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I.  M.  I.

In Voluntate Dei! .  Deo Gratias.

29-1

Febbraio 13, 1931

 

Chi vive nel Voler Divino vive nel centro della sua luce, invece chi non vive in

Esso vive nella circonferenza della sua luce.  Come Iddio trova il suo poggio.

Come la Creazione è muta, la creatura è creazione parlante.  L’eco di Dio nella

creatura.  Iddio col manifestare le verità esce dal riposo e continua il suo lavoro.

 

(1) Vita mia, dolcissimo mio Gesù, deh!  vieni in mio aiuto, non mi abbandonare, con la Potenza del tuo Santissimo Volere investe la povera anima mia, e mettimi fuori tutto ciò che mi turba e mi tortura.  Deh!  fa che sorga in me il nuovo sole di pace e d’amore, altrimenti non mi sento più forza di continuare a fare il sacrificio di scrivere, già la mano mi trema e la penna non scorre sulla carta, Amor mio, se Tu non mi aiuti, se non rimuovi da me la tua Giustizia che giustamente mi atterra nello stato doloroso in cui mi trovo, mi sento impossibilitata a vergare neppure una parola.  Perciò aiutami, ed io mi sforzerò per quanto possa ad ubbidire a chi mi comanda di scrivere tutto ciò che Tu mi hai detto sulla tua Santissima Volontà, e siccome sono cose passate farò tutto insieme un piccolo cenno di ciascuna cosa che riguarda la tua Divina Volontà.

(2) Onde, sentendomi oppressa e tutta piena d’amarezze intense, il mio dolce Gesù facendosi vedere e sostenendomi fra le sue braccia mi disse:

(3) “Figlia mia, coraggio, pensaci che un Voler Divino regna in te, ch’è sorgente di felicità e di gioia perenne, onde le tue amarezze e oppressioni formano le nubi intorno al Sole della mia Volontà, le quali impediscono che i suoi raggi splendano in tutto l’essere tuo, che volendoti renderti felice si sente respingere dalle tue amarezze la felicità che vuol darti.  E ad onta che possiedi un Sole Divino a tua disposizione, in virtù delle tue amarezze tu senti la pioggia che ti opprime, che ti riempie fino all’orlo l’anima tua.  Perché tu devi sapere che chi vive nella mia Volontà vive nel centro della sfera del Sole Divino, e può dire il Sole è tutto mio, invece chi non vive in Essa vive nella circonferenza della luce che il Sole Divino spande dappertutto, perché il mio Volere né può con la sua immensità negarsi a nessuno, né vuol negarsi, si trova come il sole ch’è costretto a dar luce a tutti, ancorché non tutti il volessero, e perché ciò?  Solo perché è luce, e la natura della luce è darsi a tutti, a chi non la vuole e a chi la vuole; ma che gran differenza c’è tra chi vive nel centro del mio Sole Divino, e tra chi vive nella sua circonferenza, la prima possiede le proprietà della luce e tutti i suoi beni che sono infiniti, la luce la tiene difesa da tutti i mali, sicché il peccato non può aver vita in questa luce, e se amarezze sorgono, sono come nubi che non possono avere vita perenne, basta un piccolo venticello della mia Volontà per mettere in fuga le nubi più dense, e l’anima si trova inabissata nel suo centro del Sole che possiede.  Molto più ché le amarezze di chi vive nel mio Volere, sono sempre per causa mia, ed Io posso dire che sono amareggiato insieme con te, e se ti veggo piangere piango insieme, perché la mia stessa Volontà mi rende inseparabile da chi vive in Essa, e sento le sue pene più che se fossero mie.  Anzi la mia stessa Volontà che risiede nell’anima, chiama la mia Umanità in chi soffre, per farla ripetere la sua Vita vivente sulla terra, ed oh!  prodigi divini che succedono, le nuove correnti che si aprono tra il Cielo e la terra per la Vita novella di pene che Gesù tiene nella sua creatura.  Ed il mio cuore, mentre è umano è Divino, possiede le più dolci tenerezze, sono tale e tante le attrattive e potenti tenerezze del mio cuore, che come vedo soffrire chi mi ama, il mio amore tenerissimo liquefa il mio cuore e tutto si riversa sulle pene e sul cuore della mia creatura amata.  Perciò sono con te nel soffrire e fo due uffici:  di attore di pene e spettatore, per godermi i frutti delle mie pene che in essa vo svolgendo; perciò per chi vive nella mia Divina Volontà sono Sole e centro della sua vita, quindi siamo inseparabili, Io sento la sua vita palpitante in Me, ed essa sente la mia Vita palpitante nell’intimo dell’anima sua.  Invece per chi vive nella circonferenza della luce che il Sole della mia Divina Volontà spande dappertutto, non è padrona della luce, perché vera padronanza si dice quando un bene risiede in sé stessa, ed il bene di dentro nessuno ce lo può togliere, né in vita né dopo morta, invece il bene di fuori è soggetto a pericolo, né tiene potenza di tenerci al sicuro, e l’anima soffre debolezza, incostanza, passioni che la tormentano, e giunge a sentirsi come lontana dal suo Creatore.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, per farmi continuare la mia vita sulla terra”.

(4) Onde continuavo i miei piccoli atti di adorazioni, d’amore, di lodi, di benedizioni nel Fiat Divino al mio Creatore, e come emetteva i miei atti così il Voler Divino li stendeva dovunque e dappertutto dove si trovava la Divina Volontà, che non vi è punto dove non si trovi; ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia carissima della mia Volontà, tu devi sapere che il mio Volere non sa fare atti a metà, ma compiuti, e con tale pienezza da poter dire:  “Dove c’è la mia Volontà c’è il mio atto”.  E la nostra Divinità vedendo nella nostra Volontà Divina distesa l’adorazione, l’amore della sua creatura, trova il suo poggio nella sua immensità, in qualunque punto vuole poggiarsi; onde sentiamo la nostra adorazione profonda che la creatura ci ha messo nella nostra Volontà e ci poggiamo e riposiamo, sentiamo che dovunque ci ama e ci poggiamo nel suo amore, e così delle sue lodi e benedizioni.  Sicché la creatura nella nostra Volontà diventa il nostro poggio ed il nostro riposo, non vi è cosa che più ci diletta che di trovare il nostro riposo nella creatura nostra, simbolo del riposo che prendemmo dopo aver creato tutta la Creazione.

(6) Oltre di ciò, la nostra Divina Volontà sta dovunque, e Cielo e terra, e tutto, sono riempiti fino all’orlo di Essa.  Sicché tutti sono veli che la nascondono, ma veli muti, e se nel loro mutismo eloquentemente parlano del loro Creatore, non sono loro, ma la mia stessa Volontà nascosta nelle cose create, parla a via di segni come se non avesse parola, parla nel sole a via di segni di luce e di calore, nel vento dando segni penetranti ed imperanti, nell’aria da segni muti da formarsi respiro di tutte le creature; oh!  se il sole, il vento, l’aria e tutte le altre cose create avessero il bene della parola, quante cose direbbero del loro Creatore.  Invece, chi è l’opera parlante dell’Ente Supremo?  È la creatura, Noi nel crearla l’amammo tanto che le demmo il gran bene della parola, la nostra Volontà si volle fare parola della creatura, volle uscire dal mutismo delle cose create e formando l’organo della voce in essa, formò la parola per poter parlare.  Quindi la voce delle creature è velo parlante in cui la mia Volontà parla eloquentemente, sapientemente, e siccome la creatura non dice né fa sempre la stessa cosa, come le cose create che non cambiano mai azione, sono sempre al loro posto a fare quella stessa azione che Dio vuole da loro, perciò la mia Volontà mantiene l’attitudine continua della molteplicità dei modi che nella creatura ci sono.  Onde si può dire che non solo parla nella voce, ma si rende parlante nelle opere, nei passi, nella mente e nel cuore delle creature.  Ma quale non è il nostro dolore nel vedere questa creazione parlante servirsi del gran bene della parola per offenderci, servirsi del dono per offendere il donatore ed impedire il gran prodigio che posso fare di grazie, d’amore, di conoscenze divine, di santità che posso fare nell’opera parlante della creatura?  Ma per chi vive nella mia Volontà, sono voce che parla, ed oh!  quante cose le vado manifestando, sono in moto e attitudine continua, godo la piena libertà di fare e dire cose sorprendenti e compio il prodigio della mia Volontà parlante, amante e operante nella creatura.  Perciò dammi piena libertà e vedrai ciò che sa fare il mio Volere in te”.

(7) Onde stavo pensando a tutto ciò che il mio dolce Gesù mi aveva detto, ed il mio amato bene ha ripetuto:

(8) “Figlia mia, la sostanza del nostro Essere Divino è una immensità di Luce purissima, che produce un’immensità d’Amore; questa Luce possiede tutti i beni, tutte le gioie, felicità interminabile, bellezze indescrivibili; questa Luce investe tutto, vede tutto, racchiude tutto, per Essa non esiste né passato né futuro ma un’atto solo, sempre in atto, che produce tale molteplicità d’effetti da riempire Cieli e terra.  Ora l’immensità d’Amore che produce questa nostra Luce ci fa amare l’Essere nostro e tutto ciò che esce da Noi, con tale amore da renderci veri e perfetti Amatori, sicché non sappiamo fare altro che amare e dare amore e chiedere amore.  Ora chi vive nella nostra Volontà, la nostra Luce ed il nostro Amore fa l’eco nella creatura e la trasforma in luce e amore.  Ora, qual’è la nostra felicità formare dei tipi e modelli nostri dell’opera delle nostre mani creatrici?  Perciò sii attenta e fa che la tua vita non venga formata di altro che di luce e d’amore se vuoi rendere contento il tuo caro Gesù”.

(9) Onde facevo quanto più potevo di abbandonarmi tutta nella Divina Volontà, e pensavo alle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva manifestate sopra del suo Santo Volere; ogni verità abbracciava l’infinito e conteneva tanta luce da riempire Cielo e terra, ed io sentivo la forza della luce ed il peso dell’infinito, che invadendomi tutta con un’amore indicibile mi invitavano ad amarle e a farle mie col metterle in pratica.  Ma mentre la mia mente si perdeva in tanta luce, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(10) “Figlia mia, il nostro lavoro verso la creatura incominciò con la Creazione, ed il nostro lavoro sta nella parola, perché contenendo essa la nostra forza creatrice parla e crea, parla e forma le opere più belle e meravigliose.  Di fatti col lavoro di sei Fiat che pronunziammo fu formata tutta la grande macchina dell’universo, compreso l’uomo che doveva abitarlo ed essere il re delle tante opere nostre.  Onde dopo d’avere il tutto ordinato, il nostro Amore ci chiamò al riposo, ma il riposo non dice compimento di lavoro, dice sosta per riprendere di nuovo il lavoro.  Ora, vuoi tu sapere quando riprendiamo di nuovo il nostro lavoro?  Ogni qual volta manifestiamo una verità riprendiamo il lavoro della creazione, sicché tutto ciò che fu detto nell’antico testamento furono ripresi di lavoro; la mia venuta sulla terra non fu altro che riprendere il lavoro per amore delle creature; la mia dottrina, le tante verità proferite dalla mia bocca, additavano a chiare note il mio intenso lavoro per le creature.  E come nella Creazione il nostro Essere Divino si riposò, così con la mia morte e resurrezione, volli riposarmi anche per dare il tempo per fare fruttificare in mezzo alle creature i frutti del mio lavoro, ma sempre riposo non compimento di lavoro, il nostro lavoro fino alla fine dei secoli sarà alternato di lavoro e riposo, di riposo e lavoro.  Vedi dunque, figlia buona, che lungo lavoro ho dovuto fare con te col manifestarti tante verità sulla mia Divina Volontà, e siccome la cosa che più interessa il nostro Essere Supremo è di farla conoscere, quindi non ho risparmiato nulla ad un lavoro sì lungo, sebbene ho preso spesso le piccole soste di riposo per darti il tempo a ricevere il mio lavoro e prepararti alle altre sorprese del lavoro della mia parola creatrice.  Perciò sii attenta a conservare e a non perdere nulla del lavoro della mia parola, che contiene un valore infinito che basta a salvare e santificare un mondo intero”.

 

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29-2

Febbraio 15, 1931

 

Come la Vita Divina ha bisogno di alimenti per crescere nella creatura.  La

creatura col suo amore forma in Dio stesso la sua Vita Divina.  Come

l’Amor Divino tiene il germe di generare vita continua.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, sebbene vivo sotto l’incubo d’amarezze intense, di lacrime continue e sono costretta a vivere dell’aria malsana delle agitazioni, che mi tolgono il bel giorno sereno della pace sempre da me goduto.  Sono rassegnata, bacio la mano che mi percuote, ma sento al vivo il fuoco che mi brucia delle tante tempeste che si stanno scaricando sulla mia povera esistenza.  Mio Gesù aiutami, non mi abbandonare, deh!  dammi la pace, quella pace che Tu tanto volevi che io possedessi.  E sebbene Gesù spesso squarcia i veli delle dense nubi che mi circondano col dirmi qualque parolina, dopo però ritorno un po rinfrancata al mio stato inquieto.  Onde il mio dolce Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, coraggio, né temere che Io ti potesse abbandonare, sento la mia Vita in te, e se Io ti abbandonasse, questa mia Vita in te rimarrebbe senza cibo per farla crescere, senza luce per felicitarla, mancherebbe il reale corteggio alla mia Vita Divina che Io stesso ho formato in te.  Perché tu devi sapere che la mia Vita in Me stesso no ha bisogno di nulla, né di crescere né soggetta a decrescere, ma la mia Vita che vado formando nella creatura, per farla crescere ha bisogno di alimenti divini per farla crescere, in modo che a poco a poco la mia Vita Divina riempia tutta la creatura.  Perciò non posso lasciarti e mentre sembra che ti lascio e pare che tutto sia finito tra Me e te, improvvisamente ritorno alla piccola figlia mia per imboccarti il cibo della mia Volontà, perché tu devi sapere che la mia Volontà è luce, e l’anima che vive in Essa le vengono somministrate le proprietà della luce, e mentre opera, le sue opere si riempiono di luce, ma tanto, da traboccarne fuori, in modo che si veggono fatte nelle proprietà della luce del suo Creatore; se ama, le proprietà dell’Amor Divino riempie l’amore della creatura; se adora, le proprietà dell’adorazione divina riempie l’adorazione della creatura; insomma non c’è atto che fa la creatura che le proprietà divine non riempiano questi atti.  Nella mia Volontà l’umano cessa, resta annullato, e la creatura tiene sempre da prendere, le proprietà divine stanno a sua disposizione.  Oh!  se tutti sapessero che significa vivere nel mio Voler Divino, il gran bene che le viene, e nel modo più semplice”.

(3) Onde seguivo il mio abbandono nel Fiat Divino e non sapendo fare altro, andavo dicendo il mio piccolo “ti amo” negli atti divini, non solo, ma dicevo tra me:  “Mio Gesù, Amor mio, il mio “ti amo” scorra nel tuo palpito, nel tuo respiro, sulla tua lingua, nella tua voce, fin nelle più piccole particelle della tua adorabile persona”.  Ma mentre ciò facevo, la cara mia Vita, facendosi vedere mi faceva mettere il mio “ti amo” nel suo cuore, dentro e fuori di tutta la sua Divina Persona, e lo gradiva tanto che m’incitava a ripetere quanti più “ti amo” potevo per poter trovare in tutto l’Essere suo il gradito “ti amo”, e poi stringendomi a Sé mi ha detto:

(4) “Figlia mia, l’amore è vita, e quando questo amore esce dall’anima che vive nella mia Volontà, tiene virtù di formare in Dio stesso la vita d’amore, e siccome la sostanza della Vita Divina è l’amore, quindi la creatura col suo amore forma in Dio un’altra Vita Divina, e Noi sentiamo in Noi stessi la nostra Vita formata dalla creatura.  Questa Vita che col suo amore unita alla nostra Volontà, perché è Essa che le somministra la potenza che la creatura può giungere a formare la stessa Vita Divina tutta d’amore in Dio, questa Vita è il trionfo di Dio ed il trionfo della creatura, ed in atto di trionfo prendiamo questa Vita Divina che la creatura ha formato in Noi stessi, e la diamo a bene di tutte le creature come prezioso regalo che fa a tutti la piccola figlia del nostro Volere, e con ansia aspettiamo che col suo amore venga a formare altre Vite Divine nel nostro Essere Supremo.  Figlia mia, il nostro Amore non è sterile, anzi tiene il germe di generare vita continua, sicché come tu dicevi “ti amo” nel mio palpito, nel mio respiro, così generavo un’altro palpito, un’altro respiro, e così di tutto il resto, in modo che Io sentivo in Me stesso la nuova generazione del tuo “ti amo” che formava la nuova Vita del mio Amore, ed oh!  come mi sentivo felice pensando che la figlia mia mi stava formando dentro di Me la mia stessa Vita in Me tutta d’amore.  Se tu sapessi com’è commovente quest’atto della creatura che col suo amore dà Dio a Dio, oh!  come ci rapisce, e sentendoci rapiti diamo altro amore per avere il contento di farla ripetere le nostre nuove Vite d’Amore.  Perciò ama, ama assai e renderai più felice il tuo dolce Gesù”.

 

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29-3

Febbraio 17, 1931

 

Imposizioni, lacrime amarissime; Gesù la consola coll’assicurarla

che le concede la grazia di non farla cadere nelle sofferenze.

Come il solo patire volontario costituisce la vera vittima.

 

(1) Passo giorni amarissimi, la mia povera esistenza si svolge sotto l’incubo d’una tragedia.  Mio Gesù, aiutami!  non mi abbandonare!  Tu che sei stato sempre tanto buono con me e che con tanto amore mi hai sostenuta nelle lotte della mia vita, deh!  non mi lasciare ora che le lotte sono più tremende e accanite.  Deh!  Amor mio, mostra la tua Potenza, vedi oh!  Gesù, non sono demoni che mi lottano, che con un segno di croce li farei fuggire chi sa dove, ma sono superiori che solo Tu li puoi mettere a posto; sono la povera condannata, ed io stessa non so che ho fatto, oh!  come è dolorosa la mia storia.  Mi hanno detto che mi vogliono mettere sotto d’un altro prete delegato dal Vescovo, il quale chiamerà medici e farà tutte quelle prove che vuole, lasciandomi da tutti gli altri abbandonata, in balia di costui.  A tale annunzio ho scoppiato in pianto, senza poter cessare dal piangere, i miei occhi erano diventati fontane, tutta la notte l’ho passata in pianto, e pregavo Gesù che mi desse la forza e che mettesse termine a tanta tempesta; vedi, dicevo, Amor mio, sono due mesi e più in lotte continue, lotte con le creature, lotte con Te che non mi facessi cadere nelle sofferenze, ed oh!  quanto mi costa il lottare col mio Gesù, ma non perché non volessi soffrire, ma perché così vogliono chi mi sta sopra, ma ora non ne posso più, e allora cesserò dal piangere quando mi dica che mi concedi di liberarmi dal fastidio che do al sacerdote, tutto per questo è la guerra, e piangevo e piangevo, con tale amarezza che mi sentivo avvelenare il sangue nelle vene, tanto che spesso mi sentivo come senza vita, senza respiro, ma come mi sentivo così, continuavo a piangere e singhiozzare.  Onde mentre mi trovavo in un mare di lacrime, il mio dolce Gesù mi ha stretto a Sé tra le sue braccia, e con voce tenera come se volesse anche Lui piangere, mi ha detto:

(2) “Mia figlia buona, non piangere più, il mio Cuore non ne può più, le tue lacrime sono scese fin nel fondo di esso, e sento la tua amarezza così viva che me lo sento scoppiare; figlia mia coraggio, tu sai che ti ho amata assai, assai, e ora questo Amore mi fa violenza a contentarti, se finora ti ho tenuta sospesa dallo stato di sofferenza qualche giorno, per farli comprendere che la mia Volontà era quella di continuare a tenerti come ti ho tenuto per ben quarantasei anni.  Ma ora che ti vogliono mettere di spalle al muro, mi mettono in condizione di far uso della mia Volontà permissiva, non voluta, di sospenderti dallo stato di vittima.  Perciò non temere, d’ora in poi non più ti comunicherò le mie pene, non più mi stenderò in te in modo che tu restava irrigidita e senza moto; quindi resterai libera senza aver bisogno di nessuno.  Sta tranquilla figlia, fino a tanto che non si quietano e che non vogliono che tu cadi nelle sofferenze, non lo farò più.  Ora tu devi sapere che lo stato di sofferenze in cui Io ti mettevo riguardavano la mia Umanità, la quale voleva continuare la sua vita di pene in te.  Ora ti resta la cosa più importante, la mia Volontà; mi dai la parola che vivrai sempre in Essa?  Che sarai la sacrificata, la vittima della mia Volontà?  Che facendola dominare in te non cederai un solo atto di vita alla tua volontà?  Assicurami figlia buona che nulla ometterai di ciò che ti ho insegnato di fare, e di seguire ciò che hai fatto finora nel mio Fiat.  Questo è il punto culminante del tuo Gesù su di te, mettere in salvo i diritti della mia Volontà nell’anima tua.  Perciò fa presto, dimmi che mi contenterai”.

(3) Ed io:  “Mio Gesù lo prometto, lo giuro, lo voglio, di seguire ciò che Tu mi hai insegnato, però Tu non mi devi lasciare, perché con Te so far tutto, senza di Te non sono buona a nulla”.  E Gesù ha ripreso a dire:

(4) “Non temere, non ti lascio; sappi che ti amo e se mi sono indotto a cedere che tu non cadessi nello stato di sofferenze, non è stato altro che un’amore grande, intenso, eccessivo verso di te, il mio Amore nel vederti tanto piangere ha vinto la mia Volontà, e ha messo un basta per ora; ma sappi che i flagelli pioveranno come pioggia dirotta, lo meritano, quando non vogliono le vittime come piace a Me, e nel modo voluto da Me, giustamente meritano che siano colpiti severamente, e non ti credere che lo farò oggi stesso, ma lascia che passi un poco di tempo, e poi vedrai e sentirai quello che la mia Giustizia tiene preparato”.

(5) Onde ho passato il primo giorno libero senza lottare col mio Gesù, perché avendomi Lui assicurato che non mi avrebbe fatto cadere nelle sofferenze, non sentivo più incitarmi, spingere, che accettassi di sottopormi alle pene che Gesù voleva darmi.  Quindi mentre la lotta era cessata, mi era restato tale un timore ancora che il mio amato Gesù all’improvviso mi sorprendessi, e per quietarmi mi ha detto:

(6) “Figlia buona, non temere, te l’ha detto Gesù, e basta; non sono una creatura che posso mancare alla parola, sono Dio, e quando parlo non mi cambio, ti ho detto che fino a tanto non si quietano e non gustano le cose, non ti farò cadere, e così sarà, e ancorché il mondo andasse sotto sopra, perché la mia Giustizia vuol punire le creature, Io non muterò la mia parola, perché tu devi sapere che non vi è cosa che più placa la mia Giustizia, e che giunge a cambiare i più grandi castighi in rescritti di grazie, che il patire volontario, e si possono chiamare vere vittime, non quelli che soffrono per necessità, per malattia, per infortunio, tutto il mondo è pieno di queste sofferenze, ma quelli che volontariamente si esibiscono a patire quello che Io voglio e nel modo come voglio; queste sono le vittime che mi rassomigliano, il mio patire fu tutto volontario, nessuna pena potevano darmi, anche minima, se Io non il volessi.  Ecco perciò quasi sempre ti domandavo quando dovevo farti cadere nelle sofferenze, se tu volontariamente accettavi, per avere il tuo patire volontario, non forzato; non è un gran che innanzi a Dio un patire forzato o per necessità, quello che innamora, che rapisce, e che giunge a legare lo stesso Dio, è il patire volontario.  Se tu sapessi come mi feriva il cuore quando ti mettevi nelle mie mani come un’agnellina, affinché ti legasse e ti facesse quello che volevo, ti levavo il moto, ti impietrivo, posso dire che ti facevo sentire pene mortali, e tu mi facevi fare, e questo era nulla, il nodo più forte era che tu non potevi uscire da quello stato di pene in cui il tuo Sacrificatore Gesù ti aveva messo, se non venisse il mio ministro a chiamarti all’ubbidienza; era questo che ti costituiva vera vittima, a nessun malato, neppure agli stessi carcerati è negato il moto e di chiedere soccorso negli estremi bisogni, solo per te, aveva il mio Amore, aveva preparato la croce più grande, perché cose grandi volevo e voglio far di te, quanto più grandi sono i miei disegni tanta più croce singolare forma, e posso dire che non c’è stata mai nel mondo croce simile a quella che con tanto amore il tuo Gesù aveva preparato per te.  Perciò il mio dolore è indescrivibile nel vedermi contrariato dalle creature, per quanta autorità abbiano, nei modi che voglio tener colle anime, vogliono dettarmi le leggi come se loro se la intendessero più di Me.  Perciò il mio dolore è grande, e la mia Giustizia vuol punire coloro che sono stati causa d’un tanto mio dolore”.

 

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29-4

Marzo 2, 1931

 

Come l’offrire il sacrificio dei santi raddoppia la gloria.  La Divina Volontà

tiene la virtù risorgitiva.  Chi fa la Divina Volontà acquista i diritti ai beni Divini.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà, e andavo offrendo i sacrifici che fecero i santi dell’antico testamento, quelli della mia Mamma Celeste, tutti i sacrifici del mio amato Gesù, e così via via di tutto il resto.  Il Divin Volere me li metteva tutti in ordine innanzi alla mia mente, ed io li andavo offrendo come il più bello omaggio al mio Creatore.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non vi è cosa sofferta e operata da tutti i santi della storia del mondo, che la mia Volontà non abbia avuto la sua parte facendosi attore e concorrente di forza, di aiuto, di sostegno di quel sacrificio o opera che hanno fatto.  Ora, l’anima offrendoli a Dio come omaggio di gloria, richiama la memoria di quel sacrificio e opera, e la mia Divina Volontà riconosce ciò che ha messo di suo in tali atti, e dà la virtù di raddoppiare la gloria di quel sacrificio per Dio, e per chi ha avuto il bene di sacrificarsi e operare per compiere la mia Divina Volontà.  Il vero bene non cessa mai, né in Cielo né in terra, basta una creatura che si ricordi e l’offra, si rinnova la gloria in Cielo e scendono gli effetti di quel bene in terra a pro delle creature.  Perciò la vita del vero bene non è soggetta a morire, di fatti, chi è la vita della mia Chiesa?  Chi l’alimenta e le fa da Maestro?  Se non il breve corso della mia Vita quaggiù; posso dire che sono le mie pene che la sostengono, sono le mie dottrine che l’ammaestrano, sono i sacramenti che la alimentano, sicché tutto il bene che Io feci non morì, ma rimase con la pienezza della vita, e vita che vivifica, conserva, alimenta e cresce continuamente, e si dà a chiunque la vuole.  E come la creatura si ricorda, già si mette in rapporto coi miei beni, e come li va offrendo, così si raddoppiano per darsi ad essa, ed Io mi sento raddoppiare la gloria di quello che feci per amor delle creature.  Molto più che chi opera nella mia Divina Volontà acquista la virtù risorgitiva; come l’anima va facendo i suoi atti, le sue offerte in Essa, così il mio Fiat corre per mettervi il germe della luce, e la sua luce possiede la virtù di sorgere in ogni istante e atto.  Sembra come il sole che sorge per ogni pianticella, per ogni fiore, perché non dà la stessa cosa a tutti, come se sorgesse per ciascuna; dà alla pianticella un’effetto, al fiore un colore, e colori distinti uno dall’altro.  Tale sono gli atti fatti nella mia Divina Volontà, si espongono ai raggi del mio Sole Divino, e ne ricevono il germe di luce, la quale fa sorgere in ogni atto di creatura tali varietà di bellezze e colori distinti, e un’atto chiama a sorgere l’altro.  Sicché chi vive nella mia Volontà col germe risorgitivo della mia luce, mi dà sempre cose nuove, ed essa sta sempre in atto di risorgere continuamente nell’amore, nella gloria e nella stessa Vita del suo Creatore”.

(3) Onde continuavo i miei atti nella Divina Volontà, volevo abbracciare tutto per mettere in ogni cosa creata la mia adorazione, il mio amore, la mia gratitudine per Colui che tanto mi aveva amato, e che tante cose aveva create per amor mio.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia buona, chi vive nella mia Divina Volontà e opera in Essa, è tanto l’amore del mio Fiat nel vedere la piccolezza della creatura che gira in tutte le cose create, per mettervi i suoi piccoli atti, per dire che non solo ama questa Divina Volontà, ma vuole riconoscere tutti gli atti suoi come tanti pegni d’amore; l’amore fa sorgere l’altro amore, ed il mio Volere dà i diritti all’anima nei beni divini, sicché ogni atto che fa la creatura è un diritto che acquista nelle proprietà del suo Creatore.  Onde succede che per diritto si sente amare dall’Essere Supremo, perché ci ha messo il suo amore nell’Amore Eterno, e ha acquistato il diritto d’essere amata; l’amore della creatura e l’Amore Divino si sono fusi insieme, e d’ambi le parti sentono il diritto d’amarsi, per diritto gode della luce del sole, per diritto respira l’aria, beve l’acqua, si ciba dei frutti della terra, e così di tutto il resto.  Ed oh!  la gran differenza di chi prende con diritti i beni divini, questa si può chiamare figlia, e gli altri si possono chiamare servi, e la creatura con questi diritti ci da l’amore di figlio, amore di disinteresse, amore che dice vero amore.  Perciò vive sempre nella mia Volontà, affinché senti in te, e godi tutto, l’Amore della Paternità Divina”.

 

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29-5

Marzo 6, 1931

 

Come solo Gesù è stato l’Autore del suo stato di sofferenze, e perché l’hanno

costretto ha permesso una sosta.  Come in Dio è riposo assoluto, fuori di Dio lavoro.

 

(1) Continuo a vivere tra le amarezze del mio stato presente, il pensiero che il benedetto Gesù sta facendo piovere flagelli, e che i popoli rimangono nudi e digiuni mi tortura; ed il pensare che il mio amato e sommo Bene Gesù è rimasto solo nel suo patire, ed io non sono più insieme con Lui nelle pene, oh!  come mi tormenta!  Mi sembra che Gesù è tutto attenzione sopra di me per non farmi cadere come prima nelle sofferenze, anzi le nasconde tutte in Sé le pene per lasciarmi libera.  E vedendomi afflitta, mi pare che il suo intenso amore lo fa mettere da banda le sue pene per fare attenzione alla mia afflizione, e mi dice:

(2) “Figlia buona, figlia mia, coraggio, il tuo Gesù ti ama ancora, nulla è scemato il mio Amore per te, e questo perché non sei stata tu che mi hai rifiutato il patire, no, la figlia mia non l’avrebbe mai fatto, ti hanno costretto ed Io per darti la pace e per farli vedere che sono stato proprio Io che ti ho tenuto in quello stato di sofferenza per sì lunghi anni, non era né la malattia né altra causa naturale, ma la mia Paterna Bontà che voleva tenere chi mi supplisse in terra alle mie pene, e queste per bene di tutti.  E ora che hanno costretto te e hanno costretto anche Me con le loro imposizioni, l’ho fatto cessare dal tutto, dandoti una sosta, questo dice a chiare note che solo il tuo Gesù era l’autore del tuo stato, ma non posso nascondere il mio dolore, è tanto grande che posso dire che in tutta la storia del mondo non ho ricevuto mai un simile dolore dalle creature.  Il mio cuore è talmente addolorato e squarciato da questo dolore, che sono costretto a nasconderti lo squarcio profondo per non amareggiarti di più, e poi nel vedere l’indifferenza di alcuni, e tu lo sai chi sono, come se nulla mi avessero fatto, accresce il mio dolore e costringono la mia Giustizia a continuare a piovere i flagelli, e continuerò a piovere, figlia mia, i castighi; te lo dicevo prima, che se giungesse un sol mese a tenerti sospesa dal tuo stato di sofferenze, sentiranno e vedranno quanti castighi pioveranno sulla faccia della terra.  E mentre la mia Giustizia farà il suo corso, ci occuperemo insieme della mia Divina Volontà; Io a fartela conoscere, e tu a ricevere il bene delle sue conoscenze, perché ogni conoscenza porta la crescenza della Vita della mia Volontà in te, ed ogni tuo atto fatto nella nuova conoscenza, il mio Fiat prende più terreno nell’anima tua, e vi stende maggiormente il suo regno.  Molto più che le creature non hanno potere di entrare nella mia Divina Volontà per disturbarci e dettarci la legge, perciò siamo liberi di fare quello che vogliamo, abbiamo libertà assoluta, perciò sii attenta a continuare a valicare i suoi mari interminabili”.

(3) Onde mentre ciò diceva, la mia piccola intelligenza me l’ho sentita trasportare in un’abisso di luce inaccessibile; questa luce nascondeva tutte le gioie, tutte le bellezze, apparentemente pareva luce, ma guardando dentro, non c’era bene che non possedeva.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il nostro Essere Divino è luce purissima, luce che contiene tutto, riempie tutto, vede tutto, opera tutto; luce che nessuno può giungere a vedere dove giungono i nostri confini, la sua altezza e profondità, la creatura si smarrisce nella nostra luce perché non trova il suo lido, il suo porto per uscirne fuori.  E se la creatura prende di questa nostra luce, sono goccioline appena che le servono per riempirsi tutta di luce, fino a traboccarne fuori, ma la nostra luce non diminuisce perché la creatura ha preso del nostro, ma viene rimpiazzata all’istante dalla virtù risorgitiva della nostra luce.  Sicché il nostro Essere Supremo è sempre ad un livello in perfetto equilibrio.  Possiamo dare quanto vogliamo se troviamo anime che vogliono prendere del nostro, senza perdere nulla.  Anzi se troviamo chi vuol prendere ci mettiamo al lavoro, perché tu devi sapere che dentro di Noi è riposo assoluto, né abbiamo che fare, non c’è né da togliere né da mettere, la nostra felicità è piena e completa, le nostre gioie sono sempre nuove, la nostra unica Volontà come agente in Noi, ci da il perfetto riposo delle beatitudini del nostro Essere Divino, che non ha principio e né avrà fine.  Sicché quest’abisso di luce che tu vedi contiene un’abisso di gioia, di potenza, di bellezza, d’amore, di tanti eccetera, e Noi mentre ci felicitiamo, ci riposiamo in esse, perché allora si può chiamare vero e assoluto riposo quando nulla manca e nulla c’è da aggiungere.  Invece fuori della nostra Divinità esce il nostro lavoro in campo, e questo campo sono le creature; le nostre stesse qualità divine che dentro di Noi ci danno riposo, all’esterno di Noi stessi ci danno da lavorare, ed ora facciamo lavorare la nostra Volontà a pro delle creature, quel Fiat Divino che uscimmo in campo nella Creazione, da cui uscirono tutte le cose, non cessa mai dal suo lavoro, incessantemente lavora:  Lavora col conservare tutto, lavora ché vuol essere conosciuto, ché vuol regnare, lavora nell’uscire altre anime alla luce del mondo e vi forma i suoi disegni mirabili per svolgere il suo lavoro e per aver occasione di lavorare sempre, lavora nel ritirare le anime nel seno dell’eternità.  La nostra Volontà Divina la possiamo chiamare la faccendiera che non risparmia mai il suo continuo lavoro, e anche a pro di chi non la riconosce.  Lavora il nostro Amore, lavora la nostra Misericordia, la nostra Potenza, e anche la nostra Giustizia lavora a pro delle creature, altrimenti il nostro Essere Supremo non sarebbe un Essere equilibrato e perfetto, ma difetterebbe di debolezze se la nostra Giustizia si mettesse da parte accantonandola quando c’è tutta la ragione di fare il suo corso punitrice.  Vedi dunque, il nostro lavoro sono le creature, perché avendole uscite da dentro della nostra foga d’amore, il nostro Amore ci porta al lavoro per amarle sempre, sempre.  Perché se cessasse il nostro lavoro cesserebbe l’amore e la Creazione si risolverebbe nel nulla”.

 

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29-6

Marzo 9, 1931

 

Il primo amore di Dio verso dell’uomo fu esternato nella

Creazione.  Amore compiuto nella creazione dell’uomo.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, e siccome stavo facendo i miei atti in Esso per potermi unire agli atti suoi, tutta la Creazione si schierava innanzi alla mia mente, e nel suo muto linguaggio diceva che tante volte di più mi aveva amato il Voler Divino per quante cose di più aveva create, e che ora toccava la mia parte d’amarlo in ciascuna cosa creata, per ricambiarlo con altrettanti miei atti d’amore, affinché il suo ed il mio amore non fossero isolati, ma si facessero dolce compagnia.  Ora in questo mentre, il mio dolce Gesù è uscito dal fondo dell’anima mia, che sembrava tanto internato dentro, che non mi era dato di vederlo e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il nostro amore per la creatura fu “ab eterno”, dentro di Noi l’amammo sempre, ma fuori di Noi fu esternato il nostro primo amore nella Creazione.  Come il nostro Fiat si andava pronunziando e passo passo creava il cielo, il sole, e così di seguito, così andava esternando in ciascuna cosa creata, quasi passo passo il nostro Amore contenuto fin dall’Eternità per amore delle creature.  Ma sai figlia mia, un’amore chiama l’altro; avendosi esternato nella creazione dell’universo e avendo provato com’è refrigerante, com’è dolce lo sfogo dell’amore, e solo coll’esternarlo si sfoga, e si sente com’è dolce amare, perciò il nostro Amore, avendosi incominciato ad esternare non si dette più pace se non creava colui, per causa del quale aveva dato principio ad esternare il suo Amore, come seminandolo in tutte le cose create.  Quindi rigurgitava forte dentro di Noi, volendo fare atto compiuto d’amore, chiamandolo dal nulla colui per dargli l’essere e creare in lui la nostra stessa Vita d’Amore; se non creavamo in lui la Vita d’Amore per essere riamati, non c’era nessuna ragione, né divina né umana di esternare tanto amore verso dell’uomo, se tanto l’amammo era ragionevole e con diritto che lui ci amasse, ma non avendo nulla da sé stesso, conveniva alla nostra Sapienza di creare Noi stessi la Vita dell’Amore per essere riamati dalla creatura.  Ma senti figlia l’eccesso del nostro Amore, prima di crearlo non fummo contenti d’avere esternato il nostro Amore nella Creazione, ma giunse a tanto che mettendo fuori del nostro Essere Divino le nostre qualità, mettemmo fuori mari di Potenza e l’amammo nella nostra Potenza; mari di Santità, di Bellezza, d’Amore, e così di seguito, e l’amammo nella nostra Santità, nella nostra Bellezza, nel nostro Amore, e questi mari dovevano servire per investire l’uomo, affinché trovasse in tutte le nostre qualità l’eco del nostro Amore potente, e ci amasse con amore potente, con amore santo, e con amore di bellezza rapitrice.  Quindi quando questi mari delle nostre qualità divine furono messi fuori di Noi, creammo l’uomo arrichendolo delle nostre qualità, per quanto più ne poteva contenere, affinché anche lui avesse un’atto che potesse fare eco nella nostra Potenza, nel nostro Amore, nella nostra Bontà, per poterci amare con le nostre stesse qualità.  Volevamo l’uomo non servo, ma figlio; non povero, ma ricco; non fuori dei nostri beni, ma dentro della nostra eredità, e come conferma di ciò li davamo per vita e per legge la nostra stessa Volontà.  Ecco la causa perché amiamo tanto la creatura, perché tiene del nostro, e non amare le cose proprie è fuori di natura e contro ragione”.

 

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29-7

Marzo 16, 1931

 

Il cielo e la Creazione tutta simboleggia la gerarchia

celeste.  Come si forma un’atto d’amor puro.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo immersa nella luce interminabile della Divina Volontà.  Onde cercavo di seguire i suoi atti fatti nella Creazione e dicevo tra me:  “Vorrei essere cielo per potermi distendere in tutti e ovunque, ed in tutti i punti, e sopra di tutti il mio amore, la mia adorazione, la mia gloria verso il mio Creatore; vorrei essere sole, e avere tanta luce da riempire cielo e terra, e convertire tutto in luce, ed in questa luce aver il mio grido continuo:  ti amo, ti amo”.  Ma mentre la mia mente spropositava, il mio dolce e sommo bene Gesù, facendosi vedere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la Creazione simboleggia Dio, l’ordine della diversità dei santi e delle anime.  La sua armonia, l’unione che possiede tutta la Creazione, l’ordine, l’inseparabilità, simboleggia la gerarchia celeste con a capo il suo Creatore.  Guarda il cielo che si stende ovunque e tiene sotto della sua volta azzurra tutte le cose create, imperando su tutti, in modo che nessuno può sfuggire dalla sua vista e dal suo impero, oh!  come simboleggia Dio, che dovunque stende il suo dominio e che nessuno può sfuggire dalla sua vista.  Questo cielo mentre racchiude tutto, però si vede una grande diversità nelle cose create, alcune sono come immediate al cielo, e sono le stelle, che sebbene dal basso compariscono piccole, al di là sono tanto grande e con tale varietà di colori e bellezza, e hanno una sinfonia nella loro corsa vertiginosa con tutta la Creazione, da formare una delle più belle musiche, il loro moto e suono sì dolce e vibrante, da non potersi paragonare a nessuna delle più belle musiche di quaggiù.  Queste stelle pare che vivono di cielo, tanto sono con esso immedesimate, simbolo delle anime che vivranno della Divina Volontà; saranno esse tanto immediate ed immedesimate con Dio, da ricevere tutte le varietà delle qualità divine, e vivere di esse in modo da formare il più bello ornamento al cielo del loro Creatore.  Guarda ancora figlia mia, sotto di questo cielo, ma come distaccato da esso, tra il cielo e la terra si vede il sole, astro messo a beneficio della terra, la sua luce scende nel basso e si eleva in alto come se volesse abbracciare cielo e terra, quindi si può dire che la sua luce toccando il cielo vive di cielo, simbolo di quelle anime scelte da Dio per fare scendere le grazie dal cielo e farle scendere sulla terra per richiamarla a vivere nella Divina Volontà, e la prima è la mia Mamma Celeste, unica come il sole che stende le sue ali di luce, e questa luce si eleva in alto, scende nel basso per riunire Dio e l’uomo, per riconciliarlo e condurlo per mezzo della sua luce al suo Creatore; le stelle pare che vivono a sé, unite col cielo divino, invece il sole vive di Dio ma si da a tutti, e la sua missione è di far bene a tutti, tale è la Sovrana Regina, ma non sarà solo questo Sole, sorgeranno altri tanti piccoli soli che attingeranno la luce da questo gran Sole, e saranno quei pochi che avranno per missione di far conoscere la mia Divina Volontà.  Onde il basso della terra, il mare, le piante, i fiori, gli alberi, i monti, le selve fiorite, simboleggiano i santi, le anime buone e tutti quelli che entrano nel porto della salvezza.  Ma vedi la gran differenza:  Il cielo, le stelle, il sole, non fanno alcun bisogno della terra, anzi danno molto alla terra, le danno la vita, la sostengono, non solo, ma tutte le cose create da Noi che stanno nell’alto, sono sempre al loro posto, non si mutano mai, né crescono né decrescono, perché hanno tale pienezza che non hanno bisogno di nulla.  Invece la terra, le piante, il mare, e così di seguito, sono mutabili, ora fanno una bella comparsa, e ora giungono a scomparire del tutto, hanno bisogno di tutto, dell’acqua, della luce, del calore, del seme per riprodurre.  Che differenza, le cose create che stanno nell’alto possono dare e hanno bisogno solo di Dio per essere conservate, invece la terra ha bisogno non solo di Dio, ma di tutto, e se la mano umana non la lavorasse, resterebbe sterile, senza fare alcunché di gran bene.  Tal’è la differenza, chi vive della mia Volontà sente solo il bisogno di Dio per vivere della sua Vita, invece chi non ha per principio la sua Vita, va mendicando appoggio ed aiuto da tutti, e quando non li trova resta come terra, che non sa produrre gran che di bene.  Perciò la tua vita ed il principio di tutti gli atti tuoi sia la sola mia Volontà Divina, se vuoi sentire solo il bisogno del tuo Gesù, a Me mi troverai sempre pronto, desideroso più Io di dartelo che tu di riceverlo; invece gli aiuti delle creature vengono dati a stento ed a malincuore, tanto che chi li riceve sente l’amarezza dell’aiuto che le viene dato dalla creatura.  Invece i miei aiuti portano la gioia e la felicità”.

(3) Onde seguivo il mio ti amo nel Fiat Divino, e pensavo tra me:  “Ma è puro il mio amore? ” Ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, per potermi dare un’amor puro, uno sguardo al tuo interno dice tutto, se il tuo cuore palpita, sospira, desidera solo il mio Amore, se le tue mani operano solo per mio amore, se i tuoi piedi camminano solo per amore, se la tua volontà vuole solo il mio amore, se la tua intelligenza cerca sempre come amarmi, il tuo ti amo con la parola sai che fa?  Raccoglie tutto insieme tutto l’assieme dell’amore che hai dentro di te e ne fa uno solo, e forma un’atto di puro amore e compiuto al tuo Gesù, sicché la tua parola non fa altro che esternare la sua estensione dell’amore che hai dentro di te.  Ma se dentro non è tutto amore, mancando la fonte pura di dentro, non vi può essere né amor puro, né compiuto”.

 

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29-8

Marzo 23, 1931

 

Come sentire la propria volontà è una cosa, volerla è un’altra.  Il più bel

riposo che vuol dare la Divina Volontà.  Triplici atti nell’atto della creatura.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, ma sono tali e tante le circostanze in cui presentemente mi trovo, che la mia povera volontà umana vorrebbe come sbucare da tutte le parti del mio essere per avere qualche atto di vita, ed io sento tutto il peso enorme, mi sento schiacciare, stritolare sotto del mio umano volere, oh!  come è vero che è il più crudele tiranno.  Mio Gesù aiutami, non mi abbandonare, non mi lasciare in balia della mia volontà.  Se Tu vuoi puoi, mettila sotto il dolce impero della tua Divina Volontà.  Ed il mio amato Gesù facendosi vedere e sentire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, non ti preoccupare tanto, sentire il peso della propria volontà dice nulla, è una pena più dolorosa di tutte le altre pene, e se tu l’avesse voluta non sarebbe più pena, ma la pena si cambierebbe in soddisfazione; sentire è una cosa, volere è un’altra, quindi togliti il pensiero che fai sempre peccati perché senti la tua volontà.  Perciò non temere, Io ti sto guardando, e quando veggo che essa vuole la vita nelle cose tue, Io ti do la pena per farla morire di pena; perciò fidati del tuo Gesù, perché quello che ti fa più male è la sfiducia, ah!  è sempre essa che mi fa stare le anime inquiete, anche quando le tengo strette nelle mie braccia.  E poi, questa pena di sentire il peso della umana volontà, oh!  quanto la sentii più al vivo il tuo Gesù, che mi durò tutta la vita, perciò la mia e la tua uniamole insieme, e offriamole per il trionfo della mia Volontà nelle anime.  Quindi metti tutto da parte e vieni a riposarti nella mia Divina Volontà, Essa con tutto amore ti aspetta nel centro del mio cuore per amarti, ed il più bello amore che vuol darti è il riposo nelle pene che tu soffri, oh!  com’è dolce, refrigerante, vedere riposare la nostra figlia che amiamo e ci ama, e mentre riposa vuol piovere su di te la celeste rugiada della Luce della mia Divina Volontà; Essa nell’unità della sua Luce fa sempre un’atto, né cessa mai di farlo, ed un’atto allora si può chiamare compiuto quando non è soggetto ad interruzione, quest’atto non mai interrotto dice tutto, abbraccia, ama tutti, dalla sua altezza in cui quest’atto non dice mai basta getta una infinità d’effetti, che le fa tenere come nel proprio pugno cielo e terra, e comunica alle creature la rugiada celeste degli effetti della sua Santità, del suo Amore e della sua Vita Divina, ma questi effetti per la creatura si convertono in atti, in modo che sente in sé l’atto della Vita Divina, della Luce, della Santità, dell’Amore, e la creatura che vive nella mia Volontà vi forma la sua vita, il suo alimento, e cresce sotto la pioggia della rugiada celeste dell’atto solo del suo Creatore.  E questi effetti cambiati in atti nella creatura, formano il suo piccolo sole, che coi suoi piccoli riflessi dice:  “Amore, gloria, onore continuo a chi mi ha creato”.  Sicché il Sole Divino ed il sole formato dalla mia Volontà Divina nella creatura s’incontrano continuamente, si feriscono, si trasforma il piccolo sole nell’immenso Sole dell’Eterno e formano vita insieme, amandosi con amore reciproco e non mai interrotto.  Quest’amore continuo inebria e addormenta l’umano volere, e dà il più bel riposo alla creatura”.

(3) Dopo di ciò seguivo i miei atti nella Divina Volontà, e comprendevo come quando noi ci disponiamo a fare un’atto, il Voler Divino prima che noi facessimo l’atto vi mette il suo atto primo per dare la vita dell’atto nella creatura; ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, in ogni atto di creatura vi è un triplice atto:  Primo forma l’atto la Forza Creatrice; la creatura sopra l’atto della Forza Creatrice forma l’atto del suo amore operante, che viene alimentato dalla Forza Creatrice, ed a secondo l’intensità dell’amore della creatura, la sua prolissità, il bene, il valore, che contiene il suo atto, così riceve più o meno alimento dell’atto della Forza Creatrice, perché non vi è gusto e diletto per Dio, più bello e gradito, che alimentare gli atti della creatura, e questo perché vedendo del nostro nell’atto umano, ci sentiamo padroni, riconosciuti da loro, ce li sentiamo affigliati, non i figli lontani ma vicini, anzi immedesimati con Noi, che come tanti figli ci fanno corona, che giustamente vogliono del nostro, e Noi con tutto amore, volentieri diamo il nostro alimento agli atti loro, molto più che alimentati da Noi cresceranno come nobili figli degni del loro Padre Celeste.  Ora, all’atto della Forza Creatrice ed all’atto dell’amore operante della creatura, segue l’atto dell’amore di compimento; ogni atto non si potrebbe dire compiuto, né dare il giusto valore, se mancasse una virgola, un punto, una sfumatura qualsiasi; un lavoro se non è compiuto non solo non si può dare il valore, ma non si può riscuotere onore e gloria.  Onde, dopo l’amore operante sorge l’amore di riconoscenza, di ringraziamento e di dare a Dio ciò che è di Dio, la creatura ha ricevuto da Dio l’atto primo del suo operare, l’ha seguito col suo amore operante, ma alimentata da Dio lo compisce con un’amore più grande, col dare a Dio ciò che da Dio ha avuto principio.  Ecco l’ultimo punto e la più bella sfumatura dell’atto della creatura, cui Dio stesso si benigna di dare il suo apprezzamento divino, e si sente onorato e glorificato del piccolo dono ricevuto.  Ed in virtù di ciò, dà altre occasioni di far fare altri atti alla creatura per tenerla sempre vicina ed in continua corrispondenza”.

 

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29-9

Marzo 30, 1931

 

Le umiliazioni, portatrici di gloria.  Le tenerezze del Cuore di Gesù.  Un

cuor duro è capace di tutti i mali.  Invito a prendere le briciole nei beni divini.

 

(1) Sono di nuovo sotto l’incubo delle mie solite sofferenze.  Dopo un mese di sosta sono da capo; mi sentivo come svuotata da tutte le pene, il mio dolce Gesù non più mi irrigidiva, né mi rendeva immobile e senza moto, mi sentivo come se la mia vita finisse nel restare senza moto ed irrigidita, eppure viveva, ma d’una vita strozzata senza la minima padronanza di me stessa, aspettando con una pazienza che solo Gesù mi poteva dare colui che doveva chiamarmi all’ubbidienza per darmi il moto e farmi uscire dall’abisso in cui mi trovavo.  Onde vedendomi libera, per quanto amassi di dividere le pene insieme con Gesù, pure la mia natura me la sentivo trionfante, molto più che non avevo più bisogno di nessuno, quindi nel trovarmi di nuovo legata, inceppata dentro dell’abisso primiero, la mia povera natura sente tale ripugnanza, che se il mio amato Gesù non mi aiuta, non mi fortifica, non mi alletta con grazie speciali, io non so che cosa farei per non cadere in quello stato di sofferenze.  Ah!  mio Gesù aiutami, Tu che mi hai sostenuto per sì lunghi anni in un stato sì doloroso.  Deh!  se vuoi che io continui, continua Tu a sostenermi e usa la tua Misericordia verso di questa povera peccatrice, affinché non mi opponga alla tua Santissima Volontà.  Onde mentre mi trovavo tra ripugnanze e paura d’essere sorpresa dalle solite mie sofferenze, il mio adorabile Gesù facendosi vedere che soffriva molto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che c’è, non vuoi più soffrire insieme con Me?  Come, vuoi lasciarmi solo?  Vuoi togliermi i diritti che tante volte mi hai dato, che potessi fare di te ciò che Io voglio?  Figlia buona, non mi dare questo dolore, abbandonati fra le mie braccia e lasciami fare ciò che voglio”.

(3) Ed io:  “Amor mio, perdonami, Tu sai le lotte in cui mi trovo, ed in che umiliazioni profonde sono stata gettata; se le cose stessero come prima, quando mai ti ho rifiutato nulla?  Perciò badi e pensaci oh!  Gesù a quello che mi fai, ed in che labirinto mi getti, se mi fai cadere nelle solite sofferenze, e se ti dico Fiat è tanto lo sforzo che faccio che mi sento morire, Gesù!  Gesù!  aiutami”.

(4) E Gesù:  “Mia figlia buona, non temere, l’umiliazione è portatrice di gloria, al disprezzo delle creature sorge l’apprezzamento divino, e l’abbandono di esse è il richiamo della fedele compagnia del tuo Gesù, perciò lasciami fare.  Se tu sapessi come sta armata la Divina Giustizia, non ti opporresti, anzi mi pregheresti che ti facessi soffrire per risparmiare in parte i tuoi fratelli, saranno devastate altre regioni e la miseria sta alle porte delle città e delle nazioni.  Il mio cuore sente tale tenerezza nel vedere in che stato di desolazione e di sconvolgimento si ridurrà la terra, e questa mia tenerezza tanto sensibile per le creature, viene offesa dalla durezza del cuore umano.  Oh!  come mi è intollerabile la durezza del cuore umano, molto più di fronte al mio che è tutto tenerezza amorosa e bontà verso di loro.  Un cuor duro è capace di tutti i mali, e giunge a tanto da farne una burla delle pene altrui, e cambia le tenerezze del mio cuore per lui in dolori e piaghe profonde.  La prerogativa più bella del mio cuore è la tenerezza, tutte le fibre, gli affetti, i desideri, l’amore, i palpiti del mio cuore, hanno per principio la tenerezza, sicché le mie fibre sono tenere, i miei affetti e desideri sono tenerissimi, il mio Amore e palpiti sono tanto teneri, che giungono a liquefarmi il cuore per tenerezza, e questo amore tenero mi fa giungere ad amare tanto le creature, che mi contento di soffrire Io, anziché vedere soffrire loro; un’amore quando non è tenero è come un cibo senza condimento, come una bellezza invecchiata che non sa attirare nessuno a farsi amare, e come un fiore senza profumo, come un frutto arido senza umore e dolcezza.  Un’amore duro, senza tenerezza, è inaccettabile e non terrebbe virtù di farsi amare da nessuno.  Perciò il mio cuore ne soffre tanto nel vedere la durezza delle creature, che giungono a cambiare le mie grazie in flagelli”.

(5) Dopo di ciò mi sono trovata da una forza suprema, a cui non mi era dato di poter resistere nel mio stato doloroso, e sebbene sentivo gran ripugnanza, ho cercato d’abbandonarmi nella Divina Volontà, unico mio rifugio.  E Gesù per darmi la forza, per poco si ha fatto vedere e mi ha detto:

(6) “Figlia mia, nel creare l’uomo la nostra Divinità mise fuori di Noi stessi:  Santità, Amore, Bontà, Bellezza e così di seguito, che dovevano servire all’uomo per farsi santo, buono, bello, e darci amore per amore.  Ora, i nostri beni non sono stati del tutto presi da esso, e perciò aspettano chi li prenda.  Perciò vieni nei nostri beni, vieni a prendere le briciole della santità, dell’amore, della bontà, le briciole della bellezza, della fortezza; dico briciole in confronto di quelle che lascerai, perché i nostri beni sono immensi e quello che può prendere la creatura si possono chiamare briciole a rispetto di quello che lascia, ma per essa la riempiranno tanto fino a strariparne fuori.  Il nostro Amore allora è contento quando vede la creatura amata nei nostri beni, riempita fino all’orlo.  Ora, queste briciole formano tante diversi cibi, uno più bello dell’altro, che prende dalla nostra mensa celeste, e si nutrisce abbondantemente di questi cibi divini, e siccome si dà di quel cibo che si prende, così nel darci i suoi atti di chi si ha nutrita di queste briciole divine che danno di santità, di bontà, di fortezza, d’amore, e riempita di tal bellezza che subito riconosciamo che è cibo delle nostre briciole che ci dà negli atti suoi, ed oh!  come restiamo contenti che la creatura ci dà i suoi atti che danno del divino, sentiamo i nostri profumi, tocchiamo la nostra Santità e Bontà, e ci sentiamo ricambiati delle briciole che le abbiamo dato”.

 

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29-10

Aprile 2, 1931

 

Come quello che tiene di più prezioso la creatura è la

volontà.  Potenza delle pene volontarie.  Il puntello.  Come

si accende la fiammella nell’anima e come si alimenta.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Santo Volere, ma per quanto abbandonata, sento al vivo le mie ripugnanze nel cadere nello stato delle mie solite sofferenze, e queste ripugnanze sono causate dalle lotte e dalle imposizioni che ci sono sopra di me.  Onde nell’amarezza dell’anima mia dicevo al mio dolce Gesù:  “Amor mio, vuoi farmi cadere nelle sofferenze, fallo pure, ma da me non voglio mettere la mia volontà, lo farai Tu, sarò contenta, ma da me non ci voglio mettere nulla”.  E Gesù tutto afflitto mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che ne faccio delle tue pene senza della tua volontà?  Non ho che farne né potranno servirmi a disarmare la Divina Giustizia, né a placare il mio giusto sdegno, perché quello che di più bello e di più prezioso tiene la creatura, è la volontà, essa è l’oro, tutto il resto di essa sono cose superficiali, cose senza sostanza, e le stesse pene senza valore.  Invece se scorre il filo d’oro della volontà spontanea nelle pene, ha virtù di cambiarle in oro purissimo, degne di Colui che tutto volontariamente soffrì, e anche la stessa morte per amore delle creature.  Se Io volessi pene senza volontà, ce ne sono tante abbondante nel mondo, che quando ne voglio ne potrei prendere, ma siccome manca il filo d’oro della loro volontà, non sono per Me, non mi attirano, non mi feriscono il cuore né trovo l’eco delle mie pene volontarie in esse, quindi non hanno virtù di cambiare i flagelli in grazia.  Quindi le pene senza volontà sono svuotate di dentro, senza pienezza di grazia, senza bellezza, senza potenza sopra del mio divino cuore, basta un quarto d’ora di pene volontarie per supplire e sorpassare a tutte le pene più atroci che ci sono nel mondo, perché queste sono nell’ordine umano, le volontarie sono nell’ordine divino.  E poi, della piccola figlia del mio Volere, non accetterei mai le sue pene senza la spontaneità della sua volontà; era questa che ti rendeva bella e aggraziata al mio cospetto, che apriva la corrente delle mie manifestazioni sulla mia Divina Volontà, e che con forza magnetica mi tirava a fare le mie visite così spesso all’anima tua.  La tua volontà sacrificata volontariamente per amor mio, era il mio sorriso, il mio trastullo, e aveva virtù di cambiare i miei dolori in gioie.  Quindi mi contenterò piuttosto di tenere solo per Me le pene, anziché farti soffrire senza l’accettazione spontanea della tua volontà.  Oh!  come ti degraderesti e scenderesti nel basso dei figli dell’umano volere, perdendo il nobile titolo, la preziosa caratteristica di figlia della mia Volontà.  Nella mia Volontà non esiste lo sforzo, difatti, nessuno la sforzò nel creare il cielo, il sole, la terra, lo stesso uomo, ma fece volontaria senza che nessuno le dicesse nulla, per amore delle creature; eppure sapeva quanto ne doveva soffrire per causa loro, così voglio chi vuol vivere di mia Volontà; lo sforzo è della natura umana, lo sforzo è impotenza, è mutabilità, lo sforzo è il vero carattere dell’umana volontà.  Perciò sii attenta figlia buona, non cambiamo le cose e non mi voler dare questo dolore al mio cuore troppo amareggiato”.

(3) Ond’io nella mia amarezza ho detto:  “Mio Gesù, eppure quelli che stanno sopra di me mi dicono:  come può essere mai possibile, per quattro, cinque persone che hanno voluto fare il male doveva mandare tanti castighi?  Piuttosto che Nostro Signore ha ragione, che i peccati sono assai e perciò i flagelli, e tant’altre cose che dicono e che tu sai”.  E Gesù tutto bontà ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come s’ingannano, non è per il peccato dei quattro o cinque che con tanta perfidia hanno giunto fino alle calunnie, questi saranno puniti individualmente, ma è il puntello che mi hanno tolto, le tue sofferenze mi servivano di puntello, toltomi il puntello la mia Giustizia non trova chi la sostiene e rimanendo senza appoggio ha fatto piovere nel tempo che tu sei stata libera dalle tue solite pene flagelli continui e terribili.  Invece se ci fosse stato il puntello, anche a succedere sarebbero stato la decima, la quinta parte.  Molto più che questo puntello era formato di pene volontarie e voluto da Me, e nelle pene volontarie ci entra una Forza divina, potevo dire che Io stesso nelle tue pene mi facevo puntello per sostenere la mia Giustizia, ora mancandomi le tue pene mi manca la materia per formare il puntello, e quindi la mia giustizia resta libera di fare quello che vuole.  Da ciò dovrebbero comprendere il gran bene che ho fatto a tutti e al mondo intero nel tenerti per sì lunghi anni nello stato di pene volontarie.  Perciò se non vuoi che la mia Giustizia continui a sconquassare la terra, non mi negare le tue pene volontarie, ed Io ti aiuterò; non temere, lasciami fare”.

(5) Dopo di ciò mi sono tutta abbandonata nel Fiat Divino, col timore che io potesse negare qualche cosa a Gesù e di poter mancare di fare sempre la Divina Volontà.  Questo timore mi strappa l’anima e mi rende irrequieta, e solo alla presenza di Gesù mi sento la paciera d’una volta, ma come lo perdo di vista ritorno sotto alla tempesta dei timori, delle paure e ripugnanze, ed il mio dolce Gesù per sollevarmi ha soggiunto:

(6) “Figlia buona, coraggio, sollevati, non ti abbattere; vuoi tu conoscere come si forma la Luce della mia Divina Volontà nell’anima tua?  I ripetuti desideri sono come tanti soffi che soffiando sull’anima tua chiamano la fiammella, le goccioline di luce ad accendersi dentro di essa, e quanto più intensamente desideri, tanto più soffia per alimentare la fiammella ed ingrandirla di più, se cessa il soffio c’è pericolo che la fiammella si smorza.  Sicché per formare e accendere la fiammella ci vogliono i desideri veri ed incessanti, e per maturare ed ingrandire la luce si vuole l’amore che contiene il germe della luce, invano soffieresti coi tuoi desideri se mancasse la materia accendibile sopra dei tuoi soffi ripetuti.  Ma chi mette al sicuro questa fiammella in modo da renderla imperitura, senza pericolo di smorzarsi?  Gli atti fatti nella mia Divina Volontà, essi prendono la materia di accendere la fiammella dalla nostra luce eterna, che non è soggetta a smorzarsi, e la mantengono sempre viva e sempre crescente, e la volontà umana innanzi a questa luce si eclissa e diventa cieca, e vedendosi cieca non sente più il diritto d’agire e dà la pace alla povera creatura.  Perciò non temere, ti aiuterò Io a soffiare, soffieremo insieme, così la fiammella sarà più bella e più fulgida”.

 

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29-11

Aprile 4, 1931

 

Il ti amo è tuono, la Divina Volontà è Cielo, l’umanità nostra è terra.  Le pene

del cuore di Gesù.  Scambio di vita.  La Divina Volontà principio, mezzo e fine.

 

(1) Continua il mio abbandono nelle braccia della Santissima Volontà Suprema, e sebbene mi sento sotto le dense nubi di amarezze inesprimibili, le quali mi tolgono il bello della Luce divina, e se la sento sta al di dietro delle nubi, pure come dico il mio ti amo e faccio i miei atti nel Fiat, si forma il tuono e sprigionando il lampo squarcia le nubi, e da quegli squarci entra la luce fulgida nell’anima mia e mi porta la luce della verità che Gesù vuole manifestare alla sua piccola creatura.  Mi sembra che quanto più ripeto il mio ti amo, tanto più spesso tuono e lampeggio, e questi lampi squarciando le nubi feriscono il mio Sommo bene Gesù, il quale ferito mi manda la sua luce come foriere della sua visitina alla sua figlia amareggiata.  Onde, mentre mi trovavo in questo stato, il mio amato Gesù è venuto in uno stato compassionevole e afflitto, aveva le braccia spezzate per offese gravi ricevute, e gettandosi nelle mie braccia mi chiedeva aiuto in tante pene, io non ho saputo resistere e mentre me l’ho stretto fra le mie braccia, mi sono sentita comunicare le sue pene, ma tante da sentirmi morire, quindi sono caduta nell’abisso del mio stato doloroso.  Fiat! . . .  Fiat! . . .  Però il pensiero di poter sollevare Gesù con le mie piccole pene mi dava la pace.  E sebbene Gesù mi aveva lasciata sola nelle pene, dopo è ritornato e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vero amore non sa far nulla, né soffrire, se non mette a parte colei che mi ama; com’è dolce la compagnia delle persone care nelle pene, la loro compagnia mi mitiga le pene e mi sento come se mi ridonassero la vita, e sentirmi ridonare la vita a via di pene è l’amore più grande che Io trovo nella creatura, ed Io le ridono la mia Vita per contraccambio.  Sicché è tanto l’amore, che si scambiano il dono della vita l’una per l’altro.  Ma sai tu chi mi ha tirato nelle tue braccia per chiederti aiuto nelle mie pene?  Il continuo tuonare del tuo ti amo, che lampeggiando mi hanno tirato a venirmi a gettare nelle tue braccia per chiederti ristoro.  Oltre di ciò tu devi sapere che la mia Divina Volontà è Cielo, la tua umanità è terra; ora come tu vai facendo i tuoi atti in Essa, tu prendi Cielo, e quanti più atti fai, tanto più posto prendi in questo Cielo del mio Fiat, e mentre tu prendi il Cielo, la mia Volontà prende la tua terra, e Cielo e terra si fondono insieme e restano sperduti l’una nell’altro”.

(3) Dopo di ciò continuavo il mio abbandono nel Fiat Divino, ed il benedetto Gesù è ritornato col cuore aperto, dal quale versava sangue, ed in quel cuore divino si vedevano tutte le pene di Gesù che soffriva in tutte le parti della sua Divina Persona accentrate tutte nel cuore, anzi in esso c’era la sede ed il principio di tutte le sue pene che diramandosi per tutta la sua santissima Umanità, come tanti rivoli risalivano nel suo santissimo cuore portandone lo strazio che soffriva tutta la sua Divina Persona.  E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quanto soffro; guarda questo mio cuore, quante ferite, quanti dolori, quante pene nasconde.  Esso è il rifugio di tutte le pene, non vi è dolore, né spasimo, né offesa che non si riversa in questo mio cuore.  Sono tante le mie pene, che non potendo sostenere l’acerbità vado trovando chi vuole accettare qualche piccola particella di queste pene per avere un respiro di sollievo, e quando la trovo me la tengo tanto cara, che non so lasciarla mai più, né mi sento più solo, ho a chi far comprendere le mie pene, a chi confidare i miei segreti, e a chi versare le mie fiamme d’amore che mi consumano.  Perciò spesso ti chiedo che accetti parte delle mie pene, perché sono assai; e se non vado ai figli miei a chiedere sollievo, a chi devo andare?  Resterei come un padre senza figli, che o non ha prole, oppure i figli ingrati lo hanno abbandonato.  Ah!  no, no, tu non mi abbandonerai, non è vero figlia mia? ”

(5) Ed io:  Mio Gesù, giammai ti abbandonerò, ma tu mi darai grazia, mi aiuterai nelle mie condizioni presenti, che Tu sai quanto sono penose.  Mio Gesù, aiutami, e anche io ti dico di cuore, deh!  non mi abbandonare, non lasciarmi sola, oh!  come sento al vivo il bisogno di Te.  Aiutami!  aiutami!  E Gesù prendendo un’aspetto più dolce, prendeva la povera anima mia nelle sue mani, e nel fondo di essa scriveva:  “Metto la mia Volontà Divina in questa creatura, come principio, mezzo e fine”.  E poi ha ripetuto:

(6) “Figlia mia, metto la mia Divina Volontà nell’anima tua come principio di vita, dalla quale scenderanno tutti gli atti tuoi, come da un sol punto, che diffondendosi in tutto l’essere tuo, nell’anima e nel corpo, ti faranno sentire la Vita palpitante del mio Voler Divino in te, il quale nasconderà in Sé stesso, come dentro d’un sacrario, tutti gli atti tuoi, come seguito dal suo principio Divino.  Ora col tenere la mia Divina Volontà come principio, resterai tutta ordinata nel tuo Creatore, e riconoscerai che ogni principio viene da Dio, e ci darai la gloria ed il contraccambio dell’amore di tutte le cose create, che hanno uscito dalle nostre mani creatrici.  Col far ciò abbraccerai l’opera della Creazione, della quale fummo il principio, la vita e la conservatrice di essa.

(7) Dal principio passerai al mezzo:  Tu devi sapere che l’uomo sottraendosi dalla nostra Volontà Divina disconobbe il principio e si disordinò, e restò vacillante, senza appoggio, senza forza, ad ogni passo si sentiva spinto a cadere come si sentisse mancare il terreno sotto i piedi, ed il Cielo sul capo in atto di scaricarsi sopra di lui in fiera tempesta.  Ora ci voleva un mezzo per raffermare la terra e far sorridere il Cielo, ed ecco la mia venuta sulla terra come mezzo per riunire Cielo e terra, Dio e l’uomo.  Quindi chi tiene la mia Divina Volontà come principio le svelerà il mezzo, e abbraccerà tutta l’opera della Redenzione e mi darà il ricambio dell’amore e la gloria di tutte le pene che soffrì per redimere l’uomo.

(8) Ora se c’è il principio ed il mezzo, ci dev’essere la fine; fine dell’uomo è il Cielo, e chi tiene la mia Divina Volontà come principio, tutti i suoi atti scorrono nel Cielo, come fino dove deve giungere l’anima sua e come principio della sua beatitudine che non avrà mai fine.  E se tu avrai la mia Divina Volontà come fine, mi darai la gloria ed il contraccambio dell’amore che ho preparato una Patria Celeste alle creature per loro felice soggiorno.  Perciò sii attenta figlia mia, ed Io suggello nell’anima tua la mia Divina Volontà come principio, mezzo e fine, la quale ti sarà di vita, di guida sicura, di sostegno e ti condurrà fra le sue braccia alla Patria Celeste”.

 

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29-12

Aprile 16, 1931

 

Il coraggio è delle anime risolute.  Sei angeli con Gesù a Capo.

Come gli atti fatti nella Divina Volontà sono pegni di valore

infinito, vincoli eterni, catene non soggette a spezzarsi.

 

(1) La mia vita continua sotto l’impero del Fiat Eterno, il quale mi s’involge dentro e fuori di me e mi fa sentire il suo peso infinito, ed io come atomo resto involta da questa infinità che non ha limiti, e per quanto l’amo e sospiro sento al vivo il dolore della mia volontà umana stritolata e quasi morente sotto l’impero d’una Divina Volontà immensa ed eterna.  Mio Gesù, aiutami e dammi la forza nello stato doloroso in cui mi trovo, il mio povero cuore sanguina e cerca un rifugio in tante pene, Tu solo mio Gesù puoi aiutarmi, deh!  aiutami, non mi abbandonare. . .  E mentre la povera anima si sfogava nel dolore, il mio dolce Gesù si faceva vedere nel mio interno crocifisso, con sei angeli, tre a destra e tre a sinistra della sua adorabile persona, i detti angeli tenevano ciascuno la sua corona fra le mani, tempestate di gemme fulgidissime, in atto di offrirle a Nostro Signore.  Io sono rimasta meravigliata nel vedere ciò, ed il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Coraggio figlia mia, il coraggio è delle anime risolute di fare il bene, esse sono imperturbabili sotto a qualunque tempesta, e mentre sentono lo scroscio dei tuoni e lampi fino a tremarne, e restano sotto all’acqua dirotta che le piove di sopra se ne servono dell’acqua per lavarsi e uscire più belle, e senza badarci alla tempesta, sono più che mai risolute e coraggiose di non spostarsi dal bene incominciato.  Lo scoraggiamento è delle anime irresolute, che non giungono mai a compiere un bene.  Il coraggio strada la via, il coraggio mette in fuga qualunque tempesta, il coraggio è il pane dei forti, il coraggio è il battagliero che sa vincere qualunque battaglia.  Perciò figlia buona, coraggio, non temere; e poi, di che temi?  Ti ho dato sei angeli a tua custodia, ciascuno di essi tiene il compito di guidarti per le vie interminabili del mio Eterno Volere per fare che tu potessi contraccambiare cogli atti tuoi, col tuo amore, ciò che fece la Divina Volontà col pronunziare sei Fiat nella Creazione.  Perciò ciascun angelo tiene consegnato un Fiat e ciò che uscì da questo Fiat, per chiamare te a contraccambiare ciascuno di questi Fiat, anche col sacrificio della tua vita.  Questi angeli raccolgono gli atti tuoi e ne formano corona, e prostrati l’offrono alla Divinità per contraccambio di ciò che fece la nostra Divina Volontà, affinché sia conosciuta e vi formi il suo regno sulla terra.  Ma ciò non è tutto, a capo di questi angeli ci son’Io che ti guido e vigilo in tutto, e che formo in te gli stessi atti e quell’amore che ci vuole perché tu potessi tenere amore sufficiente per poter contraccambiare tante opere grandi del nostro Volere Supremo.  Quindi non ti arrestare, hai molto da fare, hai da seguire Me che non mi fermo mai, hai da seguire gli angeli perché vogliono compiere il loro compito affidato, hai da compiere la tua missione di figlia della Divina Volontà”.

(3) Dopo di ciò mi sentivo impensierita, e temendo pensavo tra me:  “Le circostanze della mia vita sono dolorosissime, tanto che spesse volte mi sento soccombere sotto d’una tempesta così lunga che non accenna a finire, anzi spesso pare che imperversa di più, e se Nostro Signore non mi dà aiuto e grazia soprabbondante, la mia debolezza è tanta, che mi sento come se volesse uscire dalla Divina Volontà, e se, mai sia, ciò succede, povera me, tutto andrà perduto”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù stendendomi le braccia in atto di sostenermi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che gli atti fatti nella mia Divina Volontà sono imperituri ed inseparabili da Dio, e restano il continuo ricordo che l’anima ha avuto il bene d’operare insieme con una Volontà Divina, e Dio che ha tenuto insieme con Lui la creatura per farla operare con la sua stessa Divina Volontà.  Questo ricordo felice, operativo e santo ci fa tenere sempre ad occhio Dio e l’anima, in modo che restiamo indimenticabili l’uno e l’altro, tanto, che se la creatura avesse la sventura d’uscire dalla nostra Volontà, andrà vagando, girerà lontana, ma sentirà l’occhio del suo Dio sopra di sé che la chiama dolcemente, ed il suo occhio verso di Colui che la guarda continuamente.  E che sebbene va vagando sente l’irresistibile bisogno, le forti catene che la tirano fra le braccia del suo Creatore.  Ciò successe ad Adamo, perché il principio della sua vita fu fatto nella mia Volontà Divina; ad onta che peccò, fu cacciato dall’eden, andò vagando tutta la sua vita, ma si perdette egli forse?  Ah no!  perché sentiva sopra di sé la potenza della nostra Volontà in cui egli aveva operato, sentiva il nostro occhio che lo guardava e che tirava l’occhio suo a guardarci, ed il caro ricordo che le primizie degli atti suoi avevano avuto vita nella nostra Volontà.  Tu non puoi comprendere tutto il bene e che significa operare nella nostra Volontà; coll’operare in Essa l’anima acquista tanti pegni di valore infinito per quanti atti fa nel nostro Fiat, e questi pegni restano in Dio stesso, perché la creatura non tiene capacità né posto dove tenerli, tanto è il valore che contengono, e puoi mai tu credere che mentre teniamo questi pegni di valore infinito della creatura, dobbiamo permettere che vada perduta colei a cui appartengono questi pegni sì preziosi?  Ah no!  no! . . .  Perciò non temere, gli atti fatti nel nostro Volere sono vincoli eterni, catene non soggette a spezzarsi; e supponi che tu uscisse dal nostro Volere Divino, ciò che non sarà, tu puoi uscire, ma i tuoi atti restano, né possono uscire, perché sono stati fatti in casa nostra, e la creatura tiene i suoi diritti fino a tanto che sta in casa nostra, cioè nella nostra Volontà, come esce perde i suoi diritti, ma però questi atti avranno tale potenza da richiamare colei che n’era posseditrice.  Quindi non voler funestare la pace del tuo cuore, abbandonati in Me e non temere”.

 

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29-13

Aprile 24, 1931

 

Come Iddio nell’operare richiede gli atti delle creature come piccolo

terreno dove poggiare le sue opere.  Chi forma il respiro, il palpito

della Creazione.  Le opere di Dio portatori di vita.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nel Fiat Divino, oh!  come amerei che nulla mi sfuggisse di ciò che ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione per poter far gara col mio piccolo ti amo incessante, ti adoro, ti ringrazio, ti benedico, e ti prego che venga il regno della Divina Volontà sulla terra.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il nostro operato divino, sebbene soprabbonda, ma tanto che la creatura non può giungere a prendere tutta la sovrabbondanza dei beni che mettiamo nelle nostre opere creatrici, ma però per operare richiediamo sempre il piccolo operato della creatura, ed a secondo il più o il meno operato di essa, così disponiamo il più o il meno dei beni che vogliamo dare nell’opera che vogliamo fare a pro delle creature, perché l’operato di esse ci serve come piccolo terreno o spazio dove poggiare i beni nostri; se un terreno o spazio è piccolo, poco possiamo mettere, se è grande possiamo mettere di più, e se vogliamo mettere di più sarà incapace di prenderlo e di comprenderlo ciò che Noi gli abbiamo dato.  Vedi dunque quanto è necessario il piccolo operato della creatura per fare che le nostre opere avessero vita in mezzo alle umane generazioni, molto più che come la creatura incomincia i suoi piccoli atti, le sue preghiere, i suoi sacrifici per ottenere il bene che le vogliamo dare, così si mette in comunicazione col suo Creatore, apre una specie di corrispondenza, e tutti i suoi atti non sono altro che letterine che le fa giungere, nelle quali ora prega, ora piange, e ora le offre la sua stessa vita per muoverlo a dare il bene che le vogliamo dare.  Ciò dispone la creatura a riceverlo, e Dio a darlo.  Se ciò non fosse mancherebbe la via e tutte le comunicazioni sarebbero chiuse.  Mancherebbe la conoscenza di Colui che vuol dare il dono, e sarebbe dare ed esporre i nostri doni a persone nemiche che non sono né amati da Noi, né amanti di Noi, ciò che non può essere; mentre quando Noi vogliamo fare un’opera aleggiamo sempre chi ci ama e amiamo, perché l’amore è il germe, la sostanza, la vita delle opere nostre, e quando manca l’amore, manca la respirazione, il palpito d’un opera e non si apprezza il dono ricevuto, e col non apprezzarlo passa pericolo che muoia sul nascere.  Ecco perciò la necessità dei tuoi atti e del sacrificio, anche della tua vita per far conoscere il mio Voler Divino e farlo regnare; non vi è opera più grande di Essa, e perciò voglio i tuoi atti ripetuti, le tue preghiere incessanti, ed il tuo sacrificio prolisso d’una vita sepolta viva, non è altro che il terreno spazioso dove poggiare un tanto bene.  Ogni tuo atto è una letterina che ci mandi, e Noi leggendola diciamo:  Ah si!  c’è chi vuole il nostro Volere sulla terra, e chi ci vuol dare la sua stessa vita per farlo regnare!  Con ciò disponiamo le cose, le grazie, gli eventi, per riempire il tuo piccolo terreno, e aspettiamo che lo allarghi di più per poggiare il gran dono del regno della nostra Volontà.  Ciò successe nella Redenzione, aspettai sì lungo tempo per scendere dal Cielo in terra, per dare il tempo sufficiente al popolo eletto a preparare coi loro atti, preghiere e sacrifici, il piccolo terreno dove poteva poggiare i frutti della Redenzione, che furono tanti soprabbondanti, che le creature ancora devono prendere tutto, e se più avessero fatto, più avrei dato; e se avessi voluto dare di più, senza anche una virgola, un punto dei loro atti, sarebbe stato per loro come un libro illeggibile di cui non se ne conosce la lingua, come un tesoro come senza chiave che non si conosce ciò che sta dentro, perché l’atto della creatura è l’occhio che legge e la chiave che apre per prendere i miei doni.  E poi, dare senza essere conosciuto il bene che si dà, sarebbe stato un dolore e non degno della nostra Sapienza.  Perciò sii attenta nel seguire la mia Volontà Divina, quanto più la seguirai più la riconoscerai e più sarà soprabbondante nel dare i suoi beni”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo il mio giro nella Creazione, per unirmi agli atti fatti dalla Divina Volontà in essa, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il respiro, il palpito, la circolazione del sangue della Creazione è l’amore, l’adorazione, la gloria nostra.  Noi mettevamo in essa ciò che Noi siamo in Noi stessi; la nostra Natura è Amore purissimo, e la nostra Santità è tanta, che ciò che produce questo Amore non sono altro che adorazione profonda e gloria perenne al nostro Essere Divino.  Quindi mettendo fuori la Creazione dovevamo mettere ciò che Noi possediamo, né potevamo mettere cose che a Noi non apparteneva, perciò il palpito della Creazione è Amore, e come palpita così la imperla di nuovo amore, che dandole la corsa della circolazione ripete incessantemente:  Adorazione e gloria al nostro Creatore.  Ora la creatura, se gira nelle cose create mettendo il suo amore, mette il suo e prende il nostro Amore, e fa sorgere l’altro Amore per aspettarla di nuovo a ricevere e dare il suo Amore.  Quindi succede uno scambio ed una gara tra le cose create e la creatura, che unendosi insieme, danno amore, adorazione, gloria, al nostro Essere Supremo.  Perciò se vuoi amore, pensa che tutte le cose create tengono il nostro mandato di darti amore sempre che ricevono il tuo, così sarà mantenuta la festa del nostro Amore tra il Cielo e la terra, e tu sentirai la felicità del nostro Amore e ti sarà sostituito il respiro dell’amore, il palpito della adorazione, e circolerà nel tuo sangue gloria perenne al tuo Creatore.

(5) Onde tu devi sapere che le nostre opere sono piene di vita, la nostra Forza creatrice tiene virtù di mettervi il germe vitale in tutte le opere che facciamo, e di comunicarla alle creature che fanno uso di esse.  La Creazione è zeppa delle nostre opere creatrici, la Redenzione è un campo sterminato di nostre azioni fatte perché portassero la vita ed il bene che contengono alle creature.  Sicché siamo circondati dalla magnificenza delle opere nostre, ma teniamo il dolore che queste opere non vengono prese, e molte neppure conosciute dalle creature, e quindi sono per loro come morte, perché per tanto portano vita e producono frutti di vita per quanto uso ne fanno, e tenere tante opere vitali esposte, tante nostre proprietà senza produrre i frutti che contengono; e molto più, vedere le creature povere, debole e senza la vita del vero bene, ci duole tanto che tu non puoi comprendere in che condizione di dolore ci mettono le creature.  Noi ci troviamo nelle condizioni d’un padre, che avendo molti figli, prepara il pranzo e mentre lo prepara è tutto in festa pensando che i suoi figli non saranno digiuni, ma mangeranno del suo; poi mette la tavola, dispone i piatti con la diversità dei cibi che ha preparato, poi chiama i figli affinché vengano a gustare i bei cibi che ha preparato, ma i figli non ascoltano la voce del padre ed il pranzo resta senza che nessuno lo tocchi.  Quale non è il dolore di questo padre nel vedere che i figli non seggono alla sua mensa e non si alimentano dei cibi che lui ha preparato, lo stesso guardare la tavola piena di cibi li reca dolore.  Tale siamo Noi nel vedere che le creature non si curano delle tante opere che abbiamo fatto con tanto amore per loro.  Perciò quanto più prenderai del nostro, più Vita Divina riceverai, ci renderai più contenti e ci rimarginerai la piaga profonda dell’ingratitudine umana”.

 

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29-14

Maggio 4, 1931

 

Potenza della parola di Gesù.  Come gli atti ripetuti sono come il succo alle piante.

Le pene forzate perdono la freschezza.  Gesù vuole essere libero nell’anima.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, il suo dolce impero aletta la mia povera volontà, che sebbene spesso spesso vorrebbe uscire come in campo per fare la sua via, date le circostanze dolorose in cui mi trovo, però il Fiat onnipotente, con la forza irresistibile della sua luce, si fissa sulla notte della mia volontà e m’impedisce il passo, e formando il suo giorno di luce nell’anima mia mi tira a fare i miei piccoli atti nel suo Voler Divino.  Ed io pensavo tra me:  “Perché Gesù tiene tanto interesse che non tralasci i miei ripetuti atti nella sua adorabile Volontà? ” E Gesù tutto tenerezza e bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, perché tutti gli atti che fai nel tuo interno sono atti insegnati e formati da Me, sicché sono atti miei, ed Io non voglio che tu ti lasci dietro, senza unirti insieme con Me per seguirli.  Perché tu devi sapere che quando faccio un lavorio nell’anima, quando parlo ed insegno, il tuo Gesù tiene tale potenza, di convertire in natura il bene insegnato e operato nella creatura, ed il bene in natura non si può distruggere, sarebbe come se tu avessi l’occhio datoti da Dio come proprietà della tua natura e non ti servisse per guardare; la voce, le mani, i piedi, e non ti servisse per parlare, per operare e camminare, non saresti degna di condanna?  Ora, come do i doni in natura al corpo, così quando parlo, la mia parola creatrice tiene la potenza di dare all’anima, come in natura, il dono che intendo di dare con la mia parola, perché un mio Fiat può racchiudere un cielo, un sole, una prece incessante per dono, con cui il mio Fiat tiene la potenza di convertire come in natura dell’anima questi doni.  Quindi ciò che tu fai nel tuo interno sono doni in natura, che la mia parola ha formato in te, perciò starei attenta a non tenere inutili i miei doni, Io li ho messo in te per fare che con questi atti ripetuti nel mio Volere, possiamo insieme impetrare il gran dono, che la mia Divina Volontà venga a regnare sulla terra.  Molto più figlia buona, che gli atti ripetuti sono come il succo alla pianta, se la pianta non tiene succo, secca, e né può produrre né fiori, né frutta, il succo è come il sangue vitale della pianta, che circolando in essa la conserva, la fa crescere e le fa produrre i frutti più belli e gustosi, da formare la gloria e l’utile dell’agricoltore; ma questo succo non si forma da sé stesso nella pianta, è l’agricoltore che dev’essere attento ad innaffiarla e coltivarla, ma non una volta, ma sempre, dandole come in natura il succo sufficiente per fare che la povera pianta trovasse l’alimento giornaliero per vegetare e crescere, per poter dare i suoi frutti a colui che la coltiva, ma se l’agricoltore è infingardo, la pianta perde il succo e muore.  Vedi dunque che cosa sono gli atti ripetuti, sono il sangue dell’anima, l’alimento, la conservazione e la crescenza dei miei doni, cui Io, da Agricoltore Celeste, non cesso mai d’innaffiarti, cui non c’è pericolo che possa essere infingardo, ma tu lo devi ricevere questo succo vitale, e allora lo ricevi quando ripeti gli atti nella mia Volontà nel fondo dell’anima tua, allora apri la bocca, ed Io innaffiandoti ti do il sangue nell’anima tua per darti il calore divino, l’alimento celeste, e aggiungendoti altre mie parole ti conservo e accresco i miei doni.  Oh!  se la pianta avesse ragione e si rifiutasse d’essere innaffiata dall’agricoltore, qual sorte sarebbe della povera pianta?  La sorte di perdere la vita!  E qual dolore del povero agricoltore?  Perciò il ripetere gli atti è voler la vita, è il prendere l’alimento; il ripetere è amare e apprezzare e appagare le brame e rendere contento il tuo Agricoltore celeste, che con tanto amore ho lavorato nel campo dell’anima tua, e come ti sento ripetere i tuoi atti, o insieme con Me, o da sola, mi dai i frutti del mio lavoro, ed Io mi sento riamato e contraccambiato dei tanti doni che ti ho dato, e mi dispongo a darti doni maggiori.  Perciò sii attenta e fa che la tua costanza sia la forza vincitrice, che vince e domina il tuo Gesù”.

(3) Dopo di ciò mi sentivo come se dovesse cadere nel mio solito stato di sofferenza, e dato le imposizioni che ci sono, mi sentivo ripugnante ad accettare, la mia povera natura tremava e mi sentivo di dire col mio dolce Gesù:  “Padre se è possibile, passi da me questo calice; ma non la mia volontà, ma la tua sia fatta”.  Ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non voglio in te le pene forzate, ma volontarie, perché le pene forzate perdono la freschezza, la bellezza, ed il dolce incanto della somiglianza delle pene del tuo Gesù, che furono sofferte da Me tutte volontariamente, e sono come quei fiori appassiti, come quei frutti immaturi, che la vista sdegna di guardare e la bocca non può ingoiare, tanto è l’insipidezza e la durezza di quei frutti.  Tu devi sapere che quando eleggo un’anima, Io vi formo la mia abitazione, e voglio essere libero in casa mia di fare quello che voglio, e di stare come mi piace, né voglio restrizione da parte della creatura, voglio assoluta libertà, altrimenti mi renderei infelice ed inceppato nel mio modo d’agire.  Sarebbe la più grande sventura, anche al più povero di non godere la libertà nel suo piccolo tugurio, ed incorrerei nella sventura d’un povero individuo che avendosi formato con tanto amore un’abitazione, quando l’ha corredato e messo in ordine, vi entra per abitarvi, ma con suo dolore le vengono fatte imposizioni e restrizioni, gli si dice:  “In questa stanza non puoi dormire, in questa non puoi ricevere, in quest’altra non puoi passare”.  Insomma non può stare come vuole né fare quello che vuole, sicché poveretto, si sente infelice, perché ha perduto la sua libertà, ed è pentito dei sacrifici che ha fatto d’aversi fabbricato questa abitazione.  Tale son Io, quanti lavori, quanti sacrifici, quante grazie non ho versato per ridurre una creatura per mia abitazione, e quando ne prendo il possesso, più che tutto amo e voglio la libertà in casa mia, e quando trovo ora le ripugnanze, ora le restrizioni, invece di adattarsi l’abitazione a Me, Io mi devo adattare ad essa, quindi non posso svolgere la mia Vita, né i miei modi divini, e né mi è dato di compiere lo scopo per cui con tanto amore mi sono scelto questa abitazione.  Perciò voglio libertà, e se vuoi rendermi felice, lasciami libero di fare quello che voglio”.

 

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29-15

Maggio 10, 1931

 

Chi vuol ricevere deve dare.  Modi che tiene Gesù.  I doni divini

portatori di pace.  Come la Divina Volontà tiene la virtù fermentatrice.

Qual bene racchiude un’atto compiuto di Divina Volontà.

 

(1) Sono sempre nella cara eredità della Divina Volontà, dovunque rivolgo la mente, il passo, la trovo come Regina imperante, che col suo dolce impero vuol regnare sulla povera anima mia, e con la voce più eloquente, soave e forte, mi dice spirante amore, da poter convertire in fuoco tutto il mondo intero:  “Come Regina ti aspetto in ciascuna opera mia, perché tu venga a formare e stendere il tuo piccolo regno divino nelle stesse opere mie; guardami, sono Regina, e chi è Regina tiene il poter di dare ai figli suoi quello che vuole, molto più che il mio regno è universale, il mio potere è senza limiti, e come Regina amo di non essere sola nel mio regno, ma voglio il corteggio, la compagnia dei figli miei, e di dividere insieme con loro il mio impero universale.  Perciò la tua via siano le opere mie, che come tanti segni ti additeranno di fare tanti incontri con la tua Celeste Regina che ti aspetta per darti i suoi doni come pegno certo del suo regno”.

(2) Onde, mentre la mia povera mente si perdeva nell’immensa luce della Divina Volontà, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(3) “Figlia mia, chi vuol ricevere deve dare; il dare dispone la creatura a ricevere, e Dio a dare.  Molte volte anche il tuo Gesù tiene questo modo, quando voglio dalla creatura do, e se voglio dei grandi sacrifici, do molto, affinché essa guardando il molto che l’ho dato, si vergognerà e non avrà il coraggio di negarmi il sacrificio che le chiedo.  Il dare è quasi impegnare la persona che riceve, è attirare la sua attenzione, il suo amore, il dare è apprezzare, il dare è speranza, il dare è far sorgere nel cuore il ricordo del donatore; e quante volte persone che non si conoscevano diventano amici per mezzo d’un dono?  Ora, nell’ordine divino il donatore è sempre Iddio, che fa da primo a mandare i suoi doni alla creatura, ma se essa non si muove a dare nulla al suo Creatore, fosse pure il suo piccolo amore, la sua gratitudine, un piccolo sacrificio, perché se abbiamo dato è perché volevamo, non più si spediscono da Noi altri doni, perché col non darci nulla ha chiuso la corrispondenza e ha spezzato la bella amicizia che doveva far sorgere il nostro dono.  Ora figlia mia, dar e ricevere sono atti primi ed indispensabili che a chiare note additano che Noi amiamo la creatura, ed essa ci ama; ma non basta, si deve saper ricevere col convertire in natura il bene ricevuto, col mangiarlo e masticarlo ben bene, in modo da convertire il dono in sangue dell’anima.  È questo il nostro scopo nel dare i nostri doni, voler vedere convertito in natura il dono che abbiamo dato, perché allora i nostri doni non sono in pericolo, e ci dispongono a dare doni più grandi; e la creatura avendolo convertito in natura, mette al sicuro il nostro dono, ne resta posseditrice e sentirà in sé il bene, la sorgente, e convertito in natura il dono ricevuto.  E siccome i doni nostri sono portatori di pace, di felicità, di fortezza invincibile, di aria celestiale, quindi sentirà in sé la natura della pace, della felicità, della fortezza divina, che formeranno in sé l’aria del Cielo.  Ecco perciò la causa che quando ti faccio il gran dono della mia parola, dopo faccio silenzio, è perché sto aspettando che tu ti alimenti e mastichi bene la mia parola, in modo da vedere in te cambiata in natura tua ciò che ti ho detto, e quando veggo ciò, allora sento l’irresistibile bisogno d’amore di parlarti di nuovo, perché un mio dono chiama l’altro, né sanno stare soli, ed Io tengo sempre da dare, sempre da dire e da fare con chi converte in natura i miei doni”.

(4) Dopo di ciò stavo pensando alla Divina Volontà, come mi sembrava difficile che venisse il suo regno.  Ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, come il lievito tiene virtù di fermentare il pane, così la mia Volontà è la fermentatrice degli atti della creatura; come essa chiama la mia Volontà Divina negli atti suoi, così restano fermentati da Essa e formano il pane del regno del mio Volere.  Ora non basta il lievito per fare molto pane, ma ci vuole molta farina, ci vuole chi deve compiere questi atti d’unire farina e lievito, ci vuole l’acqua, vincolo d’unione per poter impastare farina e lievito, per fare che il lievito comunicasse la virtù fermentatrice e la farina la ricevesse, poi ci vuole il fuoco per cuocere questo pane per formarlo pane alimentare e digestivo.  Ora, non ci vuole più tempo, più atti per formarlo che per mangiarlo?  Il sacrificio sta nel formarlo, a mangiarlo si fa subito e si sente il gusto del sacrificio.  Onde figlia mia, non basta il lievito del mio Fiat Divino che tiene solo virtù di fermentare i tuoi atti, svuotarli dell’umano volere per convertirli in pane di Volontà Divina, ma ci vogliono una continuazione di atti, di sacrifici e per lungo tempo, in modo che il mio Volere con la sua virtù fermentatrice, fermenterà tutti questi atti per formare molto pane e tenerlo preparato e a riserba per i figli del regno suo.  Quando il tutto sarà formato, resta disporre gli eventi, e questo è più facile e si fa più subito, perché sta in nostro potere muovere le cause seconde per fare quel che Noi vogliamo.  Non feci altrettanto per la Redenzione?  I miei lunghi trent’anni della mia vita nascosta, furono come il lievito in cui restarono fermentati tutti i miei atti per formare e fermentare il gran bene della Redenzione, la breve vita della mia vita pubblica e la mia Passione fu il mio pane fermentato che la mia Volontà Divina formò e fermentò negli atti miei, che come pane spezzai a tutti e diedi a mangiarlo per fare che tutti ricevessero il pane dei redenti, per acquistare le forze necessarie per mettersi in salvo.  Perciò non ti dare nessun pensiero, pensa a fare il tuo dovere e non far sfuggire nessun’atto tuo in cui non ci metta il lievito della mia Divina Volontà, affinché l’essere tuo resti fermentato da Essa, ed Io ci penserò a tutto il resto”.

(6) Onde continuavo a pensare:  “Ma che cosa ne ha Gesù di questo mio povero stato e perché ha tanto interesse che io cadesse nelle solite mie sofferenze con tanto disturbo e fastidio che mi fa dare agli altri, che potrei chiamarlo il mio martirio?  Oh!  come è duro aver che ci fare con le creature, sentire per pura necessità il bisogno di loro, questo mi umilia tanto che resto come annientata nel mio proprio nulla”.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(7) “Figlia mia, vuoi sapere che ne ho?  La mia Volontà Divina compiuta, e questo è tutto per Me; un mio atto compiuto di mia Volontà racchiude tutto il cielo, il sole, la terra, e anche Me stesso, non c’è amore che non trovi, beni che non possieda, gloria che non mi dia, tutto resta accentrato in un’atto compiuto di mia Volontà, e la felice creatura che lo compie può dirmi:  “Ti ho dato tutto, anche Te stesso, non ho più che darti”.  Perché la mia Divina Volontà racchiude tutto, non c’è cosa o bene che le sfugga, quindi compiendola in ciò che Io voglio, la creatura trova ciò ch’è in sé stessa la mia Volontà, ed Io posso dire:  “Col darti la grazia di farti fare un’atto compiuto di Essa, tutto ti ho dato”.  Anzi col compirla, le mie pene sorgono, i miei passi, le mie parole, le mie opere si duplicano e si mettono in moto per darsi alle creature, perché la mia Divina Volontà operante anche nella creatura, mette in moto tutte le opere nostre per farle sorgere a novella vita.  E tu mi dici, che ne ho?  Figlia mia, pensa a farla e fa che la tua vita possa essere un’atto continuato di mia Volontà”.

 

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29-16

Maggio 16, 1931

 

La Divina Volontà, conformatrice degli atti della creatura.  Foga

d’Amore Divino nel creare l’uomo; tocchi delle qualità Divine.

 

(1) Sono sempre da capo nella mia cara eredità del Fiat Divino, mi sembra che mi sussurra all’orecchio:  “Com’era in principio, sarò sempre, nei secoli dei secoli, anche tu se starai nella mia Divina Volontà sarai sempre eguale a te stessa, non cambierai mai azione, farai sempre la mia Volontà, e la varietà delle tue azioni le potrai chiamare effetti di quell’atto primo e solo di Essa che scorre negli atti tuoi per farne uno solo, che tiene virtù di produrre come sole, la bella iride della varietà dei colori come effetto della sua luce, senza cambiare il suo atto unico di dare sempre luce”.  Quale felicità si sente nell’anima di poter dire:  “Faccio sempre la Divina Volontà”.  Ora, la mia piccola e povera intelligenza me la sentivo assorbita nella luce della Volontà Divina, e sentivo in me la forza unica e potente di Essa, e gli innumerevoli e varietà dei suoi effetti, facendomi corona ed investendomi erano portatori di gioia, di pace, di fortezza, di bontà, d’amore, di santità, di bellezza indescrivibile; questi effetti erano come tanti baci di vita che davano all’anima mia, e ne restavo posseditrice.  Io ne sono restata meravigliata, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutti gli atti fatti dalla creatura nella Divina Volontà sono confermati da Dio come atti divini, e questa confermazione forma la vita degli stessi atti, e vengono suggellati col suggello divino come atti imperituri, sempre nuovi, freschi, e d’una beltà incantevole.  Gli atti fatti dalla creatura nella mia Volontà, potrei chiamarli nuova creazione che Io faccio nella creatura; come essa va facendo il suo atto in Essa, il mio Fiat s’impone con la sua forza creatrice, e vi forma l’atto suo e con diritto lo conferma.  Succede come successe nella Creazione, siccome correva la forza creatrice della mia Volontà nel creare tante cose, restarono immutabili, senza mai cambiarsi; si è forse mutato il cielo, le stelle, il sole?  Affatto, quali furono creati tali sono, perché dovunque mette la sua forza creatrice il mio Volere, resta la vita perenne del suo stesso atto, e come conferma non si può mutar mai.  Vedi dunque che significa far e vivere nella mia Divina Volontà:  “Stare sotto l’impero d’una forza creatrice e confermatrice, che mette al sicuro tutti gli atti della creatura rendendoli immutabili”.  Sicché col vivere nel mio Volere essa resterà confermata nel bene che fa, nella santità che vuole, nella conoscenza che possiede, nel trionfo del sacrificio.  La nostra Divinità, di nostra spontanea Volontà, sta sotto l’impero d’un amore che corre irresistibilmente ché vuol dare alla creatura, tanto che nel creare l’uomo fu creato nella nostra foga d’amore dai tocchi delle nostre qualità divine.  Il nostro Essere Divino, essendo purissimo spirito, non aveva né mani né piedi, le nostre qualità divine ci servirono di mani per formare l’uomo, e riversandosi sopra di lui come un impetuoso torrente, lo plasmammo, e toccandolo gli infondemmo gli effetti delle nostre qualità supreme.  Questi tocchi sono rimasti nell’uomo, e perciò si vedono in lui certe belle qualità di bontà, d’ingegno, d’intelligenza e altro, sono la virtù dei nostri tocchi divini, che continuando a plasmare l’uomo producono i loro effetti, sono i nostri pegni d’amore con cui lo impastammo, che ad onta che lui non si ricorda e forse neppure ci conosce, continuano il loro ufficio perenne d’amarlo.  E siccome quando si tocca un’oggetto o una persona, chi tocca sente l’impressione della persona toccata, quindi come i nostri tocchi delle qualità divine restarono nell’uomo, cosi restò nelle nostre qualità supreme l’impressione d’averlo toccato.  Sicché lo sentiamo in Noi stessi, come non amarlo?  Perciò per quanto ne faccia l’uomo, li andiamo incontro con nuovi ritrovati d’amore, e col nostro gradito ritornello d’amarlo sempre”.

 

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29-17

Maggio 19, 1931

 

Scene dell’Eden.  Caduta dell’uomo.  La Regina del Cielo che schiaccia

il capo al serpe infernale.  Come le parole di Gesù tengono la

virtù comunicativa.  Come parla dei dubbi è difficoltà.

 

(1) Stavo continuando i miei atti nel Voler Divino, e unendomi ai suoi atti che fece nella Creazione per dargli l’omaggio, l’amore, l’adorazione per ciascuna cosa creata per amor delle creature, la mia povera mente si è portata nell’eden, nell’atto della caduta dell’uomo, come il serpe infernale con la sua astuzia e bugia indusse Eva a sottrarsi dalla Volontà del suo Creatore, ed Eva coi suoi modi lusinghieri indusse Adamo a cadere nello stesso peccato.  Ora mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Amore non si estinse per la caduta dell’uomo, ma si riaccese di più, e sebbene la mia Giustizia giustamente lo punì e lo condannò, il mio Amore baciando la mia Giustizia, senza frapporre tempo in mezzo promise il futuro Redentore e disse al serpe ingannatore coll’impero della mia Potenza:  “Tu te ne sei servito d’una donna per strapparmi l’uomo dalla mia Volontà Divina, ed Io per mezzo d’un’altra donna, che terrà in suo potere la Potenza del mio Fiat, abbatterò il tuo orgoglio, e col suo piede immacolato ti schiaccerà la testa.  Queste parole bruciarono più dello stesso inferno il serpe infernale, e chiuse tanta rabbia nel cuor suo, che non poteva stare più fermo, non faceva altro che girare e rigirare la terra per scoprire Colei che doveva schiacciargli la testa, non per farsela schiacciare, ma per poter con le sue arti infernali, con le sue astuzie diaboliche, far cadere Colei che doveva sconfiggerlo, debilitarlo, e legarlo nei cupi abissi.  Quindi per quattromil’anni andò sempre girando, e quando vedeva donne più virtuose e buone, armava la sua battaglia, le tentava in tutti i modi, e allora le lasciava quando si assicurava per mezzo di qualche debolezza o difetti, che non era Colei per mezzo della quale doveva essere sconfitto, e seguiva il suo girare.  Onde venne difatti la celeste creatura che le schiacciò la testa, ed il nemico sentiva tale potenza in Lei, che lo atterrava e non aveva la forza di avvicinarsi; questo lo rodeva di rabbia e metteva tutte le sue armi infernali per combatterla, ma che!  faceva per avvicinarsi, si sentiva fisicare, rompere le gambe e costretto a rivolgersi indietro, e da lontano spiava le sue mirabili virtù, la sua potenza e santità, ed Io per confonderlo e metterlo in dubbio facevagli vedere la Sovrana Celeste, le sue cose umane, come il prendere cibo, il piangere, il dormire e altro, e lui si persuadeva che non era Colei, perché essendo tanto potente e santa non doveva essere soggetta ai bisogni naturali della vita, ma poi ritornava ai dubbi e voleva ritornare all’assalto, ma invano.  La mia Volontà è potenza che debilita tutti i mali e tutte le potenze infernali, è luce che si fa conoscere da tutti, e dov’Essa regna fa sentire la sua potenza, che neppure agli stessi demoni le vieni di disconoscere, quindi la Regina del Cielo era ed è il terrore di tutto l’inferno.  Ora il serpe infernale sente sul suo capo la mia parola fulminea dettagli nell’eden, la mia condanna irrevocabile che una donna le schiaccerà la testa, quindi sa che coll’essere schiacciata la testa sarà rovesciato il suo regno sulla terra, perderà il suo prestigio, e tutto il male che egli fece nell’eden per mezzo d’una donna, sarà rifatto da un’altra donna, e sebbene la Regina del Cielo lo debilitò, li schiacciò la testa, ed Io stesso lo legai alla croce, quindi non è più libero di fare quello che vuole, ma chi sventuratamente si avvicina ne fa scempio; molto più che vede che la volontà umana non è soggiogata dalla Divina ed il suo regno non è formato ancora, teme che un’altra donna abbia a finire di bruciargli le tempie, per fare che la condanna divina abbia sul suo capo schiacciato dal piede dell’Immacolata Regina il suo compimento, perché sa che quando Io parlo la mia parola ha la virtù comunicativa ad altre creature.  Quindi come si assicurò che Colei che lui temeva era la Vergine Santissima, e non potendola più combattere riprese il suo giro, sta tutto occhio e come alla vedetta per vedere se altra donna avesse il compito da Dio di far conoscere la Divina Volontà per farla regnare, e avendoti visto scrivere tanto sul mio Fiat, il solo dubbio che ciò potesse essere, ha suscitato tutto l’inferno contro di te, ecco la causa di tutto ciò che hai sofferto, servendosi di uomini malvagi, facendoli inventare calunnie e cose che non esistono.  Onde, nel vederti tanto piangere si sono persuasi che non sei tu che puoi portargli la rovina che tanto temono al loro regno diabolico.  Questo è ciò che riguarda la Regina del Cielo da parte del serpe infernale, ora voglio dirti ciò che riguarda la parte delle creature a pro di Lei.

(3) Figlia mia, la Celeste creatura era povera, le sue doti naturali apparentemente erano comuni, nulla di straordinario appariva nell’esterno; prende per sposo un povero artigiano che guadagna il suo pane giornaliero col suo modesto lavoro.  Supponi che si avesse saputo prima che fosse Madre del Verbo, che fosse Colei, dai grandi del mondo, dai dottori e sacerdoti, ch’era la Madre del futuro Messia, l’avrebbero fatta una guerra accanita, nessuno l’avrebbe creduta, avrebbero detto:  “Possibile che non ci sono state e ci sono donne in Israele, che doveva essere questa povera la Madre del Verbo Eterno?  Ci è stata una Giuditta, un’Ester e tant’altre”.  Quindi nessuno l’avrebbero creduto, e avrebbero messo dubbi e difficoltà senza numero, se misero dubbi sulla mia Divina Persona, a non credermi che Io fossi il Messia sospirato, e molti giungono a non credermi ancora che Io scesi sulla terra ad onta che Io feci molti miracoli da indurre i più increduli a credermi, ahi!  quando nei cuori entra la durezza, l’ostinazione, si rendono incapaci di ricevere nessun bene, le verità, gli stessi miracoli sono per loro come morti e senza vita.  Quindi molto più la Mamma Celeste, che nulla di miracoloso si vedeva nel suo esterno.  Ora figlia mia, ascoltami, i dubbi più serie, le difficoltà più gravi che hanno trovato nei tuoi scritti sono proprio queste, che Io ti ho detto che ti chiamava a vivere nel regno della mia Divina Volontà, dandoti la missione speciale e unica di farla conoscere, affinché come Io stesso dissi nel Pater Noster e la Santa Chiesa lo dice tuttora:  “Venga il regno tuo”.  Cioè, che la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra; non dice nel Pater che questo regno sta sulla terra, ma dice venga, ed Io non avrei composto una preghiera se non dovesse averne gli effetti.  Quindi per giungere a ciò, non doveva eleggere un’altra donna, che il serpe infernale tanto teme, e che lui per mezzo della prima donna mi rovinò l’uman genero, ed Io per confonderlo me ne servo della donna per rifarmi della sua rovina e far sorgere il bene a tutti che cercò di distruggere?  Ecco perciò la necessità dei preparativi, delle grazie, delle mie visite e comunicazioni.  Questo ha suonato male a chi ha letto, quindi, dubbi e difficoltà, che non può essere possibile che tant’altri gran santi nessuno abbia vissuto nel regno della mia Volontà, sicché è essa sola che si preferisce a tutti; e quando hanno letto che Io ti mettevo vicino alla Sovrana Regina, perché essendo vissuta Essa nel regno del mio Fiat Divino tu potessi imitarla, volendo far di te una copia che le somiglia, e ti metteva nelle sue mani affinché ti guidasse, ti assistesse, ti proteggesse, perché potessi in tutto imitarla, l’é parso tanto assurdo, e fraintendendo sinistramente il senso hanno detto come se ti avesse detto, come se tu fosse un’altra regina; quanti spropositi, non ho detto che tu sei come la Celeste Regina, ma che ti voglio simile a Lei, come ho detto a tant’altre anime a Me care, che le voleva simile a Me, ma con ciò non diventavano Dio come Me, e poi, essendo la Celeste Signora la vera Regina del regno della mia Volontà, è compito suo di aiutare ed insegnare alle fortunate creature che vogliono entrare a vivere in esso.  Ciò fanno vedere come se Io non avessi potere di eleggere chi voglio e quando voglio; ma del resto il tempo dirà tutto, e come non possono disconoscere che la Vergine di Nazaret è la Mamma mia, così non potranno disconoscere che ti ho eletto per l’unico scopo di far conoscere la mia Volontà, e che per mezzo tuo me ne servirò che il “Venga il regno tuo” abbia il suo compimento.  È certo che le creature sono strumento nelle mie mani e non guardo chi sia, ma guardo se la mia Divina Volontà ha deciso d’operare per mezzo di questo strumento, e ciò mi basta per compiere i miei più alti disegni, e dei dubbi e difficoltà delle creature me ne servo a suo tempo per confonderli ed umiliarli, ma non mi arresto e vado avanti nell’opera che voglio fare per mezzo della creatura.  Perciò anche tu seguimi e non indietreggiare.  Del resto si vede dal modo del loro pensare che hanno calcolato solo la tua persona, ma non hanno calcolato ciò che può fare la mia Divina Volontà e ciò che sa fare, e quando decide d’operare in una creatura per compiere i suoi più grandi disegni in mezzo alle umane generazioni non si fa dettare legge da nessuno, né chi dev’essere, né il tempo, né il modo, né il luogo, ma in modo assoluto agisce, né fa conto di certe menti corte che non si sanno elevare nell’ordine divino e sopranaturale, né piegare la fronte alle opere incomprensibili del loro Creatore, e mentre vogliono ragionare con la loro ragione umana, perdono la ragione divina e restano confusi ed increduli”.

 

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29-18

Maggio 27, 1931

 

La vita del bene non muore ed è difesa di tutte le creature.

Un bene prolisso mette al sicuro Dio e l’anima.

 

(1) La mia povera mente nuotava nel mare immenso dell’eterno Fiat, io scorrevo in Esso come un piccolo rivolo, e nella mia piccolezza volevo abbracciare la sua Immensità per riempirmi tutta d’un Volere sì santo, per poter avere il contento di poter dire:  “Il mio piccolo essere non è altro che un’atto solo di Volontà Divina, il mio piccolo rivoletto è pieno dentro e fuori di quel Volere che riempie Cielo e terra.  Oh!  Voler Santo, sii tu la Vita, l’Attore e lo Spettatore di tutti gli atti miei, affinché risorgendo tutti in Te, possano essere il richiamo di tutti gli atti delle creature per farli risorgere nel tuo Fiat, affinché il suo regno si stenda in tutte le creature”.  Ma mentre ciò facevo il pensiero mi ha detto:  “Qual’è il bene che faccio col chiamare gli atti delle creature a risorgere nella Divina Volontà? ” Ed il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il bene non è soggetto a morire, e come la vita del bene sorge, si mette a difesa di tutte le creature, e se le creature disposte prendono quel bene, non solo restano difese, ma prendono la vita di quel bene, ed il bene sorge e forma tant’altre vite per quante creature lo prendono; e per le indisposte resta sempre per loro difesa, aspettando che si dispongano.  Gli atti fatti nel mio Volere acquistano il germe della luce, e come la luce, sebbene una, tiene virtù di dar luce a qualunque occhio che vuole il bene della luce, per farla sua, così i più piccoli atti fatti nel mio Voler Divino, siccome è immenso ed involge tutti, il più piccolo atto diventa luce e difesa di tutti, non solo, ma ricambia il suo Creatore dell’amore, gloria e adorazione che con diritto aspetta ed esige dalle creature.  Gli atti fatti nel mio Volere hanno sempre del prodigioso, e da per sé stessi dicono:  “Siamo la difesa di tutti, stiamo tra il Cielo e la terra per difendere le creature, e con la nostra luce siamo luce d’ogni mente, siamo i difensori del nostro Creatore col ripararlo coi nostri atti perenni le offese che dalla terra si elevano”.  E poi, il bene è sempre bene, credi tu che tutto ciò che Io feci stando sulla terra è stato preso tutto dalle creature?  Affatto, quanto ce ne resta ancora; ma con ciò non si può dire che non è bene, passeranno secoli e secoli e verrà il tempo che tutto il bene che Io feci avrà vita in mezzo alle creature, ciò che non si prende oggi, altre creature possono prendere domani, in altre epoche, perciò la vera vita del bene non si stanca d’aspettare, e con aria di trionfo dicono:  “Non siamo soggetti a morire, perciò con certezza verrà il tempo che daremmo i nostri frutti, i quali faranno risorgere tant’altre vite che ci somigliano”.  Tu credi che col non vedere nessun effetto di tutti gli atti tuoi nel nostro Fiat Divino non ci sarà nulla di bene?  Affatto, oggi sembra così, ma aspetta i tempi, ed essi diranno il gran bene che ne verrà, perciò continua e non ti dare indietro, perché tu devi sapere che la prolissità del bene è solo la prova più certa, che assicura Dio e l’anima dallo stato in cui si trova.  Uno stato prolisso di pazienza nelle sofferenze ed incontri dolorosi della vita, una prece ripetuta senza mai stancarsi di ripeterla, una fedeltà, costanza ed eguaglianza di modi in tutte le circostanze, forma un terreno sufficiente, innaffiato dal sangue del proprio cuore, dove Iddio si sente chiamato da tutti gli atti della creatura come tante assicurazioni che può compiere i suoi più grandi disegni, e la stessa creatura sente nella prolissità dei suoi atti il dominio di sé stessa e l’assicurazione che non vacillerà.  Il bene d’un giorno dice nulla, un bene oggi si e domani no, dice debolezza e volubilità, tutti frutti della volontà umana, un bene incostante dice che la creatura non è proprietà sua quel bene, quella virtù e perciò non stante in suo potere, il bene si cambia in male e la virtù in vizio.  Vedi dunque che l’anima per essere sicura che possiede un bene, una virtù, deve sentire in sé la vita di quella virtù, e con costanza ferrea di anni ed anni, e per tutta la vita deve esercitarsi in quel bene.  E Dio si sente sicuro di metterci il suo e operare cose grandi nella costanza della creatura.  Ciò feci con la Regina del Cielo, volli la prolissità di quindici anni di vita pura, santa e tutta di Volontà Divina, per scendere dal Cielo in terra nel suo seno verginale; avrei potuto farlo prima, ma non volli, volli primo i suoi atti di assicurazione, e la prolissità della sua vita santa quasi per darle il diritto d’essere la Mamma mia, e la mia Sapienza infinita per tener ragione d’aver operato in Lei prodigi inauditi.  E non è forse questa la causa, la lunga prolissità delle lunghe sofferenze, perché volevo essere sicuro di te, e non in parole, ma coi fatti; non è stato forse la causa delle mie tante visite e delle tante verità che ti ho manifestato nella prolissità della tua vita sacrificata?  Posso dire che mi facevo vedere e ti parlavo nel centro del rogo del tuo sacrificio, e quando ti sento dire, possibile mio Gesù, così lungo il mio esilio, come non hai pietà di me?  Ed Io, sai che dico?  “Ah!  la figlia mia non conosce bene il segreto che contiene un sacrificio prolisso”.  E quanto più lungo, più grandi sono i nostri disegni da compiere.  Perciò fidati di Me e lasciami fare”.

 

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29-19

Maggio 31, 1931

 

La felicità di Gesù è trovare la sua creatura nella Divina Volontà.  Dio

si tuffa nella creatura ed essa in Dio.  La piccola casetta di Nazaret.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, e la mia povera mente ora si ferma ad un punto e ora ad un’altro, come se volesse prendere riposo in ciascun effetto della Divina Volontà, che sebbene il suo atto è uno, i suoi effetti sono innumerevoli, tanto che io non giungo mai a ritrovarli tutti, molto meno a comprenderli, e perciò vedendo che non mi è dato di abbracciarli tutti, essendo troppo piccola mi fermo in uno dei suoi effetti per godermelo e riposarmi.  Ed il mio dolce Gesù che prende tanto piacere nel trovarmi nella sua adorabile Volontà, fermata per respirarla come vita mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi è dolce trovarti nella mia Divina Volontà, e non di quelle creature che si trovano in Essa forzate, per necessità e perché non ne possono farne a meno, e mentre stano in Essa non la conoscono, né l’amano, né l’apprezzano; ma trovando te, ti trovo volontariamente, la conosci e ami, e giungi fino a trovare il tuo dolce riposo, mi sento tanto tirato verso di te; molto più che la stessa Potenza della mia Volontà s’impone sul tuo Gesù a svelarmi, ed Io non so negarle nulla, perché potrei dire che l’unica felicità che mi viene dalla terra è trovare la creatura nella mia Divina Volontà, e quando la trovo voglio contraccambiarla della felicità che mi dà, prima col renderla felice, e poi col prepararla e disporla a fare un’atto nella mia Volontà, ne preparo lo spazio, perché è tanta la grandezza, la santità, la potenza che contiene un’atto fatto in Essa, che la creatura non potrebbe contenerlo se Io non le desse la capacità.  Perciò per chi vive nel mio Volere è inseparabile da Me, perché mentre ha fatto un’atto devo prepararla per l’altro atto, molto più che Io non lascio mai la creatura ad un punto, ma la faccio crescere sempre fino a poter dire:  “Non ho più che darle, sono contento ché l’ho dato tutto”.  Perché tu devi sapere che ogniqualvolta la creatura fa un’atto nella mia Divina Volontà, si tuffa in Essa e Dio si tuffa nella creatura, onde nel tuffarsi a vicenda Dio comunica il suo atto nuovo non mai interrotto, e la volontà umana resta in balia della Volontà Divina e sente nuovo amore, nuova potenza, nuova freschezza, con tutti i refrigeri divini, in modo che in ogni atto si sente rinascere nuovamente nella Vita Divina, senza perdere ciò che ha ricevuto negli altri atti acquista ed incorpora in sé la nuova Vita che l’è stata comunicata, tanto che si sente crescere, alimentare con nuova crescenza e con cibi nuovi.  Onde chi vive nella nostra Volontà acquista sempre nuove conoscenze del suo Creatore, e la nuova conoscenza le porta la corrente del continuo atto nuovo che Dio possiede.  Non vedi tu il cielo, le stelle, il sole, vedi forse qualche cambiamento in essi?  Oppure dopo tanti secoli non sono sempre freschi, belli, nuovi, come furono creati?  E perché?  Perché stanno sotto l’impero della forza creatrice del nostro Fiat che le creò, e rimasse in esse come vita perenne.  Perciò la permanenza della mia Volontà nella creatura, produce col suo impero dominante vita nuova di pazienza, di preghiera, di pace, di sacrificio e di gioie infinite.  Qual è la mia Volontà, tale vuol rendere chi vive in Essa”.

(3) Onde continuavo a pensare al Voler Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando la mia Divina Volontà emette un’atto, Essa non lo ritira giammai, anzi si fa vita perenne dell’atto suo.  La stessa Creazione lo dice, col fare continuamente quegli atti che il mio Volere mise in esse nel crearle, le cose create si possono chiamare le ripetitrici degli atti della mia Divina Volontà, il cielo sta sempre disteso, non si ritira mai da nessun punto, e con lo stare sempre disteso fa sempre ripetuti atti di Volontà Divina; il sole dà sempre luce ed è tutto affaccendato nel compiere gli innumerevoli atti di Volontà Divina che le vennero affidati nella sua luce, e come dà il colore ed il profumo a ciascun fiore, la molteplice dolcezza e sapore ai frutti, lo sviluppo alle piante, la luce ed il calore a ciascuna creatura, e tant’altri atti che fa, tant’atti di mia Volontà va compiendo, pare che fa il suo corso con tutta maestà imperante nel compiere tanti atti affidategli, vero simbolo del modo maestoso ed imperante della mia Volontà.  Il mare come mormora, l’acqua come si dà alle creature, la terra come verdeggia e produce piante e fiori, tanti molteplici atti di mia Volontà compiono, Essa è la motrice di tutto e tiene tutta la Creazione in atto di far compiere la sua Volontà, e perciò sono tutti felici, non perdono mai il loro posto d’onore né sono soggetti a morire, perché la mia Volontà operante nelle cose create le dà vita perenne.  Solo la creatura, chi doveva più sfoggiare nel fare un continuato atto di mia Volontà, è la sola che esce dal motore di Essa e giunge fino a mettersi contro d’un Volere sì Santo, che dolore!  e qual conto non mi darà? ”

(5) Il mio dolce Gesù ha fatto silenzio, e ritirandosi mi ha lasciata nella luce della sua Volontà, ed oh!  quante cose comprendevo; ma chi può dirle tutte?  Molto più che in Essa si parla di vocaboli celesti, e nel trovarmi in me stessa devo adattare i vocaboli celesti agli umani, e temendo di fare un imbroglio, mi contento di passare avanti, sperando che se Gesù vuole si adatterà a parlare coi vocaboli del basso mondo.  Dopo di ciò continuavo i miei atti nel Fiat Divino, e la mia povera mente si è fermata nella piccola casa di Nazaret, dove la Regina del Cielo, il Celeste Re Gesù, e San Giuseppe stavano in possesso e vivevano nel regno della Divina Volontà.  Sicché questo regno non è estraneo alla terra, la casa di Nazaret, la piccola famiglia che viveva in Essa, appartenevano a questo regno e lo tenevano in pieno vigore; ma mentre ciò pensavo, il mio gran Re Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia mia, certo che il regno della mia Divina Volontà ha esistito sulla terra, e perciò c’è la speranza certa che ritorni di nuovo nel suo pieno vigore; la nostra casa di Nazaret era il vero suo regno, però eravamo senza popoli.  Ora tu devi sapere che ogni creatura è un regno, quindi chi fa regnare la mia Volontà in essa si può chiamare un piccolo regno del Fiat Supremo, onde è una piccola casetta di Nazaret che teniamo sulla terra, e per quanto piccola, stando in essa la nostra Volontà regnante, il Cielo non è chiuso per lei, osserva le stesse leggi della patria celeste, ama dello stesso amore, si ciba degli alimenti di lassù, ed è incorporato nel regno delle nostre regioni interminabili.  Ora per formare il gran regno della nostra Volontà sulla terra, faremmo primo le tante piccole casette di Nazaret, cioè le anime che la vorranno conoscere per farla regnare in loro.  Io e la Sovrana Regina staremo a capo di queste piccole casette, perché essendo stato Noi i primi che abbiamo posseduto questo regno in terra, è diritto nostro che non cederemo a nessuno di essere i dirigenti di esse.  Onde queste piccole casette ripetitrici della nostra casa di Nazaret, formeremo tanti piccoli stati nostri, tante province, che dopo che si sono ben formate e ordinate come tanti piccoli regni della nostra Volontà, si fonderanno insieme e formeranno un sol regno e un gran popolo.  Perciò per avere le nostre opere più grandi, il nostro modo di agire è d’incominciare, primo solo, a tu per tu per una sola creatura; quando abbiamo formato questa, la facciamo canale per racchiudere nell’opera nostra altre due, tre creature, poi allarghiamo formando un piccolo nucleo, e poi lo allarghiamo tanto da prendere tutto il mondo intero; le nostre opere incominciano nell’isolamento di Dio e l’anima, e finiscono continuando la loro vita in mezzo a popoli interi.  E quando c’è il principio d’un’opera nostra è segno certo che non morrà sul nascere, al più potrà vivere nascosta per qualche tempo, ma poi uscirà e avrà la sua vita perenne.  Perciò sempre avanti ti voglio nella mia Divina Volontà”.

 

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29-20

Giugno 5, 1931

 

Com’è necessario farsi gli amici nel bel tempo.  Dolore di Gesù per

l’abbandono degli Apostoli.  L’umana volontà, carcere della creatura.

 

(1) Sono sempre nel mare del Voler Supremo, oh!  quante belle cose si trovano in Esso, ci sono tutti gli atti di Gesù come in atto, ci sono quegli della Sovrana Signora, ci sono quegli del nostro Padre Celeste, che ha fatto e che farà; è un mare non diviso, ma unico, interminabile, è tutto.  In questo mare non ci sono pericoli, né timori di cadute, perché la felice creatura che vi entra lascia le sue spoglie e prende le spoglie divine.  Onde mentre stavo in questo mare, il mio dolce Gesù mi ha fatto presente quando nella sua Passione gli apostoli si dispersero, fuggirono da Lui lasciandolo solo e abbandonato in mezzo ai nemici.  Ed il mio Sommo Bene Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il dolore più grande che ebbi nella mia Passione, il chiodo che più mi trafisse il cuore, fu l’abbandono e la dispersione dei miei apostoli, non avevo un’occhio amico in cui potevo riscontrare il mio sguardo; l’abbandono, le offese, la noncuranza degli amici, supera, oh!  quanto, tutti i dolori e anche la morte che possono dare i nemici.  Io lo sapevo che gli apostoli mi dovevano dare questo chiodo, e vilmente se ne sarebbero fuggiti da Me, ma a ciò non badai, perché figlia mia, chi vuol fare un’opera non deve badarci alle sue pene, anzi deve farsi gli amici nel bel tempo, quando tutto le sorride d’intorno, a passo passo semina trionfi e prodigi, non solo, ma comunica la forza miracolosa a chi si fa suo amico e discepolo, allora tutti si danno il vanto d’essere amico di chi è circondato di gloria e onore, tutti sperano, e quanti amici e discepoli si vogliono, se ne hanno, perché la gloria, i trionfi, il bel tempo, sono calamite potenti che attirano le creature a seguire il trionfatore.  Chi vuol seguire ed essere amico o discepolo d’un povero calunniato, umiliato, disprezzato?  Nessuno, anzi sentono paura, orrore ad avvicinarsi, e giungono a disconoscere colui che prima stavano in amicizia, come fece con Me San Pietro.  Quindi è inutile sperare amici quando la povera creatura si trova sotto l’incubo delle umiliazioni, disprezzi e calunnie, perciò bisogna farsi gli amici quando il Cielo ci sorride e la fortuna ci vorrebbe mettere sul trono, se vogliamo che il bene, le opere che si vogliono, abbiano la vita e la continuazione nelle altre creature.  Io col farmi gli amici quando seminavo miracoli e trionfi, che giungevano a credere che Io dovevo essere il loro Re sulla terra, quindi essendo stati miei discepoli, dovevano occupare i primi posti presso di Me, ad onta che mi abbandonarono nella mia Passione, quando la mia Resurrezione suonò il mio pieno trionfo, gli apostoli si ricredettero, si riunirono tra loro e come trionfatori seguirono la mia dottrina, la mia Vita, e formarono la Chiesa nascente.  Se Io avessi badato che dovevano fuggirmi, non facendoli miei discepoli nel tempo dei miei trionfi, non avrei avuto chi parlasse di Me dopo la mia morte, chi mi facesse conoscere.  Perciò è necessario il bel tempo, la gloria, è pure necessario ricevere chiodi trafiggenti e avere pazienza a soffrirli, per avere materie nelle mie opere più grandi, perché avessero vita in mezzo alle creature.  Ora, non è stato questo un tutto, una somiglianza della mia Vita nel tuo stato doloroso d’umiliazione, di calunnie e disprezzi che hai passato?  Io sentivo in te ripetermi il chiodo dell’abbandono e dispersione dei miei apostoli, nel vedere chi tanto ci aveva tenuto ad assisterti, disperdersi da te e con la volontà d’abbandonarti, e vedendoti abbandonata ti vedevo sola, sola nelle mie braccia col chiodo dell’abbandono di chi doveva sostenerti, e nel mio dolore dicevo:  “Cattivo mondo, come sai ben ripetere le scene della mia Passione nei figli miei, e offrivo la tua amarezza per il trionfo della mia Volontà e per aiuto di quelli che dovrebbero farla conoscere.  Perciò coraggio nelle dolorose circostanze della vita, ma sappi che il tuo Gesù non ti abbandonerà mai, Io non lo so fare queste cose, il mio Amore non è di natura volubile, ma fermo e costante, e ciò che dico con la bocca mi esce dalla vita del cuore.  Invece le creature una cosa dicono, e un’altra ne sentono nel cuore, mescolano molti fini umani anche nel farsi amici, ecco perciò si cambiano a secondo le circostanze.  Onde la dispersione di chi pareva che volevano mettere la vita nel bel tempo e che vilmente fuggono nel tempo delle umiliazioni e disprezzi, sono tutti effetti dell’umana volontà; essa è la vera carcere della creatura, ed è fino nell’arte di saper formare tante piccole stanze, però tutte senza finestre, perché essa non se ne intende di formare aperture per ricevere il bene della luce, quindi le passioni, le debolezze, la paura, i timori eccessivi, l’incostanza, sono tante stanze oscure della sua carcere, e che ora resta inceppata ad una, ed ora ad un’altra, e la paura le fa temere e allontanare da chi sta mettendo la vita per amor suo.  Invece, in cui regna la mia Volontà vive nella mia reggia, dove c’è tanta luce che le pene, le umiliazioni, le calunnie non sono altre che scale di trionfi e di gloria, e compimento di opere grandi e divine, quindi, invece di fuggirsene dal povero martire ch’è stato gettato nella polvere dalla perversità umana, si stringe più a lui vicino, aspettando con pazienza l’ora del nuovo trionfo.  Oh!  se negli apostoli avesse regnato pienamente la mia Volontà, con certezza non se ne sarebbero fuggiti in un’ora in cui Io sentivo il bisogno della loro presenza, della loro fedeltà nelle tante mie pene, in mezzo a nemici che volevano divorarmi, Io volevo i miei fidi vicino, per che non c’è conforto maggiore che avere un’amico vicino in tempo d’amarezze, Io avrei visto nei miei cari apostoli a Me vicini, i frutti delle mie pene, ed oh!  quanti dolci ricordi si sarebbero suscitati nel mio cuore, che mi sarebbero stato balsamo alle mie intense amarezze, la mia Divina Volontà li avrebbe impedito con la sua luce il passo di fuggirsene e quindi si sarebbero stretto più a Me d’intorno; ma siccome vivevano nell’oscura carcere della umana volontà, la loro mente si oscurò, il cuore si raffreddò, la paura li invase, in un momento dimenticarono tutto il bene che avevano da Me ricevuto, e non solo fuggirono da Me, ma si dispersero tra loro; tutti effetti dell’umano volere che non sa mantenere l’unione, e sa solo disperdere in un giorno il bene che si ha fatto in tanti anni, con tanti sacrifici.  Perciò il solo tuo timore sia quello di non fare la mia Volontà”.

 

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29-21

Giugno 8, 1931

 

Gradimento di Dio quando si ricorda ciò che fece nella

Creazione.  Gli atti ripetuti formano l’alimento dell’anima.

Come in terra si comincia e nel Cielo si compisce.

 

(1) Sento la Forza potente del Fiat Divino che mi chiama in Esso a seguire i suoi atti.  Onde la mia piccola intelligenza si è fermata nell’Eden, nell’atto della creazione dell’uomo.  Che atto solenne!  Dopo aver creato tutte le cose come preparazione, come festeggiare colui per il quale aveva creato tutta la Creazione come reggia dove l’uomo doveva abitare con tutta sontuosità e comodità, che nulla doveva mancarle, basta dire che era una reggia formata dal nostro Padre Celeste, dalla Potenza del suo Fiat Divino.  Onde mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, il più dolce ricordo che più immensamente gradisco, è quando la creatura ricorda il mio Amore nella Creazione, in modo speciale quello dell’uomo; il nostro Amore si sviscerò più che una madre quando mette fuori il suo caro figlio alla luce.  Il nostro Amore correva, correva, per racchiuderlo in Esso, affinché dovunque, dentro e fuori di sé, potesse trovare il poggio del nostro Amore che gli dice:  “Ti amo, ti amo”.  Il dolce suono del nostro Amore sussurra all’orecchio, palpita nel suo cuore, risuona forti e ardenti baci alle labbra, stretti abbracci per portarlo nelle nostre braccia paterne, come trionfo del nostro Amore che a qualunque costo vuole amare la creatura.  Sicché non vi è cosa più dolce, più cara, più gradita, che il ricordarci con quanto amore creammo l’uomo e tutte le cose.  È tanto il nostro gradimento, che alla fortunata creatura che viene innanzi alla nostra Maestà Adorabile per ricordarci questo nostro Amore così grande, raddoppiamo i nostri vincoli amorosi con lei, le diamo nuove grazie, nuova luce e la chiamiamo la ripetitrice della nostra festa, perché nella Creazione tutto era festa per Noi e per tutti.  E la creatura col ricordarci ciò che facemmo nella Creazione, ci mette in festa il nostro Amore, la nostra Potenza, la nostra Sapienza creatrice, che con tanta maestria inimitabile aveva creato tutto l’universo, e poi la maestria nel creare l’uomo che supera tutto.  Quindi tutte le nostre qualità Divine festeggiano, e guardando la creatura che col suo ricordo e col suo piccolo ricambio d’amore sono state messe in festa, fanno a gara tra di loro, e chi le raddoppia l’amore, chi la bontà, chi la santità, insomma ciascuna nostra qualità divine vuol dare del suo, per ripetere con essa ciò che facemmo nella Creazione.  Perciò ripete spesso il dolce ricordo del nostro Amore insuperabile che avemmo nella Creazione:  Era una creatura nostra, una nostra immagine, un nostro figlio che uscivamo alla luce, e perciò sfoggiammo tanto in amore, e al sentircelo ricordare sentiamo d’amarlo di più.  Sicché la Creazione tutta non è altro che uno sfoggio della nostra Volontà amante verso la creatura, e nel suo sfoggio amoroso va ripetendo:  “Fiat, Fiat”, per imperlare la Creazione tutta del suo sfoggio d’amore.  Molto più che ogni atto, parola, pensiero, fatto nel nostro Voler Divino formano l’alimento dell’anima, l’alimento conserva la vita, la fa crescere e le mantiene la forza necessaria per poter formare alimenti sufficienti per non poter restare digiuni.  Quindi gli atti continuati non sono altri che cibi che si preparano da un giorno all’altro, per aver sempre di che nutrirsi.  Se gli atti non se ne fanno, non avrà cibo, quindi la povera creatura non avrà di che sfamarsi, perciò la vita degli atti buoni, santi e divini morrà in essa; se poi gli atti non sono continuati, ma di tanto in tanto, avrà scarsi alimenti, e quando il cibo non è sufficiente, la vita del bene cresce debole, e la debolezza fa perdere il gusto e l’appetito di nutrirsi.  Invece quando gli atti sono continuati, ogni atto tiene il suo esercizio, chi si fa cibo, chi acqua, chi fuoco per cucinarli, chi condimento per farsi gustare, in modo da stuzzicare l’appetito.  Insomma, gli atti ripetuti non sono altro che cucina divina, che formano la mensa celeste alla creatura.  Ed oh!  com’è bello vedere la creatura che con la continuazione dei suoi atti nel nostro Fiat si prepara alimenti divini, e si ciba dei cibi della sua patria celeste.  Perché tu devi sapere che un pensiero santo chiama l’altro, una parola, un’atto buono chiama l’altro, e uno serve all’altro come alimentarsi, e l’alimento forma la vita”.

(3) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, e al gran bene che si riceve col vivere tutta abbandonata nelle sue braccia.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia buona, il gran bene di vivere d’un Voler Divino è sorprendente e quasi incomprensibile all’umana creatura.  Tu devi sapere che tutto ciò che si fa di buono, di santo nella mia Divina Volontà, non sono altro che semi che germogliano nel campo dell’anima, mettendo come tanti semi di luce divina, che mettono un principio che non avrà fine, perché tutto ciò che si fa nella mia Divina Volontà si semina, germoglia, cresce in modo mirabile sulla terra mentre si viva, ma il compimento sarà formato in Cielo, l’ultimo sviluppo, la varietà delle bellezze, le sfumature, le tinte più belle e speciose, le saranno date nella patria celeste.  Sicché ogni atto fatto in terra, sarà prendere più posto in Cielo, un diritto di più, e un possesso anticipato nel Celeste soggiorno.  La creatura, ogni atto in più che avrà fatto, porterà con sé nuove beatitudini, nuove gioie comunicategli dal mio Volere.  Il mio Fiat Divino non dice mai basta alla creatura, la vuol far crescere in santità, in grazia, in bellezza, fino all’ultimo respiro della vita quaggiù, e perciò si riserva di dare l’ultima pennellata e compimento, come suo pieno trionfo nelle regioni Celesti.  Perciò nella mia Volontà non ci sono fermate, e le circostanze della vita, ora di pene, ora di umiliazioni, ed ora di gloria, formano le corse per poter sempre correre in Essa, per darle il campo libero di farle gettare nella creatura nuovi semi divini, che il Fiat Divino prenderà l’impegno di coltivarli e farli crescere in modo mirabile, e darli il compimento nella Celeste Gloria.  Quindi nel Cielo nulla s’incomincia, ma tutto s’incomincia in terra, ed il Cielo compisce”.

 

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29-22

Giugno 16, 1931

 

Gesù prega.  La necessità di possedere un bene per poterlo comunicare agli

altri.  Le piccole luci formano intreccio alla gran luce della Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sebbene sotto l’incubo delle privazioni del mio dolce Gesù; povero mio cuore, com’è torturato, affannato ché non trova Colui che le fa respirare la sua aria celestiale, e palpitare la vita del suo stesso palpito.  Mio Gesù, vita mia, non mi dicevi Tu stesso che volevi che vivesse e respirasse la tua aria divina, e che formassi la mia vita nel tuo stesso palpito affinché la mia si sperdesse nella tua, e vivesse del tuo palpito, e quindi del tuo amore, delle tue pene e di tutto Te stesso?  Ma mentre il mio povero cuore si sfogava per il dolore della privazione del mio amato Gesù, me l’ho sentito muovere sensibilmente nel mio interno, e con voce chiara le sue parole risuonavano al mio udito, che diceva con tenerezza indicibile:  “Padre Santo, vi prego per i figli miei e per tutti quelli che mi hai dato, e che Io riconosco che sono miei, in queste miei braccia Io me le stringo affinché restino difesi e al sicuro della tempesta che stanno armando contro della mia Chiesa”.  Poi ha soggiunto:

(2) “Figlia mia, quante voltafaccia ci saranno, quante maschere si smascherano.  Io non potevo sopportare più la loro ipocrisia, la mia Giustizia era colma di tante finzioni, e perciò non hanno potuto più tenere la maschera che li copriva.  Perciò prega insieme con Me, affinché restino salvi coloro che devono servire alla mia gloria, e confusi coloro che vogliono colpire la mia Chiesa”.

(3) Onde ha fatto silenzio, e la mia povera mente vedeva tante cose funeste e tragiche, e mentre pregavo, il mio sommo bene Gesù ha ripetuto:

(4) “Figlia mia, per comunicare il bene agli altri è necessario possedere la pienezza del medesimo bene, perché col possederlo ne conosce gli effetti, la sostanza, la pratica come si acquista quel bene; quindi terrà virtù di poterlo infondere negli altri, di saperne dire le bellezze, le prerogative, i frutti che produce quel bene.  Invece se appena un sorso d’un bene, d’una virtù, l’anima ha acquistato e vuole incominciare ad insegnarla agli altri, non ne conoscerà a fondo la pienezza di quella virtù, perciò non saprà ridire il suo gran bene, né dare la pratica come acquistarla; onde farà la figura d’un bambino che avendo imparato appena le vocali, vuol fare da maestro agli altri, povero bambino, farà il maestro da burla perché non potrà andare avanti negli altri insegnamenti.  Ecco perciò i veri santi prima si sono riempiti loro d’amore, di conoscenze divine, di pazienza invitta, e altro, e quando si sono talmente riempiti da non poterlo più contenere dentro di essi, lo sbocco che usciva dei beni che possedevano l’hanno comunicato ai popoli, e la parola loro era fuoco, era luce, ed insegnavano non in modo superficiale, ma in modo pratico e sostanzioso il bene che possedevano.  Ecco la causa perché tanti vogliono fare da maestri e non fanno nessun bene, perché manca il cibo sufficiente in loro, come possono nutrire gli altri? ”

(5) Onde dopo di ciò mi sono tutta abbandonata nel Fiat Supremo, e la mia povera mente si perdeva in Esso, e sono restata come rapita nel vedere innanzi a me l’Essere Divino e una luce interminabile disposta in tanti innumerevoli raggi uscivano dal centro di Esso, questi raggi erano intrecciati spesso spesso da piccole luci che stavano legati ai raggi interminabili della Maestà Adorabile, le quali parevano parto della stessa luce, e che si nutrivano di luce per formarsi la vita di luce e crescere come Iddio le volesse.  Che incanto è l’Altezza Divina, la sua presenza rapisce, l’occhio si sperde nella sua immensità ed è tanta la sua bellezza, la molteplicità delle sue gioie infinite, che pare che più che pioggia dirotta cadono dal suo Essere Divino, sicché si sente ammutolire e perciò, o poco o nulla si sa dire.  Quindi, mentre era tutta immersa in ciò che stava presente alla mia mente, il mio amato Gesù mi ha detto:

(6) “Figlia del mio Voler Divino, guarda, questa Luce immensa non è altro che le emanazione della nostra Volontà dal centro del nostro Essere Divino; come pronunziammo il Fiat, così si distendeva per formare con la sua forza creatrice ciascuna cosa creata, e per fare che nessuna cosa uscisse da dentro della sua Luce, rimaneva in Essa ciò che usciva dalle nostre mani creatrici.  Sicché quei intrecci che tu vedi ai raggi della nostra Luce, non sono altro che tutte le cose create, alcune stanno come in custodia nella nostra Luce affinché non subiscano nessun cambiamento, altre, e sono le creature che vivono nel nostro Volere, stanno non solo in custodia, ma in atto di ricevere continuamente da Dio per crescere, per alimentarsi di luce, e con le loro piccole luci formare intreccio allo stesso Voler Divino per farlo operare nella piccola luce; sicché queste piccole luci danno il campo al nostro Fiat Divino di renderlo operante continuamente in loro, pare che ci danno da fare e ci fanno continuare il lavoro che con tanto amore incominciammo nella Creazione.  E quando la creatura ci dà occasione di continuare il nostro lavoro dandoci libertà di operare nella sua piccola luce, Noi la gradiamo tanto, che rendiamo operante la piccola luce insieme col nostro lavoro, e non ci sentiamo isolati da parte delle creature, ma godiamo il bello della sua compagnia, ed essa gode la nostra.  Perciò col vivere di Volontà Divina non ci lasci mai soli, e tu avrai il gran bene di godere la nostra compagnia”.

 

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29-23

Giugno 23, 1931

 

Come la Creazione manifesta la Paternità Divina e come

Dio si sente Padre di chi lo riconosce nelle opere sue.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione per seguire gli atti fatti in essa dalla Divina Volontà, mi pareva che in ciascuna cosa creata stava come nobile Regina, come centro di vita la Volontà adorabile, per fare in ogni cosa il suo dolce incontro con le creature, ma riceveva questo incontro chi la riconosceva in ciascuna cosa creata.  In questo incontro felice si aprono le corrispondenze d’ambi le parti, si festeggia insieme, e la Divina Volontà dà e la creatura riceve.  Ma mentre la mia mente si perdeva col girare nelle cose create, il mio sommo bene Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutta la Creazione manifesta la Paternità Divina, la Potenza, l’Amore, l’armonia di Colui che l’ha creata.  Ma sai tu di chi ci sentiamo Padre?  Di chi ricorda e riconosce tutta la Creazione come proprietà del suo Creatore, che volendo manifestare la sua Paternità per le creature ha creato tante belle cose per amor loro, quindi chi le riconosce per contraccambiarlo coll’amarlo e ringraziarlo, si stringe intorno al suo Padre Celeste come figlia che riconosce i beni suoi, e che se li ha creati significa che vuole che la figlia sua possieda i suoi possedimenti nei possedimenti del Padre suo.  Se tu sapessi qual’è la nostra gioia e felicità nel sentirci Padre, e nel vedere i nostri figli stretti a Noi d’intorno per mezzo delle nostre cose create.  Sicché la creatura col ricordarsi e riconoscere ciò che Dio ha fatto per essa, ci ama da Padre e Noi l’amiamo da figlia, ci sentiamo che la nostra Paternità non è Paternità sterile, ma feconda.  Così chi ricorda e riconosce ciò che feci e patì nella mia Vita e Passione, mi sento Redentore e do a possedere i beni della Redenzione, sicché le mie pene, le mie opere, i miei passi, si schierano intorno alla felice creatura per aiutarla, santificarla, e farla sentire gli effetti in essa di tutta la mia Vita.  E chi riconosce ciò che il nostro Amore ha fatto e può fare nell’ordine della grazia, mi sento Amante appassionato e le do il possesso del mio Amore, in modo che sentirà tal amore per Me da non poter vivere senza amarmi, e siccome il vero amore sta nel fare sempre la mia Volontà, Io ne faccio un prodigio del mio Amore e del mio Volere.  Qual dolore non sarebbe per un padre avere i figli e non vederli intorno per amarsi a vicenda e godersi il frutto delle sue viscere?  E se questi figli non possedessero i beni del padre, non sarebbe un dolore maggiore?  Tal’è la nostra Divinità, abbiamo disteso la nostra Paternità in modo infinito in tutta la Creazione; come Padre siamo tutt’occhio sui nostri figli affinché nulla li manchi, le nostre braccia sentono l’estremo bisogno d’amore di stringerli al nostro seno per dargli amore e ricevere amore, e quando vediamo la creatura che corre a Noi, vuole i nostri amplessi, oh!  come ci sentiamo felici ché la nostra Paternità è riconosciuta e può svolgere l’ufficio di Padre per i nostri figli.  La nostra generazione è quasi innumerevole, eppure pochi figli ci circondano, tutti gli altri sono lontani da Noi, lontani col cuore, con la volontà, lontani dalla nostra somiglianza, e nel nostro dolore nel vedere i pochi figli intorno a Noi diciamo:  “E gli altri figli nostri dove sono?  Come non sentono il bisogno d’avere un Padre Celeste, di ricevere le nostre carezze Paterne, di possedere i nostri beni? ” Perciò sii attenta, riconosci i nostri beni, le opere nostre e sentirai la nostra Paternità nel cielo tempestato di stelle, che nel loro mite scintillio ti chiamano figlia e ti attestano l’amore del Padre tuo.  La nostra Paternità si stende nel sole, che con la sua luce vibrante ti chiama figlia e ti dice:  “Riconosci nella mia luce il gran dono del Padre tuo, che ti ama tanto che vuole che sia la posseditrice di questa luce”.  La nostra Paternità si stende ovunque, nell’acqua che bevvi, nel cibo che prendi, nelle varietà delle bellezze di tutta la natura, hanno una voce comune, che tutte ti chiamano figlia del gran Padre Celeste, e come figlia sua vogliono essere possedute da te.  Ora, qual sarebbe il nostro contento, se in tutte le cose da Noi create, alla nostra voce tenera di chiamarti figlia, sentissimo la tua voce che ci chiamasse Padre e ci dicessi:  “Questo è dono del Padre mio, oh!  come mi ama, ed io voglio amarlo assai assai”.

 

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29-24

Giugno 30, 1931

 

Come la grazia più grande che Iddio fece all’uomo nella creazione,

fu di poter fare i suoi atti nella Divina Volontà.  Come questo

Regno esiste, e Umanità vissute lo hanno posseduto.

 

(1) Stavo pensando al Santo Voler Divino:  “Come mai potrà venire il suo regno sulla terra!  dato i tempi procellosi che minacciano tempeste e le tristi condizioni delle umane generazioni, sempre impossibile, e mi sembra che accrescono l’impossibilità, la indifferenza ed indisposizione di quelli che almeno si dicono buoni, che non hanno nessun interesse di far conoscere un Voler sì santo, e la sua Volontà che vuol fare la grande grazia che vuol regnare in mezzo alle creature, come mai potrà aver vita un bene che non si conosce? ” Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ciò ch’è impossibile alle umane vedute, tutto è possibile a Dio.  Tu devi sapere che la grazia più grande che facemmo all’uomo nella sua creazione, fu che poteva entrare nella nostra Volontà Divina per poter emettere i suoi atti umani, e siccome l’umano volere era piccolo e il Divino grande, quindi teneva virtù di assorbire il piccolo nel grande, e di cambiare l’umano nel Divino Volere.  Onde Adamo, nel principio della sua creazione entrò nell’ordine della nostra Volontà Divina, e vi fece molti dei suoi atti, e mentre col sottrarsi dal nostro Volere lui uscì da dentro di Esso, i suoi atti umani operati nel nostro Volere restarono come pegno e diritto dell’uomo, e come principio e fondamento d’un regno divino che lui acquistava; nella Divina Volontà, ciò che si fa in Essa è incancellabile, Dio stesso non può cancellare un’atto solo fatto dalla creatura nel Fiat Supremo.  Ora, essendo Adamo il primo uomo creato, era come conseguenza, essendo lui come la radice, il tronco di tutte le umane generazioni, che esse ereditassero quasi come rami ciò che possedesse la radice ed il tronco dell’albero dell’uomo; e come tutte le creature, come in natura, ereditano il germe del peccato originale, così ereditano i primi atti suoi fatti nel nostro Volere, che costituiscono il principio ed il diritto del regno del nostro Voler Divino per le creature.  A confermare ciò venne l’umanità della Vergine Immacolata ad operare e a seguire gli atti di Adamo, per compiere tutto intero il regno della Divina Volontà, per essere la prima ereditiera d’un regno sì santo e per dare i diritti ai suoi cari figli di farlo possedere; ed a completare tutto ciò venne la mia Umanità, che possedeva in natura la mia Divina Volontà, ciò che Adamo e la Sovrana Regina possedevano per grazia, per confermare col suggello dei suoi atti questo regno della Divina Volontà.  Sicché questo regno esiste in realtà, perché umanità viventi hanno formato i loro atti in Essa, come materiali necessari per formare questo regno, per dare il diritto alle altre umanità di possederlo.  E per maggiormente confermarlo insegnai il Padre nostro, affinché con la preghiera si disponesse e acquistasse i diritti per riceverlo, e Dio si sentisse come il dovere di darlo.  Coll’insegnare il Pater Noster, Io stesso mettevo nelle loro mani il diritto di riceverlo, e mi impegnavo a dare un regno sì santo, e ogni qualvolta la creatura recita il Pater Noster acquista una specie di diritto di entrare in questo regno; primo, perch’è preghiera insegnata da Me, che contiene il valore della mia preghiera; secondo, ch’è tanto l’amore della nostra Divinità verso le creature, che facciamo attenzione di tutto, notiamo tutto, anche i più piccoli atti, i santi desideri, le piccole preci, per ricambiarli con grazie grandi, possiamo dire che sono pretesti, occasioni che andiamo trovando per dirle:  “Tu hai fatto questo, e Noi ti diamo questo, tu hai fatto il piccolo e Noi ti diamo il grande.  Quindi il regno esiste, e se tanto ti ho parlato della mia Divina Volontà, non sono stati altri che i preparativi di tanti secoli della mia Chiesa, le preghiere, i sacrifici e la continua recita del Pater Noster che ha inclinato la nostra bontà a scegliere una creatura per manifestarle le tante conoscenze della nostra Volontà, i suoi grandi prodigi, così vincolavo la mia Volontà alle creature, dandole nuovi pegni del suo regno.  E come tu ascoltavi e cercavi di modellarti ai miei insegnamenti che ti davo, così formavo nuovi vincoli per vincolare le creature nella mia Volontà.

(3) Tu devi sapere che Io sono il Dio di tutti, e quando faccio un bene non lo faccio mai isolato, lo faccio a tutti, meno che, chi non vuol prendere, non prenda, e quando una creatura mi corrisponde Io la guardo non come una sola, ma appartenente a tutta l’umana famiglia, e quindi il bene dell’una viene comunicato agli altri.  Ora, se esiste il regno, umanità vissute lo hanno posseduto e fatto vita in esso, la mia Volontà vuol regnare in mezzo alle creature, le mie stesse conoscenze lo dicono a chiare note, come dunque tu pensi ch’è impossibile che venga questo regno?  A Me tutto è possibile, me ne servirò delle stesse tempeste e di nuovi eventi per preparare coloro che devono occuparsi di far conoscere la mia Volontà.  Le tempeste servono a purificare l’aria cattiva e anche a sgombrare cose nocive.  Perciò Io disporrò il tutto, so fare tutto, ho i tempi a mia disposizione.  Quindi lascia fare al tuo Gesù, e vedrai come la mia Volontà sarà conosciuta e compiuta”.

 

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29-25

Luglio 2, 1931

 

Come la Divina Volontà tiene virtù di convertire in natura il bene

che si fa.  Il ritorno delle opere al suo Creatore.  Come la Creazione

tiene un’atto determinato, la creatura un’atto crescente.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà per seguire i suoi atti, e giunta al punto dove il celeste bambino si trovava in Egitto e la Celeste Mamma cullandolo cercava di fargli prendere sonno, e nell’atto stesso si occupava con le sue mani materne di lavorare l’ abituccio al divino infante, ed io unendomi con la Mamma sua, facevo scorrere fra le sue dita e nel filo che scorreva il mio ti amo a Gesù, per fare formare e tessere l’abituccio insieme col mio ti amo, e sul piede della Regina che tentennava la culla mettevo il mio, per poter anch’io cullare Gesù e fargli ciò che le faceva la sua Mamma.  E mentre ciò facevo, il celeste bambino tra la veglia e il sonno diceva:  “Le mie due Mamma”.  Ond’io ricordando ciò, e che sta scritto nel volume 24, pensavo tra me:  “Ma ripete ancora il mio caro Gesù le dolci parole, le mie due Mamma?  Dopo una tempesta così terribile, che come grandine devastatrice ha colpito la povera anima mia, chi sa quanti difetti ho commessi, Gesù non si sentirà più quel tenero amore di dire sì dolcemente, le mie due Mamma”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu non hai cessato di ripetere, di unirti con la nostra Mamma Celeste, di cullarmi, di mettere il tuo ti amo per Me in ciò che Lei faceva, potevo Io cessare di dire:  “Le mie due Mamma? ” Allora sarei meno di te nell’amarti, mentre Io non mi faccio mai superare dall’amore della creatura, non solo, ma tu devi sapere che tutto ciò che la creatura fa nella mia Volontà, ha virtù di convertire in natura quel bene che fa, ed il vero bene in natura non si perde mai, né ci sono stenti nel ripeterlo quante volte vuole, stenti tu forse a respirare, a palpitare?  Perché è in natura, anzi, se non vuoi farlo devi emettere uno sforzo, ma sforzo che forse se ti viene di farlo ti costerà la vita.  Ed è questo il più gran prodigio della mia Volontà, convertire in natura la preghiera, l’amore, la santità, le sue conoscenze, ed Io quando veggo che la creatura si ha dato in balia della mia Volontà, ma tanto che Essa ha potuto cambiare in natura i beni divini, le mie parole risuonano nell’anima con la mia Potenza creatrice e danno in natura la maternità, e come Io posso non ripetere, le mie due Mamma?  Quando Io parlo è in realtà quello che dico, non è forse vero che la mia Mamma mi è Madre secondo l’ordine della natura, e mi è anche Madre nell’ordine Divino, in virtù della Volontà Divina che Lei possedeva?  Se Essa non possedesse il mio Volere non poteva essermi né Madre nell’ordine umano, né nell’ordine divino.  Oh!  quante cose sa fare in chi si fa dominare da Essa, sa far scendere l’ordine Divino nell’umano, e converte in natura l’ordine divino, e ne fa dei portenti da far stupire Cielo e terra, perciò fatti dominare dalla mia Volontà, ed Io ti farò risuonare in te la mia dolce parola:  “La mia cara mamma che il mio Fiat mi tiene sulla terra”.

(3) Dopo di ciò, seguivo il Fiat Divino nella Creazione e dicevo tra me:  “Voglio entrare nel sole per svuotarlo dell’amore che Iddio mise in Esso per amore delle creature, e sulle ali della sua luce riportarlo al mio Creatore come ricambio del mio amore; voglio svuotare il vento, per riportarle il ricambio dell’amore impetuoso, dell’amore gemente, imperante, affinché imperi sul cuore divino per rapirgli il regno della Divina Volontà sulla terra; voglio svuotare il cielo dall’amore che contiene per riportarle l’amore che non finisce mai, che non dice mai basta, per prenderlo da tutti i lati e portargli il ricambio d’amarlo dappertutto ed in tutti”.  Ma chi può dire tutti i miei spropositi che dicevo in ciascuna cosa creata?  Sarei troppo lunga, perciò non vado più avanti.  Onde mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia della mia Volontà, come mi è gradita l’anima che entra nel mio Volere per trovare in Esso tutte le opere mie, e sorvolando da una cosa creata all’altra, fa con la sua piccola capacità i suoi calcoli, per trovare quanta dose d’amore, di bontà, di potenza, di bellezza, e altro che ho messo in ciascuna cosa creata, e siccome chi sta nella mia Volontà ciò ch’è mio è suo, le abbraccia tutte e me le riporta nel mio seno ed intorno a Me come ricambio del suo amore, ed Io mi sento ritornare l’Amore che uscimmo nel creare tutta la Creazione, la Bontà, la Potenza, la Bellezza con cui sfiorammo tutta la Creazione, e nella nostra enfasi d’amore diciamo:  “La figlia della nostra Volontà ci ritorna le opere nostre, il nostro Amore, la nostra Bontà e altro, e mentre ce le ritorna, le lascia al loro posto”.  E ci sentiamo ripetere la gioia, la felicità come se di nuovo mettessimo fuori tutta la Creazione.  Or tu devi sapere che nel creare tutto l’universo, la varietà di tante molteplici cose, mettemmo un’atto determinato, un basta a ciascuna cosa, in modo che non possono oltrepassare nessun limite dal come furono create, però sebbene fu un’atto determinato e non possono andare più avanti, ma fu un’atto pieno, tanto che le creature non possono, né hanno capacità di prendere tutto il bene che ciascuna cosa creata contiene.  Tanto vero che chi può dire:  “Io posso prendere tutta la luce del sole?  Che il cielo non mi basta sopra del mio capo?  Che non mi bastano tutte le acque per dissetarmi?  Che la terra non è sufficiente sotto dei miei piedi?  E di tant’altre cose, e questo perché la nostra Divinità nel fare un’atto, nel creare le cose, è tanto il nostro Amore, la sovrabbondanza che possediamo, che mettiamo lo sfoggio, il lusso, lo sfarzo, nessun’opera nostra si può dire ch’è povera, tutte sfoggiano, chi in lusso di luce, chi fa sfarzo di bellezza, chi di varietà di colori e altro, pare che dicono nel loro muto linguaggio:  “Il nostro Creatore è immensamente ricco, bello, potente, sapiente, e perciò noi tutte come opere degne di Lui, facciamo sfoggio di lusso nell’ufficio datoci da Dio”.

(5) Ora figlia mia, non fu così nel creare l’uomo, in lui non fu messo un’atto determinato, ma un’atto sempre crescente, il nostro Amore non volle dire un basta all’uomo, sarebbe stato come inceppare il nostro Amore, arrestare la nostra foga, no, no, il nostro basta non si pronunziò nella creazione dell’uomo, non mise un termine, ma un’atto sempre crescente, mettendo quasi a piacere suo dove voleva giungere ed a sua disposizione il nostro atto crescente, affinché il nostro sfoggio d’amore non avesse un termine, ma che potesse far sfarzo di lusso, di grazia, di santità, di bellezza, di bontà ed altro, quanto più gli piacesse; legavamo il nostro atto crescente alla sua libera volontà, affinché non avesse nessun inceppo di fare quanto più lusso potesse.  E per fare che questo nostro atto crescente avesse nell’uomo tutti gli aiuti possibili ed immaginabili, le davamo anche la nostra Volontà Divina a sua disposizione, affinché le potesse mantenere a sue spese tutto il lusso che voleva, e la sovrabbondanza dei beni del suo Creatore.  Il nostro Amore non si fidò di dire basta all’uomo, figlio nostro, fin qui puoi giungere; no, no, sarebbe stato come se un padre volesse dire a suo figlio, fino al tale giorno sederai alla mia mensa, e poi basta, questo non sarebbe amore di paternità ma di padronanza; che il figlio può mettere un termine di ricevere gli alimenti del padre suo, può darsi, ma che il padre gli dica che starai digiuno, non lo farà giammai.  Tale è la nostra bontà, non diremo mai basta alla creatura, il nostro atto crescente le servirà di alimento continuo per crescere sempre e conservarsi, e se ingrata non si servirà del nostro atto crescente, dono grande dato dal suo Creatore, avremo il dolore di vedere il nostro caro figlio digiuno, povero, ed il nostro atto inceppato e senza vita, e scambierà la nostra foga d’amore in foga di dolore.  Onde se vuoi che il nostro atto crescente abbia vita in te, non uscire mai dalla nostra Divina Volontà, la quale sarà gelosa di farti crescere sempre, sempre”.

 

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29-26

Luglio 6, 1931

 

Il libro del Fiat nel fondo dell’anima.  Il libro del Fiat nella Creazione.  Come

la Volontà Divina tiene sotto la pioggia del suo atto continuo tutte le creature.

 

(1) La mia povera mente pare che non sa fare altro che pensare alla Divina Volontà, in ogni cosa che vedo va trovando la sua Vita, e l’interno facendo ciò, all’esterno non trova altro che quel Fiat Divino che tanto l’ama e vuole amore.  Sento il bisogno di trovarla in tutte le cose per respirarla, per sentire il suo palpito di luce che come sangue circola nell’anima e si costituisce vita primaria del mio povero essere, e dove non so trovarla mi sento che mi manca un palpito continuo, una boccata d’aria, per facilitare la Vita della Divina Volontà nell’anima mia.  E pregavo Gesù che mi insegnasse a trovarla in tutte le cose, per fare che in me mai potesse mancare la sua Vita perenne.  Ed il mio sommo bene Gesù, con tutta bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la mia Volontà e vive in Essa, forma nella sua anima il libro del Fiat Divino, ma questo libro dev’essere pieno, non vuoto, oppure qualche pagina scritta, se non è pieno finirà subito di leggerlo, e non avendo che leggere si occuperà di altro, e quindi la Vita della mia Divina Volontà sarà interrotta e come spezzata nella creatura.  Invece, se è pieno terrà sempre da leggere, e se pare che finisca, Io aggiungerò altre pagine più sublimi, per fare che mai le manchi la vita, la conoscenza sempre nuova e l’alimento sostanzioso del mio Voler Divino.  Sicché l’interno dev’essere come tante pagine per formare questo libro:  Pagina l’intelligenza, pagina la volontà e la memoria, pagina il desiderio, l’affetto, il palpito, pagina la parola, che deve saper ridire ciò che ha letto, altrimenti resterà un libro che non farà bene a nessuno, mentre chi forma un libro il primo scopo è di propagarlo.  Quindi tutto l’interno dev’essere scritto di pagine della mia Divina Volontà, e dev’essere tanto pieno questo libro, da non poter trovare altro da leggere se non che la sola mia Volontà.  Ora, quando l’anima ha pieno il suo libro interno, conoscerà molto bene il libro esterno della Divina Volontà, tutta la Creazione non è altro che libro di Essa, ogni cosa creata è una pagina che forma un libro grandissimo e di molti volumi.  Onde avendo formato il suo libro interno e letto ben bene, saprà leggere benissimo il libro esterno di tutta la Creazione, ed in tutte le cose ritroverà la mia Divina Volontà in atto di darle la sua Vita, le sue lezioni altissime e sublimi, ed il suo cibo prelibato e santo.  Succederà a chi ha formato nel suo interno questo libro del Fiat Divino e letto ben bene, come chi ha posseduto un libro, l’ha letto e riletto, ha studiato bene le cose più difficili, ha appianato tutte le difficoltà, dilucidati i punti più oscuri, in modo che ha consumato la sua vita sopra di quel libro, se una persona di fuori le portasse un’altro libro simile, lo saprà leggere certissimo e riconoscerà in quello il libro suo.  Molto più che la mia Volontà Divina ha chiuso la creatura nel cerchio suo Santissimo e ha messo nel fondo dell’anima il libro del suo Fiat, e nella Creazione ha ripetuto il suo libro divino, in modo che l’uno fa l’eco nell’altro e si intendono mirabilmente.  Ecco perciò è necessario riconoscere il libro del Fiat Divino nel fondo dell’anima propria, leggerlo ben bene per farne vita perenne, e così con facilità potrà leggere le belle pagine ed il gran libro della mia Volontà di tutta la Creazione”.

(3) Dopo di ciò continuavo i miei atti nella Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il mio Voler Divino tiene il suo atto continuo che non cessa mai di versare su tutte le creature il suo atto continuo e di investirle del suo atto di luce continuo, di santità, di bellezza, d’amore, di aiuto, di potenza, di felicità; è tanto il suo amore che un’atto non aspetta l’altro, e a torrente più che pioggia dirotta si versano su tutte le creature.  Quest’atto continuo viene riconosciuto e ricevuto da tutti gli abitatori della Patria Celeste, in modo che forma la sempre e nuova sorpresa di gioie ineffabili e di felicità senza fine, si può dire che forma la vita e sostanza della beatitudine di tutti i beati.  Ora, siccome la mia Divina Volontà lo possiede in natura quest’atto continuo, non può, né vuole cambiar regime, come lo dà nel Cielo quest’atto continuo di bene, così lo dà a tutta la Creazione ed a tutte ed a ciascuna creatura, perché tutti ricevono vita da questo suo atto continuo, se questo cessasse, cesserebbe la vita di tutti; al più ci può essere cambiamenti di effetti, perché agisce secondo le disposizioni di ciascuno, e perciò lo stesso suo atto continuo a chi produce un’effetto, a chi un’altro e chi, sventuratamente mentre sta sotto la pioggia di quest’atto continuo di luce, di santità, di bellezza e altro, non resta neppure bagnato, né illuminato, né santo, né bello, e converte in sé stesso l’atto continuo di bene in tenebre, in passione e forse anche in peccato.  Ma con tutto ciò il mio Voler non cessa mai il suo atto continuo di piovere i suoi beni divini su tutti, perché si trova nelle condizioni che si trova il sole, che ad onta che esseri umani non vorrebbero ricevere la sua luce, né alberi, né piante, né fiori, che potrebbe comunicare i tanti mirabili effetti che contiene il suo atto di luce continuo, cioè di dolcezze, sapore, la bella iride di tutti i colori, continuerebbe il suo atto di dare sempre luce; ma se il sole avesse ragione, piangerebbe con lacrime di luce ardente per il dolore di vedere nella gran ruota della sua luce tutti i beni che in realtà dà, ma non vengono ricevuti.  Più che sole è il mio Voler Divino, tiene coinvolta nella sua luce infinita tutti e tutto, la sua natura è di voler sempre dare, e di fatto dà, se tutti prendessero tutti sarebbero santi, il mondo si cambierebbe in felicità, ma con sommo dolore i suoi beni non vengono ricevuti, anzi respinti nella sua stessa luce; ma non si arresta, con amore tenero ed insuperabile continua il suo atto continuo di dare ciò che la sua luce possiede”.

 

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29-27

Luglio 13, 1931

 

Il moto è segno di vita.  Il passaporto per entrare nel regno della Divina

Volontà; la lingua ed il cittadino di esso.  La paciera tra Dio e le creature.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà e pensavo tra me:  “Come si può conoscere se regna nella creatura il Fiat Divino e nella povera anima mia, o il bene che Esso vi regna a no? ” Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Il moto è il segno di vita, dove non c’è moto non vi può essere vita.  Dunque per conoscere se la creatura possiede la mia Volontà, è se nell’intimo dell’anima sua sentirà come primo moto di tutto ciò che si svolge in essa la sola mia Volontà, perché essendo Essa moto primo, dove regna farà sentire il suo primo moto divino, da cui penderanno tutti gli atti interni ed esterni, come dal centro del primo moto della mia Divina Volontà.  Quindi sarà il primo moto, la parola d’ordine, il comandante, il reggitore, in modo che ciascun atto starà in aspettativa di ricevere il primo moto per muoversi e operare.  Onde, se la creatura sentirà negli atti suoi il primo moto del mio Volere, è segno che regna nell’anima sua, ma se invece sentirà nel suo primo moto il fine umano, il proprio piacere, le soddisfazioni naturali, il gusto di piacere alle creature, la mia Volontà non solo non regnerà, ma da Regina le farà da serva, servendola nei suoi atti, perché non c’è atto che può fare la creatura se la mia Divina Volontà non vi concorre, o dominandola o servendola.

(3) Ora tu devi sapere figlia mia, che il passaporto per entrare nel regno mio è la volontà risoluta di non fare mai la propria volontà, anche a costo della propria vita e qualunque sacrificio.  Quest’atto risoluto, ma vero, è come la firma che mette sul passaporto per partire nel regno della mia Divina Volontà, e mentre la creatura firma per partire, Dio firma per riceverla; quest’ultima avrà tanto valore che tutto il Cielo andranno incontro per riceverla nel regno del Fiat Divino in cui loro vivono, e saranno tutt’occhio sopra di questa creatura, che dalla terra tiene per vita e per regno quella stessa Volontà che loro tengono nel Cielo.  Ma non basta il passaporto, ma si deve studiare la lingua, i modi, le abitudini di questo regno divino, e questo sono le conoscenze, le prerogative, le bellezze, il valore che contiene la mia Volontà, altrimenti starebbe come straniero, né prenderebbe amore né sarebbe amata; se non si sacrifica a farne uno studio per poter parlare con quella stessa lingua e non si adatta alle abitudini di quelli che vivono in questo regno sì santo, vivrà isolato, perché non capendolo lo scanseranno, e l’isolamento non fa felice nessuno.  Oltre di ciò bisogna passare dallo studio alla pratica di ciò che si è imparato, e dopo una lunghezza di pratica viene in ultimo dichiarato cittadino del regno della mia Divina Volontà, e allora gusterà tutte le felicità che ci sono in regno sì santo, anzi saranno proprietà sue, e acquisterà il diritto di vivere in Esso come Patria sua”.

(4) Dopo di ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, chi vive nel mio Volere diviene la paciera fra Dio e le creature, tutti i suoi atti, parole, passi, le sue preghiere, i suoi piccoli sacrifici, sono come tanti vincoli di pace tra il Cielo e la terra, sono come armi paciere, che combatte il suo Creatore con armi di pace e di amore per disarmarlo e renderlo propizio, e scambiare i flagelli in misericordia.  E come l’umana volontà formò la guerra per guerreggiare Colui che la aveva creato, non solo, ma ruppe l’accordo, l’ordine e la pace, così il mio Volere, con la forza della sua Onnipotenza regnando nella creatura converte ciò che fa la creatura in vincoli d’accordo, d’ordine, di pace e d’amore.  Sicché da essa esce come una nuvoletta bianca, che elevandosi si spande e s’innalza fino al trono divino, che erompendo in tante voci per quanti atti ha fatto dice:  “Gran Dio, pace ti porto dalla terra, e Tu dammi la tua pace per portarla come vincolo di pace tra Te e l’umane generazione”.  Questa nuvoletta sale e scende, scende e sale e fa l’ufficio di paciera tra il Cielo e la terra”.

 

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29-28

Luglio 17, 1931

 

Pioggia benefica.  Creazione continua della Divina Volontà; ordine

esterno ed interno di Essa.  La creatura viene portata nelle sue braccia.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Fiat, la sua aria è così dolce, refrigerante, che si sente ad ogni istante rinascere a nuova vita; ma che cosa si respira in quest’aria del Voler Divino?  Si respira aria di luce, d’amore, di dolcezza, di fortezza, di conoscenze divine e di seguito, in modo che si senta rinnovellata a vita novella; quest’aria benefica e balsamica, come si respira così fa crescere la Vita Divina nella creatura, e siccome quando si respira l’aria, col respiro si chiude dentro, e col ripetere il respiro si mette fuori, perché è tanta la forza dell’aria, che si può tenere dentro quanto basta per vivere, il sopra più con lo stesso respiro si deve mettere fuori, ma che cosa mette fuori?  Ciò che ha ricevuto dopo che si è riempita; amore, luce, bontà ha respirato, amore, luce, bontà ridà.  Ma mentre la mia povera mente si perdeva in quest’aria divina, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutti gli atti buoni che fa la creatura nella mia Divina Volontà, si elevano a Dio, perché Essa tiene la Potenza Divina per tirare su, nella Patria Celeste, ciò che si fa nel suo Volere, e poi con la sua stessa Potenza li fa ricadere come pioggia benefica sulla stessa creatura, in modo che se la creatura ama, benedice, adora, ringrazia, loda, Dio la ricambia con nuova pioggia d’amore, di benedizioni, pioggia di ringraziamenti, perché si è sentito amare e ringraziare dalla creatura, ed erompendo in pioggia di lodi, la loda innanzi a tutta la corte celeste.  Oh!  come la nostra Bontà Divina sta aspettando l’adorazione, il gradito ti amo della creatura, per poter dare al nostro Amore lo sfogo di poterle dire:  “Figlia, ti amo”.  Quindi non c’è atto che la creatura fa per Noi, che la nostra tenerezza tutta paterna non le dà il ricambio moltiplicato”.

(3) Onde continuavo i miei atti nel Fiat Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la creatura è portata in braccio dalla mia Divina Volontà, ed è tanto il suo amore, che le tiene intorno tutta la Creazione, come se in atto la stesse sempre, sempre creando per farle piacere e renderla felice e dirle:  “La mia Forza creatrice mantiene tutta questa macchina dell’universo, se Essa si ritirasse, il sole come per incanto scomparirebbe, il cielo e tutte le altre cose si risolverebbero nel nulla, come dal nulla uscirono, sicché la mia Potenza creatrice mantiene di continuamente crearla, e può dire con tutta realtà, proprio per te sto creando il sole perché la tua vita, il tuo cammino fosse sparso di luce, per te l’azzurro cielo affinché il tuo occhio si spaziasse e dilettasse nella sua estensione, tutto per te sto creando, mantengo tutto in ordine perché ti amo”.  La mia Divina Volontà si fa Vita in atto di tutte le cose, le sostiene e conserva, le mette intorno alla creatura per farla sentire da tutte le cose e da tutte le parti la sua Vita irremovibile, la sua Forza immutabile, il suo Amore invincibile.  Si può dire che la stringe dappertutto come trionfo del suo Amore.  E non solo mantiene l’ordine esterno e tutte le cose in atto, come se le stesse creando, ma mantiene internamente, con la sua Forza creatrice, tutto l’ordine interno della creatura, sicché sta sempre in atto di creare il palpito, il respiro, il moto, la circolazione del sangue, l’intelligenza, la memoria, la volontà; corre come vita nel palpito, nel respiro, in tutto, sostiene e conserva, senza mai ritirarsi dall’anima e dal corpo.  Eppure questa mia Suprema Volontà è tutto, fa tutto, dà tutto, e non è riconosciuta, anzi dimenticata; potrebbe dire come Io dissi agli apostoli:  “É tanto tempo che sto con voi e non mi conoscete ancora”.  Si fanno conoscere tante cose che non formano vita della creatura, e la mia Volontà che forma la vita ed è atto continuo di vita, altrimenti non potrebbe vivere, non si fa conoscere nulla.  Perciò figlia mia sii attenta, riconoscila in te e fuori di te, in tutto, più della tua stessa vita, e sentirai cose mirabili, il suo atto continuo che con amore instancabile ti ama, e sol perché ti ama ti dà la vita”.

 

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29-29

Luglio 23, 1931

 

Fecondità di luce.  La Creazione festa di Dio e

della creatura.  La Divina Volontà regime e regola.

 

(1) Sono di ritorno nelle braccia del Fiat Divino, mi sembra che la sua luce immensa mi scorre come mare a me d’intorno, ed io come faccio i miei atti d’amore, d’adorazione, di ringraziamenti, prendo da dentro questa luce, l’amore che possiede la Divina Volontà, però ne prendo quanto ne posso prendere, perché come creatura non mi è dato di prenderlo tutto, tanto è immenso, ed io non ho né capacità né spazio dove rinchiudere quest’amore interminabile, ma però mi riempio tutta, in modo che ad onta che sono creatura, il mio amore verso chi mi ha creato è pieno ed intero; così la mia adorazione, perché gli atti fatti nel Voler Divino devono possedere tale pienezza, che la creatura deve poter dire:  “Il mio essere si è sciolto tutto in amore, in adorazione, nulla mi è rimasto”.  Ed il Creatore deve poter dire:  “Tutto l’amore che poteva darmi mi ha dato, nulla si è rimasto per sé”.  Però come facevo i miei piccoli atti in questo mare, si formavano le piccole onde, che scaricandosi nella mia intelligenza si cambiavano in luce di conoscenza sulla Divina Volontà.  Ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi vive nella mia Divina Volontà ha sempre che ci fare con la luce, mai con le tenebre; e siccome la luce è feconda, partorisce nell’anima le verità che essa possiede.  La virtù della luce è meravigliosa e miracolosa, e mentre col guardarla non si vede altro che luce, dentro possiede la pienezza dei beni, ma comunica questi beni non a chi solo la guarda, ma a chi si fa toccare, plasmare, stringere, baciare coi suoi baci ardenti, come tocca purifica, come plasma trasforma, come stringe così chiude la sua luce nell’anima, e con la sua fecondità che non sa stare mai oziosa, il suo lavoro è incessante, comunica la belle iride dei colori e bellezze divine, e coi suoi baci infonde le verità più belle ed i segreti ineffabili del suo Creatore.  Vivere nella luce della mia Divina Volontà e non stare a giorno delle cose divini, dei nostri segreti, non sentire la virtù fecondatrice di questa luce, sarebbe come se Iddio volesse fare vita separata dalla sua creatura; invece fu questo l’unico scopo, che vogliamo che la Volontà nostra sia anche quella della creatura, perché vogliamo fare vita insieme e permanente con essa.  Quindi sarebbe assurdo vivere nel mio Voler e non sentire la fecondità dei suoi beni che questa luce possiede, qual’è quella di far vivere di Dio medesimo la creatura”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, ecco perciò nella Creazione ci furono tanti preparativi, come preparatoria ad una delle più grandi feste solenni, che la nostra Divinità voleva solennizzare con la creatura, fin dal principio della sua esistenza.  Che cosa non preparammo per fare che questa festa fosse una delle più solenni?  Cieli tappezzati di stelle, sole smagliante di luce, venti refrigeranti, mari, fioriture e frutti incantevoli con la varietà di tanti gusti e dolcezze.  Dopo aver tutto preparato creammo l’uomo, perché festeggiasse, e Noi insieme con lui; era giusto che il Padrone della festa, che con tanto amore l’aveva preparata, assistesse e godesse insieme.  Molto più che la sostanza della festa la formano la compagnia degli invitati che si vogliono alla festa, e per fare che questa festa non fosse mai interrotta tra Noi e l’uomo, gli davamo la nostra stessa Volontà, che regolava il nostro Essere Divino, affinché uno fosse il regime e la regola tra Dio e la creatura.  Onde come l’uomo si sottrò dalla nostra Volontà, perdette il nostro regime e la nostra regola, e finimmo di festeggiare d’ambi le parti.  Onde, come tu fai i tuoi atti in Essa e ci ricordi tutto ciò che facemmo nella Creazione, per imbandire la nostra festa alla creatura, sentiamo che il nostro Fiat è il tuo regime e la tua regola, questo ci lega e stringe di nuovo e ci forma la nuova festa, e ci fa ripetere quella della Creazione”.

(4) Ed io:  “Mio amato Gesù, per quanto più voglio vivere nel tuo Volere e morire piuttosto anziché non fare la tua Santissima Volontà, pure mi sento cattiva, imbrattata, come posso ripeterti questa festa? ” E Gesù ha ripreso:

(5) “E’ tanto l’amore nostro per chi è decisa di vivere in Essa e farla sempre, che si fa pennello di luce, e pennellando col suo tocco di luce e calore, purifica la creatura da qualunque macchia, affinché non avesse vergogna della nostra Presenza adorabile, e ce la mette con tutta fiducia e amore a festeggiare insieme con Noi.  Perciò lasciati pennellare dalla mia Divina Volontà, anche a costo di subire qualunque pene, ed Essa ci penserà a tutto”.

 

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29-30

Luglio 27, 1931

 

Il gran male di chi non fa la Divina

Volontà.  Esempio d’Adamo interessantissimo.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Santo Voler Divino, e comprendevo il gran bene che la mia piccola anima sentiva nel vivere in balia d’un Volere sì Santo.  Esso ha tale gelosia, l’ama tanto, prende impegno di tutto, anche delle cose più piccole di questa creatura, che par che dica:  “Nessuno me la tocchi, e guai a chi ardisse”.  Ond’io pensavo:  “Mi ama tanto, ed io ho avuto mai la grande sventura di oppormi ad una Volontà sì amabile e adorabile?  Io dubito forte, specie in quest’ultimo periodo della mia esistenza, in ciò che ho passato, che ci sia stato qualche rottura tra la mia e la Volontà Divina”.  E mentre la mia povera mente era funestata dal triste dubbio, il mio dolce Gesù, non sopportando di vedermi angustiata, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, coraggio, sbandisce dalla tua mente ogni dubbio e angustia, perché queste ti debilitano e ti fanno spezzare il volo verso quel Volere che tanto ti ama; è vero che ci sono state riflessioni, paure, mancanze di pieno abbandono, in modo che tu sentiva il peso della tua volontà, come se volesse uscire in campo per fare la sua via, e ti rendeva come una bambina picciosa che teme di tutto, ha paura di tutto, e tanto, che spesso spesso piange, ed Io ti teneva stretta fra le mie braccia per sostenerti, e vigilavo più che mai la tua volontà per tenerla sicura.  Quindi figlia, rotture vere tra la mia Divina Volontà e la tua, non ce ne sono state, e se, mai sia, ciò fosse stato, il Cielo ti liberi figlia mia, sareste incorsa nella stessa disgrazia di Adamo.  Quanti preparativi non fu preceduta alla sua esistenza, il nostro Amore non si dava pace, come più mettere fuori a cielo e sole, ameno giardino e tant’altre cose, tutti atti preparatori come sbocco delle opere nostre per amor di quest’uomo, e nel crearlo sboccò la nostra Vita Divina in lui, facendosi vita permanente di costui, in modo che ci sentiva dentro come vita perenne, e ci sentiva fuori nelle opere nostre create per amor suo.  Il nostro Amore fu tanto, che si fecce rivelatore del nostro Essere Divino nell’interno dell’uomo, perché aveva stabilito la nostra Vita permanente in lui, e rivelatore al di fuori, in modo che ogni cosa creata era una rivelazione del nostro Amore che le faceva.  Molto più che nella Creazione gli furono date all’uomo, tanto la Vita nostra quanto tutte le cose create in modo permanente, non ad intervallo.  Un bene oggi sì, e domani no, è un’amore spezzato, e la natura del nostro Amore non si adatta ad un’amore interrotto, esso è eterno e non dice mai basta.  Quindi Adamo come la ruppe con la nostra Volontà Divina, si giocò tutta la Creazione, e anche la nostra Vita in lui; è tanto grande l’offesa di sottrarsi dalla nostra Divina Volontà, che mettiamo da parte tutti i nostri preparativi, il gran bene che abbiamo messo fuori, e ci ritiriamo dall’uomo, e con Noi resta offesa la Creazione tutta.  Sicché come Adamo formò la rottura con la nostra Volontà, si offese il cielo, le stelle, il sole, l’aria che respirava, il mare, la terra che calpestava, tutti si sentirono offesi, perché la mia Divina Volontà è come palpito e circolazione di sangue di tutte le cose create, perciò tutti sentirono il dolore della rottura dell’umano volere, sentendosi toccare il palpito da cui ricevevano vita e conservazione.  Ora, se mai sia, ci fosse stata rottura di volontà tra la tua e la mia, avrei messo da parte i tanti miei preparativi fatti nell’anima tua, le mie tante grazie versate e mi sarei ritirato mettendoti da parte; se continui a sentirmi, è segno che la mia Volontà sta salda in te, e la tua sta al suo posto.

(3) Se tu sapessi che significa non fare la mia Divina Volontà!  La creatura ardisce d’impedire e di far morire quel moto che mai cessa, e di dar morte agli atti santi che la mia Volontà Divina ha stabilito di compiere nella creatura.  Essa vuol dare Vita Divina, e mentre la sta per dare, se l’umana volontà non la riceve e si oppone, si fa coltello per uccidere e soffocare questa Vita Divina nell’anima sua; sembra che sia nulla il non fare la mia Volontà, mentre è tutto il male della creatura, è l’offesa più grande per la nostra Maestà Suprema.  Perciò sii attenta, ed il tuo abbandono in Esso sia continuo”.

 

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29-31

Agosto 3, 1931

 

Ogni atto fatto nel Voler Divino forma l’alimento per far crescere la

Vita Divina nella creatura.  Il dono più grande che fa Dio:  “La verità”.

 

(1) Sono sempre lì, nel centro del Fiat Divino, sebbene sotto l’incubo della privazione del mio dolce Gesù, oh!  com’è doloroso sentirsi sfuggire quel Gesù che mi ama ed amo, e che formando la mia vita di forza, d’amore, di luce, sfugge da dentro la mia vita la sua Vita d’amore, di forza e di luce.  Oh!  Dio, che pena, sentir la vita, ma la vera Vita non c’è, che tortura, che strazio, oh!  come mi sento di ripetere:  “Non vi è dolore simile al mio dolore, Cieli e terra piangete meco, e tutti imploratemi il ritorno di quel Gesù che mi ama ed amo”.  Onde mi abbandonavo più che mai in quel Fiat Divino che nessuno mi può togliere, neppure lo stesso Gesù; se Lui si nasconde, mi fa delle scappatine, ma il Voler suo Divino non mai mi lascia, è sempre meco e la mia povera mente si gira intorno a tutto ciò che il Fiat Divino ha fatto e fa per amor nostro, e siccome pensavo al suo grande amore nel crearci, il mio amato Gesù, uscendo dal suo nascondiglio mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la creazione dell’uomo fu il centro dove la nostra Divinità accentrava tutti i beni che dovevano sorgere nella creatura, mettevamo in essa Vita Divina e Volontà Divina, vita umana e volontà umana; la vita umana doveva servirci d’abitazione, e le due Volontà fuse insieme, dovevano fare vita in comune, con sommo accordo, anzi l’umana volontà doveva prendere dalla nostra per formare i suoi atti, e la nostra doveva stare in atto continuo di dare del suo, per fare che la umana volontà restasse modellata e tutta informata nella Divina Volontà.  Ora, non c’è vita, tanto umana, spirituale e Divina, che non ha bisogno d’alimento per crescere, per fortificarsi, abbellirsi e felicitarsi.  Molto più che Noi mettevamo la nostra Vita Divina nell’uomo, perché era incapace di ricevere tutta la pienezza del nostro Essere Divino mettevamo in lui quanto poteva contenere della nostra Vita, dandogli libertà di farla crescere quanto più poteva e voleva.  Quindi, la nostra Vita nell’uomo, per crescere, aveva bisogno d’alimento, ecco la necessità di mettere in lui una Volontà Divina; la nostra Vita Divina non si sarebbe adattata di alimenti di volontà umana.  Ecco perciò che tutti gli atti della creatura fatti in virtù, e nella nostra Volontà Divina, servirebbero ad alimentare e far crescere la nostra Vita Divina in essa, in modo che mano mano che andava facendo i suoi atti nel nostro Fiat, ora prendeva il nostro Amore e ci alimentava, ora prendeva la nostra fortezza, ora la nostra dolcezza infinita, ora le nostre gioie divine per alimentarci.  Che ordine, che armonia mettevamo nel creare l’uomo tra lui e Noi, fino a chiedergli i nostri stessi alimenti per mezzo suo, non perché avevamo bisogno, no, ma per mantenere la foga d’amore, la corrispondenza, l’unione inseparabile tra lui e Noi, e mentre lui si occupava di Noi, Noi ci occupavamo di alimentare lui, e di conservare la nostra cara abitazione, non solo, ma facendogli altri doni più belli, per renderlo più felice, amarlo di più e farci più amare.  Ma vuoi sapere tu quali sono i nostri doni più belli che facciamo alla creatura?  Manifestarle una conoscenza del nostro Essere Supremo, una verità che ci appartiene, un nostro segreto, è il dono più bello che le facciamo; ognuno di questi doni è un vincolo di più che mettiamo tra essa e Noi, ogni nostra verità è una proprietà che mettiamo nell’anima sua.  Ecco perciò che nell’anima dove regna la nostra Volontà, troviamo i nostri alimenti divini, le nostre proprietà per quanto a creatura è possibile, la nostra abitazione, quindi ci troviamo in casa nostra, nel nostro centro, in mezzo alle nostre proprietà.  Vedi dunque che significa far regnare la nostra Volontà ed il gran bene di farti conoscere le nostre verità, ogni nostra conoscenza porta ciascuna il suo dono distinto:  Chi porta la sua luce, chi la fortezza, chi la bontà, chi la sapienza, chi l’amore, e così di seguito, ognuna di esse vincola la creatura in modo speciale a Dio, e Dio ad essa.  Perciò sappi corrispondere ai tanti doni che il tuo Gesù ti ha fatto, e viva sempre nel nostro Volere”.

 

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29-32

Agosto 10, 1931

 

Bruttezza della natura umana senza della Divina Volontà;

bellezza di chi vive in Essa.  Il sorriso del Cielo sulla terra.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sento la sua forza rapitrice che dolcemente s’impone sopra di me, ma senza sforzarmi, perché le cose forzate non gli piacciono, non sono per Esso, sono robe che non gli appartengono.  Quindi sta tutt’occhio per fare che tutti gli atti miei ricevessero la Vita della Divina Volontà e diventassero come se fossero atti suoi, e mi sembra che ogni mio atto fatto nella sua Volontà adorabile è una vittoria che fa sulla piccolezza della mia volontà.  Onde pensavo tra me:  “Com’è brutta la natura umana senza della Divina”.  Ed il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, brutta è la natura umana che vive senza della mia Volontà, perché essa fu creata dall’Ente Supremo per vivere unita insieme col Fiat Divino, sicché col vivere senza di Esso succede uno spostamento nell’umana natura, in questo spostamento viene spostato l’ordine, la forza, l’amore, la luce, la santità, la stessa ragione; tutte queste belle doti ci sono nella creatura, perché furono messe da Dio come dentro d’un sacrario, ma ci sono fuori del loro posto, tutte in disordine, e siccome stanno fuori posto, uno è contro dell’altra, le passioni combattono la santità, la debolezza combatte la forza, l’amore umano combatte il divino, la creatura il Creatore, e così di seguito.  La natura umana senza della Divina Volontà si trasforma in brutta, si capovolge, e nel suo disordine muove guerra al suo Creatore.  Succede come l’anima ed il corpo, che sono stati creati da Dio per fare vita insieme, se il corpo vorrebbe far vita separata dall’anima, non gli toccherebbe la triste sorte di subire tale trasformazione da non più riconoscersi da quel che era?  Col creare l’uomo la nostra Divinità, vi concorse la nostra infinita Sapienza, che come artefice e come perito che possiede tutta la scienza dell’arte di saper creare, nella nostra Onniveggenza vide che per fare che quest’uomo fosse il nostro onore, e opera degna delle nostre mani creatrici, e la nostra gloria e anche la sua, doveva essere formato corpo e anima, e sobbarchevamo la nostra Volontà come vita primaria dell’anima e del corpo, sicché ciò che è l’anima al corpo, la nostra Volontà doveva essere per l’una e per l’altro.  Quindi la creatura è stata creata e ha avuto nel suo principio:  Corpo, anima, e volontà umana e Divina, tutto insieme, le quali dovevano fare vita in comune con sommo accordo.  E la nostra Volontà che teneva il primato doveva farsi alimentatrice e conservatrice e dominatrice di questa creatura.

(3) Onde, se senza della nostra Volontà Divina la natura umana è bruttezza, unita con la nostra è d’una bellezza rara ed incantevole; nella sua creazione gli fu messo da Noi il germe della luce, ed il nostro Fiat, più che madre tenerissima, si stende con le sue ali di luce sopra di questo germe e lo carezza, lo allieta, lo bacia, lo alimenta, lo fa crescere e le comunica col suo calore e luce tutte le varietà delle bellezze divine, e la natura umana riceve la partecipazione, si sta sotto l’influsso impetuoso e continuo d’una Forza, d’una Santità, d’un Amore tutto Divino, e cresce bella, amabile e ammirabile a tutti.  Perciò la natura umana come fu creata da Noi, non è brutta ma bella, né Noi sappiamo fare cose brutte, ma si può rendere brutta col non stare ai modi come fu creata e voluta da Noi.  Vedi dunque com’è necessario che le creature facciano e vivano nella nostra Volontà, perché Essa entra nel primo atto della sua creazione.  Quindi, distrutto questo, resta sfigurata e senza vera vita.  Tutte le cose create furono create con due, e anche con tre elementi insieme:  Il sole possiede luce e calore, se la luce vorrebbe vivere isolata senza calore, sarebbe luce sterile senza fecondità, e se il calore vorrebbe isolarsi dalla luce, si cambierebbe in tenebre, ed ecco sfigurato il più bel pianeta che forma l’incanto di tutto l’universo, e con la sua luce domina e fa bene a tutti.  La terra è formata dell’elemento di terra e acqua, se la terra vorrebbe farne a meno dell’acqua, diventerebbe polvere, e non formerebbe il solido pavimento dove l’uomo potrebbe innalzare edifici, camminare con passo fermo, tutto vacillerebbe sotto i suoi piedi; ma non basta, se la terra non vorrebbe ricevere il seme nel suo seno, non formerebbe le belle fioriture, le dovizie dei frutti; sicché, terra, acqua e seme, devono vivere insieme, uno dev’essere vita dell’altra, devono stare uniti insieme come ebbero il principio della loro creazione, diversamente farebbe terrore e resterebbe senza la vita del bene da Dio assegnatole, che doveva fare alle creature.  Tutte le cose non furono create isolate, e tutto il bene sta nel mantenersi come furono create da Dio.  E poi, anche le scienze, se una persona vorrebbe imparare a leggere e non volesse imparare le vocali, e poi l’unione delle consonanti, che sono il principio, il fondamento, la sostanza, da cui derivano le scienze, potrebbe mai impararsi a leggere?  Non mai, potrebbe diventare pazzo sui libri, ma impararsi non mai.  Vedi dunque la stretta necessità di attenersi al modo come sono state formate le cose al principio della loro esistenza, se non si vogliono cambiare da belle in brutte, da bene in male, da vita in morte.  Ora, che cosa può sperare di bene la creatura se non vive unita con la nostra Volontà Divina, in cui fu stabilito il principio della sua creazione?  Oh!  se tutti lo comprendessero, come sarebbero attenti a farsi dominare, alimentare, crescere dalla mia Volontà, che essendo principio della loro esistenza formerebbe in essi tutto il bello, il buono, ed il santo e la grande fortuna della vita quaggiù, e poi la grande gloria della loro vita lassù”.

(4) Dopo di ciò continuavo i miei atti nella Divina Volontà, e mi pareva che questi atti fatti in Essa, avevano virtù di unire Cielo e terra, e di attirare tutti gli abitatori Celesti a guardare la creatura che si faceva investire dal Voler Divino, per darle il campo d’azione negli atti suoi.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, non vi è cosa più bella, più santa, più graziosa e che possiede una forza e virtù rapitrice, di un’anima che si fa dominare dalla mia Divina Volontà; essa è il sorriso del Cielo e della terra, ogni suo atto forma un rapimento al suo Creatore, il Quale sente la dolce Forza della sua Volontà nella creatura, e dolcemente si fa rapire, e tutti i beati sentono che dalla terra c’è chi rapisce la Volontà del Cielo per farla sua e vivere in comune con loro.  Oh!  come si sentono doppiamente felici nel vedere che anche in terra regna quel Fiat, che mentre beatifica loro e forma la loro suprema felicità, vi regna in un punto della terra, operante e trionfante.  Perciò si vede in quel punto di terra, un nembo di Cielo, una Volontà Divina operante, un sorriso della Patria Celeste, che attira l’attenzione di tutto il Cielo sopra di quel punto, per tenerlo difeso e godersi quel sorriso che forma la Volontà Divina in quella creatura, perché i santi sono inseparabili da tutti gli atti di Essa, e godono e prendono parte a secondo il loro merito.  Molto più, ché gli atti fatti nella mia Divina Volontà sono tante catene d’amore che scorrono tra il Cielo e la terra, e amano tutti, senza mettere da parte nessuno, e siccome ama tutti, è la ben voluta da tutti.  Perciò figlia mia, sii attenta, vola, corri sempre nel mio Voler Divino, affinché formi il sorriso del Cielo sulla terra; è bello veder sorridere il Cielo, ma siccome sono proprietà sue la felicità ed il sorriso, perciò si rende più bella la terra, più attraente, che non sono sue proprietà il celeste sorriso che forma la mia Divina Volontà nella creatura”.

 

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29-33

Agosto 22, 1931

 

Messaggeri divini che portano la bella notizia alla

Patria Celeste.  Come la Divina Volontà non si

contenta delle sole parole, ma vuol fare i fatti.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, e cerco per quanto posso di unire i miei piccoli atti a quelli della Divina Volontà, per formare un solo cogli atti suoi, quasi per poter dire:  Ciò che fai Tu facc’io, mi tuffo nella tua luce per stendermi insieme con Te, e così posso abbracciare e amare tutti con la tua stessa Volontà.  Ma mentre ciò facevo, il mio amato Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, gli atti fatti nella mia Divina Volontà hanno tale virtù e potenza, che si trasformano in messaggeri divini, che partono dalla terra per la volta dei Cieli.  E siccome questi messaggeri partono da dentro la mia Divina Volontà, ma spediti da una creatura che opera e vive in Essa, portano con sé l’entrata libera nella nostra Patria Celeste, e portano la lieta notizia che la terra vuole il regno del nostro Volere, giacché una piccola esiliata vive e opera in Essa, e non fa altro che servirsi di quello stesso Volere che regna in Cielo per chiedere che scenda a regnare sulla terra come regna nel Cielo.  Questi messaggeri di luce, quanti segreti non nascondono; già da per sé stessa la luce del nostro Voler Divino è la segretaria di tutte le cose divine e umane, e sa mantenere il vero segreto, e mentre apparentemente si vede luce, dentro di questa luce nasconde tutti i segreti e tutte le cose, nessuno le può sfuggire.  Questa luce contiene il gran segreto di tutta la storia della Creazione, e solo confida i suoi segreti a chi vuol vivere nella sua luce, perché la luce tiene virtù di disporre la creatura a vivere ed a comprendere i suoi segreti divini, e se occorre, la disporrà a mettere la vita, per far dare vita ai suoi intimi segreti e allo scopo della Creazione, che fu solo che la nostra Volontà regnasse come in Cielo così in terra.  Perciò figlia mia, se tu starai attenta a vivere sempre della mia Volontà, Essa ti affiderà tutti i segreti della storia della Creazione, farà il deposito nell’anima tua di tutte le sue gioie ed intimi suoi dolori, e come segretaria sua, con la sua luce vibrante, trasformandosi in pennello, dipingerà in te il sole, il cielo, le stelle, il mare, le belle fioriture.  Perché Essa quando parla non si contenta di sole parole; al suo inestinguibile amore e alla sua luce interminabile non gli bastano le parole, ma vuol fare i fatti, e perciò con la sua virtù creatrice, mentre affida i suoi segreti, parla e forma la nuova creazione nella creatura, non si contenta di dire i suoi segreti, ma vuol fare le opere che contengono i suoi segreti.  Quindi nella creatura che vive nella mia Volontà si vedranno nuovi cieli, soli più fulgidi della stessa Creazione, perché tu devi sapere che Essa tiene una smania, un desiderio ardente di voler sempre operare; ma va trovando chi la vuole ascoltare, e chi vuol ricevere la sua virtù creatrice per non esporre all’inutilità le opere sue, e per essere sicura va trovando la sua stessa Volontà nell’anima, e trovandola trova le sue opere garantite dal suo stesso Fiat Divino, perciò non si risparmia in nulla, e vi fa le opere più belle ed i prodigi più grandi.  Oh!  Potenza del mio Volere Onnipotente, se tutti ti conoscessero, ti amassero e ti facessero regnare, la terra si cambierebbe in Cielo”.

 

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29-34

Agosto 30, 1931

 

Come Iddio vuole a Sé la creatura per dargli la sorpresa

di nuovi doni; l’amore, l’ordine, l’inseparabilità di tutte le

cose create e come la creatura è vincolata con esse.

 

(1) Stavo facendo i miei atti nel Voler Divino, pregandolo che investisse tutto l’essere mio, affinché potesse uscire da me palpiti, respiri, parole, preghiere, come tanti ripetuti atti di Divina Volontà.  Oh!  come amerei di essere un’atto continuato di Essa per poter dire:  “Ho in mio potere tutti gli atti tuoi, il tuo stesso amore, e perciò faccio ciò che fai, e non sono meno di te nell’amarti”.  Mi sembra che il vero amore non si sa restringere, ma si vuole tanto allargare che vuole in suo potere l’amore infinito, e siccome alla creatura non gli è dato di poterlo abbracciare, ricorre alla Divina Volontà per averlo, e tuffandosi in Essa dice con sommo contento:  “Amo con amore infinito”.  Ma mentre la mia piccola intelligenza si perdeva nel Fiat Divino, il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi si contenta del piccolo amore che possiede la creatura, non è della natura del vero amore, molto più che il piccolo amore è soggetto a spegnersi, e al contentarsi viene a mancare la sorgente necessaria che dà la vita ad alimentare la fiamma del vero amore.  Ecco perciò figlia mia la nostra Paterna Bontà nel creare l’uomo, gli davamo tutta la libertà di poter venire da Noi quante volte il volesse, non fu messo nessun limite, anzi per invogliarlo maggiormente a venire spesso spesso da Noi, gli premettevamo che ogni qualvolta sarebbe venuto, le sarebbe dato la bella sorpresa d’un nuovo dono.  Al nostro Amore inestinguibile le sarebbe stato di dolore se non avesse sempre da dare ai figli suoi, anzi con ansia aspetta la loro venuta, per farli ora una sorpresa, e ora un’altra, di doni uno più bello dell’altro; il nostro Amore vuole banchettare insieme con la creatura e si contenta di preparare il banchetto a sue spese, per avere occasione di sempre dare.  Fa proprio come un padre che vuole la corona dei figli intorno a lui, non per ricevere, ma per dare e preparare feste e banchetti per divertirsi insieme coi figli suoi, qual dolore sarebbe per un padre amante, se i figli non andassero o non avessero che dargli?  Per la nostra Paterna Bontà non c’è pericolo che non abbiamo che dargli, ma c’è pericolo che i figli non vengano, ed il nostro Amore delira ché vuol dare.  E per essere più sicuro dove la creatura deve mettere i nostri doni, vuol trovare in essa la nostra Divina Volontà, la quale conserverà il valore infinito dei nostri doni, e la creatura non si sentirà più piccola nel suo amore, nelle sue preghiere, negli atti suoi, ma sentirà insieme con la nostra Volontà che in essa scorre, una vena infinita, in modo che tutto diventa infinito per essa:  Amore, preghiere, atti, e tutto.  Quindi sentirà in sé il contento che non è meno di Noi nell’amarci, perché un Volere Divino tiene in suo potere e corre negli atti suoi”.

(3) Onde seguivo il mio giro negli atti che il Fiat Onnipotente aveva fatto nella Creazione, per amare, onorare, e ringraziare ciò che aveva fatto in essa, e comprendevo l’ordine, l’unione, l’inseparabilità che posseggono tutte le cose create, e questo sol perché una Volontà Divina le domina, sicché la Creazione tutta si può chiamare un’atto solo continuo di Volontà Suprema, la quale essendo una la Volontà che regna, mantiene la pace, l’ordine, l’amore, l’inseparabilità fra tutte le cose create, altrimenti se non ci fosse una sola volontà che le dominasse, ma più d’una, non ci sarebbe vera unione tra loro, anzi, il cielo farebbe guerra al sole, il sole alla terra, la terra al mare, e così di seguito, imiterebbero gli uomini che non si fanno dominare da un solo Voler Supremo, che non c’è vera unione tra loro, ma uno contro dell’altro.  Mio Gesù, Amor mio, oh!  come vorrei essere un’atto solo di tua Volontà per stare in pace con tutti, e possedere l’unione, l’inseparabilità del cielo, del sole, di tutto, e Tu troveresti in me l’amore che mettesti nel cielo, nel sole, in tutto.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutte le cose da Noi create posseggono la forza unitiva ed il vincolo dell’inseparabilità; il nostro Fiat Divino, per quanto sappia fare cose distinte tra loro, in modo che una cosa creata non può dire che, io sono come l’altra, il cielo non può dire che è sole, il sole non può dire che è mare, ma però non sa fare cose isolate e separate fra loro; le piace tanto l’unione, che le mette in condizione che una non può separarsi dall’altra, e mentre sono distinte e ognuno fa il suo ufficio, però nel moto, nel girare che fanno, è tanto l’ordine e l’unione che tengono, che uno è il moto, uno è il giro incessante che fanno, ma perché il mio Fiat le fa muovere e girare continuamente?  Per darle la corsa dell’amore verso Colui che l’ha create, e per farle correre verso le creature, per farle esercitare il loro ufficio di porgere l’amore del loro Creatore, per causa delle quali furono create.  Ora la creatura possiede il vincolo di tutte le cose create e gira insieme con esse, ed ecco come se tu respiri è l’aria che ti fa respirare, palpitare, circolare il sangue nelle tue vene; ora, l’aria ti dà il respiro, il palpito, e se lo prende per ridartelo di nuovo, e mentre incessantemente dà e prende il tuo respiro essa gira, corre insieme con tutte le cose create, ed il tuo respiro gira, corre insieme con l’aria, il tuo occhio coll’empirsi di luce corre nel sole, i tuoi piedi corrono insieme con la terra.  Ma vuoi sapere chi ha il gran bene di sentire al vivo la forza, l’unione, l’ordine, l’inseparabilità di tutte le cose create, e la corsa di tutto il suo essere verso il suo Creatore?  Chi si fa dominare e possiede la Vita della mia Volontà.  Essa nulla ha cambiato del come ebbe principio tutte le cose, ma piuttosto la creatura ha cambiate le cose col non fare la mia Volontà; ma per chi la fa e si fa dominare, tiene il suo posto d’onore come da Dio è stata creata, e perciò la troviamo nel sole, nel cielo, nel mare, insieme coll’unione di tutte le cose create.  Ed, oh!  com’è bello trovare colei insieme con tutte le cose da Noi create, ché solo per amor suo furono fatte da Noi”.

 

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29-35

Settembre 7, 1931

 

L’appello a tutte le opere uscite dal Fiat.  La vita palpitante

della creatura in Essa.  Protezioni, voce parlante, assalitori.

 

(1) La mia povera mente, girando negli atti fatti dalla Divina Volontà, va rintracciando tutto ciò che Essa ha fatto, per riconoscerli, amarli, apprezzarli e poi offrirli come il più bello omaggio alla stessa Divina Volontà, come frutti degni delle opere sue.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi è gradito al mio cuore, e come mi suona dolce al mio udito il tuo rintracciare tutto ciò che ha fatto la mia Divina Volontà per riconoscerle, amarle, e darcele come il più bello omaggio dell’amore che abbiamo avuto per le creature, nel creare tante cose per amor loro.  L’anima tua con rintracciarle suona il campanello come per chiamare appello a tutte le opere uscite dal Fiat Divino, per dirci:  “Quante belle cose hai creato per me, per darmele come doni e pegni del vostro Amore, ed io facendole mie ve le ridono come doni e pegni del mio amore per voi”.  Sicché sentiamo la vita palpitante della creatura nelle opere nostre, il suo piccolo amore scorrere nel nostro e lo scopo della Creazione realizzato.  Conoscere le opere nostre e lo scopo per il quale furono fatte, è il punto d’appoggio della creatura dove trova una Volontà Divina in suo potere, ed è il nostro pretesto per darle altre sorprese di nuovi doni e grazie”.

(3) Ed io:  “Amor mio, un pensiero mi affligge, temo che mi mancasse la continuazione dei miei atti nella tua Divina Volontà, ed interrompendo il suono del mio campanello, Tu offeso da me, mi metta da parte, e non mi darai più grazia di farmi vivere nella tua Volontà”.  E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non temere, tu devi sapere che un passo dà vita all’altro passo, un bene è vita e sostegno dell’altro bene, un’atto chiama a vita l’altro atto, ed anche il male, la colpa, è vita di altri mali e di altri colpe; le cose non restano mai isolate, ma hanno quasi sempre il loro seguito.  Il bene è come il seme, che tiene la virtù generativa, purché si abbia la pazienza di gettarla nel seno della terra esso produrrà il dieci, il venti per cento.  Così la creatura, se avrà pazienza e starà attenta a chiudere nell’anima sua il seme del bene che essa stessa ha fatto, avrà la generazione, la molteplicità, il centuplo degli atti buoni che ha fatto; e se tu sapessi che significa fare un’atto buono!  Ogni atto è una protezione che acquista e una voce parlante innanzi al nostro trono di chi ha fatto un bene, ogni atto in più di bene, tanti difensori di più tiene la creatura a sua difesa, e se le circostanze della vita la fanno trovare in tali strettezze e cimenti che pare che voglia vacillare e cadere, gli atti buoni che ha fatto prendono l’aspetto di assalitori e ci assaliscono affinché chi ci ha amato e ha avuto un seguito di molti atti buoni non vacilli, e corrono intorno alla creatura come sostenitori affinché non ceda nel cimento.  E supponi che ci fossero stati una sequela di atti fatti nella nostra Volontà, oh!  allora in ogni atto c’è un valore, una virtù divina che difende la creatura, vediamo in ogni suo atto come compromessa la nostra Volontà, quindi Noi stessi ci facciamo difensori e sostenitori di colei che ha dato vita negli atti suoi al nostro Fiat Divino.  Possiamo forse negare nulla a Noi stessi?  O disconoscere la nostra Volontà operante nella creatura?  No, no, perciò non temere, ma piuttosto abbandonati come piccola neonata nelle nostre braccia, affinché senti il nostro sostegno e la protezione degli stessi tuoi atti.  Credi tu che sia un nulla un bene ripetuto, continuato?  Sono proprietà divine che si acquistano, sono eserciti che si formano, che fanno conquistare la Patria Celeste.  Succede a chi ha continuato tanti atti buoni come a colui che ha acquistato molte proprietà, se costui ha un rovescio, non le potrà nuocere tanto, perché le molte proprietà riempiranno il vuoto del rovescio che ha sofferto; ma se invece un’altro poco ha acquistato o nulla tiene, basta un piccolo rovescio per gettarlo sul lastrico della più squallida miseria.  Tale è il fare molto bene oppure poco o nulla.  Perciò ti ripeto sempre, sii attenta, siimi fedele ed il tuo volo nella mia Volontà sia continuo”.

(5) Dopo di ciò ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, tu devi sapere che quando tu ti vai disponendo a fare i tuoi atti nella mia Divina Volontà, Essa resta concepita nell’atto tuo, e come lo fai, le dai il campo a formare la sua Vita nell’atto che fai; non solo, i tuoi atti nuovi servono d’alimento a quelli già fatti.  Perché la mia Divina Volontà essendo vita, sente il bisogno, quando è stata racchiusa negli atti della creatura, d’aria, di respiro, di palpito, d’alimento, ecco la necessità dei nuovi atti, perché questi servono a mantenere la sua aria divina, il suo respiro continuo, il suo palpito non interrotto e l’alimento per crescere la stessa mia Volontà nella creatura.  Vedi dunque la grande necessità della continuazione degli atti per farla vivere e regnare nella creatura, altrimenti il mio Volere si troverebbe a disagio senza il suo pieno trionfo in tutti gli atti di essa”.

 

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29-36

Settembre 12, 1931

 

Il vero amore forma il rogo dove consumare sé stessa per

far rivivere Colui che ama.  La giornata di Gesù nell’Eucaristia.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, e mentre facevo i miei atti pensavo tra me:  “Ma sarà vero che il mio dolce Gesù gradisce la continuità dei miei piccoli atti? ” E Gesù, facendosi sentire mi ha detto:

(2) “Figlia mia, un’amore spezzato non può dare mai d’eroismo, perché col non essere continuo, forma tanti vuoti nella creatura, i quali producono debolezza, freddezza, e quasi stanno in atto di smorzare la fiammella accesa, e perciò le toglie la fortezza dell’amore, che con la sua luce fa comprendere chi è che ama, e col suo calore mantiene accesa la fiamma che produce l’eroismo del vero amore.  Tanto che si sente felice di dar la vita per Colui che ama.  Un’amore continuo ha virtù di generare nell’anima della creatura Colui che sempre ama, e questa generazione viene formata nel centro del suo amore continuo.  Vedi dunque che significa un’amore incessante:  “Formarsi il rogo dove consumare e bruciare sé stessa, per poter formare in quel rogo la Vita del tuo amato Gesù”.  Si può dire:  “Nell’amore continuo consumo la mia vita per far rivivere Colui che incessantemente amo”.  Oh!  se Io non avessi sempre amato la creatura, e non l’amassi d’un amore che non dice mai basta, mai sarei sceso dal Cielo in terra, per darle la mia Vita con tante pene ed eroismo per amor suo.  Fu il mio amore continuo che come dolce catena mi tirò e mi fece fare l’atto eroico di mettere la mia Vita per acquistare la sua.  Un’amore continuo a tutto può giungere, tutto può fare, facilita tutto, e sa convertire tutto in amore.  Invece un’amore spezzato si può chiamare amore di circostanze, amore interessato, amore vile, che può giungere, se le circostanze cambiano, a disconoscere e forse anche a disprezzare Colui che amava.  Molto più che solo gli atti continui formano vita nella creatura, essa, come forma il suo atto, sorge nel suo stesso atto la luce, l’amore, la santità, la grazia, a secondo l’atto che fa.  Perciò, un’amore e un bene interrotto non si può chiamare né vero amore, né vera vita, né vero bene”.

(3) Poi ha soggiunto con un’accento più tenero:

(4) “Figlia mia, se vuoi che il tuo Gesù compia in te i suoi amorosi disegni, fa che il tuo amore ed i tuoi atti siano continui nel mio Volere, perché Esso quando trova la continuità, trova il suo modo d’agire divino, e resta compromesso nell’atto perenne della creatura, e affretta di fare ciò che ha stabilito per essa, trovando in virtù dei suoi atti incessanti lo spazio, i preparativi necessari e la stessa vita dove poter formare i suoi mirabili disegni, e compiere le sue opere più belle.  Molto più ogni atto fatto nella mia Volontà è un rannodamento di più che viene formato tra la Volontà Divina ed umana, è un passo in più che fa nel mare del Fiat, è un diritto maggiore che l’anima acquista”.

(5) Dopo di ciò seguivo a pregare avanti al Tabernacolo d’amore, e nel mio interno dicevo tra me:  “Che fai Amor mio in questa prigione d’amore? ” E Gesù tutto bontà mi ha detto:

(6) “Figlia mia, vuoi sapere che faccio?  Faccio la mia giornata; tu devi sapere che tutta la mia Vita passata quaggiù, la racchiudo dentro d’un giorno.  Incomincia la mia giornata col concepire e nascere, i veli degli accidenti sacramentali mi servono di fasce per la mia infantile età, e quando per l’ingratitudine umana mi lasciano solo, e cercano d’offendermi, faccio il mio esilio, lasciandomi solo la compagnia di qualche anima amante, che come seconda madre non si sa distaccare da Me, e mi tiene fedele compagnia.  Dall’esilio passo a Nazaret, facendo la mia Vita nascosta in compagnia di quei pochi buoni che mi circondano.  E seguendo la mia giornata, come le creature si avvicinano a ricevermi, così faccio la mia vita pubblica, ripetendo le mie scene evangeliche, porgendo a ciascuno i miei insegnamenti, gli aiuti, i conforti che le sono necessari, faccio da Padre, da Maestro, da Medico, e se occorre anche da Giudice.  Quindi passo la mia giornata aspettando tutti e facendo bene a tutti.  Ed oh!  quante volte mi tocca restare solo, senza un cuore che palpiti a Me vicino, sento un deserto intorno a Me e resto solo, solo a pregare, sento la solitudine dei miei giorni che passai nel deserto quaggiù, ed oh!  quanto mi è doloroso!  Io che sono per tutti palpito in ogni cuore, geloso sto a guardia di tutti, sentirmi isolato e abbandonato.  Ma la mia giornata non finisce col solo abbandono, non vi è giorno che anime ingrate non mi offendano, e mi ricevano sacrilegamente, e mi fanno compire la mia giornata con la mia Passione e con la mia morte di croce.  Ahi!  é il sacrilegio la morte più spietata che ricevo in questo Sacramento d’amore.  Sicché in questo Tabernacolo faccio la mia giornata col compire tutto ciò che compì nei trentatré anni della mia Vita mortale.  E siccome tutto ciò che Io feci e faccio, il primo scopo, il primo atto di vita è la Volontà del Padre mio, che si faccia come in Cielo così in terra, così in questa piccola Ostia non faccio altro che implorare che una sia la mia Volontà coi figli miei; e chiamo te in questa Divina Volontà, nella quale trovi tutta la mia Vita in atto, e tu seguendola, ruminandola e offrendola, ti unisci con Me nella mia giornata Eucaristica, per ottenere che la mia Volontà si conosca e regni sulla terra.  E così anche tu potrai dire:  “Faccio la mia giornata insieme con Gesù”.

 

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29-37

Settembre 16, 1931

 

Mirabili effetti della luce della Divina Volontà.  Come il Cielo si apre sopra delle

anime operanti.  Come i nostri atti sono come tanti soffi che fanno maturare il bene.

 

(1) La mia povera mente pare che non sa fare altro che sperdersi nel Fiat Divino, ed oh!  come mi riesce doloroso, quando anche per brevi istanti sono funestata da qualche ombra o pensiero che non sia tutto Volontà di Dio; oh!  allora mi sento spezzare la mia felicità, spezzare la corrente della luce, della pace.  Ahimè!  sento il peso della mia infelice volontà.  Invece se nulla che non sia Volontà di Dio entra in me, mi sento felice, vivo nell’immensità della sua luce, anzi non so neppure vedere dove finisce questa luce, la quale forma in me il celeste soggiorno della pace perenne.  Oh!  potenza del Voler Supremo, tu che sai cambiare l’umano in divino, il brutto in bello, le pene in gioie, ancorché restassero pene, non mi lasciare un istante, le tue braccia di luce mi tengano tanto stretta che tutte le altre cose fugate dalla tua luce non ardiscano di molestarmi e di spezzare la mia felicità.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, come se volesse approvare e confermare ciò che io pensavo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bella la mia Divina Volontà, non è vero?  Ah!  è Essa sola la portatrice della vera felicità e della più grande fortuna alla povera creatura, la quale col fare la sua volontà non fa altro che spezzarsi la sua felicità, spezzarsi la corrente della luce, e cambiare la sua fortuna nella più grande sventura; e come la creatura si dispone a fare la mia Volontà, così la va riabilitando nei beni perduti, perché la sostanza della mia Divina Volontà è luce, e tutto ciò che opera si possono chiamare effetti di questa luce.  Sicché chi si fa dominare da Essa, uno sarà l’atto, ma come sostanza di luce che possiede, sentirà i suoi tanti effetti che produrrà come effetto della sua luce, le opere, i passi, la parola, i pensieri, i palpiti della mia Volontà nella creatura.  Quindi può dire:  “Sono un’atto solo di Volontà Suprema, tutto il resto non sono altro che gli effetti della sua luce”.  Gli effetti di questa luce sono mirabili, prendono tutte le similitudini, tutte le forme:  Di opere, di passi, di parole, di pene, di preghiere, di lacrime, ma tutte animati dalla luce, che formano tale varietà di bellezze, che il tuo Gesù ne resta rapito.  Similitudine del sole che anima tutto con la sua luce, ma non distrugge né cambia le cose, ma vi mette del suo e comunica la varietà dei colori, la diversità delle dolcezze, facendoli acquistare una virtù e bellezza che non possedevano.  Tale è la mia Divina Volontà, senza nulla distruggere di ciò che fa la creatura, anzi li anima con la sua luce, li abbellisci e vi comunica la sua Potenza Divina”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio abbandono nel Fiat Divino col seguirne i suoi atti, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogni bene esce da Dio maturato, e questa maturazione si forma tra Dio e l’anima.  Vedi, col fare i tuoi atti ti esponi ai raggi del Sole Divino, e come subisci il calore e la luce, i tuoi atti non rimangono aridi, insipidi, ma maturati, e tu insieme con essi resti maturata nell’amore, nelle conoscenze divine in tutto ciò che fai.  Ed Io vedendoti maturata in quei atti, preparo in Me altro amore da darti , ed altre verità da dirti, e siccome tutto ciò che esce da Me nulla è sterile, ma tutto è fecondo e ben maturato nella viva fiamma del mio Amore, tu ricevi la virtù di formare in te nuove maturazioni.  Perciò molte volte sto aspettando il compimento dei tuoi atti per darti la sorpresa di farti conoscere altre verità; queste, come tanti soffi di luce e di calore compiscono di maturare nell’anima tua i beni e le verità che il tuo Gesù ti ha comunicato.  Vedi dunque la necessità dei tuoi atti per disporti a ricevere altre conoscenze sul mio Fiat Divino, è per farmi trovare in te la continuazione degli atti tuoi per renderli maturi, altrimenti che cosa potrei fare?  Resterei come sole che mentre percorre la terra, non trova né un fiore da colorire, né un frutto da maturare, sicché tutti i mirabili effetti che contiene il sole resterebbero nella sua luce, la terra nulla riceverebbe.  Perciò il Cielo si apre sopra delle anime operanti, la forza miracolosa della luce del mio Volere Divino, non sopra delle anime oziose, ma sopra di quelle che lavorano, che si sacrificano, che amano, che tengono da fare sempre qualche cosa per Me.  Anzi tu devi sapere che le beatitudini del Cielo si riversano sopra della terra e vanno a deporsi nell’anima che vive ed opera nella mia Volontà, perché non vogliono lasciarla priva delle gioie e felicità celesti, mentre forma una sola Volontà col Cielo, però i beati, mentre nuotano nelle gioie divine nulla acquistano di merito; invece per l’anima viatrice non solo la felicitano, ma aggiungono il merito, perché per chi fa la mia Volontà in terra, tutto è meritorio, la parola, la preghiera, il respiro e le stesse gioie si convertono in merito ed in nuovi acquisti”.

 

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29-38

Settembre 21, 1931

 

Come la Divina Volontà forma il giorno nell’atto della creatura, e come col fare

la sua volontà si forma le vie d’uscita, i passi dolenti, la notte delle veglie.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nel Voler Divino e pregavo il mio sommo bene Gesù che facesse sorgere in ogni mio atto il Sole della Divina Volontà, affinché potesse dargli in ogni mio atto l’amore, l’omaggio, la gloria, come se gli formasse in ogni mio atto un giorno di luce divina, d’amore, d’adorazione profonda, comunicatomi nell’atto mio dalla sua stessa Volontà.  Oh!  come vorrei dire in ogni mio, o grande o piccolo atto:  “Faccio un giorno a Gesù per amarlo di più”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù mi ha detto col ripetere la sua solita visitina all’anima mia:

(2) “Figlia mia, la mia Divina Volontà è il vero giorno per la creatura, ma per formare questo giorno vuole essere chiamata nell’atto di essa, perché com’è chiamata così si chiude nell’atto per far sorgere il suo giorno divino, tiene virtù di cambiare l’atto, la parola, il passo, le gioie e le pene, in giorni splendidissimi ed incantevoli.  Sicché la mia Volontà sta aspettando, come la creatura sorge dal suo riposo notturno, d’essere chiamata per formare la sua giornata d’azione in essa.  E siccome è luce purissima non si adatta a lavorare nell’atto scuro della volontà umana, ma con la sua luce cambia l’atto in giorno, e vi forma la sua splendida giornata piena d’azioni eroiche e divine, con tale ordine e bellezza, degna solo della sua virtù vivificatrice e operatrice.  Si può dire che sta aspettando dietro alle porte dell’atto della creatura, come il sole dietro alle finestre delle stanze, che ad onta che fuori c’è molta luce, le stanze sono all’oscuro, perché non ancora gli si aprono le porte.  Così la mia Divina Volontà, ad onta ch’è luce che tutto riempie, l’atto umano è sempre scuro se non si chiama a sorgere in esso.  Perciò chiamala a sorgere in ogni tuo atto se vuoi che formi in te la sua bella giornata, ed Io possa trovare in te ed in ogni atto tuo i miei giorni d’amore che mi circondano di gioia e di delizie, che mi faranno ripetere:  “Le mie delizie è lo starmi coi figli della mia Divina Volontà”.  Passerò in te i miei giorni felice, non nell’infelice notte della tua volontà umana, ma nel pieno soggiorno della mia luce e della pace perenne della mia patria celeste.  Ah!  sì, ripeterò, sono felice in questa creatura, sento l’eco in essa della mia giornata passata quaggiù sulla terra, e l’eco della mia giornata che faccio nella mia prigione nel Sacramento d’amore, tutta zeppa di mia Divina Volontà.  Quindi, se vuoi rendermi felice fa che trovi in te la virtù operante della mia Divina Volontà, che mi sa formare i miei bei giorni di luce fulgidissima, tutti cosparsi di gioie ineffabili e di felicità celeste.

(3) Molto più che la creatura fin dal principio della sua creazione fu messa da Dio nel giorno felice e pacifico della nostra Volontà Divina, dentro e fuori di lei tutto era luce, anzi pieno meriggio, dentro del suo cuore, avanti ai suoi occhi, sopra del suo capo, e fin sotto dei suoi passi vedeva e sentiva la Vita palpitante del mio Santo Volere, il quale mentre la teneva immersa nella pienezza della luce e della felicità, le chiudeva tutte le vie ed i passi delle infelicità umane.  E la creatura col fare la sua volontà umana si formò delle fuori uscite, le vie infelici, i passi dolenti, le dense oscurità, in cui essa stessa si formava l’infelicità, le torture, il dolore, la notte opprimente, non di riposo, ma di veglie di passioni, di agitazioni, e di tormenti, e questo nella mia stessa Volontà Divina, e questo perché essendo stata la creatura fatta solo da Essa, e per vivere di Essa ed in Essa, non vi è posto per lei né in terra, né in Cielo, né nello stesso inferno fuori del mio Fiat Divino.  Onde chi cerca di vivere nella mia Volontà Divina chiude queste fuori uscite, ogni suo atto in Essa sopprime le vie infelici che si è formato, fa scomparire i passi dolenti, soffoca la notte, sorge il riposo e mette termine a tutti i suoi mali.  Anzi il mio stesso Volere, come vede che vuol vivere in Esso, così l’accarezza, la mette in festa e l’aiuta a sopprimere le fuori uscite, chiude le porte ai suoi mali, perché né vogliamo, né amiamo la creatura infelice, questo ci disonora e forma il suo ed il nostro dolore, perciò la vogliamo vedere felice e della nostra stessa felicità.  Oh!  come è doloroso per il nostro cuore paterno possedere immense ricchezze, gioie infinite, e vedere i nostri figli nella stessa casa nostra, cioè nella nostra stessa Volontà, poveri, digiuni ed infelici”.

 

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29-39

Settembre 29, 1931

 

Crescenza della creatura innanzi alla Maestà Divina.  Il

vivere nella Divina Volontà è dono che Dio farà alla creatura.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà per seguire i tanti suoi atti fatti per amor nostro, e giunta nell’Eden mi sono fermata in quell’atto in cui Dio creava l’uomo; che momenti solenni, che foga d’amore!  Sicché quell’atto si può chiamare un’atto purissimo, completo, sostanzioso, non mai interrotto d’amor divino.  Quindi l’uomo fu formato, ebbe principio, nacque, nell’Amore del suo Creatore, era giusto che doveva crescere come impastato e alitato, come una fiammella, dal soffio di chi tanto l’amava.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolcissimo Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la Creazione dell’uomo non fu altro che uno sbocco del nostro Amore, ma tanto, che non lo potette ricevere tutto dentro di sé, non avendo capacità di poter chiudere nel suo interno un’atto di Colui che l’usciva alla luce.  Onde il nostro atto rimaneva dentro e fuori di lui, affinché le potesse servire di alimento per poter crescere innanzi a Colui che con tanto amore lo aveva creato e che tanto l’amava.  E siccome non fu il solo nostro Amore che sboccò nel creare l’uomo, ma tutte le nostre qualità divine, quindi sboccò la potenza, la bontà, la sapienza, la bellezza, e così di seguito, perciò il nostro Amore non si contentò d’amarlo, ma sboccando tutte le nostre qualità divine, restava la mensa sempre preparata e a disposizione dell’uomo, che ogni qualvolta il volesse potesse venire a sedersi a questa mensa celeste per alimentarsi della nostra Bontà, Potenza, Bellezza, Amore e Sapienza, e così crescere innanzi a Noi con le nostre stesse qualità divine, col modello della nostra somiglianza, e ogni qual volta veniva alla nostra presenza per prendere i nostri sorsi delle nostre qualità divine, Noi dovevamo cullarlo sulle nostre ginocchia per fargli prendere riposo, e fargli digerire ciò che aveva preso, affinché potesse di nuovo alimentarsi dei nostri sbocchi divini per formare la sua crescenza completa di bontà, di potenza, di santità, di bellezza, come il nostro Amore lo desiderava ed il nostro Volere lo voleva.  Noi, quando facciamo un’opera è tanto il nostro amore che tutto diamo e prepariamo, affinché nulla manchi alla nostra opera creatrice; facciamo opere compiute, non mai a metà, e se qualche cosa pare che manca, è la parte della creatura che non prende tutto ciò che Noi abbiamo messo fuori per suo bene e per gloria nostra”.

(3) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il vivere nella mia Volontà è un dono che facciamo alla creatura, dono grande che supera in valore, in santità, in bellezza ed in felicità tutti gli altri doni, in modo infinito ed inarrivabile.  Quando facciamo questo dono sì grande, non facciamo altro che aprire le porte per farla posseditrice dei nostri possedimenti divini, luogo dove non più hanno vita le passioni, i pericoli, né nessun nemico le può nuocere o fargli del male; questo dono conferma la creatura nel bene, nell’amore, nella stessa Vita del suo Creatore, ed il Creatore resta confermato nella creatura, quindi succede l’inseparabilità tra l’uno e l’altro; con questo dono la creatura si sentirà cambiata la sua sorte:  Da povera ricca; da malata, perfettamente guarita; da infelice, si sentirà che tutte le cose si cambiano per lei in felicità.  Vivere nella nostra Volontà come dono, c’è gran differenza dal farla, quello è premio e nostra decisione di vincere la creatura, con una forza invincibile ed irresistibile, riempire la volontà umana con la nostra in modo sensibile, in modo che toccherà con mano e con chiarezza il gran bene che le viene, che solo un pazzo potrebbe sfuggire da un tanto bene, perché finché l’anima è viatrice, non si chiudono le porte dietro del dono, ma vi restano aperte affinché liberamente, non forzata, possa vivere nel nostro dono; molto più che questo dono non lo farà la nostra Volontà per necessità, ma perché l’ama ed è tutta sua.  Invece il fare la nostra Volontà non è premio, ma dovere e necessità, che volere o non volere deve sottoporsi, e le cose che si fanno per dovere e per necessità, se si possono sfuggire si sfuggono, perché in esse non entra l’amore spontaneo che fa amare e riconoscere la nostra Volontà come degna d’essere amata e conosciuta, la necessità nasconde il suo bene che contiene, e fa sentire il peso del sacrificio e del dovere.  Invece il vivere nel nostro Volere non è sacrificio ma conquista, non è dovere ma amore, sente nel nostro dono sé stessa sperduta in Esso, e l’ama non solo come Volontà nostra, ma anche perché è esclusivamente sua, e non dandole il primo posto, il regime, il dominio, non amerebbe sé stessa.

(5) Ora figlia mia, è questo che vogliamo dare alle creature, la nostra Volontà come dono, perché guardandola e possedendola come cosa propria, riuscirà facile a farla formare il suo regno.  Questo dono fu dato all’uomo nell’eden, ed ingrato ce lo respinse, ma Noi non mutammo Volontà, lo teniamo a riserva, e ciò che uno ci respinge, con grazie più sorprendenti lo teniamo preparato per darlo agli altri, né badiamo al tempo, perché i secoli per Noi sono come un punto solo.  Però ci vogliono grandi preparazioni da parte delle creature, conoscere il gran bene del dono per sospirarlo, ma tempo verrà che la nostra Volontà sarà posseduta come dono dalla creatura”.

 

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29-40

Ottobre 4, 1931

 

Come i dubbi, i timori, sono ferite all’amore.  La Divina Volontà è

un’atto solo.  La più grande delle maraviglie.  La notte ed il giorno dell’anima.

 

(1) Mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù, che chiodo straziante che nessuno può togliere né lenire, per dare un piccolo sollievo ad un tanto martirio.  Solo il suo ritorno, la sua amabile presenza può distruggere come d’incanto il chiodo ed il dolore, e fa sorgere le gioie più pure che solo Gesù sa dare con la sua amabile presenza.  Onde non facevo altro che abbandonarmi nelle braccia della Divina Volontà, pregandola che mi svelasse Colui che tanto sospiravo; e mentre ciò facevo, il mio amabile Gesù come lampo ha rischiarato la povera anima mia e mi ha detto:

(2) “Figlia buona, coraggio, tu ti opprima troppo, e la tua oppressione ti fa ridurre agli estremi e ti getta nel triste dubbio che il tuo Gesù non ti ama, e che forse non più verrà da te.  No, no, non voglio questo dubbio; le oppressioni, i dubbi, i timori, sono ferite al mio Amore e debilitano il tuo amore per Me, togliendoti lo slancio ed il volo di correre sempre verso di Me per amarmi, e spezzata la corrente d’amore continua verso di Me, tu resti come una povera inferma, ed Io non trovo più la calamita potente del tuo amore continuo che mi tira a te.  Or tu devi sapere come tutti gli atti della mia Divina Volontà, che sono innumerevoli, si riducono tutti ad un punto ed un’atto solo, è la più grande maraviglia del nostro Essere Supremo, formare, possedere, vedere tutti gli atti possibili ed immaginabili in un solo atto.  Così tutti gli atti fatti dalla creatura nella nostra Volontà si riducono ad un’atto solo; ora, per aver virtù di chiudere tutti gli atti in un’atto solo, deve formare e possedere in sé l’amore continuo, la mia Volontà perenne, la quale darà principio e farà partire tutti gli atti da dentro la virtù d’un solo atto.  Vedi dunque, tutto ciò che hai fatto nella mia Volontà si sono unificati insieme in un’atto solo, e formano il tuo corteggio, il tuo sostegno, la tua forza, la tua luce che mai si spegne, e ti amano tanto, che facendosi braccia ti custodiscono come la cara pupilla del mio Fiat, perché in Esso sono stati formati e hanno ricevuto la vita; perciò non ti opprimere, godi i frutti del mio Volere, e se vedi che tardo a venire, aspettami con amore paziente, e quando meno ci pensi Io ti sorprenderò e farò la mia solita visitina, e sarò felice di trovarti nella mia stessa Volontà sempre in atto d’amarmi”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il nostro Essere Divino è grande, immenso, potente, ecc. , ciò non desta tanta maraviglia, perché tutte queste nostre qualità divine sono in natura, le quali formano tutto l’assieme del nostro Essere Supremo.  Sicché in natura siamo immenso nella Potenza, immenso nell’Amore, nella Bellezza, nella Sapienza, nella Misericordia, e così di seguito, e siccome siamo immenso in tutte le cose, tutto ciò che esce da Noi resta nelle reti delle nostre immense qualità divine.  Ora, quello che desta la più grande delle maraviglie, è vedere l’anima che vive nella nostra Divina Volontà, la quale racchiude nel suo piccolo atto l’atto potente ed immenso del suo Creatore, vedere come schierati nei piccoli atti dell’essere finito l’Amore immenso, la Sapienza immensa, la Bellezza infinita, la Misericordia senza limiti, la Santità interminabile di Colui che l’ha creata.  Il piccolo racchiudere il grande è più meraviglioso del grande che racchiude il piccolo; alla nostra grandezza è facile abbracciare tutto, racchiudere tutti, né ci vogliono arte né industria, perché dalla nostra immensità nessuno ci può sfuggire, ma il piccolo racchiudere il grande, ci vuole un’arte a parte, un’industria divina, che solo la nostra Potenza ed il nostro grande Amore può formare nella creatura; se non mettiamo del nostro, da sé sola non potrebbe farlo, perciò è la maraviglia delle maraviglie, è il più grande dei prodigi, il vivere nel nostro Fiat Divino; l’anima si rende così speciosa ed artificiosa ch’è un incanto il vederla, si può dire che in ogni suo piccolo atto vi concorre un nostro miracolo, altrimenti non potrebbe succedere il piccolo racchiudere il grande, e la nostra Bontà è tanta che prende sommo piacere, e aspetta con tanto amore che la creatura gli dia l’occasione di fargli fare quest’arte divina di continui miracoli.  Perciò il vivere nel nostro Volere ti stia a cuore più che tutto, così sarai tu più contenta, e Noi più contenti di te, e sarai nelle nostre mani creatrici il nostro campo d’azione ed il nostro lavoro continuo.  Se sapessi quanto ci piace il nostro lavoro nelle anime che vivono nel nostro Volere saresti più attenta a non uscirne giammai”.

(5) Onde seguivo il mio abbandono nel Fiat, ma accompagnata da una mestizia per tante cose affliggenti che si affollano nella mia povera mente, che non è necessario il dirle sulla carta certi segreti intimi, è giusto che li sappia solo, solo Gesù; ed il mio amato Gesù ha ripetuto con un’accento tenerissimo:

(6) “Figlia mia, tu devi sapere che come la natura tiene la notte ed il giorno, così l’anima tiene la sua notte, l’aurora, lo spuntar del giorno, il pieno meriggio ed il suo tramonto.  La notte chiama il giorno, ed il giorno la notte, si può dire si chiamano a vicenda.  Ora la notte dell’anima sono le mie privazioni, ma per chi vive nella mia Volontà sono notti preziose, non d’infingardo riposo, di sonno irrequieto, no, no, ma notte di riposo operativo, di sonno pacifico, perché come vede farsi notte, così si abbandona nelle mie braccia, per poggiar il suo capo stanco sul mio cuore divino e sentirne i miei palpiti per attingere nel suo sonno nuovo amore e dirmi dormendo:  “Ti amo, ti amo oh!  mio Gesù”.  Il sonno di chi mi ama e che vive nella mia Volontà, è come il sonno della bimba che come si sente chiudere gli occhi al sonno, chiama mezzo dormendo:  mamma, mamma, ché vuole le sue braccia ed il suo seno materno per dormire, tanto che come si sveglia la piccola piccina, la prima parola è mamma, il primo sorriso, il primo sguardo è per la mamma.  Tale è l’anima che vive nel mio Volere, è la piccola bimba, che come le giunge la notte, così cerca Colui che ama, per attingere nuova forza e nuovo amore per amarmi di più, ed oh!  com’è bella vederla nel sonno chiedere, desiderare, sospirare Gesù; questo chiedere, desiderare e sospirare, chiamano l’alba, formano l’aurora e fanno spuntare il pieno giorno, il quale chiama il Sole, ed Io sorgo e vi formo il corso del giorno ed il suo pieno meriggio.  Ma tu sai figlia mia, che qui sulla terra le cose si avvicendano, solo nel Cielo è sempre pieno giorno, perché la mia presenza è perenne in mezzo ai beati.  Onde come vedi che sto per lasciarti, ma sai dove mi lascio?  Dentro di te, dopo ammaestrato l’anima tua, dandoti le mie lezioni innanzi alla luce della mia presenza affinché ben bene le comprendesse e ti servissero di cibo e di lavoro durante il giorno, Io mi ritiro e formo il tramonto, e nascosto in te nella breve notte, mi faccio attore e spettatore di tutti gli atti tuoi, e mentre per te pare notte, per Me è il più bel riposo, ché dopo d’averti parlato, prendo riposo nella mia stessa parola, e gli atti che tu fai mi servono di ninne, di ristoro, di difesa e di dolce refrigerio ai miei spasimi d’amore.  Perciò lasciami fare, Io so quando è necessario la notte o il giorno, per te e per Me, nell’anima tua; quello che voglio è la pace perenne in te, affinché possa compiere ciò che voglio, se tu non stai in pace, mi sento molestato nel mio lavoro, e con stento, non con facilità, vo’ compiendo i miei disegni”.

 

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29-41

Ottobre 8, 1931

 

La Divina Volontà depositaria di tutti gli atti di tutti i santi.  Come Dio e la creatura

si danno la mano.  Quali sono gli atti smarriti dallo scopo del nostro Creatore.

 

(1) La mia povera mente gira intorno al Sole del Fiat Supremo e lo trovo circondato da tutte le opere, sacrifici, pene, eroismo, che hanno fatto tutti i santi antichi e nuovi, quelli della Regina del Cielo, come pure quello che ha fatto per amore nostro il benedetto Gesù.  Il Voler Divino tutto conserva, essendo stato Lui il primo attore di tutti gli atti buoni delle creature, gelosamente li custodisce, li tiene in deposito in Sé stesso, e se ne serve per glorificarsi e per glorificare coloro che l’hanno fatto.  Ed io, vedendo che tutto era della Volontà di Dio, essendo Essa anche mia, tutto era mio, e girando in ciascun atto, li offrivo come miei per glorificare maggiormente l’Eterno Volere, e per impetrare che venga il suo regno sulla terra.  Ma mentre ciò facevo, il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ascolta i mirabili segreti del mio Volere, se la creatura vuole trovare tutto ciò ch’è stato fatto di bello, di buono, di santo, in tutta la storia del mondo, da Me, dalla Mamma Celeste, e da tutti i santi, deve entrare nella Divina Volontà; in Essa tutto si trova in atto.  Come tu facevi attenzione a ciascun atto, lo ricordavi, lo offriva, così il santo che aveva fatto quell’atto, quel sacrificio, si sentiva chiamare dall’anima viatrice e vedeva il suo atto di nuovo palpitante sulla terra, quindi duplicata la gloria al suo Creatore e a lui stesso, e tu che l’offrivi, coperta della rugiada celeste del bene di quell’atto santo, e a seconda lo scopo nobile e alto con cui viene offerto, così più intensa e grande è la gloria ed il bene che produce.  Quante ricchezze possiede la mia Volontà!  Vi sono tutti gli atti miei, quelli della Regina Sovrana, che stanno tutti in aspettativa d’essere chiamati, ricordati, offerti dalla creatura per duplicare il bene a pro delle creature e per darci doppia gloria, vogliono esseri ricordati, chiamati, per palpitare come nuova vita in mezzo alle creature, ma per mancanza d’attenzione, vi è chi muoia, chi stenta per debolezza, chi intirizzisce per il freddo, chi non ha di che sfamarsi.  I nostri beni, atti e sacrifici, non si partono se non sono chiamati, perché col ricordarli e offrirli, si dispongono a riconoscerli e a ricevere il bene che i nostri atti contengono.  Poi, non vi è onore più grande che puoi dare a tutto il Cielo, che offrire i loro atti che fecero in terra, per lo scopo nobile, altissimo e sublime che venga il regno della Divina Volontà sulla terra”.

(3) Onde continuavo a pensare al Voler Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, un’atto, una prece, un pensiero, un’affetto, una parola, per essere accetti, perfetti, ordinati, completi, devono elevarsi allo stesso scopo voluto da Dio stesso.  Perché come la creatura nel suo atto si eleva allo scopo voluto dall’Ente Supremo, abbraccia il principio e prende nel suo atto lo scopo con cui Iddio l’ha creata, Dio e la creatura si danno la mano e vogliono e fanno la stessa cosa; col far ciò entra nell’atto della creatura l’ordine divino, l’atto divino, e lo stesso scopo con cui Dio vuole che si faccia quell’atto.  Onde entrando lo scopo divino, l’atto da per sé stesso si rende completo, santo, perfetto e tutto ordinato.  Chi è l’autore dello scopo di quell’atto, tale esso si rende; invece se la creatura non si eleva allo scopo voluto da Dio nel suo atto, scende dal principio della sua creazione e non sentirà la vita dell’atto divino nel suo, forse farà molti atti, ma incompleti, imperfetti, disordinati; saranno come atti smarriti dallo scopo del suo Creatore.  Perciò la cosa che più ci piace è vedere lo stesso scopo nostro nell’atto della creatura; si può dire che essa continua la nostra Vita sulla terra e la nostra Volontà operante nei suoi atti, parole, ed in tutto”.

 

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29-42

Ottobre 12, 1931

 

Alito incessante di Dio.  Vita Divina e atto compiuto di Dio nella creatura.  I

facsimili, il popolo, i principi, la corte nobile, e l’esercito regio del regno celeste.

 

(1) Sento la forza onnipotente del Fiat Divino che tutta mi investe, mi assorbe e mi trasforma nella sua luce; questa luce è amore e fa palpitare in me la Vita del mio Creatore, questa luce è parola e mi dà le più belle notizie del principio della mia esistenza, i rapporti, i vincoli d’unione, la virtù comunicante, l’inseparabilità che esiste tuttora tra me e Dio; ma chi mantiene tutto ciò in pieno vigore se non che il Voler Divino?  Oh!  potenza del Fiat Supremo, prostrata nell’immensità della tua luce io vi adoro profondamente, ed il mio piccolo nulla amandoti si sperde in te.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, solo il mio Volere mantiene e conserva intatto, con un’atto continuo, il principio della creazione della creatura.  Il nostro Ente Supremo dava il principio e animava la sua vita con la potenza del nostro alito divino, quest’alito non doveva essere mai spezzato, molto più che quando Noi diamo e facciamo un’atto non lo ritiriamo giammai, e questo serve per formare opere compiute dell’essere che mettiamo alla luce.  Questo nostro primo atto, mentre serve per dar principio e formare la vita, la continuazione serve per fare della creatura un nostro atto compiuto, e come l’alitiamo così formiamo in essa i nostri atti continui per completare la nostra Vita Divina.  Il nostro alito, come lo diamo, forma a sorsi a sorsi la crescenza di questa Vita nostra nella creatura.  Il nostro alito, come si dà, così forma il nostro atto compiuto di santità, di bellezza, d’amore, di bontà, e così di seguito, e quando l’abbiamo riempita tanto, in modo che non abbiamo dove più mettere dell’atto nostro nella creatura, perché essa è limitata, il nostro alito cessa e termina la sua vita in terra, e per eternare il nostro alito nel Cielo, trasportiamo la nostra Vita formata in essa, il nostro atto compiuto, nella nostra patria celeste come trionfo della nostra Creazione.  Non vi è rarità più bella di queste vite ed atti compiuti nostri nel celeste soggiorno, esse sono le narratrici della nostra potenza, della foga del nostro Amore, sono voci parlanti del nostro alito onnipotente, che solo poteva formare la Vita Divina, il nostro atto compiuto nella creatura.  Ma sai tu dove possiamo formare questa Vita e questo nostro atto compiuto, per quanto a creatura è possibile ed immaginabile di ricevere dal suo Creatore?  L’anima che vive nella nostra Divina Volontà e si fa dominare da Essa.  Ah!  solo in lei possiamo formare la Vita Divina e svolgere il nostro atto compiuto; il nostro Volere dispone la creatura a ricevere tutte le qualità e colori divini, ed il nostro alito non mai interrotto, come pennello peritissimo, dipinge con maestria ammirabile ed inimitabile le più belle sfumature e vi forma i facsimili del nostro Essere Supremo; se non ci fosse per questi facsimili, non sarebbe stata un gran che l’opera della Creazione, né grande opera della Potenza delle nostre mani creatrici, creare il sole, il cielo, le stelle, e tutto l’universo sarebbe stato un bel nulla per la nostra Potenza.  Ma invece tutta la nostra Potenza, l’arte delle nostre arti divine, l’indescrivibile eccesso del nostro intenso Amore, è fare il nostro atto compiuto nella creatura, col formare la nostra Vita in essa, ed è tanto il nostro compiacimento, che Noi stessi restiamo rapiti nell’atto nostro che svolgiamo.  Per Noi fare un’atto compiuto è la gloria più grande che più ci glorifica, è l’amore più intenso che più ci decanta, è la potenza che ci inneggia continuamente.  Ma ahimè!  per chi non vive nel nostro Volere, quanti nostri atti spezzati senza compimento, quante nostre Vite Divine appena concepite o al più nate senza crescere.  Spezzano la continuazione del nostro lavoro e ci legano le braccia senza poter andare avanti; ci mettono nell’impotenza di un padrone che tiene il suo terreno e le viene impedito dai suoi servi ingrati di fare il lavoro che ci vuole nel suo terreno, di seminarlo, di piantare le piante che vuole, povero padrone, tenere il terreno sterile senza il frutto che poteva ricevere, per causa dei suoi servi iniqui.  Il nostro terreno sono le creature, ed il servo ingrato è l’umano volere, che opponendosi al nostro ci mette nell’impotenza di formare la nostra Vita Divina in esse.  Ora tu devi sapere che in Cielo non si entra se non si possiede la nostra Vita Divina, o almeno concepita o nata, e tale sarà la gloria, la beatitudine del beato, per quanta crescenza ha formato della nostra Vita in esso.  Ora, qual sarà la differenza di chi appena è stata concepita, nata, o cresciuta con piccole proporzioni, da chi ci ha fatto formare Vita compiuta?  Sarà tanta la differenza che si rende incomprensibile all’umana creatura.  Quelli saranno come il popolo del regno celeste, invece i nostri facsimili saranno come principi, ministri, la corte nobile, l’esercito regio del gran Re.  Perciò chi fa la mia Divina Volontà e vive in Essa, può dire:  “Faccio tutto e appartengo anche da questa terra alla famiglia del mio Padre Celeste”.

 

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29-43

Ottobre 20, 1931

 

Incontri di passi tra Dio e la creatura.  Come Dio

ha formato la creatura centro della Creazione.

 

(1) La mia piccola esistenza si gira sempre nel Santo Volere Divino, sento che mi tira sempre più a Sé, e ogni sua parola, luce o conoscenza di Esso è una nuova vita che mi infonde, una gioia insolita che provo, e una felicità senza fine, che non potendo più contenere perché sono troppo piccola, mi sento come se mi volesse scoppiare il cuore di gioia e di felicità divina.  Oh!  Volontà Divina, fatti conoscere, possedere e amare, affinché tutti siano felici, ma felicità celeste, non terrestre.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, facendomi la sua visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni atto che fai nella mia Divina Volontà, tanti passi fai verso Dio, e Dio fa i suoi passi verso di te.  Il passo della creatura è la chiamata che muove il passo divino ad andargli incontro, e siccome non ci facciamo mai vincere né superare dagli atti suoi, se lei fa un passo, Noi ne facciamo cinque, dieci, perché il nostro Amore essendo più grande del suo, affretta, moltiplica i passi per fare più presto l’incontro e tuffarsi l’uno nell’altro.  Anzi molte volte siamo Noi che moviamo il passo per chiamare il passo della creatura per venire a Noi; vogliamo la nostra creatura, vogliamo darle qualche cosa del nostro, vogliamo che ci somiglia, vogliamo renderla felice, e perciò battiamo il passo per chiamarla, e chi sta nella nostra Volontà oh!  come sente il dolce calpestio dei nostri passi e corre per venire a Noi, per ricevere i frutti dei nostri passi.  Ma vuoi sapere quali sono questi frutti?  La nostra parola creatrice, non appena succede l’incontro, la creatura si slancia nel centro del nostro Essere Supremo, Noi la riceviamo con tanto amore, che non potendo contenerlo, la immedesimiamo e con la nostra parola sbocchiamo sopra di lei le nostre conoscenze, facendole parte del nostro Essere Divino.  Sicché ogni parola nostra è uno sbocco che facciamo sopra della creatura, e quanti gradi di conoscenza acquista per mezzo della nostra parola, tanti gradi di partecipazione di più riceve dal suo Creatore.  Vedi dunque, ogni atto fatto nella mia Divina Volontà è la via che ti formi per muovere il passo per formarti tutta di Volontà Divina, e la mia parola ti servirà di formazione, di luce e di partecipazione della nostra Divinità”.

(3) Dopo di ciò il mio abbandono nel Fiat Divino continuava, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che scopo unico della Creazione fu il nostro Amore, che esternandosi fuori di Noi formava il suo centro, dove esternandosi doveva accentrarsi per svolgere lo scopo per il quale il nostro Amore aveva uscito fuori di Noi.  Quindi il nostro centro era la creatura, dove fissandosi dovevamo far sentire la nostra Vita palpitante, ed il nostro Amore operante in essa.  E la Creazione tutta doveva essere la circonferenza di questo centro, quasi come raggi solari che dovevano circondare, abbellire, sostenere questo centro, che fissandosi in Noi dovevano darci campo da esternare sempre nuovo Amore, per rendere più bello, più ricco, più maestoso il centro dove il nostro Amore si poggiava, per farne un’opera degna delle nostre mani creatrici.  Ora, tutte le creature dovevano formare unite insieme il luogo di centro del nostro Amore esternato, ma molte si sparpagliarono dal centro, ed il nostro Amore restò sospeso, non aveva dove fissarsi per accentrarsi, per avere il suo scopo primario, il perché era uscito.  Quindi l’ordine della nostra Sapienza, la Vita operante del nostro Amore esternato, non poteva tollerare il fallimento del nostro scopo, ecco perciò che in tutti i secoli vi è stata sempre qualche anima che Dio ha formato come centro di tutta la Creazione, ed in essa il nostro Amore si poggiava e la nostra Vita palpitava e otteneva lo scopo di tutta la Creazione, è per mezzo di questi centri che viene mantenuta tutta la Creazione, e che il mondo esiste ancora, altrimenti non aveva nessuna ragione d’esistere, perché mancherebbe la vita e la causa di tutto.  Quindi non vi è stato secolo, né vi sarà, che non sceglieremo anime a Noi care, più o meno portentose, che formeranno il centro della Creazione, nel quale avremo la nostra Vita palpitante ed il nostro Amore operante, ed a secondo le epoche, i tempi, i bisogni, le circostanze, sono state offerte a bene di tutti, si sono date a tutti, hanno difesi tutti, sono state esse solo che hanno sostenuto i miei sacrosanti diritti e mi hanno dato campo a mantenere l’ordine della mia Sapienza infinita.  Ora, tu devi sapere che queste anime sono state scelte dal nostro Essere Divino in ciascun secolo, come centro di tutta la Creazione a secondo che Noi volevamo, il bene che volevamo fare, e quello che volevamo far conoscere, e anche a secondo i bisogni dei centri sparpagliati, ed ecco la causa della diversità del loro modo, del dire e del bene che hanno fatto, ma tutta la sostanza di queste anime era la mia Vita palpitante ed il mio Amore esternato, poggiato e operante in loro.  Ora, in questo secolo abbiamo scelto te come centro di tutta la Creazione, per fare il gran bene di far conoscere con più chiarezza che significa fare la nostra Volontà, affinché tutti la sospirassero e la chiamassero a regnare in mezzo a loro, così i centri sparpagliati si unissero all’unico centro e formare un solo.  La Creazione è parto uscito dalla Potenza della mia Divina Volontà, ed è giusto e necessario che tutti riconoscano chi è questa Madre che con tanto amore li ha partorito e messo fuori alla luce del giorno, affinché tutti i suoi figli vivessero uniti insieme con la Volontà della Madre di essi, e avendo una sola Volontà riuscirebbe facile formare un sol centro, dove questa Madre Celeste farebbe palpitare la nostra Vita Divina ed il nostro Amore operante.  Molto più che il vizio predominante di questo secolo, l’idolo di molti, è l’umano volere, e anche nello stesso bene che fanno, e perciò si vede che da dentro il bene escono molti difetti e peccati, ciò dice che la fonte di cui era animato non era pura ma viziosa, perché il vero bene sa produrre frutti buoni, e da questo si conosce se è vero o falso il bene che si fa.  Quindi c’è una estrema necessità di far conoscere la mia Divina Volontà, vincolo d’unione, arma potente di pace, ristoratrice benefica dell’umana società”.

 

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29-44

Ottobre 26, 1931

 

Gli atti buoni fatti nella Divina Volontà si cambiano in luce.  Effetti

mirabili dell’abbandono nelle braccia di Gesù.  Chi si fa dominare

dalla Divina Volontà diventa popolo del suo regno.

 

(1) Sono sempre nelle braccia della Divina Volontà, la quale forma il suo giorno di luce nella piccola anima mia, e sebbene qualche nube si affaccia in questo giorno, la potenza della sua luce la fissa, e la nube vedendosi fissata, scappa, si dilegua, e par che dica:  “Si vede che non c’è posto per me in questo giorno che forma la Volontà Divina nella creatura”.  Ed Essa pare che le risponde:  “Dove ci sono Io, non vi è posto per nessuna, perché della creatura voglio farne un’atto solo di mia Volontà, la quale non ammette alcunché che a Me non appartiene”.  Oh!  Volontà Divina, quanto sei ammirabile, potente ed amabile, e sommamente gelosa dove tu regni, deh!  mettimi sempre in fuga le mie miserie, le debolezze, le nubi della mia volontà, affinché il mio giorno sia sempre perenne, ed il cielo della mia piccola anima sia sempre sereno.  Ma mentre ciò pensavo il mio amabile Gesù mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il bene è luce, e se questo bene si fa nella mia Divina Volontà, si formano tanti raggi per quanti atti buoni si fanno, ed il mio Fiat fissa questi raggi di luce nella circonferenza della sua luce eterna.  Sicché questi atti prendono posto negli atti nostri e fanno doppio ufficio, di lode, di adorazioni, d’amore perenne verso la nostra Maestà adorabile, e di difesa, di misericordia, di aiuto, di luce verso l’uman genero, a seconda le circostanze in cui si trova.  Invece se gli atti buoni non sono fatti nella mia Volontà e con la sua potenza, per quanto sono luce, non hanno la forza d’allungarsi per fissarsi nella circonferenza della nostra luce, e restano senza sostegni e come raggi spezzati, e quindi non hanno vita perenne, e mancando la fonte della luce c’è pericolo che a poco a poco si smorzano”.

(3) Dopo di ciò seguendo il mio abbandono nel Volere Divino, mi sentivo tutta afflitta per la privazione del mio dolce Gesù, la sua privazione è come un martello che sempre batte per rincrudire maggiormente il dolore, e allora cessa di battere quando l’Ospite Divino esce dal suo nascondiglio per fare la sua visitina alla sua amata creatura, la sua dolce presenza, il suo tratto amabile fa risorgere dallo stesso dolore la gioia, ed il martello cessa il suo lavorio crudele; ma non appena il Celeste Visitatore si ritira, incomincia il suo battere di nuovo, e la mia povera anima si sente tutt’occhio, tutt’orecchie, chi sa potesse vederlo e sentirlo di nuovo, ed ansiosa aspetta e riaspetta Colui che avendomi ferita, Lui solo tiene il potere di rimarginare la ferita che mi ha fatto, ahimè!  troppo dolorosa.  Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù è ritornato ed abbracciando la povera anima mia mi ha detto:

(4) “Figlia, sono qui, abbandonati nelle mie braccia e riposati in Me, il tuo abbandono in Me chiama il mio abbandono in te e forma il mio dolce riposo nell’anima tua.  L’abbandono in Me forma la dolce e potente catena che mi lega tanto all’anima, che non posso svincolarmi da essa, fino a rendermi il suo caro e dolce prigioniero.  L’abbandono in Me partorisce la vera fiducia, ed essa ha fiducia di Me, ed Io ho fiducia di lei, ho fiducia nel suo amore che non verrà mai meno, ho fiducia nei suoi sacrifici che non mi rifiuterà mai nulla di ciò che voglio, e ho tutta la fiducia che posso compiere i miei disegni.  L’abbandono in Me dice che mi dà libertà e sono libero di fare ciò che Io voglio, ed Io affidandomi a lei le manifesto i miei più intimi segreti.  Perciò figlia mia, ti voglio tutta abbandonata nelle mie braccia, e quanto più abbandonata in Me, più sentirai il mio abbandono in te”.

(5) Ed io:  “Amor mio, come posso abbandonarmi in te se mi sfuggi? ” E Gesù ha soggiunto:

(6) “L’abbandono allora è perfetto quando vedendomi sfuggire ti abbandoni di più, questo non mi dà campo a farmi sfuggire, anzi mi lega di più”.

(7) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, la vita, la santità, consiste in due atti:  Dio a dare la sua Volontà, e la creatura a riceverla, e dopo che ha formato la vita in sé di quell’atto di Volontà Divina che ha ricevuto, ridarlo di nuovo come atto di sua volontà, per riceverla di nuovo, dare e ricevere, ricevere e dare, in questo sta tutto.  Dio non potrebbe dare di più del suo atto continuato di sua Volontà alla creatura; la creatura non potrebbe dare di più a Dio, per quanto a creatura è possibile, la sua Volontà Divina ricevuta in essa come formazione di Vita Divina.  In questo modo, dare e ricevere, ricevere e dare, il mio Fiat Divino prende il dominio e vi forma il suo regno, e tutto l’interno della creatura forma come il popolo del regno della Divina Volontà:  L’intelligenza, popolo fedele che si gloria d’essere diretta dal Sovrano Commendante del Fiat Divino, e la folla dei pensieri che si stringono intorno e ambiscono di conoscere sempre più e di amare il gran Re che vi siede come in trono nel centro dell’intelligenza della creatura; i desideri, gli affetti, i palpiti che si sprigionano dal cuore, aumentano il numero al popolo del mio regno, ed oh!  come si affollano intorno al suo trono, stanno tutti sull’attenti per ricevere gli ordini divini e metterci anche la vita per eseguirli; che popolo ubbidiente, ordinato, è il popolo del regno del mio Fiat, non ci sono contese, non dispareri, ma tutta questa folla di popolo dell’interno di questa fortunata creatura vogliono una sola cosa, e come esercito agguerrito si mettono nelle fortezze del regno del mio Voler Divino.  Onde quando l’interno della creatura diventa tutto popolo mio, sbuca fuori dell’interno e aumenta il popolo delle parole, il popolo delle opere, dei passi, si può dire che ciascun atto che forma questo popolo celeste, contiene la parola d’ordine scritta a caratteri d’oro:  “Volontà di Dio”.  E quando questa folla di popolo si muovono per esercitare ciascuno il suo ufficio, mettono avanti la bandiera col motto Fiat, seguita dalle parole scritte di viva luce:  “Apparteniamo al gran Re del Fiat Supremo”.  Vedi dunque, ogni creatura che si fa dominare dal mio Volere forma un popolo per il regno di Dio”.

 

Semper Deo Gratias e benedetta la Divina Volontà.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta