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I.  M.  I.

Fiat!!!

23-1

Settembre 17, 1927

 

Le pene sono come il ferro battuto dal martello che getta faville.  Differenze

tra la croce dell’Umanità di Nostro Signore e quella della Divina Volontà

e come tiene il suo atto incessante.

 

(1) Mio Gesù, vita del povero mio cuore, vieni a sostenere la mia debolezza, sono piccola bambina ancora e sento il bisogno estremo che mi tenga nelle tue braccia, che mi guidi la mano mentre scrivo, che m’imbocchi le parole, che mi dia i tuoi pensieri, la tua luce, il tuo amore ed il tuo stesso Volere, e se ciò non fai, io me ne starò come bambina picciosa senza far nulla.  E se Tu ami tanto di far conoscere il tuo Santissimo Volere, il primo al sacrificio sarai Tu, io entrerò in ordine secondario, perciò Amor mio trasformami in Te, toglietemi il torpore, che sento che non ne posso più, ed io seguirò a compiere il tuo eterno Volere, anche a costo della mia vita.

(2) Onde seguendo il mio abbandono nella Divina Volontà, mi sentivo sotto l’incubo delle pene ed il mio amato Gesù stringendomi a Sé per darmi la forza mi ha detto:

(3) “Figlia mia, le pene sono come il ferro battuto dal martello, che lo fanno sfavillare di luce ed infuocarlo tanto, da trasmutarsi in fuoco e sotto i colpi che riceve perde la durezza, si rammorbidisce in modo che si può dare la forma che si vuole.  Tale è l’anima sotto i colpi del dolore, perde la durezza, sfavilla luce, si trasforma nel mio amore e diventa fuoco ed Io, artefice divino, trovandola morbida le do la forma che voglio.  Oh! come mi diletto a farla bella, sono artefice geloso e voglio il vanto che nessuno può e sa fare le mie statue, i miei vasi, tanto nella forma quanto nella bellezza e molto più nella finezza, e nella luce che sfavilla le converte tutte in verità.  Sicché ogni colpo che le do le preparo una verità da manifestare, perché ogni colpo è una favilla che l’anima mette fuori di sé ed Io non le perdo come le perde il fabbro nel battere il ferro, ma me ne servo come investire quelle faville di luce di verità sorprendente, in modo che all’anima servono come il più bello abbigliamento e le somministrano il nutrimento della vita divina”.

(4) Dopo di ciò seguivo il mio dolce Gesù, ma era tanto afflitto e sofferente che faceva pietà, ed io:  “Dimmi Amor mio, che hai? Perché soffri tanto?” E Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, soffro per il gran dolore della mia Volontà, la mia Umanità soffrì, ebbe la sua croce, ma la sua vita fu breve sulla terra, invece la mia Volontà è lunga la sua vita in mezzo alle creature, sono già seimila anni e durerà ancora, e sai tu chi è la croce continuata di Essa? L’umana volontà, ogni suo atto opposto alla sua e ogni atto della mia che non riceve è una croce che forma al mio eterno Volere, quindi le croci di Esso sono innumerevoli, se tu guardi tutta la Creazione, la troverai tutta piena di croci formate dall’umano volere.  Guarda il sole, il mio Divino Volere porta la sua luce alle creature e loro prendono la sua luce e non riconoscono chi le porta questa luce, ed il mio Volere riceve nel sole tante croci per quanti non lo riconoscono e mentre se la godono se ne servono della stessa luce per offendere quel Voler Divino che li illumina, oh! come è duro e doloroso far del bene e non essere riconosciuto.  Il vento è pieno di croci, ogni sua ondata è un bene che porta alle creature, si prendono e godono quel bene, ma non riconoscono chi è Colui che nel vento le carezza, le rinfresca, le purifica l’aria, e perciò si sente infiggere chiodi d’ingratitudine e croci ad ogni vento che spira.  L’acqua, il mare, la terra, sono pieni di croci formate dall’umano volere, chi non se ne serve dell’acqua, del mare e della terra? Tutti, eppure il mio Volere che conserva tutto ed è vita primaria di tutte le cose create, non è riconosciuto e sta solo in esse per ricevere croci dall’ingratitudine umana, perciò le croci del mio Volere sono senza numero e più dolorose di quella della mia Umanità; molto più che a questa non mancano delle anime buone che hanno compreso il suo dolore, i suoi strazi, le pene che mi fecero soffrire e anche la morte, di compatirmi e di riparare ciò che Io soffrì nella mia vita mortale, invece quelle del mio Fiat Divino sono croci che non si conoscono e quindi senza compatimento e senza riparazione e perciò è tanto il dolore che sente il mio Voler Divino in tutta la Creazione, che fa scoppiare ora la terra, ora il mare, ora il vento in dolore, e nel suo dolore scarica flagelli di distruzione.  E’ l’estremo dolore di Esso, che non potendone più colpisce coloro che non lo riconoscono.  Ecco perciò perché ti chiamo spesso spesso a girare in tutta la Creazione, per farti conoscere ciò che il mio Volere fa in essa, il dolore e le croci che riceve dalle creature, affinché tu lo riconosci in ciascuna cosa creata, l’ami, l’adori, lo ringrazii e sia la sua prima riparatrice e consolatrice d’un Volere sì Santo, perché solo chi vive in Essa può penetrare nei suoi atti e riconoscere i suoi dolori e con la sua stessa potenza farsi difenditrice e consolatrice della mia Volontà, che da tanti secoli vive isolata e crocifissa in mezzo all’umana famiglia”.

(6) Ora mentre Gesù ciò diceva, io guardavo la Creazione e la vedevo tutta piena di croci, che non si potevano contare, tante erano assai ed il Divino Volere come metteva i suoi atti fuori di Sé per darli alle creature, l’umano volere metteva fuori la sua croce per crocifiggere quei atti divini.  Che dolore! che pena! ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, il mio eterno Fiat ebbe un’atto incessante da che creò tutta la Creazione verso le creature, ma questi suoi atti, perché mancava in loro la mia Volontà regnante, non furono ricevuti da esse e perciò restarono sospesi in tutta la Creazione nel mio stesso Voler Divino.  Ora nel venire Io sulla terra il mio primo interesse fu di riprendere in Me l’atto incessante di Esso, restato sospeso in Sé stesso, perché nella creatura non aveva potuto prendere il suo posto, e la mia Umanità unita al Verbo, primo doveva dare posto a questo atto suo incessante, darne la soddisfazione, e questa fu la mia passione sconosciuta e più lunga e dolorosa, e poi mi occupai della Redenzione.  Il primo atto nella creatura è la volontà, tutti gli altri atti, siano cattivi o buoni entrano nell’ordine secondario, e perciò Io dovetti prima avere interesse di mettere in Me, in salvo tutti gli atti della mia Divina Volontà, scendere nel basso degli atti umani per riunire l’una e l’atra insieme, affinché vedendosi messo in salvo gli atti suoi, potesse rappacificarla con le creature.  Ora oggi invito te a riprendere in te questi atti respinti dalle creature, perché il mio Volere continua il suo atto incessante e resta col dolore di vederlo sospeso in Sé stesso, perché non trova chi li riceve, né chi li vuole, né chi li conosce, perciò sii attenta a lavorare e patire insieme con Me, per il trionfo del regno della mia Divina Volontà”.

 

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23-2

Settembre 21, 1927

 

Come l’anima che vive nel Voler Divino mette in esercizio gli

atti di Esso.  Come la verità è vita perenne e miracolo continuato.

 

(1) Stavo girando per tutta la Creazione e chiedevo in ciascuna cosa creata il regno del Fiat Supremo, ed il mio adorato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, siccome tutte le cose create sono fissate in Dio, come tu in ciascuna di esse chiedi il regno della mia Divina Volontà, così le cose create si muovono in Dio e chiedono il mio regno, ognuna di esse forma la sua onda supplicante, il moto incessante per chiedere ciò che tu vuoi, e siccome le cose create non sono altro che atti usciti dalla mia Divina Volontà, dando a ciascun’atto un’ufficio, così tu, come in ogni cosa creata chiedi il regno mio, metti in esercizio tutti gli uffici degli atti del mio Supremo Volere intorno all’Ente Divino, e fai chiedere dalla nostra bontà, dalla nostra potenza, dalla giustizia e misericordia nostra, dall’amore e dalla nostra sapienza, il regno della nostra Volontà, perché ogni cosa creata contiene ciascuna una nostra qualità, e Noi ci sentiamo arrivare una appresso all’altra, onde di bontà, di potenza, di giustizia, di misericordia, d’amore, di sapienza, che con modi divini supplicano, pregano, scongiurano il regno del Fiat Divino in mezzo alle creature e Noi nel vederci tanto pregati dagli stessi atti del nostro Voler Divino, domandiamo:  “Chi è colei che muove una Volontà sì grande con tutti i suoi atti innumerevoli a chiederci che diamo il nostro regno alle creature?” Ed i nostri atti ci rispondono:  “E’ la piccola figlia dell’Eterno Volere, è la figlia di noi tutti, che con tanto amore muove i nostri atti a chiedere ciò che tutti vogliamo”.  E nell’eccesso del nostro amore diciamo:  “Ah! è la piccola figlia del nostro Volere! lasciatela fare, a lei dovunque è dato di penetrare, lasciatela libero il passo, perché essa non farà altro, né chiederà se non che ciò che noi vogliamo”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando a tutto ciò che il mio adorato Gesù mi aveva detto sulla sua Divina Volontà e come se volessi altre prove più certe che fosse Gesù che mi parlasse, e Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non c’è altra prova più certa e sicura e che può fare più bene, tanto a te quanto agli altri, che l’averti manifestato tante verità; la verità è più del miracolo, essa porta con sé la vita divina permanente e dove giunge e chi l’ascolta, biloca la verità insieme con la sua vita per darsi a chi la vuole.  Quindi le mie verità sono luce perenne non soggette a smorzarsi, e vita che mai muore.  Qual bene non può produrre una mia verità? Può formare i santi, può convertire le anime, può fugare le tenebre e tiene virtù di rinnovare tutto il mondo, perciò faccio più miracolo grande quando manifesto una mia verità, che quando do altre prove che son’Io che vado dall’anima, o facessi altre cose miracolose, perché queste sono ombra della mia potenza, luce passeggera, e siccome è passeggera non portano a tutti la virtù miracolosa, ma si riduce all’individuo che ha ricevuto il miracolo, e molte volte chi ha ricevuto il miracolo neppure si fa santo.  Invece la verità contiene la vita, e come vita porta la sua virtù a chiunque la vuole, sii certa figlia mia, che se Io nel venire sulla terra non avessi detto tante verità nel Vangelo, ad onta che avessi fatto miracoli, la Redenzione sarebbe stata inceppata, senza sviluppo, perché non troverebbero nulla, né insegnamenti, né luce di verità per apprendere i rimedi, per trovare la via che conduce al Cielo.  Così sarebbe di te, se non ti avessi detto tante verità specie sulla mia adorabile Volontà, che è stato il più gran miracolo che ho fatto in questi tempi, qual bene porterebbe la tua missione sì grande a te affidata di far conoscere il regno del Fiat Supremo? Invece coll’averti detto tante verità su di Esso, può conoscersi la mia Divina Volontà nel mondo, può essere restituito l’ordine, la pace, la luce, la felicità perduta, tutte queste verità porteranno l’uomo in grembo al suo Creatore per darsi il primo bacio della Creazione, ed essere restituita l’immagine di Colui che l’ha creato, se tu sapessi il gran bene che porteranno alle creature tutte le verità che ti ho detto, il cuore ti creperebbe di gioia, né puoi temere che il nemico infernale potesse ardire di manifestarti una sola verità sulla Divina Volontà, perché lui innanzi alla luce di Essa, trema, fugge e ogni verità sulla mia Volontà è per lui un inferno di più e perché non volle né amarla, né farla, si cambiò per lui in tormenti che non avranno fine, lui innanzi a la sola parola Volontà di Dio si sente talmente scottare, che monta in furore e odia quella Santa Volontà che lo tormenta più dell’inferno.  Perciò puoi stare sicura che Volontà di Dio e nemico infernale non vanno mai d’accordo, né insieme, né vicino, la sua luce lo eclissa e lo precipita nelle bolgie dell’inferno.  Quindi quello che ti raccomando, che nessuna verità o semplice parola sul mio Voler Divino tu facessi sperdere, perché tutto deve servire a compiere la catena dei miracoli perenni, per far conoscere il regno di Esso e a restituire la felicità perduta alle creature”.

 

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23-3

Settembre 25, 1927

 

Chi vive nel Voler Divino non trova più vie per uscirne da Esso, e chi vive in

Esso contiene tutti i germi della gloria che possiede la Creazione.

Come Gesù la chiama insieme al lavoro del regno suo.

 

(1) Mi sentivo sotto l’incubo della privazione del mio dolce Gesù e pensavo tra me:  “Io non so come il mio amato Gesù mi lascia, non pensa Lui che io posso diventare più cattiva senza di Colui ch’è mia vita, e che solo mi può infondere la vita d’operare il bene? Non si dà più premura di nulla, né di vigilarmi, né di spingermi, né di correggermi”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio adorato Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché sono sicuro che tu non puoi uscire da dentro il gran mare della mia Divina Volontà, avendoti Io messo in Essa, e tu con la tua piena adesione hai voluto entrare, quindi, non ci sono vie da dove puoi uscirne, perché di questo mare non si trovano i confini, per quanto camminerai dentro, non troverai né il suo lido, né la sua fine.  Onde Io sono sicuro che la mia piccola figlia non può uscire da dentro il mare della mia Volontà e perciò Io mi dilungo nello stesso mare e tu mi perdi di vista, ma siccome uno è il mare in cui stiamo, tutto ciò che tu fai tengono la via di giungere a Me, ed Io sono sicuro come mi giungono gli atti tuoi, che stai nel mio mare, e perciò non mi do nessun pensiero.  Mentre prima Io non ero sicuro di te, perciò avevo tanta premura di vigilarti, di spingerti e non ti lasciavo mai, perché non ti vedevo nel fondo del mare della mia Divina Volontà, dalla quale non c’è timore di poterne uscire, ché questo è il bello di vivere nel mio Divino Volere, che tutti i pericoli e timori restano sbanditi, invece chi vive rassegnato o fa la Volontà Divina, sta sempre in pericolo ed in timore, e può trovare tante vie che l’allontanano dal mare immenso del Fiat Supremo”.

(3) Ond’io mi sono tutta abbandonata in quel mare e mi sentivo felice di non potermi uscire, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il mio Fiat onnipotente nella Creazione creava tante cose mettendo in ciascuna di esse un bene per le creature, per ricevere il contraccambio della gloria dalla parte di loro per quante cose metteva fuori alla luce del giorno, ma sai tu in chi veniva depositata questa gloria che aspettava il tuo Creatore? Sei tu figlia mia, perché vivendo nel mio Volere e possedendolo, possiedi tutti i germi di ciascuna gloria che ciascuna cosa creata possiede, e perciò, come giri nella Creazione senti in te il bene che ciascuna cosa creata contiene, e tu fai il tuo ufficio di sprigionare da te quella gloria che il tuo Creatore con tanto amore aspetta.  Che armonia, che ordine, che amore, che incanto di bellezza passa tra l’anima che vive nella mia Volontà e tra tutte le cose da Me create, sono talmente vincolate tra loro che sembrano inseparabili; l’anima che vive nel mio Divino Volere vive in pieno giorno, ed i suoi atti, i suoi pensieri, le sue parole, non sono altro che i riflessi di Esso, il Sole del mio Volere rifletta più che dentro di un cristallo in lei ed essa pensa, rifletta e parla, rifletta e opera, rifletta e ama, non c’è cosa più grande, né più bella, d’un’anima che vive dei riflessi di questo Sole, questi riflessi la tengono in comunanza cogli atti del suo Creatore ed in possesso dei suoi stessi beni.  Oltre di ciò, tu devi sapere che come la mia Umanità racchiudeva tutti i beni della Redenzione e li uscì fuori a bene dei redenti, così volle racchiudere in Sé tutti gli atti e beni dei figli del regno del mio Fiat Divino, quindi come l’anima fa i suoi atti in Esso, Io allargo la capacità di lei e vi metto i miei atti e così mano mano che entra nel regno mio e va emettendo gli atti suoi, così Io vado sempre allargando la sua capacità, per deporre in lei tutti gli atti che possiede la mia Umanità, per completare in essa il regno della mia Volontà.  Perciò Io ti chiamo a lavorare insieme con Me in questo mio regno, Io lavoro col preparare la terra, è necessario purificarla, troppo è insozzata, ci sono certi punti che non meritano che esistano più, tante sono le nefandezze, perciò è necessario che scompariscano tanto gli abitatori quanto la stessa terra insozzata.  Il regno della mia Divina Volontà è il regno più santo, più puro, più bello e ordinato che deve venire sulla terra, perciò è necessario che la terra sia preparata, purificata, quindi mentre Io lavoro a purificarla e se occorre distruggendo luoghi e persone indegne d’un regno sì santo, tu lavorerai col muovere Cielo e terra cogli atti tuoi fatti nel mio Volere, il tuo eco sarà incessante, che farai risuonare in tutta la Creazione che chiedi il regno del mio Fiat, i tuoi atti continui e se occorre le tue pene e fin la tua vita, per impetrare un sì gran bene e un regno che porterà tanta felicità.  Perciò non badare ad altro, ma al lavoro che ci tocca di fare”.

(5) Ma con tutto il dire di Gesù mi sentivo un timore che Lui mi potesse lasciare o pure allontanarsi tanto in questo mare del suo benedetto Volere, che chi sa quando doveva ritornare alla sua piccola torturata per amore suo, e Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Povera piccola figlia mia, si vede proprio che sei bambinella, la quale di altro non si affligge né si cura se non che di stare in braccio alla mamma e se mai sia, la mamma la lascia per poco, piange, è inconsolabile ed è tutt’occhio per vedere la sua mamma e slanciarsi nelle sue braccia.  Tale sei tu, povera mia piccina, ma tu devi sapere che la mamma può essere che lasci la sua bimba, ma Io non mai lascerò la mia piccola bambinella, è mio interesse di non lasciarti, ci ho la mia Volontà in te, ci sono gli atti miei, le mie proprietà, quindi avendo del mio in te, ho interesse di non lasciarti, anzi le stesse cose mie mi chiamano a te ed Io vengo a godere le robe mie, la mia Volontà Divina regnante in te.  Allora potresti temere che Io ti lasciassi quando ti dicessi:  “Dammi del mio, dammi la mia Volontà”.  Ma il tuo Gesù non te lo dirà mai questo, perciò stati in pace”.

 

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23-4

Settembre 28, 1927

 

Come nella Divina Volontà non ci possono essere imperfezioni, e si deve entrare

in Essa nuda del tutto.  Chi non fa la Divina Volontà distrugge la Vita Divina

in sé ed è un delitto che non merita pietà.  Come solo Essa è riposo.  Flagelli.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Fiat Supremo, ma in mezzo alla santità d’un Volere sì santo, mi sentivo imperfetta, cattiva e pensavo tra me:  “Come può essere che il mio amato Gesù mi dice che mi fa vivere dentro del suo Volere Divino, eppure mi sento così cattiva?” Ed il mio adorato Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella mia Volontà Divina non ci possono essere né imperfezioni, né cattiverie, Essa tiene la virtù purificatrice e distruggitrice di tutti i mali, la sua luce purifica, il suo fuoco distrugge fin la radice del male, la sua santità la santifica e l’abbellisce in modo che deve servirla a felicitarla e a prendersi tutte le sue delizie con chi vive in Essa, né ammette a vivere nel mio Voler Divino creature che possono portare in loro imperfezioni, amarezze, sarebbero cose contro la sua natura, e perciò mai potrebbe ammetterle a vivere in Essa.  Piuttosto ciò che tu dici sono impressioni di bruttezze, di imperfezioni, di cattiverie, e la mia Volontà se ne serve come sgabello o terra che si tiene sotto dei piedi che neppure guardandole, pensa a godersi la sua piccola figlia e a metterle in grembo i suoi atti, le sue gioie, le sue ricchezze per renderla felice, onde poter godere della felicità di lei.  La mia Volontà dà ciò che tiene e non ammette in Essa cose anche minime che non l’appartengono, perciò deve entrare in Essa nuda del tutto chi vuol vivere in Essa, perché la prima cosa che fa il mio Volere è vestire l’anima di luce, abbellirla con abbigliamenti divini, imprime sulla fronte il bacio della pace perenne, della felicità e della fermezza; l’umano non ha che ci fare in Essa, non tiene né vita, né luogo e l’anima stessa sente tale ribrezzo di ciò che non appartiene al mio Volere, che metterebbe la vita anziché prendere parte a ciò che non appartiene alla santità della mia Divina Volontà”.

(3) Onde seguivo il mio abbandono nel Fiat Divino ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

“Figlia mia, la mia Divina Volontà fu data fin dal principio della Creazione come vita delle creature, ed Essa prese l’impegno di mantenere questa sua vita in loro, integra, bella, nel suo pieno vigore, somministrandole in ogni atto di creatura un suo atto divino, un’atto dell’altezza della sua santità, della sua luce, della sua potenza e bellezza.  Essa si metteva in aspettativa di aspettare l’atto loro per darvi del suo, in modo da farvi un portento di vita divina degna della sua potenza e sapienza.  Per comprendere basta solo il dire che il mio Voler Divino doveva formare tante Vite di Sé stesso in ciascuna creatura, e perciò metteva in esercizio di lavoro tutta la sua abilità e qualità infinite che possedeva.  Come sarebbero state belle queste vite divine nelle creature, Noi guardandole dovevamo trovare in loro il nostro riflesso, la nostra immagine, l’eco della nostra felicità; qual gioia, qual festa sarebbe stata la Creazione per Noi e per le creature! Ora tu devi sapere che chi non fa la mia Divina Volontà e non vive in Essa, vuole distruggere la propria vita divina in loro, che dovevano possedere.  Distruggere la propria vita, qual delitto! chi non condannerebbe chi volesse distruggere la propria vita del corpo, oppure chi non volesse prendere il cibo e si riduce macilente, infermo, inabile a tutto? Ora chi non fa la mia Volontà, distrugge la propria vita che la bontà divina vuol darle, e chi la fa, ma non sempre e non vive in Essa, siccome le manca il cibo continuo e sufficiente è il povero malato, senza forza, macilento, inabile a fare il vero bene e se qualche cosa sembra che fa, è senza vita, stentato, perch’è il mio Volere che solo può dargli vita; che delitto figlia mia, che delitto, che non merita nessuna pietà”.

(4) Il mio amabile Gesù si mostrava stanco e come irrequieto, tanto era il dolore di tante vite distrutte nelle creature, anch’io ne sentivo una pena e dicevo a Gesù:  “Amor mio, dimmi che hai? Tu soffri molto, la distruzione di queste vite divine della tua adorabile Volontà è il tuo più grande dolore, perciò ti prego, fa che venga il suo regno, affinché questo tuo dolore si cambia in gioia e così la Creazione non più ti darà irrequietezze e dolore, ma riposo e felicità”.  E vedendo che col mio dire non giungevo a quietarlo, ho chiamato in mio aiuto tutti gli atti della sua Volontà fatti nella Creazione ed emettendo i miei, ho circondato Gesù dagli atti di Essa.  Una luce immensa si faceva intorno a Gesù, quella luce eclissava tutti i mali delle creature e Lui prendeva riposo, e poi ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, il solo mio Volere può darmi riposo.  Se vuoi quietarmi quando mi vedi inquieto, presta te stessa allo svolgimento della vita della mia Volontà in te, e facendo tuoi gli atti suoi, Io troverò in te la sua luce, la sua santità, le sue gioie infinite che mi daranno riposo, e farò un po’ di sosta a castigare le creature, troppo meritevoli di queste vite divine che distruggono in loro, che meritano che li distrugga tutti i beni naturali e anche la stessa loro vita, non vedi come il mare esce dal suo lido e cammina per strappare queste vite nel suo seno e seppellirle in esso? Il vento, la terra, quasi tutti gli elementi camminano per fare strappo delle creature e distruggerle.  Sono gli atti della mia Volontà sparsi nella Creazione per amor loro, e che non avendole ricevuto con amore si convertono in giustizia”.

(6) Io sono rimasta spaventata nel vedere ciò e pregavo il mio sommo Bene Gesù che si placasse e che presto venisse il regno del Fiat Divino.

 

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23-5

Ottobre 2, 1927

 

Come Adamo fu il più santo prima di peccare.  Pienezza e totalità di beni degli

atti fatti nel Divin Volere; come si estendono a tutti.  La pupilla dell’occhio

investita dal sole.  La Divina Volontà come materia si presta e

nasconde il suo Creatore.  Esempio dell’Ostia.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire tutti gli atti della Divina Volontà che ci sono in essa, e giunta nell’Eden dove Iddio creò il primo uomo Adamo, per unirmi con lui a quella unità di volontà che possedeva con Dio, nella quale faceva i suoi primi atti nella sua prima epoca della creazione, pensavo tra me:  “Chi sa che santità possedeva il mio primo padre Adamo, qual valore contenevano i suoi primi atti fatti nel regno del Fiat Divino e come io posso impetrarlo di nuovo sulla terra un regno sì santo, essendo io sola occupata per ottenere un sì gran bene?” Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, che mandava raggi di luce e quella luce si convertiva in parole e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, figlia primogenita della mia Volontà, come figlia di Essa voglio svelarti la santità di colui che possedette il regno del mio Fiat Divino.  Nel principio della Creazione questo regno ebbe la sua vita, il suo perfetto dominio ed il suo completo trionfo, sicché esso non è del tutto estraneo all’umana famiglia e siccome non è estraneo, c’è tutta la certezza speranza che ritorni di nuovo in mezzo a loro per regnare e dominare.  Ora tu devi sapere che Adamo possedeva tale santità quando fu creato da Dio, ed i suoi atti anche minimi avevano tal valore, che nessun santo, né prima, né dopo la mia venuta sulla terra, possono paragonarsi alla sua santità e tutti gli atti di questi non giungono al valore d’un solo atto di Adamo, perché lui possedeva nella mia Volontà Divina la pienezza della santità, la totalità di tutti i beni divini; e sai tu che significa pienezza? Significa essere riempito fino all’orlo, fino a traboccarne fuori luce, santità, amore, di tutte le qualità divine, in modo da poter riempire Cielo e terra, di cui teneva il dominio e si stendeva il suo regno.  Perciò ogni suo atto fatto in questa pienezza di beni divini avevano tal valore, che nessun’altro per quanto si sacrificasse, patisse e operasse il bene, e non possiede il regno della mia Volontà ed il suo totale dominio, può paragonarsi ad un solo di questi atti nel regno di Essa.  Quindi la gloria, l’amore che mi diede Adamo finché visse nel regno del mio Divin Volere, nessuno, nessuno me l’ha dato, perché lui negli atti suoi mi dava pienezza e totalità di tutti i beni e solo nella mia Volontà si trovano questi atti, fuori di Essa non esistono, perciò Adamo teneva le sue ricchezze, i suoi atti di valore infinito, che le partecipava il mio eterno Volere innanzi alla Divinità, perché Iddio nel crearlo nulla di vuoto aveva lasciato in lui, ma tutto era pienezza divina per quanto a creatura era possibile di contenere.  Onde col cadere nel peccato non furono distrutti questi atti, queste ricchezze sue, questa gloria e amore perfetto che aveva dato al suo Creatore, anzi in virtù di essi e del suo operato fatto nel mio Fiat Divino meritò la Redenzione.  No, non poteva restare senza Redenzione chi aveva anche per poco posseduto il regno della mia Volontà.  Chi possiede questo regno entra in tali vincoli e diritti con Dio, che Iddio stesso sente con lui la fortezza delle sue stesse catene, che legandolo non può disfarsi di lui.  La nostra Maestà adorabile si trovava con Adamo nelle condizioni d’un padre che, tenendo un figlio, gli è stato causa di tante conquiste, di grandi ricchezze, di gloria incalcolabile, non c’è cosa che possiede il padre che non trova gli atti di suo figlio, dovunque si sente risuonare la gloria, l’amore del figlio suo; ora questo figlio per sua sventura cade in povertà, può mai il padre non avere compassione di suo figlio, se si sente dovunque e da per tutto l’amore, la gloria, le ricchezze con cui l’ha circondato il figlio suo? Figlia mia, Adamo col vivere nel regno della nostra Volontà aveva penetrato nei nostri confini, che sono interminabili, e dovunque aveva messo i suoi atti, la sua gloria, il suo amore per il suo Creatore, e come figlio nostro coi suoi atti che emetteva ci portava le nostre ricchezze, le nostre gioie, la gloria e amor nostro, l’eco suo era risuonante in tutto l’Essere Nostro, come il nostro nel suo, ora vedendolo caduto in povertà, come il nostro amore poteva sopportare di non avere compassione di lui, se la nostra stessa Volontà Divina ci guerreggiava amorosamente e perorava per colui che aveva vissuto in Essa? Vedi dunque che significa vivere nel mio Voler Divino, la sua grande importanza? In Essa c’è pienezza di tutti i beni divini e totalità di tutti gli atti possibili ed immaginabili, abbraccia tutto l’Essere Divino.  Lei si trova nella mia Volontà come l’occhio si trova dirimpetto al sole, che resta tutto riempito dalla sua luce e mentre il sole vi rifletta tutto intero nella pupilla dell’occhio, la sua luce vi rimane anche fuori, investendo tutta la persona e percorrendo la terra senza partire da dentro la pupilla, e mentre resta la sua luce nell’occhio, vorrebbe portargli la pupilla nel sole per farle fare insieme il giro della terra e farle fare ciò che fa la luce e ricevere gli atti suoi dovunque per attestato di amore e gloria.  Immagine è ciò dell’anima che vive nella mia Volontà, Essa la riempie di tale pienezza che non lascia nessun vuoto in lei e siccome non è capace di possedere tutta l’immensità divina, la riempie per quanto più la creatura potesse contenere e senza separarsi vi resta fuori di lei, portandosi nell’interminabilità della sua luce la pupilla della volontà dell’anima, per farla fare ciò che fa la mia Divina Volontà, per ricevere il contraccambio dei suoi atti e del suo amore.  Oh! potenza del mio Fiat Divino operante nella creatura e che facendosi investire dalla sua luce, non gli ricusa il suo dominio ed il suo regno.  E se Adamo meritò compassione fu perché la prima era della sua vita fu nel regno del Voler Divino.  Se la Sovrana Celeste potette ottenere, ancorché fosse sola, la venuta del Verbo sulla terra, fu perché diede libero campo al regno del Fiat Divino in Lei.  Se la mia stessa Umanità potette formare il regno della Redenzione fu solo perché possedeva tutta l’integrità ed immensità del regno dell’Eterno Volere, perché Esso dovunque si estende, tutto abbraccia, tutto può, né c’è potenza contro di Lui che può restringerlo.  Sicché uno solo che possiede il regno della mia Volontà vale più che tutto e tutti, e può meritare ed impetrare ciò che tutti gli altri insieme non possono né meritare, né ottenere, perché tutti gli altri insieme, per quanto buoni, ma senza la vita della mia Volontà in loro, sono sempre le piccole fiammelle, le pianticelle, i fiorellini, che al più servono ad ornare la terra, soggette a smorzarsi e a seccarsi e la bontà divina non può fare né grandi assegnamenti su di loro, né concedere portenti da far bene al mondo intero.  Invece in chi vive la mia Volontà è più che sole e come il sole coll’impero della sua luce investe tutti, impera sulle piante e dà a ciascuna la vita, il colore, il profumo, la dolcezza, col suo tacito impero s’impone su tutto per dargli i suoi effetti ed i beni che possiede, nessun’altro pianeta fa tanto bene alla terra quanto ne fa il sole; così in chi vive il mio Volere, sono più che sole e con la luce che contengono s’abbassano e con rapidità s’innalzano, penetrano ovunque, in Dio, negli suoi atti, con la Volontà Divina che posseggono imperano su Dio stesso, sulle creature, sono capaci di travolgere tutto, per porgere a tutti la vita della luce che posseggono, sono il portatore del loro Creatore e fanno camminare la luce avanti per impetrare e ottenere e dare ciò che vogliono.  Oh! se le creature conoscessero un tanto bene, farebbero a gara e tutte le passioni si cambierebbero in passione di luce di vivere solo e sempre in quel Fiat Divino che tutto santifica, tutto dona e tutto impera”.

(3) La mia povera mente continuava a sperdersi nel Voler Divino e n’era meravigliata della sublimità, pienezza e totalità degli atti fatti in Esso, ed il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, cessa la tua maraviglia, il vivere nel mio Fiat Divino è l’operare in Esso, è la trasfusione del Creatore nella creatura; -e tra l’operato Divino c’è una distanza infinita tra l’operato solo della creatura-, lei si presta al suo Dio come materia per fargli operare cose grandi, come si prestò la materia della luce al Fiat Divino nella Creazione per fargli formare il sole, il cielo, le stelle, il mare, tutte materie in cui il Fiat Supremo risuonò e fabbricò la Creazione tutta.  Prodigio di Esso è il sole, il cielo, il mare, la terra, che furono vivificati e animati dal Fiat, vista perenne ed incantevole di che sa fare e può fare la mia Volontà.  Succede dell’anima come degli accidenti dell’ostia che si presta, sebbene materia, a farsi animare dalla mia vita sacramentale, purché si pronunziano dal sacerdote quelle stesse parole dette da me nell’istituire il Santissimo Sacramento; erano parole animate dal mio Fiat, che conteneva la potenza creatrice e perciò la materia dell’ostia subisce la transubstanzazione della vita divina.  Si possono dire sopra dell’ostia quante parole si vogliono, ma se non sono quelle poche parole stabilite dal Fiat, la mia vita resta in Cielo e l’ostia resta la vile materia che è.  Così succede dell’anima, può fare, dire, soffrire, ciò che vuole, ma se non corre dentro il mio Fiat Divino sono sempre cose finite e vili, ma in chi vive in Esso, le sue parole, le sue opere, le sue pene, sono come veli che nascondono il Creatore e da questi veli se ne serve Colui che creò il cielo e la terra, e vi fa opere degne di Lui e vi mette la sua santità, la sua potenza creatrice, il suo amore infinito.  Perciò nessun’altro può giungere, per quanto faccia cose grandi, a confronto di quella creatura in cui vive, regna e domina la mia Volontà Divina.  Anche tra le creature succede che, a secondo la materia che hanno nelle mani per formare i loro lavori, così cambia il valore che posseggono e acquistano.  Supponi che uno tiene proprietà di ferro, quanto deve lavorare, sudare, stentare, per ridurre quel ferro morbido, per dargli la forma del recipiente che vuol fare e l’acquisto che fa è tanto poco, che appena può tirare la vita.  Invece un’altro tiene proprietà di oro, di pietre preziose, questo lavora oh! quanto meno, ma vi guadagna milioni.  Sicché non è il lavoro che porta il molto guadagno, le ricchezze esuberanti, ma il valore della materia che possiede, uno lavora poco e guadagna molto perché la materia che possiede contiene un grande valore, l’altro lavora molto, ma siccome la materia che possiede è vile e di pochissimo valore, è sempre il povero cencioso e mezzo digiuno.  Così succede per chi possiede la mia Divina Volontà, possiede la vita, la virtù creatrice ed i suoi più piccoli atti contengono un valore divino ed interminabile, perciò nessuno può eguagliare le sue ricchezze, invece chi non possiede la mia Volontà come vita propria, è senza vita e lavora insieme con la materia del proprio volere e perciò è sempre il povero cencioso innanzi Dio e digiuno di quel cibo che forma in lui il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra”.

 

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23-6

Ottobre 6, 1927

 

Come chi lavora nella mia Volontà Divina lavora nelle proprietà divine.

Come forma il Sole.  Come vuol trovare l’anima in tutte le cose create.

 

(1) Stavo continuando i miei atti nel Fiat Divino ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi opera nella mia Volontà lavora nelle mie proprietà divine, ed essa forma negli interminabili miei beni di luce, di santità, d’amore, di felicità senza fine, gli atti suoi, i quali si trasformano in tanti soli, riprodotti questi soli dalle mie stesse qualità, che si sono prestate all’atto dell’anima per decoro di lei e per fare che fossero atti degni del suo Creatore e per rimanere quest’atti come atti perenni in Dio stesso, che lo glorificano, lo amano coi suoi stessi atti divini.  Onde Adamo prima di peccare formò tanti soli nel suo Creatore per quanti atti fece, ora chi vive e opera nella mia Volontà, trova questi soli fatti da lui, quindi il tuo impegno è di seguire i primi atti della Creazione, di prendere il tuo posto di lavoro vicino all’ultimo sole, oppure atto che fece Adamo quando possedeva l’unità di Volontà col suo Creatore; devi supplire a ciò che lui non continuò a fare perché uscì da dentro le mie proprietà divine ed i suoi atti non furono più soli, perché non teneva più in suo potere le mie qualità divine che si prestavano a fargli formare i soli, al più si ridussero i suoi atti per quanto buoni, a piccole fiammelle, perché la volontà umana senza della mia non tiene virtù di poter formare soli, le mancano le materie prime, sarebbe come se tu volessi formare un’oggetto d’oro senza che avessi in tuo potere il metallo dell’oro, per quanta buona volontà avessi, ti riuscirebbe impossibile.  Solo la mia Volontà tiene luce sufficiente per fare formare i soli alla creatura, e dà questa luce a chi vive in Essa, nelle sue proprietà, non a chi vive fuori di Essa.  Onde devi supplire a tutte le altre creature che non hanno posseduto l’unità con la mia Volontà, il tuo lavoro è grande e lungo, hai da fare molto negli interminabili miei confini, perciò sii attenta e fedele”.

(3) Quindi continuavo i miei atti nel suo Volere adorabile e girando per tutta la Creazione, il mio Sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come la mia Volontà Divina è sparsa in tutta la Creazione, così tu unita con Essa, voglio trovarti in tutte le cose create, come sparsa in ciascuna di esse, sarai il cuore della terra per trovare la tua vita palpitante in essa, che col suo palpito continuo mi attesta l’amore di tutti i suoi abitatori.  Sarai la bocca del mare che mi farai sentire la tua voce nelle sue onde altissime e nel suo mormorio continuo, che mi lodi, mi adori, mi ringrazi, e nel guizzo dei pesci mi scocchi i tuoi baci affettuosi e puri, per te e per quelli che valicano il mare.  Sarai le braccia del sole che distendendoti e allargandoti nella sua luce, dovunque sento le tue braccia che mi abbracciano, mi stringono forte per dirmi che solo me cerchi, solo me vuoi e ami.  Sarai i piedi del vento per corrermi appresso e farmi sentire il dolce calpestio dei tuoi passi, che mai lascia di correre ancorché non mi trovi; non sono contento se non trovo la piccola figlia mia in tutte le cose da me create per amore suo.  A tutta la Creazione Io domando:  “C’è la piccola figlia della mia Volontà? Perché voglio godermela e trattenermi con lei”.  E se non ti trovo, Io perdo il mio godimento ed il mio dolce trastullo”.

(5) Dopo di ciò seguivo il mio amato Gesù negli atti che fece nella Redenzione, cercavo di seguirlo parola per parola, opera per opera, passo per passo, non vorrei nulla che mi sfuggisse per premurarlo e chiedergli a nome di tutti gli atti suoi, lacrime, preghiere e pene sue, il regno della sua Volontà Divina in mezzo alle creature, ed il mio adorato Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia mia, quando Io stavo sulla terra, la mia Volontà Divina che per natura regnava in me, e quella stessa Volontà Divina che esisteva e regnava in tutte le cose create, ad ogni incontro si baciavano insieme, e sospirando il loro incontro facevano festa e le cose create facevano a gara per incontrarsi con me e darmi gli omaggi che mi convenivano.  La terra come sentiva i miei passi per darmi omaggio rinverdiva e fioriva sotto i miei piedi, voleva uscire dal suo seno tutte le bellezze che possedeva, l’incanto delle fioriture più belle al mio passaggio, tanto che Io molte volte dovevo comandarle che non mi facesse queste dimostrazioni, ed essa per darmi omaggio obbediva, come per farmi onore fioriva.  Il sole cercava sempre d’incontrarsi con me per darmi gli omaggi della sua luce, sprigionando tutte le varietà delle bellezze, dei colori, dal suo seno solare innanzi alla mia vista, per darmi gli onori che meritavo.  Tutto e tutti cercavano d’incontrarmi per farmi la loro festa:  Il vento, l’acqua, fino l’uccellino, per farmi gli onori dei suoi trilli, gorgheggi e canti, tutte le cose create mi riconoscevano e si mettevano a gara a chi più potesse onorarmi e farmi festa.  Chi possiede la mia Divina Volontà tiene la vista di conoscere ciò che appartiene alla mia stessa Volontà, solo l’uomo non mi conobbe perché non possedeva la vista e l’odorato fino di Essa, dovetti dirglielo per farmi conoscere e molti con tutto il mio dire, neppure mi credettero, perché chi non possiede il mio Voler Divino è cieco e sordo e senza odorato per conoscere ciò che ad Esso appartiene.  Il non possederlo è l’infelicità più grande della creatura, è il povero cretino, cieco, sordo e muto, che non possedendo la luce del mio Fiat Divino, se ne serve delle stesse cose create di prendere gli escrementi che esse gettano e lasciano dentro di esse il vero bene che contengono.  Che dolore, vedere le creature senza la nobiltà della Vita della mia Volontà Divina”.

 

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23-7

Ottobre 10, 1927

 

Come la Volontà Divina è molteplice nei suoi atti mentre è uno.  Come resta

concepita in chi vive in Essa.  Come per chi vive nella Divina Volontà

non è esilio la terra, ma è esilio per chi non fa la Volontà di Dio.

 

(1) La mia povera mente continua a seguire gli atti di Gesù fatti per amore nostro, e riandando al suo concepimento, offerivo tutti i miei atti fatti nel suo Voler Divino, con tutto l’essere mio per onore del suo concepimento, in questo mentre, usciva una luce da me che andava a depositarsi nel seno dell’Immacolata Regina nell’atto che Lei concepiva, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà Divina è molteplice nei suoi atti, ma non ne sperde nessuno, l’unità che possiede ed il suo atto incessante mantengono l’unità negli atti suoi come se fossero uno solo, mentre sono innumerevoli e conserva negli atti suoi l’atto di farlo incessantemente, sempre, sempre, senza mai cessare di farlo, per conservarlo sempre nuovo, fresco e bello e pronto a darlo a chi il volesse, ma mentre lo dà non lo distacca dalla mia Volontà, perché Essa è luce e la virtù della luce si dà, si diffonde, si allarga, si prende quanto se ne vuole, ma non si separa, è inseparabile per virtù e per natura che possiede la luce.  Vedi, anche il sole possiede questa virtù; supponi che tu avessi la stanza chiusa dalle imposte, la luce non c’è in essa, ma se tu apri le porte la luce riempie la tua stanza, si è forse distaccata la luce dal sole? No, no, ma si è allungata e allargata, senza distaccare una sola stilla dalla sua sorgente, ma ad onta che non si è separata la luce, tu hai posseduto il bene della luce come se fosse tua.  Più che sole è la mia Volontà Divina, Essa si dà a tutti, ma non sperde una virgola degli atti suoi.  Ora il mio concepimento, il mio Fiat lo tiene sempre in atto, e tu hai visto come la luce dei suoi atti fatti in te si allungava fin nel seno della Sovrana Celeste, come fare concepire su di essa il tuo Sommo Bene Gesù, è l’unità degli atti suoi che accentrandoli tutti ad un punto, forma i suoi portenti e la mia stessa vita, ecco perciò Io resto concepito negli atti del mio Voler Divino, in quelli della Mamma Divina e dei tuoi fatti in Esso.  Anzi ti dico che ero concepito continuamente in tutti gli atti di quelli che possederanno il regno della mia Volontà, perché chi la possiede riceve tutta la pienezza dei beni della mia Vita, perché loro, solo cogli atti fatti in Essa, concorrono al mio concepimento e allo svolgimento di tutta la mia vita, quindi è giusto che ricevano tutti i beni che Essa contiene.  Invece, chi non possiede la mia Volontà, appena le briciole prendono dei beni che portai sulla terra con tanto amore e perciò si veggono creature macilente nel bene, leggere, incostanti, tutt’occhio e tutto cuore alle cose passeggeri, perché mancando in loro la sorgente della luce del mio eterno Volere, non si cibano della mia vita, che maraviglia che portino sul loro volto la pallidezza, che si sentano morire per il vero bene, e se fanno qualche cosa, tutto è stento e senza luce e crescono deformi da far pietà”.

(3) Dopo ciò mi sentivo oppressa e sentivo tutto il peso del mio lungo e duro esilio, e mi lamentavo col mio adorabile Gesù, che al duro martirio delle sue privazioni mi aggiunge l’allontanamento della mia patria celeste e gli dicevo:  “Come non hai compassione di me? Come mi lasci sola senza di Te in preda solo del tuo amabile Volere? Come mi lasci sì a lungo in questa terra d’esilio?” Ma mentre sfogavo il mio dolore, la mia vita, il mio tutto Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la terra è esilio per chi non fa e vive nella mia Volontà, ma per chi vive in Essa non si può chiamare esilio, ma un passo di distanza, che quando meno se lo creda, fatto quel passo si troverà nella celeste patria, non come uno che viene dall’esilio, che nulla conosce di essa, ma come una che già sapeva ch’era sua e ne conosceva la bellezza, la sontuosità, la felicità dell’eterna città.  La mia Volontà non sopporterebbe di tenere nelle condizioni d’esiliata chi vive in Essa, per far ciò dovrebbe cambiare natura, regime tra chi vive in Essa in Cielo e tra chi vive in terra, ciò che né può, né vuol fare.  Si dice forse esilio per chi esce da casa sua per allontanarsi un passo? Certo che no, oppure si può dire esilio chi va ad un paese nella sua stessa patria? L’esilio figlia mia, significa circonferenza di spazio senza poterne uscire, spogliamenti di beni, lavori forzati senza potersi esimere; la mia Divina Volontà non ne sa fare di queste cose, e tu vedi, lo tocchi con mano, come l’anima tua non tiene circonferenza di luogo, di spazio, si porta dovunque, nel sole, nel cielo, qualche volta hai fatto le tue scappatine fin lassù nelle regioni celesti, e quante volte non ti sei immersa nella stessa luce interminabile del tuo Creatore? Dove non sei tu libera d’andare? Nel mare, nell’aria, dovunque, anzi la mia stessa Volontà gode, ti spinge, ti dà il volo di girare ovunque.  Essa si sentirebbe infelice di vedere chi in Essa vive, senza libertà e come inceppata.  Il mio Fiat Divino invece di spogliare, riempie fino all’orlo l’anima dei suoi beni, le dà il dominio di sé stessa, converte le passioni in virtù, le debolezze in fortezza divina, Esso dà gioie e felicità senza numero, dà per grazia ciò che Esso è per natura, fermezza, irremovibilità perenne.  Esilio è per chi è tiranneggiato dalle passioni, senza dominio di sé stesso, senza potersi spaziare nel suo Dio, e se qualche bene pensa è mischiato, circondato da tenebre.  Sicché le virtù del povero esiliato sono sforzate, incostanti, è schiavo delle sue stesse miserie e ciò lo rendono infelice.  Tutto al contrario per chi vive nella mia Volontà Divina, né Io avrei tollerato di tenerti sì a lungo in vita se ti sapessi nell’esilio, il tuo Gesù ti ama troppo, come avrebbe potuto sopportare di tenerti esiliata? E se tollero è perché so che come piccola figlia del mio Volere, Esso ti tiene non in condizioni d’esilio, ma nelle sue proprietà, nella sua luce, libera e dominante, col unico scopo di formare in te il suo regno e d’impetrarlo a pro dell’umana famiglia.  E tu dovresti essere contenta di ciò, conoscendo che tutti i desideri, le brame, i sospiri del tuo Gesù sono per il regno della mia Volontà sulla terra, la mia completa gloria l’aspetto dal Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra”.

 

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23-8

Ottobre 16, 1927

 

Come la Divina Volontà come acqua fa le sue inondazioni.  Chi sono coloro

che si fanno inondare.  Che significa unità.  Come la Regina del Cielo

gettò le fondamenta del regno della Divina Volontà.

 

(1) Dopo aver passato vari giorni di privazione del mio dolce Gesù, mi sentivo amareggiata fin nelle midolle delle mie ossa, non ne potevo più, e stanca e sfinita volevo rinfrancarmi per prendere forza.  Onde mi sono abbandonata primo nel Supremo Volere e poi su di me stessa per poter almeno dormire; ma mentre ciò facevo la mia povera mente non era più in me stessa, ma fuori di me, mi sentivo due braccia che mi stringevano, che mi portavano in alto, in alto, sotto la volta del cielo, ma non vedevo chi fosse; io temevo e una voce mi ha detto:  “Non temere, ma guardi in alto”.  Io ho guardato ed ho visto che si apriva il Cielo e scendeva verso di me il mio sospirato Gesù, ambedue ci siamo slanciato nelle braccia, io stringendo Lui e Lui stringeva me, e nel mio dolore gli ho detto:  “Gesù, amor mio, come mi fai stentare, mi fai giungere agli estremi, si vede che la foga del tuo amore verso di me non è più quella che Tu avevi prima per me”.  Ora mentre ciò dicevo, Gesù si è atteggiato a mestizia come se non volesse sentire i miei lamenti e nel medesimo tempo dall’altezza in cui stavamo vedevo scendere un’acqua a dirotto e molti luoghi restavano inondati, mari e fiumi si univano insieme a queste acque ed inondavano paesi e genti, seppellendoli nel loro seno, che terrore! e Gesù tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come tu vedi queste acque che a torrente scendono dal cielo ed inondando, formano con la loro forza sepolcri per poter seppellire città intere, così la mia Divina Volontà, più che acqua fa le sue inondazioni, non a tempo o luoghi, ma sempre e a tutta la terra e su ciascuna creatura versa le sue forti e alte inondazioni, ma chi si fa inondare dalle sue inondazioni di luce, di grazia, d’amore, di santità e di felicità che possiede? Nessuno, che ingratitudine, ricevere a torrenti i suoi beni e non prenderli, passare da sopra, forse bagnarsi solo, ma non farsi inondare e farsi affogare dai beni della mia Volontà Divina, che dolore! ed Io guardo tutta la terra per vedere chi prende le inondazioni di Essa, e trovo solo la piccola figlia del mio Volere che riceve queste inondazioni, che si affoga in Essa e si fa trasportare dove vuole, restando nel suo seno in preda delle sue onde altissime.  Non c’è spettacolo più bello, scena più commovente che vedere la piccolezza della creatura in preda di queste onde:  Ora si vede in preda delle onde di luce e come sepolta dentro, ora dall’amore affogata, ora dalla santità investita e abbellita, che piacere vederla e perciò Io scendo dal Cielo, per godermi queste scene rapitrici della tua piccolezza portata dalle sue braccia nelle inondazioni del mio eterno Volere, e tu dici che il mio amore è scemato per te? Tu ti sbagli.  Sappi che il tuo Gesù è fedele nell’amore e come ti vede sotto le onde della mia Volontà, ti ama sempre di più”.

(3) Detto ciò è scomparso ed io sono restata tutta abbandonata nelle onde del Fiat Divino, ed il mio amabile Gesù ritornando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà possiede l’unità, e chi vive in Essa vive in questa unità, e sai tu che significa unità? Significa uno, quest’uno che può abbracciare tutto e tutti, può dare tutto, perché tutto racchiude.  La mia Divina Volontà possiede l’unità dell’amore e di tutti gli amori uniti insieme, possiede l’unità della santità e racchiude tutte le santità, possiede l’unità della bellezza e racchiude in sé tutto ciò ch’è bello, possibile ed immaginabile, insomma, racchiude unità di luce, di potenza, di bontà, di sapienza; la vera e perfetta unità, mentre è una, deve possedere tutto e questo tutto, tutto d’una forza eguale, tutto immenso ed infinito, eterno, senza principio e senza fine; quindi chi vive in Essa vive nelle onde immense e altissime che possiede, in modo che l’anima sente l’impero della forza unica di luce, di santità, d’amore, eccetera; sicché in questa forza unica tutto per lei è luce, tutto si cambia in santità, in amore, in potenza, e tutte le portano la conoscenza della sapienza di questa unità.  Perciò il vivere in Essa è il miracolo più grande e il perfetto svolgimento della Vita Divina nella creatura.  La parola unità significa tutto, e l’anima tutto prende vivendo in Essa”.

(5) Dopo di ciò seguivo il mio giro negli atti del Fiat Divino e giungendo nei mari della Mamma mia Celeste che aveva fatto nell’unità di Esso, pensavo tra me:  “La mia Sovrana Mamma non ebbe interesse d’impetrare il regno del Voler Divino, perché se l’avesse tenuto, in quest’unità che Lei viveva, come ottenne il regno della Redenzione avrebbe ottenuto quello della Volontà Divina”.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, la nostra Mamma Regina apparentemente pare che tutto il suo interesse fu per il regno della Redenzione, ma non è vero, la parte esterna fu quella, ma l’interno fu tutto per il regno della mia Divina Volontà, perché Essa che ne conosceva tutto il valore e la gloria completa al suo Creatore, ed il bene massimo e completo alle creature, non poteva fare a meno di chiedere il regno dell’eterno Fiat, anzi Lei coll’ottenere la Redenzione gettò le fondamenta del regno della mia Volontà, si può dire che preparò i materiali di esso; è necessario che si facciano le cose minori per ottenere le maggiori e perciò dovetti dare il campo primo alla Redenzione, come per costruire la fabbrica del regno del Fiat Divino.  Se non è formato un regno, come può dire un re che tiene il suo regno e domina? Molto più che la Sovrana del Cielo è unica e sola nella gloria nella Patria Celeste, perché unica e sola che formò tutta la sua vita nella mia Volontà, e una madre ama e vuole che i suoi figli posseggano la stessa gloria, e Lei nel Cielo non può comunicare tutta la sua gloria e grandezza e sovranità che possiede, perché non trova chi ha fatto la sua stessa vita continuata nella stessa Volontà Divina, perciò sospira i figli del regno di Essa per poter far riflettere tutta la sua gloria in essi e poter dire:  “Ho i miei figli che mi pareggiano nella mia gloria, ora sono più che felice, perché la gloria mia è la stessa gloria dei figli miei”.  La felicità d’una madre, è più quella dei figli che la propria, molto più per la Madre Celeste, che nel mio Divino Volere concepì più che madre tutti i redenti e formò la stessa vita dei figli della mia Volontà Divina”.

 

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23-9

Ottobre 20, 1927

 

Come le potenze create non possono né abbracciare né esaurire la Potenza

increata, neppure la Vergine né la stessa Umanità di Nostro Signore.  Come

la Divina Volontà possiede l’atto incessante e sempre nuovo e tiene virtù

di far sempre cose nuove.  Esempio.  Come aspetta il suo regno per

comunicare quest’atto nuovo come compimento della sua gloria.

 

(1) Seguo ciò che sta scritto di sopra.  Onde pensavo tra me:  “Il mio amato Gesù dice che allora sarà completa la gloria sua da parte della Creazione e la gloria di tutti i beati, quando sarà conosciuta la sua Divina Volontà in terra e formato il regno di Essa, ed i figli di questo regno prenderanno il posto nella Celeste Patria, riserbato solo per loro ed io pensavo, in Cielo c’è la Sovrana Regina che ebbe tutta la pienezza della Vita della Volontà Divina, che nessuno, credo che potrà raggiungerla, perché dunque non è completa la gloria di Dio da parte della Creazione?” E tant’altri dubbi e pensieri che mi venivano, che non è necessario dirle sulla carta, dico solo quello che mi ha detto Gesù:

(2) “Figlia mia, sei troppo piccina e misuri con la tua piccolezza la grandezza interminabile e la mia sapienza inarrivabile.  La creatura per quanto santa fosse, come fu la mia diletta Madre, che ad onta che possiede tutta la pienezza e totalità di tutti i beni del suo Creatore ed il regno della mia Volontà Divina ebbe in Lei il suo pieno dominio, con tutto ciò non potette esaurire tutta l’immensità dei beni dell’Essere Divino, si empì fino all’orlo, traboccò fuori fino a formare mari intorno a Sé, ma restringere in Sé, abbracciare tutto ciò che contiene l’Ente Supremo, le fu impossibile, neppure la mia Umanità da Sé sola potette racchiudere tutta l’immensità della luce creatrice, ero tutto riempito dentro e fuori di me, ma oh! quanto ne rimaneva fuori di me ché al cerchio della mia Umanità non teneva grandezza equivalente dove racchiudere una luce sì interminabile; questo è perché le potenze create, di qualunque genero fossero, non possono esaurire la potenza increata, né di abbracciarla e restringerla in loro.  L’altezza della Regina del Cielo e la mia stessa Umanità, si trovò col suo Creatore nelle condizioni in cui puoi trovarti tu se ti esponi ai raggi del sole, puoi trovarti sotto l’impero della sua luce, esserne investita, sentire tutta l’intensità del suo calore, ma poter restringere in te e sopra di te tutta la sua luce e calore, ti riuscirà impossibile, ma ad onta di ciò non puoi dire che la vita della luce del sole e del suo calore non è in te e fuori di te.  Ora tu devi sapere che il nostro Essere Divino, la nostra Volontà creatrice, possiede il suo moto incessante e sempre nuovo, nuovo nelle gioie, nella felicità, nuovo nella bellezza, nuovo nel lavorio che, la nostra sapienza mette fuori nella formazione delle anime, nuovo nella santità che imprime, nuovo nell’amore che infonde.  Quindi se possiede quest’atto nuovo continuato, tiene virtù di far sempre cose nuove, e se tutta bella, pura e santa fu fatta la Mamma Regina, ciò non esclude che possiamo fare altre cose nuove e belle, degne delle opere nostre.  Molto più che nella Creazione, come il nostro Fiat Divino uscì in campo nel creare tutte le cose, uscì anche in campo tutti gli atti nuovi con cui doveva formare le creature, le rarità di bellezza che doveva comunicare, e la santità che doveva imprimere in chi avrebbe vissuto nel nostro Volere Divino.  E siccome Esso non ebbe vita nelle creature, né il suo regno, lo ebbe solo nella Sovrana del Cielo e perciò fece il primo prodigio e miracolo che stupì Cielo e terra, onde aspetta le altre creature che devono tenere la sua Vita e formare altri suoi regni dove regnare, per formare col nostro atto nuovo altre rarità di santità, di bellezza e di grazia.  Oh! come la mia Divina Volontà aspetta con ansia questo suo campo d’azione, di mettere fuori questi atti nuovi.  Essa è come un’artefice che sa fare le centinaia e migliaia di statue, una diversa dall’altra, sa imprimere in esse una finezza e rarità di bellezza, di atteggiamenti, di forme, ma una non può dire ch’è come l’altra, non sa fare ripetizioni, ma sempre statue nuove e belle; ma non le viene dato di mettere fuori la sua arte, qual dolore non sarebbe per un’artefice simile la sua inoperosità? Tale è la mia Divina Volontà, e perciò aspetta il suo regno in mezzo alle creature, per formare rarità di bellezze divine in esse, non mai viste, santità non mai sentite, novità non mai toccate, non basta alla sua potenza che tutto può, alla sua immensità che tutto abbraccia, al suo amore che mai esaurisce, di aver formato con le sue arti divine la gran Signora, la Regina del Cielo e della Terra, ma il seguito di Lei, in cui vuol vivere solo il mio Fiat e regnare per formare altre opere degne di Esso.  Come può dunque essere completa la nostra gloria per parte della Creazione e completa nel Cielo la gloria, la felicità dell’umana famiglia se il nostro lavoro non è compiuto nella Creazione? Ci stanno da fare le statue più belle, le opere più importanti; lo scopo perché fu creata la Creazione non è realizzato né compiuto, e ad un lavoro basta che manchi un punto, un piccolo fiorellino, una foglia, una sfumatura, che non può avere tutto il suo valore e riscuotere la gloria completa chi formò il lavoro.  Molto più che nel lavoro della nostra Creazione, non un punto che manca, ma le cose più importanti, le nostre svariate immagini divine di bellezze, di santità, di perfetta nostra somiglianza, e come la nostra Volontà incominciò l’opera della Creazione con tanta sontuosità di bellezze, d’ordine, d’armonia, di magnificenza, tanto nel formare la macchina di tutto l’universo, quanto nel creare l’uomo, così è giusto per decoro, gloria e onore dell’opera nostra, che sia compiuta con più sontuosità e diversità di rare bellezze, tutte degne dell’atto incessante e nuovo che possiede la mia Divina Volontà.  Chi vivrà nel regno di Essa, staranno sotto la forza d’un atto nuovo, d’una forza irresistibile continuata, sicché si sentiranno investiti di un’atto nuovo di santità, di smagliante bellezza, di luce fulgidissima e mentre possederanno questo, un’altro nuovo ne arriva, e poi un’altro ancora, senza mai cessare, sorpresi loro stessi diranno:  “Com’è santo, bello, ricco, forte, felice, il nostro Fiat tre volte santo, che mai esaurisce, tiene sempre santità da darci, bellezze per sempre più abbellirci, nuove fortezze per farci più forti, nuove felicità in modo che quella di prima non è simile alla seconda, né alla terza, né a tutte le altre che ci darà”.  Onde queste creature fortunate saranno il vero trionfo del Fiat Divino, l’ornamento più bello di tutta la Creazione, i soli più fulgidi che con la loro luce copriranno il vuoto di quelli che non hanno vissuto nel regno di Esso.  Ora la mia inseparabile Mamma che possiede come vita propria quest’atto nuovo continuato, comunicatole dalla mia Divina Volontà perché fece vita in Essa, è il primo Sole fulgidissimo che formò il mio Volere in Lei, che occupa il primo posto di Regina e allieta tutta la corte celeste facendovi riflettere in tutti i beati la sua luce, le sue gioie, la sua bellezza; ma Lei sa che non esaurì tutti gli atti nuovi ed incessanti che la mia Volontà Divina ha stabilito di dare alle creature, perché Essa è inesauribile ed oh! quanti ne tiene e aspetta che siano formati altri soli da questo suo atto nuovo di nuove bellezze e di rara beltà e come vera Madre, vuole circondarsi di tutti questi soli, affinché si riflettano e si felicitano a vicenda e tutta la corte celeste riceva non solo i suoi, ma i riflessi di tutti questi soli come compimento a tutti della gloria dell’opera della Creazione del suo Creatore.  Essa come Regina aspetta con tanto amore le proprietà della mia Volontà nelle creature, che sono come sue, ché ebbe il principio di formare in Essa il regno della mia Volontà Divina.  Supponi che nella volta dei cieli invece d’un sole venissero formati altri soli, nuovi nella bellezza e nella luce, non comparirebbe più bella, più ornata la volta del cielo? Certo che sì.  Ed i soli come luce non si rifletterebbero a vicenda e tutti gli abitatori della terra non riceverebbero i riflessi, i beni di tutti questi soli? Così sarà nel Cielo.  Molto più che chi ha posseduto in terra il regno del Fiat Supremo, avranno beni comuni interminabili, perché una è la Volontà che li ha dominati.  Ecco perciò che ad onta che nel Cielo c’è la Sovrana Imperatrice, che possiede la pienezza della Vita del mio Voler Divino, da parte della Creazione la nostra gloria non è completa, perché, primo, che la nostra Volontà non è conosciuta in mezzo alle creature e quindi né amata né sospirata; secondo, non essendo conosciuta, Essa non può dare ciò che ha stabilito di dare e quindi non può formare le tante rarità di opere che sa fare e può fare, mentre ad opera compita si canta vittoria e gloria”.

 

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23-10

Ottobre 23, 1927

 

La piccola bambina.  Come la Volontà Divina è regno di vita.  Necessità delle

sue conoscenze.  Come Cielo e terra stanno riverenti ad ascoltare le

conoscenze del Fiat Divino.  Amore e tenerezza di Dio nel creare l’uomo.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo inabissata nel Fiat Divino, e mentre continuavo i miei atti in Esso, vedevo innanzi a me una piccola bambina tutta timida e pallida, come se temesse di camminare nell’immensità della luce del Voler Divino ed il mio adorato Gesù, è uscito da dentro il mio interno e riempiendosi le sue sante mani di luce, metteva quella luce nella bocca della bambina volendola affogare di luce, onde prendeva luce e metteva negli occhi, nelle orecchie, nel cuore, nelle mani e piedi della piccola piccina ed essa restava investita dalla luce, si coloriva tutta e restava come impicciata e affannata nella stessa luce.  Gesù si divertiva nell’affogarla di luce e si compiaceva nel vederla impicciata in essa e rivolgendosi a me mi ha detto:

(2) “Piccola figlia mia, questa bambina è l’immagine dell’anima tua, timida nel ricevere la luce e le conoscenze della mia Volontà Divina, ma Io ti affogherò con tanta luce affinché perdi il residuo della timidezza dell’umana volontà, perché nella mia non ci sono queste debolezze, ma coraggio e fortezza divina, insormontabile ed invincibile.  Per formare il regno del mio Fiat nell’anima, distendo in lei come fondamento tutte le conoscenze di Esso e poi prendo possesso, distendendovi la mia stessa Vita per avere il mio vero regno.  Vedi che grande diversità del regno dei re della terra e quello del regno mio, i re non mettono a disposizione di ciascuno individuo la propria vita, né la rinchiudono in loro, né rinchiudono la vita dei popoli in loro, e perciò il loro regnare è soggetto a finire, perché non è vita che corre tra l’uno e l’altro, ma leggi ed imposizione e dove non c’è vita, non c’è amore, né vero regnare.  Invece il regno della mia Volontà Divina è regno di vita, la Vita del Creatore rinchiusa nella creatura e quella della creatura trasfusa ed immedesimata col Creatore, perciò il regno della mia Divina Volontà è d’una altezza e nobiltà inarrivabile, l’anima viene costituita regina, e sai tu di che viene fatta regina? Regina della santità, regina dell’amore, regina della bellezza, della luce, della bontà, della grazia, insomma regina della Vita Divina e di tutte le sue qualità; che regno nobile e pieno di vita è questo regno della mia Volontà.  Ora vedi dunque la grande necessità delle conoscenze di Essa, esse sono non solo la parte fondamentale, ma l’alimento, il regime, l’ordine, le leggi, la bella musica, le gioie, la felicità del regno mio; ogni conoscenza possiede una felicità distinta, esse sono come tanti tasti divini che formeranno la bella armonia in esso, ecco perciò sto tanto largheggiando nel dirti tante conoscenze del mio Fiat Divino e richiedo da te somma attenzione nel manifestarle, perché sono la base e come un esercito formidabile che manteneranno la difesa e faranno da sentinelle, affinché il mio regno sia il più bello, il più santo e l’eco perfetto della mia patria celeste”.

(3) Onde Gesù ha fatto silenzio e poi ha soggiunto di nuovo:

(4) “Figlia mia, quando la mia Divina Volontà vuole mettere fuori una sua conoscenza o un’atto nuovo, Cielo e terra riverenti la onorano e l’ascoltano, tutta la Creazione si sentono scorrere in loro un nuovo atto divino che come umore vitale li abbellisce e li rende doppiamente felici, e si sentono come onorati dal loro stesso Creatore, che col suo Fiat Onnipotente li comunica le sue nuove conoscenze, e aspettano l’attitudine di quella conoscenza nella creatura, per vedere l’atto nuovo del Voler Divino ripetuto nella creatura, per avere la conferma di quel bene e la gioia e felicità che porta la nuova conoscenza.  Allora la mia Volontà si atteggia a festa, perché esce da Sé una Vita Divina, la quale mentre è diretta ad una creatura, si spande e si comunica poi a tutte le creature”.

Dopo di ciò, stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, e portandomi nell’eden per essere presente quando la Maestà Divina, avendo formato la bella statua dell’uomo, gli stava dando la vita, alitandolo col suo fiato onnipotente, per poter glorificare il mio Creatore in un’atto così solenne, amarlo e adorarlo e ringraziarlo per un’amore sì eccessivo e traboccante verso dell’uomo, ed il mio divino Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, quest’atto di formare e d’infondere la vita nell’uomo col nostro alito onnipotente, fu sì tenero, commovente e di gioia sì grande per Noi, che tutto il nostro Essere Divino traboccò fuori tanto in amore, che con forza rapitrice rapì le nostre qualità divine per infondergli nell’uomo, nell’alitarlo tutto versammo in lui, e nel fiatarlo mettevamo il nostro Essere Supremo in comunicazione con lui, in modo da renderlo inseparabile da Noi.  Questo nostro alito non cessò mai, perché se nella Creazione di tutto l’universo fu la nostra Volontà che si costituiva vita di tutto, nell’uomo non solo si dava il nostro Fiat, ma insieme col nostro alito si dava a lui la medesima vita nostra, e questo nostro alito non cessa ancora, per continuare la generazione delle altre creature per renderle inseparabili da Noi.  E’ tanto il nostro amore quando facciamo un’opera, che fatta una volta resta l’attitudine di farla sempre, perciò l’ingratitudine dell’uomo è grande, perché disconosce, disprezza, offende questa nostra Vita in lui medesimo, e siccome quando si emette il fiato per fiatare, si emette fuori e si ritira dentro per poter di nuovo fiatare, nel fiatarlo diamo Noi a lui, e nel ritirare il fiato ritiriamo l’uomo in Noi, e non sentendolo venire in Noi perché la sua volontà non è con Noi, sentiamo tutto il peso dell’ingratitudine umana, ecco perciò chiamiamo te, per darti il nostro alito incessante, affinché, come lo ritiriamo per uscirlo di nuovo, ti sentiamo venire in Noi per ricevere il compimento della nostra Volontà nell’atto solenne d’uscire il nostro alito rigeneratore per generare le creature”.

 

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23-11

Ottobre 30, 1927

 

Come l’amor divino rigurgitò nella Creazione.  Liberalità e magnificenza di Dio

nel creare la macchina dell’universo, specie nel creare il suo amato gioello

senza merito di nessuno.  Decisione della Divina Volontà nel voler venire

a regnare in mezzo alle creature.  La sua aria balsamica, la sua bellezza

incantevole e rapitrice.  Ciò che faranno le sue conoscenze.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Fiat Divino, e la mia povera mente me la sentivo come inzuppata dalla luce della sua santità, bellezza e felicità indescrivibile.  Possedere la fonte di tutti i beni, godere il pelago dei mari infiniti di tutte le gioie e possedere tutte le attrattive delle bellezze inesauribile, delle bellezze divine, fino ad innamorare lo stesso Dio, e vivere nel Voler Divino col farlo regnare nell’anima, è tutto lo stesso.  Volontà di Dio, quanto sei amabile, adorabile, desiderabile, più della mia stessa vita, il tuo regnare è regno di luce, che tiene forza di vuotarmi di ciò che alla sua luce non appartiene; è regno di santità, e mi trasforma non nella santità dei santi, ma nella santità del mio Creatore; è regno di felicità e di gioia, e mi mette in fuga tutte le amarezze, i fastidi, le noie.  Ma come mai possono disporsi le creature, meritare di ricevere un regno sì santo? Ora mentre ciò pensavo e la mia povera mente nuotava nel pelago del mare del Fiat Divino, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno e stringendomi a Sé, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, tu devi sapere che il nostro amore rigurgitò nella Creazione e straripando fuori di Noi, senza che nessuno aveva meritato un tanto bene, neppure con una sola parola, la nostra somma bontà e liberalità senza limiti, creò con tanta magnificenza, ordine e armonia tutta la macchina dell’universo per amore di chi non esisteva ancora, dopo di ciò il nostro amore rigurgitò più forte e creammo colui per cui tutte le cose furono create, e siccome Noi nell’operare operiamo sempre con magnanimità inarrivabile, e mentre non esauriamo diamo tutto, in modo che nulla deve mancare all’opera nostra di magnificenza, di grandezza e di tutti i beni, nel creare l’uomo, senza che lui aveva nessuno merito, per dote, per fondamento, per sostanza di tutti i beni, gioie e felicità, gli demmo per regno la nostra Volontà, affinché nulla gli mancasse, avendo a sua disposizione una Volontà Divina ed insieme con Essa il nostro Essere Supremo.  Quale onore sarebbe stato per Noi se l’opera della Creazione fosse stata povera, misera di luce, senza la molteplicità di tante cose create, senza ordine e senza armonia, ed il nostro caro gioiello, il nostro caro figlio, qual’è l’uomo, senza la pienezza dei beni di Colui che lo aveva creato? Non sarebbe stato onore per chi tutto possiede e tutto può, fare opera incompleta; molto più che il nostro amore rigurgitando forte, forte, più che onde impetuose voleva dare, sfoggiare quanto più poteva, fino a riempire il nostro amato gioiello di tutti i beni possibili ed immaginabili, e formare dei mari intorno a lui, che straripavano da lui stesso, che gli aveva messo il suo Creatore.

(3) E se l’uomo ciò perdette, fu lui che respinse di sua propria volontà il regno della mia Volontà, la sua dote e la sostanza della sua felicità.  Ora come nella Creazione, il mio amore rigurgita forte, ed il regno della mia Volontà è deciso che vuole la sua vita in mezzo alle creature, e perciò sfoggiando con tutta magnificenza senza guardare ai meriti di loro, con magnanimità insuperabile vuol dare di nuovo il suo regno, solo che vuole che le creature lo sappiano, conoscano i suoi beni, affinché conoscendoli, sospirino e vogliano il regno della santità, della luce e della felicità, e come una volontà lo respinse, così un’altra lo chiami, lo sospiri, lo presse a venire e regnare in mezzo alle creature, ecco perciò la necessità delle sue conoscenze, se un bene non si conosce, né si vuole né si ama; perciò esse saranno i messaggeri, i forieri che annunzieranno il regno mio; le mie conoscenze sul mio Fiat si atteggeranno, ora a soli, ora a tuoni, ora a scoppi di luce, ora a venti impetuosi, che chiameranno l’attenzione dei dotti e degli ignoranti, dei buoni e anche dei cattivi, che come fulmini cadranno nei loro cuori, e con forza irresistibile li atterrerà, per farli risorgere nel bene delle conoscenze acquistate, formeranno la vera rinnovazione nel mondo, prenderanno tutti gli atteggiamenti per allettare e vincere le creature, atteggiandosi ora a pacieri, che vogliono il bacio delle creature per darle il loro, per dimenticare tutto il passato e ricordarsi solo d’amarsi insieme e felicitarsi a vicenda; ora a guerrieri certi della loro vittoria, per rendere certa la conquista che vogliono fare di chi le conosce; ora a preghiere incessanti, che allora cesseranno di supplicare quando le creature vinte dalle conoscenze del mio Volere Divino diranno:  “Hai vinto, siamo già preda del regno tuo”.  Ora a re dominante e spirante amore, che piegheranno la fronte per farsi dominare; che cosa non farà la mia Volontà? Metterà tutta la sua potenza in attitudine per venire a regnare in mezzo alle creature, Essa possiede una bellezza rapitrice, che se si fa vedere una sola volta con chiarezza, rapisce, abbellisce, gettando le sue onde di bellezze sull’anima, in modo che difficilmente potranno dimenticare una bellezza sì rara, rimarranno come nel labirinto della sua bellezza da non poterne uscire; possiede una potenza incantevole e l’anima resta fissa nel suo dolce incanto; possiede un’aria balsamica, che respirata si sentiranno entrare in loro l’aria della pace, della santità, dell’armonia divina, della felicità, della luce che tutto purifica, dell’amore che tutto brucia, della potenza che tutto conquide, in modo che quest’aria porterà il balsamo celeste a tutti i mali prodotti dall’aria cattiva, morbosa e micidiale dell’umana volontà.  Vedi, anche nella vita umana l’aria agisce in modo sorprendente:  Se l’aria è pura, buona, sana, profumata, la respirazione è libera, la circolazione del sangue è regolare, crescono forti, nutriti, coloriti e sani; invece se l’aria è cattiva, puzzolente ed infetta, la respirazione è inceppata, la circolazione del sangue è irregolare e non ricevendo la vita dell’aria pura sono deboli, pallidi, dimagriti e mezzo malati.  L’aria è la vita delle creature, senza di essa non possono vivere, ma c’è gran differenza tra l’aria buona e la cattiva.  Così è l’aria dell’anima:  L’aria della mia Volontà mantiene la vita pura, sana, santa, bella e forte come uscì dal seno del suo Creatore.  L’aria micidiale dell’umano volere deforma la povera creatura, la fa discendere dalla sua origine e cresce malata, debole, da far pietà”.

(4) Poi con un’enfasi più tenero ha soggiunto:  “Oh! Volontà mia, quanto sei amabile, ammirabile, potente! La tua bellezza innamora i Cieli e mantiene l’incanto che rapisce a tutta la corte celeste, in modo che sono felici ché da Te non possono spostare lo sguardo, deh! con la tua bellezza incantevole che tutto rapisce, rapisci la terra, e col tuo dolce incanto incanta tutte le creature, affinché una sia la volontà di tutti, una la santità, una la vita, uno il tuo regno, uno il tuo Fiat come in Cielo così in terra”.

 

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23-12

Novembre 2, 1927

 

Differenza che passa tra chi vive nel Voler Divino e opera,

e tra chi fa il bene nella notte dell’umana volontà.

 

(1) Il mio volo è continuo nel Voler Divino e la mia povera intelligenza è come fissata in Esso, e nella sua luce comprendevo la gran differenza tra l’operato nel Voler Supremo e tra l’operato umano buono in sé stesso, ma manca la vita del Fiat Divino nella azione della creatura.  Onde dicevo tra me:  “Possibile tanta differenza?” Ed il mio amato Gesù movendosi da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’umana volontà formò la notte all’umana famiglia nelle anime loro, e se fanno opere buone anche importanti, siccome il bene da per sé stesso è luce, sprigionano da loro stessi tante piccole luci, può essere luce d’un fiammifero, luce d’una piccola lucerna, d’una lampadina elettrica, a secondo il bene che c’è dentro dell’azione umana e molteplicità di esse, così vengono formate luci piccole e luci un po’ più grandi, e per quante sono, hanno il bene, in virtù delle loro piccole luci, di non restare loro e quelli che li circondano all’oscuro, ma non hanno virtù di fare cambiare la notte in giorno, sicché potranno essere pure come città o abitazione che posseggono il bene di tante luci elettriche, che sono soggette anche a smorzarsi, ma che possano far cambiare la notte in giorno li sarà impossibile, perché non è natura della luce formata dall’industria umana, tanto nell’anima quanto nel corpo, di poter formare il pieno giorno, solo il sole tiene questa virtù di fugare le tenebre notturne e formare il suo pieno giorno, che sfolgorante luce e calore allieta la terra con tutti i suoi abitatori e dove splende produce i suoi effetti vitali a tutta la natura.  Ora, solo il vivere nel mio Volere e l’operare in Esso è sempre giorno, e l’anima come opera, sia piccola, sia grande la sua azione, agisce sotto il riflesso del Sole eterno ed immenso del mio Fiat, il quale riflettendo nella azione della creatura, viene formato in virtù di Esso il sole nell’azione umana, in cui restano in possesso di questi soli che le fa godere il pieno giorno continuato, e siccome questi soli sono stati formati in virtù dei riflessi del Sole del mio Volere Divino, che possiede la sorgente della luce, l’azione umana convertita in sole viene alimentata dalla sorgente della luce, e perciò non sono soggetti né a smorzarsi, né a diminuire di luce.  Vedi dunque che gran differenza c’è tra chi opera e vive nella mia Volontà, e tra chi opera il bene fuori di Essa, passa differenza tra chi può formare il sole e tanti soli, e chi luce; e basta un sole per eclissare tutte le luci e tutte le luci insieme non hanno virtù, né forza di luce di poter sorpassare un sole.  E per comprendere con più chiarezza lo puoi vedere nell’ordine dell’universo, che tutte le luci di qualunque specie formate dall’industria umana non sono capaci di formare il giorno.  Invece il sole creato dalle mie mani creatrici, ad onta ch’è uno, forma il giorno, perché possiede la sorgente della luce messovi dentro dal suo Creatore e perciò non è soggetto a diminuire di luce.  Simbolo di chi vive nel mio Volere Divino, ché in tutti gli atti loro vi scorre dentro un’atto di Vita Divina, una forza creatrice, che tiene virtù di formare soli, né si abbassa, né vuole formare piccole luci, ma soli che mai si estinguono.  Da ciò puoi comprendere che il bene prodotto dall’umano volere, ad onta che non può formare il giorno, è sempre un bene per l’uomo e ricevono l’utile della luce nella notte dell’umana volontà, le serve per non morire nelle fitte tenebre della colpa, quelle luci, sebbene piccole, le stradano il passo, gli fanno vedere i pericoli e attirano la mia paterna bontà verso di loro, che vede che, se ne servono della notte della loro volontà umana, di formare almeno piccole luci, per stradarsi il passo per la via della salvezza.  Fu proprio questo che attirò tutta la nostra tenerezza e la paterna nostra bontà verso di Adamo, lui aveva compreso che significava vivere nel nostro Voler Divino, e come i suoi piccoli atti, come i più grandi, correva dentro la nostra virtù creatrice, ed erano investiti dal Sole dell’eterno Fiat, che essendo Sole teneva virtù di poter formare quanti soli voleva, onde nel vedersi svuotato da questa forza creatrice non potette formare più soli, quindi poveretto, si sforzava quanto più poteva di formare piccole luci e vedendo la gran differenza del suo stato primiero e quello dopo la colpa, ne sentiva tal dolore che si sentiva morire in ogni suo atto.  L’Ente Supremo si sentiva commosso e ammirava l’industria del povero Adamo, che non potendo formare più soli, s’industriava di formare coi suoi atti piccole luci ed in virtù di ciò gli mantenne la promessa del futuro Messia”.

 

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23-13

Novembre 6, 1927

 

Chi vive nella Divina Volontà non scende dalla sua origine e gli è dovuto lo stato

di regina; invece chi vive fuori di Essa vive nello stato di servo.  Differenza che

porta all’uno e all’altro il regno della Redenzione.  Come chi vive nella Divina

Volontà saranno i primi innanzi a Dio.  Come la croce maturò il regno della Redenzione.  Come in ogni verità corre dentro una vita Divina.

 

(1) Stavo seguendo il Voler Divino accompagnando tutti gli atti che il mio dolce Gesù aveva fatto stando sulla terra, Lui me li faceva presenti, ed io l’investivo col mio ti amo e gli chiedevo coi suoi stessi atti il regno del Fiat Divino, e lo pregavo che applicasse all’anima mia tutto ciò che aveva fatto nel regno della Redenzione, per darmi grazia di vivere sempre nel suo Volere Divino, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà non scende dalla sua origine, e siccome tutto fu creato per chi doveva vivere in Essa, tutti i beni della Creazione sono i suoi, che sono più estesi dei beni della Redenzione, perché chi si mantiene nello stato d’origine col vivere nel Fiat Supremo, gli è dovuto lo stato di regina e come regina conviene che possieda, molto più ch’è regina che abita nel regio palazzo del nostro Volere, quindi le conviene che possieda regni, soli, cieli, mari, e che lo stesso Re faccia vita insieme con lei, felicitando la sua regina e lei felicitando il suo Re.  Ecco perciò che i beni della Creazione dovevano essere più estesi, altrimenti come poteva essere stato di regina, se non aveva dominio e regni da dominare? Invece col non vivere nel nostro Volere Divino, l’anima scende dalla sua origine, si snobilita e si mette nello stato di servo, quindi non gli si convengono regni ed imperi.  Molto più che Io nella Redenzione venni sulla terra per risuscitare l’uomo dallo stato di morte, per sanarlo, per dargli tutti i rimedi possibili, per farlo ritornare di nuovo nel suo stato primiero della sua origine, sapendo che se lui ritornava nel nostro Volere, da donde ne uscì, già stava preparato per mantenerlo nello stato regale di dominante.  Anzi tu devi sapere che chi vive o vivrà in Esso, gli atti che Io feci nella Redenzione li serviranno non di rimedi ma di felicità, di gioia e come il più bello ornamento nel palazzo regio della mia Volontà, perché tutto ciò che Io feci, non fu altro che parto suo, le sue viscere misericordiose mi partorirono nel grembo della mia Umanità tutti gli atti che Io feci nel venire sulla terra, onde è giusto che come roba sua servano d’ornamento a Sé stessa.  Onde in tutto ciò che Io feci stando sulla terra, se pregavo, se parlavo, se pativo, se benedivo i fanciulli, andavo rintracciando i figli miei, i figli della mia Volontà Divina, per dare a loro il primo atto, la roba che a loro apparteneva, la felicità che contenevano, e poi li davo in rimedio ai figli sventurati della colpa, servi della volontà umana, per la loro salvezza.  Perciò tutti gli atti miei correvano come atto primo a chi doveva vivere nel Supremo Volere, come al loro centro di vita.  Onde chi vive in Esso può dire:  “Tutto è mio”.  Ed Io dico:  “Tutto è tuo”.

(3) Dopo di ciò, pensavo tra me:  “Se il Fiat Divino tiene il suo atto primo, in modo che nessun’altro atto può dire, sono atto primo di Esso, come potranno trovarsi innanzi a Dio come atto primo coloro che verranno dopo a vivere in Esso se già stanno i primi?” Ed il mio divino Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, per chi vive o vivrà nel mio Volere, tutti saranno come atto primo innanzi a Dio, perché Esso tiene un’atto solo, un’atto incessante, che parte sempre dal primo atto, ed in virtù di questo solo atto ed incessante eleva tutti gli atti fatti in Esso al primo suo atto, in modo che tutti coloro che vivranno nel mio Volere si troveranno nel suo atto solo, e tutti come primo innanzi alla Maestà adorabile.  Quindi nella mia Volontà Divina non ci sarà né primo né dopo, ma tutti fusi insieme in un’atto solo; che onore, che gloria, poter tenere il posto la creatura in quest’atto solo della Volontà del suo Creatore, da cui come sorgente scaturiscono tutti i beni, tutte le felicità possibili ed immaginabili”.

(5) Onde continuando a seguire gli atti del mio amato Gesù, mi son fermata quando ricevette la croce, che abbracciatela con tutta la tenerezza del suo amore se la mise sulle sue spalle per portarla al Calvario, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, la croce maturò il regno della Redenzione, lo completò e si mise a custodia di tutti i redenti, in modo che se si fa custodire dalla croce, riceve in sé gli effetti che contiene un frutto maturato, che contiene gusto, dolcezza e umore vitale, e gli fa sentire tutto il bene della Redenzione, in modo che essa matura insieme col frutto della croce, e si dispone a ritornare nel regno della mia Volontà, perché la croce maturò anche il regno della mia Volontà.  Difatti, chi ha disposto te a farti vivere in Essa? Non è stato forse la croce di tanti anni che ti maturò come un bel frutto, ti tolse tutti i gusti acerbi che contiene la terra, tutti gli attacchi delle creature e te li converte in dolcezze divine, mettendosi la croce a guardia affinché nulla entrasse in te che non fosse santo, che non desse di Cielo? La croce non ha fatto altro, che facendoti scorrere in te tutti gli umori vitali, formava in te il tuo Gesù, ed il tuo Gesù, trovandoti matura, formava il regno della sua Volontà Divina nel fondo dell’anima tua, e atteggiandomi a maestro con tutto amore ti parlavo e ti parlo di Essa, ti ho insegnato le sue vie, la vita che devi tenere in Essa, i prodigi, la potenza e la bellezza del regno mio.  Tu devi sapere che ogni qualvolta il tuo Gesù si decide di manifestare una verità, è tanto l’amore ad essa, che biloco la mia stessa Vita in ciascuna verità che Io manifesto, per fare che ciascuna verità tenga la potenza di formare una Vita Divina nelle creature.  Vedi dunque che significa manifestarti una verità di meno o una verità di più, mettere fuori una Vita Divina a repentaglio, metterla in pericolo, perché se non viene conosciuta, amata e apprezzata, è una Vita Divina che non riceve il suo frutto e che non riceve gli onori che gli convengono.  Ecco perciò amo tanto le verità che manifesto, perché è Vita mia che corre dentro, e amo tanto che siano conosciute.

(7) Com’è ben diverso il mio operato da quello delle creature, se esse parlano, insegnano, operano, non restano la vita loro nella parola e nell’opera, perciò non si dolgono tanto se le loro parole e opere non hanno i loro frutti, invece Io mi dolgo assai, assai, perché è Vita che faccio correre in ciò che Io manifesto”.

 

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23-14

Novembre 10, 1927

 

L’anima sola con Gesù, e Gesù solo con lei e come se la gode Lui solo.

Ordine e armonia della Creazione.  Come ogni cosa creata doveva subire

l’azione di Adamo.  Dio primo modello della Creazione, Adamo il secondo,

il terzo chi deve far ritornare il regno del Fiat Divino.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nell’eterno Fiat e tutta sola, e sola per Gesù, come se nessun’altro esistesse per me.  Onde pensavo tra me:  “Sono sola, dentro di me non sento scorrere altro che il gran mare della Volontà Divina, tutto il resto non esiste per me, Gesù stesso s’invola e si nasconde nella luce interminabile di Essa, e se per poco si fa vedere, i raggi del Sole del Voler Divino gli piovono addosso, e la mia vista essendo troppo debole resta eclissata e lo sperdo, aspettando che il mio Gesù, la mia vita, si sbarazzi da quella luce, oppure la renda meno fulgida per poterlo di nuovo ritrovare, e mi lamento della luce che mi eclissa la vista e mi nasconde Colui ch’è vita della povera anima mia; oh! se questa luce del benedetto Fiat fosse meno abbagliante, io mi godevo il mio dolce Gesù, perché molte volte sento il suo tocco divino, il suo alito refrigerante, altre volte le sue labbra che mi danno il suo bacio, e con tutto ciò non lo vedo, tutto è causa la benedetta luce che forma l’eclisse.  Oh! Santa Volontà di Dio, quanto sei forte e potente che giungi a nascondermi il mio amato Gesù”.  Onde mentre ciò e altro pensavo, il mio sommo bene Gesù è uscito da dentro quella luce così abbagliante, così l’ho potuto vedere e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu sei sola con Me, ed Io sono solo con te, e siccome sei sola con Me, Io accentro in te tutto Me stesso, perché essendo sola con Me ti posso riempire tutta di Me, non c’è punto di te dove non prendo il mio posto, ti trasformi in Me e come in natura entra in te la grazia straordinaria.  Quando l’anima è sola con Me, Io sono libero di fare ciò che voglio, me la godo Io solo ed il mio amore me ne fa fare tanto con lei, che giungo fino alla follia e faccio tanto di quei stratagemmi amorosi, che se si potessero vedere o sentire da tutte le creature, direbbero:  “Solo Gesù sa amare e può amare in modo sì sorprendente, sì ingegnoso e sì grande”.  Io faccio con chi vive sola con Me, come potesse fare il sole, se potesse accentrare tutta la sua luce sopra d’una pianta, questa pianta riceverebbe in sé tutta la vita del sole e godrebbe di tutti i suoi effetti, mentre le altre piante ricevono ciascuna un solo effetto, che basta alla natura della sua pianta, invece la prima, siccome riceve tutta la vita del sole, riceve insieme tutti gli effetti che contiene la luce.  Così faccio Io, accentro in lei tutta la mia vita e non c’è cosa di me che non la faccia godere.  Invece chi non è solo con me, siccome non posso accentrare la mia vita, è senza luce, sente in sé il peso delle tenebre, il suo essere è diviso in tante parti per quante cose ci tiene.  Sicché se ama la terra si sente divisa con la terra, se ama le creature, i piaceri, le ricchezze, si sente come a brandelli divisa in modo che, chi la strappa da una parte e chi dall’altra, il povero cuore vive tra ansie e timori e disillusioni amare.  Tutto al contrario chi vive sola con me”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, e giunta nell’eden, stavo glorificando il mio Creatore nell’atto che col suo alito onnipotente infondeva la vita nel corpo del mio primo padre Adamo, ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia, con che ordine e armonia fu creato l’uomo; Adamo fu creato da Noi re di tutta la Creazione e come re teneva la supremazia su tutte le cose, e se non ci avesse respinto il nostro Fiat, possedendo l’unità di Esso, in tutta la sua vita avrebbe riempito degli atti suoi tutte le cose create; come re e padrone teneva il diritto che ciascuna cosa creata doveva subire la sua azione, doveva essere investita dalla sua luce, perché ogni sua azione era un sole, uno più bello dell’altro, sicché lui doveva formare la corona a tutta la Creazione, non sarebbe stato vero re se non avesse conosciuto tutti i suoi domini e non avesse avuto il diritto di mettervi gli atti suoi in tutte le cose da Noi create.  Succedeva come quando un tale è padrone d’un terreno, il quale come padrone tiene il diritto di passeggiarsi dentro, di piantare fiori, piante, alberi, insomma tutto ciò che vuole.  Tale era Adamo, con la potenza del nostro Fiat Divino faceva ciò che voleva, si bilocava in tutte le cose create, e se parlava, se amava, se adorava e operava, la sua voce risuonava in tutta la Creazione ed era investita dell’amore, dell’adorazione e opera di lui, quindi la Divinità sentiva l’amore, l’adorazione, l’opera del suo primo figlio in tutte le opere sue.  Ora, tutto l’operato d’Adamo sarebbe rimasto in tutta la Creazione come il primo modello a tutti i suoi discendenti, i quali avrebbero modellato tutti gli atti loro ai riflessi di luce degli atti suoi, che come primo padre avrebbe dato in eredità a tutti i suoi posteri, che non solo avrebbero tenuto il loro modello, ma il possesso dei suoi stessi atti.  Quale sarebbe stato la gloria nostra e sua, vedere l’operato del nostro caro figlio, del nostro prezioso tesoro, partorito dal nostro amore, fuse con le opere nostre, qual felicità per lui e per Noi? Ora, se questo fu lo scopo nostro perché fu creata tutta la Creazione ed il nostro caro gioiello, qual’è l’uomo, non è giusto che ad onta che Adamo cominciò e non finì, anzi finì nel dolore e nella confusione, perché respinse il nostro Volere Divino che le serviva come atto primo e lo faceva operare nelle opere del suo Creatore, che effettuiamo questo nostro scopo nei suoi discendenti? Ecco perciò ti chiamo in mezzo alle opere mie in tutta la Creazione, per formare il modello in cui devono modellarsi le altre creature per ritornare nel mio Fiat.  Se tu sapessi qual gioia sento quando vedo che tu, facendo tuo il mio Volere Divino vuoi animare la luce del sole a dirmi che mi ami e chiedermi il regno mio, la rapidità del vento, il mormorio del mare, il fiore, il cielo disteso, fin il canto del piccolo uccellino, vuoi dare la tua voce a tutti, animare tutti a dirmi che mi ami, mi adori e vuoi il regno del Fiat Supremo, mi sento tal contento, che mi sento ripetere le prime gioie, il primo amore del mio caro gioiello, e mi sento inclinare a mettere tutto da parte, a dimenticare tutto, per fare ritornare il tutto come fu da Noi stabilito, perciò sii attenta figlia mia, si tratta di troppo.

(5) Tu devi sapere che il primo modello nella Creazione fu l’Ente Supremo, in Cui l’uomo doveva modellare tutti i suoi atti col suo Creatore, il secondo doveva essere Adamo, in cui dovevano modellarsi tutti i suoi discendenti, ma siccome si sottrasse dalla mia Volontà, mancando Essa, la sua unità in lui, gli mancarono i pennelli, i colori e la materia prima per poter fare i modelli a somiglianza del suo Creatore, poveretto, come poteva formare i modelli con la stessa forma divina, se non stava più in possesso di quella Volontà che gli somministrava abilità e tutto l’occorrente che ci voleva per poter formare gli stessi modelli di Dio? Respingendo il mio Fiat Divino respinse la potenza che tutto può fare e tutto sa fare; successe di Adamo come succederebbe di te se non avresti né carta, né penne, né inchiostro per scrivere, se ciò ti mancasse non saresti capace di vergare una sola parola, così lui non fu più capace di formare i modelli sullo stampo divino.  Il terzo modello lo deve fare chi deve far ritornare il regno della mia Volontà; perciò i tuoi doveri sono grandi, ai tuoi modelli saranno modellati tutti quelli degli altri, e perciò in tutti i tuoi atti fa che scorra la vita del mio Voler Divino, affinché ti somministri tutto l’occorrente che ci vuole e così il tutto andrà bene, ed il tuo Gesù starà insieme con te, per farti eseguire bene i suoi modelli divini”.

 

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23-15

Novembre 13, 1927

 

Come il Verbo stava nel centro della sua Umanità e come operava.

Come c’è gran differenza tra il regnare della mia Volontà Divina e

tra la santità dei santi, ancorché ci fossero i miracoli.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, e giunta agli atti che Esso fece nell’Umanità di Nostro Signore, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il Verbo Divino nella mia Umanità stava come centro di vita in Essa, eravamo inseparabili l’uno e l’altra, ma siccome la mia Umanità aveva i suoi limiti ed il Verbo era senza limiti, immenso ed infinito, non potetti restringere dentro di Essa tutta la luce interminabile del Verbo, questa luce straripava fuori, in modo che i suoi raggi straripando fuori dal centro della mia Umanità, uscivano dalle mie mani, dai miei piedi, dalla bocca, dal cuore, dagli occhi, da tutte le parti della mia Umanità, in modo che tutto il mio operato scorreva in questa luce, che più che raggi solari investiva tutto e rintracciava tutti gli atti delle creature per dare i suoi atti, affinché gli atti di loro, investiti dalla sua luce, prendessero la forma dei suoi e fusi insieme acquistassero il valore, la bellezza degli atti suoi; ma quale non fu il dolore della mia Umanità nel veder respinti dalle creature, nella stessa luce del Verbo eterno, gli atti suoi ed impedirgli la trasformazione che voleva fare nelle creature? Ogni suo atto respinto era un dolore e ogni atto delle creature si convertiva per la mia Umanità in amarezza e offesa.  Com’è duro voler fare del bene, farlo e non trovare chi riceve questo bene, questo dolore dura ancora, perché tutto ciò che fece la mia Umanità nella luce dell’Eterno Verbo, esiste ed esisterà sempre e sta sempre in atto di fare ciò che una volta fu fatto e sta come in agguato aspettando che la creatura riceva la trasmissione degli atti suoi, affinché uno fosse l’atto, uno il valore, una la volontà, uno l’amore d’ambi le parti, e solo col regnare il mio Fiat, può l’operato che Io feci nella Redenzione, avere il suo totale compimento, perché con la luce di Esso le creature si toglieranno la benda e faranno scorrere in loro tutto il bene che il Verbo Eterno venne a fare nella mia Umanità per amore delle creature”.

(3) Onde mentre ciò diceva, vedevo il mio dolce Gesù, che da dentro il suo interno usciva tanta luce che investiva tutto e tutti.  Onde seguivo il mio giro nel Fiat Divino e accompagnando col mio ti amo tutti i prodigi che Esso aveva fatto nei santi, patriarchi e profeti dell’antico testamento, come quelli dopo la sua venuta sulla terra, per chiedere in virtù di tutti quest’atti suoi il suo regno divino in mezzo alle creature, pensavo tra me:  “Se tanti prodigi questo Santo Volere ha fatto in tutti questi santi, non è questo dunque il suo regnare almeno in questi santi sì prodigiosi?” Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non c’è bene che dalla mia Volontà Divina non sia uscito, ma passa gran differenza tra il regnare di Essa nelle creature e tra lo sprigionare un’atto da dentro di Essa e comunicarlo alle creature, come ad Abramo, sprigionò un’atto d’eroismo ed ebbi l’uomo eroico nel sacrificio, a Mosè un’atto di potenza, e fu l’uomo prodigioso, a Sansone un’atto di fortezza e fu l’uomo forte, ai profeti rivelò ciò che riguardava il futuro Redentore, e furono uomini profeti, e così di tutto il resto che si sono distinti come prodigiosi e di virtù non comune, a secondo l’atto che sprigionava il mio Voler Divino, se prestavano la loro adesione e corrispondevano, così ricevevano il bene dell’atto di Esso.  Questo non è regnare figlia mia, né forma il regno del mio Volere, per formarlo non ci vuole un’atto solo, ma l’atto continuato che Esso possiede, è questo che vuol dare alle creature per formare il suo regno:  Il suo atto continuato di potenza, di felicità, di luce, di santità, di bellezza inarrivabile; ciò che il mio Fiat è per natura, vuole rendere le creature in virtù del suo atto continuo che contiene tutti i beni possibili ed immaginabili.  Diresti tu che un re regna solo perché ha fatto una legge, ha dato un bene al suo popolo? Certo che no; il vero regnare è formare la vita dei popoli con tutte le leggi, dando il regime decoroso, conveniente, retto e giusto alla vita di essi, dandoli tutti i mezzi necessari affinché nulla gli manchi per loro bene.  Il re per regnare dovrebbe avere la sua vita in mezzo ai popoli e fare una la sua volontà ed i suoi beni con essi, in modo che il re doveva formare la vita del popolo, ed essi la vita del re; altrimenti non è vero regnare.  Questo è il regnare della mia Volontà, rendersi inseparabile dai figli del suo regno, dargli tutto ciò che possiede fino a traboccarne fuori, per avere figli felici e santi della sua stessa felicità e santità.  Ora da qui si vede che ad onta dei tanti prodigi e miracoli che i santi, i profeti, i patriarchi, hanno fatto, non hanno formato il mio regno in mezzo alle creature, né hanno fatto conoscere il suo valore, né il gran bene che possiede la mia Volontà, né ciò che può fare e vuol dare, e lo scopo del suo regno, perché mancava il suo atto continuato, la sua vita permanente in loro, e perciò non conoscendola a fondo, si sono occupati di altro che riguardava la mia gloria ed il loro bene, e la mia Volontà l’hanno messo da parte, aspettando altro tempo più propizio, quando la paterna bontà si compiacesse di far conoscere prima, e poi dare un sì gran bene e un regno sì santo che loro neppure sognavano.  Perciò sii attenta e segui il tuo volo nel Fiat Divino”.

 

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23-16

Novembre 18, 1927

 

Come Iddio quando manifesta una nuova verità alla creatura, è una nuova

festa per Dio e per essa.  Come l’anima si decide di fare il suo atto nel Voler

Divino, così chiama il Fiat Divino a riflettere con la sua luce nel suo atto,

il quale tiene virtù di svuotarlo di tutto ciò che non è luce.

 

(1) Mi sentivo afflitta per le solite privazioni del mio dolce Gesù, ma tutta abbandonata nel suo amabile Volere.  Quindi pensavo tra me:  “In questi giorni il mio sommo Bene Gesù non mi ha detto nulla, tutto è stato silenzio profondo, appena qualche moto mi faceva sentire di Lui nel mio interno, ma senza una sua parola”.  Onde mentre ciò pensavo si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, quando Dio non manifesta altre verità, la Volontà Divina sta come sospesa, non aggiunge altri beni verso le creature, quindi per Dio e per la creatura non vi è la festa che la verità porta con sé”.

(3) Ed io nel sentire ciò ho detto:  “Per Te è sempre festa, perché hai con Te tutte le verità, piuttosto per la povera creatura la festa è interrotta, perché non possiede la sorgente di tutte le verità, quindi quando il suo Creatore non gli comunica altre verità, le nuove feste restano interrotte per lei, al più si gode quelle feste da Te già comunicate, ma le sorprese delle nuove feste non sono in suo potere, ciò che non è per Te”.  E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, certo, per Noi è sempre festa, né nessuno può ombrare menomamente il pelago delle nostre nuove gioie e felicità senza termino che il nostro Essere Divino contiene in Sé stesso, ma vi è una festa che viene formata nell’atto quando il nostro Essere Divino rigurgitando d’amore verso la creatura manifesta le sue verità; vedere doppiamente felice la creatura, tante volte di più per quante verità di più le manifestiamo, è per Noi una nuova festa.  Mettere fuori le nostre verità che escono dalla sorgente delle nostre gioie, imbandire la mensa della nostra felicità alla creatura che contiene la verità, vederla festeggiare insieme con Noi, seduta alla nostra stessa mensa per cibarsi del nostro stesso cibo, è per Noi una nuova festa.  Le feste, le gioie, vengono formate nelle comunicazioni, il bene isolato non porta festa, la gioia da sola non sorride, la felicità da sola a sola non banchetta, non si mette in brio, e poi con chi deve festeggiare, sorridere, banchettare, se non trova a chi fare questa festa, sorridere insieme, inebriarsi a vicenda? Perciò l’unione forma la festa, il rendere contenta un’altra creatura forma il contento proprio.  Ecco perciò, se abbiamo le nostre nuove feste che non ci mancano mai, ci manca la nuova festa che non diamo alla creatura.  Se tu sapessi la nostra gioia e felicità nel vedere la tua piccolezza sedersi alla mensa nostra, cibarsi delle verità del nostro Supremo Volere, sorridere in faccia alla sua luce, prendere le nostre gioie per farti il deposito in te stessa delle nostre ricchezze, abbellirti della nostra bellezza, e come inebriata di tanta felicità sentirti ripetere:  “Voglio il regno del tuo Fiat”.  Vorresti mettere sossopra Cielo e terra per chiedermi il mio Fiat per ottenere l’intento, e per far che? Per rendere felice, della tua stessa felicità, tutta l’umana famiglia; pare che la tua festa non è piena se non rendi felici gli altri della tua stessa felicità, che contieni in virtù della mia Volontà.  Se tu potessi far conoscere a tutti tutto ciò che conosci di Essa, e far gustare a tutti la felicità che possiede, non sarebbe per te una festa di più, e non ti sentiresti doppiamente felice, della felicità altrui da te comunicata?”

(5) Ed io:  “Certo amor mio che se potessi travolgere tutti nel tuo Santo Volere, come sarei più felice e contenta”.

(6) E Gesù:  “Ebbene, tale son’Io, alla nostra felicità che mai esaurisce e che ci tiene sempre in festa, si aggiungerebbe alla nostra festa la felicità della creatura, perciò quando ti veggo sospirare le mie verità per conoscerle, Io mi sento tirato a manifestarle e dico:  “Voglio godere la mia nuova festa con la piccola figlia mia, voglio sorridere insieme con lei ed inebriarla della mia stessa felicità”.  Sicché in questi giorni di silenzio ha mancato a te la nuova festa nostra, e a Noi la tua”.

(7) Onde ha fatto silenzio, e poi ha soggiunto:  “Figlia mia, come tu ti decidi di riversarti nel mio Fiat Divino e formare in Esso i tuoi pensieri, parole e opere, così fai la chiamata alla mia Volontà, ed Essa, sentendosi chiamata, risponde alla chiamata col riflettere la sua luce nell’atto tuo, e con la sua luce tiene virtù di svuotare quell’atto di tutto ciò che ci può essere d’umano e lo riempie di tutto ciò ch’è divino, quindi il mio Voler Divino si sente chiamato dai tuoi pensieri, dalle tue parole, dalle tue mani, dai tuoi piedi e dal tuo cuore, ed Esso riflette la sua luce in ciascuno di essi, vi svuota tutto e vi forma la sua vita di luce, e siccome la luce tiene tutti i colori, così il mio Voler Divino vi mette un suo colore divino ai pensieri, un’altro alle parole, un’altro alle mani, e così di tutto il resto degli atti tuoi, e come tu li moltiplichi, così moltiplica i suoi colori divini investiti della sua luce, ed oh! com’è bello vederti investita di tante varietà di colori e sfumature divine, per quanti pensieri, atti e passi tu fai, ti dà tale bellezza tutti questi colori e luce divina, ch’è un incanto vederti e tutto il Cielo vorrebbe godere di tali bellezze che il mio Fiat ha investito l’anima tua.  Perciò il tuo richiamo alla mia Volontà Divina sia continuo”.

 

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23-17

Novembre 23, 1927

 

Quando l’anima non dà il primato alla Divina Volontà, Essa sta pericolante

e come soffocata in mezzo alle creature.  Quando l’anima prega che venga

il regno della Divina Volontà, tutto il Cielo fa eco alla sua preghiera.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino è solo la mia vita, il mio appoggio, il mio tutto; il mio dolce Gesù si nasconde sempre più, ed io resto solo con questo Volere sì santo, immenso, sì potente, che ad ogni suo moto getta e sprigiona da Sé mare di luce, che forma le sue onde luminose, interminabili, la mia piccolezza si sperde, sebbene comprende che ci ha molto da fare per seguire i suoi atti innumerevoli in un mare sì vasto, e sperdendomi nel Fiat Divino pensavo tra me:  “Oh! se avessi con me il mio dolce Gesù, che conosce tutti i segreti del suo Volere, non mi sperderei e seguirei meglio gli atti interminabili di Esso, mi sento che veramente non mi vuole più il bene di prima, sebbene mi dice che non è vero, ma io veggo i fatti, e le parole innanzi ai fatti non hanno valore”.  Ah! Gesù! Gesù! non me l’aspettavo da Te questo tuo cambiamento che mi fa sentire una morte continua.  Molto più che lo sai, che il lasciarmi a lungo senza di Te mi costa più della mia stessa vita; ma mentre ciò e altro pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mia piccola figlia, perché temi? Perché dubiti del mio amore? E poi, se ti sperdi è sempre nel mio Volere che tu resti, mai fuori di Esso, né Io potrei tollerare che tu uscissi un sol passo dai suoi confini, no, no, la piccola figlia della mia Volontà starà sempre nelle sue braccia, e poi come posso non amarti se veggo in te, in tutti gli atti tuoi, primeggiare il mio Fiat? Non lo veggo pericolante come nelle altre creature e soffocato in tutti gli atti loro, perché non dandogli il primato sta sempre in pericolo in mezzo a loro, chi le ruba i suoi beni, chi offende la sua luce, chi lo disconosce, chi lo calpesta, non dandole il primato sta come un re che non dandogli gli onori dovuti, lo malmenano e lo vogliono i sudditi mettere fuori del suo proprio regno.  Qual dolore! Invece nella mia piccola figlia, la mia Volontà Divina sta al sicuro, non soffre pericolo nei suoi sguardi, perché in tutte le cose create guarda i veli che nascondono la mia Volontà, ed essa squarcia i veli e la trova regnante in tutta la Creazione, la bacia, l’adora, l’ama e segue i suoi stessi atti mettendosi a suo corteggio; non soffre pericolo nelle tue parole, nelle tue opere, in tutto, dandole l’atto primo negli atti tuoi, col darle l’atto primo gli si danno gli onori divini, si stima re di tutto e l’anima riceve come cose che l’appartengono i beni del suo Creatore.  Sicché per lei la mia Volontà non si trova in stato pericolante, ma al sicuro, non si sente rubare la luce, l’aria, l’acqua, la terra, perché tutto è suo.  Invece chi non la fa regnare la derubano da tutte parte e sta in continuo pericolo”.

(3) Dopo di ciò, avendo seguito il mio giro nel Fiat Divino, stavo raccogliendo tutte le cose create dove ci sono dominanti tutti gli atti del Fiat Divino, ed io raccogliendo tutto insieme, il cielo, il sole, il mare, e tutta la Creazione, portavo tutto insieme innanzi alla Maestà Suprema per circondarla di tutte le sue opere e far chiedere dagli atti della sua stessa Volontà il regno del Fiat Divino sulla terra, ma mentre ciò facevo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, senti come tutto il Cielo fa eco alla tua domanda e ripetono tra loro, gli angioli, i santi, la Sovrana Regina, “Fiat! Fiat! Voluntas tua, come in Cielo così in terra”.  Siccome è domanda di Cielo, è il regno che tutti interessa, si sentono tutti in dovere di chiedere ciò che vuoi tu, sentono in loro la stessa forza della potenza della mia stessa Volontà Divina da cui tutti sono animati e ripetono:  “La Volontà del Cielo sia una con la terra”.  Oh! come è bello, come risuona armonioso quando un’eco della terra investe tutto il Cielo e forma un solo eco, una sola Volontà, una sola domanda.  E tutti i beati dicono tra loro, presi d’ammirazione:  “Chi è costei che porta tutto il corteggio delle opere divine innanzi alla Divinità, e con la potenza del Fiat Divino che possiede, ci travolge tutti e ci fa chiedere un regno sì santo? Nessuno ha avuto questa potenza, nessuno ha chiesto finora il regno del Fiat con tale potenza ed impero, al più chi ha chiesto la gloria di Dio, chi la salvezza delle anime, chi la riparazione di tante offese, tutte cose che si riferiscono alle opere esterne di Dio, invece il chiedere il regno del Voler Divino sono le sue opere interne, gli atti più intimi di Dio, e la distruzione del peccato, non è la sola salvezza, ma la santità divina nelle creature, è la liberazione di tutti i mali spirituali e corporali, e il trasportare la terra in Cielo per poter far discendere il Cielo in terra”.  Perciò il chiedere il regno della mia Volontà Divina è la cosa più grande, più perfetta, più santa, e perciò tutti riverenti rispondono al tuo eco e risuona nella patria celeste la bella armonia:  Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”.

 

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23-18

Novembre 27, 1927

 

Chi si fa dominare dalla Volontà Divina, in virtù di Essa riceve in sé la fecondità

divina e può generare negli altri il bene che possiede.  Ciò ch’è necessario

per ottenere il regno della Divina Volontà:  Primo, muovere Dio; secondo,

possedere come vita la Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino è continuo, e sebbene molte volte mi nasconde ed eclissa il mio amato Gesù, la mia vita, il mio Tutto, Essa non si nasconde mai, la sua luce è permanente in me e mi sembra che ancorché si volesse nascondere non lo può, perché trovandosi la sua luce dappertutto, non trova il punto dove potessi fugarsi, restringersi, perché di sua natura è immensa, investe tutto, primeggia su tutto con tale impero, che la sento in ciascuna fibra del mio cuore, mi scorre nel respiro, in tutto, ed io penso tra me, che mi vuol più bene il Voler Divino che lo stesso Gesù, perché Lui spesso spesso mi lascia e la sua adorabile Volontà non mi lascia mai, anzi di sua natura si trova in condizione che non può lasciarmi e col suo impero di luce mi domina e trionfante aspetta il primato degli atti miei.  Oh! Volontà Divina, quanto sei ammirabile, la tua luce non si fa sfuggire nulla, e carezzando e giocando la mia piccolezza, ti rendi conquistatrice del mio piccolo atomo e godi di sperderlo nell’immensità della tua luce interminabile.  Ma mentre mi sentivo tutta immersa nella sua luce, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi si fa dominare dal mio Voler Divino, in virtù di Esso riceve la virtù della fecondità divina, e con questa fecondità può generare negli altri ciò che essa possiede, con questa fecondità divina l’anima forma la più bella e lunga generazione, che gli porterà la gloria, il corteggio d’aver tanti parti generati nei suoi stessi atti, vedrà uscire da dentro di lei la generazione dei figli della luce, della felicità, della santità divina.  Oh! com’è bella, santa e pura la fecondità del germe del mio Voler Divino, è luce e genera luce, è santa e genera la santità, è forte e genera la fortezza, possiede tutti i beni e genera pace, gioia e felicità.  Se tu sapessi qual bene porterà a te e poi a tutti, il germe fecondo di questo Volere sì santo, che sa e può generare ad ogni istante tutti i beni che possiede? Fu così che l’altezza della Sovrana Regina potette generare il Verbo Eterno senza opera altrui, perché non dando vita al suo volere umano, diede solo vita al Voler Divino, e con ciò acquistò la pienezza del germe della fecondità divina, e poté generare Colui che Cielo e terra non potevano contenere, e non solo lo poté generare in Sé, nel suo seno materno, ma lo poté generare in tutte le creature; com’è nobile e lunga la generazione dei figli della Celeste Regina, Essa generò tutti in quel Fiat Divino che tutto può e tutto racchiude, sicché la mia Divina Volontà innalza la creatura e la rende partecipe della fecondità della Paternità Celeste; che potenza, quanti sublimi misteri non possiede?”

(3) Onde continuavo i miei atti nel Fiat Divino e offerivo tutto per ottenere il suo regno sulla terra, volevo investire tutta la Creazione, animare tutte le cose create con la mia voce, affinché tutte dicessero insieme con me:  “Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra, presto, presto venga il tuo regno”.  Ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Come può venire questo regno sì santo sulla terra, nelle creature non c’è nessun cambiamento, nessuno si occupa, il peccato, le passioni abbondano, come mai dunque potrà venire questo regno sulla terra? E Gesù muovendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ciò che più è necessario per ottenere un bene sì grande qual’è il regno del mio Fiat Divino, è muovere Iddio a farlo decidere di dare la mia Volontà Divina regnante in mezzo alle creature, quando si muove Iddio e decide, tutto supera e vince anche gli stessi mali; e l’altra cosa necessaria, che la creatura che lo cerca e prega Iddio a dare un tanto bene, deve possedere in lei la vita del regno che chiede per le altre creature.  Chi lo possiede conoscerà l’importanza e non risparmierà sacrifici per impetrare agli altri il bene che possiede, conoscerà i segreti, le vie che deve tenere, si renderà importuna per vincere lo stesso Dio; essa sarà come sole che tiene ristretta in sé tutta la pienezza della sua luce, e non potendo contenerla in sé sente il bisogno di spanderla fuori, per dare luce a tutti e far bene a tutti, per renderli felici della sua stessa felicità.  Chi tiene un bene tiene virtù di chiederlo e di darlo; ciò successe nella Redenzione:  Il peccato allagava la terra, lo stesso popolo chiamato popolo di Dio, era il più piccolo popolo, e che se sembrava che si occupava, era in modo superficiale, ma non che possedevano in loro la vita di quel Redentore che domandavano, si può dire che si occupavano come si occupa oggi la Chiesa, le persone sacre e religiosi col recitare il Pater Noster, ma la pienezza della Vita della mia Volontà che domandano nel Pater Noster non c’è in loro, quindi finisce in parole la domanda, ma non nei fatti; onde quando venne la Regina del Cielo, che possedeva la pienezza della Vita Divina, tutto ciò che domandava per i bene dei popoli mosse Dio, lo vinse, lo fece decidere, e ad onta dei mali che esistevano, venne il Verbo Eterno sulla terra per mezzo di Colei che già lo possedeva e formava tutta la sua vita; con la pienezza di questa Vita Divina potette muovere Iddio, e venne il bene della Redenzione.  Ciò che tutti gli altri non potettero ottenere tutti insieme, l’ottenne Colei, la Sovrana Regina che aveva conquistato, prima in Sé stessa, il suo Creatore, la pienezza di tutti i beni che domandava per gli altri, ed essendo conquistatrice, teneva virtù di poter impetrare e dare il bene che possedeva.  C’è gran differenza figlia mia, chi domanda e possiede, e chi domanda e non possiede la Vita Divina; la prima domanda con diritto, la seconda a titolo di elemosina, e chi chiede a titolo di elemosina si danno i soldi, le lire al più, ma non regni interi; invece chi chiede con diritto possiede, è già padrona, regina, e chi è regina può dare il regno, ed essendo regina tiene il suo impero divino presso Dio per impetrare il regno alle creature.  Così succederà per il regno della mia Volontà, perciò ti raccomando tanto, sii attenta, fa’ che Essa formi la pienezza della sua Vita in te, così potrai muovere Dio, e quando si muove Dio, non c’è chi lo resista”.

 

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23-19

Dicembre 1, 1927

 

Fortezza della Mamma Celeste nelle privazioni di Gesù; fortezza che

deve tenere la piccola figlia della sua Volontà.  Potenza degli atti fatti

nella Volontà Divina, come sono lo sbocco di Dio.

 

(1) Mi sentivo totalmente priva del mio Sommo Bene Gesù e per quanto lo chiedevo non mi riusciva trovarlo.  Onde mi sentivo torturata e amareggiata in modo indicibile, le mie parole non hanno vocaboli per manifestare il mio dolore, perciò passo avanti.  Quindi, dopo lunghi giorni di martirio e di abbandono in quel Fiat Divino, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, voglio da te la stessa fortezza d’animo della Sovrana Celeste, che giunse ad amare più la Divina Volontà che la stessa Umanità del suo Figlio Gesù.  Quante volte il Voler Divino ci comandava di separarci ed Io dovevo andare lontano da Lei e Lei doveva restare senza di Me, senza seguirmi, ed Essa restava con tale fortezza e pace da posporre il Fiat Divino al suo stesso Figlio, tanto che Esso rapito da tale fortezza, bilocava il Sole della mia Volontà Divina e mentre restava con la Mamma mia accentrato in Lei, restava accentrato in Me, il Sole si bilocava, ma la luce restava una, allungandosi ma senza mai separarsi dall’uno all’altro centro del Sole bilocato.  La Sovrana Regina tutto aveva ricevuto dalla mia Volontà, la pienezza della grazia, la santità, la sovranità su tutto, fin la fecondità di poter dare la vita al Figlio suo, tutto le aveva dato e nulla le aveva negato, onde, quando voleva che Io mi allontanassi, con fortezza eroica ridava alla Volontà Divina ciò che aveva ricevuto.  I Cieli stupivano nel vedere la fortezza, l’eroismo di Colei che pur sapevano che mi amava più della sua stessa vita.  Tale vorrei vedere la piccola figlia della mia Volontà Divina:  Forte, pacifica e con eroismo ridare ad Essa il tuo Gesù quando vuole che ne resti priva, non vorrei vederti abbattuta, mesta, ma con la fortezza della Mamma Celeste e come per la Sovrana del Cielo la separazione era esternamente e apparentemente, ma internamente il mio Voler Divino ci teneva fusi insieme ed inseparabili, così succederà di te, il mio Volere ti terrà fusa in Me e faremo insieme gli stessi atti, senza mai separarci”.

(3) Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Fiat Divino e sentendomi di non farli bene, pregavo la mia Mamma Celeste che venisse in mio aiuto, affinché potessi seguire quel Voler Supremo che Lei aveva tanto amato e dal quale riconosceva tutta la sua gloria e altezza in cui si trova; ma mentre ciò pensavo il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutti gli atti della mia Madre Regina fatti nella mia Volontà, stanno tutti in aspettativa ché vogliono il seguito degli atti della creatura fatti in Essa, sicché tutto ciò che tu fai nel mio Volere, sono questi atti che ti vengono in aiuto, anzi si schierano intorno a te per somministrarti, chi la luce, chi la grazia, chi la santità e chi l’atto stesso che tu fai, per poter avere il seguito di questi atti nobili, santi e divini; questi atti sono lo sbocco di Dio che imboccandoli, la creatura si riempie tanto che non potendoli contenere li sbocca di nuovo e dà i suoi atti divini al suo Creatore, perciò formano la gloria più grande che la creatura può dare a Colui che l’ha creato, non c’è bene che non discenda per mezzo di questi atti fatti nel Voler Divino, mettono tutto in moto, Cieli e terra, e lo stesso Dio sono il moto divino nella creatura, e fu in virtù di questi atti che la Celeste Sovrana fece muovere il Verbo a scendere sulla terra, perciò Essa aspetta il seguito degli atti suoi, per muovere Dio a far venire a regnare la nostra Suprema Volontà sulla terra.  Essi sono il trionfo di Dio sulla creatura e le armi divine con cui la creatura vince Dio.  Quindi segui i tuoi atti nella mia Volontà e avrai in tuo potere gli aiuti divini, come pure quelli della Sovrana Regina”.

 

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23-20

Dicembre 6, 1927

 

Stato dell’anima.  Come nella Volontà Divina non entrano il dolore e le

amarezze perché sono parti umani.  Modo divino.  Come la Volontà Divina

tiene la sua vita in mezzo alle creature, e come esse la inceppano.  Come

ogni atto fatto in Essa è una firma divina che corre; esempio.

 

(1) Continuo il mi abbandono nel Fiat Divino ed essendo totalmente priva del mio Sommo Bene Gesù, sentivo tale amarezza e dolore da non saperlo esprimere, ma nel medesimo tempo sentivo pace imperturbabile e la felicità della luce del Supremo Volere.  Onde pensavo tra me:  “Che cambiamento nella povera anima mia, prima se il benedetto Gesù per poco, anche per ore mi privava di Lui, io smaniavo, deliravo, piangevo, mi sentivo la più infelice delle creature, ora tutto al contrario, son priva non per ore, ma per giorni, e sebbene sento un dolore intenso, penetrante fin nelle midolle delle ossa, ma senza smania, senza delirio, senza poter piangere, come se non avesse più lacrime, tutta pacifica, impavida e felice.  Dio santo, che mutamento!, pensare d’essere felice senza di Gesù mi sento morire! ma la mia felicità non viene toccata, mi sento che la felicità lascia libero il dolore ed il dolore lascia libera la felicità, ognuno di essi fanno il loro corso, la loro via, tengono il loro posto, ma non si mischiano insieme.  Ah! Gesù! Gesù! come non mi aiuti? Non hai pietà di me? Come non corri, non voli a colei, alla tua piccola figlia che tanto dicevi d’amare?” Ma mentre sfogavo il mio dolore, appena ha fatto un moto nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, perché vuoi turbare la tua pace, la tua felicità? Sappi che dove regna la mia Volontà, Essa qual nobile Regina Divina, possiede gioie immense e felicità senza fine; il dolore, le lacrime, le amarezze, sono nati nel tempo, tutti parti della volontà umana, non sono nati nell’eternità, né sono parti suoi, sono limitati e finiti, perciò non hanno poter d’entrare menomamente nel pelago delle felicità del mio Voler Divino; questo è il modo Divino, in questo stato si trovò la Regina del Cielo, la mia stessa Umanità, che tutti i nostri dolori, e furono troppi e di tutte specie, non potettero scemare né penetrare nel colmo delle nostre interminabili gioie e felicità.  Sicché, prima le tue smanie, le tue lacrime e disturbi quando per poco non mi vedevi, erano residui della tua volontà umana, la mia non ammette queste debolezze e siccome Essa per natura non le possiede, dove regna, qual regina domina il dolore, lo fa correre, ma non ammette che entri nella sua felicità con cui ha riempito la sua creatura col regnare in lei, il dolore non troverebbe posto dove mettersi nel mare interminabile della felicità della mia adorabile Volontà.  Non vuoi tu forse che Essa regni in te, ché ti impensierisci del mutamento che senti nell’anima tua? La mia Volontà Divina ha la sua vita, e quando l’anima apre le porte della sua volontà per farla entrare e dominare, Essa entra nell’anima e svolge la sua vita in lei tutta divina, e qual regina che è forma in essa la sua vita di luce, di pace, di santità, di felicità, e la creatura sente come sue proprietà tutti i beni suoi, e se sente il dolore, lo sente in modo divino, che non le porta nessun danno a tutto ciò che la mia Volontà Divina le ha comunicato.  Invece, chi non le apre le porte per farla entrare e dominare, la vita di Essa resta sospesa nella creatura, inceppata, senza svolgimento.  Succede per il mio Fiat Divino come potrebbe succedere per una creatura che vuol portare tutti i beni ad un’altra, e questa con ingratitudine orrenda le lega i piedi, le mani per non farla avvicinare, le chiude la bocca per non farla parlare, le benda gli occhi per non farsi guardare, in tal modo ridotta, come può farle il bene che vorrebbe farle, se le lega i piedi per non farla avvicinare, le mani per non ricevere il bene che le porta, la bocca per non farle dire ciò che le porta, gli occhi per non farsi allettare dai suoi sguardi ad aprirle le porte, qual dolore non sarebbe di questa portatrice di tanto bene? In questo stato viene messa la mia Volontà da parte delle creature quando non aprono le porte della loro, per farla svolgere la sua vita, qual dolore figlia mia, qual dolore!”

(3) Dopo di ciò seguivo a pensare alla Divina Volontà portatrice di tanto bene, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, è tanto l’amore verso chi fa regnare e dominare il mio Fiat Divino, che ogni atto che lei fa in Esso, la Divinità cede un diritto divino all’anima, cioè un diritto di santità, di luce, di grazia, di felicità e con questi diritti vincola l’anima e la rende posseditrice dei beni divini.  Sicché ogni atto in più fatto nel mio Voler Divino è una firma che viene eseguita dal tuo Creatore, come se ti facesse scrittura che ti rende padrona della sua felicità, della sua luce, santità e grazia sua.  Succede come quando un ricco ama una povera, la quale non esce mai dalla sua casa, e se esce è solo per visitare le proprietà del suo padrone, per portare al suo padrone i frutti dei suoi poteri per renderlo felice dei suoi stessi beni.  Il ricco guarda la povera, s’invaghisce di lei, la vede felice in casa sua, ma per essere sicuro della felicità di costei, fa pubblica scrittura dei beni suoi alla povera che l’ha ferito il cuore, che sta sempre in casa sua e se ne serve dei suoi stessi beni per rendere felice il suo amato padrone.  Tale è per chi vive nella nostra Volontà Divina, vive in casa nostra, se ne serve dei beni nostri per glorificarci e felicitarci, la sua disparità tra lei e Noi ci farebbe pena, ci peserebbe sul nostro cuore paterno, ma siccome nel nostro Voler Divino non ci possono entrare pene ed infelicità, la facciamo da magnanimo, ad ogni suo atto mettiamo firma, scritturandoli i nostri beni per renderla felice e ricca della nostra stessa felicità, perciò ti ripeto spesso:  “Sii attenta figlia mia, non ti far sfuggire nulla”.  Perché ogni tuo atto in Esso sono firme che corrono, e firme divine, con cui viene assicurata che la Volontà Divina è tua e tu sei di Essa, i vincoli divini non vengono mai meno, sono vincoli eterni”.

 

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23-21

Dicembre 8, 1927

 

Chi vive nel Voler Divino resta rigenerata in Esso, e come viene dotata dei

beni suoi.  La Vergine, piccola luce, e come diventò Sole in virtù del Voler Divino.

 

(1) Stavo facendo il mio giro in tutta la Creazione per seguire tutti gli atti che il Fiat Divino esercita in essa, ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Mi sento che non ne posso fare a meno di girare in tutta la Creazione, come se non potessi stare se non faccio le mie piccole visitine al cielo, alle stelle, al sole, al mare e a tutte le cose create, come se un filo elettrico mi tira in mezzo ad esse, per decantare la magnificenza di tante opere e lodare e amare quella Volontà Divina che le creò e le tiene strette come nel suo pugno divino per conservarle belle e fresche, come le uscì alla luce del giorno, e chiedere quella stessa vita e dominio che il Fiat Divino tiene in esse, in mezzo alle creature; e perché dunque non ne posso fare a meno?” Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che tu sei nata non una volta, ma due volte; una volta come le altre creature, l’altra volta sei stata rigenerata nella mia Volontà, ed essendo parto suo, tutto ciò che ad Essa appartiene è tuo.  E come il padre, la madre, dotano la figlia dei loro stessi beni, così il mio Volere Divino come ti rigenerò, ti dotò delle sue proprietà divine.  Onde, chi non ama, chi non cerca di stare in mezzo alle sue proprietà? Chi non le visita spesso e forma il suo soggiorno in esse per godersele, amarle e non finire mai di decantare la gloria di Colui che l’ha dotato di tante vaste proprietà, che contengono tante svariate bellezze? Saresti troppo ingrata, essere figlia del mio Volere Divino e non fare il tuo soggiorno nelle proprietà di chi ti ha generato, sarebbe non amare chi con tanto amore ti ha partorito, e non riconoscere le ricchezze di chi ti ha generato.  Ecco perciò la necessità che tu senti di girare in tutta la Creazione, perché è roba tua e chi ti ha generato col suo filo elettrico di luce e d’amore ti chiama a godere e amare ciò ch’è suo e tuo, e gode di sentire ripetere i tuoi ripetuti ritornelli:  “Venga il regno del tuo Fiat sulla terra”.

(3) Dopo ciò seguendo il mio giro in tutte le cose da Dio create, mi sono fermata quando creò la Sovrana Regina, tutta bella, pura e senza macchia, il nuovo ed il più gran portento di tutta la Creazione, ed il mio Sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, l’Immacolata Maria, piccola luce della stirpe umana, perché l’umana terra le diede l’origine, ma fu sempre figlia della luce perché nessuna macchia entrò in questa luce; ma sai tu dove sta tutta la sua grandezza, chi le diede la sovranità, chi formò i mari di luce, di santità, di grazia, d’amore, di bellezza, di potenza, dentro e fuori di Lei? Figlia mia, l’umano non sa fare mai cose grandi, né dare cose grandi, sicché la Regina Celeste sarebbe restata la piccola luce se Lei non avesse messo come da parte il suo volere, ch’era la piccola luce, e non facendosi investire dal mio Voler Divino, cui sperdette la sua piccola luce in Esso, il quale non è piccola luce ma Sole interminabile che investendola tutta formò mari di luce intorno a Lei, di grazia, di santità, l’abbellì tanto da renderla tutta bella, con tutte le tinte delle bellezze divine, da innamorare Colui che l’aveva creato.  L’immacolato suo concepimento, per quanto bello e puro, era sempre piccola luce, non avrebbe tenuto né potenza, né luce sufficiente per poter formare mari di luce e di santità se il nostro Voler Divino non avesse investito la piccola luce per convertirla in Sole, e la piccola luce, qual’era la volontà della Sovrana Celeste, non si sarebbe contentata di sperdersi nel Sole del Fiat Divino per farsi da Esso dominare.  Fu questo il gran portento, il regno della mia Volontà Divina in Lei, con questa tutto ciò che faceva diventava luce, si nutriva di luce, niente usciva da Lei che non fosse luce, perché teneva in suo potere il Sole del mio Volere Divino, che quanta luce voleva attingere, tanta ne attingeva.  E siccome la proprietà della luce è diffondersi, dominare, fecondare, illuminare, riscaldare, ecco perciò che l’altezza della Sovrana Regina col Sole della mia Volontà Divina che possedeva, si diffuse in Dio e dominandolo lo piegò a farlo scendere sulla terra, restò feconda del Verbo eterno, illuminò e riscaldò il genero umano, si può dire che tutto fece in virtù del regno del mio Volere che possedeva; tutte le altre prerogative si possono chiamare ornamenti di questa Madre Regina, ma la sostanza di tutti i suoi beni, della sua altezza, bellezza, grandezza e sovranità, fu che possedette il regno della mia Volontà, perciò di Lei si dice il meno, e del più non ne fanno parola.  Ciò significa che della mia Volontà poco o nulla conoscono, perciò sono quasi tutti muti per Essa”.

 

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23-22

Dicembre 14, 1927

 

Come la volontà umana formò il germe cattivo, la Volontà Divina regnante

nella creatura formerà il germe buono e santo.  Come Iddio nel dare un bene

alla creatura racchiude prima in una sola tutto il valore di quel bene e

poi lo dà alle altre creature.

 

(1) Continuando il mio abbandono nel Voler Divino e sentendomi tutta circondata dal mare interminabile della sua luce, pregavo il mio amato Gesù che affrettasse, che facesse presto a far conoscere la sua Volontà, affinché conoscendola, tutti potessero sospirare il suo regno per farsi dominare da Essa, ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la volontà umana formò il germe cattivo ed il tarlo nelle generazioni umane, ora, il Sole della luce della mia Volontà Divina deve tanto abbatterlo questo germe cattivo, investirlo e distruggerlo a via di luce, di calore e di conoscenze, sicché ogni conoscenza che manifesto sul mio Fiat Divino è un colpo che do al voler umano, in modo che tutte le conoscenze sopra di Esso formeranno tante battiture per farlo morire, e la luce e calore di Esso lo spolverizzeranno e bruceranno il germe cattivo e vi formeranno il germe buono e santo della mia Volontà nelle umane generazioni.  E come vado manifestando le conoscenze sopra di Essa, così getto nell’anima tua il suo germe, preparo la terra e lo sviluppo del germe, e la luce e calore del mio Volere Divino distendono le sue ali di luce sopra del germe, più che una madre nasconde il suo parto nel proprio seno, per fecondarlo, moltiplicarlo e farlo crescere nel suo seno di luce.  E siccome una creatura col fare la sua volontà umana produsse il germe cattivo e formò la ruina all’umana famiglia, così un’altra creatura col far morire l’umano volere produrrà il germe del Fiat Divino, dandogli vita e dominio in lei restituirà ciò che perdettero le creature, e formerà la loro salvezza, santità e felicità; se una creatura potette formare tanti mali col fare la sua volontà, perché non potrà formare un’altra creatura tutti i beni col fare la mia, e dare libertà al mio Volere di formare la sua vita e formarvi il suo regno?”

(3) Onde continuavo a pensare al Fiat Divino e dicevo tra me:  “Ma come mai può venire questo regno del Voler Divino in mezzo alle creature se il peccato abbonda, nessuno si dà pensiero a volerlo questo regno, anzi pare che pensano a guerre, a rivoluzioni, a mettere sossopra tutto il mondo, e pare che si rodono di rabbia perché non giungono del tutto ai loro perversi disegni, stando in agguato ad aspettare l’occasione, tutto questo non allontana la grazia d’un bene sì grande?” Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tengo te che vali più che tutto, e mettendo da parte tutti, guarderò il tuo valore, cioè il valore della mia Volontà Divina in te, e disporrò il regno mio in mezzo alle creature; una persona vale a secondo il valore che le viene affidato, se la mia Volontà contiene un valore infinito, che supera tutto il valore di tutte le creature insieme, chi la possiede, innanzi alla Maestà Divina, tiene il valore che supera tutto, quindi per ora tengo te, e mi basta per disporre il regno della mia Volontà.  Perciò tutti i mali di questi tempi, e sono troppi, non equivalgono al gran valore della mia Volontà Divina operante in una sola creatura, ed Essa se ne servirà di questi mali per farne mucchio e con la sua potenza spacciarli dalla faccia della terra.  Ciò successe nella Redenzione, i mali non erano sbanditi dalla terra, anzi più che mai abbondavano, ma siccome venne sulla terra la Sovrana Regina, la creatura che possedeva una Volontà Divina in Lei, che racchiudeva tutto il valore del bene della Redenzione, non guardando gli altri, né i loro mali, guardai il valore di questa Celeste creatura, sufficiente ad impetrare la mia discesa sulla terra, ed in vista di Lei sola, che possedeva le nostre prerogative ed il valore d’una Volontà Divina ed infinita, diedi e formai il regno della Redenzione in mezzo alle creature, perciò nel disporre il bene della Redenzione, volli trovare nella Mamma mia tutto il valore di Essa, volli mettere al sicuro nel suo cuore materno tutti i beni che doveva racchiudere la mia venuta in mezzo alle creature e poi concedette il bene che la Sovrana del Cielo mi domandava.  Feci come un principe quando deve partire per destinazione di altre conquiste, sceglie il più fido, affida i suoi segreti, vi mette nelle sue mani tutto il valore delle spese che ci vogliono per le conquiste volute, e fidandosi di questo solo che conosce, che possiede tutto il valore delle desiderate conquiste, parte trionfante sapendone certa la vittoria.  Così faccio Io, quando voglio dare un bene alle creature prima mi fido d’una sola, metto in lei tutto il valore di quel bene, e poi come certo do il bene che essa mi domanda per le altre creature.  Perciò pensa a racchiudere in te tutto il valore che deve contenere il regno della mia Volontà, ed Io penserò a disporre tutto il resto che ci vuole per un bene sì grande”.

 

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23-23

Dicembre 18, 1927

 

Come la Vergine possedeva il regno del Fiat Divino.  Come si tuffarono le luci

e potette concepire.  Come Gesù, da dentro il velo della sua Umanità, come

sole che sorge andava rintracciando tutte le creature.  Come ogni

manifestazione Divina è un compromesso che fa Dio alle creature.

 

(1) Stavo pensando al grande amore quando il mio Sommo Bene Gesù s’incarnò nel seno dell’altezza della Sovrana Signora, e come una creatura, sebbene santa e senza macchia alcuna, poteva contenere un Dio, ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Mamma Celeste possedeva la mia Volontà, n’era talmente piena che rigurgitava di luce, ma tanto, che le sue onde di luce s’innalzavano fin nel seno della nostra Divinità, e facendosi vincitrice con la potenza del nostro Voler Divino che possedeva, vinse il Padre Celeste e nella sua luce rapì la luce del Verbo, e lo fece discendere fin nel suo seno nella stessa luce che s’era formata in virtù della mia Volontà Divina; mai potevo scendere dal Cielo se non trovavo in Lei la nostra stessa luce, la nostra stessa Volontà regnante in Lei, se ciò non fosse, sarebbe scendere fin dal primo momento in casa estranea, invece Io dovevo scendere in casa mia, dovevo trovare dove dovevo scendere la mia luce, il mio Cielo, le mie gioie senza numero, e la Sovrana Celeste col possedere la mia Volontà Divina mi preparò questo soggiorno, questo cielo niente dissimile dalla patria celeste; non è forse la mia Volontà che forma il Paradiso di tutti i beati? Onde come la luce del mio Fiat mi tirò nel suo seno, e la luce del Verbo discese, le luci si tuffarono insieme, e la Vergine pura, Regina e Madre, con poche gocce di sangue che fece scorrere dal suo cuore ardente, formò il velo della mia Umanità intorno alla luce del Verbo, la racchiuse dentro, ma la mia luce era immensa, e mentre la mia Mamma Divina racchiuse la sua sfera dentro del velo della mia Umanità che mi formò, non potette contenere i raggi, essi straripavano fuori e più che sole, che dall’altezza della sua sfera quando sorge spande i suoi raggi sulla terra per rintracciare le piante, i fiori, il mare, le creature tutte per dare a tutti gli effetti che contiene la sua luce e come trionfante dall’altezza della sua sfera guarda il bene che fa e la vita che infonde in ciascuna cosa che investe, così feci Io, più che sole che sorge, da dentro il velo della mia Umanità i raggi che straripavano fuori andavano rintracciando tutte le creature, per dare a ciascuna la mia Vita ed i beni che avevo venuto a portare sulla terra.  Questi raggi da dentro la mia sfera battevano ad ogni cuore, picchiavano forte per dirgli:  “Apritemi, prendete la vita che sono venuto a portarvi”.  Questo mio sole non tramonta mai, e continua ancora a fare la sua via spandendo i suoi raggi, picchiando e ripicchiando il cuore, la volontà, le menti delle creature per dare la mia Vita, ma quanti mi chiudono le porte e giungono a ridersi della mia luce? Ma è tanto il mio amore, che con tutto ciò non mi ritiro, continuo il mio sorgere continuo, per dar vita alle creature”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogni profezia che facevo ai miei profeti della mia venuta sulla terra, era come un compromesso che facevo alle creature di venire in mezzo a loro, ed i profeti, manifestandole, disponevano i popoli a desiderare e volere un tanto bene, ed essi nel riceverle queste profezie, ricevevano il deposito del compromesso, e a secondo che andavo manifestando il tempo ed il luogo della mia nascita, così andavo aumentando la caparra del compromesso.  Così sto facendo del regno della mia Volontà, ogni manifestazione che faccio che riguarda il mio Fiat Divino, è un compromesso che faccio, ogni sua conoscenza è una caparra di più che aggiungo, e se faccio i miei compromessi è segno che come venne il regno della Redenzione, così verrà il regno della mia Volontà.  Le mie parole sono Vite che metto fuori di Me, e la vita deve avere il suo soggiorno e produrre i suoi effetti; credi tu che sia cosa da nulla una manifestazione di più o una di meno? E’ un compromesso di più che fa un Dio, ed i nostri compromessi non possono andar perduti, e quanti più compromessi facciamo, tanto più è vicino il tempo di realizzare i nostri compromessi e di metterli tutti al sicuro.  Perciò richiedo da te somma attenzione, e che nulla ti facessi sfuggire, altrimenti ti faresti sfuggire un compromesso divino, che porterebbe delle conseguenze”.

 

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23-24

Dicembre 22, 1927

 

Sacrifici di scrivere.  Come chi opera solo per Dio racchiude nel suo atto

una vita Divina.  Come chi è eletta per una missione racchiude tutti i beni che

devono ricevere gli altri.  Come tutti i redenti girano intorno alla Mamma

Celeste.  La Creazione specchio dell’uomo.

 

(1) Dopo aver stato quasi una notte intera a scrivere, mi sentivo sfinita di forza e pensavo tra me:  “Quanti sacrifici, quanto mi costa questo benedetto scrivere, ma quale ne sarà l’utile, il bene, la gloria che do al mio Creatore? Se con questi sacrifici potrò far conoscere il regno del Fiat Divino, sarà tanto guadagnato, ma se non otterrò questo, i miei sacrifici di scrivere saranno inutili e vuoti e senza effetti”.  Ora mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi a Sé per darmi la forza mi ha detto:

(2) “Figlia diletta del mio Voler Divino, coraggio nell’andare avanti, niente è inutile di ciò che si fa per Me, perché quando l’anima fa un’atto solo per Me, viene a racchiudere nel suo atto tutto Me stesso, e racchiudendo Me stesso, il suo atto acquista il valore d’una Vita Divina, la quale è più che sole, ed il sole per natura sua primeggia su tutte le altre cose in dar luce, calore ed effetti di beni innumerevoli a tutta la terra, onde tutto ciò che si fa per Me, per sua natura deve portare gli effetti del gran bene che la vita divina contiene.  Oltre di ciò, tu devi sapere che tutte le conoscenze e manifestazioni che ti faccio sulla mia Volontà e che tu scrivi sulla carta, non si partono da te, ma restano accentrate in te, come raggi dentro della sua sfera, e questa sfera è la mia stessa Volontà Divina che regna in te, la quale si diletta con tanto amore di aggiungere sempre nuovi raggi che fa delle sue conoscenze in questa sfera, per fare che le creature potessero trovare luce sufficiente per conoscerla, e attrattive rapitrice per amarla.  In questa sfera saranno racchiusi tutti i raggi per formare il regno del Voler Divino, tutti i raggi partendo da dentro una sola sfera avranno uno scopo unico, di formare il mio regno; ma però ogni raggio avrà un’ufficio distinto, un raggio racchiuderà la santità del mio Fiat Divino e porterà santità, un’altro felicità e gioia ed investirà coloro che vorranno vivere in Esso di felicità e gioia, un’altro raggio racchiuderà pace e rassoderà tutti nella pace, un’altro fortezza, un’altro luce e calore ed i figli del regno mio saranno forti, avranno luce per fare il bene e per fuggire il male, e amore ardente per amare ciò che posseggono, e così di tutti gli altri raggi che partiranno da dentro questa sfera.  Ora tutti i figli della mia Volontà saranno investiti da questi raggi, si aggireranno intorno ad essi, anzi ogni raggio imboccherà le loro anime e succhieranno da essi la Vita del mio Fiat.  Onde qual sarà la tua felicità nel veder scendere da dentro la tua sfera, in virtù di questi raggi, tutto il bene, la felicità, la santità, la pace e tutto il resto in mezzo ai figli del regno mio? E risalire negli stessi raggi la gloria completa che queste creature daranno al loro Creatore, per aver conosciuto il regno della mia Volontà? Non ci sarà bene che non scenderà per mezzo tuo, in virtù della sfera della mia Volontà messa in te, né gloria che non risalirà sulla stessa via.  Quando eleggo una creatura ad una missione che deve portare il bene universale in mezzo all’umana famiglia, primo fisso e racchiudo tutti i beni nella eletta, la quale deve contenere tutto il bene soprabbondante che devono ricevere gli altri, i quali forse neppure prenderanno tutto ciò che la eletta creatura racchiude.  Ciò successe nell’Immacolata Regina, che fu eletta per Madre del Verbo eterno, e quindi Madre di tutti i redenti, tutto ciò che essi dovevano fare e tutto il bene che dovevano ricevere fu racchiuso e fissato come dentro di una sfera di sole dentro della Sovrana del Cielo, in modo che tutti i redenti si aggirano intorno al Sole della Mamma Celeste, in modo che Lei, più che madre tenerissima, non fa altro che imboccare i suoi raggi ai figli suoi per nutrirli con la sua luce, con la sua santità, col suo amor materno, ma quanti raggi che spande non sono stati presi dalle creature, perché ingrate non si stringono tutti intorno a questa Madre Celeste? Dunque chi è eletta deve possedere di più di quello che dovrebbero possedere tutti gli altri insieme.  Come tutti trovano luce nel sole, in modo che tutte le creature non prendono tutta l’estensione della luce e l’intensità del calore, così successe della Mamma mia, sono tali e tanti i beni che Essa contiene, che più che sole spande i benefici effetti dei suoi raggi vitali e vivificanti.  Così sarà per chi è stata eletta per il regno della mia Volontà.  Vedi dunque come ti sarà ricompensato il sacrificio di scrivere, primo, che ti viene fissato in te il bene del raggio di quella conoscenza, e poi, che vedrai scendere per mezzo tuo quel bene in mezzo alle creature e di ricambio risalire la gloria in quella stessa luce, del bene che faranno.  Come nel Cielo ne sarai contenta e mi ringrazierai dei sacrifici che ti ho fatto fare! Figlia mia, quando un’opera è grande, universale, che racchiude molti beni che possono tutti fruire, ci vogliono più grandi sacrifici, e chi è eletta per prima dev’essere disposta a dare e sacrificare tante volte la sua vita per quanti beni racchiuda, per dare insieme con quei beni la sua stessa vita a bene degli altri suoi fratelli.  Non feci altrettanto Io nella Redenzione, non vorresti tu forse imitarmi?”

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro nella Creazione per seguire gli atti della Divina Volontà che ci sono in essa, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, prima che fosse creato l’uomo volli creare primo tutta la Creazione, che doveva servire come specchio dell’uomo, nella quale specchiandosi, doveva servirgli come copiare in sé stesso le opere del suo Creatore, doveva essere tale e tanta la copia che doveva fare in sé di tutta la Creazione, che si doveva vedere nell’uomo come specchio tutti i riflessi di essa, e nella Creazione tutti i riflessi di lui, sicché l’una doveva specchiarsi nell’altro.  Iddio amò più l’uomo che tutta la Creazione, perciò volle prima formargli lo specchio delle opere sue, dove rimirandosi doveva copiare l’ordine, l’armonia, la luce, la fermezza, delle opere di Colui che lo aveva creato, ma ingrato l’uomo non guarda questo specchio per copiarlo, e perciò è disordinato, le sue opere sono senza armonia, scordante come uno che vuol suonare senza imparare la musica, che invece di dar piacere a chi ascolta dà fastidio e scontento, il bene che fa è senza luce e calore e perciò senza vita, ed incostante ad ogni soffiar di vento.  Ecco perciò che per chi deve vivere nel mio Voler Divino la chiamo a specchiarsi nella Creazione, affinché spaziandosi in essa, trovi la scala per salire nell’ordine della mia Volontà”.

 

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23-25

Dicembre 25, 1927

 

Come Gesù bambino, appena nato, fissa il suo sguardo alla Mamma sua ed

in chi doveva possedere la sua Volontà.  Come Iddio nella Creazione

metteva la sua Volontà come materia prima.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Supremo Volere, ma tutta straziata per la privazione totale del mio dolce Gesù, oh! come mi sentivo fare a brandelli la povera anima mia, che strappi senza misericordia e senza pietà, perché Colui che solo può rimarginare strappi sì crudeli, è lontano e pare che non si cura di colei che per amor suo è straziata sì crudelmente.  Ma mentre nuotavo nel mio dolore, stavo pensando quando il mio dolce Gesù stava per uscire dal seno della sua diletta Mamma per slanciarsi nelle sue braccia.  Oh! come avrei voluto anch’io stringerlo fra le mie braccia, per formargli dolce catene per fare che non più si partisse da me, ma mentre ciò pensavo, la mia povera mente me la sono sentita fuori di me stessa e vedevo la mia Madre Celeste tutta velata di luce, e nelle sue braccia il bambinello Gesù fuso nella stessa luce; ma sono stati appena pochi istanti e tutto è scomparso, ed io sono rimasta più afflitta di prima, ma dopo è ritornato, e stringendo le sue piccole manine al mio collo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non appena uscì dal seno della mia Mamma, Io fissai i miei sguardi, uno alla mia cara Mamma, né potei fare a meno di guardarla perché c’era in Lei la forza rapitrice della mia Volontà Divina ed il dolce incanto della bellezza e luce fulgidissima del mio Fiat, che eclissandomi la pupilla, restavo fissato in Colei che possedeva in virtù di Esso la mia stessa vita, nel vedere la mia vita bilocata in Lei mi rapiva e non potevo spostare il mio sguardo dalla Celeste Regina, perché la mia stessa forza divina mi costringeva a fissarla.  L’altro sguardo lo fissai in chi doveva fare e possedere la mia Volontà, erano due anelli congiunti insieme, uno la Redenzione ed il regno della mia Volontà Divina, inseparabili tutti e due.  La Redenzione doveva preparare, soffrire, fare; il regno del Fiat doveva compire e possedere, l’uno e l’altro di somma importanza, quindi alle elette a cui venivano affidate l’uno e l’altra, venivano fissati i miei sguardi, perché c’era in loro la mia stessa Volontà che rapiva la mia pupilla.  Perché dunque temi se hai lo sguardo del tuo Gesù che sempre ti guarda, ti difende, ti protegge? Se sapessi che significa essere guardato da Me, non temeresti più di nulla”.

(3) Onde dopo di ciò seguivo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando la nostra Divinità formò la Creazione, mise come materia prima in tutte le cose la Divina Volontà, e perciò tutte le cose ebbero la loro forma, solidità, ordine e bellezza, e tutto ciò che fa l’anima con questa materia prima della mia Volontà, scorrendo in essa un’atto vitale, dà a tutto ciò che fa la forma delle belle opere, tutte ordinate e solide, con l’impronta in ciascun opera della vita del Fiat Divino.  Invece, chi non fa la mia Volontà e non la mette come materia prima nelle sue opere, forse farà molte cose, ma tutte disordinate, senza forma, senza bellezza, tutte sparpagliate, che essa stessa non saprà raccapezzarle insieme.  Succederebbe come se uno volesse fare il pane senza dell’acqua, terrebbe forse molta farina, ma mancando l’acqua mancherebbe la vita per poter formare il pane.  Un’altro terrebbe molte pietre per fabbricare, ma non tiene la calce che riunisce e cimenta le pietre insieme, quindi terrà un disordine di pietre, ma mai un’abitazione.  Tale sono le opere senza la materia prima della mia Volontà, ingombrono solo, danno fastidio, disturbo, e se qualche bene fa è apparente, se si toccano si trovano fragili e vuote d’ogni bene”.

 

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23-26

Dicembre 30, 1927

 

Come Gesù si fa vedere che semina nel campo dell’anima piccole luci.

Cagione del silenzio di Gesù.  Valore immenso delle manifestazioni

sulla Divina Volontà.  Caratteri Divini e umani.

 

(1) Stavo secondo il mio solito tutta abbandonata nel Voler Divino, seguendone i suoi atti, ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Il mio amato Gesù si è ridotto quasi al silenzio, anche del suo amabile Volere parla così poco, come se non volesse dire più nulla, chi sa che non mette un limite e cesserà di parlare anche su ciò che riguarda sul suo Fiat?” In questo mentre si faceva vedere nel mio interno da piccolo bambino vestito di luce, in mezzo ad un campo che prendeva luce da dentro il suo grembo e seminava quel campo con tante goccioline di luce, tutto silenzioso ed intento al lavoro, e vedendo che io ne restavo meravigliata, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che tu pensi adesso, lo pensavi da che stavi scrivendo il 16º volume, che Io dovevo cessar di parlare della mia Divina Volontà, ma Io non facevo altro che seminare il campo dell’anima tua con tante gocce di luce, che germogliate e fecondate nel tuo campo, da piccole luci si sono cambiate in soli, questi soli sono le tante manifestazioni sorprendenti che d’allora fin qua ti ho fatto conoscere sulla mia Volontà.  Oh! come era bello il campo dell’anima tua investito da questi soli, uno più bello dell’altro, si è trasformato tutto in campo divino, tutto il Cielo era invaghito da questo campo e guardandolo si sentiva duplicare la sua felicità.  Ora, chi ha seminato tiene il diritto di raccogliere, ed essendo campo divino, Io ne sono padrone non solo di raccogliere, ma di seminarlo di nuovo, quindi non sto facendo altro che di seminarlo di nuovo, non vedi come sto tutto intento al lavoro di gettare seme di luce in questo campo, affinché germogliando escano i nuovi soli delle conoscenze sulla mia Volontà? Onde il lavoro porta il silenzio, ed il mio silenzio è calore, maturazione e fecondità per trasformare le piccole semenze di luce in soli più fulgidi.  Io sempre lavoro in te, or di un modo e or di un’altro, il lavoro della mia Volontà Divina è lungo e perciò sto sempre occupato e ti tengo occupata, quindi lasciami fare e seguimi”.

(3) Ond’io sentivo tutto il peso del silenzio di Gesù, mi sentivo sfinita di forze e venir meno, e pensavo tra me:  “Perché queste conoscenze sul Fiat Divino richieggono tanto lavoro di Gesù e tanti sacrifici?” E Gesù ritornando mi ha stretto forte fra le sue braccia per rafforzarmi ed ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, se Io volessi lavorare tutta un’eternità per manifestare una sola conoscenza sulla mia Divina Volontà, non sarebbe bastante, perché è tale e tanto il valore di una sola di esse, che se tu volessi fare un confronto chi contiene più valore, il cielo stellato, il sole, il mare, la terra, ha più valore una sola mia conoscenza che tutta la Creazione insieme, perché la mia conoscenza è di valore immenso, infinito e senza limite, e come esce da Noi, dove giunge genera e moltiplica all’infinito il bene e la luce che contiene, è la vera rigeneratrice della Vita Divina, invece la Creazione non contiene una virtù immensa ed è limitata, ecco perciò non risparmio né lavoro né sacrifici, perché ne so tutto il valore che contiene, e dove la depongo diventa per Me il mio campo divino, il mio trono, il mio altare, ed è tanta la mia gelosia d’amore, che non la lascio mai libera, e lavoro sempre per tenerla tutta intenta a Me; che dire poi, se invece d’una sola manifestazione sulla mia Volontà, sono tante da tempestarla più che cielo di tanti soli di Essa, pensalo tu figlia mia e apprezza un tanto bene, un germe sì fecondo nel campo dell’anima tua”.

(5) Onde continuavo i miei atti nel Voler Divino, e siccome era il sorgere del giorno, stavo dicendo al mio amabile Gesù:  “Il tuo Volere involge tutto, ed oh! come vorrei che come il sole sorge ed investe di luce tutta la terra, così il Sole della tua Volontà sorga nelle intelligenze, nelle parole, nei cuori, opere e passi di tutte le creature, affinché ciascuna di esse senta sorgere in sé il Sole del tuo Fiat, e facendosi investire dalla sua luce, tutti la facciano dominare e regnare nelle anime loro”.  In questo mentre il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, nell’anima ci sono due caratteri:  L’umano ed il divino.  Il divino scende dall’unità, e l’anima per ricevere il carattere divino deve vivere nell’unità del mio Volere; in questa unità, come lei forma i suoi atti salgono nell’unità del suo Creatore, in quell’atto solo di Dio, che mentre in Dio stesso viene formato un solo atto, la luce di quest’atto solo scende nel basso, investe tutti e tutto, e abbracciando tutto dà a ciascuno l’atto che ci vuole col moltiplicare all’infinito la molteplicità di tutti gli atti possibili ed immaginabili, quindi come la creatura fa i suoi atti in questa unità, acquistano i caratteri divini, che mentre è un solo atto, racchiudono tutti gli atti insieme.  Oh! come è bello fare con un solo atto tutto, solo Dio tiene questa virtù sì potente, che con un solo atto fa tutto, abbraccia tutto, dà l’operato a tutto.  Che gran differenza tra il carattere divino e l’umano.  L’umano fa molti atti, molte opere, ma resta sempre la creatura accerchiata negli atti suoi, pare che non hanno luce per allungarsi e diffondersi a tutti, non hanno piedi per camminare, dove si fanno, là restano.  Sicché per quanto una creatura deve fare, i suoi atti sono numerati, ristretti, e perciò il carattere dell’operato umano è tanto dissimile dall’operato dell’unità divina e di chi opera in essa, che facilmente resta scancellata e senza germe di fecondità.  Ecco perciò voglio che l’anima viva nell’unità della mia Volontà, per fare acquistare i caratteri divini, che sono incancellabili ed eterni, e come luce si diffondono, si allargano, si moltiplicano, si danno a tutti, anzi tengono il primato sugli atti di tutti.  Se tu sapessi quanto la Divinità prende piacere nel vedere la tua piccolezza salire nell’unità dell’atto solo divino che mai cessa, per unire i tuoi atti nel solo atto nostro, tu per darci il tuo e Noi per darti il nostro, ed imprimere in te il carattere del nostro atto solo, ci metti in festa e sentiamo la felicità, la gioia d’aver creato la Creazione.  Onde, per essere più attenta, dev’essere convinta che il tuo vivere nel nostro Volere è la festa che può portare la creatura al suo Creatore, e quanti atti fai in Esso, tante volte rinnovi le nostre gioie e le nostre felicità da parte tua, e portandoci in grembo la Creazione tutta, ci dai la gloria ed il ricambio dell’amore, perché fu da Noi creata”.

 

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23-27

Gennaio 6, 1928

 

Come la Divina Volontà è immensa, e nell’uscire le creature alla luce, le

tiene in Sé come tante piccole abitazioni.  Ingratitudine di chi non la fa regnare.

Armonia tra Dio e l’uomo; come sempre doveva ricevere da Dio per dargli sempre.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Voler Divino, la sua luce mi investiva dappertutto, e mentre facevo il mio giro nei suoi atti, il mio adorabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà è immensa e nell’uscire le creature alla luce del giorno, restavano nella mia stessa Volontà come tante piccole abitazioni formate in Essa, nelle quali il mio Volere per diritto doveva avere il regime e lo svolgimento della sua Vita in ciascuna di queste piccole abitazioni, ma mentre per bontà e liberalità sua ha dato lo spazio e tutto ciò che occorreva per formare queste piccole abitazioni in Esso, le creature con ingratitudine orrenda non vogliono dare il diritto di fare abitare il mio Volere Divino in loro, e con tante abitazioni che ha fatto formare in Esso, quante sono le creature, tiene il dolore di restare senza abitazioni, perché non le danno l’entrata ad abitare in loro.  Succede per la mia Volontà come potrebbe succedere se si volesse formare tante abitazioni nel mare, oppure nella luce del sole, e mentre il mare o la luce del sole le dà lo spazio per formare queste abitazioni in essi, non vorrebbero far primeggiare né l’acqua, né la luce del sole in queste abitazioni, né darle il campo di abitare e di tenere il primo posto di regime.  Se il mare e la luce avessero ragione, sentirebbero tale dolore, che il mare con le sue onde avrebbe investito queste abitazioni e atterrandole le avrebbe disfatte e sepolte nel suo seno, e la luce del sole le avrebbe incenerito col suo calore, per sgombrarsi di queste indegne ed ingrate abitazioni che gli avevano negato l’ingresso.  Eppure né il mare, né il sole le ha dato la vita, ma solo lo spazio; invece la mia Volontà Divina ha dato vita e spazio a queste abitazioni delle creature in Essa, perché non c’è punto dove non si trova, né vita che da Essa non esce, quindi, il dolore della mia Volontà per chi non la fa dominare in lei è immenso ed incalcolabile, sentire queste vite in Sé stessa, palpitanti, formare lo stesso palpito e starsene fuori come estranea, come se non le appartenessero, è l’affronto e mostruosità di coloro che non la fanno regnare, è tanto grande, che meriterebbero l’ergastolo e la distruzione.  Figlia mia, il non fare la mia Volontà sembra cosa da nulla alle creature, invece è un male tanto grande e una ingratitudine così nera, che non c’è altro male che lo somiglia”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nel Fiat Divino, e giunta al punto quando Iddio creava l’uomo, pensavo tra me:  “Perché gioì tanto nel crearlo, ciò che non fece in tutte le altre cose che creò? Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, nel creare tutta la Creazione con tant’ordine e armonia, Noi demmo del nostro senza che nulla dovevamo ricevere da essa, invece nel creare l’uomo, mentre demmo del nostro, gli davamo capacità di darci i nostri stessi doni come beni suoi, in modo che Noi dovevamo sempre dare, tanto, che si doveva formare una gara tra lui e Noi, Noi a dare e lui a ricevere, lui a darci e Noi a soprabbondarlo di più nei nostri doni.  Questo dar e ricevere, ricevere e dar, apriva le feste, i giuochi, le gioie, la conversazione tra Creatore e creatura.  Onde nel vedere la piccolezza della creatura festeggiare con la nostra altezza suprema, trastullarsi, gioire, conversare con Noi, sentimmo tale gioia, tale enfasi d’amore nel creare l’uomo, che tutte le altre cose create ci parvero nulla al confronto della creazione dell’uomo, e se tutte ci parvero belle e degne delle opere nostre, e corse il nostro amore in tutte le cose create, fu perché dovevano servire per largheggiare in doni verso dell’uomo, e da lui aspettavamo il ricambio dell’amore di tutte le cose create.  Perciò tutta la nostra gioia e gloria si accentrò nell’uomo, e nel crearlo mettevamo tra lui e Noi armonia d’intelligenza, armonia di luce, armonia di parole, armonia d’opere e di passi, e nel cuore armonia d’amore, sicché in lui passavano da Noi come tanti fili elettrici d’armonia, in cui Noi scendevamo in lui, e lui saliva a Noi.  Ecco perciò tanto gioimmo nel creare l’uomo, ed il dolore che ci diede nel sottrarsi dalla nostra Volontà fu tanto grande, perché ruppe tutte queste armonie, cambiò la nostra festa in dolore per Noi e per lui, distrusse i nostri più alti disegni, deformò la nostra immagine che in lui avevamo creato, perché solo la nostra Volontà Divina teneva virtù di mantenere bella l’opera nostra, con tutte le armonie da Noi volute, tolta questa, l’uomo è l’essere più vile e degradevole in tutta la Creazione.  Perciò figlia mia, se vuoi che tutti i tuoi sensi armonizzino con Noi, non uscire mai dalla mia Volontà; se vuoi ricevere sempre dal tuo Creatore e aprire le feste con Noi, sia Essa sola la tua vita, il tuo tutto”.

 

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23-28

Gennaio 13, 1928

 

Come Iddio accentrò tutto nell’uomo nel crearlo, e come nella storia della

Creazione, ritorna all’assalto e accentra in una di questa stirpe il primo

atto della Creazione, per formare il regno della sua Volontà.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Voler Divino, con lo strazio quasi continuo della privazione del mio dolce Gesù.  Oh! Dio, che pena tremenda, oh! come rimpiango il mio passato, il suo dolce sorriso, i suoi baci affettuosi, la soavità della sua voce, la sua bellezza incantevole e rapitrice, i suoi casti abbracci, i suoi teneri palpiti che con tanto amore faceva palpitare nel mio, che mi divinizzava e trasformava la sua vita in me; ogni atto di Gesù, ogni parola e ogni sguardo, erano tanti paradisi di più che formava nella sua piccola figlia, e ora ricordandoli sono ferite, dardi acuti, frecce infocate d’intenso dolore, di martirio e di morte continua.  Ma non sta qui tutto il mio dolore; forse il dolermi sarebbe stato di sollievo, perché il dolore mi avrebbe detto a chiare note che il mio amore verso di Colui che io amavo e che tanto mi aveva amato, formava il mio strazio, ma neppure questo mi viene concesso, perché mentre le ferite stanno per sanguinare, i dardi per scoccare, le frecce per bruciarmi, la luce del santo Voler Divino scorre in esse, ed eclissando tutta la forza del mio duro martirio, fa scorrere la pace, la felicità, la rugiada benefica sulla povera anima mia, sicché non posso avere neppure il bene di dolermi per una perdita sì grande.  Oh! se mi potessi dolere come prima, io credo che il mio sommo bene Gesù non la prendeva così a lungo a ritornare, ma non è ciò in mio potere, sono in balia del Fiat Divino che non mi lascia nessun vuoto in me, e vuole padroneggiare anche sul mio dolore della privazione di Gesù.  Ora mentre nuotavo nei due mari, dolore d’essere priva di Gesù, e nel mare della luce del Voler Divino, che pareva che uno si fondeva nell’altro, seguivo il mio giro in Esso e mi sono soffermata alla Creazione dell’uomo, ed il mio dolce Gesù, movendosi appena nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra Divinità nel creare l’uomo accentrò tutto in lui, come se nulla avessimo fatto in tutto il resto della Creazione mettemmo tutto da parte e ci occupammo solo di lui, il nostro amore giunse all’eccesso, lo guardammo e riguardammo per vedere s’era bello, se traspariva la nostra bellezza in lui, il nostro Essere Divino pioveva come a pioggia dirotta su di lui, e sai che pioveva? Santità, luce, sapienza, grazia, amore, bellezza, fortezza, e mentre ci scaricavamo su di lui, i nostri sguardi erano fissi sopra dell’uomo, per vedere se tutte le nostre qualità erano accentrate in lui, in modo che nulla doveva mancargli per amarlo e per essere riamato, tanto che la sua bellezza ci rapiva, il suo amore ci investiva, tutte le nostre qualità messe in lui facevano eco nel nostro Essere Divino, e ci legavano e ci portavano a lui.  Che tempo solenne, che punto indimenticabile, che foga d’amore fu la creazione dell’uomo, tutte le nostre qualità divine strariparono fuori e festeggiarono la sua creazione, e per compimento della nostra festa, gioia e felicità, scossi dal nostro stesso amore, guardammo la macchina di tutto l’universo e gli facemmo dono di tutto, costituendolo re di tutte le cose create, per poter dire a Noi e a lui:  “Re dominanti siamo Noi, re e dominante è l’opera delle nostre mani, il caro figlio partorito nello sbocco del nostro amore”.  Sarebbe stato disdicevole e non decoroso per Noi, fare del nostro figlio un servo dissimile da Noi nella somiglianza e nel dominio.  Non sarebbe forse disdicevole ed indegno per un re fare del suo figlio un vile servo, mettendolo fuori della sua reggia, in un povero tugurio? Questo re meriterebbe il biasimo di tutti e si terrebbe non come padre e re, ma come tiranno.  Molto più il nostro parto che usciva dal fondo del nostro amor divino, perciò volevamo il decoro e l’impronta della regalità nell’opera nostra.  Ora, questo nostro amore fu spezzato dall’uomo, e col sottrarsi dalla nostra Volontà Divina, lui stesso si tolse l’impronta della regalità e le divise di re, ma da parte nostra nulla si cambiò e persistemmo nella Volontà nostra di fare dell’opera delle nostre mani il figlio re, non servo, e perciò in tutta la storia della Creazione ritorniamo all’assalto e al compimento del nostro Volere, e ne chiamiamo una di questa stirpe e mettendo tutti da parte, come se nessun altro esistesse, rinnoviamo la solennità della creazione del primo uomo.  La foga del nostro amore forma onde altissime e ci fa vedere tutto amore, e mettendo costei in queste onde, ad onta che la nostra onniveggenza vede tutto, mettiamo tutto da parte, e con questa rinnoviamo il gran prodigio del primo atto della Creazione.  Ciò facemmo con la Sovrana Regina, e non spezzando Lei il nostro amore e conservandosi la vita del nostro Volere, tiene il titolo ed il diritto di Regina.  Oh! come il nostro amore gioisce, fa festa nel vedere in Lei la prima Regina delle opere delle nostre mani creatrici, ma il nostro amore non contento d’avere una sola Regina, né fu questa la nostra Volontà nella Creazione, ecco perciò il nostro amore rigurgitando forte, forte, e mettendo fuori le sue onde contenute, chiama Colei e accentra in Essa tutta l’opera della Creazione, piove su di Lei come pioggia dirotta, straripa le sue qualità divine, per avere la seconda figlia Regina, per farle formare le fondamenta del regno della nostra Volontà, e così poter avere il seguito dei nostri figli, tutti re e regine.  Ecco perciò sto mettendo tutto da parte per operare in te il primo atto della Creazione, il mio amore mi forma l’incanto, che mentre guardo gli altri mi fa tenere lo sguardo fisso su di te e mi fa piovere tutto ciò che ci vuole per farmi formare il regno della mia Volontà in te.  Io faccio come un padre, che avendo collocati altri figli e dovendo collocare un’altro, non pensa né a quelli di prima né a quelli che deve collocare dopo, ma mettendo tutti gli altri da parte pensa solo a colui che sta per collocare, e se il figlio è buono e colei che ha scelto è degna di lui, il padre non bada a spese, lo dota di maggiori ricchezze, le prepara un’abitazione sontuosa, insomma mette fuori tutto il suo amore paterno.  Così faccio Io quando si tratta di realizzare lo scopo della Creazione, qual’è il regno della mia Volontà in mezzo alle creature, a colei che chiamo per prima non risparmio nulla, tutto accentro in lei, sapendo che il tutto sarà ereditato da coloro che la seguiranno”.

 

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23-29

Gennaio 18, 1928

 

Come la Vergine sta isolata nella sua gloria, e come aspetta il corteggio delle

altre regine per avere il suo seguito.  Come le opere di Dio si danno la mano tra

loro.  Come le manifestazioni sulla Divina Volontà saranno il Vangelo del regno

suo.  Questione degli scritti.  Necessità dei primi Sacerdoti del regno del Fiat.

 

(1) Stavo seguendo gli atti nel Voler Divino e dicevo tra me:  “Oh! come vorrei chiudermi nell’atto primo di Dio per fare con un solo atto tutto, per poter dare al mio Creatore tutto l’amore, tutta la gloria, le sue stesse beatitudini e gioie infinite, per poterlo amare e glorificare come si glorifica e ama Sé stesso, che cosa non gli darei se ci fosse in quell’atto primo del Fiat Divino? Nulla mi mancherebbe per felicitare il mio Creatore con la sua stessa felicità”.  E vedendomi impotente, pregavo la mia Mamma Sovrana che venisse in mio aiuto e con le sue stesse mani materne mi chiudesse in quell’atto primo dove Essa aveva avuto il suo perenne soggiorno, perché vivendo nel Divino Volere il primo atto di Dio era suo, perciò poteva dargli ciò che voleva.  Ma mentre ciò pensavo dicevo tra me:  “Quanti spropositi sto dicendo”.  Ma il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Regina del Cielo nella sua gloria e grandezza è come isolata, perché avendo vissuta Lei sola nel primo atto di Dio, cioè nella pienezza e totalità del Voler Divino, Essa è Regina isolata, non ha il corteggio delle altre regine che la circondano e la pareggiano nella gloria e grandezza che possiede.  Essa si trova nelle condizioni d’una regina, che sebbene circondata da damigelle, da paggi, da fidi amici che gli fanno onore e gli tengono compagnia, ma nessuna regina pari a lei le fa il grande onore di circondarla e di tenerle compagnia; che sarebbe più onore ad una regina della terra, essere circondata da altre regine pari a lei, oppure da persone inferiori di condizione, di gloria, di grandezza e di bellezza? Passa tal distanza d’onore e di gloria tra chi è circondata da regine e tra chi solo è circondata da altri che nessun paragone regge al confronto.  Ora la Mamma Celeste vuole, desidera, aspetta il regno della Volontà Divina sulla terra, nel quale ci saranno le anime che vivendo in Esso formeranno la vita nel primo atto di Dio, le quali acquisteranno la regalità ed il diritto di regine, si vedrà da tutti impresso in loro un carattere incancellabile che sono figlie del Re Divino, e come figlie l’aspetta il titolo ed il diritto di regine.  Queste anime terranno la loro dimora nella reggia divina, perciò acquisteranno nobiltà di modi, di opere, di passi, di parole, possederanno tale scienza che nessuna le potrà eguagliare, saranno investite di tale luce, che la luce stessa annunzierà a tutti ch’è regina che ha vissuto nella reggia della mia Volontà.  Onde la Regina Sovrana non sarà più sola nel suo regio trono, avrà le altre regine che la circonderanno, la sua bellezza rifletterà in esse, la sua gloria e grandezza troverà in chi potrà versarsi, oh! come si sentirà onorata, glorificata, perciò desidera chi vuol vivere nel Fiat Divino per formarsi le regine nell’atto primo di Esso, per poter avere nella Patria Celeste il seguito delle altre regine che la circonderanno e le daranno gli onori a Lei dovuti”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando a che serviranno questi scritti sulla Divina Volontà, ed il mio sommo e unico bene Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutte le mie opere si danno la mano, e questo è il segno che sono opere mie, che una non si oppone all’altra, anzi sono tanto legate tra loro che si sostengono a vicenda, tanto vero, che dovendo formare il mio popolo eletto da cui, ed in cui doveva nascere il futuro Messia, formai da quello stesso popolo il sacerdozio, il quale istruiva il popolo e lo preparava al gran bene della Redenzione, diedi loro leggi, manifestazioni ed ispirazioni, sopra le quali venivano formate le sacre scritture chiamate Bibbia, e tutti erano intenti allo studio di essa.  Onde con la mia venuta sulla terra, Io non distrussi le sacre scritture, anzi le appoggiai, ed il mio Vangelo annunziato nulla si opponeva ad esse, anzi si sostenevano in modo mirabile a vicenda, e col formare la nuova Chiesa nascente formai il nuovo sacerdozio, i quali non si discostano né dalle sacre scritture, né dal Vangelo, tutti sono intenti sopra di essi per istruire i popoli, e qualche e uno che non volesse attingere da questa fonte salutare, si può dire che non mi appartiene, perché esse sono la base della mia Chiesa e la stessa vita con la quale vengono formati i popoli.  Ora, ciò che Io manifesto sulla mia Volontà Divina e che tu scrivi, si può chiamare il Vangelo del regno della Volontà Divina, nulla si oppone né alle sacre scritture né al Vangelo che Io annunziai stando sulla terra, anzi si può chiamare il sostegno dell’uno e dell’altro, e perciò permetto e chiamo i sacerdoti che vengano, che leggano il Vangelo tutto di Cielo del regno del mio Fiat Divino, per dire come dissi agli apostoli:  “Predicatelo per tutto il mondo”.  Perché Io me ne servo delle mie opere del sacerdozio, e come ebbi il sacerdozio prima della mia venuta per preparare il popolo, il sacerdozio della mia Chiesa per confermare la mia venuta e tutto ciò che Io feci e dissi, così avrò il sacerdozio del regno della mia Volontà.  Ecco a che serviranno le tante cose che ti ho manifestato, le tante verità sorprendenti, le promesse dei tanti beni che devo dare ai figli del Fiat Voluntas Tua, saranno il Vangelo, la base, la sorgente inesauribile, di cui tutti attingeranno la vita celeste, la felicità terrestre ed il ripristinamento della loro creazione.  Oh! come si sentiranno felici chi con ansia berranno a larghi sorsi in queste sorgenti delle mie conoscenze, perché esse contengono la virtù di portare la vita del Cielo e di sbandire qualunque infelicità”.

(5) Onde nel sentire ciò, pensavo tra me alla grande questione degli scritti sulla Divina Volontà che si trovavano in Messina, portati dalla benedetta memoria del venerabile padre Di Francia, come io e altri miei superiori li vogliamo assolutamente qua, ed i superiori di Messina, raccomandati rigorosamente dal venerabile padre prima di morire, se li vogliono tenere là, per la pubblicazione quando a Dio piacerà, quindi non si fa altro che lettere di fuoco a parte a parte, quelli per ritenerli e noi per riaverli, ed io mi sentivo tutta impensierita, annoiata e stanca e dicevo tra me:  “Come il buon Gesù ha potuto permettere tutto questo, chi sa che non si dispiace anche Lui?” Ed Egli movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, tu ne sei impensierita, ma Io affatto né sono dispiaciuto, anzi ne godo nel vedere l’interesse che prendono i sacerdoti di questi scritti che formeranno il regno della mia Volontà, ciò significa che apprezzano il gran bene di essi, e ognuno vorrebbe tenere con sé un sì grande tesoro per essere i primi per comunicarlo agli altri, e mentre dura la questione di chi deve vincere, l’uno avvicina l’altro per consigliarsi sul da farsi, ed Io godo che altri miei ministri conoscano che c’è questo tesoro sì grande, di far conoscere il regno del mio Voler Divino, ed Io me ne servo di ciò per formare i primi sacerdoti del mio regno venturo del mio Fiat.  Figlia mia, è una grande necessità formare i primi sacerdoti, essi mi serviranno come mi servirono gli apostoli per formare la mia Chiesa; e chi si occuperà di questi scritti per pubblicarli, mettendoli fuori per stamparli per farli conoscere, saranno i nuovi evangelisti del regno della mia Suprema Volontà.  E siccome i più che si fa nome nel mio Vangelo sono i quattro evangelisti che lo scrissero, con sommo loro onore e mia gloria, così sarà di quelli che si occuperanno a scrivere le conoscenze sulla mia Volontà per pubblicarle, come nuovi evangelisti, di loro si farà più nome nel regno della mia Volontà, con sommo onor loro e della mia grande gloria di vedermi ritornare nel mio grembo l’ordine della creatura, la vita del Cielo sulla terra, unico scopo della Creazione.  Perciò in queste circostanze Io allargo il giro, e come pescatore pesco quelli che mi devono servire per un regno sì santo.  Quindi lasciami fare e non ti dar pensiero”.

 

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23-30

Gennaio 22, 1928

 

Insistenze nel chiedere il regno del Fiat Divino, segno perché vuole Esso regnare.

Martirio della privazione di Gesù.  La volontà umana, la profanatrice della creatura.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino e volevo travolgere tutto, Cielo e terra, affinché tutti avessero una sola volontà, una sola voce, un sol palpito, volevo animare tutti con la mia voce, affinché tutti dicessero insieme con me:  “Vogliamo il regno del tuo Volere”.  E per ottenere ciò volevo essere mare per far parlare le acque, sole per dare la mia voce alla luce, cielo per animare le stelle e far dire a tutti:  “Venga il tuo regno, sia conosciuto il tuo Fiat”.  Volevo penetrare nelle regioni celesti per far dire a tutti gli angioli e santi, alla stessa Mamma Celeste:  “Trinità adorabile, fate presto, non più indugiate, vi preghiamo, vi pressiamo, che il tuo Volere scenda sulla terra, si faccia conoscere e vi regni come in Cielo”.  Ora mentre ciò e altro facevo, che sarei troppo lunga il dirle sulla carta, pensavo tra me:  “E perché tante mie insistenze e premure che pare che non so far nulla se non chiedo il suo Fiat dominante sulla terra?” E Gesù benedetto movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu sapessi chi è che ti spinge, chi ti fa tanto insistere, chi vorrebbe muovere tutto in te a chiedere la Vita, il regno della mia Volontà sulla terra, tu ne resteresti meravigliata”.

(3) Ed io:  “Dimmi chi è Amor mio”.  E Lui tutto tenerezza ha soggiunto:

(4) “Vuoi saperlo? E’ la mia stessa Volontà che a ciò ti spinge, perché Essa vuol farsi conoscere, vuol regnare, ma vuole l’insistenza della sua piccola figlia, che pressandola in tutti i modi e muovendo tutto, la chiama con tutti, coi mezzi più potenti a venire sulla terra; le tue insistenze sono segno ed immagine dei suoi sospiri e delle sue infinite premure ed insistenze che vuol darsi alle creature, e come tu vuoi muovere tutto, così Essa vorrebbe muovere tutto, il mare, il sole, il cielo, il vento, la terra, affinché tutti movessero le creature a riconoscerla, a riceverla, ad amarla, ed Essa non appena si vedrà desiderata romperà i veli di tutte le cose create, e qual Regina e Madre che sospira i suoi figli, uscirà dal seno di esse, in cui era nascosta, e svelandosi abbraccerà i figli suoi e vi regnerà in mezzo a loro, dando ad essi beni, pace, santità e felicità”.

(5) Dopo di ciò, sono passati lunghi giorni di privazione del mio dolce Gesù, mi sentivo torturata, sfinita di forza, tanto, che avendo provato a scrivere ciò che mi aveva detto nei giorni passati, mi sentivo impossibilitata a farlo, e Lui vedendo che non potevo ed i grandi sforzi che facevo per scrivere, è uscito dal fondo del mio interno come uno che si sveglia da un lungo sonno, e con un’accento pietoso mi ha detto:

(6) “Povera figlia, coraggio, non ti abbattere, è vero che il martirio della mia privazione è terribile e se Io di nascosto non ti sostenessi, tu non avresti potuto durarlo in vita.  Molto più che Colei che ti martirizza è la mia Volontà Divina, la quale essendo immensa ed eterna, la tua piccolezza sente tutto il peso della sua immensità e si sente stritolare sotto di Essa, ma sappi figlia mia ch’è il suo grande amore per te, piccola figlia sua, e perciò la sua luce non solo vuole ripristinare l’anima tua, ma anche il tuo corpo, vuole come spolverizzarlo e animando gli atomi della tua polvere con la sua luce, col suo calore, vuole togliere qualunque germe e umori di volontà umana, per fare che tanto la tua anima quanto il tuo corpo, tutto fosse sacro in te, nulla vuol tollerare, neppure un’atomo del tuo essere che non fosse animato e consacrato dalla mia Volontà.  Quindi il tuo duro martirio non è altro che la consumazione di ciò che non l’appartiene.  Non sai tu che la volontà umana è la profanatrice della creatura? Essa quando tiene le sue piccole vie, i buchi più piccoli per entrare in lei, profana le cose più sante, le più innocenti, ed il mio Volere che fece dell’uomo il suo sacro e vivo tempio dove mettere il suo trono, la sua dimora, il suo regime, la sua gloria, si sente che se la creatura dà le piccole entrate all’umano volere, si sente profanare il suo tempio, il suo trono, la sua dimora, il suo regime e la sua stessa gloria.  Perciò il mio Volere tutto vuol toccarti, anche la mia stessa presenza, per vedere se il suo dominio è assoluto su di te e ti contenti che Essa sola domini e primeggi in te.  Tutto dev’essere in te Volontà Divina per poter Essa dire:  “Sono sicura, nulla mi ha negato, neppure il sacrifizio della presenza del suo Gesù, che amava più che sé stessa, quindi il mio regno è al sicuro”.

(7) Io nel sentir ciò mi sentivo rafforzata dalla sua presenza, e nel medesimo tempo amareggiata dalle sue parole, e nel mio dolore gli ho detto:  “Amor mio, sicché Tu non ci devi venire più alla piccola e povera esiliata? Ed io come farò, come potrò vivere senza di Te?”

(8) E Gesù:  “No, no, e poi da dove devo venire se sto dentro di te; restati in pace e quando meno te lo pensi, Io mi svelerò, perché non parto da te, ma resto con te”.

 

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23-31

Gennaio 27, 1928

 

Come nella Redenzione sta rinchiuso il regno del Fiat Divino.

Come Iddio nell’operare sceglie una dove deporre la sua opera.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Voler Supremo e giunta agli atti che il mio amato Gesù fece nella Redenzione, cercavo di seguire passo passo tutto ciò che aveva fatto con tanto amore e dolore, e pensavo tra me:  “Gesù altra volta mi disse che Lui mi amava tanto, che mi faceva proprietaria delle sue opere, delle sue parole, del suo cuore, dei suoi passi, delle sue pene, non c’era atto che aveva fatto cui non mi faceva un dono, e questo solo Gesù poteva e voleva farlo perché amava da Dio, invece le creature se danno, danno i beni esterni, le ricchezze della terra, ma nessuna la propria vita, ciò significa ch’è amore di creatura, amore finito”.  Sicché, pensavo tra me:  “Il mio amabile Gesù, se ciò è, dovrebbe chiamarmi come dove sta per fare gli atti suoi, per farmene la consegna”.  E Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che nella Redenzione fu rinchiuso il regno della mia Volontà Divina, in cui non ci fu atto che Io feci, che non rinchiudeva l’uno e l’altro, con questa sola differenza, che ciò che apparteneva alla Redenzione li esternai fuori, li feci conoscere e ne feci dono, perché dovevano servire come preparativo al regno della mia Divina Volontà; invece quelli che appartenevano al regno del mio Fiat, li ritenni in Me stesso, come sospesi nella stessa mia Volontà Divina.  Ora, tu devi sapere che quando la nostra Divinità decide di uscire un’atto fuori di Sé stessa, di fare un’opera, un bene, primo scegliamo la creatura in cui deporre l’opera nostra, perché non vogliamo che ciò che Noi facciamo resti nel vuoto e senza effetto, e che nessuna creatura dev’essere depositaria dei beni nostri, perciò ne chiamiamo una almeno, che se le altre creature ingrate non vorranno ricevere i nostri beni, almeno in questa vengono depositate le opere nostre, e quando siamo sicuri di ciò, allora operiamo.  Quindi, nella Redenzione la depositaria di tutti gli atti miei fu la mia inseparabile Mamma, si può dire che come dovevo respirare, piangere, pregare, patire, e tutto il resto che Io feci, chiamavo prima Lei a ricevere i miei respiri, le mie lacrime, il mio patire, eccetera, per deporli in Lei, e poi respiravo, piangevo e pregavo, mi riuscirebbe insopportabile, e di dolore che sorpasserebbe ogni altro dolore se non avessi la Mamma mia, nella quale potevo deporre gli atti miei.  Ora stando rinchiusi in tutti gli atti della Redenzione quelli del regno della mia Volontà Divina, fin d’allora chiamavo te, e come deponevo nella Sovrana del Cielo tutto ciò che riguardava il regno della Redenzione, così deponevo in te ciò che riguardava il regno del Fiat Supremo.  Ecco perciò voglio che mi segua passo passo, e se piccolo bambinello piango, ti voglio vicino per darti il dono delle mie lacrime, che t’impetrai con esse il gran dono del mio regno divino; se parlo, ti voglio vicino per farti il dono della parola della mia Volontà; se cammino, per farti il dono dei passi di Essa; se opero, per dotarti delle sue opere; se prego, per darti il dono della mia preghiera, per impetrare il suo regno all’umana famiglia; se faccio miracoli, per darti il dono del gran miracolo della mia Volontà, e perciò, se do la vista ai ciechi, ti tolgo la cecità del tuo volere umano per darti la vista della mia; se do l’udito ai sordi, ti faccio il dono di acquistare l’udito del mio Volere; se do la lingua ai muti, ti snodo dal mutismo del mio Volere; se raddrizzo ai zoppi, ti raddrizzo in Esso; se quieto la tempesta col mio impero, comando alla tempesta della tua volontà umana che non più ardisca d’agitare il mare pacifico della mia; insomma non c’è cosa che faccio e soffro che non te ne faccio un dono, per deporre in te il regno del mio Volere da Me tanto amato e formato in Me stesso.  Sarebbe stato per Me il più grande dei miei dolori, che mentre formavo in Me, nella mia Umanità, con tanto amore il regno del mio Voler Divino, scopo primo perché venni sulla terra e formavo questo mio regno per ripristinarlo nelle creature, non dovevo essere sicuro come lo fui per la Redenzione, che almeno una creatura dovesse ricevere il ripristinamento del regno del Fiat Divino, e perciò Io guardavo i secoli come un solo punto e trovavo te, la eletta, e fin d’allora dirigevo e deponevo i miei atti in te per disporre in te il regno mio, e come per il regno della Redenzione non risparmiai nulla, né fatiche, né pene, né preghiere, né grazie, neppure la stessa morte, per poter dare a tutti grazie e mezzi sufficienti e abbondanti perché tutti potessero salvarsi e santificarsi, ad onta che mettevo e deponevo al sicuro il tutto nella Celeste Regina, così per il regno del mio Volere, ad onta che metto tutto al sicuro in te, sto dando tanto, non risparmio nulla, né insegnamenti, né luce, né grazie, né allettamenti, né promesse, in modo che se tutti vogliono ricevere il gran bene della mia Volontà, per farla regnare in loro, tutti troveranno mezzi e aiuti sovrabbondanti per vivere un sì gran bene, perciò la tua venuta sulla terra nel tempo era aspettata da Me con tanto amore, con tale ansia, che tu non lo puoi neppure immaginare, perché volevo deporre i tanti atti sospesi, fatti dalla mia Umanità per formare il regno del Fiat Supremo; se tu sapessi che significa un’atto sospeso fatto dal tuo Gesù, oh! come t’affretteresti a riceverne tutto il deposito degli atti miei per dar vita a questi atti sospesi, perché essi contengono tante Vite Divine, e t’affretteresti a farli conoscere a le altre creature”.

 

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23-32

Gennaio 29, 1928

 

Valore immenso degli scritti sulla Divina Volontà.  Come sono caratteri trasmessi

dalla Patria Celeste.  Come metteranno l’assedio all’umano volere.  Desiderio del

Cuore di Gesù.  I suoi atti, esercito che chiedono il regno del Fiat.

 

(1) Stavo leggendo nel volume 20º ciò che riguardava la Divina Volontà, e sentivo tale impressione, come se vedessi scorrere nelle parole scritte una vita divina viva e palpitante, sentivo la forza della luce, la vita del calore del Cielo, la virtù come operante del Fiat Divino in ciò che leggevo e ringraziavo di cuore il mio Gesù, che con tant’amore si aveva benignato di farmi scrivere.  Ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù, come non potendo contenere Lui stesso i sussulti del suo cuore, è uscito da dentro il mio interno e gettandomi le sue braccia al collo, mi ha stretto forte al suo cuore per farmi sentire i suoi palpiti ardenti e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu ringrazi Me che ti ho fatto scrivere ciò che riguarda la mia Volontà, dottrina tutta di Cielo e tiene virtù di comunicare la Vita palpitante e tutta celeste di Essa a chi leggerà questi scritti.  La mia Volontà è palpitante in mezzo alle creature, ma vive soffocata dall’umano volere, questi scritti faranno sentire tanto forte il suo palpito, che soffocherà l’umano volere e prenderà il suo primo posto di vita che l’aspetta, perché la mia Volontà è il palpito e la vita di tutta la Creazione, perciò il valore di questi scritti è immenso, contengono il valore d’una Volontà Divina; se fossero scritti di oro non supererebbero il gran valore che in sé stessi contengono, questi scritti sono soli impressi a caratteri di luce fulgidissima nelle pareti della patria celeste, e formano il più bello ornamento di quelle mura della città eterna, in cui i beati, tutti restano rapiti e sorpresi nel leggere i caratteri della Suprema Volontà, perciò grazia più grande non potevo fare in questi tempi, di trasmettere i caratteri della patria celeste per mezzo tuo alle creature, i quali porteranno la vita del Cielo in mezzo a loro.

(3) Onde, come ringrazi Me, Io ringrazio te, che ti sei prestata a ricevere le mie lezioni e a fare il sacrifizio di scrivere sotto la mia dettatura.  Era la mia Volontà Divina che faceva scorrere mentre tu scrivevi, la viva virtù del suo palpito ardente, eterno e vivificante, che imprimeva nei tuoi caratteri, perciò tu rileggendoli, ne senti la rinnovazione tutta celeste in essi impressi.  Oh! come riuscirà difficile a chi leggerà questi scritti, di non sentire la Vita palpitante del mio Volere e di non scuotersi, dalla virtù del suo palpito vivificante, dal letargo in cui si trovano.  Questi scritti sul mio Supremo Fiat, con la forza della sua luce eclisseranno l’umana volontà, saranno balsamo alle umane ferite, saranno oppio a tutto ciò ch’è terra, le passioni si sentiranno morire, e dalla morte di esse risorgerà la vita del Cielo in mezzo alle creature, saranno il vero esercito celeste, che mentre metteranno in stato d’assedio l’umana volontà e tutti i mali da essa prodotti, faranno risorgere la pace, la felicità perduta, la Vita della mia Volontà in mezzo alle creature, l’assedio che metteranno non farà danno a nessuno, perché la mia Volontà è di mettere in stato d’assedio l’umano volere, affinché non più tiranneggi le povere creature, ma le lascia libere nel regno della mia Volontà.  Perciò ho tanto insistito ed insisto nel farti scrivere, ti ho tenuto in croce, ti ho sacrificato, era necessario, si trattava della cosa più importante, era l’eco del Cielo, la vita di lassù che voglio formare sulla terra.  Ecco la causa del mio continuo ritornello:  “Sii attenta, non omettere nulla, ed il tuo volo nella mia Volontà sia continuo”.

(4) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nel Fiat Divino e accompagnavo i sospiri, le lacrime, i passi di Gesù e tutto il resto da Lui fatto e patito, dicendogli:  “Amor mio Gesù, ti metto l’esercito di tutti gli atti tuoi intorno a Te, ed investendo le tue parole, i tuoi palpiti, i tuoi passi, le tue pene e tutti gli atti tuoi col mio ti amo, ti chiedo il regno della tua Volontà.  Senti oh Gesù, se non mi dai ascolto per mezzo dell’esercito degli atti tuoi, che ti pregano, ti pressano, che altro potrei fare per muoverti a concedermi un regno sì santo?” Ma mentre ciò dicevo pensavo tra me:  “Il mio dolce Gesù aveva i suoi desideri mentre stava su questa terra, oppure non ne aveva affatto?” E Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, come Dio non esisteva in Me nessun desiderio, perché il desiderio nasce in chi non tutto possiede, ma chi tutto possiede e nulla le manca, il desiderio non ha ragione d’esistere, però come uomo ebbi i miei desideri, perché il mio cuore si affratellò in tutto alle altre creature, e facendo miei i desideri di tutti, desiderai per tutti, con tutto l’ardore, di dare il regno del mio Fiat Divino a tutte le creature, sicché se sospiravo, sospiravo il regno del mio Volere, se pregavo e piangevo e desideravo, era solo per il regno mio che volevo in mezzo alle creature, perché essendo esso la cosa più santa, non poteva fare a meno la mia Umanità di volere e desiderare la cosa più santissima, per santificare i desideri di tutti e darli ciò che era santo e di bene più grande e perfetto per loro, perciò tutto ciò che tu fai non è altro che l’eco mio, che risuonando in te ti fa chiedere in ogni atto mio il regno della mia Volontà.  Quindi, perciò ti faccio presente ogni mio atto, ogni pena che soffro, ogni lacrima che verso, ogni passo che faccio, perché amo che tu, investendoli, ripeta appresso ad ogni atto mio:  “Gesù ti amo, e perché ti amo dammi il regno del tuo Volere Divino”.  Voglio che mi chiami in ogni cosa che faccio, per farmi risuonare il dolce ricordo che gli atti miei dicono:  “Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra”.  In modo che nel vedere la tua piccolezza, la piccola figlia del mio Volere che fa il suo eco a tutti gli atti miei, mettendoli come un esercito intorno a Me, Io mi affretto a concedere il regno della mia Volontà”.

 

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23-33

Gennaio 31, 1928

 

Giro nella Volontà Divina.  Assalto alla Maestà Divina.  Attrattive della

piccolezza; il segreto di essa.  Come la volontà umana è nauseante.  Esempio.

 

(1) Stavo raccogliendo tutti insieme tutti gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione, i mari della Regina Celeste, quelli del mio amato Gesù, insomma tutti gli atti che il Fiat Divino ha uscito fuori di Sé stesso.  Quindi stavo riepilogando tutto per portarli innanzi all’altezza della Maestà Suprema, per darle per mezzo di ciò l’ultimo assalto, e costringerla a darmi il suo regno sulla terra, ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Sono piccola, sono un’atomo appena, come posso portare la vastità del cielo, la molteplicità delle stelle, l’immensità della luce del sole, e poi tutti i mari della Mamma mia e quelli di Gesù che sono interminabili? Onde il mio piccolo atomo non resta sperduto in mezzo a tante opere sì grandi? Credo che tutto il Cielo sorriderà nel vedere la mia piccolezza che vuol dare questo assalto, come ultimo ritrovato del suo giro nella Volontà Divina, perché essendo piccola, io non solo resto sperduta, ma anche accoppata da una sola opera del Voler Divino, quindi il mio assalto sarà senza effetto, e forse servirà a far sorridere alle mie povere spalle tutta la corte celeste.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto tutto tenerezza:

(2) “Piccola figlia mia, la tua piccolezza ha tale attrattivo, che chiama l’attenzione di tutto il Cielo per vedere che cosa vuol fare e sa fare la tua piccolezza, veder fare cose grandi da una persona grande non riscuote l’attenzione, né porta la gioia, se si vedesse fare da una piccola bambina la stessa cosa grande, questa desta tal stupore e maraviglia, che tutti vorrebbero vedere l’opera grande della piccola piccina, ciò che non succede se la stessa opera la facesse una persona grande.  Se tu sapessi come lo sguardo divino e quello di tutto il Cielo si fissa su di te, nel vederti come in fretta riunire tutte insieme tutte le opere della Divina Volontà per portare l’assalto al Creatore, portando le sue stesse armi per fargli la santa guerra di farti cedere il regno suo, si può dire che il tuo affannarti, il riunire tutto, è il vero sorriso del Cielo, è la nuova festa che porta la tua piccolezza alla patria celeste, e tutti aspettano l’assalto della piccola piccina.  Ma vuoi sapere tu dove sta il segreto della tua fortezza nella tua piccolezza, che mentre resti sperduta ora nella luce del sole, ora in mezzo alle stelle, ora nei mari miei e quelli della Mamma Celeste, il tuo atomo non si arresta, si svincola ed esce di nuovo in campo per compiere il suo riepilogamento di tutte le opere del Fiat Divino? Tutto il segreto è rinchiuso in Esso che ti muove, ti investe, ti dà la corda per farti girare e per farti racchiudere tutti gli atti suoi, per farsi da Sé stesso, per mezzo della tua piccolezza, dare l’assalto per farsi tirare a venire a regnare sulla terra.  Che cosa non può l’atomo animato dal mio Volere? Tutto, perché esso diventa un’atto in mezzo a tutti gli atti suoi di Volontà Divina, e ciò basta per poter fare di tutti gli atti suoi un solo atto, per dire:  “Tutto è mio, e tutto mi deve servire per poter strappare il regno del Fiat Divino sulla terra”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando quanto male ha fatto la volontà umana alle povere creature, quindi io l’aborrisco, né voglio più conoscerla, né guardarla, perché è troppo nauseante.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la volontà umana da sola è nauseante, ma unita con la mia è la cosa più bella che creai, molto più, che dalla Divinità mai poteva uscire una cosa creata da Noi che facesse nausea; essa unita con la nostra terrebbe il moto continuo del bene, della luce, della santità, della bellezza, e col nostro moto continuo, che mai cessa, sarebbe stata il prodigio più grande della Creazione, il nostro moto la purificherebbe da ogni ombra di macchia, succederebbe come al mare, che perché mormora continuamente e tiene il suo moto perenne, le sue acque sono pure e cristalline, oh! se le acque del mare stessero ferme, le acque perderebbero la purezza e si renderebbero talmente nauseanti, che nessuno lo guarderebbero, le acque sarebbero tanto sozze e piene di lordure, che le navi non potrebbero valicare il mare, e nessuno farebbe suo cibo di quei pesci d’acque sì putride, sicché il mare sarebbe un peso alla terra e produrrebbe il contagio di tutti i mali alle umane generazioni.  Invece, solo ché mormora e tiene il suo moto continuo, quanto bene non fa alle creature, e mentre nel suo seno nasconde chi sa quante sozzure, col suo mormorio tiene il dominio di tenerle seppellite nel fondo di esso e padroneggia la purezza delle sue acque pure e svuotate da qualunque sozzure.  Tale è l’umana volontà, più che mare, che se il moto divino mormora in essa, è bella e pura, tutti i mali restano sepolti e senza vita, invece, se la mia Volontà non mormora in essa e non tiene il suo primo moto, tutti i mali rinascono, e si rende dalla più bella la più brutta, da far pietà.  Un’altra immagine è la natura umana, unita coll’anima è bella, vede, sente, cammina, opera, parla, non puzza; disunita dall’anima imputridisce, puzza orribilmente, fa schifo a vederla, si può dire che non più si riconosce, chi ha fatto un cambiamento sì differente dal corpo vivo al corpo morto? La mancanza del mormorio dell’anima, del suo moto continuo che primeggiava nella natura umana.  Tale fu messa la mia Volontà all’umano volere, come anima da cui doveva ricevere la vita, il suo mormorio continuo, sicché, finché sta unita con la mia è un prodigio di vita, di bellezza, disunita dalla mia perde le gambe, le mani, la parola, la vista, il calore, la vita, di conseguenza diventa talmente orrida, più che cadavere, da meritarsi che si seppellisca nel più profondo dell’abisso, perché la sua puzza è intollerabile.  Perciò chi non sta unito con la mia Volontà, perde la vita della sua anima, perciò nulla può fare di bene, e tutto ciò che fa è senza vita”.

 

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23-34

Febbraio 2, 1928

 

Come deve supplire per chi non ha operato nell’unità del Fiat Divino.  Come per

chi non lo possiede è un linguaggio a lei estraneo.  Ragione perché finora non

hanno parlato di Essa.  Come chi non vive nell’unità riceve gli effetti dalla

Volontà Divina, non la vita di Essa.  Esempio del Sole con la terra.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Fiat Supremo, e giunta nell’Eden stavo dicendo tra me:  “Mio Gesù, faccio mia l’unità del tuo Volere per supplire a quell’unità che perdette il mio padre Adamo quando si sottrò da Esso, e per supplire a tutti quei atti che non hanno fatto nell’unità di Esso tutti i suoi discendenti”.  Ma mentre ciò dicevo, pensavo tra me:  “Ed io sto nell’unità del Fiat Divino? Se non sto, come posso supplire per gli altri? Quindi il mio dire finisce in parole, ma non nei fatti”.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando Adamo peccò ci fu la ritirata dell’unità della mia Volontà d’ambi le parti:  L’uomo si ritirò da Essa ed Essa si ritirò da lui, e col ritirarsi la mia, l’uomo perdette la mia unità, tutti i suoi pregi, ed i diritti che Dio gli aveva dato nel crearlo, perché lui fu il vero disertore dal regno della mia Volontà, ed il disertore perde tutti i diritti ed il possesso dei suoi stessi beni.  Ora, come la mia Volontà si ritirò dall’uomo perché fu lui a ritirarsi per il primo, così può di nuovo darsi a chi, ritirandosi dall’umano volere, rientra nel suo regno come nuovo conquistatrice di quell’unità del mio Fiat Divino, molto più, che tra te e la Divinità c’è stato un’accordo insieme, il mio Volere a farti il gran dono della sua unità, chiamandoti al primo atto della Creazione, e tu non solo a riceverlo, ma a fargli il dono della tua volontà, sicché d’ambi le parti c’è stato lo scambio, ma non in semplici parole, ma coi fatti, tanto vero, che la mia ti sta mettendo a giorno ciò che riguarda il dono grande che ti ha fatto, acciocché conosca ciò che possiedi, goda dei suoi beni e apprezzandolo lo impetri all’umana famiglia, e tu avendo fatto il dono della tua volontà, non vuoi più riconoscerla e senti terrore solo a ricordarla.  Ora è giusto che faccia il tuo dovere e supplisca a quell’unità perduta dall’uomo, da che la mia fece la sua ritirata, ritirandosi nelle sue regioni celesti.  Non è forse padrona la mia Volontà di darsi di nuovo, purché trovi di nuovo chi non più vuol vivere della sua volontà umana? E poi, tu devi sapere che se non ci fosse la mia Volontà in te, non avresti potuto comprendere il suo linguaggio celeste, sarebbe stato per te come un dialetto a te estraneo, come una luce senza calore, come un cibo senza sostanza e ti sarebbe stato difficile di scriverle sulla carta, per trasmetterle ai tuoi fratelli.  Tutto ciò è segno che la mia Volontà padroneggiandoti in tutto, si fa pensiero nella tua mente, parola sulle tue labbra, palpito nel tuo cuore, maestro che sa che la sua alunna comprende le sue lezioni e ama d’ascoltarlo, perciò era necessario farti il dono della mia Volontà Divina, per darti grazia necessaria per farti conoscere e trascrivere tutte le più belle prerogative del regno del mio Fiat Divino.  Ed è anche questa la ragione perché nessuno finora ha parlato a lungo della mia Volontà, per far comprendere i mari immensi di bene che contiene e che vuol dare e può dare alle creature, al più se ne sono uscite con poche parole e con parole quasi mezzo spezzate, come se non avessero che dire del mio Fiat sì lungo ed esteso, che contiene e abbraccia tutta l’eternità, non possedendolo come dono e cosa propria, per tutti era come estraneo il linguaggio di parlare dell’importanza e dei suoi pregi infiniti, se non la conoscevano a fondo, come potevano parlarne d’una Volontà Divina che contiene tanto, che non bastano tutti i secoli a parlarne di Essa? Perciò sii attenta figlia mia, e mentre valichi il suo mare, prendi sempre qualche cosa di nuovo per farla conoscere alle umane generazioni”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando sull’unità del Fiat Divino e dicevo tra me:  “Come tutti quelli che hanno fatto il bene, tante opere grandi, come potevano farle se non possedevano la sua unità?” E Gesù sempre benigno ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutto il bene fatto finora dalle creature, è stato fatto in virtù degli effetti della mia Volontà Divina, perché non c’è bene senza di Essa, ma che siano vissuti totalmente e pienamente nella sua unità, nessuno finora, solo la mia Mamma Regina e perciò attirò il gran prodigio dell’Incarnazione del Verbo, se ciò fosse, la terra sarebbe ritornata allo stato dell’eden, e poi colui che l’avrebbe posseduto l’unità del mio Volere, non avrebbe potuto né contenerla, né resistere senza parlarne, sarebbe stato come se il sole si vorrebbe racchiudere dentro d’un vaso di cristallo, senza spandere i suoi raggi, non avrebbe piuttosto col suo calore crepato il vetro per essere libero nello spandere i suoi raggi? Possedere l’unità del mio Fiat, e non parlarne, e non spandere i suoi raggi, la bellezza delle sue conoscenze, le sarebbe stato impossibile, le creperebbe il cuore se non desse sfogo a manifestare in parte la pienezza della sua luce e dei beni di Esso, quindi il bene è stato fatto in virtù degli effetti di Esso.  Ciò succede, che il sole in virtù degli effetti che contiene la sua luce, fa germogliare le piante e fa produrre tanto bene alla terra, pare che la terra e gli effetti del sole lavorano insieme per produrre piante, frutti e fiori alle creature, ma la terra non si eleva nella sfera del sole, se ciò facesse, il sole avrebbe tanta forza, di togliere la sua parte oscura e tutti i suoi atomi di polvere li convertirebbe in luce, e la terra diventerebbe sole, ma siccome la terra non si eleva, né la sfera del sole scende nel basso, la terra rimane terra ed il sole non la trasforma in esso, pare che l’uno e l’altra si guardano da lontano, si aiutano e lavorano insieme per mezzo degli effetti della luce, che dall’altezza della sua sfera spande sulla terra, e sebbene riceve tanti mirabili effetti, produce le più belle fioriture, ma passa gran distanza tra la terra ed il sole, non si rassomigliano tra loro, né la vita dell’uno diventa vita dell’altra, e perciò la terra non sa parlare del sole, né dire tutti gli effetti che contiene, né quanto calore e luce possiede.  Tale si trova la creatura che non possiede l’unità della mia Volontà, non si eleva nella sua sfera altissima per diventare sole, né il mio Sole divino scende per formare la vita di essa, ma volendo fare il bene si aggira in torno alla sua luce, ed Essa comunica gli effetti per fare germogliare il bene che vuole, perché il mio Fiat non si nega a nessuno, anzi con la sua luce risveglia la natura umana per farla rinverdire e farla produrre frutti d’opere buone”.

 

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23-35

Febbraio 5, 1928

 

Promessa nell’Eden del futuro Redentore.  Promessa solenne nel Pater Noster

del regno della Volontà Divina.  Come Iddio si sente ripetere la gioia della Creazione.

 

(1) La mia povera mente si sente come fissata nel Fiat Supremo e mi sento come una piccola bambina, che siccome le piacciono le belle lezioni della sua amata maestra, le si gira sempre intorno facendole mille domande, per avere il piacere di sentirla parlare e apprendere altre lezioni più belle, e mentre la maestra parla, essa se ne sta con la bocca aperta ad ascoltarla, tante sono le belle sorprese che le fa delle sue lezioni.  Tale sono io, una piccola piccina che mi aggiro intorno alla luce della Divina Volontà, più che maestra, ché voglio attingere la sua vita dalle belle lezioni che fa alla piccola anima mia, ed Essa, perché piccola, si compiace di contentarmi, dandomi tale sorprese di lezioni divine, non mai da me pensate.  Onde, mentre pensavo al regno della Divina Volontà e mi sembrava come difficile il suo regnare sulla terra, il mio amato Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come Adamo peccò, Dio le fece promessa del futuro Redentore, passarono secoli, ma la promessa non venne meno, e le generazioni ebbero il bene della Redenzione.  Ora, quando venni dal Cielo e formai il regno della Redenzione, prima di partire al Cielo feci un’altra promessa, più solenne, del regno della mia Volontà, e questa fu nel Pater Noster, e per darle più valore e per ottenerlo più subito, la feci questa promessa formale nella solennità della mia preghiera, pregando il Padre che facessi venire il suo regno, che è la Volontà Divina come in Cielo così in terra; mi mise Io a capo di questa preghiera, conoscendo che tale era la sua Volontà e che pregato da Me, non mi avrebbe nulla negato, molto più, che con la sua stessa Volontà Io pregavo e chiedevo una cosa dal mio stesso Padre voluta, e dopo d’averla formato questa preghiera innanzi al mio Padre Celeste, sicuro che mi veniva accordato il regno della mia Volontà Divina sulla terra, l’insegnai ai miei apostoli, affinché l’avessero imparato a tutto il mondo, perché uno fosse il grido di tutti:  “Sia fatta la Volontà tua, come in Cielo così in terra”.  Promessa più certa e solenne non potrei fare; i secoli per Noi sono come un punto solo, ma le nostre parole sono atti e fatti compiuti.  Il mio stesso pregare al Padre Celeste:  “Venga, venga il regno tuo, sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra”, significava che con la mia venuta sulla terra il regno della mia Volontà non veniva stabilito in mezzo alle creature, altrimenti avrei detto:  “Padre mio, il regno nostro che già ho stabilito sulla terra sia confermato, e la nostra Volontà domini e regni”.  Invece dissi:  “Venga”, ciò significava che deve venire, e le creature devono aspettarlo con quella certezza che aspettarono il futuro Redentore, perché c’è la mia Volontà Divina legata e compromessa in quelle parole del Pater Noster, e quando Essa si lega, è più che certo ciò che promette.  Molto più che il tutto fu da Me preparato, non ci voleva altro che le manifestazioni del regno mio, e lo sto facendo, credi tu che le tante verità che ti sto facendo sul mio Fiat sia per darti una semplice notizia? No, no, è perché voglio che tutti conoscano che il suo regno è vicino, e che ne conoscano le sue belle prerogative, affinché tutti amino, sospirino d’entrar a vivere in un regno sì santo, pieno di felicità e di tutti i beni.  Quindi, ciò che a te sembra difficile, alla potenza del nostro Fiat è facile, perché Esso sa smuovere tutte le difficoltà e conquidere tutto come vuole e quando vuole”.

(3) Onde stavo secondo il mio solito, facendo il mio giro nell’Eterno Fiat e girando per tutta la Creazione, portavo tutte le opere innanzi alla Divinità per darle il più bell’omaggio e la gloria grande di tutte le opere Loro; ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Ma qual’è la gloria che do al mio Creatore col portargli tutte le opere sue?” E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, col far ciò ci porti la gioia delle nostre opere compiute, perché prima di creare la Creazione stavano dentro di Noi, come in deposito nella nostra Volontà, e non avevamo la gloria, la gioia di vedere le nostre opere fuori di Noi, formate e compiute fuori di Noi, in modo che le nostre opere furono formate quando fu creata la Creazione, e chi gira in mezzo ad esse, le guarda e volendole raccogliere tutte insieme intorno a Noi e dirci:  “Come sono belle le opere vostre, perfette e sante, la loro armonia, l’ordine perfetto, dicono chi Tu sei, e narrano la gloria vostra”.  Noi ci sentiamo ripetere la gioia, la gloria, come se stessimo di nuovo stendendo il cielo, formando il sole e tutte le opere nostre, sicché la Creazione sta sempre in atto e come parlante per mezzo della piccola figlia del nostro Volere.  Ciò può succedere anche a te, se tu avessi nella tua volontà deciso di fare tante belle opere, tu non godi, ma la tua gioia incomincia quando vedi le opere compiute, e se una persona amandoti, spesso te le portassi intorno per dirti:  “Vedi come sono belle le opere tue”.  Non ti sentiresti gloriosa e ripetere la gioia quando le compiste? Tale sono Io, le ripetizioni formano le mie più belle sorprese”.

 

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23-36

Febbraio 9, 1928

 

La Sovrana del Cielo, il riflettore di Gesù.  Gradimenti di Gesù nel

chiedere il suo Fiat.  Come Gesù raccolse tutti i beni e consumò

tutti i mali, come accese il rogo dentro di sé.

 

(1) Continuando a seguire gli atti di Gesù fatti nella sua Divina Volontà quando stava sulla terra, seguivo Madre e Figlio quando fuggirono in Egitto e pensavo tra me:  “Come doveva essere bello vedere il caro bambinello in braccia alla sua Mamma Divina, che mentre così piccino, racchiudendo in Sé l’eterno Fiat, racchiudeva Cielo e terra, tutto da Lui usciva come Creatore e tutto da Lui pendeva, e la Regina Sovrana, trasfusa nel piccolo Gesù in virtù dello stesso Fiat che l’animava, formava il riflettore di Gesù, il suo eco, la sua stessa vita, quante bellezze nascoste possedevano, quante varietà di cieli più belli di quello che si vede nel nostro orizzonte, quanti soli più fulgidi contenevano, eppure nessuno ne vedeva nulla, non si vedeva altro che tre poveri fuggiaschi.  Gesù, Amor mio, voglio seguire passo passo i passi della mia Mamma Celeste, e come cammina voglio animare i fili dell’erba, gli atomi della terra, e farti sentire sotto alle sue piante il mio ti amo, voglio animare tutta la luce del sole e come ti splende sul viso, voglio che ti porti il mio ti amo; tutte le ondate del vento, le sue carezze, tutti ti dicano ti amo; son’io che nel tuo Fiat ti porto il calore del sole per riscaldarti, le ondate di vento per carezzarti, il suo sibilo per parlarti e dirti:  “Caro piccino, fate conoscere a tutti il tuo Voler Divino, fatelo uscire da dentro la tua piccola Umanità, affinché prenda il suo dominio e vi formi il suo regno in mezzo alle creature”.  Ma mentre la mia mente si perdeva appresso a Gesù, e sarei troppo lunga se il tutto volessi dire, il mio sommo e unico bene Gesù si è mosso nel mio interno, e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io e la Mamma mia eravamo come due gemelli nati dallo stesso parto, perché non tenevamo che una sola Volontà che ci dava la vita, il Fiat Divino metteva in comune gli atti nostri, in modo che il Figlio rifletta in Lei, e la Mamma rifletteva nel Figlio, sicché il regno della Volontà Divina teneva il suo pieno vigore, il suo dominio perfetto in Noi, e mentre fuggivamo in Egitto, portavamo il Volere Divino come passeggiando per quelle regioni, e sentivamo il suo gran dolore ché non regnava nelle creature, e guardando i secoli, sentivamo la grande gioia del suo regno che doveva formare in mezzo ad esse, ed oh! come ci giungevano graditi sulle ali del nostro Fiat i tuoi ripetuti ritornelli nel vento, nel sole, nell’acqua, sotto dei nostri passi:  “Ti amo, ti amo, venga il regno tuo”.  Era l’eco nostro che sentivamo in te, che non volevamo altro che la Volontà Divina regnasse e fosse la conquistatrice di tutti, perciò fin d’allora amavamo la nostra piccola piccina, che non chiedeva e voleva se non che ciò che volevamo Noi”.

(3) Onde seguitavo a pensare a tutto ciò che il mio dolce Gesù aveva fatto stando sulla terra, e Lui ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando venni sulla terra Io guardai tutti i secoli passati, presenti e futuri, per raccogliere nella mia Umanità tutto ciò che di bene e di buono si potessero fare da tutte le generazioni, per mettere il suggello e la conferma del bene, nulla distrussi di ciò ch’era buono, anzi li volli racchiudere in Me per darle Vita Divina, e aggiungendo il bene che mancava e che Io feci per completare tutti i beni delle umane creature, sulle ali dei secoli mi portavo alle umane creature, per dare a ciascuna il mio operato completo, come pure raccolsi tutti i mali per consumarli, e a forza di dolori e pene che volli soffrire, accesi il rogo nella mia stessa Umanità, dove bruciare tutti i mali, volendone sentire ciascuna pena, per far rinascere tutti i beni opposti ai mali, per far rinascere a vita novella le umane generazioni.  E siccome Io per formare tutti i rimedi possibili ed immaginabili a tutti i redenti, per poi disporli a ricevere il gran bene della mia Volontà regnante in mezzo a loro, feci tutto, soffrii tutto e consumai tutto, così tu per preparare il mio regno alle creature, devi racchiudere tutto ciò ch’è santo e buono, e a via di pene devi consumare tutti i mali, per far rinascere la vita della mia Volontà Divina in mezzo alle creature, tu devi essere il mio eco, in cui devo fare il deposito da dove deve sorgere il regno del mio Fiat, seguimi passo passo, e sentirai la vita, il palpito, la felicità di questo regno che contengo in Me, e che vuole uscire per regnare in mezzo alle creature, ed è tanto l’amore mio per esso, che se permisi al nemico infernale che penetrasse nell’eden, non permetterò che metta piede nell’eden del regno del Fiat, e perciò permisi che si avvicinasse a Me nel deserto, per debilitarlo e mettergli il termine ai suoi passi e chiudergli la via perché non ardisse d’entrarvi.  Non senti tu stessa come la tua presenza terrorizza il nemico e si mette in fuga per non vederti? E’ la forza della mia vittoria che lo precipita, e sentendosi confuso fugge.  Tutto è preparato, non resta altro che farlo conoscere”.

 

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23-37

Febbraio 12, 1928

 

Lamenti dell’anima.  Come Gesù racchiuse dentro di Sé tutti gli atti respinti

dalle creature, e formò il suo regno.  Come chi possiede il Fiat Divino possiede

la forza bilocatrice e può dare a Dio come suo ciò ch’è di Dio.

 

(1) La mia povera mente va sempre spaziandosi nei confini interminabili del Fiat Supremo, ed il mio povero cuore è sotto l’incubo del dolore straziante della privazione del mio amato Gesù, le ore sono secoli, le notti interminabili senza di Lui, e siccome è un dolore divino che piomba sulla mia piccola anima, la sua immensità mi affoga, mi schiaccia, e sento tutto il peso d’un dolore eterno.  Oh! Dio Santo, come mi togli quella vita che tu stesso vuoi che possegga? Come mi metti nell’impossibilità di vivere e vivere morendo, perché la fonte della tua Vita non vi è in me? Ah! Gesù, ritorna, non abbandonarmi a me stessa, non posso vivere senza vita, Gesù! Gesù! quanto mi costa l’averti conosciuto, quanti strappi hai fatto alla mia vita umana per darmi la tua, e ora vivo sospesa, la mia non la trovo più, perché coi tuoi stratagemmi me l’hai rubato, la tua appena la sento, ma come strappata dall’eclisse forte della luce della tua Volontà, sicché tutto per me è finito e sono costretta a rassegnarmi e a sentire la tua Vita per mezzo dei raggi di luce, dei riflessi che mi porta la tua adorabile Volontà, non ne posso più; Gesù, ritorna a colei che tanto amasti e dicevi d’amarmi, e ora hai avuto la forza d’abbandonarla, ritorna una volta per sempre e decidi di non più lasciarmi.  Ma mentre sfogavo il mio dolore, si è mosso nel mio interno e mitigando la luce che lo eclissava, mi ha steso le braccia stringendomi forte, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, povera mia piccina, coraggio, è la mia Volontà che vuole il suo primo posto in te, ma Io non devo decidermi di non lasciarti, la mia decisione fu presa quando tu ti decidesti di non più lasciarmi, allora ci fu un rubarci la vita a vicenda, Io la tua e tu la mia, con questa differenza, che prima tu mi vedevi senza l’eclisse della luce del mio Fiat, Esso stava come rinchiuso dentro di Me, ora, volendo prendere vita in te, ha straripato fuori di Me e bilocandosi ha rinchiuso la mia Umanità dentro della sua luce, e perciò tu senti la mia Vita attraverso i riflessi della sua luce, dunque perché temi che ti lasci? Ora, tu devi sapere che la mia Umanità rifece in Essa tutti gli atti respinti dalle creature, che la mia Volontà Divina dandosi a loro voleva che facessero, Io li rifeci tutti e li depositai in Me stesso per formare il suo regno, aspettando il tempo propizio per uscirli da Me, e depositarli nelle creature come fondamento di questo regno; se Io non avessi ciò fatto, il regno della mia Volontà non poteva effettuarsi in mezzo alle creature, perché solo Io, come Uomo e Dio, potevo supplire all’uomo e ricevere dentro di Me tutto l’operato d’una Volontà Divina che dovevano ricevere e fare le creature, e per mezzo mio comunicarlo a loro, perché nell’eden le due volontà, umana e Divina, restarono come in cagnesco, perché l’umana si oppose alla Divina, tutte le altre offese furono come conseguenza, perciò dovetti prima rifare in Me tutti gli atti opposti al Fiat Divino, farlo distendere in Me il suo regno, se non riconciliavo queste due volontà in cagnesco come potevo formare la Redenzione? Perciò tutto ciò che Io feci sulla terra, il primo atto era di ristabilire l’armonia, l’ordine tra le due volontà per formare il mio regno, la Redenzione fu conseguenza di questo, e perciò fu necessario togliere le conseguenze del male che aveva prodotto l’umano volere, e quindi diedi rimedi efficacissimi per poi manifestare il gran bene del regno della mia Volontà.  Onde i riflessi della luce di Essa non fanno altro che portarti gli atti che contiene la mia Umanità, per fare che tutto fosse Volontà Divina in te, perciò sii attenta a seguirla e non temere”.

(3) Dopo ciò stavo seguendo il mio giro nella Creazione per dare al mio Creatore tutti gli omaggi delle qualità divine che ciascuna cosa creata contiene, ché essendo uscito tutto dal Fiat Divino, di conseguenza ne mantiene la vita, anzi è l’atto primo di ciascuna cosa creata; ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Le cose create non sono mie, come posso dire con diritto, ti offro gli omaggi della luce del sole, la gloria del cielo stellato e via via?” Ma mentre ciò pensavo il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi possiede la mia Volontà e vive in Essa, può con diritto dire:  “Il sole è mio, il cielo, il mare, tutto è mio, e come mio porto tutto intorno alla Maestà Divina, per dargli la gloria che ciascuna cosa creata contiene”.  Difatti, non è forse tutta la Creazione opera del mio Fiat onnipotente? Non scorre la sua Vita palpitante, il suo calore vitale, il suo moto incessante che muove tutto, ordina e armonizza tutto, come se fosse tutta la Creazione un’atto solo? Onde chi possiede il mio Voler Divino come vita, cieli, sole, mari e tutto, non sono robe a lei estranee, ma tutto è suo, come tutto è del mio Fiat, perché lei non è altro, col possederlo, che un parto suo che tiene tutti i diritti su tutti i parti di Esso, qual’è tutta la Creazione.  Quindi con diritto e con verità può dire al suo Creatore:  “Ti offro tutti gli omaggi della luce del sole con tutti i suoi effetti, simbolo della tua luce eterna, la gloria dell’immensità dei cieli, e così di tutto il resto”.  Il possedere la mia Volontà è Vita Divina che l’anima svolge nell’anima sua, sicché tutto ciò che da lei esce contiene potenza, immensità, luce, amore, sentiamo in essa la nostra forza bilocatrice, che bilocandoci mette in attitudine tutte le nostre qualità divine e come sue ce le offre come omaggi divini, degne di quel Fiat Divino che sa e può bilocarsi per richiamare la creatura al primo atto della Creazione, quale facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza”.

 

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23-38

Febbraio 20, 1928

 

Come chi deve racchiudere un bene per darlo alle creature,

deve racchiudere in sé tutto quel bene.  Ciò successe alla

Vergine e a Nostro Signore.  Che significa unità.

 

(1) Le privazioni di Gesù si fanno più a lungo, e vivo solo in balia del Fiat Divino, che avendosi costituito vita della piccola anima mia, mi sembra che il mio amato Gesù, affidandomi ad Esso, si nasconda dietro le cortine della sua luce, solo per far la spia e stare sull’attenti se io seguo sempre la sua adorabile Volontà.  Oh! Dio, che pena stare in un’immensità di luce e non saper trovare la via e muovere i passi per trovare Colui che amo, che mi ha formato, che mi ha detto tante verità che me le sento in me come tante Vite Divine palpitanti che mi fanno comprendere chi è Colui che voglio e non trovo.  Ah! Gesù! Gesù! ritorna, come, mi fai sentire il tuo palpito nel mio cuore e ti nascondi? Ma mentre sfogavo, pensavo tra me:  “Forse Gesù non trova né in me, né in altri le disposizioni per ricevere la vita delle altre sue verità, e per non far restare sospese queste vite, tace e si nasconde”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sommo bene Gesù si è mosso dentro del mio interno in atto di muovere i passi per uscire fuori di me e mi ha detto:

(2) “Povera piccola figlia mia, ti sei perduta nella luce e non sai trovare Colui che con tanto amore tu cerchi, la luce ti forma le onde altissime e forma le sbarre per trovarmi, ma non sai tu che la luce son’Io, la vita, il palpito che tu senti, son’Io? Come poteva mai avere la mia Volontà la sua Vita in te, se non c’era il tuo Gesù in te, che dava il campo a svolgere l’operato del mio Volere nell’anima tua? Perciò quietati.  Or tu devi sapere che chi deve essere portatore d’un bene, deve accentrare in sé tutta la pienezza di quel bene, altrimenti il bene non troverebbe la via da dove uscire.  Ora dovendo accentrare in te il regno della mia Volontà, nulla deve mancare di Essa, perché la sua luce ti dispone a ricevere tutte le verità necessarie per formare il regno suo, e se le altre creature sono indisposte a ricevere tutte le vite delle verità del Fiat, al più non ti darò capacità di manifestarle come tante volte succede, ma a te come depositaria nulla deve mancare.  Ciò successe nella Regina del Cielo, ché dovendo essere Lei la depositaria del Verbo incarnato, che doveva darmi alle umane generazioni, accentrai in Lei tutti i beni dei redenti e tutto ciò che conveniva per poter ricevere la Vita d’un Dio, quindi l’altezza della Mamma mia possiede la sovranità su tutte le creature e su ciascuno degli atti e beni che possono fare, in modo che se esse pensano santamente, Lei è come canale dei santi pensieri, e quindi tiene la sovranità su di essi, se parlano, se operano, se camminano santamente, il principio di tutto ciò scende dalla Vergine, e perciò tiene il diritto e la sovranità sulle parole, passi, opere, non c’è bene che si faccia che da Lei non discenda, perché se Lei fu causa primaria dell’incarnazione del Verbo, era giusto che fosse il canale di tutti i beni e ne tenesse i diritti di sovranità su tutto.  Ciò successe anche di Me, che dovendo essere il Redentore di tutti, dovevo contenere in Me tutti i beni della Redenzione, Io sono il canale, la fonte, il mare dove partono tutti i beni dei redenti e posseggo per natura il diritto di sovrano sopra di tutti gli atti e beni che fanno le creature; il nostro regnare non è come il regnare delle creature, che dominano e regnano sugli atti esterni di esse, e neppure su tutti gli atti esterni, ma degli interni non ne sanno nulla, né hanno diritto di sovranità, perché non esce da loro la vita, il pensiero, la parola dei loro dipendenti, invece da Me esce la vita di tutto l’operato interno ed esterno delle creature.  Perciò le creature dovrebbero essere atti, che su ciascuno atto di loro, quello della Madre Celeste ed il mio pende su l’atto che fanno, e come sovrani lo formano, lo dirigono e le danno la vita”.

(3) Dopo di ciò continuavo a seguire il mio giro nella Divina Volontà, e unendomi all’unità che possedeva il mio primo padre Adamo prima di peccare, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu non hai compreso bene che significa unità.  Unità significa accentramento e principio di tutti gli atti delle creature, passate, presenti e future.  Sicché Adamo prima di peccare, quando possedeva la nostra unità, racchiudeva nei suoi pensieri l’unità di tutti i pensieri delle creature, l’unità di tutte le parole, opere e passi.  Quindi Io trovavo in lui, nella mia unità, il principio, il seguito e la fine di tutti gli atti delle umane generazioni; lui nella mia unità racchiudeva tutti e possedeva tutto.  Onde figlia mia, salendo tu a quella stessa unità lasciata da lui, prendi il suo posto e mettendoti nel principio di tutti e di tutto, racchiudi in te gli stessi atti di Adamo, con tutto il seguito di tutti gli atti delle creature.  Vivere nella mia Volontà significa:  “Sono il principio di tutti, da me tutto discende come tutto discende dal Fiat Divino, sicché sono il pensiero, la parola, l’opera ed il passo di tutti, tutto prendo e tutto porto al mio Creatore”.  Si intende che Adamo doveva possedere e racchiudere tutti se non si fosse sottratto dalla nostra Volontà e vissuto sempre nell’unità nostra, e quindi le umane generazioni, se ciò fosse, avrebbero vissuto tutte nel nostro Volere, onde una sarebbe stata la Volontà, una l’unità, uno l’eco di tutti, che mettendo in comune tutto, ciascuno avrebbe racchiuso tutto in sé stesso”.

 

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23-39

Febbraio 25, 1928

 

Come il Volere Divino sta come centro di vita in mezzo alle creature.

Come il palpito è il re della natura e il pensiero è il re dell’anima.

 

(1) Il mio volo nel Fiat Divino è continuo, mi sembra che Gesù, le sue comunicazioni, tutto è finito, molto più che non sono in mio potere, se il buon Gesù non si benigna di dirmi altro io resto sempre la piccola ignorantella, perché senza di Lui non so inoltrarmi, né sono capace né di concepire, né di dire un solo a-c di più, sicché devo contentarmi e abituarmi a vivere solo a solo col Voler Divino, perché Esso non mi lascia mai, anzi mi sento ch’è incapace di potermi lasciare, perché lo trovo in me, fuori di me, in ogni mio atto, coll’immensità della sua luce si presta a dar vita all’atto mio, non c’è punto dove non lo trovo, anzi non c’è punto né spazio, né in Cielo, né in terra, dove non primeggia la sua Vita, la sua luce in atto di darsi alla creatura.  Sicché mi trovo che la Volontà Divina non può lasciarmi, ed io neppure posso separarmi da Essa, siamo inseparabili, non mi fa le scappatine che mi fa Gesù, anzi se non la prendo come atto primo degli atti miei, Essa resta dolente e si lamenta che nell’atto mio non ha primeggiato l’atto suo, la sua luce, la sua Vita.  Oh! Volontà Divina quanto sei adorabile, amabile ed insuperabile, quanto più sto più ti comprendo e ti amo.  Ma mentre la mia povera mente si perdeva nel Fiat, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà si trova in mezzo alle creature come centro di vita.  Come il cuore umano si può chiamare re della natura, perché se palpita il cuore la mente pensa, la bocca parla, le mani operano, i piedi camminano; se non palpita il cuore tutto d’un colpo finisce, tutto, perché manca il re alla povera natura, quindi manca chi regga e dia vita al pensiero, alla parola, e a tutto ciò che può fare la creatura.  Come re dell’anima è il pensiero, la sede, il trono dove svolge l’anima la sua attività, la sua vita, il suo regime.  Ora se la natura umana vorrebbe soffocare il palpito del cuore, farne a meno del suo re per parlare, pensare e altro, che cosa succederebbe? Essa stessa darebbe morte a tutti gli atti suoi, sicché sarebbe suicida di sé stessa, e se l’anima vorrebbe soffocare il pensiero, non troverebbe la via dove svolgere la sua attività, quindi sarebbe come un re senza regno e senza popoli.  Ora ciò ch’è il cuore per la vita umana, ed il pensiero per l’anima, è la mia Volontà Divina in ciascuna creatura, Essa è come centro di vita, e dal suo incessante ed eterno palpito palpita e la creatura pensa, palpita e parla, cammina e opera, ed esse non solo non pensano, ma la soffocano, soffocano la sua luce, la sua santità, la sua pace, il retto operare, il giusto e santo parlare, e certi la soffocano tanto, che si rendono suicide delle anime loro, e la mia Volontà nel basso mondo è come un re senza regno e senza popoli, e le creature vivono come se non avessero né re, né Vita Divina, né regime, perché manca il re del loro palpito alla loro natura, ed il re del pensiero alle loro anime.  E siccome per la sua immensità coinvolge tutto e tutti, è costretta a vivere come soffocata in Sé stessa, perché manca chi riceva la sua Vita, la sua attitudine, il suo regime.  Ma Essa vuol formare il suo regno sulla terra, vuole avere il suo popolo eletto e fedele, e perciò ad onta che sta in mezzo alle creature, vive sconosciuta e soffocata, ma non si arresta, non parte per le sue regioni celesti, ma persiste a starci in mezzo a loro per farsi conoscere, vorrebbe far sapere a tutti il bene che vuol fare, le sue leggi celesti, il suo amore insuperabile, il suo palpito che palpita luce, santità, amore, doni, pace, felicità, e tale vuole i figli del regno suo, perciò la sua Vita in te, le sue conoscenze, affinché faccia conoscere che significa Volontà Divina, ed Io godo e mi sto nascosto nella mia stessa Volontà per darle tutto il campo e lo svolgimento della sua Vita in te”.

 

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23-40

Febbraio 28, 1928

 

Come Iddio tiene nel Cielo la gerarchia degli angeli con nove cori distinti, così terrà

la gerarchia dei figli del suo regno con altri nove cori.  Condizione dei confessori

defunti e come la memoria del padre Di Francia non sarà spenta in quest’opera.

 

(1) Stavo pensando al santo Voler Divino, e mille pensieri si affollavano nella mia povera mente, parevano come tante luci più forte che sorgessero, che poi si unificavano nella stessa luce del Sole eterno di quel Fiat che non conosce tramonto; ma chi può dire ciò che pensavo? Pensavo alle tante conoscenze dettami da Gesù sulla Divina Volontà e come ciascuna di esse porta una Vita Divina nell’anima, coll’impronta d’una rarità di bellezza, di felicità, ma distinta l’una dall’altra, che mette in comune con chi ha il bene di conoscerla e di amarla.  Sicché pensavo tra me:  “Una conoscenza di più o di meno ci sarà gran differenza tra un’anima e l’altra”.  Onde sentivo pena nel ricordarmi dei miei confessori defunti, che tanto interesse avevano avuto di farmi scrivere ciò che il benedetto Gesù mi diceva sulla Divina Volontà, sentivo pena del venerabile padre Di Francia, che tanti sacrifici aveva fatto a venir da lontano affrontando spese per la pubblicazione, e nel più bello da andare avanti Gesù se lo portò al Cielo, quindi non conoscendo questi, tutto ciò che riguarda il Fiat, non possederanno tutte le Vite e rarità di bellezza e felicità che queste conoscenze contengono.  Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, che il volerli dire tutti sarei troppo lunga, il mio dolce Gesù ha steso le sue braccia dentro il mio interno, e spandendo luce mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come tengo la gerarchia degli angeli, con nove cori distinti, così terrò la gerarchia dei figli del regno del mio Fiat Divino.  Esso terrà i suoi nove cori e si distingueranno dall’uno all’altro dalle varietà delle bellezze che avranno acquistato col conoscere, chi più e chi meno, le conoscenze che al mio Fiat appartengono, perciò ogni conoscenza di più del mio Volere Divino è una nuova creazione che forma nelle creature di felicità e di bellezza inarrivabile, perché è una Vita Divina che corre dentro, che porta in sé tutte le sfumature delle bellezze di Colui che le manifesta, e tutti i tasti e suoni delle gioie e felicità del nostro Essere Divino.  Onde se la nostra paterna bontà espone la sua Vita, la sua bellezza e felicità fino a crearla in mezzo alle creature, ed esse non s’interessano di conoscerla per prenderla per mezzo delle nostre conoscenze già date a loro, non è giusto che ricevano né la bellezza, né i suoni delle nostre gioie come doti proprie, prenderanno quello che avranno conosciuto, perciò ci saranno vari cori nella gerarchia del regno della mia Volontà Divina.  Se sapessi che differenza passerà tra chi porta le mie conoscenze dalla terra e tra chi le acquisterà nel Cielo; i primi le terranno come doti proprie e si vedrà in loro la natura delle bellezze divine, e si sentiranno gli stessi suoni delle gioie e felicità che fa sentire e forma il loro Creatore, invece nei secondi, non sarà né natura in loro, né doti proprie, ma li riceveranno per effetto di comunicazione degli altri, quasi come la terra riceve gli effetti del sole, ma essa non possiede la natura del sole.  Quindi quelli che possederanno tutte le conoscenze, formeranno il coro più alto, e così a secondo che conosceranno verranno formati i diversi cori.  Però tutti quelli che avranno acquistato queste conoscenze, sia in tutto, sia in parte, avranno il titolo nobile di figli del mio regno, perché queste conoscenze sul mio Fiat, per chi ha il bene di conoscerle per farne vita propria, hanno virtù di nobilitare la creatura e di far scorrere nell’anima gli umori vitali della Vita Divina, e di elevarla alla sua origine primiera, e sono come il pennello del facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza, e dipingono l’immagine del Creatore nella creatura.  In riguardo poi a chi conoscerà di più e chi meno, non sarà distrutta la loro nobiltà, succederà come per esempio d’una famiglia nobile, che tiene molti figli, alcuni di questi si danno allo studio, altri alle belle arti, quindi questi si elevano di più, hanno posti alti e decorosi, sono più conosciuti, amati e stimati, perché per le scienze che posseggono fanno più bene in mezzo alle genti, ciò che non fanno gli altri fratelli, ma con tutto ciò, che questi coi loro sacrifici si elevano tanto, non distrugge che gli altri fratelli siano nobili, perché portano tutti in loro il sangue nobile del loro padre, quindi vestono nobilmente, tengono modi nobili nell’operare e nel parlare, in tutto, tali saranno i figli del mio Fiat, tutti nobili, perderanno la ruvidezza dell’umano volere, i miseri cenci delle passioni, le tenebre dei dubbi, dei timori sarà messo in fuga dalla luce delle mie conoscenze e getterà tutti in un mare di pace.  Quindi i tuoi confessori passati all’altra vita saranno come il preludio dei figli della mia Volontà, perché il primo si sacrificò tanto e lavorò per aiutare il piccolo campicello dell’anima tua, e sebbene Io allora poco ti parlava del mio Fiat, perché dovevo disporti prima, lui sarà come il primo foriero, come l’alba che annunzia il giorno del regno della mia Volontà; il secondo e terzo tuo confessore, che tanto presero parte, e conobbero in gran parte le conoscenze di Essa e tanto sacrifizio fecero, specie il terzo, che amava tanto che fossero conosciute e che tanto si sacrificò nello scrivere, saranno come sole che spunta, che mettendosi in corso forma il giorno pieno di luce; quelli che seguono saranno come il pieno meriggio del gran giorno della mia Volontà, a secondo l’interesse che hanno avuto e avranno, saranno messi, chi alla prim’ora del giorno del mio Volere, chi alla seconda, chi alla terza e chi al pieno meriggio.  E credi tu che la memoria del padre Di Francia, i tanti suoi sacrifici e desideri di far conoscere la mia Volontà, fino ad iniziare la pubblicazione, solo perché me l’ho portato al Cielo, sarà spenta la sua memoria in questa grand’opera del mio Fiat Divino? No, no, anzi lui terrà il primo posto, perché lui col venire da lontano, andò come in cerca della cosa più preziosa che può esistere in Cielo ed in terra, dell’atto che più mi glorifica, anzi mi darà gloria completa da parte delle creature, e loro riceveranno beni completi, lui preparò il terreno per fare che fosse conosciuta la mia Volontà Divina, tanto vero, che non risparmiò nulla, né spese, né sacrifici, e ancorché non ebbe compimento la pubblicazione, solo coll’iniziarla preparò le vie per fare che un giorno potrà essere conosciuta e avere vita l’opera della mia Volontà in mezzo alle creature.  Chi mai potrà distruggere che il padre Di Francia sia stato il primo iniziatore di far conoscere il regno della mia Volontà? E solo perché la sua vita si spense, non ebbe il compimento la pubblicazione? Sicché quando si conoscerà questa grand’opera, il suo nome, la sua memoria, sarà piena di gloria e di splendore e terrà il suo atto primo in un’opera sì grande, tanto in Cielo come in terra.  Difatti, perché esiste una battaglia e quasi ognuno ne sospira la vittoria di vincere di ritenere gli scritti sul mio Fiat Divino? Perché lui si portò gli scritti per pubblicarli, se ciò non fosse, chi ne avrebbe parlato? Nessuno, e se lui non avesse fatto comprendere l’importanza, il gran bene di questi scritti, nessuno si sarebbe interessato.  Perciò figlia mia, la mia bontà è tanta che premio giustamente e sovrabbondante il bene che fa la creatura, specie in quest’opera della mia Volontà che tanto m’interessa; che cosa non darò a chi si occupa e si sacrifica per mettere in salvo i diritti del mio eterno Fiat? Eccederò tanto nel dare, che farò meravigliare il Cielo e la terra”.

(3) Ond’io nel sentir ciò pensavo tra me:  “Se tanto bene contengono queste conoscenze, se Gesù benedetto continuerà dopo la mia morte altre conoscenze del suo Fiat ad altre anime, non si attribuirà a quell’opera una opera sì grande?” E Gesù movendosi come in fretta nel mio interno ha soggiunto:

(4) “No, no figlia mia, come il padre Di Francia si dirà ch’è stato il primo propagatore, i tuoi confessori, cooperatori, così si dirà che la piccola figlia della mia Volontà è stata la prima e la depositaria d’un tanto bene, a cui veniva affidata e scelta con missione speciale.  Supponi un tale che abbia fatto una invenzione importante, forse gli altri la propagano, la diffondono di più, la imitano, la ingrandiscono, ma nessuno potrà dire:  “Io sono l’inventore di questa opera”.  Si dirà sempre, l’inventore fu il tale.  Così sarà di te, si dirà che l’origine del regno del mio Fiat, la depositaria è stata la piccola figlia della mia Volontà”.

 

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23-41

Marzo 3,1928

 

Come tutte le cose partono da un punto.  Sublimità dello stato d’Adamo.

Perché Nostro Signore finora non ha manifestato il suo stato felice.

Come chi possiede l’unità possiede la sorgente del bene.

 

(1) Il mio povero cuore nuotava nel dolore della privazione del mio dolce Gesù, e ne era impensierita, mi sentivo soffocare dal dolore, e a qualunque costo avrei voluto trovare Colui per cui sono tanto torturata, per dire le mie angustie, ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere ciò che senti nell’anima tua, perché non è altro che il lavorio che sta facendo in te il mio Fiat Divino.  Esso sta racchiudendo tutto in te, tutti e tutto in te, tutti i secoli passati ed i futuri, per fare che tutto ciò che ha fatto il Supremo Volere nella Creazione, getti in te il suo germe per ricevere da te le soddisfazioni ed il contraccambio a tutti gli atti suoi che gli devono le creature, perciò non ti impensierire, perché in ogni tua ora della vita, sono secoli che la mia Volontà racchiude, quindi è necessario che chi deve avere il suo atto primiero nella mia Volontà regnante, deve avere l’origine di Essa, per poter svolgere la sua Vita Divina.  Tutte le cose partono da un punto, e da quel punto si allargano e si diffondono a tutti, vedi, anche il sole tiene il suo primo punto, il suo centro di luce, la sua sfera, e dal suo centro riempie di luce tutta la terra, perciò segui la mia Volontà e non ti dar pensiero”.

(3) Onde seguivo il mio giro nella Divina Volontà, e giungendo nell’eden per unirmi allo stato d’Adamo prima di peccare, quando possedeva l’unità col suo Creatore, per ricominciare i miei atti insieme con lui e per supplire e continuarla quando la perdette col cadere in peccato, pensavo tra me:  “Perché Gesù benedetto non ha manifestato a nessuno lo stato sublime, le maraviglie che passavano tra Adamo innocente ed il suo Creatore, il pelago delle felicità, delle bellezze che possedeva? Tutto era accentrato in lui, tutto da lui partiva, oh! se si conoscesse lo stato di Adamo, le sue grandi prerogative, forse tutti sospirerebbero di ritornare alla sua origine dove l’uomo uscì”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e tutto bontà mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la mia paterna bontà allora manifesta un bene quando deve portare un’utile alle creature, se ciò non veggo, a che pro manifestarlo? La storia dell’uomo innocente mi è troppo tenera, al solo ricordarla il mio amore sorge, rigurgita e forma le sue onde altissime per riversarsi come si riversava sopra ad Adamo innocente, e non trovando a chi riversarlo, perché non trova un’altro Adamo che lo riceva, capace di ridarmi i suoi sbocchi d’amore, perché il mio Fiat Divino integro in lui manteneva la vita reciproca di corrispondenza tra l’infinito ed il finito, il mio amore ne soffre e ritornando in Me le mie stesse onde d’amore, perché non trova a chi riversarlo, resta soffocato dal mio stesso amore, ecco perché non ho manifestato finora lo stato d’Adamo innocente, né lui manifestò quasi nulla del suo stato felice, perché al solo ricordarlo si sentiva morire di dolore, ed Io mi sentivo soffocare dal mio amore.  Ora figlia mia, volendo ripristinare il regno della mia Divina Volontà, veggo l’utile di manifestare lo stato d’Adamo innocente, ed è questa la causa perché spesso ti parlo del suo stato sublime, perché voglio ripetere ciò che facevo con lui, ed in virtù del mio Volere, voglio elevarti allo stato primiero della creazione dell’uomo.  Che cosa non può darmi la creatura che possiede il mio Fiat, l’unità di Esso? Tutto può darmi ed Io tutto posso dare.  Onde potendo dare ciò che manifesto, il mio amore non soffoca le mie onde, anzi me le mette fuori, e vedendole riprodotte nella creatura ne gode e mi sento di manifestare ciò che non si conosce per utile e bene loro.  Se tu sapessi quanto godo nel dare, come il mio amore festeggia quando veggo disposta la creatura che vuol ricevere i miei beni, saresti più attenta a farmi sfogare il mio amore contenuto”.

(5) Detto ciò ha fato silenzio ed io mi sentivo come inabissata nel Voler Divino, le sue maraviglie, ciò che può fare l’anima col possedere la sua Volontà mi rapivano, ed io piccola piccina nuotavo nel mare di luce del Fiat e come mi movevo così si alzavano le onde di luce, investite queste onde di tinte di svariata bellezza e si andavano a scaricare nel seno del mio Creatore, e la paterna bontà celeste, vedendosi investita dalle onde della sua piccina moveva le sue onde verso di me.  Oh! Volontà Suprema, quanto sei ammirabile! amabile, desiderabile più che la stessa vita, Tu mi ami tanto che mi metti a gara col mio Creatore, volendo che pareggiassi con Colui che me ha creato.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, chi possiede l’unità del mio Volere è padrona d’agire e di fare quanto bene vuole, perché tiene in sé la sorgente del bene, la tiene a sua disposizione, sente in sé i tocchi continui del suo Creatore, le onde del suo paterno amore e si sentirebbe troppo ingrata se non formasse le sue onde, molto più che si sente scorrere nell’anima sua il suo piccolo mare, del mare immenso di Colui che l’ha creato.  Invece chi non possiede la sua unità, non possiede sorgente, quindi fa bisogno se vuol fare il bene della liberalità divina in ogni atto buono che vuol fare, quasi atto per atto deve chiedere grazia per poter compiere il bene che vuole, invece chi possiede la mia unità, il bene si converte in natura, e solo che vuol operare, trova la sorgente del bene in sé e opera”.

 

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23-42

Marzo 8, 1928

 

Come Iddio creò l’uomo per tenerlo sulle sue ginocchia e farlo fare il ripetitore

degli atti suoi.  Come Gesù faceva vedere che metteva tutti i volumi scritti sul

suo Volere, tutti ordinati nel suo Cuore.  Amore di Gesù per gli scritti ed il bene

che faranno.  Come chi si decida di vivere nel Fiat viene legato con catene di luce.

 

(1) Continuavo a starmi tutta abbandonata nel santo Voler Divino, seguendo i suoi innumerevoli atti come più potevo, ché è tanta la loro molteplicità, che molte volte non posso né seguirli, né numerarli tutti, e debbo contentarmi di guardarli, ma non di abbracciarli; la sua attività supera in modo incredibile l’attitudine umana, e perciò alla mia piccolezza non mi viene dato di tutto fare, ma di fare quanto più posso, e di non mai uscire da dentro le opere del Fiat Divino.  Onde mentre la mia mente si sperdeva nelle opere del Voler Divino, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra paterna bontà creò l’uomo per tenerlo sulle nostre paterne ginocchia per godercelo continuamente, e lui per godersela in modo perenne col suo Creatore, e per essere stabili i suoi ed i nostri godimenti lo tenevamo sulle nostre ginocchia; e siccome la Volontà nostra doveva essere anche la sua, Essa portava l’eco di tutti i nostri atti nel fondo dell’uomo che amavamo come figlio nostro, ed il nostro figlio nel sentire l’eco nostro faceva il ripetitore degli atti del suo Creatore.  Quali contenti non si formavano tra lui e Noi nel risuonare nel fondo del cuore del nostro figlio questo nostro eco creante, che formava in lui l’ordine degli atti nostri, l’armonia delle nostre gioie e felicità, l’immagine della nostra santità? Che tempi felici per lui e per Noi.  Ma sai tu chi strappò dalle nostre ginocchia paterne questo figlio tanto da Noi amato? Il voler umano, ce lo allontanò tanto, che perdette il nostro eco creante, e non ne seppe più nulla che cosa faceva il suo Creatore, e Noi perdemmo la felicità di vedere il nostro figlio felice e trastullarsi sulle nostre ginocchia paterne, perché in lui sottentrò l’eco del suo volere che lo amareggiava, tiranneggiava con passioni le più degradanti, da renderlo tanto infelice, da far pietà.  E’ proprio questo che significa vivere nel nostro Volere, vivere sulle nostre ginocchia paterne, a cura nostra, a spese nostre, nell’opulenza delle nostre ricchezze, gioie e felicità.  Se tu sapessi il contento che sentiamo nel vedere la creatura vivere sulle nostre ginocchia, tutta attenta a sentire l’eco della nostra parola, l’eco delle nostre opere, l’eco dei nostri passi, l’eco del nostro amore per farne la ripetitrice, tu saresti più attenta per fare che nulla ti sfuggisse dell’eco nostro, per darci il contento di vedere la tua piccolezza, far da ripetitrice agli atti del tuo Creatore”.

(3) Ond’io nel sentire ciò gli ho detto:  “Amor mio, se si deve vivere nel tuo Volere, vivendo sulle tue ginocchia paterne non si deve far nulla, né operare, né camminare, altrimenti come si può stare sulle tue ginocchia?” E Gesù:

(4) “No, no, si può fare tutto, la nostra immensità è tanta, che dovunque troverà le nostre ginocchia paterne, sempre pronte agli atti suoi, che si prestano a tenerlo dovunque stretto sulle ginocchia divine, molto più che ciò che essa fa, non è altro che l’eco di ciò che Noi facciamo”.

(5) Dopo di ciò, mi sentivo preoccupata sopra di questi scritti sulla Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno che teneva tutti i volumi scritti su di Essa, e che uno per uno li prendeva nelle sue mani, li guardava con tale tenerezza amorosa, come se gli volesse scoppiare il cuore, e come li prendeva così se li metteva tutti ordinati nel suo cuore santissimo, io ne sono restata meravigliata nel vederlo con quanto amore amava quegli scritti, e con quanta gelosia se li chiudeva nel suo cuore per custodirli, e Gesù nel vedere la mia maraviglia mi ha detto:

(6) “Figlia mia, se tu sapessi quanto amo questi scritti, essi mi costano più della stessa Creazione e Redenzione, quanto amore e lavoro ci ho messo in questi scritti, mi costano assai assai, c’è dentro tutto il valore della mia Volontà, sono la manifestazione del mio regno e la conferma che voglio il regno della mia Volontà Divina in mezzo alle creature, il bene che faranno sarà grande, saranno come soli che sorgeranno in mezzo alle tenebre fitte dell’umano volere, come vite che metteranno in fuga la morte alle povere creature, essi saranno il trionfo di tutte le opere mie, la narrazione più tenera, più convincente come amai e amo l’uomo.  Perciò l’amo con tale gelosia che li custodirò nel mio cuore divino, né permetterò che neppure una parola vada perduta; che cosa non ho messo in questi scritti? Tutto, grazia soprabbondante, luce che illumina, riscalda, feconda, amore che ferisce, verità che conquidono, allettamenti che rapiscono, vite che porteranno la resurrezione del regno della mia Volontà.  Perciò anche tu apprezzali e farne quella stima che meritano e godi del bene che faranno”.

(7) Dopo ciò, seguivo il mio abbandono nel Fiat, mi sentivo tutta investita dalla sua luce interminabile, ed il mio adorabile Gesù ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, come l’anima si decide di vivere nella mia Volontà Divina, senza più dare vita alla sua, Io per essere sicuro e per dare sicurezza ad essa, la lego con catene di luce e faccio ciò per non togliere il libero arbitrio, dono datogli alla creatura nella Creazione, ciò che Io do una volta non tolgo, menochè la creatura, essa stessa rigetti i doni miei, perciò la lego di luce, ché volendo se ne può uscire quando vuole, ma per uscire deve fare uno sforzo incredibile, perché queste catene di luce investiranno gli atti suoi, ed in ogni suo atto sentirà e vedrà la bellezza, la grazia, la ricchezza che questa luce comunica ai suoi atti e formerà l’incanto ed il vero eclisse all’umano volere, in modo che si sentirà felice e onorata di essere legata con catene sì nobili che le portano tanto bene, e ambirà che l’umano non abbia più vita negli atti suoi e sospirerà con ardore che il Voler Divino prenda il suo posto.  Sicché si sentirà libera e legata, ma non sforzata, ma spontanea di sua libera volontà, alettata dal gran bene che le viene, in modo che vedrà i suoi atti circondati da tanti anelli di luce che formando catene la trasformano nella stessa luce, ed in ogni suo atto, l’anima uscirà tante voci armoniose e belle, come suoni argentini, che ferendo l’udito di tutto il Cielo, farà conoscere che la mia Volontà Divina sta operando nella creatura”.

 

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23-43

Marzo 11, 1928

 

Differenza tra Gesù e la Vergine.  Come tutta la vita nascosta di Gesù in

Nazareth fu il richiamo del regno della Volontà Divina sulla terra.

Come la volontà umana è la fonte del bene o del male.

 

(1) Stavo pensando che differenza passava tra la Vergine santa ed il mio amabile Gesù, stando che in tutti e due il Volere Divino teneva la sua vita, il suo pieno dominio, il suo regno, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tra Me e la Regina Celeste una era la Volontà che ci animava, una la Vita, però tra Lei e Me passava questa differenza, tra un’abitazione che da tutte parti entra la luce del sole, in modo che la luce la investe, la domina, non c’è parte di questa abitazione che la luce non fa da regina, quindi essa è preda della luce, riceve sempre luce e cresce sotto l’influsso della luce.  Invece un’altra abitazione possiede dentro di essa la sfera del sole, quindi la sorgente della luce non la riceve da fuori, ma la possiede dentro, non c’è differenza tra l’una e l’altra? Ora questa differenza passa tra Me e la Mamma mia, Essa è l’abitazione investita dalla luce, si fece sua preda ed il Sole della mia Volontà le dava sempre, sempre, la nutrì di luce e cresceva nei raggi interminabili del Sole eterno del mio Fiat, invece la mia Umanità possedeva in Sé stessa la sfera del Sole Divino, la sua sorgente che sempre sorge senza mai scemare, e la Sovrana Regina attingeva da Me la luce che le dava la vita e la gloria di Regina della luce, perché chi possiede un bene si può chiamare regina di quel bene”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio Fiat Divino, facendo il mio giro in Esso, e giunta nella casa di Nazaret dove il mio amabile Gesù aveva fatto la sua vita nascosta, per seguirne gli atti suoi stavo dicendogli:  “Amor mio, non c’è atto che Tu fai che il mio ti amo non ti segue, per chiederti per mezzo degli atti tuoi il regno della tua Volontà; il mio ti amo ti segue ovunque, nei passi che fai, nelle parole che dici, nel legno che batti, e mentre batti il legno batti il volere umano, affinché sia disfatto e risorga il tuo Voler Divino in mezzo alle creature, il mio ti amo scorre nell’acqua che bevi, nel cibo che prendi, nell’aria che respiri, nei fiumi d’amore che passano tra Te e la tua Mamma e san Giuseppe, nelle preghiere che fai, nel tuo palpito ardente, nel sonno che prendi, oh! come vorrei starti vicina per sussurrarti all’orecchio:  “Ti amo, ti amo, deh! fa che venga il regno tuo”.  Ora, mentre avrei voluto che il mio ti amo facesse corona a tutti gli atti di Gesù, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutta la mia vita nascosta, e così lunga, non fu altro che il richiamo del regno della mia Volontà Divina sulla terra, volli rifare in Me tutti gli atti che dovevano fare le creature in Essa, per poi porgerli a loro, e lo volli fare insieme con la Mamma mia, la volli sempre insieme nella mia vita nascosta per formare questo regno.  Due persone avevano distrutto questo regno del mio Fiat Divino, Adamo ed Eva; altre due, Io e l’altezza della Sovrana Regina dovevamo rifarlo.  Sicché primo pensai al regno della mi Volontà Divina, perché la volontà umana era stata la prima ad offendere la mia col sottrarsi da Essa, tutte le altre offese vennero in secondo grado, come conseguenza del primo atto.  E’ la volontà umana la vita o la morte delle creature, la sua felicità o la sua tirannia e sventura in cui si precipita, il suo angelo buono che la mena al Cielo, o trasformandosi in demonio la precipita all’inferno, tutto il male sta nella volontà, come pure tutto il bene, perché essa è come fonte di vita messa nella creatura che può zampillare gioie, felicità, santità, pace, virtù, oppure getta da sé fontanine di guai, di miserie, di peccati, di guerre che distruggono tutti i beni.  Perciò primo pensai al regno della mia Volontà in questa vita nascosta per ben trent’anni, e poi con la piccola vita pubblica, appena tre anni, pensai alla Redenzione, e mentre nel formare il regno del mio Fiat Divino ebbi con Me sempre vicina la Mamma Celeste, nella vita pubblica ne fui a meno, al meno corporalmente della sua presenza, perché per il regno del mio Fiat mi costituivo Io Re, e la Vergine Regina, per essere primo Io e poi Lei il fondamento del regno distrutto dalla volontà umana.  Vedi dunque come il regno del mio Voler Divino, per necessità, per ragione e per conseguenza veniva formato con la mia venuta sulla terra in primo ordine, né avrei potuto formare la Redenzione, se non avessi soddisfatto il mio Padre Celeste dal primo atto offensivo che gli aveva fatto la creatura, quindi il regno della mia Volontà è formato, non resta altro che farlo conoscere, e perciò non faccio altro che seguire insieme con te e porgerti gli atti miei che feci per formarlo, accompagnare gli atti tuoi perché scorra in essi il fondamento dei miei, sto sull’attento che il tuo volere non abbia vita, affinché il mio sia libero.  Insomma, sto facendo come ad una seconda mia Madre, richiamando tutti gli atti fatti insieme con la Vergine per deporli in te.  Perciò sii attenta a seguire in tutto la mia Volontà”.

 

Sia tutto a gloria di Dio e a compimento della sua Santissima Volontà.

 

Deo Gratias.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta