Cielo, non si ritirò più dalla terra, per avere occasione di darmi continuamente a tutte le creature. Finché vissi mi diedi svelatamente, e poi, poche ore prima di morire feci il gran prodigio di lasciarmi Sacramentato, perché chiunque mi volesse potesse ricevere il gran dono della mia Vita; non badai né alle offese che mi avrebbero fatte, né ai rifiuti di non volermi ricevere; dissi tra Me: “Mi sono dato, non voglio più ritirarmi, mi facciano pure quello che vogliano, ma sarò sempre di loro e a loro disposizione. Figlia, questa è la natura del vero amore, l’operare da Dio: La fermezza ed il non ritirarsi a costo di qualunque sacrificio. Questa fermezza nelle mie opere è la mia vittoria e la più grande della mia gloria, ed è questo il segno se la creatura opera per Dio: La fermezza. L’anima non guarda in faccia a nessuno, né alle pene, né a sé stessa, né alla sua stima, né alle creature, ad onta che le costi la propria vita, lei guarda solo Iddio, per cui si è prefissa di operare per amor suo, e si sente vittoriosa di mettere il sacrificio della sua vita per amor suo. Il non essere fermo è della natura umana e dell’operare umanamente, il non essere fermo è l’operare delle passioni e con passione, la mutabilità è debolezza, è viltà, e non è della natura del vero amore, perciò la fermezza dev’essere la guida d’operare per Me. Perciò nelle mie opere non mi cambio mai, siano quel che siano gli eventi, fatta una volta è fatta per sempre”.

 

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17-27

Gennaio 4, 1925

 

Come tutto il Cielo va incontro all’anima che si fonde nella Volontà di Dio,

e tutti vogliono deporre in lei. Come si forma il nobile martirio dell’anima.

 

(1) Avendo compiuto tutta la giornata, stavo pensando tra me: “Che altro mi resta da fare?” E nel mio interno mi sono sentito dire:

(2) “Tieni da fare la cosa più importante, il tuo ultimo atto di fonderti nella Volontà Divina”.

(3) Ond’io mi sono messa, secondo il mio solito, a fondere tutto il mio povero essere nella Volontà Suprema, e mentre ciò facevo mi sembrava che si aprissero i Cieli ed io andavo incontro a tutta la corte celeste, e tutto il Cielo veniva alla volta mia, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il fonderti nella mia Volontà è l’atto più solenne, più grande, più importante di tutta la tua vita. Fonderti nella mia Volontà è entrare nell’ambito dell’eternità, abbracciarla, baciarla e ricevere il deposito dei beni che contiene la Volontà Eterna; anzi, come l’anima si fonde nel Supremo Volere tutti le vanno incontro, per deporre in lei tutto ciò che hanno gli angeli, i santi, la stessa Divinità, tutti depongono, sapendo che depongono in quella stessa Volontà in cui tutto è al sicuro; anzi, l’anima col ricevere questi beni, coi suoi atti nella Volontà Divina li moltiplica e ridona a tutto il Cielo doppia gloria ed onore, sicché, col fonderti nella mia Volontà metti in moto Cielo e terra, è una nuova festa a tutto l’empireo. E siccome il fondersi nella mia Volontà è amare e dare per tutti e per ciascuno, senza escludere nessuno, la mia bontà, per non farmi vincere in amore dalla creatura, depongo in lei i beni di tutti, e tutti i beni possibili che in Me contengo; né può mancare lo spazio dove deporre tutti i beni, perché la mia Volontà è immensa e si presta a ricevere tutto. Se tu sapessi che fai e che succede col fonderti nella mia Volontà, ne spasimeresti di desiderio di fonderti continuamente”.

(5) Onde dopo stavo pensando se dovevo o non dovevo scrivere ciò che sta scritto qui sopra, ma io non lo vedevo necessario, né una cosa importante, molto più che l’ubbidienza non mi aveva dato nessun comando di farlo. Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, come non è importante il far conoscere che il fondersi nella mia Volontà è vivere in Essa? L’anima riceve come in deposito tutti i miei beni divini ed eterni. Gli stessi santi fanno a gara per deporre i loro meriti nell’anima fusa nella mia Volontà, perché sentono in lei la gloria, la potenza della mia Volontà, e si sentono glorificati in modo divino dalla piccolezza della creatura. Senti figlia mia, il vivere nella mia Volontà sorpassa in merito lo stesso martirio; anzi il martirio uccide il corpo, il vivere nella mia Volontà è far con una mano divina uccida la propria volontà, e le dà la nobiltà d’un martirio divino. E ogniqualvolta l’anima si decide a vivere nella mia Volontà, il mio Volere prepara il colpo per uccidere la volontà umana, e vi forma il nobile martirio dell’anima, perché volontà umana e Volontà Divina non fanno lega insieme, una deve cedere il posto all’altra, e la volontà umana deve contentarsi con rimanere estinta sotto la potenza della Volontà Divina, sicché ogniqualvolta ti disponi a vivere nel mio Volere, ti disponi a subire il martirio della tua volontà. Vedi dunque che significa vivere, fondersi nella mia Volontà: essere il martire continuato della mia Volontà Suprema; e a te ti pare poco e cosa da nulla?”

 

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17-28

Gennaio 22, 1925

 

L’Umanità di Gesù è il nuovo sole delle anime.

 

(1) Continua la mia vita tra le amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù; non so come vivo, sento un incubo che mi schiaccia, la stessa natura nel vedersi priva di colui che solo la sosteneva, vorrebbe disciogliersi, sicché ora mi sento scomporre le ossa, ora chiudere i canali dello stomaco, in modo che non vuol ricevere ne acqua, ne cibi; povera mia natura, senza del mio Gesù vuol declinare e disfarsi, ma mentre sta per disfarsi una forza potente ed una mano forte mi stringe, mi ricompone le ossa sconvolte, mi apre i canali ed impedisce il mio totale disfacimento. Oh! Dio, che pena! Abbi pietà della mia dura sorte, deh! fa che mi ritorni colui che mi dava vita! Oppure che la mia povera natura, pagandovi il tributo della morte, la mia povera anima salga lassù, nel seno del mio Gesù, dove non ci separeremo mai più. Ora, mentre mi trovavo in questo stato di declino, ma chi sa dopo quanti stenti, il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno, seduto nel mezzo, tutto taciturno, con la sua mano alla fronte, tutto pensoso, isolato, senza che nessuno gli stesse vicino; e sebbene stesse nel mio interno, c’era tanto spazio in me, che io ero lontana da Lui, e Lui era lontano da me, sicché, sola io, solo Gesù. Ond’io, a qualunque costo volevo avvicinarmi, dirgli una parolina, fargli compagnia nella sua solitudine; onde, non so come, quello spazio si è ristretto, quello spazio mi sembrava che fosse il mondo, cui Gesù stava nel centro, e Gesù pareva impensierito sulla sorte del mondo che corre precipitoso nel suo sfacelo. Anzi, Gesù ha preso un punto di quello spazio e lo poggiava sopra di me; io mi sentivo schiacciare sotto il peso, ma ero contenta che il mio Gesù, la mia Vita, stava vicino a me. Quindi, nel vedermelo vicino avrei voluto piangere per muoverlo a pietà del mio stato straziante, avrei voluto dirgli chi sa quante cose, ma che, appena gli disse: “Gesù, non mi lasciare più, non vedi che senza di Te non posso durarla in questo esilio!”. E Lui tutto bontà:

(2) “Non ti lascio, no, no, questa è una taccia che vuoi dare al tuo Gesù, Io non lascio mai nessuno; le creature si ritirano da Me, non Io da loro; anzi, Io vado loro appresso, quindi, non volermi fare più questo affronto: che Io possa lasciarti. E poi, non hai visto tu che stavo dentro di te, non fuori di te? E non solo Io, ma tutto il mondo insieme?”.

(3) Ond’io, guardando Gesù, vedevo la sua intelligenza più che un sole, e tutti i pensieri di Gesù come tanti raggi che uscivano da quel sole, che allungandosi percorrevano tutti i pensieri delle creature passate, presenti e future. Questi raggi camminavano per prendere, come in pugno, tutte le intelligenze create e sostituirsi come gloria perenne al Padre, riparazione completa di tutto ed impetrazione di tutti i beni a tutte le intelligenze create. Onde Gesù tirandomi a Sé mi ha detto:

“Figlia mia, questo sole che tu vedi nell’intelligenza della mia Umanità, fu formato dalla mia Divinità, la quale mi dotò con la potenza creatrice e con l’onniveggenza di tutte le cose, in modo che Io dovevo essere il nuovo Sole delle anime; e come il sole che creai per bene della natura percorre con la sua luce tutta la terra, senza negare a nessuno gli effetti della sua luce, ad onta che non si parta dal cielo, ma fa partire dal suo centro i raggi che portano i beni che contiene il sole sulla terra, così la mia Divinità, senza partirsi da Me, con la sua luce inaccessibile formava una raggiera di luce, e questi raggi percorrevano tutti e tutto, ed Io in ogni istante percorrevo ciascun pensiero, parola e atto di tutte le creature, e mi costituivo gloria perenne al Padre mio di ciascun pensiero, atto, parola, ecc., di tutte le umane generazioni. Questa luce, mentre si elevava al Padre Celeste, scendeva per prendere come in pugno tutti gli atti umani per illuminarli, riscaldarli e ripararli, sicché, su ciascun atto umano pende una luce che continuamente vuol fargli del bene. In Me il fare questo era come connaturale; tu figlia mia, non hai questa potenza di fare in tutti gli atti un atto solo, come facevo Io; perciò nella mia Volontà percorrerai ad uno ad uno ciascun raggio, e a poco a poco farai la via che fece la mia Umanità”.

(4) Ond’io ho cercato di percorrere il primo raggio, poi il secondo, e via via, ma, oh! potenza del Divino Volere! Mentre percorrevo quei raggi, io ero tanto piccola che mi sembrava essere diventata un atomo, e questo atomo ora si trovava nell’intelligenza divina, e percorreva le intelligenze delle creature, ora nella parola ed ora nel moto divino, e percorreva le parole ed i moti delle creature, e così di tutto il resto. Onde la Divinità, nel vedere la mia estrema piccolezza nella loro intelligenza, nella loro parola e nel loro moto, presa d’amore della mia piccolezza restavano rapiti e compiaciuti hanno detto:

(5) “Questa piccolezza ci rapisce, e nel vederla entrare nei nostri stessi atti per farli insieme con Noi, per diffonderli su tutti, proviamo tale gioia e tale compiacimento, e riceviamo la stessa gloria nostra, che con tutto amore le diamo la libertà d’entrare in Noi per farla operare insieme con Noi”.

(6) Io mi sentivo tutta confusa nel sentire ciò, e dicevo tra me: “Io non faccio nulla, è il Divino Volere che mi porta fra le sue braccia, quindi tutta la gloria è della sua adorabile Volontà”.

 

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17-29

Gennaio 27, 1925

 

Le cose da Dio create non escono da Lui, facendosi la Divina Volontà alimentatrice e conservatrice di esse. Così succede per l’anima

che opera nella Divina Volontà.

 

(1) Mentre stavo fondendomi nel Santo Voler Divino pensavo tra me: “Prima, quando mi fondevo nel Santo Supremo Volere, Gesù era con me, ed insieme con Lui io entravo in Esso, sicché l’entrare era una realtà, ma adesso io non lo veggo, sicché non so se entro nell’eterno Volere o no, mi sento piuttosto come una lezioncina imparata a memoria, oppure un modo di dire”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno, e prendendomi una mano nella sua mi spingeva in alto e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che mi veda o non mi veda, ogniqualvolta tu ti fonda nella mia Volontà, Io, da dentro il tuo interno ti prendo una mano per spingerti in alto, e dal Cielo ti do l’altra mia mano per prenderti l’altra e tirarti su, in mezzo a Noi, nell’interminabile nostra Volontà, sicché stai in mezzo alle mie mani, fra le mie braccia. Tu devi sapere che tutti gli atti fatti nella nostra Volontà entrano nell’atto primo, quando creammo tutte le creazione, e gli atti della creatura baciandosi coi nostri, perché una è la Volontà che dà vita a questi atti si diffondono in tutte le cose create, come vi sta diffusa la nostra Volontà dappertutto, e si costituiscono ricambio d’amore, d’adorazione e di gloria continua per tutto ciò che abbiamo messo fuori nella Creazione. Solo tutto ciò che si fa nella nostra Volontà, incomincia quasi insieme con Noi a darci ricambio d’amore perenne, adorazione in modo divino, gloria che mai finisce, e siccome per tutte le cose da Noi create è tanto l’amore che nutriamo, che non permettemmo che uscissero dalla nostra Volontà, come le creammo così tutte restarono con Noi, e la nostra Volontà si fece conservatrice e alimentatrice di tutta la Creazione, e perciò tutte le cose si conservano sempre nuove, fresche e belle, né crescono né decrescono, perché da Noi furono create tutte perfette, perciò non soggette ad alterazioni di sorta, tutte conservano il loro principio perché si fanno alimentare e conservare dalla nostra Volontà, e restano intorno a Noi a decantare la gloria nostra.

(3) Ora, l’operato della creatura nella nostra Volontà entra nelle opere nostre, e la nostra Volontà si fa alimentatrice, conservatrice ed atto dello stesso atto della creatura, e questi atti fatti nella nostra Volontà dalla creatura si mettono intorno a Noi, e trasfusi in tutte le cose create decantano la nostra perpetua gloria. Com’è diverso il nostro operato da quello della creatura e l’amore con cui operiamo! Noi operiamo ed è tanto l’amore all opera che facciamo, che non permettiamo che esca da Noi, affinché nulla perda della bellezza con cui fu fatta; invece, la creatura se opera non la sa tenere con sé, anzi, molte volte non sa che cosa si è fatto dell’opera sua, se si è imbrattata, se ne hanno fatto uno straccio, segno del poco amore per le sue stesse opere. E siccome la creatura è uscito fuori dal suo principio, cioè dalla prima Volontà Divina da dove uscì, ha perduto il vero amore verso Dio, verso di sé stessa e verso le sue opere. Io volli che stesse nella mia Volontà di sua volontà, non forzato, perché lo amai più di tutte le altre cose create, e volevo che fosse come re in mezzo alle opere mie. Ma l’uomo ingrato volle uscire dal suo principio, perciò si trasformò e perdette la sua freschezza, bellezza, e fu soggetto ad alterazioni e cambiamenti continui. E per quanto Io lo chiamo che ritorni nel suo principio, fa il sordo e finge di non ascoltarmi; ma è tanto il mio amore che lo aspetto e continuo a chiamarlo”.

 

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17-30

Febbraio 8, 1925

 

Come ogni anima è una abitazione della Volontà Divina.

 

(1) Questa mattina il mio dolce Gesù si faceva vedere tanto sofferente, che la povera anima mia si sentiva struggere di compassione. Teneva tutte le membra slogate; piaghe profonde e tanto inasprite, che Gesù gemeva e si contorceva sotto l’acerbità dello spasimo. Si è messo a me vicino come se volesse farmi parte delle sue pene; già solo a guardarlo mi sentivo riflettere in me le sue pene, e Gesù tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ne posso più; tocca le mie piaghe inasprite per raddolcirle, scocca il tuo bacio d’amore su di esse, affinché il tuo amore mi mitighi lo spasimo che sento. Questo mio stato sì doloroso è il vero ritratto in cui si trova la mia Volontà in mezzo alle creature: sta in mezzo a loro, ma come divisa, perché facendo la loro volontà, non la mia, resta slogata ed impiagata dalle creature, perciò unisci la tua volontà alla mia e dammi un ristoro al mio slogamento”.

(3) Io me l’ho stretto, l’ho baciato le piaghe delle mani; oh! come erano inasprite per tante opere, anche sante, ma che non avevano il loro principio dalla Volontà di Dio; per raddolcirle lo spasimo le stringevo nelle mie mani, e Gesù tutto si faceva fare, anzi lo voleva, e così ho fatto alle altre piaghe, tanto che quasi tutta la mattina si è stato sempre con me. Finalmente, prima di lasciarmi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, mi hai raddolcito, mi sento le ossa al posto, ma sai tu chi può raddolcirmi e riunire le mie ossa slogate? Chi fa regnare in sé la mia Volontà. Quando l’anima mette da parte la sua volontà, non dandole neppure un atto di vita, la mia Volontà fa da padrona nell’anima, regna, comanda ed impera, si trova come se stesse a casa sua, cioè come nella mia Patria Celeste, sicché essendo casa mia, padroneggio, dispongo, ci metto del mio, perché come abitazione mia posso mettere quello che voglio per farne ciò che voglio, e ricevo il più grande onore e gloria che la creatura mi può dare. Invece, chi vuol fare la sua volontà, fa lei da padrona, dispone, comanda, e la mia Volontà sta come una povera straniera, non curata, e se occorre disprezzata. Vorrei mettere del mio, ma non posso, perché la volontà umana non mi vuol cedere un posto, anche nelle stesse cose sante vuol fare lei come capo, ed Io niente posso mettere del mio. Come mi trovo male nell’anima che fa regnare la sua volontà! Succede come ad un padre che va a trovare un suo figlio lontano, oppure un amico ad un altro amico: Mentre bussa, si apre la porta, ma si fa restare alla prima stanza, non si prepara il pranzo, non il letto dove farlo dormire, non gli fanno parte né delle loro gioie, né delle loro pene; che affronto! Che dolore per questo padre, oppure amico! Se ha portato tesori per complimentarlo, nulla lascia, e se ne va trafitto nel fondo del suo cuore. Invece un’altro non appena lo vedono, si mettono in festa, preparano il più bel pranzo, il letto più soffice, anzi le danno piena padronanza di tutta la casa e fin di loro stessi; non è questo il più grande onore, amore, rispetto, sudditanza, che si può usare ad un padre o ad un amico? Che cosa non le lasceranno di bello e di buono per compensare tanta liberalità?

(5) Tale è la mia Volontà, viene dal Cielo per abitare nelle anime, ed invece di rendermi padrone, mi tengono come uno straniero e derelitto, ma la mia Volontà non si parte, ad onta che mi tengono da straniero rimango in mezzo a loro aspettando per dar loro i miei beni, le mie grazie e la mia santità”.

 

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17-31

Febbraio 15, 1925

 

La Divina Volontà in Cielo è confermante, beatificante, felicitante, divinizzante,

in terra nell’anima è operante e vi forma le onde eterne che travolgono tutto.

 

(1) Mi stavo tutta abbandonando nella Santissima Volontà di Dio, ed in questo totale e pieno abbandono sentivo in me un nuovo cielo, un’aria tutta divina che m’infondeva una nuova vita. Ed il mio sempre amabile Gesù, muovendosi nel mio interno, mi sembrava che mi stendeva le braccia per ricevermi e nascondermi in Lui e mettermi sotto questo nuovo cielo della sua Volontà, che in me, con la grazia sua, si era formato, e con gran contento respiravo l’aria balsamica e dolce della sua Santissima Volontà; ed io presa da stupore ho detto:

(2) “Amor mio, mio Gesù, come è bello il Cielo della tua Volontà! Come si sta bene sotto di Essa, oh! come è refrigerante e salutare la sua aria celeste!”. E Gesù, stringendomi più forte a Sé mi ha detto:

(3) “Figlia della mia Volontà, ogni atto nella mia Volontà è un nuovo cielo che si stende sul capo dell’anima, uno più bello dell’altro. L’aria di questi cieli è divina e porta con sé: santità, amore, luce, fortezza, e contiene tutti i gusti insieme, perciò si sente balsamica e dolce. La mia Volontà nel Cielo è confermante, beatificante, felicitante e penetrante ovunque, trasformante, divinizzante tutto in Sé; invece nell’anima che possiede questi nuovi cieli della mia Volontà in terra, è operante, e mentre opera si diletta di stendere nuovi cieli. Sicché la mia Volontà lavora ed opera più nell’anima viatrice che nella Celeste Gerusalemme; là, le opere dei santi sono compite, non resta altro da fare; qui, poi, la mia Volontà tiene sempre da fare nell’anima in cui Essa regna, perciò vuole tutto per Sé, né vuol lasciare nessun atto alla sua volontà umana, perché vuol fare molto, e ad ogni atto che cedesse all’umana volontà, mancherebbe di stendere un cielo in più e sarebbe una sua opera di meno. Ah! tu non sai ciò che succede nell’anima quando dà tutta la libertà alla mia Volontà di operare in essa, e l’anima opera nella mia Volontà! Immaginati il mare quando innalzano tanto forti e alte le onde, che non solo le acque, ma la forza delle onde trasporta anche i pesci su in alto, in modo che si vede in quelle onde, trasportato dalla forza della tempesta, che anche i pesci sono usciti dal fondo del mare, dal loro giornaliero soggiorno per elevarsi in alto insieme alle onde; le onde li hanno travolti e non hanno potuto resistere alla loro forza, mentre senza la forza delle onde non sanno uscire dal loro lido. Oh! se il mare avesse una forza senza limite, farebbe uscire tutta l’acqua dal letto del mare, formando onde altissime e tutti i pesci travolti in esse. Ma ciò che non può fare il mare perché limitato nella sua forza, lo fa la mia Volontà, come fa suoi gli atti dell’anima operando in essa, vi forma le onde eterne, ed in queste travolge tutto, e si vedono in queste onde ciò che fece la mia Umanità, le opere della mia Celeste Mamma, quelle di tutti i santi e tutto ciò che fece la stessa Divinità, tutto viene messo in moto. La mia Volontà è più che mare, le opere nostre, quelle dei santi, possono essere similitudine dei pesci che vivono nel mare; quando la mia Volontà opera nell’anima, e anche fuori dell’anima, tutto ciò che c’è in Essa, tutto si muove, si eleva, si mettono in ordinanza, per ripeterci la gloria, l’amore, l’adorazione, ci passano avanti come in rassegna dicendoci: “Siamo opere tue, grande Tu sei e potente perché così belle ci hai fatto”. La mia Volontà racchiude tutto il bello ed il buono, e quando opera nulla lascia dietro, per fare che in quel atto nulla mancasse di ciò che è nostro, per fare che fosse completa la nostra gloria; e nulla c’è da meravigliare, perché è l’operato eterno che si svolge nell’anima. Perciò l’operato della mia Volontà si può chiamare onda eterna, che travolge Cielo e terra come in un punto solo, e poi si diffonde su tutti come portatrice d’un atto divino. Oh! come ne gode il Cielo quando vede operare nell’anima l’Eterna Volontà! Poiché essendo confermate le loro opere nella Divina Volontà in Cielo, veggono scorrere le loro opere in quell’atto divino e si sentono duplicare la gloria, la felicità, le gioie. Perciò ti raccomando, giacche sei la piccola figlia del mio Supremo Volere, che ogni tuo atto lo lasci in preda delle onde eterne del mio Volere, affinché, giungendo queste onde ai piedi del nostro Trono in Cielo, possiamo sempre più confermarti per nostra vera figlia della nostra Volontà, e possiamo concederti rescritti di grazia a pro dei tuoi fratelli e dei nostri figli”.

 

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17-32

Febbraio 22, 1925

 

Come Iddio nel creare l’uomo fece tante vie per poter facilitarle

l’entrata nella sua Volontà, e quindi nella Patria Celeste.

 

(1) Stavo pensando al Santo Voler Divino, e pregavo il mio amabile Gesù, che per sua bontà mi desse la grazia che in tutto compissi la sua Santissima Volontà, e dicevo: “Tu che ami e vuoi che questa si faccia, aiutami, assistimi ed imboccami in ogni istante questo tuo Volere in me, affinché nessun altra cosa possa avere vita in me”. Ora, mentre pregavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, e stringendomi forte a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi ferisce il cuore la preghiera di chi cerca solo il mio Volere! Sento l’eco della mia preghiera che feci stando Io sulla terra, tutte le mie preghiere si riducevano ad un punto solo, che la Volontà del Padre mio, tanto su di Me quanto su tutte le creature si compisse. Fu il più grande onore per Me e per il Celeste Padre, che in tutto feci la sua Santissima Volontà. La mia Umanità, col fare sempre ed in tutto la Volontà dell’Eterno, apriva le vie tra la volontà umana e la Divina, chiuse dalla creatura.

Tu devi sapere che la Divinità nel creare l’uomo, formò tante vie di comunicazione tra il Creatore e la creatura: Via erano le tre potenze dell’anima, l’intelligenza, via per comprendere la mia Volontà; la memoria, via per ricordarsene continuamente; la volontà, in mezzo a queste due vie, formava la terza via per involarsi nella Volontà del suo Creatore. L’intelligenza e la memoria erano il sostegno, la difesa, la forza della via della volontà, perché non potesse traballare né a destra né a sinistra; via l’occhio, perché potesse guardare le bellezze, le ricchezze che ci sono nella mia Volontà; via l’udito, perché potesse sentire le chiamate, le armonie che ci sono in Essa; via la parola, in cui potesse ricevere il mio continuo sbocco della mia parola Fiat, ed i beni che il mio Fiat contiene; via le mani, che elevandole nelle sue opere nella mia Volontà, raggiungerebbe a unificare le sue opere alle opere del suo Creatore; via i piedi, per seguire i passi del mio Volere; via il cuore, i desideri, gli affetti, per riempirsi dell’amore della mia Volontà e riposarsi in Essa; vedi dunque quante vie ci sono nella creatura per venire nella mia Volontà, purché il volesse. Tutte le vie erano aperte tra Dio e l’uomo, ed in virtù della nostra Volontà, i nostri beni erano suoi; del resto era nostro figlio, immagine nostra, opera uscita dalle nostre mani e dall’alito bruciante del nostro seno. Ma la volontà umana, ingrata, non volle godere dei diritti che Noi gli demmo dei nostri beni, e non volendo fare la nostra Volontà fece la sua, e facendo la sua mise le sbarre, i cancelli a queste vie, e si restrinse nel misero cerchio della sua volontà, si smarrì dalla nostra ed andò errante nell’esilio delle sue passioni, delle sue debolezze, sotto d’un cielo tenebroso carico di tempeste e di tuoni, povero figlio in mezzo a tanti mali voluti da lui stesso! Sicché ogni atto di volontà umana è una sbarra che mette alla mia, è un cancello che forma per impedire l’unione dei nostri voleri, e la comunicazione dei beni tra il Cielo e la terra viene interrotta.

(3) La mia Umanità, compassionando ed amando con amore infinito l’uomo, col fare in tutto la Volontà del Padre mio mantenne integralmente queste vie, ed impetrò di togliere le sbarre e di spezzare i cancelli che la volontà umana aveva formato; sicché aprì di nuovo le vie a chiunque vuol venire nella mia Volontà, per restituirgli i nostri voluti diritti con cui creammo l’uomo. Le vie sono necessarie per facilitare il cammino, sono mezzi per poter spesso spesso fare una visitina alla sua propria Patria Celeste, e conoscendo come è bella la sua Patria, come si sta felice, l’ama ed aspira di prenderne il possesso, quindi vive distaccato dall’esilio. Queste vie nella creatura erano necessarie per fare che spesso spesso salisse alla sua vera Patria, le conoscesse ed amasse, e un segno che l’anima sta in queste vie, se ama la sua Patria Celeste, se mettendosi in via nella nostra Volontà fa le sue visitine. Questo è anche un segno per te, non ti ricordi quante volte prendevi la via del Cielo e penetravi nelle regioni celesti, e facendo la tua piccola visita, il mio Volere ti scendeva nell’esilio, e tu amando la Patria, l’esilio ti pareva brutto e quasi insopportabile. Ma questo amare la Patria, sentire l’amarezza di vivere nell’esilio, era buon segno per te, che la Patria è tua. Vedi, anche nelle cose basse di questo mondo succede così: se uno tiene una grande possessione si forma la via per andare spesso spesso a visitarla, a godersela, a prendere i beni che ci sono in essa, e mentre la visita l’ama e se la porta nel proprio cuore, ma se invece non si forma una via, mai visita la sua possessione perché senza via è quasi impenetrabile, non ne parla mai, ciò è un segno che non l’ama e disprezza i suoi stessi beni, e ad onta che poteva essere un ricco, per la sua cattiva volontà è un povero che vive nella più squallida miseria. Ecco perciò la mia sapienza nel creare l’uomo volle formare le vie tra Me e lui, per facilitarle la santità, la comunicazione dei nostri beni e l’entrata nella Patria Celeste.

 

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17-33

Marzo 1, 1925

 

Come ogni atto in più di bene che facciamo è un filo di volontà umana

che si lega alla corrente della Luce Eterna, e rende più piena,

più forte, più smagliante la luce nell’anima nostra.

 

(1) Mi sentivo molto amareggiata per la perdita del mio dolce Gesù, oh! come rimpiango il mio passato! Quanto, la sua amabile presenza, rendeva felice la mia povera esistenza! Anche in mezzo alle più dure pene il mio povero letto era per me un piccolo paradiso, mi sentivo regina insieme col mio amabile Gesù, dominatrice di me stessa e col contatto continuo con Lui mi sentivo come dominatrice del suo stesso cuore divino; e ora, come è cambiata la mia felicita! Anzi, ogni volta che lo cerco e non lo trovo, una infelicità mi circonda, mi strappa un tratto di vita, perché solo Gesù è la mia vita, e sento più al vivo le pene del mio duro esilio. Oh! come è vero che non sono le pene che rendono infelice la creatura, ma il bene voluto e non trovato! E mentre gli dicevo: “Abbi pietà di me, non mi abbandonare, vieni, sorgi nella povera anima mia immersa nelle acque amare della tua privazione”. Mi sono sentita che il mio amato bene, la dolce mia vita si muoveva nel mio interno, e stendendomi le sue braccia al collo mi ha detto:

(2) “La figlia mia! La figlia mia!”.

(3) Io l’ho guardato che usciva da un fondo di luce, e come Gesù stendeva le braccia, la luce si stendeva appresso a Lui, ma quella luce non era tutta piena, si vedeva il vuoto nella stessa luce, ma sebbene si vedeva il vuoto, ma non tenebre, come se si volesse altri fili di luce per rendere più pieno quel vuoto, più intensa, più forte, più smagliante quella stessa luce. Alla vista di Gesù mi sono sentita risorgere da morte a vita; le sue parole: La figlia mia, la figlia mia, hanno cambiato in quell’atto la mia infelicità, perché stare con Gesù ed essere infelice è impossibile, al più si può stare con Gesù patendo nelle pene più atroci, ma infelice non mai, anzi pare che l’infelicità, se ci stia nell’anima, fugge dalla presenza di Gesù, e dà luogo alla felicita che porta con Sé. Onde, riprendendo il suo dire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, coraggio, non temere, non ci sono tenebre in te, perché il peccato è tenebre, il bene è luce. Non vedi che sono uscito da un fondo di luce da dentro il tuo interno? Ma sai tu che cosa è questa luce? E’ tutto il tuo operato interno che fai, ogni atto in più che fai è un filo di più della tua volontà che leghi alla corrente della luce eterna, e quel filo si converte in luce; sicché quanti atti in più farai, aggiungendo altri fili, la luce si farà più piena, più forte, più smagliante. Quindi, quello che hai fatto è la luce che vedi, quello che ti resta da fare è il vuoto che vedi nella stessa luce; ed Io vi starò sempre in mezzo a questa luce, non solo per godermela, ma per legare i fili della volontà umana con la corrente della luce eterna, perché il principio, il fondo, la corrente della luce sono Io. Ma sai tu che cosa è la vera luce? La vera luce è la verità; la verità conosciuta, abbracciata, amata e messa in pratica dall’anima, è la vera luce, che la trasforma nella stessa luce e le fa mettere dentro e fuori nuovi e continui parti di luce. E questa verità forma la vera Vita di Dio nell’anima, perché Dio è verità, e l’anima sta legata alla verità, anzi la possiede. Dio è luce e lei è legata alla luce e si alimenta di luce e di verità, però mentre Io alimento l’anima di verità e di luce, essa deve tenere aperta la corrente della sua volontà per ricevere la corrente della comunicazione divina, altrimenti può succedere come alla corrente elettrica, alla che non basta le sue carattere elettrici, vi manca la luce, ma ci vogliono i preparativi per riceverla, ma con tutto ciò non a tutti va eguale la stessa luce, ma a seconda le lampadine che si hanno: chi ne ha una, riceve una luce; chi ne ha dieci, riceve per dieci la luce. Se le lampadine contengono più fili elettrici, le lampade si veggono più piene di luce; se meno fili, ad onta che c’è il vuoto nel vetro, la luce è piccola, e ad onta che da dove viene la corrente può dare più luce, non la riceve perché manca la forza dell’elettricità nelle lampadine per riceverla, perciò ci vuole la corrente celeste che vuol dare e la corrente umana per riceverla, e a seconda che farai, aggiungerai altri fili per rendere più completa la luce che voglio racchiudere in te”.

 

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17-34

Marzo 8, 1925

 

Tutto quello che Gesù fece, tanto per gloria del Padre come per il bene

delle creature, restò depositato nella Divina Volontà, che lo conserva

tutto in atto con tutti i suoi effetti.

 

(1) Stavo dicendo fra me: “Quanto vorrei percorrere tutte le vie del Volere eterno, per poter trovare tutti gli atti di questa Volontà Suprema, usciti da Essa a bene di tutta l’umana famiglia, per poter mettere a ciascun atto della sua Volontà un atto della mia, per ricambiarlo col mio amore, con la mia gratitudine, col mio grazie per me e a nome di tutti i miei fratelli, ma come posso trovare tutti quest’atti della Volontà Divina, io che sono così piccola, così insignificante?”. Ora, mentre così pensavo, desiderando di abbracciare, di mettere un mio baciò, un mio ti amo almeno a ogni atto della Suprema Volontà, mi sono sentita muovere nel mio interno il mio dolce Gesù, ed una luce nella mia mente che mi diceva:

(2) “Figlia mia, vuoi tu percorrere tutti gli atti della mia Volontà usciti da Essa a bene di tutte le creature? Vieni con Me nella mia Umanità; lo sospiro, lo voglio che tu ciò facessi. Tu devi sapere che la mia Umanità percorse tutte le vie dell’eterno Volere, ed in tutti gli atti che trovavo fatti a bene di tutti i miei fratelli emettevo il mio, per contraccambiare la Divina Volontà di tanti suoi atti fatti a bene di tutte le umane generazioni. Era l’atto più legittimo che mi conveniva fare per primo onore del mio Celeste Padre, e come ciò facevo ne lasciavo il deposito di questi miei atti nella stessa Volontà Divina, affinché stessero sempre in atto di dare al mio Divino Padre questo legittimo onore, che le creature non gli danno, e violentare l’eterna Volontà a far pace con la umana volontà.

(3) La volontà, anche nella creatura, è il deposito di tutti i suoi pensieri, del bene e del male che fa, essa è depositarie di tutto, nulla si fa sfuggire, che non depone in sé. Ora, la mia Umanità aveva due volontà: L’umana e la Divina, e tutto ciò che Io facevo deponevo nella Divina, per poter trovare non solo tutti gli atti fatti dalla Suprema Volontà e ricambiarla, ma per poter fare altri nuovi atti di Volontà Divina, per poter formare in Essa di tutto l’operato della mia Umanità una nuova creazione, lasciandone il deposito in Essa, affinché me li mantenessi integri, sempre nuovi e belli, senza crescere né decrescere, perché non soggetti, per quanto ne prendessero, a subirne la minima diminuzione. Come nella creazione del cielo, del sole, delle stelle, e di tant’altre cose create dalla Divinità per bene di tutta l’umana famiglia, fu lasciato il deposito nella Suprema nostra Volontà, affinché le conservasse sempre in quello stato da Noi creato, come di fatto le conserva; così affidai tutto l’operato della mia Umanità in Essa, affinché tutto ciò che feci stesse sempre in atto di darsi alle creature. Il mio operato è più che nuovo cielo, sole e stelle, e come il sole che sta sul vostro orizzonte non si rifiuta di dar luce a tutti e di darsi a ciascuno, e se l’occhio umano non prende tutta la immensità della sua luce è perché la circonferenza dell’occhio è piccola, anzi, a seconda che la vista è più acuta, più buona, più luce prende, ma il sole sta in atto di volersi dar tutto; così la nuova creazione dei miei atti, fatti tutti in questa Volontà e deposti in Essa per redimere, per ripristinare la creatura, stanno in atto di darsi a tutti, e più che sole, stelle e cielo, si stendono sul capo di tutti, affinché tutti possano prendere il gran bene che contengono. Però, tra il sole che splende nell’azzurro cielo, e quello che contiene l’azzurro cielo della mia Umanità c’è gran differenza: In quello, per quanto l’occhio si affatica a guardare per riempirsi di luce, la sua circonferenza non si allarga, rimane sempre quello che è; invece l’occhio dell’anima, quanto più si affatica a guardare, a cooperare, a conoscere, ad amare tutto ciò che ha fatto la mia Umanità, si allarga di più, riceve più luce, comprende di più e prende più beni, sicché sta in suo potere essere più ricca o povera, più piena di luce, di calore, o più fredda ed in tenebre.

(4) Ora, se vuoi percorrere le vie dell’eterno Volere, entra dalla porta della mia Umanità, dentro vi troverai la mia Divinità e la Divina Volontà ti farà presente, come in atto, tutto ciò che ha fatto, fa, e farà, tanto nella Creazione come nella Redenzione e Santificazione, e avrai il contento di poter baciare quegli atti e metterne il tuo piccolo atto d’amore, d’adorazione, di riconoscenza, li troverai tutti in atto di darsi a te, e tu li amerai, prenderai i doni del tuo Padre Celeste; dono più grande non poteva darti, cioè: i doni, i frutti, gli effetti del suo Volere, ma li prenderai a seconda che cooperi e che faccia vivere la tua volontà sperduta nella mia”.

(5) Onde per poco mi sono sentita tutta in Gesù, e mi pareva di trovare in Lui tutto l’operato della Divina Volontà a bene delle creature come in atto, io cercavo di seguire uno per uno gli atti della Volontà Suprema, ma mentre ciò facevo mi è scomparso tutto, ma il delirio di voler di nuovo il mio dolce Gesù mi faceva spasimare; onde, dopo molti stenti me l’ho sentito dietro le mie spalle, che stendendomi le sue braccia mi prendeva le mie mani fra le sue; io, con violenza l’ho tirato avanti, e con tutta l’amarezza dell’anima mia gli ho detto: “Gesù, non mi vuoi più bene”. E Lui, subito, senza darmi tempo a dirgli altro mi ha detto:

“Figlia mia, come? A Me si dice che non mi vuoi più bene? Queste parole si possono dire alle creature, ma non al tuo Gesù, a Colui che mai può venire meno nell’amore”.

(6) E mentre ciò diceva, mi guardava fisso fisso dentro, come se volesse trovare in me una cosa che molto gli interessava, e guardava e riguardava. Finalmente mi sono sentita uscire da dentro il mio interno un altro Gesù, tutto simile a quello di fuori. Io sono rimasta meravigliata nel vedere che il mio Gesù mi sta dentro di me e fuori di me, e Lui tutto bontà mi ha detto:

(7) “Dimmi figlia mia, chi ha formato questa mia Vita in te? Non è l’amore? Non sono le mie catene amorose che non solo mi hanno formato in te, ma mi tengono legato ed avvinto a te? E per fare che questa mia Vita in te potesse sempre crescere, ho messo in te il mio Eterno Volere, che facendo un solo col tuo, ci alimentiamo insieme con lo stesso cibo celeste, in modo da fare una la mia Vita con la tua; e con tutto ciò mi dici che: Non mi vuoi più bene?”.

(8) Io sono rimasta confusa e non ho saputo che dire...

 

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17-35

Marzo 15, 1925

 

La Divina Volontà tiene il poter di formare la Vita di Gesù nella creatura.

 

(1) Mi stavo tutta fondendo nel Santo Voler Divino, ma mentre ciò facevo sentivo tutta l’amarezza della privazione del mio dolce Gesù, e per quanto quasi abituata a soffrire l’assenza di Lui, però ogni volta che sono priva è sempre nuova la pena. Mi sembra che ogni volta che resto priva della Vita della mia vita, Gesù vi mette un grado di più di dolore, ed io sento più al vivo la pena della sua lontananza. Oh! come è vero che in Gesù sono sempre nuove le pene e nuove le gioie! Ora, mentre mi abbandonavo nella sua Volontà, il mio amabile Gesù è uscito una mano da dentro il mio interno, tutta piena di luce, ma nella sua ci aveva anche la mia, ma tanto immedesimata nella sua, che a stento si scorgeva che invece di una erano due mani trasformate insieme, e Gesù, compassionando la mia estrema amarezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la luce della mia Volontà ci trasforma insieme, e vi forma una sola vita, la luce si fa via ed il calore che contiene la luce svuota, consuma tutto ciò che può impedire la immedesimazione con la mia Vita e farne una sola. Perché tanto ti affliggi? Non senti in te questa mia Vita, e non fantastica, ma reale? Quante volte non senti in te la mia Vita operante, altre volte sofferente, ed altre ti riempio tanto che tu sei costretta a perdere il moto, il respiro, le facoltà mentali, e la tua stessa natura perde la sua vita per dar luogo alla mia? E per fare che tu potessi rivivere, sono costretto ad impicciolirmi in te stessa, per farti acquistare il moto naturale e l’uso dei sensi, ma sempre dentro di te rimango, e non vedi che ogniqualvolta mi vedi, è da dentro il tuo interno che mi vedi uscire? Dunque, perché temi che Io ti lasci se tu la senti questa mia Vita in te?”.

(3) Ed io: “Ah! mio Gesù, è vero che sento un’altra vita in me, che opera, che soffre, che si muove, che respira, che si distende in me, ma tanto, che io stessa non so dire ciò che mi succede, molte volte credo di dover morire, ma come quella vita che sento in me s’impiccolisce, ritirandosi dalle braccia, dalla testa, io incomincio di nuovo a rivivere, ma molte volte non ti veggo; ti sento, ma non vedo la tua amabile presenza, ed io temo, e ho quasi paura di quella vita che sento in me, pensando: chi potrà essere colui che tiene tanta padronanza in me, che io mi sento un cencio sotto del suo potere? Non può essere anche un mio nemico? E se mi voglio opporre a ciò che lui vuol fare in me, si fa tanto forte ed imponente, che non mi cede un atto della mia volontà, ed io subito gli cedo la vincita su di me”.

(4) E Gesù: “Figlia mia, solo la mia Volontà tiene questo potere di formarsi una Vita nella creatura. S’intende che l’anima mi abbia dato, chi sa quante volte, prove certe che vuol vivere della mia Volontà, non della sua, perché ogni atto di volontà umana impedisce che si compisse questa mia Vita; ed è questo il più grande prodigio che sa operare la mia Volontà: La mia Vita nella creatura. La sua luce mi prepara il luogo, il suo calore purifica e consuma tutto ciò che potrebbe essere disdicevole alla mia Vita, e mi somministra gli elementi necessari per poter sviluppare la mia Vita; perciò lasciami fare affinché possa compire tutto ciò che ha stabilito la mia Volontà su di te”.

 

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17-36

Aprile 9, 1925

 

Col filo della sua Volontà Gesù lega l’anima. La Divina Volontà operante

nella creatura, ed i suoi atti operati in Essa, formano una nube

di luce, che serve a Gesù e all’anima.

 

(1) Dopo molti giorni di amarezza e di privazione, il mio dolce Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa, e prendendomi fra le sue braccia mi ha messo sulle sue ginocchia. Oh! come mi sentivo felice, dopo tante privazioni ed amarezze, nel grembo di Gesù, ma però mi sentivo timida, senza volontà di voler nulla e di dire nulla, né con quella confidenza mia solita d’una volta che tenevo con Gesù quando era con me. Gesù me ne faceva tante, mi stringeva forte a Sé da farmi soffrire, mi metteva la mano alla bocca quasi togliendomi il respiro, mi baciava, ed io, nulla, non gli davo nessun ricambio, non avevo voglia di far nulla. La sua privazione mi aveva paralizzato e resa senza vita, solo che lo facevo fare, non mi opponevo in nulla, ancorché mi avesse fatto morire non avrei fiatato. Onde Gesù, volendo che io dicessi mi ha detto:

(2) “Piccola figlia mia, dimmi almeno, vuoi che il tuo Gesù ti leghi tutta, tutta?”.

(3) Ed io: “Fa come vuoi Tu”.

(4) E Lui prendendo in mano un filo, faceva passare quel filo intorno alla mia testa, davanti agli occhi, alle orecchie, alla bocca, al collo, insomma, a tutta la mia persona, fino ai piedi, e dopo mi ha soggiunto guardandomi con occhio penetrante:

(5) “Come è bella la mia piccola figlia legata tutta da Me! Adesso sì che ti amerò di più, perché il filo della mia Volontà non ti ha lasciato nulla che tu potessi fare, senza costituirsi Essa vita di tutta te, e questo ti ha aggraziato tanto, da renderti tutta speciosa e bella agli occhi miei. Sicché la mia Volontà tiene questa virtù e potenza da rendere l’anima d’una bellezza sì rara, sì speciosa, che nessun altro potrà uguagliare la sua bellezza, è tanta e affascinante che attira il mio occhio e l’occhio di tutti a guardarla e amarla”.

(6) Detto ciò mi sono trovata in me stessa, confortata e rafforzata, sì, ma sommamente amareggiata pensando chi sa quando sarebbe ritornato, e che neppure gli avevo detto una parola del mio duro stato. Quindi mi sono messa a fondermi nel suo Santissimo Volere, ed il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e formava intorno a me una nube di luce, e Gesù poggiava le braccia sopra quella nube e guardava tutto il mondo; tutte le creature si sono fatte presenti al suo sguardo purissimo, ed oh! quante offese da tutte le classi di persone ferivano il mio dolce Gesù! Quante trame! Quanti inganni e finzioni! Quante macchinazioni di rivoluzioni, tenendosi pronti con incidenti improvvisi! E questo attirava i castighi, che città intere restavano distrutte. Il mio Gesù appoggiato a quella nube di luce tentennava la testa, e restava amareggiato fin nell’intimo del cuore, e voltandosi a me mi ha detto:

(7) “Figlia mia, guarda lo stato del mondo, è tanto grave, che solo attraverso di questa nube di luce posso guardarlo, e se lo volessi guardare fuori di questa nube lo distruggerei in gran parte, ma sai tu che cosa è questa nube di Luce? E’ la mia Volontà operante in te, ed i tuoi atti operati in Essa; quanti più atti fai in Essa, tanto più grande si fa questa nube di luce che serve a Me di appoggio, e di farmi guardare con quell’amore con cui creò l’uomo la mia Volontà, Essa mi mette un incanto alle mie amorose pupille, e facendomi presente tutto ciò che feci per il suo amore, mi fa nascere in cuore una Volontà compassionevole, e mi fa finire col compatire colui che tanto amo. A te, poi, serve questa nube di luce in modo meraviglioso: Ti serve di luce a tutto l’essere tuo, ti si mette dintorno e ti rende estranea la terra, non permette che entri in te nessun gusto di persone o di altro, anche innocente, e mettendoti anche a te un dolce incanto alle tue pupille, ti fa guardare le cose secondo la verità e come le guarda il tuo Gesù. Se ti vede debole, questa nube ti si serra dintorno e ti dà la sua fortezza; se ti vede inoperosa, entra in te e si fa operante, anzi, gelosa al sommo con la sua luce, mentre è la sentinella perché tu nulla faccia senza di Essa, e che Essa nulla faccia senza di te. Dunque figlia mia, perché tanto ti affliggi? Lascia che la mia Volontà faccia in te e che non le conceda nessun atto di vita alla tua volontà, se vuoi che si compiano in te i miei grandi disegni”.

 

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17-37

Aprile 15, 1925

 

La missione della Divina Volontà è eterna, ed è

proprio la missione del Nostro Padre Celeste.

 

(1) Scrivo solo per ubbidire e con mia grande ripugnanza. Avendo letto un santo sacerdote i miei scritti, mi aveva mandato a dire che in certi capitoli il benedetto Gesù mi esaltava troppo, fino a dirmi che mi metteva vicina alla sua Mamma Celeste perché fosse il mio modello. Nel sentire ciò mi sono sentita confusa e turbata, mi ricordavo d’averlo scritto solo per ubbidire e con mia somma ripugnanza, e che ero connessa alla missione di far conoscere la Divina Volontà, e mi lamentavo col mio Gesù d’avermi ciò detto, mentre io sono così cattiva, e che solo Lui sa tutte le mie miserie. Ciò mi confondeva e umiliava tanto, che non mi dava pace; sentivo tale distanza tra me e la Madre Celeste, come si fosse un abisso di distanza tra me e Lei. Onde, mentre mi trovavo così turbata, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendome forte fra le sue braccia, per infondermi la pace mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché tanto ti turbi? Non sai tu che la pace è il sorriso dell’anima, è il cielo azzurro e sereno dove il Sole Divino sfolgora più vivida la sua luce, così che nessuna nube fa spuntare sull’orizzonte, che potesse occupare la luce? La pace è la rugiada benefica che vivifica tutto ed imperla l’anima d’una bellezza rapitrice, ed attira il bacio continuo del mio Volere su di essa. E poi, che cosa c’è che si oppone alla verità? Dov’è questo esaltarti troppo? Solo perché ti dissi che ti metteva vicina alla mia Divina Madre, perché essendo stata Lei la depositarie di tutti i beni della mia Redenzione, quindi come Madre mia, come Vergine, come Regina, la metteva a capo di tutti i redenti, dandole una missione distinta, unica e speciale che a nessun altro le sarà data, gli stessi apostoli e tutta la Chiesa da Lei dipende e da Lei riceve, non c’è bene che Lei non possieda, tutti i beni da Lei escono, era giusto che come Madre mia doveva affidare al suo cuore materno tutto e tutti, abbracciare tutto, e poter dare tutto a tutti, era solo della Madre mia. Ora, ti ripeto che come la mia Mamma Io metteva a capo di tutti e deponevo in Lei tutti i beni della Redenzione, così scioglievo un’altra vergine che mettevo vicina a Lei, dandole la missione di far conoscere la mi Divina Volontà. E se grande è la Redenzione, più grande ancora è la mia Volontà, e come nella Redenzione ci fu un principio nel tempo, non nella eternità, così la mia Volontà Divina, sebbene eterna, ci doveva avere il suo principio nel tempo di farsi conoscere, quindi, essendo la mia Volontà che esiste in Cielo ed in terra, ed è la sola, unica che possiede tutti i beni, dovevo scegliere una creatura in cui dovevo affidare il deposito delle sue conoscenze, come ad una seconda madre farne conoscere i pregi, il valore, le prerogative, affinché la amasse e gelosa ne conservasse il deposito, e come la mia Madre Celeste, vera depositaria dei beni della Redenzione, ne è larga a chi ne vuole, così questa seconda madre sarà larga di far conoscere a tutti il deposito dei miei insegnamenti, la sua santità ed il bene che vuol dare la mia Divina Volontà, come Essa vive sconosciuta in mezzo alle creature e come dal principio della creazione dell’uomo sospira, prega e supplica che l’uomo ritorni al suo principio, cioè nella mia Volontà, e che gli siano restituiti i diritti della sua sovranità sulle creature. La mia Redenzione fu una, e me ne servì della mia cara Madre per eseguirla. La mia Volontà è anche una e me ne dovevo servire di un’altra creatura, che mettendola come a capo e facendo in lei il deposito, mi doveva servire per far conoscere i miei insegnamenti e compire i disegni della mia Divina Volontà. Quindi, dove c’è questo esaltarti troppo? Chi può negare che siano due missioni uniche e simile, la Redenzione ed il compimento della mia Volontà, che dandosi la mano tutte e due, la mia Volontà farà completare i frutti della Redenzione e restituirci i diritti della Creazione, mettendovi il suggello allo scopo per cui tutte le cose furono create? Perciò ci interessa tanto questa conoscenza della missione della nostra Volontà, perché nessun’altra farà tanto bene alle creature come questa, essa sarà come compimento e corona di tutte le nostre opere.

(3) Oltre di ciò, si disse di Davide che fu una mia immagine, tanto che tutti i suoi salmi rivelano la mia persona; di san Francesco d’Assisi, che fu una mia copia fedele. Si dice nel santo vangelo, niente meno, siate perfetti come perfetto il Padre vostro che sta nei Cieli, si aggiunge pure che nessuno entrerà nei regni dei Cieli se non è simile all’immagine del Figlio di Dio, e tant’altre cose. Tutti questi non si dice che sono stati esaltati troppo, e che non sono cose conforme a verità dette dalla mia stessa bocca; solo perché a te ho detto che ti voleva paragonare alla Vergine, farti sua copia fedele, ti ho esaltato troppo? Sicché, paragonati a Me non era esaltarli, ne si facevano dubbi e difficoltà, paragonati alla Vergine e troppa esaltazione. Ciò significa che non avrebbero compresso bene la missione della conoscenza della mia Volontà. Anzi ti ripeto che non solo ti metto qual piccola figlia vicina a Lei nel suo grembo materno, affinché ti guidi, ti ammaestri come devi imitarla per riuscire sua copia fedele, col far sempre la Divina Volontà, e così dal suo grembo passare nel grembo della Divinità, perché la missione della mia Volontà è eterna, ed è proprio la missione del Nostro Padre Celeste che null’altro vuole, comanda, esige, che la sua Volontà si conosca e si ami, affinché si faccia come in Cielo così in terra. Così tu, facendo tua questa missione eterna, ed imitando il Padre Celeste, non deve volere altro su di te e su tutti, che la mia Volontà sia conosciuta, amata e adempita. E poi, quando si esalta la creatura c’è da pensare, ma quando essa sta al suo posto ed Io la esalto, a Me tutto è lecito, di far giungere dove voglio e come voglio, perciò fidate di Me e non ti dar pensiero”.

 

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17-38

Aprile 23, 1925

 

Iddio nel creare l’uomo, col suo alito gli infondeva la vita, ed in questa vita

gli infondeva un’intelligenza, memoria e volontà, per metterle in rapporto

con la sua Divina Volontà, e Questa doveva dominare tutto l’interno

della creatura e dar vita a tutto.

 

(1) Mi stavo fondendo, secondo il mio solito nel Santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vieni nell’immensità del mio Volere, tutto il Cielo e tutte le cose da Me create, vivono e ricevono vita continua dal mio Volere, nel quale trovano la loro completa gloria, la loro piena felicità e la loro perfetta bellezza, aspettano con ansia il bacio dell’anima viatrice che vive nello stesso Volere in cui essi vivono, per ricambiarle il loro bacio e mettere in comune con essa la gloria, la felicità, la bellezza che loro possiedono, affinché un’altra creatura si accresca al loro numero, che mi ridoni la gloria completa, per quanto a creatura è possibile, e mi faccia guardare la terra con quell’amore con cui la creai, perché esiste in terra un’anima che opera e vive nella mia Volontà. Conoscendo il Cielo che nessun’altra cosa mi glorifica tanto, quanto un’anima che vive nella mia Volontà, perciò anche loro sospirano che il mio Volere viva nelle anime sulla terra, sicché ogni atto che fa la creatura nella mia Volontà, è un bacio che dona e riceve da Colui che l’ha creato e da tutti i beati. Ma sai tu che cosa è questo bacio? E’ la trasformazione dell’anima col suo Creatore, è il possesso di Dio nell’anima e dell’anima in Dio, è la crescenza della Vita Divina nell’anima, è l’accordo di tutto il Cielo, ed è il diritto della supremazia su tutte le cose create. L’anima purgata dalla mia Volontà, mercé quel fiato onnipotente che le venne infuso da Dio, non più dà nausea dalla volontà umana, e quindi continua a fiatarla col suo alito onnipotente, affinché cresca con quella Volontà con cui la creò; mentre l’anima che non sia stata ancor purgata sente l’attrattiva della sua volontà, e quindi agisce contro la Volontà di Dio facendo la sua, Iddio non può avvicinarsi a lei per alitarla di nuovo, sintantoché non si dà tutta all’esercizio e adempimento della Divina Volontà. Perciò tu devi sapere che Iddio nel creare l’uomo, col suo alito gli infondeva la vita, ed in questa vita gli infondeva una intelligenza, memoria e volontà, per metterle in rapporto con la sua, e questa Volontà Divina doveva essere come re, che doveva dominare tutto l’interno della creatura e dar vita a tutto, in modo da formare l’intelligenza e la memoria voluta dalla Volontà Suprema in essa; formata questa, era come connaturale che l’occhio della creatura doveva guardare le cose create e conoscerne l’ordine e la Volontà di Dio su tutto l’universo; l’udito doveva sentire i prodigi di questa Eterna Volontà; la bocca, che doveva sentirsi alitata continuamente dal suo Creatore per comunicarle la vita ed i beni che contiene il suo Volere, doveva la sua parola far eco a quel Fiat eterno per narrare che significa Volontà di Dio; le mani dovevano essere lo sbocco delle opere di questa Volontà Suprema; i piedi non dovevano fare altro che seguire passo passo i passi del suo Creatore. Sicché, stabilita la Volontà Divina nella volontà della creatura, essa ha l’occhio, l’udito, la bocca, le mani, i piedi della mia Volontà, non si scosta mai dal principio donde uscì, quindi sta sempre nelle mie braccia, e riesce facile a lei sentire il mio fiato, ed Io ad alitarlo. Ora, è proprio questo che voglio dalla creatura, che faccia regnare la mia Volontà nella sua, e che la sua le serva d’abitazione per farla deporre i beni celesti che contiene; questo voglio da te, affinché tutti i tuoi atti improntati dalla mia Volontà formino un atto solo, che unendosi a quell’atto solo della mia, che non ha molteplicità di atti come è nell’uomo, restino in quel principio eterno per copiare il tuo Creatore e dargli la gloria ed il contento che il suo Volere sia compiuto in te come si compie in Cielo”.

 

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17-39

Aprile 26, 1925

 

Il bene che faranno gli scritti sulla Divina Volontà. Gesù e la sua

Volontà sono inseparabili, e Questa rende inseparabile da Gesù

chi si lascia da Essa dominare.

 

(1) Stavo pensando tra me a certe cose sulla Volontà di Dio, che il buon Gesù mi aveva detto e che le hanno messo fuori in stampa, e di conseguenza girano per le mani di chi le vuole leggere. Sentivo tale vergogna in me che mi portava una pena indescrivibile, e dicevo:

(2) “Amato mio bene, come hai ciò permesso? I nostri segreti, che per obbedire ho scritto e per solo amor tuo, sono già a vista degli altri, e se continueranno a pubblicare altre cose, io ne morrò di vergogna e di pena. E dopo tutto ciò, per compenso del mio duro sacrificio mi hai così dolorosamente lasciato! Ah! se Tu fossi stato con me avresti avuto pietà della mia pena, e mi avresti dato la forza”.

(3) Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e mettendomi una mano alla fronte e l’altra alla bocca, come se volesse arrestare i tanti pensieri affliggenti che mi venivano mi ha detto:

(4) “Taci, taci, non voler andare più oltre, non sono cose tue, ma mie, è la mia Volontà che vuol fare la sua via per farsi conoscere, e la mia Volontà è più che sole, e per nascondere la luce del sole ci vuol troppo ed è del tutto impossibile, se la parano da un lato, essa sorpassa l’ingombro che le hanno messo avanti, e stringendosi dagli altri lati, con maestà vi fa la sua via lasciando confusi chi voleva impedire il suo corso, perché se l’hanno vista sfuggire da tutte le parti senza poterla afferrare. Si può nascondere una lucerna, ma il sole non mai; tale è la mia Volontà, più che sole, e volerla tu nascondere ti riuscirà impossibile. Perciò taci figlia mia, e fa che il Sole eterno della mia Volontà faccia il suo corso, sia per mezzo degli scritti, della stampa, delle tue parole e dei tuoi modi; fa che Essa sfugga come luce e percorra tutto il mondo, Io lo sospiro, lo voglio. E poi, che gran che è stato messo fuori delle verità della mia Volontà? Si può dire che appena gli atomi della sua luce, e sebbene atomi ancora, se sapessi il bene che fanno! Che sarà quando riunite insieme: tutte le verità che ti ho detto della mia Volontà, la fecondità della sua luce, i beni che contiene, uniti tutti insieme formeranno non gli atomi, o il sole che spunta, ma il suo pieno meriggio? Qual bene non produrrà questo Sole eterno in mezzo alle creature? Ed Io e tu saremo più contenti nel vedere la mia Volontà conosciuta, amata ed eseguita, perciò lasciami fare. E poi, no, non è vero che ti ho lasciato; come, non mi senti in te? Non senti l’eco della mia preghiera nel tuo interno, che abbraccio tutto senza che nessuno mi sfugga, perché tutte le cose e le generazioni tutte sono come un punto solo per Me, e per tutti Io prego, amo, adoro e riparo? E tu, facendo eco alla mia preghiera ti senti come se prendessi in pugno tutti e tutto, e ripeti ciò che faccio; forse sei tu che lo fai, oppure la tua capacità? Ah! no, no, sono Io che sto in te, è la mia Volontà che ti fa prendere come in pugno tutti e tutto, e continua il suo corso nell’anima tua. E poi, vuoi tu qualche cosa fuori della mia Volontà? Che temi? Che potessi lasciarti? Non sai tu che il segno più certo che Io abito in te, è che la mia Volontà abbia il suo posto d’onore, che ti domina e che faccia di te ciò che vuole? Io e la mia Volontà siamo inseparabili, e rende inseparabile da Me chi si lascia da Essa dominare”.

 

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17-40

Maggio 1, 1925

 

La missione di Luisa è unica: Il far conoscere i pregi, il valore ed

il bene che la Divina Volontà contiene, e farla regnare sulla terra.

 

(1) Stavo pensando alle tante cose dettemi dal mio amato Gesù sulla sua Santissima Volontà, e qualche dubbio mi si faceva nell’anima mia, che non è necessario segnarle sulla carta, e dirò solo quello che il mio sommo bene mi ha detto:

(2) “Figlia mia, in certe missioni od uffici vanno rinchiusi insieme tali doni, grazie, ricchezze e prerogative, cui se non fosse, o per missione o per occupazione d’ufficio, non sarebbe necessario che si possedesse quel tanto che si possiede, e che per necessità di disimpegnare l’ufficio gli è stato dato. La mia Umanità ebbe per missione dalla mia Divinità la salvezza delle anime e l’ufficio di Redentore, di redimerle, per quest’ufficio mi vennero affidate le loro anime, le loro pene, le loro soddisfazioni; sicché Io racchiusi tutto, e se un’anima, una pena, una soddisfazione, la mia Umanità non racchiudesse, l’ufficio di Redentore non sarebbe stato completo, quindi non avrei racchiuso in Me tutte le grazie, i beni, la luce che a ciascun anima era necessario di dare. E sebbene le anime, non tutte si salvano, ciò dice nulla, Io dovevo racchiudere i beni di tutti, per fare che da parte mia, per tutti avessi grazie necessarie e sovrabbondanti per poter tutti salvare; ciò mi conveniva per decoro e per giusto onore al mio ufficio di Redentore. Ciò succede al sole che sta sul vostro orizzonte, che contiene tanta luce che può dare luce a tutti; e ad onta che non tutti volessero godere della sua luce, esso, per l’ufficio unico di sole che tiene, possiede quella stessa luce che le creature potessero rifiutare. Se ciò conveniva al sole, perché creato da Dio come unico astro che doveva riscaldare la terra ed abbracciarla con la sua luce, -quando una cosa o un ufficio è unico, per poter disimpegnare il suo ufficio è necessario che contenga tanto di quel bene che può darlo a tutti, senza che col darlo agli altri ne esaurisca un’atomo -. Onde molto più questo conveniva Me, che dovevo essere il nuovo Sole delle anime, che dovevo con la mia luce dar luce a tutti ed abbracciare tutto, per poterli portare alla Maestà Suprema, e poterle offrire un’atto che contenesse tutti gli atti, e far scendere su di tutti la luce sovrabbondante per metterli in salvo.

(3) Oltre di Me c’è la mia Celeste Mamma, che ebbe la missione unica di Madre d’un Figlio Dio e ufficio di Corredentrice del genere umano. Come missione di Maternità Divina fu arricchita di tanta grazia, che unito tutto insieme tutto delle altre creature, celesti e terrestri, mai potranno uguagliarla; ma ciò non bastò per attirare il Verbo nel suo materno seno, abbracciò tutte le creature, amò, riparò, adorò la Maestà Suprema per tutti, in modo da poter fare Lei sola tutto ciò che le umane generazioni dovevano verso Dio; onde nel suo cuore verginale aveva una vena inesauribile verso Dio e verso tutte le creature. Quando la Divinità trovò in questa Vergine il compenso dell’amore di tutti, si sentì rapire ed in Essa fece il suo concepimento, e come mi concepì prese l’ufficio di Corredentrice e prese parte, ed abbracciò insieme con Me tutte le pene, le soddisfazioni, le riparazioni, l’amore materno verso tutti; sicché nel cuore della Madre mia c’era una fibra d’amore materno verso ciascuna creatura. Perciò, con verità e con giustizia la dichiarai, quando Io stavo sulla croce, Madre di tutti. Lei correva insieme con Me nell’amore, nelle pene, in tutto, non mi lasciava mai solo. Se l’Eterno non le avesse messo tanta grazia da poter ricevere da Lei sola l’amore di tutti, mai si sarebbe mosso dal Cielo per venire sulla terra a redimere il genere umano. Ecco la necessità, la convenienza, che come missione di Madre del Verbo doveva tutto abbracciare e sorpassare tutto. Quando un ufficio è unico, viene come di conseguenza che nulla le deve sfuggire, deve avere sott’occhio tutto, per poter porgere quel bene che possiede, deve essere come un vero sole che può porgere luce a tutti. Ciò fu di Me e della mia Mamma Celeste.

(4) Ora, la tua missione di far conoscere l’eterna Volontà s’intreccia con la mia e con quella della mia cara Madre, e dovendo servire a bene di tutti, era necessario accentrare in una creatura questo Sole Eterno del mio Volere, onde, come missione unica, potesse da una, sfolgorare questo Sole i suoi raggi, onde tutti potessero prendere il bene della sua luce. Onde per decoro ed onore della mia Volontà dovevo versare in te tali grazie, luce, amore e conoscenza di Essa, come foriero e preparativo che si conveniva all’abitazione del Sole del mio Volere. Anzi, tu devi sapere che come la mia Umanità, per ufficio di Redentore concepì tutte le anime, così tu, per ufficio di far conoscere e regnare la mia Volontà, come vai facendo i tuoi atti per tutti nella Volontà mia, tutte le creature restano concepite nella tua volontà, e come vai ripetendo i tuoi atti nella mia, così formi tanti sorsi di Vita di Volontà Divina per poter alimentare tutte le creature che in virtù della mia Volontà restano come concepite nella tua. Non senti come nella mia Volontà tu abbracci tutti, dalla prima all’ultima creatura che dovrà esistere sulla terra, e per tutti vorresti soddisfare, amare, compiacere questa Suprema Volontà, legarla a tutti, togliere tutti gli impedimenti che impediscono il suo dominio nelle creature, farla conoscere da tutti, e ti esibisci tu, anche con pene a soddisfare per tutti questa Volontà Suprema che tanto ama di farsi conoscere e regnare in mezzo alle creature? A te è dato, figlia primogenita del mio Divino Volere, di far conoscere i pregi, il valore, il bene che contiene, ed il suo eterno dolore di vivere sconosciuta, nascosta in mezzo alla umane generazioni, anzi, dai cattivi disprezzata ed offesa, e dai buoni messa alla pari delle altre virtù, come se fosse una piccola lucerna, quali sono le virtù, e non un Sole, quale lo è la mia Volontà. La missione della mia Volontà è la più grande che può esistere, non c’è bene che da Essa non discenda, non c’è gloria che da Essa non mi viene, Cielo e terra, tutto accentra, perciò sii attenta, né voler perdere il tempo, tutto ciò che ti ho detto per questa missione della mia Volontà era necessario, non per te ma per l’onore, la gloria, la conoscenza e la santità della mia Volontà, e siccome il mio Volere è uno, a chi dovevo affidarlo doveva essere una, per mezzo della quale dovevo fare sfolgorare i suoi raggi per far bene a tutti”.

 

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17-41

Maggio 4, 1925

 

La missione della Divina Volontà adombrerà la Santísima

Trinità sulla terra, e farà che l’uomo ritorni al suo origine.

 

(1) Dopo aver scritto ciò che sta scritto qui sopra, mi sono messa a fare l’adorazione al mio crocifisso Gesù, fondendomi tutta nella sua Santissima Volontà, ed il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno, e mettendo il suo santissimo volto vicino al mio, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, hai scritto tutto sulla missione della mia Volontà?”.

(3) Ed io: “Sì, sì, ho scritto tutto”.

(4) E Lui di nuovo: “E se ti dicessi che non hai scritto tutto, anzi, la cosa più essenziale l’hai lasciato, perciò riprendi a scrivere ed aggiungi: “La missione della mia Volontà adombrerà la Santissima Trinità sulla terra, e come in Cielo ci sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, inseparabili tra loro, ma distinti tra loro, i quali formano tutta la beatitudine del Cielo, così in terra ci saranno tre persone che per la loro missione saranno distinte ed inseparabili tra loro: La Vergine con la sua Maternità, che adombra la Paternità del Padre Celeste, e rinchiude la sua potenza per compiere la sua missione di Madre del Verbo Eterno e Corredentrice del genere umano; la mia Umanità, per la missione di Redentore, racchiuse la Divinità, ed il Verbo senza separarsi giammai dal Padre e dallo Spirito Santo manifestai la mia sapienza celeste, aggiungendo il vincolo di rendermi inseparabile con la mia Mamma; tu, per missione della mia Volontà, lo Spirito Santo farà sfoggio del suo amore manifestandoti i segreti, i prodigi del mio Volere, i beni che contiene per felicitare coloro che si daranno a conoscere quanto bene contiene questa Volontà Suprema, per amarla e farla regnare tra loro, esibendo le loro anime per farla abitare nei propri cuori, per poter formare la sua Vita in essi, aggiungendo il vincolo dell’inseparabilità tra te, la Madre ed il Verbo Eterno. Queste tre missioni sono distinte e inseparabili, e le prime due hanno preparato le grazie, la luce, il lavoro, e pene inaudite per la terza missione della mia Volontà, per fondersi tutte in Essa, senza lasciare il loro ufficio per trovare riposo, perché solo la mia Volontà è riposo celeste. Queste missioni non si ripetono, perché è tale e tanta la esuberanza della grazia, della luce, della conoscenza, che tutte le umane generazioni potranno restare riempite, anzi non potranno contenere tutto il bene che contengono. Queste missioni sono simboleggiate nel sole, che nel crearlo lo riempii di tanta luce e calore, in modo che tutte le umane generazioni hanno luce sovrabbondante, né badai che al principio della Creazione, essendo solo Adamo ed Eva che dovevano goderselo, di mettere quella luce necessaria per loro soli, e come dovevano crescere le generazioni accrescere nuova luce; no, no, lo feci pieno di luce come lo è tuttora e sarà. Le opere mie, per decoro ed onore della nostra potenza, sapienza ed amore, sono sempre fatte con la pienezza di tutto il bene che contiene, né soggette a crescere o decrescere; così feci del sole, accentrai in lui quella luce che doveva servire fino all’ultimo uomo, ma quanti beni non fa il sole alla terra? Qual gloria nella sua muta luce non dà al suo Creatore? Posso dire che mi glorifica e mi fa conoscere più il sole nel suo muto linguaggio, per gli immensi beni che fa alla terra, che tutte le altre cose insieme, e questo perché è pieno nella sua luce e stabile nel suo corso. Quando guardai il sole, che con tanta luce solo Adamo ed Eva godevano, guardai pure tutti i viventi, e vedendo che quella luce doveva servire a tutti, la mia paterna bontà esultò di gioia, e restai glorificato nelle opere mie. Onde, così feci con la mia Mamma, la riempii di tanta grazia che può dare grazie a tutti senza esaurirne una sola; così feci per la mia Umanità, non c’è bene che non possiede, e racchiude tutto, la stessa Divinità, per darla a chi ne vuole; così ho fatto per te, ho racchiuso in te la mia Volontà, e con Essa ho racchiuso Me stesso, ho racchiuso in te le conoscenze, i suoi segreti, la sua luce; ho riempito l’anima fino all’orlo, tanto, che quello che scrivi non è altro che lo sbocco di quello che contieni della mia Volontà, e ad onta che adesso serve a te sola, e qualche sprazzo di luce a qualche altra, Io mi contento, perché essendo luce, da per sé stessa, più che secondo sole si farà via per illuminare le umane generazioni e portare il compimento delle opere nostre, che la nostra Volontà sia conosciuta ed amata, e regni come vita nelle creature. Questo fu lo scopo della Creazione, questo il suo principio, questo sarà il mezzo e la fine. Perciò sii attenta, perché si tratta di mettere in salvo quella Volontà Eterna che con tanto amore vuole abitare nelle creature, ma vuol essere conosciuta, né vuole stare come estranea, ma vuol dare i suoi beni e farsi vita di ciascuno, ma vuole i suoi diritti, il suo posto d’onore, vuole che si metta la volontà umana da banda, unico suo nemico e dell’uomo. La missione della mia Volontà fu lo scopo della creazione dell’uomo. La mia Divinità non si partì dal Cielo, dal suo trono, ma la mia Volontà non solo partì, ma scese in tutte le cose create e vi formò la sua vita. Ma mentre tutte le cose mi riconobbero, ed Io con maestà e decoro vi abito, solo l’uomo mi cacciò; ma Io voglio conquiderlo e vincerlo, e perciò la mia missione non è finita, quindi ho chiamato te, affidandoti la mia stessa missione, affinché metta in grembo della mia Volontà colui che mi cacciò, e tutto mi ritorni nel mio Volere. Perciò non ti meravigliare per quante cose grandi e meravigliose possa dirti per questa missione, per quante grazie possa farti, perché non si tratta di fare un santo, di salvare le generazioni, ma si tratta di mettere in salvo una Volontà Divina, che tutti ritornino al principio, all’origine da dove tutti uscirono, e che lo scopo della mia Volontà abbia il suo compimento”.

 

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17-42

Maggio 10, 1925

 

Diversi modi di fondersi nel Divino Volere. Nella Divina

Volontà c’è il vuoto degli atti umani che si devono fare in Essa.

 

(1) Scrivo solo per obbedire e vi fo un misto di cose passate e di cose presenti; molte volte nei miei scritti dico: “Mi stavo fondendo nel Santo Voler Divino”, e non mi spiego di più. Ora, costretta dall’ubbidienza dico quello che mi succede nel fondermi. Mentre mi fondo, innanzi alla mia mente si fa presente un vuoto immenso, tutto di luce, che non si trova né dove giunge l’altezza né dove arriva la profondità, né i confini di destra né di sinistra, né quello d’avanti né quello di dietro. In mezzo a questa immensità, ad un punto altissimo mi sembra di vedere la Divinità, oppure le tre Divine Persone che mi aspettano, ma questo sempre mentalmente, ed io, non so come, una piccola bambina esce da me, ma sono io stessa, forse è la piccola anima mia, ma è commovente vedere questa piccola bambina mettersi in via in questo vuoto immenso, tutta sola, cammina timida in punta di piedi, con gli occhi sempre rivolti dove scorge le Tre Divine Persone, perché teme che se abbassa lo sguardo in quel vuoto immenso, non sa a qual punto deve andare a finire. Tutta la sua forza è in quello sguardo fisso in alto, che essendo ricambiato con lo sguardo dell’Altezza Suprema, prende forza nel cammino. Ora, mentre giunge innanzi a loro, si sprofonda con la faccia nel vuoto per adorare la Maestà Divina, ma una mano delle Divine Persone rialza la piccola bambina, e le dicono:

(2) “La figlia nostra, la piccola figlia della nostra Volontà, vieni nelle nostre braccia”.

(3) Ed essa, nel sentire ciò si mette in festa e mette in festa le Tre Divine Penose, che aspettano il disimpegno del suo ufficio da loro affidatole, ed essa con una grazia propria di bambina dice:

(4) “Vengo ad adorarvi, a benedirvi, a ringraziarvi per tutti, vengo a legarvi al vostro trono tutte le volontà umane di tutte le generazioni, dal primo all’ultimo uomo, affinché tutti riconoscano la vostra Volontà Suprema, l’adorino, l’amino e le diano vita nelle anime loro. Maestà Suprema, in questo vuoto immenso ci sono tutte le creature, ed io voglio prenderle tutte per metterle nel vostro Santo Volere, affinché tutte ritornino al principio da dove sono uscite, cioè dalla vostra Volontà, perciò sono venuta nelle vostre braccia paterne, per portarvi tutti i vostri figli e miei fratelli, e legarli tutti con la vostra Volontà, ed io a nome di tutti e per tutti, voglio ripararvi e darvi l’omaggio, la gloria, come se tutti avessero fatto la vostra Santissima Volontà. Ma, deh! vi prego che non più ci sia separazione tra Volontà Divina e umana, è una piccola bambina che ciò vi chiede, e ai piccoli so che Voi non sapete negare nulla”.

(5) Ma chi può dire tutto, sarei troppo lunga, oltre che mi mancano i vocaboli di ciò che dico innanzi all’Altezza Suprema, mi sembra che qui nel basso mondo non si usa quel linguaggio di quel vuoto immenso.

(6) Altre volte, poi, mentre mi fondo nel Divino Volere e quel vuoto immenso si fa davanti alla mia mente, giro per tutte le cose create e vi imprimo un ti amo per quella Maestà Suprema, come se io volessi empire tutta l’atmosfera di tanti ti amo per ricambiare l’Amore Supremo di tanto amore verso le creature, anzi giro per ogni pensiero di creatura e v’imprimo il mio ti amo, per ogni sguardo e vi lascio il mio ti amo, per ogni bocca e ad ogni parola vi suggello il mio ti amo, per ogni palpito, opera e passo e li copro col mio ti amo al mio Dio, scendo fin laggiù, nel mare, nel fondo dell’oceano, e in ogni guizzo di pesce, in ogni goccia d’acqua, li voglio riempire del mio ti amo. Onde, dopo che dappertutto, come se seminasse il mio ti amo, la piccola bambina si porta innanzi alla Maestà Divina, e dice come se volesse fargli una sorpresa:

(7) “Mio Creatore e Padre mio, mio Gesù e mio eterno amore, guardate, tutte le cose da parte di tutte le creature vi dicono che vi amano, dovunque c’è il ti amo per Voi, cielo e terra ne sono pieni; e Voi non concederete alla piccola piccina che la vostra Volontà scenda in mezzo alle creature, si faccia conoscere, faccia pace con la volontà umana, e prendendo il suo giusto dominio, il suo posto d’onore, nessuna creatura faccia più la sua volontà, ma sempre la Vostra?”.

(8) Altre volte, poi, mentre mi fondo nel Divino Volere, voglio dolermi di tutte le offese fatte al mio Dio, e riprendo il mio giro in quel vuoto immenso per trovare tutto il dolore che il mio Gesù ebbe per tutti i peccati, lo faccio mio e giro ovunque, nei luoghi più reconditi e segreti, nei luoghi pubblici, su tutti gli atti umani cattivi per dolermi per tutte le offese e per ciascun peccato, mi sento che vorrei gridare ad ogni moto della creatura: dolore, perdono. E per fare che tutti lo sentissero lo imprimo nel rumoreggiare del tuono, affinché tuoni in tutti i cuori: dolore di aver offeso il mio Dio; perdono nello scoppio della folgore; dolore nel sibilo del vento; dolore, perdono, nel tintinnio delle campane; dolore e perdono, insomma in tutto. E poi porto al mio Dio il dolore di tutti ed imploro perdono per tutti e dico: “Gran Dio, fate scendere la vostra Volontà sulla terra, affinché il peccato non abbia più luogo. E’ la sola volontà umana che produce tante offese che pare che allaga la terra di peccati; la vostra Volontà sarà la distruttrice di tutti i mali. Perciò vi prego, contentate la piccola figlia della vostra Volontà, che non vuole altro che la vostra Volontà sia conosciuta ed amata e regni in tutti i cuori”.

(9) Ricordo che un giorno stavo fondendomi nel Santo Voler Divino, ed io guardavo il cielo che pioveva a dirotto, e sentivo un piacere nel vedere scendere l’acqua sulla terra; ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno, con amore e tenerezza indicibile mi diceva:

(10) “Figlia mia, in quelle gocce d’acqua che vedi scendere dal cielo c’è la mia Volontà, Essa corre rapidamente insieme con l’acqua, si parte per dissetare le creature, scendere nelle viscere umane, nelle loro vene, per rinfrescarle e costituirsi vita delle creature e portare loro il mio bacio, il mio amore; parte per innaffiare la terra, per fecondarla e prepararle il cibo; parte per tant’altri bisogni delle creature. La mia Volontà vuole aver vita in tutte le cose create per dar vita celeste e naturale a tutte le creature. Ma Essa, mentre va come in festa, piena d’amore verso tutti, non riceve l’adeguato ricambio, e resta come digiuna da parte delle creature. Figlia mia, la tua volontà fusa nella mia, corre pure in quell’acqua che piove dal cielo, corre insieme dovunque Essa va, non la lasciare sola e dalle il ricambio del tuo amore, e per tutti”.

(11) Ma mentre ciò dicevo, sono restato incantate le mie pupille, non le potevo spostare da dentro quell’acqua che scorreva, la mia volontà correva insieme, vedevo in quell’acqua le mani del mio Gesù moltiplicate in tante, per portare con le sue mani l’acqua a tutti. Onde, chi può dire quello che provavo in me? Lo può dire solo Gesù, che ne è l’autore. Ma chi può dire i tanti modi nel fondermi nel suo Santissimo Volere?. Per ora basta il dire, se Gesù vorrà darà i vocaboli e la grazia di dire altro, ed io riprenderò il mio dire.

(12) Oltre di ciò, stavo dicendo al mio Gesù: “Dimmi amor mio, che cosa è questo vuoto che mi si presenta davanti alla mia mente quando mi fondo nella tua Santissima Volontà? Chi è questa bambina che esce da me, e perché sente una forza irresistibile di venire al tuo trono per venire a deporre i suoi piccoli atti nel grembo divino, quasi per fargli una festa?”. Ed il mio dolce Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(13) “Figlia mia, il vuoto è la mia Volontà, messo a tua disposizione, che dovrebbe riempirsi di tant’atti per quanti le creature ne avrebbero fatti se avessero compito la nostra Volontà. Questo vuoto immenso che tu vedi, rappresentanto nella nostra Volontà, uscì dalla nostra Divinità a bene di tutti nella Creazione per felicitare tutto e tutti, quindi era come di conseguenza che tutte le creature dovevano riempire questo vuoto col ricambio dei loro atti e donazione della loro volontà al loro Creatore, e non avendolo fatto, facendoci l’offesa più grave, perciò chiamammo te con missione speciale, per essere rifatto e ricambiato di ciò che gli altri ci dovevano; ed ecco la causa per cui prima ti disponemmo con una lunga catena di grazie, e poi ti domandammo se volevi far vita nella nostra Volontà, e tu accettasti con un sì, legando la tua volontà al nostro trono senza volerla più conoscere, perché volontà umana e Divina non si riconciliano né possono vivere insieme; onde, quel sì, cioè la tua volontà, esiste fortemente legata al nostro trono, ecco perciò l’anima tua, come piccola bambina, è come tirata innanzi alla Maestà Suprema, perché c’è il tuo volere innanzi a Noi, che come calamita ti attira, e tu invece di guardare la tua volontà ti occupi solo di portare in grembo a Noi tutto ciò che hai potuto fare nella nostra Volontà, e deponi nel nostro seno la nostra stessa Volontà come l’omaggio più grande che a Noi conviene, ed il ricambio a Noi più gradito. Onde, la noncuranza della tua volontà, ed il solo Volere nostro che vive in te, ci mette in festa; i tuoi piccoli atti fatti nel nostro Volere ci portano le gioie di tutta la Creazione, sicché pare che tutto ci sorrida e ci fanno festa; e nel vederti scendere dal nostro trono, senza neppure guardare la tua volontà, portandoti la Nostra, è per Noi la gioia più grande, perciò ti dico sempre, sii attenta nel nostro Volere, perché in Esso c’è molto da fare, e quanto più farai, tanta più festa ci farai ed il nostro Volere si verserà a torrenti in te e fuori di te”.

 

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17-43

Maggio 17, 1925

 

Continua a dire altri modi di fondersi nella Divina Volontà, per dare il

ricambio a nome di tutti, d’amore e gloria per l’opera della Creazione,

della Redenzione e della Santificazione.

 

(1) Avendo fatto sentire al confessore ciò che sta scritto qui innanzi, in data del 10 Maggio, non è restato contento e mi ha imposto di riprendere a scrivere il modo di fondermi nel Santo Voler Divino; ed io, solo per ubbidire e per timore che il mio Gesù potesse menomamente dispiacersi, riprendo il mio dire. Ora aggiungo che mentre si presenta alla mia mente quel vuoto immenso nel fondermi nel Supremo Volere, la piccola bambina riprende il suo giro, ed elevandosi in alto vuole ricambiare il suo Dio di tutto l’amore che ebbe per tutte le creature nella Creazione, vuole onorarlo come Creatore di tutte le cose, perciò gira per le stelle, ed in ogni scintillio di luce imprime il mio ti amo e gloria al mio Creatore; in ogni atomo di luce del sole che scende nel basso, ti amo e gloria; in tutta l’estensione dei cieli, tra la distanza d’un passo all’altro il mio ti amo e gloria; nel gorgheggio dell’uccello, nel battere delle sue ali, amore e gloria al mio Creatore; nel filo dell’erba che spunta dalla terra, nel fiore che sboccia, nel profumo che si eleva, amore e gloria; sull’altezza dei monti e nella profondità delle valli, amore e gloria. Giro per ogni cuore di creatura, come se mi volessi chiudere dentro e gridare dentro, ad ogni cuore, il mio ti amo e gloria al mio Creatore; vorrei che uno fosse il grido, una la volontà, una l’armonia di tutte le cose: Gloria ed amore al mio Creatore; e dopo, come se avessi riunito tutto insieme, in modo che tutto dice ricambio d’amore ed attestato di gloria per tutto ciò che Iddio ha fatto nella Creazione, mi porto al suo trono e gli dico: “Maestà Suprema e Creatore di tutte le cose, questa piccola bambina viene nelle vostre braccia per dirvi che tutta la Creazione, a nome di tutte le creature, vi dà non solo il ricambio dell’amore, ma della giusta gloria per tante cose da Voi create per amor nostro. Nella vostra Volontà, in questo vuoto immenso, ho girato dappertutto, affinché tutte le cose vi glorifichino, vi amino e vi benedicano; e giacché vi ho messo in rapporto l’amore tra Creatore e creatura, che la volontà umana aveva spezzato, e la gloria che tutti vi dovevano, fate scendere la vostra Volontà sulla terra, affinché vincoli, raffermi tutti i rapporti tra Creatore e creatura; tutte le cose ritorneranno nell’ordine primiero, da Voi stabilito; perciò fate presto, non più indugiate, non vedete com’è piena di mali la terra? Solo la vostra Volontà può arrestare questa corrente, può metterla in salvo, ma la vostra Volontà conosciuta e dominatrice”.

(2) Onde dopo ciò sento che il mio ufficio non è completo, perciò scendo nel basso di quel vuoto per ricambiare il mio Gesù dell’opera della Redenzione, e come se trovassi in atto tutto ciò che Lui fece, voglio dargli il mio ricambio di tutti gli atti che avrebbero dovuto fargli tutte le creature nell’aspettarlo e riceverlo sulla terra, e poi, come se mi volessi trasmutare tutta in amore per Gesù, ritorno al mio ritornello e dico: Ti amo nell’atto di scendere dal Cielo, v’imprimo il mio ti amo nell’atto che fosti concepito, ti amo nella prima goccia di sangue che si formò nella tua Umanità; ti amo nel primo palpito del tuo cuore, per segnare tutti i tuoi palpiti col mio ti amo; ti amo nel tuo primo respiro, ti amo nelle tue prime pene, ti amo nelle prime tue lacrime che versasti nel seno materno; voglio ricambiare le tue preghiere, le tue riparazioni, le tue offerte col mio ti amo, ad ogni istante della tua vita voglio suggellare col mio ti amo; ti amo nel tuo nascere, ti amo nel freddo che soffristi; ti amo in ogni stilla di latte che succhiasti dalla tua Mamma; intendo di riempire coi miei ti amo le fasce con cui la tua Mamma ti fasciò; stendo il mio ti amo sopra di quella terra in cui la tua cara Madre ti adagiò nella mangiatoia, e le tue tenerissime membra sentirono la durezza del fieno, ma più che fieno la durezza dei cuori; il mio ti amo in ogni tuo vagito, in tutte le tue lacrime e pene della tua infanzia; faccio scorrere il mio ti amo in tutti i rapporti, comunicazioni, amore che avesti con la tua Mamma; ti amo in tutte le parole che dicesti, nel cibo che prendesti, nei passi che facesti, nell’acqua che bevesti; ti amo nel lavoro che facesti con le tue mani; ti amo in tutti gli atti che facesti nella tua vita nascosta; suggello il mio ti amo in ogni tuo atto interno e pene che soffristi; stendo il mio ti amo su quelle vie che percorresti, nell’aria che respirasti, in tutte le prediche che facesti nella tua vita pubblica; il mio ti amo scorre nella potenza dei miracoli che facesti, nei sacramenti che istituisti, in tutto oh! mio Gesù, anche nelle fibre più intime del tuo cuore, imprimo il mio ti amo per me e per tutti. Il tuo Volere mi fa tutto presente, ed io nulla voglio lasciarti in cui non ci sia impresso il mio ti amo, la tua piccola figlia del tuo Volere sente il dovere, che se altro non sa farti, almeno abbia un mio piccolo ti amo per tutto ciò che hai fatto per me e per tutti! E perciò il mio ti amo ti segue in tutte le pene della tua Passione, in tutti gli sputi, disprezzi ed insulti che ti fecero; il mio ti amo suggella ogni goccia del tuo sangue che versasti, ogni colpo che ricevesti, in ogni piaga che si formò nel vostro corpo, in ogni spina che trafisse la vostra testa, nei dolori acerbi della crocifissione, nelle parole che pronunziasti sulla croce, fin nell’ultimo tuo respiro intendo d’imprimere il mio ti amo; voglio chiudere tutta la tua vita, tutti i tuoi atti col mio ti amo; dovunque voglio che Tu tocchi, che veda, che senta il mio continuo ti amo. Il mio ti amo non ti lascerà mai, il tuo stesso Volere è la vita del mio ti amo”.

(3) Ma sai che vuole questa piccola bambina? Che quel Divino Volere che tanto amasti e facesti in tutta la tua Vita sulla terra, si faccia conoscere a tutte le creature, affinché tutte lo amino e adempiano la tua Volontà come in Cielo così in terra; vuole vincerti in amore, affinché doni la tua Volontà a tutte le creature. Deh! rendi felice questa povera piccina che non vuole altro che ciò che vuoi Tu, che la tua Volontà sia conosciuta e regni sulla terra.

(4) Ora credo che l’ubbidienza ne sarà in qualche modo contenta, è vero che in molte cose ho dovuto fare dei salti, altrimenti non la finirei più. Il fondermi nel Supremo Volere è per me come una fonte che sorge, e ogni piccola cosa che sento, che vedo, un’offesa fatta al mio Gesù, mi è occasione di nuovi modi e nuove fusioni nella sua Santissima Volontà. Ora riprendo col dire che il mio dolce Gesù mi ha detto:

(5) “Figlia mia, a ciò che hai detto sul fonderti nel mio Volere ci vuole un altro appello, qual’è quello di fonderti nell’ordine della grazia, in tutto ciò che ha fatto e farà il Santificatore ai santificanti, qual’è lo Spirito Santo; molto più che se la Creazione si addice al Padre, mentre siamo sempre unite le Tre Divine Persone nell’operare, la Redenzione al Figlio, il Fiat Voluntas Tua si additerà allo Spirito Santo, ed è proprio nel Fiat Voluntas Tua che il Divino Spirito farà sfoggio della sua opera. Tu lo fai quando venendo innanzi alla Maestà Suprema dici: “Vengo a ricambiare in amore a tutto ciò che fa il Santificatore ai santificanti; vengo ad entrare nell’ordine della grazia per potervi dare la gloria ed il ricambio dell’amore, come se tutti si fossero fatti santi, ed a ripararvi tutte le opposizioni, le incorrispondenze alla grazia”. E per quanto è da te, cerchi nella nostra Volontà gli atti della grazia dello Spirito Santificatore, per fare tuo il suo dolore, i suoi gemiti segreti, i suoi sospiri angosciosi nel fondo dei cuori, nel vedersi sì male accolto; e siccome il primo atto che fa è portare la nostra Volontà come atto completo della loro santificazione, nel vedersi respinto geme con gemiti inenarrabili. E tu, nella tua infantile semplicità gli dici: “Spirito Santificatore, fate presto, vi supplico, vi riprego, fate conoscere a tutti la vostra Volontà, affinché conoscendola l’amino e accolgano il vostro primo atto della loro santificazione completa, qual è la Santa vostra Volontà. Figlia mia, le Tre Divine Persone siamo inseparabili e distinte, così vogliamo manifestare alle umane generazioni le nostre opere verso di loro, che mentre siamo uniti tra Noi, ognuno di Noi vuole manifestare distintamente il suo amore e la sua opera verso le creature”.

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17-44

Maggio 21, 1925

 

Volontà Divina ed umana sono i più fieri nemici tra loro. Il vivere nel

Divino Volere è: Non lasciare mai solo il suo Creatore, ammirare

tutte le sue opere e dargli ai suoi atti grandi, i piccoli atti di creatura.

 

(1) Stavo pensando tra me, e quasi mi lamentavo col mio amabile Gesù, che delle volte permette che viene e mi fa soffrire alla presenza del confessore, e per quanto io faccia a resistere di non cadere in quello stato di perdimento dei miei sensi e di pene, mi riesce impossibile. Dico a Gesù: “Amor mio, c’era tempo stanotte; c’è tempo oggi di venire e di farmi soffrire; per ora che sta il confessore lasciami libera, e dopo farai ciò che vuoi, sarò a tua disposizione”. Ma che? Invano è il dirlo, una forza irresistibile mi sorprende e mi mette in uno stato come se stessi morendo, quindi mi lamentavo di ciò con Gesù, e lo pregavo che ciò non permettesse. E Lui, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se ciò permetto, è la fermezza del confessore che non smette di pregarmi di farti soffrire, sempre con lo scopo della mia gloria e di placarmi. Se Io non concorressi, resterei disonorato in te, e faresti mettere in dubbio le verità che ti ho manifestato, tanto sulla mia Volontà quanto sulle altre virtù. Si direbbe: Dov’è l’ubbidienza della vittima che deve essere trasmutata anche la stessa natura nella voluta ubbidienza? Sicché tu vorresti disonorarmi e non far credere che sono Io che ti parlo e che opero in te.

(3) Oltre di ciò tu devi sapere che per affidare a te la missione della mia Volontà, se non ti tolsi la macchia originale come feci con la mia diletta Mamma, ti tolsi il fomite della concupiscenza ed il germe della corruzione, perché conveniva al decoro e alla santità della mia Volontà che non prendesse posto in una volontà e natura corrotta; sarebbero state come nubi dirimpetto al Sole del mio Volere, e le conoscenze di Esso, come raggi, non sarebbero penetrate e preso possesso dell’anima tua. Ora, stando la mia Volontà in te, con te sta legato tutto il Cielo, la Vergine Santissima, tutti i santi e angeli, perché Essa è vita di ciascuno di loro; onde, quando tu tentenni, anche menomamente, o rifletti se devi o no aderire, Cielo e terra si sentono scuotere dalle fondamenta, perché quella Volontà che è vita di tutti, e che per somma sua bontà vuole regnare in te come in Cielo, non ha il suo pieno dominio, il suo giusto onore. Perciò ti raccomando non chiamare più in vita il tuo volere, se vuoi che il tuo Gesù resti onorato in te, e la mia Volontà resti col suo pieno dominio”.

(4) Io sono restata spaventata nel sentir il gran male che faccio solo al riflettere se debbo o no cedere a quello che Gesù vuole da me, che poi finisco sempre col cedere, che sarà, se mai sia non cedessi? E mi sentivo angustiata, temendo che potessi ciò fare, ed il mio amabile Gesù avendo compassione della mia angustia, che mi sentivo schiacciare temendo che, mai sia, che non facessi sempre la sua Santissima Volontà, è ritornato e mi ha detto:

(5) “Figlia mia, coraggio, non temere, perciò te l’ho detto e te l’ho fatto vedere come tutto il Cielo è legato a quella Volontà mia che regna in te, affinché mai ceda alla tua volontà, perché Volontà Divina ed umana sono i più fieri nemici tra loro, e siccome la Volontà Divina è la più forte, la più santa, la più immensa, conviene che il nemico, la volontà umana, stia sotto ai suoi piedi e serva di sgabello alla Volontà Divina. Perché per chi deve vivere nel mio Volere non deve considerarsi come cittadino terrestre, ma deve tenersi in conto di cittadino del Cielo, e con giusta ragione tutti i beati si sentono scossi, perché chi vive con la loro stessa volontà pensa di mettere in campo la volontà umana, causa di disordine, ciò che mai è entrato nelle regioni celesti. Tu devi essere convinta che col vivere della mia Volontà, la vita della tua è finita, non ha più ragione di esistere, perciò ti ho detto tante volte che il vivere nella mia Volontà è ben diverso: Per chi fa la mia Volontà, questi sono liberi di darla e di riprenderla, perché vivono come cittadini terrestri, ma per chi vive in Essa, è legato ad un punto eterno, scorre insieme con la mia, è circondato da fortezza inespugnabile, perciò non temere e sii attenta”.

(6) Poi, come si me volesse sollevare e raffermare nella sua Santissima Volontà, mi ha preso la mano nella sua e mi ha detto:

(7) “Figlia mia, vieni a fare il tuo giro nella mia Volontà, vedi, la mia Volontà è una, ma scorre come divisa in tutte le cose create, ma senza dividersi. Guarda le stelle, l’azzurro cielo, il sole, la luna, le piante, i fiori, i frutti, i campi, la terra, il mare, tutto e tutti, in ogni cosa c’è un atto della mia Volontà, e non solo c’è un atto, ma si è rimasta come conservatrice del mio stesso atto in ogni cosa creata. La mia Volontà non vuole restare sola nel suo atto, ma vuole la compagnia del tuo atto, vuole il tuo ricambio, perciò ti ho messo nella mia Volontà, affinché faccia compagnia agli atti miei, ed insieme con la mia Volontà tu vorrai ciò che voglio Io, che le stelle luccichino, che il sole riempia di luce la terra, che le piante fioriscano, che i campi biondeggino, che l’uccello gorgheggi, che il mare mormori, che il pesce guizzi, insomma, vorrai ciò che voglio Io; la mia Volontà non si sentirà più sola nelle cose create, ma sentirà la compagnia dei tuoi atti, perciò gira per ogni cosa creata, e costituisciti atto per ogni atto della mia Volontà. E’ questo il vivere nel mio Volere, non lasciare mai solo il suo Creatore, ammirare tutte le sue opere, e dargli ai suoi atti grandi, i piccoli atti di creatura”.

(8) Io, non so come mi sono trovata in quel vuoto immenso di luce, per trovare tutti quegli atti usciti dalla Volontà di Dio, per mettervi il mio contraccambio, d’atto di adorazione, di lode, d’amore, e di ringraziamento, e poi mi sono trovata in me stessa.

 

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17-45

Maggio 30, 1925

 

La conoscenza apre le porte di quel bene che si conosce per possederlo.

Il libero arbitrio nel Cielo e il vivere nella Divina Volontà in terra.

 

(1) Mi sentivo oppressa per la perdita del mio adorabile Gesù, oh! come sospiravo il suo ritorno! Lo chiamavo col cuore, con la voce, coi pensieri, che la sua privazione mi li rendeva desti. Oh Dio! che lunghe notti senza di Gesù, mentre insieme con Lui passano come d’un sol fiato! Onde dicevo: “Amor mio, vieni, non mi lasciare, sono troppo piccola, ho bisogno di Te, e tu lo sai che la mia piccolezza non può stare senza di Te; eppure mi lasci? Ah! ritorna, ritorna, o Gesù”. In questo mentre mi ha steso un braccio al collo e si è fatto vedere bambino, che puntava la sua testa al di dentro del petto forte forte, e dava dei colpi con la sua stessa testa nel mio petto, che me lo sentivo come sfondare, tanto che io tremavo ed avevo paura, e Gesù, con voce forte e soave mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere, sono Io, né ti lascio, e poi, come posso lasciarti? Il vivere nella mia Volontà rende l’anima inseparabile da Me; la mia Vita è per lei più che anima al corpo, e come il corpo senza l’anima si converte in polvere, perché manca la vita che lo sostiene, così tu, senza della mia Vita in te resteresti vuota di tutti gli atti della mia Volontà in te, non sentiresti più nel fondo dell’anima tua la mia voce ripetitrice, che ti suggerisce il modo di farti compiere l’ufficio nella mia Volontà; se c’è la mia voce, c’è anche la mia Vita che la emette. Come sei facile a pensare che posso lasciarti, non lo posso, dovresti tu prima lasciare la mia Volontà, e poi potresti pensare che Io ti ho lasciato, ma il lasciare tu la mia Volontà ti sarà anche difficile, per non dirti quasi impossibile. Tu ti trovi quasi simile alle condizioni in cui si trovano i beati nel Cielo, essi non hanno perduto il libero arbitrio, questo è un dono che diedi all’uomo, e ciò che Io una volta do, non tolgo mai. Nel Cielo non è entrata mai la schiavitù, sono Dio dei figli, non degli schiavi, sono Re che faccio tutti regnare, non c’è divisione tra Me e loro, ma è tale e tanta la conoscenza dei miei beni, della mia Volontà e felicità mia, che ne sono ripieni fino all’orlo, fino a traboccarne fuori, che la loro volontà non trova luogo per agire, e mentre sono liberi, la conoscenza d’una Volontà infinita, e di beni infiniti in cui sono immersi, li porta con una forza irresistibile ad usare della loro volontà come se non l’avessero, reputando ciò a somma loro fortuna e felicita, ma spontaneamente liberi e di tutta loro volontà. Così tu figlia mia, il farti conoscere la mia Volontà è stata la grazia più grande che ti ho fatto, e mentre sei libera di fare o non fare la tua volontà, innanzi alla mia la tua si sente incapace d’operare, si sente annullata e conoscendo il gran bene della mia Volontà, aborri la tua e senza che nessuno ti sforzi, ami di fare la mia in vista del gran bene che te ne viene. E le tante conoscenze che ti ho manifestato della mia Volontà sono vincoli divini, catene eterne che ti circondano, possedimenti dei beni celesti; e sfuggire da queste catene eterne, rompere questi vincoli divini, perdere questi possedimenti celesti anche in vita, la tua volontà, sebbene libera, non trova la via per uscire, s’imbroglia, vede la sua piccolezza e temendo di sé, di qualche tiro si tuffa e si sprofonda con più amore spontaneo nella mia Volontà. La conoscenza apre le porte di quel bene che si conosce, e quante conoscenze di più ti ho manifestato sulla mia Volontà, tante diverse porte in più di beni ti ho aperto, di luce, di grazia e di partecipazioni divine. Queste porte sono aperte per te, e come queste conoscenze giungeranno in mezzo alle creature, si apriranno queste porte per loro, perché la conoscenza fa sorgere l’amore al bene conosciuto, e la prima porta che aprirò sarà la mia Volontà per chiudere la piccola porta della loro. La mia Volontà farà aborrire la loro, perché innanzi alla mia Volontà, la umana è incapace di agire, con la luce della mia vede quanto è insignificante e buona a nulla, perciò, come di conseguenza, la metteranno da parte la propria volontà. Oltre di ciò, tu devi sapere che quando ti manifesto una conoscenza della mia Volontà, allora mi decido di aprirti un’altra porta della mia conoscenza quando tu hai fatto entrare nell’anima tua tutto il bene di quello che ti ho manifestato; se ciò non facessi sarebbe la sola notizia di quel bene, non il possedimento di quel bene. Io ciò non so fare, quando parlo Io voglio che si possieda il bene che manifesto, perciò sii attenta nell’esercizio della mia Volontà, affinché ti apra altre porte delle mie conoscenze, e tu entri di più nei possedimenti divini”.

 

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17-46

Giugno 3, 1925

 

Il tutto fu fatto nella Creazione, in essa, la Divinità manifestò tutta la sua

Maestà, Potenza e Sapienza, e fece sfoggio del suo amore completo verso

le creature. Se l’uomo non prende la Divina Volontà, le opere della

Redenzione e Santificazione non avranno i loro copiosi effetti.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e pensavo tra me: “Dove Nostro Signore Iddio ha fatto di più per la creatura, nella Creazione, nella Redenzione o nella Santificazione?” Ed il mio sempre amabile Gesù, muovendosi nel mio interno mi faceva vedere tutta la Creazione, quanta sublimità! Che magnificenza! Quante armonie! Che ordine! Né c’è punto né del cielo né della terra in cui Iddio non ha creato una cosa speciale e distinta, e con tale maestria che i più grandi scienziati, innanzi alla più piccola cosa creata da Dio, sentono che tutta la loro scienza e maestria, è un bel nulla paragonata alle cose create da Dio, piene di vita e di moto. Oh! come è vero che guardare l’universo e non conoscere Iddio, non amarlo e non crederlo è vera pazzia! Tutte le cose create sono come tanti veli che lo nascondono, e Iddio viene a noi in ogni cosa creata come velato, perché l’uomo è incapace di vederlo svelato in carne mortale. E’ tanto l’amore di Dio verso di noi, che per non abbagliarci con la sua luce, per non intimorirci con la sua potenza, per non farci prendere vergogna della sua bellezza, per non farci annientare innanzi alla sua immensità, si vela nelle cose create per venire in ogni cosa creata verso di noi e starsi con noi, anzi, farci nuotare nella sua stessa Vita. Mio Dio, quanto ci hai amato e quanto ci ami! Onde, dopo che mi ha fatto guardare tutto l’universo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il tutto fu fatto nella Creazione, in essa, la Divinità manifestò tutta la sua maestà, potenza e sapienza, e fece sfoggio del suo amore completo verso le creature, né c’è punto né del cielo né della terra, né in ogni cosa creata in cui non si veda la completazione delle opere nostre, nessuna cosa fu fatta a metà; Iddio nella Creazione fece pompa di tutte le sue opere verso le creature, amò d’amore completo e fece opere complete, né c’era né che aggiungere né che togliere, sicché il tutto feci, né Noi sappiamo fare opere incomplete, anzi in ogni cosa creata fu messo, nella Creazione, un amore distinto e completo verso di ciascuna creatura.

(3) La Redenzione non fu altro che una riparazione ai mali che aveva fatto la creatura, nulla aggiunse all’opera della Creazione.

(4) E la Santificazione non è altro che aiuto, grazia, luce perché l’uomo ritorni al suo primiero stato della Creazione, alla sua origine e allo scopo per cui fu creato, poiché nella Creazione, con la virtù della mia Volontà, la santità dell’uomo era completa, perché usciva da un atto completo di Dio; era santo e felice nell’anima perché la mia Volontà gli portava i riflessi della santità del suo Creatore, come pure santo e felice nel corpo. Ah! figlia mia, con tutta la Redenzione e l’opera della Santificazione, la santità nell’uomo è incompleta, e per altri è come inutile; questo dice: Che se l’uomo non si volge indietro, per prendere la mia Volontà come vita, come regola e come cibo, per purificarsi, nobilitarsi, divinizzarsi e prendere il primo atto della Creazione, per prendere la mia Volontà come sua eredità assegnatagli da Dio, le stesse opere della Redenzione e Santificazione non avranno i loro copiosi effetti. Sicché il tutto sta nella mia Volontà, se prende questa prende tutto, è un solo punto che abbraccia e racchiude i beni della Redenzione e della Santificazione, anzi, questi beni, chi vive nelle mia Volontà, avendo preso il primo punto della Creazione, gli servono non di rimedio come a chi non fa la mia Volontà, ma di gloria e come loro eredità speciale, portata dalla Volontà del Padre Celeste nella Persona del Verbo sulla terra. E se Io venni sulla terra, fu proprio questo il primo atto, di far conoscere la Volontà del Padre mio per rannodarla di nuovo con le creature. Le pene, le umiliazioni, la mia vita nascosta e tutto il mare immenso delle pene della mia Passione, furono rimedi, medicine, sostegni, luce, per far conoscere la mia Volontà, perché con ciò non solo avrei l’uomo salvo, ma santo; con le mie pene lo mettevo in salvo, con la mia Volontà gli restituivo la santità perduta nell’eden terrestre. Se ciò non facessi, il mio amore, la mia opera non era completa come lo fu nella Creazione, perché è solo la mia Volontà che ha virtù di rendere complete le opere nostre verso le creature, e le opere delle creature verso di Noi. La mia Volontà fa pensare diversamente, fa guardare in tutte le cose create la mia Volontà, parla con l’eco della mia Volontà, opera attraverso i veli della mia Volontà, in una parola, fa d’un solo colpo tutto a seconda del mio Supremo Volere; mentre le altre virtù agiscono lentamente, a poco a poco. La mia stessa Redenzione, senza dell’atto primo della mia Volontà, serve come medicare le piaghe più profonde, come medicina per non farlo morire, come antidoto per non farlo cadere nell’inferno. Perciò ti stia a cuore la sola mia Volontà se vuoi amarmi davvero e farti santa”.

 

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17-47

Giugno 11, 1925

 

Il male di non fare la Divina Volontà è irreparabile. Come la Divina Volontà

è l’equilibrio degli attributi di Dio, così dovrebbe essere l’equilibrio

degli attributi dell’uomo.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo immersa nella Santissima Volontà di Dio, oh! come avrei voluto che neppure un respiro, un palpito, un moto, io facessi fuori del Voler Supremo! Mi sembrava che tutto ciò che si fa fuori della Volontà di Dio ci fa perdere nuova bellezza, nuova grazia e luce, e ci mette come in dissomiglianza col nostro Creatore, mentre Gesù vuole che in tutto somigliamo al nostro Supremo Fattore; e in che altro modo più facile possiamo rassomigliarlo, che ricevere in noi la Vita continua della sua Santissima Volontà? Essa ci porta i riflessi, i lineamenti del nostro Padre Celeste, ci mantiene integro lo scopo della Creazione, ci accerchia in modo da conservarci belli e santi qual Dio ci ha creato, e ci dà quel sempre nuovo di bellezza, di luce, d’amore non mai interrotto che solo in Dio si trova. Ora, mentre la mia mente si perdeva nel Voler Eterno, il mio dolce Gesù stringendomi a Sé, con voce sensibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non c’è cosa che possa uguagliare il gran male di non fare la mia Volontà, non c’è bene che possa pareggiarlo, non c’è virtù che possa stargli di fronte, sicché il bene che si perde col non fare la mia Volontà è irreparabile, e solo col ritornare di nuovo in Essa può trovare rimedio, ed essere restituiti i beni che la nostra Volontà aveva stabilito di dare alla creatura. Invano s’illudono le creature di fare altre opere, virtù, sacrifici, se non sono parto della mia Volontà e per compirla, non sono da Me riconosciuti; molto più ché sta stabilito di dare la grazia, gli aiuti, la luce, i beni ed il giusto premio a chi opera per compire la mia Volontà. E poi, la mia Volontà è eterna, non ha principio né avrà fine; e chi può calcolare un atto fatto nella mia Volontà, senza principio e senza fine? Quel atto viene circondato, riempito di beni senza fine, qual è la mia Volontà tale rende l’atto. Invece, le altre virtù, le opere e sacrifici senza della mia Volontà, hanno un principio, come pure la fine; che gran che di premio possono ricevere cose soggette a perire? Oltre di ciò, la mia Volontà è l’equilibrio dei miei attributi: Se la mia potenza non avesse questa Volontà Santa, si svolgerebbe in tirannia verso chi tanto mi offende, invece equilibrando la mia potenza, mi fa versare grazie dove dovrei versare furore e distruzione. La mia sapienza, se non fosse per la mia Volontà che le dà vita sempre nuova, non manifesterebbe tanto arte e maestria nelle opere nostre. La nostra bellezza sarebbe scolorita e senza attrattiva se non fosse sostenuta da questa Volontà eterna. La misericordia si convertirebbe in debolezza se non fosse equilibrata dalla mia Volontà; e così di tutto il resto dei nostri attributi. Ora, la nostra paterna bontà ha tanto amore verso delle creature, che ha stabilito l’equilibrio dell’uomo nella nostra Volontà, era giusto che essendo uscito quest’uomo dalla Volontà Suprema, Essa si facesse vita, mantenesse l’equilibrio a tutto l’operato dell’uomo, dandogli la somiglianza del suo Creatore, sicché si doveva vedere in lui tale dignità, maestà, ordine nell’agire, da riconoscerlo come parto del suo Fattore. Onde, anche dall’agire si può vedere se c’è l’equilibrio della mia Volontà, oppure quello dell’umana. Ecco perciò la causa di tante opere, forse anche buone, ma non si vede l’equilibrio, il regime, l’ordine, perché manca l’esecuzione della mia Volontà, e perciò, invece di ammirarsi si biasimano, ed invece di gettare luce gettano tenebre. Se tutto il bene viene dalla mia Volontà, senza di Essa sono beni apparenti, senza vita, e forse anche velenosi, che avvelenano chi ne prende parte”.

 

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17-48

Giugno 18, 1925

 

Come tutte le cose contengono il germe della rigenerazione. La Volontà

di Dio deve rigenerare nella volontà umana per cambiarla in Divina.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e facendosi innanzi alla mia mente quel vuoto immenso della Santissima Volontà Suprema, pensavo tra me: “Come può essere mai che questo vuoto sarà riempito dal ricambio degli atti umani fatti in questa adorabile Volontà Divina? Ma per far ciò si devono togliere tutte le sbarre della volontà umana, che impedisce il passo per entrare in questo ambiente eterno e celeste della Volontà Suprema, in cui pare che Iddio li aspetta, per far che l’uomo ritorni alla sua origine nell’ordine della Creazione, e su quei primi passi e via in cui aveva avuto il suo principio; eppure nulla si vede di nuovo nel mondo di bene; i peccati, quali erano tali sono, anzi peggio; e se qualche risveglio si sente di religione, di opere pure di circoli cattoliche, sembrano mascherate di quel bene, ma nel fondo, nella sostanza, ci sono vizi da inorridire più che prima; quindi, come può essere mai che l’uomo dia la morte come d’un sol colpo a tutti i vizi per dar vita a tutte le virtù, qual si richiede per vivere in questo ambiente della Volontà Suprema? Perché per vivere in Essa non ci sono mezzi termini, vite dimezzate da virtù e vizi, ma è necessario tutto sacrificare per convertire tutte le cose in Volontà di Dio. La volontà umana e le cose umane non devono aver più vita, ma devono esistere per compiere in esse la Volontà di Dio e per far svolgere la sua Vita in noi. Ora, mentre ciò pensavo ed altro, il mio dolce Gesù interrompendo il mio pensiero mi ha detto:

(2) “Figlia mia, eppure sarà così, questo vuoto immenso della mia Volontà sarà riempito dagli atti umani fatti dalle creature nella mia Volontà. Essa uscì dal Seno eterno dell’Ente Supremo per bene dell’uomo, questa nostra Volontà mentre fece un atto solo nell’uscire da Noi per travolgere l’uomo, in modo che non trovasse la via per uscirne, si moltiplicò poi in tanti innumerevoli atti per circondarlo e dirgli: “Vedi, questa mia Volontà non solo t’involge, ma sta in continua attitudine d’atti immediati per farsi conoscere e ricevere il atto di ricambio nella mia Volontà. Tutte le cose hanno il loro ricambio, e se non l’hanno si possono chiamare opere inutili e senza valore. Il seme gettato dal seminatore sotto terra vuole il ricambio, che il seme generi altri semi: il dieci, il venti, il trenta per uno. L’albero piantato dall’agricoltore vuole il ricambio della generazione e moltiplicazione di quei frutti. L’acqua attinta dalla fonte dà il ricambio di dissetare, lavare e pulire colui che l’ha attinta. Il fuoco acceso dà il ricambio di riscaldarlo, e così tutte le altre cose create da Dio, che tiene il potere di generare, contengono la virtù della rigenerazione, si moltiplicano e danno il loro ricambio. Ora, solo questa nostra Volontà uscita da Noi con tanto amore, con tante manifestazioni e con tanti atti continuati deve restare senza il suo ricambio della rigenerazione di altre volontà umane in Divine? Il seme dà l’altro seme, il frutto genera l’altro frutto, l’uomo genera l’altro uomo, il maestro forma l’altro maestro, solo la nostra Volontà, per quanto potente Ella sia deve restare isolata, senza ricambio e senza generare la nostra nella volontà umana? Ah! no, no, questo è impossibile, la nostra Volontà avrà il suo ricambio, avrà la sua generazione divina nella volontà umana, molto più che questo fu il nostro primo atto, per cui tutte le cose furono create, cioè, che la nostra Volontà trasformi e rigeneri la volontà umana in Divina. Volontà uscì da Noi, volontà vogliamo, tutte le altre cose furono fatte in ordine secondario, ma questo fu fatto, stabilito nell’ordine primario della Creazione, al più potrà portare tempo, ma non finiranno i secoli, che la mia Volontà non otterrà il suo scopo; se ha ottenuto lo scopo della rigenerazione nelle cose secondarie, molto più lo deve ottenere nello scopo primario. Mai la nostra Volontà si sarebbe partita dal nostro seno se sapesse che non avrebbe avuto i suoi completi effetti, cioè che la volontà umana restasse rigenerata nella Volontà Divina. Tu credi che le cose saranno sempre come oggi; ah! no, la mia Volontà travolgerà tutto, metterà scompiglio ovunque, tutte le cose saranno messe sossopra, molti fenomeni nuovi succederanno da confondere la superbia dell’uomo, guerre, rivoluzioni, mortalità d’ogni specie, non saranno risparmiate per atterrare l’uomo e disporlo a ricevere la rigenerazione della Volontà Divina nella volontà umana, e tutto ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, e tutto ciò che tu fai in Essa, non è altro che preparare la via, i mezzi, gli insegnamenti, la luce, le grazie, per fare che la mia Volontà restasse rigenerata nella volontà umana. Se ciò non dovesse avvenire non ti avrei manifestato tanto, né ti avrei tenuto per sì lungo tempo sacrificata dentro d’un letto per gettare in te le fondamenta della rigenerazione della mia Volontà nella tua, e quindi tenerti in continuo esercizio nella mia Volontà. Credi tu che sia nulla quello starmi continuamente in te, imboccarti la mia preghiera, farti sentire le mie pene, che insieme con Me hanno altro valore, altri effetti, altro potere? Potrei dire che sto facendo la prima statua, la prima anima della rigenerazione della mia Volontà in essa, dopo il fare dei facsimili riuscirà più facile. Perciò ti dico sempre: Sii attenta che si tratta di troppo, e della cosa più importante che esiste in Cielo ed in terra: si tratta di mettere in salvo i diritti della nostra Volontà, di restituirci lo scopo della Creazione, di ridarci tutta la gloria per cui tutte le cose furono fatte, e di farci dare tutte le grazie che la nostra Volontà aveva stabilito di dare alle creature se avessero compito in tutto la nostra Volontà”.

 

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17-49

Giugno 20, 1925

 

Come l’anima che fa vivere la Volontà di Dio in essa, mette in moto

le gioie e le beatitudine divine, nelle quale restano rapiti i beati.

 

(1) Mi sentivo immersa nel Santo Voler di Dio, ed il mio dolce Gesù, tirandomi a Sé mi stringeva forte forte fra le sue braccia, e poi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, oh! come è bello il mio riposo nell’anima che ha per vita il mio Volere e che fa in tutto e per tutto, agire, amare la mia Volontà in essa! Tu devi sapere che come l’anima respira, palpita, opera, e tutto il resto che si svolge in lei, essendo come centro di vita la mia Volontà in essa, è la mia Volontà che respira in essa, che palpita, che dà il moto all’opera, la circolazione al sangue, a tutto. Ora, essendo questa Volontà quella stesa che hanno le Tre Divine Persone, succede che sentono in loro il respiro dell’anima, il suo palpito, il suo moto. E siccome la nostra Volontà, ogniqualvolta che si decide di fare un atto, fa uscire da Noi nuove gioie, nuove beatitudini, nuove felicità, che armonizzando tutto ciò tra le Divine Persone, formano mari immensi di nuove felicità, che involgendo tutti i beati restano rapiti in queste gioie, e sono scossi da questo rapimento quando la nostra Volontà vuol formare altri atti di Volontà per felicitarci, e farci mettere fuori altre beatitudine, e mentre restano scossi, restano più fortemente rapiti nelle nostre immensurabili beatitudini. Ora, l’anima che fa vivere la nostra Volontà in essa, giunge a tanto che, come la fa operare, ci dà occasione di farci mettere in moto le nostre beatitudini, le armonie e le infinite gioie del nostro amore; ci fa mettere fuori nuove nostre bellezze. La nostra Volontà operante nella creatura ci è tanto gradita, tenera, amabile, ci fa delle nuove sorprese, mette in moto le cose nostre per darci il ricambio della nostra gloria, del nostro amore, delle felicità nostre, e tutto ciò per mezzo della creatura che in sé ha dato il posto di far vivere la nostra Volontà; come non amare questo parto del nostro Volere? Molto più che la nostra Volontà ce la rende amabile, graziosa, bella, d’un modo tale che in nessun’altra scorgiamo le sue prerogative, è un lavoro fatto dalla nostra Volontà, con tale maestria da far incantare tutto il Cielo, da renderla amabile a tutti, molto più alla Trinità Sacrosanta”.

(3) E mentre ciò diceva mi stringeva più forte, e facendomi mettere la mia bocca nel suo cuore, ha soggiunto:

(4) “Bevi anche tu a larghi sorsi le nostre beatitudini, saziati come vuoi e quanto vuoi”.

 

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17-50

Giugno 25, 1925

 

Come le croci aprono le porte a nuove manifestazioni, a lezioni più segrete,

ai doni più grandi. Per vivere nella Divina Volontà, l’anima deve fare il

sacrificio totale di tutto, ma tutto starà nel comprenderla, conoscerla ed amarla.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio adorabile Gesù, tutto amore e tenerezza, è venuto alla povera anima mia. Prima si è messo a me vicino e mi guardava fissa, come se mi volesse dire tante cose, ma voleva allargare la mia intelligenza perché era incapace di poter ricevere e comprendere ciò che Lui voleva dirmi; poi si è disteso su tutta la mia persona e mi nascondeva sotto di Lui, copriva la mia faccia con la sua, le mie mani, i miei piedi coi suoi; mi pareva che stava tutto attento a coprirmi e a nascondermi sotto di Lui, affinché nulla più comparisse di me. Oh! come mi sentivo felice nascosta e coperta tutta da Gesù! Ed io non vedevo altro che Gesù, tutto mi era scomparso. Le gioie, la felicità della sua amabile presenza, come d’incanto erano tutte ritornate a rivivere nel mio povero cuore; il dolore era da me sbandito, né mi ricordavo più la sua privazione che mi era costata pene mortali. Oh! come è facile dimenticare tutto stando con Gesù! Ora, dopo che mi ha tenuto per qualche tempo tutta coperta e nascosta in Lui, tanto che io credevo che non più mi lasciasse, lo sentivo che chiamava gli angeli, i santi, che venissero a vedere ciò che Gesù faceva con me, ed il modo come mi teneva coperta sotto alla sua adorabile persona. Onde dopo mi ha partecipato le sue pene, ed io tutto gli facevo fare, e sebbene mi sentivo come stritolare da quelle pene, mi sentivo felice e provavo le gioie che contiene il Voler Divino quando l’anima si abbandona in Esso, anche soffrendo. Quindi, dopo che mi ha fatto patire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà vuole sempre più darsi a te, e per più darsi, vuole più farsi comprendere, e per rendere più stabile, più sicuro, più apprezzabile ciò che ti manifesta, ti dà nuove pene per maggiormente disporti e preparare in te il vuoto dove deve deporre le sue verità. Vuole il nobile corteggio del dolore per essere sicura dell’anima, e potersi fidare di lei, è sempre il dolore, le croci che aprono le porte a nuove manifestazioni, a lezioni più segrete, ai doni più grandi che voglio deporre in te, perché se l’anima resiste alla mia Volontà penante, dolente, si renderà capace di ricevere la mia Volontà felicitante, ed acquisterà l’udito per capire le nuove lezioni della mia Volontà; il dolore le farà acquistare il linguaggio celeste, in modo da saper ridire le nuove lezioni imparate”.

(3) Io nel sentir ciò gli ho detto: “Mio Gesù e mia vita, mi sembra che ci vuole completo sacrificio per fare la tua Volontà e vivere in Essa, a primo aspetto sembra nulla, ma poi, alla pratica, sembra difficile; quel non avere neppure nelle cose sante, nello stesso bene, neppure un fiato di volontà propria, all’umana natura sembra troppo dolente, quindi, mai potranno le anime giungere a vivere nel tuo Volere con il totale sacrificio di tutto?”.

(4) E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, il tutto sta nel capire il gran bene che le viene col fare la mia Volontà, chi è questa Volontà che vuole questo sacrificio, e come questa Volontà Suprema non si adatta ad essere intramezzata e convivere con una volontà bassa, piccola e finita; Essa vuole rendere eterni, infiniti e divini gli atti dell’anima che vuol vivere nella mia Volontà, e come può far ciò se lei vuol mettere il suo fiato della volontà umana, fosse anche cosa santa come tu dici? Ma è sempre una volontà finita, e allora non sarebbe più una realtà il vivere nella mia Volontà, ma un modo di dire. Invece, l’ufficio della mia Volontà è dominio totale, ed è giusto che il piccolo atomo della volontà umana resti conquiso e perda il suo campo d’azione nella mia Volontà. Che diresti se una piccola lucerna, un fiammifero, una favilla di fuoco volesse andare nel sole per fare la sua via e formavi il suo campo di luce, d’azione nel centro del sole? Se il sole avesse ragione si sdegnerebbe, e la sua luce ed il suo calore annienterebbe quella piccola lucerna, quel fiammifero, quella favilla; e tu, per prima li burleresti, condannando la loro temerità di voler fare il loro campo d’azione nella luce del sole. Tale è il fiato della volontà umana, anche nel bene, nella mia, perciò sta attenta che in nulla la tua abbia vita; e tutta ti ho coperto e nascosto in Me, affinché non abbia altro occhio che di guardare solo la mia Volontà, per darle il libero campo d’azione nell’anima tua. Piuttosto il difficile starà nel comprendere il vivere nel mio Volere, non nel sacrificarsi, perché quando avranno capito il gran bene che loro viene, che da poveri saranno ricchi, da schiavi di vili passioni saranno liberi e dominanti, da servi padroni, da infelici felici e anche nelle pene di questa povera vita, e tutti i beni che ci sono nel mio Volere, il sacrificio totale di tutto, per loro sarà un onore, sarà desiderato, voluto e sospirato. Ecco perciò ti spingo tanto a manifestare ciò che riguarda la mia Volontà, perché il tutto starà nel comprenderla, conoscerla ed amarla”.

(5) Ed io: “Mio Gesù, se tanto ami e vuoi che questa tua Volontà sia conosciuta, affinché Essa abbia il suo campo d’azione divina nelle anime, deh! manifesta Tu stesso alle anime le sue verità ed il gran bene che contiene la tua Volontà, ed il gran bene che esse riceveranno. La tua parola diretta contiene una forza magica, una calamita potente, la virtù della potenza creatrice, oh! come è difficile non arrendersi al dolce incanto della tua parola divina! Perciò, detto direttamente da Te, tutti si arrenderanno”.

(6) E Gesù: “Figlia mia, è mio solito, l’ordine della mia eterna Sapienza, manifestare le mie opere più grandi prima ad una sola anima, accentrare in lei tutto il bene che la mia opera contiene, farmela con essa a tu per tu, come se nessun’altra esistesse. Quando il tutto ho fatto, in modo che posso dire che la mia opera l’ho completato del tutto in essa, tanto che nulla deve mancarle, allora la faccio scorrere come da vasto mare, a pro delle altre creature. Ciò feci con la mia Celeste Mamma: Primo trattai con Lei, come a tu per tu, l’opera della Redenzione; nessuna delle altre creature ne sapeva nulla; Lei si dispose a tutti i sacrifici, a tutti i preparativi necessari per farmi discendere dal Cielo in terra; feci tutto come se fosse la sola Redenta; ma dopo che mi mise fuori, alla luce, in modo che tutti potevano vedermi e prendere i beni della Redenzione, mi diedi a tutti, purché mi volessero ricevere. Così sarà della mia Volontà: Quando il tutto avrò completato in te, in modo che la mia Volontà trionferà di te, e tu di Essa, allora come acqua scorrerà a bene di tutti, ma è necessario far la prima anima, per avere le seconde”.

 

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17-51

Giugno 29, 1925

 

Come le opere di Gesù, dopo la sua morte

ebbero il suo pieno frutto, così sarà di Luisa.

 

(1) Mi sentivo oppressa, ed un pensiero voleva turbare la serenità della mia mente: “E se ti trovassi in punto di morte e ti venissero dubbi, timori di come ti sei diportata nella tua vita, tanto da farti temere della tua salvezza, come faresti?” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù non mi ha dato tempo di più riflettere né di rispondere al mio pensiero; muovendosi nel mio interno si faceva vedere che tentennava la testa, e come contristato dal mio pensiero mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che dici? Pensare ciò è un affronto alla mia Volontà, in Essa non entrano né timori, né dubbi, né pericolo alcuno, queste sono robe che non le appartengono, sono piuttosto i miseri cenci della volontà umana; la mia Volontà è qual mare placido che mormora pace, felicità, sicurezza, certezza, e le onde che sprigiona dal suo seno sono onde di gioie e di contenti senza termine, perciò nel vederti pensare ciò, Io sono restato scosso; la mia Volontà non è capace di timori, di dubbi, di pericolo, e l’anima che vive in Essa si rende estranea ai miseri cenci della volontà umana. E poi, di che può temere la mia Volontà? Chi mai può fare suscitare dubbi sul suo operato, se innanzi alla Santità del mio Volere operante tutti tremano e sono costretti a piegare la fronte, adorando l’operato della mia Volontà? Anzi voglio dirti una cosa per te molto consolante e per Me di grande gloria: Succederà di te nel tuo morire nel tempo, ciò che successe di Me nella mia morte, Io in vita operai, pregai, predicai, istituii sacramenti, soffrii pene inaudite e fino la stessa morte, ma la mia Umanità, posso dire, che quasi nulla vide a confronto del gran bene che aveva fatto, né gli stessi sacramenti ebbero vita finche Io stetti sulla terra. Come fui morto, la mia morte suggellò tutto il mio operato, le mie parole, le mie pene, i sacramenti, ed il frutto della mia morte confermò tutto ciò che Io feci, e fece risorgere a vita le mie opere, le mie pene, le mie parole, i miei sacramenti da Me istituiti, e la continuazione della vita di essi fino alla consumazione dei secoli, sicché la mia morte mise in moto tutte le opere mie e le fece risorgere in vita perenne. Tutto ciò era giusto, contenendo la mia Umanità il Verbo Eterno e una Volontà che non ha né principio né fine, né soggetta a morire, tutto ciò che Essa fece nulla doveva perire, neppure una sola parola, ma tutto doveva avere la continuazione fino alla fine dei secoli, per passare nei Cieli a beatificare tutti i beati eternamente. Così succederà di te: La mia Volontà che vive in te, che ti parla, ti fa operare, soffrire, nulla farà perire, neppure una parola delle tante verità che ti ho manifestato sulla mia Volontà, tutto metterà in moto, tutto farà risorgere; la tua morte sarà la conferma a tutto ciò che ti ho detto, e siccome nel vivere nella mia Volontà tutto ciò che l’anima fa, soffre, prega, parla, contengono un’atto di Volontà Divina, tutto ciò non sarà soggetto a morire, ma resteranno come tante vite nel mondo, tutte in atto di dar vita alle creature. Quindi, tutte le verità che ti ho detto, la tua morte squarcerà i veli che le coprono, e risorgeranno come tanti soli, da snebbiare tutti i dubbi e le difficoltà di cui parevano coperte in vita. Sicché, finche tu viva in questo basso mondo, poco o nulla vedrai negli altri di tutto il gran bene che la mia Volontà vuol fare per mezzo tuo, ma dopo la tua morte avrà il suo pieno effetto”.

(3) Dopo ciò ho passato senza poter chiudere occhio né al sonno, né alle solite visite del mio amabile Gesù, ché venendo Lui io resto assopita in Lui, e per me è più che sonno; ma però l’ho passato facendo le ore della sua passione, e facendo i soliti giri nella sua adorabile Volontà. Onde vedevo che era giorno (ma questo mi succede spesso), e stavo dicendo tra me: “Amor mio, né sei venuto né mi hai fatto dormire, quindi come faro oggi senza di Te?” In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(4) “Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono notti, né sonno, è sempre pieno giorno e piena veglia; non c’è tempo da dormire perché c’è molto da fare, da prendere, e da felicitarsi in Essa, quindi tu devi imparare a vivere nel lungo giorno della mia Volontà, per fare che la mia Volontà possa avere la sua Vita di attitudine continua in te; però troverai il più bello riposo, perché la mia Volontà ti farà salire sempre più nel tuo Dio e te lo farà più comprendere, e quanto più lo comprenderai, più l’anima tua resterà allargata per poter ricevere quel riposo eterno, con tutte quelle felicità e gioie che contiene il riposo divino. Oh! che bel riposo sarà questo per te, riposo che solo nella mia Volontà si trova!”.

(5) Ora mentre ciò diceva, è uscito da dentro il mio interno, e gettando le sue braccia al mio collo mi stringeva forte a Sé, ed io ho steso le mie e me lo stringevo forte a me. In questo mentre, il mio dolce Gesù chiamava molte persone che si stringevano ai suoi piedi, e Gesù loro diceva: “Salite al mio cuore e vi farò vedere i portenti che la mia Volontà ha fatto in quest’anima”.

(6) Detto ciò è scomparso.

 

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17-52

Luglio 9, 1925

 

Il patire insieme con Gesù serve di busso continuo, col quale Gesù

picchia alle porte dell’anima, e l’anima picchia alle porte della sua.

 

(1) Mi sentivo che non potevo più stare senza del mio dolce Gesù. Per parecchi giorni ho dovuto sospirare il suo ritorno, ma invano, e gli dicevo di cuore:

(2) “Amor mio, ritorna alla tua piccola figlia, non vedi che non ne posso più? Ahi! a qual duro martirio esponi la mia povera esistenza col privarmi di Te!”.

(3) E stanca e sfinita mi abbandonavo nel suo Santissimo Volere. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, stavo leggendo e mi sono sentita stendere le braccia al collo, la mia mente è restata assopita e mi sono trovata stretta dalle braccia di Gesù, tutta adombrata e nascosta in Lui. Io volevo dirgli il mio dolore, ma non mi ha dato tempo di farlo; ha parlato Gesù dicendomi:

(4) “Figlia mia, non vuoi persuaderti che quando la mia giustizia vuole, per giusta ragione, castigare le gente, Io sono costretto a nascondermi da te, perché tu non sei altro che una piccola particella che vincola tutte le altre particelle delle altre creature, e stare alla famigliare con te e come in festa, e colpire le altre particelle vincolate a te, la mia giustizia si trova in contrasto, e si sente distogliere dal colpire le altre particelle. Quindi, in questi scorsi giorni ci sono stati castighi nel mondo, ed Io mi sono tenuto da te nascosto, ma in te sempre”.

(5) Ora, mentre ciò diceva mi sono trovata fuori di me stessa, e mi faceva vedere che in vari punti della terra c’erano stati: dove terremoti, dove gravi incendi con morte di gente, e dove altri guai, e pareva che altri gravi mali seguiranno. Io sono restata spaventata e pregavo, ed il mio amabile Gesù è ritornato, ed io mi vedevo innanzi a Lui tutta brutta, come appassita e gli ho detto:

(6) “Vita mia e mio tutto, guardami come mi sono fatta brutta, come sto in atto d’appassire, ah! senza di Te come mi cambio! La tua privazione mi fa perdere la freschezza, la bellezza, mi sento come sotto d’un sole ardente, che togliendomi tutti gli umori vitali mi fa appassire e consumare”.

(7) E Gesù mi ha fatto patire un poco insieme con Lui; quel patire si convertiva sopra dell’anima mia come in celeste rugiada, che mi restituiva gli umori vitali; e prendendo la povera anima mia nelle sue mani ha soggiunto:

(8) “Povera figlia mia, non temere, se la mia privazione ti ha fatto appassire, il mio ritorno ti restituirà la freschezza, la bellezza, il colorito, e tutti i miei lineamenti; ed il patire insieme con Me non solo ti sarà come rugiada da farti ringiovanire, ma servirà di busso continuo, col quale picchiare alle porte dell’anima tua, e tu alla mia, in modo che le porte restino sempre aperte e tu liberamente puoi entrare in Me ed Io in te, ed il mio soffio ti servirà come venticello da conservarti la bella freschezza con cui ti creai”.

(9) E mentre ciò diceva mi soffiava forte forte, e stringendomi a Sé, mi e scomparso.

 

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17-53

Luglio 20, 1925

 

Immobilità della Grazia nelle anime per l’ingratitudine umana.

 

(1) Trovandomi nel solito, dopo aver passato privazioni amarissime del mio dolce Gesù, finalmente si ha fatto vedere, e senza dirmi neppure una parola mi ha messo in una posizione dolorosa, in una perfetta immobilità, sentivo la vita e non avevo moto, sentivo il respiro e non potevo respirare, tutta la mia povera persona non aveva un piccolo moto, e mentre sentivo dolermi, non ero capace di contorcermi per il dolore che sentivo, ma ero costretta dalla presenza di Gesù e dalla sua Santissima Volontà a restare immobile. Onde dopo che al mio benedetto Gesù è piaciuto, mi ha steso le sue braccia come per prendermi e stringermi al suo seno, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, hai visto come è doloroso lo stato d’immobilità? E’ lo stato più duro, perché anche a sentire acerbi dolori, il moto è sollievo, è segno di vita; i contorcimenti sono voci mute che chiedono aiuto, e scuotono compassione dai circostanti. Tu l’hai provato quanto è doloroso, ma sai tu perché ti ho messo in questo stato d’immobilità? Per farti comprendere lo stato in cui si trova la mia grazia e avere da te una riparazione. Oh! in quale stato d’immobilità si trova la mia grazia! Essa è vita e moto continuo e sta in continuo atto di darsi alle creature, le creature la respingono e la rendono immobile; sente la vita, vuol dare la vita, ed è costretta dall’ingratitudine umana a starsene immobile e senza moto; che pena! La mia grazia è luce e come luce naturalmente si spande, e le creature non fanno altro che sprigionare tenebre, e mentre la mia luce vuole entrare in loro, le tenebre che spandono paralizzano la mia luce e la rendono come immobile e senza vita per le creature. La mia grazia è amore e contiene la virtù di poter tutti accendere, ma la creatura amando altro rende come morto per sé quest’amore, e la mia grazia sente il più straziante dolore dello stato d’immobilità in cui la mettono le creature. Oh! in quali strette dolorosissime si trova la mia grazia! E questo non solo da quelli che apertamente si dicono cattivi, ma anche da quelli che si dicono religiosi, anime pie, e molte volte per cose da nulla, per una cosa che non va a loro genio, per un capriccio, per un vilissimo attacco o perché non trovano le soddisfazioni della propria volontà nelle stesse cose sante, mentre la mia grazia è tutta moto e vita per loro, la rendono immobile e si appigliano a ciò che va a loro genio, al capriccio, agli attacchi umani, e a tutto ciò in cui sentono la soddisfazione del proprio io. Sicché, al posto della mia grazia mettono il proprio io, come vita e come idolo proprio; ma sai tu chi è la confortatrice, la indivisibile compagna, la rapitrice che le rapisce il moto e la vita della mia grazia, anzi accelera sempre più il suo moto e neppure un istante la rende immobile? Chi vive nella mia Volontà; dove Essa regna è sempre in moto la mia grazia, è sempre in festa, tiene sempre da fare, non resta mai corrucciata, inoperosa. L’anima dove regna il mio Volere è la beniamina della mia grazia, è la sua piccola segretaria dove depone i segreti dei suoi dolori e delle sue gioie, le affida tutto, perché la mia Volontà tiene posto sufficiente per ricevere il deposito che contiene la mia grazia, perché essa non è altro che il parto continuo della mia Volontà Suprema”.

 

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17-54

Agosto 2, 1925

 

Che cosa, e che gran che, è il “Ti amo”.

 

(1) Stavo pregando e fondendomi nel Santo Voler Divino; volevo girare dappertutto, fin nell’empireo per trovare quel ti amo supremo, che non è soggetto a nessuna interruzione, vorrei farlo mio affinché anch’io avessi un ti amo non mai interrotto che potesse far eco al ti amo eterno, e possedendo in me la sorgente del vero ti amo, potessi avere un ti amo per tutti, per ciascuno, per ogni moto, per ogni atto, per ogni respiro, per ogni palpito e per ogni ti amo dello stesso Gesù. E mentre mi pareva di giungere nel seno dell’Eterno, facendo mio il loro ti amo, andavo ripetendo dappertutto e sopra ciascuna cosa una cantilena di ti amo per il mio Supremo Signore. Ora, mentre ciò facevo, il mio pensiero ha interrotto il mio ti amo dicendomi: “Che fai? Potresti fare altro, e poi, che cosa, che gran che è questo ti amo?” Ed il mio dolce Gesù muovendosi come in fretta nel mio interno mi ha detto:

(2) “Che cosa, che gran che è il ti amo per Me? Figlia mia, il ti amo è tutto! Il ti amo è amore, è venerazione, è stima, è eroismo, è sacrificio, è fiducia verso a chi è diretto il ti amo. Il ti amo è possedere Colui che racchiude il ti amo. Ti amo è una parola piccola, ma pesa quanto pesa tutta l’eternità! Il ti amo racchiude tutto, coinvolge tutti, si diffonde, si stringe, si eleva in alto, scende fin nel basso, s’imprime ovunque, ma mai si arresta. Come figlia mia, che gran che è il ti amo? La sua origine è eterna, nel ti amo il Padre Celeste mi generò, e nel ti amo procedette lo Spirito Santo. Nel ti amo il Fiat eterno uscì la Creazione tutta, e nel ti amo perdonò l’uomo colpevole e lo redense; sicché nel ti amo l’anima trova tutto in Dio, e Dio trova tutto nell’anima, perciò il valore del ti amo è infinito, è pieno di vita, di energia, non si stanca mai, supera tutto e trionfa di tutto, quindi voglio vederlo questo ti amo per Me sul tuo labbro, nel tuo cuore, nel volo dei tuoi pensieri, nelle gocce del tuo sangue, nelle pene e nelle gioie, nel cibo che prendi, in tutto. La vita del mio ti amo dev’essere lunga, lunga in te, ed il mio Fiat che regna in te vi metterà il suggello del ti amo Divino”.

(3) Dopo di ciò, innanzi alla mia mente si è presentato ad un punto altissimo un sole, la sua luce era inaccessibile; dal centro di esso uscivano continue fiammelle contenendo ciascuna un ti amo, e come uscivano si mettevano come in ordine intorno a questa luce inaccessibile, però queste fiammelle restavano come legate da un filo di luce da quella luce inaccessibile che alimentava la vita di quelle fiammelle; queste fiammelle erano tante che riempivano Cielo e terra. Mi pareva di vedere il nostro Dio come principio ed origine di tutto, e le fiammelle, la Creazione tutta come parto divino e di puro amore, anch’io ero una piccola fiammella, ed il mio dolce Gesù mi spingeva a prendere il mio volo per ogni fiammella, per mettervi il doppio ti amo. Io non so come mi sono trovata fuori di me stessa, per girare in mezzo a quelle fiammelle ed imprimere il mio ti amo su ciascuna di esse, ma erano tante che mi sperdevo; ma una forza suprema mi faceva riprendere l’ordine ed il giro del mio ti amo.

(4) Onde, dopo mi sono trovata in un vasto giardino, e con mia grande sorpresa ho trovato la mia Regina Mamma, la quale avvicinandosi a me mi ha detto:

(5) “Figlia mia, vieni insieme con Me a lavorare in questo giardino, dobbiamo piantarvi dei fiori e frutti celesti e divini, è già quasi vuoto, e se qualche pianta c’è, è terrestre e umana, quindi ci conviene strapparla per fare che questo giardino sia del tutto gradito al mio Figlio Gesù. I semi che dobbiamo piantare sono tutte le mie virtù, le mie opere, le mie pene, che contengono il germe del Fiat Voluntas Tua; non ci fu cosa che Io feci che non conteneva questo germe della Volontà di Dio, mi sarei contentata di non fare piuttosto nulla, anziché operare, soffrire senza di questo germe. Tutta la mia gloria, la dignità di Madre, l’altezza di Regina, la supremazia su tutto, mi veniva da questo germe; la Creazione tutta, tutti gli esseri mi riconoscevano dominante su di loro, perché vedevano in Me regnante la Volontà Suprema. Perciò tutto ciò che feci Io, e tutto ciò che hai fatto tu con questo germe del Voler Supremo, lo uniremo insieme e pianteremo questo giardino”.

(6) Onde abbiamo fusi insieme i semi che teneva la mia Mamma Celeste, che erano assai, ed i pochi miei, che non so come me li ho trovati, e abbiamo incominciato a formare le fossette per mettervi il seme. Ma mentre ciò facevamo, dietro alle muraglie del giardino che erano altissime, si sentivano rumori di armi, di cannoni e si battevano in modo orribile, sicché siamo state costrette a correre per prestare aiuto; quivi giunte, si vedevano gente di varie razze, di diversi colori, e molte nazioni unite insieme che facevano battaglia e gettavano terrore e spavento. Ma mentre ciò vedevo mi sono trovata in me stessa, ma con tale spavento, e poi col dolore di non aver detto neppure una parola alla mia Celeste Mamma del duro mio stato. Sia sempre benedetta la Santissima Volontà di Dio, e tutto a gloria sua.

 

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17-55

Agosto 4, 1925

 

Come chi vive nella Volontà di Dio sta in comunicazione

con tutte le cose create, ed è sostenuta da tutta la Creazione.

 

(1) Dopo aver passato vari giorni di totale privazione del mio dolcissimo Gesù, andavo ripetendo il mio doloroso ritornello: “Tutto per me è finito; ahi! non lo vedrò più! Non più ascolterò la sua voce che tanto mi dilettava! Ahi! sono abbandonata da chi formava tutto il mio contento ed era il tutto per me! Che martirio prolungato! Che vita senza vita, senza di Gesù!” Ma mentre il mio cuore era affogato di pene, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e prendendomi in braccio ho gettato le mie braccia al suo collo, abbandonando il mio capo sul suo petto in atto che non ne potevo più, e Gesù stringendomi forte a Sé, poggiava le sue ginocchia sul mio petto, premendolo forte forte, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi morire continuamente”.

(3) E mentre ciò diceva mi partecipava varie pene. E poi, prendendo un aspetto più affabile ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, di che temi se c’è in te la potenza della mia Volontà? Ed è tanto vero che c’è questo mio Volere in te, che in un istante ti ho trasformato nelle mie pene, e tu con amore ti sei prestata a riceverle. E come tu penavi hai steso le braccia per abbracciare la mia Volontà, e mentre tu l’abbracciavi, tutto ciò che vive nel mio Volere, cioè gli angeli, i santi, la mia Mamma Celeste, la stessa Divinità, hanno sentito la strettezza del tuo abbracciò, e tutti sono corsi verso di te per riabbracciarti, ed in coro hanno detto: “Come è gradito e caro l’abbracciò della nostra piccola esiliata, che vive sulla terra per compiere la sola Volontà di Dio, come la compiamo noi nel Cielo, lei è la nostra gioia, è la nuova e sola festa che ci viene dalla terra”. Oh! se tu sapessi che significa vivere nella mia Volontà, non c’è divisione tra lei ed il Cielo, dove c’è la mia Volontà essa si trova, i suoi atti, le sue pene, le sue parole, sono in atto ed operanti in qualunque luogo la mia Volontà si trova, e siccome si trova dappertutto, l’anima si mette nell’ordine della Creazione, e sta, con l’elettricità del Supremo Volere, in comunicazione con tutte le cose create, e come le cose create stanno in ordine ed armonia tra loro, l’una è il sostegno dell’altra, neppure una può spostarsi; e mai sia, si spostasse una sola cosa da Me creata, la Creazione si sconvolgerebbe tutta; c’è un segreto tra loro, una forza misteriosa, che mentre vivono sospesi in aria, senza appoggio alcuno, con la forza della comunicazione che hanno tra loro, una sostiene l’altra. Così chi fa la mia Volontà è in comunicazione con tutti, è sostenuta da tutte le opere del suo Creatore, perciò tutti la riconoscono, l’amano, e le prestano l’elettricità, il segreto di vivere insieme con loro, sospesa tra il cielo e la terra, tutta sostenuta dalla sola forza della Suprema Volontà”.

 

Deo Gratias.

 

 

 

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M. Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M. Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta