[1]

I.  M.  I.

Fiat! ! !

In Voluntate Dei! .  Deo Gratias.

28-1

Febbraio 22, 1930

 

Chi vive nella Divina Volontà resta circondato dalla Immutabilità

Divina.  Morte del bene; sacrificio della vita per farlo risorgere.

 

(1) Sono sempre in preda di quel Fiat Divino che sa conquidere dolcemente e fortemente; con la sua dolcezza mi attira in modo irresistibile, con la sua fortezza mi vince in modo che può fare di me ciò che vuole.  Oh!  Voler Santo, giacché tu conquidi me, deh!  fa che con la tua stessa forza e dolcezza vinca Te, e cedendo alle mie suppliche continue vieni a regnare sulla terra, forma il tuo dolce incanto all’umano volere, e tutto diventi Volontà Divina sulla terra.

(2) Onde, mentre stavo pensando al Voler Divino, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno e facendosi vedere mi ha detto:

(3) “Figlia mia, se tu sapessi che significa farsi preda della mia Divina Volontà?  L’anima resta circondata dalla nostra immutabilità e tutto diventa per lei immutabile:  La santità, la luce, la grazia, l’amore.  Sicché non più sente la varietà dei modi umani, ma la stabilità dei modi divini, perciò chi vive nel mio Voler Divino si può chiamare cielo che sta sempre fisso e stabile al suo posto d’onore con tutte le sue stelle, e se gira, siccome è tutto l’assieme della Creazione che gira, quindi non cambia posto, né si muta, ma resta sempre immutabile il cielo con tutte le stelle.  Tale è l’anima che vive nella mia Divina Volontà, potrà girare, farà varie azioni, ma siccome girerà nella forza motrice del mio Fiat Divino e nell’assieme della mia Volontà, sarà sempre cielo, ed immutabile in suoi beni e nelle prerogative di cui l’ha dotata la mia Suprema Volontà.  Invece chi vive fuori del mio Fiat Divino, senza la sua forza motrice, si può chiamare come quelle stelle erranti, che precipitano nello spazio, come se non ci fosse posto fisso per loro, e sono costrette, come stelle erranti, a correre come a precipizio, come se si fossero smarrite dalla volta del cielo.  Tale è l’anima che non fa e vive nella mia Divina Volontà, si muta ad ogni occasione, sente in sé tanta varietà di mutamento, che sente noia a ripetere un bene continuato, e se qualche scintillio di luce fa uscire da sé, è come il luccichio delle stelle erranti che subito sparisce.  Si può dire che questo è il segno per conoscere se si vive di Volontà Divina:  L’immutabilità nel bene; e mutarsi ad ogni piccola sospinta, se si vive di voler umano”.

(4) Dopo ciò seguivo gli atti del Fiat Divino, giravo nelle opere della Creazione, nell’eden, nei punti e persone più notabili della storia del mondo per chiedere a nomi di tutti il regno della Divina Volontà sulla terra.  Ed il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno mi ha detto:

(5) “Figlia mia, l’uomo col sottrarsi della mia Divina Volontà, diede la morte ai beni che il mio Voler Divino avrebbe fatto risorgere in lui se non fosse stato respinto.  Come esso uscì, così moriva l’atto continuo della Vita Divina nel uomo, moriva la santità che sempre cresce, la luce che sempre sorge, la bellezza che mai si ferma per sempre abbellire, l’amore instancabile che non dice mai basta, che sempre, sempre vuol dare, molto più che respingendo la mia Divina Volontà moriva l’ordine, l’aria, il cibo che doveva nutrirlo continuamente.  Vedi dunque quanti beni divini fece morire in sé stesso col sottrarsi l’uomo dalla mia Divina Volontà.  Ora, dove c’è stata la morte del bene, si richiede il sacrificio della vita per far risorgere il bene distrutto.  Ecco perciò giustamente e sapientemente, quando ho voluto rinnovare il mondo e dare un bene alle creature, ho richiesto il sacrificio di vita, come chiese il sacrificio ad Abramo che me sacrificasse l’unico suo figlio, come di fatto eseguì, ed impedito da Me si arrestò, ed in quel sacrificio che le costava ad Abramo più della sua stessa vita, risorgeva la nuova generazione dove doveva scendere il Divino Liberatore e Redentore, che doveva far risorgere il bene morto nella creatura.  Coll’andar del tempo permisi il sacrificio ed il gran dolore della morte del suo amato figlio Giuseppe a Giacobbe, e sebbene non morì, ma per lui fu come se in realtà fosse morto; era la nuova chiamata che risorgeva in quel sacrificio il Celeste Liberatore, che chiamava a far risorgere il bene perduto.  Oltre di ciò, Io stesso col venire sulla terra volli morire, ma col sacrificio della mia morte chiamava il risorgimento di tante vite ed il bene che la creatura aveva fatto morire, e volli risorgere per confermare la vita al bene e la risurrezione all’umana famiglia.  Che gran delitto è far morire il bene, tanto che si richiede il sacrificio di altre vite per farlo risorgere.  Ora, con tutta la mia Redenzione e col sacrificio della mia morte, non regnando la mia Divina Volontà, tutto il bene non è risorto nella creatura, Essa è repressa e non può svolgere la santità che vuole, il bene soffre d’intermittente, ora sorge, ora muore, ed il mio Fiat resta col dolore continuo di non poter far sorgere tutto il bene che vuole nella creatura; ecco perciò che mi restai nella piccola ostia Sacramentato, partì per il Cielo, ma vi restai sulla terra in mezzo alle creature, per nascere, vivere e morire, sebbene misticamente, per far risorgere tutto il bene in esse, che l’uomo respinse col sottrarsi dalla mia Divina Volontà.  Ed al mio sacrificio chiesi unito il sacrificio della tua vita, per far risorgere il suo regno in mezzo alle umane generazioni, e da ogni Tabernacolo me ne sto come alla vedetta per fare opera compiuta, Redenzione e Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, contentandomi di sacrificarmi e di morire in ogni ostia per far risorgere il Sole del mio Fiat Divino, la nuova era ed il suo pieno trionfo.  Io nel partire dalla terra dissi:  “Vado al Cielo e resto sulla terra nel Sacramento, mi contenterò d’aspettare secoli, so che mi costerà molto, oltraggi inauditi non mi mancheranno, forse più della mia stessa Passione, ma mi armerò di pazienza divina, e dalla piccola ostia farò opera compiuta, farò regnare il mio Volere nei cuori, e continuerò a starmi in mezzo a loro per godermi i frutti di tanti sacrifici che ho subito”.  Perciò insieme con Me sii unita al sacrificio per una causa sì santa, e per il giusto trionfo che la mia Volontà regni e domini”.

 

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28-2

Febbraio 26,1930

 

Com’è necessario desiderare un bene.  Se non si forma il popolo

alla Divina Volontà, non può avere il suo regno.  Come chi

vive nel Fiat è padrone, chi fa il suo volere è servo.

 

(1) Stavo pensando al grande interesse che il mio sempre amabile Gesù tiene di far conoscere la sua Santa Volontà, e dicevo tra me:  “Ama, sospira, vuole che venga il suo regno, e poi tarda tanto a farlo sorgere in mezzo alle creature; se il volesse, tutto può, potenza non le manca, in un momento può travolgere Cielo e terra, chi può resistere alla sua potenza?  Nessuno.  Molto più che in Gesù, volere e potere è tutto lo stesso, perché dunque tarda finora? ” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù movendosi e facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il sospirare, desiderare e volere un bene è disporsi a riceverlo, e quando si riceve un bene che tanto si è sospirato, si ama, si apprezza, si custodisce, si tiene come il benvenuto ed il portatore del bene che sospirava.  Non solo, questo è un’altro eccesso del nostro Amore, che facciamo sospirare il bene che vogliamo dare, perché vogliamo che la creatura metta qualche cosa di suo, almeno i suoi sospiri, le sue preghiere, la sua volontà di volere quel bene, per poterle dire:  “Vedi, te l’hai meritato, perché da parte tua hai fatto quello che hai potuto per ottenerlo, e Noi, con tutto il cuore te lo diamo, mentre è tutto effetto della bontà nostra.  Ed è questa la causa perché facciamo sapere prima quello che vogliamo dare alle creature.  Si può dire che ci mettiamo in corrispondenza, mandando le nostre lettere d’avviso, spediamo i nostri messaggeri, col farli dire ciò che vogliamo dare; e tutto ciò per disporli, per farli sospirare il gran dono che vogliamo dare.  Non fecimo lo stesso per il regno della Redenzione?  Ci furono quattromill’anni di aspettazione, e quanto più si avvicinava il tempo, più pressanti erano gli avvisi, più frequenti le lettere, e tutto per disporli.  Così è per il regno della mia Divina Volontà, tardo perché voglio che lo sappiano, che preghino, che sospirino che venga a regnare, che comprendano il gran dono di Essa, e così poterli dire:  “L’avete voluto, ve lo avete meritato, ed Essa già viene a regnare in mezzo a voi; col conoscerla, pregarla e sospirarla avete formato il suo popolo eletto dove potesse dominare e regnare”.  Senza popolo non si può formare un regno, ed ecco l’altra causa che si sappia che la mia Volontà Divina vuol regnare sulla terra, che preghino, che la sospirino, che si dispongano per formare il popolo suo dove scendere in mezzo a loro e formare la sua reggia, la sua sede, il suo trono.  Perciò non ti meravigliare che mentre vedi tanto interesse da parte mia che voglio che la mia Volontà regni, poi vedi che tarda.  Sono le disposizioni della nostra Sapienza inarrivabile, che tutto dispone con ordine, ed il ritardo serve a mettere in via le sue conoscenze che faranno da lettere, da telegrafi, da telefono, da messaggeri, per formare il popolo alla mia Divina Volontà.  Quindi prega ed il tuo volo in Essa sia continuo”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro nel Fiat Divino, e giunta nell’eden mi sono soffermata nel pensare all’amore scambievole tra Dio e l’Adamo innocente, come la Divinità non trovando nessun intoppo dalla parte dell’uomo si riversava a torrenti sopra di lui, col suo Amore lo rapiva a Sé con dolci attrattivi, facendole sentire la sua voce tutta soavità che gli diceva:  “Figlio, ti amo, ti amo assai”.  E Adamo ferito e rapito dall’Eterno Amore, ripeteva il suo ritornello:  “Ti amo, ti amo”.  E slanciandosi nelle braccia del suo Creatore si stringeva tanto, che non sapeva distaccarsi, come ad unico amore che conosceva e che viveva solo per amarlo.  Ma mentre la mia mente si perdeva in questo scambievole amore di Dio e della creatura, il mio dolce Gesù tutto bontà mi ha detto:

(4) “Figlia mia, che dolce ricordo è la creazione dell’uomo.  Lui era felice e Noi pure, sentivamo il frutto della felicità dell’opera nostra, sentivamo tal gusto nell’amarlo e nell’essere riamati.  La nostra Volontà Divina ce lo conservava fresco e bello, e portandolo fra le sua braccia di luce, ce lo faceva contemplare com’era bella l’opera da Noi creata, il nostro caro figlio, e da figlio lo tenevamo in casa nostra, nei nostri beni interminabili, e per conseguenza come figlio faceva da padrone.  Sarebbe stato contro la natura del nostro Amore, non far fare da padrone a chi tanto amavamo e ci amava; nel vero amore non c’è il tuo e mio, ma tutto è in comune.  E poi, il farlo fare da padrone niente ci veniva di male, anzi ci rallegrava, ci faceva sorridere, ci trastullava, ci dava le belle sorprese degli stessi beni nostri, e poi come non doveva essere padrone se possedeva la nostra Volontà Divina che signoreggia tutto e domina tutto?  Per non farlo padrone dovevamo mettere in servitù la nostra Volontà, ciò che non poteva essere, dove Essa regna non esistono servitù, ma tutto è padronanza.  Perciò fino a tanto che l’uomo visse nel nostro Fiat Divino, non conobbi servitù; come peccò, sottraendosi dal nostro Volere Divino, perdette la padronanza e si ridusse in servitù.  Che cambiamento!  Da figlio a servo!  Perdette il commando sulle cose create, divenne il servo di tutto.  L’uomo col ritirarsi dal nostro Fiat Divino si sentì scosso fin dalle fondamenta, e la sua stessa persona la sentì vacillante, provò che cosa è debolezza, e si sentì servo di passioni che lo facevano vergognare di sé stesso, e giunse a perdere il suo dominio.  Sicché non stava più in suo potere, come prima, la forza, la luce, la grazia, la pace, ma le doveva mendicare con lacrime e preghiere dal suo Creatore.  Vedi dunque che significa vivere nel mio Volere Divino?  Essere padrona; è servo chi fa la sua volontà”.

(5) Ed io sorpresa dal dire di Gesù gli ho detto:  “Amor mio, per quanto è consolante il sentirti parlare del tuo Volere Divino, altrettanto è doloroso sentire i mali della volontà umana”.  E Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, se è necessario parlarti del mio Fiat Divino che servirà come invito, allettamenti, voci soavi, dolci e forti per chiamare tutti a vivere nella reggia della mia Divina Volontà, affinché non siano più servi ma padroni, così è necessario parlarti dei mali dell’umana volontà, perché Io non toglierò mai il libero arbitrio all’uomo, perciò è necessario che nel regno della mia Volontà Divina faccia montare le guardie, le nobili sentinelle che tengano in guardia le creature, facendole conoscere il gran male dell’umano volere, affinché stiano sull’attenti, e aborrendolo, amino la felicità e la padronanza che le dà la mia Divina Volontà”.

 

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28-3

Marzo 5, 1930

 

Come Gesù vuol vedere il suo Fiat palpitante nella creatura.  Come il vivere

in Esso è il richiamo di tutti gli atti nell’Unità Divina.  Che significa Unità.

 

(1) Vivo sempre nel dolore della privazione del mio dolce Gesù; che duro martirio!  Se non fosse che il suo Voler Santo avesse presso il suo posto, facendosi sentire continuamente, che mentre mi dà vita mi tiene sempre occupata e sperduta in Lui, io non so come farci a vivere, ma con tutto ciò, i tanti cari ricordi di Gesù che io credevo di non doverlo mai perdere di vista, le sue dolci e ripetute visitine, i tanti i suoi stratagemmi amorosi, le tante sue sorprese che mi pareva di vivere più in Cielo che in terra, il solo ricordarlo sono ferite crudeli, che mi rendono più rincrudito il mio doloroso martirio.  Ah!  Gesù, Gesù! ! !  Come sei facile a mettere da banda e a dimenticarti di chi ti ama e formi il suo martirio, e che Tu stesso hai detto tante volte che tanto mi amavi!  Ah!  Gesù, ritorna ché non ne posso più.  Ma mentre la mia povera anima sentiva la febbre, ché voleva Gesù, e delirando spropositava, il mio dolce Gesù, movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia, quasi per mettere termine ai miei spropositi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quietati, quietati, sono qui, né ti ho messo da banda, né la natura del mio Amore sa dimenticare nessuno, anzi sto in te per dirigere tutti gli atti tuoi nella mia Divina Volontà, perché non voglio che nessun atto tuo, anche minimo, non sia nobile e divino e che non abbia il suggello del mio Fiat Divino, voglio vederlo palpitando in tutti gli atti tuoi, questo è tutto il mio impegno, formare la prima copia dell’anima che deve vivere nel mio Voler Divino”.

(3) Detto ciò ha fatto silenzio, ed io seguivo il mio giro nel Fiat Divino, volevo raccogliere tutto ciò che hanno fatto le creature per chiudere tutto nella Divina Volontà, ed il mio Sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il vivere nel mio Volere Divino è il richiamo di tutti gli atti delle creature nell’unità di Essa.  Tutto è uscito da dentro la sua unità, dal solo atto nostro che dà vita a tutti gli atti, perciò è diritto nostro, di giustizia, che tutto ci ritorni per riconoscere donde sono usciti.  Il riconoscere da dove viene un atto, chi è che sprigiona la vita a tanti atti, in che modo e come, è il più bell’omaggio alla nostra Potenza e Sapienza che con un solo atto è vita di tutti gli atti.  E solo chi vive nel mio Fiat, abbracciando tutto insieme con Esso, prende come in pugno tutto e rinchiudendo tutto in quel Volere in cui vive, sale nella nostra unità per portarci tutto, e darci i veri omaggi di tutti gli effetti del nostro solo atto.  Ecco perciò che il girare nella nostra Volontà Divina, non solo raccoglie tutto, ma comunica l’atto tuo a tutte le cose create, in modo che tutto il cielo si atteggia ad adorazioni insieme con le tue adorazioni, il sole ad amarci insieme col tuo amore, il vento a glorificarci insieme con te, insomma tutte le cose create, sentendo nella mia Volontà di cui sono tutte investite, l’atto tuo che fai in Essa, tutte si atteggiano ad amarci, ad adorarci, a darci gloria e ringraziamenti, in modo che sentiamo che nel nostro Fiat Divino la creatura ci dà la pienezza dell’amore, la totalità dell’adorazione, la gloria completa.  Perciò segui il tuo volo nel mio Volere Divino e né ti occupare di altro, perché in Esso hai molto da fare”.

(5) Ond’io sono rimasta a pensare all’unità del Voler Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, sai tu che significa Unità di Volontà Divina?  Significa che da dentro quest’unica Volontà, non vi è cosa di bello, di buono e di santo che non esca da dentro di Essa.  Quest’unica nostra Volontà Divina, una è la sua Unità, uno è il suo atto; ma mentre è una si stende ovunque la Volontà, l’unità e l’atto; e perché si stende ovunque come dentro d’un sol fiato, fa tutto, abbraccia tutto e dà vita a tutto.  Onde chi vive nel nostro Voler Divino si fonde nella nostra Unità, e tutto ciò che fa non esce fuori di Noi, ma dentro di Noi.  Invece chi vive fuori di Essa, sentiamo il dolore dello strappo che fa degli atti suoi da dentro la nostra Volontà, e mentre li strappa non ce li ritorna, perché non forma una la nostra Volontà Divina con la sua.  Perciò la gran differenza di chi vive fuori del nostro Fiat, tutti i suoi atti sono atti divisi e spezzati, non fusi insieme, quindi non avrà il bene di sentire in sé la pienezza della luce, della felicità e di tutti i beni, ma tutto sarà miseria, debolezza e scarsezza di luce”.

 

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28-4

Marzo 9, 1930

 

Come le conoscenze sulla Divina Volontà contengono la scienza di formare la

sua Vita ed il popolo del suo regno.  Come al ricordo di ciò che Gesù fece e

patì, il suo Amore si rinnova, si gonfia e straripa fuori a bene delle creature.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, mi sento avvinta nelle sue braccia di luce, e tanto stretta che non mi è dato di scostarmi un tantino, né io molto meno voglio farlo, mi guarderei bene di scostarmi dal suo seno di luce; mi pare che ci sia un’accordo tra me ed il Voler Divino, che ambedue non ci possiamo separare.  Oh!  Voler Santo, come sei amabile e Potente, con la tua amabilità mi attiri, mi rapisci, m’incanti, ed io incantata non saprei come fare a non tenermi fissa in Te, e con la tua potenza ti tieni fermo sulla mia piccolezza, ti versi a torrenti, in modo che ho perduto la via per uscire dalla tua luce interminabile, ma felice perdita; deh!  Oh Fiat adorabile, fa perdere a tutti la via, affinché non conoscano altra via che quella che conduce nella tua Divina Volontà.  Ma come potranno fare le creature per conoscere un tanto bene?  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù facendosi sentire nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le conoscenze sul mio Voler Divino sono vie che possono condurre le creature nelle braccia di luce del mio Fiat Divino.  Le conoscenze sono germi, e questo germe fa nascere il principio della Vita della mia Divina Volontà nella creatura; le conoscenze, ciascuna delle quali saranno come tanti sorsi di vita, che formeranno nella creatura la maturazione di questa Vita Divina.  Perciò te ne ho detto tante cose sul mio Fiat Divino, ogni conoscenza porterà, chi il germe, chi la nascita, chi il cibo, chi il respiro, chi l’aria, chi la luce ed il calore per maturare la Vita del mio Volere nelle anime.  Ogni conoscenza contiene un grado di più di maturazione, perciò quanto più cercheranno di conoscere ciò che ho manifestato sul mio Fiat Divino, più si sentiranno maturati.  Le mie conoscenze sopra di Esso plasmeranno le anime e col loro tocco smorzeranno i mali dell’umano volere.  Esse faranno da madre pietosa che a qualunque costo vuol guarire il suo figlio e vederlo sano e bello.  Se sapessi che significa una conoscenza sulla mia Divina Volontà, esse contengono la scienza di formare la Vita di Essa, per formare il popolo del suo regno.  Vedi, anche nell’ordine naturale succede così, chi vuol farsi maestro è necessario che conosca ciò che riguarda le scienze, e se non si vuole applicare a conoscere le scienze, non sarà mai maturo per essere maestro, ed a seconda i gradi delle scienze che ha studiato possederà più o meno i gradi d’istruzione:  Se poche scienze, potrà essere maturo di maestro elementare, e se ha studiato molte scienze, potrà essere maturo d’essere professore di scuole superiori.  Sicché a seconda che si conosce, tanto nelle arti quanto nelle scienze, tanto più sono maturati in quel bene che conoscono, e sono capaci di far maturare negli altri il bene, le scienze, le arti che posseggono.  Ora, coll’averti detto tante conoscenze sulla mia Divina Volontà, non è stato per darti una bella notizia, no, no, è stato per formare la scienza di Essa prima in te, e poi in mezzo alle creature, affinché conosciuta questa scienza divina e tutta di Cielo, possa far maturare la Vita del mio Fiat Divino e formare il suo regno”.

(3) Dopo ciò stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino, e ora mi fermavo ad un punto, e ora ad un’altro di ciò che aveva fatto e patito il mio amato Gesù, e Lui come ferito dai suoi stessi atti che io gli mettevo d’intorno col dirgli:  “Amor mio, il mio ti amo corre nel tuo; vedi, oh Gesù, quanto ci hai amato, eppure vi resta un’altra cosa da fare, non hai fatto tutto, ti resta da darci il gran dono del tuo Fiat Divino come vita in mezzo alle creature, affinché regni e vi formi il suo popolo; presto oh!  Gesù, che aspettate?  Le tue stesse opere, le tue pene reclamano il Fiat Voluntas tua come in Cielo così in terra”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù è uscito da dentro il mio interno e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, quando l’anima ricorda ciò che Io feci e soffrì nel corso della mia Vita quaggiù, mi sento rinnovare il mio amore, per cui si gonfia e straripa, ed il mare del mio Amore forma le onde altissime per versarsi in modo duplicato sopra delle creature.  Se tu sapessi con quanto amore ti aspetto quando giri nel mio Voler Divino in ciascuno degli atti miei, perché in Esso, tutto ciò che Io feci e patì, sta tutto in atto come se realmente le stessi facendo, ed Io con tutto amore ti aspetto per dirti:  “Vedi figlia, questo lo feci per te, lo soffrì per te, vieni a riconoscere le proprietà del tuo Gesù, che sono anche tue”.  Il mio cuore ne soffrirebbe se la figlia piccola del mio Voler Divino non riconoscesse tutti i miei beni.  Tenere occultati i beni nostri per chi vive nel mio Fiat Divino, sarebbe non tenerla da Figlia, oppure non aver con lei la nostra piena fiducia, ciò che non può essere, perché la nostra Volontà ce la immedesima tanto, che ciò ch’è nostro è suo.  Sicché sarebbe per Noi piuttosto una pena, e ci troveremmo nelle condizioni d’un padre ricchissimo che possiede molte proprietà, ed i figli non sanno che il padre possiede tanti beni, quindi non conoscendoli si abituano a vivere da poveri, a tenere modi villaneschi, né si curano di vestire nobilmente; non sarebbe un dolore per il padre che tiene occultati a questi figli le sue proprietà?  Mentre col farle conoscere cambierebbero abitudine col vivere, vestire e usare modi nobili a seconda la loro condizione.  Se dolore sarebbe per un padre terreno, molto più per il tuo Gesù, ch’è Padre Celeste.  Come ti faccio conoscere ciò che ho fatto e patito ed i beni che possiede il mio Voler Divino, così il mio Amore cresce verso di te ed il tuo amore cresce sempre più verso di Me, ed il mio cuore gioisce nel vedere la piccola figlia nostra ricca dei nostri stessi beni.  Perciò il tuo girare nel mio Voler Divino è uno sfogo del mio Amore e mi dispone a farti conoscere cose nuove e a farti una lezioncina di più per tutto ciò che a Noi appartiene, e dispone te ad ascoltarla e a ricevere i nostri doni”.

 

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28-5

Marzo 12, 1930

 

Come Dio non conta il tempo ma gli atti che facciamo.  Esempio

di Noé.  il bene che possiede un sacrificio prolisso e continuo.

Come ciascun atto di creatura possiede il suo germe distinto.

 

(1) Il mio volo nel Fiat Divino continua, né la mia povera mente si sa stare senza girare nei suoi atti innumerevoli, mi sento che una forza suprema me la tiene come fissata nelle opere del mio Creatore, ed essa gira e rigira sempre senza mai stancarsi, ed oh!  quante belle sorprese trova, ora nella Creazione, ora nella Redenzione, cui Gesù benedetto si fa narratore come in ciò che mi sorprende non è altro che un’invenzione più grande del suo Amore.  Onde, mentre giravo nell’Eden e nei tempi prima della sua venuta sulla terra, pensavo tra me:  “E perché Gesù stiede tanto tempo per venire a redimere il genero umano? ” E Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra Sapienza infinita quando deve dare un bene alla creatura, non conta il tempo, ma gli atti delle creature, perché innanzi alla Divinità non esistono giorni e anni, ma un solo giorno perenne, e perciò non misuriamo il tempo, ma vengono contati da Noi gli atti che hanno fatto.  Quindi, in quel tempo che a te sembra sì lungo, non erano stati fatti gli atti voluti da Noi per venire a redimere l’uomo, e solo gli atti determinano a fare venire il bene, e non il tempo.  Molto più che costringevano la nostra Giustizia a sterminarli dalla faccia della terra, come successe nel diluvio, che solo Noé meritò, coll’ubbidire alla nostra Volontà, e con la prolissità del suo lungo sacrificio di fabbricare l’arca, di salvarsi con la sua famiglia e di trovare nei suoi atti la continuazione della nuova generazione in cui doveva venire il promesso Messia.  Un sacrificio prolisso e continuo possiede tale attrattiva e forza rapitrice presso l’Ente Supremo, che lo fanno determinare a dare beni grandi e continuazione di vita all’uman genero.  Se Noé non ci fosse ubbidito e non si fosse sacrificato a compiere un lavoro sì lungo, sarebbe stato travolto lui nel diluvio, e non salvando sé stesso, il mondo, la novella generazione sarebbe finita.  Vedi che significa un sacrificio prolisso e continuo, è tanto grande che mette in salvo sé stesso, e fa sorgere la vita novella negli altri ed il bene che abbiamo stabilito di dare.  Ecco perciò per il regno della mia Divina Volontà ho voluto il tuo lungo e continuo sacrificio di tanti anni di letto.  Il tuo lungo sacrificio metteva te in salvo, più che arca nel regno della mia Divina Volontà, ed inclina la mia Bontà a dare un bene sì grande di farla regnare in mezzo alle creature”.

(3) Dopo di ciò continuavo il mio giro nel Fiat Divino per portare tutti gli atti delle creature in omaggio al mio Creatore, e pensavo tra me:  “Se potrò raccogliere tutto ciò che esse hanno fatto e chiudere tutto nel Voler Divino, non si cambieranno in atti di Divina Volontà? ” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutti gli atti delle creature, ciascuno dei quali possiede il suo germe a seconda com’è stato fatto, se non è stato fatto nel mio Fiat Divino, non possiede il suo germe, quindi non potrà mai essere atto di mia Volontà, perché nell’atto di farlo mancava il suo germe di luce che tiene virtù di cambiarlo in sole, standovi il suo germe di luce come atto primo nell’atto della creatura.  Negli atti delle creature succede, che se una persona tiene il seme dei fiori, seminandolo avrà fiori, e se semina il seme dei frutti, avrà frutti; e né il seme dei fiori darà frutti, né quello dei frutti darà fiori, ma ciascuno darà a seconda la natura del suo seme.  Così gli atti delle creature, se nell’atto c’è stato un fine buono, uno scopo santo, per piacermi, per amarmi, in ciascun’atto si vedrà il germe della bontà, nell’altro il germe della santità, il germe di piacermi, il germe d’amarmi; questi germi non sono luce, ma simboleggiano chi il fiore, chi il frutto, chi una pianticella, e chi una gemma preziosa, ed Io sento l’omaggio del fiore, del frutto, e così di seguito, ma non l’omaggio che mi può dare un Sole; e raccogliendo tu tutti questi atti per chiuderli nel mio Fiat, restano quali sono, ognuno la natura che il seme l’ha dato, e si veggono che sono atti che può fare la creatura, non atti che può fare la mia Divina Volontà col suo germe di luce nell’atto di esse.  Il germe di Volontà Divina non viene ceduto da Essa, se non quando la creatura vive in Essa, e negli atti suoi le dà il primo posto d’onore”.

 

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28-6

Marzo 24, 1930

 

La creatura non è altro che effetto dei riflessi di Dio.  Amore

di Dio nel crearla.  La fermezza nel ripetere gli stessi

atti, forma nell’anima la vita del bene che si vuole.

 

(1) Stavo facendo il giro nel Fiat Divino per seguire tutti gli atti suoi, e giunta nell’eden comprendevo e ammiravo l’atto magnanimo di Dio, ed il suo Amore esuberante e rigurgitante della creazione dell’uomo, ed il mio sempre amabile Gesù, non potendo contenere le sue fiamme mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il nostro Amore s’invaghì tanto nell’atto che creammo l’uomo, che non fecimo altro che riflettere sopra di lui, affinché fosse opera degna delle nostre mani creatrici, e come i nostri riflessi piovevano sopra di lui, così nell’uomo gli veniva infusa l’intelligenza, la vista, l’udito, la parola, il palpito nel cuore, il moto alle mani, il passo ai piedi.  Il nostro Essere Divino è purissimo spirito, e perciò non abbiamo sensi, nell’assieme di tutto il nostro Essere Divino siamo luce purissima ed inaccessibile, questa luce è occhio, è udito, è parola, è opera, è passo.  Questa luce fa tutto, guarda tutto, sente tutto, si trova dappertutto, nessuno può sfuggire da sotto l’impero della nostra luce.  Quindi, mentre creammo l’uomo fu tanto il nostro Amore, che la nostra luce portando i nostri riflessi sopra di lui lo plasmava, e plasmandolo gli portava gli effetti dei riflessi di Dio.  Vedi dunque figlia mia con quanto amore fu creato l’uomo, fino a sciogliersi il nostro Essere Divino in riflessi sopra di lui, per comunicargli la nostra immagine e somiglianza; si poteva dare amore più grande?  Eppure se ne serve dei nostri riflessi per offenderci, mentre se ne doveva servire per mezzo dei nostri riflessi per venire a Noi, e coi riflessi dati da Noi dirci:  “Quanto bello mi creò il tuo Amore, ed io per contraccambio ti amo, t’amerò sempre, e voglio vivere nella luce della tua Divina Volontà”.

(3) Onde continuavo a seguire gli atti nel Fiat Divino e pensavo tra me:  “Sono sempre da capo, ripetere, ripetere sempre la lunga storia dei miei atti nel Voler Divino, la lunga cantilena del mio ti amo; ma quali ne sono gli effetti?  Oh!  se potessi ottenere che la Divina Volontà fosse conosciuta e regnasse sulla terra, almeno mi sarebbe tanto guadagnata”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha stretto al suo cuore divino e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, la fermezza nel chiedere forma la vita del bene che si chiede, dispone l’anima a ricevere il bene che vuole, e muove Iddio a dare il dono che si chiede.  Molto più che coi tanti ripetuti atti e preghiere che ha fatto, ha formato in sé la vita, l’esercizio, l’abitudine del bene che chiede.  Iddio, vinto dalla fermezza del chiedere le farà il dono, e trovando nella creatura, in virtù dei suoi atti ripetuti, come una vita del dono che le fa, convertirà in natura il bene chiesto, in modo che la creatura si sentirà posseditrice e vittoriosa di sentirsi trasformata nel dono che ha ricevuto.  Perciò il tuo chiedere incessantemente il regno della mia Divina Volontà forma in te la sua Vita, ed il tuo continuo ti amo forma in te la Vita del mio Amore; e avendoti Io fatto il dono dell’uno e dell’altro, senti in te come se la tua stessa natura non sentisse altro che la virtù vivificatrice del mio Volere e del mio Amore.  La fermezza nel chiedere è assicurazione che il dono è suo.  E col chiedere per tutti il Regno della mia Divina Volontà, è preludio che gli altri possono ricevere il gran dono del mio Fiat Supremo.  Quindi continua a ripetere e non ti stancare”.

 

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28-7

Aprile 1, 1930

 

Che significa entrare nell’atto primo del Voler Divino; le goccioline che la

creatura forma nel suo mare di luce.  Come Iddio in tutte le cose create mette

tant’atti d’amore per quante volte se ne doveva servire la creatura.

Come la vita fa bisogno d’alimento.

 

(1) La mia povera intelligenza si sente come tirata a valicare il mare immenso del Fiat Divino, e nel suo mare va in cerca dei suoi atti per amarli, adorarli e fargli compagnia, sicché la mia povera mente è sotto l’influsso d’una forza irresistibile che la fa andare sempre vagando in cerca degli atti del Supremo Volere.  Ma mentre ciò facevo pensavo:  “Qual bene faccio nel girare e rigirare nel mare del Fiat Divino? ” Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quante volte giri nel mare del mio Voler Divino, tanti posti prendi in Esso, e vi formi le tue goccioline nel nostro mare, le quali si sperdono in Esso e restano inseparabili, e Noi sentiamo le tue goccioline che ci amano e fanno una sol vita con Noi e diciamo:  “La neonata del nostro Volere ci ama nel nostro mare, non fuori di esso, è giusto che le cediamo i diritti di farla venire quante volte voglia nel nostro mare, molto più che lei non vuole altro che ciò che vogliamo Noi, e questa è la gioia più grande che ci porta, come se ci portasse nel suo piccolo grembo tutta la nostra Divina Volontà, che straripandola da tutte le parti resta eclissata nella sua luce, e Noi godiamo nel vedere la tua piccolezza racchiusa nella nostra luce”.  E se tu senti la forza irresistibile di venire a fare le tue giratine nel mare del nostro Fiat, è la forza imperante di Esso che ama tanto di vedere la tua piccolezza formare le goccioline di luce nel suo mare.  Ecco che significa entrare nell’atto primo del nostro Volere, la creatura che prende il suo posto in Esso e vi forma le sue goccioline.  Perciò abbilo a grande fortuna il tuo girare sempre nel nostro Fiat”.

(3) Onde seguivo gli atti del Fiat Divino nella Creazione, e mi pareva che tutti palpitavano d’amore del loro Creatore verso le creature.  Il cielo, le stelle, il sole, l’aria, il vento, il mare, e tutte le cose create sono in perfetto accordo tra loro, tanto che sebbene sono distinte tra loro, ma vivono come fusi insieme, tanto vero, che dove c’è la luce del sole, nel medesimo spazio sta l’aria, il vento, il mare, la terra, ma ciascuna tiene il suo palpito d’amore distinto verso la creatura.  Ma mentre ciò e altro pensavo, il mio amabile Gesù stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il nostro Amore nella Creazione fu esuberante, ma sempre verso dell’uomo, in ogni cosa creata mettevamo tanti atti d’amore per quante volte se ne doveva servire la creatura.  Il nostro Fiat Divino che mantiene l’equilibrio in tutta la Creazione ed è vita perenne di essa, come vede che la creatura sta per servirsi della luce del sole mette in esercizio il nostro Amore per farlo incontrare nella luce che la creatura riceve; se beve l’acqua, il nostro Amore si fa incontrare per dirle mentre beve:  “Ti amo”.  Se respira l’aria, il nostro Amore le dice ripetutamente:  “Ti amo”.  Se cammina, la terra le dice sotto dei suoi passi:  “Ti amo”.  Non c’è cosa che la creatura prenda, tocchi e veda, che il nostro Amore non faccia il suo felice incontro con la creatura col dirle:  “Ti amo” per darle amore.  Ma sai tu quale ne è la causa di tanta insistenza del nostro Amore?  Per ricevere in ogni cosa che prenda la creatura l’incontro del suo amore.  Quindi l’Amore infinito voleva incontrarsi coll’amore finito, e formare uno solo per mettere nella creatura l’equilibrio del suo Amore.  E siccome la creatura se ne serve delle cose create senza neppure pensare che il nostro Amore le va incontro nelle cose che prende, per sentire il nostro ripetuto ritornello:  “Ti amo, ti amo”, e se ne serve senza avere uno sguardo a Colui che gliele manda, l’amore della creatura resta squilibrato, perché non incontrandosi col nostro Amore, perde l’equilibrio e resta disordinato in tutti gli atti suoi, perché ha perduto l’equilibrio divino e la forza dell’Amore del suo Creatore.  Perciò sii attenta col tuo ricambio d’amore per ripararmi tanta freddezza delle creature”.

(5) Onde seguivo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Ma a che servono le mie tante volte che giro e rigiro nel Fiat Supremo per seguire gli atti suoi?  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, tutte le vite fanno bisogno d’alimento, senza alimento né si forma né cresce la persona, e se questo manca, c’è pericolo che le venga tolta la vita.  Ora, il seguire la mia Volontà, unirsi ai suoi atti, girare e rigirare in Essa, serve a formare l’alimento per alimentare, formare e far crescere la sua Vita nell’anima tua.  Essa non sa nutrirsi di altri atti se non di quelli che si fanno nel suo Volere, né si può formare nella creatura né crescere, se non entra in Essa, e coll’unione dei suoi atti vi forma il suo parto di luce, per formare la sua Vita di Divina Volontà nella creatura.  E quanti più atti di Divina Volontà forma, quanto più si unisce cogli atti suoi e vive in Essa, tanto più cibo abbondante forma per alimentarla e farla crescere più subito nell’anima sua.  Perciò il tuo girare in Essa è vita che forma, è alimento che serve allo sviluppo della Vita alla mia Divina Volontà nell’anima tua, e serve a preparare il cibo per alimentare la mia Volontà nelle altre creature.  Quindi sii attenta e non volerti arrestare”.

 

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28-8

Aprile 12, 1930

 

Gli atti fatti nel Volere Divino sono muri di luce in torno a Gesù.  Il sole,
seminatore d’amore del suo Creatore.  Come il Sole della Divina Volontà

forma il suo Sole nella creatura e vi fa da seminatore Divino.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, e seguendo i suoi atti stavo pensando e accompagnando le pene amarissime del mio dolce Gesù, e dicevo tra me:  “Oh!  come vorrei difendere ed impedire che Gesù ricevesse nuove offese”.  E Lui movendosi nel mio interno e stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se mi vuoi difendere in modo che le offese non giungano a Me, riparami nella mia Divina Volontà, perché come tu ripari in Essa formerai muro di luce intorno a Me, e se mi offendono, le offese resteranno al di fuori di questo muro di luce, non entreranno dentro, ed Io mi sentirò difeso da questo muro di luce, cioè dalla mia stessa Volontà, e me ne starò come al sicuro.  Sicché il tuo amore nel mio Volere Divino mi formerà muro d’amore, di luce; la tua adorazione, le tue riparazioni mi formeranno muro di luce, d’adorazioni e di riparazioni, in modo che il disamore, i disprezzi delle creature non giungeranno fino a Me, ma vi resteranno fuori di questi muri, e se li sentirò, li sentirò come di lontano, perché la figlia mia mi ha circondato dal muro inespugnabile della mia Divina Volontà.  Figlia mia, l’amore, le riparazioni, le preghiere fuori del mio Fiat sono goccioline appena, invece nella mia Divina Volontà le stesse cose, gli stessi atti, sono mari, muri altissimi, fiumi interminabili.  Qual’è la mia Volontà immensa, tali rende gli atti della creatura”.

(3) Onde seguivo il Fiat Supremo nella Creazione, e la mia mente si perdeva nel comprendere l’atto continuo di Esso verso le creature, tanto per mezzo delle cose create e tanto direttamente ci porta come in braccio per essere il nostro moto, il respiro, il palpito, la vita nostra.  Oh!  se si potesse dalle creature vedere che cosa fa questa Divina Volontà per noi, oh!  come l’amerebbero e si lascerebbero dominare da Lei.  Ma ahimè!  mentre siamo inseparabili dalla Divina Volontà, tutto ci viene per mezzo suo, è più che la stessa vita nostra, non si riconosce, non si guarda e si vive come se fossimo lontani da Essa.  Quindi, mentre giravo nella Creazione, il mio amato Gesù, uscendo da dentro il mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutte le cose create dicono amore, ma il sole che con la sua luce e col suo calore tiene la supremazia su tutto, è il seminatore del mio Amore.  Come sorge il mattino così comincia la sua semina d’amore; la sua luce ed il suo calore investe la terra, e come passa di fiore in fiore, col suo puro tocco di luce semina la diversità dei colori e dei profumi e versa la semenza dell’amore, delle diverse qualità divine e dei suoi profumi amorosi; come passa di pianta in pianta, di albero in albero, così col suo bacio di luce versa, dove la semenza della dolcezza dell’Amore divino, dove la diversità dei nostri gusti amorosi, dove la sostanza dell’Amor divino, insomma, non c’è pianta, fiore, erba, che non riceva la semenza del nostro Amore che gli porta il sole, si può dire che passa la sua giornata seminando amore ed irradiando tutta la terra, monti e mari con la sua luce, semina ovunque l’amore della luce eterna del suo Creatore.  Ma sai il perché di questa semenza continua non mai interrotta, che fa il sole del nostro Amore sopra la faccia della terra, ed in tanti modi?  Forse per la terra?  Per le piante?  Ah no!  Tutto per le creature.  Oh!  sì, per amor loro e per averne il ricambio dell’amore di esse.  Ed oh!  come restiamo feriti ed amareggiati quando vediamo che le creature se ne servono dei fiori, frutti ed altro senza riconoscere che in tutto ciò che prende c’è la semenza dell’Amor nostro, che per mezzo del sole abbiamo versato sopra di ciascuna cosa creata.  E a tant’amore ci si nega un ti amo”.

(5) Detto ciò ha fatto silenzio.  Ond’io sono rimasta afflitta a tanto dolore di Gesù e continuavo i miei atti nel Fiat Divino, e Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, il sole sebbene instancabile nel fare da seminatore del nostro Amore sopra alla terra, la sera, nel ritirarsi per formare il giorno alle altre regioni, pare che dà la pace alla terra, dandole la libertà di produrre o non produrre la semenza che ha seminato, riserbandosi il nuovo assalto della semina d’amore.  Invece il Sole della mia Divina Volontà non lascia mai l’anima, come vi riflette con la sua luce e più che sole vi fa da seminatore divino, coi suoi riflessi vi forma il suo Sole nella creatura.  Quindi, per chi vive nel mio Volere Divino non ci sono notti, né tramonti, né alba, né aurora, ma sempre pieno giorno, perché la sua luce si dà in natura alla creatura, e ciò che è in natura rimane come proprietà propria.  Molto più che il Sole della mia Divina Volontà possiede la sorgente della luce, e quanti Soli vuol formare tanti ne forma.  Ma con tutto ciò, ad onta che per chi vive nel mio Volere possiede il suo Sole senza mai ritirarsi, il Sole del mio Fiat tiene sempre da dare nuova luce e calore, nuova dolcezza, nuovi gusti, nuova bellezza, e l’anima tiene sempre da prendere, non ci sono soste come nel sole che sta sotto alla volta del cielo, perché non possedendo la sorgente della luce non può formare tanti soli a secondo che la terra si gira in torno a lui.  Ma per il Sole del mio Volere Divino che ne possiede la sorgente, la sua luce batte sempre e chiamando la creatura in continua operosità con Esso, le dà sempre il suo atto nuovo non mai interrotto”.

 

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28-9

Aprile 18, 1930

 

Come tutti i primi atti furono fatti da Dio in Adamo.  Gelosia dell’Amor Divino.

Garanzia e sicurezza del Fiat Divino per la creatura.  Come nella creazione dell’uomo

tutti eravamo presenti ed in atto.  Virtù vivificatrice e alimentatrice del Voler Divino.

 

(1) La povera anima mia sente l’irresistibile bisogno di valicare il mare interminabile del Fiat Supremo.  Più che da calamita potente mi sento tirata a fare il mio dolce soggiorno nella mia cara eredità datami dal mio caro Gesù, qual’è la sua adorabile Volontà; mi pare che Gesù mi aspetta ora ad un atto fatto dal suo Fiat Divino, ora ad un’altro per darmi le sue mirabili lezioni.  Onde la mia mente si perdeva nel girare nei suoi atti innumerevoli, e giunta nel caro Eden, dove tutto fu festa, il mio caro Gesù soffermandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu sapessi con quanto amore fu formata la creazione dell’uomo!  Al solo ricordarlo il nostro Amore si gonfia e forma nuovi innundii, e mentre si atteggia a festa nel ricordare l’opera nostra, bella, perfetta, e messovi tale maestria d’arte che nessun’altro né può formare una simile, ed era tanto bella che giunse a suscitare nel nostro Amore la gelosia che tutta fosse per Noi.  Del resto, l’uomo era stato fatto da Noi, era nostro, esserne geloso era un diritto del nostro Amore; tanto vero che il nostro Amore giunse a tanto, che tutti i primi atti fatti in Adamo furono fatti dal suo Creatore.  Sicché il primo atto d’amore fu creato e fatto da Noi in Adamo, il primo palpito, il primo pensiero, la prima parola, insomma tutto ciò che lui potette fare dopo, stavano i nostri atti primi fatti in lui, e sopra dei nostri primi atti seguivano gli atti di Adamo.  Perciò, se amava, sorgeva il suo amore da dentro il nostro primo atto d’amore; se pensava, sorgeva da dentro il nostro pensiero il suo pensiero, e così di tutto il resto.  Se Noi non avessimo fatto i primi atti in lui, non avrebbe potuto né far nulla, né saper far nulla; invece col fare l’Ente Supremo i primi atti, mettevamo in Adamo tante fontanine per quanti atti primi fecimo in lui, in modo che ogni qualvolta voleva ripetere i nostri primi atti, tenesse a sua disposizione queste fontanine come tante diverse sorgenti d’amore, di pensieri, di parole, di opere e di passi.  Quindi tutto era nostro, dentro e fuori dell’uomo, perciò la nostra gelosia non solo era un diritto, ma anche giustizia che tutto doveva essere per Noi e tutto nostro.  Molto più che gli davamo il nostro Voler Divino affinché ce lo conservasse bello, fresco e ce lo facesse crescere d’una beltà Divina.  Il nostro Amore non era contento né soddisfatto di tanto che gli aveva dato, voleva continuare a dare sempre, non voleva dire basta, voleva continuare la sua opera d’amore, e per averlo con Sé, per aver che ci fare coll’uomo, gli dava il nostro stesso Volere, affinché lo rendesse capace di poter sempre ricevere e di tenerlo sempre con Noi con una sola Volontà, con Essa tutto era garantito e al sicuro per lui e per Noi.  Sicché doveva essere il nostro trastullo, la gioia e felicità nostra, oggetto di nostra conversazione.  Perciò al ricordo della creazione dell’uomo, il nostro Amore si atteggia a festa, ma col vederlo senza la garanzia del nostro Fiat, senza sicurezza e quindi vacillante, sfigurato e come lontano da Noi, si atteggia a mestizia e sente tutto il peso del nostro Amore infinito come chiuso in Sé stesso, perché non può darsi a lui perché non lo trova nella nostra Divina Volontà.  Ma tutto ciò non è tutto, non fu al solo Adamo che tanto si versò il nostro Amore, ma giunse a fare tutti i primi atti dai quali dovevano aver vita tutti gli atti umani, ma ciascuna creatura che doveva venire a la luce del giorno fu presente in quell’atto della creazione dell’uomo, ed il nostro Fiat unito al nostro Amore correva, correva, e abbracciando tutti e amando con un solo amore tutti, metteva il primato dei nostri atti in ciascuna creatura che sarebbe venuta all’esistenza, perché per Noi non c’è né passato né futuro, ma tutto è presente ed in atto, se ciò non fosse, il nostro Fiat si troverebbe ristretto ed inceppato, né potrebbe allargare tanto le sue fiamme da racchiudere tutti nella sua luce, in modo da fare in tutti quello che fa in una sola creatura.  Perciò non fu il solo Adamo il fortunato della Creazione, ma tutte le altre creature venivano arricchite di tutti i beni, ed in lui posseditrici dei suoi stessi beni.  Molto più che tutto ciò che Dio fa in una sola creatura, tutte le altre creature acquistano il diritto degli atti nostri, menochè chi non vuole servirsene.  Non successe ciò nella stessa Redenzione?  Come la Sovrana del Cielo ebbe il bene di concepirmi e di darmi alla luce, tutte le altre creature acquistarono il diritto dei beni della Redenzione, non solo, ma di potermi ricevere ciascuna nei loro cuori, e solo chi ingrata non mi vuole rimane priva di Me.  Ora figlia mia, Adamo col disubbidire ai nostri voleri perdette il nostro regno, e tutti i beni del nostro Fiat rimasero per lui senza la Vita alimentatrice e vivificatrice della nostra Divina Volontà.  Si può dire che fu come il distruttore dei beni del regno della mia Divina Volontà nell’anima sua, perché a tutti i beni, se manca la virtù vivificatrice e l’alimento continuo, da per sé stessi a poco a poco perdono la vita.

(3) Or, tu devi sapere che per richiamare di nuovo a vita questi beni nella creatura, ci voleva chi richiamasse di nuovo il mio Fiat nell’anima sua e che nulla le rifiutasse facendolo dominare liberamente, onde poterle somministrare di nuovo la sua virtù vivificatrice e alimentatrice, per richiamare a vita i beni distrutti.  Ecco perciò che la mia Divina Volontà col soggiogarti, e tu col farti soggiogare, ha ripreso la sua virtù vivificante nell’anima tua e chiamandoti nel suo soggiorno ti alimenta per richiamare in te tutti i suoi beni; e tutti i tuoi atti che fai in Essa, i tuoi giri e rigiri negli atti suoi, il tuo chiedere continuamente il suo regno sulla terra, non sono altro che alimenti che ti dà, e costituisce il diritto alle altre creature di poter ricevere di nuovo il regno della mia Divina Volontà con la vita di tutti i suoi beni.  Io quando voglio fare un bene a tutte le creature, vi metto la fonte sorgitiva in una creatura, da questa fonte apro tanti canali e do il diritto a tutti di prendere i beni che la fonte possiede.  Perciò sii attenta ed il tuo volo nella mia Divina Volontà sia continuo”.

 

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28-10

Aprile 23, 1930

 

Dio nel creare l’uomo non lo distaccò da sé.  Condizione di

necessità d’amarlo.  Ultimo assalto.  Il gran dono della

Volontà Divina.  Ordine che Dio tenne nel creare l’uomo.

 

(1) Il mio dolce Gesù, mi pare che ha voglia di parlare dell’amore rigurgitante con cui fu creato l’uomo, vuol dire la sua storia come sfogo del suo intenso Amore per essere compatito dalla sua piccola figlia, e dirle la cagione perché ci ama tanto, ed il diritto d’essere amato.

(2) Onde girando negli atti del suo Volere Divino, e giunta nell’Eden ha ripreso il suo dire:

(3) “Figlia del mio Voler Divino, voglio farti conoscere tutte le particolarità con cui fu creato l’uomo, per farti comprendere l’eccesso del nostro Amore ed il diritto del nostro Fiat di regnare in lui.  Tu devi sapere che il nostro Essere Divino nella creazione dell’uomo si trovava nella condizione di necessità dell’amore d’amarlo, perché tutto ciò che le demmo non restò distaccato da Noi, ma trasfuso in Noi.  Tanto vero, che alitandolo gli infondemmo la vita, ma non distaccammo il nostro alito da quello creato in lui, ma lo restammo immedesimato col nostro, in modo che come l’uomo fiatava sentivamo e sentiamo il suo fiato nel nostro.  Se col nostro Fiat creò la parola col pronunziarsi sulle sue labbra, non restò distaccata la parola, dono grande datogli da dentro il nostro Voler Divino.  Se creammo in lui l’amore, il moto, il passo, quest’amore restò vincolato col nostro Amore, col moto nostro e la virtù comunicativa dei nostri passi nei suoi piedi.  Sicché sentivamo l’uomo dentro di Noi, non fuori di Noi; non il figlio lontano, ma vicino, anzi immedesimato con Noi.  Come non amarlo, se era nostro e la sua vita stava nella continuazione degli atti nostri?  Non amarlo sarebbe andare contro la natura del nostro Amore.  E poi, chi è che non ama ciò ch’è suo e ciò ch’è stato formato da lui?  Perciò il nostro Essere Supremo si trovava e si trova tutt’ora nella condizione di necessità d’amarlo, perché l’uomo è ancor tutt’ora quello da Noi creato, il suo fiato lo sentiamo nel nostro, la sua parola è l’eco del nostro Fiat, tutti i nostri doni non li abbiamo ritirato, siamo l’Essere immutabile né siamo soggetti a mutarci, l’amammo e l’amiamo, ed è tanto questo nostro amore, che Noi stessi ci mettemmo in condizione di necessità d’amarlo.  Ecco perciò i nostri tanti stratagemmi d’amore, e l’ultimo assalto che vogliamo dargli il gran dono del nostro Fiat, affinché lo faccia regnare nell’anima sua, perché senza del nostro Volere l’uomo sente gli effetti della sua Vita, ma non scorge la causa e perciò non si cura d’amarci.  Invece la nostra Divina Volontà farà sentire chi è che le dà la vita, e allora anche lui si sentirà la necessità d’amare Colui che è causa primaria di tutti gli atti suoi e che tanto l’ama”.

(4) Onde seguivo il mio giro nella Creazione, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, vedi che ordine c’è nella Creazione di tutto l’universo, ci sono cieli, stelle, soli, tutti ordinati.  Molto più nel creare l’uomo, il nostro Essere Divino stendeva nel fondo della sua anima l’ordine delle nostre qualità divine come tanti cieli.  Quindi stendevamo in lui il cielo dell’amore, il cielo della nostra Bontà, il cielo della nostra Santità, della nostra bellezza, e così di seguito.  E dopo d’aver disteso l’ordine dei cieli delle nostre qualità divine, il nostro Fiat nella volta di questi cieli si costituì Sole dell’anima, che con la sua luce e calore, riflettendo in lui, doveva crescere e conservare la nostra Vita Divina nella creatura.  E come le nostre qualità divine ci additano il nostro Essere Supremo, così questi cieli distesi nell’uomo, additano che lui è nostra abitazione.  Chi può dirti il modo, l’amore con cui ci dilettammo nel creare l’uomo?  Oh!  se lui conoscesse chi fosse, che possiede, oh!  come si stimerebbe di più e starebbe attento a non macchiare l’anima sua e amerebbe Colui che con tant’amore e grazia lo ha creato”.

 

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28-11

Maggio 2, 1930

 

Come la Divina Volontà corre sempre verso della creatura

per abbracciarla e renderla felice, e tiene virtù di svuotarla

da tutti i mali.  La corsa del ti amo nel Voler Divino.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, la sua luce mi eclissa, la sua forza potente m’incatena, la sua bellezza mi rapisce, tanto, da sentirmi inchiodata senza potermi spostare dal pensare e guardare un Volere sì santo.  La sua Vita accoppa la mia e mi sperdo nella sua immensità.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat onnipotente, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno, e stringendomi nelle sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà corre sempre come atto primo di vita verso la creatura, e corre per felicitarla, per abbracciarla, per svuotare il peso di tutti gli atti umani, perché tutto ciò che non è Volontà mia nella creatura, è duro, pesante e opprimente, ed Essa svuota tutto ciò ch’è umano e rende col suo soffio leggera ogni cosa.  Perciò il segno se l’anima vive nella mia Divina Volontà, è se sente in sé la felicità, perché Essa è per sua natura felice, né può dare a chi in Essa vive l’infelicità, perché non la possiede, né vuole né può cambiare natura.  Perciò chi vive nel mio Fiat sente in sé la virtù felicitante, ed in tutto ciò che fa sente scorrere una vena di felicità, la quale rende leggero ogni atto, ogni pena e sacrificio; questa felicità porta con sé lo svuoto di tutti i mali e riempie la creatura di forza invincibile, in modo che con tutta verità può dire:  “Tutto posso, a tutto posso giungere, perché mi sento trasmutata nella Divina Volontà che ha sbandito da me le debolezze, le miserie, le passioni; la mia stessa volontà felicitata dalla sua vuol bere a larghi sorsi la sua felicità divina, e non vuol saperne più di vivere se non di Volontà Divina”.  Le infelicità, le amarezze, le debolezze, le passioni, non entrano nella mia Volontà, ma fuori di Essa; la sua aria balsamica raddolcisce e fortifica tutto, e quanto più l’anima vive in Essa e ripete i suoi atti nel mio Voler Divino, tanti più gradi di felicità, di santità, di fortezza e bellezza divina acquista, e anche nelle stesse cose create sente la felicità che le portano del suo Creatore.  La mia Divina Volontà vuol far sentire la natura della sua felicità alla creatura che vive in Essa, e perciò la felicita nella luce del sole, nell’aria che respira, nell’acqua che beve, nel cibo che mangia, nel fiore che la ricrea, in somma, in tutto fa sentire che non sa dare che felicità alla creatura, perciò il Cielo non è lontano da lei, ma dentro di lei, ché in ogni cosa la vuol rendere felice”.

(3) Onde continuavo il mio giro nella Creazione per seguire il Fiat Divino in tutte le cose create, e dovunque cercavo di mettere il mio solito ti amo per contraccambiarlo del tanto suo amore sparso in tutto l’universo.  Ma la mia mente voleva interrompere la mia corsa del mio ti amo continuo col dirmi:  “Ma c’è in me la vita di questo ti amo che vo sempre ripetendo? ” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù stringendomi a Sé mi ha detto:

(4) “Figlia mia, hai dimenticato che un ti amo nella mia Divina Volontà tiene virtù che detto una volta non finisce di dire mai ti amo, ti amo; il ti amo nella mia Divina Volontà è vita, e come vita non può cessare di vivere, deve avere il suo atto continuo.  Il mio Fiat non sa fare atti finiti, e tutto ciò che in Esso si fa dalla creatura acquista vita continua, e siccome alla vita è necessario il respiro, il palpito, il moto continuo per vivere, così gli atti fatti nella mia Volontà Divina, avendo il suo principio in Essa si cambiano in vita, e come vita acquistano la continuazione dell’atto stesso, senza mai cessare.  Quindi il tuo ti amo non è altro che la continuazione del tuo primo ti amo, esso come vita vuole l’alimento per crescere, il respiro, il palpito, il moto per vivere, e col ripetere il tuo ti amo sente il palpito, il respiro, il moto, e cresce nella pienezza dell’amore, e serve a moltiplicare tante vite d’amore per quanti ti amo tu dici.  Se tu sapessi quanto è bello vedere tutta la Creazione sparsa di tante vite d’amore per quanti ti amo tu dici?  Perciò un ti amo chiama e reclama con insistenza l’altro ti amo.  Ecco perciò tu senti un bisogno, una necessità d’amore di seguire la corsa del tuo ti amo.  Il vero bene non resta mai isolato, molto più nella mia Divina Volontà che essendo vita che non ha principio né fine, tutto ciò che in Essa si fa non è soggetto né a finire né ad essere interrotto.  Quindi un ti amo serve a mantenere e a richiamare a vita un’altro ti amo, sono passi di vita d’amore che la creatura fa nel mio stesso Volere.  Perciò non ti arrestare e segui la corsa del tuo ti amo per chi tanto ti ama”.

 

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28-12

Maggio 10, 1930

 

Come tutte le cose create sono felici perché create da una Volontà Divina.  Come

Iddio amò l’uomo con amore perfetto e gli donò amore, santità e bellezza completa.

 

(1) La piccola anima mia continua il suo corso nelle opere che creò la Divina Volontà, e mentre guardavo la Creazione per unirmi agli omaggi che danno al mio Creatore, vedevo che tutto era felicità in esse; il cielo, felice nella sua estensione estendibile a tutti punti, pare che la sua estensione dice pienezza di felicità, e tutte le sue stelle sono gradi di felicità che il cielo possiede, che elevandosi verso il suo Creatore lo glorifica con la felicità della sua estensione e con tanti gradi di stelle che possiede.  Il sole è felice nella sua luce, nella fecondità del suo calore, nella bellezza dei suoi svariati colori, nella dolcezza e distinti gusti che possiede, oh!  com’è felice, come si eleva a Colui che l’ha creato per portargli la gloria, gli omaggi di tanta felicità che possiede.  Ma mentre la mia mente si perdeva nelle tante felicità che possiede la Creazione, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose create sono felici, felici perché create da una Volontà Divina ch’è per Sé stessa eternamente felice, felici per l’ufficio che occupano, felici nello spazio in cui si trovano, felici perché glorificano il loro Creatore; nessuna cosa creata da Noi è stata creata infelice, perciò tutti posseggono la pienezza della felicità.

(3) Ora, se tanta felicità versammo in tutta la Creazione, nel creare l’uomo non solo lo creammo doppiamente felice, dandole la vena della felicità nella mente, nello sguardo, nella parola, nel palpito, nel moto, nel passo, ma gli damo in suo potere la stessa felicità moltiplicandola in ogni atto buono, parola, passo ed il resto che avrebbe fatto, non ci furono limiti di felicità per lui come nelle cose create, all’uomo gli fu data virtù di crescere sempre più nella felicità, ma ciò se si facesse dominare dalla mia Divina Volontà; senza di Essa non può regnare la felicità.  Oh!  se le cose create potessero uscire dal nostro Fiat, perderebbero all’istante la felicità e si cambierebbero in opere le più infelici.  Perciò se vuoi essere felice lasciati dominare dal mio Voler Divino, perché Lui solo tiene virtù di dare la felicità alla creatura e di cambiare nel nettare più dolce le cose più amare.  Figlia mia, tu devi sapere che Noi amammo con amore perfetto la creatura, e perciò nel crearla mettevamo in lei felicità completa, amore, santità e bellezza completa, affinché la creatura potesse mettersi a gara con Noi e contraccambiarci con felicità, amore e santità completa, in modo da poterci dilettare tanto in lei, da poter dire:  “Com’è bella l’opera da Noi creata”.  E per essere sicuri che i nostri doni non soffrissero detrimento nella creatura, l’affidammo alla nostra Divina Volontà, affinché gli servisse di vita per custodire in lei la nostra felicità, il nostro amore, santità e bellezza nostra, facendole sempre crescere.  Perciò tutto il bene dell’uomo c’era legato alla nostra Divina Volontà; respinta Questa tutti i beni finiscono, né c’è sventura più grande di quella di non farsi dominare dalla mia Divina Volontà, perché Essa sola è la conservatrice ed il richiamo dei beni nostri nella creatura”.

 

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28-13

Maggio 20, 1930

 

Come tutta la Creazione è membro di Dio, e come partecipa a tutte le qualità

divine.  La Divina Volontà raccoglitrice di tutti gli atti che l’appartengono.

 

(1) Stavo secondo il mio solito seguendo gli atti della Divina Volontà nella Creazione.  Comprendevo ch’è talmente unita col suo Creatore, che sembra come membro che gode l’unione col suo corpo, ed in virtù di questa unione il membro sente il calore, il moto, la vita.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ciascuna cosa creata è un membro mio distinto, e tale me ne serve per mantenere l’ordine, la vita della Creazione, e per mezzo di essa me ne servo, ora per far uso della Misericordia, ora della mia Potenza, e ora della mia Giustizia; molto più che stando la Creazione immersa nella mia Divina Volontà, non si può muovere né operare se il mio Fiat Divino non gli dà il moto, né l’attitudine d’operare.  Ora, come la Creazione, così la creatura è membro di Dio, e fino a tanto che resta unita con Dio partecipa tutte le qualità di Dio, come un membro attaccato al corpo partecipa della circolazione del sangue, del calore, del moto del medesimo corpo.  Ma chi mantiene salda questa unione, permanente ed in pieno vigore questo membro della creatura attaccato al suo Creatore?  La mia Divina Volontà.  Essa è vincolo d’unione e comunicazione di calore e di moto, in modo da far sentire ad ogni moto la Vita del suo Creatore, e mette più che sangue in circolazione con questo membro la Santità Divina, la Forza, l’Amore, la Bontà, insomma, tutte le qualità del suo Creatore; ma se non c’è la mia Volontà, sarà un membro distaccato che non può fluire alla comunicazione del corpo, e se apparentemente sembra unito, sarà come un membro paralizzato che vivrà a stento senza moto, e sarà di fastidio e di dolore al Capo Divino, tenere un membro e non poter comunicare il bene della sua Vita”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, la mia Divina Volontà è la raccoglitrice di tutto ciò che l’appartiene.  Essa, gelosa degli atti suoi non ne sperde uno solo, perché ciascuno dei suoi atti contiene un’atto infinito, una eternità tutta intera, una interminabilità che non finisce mai, quindi sono atti non soggetti a sperdersi, ed il mio Fiat quando forma i suoi atti è tanto l’amore, la gelosia dell’atto suo, che si lo tiene nel suo grembo di luce come gloria e trionfo della potenza del suo operato.  Ora, quando l’anima vive nella mia Divina Volontà, e racchiude in Essa gli atti suoi, diventa un’atto di Volontà Divina, e allora ripete per sé tutti gli atti che fa la Divina Volontà e gli dà la gloria, il contraccambio dei suoi atti divini.  Ed oh!  come il mio Fiat Divino si sente trionfante di questa creatura, ché trova in lei un’atto puro di sua Volontà e si fa raccoglitrice di tutto ciò che può fare questa creatura, non sperde neppure un respiro, perché in tutto trova la sua Volontà operante, e ciò le basta per avere atti degni di Essa, e l’ama tanto che la tiene stretta nel suo grembo di luce per darle la Vita continua del suo Volere, e di riceverne il contraccambio.  Perciò figlia mia, sii attenta a ricevere questa Vita di Volontà Divina per poter dire:  “Vita di Volontà Divina mi dai, e Vita di Volontà Divina vi do”.

 

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28-14

Giugno 2, 1930

 

Come la Divina Volontà è pace e sicurezza.  Dubbi e timori.  Gesù

solo autore delle legge.  Necessità delle venite di Gesù.  La

sconfidenza, l’atto debole dei nostri secoli.

 

(1) Mi sentivo tutta oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù.  Oh!  Dio, che pena, la sua pena è senza misericordia, senza sollievo, senza appoggio, mancando Gesù manca tutto, quindi si sente che manca la Vita di chi può dar vita; è pena che converte il povero essere umano tutto in voci che chiamano Colui che può darle la vita, è pena di luce che rivela con più chiarezza chi è Gesù; ma mentre nuotavo nel duro dolore della sua privazione, un’altro dolore si aggiunse, che mi martellava la povera mia intelligenza, mi avevano detto che si dubitava dei miei scritti, ché si trovava in essi che Gesù mi aveva baciato, abbracciato, e quasi giornalmente aveva venuto da me.  La mia povera mente non reggeva e spropositando dicevo:  “Vedi Amor mio che significa non farti vedere e conoscere a tutti, se tu ciò facevi che loro incapperebbero nella rete di non poter stare senza di Te, ed incapperebbero Te di non poter stare senza di loro.  Io mi sentivo torturata da dubbi, da timori che non è necessario dirle sulla carta.  Ed il mio dolce Gesù, avendo di me compassione, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quietati, quietati, tu sai che Io non ho tollerato mai in te dubbi e timore, che sono stracci vecchi dell’umana volontà.  Il mio Fiat Divino, dov’Esso regna, non ammette queste miserie, perché per natura sua è pace e sicurezza e tale rende l’anima che si fa dominare dalla sua luce.  Perciò Io non voglio da te se non che il tuo respiro, il tuo palpito, tutto l’essere tuo, non sia altro che Volontà mia e amore.  L’amore e la Divina Volontà unite insieme, formano la più grande offerta, il più bello omaggio che la creatura può fare al suo Creatore, l’atto che più si rassomiglia all’atto nostro.  Perciò stiamoci al nostro posto d’amarci sempre e di non mai interrompere il nostro amore.  Una Volontà Divina sempre compiuta, e un’amore non mai interrotto, è la cosa più grande che si può trovare in Cielo ed in terra, ch’è solo del nostro Essere Divino, e di chi si dà in balia del nostro Volere.  E poi figlia mia, perché tanto ti affliggi di ciò che hanno detto?  Io sono l’autore delle leggi e nessuno mi può sottoporre a nessuna legge, e perciò faccio quello che voglio e che più mi piace.  Il disporre delle anime, il compiere a chi un mio disegno, a chi un’altro, è diritto che ho riservato a Me solo.  E poi, qual’è più, il ricevermi Sacramentato ogni giorno, entrare nella loro bocca, scendere nello stomaco e forse anche in anime piene di passioni per comunicare la mia Vita, il mio sangue per mischiarlo col sangue loro, o dare un bacio, un’abbraccio a chi mi ama e vive solo per Me?  Oh!  come è vero che la vista umana è corta e fanno grandi le cose piccole, e le piccole grandi, per la sola ragione che non sono comune a tutti.  Oltre di ciò, tutto ciò ch’è passato tra Me e te, le tante intimità, i tanti eccessi del mio Amore, le mie ripetute venute, lo richiedeva il decoro della mia Divina Volontà che dovevo far conoscere per mezzo tuo.  Se Io non ci venivo spesso, come potevo dirti tante cose della mia Divina Volontà?  Se non facevo nel tuo cuore la mia sede, come mio vivo tempio, non sarebbero state così continue le mie lezioni.  Perciò dovrebbero comprendere che tutto ciò che ho fatto all’anima tua, doveva servire alla mia Divina Volontà, la quale tutto merita, e doveva servire nel sentire le mie tante condiscendenze amorose, a far comprendere quanto amo la creatura e quanto posso amarla per elevare la creatura al mio puro Amore, e alla piena confidenza che deve avere verso chi tanto l’ama.  Perché se non c’è piena confidenza tra Me e la creatura, non si possono elevare a vivere nella mia Divina Volontà.  La sconfidenza mette sempre ostacolo all’unione tra Creatore e creatura, è la tarpitrice del volo verso chi tanto l’ama, la fa vivere rasente la terra, e ad onta che non ci cade, le fa sentire al vivo le sue passioni.  Molto più che la sconfidenza è stato l’atto debole nel corso dei secoli, e delle volte anche le anime buone sono state arretrate nel cammino delle virtù per causa della sconfidenza, ed Io per togliere questo torpore che produce lo spettro della sconfidenza, ho voluto mostrarmi con te tutto amore, e alla famigliare più che padre e figlia, per richiamare non solo te, ma tutti gli altri a vivere da figli, come cullati nelle mie braccia, ed Io ho gustato e anche tu, com’è bello avere la creatura tutt’amore e tutta fiducia con Me; Io posso dare ciò che voglio, ed essa non tiene nessun timore di ricevere ciò che vuole.  Onde messa in ordine tra Me e la creatura la vera confidenza, viene tolto il maggiore ostacolo di far regnare la mia Divina Volontà nelle anime loro.  Perciò figlia mia, Io so dove tendono le mie mire, a che devono servire, ciò che faccio, e di grande e di bello quando eleggo una creatura; loro che ne sanno?  E quindi hanno sempre da dire qualche cosa sul mio operato.  E se non fu risparmiata la mia breve vita quaggiù, quando la mia Santissima Umanità stava in mezzo a loro, ed Io ero tutt’amore per loro, eppure se mi avvicinavo troppo ai peccatori tenevano da dire che non era decoroso per Me trattare con essi, ed Io li facevo dire, e senza dare peso al loro dire facevo i fatti, mi aviccinavo di più ai peccatori, li amavo di più per attirarli ad amarmi; se facevo i miracoli tenevano da dire, perché mi credevano figlio di San Giuseppe; tenevano da dire che non poteva uscire da un fabbro il Messia promesso, e andavano suscitando dubbi sulla mia Divina Persona, tanto da formare nubi intorno al Sole della mia Umanità, ed Io suscitavo i venticelli per sbarazzarmi dalle nubi e ricomparivo più sfolgorante di luce in mezzo a loro per compiere lo scopo della mia venuta sulla terra, qual’era la Redenzione.  Perciò non ti meravigliare che sul modo come mi sono comportato con te hanno trovato da dire, e sebbene hanno formato le nubi intorno all’operato che ho tenuto con te, ma Io susciterò i miei venticelli per sbarazzarmi da queste nubi, e se amano la verità conosceranno che il modo come mi sono comportato con te, ad onta che Io non lo ho usato con altre anime, per il nostro amore era necessario, perché doveva servire alla nostra stessa Volontà per farla conoscere e farla regnare”.

(3) Poi ha soggiunto con un’accento più tenero:

(4) “Figlia mia, poveretti, non sono abituati a camminare nei campi della Luce della mia Divina Volontà, quindi non è maraviglia che la loro intelligenza è restata come abbagliata, ma se si abituano a guardare la luce vedranno chiaro che solo il mio Amore poteva giungere a tanto; e siccome amo tanto che si conosca la mia Divina Volontà per farla regnare, ho voluto essere esuberante nell’eccesso del mio Amore che contenevo nel mio cuore.  Anzi, tutto ciò che ho fatto con te si possono chiamare preludi di quello che farò a quelli che si faranno dominare dal mio Fiat!  Però ti dico che tutti quelli che ebbero che dire sulla mia Umanità stando in terra, e non si arresero a credere alla Santità delle mie opere, rimasero digiuni al bene che Io venni a porgere a tutti, e restarono fuori delle opere mie.  Così sarà di quelli che oltre al dire del come, del modo di quello che ho detto, ma se non si arrenderanno, anche loro resteranno digiuni e fuori del bene che con tanto amore volevo porgere a tutti”.

 

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28-15

Giugno 18, 1930

 

Come tutte le cose create chiamano la creatura a compiere la Divina

Volontà.  Dio nel creare l’uomo lo metteva dentro dei suoi recinti Divini.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, e mentre la mia povera mente seguiva la Creazione per tenere compagnia agli atti che fa la Divina Volontà in essa, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni cosa creata chiama la creatura a fare la Divina Volontà.  Sono senza voce e parlano, ma parlano a seconda l’atto che il Voler Divino svolge in loro, perché ogni cosa creata svolge un’atto distinto di Volontà Divina, e con quell’atto chiama la creatura a compiere la sua Divina Volontà.  Ogni cosa creata per questo fine ha avuto da Dio un diletto speciale, per allettare la creatura con modo misterioso a fare la sua Divina Volontà.  Ecco perciò l’ordine, l’armonia di tutta la Creazione intorno alla creatura, in modo che il sole chiama con la sua luce, e sprigionando il suo calore la chiama a compiere la Volontà del suo Creatore, ed il mio Fiat Divino nascosto sotto i veli della luce, chiama con insistenza, senza mai ritirarsi, a ricevere la sua Vita per poterla svolgere come la svolge nel sole, e quasi per assalirla a farsi ascoltare, investe la creatura da tutti i lati, a destra, a sinistra, sul capo, si stende fin sotto dei piedi per dirle col suo muto linguaggio di luce:  “Guardami, ascoltami, come sono bello, quanto bene faccio alla terra, perché una Volontà Divina regna e domina la mia luce, e tu perché non mi ascolti col mio tocco di luce, di ricevere la Vita del Voler Divino per farlo regnare in te? ” Il cielo ti parla col mite scintillio delle stelle, il vento col suo impero, il mare col suo mormorio e con le sue onde tumultuanti, l’aria ti parla nella respirazione, nel palpito, il fiorellino col suo profumo, insomma tutte le cose create fanno a gara a chiamarti a ricevere la mia Volontà per farla regnare, in modo che Cielo e terra non fosse altro che un’atto di Volontà Divina.  Oh!  se le creature ascoltassero le tante voci della Creazione, che sebbene mute, ma reali e sempre in mezzo a loro, si arrenderebbero a farla regnare, come regna col suo pieno trionfo in tutte le cose da Noi create”.

(3) Onde seguivo il mio giro nella Creazione, e giunta nell’Eden seguivo ciò che Dio fece nella creazione dell’uomo, ed il mio amato Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, come tu giungi a questo punto della creazione dell’uomo, ci sentiamo feriti e abbiamo presente la scena commovente come fu da Noi creato; il nostro Amore si gonfia, straripa, corre per rintracciare l’uomo come fu da Noi creato; il nostro Amore delira e nel suo delirio vuole abbracciarlo, stringerlo al nostro seno, bello e santo come uscì dalle nostre mani creatrici, e non trovandolo, il nostro Amore si cambia in delirio d’amore dolente e sospira colui che tanto ama.  Ora tu devi sapere che fu tanto il nostro amore nel creare l’uomo, che non appena creato fu messo da Noi nei nostri recinti divini, e gli demmo come piccolo atomo la volontà umana immersa nell’immensità della Divina Volontà, per cui era connaturale per lui, che essendo piccolo atomo dovesse vivere di Volontà Divina.  La nostra Divinità gli diceva:  “Ti diamo la nostra Divina Volontà a tua disposizione, affinché il tuo piccolo atomo della tua senta il bisogno di vivere della sua immensità, di crescere con la sua santità, di abbellirsi con la sua bellezza, di servirsene della sua luce; vedendosi piccolo, si sentirà felice di vivere nei recinti del nostro Fiat per vivere delle nostre qualità divine”.  E Noi ci dilettavamo di vedere questo piccolo atomo dell’umana volontà vivere nei nostri interminabili recinti, a cura nostra, sotto il nostro sguardo cresceva bello e grazioso, d’una beltà rara, da rapirci e trovare in lui le nostre delizie.  Ma fu breve la sua felicità e le nostre gioie per aver creato l’uomo, quest’atomo dell’umano volere non volle vivere di Volontà Divina ma di sé stesso, si può dire che repressò la nostra per vivere della sua, perché per quanto volesse uscire dalla nostra Volontà, non trovava neppure un piccolo spazio dove andarsene, perché non c’è punto dove Essa non si trovi, perciò per guanto non volle vivere del nostro non aveva dove andare, quindi mentre stava nel nostro Fiat Divino, ma vi viveva come se non ci fosse e volontariamente viveva delle sue miserie e delle tenebre che si formava lui stesso.  Ecco perciò il nostro sospiro continuo, che non più tenga represso il nostro Volere, ma piuttosto che reprima l’atomo del suo volere per vivere felice e santo, e poter trovare in lui le nostre delizie”.

 

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28-16

Luglio 4, 1930

 

Tutte le cose create posseggono la virtù ripetitrice del Fiat Divino.

 

(1) Mi sentivo schiacciare sotto il peso di oppressioni tremende che circondano la mia povera esistenza.  Oh!  come sospiravo la patria celeste, avrei voluto sparire dalla terra senza più sentire e vedere nessuno; amo, sospiro di slanciarmi nelle braccia di Gesù per dirgli:  “Amor mio, tenetemi stretta fra le vostre braccia, non mi lasciate più, perché solo nelle tue braccia mi sento sicura, non ho paura di nulla, Gesù pietà di me, tu che sai ciò che passa nell’anima mia non mi abbandonate”.  E cercavo quanto più potevo d’abbandonarmi nel Fiat Supremo.  Ed il mio dolce Gesù avendo di me compassione, facendosi vedere tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Povera figlia mia, coraggio, sappi che non sei sola a soffrire, ma hai il tuo Gesù che le soffre insieme con te, anzi più di te, perché sono cose che riguardano più Me che te, ed Io le sento così al vivo che mi sento straziare il mio cuore trafitto.  Ma però quello che ci deve consolare, che sono cose del foro esterno, tra Me e te nulla si è cambiato, le cose com’erano sono, i giudizi umani non hanno nessun potere nelle nostre intimità e comunicazioni, perciò non ci possono nuocere.  Quindi il tuo volo nella mia Divina Volontà non voglio che sia mai interrotto; Essa tiene la virtù ripetitrice e tutte le cose da Noi create che fanno continuo soggiorno nel nostro Volere, posseggono la virtù di ripetere l’atto continuo ricevuto da Dio nella Creazione, e di dare alle creature ogni giorno il loro atto continuo.  Il sole ogni giorno dà la sua luce, l’aria si fa respirare continuamente, l’acqua ripete ogni giorno di darsi all’uomo per dissetarlo, lavarlo e rinfrescarlo, e così tutte le altre cose create ripetono la virtù ripetitrice del mio Fiat Divino, e se qualcuna di queste cose create potrebbero uscire da dentro di Esso, perderebbero all’istante la virtù di ripetere il loro atto continuo, che mentre è antico è sempre nuovo a pro delle creature.  Questo è il segno più certo che le cose create stanno nella mia Divina Volontà, e questo è il segno che l’anima vive in Essa e si fa dominare, se i suoi atti, sebbene antichi hanno virtù come se fossero sempre nuovi e continui gli atti suoi.  Nella mia Divina Volontà non ci sono fermate, l’anima sente la facilità e virtù del suo atto continuo; si ferma forse il sole nel suo corso di dare sempre luce?  Certo che no.  Tale è l’anima che vive nella mia Divina Volontà, sente in sé tutta la pienezza e convertiti come in natura la virtù vivificatrice dei beni Divini e dell’atto continuo del Fiat Divino.

(3) Ora, come le cose create ripetono il loro atto continuo, così gli atti miei e quelli della mia Mamma Celeste, perché fatti nella Divina Volontà e animati da Essa, posseggono la virtù ripetitrice, e più che sole dardeggiano le creature e piovono sul loro capo tutti i beni di tutti i nostri atti, che sebbene antichi sono sempre nuovi a pro della misera umanità, perché posseggono l’atto continuo.  Ma ad onta che piovono sul loro capo senza mai cessare, non vengono pressi dalle creature, e allora ricevono il frutto dei nostri atti continui quando li riconoscono, l’implorano e li vogliono ricevere, altrimenti nulla ricevono.  Succede come al sole, se la creatura non esce fuori per godere e ricevere il bene della sua luce continua, non riceve tutto il bene della sua luce, lo riceve solo quelle volte che si prende il pensiero d’uscire, e se un’altra non apre le porte, ad onta che il sole investe la terra col suo atto continuo di luce, resterà all’oscuro.  Perciò figlia mia, se vuoi prendere tutto il bene del tuo Gesù e della Sovrana del Cielo, nel nostro Fiat li ritroverai tutti in atto, implorali su di te, riconoscili, e ti sentirai sotto la pioggia dei nostri atti continui”.

 

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28-17

Luglio 9, 1930

 

Valore della volontà umana quando entra nella Divina.  Timori per

causa di giudizi autorevoli.  Risposte di Gesù e suoi insegnamenti.

 

(1) La mia piccola intelligenza sente l’estremo bisogno del voler Divino, perché è Lui solo il mio appoggio, la mia forza, la mia vita.  Oh!  Volontà Divina, deh!  non mi abbandonare, e se io ingrata non ho saputo seguire il tuo volo, la tua luce, deh!  perdonami e rafforzando la mia debolezza assorbe in te il piccolo atomo della mia esistenza, e viva sperduta in te, per vivere solo e sempre della tua Volontà Suprema.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat Divino, il mio dolce Gesù facendo la sua visitina all’anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, son’Io con te, di che temi?  Se sapessi la bellezza, il valore che acquista la volontà umana quando entra e fa continuo soggiorno nel Fiat Divino, non perderesti un istante di vivere in Esso.  Tu devi sapere che come la volontà umana entra nella Divina, la nostra luce la investe e l’abbellisce d’una rara beltà, l’anima resta così immedesimata, che non si sente estranea col suo Creatore, anzi si sente che essa è tutta dell’Ente Supremo e l’Essere Divino è tutto suo, e con libertà di figlia, senza timore e con fiducia rapitrice si eleva nell’unità della Volontà del suo Creatore, ed in questa unità, l’atomo della volontà umana emette il suo ti amo, e mentre forma il suo atto d’amore, tutto l’Amore Divino corre, circonda, abbraccia, si trasmuta nel ti amo della creatura, e lo fa tanto grande quanto é grande il nostro Amore, e Noi sentiamo nel piccolo ti amo della creatura le fibre, la vita del nostro Amore, e Noi diamo il valore del nostro Amore, e sentiamo nel piccolo ti amo la felicità del nostro Amore.  Questo piccolo ti amo non esce più da dentro l’unità del nostro Volere, e mentre resta, si spande tanto nel orbita del Fiat, che non fa altro che seguire dappertutto la Divina Volontà, e così di tutti gli altri atti che si propone fare nella nostra Volontà.  Tu devi pensare che una Volontà creatrice entra nell’atto della creatura e perciò deve fare atti degni, quali sa fare e convengono ad una Divina Volontà”.

(3) Onde mi sentivo oppressa più che mai, la mia povera mente era funestata da pensieri che mi schiacciavano e mi toglievano il bel sereno del giorno della pace sempre da me goduto, e che Gesù stesso tanto ci teneva ed era geloso della mia pace, e non permetteva che nessuna cosa mi turbasse.  E ora mi sento che scroscio di tempesta vogliono far piovere sul mio capo, e questo perché avendo persone autorevoli letto qualche volume dei miei scritti, hanno trovato difficoltà sulle intimità di Gesù che aveva usate con me, il versare le sue amarezze nell’indegna anima mia, e tant’altre cose, che non era della dignità divina agire in questo modo con la creatura, e siccome io stavo nella mia semplicità, avendomi assicurato i miei confessori passati, e anche persone sante e autorevole, cui io trepidante domandavo a loro se fosse Gesù o pur no che così agiva con me, e loro mi assicuravano che era Gesù, dicendomi che è suo solito scherzare sulla faccia della terra con le sue creature, ed io credevo a le loro assicurazioni e dandomi in balia di Gesù lo facevo fare ciò che voleva di me, e ancorché mi sottoponesse a pene atroci, e anche alla stessa morte, io mi sentivo felice come tante volte accadeva, purché contento Gesù, dicevo:  mi basta, molto più che ciò che ha fatto con me il mio dolce Gesù, sia che versassi, sia che mi portasse insieme con Lui, o qualunque altra cosa mi facessi, io non ricordo mai d’aver sentito in me ombra di peccati, tendenze non buone e sante, anzi il suo tocco era puro e santo e mi sentivo più pura, il suo versare dalla sua bocca nella mia, che come una fontanina usciva dalla bocca di Gesù e si riversava nella mia, alle pene che io sentivo toccavo con mano quanto soffre Gesù, quanto è brutto il peccato, e avrei messo mille volte la vita, anziché offenderlo, e mi sentivo convertire il mio piccolo essere tutto in riparazioni per poter difendere il mio dolce Gesù.  Quindi, pensare ch’era stato interpretato così male un’atto sì santo di Gesù, mi sentivo così male, che non ho parole per esprimermi.  Onde il benedetto Gesù, avendo di me compassione si è fatto vedere, e tutto afflito e tenerezza mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non temere, il mio modo d’agire è sempre puro e santo, qualunque esso sia, e ancorché paresse strano alle creature, perché tutta la santità non sta nell’atto esterno del modo d’agire, ma sta dalla fonte della santità interna donde esce, e dai frutti che produce il mio modo d’agire, se i frutti sono santi, perché voler giudicare il mio modo?  Così mi piaceva e perciò lo facevo.  Dai frutti si conosce l’albero, se è buono, mediocre o cattivo, e mi dispiace sommamente che invece di giudicare i frutti, hanno giudicato la corteccia dell’albero e forse neppure la sostanza e la vita dello stesso albero.  Poveretti, che cosa possono comprendere col guardare la corteccia dei miei modi senza scendere ai frutti che ho prodotto?  Rimarranno più all’oscuro e possono incorrere nella disgrazia dei farisei, che guardando in Me la corteccia delle mie opere e parole, non la sostanza dei frutti della mia Vita, rimasero ciechi e finirono col darmi la morte.  E poi, così si dà un giudizio senza implorare l’aiuto dell’Autore e Datore dei lumi ed interpelare colei che con tanta facilità essi giudicano?  E poi, che mali Io facevo, e qual’era quello che tu ricevevi ché Io versavo dalla mia bocca nella tua, la fontanina che usciva dalla fonte delle mie amarezze e che mi danno le creature?  Non versavo in te il peccato, ma parte degli effetti e perciò tu sentivi l’intensità delle amarezze, la nausea, quanto e brutta la colpa, e tu nel sentire questi effetti aborrivi il peccato e comprendendovi quanto soffre il tuo Gesù, trasmutando il tuo essere, e anche ogni goccia del tuo sangue in riparazione per il tuo Gesù.  Ah!  tu non avresti amato tanto di soffrire per ripararmi se non avresti sentito in te gli effetti della colpa, e quanto soffre il tuo Gesù nell’essere offeso.  Ma possono dire perché lo facevo dalla bocca, potevo farlo diversamente, così mi piaceva, Io ho voluto fare con te come un padre fa con la sua figlia piccola, perché piccina si fa fare ciò che vuole, e suo padre si versa nella sua piccina, con modi si affettuosi e amorevoli, come se trovasse in lei la sua propria vita, perché sa che nulla rifiuterebbe a suo padre, ancorché occorresse il sacrificio della propria vita.  Ah!  figlia mia, il mio delitto è sempre l’amore ed è anche il delitto di chi mi ama; non trovando altra materia di che giudicare giudicano il mio troppo amore, e quello dei miei figli, che forse hanno messo la vita per loro stessi .  E poi, adesso possono giudicare come vogliano, ma quale non sarà la loro confusione quando verranno innanzi a Me e conosceranno con chiarezza che sono stato proprio Io Colui che ho agito in quel modo da loro condannato, e che il loro giudizio mi ha impedito una grande mia gloria, e un gran bene in mezzo alle creature, qual’è di conoscere con più chiarezza che significa fare la mia Divina Volontà e farla regnare?  Non c’è delitto più grave di quello d’impedire il bene, perciò figlia mia, ti raccomando non volerti turbare, né spostare nulla di tutto ciò che passa tra Me e te, rendimi sicuro che il mio operato abbia il suo compimento in te, non volermi dare nessun dolore da parte tua.  Io volevo diffondere il bene fuori di te, ma la volontà umana si attraversa ai miei disegni, perciò preghi che sia vinta l’umana volontà e non resti soffocato il regno della mia Divina Volontà in mezzo alle creature.

(5) Però ti dico che le mie conoscenze sulla mia Divina Volontà non resteranno sepolte, esse sono parte della mia Vita Divina, e come Vita non sono soggette a morire, al più potranno restare nascoste, ma morire non mai, perché è decreto della Divinità che il regno della mia Divina Volontà sia conosciuto, e quando Noi decretiamo non vi è potenza umana che ci può resistere, al più sarà effetto di tempo.  E ad onta delle opposizioni e giudizi in contrario di queste persone autorevoli, Io mi farò strada, e se questi coi loro giudizi vorranno seppellire un tanto bene e tante Vite Divine di mie verità, Io li metterò da parte e mi farò strada, disponendo altre persone più umili e semplici e più facile a credere ai miei modi mirabili e molteplice che Io uso con le anime, e con la loro semplicità, invece di trovare cavilli e difficoltà, riconosceranno como dono di Cielo ciò che Io ho manifestato sulla mia Divina Volontà, e questi mi serviranno mirabilmente a propagare nel mondo le conoscenze sul mio Fiat.  Non successe lo stesso nella mia venuta sulla terra?  I sapienti, i dotti, le persone di dignità non vollero ascoltarmi, anzi avevano vergogna d’avvicinarmi, la loro dottrina li faceva credere che Io non potevo essere il Messia promesso, in modo che giunsero fino ad odiarmi ed Io li mise da parte, e scelsi umili, semplici e poveri pescatori, i quali mi credettero e me ne servì mirabilmente per formare la mia Chiesa e propagare il gran bene della Redenzione.  Così farò della mia Divina Volontà, perciò figlia mia, non ti abbattere nel sentire tante difficoltà che fanno, e non spostiamo nulla di ciò che passa tra Me e te, e segui a fare ciò che ti ho insegnato che tu faccia nella mia Divina Volontà.  Io nulla tralasciai di fare di ciò che dovetti fare per la Redenzione, ad onta che non tutti mi credettero, tutto il male restò per loro, a Me mi conveniva di fare il mio corso che avevo stabilito di fare per amore delle creature.  Così farai tu, segui il tuo abbandono nella mia Divina Volontà ed i tuoi atti in Essa, ed Io non ti lascerò, sarò sempre insieme con te”.

 

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28-18

Luglio 16, 1930

 

La Divina Volontà Vita, l’amore alimento.  Come un solo atto

non forma vita né atto completo.  Necessità della ripetizione

degli atti per formare la Vita della Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, oh!  sì, io lo sento che come aria si fa respirare dalla povera anima mia, sento la sua luce purissima che tiene represse le tenebre della notte della mia volontà umana, che come fa per sorgere, per mettersi in campo d’azione, ma la luce della Divina Volontà, dolcemente imperante sulla mia, non solo reprime le tenebre per non darle vita, ma potentemente mi chiama e mi tira a seguire gli atti suoi.  Onde seguendo i suoi atti divini, toccavo con mano quanto ci ama, perché in ogni suo atto uscivano mari d’amore per le creature.  Ed il mio sempre amabile Gesù, facendo vedere il suo cuore investito da fiamme ardenti per amor delle creature, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Amore verso le creature è tanto, che non cessa un istante solo d’amarle; se un solo istante cessassi d’amarle, tutta la macchina dell’universo e le creature tutte si risolverebbero nel nulla, perché l’esistenza di tutte le cose ebbe il primo atto di vita dal mio Amore pieno, intero, completo, interminabile ed incessante, e per fare che il mio Amore avessi tutta la sua pienezza, feci uscire da Me, come atto di vita di tutto l’universo e di ciascun atto di creatura, la mia Volontà Divina.  Sicché la mia Volontà è vita di tutto, il mio Amore è alimento continuo di tutta la Creazione.  La vita senza l’alimento non può vivere; l’alimento se non trova la vita non ha a chi darsi né chi nutrire.  Perciò tutta la sostanza di tutta la Creazione è la mia Volontà come vita ed il mio Amore come alimento, tutte le altre cose sono superficiali e come ornamento.  Quindi Cieli e terra sono pieni del mio Amore e della mia Volontà, non vi è punto, dove come vento impetuoso non si riversano verso le creature, e questo sempre, sempre, senza mai cessare, sta sempre in atto per versarsi sulle creature, tanto, che se la creatura pensa, la mia Divina Volontà si fa vita della sua intelligenza, ed il mio Amore, alimentandola, la svolge; se guarda si fa vita del suo occhio ed il mio Amore alimenta la luce del vedere; se parla, se palpita, se opera, se camina, la mia Volontà si fa vita della voce, il mio Amore alimento della parola; la mia Divina Volontà si fa vita del cuore, il mio Amore alimento del palpito; insomma non c’è cosa che la creatura faccia che la mia Volontà non corra come vita ed il mio Amore come alimento.  Ma quale non è il nostro dolore nel vedere che la creatura non riconosce chi forma la sua vita e chi alimenta tutti i suoi atti”.

(3) Dopo ciò continuavo i miei atti nel Voler Divino, e nella mia mente pensavo tra me:  “Quale gloria do al mio Dio e qual bene mi viene il ripetere sempre gli stessi atti? ” Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, un solo atto non forma vita, né opere complete nelle creature; la stessa Divinità nella Creazione volle fare il ripetitori per ben sei volte, per formare tutta la machina dell’universo; potevamo fare con un sol Fiat tutte le cose create, ma no, ci piacque ripeterlo per prendere piacere nel vedere uscire da Noi, con la nostra forza creatrice, ora il cielo azzurro, ora il sole, e cosi di tutte le altre cose da Noi create, ed l’ultimo Fiat fu ripetuto sopra dell’uomo come compimento di tutta l’opera della Creazione.  E sebbene il nostro Fiat non aggiunse altro Fiat per creare altre cose, però fa sempre da ripetitore, per mantener e conservare come nel suo fiato del Fiat tutte le cose in atto, come se la, la, le avesse create.  Ed oh!  com’è neccesario la ripetizione, col ripetere cresce l’amore, si raddoppia il godimento, si apprezza di più ciò che si ripete, e si sente la vita dell’atto che si ripete.  Ora col continuare i tuoi atti nella mia Divina Volontà, vieni a formare la Vita della mia Divina Volontà in te, col ripeterli la cresci e l’alimenti.  Credi tu che col averli ripetuti qualche volta avresti potuto formare la sua vita in te?  No figlia mia, al più avresti potuto sentire la sua aria balsamica, la sua forza, la sua luce, ma non formare la sua vita; ci vogliono gli atti che non cessano mai per poter dire:  Posseggo la Vita del Fiat.  Non succede forse lo stesso alla vita naturale?  Non si dà una sol volta il cibo, l’acqua e si mette da parte, senza darle più nulla, ma ogni giorno, se si vuole conservare la vita è necessario alimentarla, altrimenti da per sé stessa si spegne.  Perciò continua i tuoi atti nel mio Fiat se non vuoi che la sua Vita si spegne e non abbia il suo compimento in te”.

 

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28-19

Luglio 24, 1930

 

Come la Divina Volontà è in continua attitudine nel nostro Essere

Divino.  Prodigio di quando opera nella creatura; gradimento di Dio.

 

(1) Il mio povero cuore si trova tra due potenze insormontabili:  Il Fiat Divino ed il dolore della privazione del mio dolce Gesù; ambedue potenti sul mio povero cuore, che mentre sento tutta l’amarezza d’essere priva di Colui che formava tutta la felicità della mia povera esistenza, ed ora mancandomi mi si è convertita in intensa amarezza, ed il Voler Divino soggiogandomi mi assorbe nella sua Divina Volontà per trasmutarla in Essa.  Ora mentre mi trovavo sotto oppressioni tremende, il mio dolce Gesù facendomi una sorpresa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non temere, sono qui con te, ed il segno è che senti in te la Vita del mio Fiat; Io sono inseparabile da Esso.  Or tu devi sapere che la nostra Volontà è in continua attitudine nel nostro Essere Divino, il suo moto non cessa mai, le sue opere sono sempre in atto, quindi è sempre operante.  Ma le sorprese meravigliose che succedono quando la creatura entra nella nostra Volontà, sono incantevoli e prodigiose; com’essa entra il nostro Volere si chiude nella creatura, e mentre si chiude fino a riempirla tutta, non potendo lei tutta abbracciarla né chiuderla tutta dentro di sé, straripa fuori di sé, in modo da riempire Cielo e terra, in modo che si vede che la piccolezza della creatura racchiude una Volontà Divina, la quale mantiene in essa il suo moto incessante e le sue opere operanti; non c’è cosa più santa, più grande, più bella, più prodigiosa che l’operare del mio Volere nella piccolezza della creatura.  Mentre opera, siccome essa non può né chiuderla né abbracciarla tutta perché finita, quindi non tiene capacità di chiudere l’immenso e l’infinito, ma prende quanto più può contenere fino a straripare fuori, e mente straripa, si vede la creatura sotto d’una pioggia di luce e di varie e rare bellezze dentro e fuori, che il nostro Essere Divino ne prende tanto diletto che ci sentiamo rapire, perché vediamo che la piccolezza umana, in virtù del nostro Fiat che la riempie, trasmutata nelle bellezze delle nostre qualità Divine, le quali hanno tale forza da rapirci e farci godere nella creatura le nostre pure gioie e le nostre felicità indicibili.

(3) Ora tu devi sapere che ogni qualvolta la creatura chiama il mio Volere come vita operante in lei, e si tuffa per rimanervi sommersa, è tanto il nostro gradimento che tutto l’Essere nostro concorre e vi mettiamo tal valore per quanto valore contiene il nostro Essere Divino; molto più che il nostro Fiat Divino tiene il suo primo atto di vita nell’atto della creatura, lei non è stata che concorrente, quindi come atto nostro vi mettiamo tutto il peso della nostra Vita Divina.  Vedi dunque che significa fare un’atto nella nostra Volontà, che significa moltiplicarli e la grande perdita di chi non opera in Essa”.

 

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28-20

Agosto 2, 1930

 

Come tutte le cose create sono velate, solo in Cielo tutto è svelato.

Condizioni necessarie e lavoro che ci vuole per conoscere le verità.

 

(1) Stavo pensando alle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva detto sulla Divina Volontà, e che solo per ubbidire avevo scritto sulla carta e che alcuni, leggendoli, non solo non restano presi da queste verità, ma mi sembra che le tengono come verità da non farne conto; io mi sentivo in pena per ciò, che mentre a me mi sembrano tanti soli, uno più bello dell’altro, capaci di poter illuminare tutto il mondo, al contrario per alcuni pare che non hanno virtù neppure di riscaldarlo e darle un tantino di luce.  Onde mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose quaggiù, tanto nell’ordine soprannaturale quanto nell’ordine naturale, sono tutte velate, solo nel Cielo sono svelate, perché nella Patria Celeste non esistono veli, ma si veggono le cose come sono in sé stesse; sicché lassù non deve lavorare l’intelletto per comprenderle, perché da sé stesse si mostrano qual sono, e se lavoro c’è da fare nel beato soggiorno, se pure si può chiamare lavoro, è quello di godere e felicitarsi nelle cose che svelatamente vede.  Invece quaggiù non è così; siccome la natura umana è spirito e corpo, quindi il velo del corpo impedisce all’anima di vedere le mie verità, i sacramenti e tutte le altre cose sono velati.  Io stesso, Verbo del Padre, avevo il velo della mia Umanità, tutte le mie parole, il mio Vangelo sotto forme d’esempi e di similitudini, e mi comprendeva chi si avvicinava ad ascoltarmi con la fede nel cuore, coll’umiltà e col voler conoscere le verità che Io manifestavo a loro per metterle in pratica; col far ciò rompevano i veli che nascondevano le mie verità e trovavano il bene che c’era in esse.  Con la fede, con la umiltà e col voler conoscere le mie verità, era un lavoro che facevano, e con questo lavoro rompevano il velo e trovavano le mie verità quali sono in sé stesse, e quindi restavano legati a Me, e col bene che contenevano le mie verità.  Altri che non facevano questo lavoro, toccavano il velo delle mie verità, non il frutto che c’era dentro, perciò restavano digiuni, non ne capivano nulla e voltandomi le spalle si partivano da Me.

(3) Così sono le mie verità che Io con tanto amore ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà; per fare che risplendessero come soli svelati, qual sono, devono fare il loro lavoro, la via per toccarle, ch’è la fede, devono desiderare di volerle conoscere, e pregare e umiliare il loro intelletto per aprirlo, per far entrare in loro il bene e la vita delle mie verità; se ciò faranno, romperanno il velo e le troveranno più che fulgido sole; altrimenti resteranno ciechi, ed Io li ripeterò il detto del Vangelo:  “Avete occhi e non vedete, orecchie e non ascoltate, lingua e siete muti”.  Vedi, anche nell’ordine naturale tutte le cose sono velate, le frutti tengono il velo della corteccia; chi gusta il bene di mangiarle?  Chi fa il lavoro di avvicinarsi all’albero, di coglierlo, di togliere la corteccia che nasconde il frutto, questo gusta e fa suo cibo il frutto desiderato; i campi sono velati di paglie; chi prende il bene che quelle paglie nascondono?  Chi le sveste di quelle paglie ha il bene di prendere il grano per formare il pane per farne il suo cibo quotidiano.  Insomma, tutte le cose hanno quaggiù il velo che le coprono, per dare all’uomo il lavoro e la volontà, l’amore di possederle e gustarle.  Ora le mie verità superano di gran lungo le cose naturali, e si presentano a la creatura come nobili regine velate in atto di darsi a loro, ma vogliono il loro lavoro, vogliono che avvicinano i passi della loro volontà ad esse, per conoscerle, possederle, e amarle, condizioni necessarie per rompere il velo che le nascondono, rotto il velo, con la loro luce si fanno strada da loro stesse, dandosi in possesso di chi le ha cercate.  Ecco la ragione per chi legge le verità sulla mia Divina Volontà e fanno vedere che non comprendono ciò che leggono, anzi si confondono, perché manca la vera volontà di volerle conoscere, si può dire che manca il lavoro per conoscerle, e senza lavoro non si acquista nulla, né meritano un tanto bene, ed Io con giustizia le nego ciò che abbondantemente do agli umili e che sospirano il gran bene della luce delle mie verità.

(4) Figlia mia, quante mie verità soffocate da chi non ama di conoscerle e non vuol fare il suo piccolo lavoro per possederle, mi sento che vogliono, se lo potessero, soffocare Me stesso.  Ed Io nel mio dolore sono costretto a ripetere ciò che dissi nel Vangelo, e lo faccio coi fatti:  Che tolgo a chi non tiene o che tenesse qualche piccola cosa dei miei beni, e li lascio nella squallida miseria, perché questi, non volendoli e non amandoli, li terranno senza stimarli e senza frutto, e darò più abbondante a quelli che tengono, perché questi li terranno come preziosi tesori che li fruttificheranno sempre più”.

 

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28-21

Agosto 12, 1930

 

Come lo sconforto raddoppia il peso delle pene.  In qual modo ci visita

Gesù.  Come il primo movendo in Dio è l’amore, e la Divina Volontà la Vita.

 

(1) Sono sotto l’impero del Fiat Divino che solo conosce le mie piaghe profonde che va sempre inasprendo e moltiplicando nella povera anima mia.  Ma tutta la mia speranza è che vi regni solo il Voler Divino nelle circostanze purtroppo dolorose della mia esistenza quaggiù, e che vogliono affrettare la mia partita per la patria celeste.  Ma mentre mi trovavo sotto l’incubo di pene amarissime, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti abbattere, perché l’abbattimento chiama lo sconforto, il quale raddoppia il peso delle pene, tanto che la povera creatura, con questo peso raddoppiato appena può trascinarsi nella via che deve percorrere, mentre il mio Voler vuole che non ti trascini, ma che voli nella sua luce interminabile.  E poi, il dolore sono Io, nel quale faccio le mie visitine, il velo è il dolore, ma dentro c’è la mia persona che nascosta dentro del velo del dolore visita la creatura; le necessità sono Io che nascosto in esse faccio le più belle visite per farmi aiuto delle necessità che dispongo.  Non è col solo farmi vedere che visito le creature, ma in tanti modi che si può dire che in ogni incontro, in ogni circostanza, o grande o piccole cose che le succedono, è una visita che mi dispongo a farle, per darle ciò che necessita.  Per chi vive poi nel mio Voler Divino, essendo il mio stato permanente in essa, non solo la visito, ma le vado allargando i confini del mio Volere”.

(3) Onde continuavo a seguire gli atti nel Fiat Supremo, per poter seguire coi miei atti d’amore l’amore incessante ed interminabile del mio Creatore, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia, se sapessi come mi è dolce il tuo amore, perché sento nel tuo l’eco nostro, le nostre fibre divine, che elevando il tuo amore nel nostro, corre, corre così dolce nel nostro Amore col dirci:  “Voglio amarvi quanto e come mi hai amato; quante volte mi avete detto che mi avete amato voglio dirlo anch’io”.  Ed è tanto il nostro piacere, ché vogliamo che la creatura faccia la ripetitrice del nostro Amore, che allarghiamo tanto l’amore della creatura, in modo da sentire in tutto l’Amor nostro il dolce suono dell’amore di essa.  Molto più che in tutto ciò che abbiamo fatto per le creature, il primo movendo, il primo atto è stato l’amore, e siccome il nostro Amore sarebbe stato come fuoco senza luce senza della nostra Volontà, ed Essa sarebbe stata come luce senza calore senza del nostro Amore, perciò quello che ha dato vita al nostro Amore è stato il Fiat.  Quindi quello che ci mosse fu l’amore, ma quello che diede e dà vita a tutto è la nostra Divina Volontà.  Ecco perciò che chi vuol trovare la vera vita deve venire in Essa, nella quale troverà la pienezza del nostro Amore, e l’anima acquisterà le prerogative del nostro Amore, che sono:  “Amore fecondo, amore che sorge, amore che tutto abbraccia, amore che tutto muove in amore, amore insuperabile e senza termine, amore che tutto ama e conquide”.  Perciò, quando ti sento correre da una cosa creata all’altra per mettervi il tuo ti amo, sopra di ciascun’atto di persona per investirli col tuo ti amo, Io sento il dolce suono del tuo amore nel nostro, e ti amo di più”.

(5) Poi ha soggiunto con un accento tenerissimo:

(6) “Figlia mia, è tanto il nostro amore verso le creature, che in ogni atto che fa corre il nostro ad amarla, ed il nostro Volere a formare la vita dell’atto suo.  Sicché in ogni pensiero che forma nella sua mente è un atto d’amore che le mandiamo, e la nostra Volontà si presta a formare la vita del suo pensiero; in ogni parola che pronuncia, in ogni palpito del suo cuore, in ogni passo che muove sono tanti atti d’amore nostro che corrono verso di lei, ed il nostro Fiat che si presta a formare la vita della sua parola, il palpito del suo cuore, il passo dei suoi piedi.  Perciò la creatura è impastata dal nostro Amore, vive sotto la dolce tempesta dell’Amore nostro, sopra di essa pende il nostro Amore incessante che l’ama tanto, ed il nostro Fiat che corre in modo rapido a darle la vita a ciascun atto suo, fosse anche il più piccolo.  Oh!  se le creature sapessero quanto l’amiamo, come siamo inclinati verso di loro ad amarli sempre, sempre, che non ci facciamo sfuggire neppure un suo pensiero in cui non le mandiamo un nostro Amore speciale e distinto, oh!  come ci amerebbero, ed il nostro Amore non resterebbe come isolato senza l’amore delle creature.  Il nostro Amore scende continuamente verso le creature, ed il loro piccolo amore non si benigna di salire verso del suo Creatore.  Che dolore figlia mia, amare e non essere amato, ecco perciò la causa che quando trovo una creatura che mi ama, mi sento armonizzare il suo amore col mio, e come scende il mio Amore verso di essa, così il suo amore sale verso di Me, Io l’abbondo tanto di grazie, di favori e di carismi divini, da far stupire Cieli e terra”.

 

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28-22

Agosto 15, 1930

 

Come la vita della Sovrana Regina fu formata nel Sole Divino.

 

(1) Stavo pensando alla mia Mamma Celeste nell’atto quando fu assunta in Cielo, e offrivo i miei piccoli atti fatti nel Fiat Divino per darle i miei omaggi, le mie lodi a suo onore e gloria.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la gloria, la grandezza, la potenza della mia Mamma Celeste nella patria nostra è insuperabile, e sai perché?  La sua vita in terra fu fatta dentro del nostro Sole Divino, non uscì mai da dentro l’abitazione del suo Creatore, non conobbe altro che la nostra sola Volontà, non amò altro che i nostri interessi, non chiese altro che la nostra gloria; si può dire che formò il sole della sua vita nel Sole del suo Creatore.  Sicché chi la vuol trovare nel celeste soggiorno, deve venire nel nostro Sole, dove la Sovrana Regina, avendo formato il suo sole, spande i suoi raggi materni a pro di tutti, e sfolgora di tale bellezza che rapisce tutto il Cielo, sentendosi tutti doppiamente felici per avere una Madre sì santa, e una Regina sì gloriosa e potente.  La Vergine è la prima figlia, e unica, che possiede il suo Creatore ed è la sola che abbia fatto vita nel Sole dell’Ente Supremo, e che avendo attinto la sua vita da questo Sole eterno, non è meraviglia che vissuta di luce abbia formato il suo sole fulgidissimo che rallegra tutta la corte celeste.

(3) È proprio questo ciò che significa vivere nella mia Divina Volontà:  “Vivere di luce e formare la sua vita nel nostro stesso Sole”.  Era questo lo scopo della Creazione, tenere le creature create da Noi, i nostri amati figli, nella nostra stessa abitazione, alimentarli coi nostri stessi cibi, vestirli con abiti regali, e farli godere i nostri stessi beni.  Che padre e madre terrena pensa di mettere fuori della loro abitazione il parto delle loro viscere, i cari figli loro, e di non dare la loro eredità ai propri figli?  Credo nessuno, anzi, quanti sacrifici non fanno per rendere ricchi e felici i propri figli.  Se ciò giunge un padre terreno e una madre, molto più il Padre Celeste; voleva e amava che i figli suoi restassero nella sua abitazione per tenerli intorno a Sé, per felicitarsi con essi e tenerli come corona delle sue mani creatrici, ma l’uomo ingrato abbandonò la nostra abitazione, rifiutò i nostri beni e si contentò di andare ramingo vivendo nelle tenebre della sua volontà umana”.

 

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28-23

Agosto 24, 1930

 

Come la Divina Volontà prende tutte le forme per darsi alla creatura.  La

creazione dell’uomo, insediamento del centro dell’Amore e del Fiat Divino.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, mi sento che la sua Potenza invincibile mi assorbe a Sé, ed in tanti modi che non posso fare a meno di seguire gli atti suoi.  Ora, mentre seguivo gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia è tanto l’amore del mio Fiat Divino verso le creature, che prende tutte le forme per darsi alla creatura:  Prende forma di cielo per rimanervi esteso sul suo capo, e col rimanervi perennemente disteso lo abbraccia da tutti i lati, lo guida, lo protegge, lo difende, senza mai ritirarsi, rimanendo sempre cielo, per formare il suo cielo nel cuore della creatura; prende forma di stelle e dolcemente fa scendere il suo mite scintillio sulla creatura per carezzarla col suo bacio di luce e dolcemente insinuarsi, perché forme le stelle delle più belle virtù nel cielo dell’anima sua; prende forma di sole per irradiarla di luce e col suo calore vibrante scendere nel fondo dell’anima e con la forza della sua luce e calore forma le tinte dei più bei colori per formare il Sole del suo Fiat nella creatura; prende la forma di vento per purificarla, e col suo impero, soffiando, mantiene accesa la Vita Divina, e come soffia così la fa crescere nel cuore della creatura.  La mia Divina Volontà si abbassa a tutto, ed è tanto il suo amore, che di tutto ciò che può servire alla creatura si costituisce vita, e giunge a prendere forma di aria per farsi respirare, di cibo per alimentarla, di acqua per dissetarla, insomma, non vi è cosa che la creatura si serva che il mio Volere non corra insieme per darsi incessantemente alla creatura, ma come mi corrisponda ai tanti molteplici modi che il mio Fiat prende per assediare la creatura, alle tante forme amorose, affinché se non la riconosce in un modo la riconosce nell’altro; se non le fa breccia una forma, le fa breccia l’altra, per ricevere almeno uno sguardo, un sorriso di compiacimento, un invito per farla scendere nell’anima sua a regnare, un grazie di riconoscenza alle tante sue follie d’amore?  Ahi!  quante volte la mia Divina Volontà resta che la creatura non le fa nessuna attenzione, qual dolore, come ne resta trafitta, ma con tutto ciò non si arresta, continua incessantemente e con la sua fermezza tutta divina a far scorrere la sua Vita Divina in tutte le cose create per porgere sotto il velo di esse, la sua Vita a tutti, aspettando con pazienza invincibile chi la deve riconoscere e ricevere per formare la sua Vita dentro delle apparenze e forma umana, e così regnare completamente in tutte le cose da Noi create”.

(3) Dopo ciò seguivo la Divina Volontà negli atti della Creazione, e giunta nell’Eden dove fu creato l’uomo, il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu il centro dove il nostro Fiat ed il nostro Amore si insediò per tenervi la sua sede perenne.  Il nostro Essere Divino teneva tutto dentro di Noi, il centro di nostro Amore e lo svolgimento della Vita del nostro Volere; col creare l’uomo volle formare il secondo centro del nostro Amore, per fare che il nostro Fiat potesse svolgere le vite umane col suo impero e dominio, come faceva nel nostro Essere Supremo.  Perciò tu devi sapere che nel creare Adamo tutte le creature venivano create in lui, tutte ci furono presenti, nessuna ci sfuggì, amavamo come lui, ed in lui tutte le creature.  E quando con tanto amore formavamo la sua umanità, plasmandola e maneggiandola con le nostre mani creatrici, formando le ossa, stendendo i nervi, coprendoli di carne, formando tutte le armonie della vita umana, in Adamo venivano plasmate, maneggiate tutte le creature, in tutte formavamo le ossa, stendevamo i nervi e coprendole di carne lasciavamo il tocco delle nostre mani creatrici, l’impronta del nostro Amore, la virtù vivificatrice del nostro Volere, ed infondendole l’anima con la potenza del nostro alito onnipotente, venivano formate le anime in tutti i corpi con la stessa potenza in cui veniva formata l’anima in Adamo.  Vedi dunque che ogni creatura è una nuova creazione, come se fossimo creato il nuovo Adamo, perché in ciascuna di esse vogliamo rinnovare il gran prodigio della creazione, l’insediamento del centro del nostro Amore, lo svolgimento della Vita del nostro Fiat.  Fu tanto l’eccesso del nostro Amore nel creare l’uomo, che fino a tanto che verrà l’ultima creatura sulla terra staremo in continuo atto di creazione, per dare a ciascuno ciò che fu dato al primo uomo creato, il nostro Amore rigurgitante, il tocco delle nostre mani creatrici per la formazione di ciascuna di esse.  Perciò figlia mia, ti raccomando che sappia riconoscere e conservare in te l’insediamento del nostro Amore e la Vita operante del nostro Fiat, e sentirai i prodigi della continua creazione ed il nostro Amore rigurgitante, che affogandoti d’amore non sentirai che Amore e Volontà mia”.

 

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28-24

Agosto 29, 1930

 

Come le cose create sono pregne della Divina Volontà.

Le croci formano la via che conduce al Cielo.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, una forza invincibile mi trasporta nei suoi atti divini ed io sento e conosco la Divina Volontà operante in tutte le cose create, la quale mi fa il dolce invito a seguirla negli atti suoi per avere la mia compagnia, ma mentre ciò facevo il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le cose create sono pregne della mia Divina Volontà, la quale si lasciò in esse, non per Noi che non avevamo bisogno, ma per amore delle creature, dandosi in tanti modi distinti per quante cose creava.  Essa, facendo da vera madre voleva assalire le creature con tanto amore per quante cose usciva alla luce del giorno, voleva darsi in ogni istante senza interruzione per darsi a sorsi a sorsi per formare la sua Vita e stendere il suo regno in ciascun’anima, perciò tu vedi che non c’è cosa dove il mio Fiat non vuol darsi, e si può dire che ogni cosa creata forma il suo trono d’amore, dove fa scendere la sua misericordia, le sue grazie, e via per comunicare la sua Vita Divina.  Essa sta come alla vedetta per vedere che bene può fare ai figli suoi se le aprono il cuore per ricevere i suoi beni, e per conformarsi ai suoi modi divini.  Sicché ogni cosa creata è una chiamata che fa alla creatura per ricevere il dono che vuol farle la mia Divina Volontà, ogni cosa creata è un nuovo amore che vuole imboccarle, e un atto della sua Vita di più che vuol svolgere verso e dentro della creatura.  Ma ahimè!  quante ingratitudini da parte di esse, la mia Divina Volontà le abbraccia, se le stringe al suo seno con le sue braccia di luce, ed esse sfuggono da dentro la sua luce senza restituirle l’abbraccio, e guardarla chi è che l’ama tanto.  Perciò figlia mia, sii tu la sua riparatrice, seguitela in tutte le chiamate che ti fa per mezzo di ciascuna cosa creata, per darle amore per amore e ricevere tutti i sorsi della sua Vita Divina nel fondo dell’anima tua, per darle la libertà di farla regnare”.

(3)Onde seguivo i suoi atti, ed il mio abbandono nel Voler Supremo, ma la mia povera mente era occupata ai tanti incidenti che Nostro Signore aveva disposto e dispone della mia povera esistenza, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le croci, gli incidenti, le mortificazioni, gli atti, gli abbandoni delle creature, tutto ciò che si può soffrire per amor mio, non sono altro che pietrucce che segnano la via che conduce al Cielo, sicché al punto della morte, la creatura vedrà che tutto ciò che ha sofferto le ha servito per formarsi la strada, che ha segnato con modi incancellabili e con pietre irremovibili la diritta via che mena alla Patria Celeste.  E se tutto ciò che la mia Provvidenza ha disposto di soffrire, lo ha sofferto per compiere la mia Divina Volontà, per ricevere non la pena ma un’atto della sua Vita Divina, formerà tanti soli per quanti atti ha fatto e pene ha sofferto, in modo che si vedrà la sua strada a destra ed a sinistra segnata di soli, che prendendola ed investendola con la sua luce la condurranno nelle celesti regioni.  Perciò i tanti incidenti della vita sono necessari, perché servono per formarsi la strada e tracciarsi la via del Cielo; se non si formano le strade riesce difficile andare da un paese all’altro, molto più riesce difficile giungere all’eterna gloria”.

 

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28-25

Settembre 20, 1930

 

Le amarezze, il lento veleno del bene.  La Divina Volontà, culla

dell’anima.  Gesù, amministratore divino della sua Santissima Volontà.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Fiat Divino, la sua luce abbaglia il mio intelletto e mentre me assorbe nella sua luce mi fa seguire i suoi atti che fece nella Creazione.  Ma mentre ciò facevo mi sentivo tale un’amarezza e oppressione, che mi facevano stentare nel compiere i miei atti nel Voler Divino.  Ed il mio dolce Gesù avendo di me compassione mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi fa pena la tua amarezza, me la sento versare nel mio cuore, perciò coraggio; non sai tu che le oppressioni, le amarezze, è il lento veleno del bene, il quale produce tale uno stento da ridurre l’anima in un’estrema agonia, in modo che si sente l’agonia nel cuore, ed il mio Amore agonizza nel suo cuore; sente l’agonia sul labbro, e agonizza la mia preghiera; sente l’agonia nelle mani, nei passi, ed i miei passi e le mie opere si sentono agonizzanti.  Molto più nella creatura che vuol tenere per vita la mia Divina Volontà, essendo una la mia con la sua volontà, mi sento versare la sua agonia nella mia Divina Persona.  Perciò coraggio, abbandonati nelle mie braccia ed Io farò sorgere dalla mia Divina Volontà altra luce più fulgida, che facendosi forma di culla, ti cullerò in Essa per comunicarti il mio riposo divino, e con la sua luce e col suo calore distruggerà il lento veleno delle tue amarezze, cambiandole in dolcezze ed in fonte di contenti, e riposando nella culla della mia Divina Volontà prenderai un dolce riposo, e nel destarti ti troverai sbandite le amarezze, le oppressioni e ti terrò nelle mie braccia con la tua solita dolcezza e serenità, per far crescere più in te la Vita della mia Divina Volontà”.

(3) Onde seguivo per quanto potevo il mio abbandono nel Fiat Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le amarezze, le oppressioni e tutto ciò che non riguarda il mio Volere, occupano posto nell’anima tua, e la mia Divina Volontà non si sente libera di poter stendere la sua luce, ne con la sua virtù creatrice e vivificatrice far sorgere la sua Vita in ogni particella e ripostiglio dell’anima tua; si sente accerchiata come di nubi che ad onta che il sole c’è, le nubi frammettendosi tra il sole e la terra impediscono che i raggi solari scendano con la pienezza della luce a dar luce alla terra.  Così il Sole della mia Divina Volontà, si sente inceppato dalle nubi delle amarezze e oppressioni di stendere la sua luce nel fondo della creatura, anche nei piccoli ripostigli e poter dire:  “Tutto dà di mia Volontà, tutto mi appartiene, tutto è mio”.  Ed il tuo Gesù che ha preso l’impegno di formare un’anima tutta di mia Volontà, ne soffro, e resto inceppato nel mio lavorio, perché tu devi sapere che Io sono l’amministratore divino del mio Fiat nella creatura, e quando la veggo disposta a fare in tutto la mia Volontà, in ogni atto che fa Io mi accingo al lavoro di preparazione; supponi che tu voglia fare un’atto d’amore, Io subito mi metto al lavoro, vi metto il mio soffio, depongo una dose del mio Amore, lo abbellisco con la varietà delle bellezze che Esso contiene, e poi, divino amministratore che sono del mio Volere somministro la mia Volontà Divina sopra di quell’atto d’amore, in modo che in quell’atto non si riconosce l’atto della creatura, ma un atto d’amore come se fosse uscito dal centro della mia Divinità.  Io sono troppo geloso degli atti che la creatura vuol fare animati dalla mia Volontà Divina, non ammetto sparità dai suoi atti ai miei, e per avere ciò devo mettervi del mio ed il mio lavoro, e questo in tutti gli atti suoi; se vuol fare atti di adorazione, di preghiere, di sacrificio, vi metto il mio lavoro, affinché la sua adorazione fosse l’eco dell’adorazione divina, la sua preghiera fosse l’eco della mia, il suo sacrificio fosse il ripetitore del mio.  Insomma devo trovare Me stesso in ciascun’atto della creatura; il tuo Gesù, come padrone, possessore della mia Divina Volontà, non l’amministrerei se non trovassi la Santità, la Purezza, l’Amore della mia Umanità nell’atto della creatura.  Perciò voglio trovarla sgombra da qualunque nubi che potesse fare ombra alla mia Divina Volontà.  Perciò sii attenta figlia mia, non inceppare il mio lavoro che voglio fare nell’anima tua”.

 

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28-26

Settembre 30, 1930

 

L’Eden, campo di luce.  Differenza tra chi opera nella Divina Volontà e

nell’umano volere.  Il piccolo terreno della creatura; il seminatore Celeste.

 

(1) Stavo continuando i miei soliti atti nel Voler Divino, e la mia povera mente si ha fermato nell’Eden, dove Iddio creava l’uomo per dar principio alla vita della creatura.  Ed il mio amato Bene Gesù, facendosi vedere tutto tenerezza e bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’Eden campo di luce in cui il nostro Essere Supremo creava l’uomo, si può dire che lui fu creato nella luce del nostro Fiat, il suo primo atto di vita fu luce, che stendendosi dietro ed innanzi a lui, a destra e a sinistra un campo interminabile di luce, doveva percorrere la sua via per formare la sua vita attingendo negli suoi atti tanta luce per quanti atti faceva, per formare una luce tutta sua propria, come proprietà sua in virtù dei suoi atti, sebbene attinta dalla mia Divina Volontà.  Ora, la differenza di chi opera in Essa come suo principio e fine, in cui tutti gli atti suoi sono legati al principio della luce dove fu formata la sua vita ed ebbe il suo primo atto di vita, la luce tiene in custodia questa vita, la difende, e nulla di estraneo fa entrare nella sua luce, per formare uno dei portenti che solo sa formare la luce.  Invece, chi scende da questa luce entra dentro dell’oscuro carcere della sua volontà, e nel fare i suoi atti attinge tenebre, e attinge tante tenebre per quanti atti forma, per formarsi una proprietà tutta di tenebre, tutta sua propria.  Le tenebre non sanno custodire, né difendere colui che vive in esse, e se qualche atto buono fa è sempre tenebroso, perché sono legati da tenebre, e siccome non tengono esse virtù di saper difendere, entrano cose estranee alle stesse tenebre, entrano le molestie delle debolezze, i nemici delle passioni, i ladri agguerriti che precipitano la creatura nel peccato e giungono a precipitarla nelle tenebre eterne dove non c’è speranza di luce.  Che differenza tra chi vive nella luce della mia Divina Volontà e tra chi vive come imprigionata nella sua umana volontà”.

(3) Dopo continuavo a seguire l’ordine della Divina Volontà tenuto nella Creazione, e la mia piccola e povera intelligenza si fermò al punto quando Iddio creò la Vergine Immacolata, ed il mio amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tutti gli atti buoni e santi dei profeti, patriarchi e del popolo antico, formarono il terreno dove l’Ente Supremo seminò il seme per far germogliare la Vita della Celeste bambina Maria, perché il suo germe fu preso dalla stirpe umana.  La Vergine, tenendo in sé la Vita operante della Divina Volontà, ampliò questo terreno coi suoi atti, lo fecondò e divinizzò, fece scorrere in esso, più che pioggia benefica e ristoratrice, la santità delle sue virtù, il calore del suo amore, e dardeggiandolo con la Luce del Sole della Divina Volontà che possedeva come sua propria, preparò il terreno a germogliare il Celeste Salvatore, e la nostra Divinità aprì il Cielo e fece piovere il Giusto, il Santo, il Verbo, dentro di questo germoglio, e così venne formata la mia Vita Divina e umana per formare la Redenzione del genero umano.  Vedi dunque, tutte le nostre opere dirette a bene delle creature, vogliamo trovare un poggio, un luogo, un piccolo terreno dove deporre l’opera nostra ed il bene che vogliamo dare alle creature, altrimenti, dove la mettiamo?  In aria?  Senza che almeno uno lo sappia e che ci attiri coi suoi atti, formando il suo piccolo terreno, e Noi come Celeste seminatore seminare il bene che vogliamo dare?  Se ciò non fosse, che d’ambi le parti:  Creatore e creatura, se la sentissero insieme, essa preparandosi coi suoi piccoli atti per ricevere, e Dio col dare, sarebbe come se nulla facessimo o volessimo dare alla creatura.  Sicché gli atti della creatura preparano il terreno al seminatore Divino.  Se non c’è terra non c’è da sperare la semina, nessuno va a seminare se non ha un piccolo terreno, molto più Iddio, seminatore celeste, getta il seme delle sue verità, il frutto delle sue opere se non trova il piccolo terreno della creatura.  La Divinità per operare, prima si vuole mettere d’accordo coll’anima, dopo che ci siamo accordati insieme e vediamo che essa lo vuol ricevere quel bene, fino a pregarci e formarci il terreno dove deporlo, allora con tutto amore lo diamo.  Altrimenti sarebbe esporre all’inutilità le opere nostre”.

 

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28-27

Ottobre 7, 1930

 

Come la Redenzione si deve alla fedeltà della Vergine Santissima.  La

fedeltà, dolce catena che rapisce Iddio.  L’Agricoltore Celeste.  La

necessità del seme per poter diffondere le opere Divine.

 

(1) Stavo seguendo la Divina Volontà, e la mia povera mente era occupata sulle tante cose dettami dal mio dolce Gesù sul regno del suo Fiat Divino, e mi sembrava nella mia ignoranza:  “Oh!  com’è difficile la sua attuazione sulla terra, il suo regnare ed il suo trionfo in mezzo alle creature”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Redenzione la si deve alla fedeltà della Vergine Regina.  Oh!  se non avessi trovato questa eccelsa creatura che nulla mi negò, né mai si diede indietro a qualunque sacrificio, la sua fermezza nel chiedere la Redenzione senza mai esitare, la sua fedeltà senza mai stancarsi, il suo amore ardente e forte senza mai fermarsi, sempre al suo posto, tutta del suo Creatore, senza mai spostarsi per qualunque cosa o incidente potesse vedere, da parte di Dio e da parte delle creature, formò tali vincoli tra il Cielo e la terra, acquistò tale ascendenza, tale dominio presso il suo Creatore, che si rese degna di far scendere il Verbo Divino sulla terra.  Ad una fedeltà non mai interrotta, e alla stessa nostra Volontà Divina che teneva il suo regno nel suo vergine cuore, non ci bastò la forza di rifiutarci.  La sua fedeltà fu la dolce catena che mi avvinse e mi rapì dal Cielo in terra.  Ecco perciò che ciò che non ottennero in tanti secoli le creature, l’ottennero per mezzo della Sovrana Regina.  Ah!  sì, fu Lei sola la degna che meritò che il Verbo Divino scendesse dal Cielo in terra e che ricevesse il gran bene della Redenzione, in modo che se vogliono tutti possono ricevere il bene d’essere redenti.

(3) La fermezza, la fedeltà, l’irremovibilità nel bene, e nel chiedere il bene conosciuto, si possono chiamare virtù divine, non umane e perciò sarebbe negare a Noi stessi ciò che la creatura ci chiede.  Ora così nel regno della Divina Volontà, vogliamo trovare un’anima fedele dove possiamo operare, che con la dolce catena della sua fedeltà ci leghi dappertutto, e da tutte le parti del nostro Essere Divino, in modo da non poter trovare ragione da non darle ciò che ci chiede, vogliamo trovare la nostra fermezza, poggio necessario per poter chiudere in lei il gran bene che ci chiede; non sarebbe decoroso per le nostre opere divine affidarle ad anime incostanti e non disposte ad affrontare qualunque sacrificio per Noi, il sacrificio della creatura è la difesa delle nostre opere, ed è come metterle in punto sicuro.  Onde, quando abbiamo trovato la creatura fedele e l’opera esce da Noi per prendere posto in essa, tutto è fatto, il seme è già gettato ed a poco a poco germoglia e produce altri semi, che diffondendosi, chi vuole può procurare quel seme per farlo germogliare nell’anima sua; non fa così l’agricoltore?  Se ha il bene d’avere un solo seme, che può essere la sua fortuna, lo semina nel suo terreno, quel seme germogliando può produrre dieci, venti, trenta semi, e l’agricoltore non più semina un solo, ma tutti quelli che ha raccolto e tanto torna a seminarli da poter riempire tutto il suo terreno, e giunge a poter dare agli altri il seme della sua fortuna.  Molto più posso far Io, agricoltore celeste, purché trovi una creatura preparato il terreno dell’anima sua, dove posso gettare il seme delle mie opere; quel seme germoglierà ed a poco a poco farà la sua via, si farà conoscere, amare e desiderare da pochi, e poi da molti, che sia seminato nel fondo delle anime loro il seme celeste della mia Divina Volontà.  Perciò figlia mia sii attenta e fedele, fa che questo seme celeste possa seminarlo nell’anima tua, e non trovi nessun intoppo per farlo germogliare, se c’è il seme c’è la speranza certa che germogliando può produrre altri semi, ma se il seme no esiste, tutte le speranze cessano ed è inutile sperare il regno della mia Divina Volontà, come sarebbe stato inutile sperare la Redenzione se la Celeste Regina non mi avesse concepito come frutto delle sue viscere materne, frutto della sua fedeltà, della sua fermezza e sacrificio.  Quindi lasciami fare e siimi fedele, ed Io ci penserò a tutto il resto”.

 

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28-28

Ottobre 12, 1930

 

Il timore è il flagello del povero nulla.  Amore che nutre Dio con la

creatura fino a metterla a gara con Lui.  Come Iddio stabiliva tutti

gli atti che dovevano fare tutte le creature.

 

(1) Sono sempre nella mia cara e santa eredità del Fiat Divino, sento l’estremo bisogno di non uscirne giammai, perché il mio piccolo atomo della mia esistenza sente la sua nullità, e come nulla, non buona a far nulla se il Voler Divino giocandolo non lo riempie del suo tutto, facendolo fare ciò che Esso vuole.  Ed oh!  come sento il bisogno che il Voler Divino mi tenga nella sua Vita, ed io di starmi sempre in Esso.  Ora mi sentivo di non poter vivere senza del Fiat Divino, tutta timore, ed il mio dolce Gesù con una bontà indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non temere, il timore è il flagello del povero nulla, in modo che il nulla c’è battuto dalle fuste del timore, si sente mancare e perdere la vita.  Invece l’amore è lo slancio del nulla nel Tutto, che riempiendolo di Vita Divina, il nulla sente la vera vita che non è soggetta a mancare ma sempre a vivere.

(3) Ora tu devi sapere ch’è tanto l’amore che nutre il nostro Essere Divino verso la creatura, che le diamo del nostro per metterla in condizione da poter far gara col suo Creatore, ecco perciò le diamo la nostra Volontà, il nostro Amore e la nostra stessa Vita, affinché se la faccia tutta sua, per riempire il vuoto del suo nulla, e così poterci dare Volontà per Volontà, Amore per Amore, Vita per Vita, e Noi, ad onta che l’abbiamo dato Noi, l’accettiamo come se fossero suoi, godendo che la creatura potesse farci la gara, essa a darci e Noi a ricevere, per darle di nuovo ciò che ci ha dato, affinché tenesse sempre da darci, menoche la creatura non volesse ricevere, e allora senta il vuoto del suo nulla, senza vera vita, senza una Volontà Divina che la santifica, senza l’amore che la fa portare ad amare il suo Creatore, e allora sopra di questo nulla piombano tutti i mali, fruste di timore, tenebre di terrore, piogge di tutte le miserie, debolezze che si sente mancare la vita.  Povero nulla che non è riempito del Tutto”.

(4) Onde seguivo a pregare tutta abbandonata nel dolce impero della Divina Volontà, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, il nostro sommo Volere nel creare l’uomo stabiliva già tutti gli atti che dovevano fare tutte le creature, e si costituiva vita di tutti questi atti.  Sicché non vi è atto umano che non tenga il suo posto nella nostra Divina Volontà, e quando la creatura compie ciascun’atto suo, Essa esce in campo d’azione nell’atto umano della creatura, quindi vi entra nell’atto di ciascuna di esse tutta la Potenza e Santità d’una Divina Volontà.  Ciascun’atto entrava nell’ordine di tutta la Creazione, prendendo ciascuno il suo posto, quasi come stelle che ciascuna tiene il suo posto sotto l’azzurro del cielo.  E siccome tutto fu ordinato e formato dal nostro Fiat Divino nella Creazione, tutto il genero umano con tutti gli atti di essi, quando la creatura fa un’atto viene mosso tutto l’ordine della Creazione, ed il nostro Volere si trova in atto come se allora stesse creando tutta la Creazione, perché in Esso tutto è in atto, e l’atto della creatura entra nel suo atto e prendendo il suo posto stabilito da Dio si rinnovano gli effetti di tutta la Creazione, e l’atto umano entra nella corsa di tutte le cose create e vi tiene il suo posto distinto, ed è sempre in moto nel moto divino, per adorare e amare il suo Creatore.  Perciò l’operare della creatura nella nostra Divina Volontà si può chiamare il campo fecondo e divino della nostra stessa Volontà nel piccolo campicello della creatura”.

 

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28-29

Ottobre 18,1930

 

Valore dei baci e abbracci della Vergine a Gesù bambino, perché possedendo

la Divina Volontà, tutti i suoi atti si rendevano infiniti ed immensi per

Gesù.  Risurrezione degli atti fatti nel Divin Volere.  Effetti del ti amo.

 

(1) Continuo il mio solito stato e soffermandomi nell’atto quando la Sovrana Regina diede alla luce il bambinello Gesù, e stringendolo al suo seno lo baciava e ribacciava e beandosi in Lui gli dava il suo latte dolcissimo.  Oh!  come sospiravo di dargli anch’io i miei baci affettuosi ed i miei teneri abbracci al mio pargoletto Gesù, e Lui facendosi vedere in atto di riceverli mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, tutto il valore degli atti della mia Mamma Celeste, fu perché uscivano dal seno immenso della mia Volontà Divina, cui Lei ne possedeva il suo regno, la sua Vita; non vi era moto, atto, respiro e palpito che non era pieno di Voler Supremo fino a sboccarne fuori; i suoi baci amorosi che mi dava, uscivano dalla sorgente di Esso; i suoi casti abbracci, con cui abbracciava la mia infantile Umanità, contenevano l’immensità; il suo latte purissimo con cui mi nutriva, Io succhiando al suo seno verginale succhiavo al seno immenso del mio Fiat, ed in quel latte succhiavo le sue gioie infinite, le sue dolcezze ineffabili, il cibo, la sostanza, la crescenza infantile della mia Umanità dall’immenso abisso della mia Divina Volontà.  Sicché nei suoi baci Io sentivo il bacio eterno del mio Volere, che quando fa un’atto non cessa mai di farlo; nei suoi abbracci mi sentivo un’immensità divina che mi abbracciava; e nel suo latte mi nutrivo divinamente e umanamente e mi ridava le mie gioie celesti ed i contenti del mio Voler Divino che la teneva tutta riempita.  Se la Sovrana Regina non avesse tenuto una Volontà Divina in suo potere, Io non mi sarei contentato dei suoi baci, del suo amore, dei suoi abbracci e del suo latte, al più si sarebbe contentata la mia Umanità, ma la mia Divinità, Io Verbo del Padre, che tenevo l’infinito, l’immenso in mio potere, volevo baci infiniti, abbracci immensi, latte pieno di gioie e dolcezze divine, e così solo restai appagato, ché la mia Mamma possedendo la mia Volontà Divina, mi poteva dare baci, abbracci, amore e tutti i suoi atti che davano dell’infinito.

(3) Ora, tu devi sapere che tutti gli atti che si fanno nella mia Divina Volontà sono inseparabili da Essa, si può dire formano una sol cosa, atto e volontà, si può chiamare luce la volontà, l’atto calore, che sono inseparabili l’una dall’altro.  Onde, tutti quelli che possederanno come vita il mio Fiat, avranno in potere tutti gli atti della Mamma Celeste, e Lei teneva in potere tutti gli atti loro, in modo che nei suoi baci e abbracci Io mi sentivo baciato e abbracciato da tutti quelli che dovevano vivere nella mia Volontà, ed in essi mi sento ribaciare e abbracciare dalla mia Mamma, tutto è in comune ed in perfetto accordo nel mio Volere, ogni atto umano scende dal suo seno e con la sua Potenza lo fa risalire nel centro donde è uscito.  Quindi sii attenta e non ti far sfuggire nulla che non entri nella mia Divina Volontà, se vuoi darmi tutto e ricevere tutto”.

(4) La mia povera mente continua il suo corso dentro della Divina Volontà, a seconda le circunstanze in cui mi trovo, ma è sempre Essa il mio punto d’appoggio, il mio principio, il mezzo, il fine degli atti miei, la sua Vita corre in me come il dolce mormorio del mare che mai si ferma.  Ed io per contraccambio d’omaggio e d’amore, le do il mormorio degli atti miei che lo stesso Fiat Divino mi fa fare.  Ed il mio sempre amabile Gesù continua a dirmi:

(5) “Figlia mia, ogni atto fatto nella mia Divina Volontà forma una resurrezione divina nell’anima; la vita è formata non d’un solo atto, ma di tanti atti uniti insieme, sicché quanti più atti si fanno, tante volte risorge nel mio Volere, in modo da poter formare una Vita completa tutta di Divina Volontà.  Come la vita umana è formata di tante membra distinte per poter formare la sua vita, e se ci fosse un sol membro non si potrebbe chiamar vita, e se mancasse qualche membro si chiamerebbe vita difettosa, così i ripetuti atti fatti nel mio Volere servono come se si formassero le diverse membra di Volontà Divina nella creatura, e mentre servono a riunire insieme questi atti per formare la Vita, servono ad alimentare la stessa Vita.  E siccome la mia Divina Volontà non ha termine, così quanti più atti si fanno in Essa, tanto più cresce la sua Vita Divina nella creatura.  E mentre questa risorge e cresce, l’umana volontà riceve la morte da questi stessi atti fatti nel mio Volere Divino, non trova alimenti come alimentarsi e si sente morire ad ogni atto fatto nella mia Divina Volontà.  Ma che dolore!  quante volte la creatura fa la sua volontà nei suoi atti, tante volte fa morire la mia nell’atto suo.  Oh!  com’è raccapricciante vedere che un voler finito mette fuori del suo atto un Volere infinito che vuol darle vita di luce, di bellezza, di santità”.

(6) Onde continuavo i miei atti nel Voler Divino col mio solito ritornello:  “Ti amo, ti amo in tutto ciò che hai fatto per amore nostro”.  Ma mentre ciò facevo, pensavo tra me:  “Gesù benedetto sarà straneo della mia cantilena ti amo, ti amo, quindi a che pro dirla”.  Ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(7) “Figlia mia, il vero amore accompagnato anche dalle parole ti amo, non mi porta mai stanchezza, perché essendo Io un complesso d’amore, e un’atto continuato d’amore, che mai cesso d’amare, quando trovo il mio Amore nella creatura, trovo Me stesso, ed il segno che l’amore di essa sia parto del mio Amore, è quando è continuo; un’amore interrotto non è segno d’amore divino, al più può essere un’amore di circostanze, un’amore interessato, che cessate queste cessa l’amore, e anche le parole ti amo, ti amo, non sono altro che l’aria che produce il mio Amore nella creatura, che condensata in essa produce come tanti lampi di fiammelle verso Colui che ama, ed Io quando sento dire ti amo, ti amo, sai che dico?  La mia figlia lampeggia nell’aria del suo amore verso di Me, e un lampo non aspetta l’altro.  E poi, tutti gli atti continui sono quelli che hanno virtù di conservare, alimentare e crescere la vita delle creature; vedi, anche il sole sorge ogni giorno e tiene il suo atto continuato di luce, né si può dire che col sorgere ogni giorno stanca gli uomini e la terra, anzi tutto all’opposto, tutti sospirano il sorgere del sole, e solo perché sorge ogni giorno forma l’alimento della terra, giorno per giorno va a poco a poco alimentando la dolcezza nei frutti, finché li fa giungere a perfetta maturazione, alimenta le svariate tinte dei colori ai fiori, lo sviluppo a tutte le piante, e così di tutto il resto.  Un’atto continuato si può chiamare miracolo perenne, sebbene non si fa attenzione dalle creature, ma il tuo Gesù non ne può fare a meno di fare attenzione, perché conosco la virtù prodigiosa d’un atto non mai interrotto.  Quindi il tuo ti amo serve a conservare, alimentare e crescere la Vita del mio Amore in te; se tu non l’alimenti non può crescere, né ricevere la molteplicità delle dolcezze e varietà dei colori divini che il mio Amore contiene”.

 

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28-30

Novembre 9, 1930

 

Differenza tra l’amore creato e l’Amore creante.

Dote con cui Dio dotò la creatura.  Esempio.

 

(1) Vivo tra continue privazioni del mio dolce Gesù, ah!  senza di Lui non trovo il mio centro dove prendere il volo per riposarmi, non trovo la guida che possa fidarmi, non trovo Colui che con tanto amore facendomi di maestro, mi dava le lezioni più sublimi, le sue parole erano piogge di gioie, d’amore, di grazie sulla povera anima mia.  Ed ora tutto è silenzio profondo. . .  Vorrei che il cielo, il sole, il mare, la terra tutta, si sciogliessero in lacrime per piangere Colui che più non trovo, e che non so dove rivolse i suoi passi.  Ma ahimè!  nessuno me lo addita, nessuno si muove a pietà di me.  Ah!  Gesù, ritorna, ritorna a colei cui Tu stesso dicesti che non volevi altro che vivesse sol per Te e con Te; ed ora!  ed ora tutto è finito, il mio povero cuore è pieno, e chi sa quante cose vuol dire della pena che sente della privazione del suo Gesù, della sua Vita, del suo Tutto, perciò passo avanti e faccio. . .  Onde, mentre mi trovavo nella foga delle amarezze, stavo seguendo gli atti della Divina Volontà, in un’istante fu tutto a me presente ed il mio sempre amabile Gesù facendosi vedere, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, il mio Amore non tiene termine, e perciò amo la creatura con amore infinito ed insuperabile; se tu dici d’amarmi, ma che differenza c’è tra l’amore creato e l’Amore Creante?  Un’imaggine di differenza te la dà la Creazione, guarda il sole, la sua luce ed il suo calore riempie il tuo occhio, investe tutta la tua persona, eppure quanta luce tu prendi?  pochissima, appena un’ombra della sua, e quella ch’è restata della luce del sole è tanto vasta che può investire tutta la terra, simbolo del tuo piccolo amore creato, che per quanto ti sentisse riempita fino all’orlo, è sempre piccolo.  L’Amore del tuo Creatore, più che sole resta sempre immenso ed infinito, che primeggiando su tutto, porta la creatura nel suo trionfo d’amore, facendola vivere sotto la pioggia continua del suo Amore creante.  Un’altro simbolo è l’acqua, tu la bevvi, ma quanto mai ne bevvi a confronto dell’acqua che esiste nei mari, nei fiumi, nei pozzi, nelle viscere della terra?  Si può dire pochissima, e quella che resta simboleggia l’Amore creante, che in virtù propria possiede mari immensi e sa amare con amore immenso la piccola creatura.  La stessa terra ti dice il tuo piccolo amore, quanta terra hai bisogno per poggiare i tuoi piedi?  Appena un piccolo spazio, e quella che sopra avanza, oh!  quanta è assai.  Sicché tra l’Amore del Creatore e quello della creatura passa una differenza distante ed immensurabile.  Oltre di ciò, devi aggiungere che il Creatore nel creare l’uomo lo dotò delle sue proprietà, quindi lo dotò del suo Amore, della sua Santità, della sua Bontà, lo dotò d’Intelligenza e di Bellezza, insomma di tutte le nostre qualità divine dotammo l’uomo, dandole il libero arbitrio ché potesse mettere a traffico la nostra dote, ingrandendola sempre più a secondo che più o meno cresceva, mettendo anche degli atti suoi nelle nostre stesse qualità divine, come compito di lavoro che riceveva per conservarsi ed ingrandirsi la dote da Noi data.  Perché la nostra Sapienza infinita non volle mettere fuori l’opera delle nostre mani creatrici, parto nostro e figlio nostro, senza darle del nostro.  Il nostro Amore non sopporterebbe di metterlo fuori alla luce del giorno spogliato e senza proprietà, non sarebbe stata opera degna delle nostre mani creatrici, e se nulla l’avessimo dato, il nostro Amore non si sentirebbe tanto d’amarlo, perché è nostro, tiene del nostro, e costò tanto al nostro Amore, l’amiamo tanto, fino a metterci la mia Vita.  Le cose, quando nulla costano e nulla si dà, non si amano ed è proprio questo che mantiene sempre acceso, sempre vivo il rogo ardente del nostro Amore, perché molto demmo e diamo tuttora alla creatura.

(3) Vedi dunque che gran differenza vi è tra l’amore della creatura e quello del Creatore?  Se lei ci ama prende delle nostre stesse proprietà a lei date per amarci, ma ad onta ch’è piccolo l’amore creato paragonato all’Amor creante, pure lo vogliamo questo piccolo amore, anzi lo sospiriamo, lo agogniamo, e quando non ce lo dà andiamo in delirio.  Succede a Noi come un padre amante di suo figlio, che dota il figlio delle sue proprietà, e questo figlio amando suo padre, spesso, spesso, prende i frutti delle proprietà dategli, e le manda in dono a suo padre.  Oh!  come il padre gode, ad onta che non ne fa bisogno, nel ricevere i doni, nel dono si sente amato dal suo figlio, il dono è l’amore parlante e operante del figlio suo, e l’amor del padre cresce sempre per lui, e si sente onorato, appagato d’aver dato le sue proprietà a colui che l’ama e che nutre l’affetto per il padre suo.  Ma qual sarebbe il dolore di questo padre se il figlio non gli mandasse mai nulla dei beni datogli?  Spezzerebbe il più sacrosanto dei doveri, l’amore tra figlio e padre, e convertirebbe in dolore la gioia, la felicità della paternità.  Più che padre amiamo la creatura, e tutta la nostra felicità è nell’essere riamati; e se non ci ama, se il potesse convertirebbe in dolore la nostra Paternità.  Perciò figlia mia, quanto più ci ami, tanti doni di più mandi al tuo Padre Celeste, i quali ci sono tanti graditi, perché frutti delle nostre proprietà divine, date con tanto amore dal tuo Creatore”.

 

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28-31

Novembre 20, 1930

 

Come il timore di perdere un bene significa possederlo.  Chi tiene per

diritto di chiedere il Regno della Divina Volontà.  Alimento per

formare e crescere la Vita della Divina Volontà nella creatura.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sebbene col timore che per le mie infedeltà potessi avere la grande sventura di poter essere respinta di vivere dentro il bel Cielo del Fiat Supremo.  Oh!  Dio che pena!  Mio Gesù non permettere che io esca dalla mia cara eredità che Tu con tanto amore mi hai dato, e che con tanta gelosia mi hai tenuto sempre custodita; te lo chiedo per amor del cielo che con tanto amore stendesti sul mio capo, simbolo del cielo che con amor più grande ancora racchiudevi nella povera anima mia, qual’è la tua Volontà, fa che Essa regni sempre in me, e che il suo regno si stenda in tutto il mondo, te lo chiedo per quell’amore con cui creasti il sole che batte continuamente la terra, senza mai arrestare il suo corso, per porgermi il tuo amore di luce, immagine viva e reale del Sole del tuo Volere in cui più che mare di luce ravvolgevi la sua piccola figlia; te lo chiedo per il labirinto delle pene in cui sono stata involta e assediata, pene che mi abbeverano di fiele continuamente, che mi fa sentire sotto la pioggia di tempeste che minacciano di soffocarmi, pene cui non mi viene dato di affidare alla carta.  Gesù, Gesù, abbi pietà di me e fa che regni in me ed in tutti la tua Divina Volontà.  Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù, la mia cara Vita, mi ha steso le braccia per sostenermi e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, il timore di perdere un bene significa possederlo, conoscerlo e amarlo, e possederlo non con usurpazione, ma con diritto di proprietà, e quando un bene si possiede con diritto di proprietà, nessuna legge, né umana, né divina, può con modi legittimi togliere i beni che si posseggono, molto più ch’è assoluta Volontà del tuo Gesù che tu possieda con diritto di proprietà, l’eredità del mio Fiat Divino, che con tanto amore ti ho dato, per fare che potessi chiedere con diritto che il suo regno venga sulla terra.  Perché solo chi possiede la mia Volontà tiene e può con diritto chiedere che il suo regno venga sulla terra e si stenda ovunque.  E siccome il mio Volere riempie cieli, sole, mare e tutto, ad onta che non hanno ragione, sono dominate liberamente dalla Forza potente e Ragione del mio Fiat, cui mai si sono spostati.  Quindi a nome del cielo, sole e tutto, puoi con diritto chiedere il suo regno, poiché la più piccola cosa e la più grande, animata e dominata dalla mia Divina Volontà è sempre superiore all’uomo, perché senza di Essa l’uomo occupa l’ultimo posto, è lui il degradato ed il più umiliato in mezzo a tutte le cose create, è il più bisognoso, il più povero, che per vivere deve tendere la mano a tutte le cose create per ricevere la carità dei loro benefici effetti, e alle volte le viene negato per espressa Volontà di chi le domina, anzi mette gli elementi contro dell’uomo per fargli toccare con mano che significa non vivere nell’eredità di Essa.  Solo la mia Volontà dà l’esaltazione alle opere delle nostre mani creatrici, le mette in posto d’onore, le correda di tutti i beni, in modo che di nessuno avrà bisogno, anzi la rende dominante di sé e dominatrice di tutto, in virtù della mia Volontà che posseggono tutti s’inchinano e si sentono onorati di farsi dominare.  Perciò non temere, perché il timore rende infelice il bene che si possiede e amareggia le gioie più pure, più sante e divine che ci sono nel mio Fiat.  Molto più che ogni atto fatto nella mia Divina Volontà forma l’alimento per alimentare gli atti passati fatti in Essa, perché tanti atti uniti insieme hanno formato la sua Vita nell’anima, e la vita non si può conservare e crescere senza alimento, perciò un’atto serve a conservare l’altro e a formare la Vita della mia Volontà nella creatura, i ripetuti atti formano l’acqua per innaffiarla, l’aria per dargli il respiro continuo a questa Vita tutta di Cielo, il palpito per farle sentire il continuo palpito del mio Volere, il cibo per conservarla in vita.  E come il corpo non può vivere senza alimento, senza aria che la fa respirare continuamente, e senza palpito che le dà il moto a tutta la vita, e né basta aver preso il cibo qualche volta, respirare e palpitare ad intervalli per poter formare la vita umana, ma sempre, sempre, perché solo gli atti continui hanno virtù di formare vita, altrimenti la vita si spegne, così chi vuol formare in essa la Vita del mio Volere, ha bisogno di atti ripetuti, in modo che a questa Vita non deve mancare né l’aria per farla respirare, né il cibo per alimentarla, né il calore, né la luce, per farle sentire la vita del Cielo nell’anima sua.  Perciò non ti impensierire di altro, ma sempre avanti nella mia Divina Volontà”.

 

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28-32

Novembre 24, 1930

 

Come la Divina Volontà non vi è punto dove non eserciti il

suo atto operante verso le creature, e queste li ricevono

a seconda delle loro disposizioni.  Gesù parla di castighi.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, ma la mia povera esistenza si svolge spesso spesso tra le amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù, e mentre lo sospiro, giungendo fino a sentirmi mancare la vita, perché è Lui la mia vita, né conosco altra vita né altro piacere che Gesù.  Onde se per poco viene, mentre mi sento rivivere, ah!  quel soffio di vita che mi dà me lo amareggia perché non mi dice altro che i grandi castighi che la Divina Giustizia tiene preparati, come tutti gli elementi si metteranno contro dell’uomo, l’acqua, il fuoco, il vento, le pietre, i monti, si cambieranno in armi micidiali, e forti terremoti faranno scomparire molte città e gente, ed in tutte le nazioni, neppure la nostra sarà risparmiata, e poi le rivoluzioni in cui sono e saranno travolte, e le guerre che stanno per scoppiare, sembra che quasi tutti saranno presi nella rete che loro stessi si stanno preparando, ma lo dice con tale amarezza, e poi mi lascia senza le solite mie pene che Lui era solito di comunicarmi.  Onde mentre stavo amareggiata, seguivo i miei atti nel Voler Divino, ed il mio dolce Gesù facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sollevati, vieni nella mia Volontà operante, Essa è immensa, ma nella sua immensità non vi è punto dove non esercita atti speciali e distinti verso dell’uman genero.  E sebbene la mia Volontà è una, una è la sua immensità, uno è il suo atto, però nella sua immensità tiene l’ordine di tutti gli effetti che come atti escono da un solo atto per riversarsi verso di ciascuna creatura, la quale li riceve a secondo le sue disposizioni.  Se essa si trova disposta ad amarmi, riceve gli effetti dell’amore che sta versando il mio Volere operante; se disposta ad essere buona, riceve gli effetti della sua bontà operante; se disposta a farsi santa, riceve gli effetti della sua Santità, sicché a seconda le loro disposizioni, l’immensità del mio Fiat si riversa sopra ciascuna creatura i diversi suoi effetti che si convertono in atti per loro, e chi non è disposta nulla riceve, ad onta che la mia Divina Volontà sta sempre operante sopra di ciascuna di esse, e siccome non vogliono ricevere il bene che le vuol dare, la mia Giustizia converte in castighi questi beni che la creatura rifiuta.  Ecco perciò la causa che la mia Divina Volontà, da dentro gli elementi sta come alla vedetta, per vedere se sono disposti a ricevere il bene del suo continuo operare, e vedendosi respinta, stanca arma gli elementi contro di essi.  Quindi castighi imprevisti e fenomeni nuovi stanno per succedere, la terra col suo quasi continuo tremito avvisa l’uomo a mettere senno, altrimenti si sprofonderà sotto dei suoi passi perché non può più sostenerlo, i mali sono gravi che stanno per succedere, altrimenti non ti avrei sospeso spesso dal tuo solito stato di vittima.  Ora la creatura che entra nella mia Divina Volontà, non c’è atto che si fa sfuggire, essa corre a ciascun’atto operante di Essa, adora i suoi atti, li ringrazia, li ama e onora dovunque il Supremo Volere, li tiene compagnia, e nella sua piccolezza vorrebbe garantire tutti gli atti suoi col suo piccolo amore.  Perciò solo chi vive in Esso può difendere i diritti d’un Volere sì santo.  Quindi sempre nella mia Volontà ti voglio, né volerne uscire giammai”.

 

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28-33

Novembre 30,1930

 

Causa perché Dio non è conosciuto ed amato:  perché pensano ch’è

il Dio lontano dalle creature, mentre è l’inseparabile.  Come la

Divina Volontà attira l’anima, ed essa attira in sé il Fiat Divino.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire gli atti che fa il Fiat Divino nelle cose create, e giunta nell’Eden, mi è sembrato che il mio amabile Gesù mi aspettasse per potermi comunicare l’amore, la bontà, la santità, la potenza e tutto ciò che fece nel crearlo, riversandosi tutto nell’uomo fino a riempirlo tutto di Sé e delle sue qualità divine, ma tanto, fino a traboccarne fuori, dandogli il compito, come il più alto onore dell’uomo, di servirsene del suo Amore, Bontà, Santità e Potenza sua per svolgere la sua vita negli stessi beni di Colui che lo aveva creato.  Io mi sentivo come inzuppata dalle qualità divine, ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’uomo fu creato per essere inseparabile da Dio, e se non è conosciuto e amato, è appunto perché si pensa che Dio è l’Essere lontano dall’uomo, come se non avessimo che fare né lui con Noi, né Dio con lui; il crederlo lontano fa sperdere Dio da l’uomo, e tutto ciò che ebbi nel crearlo, le nostre stesse qualità divine restano affievolite, soffocate, e per molti come se non avessero vita.  Mentre la nostra Divinità non è lontana, ma vicina, anzi dentro dell’uomo ed in tutti gli atti suoi siamo attori e spettatori, perciò il nostro dolore è grande nel vedere che le creature ci tengono e credono che siamo lontani da loro, e quindi né ci conoscono né ci amano.  Il pensarci lontani è il ferro micidiale che uccide l’amore della creatura verso il Creatore, la lontananza spezza qualunque amicizia.  Chi mai può pensare ad amare, a conoscere e a sperare da un’essere lontano?  Nessuno, e Noi siamo costretti a ripetere:  “Siamo con loro, dentro di loro, e pare non ci conoscono, e mentre il loro amore, la loro volontà, col non amarci sono lontani da Noi, dicono che Noi siamo lontani da loro”.  Ecco perciò la causa di taluni che hanno letto le mie intimità con te, hanno giunto fino a dubitarne, è proprio questo, perché pensano che sono il Dio lontano, e come lontani, non potevano svolgersi tante intimità tra Me e te.  Ora figlia mia, vuoi sapere chi fa sentire Dio vivo nel cuore della creatura?  La mia Volontà regnante in essa, perché non dando vita all’umano volere, il mio Fiat fa sentire al vivo il suo Amore, la sua Potenza, Bontà e Santità sua, che corrono in tutti gli atti della creatura, per questa non esiste il Dio lontano, ma Dio vicino e Vita primaria della sua vita e di tutti gli atti suoi.  Dunque il vivere nella mia Divina Volontà mantiene il vigore a tutti i beni che demmo all’uomo nel crearlo, e ne fa di lui il trono di Dio e la sua gloria, dove domina e regna”.

(3) Dopo ciò continuavo a seguire tutto ciò che di ammirabile e sublime il Fiat Divino ha fatto nella Creazione e dicevo tra me:  “Voglio entrare nel sole per trovare la Divina Volontà operante nella sua luce per dargli tutto il bello, il puro, il santo, la potenza che può tenere una volontà umana operante nella sua luce; voglio entrare nell’azzurro cielo per abbracciarlo e dargli la mia volontà operante nella vastità dei cieli, nella molteplicità delle stelle, per dargli la gloria, l’amore d’un cielo, e tanti atti profondi di adorazione per quante sono le stelle”.  E così seguivo tutte le cose create, ma mentre ciò facevo, il pensiero mi ha detto:  “Le cose create non hanno ragione, esse sono veli che nascondono quel Fiat, e che con la sua ragione divina, più che se avessero ragione, con la sua Potenza li domina, mantiene il perfetto equilibrio e si adora, si ama, si glorifica da Sé stesso”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, facendosi vedere mi ha stretto fra le sue braccia, e tutto tenerezza mi ha detto:

(4) “Mia piccola figlia del mio Volere Divino, la mia Volontà è una, e sebbene tiene la virtù bilocatrice, si biloca in ogni istante, in ogni cosa, in ogni atto, in modo che tutti la possono tenere come atto e vita propria, ma però non perde mai la sua unità, è sempre una, e con la sua Forza unica mantiene dov’Essa regna, l’unione, l’armonia, l’ordine, la comunicazione, l’inseparabilità, e tiene tutto in Sé racchiuso dentro d’un solo atto, l’atto è uno, la mia Volontà è una, ma vi si distende ovunque, senza lasciare neppure un’atomo delle cose create senza la sua Vita operante e vivificante.  Ah!  sì, sono propri veli che la nascondono, Essa si vela di luce e stendendosi nel sole, con la sua luce va plasmando le creature, le abbraccia, le bacia, le riscalda, le ama; si stende nel cielo, e si fa tutt’occhio per quante stelle vi sono, per guardarle, ed il mite scintillio di esse sono voci silenziose, come se zitte zitte, chiama le creature alla patria celeste; si riversa nell’aria, e riempiendola tutta si fa respiro di esse, e soffiandole si fa respirare e le dà la vita.  In tutte le cose create corre verso le creature per darle tanti effetti distinti, per porgerle il suo amore, la vita, la conservazione, ma uno è l’atto, una è la Volontà che riempie Cielo e terra.

(5) Ora figlia mia, chi fa la mia Volontà e vive in Essa, quando fa i suoi atti, attira in sé tutti gli atti del mio Fiat che ha fatto e che continua a fare, ed Essa attira la creatura ed il suo atto nell’atto suo, sicché in virtù della sua unica Volontà, l’attira nel cielo, nel sole, nell’aria, in tutto, e allora sai che succede?  Che non più una sola Ragione e Volontà Divina riempiono cielo e terra, ma un’altra ragione e volontà umana che sperdendosi nella Ragione e Volontà Divina, si può dire che essa resta come il velo delle cose create, ma velo che tiene ragione e volontà, ma sacrificata ed immedesimata nella Ragione e Volontà Divina, e allora succede che non è più solo ad amarsi, onorarsi e glorificarsi il mio Fiat nelle cose create, ma un’altra volontà umana che l’ama, l’adora, la glorifica, da cielo, da sole, da aria, insomma dovunque si trova ed in ciascuna cosa distinta dove Essa regna.  Sicché come la mia Volontà Divina attira in Sé la volontà umana e nei suoi atti per farsi amare, adorare, e glorificare col suo stesso Amore, adorazione e gloria, così la creatura che non vuol vivere che di mia Volontà, attira in sé tutti gli atti fatti da Essa, e si fa amare, santificare, come sa amare e santificare una Divina Volontà, la quale stende il suo Cielo, forma il suo Sole, insomma continua la sua arte divina, come la incominciò e sta continuando nella Creazione.  Vedi dunque che significa fare la mia Divina Volontà?  E non farla significa perdere il suo Cielo, il suo Sole, la sua aria, i suoi mari di grazia, la sua arte divina.  Quindi sempre in Essa voglio trovare la figlia della mia Divina Volontà”.

 

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28-34

Dicembre 21, 1930

 

Trionfi da parte della Divina Volontà quando la creatura si

fa lavorare dal Fiat Divino.  Scambi di trionfi d’ambi le parti.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, mi sembra che io lo chiamo, perché mi mancherebbe la vita senza di Lui.  Mi mancherebbe la vita del bene, la vita dell’amore, la vita della luce, la vita della pace, e la mia volontà umana vedendosi sola mi darebbe l’assalto e mi metterebbe in vita le mie passioni, perciò temo tanto che anche un solo istante restasse priva del Fiat operante in me, perché stando Esso, la mia se ne sta appiattata e non ardisce di muoversi innanzi ad una Volontà sì santa e sì potente.  Quindi io la chiamo ed Essa mi dà la mano per portarmi negli atti suoi, affinché la segua e gli faccia compagnia.  E siccome tutto ha creato per amore delle creature, quando se la sente vicina ed immedesimata, prende tal gusto, che si sente come ricambiata dalle tante cose che uscì dalle sue mani creatrice.  Onde mentre seguivo gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione, il mio dolce Gesù facendosi vedere e guardandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi è dolce guardare un’anima che si fa lavorare dalla mia Divina Volontà, succede un trionfo da parte a parte.  La mia Volontà investe l’intelligenza della creatura ed essa si fa investire, insomma formano un’accordo d’ambi le parti, e allora la mia Volontà forma il suo trionfo su ciascun pensiero della creatura, ed essa acquista e fa trionfo dei tanti pensieri divini nella sua mente.  Sicché la mia Divina Volontà trionfa col dare e prenderne possesso, l’anima trionfa col volerlo e riceverlo.  Onde, se guarda, se parla, se palpita, se opera e cammina, sono tutti trionfi della mia Volontà sulla creatura, ed essa trionfa e prende possesso di tanti atti divini.  Tra questi scambi di trionfi e possessi si forma tale gioia e felicità d’ambi le parti, che tu non puoi comprenderli tutti, perché tu devi sapere che il bene, il trionfo, il possesso, allora porta gioia e felicità quando si fa tra due; il bene isolato non ha fatto felice nessuno, come si vede solo perde tutto il bello della felicità, perciò la mia Divina Volontà va trovando la sua creatura per formare i suoi trionfi, per poter formare insieme con lei le sue gioie, le sue felicità, sulla faccia della terra”.

 

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28-35

Febbraio 8, 1931

 

Accuse, calunnie, condanna.  Come a Dio costa più il volere che il potere.

Effetti della Divina Volontà voluta, ed effetti della Divina Volontà

permissiva.  Giro di castighi che farà per tutte le nazioni.

 

(1) È da qualche tempo che non scrivo, perché il mio povero cuore gonfio d’amarezze intense, fino a travolgermi tutta nelle onde altissime e burrascose del dolore e umiliazioni profonde, non aveva la forza di mettere su carta una pagina, la più dolorosa della mia esistenza quaggiù.  Nella foga del mio dolore ho ripetuto più volte il detto del nostro Signore:  “Cercai un consolatore in tante pene e non lo trovai, un’amico che mettesse una parola in mia difesa e non vi fu”.  Anzi chi doveva sostenermi e darmi un respiro di coraggio me lo sentivo cambiato, come se fosse il mio più crudele nemico.  Ah!  sì, posso ben ripetere col mio dolce Gesù:  “Una flotta di cani mi ha circondato per sbranarmi e divorarmi”.  Credo che i Cieli hanno pianto sulla mia dura sorte, come tante volte ha pianto con me il mio dolce Gesù.  Oh!  com’è vero che solo Gesù rimane nel dolore e umiliazioni, le creature sanno stare in torno quando tutto ci sorride e ci porta gloria e onore, ma quando succede il rovescio, fuggono e lasciano la povera vittima sola e abbandonata.  Oh!  mio Sommo Bene Gesù, non mi lasciare sola in un periodo sì doloroso della mia vita, o lasciati con me o portami con Te, mi sento affogata, la forza mi vien meno, deh!  aiutami!  aiutami oh Gesù!  E poi, quello che più mi tormenta sono le stesse lotte che devo sostenere col mio dolce Gesù; per causa della stampa della Divina Volontà mi accusano al Santo Uffizio di cose che io non conosco, né dove abitano, né dove stanno, e sono lontane da me quanto il cielo dalla terra; sono quarantasei anni che vivo nel letto, si può dire che sono una povera sepolta viva, la terra non la conosco, né ricordo mai che ho avuto amore ad interesse, il mio dolce Gesù ha vigilato sempre il mio cuore, e me lo ha tenuto in pieno distacco, sia sempre ringraziato il Signore; hanno malignato pure presso il Santo Uffizio per la venuta del sacerdote che viene a chiamarmi all’ubbidienza nello stato delle mie sofferenze, quindi imposizioni e proibizioni.  Onde qui si apre una lotta col mio amato Gesù, io lo prego che mi liberasse oppure che facesse tutto Lui, cioè il farmi cadere nelle pene ed il liberarmi quando a Lui piacesse.  E Gesù tutto bontà diceva:

(2) “Figlia mia, ma credi tu che non lo posso?  Lo posso!  Ma non lo voglio, a Me costa più il volere che il potere, per Me il potere è nulla, in un istante posso fare cielo e terra, in un’altro istante lo posso distruggere, tanta è la forza del mio potere, ma distruggere un’atto del mio Volere, né lo voglio e né lo posso, distruggerei l’ordine degli atti della mia Volontà, che fin dall’eternità sono dalla Divinità stabiliti, anderei contro della mia Sapienza, contro dei miei stessi disegni, contro del mio Amore, la farei non da Dio, ma da uomo che facilmente cambiano a seconda che le cose le vanno a gusto o disgusto, e che le pare e piace.  Io sono l’Immutabile e non mi muto nei disegni ed atti che ha stabilito di fare, e con somma sapienza, la mia Santa Divina Volontà.  E poi, non la farei da Dio, solo perché hanno voluto accusarti di nere calunnie servendosi della loro autorità e malvagia perfidia fino ad arrivare al Santo Uffizio, (perché là si giunge quando un male giunge all’eccesso e che nessun’altra autorità può mettere rimedio, e solo da questo si vede somma perfidia,) Io dovrei cambiare i miei disegni ed i modi che per sì lunghi anni ho tenuto sopra di te?  Oh!  se tu sapessi qual dolore hanno dato al mio cuore, che non potendone sopportare lo strazio, sono costretto a colpire tutti quelli che hanno contribuito ad una accusa sì nera, e non ti credere che lo farò proprio oggi, a tempo ed a circostanza la mia Giustizia sta armando il suo braccio contro di loro, nessuno, nessuno sarà risparmiato, è troppo il dolore che mi hanno dato”.

(3) Ed io:  “Amor mio, se Tu mi lasci cadere e non mi aiuti a liberarmi, come farò?  Tu non vuoi cambiare i tuoi modi che hai tenuto sopra di me, e se le autorità che vogliono diversamente non vorranno cedere a quello che vuoi Tu, come farò?  Almeno assicurami che mi porti al Cielo e resteremo Tu, io e loro, tutti contenti; non vedi in che labirinto mi hanno messo, sono l’accusata, la condannata, come se avessi diventata la creatura più infame che esiste sulla terra, e una maledizione piove sulla mia povera esistenza.  Gesù!  Gesù!  aiutami, non mi abbandonare, non mi lasciare sola, se tutti sono stati così barbari che mi hanno lasciata, non me lo farai Tu, non è vero, oh!  Gesù? ” Ed era tanto il mio dolore che sfogavo in pianto amarissimo.  E Gesù, sfogandosi in pianto anche Lui, mi diceva:

(4) “Figlia buona, coraggio, tu devi sapere che la mia Volontà Divina agisce in due modi, in modo voluto ed in modo permissivo; quando agisce in modo voluto sono disegni che compie, santità che forma, e la creatura che riceve quest’atto voluto della mia Volontà, lo riceve corredato di luce, di grazia, di aiuto, nulla deve mancare a questa fortunata creatura di compiere quest’atto voluto dalla mia Volontà.  Invece quando agisce in modo permissivo, e questo succede quando le creature col libero arbitrio della volontà che hanno, cercano di legare le mani all’Onnipotente, come in questo che vogliono da te, che vogliono cambiare le cose a modo loro, e non com’Io con tanto amore e per bene di tutti ho disposto fin’oggi, e mi costringono ad agire in modo permissivo, e la mia Volontà permissiva, è con giustizia e castigo accecamento, che chi sa dove vanno a precipitarsi; quindi agirò con la mia Volontà permissiva.  Giacché non vogliono nel modo voluto da Me, ti terrò sospesa dallo stato di vittima, e la mia Giustizia non trovando il suo appoggio, si sfogherà liberamente contro le gente, sto facendo il primo giro per tutte le nazioni, tanto che spesso, spesso, ti sospendo dallo stato di vittima perché ti veggo troppo amareggiata per causa mia e per causa di ciò che vogliono, e di tanta perfidia che hanno avuto contro di te, e nel vederti così amareggiata non mi dà il cuore di gettarti nel tuo solito stato di pene, che tu con tanto amore ricevevi, ed Io con amore più grande ti comunicavo; perciò ti passo avanti, ma se tu sapessi il mio dolore, e nel mio dolore vo’ ripetendo:  “Ingratitudine umana, quanto sei orrenda”.  E sto per riprendere il secondo giro dei castighi per tutte le nazioni, ripetendo terremoti, mortalità, fenomeni imprevisti, mali d’ogni genero, da gettare terrore e spavento; i castighi pioveranno come nebbia fitta sui popoli e molti ne resteranno nudi e digiuni, e quando avrò finito il secondo giro, ne farò il terzo, e dove più infieriranno i castighi, là saranno più accanite le guerre e le rivoluzioni.

(5) Figlia mia, quello che ti raccomando, pazienza, deh!  non darmi il dolore che la tua volontà si oppone alla mia, ricordati quante grazie ti ho dato, quanto amore non ti ho voluto per vincere la tua volontà per farla mia, se vuoi rendermi contento assicurami che non farai mai, mai, la tua volontà”.

(6) Ed io mentre assicuro Gesù di non voler fare mai la mia volontà, le circostanze presenti sono tante che vivo con un timore continuo che mi avvelena continuamente, che potessi incorrere nella grande disgrazia di non fare sempre la Divina Volontà.  Mio Dio, che pena, che strazio al mio povero cuore, molto più per il mio stato incostante, perché passo giorni senza cadere nello stato di sofferenze, e allora sono torturata che Gesù mi ha lasciato, non più avrò il bene di vederlo, e nel mio dolore vo ripetendo:  “Addio o Gesù, non ci rivedremo più, tutto è finito”.  E piango Colui ch’era per me più che la mia stessa vita, e passo due tre giorni in queste torture.  E quando mi persuado che non più ricadrò in quello stato di pene, allora Gesù improvvisamente mi sorprende e mi fa cadere nelle sofferenze, e allora sono torturata:  Come farò per ubbidire.  Sicché od in un modo od un’altro, sento tale tristezza e amarezza che non so io stessa come posso continuare a vivere, e nel mio dolore, spero che il mio dolce Gesù avrà pietà di me e porterà la sua povera esiliata nella sua patria celeste.  Solo ti prego oh!  Gesù, di mettere termino a questa tempesta, con la tua Potenza comanda che si calmi e dando luce a chi l’ha suscitata, possano conoscere il male che hanno fatto, affinché se ne possano servire per santificarsi.

 

Deo Gratias.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta.