[1]

I.  M.  I.

Fiat! ! !

In Voluntate Dei! .  Deo Gratias.

27-1

Settembre 23, 1929

 

Chi vive nella Divina Volontà, nella sua piccolezza

racchiude il Tutto e dà Dio a Dio.  l prodigi divini.

 

(1) La Divina Volontà mi assorbe in tutto, e per quanto sento ripugnanza nello scrivere, il Fiat onnipotente col suo impero s’impone sopra di me, piccola creatura, e con la sua padronanza divina mi vince, atterra la mia volontà e mettendosela come sgabello ai suoi piedi divini, col suo impero dolce e forte m’induce a scrivere un nuovo volume, mentre io credevo di farne sosta.  Oh!  Volontà adorabile, imperante e santa, giacché ne vuoi il sacrificio, non mi sento la forza di resistere e di lottare contro di Te, anzi adoro le tue disposizioni, e sperdendomi nel tuo Santo Volere ti prego che mi aiuti, fortifichi la mia debolezza e non permettere che io scriva se non ciò che vuoi, e come vuoi Tu; deh!  che sia la tua ripetitrice e nulla aggiunga di mio.  E tu, amor mio sacramentato, da quella custodia santa con cui tu guardi me, ed io guardo te, mentre scrivo non mi negare il tuo aiuto, anzi vieni insieme con me a scrivere, così solo mi sentirò la forza d’incominciare.

(2) Stavo facendo il mio solito giro nella Creazione per seguire tutti gli atti che il Supremo Volere aveva fatto in tutte le cose create, ed il mio dolce Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(3) “Figlia mia, quando la creatura percorre le opere del suo Creatore, significa che vuole riconoscere, apprezzare, amare, ciò che Dio ha fatto per amor suo, e non avendole che dare per contraccambio, mentre percorre le sue opere prende tutta la Creazione come nel suo proprio pugno, e la ridà a Dio, integra e bella per sua gloria e onore dicendogli:  “Ti riconosco, ti glorifico per mezzo delle tue stesse opere, che solo sono degne di Te”.  Ora, è tale e tanto il nostro compiacimento nel vederci riconosciuti dalla creatura nelle opere nostre, che ci sentiamo come se la Creazione si ripetesse di nuovo per darci doppia gloria, e siccome questa doppia gloria ci viene data perché la creatura riconosce le opere nostre fatte per amor loro, e date ad esse come dono nostro perché ci amassero.  La creatura col riconoscere il nostro dono racchiude nel cielo dell’anima sua il Tutto, e Noi vediamo nella piccolezza di essa il nostro Essere Divino con tutte le nostre opere; molto più ché stando il nostro Fiat Divino nella piccolezza di questa creatura, tiene capacità e spazio di racchiudere il Tutto, ed oh!  il prodigio, veder racchiuso nella piccolezza umana il Tutto, e che ardita dà il Tutto al Tutto solo per amarlo e glorificarlo.  Che il Tutto del nostro Essere Supremo sia il Tutto, non è da meravigliarsi, perché tale è la natura nostra divina:  Essere Tutto; ma il Tutto nella piccolezza umana è la meraviglia delle meraviglie, sono prodigi del nostro Voler Divino, che dove regna non sa fare del nostro Essere Divino un essere a metà, ma tutto intero.  E siccome la Creazione non è altro che uno sbocco d’amore del nostro Fiat Creante, dove Esso regna racchiude tutte le opere sue, e perciò la piccolezza umana può dire:  “Do Dio a Dio”.  Ecco perciò quando ci diamo alla creatura vogliamo tutto, anche il suo nulla, affinché sul suo nulla venga ripetuta la nostra parola creatrice, e formiamo il nostro Tutto sopra del nulla della creatura; se non ci dà tutto, la sua piccolezza, il suo nulla, la nostra parola creatrice non viene ripetuta, né è decoro e onore per Noi ripeterla, perché quando Noi parliamo vogliamo disfarci di tutto ciò che a Noi non appartiene, e quando vediamo che non si dà tutta, non la facciamo roba nostra, ed essa resta la piccolezza e il nulla che è, e Noi restiamo col nostro Tutto che siamo”.

(4) Dopo di ciò continuavo il mio abbandono nel Supremo Fiat, ma mi sentivo mesta per certe cose che non sono necessario dirle sulla carta, ed il mio sempre amabile Gesù, movendosi di me a compassione mi ha stretto tra le sue braccia, e tutto amore mi ha detto:

(5) “Oh!  come mi è cara la figlia del mio Volere.  Or tu devi sapere che la mestizia non entra nella mia Divina Volontà.  Essa è gioia perenne che rende pacifico e felice il suo soggiorno dove regna, perciò questa mestizia, sebbene so ch’è per causa mia, è roba vecchia della tua volontà umana, quindi le robe vecchie non le riceve nella tua anima la mia Volontà Divina, perché ne tiene tante delle nuove, che non basta lo spazio dell’anima tua per metterle tutte, perciò fuori la tua mestizia, fuori.  Oh!  se sapessi quante rare bellezze forma nell’anima la mia Divina Volontà; dove Essa regna forma il suo cielo, il suo sole, il suo mare ed il venticello dei suoi refrigeri e freschezza divine; Essa, essendo artefice insuperabile, tiene in Sé stessa l’abilità dell’arte della Creazione, e quando entra nella creatura per formare il suo regno, tiene una smania di ripetere la sua arte, e perciò vi stende il cielo, forma il sole, e tutte le bellezze della Creazione, perché dove Essa regna vuole le robe sue, e con la sua arte le forma e si fa circondare dalle opere degne del mio Fiat, perciò la bellezza dell’anima dove Essa regna è indescrivibile.  Non succede questo anche nell’ordine umano?  Che quando si fa un lavoro, col farlo non perde la sua arte, l’arte rimane dentro della creatura come proprietà sua, e quante volte vuol ripetere il suo lavoro, tiene virtù di ripeterlo, e se il lavoro è bello, smania d’aver occasione di ripetere il suo lavoro.  Tale è la mia Volontà Divina, il lavoro della Creazione è bello, maestoso, sontuoso, pieno di ordine e armonia indicibile, quindi va trovando occasione per ripeterlo, e quest’occasione gliela danno le anime che le danno il possesso di farla dominare e stendere il suo regno in loro.  Perciò coraggio, allontana da te ciò che non appartiene al mio Fiat Divino, affinché resti libero nel suo lavoro divino, altrimenti formeresti le nubi in torno a te, le quali impedirebbero che la mia luce si allargasse e splendesse coi suoi fulgidi raggi nell’anima tua”.

 

+  +  +  +

 

27-2

Settembre 28, 1929

 

Primo bacio, sfogo tra Madre e Figlio.  Come tutte le cose create contengono

ciascuna il suo sfogo.  Come chi vive nel Fiat è continua creazione.  Contento Divino.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione e Redenzione, e la mia piccola intelligenza si è fermata quando il mio vezzoso bambinello, nell’atto d’uscire del seno materno si slanciò nelle braccia della Mamma Celeste, e sentendosi il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore, cinse con le sue piccole braccia il collo della sua Mamma e la baciò.  Anche la divina Regina sentì il bisogno di fare il suo primo sfogo d’amore verso l’infante divino, e gli restituì il bacio materno con tale affetto, da sentirsi uscire il cuore dal petto; erano i primi sfoghi che facevano Madre e Figlio.  Pensavo tra me:  “Chi sa quanti beni racchiudevano in questo sfogo? ” Ed il mio dolce Gesù facendosi vedere piccolo bambino in atto di baciare la Mamma sua, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come sentì il bisogno di fare questo sfogo con la Mamma mia, perché tutto ciò che è stato fatto dal nostro Essere Supremo non è stato altro che sfogo d’amore, ed Io accentravo nella Vergine Regina tutto il nostro sfogo d’amore che avemmo nella Creazione, perché stando in Lei la mia Divina Volontà, era capace di poter ricevere questo nostro sfogo sì grande col mio bacio, e di potermelo ricambiare.  Perché solo chi vive di mia Volontà Divina accentra in sé l’atto continuato di tutta la Creazione, e l’attitudine di riversarla in Dio.  A chi possiede la mia Divina Volontà tutto posso dare, e tutto può darmi, molto più che la Creazione, avendola uscita in uno sfogo d’amore per darla alla creatura, dura e durerà sempre, e chi sta nella mia Divina Volontà, sta come in casa nostra ricevendo la continuità di questo nostro sfogo con l’atto continuato di tutta la Creazione, perché col conservarla come la facemmo, è come se stessimo in atto sempre di crearla e di dire alla creatura:  “Questo nostro sfogo d’aver creato tante cose ti dice:  “T’amai, t’amo e t’amerò sempre”.  E l’anima che si fa dominare dal nostro Volere Divino, sulle ali di Esso, non potendo contenere questo nostro sfogo d’amore sì grande, sfoga anch’essa e ci dice e ripete il nostro stesso ritornello:  “Nel tuo Volere t’amai, t’amo e t’amerò sempre, sempre”.  Di fatti, non sono tutte le cose create sfoghi d’amore che il nostro Fiat, come primo attore attestava alla creatura?  Sfogo d’amore è il cielo azzurro, e con lo starsi sempre disteso, tempestato di stelle, senza mai sbiadirsi né mutarsi, sboccia il nostro sfogo d’amore continuo verso la creatura.  Sfogo d’amore è il sole, e sfoga il nostro amore continuo col riempire di luce tutta la terra, e tutti gli effetti che produce, che sono innumerevoli, sono continui e ripetuti sfoghi che attesta alla creatura.  Sfogo del nostro amore è il mare, e come mormora, ripete le sue onde altissime, ora placide, ora tempestose, e come produce i tanti pesci, non sono altro che continui sfoghi del nostro amore.  Sfogo dell’amor nostro è la terra, e come si squarcia per produrre fiori, piante, alberi e frutti, così il nostro amore riprende il suo sfogo ardente.  Insomma, non c’è cosa da Noi creata dove non c’è lo sfogo continuo del nostro amore.  Ma chi è a giorno di tanti nostri sfoghi, chi sente investirsi dalla nostra forza creatrice, e tocca con mano le nostre fiamme inestinguibili fino a sentirsi il bisogno di contraccambiarci coi suoi sfoghi amorosi al suo Creatore?  Chi vive del nostro Fiat Divino.  Per essa è continua creazione, sente la potenza della nostra forza creatrice, che operando in essa le fa toccare con mano che il suo Creatore sta in atto di continuamente creare per amor suo, facendole sentire i suoi sfoghi non mai interrotti per riceverne il suo ricambio.  Ma chi può dirti il nostro contento quando vediamo che la creatura, possedendo il nostro Fiat Divino, riceve e riconosce questi nostri sfoghi, ed essa non potendo contenere il grande eccesso d’amore dei nostri sfoghi divini, nel nostro stesso sfogo d’amore forma il suo sfogo verso il suo Creatore?  Allora ci sentiamo come contraccambiati di tutto ciò che facemmo nella Creazione; sentiamo nel suo delirio d’amore che ci dice:  “Maestà adorabile, se stesse in mio potere vorrei anch’io crearti un cielo, un sole, un mare, e tutto ciò che Tu creasti, per dirti che ti amo col tuo stesso amore, e con le tue stesse opere, perché l’amore che non opera non si può chiamare amore; ma siccome il tuo Voler Divino tutto mi donò di tutto ciò che creasti, io vi lo ridono per dirti che vi amo, vi amo”.  Quindi l’armonia, lo scambio dei doni, l’ordine, ritorna tra Creatore e creatura come da Dio fu stabilito nella Creazione.  Or tu devi sapere che l’uomo col fare la sua volontà perdette l’ordine, l’armonia, e perdette i diritti del dono della Creazione, perché solo in chi regna la mia Divina Volontà, essendo Essa la creatrice di tutta la Creazione, dove Essa regna, essendo cosa sua, fa dono con diritto alla creatura, ma dove non regna si può chiamare un intruso nelle opere sue, e perciò non può farla da padrone, né dare a Dio ciò che non è suo, né può sentire tutti i nostri sfoghi d’amore che esistono nella Creazione, perché non tiene la nostra Divina Volontà in suo possesso, che le dica la nostra storia d’amore; senza del nostro Voler Divino l’uomo è il vero ignorantello del suo Creatore, e come il piccolo discepolo senza del maestro.  Oh!  com’è doloroso vedere l’uomo senza del nostro Fiat.  Molto più che la nostra Creazione è il nostro portavoce, è la porgitrice dei nostri baci amorosi, dei nostri abbracci affettuosi.  Oh!  come sentiva tutto ciò la mia Umanità stando su questa terra; come usciva all’aperto, il sole mi dava il bacio che la mia stessa Volontà aveva depositato nella sua luce per darlo alle creature; il vento mi dava le carezze, gli abbracci che conteneva in deposito dalla mia stessa Divina Volontà; tutta la Creazione è pregna di carismi divini per darli alle creature, e la mia Umanità tutto riceveva, ricambiandoli, per dare sfogo a tanti baci repressi, abbracci respinti, e amore non riconosciuto per tanti secoli, perché non regnando il mio Voler Divino, l’uomo era incapace di ricevere ciò che di bene aveva messo la mia stessa Volontà in tutta la Creazione, e la mia Umanità, possedendo la mia stessa Volontà Divina, dava il primo sfogo e riceveva e dava il contraccambio a tutto ciò che la mia stessa Volontà Divina aveva messo in tutta la Creazione; perciò, come Io usciva tutte le cose create facevano festa, e a gara mi davano ciò che possedevano.  Perciò sii attenta, e ti stia solo a cuore di vivere nella mia Divina Volontà se vuoi sentire al vivo ciò che il tuo Gesù ti dice del mio Fiat Supremo”.

 

+  +  +  +

 

27-3

Ottobre 2, 1929

 

Solo la Divina Volontà rende felice la creatura; preda a vicenda.  Chi non ha

vera volontà di fare un bene, è un povero storpiato, e Dio non vuol servirsi di lui.

 

(1) Il mio abbandono e vivere nel Fiat Divino continua, oh!  come è potente la sua forza creatrice, oh!  com’è abbagliante la sua luce, che infiltrandosi nelle fibre più intime del cuore, le investe e carezzandole si fa luogo e vi erge il suo trono di dominio e di comando, ma con tale dolcezza rapitrice, che la piccolezza della creatura resta sparita, ma felice di restare senza vita e sperduta nel Fiat Divino.  Oh!  se tutti ti conoscessero, oh!  Volontà adorabile, oh!  come amerebbero di perdersi in Te per riacquistare la tua Vita ed essere felici della stessa felicità divina.  Ma mentre la mia piccolezza si sperdeva nel Fiat Divino, il mio amabile Gesù si è mosso nel mio interno e stringendomi forte, forte al suo cuore divino mi ha detto:

(2) “Figlia mia, solo la mia Divina Volontà può rendere felice la creatura, Essa, con la sua luce, o eclissa o mette in fuga tutti i mali, e dice col suo potere divino:  “Io sono la felicità perenne, fuggite tutti i mali, voglio essere libera, perché innanzi alla mia felicità tutti i mali perdono la vita”.  Chi vive completamente nel mio Voler Divino, è tanto il suo amore che trasforma l’azioni della creatura, e succede uno scambio di vita tra Dio ed essa, scambio d’azioni, di passi, di palpiti.  Dio resta avvinto alla creatura, e la creatura a Dio, diventano esseri inseparabili, ed in questo scambio d’azione e di vita si forma il gioco tra Creatore e creatura, uno si fa preda dell’altro, ed in questo predarsi a vicenda scherzano con modo divino, si felicitano, fanno festa, e Dio e la creatura si gloriano, si sentono vittoriosi ché nessuno ha perduto, ma l’uno ha vinto l’altro, perché nella mia Divina Volontà nessuno perde, le perdite non esistono in Essa.  Solo di chi vive nel mio Volere posso dire, è il mio trastullo nella Creazione, e mi sento vittorioso d’abbassarmi per farmi vincere dalla creatura, perché so certo che lei non si opporrà a farsi vincere da Me.  Perciò il volo nel mio Volere sia sempre continuo”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando a tante cose che il benedetto Gesù mi aveva detto sulla sua Divina Volontà, ai tanti desideri ardenti di Lui di farla conoscere, e che ad onta dei tanti desideri di Gesù nulla spuntava per ottenere il suo intento, e dicevo tra me:  “Che sapienza di Dio, che misteri profondi, chi mai li può comprendere?  Lo vuole, è dolente perché manca chi le fa la via per farla conoscere, mostra il suo cuore che brama, sospira che la sua Divina Volontà si faccia via per farsi conoscere, per formare il suo regno in mezzo alle creature, e poi, come se fosse un Dio impotente, si sbarrano le vie, si chiudono le porte, e Gesù tollera, e con pazienza invincibile ed indicibile, aspetta che si aprano le porte e le vie, bussa ai cuori per trovare chi saranno coloro che si occuperanno per far conoscere la sua Divina Volontà”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendosi vedere tutto bontà e tenerezza, da spezzare i cuori più duri, mi ha detto:

(4) “Figlia mia, se sapessi quanto soffro quando voglio formare le mie opere e farle conoscere alle creature per darle il bene che contengono, e non trovo chi abbia vero slancio, desiderio verace e volontà di far vita sua l’opera mia per farla conoscere, per dare agli altri la vita del bene dell’opera mia che sente in sé stesso; ed Io quando veggo queste disposizioni in chi deve occuparsi, che Io con tanto amore chiamo e scelgo per le opere che mi appartengono, Io mi sento tanto tirato verso di lui, che per fare che faccia bene ciò che Io voglio mi abbasso, scendo in esso e le do la mia mente, la mia bocca, le mie mani, e fin i miei piedi, affinché in tutto senta la vita dell’opera mia, e come vita sentita, non come cosa a lui strana, possa sentire il bisogno di darla agli altri.  Figlia mia, quando un bene non si sente in sé stesso come vita, tutto finisce in parole, non in opere, ed Io resto fuori di loro, non dentro, e perciò restano come poveri storpiati, senza intelligenza, ciechi, muti, senza mani e senza piedi, ed Io nelle opere mie non voglio servirmi di poveri storpiati, li metto da parte, e non badando al tempo continuo a girare per trovare i disposti che devono servire all’opera mia.  E come non mi stancai di girare i secoli e tutta la terra per trovare la più piccola, per deporre nella sua piccolezza il gran deposito delle conoscenze della mia Divina Volontà, così non mi stancherò di girare e rigirare la terra per trovare i veri disposti, che apprezzeranno come vita ciò che ho manifestato sul Fiat Divino, e questi faranno qualunque sacrificio per farlo conoscere.  Perciò non sono il Dio impotente, ma piuttosto quel Dio paziente, che voglio che le mie opere si facciano con decoro e da persone volonterose, non forzate, perché la cosa che più aborro nelle opere mie è lo sforzo della creatura, come se Io non meritassi i loro piccoli sacrifici, e che per decoro d’un opera sì grande, qual è di far conoscere la mia Divina Volontà, non voglio servirmi di poveri storpi, perché chi non ha volontà verace di fare un bene, è sempre una storpiatura che fa all’anima sua, ma voglio servirmi di persone che somministrandole le mie membra divine, la facciano con decoro, come merita un’opera che tanto bene deve apportare alle creature e grande gloria alla mia Maestà”.

 

+  +  +  +

 

27-4

Ottobre 7, 1929

 

Come il Fiat Divino è inseparabile dalle opere

sue.  Momento terribile della caduta d’Adamo.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Fiat Divino, la sua luce mi circondava dappertutto, dentro e fuori, ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere, mi ha stretto fra le sue braccia, e avvicinandosi alla mia bocca, dalla sua mi mandava il suo alito nella mia, ma tanto forte che io non potevo contenerlo.  Oh!  come era soave, dolce, fortificante l’alito di Gesù, io mi sentivo rinascere a nuova vita, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto ciò che esce dalle nostre mani creatrici, contiene conservazione e creazione continua; se il nostro atto creatore e conservatore si ritirasse dal cielo, dal sole, e da tutto il resto della Creazione, tutti perderebbero la vita, perché essendo la Creazione il nulla, li necessita l’opera del Tutto per conservarsi.  Ecco perciò che le nostre opere sono inseparabili da Noi, e ciò che non è soggetto a separarsi, si ama sempre, si ha sempre sott’occhio, e forma una sol cosa l’opera e Colui che l’ha creata.  Il nostro Fiat che si pronunziò nell’atto di creare tutte le cose, si restò in atto di dirsi sempre, per costituirsi atto e vita perenne di tutta la Creazione.  Noi, nell’operare, non è come l’uomo, che non mette il suo respiro, il suo palpito, la sua vita, il suo calore nell’opera sua, perciò la sua opera è separabile da lui, né l’ama con amore invincibile e perfetto, perché ciò che si rende separabile, si può giungere fino a dimenticarsi dell’opera sua.  Invece, Noi nelle opere nostre, è vita che mettiamo, e si ama tanto, che per conservarla facciamo correre sempre la nostra Vita nell’opera nostra, e se vediamo pericolo, come fu dell’uomo, mettiamo la nostra Vita per salvare la vita che è corsa nell’opera nostra.

(3) Ora figlia mia, il tuo vivere nel mio Fiat Divino incominciò col chiederti la tua volontà, che tu ben volentieri mi cedesti, ed Io quando ti vidi donarmi il tuo volere mi sentì vittorioso, e alitandoti volli pronunziare il mio Fiat onnipotente nel fondo dell’anima tua per rinnovare l’atto della Creazione; questo Fiat lo ripeto sempre per darti vita continua di Esso, e come si ripete conserva te e mantiene la sua Vita in te.  Ecco perciò mi senti, che spesso fiatandoti ti rinnovo l’anima tua, e l’inseparabilità che sento è la mia Volontà Divina che mi fa amare con amore perenne ciò che abbiamo depositato in te; ogni volta che si ripete il mio Fiat, ogni sua verità che ti manifesta, ogni sua conoscenza o parola che ti dice, è un amore che sorge in Noi per amarti di più e per farsi amare.  E’ il nostro Fiat creatore e conservatore che amando la sua Vita e ciò che ha fatto in te, si pronunzia sempre per conservare la sua Vita e la bellezza dell’opera sua.  Perciò sii attenta a ricevere continuamente la parola del mio Fiat, ch’è portatore di creazione, di vita e di conservazione”.

(4) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro per seguire gli atti del Fiat Divino nella Creazione, e giunta nell’eden mi sono fermata nell’atto quando l’uomo respinse la Volontà Divina per fare la sua.  Oh!  come comprendevo bene il gran male di fare l’umana volontà, ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, certo che fu terribile il momento della caduta d’Adamo; come respinse il nostro Voler Divino per fare il suo, il nostro Fiat stava in atto di ritirarsi dal cielo, dal sole, e da tutta la Creazione per risolverla nel nulla, perché colui che aveva respinto la nostra Divina Volontà, non meritava più che il nostro Fiat mantenesse l’atto continuo di creazione e conservazione in tutta la Creazione, fatta per amor dell’uomo e data a lui come dono dal suo Creatore.  Se non fosse stato che il Verbo Eterno avesse offerto i suoi meriti previsti del futuro Redentore, come li offri per preservare la Vergine Immacolata della colpa originale, tutto sarebbe andato in rovina:  Il cielo, il sole, si sarebbero ritirati nella nostra sorgente, e ritirandosi la nostra Divina Volontà, tutte le cose create perderebbero la vita.  Ma presentandosi il Verbo Umanato innanzi alla Divinità, e facendo presenti i suoi meriti previsti, tutte le cose stettero al loro posto, ed il mio Fiat continuò la sua opera creatrice e conservatrice, aspettando la mia Umanità per farne il dono legittimo che meritavo, tanto vero che si fece solenne promessa all’uomo, dopo la sua caduta, che sarebbe sceso il futuro Redentore per salvarlo, affinché pregasse e si disponesse a riceverlo.  Tutto fece la nostra Volontà, e con giustizia teneva diritto su tutto; l’uomo col fare la sua volontà umana gli toglieva i suoi diritti divini, perciò non meritava che il sole gli desse la luce, e come la luce lo investiva si sentiva strappare i diritti della sua luce, ogni cosa creata che prendeva e godeva, erano tanti strappi che gli faceva.  Se non fosse per la mia Umanità, per l’uomo tutto era perduto.  Perciò il non fare la mia Divina Volontà racchiude tutti i mali, e perdere tutti i diritti, del Cielo e della terra; il farla racchiude tutti i beni, e acquista tutti i diritti, umani e divini”.

 

+  +  +  +

 

27-5

Ottobre 12, 1929

 

Col vivere nel Divino Volere, il volere umano sale e il

Divino scende.  Come si acquistano le prerogative divine.

 

(1) Stavo facendo il mio solito giro nel Fiat Divino, e chiamando tutto ciò che aveva fatto nella Creazione e Redenzione, li offerivo alla Maestà Divina per impetrare che la Divina Volontà fosse conosciuta, affinché regni e domini in mezzo alle creature.  Ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Qual è il bene che faccio col ripetere sempre questi giri, atti ed offerte?  Ed il mio amabile Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni volta che giri nelle opere nostre, e ti unisci a quei medesimi atti che fece il mio Fiat nella Creazione e Redenzione per offerirceli, tu fai un passo verso del Cielo e la mia Divina Volontà fa un passo verso la terra, sicché come tu sali, Essa scende, e mentre resta immensa s’impiccolisce e si chiude nell’anima tua per ripetere insieme con te i tuoi atti, le tue offerte, le tue preghiere, e Noi sentiamo che il nostro Volere Divino prega in te; sentiamo uscire da te il suo respiro; sentiamo il suo palpito, che mentre palpita in Noi, nel medesimo tempo palpita in te; sentiamo la potenza delle nostre opere creatrici, che schierandosi intorno a Noi, pregano col nostro poter divino che la nostra Divina Volontà scenda a regnare sulla terra; molto più che ciò che tu fai, non sei un’intrusa, oppure un individuo che non occupando nessun ufficio non ha nessun potere, ma sei stata chiamata, e con modo speciale ti è stato dato l’ufficio di far conoscere la nostra Divina Volontà, e di impetrare che il nostro regno venga costituito in mezzo all’umana famiglia.  Dunque c’è gran diversità tra chi ha ricevuto un’ufficio da Noi, e tra chi non ha ricevuto nessun impegno.  Chi ha ricevuto un’ufficio, tutto ciò che fa lo fa con diritto, con libertà, perché tale è la nostra Divina Volontà, essa rappresenta tutti quelli che devono ricevere il bene che vogliamo dare per mezzo dell’ufficio a lei dato, sicché non sei sola tu che fai il passo verso il Cielo, ma tutti quelli che conosceranno la mia Divina Volontà, ed Essa scendendo, scende per mezzo tuo in tutti quelli che la faranno regnare, perciò l’unico mezzo per ottenere il regno del Fiat Divino è servirtene delle opere nostre per ottenere un bene sì grande”.

(3) Onde continuavo a seguire gli atti della Divina Volontà, e giunta al punto quando chiamò dal nulla la Sovrana Regina, mi sono fermata a comprenderla, tutta bella, maestosa, i suoi diritti di Regina si stendevano ovunque, Cielo e terra piegavano le ginocchia per riconoscerla Imperatrice di tutti e di tutto, ed io dal fondo del mio cuore veneravo e amavo la Sovrana Signora, e da piccina che sono volevo fare un salto sulle sue ginocchia materne per dirle:  “Mamma santa, tutta bella tu sei, e tale sei perché vivesti di Volontà Divina.  Deh!  Tu che la possiedi, pregala che scenda sulla terra e venga a regnare in mezzo ai figli tuoi”.  Ma mentre ciò facevo, il mio adorato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, se la mia Madre ancorché non fosse stata Madre mia, solo perché fece perfettamente la Divina Volontà e non conobbe altra vita, e visse nella pienezza di Essa, in virtù del vivere sempre del mio Fiat, avrebbe posseduto tutte le prerogative divine, sarebbe stata Regina lo stesso, la più bella di tutte le creature, perché dove regna il mio Fiat Divino vuol dare tutto, non risparmia nulla, anzi l’ama tanto, che facendo uso dei suoi stratagemmi amorosi, si nasconde, s’impiccolisce nella creatura, amando di farsi accoppare da lei.  Difatti, non fu un accoppamento che fece la Sovrana del Cielo del mio Voler Divino, che giunse a farmi concepire e a nascondermi nel suo seno?  Oh!  se tutti conoscessero che sa fare e che può fare il mio Voler Divino, farebbero tutti i sacrifici per vivere solo di mia Volontà”.

 

+  +  +  +

 

27-6

Ottobre 15, 1929

 

Come tutti stanno in aspettativa della narrazione della storia della

Divina Volontà.  Vuoto degli atti della creatura nella Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Fiat Divino; innanzi alla mia povera mente vedevo la Creazione tutta ed i grandi prodigi operati dalla Divina Volontà in Essa.  Sembrava che ciascuna cosa creata volesse narrare ciò che possedeva del gran Fiat Divino per farlo conoscere, amare e glorificarlo.  Onde mentre la mia mente si perdeva nel guardare la Creazione, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutti stanno in aspettativa della narrazione del grande poema della Divina Volontà, e siccome la Creazione fu il primo atto esterno dell’operato del mio Fiat, perciò contiene il principio della sua storia di quanto ha fatto per amor della creatura.  Ecco la causa che volendoti dire tutta la storia del mio Voler Divino, ho racchiuso dentro tutta la storia della Creazione, con tanti particolari e modi semplici e speciali, perché tu e tutti conoscessero che cosa ha fatto, e che vuol fare il mio Fiat Divino, ed i suoi giusti diritti che vuol regnare in mezzo alle umane generazioni.  Tutto ciò che si fece nella Creazione non è conosciuto del tutto dalle creature, l’amore che ebbimo nel crearla, come ogni cosa creata porta una nota d’amore distinta l’una dall’altra, racchiuse dentro un bene speciale alle creature, tanto vero, che la vita di esse è legata con vincoli indissolubili con la Creazione, e se la creatura si vorrebbe sottrarsi dai beni della Creazione, non potrebbe vivere; chi le darebbe l’aria per respirare, la luce per vedere, l’acqua per bere, il cibo per nutrirsi, la terra solida per farla camminare?  E mentre la mia Divina Volontà tiene il suo atto continuo, la sua vita e la sua storia, da far conoscere in ciascuna cosa creata, la creatura l’ignora e vive di Essa senza conoscerla.  Ecco perciò stanno tutti in aspettativa, la stessa Creazione, ché vogliono far conoscere un Volere sì santo, e l’averti parlato della stessa Creazione con tanto amore, e di ciò che il mio Fiat Divino fa in Essa, mostra il suo grande desiderio che vuole essere meglio conosciuta, molto più che il bene non conosciuto, non porta vita né i beni che possiede.  Perciò la mia Volontà è come sterile in mezzo alle creature, né può produrre la pienezza della sua Vita in ciascuna di esse, perché non é conosciuta”.

(3) Dopo di ciò sentivo in me una forza interna che voleva seguire tutti gli atti che il Fiat Divino aveva fatto nella Creazione e Redenzione, ma mentre ciò facevo, pensavo tra me:  Qual è il bene che faccio che in tutto voglio seguire il Voler Divino?  Ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che tutto ciò che il mio Voler Divino ha fatto tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, l’ha fatto per amore delle creature, e queste, conoscendolo, salissero nell’atto suo per guardarlo, amarlo e unire l’atto di loro al suo per tenergli compagnia, e mettervi anche una virgola, un punto, uno sguardo, un ti amo, alle tante opere grandi e prodigi divini che il mio Fiat nella foga del suo amore ha fatto per tutti.  Ora, quando tu lo segui negli atti suoi, sente la tua compagnia, non si sentirà solo, sente il tuo piccolo atto, il tuo pensiero che segue l’atto suo, quindi si sente contraccambiato; invece, se tu non lo seguissi, sentirebbe il vuoto di te e degli atti tuoi nell’immensità del mio Voler Divino, e con dolore griderebbe:  “Dov’è la piccola figlia del mio Volere?  Non me la sento negli atti miei, non godo i suoi sguardi che ammirano ciò che faccio per dirmi un grazie, non sento la sua voce che mi dice ti amo, oh!  come mi pesa la solitudine”.  E ti farebbe sentire i suoi gemiti nel fondo del tuo cuore col dirti:  “Seguimi nelle opere mie, non mi lasciare solo”.  Onde, il male che faresti sarebbe formare il vuoto dei tuoi atti nella mia Divina Volontà.  E se lo fai, faresti il bene di tenergli compagnia, e se sapessi quanto riesce gradita la compagnia nell’operare, staresti più attenta.  E come il mio Fiat Divino sentirebbe il vuoto degli atti tuoi se non lo seguissi, così sentiresti il vuoto dei suoi atti nella tua volontà, e ti sentiresti sola, senza la compagnia della mia Volontà Divina che ama d’occuparti tanto, da non farti sentire più che il tuo volere vive in te”.

 

+  +  +  +

 

27-7

Ottobre 18, 1929

 

Bellezza della Creazione.  Dio sta, per chi vive nella Divina Volontà, in atto

di creare sempre.  La creatura che vive nel Voler Divino duplica il suo

amore verso Dio.  Le due braccia:  Immutabilità e fermezza.

 

(1) Mi sentiva nell’immensità della luce del Fiat Divino, ed in questa luce si vedeva schierata tutta la Creazione come parto di Esso, che volendosi dilettare delle sue opere pareva come se stesse in atto di crearle e di farle sempre col conservarle; ed il mio amabile Gesù, uscendo da dentro il mio interno in atto di guardare la Creazione per glorificarsi per mezzo delle sue opere, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bella la Creazione, come ci glorifica, come magnifica la potenza del nostro Fiat; essa non è altro che un’atto solo del nostro Volere Divino, e se si veggono tante cose distinte l’una dall’altra, non sono altro che gli effetti dell’unico suo atto, che mai cessa e che contiene il suo atto operante continuo.  E siccome il nostro atto possiede in natura come proprietà tutta sua:  luce, immensità, impero e molteplicità d’effetti innumerevoli, quindi non è maraviglia che come il nostro Fiat formò il suo unico atto, uscirono immensità di cielo, sole fulgidissimo, vastità di mare, vento imperante, bellezza di fioritura, specie d’ogni genero, potenza, che come se fosse un soffio leggero, una piccola piuma, tutta la Creazione la mantiene sospesa, senza nessun appoggio, racchiusa solo nella sua forza creatrice.  Oh!  potenza del mio Fiat, come sei insuperabile ed inarrivabile.  Ora, tu devi sapere che solo nell’anima dove regna il mio Voler Divino, stando che Esso regna in tutta la Creazione, ciò che fa l’anima si unisce all’atto unico che fa il mio Volere nella Creazione, per ricevere il deposito di tutto il bene che fu fatto in essa, perché questa gran macchina dell’universo fu fatta per darla alla creatura, ma a quella che avrebbe fatto regnare il nostro Voler Divino; è giusto che non usciamo dal nostro scopo prefissoci, e che la creatura riconosca e riceva il nostro dono.  Ma come riceverlo se non sta in casa nostra, cioè nella nostra Divina Volontà?  Le mancherebbe la capacità di riceverlo e lo spazio dove contenerlo, perciò solo chi possiede il mio Voler Divino può riceverlo.  Esso si diletta col suo unico atto, come se stesse in atto di creare per amore di lei, le fa sentire il suo atto continuo di creare il cielo, il sole e tutto, e le dice:  “Vedi quanto ti amo, solo per te continuo a creare tutte le cose, e per avere da te il contraccambio me ne servo degli atti tuoi come materia per distendere il cielo, come materia di luce per formare il sole, e così di tutto il resto; quanti più atti fai nel mio Fiat, tanta più materia mi somministri per formare in te cose più belle”.  Perciò il tuo volo nel mio Volere non si arresti mai, ed Io prenderò occasione di sempre operare in te”.

(3) Dopo di ciò continuavo i miei atti nel Voler Divino, e facendo miei tutti i suoi atti fatti nella Creazione e Redenzione, li offerivo alla Divina Maestà, come il più bel dono che potesse darle come contraccambio del mio amore, e dicevo tra me:  “Oh!  come vorrei avere un cielo, un sole, un mare, una terra fiorita, e tutto ciò che esiste, tutto mio, per poter dare al mio Creatore un mio cielo, un sole che fosse mio, un mare e una fioritura, che tutti dicessero:  Ti amo, ti amo, ti adoro”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi vive nel nostro Volere, tutto è suo, essendo uno il volere suo col nostro, ciò che è nostro è suo, quindi puoi dirci con tutta verità:  “Vi do il mio cielo, il mio sole e tutto; l’amore della creatura si eleva nel nostro amore e si mette a la pari con Noi.  Nel nostro Fiat Divino la creatura duplica il nostro amore, la nostra luce, la nostra potenza, felicità e bellezza, e ci sentiamo amati non solo col nostro stesso amore duplicato, ma con amore potente, con amore che ci rapisce, con amore che ci felicita, e Noi, vedendoci amati con amore duplicato da parte della creatura che vive nel nostro Volere, ci sentiamo per amor suo d’amare tutte le creature con amore duplicato.  Perché la creatura nel nostro Fiat, il suo atto perde la vita ed acquista il nostro atto come suo, il nostro atto possiede la sorgente della luce, della potenza, dell’amore, la sorgente della felicità e bellezza, e l’anima può duplicare, triplicare, moltiplicare quanto vuole le nostre sorgenti, e Noi, siccome sta nel nostro Volere, la facciamo fare, le diamo tutta la libertà, perché ciò che fa resta tutto in casa nostra, niente esce dai nostri confini divini ed interminabili, perciò non c’è nessun pericolo che la sorgente dei nostri beni possa ricevere nocumento alcuno.  Quindi se tu starai sempre nel nostro Voler Divino, ciò ch’è nostro è tuo, e puoi darci come tuo ciò che vuoi”.

(5) Onde mi sentivo afflitta per tante cose che non è necessario dirle sulla carta, ed il mio adorabile Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, coraggio, non voglio che ti affligga; voglio vedere nell’anima tua la pace e la gioia della patria celeste, voglio che la tua stessa natura dia di profumo di Volontà Divina, ch’è tutta pace e felicità.  Essa si sentirebbe in te a disagio e come compressa nella sua luce e felicità se non c’è in te pace e felicità perenne.  E poi, non sai tu che chi vive nel mio Fiat Divino si forma due braccia?  Uno è l’immutabilità, l’altro braccio è la fermezza d’operare continuamente.  Con queste due braccia tiene avvinto Iddio, in modo che non si può svincolare dalla creatura, non solo, ma gode che lo tiene avvinto a sé.  Quindi non hai ragione, qualunque siano le cose d’affliggerti quando hai un Dio ch’è tutto tuo.  Perciò il tuo pensiero sia di vivere in quel Fiat che ti diede la vita per formare vita in te, ed Io ci penserò al resto”.

 

+  +  +  +

 

27-8

Ottobre 21, 1929

 

Paragone tra la venuta del Verbo sulla terra e la Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo tutta impensierita sul Fiat Divino, mille pensieri si affollavano alla mente di ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto sopra di Esso, specie sul suo regnare, e poi dicevo tra me:  “Ma ora regna sulla terra la Divina Volontà?  E’ vero che si trova dappertutto, non c’è punto dove non esista, ma tiene il suo scettro, il suo assoluto comando in mezzo alle creature? ” Ma mentre la mia mente si perdeva in tanti pensieri, il mio amabile Gesù uscendo da dentro di me mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà regna.  Essa è paragonata a Me, Verbo Eterno, che scendendo dal Cielo, mi chiusi nel seno della mia Madre Celeste; chi ne sapeva nulla?  Nessuno, neppure San Giuseppe sapeva, a principio del mio concepimento, che Io già stavo in mezzo a loro, solo la mia inseparabile Mamma era a giorno di tutto.  Sicché il gran portento della mia discesa dal Cielo in terra era avvenuta ed in realtà, e mentre con la mia immensità esistevo ovunque, Cieli e terra erano immersi in Me, con la mia personalità ero chiuso nel seno materno dell’Immacolata Regina, nessuno mi conosceva, ero ignorato da tutti.  Ed ecco figlia mia, il primo passo di paragone tra Me, Verbo Divino, quando scesi dal Cielo e la mia Divina Volontà che fa il suo primo passo per venire a regnare sulla terra.  Come Io rivolsi i miei primi passi verso la Vergine Madre, così Essa rivolse i suoi primi passi in te, e come ti chiese il tuo volere e tu lo cedesti, formò subito il suo atto primo di concepimento nell’anima tua, e come ti manifestava le sue conoscenze dandoti come tanti sorsi divini, formava la sua Vita e dava il principio alla formazione del regno suo.  Ma per tanto tempo chi ne conosceva nulla?  Nessuno, solo Io e te eravamo a giorno di tutto, e dopo qualche tempo fu a giorno il mio rappresentante di ciò che succedeva in te, colui che ti dirigeva, simbolo del mio rappresentante San Giuseppe che doveva figurarmi da padre presso le creature, che prima che Io uscissi dal seno Materno, ebbe il grande onore e dono di conoscere che Io già stavo in mezzo a loro.

(3) Ai primi passi feci il secondo:  Andai a Betlemme a nascere; fui riconosciuto e visitato dai pastori di quel luogo, ma non erano persone influenti, si tennero con loro la bella notizia che Io ero già venuto sulla terra, quindi non si occuparono a farmi conoscere, a divulgarmi dappertutto, ed Io continuai a rimanere il Gesù nascosto ed ignorato da tutti, ma per quanto ignorato Io già stavo in mezzo a loro; simbolo ciò della mia Divina Volontà:  Spesso spesso hanno venuto da te, e da lontano e da vicino altri miei rappresentanti, i quali hanno ascoltato la bella notizia del regno della mia Divina Volontà, le sue conoscenze e come vuole essere riconosciuta; ma chi, per mancanza d’influenza, e chi di volontà, non si sono occupati a divulgarla ed è restata sconosciuta ed ignorata, ad onta che già esiste in mezzo a loro, ma siccome non conosciuta non regna, regna solo in te, come me ne stavo solo con la mia Mamma Celeste e col mio padre putativo San Giuseppe.

(4) Il terzo passo della mia venuta sulla terra, l’esilio, e questo mi toccò che vennero i santi maghi a visitarmi, i quali fecero un po’ di rumore col cercarmi, questa mia ricerca mise in timore Erode, ed invece d’unirsi insieme per venire a trovarmi, mi voleva tramare la vita per uccidermi, ed Io fui per necessità costretto ad esiliarmi.  Simbolo della mia Divina Volontà, spesso spesso sembra che fanno rumore, che la vogliono far conoscere col pubblicarla, macché?  Chi è preso da timore, chi teme di compromettersi, chi non si sente di sacrificarsi, ora con un pretesto ed ora con un’altro, tutto finisce in parole, e la mia Divina Volontà resta esiliata da mezzo le creature.  E come non mi partì al Cielo, nell’esilio restai in mezzo alle creature, e solo con la mia Divina Madre e con San Giuseppe che mi conoscevano benissimo e formavo il loro paradiso in terra, per gli altri era come se non esistessi, così il mio Fiat, avendo formato in te la sua Vita con tutto il corteggio delle sue conoscenze, se non riceve gli effetti, lo scopo perché si ha fatto conoscere, come si può partire?  Perché Noi quando decidiamo di fare un’opera, un bene, non c’è chi ci sposta, quindi, ad onta dell’esilio e del suo nascondimento, come feci Io, che dopo trent’anni di vita nascosta feci la mia Vita pubblica e mi feci conoscere, così il mio Voler Divino non potrà restare sempre nascosto, ma avrà il suo intento di farsi conoscere per regnare in mezzo alle creature.  Perciò sii attenta e sappi apprezzare il gran dono della mia Divina Volontà nell’anima tua”.

 

+  +  +  +

 

27-9

Ottobre 24, 1929

 

Come nella Divina Volontà l’anima tiene tutto in suo potere, perché

trova la sorgente delle opere divine, e le può ripetere quanto vuole.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Fiat Divino, seguendo e offrendo tutti gli atti suoi, tanto della Creazione quanto quelli della Redenzione, e giungendo al concepimento del Verbo dicevo tra me:  “Come vorrei, nel Voler Divino, far mio il concepimento del Verbo per poter offrire all’Ente Supremo l’amore, la gloria, la soddisfazione, come se un’altra volta il Verbo si concepisse”.  Ma mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nella mia Divina Volontà l’anima tiene tutto in suo potere, non vi è cosa che la nostra Divinità abbia fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, che il nostro Fiat Divino non ne possieda la sorgente, perché Esso non sperde nulla dei nostri atti, anzi è la depositaria di tutto.  E chi possiede il nostro Voler Divino possiede la sorgente del mio concepimento, della mia nascita, delle mie lacrime, dei miei passi, delle mie opere, di tutto, i nostri atti non esauriscono mai, e come fa memoria e vuole offrire il mio concepimento, viene rinnovato il mio concepimento come se di nuovo concepissi; risorgo a nuova nascita; le mie lacrime, le mie pene, i miei passi e opere risorgono a novella vita e ripetono il gran bene che Io feci nella Redenzione.  Sicché chi vive nel nostro Voler Divino è la ripetitrice delle opere nostre, perché come della Creazione nulla si è sperduto di ciò che fu creato, così della Redenzione tutto sta in atto di sorgere continuamente, ma chi ci dà la spinta?  Chi ci dà l’occasione di muovere le nostre sorgenti per rinnovare le opere nostre?  Chi vive nel nostro Volere; in virtù di Esso la creatura fa parte alla nostra forza creatrice, perciò tutto può far risorgere a novella vita; lei, coi suoi atti, con le sue offerte, con le sue suppliche, muove continuamente le nostre sorgenti, le quali, mosse come da un gradito venticello, formano le onde e straripando fuori i nostri atti, si moltiplicano e crescono all’infinito.  Le nostre sorgenti sono simbolizzate dal mare:  Se il vento non lo agita, se non vengono formate le onde, le acque non straripano fuori, e le città non restano bagnate.  Così le nostre sorgenti di tante opere nostre, se il nostro Fiat Divino non le vuol muovere, o chi vive in Esso non si dà pensiero di formare nessun venticello cogli atti suoi, sebbene sono piene fino all’orlo, ma non straripano fuori per moltiplicare i loro beni a pro delle creature.

(3) Oltre di ciò, chi vive nel nostro Fiat Divino, come va formando gli atti suoi, questi atti salgono al principio da donde uscì la creatura, non restano nel basso, ma salgono tanto in alto, per cercare il seno di Colui donde uscì il primo atto della sua esistenza, questi atti si schierano intorno al principio ch’è Dio come atti divini.  Dio, nel vedere gli atti della creatura nella sua Divina Volontà, li riconosce come atti suoi e si sente amato e glorificato come Lui vuole, col suo stesso amore e con la sua stessa gloria”.

 

+  +  +  +

 

27-10

Ottobre 27, 1929

 

Perché non poteva venire il Regno della Divina Volontà prima della venuta

di Nostro Signore sulla terra.  Innesto di Gesù Cristo ed innesto d’Adamo.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, e andavo seguendo tutti gli atti fatti dal Fiat Divino dall’eden, fino alla discesa del Verbo Divino sulla terra; ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “E perché non venne il regno della Divina Volontà sulla terra prima che scendesse il Figlio di Dio dal Cielo in terra? ” Ed il mio dolce Gesù, prendendo occasione da ciò che io pensavo, anzi mi sembra che quando tiene voglia di parlarmi, mi dà le riflessioni, mi fa venire i dubbi, le difficoltà, il desiderio di saper tante cose sul suo regno; invece, quando non vuol parlarmi, la mia mente tace, non so riflettere a nulla e percorro nella sua luce gli atti della Divina Volontà.  Onde il mio amabile Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il regno della mia Divina Volontà non poteva venire sulla terra prima della mia venuta in essa, perché non c’era nessuna umanità che possedeva, per quanto a creatura è possibile, la pienezza del mio Fiat Divino, e non possedendola non c’era nessun diritto, né secondo l’ordine divino, né secondo l’ordine umano.  Il Cielo era chiuso, le due volontà, umana e Divina, stavano come in cagnesco; l’uomo si sentiva impossibilitato a chiedere un tanto bene, tanto che neppure ci pensava; Dio per diritto di giustizia impossibilitato a darlo.  Dio e la creatura si trovavano prima della mia venuta sulla terra, come la terra ed il sole:  La terra che non possiede il seme, che spolverizzandolo forma il germoglio per poter formare la pianta di quel seme; il sole non trovando il germoglio non può comunicare gli effetti che possiede per poter formare con la sua virtù vivificatrice lo sviluppo e la formazione di quella pianta.  Sicché terra e sole stanno come estranei tra loro, si può dire, se avessero ragione, si guarderebbero come in cagnesco, ché la terra non può produrre e ricevere quel bene, il sole non lo può dare.  Tale si trovava l’umanità senza il germe del mio Fiat, e se non c’è il seme è inutile sperare la pianta.  Ora la mia venuta sulla terra, il Verbo Divino si vestì d’umana carne, con questo formò l’innesto all’albero dell’umanità.  La mia Umanità si prestò come seme al Verbo Eterno, e la mia Volontà Divina formò l’innesto nuovo con la mia volontà umana, da questo incomincio, essendo Io il capo di tutte le umane generazioni, il diritto d’ambi le parti, umana e divina, loro di poter ricevere il regno della mia Divina Volontà, Dio di poterlo dare.  Ora, siccome quando si fa un innesto, non subito assimila la forza dei nuovi umori, ma va a poco a poco assimilando i nuovi umori di quell’innesto; quindi fin da principio dà pochi frutti, ma come si va formando così i frutti crescono, sono più pingui e gustosi, fino a tanto che si forma l’albero intero carico di rami e di frutti.  Tale è l’innesto fatto da Me all’albero dell’umanità, sono circa duemil’anni e l’umanità non ha ricevuto tutti gli umori del mio innesto; ma c’è da sperare, perché c’è il seme, l’innesto, onde la creatura lo può chiedere; Dio si trova nella possibilità di darlo, perché c’è la mia Umanità, che possedendo in virtù del Verbo fatto carne la mia Divina Volontà per natura, ha restituito i diritti all’uomo e a Dio.  Perciò tutto ciò che Io feci nella Redenzione, non è altro che preparativo, innaffiamento, coltivazione, per dare sviluppo a questo innesto celeste fatto da Me, tra le due volontà, umana e Divina.  Dunque come poteva venire il regno della mia Divina Volontà prima della mia venuta sulla terra, se mancava l’innesto, il principio della sua Vita, e l’operato in atto nell’anima, ed il primo suo atto nell’atto della opera umana per stendere il suo regno in ciascun’atto di esse?  E’ vero che il mio Fiat Divino con la sua potenza ed immensità stendeva il suo impero ovunque, ma nella volontà umana non si trovava come principio di vita, ma solo per potenza ed immensità, si trovava nelle condizioni che si trovano sole e terra:  Il sole investe la terra con la sua luce, dà anche i suoi effetti, ma la terra non diventa sole, ed il sole non diventa terra, perché sole e terra non si fondono insieme, in modo da formare la vita l’uno nell’altra, e perciò sono sempre corpi estranei che non si rassomigliano, e per quanto il sole la illumina, la riscalda, comunica i suoi mirabili effetti, non comunicando la sua vita, né la terra cede i suoi diritti di vita nel sole, la terra sarà sempre terra ed il sole sarà sempre sole.  Così si trova e si trovava la mia Divina Volontà, fino a tanto che l’uomo non ceda la sua nella mia, la mia non può gettare il suo principio di vita nella volontà umana, la fusione dell’Una e dell’altra non può avvenire, la creatura sarà sempre creatura senza la somiglianza e la Vita del suo Creatore nel fondo dell’anima sua, che può solo formarla il mio Fiat Divino.  Quindi ci sarà sempre dissomiglianza, distanza, ad onta che il mio Voler Divino la illumina e gli comunica i suoi mirabili effetti per sua bontà e liberalità, e per effetto di potenza e d’immensità che per sua natura possiede.

(3) Molto più che Adamo col peccare, col fare la sua umana volontà, non solo formò il tarlo alla radice dell’albero dell’umanità, ma vi aggiunse l’innesto, il quale innesto comunicò tutti gli umori cattivi che nel corso dei secoli doveva produrre nell’albero dell’umanità l’innesto d’Adamo; a principio un’innesto non può produrre né grandi bene né grandi mali, ma solo il principio o del male o del bene, difatti Adamo non fece i tanti mali delle umane generazioni, ma appena l’innesto egli fece, e fu causa di torrenti di mali, molto più che non ebbe subito l’innesto in contrario della mia venuta sulla terra, ma dovettero passare secoli e secoli, quindi gli umori cattivi crescevano ed i mali si moltiplicavano, perciò al regno della mia Volontà non c’era da pensarci.  Ma quando Io venni sulla terra, col mio concepimento formai l’innesto contrario all’albero della umanità, ed i mali incominciarono ad arrestarsi, gli umori cattivi a distruggersi, onde c’è tutta la speranza che il regno della mia Divina Volontà può formarsi in mezzo alle umane generazioni.  Le tante verità che ti ho manifestato sul mio Fiat Divino sono sorsi di vita, i quali, chi innaffia, chi coltiva, chi aumenta gli umori all’albero dell’umanità da Me innestato.  Quindi, se nell’albero della mia Umanità è entrata la Vita del mio Fiat Divino e ha formato l’innesto, c’è tutto da sperare che il mio regno abbia il suo scettro, il suo giusto dominio ed il suo comando in mezzo alle creature.  Perciò prega e non dubitarne”.

 

+  +  +  +

 

27-11

Ottobre 30, 1929

 

Chi vive nel Voler Divino può girare in tutte

le opere di Dio, e acquista i diritti divini.

 

(1) Il dolce incanto del Fiat onnipotente, con la sua luce mi tiene come eclissata in Esso, ed io non so vedere che tutti i suoi atti, per mettervi come suggello il mio ti amo sopra di ciascuno degli atti suoi per chiedergli il regno della sua Divina Volontà in mezzo alle creature.  Ora, innanzi alla mia mente vedevo una gran ruota di luce che riempiva tutta la terra, e mentre il centro della ruota era tutta una luce, al d’intorno di essa sporgevano tanti raggi per quanti atti aveva fatto il Fiat Divino, ed io passavo da un raggio all’altro per mettervi il suggello del mio ti amo, per restarlo in ogni raggio a chiedergli continuamente il regno della sua Divina Volontà.  Ora mentre ciò facevo, il mio sempre amabile Gesù uscendo dal mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nel mio Divin Volere e forma i suoi atti in Esso, questi atti rimangono come lavoro della creatura che impegnano Dio per cedergli i diritti d’un regno sì santo, quindi i diritti di farlo conoscere e farlo regnare sulla terra.  Perché l’anima che vive nel mio Fiat riacquista tutti gli atti di Esso fatti per amore delle creature.  Dio la rende conquistatrice non solo del suo Volere, ma di tutta la Creazione, non vi è atto di Esso in cui la creatura non vi metta il suo atto, fosse pure un ti amo, un ti adoro, eccetera.  Onde avendo messo del suo, tutto resta impegnato, ed il mio Fiat si sente felice che finalmente ha trovato la fortunata creatura che può dare ciò che Lui voleva dare con tanto amore fin dal principio della creazione di tutto l’universo.  Perciò la creatura col vivere nel mio Voler Divino entra nell’ordine divino, si rende proprietaria delle opere sue, e con diritto può dare e chiedere per gli altri ciò ch’è suo, e siccome vive in Esso i suoi diritti sono divini, e con diritto divino chiede, non umano, ogni suo atto è una chiamata che fa al suo Creatore e col suo stesso impero divino gli dice:  “Dammi il regno della tua Divina Volontà, affinché possa darlo alle creature, perché regni in mezzo ad esse, e tutte ti amino con amore divino, e tutte riordinate in te”.  Ora tu devi sapere che ogni volta che giri nella mia Volontà per mettervi del tuo, è un diritto divino che più acquisti per chiedere un regno sì santo.  Ecco perciò mentre giri in Essa ti si fanno avanti tutte le opere della Creazione, e tutte quelle della Redenzione si schierano intorno a te, aspettandoti per ricevere ciascuna l’atto tuo, per darti il ricambio dell’atto delle opere nostre, e tu le vai rintracciando una per una, per riconoscerli, abbracciarli, per mettervi il tuo piccolo ti amo, il tuo bacio d’amore per farne acquisto.  Nel nostro Fiat non c’è tuo e mio tra Creatore e creatura, ma tutto è comunanza, e perciò con diritto può chiedere ciò che vuole.  Oh!  come mi sentirei afflitto e dolente se in tante pene e atti miei fatti stando sulla terra, la piccola figlia del mio Voler Divino neppure li riconoscesse, né cerca di corteggiare col suo amore e coll’atto suo il mio; come potrei darti il diritto se non li riconoscessi?  Molto meno potresti farli tuoi.  Il riconoscere le opere nostre è non solo diritto che cediamo, ma possesso.  Perciò se vuoi che la mia Divina Volontà vi regni, gira sempre nel nostro Fiat, riconosci tutte le opere nostre, dalla più piccola alla più grande, mettici il tuo piccolo atto a ciascuna di esse, e tutto ti sarà accordato”.

 

+  +  +  +

 

27-12

Novembre 6, 1929

 

Gesù centro della Creazione.  La parola sbocco dell’anima,

valore di essa.  Chi è la portatrice delle opere di Dio.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua e mi sembra che tutta la Creazione e le tante opere che racchiude sono le mie care sorelle, ma vincolate tanto con me che siamo inseparabili, perché una è la Volontà che ci anima, e tutto ciò che fece il mio dolce Gesù stando in terra formano la mia vita, sicché mi sento come impastata con Gesù, e con tutti gli atti suoi.  Onde mi sentivo circondata da tutto, e nel centro di tutte le cose vedevo il mio dolce Gesù taciturno, che sebbene in mezzo a tante opere, tutto era silenzio e non aveva a chi dire una parola, le opere più belle erano mute per Lui.  Quindi tirandomi a Sé mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Io sono il centro di tutta la Creazione, ma centro isolato, tutto mi sta intorno, tutto da Me dipende, ma siccome le cose create non hanno ragione non mi fanno compagnia, mi danno gloria, mi onorano, ma non mi spezzano la solitudine; il cielo non parla, il sole è muto, il mare tumultua con le sue onde, tacitamente mormora, ma non parla.  E’ la parola che spezza la solitudine, due esseri che si scambiano in parole i loro pensieri, gli affetti, e ciò che vogliono fare è la gioia più bella, la festa più pura, la compagnia più dolce; i loro segreti manifestati in parole forma la più cara armonia.  E se questi due esseri si combinano nei loro sentimenti, negli affetti e uno vede la volontà sua nell’altro, è la cosa più gradita che può esistere, perché l’uno sente la sua vita nell’altro.  Gran dono è la parola, è lo sbocco dell’anima, lo sfogo dell’amore, è la porta di comunicazione, è lo scambio delle gioie e dei dolori; la parola è la corona delle opere.  Difatti, chi formò e coronò l’opera della Creazione?  La parola del nostro Fiat, come parlava uscivano i portenti delle nostre opere, una più bella dell’altra; la parola formò la corona più bella all’opera della Redenzione, oh!  se Io non avessi parlato, il vangelo non esisterebbe e la Chiesa non avrebbe che insegnare ai popoli.  Il gran dono della parola ha più valore di tutto il mondo intero.

(3) Ora figlia del mio Voler Divino, vuoi tu sapere chi spezza la mia solitudine in mezzo a tante mie opere?  Chi vive nella mia Divina Volontà, lei viene in mezzo a questo centro, e mi parla, mi parla delle mie opere, mi dice che mi ama per ciascuna cosa creata, mi apre il suo cuore e mi parla dei suoi intimi segreti, mi parla del mio Fiat Divino e del suo dolore ché non lo vede regnare, ed il mio cuore nel sentirla sente il suo stesso amore e dolore in lei, si sente come ritrattato, e come parla, il mio cuore divino si gonfia d’amore, di gioia, e non potendo contenerlo apro la mia bocca e parlo, e parlo a lungo; apro il mio cuore e svuoto i miei più intimi segreti nel suo, le parlo del mio Voler Divino come scopo unico di tutte le opere nostre, e mentre parlo sento la vera compagnia, ma compagnia parlante, non muta, compagnia che m’intende, che mi felicita e che posso riversarmi in essa.  Non sono stati forse sfoghi d’amore, trasfusione di vita l’uno nell’altro che facevamo tutto ciò che ti manifestavo del mio Voler Divino e che mentre ti parlavo serviva a trattenerci e a formare la più dolce e gradita compagnia?  Un’anima che vive nella mia Divina Volontà è tutto per Me, mi supplisce al mutismo delle mie opere; essa mi parla per tutto, mi felicita, ed Io non mi sento solo, e avendo a chi dare il gran dono della mia parola non resto più il Gesù muto che non ha a chi dire una parola; e se voglio parlare, se non c’è il mio Fiat non sarò capito, ma il Gesù che parla e che tiene la sua compagnia”.

(4) Onde la mia povera e piccola mente continuava a sperdersi nel Fiat Divino, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia Divina Volontà semplifica la creatura, la svuota tanto di tutto ciò che ad Essa non appartiene, che non resta altro dell’essere umano che un complesso di semplicità, semplice lo sguardo, la parola, i modi, i passi, in lei come dentro d’uno specchio si vede il suggello della semplicità divina; perciò quando il mio Voler Divino regnerà sulla terra, non più esisterà la finzione, la bugia, che si può chiamare principio d’ogni male, mentre la semplicità, come principio d’ogni vero bene, sarà la vera caratteristica che additerà che qui regna la Divina Volontà.  Ora, tu devi sapere ch’è tanto il nostro amore per chi si fa dominare dal nostro Fiat Divino, che tutto ciò che vogliamo che faccia la creatura, viene formato prima in Dio stesso e poi passa in essa, e siccome la volontà sua e la nostra è una, lo ritiene come atto suo, e ce lo ripete quante volte lo vogliamo.  Sicché chi vive nel nostro Voler Divino è la portatrice delle opere nostre, la copiatrice e la ripetitrice continua.  Coll’occhio di luce che possiede datogli da Esso, guarda fissamente nel suo Creatore per vedere che cosa sta facendo per assorbirlo in sé, per dirgli:  “Non voglio fare altro, se non ciò che fa la vostra Maestà adorabile”.  E Noi ci sentiamo doppiamente felici, non perché non siamo felici senza della creatura, perché in Noi è in natura la felicità, ma perché vediamo la creatura felice, che in virtù del nostro Volere si avvicina alla nostra somiglianza, ama col nostro amore e ci glorifica con le nostre stesse opere.  Sentiamo che la potenza creatrice del nostro Fiat ci riproduce e forma la nostra Vita e le opere nostre nella creatura”.

 

+  +  +  +

 

27-13

Novembre 10, 1929

 

Solo i piccoli entrano a vivere nella Divina Volontà.  Esempio del

fanciullo.  Differenza tra la Creazione del universo e quella dell’uomo.

 

(1) Il Fiat Divino mi assorbe tutta nella sua luce, e questa luce per darmi il suo primo atto di vita, mi palpita nel cuore e mi fa sentire il palpito della sua luce, il palpito della sua santità, della sua bellezza e potenza creatrice, e la piccola anima mia me la sento come una spugna tutta inzuppata in questi palpiti divini, e non potendo contenerlo per la mia piccolezza, e sentendosi bruciata dai raggi cocenti del Sole del Fiat Divino, spasimante va ripetendo:  Fiat!  Fiat!  abbi pietà della mia piccolezza, mi sento che non posso contenere la tua luce; sono troppo piccina, perciò Tu stesso forma il vuoto, allargami, così posso contenere più luce, affinché non resti soffocata da questa luce, che non mi è data di poterla tutta abbracciare per rinchiuderla nella piccola anima mia.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, coraggio, è vero che sei troppo piccina, ma tu devi sapere che nel mio Fiat Divino solo i piccoli entrano a vivere nella sua luce, ed ogni atto che fanno questi piccoli nella mia Divina Volontà, soffocano la loro, dandole una dolce morte al volere umano, perché nella mia non c’è né posto né luogo per farlo operare; il volere umano non ha né ragione né diritto, perde il suo valore innanzi ad una Volontà e ragione e diritto Divino.  Succede tra Volontà Divina e umana, come potrebbe succedere ad un piccolo fanciullo, che da solo le pare che sa dire e può fare qualche cosa, ma se viene messo vicino ad uno che possiede tutte le scienze ed è perito nelle arti, il povero piccino perde il suo valore, resta muto, e non sa far nulla, e resta affascinato ed incantato del bel dire e del bel operare dello scienziato.  Figlia mia, così succede, il piccolo senza del grande si sente ch’è qualche cosa, invece innanzi al grande si sente più piccolo di quello ch’è.  Molto più innanzi all’altezza ed immensità della mia Divina Volontà.

(3) Or tu devi sapere che quante volte l’anima opera nella mia Divina Volontà si svuota della sua, e forma tante porte per farvi entrare la mia; succede come ad una casa che potesse possedere il sole dentro, quante più porte ci sono, tanti raggi di più escono da ciascuna porta; oppure come un metallo che fosse bucato, messo dirimpetto al sole, quanti più buchi tiene, ogni piccolo buco si riempie di luce e possiede il raggio di luce.  Tale è l’anima, quanti più atti fa nella mia Divina Volontà, tante entrate di più le dà, in modo da renderla tutta irradiata dalla luce del mio Fiat Divino”.

(4) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti del Fiat Supremo fatti in essa, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, c’è gran differenza tra la creazione di tutto l’universo e la creazione dell’uomo; nella prima ci fu il nostro atto creativo e conservativo, e dopo che fu tutto ordinato ed armonizzato, nulla di nuovo vi aggiungemmo di più.  Invece nella creazione dell’uomo, non solo vi è stato l’atto creativo e conservativo, ma vi si aggiunse l’atto attivo, e di una attività sempre nuova, e questo perché l’uomo veniva creato a nostra immagine e somiglianza, ed essendo l’Ente Supremo un’atto nuovo continuato, anche l’uomo doveva possedere l’atto nuovo del suo Creatore, che in qualche modo lo rassomigliasse, e perciò dentro e fuori di lui restò il nostro atto attivo di continua novità, ed in virtù di questo nostro atto attivo, l’uomo può essere ed è nuovo nei pensieri, nuovo nelle parole, nuovo nelle opere; quante novità non escono dall’uman genero?  E se l’uomo no dà il suo atto nuovo continuato ma ad intervallo, è perché non si fa dominare dalla mia Divina Volontà.  Come fu bella la creazione dell’uomo, ci fu il nostro atto creativo, conservativo, attivo, gli infondemmo come vita nell’anima sua la nostra Divina Volontà, e creammo come sangue della sua anima il nostro amore.  Ecco perciò l’amiamo tanto, perché lui non solo è opera nostra, come tutto il resto della Creazione, ma vi possiede parte della nostra Vita, in modo reale, sentiamo in lui la vita del nostro amore, e come non amarlo?  Chi non ama le cose proprie?  E se non le amerebbe andrebbe contro natura.  Perciò il nostro amore verso dell’uomo dà dell’incredibile; ma la ragione è chiara, l’amiamo perché è uscito da Noi, è figlio nostro e parto di Noi stessi.  E se l’uomo non ci scambia il suo amore col nostro, la sua volontà non ce la cede per ritenere la nostra, è più che barbaro e crudele contro del suo Creatore e contro di sé stesso, perché non riconoscendo il suo Creatore e non amandolo, si forma dentro e fuori di sé un labirinto di miserie, di debolezze e perde la sua vera felicità.  E col respingere la nostra Divina Volontà si mette a distanza col suo Creatore, distrugge il principio della sua creazione, consumando il sangue del nostro amore nell’anima sua, per farvi scorrere il veleno della sua volontà umana.  Perciò finché la nostra Volontà non sarà riconosciuta e non formi il suo regno in mezzo alle creature, l’uomo sarà sempre un’essere disordinato e senza la somiglianza di Colui che l’ha creato”.

 

+  +  +  +

 

27-14

Novembre 14, 1929

 

Come i diritti della Creazione sono giusti e santi.  Esempio

del sole, e come chi vive nella Divina Volontà è il vero sole.

 

(1) Sono sempre nella mia cara eredità del Fiat Divino, quanto più dentro vi sto, più mi sento d’amarla, quanto più cammino in essa, tanto più si scopre, più si fa conoscere e mi dice:  “Vivi sempre nella tua preziosa eredità, che con tanto amore ti è stata data; essa è tua, sarà sempre tua, inseparabile da te, né permetterò mai che la mia piccola figlia non senta il palpito della mia luce, il respiro della mia aria balsamica, la Vita della mia Divina Volontà”.  Ma mentre la mia piccola mente si perdeva nel Voler Divino, il mio amabile Gesù uscendo da dentro la stessa luce del Fiat Divino mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come il sole perché possiede la forza dell’unità della sua luce, datagli dal suo Creatore, essa non è soggetta a dividersi, neppure a sperdere una piccola stilla della sua luce; quindi in virtù di questa forza unica di luce che possiede il sole, non c’è cosa che tocca, che investe, che non dà i suoi preziosi effetti.  Il sole pare che scherza con la terra, vi dà il suo bacio di luce a ciascuna creatura, a ciascuna pianta, abbraccia tutti col suo calore, pare che soffia e comunica i colori, la dolcezza, i sapori, e mentre tanto largheggia nel dare i suoi effetti, altrettanto è geloso di non cedere a nessuna una sola stilla di luce dalla tanta luce che possiede, e perché ciò?  Perché vuole mantenere i diritti della sua creazione e nulla sperdere di ciò che Dio le donò.  Oh!  se il sole sperdesse la sua luce andrebbe a finire a poco a poco che non sarebbe più sole.  I primi diritti del come furono create tutte le cose, compreso l’uomo, sono sacri, sono santi e giusti, e con giustizia tutti si dovrebbero attenere al primo atto come furono create; solo l’uomo non si seppe mantenere il grande onore del come fu creato da Dio, ma le costò troppo caro, e perciò sopra di lui piovvero tutti i mali.

(3) Ora figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà possiede i diritti della sua creazione, e perciò vive più che sole nell’unità del suo Creatore, lei è la riproduttrice degli effetti dell’unità divina; in questa unità raccoglie tutto, abbraccia tutti, riscalda tutti, e col soffio dell’unità divina produce tutti gli effetti che ci sono nel regno della grazia nei cuori delle creature.  Ma mentre più che sole scherza al toccare tutto, coi suoi tocchi dà santità, virtù, amore, dolcezza divina, vorrebbe racchiudere tutti nell’unità del suo Creatore; ma mentre vuol dare tutto, gelosa si conserva i diritti della sua creazione, cioè la Volontà del suo Creatore come suo primo atto e principio della sua creazione, e dice a tutti:  “Io non posso scendere da dentro il Fiat Divino, né voglio perdere neppure una stilla di Esso, perderei i miei diritti, ciò che non voglio fare, piuttosto salite tutti e una sarà la Volontà di tutti, così faremo vita comune, ma fino a tanto che vi starete nel basso della volontà umana, come sole vi darò gli effetti della Volontà Divina, ma la sua Vita sarà sempre mia, pregando e aspettandovi tutti nella Volontà del nostro Creatore”.  Chi vive nella mia Divina Volontà è il vero sole che apparentemente non si vede altro che luce, e non si sente altro che calore, ma dentro di quella luce e calore, quanti beni non ci sono?  Quanti effetti?  Dentro di quella luce e calore sta racchiusa la vita ed i beni della terra.  Così chi vive nel mio Fiat Divino, apparentemente si vede creatura, ma dentro c’è una Volontà Divina che sostiene tutto, Cielo e terra, e che non vuole tenere inoperosa colei che possiede un tanto bene”.

 

+  +  +  +

 

27-15

Novembre 20, 1929

 

Come la pace è il profumo, l’aria, l’alito di Gesù.  Come le opere di Dio

sono tutte ordinate.  Come fa prima le cose minori e poi le cose

maggiori.  Esempio della Creazione e Redenzione.

 

(1) Stavo impensierita su questa benedetta stampa della Divina Volontà, e a qualunque costo avrei voluto impedire altre cose che mi riguardano e tant’altre cose che mi ha detto il mio amato Gesù, di farle stampare; sento un chiodo fitto nell’anima che mi amareggia fino alle midolle delle mie ossa.  Onde pensavo tra me:  “Il benedetto Gesù poteva parlare prima della sua adorabile Volontà, e dopo di tutto il resto, così mi risparmiava questo dolore che tanto mi trafigge”.  Ma mentre sfogavo le mie amarezze, il mio sempre amabile Gesù, tutto bontà mi ha stretto fra le sue braccia e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non perdere la pace, essa è il mio profumo, la mia aria, è l’effetto che produce il mio alito.  Sicché nell’anima che non c’è la pace, Io non mi sento nella mia reggia, mi trovo a disagio, la stessa mia Divina Volontà che in natura è pace, si trova come il sole quando le nubi si fanno contro alla luce ed impediscono che il sole splenda nella sua pienezza sopra la terra.  Si può dire che quando l’anima non è tutta pace, siano qualunque le circostanze, è per lei come una giornata piovosa, ed il Sole della mia Volontà si sente come impedito di comunicarle la sua Vita, il suo calore, la sua luce.  Perciò quietati e non mi formare le nubi nell’anima tua, esse mi fanno male, e non posso dire:  “Sto in questa creatura con la pace perenne, con le mie gioie e con la mia Luce della mia Patria Celeste”.  Ora figlia del mio Volere, tu devi sapere che Io sono ordine e perciò tutte le opere mie sono ordinate; guarda come la Creazione è ordinata:  Lo scopo della Creazione era l’uomo, eppure non creai l’uomo primo; se l’avessi fatto non sarei stato ordinato, dove mettere quest’uomo?  Dove poggiarlo?  Senza sole che lo illuminasse, senza il padiglione del cielo che le facesse da stanza, senza piante che lo alimentassero, tutto era disordine, ed il mio Fiat riordinò e creò tutto, e dopo che formò la più bella abitazione, creò l’uomo.  In questo non si vede l’ordine del tuo Gesù?  Ora, anche per te doveva tenere l’ordine, e sebbene il nostro primo scopo era il farti conoscere la nostra Volontà Divina, affinché regnasse in te come Re nella sua propria reggia, e dandoti le sue lezioni divine, potessi essere portavoce di farla conoscere agli altri, però era necessario, come nella Creazione, preparare il cielo nell’anima tua, tempestarlo di stelle coi tanti detti delle belle virtù che ti ho manifestato, Io dovevo scendere nel basso della tua volontà umana per svuotarla, purificarla, abbellirla e riordinarla in tutto.  Si può dire che erano tante specie di creazioni che facevo in te, dovevo far scomparire l’antica terra disordinata della tua volontà umana per richiamare l’ordine del Fiat Divino nel fondo del tuo interno, che facendo scomparire la terra antica di tutto l’essere tuo, facessero risorgere con la sua forza creatrice, cieli, soli, mari di verità sorprendenti.  E tu lo sai come tutto ciò è stato maturato con la croce, con lo segregati da tutto, facendoti vivere in terra come se per te non fosse terra, ma Cielo, tenendoti sempre assorbita, o con Me, o nel Sole del mio Fiat Divino.  Quindi tutto ciò che ho fatto in te non è stato altro che ordine che ci voleva per darti il gran dono della mia Volontà Divina, come fu dato al primo uomo nel principio della sua creazione, e perciò ci furono tanti preparativi, perché dovevano servire a quell’uomo che doveva possedere il gran dono della nostra Volontà come sua prediletta eredità, simbolo questo dei grandi preparativi fatti nell’anima tua.  Perciò adora le mie disposizioni e ringraziami coll’essermi fedele.

(3) Altro esempio è la mia Redenzione, e come è necessario far le opere secondarie per ottenere l’intento di formare le opere primarie d’uno scopo prefissoci.  La mia discesa sulla terra col prendere umana carne, fu proprio questo di rialzare l’umanità e dare i diritti alla mia Volontà Divina di regnare in questa umanità, perché col regnare nella mia, i diritti d’ambi le parti, umani e divini, riacquistavano il vigore.  Eppure si può dire che Io non ne feci motto, appena qualche parola, facendo capire che Io era venuto nel mondo solo per fare la Volontà del Padre Celeste, per farne comprendere la sua grande importanza, ed in un’altra circostanza dissi:  “E’ mia Madre, mie sorelle, e mi appartengono quelli che fanno la Volontà del Padre mio”.  Del resto tacqui e mentre era proprio questo lo scopo di costituire il regno della mia Volontà Divina in mezzo alle creature, perché era giusto che non solo dovevo mettere in salvo le creature, ma dovevo mettere anche in salvo la mia Divina Volontà col ridargli i suoi diritti sopra ogni carne, come l’avevo dato sulla mia, altrimenti ci sarebbe stato un disordine nell’opera della Redenzione; come venire per mettere in salvo le creature, ed i nostri diritti divini, quelli del nostro Fiat, farli andare a sfascio?  Ciò non poteva essere.  Ma ad onta che il primo scopo era di aggiustare le partite della mia Divina Volontà, mi attenni come medico celeste a dare medicine, rimedi, parlavo di perdono, di distacco, istituivo sacramenti, soffrii pene atroci, fino a morire; si può dire era la nuova creazione che preparavo, perché le creature potessero ricevere la mia Volontà Divina come Re in mezzo al suo popolo per farla regnare.  Così ho fatto con te, primo ti ho preparato, ti ho parlato di croci, di virtù, d’amore, per disporti ad ascoltare le lezioni del mio Fiat, affinché conoscendolo lo amassi, e sentendo in te il gran bene della sua Vita, vorresti dare la sua Vita a tutti facendolo conoscere, amare e regnare”.

 

+  +  +  +

 

 

27-16

Novembre 26, 1929

Ogni atto che si fa nella Divina Volontà è una

Vita Divina che si racchiude.  Come rapisce Dio.

 

(1) Mi sentivo molto afflitta per le continue privazioni del mio dolce Gesù, tutto mi sentivo mancare senza di Lui; con Gesù tutto è mio, tutto mi appartiene, mi sembra che sto in casa di Gesù, e Lui dolcemente con una soavità ammirabile mi dice:

(2) “Tutto ciò che è mio è tuo, anzi, non voglio che mi dica:  il tuo cielo, il tuo sole, le tante tue cose create, ma devi dirmi:  il nostro cielo, il nostro sole, la nostra Creazione, perché nella mia Volontà Divina tu creavi con Me, e continuando la tua vita in Essa ti esibiva insieme con Me a conservarla.  Quindi figlia mia, tutto è nostro, tutto è nostro, e se tu non ritieni tutto tuo ciò che è mio, ti metti a debita distanza e fai vedere che non sei una della famiglia celeste, e che non vivi in casa del tuo Padre Divino, e spezzeresti il vincolo famigliare col tuo Gesù”.

(3) Onde, senza di Lui mi sento messa fuori della sua famiglia, fuori della sua casa, ed oh!  che cambiamento funesto e doloroso sento nella povera anima mia, mi sento priva di Colui che solo può darmi vita, provo il vero abbandono e che significa essere senza di Gesù.  Oh!  come mi pesa l’esilio e sento al vivo il bisogno estremo della mia patria celeste.  Ma mentre nella mia mente si affollavano tanti pensieri opprimenti che ferivano la piccola e povera anima mia, e la riducevano come si fosse in estrema agonia, la cara mia vita, il mio dolce Gesù, come sole è spuntato, i pensieri opprimenti sono fuggiti, e con un accento dolce mi ha detto:

(4) “Figlia mia, coraggio, non ti abbattere troppo, non sai tu che devi battere la tua via nella mia Divina Volontà, e questa via è lunga, e queste tue oppressioni, questi pensieri che ti si affollano sono fermate che fai, e sebbene non esci da Essa, ma il cammino che dovresti fare in qualche modo viene arrestato, ed il tuo Gesù non lo vuole questo arrestamento, vuole che cammini sempre, senza mai fermarti.  Perché tu devi sapere che ogni passo che fai nella mia Divina Volontà, sono Vite Divine che racchiudi, sicché un passo in meno, è una Vita Divina che non viene formata e tu privi il nostro Essere Supremo della gloria, dell’amore, della felicità e compiacimento che ci può dare un’altra stessa Vita nostra, e se sapessi che significa darci la gloria, l’amore, la felicità della nostra stessa Vita!  Con la forza del nostro stesso Volere, ché la fortunata creatura ha il gran bene di vivere in Esso, ci sentiamo rapire ed è tale e tanta la sua forza rapitrice, che Noi bilochiamo il nostro Essere Divino e lo racchiudiamo nel passo, nell’atto, nel piccolo amore della creatura, per avere il sommo del nostro compiacimento di ricevere per mezzo di essa la nostra Vita, la nostra gloria e tutti i nostri beni.  Perciò quando tu cammini sempre nel nostro Volere, sentiamo il dolce incanto del tuo rapire che ci fai, invece quando non cammini, non sentiamo il dolce incanto del tuo rapire, il dolce calpestio dei tuoi passi e diciamo:  “La piccola figlia del nostro Volere non cammina, e perciò non ci sentiamo il suo dolce rapire degli atti suoi”.  Ed Io sollecito ti richiamo col dirti:  “Figlia, cammina, non fermarti, il nostro Fiat è moto continuo e tu devi seguirlo”.

(5) Onde tu devi sapere che questa è la gran differenza di chi vive nel nostro Divin Volere e di chi è rassegnata, e nelle circostanze fa la nostra Divina Volontà:  La prima sono Vite Divine che ci offre per mezzo degli atti suoi, l’altra nell’operare racchiude gli effetti del nostro Volere, e Noi non ci sentiamo la nostra stessa forza rapitrice che ci rapisce negli atti suoi, ma solo gli effetti; non tutto il nostro amore, ma una piccola particella di esso; non la sorgente della nostra felicità, ma la sua ombra appena; e dalla Vita agli effetti c’è tal differenza, come tra la vita e le opere.  Chi può dire che l’opera ha tutto il valore che può possedere una vita di creatura?  Molto più non si può paragonare la Vita Divina che si forma dalla creatura nella mia Divina Volontà, e le sue opere fuori di Essa”.

 

+  +  +  +

 

 

27-17

Novembre 30, 1929

 

Condizione dell’uomo prima di peccare.  Come in ogni suo atto cercava Dio,

trovava il suo Creatore, dava e riceveva.  Come la volontà umana è notte per l’anima.

 

(1) Stavo secondo il mio solito incominciando il mio giro nella Divina Volontà, e volendo riordinare tutte le intelligenze create in ordine a Dio, dal primo all’ultimo uomo che verrà sulla terra, dicevo:  “Metto il mio ti amo sopra ciascun pensiero di creatura, affinché in ogni pensiero chieda il dominio del Fiat Divino sopra di ciascuna intelligenza”.  Ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  Come posso io giungere ad imperlare col mio ti amo ciascun pensiero di creatura?  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, col mio Volere puoi tutto e puoi giungere a tutto.  Or tu devi sapere che l’uomo prima della colpa, in ogni suo pensiero che faceva, in ogni sguardo, parola, opera, passo, palpito, dava a Dio il suo atto e Dio dava all’uomo il suo atto continuato, sicché le condizioni di lui erano di sempre dare al suo Creatore e di sempre ricevere.  C’era tale armonia tra Creatore e creatura, che non potevano stare d’ambi le parti se l’uno non dava e l’altro non riceveva per ridare di nuovo l’atto suo, fosse pure un pensiero, uno sguardo.  Perciò ogni pensiero dell’uomo cercava Dio e Dio correva per riempire il suo pensiero di grazia, di santità, di luce, di vita, di Volontà Divina.  Si può dire che il più piccolo atto dell’uomo amava e riconosceva Colui che l’aveva dato la vita, e Dio riamava col contraccambiarlo col suo Amore e col far crescere in ogni piccolo e grande atto dell’uomo la sua Vita divina.  Lui era incapace di ricevere tutta insieme la Vita Divina, era troppo stretto, e Dio gliela dava a sorsi a sorsi in ogni atto che faceva per amor suo, prendendo diletto nel dargli sempre, per formare in lui la sua Vita Divina.  Quindi ogni pensiero e atto dell’uomo sboccava in Dio, e Dio sboccava in lui; questo era il vero ordine della Creazione:  Trovare nell’uomo, in ogni atto suo, il suo Creatore, per potergli dare la sua luce e ciò che aveva stabilito di dargli.  La nostra Divina Volontà che stava in Noi ed in lui, si faceva portatrice dell’uno e dell’altro, e formando in lui il pieno giorno, metteva in comune i beni dell’uno e dell’altro.  Com’erano felici le condizioni dell’uomo quando il nostro Fiat Divino regnava in lui, si può dire che cresceva sulle nostre ginocchia, attaccato al nostro petto, da dove attingeva la crescenza e la sua formazione.  Ecco perciò voglio che nel mio Voler Divino ogni atto di creatura abbia il tuo ti amo, per richiamare l’ordine tra Creatore e creatura, perché tu devi sapere che l’uomo col peccare non solo respinse il nostro Fiat, ma spezzò l’amore verso Colui che tanto lo aveva amato, si mise a distanza col suo Creatore, e l’amor lontano non può formare vita, perché il vero amore sente il bisogno d’essere alimentato dell’amore di Colui che ama e di starsi talmente vicino che le riesce impossibile il separarsi.  Sicché la vita dell’amore creato da Noi nel creare l’uomo, restò senza alimento e quasi morendo; molto più che ogni atto umano che faceva senza della nostra Volontà Divina erano tante notti che formava nell’anima sua:  se pensava era notte che formava, se guardava, parlava ed altro, tutto era tenebre che formavano una notte oscura.  Senza del mio Fiat non ci può essere giorno, né sole, al più qualche piccola fiammella che stentatamente le strada il passo.  Oh!  se sapessero che significa vivere senza del mio Voler Divino, ancorché non fossero cattivi e facciano qualche bene; l’umana volontà è sempre notte per l’anima, che l’opprime, l’amareggia, le fa sentire il peso della vita.  Perciò sii attenta, né ti far sfuggire nulla che non entri nel mio Fiat Divino, il quale ti farà sentire il pieno giorno che ti restituirà l’ordine della Creazione, richiamerà l’armonia che metterà in vigore il dare continuo degli atti tuoi ed il ricevere continuato del tuo Creatore, ed abbracciando tutta l’umana famiglia, potrai impetrare che ritorni l’ordine del come furono creati, che cessi la notte dell’umana volontà e sorga il pieno giorno della mia Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

27-18

Dicembre 3, 1929

 

Differenza tra la santità fondata nelle virtù

e quella fondata nella Volontà Divina.

 

(1) La mia piccola mente si perdeva nel Fiat Supremo e pensavo tra me:  “Qual sarà la differenza che passa tra chi ha fondato la sua santità nelle virtù, e tra chi l’ha fondato solo nel Voler Divino?  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno, sospirando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se sapessi che gran differenza passa.  Senti, e tu stessa lo sai, la terra fiorita è bella, la varietà delle piante, dei fiori, dei frutti, degli alberi, la diversità dei colori, delle dolcezze, dei gusti, tutto è bello; ma mi sapresti trovare tu una pianta, un fiore, fosse anche dei più preziosi che non è circondato di terra?  Che ogni radice la tiene come in grembo la terra attaccata al suo petto per alimentarla?  Si può dire che all’uomo li riesce impossibile avere una pianta se non l’affida alla sua madre terra.  Tale è la santità fondata nelle virtù, l’umana terra ci deve mettere del suo, quante soddisfazioni umane nelle opere più sante, nelle virtù che praticano; la terra della stima, della gloria umana corre sempre e vi forma il suo piccolo ripostiglio, in modo che si vedono le virtù come tanti bei fiori profumati, di colore sì vivo, che desta maraviglia, ma d’intorno, di sotto, c’è sempre qualche poco d’umana terra.  Sicché la santità fondata nelle virtù si può chiamare terra fiorita, ed a secondo le virtù che praticano, chi forma il fiore, chi la pianta, chi l’albero, e hanno bisogno d’acqua che l’innaffia e di sole che li fecondi e gli comunichino i diversi effetti che a ciascuna ci vuole, qual è la mia Grazia, altrimenti passerebbero pericolo di morire sul nascere.  Invece la Santità fondata nel mio Voler Divino è sole, sta nel alto, la terra non ha che ci fare con lui, né l’acqua ha bisogno d’alimentare la sua luce; il suo alimento l’attinge direttamente da Dio e nel suo moto di luce continuo produce e alimenta tutte le virtù in modo divino; le soddisfazioni umane, anche sante, la vanagloria, la stima propria, hanno perduto la via, né hanno ragione d’esistere, perché sentono al vivo la Volontà Divina che tutto fa in loro e sentono la riconoscenza che questo sole divino, abbassandosi, abita in loro e alimentandoli con la sua luce li fa subire la sua trasformazione per formare una sola luce con questo Fiat Divino.  Oltre di ciò, la sua luce tiene virtù di dolcemente eclissare il volere umano, perché è vietato che anche un’atomo di terra entri nel mio Voler Divino, sono nature contrarie luce e terra, tenebre e luce; si può dire che si fuggano a vicenda, né la luce può sopportare un solo atomo di terra e perciò l’eclissa, le serve di sentinella, di difesa che tutto diventi Volontà Divina nella creatura, e siccome il sole tutto dà alla terra, ma nulla riceve ed è causa primaria delle sue belle fioriture, così chi fonda la sua vita, la sua santità nel mio Volere, insieme con Esso sono le alimentatrice della santità fondata nelle virtù”.

(3) Dopo di ciò, stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino per trovare tutti gli atti delle creature passate, presenti e future, per chiedere a nome di tutti il Regno della Divina Volontà, ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutto ciò che di buono è stato fatto fin dal principio del mondo fuori della mia Divina Volontà, sono piccole luci, come effetti del mio Fiat Divino, perché ad onta che non hanno operato dentro di Esso, come le creature si disponevano a fare il bene, i suoi raggi si fissavano sopra di loro, e ai suoi riflessi si formava la piccola fiammella nelle anime loro, perché essendo il mio Volere luce eterna ed immensa, non sa produrre che luce.  Queste fiammelle, come effetti di Esso, stanno d’intorno al Sole della mia Divina Volontà come onore e gloria dei suoi effetti e come frutti del buon operato delle creature, perché come esse vogliono fare il bene, così i suoi raggi si fissano sopra di loro e dà gli effetti del bene che vogliono fare.  Si può dire più che sole, che come trova il buon seme nella terra, la sua luce lo riscalda, lo carezza e gli comunica gli effetti per formare la pianta di quel seme.  Non vi è bene senza del mio Volere; come non c’è colore, dolcezza, maturità senza gli effetti della luce del sole, così non ci può essere bene senza di Esso.  Ma però chi può formare il sole cogli atti suoi?  Chi vive nella mia Divina Volontà, Essa non fissa sopra di lei i soli suoi raggi, ma vi scende tutto il suo Sole, e con la sua virtù creatrice e vivificatrice forma un’altro Sole nell’atto della creatura.  Vedi dunque la gran differenza che passa?  Come tra piante e sole, e come tra sole e fiammelle”.

 

+  +  +  +

 

27-19

Dicembre 10, 1929

 

Perfetto equilibrio di Dio nelle sue opere, triplice equilibrio.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nella Divina Volontà, e seguitando a fare i miei atti in Essa, ho sentito una voce che mi sussurrava all’orecchio:  “Quanto sono stanco”.  Io mi son sentita scossa da questa voce e volevo sapere chi fosse che era stanco, ed il mio dolce Gesù movendosi e facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sono proprio Io, Colui che sento tutto il peso di tanto aspettare e mi produce tale stanchezza, da sentirmi tutto il peso di voler fare il bene, e per indisposizione di chi lo deve ricevere, non poterlo fare.  Oh!  com’è duro voler fare il bene, tenerlo preparato e pronto per darlo, e non trovare chi lo riceva.

(3) Or tu devi sapere che il mio Fiat quando si mette in atto d’operare, tiene la stessa Potenza, Sapienza, Immensità e molteplicità d’effetti che produce il suo unico atto.  Solo che si decida d’uscire nel suo campo divino d’azione, il suo atto possiede perfetto equilibrio tra l’uno e l’altro, e contiene lo stesso valore, peso e misura.  La mia Divina Volontà nell’uscire nel suo campo d’azione nella Creazione, fece sfoggio di tanta magnificenza d’opere, tanto che l’uomo stesso è incapace di numerarle tutte e di comprendere il giusto valore di ciascun’opera, e ad onta che le vede, le tocca e gode i suoi benefici effetti, pure si può chiamare il primo ignorantello della Creazione.  Chi può dire quanta luce e calore contiene il sole?  Quanti effetti produce e di che cosa è formata la luce?  Nessuno, eppure tutti lo veggono e sentono il suo calore e così di tutte le altre cose.  Ora, la mia Redenzione si dà la mano per la Creazione, e possiede tanti atti per quanti ne possiede la Creazione, sono in perfetto equilibrio l’una e l’altra, perché un’atto di mia Divina Volontà fu la Creazione, ed un’atto di Essa fu la Redenzione.  Ora, dovendo fare un’altro suo atto nel gran Fiat Voluntas Tua come in Cielo in terra, ci sono preparati nel mio Fiat Divino tant’altri atti, in modo che avranno il triplice equilibrio di atti, lo stesso valore, peso e misura.  E vedendomi costretto ad aspettare, e sentendo in Me la molteplicità degli atti che voglio fare, e non facendoli perché il regno del mio Fiat non è conosciuto, né regna sulla terra, sento tale stanchezza che do in smania e dico:  “Possibile che non vogliano ricevere i miei beni?  E rimango afflitto ché gli atti miei, la Potenza del mio Divin Volere, la sua luce, la sua felicità e bellezza non si affratellano con le creature e non corrono in mezzo a loro.  Perciò compatiscimi se mi vedi e mi senti taciturno, è la troppa stanchezza che sento del tanto aspettare che mi riduce al silenzio”.

 

+  +  +  +

 

27-20

Dicembre 16, 1929

 

Come Gesù di nulla aveva bisogno, possedendo in Sé stesso

la Forza Creatrice di tutti i beni.  Come il Divin Volere è

portatore di tutte le cose create.  La virtù generatrice.

 

(1) Stavo seguendo il mio giro nel Fiat Divino, per unirmi a tutti gli atti fatti da Esso per amore di noi tutti, sue creature; ma giunta al punto dove il mio amabile Gesù scese nel basso degli atti umani, come a succhiare il latte dalla sua Mamma, a prendere il cibo, a bere l’acqua e abbassarsi fino al lavoro, io mi sentivo stupire nel vedere che Gesù, per natura sua non aveva bisogno di nulla, perché possedendo in Sé stesso la forza creatrice di tutti i beni, ne poteva fare a meno di servirsi delle sue stesse cose da Lui create; ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendosi vedere e sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu hai ragione che di nulla avevo bisogno; ma il mio Amore avendo sceso dalla altezza dei Cieli nel basso della terra, non sapeva star quieto né fermo, sentivo l’irresistibile bisogno d’uscire fuori il mio Amore, e d’amare in quegli stessi atti che la creatura faceva per necessità, Io li facevo per far correre il mio Amore verso di loro, e così potergli dire:  “Vedi quanto ti ho amato, ho voluto scendere nei tuoi più piccoli atti, nelle tue necessità, nel tuo lavoro, in tutto, per dirti che ti amo, darti il mio Amore e ricevere il tuo amore”.  Ma vuoi tu sapere la causa primaria che mi abbassai tanto a fare tanti atti bassi e umani?  La necessità in Me non esisteva, ma lo facevo per compiere in ogni atto la Divina Volontà; tutte le cose si presentavano innanzi a Me quali erano in sé stesse, da donde n’erano uscite, suggellate dal Fiat Divino, ed Io le prendeva perché voluto da Esso.  Si può dire che c’era una gara tra la mia Divina Volontà che in natura, come Verbo del Padre Celeste, possedevo in Me, e tra la mia stessa Divina Volontà sparsa in tutto il creato.  Sicché in tutte le cose Io non conoscevo, né vedevo altro che la mia Divina Volontà, era Essa il mio cibo, la mia acqua, il mio lavoro, tutto mi scompariva ed era sempre con la mia Divina Volontà che avevo che fare; e mentre la mia Divina Volontà mi faceva scendere negli atti umani delle creature, Io chiamavo tutti gli atti umani di ciascuna di esse, affinché ricevessero il gran dono di far scendere il mio Voler Divino come atto primo e come vita dei loro atti.  Oh!  se le creature guardassero le cose create quali sono in sé stesse, la loro origine, chi li alimenta e conserva, e chi è il Portatore di tante cose che servono alla vita umana, oh!  come amerebbero il mio Voler Divino e prenderebbero la sostanza delle cose create.  Invece guardano l’esteriorità delle cose e perciò vi attaccano il loro cuore, e si cibano delle corteccia di esse e perdono la sostanza che si trova nelle cose create, uscite da Noi per farle compiere tanti atti di nostra Divina Volontà.  Ma con mio dolore sono costretto a vedere che le creature non prendono il cibo, l’acqua, né fanno il lavoro per ricevere e compiere il mio Voler Divino, ma per necessità e per soddisfare la loro volontà umana, ed il mio Fiat Divino viene messo fuori dagli atti loro, mentre creammo tante cose per mettere come al banco la nostra Divina Volontà in mezzo alle creature, ed esse non servendosi, lo tengono come in atto di continuo fallimento; tutto il bene che dovrebbero prendere se in tutte le cose compissero e prendessero il mio Voler Divino resta per esse fallito, e Noi col dolore di non vederla come dominante e Regina negli atti umani delle creature”.

(3) Onde continuavo il mio abbandono nel Fiat Divino, sentivo il gran bisogno di Esso e di starmi sempre nel suo mare di luce, per non mai uscire, me lo sentivo come palpito, come respiro, come aria che m’infondeva la vita e manteneva in me l’ordine, l’armonia, lo sperdimento del mio piccolo atomo nel suo mare divino.  Ma mentre la mia piccola mente era affollata di pensieri di Divina Volontà, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non c’è ordine, né riposo, né vera vita, se non nel mio Fiat Divino, perché la vita di ciascuna creatura, il suo primo atto di vita, viene formato nel seno del suo Creatore e poi, come parto nostro lo mettiamo fuori alla luce del giorno, e siccome teniamo in Noi la virtù generatrice, come figlio nostro porta con sé il seme che genera, e con questo seme la creatura forma tant’altri parti, e come va svolgendo la sua vita, così forma il parto dei suoi santi pensieri, delle sue caste parole, il bel incanto delle sue opere, il dolce calpestio dei suoi passi, i fulgidi raggi dei suoi palpiti, e tutti questi parti, come vengono formati dalle creature, prendono la via per salire al loro Creatore, per riconoscerlo come loro Padre, amarlo, corteggiarlo, e formare la sua lunga figliolanza, come gloria nostra e della nostra virtù generatrice.  Ma per fecondare la nostra virtù generatrice ci vuole la nostra Divina Volontà come dominante nel parto uscito da Noi, altrimenti passa pericolo di trasformarsi in bruto, e di perdere la virtù generatrice del bene, e se genera, genera le passioni, le debolezze, il vizio, e questi non solo non hanno virtù di salire a Noi, anzi sono condannati come parti che non ci appartengono”.

 

+  +  +  +

 

27-21

Dicembre 18, 1929

 

Foga d’amore.  Specialità delle tre fogge d’amore di Nostro Signore.  L’amore

divorante e come divorava tutte le anime.  Lacrime di Gesù bambino.

 

(1) Stavo pensando all’Incarnazione del mio dolce Gesù nel seno materno della Sovrana Celeste, ed il mio dolce Gesù, uscendo dal mio interno mi ha stretto fra le sue braccia con una tenerezza indicibile e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, foga d’amore fu la Creazione, e fu tanto intensa, grande, che straripando dal nostro Essere Divino investì tutto l’universo e si diffuse ovunque, ed il nostro Fiat pronunziandosi e operando in questa nostra corsa d’amore, che correva, correva senza potersi fermare se non quando si sparse ovunque e diede il suo bacio d’amore a tutte le creature che ancora non esistevano; il suo bacio d’amore fu bacio di gioia, di felicità, che imprimeva su tutte le generazioni.  E il nostro Fiat Divino che correva insieme non si contentò di soli baci, ma pronunziandosi formò soli, cieli, stelle, mari e terra, e tutto ciò che si vede nel gran vuoto dell’universo.  Sicché la foga del nostro Amore nella Creazione fu foga d’amore festante, di felicità, di gioia, con cui dovevamo vezzeggiare e felicitare tutte le creature.  Invece nell’incarnarmi nel seno materno, la nostra foga d’amore, che non potendo contenerla, straripò da Noi e fece la stessa corsa della Creazione, fu foga d’amore di tenerezza, di compassione, di misericordia, e metteva a repentaglio la Vita d’un Dio per ritrovare l’uomo e dargli i suoi baci d’amore, teneri, compassionevoli, i suoi baci di perdono, e racchiudendo la vita delle creature tutte nel suo mare d’amore, dava loro il bacio di vita, mettendo la sua Vita d’Amore per dar vita all’uomo.  Il nostro Amore giunse all’eccesso nell’incarnazione perché non fu come nella Creazione Amor che festeggia, che gioisce, ma Amore dolente, Amore penante, Amore sacrificato, che darà la vita per far preda della vita dell’uomo.  Ma il nostro Amore non è contento ancora; metti la mano sul mio cuore e senti come mi batte forte, fino a sentirmelo scoppiare, tendi le tue orecchie e senti come rigurgita, quasi come mare in tempesta, che formando le sue onde altissime, vuole straripare fuori per invadere tutto e tutti; vuol fare la sua terza corsa di foga d’amore, ed in questa foga d’amore vuol formare il regno della mia Divina Volontà.  Questa nostra foga d’amore unirà insieme quella della Creazione e quella della mia Incarnazione e ne formerà una sola e sarà foga d’amore trionfante, e darà il suo bacio d’amore trionfatore, d’amore conquistatore, d’amore che vince tutto per dare il suo bacio di pace perenne, il suo bacio di luce che metterà in fuga la notte dell’umano volere e farà sorgere il pieno giorno del mio Voler Divino, che sarà portatore di tutti i beni.  Come lo sospiro, mi rigurgita tanto il mio Amore che sento la necessità di strariparlo fuori.  E se tu sapessi che sollievo sento quando sfogando con te ti parlo del mio Voler Divino, la foga del mio Amore che mi dà la febbre delirante si calma, e sentendo refrigerio mi metto all’opera per fare che tutto fosse Volontà mia nell’anima tua.  Perciò sii attenta e lasciami fare”.

(3) Dopo di ciò, la mia povera mente si perdeva nell’amore del mio dolce Gesù e vedevo innanzi a me una gran ruota di luce che scottava più del fuoco, la quale conteneva tanti raggi quante creature avevano uscite ed usciranno alla luce del giorno, e questi raggi investivano ciascuna creatura, e con dolce forza rapitrice le rapivano nel centro della gran ruota di luce, dove era Gesù che le aspettava dal grembo del suo Amore per divorarle, ma non per farle morire, ma per rinchiuderle nella sua piccola Umanità, per farle rinascere, crescere e alimentarle con le sue fiamme divoratrici per darle vita novella, la vita tutta d’amore; il mio piccolo Gesù, appena concepito racchiuse in sé il gran parto di tutte le generazioni, più che una tenera madre che racchiude il suo parto per uscirlo alla luce formato dal suo amore, ma con pene inaudite, e anche con la sua morte.  Onde il mio tenero Gesù, in mezzo a quella voragine di fiamme, piccino piccino, mi ha detto:

(4) “Guardami e ascoltami.  Figlia mia, in mezzo a questa voragine di fiamme, Io non respiro altro che fiamme, e nel mio respiro sento che le fiamme del mio Amore divorante mi portano il respiro di tutte le creature, il mio piccolo cuoricino palpita fiamme, le quali, allungandosi rapiscono i palpiti di tutte le creature, e me le depone nel cuore, e sento tutti i palpiti palpitando nel mio piccolo cuore.  Tutto è fiamme:  Fiamme gettano le mie piccole manine, i miei immobili piedini.  Ahi!  il mio Amore com’è esigente!  Per chiudermi tutto e per farmi dar vita a tutti mi ha messo in mezzo ad un fuoco divoratore, ed oh!  come sento al vivo le colpe, le miserie, le pene di tutti.  Sono piccino ancora, eppure nulla mi si risparmia!  Posso dire:  Tutti i mali sono caduti dentro e fuori di Me.  Ed in mezzo a queste fiamme divoratrici, carico di tante pene, guardo tutti ed esclamo piangendo:  “Il mio Amore tutti mi ha ridonato, me le ridonò nella Creazione e mi sfuggirono; me le ridona nel concepirmi nel seno della mia Mamma, ma sono sicuro che non mi sfuggiranno?  Saranno mie per sempre?  Oh!  come sarei felice se tutti non mi sfuggissero; le loro pene mi sarebbero refrigerio, se tutti i miei cari figli, il mio caro parto concepito nella mia piccina Umanità fosse al sicuro; e piangendo e singhiozzando guardavo in faccia a ciascuna per intenerirle con le mie lacrime, e ripetevo:  “Cari figli miei, non mi lasciate, non andate più lunge da Me, sono Padre vostro, non mi abbandonate; deh!  riconoscetemi, abbiate almeno compassione del fuoco che mi divora, delle mie lacrime ardenti, e tutto per causa vostra, perché vi amo troppo, vi amo da Dio, vi amo da Padre svisceratissimo, vi amo come Vita mia”.  Ma sai tu figlia piccola del mio Volere Divino, qual fu l’interesse più grande del mio Amore?  Di divorare nelle creature la loro volontà umana, perch’è origine di tutti i mali, e che con tutte le sue fiamme divoratrici, formava nubi per non farsi bruciare, oh!  ciò che più mi torturava era la volontà umana che non solo formava nubi, ma formava le scene più dolorose nella mia stessa Umanità.  Perciò prega che la mia Divina Volontà sia conosciuta e vi regni, e allora mi potrai chiamare il Gesù felice.  Altrimenti le mie lacrime non cesseranno, terrò sempre da piangere la sorte della povera umanità, perché giace sotto l’incubo della sua misera volontà”.

 

+  +  +  +

 

27-22

Dicembre 22, 1929

 

Come le opere più grandi non si possono far da soli, morirebbero

sul nascere.  Le tre carceri di Gesù.  Le due mamma.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, ed il mio tenero Gesù facendosi vedere piccolo bambino o nel mio cuore o nel seno della Mamma Celeste, ma tanto piccino con una beltà rapitrice, tutto amore, col suo volto bagnato di pianto, e piange perché vuol essere amato, e singhiozzando dice:

(2) “Ahi! , ahi!  perché non sono amato?  Io voglio rinnovare nelle anime tutto l’amore che ebbi nell’incarnarmi, ma non trovo a chi darlo.  Nell’incarnarmi trovai la mia Regina Mamma che mi dava campo a sfogare il mio Amore, ed a ricevere nel suo cuore materno tutto l’amore che mi respingevano le creature.  Ah!  era Lei la depositaria del mio Amore respinto, la dolce compagnia delle mie pene, il suo amore ardente che mi rasciugava le lacrime.  Le opere più grandi non si possono fare da soli, ma ci vogliono due o tre almeno, come depositari e alimento della stessa opera, senza alimento le opere non possono aver vita, c’è pericolo che muoiano sul nascere.  Tanto vero che nella Creazione fummo tre le Divine Persone nel crearla, e poi fecimo l’uomo come depositario dell’opera nostra; non contenti, perché le opere da sole non portano felicità, le demmo la compagnia della donna.  Nell’incarnazione le tre Divine Persone furono concorrenti ed in mia compagnia, anzi inseparabili da Me, con l’aggiunta della Regina Celeste, e fu Lei propria la Divina depositaria di tutti i beni dell’incarnazione.  Vedi dunque come mi è necessario per formare le mie opere la compagnia della creatura, che si metta a mia disposizione per ricevere il gran bene che voglio darle.  Quindi, vuoi tu essere la mia seconda Mamma?  Vuoi tu ricevere il gran bene della rinnovazione della mia incarnazione, come dote del regno del mio Fiat Divino?  Così avrò due Mamma; la prima che mi fece formare il regno della Redenzione, la seconda che mi farà formare il regno della mia Divina Volontà”.

(3) E mettendo le sue piccole manine sul mio volto, carezzandomi mi diceva:

(4) “La mia mamma!  la mia mamma!  L’amore materno supera tutti gli amori, sicché tu mi amerai con amore di madre insuperabile”.

(5) Dopo di ciò ha fatto silenzio volendo essere cullato nelle mie braccia, e poi ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, or tu devi sapere l’eccesso del mio Amore, dove mi condusse; nello scendere dal Cielo in terra mi condusse dentro d’una prigione strettissima e oscura, qual fu il seno della mia Mamma, ma non fu contento il mio Amore, in questa prigione stessa mi formò un’altra carcere, qual fu la mia Umanità che incarcerò la mia Divinità; la prima carcere mi durò nove mesi, la seconda carcere della mia Umanità mi durò per ben trentatré anni.  Ma il mio Amore non si arrestò, mi formò sul finire la carcere della mia Umanità, la carcere dell’Eucaristia, la più piccola delle carceri, una piccola ostia in cui mi carcerò Umanità e Divinità, e doveva contentarmi di stare come morto, senza far sentire né respiro, né moto, né palpito, e non per pochi anni, ma fino alla consumazione dei secoli.  Quindi andai di carcere in carcere, esse sono per Me inseparabili, perciò posso chiamarmi il Divino carcerato, il celeste prigioniero.  Nelle due prime carceri, nell’intensità del mio Amore maturai il regno della Redenzione; nella terza carcere dell’Eucaristia sto maturando il regno del mio Fiat Divino.  Ecco perciò chiamai te nella carcere del tuo letto, affinché insieme prigionieri ambedue, nella nostra solitudine, affiatandoci, possiamo far maturare il bene del regno del mio Volere.  Se mi era necessario una Mamma per la Redenzione, così pure mi necessita una mamma per il regno del mio Fiat, ed il mio Amore esigente ha voluto questa madre carcerata, per tenerla a mia disposizione.  Perciò Io sarò il tuo prigioniero non solo nella piccola ostia, ma anche nel tuo cuore, e tu sarai la mia cara prigioniera tutta intenta ad ascoltarmi e a spezzare la solitudine della mia lunga prigionia.  E ad onta che siamo prigionieri, saremo felici, perché matureremo il regno della Divina Volontà per darlo alle creature”.

+  +  +  +

 

27-23

Dicembre 24, 1929

 

Quando Gesù parla delle sue verità sprigiona luce.  Le verità lette

e rilette sono come il ferro battuto.  Corsa nella Divina Volontà.

 

(1) Stavo pensando a tutto ciò che il mio dolce Gesù con tanta bontà si benigna di dire alla povera anima mia, e che rileggendole nelle circostanze sfavillano luce, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando Io parlo sprigiono luce di verità, e voglio che sia accettata e carezzata dall’anima; se questa luce viene accettata e messa in posto d’onore nell’interno di essa, ne chiama un’altra luce, sicché una ne chiama un’altra; diversamente torna alla sua sorgente.  E quando l’anima ritorna a leggerle se sono scritte, ed a ponderarle, le mie verità sono come il ferro battuto, che col batterlo il ferro s’infuoca e getta faville di luce; invece, se non è battuto il ferro è duro, nero e metallo gelato.  Così è delle mie verità:  “Se l’anima le legge e rilegge per succhiarne la sostanza che c’è dentro, le mie verità che sono state comunicate all’anima sua, che simboleggia il ferro, il nero ed il suo gelo, resta infuocata, e col ponderarle dà dei colpi sopra di sé stessa che ha ricevuto il bene di sentire la mia verità, la quale sentendosi onorata sfavilla luce di altre verità.  Ma se le mie verità manifestate sono messe nell’oblio, né messe in posto d’onore, restano come sepolte, ma i vivi non si seppelliscono, perché esse sono luce che possiedono e portano vita, perciò verrà tempo, perché esse non sono soggette a morire, che altri faranno tesori e condanneranno coloro che l’hanno tenute obliate e come sepolte.  Se tu sapessi quanta luce c’è in tutto ciò che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà, e quant’altra luce sfavillerebbe se fossero lette e rilette, tu stessa ne resteresti eclissata e meravigliata del gran bene che farebbero”.

(3) Onde seguivo i miei atti nel Voler Divino, e pensando alla solitudine di Gesù nel seno della Mamma sua, ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come mi è dolce e gradita la compagnia della creatura, siccome fu proprio per lei, per trovarla e per farla mia, tenendola in mia compagnia, mi sento come compensata la mia discesa dal Cielo in terra.  Ma sappi però che se sono contento della semplice compagnia della creatura che mi ama e cerca di spezzare la mia solitudine, non sono contento di chi vive nel mio Voler Divino, la voglio sempre insieme con Me, come spettatrice delle mie lacrime infantili, dei miei gemiti, dei miei singhiozzi, pene, opere e passi miei, e anche delle mie gioie, perché voglio farne il deposito in lei.  Perché stando la mia Volontà in essa, mi sarebbe troppo duro se non l’avessi sempre insieme con Me, farla stare a giorno di tutto.  La mia Divina Volontà sente l’irresistibile bisogno di partecipare alla creatura tutto ciò che fa nella mia Umanità, affinché non sia una Volontà divisa quella che regna in Me e quella che regna nella creatura.  Ecco perciò la causa perché in ogni atto mio ti chiamo e voglio che conosci ciò che ho fatto e ciò che faccio, per fartene il dono e poter dire:  “Chi vive nel mio Voler Divino non mi lascia mai, siamo stretti ed inseparabili”.

(5) Ed io:  “Amor mio, la tua corsa d’amore non si arresta mai, corri, corri sempre, ed io mi sento che non sono capace di fare le mie corse d’amore come le fai Tu, sono troppo piccola e non ho il volo di correre ovunque per amarti”.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, anche tu puoi fare le corse d’amore nel mare immenso della mia Divina Volontà, farai come fa la nave, quando vuole solcare il mare essa si tuffa nel mare, le acque si fendono, le danno il passo e mentre veloce cammina, lascia dietro di sé una striscia bianca, come segno che la nave passa da quel punto di mare, che poi a poco a poco svanisce e nulla resta che la nave passò, ma ad onta di ciò la nave ha fatto la sua corsa nel mare, ed è giunta dove si era prefissata d’andare.  Così l’anima, se vuole amare si tufferà nel mare del mio Fiat Divino e formerà la sua corsa d’amore, girerà tutta l’eternità e non farà come la nave, che nulla resta nel mare perché passò, ma orgogliose le acque si chiudono dietro non lasciando nessuna traccia perché la nave passò, ma nel mare del mio Voler Divino, come l’anima si tuffa per fare la sua corsa, le nostre acque divine rigurgitano e nel loro rigoglio formano il solco, il quale non svanisce, ma vi resta il segno e addita a tutti la sua corsa d’amore fatta nel nostro mare, in modo che Noi possiamo dire:  “Da qui passò e fece la sua corsa d’amore chi vive nel nostro Volere, perché ciò che si fa in Esso resta incancellabile”.  Così se vuoi fare le tue adorazioni, se vuoi abbellirti, se vuoi santificarti, se vuoi essere potente, sapiente, tuffati nel nostro Volere e mentre farai la tua corsa resterai tutt’amore, tutta bella, tutta santa, acquisterai la scienza, chi è il tuo Creatore, e tutti i tuoi moti saranno adorazioni profonde e lascerai nel nostro mare tanti solchi per quante diverse corse hai fatto nel Fiat Divino, in modo che Noi diremo:  “In questa corsa che fece nel nostro mare la piccola figlia del nostro Voler Divino, formò il solco della santità, e Noi la santificammo ed essa restò santa; in quest’altra corsa si tuffò nel mare della nostra bellezza e formò il suo solco, e Noi l’abbellimmo ed essa restò abbellita; in quest’altra corsa formò il solco delle nostre conoscenze, ed essa ci conobbe e Noi le parlammo e ci fecimo conoscere, e le parlammo a lungo del nostro Essere Divino, la nostra parola la legò, la immedesimò con Noi e sentiamo l’irresistibile bisogno di farci conoscere sempre più, e di farle il dono più grande di manifestarle le nostre verità.  Sicché ogni corsa che fai nel nostro Fiat Supremo, prendi sempre del nostro, ed il nostro Amore rigurgitando ci parla di te, e ci addita le tue corse col suo rigoglio, come segno che tu sei stata nel nostro mare divino”.

 

+  +  +  +

 

27-24

Dicembre 25, 1929

 

Come la nascita di Gesù fu la rinascita della Divina Volontà nella sua

Umanità, e tutto ciò che fece erano rinascite di Essa, formate in Lui per

farla rinascere nelle creature.  Gesù fu il vero sacrificato del suo Volere.

 

(1) Stavo pensando quando il mio dolcissimo Gesù bambino spasimante d’amore usciva dal seno della sua Mamma Celeste; qual gioia per Lei poterlo stringere fra le sue braccia, baciarlo e mettersi a gara ad amare Colui che tanto l’amava.  Ma mentre tanti pensieri si affollavano nella mia mente sopra la santa nascita dell’infante divino, me l’ho sentito muovere nel mio interno e uscendo fuori si ha messo fra le mie braccia e stendendo le sue piccole manine al mio collo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, anche tu baciami e stringimi a te, ed Io ti bacio e ti stringo a Me, e amiamoci con tale gara d’amore da non finirla mai”.

(3) E abbandonandosi nelle mie braccia da piccolo bambinello ha fatto silenzio.  Ma chi può dire le strette d’amore, i baci affettuosi?  Ma credo meglio passarle in silenzio.  Onde dopo, riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la mia nascita nel tempo fu la rinascita della mia Divina Volontà nella mia Umanità, e siccome rinasceva in Me, portava la lieta novella della rinascita nelle umane generazioni.  Il mio Fiat è eterno, ma si può dire come se nascesse in Adamo per formare la lunga generazione della sua rinascita nella creatura, ma siccome Adamo respinse questa Volontà Divina, col respingerla impedì le tante rinascite che doveva fare in ciascuna creatura, e con amore costante ed invincibile aspettò la mia Umanità per rinascere di nuovo in mezzo all’umana famiglia.  Perciò tutto ciò che Io feci in tutto il corso della mia Vita:  Le lacrime infantili, i miei gemiti e vagiti, non erano altro che rinascite della mia Divina Volontà che venivano formate in Me per farla rinascere nelle creature, perché essendo rinata in Me, e possedendola come mia, tenevo il diritto ed il potere di darla e farla rinascere nella creatura.  Sicché tutto ciò che faceva la mia Umanità:  Passi, opere, parole, pene, anche il mio respiro e la stessa mia morte, formavano tante rinascite della mia Divina Volontà per quante creature avrebbero avuto il bene della rinascita del mio Fiat Divino.  Essendo Io il capo dell’umana famiglia, ed essa le mie membra, Io come capo chiamavo coi miei atti, chiamavo le tante rinascite del mio Voler Divino in Me, per farle passare a rinascere nelle mie membra delle creature.  Perciò non ci fu atto che Io feci, anche la mia stessa Vita Sacramentale, ciascuna Ostia consacrata sono continue rinascite del mio Supremo Volere che prepara alla creatura.  Quindi Io sono il vero sacrificatore d’una causa sì santa, che il mio Volere regni.  Sono Io proprio Colui che formai in Me il suo regno, e facendolo rinascere tante volte in Me per in quante creature doveva rinascere, formavo il suo impero santissimo ed il suo regnare in mezzo alle mie membra.

(5) Ora figlia mia, dopo che misi al sicuro il regno della mia Divina Volontà nella mia Umanità, dovevo manifestarlo per farlo conoscere; perciò venni da te ed incominciai a narrarti la lunga storia del mio Fiat Divino.  Or tu devi sapere che tante manifestazioni ho fatto e farò, tante verità, tante parole ho detto, per quante rinascite Essa fece nella mia Umanità; saranno in perfetto equilibrio le sue rinascite in Me e le sue conoscenze che ti manifesto; ogni rinascita del mio Voler Divino fatta in Me ed in ciascuna ostia consacrata, troverà una manifestazione e una sua verità che la conferma, e le darà la rinascita nella creatura, perché in Dio la parola forma la vita del bene che vuol formare nella creatura, la nostra parola è portatrice di vita; non fu la nostra parola Fiat che pronunziandosi creò il cielo, il sole e tutto ciò che si vede nell’universo intero, e anche la stessa vita dello stesso uomo?  Finché non pronunziammo Fiat tutto stava in Noi; come si pronunziò popolò cieli e terra di tante opere belle e degne di Noi, e dava il principio alla lunga generazione di tante vite umane.  Vedi dunque che tutto ciò che ti dico sulla mia Divina Volontà porterà con la potenza della mia parola creatrice le sue tante rinascite fatte in Me in mezzo all’umana famiglia.  Ecco la grande ragione d’una storia sì lunga e d’un mio dire sì continuato.  Essa sarà equilibrato a tutto ciò che si fece da Noi nella Creazione ed a tutto ciò che feci nella Redenzione; e se pare che qualche volta faccio silenzio, non è perché ha cessato il mio dire, ma perché faccio riposo, perché è mio solito riposarmi nella mia stessa parola e opere che escono da Me, come feci nella Creazione, non sempre si pronunziò, dicevo Fiat e facevo sosta, e dopo lo pronunziavo di nuovo; così faccio in te, parlo, ti faccio la mia lezione e prendo riposo, prima per godermi in te gli effetti della mia parola, e per disporti a ricevere la nuova vita della mia lezione.  Perciò sii attenta ed il tuo volo nella mia Divina Volontà sia continuo”.

 

+  +  +  +

 

27-25

Dicembre 29, 1929

 

Come Gesù nello scendere dal Cielo in terra formò il

nuovo Eden.  Come la Divina Volontà è stata sempre Regina.

 

(1) La mia piccola intelligenza me la sentivo come rapire e come trasportare a guardare nel grembo della mia Mamma Celeste il mio piccolo neonato Gesù, che ora piange e ora vagisce, e ora tutto intirizzito trema di freddo, ed oh!  come la piccola anima mia vorrebbe sciogliersi in amore per riscaldarlo e per quietargli il pianto; ma il mio celeste e vezzoso bambinello chiamandomi vicino nelle braccia della sua Mamma mi ha detto:

(2) “Mia figlia del Divin Volere, vieni ad ascoltare le mie lezioni.  Nello scendere dal Cielo in terra per formare la Redenzione, dovevo formare il nuovo Eden, dovevo ripristinare il primo atto, ed il principio della creazione dell’uomo nella mia Umanità.  Sicché Betlem fu il primo Eden; Io sentivo nella mia piccola Umanità tutta la forza della nostra Potenza creatrice, la foga del nostro Amore con cui fu creato l’uomo, sentivo le fibre della sua innocenza, della sua santità, del suo dominio con cui lui era investito.  Sentivo in Me quell’uomo felice, oh!  come l’amavo, che avendo perduto il suo posto d’onore, Io riprendevo il suo posto, perché mi conveniva prima mettere in Me l’ordine del come fu creato l’uomo, e poi scendere nella sua sventura per rialzarlo e metterlo in salvo.  Perciò c’erano in Me due atti continuati, fusi in uno, l’Eden felice con cui dovevo mettere in vigore tutta la bellezza, la santità, la sublimità della creazione dell’uomo; era lui innocente e santo, ed Io sorpassandolo non solo ero innocente e santo, ma ero il Verbo Eterno, e tenendo in Me tutta la potenza possibile ed immaginabile, e Volontà immutabile, dovevo tutto riordinare il principio della creazione dell’uomo e rialzare l’uomo caduto, altrimenti non la farei da Dio, né l’amerei come opera nostra uscita e creata in una foga del nostro Amore.  Il nostro Amore si sentirebbe arrestato e come impotente, ciò che non può essere, se non avessi tutto aggiustato la sorte dell’uomo caduto e la sorte del come fu lui creato.  Sarebbe stato uno sfregio alla nostra creazione e ci avrebbero tacciato di debolezza se non avessimo ripristinato del tutto l’uomo.  Perciò Betlem fu il mio primo Eden, in cui facevo ed abbracciavo tutti gli atti che fece Adamo innocente e che avrebbe fatto se non fosse caduto; la nostra Divinità aspettava con giustizia il mio ricambio invece sua, e come andavo rifacendo quello che avrebbe fatto l’Adamo innocente, così mi abbassavo e stendevo la mano per rialzarlo caduto.  Quindi la mia Umanità non faceva altro che come girava e mi fermava, formava nuovi Eden, perché in Me c’erano tutti gli atti del principio della creazione dell’uomo, e dovunque mi fermavo potevo formare nuovi Eden con la mia innocenza e santità.  Sicché Eden fu l’Egitto, Eden fu Nazaret, Eden fu il deserto, Eden fu Gerusalemme, Eden fu il monte Calvario, e questi Eden che formavo chiamavano il regno della mia Divina Volontà a regnare, e sono essi prove certe che come compì il regno della Redenzione e sta facendo il suo giro per stabilirsi in tutto il mondo, così questi Eden in cui furono fatti da Me tutti gli atti come se l’uomo non fosse caduto, seguiranno gli atti della Redenzione e faranno il loro giro per stabilire il regno del mio Fiat Divino.  Perciò ti voglio sempre insieme con Me, affinché mi segui in tutti gli atti miei, e tutto offri per fare che la mia Divina Volontà regni e domini, perché questo è quello che più interessa al tuo Gesù”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, la mia Divina Volontà agiva in Me da Regina, perché realmente sempre tale è stata, perché Essa in natura è Regina, nella nostra stessa Divinità tiene il primo posto, regge e domina tutti i nostri attributi, non vi è atto nostro che non vi tiene il suo posto di Regina.  Sicché Regina è in Cielo, in terra, nella Creazione, in tutto e dovunque regna.  Perciò il volere che l’uomo facesse la nostra Volontà Divina e che le desse il posto di Regina, era l’onore più grande e l’amore più insuperabile che gli davamo, e regnando una sola Volontà lo facevamo sedere alla nostra mensa celeste, partecipandole i nostri beni divini.  Lo volevamo felice, e volevamo la gloria di veder felice colui che con tanto amore avevamo creato con le nostre mani creatrici.  Onde il nostro Voler Divino ed il nostro Amore non potevano né contentarsi né arrestarsi alla sola opera della Redenzione, ma vogliono andare avanti fino ad opera compiuta; molto più che non sappiamo fare opere a metà, e avendo i secoli a nostra disposizione possiamo giungere dove vogliamo”.

 

+  +  +  +

 

27-26

Gennaio 2, 1930

 

Diversità di atti e di effetti del Fiat Divino.  Quanti beni

può produrre un’atto di Esso.  Esempio del Sole.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, e seguendo il mio giro nelle opere sue, mi sentivo tutta circondata da esse e ciascuna aspettava che io li riconoscesse come opere del mio Creatore per vincolarci insieme con vincoli inseparabili; mi pareva che la Divina Volontà con la sua luce scorresse in tutta la Creazione, come scorre il nostro sangue nel corpo, così scorreva pure in tutti gli atti, parole, passi, pene e lacrime di Gesù, ed io andavo in cerca di tutto come cose mie, per amarle e riconoscerle come cose che mi appartengono.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà, sta in comunicazione con tutte le cose da Noi create, perché Essa è di tutti e appartiene a tutti; essendo una la Volontà che domina e opera, tutte le cose le sono come membra al corpo, di cui il Capo è Dio, che tiene tale vincolo da tutte le cose, ché scorre il nostro Divin Volere come atto primo di vita, che le sono inseparabili.  Solo la volontà umana, se vuole operare da sola senza l’unione della nostra, può spezzare questa bella unione, questo vincolo d’inseparabilità tra Dio, tra la cose create e tra le creature, perciò la mia Divina Volontà è la portatrice di tutti gli atti nostri fatti nella Creazione e nella Redenzione alla creatura, è la rivelatrice dei nostri segreti; essendo una la Volontà nostra con la creatura che vive in Essa, come può nascondersi?  Ed Io figlia mia, come mi sentirei male se non ti mettessi a giorno delle mie lacrime, delle pene più intime e di ciò che Io feci stando sulla terra, e nel mio dolore direi:  “Neppure la piccola figlia del mio Volere conosce tutto ciò che ho fatto e patito per averne il ricambio, anche del suo piccolo ripetuto ti amo e farle il dono di ciò che a Me appartiene”.  Quindi, ogni cosa che tu conosci di Me e ami come tua, Io te ne faccio un dono, e facendo festa dico:  “Tengo sempre da dare alla figlia mia, ed essa tiene sempre da ricevere, perciò staremo sempre insieme, perché occupati nello scambio che facciamo, Io nel dare ed essa nel ricevere”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro in tutti gli atti buoni fatti dal principio della Creazione da tutte le creature, non escluso il mio primo padre Adamo, per offerirli per ottenere il regno della Divina Volontà sulla terra; ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non vi è cosa di buono che non esce dalla mia Divina Volontà, ma però c’è diversità tra atti ed effetti di Essa.  La Creazione fu un’atto del mio Fiat, ed oh!  quante cose belle non uscirono, cieli, soli, stelle, aria che doveva servire per la vita naturale della creatura; mare, vento, tutto fu pienezza e molteplicità di opere, perché un’atto di mia Divina Volontà è capace di riempire tutto e di far tutto.  La creazione dell’uomo fu un’atto di Essa, e che cosa non racchiuse nella piccola circonferenza dell’uomo?  Intelligenza, occhi, udito, bocca, parola, cuore e fin la nostra somiglianza, per la quale lo facevamo il portatore del suo Creatore, quanti prodigi non racchiude; non solo, ma le fu messa tutta la Creazione intorno a servirlo, come se un primo atto del nostro Fiat fatto nella Creazione voleva servire al secondo atto fatto nel creare l’uomo.  Un’altro atto di nostra Volontà Divina fu la creazione della Vergine Immacolata, furono tali e tanti i prodigi operati in Lei, che Cieli e terra stupirono, tanto che giunse a far scendere il Verbo Divino sulla terra, che formò un’altro atto del mio Fiat e fu la mia Incarnazione, e tu lo sai che fu portatore di tutti i beni alla umana famiglia.  Tutto il resto dei beni che ci sono stati in mezzo alle creature, virtù, preghiere, opere buone, miracoli, sono effetti del mio Voler Divino, i quali agiscono a seconda le disposizioni delle creature, e perciò sono sempre limitati, né con quella pienezza che riempiono Cieli e terra.  Invece gli atti del mio Fiat Divino sono indipendenti da esse, e perciò si vede la grande diversità tra atti ed effetti.  E questo si vede benissimo anche nel sole e tra gli effetti che esso produce; il sole come atto è sempre fisso nella sua pienezza di luce, che con maestà riempie la terra, né mai cessa di dare la sua luce ed il suo calore, invece gli effetti del sole, che si può dire che sono a disposizioni della terra, sono incostanti, ora si vede la terra fiorita con la varietà dei tanti colori, e ora si vede spogliata e senza bellezza, come se il sole non avesse la virtù comunicativa di comunicare sempre i suoi mirabili effetti alla terra, mentre si può dire che la colpa è della terra.  Al sole non manca mai nulla, quel di ieri è oggi e sarà.  Ora quando ti vedo girare anche negli effetti del mio Fiat Divino, come se non volessi perdere nulla, per racchiuderli in Esso e dargli gli omaggi, l’amore degli effetti che produce, per chiedergli che venga sulla terra a regnare, tu disponi il nostro Volere a formare un’altro atto di Esso, perché tu devi sapere che il Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in Terra, sarà un’altro atto del nostro Fiat Supremo; non sarà un effetto, ma un’atto, ma con tale magnificenza che tutti ne resteranno stupiti.  Ora, tu devi sapere che l’uomo fu creato da Noi con questo prodigio, che doveva possedere in lui il nostro atto continuo di Volontà Divina; col respingerla perdette l’atto e restò cogli effetti, perché sapevamo che come la terra non può vivere senza gli effetti che almeno produce il sole se non vuol vivere nella pienezza della sua luce e del suo calore, così l’uomo non poteva vivere almeno senza gli effetti della nostra Divina Volontà, giacché aveva respinto la vita di Essa.  Quindi il suo regno non sarà altro che richiamare l’atto continuo del nostro Fiat Divino operante nella creatura.  Ecco perciò la causa del mio lungo dire sopra di Esso, non è altro che il principio dell’atto continuo del mio Fiat Divino che non finisce mai quando vuole operare nella creatura, ed è tanto molteplice nelle opere, nella bellezza, nella grazia e nella luce, che non se ne veggono i confini.  Perciò seguita a girare in tutto ciò che ha fatto e produce il mio Fiat Divino né ti stancare mai se vuoi ottenere un regno sì santo”.

(5) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, come gli effetti sono prodotti dalla sola e unica mia Volontà, e agiscono a disposizioni della creatura, così gli atti del nostro Voler Divino, indipendenti da esse, sono prodotti dall’unità dell’atto solo del nostro Fiat Divino.  Sicché in Noi è sempre uno l’atto nostro, perché in Noi non ci sono ascensione di atti, e se pare alla creatura che ora facciamo la Creazione, ora la Redenzione, e ora che vogliamo formare il regno della nostra Divina Volontà in mezzo alle creature, è la manifestazione che facciamo a loro di ciò che possiede il solo e unico nostro atto, che mentre a loro pare che facciamo ed usciamo tanti atti distinti, per Noi tutto stava racchiuso in un solo atto.  Nell’unità del nostro Voler Divino che racchiude un solo atto, nulla le può sfuggire, racchiude tutto, fa tutto, abbraccia tutto ed è sempre un solo atto.  Quindi, tanti gli effetti che produce il nostro Fiat quanti gli atti di Esso, partono sempre dall’unità del solo e unico atto nostro”.

 

+  +  +  +

 

27-27

Gennaio 7, 1930

 

Scambio di doni tra Dio e la creatura.  Come chi vive nel Voler

Divino è il banco Divino sulla terra e forma un nembo di Cielo.

 

(1) Mi sentivo tutta abbandonata nel Fiat Supremo e pensavo tra me:  “Che cosa potrei dare al mio amato Gesù? ” E Lui subito:  “La tua volontà”.  Ed io:  “Amor mio, io ve la diedi, e avendola data credo che non sono più padrona di darvela, giacché è tua”.  E Gesù:

(2) “Figlia mia, ogni qualvolta tu vorresti farmi il dono del tuo volere, Io l’accetto come un nuovo dono, perché Io lascio la volontà umana nel suo libero arbitrio, in modo che la creatura può stare in atto di darmela sempre, ed Io tante volte l’accetto quante volte me la dà, perché essa tante volte si sacrifica quante volte me ne fa il dono, ed Io nel vedere che la creatura è costante nel farmi il suo dono continuato, veggo che c’è vera decisione da parte sua, e ama e stima il dono della mia Volontà, ed Io, come lei mi fa il dono continuo della sua, le faccio il dono continuo della mia, e allargando la sua capacità, perché la creatura è incapace di prendere tutta l’interminabilità del mio Volere, vo aumentando continuamente più santità, più amore, più bellezza, più luce e più conoscenza della mia Divina Volontà.  Sicché nello scambio che facciamo, tu della tua volontà, ed Io della mia, raddoppiamo i doni, e resta tante volte vincolata quante volte ne facciamo lo scambio.  Quindi Io tengo sempre da darti e tu pure, perché nella mia Divina Volontà le cose non finiscono mai, sorgono ad ogni istante, e avendomi dato la tua volontà, al contatto della mia la tua ha acquistato la prerogativa della mia, di potersi dare continuamente al tuo Gesù”.

(3) Onde seguivo gli atti del Fiat Divino, accompagnandoli col mio ti amo, e comprendevo la grande diversità della grandezza e magnificenza delle opere del Fiat Divino, e del mio piccolo ti amo, oh!  come mi sentivo piccola e veramente neonata appena innanzi a quel Fiat che tutto può e tutto abbraccia; ed il mio amabile Gesù, stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(4) “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà è il mio banco sulla terra, e come dici il tuo ti amo Io l’investo col mio, e da piccolo diventa grande, si diffonde nell’infinito, in modo che le ricchezze del mio Amore diventano immensurabili, ed Io le depongo nel banco dell’anima tua; e come continui i tuoi atti, così l’investo coi miei e li depongo nel tuo banco per tenere il mio banco divino sulla terra.  Perciò i tuoi piccoli atti fatti nel mio Voler Divino, mi servono per darmi da fare, per far scorrere le nostre qualità divine che sono infinite nei tuoi piccoli atti che sono finite, mischiarli insieme e farne tanti atti nostri e deporli nel banco dell’anima tua, affinché il nostro Volere in te trovi il suo Cielo.  Non sai tu che chi deve vivere nel nostro Fiat Divino dev’essere un nembo di Cielo?  Che abbassandosi sulla terra, ma tanto da togliere qualunque distanza, in modo che in quel punto della terra che si trova la fortunata creatura si deve vedere Cielo, non terra; né la mia Divina Volontà starebbe senza il suo Cielo, già Essa stessa se lo formerebbe e le tende del Cielo si abbasserebbero per rendere omaggio a quel Fiat, da cui riconoscono la loro esistenza.  Perciò tutti i beati ne restano stupiti nel vedere un nembo di Cielo sulla terra, ma subito cessa il loro stupore quando veggono che quella Divina Volontà che forma il loro Cielo e tutta la loro felicità, si trova regnante in quella creatura, proprio in quel punto dove veggono che le tende del Cielo abbassandosi circondano quella creatura per inneggiare al mio Fiat Supremo.  Perciò sii attenta figlia mia, e se ciò ti dico è per farti conoscere il gran bene di farti conoscere il mio Volere, e come vuol formare il suo regno in te, affinché mi ringrazi e sii riconoscente”.

 

+  +  +  +

 

27-28

Gennaio 10, 1930

 

Chi vive nel Divino Volere appartiene alla famiglia divina.  Diversità

d’appartenere a Dio; esempio d’un regno.  Chi vive in Dio, e chi fuori di Dio.

 

(1) Mi sentivo, sebbene abbandonata nel Fiat Divino, mi sentivo pure tutta annientata, ma tanto che mi vedevo più piccola d’un atomo e pensavo tra me:  come sono miserabile, piccola ed insignificante.  Ed il mio adorabile Gesù interrompendo il mio pensiero, facendosi sentire e vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, o sei piccola o grande, appartieni alla nostra famiglia divina, sei un membro di essa e ciò ti basta, anzi è tutto per te ed è la gloria e l’onore più grande che potresti possedere”.

(3) Ed io:  “Amor mio, tutti da Te siamo usciti e tutti a Te apparteniamo, quindi non è meraviglia che ti appartenga”.

(4) E Gesù:  “Certo che tutti mi appartengono per vincoli di creazione, ma c’è gran differenza per chi mi appartiene non solo per vincoli di creazione, ma con vincolo di fusione di volontà, cioè che la mia è la sola ed unica Volontà sua; questi posso dire che mi appartengono con vincoli di vera famiglia nostra, perché la volontà è la cosa più intima che può esistere, tanto in Dio quanto nella creatura, è la parte essenziale della vita, è la dirigente, è la dominatrice che tiene virtù di vincolare con vincoli inseparabili Dio e la creatura, e da questa inseparabilità si riconosce che appartiene alla nostra famiglia divina.  Non succede questo dentro d’un regno?  Tutti appartengono al re, ma in quanti diversi modi appartengono, chi appartiene come popolo, chi come esercito, chi come ministro, chi come sentinella, chi come cortigiano, chi come regina del re e chi come figlio.  Ora, chi appartiene alla famiglia reale?  Il re, la regina, i figli; tutto il resto del regno non possono dirsi che sono appartenenti alla famiglia reale, ma appartengono al regno, sono obbligati alla legge, alla sudditanza, ed ai ribelli si mettono in carcere.  Quindi, ad onta che tutti ci appartengono, ma in quanti diversi modi, e solo chi vive nel nostro Voler Divino vive in mezzo a Noi; il nostro Fiat Divino ce la porta nel suo grembo di luce nell’intimo del nostro seno divino, né Noi possiamo metterla fuori di Noi, per farlo dovremo mettere il nostro Voler Divino fuori di Noi,s ciò che non possiamo fare né vogliamo fare.  Anzi, siamo contenti di tenerla, di vezzeggiarla come nostro caro ricordo, quando il nostro amore rigurgitante uscì fuori la Creazione, che voleva che la creatura vivesse nella nostra eredità della Divina Volontà, e che coi suoi innocenti sorrisi si trastullassi col suo Creatore.  E se ti vedi piccola è l’amore esuberante del mio Fiat, ch’è tutto attenzione e gelosia sopra di te, che non ti conceda un’atto di tua volontà umana, quindi l’umano non tiene crescenza, e tu ti senti sempre piccola, e questo è perché il mio Volere vuol formare la sua Vita nella tua piccolezza, e quando cresce la sua Vita Divina, la vita umana non ha ragione di crescere; quindi ti devi contentare di restare sempre piccola”.

(5) Onde seguivo il mio abbandono nel Voler Santo ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, chi vive nel mio Fiat Divino vive in Dio, quindi possiede e può dare i beni che possiede.  L’Essere Divino la circonda dappertutto, in modo che non vede, non sente, non tocca che Dio; in Lui si felicita, Lui solo comprende e conosce, tutto le scomparisce, e solo le resta il ricordo che mentre si trova nel suo Dio è viatrice ancora, e come viatrice deve perorare per i suoi fratelli, perché trovandosi in condizione di dare i beni che possiede, deve dare a secondo le loro disposizioni.  Non ti ricorda tu, anni addietro, quando ti facevo vedere che ti mettevo nel mio cuore e tutto ti scompariva, e tu te la godevi e non volevi uscirne più, ed Io per farti ricordare che eri viatrice ti usciva alla porta del mio cuore oppure fra le mie braccia, per farti vedere i mali dell’umano genero, affinché tu perorassi per loro, e tu ti dispiacevi con Me ché non volevi uscire dal cuore mio.  Era il principio del vivere nel mio Voler Divino che tu sentivi nel cuor mio essente da qualunque pericolo, libero da tutti i mali, perché Dio stesso vi si schiera d’intorno alla felice creatura per tenerla difesa da tutto e da tutti.  Invece per chi fa la mia Divina Volontà e non vive in Essa, si trova in condizione di poter ricevere, ma non di dare, e siccome vive fuori di Dio, non in Dio, vede la terra, sente le passioni che la mettono in pericolo continuo e le danno una febbre intermittente che ora si sentono sani, ora malati, ora vogliono fare il bene ed ora si stancano, s’annoiano, s’infastidiscono e lasciano il bene.  Sono proprio come quelli che non hanno una casa dove starsi al sicuro, ma vivono in mezzo alla strada, esposti al freddo, alla pioggia, al sole cocente, ai pericoli e vivono d’elemosina.  Giusta pena di chi poteva vivere in Dio, invece si contenta di vivere fuori di Dio”.

 

+  +  +  +

 

27-29

Gennaio 16, 1930

 

Come nella Creazione, Redenzione e regno della Divina Volontà, la parte operante

è della Divina Volontà, e le tre Divine Persone concorrenti.  Come la Creazione vuol narrare la storia della Divina Volontà.  Come chi vive in Essa riceve tutto, può

dare tutto, e prende parte a tutte le qualità divine.

 

(1) Stavo seguendo il Fiat Divino nell’opera della Creazione, ed oh!  come mi pareva bella, pura, maestosa, ordinata, degna di Colui che l’aveva creata; ogni cosa creata, mi sembrava che teneva da dirmi la sua piccola storia che racchiudeva di quel Fiat che l’aveva dato la vita, e che uscendole alla luce del giorno, dovevano narrare per far conoscere ciò che sapevano della Divina Volontà, ed unito insieme dovevano narrare la lunga storia di quel Fiat che non solo le aveva create, ma conservandole le dava il compito di narrare la sua lunga storia, dando a ciascuna cosa creata una lezione da narrare alle creature, per far conoscere quella Divina Volontà che le aveva create.  Ma mentre la mia povera mente si perdeva nel guardare la Creazione, e voleva ascoltare le tante belle lezioni che voleva farmi ciascuna cosa creata sul Fiat Divino, il mio dolce Gesù uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia piccola del mio Eterno Volere, voglio farti sapere che l’opera della Creazione, della Redenzione e quella del regno del nostro Volere, è tutto opera del nostro Fiat Supremo.  Lui prese la parte operante e le tre Divine Persone presero la parte concorrente, ma fu al nostro Fiat Divino che le demmo il compito di creare la Creazione, di formare la Redenzione e ristabilire il regno della nostra Divina Volontà.  Perché nelle opere che escono da dentro la Divinità è sempre il nostro Voler Divino che prende la parte attiva, sebbene tutto il nostro Essere Divino vi concorre insieme.  Perché Esso tiene virtù ed ufficio dirigente ed operante di tutte le cose nostre.  Come tu tieni le mani per operare ed i piedi per camminare, e se vuoi operare non te ne servi dei piedi ma delle mani, sebbene tutto il tuo essere è concorrente all’opera che vuoi fare, così è del nostro Essere Divino, non vi è parte di Noi che non vi concorre, ma la nostra Volontà Divina prende la parte dirigente ed operante.  Molto più che Essa tiene la sua sede nella Divinità, la sua Vita scorre nel nostro seno divino, è Vita nostra, e mentre esce dal nostro seno divino, cioè esce e resta, porta fuori di Noi la virtù creatrice di ciò che vuol fare, dirigere e conservare.  Ora, come tu vedi tutto è opera del nostro Fiat Divino, e perciò tutte le cose create stanno come tanti figli che vogliono dire la storia della sua Mamma, perché sentendo la sua Vita in essi, e conoscendo l’origine da donde vengono, sentono il bisogno di dire ciascuna chi è la Mamma sua, quanto è buona, com’è bella, e come loro sono felici e belli perché partoriti da una tal Madre.  Oh!  se le creature possedessero come vita la mia Divina Volontà, conoscerebbero tante belle cose di Essa, e conoscerla e non parlarne li riuscirebbe impossibile, quindi non farebbero altro che parlarne di Essa, amarla e mettervi la vita per non perderla”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, la nostra Divina Volontà è tutto, e stando dappertutto, l’anima che vive immersa in Essa, non fa altro che prendere continuamente da Dio, e Dio sta in atto continuo di versarsi dentro di lei, ma tanto che non solo la riempie, e non potendo contenere tutto dentro, forma mari intorno a lei, perché il nostro Voler Divino non sarebbe contento se nell’anima che vive in Esso non potesse farle parte di tutte le particelle delle nostre divine qualità, per quanto a creatura è possibile, in modo che l’anima deve poter dire:  “Tutto mi dai, e tutto ti do, nel tuo Voler Divino posso darti tutto Te stesso”.  Ecco perciò che chi vive nel nostro Fiat è la nostra inseparabile, la sua piccolezza ce la sentiamo scorrere nella nostra potenza e si riempie di potenza nostra per quanto più ne può, ed onora la nostra potenza perché la mette in condizione di comunicarsi alla creatura.  Ce la sentiamo scorrere nella nostra bellezza, e si riempie di bellezza; nel nostro amore, e si riempie del nostro amore; nella nostra santità, e resta riempita di essa.  Ma mentre resta riempita, ci onora, perché ci mette in condizione di abbellirla con la nostra bellezza divina, di riempirla col nostro amore, di suggellare la nostra santità, in modo di mettere in attitudine tutte le nostre qualità divine; in una parola ci mette in condizione d’operare e darci da fare per comunicarci a lei, perché non ci conviene tenerla nella nostra Divina Volontà dissimile da Noi; sarà piccola, non può racchiudere tutto il nostro Essere Divino, ma parteciparle tutte le nostre qualità divine per quanto a creatura è possibile, in modo che nulla le deve mancare, questo è possibile, perciò nulla vogliamo negarle, e poi, lo negheremmo alla nostra Divina Volontà, e sarebbe lo stesso negare a Noi stessi, ciò che Noi stessi vogliamo fare.  Perciò sii attenta figlia mia, nel nostro Fiat troverai il vero scopo perché fosti creata, la tua origine, la tua nobiltà divina, troverai tutto, riceverai tutto, e tutto ci darai”.

 

+  +  +  +

 

27-30

Gennaio 20, 1930

 

Com’è bello il vivere nel Voler Divino.  L’anima mette Dio in condizione

di ripetere le sue opere.  Come il Fiat Divino fa da attore e spettatore.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà, e giunta al punto quando fu creata la Regina del Cielo, dove la Divinità deponeva le vesti di giustizia, e come vestendosi a festa rinnovava l’atto solenne del principio della Creazione, chiamando a vita la nobile creatura, che col vivere nel Voler Divino, scopo unico per cui Iddio aveva creato l’uomo, non doveva uscire dalla casa del Padre suo, perché solo il nostro volere umano ci mette fuori di Dio, della sua abitazione, fuori dei suoi beni, della sua santità, della sua luce.  Iddio nel creare la Vergine Santa riprendeva le feste della Creazione, i suoi dolci sorrisi, i suoi santi colloqui con la creatura, e rigurgitò tanto in amore, che subito la fece Regina di tutto l’universo, comandando a tutto ed a tutti che come tale la onorassero, e prostrati ai suoi venerati piedi la riconoscessero ed inneggiassero come Regina.  Ond’io secondo il mio solito inneggiava alla mia Madre Regina, salutandola a nome di tutti Regina del Cielo e della terra, Regina dei cuori, e celeste Imperatrice che impera su tutto e fin nel suo Creatore.  Deh!  gli dicevo, col tuo impero universale impera su tutti affinché la volontà umana ceda i diritti alla Divina Volontà; impera sul nostro Dio affinché il Fiat Divino scenda nei cuori e vi regna come in Cielo così in terra.

(2) Ora, mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno e si univa con me ad inneggiare la Mamma Celeste come Regina, e stringendomi a Sé mi ha detto:

(3) “Figlia mia, com’è bello il vivere nel mio Voler Divino; tutto ciò ch’è stato fatto da Dio, lo tiene come presente, e la creatura trova tutto ciò che ha fatto il suo Creatore, e prende parte alle sue opere, e può tributargli gli onori, l’amore, la gloria, di quell’atto al suo Creatore.  Si può dire che chi vive nel nostro Fiat Divino ci mette in condizione di rinnovare le opere nostre più belle, e lei si fa rinnovatrice delle nostre feste.  La creazione della Vergine dice a chiare note che significa e che può fare il nostro Voler Divino; non appena s’impossessò del suo vergine cuore, non aspettammo neppure un minuto, ma subito la facemmo Regina; era la nostra Volontà che coronavamo in Lei, perché non era conveniente che una creatura che possedesse il nostro Volere, non avesse la corona di regina e lo scettro del comando.  La nostra Divina Volontà non vuol risparmiare nulla, tutto vuol dare a chi le fa formare il suo regno nell’anima sua.  Or, tu devi sapere che come tu, nel mio Fiat trovi presente la creazione della Sovrana Signora e la inneggia come Regina, così Lei trovava te presente nello stesso Fiat Divino e sentiva i tuoi inneggiamenti.  La Mamma non vuol essere meno della figlia, fin d’allora inneggiava te per onorare quel Voler Divino che doveva possederti, e per ricambiarti i tuoi inneggiamenti, quante volte chiama il cielo, il sole, gli angioli, e tutto ad inneggiare la sua piccola figlia che vuol vivere in quel Fiat che formò tutta la sua gloria, la sua grandezza, bellezza e felicità”.

(4) Onde seguivo il mio abbandono nel Fiat Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, quando il mio Voler Divino regna nell’anima, Esso vi prende la parte agente e dirigente, non vi è cosa che lei fa, che il mio Voler Divino non vi prenda il suo primo atto per richiamare il suo atto divino sull’atto della creatura; sicché, se pensa vi forma il suo primo pensiero e richiama tutta la santità, la bellezza, l’ordine dell’intelligenza divina, e siccome la creatura non è capace, né tiene vuoto sufficiente per ricevere la nostra intelligenza, il mio Fiat, ogni qualvolta fa il suo atto primo nell’intelligenza della creatura, con la sua potenza va allargando la capacità di lei per chiudere nuova intelligenza divina nella mente della creatura.  Quindi si può dire che il mio Volere dove regna è il primo a respirare, il primo a palpitare, il primo atto della circolazione del sangue, per formare nella creatura la sua respirazione divina, il suo palpito di luce, e nella circolazione del sangue la totale trasformazione del suo Voler Divino nell’anima e nel corpo.  E mentre ciò fa, dà virtù e rende capace la creatura di poter respirare col respiro divino, palpitare col suo palpito di luce, e sentirsi circolare in tutto il suo essere, più che sangue, tutta la sua Vita Divina.  Perciò dove regna il mio Volere è l’attore continuato, che mai cessa d’operare, e facendosi spettatore gode delle sue scene divine che Lui stesso svolge nella creatura, e lei presta il suo essere come materia nelle sue mani, per fargli svolgere le scene più belle e dilettevoli, che il mio Fiat vuol fare nell’anima dove il mio Voler Divino domina e regna”.

 

+  +  +  +

 

27-31

Gennaio 26, 1930

 

Come ogni parola detta da Gesù sul suo Fiat è come un figlio che esce dal

suo seno, e tiene la forza comunicativa di comunicarsi a tutta la

Creazione.  Impero della preghiera fatta nella Divina Volontà.

 

(1) Il mio volo continua nel Fiat Divino, ed io più comprendo come cielo e terra sono riempiti di Esso, non vi è cosa creata che non è portatrice d’una Volontà sì Santa.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose create, in forza della mia Divina Volontà in cui esse vivono, avvertono quando il mio Voler Divino vuole manifestare una verità che l’appartiene, una sua conoscenza o pure vuol fare una sua opera; essendo una la Volontà che domina tutta la Creazione, sentono in esse la virtù comunicativa, creatrice e conservatrice che vuol operare e darsi a conoscere, perciò sentono come se un’altra sorella si aggiunge in mezzo a loro e festeggiano la nuova arrivata.  Sicché ogni parola che ti ho detto sul mio Voler Divino, è stato un Fiat da Noi pronunziato, il quale è uscito come un figlio dal seno del nostro Volere.  Questo Fiat è lo stesso Fiat della Creazione, che formando il suo eco fa sentire la sua forza vitale dove risiede la nostra Volontà.  Succede, quando il nostro Fiat Divino vuole operare, vuole pronunziarsi col farsi conoscere e manifestare altre sue verità, come ad una famiglia quando veggono che la lor madre sta per dare alla luce altri figlioletti, tutta la famiglia festeggia, perché la famiglia si fa più numerosa, ed ogni volta che si accresca un’altro fratellino o sorellina fanno festa, e godono del nuovo arrivato in mezzo a loro.  Tale è la Creazione; essendo uscita dal seno della mia Divina Volontà, tutte le mie opere formano una famiglia e sono talmente legate tra loro, che pare che non possono vivere l’una senza dell’altra, la mia Volontà le tiene talmente unite, che le rende inseparabili, perché tutti sentono che una è quella Volontà che le domina.  Ora, sentendo un dire sì prolungato del mio Fiat, le tante sue conoscenze che ti va manifestando, sentono che si accresce il numero della divina generazione del mio Fiat in mezzo a loro, quindi la famiglia della Creazione si sente ingrandire e festeggia il preludio del regno del mio Voler Divino.  Perciò quando ti parlo del mio Fiat, ed Esso si pronunzia col manifestarsi, i cieli riverenti si abbassano per ricevere il nuovo parto e suo figlio in mezzo a loro, per tributargli gli onori e festeggiare il nuovo arrivato.  Figlia mia, la mia Volontà Divina quando vuole pronunziarsi, dovunque si stende e fa sentire il suo eco e la sua forza creatrice in tutte le cose dove Essa regna”.

(3) Dopo di ciò seguivo a pregare perché il benedetto Gesù si affrettasse a far venire il tanto sospirato regno della Divina Volontà sulla terra, ed il mio amato Gesù come ferito da una tale preghiera, che Lui stesso tanto sospira di vedere il trionfo del Voler Divino sulla terra, mi ha detto:

(4) “Figlia mia, le preghiere fatte nel mio Volere Divino per ottenere l’avvento del suo regno sulla terra, hanno un grande impero presso Dio.  Dio stesso non può sbarazzarsi né può non esaudirla, perché pregando la creatura nel mio Fiat Divino, sentiamo la forza del nostro Volere, che col suo impero prega; con la sua immensità si stende ovunque, ed abbracciando la forza universale, la preghiera si stende ovunque, in modo che ci sentiamo accerchiati da tutte parti, sentiamo la nostra stessa Volontà in Noi che prega, e da preghiera si cambia in comando e dice voglio, e imperando sul nostro Essere Divino, col suo dolce impero diciamo:  “Vogliamo”.  Perciò le preghiere fatte nel nostro Fiat Divino si possono chiamare decisioni, comandi, che portano il rescritto firmato di quello che si vuole, e se non si vede all’istante ciò che si vuole, è perché stiamo disponendo le cause seconde per uscire da Noi ciò che abbiamo deciso di dare.  Quindi non c’è da mettere dubbio ché, o presto o tardi, veda scendere dal Cielo ciò che con decisione l’è stato accordato.  Perciò continua le preghiere nel nostro Fiat, preghiere che muovono Cieli e terra e fin lo stesso Dio, se ami di vedere il mio regno sulla terra, ed Io pregherò insieme con te per ottenerne l’intento.  Molto più che l’unico scopo della Creazione fu proprio questo:  Che il nostro Voler Divino doveva regnare come in Cielo così in terra”.

 

+  +  +  +

 

27-32

Gennaio 30, 1930

 

Come si svolse la Redenzione, così si svolgerà il regno della Divina

Volontà.  Analogia tra l’una e l’altra.  Sussulto di gioia e di dolore di Gesù.

 

(1) Stavo pensando come poteva venire il regno della Divina Volontà sulla terra, ed in che modo si potrà svolgere, chi saranno i primi fortunati che avranno un tanto bene.  Ed il mio dolce Gesù, facendosi vedere mi ha stretto tutta a Sé, e dandomi tre baci mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nel medesimo modo che si svolse il regno della Redenzione, così si svolgerà il regno della mia Volontà.  Si può dire che la Redenzione va facendo il giro per tutto il mondo, giro che ancora del tutto non ha compiuto, perché non tutti i popoli conoscono la mia venuta sulla terra, e perciò sono privi dei suoi beni.  Essa va preparando e disponendo i popoli al gran regno della mia Divina Volontà.

(3) Onde, come la mia Redenzione ebbe il suo principio non in tutto il mondo, ma nel centro della Giudea, perché in questa nazione vi era il piccolo nucleo di quelli che mi aspettavano, vi era Colei che mi aveva scelto per Madre, san Giuseppe che doveva essere il mio padre putativo; in questa nazione mi aveva manifestato ai profeti col farli conoscere che sarei venuto sulla terra.  Era giusto che dove si conosceva fossero i primi ad avermi in mezzo a loro; e sebbene furono ingrati e molti non mi vollero conoscere, ma chi può negare che la mia Mamma Celeste, gli apostoli, i discepoli, furono della nazione ebrea?  E che furono loro i primi banditori che esposero la loro vita, per far conoscere alle altre nazioni la mia venuta sulla terra ed i beni che ci sono nella mia Redenzione?  Così sarà del regno del mio Fiat Divino; i paesi, le province, il regno, che saranno stati i primi a conoscere le conoscenze della mia Divina Volontà, e la sua espressa Volontà che vuol venire a regnare in mezzo alle creature, saranno i primi a ricevere i beni che porterà il suo regno.  E poi, facendosi strada con le sue conoscenze farà il suo giro in mezzo alle umane generazioni.  Figlia mia, c’è molta analogia del modo come si svolse la Redenzione e del come si svolgerà il regno della mia Divina Volontà.  Vedi, nella mia Redenzione vi scelsi una Vergine, apparentemente non aveva nessuna importanza secondo il mondo, né di ricchezza, né di altezza di dignità o di posti che la indicavano, la stessa città di Nazaret non era importante, una piccola casetta era tutta la sua abitazione, ma ad onta che la scelsi da Nazaret, volli che appartenessi alla città capitale di Gerusalemme, in cui aveva il corpo dei pontefici e sacerdoti che allora mi rappresentavano ed annunziavano le mie leggi.  Per il regno della mia Divina Volontà ho scelto un’altra vergine, che apparentemente non ha nessuna importanza, né di grandi ricchezze, né di altezza di dignità, la stessa città di Corato non è città importante, ma appartiene a Roma, dove risiede il mio rappresentante in terra, il romano Pontefice, da cui partono le mie leggi divine; il quale, come si fa un dovere di far conoscere ai popoli la mia Redenzione, così si farà un dovere di far conoscere il regno della mia Divina Volontà.  Si può dire che l’una e l’altro andranno pari passi del modo e del come, come si deve svolgere il regno del mio Fiat Supremo”.

(4) Dopo ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino e giunta nell’eden pregavo Gesù che subito ripristinasse lo scopo della creazione dell’uomo, come uscì dalle sue mani creatrici; ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù facendosi sentire nel mio interno, faceva sentire che il suo cuore divino le sussultava forte, forte, e tutto tenerezza mi ha detto:

(5) “Figlia mia, ogni qualvolta si fa nome dell’eden, il mio cuore sussulta di gioia e di dolore.  Nel ricordare il modo, il come fu creato l’uomo, il suo stato felice, la sua bellezza rapitrice, la sua sovranità, le nostre e le sue gioie innocenti con cui ci dilettavamo insieme, com’era bello il figlio nostro, parto degno delle nostre mani creatrici; ora, nel ricordare ciò, è tanto dolce e gradito al mio cuore, che non posso fare a meno di sussultare di gioia e d’amore; ma poi, nel vederlo cambiato nella sua sorte e sceso dalla sua felicità nei mali della sua volontà umana, perché la nostra Divina Volontà era il preservativo a tutti i suoi mali e la conservatrice del come uscì dalle nostre mani creatrici, che mettendolo a gara col suo Creatore lo metteva in condizione di poter dare il suo amore, le sue gioie innocenti a Colui che lo aveva creato.  Onde nel vederlo infelice, il mio sussulto di gioia è seguito subito dal sussulto di forte dolore.  E se tu sapessi come mi è gradito il tuo ritornare in questo eden per mettermi avanti ciò che di bello, di santo, di grande si fece nella creazione dell’uomo, mi dai il contento, la gioia di farmi ripetere il mio sussulto di gioia, e di mettere un lenitivo al mio sussulto di dolore, che se non fosse seguito dalla speranza certa che il mio figlio, in virtù del mi Fiat, deve ritornarmi felice, col darmi le sue gioie innocenti come fu stabilito da Noi nel crearlo, il mio sussulto di dolore non avrebbe tregua, ed emetterei gridi tanto forti da far piangere gli stessi Cieli.  E perciò nel sentire il tuo continuo ritornello:  “Voglio il regno del tuo Volere Divino”, il mio cuore divino si sente arrestato il sussulto di dolore, e sussultando di gioia dico:  “La piccola figlia del mio Volere vuole e chiede il mio regno”.  Ma perché lo vuole?  Perché lo conosce, lo ama e lo possiede, ecco perciò prega che lo posseggano le altre creature.  Perché essendo la mia Divina Volontà principio di vita della creazione dell’uomo, Essa sola le dà la capacità di poter ricevere tutto dal suo Creatore, e di potergli ridare tutto ciò che vuole, che Egli vuole.  Il mio Fiat tiene virtù di far cambiare le condizioni dell’uomo, la sua fortuna, con Esso tutto le sorride, tutti lo amano, tutti lo vogliono servire, e si stimano fortunati di servire il mio Volere Divino in lui, cioè nella creatura dove regna la mia Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

27-33

Febbraio 6, 1930

 

Effetti di vivere nel Volere Divino e nel volere umano.  Come il modo d’operare

nell’anima simboleggia la Creazione.  Come prima fa le cose piccole e poi le grandi.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Volere Divino, la mia povera mente è sempre come affollata di ciò che riguarda un Volere sì Santo, anzi mi sembra che i miei pensieri si tuffano nel suo mare di luce, e poi escono come tanti messaggeri, che portano tante belle notizie da dentro quel mare dove sono stati, e chi vuol dire una cosa e chi un’altra di quel Fiat, di cui si gloriano di conoscerlo e di riceverne la vita.  Ed io mi diletto ad ascoltarli, e molte volte non so dire in parole le tante belle notizie che i miei pensieri mi portano del mare di luce del Volere Divino, e sento il bisogno di Gesù che mi guidi, che mi imbocchi le parole, altrimenti non saprei dir nulla.  Onde mentre mi trovavo nel mare del Fiat Divino, il mio dolce Gesù, facendosi vedere in atto di aiutarmi a cambiare in parole ciò che la mia mente pensava, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, gli effetti del vivere nel mio Volere Divino sono mirabili.  Il mio Fiat tiene la creatura sempre rivolta al Cielo e la fa crescere non di terra, ma di Cielo, e siccome la Volontà mia è una con la mia stessa Volontà che opera nella creatura, questa mia stessa Volontà mette l’anima in ordine al suo Creatore e le va manifestando chi è Colui che l’ha creata, quanto l’ama, e come vuol essere amato, e mettendola di fronte ai riflessi divini, fa dilettare al suo Creatore a via di riflessi, a far crescere e dipingere la sua immagine in colei che possiede e fa una la sua volontà con Colui che l’ha creata.  E siccome il mio Fiat la tiene sempre rivolta al Cielo, né tiene il tempo di guardare la terra, perché è assorbita dall’Ente Supremo, ed ancorché la guardasse, tutte le cose si convertono in Cielo, perché dov’Essa regna tiene virtù di cambiare natura alle cose.  E perciò la creatura che vive nel mio Volere Divino, tutto è Cielo per lei, cresce per il Cielo, perché il Cielo della mia Divina Volontà regna nell’anima sua.  Invece chi vive di volontà umana è rivolta sempre in sé stessa, e col guardare sé stessa, l’umano volere le va scoprendo ciò ch’è umano, e la mette ai riflessi di ciò che esiste nel basso mondo, in modo che si può dire che vive di terra e cresce senza la somiglianza di Colui che l’ha creata.  C’è tal differenza tra l’una e l’altra, che se le creature la potessero vedere, tutti amerebbero e sospirerebbero di vivere nel mio Fiat, ed aborrirebbero di vivere di volontà umana e terrebbero come la più grande sventura, che le fa perdere lo scopo e l’origine per cui furono create.  Succederebbe come ad un re che depone la sua corona, le sue vesti regali, scende dalla sua reggia e veste di stracci sporchi, si ciba di cibi immondi, e vive in una stalla insieme con le bestie delle sue passioni; non sarebbe da piangere la sorte di costui?  Tale è chi si fa dominare dalla sua volontà umana”.

(3) Dopo di ciò, seguivo a pensare alle tante cose che il mio amato Gesù ha operato nella povera e piccola anima mia, ai tanti suoi modi amorosi, che volerli dire tutti mi sarebbe impossibile.  Ma chi può dire ciò che pensavo, e la causa perché la mia piccola intelligenza era come affollata di ciò che mi era successo nella mia esistenza?  Ma mentre mi trovavo in preda di tanti pensieri, il mio sommo ed unico bene Gesù, stringendomi tutta a Sé, con tenerezza indicibile mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il mio modo d’operare nell’anima tua simboleggia tutta la Creazione.  Opera grande fu la Creazione, ma siccome le opere nostre sono ordinate, ci contentammo prima di creare le cose piccole, il cielo, le stelle, il sole, il mare, le piante e tutto il resto, cioè piccole al confronto della creazione dell’uomo, che tutto doveva superare e tenere la supremazia su tutto; e quando le cose devono servire a colui che le deve padroneggiare ed esserne il re, per quanto fossero o paressero grandi, sono sempre piccole a confronto di colui che devono servire.  Onde dopo che l’universo fu creato e tutte le cose stavano al loro posto d’ordine, aspettando colui, che come un esercito ordinato, dovevano schierarsi in torno a lui, per servirlo ed ubbidire ai suoi cenni, creammo l’uomo.  Tutte le cose create ed il suo stesso Creatore si riversarono su di lui per cantargli i nostri eterni amori e dirgli:  “Tutti abbiamo l’impronta del nostro Creatore e la riversiamo su di te, che ne sei la sua immagine”.  Cieli e terra fecero festa completa e la stessa nostra Divinità festeggiò con tanto amore la creazione dell’uomo, che il solo ricordarlo rigurgita tanto forte il nostro amore, che straripando forma mari immensi intorno a Noi.

(5) Ora, il regno della mia Divina Volontà è più grande dell’opera della Creazione, e perciò, si può dire, è il richiamo al nostro Essere Divino d’operare più della stessa Creazione.  Onde tutto ciò che feci a principio nell’anima tua, simboleggia la Creazione, ti volli tutta a Me e tutta mia per essere libero di fare ciò che Io volessi; volli il vuoto nell’anima tua di tutto, per poter distendere il mio cielo, ed i tanti detti sulle virtù che ti dicevo erano stelle, che praticate da te, nel modo voluto da Me, me ne servivo per ornare il cielo che avevo esteso in te.  Quindi volevo rifare in te, e rifarmi di tutto ciò che di male ed indegno aveva fatto l’umana famiglia; per richiamare il sole del mio Fiat Divino era necessario preparare con decoro colei che doveva ricevere, per la prima, la Vita della mia Divina Volontà.  Ecco perciò facevo scorrere i mari di grazie, le più belle fioriture, quasi come nella creazione dell’uomo, in cui doveva regnare il mio Fiat Divino; così in te, tutto ciò che Io facevo si metteva in aspettativa per corteggiare come un esercito divino il sole del mio Eterno Volere.  E come nella Creazione abbondammo tanto nel creare tante cose che dovevano servire l’uomo, ma perché quest’uomo doveva far regnare in lui la mia Divina Volontà, così in te, tutto è stato fatto perché Essa trovasse il suo posto d’onore e di gloria.  Ecco perciò era necessario che prima dovevo prepararti con tante grazie ed insegnamenti, come cose piccole al confronto del gran sole del mio Volere Divino, che con tante sue manifestazioni mentre si faceva conoscere, formava la sua Vita per regnare e formare il suo primo regno nella creatura.  Quindi non ti meravigliare, è l’ordine della nostra sapienza e provvidenza, che prima fa le cose piccole e poi le grandi, per corteggio e per decoro delle cose grandi.  Che cosa non merita il mio Fiat Divino?  Che non gli si deve?  E che cosa non è stata fatta da Esso?  Perciò quando si tratta di Essa o di farla conoscere, Cieli e terra si prostrano riverenti e tutti adorano in muto silenzio un’atto solo della mia Divina Volontà”.

 

+  +  +  +

 

27-34

Febbraio 11, 1930

 

Come l’uomo fu creato per vivere alla famigliare con Dio ed in casa sua; ed

avendosi sottratto dalla sua Volontà, per bontà di Dio gli fu data la legittima.

 

(1) La mia povera mente subisce il dolce incanto del fulgido sole dell’Eterno Fiat, ed oh!  quante belle scene commoventi svolge in me, che se io le potessi dire come le veggo, tutti subirebbero il dolce incanto, ed in coro direbbero tutti:  “Vogliamo fare la Divina Volontà”.  Ma, ahimè!  sono sempre la piccola ignorantella, ed appena balbettando so dire qualche cosa.  Ma nel comprendere il gran bene di questo Volere Divino, e come nuotiamo nelle sue onde altissime di luce, di bellezza indicibile, di santità inarrivabile, pensavo tra me:  “Com’è possibile che non si conosca un tanto bene?  E mentre nuotiamo dentro, ignoriamo il gran bene che ci circonda, che ci investe dentro e fuori, che ci dà la vita, e solo perché lo ignoriamo non godiamo i mirabili effetti di tutti i grandi beni che contiene un Volere sì Santo?  Deh!  svelati, oh Fiat onnipotente, e la faccia della terra si cambierà.  E poi, perché Nostro Signore benedetto non si è compiaciuto di manifestare, fin dal principio della Creazione, le tante cose mirabili che vuol fare e dare alle creature questa Santissima Volontà?  E mentre la mia mente si perdeva come rapita nel dolce incanto del Volere Divino, il mio amore, la mia vita Gesù, il celeste maestro che affascina col suo bel dire sul suo stesso Volere, facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, la creatura non può vivere, né l’anima né il corpo senza della mia Divina Volontà, e siccome è il suo primo atto di vita, perciò si trova nelle condizioni o di ricevere il suo atto di vita continua da Essa, o di non potere avere esistenza.  E siccome l’uomo fu creato ché doveva vivere nell’opulenza dei beni di questa Divina Volontà, sua prediletta eredità, perciò lui fu creato che doveva vivere di Noi, ed in casa nostra, come un figlio che vive con suo padre, altrimenti, come poteva essere il nostro trastullo, la nostra gioia e felicità, se non doveva vivere vicino, insieme nella nostra Divina Volontà?  Un figlio lontano non può formare la gioia di suo padre, il suo sorriso, il suo scherzo, la sua famigliare conversazione; da lontano non si può giocare insieme, né sorridere di felicità, anzi la sola lontananza spezza l’amore e porta l’amarezza di non poter godere di colui che si ama.  Vedi dunque, l’uomo fu creato per vivere alla famigliare con Noi, in casa nostra, nella nostra stessa Volontà, per assicurarci le nostre e le sue gioie e felicità perenne.  Ma l’uomo, il figlio nostro, mentre era felice in casa di suo Padre, si ribellò ed uscì dalla sua casa paterna, e col fare la sua volontà perdette il sorriso di suo Padre, le sue pure gioie, e siccome non poteva vivere senza il concorso della nostra Divina Volontà, la facemmo da Padre e le demmo la legittima della nostra Divina Volontà, non più come vita che lo portava nel suo grembo per renderlo felice e santo, ma come concorrente per conservarlo in vita, non per felicitarlo come prima, ma per dargli le cose di stretta necessità ed a seconda che si sarebbe comportato; senza della mia Volontà Divina non ci può essere vita.  Ecco perciò del mio Fiat Divino si conosce sì poco, perch’é la sola sua legittima che le creature conoscono, e molte volte questa legittima non viene neppure del tutto riconosciuta, perché chi vive di legittima non vive in casa di suo Padre, sta da Lui lontano, e molte volte si trova nelle condizioni di sciupare con atti indegni la stessa legittima ricevuta.  Quindi non ti meravigliare se poco si conosce della mia Divina Volontà, se non si vive in Essa, se non si sta in continuo contatto di ricevere la sua Vita che felicita, che santifica, e standole vicino apre i suoi segreti e si fa conoscere chi è, che può darle, e come sospira di tenere nel suo grembo la creatura, per formare in lei la sua Vita Divina.  Molto più che l’uomo col fare la sua volontà si mise in condizione di servo, non di ereditiero, ed il servo non ha diritto alla eredità del suo padrone, ma alla misera mercede per vivere stentatamente la vita.  Perciò figlia mia, si può dire, con te ho aperto le porte per farti entrare a vivere in casa nostra, nella nostra Divina Volontà, e tenendoti con Noi, ti abbiamo tanto manifestato del nostro Volere Divino, non come legittima, ma come nostra fortunata ereditiera”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, molto più che quel poco che si ha scritto in tutta la storia del mondo della mia Divina Volontà, avendone conosciuta la sola legittima, hanno scritto di Essa ciò che hanno conosciuto del mio Fiat dopo la colpa, in quali rapporti sta con le creature, ad onta che l’offendono e non vivono in casa nostra.  Invece, quali rapporti passavano tra il mio Fiat e l’Adamo innocente prima di peccare, nulla hanno scritto; e come potevano scrivere se nessuno ha vissuto nella mia Divina Volontà come in casa sua?  Come potevano conoscere i suoi segreti, ed il grande prodigio che può fare la Vita operante d’un Volere Divino nella creatura?  Perciò potevano e possono dire del mio Fiat Divino che dispone tutto, che comanda, che concorre; ma dire del mio Volere Divino come opera in Sé stesso, in casa sua, la potenza della sua immensità che in un istante fa tutto, coinvolge tutto, come in Sé stesso così nella creatura, questa è scienza che finora la creatura ignorava; non poteva essere scritta se non dietro manifestazione del mio Fiat Divino, ed a chi chiamava a vivere in casa nostra come figlia nostra, vicina dentro del mio Volere, non lontano, che potendoci trastullare con lei, la mettevamo a parte dei nostri segreti più intimi.  E se avessimo voluto manifestare ciò che riguarda la nostra Volontà in rapporto alla creatura e non vivesse in Essa, non ci avrebbe capito, sarebbe stato per lei come un dialetto estraneo ed inintelligibile”.

 

+  +  +  +

 

27-35

Febbraio 17, 1930

 

Come la Divina Volontà è il palpito e la creatura è il cuore; la Divina

Volontà il respiro, la creatura il corpo.  Inseparabilità dell’una e dell’altra.

 

(1) Il Volere Divino continua ad occupare la mia piccola intelligenza, ed io sommergendomi in Esso sento la sua forza vivificatrice, che dentro e fuori mi circonda, ed il mio dolce Gesù, che pare che si nasconda dentro le onde altissime di luce del suo Volere Divino, spesso spesso si muove in queste onde di luce, e facendosi vedere con tenerezza indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà è palpito senza cuore, la creatura è cuore, Essa è il palpito.  Vedi che unione inseparabile passa tra il mio Fiat e la creatura:  il cuore è nulla, non ha nessun valore senza del palpito, col palpito si costituisce vita della creatura, ma il palpito non può palpitare senza del cuore.  Tale è la mia Divina Volontà, se non ha il nulla del cuore della creatura, non ha dove formare il suo palpito di vita per svolgere e formare la sua Vita Divina.  Vedi dunque, non avendo cuore la mia Divina Volontà, lo ha creato nella creatura, per avere il suo cuore dove poter formare il suo palpito.  Oltre di ciò la mia Divina Volontà è respiro senza corpo, la creatura è il corpo, Essa è il respiro; il corpo senza del respiro è morto, sicché chi forma il respiro della creatura è la mia Divina Volontà, perciò si può dire:  “Il corpo di Essa è quello della creatura, ed il respiro di lei è quello del mio Volere Divino”.  Vedi che alta unione passa tra l’una e l’altra, unione che non può separarsi, perché se cessa il respiro cessa la vita.  Perciò la mia Divina Volontà è tutto per la creatura:  è parola senza bocca, è luce senza occhio, è udito senza orecchie, è opera senza mani, è passo senza piedi; e perciò l’anima che vive nel mio Volere Divino le serve di bocca, di occhio, di orecchie, di mani e di piedi.  Essa si restringe per chiudersi nella creatura, mentre rimane immensa; e vittoriosa vi forma il suo regno servendosi di lei come se fosse suo corpo, dove palpita, respira, parla, opera e cammina.  Perciò il dolore del mio Fiat Divino è incomprensibile perché le creature non si prestano a farlo svolgere tutte le sue operazioni in loro, per farlo regnare, e lo costringono al silenzio ed all’inoperosità, e con pazienza divina ed indicibile, aspetta chi deve vivere nel suo Volere per riprendere il suo dire e la sua operosità divina, per formare il suo regno in mezzo alle creature.  Perciò sii attenta figlia mia, ascolta il dire del mio Fiat Divino, dagli la vita in tutti gli atti tuoi, e vedrai i portenti inaspettati che la mia Divina Volontà farà in te”.

 

Sia tutto a Gloria di Dio, e per compimento della sua Santissima Volontà.

 

Deo Gratias.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta