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I.  M.  I

Fiat!!!

Sempre ed in eterno In Voluntate Dei!.  Deo Gratias.

26-1

Aprile 7, 1929

 

Baci al sole, uscita in giardino, gara tra vento e sole.  Festa di tutta

la Creazione.  Nota scordante e nota d’accordo.  La nuova Eva.

 

(1) La mia povera mente è sempre di ritorno nel centro del Voler Divino, sento che non posso farne a meno di valicare il suo mare interminabile e di tuffarmi sempre più in esso per non vedere, sentire e toccare se non che Volontà Divina.  Oh! Volontà adorabile, innalza le tue onde altissime fino nelle celesti regioni, e trasporta la piccola esiliata, la tua neonata, dalla tua Volontà in terra fin nella tua Volontà in Cielo.  Deh! abbi pietà della mia piccolezza, e compi sopra di me l’ultimo tuo atto in terra, per ricominciare il tuo atto continuato in Cielo.

(2) Onde, scrivo solo per obbedire e con grande mia ripugnanza.  Dopo quarant’anni e più che non avevo uscito all’aperto, oggi mi hanno voluto uscire in giardino sopra d’una sedia colle rotelle; ora come sono uscita mi sono trovato che il sole mi investiva coi suoi raggi, come se mi volesse darmi il suo primo saluto ed il suo bacio di luce.  Io ho voluto rendergli la pariglia dandogli il mio bacio, e ho pregato le bambine e le suore che mi accompagnavano che tutti dessero il loro bacio al sole, baciando in esso quella Divina Volontà che come Regina stava velata di luce, e tutti l’hanno baciato.  Ora, chi può dire la mia emozione dopo tanti anni, nel trovarmi di fronte a quel sole, che il mio amabile Gesù se ne aveva servito di darmi tante similitudini ed immagini della sua adorabile Volontà? Mi sentivo investita non solo dalla sua luce, come pure dal suo calore, ed il vento volendo fare la gara col sole mi baciava col suo leggiero venticello per rinfrescare i baci caldi che mi dava il sole; sicché mi sentivo che non finivano mai di baciarmi, il sole da una parte ed il vento dall’altra.  Oh! come sentivo al vivo il tocco, la vita, il respiro, l’aria, l’amore del Fiat Divino nel sole e nel vento, toccavo con mano che le cose create sono veli che nascondono quel Volere che le ha create.  Ora, mentre mi trovavo sotto l’impero del sole, del vento, della vastità del cielo azzurro, il mio dolce Gesù si è mosso in modo sensibile nel mio interno, come se non volesse essere meno del sole, del vento, del cielo, mi ha detto:

(3) “Figlia diletta del mio Volere, oggi tutti fanno festa per la tua uscita, tutta la corte celeste hanno sentito il brio del sole, la gioia del vento, il sorriso del cielo, e tutti hanno corso per vedere che c’era di nuovo, e nel vedere te investita dalla luce del sole che ti baciava, il vento che ti carezzava, il cielo che ti sorrideva, hanno tutti compreso che la potenza del mio Fiat Divino muoveva gli elementi a festeggiare la sua piccola neonata.  Quindi, tutta la corte Celeste unendosi con tutta la Creazione, non solo fanno festa, ma sentono le nuove gioie e felicità che per la tua uscita le dà la mia Divina Volontà.  Ed Io essendo spettatore di tutto ciò, non solo faccio festa dentro di te, ma non mi sento pentito che creai il cielo, il sole e tutta la Creazione, anzi mi sento più felice, perché di essa gode la piccola figlia mia; mi si ripetono le gioie, i contenti, la gloria quando il tutto fu creato, quando l’Adamo innocente non aveva fatto risuonare la nota del dolore della sua volontà ribelle in tutta la Creazione, che spezzò il brio, la felicità, il dolce sorriso che teneva la mia Divina Volontà nel sole, nel vento, nel cielo stellato, da dare alle creature, perché figlia mia, l’uomo col non fare la mia Divina Volontà, vi mise nell’opera nostra della Creazione la sua nota scordante, perciò perdette l’accordo con tutte le cose create, e Noi sentiamo il dolore ed il disonore che nell’opera nostra c’è una corda scordata, che non fa un bel suono, e questo suono scordato allontana dalla terra i baci, le gioie, i sorrisi che contiene la mia Divina Volontà nella Creazione, perciò chi fa la mia Volontà e vive in Essa è la nota d’accordo con tutti, il suo suono contiene non nota di dolore, ma di gioia e di felicità, ed è tanta armoniosa che tutti avvertono, anche gli stessi elementi, che c’è la nota della mia Volontà nella creatura, e mettendo come tutto da parte vogliono godersi colei che tiene quella Volontà, di cui sono tutti animati e conservati”.

(4) Gesù ha fatto silenzio ed io gli ho detto:  “Amor mio, tu mi hai detto tante volte che chi vive nella tua Divina Volontà è sorella con tutte le cose create; voglio vedere se la mia sorella luce mi riconosce, e sai come? Se guardandola non mi abbaglia la vista”.

(5) E Gesù:  “Certo che ti riconoscerà, provaci e vedrai”.

(6) Io ho guardato fisso nel centro della sfera del sole, e la luce pareva che carezzava la mia pupilla, ma senza abbagliarmi, in modo che ho potuto guardare nel suo centro il suo gran mare di luce; com’era terso e bello, com’è vero che simboleggia l’infinito, l’interminabile mare di luce del Fiat Divino.  Ho detto:  “Grazie oh! Gesù che mi hai fatto conoscere dalla mia sorella luce”.  E Gesù ha ripreso il suo dire:

(7) “Figlia mia, anche al respiro è riconosciuta chi vive nel mio Volere da tutta la Creazione, perché ciascuna cosa creata sente in quella creatura la potenza del Fiat, e la supremazia che Dio le diede su tutta la Creazione.  Guarda e senti figlia mia, nel principio che Adamo ed Eva furono creati, fu dato l’eden per loro abitazione, nel quale erano felici e santi; questo giardino è similitudine di quell’eden, sebbene non così bello e fiorito.  Or sappi che ho permesso di far venire te in questa casa, dov’è circondata da giardino, per essere la nuova Eva, non l’Eva tentatrice che meritò d’essere messa fuori dall’eden felice, ma l’Eva riformatrice e ripristinatrice, che chiamerà di nuovo il regno della mia Divina Volontà sulla terra.  Ah! sì, tu sarai il germe, il cemento al tarlo che tiene l’umano volere, tu sarai il principio dell’era felice, perciò accentro in te la gioia, i beni, la felicità del principio della Creazione, e amo di ripetere le conversazioni, le lezioni, gli ammaestramenti che avrei dato se l’uomo non si fosse sottratto dalla nostra Divina Volontà.  Quindi sii attenta, ed il tuo volo in Essa sia continuo”.

 

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26-2

Aprile 12, 1929

 

La Creazione, atto di adorazione profonda della Divina Trinità.

 

(1) Stavo tutta abbandonata nel Fiat Divino, la sua luce eclissava la mia piccolezza e mi trasportava lassù, fin nel seno dell’Eterno, dove non si vedeva altro che luce, santità, bellezza, che infondeva adorazione profonda, da sentirmi cambiata la mia piccola esistenza in un’atto solo d’adorazione per quel Dio che tanto mi ha amato e mi ama.  Onde, mentre la mia mente si perdeva nella luce del Divino Volere, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la santità del nostro Essere Divino; la potenza unica della nostra Volontà di cui siamo investiti, in modo che se siamo distinte nelle Persone, ma la nostra Volontà è sempre una che opera in Noi, che domina, che regge; il nostro amore eguale, reciproco ed incessante, produce in Noi la più profonda adorazione tra le Divine Persone, sicché tutto ciò che esce da Noi, non sono altro che atti di adorazione profonda di tutto il nostro Essere Divino.  Quindi, quando il nostro Fiat Divino volle uscire in campo con la sua potenza creatrice, operatrice e vivificatrice, tutta la Creazione, come il nostro Fiat si pronunziava, così uscivano da Noi atti di adorazione profonda, onde il cielo non è altro che un’atto d’adorazione profonda dell’immensità del nostro Essere Divino, e perciò dappertutto si vede cielo e di notte e di giorno, l’immensità del nostro Essere sprigionava dal nostro seno l’immensità della nostra adorazione e stendeva sull’universo l’azzurro cielo per chiamare tutti quelli che avrebbero abitato la terra nell’unica nostra Volontà, per unificarli nell’immensità della nostra adorazione, in modo che in virtù del nostro Fiat, l’uomo si doveva stendere nell’immensità del suo Creatore, per formare il suo cielo d’adorazione profonda a Colui che lo aveva creato.  Il sole è un’atto d’adorazione della nostra luce interminabile, il quale è tale e tanta la foga della sua adorazione profonda, che non si contenta di farsi vedere nell’alto, sotto la volta del cielo, ma dal centro della sua sfera scende i suoi raggi di luce fino nel basso della terra, plasmando e toccando tutto con le sue mani di luce, investe tutto e tutti con la sua adorazione di luce, e chiama piante, fiori, alberi, uccelli e creature a formare una sola adorazione nella Volontà di chi le ha create.  Il mare, l’aria, il vento, e tutte le cose create, non sono altri che atti di adorazione profonda del nostro Essere Divino, che, chi da lontano e chi da vicino chiamano la creatura nell’unità del nostro Fiat, a ripetere gli atti profondi della nostra adorazione, e facendo suo ciò che è nostro, può darci il sole, il vento, il mare, la terra fiorita, come adorazioni profondi che sa e può produrre la nostra Volontà unica nella creatura.  Che cosa non può fare il nostro Fiat? Con la sua forza unica può tutto, unisce tutto, tiene in atto tutto, e unisce Cielo e terra, Creatore e creatura, e ne forma un solo”.

(3) Detto ciò si è ritirato nella profondità della sua luce, e ha fatto silenzio.  Ond’io sono rimasta a continuare il mio giro nella Creazione, per seguire quell’adorazione profonda del mio Creatore in tutte le cose create.  Oh! come si sentiva in ciascuna cosa il profumo dell’adorazione divina, si toccava con mano il loro alito adorato; si sentiva nel vento l’adorazione penetrante, imperante del nostro Creatore, che investendo tutta la terra, ora con soffio leggero, ora con onde impetuose, ora con aliti carezzevoli, ci investe tanto e ci chiama all’adorazione che il vento possiede del suo Creatore; chi può dire la forza del vento? Esso in pochi minuti gira tutto il mondo, e ora con impero, ora con gemiti, ora con voce flebile, e ora urlante, ci investe e ci chiama ad unirci a quell’adorazione divina che dà al suo Creatore.  E seguendo il mio giro vedevo il mare, in quelle acque cristalline, in quel mormorio continuo, nelle sue onde altissime, Gesù diceva che quel mare non era altro che un’atto di profonda adorazione della purità divina, adorazione del loro amore che mormora continuamente, e nelle onde l’adorazione della fortezza divina che muove come leggera paglia tutto e tutti.  Oh! se il Fiat Divino regnasse nelle creature, a tutti farebbe leggere in ciascuna cosa creata l’adorazione distinta che ciascuna cosa possiede del nostro Creatore, e unificandoci con tutta la Creazione, una doveva essere l’adorazione, uno l’amore, una la gloria al Ente Supremo.  Oh! Volontà Divina, vieni a regnare e fa che una sia la Volontà di tutti. . .

 

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26-3

Aprile 16, 1929

 

Per chi vive nel Fiat, è scambio di vita tra il Fiat e l’anima.  Amore duplicato.

 

(1) Le privazioni del mio dolce Gesù si fanno più a lungo, ed io non faccio altro che sospirare e gemere il suo ritorno.  E per quanto vivo tutta abbandonata nel Fiat Divino, le sue privazioni sono ferite tanto profonde e acerbe, che più che cerva ferita mando i miei gridi di dolore, che se potessi assorderei Cieli e terra e muoverei tutto al pianto, per un dolore sì straziante e per una privazione sì grande, che mi fa sentire il peso d’un dolore infinito e d’una ferita sempre aperta, menochè quei pochi momenti che mi parla del suo Volere Divino che mi sembra che si chiuda, ma per riaprirsi con dolore più acerbo, e perciò sono costretta nei miei scritti, a vergare la mia nota dolente della piccola anima mia, che più che cerva ferita, mando i miei gridi di dolore, per ferire quel Gesù che mi ferisce, chi sa, ferito, mi ritorni e metta tregua alla mia nota dolente.  Onde, mentre mi sentivo immersa nel dolore della sua privazione e tutta abbandonata nel suo Volere, si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Coraggio o figlia, non ti abbandonare nel tuo dolore, ma sali più su.  Tu sai che hai un compito da compiere, e questo compito è tanto grande, che neppure il dolore della mia privazione deve fermarti, anzi, deve servirti come salire più su nella luce della mia Divina Volontà.  Il tuo incontro con Essa dev’essere continuo, perché è scambio di vita che dovete fare:  Essa si deve dare continuamente a te, e tu ad Essa.  E tu sai che il moto, il palpito, il respiro, dev’essere continuo, altrimenti la vita non può esistere, e tu faresti mancare la tua vita nel mio Fiat, e sentirebbe il dolore che la sua piccola figlia, la sua cara neonata, le fa mancare in Esso il suo moto, il suo palpito, il suo respiro, sentirebbe lo strappo della sua neonata, che per sentire la sua vita come Vita sua, la tiene sempre in atto di nascere, senza metterla fuori dal suo seno, neppure per farla fare un passo, e tu ti sentiresti mancare la Vita del suo moto continuo, del suo palpito, del suo respiro; sentiresti il vuoto d’una Volontà Divina nell’anima tua.  No, no, figlia mia, non voglio nessun vuoto della mia Volontà in te.  Ora, tu devi sapere che ogni manifestazione sul mio Fiat Divino che ti faccio, sono come tanti scalini in cui scende il mio Volere nell’anima, per prenderne il possesso, per formare il suo regno, e l’anima sale al Cielo per trasportarlo dal Cielo in terra.  Perciò è un compito grande e non conviene per qualunque ragione, ancorché fosse santa, perdere tempo.  E tu vedi come Io stesso mi eclisso nel mio Voler Divino per dare tutto il luogo ad Esso, e se faccio le mie scappatine nel venire, è solo per trattare, per riordinare e farti conoscere ciò che appartiene alla mia Divina Volontà, perciò sii attenta ed il tuo volo in Essa sia continuo”.

(3) Dopo di ciò seguitava a sentirmi oppressa per le privazioni di Gesù e pensavo tra me:  “Come è scemato il suo amore verso di me, confrontato a quello che mi portava prima, mi sembra che appena le ombre mi sono restate dell’amore di Gesù.  Ma mentre ciò pensavo si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, ogni atto fatto nella mia Divina Volontà duplica il mio amore verso di te, quindi, dopo tanti atti che hai fatto in Essa, posso dire che il mio amore è cresciuto tanto, che debbo allargare la tua capacità per poterti far ricevere il mio crescente amore che sorge in Me in ogni atto che fai nella mia Divina Volontà.  Perciò il mio amore è più intenso e centuplicato di più da quello di prima, quindi puoi star sicura che il mio amore non ti mancherà mai, mai”.

 

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26-4

Aprile 21, 1929

 

Come la Divina Volontà è pienezza.  Come Adamo prima di peccare

possedeva la pienezza della santità.  La Vergine e tutte le

cose create possiedono questa pienezza.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, mi sento che non posso farne a meno di starmi nella cara eredità che il mio dolce Gesù, con tanto amore mi diede dicendomi:  “Figlia, te l’affido a te affinché mai ne esca, e facci risuonare il tuo eco continuo da un punto all’altro, in modo che tutto il Cielo può sentire che la nostra interminabile eredità del nostro Fiat sulla terra non è isolata, ma è abitata dalla piccola figlia nostra, lei girerà sempre in Essa per far compagnia a tutti gli atti del nostro Volere, e a tutti i suoi appartamenti”.  Perciò mi è caro e dolce vivere nella mia celeste eredità, mi sentirei mancare la vita senza di Essa.  Onde, mentre giravo in Essa, il mio sempre amabile Gesù girava insieme con me e tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà è tutta pienezza, non c’è cosa che non possieda:  Immensità di luce, santità inarrivabile, interminabilità senza confini, generatrice incessante, vede tutto, sente e plasma tutto.  Tutto ciò è natura nel mio Fiat Divino, perciò gli atti suoi possiedono la pienezza di tutti i beni, quindi per poter rinchiudere un solo suo atto nel fondo dell’anima, è necessario che si sgombri di tutta sé stessa, ritorni nel vuoto del nulla come nell’atto quando fu creata, affinché il mio Voler Divino trovi lo spazio del nulla per poter deporre un suo atto di pienezza, il quale possedendo la virtù generatrice incessante, un’atto chiamerà l’altro, in modo che nulla deve mancare, né pienezza di luce, di santità, d’amore, di bellezza, né molteplicità di atti divini.  Perciò la santità fatta nel mio Voler Divino possiede tutta la pienezza, ma tanto, che se Iddio volesse darle di più, non troverebbe luogo dove mettere altra luce, altra bellezza, e Noi diremo:  “Tutta bella sei, né altra bellezza possiamo aggiungerti, tanto sei bella, sei opera del nostro Volere, e ciò basta per essere un’opera degna di Noi”.  E l’anima dirà:  “Sono il trionfo del vostro Fiat Divino, perciò sono tutta ricca e bella, possiedo la pienezza d’un atto del vostro Volere Divino, il quale tutta mi riempie, e se vorresti darmi di più, non so dove mettere”.  Tale fu la pienezza della santità d’Adamo prima di cadere nel labirinto della sua volontà umana, perché possedeva il primo atto del nostro Fiat generatore della sua Creazione, e perciò possedeva pienezza di luce, di bellezza, di fortezza, di grazia, tutte le qualità del nostro Fiat riflettevano in lui e lo abbellivano tanto, che Noi stessi ci sentivamo rapiti nel guardarlo, nel vedere in lui così ben scolpita la nostra cara immagine che formava in lui il nostro Essere Divino.  E perciò ad onta che cadde non perdette la vita né la speranza rigeneratrice del nostro Fiat, perché avendo posseduto nel principio della sua vita la pienezza dell’atto suo, non volle perdere colui che lo aveva posseduto.  La Divinità si sentì talmente legata con Adamo, che non si sentì di sbandirlo per sempre; perdere ciò che una volta è stato posseduto dal nostro Fiat ci vuol troppo, la nostra forza si sentirebbe debole, il nostro amore, il fuoco che possiede si ristringerebbe per non farlo, sarebbe il vero imbarazzo divino, perdere colui che ha posseduto un’atto solo della pienezza della nostra Volontà.  Tale pienezza di santità la possedette l’altezza della Sovrana Regina, e perciò nessun vuoto c’è in Lei, si riempì tanto, che mari di luce, di grazie, di bellezza, di potenza possiede.  È tale e tanta la sua pienezza, che non abbiamo dove mettere, e Lei non ha dove ricevere, perché è l’unica celeste creatura che visse sotto l’impero dell’atto del nostro Fiat Divino e che può dire:  “Sono un’atto di Volontà Divina ed in questo sta tutto il segreto della mia bellezza, potenza, grandezza e fin della mia maternità”.  Che cosa non può fare un’atto del nostro Fiat? Tutto, la sua prerogativa è la pienezza di tutto; un’atto di Esso è il sole, e possiede la pienezza della luce, e se si potesse domandare al sole:  Vorresti più luce? Risponderebbe:  Ne ho tanta che posso dare luce a tutti, e mentre la do non la perdo, perché possiedo la sorgente della luce dell’atto del Fiat Divino.  Il cielo è un’atto di Esso, perciò dovunque si stende, è tanta la sua pienezza che non trova dove stendere di più le sue tende azzurre.  Il vento è un’atto del nostro Fiat Divino, e perciò possiede la pienezza dell’impero, della forza; chi può resistere alla forza del vento? Nessuno, fa gioco di tutto, e con la sua forza imperante sradica città, alberi innalza, e atterra come se fosse paglia ogni cosa.  Tutta la Creazione, ogni cosa creata possiede la pienezza dell’atto del nostro Fiat, e perciò nessuna è misera, tutte sono ricche della pienezza voluta dal nostro Voler Divino, né nessuna cosa fa bisogno di nulla, sono in natura ricche per loro stesse.  Il mare possiede la pienezza delle acque, la terra la pienezza delle piante, e di tante diversità di piante, perché tutte sono parti dell’atto del nostro Voler Divino.  Ora figlia mia, il vivere nella mia Divina Volontà è proprio questo, possedere e godere la pienezza dei beni divini, in modo che nulla le deve mancare, né santità, né luce, né bellezza, saranno i veri parti del mio Fiat adorabile”.

 

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26-5

Aprile 28, 1929

 

Come il Fiat Divino rende inseparabile la creatura da Dio.  Straripamento

Divino per la creatura.  Tutto è al sicuro in chi vive nel Fiat, e come

tutto è pericolante in chi fa l’umana volontà.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino per seguire i suoi atti nella Creazione, e giunta nell’eden, la mia povera mente si è fermata nell’atto quando creava l’uomo, e alitandolo gli infondeva la vita, e pregavo Gesù che alitasse la povera anima mia per infondermi il primo alito divino della Creazione, affinché col loro alito rigeneratore potessi ricominciare la mia vita tutta nel Fiat, a secondo lo scopo ché mi avevano creata.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno, come in atto di volermi alitare e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è nostra Volontà che la creatura risalga nel nostro seno, tra le nostre braccia creatrici per ridarle il nostro alito continuato, ed in questo alito darle la corrente che genera tutti i beni, gioie e felicità, ma per poter dare questo alito, l’uomo deve vivere nel nostro Volere, perché solo in Esso lo può ricevere, e Noi darlo.  Il nostro Fiat tiene tale virtù, da rendere inseparabile la creatura da Noi, e ciò che Noi siamo e facciamo per natura, lei lo può fare per grazia.  Noi col creare l’uomo non lo mettevamo a distanza da Noi, e per averlo insieme con Noi le davamo la nostra stessa Volontà Divina, la quale gli darebbe il primo atto ad operare insieme col suo Creatore; fu questa la causa che il nostro amore, la nostra luce, le nostre gioie, la potenza e bellezza nostra rigurgitarono tutte insieme, e straripando fuori del nostro Essere Divino imbandivano la mensa a colui che avevamo con tanto amore formato con le nostre mani creatrici e generato col nostro stesso alito.  Volevamo goderci l’opera nostra, vederlo felice della nostra stessa felicità, abbellito della nostra bellezza, ricco della nostra ricchezza, molto più che era Volontà nostra di starci vicino con la creatura, operare insieme e trastullarci insieme con essa; i giuochi non si possono fare da lontano, ma da vicino.  Ecco perciò che per necessità di creazione e per mantenere integra l’opera nostra e lo scopo con cui l’avevamo creata, l’unico mezzo era dotare l’uomo di Volontà Divina, la quale lo avrebbe conservato come uscì dalle nostre mani creatrici, e lui avrebbe goduto tutti i beni nostri, e Noi dovevamo godere perché lui era felice.  Perciò non ci sono altri mezzi per fare che l’uomo ritorni al suo posto d’onore, e che rientri di nuovo ad operare insieme col suo Creatore, e a vicenda si trastullino insieme, che rientrare di nuovo nel nostro Fiat, affinché ce lo porti trionfante nelle nostre braccia che lo stanno aspettando per stringerlo forte nel nostro seno divino, e dirgli:  “Finalmente, dopo seimila anni sei tornato, hai andato errante, hai provato tutti i mali, perché non c’è bene senza del nostro Fiat, hai provato abbastanza e toccato con mano ciò che significa uscire da Esso, perciò non uscirne più e vieni a riposarti e a godere ciò ch’è tuo, perché nel nostro Volere tutto ti fu dato”.  Quindi figlia mia, sii attenta, tutto ti daremo se vivi sempre nel nostro Fiat, il nostro alito prenderà piacere a fiatarti sempre, per strariparti le nostre gioie, la nostra luce, la nostra santità, e comunicarti l’attitudine delle nostre opere, affinché sempre insieme possiamo tenere la piccola figlia rigenerata dalla nostra Divina Volontà”.

(3) Detto ciò si è ritirato nel mio interno, ed io continuavo a seguire gli atti innumerevoli del Fiat Divino, ed il benedetto Gesù ha ripreso a dire:

(4) “Figlia mia, è prerogativa del mio Voler Divino mettere al sicuro tutto ciò che possiede.  Quindi quando entra nell’anima, come possessore di essa, tutte le cose le mette al sicuro:  Mette al sicuro la santità, la grazia, la bellezza, le virtù tutte, e per fare che tutto fosse al sicuro, fa sostituire nell’anima la sua santità divina, la sua bellezza, le sue virtù, tutto in modo divino, e mettendovi il suo suggello ch’è intangibile da ogni cambiamento, rende la creatura intangibile da ogni pericolo.  Sicché per chi vive nel mio Volere nulla c’è più da temere, perché Lui ha assicurata ogni cosa con la sua assicurazione Divina.  Invece la volontà umana rende tutto pericolante, anche la stessa santità, le virtù, che non sono sotto il dominio continuo del mio Fiat, sono soggetti a pericoli continuati e oscillazioni continui; le passioni tengono le vie aperte per mettere tutto sossopra e gettare a terra le virtù, la santità, formate con tanti sacrifici.  Se non c’è la virtù vivificatrice e alimentatrice continua del mio Volere, che chiude tutte le porte e tutte le vie a tutti i mali, l’umana volontà tiene porta e vie per far entrare il nemico, il mondo, la stima propria, le miserie, le turbazione, che sono il tarlo delle virtù e della santità, e quando c’è il tarlo non c’è forza sufficiente per essere fermi e perseveranti nel bene, perciò tutto è pericolante quando non regna la mia Divina Volontà.  Oltre di ciò, è tanto il male che non regni in mezzo alle creature la nostra Divina Volontà, che tutte le cose stanno in continua oscillazione, la nostra stessa Creazione, tutti i beni della Redenzione sono intermittenti, perché non trovando nell’umana famiglia il nostro Fiat regnante, non sempre può dare gli stessi beni, anzi molte volte ci dobbiamo servire della Creazione e Redenzione per armarla contro dell’uomo, perché l’umano volere si mette contro del nostro, e Noi di giustizia dobbiamo colpirli, per farli comprendere che non regnando il nostro Volere, l’umano respinge i nostri beni e ci costringe a punirli; la stessa gloria che ci dà la creatura per mezzo della Creazione e Redenzione, non è fissa, muta ad ogni atto di volontà umana.  Quindi il piccolo interesse che ci doveva dare la creatura del suo amore e della sua gloria che ci dovrebbe dare, perché tanto l’avevamo dato, non è neppure rendita fissa, ma tutto è intermittente, perché la sola nostra Volontà tiene virtù di rendere irremovibili e continuati gli atti suoi, e quelli dov’Essa regna.  Sicché finché non regni il nostro Fiat Divino, tutto è pericolante; la Creazione, la Redenzione, i sacramenti tutti stanno in pericoli, perché l’umano volere ora abusa, ora non riconosce Colui che tanto lo ha amato e beneficato, ora calpesta sotto dei suoi piedi gli stessi nostri beni; perciò, finché non regni il nostro Volere che getterà in mezzo alle creature l’ordine divino, la sua fermezza e armonia ed il suo giorno perenne di luce, di pace, tutto starà in pericolo per lui e per Noi, le stesse cose nostre staranno sotto l’incubo del pericolo e non potranno dare alle creature i beni abbondanti che essi contengono”.

 

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26-6

Maggio 4, 1929

 

Potenza, incanto, impero d’un anima che vive nel Volere Divino,

come tutto gira intorno a lei e padroneggia lo stesso Creatore.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, e la mia povera mente ora si ferma ad un punto, ora all’altro di Esso, ma non sa uscire da dentro l’immensità dei suoi confini interminabili; anzi non trova né vie, né porte per uscirne.  E mentre cammino nel Voler Divino, lo lascio dietro di me, e mentre lo lascio dietro mi si fa avanti con la sua Maestà, a destra e a sinistra, fin sotto dei miei passi e mi dice:  “Sono tutto per te, per darti la mia Vita e formarla in te, sicché non c’è altro per te che la mia Volontà Divina e adorabile”.  Ora, mentre la mia povera mente si perdeva in Esso, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino sente in sé l’atto continuo e costante dell’operato divino del mio Fiat Divino, quest’atto continuo generato dalla sua potenza nella creatura, tiene tale forza, tale impero su tutti, che rapisce tutti col suo dolce incanto, in modo che tutti girano intorno a lei, gli angeli, i santi, la Trinità Sacrosanta, le sfere e la Creazione tutta, tutti vogliono essere spettatori per godere una scena sì dolce, incantevole e bella dell’atto continuo della creatura nel Fiat Divino, essa entra nel banco dell’Ente Supremo, e unificandosi nell’atto continuo del suo Creatore, lei non fa altro che mettere fuori, col suo atto continuo, le innumerevoli bellezze, i suoni più dolci, le rarità insuperabili delle qualità del suo Creatore.  E quello che più rapisce è nel vedere la sua piccolezza, che tutta ardita e coraggiosa, senza nulla temere, come se volesse padroneggiare lo stesso Creatore, per fargli piacere, per rapirlo a sé, per chiedergli il regno del suo Volere sulla terra, prende e mette fuori da dentro il banco divino tutte le nostre gioie e felicità come se volesse esaurirle, e vedendo che non le esaurisce non si stanca, ripete il suo atto continuato, in modo che tutti aspettano che finisca, e non vedendola finire si stringono intorno a lei, tanto che essa diventa luogo di centro e tutti girano intorno, per non perdere una scena sì consolante e non mai vista, cioè l’atto continuo della piccolezza umana nell’unità del Fiat Supremo.  Molto più che l’operato continuo è solo di Dio e nel vederlo ripetere dalla creatura desta le più grandi sorprese che fa stupire Cieli e terra.  Piccola figlia mia, se tu sapessi che significa un’atto continuo nella mia Volontà, quest’atto è incomprensibile a mente creata, essa è la bilocatrice del nostro atto continuo, essa entra nel nostro atto e fa sorgere e mette fuori, mostrando a tutti la nostra rara bellezza, il nostro amore invincibile, la nostra potenza che tutto può, la nostra immensità che tutto abbraccia, vorrebbe dire a tutti:  “Guardate chi è il nostro Creatore”.  E Noi la facciamo fare e godiamo nel vedere che la piccolezza della creatura vuol darci il nostro paradiso, ed il nostro Essere Divino, come nostro e come suo.  Che cosa non può fare e darci chi vive nel nostro Fiat? Tutto! Molto più che stando in terra questa felice creatura, in virtù del libero arbitrio, tiene la virtù conquistatrice, ciò che non tengono neppure i santi in Cielo, e con questa può conquistare e moltiplicare il bene che vuole.  Ed il nostro Volere che la tiene dentro di Sé, la rende conquistatrice del nostro Essere Divino”.

 

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26-7

Maggio 9, 1929

 

Com’era necessario che accentrasse in Luisa la santità umana per

consumarla, e dar principio alla Santità del vivere nel Voler Divino.

Come il patire volontario è qualcosa di grande innanzi a Dio.

 

(1) Avevo letto nel primo volume dei miei scritti come Nostro Signore mi aveva detto che voleva che io accettassi d’entrare in battaglia col nemico infernale, nelle dure prove che mi sottoposi.  Ond’io pensavo tra me:  “Mi sembra che ci sia contraddizione, perché Gesù mi ha detto tante volte che chi vive nella sua Volontà Divina non è soggetto né a tentazioni, né a turbazione, né il nemico tiene potere di poter entrare nel Fiat Divino, perché questo lo brucerebbe più dello stesso fuoco dell’inferno, e per non restare più bruciato fugge dall’anima che vive in Esso”.  Ora, mentre ciò, e a tant’altre cose pensavo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu ti sbagli, né ci sono contraddizioni.  Tu devi sapere che dovendoti chiamare in modo tutto speciale a vivere nella mia Divina Volontà, per fartela conoscere e per mezzo tuo far conoscere agli altri la santità del vivere in Essa, per farla regnare sulla terra, era necessario che accentrassi in te tutta la santità umana per consumarla in te, per dar principio alla vera santità del vivere nel mio Volere Divino.  La santità nell’ordine umano doveva essere lo sgabello, il trono della santità nell’ordine della mia Divina Volontà.  Ecco perciò che fin dal principio in cui ti chiamai allo stato di vittima, e a tutto ciò che soffristi in quell’epoca, Io te lo dicevo prima per domandarti se tu accettassi, e dopo che tu accettavi, allora ti mettevo in quello stato di pena, volevo da te il patire volontario, non forzato, perché era la tua volontà che volevo far morire, e accendere sopra della tua volontà, quasi come spenta fiammella, il gran fuoco del Sole del mio Fiat.  Il patire volontario è qualche cosa di grande innanzi alla nostra Maestà Suprema, e perciò sulla morte del tuo volere, affogato di pene, poteva la mia Volontà avere il dominio e disporti a ricevere il bene più grande delle sue conoscenze.  Non fu il mio patire tutto volontario, nessuno poteva imporsi su di Me, che formò il gran bene della Redenzione? Quindi, tutto ciò che tu soffriste allora, non fu altro che completazione dell’ordine della santità nel modo umano, perciò quasi nulla ti dicevo della santità del vivere nel mio Voler Divino, volevo completare l’una per incominciare l’altra, e quando vidi che nulla mi negasti di ciò che Io volevo, a costo anche della tua vita, e mentre nulla mi negavi, la tua volontà perdeva la via e si trovava in continuo atto di morire, la mia faceva la sua via e riacquistava la sua Vita in te, e come riacquistava la sua Vita, così si svelava dicendoti la sua lunga storia, il suo dolore e come sospira di venire a regnare in mezzo alle creature.  La mia parola è vita, e come più che tenero padre ti parlavo del mio Fiat, così andavo formando la sua Vita in te, perché mai mi avresti capito ciò che riguardava il mio Volere se non avresti avuto la sua Vita in te, perché di ciò che forma vita si ha il vero interesse di comprendere e difendere; ciò che non forma vita entra nell’ordine secondario, non primario, e non si sente il vero amore che si può avere alla propria vita.  Onde alla stessa Vita del mio Fiat formata in te, Io potevo affidare tutte le sue conoscenze per poter formare altrettante Vite di Esso nelle creature, e poi, dovevo far di te ciò che feci di Me:  Io quando venni sulla terra osservai tutte le leggi, mi sottoposi a tutti i sacrifici della legge antica in modo perfetto, che nessun’altro fino allora aveva osservato, e dopo che tutto completai in Me, consumando nella mia umanità tutte le leggi e santità di modo antico, l’abolì e diedi principio alla nuova legge di grazia e alla nuova santità che portai sulla terra.  Così ho fatto di te:  Accentrai in te le pene, i sacrifici, le battaglie della santità presente per completarla, e così poter rincominciare la nuova santità del vivere nel mio Volere, cioè il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra.  Ora, dove sono le contraddizioni che tu dici? Quando l’anima entra nel mio Volere per farvi vita perenne, il nemico non può più avvicinarsi, la sua vista resta accecata dalla luce del mio Fiat, né può vedere ciò che la felice creatura opera in questa luce divina.  La luce si schermisce di tutto, domina tutti, è intangibile, né si fa offendere, né offende, e se qualcuno la vuol toccare o stringerla nelle sue mani, con rapidità incantevole sfugge, e quasi scherzevole la spruzza di luce; tocca tutto, abbraccia tutti per far bene a tutti, ma non si fa toccare da nessuno.  Tale è la mia Divina Volontà, chiude l’anima nella sua luce, e col suo impero eclissa tutti i mali, e lei vivendo di luce, tutto si converte in luce, in santità e pace perenne, sicché i mali si smarriscono e perdono la via, le turbazione, le tentazioni, le passioni, il peccato, restano tutti spezzati di gambe e non sanno più camminare.  Perciò sii attenta, ed il tuo vivere nel mio Fiat sia continuo”.

 

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26-8

Maggio 12, 1929

 

Come chi vive nel Fiat Divino è la narratrice delle opere divine.  L’ascensione.

Causa perché non lasciò il regno della Divina Volontà sulla terra.

 

(1) Continuando il mio solito abbandono nel Fiat Divino, stavo seguendo gli atti di Esso nella Creazione, mi sembrava che unendomi ai suoi atti, ora facevo un’atto di luce, ora un’atto d’immensità, ora un’atto di potenza, e così via via.  Ma mentre ciò facevo, il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà e segue gli atti suoi, è la narratrice di tutte le opere nostre.  Sicché come tu giri nel sole per ripetere insieme con la mia Volontà ciò che feci nel creare il sole, ci fai la narratrice della storia della sua luce, e l’Ente Supremo nel sentirsi ripetere da te tutta la storia del sole, ciò che racchiude, il bene che fa, si sente ridare tutta la gloria della sua luce, e come la luce brilla sopra tutte le cose, investe tutto, riempie l’aria, così si sente il tuo eco vicino e lontano, nel basso e nell’altezza dei cieli, e sussurrando al nostro orecchio ci fa la narratrice della luce, e ci glorifica tanto che ci dai un sole di gloria.  Oh! come restiamo felicitati da parte della creatura, perché da Noi fu creato un’astro così benefico per tutta la terra.  E come non amare chi vive nel nostro Fiat Divino? Lei raccoglie tutte le nostre qualità e felicità sparse in tutto il creato, e ora ci fa la narratrice del cielo e ci dice la storia della sua immensità, e ci dà la gloria del cielo intero; ora ci dice la storia del mare, e mormora insieme con le acque:  “Amore e gloria di tutto il mare al mio Creatore”.  Ora ci narra la storia della terra fiorita, e tutte le piante e fiori elevano il loro profumo e ci dai la gloria di tutta la terra.  E ora fai la narratrice della storia del vento, ora dell’aria, ora dell’uccellino che canta, ora dell’agnello che bela, insomma, tiene sempre cose da narrarci delle tante cose che abbiamo fatto nella Creazione, per ridarci l’amore e la gloria che avemmo nel crearla.  Oh! come è dolce e gradito nel sentirti fare la narratrice delle opere nostre, ci sentiamo raddoppiare l’amore, la gloria nostra; molto più che, chi ci fa la narrazione vive nel nostro Volere, il quale ammaestrandola le fa dire i segreti amorosi che ci sono in tutte le cose create”.

(3) Detto ciò ha fatto silenzio.  Poi, come se non potesse contenere l’amore del suo cuore divino ha soggiunto:

(4) “Figlia diletta mia, tu sei la mia speranza, la speranza del regno della mia Divina Volontà sulla terra, quella speranza che non dice dubbio, ma certezza, perché già in te vi trova il suo regno; i tuoi modi, le tue prerogative, le tue narrazioni, sono tutti appartenenti al mio Fiat Divino, in te ci sono le sue fondamenta, le sue conoscenze, perciò spero che il suo regno si formerà e si divulgherà sulla terra”.

(5) Dopo di ciò stavo pensando quando Nostro Signore salì al Cielo, glorioso e trionfante, con la sua umanità non più umiliata, soggetta alle pene, con la divisa dell’Adamo decaduto, ma intangibile d’ogni pena, con la divisa del nuovo Adamo innocente, con tutte le prerogative più belle della Creazione, vestito di luce ed immortale.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolcissimo Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, la mia umanità rifece in sé, e sopra di sé stessa, tutti i mali dell’umanità decaduta, fino a morire, per darle virtù di farla risorgere dalla morte di cui era soggetta.  Ecco la causa perché non lasciai il regno della mia Volontà Divina sulla terra, perché mancava l’umanità dell’Adamo innocente, gloriosa ed immortale, per poter impetrarlo e ricevere il gran dono del mio Fiat.  Perciò era necessario che la mia umanità, primo doveva rifare l’umanità decaduta, e darle tutti i rimedi per rialzarla, poi morire e risorgere con le doti dell’Adamo innocente, per poter dare all’uomo ciò che predette.  Non solo, ma volli salire al Cielo con la mia umanità bella, vestita di luce, come uscì dalle nostre mani creatrici, per dire al Padre Celeste:  “Padre mio, guardami, come la mia umanità è rifatta, come il regno della nostra Volontà sta al sicuro in essa, son’Io il capo di tutti, e chi ti prega tiene tutti i diritti di chiedere e di dare ciò che Io possiedo”.  Figlia mia, ci voleva una umanità innocente, con tutte le doti con cui uscì dalle nostre mani creatrici, per impetrare di nuovo il regno della nostra Volontà in mezzo alle creature, fino allora mancava ed Io l’acquistai con la mia morte, e salì al Cielo per compiere al primo compito il secondo mio compito di impetrare e dare il regno della mia Divina Volontà sulla terra.  Sono circa duemil’anni che questa mia umanità prega, e la nostra Maestà Divina sentendosi rigurgitare di nuovo, anzi con più intensità, l’amore della Creazione che avemmo nel creare l’uomo, e sentendosi rapire e affascinare dalle bellezze della mia umanità, ha sboccato fuori di nuovo, e aprendo i Cieli ha fatto piovere a torrenti la pioggia di luce delle tante conoscenze sul mio Fiat, affinché come pioggia discenda sulle anime, e con la sua luce vivifica e sani l’umano volere, e trasformandolo, getta la radice della mia Volontà nei cuori, e vi stende il suo regno sulla terra.  Per venire il mio regno sulla terra, prima dovevo farlo conoscere, dovevo far sapere che vuol venire a regnare, ed Io, come un fratello maggiore dell’umana famiglia, sto facendo tutte le pratiche nel Cielo presso la Divinità, per darle un’acquisto sì grande.  Quindi era necessario che Io salisse al Cielo con la mia umanità glorificata, per poter riacquistare di nuovo il regno del mio Fiat per i miei fratelli e figli miei”.

 

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26-9

Maggio 16, 1929

 

Come le conoscenze sulla Divina Volontà, sono l’esercito; gli atti fatti in Essa,

le armi; la sua luce, la reggia; il ministero, La Trinità Santissima.  Foga divina

per stabilire il suo regno.  Bisogno divino; suo silenzio, dolore dei suoi segreti.

 

(1) Continuando il mio solito abbandono nel Fiat Divino, mi sentivo impensierita sulle privazioni del mio dolce Gesù.  Oh! come la povera anima mia gemeva sotto il peso infinito d’un dolore che fa dire a tutte le cose create:  “Dov’è il tuo Gesù? Colui che tanto ti amava? Ah! tu senti che tutto sostiene, tocchi la sua bellezza che ha sfiorata su tutta la Creazione, vedi la sua immensità che non puoi raggiungere, questo che tu vedi non sono altro che le orme dei suoi passi, che al suo passaggio impresse su tutte le cose da Lui create, ma non è qui, e tu corri, cercalo, e noi tutti ti accompagneremo gemendo insieme con te, per farti trovare Colui che tu vuoi”.  Ed io mi sento che tutti mi parlano di Gesù con note dolenti, che facendo eco nel mio povero cuore, e straziato da un dolore che io stessa non so dire, ed era tanta l’impressione come se volessi uscire dal mio solito stato.  Ma in questo mentre, il mio amabile e buon Gesù mi ha sorpresa, e gettandomi le braccia al collo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che c’è? Che c’è? Quietati, quietati.  Come, vuoi tu forse uscire da dentro l’esercito della mia Divina Volontà? Guarda che esercito ordinato, formidabile e numeroso, che schierandosi nell’anima tua non ti riuscirà facile uscire.  Ma sai tu chi è quest’esercito? Tutte le conoscenze sulla mia Divina Volontà, perché Essa, avendosi formata la sua reggia in te, non poteva stare, né era decoroso stare senza il suo esercito.  Questo esercito l’abbiamo uscito dal nostro seno divino per corteggiare, difendere, e stiano tutti sull’attenti, per far conoscere a tutti chi è il nostro Fiat, il loro re divino, come vuol scendere con tutto il suo esercito celeste in mezzo ai popoli per combattere l’umano volere, ma non con le armi che uccidono, perché in Cielo non ce ne sono queste armi micidiali, ma con le armi di luce che combattono per formare la Vita del mio Volere nelle creature.  Or tu devi sapere che le armi di questo esercito sono gli atti fatti nella mia Divina Volontà, guarda com’è bello! La reggia è la luce del mio Fiat! Il Re che domina è il mio Volere! Il Ministero la Trinità Santissima, l’esercito le sue conoscenze, le armi gli atti tuoi fatti in Esso.  Perché come tu avevi il bene di conoscere una sua conoscenza e operavi in virtù di essa, nel mio Fiat formavi le armi nelle mani di ciascuna conoscenza, per dar la vita di essa alle altre creature.  Ma non è tutto ancora, ogni conoscenza possiede un’arma diversa l’una dall’altra, sicché ogni conoscenza che ti ho fatto sulla mia Divina Volontà, possiede un’arma speciale e distinta, chi possiede l’arma della luce per illuminare, riscaldare e fecondare il germe del mio Fiat; chi possiede l’arma della potenza vincitrice che domina ed impera, chi l’arma della bellezza che rapisce e conquide, chi l’arma della sapienza che ordina e dispone, chi l’arma dell’amore che brucia, trasforma e consuma, chi l’arma della fortezza che atterra, fa morire e fa risorgere nel mio Volere Divino; insomma, ogni mia conoscenza è un soldato divino, che manifestandosi all’anima tua si ha fatto mettere nelle loro mani, da te, l’arma di ciascun ufficio che posseggono.  Guarda che ordine che tengono, come sono attenti al loro ufficio, e a maneggiare l’arma che ciascuno possiede per disporre e formare il popolo del regno del mio Fiat Divino.  Questo esercito e queste armi posseggono la virtù prodigiosa dell’infinito, in modo che si diffondono ovunque, e dove c’è una luce, anche piccola, nelle creature, combattono con armi di luce contro le tenebre dell’umano volere, per eclissarlo e darle la Vita del mio Fiat, e dove c’è un germe di potenza o di forza, corre il soldatino divino con la sua arma della potenza e della forza per combattere la potenza e forza umana, e far risorgere la potenza e la forza della mia Divina Volontà.  A tutti gli atti umani, questo esercito tiene l’arma opposta per combatterli, per far risorgere sopra dell’atto umano l’atto del mio Volere Divino.  Quindi figlia mia, è necessario che tu rimanga nella mia Divina Volontà per formare armi sufficienti, coi tuoi atti fatti in Essa, al grande esercito delle sue conoscenze.  Se tu sapessi come questo esercito aspetta con ansia le armi degli atti tuoi nelle loro mani per muovere battaglia e distruggere il povero regno dell’umano volere, ed edificare il Regno nostro di Luce, di Santità e di felicità! Molto più che Io sto in te, nella gran reggia della mia Divina Volontà, in mezzo al mio esercito col continuo consiglio del ministero delle Divine Persone, come riproduttore delle opere nostre, perché Noi siamo l’Essere operante e dove stiamo vogliamo operare sempre, senza mai cessare.  Quindi è di necessità che tu resti sempre nel nostro Fiat per unirti a Noi nel nostro continuo operare, e darci il campo di sempre operare in te, perché è proprio questo il segno dell’operato divino:  Operare sempre, sempre, senza mai cessare”.

(3) Dopo ciò ha fatto silenzio.  E poi con un’enfasi più tenero ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, se tu sapessi la foga del mio amore che sento, perché voglio stabilire il regno della mia Divina Volontà sulla terra, per realizzare l’unico scopo per il quale fu creato l’uomo.  Perciò tutto ciò ch’è stato fatto dalle Divine Persone, dacché fu creato il mondo e quello che faremo, il nostro principio sarà sempre quello, né lo smetteremo giammai, che l’uomo ritorni nell’eredità che ci respinse del regno del nostro Fiat.  Tanto che nella mia stessa incarnazione, quando scesi dal Cielo in terra, il primo scopo fu il regno della mia Divina Volontà, i primi passi li rivolsi nel regno di Essa, cioè nella mia Madre Immacolata che lo possedeva; la mia prima dimora fu nel suo seno purissimo, in cui il mio Fiat teneva il suo dominio assoluto, ed il suo regno integro e bello, ed in questo regno del mio Volere che possedeva la mia Mamma Celeste, incominciai e formai la mia Vita quaggiù, di pene, di lacrime, e di espiazioni.  Io lo sapevo, che dovevo essere il Gesù negletto, non amato, né cercato, ma volli venire perché vedevo attraverso i secoli che la mia venuta sulla terra doveva servire a formare il regno del mio Voler Divino, e per necessità dovevo prima redimerli per avere il mio primo scopo.  Ed Io fin d’allora scendevo dal Cielo per venire a trovare, cercare e stringere al mio seno i figli del regno mio, che mi avrebbero cercato, amato, riconosciuto, fino a giungere a non poter stare senza di Me, e perciò in ciò che Io facevo e soffrivo, Io ci mettevo un segno e dicevo:  Qui aspetterò i figli del mio Volere, li abbraccerò, ci ameremo d’un solo amore, con una sola Volontà.  E per amor loro, le pene, le lacrime, i passi, le opere, mi si cambiavano in refrigerio, in gioia per il mio cuore affogato d’amore.  Figlia mia, non senti tu stessa che non puoi stare senza di Me? E quando leggeranno nel mondo queste carte, resteranno strabiliati nel sentire la lunga catena delle mie grazie, le mie giornaliere venute e per sì lungo tempo, ciò che non ho fatto a nessun’altro, le mie lunghe conversazioni che ho fatto con te, i tanti insegnamenti che ti ho dato, e tutto ciò che doveva servire al regno della mia Divina Volontà.  Sentivo l’irresistibile bisogno di riprendere e rifare con te tutte le conversazioni, di darti le grazie e gli insegnamenti che avrei fatto coll’Adamo innocente se non avesse respinto la preziosa eredità del mio Fiat; spezzò il mio dire e mi ridusse al silenzio, e dopo seimil’anni di silenzio, sentivo l’estremo bisogno di riprendere il mio dire con la creatura.  Oh! come era doloroso contenere tanti segreti nel mio cuore, che dovevo confidarle, e solo per lei erano riserbati questi segreti, non per altri, e se sapessi quanto mi è costato il tacere per sì lungo tempo! Il mio cuore era soffocato e delirante ripeteva sommessamente:  Ahimè! creai l’uomo per avere con chi parlare, ma doveva possedere la mia Divina Volontà per intendermi, e siccome me la respinse, mi ha reso il Dio taciturno; che dolore che sento! Che amore soffocato che mi faceva venir meno e deliravo! Perciò non potendo durarlo più a lungo, l’ho voluto rompere con te, ho spezzato il mio lungo silenzio, e quindi la necessità della foga del mio dire sì a lungo e spesso e ripetuto.  E mentre mi sfogo con te nel dire, mi sento come se ora stesse dando principio alla Creazione, e perciò in queste carte ti sto facendo scrivere il perché vero della Creazione, che cosa è la mia Volontà, il suo valore infinito, come si deve vivere in Essa, il suo Regno e come vuol regnare per rendere tutti santi e felici.  Tutti resteranno sorpresi nel leggere queste carte, e sentiranno il bisogno che il mio Fiat viva in mezzo a loro.  La Divinità sente un’irresistibile necessità di completare l’opera della Creazione, e questa sarà completata col regnare la nostra Divina Volontà in mezzo alle creature.  Che farebbe una creatura se dopo che ha fatto un’opera con sacrifici inauditi e per lungo tempo, opera che le costa la vita, opera di valore incalcolabile, e solo che le mancasse un punto, una sfumatura, un colore, non può completare l’opera che le cosa tanto? E per quanto bella la sua opera, per quanto preziosa e di valore incalcolabile, che formerebbe la sua fortuna, la gloria e la sua felicità completa, non può presentarla al pubblico né può dire ch’è opera compiuta perché manca un punto.  Per questa tale la vita si cambierebbe in dolore, e sentirebbe il peso della sua opera, bella sì, ma non compiuta, e perciò si sente infelice ed invece di gloria si sente umiliata, e quali sacrifici non farebbe? Metterebbe la vita per mettere quel punto per fare compiuta l’opera sua.  Tale ci troviamo Noi; nulla manca all’opera nostra della Creazione, cieli, soli, opere e magnificenza d’ogni specie, ma manca un punto, ma punto che mi sfigura un’opera sì bella, ma questo punto è il più importante, è la sfumatura più bella, è il colore più vivo che manca alla Creazione; tutti e tutto vivono nel mio Fiat, ma un punto di essa, cioè l’umana famiglia, è fuori di Esso, fuori del mio regno e vive infelice.  Qual dolore! C’è posto per tutti nel mio Volere, eppure c’è chi vive fuori.  Oh! come ce la sfigurano e ce la rendono incompleta.  E che cosa non faremmo per vederla compiuta? Qualunque sacrificio figlia mia, tutto siamo disposti a fare; già ho messo la mia Vita nella Redenzione per mettere questo punto all’opera creatrice.  E quando conosceranno che significa Volontà di Dio, il gran bene che può fare, e come a Noi l’unica cosa che più c’importa è mettere in salvo i diritti del nostro Fiat Divino e farlo regnare, per vedere tutti felici nella Volontà nostra, della nostra stessa felicità, non più si meraviglieranno di leggere in queste carte ciò che ti ho detto e fatto di grande nell’anima tua, anzi diranno:  “Ad una Volontà sì santa che tutto ha fatto, era giusto che ci voleva questo sfoggio di grazie e tanti insegnamenti sublimi, per farcela comprendere, amare e sospirare, in chi doveva fare il primo deposito del suo Regno”.  Perciò sii attenta perché si tratta di dare i diritti ad una Volontà Divina, per rendere completa l’opera della Creazione”.

 

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26-10

Maggio 21, 1929

 

La Divina Volontà, luce; l’amore, calore.  Alimento e sbocco Divino.

 

(1) Sono sempre di ritorno nella mia cara eredità del Voler Divino, e mi sembra che vado spigolando in Esso, e Gesù molto buono non tralascia di darmi le sue belle lezioni sopra ciascuna di quelle spighe che vado raccogliendo; ma mentre giravo andavo ripetendo il mio ritornello sopra d’ogni cosa:  “Ti amo, e fa che il mio ti amo sia la dolce catena, che legando l’eterno Fiat lo tiri, lo violenti a farlo venire a regnare sulla terra”.  Ora, mentre ciò facevo, il mio adorato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà è luce, l’amore è il calore.  Luce e calore sono inseparabili tra loro e formano la stessa vita; così c’è necessità della fusione della mia Volontà e del mio amore, una volontà che non ama, non è operante; un’amore che non ha volontà, è senza vita.  Però la mia Volontà tiene il primo atto, si può dire che la sua luce fa sorgere il calore, Essa fa il primo atto e chiama nella sua luce la vita dell’amore, e ne forma una sol cosa.  Chi mai può dividere il calore dalla luce? Nessuno.  Ma però quanto più grande è la luce, più forte è il calore, sicché una piccola luce, appena si sente la forza del calore; una luce grande dà molto calore e produce effetti mirabili.  Quanti e quali effetti produce il sole, perché la sua luce è tanta che abbraccia tutta la terra? Si può dire ch’è il re della terra, con la sua luce e col suo calore carezza tutti, abbraccia tutto e fa bene a tutti, e senza che chieda nulla da nessuno, perché:  Prima ché non ha bisogno di nulla, secondo ché tutti si sentirebbero impotenti di contraccambiare il sole del gran bene che fa a tutta la terra.  Ecco perciò tu senti in te due potenze infinite, fuse in una:  La Divina Volontà mia, ed il mio amore, e la luce del mio Volere ti fa correre per farti mettere il suo ti amo, che sprigiona dal seno della sua luce, su tutte le cose create, per vedere tutta la Creazione brillantata dal suo e tuo ti amo.

(3) Oltre di ciò, la vita fa bisogno d’alimento; la mia Volontà Divina è Vita, il mio amore è cibo, ogni tuo ti amo è un sorso d’alimento che dai al mio Fiat in te, e ogni tuo atto fatto nel mio Volere cresce la Vita di Esso in te.  Oh! come ne gode e cresce mirabilmente la Vita del mio Voler nella creatura quando trova molto amor divino, si può dire che il mio Fiat trova il suo cibo, ed il mio amore trova la sua vita”.

(4) Dopo di ciò continuava a pensare al Fiat adorabile, ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:

(5) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino sta sotto lo sbocco continuo del suo Creatore; è tanto il nostro amore verso di lei, ci rapisce tanto nel vedere il nostro Fiat nella piccolezza della creatura, che vogliamo darle sempre, sempre, senza mai cessare.  Ora questo nostro sbocco divino la riempie tanto, che non le lascia nessun vuoto in sé stessa, in modo che dovunque si poggia trova sempre la pienezza del nostro sbocco che la sostiene, in modo che non si può ripiegarsi sopra di sé stessa, perché il nostro sbocco la sostiene e la porta come in trionfo nelle sue braccia.  Ma sai tu che cosa sbocchiamo? Amore, luce, grazia, santità, potenza, eccetera; ora tutte queste nostre qualità fanno a gara a chi vuol portare in braccia questa piccola creatura, pare che se la contendano tra loro e fanno a turno, per dire che:  “Tutti l’abbiamo portata”.  E mentre ciascuna la porta nelle sue braccia, se la porta l’amore, la riempie tanto d’amore, che prende gusto a vedere affogata la piccola piccina, affogata del suo amore, e allora si contenta di farla passare nelle braccia della luce quando la vede sboccare amore, perché vogliono vedere ripetere la piccola piccina ciò che ha fatto il suo Creatore.  La luce prende gusto ad affogarla di luce, la grazia ad affogarla di grazia, la potenza ad affogarla di potenza, ma tanta da rapire lo stesso Creatore.  Insomma, questa piccola creatura vive sotto lo sbocco continuo di Dio, che la riempie tanto, da sentirsi affogata da non poterlo contenere, in modo ch’è costretta a sboccarlo fuori.  Sicché ciò che tu dici del mio Volere Divino, non è altro che lo sbocco di ciò che contieni dentro”.

 

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26-11

Maggio 25, 1929

 

Potenza di chi vive nel Fiat Divino.  Virtù degli atti fatti in Esso.

Come tutte le generazioni pendono dagli atti fatti da Adamo.

 

(1) Continuando il mio solito abbandono nel Fiat, mi sono trovata fuori di me stessa, e con mia maraviglia mi sono trovato il nemico infernale vicino, come se si volesse menare sopra di me; io mi sono sentita tal forza da mettermi sopra di lui, e come mi metteva sopra così restava tutto fracassato ed in frantume.  Io mi sentivo impressionata e pensavo tra me:  “E’ da tanto tempo che non lo vedevo il nemico, anzi se mi vedeva fuggiva da me, e ora che cosa vuole con questo suo avvicinarsi”.  Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’anima che possiede il mio Fiat Divino tiene tal potenza, da mettere in frantume la potenza diabolica, ed Io ho permesso di farti toccare con mano che solo col menarti sopra di lui ha restato stritolato, affinché non lo temi e lui sentisse la potenza di chi possiede il mio Volere, che sperde come polvere al vento la fortezza diabolica.  Perciò non ti dar pensiero di lui e continua la vita nel mio Fiat, perché tu devi sapere che ogni preghiera, ogni atto e moto di chi vive in Esso racchiude dentro una forza e un peso infinito ed incancellabile, e l’infinito si stende ovunque, contiene la virtù produttrice di tutti i beni, abbraccia l’eternità, racchiude lo stesso Dio, perciò un’atto fatto nel mio Volere è un’atto che non finisce mai, ed ha tale potenza che racchiude Cielo e terra.  Ed il nostro Fiat con la sua potenza infinita racchiude la nostra Divinità nell’atto della creatura, formando coi suoi veli di luce la più bella e deliziosa reggia al nostro Essere Divino”.

(3) Gesù è scomparso, ed io mi sentivo inabissata nell’abisso di luce del Fiat supremo.  Dopo ciò stavo seguendo i miei atti nel Fiat Divino, e giungendo nell’eden pensavo tra me:  “In quest’eden fece i primi atti nel Fiat Divino il nostro primo padre Adamo.  Sicché la Creazione tutta ebbe il principio dentro d’un atto di Volontà Divina operante in tutte le cose create, come pure il primo uomo; Essa stendeva la pienezza della sua santità, potenza, bellezza e luce in ciascuna cosa, facendosi attore e spettatore, racchiudendo tutto in un’atto solo di sua Volontà Divina.  Com’era bella la Creazione al suo principio, una era la Volontà che operava, ed i diversi atti non erano altro che gli effetti di Essa”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutte le generazioni pendono dai primi atti fatti d’Adamo nella pienezza della mia Divina Volontà, perché essendo fatti in Essa, erano atti pieni di vita e potevano dar principio e vita a tutti gli altri atti di tutte le creature.  E ad onta che le creature non vivono di mia Volontà, ma della loro, ma è sempre Essa che le dà vita, e mentre le dà vita la tengono come soffocata e agonizzante negli atti loro.  Perciò tutti gli atti di Adamo fatti nel mio Volere, stanno come atto primo di tutti gli atti delle creature.  Chi può distruggere un’atto fatto nella mia Divina Volontà? Chi mai può toglierle la sovranità, la potenza, la bellezza, la vita? Nessuno.  Non c’è cosa che non penda dal primo atto, tutte le cose create pendono dal primo atto fatto da Colui che le ha create.  E se tanto amo, sospiro e voglio che la mia Volontà sia conosciuta e vi regni in mezzo alle creature, è proprio questa la ragione, che siano restituiti i suoi diritti giusti e santi, e che come ebbe principio la Creazione tutta, così ritorni tutta nella nostra Divina Volontà”.

 

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26-12

Maggio 28, 1929

 

Quando Gesù ha parlato del suo Volere si sono abbassati i Cieli; festa di tutto

il Cielo.  Il Divino Volere corona della Creazione e Redenzione.  Dolore di

Gesù perché non si conosce il Fiat Divino.

 

(1) La mia piccola intelligenza non fa altro che valicare il mare interminabile del Fiat Divino, e come forma le sue onde di luce così mormora il suo linguaggio celeste e divino, e mette fuori i suoi segreti, e con parole arcane si manifesta alla piccola anima mia, e molte volte il mio dolce Gesù esce da dentro quelle onde di luce, corre, mi abbraccia, e mettendosi la mano al suo cuore per sostenerlo, tanto è la foga del suo amore ché sente e parla del suo Volere Santissimo.  Onde mentre mi trovavo in questo stato, il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, se sapessi che amore che sento quando mi decido di parlarti del mio Fiat Divino; ogni qualvolta che ti ho parlato di Esso, i Cieli si sono abbassati, tanto era la stima e la venerazione che sentivano, e facendo omaggio a ciò che Io dovevo dire, e abbassandosi, mi sboccavano dalla patria celeste e tutti si mettevano sull’attenti ad ascoltarmi, e mentre Io parlavo sentivano in loro nuove creazioni di Vite Divine, nuove gioie, nuove bellezze.  Perché quando si tratta di parlarti di altre conoscenze del mio Fiat Divino, tutto il Cielo sente la potenza di Esso, e fanno a gara ad ascoltare e a ricevere i nuovi effetti di quelle conoscenze.  Sicché è stata la festa di tutto il Cielo, quante volte ti ho parlato del mio Volere Santissimo, perché si sentiva raddoppiare la felicità, e solo il Cielo poteva contenere tutti i mirabili effetti, le pure gioie, d’una sola conoscenza del mio Fiat.  Così solo potevo parlarti di Esso col Cielo abbassato, per ricevere i suoi atti riverenti e gli omaggi dovuti alla mia Divina Volontà.  È tanto l’amore ed il desiderio che sento di farla conoscere, che se fosse necessario, Io m’incarnerei di nuovo per ottenere che la mia Volontà fosse conosciuta e regnasse sulla terra, ma ciò non è necessario, perché avendomi incarnato una volta, la mia incarnazione sta sempre in atto, e tiene virtù di riprodurre gli stessi effetti come se di nuovo m’incarnassi.  Ed è stato solo per il decoro del mio Fiat che ti ho scelto, ti ho purificato da ogni germe di corruzione, mi sono rinchiuso nell’anima tua, non solo in modo spirituale ma anche naturale, in modo di servirmi di te come velo per coprirmi, quasi come me ne servì della mia Umanità come velo per nascondere la mia Divinità, e per averti a mia disposizione ti ho segregato da tutto, ti ho confinato dentro d’un letto e per sì lunghi anni, per darti le sublimi lezioni sul mio eterno Fiat e farti bere a sorsi a sorsi le sue conoscenze e la sua Vita.  La storia lunga di Esso richiedeva tempo per narrartela e fartela comprendere.  Io posso dire che ho fatto di più della Creazione e Redenzione, perché il mio Volere racchiude l’una e l’altra, ed è principio e mezzo di esse, e sarà fine e corona della Creazione e Redenzione, in modo che senza della mia Volontà, non conosciuta né regnante e dominante sulla terra, le nostre opere saranno opere scoronate ed incompiute, ecco perciò tanto interesse di farla conoscere.  Le nostre stesse opere fatte con tanto amore e magnificenza stanno sotto l’incubo d’un gemito inenarrabile, e quasi sotto d’una umiliazione profonda, perché la Vita, la sostanza essenziale che nascondono, non è conosciuta ancora, si conoscono i veli, l’esteriorità della Creazione e Redenzione, e la Vita che nascondono è ignorata; come possono dare la Vita che nascondono ed i beni che posseggono? Perciò le nostre opere sospirano, reclamano i loro giusti diritti, che sia conosciuta la mia Divina Volontà.  Ah! sì, Essa sola sarà la gloria, la corona imperitura, ed il compimento delle opere nostre.  Or tu devi sapere che Io mi trovo in te nascosto, col dolore nel cuore, come mi trovavo negli ultimi anni, quando la mia Umanità viveva quaggiù sulla terra, ed Io, Verbo del Padre, ero nascosto in Essa.  Dopo tanti sacrifici, dopo tanto mio dire ed esempi dati, guardavo la terra, guardavo i popoli, e anche quelli che mi circondavano, senza gli effetti della mia venuta sulla terra, i frutti, i beni della mia venuta sulla terra scarseggiavano tanto, che il mio cuore era torturato nel sentirmi respingere i tanti beni che volevo darli, ed accresceva il mio dolore che vedevo che avendo compiuto nella mia Umanità ciò che dovevo fare per redimerli, stavo per ripartire per il Cielo.  Com’è doloroso voler far del bene, anche a costo della propria vita, e non trovare a chi dare questi beni.  Ora così mi trovo in te, guardo i miei ed i tuoi sacrifici, guardo l’ordine che ho tenuto, le tante lezioni che ti ho dato, bastante a far conoscere la mia Divina Volontà, per formare il suo regno, e se non finisco di dire è perché la sua storia è eterna, e ciò che è eterno tiene il suo dire eterno, che non finisce mai, e che il dire sul mio Fiat si eternerà nel Cielo.  Guardo quelli che ti circondano e che sanno ciò che riguarda il mio Volere senza vero interesse di far conoscere un tanto bene, guardo la tua stessa umanità che mi serve come cattedra dove impartisco le mie lezioni, e che tu stessa non puoi negare che mi senti in te sensibilmente muovere, parlare, soffrire, e che sto proprio in te per formare il mio regno e farlo conoscere; e mentre ti guardo veggo che neppure la tua umanità deve stare a lungo sulla terra, ed il mio cuore sente le strette del dolore ché il gran bene che vuol fare la mia Divina Volontà neppure è conosciuto, le sue conoscenze sono come sepolte e che mentre vogliono dar vita, felicità, luce, restano come carcerate tra Me e te, e nelle carte che con tanta tenerezza d’amore ti ho fatto scrivere.  Perciò figlia mia compatisce al mio dolore, adora le mie disposizioni nel tenerti ancora sulla terra; lo so che ti è molto duro ed Io ti compatisco, e mentre ci compatiremo a vicenda, facciamo quanto è da noi per far conoscere la mia Divina Volontà”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo i miei atti nel Voler Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il mio Fiat tiene il suo atto primo nella nostra Divinità, il suo atto primo nella Creazione e Redenzione ed in tutte le cose, e perciò tiene il giusto diritto di dominare tutto e di coinvolgere tutti, e di essere la prima ruota, che movendosi, tutto muove intorno a sé e le girano intorno.  Sicché chi prende la mia Volontà come vita prende tutto, e come la prima ruota si muove, così tutte le cose si danno all’anima, tanto che non ha bisogno di chiedere, tutte come girano intorno al mio Volere si danno a lei.  Perciò la cosa più necessaria è prendere la mia Divina Volontà, e se ciò ha fatto, ha fatto tutto, e ha preso tutto, tutto è suo.  Succede come ad una macchina, se si muove la prima ruota del centro di essa, le ruote secondarie tutte girano, ma se non si muove la prima ruota, tutte restano ferme, e non vi è potenza o artefice che tenga virtù di muovere le ruote secondarie, ma se muove la prima, da per sé stesse le altre girano e fanno i loro ufficio.  Perciò l’attenzione e l’arte dev’essere per la prima ruota, tutto il resto viene da sé.  Tale è la mia Volontà, chi la possiede non ha bisogno di nulla”.

 

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26-13

Maggio 31, 1929

 

Come il vero amore ha bisogno d’uno sfogo.  La Creazione fu uno sfogo

d’amore, come pure la Redenzione ed il Fiat Divino.  Che significa uno sfogo Divino.

 

(1) Mentre scrivevo pensavo tra me:  “Quanti sacrifici per scrivere, quante notti di veglia, quanto tempo impiegato, solo Gesù è stato testimone, che avendo compassione di me mi sorreggeva, mi aiutava, m’imboccava i vocaboli e molte volte mi faceva da dettatore, ma quale ne sarà l’utile di tante premure di Gesù per farmi scrivere? E di tante mie lotte interne per vergare sulla carta ciò che Gesù mi faceva sentire dentro di me? Quale utile di tanti sacrifici sostenuti? Chi si prenderà la briga di leggerli, di farli conoscere, affinché portino il bene di tante verità sulla Divina Volontà in mezzo alle creature? Credo nessuno, e tutti i sacrifici rimarranno nelle carte.  Del resto, se ho scritto lo ho fatto solo per timore per non dispiacere Gesù, e solo e sempre per ubbidire.  Onde, con questi pensieri seguitavo a scrivere, quindi, dopo finito mi sono messa a pregare, ed il mio dolce Gesù è uscito dal mio interno e stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’amore vero ha bisogno d’uno sfogo, Io non potevo contenere più in Me questo sfogo intenso di far conoscere la mia Volontà, le sue conoscenze, il suo valore immenso, e come vuol formare il suo regno sulla terra.  Il mio cuore si trova nella foga delle fiamme, ché voglio dare questa sorpresa alle umane generazioni, il regno della mia Divina Volontà sulla terra; sorpresa da loro non aspettata.  Ed il mio amore contenuto gemeva, delirava, ed era divorato da fiamme inestinguibili, ché voleva far conoscere che voleva darle questo gran bene, bene che sorpassa tutti gli altri beni, qual è il regno del mio Fiat Divino; questo gran bene lo diedi al principio della Creazione, perché dalla nostra Divinità non escono mai beni e opere incomplete, ci fu respinto dall’uomo, e Noi avemmo il dolore di sentire respingere indietro la vita, la sostanza, i beni, e la parte più essenziale della Creazione, e l’uomo rese per sé, tutte le opere nostre incomplete, e non si ha dato mai pensiero di riacquistare ciò che ci respinse.  Ma mentre lui non ci pensava, Noi ci pensavamo, e formava il nostro martirio d’amore, martirio che ci è durato circa seimil’anni, martirio segreto che accresceva le nostre fiamme e ci divoravano tanto, che non potendo più contenerle, ho voluto venire da te per rompere il segreto, perché sentivo il bisogno di farti uno sfogo d’amore e dirti:  “Voglio dare ciò che l’uomo mi respinse, voglio che il mio Volere regni sulla terra”.  E per farlo venire a regnare dovei fartelo conoscere, quindi la necessità di manifestarti tante sue conoscenze.  Onde, se nessun bene e utile porteranno i tuoi sacrifici di scrivere, ciò che non sarà, necessitavano al mio amore e hanno servito a formare il mio sfogo, e ad alleggerirmi dalle fiamme che mi divoravano.  Sicché ogni conoscenza sul mio Fiat Divino, era uno sfogo d’amore contenuto che ti facevo, era una nuova creazione che Io mettevo fuori, era un legare la Divina Volontà all’umana, per riordinarla di nuovo secondo l’ordine da Noi creato.  Era vita che usciva da Me, sostanza e parte essenziale per poter formare il regno della mia Divina Volontà sulla terra.  Se tu sapessi che significa uno sfogo divino.  Sfogo d’amore fu la Creazione, ed oh! quanti beni non uscirono da questo sfogo! Cieli, stelle, soli, mari, terra fiorita, e poi, l’uomo formato con tale arte, che Cieli e terra stupiscono del modo com’è formato l’uomo.  Questo sfogo avrebbe continuato, e cose più belle dovevano uscire da Noi, ma l’uomo col respingerci la nostra Volontà Divina, ci chiuse questo sfogo, e arrestò le opere nostre, e per ben quattromil’anni il nostro sfogo non ebbe più uscita, ma il nostro amore sentiva il bisogno di sfogare, voleva i suoi diritti, voleva mettere fuori le sue fiamme vitali, ed erompendo il suo lungo sfogo creò la Vergine Santissima, a la quale procedette l’Incarnazione del Verbo, quante maraviglie in questo secondo sfogo, quale utile, quanti beni non hanno ricevute le creature? Ma questo nostro sfogo restò a metà, ed il nostro amore dovetti contentarsi e aspettare altri duemil’anni per poter rompere di nuovo il suo sfogo, e mettere fuori tutti i suoi segreti, le maraviglie più intime della nostra Divinità, i doni più grandi che ci vogliono per fare regnare la nostra Volontà Divina in mezzo alle creature.  Se tu sapessi che significa uno sfogo divino, e come nella Creazione il nostro sfogo fece opere grandi, magnanime, ed è utile e continua la sua Vita; come lo sfogo della Redenzione porterà i suoi mirabili effetti, e la vita redentrice alle umane generazioni; così questo sfogo di far conoscere che il mio Fiat Divino vuol formare il suo regno, e tutto ciò che hai scritto sulle sue conoscenze, avranno la vita in mezzo alle creature.  Perciò per ora lasciami sfogare, ed Io ci penserò come rendere utile ciò che ti ho manifestato”.

 

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26-14

Giugno 4, 1929

 

Come l’anima va facendo la Divina Volontà, così Questa si dilata e cresce la

Vita Divina nell’anima, e l’anima cresce nel seno del suo Celeste Padre.  Come

chi vive in Essa chiama l’appello a tutta la Creazione.  Come chi esce

dalla Divina Volontà, lui esce ed i suoi atti restano.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, sento in me tale un bisogno di vivere in Esso, che mi si è reso più necessario della mia stessa natura, anzi la natura me la sento cambiata in Volontà di Dio, me la sento in Essa sperduta, ed in tutte le cose, invece di trovare me stessa, trovo quel Fiat che mi dice:  “Io sono la tua vita, corri, corri sempre in Me, nel mare della mia luce per vivere degli atti miei, della mia santità, della mia felicità e di tutti i beni che posseggo”.  Ma mentre valicavo il mare del Fiat Divino, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come l’anima va operando nel mio Voler Divino, così Esso si dilata di più nella creatura, in modo che ogni atto in più fatto in Esso, tanta crescenza di più fa in lei, sicché si vede in modo mirabile crescere la Vita Divina nella creatura.  Ma non è tutto, come cresce la Vita Divina nella creatura, così, quanti più atti fa nel mio Fiat Divino, tanto più cresce la creatura nel seno del suo Celeste Padre, l’Ente Supremo apre il suo seno e chiude questa felice creatura per crescerla a modo divino, per vestirla con vesti regali, per imboccarle il cibo con le loro mani, per abbellirla di rara bellezza.  Tutto il Cielo resta sorpreso, rapito, nel vedere che il loro Creatore cresce nel suo seno una creatura, e dicono fra loro:  “Qualche cosa di grande farà di lei, che l’ama tanto e la custodisce tanto che la cresce nel suo seno paterno”.  E tutti aspettano la piena crescenza di questa creatura per vedere ciò che ne sarà di lei.  Perciò il prodigio di vivere del mio Volere è singolare, Esso comunica tale potenza a chi vive in Esso, che entra ovunque, e Dio stesso ama e vuole di crescerla nel suo seno divino.  Oltre di ciò, è tale e tanta la potenzialità e diffusione dell’atto fatto nella mia Divina Volontà, che dovunque si diffonde:  Si stende nel cielo e chiama come all’appello le stelle, si stende nel sole e chiama all’appello la luce, investe l’aria, il vento, il mare, e chiama all’appello gli uccelli, la forza del vento, le acque ed i pesci, e mettendoli tutti in ordine, dice a tutti col suo atto:  Inchinatevi e adoriamo con doppio omaggio il nostro Creatore, quel Fiat che ci creò sta nel mio atto, ed io voglio creare con Esso, nuovo amore, nuova adorazione e gloria al nostro Creatore.  E non solo si stende in tutte le cose create, ma si stende negli atti della Vergine, in tutti gli atti che Io feci sulla terra, negli atti del suo Creatore, in quelli di tutti i santi, e dal primo all’ultimo; tutti li chiama all’appello e vi fa scorrere dentro la nuova vita d’amore, d’adorazione, di gloria a Colui che l’ha creata.  Si può dire che dovunque c’è la mia Divina Volontà si stende l’atto della creatura fatto nella mia, fin nell’inferno sentono la potenza che una creatura opera nel mio Fiat Divino, perché come tutto il Cielo sentono la nuova felicità, la gloria ed il nuovo amore dell’atto della creatura fatto nel mio Volere, così l’inferno sentono il nuovo tormento di quella Volontà Divina che respinsero, e che mentre sta con loro con giustizia, sta per tormentarli, e ogni volta che la creatura opera in Essa, sentono il peso della giustizia più grave sopra di loro, e si sentono bruciare di più.  Come niente sfugge dal mio Fiat Divino, così niente sfugge a chi opera in Esso, e ogniqualvolta ripete i suoi atti, tante volte chiama l’appello per essere sicura che nessuno manca nell’atto suo di dare la nuova gloria, adorazione e amore a quel Dio tre volte santo, e a quella Volontà Divina che con tanto amore le fa il posto a farla vivere in Essa, e la fa distendere nella sua interminabilità”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e andavo raccogliendo tutte le cose create, tutti gli atti delle creature per formarne un’atto solo nell’unità di Esso, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la sola mia Divina Volontà possiede l’atto unico, e nella sua unità abbraccia tutto, fa tutto, dà vita a tutto, ma mentre fa un solo atto, quest’atto tiene la sorgente di tutti gli atti insieme, che mentre sono effetti dell’unico atto, si spargono in tutto il creato e scendono a bene delle creature come atti reali, mentre nell’unità dell’atto solo del Fiat Divino è sempre un solo atto, tanto che mai distacca da sé un solo effetto, né lo può distaccare, perché tutti gli effetti formano l’unità del suo solo atto.  Succede come al sole, una è la luce, uno è l’atto di luce che continuamente manda alla terra, ma quest’unica luce come tocca la terra, gli effetti sono innumerevoli e reali, tanto vero, che come la luce tocca la terra si veggono gli effetti cambiati in atti, in modo che si vede la varietà dei colori ai fiori, la diversità delle dolcezze ai frutti, e tant’altre cose; forse il sole ha perduto un solo dei tanti effetti che come atti reali ha comunicato alla terra? Ah! no, geloso li conserva nel suo solo atto di luce, molto più che la forza, la pienezza ed il solo suo atto di luce è formato di tutti gli effetti che esso possiede, sicché il sole, simbolo della mia Volontà Divina, possiede innumerevoli effetti, li dà come atti reali alla terra, senza perderne nessuno, e vi fa sempre un’atto solo.  Se ciò fa il sole, creato da Noi, molto più lo fa la mia Divina Volontà.  Ora figlia mia, l’uomo col fare la sua volontà uscì dall’unità della mia, e tutti gli atti suoi perdettero la forza dell’unità e rimangono sparsi, chi ad un punto, chi ad un’altro e divisi fra loro.  Quest’atti umani non avendo unità, non hanno sorgenti di effetti, né pienezza di luce, e perciò sono simboli di quelle piante e fiori che crescono senza sole, e siccome sono sparsi e divisi tra loro, non hanno forza duratura e crescono misere e scolorite.  Sicché l’uomo col fare la sua volontà perde l’unità con la mia, perde la sorgente della vita, perde la pienezza della luce.  Ora, chi vive nel mio Volere Divino va raccogliendo tutti i beni sparsi dalle creature, e vi forma un solo atto, e questi atti divengono diritto di chi fa e vive nel mio Fiat Divino.  Non vi è bene che non può prendere chi vive nel mio Volere, con la forza bilocatrice di Esso, chiama, raccoglie e unisce tutti gli atti insieme, e ordinandoli tutti nel mio Fiat, mi dà tutto, e le do tutto”.

(5) Dopo di ciò stavo seguendo i miei atti nel Voler Supremo, e mille pensieri si affollavano nella mia mente sopra le tante sue maraviglie, ma per non fare lungherie sulla carta dico solo quello che mi ha detto Gesù:

(6) “Figlia mia, ciò che si fa nella mia Divina Volontà resta sperduto in Essa, e come è inseparabile la luce ed il calore, e se si estingua la luce resta estinto il calore, e se si dà vita alla luce, di sua natura la luce fa sorgere insieme la vita del calore, così gli atti della creatura fatti in Essa sono inseparabili dal mio Volere, molto più che non è soggetta ad estinguersi, perché è luce eterna ed immensa, è perciò che Adamo, lui uscì da dentro la mia Volontà quando peccò, ma gli atti suoi restarono in Essa, lui potette distaccarsi dai suoi stessi atti, ma gli atti suoi fatti nel mio Volere, né potettero uscire, né distaccarsi, perché già avevano formato la loro vita di luce e di calore in Essa; ciò che entra nella mia Volontà perdono la vita in Essa, formano la stessa vita, perdono i diritti di uscire, ed il mio Volere dice:  “Questi atti sono stati fatti in casa mia, nella mia luce, i diritti sono i miei e non c’è forza, né umana né divina che può fare uscire e separare un’atto fatto dalla creatura nella mia Volontà”.  Ecco perciò che gli atti di Adamo fatti in Essa prima di peccare, stanno come atto primo da cui dipende la Creazione e gli atti delle umane generazioni.  Ora, supponi che tu uscissi da dentro la mia Volontà, tu esci e resti fuori, ma i tuoi atti non escono, né hanno diritto d’uscire, né lo possono, e fino a tanto che tu resti nel mio Volere, i tuoi atti sono i miei e sono i tuoi, ma se tu uscissi perdi i diritti, e siccome sono stati fatti nel regno della mia Divina Volontà, e non nell’umano volere, restano diritti miei, ad onta che si veggono e sono conosciuti che sono stati fatti da te.  Ora, tu devi sapere che tutto ciò che tu fai nel mio Fiat, serviranno come atto primo alle altre creature per vivere nel regno di Essa, come ordine, regime e vita di quelli che vivano nel regno del mio Fiat; perciò ti raccomando tanto nel girare in Esso, ti vigilo, ti accompagno, molte volte lo faccio insieme con te, perché non solo servono per te, ma devono servire come atti primi e come modelli di chi deve vivere nel regno del mio Fiat Divino”.

 

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26-15

Giugno 9, 1929

 

Inseparabilità di chi vive nella Divina Volontà.  Esempio del respiro; del sole, come

padroneggia tutto, va in cerca di tutto, tal è la Divina Volontà.  Gara tra l’una e l’altra.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino è continuo, e la sua luce mi eclissa tanto la mia piccola intelligenza, che non so fare altro che pensare, ora ad una verità, ora ad un’altra della Divina Volontà, e quanto più la penso, tanto più bella e maestosa si fa innanzi a me, e con un’amore indicibile, più che una tenera madre, apre il suo seno di luce e mette fuori un parto di luce per chiuderlo nella sua piccola figlia.  Ora, mentre mi trovavo in questo stato, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come un respiro è vita dell’altro che segue, tanto, che mentre si fa per uscire il respiro, senza che si emetta tutto, chiama l’altro respiro, sicché si può dire che il respiro tiene la sua vita e dà vita alla creatura perché è continuo, sono talmente uniti e stretti fra loro, che sono inseparabili.  Come pure il palpito del cuore, un palpito chiama la vita all’altro palpito, ed il palpito continuo forma la vita, tanto, che se cessa il respiro ed il palpito, la vita non esiste più.  Tale è l’anima che fa e vive nella mia Divina Volontà, è tale e tanta l’immedesimazione, la sua strettezza con Essa, più che sono stretti i respiri ed i palpiti fra loro, perciò gli atti fatti nel mio Fiat Divino sono come tanti respiri o palpiti che la creatura fa in Dio, in modo che diventa il respiro divino, ed il mio Fiat forma il respiro di lei; quindi sono vita a vicenda che ci scambiamo, per formarne una sola.  Perciò gli atti fatti nella nostra Divina Volontà sono inseparabili da Noi, e sentiamo il contento di respirare l’opera nostra, e di sentirci nostra l’opera uscita da Noi, e di farla vivere in casa nostra, e tanto stretta con Noi, da respirare il suo stesso respiro”.

(3) Onde continuavo a fare i miei atti nel Fiat adorabile, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come il sole dall’alto della sua sfera stende la sua gran ruota di luce ed abbraccia la terra, dandole la vita dei suoi effetti di luce per farla germogliare, dà il bacio di vita della sua luce a ciascuna pianta, a ciascun fiore, a ciascun albero, per suggellare sopra di ciascuna pianta, a chi la vita del profumo, a chi il colore, a chi la dolcezza, a tutti vuol dare il suo abbraccio e bacio di vita, non si nega a nessuno, non rigetta qualunque sia la cosa, anche il più piccolo filo dell’erba, anzi, la luce stessa volendola fare da regina che si vuole sviscerare, va in cerca di tutti, vuol riconoscere tutto, per formare in tutte le cose la vita che a ciascuna pianta ci vuole; non si sentirebbe regina, né diritto d’essere regina se la sua luce non desse la sua vita a tutto, tanto, che nella sua gran ruota di luce racchiude tutto e pare che tutti lambiscono dalla luce del sole la vita, la bellezza, la varietà dei colori, la crescenza; ne vi passa il mare, i fiumi, i monti per formarvi le sue tinte argentine, e l’orizzonte d’oro e d’argento nel fondo di esse.  Oh! come il sole con la sua luce padroneggia tutto, ma non per opprimere, né per fare male a nessuno, ma per vivificare, per abbellire e per darsi (come) vita di tutto; pare che nel suo muto silenzio dice a tutti:  “Quanto vi amo, il mio amore è esteso quanto è estesa la mia gran ruota di luce, il mio amore per la terra è sostanzioso e pieno di vita, né mai mi cambio, dall’altezza della mia sfera sono sempre al mio posto per abbracciarla, amarla e darle vita”.  Quindi, la terra vive nella gran ruota della sua luce, e ciascuna cosa tiene la bocca aperta per ricevere la vita degli effetti della luce del sole.  Oh! se mai sia, il sole si potesse ritirare dalla terra, o la terra si potrebbe opporre a ricevere i beni e la vita della luce del sole, non ci sarebbe giorno, ma notte perenne, e la terra rimarrebbe senza vita, senza colore, il dolce non esisterebbe, più che squallida miseria; che cambiamento funesto, che terrore diventerebbe la terra.  Tale è la mia Divina Volontà, più che sole per le creature, nella sua gran ruota interminabile di luce va in cerca di tutti per farsi riconoscere, e formare in ciascuna creatura la sua vita di bellezza, di santità, di luce e di dolcezza infinita; vuole distruggere in esse tutte le amarezze, le bruttezze, le miserie, e col suo bacio di vita, soffiandole vuole trasmutarle in buono, in bello, in santo.  Ma ahimè! il sole creato dal mio Fiat fa tanti prodigi alla terra, e con la maestà tutta sua vi stende il suo manto di luce, di bellezza, e ad ogni suo tocco dà la vita che possiede a ciascuna cosa, ed il mio Fiat resta col dolore di non poter comunicare i beni che possiede, e la sua Vita Divina nelle anime, perché esse si oppongono a riceverla e non vogliono lambire la luce del mio Volere, e perciò si trovano come la terra se si potesse opporre a ricevere la luce del sole, in piena notte, squallide, deboli, e molte fanno terrore a guardarle.  La mia Divina Volontà è pregna di tante Vite Divine, di tante bellezze, e di tanti beni che vuol darle, si vorrebbe sviscerare per chiudere nel suo seno di luce le creature, e farne di ciascuna un prodigio di santità, di bellezza, distinte l’una dall’altra, per formare il suo cielo in terra, ma la volontà umana si oppone, ed il mio Fiat sente l’intenso dolore, più che madre quando non può dare alla luce il suo parto.  Ecco perciò figlia mia, la mia Volontà Divina vuol farsi conoscere, vuole formare il suo regno, perché questi suoi figli vivranno volontariamente nella sua e della sua luce, staranno colle bocche aperte a ricevere i suoi baci, i suoi abbracci ed i suoi effetti, per formare la sua Vita Divina in loro, allora sì, si vedranno i prodigi che sa fare e può fare il mio Volere, tutto si cambierà e la terra diventerà Cielo, e allora il sole che sta sotto la volta del cielo ed il Sole del mio eterno Volere si daranno la mano, anzi si metteranno a gara a chi più potrà fare prodigi, il sole a la terra, e la mia Volontà alle anime; ma la mia sfoggerà di più, tanto da formare un nuovo incanto di prodigiose bellezze non mai viste, a tutto il Cielo e a tutta la terra”.

 

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26-16

Giugno 14, 1929

 

Conti con Gesù.  L’anima banco della Divina

Volontà.  Ricordi indimenticabili.  L’eden.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Fiat Supremo, e la mia piccola mente giunta nell’eden stava dicendo:  “Maestà adorabile, vengo innanzi a te per portarti il mio tenue interesse del mio ti amo, ti adoro, ti glorifico, ti ringrazio, ti benedico, per darti il mio piccolo interesse ché mi hai dato un cielo, un sole, un’aria, un mare, una terra fiorita e tutto ciò che hai creato per me.  Tu mi dicesti che ogni giorno vuoi fare i conti con me e ricevere questo mio tenue interesse per starci sempre d’accordo, e tenere al sicuro nel piccolo banco dell’anima mia tutta la Creazione datami da Te come piccola figlia del tuo Volere”.  Ma mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto:  “Ma come puoi tu soddisfare ad un’interesse sì grande? E poi, che gran che è un tuo ti amo, ti adoro, ti ringrazio?” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, questo fu un’accordo tra Me e te, che Io mettevo nel banco dell’anima tua la Creazione tutta, e tu dovresti darmi l’interesse di riempirla col tuo ti amo, ti adoro, ti ringrazio; e siccome ti vide impacciata di un capitale sì grande, e temendo volevi respingermi il gran dono, Io per incoraggiarti a riceverlo ti dissi:  “Mi contento d’un tenue interesse, e faremo i conti tutti i giorni qui nell’eden, così staremo d’accordo e sempre in pace, e tu non starai in pensiero che il tuo Gesù ha messo nel banco tuo un capitale sì grande”.  E poi, non sai tu il valore d’un ti amo nella mia Divina Volontà? Essa riempie il cielo, il sole, il mare, il vento, dovunque stende la sua Vita, onde come tu dici il tuo ti amo, ti adoro e tutto il resto che puoi dire, il mio Fiat stende il tuo ti amo nel cielo, ed il tuo ti amo si fa più esteso del cielo; il tuo ti adoro si stende nel sole, e si fa più largo e più lungo della sua luce; il tuo ti glorifico si stende nel vento, e gira per l’aria, per tutta la terra, ed i suoi gemiti, le ondate di vento, ora carezzevole e ora impetuose, dicono ti glorifico; il tuo ti ringrazio si stende nel mare e le gocce dell’acqua, ed i guizzi dei pesci dicono:  ti ringrazio, ed Io veggo il cielo, le stelle, il sole, il mare, il vento, riempiti del tuo ti amo, delle tue adorazioni e simile e dico:  “Come sono contento che tutto ho messo nel banco della piccola figlia del mio Volere, perché lei mi paga l’interesse da Me voluto, e siccome vive in Esso, mi dà un’interesse divino ed equivalente, perché il mio Fiat stende i suoi piccoli atti e li rende più estesi di tutta la Creazione”.  Ed Io quando ti veggo venire nell’eden per darmi il tuo tenue interesse, ti guardo e veggo in te la mia Divina Volontà raddoppiata, una in te e l’altra in Me, mentre è una, e mi veggo pagare l’interesse dalla mia stessa Volontà, ed Io ne resto soddisfatto, ed oh! come sono contento nel vedere che il mio Fiat ha dato virtù alla creatura di farsi raddoppiare, per farla soddisfare al suo Creatore.  Figlia mia, quante cose indimenticabili ci sono in questo eden:  Qui il nostro Fiat creò l’uomo e sfoggiò tanto in amore, che a torrente si riversò sopra di lui, tanto che sentiamo ancora il dolce mormorio con cui ci riversavamo sopra di lui; qui cominciò la Vita del nostro Fiat nella creatura, ed il dolce e caro ricordo degli atti del primo uomo fatti in Esso, questi atti esistono tutt’ora nel nostro Volere e sono come pegni, che lui rinasca per riavere il regno del nostro Fiat; in quest’eden c’è il doloroso ricordo della caduta dell’uomo, l’uscita che fece dal nostro regno, sentiamo ancora i passi quando uscì dal nostro Fiat Divino, e siccome questo eden era stato dato a lui affinché vivesse in esso, perciò fummo costretti a metterlo fuori, ed avemmo il dolore di vedere l’opera a Noi più cara, senza regno suo, ramingo e dolorante, l’unico nostro sollievo furono i pegni degli atti suoi rimasti nel nostro Volere, questi chiamavano i diritti dell’umanità a rientrare da dove uscì.  Ecco perciò ti aspetto nell’eden per ricevere il tuo tenue interesse, per rinnovare ciò che facemmo nella Creazione, e ricevere il ricambio d’un tanto amore, non compreso dalle creature, e per trovare un amoroso pretesto di dare il regno della nostra Divina Volontà.  Perciò voglio che sia anche a te caro questo eden, affinché ci preghi, ci pressi che ritorni il principio della Creazione, la Vita del nostro Fiat, in mezzo all’umana famiglia”.

 

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26-17

Giugno 19, 1929

 

La Divina Volontà e la Vita operante di Essa nella

creatura.  Differenza tra chi vive e chi non vive nel Fiat.

 

(1) La mia povera mente si perdeva nel Fiat Divino, sentivo il dolce incanto della sua luce rapitrice, e pensavo tra me:  “Ma che cosa è questa Divina Volontà nella povera anima mia?” Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, qual fortuna la tua vivere sotto il dolce incanto del mio Volere Divino, e non sai tu che Essa quando vi prende possesso della creatura vi forma la sua Vita operante, in modo che come opera in sé stessa così opera in chi regna? E più che Regina s’impone su tutto, si stende con la sua luce nella piccolezza della creatura, vi forma il suo dolce incanto all’umana volontà per essere più libera di formare la sua Vita, e siccome la Vita Divina del mio Fiat è composta di atti ripetuti non mai interrotti, non è soggetta a fermarsi, ecco perciò senti in te un’atto che non finisce mai, una luce che mai si spegne, un amore che sempre arde.  Non è così per chi non vive nel mio Volere, essi sentono la Vita Divina interrotta nel loro interno, i loro atti spezzati, ora si sentono d’un modo, e ora d’un altro, la loro volontà non è investita da una luce continuata che dolcemente la pasce e l’incanta, e sentendo il dolce del mio Volere, non si dà nessun pensiero d’uscire in campo per operare umanamente; e se sentono luce, è ad intervallo.  Simbolo di chi vive nella mia Divina Volontà è chi potesse stare sempre sotto del sole, la sua luce non finisce mai, né ha bisogno d’essere alimentata per non spegnersi, sicché chi potesse vivere sotto del sole, si sentirebbe piovere sempre luce, e siccome la luce contiene mirabili effetti, si pascerebbe di dolcezze, di profumi, di varietà di colori, di luci in modo da sentirsi formare in sé stessa la vita del sole.  Invece, per chi non vive nel mio Volere, ancorché non fosse cattivo, è simbolo di chi vive sotto la luce del basso mondo, la quale non tiene virtù né forza di formare un dolce incanto di luce, da eclissarla tanto da non poter guardare altro che luce, e soggetta a spegnersi spesso spesso, perché non possiede in natura la virtù alimentatrice continuata, e se non si alimenta, la sua luce finisce, e siccome una luce formata dalla creatura non possiede né dolcezza, né colori, né profumi, non può sentirsi in sé formarsi la vita di quella luce.  Che gran differenza per chi vive nel mio Volere Divino, e per chi vive fuori di Esso”.

(3) Sia tutto a gloria di Dio, e a bene della povera anima mia.

 

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26-18

Giugno 27,1929

 

Regalo a San Luigi.  Com’era necessario che intrecciasse a Luisa nelle

manifestazioni sulla Divina Volontà.  Trasmissione d’umano e Divino.

Diritti divini che acquista la creatura.

 

(1) Avendo fatto la santa comunione, la stavo offerendo a gloria di San Luigi, e offerivo per regalo a lui stesso tutto ciò che aveva fatto Nostro Signore nella sua Divina Volontà con la sua mente, con le sue parole, opere e passi, a gloria accidentale di San Luigi nel giorno della sua festa.  Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, regalo più bello non potevi farle nel giorno della festa del caro San Luigi, come tu offrivi la tua comunione e tutti gli atti miei fatti nella mia Divina Volontà, si formavano tanti soli per quanti atti Io feci in Essa stando sulla terra, e questi soli hanno investito San Luigi, in modo che ha ricevuto tal gloria accidentale dalla terra, che più non poteva riceverne.  Le sole offerte degli atti fatti nella mia Divina Volontà tengono virtù di formarsi soli, perché contenendo pienezza di luce, non è maraviglia che converta gli atti umani fatti in Essa in soli”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando fra me:  “Come sarà, in tutte le cose che il benedetto Gesù mi ha detto sulla sua Divina Volontà, ci è sempre intrecciata la mia povera persona in mezzo, di rado qualche volta ha parlato solo del suo Fiat Supremo”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, era necessario che intrecciassi la tua persona nelle manifestazioni che ti ho fatto sul mio Fiat Divino; primo, perché ogni manifestazione che ti facevo erano vincoli che facevo tra te e la mia Divina Volontà, erano doni e proprietà che ti affidavo, che dotandoti veniva vincolata l’umana famiglia al nuovo acquisto del regno di Essa.  Se non intrecciavo te in mezzo, non erano né vincoli, né doni che Io facevo, ma semplice notizie, e perciò per farti una manifestazione sulla mia Divina Volontà, stavo aspettando un tuo atto, una tua piccola pena, e anche un solo tuo ti amo, per prendere occasione di parlarti, volevo del tuo per darti del mio, e poterti dare il gran dono del mio Divino Volere.  E poi, tutte le opere nostre esterne sono una trasmissione di Divino e umano.  Nella stessa Creazione c’è una trasmissione continua:  Il nostro Fiat creò il cielo, lo tempestò di stelle, ma chiamò a vita la materia per farlo; creò il sole, ma chiamò a vita la luce ed il calore come materia per formarlo; creò l’uomo, primo formai la sua statua di terra, infusi l’anima umana in lui, e poi creai la vita del mio amore sopra di quest’anima, e poi si trasmise la mia Divina Volontà con la sua per formare il suo regno nella creatura; non c’è cosa da Noi uscita e creata in cui non c’è questa trasmissione d’umano e divino, le nostre opere più belle, la Creazione, l’Immacolata Regina, il Verbo Umanato, sono talmente vincolati l’umano e il divino, che sono inseparabili, e perciò i cieli sono pregni di Dio, che narrano la mia gloria, la potenza e sapienza nostra; la Vergine la mia portatrice, la mia Umanità il Verbo incarnato.  Ora, volendo far conoscere la mia Divina Volontà, alla prima trasmissione che feci nell’eden, che mi fu respinta, per poter uscire di nuovo in campo il regno del mio Fiat Divino mi necessitava di formare la seconda trasmissione, e come potevo farla se non intrecciava un’altra creatura con vincoli quasi inseparabili nelle conoscenze, nella luce e nella stessa Vita dell’Eterno mio Volere? E se non ti intrecciava in Essa, trasmettendo te in Essa ed Essa in te, non avresti sentito in te, né la sua vita né la sua luce permanente, né avresti sentito in te la necessità d’amarla, e la brama di maggiormente conoscerla.  Ecco perciò mettevo te e Me in condizione, tu a darmi ed Io a darti, ed in quel dare reciproco formavo la conoscenza che volevo farti e veniva realizzata la trasmissione della mia Volontà Divina con la tua, col renderti conquistatrice del gran bene che ti facevo”.

(5) Onde continuando il mio abbandono nel Fiat Divino, che per quanto mi affretto a valicarlo tutto, non ci riesco mai, anzi veggo che mi rimane tanto da camminare nel suo mare di luce, che neppure posso scorgere dove finiscono i suoi confini interminabili.  Sicché per quanto mi affretto, il mio cammino non finirà mai, terrò sempre da fare e da camminare nel mare dell’Eterno Volere.  Quindi il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, quanto è grande il mare del mio Volere, esso non ha principio né fine, perciò la piccolezza della creatura non può né valicarlo, né abbracciarlo tutto; ma però, chi vive in Esso si trova in via nel centro del mare, che non le sarà mai dato d’uscire da dentro il suo centro, perché non troverà mai né lido, né confine di esso.  Anzi, avanti e dietro, a destra e a sinistra, non troverà che mare di Volontà Divina, e ogni atto che emetterà in Essa le viene ridato un diritto divino, perché essendo stato fatto il suo atto dentro ed insieme col mio Voler Divino, Esso, con giustizia divina, comunica all’anima il diritto della luce divina, il diritto della sua santità, il diritto della sua bellezza, della sua bontà, del suo amore.  Lei vive nel mare del mio Volere con diritto, non da estranea, ma da padrona, perché tiene gli atti suoi cambiati in diritti divini, che l’hanno resa conquistatrice della mia Divina Volontà.  E se tu sapessi quanto godiamo, come ci sentiamo felici nel vedere la piccolezza della creatura vivere nel mare del nostro Volere, non da estranea ma da padrona, non da serva ma da regina, non da povera ma ricchissima, e ricca dalle nostre conquiste che ha fatto nel nostro Fiat.  Perciò chi vive nel nostro Voler Divino sentirà in sé, con diritto, il dominio della luce, il dominio della santità, il dominio della bellezza, e di farsi bella come vuole, tiene la bontà a sua disposizione, l’amore come sostanza degli atti suoi, la mia Volontà Divina come vita propria e tutta sua, e tutto ciò con diritto divino dato da Noi stessi.  Perciò sii attenta nel moltiplicare i tuoi atti nel nostro adorabile Fiat!”

 

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26-19

Luglio 8,1929

 

Fiori che sboccia la Divina Volontà.  Canto, mormorio d’amore continuo,

amore delirante e dolorante.  Chi fa la Divina Volontà forma il

mare di refrigerio all’amore divino.

 

(1) La mia piccolezza si sperde e resta soffocata nel mare del dolore della privazione del mio amato Gesù; e sentendomi sofferente, più del solito, sospiravo che la mia natura si disfacesse, per uscirmene dalla mia carcere e prendere il volo alla mia patria celeste; avrei voluto nel suo Santissimo Volere girare ovunque e muovere Cielo e terra, affinché tutti insieme con me, avessero un grido, una lacrima, un sospiro, per questa povera esiliata, affinché tutti chiedessero la fine del mio esilio.  Ma mentre mi sfogavo nelle mie amarezze, il mio amabile Gesù è uscito da dentro il mio interno, e dandomi un bacio e stringendomi fra le sue braccia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quietati, sono qui in te, ma mentre sono con te, lascio il campo libero del lavoro alla mia Divina Volontà e siccome tiene il suo atto primo in te, ne avviene che avverti ciò che Essa fa in te, il suo lavorio, ed Io ché sto dentro di Essa, non senti che già sono insieme nel suo lavoro, perché sono inseparabile dalla mia Divina Volontà, e ciò che fa Essa faccio Io.  Ora, tu devi sapere che non solo nell’anima tua vuol fare il mio Divino Volere opera sua, campo suo d’azione, dominio assoluto, tutto suo, ma anche la terra del tuo corpo, sulle tue sofferenze spande il suo bacio di luce e di calore, e con la sua luce produce il seme, col suo calore lo feconda e forma il germe, e alimentando col continuo calore e luce questo germe, fa sbocciare i fiori di luce con tale varietà di colori, animati sempre dalla luce, perché non sa fare nessuna cosa, né grande, né piccola, che non fa correre dentro la sua luce.  Questi fiori non sono come quelli della terra, che non hanno luce e sono soggetti a seccarsi, essi hanno vita perenne, perché alimentati dalla luce del mio Fiat, ed è tale e tanta la varietà della bellezza di essi, che formerà il più bello ornamento alla terra della tua umanità”.

(3) Detto ciò ha fatto silenzio, ed io mi sentivo immersa nel mare del Voler Divino, ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:

(4) “Figlia mia, il mare della nostra Divinità mormora sempre, senza mai cessare, ma sai tu che dice nel suo mormorio? Amore! amore verso la creatura! ed è tanta la foga del nostro amore, che nel nostro mormorio continuo sbocchiamo amore, e formiamo tale onde altissime, da poter affogare Cielo e terra, le creature tutte, tutto d’amore, e vedendo che non si fanno riempire tutte del nostro amore, col desiderio di vedere sboccare le creature del nostro amore, si forma in Noi l’amore delirante, e nel nostro delirio, mettendo da parte l’ingratitudine umana e mormorando ripetiamo più forte, amore! sempre amore a chi disconosce e non prende il nostro amore per farsi amare e darci amore.  Ora, il nostro amore respinto si atteggia in amore dolorante! ma sai tu chi viene a mettere refrigerio e calma ai nostri deliri amorosi? Chi raddolcisce e fa sorridere il nostro amore dolorante? L’anima che vive nel nostro Volere Divino.  Esso forma il suo mare nella creatura, il nostro mare ed il suo si tuffano insieme e uno scorre nell’altro, ed oh! com’è dolce il mormorio della creatura nel nostro mormorio, che ripete continuamente, amore! amore! sempre amore al mio Creatore, alla mia eterna vita, a Colui che tanto mi ama! Vedi dunque, chi vive nel nostro Fiat Divino è il nostro refrigerio al nostro amore che ci divora, e forma il mare dolce al nostro amore dolente.  Oh! prodigio del nostro Volere Divino, che facendo uso del suo potere forma il suo mare nella creatura, e mettendola a gara con Noi, non solo la fa mormorare continuamente amore, ma la eleva tanto, che tuffandola nel nostro mare, quando ci sentiamo affogati, divorati dal nostro amore, che non potendolo contenere sentiamo necessità d’amore, ci fa sboccare nel mare che il nostro Fiat ha formato nella creatura che vive in Esso, e mette tregua ai nostri deliri amorosi, e refrigerandoci col suo amore ci raddolcisce.  Come non amare colei che vive nel nostro Volere?”

 

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26-20

Luglio 14, 1929

 

Come la Divina Volontà vuole libertà assoluta per formare

la sua Vita.  Diversi modi d’agire di Nostro Signore.

 

(1) Continua il mio solito abbandono nel Fiat Supremo, mi sento che non mi dà un momento libero, tutto vuole per Sé, in modo imperante, ma dolce e forte insieme, è talmente attraente che l’anima si farebbe mettere lei stessa le sue dolci catene per non opporsi menomamente a ciò che il Divino Volere vorrebbe fare sopra di lei, ed in lei.  Onde, mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti meravigliare se la mia Divina Volontà non ti lascia libera in nulla, perché Essa non vuole formare atti semplici e opere, ma vita, e chi deve formare una vita, lì necessitano atti continui, e se cessa l’atto continuo, la vita non può crescere, né formarsi, né avere la sua vera esistenza.  Ecco perciò la mia Volontà Divina, volendo formare la sua Vita Divina in te, vuole essere libera, vuole libertà assoluta, e col suo atto incessante che possiede in natura, si riversa sulla creatura, e stendendosi con le sue ali di luce, più che materne, investe ciascuna fibra del cuore, ciascun palpito, respiro, pensiero, parola, opera e passo, lo riscalda e col suo bacio di luce vi imprime la sua Vita a ciascun’atto della creatura, e mentre distrugge l’umana, si costituisce Essa stessa Vita Divina in lei.  E siccome dalla volontà umana non possono uscire che atti tenebrosi, la mia Volontà non vuol fare mescolanza, e perciò sta sull’attenta per poter formare la sua Vita tutta di luce in chi liberamente le ha data libertà di farla regnare.  Perciò la sua attitudine è mirabile, è tutt’occhio perché nulla le sfuggisse, e con amore incredibile, per vedere formata la sua Vita nella creatura, si fa palpito per ogni palpito, respiro per ogni respiro, opera per ogni opera, passo per ogni passo, anche sui piccoli nonnulla della creatura corre, si stende e vi mette la potenza del suo Fiat, e vi crea il suo atto vitale.  Perciò sii attenta nel ricevere il suo atto continuo, perché si tratta di vita, e la vita ha bisogno di respiro, di palpito continuo e di alimento giornaliero.  Le opere si fanno e si mettono da parte, né hanno bisogno che si tengano sempre fra le mani per essere opere, ma la vita non si può mettere da parte, se cessa l’atto continuo muore, perciò si necessita l’atto continuo del mio Volere, tu a riceverlo ed Esso a dartelo, per fare che la sua Vita in te potesse vivere, formarsi e crescere con la sua pienezza Divina”.

(3) Dopo di ciò mi sentivo oppressa nel pensare alla mia povera esistenza, specie nello stato in cui mi trovo.  Quanti cambiamenti ho dovuto subire, anche da parte di Nostro Signore, ma mentre ciò e altro pensavo, che non è necessario dirlo sulla carta, il mio dolce Gesù, facendosi vedere nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il mio amore per te è stato esuberante, e per condurti dove il mio Volere Divino ti voleva, ho dovuto tenere diversi modi d’agire nei periodi della tua vita.  Nel primo periodo il mio amore ed il mio agire fu per te tanto tenero, dolce e soave, e tanto geloso, che Io solo volli fare tutto nell’anima tua, né volli nessun’altro, né che nessuno sapessi ciò che Io facevo in te e ti dicevo; era tanta la mia gelosia che ti mettevo nell’impotenza d’aprirti con nessuno, neppure col tuo confessore, volevo essere solo nel mio lavoro, libero, né volevo che nessun’altro vi entrasse in mezzo, né che potesse sindacare ciò che Io facevo.  M’interessava tanto questo primo periodo della tua vita, di starmene con te a tu per tu, che posso dire che il mio amore usò tutte le armi divine, che guerreggiandoti, ti assalivo in tutti i modi perché tu non potessi resistere.  Tutto ciò al mio amore era necessario, perché sapendo di ciò che voleva far di te, niente meno ripristinare la Creazione, dare i diritti di regnare alla mia Divina Volontà, far spuntare la nuova era in mezzo all’umana famiglia; perciò usò tutte le arti e stratagemmi per ottenere l’intento.  Ora, dopo che mi assicurai di te, e assicurai il mio lavoro, si cambiò il mio agire, ti feci rompere il silenzio, e fu tale e tanta la foga dei miei ammaestramenti e del mio dire, che posso chiamarti la cattedra della mia Divina Volontà, la segretaria dei suoi più intimi segreti, che non potendo contenerli tutti in te, ti comandavo di manifestarli al mio ministro.  E questo mio agire era necessario, altrimenti come si sarebbe conosciuta la mia Divina Volontà? Ora figlia mia, quest’ultimo periodo della tua vita, tu senti un’altro mio modo d’agire, non t’impensierire, lasciami fare, ed Io saprò dare l’ultima mano al mio lavoro.  Coraggio dunque, hai la Divina Volontà in tuo potere, di che temi? Quindi sempre avanti nel mio Volere”.

 

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26-21

Luglio 18, 1929

 

Lavoro di Gesù per il Regno della Divina Volontà.

 

(1) Mentre stavo sotto l’incubo della privazione del mio amabile Gesù, e rassegnatissima, neppure ci pensavo che potessi svelarsi alla piccola anima mia facendo la sua breve visitina, per darmi il suo sorso di vita, per non farmi del tutto soccombere.  Tutto all’improvviso si è mosso nel mio interno, facendosi vedere tutto intento e occupato al lavoro, e alzando i suoi occhi scintillanti di luce verso di me, i suoi occhi si sono incontrati coi miei, e compassionando la mia afflizione mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sto lavorando nell’anima tua continuamente, e mentre lavoro sto concretando affinché nulla vi manchi, raffermando per dare al mio lavoro la stabilità ed immutabilità divina, e aspettando con invitta pazienza che il mio lavoro sia conosciuto, affinché tutti potessero conoscere il mio grande amore, il mio ed il tuo grande sacrificio, ed il gran bene che tutti, se vogliono, possono ricevere.  Si tratta che questo mio lavoro è la rinnovazione di tutta la Creazione, è l’accentramento di tutte le opere nostre, è lo stabilire la mia Volontà Divina in mezzo alle creature, operante e dominante in mezzo a loro.  Chiunque conoscerà questo mio lavoro sarà un regno mio, quindi avrò tanti regni per quanti conosceranno ciò che ho fatto e detto nella piccolezza dell’anima tua, che fusi insieme formeranno un sol regno; sicché il mio silenzio è accentramento di più intenso lavoro che faccio in te.  Onde, se ti parlo è nuovo lavoro che intraprendo a fare, chiamandoti insieme al lavoro dandoti conoscenza di ciò che facciamo, per mettere nuove tinte di bellezze, di magnificenza e di felicità nel regno della mia Divina Volontà che devono possedere le creature; se faccio silenzio, riordino, armonizzo, confermo ciò che ho fatto.  Quindi il mio silenzio non ti dev’essere causa d’afflizione, ma occasione di più lavoro, per effettuare il regno della mia Volontà Divina”.

 

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26-22

Luglio 24,1929

 

Come la Divina Volontà tiene l’atto primario su tutte

le cose create.  Esso è come il capo sulle membra.

 

(1) Stavo pensando al Fiat Supremo, e pensavo tra me:  “Se il Voler Divino vuol formare il suo regno in mezzo alle creature, sicché primo della venuta di Nostro Signore sulla terra, quando venne, e dopo venuto, in che modo si trovava la Divina Volontà in rapporto alle creature? Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà con la sua immensità è stata sempre in mezzo alle creature, perché Essa, per natura sua non c’è punto dove non si trova, e le creature non possono farne a meno di Essa, sarebbe lo stesso non poter aver vita né percepirne, senza della mia Divina Volontà tutte le cose si risolverebbero nel nulla.  Molto più che l’atto primo di tutte le cose create è il mio Fiat Divino, Esso è come il capo alle membra, e se uno volesse dire:  posso vivere senza del capo, ciò le riuscirebbe impossibile, è la più grande delle pazzie solo pensarlo.  Ma però il regnare è una cosa, è l’essere riconosciuta, amata, sospirata, e pendere da Essa come pendono le membra dal capo, questo è regnare.  Invece stare in mezzo alle creature non è regnare se non si pende del tutto da Essa.  Ora, la mia Divina Volontà, prima della mia venuta sulla terra, sebbene con la sua immensità stava in mezzo alle creature, però i rapporti che c’erano tra Essa e loro, erano come se vivesse in terra straniera, e da lontano ricevevano le scarse comunicazioni, le brevi notizie che l’annunziava la mia venuta sulla terra.  Qual dolore stare in mezzo a loro e non riconoscerla, e tenerla tanto lontano dalla loro volontà come se stesse in terra straniera.  Con la mia venuta, siccome Io la possedeva come vita, e la mia Umanità la riconosceva, l’amava e la faceva regnare, per mezzo mio si avvicinò alle creature, ed i rapporti che Essa teneva con loro erano come se abitasse non più in terra straniera, ma nelle loro terre, e siccome non la conobbero, né gli diedero il dominio di farla regnare, perciò non si può dire che il mio Volere Divino formò il suo regno.  Perciò la mia venuta sulla terra servì come avvicinare le due volontà, umana e Divina, e metterle in intime relazioni, e aumentare le notizie di farla conoscere, tanto che insegnai il Pater Noster col farli dire venga il regno tuo, sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra.  Se il mio Volere non vive come in Cielo così in terra, non si può dire che tiene il suo regno in mezzo alle creature; ecco perciò che nel tempo del regno di Essa, non solo starà in mezzo a loro, ma dentro di ciascuna di esse come vita perenne, e per giungere a ciò dev’essere riconosciuta, com’Essa sta come capo e vita primaria di ciascuna creatura, e siccome questo capo non è riconosciuto, non fluisce nelle membra la sua forza, la sua santità, la sua bellezza alle membra, né fa scorrere il suo sangue nobile e divino nelle vene di esse, perciò non si vede la vita del Cielo nelle creature.  Ecco perciò amo tanto che la mia Divina Volontà sia conosciuta, la conoscenza farà sorgere l’amore, e sentendosi amata e sospirata, si sentirà tirata a venir a regnare in mezzo alle creature”.

 

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26-23

Luglio 27, 1929

 

Come il Regno della Divina Volontà e quello della Redenzione

sono andati sempre insieme.  Come Gesù formò i materiali

e gli edifici, e non ci vuole altro che i popoli.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per seguire tutti gli atti della Divina Volontà che aveva fatto in essa, e giunta al punto quando l’Ente Supremo creò la Vergine, mi sono soffermata a considerare il gran portento da cui ebbe principio la Redenzione, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Redenzione ed il regno della mia Divina Volontà sono andati sempre insieme; per venire la Redenzione ci voleva una creatura che vivesse di Volontà Divina come viveva l’Adamo innocente nell’eden prima di peccare, e questo con giustizia, con sapienza, per nostro decoro, affinché il riscatto dell’uomo caduto fosse basato sul principio del come l’ordine della nostra sapienza creava l’uomo.  Se non ci fosse una creatura in cui il mio Fiat Divino avesse il suo regno, poteva essere un sogno la Redenzione, non una realtà, perché se nella Vergine non ci fosse il suo totale dominio, la Volontà Divina e umana restavano come in cagnesco, e a distanza dall’umanità, quindi la Redenzione era impossibile.  Invece la Vergine Regina piegò la sua volontà sotto alla Volontà Divina, e la fece regnare liberamente, con ciò le due volontà si fusero, si rappacificarono, l’umano volere subiva il continuo atto del Divin Volere e lo faceva fare senza mai opporsi, sicché il regno di Esso teneva la sua vita, il suo vigore ed il suo pieno dominio.  Vedi dunque come incominciarono insieme la Redenzione ed il regno del mio Fiat! Anzi potrei dire che cominciò prima il regno del mio Fiat, per seguire insieme l’uno e l’altro.  E come un uomo e una donna, perché si sottrassero dal mio Volere Divino, ebbe origine il regno del peccato, e di tutte le miserie dell’umana famiglia, così una donna, in virtù che fece regnare il mio Fiat, fu fatta Regina del Cielo e della terra, unita al Verbo Eterno fatto uomo, ebbe origine la Redenzione, non escludendo neppure il regno della mia Divina Volontà.  Anzi, tutto ciò che si fece da Me e dall’altezza della Sovrana del Cielo, non sono altro che materiali ed edifici che preparano il suo regno; il mio vangelo si può chiamare le vocali, le consonanti, che facendo da trombettieri chiamavano l’attenzione dei popoli ad aspettarsi qualche lezione più importante che dovevano portarli un bene più grande della stessa Redenzione, le stesse mie pene, la mia morte e la mia Resurrezione, conferma della Redenzione, è preparativo del regno del mio Volere Divino, erano lezioni più sublimi e metteva tutti sull’attenti ad aspettare lezioni più alte, e già l’ho fatto, dopo tanti secoli, che sono le tanti manifestazioni che ti ho fatto sulla mia Divina Volontà, e quello che più ti ho fatto conoscere:  com’Essa vuol venire a regnare in mezzo alle creature, per restituirle il diritto del suo regno perduto, per abbondarli di tutti i beni e di tutte le felicità che Essa possiede.  Sicché come tu vedi i materiali sono già pronti, gli edifici esistono, le conoscenze del mio Volere che più che sole devono illuminare il suo regno e far innalzare dai materiali formati da Me edifici più vasti, quindi non ci vogliono altro che i popoli che devono popolare questo regno del mio Fiat, ed i popoli si formeranno ed entreranno come si andranno pubblicando le conoscenze di Esso.  Vedi dunque:  Due creature che scendono dalla Volontà Divina e danno il campo d’azione nella volontà umana formano la rovina delle umane generazioni; altre due creature, la Regina del Cielo che vive per grazia nel mio Fiat Divino, e la mia Umanità che vive per natura in Esso, formano la salvezza ed il ripristinamento, e restituiscono il regno del mio Volere Divino.  E come non si può dubitare che sia venuta la Redenzione, essendo connesso insieme l’una e l’altro, quindi con certezza spunterà il regno del mio Fiat Divino, può essere al più effetto di tempo”.

(3) Io nel sentire ciò ho detto:  “Amor mio, come può venire questo regno del tuo Volere? Non si vede nessun cambiamento, il mondo pare che non si arresta nella sua corsa vertiginosa del male”.  E Gesù ha ripreso a dire:

(4) “Che ne sai tu che debbo fare Io? E come posso tutto travolgere per fare che il regno della mia Divina Volontà avesse la sua vita in mezzo alle creature? Se tutto è deciso, perché tu ci dubiti?”

 

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26-24

Luglio 30, 1929

 

Differenza di chi opera santamente nell’ordine umano, e di chi opera

nella Divina Volontà.  Come senza di Essa si tiene la forza del

bambino.  Come tutto il male è dell’umana volontà.

 

(1) La mia povera mente si gira sempre intorno e dentro del Fiat Supremo, ed oh! quante sorprese, quante maraviglie di questo Volere sì Santo.  La mia piccola intelligenza si perde nel suo vastissimo mare, e molte cose non mi sento capace, né ho i vocaboli per narrarle, e perciò mi sento come uno che mangiassi un cibo, o che vedesse una cosa bella e non sa come si chiamano.  Se il Voler Divino non facesse un prodigio di farmi dire ciò che mi manifesta, quante cose di più lascerei nel suo stesso mare, senza saper dire nulla.  Onde, mentre mi sentivo sperduta nel Fiat Divino, il mio sempre amabile Gesù, facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che differenza tra chi opera le virtù santamente, ma nell’ordine umano, e tra chi opera le virtù nell’ordine divino della mia Divina Volontà.  Le prime, come praticano le virtù, così restano divise tra loro, in modo che si vede la diversità dei loro atti, una virtù si vede pazienza, un’altra obbedienza, una terza carità, ognuna ha il suo distintivo, senza potersi fondere insieme da poter formare un’atto solo, che dà di divino e abbraccia l’eterno e l’infinito.  Invece chi opera nella mia Divina Volontà, la sua luce tiene la virtù comunicativa e unitiva, che fondendosi insieme, perché tutte fatte nella sorgente della sua luce, formano un’atto solo con effetti innumerevoli, da abbracciare con l’infinità della sua luce lo stesso Creatore.  Simbolo del sole, perch’è uno, perché possiede la sorgente della luce che mai si spegne, abbraccia la terra, e coi suoi innumerevoli effetti dà tutte le tinte e comunica la vita della sua luce a tutti e a tutto.  La forza unitiva tiene la virtù comunicativa, in modo che se vogliono, tutti possono prendere un bene che si mette a disposizione di tutti.  Invece chi opera nell’ordine umano è simbolo delle luci del basso mondo, che ad onta che ce ne sono tante, non hanno virtù di fugare le tenebre della notte e di formare il pieno giorno, né di abbracciare con tanta molteplicità di luce tutta la terra, perciò si possono chiamare luce personale, locale, e a tempo e a circostanza.  Oh! se tutti sapessero il gran segreto d’operare nel mio Volere Divino, farebbero a gara di non farsi nulla sfuggire che non passasse da dentro la sua luce purissima”.

(3) Io sono continuata a seguire la Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la creatura senza della mia Volontà è come un bambino che non tiene forza di poter sostenere un peso, e da fare lavori tanto utili da potersi lui stesso mantenere la sua piccola esistenza, e se si volesse obbligare a prendere un’oggetto pesante, e a sostenere un lavoro, il bambino vedendosi impotente e senza forza, forse proverebbe, ma vedendosi che neppure può smuovere quell’oggetto, né sostenere quel lavoro, scoppierebbe in pianto il povero piccino, e non ne farebbe nulla, e per metterlo in festa basterebbe darli un confetto.  Invece chi possiede la mia Divina Volontà tiene la forza dell’uomo adulto, anzi la forza divina, e se si dice di prendere l’oggetto pesante, senza mettersi in pena lo prende come se nulla fosse, mentre il povero piccino resterebbe schiacciato sotto, se si vuole far sostenere un lavoro, si metterà in festa per l’acquisto ed il guadagno che le sarà dato, e se si volessi dare un confetto, l’avrebbe a sdegno e direbbe:  datemi il giusto guadagno del mio lavoro, perché devo vivere.  Vedi dunque, chi tiene la mia Divina Volontà tiene forza sufficiente a tutto, quindi tutto le riesce facile, lo stesso patire, sentendosi forte, lo guarda come un nuovo acquisto.  Perché tanti non sanno sostenere nulla, una debolezza di bambino pare che li seguita? E’ la forza della mia Divina Volontà che manca; ecco la causa di tutti i mali.  Perciò sii attenta figlia mia a non uscire mai dalla mia Divina Volontà”.

(5) Onde continuavo a seguire i miei atti nel Fiat Divino, e giunta quando Esso chiamò a vita, alla luce del giorno, la Sovrana Celeste, pensavo tra me:  Iddio nel creare la Vergine Santissima, non solo arricchì la sua bell’anima di tanti privilegi, ma anche la sua natura dovette trasformare per renderla pura e santa com’è.  Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(6) “Figlia mia, nulla c’era d’aggiungere alla sua natura, perché non fu la natura umana che peccò, ma la volontà umana, perché la natura umana stava al suo posto, come uscì dalle nostre mani creatrici, perciò ce ne servimmo di quella stessa natura delle altre creature nel creare la Vergine.  Quello che si contaminò fu la sua volontà nell’uomo, e siccome questa natura umana era animata, e abitava nella natura umana questa volontà ribelle, essa partecipò e restò contaminata.  Sicché, messe in armonia la Divina Volontà e l’umana, dandole il dominio, il regime, come è da Noi voluto, la natura umana perde i tristi effetti e resta bella come uscì dalle nostre mani creatrici.  Ora, nella Regina del Cielo, tutto il nostro lavoro fu sulla sua volontà umana, la quale ricevette con gioia il dominio della nostra, e la nostra, non trovando nessuna opposizione da parte della sua, operò prodigi di grazie, ed in virtù del mio Volere Divino restò santificata, e non sentì i tristi effetti ed i mali che sentono le altre creature.  Perciò figlia mia, tolta la causa, gli effetti finiscono.  Oh! se la mia Divina Volontà entra nelle creature e vi regna, sbandirà tutti i mali in esse, e vi parteciperà tutti i beni nell’anima e nel corpo”.

 

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26-25

Agosto 3, 1929

 

Quando Iddio decide di far opere che devono servire a tutti, nella

sua foga d’amore mette tutti da parte.  Come l’Essere

Supremo possiede la vena inesauribile.

 

(1) Continuo il mio solito abbandono nel Fiat Divino, me lo sento come accentrato sulla mia piccola esistenza, sento la sua immensità, la sua potenza, la sua forza creatrice e rapitrice, che coinvolgendomi dappertutto, non mi è dato di potergli resistere, ma mi sento felice di questa mia debolezza, e volontariamente voglio essere debole per sentire tutta la potenza del Volere Divino sopra la mia piccolezza.  Ma mentre mi sentivo inabissata in Esso, il mio dolce Gesù, facendosi sentire e vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra Divinità, quando si decide di fare opere universali, l’anima che viene eletta come prima, alla quale affidiamo un’opera che deve servire al bene di tutti, è tanta la foga del nostro amore, che mettiamo tutto e tutti da parte, come se nessun’altro esistesse, e accentriamo tutto il nostro Essere Divino sopra di lei e le diamo tanto del nostro, fino a formare mari intorno a lei e affogarla di tutti i nostri beni, e vogliamo tanto dare, perché la foga del nostro amore ci porta a non mai arrestarci, per vedere in essa la nostra opera compiuta, per mezzo della quale tutto e tutti possono godere e prendere i beni universali che la nostra opera racchiude.  Con ciò, non che non vediamo ciò che fanno le altre creature, perché la nostra onniveggenza ed immensità nulla ci nasconde, siamo a giorno di tutto, e da Noi parte la vita e aiuti a tutti, ma agiamo in modo, e ci comportiamo come se null’altro esistesse.  Così agimmo nella Creazione, dopo d’aver formato cieli, soli, terra, ordinando tutto con armonia e magnificenza tale da far stordire, nel creare l’uomo ci accentrammo sopra di lui, e fu tanta la foga del nostro amore, rigurgitò sì forte, che formando velo in torno a Noi ci fece scomparire tutto, mentre tutto vedevamo, e ci occupammo solo dell’uomo; che cosa non versammo in lui? Tutto.  Se nella Creazione ci fu la magnificenza e bellezza delle nostre opere, nell’uomo ci fu non solo l’accentramento di tutte le nostre opere fuse in lui, ma quello ch’è più, l’insediamento della nostra Vita.  Il nostro amore rigurgitava, non si dava posa, voleva sempre dare perché vedeva in lui tutte le umane generazioni.  Così agimmo nella Regina del Cielo, tutto fu messo da parte, tutto il male delle altre creature e ci occupammo solo di Lei, e versammo tanto che fu la piena di grazia, perché doveva essere la Madre universale, e causa della Redenzione di tutti; così stiamo agendo con te, per il regno del nostro Voler Divino stiamo facendo come se null’altro esistesse, se volessimo guardare ciò che fanno le altre creature, i mali che commettono, le ingratitudini, il regno del nostro Volere starebbe sempre in Cielo, non solo, ma neppure ci sentiremmo disposti a dire una sola verità del nostro Fiat Supremo.  Ma il nostro amore, formando il suo velo d’amore a tutti i mali delle creature ci mette tutto da parte, e rigurgitando forte, non solo ci fa parlare di Esso, ma è quello che più ci fa decidere di dare il gran dono del regno del nostro Fiat alle creature.  Quando il nostro amore s’incaponisce, sembra che non ragiona e vuol vincere a via d’amore, non di ragione, perciò come se nulla guardasse e sentisse, a qualunque costo vuol dare ciò che ha deciso.  Ecco perciò non risparmia nulla e tutto si sviscera sulla creatura che viene eletta per il gran bene universale che deve discendere a pro di tutte le umane generazioni.  Ecco perciò la causa del tanto darti e dirti, sono foghe del nostro amore che nulla vuole risparmiare, tutto vuol dare purché il regno della nostra Divina Volontà regni sulla terra”.

(3) Onde la mia mente continuava a pensare a tante cose sulla Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il nostro Essere Supremo è vena inesauribile, non esauriamo mai, né possiamo dire abbiamo finito di dare, perché per quanto diamo, teniamo sempre da dare, e mentre diamo un bene, un’altro ne sorge per mettersi in via per darsi alle creature; ma per quanto siamo inesauribili, non diamo i nostri beni, le nostre grazie, né diciamo le nostre verità a chi non è disposta, a chi non fa attenzione ad ascoltarci per imparare le nostre lezioni sublimi, e modellare la sua vita a secondo dei nostri insegnamenti, in modo da vedere scritto in lei i nostri insegnamenti, e arricchita dei nostri doni, se ciò non vediamo, i nostri doni non si partono da Noi, né la nostra voce giunge all’udito della creatura, e se qualche cosa sente, è come di voce che viene da lontano, che non le riesce di comprendere chiaramente ciò che Noi vogliamo dirle.  Perciò la nostra vena inesauribile resta arrestata dalle indisposizioni delle creature.  Ma sai tu chi dà le vere disposizioni all’anima? La nostra Divina Volontà.  Essa la svuota di tutto, la riordina, la dispone in modo mirabile, in modo che la nostra vena inesauribile non cessa mai di dare, e di farle sentire le sue lezioni sublimi.  Perciò fatti dominare sempre dal mio Fiat Divino, e la nostra vena inesauribile non cesserà mai di riversarsi sopra di te, e Noi avremo il contento di far sorgere dal nostro Essere Divino nuove grazie, nuovi doni e lezioni non mai ascoltate”.

 

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26-26

Agosto 7, 1929

 

Mezzi principali per far regnare la Divina Volontà:  Le conoscenze.

Differenza di chi vive nella Divina Volontà e nell’umano volere.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nel Voler Divino e pensavo tra me:  “Come potrà venire a regnare la Divina Volontà? Quali saranno i mezzi, gli aiuti, le grazie per disporre le creature per farsi dominare da Essa?” Ed il mio sempre amato Gesù, movendosi nel mio interno, tutto bontà e tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, i mezzi principali per far regnare sulla terra il mio Fiat Divino sono le conoscenze di Esso.  Le conoscenze formeranno le vie, disporranno la terra per essere regno suo, formeranno le città, faranno da telegrafi, da telefono, da poste, da trombettieri per comunicare tra città e città, tra creature e creature, tra nazioni e nazioni le notizie, le conoscenze importanti sulla mia Divina Volontà, e le conoscenze di Essa getteranno nei cuori la speranza, il desiderio di ricevere un tanto bene; da qui non si può sfuggire, un bene non si può volere, né ricevere se non si conosce, e se si ricevesse senza conoscerlo, è come se non si ricevesse.  Quindi le fondamenta, la speranza, la certezza del regno della mia Divina Volontà verranno formate dalle conoscenze di Essa, perciò ne ho detto tante, perché esse saranno le ricchezze, l’alimento, ed i nuovi soli, i nuovi cieli che possederanno i popoli del regno del mio Volere.  Ora quando le conoscenze sul mio Fiat si faranno strada, disponendo coloro che avranno il bene di conoscerle, la mia più che paterna bontà, per mostrare l’eccesso del mio amore, metterà in ciascuna creatura, a sua disposizione, la mia stessa Umanità, tutto il bene che operai, in modo che sentiranno tale forza e grazia, da farsi dominare dalla mia Divina Volontà, e la mia Umanità starà in mezzo ai figli del regno mio, come cuore in mezzo a loro, per decoro e onore del mio Fiat, e per antidoto, grazia e difesa a tutti i mali che ha prodotto l’umano volere.  È tale e tanta la foga del mio amore che vuole che Essa regni, che farò tali eccessi d’amore da vincere le volontà più ribelli”.

(3) Io nel sentir ciò sono rimasta stupita, e come se volessi mettere dubbio a ciò che Gesù mi aveva detto.  E Lui riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, perché ne dubiti? Non sono Io forse padrone di fare quello che voglio e darmi come mi piace di darmi? Non è forse la mia Umanità il primo fratello primogenito che possedette il regno della mia Divina Volontà, e come primo fratello tengo il diritto di comunicare il diritto agli altri fratelli di possederlo, mettendomi Io a disposizione di loro per darli un tanto bene? Non son’Io il capo di tutta l’umana famiglia, che posso far fluire nelle membra di esse la virtù del capo e far scendere l’atto vitale della mia Volontà Divina nelle membra? E poi, non è forse la mia Umanità che risiede in te continuamente che ti dà tale forza e grazia di voler vivere solo del mio Volere, e ti fa sentire tale pace e felicità da eclissarti il tuo umano volere, in modo che lui stesso si sente felice di vivere come senza vita sotto l’impero della mia Divina Volontà? Perciò quello che necessito sono le conoscenze sul mio Fiat che conoscono, il resto verrà da per sé”.

(5) Dopo ciò continuavo il mio abbandono nel Fiat Divino, mi sembrava che in Esso non ci sono fermate, c’è sempre da fare, ma un fare che non stanca, anzi fortifica, felicita e gioisci del suo lungo cammino; ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, chi vive nel mio Voler Divino cammina sempre, perché tiene il giro dell’eternità, che non finisce mai, a sua disposizione, e non fermandosi mai, prende sempre, e se si fermasse, una piccola fermata, un passo in meno, le costerebbe la perdita d’un passo e d’una felicità divina, perché il mio Fiat è un’atto sempre nuovo di felicità, di grazia e di bellezza indescrivibile ed inarrivabile, e l’anima se cammina prende, e se si ferma non prende, perché non avendo seguito passo passo il cammino del mio Voler Divino, non ha saputo nulla ciò che di felicità e bellezza ha messo fuori in quel passo il mio Volere.  E chi può dirti la gran differenza di chi vive nella mia Divina Volontà e di chi vive nel volere umano? Chi vive nella volontà umana si ferma sempre, il suo giro è così piccolo, che se vuol allungare il passo non trova dove mettere il piede, ad ogni passo che fa, prende ora un dispiacere, un disinganno, e sente una debolezza di più, la quale la trascina anche al peccato.  Oh! come è breve il giro dell’umana volontà, pieno di miserie, di precipizi e d’amarezze, eppure amano tanto di vivere nella sua cerchia! che pazzia, che stoltezza, da deplorarsi!”

 

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26-27

Agosto 12,1929

 

Magnificenza della Creazione.  Il punto nero dell’umana volontà.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Voler Divino, ed il mio dolce Gesù, tirandomi fuori di me stessa, mi faceva vedere la Creazione tutta nell’atto d’uscire dalle sue mani creatrici, ogni cosa portava l’impronta della mano creatrice del suo Fattore, quindi tutto era perfetto, d’una bellezza incantevole.  Ogni cosa creata era animata di viva luce, o come proprietà di natura datagli da Dio, o indirettamente comunicata da chi la possedeva; tutto era luce e bellezza.  Ma fra tanta luce ed incanto di bellezza, si vedeva un punto nero, il quale compariva così brutto, specie ché si trovava in mezzo a tante opere sì belle, maestose e fulgide, questo punto nero destava terrore e compassione, perché sembrava che di sua natura Dio non l’aveva creato nero, ma bello, anzi era prima un’opera delle più belle create dall’Ente Supremo.  Ma mentre ciò vedevo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che fu fatto da Noi nella Creazione sta sempre in atto di farsi, come se continuamente stessimo in atto di farla, è la nostra forza creatrice, che quando fa un’opera non si ritira mai, vi resta dentro come atto perenne di vita, vi forma il suo palpito continuo ed il suo respiro non interrotto, perciò mentre fu fatto una volta, vi resta dentro in atto di farla sempre.  Quasi simbolo della natura umana, che mentre una volta fu formata incominciando la vita col palpito e col respiro, per necessità di vivere deve respirare e palpitare continuamente, altrimenti cessa la vita.  Siamo inseparabili dalle opere nostre, e ci piacciono tanto che ci dilettiamo di farle continuamente, perciò si mantengono maestose, belle, fresche, come se lì, per lì, ricevessero principio di vita.  Guardale come sono belle, sono le narratrici del nostro Essere Divino e la nostra perenne gloria.  Ma in tanta nostra gloria, guarda, c’è il punto nero dell’umana volontà, che amandolo con più amore, lo dotammo di libero arbitrio, il quale abusando volle respirare e palpitare nel suo umano volere, non col nostro, e perciò si muta continuamente fino ad annerirsi, perdendo la sua bellezza e freschezza, e giunge fino a perdere la Vita Divina nella sua umana natura.  Onde, chi metterà in fuga il fitto tenebrio dell’umano volere? Chi li restituirà la freschezza, la bellezza della sua creazione? Gli atti fatti nella nostra Divina Volontà, essi saranno luce che fugheranno le tenebre, e calore che plasmandolo col suo calore, gli distruggeranno tutti gli umori cattivi che l’hanno abbruttito.  Gli atti fatti nel mio Volere saranno il contraccolpo a tutti gli atti umani fatti con l’umana volontà, questo contraccolpo restituirà la freschezza, la bellezza, l’ordine come fu creata l’umana volontà.  Perciò molti atti ci vogliono, fatti dalla creatura nel nostro Divin Volere, per preparare il contravveleno, la bellezza, la freschezza, l’atto opposto a tutto ciò che di male ha fatto l’umana volontà.  E allora nella Creazione le opere nostre compariranno tutte belle, il punto nero scomparirà e si convertirà in un punto, il più luminoso, in mezzo alla magnificenza delle nostre opere create, e la nostra Divina Volontà prenderà il dominio di tutto, e vi regnerà come in Cielo così in terra.  Perciò sii attenta ad operare nel mio Volere Divino, perché ad ogni atto umano ci vuole l’atto divino, che con impero atterra, purifica e abbellisce ciò che ha fatto di male l’umana volontà”.

 

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26-28

Agosto 25, 1929

 

Come Gesù creò il germe del Fiat Divino nel

formare il Pater Noster.  Virtù che tiene la luce.

 

(1) Stavo pensando al Fiat Divino e come mai poteva effettuarsi il suo regno sulla terra, mi sembrava impossibile, primo che non c’è chi si occupa di farlo conoscere, e se qualche cosa si dice o si progetta si risolve tutto in parole, ma i fatti sono, oh! quanto lontani, e chi sa che generazione avrà il bene di conoscere ciò che riguarda le conoscenze della Divina Volontà, ed il suo regno; secondo, mi sembra la terra impreparata, e credo che per avere un tanto bene, che il regno della Divina Volontà, le sue conoscenze domini la terra, chi sa quanti prodigi lo seguiranno prima! Ma mentre ciò e altro pensavo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che la mia venuta sulla terra e tutto ciò che Io feci nella Redenzione, la mia stessa morte e resurrezione, non fu altro che atto preparatorio al regno della mia Divina Volontà, e quando formai il Pater Noster, formai il germe del regno del mio Fiat Divino in mezzo alle creature, e se Io quando parlo creo e dal nulla faccio uscire le opere più grandi, belle e meravigliose, molto più quando con l’impero della mia preghiera parlante tengo virtù di creare quello che voglio.  Perciò il germe del regno del mio Volere fu creato da Me nell’atto che pregavo, formando e recitando il Pater Noster.  E se l’insegnai agli apostoli, fu perché la Chiesa col recitarlo potesse innaffiarlo e fecondare questo germe, e disporsi a modellare la loro vita a secondo le disposizioni del mio Fiat Divino.  Le mie conoscenze sopra di Esso, le mie tante manifestazioni, hanno sviluppato questo germe, e siccome sono stati accompagnati dagli atti fatti da te nel mio Volere Divino, si sono formati tanti granelli da formare una grande massa, della quale ognuno può prendere la sua parte, sempre se vogliono, per vivere della Vita della Divina Volontà.  Quindi tutto c’è figlia mia, gli atti più necessari, c’è il germe creato da Me, perché se non c’è il germe è inutile sperare la pianta, ma se c’è il seme, il lavoro ci vuole, la volontà di volere il frutto di quel seme, e la pianta è sicura d’averla, perché tenendo il germe si tiene in proprio potere la vita della pianta di quel seme.  C’è chi innaffia questo germe per farlo crescere, ogni Pater che si recita serve ad innaffiarlo, ci sono le mie manifestazioni per farlo conoscere.  Ci vuole solo chi si offra a fare il banditore, e con coraggio, senza nulla temere, affrontando sacrifici per farlo conoscere.  Sicché la parte sostanziale c’è, c’è il più, ci vuole il meno, cioè la parte superficiale, ed il tuo Gesù saprà farsi strada per trovare colui che compirà la missione di far conoscere in mezzo ai popoli la mia Divina Volontà.  Perciò da parte tua non mettere nessun ostacolo, fa quello che puoi, ed Io farò il resto, tu non sai come travolgerò le cose e disporrò le circostanze, perciò giungi fino a dubitarne, che il mio Fiat non sarà conosciuto, ed il suo regno non avrà la sua vita sulla terra”.

(3) Onde mi sono tutta abbandonata nel Volere Divino per seguire i suoi atti, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi si mette nell’unità del mio Volere, si mette nella luce, e siccome la luce tiene virtù di scendere nel basso e di distendersi come manto di luce sopra ciascuna cosa che investe, così tiene virtù di elevarsi in alto e di investire con la sua luce ciò che nell’alto si trova.  Così chi si mette nella luce del mio Fiat, nella sua unità di luce, coi suoi atti si stende nel basso di tutte le generazioni, e col suo atto di luce investe tutti per far bene a tutti, si eleva nell’alto ed investe tutto il Cielo per glorificare tutti.  Perciò nella mia Divina Volontà l’anima acquista il diritto di poter porgere a tutti la luce dell’Eterno Fiat, con il dono degli atti suoi moltiplicati per quanti lo vogliono ricevere”.

 

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26-29

Settembre 4, 1929

 

Perché il sole forma il giorno? Perché è un’atto di Volontà Divina.

 

(1) I miei giorni sono amarissimi per la privazione del mio sommo e unico bene Gesù, posso dire che il mio cibo continuato è l’intenso dolore d’essere priva di Colui che formava tutto l’insieme della mia vita quaggiù; com’è doloroso il ricordarmi che prima respiravo Gesù, palpitava il palpito di Gesù nel mio cuore, circolava nelle mie vene Gesù, sentivo l’alimento di Gesù che alimentava le mie opere, i miei passi, insomma in tutto sentivo Gesù, e ora tutto è finito e mi si ha cambiato in alimento di dolore.  Oh! Dio, che pena, respirare e palpitare dolore intenso d’essere priva di Colui che mi era più che vita propria, che solo l’abbandono nel Fiat mi dà la forza a sopportare un tanto dolore.  Ma mentre ciò mi sentivo, il mio dolce Gesù uscendo dal mio interno e stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere troppo; dimmi, chi forma il giorno? Il sole, non è vero? E perché forma il giorno? Perché è un’atto di mia Volontà Divina.  Ora, come la terra gira, la parte che si scosta dal sole rimane all’oscuro e forma la notte, e la povera terra resta tetra, come sotto un manto di mestizia, in modo che tutti sentono la realtà della notte, ed il gran cambiamento che subisce la terra coll’aver perduto l’astro benefico della luce, cioè l’atto della mia Divina Volontà che creò il sole e lo conserva col suo atto continuo.  Così l’anima, fino a tanto che si gira sotto l’atto continuo del mio Volere, è sempre per lei pieno giorno; notte, tenebre, mestizia, non esistono.  L’atto continuo del mio Fiat, più che sole le sorride, la mantiene in festa; invece se si gira nella sua volontà umana, più che terra rimane all’oscuro, nella notte della sua umana volontà, la quale padroneggiando l’anima produce tenebre, dubbi, mestizia, da formare la vera notte reale alla povera creatura.  Chi può dirti il gran bene, il giorno fulgidissimo che produce un’atto di mia Divina Volontà sopra della creatura? Essa, col suo atto continuo produce tutti i beni e la felicità nel tempo e nell’eternità, perciò sii attenta, racchiude tutta te stessa dentro d’un atto solo della mia Divina Volontà, non uscirne mai se vuoi vivere felice, e tenere in tuo potere la vita della luce ed il giorno che mai tramonta.  Un’atto di mia Divina Volontà è tutto per la creatura; Essa col suo atto continuo che mai cessa e mai si cambia, più che tenera madre, tiene stretta al suo seno colei che si abbandona nel suo atto di luce, e alimentandola di luce la cresce come parto suo, nobile e santa, e la tiene difesa nella sua stessa luce”.

 

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26-30

Settembre 8, 1929

 

La nascita della Vergine fu la rinascita di tutta l’umanità.

 

(1) La mia povera mente si perdeva nel mare immenso del Fiat Divino, dove si trova tutto in atto, come se non ci fosse né passato né futuro, ma tutto presente e tutto in atto; sicché qualunque cosa vuol trovare delle opere del suo Creatore nel Divin Volere, la piccola anima mia la trova come se in atto la stesse operando, e siccome stavo pensando alla nascita della mia Mamma Celeste, per darle i miei poveri omaggi, e chiamavo la Creazione tutta insieme con me ad inneggiare la Sovrana Regina, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, anch’Io voglio inneggiare insieme con te e con tutta la Creazione la nascita dell’Altezza della Mamma mia.  Tu devi sapere che questa nascita racchiuse in sé la rinascita di tutta l’umana famiglia, e la Creazione tutta si sentì rinata nella nascita della Regina del Cielo.  Tutto tripudiò d’allegrezza, si sentivano felici nell’avere la loro Regina, ché fin’allora si sentivano come popolo a cui mancava la loro Regina, e nel loro mutismo aspettavano quel giorno felice per rompere il loro silenzio e dire:  Gloria, amore, onore, a Colei che viene in mezzo a noi come Regina nostra, non più saremo senza difesa, senza chi ci domini, senza festa, giacché spuntò Colei che forma la nostra gloria imperitura.  Questa celeste bambina, col tenere integra nell’anima sua la nostra Divina Volontà, senza mai fare la sua, riacquistò tutti i diritti dell’Adamo innocente presso il suo Creatore, e la sovranità su tutta la Creazione, perciò tutti si sentirono rinascere in Lei, e Noi vedevamo in questa Vergine Santa, nel suo piccolo cuore, tutti i germi delle umane generazioni.  Quindi, per mezzo suo l’umanità riacquistava i diritti perduti, perciò la sua nascita fu la nascita più bella, più gloriosa; Essa, fin dal suo nascere racchiuse nel suo cuoricino materno, come in mezzo a due ali, tutte le generazioni come figli rinati nel suo vergine cuore, per riscaldarli, per tenerli difesi e crescerli e nutrirli col sangue del suo cuore materno.  Ecco la causa perché questa tenera Madre Celeste ama tanto le creature, perché tutti sono rinati in Lei, e sente nel suo cuore la vita dei figli suoi.  Che cosa non può fare la nostra Divina Volontà dove regna e tiene la sua Vita? Essa le racchiude tutto e tutti, e la fa apportatrice di bene a tutti.  Sicché tutti sentono sotto il suo manto azzurro, l’ala materna della loro Madre Celeste, e trovano nel suo materno cuore il loro posticino dove mettersi al sicuro.

(3) Ora figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà rinnova la sua rinascita e raddoppia le rinascite a tutte le umane generazioni; la mia Suprema Volontà quando vive dentro d’un cuore e vi stende la pienezza della sua luce interminabile, accentra tutto e tutti, fa tutto, rinnova tutto, ridà tutto ciò che per secoli e secoli non ha potuto dare per mezzo delle altre creature.  Sicché Essa si può chiamare l’alba del giorno, l’aurora che chiama il sole, il sole che rallegra tutta la terra, la illumina, la riscalda, e con le sue ali di luce, più che madre tenera, abbraccia tutto, feconda tutto, e col suo bacio di luce dà le più belle tinte ai fiori, la dolcezza più squisita ai frutti, la maturità a tutte le piante.  Oh! se la mia Volontà Divina regnasse in mezzo alle creature, quanti prodigi non opererebbe in mezzo ad esse? Perciò sii attenta, ogni cosa che fai nel mio Fiat Divino è una rinascita che fai in Essa, e rinascere in Essa significa rinascere nell’ordine Divino, rinascere nella luce, rinascere nella santità, nell’amore, nella bellezza, ed in ogni atto di mia Volontà, l’umana volontà subisce la morte, morendo a tutti i mali, e rivive a tutti i beni”.

 

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26-31

Settembre 15, 1929

 

Il sole:  simbolo della Divina Volontà.  Il germe

della Divina Volontà nell’atto della creatura.

 

(1) Stavo ripetendo i miei atti nel Divin Volere, per seguire i suoi in tutte le opere sue, e pensavo tra me:  “A che pro ripetere sempre i medesimi atti, qual gloria posso dare al mio Creatore?” Ed il mio dolce Gesù, uscendo da dentro il mio interno mi ha stretto fra le sue braccia per raffermarmi e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la ripetizione dei tuoi atti nel Fiat Divino spezza l’isolamento di Esso, e genera la compagnia a tutti gli atti che fa la Divina Volontà.  Quindi Essa non si sente più sola, ma tiene a chi può ridire le sue pene, le sue gioie, e affidare i suoi segreti.  E poi, un’atto continuamente ripetuto è virtù divina, e tiene virtù di generare i beni che non esistono, di riprodurli e comunicarli a tutti.  Un atto continuato è solo capace di formare la vita e di poter dar vita.  Guarda il sole, simbolo della mia Divina Volontà, che mai lascia la creatura e che mai si stanca di fare il suo atto continuato di luce; ogni giorno ritorna a visitare la terra, dando sempre i suoi beni, ritorna per rintracciare col suo occhio di luce i beni già dati, e che molte volte non trova:  non trova il fiore che ha colorito con la bellezza delle sue tinte e profumati sol col toccarli con le sue mani di luce; non trova il frutto, cui sviscerandosi ha comunicato la sua dolcezza e maturato col suo calore; quante cose non trova il sole dopo che si ha sviscerato con tanti atti più che materni, per formare le più belle fioriture e formare tante piante, crescere tanti frutti col suo alito di luce e di calore, perché l’uomo strappandoli alla terra se n’è servito per alimentare la sua vita.  Oh! se il sole fosse capace di ragione e di dolore, si cambierebbe in lacrime di luce e di fuoco ardente, per piangere sopra ciascuna cosa che ha formato e non trova; ma nel suo dolore non cambierebbe volontà col cessare di comunicare i suoi beni alla terra per formare di nuovo ciò che l’è stato tolto, perché è natura sua, per quanto di male le potrebbero fare, di dare sempre il suo atto di luce, nel quale ci sono tutti i beni, senza mai cessare.  Tale è la mia Divina Volontà, più che sole si sviscera sopra ciascuna creatura per darle vita continua, si può dire è il suo alito onnipotente di luce e d’amore con cui investe le creature, le forma e le cresce, e se il sole dà luogo alla notte, la mia Divina Volontà non mai lascia a sé soli i suoi cari parti, plasmati, vivificati, formati, cresciuti, col suo alito e bacio ardente di luce, non c’è un istante in cui la mia Divina Volontà lasci la creatura, e che riversandosi sopra di lei non le comunichi le sue varie tinte di bellezza, la sua dolcezza infinita, il suo amore inestinguibile, che cosa non le fa e dà la mia Divina Volontà? Tutto, eppure non è riconosciuta, né amata, né conservano in loro i beni che le comunica.  Qual dolore! Mentre si sviscera sopra ciascuna creatura, non trova i beni che comunica, e nel suo dolore continua il suo atto di luce sopra di loro senza mai cessare.  Ecco perciò chi deve vivere nel mio Fiat deve avere i suoi atti ripetuti e continui, per far compagnia e raddolcirla nel suo intenso dolore”.

(3) Dopo di ciò continuavo a valicare il mare interminabile del Fiat Divino, e come emettevo i miei piccoli atti nell’Eterno Volere, così si formavano nell’anima mia tanti germi, ed il seme di questi germi era di luce di Volontà Divina, variati da tanti colori, ma animati tutti di luce, ed il mio dolce Gesù facendosi vedere, ad uno ad uno alitava quei germi, e come li fiatava, quei germi crescevano tanto, da toccare l’immensità divina.  Io sono restata meravigliata nel vedere la bontà del mio sommo bene Gesù, che con tanto amore prendeva nelle sue mani santissime quei germi per alitargli, e poi li metteva tutti in ordine nell’anima mia, e guardandomi con amore mi ha detto:

(4) “Figlia mia, dove c’è la forza creatrice della mia Divina Volontà, il mio alito divino ha la potenza di rendere immensi gli atti della creatura, perché mentre la creatura opera nel mio Fiat, nel suo atto vi entra la forza creatrice, la quale vi mette la sorgente dell’immensità divina, ed il piccolo atto della creatura si converte, chi in sorgente di luce, chi in sorgente d’amore, altri in sorgente di bontà, di bellezza, di santità, insomma, quanti più atti fa, tante sorgenti divine più acquista, e crescono tanto da sperdersi nell’immensità del suo Creatore.  Succede come al lievito, che ha virtù di fermentare la farina, purché nel formare il pane vi si metta il piccolo lievito come germe di fermentazione.  Invece se non si mette il lievito, ad onta che sia la stessa farina, il pane non verrà mai fermentato, ma azzimo.  Così è la mia Divina Volontà, più che lievito che getta la fermentazione divina nell’atto umano, e l’atto umano diventa atto divino.  Ed Io quando trovo il germe della mia Divina Volontà nell’atto della creatura, mi diletto di fiatare l’atto di essa, e lo elevo tanto, da renderlo immenso, molto più che quell’atto lo possiamo chiamare atto nostro, Volontà nostra operante nella creatura”.

 

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26-32

Settembre 20, 1929

 

Come Gesù solo tiene vocaboli sufficienti per parlare della Divina

Volontà.  Come la creatura può dire:  “Posseggo tutto”.

Come la Divina Volontà dove regna forma il suo paradiso.

 

(1) La mia piccola intelligenza va sempre spaziandosi nel mare immenso del Divin Volere, e appena sa ritenere le goccioline delle tante verità ed innumerevoli bellezze che l’appartengono.  Oh! Volontà inarrivabile, amabile e adorabile, chi mai potrà dire di Te il tutto che Tu sei, e narrare la tua lunga ed eterna storia? Né gli angeli, né i santi, avranno parole sufficienti per parlare di Te, molto meno io che sono la piccola ignorantella, che appena so balbettare d’un Volere sì santo.  Onde, mentre la mia mente si perdeva nel Fiat Divino, il mio amabile Gesù, facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, solo il tuo Gesù può tenere vocaboli sufficienti per parlarti del mio Eterno Volere, perché in natura divina sono la stessa Volontà; ma devo limitarmi nel dire perché la tua piccola capacità non può abbracciare e comprendere e racchiudere tutto ciò che ad Essa appartiene, e devo contentarmi di farti conoscere le sue goccioline, perché la tua mente creata non può contenere il suo mare immenso ed increato, e queste goccioline di luce le cambio in parole per adattarmi, per la tua piccola capacità, e così farti comprendere qualche cosa del mio Fiat indescrivibile ed immensurabile.  Basta dire che il mio Volere Divino è tutto, racchiude tutto, se una sol virgola le mancasse di tutto ciò che esiste, in Cielo ed in terra, non si potrebbe chiamare tutto.  Quindi la creatura per entrare nel mio Fiat, deve svuotarsi di tutto, ridursi a quel punto quando il suo Creatore chiamandola dal nulla, le dava l’esistenza, a come la forza creatrice della mia Divina Volontà la creava bella, svuotata di tutto, e solo riempita della Vita di Colui che l’aveva creata, così l’anima facendosi investire di nuovo dalla forza creatrice del mio Fiat, la sua luce ed il suo calore la svuoteranno e la ridurrà bella come l’uscì dal nulla, e l’ammetterà a vivere nel tutto della mia Volontà, e la creatura in Essa respirerà il tutto, si sentirà tutta santità, tutt’amore, tutta bellezza, perché il tutto del mio Fiat Divino la terrà nel suo mare, dove il tutto starà a sua disposizione, nessuna cosa le sarà data a metà o a piccole proporzione, perché chi è tutto sa darsi tutto, non a misura, e solo nel mio Volere la creatura può dire:  “Posseggo tutto, anzi il tutto è mio”.  Invece chi non vive nel mio Volere Divino, non stando il suo essere sotto l’impero di una forza creatrice, non può possedere tutta la pienezza d’una Vita Divina, né si sentirà fino all’orlo dell’anima sua tutta riempita di luce, di santità, d’amore, fino a sboccarne fuori, e formare mari intorno a lei, da sentirsi che il tutto è suo; al più sentirà le piccole particelle divine, la impressione della grazia, dell’amore, della santità, ma non tutto.  Ecco perciò che solo chi vive nel mio Fiat è la sola fortunata di conservarsi nel prodigio della sua creazione, e di tenere i diritti di possedere e vivere nell’abbondanza dei beni del suo Creatore”.

(3) Dopo ciò continuavo i miei atti nel Volere Divino, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi vive nel mio Fiat avrà il gran bene di possedere un Volere Divino in terra, che le sarà portatore di pace imperturbabile, di fermezza immutabile.  Il mio Fiat la crescerà in modo divino, in ogni atto che farà le darà un sorso del nostro Essere Divino, per fare che non ci sia nessuna nostra qualità che non accentri in questa creatura.  Non solo questo, ma il mio Volere si diletterà di chiudere in lei la mia Divina Volontà felicitante, con cui felicita tutti i beati, affinché neppure questa manchi in chi vive in Essa, in modo che quando verrà nella nostra patria celeste, porterà come trionfo d’aver vissuto nel nostro Fiat, il suo paradiso di gioia e di felicità tutte divine, e mentre verrà a trovare altre beatitudini più sorprendenti, perché il mio Volere non si esaurisce mai, tiene sempre da dare, la creatura troverà le sue gioie e la felicità che le ha racchiusa la mia Volontà stando in terra.  Perciò elevati sempre più in Essa, allarga i tuoi confini, che quanto più di Volontà Divina prenderai in terra, tanto più crescerà la nostra Vita in te, e più felicità e gioie racchiuderai nell’anima tua, e quanto più ne porterai, tanto di più te ne sarà data in Cielo, nella nostra patria celeste”.

 

Sia tutto a gloria di Dio e compimento della sua Santissima Volontà.

 

Deo Gratias.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta