[1]

I. M. I.

18-1

Agosto 9, 1925

 

Come il ricambiare Iddio in amore per tutte le cose create, entra nel primo

dovere della creatura. La Divina Volontà fu data come vita primaria della creatura.

 

(1) Mio Gesù, dammi la forza, Tu che vedi le grandi ripugnanze che sento nello scrivere, che se non fosse per la benedetta ubbidienza ed il timore di dispiacerti, non avrei vergato mai più una sola parola. Le tue lunghe privazioni m’intontiscono e mi rendono incapace di tutto, perciò ho bisogno di aiuto maggiore per mettere su carta ciò che il tuo Santo Volere mi suggerisce. Perciò dammi la mano e sii Tu sempre insieme con me.

(2) Ora, mentre mi stavo fondendo nel Santo Voler Divino, per ricambiare in amore tutto ciò che Iddio aveva fatto nella Creazione per amore delle creature, il pensiero mi diceva che non era necessario il fare ciò, né era gradito al mio Gesù questo modo di pregare, queste sono invenzioni della mia testa. Ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(3) “Figlia mia, tu devi sapere che questo modo di pregare, cioè di ricambiare Iddio in amore per tutte le cose da Lui create, è un diritto divino ed entra nel primo dovere della creatura. La Creazione fu fatta per amore dell’uomo, anzi, fu tanto il nostro amore che, se fosse necessario avremmo creato tanti cieli, tanti soli, stelle, mari, terre, piante, e tutto il resto, per quante creature dovevano venire alla luce di questo mondo, affinché ognuna avesse una Creazione per sé, un universo tutto suo, come difatti quando il tutto fu creato, solo Adamo fu lo spettatore di tutto il creato, egli poteva godere tutto il bene che voleva. E se ciò non facemmo, fu perché l’uomo poteva godere lo stesso tutto come se fosse suo, ad onta che gli altri ne godano. Difatti, chi non può dire: il sole è mio e godere della luce del sole per quanta ne vuole? Che l’acqua è mia, e dissetarsi e servirsene dove la necessita? Che il mare, la terra, il fuoco, l’aria, sono cose mie? E tante altre cose da Me create, e se in qualche cosa l’uomo pare che difetta, che stenta la vita, è il peccato che sbarrando il passo ai miei benefizi, impedisce alle cose da Me create d’essere larghe per la creatura ingrata.

(4) Quindi, stando tutto ciò, che in tutte le cose create Iddio vincolava il suo amore verso ciascuna creatura, in essa entrava il dovere di ricambiare Iddio con il suo piccolo amore, con la sua gratitudine, con il suo grazie verso chi tanto aveva fatto per lei. Questo non ricambiare Iddio in amore per tutto ciò che ha fatto nella Creazione per l’uomo, è la prima frode che fa la creatura a Dio, è un usurpare i suoi doni senza neppure riconoscerli, da dove vengono, e chi tanto l’ha amato. Perciò è il primo dovere della creatura, ed è tanto indispensabile questo dovere ed importante, che Colei che prese a petto tutta la nostra gloria, la nostra difesa, il nostro interesse, non faceva altro che girare per tutte le sfere, dalla più piccola alla più grande delle cose da Dio create, per imprimere il suo ricambio d’amore, di gloria, di ringraziamento per tutti, e a nome di tutte le umane generazioni. Ah! si, fu proprio la mia Mamma Celeste che riempì Cieli e terra del ricambio a tutto ciò che Dio aveva fatto nella Creazione. Dopo di Lei fu la mia Umanità che compì questo dovere sì sacrosanto, a cui tanto tanto la creatura aveva mancato, e che mi rese propizio il mio Padre Celeste verso l’uomo colpevole; sicché furono le mie preghiere e quelle della mia inseparabile Mamma. Non vuoi tu dunque ripetere le mie stesse preghiere? Anzi, perciò ti ho chiamato nel mio Volere, affinché ti associ con Noi e segua e ripeta gli atti nostri”.

(5) Ond’io cercavo per quanto potevo di girare per tutte le cose create, per dare al mio Dio il ricambio dell’amore, della gloria, della gratitudine per tutto ciò che aveva fatto nella Creazione. Mi pareva di vedere in tutte le cose il ricambio dell’amore della mia Imperatrice Mamma, e del mio amato Gesù. Questo ricambio formava la più bella armonia tra il Cielo e la terra, e vincolava il Creatore con la creatura. Ogni ricambio d’amore era un tasto, una sonatina di musica celeste che rapiva, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, tutte le cose create non furono altro che un atto della nostra Volontà che le mise fuori, né esse possono spostarsi, né cambiare effetti, né posizione, né l’ufficio che ciascuna ricevette dal suo Creatore; esse non sono altro che specchi dove l’uomo doveva mirare i riflessi delle qualità del suo Creatore: Dove la potenza, dove la bellezza, in altre cose create la bontà, l’immensità, la luce, ecc., insomma, ogni cosa creata predica all’uomo le qualità del suo Creatore, e con voci mute le dicono quanto lo amo. Invece nel creare l’uomo, non fu la nostra sola Volontà, ma una emanazione che uscì dal nostro seno, una parte di Noi stessi che infondemmo in lui, e perciò lo creammo libero di volontà, acciò crescesse sempre in bellezza, in sapienza, in virtù; a somiglianza nostra lui poteva moltiplicare i suoi beni, le sue grazie. Oh! se un sole fosse libero di volontà e potesse fare da uno, due soli; da due, quattro soli, quale gloria, quale onore non darebbe al suo Creatore, e quanta gloria anche a sé stesso? Eppure, ciò che non possono fare le cose create, perché prive di libero arbitrio e perché furono create perché dovevano servire l’uomo, lo può fare l’uomo, perché doveva servire a Dio, sicché tutto il nostro amore era accentrato nell’uomo, e perciò mettemmo tutto il creato a sua disposizione, tutto ordinato intorno a lui, perché l’uomo se ne servisse delle opere nostre come tante scale e vie per venire a Noi, per conoscerci e amarci. Ma qual è il nostro dolore nel vedere l’uomo al disotto delle nostre cose create, anzi, trasformata dal peccato in bruttezza la sua bell’anima data da Noi, non solo non cresciuto nel bene, ma orrido a vedersi? Eppure, come se tutto ciò che fu creato per lui non bastasse al nostro amore, per custodire questo libero arbitrio le facemmo il dono più grande, che superò tutti gli altri doni, cioè, gli demmo la nostra Volontà per preservativo, come antidoto, come preventivo ed aiuto alla sua libera volontà. Sicché la nostra Volontà si mise a sua disposizione per dargli tutti quegli aiuti di cui l’uomo avesse bisogno. Sicché la nostra Volontà le fu data come vita primaria ed atto primo di tutte le sue opere. Dovendo lui crescere in grazia ed in bellezza, aveva bisogno d’una Volontà Suprema che non solo facesse compagnia alla sua umana volontà, ma che si sostituisse all’operato della creatura; ma anche questo gran dono disprezzò e non lo volle conoscere. Vedi dunque come la nostra Volontà entra nella vita primaria della creatura, e fino a tanto che tiene il suo atto primo, la sua vita, la creatura cresce sempre in grazia, in luce, in bellezza, conserva il vincolo dell’atto primo della sua creazione, e Noi riceviamo la gloria di tutte le cose create, perché servono alla nostra Volontà operante nella creatura, scopo unico di tutta la Creazione. Perciò ti raccomando che la nostra Volontà sia per te più che vita, e l’atto primo di tutte le tue azioni”.

 

+ + + +

 

18-2

Agosto 15, 1925

 

Tutte le cose create camminano verso dell’uomo. La Festa della

Assunta si dovrebbe chiamare la Festa della Divina Volontà.

 

(1) Continuavo a fondermi nel Santo Voler Divino, per ricambiare il mio Gesù col mio piccolo amore di tutto ciò che ha fatto per l’uman genere nella Creazione; ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno, per dare più valore al mio piccolo amore, faceva insieme con me ciò che io facevo, ed in questo mentre mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose create furono fatte per l’uomo, e tutte corrono verso dell’uomo, non hanno piedi, ma tutte camminano, tutte hanno un moto, o per trovarlo o per farsi trovare: La luce del sole si parte dall’altezza dei cieli per trovare la creatura, illuminarla e riscaldarla; l’acqua cammina per giungere fin nelle viscere umane per dissetarla e rinfrescarla; la pianta, il seme, cammina, squarcia la terra, forma il suo frutto per darsi all’uomo, non c’è cosa creata che non abbia un passo, un moto, verso chi l’Eterno Fattore l’aveva diretta nella loro creazione. La mia Volontà mantiene l’ordine, la armonia, e le tiene tutte in vie verso le creature, sicché è la mia Volontà che cammina sempre nelle cose create verso la creatura, non si ferma mai, è tutta moto verso chi tanto ama. Eppure, chi dice un grazie alla mia Volontà che le porta la luce del sole, l’acqua da bere per dissetarlo, il pane per sfamarlo, il frutto, il fiore per ricrearlo, e tante altre cose che le porta per renderlo felice? Non è giusto che facendo tutto la mia Volontà per lui, l’uomo facesse tutto per compiere la mia Volontà? Oh! se tu sapessi la festa che fa la mia Volontà nelle cose create quando cammina e serve a chi compie la mia Volontà. La mia Volontà operante e compita nella creatura, e quella operante nelle cose create, mentre s’incontrano insieme si baciano, si armonizzano, si amano e formano l’inno, l’adorazione al loro Creatore ed il portento più grande di tutta la Creazione. Le cose create si sentono onorate quando servono alla creatura che è animata da quella stessa Volontà che forma la loro stessa vita; invece, la mia Volontà si atteggia a dolore nelle stesse cose create quando deve servire a chi non compie la mia Volontà, ecco perciò ne avviene che molte volte le cose create si mettono contro dell’uomo, lo colpiscono, lo castigano, perché loro si rendono superiori all’uomo, conservando integra in loro quella Volontà Divina di cui furono animate fin dal principio della loro creazione, e l’uomo è sceso nel basso, non conservando in lui la Volontà del suo Creatore”.

(3) Dopo di ciò mi sono messa a pensare alla Festa della mia Celeste Mamma Assunta in Cielo, ed il mio dolce Gesù, con un accento tenero e commovente ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il vero nome di questa Festa, dovrebbe chiamarsi: La Festa della Divina Volontà”. Fu la volontà umana che chiuse il Cielo, che spezzò i vincoli col suo Creatore, che fece uscire in campo le miserie, il dolore e che mise un termine alle feste che la creatura doveva godere nel Cielo. Ora, questa creatura, Regina di tutti, col fare sempre ed in tutto la Volontà dell’Eterno, anzi si può dire che la sua vita fu la sola Volontà Divina, aprì il Cielo, si vincolò con l’Eterno e fece ritornare le feste nel Cielo con la creatura, ogni atto che compiva nella Volontà Suprema, era una festa che iniziava in Cielo, erano soli che formava come ornamento di questa festa, erano musiche che spediva per allietare la Celeste Gerusalemme, sicché la vera causa di questa Festa è la Volontà Eterna operante e compita nella mia Mamma Celeste, che operò tali prodigi in Lei, che stupì Cieli e terra, incatenò l’Eterno coi vincoli indissolubili d’amore, rapì il Verbo fin nel suo seno, gli stessi angeli, rapiti, ripetevano tra loro: “Donde tanta gloria, tanto onore, tanta grandezza e prodigi non mai visti in questa eccelsa Creatura? Eppure, è dall’esilio che viene”. E attoniti riconoscevano la Volontà del loro Creatore come Vita e operante in Lei, e tremebondi dicevano: “Santa, Santa, Santa, onore e gloria alla Volontà del nostro Sovrano Signore, e gloria, e tre volte Santa Colei che ha fatto operare questa Suprema Volontà”. Sicché è la mia Volontà, che più che tutto, fu ed è festeggiata nel giorno dell’Assunzione in Cielo della mia Madre Santissima. Fu la sola mia Volontà che la fece ascendere tanto in alto, che la distinse fra tutti; tutto il resto sarebbe stato come nulla se non avesse posseduto il prodigio del mio Volere. Fu la mia Volontà che le diede la Fecondità Divina e la fece Madre del Verbo, fu la mia Volontà che le fece veder ed abbracciare tutte le creature insieme, facendosi Madre di tutti e amando tutti con un amore di Maternità Divina, e facendola Regina di tutti la faceva imperare e dominare, onde, in quel giorno la mia Volontà ricevette i primi onori, la gloria ed il frutto abbondante del suo lavoro nella Creazione, ed incominciò la sua Festa che mai interrompe per la glorificazione del suo operato nella mia diletta Madre. E sebbene il Cielo fu aperto da Me, e molti santi stavano già in possesso della Patria celeste quando la Regina Celeste fu assunta in Cielo, ma però come causa primaria era proprio Lei, che aveva compito in tutto la Suprema Volontà, e perciò si aspettò Colei che tanto l’aveva onorata, e conteneva il vero prodigio della Santissima Volontà per fare la prima Festa al Supremo Volere. Oh! come tutto il Cielo magnificava, benediva, lodava l’Eterna Volontà, quando vedeva questa sublime Regina entrare nell’Empireo, in mezzo alla corte celeste, tutta circonfusa dal Sole Eterno del Voler Supremo. La vedevano tutta tempestata dalla potenza del Fiat supremo, non c’era stato in Lei neppure un palpito che non aveva impresso questo Fiat, e attoniti la guardavano e le dicevano: “Ascendi, ascendi più in alto, è giusto che Colei che tanto ha onorato il Fiat supremo, e che per mezzo suo ci troviamo noi nella patria celeste, abbia il trono più alto e che sia la nostra Regina”. Ed il più grande onore che ricevette la mia Mamma, fu il vedere glorificata la Divina Volontà”.

 

+ + + +

 

18-3

Settembre 16, 1925

 

Gesù fu sempre eguale nelle pene. L’essere

sempre eguale è virtù Divina. Il tacere di Gesù.

 

(1) I miei giorni sono sempre più amari per le lunghe privazioni del mio dolce Gesù. La sua sola Volontà mi è rimasta come preziosa eredità delle tante sue visite fatte alla povera anima mia, e ora lasciata sola, dimenticata da Colui che formava la mia vita, che mi pareva d’essere fusi insieme e che né Lui poteva stare senza di me né io senza di Lui; e mentre penso dove, dov’è andato Colui che tanto mi amava? Che ho fatto che mi ha lasciato? Ah! Gesù, ritorna, ritorna che non ne posso più! E mentre vorrei abbandonarmi al dolore e pensare alla mia grande sventura d’aver perduto Colui in cui avevo racchiuso tutte le mie speranze, la mia felicità, il santo Voler Divino s’impone su di me facendomi fare il corso dei miei atti nella sua adorabile Volontà, e quasi m’impedisce di dolermi di più d’essere priva dell’unico mio bene, e resto come impietrita, impavida, tutta sola, senza il minimo conforto né dal Cielo né dalla terra. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, stavo pensando a diverse pene della Passione di Gesù, il quale, facendosi vedere per poco tempo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, in tutte le mie pene fui sempre eguale, non mi cambiai mai, il mio sguardo fu sempre dolce, il mio volto sempre sereno, le mie parole sempre calme e dignitose. In tutta la mia persona ci aveva tale eguaglianza di modi, che se avessero voluto conoscermi per loro Redentore, solo dal mio modo sempre eguale in tutto e per tutto mi avrebbero conosciuto. E’ vero che le mie pene furono tante, da eclissarmi e come tante nubi che mi circondavano, ma ciò dice nulla, dopo la foga delle pene Io ricomparivo in mezzo ai nemici come sole maestoso, con la mia solita serenità e coi miei stessi modi sempre eguali e pacifici. Essere sempre eguale è solo di Dio e dei veri figli di Dio, il modo sempre eguale imprime il carattere divino nell’anima, e fa conoscere che puro e santo è l’operato delle creature. Invece, un carattere ineguale è delle creature, ed è segno di passioni che tumultuano nel cuore umano, che lo tiranneggiano, in modo che anche all’esterno mostrano un carattere disgradevole che dispiace a tutti. Perciò ti raccomando d’essere sempre eguale con Me, con te stessa e con gli altri; eguale nelle pene e fin nella mia stessa privazione. Il carattere eguale in te dev’essere incancellabile, e sebbene le pene della mia privazione ti atterrano e formano dentro e fuori di te le nubi del dolore, i tuoi modi eguali saranno luce che snebbieranno queste nubi e faranno conoscere che, sebbene nascosto, Io abito in te”.

(3) Dopo ciò, io continuavo a pensare alle pene della Passione del mio adorabile Gesù, col chiodo nel cuore della sua privazione, ed il mio amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno tutto taciturno e tanto afflitto che faceva pietà, ed io gli ho detto:

(4) “Amor mio, perché taci? Mi sembra che non vuoi dirmi più nulla, né più confidarmi i tuoi segreti e le tue pene”.

(5) E Gesù, tutto bontà, ma afflitto mi ha detto: “Figlia mia, il tacere dice qualche cosa di più grande che non dice il parlare. Il tacere è decisione di chi non volendo essere distolto, tace. Il tacere d’un padre con un suo figlio amato, mentre si trova in mezzo ad altri figli discoli, è segno che vuole colpire i figli perversi. Tu credi che sia nulla che non ci vengo da te e che scarseggi nella partecipazione delle mie pene? Ah! figlia mia, non è nulla, anzi è qualche cosa di grande; come Io non vengo da te, così la mia giustizia si riempie di flagelli per colpire l’uomo, tanto che tutti i mali passati, i terremoti, le guerre, saranno come nulla ai mali che verranno e alla grande guerra e rivoluzione che stanno preparando; sono tanti i peccati che non meritano che ti partecipi le mie pene per liberare loro dai flagelli meritati. Perciò tu abbi pazienza, la mia Volontà supplirà alla mia vista, sebbene sto nascosto in te, e se ciò non fosse, non avresti potuto mantenere la battuta di far i tuoi soliti giri nella mia Volontà. Sono Io che, sebbene nascosto, li faccio in te, e segui Colui che non vedi; ma però, quando la mia giustizia avrà compito il riempimento dei flagelli, Io mi metterò di nuovo con te come prima, perciò, coraggio, aspettami e non temere”.

(6) Ora, mentre ciò diceva mi sono trovata fuori di me stessa, in mezzo al mondo, ed in quasi tutte le nazioni si vedevano preparativi di guerra, nuovi modi più tragici di combattere, che mettevano spavento solo a guardarli, e poi la grande cecità umana, che rendendosi più cieca agiva da bestia, non da uomo, e siccome cieca, non vede che mentre feriva gli altri feriva sé stessa. Quindi, tutta spaventata mi sono ritrovata in me stessa, tutta sola, senza del mio Gesù e col chiodo nel cuore, ché Colui che amo aveva partito da me lasciandomi sola ed abbandonata. E mentre deliravo e spasimavo per la pena, il mio dolce, movendosi nel mio interno e sospirando per il duro mio stato, mi ha detto:

(7) “Figlia mia, chetati, chetati, sto in te, non ti lascio, e poi, come posso lasciarti? Guarda, la mia Volontà si trova ovunque, se tu stai nella mia Volontà, non ho dove andare, né trovo luogo per allontanarmi da te, dovrei rendere limitata la mia Volontà, riunirla ad un punto per lasciarti, ma ciò neppure lo posso fare. La mia Immensità si estende ovunque e la mia natura rende immenso tutto ciò che a Me appartiene, quindi, immensa è la mia Volontà, la mia potenza, il mio amore, la mia sapienza, ecc., onde, come posso lasciarti, se nella mia Volontà dovunque Io ti trovo? Perciò sii sicura che non ti lascio, e sprofondati sempre di più nell’immensità dell’abisso della mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-4

Ottobre 1, 1925

 

La Divina Volontà stava nel centro dell’Umanità di

Nostro Signore, e chi vive in Essa vive in questo centro.

 

(1) Stavo secondo il mio solito accompagnando le pene della Passione del mio dolce Gesù, e offrivo la stessa privazione, la tortura che mi cagionava, come attestato del mio doloroso amore, per suo sollievo e compatimento delle sue pene. Ora, mentre ciò facevo, l’amato mio bene ha mosso un braccio nel mio interno, alzando la sua mano destra, facendo scorrere dalle sue dita rivoli di sangue e di luce sulla povera anima mia che stava appassita e bruciata dal soffio potente della sua privazione, e con una mestizia tale, che Gesù stesso si è scosso, ed intenerito per compassione e volendomi sollevare mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non temere, chi vive nella mia Volontà sta nel centro della mia Umanità, perché la Volontà Divina sta in Me come il sole nella sua sfera, che ad onta che i raggi invadono la terra, non si parte mai dall’alto, dal suo centro, sta sempre circuito nella sua sfera, nel suo maestoso trono, e mentre la sua luce percorre tutto, dominando tutto, tutto le serve di sgabello, aspettando tutti la sua benefica luce; così si trovava in Me la Volontà Divina, come centro nella sfera della mia Umanità, e dalla mia sfera partiva la luce a tutti e dovunque.

(3) Era stato questo il primo atto dell’uomo, respingere la mia Volontà Suprema, conveniva dunque alla mia Umanità fare il primo passo verso di Essa, accentrando in Me come centro di vita questa Volontà Eterna, e per mezzo della mia vita, delle mie opere e pene, portarla di nuovo all’uomo, affinché ritornasse al suo Creatore, mettendosi nell’ordine per cui era stato creato. Vedi dunque figlia mia che l’anima che vive nella mia Volontà sta nel centro della mia Umanità, e tutto ciò che Io feci e patii sta tutto intorno a lei ed in suo aiuto: Se debole, le somministra la mia fortezza; se ombrata, il mio sangue la lava e l’abbellisce, le mie preghiere la sostengono, le mie braccia la tengono stretta e la coprono con le mie opere; insomma, tutto sta a sua difesa ed aiuto, perciò, il pensiero delle mie pene è come connaturale in te, perché vivendo nella mia Volontà, esse ti circondano come tante nubi di luce e di grazia. La mia Volontà, nella sfera della mia Umanità, metteva come in via le mie opere, i miei passi, le mie parole, il mio sangue, le mie piaghe, le mie pene, e tutto ciò che Io feci per chiamare l’uomo e dargli gli aiuti e mezzi sufficienti per salvarlo e farlo ritornare di nuovo nel seno della mia Volontà. Se la sola mia Volontà avesse voluto uscire in campo per chiamare l’uomo, si sarebbe spaventato; invece volli chiamarlo con tutto ciò che feci e patii, come tanti adescamenti, spinte ed incoraggiamenti e mezzi per farlo ritornare nelle mie braccia, sicché tutto ciò che Io feci e patii è il portatore dell’uomo a Dio. Ora, chi vive nella mia Volontà, vivendo nel centro della mia Umanità prende tutti i frutti di tutto ciò che Io feci e patii, ed entra nell’ordine della Creazione, e la mia Volontà compisce in lui il pieno scopo per cui fu creato. Altri, poi, che non vivono nella mia Volontà, trovano i mezzi per salvarsi, ma non godono tutti i frutti della Redenzione e Creazione”.

(4) Ora, mentre ciò diceva il mio amabile Gesù, gli ho detto: “Amor mio, io non so, mi dici che io vivo nella tua Volontà e poi mi lasci? Ah! a che duro martirio mi sottoponi. Come Tu mi lasci tutto per me si cambia, io stessa non mi riconosco più, tutto per me muore: muore la luce, l’amore, il bene. Sei Tu solo che mantieni il battito della vita nella povera anima mia; come Tu parti e mi lasci, così muore tutto. Vedi dunque in che condizioni dure e dolorose mi lasci. Deh! abbi pietà di me e non mi lasciare più, che più non posso”. E mentre volevo più dire, il mio Gesù sospirando ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, taci, non andare più oltre, le tue parole mi feriscono il cuore. Oh! come vorrei toglierti dal tuo cuore questo chiodo sì duro che Io ti lascio, di che potessi lasciarti. Lo so pure Io, che per chi mi ama, questo chiodo è insopportabile, fa ammazzare continuamente senza pietà, perciò deponi il pensiero che Io potessi lasciarti. Invece di lasciarti, dovresti essere convinta che mi addentro più in te, e faccio silenzio nella navicella dell’anima tua, tanto vero, che nulla è spostato in te, i preparativi che c’erano ci sono, tutti stanno nell’ordine; tanto vero, che basta che la mia Volontà lo voglia, do una giratina ai preparativi che ci sono, e sono già da te. E poi, come posso lasciarti? Per chi fa la mia Volontà e vive in Essa, mantiene integri i vincoli della Creazione che ci sono tra Creatore e creature, i vincoli della Redenzione e i vincoli tra il Santificatore e i santificanti. La mia Volontà suggella tutti questi vincoli e me la rende indivisibile da Me, perciò sii sicura che il tuo Gesù non ti lascia”.

(6) Ora, mentre ciò diceva, vedevo come tanti fili di luce legati al mio cuore, che alcuni erano legati a tutte le cose create, altri fili di luce uscivano da tutto ciò che Gesù aveva fatto e patito, altri dai sacramenti. Sia tutto a gloria di Dio e a bene dell’anima mia e di tutte le anime. Amen.

 

+ + + +

 

18-5

Ottobre 4, 1925

 

Il ripetere lo stesso bene serve per formare l’acqua per innaffiare il seme

delle virtù. Tutto ciò che ha fatto Nostro Signore sta sospeso nella Divina Volontà.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nella Santissima Volontà di Dio, e mentre giravo in Essa per mettere il mio ti amo su tutte le cose, avrei voluto che il mio Gesù nulla vedesse o sentisse, se non il mio ti amo, oppure attraverso di questo mio ti amo. E mentre ripetevo la cantilena del mio ti amo, pensavo tra me: “Si vede che sono proprio una piccola bimba, che non so dire altro che la storiella imparata; e poi, a che mi giova il ripetere e sempre ripetere: ti amo, ti amo? Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, facendo vedere in tutta la sua Divina Persona impresso dovunque il mio ti amo: sulle labbra, sul volto, nella fronte, negli occhi, in mezzo al petto, sul dorso e nel mezzo della palma delle mani, alle punta delle sue dita, insomma, dovunque; e con un accento tenero mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non sei contenta che nessun ti amo che esce da te va sperduto, ma tutti restano impressi in Me? E poi, sai a che ti giova il ripeterli? Tu devi sapere che quando l’anima si decide di fare un bene, di esercitare una virtù, forma il seme di quella virtù; col ripetere quegli atti forma l’acqua, per innaffiare quel seme nella terra del proprio cuore, e quanto più spesso ripete, più innaffia quel seme e la pianta cresce bella, verde, in modo che subito produce i frutti di quel seme. Invece, se è lenta nel ripetere, molte volte quel seme resta soffogato, e se esce, cresce esile e non dà mai frutto; povero seme, senza acqua sufficiente per crescere, ed il mio Sole non sorge su di quel seme, perché è infecondo, per dargli la fecondità, la maturità ed il bel colorito ai suoi frutti. Invece, col ripetere sempre quegli stessi atti, l’anima contiene molta acqua per innaffiare quel seme, il mio Sole sorge su quel seme ogni volta che lo vede innaffiare, e si diletta tanto conoscendo che tiene molta forza per crescere, che fa giungere i suoi rami fino a Me, e vedendo i molti frutti, ne colgo con mio piacere e mi riposo alla sua ombra. Sicché il ripetere il tuo ti amo per Me, ti procura l’acqua per innaffiare e formare l’albero dell’amore; il ripetere la pazienza, innaffia e forma l’albero della pazienza; il ripetere i tuoi atti nella mia Volontà, forma l’acqua per innaffiare e formare l’albero divino ed eterno della mia Volontà; nessuna cosa si forma con un solo atto, ma di molti e molti ripetuti atti. Solo il tuo Gesù contiene questa virtù di formare tutte le cose, e le cose più grandi con un solo atto, perché contengo la potenza creatrice, ma la creatura, a via di ripetere lo stesso atto, forma a sorsi a sorsi il bene che vuol fare. Con l’abitudine diventa natura quel bene o quella virtù, e la creatura ne diventa posseditrice, formandone tutta la sua fortuna. Anche nell’ordine naturale succede così, nessuno diventa maestro con aver letto una volta o poche volte le vocali e le consonanti, ma chi costantemente ripete fino a riempirsi la mente, la volontà ed il cuore di tutta quella scienza che conviene per poter fare da maestro agli altri; nessuno si trova sazio se non mangia a boccone a boccone il cibo che ci vuole per saziarsi; nessuno raccoglie il seme se non ripete, chi sa quante volte il suo lavoro nel suo campicello; e così di tant’altre cose. Il ripetere lo stesso atto è segno che si ama, che si apprezza e che vuol possedere lo stesso atto che fa. Perciò, ripeti, ed incessantemente ripeti, senza mai stancarti”.

(3) Onde dopo mi sono trovata fuori di me stessa, ed il mio dolce Gesù mi ha portato girando in tutti quei punti dove aveva, stando in terra, operato, patito, pregato e anche pianto. Tutto stava in atto, tutto ciò che aveva fatto, ed il mio amato bene mi ha detto:

(4) “Figlia mia, figlia del mio Voler Supremo, la mia Volontà vuol farti parte di tutto. Tutto ciò che tu vedi, sono tutte le mie opere che feci stando in terra, cui la mia Volontà tiene in Sé sospese perché le creature non si dispongono a voler riceverle, e parte perché non conoscono ancora ciò che Io feci. Vedi, qui ci sono le mie preghiere che di notte facevo, coperte di lacrime amare e di sospiri ardenti per la salvezza di tutti, stanno tutte in aspettazione per darsi alle creature, per dar loro i frutti che contengono. Figlia, entra tu in esse, copriti con le mie lacrime, vestiti con le mie preghiere, affinché la mia Volontà compia in te gli effetti che ci sono nelle mie lacrime, preghiere e sospiri. La mia Volontà tiene come schierate in Sé le pene della mia infanzia, tutti i miei atti interni della mia vita nascosta, che sono prodigi di grazia e di santità, tutte le umiliazioni e gloria e pene della mia vita pubblica, le pene più nascoste della mia Passione, tutto sta sospeso, il frutto completo non è stato preso dalle creature, e aspetto chi deve vivere nel mio Volere, affinché non siano più sospese, ma che si riversino su di loro per dar loro il frutto completo. Solo chi deve vivere nella mia Volontà non farà stare più sospesi i miei beni, perciò entra in ciascun mio atto e pena, affinché la mia Volontà si compia in te. Tra te e Me non voglio cose sospese, né tollero di non poterti dare ciò che voglio, perciò voglio trovare in te la mia stessa Volontà, affinché nulla si potessi opporre a ciò che vuol darti la mia stessa Volontà”.

(5) E mentre ciò Gesù diceva, io passavo da un atto all’altro di Gesù, e restavo come trasformata, coperta nei suoi stessi atti, preghiere, lacrime e pene. Ma chi può dire ciò che provavo? Spero che il benedetto Gesù mi dia la grazia di corrispondere e di compire in me la sua adorabile Volontà, ed in tutti. Amen.

 

+ + + +

 

18-6

Ottobre 10, 1925

 

Ricambio di Volontà tra Dio e la Santissima Vergine e Luisa.

La Santissima Vergine ripete all’anima ciò che fece a suo Figlio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, la mia povera mente si trovava in un’atmosfera altissima, mi sembrava di vedere la Divinità, e sopra d’un ginocchio del Padre Celeste la mia Regina Mamma morta, come se non avesse vita. Io, meravigliata, pensavo tra me: “La mia Mamma è morta, ma che morte felice morire sulle ginocchia del nostro Creatore!” Ma guardando meglio, vedevo come se la sua volontà fosse distaccata dal corpo, tenuta nelle mani del Divino Padre. Io stupita guardavo e non sapevo darmi ragione di ciò che vedevo, ma una voce che usciva dal divino trono diceva:

(2) “Questa è la eletta fra tutte le elette, è la tutta bella, è l’unica creatura che ci fece dono della sua volontà, e morta ci la lasciò sulle ginocchia, nelle nostre mani, e Noi per ricambio le facemmo dono della nostra Volontà. Dono più grande non potevamo farle, perché con l’acquisto di questa Suprema Volontà ebbe il poter di far scendere il Verbo sulla terra e di far formare la Redenzione del genere umano. Una volontà umana non avrebbe potere su di Noi, né attrattiva; invece una Volontà Divina data da Noi stessi a questa impareggiabile creatura, ci vinse, ci conquistò, ci rapì, e non potendo resistere cedemmo alle sue istanze di far scendere il Verbo sulla terra. Ora, aspettiamo che venga tu a morire sull’altro ginocchio, donandoci la tua volontà, e Noi, vedendola morta nelle nostre mani, come se non esistesse più per te, ti faremo dono della Nostra e per mezzo tuo, cioè di questa nostra Volontà donata a te, ritornerà a vivere il nostro Fiat sulla terra. Queste due volontà morte sulle nostre ginocchia saranno il riscatto di tante volontà ribelli e le terremo come pegno prezioso che ci rifaranno dai tanti mali delle altre creature, perché con la nostra Volontà potranno soddisfarci”.

(3) La voce non si sentiva più, ed io mi sono trovata sull’altro ginocchio paterno, in atto di dare l’ultimo respiro restando morta, ma in questo mentre mi sono trovata in me stessa, ma non so dire ciò che sentivo in me; solo pregavo di cuore che non più la mia volontà entrasse in me, ma che solo la Divina avesse vita in me. Ah! solo Essa è la portatrice di tutti i beni e la ripetitrice di Gesù nelle anime, che facendo eco al Fiat della Creazione, abbraccia tutto e tutti come d’un solo fiato e ricambia Iddio dell’opera della Creazione, Redenzione e Santificazione. La Volontà Divina operante in noi tutto può fare, è la vera Regina che regna ed impera su tutto.

(4) Onde dopo vedevo la mia Mamma Celeste col bambino Gesù fra le braccia, che se lo baciava e metteva al suo petto per dargli il suo purissimo latte, ed io le ho detto: “Mamma mia, e a me nulla mi dai? Deh! permettimi almeno che metta il mio ti amo tra la tua bocca e quella di Gesù mentre vi baciate, affinché in tutto ciò che fate corra insieme il mio piccolo ti amo. E Lei a me:

(5) “Figlia mia, mettilo pure il tuo piccolo ti amo non solo nella bocca, ma in tutti gli atti che passano tra Me e mio Figlio. Tu devi sapere che in tutto ciò che facevo verso del mio Figlio, intendevo di farlo verso quelle anime che dovevano vivere nella Volontà Divina, perché stando in Essa erano disposte a ricevere tutti quegli atti che Io facevo verso di Gesù, e trovavo spazio sufficiente dove deporli. Sicché, se Io baciavo mio Figlio, baciavo loro, perché le trovavo insieme con Lui nella sua Suprema Volontà. Erano loro le prime come schierate in Lui, ed il mio amore materno mi spingeva a farle parte di ciò che facevo a mio Figlio. Grazie grandi ci volevano per chi doveva vivere in questa Santa Volontà, ed Io mettevo a loro disposizione tutti i miei beni, le mie grazie, i miei dolori, per loro aiuto, per difesa, per fortezza, per appoggio, per luce, ed Io mi sentivo felice e onorata con gli onori più grandi, di avere per figli miei i figli della Volontà del Padre Celeste, la quale anch’Io possedevo, e perciò li guardavo pure come parti miei. Anzi, di loro si può dire ciò che si dice di mio Figlio: Che le prime generazioni trovavano la salvezza nei meriti del futuro Redentore. Così queste anime in virtù della Volontà Divina operante in loro, queste future figlie sono quelle che implorano incessantemente la salvezza, le grazie alle future generazioni; sono con Gesù e Gesù in loro, e ripetono insieme con Gesù ciò che contiene Gesù. Perciò, se vuoi che ti ripeta ciò che feci a mio Figlio, fa che ti trovi sempre nella sua Volontà, ed Io ti sarò larga dei miei favori”.

 

+ + + +

 

18-7

Ottobre 17, 1925

 

La Sapienza Eterna ha stabilito che il cibo

dell’anima dell’uomo sia la Volontà di Dio.

 

(1) Dopo due giorni di privazioni amarissime del mio sommo bene Gesù, me l’ho sentito muovere nel mio interno. Mi pareva di vederlo nel mio interno, che stava seduto con la testa poggiata ad una parte della mia spalla, con la bocca rivolta nella mia in atto di somministrarmi le parole. Io me l’ho stretto e mi son messa ad ascoltarlo, tutta abbandonandomi in Lui. Onde pareva che mi diceva:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è più che cibo; il cibo dà la forza al corpo, lo riscalda, aumenta il sangue, ravviva l’intelligenza se sta affievolita, mette il brio in tutte le membra e spinge la creatura a nuove opere e sacrifici; invece una che sta digiuna, non dando il cibo necessario al suo corpo, è debole, fredda, povera di sangue, l’intelligenza affievolita, spossata in tutte le membra che la porta alla mestizia e la spinge a non far nulla, senza voglia di sacrificarsi in nulla. Poveretta, si sente mancare la vita in tutta la sua persona, tanto vero, che quando una malattia è mortale per una creatura, abbandona il cibo, e abbandonando il cibo si dispone alla morte. Onde, avendo stabilito l’Eterna Sapienza che anche l’anima avesse il cibo, le fu assegnato come cibo prelibato la Volontà Suprema, sicché chi prende questo cibo è forte nell’operare il bene, è come inzuppato nell’amore verso il suo Dio, questo cibo aumenta il sangue divino per formare la crescenza della Vita di Dio in essa, come sole riflette nella sua intelligenza per farle conoscere il suo Creatore e formarsi a sua somiglianza, mette il brio in tutta l’anima, per mettere in vigore tutte le virtù, e la spinge a nuovi lavori e a sacrifici inauditi. Il cibo della mia Volontà si dà ad ogni istante, ad ogni respiro, di notte, di giorno, in ogni cosa e quante volte si vuole, né c’è da temere, come con il cibo corporale, che prendendone molto fa danno e produce anche le malattie, no, no, quanto più si prende più fortifica ed eleva l’anima alla somiglianza del suo Creatore, si può stare sempre con la bocca aperta in atto di prendere questo cibo celeste; tutto al contrario per chi non prende questo cibo della mia Volontà: per chi non lo prende affatto, si può dire che si dispone a morire eternamente; per chi si ciba di rado, è debole ed incostante nel bene, è freddo nell’amore, è povero di sangue divino, in modo che cresce come anemica, in esso, la Vita Divina; la luce nella sua intelligenza è tanto scarsa, che poco o nulla conosce del suo Creatore, e non conoscendolo la sua somiglianza è lontana da lui per quanto è lontano dal cibo della sua Volontà; è senza brio nell’operare il bene, perché non ha cibo sufficiente, e ora gli scappa la pazienza, ora la carità, ora il distacco di tutto, sicché le povere virtù vivono come strangolate senza il cibo sufficiente della mia Volontà. Ah! se si potesse vedere un’anima priva di questo cibo celeste, ci sarebbe da piangere, tante sono le miserie e le schifezze di cui è coperta. Ma però c’è più da compatire se si vede una creatura digiuna del cibo corporale, perché molte volte le mancano i mezzi per comprarlo, invece il cibo della mia Volontà si dà gratuitamente, quindi chi non lo prende merita la condanna, e la condanna se la forma lei stessa, perché ha rigettato il cibo che gli dava la vita”.

(3) Onde dopo ciò, ho sentito che varie persone avevano sofferto contrasti, umiliazioni ed altro, ed il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, come il corpo contiene il sangue cattivo che infetta il buono, ed è necessario applicare vescicanti, sanguisughe, salassi, per tirare il sangue cattivo, altrimenti passa pericolo che resti paralizzata per tutta la vita, così l’anima a cui manca il continuo cibo della mia Volontà, contiene tanti umori cattivi, ed è necessario applicare vescicanti d’umiliazioni per tirare l’umore cattivo della propria stima, morsicature di sanguisughe per tirare l’umore infetto della vanagloria del proprio io, repentini salassi per impedire e tirare il sangue cattivo dei piccoli attacchi che si va formando nel proprio cuore per le persone che avvicinano nel fare il bene, altrimenti quegli umori crescerebbero tanto da infettare tutto ciò che fanno, in modo da restare paralizzate nel bene per tutta la vita. Le punture giovano sempre, sono le sentinelle del cuore, che mantengono puro il sangue, cioè retta l’intenzione dell’anima nell’operare il bene. Perciò, se tutti operassero il bene per compiere solo la mia Volontà, le punture non sarebbero necessarie, perché Essa è salvaguardia di tutti gli umori cattivi. Sicché le punture sono anche pene di chi non prende il cibo sufficiente della mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-8

Ottobre 21, 1925

 

Effetti d’un atto nella Divina Volontà. Il dolore di Gesù

sta sospeso nella Divina Volontà aspettando il peccatore.

 

(1) Questa mattina, il mio dolce Gesù nel venire mi ha detto: “Figlia mia, ti porto il bacio di tutto il Cielo”. E mentre ciò diceva mi ha baciato e ha soggiunto:

(2) “Tutto il Cielo sta nella mia Volontà, e tutto ciò che Io faccio, stando essi in questo Supremo Volere, sentono l’eco degli atti miei e ripetono come rispondendo all’eco mio ciò che faccio Io”.

(3) Detto ciò è scomparso, ma dopo qualche ora è ritornato dicendomi:

(4) “Figlia mia, restituiscimi il bacio che ti ho dato, perché tutto il Cielo, la mia Mamma, il nostro Padre Celeste ed il Divino Spirito stanno aspettando il ricambio del tuo bacio, perché essendo uscito un atto loro nella mia Volontà verso la creatura che vive nell’esilio, anelano che sia loro restituito il ricambio nella stessa mia Volontà”.

(5) Onde, avvicinando la sua bocca alla mia gli ho dato quasi tremante il mio bacio, il quale ha prodotto un suono armonioso non mai sentito, che si elevava in alto e si diffondeva in tutto e a tutti. E Gesù con un amore indicibile ha soggiunto:

(6) “Come sono belli gli atti nella mia Volontà. Ah! tu non sai la potenza, la grandezza, la maraviglia d’un atto nella mia Volontà, quest’atto muove tutto, Cielo e terra come se fosse un atto solo, e tutto il creato, angeli, santi, danno e ricevono il ricambio di quell’atto. Perciò un atto fatto nella mia Volontà non può stare senza ricambio, altrimenti tutti sentirebbero dolore d’un atto divino che ha mosso tutti, mettendo tutti del loro, eppure non ricambiato. L’operato dell’anima nella mia Volontà è come il suono argentino d’una vibrante e squillante campana, che suona tanto forte che chiama l’attenzione di tutti, e suona e risuona così dolce che, tutti conoscono a quel suono l’operato dell’anima nella mia Volontà, ricevendo tutti la gloria, l’onore d’un atto divino”.

(7) Detto ciò è scomparso. Quindi stavo continuando il fondermi nella Volontà Divina, dolendomi di ciascun offesa che sia stata fatta al mio Gesù, dal primo fino all’ultimo uomo che verrà sulla terra, e mentre mi dolevo chiedevo perdono, ma mentre ciò facevo dicevo tra me:

(8) “Mio Gesù, amor mio, non mi basta dolermi e chiederti perdono, ma vorrei annientare qualunque peccato per fare che mai, mai più, Tu fossi offeso”. E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(9) “Figlia mia, Io ebbi un dolore speciale per ciascun peccato, e sopra del mio dolore pendeva il perdono al peccatore. Ora, questo mio dolore sta sospeso nella mia Volontà aspettando il peccatore quando mi offende, affinché dolendosi d’avermi offeso scenda il mio dolore a dolersi insieme col suo, e subito dargli il perdono; ma quanti mi offendono e non si dolgono? Ed il mio dolore e perdono stanno sospesi nella mia Volontà e come isolati. Grazie figlia mia, grazie che vieni nella mia Volontà a far compagnia al mio dolore e al mio perdono. Continua pure a girare nella mia Volontà, e facendo tuo il mio stesso dolore, grida per ogni offesa: dolore, perdono, affinché non sia Io solo a dolermi e ad impetrare il perdono, ma abbia la compagnia della piccola figlia del mio Volere che si duole insieme con Me”.

 

+ + + +

 

18-9

Ottobre 24, 1925

 

La Divina Volontà è un atto solo, immenso ed eterno che contiene tutto insieme:

Creazione, Redenzione, Santificazione. Chi vive nella Divina Volontà possiede quest’atto solo, e prende parte in tutte le sue opere, formando un atto

solo con il suo Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù me lo sentivo muovere nel mio interno, in atto di stendersi in me, come se si mettesse in agonia; io sentivo il suo rantolo di agonizzante e mi sentivo anch’io agonizzante insieme con Lui. Onde, dopo d’aver sofferto un poco insieme con Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il pensare alla mia Passione, il compatirmi nelle mie pene, mi è molto gradito, sento che non sono solo nelle mie pene, ma ho insieme con Me la compagnia della creatura, per causa della quale Io soffro e che amo tanto, e avendola insieme con Me il patire mi si rende più dolce. Com’è duro l’isolamento nel patire! Quando mi veggo solo non ho a chi affidare le mie pene, né a chi dare il frutto che le mie pene contengono, e perciò resto come affogato di pene e di amore, e perciò, il mio amore non potendone più vengo da te per soffrire in te e tu insieme con Me le pene della mia Passione in atto, per ripetere ciò che Io feci e patii nella mia Umanità. Il ripetere la mia Passione in atto nella creatura differisce da chi solo pensa e compatisce le mie pene. Quello è un atto della mia Vita che si mette al mio posto per ripetere le mie pene, ed Io sento ridarmi gli effetti, il valore d’una Vita Divina; invece, il pensare alle mie pene ed il compatirmi, è la sola compagnia che sento della creatura; ma sai tu in chi posso ripetere le mie pene in atto della mia Passione? In chi sta come centro di vita la mia Volontà. Solo la mia Volontà è un atto solo, che non ha successione d’atti; quest’atto solo è come fissato ad un punto che mai si sposta, questo punto è la Eternità, e mentre è un atto solo, è atto primo, atto interminabile, però la sua circonferenza è tanto immensa che nulla le può sfuggire, abbraccia tutto e tutti con un solo amplesso, partendo tutto da quell’atto primo come un solo atto; sicché la Creazione, la Redenzione e Santificazione è un atto solo per la Divinità, e solo perch’é un atto solo, tiene la potenza di fare suoi tutti gli atti, come se fossero uno solo. Ora, chi vive nella mia Volontà possiede quest’atto solo, e non è maraviglia che prenda parte alle pene della mia Passione come in atto; in quest’atto solo trova come in atto il suo Creatore che crea la Creazione, e lei, formando un atto solo col suo Dio, crea insieme, scorrendo come un solo atto in tutte le cose create, e forma la gloria della Creazione al suo Creatore; il suo amore brilla su tutte le cose create, gode e prende piacere di esse, le ama come cose sue e del suo Dio. In quell’atto solo lei ha una nota che fa eco a tutto l’operato divino, e dice nella sua enfasi d’amore: “Ciò che è tuo è mio, e ciò che è mio è tuo; sia gloria, onore e amore al mio Creatore”. In quest’atto solo trova in atto la Redenzione, la fa tutta sua, soffre le mie pene come se fossero sue, scorre in tutto ciò che Io feci: nelle mie preghiere, nelle mie opere, nelle mie parole; in tutto ha una nota di riparazione, di compatimento, d’amore e di sostituzione alla mia Vita. In quest’atto solo trova tutto, tutto fa suo e dovunque mette il suo ricambio d’amore, perciò il vivere nella mia Volontà è il prodigio dei prodigi, è l’incanto di Dio e di tutto il Cielo, ché veggono scorrere la piccolezza della creatura in tutte le cose del loro Creatore; come raggio solare legato a quest’atto solo si diffonde ovunque ed in tutti. Perciò ti raccomando che mai, anche a costo della tua vita, esca da quest’atto solo della mia Volontà, affinché ripeta in te come in atto, la Creazione, Redenzione e Santificazione.

(3) Vedi, anche la natura contiene le similitudini di quest’atto solo. Nell’atmosfera il sole tiene un atto solo, dacché fu creato da Dio fa sempre un atto solo. La sua luce, il suo calore sono tanto trasfusi insieme, che si rendono inseparabili l’uno dall’altro e sta sempre in atto, dall’alto, di mandare luce e calore. E mentre dall’alto non sa fare altro che un solo atto, la circonferenza della sua luce che scende nel basso è tanta, che abbraccia tutta la terra, e col suo amplesso produce innumerevoli effetti, si costituisce vita e gloria di tutte le cose create. In virtù di quest’atto solo tiene virtù di racchiudere in sé ciascuna pianta, e somministra: a chi lo sviluppo, a chi la maturazione dei frutti, a chi la dolcezza, a chi il profumo; si può dire che tutta la terra mendica dal sole la vita, e ciascuna pianta, anche il più piccolo filo d’erba, implora dal sole la sua crescenza e ciascun frutto che devono produrre; ma il sole non cambia mai azione, si gloria di fare sempre un atto solo.

(4) Anche la natura umana contiene la similitudine d’un atto solo, e questo lo contiene il palpito del cuore. Incomincia la vita umana col palpito; questo fa sempre un atto solo, non sa fare altro che palpitare, ma la virtù di questo palpito, gli effetti, sono innumerevoli sulla vita umana: come palpita e ad ogni palpito, fa circolare il sangue nelle membra, fin nelle parti estreme, e come palpita dà la forza ai piedi per camminare, alle mani d’operare, alla bocca di parlare, alla mente di pensare; somministra il calore e la forza a tutta la persona; tutto dal palpito dipende, tanto vero, che se il palpito è un po’ stentato si perde l’energia, la voglia d’operare; l’intelligenza attutita, piena di dolori; un malessere generale, e se cessa il palpito cessa la vita. La potenza d’un atto solo continuamente ripetuto è grande, molto più l’atto solo d’un Dio Eterno, che tiene virtù di far tutto con un solo atto. Perciò né il passato né il futuro esiste in quest’atto, e chi vive nella mia Volontà si trova già in questo atto solo, e come il cuore fa sempre un palpito nella natura umana, che si costituisce vita di essa, così la mia Volontà nel fondo dell’anima palpita continuamente, ma d’un palpito solo, e come palpita le dà la bellezza, la santità, la fortezza, l’amore, la bontà, la sapienza. Questo palpito racchiude Cielo e terra, è come circolazione di sangue, come circonferenza di luce si trova nei punti più alti e nelle parti più estreme. Dove questo atto solo, questo palpito dell’anima tiene pieno vigore e regna completamente, è un prodigio continuato, è il prodigio che solo sa fare un Dio e perciò si scoprono in lei nuovi cieli, nuovi abissi di grazie, verità sorprendenti. Ma se si domanda, da donde tanto bene? Risponderebbe unita al sole, insieme col palpito umano, e con l’atto solo del Dio Eterno: “Faccio una sol cosa, faccio sempre la Volontà di Dio e vivo in Essa, questo è tutto il mio segreto e tutta la mia fortuna”.

(5) Detto ciò è scomparso, ma dopo mi sono trovata fuori di me stessa, col bambinello Gesù in braccia. Era tanto pallido, tremava tutto, con le labbra livide, freddo e tanto dimagrito che faceva pietà; mi sembrava che si era rifugiato nelle mie braccia per essere difeso. Io me l’ho stretto al mio cuore per riscaldarlo, li prendevo le manine ed i piedini nelle mie mani, li stringevo per fare che non tremasse, lo baciavo e ribaciavo, gli dicevo che lo amavo tanto tanto, ma mentre ciò facevo il bambinello si coloriva, cessava dal tremare, si rifaceva tutto e si stringeva più a me. Ma mentre io credevo che restasse sempre con me, con mia sorpresa ho visto che pian pianino scendeva dalle mie ginocchia; io ho gridato tirandolo col braccio: “Gesù, dove vai, come, mi lasci?”.

(6) E Lui: “Devo andarmene”.

(7) Ed io: “E quando ritorni?”.

(8) E Gesù: “Da qui a tre anni”.

(9) E ha preso la via per andarsene. Ma chi può dire il mio dolore? Ripetevo tra me, fra le lacrime e convulsa: “Da qui a tre anni lo rivedrò, oh! Dio, come farò?” Ma era tanto il dolore che svenni e non capii più nulla; ma mentre languivo svenuta, appena ho aperto gli occhi e vedevo che aveva dato la voltata e saliva dall’altro mio ginocchio, e pian pianino si accovacciava nel mio grembo, e con le sue manine mi carezzava, mi baciava e mi ripeteva:

(10) “Chetati, chetati, ché non ti lascio”.

(11) E come mi diceva non ti lascio, così mi sentivo rinvenire, ridare la vita, e mi sono trovata in me stessa, ma con tale timore che mi sentivo morire.

 

+ + + +

 

18-10

Novembre 1, 1925

 

La pena della privazione di Gesù supera la stessa pena dell’inferno.

La Volontà di Dio si offre in aiuto e tutto il Cielo è rivolto verso dell’anima.

 

(1) Ho passato giorni amarissimi priva del mio dolce Gesù, il pensiero di non vederlo più martellava il mio povero cuore, come sull’incudine, a ripetuti colpi crudeli di martello. Ah! Gesù, mi hai messo in un inferno vivente, anzi le mie pene superano le stesse pene infernali; ahi! i dannati non ti amano e siccome manca il germe dell’amore fuggono da Te, né sospirano il tuo amplesso, le loro pene si rincrudirebbero di più con la tua presenza; un amore odiato non sopporta la presenza della persona che odia, perciò per loro è più sopportabile la tua privazione, ma per me, infelice, è tutto il contrario, io ti amo, sento il germe dell’amore fin nelle mie ossa, nei nervi, nel sangue. Ah! non ti ricordi che con l’avere vissuto per ben quarant’anni insieme, Tu mi riempivi di Te le ossa, i nervi, il sangue, tutta me stessa? Io mi sentivo come una veste che ti copriva e ti nascondeva in me, e ora, priva di Te mi sento svuotata di tutto, sicché le mie ossa gridano, i miei nervi, il mio sangue, gridano che vogliono Colui che li riempiva, sicché dentro di me è un grido continuo che mi lacera, mi strazia, che vogliono Te che riempivi la mia vita. Vedi dunque quanti strappi crudeli soffre la mia povera esistenza? Ah! nell’inferno non ci sono queste pene atroci, questi strappi crudeli, questo svuoto d’un Dio posseduto e amato! Ah! Gesù, ritorna a chi ti ama, ritorna all’infelice degli infelici, ma resa infelice solo per Te, solo per causa tua; ah! lo posso dire, Tu solo mi hai reso infelice, altre infelicità io non conosco!. Ora, mentre nuotavo nel mare amaro della privazione del mio Gesù, mi son messa a considerare le pene del cuore del mio Gesù per farne un confronto con le pene del povero mio cuore, ma invece di trovare un conforto nelle pene di Gesù, le mie pene più si rincrudivano pensando tra me che le mie pene superavano le pene del mio Gesù, perché le pene del cuore di Gesù, per quanto grandi, erano pene dategli dalle creature, e se queste, ingrate, l’offendono e fuggono da Lui, sono sempre creature finite, non l’Essere Infinito; invece per me sono pene che mi dà un Dio, non è una creatura che mi fugge, ma è un Dio, l’Essere Infinito. Gesù non ha un altro Dio che lo possa lasciare, né può averlo, quindi non può soffrire la pena che oltrepassa ogni pena, quella d’essere privo d’un Dio. Invece la mia pena d’essere priva d’un Dio è grande, è infinita, per quanto è grande ed infinito Dio. Ah! il suo cuore trafitto non ha sofferto questa pena, e manca la trafittura della pena della privazione divina al suo cuore trafitto; e poi, per quante pene le creature gli diano, il mio Gesù non perde mai la sua sovranità, il suo dominio, anche su quelli che lo offendono, né lo impiccoliscono, né lo scoloriscono, nulla perde di quello che è, sempre dominante su tutto, è sempre l’Essere Eterno, Immenso, Infinito, amabile e adorabile. Invece io non ho sovranità, né dominio, e con l’essere priva di Gesù m’impiccolisco, mi scolorisco, mi sento risolvere nel nulla, divento nauseante ed insopportabile anche a me stessa. Vedi dunque, oh! Gesù, come le mie pene sono più grandi delle tue; ah! Tu sai le pene che ti danno le creature, ma non sai le pene che può dare un Dio, e quanto pesa la tua privazione.

(2) La mia povera mente spropositava; sentivo che non c’è pena che possa stare a confronto della pena della privazione di Gesù, è una pena senza principio e senza fine, incalcolabile ed irrimediabile, qual è Gesù, tale si rende la pena. Il mio povero cuore era affogato e senza vita, e per non più spropositare mi sono sforzata di non più confrontare le mie pene con quelle di Gesù, ma di passare ad altro, solo pregavo che mi desse la forza, e siccome la pena della sua privazione era tanto grande e aveva un suono misterioso e divino che non hanno le altre pene, e un peso che supera il peso di tutte le altre pene insieme, che per bontà sua accettasse la mia pena, ed in vista di questa mi desse la grazia più grande: Che tutti conoscessero la sua Santissima Volontà, e col suo suono misterioso e divino risuoni in tutti i cuori e chiamasse tutti a compire la Santissima Volontà, schiacciando col suo peso la volontà umana, le passioni, il peccato, affinché tutti ti conoscano, ti amino, e comprendano che significa la perdita d’un Dio. Ma chi può dire tutto ciò che pensavo? Sarei troppo lunga; anzi, avrei voluto passare tutto in silenzio e non affidare alla carta i miei segreti, ma l’ubbidienza si è imposta e ho dovuto dire Fiat.

(3) Onde mi sentivo sfinita e non ne potevo più, ed il mio dolce Gesù avendo di me compassione, è uscito da dentro il mio interno, tutto affannato, con la bocca tutta piena di sangue, ed era tanto il sangue che l’impediva la parola, ma col suo sguardo mesto mi chiedeva aiuto. Innanzi alle pene di Gesù ho dimenticato le mie, anzi, stando Lui io non avevo più pena, e l’ho pregato che soffrissimo insieme. Quindi, dopo aver sofferto un poco insieme, il sangue della bocca si è arrestato, e guardandomi il modo come mi aveva ridotto per la sua privazione mi stringeva a Sé, si stendeva in me per riempirmi di Lui, e poi mi ha detto:

(4) “Povera figlia, come ti sei ridotta. Hai ragione, la pena della privazione d’un Dio è la più grande, e siccome è grande ci voleva tutta la forza della mia Volontà a sostenerti. Ma tu non sai che significa soffrire nella mia Volontà; dovunque c’era la mia Volontà correva la tua pena, in terra, in Cielo, nei santi e angeli; e come giungeva ad essi tutti si mettevano in atto di guardarti e di aiutarti, sicché tutti erano rivolti a te, e se il paradiso fosse capace di pena, avrebbe cambiato in dolore tutte le loro gioie e felicità, ma non essendo capace di pena, tutti imploravano grazie per ricambio d’una pena sì grande. Quindi, le pene dell’anima che vive nella mia Volontà sono la croce di tutti, che soddisfano per tutto, e convertono in celeste rugiada il furore della giustizia divina. Perciò, fatti coraggio e non voler uscire mai dalla mia Volontà”.

(5) Io sono rimasta confusa, aspettavo da Gesù un rimprovero ai miei spropositi, ma nulla, e siamo restati in perfetta pace.

 

+ + + +

 

18-11

Novembre 5, 1925

 

I gemiti dello Spirito Santo nei Sacramenti. Ricambio d’amore dell’anima.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e mentre per quanto era a me possibile cercavo di ricambiare col mio piccolo amore il mio Gesù per tutto ciò che ha fatto nella Redenzione, il mio amabile e dolce amore Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, con il tuo volo nella mia Volontà giungi in tutti i sacramenti da Me istituiti, scendi nel fondo di essi per darmi il tuo piccolo ricambio d’amore. Oh! quante mie lacrime segrete vi troverai, quanti sospiri amari, quanti gemiti soffoggati dello Spirito Santo, il suo gemito è continuo alle tanti disillusioni del nostro amore. I sacramenti furono istituiti per continuare la mia Vita sulla terra in mezzo ai figli miei, ma ahimè! quanti dolori, perciò sento la necessità del tuo piccolo amore, sarà piccolo, ma la mia Volontà me lo farà grande; il mio amore non tollera, per chi deve vivere nella mia Volontà, che non si associ ai miei dolori e che non mi dia il suo piccolo ricambio d’amore per tutto ciò che ho fatto e soffro, perciò figlia mia vedi come geme il mio amore nei sacramenti:

(3) Se vedo battezzare il neonato, piango di dolore, perché mentre col battesimo gli restituisco l’innocenza, ritrovo di nuovo il figlio mio, gli restituisco i diritti perduti sulla Creazione, gli sorrido d’amore e compiacenza, gli metto in fuga il nemico, affinché non abbia più diritto su di lui, lo affido agli angeli, tutto il Cielo gli fa festa, ma subito il sorriso mi si cambia in dolore, la festa in lutto, vedo che quel battezzato sarà un mio nemico, un novello Adamo, forse pure un’anima perduta. Oh! come geme il mio amore in ogni battesimo, specie poi se si aggiunge che il ministro che battezza non lo fa con quel rispetto, dignità e decoro che si conviene ad un sacramento che contiene la nuova rigenerazione. Ahi! molte volte si sta più attento ad una bagattella, ad una scena qualsiasi che ad amministrare un sacramento, sicché il mio amore si sente pungere dal battezzante e dal battezzato e geme con gemiti inenarrabili. Non vorresti tu dunque darmi per ogni battesimo un ricambio d’amore, un gemito amoroso per far compagnia ai miei gemiti dolenti?.

(4) Passa al sacramento della cresima. Ahi! quanti sospiri amari, mentre con la cresima gli ridono il coraggio, gli restituisco le forze perdute rendendolo invincibile a tutti i nemici, alle sue passioni, viene ammesso nelle file delle milizie del suo Creatore affinché militi per l’acquisto della patria celeste, lo Spirito Santo gli ridona il suo bacio amoroso, gli prodiga mille carezze e si esibisce per compagno della sua carriera, ma molte volte si sente restituire il bacio del traditore, disprezzare le sue carezze e fuggire dalla sua compagnia. Quanti gemiti, quanti sospiri per il suo ritorno, quante voci segrete al cuore a chi fugge da Lui, fino a stancarsi per il suo dire; ma che, invano. Perciò, non vuoi tu mettere il tuo ricambio d’amore, il bacio amoroso, la tua compagnia allo Spirito Santo che geme per tanta sconoscenze?

(5) Ma non ti fermare, vola ancora e sentirai i gemiti angosciosi dello Spirito Santo nel sacramento della penitenza. Quanta ingratitudine, quanti abusi e profanazioni da parte di chi lo amministra e da parte di chi lo riceve, in questo sacramento il mio sangue si mette in atto sopra il peccatore pentito per scendere sull’anima sua per lavarlo, per abbellirlo, sanarlo e fortificarlo, per restituirgli la grazia perduta, per mettergli nelle mani le chiavi del Cielo che il peccato gli aveva strappato, per suggellare sulla sua fronte il bacio pacifico del perdono. Ma, ahi! quanti gemiti strazianti nel vedere avvicinarsi le anime a questo sacramento di penitenza senza dolore, per abitudine, quasi per uno sfogo del cuore umano; altri, orribile a dirsi, invece d’andare a trovare la vita dell’anima, della grazia, vanno a trovare la morte, a sfogare le loro passioni. Sicché il sacramento si riduce ad una burla, una buona chiacchierata, ed il mio sangue, invece di scendere come lavacro, scende come fuoco che li sterilisce maggiormente. Sicché in ogni confessione il nostro amore piange inconsolabilmente, e singhiozzando ripete: Ingratitudine umana, quanto sei grande, dovunque cerchi d’offendermi, e mentre ti offro la vita tu ricambi in morte la stessa vita che ti offro. Vedi dunque come i nostri gemiti aspettano il tuo ricambio d’amore nel sacramento della penitenza.

(6) Il tuo amore non si arresti; percorri tutti i tabernacoli, ciascun’ostia sacramentale, ed in ogni ostia sentirai gemere lo Spirito Santo con dolore inenarrabile. Il sacramento dell’Eucaristia non è la sola vita loro che ricevono le anime, ma è la mia stessa Vita che si dà a loro, sicché il frutto di questo sacramento è formare la mia Vita in loro, e ogni comunione serve a far crescere la mia Vita, a svilupparla in modo da poter dire: “Io sono un’altro Cristo”. Ma, ahimè! che pochi profittano, anzi quante volte scendo nei cuori e mi fanno trovare le armi per ferirmi, e mi ripetono la tragedia della mia Passione, e come si consumano le specie sacramentali, invece di pressarmi a restare con loro sono costretto ad uscire bagnato di lacrime, piangendo la mia sorte sacramentale, e non trovo chi quieti il mio pianto ed i miei gemiti dolenti. Se tu potessi rompere quei veli dell’ostia che mi coprono, mi troveresti bagnato di pianto conoscendo la sorte che mi aspetta nello scendere nei cuori. Perciò il tuo ricambio d’amore per ogni ostia sia continuo, per quietarmi il pianto, e rendere meno dolorosi i gemiti dello Spirito Santo.

(7) Non ti fermare, altrimenti non ti troveremo sempre insieme nei nostri gemiti e nelle nostre lacrime segrete, sentiremo il vuoto del tuo ricambio d’amore. Scendi nel Sacramento dell’ordine, qui sì, troverai i nostri più intimi dolori nascosti, le lacrime più amare, i gemiti più strazianti. L’ordine costituisce l’uomo ad un’altezza suprema, d’un carattere divino, il ripetitore della mia Vita, l’amministratore dei sacramenti, il rivelatore dei miei segreti, del mio Vangelo, della scienza più sacra, il paciero tra il Cielo e la terra, il portatore di Gesù alle anime; ma ahimè! quante volte vediamo nell’ordinato che sarà un nostro Giuda, un usurpatore del carattere che gli viene impresso. Oh! come lo Spirito Santo geme nel vedere nell’ordinato strapparsi le cose più sacre, il carattere più grande che esiste tra il Cielo e la terra, quante profanazioni, ogni atto di quest’ordinato fatto non secondo il carattere impresso, sarà un grido di dolore, un pianto amaro, un gemito straziante. L’ordine è il sacramento che racchiude tutti gli altri sacramenti insieme, perciò se l’ordinato saprà conservare in sé integro il carattere ricevuto, metterà quasi in salvo tutti gli altri sacramenti; sarà lui il difensore ed il salvatore dello stesso Gesù. Perciò, non vedendo questo nell’ordinato, i nostri dolori si accentrano di più, i nostri gemiti si rendono più continui e dolenti, perciò scorra il tuo ricambio d’amore in ogni atto sacerdotale per far compagnia all’amore gemente dello Spirito Santo.

(8) Presta l’orecchio del tuo cuore e ascolta i nostri profondi gemiti nel sacramento del matrimonio. Quanti disordini in esso. Il Matrimonio fu elevato da Me come sacramento per mettervi in esso un vincolo sacro, il simbolo della Trinità Sacrosanta, l’amore divino che Essa racchiude, sicché l’amore che doveva regnare nel padre, madre e figli, la concordia, la pace, doveva simboleggiare la Famiglia Celeste. Onde dovevo avere sulla terra tante altre famiglie simili alla Famiglia del Creatore, destinate a popolare la terra come altrettanti angeli terrestri, da ricondurli a popolare le regioni Celesti. Ma, ahi! quanti gemiti nel vedere formare nel matrimonio famiglie di peccato, che simboleggiano l’inferno con la discordia, col disamore, con l’odio, che popolano la terra come tanti angeli ribelli che serviranno a popolare l’inferno. Lo Spirito Santo geme con gemiti strazianti in ogni matrimonio, nel veder formare sulla terra tanti covi infernali. Perciò il tuo ricambio d’amore in ogni matrimonio, in ogni creatura che viene alla luce, così il tuo gemito amoroso renderà meno dolenti i nostri gemiti continui.

(9) I nostri gemiti non sono finiti ancora, perciò il tuo ricambio d’amore giunga sul letto del morente quando viene amministrato il sacramento della estrema unzione. Ma ahi! quanti gemiti, quante nostre lacrime segrete! Questo sacramento contiene la virtù di mettere in salvo a qualunque costo il peccatore morente, è la conferma della santità ai buoni e ai santi, è l’ultimo vincolo che mette, con la sua unzione, tra la creatura e Dio, è il suggello del Cielo che imprime nell’anima redenta, è l’infusione dei meriti del Redentore per arricchirla, purificarla e abbellirla, è l’ultima pennellata che dà lo Spirito Santo per disporla a partire dalla terra per farla comparire innanzi al suo Creatore. Insomma, con l’estrema unzione è l’ultimo sfoggio del nostro amore e l’ultima rivestitura dell’anima, è l’assestamento di tutte le opere buone, perciò agisce in modo sorprendente nei vivi alla grazia; con l’estrema unzione l’anima viene coperta come da una rugiada celeste che le smorza come d’un solo fiato le passioni, l’attacco alla terra e a tutto ciò che non appartiene al Cielo. Ma ahimè! quanti gemiti, quante lacrime amare, quante indisposizioni, quante trascuratezze, quante perdite di anime, quante poche santità trova da confermare, quante scarse opere buone da riordinare e rassettare. Oh! se si potesse sentire da tutti i nostri gemiti, il nostro pianto sul letto del morente nell’atto di amministrare il sacramento dell’estrema unzione, tutti piangerebbero di dolore; non vuoi tu dunque darci il tuo ricambio d’amore per ogni volta che viene amministrato questo sacramento, che è l’ultimo sfoggio del nostro amore verso la creatura? La nostra Volontà ovunque t’aspetta per avere il tuo ricambio d’amore e la compagnia ai nostri gemiti e sospiri”.

 

+ + + +

 

18-12

Novembre 9, 1925

 

Il fondersi nel Volere Divino è l’atto più

grande, ed il che più onora il nostro Creatore.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, per poi fare la mia adorazione al crocifisso mio bene, e siccome più d’una volta, mentre stavo facendo i miei atti nel Voler Supremo mi aveva sorpreso il sonno, ciò che prima mai mi succedeva, quindi non avevo compiuto l’uno né fatto l’adorazione, onde ho detto tra me: “Faccio prima l’adorazione al crocifisso, e se non sarò sorpresa dal sonno mi fonderò nel Voler Divino per fare miei soliti atti”. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e mettendo il suo volto vicino al mio mi ha detto:

(2) “Figlia mia, voglio che ti fonda prima nel mio Volere, che venga innanzi alla Maestà Suprema per riordinare tutte le volontà umane nella Volontà del loro Creatore, per riparare con la mia stessa Volontà tutti gli atti delle volontà delle creature opposti alla mia. Volontà è uscita da Noi per divinizzare la creatura, e volontà vogliamo, e quando questa Volontà è respinta da loro per fare la propria, è l’offesa più diretta al Creatore, è il disconoscere tutti i beni della Creazione e allontanarsi dalla sua somiglianza. E ti pare poco che tu, fondendoti nella mia Volontà prenda come in grembo tutta questa mia Volontà, che sebbene è una, ad ogni creatura porta il suo atto divinizzatore, e tu, riunendoli tutti insieme questi atti della mia Volontà me li porti innanzi alla Maestà Suprema per ricambiarli con la tua insieme alla Mia, col tuo amore, rifacendo tutti gli atti opposti delle creature, e pressa questa mia stessa Volontà che sorprenda di nuovo le creature con atti più ripetuti, affinché la conoscano, la ricevano in loro come atto primo, la amino e compiano in tutto questa Santa Volontà? L’adorazione alle mie piaghe, più di uno me la fa, ma ridarmi i diritti alla mia Volontà come atto primo che feci verso dell’uomo, non me lo fa nessuno, perciò spetta a te il farlo che hai una missione speciale sulla mia Volontà. E se mentre ciò fai il sonno ti sorprenderà, il nostro Padre Celeste ti guarderà con amore nel vederti dormire nelle sue braccia, vedendo la sua piccola figlia che, anche dormendo, tiene nel suo piccolo grembo tutti gli atti della Sua Volontà per ripararli, ricambiarli in amore e dare a ciascun atto della nostra Volontà l’onore, la sovranità ed il diritto che le conviene. Perciò, prima compi il tuo dovere, e poi, se puoi, farai anche l’adorazione alle mie piaghe”.

(3) Sia sempre ringraziato Gesù, questa notte, per sua bontà, ho fatto l’una e l’altra.

 

+ + + +

 

18-13

Novembre 12, 1925

 

Chi è chiamato come capo d’una missione, deve racchiudere tutti i beni appartenenti

a quella missione per comunicarli agli altri. E’ solito della Sapienza Eterna stabilire

gli atti della creatura per dare compimento al bene che vuol fare ad essa.

 

(1) Stavo fondendomi secondo il mio solito nel Santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno, mi ha stretto tutta a Sé e si è messo in atto di darmi una lezione e correzione, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sii attenta nel fare i tuoi atti nella mia Volontà, tu devi sapere che chi è chiamato come capo d’una missione, quanto più racchiude di bene appartenente a quella missione, tanto più di bene potrà comunicare agli altri; quei beni saranno come tanti germi che presterà agli altri, affinché chi avrà la fortuna di voler acquistare quei germi, si renderà possessore del raccolto di quei germini. Ciò successe in Adamo, che essendo il primo uomo veniva costituito capo di tutte le generazioni, ed essendo lui il capo, si rendeva necessario che doveva possedere i germi da poter dare agli altri ciò che è necessario allo sviluppo della vita umana; che poi questi germi sono stati ingranditi, dilucidati, più conosciuti a seconda la buona volontà delle generazioni seguenti, della capacità ed applicazione che hanno fatto sopra quegli stessi germi, ma Adamo li aveva tutti in sé, e si può dire che tutto da lui viene. Sicché, si può dire che nell’essere creato da Dio, fu dotato di tutte le scienze; ciò che gli altri imparano con tante fatiche, lui lo possedeva come dono in modo sorprendente; quindi possedeva la conoscenza di tutte le cose di questa terra, aveva la scienza di tutte le piante, di tutte le erbe e la virtù che ciascuna di esse conteneva; aveva la scienza di tutte le specie degli animali e del come doveva usarne; aveva la scienza della musica, del canto, dello scrivere, della medicina, insomma di tutto, e se le generazioni posseggono ciascuna la sua scienza speciale, Adamo le possedeva tutte. Vedi dunque che chi dev’essere capo è necessario che racchiuda in sé tutto il bene che deve partecipare gli altri.

(3) Così è di te figlia mia. Siccome ti ho chiamato come capo d’una missione speciale, più che a novello Adamo, e non si tratta delle scienze umane ma della scienza delle scienze, qual è la mia Volontà, scienza tutta di Cielo, voglio che racchiuda in te tutti i germi che la mia Volontà contiene, e quanti atti di più farai in Essa, e conoscenze di più acquisterai, tanti più raggi di luce metterai al Sole della mia Volontà, onde, stando più pienezza di luce più si potrà diffondere a bene delle generazioni, in modo che colpite dalla pienezza della luce, potranno conoscere con più chiarezza il bene che contiene la mia Volontà, che significa vivere in Essa, ed il gran bene di cui restano arricchite. Succederà come succede del sole, che siccome possiede tanta pienezza di luce può con facilità prendere come in pugno tutta la terra, riscaldarla, illuminarla e fecondarla, in modo che tutti possano conoscere, chi più, chi meno, il bene che fa col portare la sua luce a tutti; ma se il sole nell’alto della sua sfera fosse povero di luce, non poteva la luce che scende nel basso illuminare pienamente tutta la terra, al più qualche piccola parte della terra che girava più da vicino al sole. E se al sole che naturalmente doveva illuminare la terra, diedi tale pienezza di luce per bene di tutte le generazioni, molto più voglio riempire di pienezza di luce il Sole della mia Volontà, che deve illuminare le anime, riscaldarle e gettare in esse la fecondità del germe della Santità Divina. Come scelsi Adamo come capo, come scelsi un punto del cielo dove fissare il centro del sole che doveva illuminare la terra, così ho scelto te come centro del Sole della mia Volontà, e dev’essere tanta la pienezza della luce, che tutti potranno godere ed essere investiti da questa luce e farla ciascuno come cosa propria, perciò ci vogliono i tuoi atti completi nella mia Volontà, e la conoscenza che Io ti vado manifestando, per formare la pienezza di questa luce.

(4) E’ solito della Sapienza Eterna stabilire gli atti della creatura per dare compimento al bene che vuole fare ad essa, ciò successe per venire la Redenzione sulla terra del Verbo Eterno, ci volle il corso di quattromila anni, ed in questo frattempo stavano stabiliti tutti gli atti che dovevano fare le creature per disporsi a meritarsi il gran bene della Redenzione, e tutte le grazie e conoscenze che doveva dare la Suprema Maestà per far conoscere lo stesso bene che doveva portare la discesa del Verbo in mezzo a loro. Ecco perché i patriarchi, i santi padri, i profeti, e tutti i buoni dell’antico testamento, cui, con i loro atti dovevano far la via, la scala per giungere al compimento della Redenzione bramata; ma ciò non basta, per quanto buoni e santi erano i loro atti, c’era il muro altissimo del peccato originale che manteneva la divisione tra loro e Dio. Ecco perciò ci volle una Vergine concepita senza macchia originale, innocente, santa e arricchita da Dio di tutte le grazie, la quale fece come suoi tutti gli atti buoni del corso dei quattromila anni, li coprì con la sua innocenza, santità e purità, in modo che la Divinità vedeva quegli atti attraverso degli atti di questa innocente e santa Creatura, la quale non solo abbracciò tutti gli atti degli antichi, ma Essa coi suoi li superò tutti, e perciò ottenne la discesa del Verbo sulla terra. Successe a tutti gli atti buoni degli antichi, come a chi ha molto oro e argento, però su quel metallo prezioso non sta coniata l’immagine del re che dà il valore di moneta a quel metallo, onde, sebbene per sé stesso contiene il valore, ma non può chiamarsi valore di moneta che possa correre nel regno con diritto di moneta; ma supponi che quell’oro o argento fosse acquistato dal re e dandogli forma di moneta vi coniasse la sua immagine, ed ecco acquistato da quell’oro il diritto di moneta. Così fece la Vergine, vi coniò la sua innocenza, la sua santità, il Volere Divino che Lei possedeva integro e li presentò tutti insieme alla Divinità, e ottenne il Redentore bramato. Sicché la Vergine completò tutti gli atti che ci volevano per far scendere il Verbo sulla terra. Ma qui non finì, per fare che il Redentore avesse il suo campo d’azione sulla terra, e che chiunque il volesse potesse servirsene di quegli atti come monete per comprarsi il Cielo, ci voleva il conio dell’innocenza, santità e Voler Divino, ci voleva il conio dell’operato dello stesso Verbo per far salire l’uomo al Cielo. Se quello della Vergine bastò per farmi scendere in mezzo alle creature, per far salire l’uomo ci voleva il mio operato divino; ed ecco perciò che Io abbracciai e feci miei tutti quegli atti, supplii a tutti, compii tutto, e per tutti vi mise il conio divino a tutti gli atti buoni, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra, e questo conio fu fatto da Me con pene inaudite e con lo sborso del mio sangue, e così diedi come Re magnanimo la moneta a tutti per comprarsi il Cielo. Tutto questo era stabilito dalla Sapienza Increata, e neppure un atto poteva mancare di tutto ciò per venire a compimento la Redenzione.

(5) Ora figlia mia, come fu della Redenzione cosi è della mia Volontà. Per farla conoscere e farla regnare come atto primo di vita nella creatura ci vuole il compimento degli atti; anche tu, a esempio della mia Celeste Mamma e del mio, devi nella mia stessa Volontà abbracciare tutti gli atti fatti nell’antico testamento, quelli della Regina del Cielo, quelli fatti da Me, quelli che si fanno e che si faranno da tutti i buoni e santi fino all’ultimo dei giorni, e a tutti metterai il tuo suggello di ricambio d’amore, di benedizione, d’adorazione, con la Santità e Potenza della mia Volontà, nulla ti deve sfuggire. La mia Volontà abbraccia tutto, anche tu devi abbracciare tutto e tutti, e mettervi al primo posto d’onore su tutti gli atti delle creature la sola mia Volontà. Essa sarà il tuo conio, con cui conierai l’immagine della mia Volontà su tutti gli atti delle creature. Perciò il tuo campo è vasto, ti voglio vedere nella mia Volontà scorrere su tutte le grazie e prodigi che feci nell’antico testamento, per darmi il tuo ricambio d’amore e di ringraziamento; negli atti dei patriarchi e profeti, per supplire al loro amore; non c’è atto in cui non ti voglio trovare, non mi sentirei pago né contento se non ti trovassi in tutti gli atti delle creature che si sono fatti e si faranno, né tu potresti dire che hai completato tutto nella mia Volontà, ti mancherebbe qualche cosa del vero vivere nel mio Volere. Perciò sii attenta se vuoi che la pienezza della luce sia tanto sufficiente da poter illuminare col Sole della mia Volontà tutte le gente. Chi vuol dare luce a tutti, deve abbracciare tutti come in un solo amplesso, col farsi vita e supplemento di tutto e di tutti. Non è forse la mia Volontà vita di tutto? E ché questa vita viene ricambiata con tante amarezze? Non ci vuole dunque chi scorra in tutti per raddolcire queste amarezze, col sostituirsi come atto di vita con la mia stessa Volontà per ogni atto dell’ingrata creatura?”

 

+ + + +

 

18-14

Novembre 19, 1925

 

Il Divin Volere vuole la compagnia della creatura per poter

arricchirla, istruirla e darle il possesso del bene che le fa conoscere.

 

(1) Mi sentivo come immersa nel mare immenso della Suprema Volontà e avrei voluto, come mi dice il mio amabile Gesù: Nulla farmi sfuggire di tutti gli atti che ha fatto, fa e farà, che per Gesù sono un atto solo; che io sempre ci fosse insieme con questa Divina Volontà per darle il mio piccolo ricambio d’amore e di ringraziamento; avrei voluto almeno fare una lunga nota di tutti gli atti di questa Volontà Suprema, per ammirare, lodare ciò che Essa sa fare, ed essere sempre insieme con Essa, mai lasciarla sola. Ma, ahimè! la mia piccolezza è tanta che mi sperdo e non so da dove prenderla per seguirla, perché dovunque la trovo e sempre in atto d’operare cose sorprendenti, sia nelle cose grandi come nelle più piccole. Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Santo Volere, chi è figlia deve conoscere ciò che fa il padre, deve sapere ciò che possiede e deve poter dire al padre: ciò che è tuo è mio, e se ciò non fosse significa che non c’è sommo accordo tra padre e figlia, o forse non è figlia legittima di questo padre. Così è chi è vera figlia della mia Volontà, deve conoscere ciò che fa e gli immensi beni che possiede; è proprio questo il vivere nel mio Volere, far compagnia a tutti gli atti che fa la mia Volontà. Essa non vuol vivere isolata in mezzo alla Creazione, ma vuole la compagnia della creatura per causa della quale, perché l’ama tanto, mantiene l’ordine di tutta la Creazione e si fa vita di ciascuna cosa; e quando trova l’anima che le fa compagnia in questa vita che mantiene in tutto l’universo, la mia Volontà gioisce, fa festa e si sente felice, trova colei che ama e da cui viene riamata, trova a chi può farsi conoscere, ciò che possiede, e nella sua felicità narra all’anima gli arcani del suo Volere, il suo valore ed i suoi effetti sorprendenti; ma ciò è nulla, come narra le sue conoscenze, ciò che fa, e ciò che è, cosi le fa donazione di ciò che le manifesta, e più che valida scrittura è la stessa conoscenza, che a caratteri di luce ha impresso nell’anima il possesso dei beni che la sua conoscenza contiene. Oh! com’è bello vedere la santità, la potenza, l’immensità del mio Volere, trattenersi con la piccolezza della volontà umana nell’atto che le fa compagnia; Esso vuol sempre dare, non si arresta mai, vuol vedere la piccolezza bella, ricca, potente; la vuol tenere sempre vicino, per poterle sempre dare. Non c’è cosa più bella, più graziosa, più sorprendente a vedersi, di un’anima che cerca di seguire gli atti della Volontà del suo Creatore. C’è una gara continua tra loro, un amore reciproco, un dare e un ricevere continuo. Oh! se tu sapessi come sei ricca; quante cose conosci della mia Volontà, tanti beni possiedi; se tu li enumeri ti sperderai e resterai affogata in essi. Perciò sii attenta nel seguire gli atti del mio Volere, se vuoi fargli continua compagnia”.

 

+ + + +

 

18-15

Novembre 22, 1925

 

Il gran bene che l’anima riceve col vivere nel Voler Supremo. Gli atti

fatti in Esso formano una rugiada celeste che copre tutte le creature.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, cercando per quanto a me è possibile d’abbracciare tutto nel mio piccolo grembo, per poter mettere il mio piccolo ti amo su tutte le cose, il mio grazie, la mia adorazione, il mio ti benedico, con la potenza del Fiat Supremo, per poter tenere compagnia a questa Suprema Volontà sparsa con tanto amore nella Creazione. Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Che cosa riceve l’anima vivendo in quest’atmosfera celeste della Suprema Volontà?” In questo mentre, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi tutta a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi tu sapere che riceve l’anima vivendo nella mia Volontà? Riceve l’unione della Volontà Suprema con la sua, ed in questa unione la mia Volontà assume il compito di dare la parità della sua con la volontà dell’anima. Sicché la mia Volontà è santa, è pura, è luce, e vuol far pari l’anima nella sua santità, purità e luce, e se il compito dell’anima è di vivere nella mia Volontà, il compito della mia è di dare in modo perfetto la mia somiglianza alla volontà dell’anima, e perciò ti voglio sempre in Essa, per fare che non solo ti tenga in sua compagnia, ma che ti faccia crescere a sua somiglianza, e perciò t’imbocco il cibo delle sue conoscenze, per farti crescere a modo divino e con la sua perfetta somiglianza; ed è per questo che ti vuole insieme dovunque opera la mia Volontà, affinché ti possa dare l’atto del suo operare, il valore che contiene l’operato d’una Volontà Divina, e tu riceverla”.

(3) Ed io nel sentire ciò ho detto: “Amor mio, la tua Volontà è dappertutto, sicché tutti vivono in Essa, eppure non tutti ricevono questa somiglianza”. E Gesù subito ha soggiunto:

(4) “Che c’entra figlia mia? E’ vero che tutti vivono nella mia Volontà, perché non c’è punto dove Essa non si trovi, ma quasi tutti vivono in Essa da estranei, o come mercenari, altri forzati, altri, ribelli; questi tali vivono in Essa e non la conoscono, né posseggono i suoi beni, anzi sono usurpatori di quella stessa vita che hanno ricevuto dalla mia Volontà. Ogni atto di questi è una dissomiglianza che acquistano tra la loro volontà e quella del loro Creatore, è la conferma della loro povertà, delle loro passioni e delle fitte tenebre di cui si riempiono, in modo che sono ciechi per tutto ciò che è Cielo. Per giungere alla parità della mia Volontà non si può vivere da estranei, ma da padroni, deve guardare tutte le cose come cose sue, averne tutta la cura, perciò è necessario conoscerle per amarle e possederle. Per quanto bella e buona è una cosa, se non è totalmente sua, non si ama, non si stima, non si usa tutta quella cura che merita, si ha sempre un occhio freddo nel guardarla e un palpito senza vita per amarla; invece se la cosa fosse sua, è tutt’occhio per guardarla e tutto cuore per amarla, la stima, e giunge a tanto, che ne fa un idolo per il proprio cuore; la cosa in sé stessa non si è fatta più bella, quello che era è, non ha subito nessun cambiamento, il cambiamento lo ha subito la persona col farne acquisto e tenerla come cosa esclusivamente sua. Ecco quello che riceve l’anima col vivere nella mia Volontà: La riceve come sua, la possiede, sente la sua aura celeste, la sua Vita di Cielo, la somiglianza di Colui che l’ha creato, e come vive nel mio Volere si sente tempestata dai riflessi del suo Creatore; in tutto sente la potenza di quel Fiat che dà vita a tutte le cose, e nel pelago dei beni che possiede dice: “Come sono felice, la Volontà di Dio è mia, la posseggo e l’amo”. Perciò tutti gli atti fatti nel mio Volere si diffondono su tutti, e prendono parte tutti. Vedi, quando tu al primo sorgere del giorno dicevi, sorga la mia mente nella Volontà Suprema per coprire tutte le intelligenze delle creature con la tua Volontà, affinché tutti sorgano in Essa, ed io a nome di tutti ti do l’adorazione, l’amore, la sottomissione di tutte le intelligenze create, mentre ciò dicevi, una rugiada celeste cadeva su tutte le creature, che le copriva, per portare a tutte il ricambio del tuo atto. Oh! come era bello vedere coperte tutte le creature con questa rugiada celeste che formava la mia Volontà, di cui è simbolo la rugiada notturna, che al mattino si trova su tutte le piante per abbellirle, fecondarle, e a quelle che stanno per inaridire, impedire che si possano seccare. Col suo tocco celeste pare che metta un tocco di vita per farle vegetare. Com’è incantevole la rugiada al primo del mattino, molto più è incantevole e bella la rugiada degli atti che forma l’anima nella mia Volontà.

(5) Ed io: “Eppure amor mio e vita mia, con tutta questa rugiada le creature non si cambiano”.

(6) E Gesù: “Se la rugiada notturna fa tanto bene alle piante, a meno che non cada su legna secca, tagliata dalle piante, oppure su cose che non contengono nessuna vita, e sebbene restano coperte di rugiada e come abbellite, per loro è come morta, ed il sole come spunta a poco a poco si la ritira; molto più bene fa la rugiada che fa scendere la mia Volontà sulle anime, a meno che non siano del tutto morte alla grazia; eppure, con la virtù vivificante che possiede, se sono morte cerca d’infondere un soffio di vita, ma tutti gli altri sentono, chi più, chi meno, a seconda delle loro disposizioni gli effetti di questa rugiada benefica”.

 

+ + + +

 

18-16

Dicembre 6, 1925

 

Il vero vivere nella Volontà Suprema è proprio questo: Che Gesù deve

trovare tutto e tutti nel fondo dell’anima, e tutto dev’essere, col

suo amore, vincolato nell’anima.

 

(1) Stavo facendo nel mio interno i miei soliti atti nel Voler Supremo, abbracciando la Creazione tutta e tutte le creature per poter fare miei tutti i loro atti, e ricambiare il mio Dio col mio piccolo amore di tutto ciò che ha fatto nella Creazione e di quello che dovrebbero fare tutte le creature. Ma mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto: “Impiego tanto tempo nel fare ciò, e qual è il bene che tu fai? Qual è la gloria che dai al tuo Dio?” In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, e allargando le braccia sembrava che voleva abbracciare tutti e tutto, e poi, elevandoli in alto offriva tutto al suo Padre Celeste, e dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vero vivere nella Volontà Suprema è proprio questo, che Io devo trovare tutto e tutti nel fondo dell’anima; tutto ciò che la mia Volontà è uscito fuori per il bene delle creature nella Creazione, dev’essere, col suo amore, vincolato nell’anima. Col vivere nel mio Volere e col suo ricambio d’amore resta già vincolata ed in possesso di tutto ciò che la mia Volontà ha fatto e farà, e ama come ama e sa amare la mia Volontà. Onde, stando tutto ciò col vivere davvero in Essa e avendo vincolato tutto a sé, Io trovo nell’anima il cielo stellato, il sole folgorante, la vastità dei mari, le praterie di fiori, tutto trovo in essa; quindi, non è giusto che l’anima, saltellando di cosa in cosa su tutto ciò che è mio e suo, lo riconosca e scherzando su tutte le cose create vi imprima il suo bacio ed il suo piccolo ti amo sopra ogni cosa, per Colui che ha creato tante cose per farne dono alle creature, mostrandogli con ciò una svarietà d’amore per quante cose ha creato, e come ama che l’uomo sia felice dandogli non solo il necessario, ma anche il superfluo?

(3) Ma questo non è tutto, non solo devo trovare la Creazione tutta, ma il vero vivere nella mia Volontà vincola tutti, e quindi debbo trovare nell’anima come in atto, Adamo santo come uscì dalle mani creatrici e Adamo colpevole, umiliato e piangente, affinché si vincoli con lui nello stato di santità e prendendo parte ai suoi atti innocenti e santi mi dà la gloria e fa sorridere di nuovo tutta la Creazione; e prendendo parte alle sue lacrime, sospira con lui quel Fiat respinto che aveva causato tanta rovina. Devo trovar in essa i profeti, i patriarchi, i santi padri, con tutti i loro atti, e se quelli sospiravano il Redentore, tu sospirerai il mio Fiat Supremo come trionfo e compimento dei loro sospiri. Voglio trovare la mia inseparabile Mamma con tutti gli atti suoi, dove il mio Volere operò tanti portenti, avendone pieno dominio. Voglio trovare tutto Me stesso e tutti gli atti miei. Insomma, voglio trovare tutte le cose mie, tutto ciò che mi appartiene, tutto quello che ha fatto e farà la mia Suprema Volontà, perché sono cose tutte inseparabili da Me, e per chi vive nel mio Volere è giusto e necessario che si rendano inseparabili da essa. Sicché, se non trovo tutto, non si può dire che vive completamente nel mio Volere, ed Io, guardandola, non trovo tutte le cose mie in essa, anzi le guardo sparse fuori dell’anima e non posso ricevere il suo ricambio d’amore per tutto ciò che mi appartiene. Non ho creato forse la creatura ché fosse un piccolo mondo e un piccolo dio? Perciò ti dico sempre che il vivere nel mio Volere non è conosciuto ancora, ed Io ti vado insegnando ora una cosa, ora un’altra, e allargo la tua capacità per fare che entrino in te tutte le cose mie e tutto ciò che di bene ha messo fuori la mia Volontà. Voglio sentirmi ripetere da te il tuo ricambio d’amore su tutto ciò che mi appartiene. Non tollero per chi vive nel mio Volere che non conosca tutte le cose mie, che non le ami e possieda; altrimenti quale sarebbe il grande prodigio del vivere nel mio Volere?”.

(4) Onde, dopo ciò il mio dolce Gesù ha fatto silenzio, ed io mi sperdevo nel Divino Volere. Oh! come avrei voluto mettere su tutte le cose create il mio bacio amoroso e riconoscente, il mio piccolo ti amo su tutti gli atti supremi del Divino Volere, per restare io legata ad essi ed essi legati a me, per poter circondare il mio Gesù in me di tutti gli atti dell’Eterno Volere. In questo mentre, vedevo il cielo stellato, ed il mio amabile Gesù ha ripreso il suo dire:

(5) “Figlia mia, guarda il Cielo, che ordine, che armonia tra le stelle; una stella non può stare senza dell’altra, sono tanto vincolate insieme, che una sostiene l’altra, una è forza dell’altra; se, mai sia, una sola stella si spostasse dal suo posto, ci sarebbe tale scompiglio e disordine nell’atmosfera, che passerebbe pericolo che tutto andasse in rovina, sicché tutta la bellezza del cielo sta riposta nello stare ognuna al suo posto, nell’unione comune e nella forza comunicativa e attrattiva che hanno tra loro, che più che elettricità le tiene sospese ed avvinte tra di loro. L’uomo è il nuovo cielo, anzi più che cielo sulla terra; ogni creatura si può dire che è una stella animata. Ciò che fece il primo uomo Adamo, fino all’ultimo che verrà, tutto doveva essere in comune tra di loro; sicché non doveva possedere la sola sua forza, ma la forza di tutti; tutti i beni dovevano essere in comune tra di loro. La mia Volontà più che elettricità doveva portare il vincolo tra loro e la comunicazione di tutto ciò che è buono e santo, e ad onta che ogni uomo doveva fare il suo ufficio e occuparsi in azioni diverse, siccome tutti dovevano partire dal punto primo della mia Volontà, tutti dovevano convertirsi in luce, e quindi uno doveva essere luce per l’altro. Perciò il mio dolore nel veder scompigliato questo cielo delle creature fu tanto grande, che è incomprensibile ad umana creatura! Tolta la mia Volontà, che avvince tutti e vincola tutto, vi entrò il disordine, lo scompiglio, la disunione, la debolezza, le tenebre. Povero cielo delle creature, non si riconosce più, ed il solo vivere nel mio Volere riordinerà di nuovo questo cielo, lo farà risplendere di nuova luce. Perciò ti dico che in te, tutti e tutto voglio trovare. La mia Volontà, atto primo di tutte le creature celesti e terrestri, ti porterà la comunicazione di tutti gli atti loro, e tu resterai avvinta a loro e loro a te. Perciò il vivere nel mio Volere racchiude tutto e tutti. Quindi, sii attenta, che voglio darti la cosa più grande che esiste; ma voglio da te cose grandi e somma attenzione; chi molto dona, molto vuol ricevere.

 

+ + + +

 

18-17

Dicembre 20, 1925

 

Sulle lacrime di Gesù, e come versò tutte le lacrime delle

creature. Vivere nella Divina Volontà significa possederla.

 

(1) Stavo pensando alle lacrime che versò il bambino Gesù nella sua nascita, e dicevo tra me: “Quanto gli potettero essere amare quelle lacrime, come gli potettero ora gelare, ora bruciare quel tenero volto, perché da quello che io conosco, le lacrime hanno due effetti a seconda della causa per cui vengono versate, se la causa viene d’un amore, bruciano e fanno dare in singulto; se poi sono prodotto dal dolore, sono gelate e fanno tremare. Al mio regio bambinello c’era un intenso ed infinito amore e un dolore senza termine, sicché molto gli potettero costare le sue lacrime”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e faceva vedere il suo volto bagnato di lacrime, ma tante, che l’una scorreva appresso all’altra fino a bagnargli il petto e le mani, e sospirando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le mie lacrime incominciarono fin dal primo istante del mio concepimento nel seno della mia Mamma Celeste, fino all’ultimo respiro sulla croce. La Volontà del mio Padre Celeste mi affidò anche il compito delle lacrime, e ne dovevo versare tante dai miei occhi, quante ne dovevano versare tutte le creature insieme. Come concepii tutte le loro anime in Me, così dovevo versare tutte le loro lacrime dagli occhi miei. Vedi dunque quanto dovetti piangere: Dovetti versare dai miei occhi le lacrime che le creature versano per passioni, affinché le mie smorzassero le loro passioni; dovetti versare le lacrime che ci vogliono dopo il peccato, per dar loro il dolore d’avermi offeso ed il convincimento del male che hanno fatto, preparando con le mie lacrime il proposito di non offendermi più; dovetti versare le lacrime per intenerire le anime per far loro comprendere le pene della mia Passione; come pure versai lacrime abbondanti d’amore per elettrizzare le anime ad amarmi, per attirarmi la loro simpatia ed il loro cuore tutto per Me; basta dirti che non c’è lacrima che spunti sull’occhio umano, che non versai dai miei occhi. Nessuno seppe le tante mie lacrime, i tanti miei pianti nascosti e segreti; quante volte anche da tenero bambinello, volavo dalla terra al Cielo, e poggiando la mia testolina sulle ginocchia del mio Padre Celeste piangevo, piangevo, e singhiozzando gli dicevo: “Padre mio, vedi, sono nato nel mondo alle lacrime e al dolore, simile ai fratelli miei che nascono alle lacrime e muoiono nel pianto, ed Io amo tanto questi fratelli, che voglio versare tutte le loro lacrime dai miei occhi, neppure una voglio farmi sfuggire, per dare alle loro lacrime, lacrime d’amore, di dolore, di vittoria, di santificazione e di divinizzazione”. Quante volte la mia cara Mamma guardandomi restava trafitta nel vedermi tutto bagnato di pianto, e Lei univa, per il dolore di vedermi piangere, le sue lacrime alle mie, e piangevamo insieme; e alle volte ero costretto a nascondermi per dar sfogo al pianto, per non trafiggere sempre il suo cuore materno ed innocente; altre volte aspettavo quando la mia Celeste Mamma, per necessità doveva occuparsi in altre faccende domestiche, per dar sfogo alle mie lacrime per poter compire il numero delle lacrime di tutte le creature”.

(3) Onde io, nel sentire ciò gli ho detto: “Amor mio Gesù, sicché anche le mie lacrime hanno versato gli occhi tuoi, come pure quelle del nostro primo padre Adamo, ed io voglio che le versi sull’anima mia per darmi la grazia non solo di fare la tua Santissima Volontà, ma di possederla come cosa e volontà mia”. In questo mentre, Gesù scuoteva la testa e dal suo volto scorrevano le lacrime sulla povera anima mia, e ha soggiunto:

(4) “Figlia del mio Volere, certo che versai le tue lacrime, perché passando dagli occhi miei le tue ti potessi dare il gran dono della mia Volontà. Ciò che non potette ricevere Adamo con le sue lacrime, ad onta che passarono dai miei occhi, lo puoi ricevere tu, perché Adamo prima che peccasse, possedeva la mia Volontà, e col possesso della mia Volontà cresceva nella somiglianza del suo Creatore, e tanto cresceva che formava l’incanto di tutto il Cielo e tutti si sentivano onorati nel servirlo; dopo il peccato ne perdette il possesso del mio Volere, e ad onta che pianse la sua colpa e non peccò più, potette fare la mia Volontà, ma non possederla, perché mancava il Divino Offeso che doveva formare il nuovo innesto divino tra la creatura ed il Creatore, per fare varcare di nuovo le soglie dei possedimenti dell’Eterno Volere. Questo innesto venne fatto da Me, Verbo Eterno, dopo quattro mila anni, e Adamo era già passato alle soglie dell’eternità. Ma ad onta di questo innesto divino fatto da Me con lacrime e sospiri e pene inaudite, quanti si riducono alla condizione di Adamo dopo il peccato a fare solo la mia Volontà, altri non la vogliono conoscere, altri si ribellano ad Essa; solo chi vive nella mia Volontà si eleva allo stato di Adamo innocente, prima di cadere nel peccato, perché c’è gran distanza tra chi fa la mia Volontà e tra quelli che la posseggono, passa la distanza tra Adamo innocente e Adamo dopo il peccato. Ed Io venendo sulla terra dovevo farla da Dio, dovevo completare in tutto l’opera dell’uomo, dovevo innalzarlo al punto primo della sua origine, col dargli il possesso della mia Volontà, e sebbene molti se ne servono della mia venuta come rimedio alla loro salvezza, e quindi prendono la mia Volontà come medicina, come forza e come antidoto per non andare all’inferno, Io aspetterò ancora, affinché sorgano le anime che la prendano come vita, e col farla conoscere ne prendano il possesso, e così completerò l’opera della mia venuta sulla terra e avrà frutto l’innesto divino formato di nuovo con la creatura, e le mie lacrime si cambieranno in sorrisi celesti e divini per Me e per loro”.

 

+ + + +

 

18-18

Dicembre 25, 1925

 

Come ci vogliono le disposizioni per possedere il dono del Voler Divino.

Similitudine di Esso. Il vivere nel Voler Supremo è la cosa più grande,

è il vivere Vita Divina, e l’anima opera nella unità della Luce Eterna.

 

(1) Stavo pensando a ciò che sta detto sopra, che la Volontà di Dio è un dono, e perciò come dono si possiede come cosa propria; invece chi fa la Volontà di Dio deve stare ai comandi, deve domandare spesso spesso che cosa deve fare e che si gli impresti il dono, non per essere padrone ma per fare la stessa azione che Dio vuole, finita la quale, restituirle il dono che ha preso in prestito. Nella mia mente si facevano tante immagini e similitudini tra chi vive nel Voler Divino e lo possiede come dono, e tra chi fa la Santissima Volontà di Dio, che non solo non possiede la pienezza del dono, e se lo possiede è ad intervallo e ad imprestito. Ne dico alcuna di quelle similitudini:

(2) Supponevo che avessi una moneta d’oro che avesse la virtù di far sorgere quante monete io volessi, oh! quanto mi potrei far ricca con questo dono; invece un altro lo riceve imprestito questo dono per un’ora o per esplicare una sua azione, per restituirlo subito; che differenza tra la mia ricchezza per il dono che posseggo, e tra quella di chi lo riceve ad imprestito! Oppure, se avessi avuto in dono una luce che non si smorza mai, sicché di notte, di giorno, io sono al sicuro, ho sempre il bene del vedere questa luce che nessuno mi può togliere, si rende con me come connaturale e mi dà il bene di conoscere il bene per farlo e il male per fuggirlo, sicché con questa luce donatami in dono, io mi schernisco di tutti: del mondo, del nemico, delle mie passioni e fin di me stessa; quindi questa luce è per me sorgente perenne di felicità, è senza armi e mi difende, è senza voce e m’insegna, è senza mani e piedi e dirige la mia via e si fa guida sicura per portarmi al Cielo. Invece un altro, quando sente bisogno deve andare a chiedere questa luce, quindi non la tiene a sua disposizione. Abituato a non guardare sempre insieme con la luce, non possiede la conoscenza del bene e del male, e non tiene forza sufficiente per fare il bene ed evitare il male. Onde, non possedendo la luce accesa e continuata, in quanti inganni, pericoli e vie strette non si trova? Che differenza tra chi la possiede come dono suo questa luce, e tra chi la deve andare a chiedere quando ne ha bisogno. Ora, mentre la mia mente si sperdeva in tante similitudini, dicevo tra me: “Sicché il vivere nella Volontà di Dio è possedere la Volontà di Dio, e questo è un dono; quindi, se la bontà di Dio non si compiace di darlo, che può fare la povera creatura?” In questo mentre, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno, come stringendomi tutta a Sé e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, è vero che il vivere nel mio Volere è un dono, ed è possedere il dono più grande; ma questo dono che contiene valore infinito, che è moneta che sorge ad ogni istante, che è luce che mai si smorza, che è sole che mai tramonta, che mette l’anima al suo posto stabilito da Dio nell’ordine divino e quindi prende il suo posto d’onore e di sovranità nella Creazione, non si dà se non a chi è disposto, a chi non deve farne sciupio, a chi deve tanto stimarlo ed amarlo più che la vita propria, anzi essere pronto a sacrificare la propria vita per fare che questo dono del mio Volere abbia la supremazia su tutto e sia tenuto in conto più della stessa vita, anzi la sua vita un nulla in confronto ad Esso. Perciò, prima voglio vedere che l’anima vuol fare davvero la mia Volontà e mai la sua, pronta a qualunque sacrificio per fare la mia; in tutto ciò che fa chiedermi sempre, anche come imprestito, il dono del mio Volere. Ond’Io, quando veggo che nulla fa se non con l’imprestito del mio Volere, lo do come dono, perché col chiederlo e richiederlo ha formato il vuoto nell’anima sua dove mettere questo dono celeste, e con l’aversi abituata a vivere ad imprestito di questo cibo divino, ha perduto il gusto del proprio volere, il suo palato si è nobilitato, e non si adatterà ai cibi vili del proprio io; quindi, vedendosi in possesso di quel dono che lei tanto sospirava, agognava ed amava, vivrà della Vita di quel dono, lo amerà e ne farà la stima che merita. Non condanneresti tu un uomo che preso d’affetto puerile verso un fanciullo, solo perché gli stesse un poco intorno trastullandosi insieme, gli desse una carta da mille, ed il bambino non conoscendo il valore, dopo pochi minuti lo fa in mille pezzi? Ma se invece prima lo fa desiderare, poi ne fa conoscere il valore, dopo il bene che gli può fare quella carta da mille, e poi gliela dà, quel fanciullo non la farà a pezzi, ma andrà a chiuderla sotto chiave, apprezzando il dono e amando di più il donatore, e tu loderesti quell’uomo che ha avuto l’abilità di far conoscere il valore della moneta al piccolo fanciullo. Se ciò fa l’uomo, molto più Io che do i miei doni con saggezza e con giustizia e con vero amore; ecco perciò la necessità delle disposizioni, della conoscenza del dono e della stima ed apprezzamento, e dell’amare lo stesso dono. Perciò, come foriera del dono che voglio fare alla creatura della mia Volontà, è la conoscenza di Essa, la conoscenza prepara la via, la conoscenza è come il contratto che voglio fare del dono che voglio dare, e quanta più conoscenza invio all’anima, tanto più viene stimolata a desiderare il dono e a sollecitare il Divino Scrittore di mettere l’ultima firma che il dono è suo e lo possiede. Onde, il segno che voglio fare questo dono del mio Volere in questi tempi, è la conoscenza di Esso. Quindi, sii attenta a non farti sfuggire nulla di ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, se vuoi che Io ci metta l’ultima firma del dono che sospiro di dare alle creature”.

(4) Dopo ciò, la mia povera mente si sperdeva nel Volere Supremo, e facevo quanto più potevo di fare tutti i miei atti nella Divina Volontà; mi sentivo investita d’una luce suprema, ed i miei piccoli atti, come uscivano da me, prendevano posto in quella luce e si convertivano in luce, ed io non potevo vedere né il punto della luce in cui li avevo fatto, né dove trovarli, vedevo solo che si erano incorporati in quella luce interminabile e non più, e a me riusciva impossibile poter navigare in tutta quella luce inaccessibile, starmi dentro sì, ma valicarla tutta non era dato alla mia piccolezza. In questo mentre, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(5) “Figlia mia, com’è bello l’operato dell’anima nella mia Volontà, il suo atto si unisce a quell’atto solo del suo Creatore che non conosce successione d’atti, perché la luce eterna non è divisibile, e se si potesse dividere, ciò che non può essere, la parte divisa diventerebbe tenebre; sicché l’atto divino, essendo luce, di tutto il suo operato forma un solo atto. Onde l’anima operando nella luce del mio Volere, si unisce a quell’atto solo del suo Creatore e prende posto nell’ambito della luce dell’eternità, perciò non puoi vederli, né nella parte della luce dove li hai fatti, né dove si trovano, perché la luce eterna di Dio, per la creatura, è invalicabile da poterla valicare tutta, ma sa certo che il suo atto c’è in quella luce, il quale prende posto nel passato, nel presente e nel futuro. Vedi, anche il sole, essendo lui immagine della ombra della luce divina, tiene in parte questa proprietà: Supponi che tu operassi in quel punto dove il sole spande la sua luce solare, tu vedi la sua luce avanti, sopra e dietro di te, a destra e a sinistra, quindi, se tu volessi vedere qual è stata la parte della luce del sole che tutta ti circondava, tu non la sapresti trovare né distinguere, sapresti dire solo che la sua luce certo era sopra di te. Ora, quella luce stava fin dal primo istante che fu creato il sole, sta e starà; se il tuo atto potesse convertirsi in luce solare come si converte in luce divina, potresti trovare la tua particella di luce e la luce che ti è stata data dal sole per farti operare? Certo che no; ma sai però che da te è uscito un’atto che si è incorporato nella luce del sole, perciò dico che il vivere nel Volere Supremo è la cosa più grande, è il vivere Vita Divina. Il Celeste Creatore, come vede l’anima nella sua Volontà, la prende fra le sue braccia, e ponendola nel suo seno la fa operare con le sue stesse mani e con quella potenza di quel Fiat con cui furono fatte tutte le cose; fa scendere sulla creatura tutti i suoi riflessi per darle la somiglianza del suo operato; ecco perché l’operato della creatura diventa luce e si unisce a quell’atto solo del suo Creatore e si costituisce gloria eterna e lode continua del suo Creatore. Perciò sii attenta e fa che il vivere nel mio Volere sia per te il tuo tutto, affinché mai potessi scendere dalla tua origine, cioè dal seno del tuo Creatore”.

 

+ + + +

 

18-19

Gennaio 10, 1926

 

La via ed il lavorio che fa la Divina Volontà in tutte le cose create per

giungere alla creatura, affinché questa metta l’ultimo punto del suo compimento.

 

(1) Stavo tutta fondendomi nel Santo Voler Divino, e la piccolezza della mia mente si sperdeva in Esso, e dovunque e dappertutto lo vedevo sempre in atto d’operare in tutta la Creazione. Oh! come avrei voluto seguirlo per dargli il mio piccolo ricambio d’amore in tutto ciò che Esso operava, il mio grazie, la mia adorazione profonda, la mia meschina compagnia. Ora, mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà sta sempre in via nelle cose create per andare verso le creature; ma chi la compie, chi mette l’ultimo punto al lavoro della mia Volontà? La creatura, cioè la creatura che prende tutte le cose create come compimento della mia Volontà. La mia Volontà fa la sua via nel germe che fa che la terra riceva, dandole virtù di farlo germogliare, moltiplicarsi; fa il suo lavorio col chiamare l’acqua per innaffiarlo, il sole per fecondarlo, il vento per purificarlo, il freddo per farlo mettere la radice, il caldo per svilupparlo e farlo giungere a giusta maturazione; poi dà virtù alle macchine per tagliarlo, per trebbiarlo, per macinarlo, e cosi potergli dare sostanza di pane, e chiamando il fuoco per cuocerlo lo porge alla bocca della creatura, affinché ne mangi e conservi la sua vita. Vedi dunque quanta via e lavorio ha fatto la mia Volontà in quel germe, quante cose create ha chiamato sopra di quel germe per farlo giungere come pane alla bocca delle creature! Ora, chi mette l’ultimo passo alla via della mia Volontà ed il compimento dell’ultimo atto del mio Supremo Volere? Chi prende quel pane e lo mangia come portatore del Divino Volere in esso, e come mangia il pane, mangia il mio Volere in esso per accrescere le forze del corpo e dell’anima, come compire il tutto la Divina Volontà. La creatura, si può dire, è il centro del riposo in cui la mia Volontà aspira in tutte le vie e lavorio che fa in tutte le cose create per giungere alla creatura; così in tutte le altre cose create che servono all’uomo, la mia Volontà fa la sua via nel mare e lavora nella moltiplicazione dei pesci; fa la sua via sulla terra e moltiplica piante, animali e uccelli; fa la sua via nelle sfere celesti per avere tutto sott’occhio, per fare che nulla le sfugga e farsi piedi, mani e cuore per ciascuna creatura, per porgere a ciascuna il frutto delle sue innumerevoli raccolte; ma tutta la sua festa è solo per chi prende del suo come ultimo punto e compimento del suo Supremo Volere. Se non fosse per la mia Volontà, -che come si spiccò il suo Fiat, così si lasciò in via in tutte le cose create per farle giungere all’uomo, affinché avesse il suo primo posto il Fiat Supremo in chi e per chi tutte le cose erano state create, onde fosse il regolatore e l’attore della stessa vita della creatura-, tutte le cose resterebbero paralizzate e come tante pitture dipinte in cui non c’è la vita delle cose che rappresentano; sicché, povera creatura, se la mia Volontà si ritirasse dal fare la sua via in tutte le cose create, tutte resterebbero come pitture dipinte, senza più produrre il bene che ciascuna cosa contiene verso dell’uomo; perciò posso dire che non sono le cose create che lo servono, ma la mia Volontà velata, nascosta, che si fa servitore dell’uomo. Non è dunque giusto ed il più sacro dovere che esso guardi in tutte le cose la mia Suprema Volontà e la compia in tutto, e ricambiandosi servizio serva Colei che non disdegna di servirlo anche nelle più piccole cose? Ed Io mi sento come contraccambiato, ripagato del mio lavorio quando veggo che giungono all’uomo e le prendono come compimento della mia Volontà. E perciò faccio festa, perché lo scopo della mia lunga via nelle cose create ha ottenuto il mio intento ed il compimento della mia Volontà realizzata nella creatura. Succede alla mia Volontà come ad un attore, il quale deve esporre la sua scena al pubblico. Poveretto! quanti lavori nascosti, quante veglie, quanti preparativi, quanta arte nei suoi stessi moti non prepara per atteggiarsi, ora a far sorridere il pubblico, ora a farlo piangere! In tutto questo lavorio l’attore non fa festa, anzi suda, stenta e fatica; quando il tutto le sembra preparato, si prepara a chiamare il pubblico a vedere la sua scena, e quanta più gente vede, più si sente spuntare nel cuore la gioia, chi sa potrà fare una bella festa, ma il vero compimento della sua festa è quando, compita la scena si sente scorrere a mani piene i soldi d’oro e d’argento nelle sue mani, come approvazione e trionfo della sua scena. Ma se invece dopo tanti preparativi, imbandisce, suona e risuona trombette e nessuno si presenta, o poca gente che ai primi atti della scena lo lasciano solo, poveretto, come soffre, e la speranza della sua festa si cambia in lutto. Chi è stato che ha amareggiato tanto quel povero attore tanto abile e buono nel dare le sue scene? Ah! la gente ingrata che non ha voluto essere neppure spettatrice delle scene di quel povero attore. Tale è la mia Volontà, che come abile attore prepara le scene più belle per divertire l’uomo nel teatro di tutta la Creazione, non per ricevere ma per dare: prepara le scene di luce, delle più fulgide; le scene di fioritura e di bellezze, le più smaglianti; le scene di fortezza nel rumoreggiare del tuono, nello scoppio della folgore, nell’incalzare delle onde, e fin sull’altezza dei monti più alti; le scene più commoventi di bambino che piange, che trema e intirizzisce di freddo; scene dolorose di sangue e tragiche, e fino di morte nella mia Passione; nessun attore per quanto abile può arrivarmi nella varietà delle mie scene amorose. Ma, ahimè! quanti non guardano la mia Volontà in tutte queste scene e non prendono la sostanza del frutto che vi è in esse, e ricambiano in lutto le feste che si preparava la mia Volontà nella Creazione e nella Redenzione, perciò figlia mia, non ti far sfuggire nulla, tutte le cose prendele come dono che ti fa la mia Volontà, siano piccole o grandi, naturali e soprannaturali, amare o dolci, fa che tutte entrino in te come doni e compimento della mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-20

Gennaio 24, 1926

 

La Divina Volontà è Madre di tutte le volontà

umane. Nella Divina Volontà non c’è morti.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata dal Cielo e dalla terra, e pensavo tra me che Gesù mi diceva molto tempo addietro, che io dovevo vivere nel duro esilio della vita come se non ci fosse più nessuno che Gesù ed io, tutti dovevano scomparire dalla mia mente e dal mio cuore. E ora, dopo che tutto mi è scomparso, e abituata a vivere sola con Gesù, anche Lui è fuggito lasciandomi sola in preda ad amarezze indicibili nel duro stato dell’isolamento. Oh! Dio, che pena, abbi pietà di me, ritorna a chi sente il bisogno della tua Vita più che della vita propria. Ora, mentre ciò pensavo e altre cose più strazianti ancora, che sarebbe troppo lungo il dirle, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e sospirando mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Supremo Volere, coraggio nel tuo isolamento. Questo serve come compagnia alla mia Volontà abbandonata dalle creature; il dolore del suo isolamento, oh! com’è più duro del tuo. La mia Volontà è la Madre di tutte le volontà delle creature; Essa, come Madre tenerissima si è lasciata nel centro della Creazione per partorire le umane volontà e tenerle tutte a Sé d’intorno, allevarle sulle sue ginocchia, nutrirle col latte dei suoi insegnamenti celesti, e farle crescere a sua somiglianza, dando loro tutta la Creazione dove trastullarsi, e siccome la mia Volontà è centro d’ogni cosa creata, dovunque le creature andavano, Essa come centro d’ogni cosa le starebbe più che Madre affettuosa sempre vicino, per non farle mai mancare le sue cure materne, e per non farle discendere dalla sua nobiltà e somiglianza. Ma, ahimè! queste figlie delle volontà umane, partorite da questa Madre Celeste della mia Volontà, disprezzando e non curando tutte le cure materne, il suo amore, le sue tenerezze e premure, ad onta che Essa sia vicina a loro, le volontà umane sono lontane da questa Madre, molte neppure la conoscono, altre la disprezzano e se ne fanno beffe. Povera Madre che è la mia Volontà, in mezzo a tante figlie partorite da Essa, resta isolata, abbandonata, e mentre tutte prendono del suo per vivere, se ne servono per crescere a sua dissomiglianza e per offenderla; si può dare dolore più grande per una madre che l’abbandono dei propri figli? Non essere conosciuta dal parto delle sue proprie viscere e cambiandosi in nemici offendono Colei che li ha dato alla luce? Perciò il dolore dell’isolamento della mia Volontà è grande ed inconcepibile. Perciò il tuo isolamento sia la compagnia di questa Madre isolata, che piange e cerca i suoi figli, che per quanto piange, grida e chiama i suoi figli e con le voci più tenere, con le lacrime più amare, coi sospiri più ardenti, e con le voci più tonanti di castighi, questi figli discoli se ne stanno lontani dal seno di Colei che li ha generati. Figlia mia, non vuoi prendere parte, come vera fida della mia Volontà al suo dolore ed al suo isolamento?”.

(3) Onde, dopo ciò mi sono messa a fare l’adorazione al mio Crocifisso Gesù, e dinanzi alla mia mente passava una lunga fila di soldati, tutti armati, che non finiva mai. Io avrei voluto pensare al mio Crocifisso Gesù e non già vedere soldati, ma mio malgrado ero costretta a vedere questi soldati armati di tutto punto. Onde pregavo il mio dolce Gesù che allontanasse da me questa vista, affinché potessi restare libera con Lui, e Gesù tutto afflitto mi ha detto:

(4) “Figlia mia, quanto più il mondo apparentemente sembra in pace, decantano pace, tanto più sotto a quella pace effimera e mascherata nascondono guerre, rivoluzioni e scene tragiche per la povera umanità, e quanto più pare che favoriscano la mia Chiesa, ed inneggino vittorie e trionfi e pratiche d’unione tra stato e Chiesa, tanto più vicina è la zuffa che preparano contro di Essa. Così fu di Me, fino a tanto che non mi acclamarono Re e mi ricevettero in trionfo, Io potetti vivere in mezzo ai popoli, ma dopo la mia entrata trionfale in Gerusalemme, non mi lasciarono più vivere, e dopo pochi giorni mi gridarono: “Crocifiggilo”, e armandosi tutti contro di Me mi fecero morire. Quando le cose non partono da un fondo di verità, non hanno forza di regnare a lungo, perché mancando la verità manca l’amore e manca la vita che lo sostiene, e perciò è facile uscire fuori ciò che nascondevano, e cambiano la pace in guerra, i favori in vendette. Oh! quante cose impreviste stanno preparando”.

(5) Gesù è scomparso, ed io sono rimasta tutta afflitta e pensavo tra me: “Il mio amato Gesù mi ha detto tante volte che io ero la piccola neonata della Divina Volontà, quindi neonata appena, senza aver formato la mia piccola vita in questo Voler Supremo. Gesù, ora che avevo più bisogno per formare la mia crescenza mi lascia sola, onde io sarò come un parto abortito nella Divina Volontà, senza avere esistenza. Non vedi dunque amor mio in che stato compassionevole mi trovo, e come i tuoi stessi disegni su di me si risolvono nel nulla? Deh! se non vuoi aver pietà di me, abbi pietà di Te stesso, dei disegni tuoi e dei tuoi lavori che hai fatto alla povera anima mia”. Ma mentre la mia povera mente voleva inoltrarsi nello stato doloroso in cui mi trovo, l’amato mio bene è uscito da dentro il mio interno, e guardandomi tutta dalla testa ai piedi mi ha detto:

(6) “Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono morti né aborti, e chi vive in Essa contiene per vita la Vita della mia Volontà, e ancorché si sente morire, e anche morta, nella mia Volontà si trova, la quale contenendo la Vita, la fa risorgere in ogni istante a nuova luce, a nuova bellezza, grazia e felicità, dilettandosi di conservarla sempre piccola in sé, per averla grande con Sé; piccola ma forte, piccola ma bella, neonata appena, affinché nulla di umano avessi, ma tutto divino, sicché la sua vita è la sola Volontà mia, la quale effettuerà tutti i miei disegni senza nulla sperdere. Sarai come la goccia dell’acqua sommersa nel gran mare, come il chicco di grano nelle grandi masse dei granelli; per quanto la goccia d’acqua sembri come scomparsa nel mare ed il chicco negli innumerevoli granelli, non si può negare né toglierli il diritto che la loro vita esiste. Perciò non temere, e fa che perda la tua vita per acquistare il diritto di avere per vita la sola mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-21

Gennaio 28, 1926

 

Adamo, dopo il peccato, faceva gli stessi atti di prima, ma come si

sottrò della Volontà Suprema, erano vuoti di sostanza di Vita Divina.

 

(1) Stavo pensando al Santo Voler Divino, e pensavo tra me: “Come può essere che Adamo, dopo il peccato, avendo rotto la sua volontà con quella di Dio perdette la forza, il dominio, e i suoi atti non erano così accetti a Dio da formargli la sua delizia, mentre Adamo prima di peccare, aveva fatto i suoi atti verso Dio, li aveva imparato, e perché ripetendoli dopo non suonavano lo stesso suono, non più contenevano la pienezza dell’amore divino e della completa gloria di Dio?” Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno, e con una luce che mi mandava mi ha detto:

(2) “Figlia mia, primo di tutto, Adamo, prima che si sottraesse dalla mia Volontà era mio figlio, conteneva per centro della sua vita e di tutti i suoi atti la mia Volontà, quindi possedeva una forza, un dominio, un’attrattiva tutta divina; onde il suo respiro, il palpito suo, i suoi atti, davano di divino, tutto il suo essere emanava un profumo celeste, che tutti ci attiravano a lui. Sicché ci sentivamo feriti da tutte parti da questo figlio, se respirava, se parlava, se operava le cose più innocenti, indifferenti e naturali, erano ferite d’amore per Noi, e Noi divertendoci con lui, lo colmavamo sempre più dei nostri beni, perché tutto ciò che faceva usciva da un solo punto, qual era la nostra Volontà. Perciò tutto ci piaceva, non trovavamo nulla in che dispiacerci. Ora, dopo il peccato, Adamo scese dallo stato di figlio e si ridusse allo stato di servo, e come la ruppe con la Volontà Suprema, così uscì da lui la forza divina, il dominio, l’attrattiva, il profumo celeste, perciò non più davano di divino gli atti suoi, il suo essere, ma si riempì d’una sensazione umana, che facendole perdere l’attrattiva, non più ci sentivamo feriti, anzi ci mettevamo a distanza lui da Noi e Noi da lui. Dice nulla che lui ripeteva gli stessi atti che faceva prima di peccare, come difatti li faceva, ma sai tu che cosa sono gli atti della creatura senza la pienezza della nostra Volontà? Sono come quei cibi senza condimenti e senza sostanza, che invece di gustarli disgustano il palato umano, così disgustano il palato divino, sono come quei frutti non maturi, che non contengono né dolcezza né sapore; sono come quei fiori senza profumo; sono come quei vasi, pieni, sì, ma di robe vecchie, fragili e stracciate. Tutto ciò può servire ad una stretta necessità dell’uomo e anche a un’ombra, una sfumatura della gloria di Dio, ma non alla felicità e a tutto il benessere della creatura, e alla pienezza della gloria di Dio. Ora, di contraccambio, con qual gusto non si mangia un cibo ben condito e sostanzioso, come rafforza tutta la persona, il solo profumo del condimento stuzzica l’appetito e l’avidità di mangiarlo. E così Adamo prima che peccasse, con la sostanza della nostra Volontà condiva tutti i suoi atti, e quindi stuzzicava l’appetito del nostro amore a prendere tutti i suoi atti come il cibo più gradito per Noi, e Noi di ricambio le davamo il nostro cibo prelibato della nostra Volontà. Ma dopo il peccato, poveretto, perdette la via diritta di comunicazione col suo Creatore, non regnava più in lui il puro amore; l’amore fu diviso dal timore, dalla paura, e non contenendo più l’assoluto dominio della Suprema Volontà, i suoi atti di prima non avevano più quel valore fatti dopo il peccato. Molto più, che tutta la Creazione, compreso anche l’uomo, uscì dall’Eterno Creatore come fonte di vita, nella quale dovevano conservarsi solo con la Vita della Divina Volontà, tutto doveva essere basato su di Essa, e questa base del Divino Volere doveva conservare tutte le cose belle, nobili, come erano uscite da Dio. Come di fatto, tutte le cose create, quali furono create tali sono, nessuna ha perduto nulla della loro origine, solo l’uomo perdette la vita, la base, e perciò perdette la sua nobiltà, la forza, la somiglianza col suo Creatore. Ma con tutto ciò la mia Volontà non lasciò del tutto l’uomo, e non potendole essere più fonte di vita e base che lo sostenevano, perché lui stesso si era sottratto da Essa, si offrì come medicina per fare che non perisse del tutto. Sicché la mia Volontà è medicina, è sanità, è conservazione, è cibo, è vita, è pienezza della più alta santità. A seconda che la creatura la voglia Essa si offre: se la vuole come medicina, Essa si offre per toglierle la febbre delle passioni, le debolezze delle impazienze, le vertigini della superbia, il malessere degli attacchi, e così di tutto il resto dei mali; se la vuole come sanità, Essa si offre a conservarla sana, per liberarla da qualunque male spirituale; se la vuole come cibo, Essa si dona come cibo per farle sviluppare le forze e crescere di più nella santità; se la vuole come vita e come pienezza di santità, oh! allora la mia Volontà fa festa, perché si vede ritornare l’uomo nel grembo della sua origine, donde uscì, e si offre a dargli la somiglianza del suo Creatore, scopo unico della sua creazione. La mia Volontà mai lascia l’uomo, se lo lasciasse si risolverebbe nel nulla; e se non si presta a farsi fare santo dalla mia Volontà, Essa usa i modi almeno per salvarlo”.

(3) Io nel sentire ciò, dicevo tra me: “Gesù, amor mio, se tanto ami che la tua Volontà operi nella creatura come nell’atto in cui Tu la creasti, come se non ci fosse stata nessuna rottura tra la Volontà tua e quella della creatura, perché nel venire sulla terra a redimerci non ci desti questo gran bene, che la tua Volontà trionfante di tutto, ci mettesse nell’ordine della Creazione, come uscimmo dalle mani del nostro Celeste Padre?” E Gesù uscendo dal mio interno, mi ha tutta stretta al suo cuore, e con una tenerezza indicibile mi ha detto:

(4) “Figlia mia, lo scopo primario della mia venuta sulla terra fu proprio questo, che l’uomo ritornasse nel grembo del mio Volere, come ne uscì quando fu creato; ma per fare ciò dovetti formare per mezzo della mia Umanità la radice, il tronco, i rami, le foglie, i fiori da cui dovevano uscire i frutti celesti del mio Volere; nessuno ha il frutto senza dell’albero, quest’albero fu innaffiato dal mio sangue, fu coltivato dalle mie pene, dai miei sospiri e lacrime; il sole che splendette su di lui fu il solo Sole della mia Volontà, quindi, ci saranno con certezza i frutti del mio Volere, ma per desiderare i frutti si deve conoscere quanto sono preziosi, il bene che apportano, le ricchezze che producono. Ecco perciò le tante manifestazioni che ti ho fatto del mio Volere, perché la conoscenza porterà il desiderio di mangiarlo, e quando avranno gustato che significa vivere solo per fare la mia Volontà, se non tutti, in parte ritorneranno sulla via del mio Volere, le due volontà si daranno il bacio perenne, non più ci sarà contesa tra la volontà umana e quella del Creatore, e la mia Redenzione, ai tanti frutti che ha dato, darà anche il frutto del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra. Perciò sii tu per prima a prendere questo frutto, e non volere altro cibo né altra vita che la sola mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-22

Gennaio 30, 1926

 

Morte del Confessore. Timore di far la propria volontà.

 

(1) Mi trovavo nel sommo della mia afflizione per la morte quasi fulminea del mio confessore; alle mie tante pene interne per le spesse privazioni del mio dolce Gesù, ha voluto aggiungere un colpo sì doloroso per il mio povero cuore, privandomi di colui, cui era il solo che conosceva la povera anima mia, ma il Fiat Voluntas Tua sia sempre fatto, amato e adorato. La terra era indegna di possedere un tale soggetto, perciò il Signore per castigarci se lo ha portato in Cielo. Onde, nella mia intensa amarezza d’essere lasciata senza confessore, non sapendo io stessa a chi rivolgermi, pregavo il mio amabile Gesù per quell’anima benedetta dicendo: “Amor mio, se me lo hai tolto a me, almeno portalo con Te diritto al Cielo”. E piangendo gli dicevo: “Lo metto nella tua Volontà, Essa contiene tutto: amore, luce, bellezza, tutti i beni che si sono fatti e si faranno, affinché lo purifichino, lo abbelliscano, lo arricchiscano di tutto ciò che ci vuole per stare alla tua presenza, e così nulla Tu troverai in lui che impedisca la sua entrata in Cielo”.

(2) Ora, mentre ciò facevo e dicevo, si è fatto innanzi a me un globo di luce, e dentro di quella luce l’anima del mio confessore che prendeva la via della volta dei cieli, senza dirmi neppure una parola. Io sono rimasta consolata, sì, per la sua sorte, ma amareggiata al sommo per la mia, e pregavo Gesù che avendomi tolto il confessore e non avendo io stessa a chi rivolgermi, che per sua bontà mi liberasse dal fastidio che davo al confessore, ma però non perché voluto da me, ma come voluto da Gesù, perché mi sento che se Gesù me lo concedesse come voluto da me, sentirei come se mi mancasse la terra sotto i piedi, il cielo sul capo, il palpito nel cuore, sicché per me sarebbe disgrazia anziché grazia. E tutta abbandonata nel dolore offrivo tutto a Gesù perché mi desse grazia che compisse in tutto la sua Santissima Volontà. E Gesù, compassionando il mio dolore, mi ha stretto tutta a Sé e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, coraggio, non temere, Io non ti lascio, sarò sempre con te e ti prometto che se nessun sacerdote si vorrà prestare alla tua assistenza, non volendo loro seguire la mia Volontà, Io, non perché lo vuoi tu, ma perché lo voglio Io, ti libererò dal loro fastidio. Perciò non temere, che non farò entrare la tua volontà in mezzo, farò tutto da Me, sarò geloso anche del tuo respiro, che non entri in esso la tua volontà, ma solo la mia”.

(4) Onde nel venire la notte, mi sentivo tale timore che il benedetto Gesù mi sorprendesse e mi facesse cadere nello stato delle mie solite sofferenze, che tremavo e piangevo; molto più che mi sentivo come se io volessi che mi liberasse, ed il benedetto Gesù é uscito da dentro il mio interno, e mettendo il suo volto vicino al mio piangeva, tanto, che mi sono sentito bagnato dalle sue lacrime anche il mio volto, e singhiozzando mi ha detto:

(5) “Figlia mia, abbi pazienza, ricordati che su di te pesa la sorte del mondo. Ah! tu non sai che significa stare in questo stato di pene insieme con Me, anche mezzora o cinque minuti. E’ la mia Vita reale che si ripete sulla terra, è questa Vita Divina che soffre, che prega, che ripara in te, che trasmuta in te la mia stessa Volontà, per fare che operasse in te come operava nella mia Umanità; e a te ti pare poco?”.

(6) E facendo silenzio seguitava a piangere. Io mi sentivo schiantare il cuore nel veder piangere Gesù, e comprendevo che piangeva per me, per darmi la grazia che la sua Volontà avesse i suoi pieni diritti su di me, e che integra mantenesse la sua Vita nell’anima mia, e che la mia volontà mai avesse vita; sicché le sue lacrime erano per mettere in salvo la sua Volontà nella poverella anima mia. Piangeva per i sacerdoti, per dar loro la sua grazia che comprendessero le sue opere, affinché si prestassero anche loro a compire la sua Volontà.

 

+ + + +

 

18-23

Febbraio 7, 1926

 

La Divina Volontà regnante nell’anima la eleva sopra tutto, la mette alla sua

origine, e l’anima amando con l’amore d’un Dio, ama tutte le cose col suo

stesso amore e viene costituita possessora e regina di tutto il creato.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel Santo Voler Divino, e prendendo l’eterno ti amo del mio dolce Gesù, e facendolo mio giravo per tutta la Creazione per imprimerlo sopra d’ogni cosa, affinché tutto e tutti avessero una sola nota, un solo suono, una sola armonia: ti amo, ti amo, ti amo, per me, per tutti verso il mio Creatore che tanto mi ha amato. Ora, mentre ciò facevo, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi al suo cuore, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bello il ti amo di chi vive nella mia Volontà, sento l’eco del mio insieme al suo su tutte le cose create, perciò sento il ricambio dell’amore della creatura per tutto ciò che ho fatto; e poi, amare significa possedere ciò che si ama, o voler possedere la cosa amata; sicché tu ami la Creazione tutta perché è mia, ed Io te la faccio amare perché voglio farla tua. Il tuo ripetuto ti amo per Me sopra d’ogni cosa creata, é la via ed il diritto del possesso, di possederle. La Creazione tutta nel sentirsi amata, riconoscono la loro padrona, perciò fanno festa al sentirsi ripetere su di loro il tuo ti amo; l’amore fa riconoscere ciò che è suo, e si donano solo a coloro dai quali sono amate, e la mia Volontà regnante nell’anima è la conferma che ciò che è mio è suo. Ora, quando una cosa è fra due persone insieme, ci vuole sommo accordo, l’una non può fare senza dell’altra, ed ecco la necessità della loro inseparabile unione, delle comunicazioni continue sul da fare di ciò che posseggono. Oh! come la mia Volontà regnante nell’anima la eleva sopra tutto, e amando con l’amore d’un Dio, sa amare tutte le cose col suo stesso amore, e viene costituita possessora e regina di tutto il creato.

(3) Figlia mia, in questo stato felice creai l’uomo, la mia Volontà doveva supplire a tutto ciò che mancava in lui ed elevarlo alla somiglianza del suo Creatore. Ed è proprio questa la mia mira su di te, farti ritornare all’origine come creammo l’uomo, perciò non voglio divisione tra Me e te, né che ciò che è mio non sia tuo; ma per darti i diritti voglio che riconosca ciò che è mio, affinché amando tutto e scorrendo su tutte le cose il tuo ti amo, tutta la Creazione ti riconosca; sentiranno in te l’eco del principio della creazione dell’uomo, e felicitandosi ambiranno di farsi possedere da te.

(4) Io faccio per te come un re, che disprezzato dai suoi popoli, offeso, dimenticato, questi popoli non sono più sotto il regime delle leggi del re, e se qualche legge osservano, è la forza che s’impone su di loro, non l’amore; sicché il povero re è costretto a vivere nella sua reggia isolato, senza l’amore, la sudditanza ed il soggiogamento della sua volontà sopra dei popoli; ma fra tanti, lui avverte che uno solo si mantiene integro nel farsi soggiogare in tutto e per tutto dalla volontà del re, anzi ripara, piange per le volontà ribelli di tutto il popolo, e vorrebbe rifare il re facendosi atto per ciascuna creatura, affinché trovassi in lui tutto ciò che dovrebbe trovare in tutto il resto del popolo. Il re sente di amare costui, lo tiene sempre ad occhio per vedere se è costante e non per un giorno, ma per un periodo di vita, perché la sola costanza è quella in cui il re può fare affidamento ed essere sicuro di ciò che vuol fare della creatura. Il sacrificarsi, il far bene un giorno, è cosa facile per la creatura, ma il sacrificarsi ed il far bene tutta la vita, oh! com’è difficile. E se ciò avviene, è una virtù divina operante nella creatura. Onde il re quando si sente sicuro di costui, lo chiama a sé nella sua reggia, dona a lui tutto ciò che dovrebbe dare a tutto il popolo, e mettendo da parte gli altri fa uscire da costui la nuova generazione del suo popolo eletto, i quali non avranno altra ambizione che vivere della sola volontà del re, tutti soggiogati a lui, come tanti parti delle sue viscere. Non ti sembra figlia mia, che proprio questo sto facendo per te? Quel continuo chiamarti nella mia Volontà, affinché non la tua vivesse in te, ma la mia; quel volere da te, che su tutte le cose create e dal primo fino all’ultimo uomo che verrà, trovassi la nota del tuo ti amo, della tua adorazione per il tuo Creatore, della tua riparazione per ciascuna offesa, non dice a chiare note che voglio tutto per darti tutto, e che elevandoti su tutto voglio che ritorni in te la mia Volontà integra, bella, trionfante, come uscì da Noi nel principio della Creazione? La mia Volontà fu l’atto primo della creatura, la creatura ebbe il suo atto primo nella mia Volontà, e perciò vuol fare il suo corso di vita in essa, e sebbene fu soffoggata al principio del suo nascere nella creatura, ma non restò estinta, e perciò aspetta il suo campo di vita in essa; non vuoi tu essere il suo primo campicello? Perciò sii attenta, quando voglia qualche cosa non la fare mai da te, ma pregami che la faccia la mia Volontà in te, perché la stessa cosa, se la fai tu, suona male, dà di umano, invece se la fa la mia Volontà suona bene, armonizza col Cielo, è sostenuta da una grazia e potenza divina, è il Creatore che opera nella creatura, il suo profumo è divino, che elevandosi dappertutto abbraccia tutti con un solo amplesso, in modo che tutti sentono il bene dell’operato del Creatore nella creatura”.

 

+ + + +

 

18-24

Febbraio 11, 1926

 

La volontà umana è il tarlo che rode tutti i beni e la chiave che apre tutti i mali.

Ogni atto di volontà umana non connessa con quella di Dio, forma

un abisso di distanza tra il Creatore e la creatura.

 

(1) Stavo pensando tra me: “Perché tanto timore in me, tanto da sentirmi mancare la vita, se mai sia, non facessi in tutto e per tutto la Santissima Volontà di Dio?” Il solo pensiero mi distrugge, che sarà se giungessi a sottrarmi anche per un istante solo dalla Volontà Suprema e adorabile del mio Creatore? Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e prendendo le mie mani fra le sue, le ha baciato con un’amore indicibile, poi se le ha stretto al suo petto, forte forte, e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bella la mia Volontà operante nelle tue mani, i tuoi moti sono ferite per Me, ma ferite divine, perché escono dal fondo della mia Volontà dominante, operante e trionfante in te, sicché mi sento ferito come da un altro Me stesso. Con giusta ragione temi, se un solo istante uscissi dalla Volontà Suprema, oh! come scenderesti nel basso, ti ridurresti quasi quasi dallo stato di Adamo innocente allo stato di Adamo colpevole, e siccome Adamo era stato creato come capo di tutte le generazioni, la sua volontà sottratta dal suo Creatore formò il tarlo nella radice dell’albero di tutte le generazioni, perciò tutti sentono le rovine che formò il tarlo della volontà umana fin dal principio della creazione dell’uomo. Ogni atto di volontà umana non connessa con quella di Dio forma un abisso di distanza tra il Creatore e la creatura, quindi, distanza di santità, di bellezza, di nobiltà, di luce, di scienza, ecc. Onde Adamo non fece altro col sottrarsi dalla Divina Volontà, che mettersi a distanza col suo Creatore, questa distanza lo debilitò, lo impoverì, lo squilibrò tutto e portò lo squilibrio a tutte le generazioni, perché quando il male è nella radice, tutto l’albero è costretto a sentire gli effetti maligni, gli umori cattivi che ci sono nella radice. Onde figlia mia, avendo chiamato te come prima e capo della missione della mia Volontà, questa mia Volontà deve gettare in te l’equilibrio tra te ed il Creatore, e quindi togliere la distanza che c’è tra la volontà umana e la Divina, per poter formare in te la radice dell’albero senza umori cattivi, facendo scorrere il solo umore vitale della mia Volontà, affinché l’albero non resti pregiudicato nella vegetazione, nello sviluppo e nella preziosità dei suoi frutti. Ora, se tu vorresti fare un’atto di tua volontà non connessa con la mia, verresti a formare il tarlo alla missione che ti ho affidato, e come un secondo Adamo mi rovineresti la radice dell’albero della mia Volontà che voglio formare in te, e pregiudicheresti a tutti coloro che vorranno innestarsi a quest’albero, perché non troverebbero tutta la pienezza della mia Volontà in chi ne ha avuto il principio. Perciò sono Io che ti getto questo timore nell’anima tua, affinché la mia Volontà sia sempre dominante in te, e tutte le manifestazioni che ti ho fatto siano sempre in vegetazione, per formare radice, tronco, rami, fiori e frutti divini, senza l’ombra della tua volontà umana. Così ritorneresti alla tua origine nel seno del tuo Creatore tutta bella, cresciuta e formata con la pienezza della Volontà Suprema, e la Divinità, soddisfatta in te dell’opera della creazione dell’uomo, farebbe uscire da te e dalla missione a te affidata il suo popolo eletto del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, perciò sii attenta figlia mia, e non voler rovinare l’opera della mia Volontà in te. La amo tanto e mi costa tanto, che userò tutte le mie gelosie infinite, starò Io stesso a guardia della mia Volontà, affinché la tua mai abbia vita”.

(3) Io sono rimasta sorpresa e comprendevo con tal chiarezza che significa un atto di volontà umana a confronto d’un atto di Volontà Divina, e come l’anima col fare la sua perde la fisionomia del suo Creatore, e spogliandosi della bellezza con cui fu creata si veste di miseri cenci, si trascina a stento nel bene, acquista la somiglianza diabolica, si nutre di cibi sporchi. Mio Gesù, dacci grazia a tutti di mai fare la propria volontà, la quale è richiamare a vita tutte le passioni. Onde, quasi tremante cercavo d’inabissarmi più dentro nella Suprema Volontà, e chiamavo la mia Mamma Celeste in mio aiuto, affinché insieme con me potessimo, a nome di tutti, adorare la Volontà Suprema per tutte le volontà umane opposte ad Essa. Ora, mentre ciò facevo, il Cielo si è aperto ed il mio Gesù è uscito da dentro il mio interno tutto in festa, e mi ha detto:

(4) “Figlia del mio Volere, tu devi sapere che quando regna la mia Volontà nell’anima, integra, tutto ciò che fa è lo svolgimento della Vita della mia Eterna Volontà in essa. Sicché non sei stata tu che hai chiamato la mia Divina Mamma, ma la mia stessa Volontà che l’ha chiamato, e sentendosi chiamare da una Volontà Divina, la quale è stata sempre integra e trionfante in Lei, ha avvertito subito che una della famiglia celeste la chiamava sulla terra, e ha detto a tutto il Cielo: “Andiamo, andiamo, è una della famiglia nostra che ci chiama a compire i doveri della famiglia a cui apparteniamo”. Ed ecco, guardali tutti attorno a noi, la Vergine, i santi, gli angeli, per fare il tuo atto di adorazione che vuoi fare, e la Divinità per riceverlo. La mia Volontà ha tale potenza, che racchiude tutto e fa fare a tutti la stessa cosa, come se fosse un atto solo, perciò la gran differenza che passa tra chi fa regnare la mia Volontà in essa, e tra chi vive del proprio io. Nella prima c’è una Volontà Divina che prega, che opera, che pensa, che guarda, che soffre; ad ogni suo moto muove Cielo e terra e concatena tutto insieme, in modo che tutti sentono la potenza della Divina Volontà operante nella creatura, scorgono in essa la nobiltà, la somiglianza, la figliolanza del loro Creatore, e come figlia della famiglia celeste tutti la proteggono, l’assistono, la difendono e la sospirano insieme con loro nella patria celeste. Tutto al contrario chi vive della propria volontà, essa è la chiave dell’inferno, delle miserie, dell’incostanza; dove essa apre, non sa aprire altro che dove c’è il male, e se qualche bene pure fa, è apparente, perché dentro c’è il tarlo del proprio volere che rode tutto. Perciò, ancorché ti costasse la vita, non uscire mai, mai dalla mia Volontà”.

 

+ + + +

 

18-25

Febbraio 18, 1926

 

Ogni manifestazione sulla Volontà Divina è una beatitudine che si sprigiona

da Dio, e ogni atto di volontà umana respinge queste beatitudine.

 

(1) Mi sentivo oppressa per tanti pensieri che giravano nella mente, con la giunta della privazione del mio dolce Gesù; e mentre lottavo tra la speranza che non mi avrebbe lasciato a lungo senza di Lui, e tra il timore di non più vederlo, il mio amabile Gesù mi ha sorpreso e mi ha riempito tutta di Sé stesso, in modo che non più vedevo me, ma solo Gesù, il quale formava intorno a Sé un mare immenso di tante fiammelle, e queste erano tutte verità che si riferivano alla Divinità e al suo amabile Volere. Onde io avrei voluto prendere tutte quelle fiammelle, per conoscere Colui che è tutto per me, e farlo conoscere da tutti, ma che, dove non trovavo i vocaboli umani per esprimerle, dove la piccolezza della mia mente per contenerle, dove l’infinito di cui non mi era dato di abbracciare, dove l’immenso in cui io restavo dispersa. Di tutto comprendevo qualche cosa, ma ahimè! il linguaggio celeste è molto differente dal linguaggio terrestre, quindi non trovavo le parole adatte per farmi capire, molto più che stando con Gesù io ho lo stesso linguaggio di Gesù, ci comprendiamo a meraviglia tutti e due; ma ritirato Gesù e trovandomi in me stessa, sento un tale cambiamento, che a stento posso dire qualche cosa, e forse mezza storpiata e balbettando come una piccola bambina. Onde, mentre nuotavo in quel mare di fiammelle, il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Alla mia piccola neonata del mio Voler Supremo, è giusto che prenda parte alle beatitudini, gioie e felicità di Colei che l’ha messa alla luce. Tutte queste fiammelle che tu vedi nel mare interminabile della mia Volontà, sono simbolo delle beatitudini, gioie e felicità segrete che Essa contiene. Dico segrete, perché non avendo manifestato ancora la pienezza della conoscenza che il Voler Eterno contiene, né essendoci disposizioni convenienti nelle creature per manifestarle, tutte queste beatitudini stanno ad intra nella Divinità, aspettando di uscirle fuori a chi doveva nascere, vivere e far vita nel nostro Volere senza interruzione alcuna, perché essendo una la sua volontà con la nostra, tutte le porte divine sono aperte ed i nostri più intimi segreti svelati, le gioie e le beatitudini si rendono comuni, per quanto a creatura è possibile e capace. Sicché vedi figlia mia, ogni manifestazione che ti faccio sulla mia Volontà, è una beatitudine che si sprigiona dal seno della Divinità, la quale non solo felicita te e ti dispone maggiormente a vivere nel mio Volere, ma a prepararti ad altre nuove conoscenze, non solo, ma tutto il Cielo resta inondato di quella nuova beatitudine che è uscita dal nostro seno. Oh! come te ne sono grati e pregano che Io continui le manifestazioni sulla mia Volontà! Queste beatitudini furono chiuse in Noi dalla volontà umana, e ogni atto di volontà umana è una serratura a queste beatitudini celesti, non solo nel tempo, ma anche nell’Eternità, perché ogni atto della mia Volontà fatto in terra getta il germe nell’anima di quella beatitudine che dovrà godere nel Cielo; senza il germe è inutile sperare la pianta. Perciò sempre più addentro ti voglio nel mio Volere”.

 

+ + + +

 

18-26

Febbraio 21, 1926

 

Ogni manifestazione sulla Divina Volontà è un parto di Essa, e come

ogni atto fatto in Essa è acqua che forma per ingrandire il mare

della Volontà Eterna intorno all’anima.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Santo Voler Divino, un’aria celeste e divina mi circondava, ed una luce inaccessibile mi faceva presenti, come in atto, tutti gli atti del Voler Supremo, i quali trovando in me lo stesso Volere, mi davano il loro bacio ed il loro amore, ed io gli ridavo il mio bacio ed imprimevo il mio ti amo in ogni atto dell’Eterno Volere. Mi sembrava che tutti volevano essere riconosciuti da me, per avere il mio ricambio, accordo perfetto e scambievole possesso. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e con le sue mani divine mi legava in quella luce, in modo che nulla più vedevo che Gesù, la sua Volontà e tutto ciò che Essa faceva; come mi sentivo felice, quante gioie inesprimibili provavo, Gesù stesso era tutto in festa e provava tale contento nel vedermi tutta per il suo Volere e nel suo Volere, che sembrava che dimenticava tutto per occuparsi solo della sua Volontà, affinché fosse completa in me, e trionfando di tutto potesse avere lo scopo per cui tutte le cose furono create. Onde dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, piccola neonata della mia Volontà, tu devi sapere che chi è nata nella mia Volontà, può essere anche madre, col dare alla luce molti figli al mio Supremo Volere. Per essere madre è necessario avere materia sufficiente nell’interno, per poter formare con il suo sangue, con la sua carne e con gli alimenti continui il parto che si vuol dare alla luce. Se non c’è il germe e materia sufficiente, è inutile sperare d’essere madre. Ora in te, essendo nata nel mio Volere, c’è il germe della fecondità, come pure c’è la materia sufficientissima di tutte le manifestazioni che ti ho fatto sul mio Volere, ogni conoscenza che ti ho dato, si può dire che può dare alla luce un figlio alla mia Volontà; i tuoi atti continui nel mio Volere sono alimenti abbondanti per formarli prima in te questi figli del Cielo, e poi uscirli fuori come trionfo, onore, gloria e corona della mia Volontà, e perenne gioia della madre che li ha partorito. Vedi dunque che significa una manifestazione di più, è un parto di più che fa la mia Volontà, è una Vita Divina che esce a bene delle creature, è un debilitare le forze dell’umana volontà per costituirvi la fortezza della Volontà Divina. Come devi dunque stare attenta a non sperdere nulla, anche delle più piccole manifestazioni che ti faccio, perché verresti a togliermi l’onore d’avere un figlio di più, che può narrare a tutti un bene di più sulla mia Volontà per darlo alle creature, onde poterla amare di più e farsi soggiogare dalla potenza del mio Supremo Volere”.

(3) Onde, non so come mi sentivo il solito timore che potessi uscire menomamente dalla Santissima Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù è ritornato di nuovo e tutto amore mi ha detto:

(4) “Figlia mia, perché temi? Senti, quando tu ti affanni e ti affliggi per paura d’uscire dal mio Volere, Io me la rido e te ne faccio una burla, perché so che è tanta l’acqua del mare della mia Volontà che ti circonda, che non troveresti i confini per uscirne; dovunque vorresti volgere il passo, a destra o a sinistra, avanti o dietro, cammineresti, sì, ma sempre nell’acqua del mare della mia Volontà, e quest’acqua l’hai formato tu stessa coi tanti atti che hai fatto in Essa, perché essendo la mia Volontà interminabile, facendo i tuoi atti in Essa venivi a formare intorno a te un mare da cui non puoi uscire. Sicché ogni atto che fai viene a formare nuova acqua per allargare maggiormente il mare della Suprema Volontà dentro e fuori di te. I tuoi stessi timori d’uscire dall’origine donde sei nata, sono ondate che formi, che agitandoti ti sprofondano di più nell’abisso del mare del mio Volere. Perciò Io non ti faccio nessun rimprovero, perché so dove stai e come stai; e piuttosto chiamo la tua attenzione a vivere in pace nel mio Volere, oppure ti faccio una sorpresa col dirti altre cose più sorprendenti sull’Eterno Volere, in modo che sorpresa dimentichi tutto, anche i tuoi timori, e con pace navighi il mare della mia Volontà, ed Io, divino nocchiero mi diletto di guidare colei che vive ed è tutta per il nostro Supremo Volere”.

(5) Sia tutto a gloria di Dio ed a confusione mia, che sono la più misera delle creature.

 

Deo Gratias.

 

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M. Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M. Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta