[1]

I. M. I.

Fiat Sempre.

19-1

Febbraio 23, 1926

 

Gesù la chiama la piccola neonata per fare che rinasca sempre nel suo

Santo Volere a nuova bellezza, a nuova santità, a nuova luce,

a nuova somiglianza col suo Creatore.

 

(1) Amor mio e vita mia, Gesù, vieni Tu in mio aiuto della mia debolezza e della mia ritrosia nello scrivere, anzi fa che venga a scrivere la tua stessa Volontà, affinché nulla metta del mio, ma solo tutto ciò che Tu vuoi che scriva, e Tu Mamma mia e Madre Celeste della Divina Volontà, vieni a portarmi la mano mentre scrivo, imprestami i vocaboli, facilitami i concetti che Gesù mette nella mia mente, affinché possa degnamente scrivere sulla Santissima Volontà, in modo da rendere contento il mio dolce Gesù.

(2) Stavo pensando tra me: “Perché Gesù benedetto mi chiama spesso spesso la piccola neonata della sua Santissima Volontà? Forse perché sono cattiva ancora, e non avendo fatto un passo nella sua Volontà, con ragione mi chiama neonata appena”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù mi ha stretto le braccia al collo e stringendomi forte al suo cuore mi ha detto:

(3) “Alla mia piccola neonata della mia Volontà nulla voglio negarle; vuoi tu dunque sapere perché ti chiamo la piccola neonata? Neonata significa stare in atto di nascere, e siccome tu devi rinascere in ogni tuo atto nel mio Volere, non solo, ma la mia Volontà per rifarsi di tutte le opposizioni delle volontà umane, vuole chiamarti nel mio Volere a farti rinascere tante volte per quante volte le volontà umane si sono opposte alla sua, quindi è necessario conservarti neonata sempre. Chi sta in atto di nascere è facile farla rinascere quante volte si vuole e conservarla senza la crescenza della volontà umana, ma quando l’anima cresce, riesce più difficile conservarla senza la vita del proprio io. Ma ciò non è tutto, alla neonata della mia Volontà era necessario, conveniente, decoroso per lei e per la nostra stessa Volontà, che si unisse a quell’atto solo dell’Eterno che non ha successione di atti, e siccome quest’atto solo dà all’Essere Divino tutta la grandezza, la magnificenza, l’immensità, l’eternità, la potenza, insomma, racchiude tutto per poter far uscire da quest’atto solo tutto ciò che vuole, così la nostra piccola neonata nella nostra Volontà, unendosi con l’atto solo dell’Eterno, doveva far sempre un atto solo, cioè, star sempre in continuo atto di nascere, far sempre un solo atto: la nostra sola Volontà. E mentre fa un solo atto, rinascere continuamente, ma a che cosa rinascere? A nuova bellezza, a nuova santità, a nuova luce, a nuova somiglianza col suo Creatore; e come tu rinasci nel nostro Volere, così la Divinità si sente ricambiata dallo scopo perché uscì fuori la Creazione, e si sente ritornare le gioie e la felicità che doveva dargli la creatura, e stringendoti al seno divino ti colma di gioia e di grazie infinite e ti manifesta altre conoscenze sulla nostra Volontà, e non dandoti tempo a tempo, ti fa rinascere di nuovo nel nostro Volere. Oltre di ciò, queste nascite continue ti fanno morire continuamente alla tua volontà, alle tue debolezze, alle miserie, a tutto ciò che non appartiene al nostro Volere. Com’è bella la sorte della mia piccola neonata, non ne sei tu dunque contenta? Vedi, anch’Io nacqui una volta, ma quella nascita mi fa nascere continuamente, rinasco in ogni ostia consacrata, rinasco ogniqualvolta la creatura ritorna alla mia Grazia, la prima nascita mi diede il campo a farmi rinascere sempre. Così sono le opere divine, fatte una volta, resta l’atto continuato senza mai finire. Così sarà della mia piccola neonata nel mio Volere, nata una volta, rimarrà l’atto della nascita continua, perciò sto così attento che non entri in te il tuo volere, ti circondo di tanta grazia per fare che tu nasca sempre nel mio Volere ed il mio Volere rinasca in te”.

 

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19-2

Febbraio 28, 1926

 

Ogniqualvolta l’anima si occupa di sé stessa, perde un

atto nella Volontà Divina. Che significa perdere quest’atto.

 

(1) Continuavo nei miei soliti timori, ed il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non perdere il tempo, perché ogniqualvolta ti occupi di te è un atto che perdi nella mia Volontà, e se sapessi che significa perdere nella mia Volontà un solo atto: tu perdi un atto divino, quell’atto che abbraccia tutto e tutti e che contiene tutti i beni che ci sono in Cielo ed in terra, molto più che la mia Volontà è un atto continuato che non si ferma mai nel suo corso, né può aspettare te quando coi tuoi timori ti fermi; conviene a te seguirla nel suo corso continuato, anziché Essa aspettare te quando tu ti metti in via per seguirla. E non solo ci perdi tu il tempo, ma dovendoti Io rappacificarti e rialzarti dai tuoi timori per metterti in via nella mia Volontà, costringi Me ad occuparmi di cose che non riguardano il Supremo Volere, e lo stesso angelo tuo che ti sta vicino ne resta digiuno, perché ogni atto che fai in Essa e come segui il suo corso, è una beatitudine accidentale di più che lui gode stando a te vicino, è un paradiso raddoppiato di gioie che tu gli offri, in modo che si sente felice della sua sorte d’averti in sua custodia, e siccome le gioie del Cielo sono comuni, il tuo angelo offre la beatitudine accidentale che ha ricevuto da te, il suo paradiso raddoppiato a tutta la corte celeste, come frutto del Voler Divino della sua protetta, tutti fanno festa e magnificano e lodano la potenza, la santità, l’immensità della mia Volontà. Perciò sii attenta, nel mio Volere non si può perdere il tempo, c’è molto da fare, conviene che tu segua l’atto d’un Dio non mai interrotto”.

(3) Detto ciò è scomparso ed io sono restata impensierita nel vedere il male che io facevo, e dicevo tra me: “Come può essere mai possibile che col mettermi nel Voler Divino, dimenticando tutto il resto come se null’altro esistesse per me che solo l’Eterna Volontà, io prenda parte a tutto ciò che contiene questo amabile Volere?” E Gesù ritornando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi è nato nel mio Volere è giusto che ne sappia i segreti che Esso contiene, e poi, la cosa in sé stessa è facilissima e come connaturale: Supponi che passi ad abitare in una casa, o per poco tempo o per sempre, nella quale c’è una bella musica, un’aria profumata, per la quale si sente infondere una nuova vita, tu, certo, non ci avevi messo quella musica né quell’aria balsamica, ma siccome tu ti trovi in quell’abitazione non tua, tu vieni a godere tanto della musica quanto dell’aria profumata che rigenera le forze a vita novella; aggiungi che quell’abitazione contiene pitture incantevoli, cose belle che rapiscono, giardini da te non mai visti, di tante svariate piante e fiori che riesce impossibile numerarli tutti, pranzi squisiti da te mai gustati, oh! come tu ti ricrei, ti diletti e godi nel guardare tante bellezze, nel gustare cibi così saporiti, ma di tutto ciò nulla sta fatto o messo da te, eppure prendi parte a tutto solo perché ti trovi in quell’abitazione. Ora, se ciò succede nell’ordine naturale, molto più facile può avvenire nell’ordine soprannaturale della mia Volontà; l’anima con l’entrare in Essa forma un solo atto con la Divina Volontà, e come connaturale prende parte a ciò che Essa fa e contiene, molto più che l’anima per vivere nella mia Volontà, prima viene spogliata delle vesti del vecchio Adamo colpevole, e viene rivestita delle vesti dell’Adamo novello e santo, la sua veste è la luce della stessa Volontà Suprema, nella quale le vengono comunicati tutti i suoi modi divini, nobili e comunicativi a tutti. Questa luce le fa perdere le fattezze umane e le restituisce la fisionomia del suo Creatore. Che maraviglia dunque che prenda parte a tutto ciò che possiede il Divino Volere, essendo una la vita e una la Volontà? Perciò sii attenta, ti raccomando, siimi fedele ed il tuo Gesù manterrà la battuta di farti vivere sempre nel mio Volere, mi starò a guardia affinché mai potessi uscirne”.

 

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19-3

Marzo 2, 1926

 

Il silenzio per ciò che riguarda le verità del Voler Divino forma

la tomba a queste verità, mentre la parola forma la resurrezione.

 

(1) Mi sentivo oppressa e con tale ritrosia d’aprire l’anima mia per manifestare ciò che il benedetto Gesù mi dice, avrei voluto tacere per sempre, affinché nulla più si sapesse, e mi lamentavo col mio dolce Gesù col dirgli: “Oh! se Tu mi dicessi di non dire più nulla a nessuno di ciò che passa tra me e Te, da che peso enorme mi libereresti, come sarei contenta, non vedi la mia grande ripugnanza, lo sforzo che mi conviene fare?” Ma mentre ciò dicevo, il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vorresti tu seppellire la luce, la grazia, la verità, e così preparare la tomba al tuo Gesù? Il silenzio su tutto ciò che è verità forma la sepoltura della verità, mentre la parola forma la resurrezione della verità, fa risorgere la luce, la grazia, il bene, molto più ché la parola sulla verità parte dal Fiat Supremo. La parola ebbe il suo campo divino quando nella Creazione, con la parola Fiat, feci uscire fuori tutta la Creazione, potevo crearla anche col tacere, ma volli servirmene della parola Fiat per fare che anche la parola avesse l’origine divino, che contenendo la potenza creatrice, chi se ne serve per manifestare ciò che a Me appartiene, avesse la potenza di comunicare quelle verità a chi ha la fortuna di ascoltarla. Per te poi c’è una ragione più forte, perché essendo tutto ciò che Io ti dico, la maggior parte cose che riguardano la mia Suprema Volontà, non è la sola parola d’origine, ma è proprio quel Fiat stesso, che uscendo di nuovo in campo, come nella Creazione, vuol far conoscere gli immensi beni che contiene il mio Volere, e comunica tale potenza su tutto ciò che ti manifesto su di Esso, d’essere sufficiente per poter formare la nuova Creazione della mia Volontà nelle anime. Questo è il bene che mi vuoi, che col tuo tacere vuoi formare la tomba alla mia Volontà?”.

(3) Io sono rimasta spaventata e più afflitta di prima, e pregavo Gesù che mi desse grazia di compire la sua Santissima Volontà, ed il mio amato Gesù, come se mi volesse sollevare è uscito da dentro il mio interno e stringendomi forte al suo cuore santissimo m’infondeva nuova forza. In questo mentre si è aperto il Cielo e sentivo che tutti in coro dicevano: “Gloria Patri et Filii et Spiritui Sancto”. E non so come, a me è toccato di rispondere: “Sicut erat in principio et nunc et semper et in saecula saeculorum, amen”. Ma chi può dire ciò che succedeva? Nella parola “Patri” si vedeva la potenza creatrice che scorreva ovunque, conservava tutto, dava vita a tutto, il solo fiato di essa bastava a mantenere integro, bello e sempre nuovo tutto ciò che aveva creato. Nella parola “Filii” si vedevano tutte le opere del Verbo rinnovate, ordinate e tutto in atto di riempire Cielo e terra per darsi a bene delle creature. Nella parola “Spiritui Sancto” si vedeva investire tutte le cose d’un amore parlante, operante e vivificante. Ma chi può dire tutto, la mia povera mente me la sentivo immersa nelle beatitudini eterne, ed il mio adorabile Gesù volendomi richiamare a me stessa mi ha detto:

(4) “Figlia mia, sai tu perché è toccato a te la seconda parte del Gloria? Stando in te la mia Volontà, conveniva a te portare la terra al Cielo per dare a nome di tutti, insieme con la corte celeste, quella gloria che non avrà mai fine per tutti i secoli dei secoli. Le cose eterne che non hanno mai fine si trovano solo nella mia Volontà, e chi la possiede si trova in comunicazione col Cielo, e ciò che fanno nelle regioni celesti essa prende parte a tutto, e si trova come in atto insieme coi comprensori celesti”.

 

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19-4

Marzo 6, 1926

 

Come della Mamma Celeste si seppe la cosa più importante, che il Figlio

di Dio era figlio suo, così sarà della figlia della Divina Volontà, si saprà solo

lo più importante per farla conoscere ad Essa. Il bene non conosciuto

non tiene vie per comunicarsi.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù è venuto, e prendendomi la mano nella sua mi tirava a Sé in alto, tra il Cielo e la terra, ed io quasi temendo mi stringevo a Gesù, tenendomi forte alla sua santissima mano, e volendo sfogare con Lui la mia pena che tanto mi opprime, gli ho detto:

(2) “Amor mio e vita mia, Gesù, tempo addietro Tu mi dicevi che volevi fare di me una copia della Mamma mia Celeste, eppure di Lei quasi nulla si seppe di tanti mari di grazia che ad ogni istante da Te era inondata. Non disse nulla a nessuno, si tenne tutto per Sé, né il vangelo ne dice nulla, si sa solo che fu la Mamma tua e che diede al mondo Te, Verbo Eterno, ma tutto ciò che passò tra Te e Lei, di favori, di grazia, se le tenne tutto per Sé. A me poi, vuoi il contrario, vuoi che manifesti ciò che mi dici, non vuoi il segreto di ciò che passa tra me e Te. Io ne sono dolente, dov’è dunque la copia che vuoi fare tra me e la Mamma mia?” Ed il mio dolce Gesù, stringendomi forte al suo cuore, tutto tenerezza mi ha detto:

(3) “Figlia mia, coraggio, non temere, come fu della Mamma mia, che non si seppe altro che ciò che fu necessario che bastasse a sapersi, che Io ero il figlio suo e che per suo mezzo venni a redimere le generazioni, e che fu Lei la prima in cui Io ebbi il mio primo campo d’azioni divine nell’anima sua; tutto il resto dei favori, dei mari di grazie che ricevette restò nel sacrario dei segreti divini, ma però si seppe la cosa più importante, più grande, più santa, che il Figlio di Dio era Figlio suo, questo per Lei era l’onore più grande e che l’innalzava al disopra di tutte le creature; quindi, sapendosi il più della mia Mamma, il meno non era necessario. Così sarà della figlia mia, si saprà solo che la mia Volontà ha tenuto il suo primo campo d’azione divina nell’anima tua, e tutto ciò che è necessario per far conoscere ciò che riguarda la mia Volontà e come vuol uscire in campo per fare che la creatura ritorne alla sua origine, come con ansia l’aspetta nelle sue braccia, affinché non più ci sia divisione tra Me e lei. Se ciò non si sapesse, come possono sospirare questo gran bene? Come disporsi ad una grazia sì grande? Se la mia Mamma non avesse voluto far conoscere che Io era il Verbo Eterno e figlio suo, qual bene avrebbe prodotto la Redenzione? Il bene non conosciuto, per quanto grande, non tiene vie per comunicare il bene che possiede. E come la mia Mamma non si oppose, così la figlia mia non si deve opporre a ciò che riguarda la mia Volontà, tutto il resto dei segreti, i voli che fai nel mio Volere, i beni che prendi, le cose più intime tra Me e te, rimarrà nel sacrario dei segreti divini. Non temere, il tuo Gesù ti contenterà in tutto”.

 

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19-5

Marzo 9, 1926

 

La Creazione forma la gloria muta di Dio. Nel creare l’uomo

fu un giuoco d’azzardo, ma fallito, cui si deve rifare.

 

(1) La povera anima mia nuotava nel mare interminabile del Voler Divino, ed il mio sempre amabile Gesù faceva vedere in atto tutta la Creazione; che ordine, che armonia, quante svariate bellezze, ogni cosa aveva il suggello d’un amore increato che correva verso le creature, che scendendo nel fondo d’ogni cuore gridavano nel loro muto linguaggio: “Ama, ama Colui che tanto ama”. Io provavo un dolce incanto nel vedere la Creazione tutta, il suo mutismo amoroso, più che voce potente feriva il mio povero cuore, tanto, che mi sentivo venir meno, ed il mio dolce Gesù sostenendomi nelle sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la Creazione dice: “Gloria, adorazione verso il nostro Creatore, amore verso le creature”. Sicché la Creazione è una gloria, un’adorazione muta per Noi, perché non le fu concessa nessuna libertà, né di crescere né di decrescere, l’uscimmo fuori di Noi ma la restammo in Noi, cioè dentro della nostra Volontà a decantare, sebbene muta, la nostra potenza, bellezza, magnificenza e gloria, sicché siamo Noi stessi che ci decantiamo la nostra potenza, la nostra gloria, l’infinito amore nostro, potenza, bontà, armonia e bellezza; la Creazione nulla ci dà da per sé stessa, sebbene essendo essa lo sbocco di tutto il nostro Essere Divino, serve di specchio all’uomo come guardare e conoscere il suo Creatore, e le dà lezioni sublimi di ordine, d’armonie, di santità e d’amore, si può dire che lo stesso Creatore, atteggiandosi a Maestro Divino, dà tante lezioni per quante cose creò, dalla più grande alla più piccola opera che uscì dalle sue mani creatrici. Non fu così nel creare l’uomo, il nostro amore fu tanto per lui, che sorpassò tutto l’amore che avemmo nella Creazione, perciò lo dotammo di ragione, di memoria e di volontà, e mettendo la nostra Volontà come al banco nella sua la moltiplicasse, la centuplicasse, non per Noi che non avevamo bisogno, ma per suo bene, affinché non restasse come le altre cose create, mute ed in quel punto come Noi le uscimmo, ma che crescesse sempre, sempre in gloria, in ricchezze, in amore ed in somiglianza col suo Creatore, e per fare che lui potesse trovare tutti gli aiuti possibili ed immaginabili, le demmo a sua disposizione la nostra Volontà, affinché operasse con la nostra stessa potenza il bene, la crescenza, la somiglianza che voleva acquistare col suo Creatore. Il nostro amore nel creare l’uomo volle fare un giuoco d’azzardo, mettendo le cose nostre nella piccola cerchia della volontà umana come al banco: la nostra bellezza, sapienza, santità, amore, eccetera, e la nostra Volontà che doveva farsi guida e attrice del suo operato, affinché non solo lo facesse crescere a nostra somiglianza, ma le desse la forma d’un piccolo dio. Perciò il nostro dolore fu grande nel vederci respingere questi grandi beni dalla creatura, ed il nostro giuoco d’azzardo per allora andò fallito, ma per quanto fallito, era sempre un giuoco divino che poteva e doveva rifarsi del suo fallimento. Perciò, dopo tanti anni volle di nuovo il mio amore giocare d’azzardo, e fu con la mia Mamma Immacolata, in Lei il nostro giuoco non andò fallito, ebbe il suo pieno effetto, e perciò tutto le demmo e tutto a Lei affidammo, anzi si faceva a gara: Noi a dare e Lei a ricevere.

(3) Ora, tu devi sapere che il nostro amore anche con te vuol fare questo giuoco d’azzardo, affinché tu, unita con la Mamma Celeste, ci faccia vincere nel giuoco col farci rifare del fallimento che ci procurò il primo uomo, Adamo, onde la nostra Volontà rifatta nelle sue vincite può mettere di nuovo in campo i suoi beni che con tanto amore vuol dare alle creature; e come per mezzo della Vergine Santa, perché rifatto nel mio giuoco, feci sorgere il Sole della Redenzione per salvare l’umanità perduta, così per mezzo tuo farò risorgere il Sole della mia Volontà, perché faccia la sua via in mezzo alle creature. Ecco perciò la causa di tante mie grazie che verso in te, le tante mie conoscenze sulla mia Volontà, non è altro che il mio giuoco d’azzardo che sto formando in te, perciò sii attenta affinché non mi dia il più grande dei dolori che potrò ricevere in tutta la storia del mondo, che il mio secondo giuoco vada fallito. Ah! no, non me lo farai, il mio amore andrà vittorioso e la mia Volontà troverà il suo compimento”.

(4) Gesù è scomparso ed io sono rimasta impensierita su ciò che mi aveva detto, ma tutta abbandonata nel Voler Supremo. Onde tutto ciò che scrivo, lo sa solo Gesù lo strazio dell’anima mia e la mia grande ripugnanza nel mettere su carta queste cose che avrei voluto seppellire, mi sentivo di lottare con la stessa ubbidienza, ma il Fiat di Gesù l’ha vinto, e seguo a scrivere ciò che io non volevo. Quindi il mio dolce Gesù è ritornato, e vedendomi impensierita mi ha detto:

(5) “Figlia mia, perché temi? Non vuoi che Io giuochi con te? Tu non ci metterai altro di tuo che la piccola fiammella della tua volontà che Io stesso ti diedi nel crearti, sicché tutto l’azzardo dei miei beni sarà mio, non vuoi tu essere la copia della Mamma mia? Perciò vieni insieme con Me innanzi al trono divino e vi troverai la fiammella della volontà della Regina del Cielo ai piedi della Maestà Suprema, che Lei mise al giuoco divino, perché per giocare bisogna mettere sempre qualche cosa di proprio, altrimenti chi vince non ha che prendere, e chi perde non ha che lasciare. E siccome Io vinsi nel giuoco con la Mamma mia, Lei perdette la fiammella della sua volontà, ma felice perdita; con l’aver perduto la sua piccola fiammella lasciandola come omaggio continuo ai piedi del suo Creatore, formò la sua vita nel gran fuoco divino, crescendo nel pelago dei beni divini, e perciò potette ottenere il Redentore sospirato. Ora spetta a te di mettere la fiammella della tua piccola volontà accanto a quella della mia inseparabile Mamma, affinché anche tu ti formi nel fuoco divino e cresca coi riflessi del tuo Creatore, onde poter trovare grazia presso la Suprema Maestà di poter ottenere il sospirato Fiat. Queste due fiammelle si vedranno ai piedi del trono supremo per tutta l’eternità, che non hanno avuto vita propria e una ottenne la Redenzione e l’altra il compimento della mia Volontà, unico scopo della Creazione, della Redenzione e della mia rivincita del mio giuoco d’azzardo nel creare l’uomo”.

(6) In un istante mi sono trovata innanzi a quella luce inaccessibile, e la mia volontà, sotto forma di fiammella si è messa accanto a quella della mia Mamma Celeste per fare quello che essa faceva, ma chi può dire quello che si vedeva, comprendeva e faceva? Mi mancano i vocaboli e perciò faccio punto. Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, la fiammella della tua volontà l’ho vinto e tu hai vinto la mia. Se tu non perdevi la tua non potevi vincere la mia, ora siamo tutti e due felici, ambedue siamo vittoriosi, ma guarda la grande differenza che c’è nella mia Volontà, basta fare una volta un atto, una prece, un ti amo, che prendendo posto nel Voler Supremo resta a fare sempre lo stesso atto, la prece, il ti amo, senza mai smetterlo, perché quando nella mia Volontà si fa un atto, quell’atto non è più soggetto ad interruzione, fatto una volta resta fatto per sempre, è come se sempre lo stesse facendo. L’operato dell’anima nella mia Volontà entra a parte nei modi dell’operato divino, che quando opera fa sempre lo stesso atto senza avere bisogno di ripeterlo; che saranno i tanti tuoi ti amo nella mia Volontà, che ripeteranno sempre il loro ritornello ti amo, ti amo? Saranno tante ferite per Me e mi prepareranno a concedere la grazia più grande: Che la mia Volontà sia conosciuta, amata e compiuta. Perciò nella mia Volontà le preghiere, le opere, l’amore, entrano nell’ordine divino e si può dire che sono Io stesso che prego, che opero, che amo, e che cosa potrei negare a Me stesso? Di che non potrei compiacermi?”

 

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19-6

Marzo 14, 1926

 

Chi vive nel Voler Divino dev’essere la voce di tutte le cose create.

 

(1) Continuo a sperdermi nel Santo Voler Divino, vorrei abbracciare tutto e tutti per poter portare tutto al mio Dio come cose mie, donatemi da Lui, affinché avessi da dargli per ciascuna cosa creata una parolina d’amore, un grazie, un ti benedico, un ti adoro. Ed il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e col suo Fiat Onnipotente chiamava tutta la Creazione per metterla nel mio grembo, per farmene un dono, e con una tenerezza tutta d’amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto è tuo; per chi deve vivere nel mio Volere, tutto ciò che è uscito dalla mia Volontà, che conserva e possiede, per diritto dev’essere tutto suo. Ora, fu il mio Fiat Onnipotente che distese il cielo, lo tempestò di stelle, il mio Fiat chiamò a vita la luce e creò il sole e così di tutte le altre cose create, ed il mio Fiat vi rimase dentro della Creazione come vita trionfatrice, dominatrice e conservatrice. Ora, chi ha vinto la mia Volontà ha vinto tutta la Creazione e anche lo stesso Dio, quindi per diritto di giustizia deve possedere tutto ciò che la mia Volontà possiede, -molto più che essendo la Creazione muta per il suo Creatore, e perciò la fece muta, perché a chi doveva donarla e vivere nel mio Volere avesse lei la parola in tutte le cose create-, per fare che tutte le cose da Me fatte fossero parlanti, non mute. Sicché tu sarai la voce del cielo, che facendo eco da un punto all’altro suonerà la tua parola, che risuonando in tutta l’atmosfera celeste dirà: “Amo, glorifico, adoro il mio Creatore”. Sarai la voce d’ogni stella, del sole, del vento, del tuono, del mare, delle piante, dei monti, di tutto, che ripeterà continuamente: “Amo, benedico, glorifico, adoro, ringrazio Colui che ci ha creato”. Oh! come sarà bella la voce della mia neonata nella mia Volontà, della piccola figlia del mio Volere, tutte le cose, la Creazione tutta me la renderà parlante, sarà più bella che se avessi dato alla Creazione l’uso della parola. T’amo tanto che voglio sentire la tua voce nel sole, amando, adorando, glorificando, la voglio sentire nelle sfere celesti, nel mormorio del mare, nel guizzo del pesce, nell’uccello che canta e gorgheggia, nell’agnello che bela, nella tortora che geme, dovunque voglio sentirti, non sarei contento se in tutte le cose create, cui tiene il primo posto la mia Volontà, non sentissi la voce della mia piccola neonata, che rendendomi la Creazione tutta parlante mi dà amore per amore, gloria, adorazione per ciascuna cosa da Me creata, perciò figlia mia sii attenta, molto ti ho donato e molto voglio, la tua missione è grande, è la vita della mia Volontà che deve svolgersi in te, la quale tutto abbraccia e tutto possiede”.

(3) Onde dopo ciò stavo pensando tra me: “Come posso fare tutto ciò che dice il mio Gesù, trovarmi in tutte le cose create, avere un atto per tutto ciò che fa il Supremo Volere, come se Esso dovesse essere l’eco mio ed io l’eco suo, se sono neonata appena nella Divina Volontà? Almeno dovrei crescere un pochino per potermi diffondere un po’ più alla meglio in tutte le cose create come vuole il mio amato Gesù”. Ora, mentre ciò pensavo è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare se ti dico che sei la neonata della mia Volontà, tu devi sapere che la stessa mia Mamma Immacolata è la neonata della mia Volontà, perché tra ciò che è il Creatore e ciò che può essere e prendere di Dio la creatura, si può dire una piccola neonata. E perché fu la neonata della mia Volontà, si formò a somiglianza del suo Creatore e potette essere Regina di tutta la Creazione, e come Regina dominava tutto e correva bene il suo eco con l’eco della Divina Volontà, e non solo la Celeste Sovrana, ma tutti i santi, angeli e beati si possono chiamare neonati appena nell’Eterno Volere, perché l’anima non appena esce dal corpo mortale, rinasce nella mia Volontà, e se non rinasce in Essa non solo non può entrare nella patria celeste, ma neppure salvarsi, perché nell’eterna gloria nessuno entra se non è parto della mia Volontà. Però debbo dirti la gran differenza che passa tra chi è la neonata della Suprema Volontà nel tempo e tra quelli che rinascono alle porte dell’eternità, un esempio è la mia Mamma Regina, che fu la neonata nel tempo della Divina Volontà, e perché neonata, ebbe il potere di far scendere il suo Creatore sulla terra, e mentre lo restava immenso, lo impiccoliva nel suo seno materno per vestirlo della sua stessa natura e darlo come Salvatore delle umane generazioni. Lei, con l’essere la neonata formò mari di grazie, di luce, di santità, di scienza, dove poter contenere Colui che l’aveva creato. Con la potenza della Vita della Suprema Volontà che possedeva, potette far tutto ed impetrare tutto, e lo stesso Dio non poteva rifiutarsi a ciò che domandava questa Celeste Creatura, perché ciò che domandava era il suo stesso Volere che chiedeva, al quale nulla poteva e doveva negare. Dunque, chi è neonata nel tempo nella mia Volontà, si forma stando nell’esilio mari di grazia, e partendo dalla terra porta con sé tutti i mari di beni che possiede il Voler Divino, e quindi porta con sé lo stesso Dio; è un portento portare dall’esilio quel Volere, quel Dio che regna nei Cieli, tu stessa non puoi chiaramente comprendere i grandi beni, i prodigi di chi è neonata nel tempo nella mia Volontà, e perciò tutto ciò che ti dico, tutto puoi fare, molto più che la mia Volontà lo farà come immedesimata col tuo piccolo essere. Invece chi rinasce nella mia Volontà nel partire dalla terra, è il Voler Divino che fa trovare i suoi mari immensi per far rinascere l’anima in Esso, non porta con sé il suo Dio, ma Dio si fa trovare da essa, che differenza tra l’una e l’altra, perciò grazia più grande non ti potrei dare che col farti la neonata della mia volontà, e se ami di crescere, fa’ che cresca solo il mio Volere”.

 

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19-7

Marzo 19, 1926

 

Come la Santissima Volontà eclissa tutto, anche la stessa Creazione

e Redenzione, ed essendo vita di tutto porterà frutti maggiori.

 

(1) Scrivo solo per obbedire e per compiere la sola Volontà di Dio. Onde stavo pensando tra me: “Il mio sempre amabile Gesù mi dice tante volte che io devo essere copia della mia Mamma Celeste, quindi abbracciare tutto, supplire per tutti per poter impetrare il sospirato Fiat come la Sovrana Regina impetrò il sospirato Redentore, ma come lo posso fare? Lei era santa, concepita senza la macchia d’origine; io invece sono una delle più piccole e povere creature, concepita come tutti i figli d’Adamo col peccato originale, piena di miserie e debolezze, come potrò io dunque seguire i voli della Sovrana Signora nel Voler Divino, per impetrare il tanto sospirato Fiat sulla terra, che vuole che regni il mio dolce Gesù?” Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stringendomi forte nelle sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Mamma fu concepita senza macchia originale per poter impetrare il sospirato Redentore, perché era giusto, decoroso, che chi doveva essermi Madre neppure il germe della colpa avesse avuto mai esistenza in Lei, e doveva essere la più nobile, la più santa di tutte le creature, ma di una nobiltà divina e d’una santità tutta simile al suo Creatore, per poter trovare in Lei tanta grazia e capacità, da poter concepire il Santo dei Santi, il Verbo Eterno. Molte volte si fa anche questo dalle creature, che se devono conservare cose preziose e di grande valore, preparano vasi tersissimi e d’un valore equivalente alle cose preziose che si devono conservare in essi, invece se sono cose ordinarie e di poco valore, si preparano vasi di creta e di pochissimo valore, né si ha cura di tenerli sotto chiave come al vaso tersissimo, ma li tengono esposti, sicché dalla preziosità del vaso e del come si tiene custodito, si può conoscere se le cose che contengono sono preziose e di grande valore; or, dovendo Io ricevere il suo sangue per essere concepito nel suo seno, era giusto che tanto l’anima quanto il suo corpo fosse tersissimo e arricchita di tutte le grazie, privilegi e prerogative possibili ed immaginabili che Dio può dare e la creatura ricevere. Ora figlia mia, se tutto ciò fu nella mia cara Mamma perché doveva far scendere il sospirato Redentore sulla terra, anche a te, avendoti scelto per il sospirato Fiat, sospirato dal Cielo e dalla terra, sospirato con tanto amore e ansie dalla stessa Divinità, anzi sospirato più da Dio che dagli uomini, dovevo darti tanta grazia, da non deporre in un’anima e corpo corrotto le conoscenze appartenenti alla mia Volontà, non solo, ma la sua stessa Vita che doveva formare e svolgere in te, quindi, facendo uso del suo potere, se non ti esentò dalla macchia d’origine, con la sua potenza depresse e si tenne ferma sul fomite, affinché non producesse i suoi corrotti effetti, sicché in te la macchia d’origine la mia Volontà la tiene schiacciata e senza vita, ciò era giusto e ci voleva alla nobiltà, al decoro e alla Santità della Suprema Volontà; se in te ci fossero effetti non buoni, la mia Volontà troverebbe le ombre, le nebbie e non potrebbe spandere i suoi raggi di verità come il sole nel suo pieno meriggio, molto meno formare in te il centro dello svolgimento della sua Vita Divina, perché Essa é tanto tersa e santa che non sa stare né adattarsi col minimo neo a vivere insieme”.

(3) Io nel sentire ciò, tremando ho detto: “Gesù, che dici? Possibile tutto ciò? Eppure io mi sento così misera e piccola che sento il bisogno di Te, della tua assistenza e della tua presenza per poter continuare a vivere, e Tu sai in che stato compassionevole mi riduco quando mi privi di Te”. E Gesù interrompendo il mio dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, ciò lo richiede la Santità del mio Volere, e siccome si tratta della cosa più grande che esiste in Cielo ed in terra, si tratta che se nella Redenzione venni a salvare l’uomo, ora si tratta di mettere in salvo la mia Volontà nelle creature, e quindi di far conoscere lo scopo della Creazione, della Redenzione, i beni che vuol dare il mio Volere, la vita che vuol formare in ciascuna creatura, i diritti che ad Esso convengono. Quindi, mettere in salvo una Volontà Divina in mezzo alle creature è la cosa più grande, e la mia Volontà conosciuta e regnante supererà i frutti della Creazione e Redenzione, sarà corona delle opere mie ed il trionfo delle opere nostre, e se la mia Volontà non viene conosciuta, amata e compiuta, né la Creazione né la Redenzione avranno il suo pieno scopo né il frutto completo. La Creazione, la Redenzione, uscirono da dentro il mio Fiat Onnipotente, e per fare che la nostra gloria fosse completa e la creatura ricevesse tutti gli effetti ed i beni che contengono, deve ritornare tutto nella nostra Volontà”.

(5) Ora, chi può dire come la mia povera mente nuotava nell’immensità del Volere Eterno? Ciò che comprendevo? Ma il punto che più m’impressionava era che il Fiat doveva superare lo stesso bene della Redenzione, con l’aggiunta di una ritrosia terribile di non manifestare ciò che sta detto di sopra, per il timore che l’ubbidienza m’imponesse di scrivere, oh! come avrei voluto tacere, ma col Fiat non si discute, perché in qualunque modo la vittoria dev’essere sempre sua. Onde il mio dolce Gesù, sempre benigno, ritornando mi ha detto:

(6) “Figlia mia, è necessario che ciò manifesti, non per te, ma per il decoro e santità che si conviene al mio Volere, credi tu che tutto il lavorio che ho fatto dentro dell’anima tua per quarant’anni e più è stato solo per te, per il bene che ti volevo e ti voglio? Ah! no, è stato più di tutto per il decoro di ciò che conveniva alla mia Volontà, per fare che venendo Essa a regnare in te trovasse il mio lavorio, le mie preghiere incessanti che l’invitavano a venire, il trono delle mie opere, delle mie pene, dove potesse dominare e formare la sua dimora, la luce della sua stessa conoscenza, onde potesse trovare in te gli onori e la sua stessa gloria divina, perciò era necessario le tante mie manifestazioni sulla Suprema Volontà, per la decenza che le conveniva. Ora tu devi sapere che la mia Volontà è più grande e più interminabile della stessa Redenzione, e ciò che è più grande porta sempre frutti e beni maggiori. La Volontà mia è eterna nel tempo e nell’eternità, né ebbe principio né avrà mai fine, invece la Redenzione, sebbene fu eterna nella mente divina, ma nel tempo ebbe il suo principio e fu un prodotto dell’Eterna Volontà, sicché non fu la Redenzione che diede vita al Divino Volere, ma fu il mio Volere che diede vita alla Redenzione, e ciò che tiene il potere di dar vita, per natura e per necessità si deve rendere più fruttuoso di chi ha ricevuto la vita. Ma ciò non è tutto, nella Creazione la Divinità uscì fuori di Sé le ombre della sua Luce, le ombre della sua Sapienza, della sua Potenza, sfiorò tutto l’Essere suo in tutto il creato, sicché la Bellezza, l’armonia, l’ordine, l’Amore, la Bontà di Dio che si vede in tutta la Creazione, sono similitudini divine, ombre della Maestà Suprema. Invece la mia Volontà, non la nostra similitudine, la nostra ombra, ma uscì fuori nel campo della Creazione come vita di tutte le cose create, sicché Essa è vita, base, sostegno, vivificazione e conservazione di tutto ciò che è uscito dalle nostre mani creatrici, perciò alla Suprema Volontà tutto si deve, la mia stessa Redenzione ad Essa piegò le ginocchia, per implorare che si costituisse vita d’ogni mio atto, del mio palpito, del mio patire e fin del mio respiro, affinché potesse far scorrere nelle creature gli aiuti vitali per salvarle. La mia Redenzione si può chiamare l’albero, di cui la radice è la Divina Volontà, e siccome ha prodotto il tronco, i rami, le foglie, i fiori di tutti i beni che ci sono nella Chiesa, quindi deve produrre il frutto di vita che contiene la radice di quest’albero. E poi, la Creazione uscì da Noi a solo scopo che la nostra Volontà fosse conosciuta, amata più che la stessa vita, e perciò si costituì vita di tutto, affinché fosse compiuta; tutte le altre cose da Noi create, e anche la stessa Redenzione, furono date come aiuti per facilitare il nostro scopo, quindi se non otteniamo il primo nostro scopo, come possiamo ottenere la nostra gloria completa e la creatura ricevere il bene da Noi stabilito? Oltre di ciò, la Creazione, la Redenzione ed il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, simboleggiano la Trinità Sacrosanta, che le Divine Persone sono inseparabili tra loro, così queste sono inseparabili tra loro, una dà la mano all’altra, una aiuta l’altra, il trionfo, la gloria è di tutte e tre; e siccome la nostra Volontà ha tenuto il posto primario in tutte le opere nostre, perciò la Creazione, la Redenzione, restano eclissate e come sperdute nell’immensità ed interminabilità della Suprema Volontà, Essa tutto involge e tiene le stesse cose fatte da Noi come suo trono dove regna e domina. Dunque, se Essa è tutto, qual maraviglia è la tua, che porterà frutti maggiori delle altre opere nostre, e l’uomo riceverà quella vita che tiene e non conosce, la tiene come compressa, affogata, affievolita, ed Essa geme, sospira, perché vuole svolgere la sua Vita e non le viene concesso, perciò sii attenta, perché la conoscenza della mia Volontà scuoterà l’uomo, e sarà come cemento al tarlo che produsse il peccato originale all’albero delle umane generazioni, onde, rafforzata la radice, potrà la creatura far vivere in sé quella Vita che con tanta ingratitudine respinse”.

 

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19-8

Marzo 28, 1926

 

Come col vivere nel Voler Divino tutti i beni restano accentrati

nell’anima. Lo scopo primario della Redenzione fu il Fiat Divino.

 

(1) Avendo fatto la Santa Comunione, stavo chiamando tutti: la mia Regina Mamma, i santi, il primo uomo Adamo col seguito di tutte le generazioni fino all’ultimo uomo che verrà sulla terra, e poi tutte le cose create, affinché tutte insieme con me, prostrate intorno a Gesù lo adorassimo, lo benedicessimo, lo amassimo, onde a Gesù nulla le mancasse intorno a Lui di tutte le opere uscite dalle sue mani, né un cuore che palpita, né un sole che splende, né la vastità del cielo azzurro tempestato di stelle, né il mare che mormora, neppure il piccolo fiorellino che eleva il suo profumo; tutto e tutti vorrei accentrare intorno a Gesù Ostia, affinché gli rendessero gli onori dovuti; il suo Volere mi faceva tutto presente come se tutto fosse mio, ed io volevo dare tutto a Gesù. Ora, mentre ciò facevo, mi pareva che Gesù fosse felice nel guardare tutte le generazioni e le cose sue intorno a Lui, e stringendomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come sono contento nel vedermi intorno tutte le opere mie, mi sento ridonare la gioia, la felicità che le diedi nel crearle, ed Io ricambio loro di nuova felicità; è questo il gran bene che contiene e porta la mia Volontà, ed in chi vive in Essa accentra i beni di tutti in essa, perché la mia Volontà non c’è bene che non porti e vincola l’anima a tutti e a tutto ciò che ad Essa appartiene, sicché se la creatura non si fosse sottratta dal mio Volere, Io dovevo trovare tutti in una, e ciascuna in tutti, i beni, la luce, la forza, la scienza, l’amore, la bellezza, dovevano essere comuni a tutti, non ci doveva essere né tuo né mio, né nell’ordine naturale né nell’ordine spirituale, ciascuna poteva prendere quanto ne voleva. Simbolo del sole doveva essere la vita umana nella mia Volontà, che tutti possono prendere la luce quanta ne vogliano, senza che a nessuno ne manchi; ma come si sottrasse dalla mia Volontà, i beni, la luce, la forza, l’amore, la bellezza, restarono divisi e come dimezzati tra le creature, perciò non ci fu più ordine, né armonia, né vero amore, né verso Dio né fra loro. Oh! se il sole si potesse dividere in tanti raggi distaccandosi dal centro della luce, finirebbero questi raggi solari col diventare tenebre, e che ne sarebbe della terra? Ah! certo, nessuno più avrebbe potuto avere una luce tutta sua e tutta per sé. Così fu della mia Volontà, l’uomo col sottrarsi da Essa perdette la pienezza dei beni, la pienezza della luce, della forza, della bellezza eccetera, e perciò fu costretto a vivere di stenti. Perciò sii attenta, il tuo vivere nel mio Volere sia continuo, affinché tu contenga tutto ed Io trovi tutti in te”.

(3) Onde stavo pensando tra me: “Se tanto bene contiene il vero vivere nella Suprema Volontà, perché la mia Mamma Celeste, che era tutta Volontà di Dio, non impetrò insieme al sospirato Redentore il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, e così far ritornare l’uomo in quel Fiat Supremo donde ne uscì per ridonargli tutti i beni e lo scopo per cui era stato creato? Molto più che Essa, essendo tutta Volontà di Dio, non teneva nessun alimento estraneo a Dio, quindi possedeva la stessa potenza divina, e con questa tutto poteva impetrare”. Ed il mio dolce Gesù movendosi di nuovo nel mio interno, sospirando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutto ciò che fece la mia Mamma e tutto ciò che feci Io nella Redenzione, il primo scopo primario fu che il mio Fiat regnasse sulla terra; non sarebbe né decoroso, né vero amore, né magnanimità grande, né molto meno operare da quel Dio che ero, se venendo nel mondo dovessi e volessi dare alle creature la cosa più piccola, quali erano i mezzi per salvarsi, e la cosa più grande, qual era la mia Volontà che contiene non solo i rimedi, ma tutti i beni possibili che ci sono in Cielo ed in terra, e non solo la salvezza e la santità, ma quella santità che la eleva alla stessa Santità del suo Creatore. Oh! se tu potessi penetrare in ogni preghiera, atto, parola e pena della mia indivisibile Mamma, tu troveresti dentro il Fiat che sospirava ed impetrava; se potessi penetrare dentro ogni goccia del mio sangue, in ogni mio palpito, respiro, passo, opera, dolore e lacrima, troveresti dentro il Fiat che primeggiava, che sospiravo e chiedevo per le creature, ma mentre lo scopo primario era il Fiat, dovette la mia bontà scendere allo scopo secondario e quasi fare come un maestro che mentre contiene le scienze più alte, e potrebbe dare lezioni nobili e sublimi degne di sé, siccome gli scolari sono tutti analfabeti, si deve abbassare a dare lezioni di: a, bi, ci, per poter a poco a poco giungere al suo scopo primario d’impartire le lezioni della scienza che possiede per fare altrettanti maestri degni di tale maestro; se questo maestro non si volesse abbassare a fare lezioni di studi inferiori, e vorrebbe dare lezioni della sua alta scienza, gli scolari, essendo analfabeti, non l’avrebbero capito e confusi di tanta scienza da loro ignorata l’avrebbero lasciato, ed il povero maestro, col non aversi voluto abbassare, non ha dato né il bene piccolo della sua scienza né il grande. Ora figlia mia, quando Io venni sulla terra le creature erano tutte analfabete delle cose del Cielo, e se Io avessi voluto parlare del Fiat e del vero vivere in Esso, sarebbero state incapaci di comprenderlo se non conoscevano la via per venire a Me, erano la maggior parte zoppi, ciechi, infermi, dovetti abbassarmi nelle spoglie della mia Umanità che copriva quel Fiat che volevo dare, affratellarmi con loro, accomunarmi con tutti per poter insegnare i primi rudimenti, l’a, bi, ci del Fiat Supremo, e tutto ciò che Io insegnai, feci e patii, non fu altro che il preparare la via, il Regno ed il dominio alla mia Volontà. Questo è solito delle opere nostre, fare le cose minori come atto preparatorio alle cose maggiori, non feci con te altrettanto? Non ti parlai certo al principio del Fiat Supremo, né dell’altezza, della santità che Io volevo che tu giungessi nel mio Volere, né ti feci nessun motto della missione più grande a cui ti chiamavo, ma ti tenni come una piccola bambina, cui Io mi dilettavo d’insegnarti l’ubbidienza, l’amore al patire, il distacco da tutti, la morte al tuo proprio io, e come tu ti prestavi Io gioivo, perché vedevo in te preparato il posto dove deporre il mio Fiat e le lezioni sublimi che alla mia Volontà appartenevano. Così fu nella Redenzione, tutto fu fatto per lo scopo che il Fiat potesse di nuovo regnare nella creatura, come quando l’uscimmo dalle nostre mani creatrici; Noi non abbiamo fretta nelle opere nostre, perché teniamo non solo i secoli, ma tutta l’eternità a nostra disposizione, perciò andiamo a lento passo, ma però con nostro trionfo; prima prepariamo e poi facciamo, non con l’essermi ritornato al Cielo non ho la stessa potenza come se continuassi a stare sulla terra, la mia potenza è sempre eguale, tanto stando in Cielo quanto in terra; non chiamai ed elessi la Mamma mia stando nella mia patria celeste? Così ho chiamato ed eletto te con quella stessa potenza che nessuno mi può resistere per il sospirato Fiat, anzi ti dico che per ottenere ciò, tu hai a tua disposizione cose più grandi e più importanti che non l’ebbe la mia diletta Mamma, perciò tu sei più felice, perché Essa non ebbe una mamma, né le opere sue per aiuto del sospirato Redentore, ma ebbe solo il corteggio degli atti dei profeti, patriarchi e dei buoni dell’antico testamento e dei grandi beni previsti del futuro Redentore. Invece tu tieni una Mamma e tutte le opere sue per aiuto, tieni gli aiuti, pene, preghiere, e la stessa Vita, non prevista, ma effettuata, del tuo Redentore, non c’è bene e preghiere che ci sono state fatte e si fanno nella Chiesa che non ci stiano con te per darti aiuto per ottenere il sospirato Fiat; siccome tutto ciò che è stato fatto da Me, dalla Regina del Cielo e da tutti i buoni, lo scopo primario era il compimento della mia Volontà, perciò tutto è con te per impetrare la fine del loro scopo. Perciò sii attenta, Io sarò insieme con te, la mia Mamma, non sarai sola a sospirare il trionfo della nostra Volontà”.

 

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19-9

Marzo 31, 1926

 

Chi vive nella Volontà di Dio deve possedere ciò che ad Essa appartiene.

L’anima che vive nella Divina Volontà, deve fare la Volontà di Dio come la fa Dio.

 

(1) La mia povera mente si sperdeva nel Divino Volere, e una luce interminabile invadeva il piccolo cerchio della mia intelligenza, e mentre questa luce mi pareva come accentrata nella mia mente, si spandeva fuori, riempiva tutta l’atmosfera, e penetrando fino nei Cieli mi pareva come accentrata nella Divinità; ma chi può dire ciò che si sentiva e comprendeva stando in quella luce? Si sentiva la pienezza della felicità, nessuna cosa poteva penetrare in quella luce che potesse adombrare la gioia, la bellezza, la forza e la penetrazione dei segreti divini e la conoscenza degli arcani supremi. Onde il mio sempre amabile Gesù, mentre io nuotavo in quella luce, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questa luce, questo soggiorno così incantevole che non conosce né tramonto né notte è la mia Volontà, tutto è completo in Essa, felicità, fortezza, bellezza, conoscenza dell’Essere Supremo, eccetera. Questa luce così interminabile che è la nostra Volontà, uscì dal seno della Divinità come retaggio dell’uomo, la più bella eredità che potevamo dargli, Essa uscì dall’intimo del nostro seno, portando con Sé parte di tutti i nostri beni per farli ereditare dalla creatura, e formarla tutta bella e santa e a somiglianza di Colui che l’aveva creato. Vedi dunque figlia mia che significa fare e vivere nella mia Volontà, non c’è bene che esista in Cielo ed in terra che Essa non possieda, voglio che tu li conosca, altrimenti come puoi amarli e possederli e servirtene nelle diverse circostanze se tu non li conosci? Se non sai che hai una fortezza divina a tua disposizione, per un nonnulla ti abbatterai; se non sai che una bellezza divina tu possiedi, non avrai il coraggio di stare con Me alla familiare, ti sentirai dissimile da Me e non avrai l’arditezza di strapparmi che il Fiat venga a regnare sulla terra; se non conosci che tutto ciò che ho creato è tuo, non mi amerai in tutte le cose e non avrai la pienezza del vero amore; e così di tutte le altre cose. Se tu non conosci tutti i beni che possiede la mia Volontà, che non c’è cosa che ad Essa non appartiene e che tu devi possedere, succederebbe come a un povero che gli fosse dato un milione, ma senza fargli conoscere che nel suo piccolo tugurio gli è stata messa quella somma; poveretto, siccome non conosce il bene che possiede, continua la sua vita povera, mezzo digiuno, lacero vestito, e beve a sorsi le amarezze della sua povertà; ma se invece lo conosce, cambia la sua fortuna, cambia il tugurio in un palazzo, si ciba abbondantemente, veste con decenza e beve i dolci sorsi della sua ricchezza. Sicché per quanti beni uno può possedere, se non li conosce è come si non li avesse; ecco perciò la causa perché spesso spesso allargo la tua capacità e ti do altre conoscenze sulla mia Volontà, e ti fo conoscere tutto ciò che appartiene ad Essa, affinché tu non solo possieda la mia Volontà, ma tutto ciò che ad Essa appartiene. D’altronde, il mio Supremo Volere per venire a regnare nell’anima vuol trovare i suoi beni, i suoi domini, e l’anima deve farli suoi per fare che venendo a regnare in essa, trovi i suoi stessi domini dove poter distendere il suo regime, il suo comando; e se non trova Cielo e terra nell’anima, su di che deve regnare? Ecco la necessità che tutto il mio Volere vuole accentrare in te, e tu devi conoscerli, amarli e possederli, affinché stando in te potesse trovare il suo Regno, dominarlo e reggerlo”.

(3) Onde stavo pensando a ciò che Gesù mi aveva detto, e più che mai vedevo la mia piccolezza e dicevo tra me: “Come posso io accentrare tutto ciò che il Voler Divino contiene? Mi sembra che quanto più dice, più piccola divento e più incapace mi sento, quindi come può essere ciò?” E Gesù ritornando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che la mia Mamma Celeste potette concepire Me, Verbo Eterno, nel suo seno purissimo, perché fece la Volontà di Dio come la faceva Dio, tutte le altre prerogative che possedeva, cioè, verginità, concepimento senza macchia originale, santità, mari di grazia che possedeva, non erano mezzi sufficienti per poter concepire un Dio, perché tutte queste prerogative non le davano né l’immensità, né l’onniveggenza per poter concepire un Dio immenso e che tutto vede, molto meno la fecondità di poterlo concepire; insomma, avrebbe mancato il germe per la fecondità divina. Invece col possedere il Supremo Volere come vita propria, e col fare la Volontà di Dio come la faceva Dio, ricevette il germe della fecondità divina, e con esso l’immensità, l’onniveggenza, e perciò in modo connaturale potetti concepire in Lei, non mi mancava né l’immensità, né tutto ciò che all’Essere mio appartiene. Ora figlia mia, anche per te sarà come connaturale l’accentramento di tutto ciò che alla mia Volontà appartiene, se giungerai a fare la Divina Volontà come la fa lo stesso Dio. La Volontà di Dio in te e quella che regna in Dio stesso sarà una sola, qual maraviglia dunque se tutto ciò ch’è di Dio e che questa Volontà regge, conserva e domina, sia anche tuo? Piuttosto, quello che ci vuole è che conosca ciò che ad Essa appartiene, affinché possa amare i beni che possiedi, e amandoli acquisti il diritto di possedimento. Questo fare la Volontà di Dio come la fa Dio, fu il punto più alto, più sostanzioso, più necessario per la Mamma mia per ottenere il sospirato Redentore, tutte le altre prerogative furono la parte superficiale, la decenza, il decoro che a Lei le conveniva. Così è per te, se vuoi ottenere il sospirato Fiat devi giungere a questo di fare la Volontà di Dio come la fa Dio”.

 

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19-10

Aprile 4, 1926

 

Tutto ciò che Nostro Signore fa nell’anima che vive nella sua Volontà,

supera a tutto ciò che fece nella Creazione. La Divina Volontà forma

la completa risurrezione dell’anima in Dio.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta immersa nel mio amabile Gesù, e la mia povera mente si sperdeva nelle cognizioni divine, ma tutto era silenzio da parte mia e dalla parte di Gesù, né io so dire ciò che la mia mente comprendeva; ma dopo ha ripreso il suo dire e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che faccio nell’anima, oh! quanto supera tutto ciò che feci nella Creazione. Vedi, ogni conoscenza delle mie perfezioni che manifesto, ogni verità che appartiene alla Divinità, è un nuovo cielo che distendo nell’anima, e come l’anima si eleva nelle verità conosciute per rassomigliarsi al suo Creatore, sono nuovi soli che vengo a formare nello spazio di questi cieli; ogni grazia che Io verso e ogniqualvolta rinnovo l’unione con Me, sono mari che si distendono nell’anima, ed il suo amore e la sua corrispondenza formano il dolce mormorio in questi mari e le onde impetuose che si elevano fino al Cielo, che vanno a scaricarsi ai piedi del trono divino. Come l’anima pratica le sue virtù, siccome il corpo contribuisce insieme all’esercizio di esse, si può chiamare il corpo il piccolo terreno dell’anima, dove Io stendo i più belli prati fioriti, dove Io mi diletto di creare sempre nuovi fiori, piante e frutti.

(3) Se Io sono un atto solo, e fatto una volta è fatto per sempre, anche la Creazione doveva essere un atto solo, e siccome nella Creazione il mio atto solo continua col conservarla sempre nuova, integra e fresca, nelle anime il mio creare è continuo, non lo smetto mai, sempre, sempre sto in atto di formare cose più belle, cose sorprendenti e nuove, menoché trovi anime che mi chiudano le porte e arrestino il mio atto continuo della creazione, e allora trovo un altro ritrovato: abbondo, moltiplico il mio atto continuato nelle anime che tengono le porte aperte e con loro mi delizio e continuo l’ufficio di Creatore. Ma sai tu dove non mai viene interrotto questo mio atto continuato? Nell’anima che vive nella mia Volontà, ah! sì, solo in essa posso liberamente fare ciò che voglio, perché la mia Volontà che contiene l’anima, me la prepara a ricevere il mio Fiat che uscì fuori nella Creazione, sicché la mia Volontà posseduta dall’anima e quella che tengo Io si danno la mano, si baciano e formano i più grandi portenti, perciò sii sempre attenta ed il tuo volo sia sempre nel mio Volere”.

(4) Dopo ciò stavo pensando alla Resurrezione di Nostro Signore, e ritornando di nuovo ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia Resurrezione completò, suggellò, mi restituì tutti gli onori e chiamò a vita tutte le opere mie che feci nel corso della mia Vita sulla terra, e formò il germe della resurrezione delle anime, e fin dei corpi nell’universale giudizio; sicché, senza la mia Resurrezione, la mia Redenzione sarebbe stata incompleta e le mie più belle opere sarebbero state sepolte. Così l’anima, se non risorge del tutto nella mia Volontà, tutte le opere sue restano incomplete, e se il freddo nelle cose divine serpeggia, le passioni l’opprimono, i vizi la tiranneggiano, formeranno la sepoltura dove seppellirla, perché mancando la Vita della mia Volontà, mancherà chi farà risorgere il fuoco divino, mancherà chi d’un solo colpo uccida tutte le passioni e faccia risorgere tutte le virtù. La mia Volontà è più che sole che eclissa tutto, feconda tutto, converte tutto in luce e forma la completa resurrezione dell’anima in Dio”.

 

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19-11

Aprile 9, 1926

 

Differenza tra le virtù e la Divina Volontà.

 

(1) Stavo pensando tra me: “Il mio dolce Gesù dice tante cose grandi, mirabili, altissime, meravigliose della Volontà di Dio, eppure a me sembra che le creature non hanno quel concetto che Essa merita, né quell’impressione grande delle meraviglie che in Essa ci sono, anzi pare che la mettono alla pari delle virtù, e forse ci tengono più ad esse che alla Santissima Volontà di Dio”. Ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vuoi sapere il perché? Perché non hanno il palato purgato, e sono abituate ai cibi ordinari di questo basso mondo, quali sono le virtù, e non ai cibi celesti e divini, qual è il mio Volere. Questo cibo celeste è gustato solo da chi, la terra, le cose e le stesse persone, sono tenute da lei come un nonnulla, oppure tutte in ordine a Dio. Le virtù che si possono praticare sulla terra, di rado sono escluse da fini umani, da stima propria, da propria gloria, amore di comparire e di piacere a persone, e tutti questi fini sono come tanti gusti al palato ordinario dell’anima, e molte volte si opera più per questi gusti, che per il bene che contiene la virtù; ecco perciò fanno più breccia le virtù, perché la volontà umana guadagna sempre qualche cosa. Invece la mia Volontà, la prima cosa che atterra è la volontà umana e non tollera nessun fine che dia d’umano, Essa è di Cielo e vuol mettere nell’anima ciò che è Divino e al Cielo appartiene; sicché, il proprio io resta digiuno e si sente morire, onde, sentendosi morire e perdendo la speranza che nessun altro cibo le resta, si decide di prendere il cibo della mia Volontà, e come lo prende, essendo il suo palato purgato, allora sente il gusto del cibo della mia Volontà, ed è tanto che non lo cambierebbe a costo della propria vita. La mia Volontà non sa accordarsi con le cose basse e piccole che si possono fare sulla terra, come fanno le virtù, ma Essa vuol tenere tutto e tutti come sgabello ai suoi piedi, e cambiare tutto l’interno dell’anima e le stesse virtù in Volontà Divina; in una parola, vuole il suo cielo nel fondo dell’anima, altrimenti resterebbe inceppata e non potrebbe svolgere la sua Vita Divina. Quindi la gran differenza che c’è tra le virtù e la mia Volontà, tra la santità dell’una e dell’altra, le virtù possono essere delle creature e possono formare al più una santità umana, la mia Volontà è di Dio e può formare una santità tutta divina; qual differenza! ma siccome le creature sono abituate a guardare nel basso, perciò le fanno più impressione le piccole lucerne delle virtù, che il gran Sole della mia Volontà”.

(3) Onde dopo mi sono trovata fuori di me stessa, nell’atto che sorgeva il sole, tutte le cose cambiavano aspetto, le piante restavano brillantate, il fiore riceveva la vita del suo profumo e del diverso colore che a ciascun fiore portava la luce del sole, tutte le cose ricevevano a sorsi a sorsi la vita dalla luce del sole per svilupparsi e formarsi, eppure una era la luce, uno il calore, null’altro si vedeva, ma da dove scaturivano tanti diversi effetti, tante varie tinte che dava alla natura? Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, perché il sole contiene il germe della fecondità, il germe della sostanza di tutti i colori, ma perché la luce è più grande dei beni che contiene, perciò li tiene ecclisati tutti in sé. Non si può dare una cosa se non si possiede, così il sole non poteva dare né la fecondità, né la dolcezza ai frutti, né il colorito ai fiori, né operare tante meraviglie sulla terra, da trasformarla da un abisso di tenebre in un abisso di luce, se non conteneva in sé tutti gli effetti che produce. Simbolo della mia Volontà è il sole, come sorge sull’anima, così la vivifica, la imperla di grazie, le dà le tinte più belle dei colori divini, la trasforma in Dio, fa tutto d’un colpo, basta farla sorgere per farle operare cose meravigliose. Essa, col dare nulla perde, come niente perde il sole col fare tanto bene alla terra, anzi resta glorificata nell’opera della creatura. Il nostro Essere è sempre nel perfetto equilibrio, né cresce né può decrescere, ma sai come succede? Immaginati un mare pieno fino all’orlo, un vento investe la superficie e forma le onde, le quali straripano fuori del mare, questo mare, siccome sorge, nulla ha perduto, e come le acque sono straripate fuori, così subito hanno cresciuto e si veggono allo stesso livello di prima. Così succede tra l’anima e Dio, essa si può chiamare il piccolo vento che forma le onde nel mare divino, in modo che può prendere quant’acqua vuole, ma il nostro mare rimarrà sempre al suo livello, perché la nostra natura non è soggetta a subire mutazioni; perciò quanto più prenderai, più mi darai gusto e resterò glorificato in te”.

(5) Onde, dopo di ciò pensavo alla differenza che passa tra chi si fa dominare dalla Volontà di Dio, e tra chi si fa dominare dalla volontà umana; in questo, innanzi alla mia mente vedevo una persona curva, la fronte toccava le ginocchia, coperta d’un velo nero, involta in una nebbia fitta che le impediva di vedere la luce. Poveretta, sembrava ubriaca e barcollante, cadeva ora a destra, ora a sinistra, veramente faceva pietà. Ora, mentre ciò vedevo, il mio dolce Gesù si mosse nel mio interno dicendomi:

(6) “Figlia mia, questa è l’immagine di chi si fa dominare dalla propria volontà, il voler umano incurva tanto l’anima che è costretta a guardare sempre la terra, sicché guardando la terra, questa conosce e l’ama; questa conoscenza e questo amore, formano tante esalazioni e formano quella nebbia fitta e nera che tutta la involge, e le toglie la vista del Cielo e la bella luce delle verità eterne, perciò la dote della ragione umana resta ubriaca delle cose della terra, e quindi non ha il passo fermo e barcolla a destra e a sinistra, e più s’involge nelle tenebre fitte che la circondano, perciò non c’è sventura più grande, che un’anima che si fa dominare dalla sua volontà. Invece tutto al contrario chi si fa dominare dalla mia Volontà, Essa fa crescere l’anima dritta, in modo che non può piegarsi verso la terra, ma guarda sempre il Cielo, questo guardare sempre il Cielo forma tante esalazioni di luce che tutta l’involgono, e questa nube di luce è tanto fitta, che eclissando tutte le cose della terra le fa tutte scomparire, e per contraccambio le fa ricomparire tutto ciò che è Cielo, sicché si può dire che il Cielo conosce, e tutto ciò che al Cielo appartiene ama. La mia Volontà rende il passo fermo, quindi non c’è pericolo che possa barcollare menomamente, e la bella dote della ragione sana è tanto illuminata dalla luce che l’involge, che passa da una verità all’altra, questa luce le scopre arcani divini, cose ineffabili, gioie celesti; perciò la più fortuna di un’anima è il farsi dominare dalla mia Volontà, essa tiene la supremazia su tutto, occupa il primo posto d’onore in tutta la Creazione, non si sposta mai dal punto da dove Dio l’ha uscito, Dio la trova sempre sulle sue ginocchia paterne a ricantargli la sua gloria, il suo amore e la sua Eterna Volontà. Onde, stando sulle ginocchia del Padre Celeste, il primo amore è a lei, i mari di grazie che continuamente straripano dal seno divino sono i suoi, i primi baci, le carezze più amorose sono proprio per essa, solo per lei ci è dato di affidare i nostri segreti, perché essendo la più vicina a Noi e la più che sta con Noi, le facciamo parte di tutte le cose nostre, e Noi formiamo la sua vita, la sua gioia e felicità, ed essa forma la nostra gioia e la nostra felicità, perché essendo la volontà sua una con la nostra, e possedendo il nostro Volere la nostra stessa felicità, non è maraviglia che possedendo l’anima la nostra Volontà ci possa dare a Noi gioie e felicità, e quindi ci felicitiamo a vicenda”.

(7) Onde continuava la mia povera mente a pensare sulla differenza che passa tra chi si fa dominare dalla Volontà Suprema e da chi si fa dominare dalla volontà umana, ed il mio sommo e unico Bene ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, la mia Volontà contiene la potenza creatrice, quindi crea nell’anima la forza, la grazia, la luce e la stessa bellezza con cui vuole che le cose sue si facciano dall’anima; onde l’anima sente in sé una forza divina come se fosse sua, una grazia sufficiente per il bene che deve fare o per una pena che le tocca soffrire, una luce che come connaturalmente le fa vedere il bene che fa, e allettata dalla bellezza dell’opera divina che lei compie, gioisce e fa festa, perché le opere che compie la mia Volontà nell’anima hanno l’impronta della gioia e d’una festa perenne. Questa festa fu iniziata dal mio Fiat nella Creazione, che fu interrotta dalla rottura della volontà umana con quella di Dio, e come l’anima fa operare e dominare il Supremo Volere, così la festa riprende il suo corso, e tra la creatura e Noi si riprendono i trastulli, i giuochi, le delizie. In Noi non esiste l’infelicità né il dolore, come potevamo darlo alle creature? E se esse sentono l’infelicità è perché lasciano la Volontà Divina e si chiudono nel piccolo campo della volontà umana. Perciò, come ritornano nel Supremo Volere trovano le gioie, la felicità, la potenza, la forza, la luce, la bellezza del loro Creatore, che facendole come cose proprie, sentono in loro una sostanza divina connaturale che giunge a darle gioia e felicità nello stesso dolore, perciò tra l’anima e Noi è sempre festa, scherziamo e ci deliziamo insieme. Invece nella volontà umana non c’è una potenza creatrice, che volendo esercitare le virtù possa creare la pazienza, l’umiltà, l’ubbidienza, eccetera, ecco perciò si sente lo stento, la fatica per poter praticare le virtù, perché manca la forza divina che le sostiene, la potenza creatrice che le alimenta e le dà la vita; quindi si vede l’incostanza e passano con facilità dalle virtù ai vizi, dalla preghiera alla dissipazione, dalla chiesa ai divertimenti, dalla pazienza all’impazienza, e tutto questo miscuglio di beni e di male produce l’infelicità nella creatura. Invece, chi fa regnare in sé la mia Volontà, sente la fermezza nel bene, sente che tutte le cose le portano la felicità, la gioia, molto più che tutte le cose da Noi create tengono l’impronta, il germe della gioia e della felicità di Colui che le ha creato, e furono create da Noi affinché tutte portassero la felicità all’uomo, ciascuna cosa creata tiene il mandato di Noi, che portassero ciascuna la felicità, la gioia che posseggono alla creatura, difatti, qual gioia e felicità non porta la luce del sole? Qual piacere non porta alla vista il cielo azzurro, un prato fiorito, un mare che mormora? Qual gusto non porta al palato un frutto dolce e saporito, un’acqua freschissima e tante e tante altre cose? Tutte le cose create nel loro muto linguaggio dicono all’uomo: “Ti portiamo la felicità, la gioia del nostro Creatore”. Ma vuoi sapere tu in chi tutte le cose create trovano l’eco della loro gioia e felicità? In chi trovano regnante e dominante la mia Volontà, perché quella Volontà che regna integra in loro e che possiede lo stesso Dio e che regna nell’anima, si forma una sola, e straripano l’una all’altra mari di gioie, di felicità e di contenti, sicché è una vera festa. Perciò figlia mia, ogni qual volta ti fondi nella mia Volontà e giri per tutte le cose create per suggellarmi il tuo amore, la tua gloria, la tua adorazione su di ciascuna cosa che ho creato per felicitarti, mi sento rinnovare la gioia, la felicità, la gloria, come nell’atto quando uscimmo fuori tutta la Creazione; tu non puoi capire la festa che ci fai nel vedere la tua piccolezza, che volendo abbracciare tutto nella nostra Volontà ci ricambia in amore, in gloria per tutte le cose create; è tanta la nostra gioia, che mettiamo tutto da parte per goderci la gioia, la festa che ci dai. Perciò il vivere nel Supremo Volere è la cosa più grande per Noi e per l’anima, è lo sbocco del Creatore sulla creatura, ché riversandosi su di essa le dà la sua forma e le partecipa tutte le qualità divine, in modo che ci sentiamo ripetere da lei le opere nostre, la gioia nostra, la nostra felicità”.

 

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19-12

Aprile 16 1926

 

Per vivere nel Divin Volere ci vuole il pieno abbandono nelle

braccia del Padre Celeste. Come il nulla deve cedere la vita al Tutto.

 

(1) Mi sentivo tanto piccola ed incapace di far nulla, ed ho chiamato in mio aiuto la mia Regina Mamma, affinché insieme potessimo amare, adorare, glorificare il mio sommo e unico Bene per tutti e a nome di tutti. In questo mentre mi sono trovata in un’immensità di luce e tutta abbandonata nelle braccia del mio Padre Celeste, anzi tanto immedesimata, come se formassi una sola cosa con Lui, in modo che non sentivo più la mia vita, ma quella di Dio, ma chi può dire ciò che provavo e facevo? Onde, dopo ciò il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che hai provato, il tuo pieno abbandono nelle braccia del nostro Padre Celeste, il non sentire più la tua stessa vita, è l’immagine del vivere nel mio Volere, perché per vivere in Esso, si deve vivere più di Dio che di sé stessa, anzi, il nulla deve cedere la vita al Tutto per poter fare tutto, e avere il suo atto in cima di tutti gli atti di ciascuna creatura. Tale fu la Vita della mia Mamma Divina, Essa fu la vera immagine del vivere nel mio Volere, il suo vivere fu tanto perfetto in Esso, che non faceva altro che ricevere continuamente da Dio ciò che le conveniva fare per vivere nel Supremo Volere; sicché riceveva l’atto dell’adorazione suprema, per potersi mettere in cima d’ogni adorazione che tutte le creature erano obbligate di fare verso il loro Creatore, perché la vera adorazione tiene vita nelle Tre Divine Persone, la nostra concordia perfetta, il nostro amore scambievole, la nostra unica Volontà, formano l’adorazione più profonda e perfetta nella Trinità Sacrosanta; quindi, se la creatura mi adora e la sua volontà non sta in accordo con Me, è parola vana, ma non adorazione. Perciò la mia Mamma tutto prendeva da Noi, per potersi diffondere in tutto e mettersi in cima d’ogni atto di creatura, in cima d’ogni amore, d’ogni passo, d’ogni parola, d’ogni pensiero, in cima d’ogni cosa creata; Lei metteva il suo atto primo su tutte le cose, e ciò le diede il diritto di Regina di tutti e di tutto, e superò in santità, in amore, in grazia, tutti i santi che sono stati e staranno, e tutti gli angeli uniti insieme. Il Creatore si riversò su di Lei da darle tanto amore, da tenere amore sufficiente per poterlo amare per tutti, le comunicò la somma concordia e la Volontà unica delle Tre Divine Persone, in modo che potette adorare in modo divino per tutti e supplire a tutti i doveri delle creature, se ciò non fosse, non era una verità che la Mamma Celeste superò tutti nella santità, nell’amore, ma un modo di dire, ma Noi quando parliamo, sono fatti, non parole. Perciò tutto trovammo in Lei, onde avendo trovato tutto e tutti, tutto le demmo, costituendola Regina e Madre dello stesso Creatore.

(3) Ora figlia della mia Suprema Volontà, chi vuole tutto deve racchiudere tutto e mettersi in cima, come atto primo degli atti di tutti, sicché l’anima dev’essere in cima d’ogni amore, d’adorazione, di gloria di ciascuna creatura. La mia Volontà è tutto, ecco perciò la missione della Sovrana Regina e la tua si può chiamare una sola, e tu devi seguire passo passo il modo come stava con Dio per poter ricevere l’attitudine divina, per poter tenere in te un amore che dice per tutti amore, un’adorazione che adora per tutti, una gloria che si diffonde per tutte le cose create. Tu devi essere l’eco nostro, l’eco della mia Mamma Celeste, perché fu solo Lei che visse perfettamente e pienamente nel Supremo Volere, perciò ti può essere di guida e farti da maestra. Ah! se tu sapessi con quanto amore ti sto d’intorno, con quanta gelosia ti vigilo affinché non sia interrotto il tuo vivere nel mio Eterno Volere; tu devi sapere che sto facendo più con te che con la mia stessa Mamma Celeste, perché Essa non aveva i tuoi bisogni, né tendenze, né passioni che potessero menomamente impedire il corso della mia Volontà in Essa, con somma facilità il Creatore si riversava in Lei e Lei in Lui, quindi la mia Volontà era sempre trionfante in Lei, perciò non aveva bisogno né di spinte né di ammonizioni; invece con te devo usare più attenzioni, quando veggo che qualche passioncella, qualche piccola tendenza vuol sorgere in te e anche quando la tua volontà umana vorrebbe avere qualche atto di vita propria in te, debbo ammonirti, la potenza del mio Volere deve stare in atto di atterrare ciò che sorge in te che ad Esso non appartiene, e la mia grazia ed il mio amore devono scorrere in quel fracido che la volontà umana va formando, oppure impedire con grazie anticipate che il fracido si potesse formare nell’anima tua, perché Io amo tanto, mi costa tanto l’anima in cui regna il mio Volere ed in cui tiene il suo campo d’azione divina il Fiat Supremo, scopo unico di tutta la Creazione e della stessa Redenzione, che l’amo e mi costa più di tutta la Creazione e della stessa Redenzione, perché la Creazione fu il principio dell’opera nostra verso le creature, la Redenzione fu il mezzo, il Fiat sarà la fine, e le opere quando sono compite si amano di più e acquistano il valore completo. Fino a tanto che un’opera non è compiuta c’è sempre da fare, da lavorare, da soffrire, né si può calcolare il suo giusto valore, invece quando è compiuta resta solo il possedere e il godere l’opera fatta, ed il suo valore completo viene a completare la gloria di colui che l’ha formato, perciò la Creazione e la Redenzione devono rinchiudersi nel Fiat Supremo. Vedi dunque quanto mi costi e quanto mi sento d’amarti? Il Fiat operante e trionfante nella creatura è per Noi la cosa più grande, perché la gloria che fu stabilita da Noi di ricevere per mezzo della Creazione ci viene ridonata, il nostro scopo, i nostri diritti, acquistano il loro pieno potere. Ecco perciò le mie premure tutte per te, le mie manifestazioni a te, il mio amore per tutta la Creazione e Redenzione tutto accentrato in te, perché in te voglio vedere il trionfo della mia Volontà”.

 

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19-13

Aprile 18, 1926

 

La Divina Volontà è la depositaria delle opere divine,

e dev’essere la depositaria delle opere delle creature.

 

(1) Mi sentivo tutta impiccolita in me stessa e cercavo di fondermi nel Santo Voler Divino, per correre presso di Esso per tenergli compagnia nel suo operato e ricambiarlo almeno col mio piccolo ti amo. Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non badare alla tua piccolezza, quello che deve starti a cuore è il tenere la tua piccolezza nella mia Volontà, perché stando in Essa resterai sperduta in Essa, e la mia Volontà, qual vento, porterà nel tuo atto la freschezza che possiede come refrigerio a tutte le creature, porterà il vento caldo per infiammarli del mio amore, porterà il vento freddo per smorzare il fuoco delle passioni, ed infine porterà il vento umido come vegetazione del germe della mia Volontà. Non hai mai tu sentito gli effetti del vento, come sa cambiare l’aria quasi istantaneamente dal caldo al freddo, dall’umido ad un’aria freschissima e refrigerante? La mia Volontà è più che vento, ed i tuoi atti in Essa, agitandola, muovono i venti che contiene e producono mirabili effetti, poi, tutti questi venti, uniti insieme, investono il trono divino e portano al loro Creatore la gloria della sua Volontà operante nella creatura. Oh! se da tutti si sapesse che significa operare nel Fiat Supremo, i prodigi che contiene, tutti farebbero a gara per operare in Esso. Vedi, la nostra Volontà è tanta, che Noi stessi la facciamo la depositaria delle opere nostre: La Creazione, per fare che si mantenesse sempre bella, fresca, integra, nuova, come la uscimmo dalle nostre mani creatrici, la depositammo nella nostra Volontà; la Redenzione, per fare che stesse sempre in atto di redimere, e la mia nascita, la mia Vita e la mia Passione e Morte stessero sempre in atto di nascere, di vivere e di patire e morire per la creatura, le depositammo nella nostra Volontà, perché Essa sola tiene la virtù, la potenza di mantenere sempre in atto l’opera che si fa e riprodurre quel bene quante volte si vuole. Le opere nostre non starebbero al sicuro se non fossero depositate nella nostra Volontà, se ciò è delle opere nostre, molto più dovrebbe essere delle opere delle creature, in quanti pericoli non vanno soggette quando non sono depositate nel nostro Volere, quanti cambiamenti non subiscono, perciò tutto il nostro contento quando vediamo che la creatura fa il deposito dei suoi atti nel Supremo Volere, questi atti, sebbene piccoli, ed i nonnulli della creatura, fanno a gara con gli atti nostri e Noi godiamo nel vedere l’industria sua, che per mettere al sicuro i suoi nonnulli, li deposita nella nostra Volontà.

(3) Ora, se per la Creazione e per la Redenzione la depositaria fu la nostra Volontà, anche per il Fiat come in Cielo così in terra deve tenere il deposito la mia stessa Volontà. Ecco perciò le mie spinte che nulla facessi se non lo depositi in Esso. Se non formi questo deposito di tutta te stessa, dei tuoi piccoli atti e anche dei tuoi nonnulli, il mio Fiat non avendo il suo pieno trionfo su di te, non potrà svolgere il suo Fiat come in Cielo così in terra”.

 

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19-14

Aprile 25, 1926

 

Il Fiat in Cielo è trionfatore, in terra è conquistatore.

 

(1) Passo giorni amarissimi per le privazioni del mio dolce Gesù, mi sento che respiro un’aria velenosa, bastante a darmi non una morte, ma mille morti, ma mentre sto per soccombere sotto il colpo mortale, sento l’aria vitale e balsamica del Voler Supremo che mi serve di contravveleno per non farmi morire, e mi tiene in vita per subire morti continue sotto il peso incalcolabile della privazione del mio sommo e unico Bene. Oh! privazione del mio Gesù, quanto sei dolorosa, tu sei il vero martirio per la povera anima mia! Oh! Volontà Suprema, quanto sei forte e potente, che col darmi vita m’impedisci il volo verso la patria celeste per trovare Colui che tanto sospiro e bramo, deh! pietà del mio duro esilio, pietà di me che vivo senza di Colui che solo mi può dare vita. Ma mentre mi sentivo schiacciata sotto il peso della sua privazione, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi guardava fissa, al suo sguardo pietoso mi sentivo ritornare da morte a vita, e siccome io stavo facendo i miei soliti atti nel suo Voler Supremo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mentre tu imprimevi il tuo ti amo nella mia Volontà su tutte le cose create, tutta la Creazione si sentiva raddoppiare l’amore del suo Creatore, e siccome le cose create non hanno ragione, quell’amore scorreva con impeto verso Colui che le aveva creato, ed il Padre Celeste nel vedersi raddoppiato l’amore che uscì nella Creazione dalla piccola neonata del suo Volere, per non farsi vincere in amore, raddoppia il suo amore e lo fa scorrere su tutte le cose create, per tenere la stessa via che ha tenuto la sua piccola figlia, e poi, tutto questo amore lo accentra in colei che l’ha mandato il suo amore raddoppiato, e con tenerezza paterna aspetta la nuova sorpresa, che la sua neonata le raddoppi di nuovo il suo amore. Oh! se tu sapessi le correnti e le onde d’amore che vanno e vengono dalla terra al Cielo, dal Cielo alla terra, come tutta la Creazione sentono, sebbene nel loro muto linguaggio e senza ragione, questo amore raddoppiato di Colui che le ha creato e di colei, per causa della quale furono create, che tutte si atteggiano a sorriso, a festa e a far scorrere, benevoli, i loro affetti verso le creature. Il vivere nel mio Volere muove tutto, investe tutto e compie l’opera del suo Creatore nella Creazione. Il Fiat come in Cielo sulla terra, ha un prodigio, una nota più armoniosa, una caratteristica più bella che non gode e possiede nello stesso Cielo, perché in Cielo possiede il prodigio d’un Fiat di assoluto trionfo, che nessuno gli può resistere, e tutto il godere viene dal Fiat Supremo nelle regioni celesti; qui nell’esilio, nel fondo dell’anima, contiene il prodigio d’un Fiat conquistatore e di nuove conquiste, mentre in Cielo non ci sono nuove conquiste, perché tutto è suo. Nell’anima viatrice il mio Fiat non è assoluto, ma vuole l’anima insieme nella sua stessa opera e perciò si diletta di manifestarsi, di comandare e fin di pregarla di operare con Esso, e quando l’anima cede e si fa investire dal Fiat Supremo, si formano tali note armoniose, prodotte d’ambi le parti, che lo stesso Creatore si sente ricreato dalle sue stesse note divine dalla creatura. Queste note in Cielo non esistono, perché non è soggiorno di opere, ma di godimenti, e perciò il mio Fiat in terra ha la bella caratteristica d’imprimere nell’anima il suo stesso operato divino, di farla ripetitrice delle opere sue, sicché se in Cielo il mio Fiat è trionfatore e nessuno può dire nella regione celeste che, qui ho fatto un’opera per attestare il mio amore, il mio sacrificio al Fiat Supremo; qui in terra è conquistatore, e se piace il trono, molto più piacciono le nuove conquiste; e quanto non farebbe il mio Fiat per conquistare un’anima, per farla operare nel suo Volere? Quanto non ha fatto e non fa per te?”.

(3) Onde dopo, il mio dolce Gesù si faceva vedere crocifisso e soffriva molto, io non sapevo che fare per sollevarlo, mi sentivo annientata per le subite privazioni, e Gesù, schiodandosi dalla croce si è gettato nelle mie braccia dicendomi:

(4) “Aiutami a placare la divina giustizia che vuol colpire le creature”.

(5) Si sentiva un forte terremoto, da procurare distruzione di paesi, io sono restata spaventata, Gesù è scomparso, ed io mi sono trovata in me stessa...

 

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19-15

Aprile 28, 1926

 

La Creazione e la Mamma Celeste sono gli esemplari più perfetti

del vivere nel Divino Volere. La Vergine superò tutti nel patire.

 

(1) Stavo pensando tra me: “Il mio dolce Gesù, quando parla del suo Volere unisce quasi spesso insieme la Sovrana Regina del Cielo, oppure la Creazione, pare che si diletta tanto di parlare si dell’una che dell’altra, che va trovando occasioni, pretesti, ritrovati per manifestare ciò che fa la sua Santissima Volontà tanto nella Mamma Celeste quanto nella Creazione”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e tutto tenerezza mi ha stretto a Sé e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se ciò faccio ho le forti ragioni. Tu devi sapere che la mia Volontà solo nella Creazione e nella mia Mamma Celeste è stata sempre integra ed ha tenuto libero il suo campo d’azione, quindi dovendo chiamare te a vivere nel mio Volere come una di loro, dovevo proportele come esempio, come un’immagine cui tu devi imitare. Sicché per poter fare cose grandi, in modo che tutti possano percepire di quel bene, menoché non lo volessero, la prima cosa è che la mia Volontà deve agire integralmente nell’anima; guarda la Creazione, come la mia Volontà è integra in essa, e perch’é integra, sta al suo posto e contiene la pienezza di quel bene con cui fu creata, e perciò si mantiene sempre nuova, nobile, pura, fresca, e può partecipare a tutti il bene che possiede, ma il bello è che mentre si dà a tutti, essa nulla perde ed è sempre tale quale fu creata da Dio, che cosa ha perduto il sole col dare tanta luce e calore alla terra? Nulla; che ha perduto l’azzurro cielo con lo stare disteso nell’atmosfera, la terra col produrre tante e tante svariate piante? Nulla, e così di tutte le cose da Me create. Oh! come la Creazione decanta in modo mirabile quel detto che dicono di Me: “E’ sempre antico e sempre nuovo”. Sicché la mia Volontà nella Creazione è centro di vita, è pienezza di bene, è ordine, armonia, tutte le cose le tiene al posto da Essa voluto; dove potrai trovare tu un esempio più bello, un’immagine più perfetta del vivere nel mio Volere, sennonché nella Creazione? Perciò Io ti chiamo a vivere in mezzo alle cose create come una loro sorella, affinché impari a vivere nel Supremo Volere per poter stare anche tu al tuo posto voluto da Me, per poter racchiudere in te la pienezza del bene che il mio Volere vuol racchiudere in te, affinché chi ne voglia possa prendere di quel bene; e siccome tu sei dotata di ragione, devi sorpassarle tutte e ricambiare il loro Creatore in amore e gloria per ciascuna cosa creata, come se tutte fossero dotate di ragione, sicché sarai la supplitrice di tutta la Creazione, ed essa ti sarà di specchio dove rimirarti per poter copiare il vivere nel mio Volere affinché non sposti dal tuo posto, ti sarà di guida e ti farà da maestra col darti le lezioni più alte e perfette sul vivere nel mio Volere.

(3) Ma quella che sorpassa tutti è la mia Mamma Celeste, Essa è il nuovo cielo, è il sole più sfolgorante, è la luna più fulgida, è la terra più fiorita, tutto, tutto racchiude in Sé, e se ciascuna cosa creata racchiude la pienezza del suo bene ricevuto da Dio, la mia Mamma racchiude tutti i beni insieme, perché dotata di ragione e vivendo la mia Volontà integra in Essa, la pienezza della grazia, della luce, della santità, cresceva ad ogni istante, ogni atto che faceva erano soli, stelle, che il mio Volere formava in Essa, sicché sorpassò la Creazione tutta, e la mia Volontà integra e permanente in Lei fece la cosa più grande ed impetrò il sospirato Redentore. Perciò la mia Mamma è Regina in mezzo alla Creazione, perché sorpassò tutto e la mia Volontà trovò in Lei l’alimento della sua ragione, che integra e permanente la faceva vivere in Essa, c’era sommo accordo, si davano la mano a vicenda, non c’era fibra del suo cuore, parola, pensiero, su di cui la mia Volontà non possedeva la sua Vita, e che cosa non può fare un Volere Divino? Tutto, non c’è potenza che le manchi né cosa che non possa fare, perciò si può dire che tutto fece, e tutto ciò che gli altri non potettero fare né potranno fare tutti insieme, lo fece Lei sola.

(4) Quindi non ti meravigliare se ti addito la Creazione e la Sovrana Regina, perché debbo additarti gli esemplari più perfetti e dove la mia Volontà tiene vita perenne e che mai ha trovato ostacolo al suo campo d’azione divina per poter operare cose degne di Sé. Perciò figlia mia, se vuoi che il mio Fiat Supremo regni come in Cielo, ch’è la cosa più grande che ci resta da fare per le umane generazioni, fa’ che il mio Volere tenga il posto di sovrano in te e che viva integro e permanente, di tutto il resto non ti dar pensiero, né della tua incapacità, né delle circostanze, né delle cose nuove che possono sorgere intorno a te, perché regnando in te il mio Volere, serviranno come materia e alimento perché il mio Fiat abbia il suo compimento”.

(5) Onde dopo stavo pensando tra me: “La mia Regina Mamma è vero che fece il più grande dei sacrifici, che nessun altro ha fatto, cioè, col non voler conoscere affatto la sua volontà, ma solo quella di Dio, ed in ciò abbracciò tutti i dolori, tutte le pene, fino all’eroismo del sacrificio di sacrificare il proprio Figlio per compiere il Voler Supremo, ma una volta fece questo sacrificio, tutto ciò che soffrì dopo fu l’effetto del suo primo atto, né ebbe a lottare come noi, nelle diverse circostanze, negli incontri imprevisti, nelle perdite inaspettate, è sempre lotta, fino a sanguinare il proprio cuore per timore di cedere alla nostra guerreggiante volontà umana; con quanta attenzione bisogna stare ché il Voler Supremo tenga sempre il suo posto d’onore e la supremazia su tutto, e molte volte rincrudisce più la lotta che la stessa pena”. Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(6) “Figlia mia, tu ti sbagli, non fu uno il massimo sacrificio della mia Mamma, ma furono tali e tanti per quanti dolori, pene, circostanze, incontri fu esposta la sua e la mia esistenza; le pene in Lei erano sempre raddoppiate, perché le mie pene erano più che pene sue, e poi la mia sapienza non cambiò direzione con la Mamma mia, in ogni pena che doveva toccarle Io le domandavo sempre se voleva accettarle, per sentirmi ripetere da Lei quel Fiat in ogni pena, in ogni circostanza e anche in ogni suo palpito; quel Fiat mi risuonava sì dolce, sì soave e armonioso, che lo volevo sentir ripetere in ogni istante della sua vita e perciò le domandavo sempre: “Mamma, vuoi far questo? Vuoi soffrire questa pena?” E a Lei il mio Fiat portava i mari dei beni che contiene e le faceva capire l’intensità della pena che accettava, e questo capire con luce divina ciò che passo passo doveva patire, le dava tale un martirio, che infinitamente supera alla lotta che subiscono le creature, perché mancando in Lei il germe della colpa, mancava il germe della lotta, e la mia Volontà doveva trovare un altro ritrovato per fare che non fosse minore delle altre creature nel patire, perché dovendo acquistare con giustizia il diritto di Regina dei dolori, doveva superare tutte le creature insieme nelle pene. E quante volte non l’hai provato tu stessa, che mentre non sentivi nessuna lotta, il mio Volere, facendoti capire le pene a cui ti sottoponeva, tu restavi impietrita dalla forza del dolore, e mentre restavi disfatta nella pena, tu eri la piccola agnellina nelle mie braccia, pronta ad accettare altre pene a cui il mio Volere ti voleva sottoposta; ahi! non soffrivi tu più della stessa lotta? La lotta è segno di passioni veementi, mentre la mia Volontà, se porta il dolore, dà l’intrepidezza, e con la conoscenza dell’intensità della pena gli dà tale merito, che solo può dare una Volontà Divina. Perciò come faccio con te, che in ogni cosa che voglio da te ti domando prima se vuoi, se accetti, così facevo con la Mamma mia, affinché il sacrificio sia sempre nuovo e mi dà occasione di conversare con la creatura, di trattenermi con lei, ed il mio Volere abbia il suo campo d’azione divina nella volontà umana”.

(7) Ora mentre stavo scrivendo ciò che sta scritto qui sopra, non ho potuto andare più avanti perché la mia mente è restata alienata dai sensi da un canto bello e armonioso, accompagnato da un suono non mai sentito, questo canto chiamava tutti in attenzione e armonizzava con tutta la Creazione e con la patria celeste. Tutto ciò lo scrivo per obbedire. Mentre sentivo il canto il mio Gesù mi ha detto:

(8) “Figlia mia, senti com’è bello! Questo suono e canto è un cantico nuovo, formato dagli angeli come omaggio, gloria e onore al connubio della Volontà Divina con la tua volontà umana, è tanta la gioia di tutto il Cielo e della Creazione tutta, che non potendola contenere suona e canta”.

(9) Detto ciò mi sono trovata in me stessa.

 

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19-16

Maggio 1, 1926

 

Chi vive nel Voler Divino viene alimentato dall’Alito Divino, e chi non vive in

Esso è un intruso, un usurpatore dei beni di Dio, e riceve i beni a titolo di elemosina.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Supremo, ed il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi forte a Sé metteva la sua bocca vicino alle mie labbra e mi mandava il suo alito onnipotente, ma chi può dire ciò che sentivo in me? Quell’alito mi penetrava fino nelle più intime fibre, mi riempiva tutta fino a non sentire più la mia piccolezza, la mia esistenza, ma solo ed in tutta me stessa solo Gesù. Onde, dopo aver ripetuto varie volte a mandarmi il suo alito, perché pareva che non era contento se non mi vedeva tutta riempita di quell’alito divino, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, essendo tu nata nel mio Volere, è necessario, è giusto e decoroso che in Esso viva, cresca e ti alimenti e che acquisti le prerogative di vera figlia del mio Volere, nessun lineamento estraneo né cosa che al mio Volere non appartiene si deve vedere in te; sicché, dalla tua fisionomia, dai tuoi modi, dal tuo parlare, e fin dal modo come tu ami e preghi, si deve conoscere che sei la figlia della mia Volontà. Vedi dunque come ti amo e con che gelosia ti custodisco e ti alimento? Col mio stesso alito, perché chi deve vivere nel mio Volere, il solo alito può conservare integra e permanente la Vita della mia Volontà in essa, sicché quell’alito che con tanto amore sprigionai dal mio seno nella creazione dell’uomo, per infondergli la mia somiglianza, lo continuo nell’anima che vive nella mia Volontà, per formare le mie vere immagini ed i grandi portenti che avevo stabilito di formare nella Creazione, per causa delle quale tutte le cose furono fatte. Perciò sospiro tanto chi vive nel mio Volere, perché essa sola non mi renderà deluso nello scopo della Creazione, essa sola godrà per diritto le cose da Me create, perché essendo una la mia Volontà con la sua, ciò ch’è mio è suo e con diritto può dire: “Il cielo, il sole, la terra, e tutte le altre cose sono mie, perciò voglio godermele, anche per fare onore a quella Suprema Volontà che le ha creato e che regna in me”. Invece l’anima in cui non regna il mio Volere non ha nessun diritto, e se le gode è usurpatore, perché non sono sue, è un intruso nei miei beni, e siccome la mia bontà è tanta che le faccio godere a titolo di elemosina, ma non di diritto. Ecco perciò molte volte gli elementi si scaricano a danno dell’uomo, perché non ha diritto, e delle cose della terra le restano l’elemosina che il Creatore le manda. Onde, chi vive nel mio Volere è come regina in mezzo alla Creazione, ed Io godo sommamente nel vederla regnante in mezzo ai miei beni”.

(3) Dopo di ciò io continuavo a pregare, ed il mio dolce Gesù è ritornato e si faceva vedere che dalle sue santissime mani uscivano due fontane di luce, che una scendeva sulla povera anima mia e con un ingegno che stava formata nelle mani di Gesù, mentre scendeva risaliva in alto, pareva una corrente continuata, che mentre scendeva, saliva, e Gesù tutto si dilettava in mezzo a queste fontane di luce, e stava tutto attento affinché restasse tutta accentrata in me, e poi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, queste fontane di luce che scendono dalle mie mani è la mia Volontà che scende dal Cielo, e fa la sua via nell’anima per compiere ciò che vuol fare in essa; questo fare della mia Volontà forma l’altra fontana di luce che risale, per mezzo delle mie mani di nuovo al Cielo, per portare il compimento della mia Volontà della creatura all’Eterno Creatore, ma mentre sale, immantinente discende di nuovo raddoppiata per continuare la sua azione divina nella creatura. La mia Volontà ha un moto continuo, non si arresta mai, se si potesse arrestare il suo moto, ciò che non può essere, cesserebbe la vita a tutta la Creazione, al sole, al cielo stellato, alle piante, all’acqua, al fuoco, alle creature, tutte scenderebbero nel nulla; perciò la mia Volontà col suo moto continuo è vita d’ogni cosa creata, vincola tutto, è più che aria che col suo respiro fa respirare, sviluppare, vegetare tutte le cose uscite dalle nostre mani. Vedi dunque che affronto si fa dalle creature, che mentre Essa è vita di tutto e centro d’ogni cosa, senza di Essa non esisterebbe nulla né nessun bene, non vogliono riconoscere né il suo dominio né la sua vita che scorre in loro, ecco perciò che chi riconosce la Vita della mia Volontà in essa ed in tutte le cose è il trionfo della nostra Volontà e la conquista delle nostre vittorie, è il contraccambio del nostro amore al nostro moto continuo, la nostra Volontà la vincola a tutta la Creazione facendole fare tutto il bene che fa la mia stessa Volontà. Sicché tutto è suo, ed Io l’amo tanto che non so fare nulla senza di lei, perché in virtù della mia Volontà teniamo la stessa vita, lo stesso amore, un solo palpito e un solo respiro”.

(5) E mentre ciò diceva si è gettato nelle mie braccia come svenuto d’amore ed è scomparso.

 

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19-17

Maggio 3, 1926

 

Come la Volontà Divina bilocandosi regna nell’anima come nella sua sede.

 

(1) Stavo secondo il mio solito, per fondermi nel santo Voler Divino e dicevo: “Maestà Suprema, vengo a nome di tutti, dal primo all’ultimo uomo che esisterà sulla terra, a darvi tutti gli omaggi, le adorazioni, le lodi, l’amore che ciascuna creatura vi deve, e a farvi tutte le riparazioni di tutti e di ciascun peccato”. Ora, mentre ciò dicevo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questo modo di pregare è solo della mia Volontà, perché Essa sola può dire: “Vengo a nome di tutti innanzi alla Maestà Suprema”. Perché con la sua onniveggenza e immensità vede tutto e abbraccia tutti e può dire, non per un modo di dire, ma in realtà: “Vengo a nome di tutti per farvi tutto ciò che le creature vi devono”. Nessuna volontà umana può dire in realtà: “Vengo a nome di tutti”. Questo è il segno che regna la mia Volontà in te”.

(3) E mentre ciò diceva, a voce alta il mio Gesù continuava a pregare ed io lo seguivo, ed insieme ci siamo trovati innanzi alla Maestà Suprema. Oh! com’era bello pregare con Gesù, tutte le cose restavano investite dalle parole e atti suoi, e siccome la sua Volontà si trovava dappertutto ed in ciascuna cosa creata, da per ogni dove si sentivano ripetere le sue parole creatrici, le sue adorazioni e tutto ciò che faceva, io mi sentivo più impiccolire insieme con Gesù e tutta meravigliata, e Lui ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, è la mia Volontà che bilocandosi, mentre regna in Dio, nel medesimo tempo regna nell’anima e coi suoi modi divini prega, ama e opera in essa, perciò ci riesce impossibile non gradire, non amare, non ascoltare la nostra Volontà bilocata nella creatura, anzi Essa sola ci porta come in grembo la nostra gioia, la felicità, l’amore che straripò dal nostro seno nella nostra opera ad extra della Creazione, ci ripete la festa, ci rinnova il gaudio che sentimmo nel creare tante belle cose degne di Noi. Come non amare colei che ci dà l’occasione di bilocare la nostra Volontà col farla regnare in essa, per darci amore, adorazioni, gloria divina? Perciò è il prodigio dei prodigi il vivere nel mio Volere, perché il tutto sta nella volontà, tanto in Dio quanto nella creatura, quante cose Noi potevamo fare, ma perché non le vogliamo non le facciamo, quando le vogliamo siamo tutto amore, tutta potenza, tutt’occhio, mani e piedi, insomma, tutto il nostro Essere viene accentrato in quell’atto che vuol fare la nostra Volontà, invece se la nostra Volontà non vuole, nessuno dei nostri attributi si muove, pare che non hanno vita per tutto ciò che non vuole fare la nostra Volontà, sicché Essa tiene la supremazia, il dominio sul nostro Essere, ed è la dirigente di tutti i nostri attributi. Perciò la cosa più grande che potevamo dare alla creatura era la nostra Volontà, ed in Essa accentravamo tutto l’Essere nostro, si poteva dare amore più intenso, miracolo più strepitoso di questo? Anzi, per quanto le possiamo dare alla creatura, a Noi sembra nulla a confronto del dare la nostra Volontà regnante e dominante in essa, perché nelle altre cose che possiamo dare sono i frutti delle opere nostre, dei nostri domini, invece col dare la nostra Volontà, non sono i frutti, ma la stessa nostra Vita e i nostri stessi domini; chi ha più valore, i frutti o la vita? Certo la vita, perché col dare la Vita del nostro Volere diamo insieme la sorgente di tutti i nostri beni, e chi possiede la sorgente dei beni non ha bisogno dei frutti. E se la creatura ci desse tutto, farebbe i più grandi sacrifici, ma non ci desse il suo piccolo volere per far regnare il nostro, ci darebbe sempre nulla, anzi, Noi quando le cose non sono riprodotte dal nostro Volere, per quanto grandi, le guardiamo come cose a Noi estranee, che non ci appartengono”.

(5) Io stavo a pensare a ciò che Gesù mi aveva detto, e dicevo tra me: “Possibile tutto ciò, che il Divino Volere giunge fino a bilocarsi per regnare nella creatura come nella sua propria sede, nel suo seno divino?” E Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, sai come succede? Supponi un piccolo e povero tugurio dove un re, preso d’amore per esso, vuole abitarci dentro, sicché da dentro quel tugurio si sente la voce del re, partono i comandi del re, escono le sue opere, ci sono dentro del tugurio i cibi adatti per alimentare il re, la sedia per sedersi degna di lui; sicché il re nulla ha cambiato di ciò che le conviene alla sua regale persona, ha cambiato solo l’abitazione dalla reggia, di sua volontà e di sommo suo piacere ha scelto il tugurio. Il piccolo tugurio è l’anima, il re è la mia Volontà. Quante volte sento la voce della mia Volontà che prega, che parla, che insegna nel piccolo tugurio dell’anima tua? Quante volte veggo uscire le mie opere e reggo, vivifico e conservo tutte le cose create dal tuo piccolo tugurio? Della piccolezza la mia Volontà non ne fa conto, anzi le piace sommamente, quello che va cercando è l’assoluto dominio, perché con l’assoluto dominio può fare ciò che vuole e mettere ciò che le piace”.

 

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19-18

Maggio 6, 1926

 

Come quelli che vivono nel Voler Divino sono

i primi innanzi a Dio e formano la sua corona.

 

(1) Stavo secondo il mio solito fondendomi nel santo Voler Divino e pregavo la Mamma Celeste che venisse insieme con me, che mi desse la sua mano, affinché guidata da Lei potessi ricambiare il mio Dio di tutto quell’amore, di quell’adorazione e gloria che tutti gli devono. Ora, mentre ciò dicevo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che i primi innanzi alla Maestà Suprema sono quelli che sono vissuti nel mio Volere e che mai sono usciti dalla mia Volontà. La mia Mamma venne nel mondo dopo quattromila anni, eppure innanzi a Dio fu prima d’Adamo; i suoi atti, il suo amore, stanno nel primo ordine delle creature, sicché sono gli atti suoi prima di tutti gli atti delle creature, perché fu Essa la più vicina a Dio, vincolata coi vincoli più stretti di santità, d’unione e di somiglianza, e col vivere nel nostro Volere i suoi atti si rendevano inseparabili dai nostri, e come sono inseparabile, si rendono gli atti più vicini, come cosa connaturale al suo Creatore. Il prima e il dopo nella nostra Volontà non esiste, ma tutto è come atto primo, perciò chi vive nella mia Volontà, ad onta che venisse l’ultima, è sempre prima di tutto. Sicché non si guarderà l’epoca in cui le anime usciranno alla luce del tempo, ma si guarderà se la Vita della mia Volontà è stata in esse come centro di vita, regnante e dominante in tutti i suoi atti come regna e domina nel seno della Divinità, queste saranno le prime, i loro atti fatti nel nostro Volere si eleveranno su tutti gli atti delle altre creature e tutti resteranno dietro, perciò queste anime saranno la nostra corona. Vedi, come tu chiamavi la mia Mamma nel mio Volere per ricambiarmi dell’amore, adorazione e gloria, il mio Volere vi ha unito insieme, e l’amore, la gloria, l’adorazione che faceva la Sovrana Regina sono diventati atti tuoi, e i tuoi della mia Mamma, la mia Volontà tutto ha messo in comune, e gli uni si sono resi inseparabili dagli altri, ed Io sentivo in te la voce della mia Mamma, il suo amore, la sua adorazione, la sua gloria, e nella mia Mamma sentivo la voce tua che mi amava, mi adorava, mi glorificava; come mi sentivo felice, trovare e sentire la Mamma nella figlia, la figlia nella Mamma. La mia Volontà unisce tutti e tutto, non sarebbe vero vivere nel mio Volere né operato della mia Volontà, se tutto ciò che ad Essa appartiene e tutto il suo eterno operato non l’accentra nell’anima che in Essa vive e tiene il suo Regno e dominio. Se ciò non fosse, il Regno della mia Volontà sarebbe un Regno diviso, ciò che non può essere, perché la mia Volontà unisce tutto insieme il suo operato, e ne fa un atto solo, e se si dice che crea, redime, santifica e altro, sono gli effetti di quell’atto solo che mai cambia azione. Perciò chi vive nel mio Volere la sua origine è eterna, inseparabile dal suo Creatore e da tutti quelli in cui la mia Volontà ha tenuto il suo Regno ed il suo dominio.

 

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19-19

Maggio 10, 1926

 

Così come il sole è vita di tutta la natura, il Voler Divino è vita dell’anima.

 

(1) La mia povera mente nuotava nel mare immenso dell’Eterno Volere, ed il mio dolce Gesù mi ha trasportato fuori di me stessa nell’atto che sorgeva il sole, che incanto vedere che la terra, le piante, i fiori, il mare, subivano una trasformazione! tutti si toglievano da un incubo che l’opprimeva, tutti sorgevano alla nuova vita che li dava la luce e acquistavano la loro bellezza e lo sviluppo che li davano la luce ed il calore per farli crescere. La luce pareva che dava la mano con l’investirli per dare la fecondità alle piante, il colorito ai fiori, per fugare le ombre delle tenebre sul mare e dargli con la sua luce le sue sfumature argentine, ma chi può dire tutti gli effetti che produceva la luce solare con l’investire tutta la terra, coprendo tutto con la sua veste di luce? Sarei troppo lunga se volessi tutto descrivere. Ora, mentre ciò vedevo, il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bello il sorgere del sole, come cambia tutta la natura, e col trasformarla nella sua stessa luce, dà a ciascuna cosa gli effetti per farle produrre il bene che contengono, ma per fare ciò la luce le deve investire, toccare, plasmare, penetrare tanto dentro da dargli i sorsi della luce, per infondere la vita del bene che devono produrre. Sicché se le piante, i fiori, il mare non si farebbero investire dalla luce, la luce sarebbe per essi come morta, ed essi resterebbero sotto l’incubo delle tenebre, le quali le servirebbero di tomba per seppellirli. La virtù delle tenebre è di dar morte, la virtù della luce è di dar vita, sicché se non fosse per la luce del sole, da cui dipendono tutte e hanno vita tutte le cose create, nulla ci sarebbe di bene sulla terra, anzi sarebbe spaventevole e orribile a vedersi; perciò la vita della terra sta attaccata alla luce.

(3) Ora figlia mia, il sole è simbolo della mia Volontà, e tu hai visto com’è bello ed incantevole il suo sorgere sulla terra, quanti effetti non produce, quante varie tinte, quante bellezze, quante trasformazioni che sa fare la luce e come questo sole è stato messo dal suo Creatore per dar vita, crescenza e bellezza a tutta la natura. Onde, se ciò fa il sole per compire il suo ufficio datogli da Dio, molto più il Sole della mia Volontà che fu dato all’uomo per infondergli la Vita del suo Creatore, oh! com’è più incantevole e bello il sorgere del Sole della mia Volontà sulla creatura, col battere la sua luce su di essa la trasforma, le dà le varie tinte di bellezza del suo Creatore, con l’investirla e plasmarla si addentra in essa e le dà i sorsi di Vita Divina, affinché cresca e produca gli effetti dei beni che contiene la Vita del suo Creatore. Ora, che sarebbe della terra senza del sole? Più brutta e spaventevole sarebbe l’anima senza la mia Volontà, come scende dalla sua origine, come l’incubo delle passioni e dei vizi, più che tenebre, la fa morire e le prepara la tomba dove seppellirla. Ma tu hai visto che la luce del sole può fare tanto bene per quanto si lasciano toccare dalla luce e investire le piante, i fiori e altro, e stanno con le bocche aperte per ricevere i sorsi di vita che dà loro il sole; così è la mia Volontà, tanto bene può fare, tanto di bellezza e di Vita Divina può infondere, per quanto l’anima si fa toccare, investire, plasmare dalle mani di luce della mia Volontà, se l’anima si dà in preda a questa luce, abbandonandosi tutta in essa, il mio Supremo Volere compirà il più grande dei prodigi della Creazione, cioè, la Vita Divina nella creatura. Oh! se il sole potesse formare col riflesso della sua luce altrettanti soli su ciascuna pianta, nei mari, sui monti, nelle valli, che incanto più bello, che bellezza più smagliante, quanti prodigi in più non ci sarebbero nell’ordine della natura? Eppure, ciò che non fa il sole lo fa la mia Volontà nell’anima che vive in Essa, e che sta come un piccolo fiore con la bocca aperta, per ricevere i sorsi di luce che il mio Volere le dà per formare in lei la Vita del Sole Divino. Quindi sii attenta, prendi ad ogni istante questi sorsi di luce del mio Volere, affinché compia in te il più grande dei prodigi, che la mia Volontà abbia la sua Vita Divina nella creatura”.

(4) Dopo ciò stavo dicendo al mio sommo e unico Bene: “Amor mio, unisco la mia intelligenza alla tua, affinché i miei pensieri abbiano vita nei tuoi e diffondendosi nel tuo Volere scorrano su ciascun pensiero di creatura, ed elevandoci insieme innanzi al nostro Padre Celeste gli porteremo gli omaggi, la sudditanza, l’amore di ciascun pensiero di creatura ed impetreremo che tutte le intelligenze create si riordinino e armonizzino col loro Creatore”. E così con gli sguardi di Gesù, con le parole, con le opere, coi suoi passi, e fin col suo palpito. Io mi sentivo tutta trasformata in Gesù, in modo che io mi trovavo come in atto, a tutto ciò che il mio Gesù aveva fatto e faceva per reintegrare la gloria del Padre, e al bene che aveva impetrato alle creature; il suo ed il mio operato era uno solo, uno l’amore, una la volontà; ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, com’è bella la preghiera, l’amore, l’operato della creatura nella mia Volontà, sono atti pieni di tutta la pienezza divina, è tanta la pienezza, che abbracciano tutto e tutti e fino lo stesso Dio. Vedi, eternamente si vedranno i tuoi pensieri nei miei, gli occhi, le tue parole nelle mie, le tue opere e passi nei miei, il tuo palpito palpitare nel mio, perché una è la Volontà che ci dà vita, uno l’amore che ci muove, che ci spinge e che ci vincola in modo inseparabile. Ecco perciò che il Sole della mia Volontà supera in modo infinito e più sorprendente il sole che sta nell’atmosfera; vedi la gran differenza, il sole creato da Dio, mentre batte la terra la investe, produce mirabili ed innumerevoli effetti, ma non si parte dalla sua sorgente, scende nel basso, s’innalza in alto, tocca le stelle, ma la pienezza della luce sta sempre nella sua sfera, altrimenti non potrebbe sempre egualmente investire tutto con la sua luce, ma ad onta di tutto ciò, la luce solare non penetra nei cieli per investire il trono di Dio, per penetrarvi in Dio stesso e fare una la sua luce con la Luce inaccessibile dell’Ente Supremo, né investe gli angeli, né i santi, né la Mamma Celeste. Invece il Sole della mia Volontà, quando con tutta la sua pienezza regna nell’anima, la sua luce penetra ovunque, nei cuori e menti delle creature che vivono nel basso della terra, ma quello che sorprende, che s’innalza in alto, investe tutta la Creazione e porta al sole, alle stelle, al cielo il bacio della luce del Voler Supremo. La Volontà Divina che regna nella Creazione, ed il Sole della Volontà Suprema che regna nell’anima s’incontrano, si baciano, si amano e si felicitano a vicenda, e mentre si lascia nella Creazione, perché il Sole della mia Volontà non lascia nulla dietro, porta tutto insieme con Sé, penetra nei cieli, investe tutti, angeli, santi, la Sovrana Regina, dà il bacio a tutti, dà nuove gioie, nuovi contenti, nuovo amore, ma ciò non è tutto, con impetuosità si riversa nel seno dell’Eterno. La Volontà Divina bilocata nella creatura bacia, ama, adora la Volontà regnante in Dio stesso, gli porta tutti e tutto, e tuffandosi insieme sorge di nuovo per fare il suo corso, perché stando nell’anima la pienezza del Sole del Voler Eterno, questo Sole sta a disposizione sua, e come emette i suoi atti, ama, prega, ripara, eccetera, questo Sole riprende il nuovo corso per dare a tutti la sorpresa della sua luce, del suo amore, della sua vita; sicché mentre questo Sole dell’Eterno Volere sorge, fa il suo corso per fare il suo tramonto nel seno della Divinità, un altro ne sorge per fare la sua via involgendo tutto, fino la patria celeste, per farvi il suo tramonto d’oro nel seno della Maestà Suprema. Onde le bilocazioni della mia Volontà sono innumerevoli, questo Sole sorge ad ogni atto della creatura fatto in questo Sole del Voler Supremo, ciò che non è nel sole che sta nell’atmosfera, è sempre uno, non si moltiplica, oh! se il sole avesse la virtù di far sorgere tanti soli per quante volte fa il suo corso sulla terra, quanti soli non si vedrebbero su in alto? Quale incanto, quanti beni di più non riceverebbe la terra? Quindi, quanti beni non fa l’anima che del tutto vive nel mio Volere, dando l’occasione al suo Dio di bilocare la sua Volontà per fargli ripetere i prodigi che solo sa fare un Dio?”.

(6) Detto ciò è scomparso ed io mi sono trovata in me stessa.

 

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19-20

Maggio 13, 1926

 

Imaggine di chi opera per fini umani, e chi opera per compiere la

Volontà Divina. Come Nostro Signore è il palpito della Creazione.

Nell’adempimento del proprio dovere c’è la santità.

 

(1) Stavo facendo la mia solita adorazione al mio crocifisso Gesù, e mentre pregavo mi son sentito vicino il mio dolce Gesù, che gettandomi il braccio al collo mi stringeva forte a Sé, e nel medesimo tempo mi faceva vedere il mio ultimo confessore defunto, mi pareva di vederlo pensoso, tutto raccolto, ma senza dirmi nulla, il mio Gesù lo guardava e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il tuo confessore si ha trovato cose grandi innanzi a Me, perché quando intraprendeva un ufficio, un impegno, non tralasciava nulla per compiere esattamente quell’ufficio, era attentissimo, faceva dei grandi sacrifici, e se era necessario si disponeva anche a mettere la propria vita per fare che il suo ufficio fosse compito esattamente; aveva un timore, che le opere a lui affidate, se non operasse come si conveniva al suo ufficio, potesse essere lui d’ostacolo alla stessa opera a lui affidata, questo significa che apprezzava e dava il valore giusto alle mie opere, e la sua attenzione attirava la grazia che ci voleva per il disimpegno del suo ufficio; questo, apparentemente non sembra un gran che, ma invece è tutto, perché quando uno è chiamato per un ufficio, e compie i doveri che ci sono in quell’ufficio, significa che lo fa per Dio, e nell’adempimento del proprio dovere c’è la santità. Onde, lui è venuto innanzi a Me col compimento dei propri doveri a lui affidati, come non dovevo rimunerarlo come lui si meritava?”.

(3) Ora, mentre Gesù ciò diceva, il confessore, come si se accentrasse di più in un raccoglimento più profondo e nel suo volto rifletteva la luce di Gesù, ma non mi ha detto neppure una parola. Quindi Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, quando un soggetto occupa un ufficio e fa uno sbaglio, non è attento ai doveri che impone il suo ufficio, può far venire dei grandi guai; supponi uno che tiene l’ufficio di giudice, di re, di ministro, di sindaco, fa uno sbaglio, né sta attento ai propri doveri, può far venire la rovina di famiglie, di paesi e anche di regni interi; se quello sbaglio, quelle mancanze d’attenzione li facesse una persona privata che non occupa quel dato ufficio, non potrebbe portare tanto male, perciò le mancanze negli uffici pesano di più e portano più gravi conseguenze, ed Io quando chiamo un confessore per dargli un ufficio, ed in quest’ufficio gli affido un’opera mia, e non veggo l’attenzione né il compimento dei propri doveri che ci sono in quell’ufficio, non gli do né la grazia necessaria né la luce sufficiente per fargli comprendere tutta l’importanza della mia opera, né posso fidarmi di lui, perché veggo che non apprezza l’opera da Me affidatagli. Figlia mia, chi opera esattamente il suo ufficio, significa che lo fa per compiere la mia Volontà, invece chi lo fa diversamente, significa che lo fa per fini umani, e se tu sapessi la differenza che c’è tra l’uno e l’altro”.

(5) In questo mentre vedevo due persone davanti a me, uno che andava raccogliendo pietre, stracci vecchi, ferro arrugginito, pezzi di creta, tutte cose pesanti e di pochissimo valore; poveretto, stentava, sudava sotto il peso di quelle robacce, molto più che non gli davano il valore necessario per sfamarsi la fame. L’altro andava raccogliendo granelli di brillanti, piccole gemme e pietre preziose, tutte cose leggerissime ma di valore incalcolabile, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Quello che va raccogliendo robacce è l’immagine di chi opera per fini umani; l’umano porta sempre il peso della materia. L’altro è l’immagine di chi opera per compiere la Volontà Divina; che differenza tra l’uno e l’altro, i granelli di brillanti sono le mie verità, le conoscenze della mia Volontà, che raccolte dall’anima formano tanti brillanti per sé. Ora, se si perde qualcuna di quelle robacce o non si raccoglie, non farà quasi nessun danno, ma se si perde o non si raccoglie uno di quei granellini di brillanti, farà molto danno, perché sono di valore incalcolabile e pesano quanto può pesare un Dio; e se si perde per causa di chi ha l’ufficio di raccogliere, qual conto non darà egli, avendo fatto perdere un granello di valore infinito che poteva far chi sa quanto bene alle altre creature?”.

(7) Dopo ciò, il mio dolce Gesù metteva il suo cuore in me e mi faceva sentire il suo palpito dicendomi:

(8) “Figlia mia, Io sono il palpito di tutta la Creazione, se mancasse il mio palpito mancherebbe la vita a tutte le cose create. Ora, Io amo tanto chi vive nella mia Volontà, che non so stare senza di essa, e la voglio insieme con Me a fare ciò che faccio Io, dunque, tu palpiterai insieme con Me, e tra tante prerogative che ti darò, ti darò la prerogativa del palpito di tutta la Creazione; nel palpito sta la vita, il moto, il calore, sicché starai insieme con Me a dare la vita, il moto ed il calore a tutto”.

(9) Ma mentre ciò diceva, io mi sentivo che mi muovevo e palpitavo in tutte le cose create, e Gesù ha soggiunto:

(10) “Chi vive nella mia Volontà è inseparabile da Me, ed Io non so stare senza la sua compagnia, non voglio essere isolato, perché la compagnia rende più gradite, più dilettevoli, più belle le opere che si sostengono, perciò la tua compagnia mi è necessaria per spezzare il mio isolamento in cui mi lasciano le altre creature”.

 

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19-21

Maggio 15, 1926

 

Diversità di santità e bellezza delle anime che vivono nel Divin

Volere. Come tutta la Creazione sarà adombrata nella natura umana.

 

(1) Stavo pensando: “Se la creatura non si avesse sottratto dalla Suprema Volontà, sarebbe stata una la santità, una la bellezza, una la scienza, una la luce e per tutti la stessa conoscenza del nostro Creatore”. Ora, mentre ciò pensavo il mio amato Gesù, -già mi sembra ch’è Lui stesso che fa sorgere i pensieri nella mia mente, qualche dubbio e difficoltà per avere occasione di parlarmi e farmi da maestro-, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu ti sbagli, la mia sapienza non si adatterebbe a formare una sola santità, una sola bellezza, a comunicare una sola scienza e a tutti la stessa mia conoscenza, molto più ché avendo sommo accordo tra la mia Volontà e la loro, il Regno della mia Volontà avrebbe avuto libero il suo campo d’azione, quindi sarebbero stati tutti santi, ma distinto l’uno dall’altro; tutti belli, ma variati, una bellezza più bella dell’altra; e a secondo la santità di ciascuna dovevo comunicare una scienza distinta, e con questa scienza chi doveva conoscere di più un attributo, chi più un altro del loro Creatore. Tu devi sapere che per quanto possiamo dare alle creature, appena prende le goccioline del suo Creatore, tanta è la distanza tra Creatore e creature, e sempre teniamo da dare cose nuove e distinte. E poi, se la Creazione fu creata da Noi per dilettarci, dove sarebbe stato il nostro diletto se avessimo formato della creatura una sola santità, dato una sola bellezza e una sola conoscenza del nostro Essere incomprensibile, immenso ed infinito? La nostra sapienza si sarebbe seccata di fare una sola cosa. Che si direbbe della nostra sapienza, amore e potenza, se nel creare questo globo terrestre avessimo creato tutto cielo, oppure tutto terra, o tutto mare? Qual gloria sarebbe stata la nostra? Invece la molteplicità di tante cose da Noi create, mentre decanta la sapienza, amore e potenza, dice pure la molteplicità della santità e bellezza in cui dovevano sorgere le creature, per amore delle quali esse furono create. Vedi il cielo tempestato di stelle, è bello, ma è pur bello il sole, ma distinto uno dall’altro, ed il cielo fa un ufficio, il sole l’altro; il mare è bello, ma anche bella la terra fiorita, l’altezza dei monti, le pianure distese, ma le bellezze, gli uffici distinti tra loro. Un giardino è bello, ma quante diversità di piante e di bellezze vi sono? C’è il piccolo fiorellino, bello nella sua piccolezza, c’è la mammola, la rosa, il giglio, tutti belli, ma distinti nel colore, nel profumo, nella grandezza, c’è la pianticella e l’albero più alto, quale incanto non è un giardino guidato da un esperto giardiniere? Onde figlia mia, anche nell’ordine della natura umana ci sarà chi sorpasserà il cielo nella santità e nella bellezza, chi il sole, chi il mare, chi la terra fiorita, chi l’altezza dei monti, chi il piccolo fiorellino, chi la pianticella e chi l’albero più alto, e ancorché l’uomo si sottrasse dalla mia Volontà, Io moltiplicherò i secoli per avere tutto l’ordine e molteplicità delle cose create e della loro bellezza nella natura umana, e anche sorpassarla in modo più mirabile e più incantevole”.

 

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19-22

Maggio 18, 1926

 

Come la Vergine per ottenere il sospirato Redentore e concepirlo, dovetti

abbracciare tutto e far gli atti di tutti, così chi deve ottenere il Fiat

Supremo, deve abbracciare tutti e rispondere per tutti.

 

(1) Stavo fondendomi nel Santo Voler Divino, e mentre avevo girato per tutte le cose create per suggellare il mio ti amo, affinché dovunque e su tutti risuonasse il mio ti amo per contraccambiare il mio Gesù del tanto suo amore, sono giunta a quel punto di ricambiare il mio Dio di tutto quell’amore che ebbe nell’atto di restare concepito nel seno della Mamma Celeste, in questo mentre il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia inseparabile Mamma per concepire Me, Verbo Eterno, fu arricchita di mari di grazia, di luce e di santità dalla Maestà Suprema, ed Essa fece tali e tanti atti di virtù, d’amore, di preghiere, di desideri e d’infuocati sospiri, da sorpassare tutto l’amore, virtù e atti di tutte le generazioni che ci volevano per ottenere il sospirato Redentore. Onde, quando vide nella Sovrana Regina l’amore completo di tutte le creature e tutti gli atti che ci volevano per meritare che il Verbo fosse concepito, trovai in Lei il contraccambio dell’amore di tutti, la nostra gloria reintegrata e tutti gli atti dei redenti, e fino di quelli che la mia Redenzione doveva servire di condanna per la loro ingratitudine, e allora il mio amore fece l’ultimo sfoggio e resto concepito. Perciò il diritto di nome di madre per Lei è connaturale, è sacro, perché con l’abbracciare tutti gli atti delle generazioni, sostituendosi per tutti, avvenne come se tutti li partorisse a novella vita dalle sue viscere materne. Ora tu devi sapere che quando facciamo le nostre opere, la creatura che viene eletta e alla quale viene affidata, dobbiamo darle tanto amore, luce, grazia, da poterci dare tutto il ricambio e la gloria dell’opera a lei affidata. La nostra potenza e sapienza non si metterebbero fin dal principio di un’opera nostra nel banco della creatura come in atto di fallire, sicché la creatura che viene chiamata come atto primo, l’opera nostra deve restare al sicuro in lei, e Noi dobbiamo riscuotere tutto l’interesse e gloria equivalente alla nostra opera affidata; e ancorché dopo la nostra opera fosse comunicata alle altre creature e per la loro ingratitudine passasse pericolo di fallire, per Noi è più tollerabile, perché a chi fu affidata al principio ci fece riscuotere tutto l’interesse dei fallimenti delle altre creature, ecco perciò tutto demmo e tutto ricevemmo da Lei, affinché tutto il capitale della Redenzione potesse restare integro e per suo mezzo la nostra gloria completata ed il nostro amore contraccambiato. Che uomo saggio mette fin dal principio un suo capitale ad un banco che sta per fallire? Prima si assicura e poi affida il suo capitale, ma può essere che col tempo fallisca, con ciò non può portargli grave danno, perché dai tanti interessi ricevuti si è già rifatto il suo capitale. Se ciò fa l’uomo, molto più Iddio che la sua saggezza è incomprensibile, e non si trattava di un’opera qualsiasi, un piccolo capitale, ma si trattava della grande opera della Redenzione e tutto il costo del valore infinito ed incalcolabile del Verbo Eterno, era opera unica, né si poteva ripetere una nuova discesa del Verbo Eterno sulla terra, e perciò dovevamo metterla al sicuro nella Sovrana Celeste. E siccome tutto a Lei affidammo, e la stessa Vita d’un Dio, Lei, come fida nostra doveva risponderci per tutti, farsi mallevatrice e responsabile di questa Vita Divina a Lei affidata, come difatti fece. Ora figlia mia, ciò che feci e volli dalla mia Celeste Mamma nella grande opera della Redenzione, voglio fare con te nella grande opera del Fiat Supremo. L’opera del Fiat Divino è un’opera che deve abbracciare tutto: Creazione, Redenzione e Santificazione, essa è la base di tutto, è la vita che scorre in tutto e tutto racchiude essa, perché non ha principio è principio di tutte le cose e fine e compimento delle opere nostre. Vedi dunque, il capitale che vogliamo affidarti è esuberante, tu non l’hai calcolato, ma sai tu che ti affidiamo nel Fiat Supremo? Ti affidiamo tutta la Creazione, tutto il capitale della Redenzione e quello della Santificazione; la mia Volontà è universale ed in tutte le cose è stata Essa operatrice, sicché ciò che ad Essa appartiene è giusto che sia affidato a te, forse vorresti tu la mia Volontà senza le sue opere? Noi non sappiamo dare la Vita nostra senza delle opere e beni nostri, quando diamo diamo tutto; e come alla Regina Celeste col darle il Verbo accentrò in Sé le sue opere ed i suoi beni, così a te, col darti la nostra Suprema Volontà regnante e dominante in te ti diamo tutte le opere che ad Essa appartengono, perciò ti stiamo dando tante grazie, conoscenze, capacità, affinché il Fiat Supremo sin dal principio non potesse subire nessun fallimento, e tu, mettendolo al sicuro devi dargli il contraccambio dell’amore e della gloria di tutta la Creazione, della Redenzione, della Santificazione; sicché il tuo compito è grande, è universale e deve abbracciare tutti e tutto, in modo che se la nostra Volontà comunicata alle altre creature subisse qualche fallimento, in te dobbiamo trovare il rifacimento del vuoto degli altri, e mettendola al sicuro in te, col darci l’amore, la gloria e tutti gli atti che le altre creature dovrebbero farci, la nostra gloria sarà sempre completa ed il nostro amore riscuoterà il suo giusto interesse. Onde, anche tu sarai la fida nostra, la responsabile della Volontà Divina a te affidata e la sua mallevatrice”.

(3) Ora, mentre Gesù ciò diceva mi è venuto tale spavento, e comprendevo tutto il peso della mia responsabilità, e temendo forte che potessi mettere in pericolo nientemeno che tutto il peso e opere d’una Volontà Divina, ho detto:

(4) “Amor mio, grazie di tanta tua bontà verso di me, ma mi sento ch’è troppo ciò che vuoi darmi, sento un peso infinito che mi schiaccia, e la mia piccolezza ed incapacità non hanno né forza né abilità, e temendo di potervi dispiacere e di non poter tutto abbracciare, andate a qualche altra creatura più capace, affinché tutto questo capitale della tua Suprema Volontà potesse stare più sicuro, e Tu possa ricevere tutto l’interesse equivalente ad un capitale sì grande; io non avevo mai pensato ad una responsabilità sì grande, ma ora che me la fai capire mi sento che le forze mi mancano e temo della mia debolezza”.

(5) E Gesù, stringendomi a Sé per sollevarmi dal timore che mi schiacciava, ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, coraggio, non temere, è il tuo Gesù che vuol darti troppo, non sono forse Io padrone di dare quello che voglio? Vuoi tu forse mettere un limite alla mia opera completa che voglio affidarti? Che diresti tu se la mia Mamma Celeste volesse accettare Me, Verbo Eterno, senza i suoi beni e gli atti che ci volevano per potermi concepire? Sarebbe questo vero amore e vera accettazione? Certo che no. Sicché tu vorresti la mia Volontà senza le sue opere e senza gli atti che ad Essa convengono. Ora, tu devi sapere, affinché tolga questo spavento, che tutto ciò che ti ho detto, cioè, questo capitale sì grande, già sta in te, e dopo che ti ho fatto prendere la pratica di darmi il ricambio della gloria e dell’amore di tutta la Creazione, Redenzione e Santificazione, facendoti abbracciare tutto e tutti, e avendo visto che l’interesse equivalente mi veniva con facilità, allora te l’ho voluto, con più chiarezza, far conoscere il gran capitale della mia Volontà affidatoti, affinché conosca il gran bene che possiedi, e conoscendolo, posso firmare scrittura del capitale affidatoti ed insieme farti la ricevuta dell’interesse che mi dai. Se tu non lo conoscevi, non si poteva fare né la scrittura del capitale né la ricevuta dell’interesse, ecco perciò la necessità di fartelo conoscere; e poi, perché temi fino a volermi mandare ad un’altra creatura? Non hai tu in te un amore che dice ti amo per tutti e per tutto, un moto che mi ricambia il moto di tutti e che tutto ciò che tu fai abbraccia tutti per darmi come dentro d’un solo amplesso gli atti, le preghiere, la gloria, le riparazioni di tutti? Se già lo fai, perché temi?”.

(7) In questo mentre vedevo intorno a me altre anime, e Gesù è andato da loro, e passandole tutte sembrava che le toccasse per vedere se al suo tocco uscisse il moto della sua Vita Divina, ma non usciva nulla. Onde è ritornato da me e prendendomi la mano me l’ha stretto forte, al suo tocco è uscita da me una luce, e Gesù tutto contento mi ha detto:

(8) “Questa luce è il moto della Vita Divina in te, sono andato dalle altre creature, come tu hai visto, ed il mio moto non l’ho trovato, come posso dunque affidare il grande capitale della mia Volontà? Perciò ti ho eletto e basta, sii attenta e non temere”.

 

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19-23

Maggio 23, 1926

 

Il Voler Divino è germe di vita, e dove entra produce la vita, la santità. Come la

Vergine ebbe il suo tempo, chi deve impetrare il Fiat Supremo tiene il suo tempo.

 

(1) Stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella sua dolorosa agonia dell’orto, specie quando sopra la sua Santissima Umanità si scaricò tutto il peso delle nostre colpe, fino a farlo versare vivo sangue, oh! come avrei voluto alleggerirlo da pene sì strazianti. E mentre tutto lo compativo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà tiene il potere di dar morte e di dar vita, e siccome la mia Umanità non conosceva altra vita se non che la Vita della mia Volontà Divina, come le colpe si addossavano sopra di Me, così Essa mi faceva sentire una morte distinta per ogni colpa; la mia Umanità gemeva sotto alla pena della morte reale che mi dava la mia Suprema Volontà, ma questa Volontà Divina, sopra a quella stessa morte che mi dava, faceva risorgere la nuova vita di grazia alle creature, sicché, per quanto la creatura possa essere pessima, cattiva, se ha la fortuna di far entrare in lei un’atto di mia Volontà, e fosse anche in punto di morte, essendo Essa Vita, getta il germe della vita nell’anima, onde, possedendo questo germe di vita c’è molto da sperare la salvezza dell’anima, perché la potenza della mia Volontà avrà cura che questo suo atto di vita che ha entrato nell’anima non perisca e si possa convertire in morte, perché la mia Volontà tiene il potere di dar morte, ma Essa e tutti gli atti suoi sono intangibili e non soggetti a nessuna morte. Ora, se un atto solo di mia Volontà contiene il germe della vita, qual non sarà la fortuna di chi non un solo atto, ma continuati atti di mia Volontà abbraccia nell’anima sua? Questa non riceve il solo germe, ma la pienezza della vita e mette al sicuro la sua santità”.

(3) Onde dopo, la mia povera mente si perdeva nel Santo Voler Divino, facendo in Esso i miei soliti atti, mi sembrava che tutto era mio, e come giravo per tutte le cose create per imprimere da per tutto il mio ti amo, la mia adorazione, la mia gloria al mio Creatore, così acquistavo nuova conoscenza di quanto Iddio ha fatto per la creatura e quanto ci ha amato; la Volontà Suprema sembrava che si dilettava nel far conoscere le nuove sorprese del suo amore, affinché potessi seguire i suoi atti per darmi il diritto di possedere ciò ch’è uscito dalla sua creatrice Volontà, e la mia piccolezza si sperdeva nei suoi immensi beni. In questo mentre il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, quando venne alla luce del giorno la mia Mamma Regina, tutti erano rivolti a Lei e come se avessero un solo sguardo, tutte le pupille guardavano Colei che doveva tergere il loro pianto col portarle la Vita del sospirato Redentore, la Creazione tutta stava accentrata in Lei, sentendosi onorata d’ubbidire ai suoi cenni; la Divinità stessa era tutta per Lei e tutta intenta a Lei, per prepararla e formare in Essa, con grazie sorprendenti, lo spazio dove il Verbo Eterno doveva scendere per prendere umana carne; sicché se in Noi non c’era la virtù che mentre operiamo, trattiamo, parliamo, diamo ad una, non omettiamo gli altri, tutti ci avrebbero detto: “Lasciate tutti noi da parte, pensate a questa Vergine, date, accentrate tutto in Lei, affinché faccia venire Colui in cui sono riposte le nostre speranze, la nostra vita, tutto il nostro bene”. Perciò si può chiamare quel tempo in cui venne alla luce del giorno la Sovrana Regina, il tempo della Mamma mia. Ora figlia mia, si può chiamare il tuo tempo, tutti sono rivolti a te, sento la voce di tutti come se fosse una sola, che mi pregano, mi pressano che la mia Volontà riacquisti i suoi dritti divini assoluti su di te, affinché acquistando il suo totale dominio possa riversare in te tutta la pienezza dei beni che aveva stabilito di dare se la creatura non si fosse sottratta dalla sua Volontà. Sicché tutto il Cielo, la Celeste Mamma, gli angeli e santi, tutti sono rivolti a te per il trionfo della mia Volontà, perché la loro gloria in Cielo non sarà completa se la mia Volontà non avrà il suo completo trionfo sulla terra, tutto fu creato per il totale compimento della Suprema Volontà, e fino a tanto che Cielo e terra non ritornano in questo anello dell’Eterno Volere, si sentono come a metà delle opere loro, della loro gioia e beatitudine, perché il Divino Volere non avendo trovato il suo pieno compimento nella Creazione, non può dare ciò che aveva stabilito di dare, cioè, la pienezza dei suoi beni, dei suoi effetti, gioie e felicità che contiene. Ecco perciò tutti sospirano, la mia stessa Volontà è tutta per te ed intende a te, non ti risparmia nulla di grazie, di luce e ciò che ci vuole per formare in te il più grande dei prodigi, qual è il suo compimento ed il suo totale trionfo. Che crederesti tu che sia più prodigio: Che una piccola luce resti rinchiusa nel sole o che il sole resti rinchiuso nella piccola luce?”.

(5) Ed io: “Certo che si renderebbe più prodigioso che la piccola luce rinchiudesse il sole, anzi mi pare impossibile che ciò potesse succedere”.

(6) E Gesù: Ciò che è impossibile alla creatura, è possibile a Dio, la piccola luce è l’anima e la mia Volontà è il sole. Ora, Essa deve tanto dare alla piccola luce, da poter formare di lei un cerchio e la mia Volontà restare rinchiusa in questo cerchio, e siccome la natura della luce è di spandere i suoi raggi ovunque, mentre resterà in trionfo in questo cerchio, spanderà i suoi raggi divini per dare a tutti la Vita della mia Volontà, questo è il prodigio dei prodigi che tutto il Cielo sospira. Perciò dà largo campo alla mia Volontà, né ti opporre in nulla, affinché ciò che fu stabilito da Dio nell’opera della Creazione abbia il suo compimento”.

 

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19-24

Maggio 27, 1926

 

Il Voler Divino involge tutto e tutti nell’unità della sua Luce. Come tutta la

Creazione possiede l’unità, e chi deve vivere nel Voler Divino possiede quest’unità.

 

(1) Stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo, e una luce inaccessibile avvolgeva il mio piccolo essere, e facendomi come presenti tutte le opere del mio Creatore, io avevo un ti amo per ciascuna cosa creata, un moto per ogni moto, e una adorazione e un grazie di riconoscenza per tutta la Creazione; ma però comprendevo ch’era la stessa luce quella che mi somministrava quel ti amo per ogni cosa, quel moto, quella adorazione, io ero solo in preda della luce ed essa mi allargava, m’impiccoliva e faceva della mia piccolezza quello che voleva. Ora, mentre mi trovavo in questo stato, io ero dolente perché non vedevo il mio dolce Gesù, e pensavo tra me: “Gesù mi ha lasciata, ed in questa benedetta luce io non so dove rivolgere i miei passi per ritrovarlo, perché non si vede né dove comincia né dove finisce; oh! luce santa, fammi trovare Colui ch’è tutta la mia vita, il mio bene sommo”. Ma mentre mi sfogavo per il dolore della privazione di Gesù, tutto bontà è uscito da dentro il mio interno, e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché temi? Io non ti lascio, ma è piuttosto il mio Voler Supremo che mi eclissa in te. La luce della mia Volontà è interminabile, infinita, non si trovano i confini, né dove comincia né dove finisce, invece la mia Umanità ha i suoi confini, i suoi limiti, e perciò essendo la mia Umanità più piccola della mia Eterna Volontà, Io resto coinvolto in Essa e come eclissato, e mentre sto con te do il campo d’azione al mio Volere e godo del suo operato divino nella piccolezza dell’anima tua, e preparo una nuova lezione da farti, per farti conoscere sempre più le maraviglie del mio Supremo Volere; perciò quando nuoti in Esso sii certa che sto con te, anzi fo con te ciò che fai tu, e per darle tutto il campo d’azione Io sto in te come nascosto, per godermi i suoi frutti. Onde, tu devi sapere figlia mia, che la vera luce è inseparabile; guarda, anche il sole che sta nell’atmosfera tiene questa prerogativa e possiede l’unità della luce, è tanto compatta insieme la luce nella sua sfera, che non ne perde un atomo, e ad onta che scende nel basso riempiendo di luce tutta la terra, la luce non si divide mai, è tanto compatta in sé stessa, unita, inseparabile, che nulla mai perde della sua luce solare, tanto vero, che tutto insieme spande i suoi raggi, fugando da per tutto dalla terra le tenebre, e tutta insieme ritira la sua luce, non lasciando neppure le tracce dei suoi atomi. Se la luce del sole fosse divisibile, da quanto tempo si sarebbe impoverito di luce e non avrebbe più forza d’illuminare tutta la terra, e si potrebbe dire: “Luce divisa, terra desolata”. Sicché il sole può cantare vittoria e possiede tutta la sua forza e tutti i suoi effetti nell’unità della sua luce, e se la terra riceve tanti mirabili ed innumerevoli effetti, che si può chiamare vita della terra il sole, tutto ne avviene dall’unità della luce che possiede, che da tanti secoli non ha sperduto neppure un atomo di luce da Dio affidatogli, e perciò è sempre trionfante, maestoso e fisso, e sempre stabile a decantare nella sua luce il trionfo e la gloria della luce eterna del suo Creatore. Ora figlia mia, il sole è il simbolo del mio Eterno Volere, e se questo simbolo possiede l’unità della luce, molto più la mia Volontà che non è simbolo, ma la realtà della luce e il sole si può chiamare la sfioritura della luce inaccessibile della mia Volontà, e tu hai visto la sua immensità, e che non si vede un globo di luce come il sole, ma vastità immensa, cui l’occhio umano non può giungere a guardare né dove finisce, né dove incomincia, eppure tutta questa interminabilità di luce è un atto solo dell’Eterno Volere. E’ tanto compatta insieme tutta questa luce increata, che si rende inseparabile, indivisibile, sicché più che sole possiede l’unità eterna, in cui viene fondato il trionfo di Dio e di tutte le nostre opere. Ora, questo trionfo dell’unità del Supremo Volere, il centro della sua sede, del suo trono, è il centro della Trinità Sacrosanta, da questo centro divino partono i suoi raggi fulgidissimi ed investono tutta la patria celeste, e tutti i santi e angeli sono investiti dall’unità del mio Volere e tutti ricevono gli effetti innumerevoli, che rapendoli tutti a sé, forma di loro una sola unità con l’unità suprema della mia Volontà; questi raggi investono la Creazione tutta e formano la sua unità con l’anima che vive nella mia Volontà. Guarda, l’unità di questa luce della mia Volontà che sta nel centro delle Tre Divine Persone, è già affissata in te, sicché una è la luce e l’atto, una è la Volontà. Ora, mentre stai facendo i tuoi atti in questa unità, sono già incorporati a quell’atto solo del centro, e la Divinità è già con te a fare ciò che fai tu, la Mamma Celeste, i santi e angeli e tutta la Creazione, tutti in coro ripetono il tuo atto, e sentono gli effetti della Volontà Suprema. Guarda, ascolta il prodigio non mai visto di quell’atto solo che riempie Cielo e terra, e che la stessa Trinità, unificandosi con la creatura, si mette come primo atto dell’atto della creatura”.

(3) In questo mentre vedevo la luce eterna affissata in me, e sentivo il coro di tutto il Cielo e di tutta la Creazione nel suo muto linguaggio, ma chi può dire tutto, e ciò che comprendevo dell’unità della luce del Supremo Volere? E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogni atto per essere buono e santo, il suo principio deve venire da Dio, ed ecco che l’anima che vive nel mio Volere, nell’unità di questa luce, la sua adorazione, il suo amore, il suo moto e tutto ciò che può fare incomincia dalla Trinità Divina, sicché riceve il principio dei suoi atti da Dio stesso, ed ecco che la sua adorazione, il suo amore, il suo moto, è la stessa adorazione che hanno tra loro le Tre Divine Persone, e lo stesso amore reciproco che regna tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, il suo moto è quel moto eterno che mai cessa e che dà moto a tutti. L’unità di questa luce mette tutto in comune, e ciò che fa Dio fa l’anima, e ciò che fa l’anima fa Dio, Dio per virtù propria, l’anima in virtù dell’unità della luce che l’involge; perciò il prodigio del vivere nel mio Volere è il prodigio di Dio stesso, è prodigio primario, tutti gli altri prodigi, tutte le altre opere, anche buone e sante, restano eclissate, scompariscono innanzi agli atti fatti nell’unità di questa luce. Immaginati il sole, che nell’unità della sua luce spande i suoi raggi invadendo tutta la terra, e le creature che mettessero di fronte alla sfolgorante luce del sole tutte le luci che ci sono nel basso della terra, luce elettrica, luci private, per quante ne vorrebbero mettere, la loro luce resterebbe meschina innanzi al sole, quasi come se non fossero, e nessuno si servirebbe di tutte quelle luci per avere la luce al passo per camminare, alla mano per lavorare, all’occhio per vedere, ma tutti si servirebbero del sole e tutte quelle luci resterebbero oziose, senza far bene a nessuno. Tale sono tutte le altre opere che non sono fatte nell’unità della luce del mio Volere, sono le piccole luci innanzi al gran sole, che quasi non si fa attenzione, ma però quelle luci che stando il sole non servono e non fanno figure, né bene, scomparso il sole acquistano il loro piccolo valore, fanno il loro piccolo bene, sono luce nelle tenebre della notte, servono all’operato dell’uomo, ma non sono mai sole, né possono fare il gran bene che può fare il sole. Eppure lo scopo della Creazione era che avendo uscito tutte le cose da dentro l’unità di questa luce del Fiat Supremo, tutti dovevano restare nell’unità di Esso, solo la creatura non volle conoscere questo scopo, e uscì dall’unità della luce del sole del mio Volere, e si ridusse a mendicare gli effetti di questa luce, quasi come terra che mendica dal sole la vegetazione e lo sviluppo del seme che nasconde nel suo seno; quale dolore figlia mia, quale dolore, da re ridursi mendicante, e mendicare da chi doveva stare a suo servizio”.

(5) Gesù tutto afflitto e dolente ha fatto silenzio, ed io comprendevo tutto il dolore che lo trafiggeva, sentivo in me questo suo dolore, che mi penetrava fin nelle più intime fibre dell’anima mia, ma io volevo a qualunque costo sollevare Gesù, e sono ritornata ai miei soliti atti nell’unità del suo Volere, conoscendo che Lui passa facilmente dal dolore alla gioia quando la mia piccolezza si tuffa nella luce inaccessibile della sua Volontà. Onde Gesù amava insieme con me e l’amore ha rimarginato il suo dolore, e ha ripreso il suo dire:

(6) “Figlia mia, giacché ti sto crescendo nel mio Volere, deh! non volermi mai dare questo dolore sì trafiggente d’uscire dall’unità della luce del Fiat Supremo, promettimi, giurami che sarai sempre la neonata della mia Volontà”.

(7) Ed io: “Amor mio, consolati, io lo prometto, lo giuro, e Tu devi promettermi di tenermi sempre nelle tue braccia ed inabissata nel tuo Volere, né devi mai lasciarmi se vuoi che io sia sempre, sempre, la piccola figlia della tua Volontà, ché io tremo e temo di me stessa, molto più che quanto più Tu parli di questo Voler Supremo, tanto più io sento che non sono buona, e la nullità del mio nulla si fa più sentire”. E Gesù sospirando ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, questo sentire di più il tuo nulla non si oppone al vivere nel mio Volere, anzi è un tuo dovere. Tutte le opere mie sono formate sopra del nulla, e perciò il Tutto può fare quello che vuole. Se il sole avesse ragione e si gli domandasse: “Che fai di bene, quali sono i tuoi effetti, quanta luce e calore contieni?” Risponderebbe: “Io non faccio nulla, so solo che la luce datami da Dio è investita del Voler Supremo, e faccio ciò che vuole, mi stendo dove vuole e produco gli effetti che vuole; e mentre faccio tanto, io resto sempre nulla e tutto fa il Voler Divino in me”. E così tutte le altre opere mie, tutta la gloria loro è di restare nel nulla per dare tutto il campo alla mia Volontà di farla operare. Solo l’uomo volle fare senza la Volontà del suo Creatore, volle far operare il suo nulla, credendosi buono a qualche cosa, ed il Tutto, sentendosi posposto dal nulla, uscì dall’uomo, il quale si ridusse, da superiore a tutti al di sotto di tutti, perciò fa’ che il tuo nulla stia sempre in balia del mio Volere, se vuoi che l’unità della sua luce operi in te e richiami a novella vita lo scopo della Creazione”.

 

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19-25

Maggio 31, 1926

 

Differenza tra chi vive nel Voler Divino e tra chi è rassegnato e

sottoposto. La prima è sole, l’altra è terra che vive degli effetti della luce.

 

(1) La luce del Divino Volere continua a involgermi, e la mia piccola intelligenza, mentre nuota nel mare immenso di questa luce, appena può prendere qualche goccia di luce e qualche piccola fiammella delle tante verità, e conoscenze e felicità che contiene questo mare interminabile dell’Eterno Volere, e molte volte non trovo i vocaboli adatti per mettere su carta quel poco di luce, dico poco in confronto a quel tanto che lascio, perché la mia piccola e povera intelligenza prende per quanto basta a riempirmi, il resto debbo lasciarlo; succede come ad una persona che si tuffa nel mare, lei resta tutta bagnata, l’acqua le scorre da per tutto, forse fin nelle viscere, ma uscendo dal mare, che cosa porta con sé di tutta l’acqua del mare? Pochissimo, e quasi nulla a confronto dell’acqua che vi rimane nel mare; e con l’essere stata nel mare, può dire forse quant’acqua, quante specie di pesci e quantità ci sono nel mare? Certo che no, ma però saprà dire quel poco che ha visto del mare. Tale è la povera anima mia. Onde il mio dolce Gesù, mentre mi trovavo in questa luce è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questa è l’unità della luce della mia Volontà, e affinché tu l’ami sempre più e ti confermi maggiormente in Essa, voglio farti conoscere la gran differenza che c’è tra chi vive nel mio Volere, nell’unità di questa luce, e tra chi si rassegna e si sottopone alla mia Volontà, e per farti ben comprendere ti darò, nel sole che sta nel orizzonte una similitudine: Il sole, stando nella volta dei cieli spande i suoi raggi sulla superficie della terra; guarda, tra terra e sole c’è una specie d’accordo, il sole nel toccare la terra e la terra nel ricevere la luce ed il tocco del sole. Or, la terra col ricevere il tocco della luce sottoponendosi al sole, riceve gli effetti che contiene la luce e questi effetti trasmutano la faccia della terra, la fanno rinverdire, la fioriscono, si sviluppano le piante, maturano i frutti, e tant’altre meraviglie che si veggono sulla faccia della terra, prodotte sempre dagli effetti che contiene la luce solare. Ma il sole, col dare i suoi effetti non dà la sua luce, anzi, geloso ne conserva la sua unità, e gli effetti non sono duraturi, e perciò si vede la povera terra ora tutta fiorita, ora tutta spogliata, quasi ad ogni stagione si cambia, subisce continue mutazioni; se il sole desse alla terra effetti e luce, la terra si cambierebbe in sole e non avrebbe più bisogno di mendicare gli effetti, perché contenendo in sé la luce diveniva padrona della sorgente degli effetti che il sole contiene. Ora, tale è l’anima che si rassegna e si sottopone alla mia Volontà, vive degli effetti che ci sono in Essa, e non possedendo la luce non possiede la sorgente degli effetti che nel Sole dell’Eterno Volere ci sono, e perciò si veggono quasi come terra, ora ricche di virtù, ora povere, e si mutano ad ogni circostanza, molto più che se non sono sempre rassegnate e sottoposte alla mia Volontà, sarebbero come terra che non si vorrebbe far toccare dalla luce del sole, perché se riceve gli effetti è perché si fa toccare dalla sua luce, altrimenti resterebbe squallida, senza produrre un filo d’erba. Tale restò Adamo dopo il peccato, lui perdette l’unità della luce e quindi la sorgente dei beni ed effetti che il Sole della mia Volontà contiene, non sentiva più in sé stesso la pienezza del Sole Divino, non scorgeva più in lui quell’unità della luce che il suo Creatore gli aveva affissato nel fondo dell’anima sua, che comunicandole la sua somiglianza faceva di lui una sua copia fedele. Prima di peccare, possedendo la sorgente dell’unità della luce col suo Creatore, ogni suo piccolo atto era raggio di luce, che invadendo la Creazione tutta andava ad affissarsi nel centro del suo Creatore, portandogli l’amore ed il contraccambio di tutto ciò che era stato fatto per lui in tutta la Creazione; era lui che armonizzava tutto e formava la nota d’accordo tra il Cielo e la terra, ma come si sottrasse dalla mia Volontà, non più i suoi atti come raggi invadevano Cielo e terra, ma si restrinsero quasi come piante e fiori nel piccolo circuito del suo terreno, sicché perdendo l’armonia con tutta la Creazione, diventò la nota scordante di tutto il creato, oh! come scese nel basso e pianse amaramente l’unità della luce perduta, che elevandolo sopra a tutte le cose create faceva di Adamo il piccolo dio della terra.

(3) Ora figlia mia, da quello che ti ho detto puoi comprendere che il vivere nella mia Volontà è possedere la sorgente dell’unità della luce della mia Volontà, con tutta la pienezza degli effetti che in Essa ci sono, sicché sorge in ogni suo atto la luce, l’amore, l’adorazione, eccetera, che costituendosi atto per ogni atto, amore per ogni amore, come luce solare invade tutto, armonizza tutto, accentra tutto in sé, e come fulgido raggio porta al suo Creatore il contraccambio di tutto ciò che ha fatto per tutte le creature e la vera nota d’accordo tra il Cielo e la terra. Qual differenza tra chi possiede la sorgente dei beni che contiene il Sole della mia Volontà, e tra chi vive degli effetti di Essa? Ci sarebbe la differenza che c’è tra il sole e la terra; il sole possiede sempre la pienezza della luce e degli effetti, è sempre sfolgorante e maestoso nella volta dei cieli, né fa bisogno della terra, e mentre tocca tutto, esso è intangibile, non si fa toccare da nessuno, e se qualcuno ardisse anche di fissarlo, con la sua luce lo eclissa, lo acceca e l’atterra. Invece la terra ha bisogno di tutto, si fa toccare, spogliare, e se non fosse per la luce del sole e dei suoi effetti, sarebbe una tetra prigione piena di squallida miseria. Perciò non c’è paragone che regga tra chi vive nella mia Volontà e tra chi si sottopone ad Essa. Sicché l’unità della luce la possedeva Adamo prima di peccare, e non potette più ricuperarla stando in vita; di lui successe come terra che gira intorno al sole, che non essendo fissa, mentre gira si oppone al sole e forma la notte. Ora, per renderlo fermo di nuovo e poter così sostenere l’unità di questa luce, ci voleva un riparatore, e questo doveva essere superiore a lui, ci voleva una forza divina per raddrizzarlo, ecco la necessità della Redenzione.

(4) L’unità di questa luce la possedeva la mia Celeste Mamma, e perciò più che sole può dare luce a tutti, e perciò tra Lei e la Maestà Suprema non ci fu mai notte né ombra alcuna, ma sempre pieno giorno, e perciò in ogni istante quest’unità della luce del mio Volere faceva scorrere in Lei tutta la Vita Divina, che le portava mari di luce, di gioie, di felicità, di cognizioni divine, mari di bellezza, di gloria, d’amore, e Lei, come in trionfo portava al suo Creatore tutti questi mari come suoi, per attestarle il suo amore, la sua adorazione, e per farlo invaghire della sua bellezza, e la Divinità faceva scorrere altri mari nuovi più belli. Lei possedeva tant’amore, che come connaturale poteva amare per tutti, adorare e supplire per tutti, i suoi più piccoli atti fatti nell’unità di questa luce erano superiori ai più grandi atti e a tutti gli atti di tutte le creature insieme, perciò si possono chiamare i sacrifici, le opere, l’amore di tutte le altre creature, piccole fiammelle di fronte al sole, goccioline d’acqua di fronte al mare, al confronto degli atti della Sovrana Regina, e perciò Lei, in virtù dell’unità di questa luce del Supremo Volere, trionfò di tutto e vinse il suo stesso Creatore, e lo fece prigioniero nel suo materno seno. Ah! solo l’unità di questa luce del mio Volere, che possedeva Colei che imperava su tutto, potette formare questo prodigio non mai successo, e che le somministrava gli atti degni di questo Prigioniero Divino.

(5) Adamo, col perdere quest’unità della luce si capovolse e formò la notte, le debolezze, le passioni, per sé, per le generazioni. Questa Vergine eccelsa, col non fare mai la sua volontà stette sempre diritta e di rimpetto al Sole Eterno, e perciò per Lei fu sempre giorno e fece spuntare il giorno del sole di giustizia per tutte le generazioni; se questa Vergine Regina non avesse fatto altro che conservare nel fondo dell’anima sua immacolata l’unità della luce dell’Eterno Volere, avrebbe bastato per ridarci la gloria di tutti, gli atti di tutti ed il contraccambio dell’amore di tutta la Creazione. La Divinità, per mezzo suo, in virtù della mia Volontà, si sentì ritornare le gioie e la felicità che aveva stabilito di ricevere per mezzo della Creazione, perciò Lei si può chiamare la Regina, la Madre, la Fondatrice, la Base e Specchio della mia Volontà, in cui tutti possono rimirarsi per ricevere da Lei la Vita di Essa”.

(6) Dopo ciò io mi sentivo come inzuppata di questa luce e comprendevo il gran prodigio del vivere nell’unità di questa luce del Voler Supremo, ed il mio dolce Gesù, ritornando ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, Adamo nello stato d’innocenza e la mia Mamma Celeste, possedevano l’unità della luce della mia Volontà, non in virtù propria, ma per virtù comunicata da Dio, invece la mia Umanità la possedeva per virtù propria, perché in Essa non solo c’era l’unità della luce del Supremo Volere, ma c’era il Verbo Eterno, e siccome Io sono inseparabile dal Padre e dallo Spirito Santo, successe la vera e perfetta biforcazione, che mentre rimasi in Cielo, scesi nel seno della mia Mamma, ed essendo il Padre e lo Spirito Santo inseparabili da Me, anche Loro vi scesero insieme e nel medesimo tempo restarono nelle altezze dei Cieli”.

(8) Ora, mentre Gesù ciò diceva, a me mi è venuto il dubbio se le Tre Divine Persone avevano sofferto tutte e tre, oppure il solo Verbo, e Gesù ha ripreso il suo dire col dirmi:

(9) “Figlia mia, il Padre e lo Spirito Santo, perché inseparabili da Me, scesero insieme con Me ed Io restai con Loro nei Cieli, ma il compito di soddisfare, di patire e di redimere l’uomo fu preso da Me, Io, Figlio del Padre, presi la parte di rappacificare Dio con l’uomo. La nostra Divinità era intangibile di poter patire la minima pena, fu la mia Umanità che unita con le Tre Divine Persone in modo inseparabile, che dandosi in balia della Divinità pativa pene inaudite, soddisfaceva in modo divino, e siccome la mia Umanità non solo possedeva la pienezza della mia Volontà come virtù propria, ma lo stesso Verbo, e per conseguenza dell’inseparabilità il Padre e lo Spirito Santo, perciò superò in modo più perfetto tanto Adamo innocente quanto la stessa Mamma mia, perché in Loro era grazia, in Me era natura, loro dovevano attingere da Dio la luce, la grazia, la potenza, la bellezza; in Me c’era la fonte che sorgeva luce, bellezza, grazia, eccetera, sicché era tanta la differenza in Me che era natura e nella stessa Mamma mia che era grazia, che Lei restava eclissata innanzi alla mia Umanità. Perciò figlia mia, sii attenta, il tuo Gesù tiene la fonte che sorge e tiene sempre da darti e tu sempre da prendere, per quanto ti possa dire sulla mia Volontà, tengo sempre da dirti, e non ti basterà né la corta vita dell’esilio, né tutta l’eternità a farti conoscere la lunga storia della mia Suprema Volontà, e a numerarti i grandi prodigi che ci sono in Essa”.

 

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19-26

Giugno 6, 1926

 

Gesù vuole il nostro nesso in tutto ciò che ha fatto. Così come Dio ha stabilito

l’epoca ed il tempo della Redenzione, così è per il Regno della sua Volontà.

La Redenzione è mezzo d’aiuto per l’uomo, la Volontà Divina è principio

e fine dell’uomo.

 

(1) Stavo secondo il mio solito facendo i miei atti nella Volontà Suprema, e cercavo di rintracciare tutto ciò che fece il mio Gesù, la mia Mamma Celeste, la Creazione e tutte le creature, ora mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi aiutava a farmi presenti tutti i suoi atti che io omettevo di rintracciare, non avendone la capacità, e Gesù tutto bontà mi faceva presente il suo atto dicendomi:

(2) “Figlia mia, nella mia Volontà tutti i miei atti sono tutti presenti, come schierati fra loro. Guarda, qui ci sono tutti gli atti della mia infanzia, ci sono le mie lacrime, i miei vagiti, c’è pure quando piccolo bambinello, passando dai campi coglievo i fiori; vieni a mettere il tuo ti amo sui fiori che colgo e sulle mie mani che si stendono a coglierli, in quei fiori era te che guardavo, era te che coglievo qual piccolo fiorellino della mia Volontà, non vuoi tu dunque farmi compagnia a tutti i miei atti infantili col tuo amore e col trastullarti meco in questi atti innocenti? Guarda di seguito: C’è quando piccolo bambinello, stanco dal piangere per le anime prendevo brevissimo sonno, ma prima di chiudere gli occhi volevo te per riconciliarmi il sonno, volevo vederti prima baciare le mie lacrime con l’imprimere un tuo ti amo in ogni lacrima e con la nenia del tuo ti amo farmi chiudere gli occhi al sonno, ma mentre dormo non lasciarmi solo, ma aspettami che mi svegli, affinché come hai chiuso il mio sonno, così apra la mia veglia nel tuo ti amo.

(3) Figlia mia, per chi era stabilito di dover vivere nel mio Volere, era inseparabile da Me, e ad onta che tu allora non c’eri, la mia Volontà ti faceva presente e mi ridava la tua compagnia, gli atti tuoi, il tuo ti amo, e sai tu che significa un ti amo nella mia Volontà? Quel ti amo racchiude una felicità eterna, un amore divino, e per la mia infantile età era bastante a felicitarmi e a formare intorno a Me un mare di gioia, bastante a farmi mettere da parte tutte le amarezze che mi davano le creature. Se tu non segui tutti i miei atti ci sarà un vuoto degli atti tuoi nella mia Volontà, ed Io rimarrò isolato senza la tua compagnia, invece voglio il tuo nesso a tutto ciò che ho fatto, perché essendo una la volontà che ci unisce, di conseguenza uno dev’essere l’atto. Ma seguimi ancora, guardami qui, quando nella mia infantile età di due o tre anni Io mi appartavo dalla mia Mamma, ed inginocchio con le braccini aperte in forma di croce pregavo il mio Celeste Padre perché avesse pietà del genero umano, e nelle mie braccini aperte abbracciavo tutte le generazioni; la mia posizione era straziante, così piccino, in ginocchio con le braccini aperte, piangere, pregare, la mia Mamma non avrebbe potuto resistere a vedermi, il suo amore materno che tanto mi amava l’avrebbe fatto soccombere, perciò vieni tu che non hai l’amore della mia Mamma, vieni a sostenermi le braccini, a rasciugarmi le lacrime, metti un tuo ti amo sopra a quel terreno dove poggiavo le mie piccole ginocchia, affinché non mi sia tanto duro, e poi gettati nelle mie braccini affinché ti offra al mio Celeste Padre come figlia della mia Volontà. Fin d’allora Io ti chiamavo, e quando mi vedevo solo, abbandonato da tutti, Io dicevo tra Me: “Se tutti mi lasciano, la neonata della mia Volontà non mi lascerà mai solo”. Perché l’isolamento mi è troppo duro e perciò gli atti miei aspettano i tuoi e la tua compagnia”.

(4) Ma chi può dire tutto ciò che il mio dolce Gesù mi faceva presente di tutti gli atti della sua Vita? Se io volessi dirli tutti, sarei troppo lunga, dovrei empire volumi interi, perciò faccio punto...

(5) Onde, dopo ciò stavo dicendo al mio amabile Gesù: “Amor mio, se tanto ami che la tua Santissima Volontà sia conosciuta e regni col suo pieno dominio in mezzo alle creature, perché quando venisti Tu sulla terra, unito con la tua Mamma Celeste, che come ottenne il sospirato Redentore, così poteva ottenere il sospirato Fiat, non formasti unito alla Redenzione il compimento della tua Santissima Volontà? La vostra presenza visibile avrebbe aiutato, facilitato in modo mirabile il Regno della Suprema Volontà sulla terra; invece, farlo per mezzo di questa creatura povera e meschina ed incapace, mi sembra come se non dovesse avere tutta la gloria ed il totale trionfo”. Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, tutto era stabilito, l’epoca e il tempo, tanto della Redenzione come quello di far conoscere la mia Volontà nella terra, affinché vi regnasse. Era stabilito che la mia Redenzione doveva servire come mezzo di aiuto, Essa non era stata il principio dell’uomo, ma sorse come mezzo dopo che l’uomo si allontanò dal suo principio; invece la mia Volontà fu il principio dell’uomo e la fine in cui deve rinchiudersi, tutte le cose hanno il loro principio dalla mia Volontà e tutto deve ritornare in Essa, e se non tutte nel tempo, nell’eternità nessuno le potrà sfuggire, e perciò, anche per questa ragione, il primato è sempre della mia Volontà. Ora, per formare la Redenzione Io avevo bisogno d’una Madre Vergine, concepita senza l’ombra della macchia originale, perché dovendo prendere umana carne, era decoroso per Me, Verbo Eterno, che non prendessi un sangue infetto per formare la mia Santissima Umanità. Ora, per far conoscere la mia Volontà, perché vi regnasse, non occorre che Io facessi una seconda madre secondo l’ordine naturale, ma piuttosto mi occorre una seconda madre secondo l’ordine della grazia, perché per fare che regnasse la mia Volontà non ho bisogno di un’altra Umanità, ma di dare tale conoscenza di Essa, che allettate dai suoi prodigi, dalla sua bellezza e santità e dal bene grandissimo che le viene alla creatura, possano con tutto amore sottoporsi al suo dominio; e perciò, eleggendoti per la missione del mio Volere, secondo l’ordine naturale ti ho preso dalla stirpe comune, ma per il decoro della mia Volontà, secondo l’ordine della grazia dovevo elevarti tanto, da non restare nell’anima tua nessun’ombra infetta, per la quale la mia Volontà potesse sentire ritrosia di regnare in te. Come ci voleva il sangue puro dell’Immacolata Vergine per formare la mia Umanità, per poter redimere l’uomo, così ci voleva la purezza, la candidezza, la santità, la bellezza dell’anima tua per poter formare in te la Vita della mia Volontà; e come col formare la mia Umanità nel seno della mia Mamma, questa Umanità si diede a tutti, s’intende quelli che mi vogliono, come mezzo di salvezza, di luce, di santità, così questa Vita della mia Volontà formata in te si darà a tutti per farsi conoscere e prendere il suo dominio. Se avessi voluto liberarti dalla macchia d’origine, come alla mia Celeste Mamma, per fare che la mia Volontà prendesse vita in te, nessuno si avrebbe dato pensiero che il mio Volere regnasse in loro, avrebbero detto: Bisogna essere una seconda Madre di Gesù, tenere i suoi privilegi per far regnare la Vita della Volontà Suprema in noi”. Invece col conoscere che sei della stirpe loro, concepita come loro, volendolo, potranno anche loro, aiutandosi con il loro buon volere a conoscere la Volontà Suprema, quel che devono fare per farla regnare in loro, il bene che le viene, la felicità terrestre e celeste preparata in modo distinto per coloro che faranno regnare la mia Volontà. La mia Redenzione doveva servire come piantarvi l’albero della mia Volontà, il quale innaffiato col mio sangue, coltivato e zappato coi miei sudori e pene inaudite, concimato coi sacramenti, doveva prima far sviluppare l’albero, poi far nascere i fiori, ed in fine far maturare i frutti celesti della mia Volontà. E per far maturare questi frutti preziosi non bastava il corso dei miei trentatre anni, né le creature erano preparate, disposte per prendere un cibo così delicato che davo, tutto di Cielo, e perciò mi contentai di piantarvi l’albero, lasciando tutti i mezzi possibili per farlo crescere bello e gigantesco, e a tempo opportuno, quando i frutti stanno per maturare e affinché siano colti, ho scelto te in modo tutto speciale per farti conoscere il bene che contiene, e come voglio innalzare di nuovo la creatura alla sua origine, e che mettendo da banda la sua volontà, causa perché scese dal suo stato felice, mangerà di questi frutti preziosi, i quali li daranno tanto gusto, da servire come toglierli tutta l’infezione delle passioni e del proprio volere, e restituire il dominio alla mia Volontà. Essa, abbracciando tutto dentro d’un solo amplesso, unirà tutto insieme, Creazione, Redenzione e compimento dello scopo per cui tutte le cose furono create, cioè che la mia Volontà sia conosciuta, amata e compita come in Cielo così in terra”.

(7) “Ed io: “Gesù, amor mio, quanto più tu dici, tanto più sento il peso della mia piccolezza, e temo che possa essere d’ostacolo al Regno della tua Volontà sulla terra. Oh! se Tu e la mia Mamma l’aveste fatto direttamente stando in terra, il tuo Volere avrebbe avuto il suo pieno effetto”. E Gesù interrompendo il mio dire ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, il nostro compito fu pienamente compiuto, sii tu attenta a compire il tuo. Questo è compito tuo, molto più che Io e la Sovrana Regina siamo intangibili dalle pene, siamo in stato d’impassibilità e di gloria completa, e perciò le pene non possono avere più che ci fare con Noi; tu invece hai in aiuto le pene per impetrare il Fiat Supremo, nuove conoscenze, nuove grazie, ed Io, ad onta che sono in Cielo, starò nascosto in te per formare il Regno alla mia Volontà. La mia potenza è sempre quella, con lo stare in Cielo posso fare quello che avrei fatto stando visibile sulla terra, quando Io voglio e la creatura si presta dandosi tutta in preda del mio Volere, Io la investo e le faccio fare quello che dovrei fare Io stesso. Perciò sii attenta e bada al tuo compito”.

 

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19-27

Giugno 15, 1926

 

Come la conoscenza diede vita ai frutti della

Redenzione, così darà vita ai frutti della Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo tutta piena di difetti, specie per la grande ripugnanza che sento quando si tratta di scrivere le cose intime tra me e Nostro Signore, è tanto il peso che sento, che non so che farei per non farlo, e siccome l’ubbidienza di chi è sopra di me s’impone, io vorrei contrastare, vorrei dire le mie ragioni per non farlo, ma però finisco sempre col cedere. Onde, avendo passato un contrasto simile mi sentivo piena di difetti e tutta cattiva, perciò nel venire il benedetto Gesù gli ho detto:

(2) “Gesù, vita mia, abbiate pietà di me, guardami come sono piena di difetti e quanta cattiveria c’è in me”.

(3) E Lui, tutto bontà e tenerezza mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non temere, ci sono Io che ti vigilo e sto a custodia dell’anima tua, affinché il peccato, anche minimo, non entri nell’anima tua, e dove tu o altri veggono difetti e cattiverie in te, Io non ne trovo, piuttosto veggo che il tuo nulla sente il peso del Tutto, perché quanto più ti elevo intimamente a Me e ti faccio conoscere ciò che vuol fare il Tutto del tuo nulla, tanto più tu senti la tua nullità, e quasi spaventata, schiacciata sotto al Tutto vorresti sfuggire di manifestare e molto meno scrivere su carta ciò che il Tutto vuol fare di questo nulla, molto più che per quanta ritrosia tu senti, Io vinco sempre e ti faccio fare quello che voglio. Ciò successe anche alla mia Mamma Celeste quando le fu detto: “Ti saluto Maria, piena di grazia, tu concepirai il Figlio di Dio”. Essa nel sentire ciò si spaventò, tremò e disse: “Come può ciò avvenire?” Ma finì col dire: “Fiat Mihi secundum verbum tuum”. Lei sentì tutto il peso del Tutto sopra del suo nulla e naturalmente si spaventò. Sicché quando ti manifesto ciò che voglio fare di te ed il tuo nulla si spaventa, veggo ripetere lo spavento della Sovrana Regina, ed Io, compatendoti, sollevo il tuo nulla, lo rafforzo, affinché possa resistere a sostenere il Tutto. Perciò non ti dar pensiero di ciò, ma pensa piuttosto a far operare il Tutto in te”.

(5) Onde, dopo ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo, abbracciando tutto e tutti per poter portare al mio Creatore gli atti di tutti come un atto solo, ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e abbracciando insieme con me tutto, si univa con me, facendo ciò che facevo io, e poi tutto amore mi ha detto:

(6) “Figlia mia, amo tanto gli atti fatti nel mio Volere, che Io stesso prendo l’impegno di custodirli nell’unità della mia luce suprema, in modo da renderli inseparabili da Me e dagli stessi atti miei. Se tu sapessi come sono geloso di questi atti, come mi glorificano in modo tutto divino, si può dire che ciascuno di questi atti è una nuova festa che s’inizia in tutta la Creazione ed in tutta la Patria Celeste; dovunque si trova la mia Volontà, questi atti, scorrendo in Essa come raggio di luce, portano nuove gioie, feste e felicità, questi atti sono le gioie, la festa e la felicità che forma la creatura nella Volontà del suo Creatore, e ti par poco che la creatura possa formare e portare la festa, la gioia, la felicità al suo Creatore e dovunque potesse regnare la nostra Volontà? Ciò successe per la mia Mamma Regina, Essa, ché operò sempre nell’unità della luce del Voler Supremo, tutti i suoi atti, l’ufficio di madre, i diritti di regina restarono inseparabili dal suo Creatore, tanto vero, che la Divinità, quando sprigiona gli atti della beatitudine per felicitare tutta la Patria Celeste, sprigiona insieme tutti gli atti della Mamma Celeste, sicché tutti i santi si sentono investiti non solo delle nostre gioie e beatitudini, ma restano anche investiti dell’amore materno della Madre loro, della gloria della loro Regina e di tutti i suoi atti convertiti in gioie per tutta la Celeste Gerusalemme, sicché tutte le fibre del suo cuore materno amano con amore di madre tutti i figli della Patria Celeste, e fa parte a tutti le gioie di Madre, e la gloria di Regina. Sicché Essa fu Madre d’amore e di dolore in terra per i suoi figli, che le costarono tanto, quanto le costò la Vita del suo Figlio Dio, ed in virtù dell’unità della luce del Voler Supremo che possedeva, i suoi atti rimasero inseparabili coi nostri; è Madre in Cielo d’amore, di gioie e di gloria per tutti i suoi figli celesti, sicché tutti i santi hanno un amore maggiore, gloria e gioie di più per virtù della loro Madre e Sovrana Regina. Perciò amo tanto chi vive nella mia Volontà, che Io mi abbasso fino a lei per fare insieme ciò che essa fa, per innalzarla fino nel seno dell’Eterno, per far fare uno l’atto suo col suo Creatore”.

(7) Dopo ciò sono rimasta a pensare alla benedetta Volontà di Dio e molte cose giravano nella mia mente, che non è necessario dirle sulla carta, ed il mio dolce Gesù, ritornando ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, il trionfo della mia Volontà è connesso con la Creazione e con la Redenzione, si può chiamare trionfo unico; e siccome una donna fu causa della rovina dell’uomo, dopo quattromila anni una Vergine Donna fu causa, che facendo nascere da Lei la mia Umanità unita al Verbo Eterno, ridonò il rimedio alla rovina dell’uomo caduto. Ora il rimedio dell’uomo è formato, deve restare solo la mia Volontà senza il suo pieno compimento, mentre Essa tiene il suo atto primo tanto nella Creazione quanto nella Redenzione? Ecco perciò dopo altre duemila anni abbiamo scelto un’altra vergine come trionfo e compimento della nostra Volontà. Sicché Essa, formando il suo Regno nell’anima tua e facendosi conoscere, con la sua conoscenza ti ha dato la mano per elevarti a vivere nell’unità della sua luce, in modo da formare la tua vita in Essa e la Volontà Divina di formare la sua Vita in te, e avendo formato in te il suo dominio, forma il connesso come comunicare il suo dominio alle altre creature; e come col scendere il Verbo nel seno dell’Immacolata Vergine non rimase per Lei sola, ma formai il connesso di comunicazione per le creature e mi diedi a tutti e per rimedio di tutti, così succederà di te, ché con l’aver formato in te il suo Regno, il mio Supremo Volere forma le comunicazioni per farsi conoscere alle creature, tutto ciò che ti ho detto su di Esso, le conoscenze che ti ho dato, il modo ed il come del vivere nel mio Volere, il farti conoscere come vuole, sospira che l’uomo ritorni nelle sue braccia, che rientri nel suo principio del Voler Eterno donde ne uscì, sono tutte vie di comunicazioni, vincoli d’unione, trasmissione di luce, venticello per farli respirare l’aria della mia Volontà, e quindi disinfettare l’aria della volontà umana, e vento impetuoso da espugnare e sradicare le volontà più ribelli. Ogni conoscenza che ti ho dato sulla mia Volontà contiene una potenza creatrice, ed il tutto sta nel uscirle fuori queste conoscenze, che la potenza che contengono saprà far breccia nei cuori per sottoporli al suo dominio; non successe forse lo stesso nella Redenzione? Fino a tanto che stetti con la mia Mamma nella vita nascosta di Nazaret, tutto taceva intorno a Me, sebbene questo mio nascondimento insieme con la Celeste Regina servì mirabilmente per formare la sostanza della Redenzione e potermi annunziare che già stavo in mezzo a loro, ma quando i frutti di Essa si comunicarono in mezzo ai popoli? Quando uscii in pubblico, mi feci conoscere, gli parlai con la potenza della mia parola creatrice, e come tutto ciò che Io feci e dissi si divulgò e si divulga tuttora in mezzo ai popoli, così i frutti della Redenzione ebbero ed hanno i loro effetti. Certo figlia mia, se nessuno avesse conosciuto che Io fossi venuto sulla terra, la Redenzione sarebbe stata una cosa morta per le creature e senza effetti, sicché la conoscenza ha dato la vita ai frutti di Essa. Così sarà della mia Volontà, la conoscenza darà la vita ai frutti della mia Volontà e perciò ho voluto rinnovare ciò che feci nella Redenzione, di scegliere un’altra vergine, di starmi con lei nascosto per quarant’anni e più, segregandola da tutti come dentro d’una nuova Nazaret, per essere libero con lei di dire tutta la storia, i prodigi, i beni che ci sono in Essa, e così poter formare in te la Vita della mia Volontà. E siccome insieme con Me e con la Mamma mia scelsi san Giuseppe insieme con Noi, come nostro cooperatore, tutore e vigile sentinella di Me e della Sovrana Regina, così ho messo vicino a te la vigile assistenza dei miei ministri come cooperatori, tutori e depositari delle conoscenze, beni e prodigi che ci sono nella mia Volontà; e come Essa vuol stabilire il suo Regno in mezzo ai popoli, voglio per mezzo tuo deporre nei miei ministri questa dottrina celeste come nuovi apostoli, affinché prima formi con loro l’anello di congiunzione con la mia Volontà, e poi la trasmettano in mezzo ai popoli. Se ciò non fosse o non dovesse essere, non avrei tanto insistito nel farti scrivere, né avrei permesso la venuta giornaliera del sacerdote, ma avrei lasciato tutto il mio operato tra Me e te. Perciò sii attenta e lasciami libero in te di fare quello che voglio”.

(9) Ora, chi può dire come sono restata confusa a questo parlare di Gesù? Sono restata muta e dal fondo del mio cuore ripetevo Fiat, Fiat, Fiat.

 

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19-28

Giugno 20, 1926

 

“Ecce Homo”. Gesù sentì tante morte per quanti gridarono “crocifiggilo”.

Chi vive della Divina Volontà prende il frutto delle pene di Gesù. L’ideale

di Gesù nella Creazione era il Regno della sua Volontà nell’anima.

 

(1) Dopo aver passato giorni amarissimi per la privazione del mio dolce Gesù, mi sentivo che non ne potevo più, io gemevo sotto d’un torchio che mi stritolava anima e corpo, e sospiravo la mia Patria Celeste, dove neppure per un istante sarei restata priva di Colui ch’è tutta la mia vita ed il mio sommo e unico bene. Onde, quando mi sono ridotta agli estremi senza di Gesù, mi sono sentita tutta riempire di Lui, in modo che io restavo come un velo che lo copriva; e siccome io stavo pensando e accompagnandolo nelle pene della sua Passione, specie nell’atto quando Pilato lo mostrò al popolo dicendo “Ecce Homo”, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come Pilato disse “Ecce Homo”, tutti gridarono: “Crocifiggilo, crocifiggilo, lo vogliamo morto”. Anche il mio stesso Padre Celeste e la mia inseparabile e trafitta Mamma, e non solo quelli ch’erano presenti, ma tutti gli assenti e tutte le generazioni passate e future; e se qualcuno non lo disse con la parola, lo disse coi fatti, perché non ci fu uno solo che disse che mi volevano vivo, ed il tacere è conferma di ciò che vogliono gli altri. Questo grido di morte di tutti fu per Me dolorosissimo, Io sentivo tante morti per quante persone gridarono “crocifiggilo”, mi sentii come affogato di pene e di morte, molto più ché vedevo che ciascuna mia morte non portava a ciascuno la vita, e quelli che ricevevano la vita per causa della morte mia non ricevevano tutto il frutto completo della mia Passione e morte. Fu tanto il mio dolore, che la mia Umanità gemente stava per soccombere e dare l’ultimo respiro, ma mentre morivo, la mia Volontà Suprema con la sua onniveggenza fece presenti alla mia Umanità morente tutti quelli che avrebbero fatto regnare in loro, con dominio assoluto, l’Eterno Volere, i quali avrebbero preso il frutto completo della Passione e morte mia, tra i quali stava a capo la mia cara Madre, Essa prese tutto il deposito di tutti i miei beni e dei frutti che ci sono nella mia Vita, Passione e Morte, neppure un mio respiro fece andare sperduto, e che non ne custodisse il prezioso frutto, e da Lei dovevano essere trasmessi alla piccola neonata della mia Volontà e a tutti quelli in cui il Supremo Volere avrebbe avuto la sua Vita ed il suo Regno. Quando la mia Umanità spirante vide messo in salvo e assicurato il frutto completo della mia Vita, Passione e Morte, potette riprendere e continuare il corso della dolorosa Passione. Sicché è solo la mia Volontà che porta tutta la pienezza dei miei beni ed il frutto completo che c’è nella Creazione, Redenzione e Santificazione. Dove Essa regna, le opere nostre sono tutte piene di vita, nessuna cosa è a metà o incompleta, invece dove Essa non regna, ancorché ci fosse qualche virtù, tutto è miseria, tutto incompleto, e se producono qualche frutto, è acerbo e senza maturazione, e se prendono i frutti della mia Redenzione, li prendono con misura e senza abbondanza, e perciò crescono deboli, malati e febbricitanti, e perciò, se fanno qualche poco di bene, lo fanno stentato e si sentono schiacciare sotto il peso di quel poco di bene che fanno; invece la mia Volontà svuota la volontà umana e vi mette in quel vuoto la forza divina e la vita del bene, e perciò chi la fa regnare in essa fa il bene senza stento, e la vita che contiene la porta ad operare il bene con una forza irresistibile; dunque la mia Umanità trovò la vita nella mia Passione e Morte, ed in chi doveva regnare la mia Volontà, e perciò la Creazione e la Redenzione saranno sempre incomplete, fino a tanto che la mia Volontà non avrà il suo Regno nelle anime”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo, ed il mio dolce Gesù, uscendo da dentro il mio interno seguiva col suo sguardo tutto ciò che io facevo, e siccome vedeva che tutti gli atti miei s’immedesimavano con i suoi, ed in virtù del Voler Supremo facevano la stessa via degli atti suoi e ripetevano lo stesso bene e la stessa gloria al nostro Padre Celeste, preso da enfasi d’amore mi ha stretto al suo cuore e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, sebbene sei piccola e neonata nella mia Volontà e vivi nel Regno del mio Volere, la tua piccolezza è il mio trionfo e quando ti veggo operare in Esso, Io mi trovo nel Regno della mia Volontà come un re che ha sostenuto una lunga guerra, e siccome il suo ideale era la vittoria, nel vedersi vittorioso si sente rinfrancato della sanguinosa battaglia, degli stenti sofferti e delle ferite tuttora impresse nella sua persona, ed il suo trionfo viene formato nel vedersi circondato dalle conquiste che ha fatto. Il re vuol guardare tutto, il suo sguardo vuol bearsi del Regno conquistato, e trionfante sorride e fa festa. Tale sono Io, il mio ideale nella Creazione era il Regno della mia Volontà nell’anima della creatura; il mio primo scopo era di fare dell’uomo altrettante immagini della Trinità Divina in virtù del compimento della mia Volontà su di lui, ma l’uomo sottraendosi da Essa, Io perdetti il mio Regno in lui e per ben seimila anni ho dovuto sostenere una lunga battaglia, ma per quanto lunga, non ho smesso il mio ideale né il mio primo scopo, né lo smetterò, e se venni nella Redenzione, venni per realizzare il mio ideale ed il mio primo scopo, cioè il Regno della mia Volontà nelle anime, tanto vero, che per venire formai il mio primo Regno del Voler Supremo nel cuore della mia Immacolata Mamma, fuori del mio Regno mai sarei venuto sulla terra; onde soffrii stenti e pene, restai ferito ed infine ucciso, ma il Regno della mia Volontà non fu realizzato, gettai le fondamenta, vi feci dei preparativi, ma la battaglia sanguinosa tra la volontà umana e la Divina ha continuato ancora. Ora mia piccola figlia, quando ti veggo operare nel Regno della mia Volontà, e come operi, il Regno di Essa si stabilisce sempre più in te, Io mi sento vittorioso della mia lunga battaglia e tutto si atteggia intorno a Me a trionfo e a festa, le mie pene, gli stenti, le ferite, mi sorridono, e la mia stessa morte mi ridona la vita della mia Volontà in te. Sicché Io mi sento vittorioso della Creazione, della Redenzione, anzi, esse servono per formare i lunghi giri alla neonata della mia Volontà, i rapidi voli, le interminabili passeggiate nel Regno della mia Volontà, ed Io perciò ne meno trionfo, e beandomi seguo col mio sguardo tutti i passi e atti della mia piccola figlia. Vedi, tutti hanno il loro ideale, e quando lo realizzano, allora ne sono contenti, anche il piccolo bambino ha il suo ideale di attaccarsi al petto della mamma, e mentre piange e singhiozza, solo che la mamma le apra il seno, il bambino cessa dal piangere, si atteggia a sorriso e slanciandosi si attacca al petto della mamma e vittorioso succhia, succhia fino a saziarsi, e mentre succhia, trionfante prende il suo dolce sonno; tale sono Io, dopo lungo pianto, quando veggo il seno dell’anima che mi apre le porte per dar luogo al Regno della Volontà Suprema, le mie lacrime si arrestano e slanciandomi al suo seno mi attacco a lei, e succhiando il suo amore ed i frutti del Regno del mio Volere, prendo il mio dolce sonno e vittorioso mi riposo. Fino al piccolo uccellino, il suo ideale è il seme, e quando lo vede batte le ali, corre, si precipita sul seme e vittorioso lo imbecca e trionfante riprende il suo volo; tale sono Io, volo e rivolo, giro e rigiro per formare il Regno della mia Volontà nell’anima, affinché essa mi formi il seme per cibarmi, perché Io non uso altro cibo che solo quello che viene formato nel mio Regno, e quando veggo questo seme celeste, più che uccellino Io volo per farne mio cibo. Sicché il tutto sta nel compire, ciascuno, il suo ideale che si ha prefisso; ecco perché quando ti veggo operare nel Regno della mia Volontà, veggo il mio ideale realizzato e mi sento ricambiato dell’opera della Creazione e Redenzione ed il trionfo della mia Volontà in te stabilito. Perciò sii attenta e fa’ che la vittoria del tuo Gesù sia in te permanente”.

(5) Onde dopo ciò, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e tutto tenerezza mi ha detto:

(6) “Figlia mia, dimmi, e il tuo ideale, il tuo scopo, qual’è?

(7) Ed io: “Amor mio, Gesù, il mio ideale è di compiere la tua Volontà, e tutto il mio scopo è di giungere a che nessun pensiero, parola, palpito e opera mai esca fuori dal Regno della tua Suprema Volontà, anzi, in Essa siano concepiti, nutriti cresciuti e formino la loro vita, e se occorre, anche la loro morte, sebbene so che nel tuo Volere nessun atto muore, ma nato una volta vivono eternamente, sicché, è il Regno del tuo Volere nella povera anima mia che sospiro, e questo è tutto il mio ideale ed il primo e ultimo mio scopo”. E Gesù, tutto amore e facendo festa mi ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, sicché il mio ideale ed il tuo è tutt’uno, quindi unico il nostro scopo, bravo, bravo alla figlia della mia Volontà! E siccome l’ideale tuo e mio è tutt’uno, anche tu hai sostenuto la battaglia di lunghi anni per conquistare il Regno della mia Volontà, hai dovuto sostenere pene, privazioni, e sei stata fin prigioniera nella tua stanzetta, legata nel tuo piccolo letto, per conquistare quel Regno da Me e da te tanto voluto e sospirato; a tutti e due ci è costato assai, e ora siamo tutti e due trionfatori e conquistatori, sicché anche tu sei la piccola reginetta nel Regno della mia Volontà, e sebbene piccola, sei sempre regina, perché sei la figlia del gran Re, del nostro Padre Celeste; perciò, come conquistatrice di sì gran Regno prendi possesso di tutta la Creazione, di tutta la Redenzione e di tutto il Cielo, tutto è tuo, perché dovunque regna la mia Volontà integra e permanente si stendono i tuoi diritti di possesso, tutti ti aspettano per darti gli onori che conviene alla tua vittoria.

(9) Anche tu sei la piccola bambina, che hai tanto pianto e sospirato il tuo Gesù, e non appena vistomi, le tue lacrime si sono arrestate, e slanciandoti nel mio seno ti sei attaccata al mio petto e vittoriosa hai succhiato la mia Volontà ed il mio amore, e come in trionfo hai preso riposo nelle mie stesse braccia, ed Io ti cullavo perché fosse più lungo il tuo sonno e così potermi godere la mia neonata nelle mie stesse braccia, e trionfante estendevo in te il Regno della mia Volontà. Come pure sei la piccola colombina che hai girato e rigirato intorno a Me, e come Io ti parlavo del mio Volere, ti manifestavo le conoscenze di Esso, i suoi beni ed i suoi prodigi e fino il suo dolore, tu battevi le ali e precipitandoti sopra i tanti semi che Io ti mettevo davanti, tu l’imbeccavi e trionfante riprendevi il tuo volo intorno a Me, aspettando altri semi del mio Volere che Io ti mettessi d’avanti, e tu, imbeccandoli, ti nutrivi e vittoriosa riprendevi il tuo volo, manifestando il Regno della mia Volontà. Sicché le mie prerogative sono le tue, il mio Regno e il tuo è uno solo, abbiamo sofferto insieme, è giusto che insieme godiamo le nostre conquiste”.

(10) Io sono restata sorpresa nel sentire ciò e pensavo tra me: “Ma è proprio vero che nella povera anima mia c’è questo Regno della Volontà Suprema?” E mi sentivo tutta confusa, e se ciò ho scritto, l’ho scritto per obbedire, ma mentre scrivo Gesù mi ha sorpreso, e uscendo da dentro il mio interno ha gettato le sue braccia al mio collo stringendomi forte, forte, tanto che non ho potuto più scrivere, perché la mia povera testa non era più in me, ma Gesù, subito mi è scomparso ed io riprendo a scrivere. Quindi, mentre io temevo mi ha detto Gesù:

(11) “Figlia mia, la mia Mamma Celeste potette darmi agli altri perché mi concepì in Sé stessa, mi crebbe e mi nutrì. Nessuno può dare ciò che non tiene, e se mi diede alle altre creature era perché mi possedeva. Ora, mai ti avrei detto tanto sul mio Volere se non volessi formare in te il suo Regno, né tu l’avresti amato tanto se non fosse tuo; le cose che non sono proprie si tengono a malincuore e danno fastidio e peso, e se non avresti tenuto in te la fonte che sorge del Regno del mio Volere, non avresti saputo ridire ciò che ti ho detto né metterlo su carta, mancandoti il possesso ti mancherebbe la luce e l’amore di manifestarlo, sicché se il sole splende in te e coi suoi raggi t’imbocca le parole, le conoscenze ed il come vuole regnare, è segno che lo possiedi, e perciò il tuo compito è di farlo conoscere, come fu compito della Sovrana Regina di farmi conoscere e di darmi per la salvezza di tutti”.

 

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19-29

Giugno 21, 1926

 

San Luigi fu un fiore che sbocciò dall’Umanità di Nostro Signore, brillantato

dai raggi del Divino Volere. Le anime che possederanno il Regno della

Divina Volontà, terranno la loro radice nel Sole di Essa.

 

(1) Questa mattina, avendo fatto la santa comunione, secondo il mio solito l’ho fatto nella Santissima Volontà di Dio, offerendola al mio caro San Luigi, non solo la comunione ma tutti i beni che ci sono nella Santissima Volontà di Dio per sua gloria accidentale. Ora, mentre ciò facevo, vedevo che tutti i beni che ci sono nel Voler Supremo, come tanti raggi di luce, raggi di bellezza e variopinti colori inondavano il caro santo, dandogli una gloria infinita, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Luigi è un fiore e un santo sbocciato dalla terra della mia Umanità e brillantato ai riverberi dei raggi del Sole della mia Volontà; perché la mia Umanità, sebbene santa, pura, nobile e unita ipostaticamente al Verbo, ma era terra, e Luigi, più che fiore sbocciò dalla mia Umanità puro, santo, nobile, possedendo la radice del puro amore, in modo che si può vedere in ogni foglia del suo fiore scritto amore; ma quello che lo rende più bello e smagliante sono i raggi del mio Volere, ai quali era sempre sottoposto, i quali raggi davano tanto di sviluppo a questo fiore, da renderlo singolare in terra ed in Cielo. Ora figlia mia, se Luigi è tanto bello perché sbocciò dalla mia Umanità, che sarà di te e di tutti quelli che possederanno il Regno della mia Volontà? Questi fiori non sbocceranno dalla mia Umanità, ma terranno la loro radice nel Sole della mia Volontà, in Essa viene formato il fiore della loro vita, crescono e sbocciano nello stesso Sole del mio Volere, che geloso di questi fiori li terrà eclissati nella sua stessa luce. Questi fiori, in ogni foglia si vedrà scritto tutte le specialità delle qualità divine, saranno l’incanto di tutto il Cielo e tutti riconosceranno in loro l’opera completa del loro Creatore”.

(3) Ma mentre ciò diceva, il mio dolce Gesù si apriva il suo petto e faceva vedere dentro un Sole immenso, nel quale doveva piantare tutti questi fiori, ed era tanto il suo amore e gelosia verso di essi, che non doveva farli sbocciare fuori della sua Umanità, ma al di dentro di Lui stesso.

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19-30

Giugno 26, 1926

 

Chi possiede il Regno della Divina Volontà opera

in modo universale e possederà la gloria universale.

 

(1) Stavo secondo il mio solito, facendo i miei soliti atti nel Voler Supremo, cioè, abbracciando tutto, Creazione e Redenzione e tutti, per poter ridare al mio Creatore il ricambio dell’amore e della gloria che tutti le devono, ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la piccola figlia della mia Volontà non solo deve pensare e occuparsi in come difendere i diritti universali del suo Creatore, ricambiarlo dell’amore e della gloria che tutti gli devono come se fossero uno solo, in modo che tutto deve trovare in lei, perché la nostra Volontà coinvolge tutto e tutti, e chi in Essa vive possiede i modi universali, perciò tutto può darci e di tutto possiamo rifarci; ma come figlia nostra deve difendere i diritti della Sovrana Regina, Lei operò in modo universale e perciò ebbe un amore, una gloria, una prece, una riparazione, un dolore per il suo Creatore, e per tutti e per ciascuna creatura, Lei non si fece sfuggire nessun atto che le creature dovevano al loro Creatore, e rinchiudendo tutti nel suo materno cuore, amava in modo universale a tutti e ciascuno, sicché in Lei trovammo tutta la nostra gloria, non ci negò nulla, non solo quello che spettava a Lei direttamente di darci, ma ci diede quello che le altre creature ci negarono, e per farla da Madre magnanima, amantissima, che si sviscera per suoi propri figli, generò tutti nel suo cuore dolente; ogni fibra di esso era un dolore trafiggente in cui dava la vita a ciascun suo figlio, fino a giungere al colpo fatale della morte del suo Figlio Dio, il dolore di questa morte mise il suggello della rigenerazione della vita ai novelli figli di questa Madre dolente.

(3) Ora, una Vergine Regina, che tanto ci ha amato, difese tutti i nostri diritti, una Madre sì tenera che ebbe amore e dolori per tutti, merita che la nostra piccola neonata del nostro Supremo Volere l’ami per tutti, la ricambi di tutto, e abbracciando tutti i suoi atti nel nostro Volere, vi metti il tuo unito al suo, perché Essa è inseparabile da Noi, la gloria sua è nostra, la nostra è la sua, molto più che il nostro Volere mette tutto in comune”.

(4) Ond’io sono rimasta, nel sentire ciò, un po’ confusa, e come non sapessi fare ciò che Gesù mi diceva, e lo pregavo che mi desse la capacità di farlo, e Gesù, riprendendo il suo dire mi ha detto:

(5) “Figlia mia, il mio Volere contiene tutto, e come geloso conserva tutti gli atti suoi come se fossero uno solo, così conserva tutti gli atti della Sovrana Regina come se fossero tutti suoi, perché tutto fece in Esso; quindi, il mio stesso Volere te li farà presente. Ora, tu devi sapere che chi ha fatto bene a tutti e ha amato tutti e ha operato in modo universale per Dio e per tutti, tiene i diritti, e con giustizia, su tutto e sopra di tutti. L’operare in modo universale è il modo divino, e la mia Mamma Celeste potette operare coi modi del suo Creatore perché possedeva il Regno della nostra Volontà, ora Lei, avendo operato nel nostro Volere Supremo tiene i diritti dei possedimenti che formò nel nostro Regno, e chi altro la potrà contraccambiare se non chi vive nello stesso Regno? Perché solo in questo Regno c’è l’operato universale, l’amore che tutti ama, che tutto abbraccia e nulla sfugge. Ma tu devi sapere che chi possiede il Regno della mia Volontà in terra, tiene diritto alla gloria universale in Cielo, e questo in modo connaturale e semplice; la mia Volontà abbraccia tutto e coinvolge tutti, sicché chi la possiede, da essa escono tutti i beni uniti alla gloria che questi beni contengono, e mentre esce da lei la gloria universale, la riceve; e ti par poco possedere la gloria universale nella Patria Celeste? Perciò sii attenta, il Regno del Supremo Volere è ricchissimo, ci sono le monete che sorgono, perciò tutti aspettano da te, anche la mia Mamma vuole il ricambio dell’amore universale che ebbe per tutte le generazioni. E tu, per ricambio, nella Patria Celeste ti toccherà la gloria universale, solo retaggio di chi avrà posseduto il Regno della mia Volontà sulla terra”.

 

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19-31

Giugno 29, 1926

 

Ciascuna cosa creata contiene un’immagine delle qualità Divina,

e la Divina Volontà glorifica queste qualità in ciascuna cosa creata.

 

(1) Dopo aver passato giorni amarissimi di privazioni, il mio amato Gesù per rinfrancarmi, nel venire si è trattenuto parecchie ore, si faceva vedere d’età giovanissimo, d’una bellezza rara che rapiva, si è seduto sul mio letto a me vicino, dicendomi:

(2) “Figlia mia, lo so, lo so che tu non puoi stare senza di Me, perché Io sono per te più che la tua stessa vita, sicché se Io non ci venissi ti mancherebbe la sostanza della vita, e poi teniamo da fare tante cose insieme nel Regno della Volontà Suprema, perciò quando vedi che non vengo subito non ti opprimere tanto, sii certa che verrò, perché la mia venuta è necessaria per te e per Me, perché debbo vedere le cose del mio Regno, e mentre lo dirigo debbo godermelo. Come in un Regno da Me tanto sospirato potresti tu avere il minimo dubbio che mancasse il Re del trionfo? Perciò vieni nelle mie braccia, affinché il tuo Gesù ti rafforzi”.

(3) E mentre ciò diceva mi ha preso nelle sue braccia, mi stringeva forte al suo petto e cullandomi mi diceva:

(4) “Dormi, dormi sul mio petto, mia piccola neonata della mia Volontà”.

(5) Io nelle braccia di Gesù ero piccina piccina, e mi sentivo che non avevo voglia di dormire, volevo godermi Gesù, volevo dirgli tante cose ora che avevo il bene che si tratteneva a lungo con me, ma Gesù continuava a cullarmi, ed io, senza volerlo, prendevo un sonno dolce dolce, ma nel sonno sentivo il palpito del cuore di Gesù che parlava e diceva: “Volontà mia”, e l’altro palpito come se rispondesse: “Amore voglio infondere nella piccola figlia del mio Volere”.

(6) Nel palpito “Volontà mia” si formava un cerchio di luce più grande e nel palpito “amore” un altro cerchio più piccolo, in modo che il grande rinchiudeva il piccolo, e Gesù, mentre io dormivo prendeva quei cerchi che formava il suo palpito e li suggellava in tutta la mia persona, io mi sentivo tutta rafforzare e raffermare nelle braccia di Gesù; come mi sentivo felice! Ma Gesù, dandomi una stretta più forte al suo petto mi ha destata e mi ha detto:

(7) “Mia piccola figlia, giriamo per tutta la Creazione dove il Voler Supremo contiene la sua Vita, ed in ciascuna cosa creata fa il suo atto distinto, e trionfatore di Sé stesso magnifica e glorifica in modo perfetto tutte le supreme qualità. Se guardi il cielo, il tuo occhio non sa scorgere i confini, dovunque guarda è cielo, né sai dire dove finisce né dove incomincia; immagine del nostro Essere che non ha principio né fine, e la nostra Volontà loda, glorifica nel cielo azzurro il nostro Essere Eterno che non ha principio né fine; questo cielo è tempestato di stelle, immagine del nostro Essere, che mentre il cielo è uno, come la Divinità è un atto solo, ma nella molteplicità delle stelle le nostre opere ad extra, che scendono da quest’atto solo, e gli effetti e le opere di quest’atto solo sono innumerevoli, e la nostra Volontà nelle stelle magnifica e glorifica gli effetti e la molteplicità delle opere nostre, nelle quali racchiude gli angioli, l’uomo e tutte le cose create. Vedi com’è bello vivere nel mio Volere, nell’unità di questa luce suprema e stare a giorno di che significano tutte le cose create e lodare, magnificare, glorificare il Supremo Creatore con la sua stessa Volontà in tutte le immagine nostre che ciascuna cosa creata contiene. Ma passa a guardare il sole, sotto alla volta del cielo si vede una circonferenza di luce limitata che contiene luce e calore, che scendendo nel basso investe tutta la terra, immagine della luce e dell’amore del Supremo Fattore che ama tutti, fa bene a tutti, dall’altezza della sua Maestà scende nel basso, fin nei cuori, fin nell’inferno, ma tacitamente, senza strepito, dovunque si trova, oh! come la nostra Volontà glorifica e magnifica la nostra eterna luce, il nostro amore inestinguibile e la nostra onniveggenza. La nostra Volontà mormora nel mare, e nell’immensità delle acque che nascondono innumerevoli pesci d’ogni specie e colore, glorifica la nostra immensità che tutto involge, e tiene come in pugno tutte le cose. La nostra Volontà glorifica l’immagine della nostra immutabilità nella fermezza dei monti; l’immagine della nostra giustizia nel rumoreggiare del tuono e nello scoppio della folgore; l’immagine della nostra gioia nell’uccellino che canta, che trilla e gorgheggia; l’immagine del nostro amore gemente nella tortora che geme; l’immagine del continuo richiamo che facciamo all’uomo, nell’agnello che bela dicendo in ogni belato: “Me, Me, vieni a Me, vieni a Me”; e la nostra Volontà ci glorifica nel continuo richiamo che facciamo alla creatura. Tutte le cose create hanno un nostro simbolo, un’immagine nostra, e la nostra Volontà tiene l’impegno di magnificarci e glorificarci in tutte le opere nostre, perché essendo l’opera della Creazione opera del Fiat Supremo, conveniva ad Essa conservarci la gloria in tutte le cose create integra e permanente. Ora, questo impegno, il nostro Voler Supremo lo vuol dare come eredità a chi deve vivere nell’unità della sua luce, perché non sarebbe conveniente vivere nella sua luce e non immedesimarsi negli atti del Fiat Supremo, perciò mia piccola figlia, tutte le cose create, e la mia Volontà, ti aspetta in ciascuna cosa a ripetere i suoi stessi atti, per glorificare e magnificare con la stessa Volontà Divina il tuo Creatore”.

(8) Ora, chi può dire tutte le immagini che racchiude tutta la Creazione del nostro Creatore? Se volessi dire tutto non la finirei mai, onde, per non fare lungaggine ho dovuto dire qualche cosa e l’ho fatto per ubbidire e per timore di dispiacere Gesù...

 

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19-32

Luglio 1, 1926

 

Non c’è santità senza la Volontà di Dio. La venuta di Gesù sulla

terra servì per formare le vie, le scale, per giungere al Regno del suo Volere.

 

(1) Stavo facendo i miei soliti atti nel Supremo Volere e pensavo tra me: “Possibile che i tanti santi dell’antico testamento, che tanto si sono distinti con la potenza dei miracoli, come un Mosè, un Elia ed i tanti profeti, e tanti santi dopo la venuta di Nostro Signore, che tanto si sono resi meravigliosi per virtù e per miracoli, nessuno di questi abbia posseduto il Regno della Volontà Divina e vissuto nell’unità della sua luce? Pare incredibile”. Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e stringendomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, eppure è proprio vero che finora nessuno ha posseduto il Regno della mia Volontà, né goduto tutta la pienezza dell’unità della luce che Essa contiene; se ciò fosse stato, essendo la cosa che più m’interessa, che più mi glorifica e che nientemeno metterà in salvo tutti i diritti divini e completerà l’opera della Creazione e Redenzione, non solo, ma porterà alla creatura il bene più grande che può esistere in Cielo ed in terra, Io avrei fatto in modo che l’avrei fatto conoscere, come ho fatto conoscere le tante virtù e maraviglie dei miei santi, avrei fatto conoscere chi aveva posseduto il Regno della mia Volontà, che tanto mi sta a cuore, per trasmetterlo agli altri, imitando colui che l’aveva posseduto. Ora, per i santi dell’antico testamento si trovavano nelle stesse condizioni di Adamo, che mancava il Divino Riparatore, che mentre doveva rinsaldare l’umana e Divina Volontà, doveva pagare in modo divino i debiti dell’uomo colpevole. Ma però, tanto i santi antichi quanto i moderni hanno preso della mia Volontà, tanto quanto hanno conosciuto, gl’istessi miracoli che hanno fatto erano particelle della potenza della mia Volontà comunicata a loro, sicché tutti i miei santi hanno vissuto, chi all’ombra di Essa, chi ai riflessi della sua luce, chi sottomesso alla sua potenza, chi agli ordini dei suoi comandi, perché non c’è santità senza mia Volontà, ma hanno posseduto di Essa quel poco che hanno conosciuto e non più, perché il bene allora si sospira e si giunge a possederlo quando si conosce, nessuno possiede un bene, una proprietà, senza conoscerla, e supponi che la possedesse e non la conosce, per lui quel bene è come morto, perché manca la vita della conoscenza.

(3) Ora, essendo la cosa più grande la mia Volontà, che tutto coinvolge e tutte le cose, dalla più grande alla più piccola innanzi ad Essa restano sperdute, si dovrebbe conoscere della mia Volontà tante cose da oltrepassare ciò che si conosce della Creazione, della Redenzione, delle virtù e di tutte le scienze; Essa doveva essere un libro per ogni passo, per ogni atto, un libro per ciascuna cosa creata, sicché tutta la terra doveva essere riempita di volumi, da oltrepassare il numero delle cose create, di conoscenze che dovevano riguardare il Regno della mia Volontà. Ora, dove sono questi libri? Nessun libro, appena qualche detto si conosce di Essa, mentre dovrebbe stare a principio d’ogni conoscenza, di qualunque cosa, essendo Essa la vita di ciascuna cosa, dovrebbe stare su tutto, come l’immagine del re improntata sulla moneta che corre nel Regno, come la luce del sole che splende su ciascuna pianta per darle la vita, come l’acqua che disseta le labbra ardenti, come cibo che sazia l’affamato dopo lungo digiuno. Tutto doveva essere riempito delle conoscenze riguardanti alla mia Volontà, e se ciò non lo è, è segno che il Regno della mia Volontà non è conosciuto, quindi non posseduto. Mi sapresti forse tu dire qualche santo che ha detto che possedeva questo Regno e l’unità della luce del Voler Supremo? Certo che no, Io stesso poco parlai, se avessi voluto parlare in modo disteso sul Regno della mia Volontà e di volerlo formare nell’uomo come lo possedeva Adamo innocente, essendo il punto più alto, il più immediato a Dio e che si avvicina più dappresso alla somiglianza divina, essendo ancor fresca la caduta di Adamo, si sarebbero tutti scoraggiati, e voltandomi le spalle avrebbero detto: “Se Adamo innocente non si fidò né ebbe la costanza di vivere nella santità di questo Regno, tanto che precipitò lui stesso e tutte le generazioni nelle miserie, nelle passioni ed in mali irreparabili, come possiamo noi, colpevoli, vivere in un Regno sì santo? Bello, sì, ma possiamo dire che non è per noi”. Non solo, ma essendo il punto più alto la mia Volontà, ci volevano le vie, i mezzi di trasporto, le scale, le vesti decenti, i cibi adatti, per poter dimorare in questo Regno; onde, la mia venuta sulla terra servì per formare tutto questo, sicché ogni mio detto, opera, pena, preghiera, esempio, sacramenti istituiti, erano vie che formavo, mezzi di trasporto per farli giungere più subito, scale per farli salire, si può dire che li diedi le vesti della mia Umanità imporporati col mio sangue, per farli stare decentemente vestiti in questo Regno sì santo del mio Volere, stabilito dall’Increata Sapienza nella Creazione di darlo come retaggio dell’uomo. Quindi, se poco parlai su di ciò, perché quando Io parlo, parlo a tempo e a circostanza, in cui deve stare racchiusa nella mia parola la necessità e l’utilità del bene che contiene, onde, invece di parlare feci i fatti e mi riservai di parlare a te sul Regno della mia Volontà. Ora, come potevano possederlo se non avevano una piena conoscenza? D’altronde, tu devi sapere che tutte le manifestazioni che ti ho fatto su di Esso, i suoi prodigi, i suoi beni, quello che conviene che faccia l’anima per potersi stabilire in questo Regno, la mia stessa Volontà espressa che voglio che l’uomo ritorni nel Regno mio, e come tutto ho fatto, la Creazione, la Redenzione, perché entrasse in possesso del mio Regno perduto, sono vincoli di trasmissione, sono porte per farlo entrare, sono donazioni che faccio, sono leggi, istruzioni come vivere in esso, intelligenza per farli comprendere e apprezzare il bene che posseggono; se tutto ciò mancava, come potevano possedere questo Regno della mia Volontà? Sarebbe come se un individuo volesse passare in un altro Regno a vivere senza passaporto, senza conoscere né leggi, né modi, né dialetto, poveretto, sarebbe inaccessibile la sua entrata, e se come intruso entrasse, si troverebbe tanto a disagio, che lui stesso amerebbe d’uscire da un Regno che nulla conosce.

(4) Ora figlia mia, non ti sembra a te più facile, più incoraggiante, più alla portata della natura umana, che dopo che hanno conosciuto il Regno della Redenzione, dove possono guarire i ciechi, gli zoppi, i malati, perché nel Regno della mia Volontà non entrano i ciechi, ma tutti dritti e di florida salute, trovando tutti i mezzi possibili nel Regno della Redenzione e lo stesso passaporto della mia passione e morte per passare nel Regno della mia Volontà, animati a vista di sì gran bene, si decideranno di prenderne il possesso. Perciò sii attenta, né voler restringere, diminuire i beni che ci sono nel Regno della mia Volontà, e questo lo fai quando non tutto manifesti ciò che ti faccio conoscere, perché la conoscenza è portatrice del dono, e se adesso largheggio nelle conoscenze di Essa, sono doni che faccio, e in questi doni stabilisco il più o il meno da mettere nel Regno della mia Volontà, a bene di chi deve possederlo”.

 

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19-33

Luglio 2, 1926

 

La grande differenza tra la santità delle virtù

e quella del vivere nell’unità della luce del Voler Divino.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio dolce Gesù faceva vedere la divina giustizia in atto di sgravarsi sulla terra, comandando agli elementi che si scatenassero contro le creature, io tremavo nel vedere che dove, le acque inondavano i paesi quasi per seppellirli; dove il vento, che con forza impetuosa trasportava e sradicava piante, alberi, case, da farne un mucchio, da rimanere varie regioni nella più squallida miseria; dove serpeggiavano terremoti con notevole danno, ma chi può dire tutti i mali che stanno per piombare sulla terra? Oltre di ciò, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel mio interno che soffriva in modo straziante per le tante offese che gli facevano le creature, specie per le tante ipocrisie, sembrava che sotto al bene apparente tenevano il veleno nascosto, le spade, le lance, i chiodi, per ferirlo in tutti i modi. Onde, come se Gesù mi volesse insieme a patire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la bilancia della mia giustizia è colma e sta straripando sopra le creature, vuoi tu come figlia della mia Volontà che Io ti metta ai riflessi della mia giustizia, affinché prenda parte ai suoi colpi? Perché sta per fare un mucchio della terra, e mentre col tuo patire soddisfai la giustizia, risparmierai i tuoi fratelli. Chi vive nell’alto Regno del Supremo Volere deve difendere e aiutare chi sta nel basso”.

(3) Ora, mentre ciò diceva mi sono sentita come se la giustizia divina piovesse i suoi riflessi su di me, e Gesù immedesimandomi con Lui, soffrivo insieme i suoi colpi, le sue ferite, le sue pene, erano tante che io stessa non sapevo se dovessi restare viva o morta; ma con sommo mio dolore, il mio Gesù, ritirandosi ha mitigato le mie pene e sono restata di nuovo a valicare il mio duro e lungo esilio, ma sempre Fiat! Fiat!... Tutto ciò avrei voluto passarlo per sopra, ma l’ubbidienza si è imposta e con mio sommo rincrescimento ho dovuto fare un piccolo cenno, onde, chi può dire come sono restata? Ed il mio dolce Gesù per sollevarmi ha ripreso il suo dire sulla sua Santissima Volontà:

(4) “Figlia mia, vieni con Me in mezzo alla Creazione, cielo e terra ti aspettano, vogliono colei che animata da quella stessa Volontà che anima e dà vita ad esse, faccia risuonare tutta la Creazione di quell’eco dolcissimo dell’eterno amore del loro Fattore, vogliono la tua voce, che scorrendo in ciascuna cosa creata animi il loro muto linguaggio di quella perenne gloria e adorazione al loro Creatore, e siccome tutte le cose create sono vincolate tra loro e una è la forza dell’altra, perché una è la Volontà Suprema che le vivifica e conserva, onde chi la possiede è vincolata con esse con la medesima forza e con la stessa unione, quindi non stando in mezzo alla Creazione si sentirebbero mancare, per la tua assenza, la forza universale ed il vincolo dell’inseparabilità, perciò vieni nei nostri domini, perché tutti ti sospirano, ed insiememente ti farò comprendere altre cose sulla grande distanza che c’è tra la santità di chi possiede l’unità della luce del Regno della mia Volontà e la santità della sottomissione, della rassegnazione e delle virtù”.

(5) Ora, mentre ciò diceva mi sono trovata fuori di me stessa e cercavo di far risuonare il mio ti amo, la mia adorazione, su tutte le cose create, e Gesù tutto bontà ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, guarda il cielo, le stelle, il sole, la luna, le piante, i fiori, il mare, guarda tutto, ciascuna cosa ha la sua natura distinta, il suo colorito, la sua piccolezza e la sua altezza, ognuna ha il suo ufficio distinto, e una non può fare ciò che fa l’altra né produrre gli stessi effetti. Sicché ciascuna cosa creata è simbolo della santità delle virtù, della sottomissione e rassegnazione alla mia Volontà; a seconda delle virtù che hanno praticato, hanno attinto in loro un colore distinto, perciò si può dire chi è fiore rosso, chi viola, chi bianco, chi è pianta, chi è albero, chi è stella, e a secondo che si sono sottomessi ai riflessi del Supremo Volere, così hanno sviluppato nella fecondità, nell’altezza, nella bellezza, ma uno è il loro colorito, perché il mio Volere, come raggio di sole, li ha dato il colore di quel seme che loro stessi avevano messo nelle anime loro. Invece la santità di chi vive nell’unità della luce della mia Volontà è parto di quell’atto solo del suo Creatore, che mentre è uno nelle mani creatrici, i raggi della sua Volontà, uscendo da Dio, invadono tutto e producono opere ed effetti, tanto innumerevoli che l’uomo non può giungere a contarli tutti, sicché questa santità, essendo parto di quell’atto solo, sarà cura e gelosia del Voler Supremo che racchiuda in sé tutti i colori, tutte le svariate bellezze, tutti i beni possibili ed immaginabili, sicché più che sole sfolgorante racchiuderà ed eclisserà in sé tutta la Creazione con le sue svariate bellezze, tutti i beni della Redenzione si vedranno in lei racchiusi, tutte le santità si vedranno in lei, ed Io, sfoggiando in amore più che mai, metterò il suggello della mia stessa santità in chi avrà posseduto il Regno della mia Volontà.

(7) Sai tu come succederà a riguardo di questa santità del vivere nel mio Volere per il tuo Creatore? Succederà come ad un re che non ha prole, questo re non gode mai l’affetto d’un figlio, né lui si sente di prodigare tutte le sue carezze paterne né i suoi baci affettuosi, perché non scorge in nessuno il suo parto, le sue fattezze e a chi affidare le sorti del suo Regno. Poveretto, vive sempre con un chiodo nel cuore, vive sempre circondato da servi, da persone che non lo rassomigliano, e se le stanno dintorno non è per puro amore, ma per interesse proprio, per fare acquisto di ricchezze, di gloria e forse anche per tradirlo. Ora, supponi che venga un suo figlio alla luce dopo lungo tempo, quale non è la festa di questo re? Come se lo bacia, lo carezza, non sa distaccare il suo sguardo dal figlio suo, in cui riconosce la sua immagine; appena nato lo eredita del suo Regno e di tutti i suoi beni, e la sua completa gioia e festa è che il suo Regno non sarà più degli estranei, dei suoi servi, ma del suo caro figlio, onde si può dire che ciò che è del padre è del figlio, e ciò che è del figlio è del padre.

(8) Ora, chi possederà il Regno della mia Volontà sarà per Noi come un figlio nato dopo seimila anni circa, qual gioia, qual festa non sarà per Noi nel vedere in lui la nostra immagine integra, bella, come la uscimmo dal nostro seno paterno, tutte le carezze, i baci, i doni, saranno per questo figlio, molto più che avendo dato all’uomo nella Creazione il Regno della nostra Volontà come eredità sua speciale, ed essendo stato questo nostro Regno in mano ad estranei, a servi, a traditori, per sì lungo tempo, nel vedere questo figlio, che lo possederà come figlio e ci darà la gloria del Regno della nostra Volontà, la nostra eredità sarà messa in salvo da parte di questo figlio; non è giusto che tutto le diamo, anche Noi stessi, e che racchiuda tutto e tutti?”.

(9) Mentre Gesù ciò diceva, io sono rimasta impensierita e gli ho detto: “Possibile, amor mio, tutto questo?” E Gesù ha soggiunto:

(10) “Figlia mia, non ti meravigliare, perché col possedere l’anima il Regno del Supremo Volere possederà una Volontà Divina, infinita, eterna, che racchiude tutti i beni, quindi chi possiede tutto può darci tutto, qual sarà il nostro contento, la nostra e la sua felicità nel vedere la piccolezza della creatura in questo nostro Regno, che prende continuamente da Noi da padrona, da figlia nostra, e siccome ciò che prende da Noi è divino, lei prende il divino e il divino ci dà, prende l’infinito e l’infinito ci dà, prende da Noi cose immense e cose immense ci dà, prende da Noi luce e luce ci porta, lei non farà altro che prendere e darci, Noi metteremo a sua disposizione tutte le cose nostre, affinché nel Regno della nostra Volontà, datogli da Noi, non più entrino cose a Noi estranee, ma tutte cose nostre, e così possiamo ricevere i frutti, la gloria, l’amore, l’onore del Regno della nostra Volontà. Perciò sii attenta ed il tuo volo nel nostro Volere sia continuo”.

 

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19-34

Luglio 5, 1926

 

Gesù si fa vedere che scrive nel fondo dell’anima ciò

che dice sulla sua Volontà, e poi ne dà un cenno in parole.

 

(1) Mi sentivo investita ed in preda della luce suprema del Voler Eterno, ed il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere nel fondo dell’anima mia in piedi, con una penna di luce in mano, in atto di scrivere sopra d’una luce fitta che sembrava tela, ma era luce distesa nell’anima mia, e Gesù scriveva, scriveva nel fondo di questa luce; come era bello vederlo scrivere con una maestria e velocità indescrivibile. Onde dopo avere scritto, come se aprisse le porte del mio interno, e con la sua mano chiamava il confessore dicendogli:

(2) “Vieni a vedere ciò che Io stesso scrivo nel fondo di quest’anima. Io non scrivo mai su carta o su tela, perché sono soggetti a perire, ma mi diletto a scrivere nel fondo della luce ridotta in quest’anima in virtù della mia Volontà, i miei caratteri di luce sono incancellabili e di valore infinito. Onde, quando debbo manifestarle le verità sulla mia Volontà, prima fo il lavoro di scriverle nel fondo di lei e poi le parlo, accennandole quello che in essa ho scritto. Ecco perciò che quando dice ciò che Io le ho detto, lo dice con poche parole, invece quando scrive si diffonde a lungo, è il mio scritto che straripando fuori dell’anima sua non vi mette il piccolo cenno, ma la mia verità distesa come Io stesso l’ho scritto nell’intimo del suo interno”.

(3) Io sono restata meravigliata e con una gioia indicibile nel vedere il mio dolce Gesù scrivere dentro di me, e toccavo con mano che mentre nel parlare poco so dire di ciò che Lui mi dice, anzi mi sembra che solo il tema mi ha dato, che poi nello scrivere sarà suo interesse aiutarmi a svolgerlo come a Lui piace, e Gesù tutto bontà mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ora cessa la tua maraviglia, che mentre scrivi senti in te sorgere, come da una fonte, le verità, è il lavoro del tuo Gesù fatto in te, che straripando da tutte le parti dell’anima tua getta l’ordine sulla carta e le verità in te scritte e suggellate con caratteri di luce, perciò cessino i tuoi timori, né volerti attenere al piccolo cenno delle mie parole, né volermi resistere quando Io voglio dilungarmi e farti scrivere su carta ciò che Io con tanto amore ho scritto nell’anima tua; quante volte mi costringi ad usare la forza e a travolgerti, affinché tu non mi resista di scrivere quello che voglio. Perciò lasciami fare, sarà cura del tuo Gesù che in tutto splenda la verità”.

 

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19-35

Luglio 8, 1926

 

Minacce di nuovi castighi. Come chi deve fare

un bene universale deve far e soffrire più di tutti.

 

(1) Mi stavo tutta fondendo nel santo Voler Divino, ed il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno con le braccia alzate, in atto d’impedire che la divina giustizia si riversasse sulle creature, mettendo anche me nella sua stessa posizione per farmi fare ciò che Lui stesso faceva, ma le creature sembrava che incitavano la giustizia divina a colpirle, e Gesù, come stanco, abbassando le sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che perfidia umana! ma è giusto, è necessario che dopo tanto tollerare mi liberi da tanta roba vecchia che occupa la Creazione, ché essendo infetta porta l’infezione alla roba nuova, alle pianticelle novelle. Sono stanco che la Creazione, abitazione mia data all’uomo, ma è sempre mia, perché da Me conservata e vivificata continuamente, sia occupata da servi, da ingrati, da nemici e fin da quelli che neppure mi riconoscono, perciò voglio spacciarmi col distruggere regioni intere e ciò che serve per loro alimento; i ministri di giustizia saranno gli elementi, che investendoli faranno sentire la fortezza divina sopra di loro. Voglio purificare la terra per preparare l’abitazione ai figli miei, tu starai sempre insieme con Me, la mia Volontà sarà sempre il tuo punto di partenza anche nei più piccoli tuoi atti, perché anche nelle cose più piccole il mio Volere vuol tenere la sua Vita Divina, il suo principio ed il suo fine, né tollera che la volontà umana faccia le sue piccole affacciatine nel suo Regno, altrimenti verresti ad uscire spesso nel regno vizioso della tua volontà, la quale ti snobiliterebbe, ciò che non conviene affatto a chi deve vivere nel Regno della mia Volontà.

(3) Ora figlia mia, come le pene della Celeste Regina e le mie e la mia morte, come sole fecero maturare, fecondare, raddolcire i frutti che ci sono nel Regno della Redenzione, in modo che tutti possono prenderli, e sono frutti che portano la salute agli infermi, la santità ai sani, così le tue pene, innestate con le nostre e maturate col calore del Sole del mio Volere, faranno maturare i frutti che ci sono nel Regno della mia Volontà, saranno tanti e tanto dolci e gustosi, che chi vorrà prenderli e gustarli non più si adatterà ai frutti acerbi, scipiti e nocivi del regno misero e squallido della volontà umana. Tu devi sapere che chi deve essere il primo a formare un Regno, a portare un bene, a formare un lavoro, deve soffrire più di tutti e fare più che tutti, deve stradare, facilitare le cose, i mezzi e preparare ciò che conviene per fare che gli altri, trovando le materie prime di quel lavoro e vedendolo fatto, lo possano imitare; perciò molto ti ho dato e ti do, per fare che tu potessi formare le materie prime per chi deve vivere nel regno della mia Volontà. Perciò sii attenta e disposta a ciò che ti do e a fare quello che voglio da te”.

 

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19-36

Luglio 11, 1926

 

Come per formare il Regno della Redenzione i più che soffrirono

furono Gesù e la sua Mamma. Così sarà necessario conoscere

chi ha sofferto per il Regno del Fiat Supremo.

 

(1) Da parecchi giorni il mio dolce Gesù non mi aveva detto nulla sulla sua Santissima Volontà, piuttosto si faceva vedere mesto, in atto di colpire le creature. Oggi, come se volesse uscire dalla sua mestizia, perché quando parla della sua Volontà sembra che si mette in festa, nell’uscire da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, voglio sollevarmi, fammi parlare del Regno del mio Supremo Volere”.

(3) Ed io: “Amor mio e vita mia, Gesù, se Tu non mi dici tutti i segreti che ci sono in Esso, io, non conoscendo tutto, non godrò la pienezza dei beni che questo Regno possiede, né potrò darti il ricambio dell’amore, dei beni che Tu nascondi, e mi sentirei infelice in mezzo a tanta felicità, ché in tutto ciò che in Esso Tu possiedi non scorre il mio ti amo, sarà piccolo, ma è il ti amo della tua piccola figlia che Tu ami tanto”. E Gesù, prendendo la mia stessa parola mi ha detto:

(4) “Piccola figlia mia, lo dici tu stessa quanto è necessaria la conoscenza; se è necessaria per te, molto più per gli altri. Ora, tu devi sapere che per formare il Regno della Redenzione, quelli che si distinsero di più nel patire, fu la Mamma mia, e sebbene apparentemente Lei non soffrì nessuna pena che conobbero le altre creature, menoche la mia morte che fu conosciuta da tutti, che fu per il suo materno cuore il colpo fatale e straziante, più di qualunque morte dolorosissima, ma siccome Lei possedeva l’unità della luce del mio Volere, questa luce portava al suo cuore trafitto non le sole sette spade che dice la Chiesa, ma tutte le spade, le lance, le punture di tute le colpe e pene delle creature, che martirizzavano in modo straziante il suo materno cuore, ma questo è nulla, questa luce le portava tutte le mie pene, le mie umiliazioni, i miei strazi, le mie spine, i miei chiodi, le pene più intime del mio cuore. Il cuore della mia Mamma era il vero sole, che mentre si vede solo luce, questa luce contiene tutti i beni ed effetti che riceve e possiede la terra, sicché si può dire che la terra è racchiusa nel sole; così la Sovrana Regina, si vedeva la sua sola persona, ma la luce del mio Supremo Volere le racchiudeva tutte le pene possibili ed immaginabili, e quanto più intime e sconosciute queste pene, tanto più pregevoli e più potenti sul Cuore Divino per impetrare il sospirato Redentore, e più che luce solare scendevano nei cuori delle creature per conquiderli e legarli nel Regno della Redenzione. Sicché la Chiesa, delle pene della Celeste Sovrana conosce tanto poco, che si può dire le sole pene apparenti, e perciò dà il numero di sette spade, ma se conoscesse che il suo materno cuore era il rifugio, il deposito di tutte le pene, che la luce della mia Volontà tutto le portava, nulla le risparmiava, non avrebbe detto sette spade, ma milioni di spade, molto più che essendo pene intime, solo Iddio ne conosce l’intensità del dolore, e perciò fu costituita con diritto Regina dei martiri e di tutti i dolori; le creature sanno dare il peso, il valore alle pene esterne, ma delle interne non se ne intendono a mettere il giusto prezzo. Ora, per formare nella mia Mamma prima il Regno della mia Volontà e poi quello della Redenzione, non erano necessarie tante pene, perché non avendo colpe, l’eredità delle pene non era per Lei, la sua eredità era il Regno della mia Volontà, ma per dare il Regno della Redenzione alle creature, dovette assoggettarsi a tante pene, sicché i frutti della Redenzione furono maturati nel Regno della mia Volontà, posseduto da Me e dalla mia Mamma. Non c’è cosa bella, buona e utile che non esca dalla mia Volontà. Ora, unita alla Sovrana Regina venne la mia Umanità, Lei restò nascosta in Me, nei miei dolori, nelle mie pene, perciò poco si conobbe di Lei, ma della mia Umanità fu necessario che si conoscesse ciò che Io feci, quanto patii e quanto amai, se nulla si conoscesse, non potrei formare il Regno della Redenzione, la conoscenza delle mie pene e del mio amore è calamita e sprone, incitamento, luce per attirare le anime a prendere i rimedi, i beni che in Essa ci sono; il sapere quanto mi costano le loro colpe, la loro salvezza, è catena che li lega a Me e impedisce nuove colpe. Se invece nulla avessero saputo delle mie pene e della mia morte, non conoscendo quanto mi è costata la loro salvezza, nessuno si sarebbe dato il pensiero d’amarmi e di salvarsi l’anima. Vedi dunque quanto è necessario far conoscere quanto ha fatto e patito colui o colei che ha formato in sé un bene universale per darlo agli altri.

(5) Ora figlia mia, come fu necessario far conoscere chi fu Colui e Colei e quanto le costarono per formare il Regno della Redenzione, così è necessario far conoscere colei cui la mia paterna bontà ha scelto prima per formare in lei il Regno del Fiat Supremo, e poi dare il principio della trasmissione agli altri, come fu per la Redenzione, che prima fu formata tra Me e la mia Mamma Celeste e poi fu conosciuta dalle creature, così sarà del Fiat Supremo, quindi è necessario far conoscere quanto mi costa questo Regno della mia Volontà, e per fare che l’uomo potesse entrare di nuovo nel suo Regno perduto, ho dovuto sacrificare la più piccola delle creature, tenerla inchiodata per quaranta anni e più dentro d’un letto, senza aria, senza la pienezza della luce del sole che tutti godono, come il suo piccolo cuore è stato il rifugio delle mie pene e di quelle delle creature, come ha amato tutti, pregato per tutti, difeso tutti, e quante volte si è esposta ai colpi della giustizia divina per difendere tutti i suoi fratelli, e poi le sue pene intime, le mie stesse privazioni che martirizzavano il suo piccolo cuore, dandole morte continua, perché non conoscendo altra vita che la mia, altro Volere che il mio, tutte queste pene gettavano le fondamenta del Regno della mia Volontà, e come raggi solari maturavano i frutti del Fiat Supremo, onde è necessario far conoscere quanto costò a te e a Me questo Regno, onde dal costo possano conoscere quanto Io amo che ne facciano acquisto, e dal costo possano apprezzarlo e amarlo e aspirare ad entrare a vivere nel Regno della mia Suprema Volontà”.

(6) Ciò ho scritto per obbedire, ma è stato tanto lo sforzo che appena ho potuto accennare della mia povera esistenza, già per la grande ritrosia mi sento gelare il sangue nelle vene, ma mi conviene ripetere sempre Fiat!... Fiat! Fiat!...

 

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19-37

Luglio 14, 1926

 

Come Gesù teneva preparato il Regno della sua Volontà nella sua Umanità,

per darlo di nuovo alle creature. Tutti gl’interessi divini e umani stanno

in pericolo se non si vive nella Divina Volontà.

 

(1) Continuo le mie solite fusioni nel Santo Volere, il mio dolce Gesù molte volte mi accompagna nella ripetizione di questi atti, altre volte sta a vedere se qualche cosa mi sfugge di tutto ciò che ha fatto, sia nella Creazione come nella Redenzione, e Lui con tutta bontà me la fa presente, affinché io vi metta fosse pure un piccolo ti amo, un grazie, un’adorazione, dicendomi che è necessario riconoscere fin dove la sua Volontà ha steso i confini del Regno del suo Volere per amore della creatura, affinché lei giri in questo Regno per goderselo e col suo amore si renda più stabile il suo possesso, e vedendola sempre in Esso, tutti, Cielo e terra possano riconoscere che il Regno della mia Volontà è già uscito la sua ereditiera, e che lo ama ed è felice di possederlo.

(2) Onde, mentre mi sentivo inabissata in questo Eterno Volere, il mio amabile Gesù si faceva vedere col suo cuore aperto, e ad ogni suo palpito usciva un raggio di luce, alla punta del quale si vedeva impresso un Fiat, e siccome il palpito del cuore è continuo, mentre usciva un raggio un altro ne seguiva e poi un altro, non finivano mai d’uscire. Questi raggi invadevano Cielo e terra, ma tutti portavano impresso il Fiat, e non solo il suo cuore, ma dagli occhi, come guardava, uscivano raggi, come parlava, come moveva le sue mani e piedi, uscivano raggi portando tutti come gloria e trionfo il Fiat Supremo. Vedere Gesù era un incanto, bello, tutto trasfuso in questi raggi di luce che uscivano dalla sua adorabile persona, ma quello che metteva la sontuosità, la maestà, lo sfarzo, la gloria, la bellezza, era il Fiat. La sua luce mi eclissava, ed io sarei stata secoli innanzi a Gesù senza dirgli nulla se Lui stesso non avesse rotto il silenzio dicendomi:

(3) “Figlia mia, la perfetta gloria e l’onore completo alla mia Volontà lo diede la mia Umanità, fu proprio nel mio interno, nel centro di questo cuore, che formai il Regno del Voler Supremo; e siccome l’uomo lo aveva perduto, né c’era speranza di poterlo acquistare, la mia Umanità lo riacquistò con pene intime ed inaudite, dandogli tutti gli onori dovuti e la gloria toltagli dalla creatura, per ridarlo di nuovo alla creatura. Sicché il Regno della mia Volontà fu formato dentro della mia Umanità, perciò tutto ciò che veniva formato in Essa e usciva fuori, portava l’impronta del Fiat, ogni mio pensiero, sguardo, respiro, palpito, ogni goccia del mio sangue, tutto, tutto portava il suggello del Fiat del mio Regno supremo, questo mi dava tanta gloria e mi abbelliva tanto, che Cielo e terra restavano al di sotto e come oscurati innanzi a Me, perché la mia Volontà Divina è superiore a tutto e mette tutto al disotto di Essa come suo sgabello. Ora, nel giro dei secoli Io guardavo a chi dovevo affidare questo Regno, e sono stato come una madre pregna, che spasima, che si duole perché voleva partorire il suo parto e non lo può; povera madre, quanto soffre! perché non può godersi il frutto delle sue viscere, molto più che avendo maturato questo parto e non uscendo, la sua esistenza è sempre in pericolo. Più che madre pregna sono stato per tanti secoli, quanto ho sofferto! come ho spasimato nel vedere in pericolo gl’interessi della mia gloria, tanto della Creazione quanto della Redenzione, molto più che questo Regno lo tenevo come in segreto e celato nel mio cuore, senza avere neppure lo sfogo di manifestarlo, e questo mi faceva spasimare di più, perché non vedendo nelle creature le vere disposizioni per poter dare questo mio parto, e non avendo preso loro tutti i beni che ci sono nel Regno della Redenzione, non potevo azzardarmi a dargli il Regno della mia Volontà che contiene beni più grandi, molto più che i beni della Redenzione serviranno come corredo, come antidoto, per fare che entrando nel Regno della mia Volontà non potessero ripetere una seconda caduta, come fece Adamo. Dunque, se di tutti questi beni non tutti sono stati presi, anzi manomessi e calpestati, come poteva uscire questo parto del mio Regno da dentro la mia Umanità? Perciò mi sono contentato di spasimare, di soffrire, di aspettare, più che una madre, per non esporre a pericolo il mio caro parto del mio Regno. E perciò, spasimando, ché volevo metterlo fuori per farne dono alla creatura e per mettere al sicuro gl’interessi della Creazione e Redenzione, tutto in pericolo, perché fino a tanto che l’uomo non ritorni nel Regno del Supremo Volere, gl’interessi nostri e i suoi saranno sempre pericolanti, l’uomo fuori della nostra Volontà è sempre un disordine nella nostra opera creatrice, è una nota scordante che toglie la perfetta armonia alla santità delle nostre opere, e perciò Io guardavo il giro dei secoli, aspettando la mia piccola neonata nel Regno della mia Volontà, mettendole intorno tutti i beni della Redenzione per sicurezza del Regno della mia Volontà, e più che madre dolente che tanto ha spasimato, affido a te questo mio parto e le sorti di questo mio Regno. E non è solo la mia Umanità che vuole partorire questo mio parto che mi costa tanto, ma tutta la Creazione è pregna della mia Volontà e spasima perché vuole partorirla alle creature per ristabilire il Regno del loro Dio in mezzo alle creature, quindi la Creazione è come velo che nasconde, come un parto, la mia Volontà, e le creature prendono il velo e respingono il parto che c’è dentro; pregno della mia Volontà è il sole, e mentre prendono gli effetti della luce, che come velo nasconde la mia Volontà, i beni che produce, respingono poi la mia Volontà, non la riconoscono né si fanno dominare da Essa, sicché prendono i beni naturali che ci sono nel sole, i beni dell’anima, il Regno del mio Volere che regna nel sole e che vuol darsi a loro lo respingono, oh! come spasima nel sole la mia Volontà, che vuol partorire dall’altezza della sua sfera per regnare in mezzo alle creature; pregno della mia Volontà è il cielo, che guarda coi suoi occhi di luce, quale sono le stelle, le creature, se la vogliono ricevere perché regni in mezzo a loro; pregno della mia Volontà è il mare, con le sue onde fragorose si fa sentire e le acque come velo la nascondono, ma l’uomo se ne serve del mare, prende i suoi pesci, e della mia Volontà non se ne cura e la fa spasimare come parto represso nelle viscere delle acque. Sicché tutti gli elementi sono pregni della mia Volontà: Il vento, il fuoco, il fiore, la terra tutta, sono tutti veli che la nascondono. Ora, chi darà questo sfogo e sollievo alla mia Umanità? Chi romperà questi veli di tante cose create che la nascondono? Chi riconoscerà in tutte le cose il portatore della mia Volontà e facendole i dovuti onori la farà regnare nell’anima sua, dandole il dominio e la sua sudditanza? Perciò figlia mia sii attenta, dà questo contento al tuo Gesù, che finora tanto ha spasimato per mettere fuori questo parto del mio Regno supremo, ed insieme con Me tutta la Creazione, come un atto solo, romperà i veli e depositerà in te il parto della mia Volontà che nascondono”.

 

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19-38

Luglio 18, 1926

 

Perché Nostro Signore nel venire sulla

terra non manifestò il Regno del suo Volere.

 

(1) La mia povera mente stava pensando a ciò che sta scritto qui sopra, ed il mio dolce Gesù ha continuato sullo stesso argomento dicendomi:

(2) “Figlia mia, vedi dunque la necessità come col venire sulla terra non diedi il Regno del mio Volere né lo feci conoscere, volli far prova novella della creatura, volli darle cose minori di quelle che le diedi nella Creazione, rimedi e beni per guarirla, perché nel crearlo, l’uomo non era malato, ma sano e santo, quindi poteva benissimo vivere nel Regno del mio Volere, ma sottraendosi dal Voler Supremo cadde malato, ed Io venni sulla terra come medico celeste per vedere se accettava i rimedi, le medicine per la sua malattia, e dopo aver fatto prova di ciò, allora gli avrei fatto la sorpresa di manifestare il Regno della mia Volontà, che nella mia Umanità tenevo per lui preparato.

(3) S’ingannano quelli che pensano che la nostra somma bontà e sapienza infinita avrebbe lasciato l’uomo nei soli beni della Redenzione, senza innalzarlo di nuovo allo stato primiero da Noi creato, allora la nostra Creazione sarebbe stata senza il suo scopo e quindi senza il suo pieno effetto, ciò che non può essere nelle opere d’un Dio, al più faremmo passare e girare i secoli, dando ora una sorpresa, ora un’altra, ora affidandole il piccolo bene e ora un altro più grande; faremo come un padre che vuol dare la proprietà ai suoi figli, ma questi figli molto hanno sciupato dei beni del padre, ma con tutto ciò è deciso di dare la proprietà ai suoi figli, onde pensa un altro ritrovato, dà ai figli non più le somme grandi, ma a poco a poco, a lira a lira, e come vede che i figli si conservano il poco, così va aumentando le piccole somme. Con ciò vengono a riconoscere l’amore del padre e apprezzare i beni che gli affida, ciò che non facevano prima quando avevano le somme grandi, questo serve a raffermarli e ad impararli di saper conservare i beni ricevuti; onde il padre, quando li ha formato, conferma la sua decisione e dà la sua proprietà ai figli. Ora, così sta facendo la paterna bontà, nella Creazione mise l’uomo nell’opulenza dei beni, senza restrizione alcuna, ma solo perché volle provarlo in una cosa che a lui non costava un gran che, con un atto di sua volontà contraria alla mia sciupò tutti questi beni, ma il mio amore non si arrestò, incominciai, più che padre, a dargli a poco a poco, e prima a guarirlo; con il poco, molte volte si usa più attenzione di quando si posseggono le cose grandi, perché se si possiede proprietà grandi e si sciupa, c’è sempre da dove prendere, ma se si sciupa il poco si resta digiuno, ma la decisione di dare il Regno della mia Volontà all’uomo non l’ho cambiato, l’uomo si cambia, Dio non si cambia. Ora la cosa è più facile, perché i beni della Redenzione hanno fatto la via, hanno fatto conoscere molte sorprese del mio Amore per l’uomo, come li ho amato, non col solo Fiat, ma col dargli la propria Vita, sebbene il mio Fiat mi costa più della mia stessa Umanità, perché il Fiat è Divino, Immenso ed Eterno, la mia Umanità è umana, limitata e nel tempo ha il suo principio, ma le menti umane non conoscendo a fondo che significa il Fiat, il suo valore, la sua potenza e che può fare, si fanno più vincere da tutto ciò che feci e patii venendo a redimerli, senza sapere che sotto alle mie pene e alla mia morte c’era nascosto il mio Fiat, che dava vita alle mie pene. Ora, se avessi voluto manifestare il Regno della mia Volontà, tanto quando venni sulla terra, quanto prima che i beni della Redenzione fossero riconosciuti ed in gran parte posseduti dalle creature, i miei santi più grandi si sarebbero spaventati, tutti avrebbero pensato e detto: “Adamo innocente e santo non seppe vivere né perseverò in questo Regno di luce interminabile e di santità divina, come lo possiamo noi?” E tu per la prima, quante volte non ti sei spaventata? E tremando innanzi ai beni immensi e alla santità tutta divina del Regno del Fiat Supremo, volevi ritirarti dicendomi: “Gesù, pensaci a qualche altra creatura, io ne sono incapace”. Non ti spaventò tanto il patire, anzi molte volte mi hai pregato, incitato che ti facessi patire, e perciò la mia più che paterna bontà, come ad una seconda mia Madre, che le nascosi il mio concepimento nel suo seno, prima la preparai, la formai, per non farla spaventare, e quando giunse il tempo opportuno, nell’atto proprio che Io dovevo concepirmi, allora glielo feci sapere per mezzo dell’angelo, e sebbene a primo aspetto tremò e si conturbò, ma subito si rasserenò, perché era abituata a vivere insieme col suo Dio, in mezzo alla sua luce ed innanzi alla sua santità. Così ho fatto con te, per tanti anni e anni ti nascosi che volevo formare in te questo Regno supremo, ti preparai, ti formai, mi chiusi in te, nel fondo dell’anima tua per formarlo, e quando il tutto fu fatto, ti manifestai il segreto, ti parlai della tua missione speciale, ti chiesi in modo formale se volevi accettare di vivere nella mia Volontà, e sebbene tu tremavi e temevi, Io ti rassicuravo dicendoti: “Perché ti conturbi? Non sei forse vissuta finora insieme con Me nel Regno del mio Volere?” E tu, rasserenandoti, prendevi più pratica a vivere in Esso ed Io mi dilettavo di allargare sempre più i confini del Regno mio, perché sta stabilito fin dove la creatura deve prendere possesso in questo Regno, stando che sono interminabili i suoi confini, e la creatura è incapace di poterli abbracciare tutti, perch’è limitata”.

(4) Ed io: “Amor mio, eppure i miei timori non sono del tutto cessati, e delle volte mi spavento tanto, che temo di fare un secondo Adamo”.

(5) E Gesù: “Figlia mia, non temere, tu hai più aiuto che non aveva Adamo, hai l’aiuto d’un Dio Umanato e tutte le opere e pene sue per tua difesa, per tuo sostegno, per tuo corteggio, ciò che non teneva lui, perché dunque vuoi temere? Piuttosto sii attenta alla santità che si conviene per vivere in questo Regno celeste, alla tua felicità e fortuna, che vivendo in esso ti basta uno sguardo, sentire una sola mia parola per comprendere i suoi beni, mentre chi stanno da fuori, si può dire che capiscono solo che esiste il Regno della mia Volontà, ma ciò che sta dentro, che ci vuole per farla comprendere, appena l’alfabeto della mia Volontà possono capire”.

 

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19-39

Luglio 20, 1926

 

La parola di Gesù è lavoro, il suo silenzio è

riposo. Il riposo di Gesù in mezzo alle sue opere.

 

(1) Continuando a sentirmi tutta abbandonata nel Supremo Volere, il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere tutto silenzioso, in atto di guardare tutta la Creazione, tutte le opere sue, e mentre le guardava restava come rapito profondamente innanzi alla magnificenza, santità, molteplicità e grandezza delle sue opere, ed io, insieme con Gesù, mi sentivo un silenzio profondo nel mirare le opere sue, molte cose si comprendevano, ma restava tutto nel fondo dell’intelligenza, senza vocaboli di sorta. Come era bello stare insieme con Gesù in un profondo silenzio. Onde dopo ciò, il caro mio bene, la dolce mia vita mi ha detto:

(2) “Figlia mia carissima, tu devi sapere che la mia parola è lavoro, il mio silenzio è riposo, e non solo è lavoro per Me la mia parola, ma anche per te, ed è solito mio che dopo aver lavorato, voglio riposarmi in mezzo alle mie stesse opere, esse sono il mio letto più soffice nel mio riposo, e siccome tu hai ascoltato la mia parola e hai lavorato insieme con Me, perciò insieme prendi riposo. Guarda figlia mia com’è bella tutta la Creazione, fu la parola del tuo Gesù che con un Fiat la lavorò, ma sai tu qual è il mio incanto che mi rapisce? Il tuo piccolo ti amo su ciascuna cosa creata, questo tuo piccolo ti amo impresso su ciascuna di esse mi parlano tutte del tuo amore, mi parlano della mia neonata della mia Volontà, sento l’eco armonioso di tutta la Creazione che mi parla di te, oh! come mi rapisce, come ne sono contento nel vedere che il mio Fiat nella Creazione e quello insegnato a te si danno la mano, s’intrecciano insieme e compiendo la mia Volontà mi danno riposo. Ma non sono contento a riposarmi solo, voglio insieme con Me colei che mi dà riposo, affinché lei prenda riposo e godiamo insieme i frutti del nostro lavoro. Guarda, non ti pare più bella tutta la Creazione e tutte le opere della mia Redenzione col tuo ti amo, con la tua adorazione e con la tua volontà trasfusa nella mia, che fa vita in mezzo alle sfere celesti? Sicché non c’è più solitudine né quel silenzio sepolcrale che c’era prima nelle sfere celesti ed in tutte le opere mie, ma c’è la piccola figlia del mio Volere, che fa compagnia, che fa sentire la sua voce, che ama, che adora, che prega e che mantenendo i suoi diritti, dategli dalla mia Volontà, possiede tutto, e quando c’è chi possiede non c’è più solitudine né silenzio di tomba. Ecco perciò che dopo d’averti molto parlato faccio silenzio, è il riposo che si richiede per Me e per te, onde poter riprendere di nuovo la mia parola e così continuare il mio ed il tuo lavoro. Ma mentre riposo contemplo tutte le opere mie, il mio amore sorge in Me e riflettendo in Me stesso e compiacendomi, concepisco in Me altre mie immagini simili a Me, e la mia Volontà me le mette fuori come trionfo del mio amore e come prediletta generazione del mio Fiat Supremo, sicché nel mio riposo genero i figli alla mia Volontà, tutti simili a Me, e nella mia parola li partorisco e li do lo sviluppo, la bellezza, l’altezza, onde la mia parola li va formando degni figli del Fiat Supremo. Perciò figlia mia, ogni mia parola è un dono che ti faccio, e se ti chiamo al riposo è perché tu contempli il mio dono, e compiacendoti e amandolo fai sorgere da te altri doni simili a quelli che ti ho dato, e mettendoli fuori formeranno insieme la generazione dei figli del Fiat Supremo, quanto ne saremo contenti”.

 

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19-40

Luglio 23, 1926

 

Timori d’essere lasciata da Gesù. Chi vive nel Voler Divino perde ogni

via d’uscita, né Gesù può lasciarla né lei può lasciare Gesù. La

Creazione e specchio, la Volontà Divina è Vita.

 

(1) Avendo molto aspettato e sospirato la venuta del mio dolce Gesù, pensavo tra me: “Come farò, se chi forma la mia vita mi lascia sola e abbandonata! Potrei io vivere? E se io vivo, perché ora capisco che non sono le pene che fanno morire, se così fosse, dopo tante sue privazioni sarei morta, al più fanno sentire la morte, ma non la sanno dare, fanno vivere come sotto d’un torchio, premuta, schiacciata, ma il potere della morte lo tiene solo il Voler Supremo”. Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno, e si faceva vedere che teneva una catenina d’oro nelle mani e si dilettava di farla passare tra me e Lui, in modo che restavamo legati insieme, e con un amore e bontà tutta paterna mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché temi che ti lasci? Senti, Io non posso tollerare questo timore in te, tu devi sapere che le condizioni in cui ti ho messo, il mare del mio Volere che dentro e fuori ti scorre, in cui tu volontariamente, non forzata, ti esibisti in Esso, hanno allargato tanto i confini che né Io né tu troveremo la via d’uscire. Sicché se tu vuoi lasciarmi non troverai la via, e per quanto vuoi girare, girerai sempre nei confini interminabili della mia Volontà, molto più che i tuoi atti fatti in Essa ti hanno chiuso ogni via d’uscita. E se ti volessi Io lasciare non lo potrei, perché non saprei dove andare per mettermi fuori dei confini della mia Volontà, Essa è da per tutto, e dovunque andassi mi troverei sempre insieme con te. Al più Io faccio con te come una persona che possiede un’abitazione grande, e amando un’altra persona inferiore a lei, d’ambo d’accordo una se la prende e l’altra va; ora, siccome la casa è grande, si dilunga e gira nella sua abitazione, quella la perde di vista e si lamenta, ma a torto, se l’abitazione è sua, può mai lasciarla? Le cose proprie non si lasciano, quindi, o ritornerà subito a casa sua, o forse sta in qualche appartamento della sua stessa abitazione. Quindi, se ti ho dato la mia Volontà per tua abitazione, come posso lasciarti e separarmi da Essa? Per quanto sono potente, in ciò sono impotente, perché sono inseparabile dal mio Volere, perciò al più mi dilungo nei miei confini e tu mi perdi di vista, ma non che ti lasci, e se tu girassi nei nostri confini subito mi troverai, ed invece di temere, aspettami e quando meno ti creda mi troverai tutto stretto a te”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo i miei soliti atti nel Supremo Volere ed innanzi alla mia mente si faceva presente tutto l’ordine che si conviene tenere nella Divina Volontà, che si deve fare e dove si può giungere, insomma, tutto ciò che Gesù stesso mi ha insegnato, onde pensavo tra me: “Come potranno fare tutto ciò le creature? Se io che attingo dalla fonte mi sembra che non faccio tutto, molte cose lascio dietro, né giungo a quell’altezza che Gesù dice, che sarà di quelli che attingeranno dalla mia piccola fontanina?” E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, molte cose che creai nella Creazione, non tutte a te servono né le godi, molte altre non conosci, ma se non servono a te, servono agli altri, se non le godi e conosci tu, le godono e conoscono gli altri, e se le creature non tutto prendono, tutte servono alla mia grande gloria e a far conoscere la mia potenza, la mia maestà, il mio grande amore, e la molteplicità di tante cose create fa conoscere la sapienza, il valore dell’Artefice Divino, che è tanto abile che non c’è cosa che non sa fare. Ora, se tante cose uscì fuori nella Creazione del mondo, che doveva servire alla natura e che doveva essere come specchio in cui l’uomo, specchiandosi, doveva riconoscere il suo Creatore, e tutte le cose create dovevano essere vie per ritornare al seno paterno donde n’era uscito, molto più è necessario far conoscere più cose del Regno della mia Volontà, che deve servire come vita dell’anima e come centro dove Iddio deve tenere il suo trono. Ora, la molteplicità delle cose che ti ho fatto conoscere serve a mostrare chi è questa Volontà Divina, come non c’è cosa più importante, più santa, più immensa, più potente, più benefica e che tiene virtù di dar vita più di Essa. Tutte le altre cose, per quanto buone e sante, sono sempre nell’ordine secondario, Essa sola tiene sempre il primo posto, e dove non c’è non ci può essere vita. Onde le tante conoscenze sulla mia Volontà serviranno alla mia stessa Volontà come gloria e trionfo, e serviranno alle creature come via per trovare la vita e riceverla, e la sua altezza e immensità servirà alle creature per non farle mai fermare, ma sempre camminare per raggiungerla per quanto possono, e la molteplicità delle conoscenze servirà alla libertà di ciascuna di prendere quelle che vogliono, perché ogni conoscenza contiene la Vita, se si rompe il velo della conoscenza troveranno dentro, come regina, la Vita della mia Volontà; quindi, a seconda che prenderanno e faranno, tanto più crescerà la Vita di Essa in loro. Perciò sii attenta a manifestare i pregi, le ricchezze infinite che possiede, affinché il Cielo del mio Volere sia più bello, più attraente, più maestoso, quale lo è, del cielo della Creazione, affinché rapiti dalla sua bellezza, dai beni che contiene, possano tutti sospirare di venire a vivere nel Regno della mia Volontà”.

 

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19-41

Luglio 26, 1926

 

Quattro gradi che ci sono nel Supremo Volere.

 

(1) Continuo il mio solito abbandono nel Supremo Volere, ed il mio sempre amabile Gesù nel venire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come la luce del sole da tutti non viene goduta egualmente, non da parte del sole, perché le opere mie, contenendo il bene universale, fanno il bene a tutti senza restrizione alcuna, ma da parte delle creature. Supponi che una persona stia nella sua stanza, questa tale non gode tutta la vivezza della luce, e se gode una luce mite, non gode il suo calore; invece un’altra sta fuori dell’abitato, questa gode più luce, sente il calore del sole; il calore purifica, disinfetta l’aria putrida e nel godere l’aria purificata s’invigorisce e sente più sanità, sicché la seconda gode di più dei beni che porta il sole alla terra. Ma passa avanti, una terza persona si va a mettere in quel punto dove i raggi solari battono la superficie della terra, questa si sente investita dai suoi raggi, si sente scottare dal calore del sole, la vivezza della sua luce è tanta, che riempiendosi l’occhio stentatamente può guardare la terra, si vede come trasfusa nella stessa luce, si può dire, ma perché poggia i piedi sulla terra, è che poco sente della terra, di sé stessa, ma vive tutta per il sole. Vedi che gran differenza c’è tra la prima, la seconda e la terza, ma passa avanti ancora, una quarta spicca il volo nei raggi solari, s’innalza fino al centro della sua sfera, questa resta bruciata dall’intensità del calore che il sole contiene nel suo centro, l’intensità della luce la eclissa totalmente, in modo che resta sperduta, consumata nello stesso sole; questa quarta non può più guardare la terra, né pensare a sé stessa, e se guarderà, guarderà luce, sentirà fuoco, sicché per lei tutte le cose sono finite, la luce e il calore si sono sostituiti alla sua vita; che gran differenza tra la terza e la quarta! Ma tutta questa diversità non è da parte del sole, ma da parte delle creature e a seconda che si espongono alla luce del sole. Ora, il sole è l’immagine della mia Volontà, che più che sole dardeggia i suoi raggi per convertire coloro che vogliono vivere nel suo Regno tutti in luce e amore. L’immagine di queste persone sono i quattro gradi di vivere nella mia Volontà: La prima si può dire che non vive nel suo Regno, ma solo alla luce che dal mio Regno spande a tutti il Sole del mio Volere, si può dire che è fuori dei suoi confini, e se gode una scarsa luce è per la natura della luce che si spande ovunque; la sua natura, le sue debolezze e passioni le formano come un’abitazione intorno e formano l’aria infetta e putrida, che respirandola vive malaticcia e senza vivezza di forza nel fare il bene, ma con tutto ciò è rassegnata, sopporta alla meglio gl’incontri della vita, perché la luce della mia Volontà, per quanto mite, porta sempre il suo bene. La seconda è l’immagine di chi è entrato nei primi passi dei confini del Regno del Supremo Volere, questa gode non solo più luce, ma gode pure il calore, quindi l’aria che respira è pura, e respirandola, si sente morire le passioni, è costante nel bene, sopporta non solo con pazienza le croci, ma con amore, ma siccome è ai primi passi dei confini, guarda la terra, sente il peso della natura umana. Invece la terza, essendo l’immagine di chi si è inoltrato nei confini di questo Regno, è tale e tanta la sua luce, che le fa dimenticare tutto, non sente più nulla di sé stessa, il bene, le virtù, le croci, si cambiano in natura; l’eclissa, la trasforma e appena le lascia di guardare da lontano ciò che a lei più non appartiene. La quarta è la più felice, perché è l’immagine di chi non solo vive nel mio Regno, ma di chi ne ha fatto acquisto, questa subisce la consumazione totale nel sole supremo del mio Volere, l’ecclise della luce è tanto fitto, che essa stessa diventa luce e calore, né può guardare altro che luce e fuoco, e tutte le cose si convertono per lei in luce e amore. Quindi ci sarà differenza di gradi nel Regno della mia Volontà a seconda che le creature vorranno prendere dei suoi beni, ma i primi gradi saranno spinte e vie per giungere all’ultimo. Per te poi, che lo devi far conoscere, c’è tutta la necessità che viva nell’ultimo grado”.

 

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19-42

Luglio 29, 1926

 

Tutto ciò che faceva Nostro Signore, in virtù del Voler Divino investiva

tutta la Creazione. Chi metterà di nuovo in festa a tutta la Creazione?

 

(1) Stavo facendo i miei soliti giri nel Regno del Supremo Volere, ed essendo giunta a quel punto di ciò che aveva fatto il Divino Volere nell’Umanità di Nostro Signore, guardavo le sue lacrime, i suoi sospiri, i gemiti suoi, e tutto ciò che faceva, investiti della luce della sua Volontà, sicché i suoi raggi erano imperlati dalle lacrime di Gesù, riempiti dai suoi sospiri, investiti dai suoi gemiti dolenti e amorosi. E siccome la Creazione è pregna e investita dal Supremo Volere, i suoi raggi di luce, investendo tutto, imperlavano tutte le cose create delle sue lacrime. Tutte le cose restavano investite dai suoi sospiri, del suo amore e tutte gemevano insieme con Gesù. Ora, il dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e poggiando la sua testa sulla mia fronte mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il primo uomo, col peccare, perdette una Volontà Divina, e perciò ci volle la mia Umanità unita al Verbo Eterno, che doveva sacrificare in tutto e per tutto la volontà umana della mia Umanità per riacquistare questa Volontà Divina, per ridarla di nuovo alla creatura. Sicché la mia Umanità non gli dette neppure un respiro di vita alla sua volontà umana, ma la tenne solo per sacrificarla e per pagare la libertà che si aveva preso l’uomo di rigettare con tanta ingratitudine questa Volontà Suprema; e perdendola gli fallirono tutti i suoi beni, la sua felicità, il suo dominio, la sua santità, tutto gli andò fallito. Se l’uomo avesse perduto una cosa umana datagli da Dio, un angelo, un santo gliela avrebbe potuto restituire, ma siccome perdette una Volontà Divina, ci volle un altro Uomo e Dio che la potesse restituire. Ora, se fossi venuto sulla terra per redimerlo, avrebbe bastato una goccia del mio sangue, una mia piccola pena per metterlo in salvo, ma siccome venni non solo per salvarlo, ma per restituirgli la mia Volontà perduta, volle scendere questa Divina Volontà in tutte le mie pene, nelle lacrime, nei miei sospiri e gemiti, in tutto ciò che Io facevo e soffrivo, per riacquistare di nuovo il dominio in tutti e su tutti gli atti umani e così poter formare di nuovo il suo Regno in mezzo alle creature. Sicché quando Io, bambinello, piangevo, vagivo, gemevo, la mia Volontà Divina più che raggio solare investiva tutta la Creazione delle mie lacrime, dei miei gemiti e sospiri, sicché le stelle, il sole, il cielo azzurro, il mare, il piccolo fiore, tutti piangevano, gemevano, vagivano e sospiravano, perché la Volontà Divina che stava in Me era quella stessa che regnava in tutta la Creazione, e come connaturale le stelle piangevano, il cielo gemeva, il sole vagiva, il mare sospirava. L’eco mio, la luce della mia Volontà lo portava in tutte le cose create, e ripetendo l’atto mio facevano compagnia al suo Creatore. Oh! se tu sapessi l’assalto che riceveva la Divina Maestà nel sentire il mio pianto in tutta la Creazione, i miei gemiti e sospiri. Tutte le cose create, animate dalla mia Volontà, prostrate ai piedi del trono divino lo assordavano coi loro gemiti, lo attiravano con le loro lacrime, lo movevano a pietà coi loro sospiri e preghiere, e le mie pene, ripercotendosi in loro, lo legavano a cedere le chiavi del Cielo ed imploravano di nuovo il Regno della Volontà Divina sulla terra. Il mio Padre Celeste, impietosito e intenerito dalla sua stessa Volontà che piangeva, gemeva, pregava e penava in tutte le opere sue, cedeva le chiavi e dava di nuovo il suo Regno, ma per essere sicuro lo metteva nella mia Umanità, affinché a tempo opportuno lo potesse dar di nuovo all’umana famiglia. Ecco la necessità che Io facessi e scendessi nell’ordine delle azioni umane, perché la mia Volontà Divina doveva prendere il suo dominio, e sostituire l’ordine della sua Volontà Divina in tutti gli atti delle creature. Vedi dunque quanto mi costa questo Regno, con quante pene non lo riscattai, perciò l’amo tanto e a qualunque costo lo voglio stabilire in mezzo alle creature”.

(3) Ed io: “Ma dimmi amor mio, se tutto ciò che Tu facesti era investito dell’unità della luce del Supremo Volere, essendo una questa Volontà non si può disgiungere né separare dai suoi atti, sicché la Creazione non è più sola, tiene la compagnia dei tuoi atti, del tuo amore, dei tuoi gemiti; quindi non c’è quel silenzio di tomba che Tu mi dicesti l’altra volta”. E Gesù, tutto bontà ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che fino a tanto che la mia Umanità stette sulla terra, come pure fino a tanto che stette la Sovrana Regina, nella Creazione non ci fu solitudine né silenzio sepolcrale, perché in virtù della luce della Volontà Divina, dovunque questa si trovava, come luce si spandeva, e diffondendosi in tutto si moltiplicava in tutte le cose create e dovunque si ripeteva il mio atto, perché una era la Volontà. E’ tanto vero tutto ciò, che la Creazione diede segni sensibili tanto nella mia nascita, e molto più nella mia morte, fino ad oscurarsi il sole, a spezzarsi i sassi, a tremare la terra, come se tutti piangessero il loro Creatore, il loro Re, piangevano Colui che li aveva tenuto in festa, che aveva spezzato la loro solitudine ed il silenzio di tomba, e sentendo tutti l’amarezza di sì dura privazione, diedero segni di dolore e di pianto e ritornarono di nuovo nel lutto della solitudine e del silenzio, perché partendo Io dalla terra, non c’era più chi emetteva la voce nella luce della mia Volontà, che formando l’eco rendeva la Creazione parlante e operante. Succedeva come a quelli strumenti di metallo, che con arte chiudono la voce di chi parla o di chi canta, e lo strumento parla, canta, piange, ride, ma questo succede in virtù dell’eco della voce che ha parlato, ma se si toglie l’ingegno che produce quel canto, lo strumento resta muto. Molto più che Io non venni per la Creazione sulla terra, ma venni per l’uomo, e perciò tutto ciò che feci: pene, preghiere, gemiti, sospiri, li lasciai, più che nuova Creazione a bene delle anime, perché essendo stato fatto tutto ciò che Io feci in virtù della mia potenza creatrice, sta tutto in atto di salvare l’uomo. Oltre di ciò, la Creazione fu fatta per l’uomo, in cui doveva essere lui il re di tutte le cose create, e l’uomo col sottrarsi dalla mia Volontà Divina, perdette il regime, il dominio, né poteva formare leggi nel Regno della Creazione, come è solito d’un re quando possiede un Regno, perché avendo perduto l’unità della luce della mia Volontà, non seppe più reggere, non teneva più forza di dominio, le sue leggi non avevano valore; la Creazione fu per lui come un popolo che si ribella al re e ne forma il suo zimbello. E perciò la mia Umanità fu riconosciuta subito per suo Re da tutta la Creazione, perché sentiva in Me la forza dell’unione d’una sola Volontà; ma, partendo Io, restò di nuovo senza Re e chiusa nel suo silenzio, aspettando di nuovo chi nel Regno della mia Volontà doveva emettere la sua voce per farla risuonare in essa. Ma sai tu chi è colei che metterà di nuovo in festa tutta la Creazione, chi formerà il suo eco e la renderà di nuovo parlante? Sei tu figlia mia, che riprenderai il dominio, il regime nel Regno della mia Volontà, perciò sii attenta, ed il tuo volo nel mio Volere sia continuo”.

 

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19-43

Agosto 1, 1926

 

Il segreto di Gesù. La forza ed il bene del suo segreto.

 

(1) Stavo sospirando il mio dolce bene, la Vita della mia vita, e non venendo pensavo tra me: “Come è dura la sua privazione. Ah! Gesù non mi vuole più bene, e non solo sono finite le carezze, i baci, le sue grandi dimostrazioni d’amore che con tanta abbondanza mi dava prima, ma anche la sua amabile e rapitrice presenza si fa sempre più aspettare”. Oh Dio, che pena! che martirio continuato...! che vita senza vita, senza aria, senza respiro...! Mio Gesù, abbi pietà di me, della tua piccola esiliata. Ma mentre ciò pensavo e altro, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e poggiando le sue braccia sul mio petto, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu t’inganni ché dici che non ti voglio il bene di prima; anzi, tu devi sapere che i miei baci, carezze, dimostrazioni d’amore che ti facevo, erano lo sbocco del mio amore, che non potendo contenerlo nel mio interno, te lo dimostravo con tanti segni amorosi; e siccome tra te e Me non c’era un gran lavoro da fare, mi divertivo con te con tanti segni e stratagemmi d’amore, ma ciò serviva a prepararti al grande lavoro che tra te e Me si doveva svolgere, e quando si lavora non c’è il tempo di divertire; ma con ciò l’amore non cessa, ma viene centuplicato, raffermato e suggellato. Ora figlia mia, avendoti dimostrato lo sbocco del mio amore contenuto, ho voluto passare a darti ciò che contenevo dentro di Me, ho voluto comunicarti il grande segreto del Regno della mia Volontà, dandoti i beni che esso contiene. E quando si comunicano segreti importanti, ed essendo questo il segreto più importante di tutta la storia della Creazione, si mettono da parte i divertimenti, baci e carezze, molto più che il lavoro del Regno del Supremo Volere è esuberante ed il più grande che può esistere in tutta la storia del mondo. Quindi, il manifestarti il segreto mio supera tutti gli amori insieme, perché nel segreto c’è la partecipazione della propria vita, dei propri beni; nel segreto c’è fiducia, c’è assegnamento; e ti pare poco che il tuo Gesù abbia fiducia in te, e che tu sia l’oggetto della mia speranza? Ma non d’una fiducia e speranza qualsiasi, ma la fiducia di affidarti il Regno del mio Volere, la speranza che mi metta in salvo i diritti di esso, che me lo faccia conoscere. Ora, avendoti affidato il segreto della mia Volontà, Essa è la parte essenziale della Vita Divina, ed Io non saprei darti cosa più grande di questa; come dici dunque che ti amo meno di prima? Devi dire piuttosto che è il grande lavoro che si richiede da te e da Me nel Regno della mia Volontà. Tu devi sapere che sto sempre occupato e tutto intento a lavorare in te; ora allargo la tua capacità, ora t’insegno; molte volte passo a lavorare insieme con te, altre volte ti supplisco, insomma sto sempre occupato, e ciò dice che ti amo sempre più, ma con amore più forte e sostanzioso”.

 

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19-44

Agosto 4, 1926

 

Chi sta nella Divina Volontà, dovunque si trova

sta al sicuro, perché in Essa ci sono quattro piani.

 

(1) I miei giorni, le mie ore sono sempre sotto l’incubo di durissime privazioni del mio dolce Gesù. Oh! com’è doloroso passare dalla luce alle tenebre, e mentre si crede di dover godere la luce, come lampo fugge e si resta più all’oscuro di prima. Ora, mentre mi trovavo sotto il torchio della privazione della luce del mio dolce Gesù, e sentendomi che non ne potevo più, la mia cara vita, il mio sommo bene si è mosso nel mio interno, ed io, sentendolo, gli ho detto: “Gesù, come mi lasci! Senza di Te io non so dove mi trovo”. E Lui tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come, non sai dove ti trovi? Non stai nella mia Volontà? La casa della mia Volontà è grande, se non stai a un piano starai all’altro, perché Essa contiene quattro piani: Il primo è il basso della terra, cioè: il mare, la terra, le piante, i fiori, i monti e tutto il resto che esiste nel basso dell’universo; Essa dovunque domina e regge; il suo posto è sempre di Regina e tutto tiene nel proprio pugno. Il secondo piano è il sole, le stelle, le sfere. Il terzo è il cielo azzurro. Il quarto è la patria mia e dei santi. In tutti questi piani la mia Volontà e Regina, occupa il primo posto d’onore, sicché in qualunque di questi piani ti troverai, sii sicura che starai sempre nella mia Volontà. Se giri nel basso dell’universo, la troverai che ti aspetta nel mare, affinché ti unisca insieme per fare ciò che Essa fa, come svolge il suo amore, la sua gloria, la sua potenza; ti aspetta sui monti, nel basso delle valli, nei prati fioriti, in tute le cose ti aspetta, affinché le faccia compagnia per fare che nulla omettessi, anzi, sarai la ripetitrice dei suoi atti; e quando avrai girato il primo piano passa al secondo, e la troverai che ti aspetta con maestà nel sole, affinché la sua luce, il suo calore ti trasformino, ti facciano perdere il tuo essere e sappia amar e glorificare come sa amar e glorificare una Volontà Divina. Perciò gira in casa nostra, nelle opere del tuo Creatore, perché dovunque ti aspetta, affinché tu impari i suoi modi, ripeta ciò che fa la mia Volontà in tutte le cose create, così sarai sicura di trovarti sempre nel Supremo Volere; non solo, ma ti troverai sempre insieme con Me, e sebbene non sempre mi vedi, tu devi sapere che sono inseparabile dalla mia Volontà e dalle opere mie, perciò, stando in Essa, Io starò con te e tu starai con Me”.

(3) Detto ciò, come lampo è scomparso, ed io sono rimasta più all’oscuro di prima, continuando i miei atti nel Supremo Volere; ma mentre ciò facevo lo pregavo che ritornasse alla sua piccola figlia dicendogli: “Mio Gesù, ti prego in virtù della tua stessa Volontà, e siccome Essa si trova sparsa in tutta la Creazione, riempiendola tutta, perciò la tua stessa Volontà ti prega nel sole che ritorni alla tua piccola neonata, ti prega in ogni stella, ti prega nell’azzurro cielo che ti affretti a venire a chi non può vivere senza di Te, ti supplica nel mare, nelle sue onde fragorose, nel suo dolce mormorio, che presto venga alla tua piccola esiliata. Non senti amor mio la mia voce nella tua Volontà che risuona in tutte le cose create, e tutta la Creazione prega, supplica, sospira, piange, che ritorni alla piccina della tua Volontà? Come tante voci non ti commuovono! Tanti sospiri non ti spingono! Non ti mettono in volo! Non sai, oh! Gesù, che è la tua Volontà che ti prega, e se Tu non la ascolti Essa ne va di sotto? E credo che non puoi fare a meno di non ascoltarla”. Ma mentre ciò dicevo e altro ancora, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, trasformandomi tutta in Lui e partecipandomi le sue amarezze, che erano già troppe. Oh! Dio, quante cose tristi faceva vedere, ed il suo cuore ne era trafitto. Onde dopo, come se si volesse sollevare mi ha detto, facendosi vedere con la sua solita penna di luce nella mano:

(4) “Figlia mia, mettiamo tutto da parte, parliamo del Regno del Supremo Volere che tanto mi interessa. Non vedi come sto sempre in atto di scrivere nel fondo dell’anima tua i suoi pregi, le sue leggi celesti, la sua potenza, i suoi prodigi divini, la sua bellezza incantevole, le sue gioie infinite, l’ordine e l’armonia perfetta che regna in questo Regno del Fiat Divino? Prima faccio i preparativi, formo in te tutte le proprietà di Esso, e poi ti parlo, affinché sentendo in te le sue proprietà, potrai essere la portavoce della mia Volontà, la sua banditrice, il suo telegrafo e la trombetta che con suono squillante chiami l’attenzione dei passanti ad ascoltarti. Gli insegnamenti che ti faccio sul Regno del mio Volere saranno come tanti fili elettrici, che quando sono fatte le giuste comunicazioni, i preparativi necessari, basta un solo filo per dare luce a città e a province intere. La forza dell’elettricità, con una rapidità più che vento, dà luce a luoghi pubblici e privati. Gli insegnamenti sulla mia Volontà saranno i fili; la forza dell’elettricità sarà lo stesso Fiat, che con una rapidità incantevole formerà la luce che allontanerà la notte della volontà umana, le tenebre delle passioni. Oh! come sarà bella la luce della mia Volontà, nel vederla, disporranno gli apparecchi nelle anime, per attaccare i fili degli insegnamenti, per godere e ricevere la forza della luce che contiene l’elettricità del mio Volere Supremo. Vuoi tu vedere come succederà? Guarda, Io prendo un filo dei miei insegnamenti legato all’anima tua, e tu emetti la tua voce dentro del filo, dì, ti amo, ti adoro, ti benedico, quello che voglia dire e sii attenta a guardare”.

(5) Io ho detto ti amo. Quel ti amo si cambiava in caratteri di luce e la forza elettrica del Supremo Volere lo moltiplicava, in modo che quel ti amo di luce percorreva tutta la volta dei cieli, si fissava nel sole, in ogni stella, penetrava nei Cieli, si fissava in ciascun beato, formava la sua corona di luce ai piedi del trono divino ed entrava fin nel seno della Maestà Suprema, insomma dove si trovava la Divina Volontà, che dappertutto formava la sua luce elettrica. E Gesù, riprendendo il suo dire:

(6) “Figlia mia, hai visto che forza tiene l’elettricità del Fiat Supremo e come giunge ovunque? L’elettricità della terra, al più si diffonde nel basso, non tiene la forza di giungere fino alle stelle, ma la forza della mia elettricità si diffonde nel basso, in alto, nei cuori, dovunque, e quando si disporranno i fili, con che rapidità incantevole farà la sua via in mezzo alle creature”.

 

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19-45

Agosto 8, 1926

 

Quanto più l’anima sta immedesimata con Dio, tanto più può

darle, e lei può prendere. Esempio del mare ed il fiumicello.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, mi sentivo tutta abbandonata nelle braccia di Gesù, e Lui, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto più l’anima sta immedesimata con Me, tanto più Io posso darle e lei può prendere da Me. Succede come tra il mare ed il fiumicello diviso dal mare da una sola parete, tanto, che se si togliesse la parete, il mare ed il fiumicello diventerebbero un solo mare. Ora, se il mare straripa, il fiumicello, essendo vicino, riceve l’acqua del mare; se le onde fragorose s’innalzano, nell’abbassarsi scaricano nel fiumicello vicino; l’acqua del mare si riversa per mezzo delle fessure della parete, sicché il piccolo fiumicello riceve sempre dal mare, e siccome esso è piccolo, si gonfia sempre e ridà al mare l’acqua ricevuta per riceverla di nuovo. Ma ciò succede perché il fiumicello sta vicino al mare, ma se stesse lontano, né il mare potrebbe dare né esso ricevere, la lontananza lo metterebbe in condizione di neppure conoscere il mare”.

(3) Ma mentre ciò diceva, faceva vedere l’atto pratico, innanzi alla mia mente, del mare e del fiumicello ed ha ripreso a dire:

(4) “Figlia mia, il mare è Dio, il piccolo fiumicello è l’anima, la parete che divide l’uno e l’altro è l’umana natura, che fa distinguere Dio e la creatura, gli straripamenti, le onde che continuamente s’innalzano per scaricare nel fiumicello, sono la mia Divina Volontà che vuol dare tanto alla creatura, per fare che il piccolo fiumicello, riempiendosi e gonfiandosi, straripi, formi le sue onde gonfiate dal vento della Suprema Volontà, e si riversi nel mare divino per riempirsi di nuovo, in modo che può dire: “Faccio la vita del mare, e sebbene sono piccolo, anch’io faccio ciò che esso fa, straripo, formo le mie onde, m’innalzo e cerco di dare al mare ciò che esso mi dà”. Sicché l’anima che sta immedesimata con Me e si fa dominare dalla mia Volontà, è la ripetitrice degli atti divini; il suo amore, le sue adorazioni, le sue preci e tutto ciò che fa è lo sbocco di Dio che riceve, per poter ridire: “E’ il tuo amore che ti ama, le tue adorazioni che ti adorano, le tue preci che ti pregano, è la tua Volontà che investendomi, mi fa fare ciò che fai Tu, per ridartele come cose tue”.

(5) Gesù ha fatto silenzio, ma poi, come preso da un’enfasi irresistibile d’amore ha soggiunto:

(6) “Oh! potenza della mia Volontà, quanto sei grande, tu sola unisci l’Essere più grande, più alto, con l’essere più piccolo e più basso e ne formi uno solo, tu sola hai la virtù di svuotare la creatura di tutto ciò che a te non appartiene, per poter coi tuoi riflessi formare in lei quel Sole Eterno, che coi suoi raggi, riempiendo Cielo e terra, va a confondersi col Sole della Maestà Suprema. Tu sola tieni questa virtù di comunicare la forza suprema, in modo da potersi con la tua forza, la creatura, innalzare a quell’atto solo del Dio Creatore. Ah! figlia mia, la creatura, quando non vive nell’unità della mia Volontà, perde la forza unica e resta come disunita da quella forza che riempie Cielo e terra e sostiene tutto l’universo come se fosse la più piccola piuma. Ora, quando l’anima non si fa dominare dalla mia Volontà, perde la forza unica in tutte le sue azioni, quindi tutti i suoi atti, non uscendo da una forza sola, restano divisi tra loro, diviso l’amore, separata l’azione, disgiunta la preghiera, sicché tutti gli atti della creatura, essendo divisi, sono poveri, meschini, senza luce; sicché la pazienza è povera, la carità è debole, l’ubbidienza è zoppa, l’umiltà è cieca, la preghiera è muta, il sacrificio è senza vita, senza vigore, perché mancando la mia Volontà manca la forza unica, che unendo tutto dà la stessa forza a ciascun atto della creatura, e perciò non solo restano divisi tra loro, ma restano viziati dalla volontà umana, e perciò restano ognuno col suo difetto. Ciò successe a Adamo, col sottrarsi dalla Volontà Suprema perdette la forza unica del suo Creatore, e restando con la sua forza umana limitata, sentiva lo stento nel suo operare, molto più che la forza che metteva nel compiere un’azione lo debilitava, e dovendo fare un’altra, non si sentiva la stessa forza, sicché toccò con mano la povertà delle sue azioni, che non avendo la stessa forza, non solo erano divise, ma ognuna aveva il suo difetto. Successe come ad un ricco signore che possiede proprietà estesissime, fino a tanto che questa è d’un solo padrone, lui sfoggia, fa grandi spese, chi sa quanti servi mantiene sotto di lui, e dalle grandi rendite che riceve fa sempre nuovi acquisti. Ma supponi che questa proprietà fosse divisa con altri eredi, ecco, è già perduta la sua grande forza, né più può sfoggiare come prima né fare nuovi acquisti, si deve limitare nelle spese, i suoi servi sono pochi, sicché la sua grandezza, la sua signoria è svanita, appena le restano le tracce. Così successe a Adamo, col sottrarsi dalla mia Volontà perdette la forza unica del suo Creatore, e con ciò perdette la sua signoria, il suo dominio, né più sentiva la forza di sfoggiare nel bene. E così succede per chi non è del tutto abbandonato in braccia alla mia Volontà, perché con Essa la forza del bene si converte in natura e la povertà non esiste”.

 

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19-46

Agosto 12, 1926

 

Il Voler Divino non può regnare se le tre

potenze dell’anima non sono ordinate con Dio.

 

(1) Le privazioni del mio dolce Gesù si vanno facendo più lunghe. Oh! come mi fa spasimare il suo ritorno! come le ore, i giorni compariscono secoli senza di Lui! ma secoli di notte, non di giorni! Onde, mentre stavo con ansie aspettando il suo ritorno, come lampo che sorge è uscito da dentro il mio interno e stringendomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’uomo fu creato da Dio con tre potenze: Memoria, intelletto e volontà, e questo perché potesse tenere i vincoli di comunicazione con le Divine Persone della Trinità Sacrosanta; queste erano come vie per salire a Dio, come porte per entrare, come stanze per formare il continuo soggiorno, la creatura a Dio, Dio alla creatura; queste sono le vie regali dell’uno e dell’altro, le porte d’oro che Iddio mise nel fondo dell’anima per poter entrare la Sovranità Suprema della Maestà Divina, la stanza sicura ed incrollabile dove Iddio doveva fare il suo celeste soggiorno. Ora, la mia Volontà, per poter formare il suo Regno nell’intimo dell’anima, vuol trovare in ordine al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo queste tre potenze date alla creatura per elevarla alla somiglianza del suo Creatore. La mia Volontà non uscirebbe fuori dai suoi domini se queste tre potenze dell’anima stessero in ordine a Dio, ed il suo regnare sarebbe felice e come connaturale, perché con lo stare in ordine a Dio queste tre potenze, terrebbe l’ordine in sé stessi e fuori di sé, ed il Regno della Volontà di Dio e quello della creatura non sarebbe un Regno diviso, ma uno solo, e quindi il suo dominio ed il suo regime sarebbe uno solo. Molto più che la mia Volontà non sa regnare dove non c’è ordine e armonia, inseparabile qualità e proprietà indispensabile delle Divine Persone, e l’anima mai può essere ordinata e armonizzare col suo Creatore se non tiene le sue tre potenze aperte per ricevere da Dio le sue qualità ordinate, e le sue proprietà armonizzate, in modo che la mia Volontà trovando le armonie divine e l’ordine supremo del Regno Divino e del regno umano, ne forma uno solo e vi regna col suo pieno dominio. Ah! figlia mia, quanto disordine vi regna nelle tre potenze dell’anima umana, si può dire che ci hanno serrato le porte in faccia, hanno barricato le vie per impedirci il passo e spezzare con Noi le comunicazioni, mentre fu il dono più grande che gli facemmo nel crearla. Queste tre potenze dovevano servire per comprendere Colui che l’aveva creato, per crescere a sua somiglianza e trasfusa la sua volontà in quella del suo Creatore dargli il diritto di farla regnare. Ecco perciò che il Supremo Volere non può regnare nell’anima se queste tre potenze, intelletto, memoria e volontà, non si danno la mano tra loro per ritornare allo scopo per cui Iddio l’ha creato. Perciò, prega affinché queste tre potenze ritornino nell’ordine e nell’armonia del loro Creatore, per poter il mio Supremo Volere regnare col suo pieno trionfo”.

 

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19-47

Agosto 14, 1926

 

Amarezze dell’anima per la notizia della prossima stampa

degli scritti sulla Volontà di Dio. Parole di Gesù al riguardo.

 

(1) Il mio povero cuore nuota nel mare delle amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù, e se viene è come lampo che fugge, ed in quel chiarore del lampo veggo il povero mondo, i suoi gravi mali, i vincoli delle nazioni che si vincolano tra loro per muovere guerre e rivoluzioni, e con ciò attirano i castighi del Cielo, e tanto gravi da distruggere città intere e popoli. Oh! Dio, com’è grande la cecità umana. Ma come finisce il lampo della sua amabile presenza, rimango più all’oscuro di prima, col pensiero dei miei poveri fratelli, sparsi nel duro esilio della vita! Ma ciò non bastava a riempire il povero mio cuore d’intense amarezze, un’altra si è aggiunta per soffocare la povera mia esistenza di quelle onde fragorose in cui travolgono la povera anima mia, cioè, la notizia della prossima stampa degli scritti sulla Santissima Volontà di Dio, che il nostro Monsignore Arcivescovo aveva dato la sua approvazione, mettendo lui l’imprimatur, e questo era nulla, il colpo più fatale per la povera anima mia è stato la notizia che non solo si doveva mettere ciò che riguardava la Divina Volontà, perché di questo, dopo tante insistenze di Nostro Signore e dei superiori, mi ero convinta che ciò lo richiedeva la gloria di Dio, e misera e piccola qual sono, non conviene oppormi a ciò che il benedetto Gesù vuole, ma quello che si doveva mettere fuori in stampa, l’ordine che Gesù ha tenuto con me e tutto ciò che mi ha detto, anche sulle altre virtù e circostanze, ciò mi è riuscito troppo doloroso, ho detto e ridetto le mie ragioni perché ciò non si facesse. Onde, mentre mi trovavo così oppressa, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno, come se sentisse il peso della mia oppressione mi ha stretto fra le sue braccia, e scotendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che c’è, che c’è? Sollevati, non voglio che stia così oppressa, invece di ringraziarmi ti opprimi? Tu devi sapere che per fare che la mia Suprema Volontà fosse conosciuta ho dovuto preparare le cose, disporre i mezzi, travolgere l’Arcivescovo con quegli atti di assoluto dominio di mia Volontà, cui l’uomo non mi può resistere, ho dovuto fare uno dei miei grandi prodigi. Credi tu che sia cosa facile ottenere l’approvazione d’un Vescovo? Com’è difficile, quanti cavilli, quante difficoltà, e se approvano è con molte restrizioni, quasi da togliere le sfumature più belle, i colori che più risaltano, a tutto ciò che la mia bontà con tanto amore ha rivelato. Non vedi tu dunque nell’approvazione dell’Arcivescovo il trionfo della mia Volontà? E quindi la grande mia gloria e la grande necessità che le conoscenze del Supremo Volere siano conosciute, e come rugiada benefica smorzino gli ardori delle passioni, come sole che sorge fuga le tenebre della volontà umana e toglie il torpore che quasi tutte le creature tengono, anche nel fare il bene, perché manca la vita del mio Volere. Le mie manifestazioni su di Esso saranno come balsamo che rimarginerà le piaghe che ha prodotto l’umana volontà. Chi avrà il bene di conoscerle si sentirà scorrere una nuova vita di luce, di grazia, di fortezza, per compiere in tutto la mia Volontà, non solo, ma comprendendo il gran male del proprio volere lo aborriranno e si scuoteranno dal durissimo giogo della volontà umana, per mettersi sotto il soave dominio della Mia. Ah! tu non sai né vedi ciò che so e vedo Io, perciò lasciami fare e non ti opprimere. Anzi, avresti dovuto premurare, spingere tu stessa colui che Io con tanto amore ho disposto che ne prendesse l’impegno, anzi dicergli che si affrettasse e che non si perda tempo. Figlia mia, il Regno della mia Volontà è incrollabile ed in queste conoscenze su di Essa ci ho messo tanta luce, grazia e attrazione, da renderlo vittorioso, in modo che come saranno conosciute, faranno dolce battaglia all’umana volontà e resteranno vinte. Queste conoscenze saranno muro altissimo e fortissimo, più che l’eden terrestre, che impediranno al nemico infernale di entrarci dentro per molestare coloro che vinti da Essa, passeranno a vivere nel Regno della mia Volontà. Perciò non ti turbare e lasciami fare, ed Io disporrò tutto perché il Fiat Supremo sia conosciuto”.

 

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19-48

Agosto 18, 1926

 

Gesù incoraggia colui che deve intraprendere la stampa degli scritti

sulla Santissima Volontà di Dio. Potenza degli atti fatti nel Voler Divino.

 

(1) Mentre pregavo mi sono trovata fuori di me stessa, e nel medesimo tempo vedevo il reverendo padre che deve occuparsi per la stampa degli scritti sulla Santissima Volontà di Dio, con Nostro Signore vicino, che prendeva tutte le conoscenze, effetti e valori che ha manifestato sul Supremo Volere, che cambiati in fili di luce li suggellava nella sua intelligenza, in modo da formare come una corona di luce intorno alla sua testa, e mentre ciò faceva gli ha detto:

(2) “Figlio mio, il compito che ti ho dato è grande, e perciò è necessario che dia molta luce per farti comprendere con chiarezza ciò che ho rivelato, perché a secondo la chiarezza con cui saranno esposti, così produrranno i loro effetti, benché per sé stessi sono chiarissimi, perché ciò che riguarda la mia Volontà è luce che scende dal Cielo, la quale non confonde e abbaglia la vista dell’intelligenza, ma tiene virtù di rafforzare e chiarire l’intelletto umano, per farsi comprendere e amare, e di gettare nel fondo dell’anima il principio della sua origine, lo scopo vero per cui fu creato, l’ordine tra Creatore e creatura, e ogni mio detto, manifestazioni, conoscenze sul mio Supremo Volere sono tante pennellate per far ritornare l’anima alla somiglianza del suo Creatore. Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà non è altro che preparare la via, formare l’esercito, radunare il popolo eletto, preparare la reggia, disporre il terreno dove deve formarsi il Regno della mia Volontà, e quindi reggerlo e dominarlo. Perciò il compito che ti affido è grande, Io ti guiderò, ti starò vicino per fare che il tutto si faccia secondo la mia Volontà”.

(3) Onde dopo ciò, l’ha benedetto e se ne è venuto alla piccola anima mia, riprendendo il suo dire:

(4) “Figlia mia, quanto m’interessa la mia Volontà, come amo, sospiro che sia conosciuta, è tanto il mio interesse, che sono disposto a dare qualunque grazia a chi vuole occuparsi di farla conoscere. Oh! come vorrei che si facesse presto, perché veggo che tutti i miei diritti mi saranno restituiti, l’ordine tra Dio e la creatura sarà ristabilito, non più darò i miei beni alle umane generazioni a metà, ma tutti interi, né più riceverò da loro cose incomplete, ma tutte intere. Ah! figlia mia, il poter dare e voler dare, e non trovando a chi dare, è sempre una pena e un peso senza speranza d’essere alleggerito. Se tu sapessi con quanta gelosia d’amore sto intorno all’anima quando la veggo disposta a fare i suoi atti nella mia Volontà, prima che cominci l’atto vi faccio scorrere la luce e la virtù della mia Volontà, affinché l’atto prenda il suo principio sopra la virtù che contiene la mia Volontà; come lo va formando, così la luce e la virtù divina lo investe e svolge; e come lo compie, la luce vi si suggella sopra e vi dà la forma d’un atto divino, e oh! come gode mia Suprema Bontà nel vedere che la creatura possiede questo atto divino, a questi atti il mio eterno amore non dice mai basta, dà, dà sempre, perché questi atti divini formati dalla creatura nella mia Volontà, il mio amore non sa limitarsi, perché essendo divini deve rimeritarli con amore infinito e senza limiti. Non vedi e senti tu stessa con quanto amore ti guido, ti accompagno e giungo molte volte a fare insieme con te ciò che fai tu? E questo per dare il valore a tuoi atti d’un valore divino. Come sono felice nel vedere che in virtù della mia Volontà, gli atti tuoi sono divini, simili ai miei, non c’è più distanza tra il tuo piccolo amore ed il mio, tra la tua adorazione e la mia, tra le tue preci e le mie, investite dalla luce del Voler Eterno perdono il finito, le apparenze umane e acquistano l’infinito e la sostanza divina, e trasformando tutto insieme l’operato di Dio e dell’anima, ne forma uno solo. Perciò sii attenta ed il volo nella mia Volontà sia continuo”.

(5) Dopo ciò, il mio sempre amabile Gesù è ritornato e si faceva vedere tutto affannato, sofferente e come irrequieto per le grandi offese delle creature. Io volevo quietarlo, dargli riposo, ma non mi riusciva, mi è venuto il pensiero di fare i miei soliti atti nel Fiat Supremo, e come ciò facevo Gesù si quietava e prendeva riposo, e poi mi ha detto:

(6) “Figlia mia, gli atti nella mia Volontà sono più che raggi solari, che volendoli guardare la vista resta eclissata dalla luce, in modo che non può né guardare né distinguere più nulla. Se tiene tanta forza la luce del sole, molto più gli atti fatti nella mia Volontà; la luce di Essa ha la forza d’eclissare e di distogliere il male dalle creature, affinché non facciano cose peggiori, ed impedisce con la forza della sua luce che le offese giungano fino a Me. E come la luce del sole, perché contiene la similitudine del Sole Eterno del Fiat Supremo, contiene tutti i colori, e da questi derivano innumerevoli effetti che scaturiscono beni senza numero alle umane generazioni, mentre apparentemente non si vede altro che luce fulgida e bianca, così il Sole Eterno del mio Volere, mentre è la sola luce della mia Volontà, dentro di Essa sono racchiuse come tanti colori, tutte le similitudini divine, che contengono effetti infiniti e scaturiscono fontane d’amore, di bontà, di misericordia, di potenza, di scienza, insomma tutte le qualità divine. Perciò l’operato nella mia Volontà contiene tale potenza e armonia, da riconciliare il riposo al tuo amato Gesù”.

 

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19-49

Agosto 22, 1926

 

Gli atti fatti nel Voler Supremo prendono l’immagine delle

qualità divine. Che significa essere capo d’una missione.

 

(1) Mi sento come immersa nel Voler Eterno del mio adorabile Gesù, e faccio quanto più mi è possibile il mio giro per tutta la Creazione, per fare compagnia a tutti gli atti che la Divina Volontà opera in essa, ma mentre ciò facevo, il sommo e unico bene si faceva vedere nel mio interno, che guardandomi tutta numerava uno per uno tutti gli atti miei, e se li metteva d’intorno a Sé per goderseli, e dopo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sto facendo la numerazione di tutti i tuoi atti per vedere se giungono al numero da Me stabilito, e siccome la mia Volontà racchiude tutte le qualità divine, ogni tuo atto fatto in Essa prende l’immagine d’una qualità suprema; guardali come sono belli: chi possiede l’immagine della mia sapienza, chi l’immagine della bontà, chi l’amore, chi la fortezza, chi la bellezza, chi la misericordia, chi l’immutabilità, chi l’ordine, insomma, tutte le mie qualità supreme. Ciascun tuo atto prende l’immagine distinta, ma si rassomigliano tra loro, si armonizzano, si danno la mano e formano un atto solo. Com’è bello l’operato della creatura nella mia Volontà, non fa altro che produrre immagini divine, ed Io mi diletto di circondarmi di queste mie immagini per godere nella creatura i frutti delle mie qualità, e le do virtù di riprodurre altre mie immagini divine, in modo di voler vedere copiato, suggellato l’Essere Supremo, e perciò ho tanto interesse che la creatura faccia la mia Volontà e viva in Essa, per ripetere le opere mie”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando fra me: “Com’è dura la privazione del mio dolce Gesù, si sente la vera morte dell’anima, e succede come al corpo quando parte l’anima, che mentre possiede le stesse membra, esse sono svuotate dalla vita, sono inerti, senza moto e non hanno più valore. Così mi sembra la mia piccola anima senza di Gesù, possiede le stesse facoltà, ma svuotate di vita, partito Gesù, è finita la vita, il moto, il calore, perciò la pena è straziante e indescrivibile e imparagonabile a qualunque altra pena. Ah! la Mamma Celeste non soffrì questa pena, perché la sua santità la rendeva inseparabile da Gesù e perciò non restò mai priva di Lui”. Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(4) “Figlia mia, tu ti sbagli, la privazione di Me non è separazione, ma dolore, e tu hai ragione col dire che è più che mortale, e questo dolore ha virtù, non di separare, ma di congiungere con legami più forti e più stabili l’unione inseparabile con Me, non solo, ma ogni qual volta l’anima resta come priva di Me, senza sua colpa, Io risorgo di nuovo per lei a nuova vita di conoscenze, facendomi più comprendere di nuovo amore, amandola di più, e di nuova grazia per più arricchirla e abbellirla, ed essa risorge a nuova Vita Divina, a nuovo amore e a nuova bellezza, perché è giusto; soffrendo l’anima pene mortali, viene sostituita con nuova Vita Divina, se ciò non fosse, mi farei vincere dall’amore della creatura, ciò che non può essere. E poi, non è vero che la Sovrana Regina non restò mai priva di Me, inseparabile mai, ma priva sì, né pregiudicava all’altezza della sua santità, anzi l’accresceva. Quante volte la lasciai nello stato di pura fede, perché dovendo essere la Regina dei dolori e la Madre di tutti i viventi, non poteva mancarle il fregio più bello, la gemma più fulgida, che le dava la caratteristica di Regina dei martiri e Madre Sovrana di tutti i dolori, questa pena d’essere lasciata nella pura fede la preparò a ricevere il deposito delle mie dottrine, il tesoro dei sacramenti e tutti i beni della mia Redenzione, perché essendo la pena più grande la mia privazione, mette in condizione l’anima da meritare d’essere la depositaria dei doni più grandi del suo Creatore, delle sue conoscenze più alte e dei suoi segreti. Quante volte non l’ho fatto per te? Dopo una mia privazione ti ho manifestato le conoscenze più alte sulla mia Volontà, e con ciò venivo a renderti depositaria non solo delle sue conoscenze, ma della stessa mia Volontà. E poi, la Sovrana Regina come Madre doveva possedere tutti gli stati d’animo, quindi anche lo stato di pura fede, per poter dare ai suoi figli quella fede irremovibile che fa mettere il sangue e la vita per difendere e attestare la fede. Se non lo possedeva questo dono della fede, come lo poteva dare ai suoi figli?”.

(5) Detto ciò è scomparso, ma la mia mente voleva pensare tante cose strane e forse anche spropositate e mi sforzavo di fare i miei atti nell’adorabile Volontà di Dio, ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Se il vivere nel Regno supremo della Volontà Divina richiede tanta attenzione, tanti sacrifici, saranno pochissimi quelli che vorranno vivere in Regno sì santo”. Ed il mio dolce Gesù ritornando mi ha detto:

(6) “Figlia mia, chi è chiamato come capo d’una missione deve abbracciare non solo tutte le membra, ma deve reggerle, dominarle e costituirsi vita di ciascuna di esse, mentre le membra non danno vita al capo né fanno tutto ciò che fa esso, ma ciascuno il suo ufficio. Così chi è chiamato come capo d’una missione, abbracciando tutto ciò che si conviene per poter svolgere il compito affidatogli, soffrendo più di tutti e amando tutti, prepara il cibo, la vita, le lezioni, gli uffici, a seconda della capacità di chi vorrà seguire la sua missione. Ciò che è necessario a te, che devi formare l’albero con tutta la pienezza dei rami e la molteplicità dei frutti, non sarà necessario a chi deve essere solo ramo o frutto, il loro compito sarà di stare incorporati all’albero, per ricevere gli umori vitali che esso contiene, cioè, farsi dominare dalla mia Volontà, non dando mai vita al proprio volere in tutte le cose, sia interne che esterne, conoscere la mia Volontà e riceverla come vita propria, per farla svolgere la sua Vita Divina, insomma, per farla regnare e dominare da regina. Così figlia mia, chi deve essere capo conviene che soffra, che lavore e che faccia lui solo tutto ciò che gli altri faranno tutti insieme. E’ ciò che feci Io, perché capo della Redenzione posso dire che feci tutto per amore di tutti, per dar loro la vita e metterli tutti in salvo, come pure la Vergine Immacolata, perché Madre e Regina di tutti, quanto non soffrì? Quanto non amò e operò per tutte le creature? Nessuno può dire che ci ha raggiunto tanto nel patire quanto nell’amare, al più ci somigliano in parte, ma raggiungerci, nessuno. Ma con l’essere stati a capo di tutti, tanto Io quanto la Sovrana Regina, racchiudevamo tutte le grazie e tutti i beni, la forza stava in nostro potere, il dominio era nostro, Cielo e terra ubbidivano ai nostri cenni e tremavano innanzi alla nostra potenza e santità. I redenti hanno preso le nostre briciole ed hanno mangiato i nostri frutti, si sono sanati coi nostri rimedi, si sono rinvigoriti coi nostri esempi, hanno imparato le nostre lezioni, hanno risuscitato a costo della nostra vita, e se sono stati glorificati, è stato in virtù della nostra gloria, ma il potere è sempre nostro, la sorgente viva di tutti i beni scaturisce sempre da Noi, tanto vero, che se i redenti si allontanano da Noi, perdono tutti i beni e ritornano malati e poveri più di prima. Ecco che significa essere capo, è vero che si soffre molto, si lavora assai, si deve preparare il bene a tutti, ma tutto ciò che si possiede oltrepassa tutto e tutti, c’è tale distanza tra chi è capo d’una missione e tra chi dev’essere membro, da potersi paragonare il capo al sole, il membro alla piccola luce. Perciò ti ho detto tante volte che la tua missione è grande, perché non si tratta della sola santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il Regno della mia Volontà alle umane generazioni”.

(7) Dopo ciò stavo seguendo gli atti nel Voler Supremo, i quali tutti si convertivano in luce e formavano un orizzonte di luce smagliante, che formava nubi d’argento vivo, e dove penetrava questa luce tutto si convertiva in luce, teneva il potere, la forza di svuotare tutto per riempire tutto della sua luce fulgidissima, e Gesù ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, non c’è cosa più penetrante della luce, essa si spande ovunque con una rapidità incantevole, portando i suoi benefici effetti a tutti coloro che si fanno investire da essa, la luce non si nega di fare il suo bene a nessuno, siano persone, sia terra, sia acqua, sia pianta o altro, la sua natura è d’illuminare e di far del bene, e perciò non lascia indietro nessuno, porta a tutti il suo bacio di luce e li dona il bene che contiene.

(9) La mia Volontà è più che luce, Essa dovunque si spande e porta il bene che contiene, e gli atti fatti in Essa formano l’atmosfera d’oro e d’argento che ha virtù di svuotare tutte le tenebre della notte dell’umana volontà, e con la sua luce benefica porta il bacio dell’Eterno Volere, per disporre le creature a voler venire nel Regno del Fiat Supremo. Ogni tuo atto fatto in Esso è un orizzonte nuovo che fai sorgere all’occhio dell’intelletto umano, per fargli sospirare la luce del bene che possiede la mia Volontà. Figlia mia, per preparare questo Regno ci vuole il lavoro, ci vogliono le leggi celesti, che sono leggi tutte d’amore, in Esso non entreranno le leggi di timori, di pene, di condanna, perché le leggi d’amore della mia Volontà saranno amichevoli, filiali, di reciproco amore tra Creatore e creatura, sicché i timori, le condanne, non avranno né vigore né vita, e se ci sarà qualche sofferenza, sarà pena di trionfo e di gloria. Perciò sii attenta, perché si tratta di far conoscere un Regno celeste, di manifestare i suoi segreti, le sue prerogative, i suoi beni, per allettare le anime ad amarlo, a sospirarlo e a farle prendere il possesso”.

 

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19-50

Agosto 25, 1926

 

La Divina Volontà forma di tutta la Vita di

Nostro Signore un atto solo nel suo interno.

 

(1) Stavo ricordando tutti gli atti di Nostro Signore per unirmi con Lui, non solo, ma per trovare la sua Santissima Volontà operante in tutti gli atti suoi, per potermi immedesimare con Essa e fare un atto solo col mio, sicché avrei voluto concepire con Gesù, nascere con Gesù, gemere, piangere, patire, pregare, versare il mio sangue insieme col suo e morire insieme con Gesù. Ora, mentre ciò pensavo, si è mosso nel mio interno facendosi sentire che c’era nel mio cuore, alzando le braccia in atto di stringermi a Sé e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la mia Vita fu un atto solo proveniente da quell’atto solo dell’Eterno, che non ha successione di atti, e se nella mia Umanità, esternamente si videro a grado a grado la successione dei miei atti, cioè, concepire, nascere, crescere, operare, camminare, patire, morire, nell’interno della mia Umanità, la mia Divinità, il Verbo Eterno unito alla mia anima, formava un atto solo di tutta la mia vita, quindi la successione degli atti esterni che si vedevano in Essa era lo sbocco dell’atto solo, che straripando fuori formava la successione della mia Vita esterna, ma nel mio interno, come restai concepito, nel medesimo tempo nascevo, piangevo, gemevo, camminavo, operavo, parlavo, predicavo il vangelo, istituivo i sacramenti, pativo e restavo crocifisso. Quindi, tutto ciò che si vedeva all’esterno della mia Umanità a poco a poco, a grado a grado, dentro era un atto solo, lungo e continuato e che continua ancora. Sicché, come restai concepito, partendo dall’atto solo dell’Eterno, restai sempre a concepire, sempre a nascere, sempre a gemere e piangere, insomma, tutto ciò che Io feci restò in atto e come atto continuo, perché tutto ciò che esce da Dio e resta in Dio non subisce mutazioni, né accrescimento, né diminuzione, fatto l’atto, resta con la pienezza della vita che mai finisce e che può dare vita a tutti, per quanto ne vogliono. Sicché la mia Volontà mantenne e mantiene tutto in atto, tutta la mia Vita, come mantiene in atto la vita del sole, senza farlo né diminuire né crescere nella sua luce, nel calore e nei suoi effetti, come conserva l’estensione del cielo con tutte le stelle, senza mai restringersi o sperdere anche una stella, e di tante altre cose da Me create, così il mio Supremo Volere mantiene la vita a tutti gli atti della mia Umanità, senza sperdere neppure un respiro. Ora, questa mia Volontà, dove regna non sa fare atti separati, la sua natura è un atto solo, molteplice negli effetti, ma nell’atto è sempre solo, perciò chiama l’anima che si fa dominare da Essa all’unione del suo atto solo, affinché trovi tutti i beni, tutti gli effetti che solo un’atto solo d’un Dio può possedere. Quindi la tua attenzione sia di stare unita a quell’atto solo dell’Eterno, se vuoi trovare in atto tutta la Creazione, tutta la Redenzione, in cui troverai, in quell’atto uno, la lunghezza delle mie pene, dei miei passi, la continuata mia crocifissione, tutto troverai, la mia Volontà non sperde nulla, e tu in Essa resterai immedesimata negli atti miei e prenderai il frutto di tutta la mia vita. Se ciò non fosse, non ci sarebbe gran differenza tra l’operare mio e quello dei miei santi, invece con l’essere il mio operato un atto solo, tra il mio ed il loro passa la differenza tra il sole e la piccola fiammella, tra il gran mare e la goccia d’acqua, tra la vastità dei cieli ed il piccolo buco. Solo la potenza del mio atto uno tiene il potere di darsi a tutti e abbracciare tutto, e mentre dà, non perde mai nulla”.

 

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19-51

Agosto 27, 1926

 

Gesù dà il titolo al libro sulla sua Volontà.

 

(1) Trovandomi nel solito mio stato, il mio sempre amabile Gesù mi faceva vedere il reverendo padre che deve occuparsi della stampa degli scritti sull’adorabile Volontà di Dio, e Gesù, mettendosi a lui vicino, gli diceva:

(2) “Figlio mio, il titolo che darai al libro che stamperai sulla mia Volontà sarà questo: “Il Regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature. Libro di Cielo. Il richiamo delle creature nell’ordine, al suo posto e nello scopo per cui fu creata da Dio”. Vedi, anche il titolo voglio che corrisponda alla grande opera della mia Volontà, voglio che la creatura comprenda che il suo posto, assegnatole da Dio, è nella mia Volontà, e fino a tanto che non entri in Essa sarà senza posto, senza ordine, senza scopo, sarà un intruso nella Creazione, senza diritto di sorte, e perciò andrà ramingo, senza pace, senza eredità, ed Io, mosso a compassione di lui gli griderò continuamente: “Entra nel tuo posto, vieni nell’ordine, vieni a prendere la tua eredità, a vivere in casa tua, perché vuoi vivere in casa estranea? Perché vuoi occupare un terreno che non è tuo? E non essendo tuo vivi infelice e sei il servo e lo zimbello di tutte le cose create. Tutte le cose create da Me, perché stanno al loro posto, stanno nell’ordine ed in perfetta armonia con tutta la pienezza dei loro beni, assegnatogli da Dio, tu solo vuoi essere infelice, ma infelicità volontaria, perciò vieni al posto tuo, là ti chiamo e ti aspetto”. Perciò colui o colei che si presterà a far conoscere la mia Volontà sarà il mio portavoce, ed Io gli affiderò i segreti del Regno di Essa”.

(3) Onde dopo di ciò, faceva vedere tutta la Creazione, come tutte le cose create stanno al loro posto voluto da Dio, e quindi nell’ordine perfetto e nella completa armonia tra loro e la Suprema Volontà, perché stanno al loro posto, mantiene la loro esistenza integra, bella, fresca e sempre nuova, e l’ordine porta la felicità comune e la forza universale a tutti. Che incanto nel vedere l’ordine, l’armonia di tutta la Creazione, e Gesù, riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come sono belle le opere nostre, sono il nostro onore e la nostra gloria perenne, tutte stanno al posto loro e ciascuna cosa creata compie perfettamente il suo ufficio, solo l’uomo è il nostro disonore nella nostra opera creatrice, perché col sottrarsi dalla nostra Volontà cammina con la testa giù in terra e coi piedi all’aria, che disordine! che disordine! fa ribrezzo a vederlo; camminando con la testa giù striscia la terra, si sconvolge tutto, si trasforma, alla vista le manca lo spazio necessario per guardare, né può diffondersi nello spazio per conoscere le cose, né difendersi se il nemico le sta dietro le spalle, né fare molto cammino, perché, poveretto, con la testa deve strisciarsi, non camminare, perché l’ufficio di camminare è dei piedi, quello della testa è di dominare. Sicché il fare la propria volontà è il vero e perfetto capitombolo dell’uomo ed il disordine dell’umana famiglia. Perciò m’interessa tanto che la mia Volontà sia conosciuta, affinché ritorni al suo posto, non più si strisci con la testa giù, ma che cammini coi piedi, non più formi il mio ed il suo disonore, ma il mio ed il suo onore. Guarda tu stessa, non compariscono brutte le creature, vederle camminare con la testa per terra? Non dispiace anche a te vederle così disordinate?”.

(5) Io ho guardato e vedevo le teste giù ed i piedi in aria. Gesù è scomparso ed io rimasto a guardare questo brutto spettacolo delle umane generazioni, e pregavo di cuore che la sua Volontà sia conosciuta.

 

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19-52

Agosto 29, 1926

 

La natura del vero bene solo la possiede la Volontà Suprema.

Benedizione di Gesù al titolo da darsi agli scritti sulla sua Santissima Volontà.

 

(1) La mia povera mente è sempre di ritorno nel centro supremo del Voler Eterno, e se qualche volta penso ad altro, Gesù stesso con un suo detto chiama la mia attenzione a valicare il mare interminabile della sua Santissima Volontà. Onde, siccome stavo pensavo ad altro, il mio dolce Gesù, geloso, mi ha stretto a Sé e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sempre nella mia Volontà ti voglio, perché in Essa c’è la natura del bene. Un bene allora si può chiamare vero bene quando non finisce mai, né ha principio né fine. Il bene, quando tiene il suo principio ed il suo fine, è pieno d’amarezze, di timore, di ansietà e anche di disillusione, tutto questo rende infelice lo stesso bene, e molte volte si passa, con facilità, dal bene delle ricchezze alle miserie, dalla fortuna si passa all’infortunio, dalla salute si passa alla malattia, perché tutti i beni che hanno principio sono vacillanti, passeggeri, caduchi e si risolvono nella fine del nulla. Perciò la natura del vero bene la possiede la mia Volontà Suprema, perché non ha principio né fine, e perciò il bene è sempre eguale, sempre pieno, sempre stabile, non soggetto a nessuna mutazione; ecco perciò tutto ciò che l’anima fa entrare nel Supremo Volere, tutti i suoi atti formati in Esso acquistano la natura del vero bene, perché sono fatti in una Volontà stabile, non movibile, che contiene beni eterni e senza misura. Sicché il tuo amore, la tua preghiera, i tuoi ringraziamenti e tutto ciò che puoi fare, prendono posto in un principio eterno che non finisce mai, e perciò acquistano la pienezza della natura del bene, quindi la tua preghiera acquista il pieno valore ed il frutto completo, in modo che tu stessa non potrai comprendere dove si stenderanno i frutti, i beni della tua preghiera, essa girerà l’eternità, si darà a tutti, e nel medesimo tempo resterà sempre piena nei suoi effetti; il tuo amore acquista la natura del vero amore, di quell’amore incrollabile che mai viene meno, che mai finisce, che ama tutti e si dà a tutti e resta sempre con la pienezza del bene della natura del vero amore, e così di tutto il resto. A tutto ciò che entra nella mia Volontà, la sua forza creatrice comunica la sua stessa natura e li converte in atti suoi, perché non tollera in Essa atti dissimili dai suoi, e perciò si può dire che gli atti della creatura fatti nella mia Volontà, entrano nelle vie imperscrutabili di Dio, né si possono conoscere tutti gli innumerevoli effetti. Ciò che non ha principio né fine si rende incomprensibile alle menti create che hanno il loro principio, perché mancando in loro la forza d’un atto che non ha principio, tutte le cose divine e tutto ciò che entra nella mia Volontà si rendono ininvestigabili ed imperscrutabili. Vedi dunque il gran bene dell’operare nella mia Volontà, in qual punto alto eleva la creatura, come le viene restituita la natura del bene, quale la uscì dal suo seno il suo Creatore. Invece, tutto ciò che si può fare fuori della mia Volontà, fosse anche bene, non si può chiamare vero bene, prima ché manca l’alimento divino, la sua luce, e sono dissimili dagli atti miei, togliendo la somiglianza all’anima dell’immagine divina, perché la sola mia Volontà è quella che la fa crescere a mia somiglianza, e tolta questa, si toglie il più bello, il valore più grande all’operato umano, sicché sono opere svuotate di sostanza, di vita e di valore, sono come piante senza frutto, come cibo senza sostanza, come statue senza vita, come lavori senza mercede, che stancano le membra dei più forti. Oh! la gran differenza tra l’operare nella mia Volontà e tra l’operare senza di Essa. Perciò sii attenta, né darmi questo dispiacere di farmi vedere in te un atto che non dà di mia somiglianza”.

(3) Onde, dopo di ciò è scomparso, ma dopo poco è ritornato come irrequieto per offese ricevute, e rifugiandosi in me voleva prendere riposo, ed io gli ho detto: “Amor mio, ho tante cose da dirti, tante cose da stabilire tra me e Te, tengo da chiederti che la tua Volontà sia conosciuta e che il suo Regno abbia il suo pieno trionfo, se Tu riposi, io non posso dirti nulla, debbo tacere per farti riposare”. E Gesù, spezzando il mio dire, con una tenerezza indicibile mi ha stretto a Sé forte forte, e baciandomi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, com’è bella la preghiera sul tuo labbro sul trionfo del Regno del Supremo Volere, è l’eco della mia stessa preghiera, dei miei sospiri e di tutte le mie pene. Ora voglio vedere ciò che hai scritto sul titolo da darsi agli scritti sulla mia Volontà”.

(5) E mentre ciò diceva, prendeva questo libro fra le sue mani, e pareva che leggesse ciò che sta scritto il 27 Agosto, mentre leggeva restava pensoso, come se si mettesse in profonda contemplazione, in modo che io non ardivo dirgli nulla, solo che sentivo che il suo cuore le batteva forte forte, come se volesse scoppiare; poi si ha stretto al suo petto il libro dicendo:

(6) “Benedico il titolo, lo benedico di cuore, e benedico tutte le parole che riguardano la mia Volontà”.

(7) E alzando la sua destra, con una maestà incantevole ha pronunciato le parole della benedizione, fatto ciò è scomparso.

 

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19-53

Agosto 31, 1926

 

Nostro Signore, come mise fuori la Creazione, così mise fuori tutti i beni

che ci sono nel Regno della sua Volontà a bene delle creature. La volontà

umana paralizza la vita della Divina nell’anima.

 

(1) Stavo secondo il mio solito, facendo i miei atti, le mie giratine nel Santo Voler Divino, io stessa veggo che non so fare altro che girare in Esso, nella mia cara eredità, datami dal mio dolce Gesù, nella quale c’è tanto da fare e d’apprendere, che non mi basterà né la mia piccola vita dell’esilio, né tutta l’eternità per compiere i miei uffici in questa estesissima eredità che non si veggono i confini, né dove comincia né dove finisce, e quanto più si gira in Essa, tanto più cose nuove s’imparano, ma molte cose si veggono e non si comprendono, e si vuole il dolce Gesù che faccia le sue spiegazioni, altrimenti si ammirano, ma non si sanno dire. Onde il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi mentre facevo i miei atti nella sua adorabile Volontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, guarda quante cose uscimmo col nostro Fiat nella Creazione per il bene della natura dell’uomo, tutto ciò che aveva stabilito la nostra Volontà di mettere fuori, nulla mancò al compimento di Essa. Ora, come fu stabilito tutto ciò che dovevamo uscire nella Creazione, e nulla mancò al nostro appello, così fu stabilito ciò che dovevamo uscire per il bene delle anime, come difatti l’uscimmo, ma fu tanto, da sorpassare le mille e mille volte di più tutti i beni che si veggono nella Creazione. Ma tanto quelli che dovevano servire al bene della natura, quanto quelli che dovevano servire al bene dell’anima, tutto restò depositato nella nostra Volontà, perché le cose nostre non le affidiamo a nessuno, conoscendo che solo Essa ce l’avrebbe conservato integre e belle, come le uscimmo dal nostro seno divino, molto più che Essa sola tiene la forza conservatrice e moltiplicatrice, che mentre dà, nulla perde e tutte le cose le tiene nel posto da Noi voluto. Ora, quante cose ci sono nella mia Volontà che debbo dare alle creature, ma devono venire nel Regno di Essa per riceverle, e come la natura umana mai poteva prendere parte ai beni della Creazione se non volesse vivere sotto del cielo, né avere un posto sulla terra, dove le cose da Me create le fanno corona, così l’anima, se non viene a vivere sotto il cielo del mio Volere, in mezzo ai beni che la nostra paterna bontà uscì fuori per felicitarla, per abbellire, per arricchirla, mai potrà prendere parte a questi beni, per lei saranno come estranei e non conosciuti. Molto più che ciascun’anima sarebbe stata un cielo distinto, dove il nostro Voler Supremo si sarebbe dilettato di ornare con sole più fulgido e con stelle più splendide di quelle che si vedono nella Creazione, ma una più bella dell’altra. Vedi la gran differenza: Per la natura umana c’è un sole per tutti, invece per le anime c’è un sole per ciascuna, c’è un cielo proprio, c’è una fontana che sempre sorge, c’è un fuoco che mai si smorza, c’è un’aria divina che si respira, c’è un cibo celeste che fa crescere mirabilmente a somiglianza di Colui che l’ha creato. Oh! quante cose tiene la mia Volontà preparate e stabilite da dare a chi vuol venire a vivere nel suo Regno, sotto il suo liberale e dolce regime, non vuole affidare i suoi beni fuori del suo Regno, perché sa che se escono fuori dai suoi confini non saranno né apprezzati né compresi, molto più che Essa sola sa conservare e mantenere in vita i beni suoi, e solo chi vive in Essa è capace di comprendere il suo linguaggio celeste, di ricevere i suoi doni, di guardare le sue bellezze e di formare una sola vita con la mia Volontà. Invece, chi non vuol vivere nel Regno suo, non è capace di comprendere i suoi beni, la sua lingua non saprà parlarne né adattarsi al linguaggio del mio Regno, né potrà guardare le sue bellezze, anzi resterà cieco per la forte luce che in Esso regna. Vedi dunque da quanto tempo stanno messi fuori dal nostro seno paterno tutti i beni che dobbiamo dare ai figli del nostro Fiat Supremo, da che fu creata la Creazione tutto è preparato, né ci ritireremo per la tardanza, aspetteremo ancora, solo che la creatura metterà come sgabello la sua volontà alla nostra, per farla dominare, Noi gli apriremo le porte per farla entrare, perché fu la volontà umana che chiuse le porte alla nostra e si aprì le porte alle miserie, alle debolezze, alle passioni; non fu la memoria, l’intelligenza che si mise contro al suo Creatore, sebbene vi concorsero, ma la volontà umana ebbe il suo atto primo e spezzò tutti i vincoli, tutti i rapporti con una Volontà così santa, molto più che tutto il bene o tutto il male sta racchiuso in essa, il regime, il dominio è suo, sicché fallita la volontà nel bene, tutto le fallisce, perde l’ordine, scende dalla sua origine, diventa brutta; e siccome fu l’umana volontà che si mise contra alla mia, che gli fecero fallire tutti i beni, perciò voglio la sua volontà, ed in ricambio voglio dargli la mia, per restituirgli tutti i beni falliti. Perciò figlia mia sii attenta, non dar mai vita alla tua volontà se vuoi che la mia regni in te”.

(3) Dopo ciò ha fatto silenzio, restando tutto afflitto per il gran male che ha prodotto la volontà umana nelle creature, fino a contraffare la sua bella immagine, infusagli nel crearle, e sospirando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la volontà umana paralizza la vita della mia nell’anima, perché senza della mia Volontà non circola la Vita Divina nell’anima, che più che sangue puro conserva il moto, il vigore, l’uso perfetto di tutte le facoltà mentali, in modo da farla crescere sana e santa, da poter conoscere in lei la nostra somiglianza, quante anime paralizzate senza della mia Volontà! Quale spettacolo compassionevole, vedere le umane generazioni quasi tutte paralizzate nell’anima, e quindi sragionevole, cieche per vedere il bene, sorde per ascoltare la verità, mute per insegnarla, inerti per le opere sante, immobili nel camminare la via del Cielo, perché la volontà umana, impedendo la circolazione della mia Volontà, forma la paralisi generale nell’anima delle creature. Succede come al corpo, che la maggior parte delle malattie, specie poi di paralisi, sono prodotte da mancanza di circolazione di sangue, se circola bene il sangue l’uomo è robusto e forte, non avverte nessun malessere, ma se incomincia l’irregolarità della circolazione del sangue, incominciano le indisposizioni, le debolezze, le tisi, e se la circolazione si fa tanto irregolare, si resta paralizzato, perché quel sangue che non circola e che con rapidità non scorre nelle vene, forma i gravi mali della natura umana. Che non farebbero le creature se sapessero che c’è un rimedio per la regolarità della circolazione del sangue, andrebbero chi sa dove per averlo, per non andare incontro a nessun malanno. Eppure c’è il gran rimedio della mia Volontà per evitare qualunque male dell’anima, per non restare paralizzata nel bene, per crescere forte, robusta nella santità, e chi lo prende? Eppure è un rimedio che si dà gratis, né devono girare per averlo, anzi è sempre pronta a darsi e a costituirsi vita regolare della creatura. Quale dolore figlia mia! qual dolore!”.

(5) Detto ciò è scomparso.

 

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19-54

Settembre 3, 1926

 

Il desiderio purga l’anima e stuzzica l’appetito per i beni di Gesù.

Come la Volontà Divina è penetrante e converte in natura i suoi effetti.

 

(1) Mi sentivo tutta immedesimata col mio dolce Gesù, e lo pregavo di cuore che vigilasse la povera anima mia, affinché nulla mi entrasse che non fosse di sua Volontà. Ora, mentre ciò facevo, il caro mio bene, la dolce mia vita si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il desiderio di volere un bene, di volerlo conoscere, purga l’anima e dispone la sua intelligenza a comprenderlo, la sua memoria a ricordarlo e la volontà sua si sente stuzzicare l’appetito di volerlo, per farne cibo e vita, e muove Iddio a darle quel bene e a farlo conoscere. Sicché il desiderio di volere un bene, di conoscerlo, è come l’appetito al cibo, e siccome c’è l’appetito si sente il gusto, si mangia con piacere e si resta soddisfatti e contenti d’aver preso quel cibo, e si resta col desiderio di gustarlo di nuovo; invece se manca l’appetito, quel cibo stesso, gustato con tanta avidità da una persona, per l’altra che non ha appetito sente nausea, disgusto e giunge anche a soffrire. Tale è il desiderio all’anima, è come l’appetito, ed Io, vedendo che il desiderio delle cose mie è il suo gusto, fino a farne cibo e vita, largheggio, largheggio tanto nel dare, che non mi stanco mai dal dare. Invece per chi non lo desidera, mancando l’appetito, sentirà nausea delle cose mie, si ripeterà il detto evangelico: Sarà dato a chi tiene e sarà tolto quel poco che tiene a chi non appetisce i miei beni, le mie verità, le cose celesti; giusta pena per chi non desidera, non appetisce e non vuole saperne delle cose che a Me appartengono, e se tiene qualche piccola cosa, è giusto che si tolga e si dia a coloro che posseggono molto”.

(3) Onde, dopo ciò, stavo pensando ed immedesimandomi col Santo Voler Divino, e trovandomi nella sua luce immensa, mi sentivo che i suoi raggi divini mi penetravano tanto, da trasformarmi nella sua stessa luce, e Gesù, uscendo dal mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, com’è bella, penetrante, comunicativa, trasformatrice, la luce della mia Volontà! Essa è più che sole, il quale, battendo la terra dona con liberalità gli effetti che la sua luce contiene, né si fa pregare, ma spontaneo, come la sua luce riempie la superficie della terra, dona a ciascuna cosa che trova ciò che tiene, dà al frutto la dolcezza ed il sapore, al fiore il colore ed il profumo, alle piante lo sviluppo, a tutte le cose dà gli effetti ed i beni che contiene, non particolareggia con nessuno, basta solo che la sua luce le tocchi, le penetri, le riscaldi, per fare l’opera sua. Più che sole è la mia Volontà, purché l’anima si esponga ai suoi raggi vivificanti e metta da banda le tenebre e la notte della sua volontà umana, la sua luce sorge ed investe l’anima, e penetra nelle sue più intime fibre per fugarle le ombre e gli atomi dell’umano volere, come batte la sua luce e l’anima la riceve, comunica tutti gli effetti che contiene, perché la mia Volontà, uscendo dall’Essere Supremo, contiene tutte le qualità della Natura Divina, quindi, come l’investe, così comunica la bontà, l’amore, la potenza, la fermezza, la misericordia e tutte le qualità divine, ma non in modo superficiale, ma reale, da trasmutare nella natura umana tutte le sue qualità, in modo che l’anima sentirà in sé, come sua, la natura della vera bontà, della potenza, della dolcezza, della misericordia e così di tutto il resto delle qualità supreme. Solo la mia Volontà tiene questa potenza di convertire in natura le sue virtù, ma però, per chi si lascia in preda della sua luce e del suo calore e tiene lontano da lei la notte tenebrosa del proprio volere, vera e perfetta notte della povera creatura”.

 

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19-55

Settembre 5, 1926

 

Chi vive nella Volontà Divina possiede una paternità

grande e una figliolanza lunga, è figlia a tutti.

 

(1) Mi sentivo oppressa, anzi come senza vita per la privazione del mio dolce Gesù, la sua pena è sempre nuova e più trafiggente, in modo da formare nuove ferite, da far sanguinare di dolore la povera anima mia. Ora, mentre mi trovavo sotto l’incubo del dolore della sua privazione, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno stringendomi al suo cuore santissimo, dicendomi:

(2) “La figlia mia, la figlia nostra, la figlia della Mamma Celeste, la figlia degli angioli e dei santi, la figlia del cielo, la figlia del sole, la figlia delle stelle, la figlia del mare, insomma, sei la figlia di tutti, tutti ti sono padre e a tutti sei figlia, vedi quanto è grande la paternità! com’è lunga la tua figliolanza! Invece di opprimerti dovresti godere, pensando che tutti ti sono padri e a tutti sei figlia. Solo chi vive nella mia Volontà può avere il diritto di sì grande paternità e di sì lunga figliolanza, d’essere amata da tutti con amore paterno, perché tutti riconoscono in lei la figlia loro, perché essendo le cose create tutte investite della mia Volontà, dove Essa regna trionfante e dominante, veggono in te la stessa Volontà che regna in loro, perciò tutti ti tengono come figlia delle loro viscere; ci sono tanti vincoli tra te e loro, da oltrepassare in modo infinito i vincoli naturali che ci sono tra padre e figlio. Sai tu chi non ti è padre? Quelli soli che non fanno regnare la mia Volontà in loro, non hanno nessun diritto su di te né tu hai nessun dovere verso di loro, è come roba che a te non appartiene. Ma sai tu che significa possedere sì grande paternità e sì lunga figliolanza? Significa essere vincolata con vincoli di giustizia a tutte le ricchezze, gloria, onore, privilegi che possiede sì grande paternità, sicché come figlia mia, il tuo Gesù ti fa dono di tutti i beni della Redenzione; come figlia nostra resti dotata di tutti i beni della Trinità Sacrosanta; come figlia della Sovrana Regina, Lei ti dona i suoi dolori, le sue opere, il suo amore e tutti i suoi meriti materni; come figlia degli angioli e dei santi, fanno a gara tra loro a cederti tutti i beni loro; come figlia del cielo, delle stelle, del sole, del mare e di tutte le cose create, si sentono onorati, ché finalmente hanno la figlia loro per poter dare la loro eredità, e la mia stessa Volontà regnante in esse, con la sua luce interminabile ti forma la scrittura di tutta la Creazione, e tutti sentono la felicità, la gioia di poter dare la loro eredità, perché col poter dare non si sentono più sterili, ma fecondi, e la fecondità porta la gioia, la compagnia, l’armonia, la gloria, la ripetizione della stessa vita. Quanti padri e madri sono infelici, ad onta che sono ricchi, perché non hanno prole? Perché la sterilità porta da per sé stessa l’isolamento, l’amarezza, la mancanza di ogni appoggio e di felicità, e se pare che godono apparentemente, nel loro cuore hanno la spina della sterilità che amareggia tutti i loro godimenti. Sicché la tua grande paternità che possiedi e la tua lunga figliolanza, è causa di gioia a tutti e molto più alla mia Volontà, che bilocandosi regna in te e ti costituisce figlia di tutte le cose da Essa create, in modo che tutti sentono il tuo appoggio ed il contento di poter dare i beni che posseggono. Perciò la tua oppressione non è giusta, in mezzo a tanti beni e felicità e a tanti che ti proteggono, ti difendono e ti amano da vera figlia”.

(3) Dopo di ciò mi sono abbandonata nelle braccia di Gesù e nella corrente della Divina Volontà, per fare i miei soliti atti, e Gesù, ritornando mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà conserva l’anima nella sua origine e non la fa uscire dal suo principio che è Dio, mantiene integra l’immagine divina nel fondo di essa, che sta racchiusa nell’intelletto, memoria e volontà, e fino a tanto che l’anima fa regnare la mia Volontà in lei, tutto è vincolato, tutto è in rapporto tra Creatore e creatura, anzi vive ai riflessi della Maestà Suprema e sempre cresce la nostra somiglianza in essa, e questa la fa distinguere ch’è figlia nostra. Invece la volontà umana fa disconoscere la sua origine, la fa discendere dal suo principio, l’intelletto, la memoria e la volontà restano senza luce e l’immagine divina resta deformata e irriconoscibile, spezza tutti i vincoli e rapporti divini, e perciò la volontà umana fa vivere l’anima ai riflessi di tutte le passioni, in modo che diventa brutta e figlia del nemico infernale, il quale cerca di scolpirle la sua brutta immagine. Quanti mali non fa il proprio volere, devasta ogni bene e produce tutti i mali”.

(5) Dopo di ciò, il benedetto Gesù mi ha portata fuori di me stessa e mi faceva vedere, nelle creature, come si era deformata la sua immagine, faceva orrore a vederla come era irriconoscibile e brutta. La santità dello sguardo di Gesù rifuggiva di guardarle, ma la compassione del suo cuore santissimo lo spingeva ad avere pietà delle opere delle sue mani, deformate così brutte per colpa propria, ma mentre Gesù era addolorato al sommo nel vedere così trasformata la sua immagine, siamo giunti ad un punto dove erano tante le offese che gli facevano, che non potendone più ha cambiato aspetto di bontà e prendeva aspetto di giustizia e minacciava castighi, terremoti, acqua e fuoco venivano messi contro dei popoli per distruggere uomini e città. Io l’ho pregato che risparmiasse i popoli, e Gesù, riconducendomi nel letto mi ha fatto parte delle sue pene.

 

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19-56

Settembre 7, 1926

 

Come Iddio tiene il suo Trono, la sua Reggia, il suo posto stabile e fisso.

La Volontà Divina è Sole, la volontà umana è una scintilla formata dalla

punta dei raggi del Voler Supremo.

 

(1) Stavo per riprendere il mio volo nel Voler Supremo, per fare la mia solita visita nel Regno della Volontà Divina, stendermi nei suoi confini per fare echeggiare il mio ti amo, la mia adorazione, il mio grazie, per ciascuna cosa creata. Ora, mentre stavo per fare ciò, pensavo tra me: “Se Iddio è dappertutto, a che pro prendere il mio volo nel Voler Divino per portarmi fino nell’altezza dei Cieli, innanzi alla Maestà Suprema, portando come nel mio piccolo grembo tutte le umane volontà delle generazioni, per fare per ciascuna volontà ribelle il mio atto di sudditanza, di amore e di abbandono, affinché vinca la Volontà Divina, per farla venire a regnare sulla terra, dominante e trionfante in mezzo alle creature? Quindi, se sta dappertutto, posso farlo anche da qui”. Mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, guarda il sole, la sua luce scende e riempie tutta la terra, ma il sole sta sempre lassù, sotto la volta del cielo, con tutta maestà nella sua sfera, padroneggiando e dominando tutti e tutto con la sua luce; ma mentre non scende nel basso, dà gli stessi effetti, comunica gli stessi beni per mezzo dei suoi raggi, come se scendesse esso stesso dall’altezza della sua sfera. Molto più che se il sole scendesse dalla sua altezza, la terra, essendo molto più piccola e le creature incapaci di sostenere una luce sì grande, scendendo, divamperebbe ed eclisserebbe tutto con la sua luce e col suo calore, ma siccome tutte le cose da Me create contengono la somiglianza delle viscere di misericordia del loro Creatore, perciò il sole se ne sta in alto emanando i suoi raggi pieni di bontà e di amore e di beni alla piccola terra. Ora, se ciò fa il sole, immagine della vera luce del Sole Divino, molto più Iddio, vero Sole di luce e di giustizia e d’amore, la mia Maestà non si muove dall’altezza del suo trono, ma è sempre ferma e stabile nel suo posto, nella sua reggia celeste, e più che sole emana i suoi interminabili raggi, i quali portano i suoi effetti, i suoi beni e comunica la sua stessa Vita, come se scendesse a chi vuole riceverla. Quindi, ciò che non fa con lo scendere in persona, lo fa con la emanazione dei suoi interminabili raggi, bilocandosi in essi, per dare la sua Vita, i suoi beni alle umane generazioni. Ora figlia mia, per la tua condizione di creatura, per il tuo ufficio della missione del Fiat Supremo, spetta a te salire su quegli stessi raggi che emana la Maestà Suprema, per portarti innanzi ad Essa per compiere il tuo ufficio nel seno del Sole Eterno, gettandoti nel principio donde ne uscisti, per prendere quanto a creatura è possibile la pienezza della mia Volontà, per conoscerla e manifestarla agli altri.

(3) Ora, tu devi sapere quali sono i vincoli d’immedesimazione tra Volontà Divina e umana, e perciò amo tanto e voglio, con diritto di creazione, di paternità, d’amore e di giustizia, che la volontà umana ceda il posto alla mia, e gettandosi come un piccolo bambino nelle sue braccia si faccia da Essa sorreggere, nutrire e dominare. L’Ente Supremo nel creare l’uomo fece uscire in campo la mia Volontà, sebbene tutti i nostri attributi vi concorsero come conseguenza e naturalmente, ma il Supremo Volere fu come atto primo, cui prendeva a petto suo la vita di tutta la Creazione, compreso l’uomo, e perciò si faceva vita di tutti, dominando tutto, facendo tutto suo, perché tutto da Essa era uscito, di giustizia tutto doveva essere suo. La mia Volontà, più che sole emanò i suoi raggi, e con la punta di questi raggi, animando la natura umana formava la volontà nella creatura. Vedi dunque che cosa è la volontà nelle umane generazioni? Tante molteplici punte di raggi, che erano come tante scintille nelle creature, per formare la volontà in loro, ma però senza distaccare queste scintille dal raggio che spiccava dal centro del Sole del Voler Supremo. Sicché tutte le umane generazioni girano intorno a questo Sole, perché ciascuna creatura contiene la punta d’un raggio di questo Sole eterno della mia Volontà. Ora, quale non è l’affronto di questo Sole nel vedere la circonferenza di questi raggi, la cui punta forma la volontà di ciascuna creatura, convertite, trasmutate in tenebre, in natura umana, disconoscendo la luce, il dominio, la vita di quel Sole, che con tanto amore dava la sua Volontà, affinché la sua e quelle delle creature fosse una sola e così poter formare in loro la Vita Divina? Ci può essere vincolo più forte, più stabile e che non può disunirsi, tra il centro del sole ed i suoi raggi? La luce è indivisibile, e se si potesse disunire, la parte divisa andrebbe errante e finirebbe col risolversi in tenebre. Sicché tra Volontà Divina e umana c’è tale unione d’immedesimazione, che si può paragonare all’unione che passa tra il sole ed il raggio solare, tra il calore e la luce. Non sarebbe diritto del sole dominare i suoi raggi, ricevere la sudditanza di essi, per formare il suo regno di luce sulla sua stessa circonferenza solare? Così è per la mia Volontà; quando la creatura si sottrae da Essa, resta come senza Regno, senza dominio, senza sudditi; si sente rubare ciò che è suo. Ogni atto che non dipende dal suo Volere è uno strappo, un furto che si fa alla sua luce, e perciò, nel vedersi rubare la sua luce convertita in tenebre, spasima più che madre quando si vede strappare il portato delle sue viscere, non per dargli vita, ma per ucciderlo! Sicché, le perdite che fa la mia Volontà quando la creatura non sta unita al suo centro e non vive del Volere della sua luce, sono perdite divine e di valore infinito; i mali di essa, la bruttezza che acquista, sono incalcolabili ed indescrivibili, la mia Volontà resta senza Regno nelle creature ed esse restano spogliate, senza eredità, senza diritto di beni di sorte. Perciò non esiste altra cosa più importante, più grande, che metterà l’equilibrio, l’ordine, l’armonia, la somiglianza tra Creatore e creature, se non che la mia Volontà. Perciò voglio far conoscere che cosa è il Voler Divino e l’umano, affinché ci rappacifichiamo, ed Essa acquisti il suo Regno e alle creature le vengano restituiti tutti i beni perduti”.

 

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19-57

Settembre 9, 1926

 

Gesù quando parla dona il bene che racchiude la sua parola. Nel

Divino Volere non ci saranno né schiavi, né ribelli, né leggi, né comandi.

 

(1) Stavo pensando quanta potenza, quanti beni stanno racchiusi nel Santo Voler Divino, come in Esso tutto è pace, tutto è felicità, né si ha bisogno di comandi per operare, ma la natura stessa sente in sé tale forza del bene, che non può fare a meno di farlo. Che felicità sentirsi convertita in bene, in santità, in forza, la stessa natura, sicché nel Regno del Voler Supremo non ci saranno leggi, ma tutto sarà amore e la natura convertita in legge divina, in modo che da per sé stessa vorrà fare ciò che il Fiat Supremo vuole che faccia. Ora, mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù, con la sua solita luce che faceva uscire dalla sua intelligenza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che ti ho detto sulla mia Volontà, sono stati doni che ti ho fatto. La conoscenza non basta se non si possiede il bene che contiene la stessa conoscenza, se ciò non fosse ti renderebbe infelice, perché conoscere un bene e non possederlo è sempre un dolore. Molto più che Io non so fare le cose a metà, ma tutte intere, perciò, prima dispongo l’anima, allargo la sua capacità, e poi dono la conoscenza insieme con il bene che contiene, e siccome le conoscenze sulla mia Volontà sono divine, ecco perciò la natura resta dotata con la similitudine della Natura Divina, e più che figlia, non aspetta il comando, ma si sente onorata di fare, senza esserle detto, ciò che vuole il padre. Le leggi, i comandi, sono per i servi, per gli schiavi, per i ribelli. Nel Regno del Fiat Supremo non ci saranno servi, né schiavi, né ribelli, ma una sarà la volontà, quella di Dio e quella della creatura, e perciò una sarà la vita. Ed è anche questa la ragione perché tanto e tante cose sto dicendo sulla mia Volontà, per largheggiare nei doni, non solo per te, ma per chi vuol venire a vivere nel mio Regno, affinché nulla le manchi, di nulla abbia bisogno, ma possieda in sé stesso la sorgente dei beni. Non la farei da quel Dio che sono, grande, potente, ricco, magnanimo, se dovendo costituire il Regno della mia Volontà, non dotassi quelli che devono vivere in Esso delle prerogative e qualità che possiede la mia stessa Volontà. Anzi, tu devi sapere che come tutte le cose sono uscite da quell’atto solo di Dio, così tutto deve ritornare in quell’atto solo che non ha successione d’atti; e solo può ritornare in quest’atto solo, chi lascia tutto per vivere solo della mia Volontà, perché l’anima vivendo in Essa, tutto ciò che fa si converte in luce e naturalmente i suoi atti restano incorporati ed immedesimati nella luce eterna del Sole della mia Volontà; e perciò, di conseguenza, diventano un atto solo con il solo atto di Essa. Invece, in chi opera fuori di Essa, si vede ciascuna materia che l’opera contiene, non luce, e perciò non possono incorporarsi con la luce dell’atto solo di Dio, quindi si vedrà subito che non è roba nostra, che non ci appartiene, perciò, tutto ciò che non sarà fatto in virtù del Fiat Divino non sarà riconosciuto da Dio. Supponi che tu volessi unire luce e tenebre, rame e oro, pietre e terra; non si distinguerebbe con chiarezza la luce dalle tenebre, il rame dall’oro, le pietre dalla terra? Stante che sono materie, una distinta dall’altra. Ma se unissi tutte insieme: Luce a luce, tenebre a tenebre, oro ad oro, non sapresti distinguere né separare la luce di prima e quella di poi, le tenebre di prima e quelle di dopo, la massa d’oro di prima e quella di poi, così è della mia Volontà, ciò che Essa stessa fa nella creatura è luce; non è meraviglia dunque che reste incorporata all’atto solo della sua Eterna Luce. Perciò, grazia più grande non potrei fare in questi tempi così procellosi e di corsa vertiginosa nel male, che fargli conoscere che voglio dare il gran dono del Regno del Fiat Supremo; e per conferma di ciò lo sto preparando in te con tante conoscenze e doni, affinché nulla manchi al trionfo della mia Volontà. Perciò sii attenta al deposito di questo Regno che faccio in te”.

(3) Dopo ciò mi sentivo impensierita, ché mi era stato imposto dalla santa ubbidienza che non dovevo tralasciare di scrivere neppure una parola che il mio dolce Gesù mi potesse dire, mentre io sono facile a lasciarle, perché sono convinta che certe cose intime, certi sfoghi che Gesù fa alla piccola anima mia, non è necessario scriverli e affidarli sulla carta, ma che restino nel segreto del cuore. Onde pregavo che mi desse la grazia di non farmi mancare all’ubbidienza. E Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, se chi ti guida e dirige ti dà questa ubbidienza, significa che ha capito che sono Io che ti parlo ed il valore che contiene anche una sola mia parola. La mia parola è luce e piena di vita; quindi, chi possiede la vita la può dare, molto più che la mia parola contiene la forza creatrice, perciò una sola mia parola può creare innumerevoli vite di grazia, vita d’amore, vita di luce, vita di mia Volontà nelle anime. Tu stessa non potrai comprendere la via lunga che può fare una sola mia parola, chi ha orecchio l’ascolterà, chi ha cuore ne resterà ferito. Perciò, chi ti guida ha ragione nel darti questa ubbidienza. Ah! tu non sai come lo assisto e gli sto d’intorno, mentre legge i miei ed i tuoi scritti sulla mia Volontà, per fargli comprendere tutta la forza delle verità e del gran bene che ci sono in essi; e lui si gira intorno alla mia Volontà, e in virtù della luce che sente, ti manda questa ubbidienza. Perciò sii attenta, e ti aiuterò e ti faciliterò ciò che a te pare difficile. Tu devi sapere che il mio cuore è gonfio, spasima e sospira perché voglio far conoscere il Regno del Fiat Supremo, i grandi beni che ci sono in Esso, ed il gran bene che riceveranno coloro che lo possederanno. E’ proprio nel mio cuore che lo tengo e me lo sento scoppiare, ché voglio uscirlo fuori. Non vuoi tu dunque darmi questo sollievo affinché il mio cuore, mettendolo fuori si sgonfi e così non più le toccherà spasimare né sospirare con sospiri dolenti, e ciò lo farai col far conoscere ciò che ti manifesto sulla mia Volontà, perché quando ciò fai, mi dai il campo ad aprirmi le vie a preparare il luogo dove devo deporre il Regno della mia Volontà; e se tu non manifesti ciò che ti dico, mi chiudi queste vie ed il mio cuore si gonfia di più. Perciò lasciami fare, e tu seguimi e non ti dar pensiero”.

 

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19-58

Settembre 12, 1926

 

Il vincolo dell’anima con la Volontà Divina è vincolo eterno. L’Umanità di

Nostro Signore possiede il Regno della Divina Volontà, tanto che tutta la sua

Vita da Essa dipendeva. Formare il Regno della Divina Volontà nell’anima

è trasmettere in essa ciò che possiede la Umanità di Gesù.

 

(1) Mentre pare che il mio sempre amabile Gesù ritorna ed io credo di non doverlo più perdere, al più bello, come lampo mi sfugge ed io rimango priva, senza di Colui che forma la vita della mia povera esistenza, col duro chiodo del delirio, che mi ritorni Colui che fa sorgere il sole nella povera anima mia. Ma mentre deliravo per il suo ritorno, e temevo che mi avesse lasciato, tutto all’improvviso è ritornato e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non vuoi persuaderti che non posso lasciarti? Se la tua unione con Me fosse vincolata, formata, suggellata sopra altra base che non fosse la mia Volontà, potresti temere, ma siccome è vincolata, scritturata, firmata sulla base eterna del mio Volere, l’eterno non è soggetto a mutazioni, anzi, tutto l’essere tuo, i tuoi desideri, i tuoi affetti, anche le tue più intime fibre, sono legati con vincoli eterni, ed il mio Volere scorre in essi, per costituirsi vita e formarli con la sostanza divina ed eterna che Esso possiede. Si può mai spezzare l’eternità? Si può mai mutare un Dio? Si può mai disgiungere l’Essere Supremo dalla sua Volontà? Tutto ciò è inseparabile, indivisibile. Così tutto ciò che la mia Volontà unisce, entra nell’ordine eterno e diventa inseparabile da Me. Quindi, come posso lasciarti? Se ciò non fosse, tutto ciò che la mia Volontà ha fatto in te, il suo lavorio, il suo fondamento, le sue stesse manifestazioni sarebbero state un gioco, una cosa superficiale, un modo di dire, non una realtà. Perciò togli questi timori che Io ti potessi lasciare, perché non sono roba che produce e che appartengono alla mia Volontà, Essa è fermezza e vincolo indissolubile. Sembra disdicevole a chi possiede per vita il mio Volere, che si occupi d’altro, mentre dovresti stare ferma sul come allargare i confini del suo Regno, affinché trionfi, si formi in te e così potresti trasmetterlo alle povere generazioni che si dibattono e si formano la corrente delle voragini dove resteranno travolte; ma anche i castighi sono necessari, ciò servirà a preparare il terreno per fare che il Regno del Fiat Supremo possa formarsi in mezzo all’umana famiglia. Perciò molte vite scompariranno dalla faccia della terra, che saranno di ostacolo al trionfo del mio Regno, perciò, molti castighi di distruzione avverranno, altri ne formeranno le stesse creature per distruggersi l’una l’altra; ma ciò non deve preoccuparti, piuttosto prega che il tutto avvenga per il trionfo del Regno del Fiat Supremo”.

(3) Detto ciò è scomparso. Ond’io mi sono occupata nel fare il mio solito giro nella Volontà Suprema; la sua luce tutto mi faceva presente, tanto tutto ciò che ha fatto nella Creazione come quello che ha fatto nella Redenzione. La Volontà Divina bilocata in ciascun atto che fa in esse, aspettava una mia visitina a ciascun atto suo, per avere la sua piccola figlia come compagnia, ancorché fosse visita fuggitiva dove regnava e dominava da Regina. Oh! come gradiva la mia visitina in ciascun atto suo, il mio piccolo ti amo, la mia meschina adorazione, la mia riconoscenza, il mio grazie, la mia sudditanza, e siccome i suoi atti sono innumerevoli, io non finivo mai di raggiungerli tutti. Onde, essendo giunti negli atti della Redenzione, il mio dolce Gesù si faceva vedere piccolo bambinello, ma tanto piccolo da potersi rinchiudere nel mio petto. Come era bello, carino, grazioso, vederlo così piccino passeggiare, sedersi, mettersi in trono di maestà nella piccola anima mia, somministrandomi la sua Vita, il suo respiro, i suoi atti, per fare che tutto da Lui prendessi. Ma mentre lo vedevo in me bambinello, nel medesimo tempo è venuto anche crocifisso; era tanta la tensione delle sue membra che si potevano numerare tutte le ossa ed i nervi, uno per uno. Ora, se il bambino stava rinchiuso nel mio petto, il crocifisso Gesù si è disteso in tutte le mie membra, non lasciandomi nessuna particella di me che non fosse posseduta dalla sua adorabile persona, sentivo più la Vita sua che la mia. Onde, dopo essere stata qualche tempo in questa posizione con Gesù, mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la mia Umanità possiede il Regno della mia Volontà, tanto che tutta la mia Vita da Essa dipendeva, sicché, col dipendere da Essa, Io avevo l’intelligenza del Supremo Volere, il suo sguardo, il suo respiro, il suo operare, i suoi passi, il suo moto e palpito eterno. In questo modo formavo il Regno del Fiat Supremo nella mia Umanità, la sua Vita ed i suoi beni. Vedi dunque che significa formare il suo Regno in te? Devo trasmettere in te ciò che possiede la mia Umanità, la quale ti somministrerà il suo pensiero, il suo sguardo, il suo respiro e tutto ciò che posseggo per la formazione di Esso. Vedi quanto amo questo Regno, metto a sua disposizione tutta la mia Vita, le mie pene, la mia morte, come fondamento, guardia, difesa, sostegno. Non lascerò nulla di Me che non servirà a mantenere in pieno vigore il trionfo e l’assoluto dominio della mia Volontà, perciò non ti meravigliare se vedi in te come ripetersi i diversi gradi della mia età e delle mie opere, e ora mi vedi bambino, ora giovane, ora crocifisso, è il Regno del mio Volere che sta in te e tutta la mia Vita si schiera dentro e fuori di te a guardia e a difesa del Regno mio. Perciò sii attenta, e quando qualche timore ti assale, pensa che non sei sola, ma che hai in aiuto tutta la Vita mia per formare questo mio Regno in te, e costantemente segui il tuo volo nell’unità della luce suprema della Divina Volontà. Io là ti aspetto, per farti le sorprese di ritorno, per darti le mie lezioni”.

 

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19-59

Settembre 13, 1926

 

L’Essere Divino è equilibrato. Il dono del Fiat Divino mette tutto in comune.

La giustizia nel dare vuol trovare l’appoggio degli atti delle creature.

 

(1) Dopo aver fatto il mio solito giro nel Supremo Volere, pregavo il buon Gesù, a nome della sua Creazione e Redenzione, a nome di tutti, dal primo all’ultimo uomo, a nome della Sovrana Regina e di tutto ciò che Ella fece e soffrì, che il Fiat Supremo fosse conosciuto, affinché si stabilisca il suo Regno col suo pieno trionfo e dominio. Ma mentre ciò facevo pensavo tra me: “Se Gesù stesso vuole e ama tanto che il suo Regno sia stabilito in mezzo alle creature, perché vuole che con tanta insistenza si preghi? Se lo vuole lo può dare senza tant’atti continui”. Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Essere Supremo possiede il perfetto equilibrio, e anche nel dare alle creature le mie grazie, i miei doni, molto più poi questo del Regno del Fiat Supremo, che è il dono più grande che Io già avevo dato nel principio della Creazione, e che l’uomo con tanta ingratitudine mi respinse. Ti pare poco mettere a disposizione sua una Volontà Divina, con tutti i beni che Essa contiene? E non per un’ora, per un giorno, ma per tutta la vita? Il Creatore che depone nella creatura la sua Volontà adorabile per poter mettere in comune la sua somiglianza, la sua bellezza, i suoi mari infiniti di ricchezze, di gioie, di felicità senza fine? E solo col possedere la Nostra Volontà la creatura poteva acquistare i diritti di comunanza, di somiglianza e di tutti i beni del suo Creatore. Senza di Essa non ci può essere comunanza con Noi; e se qualche cosa prende, sono appena le nostre piccole sfioriture e le briciole dei nostri interminabili beni. Ora, un dono sì grande, una felicità così immensa, un diritto di somiglianza divina con l’acquisto della nobiltà della nostra figliolanza, respintaci, credi tu che sia cosa facile che la Sovranità Divina, senza essere pregata, senza che nessuno si desse pensiero di ricevere questo Regno del Fiat Supremo lo donasse alle creature? Sarebbe ripetere la storia che successe nell’Eden terrestre, e forse anche peggio. E poi, la nostra giustizia si opporrebbe giustamente. Perciò tutto quello che ti faccio fare, le continue girate nel Voler Supremo, le tue preghiere incessanti che venga a regnare la mia Volontà, la tua vita sacrificata di sì lunghi anni, in cui non sai né cielo né terra, diretta al solo fine che venga il Regno mio, sono tanti appoggi che metto innanzi alla mia giustizia, perché ceda i suoi diritti ed equilibrandosi con tutti i nostri attributi, trovasse giusto che il Regno del Fiat Supremo sia restituito alle umane generazioni. Ciò successe nella Redenzione, se la nostra giustizia non avesse trovato le preghiere, i sospiri, le lacrime, le penitenze dei patriarchi, dei profeti e di tutti i buoni dell’antico testamento, e poi una Vergine Regina, che possedeva integra la nostra Volontà, che prese a petto tutto con tante preghiere insistenti, prendendo Lei tutto il compito della soddisfazione di tutto il genere umano, mai la nostra giustizia avrebbe ceduto alla discesa del sospirato Redentore in mezzo alle creature. Essa sarebbe stata inesorabile e avrebbe detto un no reciso alla mia venuta sulla terra. E quando si tratta di mantenere l’equilibrio del nostro Essere Supremo, non c’è da far nulla. Ora, chi mai ha pregato finora con interesse, con insistenza, mettendo il sacrificio della propria vita, perché il Regno del Fiat Supremo venga sulla terra e che trionfi e domini? Nessuno. E’ vero che la Chiesa recita il Pater Noster dacché Io venni sulla terra, nel quale si domanda che venga il Regno tuo, affinché la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra; ma chi è che pensa alla domanda che fanno? Si può dire che restò nella mia Volontà tutta l’importanza di tale domanda e le creature la recitano per recitarla, senza intendere e senza interesse di ottenere quello che domandano. Perciò figlia mia, tutto è nascosto nel segreto mentre si vive sulla terra, perciò tutto sembra mistero, e se si conosce qualche cosa, è così scarsa, che l’uomo tiene sempre da dire su tutto ciò che Io opero nelle opere mie attraverso i veli delle creature, e giungono a dire: “E perché questo bene, queste conoscenze non sono state date prima, mentre ci sono stati tanti grandi santi?” Ma nell’eternità non ci saranno segreti, Io svelerò tutto e farò vedere tutte le cose e opere mie con giustizia, e che Essa mai poteva dare, se nella creatura non ci fossero gli atti sufficienti per poter dare ciò che la Maestà Suprema vuol dare. E’ vero che tutto ciò che fa la creatura è grazia mia, ma la stessa mia grazia vuole trovare l’appoggio delle disposizioni e buona volontà della creatura. Quindi, per ripristinare il Regno della mia Volontà sulla terra ci vogliono gli atti sufficienti della creatura, affinché il mio Regno non resti in aria, ma scenda per formarsi sugli stessi atti della creatura formati da essa per ottenere un bene sì grande. Ecco perciò tanto ti spingo nel girare in tutte le opere nostre, Creazione e Redenzione, per farti mettere la parte degli atti tuoi, il tuo ti amo, la tua adorazione, la tua riconoscenza, il tuo grazie su tutte le opere nostre. Molte volte l’ho fato Io insieme con te, e poi per compimento, dopo la tua girata nella nostra Volontà, tuo ritornello a Noi tanto gradito: “Maestà Suprema, la tua piccola figlia viene innanzi a Te, sulle tue ginocchia paterne, per chiederti il tuo Fiat, il tuo Regno, che sia da tutti conosciuto; ti chiedo il trionfo del tuo Volere affinché domini e regni su tutti. Non sono io sola che te lo chiedo, ma sono insieme con me le opere tue, il tuo stesso Volere; perciò, a nome di tutti ti chiedo, ti supplico il tuo Fiat”. Se sapessi che breccia è al nostro Essere Supremo questo tuo ritornello. Ci sentiamo pregare da tutte le opere nostre, supplicare dal nostro stesso Volere; Cielo e terra piegano le ginocchia per chiederci il Regno del mio Eterno Volere. Perciò, se lo vuoi, continua i tuoi atti, affinché formandone il numero stabilito possa ottenere ciò che con tanta insistenza sospiri”.

 

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19-60

Settembre 15, 1926

 

Custodia e vigilanza di Gesù mentre scrive. Come il Regno

del Fiat costa assai. Gli atti fatti nel Fiat sono più che sole.

 

(1) Dopo aver scritto quattro ore e più, mi sentivo tutta sfinita di forze, e avendomi messo a pregare secondo il mio solito nel suo Santissimo Volere, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi a Sé, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sei stanca, riposati nelle mie braccia. Quanto ci costa il Regno del Fiat Supremo a Me e a te, mentre tutte le altre creature, chi dorme la notte, chi si diverte e chi giunge fino a offendermi, per Me e per te non ci sono riposi neppure di notte, tu occupata a scrivere ed Io a vigilarti, a porgerti le parole, gli insegnamenti che riguardano il Regno del Voler Supremo; e mentre ti veggo scrivere, per farti dilungare e non farti stancare, ti sostengo nelle mie braccia, affinché scriva ciò che voglio, per poter dare tutti gli insegnamenti e le prerogative, i privilegi, la santità e le ricchezze infinite che questo mio Regno possiede. Se tu sapessi quanto ti amo e quanto godo nel vederti sacrificare anche il sonno e tutta te stessa per amore del mio Fiat che ama tanto farsi conoscere alle umane generazioni. Ci costa assai, è vero figlia mia, ed Io per compensarti, quasi sempre, dopo che hai scritto, ti faccio riposare sul mio cuore affranto dal dolore e dall’amore: dal dolore ché il mio Regno non è conosciuto, e dall’amore ché voglio farlo conoscere, affinché tu, sentendo il mio dolore ed il fuoco che mi brucia, sacrifichi tutta te stessa e non ti risparmi in nulla, per il trionfo della mia Volontà”.

(3) Onde, mentre stavo nelle braccia di Gesù, la luce immensa della Volontà Divina, che riempiva Cielo e terra, mi chiamava a girare in Essa per farmi fare i miei soliti atti, per farmi echeggiare il mio ti amo, la mia adorazione in tutta la Creazione, affinché avessi la compagnia della sua piccola figlia in ciascuna cosa creata dove Essa regna e domina. Quindi, dopo aver fatto ciò, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, che luce, che potenza, che gloria acquista l’atto della creatura fatto nella mia Volontà, questi atti sono più che sole, che mentre sta in alto, la sua luce eclissa le stelle e riempie tutta la terra, portando il suo bacio a tutte le cose, il suo calore, i suoi benefici effetti, e la natura della luce è lo spandersi, né fa lavoro di più col dare i beni che naturalmente possiede a chi ne vuole. Simbolo del sole sono gli atti fatti nel mio Volere; come si forma l’atto, il mio Volere le somministra la luce per formare il sole, il quale si eleva in alto, perché la natura del sole è di stare nell’alto, non nel basso, altrimenti non potrebbe fare il bene che fa, perché le cose che stanno nel basso sono sempre circoscritte, individuali, a tempo, a luoghi, non sono né sanno produrre beni universali. Onde questo sole formato dalla mia Volontà e dall’atto della creatura, elevandosi in alto fino al trono del suo Dio, forma il vero eclisse: eclissa il Cielo, i santi, gli angioli; la lunghezza dei suoi raggi prende come in pugno la terra; la sua luce benefica porta al Cielo la gloria, la gioia, la felicità, alla terra la luce delle verità, la fuga delle tenebre, il dolore della colpa, il disinganno delle cose che passano. Uno è il sole, ma la sua luce contiene tutti i colori e tutti gli effetti per dare vita alla terra. Così, uno è l’atto, uno è il Sole della mia Volontà formato in esso; ma i beni, gli effetti sono innumerevoli. Perciò il Regno del Fiat Supremo sarà Regno di luce, Regno di gloria e di trionfo. La notte del peccato non entrerà in esso, ma sarà sempre pieno giorno, i suoi fulgidi raggi saranno così penetranti, che trionferanno dall’abisso in cui è caduta la povera umanità. Perciò ti ho detto tante volte: Il tuo compito è grande con l’averti affidato la mia Volontà Divina, affinché col farla conoscere, tu metta in salvo i suoi diritti, tanto sconosciuti dalle umane generazioni, ed i beni che ne verranno saranno grandissimi; e tu ed Io saremo doppiamente felici per aver lavorato alla formazione di questo Regno”.

(5) Onde dopo ciò, stavo pensando tra me: “Il mio amato Gesù dice tante cose mirabili di questo Regno sì santo del Voler Supremo, ma apparentemente, esternamente, non si vede nulla di queste cose mirabili. Se si potessero vedere i prodigi, i beni grandi, la felicità di Esso, la faccia della terra si cambierebbe e nelle vene umane scorrerebbe un sangue puro, santo, nobile, in modo da convertire la stessa natura in santità, in gioia ed in pace perenne”. In questo mentre, è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, questo Regno del Fiat Supremo deve prima ben fondarsi, formarsi, maturarsi tra Me e te, e poi deve trasmettersi alle creature. Ciò successe tra Me e la Vergine, prima mi formai in Lei, crebbi nel suo seno, mi nutrii al suo petto, vivemmo insieme per formare tra i due, a tu per tu, come se nessun altro ci fosse, il Regno della Redenzione, e poi fu trasmessa alle altre creature la mia stessa Vita ed i frutti della Redenzione che la mia stessa Vita conteneva. Così sarà del Fiat Supremo: Lo faremo prima in tra due soli, a tu per tu, e quando sarà formato ci penserò Io come trasmetterlo alle creature. Un lavoro è più facile farlo riuscire bene, quando deve formarsi da soli, nel segreto del silenzio di due persone che veramente amano quel lavoro; quando è formato riesce più facile manifestarlo e darlo come dono agli altri. Perciò lasciami fare e non ti dar pensiero”.

 

Deo Gratias.

 

 

Nihil obstat

Canonico Hanibale

M. Di Francia

Eccl.

 

Imprimatur

Arzobispo Giuseppe M. Leo

Octubre de 1926

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta