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I. M. I.

In Voluntate Dei!. Deo Gratias.

25-1

Ottobre 7, 1928

 

Apertura della casa della Divina Volontà in Corato. Similitudine della nascita

di Gesù in Betlemme. Mia entrata in essa. La lampada eucaristica e la lampada

viva di chi fa la Divina Volontà. La prigioniera vicino al Prigioniero. Gradimenti

di Gesù per tale compagnia.

 

(1) Mio Gesù, vita del mio povero cuore, Tu che sai in quale amarezze mi trovo, vieni in mio aiuto! travolgi nelle tue fiamme la piccola neonata del tuo Voler Divino, affinché mi ridoni la forza di poter cominciare un’altro volume ed il tuo Fiat Divino eclisse la mia misera volontà, affinché non abbia più vita e sottentri la tua Volontà Divina, ed Essa stessa verghi coi caratteri della sua luce ciò che Tu, amor mio, vuoi che scriva. E per non farmi errare, fammi da suggeritore, e solo che Tu ti comprometti d’accettare d’essermi parola, pensiero, palpito e condurmi la mia mano con la tua, posso farne il sacrificio di ritornare a scrivere ciò che Tu vuoi. Mio Gesù, sono qui vicina al tabernacolo d’amore, da quella porticina adorata che io ho il grande onore di guardare, sento le tue fibre divine, il tuo cuore palpitando, che in ogni palpito sprigiona fiamme, raggi di luce interminabile, ed in quelle fiamme sento i tuoi gemiti, i tuoi sospiri, le tue suppliche incessanti ed i tuoi singhiozzi ripetuti ché vuoi far conoscere la tua Volontà per dare la sua Vita a tutti, ed io mi sento consumare insieme con Te e ripetere ciò che fai Tu. Perciò ti prego che mentre Tu guardi me da dentro il tabernacolo ed io guardo Te da dentro il mio letto, di rafforzare la mia debolezza affinché possa farne il sacrificio di continuare a scrivere.

(2) Quindi, per poter dire ciò che mi ha detto Gesù, debbo fare un piccolo cenno, che qui in Corato si è fondata una casa voluta ed incominciata dalla venerata memoria del venerabile padre canonico Annibale Maria di Francia, la quale, i suoi figli fedeli alla volontà del loro fondatore, hanno eseguito e dato il nome di casa della Divina Volontà, come lo voleva il venerabile padre, il quale voleva che io entrassi in detta casa, ed i suoi figli e figlie per bontà loro, il primo giorno che l’hanno aperto, le reverende madri mi hanno venuto a prendere e mi hanno condotto in una stanza, che aprendo la porta di detta stanza, io veggo il tabernacolo, ascolto la santa messa, sono proprio sotto gli sguardi del mio Sacramentato Gesù. Oh! come mi sento felice, ché d’ora in poi, se Gesù vuole che continui a scrivere, scriverò sempre dando un’occhio al tabernacolo e l’altro sulla carta che scrivo. Quindi ti prego amor mio che mi assista e dammi la forza di compiere il sacrificio che Tu stesso vuoi.

(3) Onde, dovendosi aprire questa casa, si vedevano persone, suore, bambine, un via vai di gente, tutti in movimento. Io mi sentivo tutta impressionata, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, questo nucleo di gente che tu vedi tutto in moto per l’apertura della casa della mia Divina Volontà, è simbolo di quel nucleo di gente quando volli nascere a Betlemme ed i pastori andavano, venivano per visitare Me, piccolo bambino, questo additava a tutti la certezza della mia nascita; così questo nucleo di gente tutto in moto, addita la rinascita del regno della mia Divina Volontà. Guarda come tutto il Cielo, facendo eco alla mia nascita, cui gli angioli festeggiandola mi annunziarono ai pastori e mettendoli in moto me li facevano andare e venire, ed Io riconoscevo in loro le primizie del regno della mia Redenzione, così riconosco in questo nucleo di persone, di bambine e suore l’inizio del regno della mia Divina Volontà. Oh! come esulta il mio cuore e gioisce, e tutto il Cielo fa festa, come gli angioli festeggiarono la mia nascita, così essi festeggiano l’inizio della rinascita del mio Fiat in mezzo alle creature. Ma guarda come la mia nascita fu più negletta, più povera, non ebbi neppure un sacerdote a Me vicino, ma solo poveri pastori. Invece nell’inizio del mio Volere non solo vi è un nucleo di suore e bambine forestiere, un popolo che accorre a festeggiare l’apertura, ma vi è un arcivescovo e sacerdoti rappresentanti della mia Chiesa, questo è simbolo e annunzio a tutti, che il regno del mio Voler Divino sarà formato con più magnificenza, con pompa e splendore maggiore dello stesso regno della mia Redenzione, e tutti, re e principi, vescovi e sacerdoti e popoli, conosceranno il regno del mio Fiat e lo possederanno, perciò anche tu festeggia questo giorno in cui i miei ed i tuoi sospiri e sacrifici di far conoscere la mia Divina Volontà veggono i primi albori e sperano che subito sorga il Sole del mio Fiat Divino”.

(5) Quindi era giunta la sera di questo giorno consacrato alla Regina del Rosario, Regina delle vittorie e dei trionfi; e questo è un’altro bel segno che come la Sovrana Signora vinse il suo Creatore, ed inanellandolo con le sue catene d’amore lo tirò dal Cielo in terra per fargli formare il regno della Redenzione, così la corona dolce e potente del suo Rosario la farà di nuovo vittoriosa e trionfatrice presso la Divinità, di conquistare il regno del Fiat Divino per farlo venire in mezzo alle creature.

(6) Onde non pensavo affatto che io dovessi quella stessa sera venire nella Casa della Divina Volontà presso il mio prigioniero Gesù, solo lo pregavo che non me lo facessi sapere il quando, per non profanare con la mia volontà umana un’atto simile, che niente mettessi di mio, ma in tutto operassi il Divino Volere. Erano le 8 di sera, e fuori del solito venne il confessore, il quale, pregato dalle reverende madri superiore, s’impose per ubbidienza che io dovessi cedere e contentare le superiore, resistetti al quando perché si pensavo, se il Signore il volessi nel mese d’Aprile, stagione più calda, allora si penserebbe. Ma il confessore tanto insistette, che io dovetti cedere. Onde verso le 9 e mezza di sera fui portata in questa casa, vicino al mio prigioniero Gesù. Ecco la piccola storia perché mi trovo nella Casa della Divina Volontà.

(7) Ora riprendo il mio dire, la notte lasciai sola col mio Sacramentato Gesù, i miei occhi erano fissi nella porticina del tabernacolo, la lampada col suo tremolio continuo mi sembrava che ora volessi spegnersi, ma poi si ravvivasse, ed io avevo un sussulto al cuore, temendo che Gesù potessi rimanere all’oscuro. Ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha stretto fra le sue braccia e mi ha detto:

(8) “Figlia mia, non temere, che la lampada non si spegne, e se si spegnesse tengo te, lampada viva, lampada che col tuo tremolio, più che col tremolio della lampada eucaristica mi dice ti amo, ti amo, ti amo. Oh! come è bello il tremolio del tuo ti amo, il tuo tremolio mi dice amore, e unendosi con la mia Volontà, di due volontà ne formiamo una sola. Oh! com’è bella la tua lampada ed il tremolio del tuo ti amo, non c’è da paragonarsi con la lampada che arde innanzi al mio tabernacolo d’amore. Molto più che stante in te la mia Divina Volontà, formi il tremolio del tuo ti amo nel centro del Sole del mio Fiat, ed Io veggo e sento che non una lampada, ma un sole mi brucia davanti. Sia la ben venuta la mia prigioniera, sei venuta a far compagnia al tuo Prigioniero, siamo tutti e due in prigione, tu nel letto ed Io nel tabernacolo, è giusto che siamo vicini, molto più che uno è lo scopo che ci tiene in prigione, la Volontà Divina, l’amore, le anime. Come mi sarà gradita la compagnia della mia prigioniera, ce la sentiremo insieme, per preparare il regno del mio Fiat Supremo. Ma sappi figlia mia, che il mio amore ti ha prevenuto, Io mi sono messo primo in questa custodia prigioniero, per aspettare la mia prigioniera e la tua dolce compagnia. Vedi dunque come il mio amore è stato il primo a correre verso di te, come ti ho amato e ti amo, ché dopo tanti secoli di prigionia in questo tabernacolo non ho avuto mai una prigioniera che mi facessi compagnia, che mi stesse vicina, vicina, sono stato sempre solo, o al più in compagnia di anime non prigioniere, in cui non vedevo in loro le mie stesse catene, ora finalmente è giunto il tempo d’aver una prigioniera, per tenerla continuamente vicina sotto dei miei sguardi sacramentali, che solo le catene della mia Volontà Divina la tengono prigioniera. Compagnia più dolce e più gradita non mi poteva venire, quindi, mentre saremo insieme in prigione, ci occuperemo del regno del Fiat Divino e lavoreremo insieme e ci sacrificheremo per farlo conoscere alle creature”.

 

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25-2

Ottobre 10, 1928

 

Quarant’anni e più d’esilio, virtù e forza d’un sacrificio prolungato; raccolto

di materiali per ordinarli. Felicità di Gesù nel benedire la sua piccola figlia

prigioniera, baci nel Voler Divino. Decisione dei sacerdoti per preparare

gli scritti per la stampa. Grazie sorprendenti che darà Gesù ai sacerdoti.

 

(1) La mia vita si svolge innanzi al mio Sacramentato Gesù, ed oh! quanti pensieri si affollano nella mia mente. Pensavo tra me: “Dopo quarant’anni e mesi che non avevo visto il tabernacolo, che non mi era stato dato di starmi innanzi alla sua adorabile presenza sacramentale; quarant’anni non solo di prigione ma d’esilio, e dopo sì lungo esilio, finalmente sono ritornata, sebbene prigioniera, ma non più esiliata, come in patria, vicino al mio sacramentato Gesù, e non una volta al giorno come lo facevo prima che Gesù mi facesse prigioniera, ma sempre, sempre. Il mio povero cuore se pure l’ho nel petto, si sente struggere a tanto amore di Gesù”. Ma mentre ciò e altro pensavo il mio Sommo Bene Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, credi tu che sia a caso l’averti tenuta prigioniera per quarant’anni e più, senza un grande mio disegno? No! no! il numero quaranta è stato sempre significativo e preparativo per opere grandi. Quarant’anni gli ebrei camminarono il deserto senza poter raggiungere la terra promessa, patria loro, ma dopo quarant’anni di sacrifici ebbero il bene di prenderne il possesso, ma quanti miracoli, quante grazie, fino a nutrirli con manna celeste in tal tempo; un sacrificio prolungato tiene virtù e forza d’ottenere cose grandi da Dio. Io stesso nella mia Vita quaggiù volli stare quaranta giorni nel deserto appartato da tutti, fin dalla mia Mamma, per uscire in pubblico ad annunziare il vangelo che doveva formare la vita della mia Chiesa, cioè il regno della Redenzione, quaranta giorni volli rimanere risorto per confermare la mia resurrezione e mettere il suggello a tutti i beni della Redenzione. Così ho voluto per te figlia mia, per manifestare il regno della mia Divina Volontà ho voluto quarant’anni di sacrifici, ma quante grazie non ti ho fatto! quante manifestazioni! posso dire che in questa prolissità di tempo ho messo in te tutto il capitale del regno del mio Volere e tutto ciò ch’è necessario per farlo comprendere alle creature. Sicché la tua lunga prigionia è stata l’arma continua, sempre in atto di combattere con il tuo stesso Creatore, per farti manifestare il regno mio.

(3) Ora tu devi sapere che tutto ciò che ho manifestato all’anima tua, le grazie che ti ho fatto, le tante verità che hai scritto sulla mia Divina Volontà, le tue pene e tutto ciò che hai fatto, non è stato altro che una raccolta di materiali per edificare, e ora è necessario ordinarli e mettere tutto in assesto. E come non ti ho lasciata sola nel raccogliere le cose necessarie che devono servire al regno mio, sono stato sempre con te, così non ti lascerò sola per metterle in ordine e far vedere il grande edificio che per tanti anni sono stato preparando insieme con te, perciò il nostro sacrificio e lavoro non è finito. Dobbiamo andare avanti fino ad opera compiuta”.

(4) Onde stando vicino al mio Sacramentato Gesù, ogni mattina si fa la benedizione col Santissimo, e mentre pregavo il mio dolce Gesù che mi benedisse, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, di tutto cuore ti benedico, anzi benedico la mia stessa Volontà in te, benedico i tuoi pensieri, respiri e palpiti, affinché pensi sempre al mio Volere, lo respiri continuamente e sia il tuo palpito la mia sola Volontà, e per amor tuo benedico tutte le umane volontà, affinché si dispongano a ricevere la Vita del mio Eterno Volere. Figlia mia carissima, se tu sapessi com’è dolce, come mi sento felice di benedire la piccola figlia del mio Volere; il mio cuore gioisce nel benedire colei che possiede l’origine, la Vita del nostro Fiat, che porterà l’inizio, il principio del regno della mia Divina Volontà. E mentre ti benedico, verso in te la rugiada benefica della luce del mio Voler Divino, che brillantandoti tutta, ti farà comparire più bella ai miei sguardi sacramentali, ed Io mi sentirò più felice in questa custodia, di guardare la piccola figlia mia prigioniera, investita e legata dalle dolci catene della mia Volontà. E ogni volta che ti benedirò, farò crescere la Vita del mio Voler Divino in te. Com’è bella la compagnia di chi fa la mia Divina Volontà, Essa porta l’eco, nel fondo dell’anima, di tutto ciò che faccio in quest’ostia santa, ed Io non mi sento solo negli atti miei, sento che prega insieme con Me, e unendosi insieme le nostre suppliche, i nostri sospiri, chiediamo una sol cosa, che la Divina Volontà sia conosciuta e che venga presto il suo regno”.

(6) Dunque, svolgendosi la mia vita vicino al mio prigioniero Gesù, ogni qualvolta si apre la porta della cappella, il che succede spesso, gli mando tre baci o pure cinque al mio sacramentato Gesù, o pure una piccola visitina, e Lui movendosi nel mio interno mi dice:

(7) “Figlia mia, come mi sono graditi i tuoi baci, sento baciarmi da te coi baci del mio stesso Volere, sento scoccarmi sulle mie labbra, sul mio volto, nelle mie mani e cuore i mie stessi baci divini, tutto è divino nell’anima dove regna la mia Divina Volontà, ed Io sento negli atti tuoi il mio amore che mi refrigera, la freschezza, la soavità della mia stessa Volontà Divina che mi abbraccia, mi bacia e mi ama. Oh! come mi è gradita la mia Divina Volontà operante nella creatura, sento che bilocandomi in lei mi ridà e sfiora innanzi a Me tutta la bellezza e santità degli atti miei. Perciò sospiro tanto che la mia Volontà sia conosciuta, per poter trovare nelle creature tutti i miei atti divini e degni di Me”.

(8) Ora passo a dire che il mio dolce Gesù pare che mi aspettava qui, in questa casa, vicino al suo tabernacolo d’amore, per dar principio a che i sacerdoti si decidessero a preparare gli scritti per la pubblicazione. E mentre si consigliavano tra loro il modo come fare, leggevano i novi eccessi di Gesù che ebbe nell’incarnazione, che sono narrati nel 1º volumetto dei miei scritti. Ora, mentre leggevano, Gesù nel mio interno tendeva le orecchie per ascoltare, e mi sembrava che lo stesso facesse Gesù nel tabernacolo. In ogni parola che sentiva, il suo cuore batteva più forte, ed in ogni eccesso del suo amore aveva un sussulto più forte ancora, come se la forza del suo amore gli facesse ripetere tutti quegli eccessi che ebbe nell’incarnazione, e come se non potesse contenere le sue fiamme mi ha detto:

(9) “Figlia mia, tutto ciò che ti ho detto, tanto sulla mia incarnazione quanto sulla mia Divina Volontà e altro, non sono stati altro che sfoghi del mio amore contenuto, ma dopo aver sfogato con te, il mio amore continuò a restare represso, perché voleva alzare più alte le sue fiamme per investire tutti i cuori e far conoscere ciò che ho fatto e voglio fare per le creature. E siccome tutto ciò che ti ho detto giace nel nascondimento, Io sento un incubo sul mio cuore che mi comprime ed impedisce che le mie fiamme s’innalzino e facciano la loro via. Perciò come sentivo leggere e prendere la decisione d’occuparsi per pubblicarli, mi sentivo togliere l’incubo e sollevare il peso che comprimono le fiamme del mio cuore, perciò batteva più forte e sussultava e faceva sentire a te la ripetizione di tutti quegli eccessi d’amore, molto più che ciò che Io faccio una volta ripeto sempre. Il mio amore represso è una pena per Me delle più grandi, che mi rende taciturno e mesto, perché non avendo vita le mie prime fiamme, non posso uscire fuori le altre che mi divorano e mi consumano. E perciò a quei sacerdoti che si vogliono occupare a togliermi questo incubo col far conoscere i tanti miei segreti col pubblicarli, Io darò loro tanta grazia sorprendente, forza per farlo e luce per conoscere, loro per primi ciò che faranno conoscere agli altri. Io starò in mezzo a loro e guiderò il tutto”.

(10) Ora mi pare che ogni qualvolta i reverendi sacerdoti si occupano a rivedere gli scritti per prepararli, il mio dolce Gesù si mette sull’attento, per vedere quello che fanno e come lo fanno. Io non faccio altro che ammirare la bontà, l’amore del mio amato Gesù, che mentre si mette sull’attenti nel mio cuore, fa eco nel tabernacolo, e da lì dentro, in quella custodia, fa ciò che fa nel mio cuore. Io ne resto tutta confusa nel veder ciò e lo ringrazio con tutto il cuore”...

 

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25-3

Ottobre 17, 1928

 

Come ogni verità del Fiat possiede un’incanto sul voler umano,

guerra del Fiat. Analogia tra il concepimento di Gesù e tra

l’eucaristia, e tra il Prigioniero e la prigioniera.

 

(1) La mia povera mente si perdeva nel Voler Divino, tutte le verità dettami dal mio Sommo Bene Gesù me le sentivo come tanti soli, che investendomi il mio piccolo umano volere, rapito da tanta varietà di luce, non si sentiva più voglia d’agire. Ed il mio Sommo Bene Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni verità che ho manifestato sulla mia Divina Volontà, non solo è una Vita Divina che ho messo fuori di Me, ma posseggono un dolce incanto per incantare l’umano volere, il quale, incantato dal mio, si sentirà sotto l’incanto d’una inoperosità e darà il campo libero d’azione alla mia Divina Volontà. Sicché ogni verità sulla mia Divina Volontà sarà un esercito agguerrito contro l’umano volere. Ma sai tu di che sarà agguerrito? Di luce, di forza, d’amore, di bellezza, di santità, per guerreggiare per mezzo di tutte queste armi l’umana volontà; essa, di fronte a queste armi, subirà un dolce incanto e si farà vincere dal Fiat Divino. Quindi ogni verità di più sopra di Esso è un incanto maggiore che subirà l’umano volere. Si può dire che ogni verità che ti ho detto sulla mia Divina Volontà sono tante vie per farsi strada nell’umana volontà, che prima prepareranno e poi formeranno il mio regno in mezzo alle creature.

(3) Ora, come ogni verità possiede un incanto, così ogni atto fatto dalla creatura nella mia Volontà è un incontro che fa al mio Volere per ricevere tutta la forza di questo incanto divino. Onde, quanti più atti fa di mia Volontà, tanto terreno umano perde e acquista il divino; e se tutta si tuffa in Essa le resterà di ricordarsi solo che tiene un volere, ma che lo tiene a riposo ed incantato dalla Divina Volontà”.

(4) Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Fiat Divino, e seguendo gli atti suoi, stavo accompagnando il concepimento di Gesù nel seno materno, e Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, quanta analogia c’è tra il concepimento che feci nel seno materno e tra quello che faccio in ogni ostia consacrata. Vedi, dal Cielo scesi per concepire nel seno della Mamma Celeste, dal Cielo scendo per restare consacrato, nascosto dentro dei veli delle specie del pane. All’oscuro, immobile, restai nel seno materno, all’oscuro, immobile e più impiccolito resto in ogni ostia. Guardami, sono qui nascosto in questo tabernacolo, prego, piango, e non faccio sentire neppure il mio respiro, nei veli sacramentali la mia stessa Divina Volontà mi tiene come morto, annientato, ristretto, compresso, mentre sono vivo e do vita a tutti. Oh! abisso del mio amore, quanto sei immensurabile. Nel seno materno ero gravato dal peso di tutte le anime e di tutti i peccati, qui, in ogni ostia, per quanto piccola, sento il peso enorme del fardello dei peccati di ciascuna creatura, e mentre mi sento schiacciato sotto l’enormità di tante colpe, non mi stanco, perché il vero amore non stanca mai e vuol vincere coi sacrifici più grandi, vuole esporre la sua vita per chi ama, è perciò che continuo la mia Vita dacché concepii finché morii in ogni ostia sacramentale.

(6) Ora voglio dirti il gradimento che sento ché ti tengo vicina al mio tabernacolo, sotto i miei sguardi sacramentali e l’analogia che c’è tra Me e te. Vedi, Io sto qui nascosto sotto l’impero della mia Volontà Divina. Ah! è Essa propria, la sua potenza, che contiene il prodigio di nascondermi in ogni ostia con la consacrazione. Tu stai nel tuo letto, solo per impero del mio Fiat, ah! non sono i mali corporali che ti tengono inceppata, no, ma solo la mia Volontà che così vuole, che formando di te un velo, nasconde Me e mi forma un’ostia viva, un tabernacolo vivente. Io qui, in questo tabernacolo prego continuamente, ma sai qual’è la mia prima preghiera? Che la mia Volontà sia conosciuta, che il suo impero che mi tiene nascosto imperi su tutte le creature e vi regni e domini, perché allora la mia Vita Sacramentale avrà il suo frutto completo, il compimento dei tanti sacrifici, il ripristinamento della mia Vita nelle creature, quando la mia Volontà sarà conosciuta e vi formi il suo regno. E sto qui nascosto, facendo tanti sacrifici per aspettare il trionfo, il regno della mia Divina Volontà. Anche tu preghi e facendo eco alla mia preghiera sento il tuo continuo dire, col mettere in moto tutti gli atti miei e tutte le cose create, e a nome di tutti e di tutto, mi chiedi che la mia Volontà sia conosciuta e vi formi il suo regno; l’eco tuo ed il mio è un solo, e una sol cosa chiediamo, che tutto ritorni nell’Eterno Fiat, che le siano restituiti i suoi giusti diritti. Vedi dunque quanta analogia c’è tra te e Me, ma la più bella è quella che voglio Io, vuoi tu, siamo tutti e due sacrificati per una causa sì santa, perciò la tua compagnia mi è dolce ed in tante pene che soffro mi rende felice”.

 

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25-4

Ottobre 25, 1928

 

L’anima che vive nel Fiat fa sorgere e mette in campo tutte

le opere divine. Esempio. La benvenuta del Padre Celeste.

 

(1) La mia piccola e povera mente me la sento come fissata nel Fiat Divino, sento tutta la forza del dolce incanto della luce delle sue verità, le incantevoli scene di tutti i prodigi e varietà di bellezze che Esso contiene, e ancorché volessi pensare ad altro, mi manca il tempo di farlo, perché il mare del Voler Divino mormora sempre ed il suo mormorio assorda, ammutolisce tutte le altre cose e mi tiene tuffata nel suo mare per mormorare insieme con lui. Oh potenza, oh dolce incanto dell’eterno Volere, quanto sei ammirabile e amabile! Onde vorrei che tutti mormorassero insieme con me e pregavo la Sovrana Regina che mi desse il mormorio del suo amore, dei suoi baci per ridarli a Gesù, perché avevo fatto la comunione e mi sentivo che per compiacere Gesù, volevo dargli i baci della Mamma sua. Ed il mio sempre amabile Gesù muovendosi e facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che fece la Regina del Cielo, tutto sta in quel Fiat Divino, il cui ebbe la gloria, l’onore di possederlo, si può dire che tutti i suoi atti sono coinvolti nel mare interminabile del Voler Divino e nuotano in Esso come nuotano i pesci nel mare, e l’anima che vive in Esso, fa sorgere non solo tutti gli atti della mia Mamma Celeste, ma fa sorgere di nuovo e mette in campo tutte le opere del suo Creatore. Solo chi vive nel mio Volere può sedersi alla mensa divina, può aprire tutti i suoi tesori, può entrare nel sacrario dei più intimi segreti dei nascondigli divini, e da patrona prende e le ridà al suo Creatore. Ed oh! quante cose mette in moto, le fa sorgere e mette in attitudine tutte le opere divine, e ora fa una musica divina, ora fa una scena delle più belle e commovente, ora mette in moto tutto il suo amore e facendolo risorgere forma una scena incantevole tutta d’amore al suo Creatore. Sicché essa è la rinnovatrice di tutte le gioie e felicità al suo Creatore. Vedi, come tu volevi darmi i baci della Mamma Regina, li hai messi in moto e sono corsi a baciarmi. Per chi vive nella mia Divina Volontà succede come ad una persona che entrasse in un palazzo regale, il re che lo abita tiene concerti musicali, oggetti per formare le scene più belle, opere d’arte di svariata bellezza, ora la persona che entra si siede al concerto musicale e suona, il re allettato dal suono, corre e va a sentire la suonata, ora quella persona vedendo che il re gode, passa e mette in moto gli oggetti e mette in campo la scena, il re resta rapito e sebbene sa che sono cose sue, ma quella persona li ha messo in moto per fargli piacere. Tale è per chi vive nel mio Fiat Divino, entra nel palazzo reggio del suo Padre Celeste, e trovando tante svariate bellezze, le mette tutte in moto, per far gioire, felicitare, amare Colui che l’ha messo dentro, e siccome non c’è bene che non possiede il mio eterno Volere, così non c’è gioia, amore, gloria che l’anima non possa dare al suo Creatore, ed oh! come c’è gradito nel vedere questa fortunata creatura nel nostro reggio palazzo del nostro Voler Divino che tutto vuol prendere, tutto vuol mettere in moto, vuol toccare tutto, pare che non è contenta se non prende tutto per darci tutto, farci le feste e rinnovarci le nostre gioie e felicità. E Noi nel vederla le diamo il benvenuto e Noi stessi le diciamo: “Figlia carissima, presto, presto facci una nostra sonatina divina, ripetici una scena commovente d’amore, rinnovaci la nostra felicità”. Ed essa ora ci rinnova le gioie della Creazione, ora quelle della Sovrana Regina, ora quelle della Redenzione. E finisce sempre col suo e nostro gradito ritornello: “Il tuo Volere sia conosciuto e regni come in Cielo così in terra”.

 

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25-5

Ottobre 28, 1928

 

Come tutto ciò che è stato fatto da Dio non è stato preso dalla creatura.

Lavori di Gesù. La festa di Cristo Re preludio del regno della Divina Volontà.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino per seguire tutti i suoi atti ed il mio dolce Gesù facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò ch’è stato fatto dalla nostra Divinità, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione e Santificazione, non è stato tutto assorbito dalla creatura, ma stanno tutti nella mia Divina Volontà in atto aspettativo per darsi alle creature. Se tu potessi vedere tutto nel mio Fiat Divino, troveresti un esercito d’atti nostri uscito da Noi per darli alle creature, ma perché non regna il nostro Volere, non hanno né spazio dove metterli né capacità di riceverli. E questa milizia divina sta per ben venti secoli aspettando che si metta in uffizio d’esercizio, per portare alle creature i doni, gli abbigliamenti, le gioie e le arme divine che ciascun’atto nostro possiede, per fare insieme con loro un solo esercito divino, una milizia celeste. Ora, per fare che il regno del nostro Voler Divino regnasse in mezzo alle creature, è necessario che assorba in sé tutti questi atti della Divinità fatti per amor loro, e l’assorba tanto in sé stessa, da rinchiudere in sé tutto ciò che possiede il mio Fiat, inviscerandoli e consumandoli in sé stessa. Sicché la mia Divina Volontà consumata nella creatura, farà rientrare in essa tutto questo esercito divino, tutti gli atti nostri usciti da Noi nella Creazione, Redenzione e Santificazione per amor loro, rientreranno nelle creature e la mia Divina Volontà rientrata e consumata in loro, si sentirà trionfante e regnerà dominante insieme col nostro esercito divino. Perciò Io non faccio altro in te che farti sorseggiare continuamente tutto ciò che si fece da Noi e si fa nella Creazione, Redenzione e Santificazione, per poter dire di nuovo come dissi sulla croce: “Tutto ho consumato, non ho altro che fare per redimere l’uomo”. Così ripeterà la mia Volontà: “L’ho consumato in questa creatura, in modo che tutti gli atti nostri sono stati racchiusi in lei, non ho altro da aggiungere, tutto ho consumato perché l’uomo fosse ripristinato ed il regno della mia Divina Volontà abbia la sua vita ed il suo regime come in Cielo così in terra”.

(3) Oh! se tu sapessi quanti lavori sto facendo nel fondo dell’anima tua per formare questo primo regno alla mia Divina Volontà, perché quando ho fatto il primo, da una passerà all’altra, in modo che il mio regno sarà popolato più di tutti gli altri. Perciò, è tanto il mio amore nel formare questo regno mio, che voglio racchiudere nell’anima dove deve regnare il mio Divino Volere tutto ciò che Io stesso feci nella Redenzione, quello che fece la Sovrana Regina, aggiunge quello che fecero e fanno tutti i santi, nulla deve mancare in lei di tutte le opere nostre, e per far ciò, metto in moto tutta la nostra Potenza, Sapienza e Amore”.

(4) Dopo di ciò stavo pensando alla festa di oggi, cioè la festa di Cristo Re, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, la Chiesa non fa altro che intuire ciò che deve conoscere sulla mia Divina Volontà e come deve venire il suo regno. Perciò questa festa è il preludio del regno del mio Fiat Divino. Quindi la Chiesa non sta facendo altro che onorare la mia Umanità con quei titoli che di giustizia mi sono dovuti, e quando mi avrà dato tutti gli onori che mi convengono, passerà ad onorare e a istituire la festa al regno della mia Divina Volontà, della quale la mia Umanità era animata. La Chiesa va passo passo, e ora istituisce la festa al mio cuore, ora consacra con tutta solennità il secolo al Cristo Redentore, e ora passa con più solennità ad istituire la festa al Cristo Re. Cristo Re significa che deve tenere il suo regno, deve tenere popoli degni d’un tal Re, e chi mai potrà formarmi questo regno se non la mia Volontà? Allora sì potrò dire tengo il mio popolo, il mio Fiat me l’ha formato. Oh! se i capi della Chiesa conoscessero ciò che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà, quello che voglio fare, i suoi grandi prodigi, le mie ansie, i miei palpiti dolenti, i miei sospiri angosciosi, ché voglio che la mia Volontà regni, che feliciti tutti, ripristini l’umana famiglia, in questa festa di Cristo Re sentirebbero non essere altro che l’eco segreto del mio cuore, che facendo eco nel loro, senza saperlo mi istituiscono la festa di Cristo Re, per richiamare la loro attenzione e riflessione. Cristo Re, ed il suo vero popolo dov’è? E direbbero: “Affrettiamoci a far conoscere la sua Volontà Divina, facciamola regnare affinché diamo il popolo al Cristo Re che abbiamo chiamato, altrimenti lo abbiamo onorato col nome, ma non coi fatti”.

 

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25-6

Novembre 4, 1928

 

La verità è luce che si parte da Dio e si fissa nella creatura. Benedizione di Gesù.

 

(1) La mia povera intelligenza si sente come rapita dalla luce del Fiat Divino, ma questa luce non porta solo calore e luce, ma è portatrice di vita, la quale accentrandosi nell’anima vi forma la sua di luce, di calore e dal centro rinasce la Vita Divina. Com’è bello vedere che la luce dell’Eterno Volere tiene virtù di far rinascere nel cuore della creatura la Vita del suo Creatore, e tante volte per quante volte questa Divina Volontà si abbassa a far conoscere alla creatura altre sue manifestazioni che l’appartengono. Quindi mentre la mia mente si perdeva in questa luce, il mio dolce Gesù muovendosi in questa luce, che pareva che stava come inabissato in essa, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quante verità ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà, tante luci si sono sprigionate dal nostro seno divino e si sono fissate in te, ma però senza distaccarsi dal centro del tuo Creatore, perché la luce è inseparabile da Dio, si comunica, si fissa nella creatura, ma non perde mai il suo centro da donde ne uscì. Com’è bella vederla fissata da tutte queste luci che hanno virtù di far risorgere nella creatura Colui che l’ha creata, e tante volte per quante verità le vengono manifestate. E siccome ciò che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà sono verità innumerevoli, tante, che tu stessa non puoi numerarle tutte, tante luci, ossia tanti raggi luminosi sono fissati in te che scendono da Dio, ma senza distaccarsi dal suo seno divino. Queste luci formano il più bell’ornamento in te ed il dono più grande che potevi ricevere da Dio, perché essendo queste verità fissate in te, ti danno il diritto sulle proprietà divine, e tanti diritti per quante verità ti ha manifestato. Tu non puoi comprendere la grande dote con cui sei stata dotata da Dio con queste verità, che come tante luci sono fissate nell’anima tua. Tutto il Cielo n’è meravigliato nel vedere tante luci in te, tutte pregne di tante Vite Divine; e come tu le comunichi alle altre creature, questa luce serpeggia, si fissa negli altri cuori, ma senza lasciar te, e vi forma la Vita Divina dove giunge. Figlia mia, che tesoro grande ti è stato affidato con tante verità che ti ho detto sulla mia Divina Volontà, tesoro che tiene la sua sorgente nel suo seno divino, che darà sempre luce senza mai cessare. Più che sole sono le mie verità, il quale dà luce alla terra, la investe, la fissa e col fissarla partorisce sulla sua faccia e a ciascuna cosa, gli effetti ed i beni che contiene la sua luce, ma geloso non distacca la luce dal suo centro, tanto vero, che come passa ad illuminare le altre regioni, la terra resta all’oscuro. Invece il Sole delle mie verità mentre non si distacca dal suo centro, fissandosi nell’anima vi forma il giorno perenne”...

(3) Dopo di ciò si faceva la benedizione col Santissimo Sacramento, ed io lo pregavo di cuore che mi benedisse, e Gesù movendosi nel mio interno, facendo eco a ciò che faceva Gesù in sacramento, alzava la sua mano benedetta in atto di benedirmi e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ti benedico il cuore e suggello la mia Divina Volontà in esso, affinché palpiti in tutti i cuori il tuo palpito unito con la mia Volontà Divina, affinché richiami tutti i cuori ad amarla. Benedico i tuoi pensieri e suggello la mia Divina Volontà in essi, affinché chiami tutte le intelligenze a conoscerla. Ti benedico la bocca, affinché scorra la mia Divina Volontà nella tua voce, e richiami tutte le voci umane a parlare del mio Fiat. Tutta ti benedico figlia mia, affinché tutto chiami in te il mio Voler Divino e a tutti corra per farlo conoscere. Oh! come mi sento più felice nell’operare, pregare, benedire, in chi regna il mio Volere, in quest’anima trovo la vita, la luce, la compagnia, e tutto ciò che Io faccio subito sorge e veggo gli effetti degli atti miei, e non sono solo se prego, se opero, ma tengo la compagnia e chi lavora insieme con Me. Invece in questa prigione sacramentale, gli accidenti dell’ostia sono muti, non mi dicono una parola, faccio tutto da solo, non sento un sospiro che si unisca col mio, né un palpito che mi ami, anzi è un freddo di sepolcro per Me che non solo mi tiene in prigione, ma mi seppellisce, ed Io non ho a chi dire una parola né a chi fare uno sfogo, perché l’ostia non parla, sono sempre in silenzio, e con una pazienza divina aspetto i cuori che mi ricevono per rompere il mio silenzio e godere un poco di compagnia. E nell’anima dove trovo la mia Divina Volontà mi sento rimpatriare nella mia Patria Celeste”...

 

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25-7

Novembre 10, 1928

 

Chi vive nel Voler Divino tiene il suo mare e racchiudendo tutto, come prega

mormora cielo, sole e stelle. Benedizione di Gesù; gara e festa di tutti nel

benedire la piccola figlia del Divino Volere.

 

(1) Dopo aver passato vari giorni di privazione del mio dolce Gesù, il mio povero cuore non ne poteva più, me lo sentivo disfatto e ricordavo al vivo le sue tante visite, la sua amabile presenza, la sua bellezza rapitrice, la soavità della sua voce, le tante sue belle lezioni, erano tanti ricordi che mi ferivano, mi disfacevano e mi facevano sospirare la mia patria celeste, stanca come povera pellegrina del mio lungo cammino. E dicevo tra me: “Tutto è finito, non sento altro che un profondo silenzio, un mare immenso che devo percorrere senza mai fermarmi, per chiedere ovunque e dappertutto il regno della Divina Volontà”. E stanca mi sono messa a fare il mio solito giro per seguirne gli atti suoi, ed il mio dolce Gesù muovendosi nel mio interno mi ha stretta fra le sue braccia per darmi la forza e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come il mare mormora continuamente, così sento in te il mare del mio Fiat Divino, e tu con la tua preghiera formi il tuo continuo mormorio nel mare di Esso, e mentre mormora, ora racchiudi il sole e mormora luce; ora racchiudi il cielo, e come mormora racchiudi le stelle; ora racchiudi il vento e mormora gemiti e gridi d’amore; ora racchiudi la terra e mormora fiori. Sicché nel tuo mormorio ora fai scorrere luce, ora cielo, ora stelle, ora vento e scorrono lamenti d’amore, gemiti inenarrabili di cuor ferito e gridi di deliri d’amore non appagato e ora scorrono tutte le fioriture da Me create. Oh! com’è bello il mio ed il tuo mare, oh! come resta dietro il mare della terra, perché esso mormora ma non racchiude nel suo mormorio il cielo, il sole, il vento e tutto, ma solo i pesci, invece il mare del mio Volere ed il mormorio della tua preghiera in Esso, racchiude tutte le opere mie, perché la mia Volontà Divina, il cielo, il sole, le stelle, il mare e altro le tiene tutte in sé, come nel suo proprio pugno, e mormorando con la tua preghiera in Essa le trovi tutte. E come il mare oltre al suo mormorio continuo fa le sue onde altissime, così tu nel mare del mio Voler Divino, oltre al tuo mormorio continuo della tua preghiera, quando accentri maggiormente le tue ansie, i tuoi sospiri ché vuoi il regno della mia Divina Volontà, formi le onde altissime di luce, di stelle, di gemiti e di fiori, come sono belle queste onde, ed Io da questo tabernacolo sento il tuo mormorio, il fragore delle tue onde, che vengono a scaricarsi nel mio mare, e siccome qui nel tabernacolo ci tengo il mio mare dove mormoro continuamente con le mie preghiere, sentendomi venire le tue onde, unisco il tuo mare ed il mio che già è un solo, e vengo a mormorare insieme con te, ed in questo tabernacolo non mi sento più solo, tengo la mia gradita compagnia e mormoriamo insieme, e nel nostro mormorio si sente: “Fiat! Fiat! Fiat! sia Esso conosciuto, ripristinato il suo regno sulla terra”. Figlia mia, il vivere nel mio Volere, il pregare in Esso, è trasportare il Cielo alla terra e la terra al Cielo, perciò è il nostro vero e totale trionfo, la vittoria nostra, le nostre conquiste divine. Quindi siimi fedele e attenta”.

(3) Dopo di ciò si dava la benedizione col Santissimo Sacramento, cui ho il bene in questi ultimi periodi della mia vita di quaggiù, che spero quanto prima di finire questo mio lungo esilio, di riceverla tutti i giorni. Ed il mio amabile Gesù nell’atto che si faceva la benedizione si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ti benedico, ma non sono contento se ti benedicessi Io solo, anzi chiamo tutti insieme con Me: Il Padre e lo Spirito Santo, tutta la corte celeste, affinché benedicessero insieme con Me la piccola figlia del mio Voler Divino. Dove regna la mia Volontà, Cieli e terra, tutti sentono una forza potente di unirsi con Me e di fare ciò che facc’Io, per accentrare sopra di lei tutti i beni che la mia Divina Volontà contiene. Perciò come veggono che Io ti benedico, tutti si mettono all’opera di benedirti. Perciò nel Cielo succede una gara, una specie di festa nel benedire colei dove regna il mio Volere, ed Io per farla più solenne chiamo tutte le cose create, affinché nessuno si mettesse da parte, ma tutti benedicessero la figlia mia. Onde chiamo il sole a benedirti affinché la luce che esso ti dà, te la desse benedicendoti. Chiamo l’acqua a benedirti affinché come la bevi ti benedica. Chiamo il vento affinché come soffia ti soffia benedicendoti. Insomma tutti chiamo e mentre ti benedicono, trovando in te la mia Divina Volontà, si sentono ribenedire da dentro di te dalla Volontà del loro Creatore. La forza del mio Voler Divino chiama tutti, unisce tutta la celeste famiglia e dà la festa a tutti quando deve operare sopra dell’anima dove risiede e domina. Perciò in questa mia prigione sacramentale, tenendo la mia prigioniera vicina, sento venirmi le gioie che può darmi la mia Divina Volontà nel cuore della piccola figlia nostra. Quindi i miei tanti dolori vengono interrotti quando debbo benedirti, quando ti scendo sacramentato nel tuo cuore, quando da questo tabernacolo mi sento da te guardato, ed Io ti ricambio i miei sguardi pensando che debbo fare o dare qualche cosa alla nostra piccola neonata del nostro Volere, metto tutto da parte, anche i miei stessi dolori e faccio festa, perché la mia Volontà Divina possiede gioie senza numero e festa perenne. Perciò voglio che anche tu gioisca insieme con Me, e facendo eco alla mia benedizione, benedicimi nel sole, nell’acqua, nel vento, nell’aria che respiri, nel palpito che ti batte nel cuore, ed Io sentirò in tutte le cose create che tu mi benedici”.

 

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25-8

Novembre 14, 1928

 

Come la creatura possiede l’unità umana, chi vive nel Voler Divino

possiede l’unità Divina. Chi fa la Divina Volontà si rende madre.

 

(1) Mi sento tutta abbandonata nel Santo Voler Divino e ad onta delle privazioni di Gesù, la mia povera mente è presa da una forza irresistibile di seguirne i suoi atti. Credo che sia la stessa Divina Volontà che avendo soggiogato la mia, fa il suo corso richiamando tutti gli atti suoi, come se in atto le stesse facendo, ed io seguendola nei suoi atti pensavo ai primi tempi della Creazione, quando tutto era felicità nell’uomo, e che stando nella Volontà del suo Creatore viveva nella sua unità, nella quale tutto poteva ricevere e tutto poteva dare all’Ente Supremo, unità significa tutto. Ma mentre ciò pensava il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Noi creavamo l’uomo con la nostra somiglianza, perciò anche lui possiede la sua unità umana. Perciò se parla, se opera, se cammina e altro, si possono chiamare gli effetti della sua unità, perché una è la sua volontà, uno il suo capo dal quale tutti i suoi atti dipendono. Quindi si può dire ch’è la forza dell’unità della sua volontà che parla, che opera, che cammina come effetti di essa; se l’uomo non avesse questa unità, tutti i suoi atti starebbero in contraddizione fra loro. Succede come al sole, dall’altezza della sua sfera uno è il suo atto di luce, e siccome possiede l’unità della luce datogli dal suo Creatore mentre è un’atto solo, i suoi effetti di luce sono innumerevoli. Ora per chi fa e vive nella mia Divina Volontà cessa l’umano volere, la sua vita finisce, né ha più ragione d’esistere, perché comincia la vita dell’unità della mia, e siccome la mia è un’atto solo e tutto ciò che ha creato o può fare, si possono chiamare gli effetti di quest’atto solo, quindi l’anima vivendo in questa unità del mio Voler Divino come nel suo proprio centro, si trova in tutti gli effetti dell’atto solo di Esso, ed oh! com’è bello vedere questa felice creatura in tutti gli effetti che sa e può produrre la nostra Volontà, lei corre nella luce del sole come effetto del nostro Volere, nel cielo, nel mare, nel vento, in tutto, corre come l’umana volontà corre in tutti gli atti umani e come la luce del sole corre in tutti i suoi effetti, così l’anima corre nel Fiat in tutti gli effetti che Esso possiede e produce. Ecco perciò che il vivere nel nostro Volere è il prodigio più grande, e se la nostra Divinità vorrebbe farne un altro più grande, non lo potrebbe, né troverebbe un’altra cosa più grande, più prodigiosa, più potente, più bella, più felice del nostro Volere da poter dare alla creatura, perché col dare la nostra Divina Volontà diamo tutto, e la sua Potenza fa l’eco nostro nel fondo dell’anima e ci forma le nostre immagini più belle, e l’eco della piccolezza umana fa un solo col nostro, in modo che unendosi al nostro primo atto, corre e si diffonde in tutti gli effetti che produce l’atto solo di Dio”.

(3) Dopo di ciò il mio amabile Gesù si faceva vedere da piccolo bambinello, il quale gettandomi le braccia al collo mi ha detto:

(4) “Mamma mia, mamma mia; chi fa la mia Divina Volontà si rende madre, il mio Fiat Divino me l’abbellisce, la trasforma e la rende feconda, in modo da darle tutte le qualità per essere vera madre. Ed Io mi vado formando questa madre coi riflessi del Sole del mio Voler Divino, e mi glorio e ne prendo tanto gusto col chiamarla mamma mia, mamma mia. E non solo la scelgo per madre mia, ma chiamo tant’altri piccoli piccini e do la madre mia, per madre loro”.

(5) E mentre ciò diceva mi faceva vedere intorno a me tanti piccoli bimbi e bimbe, ed il bambino Gesù gli diceva loro: “Questa è la madre mia e la mamma vostra”. Quei piccini facevano feste e si stringevano tutti a me d’intorno insieme con Gesù, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Questi piccini che tu vedi non sono altri che la prima schiera dei figli del mio Voler Divino, in Esso tutti saranno piccoli, perché la mia Divina Volontà tiene virtù di conservarli freschi e belli, come sono usciti dalle nostre mani creatrici, e siccome ha chiamato la tua piccolezza a vivere in Essa, è giusto che come prima sia la piccola mammina dei piccoli bambini”.

 

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25-9

Novembre 20, 1928

 

Come chi vive nel Voler Divino sta in possesso del giorno perenne,

non conosce la notte, e si rende padrona di Dio medesimo.

 

(1) Mi sentivo tutta inabissata nel Fiat Supremo, e la mia povera mente si perdeva in tante verità sorprendenti alla mia piccola capacità. Tutte le manifestazioni che il mio dolce Gesù mi aveva detto sul suo Santo Volere si schieravano nella povera anima mia come tanti soli di bellezza incantevole, uno distinto dall’altro, con la pienezza di ciascuna gioia e felicità che ogni verità possedeva, e che mentre parevano distinti questi soli, si formavano un solo. Che incanto, che bellezza rapitrice. Questi soli assediavano la mia piccola intelligenza, ed io nuotavo in questa luce interminabile, e come sorpresa pensavo a tante cose sulla Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, figlia carissima del mio Volere, chi è figlia di Esso sta in possesso del giorno perenne che non conosce la notte. Tutto è luce per chi vive nel mio Volere, le sue proprietà sono luce, bellezza, gioia e felicità. E questo è nulla, Noi col dare la nostra Volontà alla creatura, la rendiamo padrona di Noi medesimi e ci mettiamo a sua disposizione. La facciamo fare e vincere ciò che vuole, perché non è un voler umano che ci domina, no, ma il nostro stesso Volere, che avendosi bilocato nella creatura, il suo fare, dire e vincere non viene guardato da Noi come cosa a Noi estranea, ma come cosa nostra, e godiamo di farla dire, fare e vincere, molto più che essa vince Noi e Noi vinciamo essa. Quindi col dare la nostra Volontà alla creatura, ed essa col riceverla come vita propria, apriamo una gara tra lei e Noi, essa entra nel nostro campo divino e da padrona domina, e Noi godiamo tanto nel vedere la sua piccolezza che contiene il nostro eterno Volere, dominatrice dei nostri beni e di Noi stessi. Che cosa possiamo negare al nostro Volere? Nulla. Anzi ci dilettiamo di mettere fuori le nostre più intime gioie, i nostri segreti, le nostre eterne beatitudini per far dilettare la piccolezza della creatura dove Essa regna, e rendendola dominatrice di esse, ci trastulliamo e apriamo il giuoco tra lei e Noi. Perciò cosa più grande non potevo dare all’uomo nel crearlo, qual’è la nostra Volontà, perché solo con Essa lui poteva giungere dove voleva e fare ciò che voleva, fino a rendersi dominatore di ciò che a Noi appartiene. Ciò non facemmo nel creare le altre cose, sono dominate da Noi, né possono fare ciò che vogliono, i loro diritti sono limitati, perché nel creare l’uomo ci fu una foga più intensa d’amore, ed in questa foga d’amore, il Tutto si fuse nel nulla, ed il nulla riebbe la sua vita nel Tutto. E per tenerlo più sicuro le demmo la nostra Divina Volontà per suo retaggio, affinché uno fosse il volere, comuni i beni, per quanto a creatura è capace, e tanto l’amore dell’uno e dell’altro da farsi dominare a vicenda. Perciò la cosa più bella per Noi, che più ci rapisce e ci glorifica è l’anima dove regna il nostro Voler Divino, perché lei sola non ci fa dire al nostro amore basta di dare, ma teniamo sempre da dare, sempre da dire, e per godere di più la rendiamo vincitrice di Noi stessi. Quindi sii attenta figlia mia, se tutto vuoi, fa’ che il nostro Volere regni in te”.

 

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25-10

Dicembre 2, 1928

 

Il tabernacolo eucaristico ed il tabernacolo della Divina Volontà.

 

(1) Le privazioni di Gesù si fanno più al lungo, e vedendomi priva di Lui non faccio altro che sospirare il Cielo. Oh! Cielo, quando mi aprirai le porte? Quando avrai di me pietà? Quando ritirerai la piccola esiliata nella patria sua? Ah! sì! solo là non rimpiangerò più il mio Gesù! Qui se si fa vedere, mentre si crede di possederlo come lampo ti sfugge e ti conviene fare la lunga tappa senza di Lui, e senza di Gesù tutte le cose si convertono in dolore, anche le stesse cose sante, le preghiere, i sacramenti, sono martiri senza di Lui. Quindi pensavo tra me: “A che pro che Gesù ha permesso di farmi venire vicino al suo tabernacolo d’amore, per starci in muto silenzio? Anzi mi sembra che si è nascosto di più, che non più mi dà le sue lezioni sul Fiat Divino, mi sembrava che teneva la sua cattedra nel fondo del mio interno e teneva sempre da dire, ora non sento altro che un profondo silenzio, solo che sento in me il mormorio continuo del mare di luce dell’Eterno Volere che sempre mormora amore, adorazione, gloria e abbraccia tutto e tutti”. Ma mentre ciò pensava il mio dolce Gesù appena si è fatto vedere nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, son’Io nel fondo dell’anima tua che muovo le onde del mare di luce della mia Divina Volontà, e mormoro sempre, sempre, per strappare dal mio Celeste Padre il regno della mia Volontà sulla terra, e tu non fai altro che seguirmi, e se tu non mi seguissi lo farei da solo, ma tu non lo farai a lasciarmi solo, stando che il mio stesso Fiat ti tiene inabissata in Esso. Ah! non sai tu che sei il tabernacolo della mia Divina Volontà? Quanti lavori non ho fatto in te, quante grazie non ti ho versato per formarmi questo tabernacolo? Tabernacolo, potrei chiamarlo unico nel mondo, perché tabernacoli eucaristici ne ho in buon numero. Ed in questo tabernacolo del mio Fiat Divino non mi sento prigioniero, posseggo gli interminabili confini del mio Volere, non mi sento solo, tengo chi mi faccia perenne compagnia, e ora faccio il maestro e ti do le mie lezioni celesti, ora faccio i miei sfoghi d’amore e di dolore, ora festeggio fino a trastullarmi con te. Sicché se prego, se soffro, se piango e se festeggio non sono mai solo, ho la piccola figlia del mio Voler Divino insieme con Me, e poi ho il grande onore e la conquista più bella che più mi piace, qual’è una volontà umana tutta sacrificata per Me e come sgabello della mia Volontà Divina, potrei chiamarla il mio tabernacolo prediletto, ché trovo tanto gusto che non lo scambierei coi miei tabernacoli eucaristici, perché in essi sono solo, né l’ostia mi dà una Volontà Divina come la trovo in te, che bilocandosi, mentre la tengo in Me la trovo anche in te, invece l’ostia non è capace di possederla, né mi accompagna negli atti miei, sono sempre solo, tutto è freddo intorno a Me, il tabernacolo, la pisside, l’ostia, sono senza vita, quindi senza compagnia. Perciò ho provato tanto gusto nel tener vicino al mio tabernacolo eucaristico quello della mia Divina Volontà formato in te, ché solo col guardarti mi sento spezzata la solitudine, e provo le pure gioie che può darmi la creatura che fa regnare in essa la mia Divina Volontà. Ecco perciò tutte le mie mire, le mie premure ed i miei interessi sono per far conoscere la mia Divina Volontà e farla regnare in mezzo alle creature, allora ciascuna creatura sarà un mio tabernacolo vivo, non muto, ma parlante, e non più sarò solo, ma avrò la mia perenne compagnia, e con la mia Divina Volontà bilocata in esse, avrò la mia compagnia divina nella creatura. Quindi terrò il mio Cielo in ciascuna di esse, perché il tabernacolo della mia Volontà Divina possiede il mio Cielo in terra”.

 

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25-11

Dicembre 5, 1928

 

Chi fa e vive nel Voler Divino, è come se

facesse scendere il sole in terra. Differenza.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, la mia povera e piccola mente me la sento legata ad un punto altissimo di luce, che non ha confini e non si può vedere né dove giunge la sua altezza, né dove finisce la sua profondità. E mentre la mente si riempie di luce, è circondata dalla luce, tanto, che non vede che luce, vede che poco prende di questa luce perché ce ne é tanta, ma la sua capacità è tanto piccola che le sembra di prendere qualche gocciolina appena. Oh! come si sta bene in mezzo a questa luce, perché Essa è vita, è parola, è felicità, l’anima si sente tutti i riflessi del suo Creatore, e si sente partorire nel suo seno la Vita Divina. Oh! Volontà Divina, quanto sei ammirabile, tu sola sei la fecondatrice, la conservatrice e la bilocatrice della Vita di Dio nella creatura. Ma mentre la mia mente si sperdeva nella luce del Fiat Supremo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima che vive nella mia Volontà Divina è più che se facessi scendere il sole in terra; che succederebbe allora? La notte sarebbe sbandita dalla terra, sarebbe sempre pieno giorno. E con l’avere sempre contatto col sole, non sarebbe più corpo oscuro, ma luminoso, e la terra non mendicherebbe gli effetti del sole, ma riceverebbe in sé stessa la sostanza degli effetti della luce, perché sole e terra farebbero vita comune e formerebbero una sol vita. Qual differenza non c’è, che il sole sta nell’altezza della sua sfera e la terra nella sua bassezza? La povera terra è soggetta alla notte, alle stagioni e a chiedere dal sole di formare le belle fioriture, i colori, la dolcezza, la maturità ai suoi frutti. Ed il sole non è libero di poter sfoggiare tutti i suoi effetti sopra la terra se la terra non vorrebbe prestarsi a riceverli, tanto, che in certi punti della terra il sole non sempre giunge, altri punti sono aridi e senza piante. Questo non è altro che similitudine di chi fa e vive nella mia Divina Volontà e di chi vive nella terra del suo volere umano. La prima fa scendere non solo il Sole della mia Divina Volontà nell’anima sua, ma tutto il Cielo; quindi, con questo Sole possiede il giorno perenne, giorno che mai tramonta, perché la luce tiene virtù di mettere in fuga le tenebre. Onde con questo Sole non può stare la notte delle passioni, la notte delle debolezze, delle miserie, delle freddezze, delle tentazioni, e se si volessero avvicinare per formare le stagioni dell’anima, questo Sole batte i suoi raggi e mette tutte le notti in precipitosa fuga, e dice: “Ci son’Io, e basta, le mie stagioni sono stagioni di luce, di pace, di felicità e di fioritura perenne”. Essa è la portatrice del Cielo in terra. Invece per chi non fa la mia Divina Volontà e non vive in Essa, è più notte che giorno nell’anima sua, è soggetta alle stagioni e a lunghi tempi piovosi che la rendono sempre turbata e affannata, o pure a lunghe siccità che giunge a mancargli gli umori vitali per amare il suo Creatore, e lo stesso Sole della mia Divina Volontà, stando che non vive in lei, non è libero di poter darle tutto il bene che possiede. Vedi che significa possedere il mio Voler Divino? E’ possedere la sorgente della vita, della luce, e di tutti i beni. Invece chi non lo possiede è come terra che gode gli effetti della luce, e certe terre che stentatamente restano illuminate ma senza effetti”.

 

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25-12

Dicembre 8, 1928

 

Perché tutta la Creazione festeggiò il concepimento della Sovrana

Regina. Come la Vergine aspetta nei suoi mari le sue figlie per

farle regine. Festa dell’Immacolato Concepimento.

 

(1) Stavo pensando: Perché tutta la Creazione esultò di gioia e tanto festeggiò l’Immacolata Regina nel suo immacolato concepimento? Ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

“Figlia mia, vuoi sapere il perché? Perché la Divina Volontà ebbe il principio di sua Vita nella bambinella Celeste, quindi il principio di tutti i beni in tutte le creature. Non c’è bene che nella mia Divina Volontà non incominci, scenda e salga nella sua sorgente. Quindi questa Celeste bambina avendo, fin dal suo Immacolato concepimento, cominciato la sua vita nel Fiat Divino ed essendo Lei dalla stirpe umana, con la mia Volontà acquistò la Vita Divina e con la sua umanità possedeva l’origine umano. Onde ebbe la potenza di unire il divino e l’umano e diede a Dio ciò che l’umano non gli aveva dato e negato, qual’era la loro volontà, e diede agli uomini il diritto di poter salire agli amplessi del suo Creatore. Con la potenza del nostro Fiat che teneva in suo potere legava Dio e gli uomini. Sicché tutta la Creazione, Cielo e terra, e fin l’inferno, sentì nell’immacolato concepimento di questa Vergine bambinella, neonata appena nel seno della sua mamma, la forza dell’ordine che Lei metteva in tutta la Creazione, con la mia Volontà si affratellava con tutti, si abbracciava con tutti, amava tutto e tutti, e tutti la sospiravano, l’amavano e si sentivano onorati di adorare in questa privilegiata creatura la Divina Volontà. Come non doveva festeggiare tutta la Creazione, perché fin allora l’uomo era stato il disordine fra tutte le cose create, nessuno aveva avuto il coraggio, l’eroismo di dire al suo Creatore: “Non voglio conoscere la mia volontà, te ne faccio un dono, voglio per vita solo il tuo Voler Divino”. Invece questa Vergine Santa donò la sua volontà per vivere della Divina, e perciò la Creazione tutta sentì la felicità dell’ordine, che per mezzo suo le veniva restituito, e a gara fecero il cielo, il sole, il mare e tutti, per onorare Colei che possedendo il mio Fiat, dava il bacio dell’ordine a tutte le cose create. Ed il mio Voler Divino le metteva in mano lo scettro di Regina Divina e le cingeva la fronte con la corona del comando, costituendola Imperatrice di tutto l’universo”.

(2) Ond’io mi sentivo come annientata in me stessa, le lunghe privazioni del mio dolce Gesù, che mi rendono come senza vita, mi hanno bruciato il piccolo atomo della mia esistenza, il quale, stando continuamente esposto ai raggi ardenti del Sole del Fiat Divino, si sente disseccare tutti gli umori, e mentre si brucia né muore, né si consuma; onde non solo mi sentivo oppressa, ma disfatta. Ed il mio dolce Gesù come se volesse sollevarmi, facendosi sentire nel mio interno dandomi un bacio mi ha detto:

(3) “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere, anzi voglio che goda della tua sorte felice, ché il mio Voler Divino investendoti e dardeggiandoti ti toglie tutti gli umori umani e te le ricambia in umori di luce divina. Oggi è la festa dell’Immacolato concepimento, mari d’amore, di bellezza, di potenza e di felicità strariparono dalla Divinità sopra di questa Celestiale creatura, e ciò che impedisce che le creature possano entrare in questi mari è l’umana volontà. Noi ciò che facciamo una volta, rimane con l’atto continuato di farlo sempre, senza mai cessare. Nella Divinità è natura dare, senza che mai finisca l’atto. Quindi questi mari stanno straripando ancora, e la Regina Madre aspetta le sue figlie per farle vivere in questi mari, per farle tante piccole regine. Però è vietato d’entrare l’umana volontà, non c’è luogo per essa, e solo può avere accesso chi vive di Volontà Divina. Perciò figlia mia, puoi entrare quando voglia nei mari della Mamma tua, la mia Divina Volontà ti garantisce, e con Essa avrai libero il passo e l’entrata, anzi Lei ti aspetta, ti vuole. E renderai Noi e Lei doppiamente felici per causa della tua felicità. Noi ci sentiamo più felici nel dare, e quando la creatura non prende i nostri beni, soffoca in Noi la felicità che vogliamo darle. Perciò non voglio che stia oppressa, oggi è la festa più grande, perché la Divina Volontà ebbe vita nella Regina del Cielo, fu la festa di tutte le feste, fu il primo bacio, il primo amplesso divino che la creatura dava al suo Creatore in virtù del nostro Fiat, che la Sovrana bambina possedeva, la creatura che si sedeva a mensa col suo Creatore. Quindi oggi è anche la festa tua, in modo speciale per la missione datati della mia Divina Volontà. Perciò vieni nei mari dell’Immacolata Regina a godere la sua e la tua festa”.

(4) Onde mi sono sentita trasportare fuori di me stessa in questi mari interminabili, ma mi mancano i vocaboli per dire ciò che ho provato, perciò faccio punto e passo avanti.

(5) Dopo di ciò, il giorno il confessore ha letto pubblicamente ciò che sta scritto nel 15º volume sull’Immacolato concepimento, ed il mio amato Gesù, come sentiva che leggeva faceva festa nel mio interno e mi ha detto:

“Figlia mia, come ne sono contento, oggi si può dire che la mia Mamma Sovrana riceve dalla Chiesa gli onori divini, onorando in Lei come primo atto di sua vita la Vita della Divina Volontà. Questi sono gli onori più grandi che si possono dare, ché il volere umano non ebbe mai vita in Lei, ma sempre, sempre la Divina Volontà. Questo fu tutto il segreto della sua santità, della sua altezza, potenza, bellezza e grandezza e simile, fu il mio Fiat che col suo calore estinse la macchia d’origine e la concepì immacolata e pura, e la mia Chiesa invece d’onorare la mia Volontà Divina, causa primaria e atto primo, onorava gli effetti di Essa, e la proclamava Immacolata, concepita senza peccato. Si può dire che la Chiesa gli dava gli onori umani e non gli onori divini, quale giustamente si merita, perché una Volontà Divina ebbe vita continua in Lei. E questo era un dolore per Me e per Lei, perché né Io ricevevo dalla mia Chiesa gli onori d’una Volontà Divina abitante nella Regina del Cielo, né Lei gli onori dovuti perché diede in Lei il luogo di formare la Vita del Fiat Supremo. Perciò oggi col far conoscere che tutto fu in Lei il prodigio del mio Volere, e che tutte le altre sue prerogative e privilegi furono in ordine secondario e come conseguenza degli effetti di quella Volontà Divina che la dominava, si può dire che oggi si festeggia con decoro, gloria divina e magnificenza la festa dell’Immacolato concepimento, che si può chiamare con più verità: “Il concepimento della Divina Volontà nella Sovrana del Cielo”. E questo concepimento fu conseguenza di tutto ciò che è e fece, e dei grandi prodigi di questa Celeste Bambina”.

(6) Dopo di ciò con un’enfasi più tenero ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, com’era bello, dilettevole, vedere questa Celeste bambinella fin dal suo Immacolato Concepimento, si guardava e si vedeva la sua piccola terra presa dalla stirpe umana, e dentro di questa piccola terra si vedeva il Sole del nostro Eterno Volere, che non potendolo contenere straripava fuori di Lei e si allungava che riempiva Cielo e terra. Facemmo un prodigio della nostra Onnipotenza per fare che la piccola terra della piccola Reginetta, potesse racchiudere il Sole del nostro Voler Divino. Sicché si vedeva terra e Sole, quindi tutto ciò che faceva, se pensava, se parlava, se operava, se camminava, i suoi pensieri erano raggi di luce, le sue parole si convertivano in luce, tutto era luce che usciva da Lei, perché essendo la sua piccola terra, più piccola del Sole immenso che racchiudeva, i suoi atti si sperdevano nella luce. E siccome questa piccola terra della Sovrana Celeste era vivificata, animata e conservata continuamente dal Sole del mio Fiat, si vedeva sempre fiorita, ma delle più belle fioriture che davano in frutti dolcissimi da attirare i nostri sguardi divini e restarne rapiti, ma tanto, che non potevamo fare a meno di guardarla, tanta era la bellezza e la felicità che ci dava. Tutta bella era la Verginella Immacolata, la sua bellezza era incantatrice e rapitrice, basta dire che era un prodigio del nostro Volere per poter dire tutto. Oh! se le creature conoscessero che significa vivere di Volontà di Dio, metterebbero la vita per conoscerla e vivere in Essa”.

 

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25-13

Dicembre 13, 1928

 

Come tutte le cose create posseggono una dose di

felicità. Come la privazione di Gesù risorge la vita.

 

(1) Stavo fondendomi nel Santo Voler Divino e accompagnando i suoi atti fatti nella Creazione, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose create furono create da Noi con una dose di felicità, distinta l’una dall’altra, sicché ogni cosa creata porta all’uomo il bacio, l’aria felicitatrice, la vita della nostra felicità; ma sai tu chi sente scendere nel suo interno tutti gli effetti delle tante nostre felicità sparse nel creato, fino a restarne inzuppato come una spugna? Chi vive nel nostro Voler Divino, le nostre felicità non sono a lei estranee, perché avendo il gusto purificato dal nostro Fiat e non corrotto dall’umano volere, tiene il suo gusto e tutti i suoi sensi virtù di gustare tutte le felicità che ci sono nelle cose create, e Noi proviamo tale felicità e gioia nel vedere chi fa il nostro Volere come sedersi a mensa delle nostre felicità e cibarsi con tanti bocconi distinti, per quante felicità ci sono nelle cose create. Oh! com’è bello vedere felice la creatura”.

(3) In questo mentre Gesù ha fatto silenzio, ed io sentivo il suono dell’armonium che suonava in cappella e Gesù tendeva le orecchie per sentire, e poi ha soggiunto:

(4) “Oh! come mi sento felice che questo suono diletta la piccola figlia del mio Volere, ed Io sentendolo mi diletto insieme. Oh! com’è bello felicitarci insieme, felicitare chi mi ama è la più grande delle mie felicità”.

(5) Ed io: “Gesù, amor mio, la mia felicità per me sei Tu solo, tutte le altre cose non hanno nessun’attrattiva sopra di me”.

(6) E Gesù: “Certo che la maggiore felicità son’Io per te, perché contengo la sorgente di tutte le gioie e felicità, ma godo nel darti le piccole felicità, e siccome le sento e le godo Io, voglio che le senta e le goda tu insieme con Me”.

(7) Onde pensavo tra me: “Gesù gode tanto quando io godo delle tante felicità che ha sparso nel creato, e perché poi mi addolora tanto e mi rende infelice, fino a sentirmi come se non avessi vita senza di Lui? E sentendomi senza vita tutte le felicità perdono la vita sulla povera anima mia!” E Gesù ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, se tu sapessi a che servono le mie privazioni; tu ti senti senza vita priva di Me, ti senti morta, eppure sopra di quel dolore e di quella morte viene formata la mia nuova Vita, e questa nuova Vita ti porta le nuove manifestazioni della Vita della mia Divina Volontà, perché essendo la tua pena divina, che ha virtù di farti sentire la morte, ma senza morire, ha virtù di far sorgere di nuovo la mia stessa Vita, coll’incanto delle mie verità. Il dolore della mia privazione prepara il luogo alla mia nuova Vita e dispone l’anima tua ad ascoltare e comprendere le importanti verità sul mio Fiat Divino. Se Io non ti privassi di Me spesso spesso, non avresti avuto le nuove sorprese del tuo Gesù, i tanti suoi insegnamenti. Non l’hai visto tu stessa, che dopo che sei stata priva di Me e tu credevi che tutto era finito per te, la mia Vita risorgeva di nuovo in te, e tutto amore e festoso mi mettevo a darti le mie lezioni? Sicché quando ti privo di Me, Io mi sto nascosto in te e mi preparo il lavoro da darti e la mia nuova Vita a risorgere. Anch’Io soffrii la pena della morte, per far risorgere nella pena della mia morte tutte le creature; la morte sofferta in ordine divino e per compiere la Divina Volontà produce la Vita Divina, per fare che questa Vita Divina la potessero ricevere tutte le creature. E mentre dopo che Io soffrii tante morti, volli morire davvero, quanti beni non produsse la mia resurrezione? Si può dire che con la mia resurrezione risorsero tutti i beni della mia Redenzione, e con essa risorsero tutti i beni alle creature e la stessa loro vita. Perciò sii attenta e lasciami fare”.

 

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25-14

Dicembre 14, 1928

 

Albero della Divina Volontà. Atto solo di Dio. Chi

vive in Essa forma l’eco in tutte le cose create.

 

(1) Stavo in pensiero per la pubblicazione degli scritti della Divina Volontà, e mi sentivo infastidita alle tante domande che fanno, e dicevo tra me: “Gesù solo sa il mio martirio e come mi sentivo torturata quando si parlava da persone autorevoli che volevano pubblicarli, tanto, che nessuno poteva giungere a calmare il mio interno martirio e ad arrendermi a dire Fiat, solo Gesù con la sua seducente persuasione e con l’incutermi timore del gran male che io potessi fare se uscissi menomamente dalla Divina Volontà, poteva indurmi a dire Fiat, e ora nel vederla andare così a rilento, ricordo le mie lotte interne, il mio duro martirio per questa pubblicazione, a che pro tante pene subite, chi sa chi la vedrà questa pubblicazione? Forse Gesù mi contenterà col farmela vedere dal Cielo”. Ma mentre ciò e altro pensavo mi sono messa a pregare, ed innanzi alla mia mente vedevo un’albero carico di frutti, che sboccavano luce, ed il mio dolce Gesù crocifisso in mezzo all’albero, ed era tanta la luce di questi frutti che Gesù restava eclissato in questa luce. Ond’io sono restata meravigliata e Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quest’albero che tu vedi è l’albero della mia Divina Volontà, e siccome Essa è sole, i suoi frutti si cambiano in luce che formano tant’altri soli, il centro della sua vita son’Io, e perciò vi sto nel mezzo di esso. Ora, questi frutti che tu vedi sono tutte le mie verità che ho manifestato sul mio Fiat Divino, e stanno tutte in atto di partorire la loro luce nel seno delle generazioni, e chi dovrebbe occuparsi e aver premura e non lo fa, impedisce che i frutti di quest’albero formino i loro parti di luce ed il gran bene di questa luce. Quindi tu devi consolarti delle tue torture e martiri, perché tra te e Me stiamo in ordine, né Io avrei tollerato nessuna ombra di opposizione alla mia Volontà in te, mi sarebbe stato il mio più grande dolore, né Io avrei potuto dire: “La piccola figlia del mio Volere mi ha fatto dono del suo volere ed Io ci ho fatto dono del mio”. Mentre è una delle più grandi gioie mie e tue questo scambio di volontà. E se colpa c’è è di chi trascura. Perciò non volerti affliggere né infastidirti delle domande che fanno, starò Io in te per somministrarti la luce e le parole che ci vogliono. Tu devi sapere che questo è più interesse mio che tuo”.

(3) Onde seguivo a pensare al Fiat Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, in Noi, nella nostra Divinità, basta un’atto solo per far tutto, quell’atto è volontà, pensiero, parola, opera e passo. Sicché un solo atto nostro è voce che parla, è mano che opera, è piede che cammina, che involgendo tutto, se la creatura pensa, opera, parla e cammina è la virtù del nostro solo atto che facendo eco in ciascun’atto di creatura comunica il bene del pensiero, della parola e di tutto il resto, perciò si può dire che siamo il portatore di tutte le creature e di tutti gli atti loro. Oh! come ci sentiamo offesi quando il nostro porta voce, pensiero, opera e passo non solo non è fatto per Noi ma per offenderci, le creature se ne servono degli stessi atti nostri per formare le armi per ferirci! Ingratitudine umana come sei grande.

(5) Ora, chi fa e vive nel nostro Voler Divino si unisce al nostro atto solo e formando un solo atto di volontà con Noi, scorre insieme col nostro atto, ed insieme con Noi si fa pensiero, voce, opera e passo di tutti. Ed oh! come godiamo che la virtù nostra investendo la piccolezza umana la fa insieme con Noi portatrice di tutti gli atti delle creature, ed essa se ne serve di tutti gli atti nostri, non per formare le armi per ferirci, ma per formare le armi per difenderci, per amarci e per glorificarci; sicché la chiamiamo la nostra guerriera che difende i nostri diritti”.

(6) Dopo di ciò stavo seguendo il Fiat Divino nella Creazione, mi sentivo che tutto volevo far mio, il sole per dargli la gloria della luce e del calore, il mare per dargli la gloria di quel mormorio che mai cessa, tutto vorrei in mio potere per poter dire: “Tutto mi hai dato e tutto ti do”. Ma mentre ciò e altro pensavo, il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(7) “Figlia mia, com’è bello il vivere nel mio Volere, dovunque giunge il tuo eco; dove si trova la mia Volontà Divina che sta dappertutto, là giunge il suo. Sicché il tuo eco risuona nel sole, nel mare, nel vento, nell’aria, e penetrando fin nel Cielo, porta al tuo Creatore la sua stessa gloria, amore e adorazione. E la mia Volontà Divina non si sente sola in tutte le cose create, tiene la compagnia dell’eco di chi vive nel mio Voler Divino, e si sente ridare tutto l’amore, la gloria, che ha sparso in tutta la Creazione”.

 

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25-15

Dicembre 16, 1928

 

Si parla dei nove eccessi di Gesù nell’Incarnazione. Contenti di Gesù, la

sua parola è creazione. Gesù vede ripetere le sue scene. Preludi del suo regno.

 

(1) Stavo facendo la meditazione, e siccome oggi incominciava la novena al Bambino Gesù, stavo pensando ai nove eccessi che Gesù con tanta tenerezza mi aveva narrato nella sua incarnazione, che ci sono scritti nel primo volume, e sentivo grande ripugnanza di ricordarlo al confessore, perché lui mi aveva detto nel leggerli, che voleva leggerli in pubblico nella nostra cappella. Ora mentre ciò pensavo, il mio Bambinello Gesù si faceva vedere nelle mie braccia piccino, piccino, che carezzandomi con le sue piccole manine mi ha detto:

(2) “Come è bella la piccola figlia mia! come è bella! come debbo ringraziarti che mi hai ascoltato”.

(3) Ed io: “Amor mio, che dici? Io debbo ringraziare Te che mi hai parlato, e che con tant’amore facendomi da maestro mi hai dato tante lezioni che io non meritavo”.

(4) E Gesù: “Ah figlia mia, a quanti voglio parlare e non mi danno ascolto e mi riducono al silenzio e a soffocare le mie fiamme. Sicché dobbiamo ringraziarci a vicenda, tu a Me ed Io a te. E poi, perché vuoi opporti alla lettura dei nove eccessi? Ah! tu non sai quanta vita, quant’amore e grazia contengono, tu devi sapere che la mia parola è creazione, e nel narrarti i nove eccessi del mio Amore nell’incarnazione Io non solo rinnovavo il mio Amore che ebbi nell’incarnarmi, ma creavo nuovo amore per investire le creature e vincerle a darsi a Me. Questi nove eccessi del mio Amore manifestatati con tant’amore di tenerezza e semplicità, formavano il preludio alle tante lezioni che dovevo darti del mio Fiat Divino per formare il suo regno, e ora col leggerli, il mio Amore viene rinnovato e duplicato, non vuoi tu dunque che il mio Amore duplicandosi straripi fuori ed investa altri cuori, affinché come preludio si dispongano alle lezioni della mia Volontà per farla conoscere e regnare?”.

(5) Ed io: “Mio caro Bambino, credo che hanno parlato tanti della tua incarnazione”.

(6) E Gesù: “Sì, sì hanno parlato, ma sono state parole prese dalla ripa del mare del mio Amore, quindi sono parole che non posseggono né tenerezze, né pienezze di vita. Invece quelle poche parole che ho detto a te, te le ho detto da dentro la vita della sorgente del mio Amore, e contengono vita, forza irresistibile e tenerezze tali, che solo i morti non sentiranno muoversi a pietà di Me, piccolo piccino, che tante pene soffrii fin dal seno della Mamma Celeste”.

(7) Dopo di ciò si leggeva in cappella dal confessore il primo eccesso dell’amore di Gesù nell’Incarnazione, ed il mio dolce Gesù da dentro il mio interno tendeva le orecchie per ascoltare, e tirandomi a Sé mi ha detto:

(8) “Figlia mia, quanto mi sento felice nell’ascoltarli, ma la mia felicità si accresce nel tenerti in questa casa della mia Volontà, ché tutti e due siamo ascoltatrici, Io di ciò che ti ho detto e tu di ciò che da Me hai ascoltato, il mio amore si gonfia, bolle e straripa, senti, senti com’è bello! La parola contiene il fiato e come si parla, la parola porta il fiato, che come aria gira di bocca in bocca e comunica la forza della mia parola creatrice, e scende nei cuori la nuova creazione che la mia parola contiene. Senti figlia mia, nella Redenzione ebbi il corteggio dei miei apostoli, ed Io in mezzo a loro ero tutt’amore per istruirli, non risparmiavo fatica per formare il fondamento della mia Chiesa. Ora in questa casa sento il corteggio dei primi figli del mio Volere e sento ripetere le mie scene amorose nel veder te in mezzo ad essi, che con tutto amore vuoi impartire le lezioni sul mio Fiat Divino per formare le fondamenta del regno della mia Divina Volontà. Se tu sapessi come mi sento felice nel sentirti parlare del mio Voler Divino, aspetto con ansia quando prendi la parola per ascoltarti, per sentire la felicità che mi porta la mia Divina Volontà”.

 

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25-16

Dicembre 21, 1928

 

Mare d’amore negli eccessi di Gesù. Esempio del mare. Il Voler Divino raggio

di sole che porta la Vita del Cielo. La Divina Volontà operante. Felicità di Gesù.

 

(1) Continua la novena del Santo Natale e continuando a sentire i nove eccessi dell’Incarnazione, il mio amato Gesù mi ha tirato a sé, e mi faceva vedere che ogni eccesso del suo amore era un mare senza confine, ed in questo mare s’innalzavano onde altissime, nelle quali si vedevano scorrere tutte le anime divorate da queste fiamme, come i pesci scorrono nelle acque del mare, e come le acque del mare formano la vita dei pesci, la guida, la difesa, il cibo, il letto, il palagio di questi pesci, tanto che se escono dal mare possono dire: “La nostra vita è finita perché abbiamo uscito dalla nostra eredità, dalla patria dataci dal nostro Creatore. Così queste onde altissime di fiamme, che uscivano da questi mari di fuoco, col divorare queste creature, volevano essere la vita, la guida, la difesa, il cibo, il letto, il palagio, la patria delle creature, e come esse escono da questo mare d’amore, tutto d’un colpo trovano la morte, ed il piccolo bambinello Gesù piange, geme, prega, grida e sospira ché non vuole che nessuno esca da queste sue fiamme divoratrici, perché non vuol vedere nessuno morire. Oh! se il mare avesse ragione, più che tenera madre rimpiangerebbe i suoi pesci che gli strappano dal mare, perché si sente strappare una vita che possiede e con tanto amore conserva, e con le sue onde si scaglierebbe contro chi ardisse di strappargli le tante vite che possiede, che formano la sua ricchezza, la sua gloria.

(2) “E se non piange il mare piango Io” dice Gesù, “nel vedere che mentre il mio Amore ha divorato tutte le creature, esse, ingrate, non vogliono far vita nel mio mare d’amore, ma strappandosi dalle mie fiamme si esiliano dalla mia Patria e perdono il palagio, la guida, la difesa, il cibo, il letto e anche la vita, come non debbo piangere? Sono uscite e create da Me, e divorate dalle mie fiamme d’amore che ebbi nell’incarnarmi per amore di tutte le creature. Come sento narrarmi i nove eccessi, il mare del mio Amore si gonfia, bolle e formando onde altissime strepita tanto che vorrebbe assordare tutti, affinché null’altro potessero sentire che i miei gemiti d’amore, i miei gridi di dolore, i miei singhiozzi ripetuti che dicono: “Non mi fate più piangere, diamoci il bacio di pace, amiamoci e saremo tutti felici, il Creatore e la creatura”.

(3) Gesù ha fatto silenzio ed in questo mentre vedevo il Cielo aperto e un raggio di sole scendere dall’alto, che fissandosi sopra di me illuminava quanti mi stavano d’intorno. Ed il mio sempre amabile Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia del mio Volere, questo raggio di sole che si ha fissato sopra di te è la mia Divina Volontà, che ti porta la vita del Cielo nell’anima tua. Com’è bello questo raggio di sole che non solo illumina te e ti porta la sua vita, ma chiunque a te si avvicina e si resta d’intorno, sente la vita della luce, perché essa come sole si allarga d’intorno, e dà a quelli che ti circondano il caldo bacio di luce, il suo respiro, la sua vita, ed Io mi sento felice dentro di te, nel vedere che la mia Divina Volontà si diffonde ed incomincia a battere la sua strada. Vedi, i mari d’amore che tu hai visto non sono altri che la mia Volontà operante, quando la mia Volontà vuole operare, i mari del mio Amore si gonfiano, bollono, formano le sue onde altissime che piangono, gemono, gridano, pregano, assordano. Invece quando il mio Fiat non vuole operare, il mare del mio Amore è calmo, solo mormora quietamente, è continuo il suo corso di gioia e di felicità inseparabile da Esso. Perciò tu non puoi comprendere la gioia che provo, la felicità che sento e l’interesse che prendo, d’illuminare, di porgere la mia stessa parola, il mio stesso cuore per chi si occupa di far conoscere la mia Divina Volontà, è tanto il mio interesse, che lo coinvolgo in Me, e straripando Io fuori di lui, prendo Io la parola e parlo Io stesso della mia Volontà operante nel mio Amore. Credi tu che sia il tuo confessore che parla in queste sere che sta parlando al pubblico sopra dei nove eccessi del mio Amore? son’Io che gli prendo il cuore fra le mie mani e lo faccio parlare”.

(5) Ma mentre ciò diceva si dava la benedizione, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia, ti benedico, tutto è felicità per Me quando si tratta di fare un mio atto sopra di chi possiede la mia Divina Volontà, perché se ti benedico la mia benedizione trova il posto dove mettere i beni e gli effetti che contiene la mia benedizione, se ti amo, il mio Amore trova nel mio Fiat in te il posto dove mettersi e svolgere la sua vita d’amore, perciò ogni cosa che faccio sopra di te, in te e con te, è una felicità che sento, perché so che la mia Divina Volontà tiene luogo per tutto ciò che ti voglio dare e virtù di moltiplicare i beni che ti do, perché Essa è la nostra faccendiera e si occupa di formare tante vite per quanti atti facciamo con la creatura dov’Essa regna”.

(7) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e riandando ai primi tempi della Creazione, per unirmi agli atti fatti del nostro padre Adamo nello stato d’innocenza, per unirmi con lui e seguire dove lui lasciò. Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(8) “Figlia mia, nel creare l’uomo diedi un universo visibile dove doveva spaziarsi, vedere le opere del suo Creatore fatte con tant’ordine e armonia, fatte per amor suo, ed in questo vuoto fare anche le opere sue. E come le diedi un vuoto visibile, così le diedi un vuoto invisibile, più bello ancora per l’anima sua, dove l’uomo doveva formare le sue opere sante, il suo sole, il suo cielo, le sue stelle, e facendo eco al suo Creatore, doveva riempire questo vuoto di tutte le opere sue. Ma siccome l’uomo scese dalla mia Divina Volontà per vivere nella sua, perdette l’eco del suo Creatore ed il modello di poter copiare le nostre opere. Quindi si può dire che non ci sono altro in questo vuoto che i primi passi dell’uomo, tutto il resto è vuoto, eppure dev’essere riempito, e perciò aspetto con tant’amore chi vive e deve vivere nel mio Volere, ché sentendo la potenza del nostro eco, e avendo presente i nostri modelli, si affretteranno a riempire questo vuoto invisibile, che con tanto amore diedi nella Creazione. Ma sai tu qual’è questo vuoto? La nostra Volontà, come diedi un cielo, un sole alla natura, così diedi il Cielo, il Sole del mio Fiat all’anima. E quando ti veggo mettere i tuoi passi appresso ai passi dell’Adamo innocente dico: “Ecco finalmente il vuoto della mia Divina Volontà incomincia a ricevere le prime conquiste e le prime opere della creatura”. Perciò sii attenta e segui sempre il tuo volo nel mio Voler Divino”.

 

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25-17

Dicembre 25, 1928

 

La festa che prepara la piccola figlia al bambino Gesù, come

lo rende felice. Adamo, primo sole. Esempio dell’artefice.

 

(1) Stavo pensando alla nascita del bambino Gesù, e lo pregavo che venisse a nascere nella povera anima mia. E per inneggiare e fargli corteggio nell’atto del suo nascere, mi fondevo nel Santo Divino Volere, e scorrendo in tutte le cose create, volevo animare il cielo, il sole, le stelle, il mare, la terra, e tutto col mio ti amo, volevo mettere tutte le cose create come in aspettativa nell’atto di nascere Gesù, affinché tutti gli dicessero ti amo e vogliamo il regno del tuo Volere sulla terra. Ora mentre ciò facevo, mi pareva che tutte le cose create si mettessero sull’attenti nell’atto di nascere Gesù, e come il caro bambino usciva dal seno della sua Mamma celeste, il cielo, il sole, e fin il piccolo uccellino, come tutti in coro dicevano: “Ti amo e vogliamo il regno della tua Volontà sulla terra”. Il mio ti amo nel Voler Divino scorreva in tutte le cose cui che la Divina Volontà teneva la sua vita, e perciò tutti inneggiavano alla nascita del loro Creatore, ed io vedevo il neonato bambino, che slanciandosi nelle mie braccia tutto tremante mi ha detto:

(2) “Che bella festa mi ha preparata la piccola figlia del mio Volere, com’è bello il coro di tutte le cose create che mi dicono ti amo e vogliono che regni la mia Volontà, chi vive in Essa tutto può darmi e può usare tutti gli stratagemmi per rendermi felice e farmi sorridere anche in mezzo alle lacrime, perciò Io stavo aspettandoti per avere una tua sorpresa d’amore, in virtù del mio Voler Divino. Perché tu devi sapere che la mia vita sulla terra non fu altro che patire, operare e preparare tutto ciò che doveva servire per il regno della mia Divina Volontà, che dev’essere regno di felicità e di possedimento, perciò i miei lavori allora avranno i loro pieni frutti e si cambieranno per Me e per le creature in dolcezze, in gioie ed in possesso”.

(3) Ora mentre ciò diceva mi è scomparso, ma dopo poco è ritornato dentro d’una cullina d’oro, vestito con una piccola vestitine di luce, e ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, oggi è la mia nascita e sono venuto per renderti felice con la mia presenza, mi sarebbe troppo duro non rendere felice in questo giorno chi vive nella mia Divina Volontà, non darle il mio primo bacio e dirti ti amo, come contraccambio del tuo, e stringendoti forte al mio piccolo cuore farti sentire i miei palpiti che sprigionano fuoco, che vorrebbero bruciare tutto ciò che alla mia Volontà non appartiene, ed il tuo palpito facendo eco nel mio mi ripete il tuo gradito ritornello: “La tua Volontà regni come in Cielo così in terra”. Ripetilo sempre se mi vuoi rendere felice e quietarmi il mio pianto infantile. Guarda, il tuo amore mi ha preparata la culla d’oro, e gli atti nella mia Divina Volontà mi hanno preparata la vestitine di luce, non ne sei contenta?”.

(5) Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Fiat Divino riandando nell’Eden, nei primi atti della creazione dell’uomo, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, Adamo, primo sole umano, investito dal nostro Volere, i suoi atti erano più che raggi di sole, che allungandosi e allargandosi dovevano investire tutta l’umana famiglia, in cui si dovevano vedere tanti in uno, come palpitanti in questi raggi, accentrati tutti nel centro di questo primo sole umano, i quali tutti dovevano tenere virtù di formare il loro sole senza uscire dal vincolo del primo sole, perché avendo principio la vita di ciascuno da questo sole, ciascuno poteva essere sole per sé stesso. Come fu bella la creazione dell’uomo. Oh! come superò tutto l’universo intero, il vincolo, l’unione di uno in tanti, era il più gran prodigio della nostra onnipotenza, cui la nostra Volontà una in sé doveva mantenere l’inseparabilità di tutti, la vita comunicativa e unitiva di tutti. Simbolo ed immagine della nostra Divinità, che siamo inseparabili, e che sebbene siamo tre Divine Persone, siamo sempre uno, perché una è la Volontà, una è la santità, una è la potenza nostra; perciò viene guardato da Noi l’uomo sempre come se fosse uno solo, ad onta che doveva tenere la sua generazione lunghissima, ma sempre accentrata nell’uno, era l’amore increato che veniva da Noi creato nell’uomo e perciò doveva dar di Noi e rassomigliarsi a Noi, e la nostra Volontà unica, agente in Noi, doveva agire unica nell’uomo per formare l’unità di tutti, ed il vincolo inseparabile di ciascuno. Perciò l’uomo col sottrarsi dal nostro Fiat Divino si deformò e disordinò, e non sentì più la forza dell’unità ed inseparabilità, né col suo Creatore né con tutte le generazioni, si sentì come un corpo diviso e spezzato nelle sue membra, che non possiede più tutta la forza del suo corpo intero. Ecco perciò vuole entrare di nuovo come atto primo nella creatura la mia Divina Volontà, per riunire le membra spezzate e dargli l’unità e l’inseparabilità come uscì dalle nostre mani creatrici. Noi ci troviamo nella condizione di un artefice che ha fatto la sua bella statua da far stupire Cielo e terra, l’artefice ama tanto questa statua che vi ha messo la sua vita dentro di essa, sicché ogni atto o movimento che essa fa, l’artefice sente in sé la vita, l’atto, il movimento della sua bella statua. L’artefice l’ama con amore di delirio, né sa distaccare il suo sguardo da essa, ma in tant’amore la statua riceve un incontro, urta e resta spezzata nelle membra e nella parte vitale che la teneva vincolata e unita con l’artefice, quale non sarà il suo dolore e che non farà costui per rifare la sua bella statua? Molto più che lui l’ama ancora, e all’amore delirante si è aggiunto l’amore dolorante. Tale si trova la Divinità a riguardo dell’uomo, è il nostro delirio d’amore e di dolore che vogliamo rifare la bella statua dell’uomo, e siccome l’urto successe nella parte vitale della nostra Volontà, che lui possedeva, ristabilita Essa in lui, la bella statua ci sarà rifatta ed il nostro amore resterà appagato. Perciò non voglio altro da te, che la mia Divina Volontà abbia la sua vita”.

(7) Poi ha soggiunto con uno accento più tenero:

(8) “Figlia mia, nelle cose create la Divinità non creava l’amore, ma le sfioriture della sua luce, della sua potenza, della sua bellezza, eccetera. Sicché si può dire che nel creare il cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare, la terra, erano le opere nostre che mettevamo fuori e le sfioriture delle nostre belle qualità. Solo per l’uomo questo prodigio grandissimo di creare la vita, e la vita del nostro amore medesimo, e perciò è detto che fu creato a nostra immagine e somiglianza. E perciò l’amiamo tanto, perché è vita e opera ch’è uscita da Noi, e la vita costa più che tutto”.

 

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25-18

Dicembre 29, 1928

 

Cieli e soli muti, cieli e soli parlanti. Come riprende la sua

Creazione. Come il Cielo non sarà più estraneo alla terra.

 

(1) Stavo seguendo il Fiat Divino nella Creazione per accompagnare i suoi atti, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, guarda, com’è bella la Creazione! che ordine, che armonia contiene, e per quanto bella, i cieli, le stelle, il sole, sono tutti muti, non hanno virtù di dire neppure una parola. Invece i cieli, le stelle, il sole, il vento imperante della mia Divina Volontà, sono tutti parlanti, e hanno una eloquenza tale, che nessun’altro può eguagliarle, l’angelo, il santo, il dotto, innanzi ai cieli della mia Volontà parlante, restano muti e si sentono ignoranti. Ma perché questi cieli e soli sono parlanti? Perché contengono la vita. Ma sai tu quali sono questi cieli e soli parlanti? Sono le conoscenze che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà. Essa non solo è vita, ma è la fonte, la sorgente e la vita di tutte le vite, perciò i cieli delle sue conoscenze non potevano essere muti. Quindi ogni conoscenza sul mio Fiat Divino è un cielo, un sole, è un vento distinto l’uno dall’altro, che avendo la virtù parlante e possedendo la Vita Divina, hanno virtù di produrre nuovi cieli e soli più belli, e venti più impetuosi, da investire i cuori, e col dolce suo gemito imperante farne conquiste. Vedi dunque figlia mia, come il mio amore ha superato l’amore che avemmo nella Creazione, nel manifestarti le tante conoscenze sulla mia Divina Volontà, perché in Essa un sol cielo, un sole, eccetera, bastò al nostro amore; perché volevamo sfoggiare di più sull’uomo parlante tutta la foga del nostro amore, e all’uomo parlante volevamo creare i cieli, i soli parlanti nel fondo dell’anima sua, ma col sottrarsi dal nostro Voler Divino mise un termine al nostro Amore, ed i cieli parlanti non ebbero più vita in lui, ma il nostro Amore non disse basta, al più fece sosta e aspettò; ma non potendo più contenersi riprese la sua creazione dei cieli e soli parlanti nella piccola figlia del mio Voler Divino. Guardali nel fondo dell’anima tua, tutte le mie conoscenze sul mio Fiat, tutti in ordine e armonia, e chi è cielo e parla, e forma l’altro cielo; chi è sole e parla, e mentre si fa luce e riscalda forma l’altro sole; chi è mare e forma le sue onde parlanti, e mentre parla forma l’altro mare, per investire con le sue onde parlanti tutto il mondo, e con la sua parola creatrice imporsi per farsi ascoltare, per portare in tutti il nuovo mare di pace e di gioia della mia Volontà; chi è vento e ora, col suo impero parla per atterrare i cuori più duri, e ora parla con le sue carezze per non incutere timori, ora parla con gemiti amorosi per farsi amare, e mentre parla forma altri venti e la sua parola corre per far conoscere la vita, la potenza del mio Divino Volere. Insomma tutte le mie conoscenze sopra di Esso sono nuova creazione più bella, più svariata della stessa Creazione, e molto più bella perché parlante, e la loro parola è la vita della mia Divina Volontà che porta alla creatura. Perciò mi sento felice nell’anima tua, perché sto in mezzo ai miei cieli, stelle e soli parlanti, ma la mia felicità si raddoppia quando fai il sacrificio di scrivere, perché veggo che questi cieli parlanti usciranno fuori, e la loro parola formerà nuovi cieli che porteranno la Vita del mio Fiat Divino in mezzo alle creature. Allora il Cielo non sarà più estraneo alla terra, perché questi cieli parlanti formeranno la nuova famiglia celeste sulla terra, e la loro parola metterà in comunicazione il Creatore e la creatura, i venti di queste conoscenze metteranno in comune le gioie segrete della Santissima Trinità, e rendendosi proprietaria della santità e felicità divina, tutti i mali scompariranno, ed Io avrò la gioia di vedere la creatura felice, come uscì dalle nostre mani creatrici”.

 

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25-19

Gennaio 1, 1929

 

Pagine della sua vita che formeranno un’epoca; strenna che

vuole Gesù. Circoncisione. Decisione da parte di Dio, e

aspetta la decisione da parte delle creature.

 

(1) Stavo pensando che cosa potevo offrire al bambinello Gesù come strenna del primo giorno dell’anno, non sarebbe buono dargli di nuovo la mia volontà come sgabellino ai suoi piedini, oppure come trastullo nelle sue piccole manine? Ma mentre ciò pensavo il mio piccolo Gesù si faceva vedere nel mio interno dicendomi:

(2) “Figlia mia, la tua volontà è già mia, né tu sei più padrona avendomela tante volte donata, ed Io la tengo ora come sgabello, ora come trastullo nelle mie mani e ora me la chiudo nel mio cuore come la più bella conquista e come gioia segreta che mi lenisce le mie tante pene. Vuoi sapere che vorrei in questo giorno per strenna? Tutti i tuoi atti che hai fatto in quest’anno nella mia Divina Volontà, questi atti saranno tanti soli che mi metterai d’intorno, ed Io oh! come ne sarò contento nel vedere che la piccola figlia del mio Voler Divino mi ha dato per strenna i tanti soli degli atti suoi, ed Io per contraccambio ti darò grazia di duplicare questi soli degli atti tuoi fatti nel mio Volere, per darti il campo di potermi offrire una strenna più bella e più ricca”.

(3) Poi ha soggiunto: “Figlia mia, ogni manifestazione che ti ho fatto sulla mia Divina Volontà, sono come una pagina della tua vita, e se tu sapessi quanti beni racchiudono queste pagine, ognuna di esse è una corrente tra il Cielo e la terra, è un sole di più che splenderà sul capo di tutti, queste pagine saranno portavoce della patria celeste, sono passi che fa il mio Voler Divino per avvicinarsi alle creature, perciò queste mie manifestazioni su di Esso, come pagine di vita, formeranno un’epoca per le future generazioni, nelle quali leggeranno il regno del mio Fiat, i tanti passi che ha fatto per venire in mezzo a loro ed i nuovi diritti che gli cedeva per farli rientrare nel regno suo. Le mie manifestazioni sono decreti, e allora mi muovo a manifestare una conoscenza quando voglio dare quel bene che manifesto. Perciò tutto ciò che ti ho detto sulla mia Divina Volontà, sono capitali divini che ho messo fuori, quindi saranno le pagine più belle della tua vita, che racchiuderanno la lunga storia della mia Volontà ed intrecciando la storia del mondo, formerà l’epoca più bella di tutti i secoli”.

(4) Dopo di ciò stavo pensando al dolore acerbo che soffrì il bambinello Gesù nella circoncisione, appena otto giorni nato e si sottopone ad un taglio sì doloroso, e Gesù movendosi nel mio interno ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, nella prima epoca della sua vita, Adamo, peccando, fece una ferita all’anima sua, donde uscì la mia Divina Volontà ed entrarono in ricambio le tenebre, le miserie, le debolezze, che formarono il tarlo a tutti i beni dell’uomo. Sicché se beni tiene senza della mia Divina Volontà, se pur ne tiene, sono beni tarlati, infraciditi, senza sostanza, quindi senza forza e senza valore. Ed Io che l’amo tanto, nei primi giorni della mia vita quaggiù volli sottopormi alla circoncisione, soffrendo un taglio durissimo, fino a strapparmi le mie lacrime infantili, ed in questa ferita Io aprivo le porte alla volontà umana, per farle rientrare di nuovo nella mia, affinché questa mia ferita risanasse la ferita dell’umana volontà e gli chiudesse di nuovo il mio Fiat Divino, il quale gli avrebbe tolto il tarlo, le miserie, le debolezze, le tenebre, e tutti i suoi beni, in virtù del mio Fiat onnipotente, resterebbero rifatti e ripristinati. Figlia, dacché fui concepito e dai primi giorni del mio nascere, Io mi occupavo del regno della mia Divina Volontà e come metterlo in salvo in mezzo alle creature, erano questi i miei sospiri, le mie lacrime, i miei singhiozzi ripetuti, le mie pene, dirette tutte per ristabilire il regno del mio Fiat sulla terra; perché sapevo che per quanti beni avrei dato, l’uomo non sarebbe stato mai felice, né posseduto pienezza di beni e di santità, né con la divisa della sua creazione che lo costituisce re e dominatore, è sempre l’uomo servo, debole, miserabile. Invece con la mia Volontà e col farla regnare in mezzo a loro, gli avrei dato in un sol colpo di fortuna tutti i beni, la sua reggia ed il suo dominio perduto. Sono passati circa venti secoli e non ho smesso, i miei sospiri durano ancora, e se tante conoscenze della mia Divina Volontà ti ho manifestato, non sono altro che le mie lacrime parlanti ed i caratteri incancellabili delle mie pene e sospiri, che formandosi parole si manifestano a te, per farti vergare sulla carta, coi modi più teneri e convincenti, ciò che riguarda il mio Voler Divino e come vuol regnare come in Cielo così in terra. Quindi la nostra parte Divina ha deciso con decreti incancellabili ed irremovibili, che la nostra Divina Volontà venga a regnare sulla terra, e non c’è chi ci sposta, e come segno di ciò abbiamo spedito dal Cielo l’esercito delle sue conoscenze, se ciò non fosse, non valeva la pena di mettere a repentaglio i tanti valori d’una Volontà Divina, come per tanti secoli sono stati nascosti all’uomo, così potevano continuare. Ora aspettiamo la parte delle creature, che temporeggiano ancora a decidersi, specie quelli che temporeggiano d’occuparsi di far conoscere i segreti del mio Voler Divino ed il gran bene delle sue conoscenze. Volontà umana quanto mi sei ingrata, aspetto la tua decisione per darci il bacio ed il regno che ti ho preparato, e tu temporeggi ancora? Figlia mia, prega e da parte tua non mettere nessun ostacolo ad un tanto bene che sarà lo sfoggio più grande del nostro amore”.

 

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25-20

Gennaio 6, 1929

 

Turba di gente che non è giunta a debita statura, perché uscita dalla eredità

del Fiat Divino. Dove c’è il Fiat Divino c’è la forza comunicativa dei beni divini.

 

(1) Continuo il mio solito abbandono nel Fiat Divino, e mentre seguivo i suoi atti, vedevo una turba di gente tutta di bassa statura, mal nutriti, malaticci, rachitici e alcuni piagati, in questa turba non c’era né freschezza infantile, né bellezza d’età giovanile, né dignità d’uomo maturo, sembravano un’accozzaglia di gente senza regime, senza cibi sufficienti, affamati; e se mangiavano non si saziavano mai, quanta compassione destava questa grande turba, che pareva che fosse quasi tutto il mondo intero. Io non sapevo chi fossero, né il significato di natura, che nessuno avevano raggiunto la loro debita statura, ed il mio amato Gesù sospirando è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che turba infelice, essa non è altro che la grande turba uscita dalla paterna eredità datogli dal loro Celeste Padre, poveri figli senza eredità paterna, non hanno le loro terre dove starsi al sicuro, non hanno cibi sufficienti per nutrirsi e sono costretti a vivere di latrocini e di rapina, e di cibi senza sostanza, e perciò le riesce quasi difficile di crescere a debita statura, perché le loro membra non hanno forza sufficiente per svilupparsi, e perciò sono rachitici, infermi, affamati, senza mai saziarsi, tutto ciò che prendono non si adatta alla loro crescenza, perché non sono cibi adatti e stabiliti per essi, né della loro eredità. Figlia mia, l’eredità data dal mio Celeste Padre a questa turba di gente era la mia Divina Volontà, in Essa dovevano trovare cibo per crescere a debita statura, aria balsamica per renderli sani e forti, la quale doveva dipingere sul volto la freschezza infantile, la bellezza giovanile e la dignità e grazia dell’uomo maturo, non c’era bene che questa eredità non possedeva, cui l’uomo doveva essere il padrone e tenere a sua disposizione tutti i beni che voleva nell’anima e nel corpo. Onde come l’uomo uscì dall’eredità della mia Divina Volontà, non trovò più le cose a sua disposizione, non fu più padrone, ma servo, ed è costretto a vivere di stenti, come può crescere a debita statura? Ecco perciò aspetto con tanto amore la turba di chi deve vivere nella nostra eredità del Fiat Divino. Essa ci formerà la bella turba di giusta statura, bella e fresca, che sarà nutrita di cibi sostanziosi che li renderà forti e sviluppati e formeranno tutta la gloria della nostra opera creatrice. Il nostro dolore è grande nel guardare questa turba infelice e deformata, e nel nostro dolore ripetiamo: “Ah! non uscì dalle nostre mani creatrici inferma, senza bellezza e freschezza l’opera nostra, ma era un’amore solo guardarla, anzi ci rapiva, tanto era bella”. Ma mentre ciò diciamo il nostro Amore si gonfia e vuole straripare fuori, e vuol mettere in via il nostro Voler Divino per farlo regnare in mezzo alle creature, per farci ripristinare bella e graziosa l’opera nostra, come uscì dalle nostre mani creatrici”.

(3) Onde seguivo a pensare al Fiat Supremo, e oh! quante cose comprendevo sopra di Esso, mi pareva di vederlo tutto maestà, tutto luce, sboccando felicità, fortezza, santità, amore, e questi sbocchi formavano mari interminabili che volevano versarsi sopra delle creature, ma ahimè! esse non si davano pensiero di riceverli, e questi mari restavano sospesi sul loro capo. Ma mentre la mia mente era immersa nel Fiat Divino, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, dove c’è il mio Voler Divino c’è la forza comunicativa di tutti i beni divini, e come onde impetuose scorrono sulla creatura che lo possiede i nostri sbocchi di felicità, di luce, di fortezza, eccetera, e tiene virtù di cambiare natura alle cose più dure, più dolorose, più amare, dove c’è il mio Fiat Divino le cose più dure si fanno morbidissime, i dolori si cambiano in gioie, le amarezze in dolcezze, la terra si fa Cielo, i sacrifici conquiste. Il tuo esempio è più che bastante per convincerti di ciò che ti dico, vedi, se non ci fosse in te il mio Volere, inchiodata come sei, per sì lunghi anni dentro d’un letto, senza vedere e godere né sole, né aria, né piacere di terra, anzi puoi dire che non la conosci, saresti stata la più infelice creatura, oh! come ti sarebbe stato duro e amaro il tuo stato. Invece il mio Fiat Divino, possedendo la sorgente della felicità, sboccando sopra di te e scorrendo fin nelle midolle delle tue ossa, ti comunica la sua felicità, e con la sua fortezza ti addormenta tutti i mali e ti rende felice, e se tu sapessi come Io sono contento nel vederti felice? E poi aggiungi vederti felice, non in uno stato di piacere, di divertimento, ma confinata dentro d’un letto, questo mi rapisce, mi fa dare in smanie d’amore, mi tira tanto a te, e nel mio delirio d’amore ti dico: “Oh! prodigio del mio Fiat Divino, che mi rende felice la figlia mia in uno stato che il mondo avrebbe gridato infelicità, sventura, e forse non mai vista ed intesa. Invece col mio Voler Divino è la più felice delle creature, la più pacifica, la dominatrice di sé stessa, perché dentro di essa scorre la vena della felicità del mio Fiat, che tutte le cose sa convertire in gioie e felicità senza fine”. Figlia mia, è l’unico mio contento veder felice la creatura, e siccome quello che la rende infelice è l’umano volere, tolto questo tutte le infelicità finiscono, né hanno più ragione d’esistere, ma quello che fa morire tutte le infelicità umane è la sola mia Volontà, innanzi ad Essa tutti i mali si sentono morire, Essa è come il sole che sorge il mattino, che tiene virtù di mettere in fuga le tenebre della notte, le tenebre innanzi alla luce muoiono, né hanno più diritto d’esistere. Così è della mia Divina Volontà”.

 

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25-21

Gennaio 13, 1929

 

I profeti; come il regno della Redenzione e quello del Fiat si danno la mano.

Necessità che si conosca ciò che riguarda il regno della Divina Volontà.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro negli atti del Fiat Divino, e giunta al punto di accompagnare i profeti quando il Voler Divino si manifestava a loro, il come ed il quando della venuta del futuro Redentore, ed i profeti lo sospiravano con lacrime, preghiere e penitenze, ed io facendo mio tutto ciò che loro facevano, essendo tutto questo frutti dell’eterno Fiat Divino, l’offerivo per impetrare il suo regno sulla terra, ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando un bene è universale e che deve e può portare bene a tutti, è necessario che popoli interi, e se non in tutti, in gran parte sappiano il bene che devono ricevere, e con le preghiere, sospiri, desideri e opere impetrino un tanto bene, in modo da restare primo concepito il bene che vogliono nelle menti, nei sospiri, nei desideri, nelle opere, e fin nei cuori, e poi le viene dato in realtà il bene che sospiravano. Quando un bene che si deve ricevere è universale, ci vuole la forza del popolo per impetrarlo, invece quando è individuale o locale può bastare uno per ottenere l’intento. Quindi prima di venire sulla terra e di restare concepito nel seno della Sovrana del Cielo, posso dire ch’ero concepito nelle menti dei profeti, ed Io confermavo e avvaloravo questa specie di concepimento in loro con le mie manifestazioni del quando e del come dovevo venire sulla terra per redimere il genero umano. Ed i profeti, fedeli esecutori delle mie manifestazioni, facevano da trombettieri, manifestando con le loro parole ai popoli ciò che Io avevo manifestato della mia venuta sulla terra e concependomi nelle parole di essi facevano volare di bocca in bocca la notizia che il Verbo voleva venire sulla terra, e con ciò non solo restavo concepito nella parola dei profeti, come pure restavo concepito nella parola del popolo, in modo che tutti ne parlavano, e pregavano e sospiravano il futuro Redentore. E quando fu diffusa nei popoli la notizia della mia venuta sulla terra, e un popolo quasi intero con a capo i profeti, pregavano, sospiravano con lacrime e penitenze restando nella volontà di essi come concepito, allora feci venire a vita la Regina in cui dovevo in realtà concepire, per fare l’ingresso in un popolo che da quaranta secoli mi sospirava e desiderava. Qual delitto non avrebbero commesso i profeti se avessero occultato, nascosto in loro stessi, le mie manifestazioni sulla mia venuta, avrebbero impedito il mio concepimento nelle menti, nelle preghiere, parole e opere del popolo, condizione necessaria per poter Iddio concedere un bene universale, qual’era la mia venuta sulla terra.

(3) Ora figlia mia, il regno della Redenzione ed il regno del mio Fiat Divino si danno la mano, ed essendo anch’esso un bene universale, che volendo, tutti possono entrare in esso, è necessario che la sua notizia la sappiano molti e resti concepito nelle menti, nelle parole, nelle opere e cuori di molti, affinché si dispongano con le preghiere, coi desideri e con una vita più santa, a ricevere il regno della mia Divina Volontà in mezzo ad essi, se la notizia non si divulga, le mie manifestazioni non fanno le trombettieri né volano di bocca in bocca le conoscenze sul mio Fiat Divino che formeranno il concepimento di Esso nelle menti, preghiere, sospiri e desideri delle creature, il mio Voler Divino non farà l’ingresso trionfale di venire a regnare sulla terra. Quanto è necessario che le conoscenze sul mio Fiat si conoscano, non solo, ma che si faccia conoscere che la mia Divina Volontà vuole già venire a regnare come in Cielo così in terra in mezzo alle creature, ed ai sacerdoti come novelli profeti tocca a loro il compito, e con la parola, e con lo scritto, e con le opere, fare da trombettieri per far conoscere ciò che riguarda il mio Fiat Divino, né sarà meno il loro delitto se i profeti avessero nascosto la mia Redenzione, col non occuparsi per quanto possono di ciò che riguarda la mia Divina Volontà, saranno loro causa che un tanto bene non sia né conosciuto né ricevuto dalle creature, e soffocare il regno della mia Divina Volontà, tener sospeso un bene sì grande che non vi è altro simile ad esso, non è forse un delitto? Perciò ti raccomando da parte tua non omettere nulla e prega per quelli che si devono occupare per far conoscere un tanto bene”.

(4) Poi ha soggiunto con un accento più tenero e afflitto: “Figlia mia, era questo lo scopo per cui permettevo la necessità della venuta del sacerdote, affinché tu deponessi in loro come sacro deposto tutte le verità che ti ho detto sul mio Fiat Divino, e loro fossero attenti ed esecutori fedeli di ciò che Io voglio, cioè, che facciano conoscere il regno della mia Divina Volontà, sii certa che non avrei permesso la loro venuta se non fosse per compire i miei grandi disegni sulle sorti dell’umana famiglia. E come nel regno della Redenzione lasciai la mia Mamma Regina in mezzo agli apostoli, affinché insieme con Lei e aiutati e guidati da Essa potessero dare il principio al regno della Redenzione, perché la Sovrana Celeste ne sapeva più di tutti gli apostoli, era la più interessata, si può dire che lo teneva formato nel suo materno cuore, quindi poteva benissimo istruire gli apostoli nei dubbi, nel modo, nelle circostanze. Era il vero sole in mezzo ad essi, bastava una sua parola per fare che i miei apostoli si sentissero forti, illuminati e raffermati. Così per il regno del mio Fiat Divino, avendo messo in te il deposito di esso, ti tengo ancor nell’esilio, affinché come novella madre, potessero i sacerdoti attingere da te ciò che può servire di luce, di guida, di aiuto per dar principio a far conoscere il regno della mia Divina Volontà, e vedendo il poco interessamento, se sapessi quanto ne soffro. Perciò prega, prega”.

 

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25-22

Gennaio 20, 1929

 

Come la Creazione è un esercito divino.

Dove c’è il Divino Volere c’è vita perenne.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Fiat Divino, e seguendo gli atti suoi che fece in tutta la Creazione, volevo dare la gloria al mio Creatore che ciascuna cosa creata conteneva, perché ad onta che ogni cosa creata è gloriosa, nobile, santa, d’origine divina, perché formata dal Fiat creatore, però ogni cosa possiede una proprietà distinta l’una dall’altra, in modo che ciascuna dà la gloria sua a Colui che l’ha creata. Onde mentre la mia piccola e povera intelligenza si perdeva nella Creazione, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni cosa creata tiene il suo ufficio speciale, a secondo come Iddio le ha create, e tutte mi sono fedeli nell’ufficio che ciascuna possiede, dandomi gloria continua e distinta l’una dall’altra, la Creazione è il mio esercito divino, unita ed inseparabile mentre sono distinte, e tutte corrono senza mai fermarsi al solo scopo di glorificare il loro Creatore. E’ come un esercito: Chi la fa da generale, chi da capitano, chi da ufficiale e chi da piccolo soldato, tutti intenti a servire il re, ciascuno al suo posto in perfetta ordinanza e fedeli all’esercizio di ciascun ufficio. Possedendo ciascuna cosa creata un’atto di mia Volontà Divina, ciò le basta per mantenersi al loro posto in ordine perfetto, sempre belle e sempre nuove ed in atto di glorificare Colui che le creò. Dove c’è la mia Volontà Divina c’è vita perenne, armonia e ordine, fermezza incrollabile, senza che nessun evento possa spostarla dal suo posto, e tutti felici nell’ufficio che ciascuno possiede. Tale sarebbe stato l’uomo se la volontà umana non me l’avessi strappato dalla mia Volontà, un bello esercito tutto ordinato e ciascuno nel suo ufficio, felice ed in atto sempre di glorificarmi, e mentre glorificava il suo Creatore, restava lui glorificato. Perciò voglio che il mio Fiat Divino ritorni a regnare in mezzo alle creature, perché voglio il mio esercito, tutto ordinato, nobile, santo e con l’impronta della gloria del loro Creatore”.

 

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25-23

Febbraio 3, 1929

 

Riconoscere la Creazione e Redenzione è riconoscere il dominio divino.

Stretti legami che ci sono tra il Cielo e chi vive nella Volontà Divina.

E come chi vive in Essa è tutto un pezzo.

 

(1) La mia povera e piccola anima mia nuota nel mare amarissimo della privazione del mio dolce Gesù, e sentendomi quasi priva di Lui, mi sento più che mai di sospirare la mia patria celeste. Oh! come è amara la terra senza di Gesù, insieme con Lui è più sopportabile, ma senza di Lui non si può vivere affatto. E se non fosse che vicino al mare della sua privazione scorre più esteso il mare del Fiat Divino, che con la sua luce attutisce in parte l’acerbità ed intensità del dolore della privazione di Gesù, chi sa da quanto tempo avrei, per la forza del dolore, preso il volo nelle regioni celesti, ma Fiat! Fiat! Onde stavo seguendo il mio giro nella Creazione e Redenzione, richiamando nella mia mente tutti gli atti fatti da Dio per seguirli, dando per ciascun atto gli omaggi, l’adorazione, l’amore, il ringraziamento. Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, col richiamare gli atti della Creazione e Redenzione per seguirli e onorarli e conoscerli, la creatura non fa altro che riconoscere il dominio divino in tutte le cose, ed il mio Divino Volere si sente dare i suoi onori, gli omaggi a Lui dovuti, e attirato vi forma il suo regno in mezzo alle creature”.

(3) Dopo ciò mi sentivo che non ne potevo più senza di Gesù, le forze mi mancavano, ero talmente abbattuta, che se le mie interne pene si potessero vedere, avrei fatto piangere Cielo e terra per compassione, ma credo che il Fiat Divino, come con la sua Luce mi eclissa il mio dolce Gesù, così mi eclissa le mie pene, in modo che nessuno sa nulla del mio duro martirio, è un segreto che passa solo tra me, Gesù ed il Santo Voler Divino, tutti gli altri nessuno ne sanno nulla, e guardandomi sotto la pioggia della Luce del Fiat, forse mi credano la più felice delle creature. Oh! potenza della Divina Volontà! che sai cambiare le cose, e dove sei Tu fai vedere tutto bello e buono, anzi con la tua luce imperli le pene e le fai vedere come perle rare e preziose che racchiudono dentro mari di gioia e di felicità, quanto ne sai fare, oh! Volontà Divina, sotto il tuo impero di luce non si può fare altro che tacere, amarti e seguirti. Ma mentre la mia piccola mente si perdeva nella sua luce e sotto l’incubo tremendo della privazione di Gesù, appena me l’ho sentito muovere nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere, tutto il Cielo è fisso sopra di te, e sentono dalla forza irresistibile del mio Fiat tale immedesimazione con te, che non possono fare a meno di guardarti, amarti e concorrere a tutti gli atti tuoi. Tu devi sapere che gli angeli, i santi, la Sovrana Regina, sono tutto un pezzo, non altro sono l’essere di loro, che un’atto solo di Divina Volontà, quindi non si vede altro in ciascuno di essi che Volontà Divina, il pensiero, lo sguardo, la parola, l’opera, il passo, sicché non si vede altro che Fiat! Fiat!, e questo costituisce tutta la pienezza della felicità di tutti i santi. Ora, chi fa e vive nella mia Volontà in terra, è simile agli abitatori del Cielo, cioè tutto un pezzo, e forma un solo pezzo con loro, in modo che se l’anima viatrice pensa, i santi pensano insieme, se ama, se opera, amano e operano insieme, passano tali legami tra lei ed il Cielo, da formare un solo atto tutti insieme di mia Volontà. Tanto, che tutti gli abitatori celesti stanno alla vedetta per vedere ciò che fa la creatura in terra per fare che nulla le sfuggisse. La mia Divina Volontà dove regna tiene il suo Cielo e tiene virtù di rapire il Cielo in terra e la terra in Cielo, e di formarne una sola cosa. Perciò coraggio, non ti avvilire, pensa che hai che ci fare con un Voler Divino, e ciò dovrebbe renderti contenta”.

 

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25-24

Febbraio 10, 1929

 

Chi vive nel Voler Divino gli presta il suo nulla sgombrato, dove

il Fiat se ne serve di spazio per esercitare la sua creazione.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire tutti gli atti che il Fiat Divino ha fatto e sta continuando in essa, non solo, ma la mia povera mente andava rintracciando tutto ciò che il Voler Divino aveva fatto in Adamo ed in tutte le generazioni, prima e dopo la Redenzione. Mi pareva che tutti gli atti fatti dalla Divina Volontà, tanto nella Creazione quanto nelle creature, erano più che soli cui io dovevo seguire, abbracciare e farli miei, e sebbene ciò facevo, il mio povero cuore non poteva fare a meno di sentire le torture della privazione del mio sommo bene Gesù. E Lui movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, in chi vive nella mia Divina Volontà e ne segue i suoi atti, il mio Fiat continua la sua creazione, ed in ogni atto suo che segue, Esso si atteggia in atto di formare le sue creazioni, e allora il mio Fiat Divino è contento quando vede nell’anima che vive in Esso tutti schierati e ordinati tutti gli atti suoi, come una nuova creazione, e quindi un nuovo cielo, un nuovo sole, un mare più bello, una fioritura più sorprendente. E poi siccome l’atto di creare l’uomo fu il più bello, il più tenero, fatto in una foga d’amore, il più intenso, vuole ripetere sopra della creatura che vive nel mio Volere gli atti che facemmo nell’atto di creare l’uomo, ed oh! come il mio Fiat si mette in festa nel ripetere gli atti suoi, perché solo in chi vive in Esso può tenere il suo atto di sempre creare cose che ha fatto e cose nuove, perché l’anima gli presta il suo nulla sgombrato, dove il mio Volere se ne serve di spazio per creare ciò che vuole, quasi come se ne servì del vuoto dell’universo per stendere il cielo, creare il sole, mettere i limiti al mare, per dar luogo alla terra di formare le sue belle fioriture. Ed è questa la causa perché tu giri negli atti del mio Fiat, e nella tua mente passano come tante onde di luce, nelle quali tu segui e ti senti impressa in te, come tante scene, la creazione, l’uomo in atto di essere creato, la Regina del Cielo in atto di essere concepita, il Verbo che scende e tanti altri atti fatti dal mio Volere e la potenza del mio Fiat creatore, che vuol sempre fare, sempre dare, senza mai cessare. Perciò sii attenta che si tratta di troppo, niente meno devi stare in atto di subire l’atto continuato del mio Voler creante. Esso non si sentirà d’aver compiuto il suo lavoro in te se non vede tutti gli atti suoi racchiusi nell’anima tua come attestato e trionfo del suo regnare in te. Perciò tutta la sua attenzione è guardare se tutti gli atti suoi tengono la vita in te, e sai come vengono creati questi atti in te? Tu col richiamarli, col riconoscerli e amarli, ed il mio Volere col pronunziare il suo Fiat sul tuo richiamo e sul tuo amore, forma la vita degli atti suoi in te. Ed è tanta la continuità del suo lavoro in te, che non si ferma neppure nel vederti torturata dal dolore della mia privazione, perché tiene molto da fare, e perciò passa avanti, ed Io lo lascio fare, perché tu ed Io tutto dobbiamo al nostro Volere cedergli il primato, per il giusto trionfo della sua causa, per dargli il campo di formare il suo regno”.

 

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25-25

Febbraio 17, 1929

 

L’anima che vive nel Divino Volere è

inseparabile da Esso. Esempio della luce.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti del Fiat Divino, ma con una oppressione che mi toglieva la vita per le solite privazioni del mio dolce Gesù. Tutto era stento e amarezza indicibile, mi sembrava che quella Divina Volontà che mi dava la vita e che possiede mari immensi di luce, di gioia, di felicità senza termine, per me era attraversata da nubi d’oppressione e d’amarezze per le privazioni di Colui che avendo vissuto e cresciuto tanto tempo insieme, ora la sua assenza mi forma le nubi per amareggiarmi la luce e la felicità della sua stessa Divina Volontà. Oh! Dio, che pena! Ma mentre seguivo gli atti del Fiat Divino in questo stato, il mio amato Gesù movendosi appena nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non ti opprimere troppo, tu devi sapere che chi vive nella mia Divina Volontà è inseparabile da Essa e da Me. Lei è simile alla luce, la quale contiene luce, calore e colori, i quali sebbene distinti tra loro, però sono inseparabili, la luce non può né stare, né può aver vita senza del calore, il calore non può aver vita senza della luce, ed i colori vengono formati dalla forza della luce e del calore, l’uno non può stare senza dell’altro, una è la vita, una è la forza. La luce, il calore ed i colori, incominciano la vita insieme, la continuano senza mai separarsi, e se devono morire, tutti d’un colpo finiscono la vita. Tale è l’inseparabilità dell’anima che vive nella mia Divina Volontà, lei è inseparabile da Me e da tutti gli atti del mio Fiat Divino, essa entra nella vita della luce e del calore del mio Voler Divino e acquista la vita della sua luce e del suo calore, e siccome il suo atto incessante si può chiamare la molteplicità ed infinità dei suoi atti, colori che produce la mia Divina Volontà, l’anima forma un solo atto con Essa. Tu devi sapere ch’è tale e tanta l’inseparabilità di chi vive nel mio Divino Volere, che quando l’eterna sapienza creava il cielo, il sole, e tutto l’universo, tu eri insieme con Me e scorrevi nel mio Fiat Divino come luce, calore e colori; mi sarei ben guardato di fare un’atto solo di mia Volontà senza la mia piccola figlia o di chi vive in Essa, sarebbe come se mi mancasse la forza della luce, del calore e dei colori, questo non mi può mancare, e perciò sei inseparabile da Me, perciò coraggio e non ti opprimere”.

(3) Ond’io nel sentire ciò gli ho detto: “Amor mio, se ciò fosse, che in tutti gli atti della tua Divina Volontà c’entro io in mezzo, Adamo prima di peccare possedeva il tuo Fiat, sicché quando lui peccò anch’io ci stavo e questo mi dispiacerebbe”. E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che nella mia Divina Volontà c’è l’atto permissivo e l’atto voluto, nella caduta di Adamo ci fu l’atto permissivo, ma non voluto da Essa; e nell’atto permissivo, la luce, il calore e molteplicità dei colori della mia Divina Volontà si mettono da parte e restano intangibili senza mischiarsi nell’atto umano, invece nel voluto formano un solo atto e una sol cosa. Resta macchiata la luce del sole perché passa sulle immondezze? Certo che no, la luce resta sempre luce e l’immondezze restano immondezze. Anzi la luce trionfa di tutto e resta intangibile a tutto, sia che la calpestino, sia che investa le cose più sporche, perché nella sua vita di luce non entrano cose estranee alla luce. Più che sole è la mia Divina Volontà, Essa, come luce, scorre in tutti gli atti umani, ma resta intangibile di tutti i mali delle creature, e solo entra in Essa chi vuol essere luce, calore e colori, tutto il resto non l’appartiene, cioè chi vuol vivere solo e sempre della sua Divina Volontà. Perciò puoi star sicura che tu non entrasti nella caduta di Adamo, perché non fu la sua caduta un’atto di luce, ma di tenebre, le quali una fugge l’altra”.

 

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25-26

Febbraio 22, 1929

 

Come quando scrive il Voler Divino si fa attore, dettatore e spettatore.

Ordine ordinario e straordinario che tiene la Divinità nella Creazione.

 

(1) Stando nella massima amarezza della privazione del mio dolce Gesù, stavo scrivendo ciò che sta scritto di sopra, e sebbene lo facevo con uno sforzo incredibile, dato lo stato in cui mi trovavo, ma pure lo volevo fare, per dargli come un’ultimo attestato d’omaggio a quel Fiat che con tanto amore si era meco manifestato, e ora, ancorché tanto scarseggia nel suo dire, non voglio che le piccole goccioline di luce che mi manifesta vadano sperdute. Chi sa, pensavo tra me, che non sia l’ultima gocciolina di luce che metto sulla carta? Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù è uscito da dentro il mio interno e gettandomi le braccia al collo mi ha stretto forte forte nelle sue braccia e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non appena ti sei messa a scrivere, mi sono sentito tirare talmente forte, che non ho potuto resistere, in modo che straripando da te il mio Fiat, mi ha messo fuori per dirigere, mentre tu scrivi, ciò che ti ho manifestato sul mio Voler Divino, questo è un impegno, è diritto sacro e divino che Esso tiene di fare l’attore, il dettatore e lo spettatore mentre tu scrivi, affinché tutto fosse luce e verità sorprendenti, in modo da poter conoscere a chiare note i caratteri divini della mia Volontà. Credi tu che sia tu che scrivi, no, no, tu non sei altro che la parte superficiale; la sostanza, la parte primaria, il dettatore è la mia Divina Volontà, e se tu potessi vedere la tenerezza, l’amore, le ansie con cui verga la sua Vita il mio Fiat su queste carte, tu ne morresti crepata d’amore”.

(3) Detto ciò si è ritirato nel mio interno, ed io come riavendomi dall’incanto di Gesù continuai a scrivere, ma mi sentivo tutta luce, tutto suggerirmi, imboccarmi le parole, io non so dire quello che provavo nello scrivere. Onde, dopo finito di scrivere mi sono messa a pregare, ma col chiodo nel cuore, chi sa quando Gesù sarebbe ritornato di nuovo e mi lamentavo perché non mi porta ancora al Cielo? Quindi ricordavo le tante volte che mi aveva ridotta in fin di vita, come se stessi in atto di varcare le porte del Cielo, e mentre stavano in atto di aprirsi per ricevermi nel beato soggiorno, l’ubbidienza s’era imposta sulla mia povera esistenza e facendomi chiudere le porte ero costretta di nuovo a rimanermi nel duro esilio della vita. Oh! come sebbene santa è crudele e quasi tiranna la benedetta ubbidienza in certe circostanze. E pure pensavo tra me: “Vorrei saperlo se è stata l’ubbidienza o pure non era giunto il punto finale della mia esistenza quaggiù”. Ma mentre ciò pensavo e tant’altre cose si aggiravano nella mia mente, con un’amarezza indicibile che pareva che mi attossicava, il mio Sommo Bene Gesù, la cara mia Vita mi ha sorpresa e facendosi vedere di nuovo mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che nella nostra Divinità c’è l’ordine ordinario per tutta la Creazione, e questo non viene spostato per qualunque incidente né un punto, né un minuto primo, né un minuto dopo, la vita quando è stabilito da Noi finisce, siamo immutabili a questo riguardo. C’è anche in Noi l’ordine straordinario, e siccome siamo padroni delle leggi di tutta la Creazione, teniamo il diritto di mutarle quando vogliamo. Ma se le mutiamo ci deve entrare dentro una grande gloria nostra e un bene grande a tutta la Creazione, né per cose piccole mutiamo le nostre leggi. Ora figlia mia, tu sai che l’opera più grande è stabilire il regno della mia Volontà Divina sulla terra, farlo conoscere, non c’è bene che la creatura possa ricevere se non lo conosce, che maraviglia dunque è la tua se abbiamo ceduto all’ubbidienza per non farti morire? Molto più che tu per il connesso che tieni col mio Fiat Divino entri nell’ordine straordinario, ed essendo ciascuna conoscenza del mio Voler Divino tante Vite Divine uscite dal nostro seno, ci voleva il sacrificio della tua vita per riceverle e la privazione dello stesso Cielo, dal quale ti strappava l’ubbidienza. Oltre di ciò, essendo la mia Divina Volontà, le sue conoscenze, il suo regnare, non solo il più gran bene alla terra, ma la gloria completa a tutto il Cielo, tutto il Cielo pregava che cedessi alle preghiere di chi ti comandava, ed Io per riguardo del mio Volere, mentre ti aprivo le porte, cedevo alle loro preghiere. Credi tu che Io non conosco il tuo grande sacrificio, il tuo martirio continuato di starti lontana dalla patria celeste, e solo per compiere il mio Volere in chi ti veniva comandato? Che questo sacrificio mi ha strappato le tante vite delle conoscenze del mio Fiat. E poi ci voleva un’anima che conoscessi il Cielo e come si fa la mia Volontà Divina nel celeste soggiorno per poter affidare i suoi segreti, la sua storia, la sua vita, che apprezzandoli ne facesse vita propria e pronta a mettere la sua vita per fare che altri potessero conoscere un sì gran bene”.

(5) Gesù ha fatto silenzio ed io sentendomi sofferente mi lamentavo e rimproveravo Gesù che non mi portava al Cielo, e Lui:

(6) “Coraggio figlia mia, quasi poco resta per gli scritti sul mio Fiati Divino, lo stesso mio silenzio dice che sto per compire le grandi manifestazioni del Vangelo del regno della mia Divina Volontà. Ciò feci nel regno della Redenzione, gli ultimi giorni della mia vita non aggiunsi altro, anzi mi nascosi, e se qualche cosa dissi era ripetizione per confermare ciò che avevo detto, perché era sufficiente ciò che avevo detto per fare che tutti potessero ricevere i beni d’essere redenti, restava a loro farne profitto. Così sarà del regno della mia Divina Volontà, quando avrò detto tutto, in modo che nulla può mancare per poter ricevere il bene di conoscerlo e per poter possedere tutti i suoi beni, allora non avrò più interesse di tenerti sulla terra, resta a loro farne profitto”.

 

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25-27

Febbraio 27, 1929

 

Come tutti i santi sono gli effetti della Divina Volontà,

invece chi vivrà in Essa ne possederà la vita.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Supremo è continuo, e mentre cercavo di seguire per quanto potevo gli atti del Voler Divino, abbracciando tutto e tutti, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Creazione tutta, tutti i santi, non sono altro che gli effetti della mia Divina Volontà, Essa, se parla crea e forma le opere più belle, ogni suo piccolo moto sono profumi di prodigi che getta sulle creature, il suo più piccolo alito vi getta varietà di bellezze sopra di chi lo riceve, vera immagine del sole, che solo che investe la terra, col suo tocco di luce dà le tante varietà dei colori, di dolcezza a tutte le piante. Nessuno può negare che solo che si fa toccare dalla sua luce, non ha ricevuto il bene che essa contiene. Più che sole è la mia Divina Volontà, ancorché si facciano solo toccare, il suo tocco miracoloso deve produrre un bene, che profumandolo e riscaldandolo con la sua luce, gli farà sentire i suoi benefici effetti di santità, di luce e d’amore. Ora, gli effetti del mio Fiat sono dati a chi fa la mia Divina Volontà, chi adora le sue disposizioni, chi con pazienza sopporta ciò che Essa vuole, facendo così, la creatura riconosce che c’è questa Volontà Suprema, ed Essa, vedendosi riconosciuta, non gli nega i suoi mirabili effetti. Invece per chi deve vivere nel mio Divino Volere, deve possedere in sé tutta la Vita e non gli effetti soli, ma la Vita con tutti gli effetti del mio Fiat Divino. E siccome non c’è santità passata, presente e futura che la mia Divina Volontà non sia stata la causa primaria, di formare tutte le specie di santità che ci sono, quindi Essa ritiene in sé tutti i beni ed effetti di santità ch’è uscita, perciò l’anima che vivrà nel mio Volere, possedendo la sua Vita con tutti i suoi effetti, si vedrà in essa tutte le santità uscite insieme, lei potrà dire: “Gli altri hanno fatto una parte della santità, io invece ho fatto tutto, ho racchiuso tutto in me, ciò che ciascun santo ha fatto”. Quindi si vedrà in essa la santità degli antichi, quella dei profeti, quella dei martiri, si vedrà la santità dei penitenti, le santità grandi e le piccole, non solo, ma si vedrà tutta la Creazione pennellata in lei. Perché la mia Divina Volontà niente perde con l’uscire le sue opere, anzi, mentre le mette fuori le ritiene in sé come fonte primaria. Perciò chi vive in Essa, non c’è cosa che ha fatto o farà il mio Divino Volere che non terrà in possesso. Quale incanto e stupore non sarebbe se una creatura potesse racchiudere dentro di sé tutta la sfera del sole con tutta la sua luce, chi non direbbe che lei contiene tutti gli effetti, i colori, la dolcezza, la luce che il sole ha dato e darà a tutta la terra e a tutte le grandi e piccole piante? Se ciò potrebbe essere, stupirebbero Cielo e terra, e tutti riconoscerebbero che ciascuno dei loro effetti che posseggono sono racchiusi in quella creatura che possiede la sfera del sole, che n’è la vita con tutti i suoi effetti. Ma umanamente parlando ciò non potrebbe succedere, perché la creatura non potrebbe contenere né la forza di tutta la luce del sole né del suo calore, resterebbe bruciata, né il sole terrebbe virtù di non bruciarla. Invece la mia Volontà tiene virtù di rinchiudersi, d’impiccolirsi, d’ingrandirsi, come si vuol fare si fa, e mentre trasforma in sé la creatura, la conserva in vita, e dandole tutte le sue tinte di bellezza la rende dominatrice e posseditrice dei suoi domini divini. Perciò sii attenta figlia mia, riconosci il gran bene della Vita del mio Fiat in te, che mentre ti possiede, ti vuol rendere posseditrice di tutto ciò che ad Esso appartiene”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino non si sposta mai dai modi del suo Creatore e di fare la nostra ripetitrice, che mentre è una la nostra essenza, una la Volontà, una la Vita, uno l’amore, una la potenza, però siamo distinte tre nelle Persone. Così l’anima che vive in Essa, uno è il suo palpito, ed in ogni palpito forma tre atti, uno abbraccia Dio, il secondo abbraccia tutte le creature, il terzo sé stessa. E così se parla, se opera, in ciascuna cosa che fa forma questi tre atti, che facendo eco alla potenza, sapienza e amore di Colui che l’ha creata, abbraccia tutto e tutti”.

 

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25-28

Marzo 3, 1929

 

Come la Divina Volontà sta sempre in atto di rinnovare ciò che fece

nella creazione dell’uomo. E come Essa contiene la virtù affascinante.

 

(1) Stavo continuando il mio giro nel Fiat Divino, e soffermandomi nell’eden, stavo adorando la Volontà Suprema nell’atto di creare l’uomo, per unirmi a quell’unione di volontà che esisteva tra Creatore e creatura quando fu creata. Ed il mio sommo bene Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu l’atto più bello, più solenne di tutta la Creazione. Nella pienezza della foga del nostro amore creante, il nostro Fiat creava in Adamo tutte le altre creature, e vi rimaneva in atto sempre di creare e di rinnovare su ciascuna creatura ciò che facemmo sul primo uomo. Perché tutti i suoi discendenti, da lui dovevano avere l’origine. E perciò il nostro Voler Divino prendeva l’impegno, che come le creature uscivano alla luce, di rinnovare i nostri sbocchi d’amore, di mettere fuori tutte le nostre qualità divine e di fare nuovi sfoggi di bellezze, di grazie, di santità, d’amore sopra ciascuna di esse. Sicché ogni creatura doveva essere una nuova festa per Noi, la ben uscita, la ben venuta e la felice accresciuta nella famiglia celeste. Oh! come il nostro Fiat Divino gioì nel mettersi in atto di dover dare sempre alla creatura e di rinnovare la magnificenza, la sublimità e l’insuperabile maestria che doveva avere sopra di ciascuna creatura. E siccome Adamo uscì dal nostro Voler Divino, i discendenti perdettero la via di venire al primo atto della creazione dell’uomo, e per quanto il nostro Voler Divino non ha smesso, perché Noi quando decidiamo di fare un’atto non c’è chi ci sposti, quindi sta sempre in atto di rinnovare i prodigi della Creazione, e ad onta di ciò non trova sopra di chi rinnovarli, e aspetta con una fermezza e pazienza divina che la creatura ritorni nel suo Volere per poter rinnovare il suo atto, sempre in atto di poter ripetere ciò che fece nella creazione dell’uomo. E per quanto aspetta tutti, trova solo la sua piccola figlia, la neonata del mio Voler Divino, che ogni giorno entra nel primo atto della creazione dell’uomo, quando il nostro Essere Divino fece sfoggio di tutte le nostre qualità divine, per fare dell’uomo il piccolo re ed il nostro figlio inseparabile, abbellendolo delle nostre divise divine, per fare che tutti lo conoscessero come il più grande portento del nostro amore. Figlia mia, se tu sapessi con quanto amore ti aspetta, che ogni giorno tu faccia la tua piccola visitina in quell’eden dove il nostro Fiat, preso da impeto d’amore si atteggiò a festa per creare l’uomo, oh! quanti atti ripresi tiene in sé, quanti sospiri d’amore soffocati, quante gioie contenute, quante bellezze rinchiuse in sé, perché non vi è chi entri in questo suo atto creante per prendere i beni inauditi che vuol dare, e vedendo te che nel suo stesso Voler Divino tieni la via per giungere nell’atto della creazione dell’uomo, oh! come gioisce e si sente tirato come da calamita potente a farsi conoscere dalle creature, affinché facendo regnare la mia Divina Volontà in mezzo a loro, trovino la via per giungere al primo atto della creazione dell’uomo, per non tenere più ripresi in sé i beni che vuol dare alle creature. Oh! se sapessero le creature quanti nuovi atti creanti, uno più bello dell’altro, sta per creare e uscire da sé il mio Fiat Divino per versarli su ciascuna di esse, oh! come si affretterebbero d’entrare nel mio Voler Divino per ricominciare la loro vita in Esso e ricevere i suoi beni infiniti”.

(3) Onde seguivo il santo Voler Divino e pensavo tra me: “Sarà proprio vero che io posseggo questo Fiat sì santo? E’ vero che mi sento che non so volere né desiderare altro, e come un mare rigurgita dentro e fuori di me, che tutta mi involge in questo Fiat Divino e tutte le altre cose me le sento che non mi appartengono, ma chi sa se davvero lo posseggo?” Ma mentre ciò pensavo il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il segno se un’anima possiede il mio Volere è sentirsi dominante di sé stessa, in modo che le sue passioni non ardiscono di muoversi, innanzi alla luce del mio Fiat si sentono impotenti d’agire, come se non avessero vita, perché la potenza e santità del mio Volere tutto atterra, e vi stende sulle stesse miserie dell’umana volontà la sua luce, la sua santità e le più belle fioriture, in modo che converte mirabilmente le stesse miserie in terra feconda e benedetta, che non più sa produrre spine ma fiori celesti, frutti dolci e maturi. Ed è tanto il dominio di questa fortunata creatura, che si sente proprietaria di Dio stesso, delle creature e di tutte le cose create; tiene una virtù affascinante, che chi ha il bene di conoscerla, si sente talmente avvinta, che non può starsene lontano. E’ la potenza del mio Fiat, che rinchiusa dentro di lei affascina Dio e si sente felice di starsi rinchiuso in lei; affascina le creature, perché sentono il profumo balsamico del mio Fiat Divino che porta nei loro cuori la pace vera ed il vero bene. Che non farebbero alcuni per avere una parola da te, che come vita scenda nei loro cuori? Perciò sii attenta e segui sempre il tuo volo nella mia Divina Volontà”.

 

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25-29

Marzo 8, 1929

 

Come la Creazione è la banda celeste.

Come il Fiat possiede la virtù generativa.

 

(1) Continuo a girare negli atti del Fiat Divino e raccogliendo tutta insieme tutta la Creazione, chiedendo in ciascuna cosa che venga a regnare il Voler Divino sulla terra, le portavo tutte insieme al mio Creatore per dargli la gloria di tutta la Creazione e dirgli: “Maestà adorabile, ascoltate, vi prego, il cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare e tutta la Creazione, che vi chiedono che il tuo Fiat venga a regnare sulla terra, fate che una sia la volontà di tutti”. Ma mentre ciò facevo, il mio adorabile Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la Creazione forma la banda celeste, perché ogni cosa creata contiene luce, la potenza della mia parola Fiat, che produce la più bella musica. E siccome ciascuna cosa creata, una non è come l’altra, così il mio Voler Divino, come le creava con la sua parola creatrice, come le faceva distinte una dall’altra, così vi metteva un suono distinto, come tante note da formare il più bel concerto, che nessuna musica terrena la può imitare. La molteplicità dei suoni con le note corrispondenti è tanto, per quante sono le cose create. Sicché il cielo contiene un suono, ogni stella ha il suo suono distinto, il sole ne ha un’altro e così di tutto il resto. Questi suoni non sono altro che la partecipazione dell’armonia che possiede la mia Divina Volontà, perché Essa come pronunzia il suo Fiat, possedendo la virtù generativa, comunicativa e fecondatrice, lascia dovunque si pronunzia le sue belle qualità di luce, di bellezza e d’armonia inarrivabile. Non è forse la sua virtù comunicativa che ha comunicato tanta bellezza, ordine e armonia a tutto l’universo? E che solo col suo soffio alimenta la Creazione tutta, mantenendola fresca e bella come la creò? Oh! se le creature si facessero alimentare dal soffio del mio Fiat onnipotente, tutti i mali non avrebbero più vita in loro, la sua virtù generativa e alimentatrice li comunicherebbe la luce, la bellezza, l’ordine e l’armonia più bella. Che cosa non può fare e dare il mio Fiat? Tutto. Ora figlia mia, come tu raccoglievi tutte le cose create per portarcele come l’omaggio più bello, per chiederci il nostro regno sulla terra, avendo ciascuna cosa in sé, come proprietà propria, le note ed il suono, subito hanno incominciato la loro musica, tanto bella e armoniosa che la nostra Divinità ha teso l’orecchia e ha detto: “La piccola figlia del nostro Fiat ci porta la nostra banda celeste, e nel loro suono ci dicono: “Venga il regno del nostro Voler Divino sulla terra”. Oh! come ci suona gradita, come scende fin nell’intimo del nostro seno divino, e tutto ci muove a compassione per tante creature senza la vita del nostro Fiat. Ah! solo chi vive in Esso può muovere Cielo e terra e salire sulle nostre ginocchia paterne per rapirci un bene sì grande, qual’è il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra”.

(3) Dopo ciò seguivo ancora la Divina Volontà in tanti molteplici effetti che produce in tutta la Creazione, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il mio Fiat con un solo suo atto produce tanti effetti, che sostiene tutta la Creazione; l’atto di Esso è la vita che dà per formare ciascuna cosa creata, gli effetti sono gli alimenti che somministra come tanti diversi cibi a ciascuna cosa, per mantenerle belle e fresche come le ha create. Sicché la mia Divina Volontà è la sostenitrice, l’alimentatrice e la vivificatrice di tutta la Creazione. Ora, chi vive nel mio Voler Divino, insieme con Essa, sostiene, alimenta e vivifica tutte le cose create, è l’inseparabile del mio Fiat! La creatura come opera in Esso acquista il soffio, e soffiando insieme col mio Fiat, mantiene sempre in vita ciò che una volta fu fatto, anzi tiene virtù di vivificare e chiamare a vita i tanti atti di mia Volontà a cui la volontà umana ha dato la morte. Perché Essa tiene un’atto continuato da dare alle creature, e quando queste non hanno fatto il mio Volere, questi atti sono morti per loro, e chi vive in Esso tiene virtù di vivificarli e conservarli in vita”.

 

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25-30

Marzo 13, 1929

 

Come l’amore Divino rigurgitò nella Creazione. Come la Divina Volontà

non sa fare cose spezzate. Come ogni privazione di Gesù è un nuovo dolore.

 

(1) Sento in me una forza, una potenza divina che mi tira continuamente nell’eterno Volere, come se mi volesse in continua compagnia cogli atti suoi, per dare alla sua piccola neonata la vita di questi atti e avere il piacere di sentirseli ripetere o pure di ripeterli insieme con essa. Pare che il Fiat Divino gode tanto, festeggia, quando si vede nelle sue braccia di luce la piccola neonata, o per dirle qualche cosa della lunga storia sua o per farla ripetere insieme ciò che fa. Il Fiat Divino sente tutta la gioia, la felicità, perché uscì fuori la Creazione. Onde la sua luce ha trasportato la mia piccola intelligenza nell’eden, nell’atto quando il nostro Creatore creava in una foga d’amore la vita dell’amore in Adamo, per amarlo sempre senza mai cessare, come difatti non cessò mai, per essere riamato da lui con un amore incessante. Volle amarlo con un amore che non dice mai basta, ma voleva essere riamato. Ora, mentre la mia mente si perdeva nell’amore del Creatore e della creatura, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel primo atto della creazione dell’uomo, il nostro amore rigurgitò tanto forte e alzò tant’alto le sue vampe, che fece sentire le sue voci arcane, tanto forte e penetrante, che si sentirono investiti il cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare e tutto, da voci misteriose che gridavano sul capo dell’uomo: “Ti amo, ti amo, ti amo”. Queste voci arcane e potenti chiamavano l’uomo, e lui scosso come da un dolce sonno e sentendosi rapire da ogni ti amo di Colui che lo aveva creato, gridava anche lui, nella sua foga d’amore, nel sole, nel cielo, nel mare ed in tutto: “Ti amo, ti amo, ti amo, oh! mio Creatore”. La nostra Divina Volontà che dominava Adamo, non lo faceva perdere nulla, neppure un nostro ti amo che lui non rispondesse col suo. Era un’amore, un dolce incanto il sentirlo, ché la potenza del nostro Fiat Divino prendeva sulle ali della sua luce il ti amo del nostro figlio, il caro gioiello del nostro cuore ed invadendo tutta la Creazione, ci faceva sentire in ciascuna cosa creata il suo ti amo continuato, come il nostro. La nostra Divina Volontà non sa fare cose spezzate ed interrotte, ma continue. Fino a tanto che Adamo possedette la sua cara eredità del nostro Fiat, possedette il suo atto continuato, si può dire che faceva a gara con Noi, che quando facciamo un’atto non si smette più, perciò tutto era armonia tra lui e Noi, armonia d’amore, di bellezza, di santità, il nostro Fiat non gli faceva mancare nulla di tutte le cose nostre. Come si sottrasse dal nostro Volere perdette la via per raggiungere le cose nostre e formò tanti vuoti tra lui e Noi, vuoti d’amore, vuoti di bellezza e di santità, e formò un abisso di distanza tra Dio e lui. E perciò il nostro Fiat vuole ritornare come fonte di vita nella creatura, per riempire questi vuoti e farla ritornare come piccola neonata nelle sue braccia e ridarle il suo atto continuato come la creò”.

(3) Dopo di ciò, mi sentivo priva del mio sommo bene Gesù, e provavo tal dolore che non so spiegarlo. Quindi dopo molto aspettare, la cara mia vita è ritornato ed io gli ho detto: “Dimmi amato mio Gesù, perché la pena della tua privazione è sempre nuova? Come Tu ti nascondi sento nell’anima mia sorgere una pena nuova, una morte più crudele, più straziante, più di quelle provate altre volte quando Tu ti eclissi da me”. Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che ogni qualvolta Io vengo da te, Io ti comunico un’atto nuovo della mia Divinità, or ti comunico una nuova conoscenza della mia Divina Volontà, ora una nuova mia bellezza, ora una nuova mia santità, e così di tutte le nostre divine qualità, questo atto nuovo che ti comunico, porta che quando resti priva di Me, questa conoscenza maggiore porta nell’anima un nuovo dolore, perché quanto più si conosce un bene, più si ama, il nuovo amore porta il nuovo dolore quando tu resti priva. Ecco perciò quando tu resti priva di Me, senti che un nuovo dolore invade l’anima tua, ma questo nuovo dolore ti prepara a ricevere, e si prepara in te il vuoto dove mettere le nuove conoscenze della Divina Volontà. Il dolore, la nuova morte straziante che tu soffri per la mia privazione, è il nuovo richiamo che con voce arcana e misteriosa e rapitrice mi chiama, ed Io vengo, e per compenso ti manifesto una nuova verità che ti porta la nuova vita del tuo Gesù. Molto più che le conoscenze sul mio Fiat Divino sono Vite Divine che escono dal seno della nostra Divinità, e perciò il dolore divino che tu soffri per la mia privazione tiene virtù di chiamare dal Cielo queste Vite Divine delle conoscenze del mio Volere a svelarsi a te, per farle regnare sulla faccia della terra. Oh! se tu sapessi qual valore contiene, qual bene può produrre una sola conoscenza sulla mia Divina Volontà, la terresti come la più reliquia preziosa, e custodita più che sacramento. Perciò lasciami fare e abbandonati nelle mie braccia, aspettando che il tuo Gesù ti porta le Vite Divine delle conoscenze del suo Fiat!”

 

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25-31

Marzo 17, 1929

 

Ciò che Gesù ha manifestato sulla sua adorabile Volontà sono parti

divini. Suo dolore quando vede che non vengono custodite queste verità.

 

(1) Stavo tutta abbandonata nel Fiat Divino, la mia povera mente me la sentivo immersa nel mare della sua luce interminabile, ed il mio adorabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà sta in atto di formare continui parti, ed in questi parti genera e partorisce luce, genera e partorisce altre vite simile a sé, genera e partorisce santità e bellezza. La prima generazione viene formata nel nostro seno divino, e poi escono i nostri parti innumerevoli. Ma vuoi sapere tu quando Noi generiamo e formiamo questi parti? Quando vogliamo mettere fuori una verità, primo come un nostro caro figlio lo generiamo nel nostro seno, e poi come parto nostro lo mettiamo fuori, affinché scenda nel basso delle creature, e chi la riceva le dia libertà di farla generare, affinché produca altri parti, e quindi tutte le creature potessero avere il nostro caro figlio generato nel nostro seno. Onde le nostre verità scendono dal Cielo per generare nei cuori e formare la lunga generazione dei miei parti divini. Vedi dunque figlia mia, ogni verità che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà era un figlio generato nel nostro seno paterno, che mettendolo fuori, ti portava il figlio della nostra luce, il figlio della nostra bellezza, della nostra santità e del nostro amore, e se ti è stato dato grazia di metterli fuori, è stato perché hanno trovato in te, luogo e libertà di poter generare in modo che non potendo contenere in te i tanti parti dei figli delle nostre verità, li hai messo fuori in chi ha avuto il bene di ascoltarti. Perciò chi non tiene conto di queste verità non le stima, apprezza e ama, si può dire ch’è un nostro figlio che non apprezza e ama la cosa più grande che esiste in Cielo ed in terra, e col non amarlo e stimarlo vengono a soffocare questi nostri figli e ad impedire la loro generazione. Non c’è male più grande di questo, che una nostra verità non si ha tutta la cura di custodirla come il più grande dei tesori, perché essa è figlia nostra, è la portatrice della nostra Vita in terra. Qual bene non può fare una nostra verità? Essa contiene la potenza del nostro Fiat, e tanto vasta, e tiene il potere di salvare un mondo intero. Molto più che ogni verità possiede un bene distinto da dare alle creature e una gloria a Colui che l’ha generata, ed impedire il bene e la gloria che ci dovrebbero dare i nostri cari parti è il più grande dei delitti. Perciò ti ho dato tanta grazia, ti ho somministrato i vocaboli, ho diretto la tua mano mentre tu scrivevi, per fare che i figli delle mie verità non fossero soffocati e come seppelliti nell’anima tua, e per fare che nulla omettessi mi sono messo vicino a te, ti tenevo nelle mie braccia come una tenera madre tiene la sua piccola figlia, e ora ti allettavo con promesse, ora ti correggevo, e ora ti riprendevo severamente quando ti vedevo ritrosa a scrivere le verità che ti avevo manifestato, e avevo interesse perché erano vite e figli miei, e che, se non oggi, domani avrebbero uscito alla luce. Tu non puoi comprendere il mio dolore nel vedere la trascuratezza di chi ha smarrito i tre volumi della mia Divina Volontà; quante verità non c’erano dentro? Quante vite non hanno soffocato e formato la tomba ai figli miei che con tanto amore ho uscito dal mio seno paterno? Da parte di chi non ha avuto cura fino a farli smarrire, sento che hanno spezzato il piano della mia Divina Volontà, e la sua lunga storia, dettati con tanto amore per farla conoscere, che ogni qualvolta mi accingevo a dirti ciò che al mio Fiat apparteneva, era tanta la foga del mi amore, che mi sentivo che rinnovavo l’atto di tutta la Creazione, specie quando nella foga del nostro amore veniva creato l’uomo”.

(3) Io nel sentir ciò mi sentivo trafiggere l’anima mia e come se a brandelli me la strappassero e gli ho detto: “Amor mio, se Tu vuoi puoi fare un miracolo della tua onnipotenza per farli trovare e così non avrai il dolore di tante verità soffocate e come spezzata la lunga storia della tua Divina Volontà. Anch’io mi sento che soffro molto, e non so neppure dirlo com’è questo dolore”. E Gesù ha soggiunto:

(4) “E’ il mio dolore che fa eco nel tuo, è lo strappo di tante mie Vite che hanno soffocato che senti in te. Queste verità smarrite sono scritte nel fondo dell’anima tua, perché prima con la mia mano creatrice le scrivevo in te, e poi te le facevo scrivere sulla carta, e perciò senti al vivo lo strappo di esse, è lo stesso mio strappo che senti nel tuo cuore. Se tu sapessi quanto soffro! in ogni verità che con tanta trascuratezza hanno smarrito di questi volumi, sento darmi la morte, e tante morti per quante verità c’erano dentro; non solo, ma la morte a tutto il bene che dette verità dovevano portare, la morte alla gloria che dovevano darmi. Ma me la pagheranno con tanto fuoco di più in purgatorio per quante verità hanno fatto smarrire. Ma sappi però che se non usano tutti i mezzi per trovarli, perché voglio la loro cooperazione, Io non farò il miracolo che qualche d’uno vorrebbero per farli trovare, e questo per castigo della loro negligenza. Però questi parti, queste verità, questi nostri cari figli e vite nostre che abbiamo uscito fuori, non le ritiriamo, perché ciò che esce dal seno della nostra Divinità, come relatore e portatore d’un bene grande alle creature, non viene ritirato da Noi per l’ingratitudine e trascuratezza di chi ha smarrito tante nostre verità. Quindi quando il regno della nostra Volontà sarà conosciuto sulla terra, e vi regnerà, allora farò in modo di manifestare di nuovo ciò ch’è stato smarrito, perché se ciò non facessi mancherebbe il nesso ed il connesso, ed il piano intero del regno del Fiat Divino”.

(5) Io nel sentir ciò ho detto piangendo: “Sicché amor mio, s’è tutto ciò, debbo aspettare; quanto lungo sarà il mio esilio sulla terra, eppure mi sento tanto torturata per le tue privazioni che non posso più stare lontano dalla patria celeste”.

(6) E Gesù: “Figlia, non ti affliggere, né è necessario che ti dica il modo, il come e a chi debbo manifestare se non trovano ciò ch’è andato perduto, se a te o ad altri; quello che conviene a te è di fare da parte tua ciò che devi fare per il regno della mia Divina Volontà, quando avrai fatto l’ultimo atto che da te vogliamo per il compimento di Essa, il tuo Gesù non aspetterà neppure un minuto per portarti nelle mie braccia nelle regioni celesti. Non feci Io altrettanto nel regno della Redenzione? Nulla omisi e feci tutto, perché da parte mia nulla mancasse perché tutti potessero ricevere il bene della Redenzione. E quando feci tutto me ne partii al Cielo senza aspettare l’esito, lasciando il compito agli apostoli. Così sarà di te. Perciò sii attenta e fatti coraggio”.

 

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25-32

Marzo 22, 1929

 

Dio nelle sue opere se ne serve dei mezzi umani. Come nella Creazione

ebbe campo d’azione la Divina Volontà, costituendosi vita di tutto. Come

la Divinità fa sola concorrente e spettatore.

 

(1) La mia povera mente me la sento come fissata nel Voler Divino e pensavo tra me: “Come mai può venire il suo regno sulla terra? E poi, come può venire se non si conosce?” Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io nelle mie opere me ne servo dei mezzi umani, sebbene faccio la prima parte, il fondamento e tutta la sostanza dell’opera che voglio fare, e poi me ne servo delle creature per fare che la mia opera fosse conosciuta e avesse vita in mezzo alle creature. Così feci nella Redenzione, me ne servii degli apostoli per farla conoscere, per propagarla e ricevere e dare i frutti della Redenzione. E se gli apostoli non avessero voluto niente dire di ciò che Io dissi e feci nel venire sulla terra, e chiusi nel loro mutismo non avessero fatto un passo, né un sacrificio, né messo la vita per far conoscere il gran bene della mia venuta sulla terra, la mia Redenzione l’avrebbero fatto morire sul nascere. E le generazioni sarebbero state prive del vangelo, dei sacramenti e di tutti i beni che ha fatto e farà la mia Redenzione. Fu questo il mio scopo che negli ultimi anni della mia vita quaggiù, chiamai gli apostoli intorno a Me, per servirmi di loro come banditori di ciò che Io avevo fatto e detto. Oh! se gli apostoli avessero taciuto sarebbero stati rei di tante anime perdute se non avessero conosciuto il bene della Redenzione, rei di tanto bene non fatto dalle creature. Invece perché non tacquero e misero la loro vita, si possono chiamare dopo di Me, autori e causa di tante anime salvate e di tutti i beni che si sono fatti nella mia Chiesa, che come primi banditori formano le sue colonne incrollabili. E’ nostro solito divino, prima facciamo il nostro primo atto nelle opere nostre, mettiamo tutto ciò che ci vuole, e poi le affidiamo alle creature, dandole grazie sufficienti perché possano continuare ciò che Noi abbiamo fatto, e perciò le opere nostre vengono conosciute a secondo l’interesse e la buona volontà che hanno le creature. Così sarà del regno della mia Volontà Divina, chiamai te come ad una seconda madre mia, e a tu per tu, come feci con Essa nel regno della Redenzione, ti ho manifestato i tanti segreti del mio Fiat Divino, il gran bene di Esso e come vuol venire a regnare sulla terra. Posso dire che ho fatto tutto, e se ho chiamato il mio ministro affinché tu ti aprissi per farlo conoscere, il mio scopo è stato perché avesse interesse di far conoscere un tanto bene, e se questo interesse non ci fosse da parte di chi dovrebbe occuparsi, il regno della mia Volontà lo metterebbero a pericolo di farlo morire sul nascere, rimanendo loro rei di tutto il bene che può portare un regno sì santo. O pure meriterebbero che mettendo loro da parte, chiamassi altri come banditori e propagatori delle conoscenze del mio Fiat Divino. Fino a tanto che non trovi chi avrà interesse, e che non prenda a petto proprio, più che se fosse la sua stessa vita, di far conoscere le sue conoscenze, il regno della mia Volontà non può avere né il suo principio, né la sua vita sulla terra”.

(3) Dopo di ciò continuavo il mio abbandono nel Fiat Divino, ed il mio sommo bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, nella Creazione fu la mia Volontà Divina che ebbe il suo campo d’azione, e sebbene la nostra Divinità fu concorrente, perché siamo inseparabili da Essa, ma l’atto primo, l’azione, fu tutta della nostra Volontà, parlò e operò, parlò e ordinò, Noi eravamo spettatori di ciò che faceva il nostro Voler Supremo, con tanta maestria, ordine e armonia, che ci sentimmo degnamente glorificati e doppiamente felicitati dalla nostra stessa Volontà. Quindi essendo opera di Essa tutta la forza della Creazione e tutti i beni di cui fu arricchita, stanno tutti nella mia Suprema Volontà. Essa è vita primaria di tutto, perciò ama tanto la Creazione, perché sente e scorre la sua stessa Vita in tutte le cose create, tanto che nel creare l’uomo, volendo fare più sfoggio della sua potenza, del suo amore e della sua maestria, volle racchiudere in lui tutta l’arte della Creazione intera, non solo, ma volle superarla, dandole tali pennellate d’arte divina, da farlo il piccolo dio, e distendendosi dentro e fuori di lui, a destra e sinistra, sul capo e sotto dei suoi piedi, lo portavo nella mia Divina Volontà, come sbocco del nostro amore, e come trionfatore e ammiratore della sua maestria insuperabile. Perciò era diritto del mio Fiat Divino che l’uomo vivesse solo e sempre di Volontà Divina. Che cosa non aveva fatto per lui? Lo chiamò dal nulla, lo formò, le diede l’essere e le diede doppia vita, la vita dell’uomo e quella della mia Divina Volontà, per portarlo sempre stretto nelle sue braccia creatrici, per conservarlo bello, fresco, felice, come lo aveva creato. Sicché quando l’uomo peccò, il mio Fiat si sentì strappare quella vita che portava nel suo proprio seno, qual non fu il suo dolore? Essa restò col vuoto nel suo seno di questo figlio, che con tanto amore per tenerlo sicuro e felice, le aveva fatto largo nella sua stessa Vita. E credi tu che nella Redenzione non fu la mia Divina Volontà che s’incarnò per venire a rintracciare l’uomo smarrito? Fu Essa propria, perché Verbo significa parola, e la nostra parola è il Fiat, che come nella Creazione disse e creò, così nella Redenzione volle e s’incarnò, era il suo seno vuoto che reclamava questo figlio che con tanta crudeltà s’era strappato, e che cosa non fece nella Redenzione questa mia Volontà? Ma non è contenta ancora di ciò che feci, vuole riempire il suo seno, non vuol vederlo più sfregiato dalla colpa, dalla sua dissomiglianza, ma vuol vederlo fregiato dalla divisa della Creazione, fregiato della sua bellezza e santità, e prendere il posto un’altra volta nel suo seno divino. E’ proprio questo il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, che l’uomo ritorna nella mia Divina Volontà, e allora Essa si quieterà quando vedrà di nuovo il suo figlio felice, vivere in casa sua, coll’opulenza dei suoi beni, e così poter dire: “Il mio figlio è ritornato, è vestito delle sue vesti regali, porta la corona di re, fa vita insieme con Me, e gli ho restituito i diritti che gli diede nel crearlo. Quindi il disordine nella Creazione è finito, perché l’uomo è ritornato nella mia Divina Volontà”.

 

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25-33

Marzo 25, 1929

 

Come la Creazione corre con una corsa vertiginosa verso il suo Creatore. Chi vive

nel Voler Divino è inseparabile da Esso. Ordine che Gesù ha tenuto nel manifestare

le verità sulla Divina Volontà. Rinnovazione della Creazione. Importanza delle verità.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, la piccolezza della povera anima mia me la sentivo in mezzo a tutte le cose create, ed io come se avessi il mio moto, la mia corsa continua in tutta la Creazione, mi sento inseparabile da essa, la volontà mia e quella di essa è una sola, qual’è la sola e unica Volontà Divina. Perciò essendo una sola la volontà di tutti, facciamo una sol cosa e tutti corriamo come al nostro primo centro al nostro Creatore per dirgli: “Il tuo amore ci ha messo fuori, ed il tuo stesso amore ci richiama dentro di Te, con una corsa vertiginosa per dirti: ‘Ti amiamo, ti amiamo’, per decantarti il tuo amore inestinguibile ed interminabile”. In modo che uscendo fuori di nuovo dal suo centro, per continuare la nostra corsa che non tiene mai fermate, non facciamo altro che entrare e uscire dal suo seno divino per formare il nostro giro d’amore, la nostra corsa amorosa al nostro Creatore. Onde mentre correvo con tutta la Creazione, per formare la mia corsa d’amore alla Maestà Divina, il mio sempre amabile Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino è vincolata con tutta la Creazione, né essa ne può fare a meno di questa fortunata creatura, né la creatura si può svincolare dalle cose create, perché essendo l’una la volontà dell’altra, qual’è la mia Divina Volontà formano un solo corpo come tante membra inseparabili tra loro. Sicché chi vive nella mia Divina Volontà, la guardo e la veggo cielo, ritorno a guardarla e la veggo sole, i miei sguardi rapiti di tanta beltà si fissano di più e la trovano mare, insomma veggo in lei tutte le varietà di ciascuna cosa creata, e dico: “Oh! potenza del mio Fiat Divino, come bella mi rendi colei che vive in te, tu le dai il primato su tutta la Creazione, tu le dai la corsa tanto veloce che più che vento fugge, e primeggiando su tutto è la prima ad entrare nel mio centro divino per dirmi ti amo, ti glorifico, ti adoro, e facendo il suo eco in tutta la Creazione, tutti ripetono appresso a lei i suoi graditi ritornelli”. Figlia mia, perciò prendo tant’amore nel manifestarti tutto ciò che riguarda la mia Divina Volontà; tutto ciò che ti ho manifestato sopra di Essa non è altro che tutto l’ordine del suo regno, e che tutto ciò doveva essere manifestato dal principio della Creazione se Adamo non avesse peccato, perché in ogni mia manifestazione sopra del mio Fiat Divino, l’uomo doveva crescere nella santità e bellezza del suo Creatore, e perciò mi riserbavo di farlo a poco a poco, dandoli come tanti sorsi di Vita Divina, per farlo crescere a secondo che la mia Divina Volontà il volesse. Sicché l’uomo col peccare spezzò il mio dire e mi ridusse al silenzio. Dopo tanti secoli volendo che l’uomo ritornasse nel mio Fiat, ho ripreso il mio dire con tant’amore, più che una tenera madre quando ama e sospira di dare il suo bimbo alla luce, per baciarlo, corteggiarlo, goderselo e stringerlo fortemente al suo seno materno e colmarlo di tutti i suoi beni e felicità. Tale ho fatto Io col riprendere il mio dire e manifestarti tutto l’ordine del regno del mio Voler Divino ed il modo che la creatura deve tenere nel regno mio. Perciò col manifestarti tante verità sul mio Fiat, non è stato altro che uscire di nuovo in campo tutto l’ordine e l’amore che avrei tenuto se l’uomo non peccasse, ed il mio regno avesse avuto la sua vita sulla terra. Nel mio dire ci ho tenuto tale ordine, che una verità è tanto legata con l’altra, che se qualche verità si volesse strappare e occultare, formerebbero un vuoto al regno del mio Fiat Divino, e toglierebbero una forza alle creature per indurle a vivere nel regno mio. Perché ogni verità che riguarda il mio Voler Divino è un posto che Esso prende per regnare in mezzo alle creature, ed una via e un vuoto in cui esse trovano per prenderne il possesso. Quindi tutte le verità che ti ho detto hanno tanto un connesso tra loro, che togliendole alcune si vedrà a quel punto come un cielo senza stelle o un vuoto senza sole, oppure una terra senza fioritura. Perché in tutte queste verità che ti ho detto c’è la rinnovazione di tutta la Creazione, ed in ogni verità, il mio Fiat più che sole vuole uscire di nuovo in campo, come uscì nella Creazione, e prendendo il suo campo d’azione, con la sua luce vuole eclissare tutti i mali delle creature, e stendendo il suo velo di luce su tutti, vuole dare tanta grazia a loro, da dargli la sua mano creatrice per farli rientrare di nuovo nel seno del suo Voler Divino. Perciò tutto ciò che ti ho detto sulla mia Divina Volontà ha tale importanza, che mi costa più di tutta la Creazione, perch’è una rinnovazione di essa, e un’atto quando si rinnova costa doppio amore, e per esserne più sicuri mettiamo doppia grazia e doppia luce da dare alle creature affinché non ci toccasse il secondo dolore, forse più doloroso del primo che avemmo nel principio della Creazione, quando l’uomo peccò e formò in lui il fallimento del nostro amore, della nostra luce e della preziosa eredità del nostro Supremo Volere. Perciò sto tanto attento che tu nulla perda di ciò che ti dico sulla mia Volontà Divina, perché c’è tanta importanza in queste verità che occultandone alcune sarebbe come se si volesse spostare il sole dal suo posto, fare uscire il mare dal suo lido, che ne sarebbe della terra? Pensalo tu stessa. E tale sarebbe se mancassero tutte le verità che con tant’ordine ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà”.

 

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25-34

Marzo 31, 1929

 

Diritti assoluti del Divino Volere. Come la volontà umana cambiò la sorte

umana e divina. Come Gesù, se l’uomo non avesse peccato, doveva venire

sulla terra glorioso e con lo scettro del comando. L’uomo doveva essere

il portatore del suo Creatore.

 

(1) Sento in me la continua potenza del Fiat Divino che mi involge con tale impero, che non mi dà tempo alla mia morente volontà di fare il minimo atto e si gloria non di farla morire del tutto, perché se ciò facesse perderebbe il suo prestigio d’operare sopra d’una volontà umana che mentre viva, volontariamente subisce l’atto vitale del Fiat Divino sopra della sua, ed essa si contenta di vivere morendo per dar vita e dominio assoluto al Supremo Volere, che vittorioso dei suoi diritti divini, stende i suoi confini e canta vittoria sulla morente volontà della creatura, la quale sebbene morendo, sorride e si sente felice e onorata che un Voler Divino tiene il suo campo d’azione nell’anima sua. Ora mentre mi sentivo sotto l’impero del Fiat Divino, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia piccola del mio Voler Divino, tu devi sapere che sono diritti assoluti del mio Fiat Divino di tenere il primato su ciascun atto della creatura, e chi li nega il primato le toglie i suoi diritti divini, che le sono dovuti di giustizia, perché è creatore del voler umano. Chi può dirti figlia mia, quanto male può fare una creatura quando giunge a sottrarsi dalla Volontà del suo Creatore, vedi, bastò un’atto di sottrazione del primo uomo alla nostra Volontà Divina che giunse a cambiare la sorte delle umane generazioni, non solo ma la stessa sorte della nostra Divina Volontà. Se Adamo non avesse peccato, l’Eterno Verbo ch’è la stessa Volontà del Padre Celeste, doveva venire sulla terra glorioso, trionfante e dominatore, accompagnato visibilmente dal suo esercito angelico, che tutti dovevano vedere, e con lo splendore della sua gloria doveva affascinare tutti e attirare tutti a sé con la sua bellezza. Coronato da re e con lo scettro del comando per essere re e capo dell’umana famiglia, in modo da dargli il grande onore di poter dire: “Teniamo un re uomo e Dio”. Molto più che il tuo Gesù non scendeva dal Cielo per trovare l’uomo malato, perché se non si fosse sottratto dalla mia Volontà Divina, non dovevano esistere malattie né di anima, né di corpo, perché fu l’umana volontà che quasi affogò di pene la povera creatura; il Fiat Divino era intangibile d’ogni pena e tale doveva essere l’uomo. Quindi Io dovevo venire a trovare l’uomo felice, santo e con la pienezza dei beni con cui l’avevo creato. Invece perché volle fare la sua volontà, cambiò la nostra sorte e siccome era decretato che Io dovevo scendere sulla terra, e quando la Divinità decreta, non c’è chi la sposta, solo cambiai modo e aspetto, ma vi scesi, ma sotto spoglie umilissime, povero, senza nessun apparato di gloria, sofferente e piangendo e carico di tutte le miserie e pene dell’uomo. La volontà umana mi faceva venire a trovare l’uomo infelice, cieco, sordo e muto, pieno di tutte le miserie, ed Io per guarirlo le dovevo prendere sopra di Me, e per non incuterli spavento, dovevo mostrarmi come uno di loro, per affratellarli e darli le medicine e rimedi che ci volevano. Sicché l’umano volere tiene la potenza di rendersi felice o infelice, santo o peccatore, sano o malato. Vedi dunque se l’anima si decide di fare sempre, sempre, la mia Divina Volontà e di vivere in Essa, cambierà la sua sorte e la mia Divina Volontà si slancerà sopra la creatura, la farà sua preda e dandogli il bacio della Creazione, cambierà aspetto e modo, e stringendola al suo seno gli dirà: “Mettiamo tutti da parte, per te e per Me sono ritornati i primi tempi della Creazione, tutto sarà felicità tra te e Me, vivrai in casa nostra, come figlia nostra, nell’abbondanza dei beni del tuo Creatore”. Senti mia piccola neonata della mia Divina Volontà, se l’uomo non avesse peccato, non si fosse sottratto dalla mia Divina Volontà, Io sarei venuto sulla terra, ma sai come? Pieno di maestà, come quando risuscitai dalla morte, che sebbene avessi la mia Umanità simile all’uomo, unita all’Eterno Verbo, ma con quale diversità la mia Umanità risuscitata era glorificata, vestita di luce, non soggetta né a patire, né a morire, ero il divino trionfatore. Invece la mia Umanità, prima di morire era soggetta, sebbene volontariamente, a tutte le pene, anzi fui l’uomo dei dolori. E siccome l’uomo aveva ancora gli occhi abbacinati dall’umano volere, e quindi ancor malato, pochi furono quelli che mi videro risuscitato, che servì per confermare la mia Risurrezione. Quindi me ne salì al Cielo per dare il tempo all’uomo di prendere i rimedi e le medicine, affinché guarisse e si disponesse a conoscere la mia Divina Volontà, per vivere non della sua, ma della mia, e così potrò farmi vedere pieno di maestà e di gloria in mezzo ai figli del mio regno. Perciò la mia Resurrezione è la conferma del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra. Dopo un sì lungo dolore sofferto dalla mia Divina Volontà per tanti secoli, di non tenere il suo regno sulla terra, il suo assoluto dominio, era giusto che la mia Umanità mettesse in salvo i suoi diritti divini e realizzasse il mio ed il suo scopo primiero di formare il suo regno in mezzo alle creature.

(3) Oltre di ciò, tu devi sapere, per maggiormente confermarti come la volontà umana cambiò la sorte sua e quella della Divina Volontà a suo riguardo. In tutta la storia del mondo due solo hanno vissuto di Volontà Divina senza mai fare la loro, e fu la Sovrana Regina ed Io, e la distanza, la diversità, tra Noi e le altre creature è infinita, tanto che neppure i nostri corpi lasciarono sulla terra, erano serviti come reggia al Fiat Divino ed Esso si sentiva inseparabile dai nostri corpi e perciò reclamò e con la sua forza imperante rapì i nostri corpi insieme con le anime nostre nella sua patria celeste. Ed il perché di tutto ciò? Tutta la ragione sta perché mai la nostra volontà umana ebbe un’atto di vita, ma tutto il dominio ed il suo campo d’azione fu solo della mia Divina Volontà. La sua potenza è infinita, il suo amore è insuperabile”.

(4) Dopo ciò ha fatto silenzio ed io mi sentivo che nuotavo nel mare del Fiat, ed oh! quante cose comprendevo, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, col non fare la mia Divina Volontà, la creatura mette in scompiglio l’ordine che tenne la Divina Maestà nella Creazione, disonora sé stessa, scende nel basso, si mette a distanza col suo Creatore, perde il principio, il mezzo e la fine di quella Vita Divina che con tanto amore le venne infusa nell’atto d’essere creata. Noi amavamo tanto quest’uomo, che mettevamo in lui, come principio di vita la nostra Divina Volontà, volevamo sentirci rapire da lui, volevamo sentire in lui la nostra forza, la nostra potenza, la nostra felicità, il nostro stesso eco continuo, e chi mai poteva farci sentire e vedere tutto ciò, se non la nostra Divina Volontà bilocata in lui? Volevamo vedere nell’uomo il portatore del suo Creatore, il quale doveva renderlo felice nel tempo e nell’eternità. Perciò il non fare la nostra Divina Volontà, sentimmo al vivo il gran dolore della nostra opera disordinata, il nostro eco finì, la nostra forza rapitrice che doveva rapirci per dargli nuove sorprese di felicità si convertì in debolezza, insomma si capovolse. Ecco perciò che non possiamo tollerare un tal disordine nell’opera nostra, e se tanto ho detto sul mio Fiat Divino è proprio questo lo scopo, che vogliamo mettere l’uomo nell’ordine, affinché ritorni sui primi passi della sua creazione, e scorrendo in lui l’umore vitale del nostro Volere forma di nuovo il nostro portatore, la nostra reggia sulla terra, la sua e la nostra felicità”.

 

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25-35

Aprile 4, 1929

 

Come i primi che vivranno nel Fiat Divino saranno

come il lievito del regno della Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono è nel Voler Santo, che come calamita potente mi attira a Sé, per somministrarmi a sorsi a sorsi la sua Vita, la sua luce, le sue conoscenze prodigiose, ammirabili e adorabili. Onde la mia povera mente si perdeva in Esso, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i primi che faranno la mia Divina Volontà e vivranno in Essa, saranno come il lievito del suo regno. Le tante conoscenze che ti ho manifestato sopra del mio Fiat Divino saranno come la farina al pane, la quale trovando il lievito, resta fermentata quanta farina si metta, ma non basta la farina, ma ci vuole il lievito e l’acqua per formare il vero pane, per nutrire le umane generazioni. Così mi è necessario il lievito dei pochi che vivono nel mio Voler Divino, e la molteplicità delle sue conoscenze, che serviranno come massa di luce che daranno tutti i beni che ci vogliono per alimentare e felicitare tutti quelli che vogliono vivere nel regno della mia Divina Volontà. Perciò non ti impensierire se sei sola e pochi sono quelli che conoscono in parte ciò che riguarda la mia Divina Volontà, purché si forma la piccola porzione del lievito, unito alle sue conoscenze, il resto verrà da per sé”.

(3) Dopo ciò stavo seguendo gli atti del Fiat Divino nella Creazione, e mentre seguivo i suoi atti nel cielo, nel sole, nel mare, nel vento, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, guarda, tutto ciò che serve in modo universale a tutta l’umana famiglia è sempre una, invece le altre cose che non servono in modo universale sono molteplice. Il cielo è uno e si stende sul capo di tutti, il sole è uno e serve di luce a tutti, l’acqua è una e perciò si dà a tutti e sebbene sembra divisa in tante fonti, mari, pozzi, ma da dove scende tiene la forza unica; la terra è una e si stende sotto i piedi di tutti. E come nell’ordine naturale della Creazione, così nell’ordine soprannaturale. Dio è l’Essere universale ed è uno, e come uno è il Dio di tutti si dà a tutti, involge tutti, si trova dappertutti, fa bene a tutti, ed è vita di tutti. Unica la Vergine e perciò Madre e Regina universale di tutti. Unico il tuo Gesù, e perciò dovunque ed in modo universale si stende la mia Redenzione, tutto ciò che Io feci e soffrii sono a disposizione di tutti e di ciascuno. Unica è la piccola neonata della mia Divina Volontà, e perciò tutto l’universo intero riceveranno in modo universale tutti i beni delle manifestazioni e conoscenze del mio Fiat Divino, che come sacro deposito ho deposto in te, affinché più che splendido sole splenda i suoi innumerevoli raggi per illuminare tutto il mondo intero. Quindi tutto ciò che ti dico contengono la virtù universale, che si darà a tutti e farà bene a tutti. Perciò sii attenta e segui sempre la mia Divina Volontà”.

 

Sia tutto a gloria di Dio e per compimento del suo Fiat!!!

 

Deo Gratias.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta