[1]

I.  M.  I.  A.

Fiat!!!

In Voluntate Dei! Deo Gratias.

24-1

Marzo 19, 1928

 

Ritrosia nello scrivere sulla piccolezza.  Ritorno degli scritti.  Come la Volontà

Divina vive soffocata in mezzo alle creature perché non è conosciuta.

Grave peso su coloro che dovrebbero farla conoscere, come si

rendono rubatori.  Preparazione di grandi avvenimenti.

 

(1) Cuor mio e vita mia Gesù, eccomi di nuovo al grande sacrificio di ricominciare a scrivere un’altro volume, il cuore mi sanguina per lo sforzo che faccio, specie per le condizioni in cui si trova lo stato della piccola e povera anima mia.  Amor mio, se tu non mi aiuti, non mi travolgi in te, non fai uso della tua potenza e del tuo amore su di me, non posso andare più avanti e sarò incapace di vergare una sola parola, perciò ti prego che trionfi in me il solo tuo Fiat! E se vuoi che continui a scrivere, non abbandonarmi a me stessa, continua il tuo ufficio di maestro dettatore alla piccola anima mia, se poi non vuoi che io più scriva, bacio ed adoro il tuo Voler Divino e ti ringrazio, e ti prego che faccia profitto di tante lezioni che mi hai dato, che le rumine sempre e che modelli la mia vita secondo i tuoi insegnamenti.  Mamma Celeste, Sovrana Regina, stendi su di me il tuo manto azzurro per proteggermi, guida la mia mano mentre scrivo affinché possa compiere la Divina Volontà.

(2) Onde, avendo compiuto il ventesimoterzo volume di scrivere, lo sa solo Gesù con quale stento e con quale sacrificio, mi lamentavo con il benedetto Gesù, che aveva tanto scarseggiato nei suoi insegnamenti, che tanto mi aveva fatto stentare per scrivere poche parole.  Quindi pensavo tra me:  “Io non ho più che scrivere, perché se Gesù non parla, io non ho che dire, e Gesù pare che non tiene più nulla di dirmi, è vero che la storia del suo Fiat è senza limiti, non finisce mai, anche eternamente nel Cielo terrà sempre da dire sull’eterno Volere, ed essendo eterno racchiude l’infinito, e l’infinito tiene cose e conoscenze infinite da dire, in modo che non finisce mai, sembra il sole che mentre dà luce tiene sempre luce da dare, la sua luce non si esaurisce mai; ma non può essere che per me metta un limite al suo dire e faccia sosta nel raccontare la lunga storia della sua Eterna Volontà?” Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno in atto d’uscire e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, come sei piccola! e si vede che quanto più stai, più piccola ti fai, e come piccina vuoi misurare con la tua piccolezza la nostra grandezza; coi tuoi limiti nel dire, il nostro eterno dire e come piccola bambina che sei, ti contenti che il tuo Gesù non tiene più nulla da dirti, vorresti riposarti e ritornare ai nostri primi trastulli, giacché non hai più da far nulla; povera piccina, ma non sai tu che sono brevi soste che il tuo Celeste Gesù permette per altri suoi fini, non a te palesi, e quando meno telo pensi riprenderà il suo dire tanto importante sulla lunga storia del mio eterno Volere”.

(4) Dopo tanto stentare e lottare, finalmente mi son giunti gli scritti sulla Divina Volontà da Messina, ed io sentivo un contento in me ché finalmente li avevo presso di me e ringraziavo di cuore il mio dolce Gesù.  Ma Gesù movendosi nel mio interno, facendosi vedere in aria di mestizia mi ha detto:

(5) “Figlia mia, tu sei contenta ed Io sono afflitto, se tu sapessi che peso enorme gravitava su quelli di Messina, che mentre tenevano interesse di tenerli, li tenevano a dormire, essi erano rei d’una Volontà Divina, e vedendo la inoperosità con cui li tenevano, ho permesso che fossero ritornati.  Ora questo peso gravita su quelli che l’hanno fatto venire con tanto interesse, se non si occupano, anch’essi saranno rei d’una Volontà Divina, e se sapessi che significa essere rei d’una Volontà sì santa, significa tenerla inceppata, mentre Essa anela, sospira d’essere tolti i ceppi, e questi si toglieranno col farla conoscere.  Essa è piena di vita, scorre ovunque, involge tutto, e questa vita vive come soffocata in mezzo alle creature perché non è conosciuta, ed Essa geme perché vuole la libertà della sua vita, ed è costretta a tenere in Sé i raggi della sua luce interminabile perché non è conosciuta.  Ora, chi è colpevole di tante pene della mia Volontà Divina? Chi deve interessarsi a farla conoscere e non lo fa; forse il mio scopo è stato di dare tante notizie del mio Fiat, senza il frutto desiderato di farla conoscere? No, no, voglio la vita di ciò che ho detto, voglio far splendere il nuovo sole, voglio il frutto di tante conoscenze che ho manifestato, voglio che il mio lavoro riceva il sospirato effetto.  Difatti, quanto non ho lavorato per disporti a ricevere conoscenze sì importanti sulla mia Volontà? E tu stessa quanti sacrifici non hai fatto e quante grazie non ti ho dato per farteli fare? Il mio lavoro è stato lungo, e quando ti vedevo sacrificata, guardavo al gran bene che avrebbero fatto le mie conoscenze sul Fiat in mezzo alle creature, la nuova era che doveva spuntare in virtù di esse, ed il mio tenero cuore mentre soffriva nel sacrificarti, prendeva un immenso piacere nel vedere che in virtù di ciò, il bene, la pace, l’ordine, la felicità che dovevano ricevere gli altri miei figli.  Quando Io faccio cose grandi ad un’anima, manifesto verità importanti, rinnovazioni che voglio fare in mezzo all’umana famiglia, non è per la creatura sola che ciò manifesto, ma perché voglio rinchiudere tutti in quel bene, come sole voglio che le mie verità splendano su di ciascuno, affinché chi voglia prenda la luce di esse.  Non feci ciò con la mia Mamma Celeste? Ora, se Lei avesse voluto tenere celata l’incarnazione del Verbo, qual bene avrebbe portato la mia venuta sulla terra? Nulla, sarei partito al Cielo senza dare a nessuno la mia vita, e la Sovrana Regina, se mi avesse celato, sarebbe stata rea e rubatrice di tutto il bene e di tante mie vite divine che dovevano ricevere le creature.  Così saranno rei e rubatori di tutto il bene che porteranno le conoscenze sul mio Fiat Divino, perché Esso porterà tante vite di luce, di grazia ed i beni immensi che contiene una Volontà Divina.  Perciò grave peso gravita su coloro che dovrebbero occuparsi, se continueranno a far stare inoperosi soli sì benefici di tante verità sul mio eterno Volere, e se tu per la prima ti volessi opporre a far conoscere ciò che riguarda la mia Volontà, la prima rubatrice di tanti soli saresti tu, e di tanti beni che devono ricevere le creature per mezzo di queste conoscenze”.

(6) Poi, con un’accento più tenero ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, il mondo sta come bruciato, non vi è chi versi su di loro quell’acqua pura che li disseti, e se bevono è l’acqua torbida della loro volontà che li brucia di più.  Gli stessi buoni, i figli della mia Chiesa che cercano di fare il bene, dopo aver fatto il bene non sentono la felicità del bene, ma piuttosto il peso del bene che le porta la mestizia e la stanchezza, sai perché? Perché manca nello stesso bene la vita del mio Fiat, che contiene la forza divina che toglie qualunque stanchezza, manca la luce ed il calore della mia Volontà che tiene virtù di svuotare qualunque peso e di raddolcire tutte le amarezze, manca la rugiada benefica del mio Fiat che imperla le azioni delle creature, e le fa comparire tanto belle da portarle la vita della felicità, manca l’acqua che sempre sorge del mio Volere che mentre feconda in modo divino, dà vita e disseta, e perciò bevono e bruciano di più.  Vedi dunque com’è necessario che le sue conoscenze siano conosciute, e si facciano vie in mezzo alle creature per porgere a ciascuno la vita della mia Volontà, con la sorgente dei beni che Essa contiene.  Tutti sentono, anche quelli che si dicono più buoni, che li manca una cosa necessaria, sentono le loro opere non compiute, e tutti sospirano un’altro bene, ma essi stessi non sanno che cosa sia.  E’ la pienezza e totalità del mio Fiat Divino che manca negli atti loro, e perciò le loro opere sono come a metà, perché solo col mio, e nel mio Volere, si possono fare opere compiute.  Quindi, Esso sospira che sia conosciuto per portare la sua vita ed il compimento alle opere delle sue creature, molto più che grandi avvenimenti sto preparando, dolorosi e prosperi, castighi e grazie, guerre improvvise ed inaspettate, tutto per disporre a ricevere il bene delle conoscenze del mio Fiat e, se le lasceranno dormire senza slanciarle in mezzo alle creature, renderanno senza frutto gli avvenimenti che sto preparando; qual conto non mi daranno? Mentre con queste conoscenze sto preparando la rinnovazione e la ripristinazione dell’umana famiglia.  Quindi da parte tua non mettere nessun’ostacolo e se

guita a pregare che presto venga il regno della mia Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-2

Marzo 25, 1928

 

Come le conoscenze sono tanti passi che il Divin Volere ha fatto per

ritornare in mezzo alle creature.  Come questi passi porteranno

vita, luce, santità.  Sospiri di Gesù nel farli conoscere.

 

(1) La mia povera mente mentre seguiva il Fiat Divino per accompagnare gli atti suoi, andava pensando a tante verità che il mio amato Gesù mi aveva detto sulla Divina Volontà, con quanto amore ed interesse me le aveva manifestato.  Onde pensavo tra me:  “Le prime verità dettami da Lui sembravano lampi di luce, che sprigionavano da dentro una luce interminabile, poi, mano mano non più lampi, ma fontane di luce, sotto di cui, la povera anima mia restava sotto il continuo getto di queste fontane di luce, finalmente mi sembravano mari di luce, di verità, in cui io restavo tanto sommersa, che la mia piccola capacità non tutto poteva prendere e lasciava molte verità in quello stesso mare in cui io mi sentivo immersa, ma non mi era dato di restringere in me tutta quella luce interminabile, che convertendosi in parole mi manifestavano l’armonia, la bellezza, la potenza del Supremo Volere; ora mi sembra che sto nella luce, ma la luce non parla, ed io mentre bevo mari di luce non so dirne nulla”.  Ora mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno, e tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che la nostra paterna bontà, come l’uomo si sottrò dalla nostra Volontà, così ritirò la vita operante di Essa da mezzo le creature, perciò pochissimo hanno saputo dire di Essa, perché non scorreva in loro come vita il mare della luce operante del mio Fiat Divino, perché essi stessi ingratamente lo avevano respinto, e per somma nostra bontà le lasciammo il bene di poter seguire gli ordini del nostro Volere, non la vita, in cui potevano sperare la loro salvezza, perché senza di Essa non c’è né salvezza, né santità.  Ma la nostra paterna bontà, il nostro Volere ed il nostro amore, vagheggiavano, sospiravano, anelavano forte il ritorno come vita operante in mezzo alle creature, vedevano che esse non potevano raggiungere lo scopo perfetto della Creazione, né formare quell’immagine da Noi voluta, tutta a somiglianza nostra come fu creata da Noi senza la vita operante del nostro Fiat, perché Esso essendo atto primo della creatura, mancando Esso la creatura resta disordinata, contraffatta, perché le manca il primo atto della sua esistenza.  Ora, tu devi sapere che il nostro Essere Supremo, dopo tanti secoli di sospiri nascosti, rigurgitò più forte d’amore, più che nella stessa Creazione e Redenzione, sentimmo il bisogno d’amore, perché Esso rigurgitando straripava fuori di Noi, di fare i primi passi verso la creatura, e come Io incominciai a manifestarti le prime verità sul mio Voler Divino, così lo tiravo a fare i primi passi in mezzo alle creature, e questi passi li accentravo in te per mezzo delle sue conoscenze, e come vedevo che mettevi i tuoi passi in quelli del Fiat Divino, Io gioivo, facevo festa, e manifestandoti altre verità su di Esso, lo tiravo a fare altri passi, sicché quante verità ti ho detto sulla mia Volontà, tanti passi ho fatto fare al mio Fiat per farlo ritornare come vita operante in mezzo alle creature.  Perciò te ne ho detto tanto, che si può dire che Cielo e terra sono pieni dei passi delle conoscenze del mio Volere, che unendosi insieme formano il mare di luce nell’anima tua, che volendo straripare da dentro di te, vuol fare la sua via in mezzo alle creature, e questi passi saranno moltiplicati a secondo che saranno riconosciute le verità sulla mia Volontà, perché Io non manifesto mai una verità, se non quando voglio far dono, dandole la vita ed il bene che essa contiene.  Onde fino a tanto che la mia Volontà Divina non sarà conosciuta con tutte le sue conoscenze, i suoi passi saranno inceppati e sospeso il bene che vuol fare alle creature.  Se tu sapessi com’è doloroso poter fare del bene, mettersi in atto di farlo, e perché non si conosce tenerlo sospeso, ed aspettare e riaspettare, e sospirare chi lo faccia conoscere per sgravarsi dal peso del bene che vuol dare, oh! come ti affretteresti a far conoscere tutti i passi del mio Fiat, molto più ché essi sono passi che porteranno non rimedi, aiuti, medicine, ma pienezza di vita, di luce, di santità e totalità di beni, ed il mio amore rigurgitando ed allagando tutto il mondo, ripristinerà l’ordine della Creazione ed il dominio del mio Volere in mezzo all’umana famiglia”.

(3) Dopo di ciò il mio dolce Gesù si faceva vedere che da dentro il suo cuore divino uscivano tanti raggi di luce, dal punto dove partivano stavano impressa ciascuna conoscenza sulla Divina Volontà, in modo che formavano la più bella corona di luce intorno a quel cuore divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, guarda che bella corona di gloria e di luce possiede il mio cuore divino, corona più bella e fulgida non poteva possedere, questi raggi sono tutte le conoscenze sulla mia Volontà, però questi raggi sono inceppati, non possono allungarsi, perché le sue conoscenze non sono conosciute, perciò non possono allungarsi ed allargarsi per riempire di luce tutta la terra.  Succede come succederebbe al sole se li venisse impedito che i raggi, partendosi del centro della sua sfera, restassero nell’aria senza potersi allungare per toccare la terra ed investirla con la sua luce e col suo calore, il sole col non poter allungare i suoi raggi, non potrebbe dare gli effetti che la luce contiene, né la terra riceverli, ci starebbe una certa allontananza tra la terra e la luce del sole, e quest’allontanamento impedirebbe al sole di far bene alla terra, ed essa sarebbe sterile ed infeconda.  Tale sono le conoscenze sul mio Fiat, se non si fanno conoscere, i suoi raggi non si possono allungare e prendere come in mano le anime per riscaldarle, per toglierle il torpore dell’umano volere, plasmarle di nuovo per trasformarle di nuovo nella vita che il mio Fiat le vuol infondere, perché queste conoscenze sono e contengono la nuova creazione, di trasformare la creatura come uscì dalle nostre mani creatrici”.

 

+  +  +  +

 

24-3

Aprile 1, 1928

 

Necessità della prova; qual sarà la prova dei figli del regno divino.  Chi

vive nella Divina Volontà offre a Dio atti regali.  Lunga storia di Essa.  Esempio.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino è continuo, ma mentre ero tutta abbandonata in Esso pensavo tra me:  “Qual sarà la prova che Gesù vorrà per quelli che vivranno nel regno della Divina Volontà? Se da tutti Gesù vuole una prova di fedeltà per confermare lo stato in cui lo chiama e per essere sicuro di poter affidare alla creatura i beni che le vuol dare, molto più a questi figli del regno suo che sarà lo stato più sublime che può esistere, richiederà questa prova”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, certo che non c’è sicurezza senza una prova, e quando l’anima resiste alla prova, riceve la conferma dei miei disegni e tutto ciò che l’è necessità e conviene per svolgere lo stato da me chiamata.  Perciò volli provare Adamo, per confermare il suo stato felice ed il diritto di re su tutta la Creazione, e siccome non fu fedele nella prova, di giustizia non poteva ricevere la conferma dei beni che voleva dargli il suo Creatore, perché nella prova l’uomo acquista il suggello della fedeltà, il quale lo mette in diritto di ricevere i beni che Dio aveva stabilito di dargli nello stato in cui l’anima veniva da Lui chiamata.  Chi non è provato, si può dire che non ha nessun valore, né avanti a Dio, né avanti agli uomini, né innanzi a sé stesso; Dio non può fidarsi d’un uomo senza prova, lui stesso, cioè l’uomo, non sa che forza tiene.  Onde, se Adamo avesse resistito alla prova, tutte le umane generazioni sarebbero state confermate nel suo stato felice e di regalità.  Così Io, amando con amore tutto speciale questi figli del mio Volere Divino, volli Io stesso sostenere la prova per tutti loro nella mia Umanità, riserbandomi per loro la sola prova di non fargli fare mai la loro volontà, ma solo e sempre la mia, per riconfermargli tutti i beni che ci vogliono per vivere nel regno del mio Fiat Divino, con ciò gli chiusi tutte le porte d’uscite, gli ungevo d’una fortezza invincibile, in modo che nessuno potrà entrare nei recinti altissimi del regno mio, perché quando Io comando che questa cosa non si faccia, è una porta che resto dove l’umano volere può fare la sua uscita, è una occasione che la creatura tiene sempre, da dove può uscire da dentro la mia Volontà, ma quando dico:  da qui non si esce, tutte le porte restano chiuse, la debolezza viene fortificata, e solo le resta la decisione d’entrare per non più uscire, oppure di non entrarci affatto.  Quindi per vivere nel regno del mio Volere ci sarà la sola decisione, la decisione porterà l’atto compiuto; non sto facendo così con te? Non ti grido sempre dal fondo del tuo cuore che nulla ardisca d’entrare, se non che la sola mia Volontà? Essa come centro di vita, con la sua forza onnipotente, con la sua luce abbagliante tiene tutto fuori di te, ed eclissando tutto, fa scorrere il suo primo moto di vita in tutti gli atti tuoi e domina e regna da regina”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo gli atti della Divina Volontà in tutta la Creazione, per portarli come omaggi al mio Creatore, ed in tutte le cose create vi scorreva un moto di vita che le riuniva tutte e muoveva tutto, io sono restata sorpresa ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, questo moto di vita in tutta la Creazione è la mia Volontà, che muove tutto e tiene come nel suo proprio pugno di vita tutte le cose.  Com’è lungo il suo moto, e mentre è molteplice è uno, perciò la storia della mia Volontà è lunga, e l’opera tua nel comporre la sua storia si rende lunghissima, e per quanto vorresti restringere il tuo dire ti riesce difficile, perché il suo moto che tutto muove continuamente, tiene tanto da dire di ciò che ha fatto nella sua lunghissima storia, che per quanto ha detto, le sembra che ha detto nulla, e siccome i moti, tutte le vite, tutti i campi sono suoi, tiene tante uscite per raccontare la sua lunga storia, e tu sarai la narratrice e portatrice della storia d’un Volere Eterno, che mentre dice la sua storia ti coinvolge dentro per darti la vita degli atti suoi e comunicarti, per quanto ti è possibile, il suo moto ed i beni che Esso contiene.  Perciò tu devi sapere che chi vive nel mio Volere, offre all’Eterna Maestà atti regali, atti che solo si trovano nella reggia divina della mia Volontà, ed allora Noi ci sentiamo veramente onorati dalla creatura, quando viene innanzi a Noi cogli atti regali che fa la nostra Volontà in tutta la Creazione, sono essi atti divini e degni della nostra Maestà, invece chi non vive nel nostro Volere, per quanti beni può fare, sono sempre atti umani che ci offre, non divini, inferiori a Noi perché non scorre in essi l’atto regale del nostro Fiat Divino.  Succede come ad un re che viene servito da un suo paggio, di tutte quelle cose che si trovano nella sua reggia, il re, ad onta che sono cose sue, si sente onorato perché se beve, beve la sua acqua pura in vasi d’oro, nitidi e puliti; se mangia, il cibo è degno di lui e le vien dato in piatti d’argento; se veste, le vengono portate vesti regali quali si conviene ad un re, il re si sente tutto compiaciuto e soddisfatto perché viene servito dalle cose regali che l’appartengono; invece un’altro paggio serve il re, ma quando vuol bere, va alla sua vile abitazione a prendere la sua acqua torbida, la porta in vasi di creta, non ben puliti; se mangia, va a prendere il suo cibo grossolano ed in piatti che fanno schifo; se veste, le porta vesti disadorne e non degne d’un re, il re non resta compiaciuto né onorato nell’essere servito da questo paggio, anzi resta con un dolore nel cuore e dice:  “Come, tengo le mie cose regali e questo ardisce di servirmi con le cose vili di casa sua?” Il primo paggio è chi vive nella mia Volontà, il secondo chi vive di volontà umana, che gran differenza tra l’uno e l’altro”.

 

+  +  +  +

 

24-4

Aprile 4, 1928

 

Come in Dio la parola è tutto.  La conoscenza è la portatrice dell’atto divino

ed il possesso alle creature dei beni divini.  Cura che prescrisse Gesù.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e nella mia mente si aggiravano tante cose sullo stesso Supremo Volere; onde pensavo tra me:  “Come può essere che se le conoscenze di questa Divina Volontà saranno conosciute dalle creature, può venire il suo regno? Se per venire il regno della Redenzione fece tanto, non bastò il solo conoscere, ma operò, patì, morì, fece miracoli, e per il regno del Fiat Divino, che è più della Redenzione, basteranno le sole conoscenze?” Ma mentre ciò pensavo il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per le creature, per formare la più piccola cosa hanno bisogno di opere, di passi e di materie prime, ma per Dio, per il tuo Gesù, non ha bisogno di nulla per creare e formare le opere più grandi, ed universo intero; per Noi la parola è tutto, non fu creato tutto l’universo con la sola parola? E l’uomo per godere di tutto questo universo bastò conoscerlo, sono le vie della nostra sapienza che teniamo, che per dare ci serviamo della parola, e l’uomo per ricevere se ne deve servire di conoscere ciò che Noi abbiamo detto e fatto con la nostra parola, difatti, se qualche popolo non conosce tutte le varietà delle piante che sono sparse in tutta la terra, non gode, né è padrone dei frutti di quelle piante, perché nella nostra parola c’è non solo la forza creatrice, ma unita insieme la forza comunicativa, cioè di comunicare alle creature quello che abbiamo detto e fatto, ma se non conoscono, nulla le vien dato.  Che cosa aggiunse l’uomo per godere la luce del sole e ricevere i suoi effetti? Nulla, né aggiunse nulla all’acqua che beve, al fuoco che lo riscalda ed a tant’altre cose da Me create, ma le necessitava conoscere, altrimenti sarebbe stato per l’uomo come se non esistessero.  La conoscenza è la portatrice della vita dell’atto nostro ed il possesso alla creatura dei nostri beni, sicché le conoscenze sulla mia Volontà tengono virtù di formare il suo regno in mezzo ad essi, perché tale è stato lo scopo nostro di averle manifestato, e se nella Redenzione volli scendere dal Cielo per prendere umana carne, fu perché volli scendere in tutti gli atti umani per riordinarli, molto più che Adamo si sottrò dalla nostra Volontà Divina per contentare la sua umanità, e con ciò si disordinò tutto, perdette il suo stato d’origine, ed Io dovetti fare la stessa via, scendere in una Umanità per riordinarlo di nuovo, e tutto ciò che feci in Essa doveva servire come rimedio, medicine, esempio, specchio, luce, per poter mettere in ordine l’umanità decaduta.  Ora avendo fatto tutto ciò che era necessario, ed anche di più, tanto che Io non avevo più che fare, feci tutto, e la feci da Dio con mezzi sorprendenti e con amore invincibile per riordinare questa umanità decaduta, e l’uomo non può dire che questo Gesù non l’ha fatto per curarci, per riordinarci e metterci in salvo.  E tutto ciò che Io feci nella mia Umanità, non fu altro che preparamento e cure che prescrivevo perché l’umana famiglia guarisse, per ritornare di nuovo nell’ordine della mia Divina Volontà.  Quindi dopo circa due mila anni di cura, è giusto e decoroso per Noi e per lui che non sia più malato, ma che ritorni sano per entrare nel regno della nostra Volontà, e perciò ci volevano le conoscenze di Essa, per fare che la nostra parola creatrice, che parla e crea, parla e comunica, parla e trasforma, parla e vince, parla e fa sorgere nuovi orizzonti, nuovi soli (per) quante conoscenze manifesta, in modo che formeranno tanti dolci incanti, che sorpresa la creatura resterà conquisa ed investita dalla luce del mio Eterno Volere, perché non ci vuole altro per venire il suo regno che le due volontà si bacino insieme, una si sperda nell’altra, la mia per dare e la volontà umana per ricevere.  Perciò la mia parola creatrice come bastò per creare l’universo, così sarà sufficiente per formare il regno del mio Fiat, ma è necessario che si conoscano le parole che ho detto, le conoscenze che ho manifestato, per poter comunicare il bene che contiene la mia parola creatrice, perciò insisto tanto che siano conosciute le conoscenze sulla mia Volontà, lo scopo per cui l’ho manifestato, per poter realizzare il regno mio che tanto sospiro di dare alle creature, ed Io travolgerò Cielo e terra per ottenerne l’intento”.

 

+  +  +  +

 

24-5

Aprile 6, 1928

 

Come si può mettere l’anima nell’unità Divina.  Esempio del sole.

La ripetitrice del Creatore.  Come Iddio dà a sorsi a sorsi.

Necessità che le conoscenze facciano la via.

 

(1) Stavo pensando al Fiat Divino per unirmi alla sua unità, per poter supplire a quell’unità di volontà che manca tra Creatore e creatura.  Onde pensavo tra me:  “Posso giungere a tanto, di poter penetrare nell’unità del mio Creatore?” E Gesù movendosi nel mio interno, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima che si mette nell’unità della mia Volontà, è come se si mettesse nella sfera del sole.  Vedi il sole, è uno, dall’altezza dove si trova la sua sfera fa un’atto solo, ma la luce che scende fin nel basso abbraccia tutta la terra, e dagli effetti della sua luce produce molteplici ed innumerevoli atti, quasi ad ogni cosa, ad ogni pianta, la investe, le dà il suo abbraccio di luce e gli dice:  “Che vuoi tu, la dolcezza? Te la do, e tu che vuoi, il colore? Te lo do, e tu, vuoi il profumo? Te lo do pure”.  Quasi ad ogni cosa la luce si sviscera e le dà ciò che alla sua natura le conviene per formare la sua vita e crescere secondo l’ordine da Dio creato.  Ora, perché tutto questo? Perché quella sfera contiene tanta luce e tutti i germi ed effetti di tutte le cose e piante che sono sparse sopra la faccia della terra.  Ora, simbolo di ciò è l’anima che vuol vivere nell’unità del nostro Volere, essa s’innalza nella sfera del Sole dell’Eterno Fiat, che contiene tanta luce che non c’è chi le può sfuggire, e possiede tutti i germi delle vite delle creature, la sua luce va investendo e plasmando tutti, e prega che ricevano ciascuno la vita, la bellezza, la santità voluta dal loro Creatore, e l’anima da quella sfera si fa di tutti e si dà a tutti, e ripete l’atto nostro, che mentre è uno, quell’uno ha virtù di far tutto e di darsi a tutti, come se ciascuno l’avesse a sua disposizione e fosse tutto suo, perché in Noi l’unità è natura, nell’anima può essere grazia, e Noi ci sentiamo bilocati nella creatura che vive nella nostra unità, ed oh! come ci dilettiamo nel vedere la piccolezza della creatura che sale, scende, si allarga nella nostra unità per fare la ripetitrice del suo Creatore”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando come Gesù benedetto doveva far venire il regno della sua Volontà, come poteva la creatura abbracciare tutte insieme tante sue conoscenze, e quasi tutto d’un colpo, beni sì grandi, modi divini, bellezza e santità che contengono i riflessi e la somiglianza del suo Creatore.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la creatura è per natura sua che non può ricevere un bene grande, una luce che non ha confine, tutto insieme, ma lo deve prendere a sorsi a sorsi, aspettando che mandi giù il primo sorso per prendere l’altro, e se volesse prendere tutto insieme, poveretta, si affogherebbe e sarebbe costretta a mettere fuori ciò che non può contenere, aspettando che prima digerisca quel poco che ha preso, scorra come sangue nelle sue vene, si dilati quell’umore vitale in tutta la sua persona, e poi si dispone a prendere l’altro sorso.  Non è stato questo l’ordine che ho tenuto con te, manifestarti a poco a poco, incominciando dalle prime lezioni, poi le seconde, le terze, e via via ciò che riguardava il mio Eterno Fiat? E quando tu masticavi la prima e la mandavi giù scorrendo come sangue nell’anima tua, Io ti preparavo la seconda lezione, e la mia Volontà formava i primi atti di vita in te, ed Io festeggiavo la gloria di Essa e realizzavo lo scopo della Creazione, e stavo con ansia aspettando di poterti fare altre lezioni più sublimi, da riempirti tanto, che tu stessa non sapevi da dove prendere per poterle ridire.  Così farò per formare il regno del mio Voler Divino, incomincerò dalle prime lezioni che ho dato a te, e perciò voglio che si incominci a conoscere, affinché facciano la via, preparino e dispongano le anime, per fare che mano mano sospirino di ascoltare altre lezioni, in vista del gran bene che hanno ricevuto dalle prime, perciò ho preparato lezioni sì lunghe sulla mia Volontà, perché Essa racchiude lo scopo primario perché fu creato l’uomo, e tutte le cose e la vita dello stesso uomo che deve svolgere in Essa, sicché senza di Essa, è come se l’uomo non avesse la vera vita, ma una vita quasi a lui estranea, perciò piena di pericoli, d’infelicità e di miserie; povero uomo senza la vita del mio Volere, sarebbe stato per lui meglio che non fosse nato, ma per sua somma sventura neppure conosce la sua vera vita, perché finora non vi è stato chi ha spezzato il vero pane delle sue conoscenze, per formare il sangue puro e poter far crescere la sua vera vita nella creatura, gli hanno spezzato un pane magagnato, medicinato, che se non l’hanno fatto morire, non ha cresciuto sano, vegeto e forte d’una fortezza divina, come fa crescere il pane della mia Volontà, Essa è vita e tiene virtù di dare la sua vita, è luce e sbandisce le tenebre, è immensa e prende l’uomo da tutti i lati per darle fortezza, felicità, santità, in modo che tutto è al sicuro intorno a lui.  Ah! tu non sai che tesori di grazia nascondono queste conoscenze, qual bene ne porteranno alle creature, e perciò non hai interesse che incomincino a far la via per dar principio a formare il regno della mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-6

Aprile 12, 1928

 

Analogia tra l’Eden ed il Calvario.  Non si forma un regno con un

solo atto.  Necessità della morte e resurrezione di nostro Signore.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino ed accompagnavo il mio dolce Gesù nelle pene della sua passione e seguendolo nel Calvario la mia povera mente si è soffermata a pensare alle pene strazianti di Gesù sulla croce, e Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il Calvario è il nuovo Eden dove veniva restituito al genere umano ciò che perdette col sottrarsi dalla mia Volontà.  Analogia tra il Calvario e l’Eden:  Nell’Eden l’uomo perdette la grazia, sul Calvario l’acquista; nell’Eden gli fu chiuso il Cielo, perdette la sua felicità e si rese schiavo del nemico infernale, qui nel nuovo Eden, gli viene riaperto il Cielo, riacquista la pace, la felicità perduta e resta incatenato il demonio, e l’uomo libero dalla sua schiavitù; nell’Eden si oscurò e ritirò il Sole del Fiat Divino e per l’uomo fu sempre notte, simbolo del sole che si ritirò dalla faccia della terra nelle tre ore della mia tremenda agonia sulla croce, ché non potendo sostenere lo strazio del suo Creatore, causa dell’umano volere che con tanta perfidia aveva ridotto la mia Umanità, il sole inorridito si ritirò, e come Io spirai, ricomparve di nuovo e continuò il suo corso di luce, così il Sole del mio Fiat, i miei dolori, la mia morte richiamarono di nuovo il Sole del mio Volere a regnare in mezzo alle creature.  Sicché il Calvario formò l’aurora che chiamava il Sole del mio Eterno Volere a splendere di nuovo in mezzo alle creature.  L’aurora dice certezza che deve uscire il sole, così l’aurora che formai nel Calvario, assicura, sebbene sono due mila anni circa, chiamerà il Sole del mio Volere a regnare di nuovo in mezzo alle creature; nell’Eden il mio amore restò sconfitto da parte di esse, qui trionfa e vince la creatura; nel primo Eden l’uomo riceve la condanna di morte all’anima ed al corpo, nel secondo resta sciolto dalla condanna e viene riconfermata la resurrezione dei corpi con la resurrezione della mia Umanità.  Ci sono molti rapporti tra l’Eden ed il Calvario, e ciò che l’uomo là perdette, qui riacquista; nel regno dei miei dolori tutto vien ridato, e riconfermato l’onore, la gloria della povera creatura per mezzo delle mie pene e della mia morte.

(3) L’uomo col sottrarsi dalla mia Volontà formò il regno dei suoi mali, delle sue debolezze, passioni e miserie, ed Io volli venire sulla terra, volli tanto soffrire, permisi che la mia Umanità fosse lacerata, strappate le carni a brandelli, tutta piena di piaghe, e volli anche morire per formare per mezzo di tante mie pene e morte, il regno opposto ai tanti mali che si era formato la creatura.  Per formare un regno non si forma con un solo atto, ma con molti e molti atti, e quanto più atti, tanto più grande e glorioso si rende un regno, sicché la mia morte era necessaria al mio amore, con la mia morte dovevo dare il bacio di vita alle creature, e dalle tante mie ferite dovevo far sbucare tutti i beni per formare il regno dei beni alle creature.  Quindi le mie piaghe sono sorgenti che sgorgano di beni, e la mia morte è sorgente da dove sgorga la vita a pro di tutti.

(4) E come fu necessaria la morte, fu necessaria al mio amore la Resurrezione, perché l’uomo col fare la sua volontà perdette la vita del mio Volere, ed Io volli risorgere per formare non solo la resurrezione dei corpi, ma la resurrezione della Vita della mia Volontà in essi, sicché se Io non avessi risorto, la creatura non poteva risorgere di nuovo nel mio Fiat, li mancherebbe la virtù, il vincolo della resurrezione nella mia, e quindi il mio amore si sentiva incompleto, si sentiva che poteva far di più e non lo faceva, onde sarei restato col duro martirio d’un amore non completato; che poi l’uomo ingrato non se ne serve di tutto ciò che ho fatto, il male e tutto è suo, ed il mio amore possiede e gode il suo pieno trionfo”.

 

+  +  +  +

 

24-7

Aprile 16, 1928

 

La volontà umana è simbolo d’un germe guasto.  Come la Divina Volontà

tiene virtù di restituire la vita primiera al germe.  L’eco divino in mezzo alle creature.

 

(1) Stavo pensando al Santo Voler Divino, e mille pensieri si aggiravano nella mia testa, specie, come potrà venire il suo regno; come le creature potranno ricevere un tanto bene, ed elevarsi tanto da entrare in quel Fiat da dove uscì la Creazione.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà tiene virtù di purificare, snebbiare, abbellire e cambiare la stessa natura.  La volontà umana è come un germe guasto al di dentro, mentre al di fuori sembra buono, la veste che copre il germe sembra in buone condizioni, ma se si toglie la veste, si trova che il germe, chi mezzo infracidito, chi vuoto, e chi mentre possiede la vita, senza esporlo al sole, al vento finirà di marcire; invece se si espone al sole, al vento, con la luce, calore e vento, gli strapperanno la parte marciosa, lo purificheranno e gli daranno la nuova vita.  Tal’è la volontà umana, un germe guasto, pieno di fumo, di marcio e mezzo infracidito, ma non sono tutti morti del tutto, hanno un filo di vita, che se questi germi che posseggono questo filo di vita si espongono al Sole del mio Voler Divino, la sua luce, il suo calore ed il suo vento penetrante ed imperante, investirà il germe dell’umano volere, e la luce ed il calore snebbieranno il germe, togliendole ciò ch’è guasto, lo riempiranno di vita, ed il vento imperante del mio Fiat lo giocherà elevandolo tanto in alto, da rinchiuderlo in quel Fiat da donde ne uscì, con la sua virtù cambierà la natura del germe, dandole la sua vita primiera.  Il tutto sta nel l’esporsi al Sole del mio Volere ed ai raggi ardenti e fulgidi delle sue conoscenze, farsi investire da essi, carezzare dalla sua luce, riscaldare dal suo calore, portare dall’impero del suo vento, per fare che il regno della mia Volontà venga sulla terra.  Vedi, anche nell’ordine naturale ci sono queste prerogative, se si sente un’aria pesante, opprimente, basta un vento per svuotare l’aria da quel peso e respirarla come aria pura, se si sente un caldo eccessivo od un freddo che intirizzisce, basta un vento per mitigare quel caldo ed un’altro vento per mitigare il freddo, se dense nubi coprono l’orizzonte, basta il vento ed il sole per snebbiare le nubi e far ricomparire più bello l’azzurro cielo, se un campo sta per marcire per le continue acque, basta un vento gagliardo per asciugarlo, e la luce ed il calore del sole per rimetterlo in vita; se ciò lo può fare la natura animata dalla potenza del mio Volere, molto più lo può fare sulle anime che si faranno investire dalla mia Volontà, Essa, col suo calore le plasmerà di nuovo, le distruggerà il guasto ed alitandole con la sua luce le svuoterà dal peso dell’umano volere, dandogli la sua natura primiera.  E se da Adamo quando peccò, che corruppe il germe del suo volere, la mia non si fosse ritirato da lui, la luce ed il calore del mio Volere l’avrebbe subito rifatto, ma giustizia volle che lui sentisse gli effetti del suo germe corrotto, e perciò la mia Volontà ritirandosi, non sentì né più luce né calore nell’anima sua da potersi rifare, per mantenere incorrotto il germe del suo volere.  Non è forse questo il regno della mia Volontà, che Essa vuol ritornare di nuovo in mezzo alle creature e più che sole togliere la corruzione al germe di esse, per poter regnare e dominare in mezzo all’umana famiglia?”.

(3) Dopo di ciò continuavo a pensare al Fiat Supremo, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la Volontà Divina, come pronunziò il Fiat nella Creazione formò l’eco, quest’eco divino tirò con sé, come risuonò nel vuoto di tutto l’universo, portò con sé tutte le nostre qualità e riempì cielo e terra del nostro amore, quest’eco come usciva dal nostro Fiat, creava le cose più belle, cieli, soli, venti, mari, e tant’altre cose, l’eco rimase in ciascuna cosa creata e mantiene la vita dell’azzurro cielo con tutte le stelle, la vita del sole e continuando il suo eco di luce e di calore lo conserva pieno di luce, integro e bello come lo creò.  Sicché ogni cosa creata tiene come principio e come conservazione l’eco del nostro Fiat, perciò conservano l’ordine, la potenza, l’armonia, la magnificenza, la potenza delle opere nostre.  Quando la Divinità vuole operare e riprodurre anche la nostra stessa vita, il nostro Fiat forma l’eco, e l’eco crea e forma ciò che Noi vogliamo; vedi, anche nell’istituire il sacramento dell’Eucaristia, il nostro Fiat formò l’eco, l’eco investì il pane ed il vino e formò in essi il corpo, il sangue, l’anima e la Divinità mia, quell’eco risuona ancora in ogni ostia, e si perpetua continuamente la mia vita sacramentale.  Ora, quest’eco risuonò nella creazione dell’uomo, e col sottrarsi dal nostro Volere perdette l’eco, non sentì più dentro e fuori di lui il suo suono dolce, potente, armonizzatore, che teneva virtù di conservarlo come uscì dalle nostre mani creatrici, e perciò divenne debole, disarmonizzato.  Povero uomo senza l’eco del nostro Fiat che gli aveva dato la vita, non si seppe più riordinare, non sentiva più in lui l’eco della luce del suo Creatore, l’eco dell’amore, l’eco dell’ordine, della potenza, della sapienza, della dolcezza e bontà divina, divenne l’uomo, senza l’eco del nostro Fiat, come un bambino che cresce senza mamma, che non tiene chi l’imbocchi le parole, chi l’insegni le opere, i passi, oppure come uno scolare che non tiene il maestro che l’insegna a leggere, a scrivere, e se qualche cosa farà da solo, lo farà disordinato.  Tale è l’uomo senza l’eco del nostro Fiat, come un bambino senza mamma, come uno scolare senza maestro.  Ora l’anima, a secondo che chiama come principio di tutto l’essere suo la mia Volontà, così sentirà l’eco suo divino, quest’eco la richiamerà nel suo principio, e risuonando in essa la riordinerà di nuovo.  Come il nostro eco si ritirò dall’uomo perché si sottrasse dalla nostra Volontà Divina, così col riconoscerla, amarla e non voler altro che il nostro Fiat Divino, ritornerà l’eco della nostra Volontà in mezzo alle creature; è proprio questo il regno del nostro Fiat, il ritorno del nostro eco divino, non l’eco lontano che spesso ha risuonato all’udito dell’uomo da che si sottrasse dal nostro Volere, ma l’eco continuo che risuonerà nel fondo delle anime, che trasmutandole formerà in loro la Vita Divina, restituendole l’ordine del come era stato creato”.

 

+  +  +  +

 

24-8

Aprile 22, 1928

 

Quando non si fa conto delle verità, si abortisce la luce di esse.  Come

l’amore della Sovrana Regina è diffuso in tutto il creato, perché il Fiat

nel suo slancio infinito lo diffondeva ovunque.  Mali dell’umano volere.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Voler Divino, con lo strazio quasi continuo della privazione del mio dolce Gesù.  Onde nella mia povera mente vi sentivo scorrere il mare di luce del Fiat, che mi sembrava che volessi dire qualche verità che le riguardava, ed io, era tanta la pena che sentivo della privazione di Gesù, che non davo retta alla luce che voleva parlarmi, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando la luce del mio Fiat vuole manifestarsi, e l’anima non ne fa conto, il parto che Esso vuole uscire fuori per comunicarlo alle creature resta abortito, e non ricevono la vita del nostro parto di luce, e se tu sapessi che significa fare abortire la nostra luce! Tu devi sapere che quando il nostro Fiat vuole manifestare una verità, mette in attività tutto il nostro Essere, e rigurgitando d’amore, di luce, di potenza, di sapienza, di bellezza e bontà, forma il parto della verità che vuole uscire fuori, e siccome tutte le nostre qualità si mettono in atto di sorgere, non possiamo contenerlo e sbocchiamo fuori il nostro parto per farne dono alla creatura, e se essa non ne fa conto, fa abortire il nostro amore, la nostra luce, fa abortire la nostra potenza, sapienza, bellezza e bontà, le fa morire sul nascere e lei perde il nostro caro parto, e non riceve la nostra vita che per mezzo della verità le volevamo dare, e Noi restiamo col dolore d’aver abortito e ci sentiamo rientrare in Noi il bene che volevamo dare alle creature, perché se la creatura abortisce perde il parto, invece Noi non lo perdiamo, ma rientra in Noi, è per la creatura che resta abortito.  Perciò sii attenta quando ti senta che il mare di luce del mio Fiat forma le sue onde per straripare fuori, per uscire il parto delle sue verità”.

(3) Dopo di ciò mi sentivo che non ero buona a nulla, e pregavo la Sovrana Regina che venisse in mio aiuto, che mi prestasse il suo amore per poter amare col suo amore di Madre il mio dolce Gesù, e Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, l’amore della Sovrana Celeste è diffuso in tutto il creato, perché quel Fiat che solo col pronunziarsi aveva slanciato in tutto l’universo tanta varietà delle nostre opere e datele la vita, abitava in Lei, ed Essa, il suo amore e tutti gli atti suoi li emetteva nel Fiat Divino, il quale non sapendo fare cose piccole, ma grandi e senza limiti, nel suo slancio infinito diffondeva l’amore e tutti gli atti della Mamma Celeste nel cielo, nelle stelle, nel sole, nel vento, nel mare, ovunque ed in ogni cosa; il suo amore è diffuso ovunque, i suoi atti li trova dappertutto, perché il mio Fiat dovunque li diffondeva ed animava tutto con l’amore ed atti di Lei.  Né Io sarei stato contento, né mi sentirei amato ed onorato, se non trovassi in tutte le cose, fin sotto terra, l’amore e la gloria che mi dava la Mamma mia, sarebbe stato un’amore spezzato ed una gloria divisa se non la trovassi in tutta la Creazione, molto più che in tutte le cose l’avevo amato, era giusto che in tutto trovassi il suo amore diffuso e sempre in atto d’amarmi e di glorificarmi, né avrebbe potuto farmi breccia un’amore spezzato che non mi corressi ovunque appresso, e quindi non avrebbe potuto tirarmi dal Cielo in terra nella stretta prigione del suo seno materno.  Le sue catene d’amore furono tante per quante cose creai, in modo che Io scesi dal Cielo come un Re, tutto inanellato ed accerchiato dalle catene d’amore della Regina del Cielo, e se il suo amore giunse a tanto, lo deve al mio Fiat Divino, che regnando in Lei da sovrano, rapiva il suo amore nel mio Volere e lo allargava ovunque, e ricevevano tutti gli atti di Lei le tinte degli atti divini.  Perciò se vuoi l’amore della Mamma Regina, fa che il mio Fiat ti domini, diffondi il tuo amore e tutta te stessa in Esso, affinché il mio Fiat rapendo il tuo piccolo amore e tutto ciò che tu fai, lo allarghi, e portandolo ovunque dove Esso si trova, ch’è dappertutto, trovi unito all’amore della Mamma mia il tuo amore, e mi darai il contento che la piccola figlia del mio Volere non mi dia un’amore spezzato e diviso, ma amore in tutte le cose e dappertutto”.

(5) Onde pensavo tra me:  “Ma che male fa la creatura quando fa la volontà umana?” E Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, il male è grande, la mia Volontà è luce e l’umana è tenebre, la mia è santità e l’umano volere è peccato, la mia è bellezza e contiene ogni bene, l’umana è bruttezza e contiene ogni male, sicché l’anima col non fare la mia Volontà fa morire la luce, dà morte alla santità, alla bellezza ed a tutti i beni, e col fare la sua fa nascere le tenebre, dà la vita al peccato, alla bruttezza ed a tutti i mali; eppure alle creature sembra nulla il fare la propria volontà, mentre si scavano un’abisso di mali che le porta al precipizio, e poi ti sembra nulla che mentre la mia Volontà le porta la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i suoi beni, e solo perché ama queste creature, riceva l’affronto che veda morire in esse la sua luce, la sua santità, la sua bellezza e tutti i beni suoi? La mia Umanità la sentì tanto questa morte che l’umano volere dava alla luce, alla santità del suo Volere in loro, che si può dire che fu la vera morte che sentì, perché sentì lo strazio ed il peso d’una morte d’una luce e santità infinita, che la creatura aveva ardito di distruggere in loro, e la mia Umanità gemeva e si sentiva stritolare da tante morti per quante volte avevano ardito di dar morte in esse alla luce e santità del mio Voler Divino.  Qual male non farebbe alla natura se facessero morire la luce del sole, il vento che purifica, l’aria che respirano, ci sarebbe tale disordine che le creature morrebbero tutte.  Eppure la luce della mia Volontà è più che sole per le anime, vento che purifica, aria che forma la respirazione di esse, sicché dal disordine che potrebbe succedere se potessero far morire la luce del sole, il vento e l’aria, puoi comprendere il male che succede con non fare la mia adorabile Volontà, atto di vita primaria e centro di tutte le creature”.

 

+  +  +  +

 

24-9

Aprile 26, 1928

 

Che cosa si dà a Dio col ti amo.  Il prodigioso segreto come forma tanti

parti divini.  Come nulla sfuggiva alla Vergine Santissima di ciò che

faceva Nostro Signore.  Come la Divina Volontà è il respiro dell’anima.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e secondo il mio solito andavo investendo tutta la Creazione col mio ritornello:  “Ti amo, ti adoro, ti benedico”.  Onde mentre ciò facevo, pensavo tra me:  “Che cosa do al mio Dio con questa lunga storia di ti amo?” Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il puro, santo e retto amore è parto divino, esce da Dio e tiene virtù di salire ed entrare in Dio, per moltiplicare i suoi parti e portare Dio stesso a ciascuna creatura che sospira d’amarlo, quindi, quando l’anima è investita da questo amore e riceve questo parto, può formare tant’altri parti per quante volte dice il suo ti amo, in modo che il suo ti amo vola innanzi a Dio, e l’Ente Supremo guarda nel ti amo che le manda la creatura, e trova in quel piccolo ti amo tutto Sé stesso, e si sente dare da lei tutto Sé stesso; quel piccolo ti amo tiene un prodigioso segreto, nella sua piccolezza racchiude l’infinito, l’immenso, la potenza, tanto che può dire:  “Do Dio a Dio”.  E l’Essere infinito si sente sfiorare in quel piccolo ti amo della creatura tutte le sue qualità divine, perché come parto suo, trova tutto Sé stesso.  Ecco che cosa mi dai con tanti tuoi ti amo, mi dai tante volte me stesso, cosa più bella, più grande e che più mi fa piacere, non potresti darmi che darmi tutto me stesso.  Il mio Fiat che forma la vita del tuo ti amo in te per me, si diletta di formare tanti parti nostri, e perciò mantiene la battuta del ti amo in te, agognando di battere sempre la moneta divina del tuo ti amo per ciascuna cosa creata, e poi guarda se tutte le cose da Noi create sono imperlate del prodigioso segreto del tuo ti amo.  Figlia mia, Noi non guardiamo se ciò che fa la creatura è grande o piccolo, guardiamo piuttosto se c’è il prodigio del nostro segreto, ed i suoi più piccoli atti, pensieri e sospiri sono investiti dalla potenza della nostra Volontà.  In questo sta tutto ed è tutto per Noi”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro nel Fiat per accompagnare tutto ciò che aveva fatto Gesù nella Redenzione, e pensavo tra me:  “Come avrei voluto fare ciò che le faceva la Sovrana Mamma quando stava con Gesù, ché certo seguiva tutti gli atti suoi, nulla si faceva sfuggire”.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, certo che nulla sfuggiva alla Mamma mia, perché tutto ciò che Io facevo e soffrivo, risuonava come eco profondo nel fondo dell’anima sua, ed Essa stava tanto attenta ad aspettare l’eco degli atti miei, che restava suggellato in Lei l’eco con tutto ciò che Io facevo e soffrivo, e la Sovrana Regina emetteva il suo eco nel mio e lo faceva risuonare nel fondo del mio interno, in modo che tra Lei e me erano torrenti che correvano, mari di luce e d’amore che ci scaricavamo tra l’uno e l’altro, ed Io facevo il deposito di tutti gli atti miei nel suo cuore materno.  Non sarei stato contento se non l’avessi sempre con me, se non sentissi il suo eco continuo che risuonando nel mio, mi tirava fin i miei palpiti e respiri a deporli in Lei; come non sarei contento se fin d’allora non avessi te che dovevi seguire tutti gli atti miei nel mio Voler Divino, perché fin d’allora facevo in te il deposito di essi, passando l’eco della Mamma Regina nel fondo dell’anima tua, ed Io guardavo nella lunghezza dei secoli l’eco della Mamma mia in te, per attuare il regno della mia Divina Volontà, perciò tu ti senti come tirata a seguire gli atti miei, è il suo eco materno che risuona in te, ed Io prendo occasione di farne il deposito nel fondo del tuo interno, per darti grazia di farti regnare il mio eterno Fiat”.

(5) Onde la mia povera mente me la sentivo come immersa nel mare del Fiat Divino, la sua luce m’investiva tutta e non vedevo né l’altezza né il fondo dove Essa finiva, me la sentivo più che vita che mi scorreva ovunque, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, la mia Volontà è vita, è aria, è respiro della creatura, Essa non è come le altre virtù che non sono né vita continua né respiro della creatura, e perciò si esercitano a tempo ed a circostanza, non sempre si esercita la pazienza, perché molte volte manca chi la fa esercitare e la virtù della pazienza resta inoperosa, senza dare la sua vita continua alla creatura; né l’ubbidienza, né la carità forma la vita di esse, perché può mancare chi tiene l’atto continuo di comandare, ed a chi poter esercitare la carità.  Perciò le virtù possono formare l’ornamento dell’anima, ma non la vita.  Invece la mia Volontà è atto primo di tutti gli atti della creatura, sicché se pensa, se parla, se respira, è Essa che forma il pensiero, la parola, e dandogli il respiro mantiene la circolazione, il palpito, il calore, e come non si può vivere senza respiro, così non si può vivere senza del mio Voler Divino, si fa sempre bisogno per poter continuare a vivere, e mentre si riceve il suo respiro continuo, non si riconosce, è tanto necessario che non si può fare a meno di Essa, neppure un istante, perché Essa non solo è portatrice di tutti gli atti umani, ma è pure portatrice di tutte le cose create.  Il mio Fiat è atto primo del sole e le fa respirare la luce, è atto primo dell’aria, dell’acqua, del fuoco, del vento, e respirano la mia Volontà Divina nell’aria che respirano, nell’acqua che bevono, nel fuoco che li riscalda, nel vento che li purifica, non c’è cosa dove non respirano il mio Volere, perciò in tutte le cose, siano piccole o grandi, fin nel respiro, la creatura può fare sempre la mia Volontà, e non facendola è un’atto di vita di Volontà Divina che perde, è il suo respiro che soffoca continuamente, riceve la sua vita, il suo respiro, per convertirlo in umano, non per trasmutarsi lei nel mio Voler Divino”.

 

+  +  +  +

 

24-10

Aprile 29, 1928

 

Come le virtù sono germi, piante, fiori e frutti; la Divina Volontà è vita.

Le maraviglie del ti amo; come l’amore non si stanca mai.  Chi vive

nel Voler Divino non può andare in purgatorio, si ribellerebbe l’universo.

 

(1) La mia povera mente è sempre in balia del Fiat Supremo, mi sembra che non so pensare ad altro, né voglio occuparmi d’altro, sento una corrente in me, che ora mi ferma ad un punto ed ora ad un’altro del Voler Divino, ma sempre in Esso vado a finire, senza prendere mai tutta la sua luce interminabile, perché ne sono incapace.  Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto, facendomi una sorpresa:

(2) “Figlia mia, quando l’anima pratica una virtù, il primo atto che pratica forma il germe, e come pratica il secondo ed il terzo atto e così di seguito, così coltiva il germe, lo innaffia, cresce in pianta e porta i suoi frutti.  Se poi si pratica una sol volta, o qualche volta, il germe non viene né innaffiato, né coltivato, muore, e l’anima resta senza pianta e senza frutto, perché non forma mai una virtù un’atto solo, ma ripetuti atti.  Succede come alla terra che non basta gettarle il seme nel suo seno, ma conviene spesso coltivare la terra, innaffiarla, se si vuole la pianta ed i frutti di quel seme, altrimenti la terra si fa dura sopra del seme e lo seppellisce senza darle la vita.  Ora chi vuole la virtù della pazienza, dell’ubbidienza, ed altro, deve gettare il primo germe, e poi con altri atti innaffiarli e coltivarli, così nell’anima sua formerà tante belle e diverse piante.  Invece la mia Volontà non è germe come le virtù, ma vita, e come l’anima incomincia a rassegnarsi, a guardarla in tutto ed a vivere in Essa, così viene formata in lei la piccola Vita Divina, e come si va inoltrando nella pratica di vivere nel mio Volere, così cresce e si va ingrandendo questa Vita Divina, fino a riempire l’anima di tutta questa Vita, in modo che non resta di lei che il solo velo che la copre e nasconde dentro di sé.  E come alle virtù, così per la mia Volontà, se la creatura non dà l’alimento continuo degli atti suoi in Essa alla piccola Vita Divina, questa non cresce e non la riempie tutta intera.  Succede come ad un bambino nato che se non si alimenta muore sul nascere, perché la mia Volontà essendo Vita, ha più bisogno che le virtù che sono immagini delle piante, del continuo alimento per crescere e formarsi vita intera, per quanto è capace una creatura.  Ecco perciò la necessità che tu viva sempre in Essa, per prendere il suo cibo prelibato dallo stesso mio Volere per alimentare la sua Vita Divina in te.  Vedi dunque che gran differenza c’è tra le virtù e la mia Volontà, le prime sono piante, fiori e frutti che abbelliscono la terra e dilettano le creature, invece il mio Fiat è cielo, sole, aria, calore, palpito, cose tutte che formano Vita e Vita Divina nella creatura.  Quindi amala questa Vita e dagli alimento continuo, affinché tutta ti riempia e nulla resti di te”.

(3)Dopo di ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino, e ripetendo il mio ritornello del ti amo, stavo dicendo:  “Gesù, amor mio, voglio lasciare tutto l’essere mio nel tuo Fiat per potermi trovare in tutte le cose create, per imperlarle col mio ti amo.  Anzi voglio mettere il mio cuore nel centro della terra, e come palpito, così voglio abbracciare tutti i suoi abitatori, e seguendo tutti i loro palpiti col mio ti amo voglio darti l’amore di ciascuno di essi, e come si ripete il mio palpito da dentro il centro della terra, così voglio mettere il mio ti amo a tutti i germi che racchiude nel suo seno, e come i germi spuntano e si formano le piante, le erbe, i fiori, così voglio mettere il mio ti amo, per poterli vedere racchiusi nel mio ti amo per Gesù”.  Ma mentre ciò dicevo, il mio pensiero ha interrotto il mio ritornello del ti amo dicendomi:  “Quante sciocchezze dici, Gesù stesso ne sarà stanco di sentire la tua lunga cantilena, ti amo, ti amo”.  E Gesù, movendosi in fretta nel mio interno, e guardando tutta la Creazione per vedere se in tutte le cose, piccole e grandi, c’era la vita del mio ti amo mi ha detto:

(4) “Figlia mia, che maraviglia, che incanto vedere tutte le cose imperlate col tuo ti amo, se si potesse vedere, da tutte le creature, imperlate tutte le piante, gli atomi della terra, le pietre, le gocce dell’acqua col tuo ti amo, riempita la luce del sole, l’aria che respirano, il cielo che veggono col tuo ti amo, le stelle che scintillano il tuo ti amo, qual maraviglia non susciterebbero in loro, qual dolce incanto non attirerebbe alle loro pupille a guardare il tuo ritornello e lunga cantilena del tuo ti amo? Direbbero:  “Possibile che non si ha fatto sfuggire nulla? Noi stessi ci sentiamo imperlati dal suo ti amo”.  Ed anderebbero curiosando ed indagando tutto per vedere se di fatto nulla ti avessi sfuggito, per godere l’incanto del tuo ti amo.  Ora, se questo incanto meraviglioso resta inosservato per le creature terrestri, non resta inosservato per il Cielo e gli abitatori di lassù, godono l’incanto e le meraviglie di vedere la Creazione tutta riempita ed imperlata dal tuo ti amo, sentono armonizzare il loro ti amo col tuo, non si sentono distaccati dalla terra perché l’amore l’unisce insieme e forma le stesse note e le stesse armonie, e poi, tu devi sapere che Io non mi stancai, in tutte le cose, piccole o grandi, quando furono create d’imperlarle coi miei ripetuti ed incessanti ti amo per te, e come non mi stancai nel metterli, così non mi stanco a sentirli ripetere da te, anzi ne godo che il mio ti amo non resta isolato, ma tiene la compagnia del tuo, che facendo eco nel mio si fondono insieme e fanno vita comune.  E poi l’amore non stanca mai, ma invece mi è portatore di gioia e felicità”.

(5) Onde non so come mi è venuto il pensiero:  “Se io morissi e andassi in purgatorio, come farei? Se qui stando imprigionata nel mio corpo, ché più che stretta prigione, sta accerchiata la mia povera anima, la sente tanto quando Gesù mi priva dalla sua adorabile presenza, che non so che farei e soffrirei per ritrovarlo, ora che sarà quando rotta la carcere del mio corpo e l’anima mia libera e sciolta prendesse il suo rapido volo non trovasse il mio Gesù, centro nel quale devo rifugiarmi per non uscirne mai più, ed invece di trovare la mia vita, il centro del mio riposo, mi trovassi sbalzata nel purgatorio? Qual sarà la mia pena ed il mio tormento?” Ora mentre mi sentivo oppressa da questi pensieri, il mio amato Gesù mi ha stretto tutta a Sé, ed ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, perché ti vuoi opprimere, non sai tu che chi vive nella mia Volontà tiene vincolo d’unione col cielo, col sole, col mare, col vento, con tutta la Creazione? I suoi atti sono fusi in tutte le cose create, perché la mia Volontà come cose sue li ha messo tutti in comune, in modo che tutta la Creazione sente la vita di questa creatura, e se potesse andare in purgatorio, si sentirebbero tutti offesi, e l’universo intero si ribellerebbe e non la lascerebbero andare sola in purgatorio, il cielo, il sole, il vento, il mare, tutti la seguirebbero spostandosi dai loro posti, ed offesi direbbero al loro Creatore:  “E’ vostra e nostra, la vita che anima noi tutti anima lei, come in purgatorio? Il Cielo la reclamerebbe col suo amore, il sole parlerebbe con la sua luce, il vento con le sue voci lamentevoli, il mare con le sue onde tumultuanti, tutti avrebbero una parola per difendere colei che ha fatto vita comune con esse.  E siccome chi vive nella mia Volontà, assolutamente non può andare in purgatorio, perciò l’universo starà al suo posto e la mia Volontà avrà il trionfo di portare nel Cielo chi ha vissuto in Essa in questa terra d’esilio, perciò segui a vivere nel mio Volere, e non voler funestare la tua mente ed opprimerti di cose che a te non appartengono”.

 

+  +  +  +

 

24-11

Aprile 30, 1928

 

Sconvolgimento e riordinamento.  Come sta stabilito il regno della Divina

Volontà.  Come la Redenzione è l’esercito; la parola divina è generatrice.

 

(1) Stavo pensando alla Divina Volontà, ed oh! quanti pensieri si affollavano nella mia mente, ed avendomi trasportato fuori di me stessa, il mio sempre amabile Gesù mi aveva fatto vedere i molti castighi con cui vuol colpire le umane generazioni, ed io impressionata pensavo tra me:  “Come potrà venire il regno del Fiat Divino se la terra abbonda di male e la giustizia divina arma tutti gli elementi per distruggere l’uomo e ciò che serve all’uomo? E poi non venne questo regno quando Gesù venne sulla terra con la sua presenza visibile, come potrà venire ora? Come stanno le cose sembra difficile”.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che tu hai visto servirà a purificare ed a preparare l’umana famiglia, gli sconvolgimenti serviranno per riordinare e le distruzioni per edificare cose più belle; se un edificio crollante non si atterra, non si può formare il nuovo più bello su quelle stesse rovine; Io tutto rivolgerò al compimento della mia Volontà Divina.  E poi quando venni sulla terra, non era stabilito dalla nostra Divinità che dovessi venire il regno della mia Volontà, ma quello della Redenzione, e ad onta dell’ingratitudine umana Essa venne effettuata, ma non ancora ha fatto tutta la sua via, molte regioni e popoli vivono come se Io non fossi venuto, perciò è necessario che faccia la sua via, cammini ovunque, perché la Redenzione è la via preparatoria al regno della mia Volontà, Essa è l’esercito che va avanti per formare i popoli a ricevere il regime, la vita, il re del mio Voler Divino.  Ecco che ciò che non fu stabilito allora, stabiliamo oggi per l’effettuazione del regno del nostro Fiat, e quando Noi stabiliamo, tutto è fatto, in Noi basta stabilire per effettuare ciò che vogliamo.  Ecco perciò che ciò che a te sembra difficile, la nostra potenza faciliterà tutto e farà come quei venti impetuosi dopo lunghi giorni di fitte nuvole e piovose, la forza del vento dirada le nubi, porta via la pioggia e fa ritornare il sereno ed il sole ad abbracciare la terra.  Così la nostra potenza, più che vento imperante, fugherà le fitte tenebre dell’umano volere, e farà ricomparire il Sole del mio Eterno Volere ad abbracciare le creature.  E tutto ciò che ti manifesto di verità che ad Esso appartengono, non è altro che la conferma di ciò che Noi abbiamo stabilito.

(3) Oltre di ciò, se non fosse stato prima stabilito dalla Divinità il regno del mio Fiat Divino ed il tempo quando sarebbe giunto il vicino effettuamento, non c’era nessuna ragione, né necessità, né scopo, di eleggere te, di tenerti sacrificata per sì lunghi anni, di affidarti non solo le sue conoscenze, le sue mirabili verità ed i suoi segreti e nascosti dolori, come a sua piccola figlia, Essa ha tenuto con te modo tutto paterno e materno, affinché gettasse in te il germe della figliolanza divina, e tu avessi cura dei suoi interessi più che se fossero tuoi, ciò significa la realtà di ciò che era stabilito da Noi, che giungeva a scegliere il soggetto ed ad usare i mezzi, a dare gli insegnamenti, per scendere nel basso dell’umana famiglia e stabilire in mezzo a loro ciò che stava stabilito nel Cielo.  Se non fosse stabilito il regno della mia Volontà non te ne avrei detto tanto, né ti sarei eletta in modo tutto speciale per tale scopo; la mia parola sarebbe stata senza vita e senza frutto se ciò non fosse, e senza virtù generatrice e fecondatrice, ciò che non può essere, la mia parola tiene la virtù generatrice, e di formarsi con la sua fecondità il suo seguito di vite interminabili.  Ciò successe nella Redenzione; perché stava stabilita da Noi nel Cielo fu creata una Vergine che doveva essere la Madre del Verbo Eterno, se non fosse stabilito non c’era nessuna ragione, né necessità di creare e di eleggere questa Vergine tutta singolare e speciale, né di fare tante manifestazioni ai profeti che dettagliarono la vita del Verbo nella sua Umanità, così al vivo, descrivendo le sue pene, come se lo avessero presente.  Sicché quando la nostra benignità divina si compiace di eleggere e di manifestarsi, è segno certo e principio di svolgimento delle sue opere che tiene stabilite.  Perciò sii attenta e lascia fare il tutto al tuo Gesù, perché non manca né potenza né mezzi per ciò che voglio, e di realizzare ciò che ho stabilito”.

 

+  +  +  +

 

24-12

Maggio 6, 1928

 

I figli della Divina Volontà non toccheranno

la terra.  Amarezze di Gesù.  Il filo elettrico.

 

(1) Stavo secondo il mio solito tutta immersa in quel Fiat Divino che più che sole splende nella povera anima mia, ed il mio sempre amabile, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sarà tale e tanto il mio amore verso i figli della mia Volontà, che non permetterò che toccheranno la terra, stenderò i miei passi sotto dei loro piedi, affinché se camminano tocchino i passi miei, non la terra, in modo da sentirsi la vita dei miei passi, i quali comunicheranno la vita dei passi del mio Voler Divino ai passi dei figli della mia Volontà; se operano, sentiranno il tocco delle mie opere, che schierandosi li comunicheranno la virtù della mia Volontà alle opere di essi; se parlano, se pensano, sentiranno la vita delle mie parole e dei miei pensieri, che investendoli li comunicheranno la virtù del mio Fiat alla mente ed alle parole, sicché sarò Io stesso il portatore dei figli del mio Volere, sarò tanto geloso che nulla tocchino, affinché di nulla prendano parte, e sentano la vita mia scorrere continuamente in loro, che forma nella loro la Vita dell’Eterno Volere.  Perciò essi saranno le più belle opere delle mie mani creatrici, oh! come si specchierà in loro l’opera della Creazione, e saranno il trionfo della mia Redenzione, tutto trionferà in essi.  Quindi, allora potrò dire:  “Le mie opere sono compiute e prenderò riposo in mezzo ai figli del mio Fiat Supremo”.

(3) Onde dopo d’aver scritto ciò che sta scritto in questi giorni passati, la mia povera mente era molestata da timori e dubbi ancora, non era vero che Gesù benedetto mi aveva detto tante cose, ma piuttosto frutto della mia immaginazione, e dicevo tra me:  “Se non è stato Gesù che mi ha parlato, saranno scritti senza vita, perché solo quando parla Gesù corre la vita nella sua parola, ed io scrivendo vi resta la vita delle verità che Lui mi ha detto, in modo che chi le leggeranno, sentiranno la virtù comunicativa d’una vita che si infonde in loro, e si sentiranno trasformati nella vita della verità che leggeranno.  Invece se non è Gesù, saranno scritti senza vita, svuotati di luce e di beni, ed a che pro fare il sacrificio di scrivere?” Ora, mentre a ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e mettendo la sua testa vicino alla mia ed atteggiandosi a mestizia, mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu amareggi la mia festa, perché quando Io manifesto una verità, lo faccio perché voglio festeggiare con la creatura, e se lei non mi presta piena fiducia, e si mette in dubbio, la festa viene spezzata e si converte in amarezza.  Io faccio come due intimi amici, uno dei quali, amando assai l’amico, vuole svuotare nel cuore dell’amico ciò che esso contiene, e mentre gli affida i suoi segreti, le sue gioie nascoste, lo mette a giorno di ciò che possiede, l’amico che sente mostra di non crederlo, e si mette in dubbio di ciò che l’amico gli sta dicendo, questo tale amareggia l’amico e converte il suo sfogo in amarezza, e dolendosi quasi si pente del suo affidamento, e pieno d’amarezza si ritira.  Invece se l’amico lo crede, non solo non lo amareggia, ma prende parte ai beni suoi e festeggiano insieme le gioie che l’amico possiede, e la loro amicizia resta vincolata con doppi vincoli d’amore.  Tale son’Io, anzi più che amico, amando assai colei che ho eletto per mia piccola segretaria, voglio svuotare il mio cuore ed affidare a lei i miei segreti, le mie gioie, i miei nascosti dolori, le mie verità sorprendenti, per festeggiare insieme e comunicarle tante Vite Divine quante verità le vo manifestando, se veggo che lei mi crede, Io festeggio e metto fuori ed in festa le gioie, la felicità che può possedere una Vita Divina che possiede l’infinità di tutti i beni, e l’anima resta riempita e festeggia insieme con Me, ma se la veggo titubante resto amareggiato, e lei resta vuota della vita che vorrei affidarle.  Tu spesso me le ripeti queste scene di sfiducia, perciò sii attenta e non voler convertire le mie gioie in amarezze”.

(5) Io son rimasta tutta confusa e non ho saputo che rispondere.  Dopo di ciò seguivo il mio giro nel Volere Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, come l’anima entra nel mio Volere, così vi mette il suo filo elettrico, il quale cammina fin dove si vuol formare la luce, perché la luce non viene formata dove si mette il filo, ma dove finisce, accentrando la elettricità della luce in una lampadina.  Ora, la volontà umana come entra nella mia, ai riflessi del Sole del mio Fiat si converte in luce, e vi forma la sua piccola luce, e la elettricità della mia Volontà allunga il filo della volontà umana e forma la sua piccola luce, più che lampadina elettrica, fin dove l’anima vorrebbe giungere innanzi a Dio, il quale vedendo la piccola luce della volontà umana, la investe e con la elettricità della sua luce divina, la converte in sole e vi forma il più bello ornamento del suo trono divino.  E’ pur bello e dilettevole il vedere che l’anima dalla terra, come entra nel mio Voler Divino, vi mette il suo filo elettrico per il Cielo, e si allunga tanto, che vi giunge fino nel suo centro ch’è Dio, e vi forma il suo parato di luce, e queste luci convertite in sole”.

 

+  +  +  +

 

24-13

Maggio 10, 1928

 

Chi fa la Divina Volontà entra nell’ordine divino.  Come nella

Divinità non possono entrare le pene.  Esempio del sole.

 

(1) Mi sentivo sotto l’incubo d’un peso infinito, la povera anima mia gemeva con gemiti soffocati, senza lo sfogo di poterli uscire fuori per la privazione del mio dolce Gesù, e mentre mi sentivo consumare dal dolore straziante d’essere priva della mia vita e del mio tutto, lo stesso dolore mentre mi rendeva impavida, mi distruggeva in me la vita del dolore, e mentre mi sentivo immersa in un dolore, incapace d’esprimermi, era dolore senza dolore, pena senza pena, e nella mia amarezza pensavo tra me:  “E perché non posso dolermi? Sento in me un dolore infinito, come infinito Colui che mi ha lasciato, eppure volendo penetrare in un dolore sì giusto e santo, qual’è l’essere priva di Gesù, per abbeverare la povera anima mia, il dolore mi sfugge e resto senza la vita del dolore.  Mio Gesù, abbi pietà di me, non mi lasciare in uno stato così infelice”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà entra nell’ordine divino, e siccome la nostra Divinità è incapace di dolore, nessuna cosa, anche minima, può ombrare menomamente la nostra perenne ed infinita felicità, e per quanto le creature ci offendono, il dolore, le offese, restano al di fuori di Noi, ma mai dentro, e se il dolore potesse entrare in Noi, perderebbe subito la natura del dolore e si convertirebbe in felicità.  Così chi vive nella mia Volontà, il dolore non può entrare nell’anima sua, molto più che sentendo in lei la luce, la forza, la felicità della natura della mia Volontà Divina, si sente già in possesso di quel Gesù che le sembra d’essere priva, come può dolersi se già lo possiede? Quindi il dolore resta al di fuori dell’anima, cioè nella natura umana, e mentre sente tutto lo spasimo della mia privazione, ed il peso d’un dolore infinito, qual’è la mia privazione, l’anima, perché è investita dal Fiat Divino, sembra che non può dolersi, perciò sente dolore senza dolore, pena senza pena, perché il dolore, le pene, non possono entrare nel sacrario della mia Volontà, perciò sono costrette a restarne fuori, e l’anima le sente, le vede, le tocca, ma non li entrano nel suo centro, e se ciò fosse, la mia Volontà perderebbe la sua natura felice in te, ciò che non può essere.  Succede come succede del sole, ch’è incapace di tenebre, tutte le forze umane non possono fare entrare un’atomo di tenebre nella sua luce, però le tenebre si possono stendere al di fuori della luce, ma il sole nulla perde, né il suo calore né i suoi mirabili effetti, è sempre trionfante nel suo stato di luce, né le tenebre lo fanno scendere, né nulla tolgono alla sua luce, ma se il sole si potesse dolere, si sentirebbe male nell’essere circondato di tenebre ad onta che non le portasse nel suo centro, né al suo stato felice, nessun nocumento.  Però questo è un dolore che sorpassa tutti gli altri dolori, perché è dolore di ordine divino; quante volte lo provò la mia Umanità? Essa si sentiva stritolare, tutte le pene pesavano sopra di me, ma al di dentro di me la mia Volontà Divina era intangibile di tutte le mie pene, e possedeva felicità immense, beatitudini senza fine, si può dire che in Me c’erano due nature, una opposta all’altra, una di felicità, l’altra di pene, ed oh! come la mia natura umana sentiva più al vivo le pene innanzi alle immense gioie della mia Natura Divina.  Perciò tu non sei capace d’esprimerti, perché sono pene di ordine divino, e se tu prima, quando Io mi nascondevo da te, sentivi che tutto si convertiva in te in dolore, era perché mancava in te tutta intera la Vita della mia Volontà, e perciò quei vuoti si riempivano di dolore e tu sentivi la sensibilità del dolore e ti rendeva non imperturbabile, pacifica come oggi, ma agitata, senza quella fermezza che dà di divino, ed Io correvo subito a sostenerti perché non vedevo tutti i caratteri incancellabili della mia Volontà, perché ciò che Essa mette non si cancella mai, ed Io sentendomi sicuro, lascio il mio compito al mio Fiat Divino”.

 

+  +  +  +

 

24-14

Maggio 13, 1928

 

Chi vive nella Divina Volontà tiene in suo potere tutto, è la nuova

ripetitrice degli atti della Vergine, dei santi e di Nostro Signore.

 

(1) Stavo pregando e mi sentivo che non sapevo né pregare, né amare, né ringraziare Gesù, onde dicevo tra me:  “Quanto vorrei l’amore e le preghiere della Sovrana Signora e di tutti i santi in mio potere, per poter amare e pregare Gesù coll’amore e con le sue preghiere, e con quelle di tutto il Cielo”.  Ed il mio Gesù benedetto movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima vive nella mia Volontà Divina, tiene tutto in suo potere, perché Essa è la depositrice e conservatrice di tutto ciò che ha fatto la Mamma mia e tutti i santi, basta che li voglia, e vuole prendere ciò che essi hanno fatto, che l’amore corre a lei, le preghiere la investono, le virtù si mettono in ordine per aspettare chi ha l’onore d’essere chiamato per darle la vita degli atti loro, per formarle la loro bella e fulgida corona.  Sicché la Regina del Cielo si sente ripetere il suo amore, le sue preghiere, i santi le loro virtù, dalla creatura sulla terra, ed oh! come ne godono nel vedere gli atti loro ripetuti di nuovo, non c’è gloria più grande che si può dare ai celesti abitatori, che ripetere il loro amore, le loro preghiere, le loro virtù, ed Io sento di nuovo come se stesse la mia Mamma ad amarmi ed a pregarmi.  L’eco loro risuona in te, e tu ripetendolo fai risuonare il tuo eco in Cielo, e tutti riconoscono gli atti loro negli atti tuoi.  Non ti sentiresti tu onorata se un’altro ripetessi gli atti tuoi e modellino i loro lavori sul modello dei tuoi? Con quale amore non la guarderesti? E se tu sapessi quanto Io godo quando ti sento dire:  “Voglio unirmi coi pensieri di Gesù, con le parole, con le opere e passi, per schierarmi insieme coi suoi pensieri, con le sue parole, eccetera, sopra ciascun pensiero, parola, opera e passi di creature, per ripetere insieme, per tutti e per ciascuno ciò che fece Gesù coi suoi pensieri, parole e tutto il resto che fece, non c’è cosa che hai fatto che non voglio far io, per ripetere l’amore e tutto il bene che fece Gesù”.  Io sento Me stesso sulla terra e mi sento ripetere da te gli atti miei, e sto con tanto amore aspettando la ripetizione degli atti miei, che Io stesso mi fo in te attore e spettatore, per godermeli e prendermi la gloria della mia stessa vita.  Perciò la creatura che vive ed opera nella nostra Volontà, è riconosciuta da tutto il Cielo come portatrice di gioie divine a tutto il Cielo, e che mantenendo il Cielo aperto fa scendere sulla terra la celeste rugiada di grazie, di luce, d’amore su tutte le creature”.

 

+  +  +  +

 

24-15

Maggio 20, 1928

 

Messaggeri divini.  Circolare celeste.  Gli atti fatti nel Voler Divino formano

l’estasi al Creatore.  Necessità della continuazione degli atti; come questi

formano tant’ore per chiamare l’alba.  La Vergine l’alba della Redenzione.

 

(1) Stavo impensierita per una circolare giuntami per la casa della Divina Volontà, tanto voluta dal venerato padre Di Francia, e tanto da lui sospirata, che non ebbe la consolazione di vederla compita ed aperta allo scopo da lui voluto.  Ed ora finalmente, da ciò che diceva la circolare, spuntava il giorno, forse prossimo, dell’effettuarsi di essa.  Ond’io pensavo tra me:  “Sarà proprio vero ch’è Volontà di Dio che io vi andassi? Ed i componenti di questa casa saranno esse le vere piccole figlie della Divina Volontà? Saranno esse il principio dell’inizio di quell’era divina del regno del Fiat Supremo sulla terra?” Ma mentre ciò pensavo ed altro, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni detto, opera e sacrificio che si fa nella mia Volontà, e per ottenere il suo regno divino, sono tanti messaggeri che si spediscono per la patria celeste, i quali portano la circolare divina e la fanno girare a tutti i santi, agli angioli, alla Sovrana Regina ed allo stesso Creatore, dando a ciascuno l’impegno di preparare le diverse cose che ci vogliono per un regno sì santo, affinché tutto sia fatto con decoro, con decenza e con nobiltà divina.  Onde tutti gli abitatori della patria divina con questa circolare celeste nelle loro mani, si mettono tutti all’opera di soddisfare al loro compito, di preparare ciascuna cosa a loro imposta.  Sicché la circolare della terra fa il suo eco alla circolare celeste, e Cielo e terra si muovono, si occupano per il solo scopo del regno della mia Volontà Divina, la terra per tutto ciò che necessita nell’ordine naturale, la corte celeste per tutto ciò che riguarda nell’ordine soprannaturale, pare che Cielo e terra si danno la mano e fanno a gara, a chi più faccia più presto a preparare un regno sì santo.  Se tu sapessi che valore tiene un’atto fatto nella mia Volontà, come sa muovere Cielo e terra, come si sa aprire la via ovunque, si mette in comunicazione con tutti ed ottiene tutto ciò che non si è ottenuto per tutti gli atti insieme e per tanti secoli, sono non un sole, ma tanti soli per quanti atti si fanno, che formano il giorno fulgido e smagliante del regno della mia Volontà sulla terra.  Gli atti fatti in Essa sono spinte all’Ente Supremo, sono calamite che lo attirano, sono dolci catene che lo legano, sono rapimenti in cui la creatura tiene la forza di formare l’estasi al suo Creatore, il quale rapito come in dolce sonno dall’estasi che l’ha formato la sua amata creatura, concede ciò che voleva dare da tanti secoli, ma non trovava colei che estasiandolo con la sua stessa forza divina, si rendeva rapitrice del regno della sua Volontà Divina.  Come la creatura si muove nel mio Fiat e forma il suo atto, così Iddio si sente rapire, e nel suo dolce sopore si sente disarmato e vinto, e la creatura resta la vincitrice del suo Creatore.

(3) Con questi preparativi succede come ad uno sposo, che dovendo fare il suo sposalizio, si prepara l’abitazione, la stanza da letto, tutti gli oggetti che ci vogliono per fare che nulla le manchi, poi si passa alle vesti dello sposalizio, si fanno gli inviti, tutto ciò fa decidere lo sposo di compire ciò che lui stesso voleva; ma se nulla si prepara, lo sposo prende tempo e mai si decide, e lui stesso si sente impacciato e dice fra sé:  “Debbo sposare e non ho l’abitazione, non ho il letto dove dormire, non ho le vesti per comparire da sposo, che figura debbo fare?” E di necessità si toglie qualunque pensiero di fare lo sposo.  Così questi preparativi, gli atti fatti nella mia Volontà, le circolari, sono spinte a muovere il mio Volere che venga a regnare in mezzo alle creature, e le mie conoscenze sono come lo sposo che viene a sposare le creature coi nuovi vincoli, come uscì dalle nostre mani creatrici”.

(4) Onde mi sentivo stanca, sfinita per le privazioni del mio dolce Gesù.  La povera e piccola anima mia me la sentivo che non ne poteva più senza di Colui in cui aveva accentrato le mie speranze e tutta la mia stessa vita, senza di Lui tutto ciò che io facevo, insegnatemi da Gesù, mi sembra un giuoco, preghiere fantastiche, non di gloria di Dio, e quindi provavo tale svogliatezza nel fare il mio giro che a stento andavo avanti, ma mentre sfinita continuavo il mio giro, mi son sentita che Gesù sostenendomi mi spingeva da dietro dicendomi:

(5) “Figlia mia, avanti, non volerti fermare, tu devi sapere che tutto è stabilito dall’Ente Supremo, preghiere, atti, pene, sospiri che deve fare la creatura per ottenere ciò che Noi stessi vogliamo darle ed essa sospira di ricevere, sicché se questi atti non vengono compiuti, non spunta da Noi il sospirato Sole in mezzo alla lunga notte dell’umana volontà per formare il giorno del regno del Fiat Divino.  Perciò molte volte succede che si fanno tanti atti e preghiere e nulla si ottiene, poi per un’altro piccolo sospiro e preghiera si ottiene ciò che tanto si sospirava, forse è stato l’ultimo atto che ha ottenuto il rescritto della grazia? Ah no! è stata la continuazione di tutti gli atti e preghiere, e se si vede che si ottiene con quell’ultimo atto è perché ci voleva al numero da Noi stabilito.  Onde se tu vuoi ricevere il regno del Voler Divino, non ti arrestare, altrimenti, mancando la lunga catena degli atti che giunge fino al trono di Dio non otterrai ciò che tu vuoi, e Noi vogliamo dare.  Gli atti sono come le ore che formano o il giorno o la notte, ogni ora tiene il suo posto, alcune ore formano la sera, altre la notte fitta, altre ore l’alba, altre lo spuntar del sole, altre il pieno giorno, e se è l’ora di mezza notte, indarno è voler vedere che spunta il sole, è necessario che venga l’alba almeno per vagheggiare il vicino giorno, per vedere la maestà del sole, che col suo impero di luce fuga le tenebre, e mettendo termine alla notte imperla e fa risorgere tutta la natura nella sua luce e nel suo calore, plasmando tutto coi suoi benefici effetti.  Ora, è forse l’alba che tiene tutto l’onore di fare spuntare il sole? Ah no! essa è stata l’ultima ora, ma se le altre ore non l’avevano preceduto, mai poteva dire l’alba:  “Io sono colei che chiamo il giorno”.  Così sono gli atti, le preghiere per ottenere che spunti il giorno del regno della mia Volontà Divina, sono come tante ore, ed ognuno tiene il suo posto d’onore, e si danno la mano fra loro a chiamare il fulgido Sole del mio Volere Divino, l’ultimo atto può essere come l’alba, e se questo non si fa, mancherà l’alba ed è inutile aspettare che presto sorga il suo giorno di luce sulla terra, che plasmando e riscaldando tutto farà sentire più che sole i suoi benefici effetti, il suo regime divino, regime di luce, d’amore e di santità.  Così successe nella Redenzione, per tanti secoli la Redenzione non venne perché i patriarchi ed i profeti si trovarono coi loro atti come nelle ore notturne, e da lontano sospiravano il giorno; come venne la Vergine Regina formò l’alba, e abbracciando insieme tutte le ore notturne fece spuntare il giorno del Verbo sulla terra, e la Redenzione venne compiuta.  Perciò non ti arrestare, è tanto necessario la serie degli atti, che passa pericolo che se tutti non vengono compiuti non si ottiene il bene desiderato”.

 

+  +  +  +

 

24-16

Maggio 26, 1928

 

Dio è ordine e quando vuol dare un bene mette l’ordine divino in mezzo alle creature.

Come Nostro Signore col formare il Pater si metteva a capo del regno del Fiat Divino.

 

(1) Continuo ciò che sta scritto di sopra.  Stando io impensierita su tutto ciò che riguarda il regno della Volontà di Dio, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(2) “Figlia mia, Dio è ordine, e quando vuol dare un bene alle creature, vi mette sempre il suo ordine divino, e tutto ciò che si fa per ottenere un tanto bene incomincia da Dio, mettendosi Lui a capo per prenderne l’impegno, e poi ordina le creature allo stesso scopo.  Ciò feci per dare Io la Redenzione e le creature per riceverla, e ciò sto facendo Io per dare il regno del Fiat Divino e le creature per riceverlo.  Col formare Io stesso il Pater Noster mi mettevo a capo e prendevo l’impegno di dare questo regno, e coll’insegnarlo ai miei apostoli mettevo l’ordine nelle creature, come poter ottenere un tanto bene.  Sicché tutta la Chiesa prega, non c’è anima che ad essa appartenga che non reciti il Pater Noster, e sebbene molti lo recitano senza interesse di volere e chiedere un regno sì santo, cioè che il Voler Divino si faccia come in Cielo così in terra, stando quest’interesse in Colui che lo insegnò, recitandolo si rinnova il mio interesse, e sento la mia preghiera che chiede venga il regno tuo affinché si faccia la Volontà tua come in Cielo così in terra.  Sebbene che se la creatura nel recitare il Pater avesse quest’interesse di volere e sospirare il regno mio, entrerebbe a parte del mio interesse, e le volontà si fonderebbero nella mia per lo stesso scopo; ma ad onta di ciò il mio valore ed interesse corre sempre in ogni Pater Noster.  Vedi dunque l’ordine divino, chiedere tutti una sol cosa; in mezzo a questi che chieggono ci sono quelli che vogliono fare la mia Volontà, altri che la fanno, e tutto questo viene intrecciato insieme e battono alle porte del mio Voler Divino, ripetono i bussi, e picchiano chi forte, chi lento, ma sempre c’è qualcuno che batte e chiede che si aprano le porte, affinché scenda la mia Volontà a regnare sulla terra.  E siccome dalla Divinità tutto è stabilito ed ordinato, aspetta chi deve formare il busso più forte, che sforzando le porte con una forza invincibile, qual’è la stessa forza della mia Volontà Divina, spalancherà le porte, e con le sue dolci catene d’amore legherà l’eterno Volere a farlo venire a regnare in mezzo alle creature.  Essa sarà come la sposa che inanellando il suo sposo con le sue catene amorose, lo porterà come in trionfo in mezzo alle creature.  E come la Vergine Santa mise termine alle ore notturne dei patriarchi e profeti, e formò l’alba per far spuntare il Sole del Verbo eterno, così questa formerà l’alba per fare spuntare il Sole del Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.  Credi tu che la mia Volontà che con tanto amore si ha fatto conoscere ed ha manifestato tanto interesse di voler venire a regnare sulla terra, sfogando con te il suo dolore, sia stato senza che nessuno l’abbia pregato? Ah no! no! sono stati i continui bussi della mia Chiesa, ed in quei bussi bussavo Io proprio, ma me ne servivo di loro per bussare alle porte del Fiat Divino, il quale stanco di sentirsi battere alle sue porte divine, se n’è servito di te per farsi bussare più forte, ed aprendoti, ti ha messo a parte delle sue conoscenze, e quante verità ti ha fatto conoscere, tanti mezzi ti dava per formare catene amorose per farsi legare a venire a regnare sulla terra, e quante volte ti chiama a vivere nel suo Voler Divino facendoti conoscere i suoi pregi, la sua potenza, le sue gioie, le sue immense ricchezze, sono tanti pegni che ti dà, che ti assicura la sua venuta sulla terra, perché in Noi c’è questa prerogativa, che se facciamo conoscere un nostro bene, una verità, una conoscenza che ci appartiene, è perché vogliamo farne dono alla creatura.  Vedi dunque quanti doni ti ha fatto il mio Volere, quante sue conoscenze ti ha fatto conoscere, sono tali e tanti che tu stessa non sai numerarli”.

(3) Ed io:  “Mio amato Gesù, chi sa quando verrà questo regno? E Lui:

(4) “Figlia mia, per venire la Redenzione ci vollero quattro mila anni, perché il popolo che pregava e sospirava il futuro Redentore era il più piccolo, di numero ristretto; invece quelli che appartengono alla mia Chiesa sono più popoli e di numero, oh! quanto più esteso di quello, perciò il numero abbrevierà il tempo, molto più che la religione si sta facendo strada ovunque, lo quale non è altro che la preparazione al regno della mia Volontà Divina”.

 

+  +  +  +

 

24-17

Maggio 30, 1928

 

La Creazione l’esercito divino, il Fiat la celeste bandiera.  Esempio del bambino ed il

 padre ricco.  Come Gesù vuole popoli interi che preghino; chi sono questi popoli.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e riunendo tutta insieme la Creazione tutta, per portarla innanzi alla Maestà Suprema come il più bello omaggio, l’adorazione più profonda e l’amore più intenso e più esteso a Colui che l’aveva creato, mi sembrava che non c’era cosa più bella da portare al mio Creatore che la magnificenza ed il continuato prodigio delle sue stesse opere.  Onde mentre ciò facevo, il mio amato Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non c’è omaggio più bello e degno della nostra Maestà adorabile, che offerirci le nostre stesse opere; come tu giri nella Creazione, così riunisci il nostro esercito divino per mandarlo a Noi, come gloria nostra e come esercito agguerrito che chiede con insistenza e violenza il regno della Divina Volontà, perciò come tu giri, metti avanti a ciascuna cosa creata il Fiat Divino come bandiera nobile e divina, che col loro tacito parlare chieggono con forza divina il regno della mia Volontà sulla terra.  Oh! come è bello vedere tutta la Creazione tutta bandierata col Fiat Divino, dalla più piccola cosa alla più grande, tutte posseggono la bandiera del Fiat messa dalla mia piccola figlia, pare proprio un esercito formidabile che sventolando con imponenza la loro nobile bandiera, chieggono con ripetute istanze ciò che loro posseggono, cioè il regno della mia Volontà sulla terra”.

(3) Onde son rimasta a continuare il mio giro e non solo a tutta la Creazione, ma anche a tutti gli atti fatti d’Adamo nello stato di sua innocenza, a tutti quelli fatti dalla Vergine Regina, come pure a quelli fatti da Nostro Signore, io mettevo il mio Fiat Divino mandandole come un esercito ordinato intorno alla Divinità, che chiedessero il suo regno, e Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, Cieli e terra pregano, tutti gli atti miei, quelli della Sovrana Regina, come pure quelli d’Adamo innocente, che erano tutti investiti dal mio Fiat Divino, hanno tutti una voce che risuonando tra loro come un’eco dolcissimo e forte, chieggono venga il tuo regno.  Figlia mia, nel creare l’uomo Io feci come un padre ricchissimo, che avendo avuto alla luce il suo bambino, vorrebbe trastullarsi col suo piccino col darle tutte le sue ricchezze e gli dice continuamente:  “Figlio, prendi ciò che vuoi e quanto più puoi”.  Il piccino si empie le tasche, le sue piccole manine, ma tanto, che non potendo contenerle le scorrono a terra, ed il padre istigandolo le dice:  “Questo è tutto che hai preso? Su, prendi ancora, prendi tutto”.  Ed il bimbo si vede impacciato e ritorna ardito a prendere, ma la sua piccola capacità non può prendere altro, ed il padre sorride e si trastulla col suo piccino.  Tale feci Io coll’uomo, le feci dono di tutte le mie ricchezze, e lui come piccolo bambino, era incapace di poterle prendere tutte, ed Io trastullandolo gli dicevo:  “Prendi, prendi figlio mio, prendi assai, prendi tutto se puoi, quanto più prenderai tanto più godrò e farò festa”.  Non lo sto facendo questo con te, fino a volerti dare il regno della mia Volontà Divina? Perciò ti faccio girare in tutta la Creazione, nelle opere della mia Redenzione, neppure ti privo dei domini della Sovrana del Cielo, e mentre tu giri nelle nostre opere e domini, ti vo sussurrando all’orecchio:  “Prendi ciò che vuoi mia piccola figlia”.  E per darti il diritto ti faccio segnare tutte le opere nostre ed i nostri domini col tuo ti amo, e questo tuo ti amo che ripete il suo ritornello, dammi il tuo Fiat Divino, pare che siano intrecciate insieme, Fiat, e ti amo, ed Io conoscendo che ciò che tu vuoi e domandi è la cosa più grande e un regno divino in cui non solo tu, ma tutti quelli che staranno in questo regno, siano tutti re e regine.  Se tu sapessi che cosa mi domandi! Cieli e terra ne sono meravigliati e stanno tutti guardando la arditezza della tua domanda, e la mia bontà tutta paterna, che con amore tutto eccessivo ti vagheggia, ti sorride per darti più fiducia a chiederlo con più arditezza, perché figlia mia, essendo un regno sì grande che debbo dare, Io voglio un popolo intero che me lo chieggono, e il primo popolo è tutta la Creazione, che tu col girare in mezzo ad essa, muovi tutti a chiedere che venga il regno della mia Volontà Divina sulla terra; il secondo popolo sono tutte le opere mie e quelle della mia Mamma Celeste che furono fatte sulla terra, questi popoli sono popoli divini ed interminabili, poi c’è il popolo della bassa terra, ch’è chi recita il Pater Noster, ed i pochi che conoscono in qualche modo la mia Volontà Divina chieggono che venga a regnare sulla terra.  E quando popoli interi mi pregano, con a capo colei a cui è stata affidata una missione sì grande, con più facilità si concede quello che Noi vogliamo dare e con insistenze ci viene domandato.  Non succede così nel basso mondo? Se si deve eleggere un re, un capo d’un paese, ci sono quelli che muovono il popolo a gridare:  “Vogliamo il tale per re, il tale altro per capo d’un paese”.  Se si vuole una guerra si fa gridare il popolo:  “Vogliamo la guerra”.  Non c’è cosa importante che si faccia dentro d’un regno, che non si ricorre al popolo a farlo gridare ed anche tumultuare per darsi ragione e dire:  “E’ il popolo che lo vuole”.  E molte volte il popolo, mentre dice che lo vuole, ma non sa quello che vuole, né tutte le buone o tristi conseguenze che ne verranno.  Se ciò fanno nel basso mondo, molto più Io, quando devo dare cose importanti, beni universali, voglio che popoli interi me lo chieggano, e tu devi formare questi popoli, prima col far conoscere tutte le conoscenze sul mio Fiat Divino, secondo girando ovunque, movendo Cieli e terra a chiedere il regno della mia Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-18

Giugno 3, 1928

 

Le verità sono scale per salire a Dio.  L’isolamento.  La Volontà

Divina, la rivelatrice dell’uomo.  Esempio del bimbo che dorme.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Voler Divino, e girando in Esso la mia povera mente si è trasportata nell’eden, nell’atto in cui Iddio stava formando la natura dell’uomo, prima d’infonderle l’anima, e pensando al grande amore con cui il Supremo Creatore formava il corpo umano, e che prima che Adamo esistesse, nel formare il suo corpo lo amava con amore di padre che ama il suo parto, e che non esistendo ancora la vita dell’anima di Adamo, non lo ricambiava col suo amore.  Quindi l’amore divino restava isolato senza la compagnia dell’amore della sua creatura.  Onde non era giusto che il suo amore restasse senza il ricambio del piccolo amore di chi tanto amava, quindi pensavo tra me:  “La Volontà Divina è eterna, e ciò che si fa in Essa è sempre in atto, né perde mai l’atto presente, perciò, nel Fiat io voglio anticipare l’amore di Adamo e vezzeggiare il mio Creatore col mio amore, nell’atto che forma il corpo umano voglio far eco al suo amore per dirgli:  “Nel tuo Volere sempre ti ho amato, anche prima che tutte le cose esistessero”.  Onde mentre ciò ed altro pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha stretto forte nelle sue braccia dicendomi:

(2) “Figlia mia, come ne son contento che ti ho manifestato tante verità sul mio Voler Divino, tutte le mie verità dettati sopra di Esso sono scale, tu per salire negli atti del mio eterno Volere per trovare in atto il primo atto nostro, che tiene virtù d’essere sempre presente e darci la gioia, la felicità del ricambio del tuo amore, e Noi per scendere verso di te, per cercare la compagnia di colei per cui operavamo ed amavamo tanto.  Com’è dolce la compagnia di chi si ama, essa è piena di gioie indimenticabili, e come è altrettanto amaro l’isolamento e non godere la presenza di chi tanto si sospira, si ama e per la quale si opera.  Noi mentre formavamo la natura dell’uomo, prima d’infondergli la vita, facevamo come un padre o una madre quando dorme suo figlio, che presi da tenerezza, d’amore irresistibile, vagheggiano, baciano e stringono al loro seno il figlio che dorme, ed il figlio, siccome dorme non ne sa nulla.  Se sapessi figlia mia quanti baci, quante strette amorose demmo alla natura umana prima che le dessimo la vita, e fu nella foga del nostro amore che alitandolo gli demmo la vita dandogli l’anima, ed al corpo il respiro, il palpito, il calore, sicché il respiro che tu senti è nostro, il palpito che ti batte nel cuore è nostro, il calore che tu senti è il tocco delle nostre mani creatrici, che toccandoti ti infuse il calore, e come tu respiri Noi sentiamo il nostro respiro che respira in te, come palpita il tuo cuore, così sentiamo il nostro palpito di vita eterna che batte in te, e come senti il calore è il nostro amore che circola in te e continua la sua opera creatrice e conservatrice a riscaldarti. . .

(3) Tu devi sapere figlia mia, che il nostro Volere è il rivelatore dell’opera della Creazione, Esso solo può rivelarne tutti i segreti d’amore nascosti nella Creazione, Adamo non seppe tutto, quanti stratagemmi e finezze amorose mettemmo nel crearlo, l’anima ed il corpo, Noi fecimo come un padre che non dice tutto insieme al suo figlio piccino, ma a grado a grado che cresce vuol darle le sorprese, dicendogli quanto l’ama, quanto ha fatto per lui, quante finezze amorose, baci nascosti, quando lui, piccino, era incapace di comprenderle, che cosa l’ha dato e che le può dare, ed ora le fa una sorpresa, ora un’altra e ciò serve a mantenere la vita d’amore tra padre e figlio, ed in ogni sorpresa aumentare la loro gioia e felicità.  Qual dolore non sarebbe di questo padre che mentre che il figlio dorme lo ha coperto di baci, se l’ha stretto al cuore, ed era tale e tanta la sua tenerezza amorosa, che ha giunto a bagnarlo di tenero pianto il volto del bimbo dormendo, ed il bimbo svegliandosi non sorride al padre, non si getta al suo collo per baciarlo, e se lo guarda è con freddezza, qual dolore per questo povero padre, tutte le sorprese preparate da manifestare al figlio, se le chiude nel cuore col dolore di non poter dividere la sua felicità, le sue gioie più pure, fino a non potergli dire quanto l’ha amato ed ama.  Così fu per Noi figlia mia, la nostra più che paterna bontà preparava tante nuove sorprese al nostro figlio amato, ed il nostro Voler Divino ne prendeva l’impegno di fargli il rivelatore, come si sottrò da Esso, Adamo perdette il rivelatore, e perciò non si sa quanto l’amammo e tutto ciò che fecimo per lui nel crearlo, perciò sentiamo l’irresistibile amore che il nostro Fiat venga a regnare come in Cielo così in terra, affinché dopo tanti anni di silenzio e di segreti, dia sfogo alle sue vampe e ritorni a fare il rivelatore della Creazione, perché poco si conosce di tutto ciò che fecimo nel creare l’uomo.  Quante sorprese tiene da dire, quante gioie e felicità da comunicare, tu stessa non senti quante cose ti dice, tanto su ciò che riguarda il mio Voler Divino, tanto all’amore sorprendente di tutta la Creazione, ed in modo speciale la creazione dell’uomo?

(4) La mia Volontà è il libro della Creazione, perciò è necessario per sapersi e poterlo leggere, il suo regnare in mezzo alle creature.  La volontà umana tiene come addormentato il povero uomo, lui dorme e il sonno l’impedisce di sentire e di vedere tutte le carezze e finezze d’amore che gli fa il suo Padre Celeste, le sue sorprese che gli vuol far conoscere, il sonno l’impedisce di ricevere le gioie, la felicità che gli vuol dare il suo Creatore e di comprendere il suo stato sublime della sua creazione.  Povero uomo, assonnato per il vero bene e sordo per ascoltare dalla mia Volontà, ch’è la sua rivelatrice, la sua nobile storia, la sua origine, la sua altezza e bellezza meravigliosa, e se veglia sente; e per il peccato, per le sue passioni o per cose che non hanno un principio eterno, fa proprio come il bimbo che dorme, che se si sveglia, piange, prende picci e mette in croce il povero padre, ch’è quasi dolente d’avere un figlio così irrequieto, e perciò il mio Voler Divino sta rivelando tante sue conoscenze per destare l’uomo dal suo lungo sonno, affinché svegliandosi nel mio Fiat perda il sonno dell’umana volontà, e riacquisti ciò che perdette e possa sentire i baci, l’amore, le strette amorose che le fa al suo seno il suo Creatore.  Sicché ogni conoscenza che riguarda la mia Volontà Divina è un richiamo, è una voce che emetto, è un grido che mando, per svegliare l’uomo dal sonno dell’umano volere”.

 

+  +  +  +

 

24-19

Giugno 7, 1928

 

Come Iddio nel creare l’uomo gli infuse tre

soli; foga del suo amore.  Esempio del sole.

 

(1) Il mio volo nel girare negli atti della Volontà Divina continua sempre, e quando giungo nell’Eden, mi sembra che Gesù ha voglia di dire qualche cosa, il ricordo, il luogo dove creò l’uomo la sua Volontà creante, il suo amore sfoggiante, le prerogative, la bellezza con cui creò l’uomo, i beni, la grazia con cui lo arricchì, sono i più dolci e cari ricordi al suo cuore paterno che lo fanno affogare d’amore, e per dare sfogo alle sue vampe vuol parlare di ciò che fece nel crearlo, tanto, che mentre scrivo sento il suo cuore che batte forte, forte, e sussultando di gioia mi getta le braccia al collo, e baciandomi con tale enfasi di affetto si ha chiuso nel mio cuore, come ferito dalla foga di quell’amore che ebbe nella Creazione, ed atteggiandosi misto a festa ed a dolore, voleva essere spettatore di ciò che stavo per scrivere.  Onde, Gesù mi aveva detto:

(2) “Figlia mia, quanti nostri prodigi concorsero nel creare l’uomo, col nostro alito gli fu infusa l’anima, nella quale la nostra paterna bontà gli infondeva tre soli in cui formava in essa il perenne e fulgido giorno, non soggetto a nessuna notte.  Questi tre soli venivano formati dalla potenza del Padre, dalla sapienza del Figlio, dall’amore dello Spirito Santo.  Questi tre soli mentre venivano formati nell’anima, restavano in comunicazione con le Tre Divine Persone, in modo che l’uomo teneva la via per salire a Noi, e Noi tenevamo la via per scendere in lui.  Questi tre soli sono le tre potenze:  Intelletto, memoria e volontà, che mentre son distinte tra loro, si danno la mano e giungono a formare anche una sola, simbolo della nostra Trinità adorabile, che mentre siamo distinte nelle persone, formiamo una sola potenza, un’intelletto solo, ed unica volontà.  Fu tanto l’amore nel creare l’uomo, che il nostro amore allora si contentò quando le comunicammo la nostra somiglianza.  Questi tre soli furono messi nel fondo dell’anima umana, come il sole nel fondo della volta del cielo, che con la sua luce tiene in festa la terra, e coi suoi mirabili effetti dà vita a tutte le piante ed a ciascuna il gusto, la dolcezza, il colore e la sostanza che le conviene.  Il sole nel suo tacito silenzio guida la terra, ammaestra tutti, non con le parole, ma coi fatti, e con tale eloquenza che nessun’altro lo può raggiungere, e con la sua luce penetrante si fa vita di tutto ciò che produce la terra.  Guarda, un sol sole per tutta la terra, ma per l’anima umana il nostro amore non fu contento di uno, e siccome ci trovavamo nella foga del nostro amore di dare e di ridare, ne formammo tre soli, dai quali dovevano essere diretti, animati e ricevere la vita tutti gli atti umani; che ordine, che armonia mettemmo nel nostro amato e caro figlio.  Ora figlia mia, questi tre soli esistono nell’uomo, ma si trovano nelle condizioni quando il sole che splende nel cielo si trova circondato da dense nubi e non può riempire la terra con la vivezza della sua luce, e sebbene le comunicazioni non sono né interrotte né spezzate in virtù delle nubi, però gli effetti la terra li riceve stentati, e non gode tutto il bene che le potrebbe fare il sole, sicché siccome non riceve tutta la vita del sole, è come malata, i suoi frutti sono scipiti e non maturi, molte piante senza frutti, quindi la terra è malinconica, senza festa, perché le nubi hanno impedito che ricevesse tutta la pienezza della luce del sole per coronarsi di gloria e di onore.  Tale si trova l’uomo, tutte le cose stanno a posto, tra Noi e lui niente è spezzato né interrotto, ma l’umano volere ha formato dense nubi, e perciò si vede l’uomo senza la gloria, l’ordine, ed armonia della sua creazione, e quindi le sue opere sono senza frutti, guaste e senza bellezza, i suoi passi sono vacillanti, si può dire ch’è il povero malato perché non si fa dirigere dai tre soli che possiede nell’anima sua.  Onde venendo a regnare la mia Volontà, la prima cosa che abbatterà sarà l’umano volere, e soffiando metterà in fuga le nubi, e l’uomo si farà dirigere dai tre soli che tiene nel fondo dell’anima, che posseggono la nostra comunicazione, e subito salirà alla nostra origine e tutto sarà festa e gloria per Noi e per lui”.

 

+  +  +  +

 

24-20

Giugno 12, 1928

 

Come Iddio si sente rinnovare le gioie dei primi tempi della Creazione.

L’incanto che farà la Divina Volontà all’umana volontà; esempio del sole.

Quando e dove fu fatto lo sposalizio coll’umanità e quando sarà rinnovato di nuovo.

 

(1) Continuo il mio giro negli atti che fece nella Creazione il Fiat Divino e che tuttora conserva nel suo proprio pugno, con tale potenza e sapienza come se in ogni atto ripetesse l’atto già fatto, mentre non è altro che la continuazione d’un solo atto.  Ora mentre la mia mente si portava nell’Eden, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando fai il tuo giro nella mia Volontà per rintracciare tutti i suoi atti, per corteggiarli, amarli, per farli uno coi tuoi, e giungi nell’Eden, Io mi sento ripetere le gioie, le feste, la felicità che la nostra Divinità provò nella Creazione.  Oh! come ci ricorda al vivo il vederti scorrere nel sole, nel vento, nel mare, nel cielo, i voli rapidi della prima creatura uscita dalle nostre mani creatrici, perché lui stando nell’unità del nostro Volere, di tutti gli nostri atti fatti nella Creazione per amor suo ne faceva un solo, e nel suo solo atto ci portava come in trionfo tutti gli atti nostri, perciò Adamo tutte le gioie ci portava di tutte le cose che Noi avevamo come rotolato, ordinato ed armonizzato in tutto l’universo, ed oh! come ci sentivamo felici nel vederlo così ricco, forte, potente, d’una bellezza incantevole, venire innanzi a Noi dotato di tutte le opere nostre, e ce le portava per felicitarci e glorificarci, e felicitarsi lui insieme con Noi.  Onde nel vederti riprendere i suoi voli e girare ovunque, vediamo com’è bella la vita della creatura nella nostra Volontà, pare che vuole entrare in tutti gli atti nostri, tutto vuol prendere, ma per far che? Per darci tutto e per felicitarci, e Noi in ricambio le diamo tutto, gli diciamo:  “Son robe tue, per te le abbiamo creato ed uscito da Noi”.  Onde nel veder ciò ci sentiamo il desiderio di ripristinare la creazione dell’uomo e di dare il regno della nostra Volontà”.

(3) Onde con un’enfasi più tenero ha soggiunto:  “Figlia mia, potenza non me ne manca, volontà neppure, quindi debbo Io rialzare l’uomo decaduto e ripristinarlo, perché l’umano volere rese sfasciata l’opera delle nostre mani creatrici”.

(4) Quindi commosso e dolente per il povero uomo ha fatto silenzio, ed io pensavo tra me:  “Come mai si può ritornare allo stato primiero della Creazione, stando che l’umana volontà ha fatto ricadere l’uomo in un’abisso di miserie e quasi deformandolo dal come era stato creato?” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia Volontà tutto può, e come dal nulla fece l’uomo, così può delle sue miserie ritrarre il nuovo uomo, e senza cambiar sistema dal come lo creammo, lasciandole il suo libero arbitrio useremo un’altra industria amorosa, la luce della nostra Volontà vibrerà più forte i suoi raggi fulgidissimi, si avvicinerà in modo da guardare in faccia alla volontà umana, la quale riceverà l’incanto d’una luce penetrante, che abbagliandola dolcemente l’attira a sé, e questa, tirata da una luce sì fulgida e di bellezza rara, avrà desiderio di vedere che cosa c’è di bello in quella luce, col guardare subirà l’incanto, si sentirà felice ed amerà, non forzata, ma spontanea, di vivere nella nostra Volontà.  Non tiene questa virtù la luce del sole, che se si vuol guardare fissa, la pupilla dell’occhio umano resta abbagliata nella luce, e se vuole guardare non vedrà altro che luce, e la forza della luce impedisce alla pupilla di guardare le cose che le sono d’intorno? E se l’uomo è costretto ad abbassare gli occhi per disfarsi della luce, è perché la troppa luce lo rende impacciato e non si sente felice, ma se si sentisse felice, non facilmente ritirerebbe la pupilla da dentro la luce del sole.  Invece la luce del mio Volere non impaccerà la pupilla dell’anima, anzi avrà il bene di vedere gli stessi atti umani convertiti in luce, ed amerà che questa luce vibri più forte i suoi raggi per vedere gli atti suoi coll’incanto e bellezza di questa luce divina; la mia Volontà tiene potenza di risolvere il problema dell’uomo, ma deve usare un’atto più eccessivo di magnanimità più grande del nostro Fiat Supremo, perciò tu prega e perora una causa sì santa per le povere creature”.

(6) Dopo di ciò, essendo la festa del Corpus Domine, stavo pensando tra me che quel giorno era la festa dello sposalizio che Gesù benedetto faceva con le anime nel santissimo sacramento d’amore, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(7) “Figlia mia, il vero sposalizio coll’umanità fu nella Creazione, nulla mancò né all’anima né al corpo, tutto fu fatto con sontuosità regale, alla natura umana fu preparato un palazzo grandissimo, che nessun re né imperatore ne può avere un simile, qual’è tutto l’universo, un cielo stellato e la sua volta, un sole che non si doveva mai estinguere per luce, ameni giardini dove la coppia felice, Dio e l’uomo, doveva passeggiare, ricrearsi e mantenere la festa continua, non mai interrotta del nostro sposalizio, vesti non tessute di materie, ma formate dalla nostra potenza di purissima luce, quale si conveniva a persone regali, tutto era beltà nell’uomo, anima e corpo, perché Colui che preparava lo sposalizio e lo formava era d’una bellezza inarrivabile, sicché dalla sontuosità esterna delle tante bellezze incantevoli che ci sono in tutta la Creazione, puoi immaginare i mari interni di santità, di bellezza, di luce, di scienza, eccetera, che possedeva l’interno dell’uomo.  Tutti gli atti dell’uomo, interni ed esterni, erano tanti tasti musicali che formavano le più belle musiche, dolci, melodiose, armoniose, che mantenevano l’allegria allo sposalizio, ed ogni atto in più che si disponeva a fare, era una nuova sonatina che preparava per chiamare lo sposo a ricrearsi con lui.  La mia Volontà Divina che dominava l’umanità, le portava l’atto nuovo continuato e la somiglianza di Colui che l’aveva creato e sposato, ma a tanta festa l’uomo ruppe l’anello più forte, in cui stava tutta la validità e per cui aveva avuto vigore il nostro sposalizio, che fu il sottrarsi dalla nostra Volontà, il quale, in virtù di ciò andò sciolto, e perduti tutti i diritti restò il solo ricordo dello sposalizio, ma la sostanza, la vita, gli effetti, non esistevano più.  Ora nel sacramento dell’eucaristia in cui sovrabbondò il mio amore in tutti i modi possibili ed immaginabili, non si può chiamare né il primiero sposalizio della Creazione, né il vero, ed Io non faccio altro che la continuazione di ciò che feci stando sulla terra, a secondo i bisogni che ci sono nelle anime, a chi mi faccio medico pietoso per guarirle, a chi maestro per istruirle, a chi padre per perdonarli, per chi luce per dargli la vista, do la forza ai deboli, il coraggio ai timidi, la pace agli inquieti, insomma continuo la mia vita e virtù redentrice, però tutte queste miserie escludono il vero sposalizio.  Nessun giovane si sposa una giovane malata, al più aspetta che si guarisca, né una giovane debole e che spesso spesso l’offenda, e se lo sposo è un re e l’ama, al più aspetta che la sposa guarisca, che l’ami e che le condizioni di lei siano in qualche modo soddisfacenti, e non tanto inferiori a lui.  Ora, le condizioni in cui si trova la povera umanità è ancor la povera malata, ed aspetto che la mia Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature, la quale le darà la vera sanità, le vesti regali, la bellezza degna di lui, ed allora formerò di nuovo il vero e primiero sposalizio”.

 

+  +  +  +

 

24-21

Giugno 16, 1928

 

Esempio d’uno sposo quando si divide in corte, come Iddio fin dal principio

della caduta dell’uomo.  Il nuovo fidanzamento dello sposalizio fu fatto

sulla croce.  Il compimento nella Divina Volontà.

 

(1) Stavo pensando a ciò che sta scritto qui sopra, ed il benedetto Gesù ha continuato a dirmi:

(2) “Figlia mia, è proprio vero che l’Ente Supremo nel principio della Creazione fece il suo sposalizio con l’umanità, e successe come uno sposo quando la sua sposa malvagia lo induce a dividersi in corte, ma ad onta di ciò, nello sposo resta un’affetto nel proprio cuore e pensa e sospira che se la sua eletta si cambiasse, chi sa potrò di nuovo riunirmi e vincolarmi con lei col nodo di sposi, e perciò spesso le fa arrivare all’orecchio per mezzo di messaggeri, che lui l’ama.  Tale fece Iddio, ad onta che lo sposalizio coll’umanità fu sciolto nella corte divina, riserbò un’affetto e vagheggiava, sebbene lontano, il nuovo nodo di sposi con l’umanità; tanto vero ciò, che non distrusse il palazzo che con tanta sontuosità e magnificenza aveva formato, né gli tolse il bene del sole che formava il giorno, ma tutto restò perché se ne servisse chi l’aveva offeso.  Anzi mantenne la corrispondenza con lo scegliere fin dal principio del mondo, or l’uno or l’altro dei buoni, i quali erano come messaggeri, i quali erano come tanti postini che portavano, chi le letterine, chi i telegrammi, chi le telefonate del Cielo in cui veniva annunziato che lo sposo lontano non si era dimenticato, che li amava e che voleva il ritorno della sposa ingrata.  Onde nell’antico testamento, quanto più moltiplicavo i buoni, i patriarchi ed i profeti, tanto più pressanti erano gli inviti e la posta che correva tra il Cielo e terra, ché Iddio spediva notizie che desiderava la nuova unione.  Tanto vero, che non potendo più contenere la foga del suo amore e non essendo ancor disposta l’umanità decaduta per allora, fece una eccezione sposando la Vergine Regina e l’umanità del Verbo con nodo di vero sposalizio, affinché in virtù di Essi fosse rialzata la decaduta umanità e potessi formare lo sposalizio coll’intera umanità.  Quindi la mia Umanità formò il nuovo fidanzamento sulla croce con essa, e tutto ciò che Io feci, soffrii, fino a morire sulla croce, erano tutti preparativi per effettuare lo sposalizio desiderato nel regno della mia Divina Volontà.  Ora dopo il fidanzamento, restano i pegni e doni da darsi, e questi sono le conoscenze sul mio Fiat Divino, ed in esse le vien dato il gran dono che mi respinse l’uomo nell’Eden, cioè il dono eterno, infinito ed interminabile del mio Volere, il qual dono alletterà tanto l’umanità decaduta, che ci darà il contraccambio del dono del suo povero volere, che sarà come conferma e suggello dell’unione degli sposi dopo sì lunga catena di corrispondenza, di fedeltà da parte di Dio, e d’incostanza, d’ingratitudine, di freddezza da parte delle creature.  Sicché figlia mia, l’uomo si degradò, perdette tutti i beni perché uscì dalla mia Volontà Divina; per nobilitarsi, per riacquistare tutto e per ricevere la riabilitazione dello sposalizio col suo Creatore, deve rientrare di nuovo nel Fiat Divino donde ne uscì, non ci sono vie di mezzo, neppure la mia stessa Redenzione è sufficiente per far ritornare l’uomo al principio dell’era felice della sua creazione, Essa è mezzo, via, luce, aiuto, ma non fine, il fine è la mia Volontà, perché Essa fu il principio, e di giustizia chi è il principio dev’esserne la fine.  Sicché l’umanità dev’essere chiusa nel mio Voler Divino per essere restituita la sua nobile origine, la sua felicità e mettere di nuovo in vigore lo sposalizio col suo Creatore.  Perciò non basta al nostro amore il gran bene che fece all’uomo la mia Redenzione, ma sospira più oltre; il vero amore non si contenta mai, allora è contento quando può dire:  “Non ho più che darle”.  E conoscendo che l’uomo mi può ritornare felice, vittorioso, glorioso, nel nobile stato con cui fu creato da Dio, e questo col regnare la mia Volontà in mezzo a loro, ecco perciò tutte le ansie divine, i sospiri, le manifestazioni son rivolte a far conoscere la nostra Volontà per farla regnare, per poter dire al nostro amore:  “Quietati, che il nostro figlio amato è giunto nel suo destino, già è in possesso della nostra eredità che le fu data nella Creazione, qual’è il nostro Fiat! E mentre lui possiede il nostro, Noi possediamo lui.  Quindi lo sposalizio è conchiuso di nuovo, gli sposi sono ritornati al loro posto d’onore, non rest’altro che festeggiare e godere un tanto bene dopo un sì lungo dolore”.

 

+  +  +  +

 

24-22

Giugno 20, 1928

 

Iddio è un’atto solo.  Esempio del sole.  Chi vive nella Divina Volontà vive in

quest’atto solo e sente tutti i suoi effetti.  Valore dell’operato nella Divina

Volontà.  Come Gesù era stato sempre con la Madre sua, si allontanò quando

fece la sua vita pubblica.  Applicazione all’anima.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Supremo ed il mio volo in tutti gli atti suoi è continuo, e mentre giravo nella Creazione pensavo all’ordine ed armonia di tutte le cose, ed alla molteplicità degli atti dell’eterno Volere in tutto l’universo, ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Dio è un’atto solo, e se si veggono tanti atti nella Creazione, non sono altro che gli effetti dell’atto solo di Dio.  Succede come al sole, il sole è uno, la sua luce è una sola, ma gli effetti di esso, come la sua luce tocca la terra e con rapidità si stende sopra di essa, sono innumerevoli, si può dire produce un’effetto distinto sopra ciascuna cosa che tocca, distinto nel colore, nella dolcezza, e nella sostanza che infonde su di ciascuna cosa che tocca con le sue mani di luce, pare che il sole crea tanti atti successivi, uno più bello dell’altro, ma non è vero, non sono altro che gli effetti del suo solo atto di luce, perché la forza d’un atto solo tiene virtù di produrre tanti effetti come se fossero tanti atti successivi e distinti, come difatti sono, sicché tutto ciò che tu vedi in tutto l’universo non sono altro che gli effetti dell’atto solo di Dio, e perch’é solo nell’atto, tiene virtù d’ordine ed armonia in tutti gli effetti che produce.  Così succede per l’anima che vive nella mia Divina Volontà, vivendo nell’atto solo di Dio, sente tutti gli effetti di quell’atto solo di Dio in tutti gli atti suoi, sente in sé l’ordine, l’armonia, la bellezza, la forza dell’atto solo divino, che più che luce produce tanti effetti, da sentirsi negli atti suoi produrre cieli, soli, mari, prati fioriti e tutto ciò che di bene vi è in cielo ed in terra; che non può racchiudere di grande, di bene, chi vive nella mia Volontà? Tutto, è il vero sole, che qualunque cosa fa e tocca produce varie tinte di bellezza, di dolcezza, di bontà e di molteplici effetti, perché tutti i suoi atti pendono dall’atto solo di Colui che l’ha creato”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando al gran bene che racchiude l’operato nella Divina Volontà, il suo gran bene, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, l’operato nella mia Divina Volontà racchiude valore incalcolabile, l’anima è come se tenesse due bilance in mano, che mette in ciascuna bilancia un’oggetto di eguale peso e di eguale valore, questi oggetti uno è il peso, uno il valore, uno il prezzo che si può riscuotere; ora in queste bilance, in una mette Iddio la sua Volontà, nell’altra mette l’anima il suo operato in Essa, alzandosi queste bilance restano perfettamente equilibrate, e si elevano tutte e due alla stessa altezza, perché essendo la Volontà di Dio e quella dell’anima una sola, dovunque opera, o in Dio o nella creatura, uno è il valore, perciò la sola mia Volontà eleva l’anima alla somiglianza del suo Creatore, l’operato in Essa la mette nell’ordine delle opere divine”.

(5) Oltre di ciò mi sentivo oppressa e pensavo tra me:  “Che cambiamento, prima il mio dolce Gesù veniva sempre, pareva che non sapeva né poteva stare senza di me, ed ora giorni e giorni, né si dà nessuna fretta, né corre come faceva prima verso di me quando vede che non ne posso più, pare che quando viene è per dire cose che riguardano il suo Fiat, pare che questo solo l’interesse, il mio estremo bisogno di Lui non le fa più breccia”.  Ora mentre ciò ed altro pensavo, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, sto comportandomi con te come mi comportai con la Mamma mia, durante la mia vita facemmo vita sempre insieme, tranne i tre giorni dello smarrimento, che del resto dove c’era la Mamma si trovava il Figlio, e dove c’era il Figlio si trovava la Madre, eravamo inseparabili, quando poi venne il compimento della Redenzione e dovendo fare la vita pubblica ci separammo, sebbene la Volontà unica che ci animava, ci teneva sempre immedesimati insieme, ma è certo che le nostre persone si trovavano lontani, chi ad un punto e chi all’altro, e non sapendo stare, e non potendo troppo a lungo stare il vero amore separato, perché sente l’irresistibile bisogno di riposarsi uno nell’altro e di confidarsi i loro segreti, l’esito delle loro imprese, ed i loro dolori, perciò ora Io facevo le scappatine per rivederla, ora la Regina Madre usciva dal suo nido per rivedere il suo Figlio che da lontano la feriva, e di nuovo ci separavamo per dare il corso all’opera della Redenzione.  Così sto facendo con te, prima ero sempre con te, come lo sono tuttora, ma dovendo lavorare per il regno della mia Volontà Divina e dovendoti slanciarti negli atti di Essa, il lavoro pare che ci allontani, e mentre tu lavori, Io lavoro a prepararti l’altro lavoro che tu devi fare col farti conoscere altre cose che riguardano il mio Fiat, e ciò che tu devi seguire in Esso, ma spesso ritorno per ricevere e darti riposo, perciò non ti meravigliare, ciò richiede il grande lavoro del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, quindi fidati di me e non temere”.

 

+  +  +  +

 

24-23

Giugno 25, 1928

 

Tutto ciò che si fa nel Fiat acquista l’atto continuato senza mai cessare.

Esempio del sole.  Scopo dell’andata di Gesù nel deserto, pene dell’isolamento.

 

(1) Stavo pregando, e sentendo la mia estrema miseria pregavo la mia Mamma Celeste che mi desse il suo amore per supplire al mio misero amore, ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Mamma, il primo amore ed il primo suo atto lo fece nel Voler Divino, e siccome fu fatto in Esso, tiene la continuità come se in atto stesse sempre amando ed operando, il suo amore non finisce mai, le sue opere fanno le ripetitrici continuate, in modo che chi vuol prendere il suo amore lo trova sempre in atto, mentre è l’effetto del primo amore che ripete, ripete sempre.  Tale è chi opera nella mia Volontà, i suoi atti acquistano la continuità, vengono sempre ripetuti senza mai cessare, sono il vero sole, che da che fu creato da Dio diede il suo primo atto di luce, ma tanto grande che riempì con un sol atto cielo e terra, e quest’atto lo ripete sempre senza mai cessare, in modo che tutti possono prendere il suo atto di luce, ma uno fu l’atto che si costituiva atto di luce perenne per tutti, e se il sole potesse ripetere il suo atto di luce, si vedrebbero tanti soli quanti atti potesse ripetere, ma siccome uno fu l’atto di luce che fece, perciò un sol sole si vede e non più.  Ma ciò che non fece il sole lo fece la Sovrana Regina, e lo fa chi opera nella mia Volontà, quanti atti, tanti soli, e questi soli fusi insieme, ma distinti fra loro per bellezza, per luce, per gloria che danno al loro Creatore e per il bene universale che fanno scendere su tutte le creature; questi atti hanno una potenza divina, ed in virtù di questi atti, come giunse la Vergine Santissima poté ottenere la venuta del Verbo sulla terra, ed in virtù di essi verrà il mio regno sulla terra.  Un’atto ripetuto incessantemente nel mio Fiat tiene presso la nostra Divinità virtù conquistatrice, rapitrice ed incantatrice, quel ripetere sempre nel Voler Divino è la forza dell’anima, l’arma invincibile che debilita con arme d’amore il suo Creatore e lo vince, e si sente onorato di farsi vincere dalla creatura”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nel Fiat Divino, e seguendo il mio Gesù quando prese la via del deserto pensavo tra me:  “E perché Gesù prese la via del deserto? Qui non c’erano anime da convertire, ma solitudine profonda, mentre erano anime che Lui cercava”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la compagnia spezza la pena e la diminuisce, invece l’isolamento la concentra, la raddoppia e la rincrudisce, ed Io volli andare isolato nel deserto, per sentire nella mia Umanità tutta la crudezza dell’isolamento che aveva sofferto la mia Divina Volontà per tanti secoli da parte delle creature.  La mia Umanità doveva salire nell’ordine divino e scendere nell’ordine umano per poter racchiudere le pene dell’uno e dell’altro, e prendendo Io tutta la parte penosa che divideva l’uomo e Dio, farli stringere di nuovo all’amplesso, al bacio del loro Creatore.  Ma non fu solo questo lo scopo della mia andata nel deserto, tu devi sapere che la nostra Maestà adorabile nel formare la Creazione, stabiliva che tutto doveva essere popolato di abitatori, la terra fertilissima, ricca di piante abbondanti, in modo che tutti dovevano abbondare.  Come peccò l’uomo, si attirò lo sdegno della giustizia divina, e la terra rimase disertata, infeconda ed in molti punti spopolata, immagine di quelle famiglie sterili, che non c’è riso, né festa, né armonia, perché senza prole non vi è chi spezzi la monotonia di due coniugi, e sull’animo loro pesa l’incubo dell’isolamento che li porta la mestizia, invece dove c’è prole, c’è sempre da fare, da dire, ed occasione di festeggiare, tale fu la famiglia umana.  Guarda il cielo com’è popolato di stelle, la terra doveva essere l’eco del cielo, zeppa d’abitatori, e doveva tanto produrre, da rendere ricchi e tutti felici.  Quindi come l’uomo si sottrò della mia Volontà, cambiarono le sue sorti, ed Io volli andare nel deserto per richiamare le benedizioni del mio Padre Celeste, e richiamando la mia Volontà a regnare, ripristinare la terra, popolarla ovunque e fecondarla, in modo che la terra produrrà altri germi più belli da renderla centuplicata, più feconda e di smagliante bellezza; quante cose grandi farà il regno del mio Fiat Divino, tanto che tutti gli elementi stanno tutti in aspettativa, il sole, il vento, il mare, la terra e tutta la Creazione, per mettere fuori dal loro seno tutti i beni ed effetti che contengono, perché non regnando in mezzo alle creature quella Divina Volontà che domina loro, non mettono fuori tutti i beni che racchiudono in essi, dandole solo quello che le conviene a titolo di elemosina e di servi, sicché la terra non ha prodotto tutti i germi, il sole non trovando tutti i germi, non produce tutti gli effetti e beni che possiede, e così di tutto il resto, perciò tutti aspettano il regno del Fiat, per far vedere a questi quanto sono ricchi e quante mirabili cose ha messo in esse il loro Creatore per amore di coloro che dovevano essere i figli del suo Volere”.

 

+  +  +  +

 

24-24

Giugno 29, 1928

 

Il ti amo forma il calore, la Divina Volontà forma la luce per formare il Sole.

La lunga figliolanza che forma chi vive nel Fiat.  I suoi tre regni, tre soli

e tre corone.  Come la fede non sarà più ombrata.

 

(1) Stavo facendo i miei soliti atti nel Fiat Divino, e per ogni cosa creata ripetevo la mia lunga cantilena del mio ti amo, ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “E’ tanta l’abitudine che ho fatto, che mi sembra che non so farne a meno di dire, ti amo, ti amo”.  Ora in questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, questo tuo continuo ti amo non è altro che la continuità del primo ti amo detto nella mia Divina Volontà, che detto una volta, ha virtù di ripetere coi fatti ciò che una volta fu detto.  Il ti amo forma il calore e la mia Volontà Divina forma la luce che invadendo il ti amo, forma il sole, uno più fulgido dell’altro; com’è bella la vita dell’anima nella mia Volontà Divina, essa acquista una lunga figliolanza quasi interminabile, perché se pensa, partorisce nella mente divina i suoi pensieri e forma la lunga generazione dei suoi figli nella mente del suo Padre Celeste; se parla, partorisce le sue parole nella parola di Dio, e forma la lunga generazione dei figli della sua parola; se opera, se cammina, se palpita, partorisce le sue opere nelle mani del suo Creatore, i passi suoi nei piedi divini, il suo palpito nel cuore paterno e forma la lunga generazione dei figli delle sue opere, dei suoi passi e dei suoi palpiti, che generazione interminabile forma colei che vive nella mia Volontà al suo Creatore, essa è la popolatrice e la madre feconda che tiene sempre in festa Colui che l’ha creato, perché ogni figlio è una festa che Iddio si sente partorire nel suo proprio seno da colei che vive nella sua Volontà”.

(3) E tutto commosso ripeteva:

(4) “Com’è bella! com’è bella la neonata del mio Volere, nella sua piccolezza vorrebbe mettersi a gara col suo Creatore, vorrebbe dargli occasione di farlo sempre sorridere e con sorprese infantili rapirlo a farsi sempre guardare, per fargli vedere la lunga generazione dei suoi figli”.

(5) E come venendo meno d’amore ha fatto silenzio, ma dopo poco ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, la creatura tiene nell’anima sua tre regni, che sono le tre potenze, queste si possono chiamare le capitali di questi tre regni, tutto il resto della creatura:  Parole, occhi, opere, passi, sono città, villaggi, fiumi, mari e territori che formano questi regni, lo stesso cuore non si può chiamare capitale, ma città più importante di comunicazione per le altre; ora, in una guerra se si vince la capitale, la guerra finisce, perché tutte le altre città restano vinte insieme con la capitale.  Ora se la mia Volontà giungerà a prendere le tre capitali di questi regni, erigendosi il suo trono in esse, tutte le altre città saranno vinte e dominate dal Fiat Supremo.  Quanta gloria acquisteranno questi regni, questi saranno i più felici, i più ricchi ed i più popolati, perché Colui che li regge e domina è l’invincibile, il forte ed il potente, nessuno avrà ardire di molestare e turbare l’ordine di essi, tutto sarà pace, gioia e festa perenne, sicché chi viva nel mio Fiat Divino possederanno tre soli, uno più bello dell’altro, tre regni pacifici, arricchiti di tutte le gioie, armonie e felicità, e saranno coronate con tre corone, ma sai tu chi coronerà la fronte dei figli del mio Volere? La Trinità Sacrosanta rapita della loro somiglianza che l’infusero nel crearle, e vedendo che il nostro Fiat le ha cresciuto e formato come Noi le volevamo, e restando ferita nel vedere in essi i nostri lineamenti, sarà tanta la foga del nostro amore, che ciascuna delle tre Divine Persone metterà ognuna la sua corona come distintivo speciale che sono i figli della nostra Volontà Divina”.

(7) Onde mi sentivo tanto immersa nel Fiat Supremo, che mi sentivo come una spugna inzuppata nella luce di Esso, mi sembrava che tutte le cose create mi portavano il bacio del Voler Divino, ed in quel bacio sentivo le labbra del mio Creatore che me lo scoccava, mi pareva che il Fiat trasportava con Sé le tre Divine Persone.  Ora mentre la mia mente me la sentivo sperduta nella luce del Fiat, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(8) “Figlia mia, quando il mio Volere avrà il suo regno sulla terra, e le anime vivranno in esso, la fede non avrà più ombra, non più enigmi, ma tutta sarà chiarezza e certezza, la luce del mio Volere porterà nelle stesse cose create la visione chiara del loro Creatore, lo toccheranno con mano in tutto ciò che ha fatto per amor loro.  Adesso l’umano volere è ombra alla fede, le passioni sono nubi che oscurano la luce chiara di essa, e succede come al sole quando dense nubi si formano nella bass’aria, che ad onta che il sole c’è, le nubi si fanno contro alla luce e sembra oscuro come se fosse notte, e chi non avesse visto mai il sole stenterebbe a credere che ci stesse il sole, ma se un vento impetuoso diradasse le nubi, toccando con mano la sua fulgida luce, chi oserebbe dire non esiste il sole? Tale si trova la fede perché non regna la mia Volontà, sono quasi come ciechi che devono credere agli altri che esiste un Dio, invece regnando il mio Fiat Divino, la sua luce farà toccare con mano a loro stessi l’esistenza del loro Creatore, quindi non sarà più necessario che altri lo dicano, sicché le ombre, le nubi non esisteranno più”.

(9) Ma mentre ciò diceva, Gesù faceva uscire un’ondata di gioia e di luce dal suo cuore, che darà altra vita alle creature, e con enfasi d’amore ha soggiunto:

(10) “Come sospiro il regno del mio Volere, esso metterà termine ai mali delle creature, ed ai nostri dolori, Cielo e terra sorrideranno insieme, le feste nostre e le loro riprenderanno l’ordine del principio della Creazione, metteremo un velo su di tutto, affinché le feste non siano più interrotte”.

 

+  +  +  +

 

24-25

Luglio 4, 1928

 

Necessità degli anticipi per acquistare il regno della Divina Volontà.

Come la Divina Volontà rende leggiero tutto come se fosse una

piuma e perciò tutto si può abbracciare.

 

(1) Continuando il mio giro nel Fiat Divino pensavo tra me:  “A che servono queste ripetizioni continue di chiedere e richiedere il regno della Divina Volontà, e la ripetizione di girare in Essa per impegnarla a cedere il suo regno, affinché venga a dominare in mezzo alle creature?” In questo mentre il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando si vuol fare una compra si danno gli anticipi, e quanti più anticipi si danno, tanto più resta assicurata la compra e meno resta da pagare quando si viene agli ultimi atti della compra definitiva.  Ora, volendo tu il regno della mia Volontà, è necessario che tu dia gli anticipi, ed ogni qualvolta tu giri in Essa e chiedi e richiedi il suo regno ed emetti i tuoi atti per tutti per lo stesso scopo, tanti anticipi aggiungi per metterti al sicuro l’acquisto del regno del mio Fiat Divino, e siccome è il suo acquisto che vuoi fare, è necessario che i tuoi atti vengano fatti in Essa, che acquistino il valore di moneta coniata dalla mia Volontà Divina, altrimenti non sarebbe moneta valevole e che potrebbe correre per l’acquisto di Essa, sarebbe come una moneta fuori regno, perché chi Volontà Divina vuole acquistare, deve dare atti di anticipi fatti in Essa, ed Essa si benigna di coniarli col valore del suo Fiat, in modo che l’anima può dare gli anticipi necessari per il suo acquisto.  Ecco a che servono le tue giratine nel mio Fiat, gli atti che emetti in Esso, il chiedere e richiedere che venga il suo regno, sono tutte cose necessarie e che ci vogliono per il suo grande acquisto, non feci Io lo stesso per la Redenzione? Dovetti pagare l’anticipo degli atti miei innanzi al mio Celeste Padre, e dovetti pagare per tutti per ottenere il regno della Redenzione, e quando sborsai tutto il pagamento, allora mi fu firmato dalla Divinità che il regno era mio, perciò continua a mettere i tuoi anticipi se vuoi che ti sia firmato che il regno del mio Fiat è tuo”.

(3) Dopo di ciò stavo dicendo al mio Gesù:  “Nella tua Volontà prendo nelle mie braccia la Creazione tutta, il cielo, il sole, le stelle e tutto, per portarli innanzi alla Maestà Suprema come adorazione e preghiera più bella per chiedergli il regno del Fiat”.  Ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Come posso abbracciare tutto se la mia piccolezza è tanta, che neppure una stella potrei abbracciare, come potrò tutto? Quindi sono cose non effettuabili”.  Ed il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi tiene la mia Divina Volontà può prendere tutto, Essa ha virtù di rendere leggiera qualunque cosa, rende leggiera come piuma cieli, stelle, soli, tutto il creato, angeli, santi, la Vergine Regina e lo stesso Dio, perché scorrendo in tutto come vita primaria il mio Voler Divino, una è la vita, uno è il peso, sicché quanto pesano tutti insieme, tanto pesa ciascuna, perciò solo chi tiene il mio Fiat può prendere tutto e darmi tutto, perché tenendo virtù di stendere cieli, di formare soli, eccetera, dove Esso si trova, tiene virtù di prendere tutto e di abbracciare tutto, ché questo è il gran prodigio del vivere nel mio Volere, che la piccolezza può portare ed abbracciare l’immensità, la debolezza può portare la fortezza, il nulla può possedere il tutto, la creatura il Creatore.  Dove c’è la vita della mia Volontà Divina ci sono tutti i prodigi uniti insieme, l’infinito, l’eterno si fa portare come in trionfo nelle piccole braccia di colei che vive in Essa, perché guardano in lei, non lei, ma la Divina Volontà che tiene diritto di tutto, può tutto ed abbraccia tutto, e tutto può dare come suo al suo Creatore; difatti, non fu forse il mio Fiat che distese il cielo, lo popolò di stelle? Se tenne virtù di farlo, tiene virtù di abbracciarlo, e come leggiera piuma farlo portare in trionfo dalla creatura che vive nel suo Voler Divino, perciò segui il tuo volo in Esso e tutto farai per darmi tutto e chiedermi tutto”.

 

+  +  +  +

 

24-26

Luglio 7, 1928

 

Beni che produce la Divina Volontà, mali che produce l’umana.  Come tutti i

mali cesseranno come d’incanto se regnerà la Divina Volontà.  Come

nella casa di Nazaret regnava la Divina Volontà.

 

(1) Stavo seguendo il mio dolce Gesù nella sua vita pubblica, e pensando alle tante malattie umane che Gesù risanò, pensavo tra me:  “E perché la natura umana si trasformò tanto, fino a diventare:  Chi muti, chi sordi, chi ciechi, chi coperti di piaghe e tant’altri mali, se il male lo fece la volontà umana, perché subì tanto anche il corpo?” Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che il fisico nulla fece di male, ma tutto il male lo fece la volontà umana; ma siccome Adamo prima di peccare possedeva nell’anima sua la vita totale della mia Volontà Divina, si può dire che era piena fino all’orlo, fino a traboccarne fuori, quindi l’umana volontà, in virtù della mia, traspariva fuori luce, esalava tutti i profumi del suo Creatore, profumi di bellezza, di santità e di piena salute, profumi di candidezza, di fortezza, in modo che come tante nubi luminose uscivano da dentro la sua volontà, ed il corpo restava talmente abbellito in virtù di queste esalazioni, che era un’amore il vederlo bello, vegeto, luminoso, sanissimo, con una grazia che rapiva.  Ora, come peccò Adamo, restò sola la volontà umana, e non teneva più chi spandeva nella sua la luce, le varietà di tanti profumi, che trasparendo fuori conservavano l’anima ed il corpo com’era stato creato da Dio, ma invece incominciò ad esalare da dentro la volontà umana dense nubi, aria putrida, profumi di debolezza, di miserie, in modo che anche il corpo perdette la sua freschezza, la sua bellezza, si debilitò e restò soggetto a tutti i mali, partecipando come partecipò al bene, così ai mali della volontà umana, sicché se si sana essa col darle di nuovo la vita del mio Voler Divino, come d’incanto tutti i mali della natura umana non avranno più vita.  Non succede forse lo stesso quando un’aria putrida, cattiva, puzzolente, circonda le creature? Quanti altri mali non accresce? Come la puzza giunge a togliere il respiro e penetra fin nelle viscere, fino a produrre mali contagiosi che portano alla tomba? E se tanto male può fare un’aria di fuori, molto più male può fare l’aria nebbiosa e putrida della volontà umana che viene al di dentro della creatura, dal fondo di tutto il suo essere, e poi c’è l’esempio palpabile delle piante, quante volte un giardino, un campo fiorente, che l’agricoltore era tutto in festa per la speranza dell’abbondante ricolto e per tanti bei frutti che doveva raccogliere, è bastato una nebbia per spogliare gli alberi e far cadere a terra tutti i frutti, un’aria troppo gelata, per gettare il lutto sopra del campo fiorente, annerirlo e farlo morire, e mettere in lutto il povero agricoltore.  L’aria, se è buona comunica la vita del bene, se è cattiva comunica la vita del male e la stessa morte, l’esalazione dell’aria, se è buona si può chiamar vita, se è cattiva si può chiamar morte per le povere creature.  Se tu sapessi quanto Io soffrivo nella mia vita pubblica quando si presentavano innanzi a Me ciechi, muti, lebbrosi, eccetera, perché riconoscevo in essi tutte le esalazioni dell’umano volere e come l’uomo senza del mio si deforma nell’anima e nel corpo, perché solo il mio Fiat tiene virtù di conservare le opere nostre integre, fresche e belle, come uscirono delle nostre mani creatrice”.

(3) Onde pensavo tra me mentre stavo accompagnando il mio dolce Gesù nella stanzetta di Nazaret per seguire i suoi atti:  “Il mio amato Gesù con certezza ebbe il regno della sua Volontà nella sua vita nascosta, perché la Sovrana Signora possedeva il suo Fiat, Lui era la stessa Volontà Divina, san Giuseppe in mezzo a questi mari di luce interminabile, come non poteva farsi dominare da questa Santissima Volontà?” Ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù sospirando di dolore nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, certo che in questa casa di Nazaret regnava la mia Volontà Divina come in Cielo così in terra, Io e la mia Mamma Celeste non conoscevamo altra volontà, san Giuseppe viveva ai riflessi della nostra, ma Io ero come un re senza popolo, isolato, senza corteggio, senza esercito, e la mia Mamma come regina senza prole, perché non era circondata da altri figli degni di Lei, a cui poteva affidare la sua corona di regina per avere la sua stirpe dei suoi nobili figli tutti re e regine, ed Io avevo il dolore d’essere re senza popolo, e se popolo si può chiamare quelli che mi circondavano, era un popolo malato, chi cieco, chi muto, chi sordo, chi zoppo, chi coperto di piaghe, era un popolo che mi faceva disonore, non onore, anzi neppure mi conosceva, né voleva conoscermi, sicché ero re per me solo e la mia Mamma era regina senza la lunga generazione della sua stirpe dei figli suoi regali.  Invece per poter dire che avessi il mio regno e governare dovevo avere i ministri, e sebbene ebbi san Giuseppe come primo ministro, però un solo ministro non costituisce ministero, dovevo avere un grande esercito, tutto intento a combattere per difendere i diritti del regno della mia Volontà Divina, ed un popolo fedele che avesse solo per legge, la legge della mia Volontà; ciò non era figlia mia, perciò non posso dire che col venire sulla terra per allora ebbi il regno del mio Fiat, perciò il nostro regno fu per Noi soli, perché non fu ripristinato l’ordine della Creazione, la regalità dell’uomo, ma col vivere Io e la Madre Celeste tutto di Volontà Divina, fu gettato il germe, formato il lievito come far spuntar e crescere il nostro regno sulla terra, quindi furono fatti tutti i preparativi, impetrate tutte le grazie, sofferte tutte le pene, perché il regno del mio Volere venisse a regnare sulla terra, onde Nazaret si può chiamare il punto di richiamo del regno della nostra Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-27

Luglio 10, 1928

 

Come la Divina Volontà vuole distendere il suo dominio in tutto.  Come

il Fiat metterà in comune Cielo e terra.  Infelicità del voler umano.

 

(1) Stavo scrivendo, e mentre scrivevo mi sentivo che mi veniva il sonno e non ero libera di scrivere, onde pensavo tra me:  “E perché questo sonno? Finora tanta veglia, tanto, che se io volessi dormire non potevo, ora tutto il contrario, quanti cambiamenti si devono subire, or d’un modo, or d’un altro, si vede che anche con Gesù ci vuole pazienza, mentre con la veglia potevo far di più; ma del resto anche il sonno devo dire Fiat!” In questo mentre, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti meravigliare, il mio Fiat Divino vuol prendere il suo dominio in tutti gli atti umani, tutto vuole che sia proprietà e territorio suo, Esso è geloso che anche una virgola gli sia tolta, quindi se ha preso il suo dominio nella tua veglia, lavorando Lui stesso insieme con te per mettervi il suggello del suo Fiat come dominio e proprietà sua, così vuole mettere il suggello del suo Fiat sopra del tuo sonno come proprietà del suo riposo eterno, vuol trovare tutte le sue similitudini, il suo lavoro incessante e ti ha dato la veglia, ti fa abbracciare tutto e ti dà la sua immensità, ti fa dormire e ti dà il suo riposo eterno, insomma deve poter dire e fare:  “Ciò che faccio da solo nella mia Volontà, lo debbo poter fare insieme con la mia piccola figlia, perché dandomi il dominio di tutto, tutto diventa Volontà mia”.  Sicché posso dire:  “Tutto è proprietà del mio Fiat in essa, nulla le resta che sia suo, tutto a me appartiene, ed Io in ricambio do a lei ciò che appartiene alla mia Volontà Divina”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo coi miei atti il Voler Divino, ed il cielo, le stelle, il sole, mi parevano così belli, che dal fondo del mio cuore andavo ripetendo:  “Come son belle le opere del mio Creatore, l’ordine, l’armonia che tiene il Fiat onnipotente in tutta la Creazione, oh! se stesse in mezzo alle creature quest’ordine ed armonia, la faccia della terra si cambierebbe”.  Ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando dominerà sulla terra la mia Volontà, allora ci starà un’unione perfetta tra il Cielo e la terra, uno sarà l’ordine, una l’armonia, uno l’eco, una la vita, perché una sarà la Volontà; anzi in Cielo si vedranno come tanti specchi, in cui le creature specchiandosi in essi guarderanno ciò che fanno i beati in Cielo, sentiranno i loro canti, le loro musiche celesti, ed imitando ciò che fanno, i loro canti, le loro musiche, ci sarà la vita del Cielo in mezzo alle creature, il mio Fiat metterà tutto in comune e ci sarà la vera vita del Fiat Voluntas Tua Come In Cielo Così In Terra, allora il mio Volere canterà vittoria e la creatura canterà l’inno del suo trionfo”.

(5) E facendo silenzio, dopo poco ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, l’umano volere ha prodotto tanto male, da formare lo stato infelice della povera creatura, cambiò la sua sorta, la sua fortuna, ed Io essendo felice per me stesso, tutto ciò che uscì nella Creazione dalle nostre mani creatrici, uscì con la pienezza della felicità, sicché dovunque, dentro e fuori dell’uomo scorreva la gioia e la felicità perenne, l’umano volere fugò da lui questo mare di vera e perpetua felicità, la quale fugata ch’è si ricettò nel seno del suo Creatore che l’aveva uscito fuori per fare che tutte le opere sue fossero felici; e per quanto felici per Noi stessi, che nessuno può ombrare la nostra felicità, siamo costretti a vedere infelice l’uomo, che l’era stato dato il primato nella Creazione, e vedere i nostri figli infelici, e sebbene a Noi non nuoce, è sempre un dolore vedere che il mare della nostra felicità non è goduto da chi n’era il padrone.  Ora chi vive nella mia Volontà Divina, richiama in sé questo mare di felicità, e ci toglie la vista di vedere l’infelicità nelle povere creature e ci rende doppiamente felici, perché vediamo che la felicità nostra prende la sua via verso i nostri figli, perciò la mia Volontà Divina metterà tutte le cose a posto e toglierà l’infelicità che ha prodotto l’umano volere, che con la sua bava velenosa sa tutto amareggiare ed intorbidare.  Com’è bello vedere tutti felici! Qual consolazione per un padre, tenere e vedere la corona dei suoi figli, tutti felici, ricchi, sani, belli, sempre sorridere, mai piangere, oh! come gode e si sente nuotare nella felicità sua e dei figli suoi, più che padre son’Io, che sento in me la felicità dei figli miei, perché essa è roba mia e può entrare in Me, mentre l’infelicità è roba a Me estranea, che non mi appartiene e non tiene la via d’entrare in Me, sento il dolore di vederla, ma non di sentirla, e come padre amo e voglio che tutti siano felici”.

 

+  +  +  +

 

24-28

Luglio 14, 1928

 

Come chi vive nel Voler Divino forma i suoi maricelli in Dio stesso.  Come

la Volontà Divina è luce e va trovando luce, e come tutti i mali si

smarriscono avanti alla sua luce.  Prodigio del Fiat.

 

(1) Mi sento tutta nel Fiat Divino, ed il mio adorabile Gesù faceva vedere innanzi alla mia mente un mare interminabile di luce e dentro di questo mare si vedevano tant’altri piccoli mari, fiumicelli formati nello stesso mare, era bello, dilettevole, incantevole, vedere nel mare divino spesso spesso formati questi piccoli maricelli, chi più piccoli, chi più grandicelli, mi sembrava come quando noi ci potessimo trovare nel mare e tuffandoci, l’acqua si fende e facendosi cerchio intorno ci dà il posto per poterci stare nel mare, in modo che si vede in esso tante persone che non sono mari, perché il mare non tiene virtù di convertirci in acqua, mentre il nostro Dio ha virtù di convertirci nella sua stessa luce, ma ad onta di ciò si vede che una volontà umana è andata a tuffarsi nel mare divino per prendervi il suo posto, ed a secondo il molto o il poco operare forma o il piccolo o il più grande maricello nel mare divino.  Ora mentre mi dilettavo nel vedere una scena così bella e rapitrice, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questi piccoli maricelli e fiumicelli che tu vedi nel mare eterno della Maestà Divina, sono di quelli che operano nella Volontà Divina.  Il Creatore dà e fa posto nel suo stesso mare a quelli che vogliono vivere nel Fiat, li ammette in casa sua e li fa formare le loro proprietà, e mentre formano le loro, godono di tutti i beni del mare interminabile dell’Ente Supremo, il quale dà ampia libertà a questi suoi figli di allargarsi i loro maricelli nel suo stesso mare per quanto più possono.  In questo mare ci sono i maricelli della mia Umanità e quelli della Sovrana del Cielo, come pure ci saranno quelli di chi vivranno nel mio Volere, nessun atto di essi sarà fatto fuori del mare divino, e questo sarà la più grande gloria di Dio ed il più grande onore per i figli del mio Fiat Divino”.

(3) Dopo di ciò, stando più che mai immersa nel Voler Divino, stavo offrendo tutto l’essere mio e tutti gli atti miei in Esso, oh! come avrei voluto che neppure un pensiero, una parola, un palpito sfuggisse dalla luce del Fiat, anzi avrei voluto far corona su tutti gli atti delle creature, schierarmi su ciascun’atto umano per investire tutto e tutti con la sua luce, affinché una fosse la parola, uno il palpito:  “Volontà Divina”.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio dolce Gesù facendosi vedere, mi ha stretto forte forte fra le sue braccia, poi ha messo il suo volto santissimo sul mio cuore, lo fiatava forte, ed io non so dire che cosa mi sentivo, e poi mi ha detto:

(4) “Figlia della mia Volontà Divina, il mio Fiat è luce, né vi può entrare in Esso neppure l’ombra, né atomo che non sia luce, le tenebre non trovano la via, si smarriscono innanzi alla sua luce interminabile, e l’anima per entrare nel mio Voler Divino deve mettersi ai riflessi della sua luce, cioè, come vuol fare i suoi atti nel mio Volere si mette ai suoi riflessi, i quali hanno virtù di cambiare in luce gli atti dell’anima, e la mia Volontà compie un prodigio investendo ciascun raggio di Essa, chi i palpiti, chi i pensieri, chi le parole, in ogni suo raggio contiene la corona di tutti gli atti della creatura, e siccome il mio Fiat abbraccia tutto e tutti, Cielo e terra, così fa toccare a tutti, e dà a tutti gli atti della creatura che si fanno in Essa; se si potesse vedere da tutti le maraviglie del vivere ed operare nel mio Volere, vedrebbero la scena più bella, incantevole e rapitrice, e la più che fa il bene e che porta il bacio della vita, della luce, della gloria”.

(5) Poi con voce tenera e commovente, e con enfasi più forte d’amore ha soggiunto:

(6) “Oh! Volontà Divina, quanto sei potente! tu sola sei la trasformatrice della creatura in Dio.  Oh! Volontà mia, tu sola sei la consumatrice di tutti i mali e la produttrice di tutti i beni.  Oh! Volontà mia, tu sola possiedi la forza rapitrice, e chi si fa rapire da te diventa luce, chi da te si fa dominare è la più fortunata del Cielo e della terra, è la più amata da Dio, è quella che tutto riceve e tutto dà”.

 

+  +  +  +

 

24-29

Luglio 19, 1928

 

Come nella Creazione vi concorsero tre atti da parte di Dio, e come ci vogliono

tre volontà sacrificate per il regno della Divina Volontà.  Chi vive in Essa

la festeggiano ed è la festa di tutti.

 

(1) Stavo facendo il mio solito giro nel Voler Divino, e giunta al punto quando la Celeste Regina fu concepita, ed ebbe l’uso di ragione e fece l’eroico sacrificio di offrire la sua volontà al suo Dio, senza volerla mai conoscere per vivere solo di Volontà di Dio, onde pensavo tra me:  “Come vorrei che la mia Mamma Celeste prendesse la mia volontà, l’unisse con la sua e ne facesse dono alla Maestà Suprema, affinché neppure io conoscessi la mia, per vivere solo di Volontà di Dio”.  Onde mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù si è mosso nel mio interno e con una luce più che lampo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella Creazione vi concorsero tre atti da parte della Trinità, che furono la potenza, la sapienza, l’amore, e tutte le nostre opere sono sempre accompagnate da questi tre atti, perché essendo il nostro operare perfetto, sono eseguite con somma potenza, con sapienza infinita, con amore perfetto, comunicando tre immensi beni nell’opera che facciamo, come di fatti demmo all’uomo il gran bene dell’intelletto, memoria e volontà.  Ora, per venire il regno della mia Divina Volontà, son necessarie tre volontà sacrificate in olocausto alla Divinità, che non avendo vita propria diano luogo alla mia per farla regnare e dominare liberamente per poter prendere il suo posto regio in tutti gli atti umani, qual le conviene, perché così era stabilito da Noi fin dal principio della creazione dell’uomo, che ingrato diede il posto al suo volere umano e lo fece perdere alla Mia.  Innanzi a Noi non c’è sacrificio maggiore d’una volontà umana, che mentre tiene la vita, non la esercita per dare vita libera al mio Fiat, ma però con gran guadagno dell’anima, perché dà una volontà umana e ne riceve una Divina, dà una volontà finita e limitata e ne riceve una infinita e senza limite”.

(3) Ora mentre Gesù ciò diceva, pensavo tra me:  “La prima fu certo la Regina del Cielo, che fece l’eroico sacrificio di non dar vita alla sua volontà, e le altre due volontà, chi saranno?” E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, e a Me mi vuoi mettere da parte? Non sai tu che Io tenevo una volontà umana, la quale non ebbe neppure un respiro di vita, cedendo in tutto il posto alla mia Volontà Divina? Quindi la tenevo per tenerla sacrificata, affinché la Volontà Divina stendesse nell’umano mio volere tutta l’estensione del suo regno, e tu hai dimenticato che il tuo volere umano lo tieni sacrificato, affinché non abbia mai vita e che la mia Volontà Divina la tiene come sgabello ai suoi piedi, affinché sopra di essa stenda il regno mio? Or tu devi sapere che in mezzo alla volontà della Madre Celeste ed alla tua, sta la mia volontà umana che fa da prima e sostiene l’una e l’altra, affinché fossero costanti nel sacrificio di non dare mai vita al volere umano, affinché il regno della mia Volontà Divina si stendesse sopra delle tre volontà, per avere la triplice gloria alla nostra potenza, sapienza ed amore, e la triplice riparazione delle tre potenze dell’uomo, che concorsero tutte e tre a sottrarsi dal gran bene della nostra Volontà Divina.  E se la Sovrana del Cielo fu aggraziata in virtù dei meriti del futuro Redentore, tu fosti aggraziata in virtù del Redentore già venuto, e siccome i millenni sono per me come un punto solo, fin d’allora ci pensai a tutto e sostenevo le tre volontà sopra delle quale doveva trionfare il mio eterno Volere, perciò ti dico sempre, sii attenta e sappi che tieni due volontà che sostengono la tua, quella della Mamma Celeste e quella del tuo Gesù, che fortificano la debolezza del tuo volere, affinché resista a tenersi sacrificato per una causa sì santa e per il trionfo del regno del mio Fiat”.

(5) Ora mentre la mia mente faceva presente il concepimento della Sovrana Signora, io dicevo tra me:  “Immacolata Regina, questa piccola figlia del Voler Divino, viene a prostrarsi ai tuoi piedi per festeggiare il tuo concepimento e darti gli onori di Regina, ed insieme con me chiamo tutta la Creazione a farti corona, gli angioli, i santi, il cielo, le stelle, il sole, e tutti a riconoscerti per nostra Regina ed onorare ed amare la tua altezza ed a dichiararci tutti sudditi tuoi, non vedi oh! Madre e Regina Celeste come tutte le cose create corrono intorno a te per dirti:  “Ti salutiamo Regina nostra, finalmente dopo tanti secoli abbiamo avuto la nostra Imperatrice”.  Ed il sole ti saluta Regina della luce, il cielo Regina dell’immensità e delle stelle, il vento Regina dell’impero, il mare Regina della purità, fortezza e giustizia, la terra ti saluta Regina dei fiori, tutti a coro ti salutano:  “Sei la benvenuta, la nostra Regina, tu sarai il nostro sorriso, la nostra gloria, la nostra felicità, d’ora in poi ai tuoi cenni tutti dipendiamo”.  Ma mentre ciò dicevo, pensavo tra me (certo, una delle mie solite sciocchezze):  “Io festeggio la mia Mamma Celeste, e Lei non si dà nessun pensiero di festeggiare la piccola figlia del Voler Divino? Io non vorrei altro che la festa che mi facessi di tenermi nel suo grembo come piccola bambina per imboccarmi l’aria, il respiro, il cibo, la vita della Divina Volontà”.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio dolce si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(6) “Figlia piccola del mio Volere, chi vive nel mio Fiat Divino la festeggiamo ed è la festa di tutti; vuoi sapere perché tu festeggi fin dal suo concepimento lo stato di Regina della Mamma mia? Perché la sua vita la incominciò nella Volontà Divina, ed Essa ti fa presente il suo stato glorioso di Regina e te la fa festeggiare con tutte le cose create, come fu festeggiata nel suo concepimento, le feste iniziate nel Fiat sono perenni, non finiscono mai, e chi vive in Essa le trova presenti e festeggia insieme, e sebbene la piccola Regina del Cielo fin dal suo concepimento avvertiva che tutti la riverivano, le sorridevano, la sospiravano, era la benvoluta di tutti, ma non sapeva il mistero fin dal principio che doveva essere la Madre mia, Colui che Lei stessa sospirava, lo seppe quando l’angelo lo annunziò, ma sapeva però che la regalità, l’impero e tante dimostrazioni d’ossequi, le venivano perché in Lei regnava la mia Divina Volontà.  Ora tu devi sapere che come tu festeggi la Mamma, la Sovranità, la Mamma festeggia la figlia, la neonata di quel Fiat che Lei amò tanto, che lo tenne per vita, e festeggia in te ciò che tu stessa non conosci per ora, ma lo conoscerai di poi, non sai tu che Lei sospira le piccole regine, che sono le piccole figlie del mio Volere per farle la festa che Lei riceve?”

 

+  +  +  +

 

24-30

Luglio 23, 1928

 

L’anima che vive nel Fiat è il punto luminoso

nel mondo.  Come tutto fu creato per l’anima.

 

(1) Continuando il mio solito abbandono nel Fiat Supremo, avrei voluto abbracciare tutti e tutto per fare che tutto diventasse Volontà Divina, ed il mio dolce Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nell’anima che sta la mia Volontà è il punto luminoso nel mondo, e come si vede un sole sotto alla volta del cielo, che coi suoi raggi investe la terra e con la sua vita di luce, penetrando ovunque abbellisce, colorisce, feconda la terra tutta, così si vede un’altro sole più bello, più fulgido nel punto del mondo, cioè nell’anima dove regna il mio Voler Divino, ed i suoi raggi si allungano tanto e si allargano, che abbracciano tutto e tutti, com’è bello vedere dal Cielo questi punti luminosi nel fondo della terra, non sembra più terra, ma Cielo, perché c’è il Sole del mio Fiat, i suoi raggi abbelliscono, fecondano e gettano tal varietà di colori divini, da comunicare con la sua vita di luce le varietà delle bellezze del Creatore; dove ci sono questi punti luminosi, viene arrestata la corrente del male, la stessa mia giustizia si sente disarmare dalla forza di questa luce e cambia i flagelli in grazia, questi punti sono il sorriso della terra, la sua luce è foriera e portatrice di pace, di bellezza, di santità, di vita che mai muore, si possono chiamare i punti fortunati della terra, perché c’è in mezzo a loro la luce che mai tramonta, la vita che sempre sorge, invece dove non ci sono questi punti luminosi la terra è oscura, e se qualche bene fanno sono come quelle piccole luci che non hanno raggi, perché manca in quel bene la sorgente della luce, e perciò non tiene forza né virtù di allungarsi e di allargarsi, e mancando la sorgente sono soggette a smorzarsi, e la terra resta oscura, come sepolta in fitte tenebre, perché la volontà umana è foriera e portatrice di mali, di turbazioni, di disordine e simile.  Sicché l’anima dove non regna il mio Volere sbuffa tenebre, ombra ed inquietudine, e se fa qualche bene, è un bene investito di nebbia, la sua aria è sempre malsana, i suoi frutti immaturi, la sua bellezza scolorita, tutto al contrario dove regna la mia Volontà, questa è la vera regina che domina tutto, dà pace a tutti, fa bene a tutti ed è la benvoluta da tutti, e mentre fa bene a tutti non fa bisogno di nessuno, perché la sorgente del mio Volere che possiede le fa sorgere tutti i beni”.

(3) Onde seguivo il mio giro nel Voler Divino per portare tutte le cose create al mio Creatore, cielo, sole e tutto, come adorazione profonda al mio Dio e potergli dire:  “Cielo mi hai dato, stelle, sole, mare, ed io tutto te le ridò come contraccambio del mio amore”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ah! sì, tutto ho creato per te e tutto ti ho dato, ogni cosa che creavo pensavo prima a farti il dono e poi lo mettevo fuori, te ne feci tanti di questi doni, che non hai dove tenerli, ed il mio amore per non tenerti impacciata ti diede lo spazio dove tenerli, in modo che mentre te le godi, ora una cosa or un’altra a tuo piacere, non sei ingombrata, tenendo ciascuno il loro posto per starsi a tua disposizione.  Ora, se tu sapessi il nostro contento quando vediamo la piccola figlia nostra prendere il suo volo nella nostra Volontà per portarci il cielo, le stelle, il sole e tutto il resto per contraccambiarci cogli stessi doni che le abbiamo dato, Noi sentiamo la nostra stessa gloria, il nostro amore, la ripetizione delle opere nostre, e conoscendo che se lei avesse potere di farle, ce le farebbe per primeggiare sempre nel nostro amore verso chi vive nel nostro Fiat, le diamo il merito come se la creatura avesse fatto il cielo per amor nostro, il sole, il mare, il vento, insomma tutto, la contraccambiamo come se essa ci mantenesse tutta la Creazione per darci gloria e dirci che ci ama.  La mia Volontà ama tanto chi vive in Essa, che non c’è cosa che ha fatto o potesse fare che non dice all’anima:  “Facciamolo insieme”.  Affinché possa dire:  “Ciò che ho fatto Io per amor suo, lei l’ha fatto per amor mio”.

 

+  +  +  +

 

24-31

Luglio 29, 1928

 

Significato della benedizione e del segno della croce.

 

(1) I miei giorni si rendono più amari e lunghi per la privazione del mio dolce Gesù, le ore sono secoli, i giorni non finiscono mai, e mentre faccio i miei soliti giri nella Creazione, voglio ed invito tutti a piangere Colui che involandosi da me mi lascia sola ed abbandonata nel mio duro martirio di vivere come se non avessi vita, perché Colui che formava la vera mia vita non è più con me, e perciò nella mia amarezza chiamo il sole perché piangesse lacrime di luce per intenerire Gesù, perché ritorni alla sua piccola esiliata; chiamo il vento perché faccia lacrime di gemiti, di urli, e col suo impero impetuoso assorda l’udito di Gesù, affinché lo pieghi a farmelo ritornare; chiamo il mare in mio aiuto, affinché tutte le sue acque le converta in lacrime, e mormorando lacrime e tumultuando con le sue onde faccia tumulto fin dentro il suo cuore divino, perché si decida presto a ridarmi la sua vita il mio Tutto; ma chi può dire i miei spropositi? Cercavo aiuto da tutti perché mi facessero ritornare Gesù, ma Lui non veniva, ed io seguivo il mio giro nella sua adorabile Volontà e seguendo i suoi atti che fece stando su questa terra mi son fermata quando Gesù benediva i fanciulli, benediva la sua Mamma Celeste, benediva le turbe ed altro, ed io pregavo Gesù che benedisse questa sua piccola figlia che tanto ne aveva bisogno, e Lui movendosi nel mio interno ed alzando il suo braccio in atto di benedirmi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ti benedico di cuore nell’anima e nel corpo, la mia benedizione sia la conferma della nostra somiglianza in te, essa ti conferma ciò che la Divinità fece nella creazione dell’uomo, cioè la nostra somiglianza, perciò tu devi sapere che nel corso della mia vita mortale, in ogni cosa che Io facevo benedivo sempre, era il primo atto della Creazione che Io richiamavo sulle creature, e per confermarlo, benedicendo invocavo il Padre, il Verbo e lo Spirito Santo; gli stessi sacramenti sono animati da queste benedizioni ed invocazioni, sicché mentre chiama la somiglianza del Creatore nelle anime, chiama insieme la vita della mia Divina Volontà, perché ritorni come nel principio della Creazione a regnare nelle anime, perché Essa sola tiene virtù di pennellare in esse al vivo la somiglianza di Colui che l’ha creato, di farla crescere e conservarla coi vivi colori divini.  Vedi dunque che significa benedizione:  Conferma della nostra opera creatrice, perché l’opera che Noi facciamo una volta, è tanto piena di sapienza e di sublimità e bellezza, che amiamo di ripeterla sempre.  E se con la nostra benedizione non è altro che il sospiro del nostro cuore di vedere reintegrata la nostra immagine nelle creature e la ripetitrice della nostra conferma di ciò che vogliamo fare, il segno della croce che la Chiesa insegna ai fedeli, non è altro che impetrare da parte delle creature la nostra somiglianza, e perciò facendo eco alla nostra benedizione ripete:  “In nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”.  Quindi senza conoscerlo, la Chiesa con tutti i fedeli armonizzano coll’eterno Creatore e vogliono la stessa cosa, Iddio col benedire e pronunziare le parole Padre, Figlio e Spirito Santo, vuol dare la sua somiglianza, le creature la impetrano col farsi il segno della croce pronunziando le stesse parole”.

 

+  +  +  +

 

24-32

Agosto 2, 1928

 

Come è Volontà di Dio assoluta che devono uscire gli scritti.  L’opera

della Redenzione ed il regno del Fiat Divino sono collegati insieme.

Il campo del Voler Divino.  Spiegazioni.

 

(1) Mi sentivo tutta impensierita per questi benedetti scritti, il pensiero d’uscirli fuori è sempre un tormento per me, e poi i tanti incidenti che si danno, or d’un modo or d’un altro, molte volte mi fa pensare che forse non è Volontà di Dio che si pubblichino, altrimenti non succedevano tante cose, chi sa ché il Signore non vuole il mio sacrificio in parole, ma coi fatti vuole risparmiarmi un tanto dolore, che solo il pensiero d’oppormi al suo Voler Divino mi fa dire Fiat! Fiat! Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Volontà di Dio che vengano alla luce gli scritti della mia Divina Volontà è assoluta, e per quanti incidenti si possano dare, Essa trionferà di tutto, ed ancorché passassero anni ed anni saprà disporre tutto perché la sua assoluta Volontà venga compiuta; il tempo quando verranno alla luce è relativo e condizionato quando si dispongano le creature a ricevere un tanto bene, e quelli che si devono occupare a farne i banditori, e farne il sacrificio per portare la nuova era di pace, il nuovo sole che snebbierà tutte le nubi dei mali.  Se tu sapessi quante grazie e lumi tengo preparati sopra di chi veggo disposto ad occuparsi! saranno loro i primi a sentire il balsamo, la luce, la vita del mio Fiat, guardami come tengo preparato nelle mie mani le vesti, il cibo, i fregi, i doni, per chi deve occuparsi, ma sto guardando chi sono i veri disposti per poterli investire delle prerogative che ci vogliono per un’opera sì santa, che Io tant’amo e voglio che facciano.  Ma debbo dirti pure:  “Guai a chi si oppone o potesse mettere ostacoli”.  Tu però non spostare nulla, neppure una virgola di ciò che ci vuole per preparare il regno della mia Volontà Divina, affinché da parte mia e da parte tua, facendo ciò che ci vuole per dare questo gran bene alle creature, nulla manchi da parte nostra, affinché non appena le creature si dispongano, possano trovare tutto a posto e ciò che ci vuole.  Non feci Io lo stesso nell’opera della Redenzione? Preparai tutto, feci e soffrii tutto, e ad onta di tanti incidenti contrari che vedevo, gli stessi miei apostoli vacillanti, dubbiosi, timidi, fino a fuggirsene da Me non appena mi videro in mano dei nemici, lasciato solo, non ebbi il bene di vedere nessun frutto mentre Io stavo sulla terra; ma con tutto ciò non lasciai nulla di ciò che ci voleva per l’opera completa della Redenzione, affinché quando avrebbero aperto gli occhi per guardare ciò che feci, avrebbero trovato tutto il bene per essere redenti, e nulla gli mancassi per ricevere il frutto della mia venuta sulla terra.  Figlia mia, il regno della mia Redenzione e quello della mia Volontà sono tanto collegati insieme, che si danno la mano e quasi subiscono la stessa sorte da parte dell’ingratitudine umana, ma non bisogna badarci né arrestarsi da parte di chi deve dare e formare un tanto bene, è necessario che facciamo opere compiute, affinché da parte nostra nulla manchi, e quindi disponendosi loro, trovino tutto ciò che ci vuole per ricevere il regno della mia Volontà”.

(3) Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Divin Volere, ma continuavo a sentirmi oppressa, ed il mio dolce Gesù ritornando a farsi vedere, pareva che stringeva nelle sue braccia da tre o quattro sacerdoti, e tenendoli sul suo petto come se li volessi infondere la vita del suo cuore divino mi ha detto:

(4) “Figlia mia, guarda come tengo stretti fra le mie braccia coloro che devono occuparsi degli scritti sulla mia adorabile Volontà, come veggo in essi qualche piccola disposizione d’occuparsi, Io me li prendo fra le mie braccia per infondere in loro ciò che ci vuole per un’opera sì santa, perciò coraggio, non temere”.

(5) Onde dopo di ciò si faceva vedere nel mio interno, io vedevo nel fondo di esso un campo larghissimo, ma non di terra, ma di cristallo tersissimo, ogni due o tre passi di questo campo stava il bambino Gesù circondato da una luce, oh! come sembrava bello questo campo con tanti bambinelli, ognuno dei quali teneva il suo sole fulgido e bello, tutto suo proprio.  Io ero meravigliata nel vedere tanti Gesù nel fondo dell’anima mia, tutto intento ognuno dei quali a godersi il suo sole, ed il mio dolce Gesù vedendo la mia maraviglia mi ha detto:

(6) “Figlia mia, non ti meravigliare, questo campo che tu vedi è la mia Divina Volontà, ed i tanti Gesù che vedi sono le mie verità che riguardano il mio Fiat, in ciascuna di esse c’è una mia vita, la quale formando il suo fulgido sole si circonda di luce, per spandere i suoi interminabili raggi per far conoscere che son’Io la fonte che sorge delle mie verità.  Vedi dunque quante mie vite ho messo fuori, per quante verità ti ho manifestato, sono vite mie che ho messo fuori con la sorgente del sole, non semplice luce, e mi son rimasto nel mezzo di esse per fare che tutti sentissero la forza, la virtù creatrice in queste verità, e le amo tanto ciascuna di esse quanto amo me stesso, e chi non vorrebbe riconoscere la mia vita, il mio sole, la mia virtù creatrice in queste verità sul mio Fiat, o è cieco, oppure ha perduto il bene dell’intelletto.  Come pure ti dovrebbe essere di grande consolazione che possiedi in te tante mie vite per quante verità ti ho manifestato, perciò riconosci il gran bene, tesoro più grande non potevo affidarti, né ti impensierire, il sole saprà fare la sua via, e siccome è luce nessuno potrà impedirgli il passo”.

(7) Poi ha soggiunto con un’accento più tenero:  “Figlia mia, la nostra Maestà Adorabile ama tanto la creatura, che mettiamo a sua disposizione la nostra vita per farne un’altro simile a Noi, mettiamo la vita nostra come un modello innanzi alla creatura, affinché modellandosi sul nostro, copi la nostra vita e formi dei facsimile col suo Creatore, perciò usiamo tanti stratagemmi, finezze d’amore, diamo grazie sorprendenti, per vederci copiato nella creatura.  Ed allora saremo contenti quando il nostro amore unito con la nostra Divina Volontà, vincendo la creatura, potremo riconoscere in essa la nostra immagine e somiglianza quale uscì dalle nostre mani creatrici”.

 

+  +  +  +

 

24-33

Agosto 6, 1928

 

Come l’operato nel Fiat è sorgente di vita divina.  Differenza dell’operato

umano.  Come la sua luce svuota l’anima da tutte le passioni.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nel Fiat Divino, e mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Qual’è la differenza tra l’operare il bene nel Divin Volere, e l’operare il bene nell’umano volere?” Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che differenza c’è? Vi è tale distanza che tu stessa non puoi giungere a comprenderne tutto il valore che c’è nell’operare nel mio Voler Divino.  L’operare nel mio Fiat è vita che l’anima prende in sé, è vita divina, questa vita con la pienezza e sorgente di tutti i beni; ad ogni atto fatto nella mia Volontà, racchiude in sé l’anima una vita che non ha principio né fine, racchiude un’atto che tutto sorge, sorgenti che mai esauriscono, ma che cosa sorge? Sorge la continua santità, sorge la felicità, la bellezza, l’amore, tutte le qualità divine stanno in atto di continuamente sorgere e crescere; e l’anima che potesse possedere un’atto solo fatto nella mia Volontà, se si potessero mettere tutte insieme tutte le opere buone di tutte le creature di tutti i secoli, non potranno mai eguagliare quest’atto solo fatto nella mia Volontà, perché in questo vi regna la vita; nelle altre opere fatte fuori del mio Volere non c’è la vita dentro, ma l’opera senza vita; supponi che tu fai un lavoro, ci metti la tua opera, ma non la tua vita dentro, perciò chi potesse possedere o vedere quel lavoro, possederebbe o vedrebbe l’opera tua, ma non la tua vita, tale è l’operato umano, sono lavori che fanno, non vita che mettono nei loro lavori, quindi soggetti a macchiarsi, a consumarsi ed anche a sperdersi; invece la mia Volontà è tanto l’amore, la gelosia dell’operato dell’anima fatto in Essa, che vi mette nel mezzo dell’opera, come centro, la sua vita divina, sicché l’anima che fa tutti i suoi atti in Essa, possiede tante vite divine per quanti atti esercita nel mio Fiat Supremo, Lei si può chiamare la bilocatrice e la popolatrice della vita divina nel mare interminabile del mio eterno Volere.  Perciò, per quanto possono fare e sacrificarsi le altre creature, non possono mai piacermi se non veggo scorrere la vita della mia Volontà in loro, perché essendo senza vita, non c’è nelle loro opere l’amore che sempre ama, la santità che sempre cresce, la bellezza che sempre si abbellisce, la gioia che sempre sorride, al più ci potette essere nell’atto del loro operare, ma come finì l’opera, finì l’esercizio della lor vita nell’opera loro, ed Io non trovando la continuazione della vita loro nell’opera loro, non trovo gusto e piacere, e sospiro l’anima che vive nella mia Divina Volontà, per trovare le loro opere piene di vite divine che sempre amano, non sono opere mute, ma parlanti, e siccome posseggono una Volontà Divina, sanno parlare così bene del loro Creatore, che prendo tutti i gusti a sentirle e mi trattengo con esse con tant’amore, che mi riesce impossibile il separarmi, molto più ch’è la mia stessa vita che mi lega con loro con nodi inseparabili.  Oh! se tu sapessi il gran bene d’averti chiamato a vivere nella mia Volontà, i prodigi, le ricchezze infinite che puoi racchiudere, l’amor con cui si sente il tuo Gesù d’amarti, ne saresti più attenta e riconoscente, ed ameresti che il mio Fiat fosse conosciuto e che formasse il suo regno in mezzo alle creature, perché Esso solo sarà il seminatore della vita divina nella Creazione”.

(3) Onde seguivo il mio abbandono nel Fiat, e la mia mente si sperdeva nel vedere la interminabilità di Esso, la sua luce che tutto investe, la sua potenza che tutto fa, la sua sapienza che tutto ordina e dispone, la mia povera e piccola mente voleva prendere tante cose da quella luce e mare interminabile, ma non prendeva altro che poche stille, e quello che più senza vocaboli umani ma divini, che la mia piccola capacità non sa ridurli in parole; ma mentre ero immersa in quel mare di luce, il mio amato Gesù facendosi vedere in quella luce mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà è luce, e la prerogativa e virtù della sua luce è svuotare l’anima che si fa dominare da Essa da qualunque passione, perché la sua luce vi si mette dentro, come centro e col suo calore e con la sua luce vivificatrice si disfà da qualunque peso umano e vivifica e converte tutto in germe di luce, e formano nell’anima la nuova vita senza germe di male, tutta pura e santa quale uscì dalle nostre mani creatrici, in modo che questa fortunata creatura non può temere di far male a nessuno, perché la vera luce non fa mai male a nessuno, ma anzi porta a tutti il bene che contiene la mia luce vivificatrice, né può temere di riceverne, perché la vera luce è intangibile di ricevere neppure l’ombra del male, quindi non deve fare altro che godersi la sua fortuna e spandere a tutti la luce che possiede”.

 

+  +  +  +

 

24-34

Agosto 12, 1928

 

Chi vive nel Fiat Divino risale negli atti dell’Adamo innocente e possiede la virtù

universale.  Come il Fiat è ordine.  Come la vita di chi vive in Esso è preziosa.

 

(1) Stavo continuando il mio giro nella Creazione, ed ora mi soffermavo ad un punto ed ora ad un’altro per poter seguire e guardare ciò che Iddio aveva fatto nella Creazione, e giungendo a ciò che aveva fatto Adamo nello stato d’innocenza dicevo tra me:  “Come vorrei saper fare ciò che fece il nostro padre nello stato d’innocenza, per poter anch’io amare e glorificare il mio Creatore come fece lui nel suo stato primiero della sua creazione”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Adamo nello stato della sua innocenza, possedendo la vita della mia Divina Volontà, possedeva la vita e la virtù universale, perciò nel suo amore e negli atti suoi Io trovavo accentrato l’amore di tutto e di tutti, e tutti gli atti erano unificati tutti insieme, neppure il mio operato era escluso dall’atto suo, quindi Io trovavo tutto nell’operato d’Adamo, trovavo tutte le tinte delle bellezze, pienezza d’amore, maestria inarrivabile ed ammirabile, e poi tutto e tutti.  Ora, chi vive nel mio Volere risale nell’atto dell’Adamo innocente, e facendo sua la vita e virtù universale, fa suo l’atto suo, non solo, ma risale negli atti della Regina del Cielo, in quelli del suo stesso Creatore, e scorrendo in tutti gli atti si accentra in essi e dice:  “Tutto è mio e tutto do al mio Dio, com’è mia la sua Volontà Divina, così tutto è mio, tutto ciò ch’è uscito da Essa, ed io non avendo nulla di me, col suo Fiat tengo tutto e posso dare Dio a Dio, oh! come mi sento felice, gloriosa, vittoriosa nell’eterno Volere, posseggo tutto e posso dare tutto, senza nulla esaurire delle mie immense ricchezze”.  Sicché non c’è atto né in Cielo, né in terra in cui non trovo chi vive nella mia Volontà”.

(3) Onde continuavo a seguire gli atti del Fiat Divino, ed il mio sempre amabile ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la mia Volontà è ordine, e nell’anima dov’Essa regna vi mette il suo ordine divino, ed in virtù di quest’ordine sente la creatura l’ordine nei suoi pensieri, nelle sue parole, nelle sue opere e passi, tutto è armonia.  Come questa Divina Volontà mantiene l’ordine a tutte le opere uscite dall’Ente Supremo, in modo che sono tanto collegate insieme, che sono inseparabili tra loro, ad onta che ciascun’opera tiene il suo ufficio distinto, ma in virtù dell’ordine è tale l’unione, che l’una non potrebbe né vivere, né agire senza dell’altra, molto più che una è la Volontà che le muove e le dà vita, così l’anima, in virtù del Fiat sente in sé l’ordine del suo Creatore e talmente collegata ed unita insieme, che si sente inseparabile e trasfusa col suo Creatore; sicché lei si sente cielo, nell’ordine delle sue azioni, parole, pensieri e passi, sente scorrere le stelle che ornano il suo bel cielo, si sente sole e vuol correre a dar luce a tutti, si sente terra e gode delle belle fioriture e delle belle scene del suo mare di grazia che scorre nella sua anima, e vorrebbe mettere fuori queste scene incantevoli ed i suoi bei prati fioriti per fare che tutti godessero e ricevessero il gran bene del dominio del mio Voler Divino.  Quindi il vero segno se regna il mio Fiat nella creatura, se non si vedono cose scordanti e disordinate, ma somma armonia ed ordine perfetto, perché tutto ciò che lei fa, hanno il loro principio in Colui che l’ha creato, e non fa altro che seguire l’ordine e le opere del suo Creatore”.

(5) Onde ha seguito a dire:  “Perciò figlia mia, la vita di chi fa vivere la mia Volontà adorabile in lei mi è tanto preziosa, speciosa, e di una bellezza sì rara, ch’è impossibile trovarne una simile, non veggo altro uscire da lei che opere nostre, se ci fosse necessario alla nostra gloria ed al nostro amore inestinguibile, ci formerebbe un nuovo cielo e tutta la Creazione insieme, e scorrendo nelle opere della Redenzione e Santificazione, ci darebbe nuove Redenzioni e Santificazioni, perché quella Divina Volontà che fece tutto ciò in Noi stessi, lo può fare nella creatura dov’Essa domina e regna, e come chiamò dal nulla tutte le opere nostre, così può chiamare dal nulla di questa creatura, non solo col ripetere tutte le nostre opere, ma aggiungere cose più sorprendenti ancora, e Noi, il nostro Essere Supremo, conoscendo che questa creatura tutto può darci in virtù del nostro Fiat, ci sentiamo glorificati ed amati come se di fatto ce le facessi, perché in lei guardiamo non solo ciò che ci fa, ma anche ciò che ci può fare; vedi dunque quanta preziosità lei racchiude, com’è speciosa in tutti gli atti suoi, le sue tinte di bellezza ci rapiscono e formano al nostro sguardo divino le scene più dilettevoli, tanto, che nella nostra enfasi d’amore siamo costretti ad esclamare:  “Oh! Volontà nostra, quanto sei prodigiosa! ammirabile! amabile! e dilettevole nella creatura dove tu regni, lei è il tuo velo in cui nascondendoti prepari le scene più belle e dilettevoli da farci godere”.  Perciò si può chiamare la creatura più fortunata, ché giunge a chiamare l’attenzione del suo Dio per fargli festa e farlo godere delle opere sue, e ché può giungere a dire:  “In virtù del tuo Volere tutto tengo, tutto ti porto e nulla voglio, perché ciò ch’è vostro è mio”.

 

+  +  +  +

 

24-35

Agosto 15, 1928

 

Il vivere nel Fiat Divino è comunismo tra Creatore e creatura.  La Vergine,

sua gloria insuperabile.  La santità del Voler Divino conosciuta in Cielo.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat è continuo, mi sembra che mi vuole in tutti gli atti suoi, o come attrice insieme con Esso, o almeno come spettatrice di ciò che fa, perché possedendo il Voler eterno l’atto incessante, è natura sua di sempre fare, mai cessare d’operare, ed io essendo piccola bambina, si contenta purché stia insieme, di tenermi o d’un modo o nell’altro.  Onde, seguendo il mio giro per tutta la Creazione pensavo tra me:  “Sarà necessario, lo vorrà proprio Gesù che io giri dappertutto?” Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vivere nella mia Divina Volontà è farsi trovare da Dio in ciascuna cosa creata, affinché l’Ente Supremo trovi in tutte le opere sue colei che amò e che per amor suo chiamò dal nulla e creò tante varietà di opere belle e meravigliose.  Non trovandoti in ciascuna opera sua, le mancherebbe l’eco del tuo amore, della tua riconoscenza e si troverebbe come senza di te in quelle opere in cui tu non girassi, come se non le avesse fatto per te, mentre è proprio questo il nostro scopo di chiamarti a vivere nella nostra Divina Volontà, affinché Noi troviamo te nelle opere nostre e tu trovi Noi in ciascuna cosa creata, dandoci tu il piccolo amore, e Noi il grande amore che avemmo nel creare tante cose, ed unendo insieme il tuo ed il nostro, formarne un solo per poter dire:  “Quanto ci ama la piccola figlia della nostra Volontà Divina”.  Diversamente, il nostro amore e le nostre opere resterebbero isolati e senza la compagnia di colei per cui il tutto creammo, mentre il vivere nella Divina Volontà è comunismo[2] tra Creatore e creatura, e rendendosi inseparabili, dove si trova l’uno si trova l’altro, ed in tutto ciò che fa Dio la creatura trova il suo piccolo posto, non vuoi trovare tu un posticino in tutte le opere della Creazione e Redenzione? Perciò continua il tuo volo e lasciati portare dalle braccia del mio Fiat, ed Esso avrà cura di mettere la piccola neonata in ciascun’opera sua”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando ed accompagnando la Sovrana Regina quando fu assunta in Cielo, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno, come inneggiando la sua Madre Celeste mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la gloria della Mamma del Cielo è insuperabile, nessun’altro delle regioni celesti possiede mari di grazie, di luce, mari di bellezza e di santità, mari di potenza, di scienza e d’amore, e molto più questi mari li possiede nel mare interminabile del suo Creatore, gli altri abitatori della patria beata al più posseggono, chi i piccoli rivoli, chi le goccioline, chi le fontanine, solo Lei è l’unica, perché fu la sola che fece vita nel Fiat Divino, mai ebbe luogo in Lei l’umano volere, la sua vita fu tutta di Volontà Divina ed in virtù di Essa accentrò in Sé tutte le creature, concependole nel suo materno cuore e bilocando tante volte il suo Figlio Gesù per darlo a ciascuna creatura che aveva concepito nel suo vergine cuore, perciò la sua Maternità è estesa a tutti, tutti possono darsi il vanto e dire:  “La Madre di Gesù è la Madre mia e questa Madre sì dolce, amabile, amante, ci dà a ciascuna il suo Figlio diletto come pegno del suo amore materno”.  Solo la mia Volontà poteva darle questa virtù di concepire tutte le creature come figli suoi e di moltiplicare tante volte il suo Gesù per quanti figli teneva.  Ora in Cielo l’altezza della Madre Sovrana possedendo i suoi mari, non fa altro che innalzare onde altissime di luce, di santità, d’amore, eccetera, e le scarica sul trono dell’Ente Supremo, il quale per non farsi vincere dall’amore di Lei, da sotto i mari della Vergine Regina che tiene il suo più esteso, più profondo, forma le onde sue più alte e le versa su di Lei, e Lei prepara le altre, e Dio le altre, in modo che tutto l’empireo resta allagato da queste onde di luce, di bellezze, d’amore e simili, tanto che tutti prendono parte e godono, e vedendo che loro, cioè i beati, non possono formare queste onde perché non posseggono mari, comprendono che la lor Madre e Regina, se tutto ciò possiede, è perché formò la sua vita e santità nella Volontà Divina, sicché i santi, nella Vergine conoscono che significa santità di Voler Divino nella creatura, e perciò sospirano altre creature che portino questi mari nella patria celeste, per veder formare altre onde incantevoli e di loro godimento maggiore.  La terra non la conosce ancora la santità nella mia Volontà, e perciò amo tanto di farla conoscere, ma al Cielo è ben nota perché c’è la Regina Sovrana, che solo a vederla, si fa rivelatrice della santità del mio Fiat, sicché Lei in virtù di Esso fu portento in terra di grazie per Sé e per tutta l’umana famiglia, ed è portento di gloria nella patria celeste, né nessun’altra creatura si può dire simile a Lei”.

 

+  +  +  +

 

24-36

Agosto 18, 1928

 

Le pene nel Fiat sono stille e si giunge a rapirle.  Esempio.  Come le verità sulla

Divina Volontà sono vite divine e stanno tutte in aspettativa per fare il loro ufficio.

 

(1) Stavo facendo il mio solito giro nelle opere della Redenzione, e soffermandomi ora ad una pena ora ad un’altra che Gesù e la Celeste Regina avevano sofferto, pensavo tra me:  “Chi sa come i loro cuori restavano affogati nelle loro pene, e pene non piccole, la Vergine che giungeva a sacrificare il proprio Figlio, ed il Figlio la sua stessa vita”.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, siccome in Me e nella Madre mia regnava il Fiat Divino, si comprendeva che significava fare e soffrire un’atto in Esso ed il gran bene che si acquistava, onde in virtù del grande acquisto la pena ci pareva piccola, come una stilla di acqua nell’immenso mare, e per fare altri acquisti si sospirava altre occasioni d’opere e di pene, perché un’atto nella mia Volontà Divina non c’è pena, neppure il sacrificio della propria vita, che può eguagliare un’acquisto sì grande.  Noi ci trovavamo nelle condizioni di una persona che le vien offerto il bene d’un lavoro, sebbene faticoso, ma il guadagno è tanto grande che metterebbe la propria vita per avere occasione d’avere altri simili lavori, perché innanzi ai grandi acquisti, le pene si sospirano, si agognano, e si giunge fino a rapirle; se per il lavoro di una giornata si potesse guadagnare un regno, rendersi lui e tutta la sua patria felice, chi non farebbe il lavoro d’un giorno? Sebbene per Me e per la Celeste Signora la patria era già nostra, eravamo più che felici, perché chi possiede il Fiat Divino non è soggetto ad alcuna infelicità, tutto era nostro; ma siccome le nostre opere e pene nel nostro Voler Divino servivano per l’acquisto del regno all’umana famiglia, ed ogni pena in più raddoppiava i diritti ad essi per un sì grande acquisto, l’amore per loro e per vederli felici, ci sentivamo gloriosi, vittoriosi, che la giornata della nostra vita quaggiù fosse zeppa di pene e di opere per causa loro, e poi non solo per questo, cioè per il bene delle creature, ma perché l’operare nel Fiat dà campo a fare operare ad un Voler Divino, ed operando in Esso sono cieli che corrono in quell’atto, sono soli che si racchiudono, sono beni immensi che sorgono, insomma è quel Fiat Divino che tutto può e tutto possiede”.

(3) Onde continuavo il mio abbandono nel Supremo Volere e pensavo alle tante verità che il mio amato bene Gesù mi ha detto sul Fiat, e Lui sospirando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quante verità ti ho manifestato a riguardo del mio Volere, tante vite divine di Volontà mia ho messo fuori per bene delle creature.  Or, queste vite esistono e sono tante, che potrebbero riempire tutto il mondo di vita di Volontà Divina, e portare il bene in mezzo alle creature che esse contengono, e siccome non sono conosciute vivono nascoste, inoperose, senza portare il bene che ciascuna vita possiede, esse stanno tutte in aspettativa, aspettando con pazienza divina chi li apra le porte per farle uscire, e questo lo faranno coloro che si occuperanno a far conoscere al mondo che queste vite esistono, ché aprendole le porte le mettono in via in mezzo alle creature per farle fare a ciascuna l’ufficio che tengono, e farle porgere la luce, il bene che posseggono, perché ora si trovano che queste vite hanno piedi e non camminano, mani e non operano, bocca e non parlano, qual conto mi daranno chi tiene inoperose tante vite? Guardale figlia mia come stanno tutte in atto ché vogliono camminare, operare, parlare, e siccome non le fanno conoscere stanno come se non avessero piedi, mani, e senza voce”.

(5) Io ho guardato ed oh! com’era commovente vedere il numero di queste vite, ch’era sì grande che io non potevo numerarle, tutte in atto che volevano muoversi, parlare, inchinarsi sopra di ciascuna creatura per darle la mano e farle ascoltare la loro lezione e porgerle il bacio, il bene del Fiat Divino.

 

+  +  +  +

 

 
24-37

Agosto 23, 1928

 

Certezza del regno del Voler Divino sulla terra.  Diritti di Dio e della creatura.  Il

nuovo Vangelo:  “Le verità sul Fiat Divino”.  La prudenza umana fa fallire le

opere più belle.  Solitudine di Gesù e chi li faceva compagnia.

 

(1) Stavo pensando tra me:  “Ma sarà proprio vero che verrà il regno della Volontà di Dio sulla terra?” Ed il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ne dubiti? Non sai tu che ci sono i diritti di Dio per dare questo regno, e i diritti dell’umanità per riceverlo? Perché Iddio nel creare l’uomo, col dare la sua Volontà all’uomo come eredità, dava questi diritti che regnasse la sua Divina Volontà sulla terra come regnava in Cielo, tanto vero, che la vita del primo uomo fu incominciata nel Fiat, il quale coll’aver fatto i suoi primi atti in Esso, metteva i suoi pegni, i suoi lavori nell’eredità divina, tanto, che tutt’ora esistono questi pegni ed atti nella mia Volontà, sono incancellabili, e se uscì l’uomo da dentro di Essa, i suoi atti restarono, e questo costituisce un diritto all’umanità di rientrare di nuovo nel regno perduto, perché Noi non guardiamo l’uomo in sé stesso, ma guardiamo tutta l’umana famiglia come se fosse una sola, e se uno esce e si distacca, l’umanità resta sempre, la quale può ricevere ciò che perdette quello che uscì.  Quindi ci sono diritti d’ambi le parti, se ciò non fosse, sarebbe stata non una realtà che l’uomo vivesse nel nostro regno, ma un modo di dire, invece quando Noi diamo, diamo coi fatti, tanto vero che la vita umana tiene il suo principio nel regno della nostra Volontà.  Se tu sapessi che significa fare anche un’atto solo in Essa, il suo valore è incalcolabile, e poi ci sono gli atti della mia Umanità, quelli della Regina del Cielo, fatti tutti nel regno del nostro Voler Divino, che come capi dell’umana famiglia, riconfermammo i diritti alle creature di rientrare nel regno nostro”.

(3) Dopo di ciò stavo impensierita sopra la pubblicazione degli scritti sulla Volontà di Dio, specie sopra di certi contrasti, ed avendomi messo a pregare, il mio dolce Gesù si faceva vedere che con le sue mani si manteneva il cuore, tant’era il dolore che sentiva, e tutto afflitto mi ha detto:

(4) “Figlia mia, come mi sento dolente, avrebbero dovuto tenersi onorati e menarne vanto e gloria di farsi conoscere chi sono coloro che hanno questo grande onore di pubblicare le verità sulla mia Santa Volontà, onore e gloria più grande non poteva dargli, di chiamarli ad un’ufficio sì alto, invece vogliono nascondersi, come mi duole il cuore, mi sento tanto dolermi che non posso contenerlo, le verità sul mio Fiat sono il nuovo vangelo del regno del mio Voler Divino, in cui troveranno le norme, il sole, gli insegnamenti come nobilitarsi, elevarsi alla loro origine e prendere lo stato datogli da Dio nel principio della Creazione, troveranno il vangelo che prendendoli per mani li condurrà nella vera felicità, nella pace costante, la sola legge sarà la mia Volontà, la quale col suo pennello d’amore intinto nei vivi colori della sua luce, restituirà all’uomo la somiglianza del suo Creatore, oh! come avrebbero dovuto agognare di ricevere e di far conoscere un tanto bene, invece tutto al contrario, mentre come nella Redenzione gli evangelisti si tennero onorati di farsi conoscere chi erano coloro che mettevano fuori il vangelo, perché fosse conosciuto da tutto il mondo, e con gloria vi segnarono il loro nome, tanto, che nel predicare il vangelo prima si fa nome di chi lo scrisse e poi si dice il vangelo, così voglio che si faccia sulle verità della mia Volontà, che da tutti si sappia chi sono coloro che hanno portato tanto bene nel mondo.  Ma credi tu che cosa sia tutta prudenza umana, ah! quante opere divine ha fatto fallire in mezzo alle creature l’umana prudenza, che sono giunti come infingardi a ritirarsi dalle opere più sante, ma la mia Volontà saprà trionfare di tutto e schernirsi di loro, ma non posso nascondere il dolore di tanta umana ingratitudine ad un tanto bene”.

(5) Onde seguivo il mio giro nel Fiat ed accompagnando il mio amabile Gesù nella sua vita quaggiù, mi faceva pena quando giungeva a quei punti che solo, solo se ne stava, neppure la sua Mamma Celeste, come nel deserto e nelle notti della vita pubblica che appartandosi da tutti, quasi sempre se ne stava all’aperto, fuori dall’abitato, da solo a pregare ed anche a piangere per la nostra salvezza, ed io dicevo tra me:  “Mio Gesù, la tua piccola figlia non si sente di lasciarti solo, voglio mettermi vicino a te e se non so fare altro, ti sussurrerò all’orecchio ti amo, ti amo; per la tua solitudine, preghiere e lacrime dammi il regno del tuo Volere, fa presto, vedi come il mondo precipita, Esso lo metterà in salvo”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e gettandosi nelle mie braccia per godersi la mia compagnia mi ha detto:

(6) “Figlia mia, grazie, in ogni atto mio ti aspetto sempre per dire:  “La piccola figlia del mio Volere non mi ha lasciato mai solo”.  Tu devi sapere che molto mi pesava la mia solitudine, perché Colui che aveva venuto per tutti ed a cercare tutti, doveva essere chiesto da tutti, e per ciascuno di essi sentivo al vivo la pena della solitudine in cui mi lasciavano, e col mio sguardo indagatore andavo indagando se qualcuno mi cercasse ed amava la mia compagnia, e molte volte indarno avevo questo conforto.  Però devi sapere che in tanta solitudine in cui mi lasciavano le creature non restavo mai solo, avevo la compagnia degli angeli, quella della mia Mamma, che sebbene lontana, la mia Volontà Divina mi portava il suo palpito e tutti gli atti suoi in corteggio intorno a Me, che mi facevano compagnia, e poi, fin d’allora mi portava la neonata del mio Fiat con tutto il drappello dei figli del regno mio per mia compagnia, perché per il mio Voler Divino tutti i tempi sono i suoi e tiene virtù di ridurli ad un punto solo, per averli in tutti i tempi in atto continuo senza mai cessare.  Oltre di ciò, come l’anima ricorda ciò che Io feci e vuole starmi d’intorno, prepara il vuoto in essa dove mettere il frutto di ciò che Io feci e soffrii”.

 

+  +  +  +

 

24-38

Agosto 26, 1928

 

La Divina Volontà è più che Madre, come cresce insieme e forma la sua vita.  Il lampo

dell’operato in Essa.  Il ritorno dell’alito di Gesù per far regnare la Divina Volontà.

 

(1) Il mio volo nell’eterno Fiat è continuo, mi sembra che non so stare, né so fermarmi altrove che in Esso, più che vita me lo sento in me e fuori di me, e per quanto corro e volo, non trov’altro che opere, proprietà interminabile e senza confine, e la sua vita palpitante in tutto e dovunque, e mentre questo Voler Divino si trova nell’alto, nel basso conserva tutto, è attore e spettatore di tutto.  Ora la mia piccolezza si perdeva nel Fiat Divino, girava per tutta la Creazione, e facendo risuonare il mio piccolo ti amo in ciascuna cosa creata, chiedeva il regno della Volontà Divina sulla terra, ed il mio amabile Gesù facendosi vedere che mi portava nelle sue braccia per farmi seguire gli atti della sua Divina Volontà, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto ti ama il mio Volere, più che madre ti tiene fra le sue braccia, e mentre ti tiene stretta al suo seno ti sta dentro per crescere insieme con te, palpita nel tuo cuore, circola nel tuo sangue, cammina nei tuoi piedi, pensa nella tua mente, parla nella tua voce, è tanto il suo amore, la sua gelosia, che se sei piccola si fa piccola, se cresci cresce insieme, e se operi t’ingrandisce tanto che ti distende in tutte le opere sue.  La madre può lasciare la figlia sua, può dividersi, stare lontana; la mia Volontà non mai, perché facendosi vita della figlia sua si rende inseparabile, sicché anche a volerla lasciare non lo può, perché è la sua stessa vita che vive ed ha formato nella figlia sua, chi mai può avere questo potere ed amore insuperabile di formare e crescere la sua vita con la figlia sua? Nessuno, solo la mia Volontà, che possedendo un’amore eterno ed una virtù creatrice, crea la sua vita in chi rinasce e vuol essere sola sua figlia.  Ecco perciò tu giri nella Creazione, perché questa Madre della mia Volontà Divina vuole la sua vita che ha formato in te, la sua figlia, in tutti gli atti suoi.  Quindi chi vive nel mio Fiat Divino corre insieme alla corsa vertiginosa, ordinata ed armonica di tutta la Creazione, e siccome la corsa ordinata di tutte le sfere forma la più bella musica armoniosa, l’anima che corre insieme forma la sua nota d’armonia, che facendo eco nella patria celeste, tutti i beati fanno attenzione e dicono:  “Com’è bello il suono che si sente nelle sfere perché gira in esse la piccola figlia del Fiat Divino, è una nota di più e un suono distinto che sentiamo, ed il Voler Divino ce lo porta fin nelle nostre regioni celesti”.  Perciò non sei tu che corri, è la mia Volontà che corre e tu corri insieme con Essa”.

(3) Onde continuavo a pensare ai grandi prodigi e sublimità del Fiat Divino, e mentre mi sentivo sperduta in Esso, il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come il lampo si sprigiona dalle nubi ed illumina la terra, e poi si ritira di nuovo nel seno delle nubi per chiarire spesso spesso con la sua luce la terra, così l’anima che vive nel mio Volere, come opera sprigiona i suoi lampi dal seno della sua umanità e forma altra luce nel Sole del mio Fiat Divino, non solo, ma rischiara la terra dalle tenebre dell’umano volere.  Solo che il lampo che sprigionano le nubi è luce limitata, il lampo fatto nel mio Voler Divino è senza limiti, e nella sua luce porta la conoscenza di Esso, perché l’operare nel mio Volere contiene la forza universale, quindi forza unica, nuova creazione, vita divina, perciò come fa il suo atto di lampo, tutte le porte si aprono delle opere mie per ricevere la nuova creazione ed il lampo di luce dell’operato della creatura nel mio Fiat, perciò tutte le opere mie si sentono rinnovate e doppiamente glorificate, sicché tutte festeggiano nel sentire la nuova forza creatrice sopra di loro”.

(5) Dopo di ciò il mio sempre amabile Gesù si faceva vedere da piccolo bambino nel fondo della mia piccola anima, mi stringeva, mi baciava, mi alitava, ed io mi sentivo infondere nuova vita, nuovo amore, ed io ripetevo a Lui ciò che faceva a me, e ripetendo i suoi baci mi ha detto:

(6) “Piccola figlia del mio Volere, il mio alito fiatandoti ti rinnova, e con la sua potenza vivificatrice distrugge in te l’infezione del germe dell’umano volere e vivifica il germe del mio Fiat Divino.  Quest’alito è il principio della vita umana della creatura, la quale come si allontanò dal mio Volere, perdette il mio alito, e sebbene le restò la vita, ma non sentiva più la forza vivificativa del mio alito, che vivificandola la manteneva bella, fresca, a somiglianza del suo Creatore, sicché l’uomo senza del mio alito rimasse come quel fiore che non avendo più pioggia, vento e sole, si scolorisce, appassisce e declinando il suo capo tende a morire.  Ora, per riabilitare il regno del mio Voler Divino in mezzo alle creature, è necessario che ritorni il mio alito continuo in mezzo a loro, che soffiandoli più che vento le faccia entrare il Sole della mia Volontà, che col suo calore distrugga il germe cattivo dell’umano volere e ritorni bello e fresco come era stato creato, ed il fiore ridirizzando il suo stelo sotto la pioggia della mia grazia, rialza il suo capo, si vivifica, si colorisce e tende alla vita del mio Volere, non più alla morte.  Oh! se sapessero le creature il gran bene che sto preparando, le sorprese d’amore, le grazie inaudite, come sarebbero più attente; e chi conosce le conoscenze del mio Volere, oh! come metterebbe la vita per slanciarle in mezzo al mondo, affinché si disponessero a ricevere un tanto bene, perché esse tengono virtù di aiutare a facilitare le disposizioni umane per bene sì grande, ma l’ingratitudine umana è sempre quella, invece di prepararsi pensano a tutt’altro e precipitano nel peccato”.

 

+  +  +  +

 

24-39

Agosto 30, 1928

 

Differenza tra Umanità e Divinità di Gesù.  Come il regno del Fiat sta tutto

preparato da Lui, solo che ci vogliono quelli che lo abitano.  Il linguaggio

che Gesù tenne nella Redenzione e quello che tiene per il regno della

Divina Volontà, differente l’uno dall’altro.

 

(1) Il mio amabile Gesù si faceva vedere da piccolo bambino che stringendosi tutto a me mi faceva tanti vezzi amorosi, oh! come è bello vederlo nella sua infantile Umanità, tutto amore, tutto fiducia, l’anima si sente tal fiducia con Gesù perché vede in Lui la sua Umanità che le somiglia tanto, che si affratellano insieme, s’immedesimano ed uno si trasforma nell’altro, sicché il velo dell’Umanità di Gesù in cui racchiude dentro la sua Divinità adorabile, serve come mezzo di fiducia, in cui la povera creatura perde tutto il timore e se ne sta col suo Gesù tutt’amore, più che figlio tra le braccia del suo Padre Celeste, è tanto l’amore di Gesù che dice alla creatura:  “Non temere, sono tuo, simile a te, vestito come te, ed è tanto il mio amore che nascondo la luce interminabile della mia Maestà dentro della mia Umanità, per farti stare con me come una piccola bambina nelle mie braccia”.  Invece quando il mio amato Gesù fa uscire da Sé la sua Divinità, già la sua stessa Umanità resta eclissata in quella luce interminabile, ed io sento la gran distanza tra me ed il mio Creatore, la sua Maestà Divina sfolgorante mi annienta, mi sprofondo nella mia polvere, e sebbene non so dove andare per sfuggire dalla sua luce, perché non c’è punto dove non si trova, ed io sono il piccolo atomo che resto inabissato nella sua stessa luce.  Mi sembra che sto dicendo spropositi, perciò passo avanti.  Onde il mio sommo bene Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il regno della mia Volontà sta tutto preparato nella mia Umanità, ed Io sono pronto a metterlo fuori per darlo alle creature.  Si può dire che ho formato le fondamenta, ho innalzato le fabbriche, le stanze sono innumerevoli e tutte addobbate ed illuminate non di piccole luci, ma di tanti soli per quante verità ho manifestato sul Fiat Divino, non ci vuole altro che quelli che lo abitino, ci sarà luogo e stanza per tutti, perché è vasto, più di tutto il mondo.  Col regno della mia Volontà tutto sarà rinnovato nella Creazione, le cose si metteranno al loro stato primiero, perciò è necessario e succederanno molti flagelli, per fare che la divina giustizia si metta in equilibrio con tutti i miei attributi, affinché equilibrandosi, lasci il regno del mio Volere nella sua pace e felicità.  Quindi non ti meravigliare se ad un tanto bene che sto preparando e che voglio dare, precedono molti flagelli, è la mia giustizia che reclama i suoi diritti, affinché equilibrata, si metta in pace con le creature senza darle più molestia, molto più che i figli del regno del mio Fiat Divino non più l’offenderanno, e la mia giustizia divina si cambierà per loro tutta in amore e misericordia”.

(3) Onde dopo di ciò seguivo tutti gli atti che aveva fatto Gesù nella Redenzione, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il mio linguaggio fu ben differente nella Redenzione di quello che ho tenuto per il regno della mia Divina Volontà, perché nella Redenzione, il mio linguaggio doveva adattarsi a persone incapaci, deboli, malate, sorde, mute e ciechi, e molti sull’orlo della tomba, quindi per parlarle me ne servii di parabole e similitudini del basso mondo, che loro stessi potevano toccare con mano, perciò or le parlavo da medico e le porgevo le medicine per guarirle, or da padre che aspettava il loro ritorno ancorché fossero figli discoli, or da pastore che andava in cerca della pecorella smarrita, or da giudice che non potendo attirarle per via d’amore, cercava d’attirarle almeno con le minacce e col timore, e tant’altre similitudini.  Questo mio linguaggio dice che coloro a cui Io parlavo non mi conoscevano, non mi amavano, molto meno facevano la mia Volontà, anzi erano lontani da me, e che Io con le mie parabole facevo le ricerche e stendevo la rete per pescarli e dare a ciascuno il rimedio per guarirli; ma quanti me ne sfuggivano, ed Io aumentavo le ricerche e gli insegnamenti per dar luce a tanti ciechi, affinché uscissero dalla loro ostinata cecità.

(5) Ora, vedi com’è differente il mio linguaggio che ho tenuto nel manifestare le verità sulla mia Divina Volontà che devono servire per i figli del regno di Essa, il mio linguaggio sul Fiat è stato come un padre in mezzo ai suoi cari e amanti figli, tutti sani, e che possedendo ciascuno la mia stessa vita in loro, in virtù del mio Volere saranno capaci d’intendere le mie lezioni più alte, e perciò ho passato più oltre mettendoli avanti le belle similitudine del sole, delle sfere, del cielo, dello stesso modo d’operare divino che si estende fino all’infinito, perché tenendo in loro il mio Fiat Divino, terranno in loro Colui che ha creato il cielo, le sfere, il sole, li darà virtù di far copiare in essi tutto ciò che ha creato ed i suoi stessi modi che tiene nel suo operare divino, questi saranno i copiatori del loro Creatore, ed Io, perciò sono stato così lungo nel manifestare le verità sul mio Fiat, ciò che non feci nella Redenzione, perché erano parabole che contenevano modi umani e finiti, quindi non tenevo tanta materia di potermi dilungare tanto, invece le similitudini che riguardano la mia Volontà sono di modi divini e quindi c’è tanta materia da dire che si rendono inesauribili, chi può misurare la vastità della luce del sole e l’intensità del suo calore? Nessuno; chi mai può dare un termine al cielo ed alle molteplici mie opere divine? Oh! se tu sapessi quanta sapienza, amore, grazia, luce, ho messo nel manifestare le mie verità sul mio Fiat Divino, tu resteresti affogata di gioia da non poter più vivere, ed ameresti che il lavoro del tuo Gesù fosse conosciuto, per fare che un lavoro sì esuberante, che costa prezzo incalcolabile, abbia la sua gloria e comunichi i suoi benefici effetti alle altre creature”.

 

+  +  +  +

 

24-40

Settembre 2, 1928

 

Come le cose create in virtù del Fiat Divino sono come membra all’uomo e

le dà la ragione di esse; e come col sottrarsi da Esso diede un colpo e

recise tutte queste membra.  Come la Divina Volontà forma le sue madri a Gesù.

 

(1) Stavo secondo il mio solito facendo il giro per tutta la Creazione, per seguire ciò che la Divina Volontà aveva fatto in essa, oh! come mi sembrava bella! come il Fiat Divino godeva il suo trionfo, riceveva la sua piena gloria, teneva il suo totale dominio e stendeva la sua vita ovunque e da per tutto, sicché, Esso è luce e distende la sua vita di luce, è potenza, è ordine, è purezza, e distende la sua vita di potenza, d’ordine, di purezza in tutte le cose create, e così di tutto il resto delle sue qualità divine, quindi ogni cosa creata è sacra, più che reliquia, perché dentro racchiudono la potenza, la Volontà creatrice, la stessa Vita di Colui che l’ha creato, ed io mentre giravo, mi sentivo d’amare, d’adorare, d’abbracciare e baciare il sole, il cielo, le stelle, il vento, il mare, perché dentro racchiudevano, velavano e formavano come tante abitazioni a Colui che le aveva creato.  Ma mentre la mia mente si perdeva nella Creazione, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, guarda come son belle le opere nostre, pure, sante e tutte ordinate, e se ce ne servimmo della Creazione per formare i nostri veli, le nostre vaste abitazioni, però ci riserbammo di non dare ad essa nessuna ragione, perché lo scopo perché furono create fu per l’uomo, non per esse, e perciò ci riserbammo di dare capacità e ragione all’uomo di tutta la Creazione, affinché lui avendo ragione di essa, ci darebbe la gloria della luce del sole, del cielo, del vento e di tutto il resto, sicché mettevamo le cose create come membra dell’uomo, cui lui, avendo ragione di queste membra, se ne servirebbe per risalire dentro di questi veli, per ritrovare Colui che come re abitava dentro e portargli la gloria, l’amore di queste membra a lui date, ma l’uomo per far ciò e possedere la ragione che avrebbe tenuto il sole, il cielo, il vento e simile, e tenere le cose create come sue membra, doveva possedere la Vita ed il dominio del nostro Fiat Divino, il quale gli avrebbe dato capacità e vasta e sufficiente ragione di tutta la Creazione, ed avrebbe mantenuto la comunicazione ed il rannodamento e l’inseparabilità di tutte queste membra delle cose create, perché solo la nostra Volontà Divina possiede la totale ragione di ciò che ha fatto, e Noi demmo questa nostra Volontà all’uomo, acciocché le desse ragione di tutte le opere nostre, perché tutto uscì ordinato da Noi e concatenato insieme come membra al corpo dell’uomo, perché era lui il nostro primo amore, lo scopo di tutta la Creazione, e perciò in lui accentrammo tutta la ragione che ci voleva per essa.  Ora figlia mia, l’uomo col sottrarsi dalla nostra Volontà Divina diede un colpo e recise le sue care e sante membra, e perciò poco intende del valore, della santità, della potenza, della luce, che come membra erano già sue, ed il Divino Artefice resta senza la gloria, l’amore, la riconoscenza del capo di queste membra.  Vedi dunque com’è necessario il ritorno del mio Fiat Divino nel capo dell’uomo, per far ritornare l’ordine da Noi creato, ed il capo messo al suo posto e le membra riunite di nuovo a chi così barbaramente e con suo danno le tiene recise.  Non lo senti tu stessa che il solo mio Volere tiene virtù di metterti in comunicazione con tutta la Creazione, e dandoti il volo ti dà la ragione della luce, del cielo, del mare, del vento, e volendo animare con la tua voce tutte le cose create, dalla più grande alla più piccola, ripete il tuo gradito ritornello:  “Son’io che ti amo e ti glorifico nel cielo, nel sole, nel mare, nel vento ed anche nel piccolo uccellino che canta, nell’agnellino che bela, nel profumo del fiore che si eleva a Te”.  E così via via.  E’ la vita del mio Fiat, che siccome tiene vita in tutta la Creazione, tenendo vita in te ti fa amare in tutte le cose che sono già sue”.

(3) Io son rimasta pensosa nel sentire che l’uomo doveva, in virtù del Fiat, possedere la ragione che doveva possedere il sole, il mare, il vento, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, questo lo fa anche l’uomo, che nelle sue opere che fa non lascia dentro la sua ragione, se si forma un’abitazione, se tiene un terreno e vi mette diverse piante, se fa un lavoro od altro, sono opere che non hanno ragione, la ragione se la riserba a sé, e se dà ragione la dà alla sua famiglia, che essendo non opere, ma figli suoi, vuole che delle opere sue abbiano ragione, affinché se ne servano a seconda che vuole il padre, onde ricevere da loro la gloria delle opere sue.  Se ciò fa l’uomo, perché non potrei fare Io altrettanto? Anzi con più ordine ed opere molteplici per il bene dell’uomo, e così tenerlo intorno a Me, insieme con Me e dentro di Me, e talmente congiunto, come Dio il capo e lui le membra, e come la Creazione sue membra e lui il capo di essa”.

(5) Dopo di ciò seguivo i miei atti nella Redenzione, e soffermandomi quando il mio vezzoso bambino Gesù stava in Egitto, e la mia Mamma Celeste cullandolo nella sua povera culla si occupava a preparare la veste al piccolo bambino, io mettendomi vicino alla Mamma Regina, facevo scorrere il mio ti amo nel filo che serviva all’abituccio di Gesù, e tentennavo la culla per far dormire il mio celeste Bambino, facendole le mie nenie d’amore e chiedendole il Fiat Divino, e mentre sembrava che chiudeva gli occhi al sonno, con mia sorpresa l’ho visto alzare la sua testolina, che guardando la nostra Mamma Divina e me, ha detto con accento tenerissimo:

(6) “Le mie due Mamma, la mia Mamma e la piccola figlia del mio Volere, la mia Volontà Divina me le unisce insieme e me le fa fare tutte e due da Mamma; perché la Celeste Regina mi è vera Madre? Perché possedeva la Vita del mio Fiat Divino, Esso solo le poteva somministrare il germe della fecondità divina, per farmi concepire nel suo seno e farmi figlio suo, sicché senza della mia Divina Volontà, Lei non poteva assolutamente essermi Mamma mia, perché nessun’altro né in Cielo né in terra possiede questo germe della fecondità divina, che niente meno di far concepire il Creatore nella creatura.  Vedi dunque, il mio Voler Divino mi formò la Mamma e mi feci suo figlio, ora mi sta formando la sua piccola figlia per mamma mia, e me la fa trovare vicina alla mia prima Madre per farla ripetere gli atti suoi, intrecciarle insieme e farla impetrare il suo regno, e quindi farla ripetere il suo germe divino e la fecondità del Fiat Voluntas Tua nelle creature.  Solo la mia Volontà Divina può tutto e darmi tutto”.

(7) Poi chiudendo gli occhi al sonno, nel sonno ripeteva:  “Le mie due Mamma, le mie due Mamma”.  Com’era tenero e commovente il sentirlo, come feriva il cuore vederlo che interrompeva il sonno per dire:  Le mie due Mamma.  Oh! Volontà Divina, quanto sei amabile, potente ed ammirabile, deh! scendi nei cuori di tutti e vi metti questo tuo germe divino, affinché il suo seme fecondo ti formi il tuo regno e ti faccia regnare come in Cielo così in terra.

 

+  +  +  +

 

24-41

Settembre 5, 1928

 

Pene di Gesù e gara di luce.  Gli atti nel Fiat sono

pietrucce e venticello nel mare della Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo priva del mio dolce Gesù e smaniavo per il suo ritorno, ma ahimè! mentre il mio povero cuore era torturato, il mio amato Gesù ha raddoppiato le mie pene col farsi vedere tutto piagato, coronato di spine, ma tanto incarnate queste spine, che non si poteva guardare; che scena commovente e dolorosa, si è gettato nelle mie braccia per essere lenito, oh! come spasimava, gemeva, si dimenava, io me l’ho stretto fra le mie braccia, volevo toglierle le spine, ma mi riusciva impossibile, tanto erano incarnate, e Gesù singhiozzando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quanto soffro, se sapessi quanto mi offendono le creature e come loro stessi armano la mia giustizia per farsi colpire”.

(3) E mentre ciò diceva pareva che scendevano dal cielo fulmini, fiamme, ghiacci, per colpire le creature, io son rimasta spaventata, ma Gesù mi faceva più spavento nel vederlo sì barbaramente ridotto.  Onde continuavo a pregare e dicevo tra me:  “Oh! come vorrei convertire tutto, pensieri, parole, opere, passi di tutte le creature in Volontà di Dio, affinché il peccato più non esistesse, vorrei eclissarle di luce del Voler Divino, affinché investite di luce ed incantate da essa, le creature sotto l’eclisse della luce divina, perdessero la forza, le passioni, la volontà d’offendere il mio dolce Gesù”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, come l’anima prende l’impegno di voler convertire tutti gli atti umani in Volontà mia, così forma i suoi raggi, che allargandosi prendono la terra come nel proprio pugno ed elevandosi al Cielo più che raggi solari, investono il Sole della mia Volontà, e tuffandosi in Essa formano un solo Sole, che formando come una gara di luce, tutto, Cielo e terra subiscono l’incanto e l’eclisse del Sole della mia Volontà, ed anche la mia giustizia subisce l’eclisse di questa luce, in modo che molti flagelli vengono risparmiati”.

(5) Onde, dopo aver scritto un po’ a lungo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, e prendendomi il mio volto fra le sue mani mi ha detto:

(6) “Figlia mia, voglio pagarti del sacrificio di scrivere che hai fatto”.

(7) Ed io:  “Son tre notti che ho scritto e non mi hai dato nulla, mi sembra che ora molto scarseggi, né mi mostri più quel grande compiacimento che mi mostravi prima quando io scrivevo, né mi comandi più con quel tuo impero amoroso di scrivere, come facevi prima, a me sembra che ti sei cambiato”.

(8) E Gesù:  “Non posso cambiarmi, né è della natura divina il mutarsi, la natura umana si cambia, la divina non mai, quindi sii sicura che in Me nulla è mutato, ma sai che voglio darti per paga? La mia stessa Vita.  Ogni verità che ti manifesto sono doni di Vita Divina che ti faccio, col darti la libertà che non solo la tiene per te questo gran dono, ma che la puoi moltiplicare per darla a chi tu vuoi ed a chi la volesse ricevere.

(9) Onde tu devi sapere che ogni atto, parola, pensiero fatto dalla creatura nella mia Divina Volontà, sono pietrucce che getta nel mare di Essa, il quale increspandosi straripa fuori a bene di tutti; altre volte sono tanti venticelli, che facendo gonfiare il mare del mio Fiat, forma le onde più o meno alte a secondo la molteplicità dei venticelli che forma la creatura nel mio mare, e queste onde mentre s’innalzano, scendono di nuovo, parte nel mare e parte allagano la terra.  Oh! come è dilettevole vedere la creatura, che ora viene a menare le sue pietrucce nel nostro mare, ora che viene come a soffiare e forma il suo venticello, ed il mare le sorride coll’incresparsi, le fa le feste col ricevere il venticello e formare le onde, sicché l’anima che vive ed opera nel mio Fiat, ci dà l’occasione di far sorgere il nostro mare e di darci il campo di allagare la terra ed il Cielo, e siccome è Volontà Divina che scorre, dispone le creature a chiedere il regno di Essa, e Noi ci sentiamo che la creatura che vive nel nostro Voler Divino richiama le feste, i trastulli, i giuochi del principio della Creazione col suo Creatore.  Tutto è lecito per chi vive nel nostro Volere, e Noi tutto la lasciamo fare, perché lei non vuole altro che la nostra Volontà e il nostro eco che risuona in lei, ed essa facendosi portare dal nostro eco divino, ora mena la pietruccia, ora forma il venticello che ora forma le onde, ora geme, ora parla, ora prega che vuole che il nostro Fiat Divino sia conosciuto, amato e domini sulla terra”.

 

+  +  +  +

 

24-42

Settembre 8, 1928

 

Interesse di Dio per chi vive nella sua Divina Volontà, esempio

del sole.  Come tutto sarà conosciuto dei sacrifici che ha

fatto Luisa per far conoscere la Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo oppressa per la privazione del mio amato Gesù, oh! come avrei voluto fare un salto nelle regioni Celesti per non più uscirne, così farla finita con queste benedette sue privazioni che mi fanno vivere morendo.  Ah! sì, se per sua bontà Gesù mi farà giungere nella patria sua, non più si potrà da me nascondersi, né io per un solo istante potrò essere priva di Lui.  Perciò presto amor mio, finiamola una volta per sempre con queste tue privazioni che non ne posso più; e mi sentivo tanto amareggiata, che più che spada tagliente mi trapassava la povera anima mia a parte a parte.  Ora, in questo mentre, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non sai tu che per chi fa la mia Volontà e vive in Essa è tanto il nostro interesse, che è tenuto da Noi come cosa nostra, esclusivamente nostra, inseparabile da Noi? Il nostro Voler Divino è inseparabile da Noi, e per quanto si stende la sua luce, il centro di Esso è sempre dentro di Noi, simbolo della luce del sole, che mentre si allarga e si dilunga sopra tutta la terra prendendola nel suo proprio pugno di luce, però mai si parte dalla sua sfera, né la luce resta divisa, né perde neppure una stilla di luce, perché essa è inseparabile, e se si potesse dividere non sarebbe più vera luce, quindi il sole può dire:  “Tutta la luce è mia”.  Così Noi, la luce della nostra Volontà Divina è interminabile ed inseparabile, e nell’anima dov’Essa regna la fa nostra, inseparabile da Noi.  Sicché tenendola come cosa nostra è interesse nostro di farci onore e di investirla tanto di tutte le nostre qualità divine, da poter dire Noi e tutti:  “In questa creatura c’è la Vita Divina, perché domina la luce del nostro Fiat”.  Onde il nostro interesse, che tutto dev’essere santo in lei, puro, bello ed investita della nostra felicità, tutto deve dare di Volontà Divina, come la terra quando è investita dalla luce del sole, che perde le tenebre e dà tutta di luce, in modo che la luce fa da regina, e dominando la terra si fa alimentatrice di essa comunicandole la vita e gli effetti della luce, così il nostro Voler Divino quando regna nella creatura, sperde i mali e mette in fuga le tenebre, le debolezze, le miserie, le afflizioni, e da regina si fa alimentatrice di luce, di fortezza, di ricchezze divine e di felicità; quindi, per chi vive nel nostro Fiat perdono il luogo le amarezze, le oppressioni e tutto ciò che dà di volontà umana, perché la luce di Esso non tollera altro se non che ciò che l’appartiene, e come la nostra Divina Volontà prende tutto l’interesse come cosa sua della creatura, così lei perde tutti gli interessi umani ed acquista tutti gli interessi divini; da qui si vede se regna la mia Volontà Divina, se non sente più interesse proprio, e se lo sente significa che l’anima non possiede tutta la pienezza del mio Fiat, ci sono ancora dei piccoli vuoti svuotati della luce di Esso, e perciò l’umano si fa sentire e giunge a prendere gli interessi umani.  Perciò fuori le amarezze, le oppressioni dall’anima tua, sono robe che a te più non appartengono, a te appartiene la luce e tutto ciò che può possedere la luce della mia Volontà”.

(3) Dopo di ciò pensavo tra me:  “Quanti sacrifici ci vogliono per questo regno del Fiat:  Sacrificio di scrivere, sacrificio di riposo e di sonno, sofferenze, preghiere incessanti, morte continua all’umano volere per fare che la Divina avesse vita perenne, e tant’altre cose che solo Gesù conosce, e dopo tutto ciò, forse nulla si vedrà di bene, nessuna gloria di Dio, quindi tanti sacrifici senza utile e senza effetti”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(4) “Figlia mia, che dici? Non c’è sacrificio che hai fatto che non avrà il suo valore, i suoi effetti preziosi, perché tutto ciò che si fa nella mia Volontà e per impetrare che sia conosciuta, acquistano per natura Vita Divina e virtù comunicativa, in modo da comunicare agli altri la Vita Divina e la virtù che posseggono, tanto, che adesso tutto ciò che hai fatto e sofferto stanno innanzi a Dio in atto impetrativo per ottenere che le creature si dispongano, e Dio che conceda un tanto bene.  Quando poi la mia Volontà sarà conosciuta ed il suo regno effettuato, allora tutte le parole che hai scritto, le veglie delle notti, le tue incessanti preghiere, i tuoi giri e rigiri nell’opera della Creazione e Redenzione, i tuoi lunghi anni di letto, le tue pene e sacrifici, brilleranno come raggi di sole, come diamanti e pietre preziose di valore infinito, che passo passo riconosceranno coloro che avranno il gran bene di conoscere il mio Volere, e di vivere nel regno di Esso; anzi conosceranno che le fondamenta brillantate, le fabbriche innalzate, sono cimentate dai tanti sacrifici di chi è stata affidata la missione di far conoscere il regno del mio Volere, a chiare note tutto si conoscerà, anche quelli che hanno contribuito, ti hanno diretto, ti hanno comandato di scrivere, e si sono interessati di far conoscere con parole o con scritto ciò che riguarda il mio Fiat Divino, e questo è nulla, tutto il bene che faranno quelli che possederanno il regno del mio Fiat, la gloria che mi daranno, scenderà e risalirà in quelli che sono stato principio e causa d’un tanto bene, ed ancorché tu stessi in Cielo, la virtù comunicativa del mio Volere che ha fatto vita in te sulla terra, ti metterà in comunicazione, terrà tutte le vie aperte tra te e loro, sicché la tua vita e tutto ciò che hai fatto e sofferto starà in mezzo a loro, e tutto ciò che faranno essi avrà il principio in te, perché una è la Volontà Divina dell’una e dell’altro, e se tu sapessi la gloria, i contenti, i compiacimenti che ti verranno, ameresti di più sacrificarti perché la mia Volontà sia conosciuta e domini in mezzo alle creature”.

 

+  +  +  +

 

24-43

Settembre 10, 1928

 

Chi opera nella Divina Volontà apre tante porte tra il Cielo e la terra, per

quanti atti emette.  Gloria d’Adamo nel Cielo; come i suoi atti prima di

cadere nel peccato restarono integri e belli, lui restò ferito.  Come in

Adamo si conosce nel Cielo ciò che Dio fece nella Creazione.

 

(1) Stavo seguendo tutto ciò che la Divina Volontà aveva fatto nella Creazione e Redenzione, non avrei voluto lasciare nessun’atto suo senza il piccolo atto mio come sua compagnia ed omaggio perenne di gloria e di amore di un Volere sì santo.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come ne son contento che non lasci la mia Volontà Divina isolata in tante opere sue, fatte non per Sé che non aveva bisogno, ma solo per amore della creatura.  Tu devi sapere che come tu passi da una nostra opera all’altra per riconoscere il nostro amore in esse, per darci amore e gloria, così Noi troviamo il contraccambio del nostro amore in chi riconosce le opere nostre.  Com’è amaro e doloroso fare il bene per puro amore e non essere riconosciuto, e quando troviamo chi le riconosce ci sentiamo come pagati di ciò che abbiamo fatto, perché amore abbiamo dato ed amore riceviamo, e diamo libertà a chi vive ed opera nella nostra Volontà Divina di stabilire tanti vincoli tra il Cielo e la terra, di aprire tante porte di comunicazione, di metterci tante catene per far salire gli atti suoi nel Cielo e far scendere tante grazie a pro di tutte le creature, perché queste opere nostre, quella della Creazione e quella della Redenzione, sono state fatte sulla faccia della terra ed hanno virtù di aprire il Cielo, e ce ne serviamo di farlo aprire per mezzo di esse di chi opera nella nostra Divina Volontà”.

(3) E mentre ciò diceva mi faceva vedere tante porte aperte nel Cielo, dalle quali scendevano tante catene d’oro che vincolavano la terra per quante opere aveva fatto il mio dolce Gesù.  Onde, seguivo il mio giro nelle opere della Maestà Suprema, e giungendo al punto della creazione dell’uomo pensavo tra me:  “Adamo, il principio della sua vita la fece nella Divina Volontà, sicché i suoi pensieri, parole, opere e passi erano animati dall’unità del Fiat, il quale abbraccia tutto e contiene tutto senza che nulla le sfugga; quindi gli atti suoi possedevano la totalità e pienezza di tutti e di tutti i beni, e se un’atto solo fatto in questo modo, nell’unità del Fiat che abbraccia tutto, è un atto che messo insieme a tutti gli altri atti delle creature non possono equivalere a quest’atto solo, Adamo, che ebbe un periodo di vita in questa unità del Fiat, chi sa quanti atti potette fare, sicché la sua gloria nel Cielo sarà grande e forse supera tutto, tolta la Sovrana Regina che formò vita compiuta nella Divina Volontà, è vero che Adamo peccò ed uscì da questa unità di Volontà Divina, ma se uscì lui i suoi atti restarono, perché credo che nessuna forza, né divina né umana, può distruggere un’atto solo fatto in questa unità del Fiat che abbraccia tutto e possiede tutto, Dio stesso non può annientare un’atto simile, o al più dovrebbe distruggere la sua stessa Volontà Divina, ciò che neppure può fare, perché essendo eterna ed infinita, senza principio e senza fine, è intangibile a tutto e nessuno la può toccare”.  Onde mentre la mia povera e piccola mente si perdeva in questi ed altri pensieri, ed avrei voluto liberarmi per passare altrove, il mio amato Gesù facendosi vedere mi ha detto:

(4) “Figlia del mio Supremo Volere, a te nulla voglio nascondere, perché per chi vive in Esso, il mio stesso Volere si fa rivelatore di ciò che ha fatto per amore della creatura e di quello che ha fatto la stessa creatura in Esso, perché le porta nel suo seno come trionfo delle opere sue.  Ora, tu devi sapere che veramente Adamo possiede nel Cielo una gloria che nessun’altro, per quanto santo, le vien data, all’infuori della Mamma Celeste, perché nessun’altro possiede un’atto solo nell’unità della mia Volontà Divina; era giusto e decoroso per la nostra Maestà Divina, che la prima creatura uscita dalle nostre mani creatrici possedesse più gloria che tutti gli altri, molto più che il primo periodo della sua vita fu fatta come da Noi si voleva, si può dire ch’era vita nostra, Volontà e opere nostre che scorrevano in lui; come poter distruggere questo primo periodo della vita di Adamo, s’era più nostra che sua? E’ inutile il pensarci, ciò che si fa nella nostra Divina Volontà resta intangibile, nessuno lo può toccare, perché entrano nell’ordine divino ed infinito, e sebbene scivolò e cadde, ma i suoi atti fatti fino allora restarono integri e belli quali li aveva fatto, quindi lui restò ferito, malato, sfigurata la nostra immagine in lui, perché non c’era più in lui la nostra Volontà Divina che aveva preso l’impegno di conservarlo bello, fresco, forte, santo, tutto in ordine a Noi come lo avevamo creato, perché Adamo stesso l’aveva respinto; ma le opere sue fatte fino a che ebbe la sventura di cadere, che possedevano l’unità del nostro Fiat, non subirono nessun cambiamento, perché anche Noi eravamo gelosi di questi atti che tanto ci avevano glorificato, ci avevano messo in festa nel vedere che l’uomo, nostro figlio, si elevava fino a Noi per assorbire in lui i modi nostri divini, la nostra somiglianza e portarci nell’unità del nostro Volere gioie, felicità, il ricambio ed il sorriso di tutte le cose create, Noi eravamo rapiti nel vedere il nostro caro figlio, l’opera delle nostre mani vivendo nella nostra Volontà, come in casa nostra, prendendo del nostro ci poteva portare nuove felicità e gioie senza fine, è un periodo indimenticabile, figlia mia, il primo periodo della vita d’Adamo, per Noi, per lui e per tutto il Cielo.  Dopo caduto nella colpa, lui rimase come un cieco che prima di perdere la vista ha fatto tante opere belle da riempire cielo e terra, chi può mai dire che non sono opere fatte da lui, solo perché volontariamente perdette la vista? E che non potendole più ripetere perché cieco, restano senza il valore quelle che ha fatto? Certo che no; oppure una persona che si applica a studiare le scienze, ed a metà dello studio non vuole andare più avanti, e solo perché non va avanti si possono togliere o distruggere il bene delle scienze che ha acquistato? Certo che no; se questo succede nell’ordine umano, molto più e con più validità e certezza nell’ordine divino.  Onde, Adamo in virtù del primo periodo della sua vita innocente e fatta tutta nell’unità del nostro Fiat, possiede tale gloria e bellezza che nessuno lo può pareggiare, che solo vederlo, tutti i beati riconoscono quanto fu bello, maestoso, arricchito di tanta grazia la creazione del primo uomo, nel guardarlo si vede in lui il bene incalcolabile della Divina Volontà nella creatura, la gioia e la felicità che può possedere, e solo in lui, come dentro d’uno specchio, veggono i beati come fu creato l’uomo, l’amore esuberante che le portammo, le dovizie con cui lo arricchimmo, tutto le demmo, per quanto creatura poteva contenere, fino a straripare fuori e poter allagare tutta la terra.  Se ciò non fosse, che in Adamo non si vedesse tutta la magnificenza dell’opera delle nostre mani creatrici, neppure nel Cielo si doveva conoscere ciò che fecimo di grande nella Creazione e quello che fa e può fare la creatura nella nostra Divina Volontà, è il nostro amore che lo esige, ed anche la nostra giustizia che vuol tenere nel Cielo la realtà di quella immagine, come fu creato l’uomo, e non un’altro, ma quello stesso che uscì dalle nostre mani creatrici, affinché se non lo conosce la terra, lo conosce il Cielo, guardano la loro origine in Adamo, e riconoscenti mi ringraziano e pregano che venga a regnare il mio Fiat sulla terra, e formi altre immagini più belle di Adamo, perché lui non fu opera compiuta nel mio Voler Divino, ma periodo di vita, solo la Sovrana Regina possiede vita ed opere compiute nel mio Fiat, perciò non c’è chi la può pareggiare, ed il mio Volere vuol fare altre vite compiute in Esso per ripetere ciò che fece nella Creazione e far conoscere alla terra in che modo ed ordine fu creata la creatura e ciò che può fare di grande, di bello, di santo la mia Divina Volontà in lei.

(5) Oltre di ciò tu devi sapere che finora non ho manifestato a nessuno, né i grandi pregi d’Adamo, né la sublimità e grandezza e santità sua perché visse nel suo primo periodo della sua vita nell’unità del mio Volere, ed in virtù di questi atti suoi fatti in Esso, la sua grande gloria che gode nel Cielo, anzi si teneva da molti che siccome scivolò nella colpa, al più potesse tenere una gloria comune a tutti gli altri beati, o forse anche meno agli altri; ma volendo ripristinare di nuovo il regno della mia Divina Volontà, sento in Me una necessità d’amore di manifestare la prima epoca della Creazione ed il primo periodo della vita di Adamo, tutta di Volontà Divina e la sua gloria che gode nel Cielo in virtù di Essa, affinché conoscendo le altre creature un tanto bene, si dispongano e sospirino il Fiat Divino come in Cielo così in terra”.

 

+  +  +  +

 

24-44

Settembre 16, 1928

 

La Vergine col concepire concepì il regno del Fiat, col nascere ci restituì

i diritti di possederlo.  Difficoltà nello scrivere.  Ferite che riceve Gesù.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat è continuo, e mentre seguivo i suoi atti, la mia povera mente si ha fermato a pensare al concepimento della Celeste Regina ed alla sua grande fortuna d’essere preservata dalla macchia originale, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il germe con cui fu concepita la Sovrana Celeste fu preso dalla stirpe umana, perché anche Lei ebbe la sua vita umana come tutte le altre creature, come l’ebbi anch’Io, però c’è questa gran differenza non concessa a nessun’altra creatura:  Che in questo germe umano, prima che venisse concepita la sua bell’anima, il mio Fiat, con la sua onnipotenza, accentrò i suoi raggi in questo germe e con la sua luce e calore annientò e fece morire ciò che di male c’era in esso, purificandolo del tutto e rendendolo puro e santo ed esente dalla macchia d’origine, e poi fu concepita in questo germe l’Immacolata Bambina.  Sicché tutto il portento dell’immacolato concepimento fu operato dalla mia Divina Volontà, non fece un’altro germe umano, né lo distrusse, ma lo purificò, e col suo calore e luce gli tolse tutti gli umori che aveva contratto questo germe dal peccato d’Adamo, e fece ritornare il germe umano in Lei come aveva uscito dalle nostre mani creatrici; perciò, come fu concepita la piccola Vergine Regina, così fu concepito in Lei e nelle umane generazioni il regno della mia Divina Volontà, perché Noi nel formare e dare ad una creatura grazie sorprendenti, guardiamo in lei tutta l’umanità dell’umana famiglia come se fosse una sola.  Vedi dunque, come fu concepita la Vergine in questo germe esente d’ogni macchia, che fu tutta opera del Fiat Divino, così restò concepito di nuovo nell’umanità il suo regno divino, e come l’Immacolata Verginella nacque, così fu restituito il diritto di poterlo possedere.  Ora, venendo Io sulla terra a prendere umana carne, me ne servì del germe della Sovrana del Cielo, e si può dire che insieme con Lei lavorammo per formare di nuovo questo nostro regno nelle umane generazioni, quindi non rest’altro che conoscerlo per possederlo, e perciò sto manifestando ciò che al regno ed alla mia Volontà Divina appartiene, acciocché la creatura batta le sue vie, segua i nostri passi ed entri in possesso di Essa, e la mia Divina Volontà col suo calore e luce, ripeterà il prodigio di togliere gli umori cattivi che possiede il germe umano, e per essere sicura, metterà il germe della sua luce e calore e si costituirà vita del germe, e così si scambieranno il possesso, la mia Divina Volontà prenderà possesso del germe per formarvi la sua vita di luce, di calore e santità, e la creatura ritornerà a prendere il nuovo possesso del regno del mio Fiat Divino.  Vedi dunque figlia mia, tutto sta preparato, non ci vuol altro che farlo conoscere, e perciò Io ho tanta premura che si conosca ciò che riguarda il mio Divin Volere, per gettare nelle creature il desiderio di possedere un sì gran bene, affinché la mia Volontà, attirata dai desideri di esse, possa accentrare i suoi raggi luminosi e col suo calore compiere il prodigio di restituire il diritto di possedere il suo regno di pace, di felicità e di santità”.

(3) Dopo di ciò, dovendo scrivere ciò che Gesù mi aveva detto, mi riusciva quasi impossibile, e provando la prima, seconda e terza volta, e vedendo che non potevo riuscire, pensavo tra me che il benedetto Gesù non voleva che io più scrivessi, e perciò anch’io non dovevo volerlo, quindi ho deposto il pensiero di sforzarmi di più, ma poi ho voluto provare di nuovo e pare che ci son riuscita, anzi con più facilità delle altre volte, onde pensavo tra me:  “E perché tanti sacrifici, tanti stenti, prove e riprove per scrivere e non poterlo fare, e dopo tanti stenti farlo con facilità?” Ed il mio dolce Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non t’impensierire, ho voluto godere un po’ di te e gustare il dolce premuto dai tuoi sacrifici, come tu provavi a scrivere e non potevi e ritornavi a provare, Io mi sentivo ferito dall’amore di volerti sacrificare per compiere la mia Divina Volontà di scrivere, ed Io per godere delle tue ferite, ti rendevo impossibilitata a tenere gli occhi aperti per scrivere, non vuoi tu dunque che il tuo Gesù si diverta con te e goda un pochino? Oltre di ciò, tu devi sapere che il sacrificio per compiere la mia Volontà forma il sangue puro, nobile e divino all’anima, come il cibo forma il sangue al corpo, ed Io intingendo in questo sangue il mio pennello d’amore, mi diverto di formare in essa più bella, più graziosa l’immagine mia nella creatura, perciò lasciami fare e tu pensa solo a fare la mia Divina Volontà, ed Io farò qualche cosa di più bello nella piccola neonata della mia adorabile Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-45

Settembre 21, 1928

 

Come Iddio dal principio della Creazione ha dato sempre all’uomo l’assedio

all’umano volere.  Valore degli atti fatti nel Divino Volere.  Esempio del Sole.

 

(1) Seguivo il mio giro nella Creazione per tenere compagnia a tutte le opere del Fiat Divino, ed insieme con Esso, oh! come mi sentivo ricca di luce, posseditrice di tutto, mi sembrava che tutto era mio perché il Voler Divino tutto mi dava, ed io col girare in Esso tutto ricevevo.  Ed il mio dolce Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Oh! come è ricca e dominatrice la piccola figlia del mio Voler Divino in mezzo alle opere nostre, esse son tante che non può tutte abbracciarle e Noi godendo di vederla in mezzo alle nostre opere l’andiamo ripetendo:  “Tutto è tuo, per te le abbiamo creato, per vederti ricca, bella e dominatrice”.  E tu, ripetendoci la gara ci dici:  “Quante belle cose tengo da darvi, tutte le opere vostre son mie, ed io ve le ritorno nelle vostre braccia come gloria e trionfo delle opere vostre”.  Sicché dacché creammo la Creazione abbiamo dato sempre, sempre all’uomo senza mai cessare, e lui nulla ci ha dato e se provava a darci, erano cose a Noi estranee, misere, non degne di Noi.  Invece, quando sarà riconosciuta la nostra Volontà Divina e la creatura vivrà in Essa, prenderà possesso delle opere nostre, allora Noi cesseremo dal dare, perché abbiamo dato abbastanza, tanto, che lei non potrà tutte abbracciarle, e la creatura incomincerà a dare al suo Creatore, e ci darà non robe estranee e non indegne di Noi, ma robe nostre, i frutti delle opere nostre, oh! come ci sentiremo glorificati, amati, onorati.  Quindi la conoscenza del Fiat Divino, il ritorno della sua vita in mezzo alle creature, aprirà la gara tra Creatore e creatura, e lei potrà darci e Noi la potremo far possedere, perciò sarà il ritorno delle opere nostre nel nostro seno, perciò il tuo volo nel nostro Fiat Divino sia continuo, affinché tutto ti diamo e tutto possa darci.

(3) Oltre di ciò, chi vive nel nostro Volere vive di luce, ed Esso tiene virtù, con la forza della sua luce, di atterrare tutti i mali, di togliere la vita alle passioni, di fugare le tenebre.  Quindi la Divina Volontà con la sua luce tiene virtù di rendere incapace la creatura di far e di ricevere alcun male, chi mai può guerreggiare la luce? Nessuno; chi mai può dire:  “Posso impedire il passo alla luce?” Nessuno, e se qualcuno si proverebbe di farlo, la luce si ridirebbe di lui e con la sua virtù trionfatrice lo investe, le passa da sopra, da sotto, da ogni dove e schernendosi di lui, mentre fa il suo corso lo tiene sotto la sua forza e pressione di luce, menochè non vada a nascondersi in qualche cupo abisso; non lo fa questo il sole? Molto più il Sole della mia Volontà, e l’anima che vive in questa luce non fa altro che allargare la capacità della sua intelligenza per poter ricevere più luce, sicché ogni atto fatto nel mio Fiat Divino, forma con la sua luce il vuoto nella mente umana per poter comunicare altra luce maggiore”.

(4) Dopo di ciò, stavo pensando come poteva venire il regno del Fiat Supremo, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, tutte le cose nelle mie mani possono essere mezzi per ottenere l’intento che la mia Divina Volontà sia conosciuta, e regni in mezzo alle creature.  Io farò come un re quando vuole che una città si arrenda al suo dominio, mette l’assedio, le fa toccare con mano che se non si arrendono li farà morire di fame, e quel popolo quando vede che gli mancano i mezzi della vita per vivere, si arrendono ed il re toglierà l’assedio, e dominante entrerà nella città, e provvede in modo sovrabbondante a tutti i mezzi della vita, gli dà le feste, i divertimenti e rende quel popolo felice.  Tale farò Io, metterò l’assedio alla volontà umana, amareggerò e distruggerò ciò che serve ad alimentarla, e perciò succederanno molti castighi, i quali non saranno altro che l’assedio che farò a tutto ciò ch’è umano, in modo che stanchi, disillusi, sentiranno il bisogno che il mio Fiat Divino regni in mezzo a loro, ed Esso non appena vedrà che lo sospirano, prenderà il dominio, li abbonderà di tutto e li renderà felici.  Perciò tu non ti dar pensiero, so Io come devo disporre tutti gli eventi per ottenere l’intento”.

(6) Onde pensavo tra me al gran valore dei nostri atti fatti nel Fiat Divino, che mentre è uno l’atto si può distendere a tutti, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(7) “Figlia mia, come la luce del sole con un sol colpo di luce dà luce a tutta la creatura, in modo che nel medesimo istante e con un solo suo atto dà luce allo sguardo, alla bocca, alle mani, ai passi, ovunque, né ha bisogno di ripetere tante volte il suo atto di luce per quante membra tiene la creatura, ma basta un solo atto di luce per tutto, per fare che ciascun membro e oggetto abbia la sua luce tutta sua propria, così gli atti fatti nel mio Voler Divino, essendo figli della luce della mia Divina Volontà, con un solo atto può fare luce a tutti, si può stendere ovunque, perché è virtù e proprietà che tiene in sé stessa la luce del mio Fiat Divino, che con un solo suo atto può dare luce a tutti, e se differenza ci può essere, è da parte di chi la riceve, ché chi è disposto prende il bene della luce e se ne profitta, chi non è disposto, ad onta che si sente pieno di luce non prende il bene che essa contiene, succede come al sole, il quale dà luce a tutti senza che nessuno possa dire:  “A me non dà la sua luce”.  E siccome tutti possono riceverla come gli piace, non suscita nessuna gelosia, però può essere gran differenza:  Chi se ne serve della luce per lavorare e vi fa il suo guadagno, chi gode la luce e se ne sta in ozio non guadagna nulla, chi se ne serve per divertirsi, chi per peccare; sicché la luce non si cambia, è sempre luce e fa il suo ufficio di luce, ma chi la riceve non tutti ne fanno profitto, né lo stesso uso.  Tale è la mia Divina Volontà, e gli atti fatti in Essa sono sempre luce, ma quelli che profittano di questa luce sono i disposti”.

 

+  +  +  +

 

24-46

Settembre 24, 1928

 

Come è Volontà di Dio che vuol dare il suo regno, ma la creatura si deve

disporre.  Esempio d’un padre.  Scopo unico di tutta la Creazione:  Che il

Fiat regni in mezzo alle creature.  Modo che tiene Gesù nel dire le sue verità.

 

(1) Stavo pensando tra me:  “Gesù ama tanto, lo sospira, lo vuole di darci il gran dono del regno del suo Fiat, ora, perché vuole che si preghi per darcelo?” Ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, certo ch’è Volontà mia che voglio dare il regno del mio Voler Divino, né posso farne a meno di non voler e sospirare di farne il gran dono di Esso, se ciò fosse, che non sospirasse il ritorno dell’uomo nella reggia della mia Divina Volontà, andrei contro l’ordine della nostra opera creatrice, che con somma sapienza creò l’uomo perché vivesse del nostro e dimorasse nel regno del nostro Fiat, dato a lui da Noi come sua eredità.  Onde l’uomo uscendo da Esso formò il disordine nella nostra opera creatrice, e come possiamo tollerare far passare avanti che resti disordinata la nostra opera più bella? Hanno passato secoli e secoli, possono passare altri secoli, ma non ci cambieremo, sarà sempre il nostro punto più importante, il nostro unico scopo ed interesse speciale, che la nostra opera creatrice sia restaurata e riordinata come uscì dalle nostre mani creatrici e viva nel regno del nostro Voler Divino.  Noi ci troviamo la nostra Maestà Adorabile come un padre che già teneva il suo figlio felice, d’una bellezza rara che le portava gioia e felicità, e che da padrone viveva dell’eredità del padre, datagli da esso; questo figlio volontariamente uscì dalla eredità paterna e si rese infelice e spezzò le belle e pure gioie tra padre e figlio; ora, qual non sarebbe il dolore del padre, i sospiri, le lacrime, e la sua volontà irremovibile che il suo caro figlio ritornasse felice? Molto più che l’eredità data al figlio esiste, la tiene il padre stesso in consegna e sospira che prenda di nuovo il possesso, ma in tanto dolore di questo padre, lacrime e sospiri, è volontà decisa, vuole che il suo figlio infelice desideri, preghi che le ritorni la sua eredità paterna, la sua felicità perduta, questo dispone al figlio a ricevere ed apprezzare il suo stato felice, il ritorno della sua eredità, ed il padre affogato d’amore per il suo caro figlio dirà:  “Il tuo pregare ha formato un diritto sul mio cuore che brucia per te, prendi di nuovo ciò che perdesti, te l’hai meritato, son contento purché ti veggo felice e posso dire:  “Il mio figlio non è più infelice, ma felice”.  Ora, più che padre siamo Noi, anzi l’amore di questo è un’ombra paragonato al nostro, e la nostra Volontà Divina è irremovibile, nessuno potrà mutarla, l’infelicità dell’uomo è un disordine all’opera della Creazione, e vogliamo i nostri diritti nell’opera nostra, come uscì vogliamo che ci ritorni, il nostro amore ci affoga, la nostra giustizia lo esige, la nostra bontà lo reclama, la nostra stessa felicità lo sospira, e non tollera l’infelicità nell’opera nostra, la nostra Divina Volontà facendoci corona ci rende immutabile e vuole che il suo regno sia posseduto, ma ad onta di ciò vogliamo che la creatura preghi, sospiri il bene che vogliamo dare, e questo forma un diritto sul nostro cuore paterno ed un poggio nel cuore di lui per poter ricevere ciò che vogliamo dare e così potergli dire nella nostra enfasi d’amore:  “Figlio mio, te l’hai meritato e Noi ti abbiamo dato ciò che volevamo darti”.  Chi prega si dispone, ciò che si ottiene col pregare si apprezza, si tiene custodito, e siccome il conoscere il mio Voler Divino, il possedere il suo regno non è un bene individuale, ma generale, per ottenerlo ti faccio pregare per tutti, a nome di tutti e di ciascun pensiero, parola ed atto di creatura, per farti formare il diritto nella nostra paternità divina, che tutti potessero ricevere il regno del nostro Fiat e le disposizioni in essi per possederlo.  Così fece la Regina del Cielo per impetrare il regno della Redenzione, per tutti e per ciascuno ebbe una prece, un sospiro, un’atto, non si fece sfuggire nessuno, e con questo dava il diritto a ciascuno per poter ricevere il loro Redentore, tale feci Io per redimerli, e così voglio che faccia tu per il regno della mia Divina Volontà”.

(3) Dopo ciò seguivo a pensare:  “E perché il Signore ha tanto interesse ed ama tanto che la sua Santa Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature?” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, perché il primo scopo, atto e fine della Creazione fu che la sola nostra Divina Volontà regnasse, e per regnare è necessario conoscerla, fu Essa che uscì in campo d’azione nella Creazione, che col suo Fiat creatore s’imponeva sul nulla e creava cieli, soli e tante opere belle ed anche l’uomo, ed in tutte le opere che creava vi metteva il suggello del suo Fiat onnipotente come segno incancellabile, ché dentro di ciascun’opera sua vi restava dentro come re dominante nel regno suo, sicché lo scopo della Creazione non fu la nostra potenza, la nostra bontà, la nostra giustizia, la nostra immensità, e simile, e se tutte vi concorsero, i nostri attributi, fu come conseguenza, ma non come scopo, e se non otteniamo lo scopo è per Noi come se nulla avessimo fatto, e siccome tutte le cose create furono fatte per l’uomo e l’uomo per Noi, ecco che per necessità d’amore, per diritto di giustizia, per onore e decoro nostro e di tutte le opere nostre, e per compimento del nostro scopo, vogliamo che la nostra Volontà Divina regni nell’uomo come principio, vita e fine di tutto l’essere suo.  Se tu sapessi quanto soffre il mio Fiat nel guardare l’uomo, lo guarda e dice nel suo dolore:  “Lo feci proprio con le mie mani creatrici, é opera mia, è proprio lui che tanto mi dilettai nel crearlo, eppure non vi sto dentro di lui come regno mio, ruppe il mio suggello e mettendomi fuori mi distrugge lo scopo perché le diedi la vita”.  Vedi dunque come è di assoluta necessità che la mia Volontà Divina sia conosciuta e regni, e fino a tanto che ciò non sia, le nostre opere più belle non possono produrre a pro dell’uomo i beni che contengono, la stessa opera della Redenzione è senza compimento”.

(5) Onde seguivo a pensare:  “E perché il mio amato Gesù non parla così spesso come prima sullo stesso suo Fiat?” E Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, è solito nostro di dare a sorsi a sorsi le verità che vogliamo manifestare, perché la creatura è incapace di ricevere tutto insieme nell’anima sua tutte le nostre verità, e nel medesimo tempo ce ne serviamo per far maturare in essa la vita della verità che abbiamo manifestato, e prendendo sommo diletto nel vedere nella creatura maturate le opere belle che producono la vita delle nostre verità, ci sentiamo tirati dalla bellezza delle nostre manifestazioni a manifestare altre verità, e perciò diamo il tempo, per avere il tempo ed occasione di prendere il diletto di fare altre comunicazioni.  Non fecimo lo stesso nella Creazione? Potevamo creare tutto insieme e con un solo Fiat tutto ciò che esiste, ma non lo fecimo; quando il nostro Fiat si pronunziava ed uscivano le nostre opere, Noi ci dilettavamo nel guardare la bellezza e magnificenza delle opere nostre, e queste ci attiravano a pronunziare altri Fiat per formare altre opere belle.  Così sto facendo con te, non sai tu che ciò che riguarda la mia Divina Volontà, il suo regno, non è altro che il seguito della Creazione, narrazione che doveva essere seguita all’uomo se non avesse peccato e posseduto il mio regno del Fiat? E siccome respinse la mia Volontà Divina, interruppe la narrazione della storia della mia Volontà, molto più che non aveva più ragione di farla, non possedendo più il regno suo.  E dopo tanti secoli ha ripreso la sua narrazione a farsi conoscere, segno che vuol dare il suo regno, perciò non è altro ciò che ti manifesto sulla mia Divina Volontà, che seguito, e seguire il principio della Creazione per narrare la vita della Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

24-47

Settembre 28, 1928

 

Chi vive nel Voler Divino può formare la luce.  Ogni verità

sopra di Esso contiene una felicità distinta l’una dall’altra.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino è continuo, mi sembra che Esso non mi lascia neppure un’istante, ed io sentendo in me e sopra di me la sua luce, la sua forza creatrice, la sua vita che mentre sta in me tiene sempre da darmi, e che cosa mi dà? Mi dà sempre nuova luce, nuova forza creatrice, nuova crescenza della sua stessa vita, in modo che mi sento come una spugna inzuppata di Volontà Divina, e ad onta che il mio dolce Gesù mi tiene quasi priva della sua adorabile presenza, o al più qualche lampo fuggitivo, la luce del suo Fiat Divino non mi lascia mai, e se il mio povero cuore si sente in atto d’affogarsi per il dolore d’essere priva di Gesù, la luce del Fiat dardeggia più forte e mi eclissa il dolore, e sentendomi inseparabile da Esso mi fa seguire i suoi atti divini.  Onde, mentre seguivo gli atti del Voler Divino, il mio amato e sommo bene Gesù, uscendo da dentro la luce del suo Fiat mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come l’anima si mette in atto di fare il suo atto nella mia Divina Volontà, si mette nella sorgente della luce di Essa e vi forma la sua luce, e se tu sapessi che significa poter formare la luce, qual gloria, qual onore, che la creatura acquisti la virtù di poter formare la luce, a nessuno è dato di poter formare la luce, solo per chi vive nel mio Voler Divino, perché Esso nutrisce l’anima di luce, e lei, nutrendosi di luce acquista il dono e la proprietà naturale di formare la luce, ed oh! com’è dilettevole per Noi vedere che la creatura, nella sorgente della nostra luce forma la sua per darcela a Noi e dirci:  “Maestà Adorabile, luce eterna tu sei e luce mi dai, ed io ti porto la mia piccola luce come il più grande omaggio, l’amore più intenso, che premendo la spugna del mio piccolo essere impregnata nella tua luce, vi forma la mia per darla a Te”.  Quindi tra l’anima e Dio si formano tante belle scene di luce, con l’armonia di tutti i colori che la luce possiede.  Che cosa non possiede la luce? Colori, dolcezze, profumi, gusti d’ogni specie, sicché le scene si alternano, una più bella dell’altra, ecco perciò che il vivere nel mio Fiat Divino richiama in sé il principio della Creazione e ci ripete le gioie, le feste del principio di Essa, la creatura entra nell’ordine nostro, negli atti nostri e ci dà gioie e felicità, e Noi andiamo suggellando sulla sua fronte la nostra somiglianza”.

(3) Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Divin Volere, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, grazie grandi ho fatto a te e per mezzo tuo a tutto il mondo nel manifestarti tante verità sulla mia Divina Volontà, perché non solo le mie verità sono vite divine che la mia somma bontà mette fuori, e biloca questa sua vita per quante verità manifesta, ma dette vite contengono ciascuna di esse una felicità distinta l’una dall’altra da comunicare alle creature, ed una gloria diversa l’una dall’altra che le creature possono dare a Colui che l’ha manifestato; ma queste felicità saranno comunicate alle creature quando conosceranno queste verità.  Esse stanno come tante regine, ciascuna delle quali possiede proprietà distese e distinte l’una dall’altra, e stanno aspettando che i popoli conoscano che esistono queste regine, e che contengono le loro proprietà e sospirano e vogliono di arricchire e rendere felici coloro, per cagione dei quali, sono state messe fuori dal nostro seno divino.  E se tu sapessi come resta soffocato il nostro amore nell’aver sprigionato tante felicità dal nostro seno paterno, per quante verità abbiamo manifestato, e vedere che le creature non godono queste felicità, né ci danno la gloria che dovrebbero darci, perché loro ignorano un tanto bene, e solo perché non vogliono occuparsi a fare conoscere un bene e grazie sì grandi, questo è un dolore per Noi che tu non puoi comprendere, perciò prega, prega incessantemente che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni in mezzo alle creature, affinché come padre possa spezzare il pane della felicità ai figli miei”.

 

+  +  +  +

 

24-48

Ottobre 3, 1928

 

Scambio tra Gerusalemme e Roma.  Iddio nel creare l’uomo

mise in lui tanti germi di felicità per quante cose creava.

 

(1) La mia povera mente pensava a tante cose sulla Divina Volontà, specie come poteva venire il suo regno, come poteva diffondersi e tant’altre cose che non è necessario scriverle sulla carta, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se Roma tiene il primato della mia Chiesa, lo deve a Gerusalemme, perché il principio della Redenzione fu proprio a Gerusalemme; di quella patria scelsi dalla piccola città di Nazaret la mia Madre Vergine, Io nacqui nella piccola città di Betlem, tutti i miei apostoli furono di detta patria, e sebbene questa, ingrata non volle conoscermi e rigettò i beni della mia Redenzione, non si può negare che l’origine, il principio, le prime persone che ricevettero il bene di Essa furono di questa città, i primi banditori del vangelo, quelli che fondarono in Roma il cattolicissimo, furono i miei apostoli, tutti di Gerusalemme, cioè di questa patria.  Ora ci sarà uno scambio, se Gerusalemme diede la vita della religione e quindi della Redenzione a Roma, Roma darà a Gerusalemme il regno della Divina Volontà, ed è tanto vero questo, che come scelsi una Vergine dalla piccola città di Nazaret per la Redenzione, così ho scelto un’altra vergine in una piccola città d’Italia appartenente a Roma, a cui è stata affidata la missione del regno del Fiat Divino, che dovendosi conoscere a Roma come si conobbe a Gerusalemme la mia venuta sulla terra, Roma avrà il grande onore di ricambiare Gerusalemme del gran bene ricevuto da essa, cioè della Redenzione, col farla conoscere il regno della mia Volontà.  Ed allora Gerusalemme si ricrederà della sua ingratitudine ed abbraccerà la vita della religione che diede a Roma, e riconoscente riceverà da Roma la vita ed il gran dono del regno della mia Volontà Divina, e non solo Gerusalemme, ma tutte le altre nazioni riceveranno da Roma il gran dono del regno del mio Fiat, i primi banditori di Esso, il suo vangelo tutto pieno di pace, di felicità e di ripristinamento della Creazione dell’uomo.  E non solo le mie manifestazioni porteranno santità, gioie, pace e felicità, ma tutta la Creazione facendo gara con esse sprigionerà da ogni cosa creata ciascuna felicità che contiene e le riverserà sopra le creature, perché Noi nel creare l’uomo mettevamo nel suo essere tutti i germi delle felicità che ciascuna cosa creata possedeva, disponendo l’interno dell’uomo come un terreno in cui conteneva tutti i germi delle felicità, tanto, da tenere in sé tutti i gusti per assaporare e ricevere in sé tutte le felicità delle cose create, se non possedesse l’uomo questi germi, le mancherebbe il gusto, l’odorato per poter gustare ciò che Dio aveva messo fuori di Lui in tutta la Creazione.  Ora, l’uomo col peccare ammalò tutti questi germi di felicità che Iddio nel crearlo gli aveva infuso e perciò perdette il gusto di poter godere tutte le felicità che ci sono nella Creazione; successe come ad un povero malato che non gode tutti i gusti che ci sono nei cibi, anzi sente il peso, lo stesso cibo si converte in dolore, tutto le nausea, e se lo prende, non perché lo gusti, ma per non morire, invece uno sano sente gusto, forza, calore, perché il suo stomaco tiene forza di assimilare i beni che ci sono nei cibi e gode di essi.  Così successe nell’uomo, col peccare ammalò i germi, la stessa forza di poter gustare tutte le felicità che ci sono nella Creazione, e molte volte si convertono in dolore; ora, col ritornare l’uomo nel mio Fiat Divino, i germi acquisteranno la sanità ed acquisterà la forza di assimilare e gustare tutte le felicità che ci sono nell’ordine della Creazione, sicché per lui si formerà una gara di felicità, tutto le sorriderà e ritornerà l’uomo felice come Iddio lo aveva creato”.

 

Deo Gratias.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta

[2] Comunismo secondo il Vocabolario della lingua italiana Zingarelli:   Sistema politico, economico e sociale fondato sull’abolizione di ogni forma di proprietà privata mediante la collettivizzazione dei beni e la distribuzione dei prodotti secondo i bisogni di ciascuno.