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I.  M.  I.

In Voluntate Dei! Deo G.

30-1

Novembre 4, 1931

 

Come la fiducia forma le braccia ed i piedi dell’anima.  Come Dio

continua il lavoro della creazione nell’anima che fa la sua Volontà.

La Volontà Divina cimento dell’umana volontà.

 

(1) Mio Gesù, centro e vita della piccola anima mia, la mia piccolezza è tanta, che sento l’estremo bisogno che tu, Amor mio, mi tenga stretta fra le tue braccia e ti muova a pietà della mia grande debolezza.  Sono piccina, e tu sai che le piccole hanno bisogno di fasce per raffermarsi le membra e del latte della mamma per alimentarsi e crescere, ed io sento il vivo bisogno che tu mi fasci con le fasce dell’amore, e stringendomi al tuo petto divino, mi dia per cibo il latte della tua Divina Volontà per alimentarmi e crescere.  Senti oh! Gesù, sento il bisogno della tua Vita per vivere.  Voglio vivere di Te, ed allora tu scriverai, non io e potrai scrivere ciò che vuoi e come vuoi.  Perciò il compito è tuo, non mio ed io ti presterò solo la mia mano, e tu farai tutto il resto.  Così restiamo intesi, oh Gesù.  Onde, abbandonandomi nelle braccia di Gesù, mi sentivo sussurrarmi all’orecchio la sua voce dolcissima che mi diceva:

(2) “Mia piccola figlia, quanto più sarai abbandonata in Me, tanto più sentirai la mia vita in te, ed io prenderò il posto di vita primaria nell’anima tua.  Sappi che la vera fiducia in Me forma le braccia dell’anima, ed i piedi per salire fino a Me e stringermi tanto forte, da non potermi svincolare da lei, sicché chi non ha fiducia, non ha le braccia, né piedi, quindi è una povera storpiata, perciò la tua fiducia sarà la tua vittoria su di Me ed Io ti terrò stretta nelle mie braccia, attaccata al mio petto per darti il latte continuo della mia Divina Volontà.

(3) Ora, tu devi sapere che ogni qualvolta l’anima fa la mia Volontà, Io riconosco Me stesso nella creatura, riconosco le mie opere, i miei passi, le mie parole, il mio amore.  Ne avviene che il Creatore riconosce Se stesso nella creatura e le opere sue, e la creatura operando, proietta nel Creatore e si riconosce in Lui.  Questo riconoscersi a vicenda, Dio e l’anima, chiama il primo atto della Creazione, e Dio esce dal suo riposo e continua il lavoro della Creazione con questa creatura che vive ed opera nel mio Volere, perché il nostro lavoro non finì; ci fu solo una sosta di riposo e la creatura, col fare la nostra Volontà, ci chiama al lavoro, ma dolce chiamata, perché per Noi il lavoro è nuova felicità, nuove gioie e prodigiose conquiste.  Quindi non facciamo altro che continuare i nostri sfoghi d’amore, di potenza, di bontà e di sapienza inarrivabile, che diedero principio nella Creazione.  E la creatura sente che il suo Dio non riposa per lei, ma continua il lavoro della sua opera creatrice.  E come opera nel nostro Volere, così si sente incominciare sull’anima sua la pioggia dell’amore operante di Dio, la sua potenza e sapienza che non sta inoperosa, ma che lavora nell’anima sua.  Oh! se tu sapessi il gradimento, il piacere che sentiamo quando la creatura ci chiama al lavoro.  Col chiamarci ci riconosce, col chiamarci ci apre le porte, ci dà il dominio e ci dà tutta la libertà di fare ciò che vogliamo nell’anima sua.  Quindi faremo lavoro degno delle nostre mani creatrice, perciò non ti faccia sfuggire mai la nostra Volontà Divina se vuoi che il nostro lavoro sia continuo, Essa sarà il tuo ed il nostro portavoce, dove tu emetterai la tua voce per chiamarci, e Noi sentiremo il dolce sussurro all’orecchio e subito scenderemo nel nostro stesso Volere nell’anima tua, per seguire il nostro lavoro, perché tu devi sapere che gli atti continui formano vita ed opere compiute, ciò che non è continuo si possono chiamare effetti del mio Volere, non vita che si forma nella creatura, e gli effetti a poco a poco svaniscono e si resta digiuni.  Quindi, coraggio e fiducia e sempre avanti a valicare il mare della Divina Volontà”.

(4) Dopo di ciò, stavo seguendo gli atti che il mio sommo bene Gesù aveva fatto nella sua Umanità quando stava sulla terra, e facendosi sentire ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia volontà umana non ebbe nessun atto di vita, anzi stava in atto di ricevere l’atto continuo della mia Divina Volontà, che Io come Verbo del Padre Celeste possedevo, quindi tutti i miei atti e pene, preghiere, respiri, palpiti che facevo, subendo la mia volontà umana la vita della Volontà Divina, formava tanti nodi per radunare le volontà umane alla mia, e siccome queste volontà umane erano come abitazioni, alcune crollante, altre lesionate ed altri ridotte in macerie, la mia Volontà Divina, operando nella mia Umanità, con miei atti preparava gli aiuti per sostenere le crollante, per cimentare le lesionate, e per rialzare sulle stesse macerie le abitazioni distrutte.  Io nulla facevo per Me, non avevo nessun bisogno, facevo tutto per rifare, riabilitare le umane volontà; il mio solo bisogno era l’amore e che volevo essere riamato.  Ora, per ricevere tutti i miei aiuti e tutte le pene e opere mie come opere operante, voce parlante, e messaggeri aiutanti, la creatura deve unire la sua volontà alla mia, e subito si sentirà riannodata con la mia e tutti i miei atti si presteranno intorno a fare i loro uffici per sostenere, cimentare, e rialzare l’umana volontà.  Non appena si unisce e si decida di fare la mia Volontà Divina, tutti gli atti miei, come esercito agguerrito si mettono a difesa della creatura, e formano la barca di sicurezza nel mare tempestosa della vita.  Ma per chi non fa la mia Volontà, potrei dire che nulla riceve, né può ricevere, perché Essa sola è la porgitrice di tutto ciò che Io feci per amor delle creature”.

 

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30-2

Novembre 9, 1931

 

Come Dio tiene stabiliti gli atti della creatura.  Atto operante

ed incessante della Divina Volontà.  Chi non fa la Divina

Volontà resta senza Madre e rimane orfana e derelitta.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, oh! con quale tenerezza mi aspetta nel suo grembo materno per dirmi:  “Figlia del mio Volere, non mi lasciare sola, la Mamma tua ti vuole insieme; voglio la tua compagnia nel lavoro incessante che faccio per tutte le creature.  Io faccio tutto per esse, non le lascio un istante, perché se le lasciasse perderebbero la vita.  Eppure vi è chi non mi riconosce, anzi mi offendono, mentre Io sono tutta per loro.  Oh! come è dura la solitudine, perciò ti sospiro figlia mia, oh! come mi è cara la tua compagnia negli atti miei! La compagnia rende dolce il lavoro, ne svuota il peso ed è portatrice di nuove gioie”.

(2) Ma mentre la mia mente si perdeva nella Divina Volontà, il mio amabile Gesù facendomi la sua visitina mi ha detto:

(3) “Figlia mia, la mia Volontà è instancabile, volendo mantenere la vita, l’ordine, l’equilibrio di tutte le generazioni e dell’universo intero, non può né vuole cessare dal suo lavoro, molto più che ogni moto è come partorito da Essa e legato con vincoli inseparabile.  Immagine dell’aria che mentre nessuno la vede, pure partorisce il respiro nelle creature, ed è inseparabile dalla respirazione umana, oh! se l’aria cessasse il suo lavoro di farsi respirare, dentro d’un colpo cesserebbe la vita a tutte le creature.  Più che aria è la mia Volontà, quella non è altra che simbolo, immagine e che produce la vita della respirazione, dalla virtù vitale del mio Volere Divino, mentre la mia è vita in Sé stessa ed increata.  Ora, Dio tiene stabiliti tutti gli atti delle creature ed il numero degli atti di esse.  Onde l’impegno di questi atti, perché stabilite da Dio vengono presi dalla mia Divina Volontà, li ordina e vi mette la sua vita dentro, ma chi dà il compimento a questi atti stabilite dall’Ente Supremo?  Chi vi coopera e si fa dominare dalla Volontà Divina, con la cooperazione e col suo dominio sente il vincolo e la inseparabilità da Essa, e vi sente scorrere la sua vita divina negli atti suoi.  Mentre quando non vi coopera, perde il dominio della mia Volontà Divina ed invece di fare la mia, fa la sua volontà, ed ogni atto di umana volontà forma un vuoto per il divino nell’anima.  Questi vuoti sfigurano la povera creatura, e siccome è stata fatta per Dio, solo Lui può riempire questi vuoti, perché gli atti, stabiliti il loro numero, dovevano servire a riempirla dell’Essere Divino.  Oh! come sono orribili questi vuoti, si veggono in essi vie storte, atti senza principio divino e senza vita, perciò non vi è cosa che più rovina la creatura che la sua volontà.  Onde, la mia Volontà è atto operante ed incessante dentro e fuori della creatura, ma chi riceve il suo atto operativo?  Chi la riconosce in tutti gli atti suoi, chi la riconosce, l’ama, la stima, la apprezza; col essere riconosciuta, la mia Volontà fa toccare con mano il suo atto operativo ed incessante, e la creatura sente le braccia di Essa nelle sue, la potenza del suo moto nei suoi, la sua virtù vivificatrice nel suo respiro, la formazione della sua vita nel palpito del suo cuore, dovunque, da fuori, da dentro, si sente vivificare, toccare, abbracciare, baciare dalla mia Volontà.  Ed Essa come vede che la creatura sente i suoi abbracci amorosi, se la stringe di più al suo seno divino e va formando le sue dolce catene d’inseparabilità tra Essa e la sua creatura amata.  Pare che si sente ripagata col essere riconosciuta dal suo lavoro incessante e con la sua potenza toglie il velo che la nascondeva alla creatura, e la fa conoscere chi è che forma la vita di tutti gli atti suoi.  Perciò quanto più la riconoscerai, tanto più sentirai quanto ti ama e tu l’amerai di più.

(4) Oltre di ciò, tu devi sapere che l’anima senza della mia Divina Volontà, è come un fiore colto dalla pianta; povero fiore, l’hanno tolto la vita, perché non è più legato alla radice, e distaccato non più riceve gli umori vitali, che come sangue circolavano e lo mantenevano vivo, fresco, bello, odoroso, perché ha perduto la radice che come madre lo amava, lo alimentava e lo teneva stretto al suo seno, e mentre la radice se ne sta sotto terra, come sepolta viva per dar vita ai fiori, figli suoi, e fargli fare la bella comparsa, tanto d’attirare l’attenzione umana col suo dolce incanto, ma come viene colto dalla pianta, come se avesse perduta la madre, pare che si atteggia a mestizia, perde la sua freschezza e finisce col appassire.  Tale è l’anima senza della mia Divina Volontà, si distacca dalla radice divina, che più che madre l’amava, l’alimentava e mentre vive come sepolta, vive in tutti gli atti suoi e nel fondo della sua anima per somministrarle gli umori divini, che come sangue fa circolare in tutti gli atti suoi, per mantenerla fresca, bella, profumata dalle sue virtù divine, da formare il più bello e dolce incanto alla terra ed a tutto il Cielo.  Quindi come si distacca dalla mia Divina Volontà, perde la sua vera Mamma, che con tante cure materne se la custodiva, la teneva stretta al suo seno, la difendeva di tutti e di tutto e finisce col sfigurarsi ed appassire a tutto ciò ch’è bene, e giungono a sentire la triste mestizia perché vivono senza di Colei che l’ha generata, senza la vita, le carezze della Mamma loro.  Sicché si possono chiamare poveri orfanelli derelitti, senza tutela, e forse in mano di nemici e tiranneggiata dalle passioni del proprio io.  Oh! se la radice avesse ragione, quanti gridi strazianti di dolore non emetterebbe nel vedersi strappare la vita dei suoi fiori, e che l’hanno costretto, come madre sterile, a rimanere senza la corona dei figli suoi?  Ma se non piange la pianta, piange la mia Volontà nel vedere tanti suoi figli orfani, ma orfani volontari, che sentono tutte le pene della orfanità, mentre la loro Madre vive e non fa altro che rimpiangere e chiamare la corona dei figli suoi a Sé, d’intorno”.

 

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30-3

Novembre 16, 1931

 

Ogni atto umano è un giuoco, un pegno per vincere le grazie

celesti.  L’atto umano è terra dove il Voler Divino getta

il suo seme.  Come l’amore costituisce un diritto.

 

(1) Mi sento in preda della Divina Volontà, ma non forzata, ma volontaria, e sento il vivo bisogno di farmi anch’io una preda che mi renda felice nel tempo e nell’eternità, e perciò in tutti gli atti miei cerco di far preda della luce della Divina Volontà, della sua santità, della sua stessa vita.  Quindi la chiamo, la presso per rapirla negli atti miei per chiuderla in esse e poter dire:  “Ogni mio atto è una preda e una conquista che faccio”.  Preda e conquista di Volontà Divina, molto più, che avendo predato la mia, senza volontà non posso vivere, onde è giusto e diritto, che io faccio preda della sua ed in questo predarci a vicenda mi sembra che manteniamo la corrispondenza, il giuoco, e l’amore d’ambi le parte si accende di più.  Ora, mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù pareva che si compiaceva nel sentire i miei spropositi, ed io dicevo tra me:  “Del resto, sono piccola e neonata appena, se sproposito non è un gran che, anzi c’è da compatirmi, perché i piccoli sono facile a spropositare e molte volte il caro Gesù si diletta dei spropositi fatti per puro amore, e prende occasione di dare una lezioncina, come di fatto ha fatto”.  Visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, certo che tutto ciò che passa tra il Creatore e la creatura, gli atti che essa fa, e quello che riceve da Dio, servono a mantenere la corrispondenza, a conoscersi di più per più amarsi ed a mantenere il giuoco tra l’uno e l’altro, per ottenere l’intento di quello che vuole Dio dalla creatura, e di quello che essa vuole da Dio.  Sicché ogni atto è un giuoco che si prepara per fare le più belle vincite e predarsi a vicenda.  L’atto serve come materia per giocare e come pegno per aver che dare a chi vince.  Dio col dare mette il suo pegno, la creatura col fare il suo atto mette il suo ed impiantano il giuoco, e la nostra bontà è tanta, che ci facciamo deboli per far vincere la creatura, altre volte ci facciamo forti e vinciamo Noi, e questo lo facciamo per metterla in punto, affinché facendo più atti, mette più pegni e così poter vincere per rifarsi della sconfitta.  Del resto, come si poteva mantenere l’unione, se nulla dovevamo dare e nulla doveva darci la creatura?  Vedi dunque, ogni atto è un impegnarci per dare grazie maggiore, e una corrispondenza che apri tra il Cielo e la terra, e un giuoco dove chiami il tuo Creatore a trattenersi con te.  Molto più che ogni atto fatto dalla Divina Volontà nel atto della creatura, è un seme divino che germoglia in essa, l’atto prepara la terra dove la mia Volontà getta il suo seme per farlo germogliare in pianta divina, perché a secondo il seme che si getta nel seno della terra, quella pianta nasce; se il seme è di fiori, nasce il fiore; se il seme è di frutto, nasce il frutto.  Ora la mia Divina Volontà in ogni atto di creatura getta un seme distinto, dove getta il seme della santità, dove il seme dell’amore, in altri il seme della bontà, e così di seguito, quanti più atti fa in Essa, tanta più terra prepara dove il mio Volere prepara il suo seme distinto per riempire la terra di questi atti umani.  Onde, chi si fa dominare dalla mia Volontà Divina è bella, è speciosa, ogni suo atto contenendo la varietà dei semi divini, è una nota del suo Creatore:  Un atto dice santità, un altro misericordia, altri giustizia, sapienza, bellezza, amore, insomma si vede un’armonia divina, con tale ordine, che addita il dito di Dio operante in essa.  Vedi dunque la necessità dell’atto della creatura per poter trovare la terra dove chiudere il nostro seme divino?  Altrimenti, dove lo gettiamo?  Noi, terra non ne teniamo, perciò ce la deve formare coi suoi atti, per poter coi nostri semi, germogliare il nostro Essere divino nella creatura.  Perciò chi fa e vive nel nostro Voler Divino, si può chiamare colei che riproduce il suo Creatore ed alberga in essa Colui che l’ha creato”.

(3) Onde continuavo i miei atti nel Divin Volere, e la mia piccolezza voleva abbracciare tutto nel mio amplesso d’amore, per poter far correre il mio piccolo amore in tutte le cose e dappertutto.  Ma mentre ciò facevo, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, amare significa possedere e voler far sua la persona o l’oggetto che si ama.  Amare significa vincolo o d’amicizia o di parentela o di figliolanza, a secondo più o meno l’intensità dell’amore.  Sicché se tra la creatura e Dio non c’è nessun vuoto d’amore divino, se tutti i suoi atti corrono verso Dio per amarlo, se dall’amore hanno principio e nell’amore finiscono, se guarda tutte le cose che appartengono all’Ente Supremo come sue, questo dice amore di figlio verso suo Padre, perché in questo modo non si esce né dalle proprietà divine né dall’abitazione del Padre Celeste, perché l’amore vero costituisce un diritto nella creatura, diritto di figliolanza, diritto di partecipazione di beni, diritto d’essere amato.  Ogni suo atto d’amore è una nota vibrante che palpita nel cuore divino e col suo suono dice “ti amo, ed amami”, ed il suono non finisce se non sente la nota del suo Creatore, che facendo eco al suono dell’anima, che gli risponde “ti amo oh figlio”.  Oh! come aspettiamo il “ti amo” della creatura per fargli prendere il posto nel nostro amore, per avere il dolce gusto di potergli dire “ti amo, oh figlio”, e così potergli dare maggiore diritto d’amarci e di farlo appartenere alla nostra famiglia.  Un amore spezzato e che non fa sue le cose nostre, né le difende, non si può chiamare amore di figlio, al più potrà essere amore d’amicizia, amore di circostanza, amore d’interesse, amore di necessità, che non costituisce un diritto perché solo i figli hanno diritto di possedere i beni del Padre ed il Padre tiene il sacrosanto dovere, anche con leggi divini ed umani di far possedere i beni ai figli suoi.  Perciò ami sempre, affinché trovi in tutti gli atti tuoi l’amore, l’incontro, il bacio del tuo Creatore”.

 

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30-4

Novembre 29, 1931

 

Slancio ed impero degli atti fatti nella Divina Volontà.  Scambio

di vita tra Creatore e creatura.  Dolce mormorio nell’Essere divino.

 

(1) Sento il santo dovere, la forza irresistibile, la necessità estrema di vivere nella mia abitazione datomi dal mio celeste Gesù, cioè della sua adorabile Volontà, e se qualche volta faccio delle piccole uscite, oh! quanto mi costano, sento che tutti i mali mi piombano addosso e sentendo il gran contrasto che c’è tra il vivere nella mia cara abitazione dove l’amato Gesù mi ha dato il mio posto, e fuori di essa, me ne scappo a prendere il mio posto da Lui assegnatomi, e benedico Colui che mi ha dato un’abitazione così felice e mi ha dato il gran bene di farmi conoscere la sua Santissima Volontà.

(2) Ma mentre la mia piccola intelligenza valicava il gran mare del Fiat Supremo, l’amato mio Bene Gesù si ha fatto sentire nella povera anima mia, e mi ha detto:

(3) “Figlia mia, stare nella abitazione della mia Divina Volontà è stare al suo posto d’onore, datogli da Dio quando la creatura fu messa fuori alla luce del giorno, e chi si sta al suo posto, Dio non gli fa mancare nulla, né santità, né luce, né forza, né amore.  Anzi, mette a disposizione della creatura quello che vuol prendere da dentro la sorgente divina.  Sicché vive nell’abbondanza di tutti i beni, tutti gli atti fatti nella Divina Volontà hanno la virtù operativa di Dio, il quale si sente, dalla sua stessa potenza, tirato ad operare nell’atto della creatura, e perciò questi atti hanno virtù di slanciarsi con tale impeto ed impero nello stesso mare della Divina Volontà, per muoverla e metterla in attitudine di raddoppiare la sua gloria e farla operare nuova bontà, nuova misericordia, nuovo amore e luce verso tutte le creature, sicché coi suoi atti, non fa altro che girare il motore divino per farlo operare.  E’ vero che da Noi stessi siamo moto continuo che produce opere incessante, ma è pur vero che col fare essa i suoi atti nel nostro Volere, entra in questo moto, vi mette del suo ed il nostro moto si sente girare e muovere dalla creatura, per produrre le nostre opere, sentiamo il suo atto immediato con tutte le opere nostre.  Quindi, sentirla insieme con Noi, coi atti nostri, è la gloria e la felicità più grande che possiamo ricevere.  Ti par poco che diamo ad essa virtù di muovere tutto il nostro Essere divino?  E siccome godiamo purché sta al suo posto, le facciamo fare quello che vuole perché sappiamo certo che non farà se non ciò che vogliamo Noi.  Tutto al contrario per chi vive di volontà umana, i suoi atti non hanno potere divino, sono senza slancio, restano nel basso e molte volte amareggiano il loro Creatore”.

(4) Dopo di ciò dicevo tra Me:  “Oh! come vorrei dare al mio Gesù, per attestargli il mio amore, tante vite per quanti atti io faccio”.  Ed il mio Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, tu devi sapere che in ogni cosa che fa la creatura, diamo l’atto di vita che esce da Noi, se pensa, le diamo la vita del pensiero della nostra intelligenza; se parla, le diamo nella sua voce la vita della nostra parola; se opera, corre la vita delle nostre opere nella sua; se cammina diamo la vita dei nostri passi nei suoi; vedi, sono due atti di vita che devono concorrere in ciascun atto di creatura:  Primo, l’atto di vita divina, e immediatamente l’atto di essa.  Ora, se in tutte le cose che fa, le fa per amor di chi gli dà la vita, si forma una scambio di vita; vita diamo e vita riceviamo.  E per quanto c’è gran differenza tra gli atti di vita nostra e quelli della creatura, però restiamo glorificati ed appagati, perché quello ci può dare e quello ci dà, molto più, che tutti gli atti fatti da essa per darci lo scambio di vita, restano non fuori di Noi, ma dentro di Noi, come attestati di vita perenne della creatura.  Sentiamo lo scambio della sua vita alla vita che le abbiamo dato nel nostro Essere Divino, il nostro Volere e il nostro amore ci porta il dolce mormorio della vita dei suoi pensieri nella nostra intelligenza, il soave mormorio della sua parola nella nostra voce, le sue opere mormorano dolcemente nelle nostre opere, ed il calpestio dei suoi passi, come camminano così mormorano amore ed attestati di vita al mio Creatore.  E Noi, nella nostra enfasi d’amore diciamo:  “Chi è che mormora nel nostro Essere Divino con la vita degli atti suoi?  Chi sta nel nostro Volere ed opera per puro amor nostro”.  Ma qual non è il nostro dolore quando diamo vita agli atti della creatura e nulla riceviamo, questi suoi atti restano fuori di Noi e come dispersi, perché manca la corrente del nostro Volere e del nostro amore che ce li porta, e questi atti, la maggior parte portano il suggello dell’offesa a chi gli ha dato la vita.  Oh! se le creature comprendessero con chiarezza che significa fare la loro volontà, ne morirebbero di pena nel comprendere il gran male in cui si precipitano ed il gran bene che perdono con non fare la nostra Volontà Divina.  Sii attenta figlia mia, se non vuoi perdere gli occhi dell’anima, qual’è la mia Volontà, e perduti questi, tu stessa non comprenderai la tua somma sventura, come non la comprendono tant’altre creature che si giocano la Divina Volontà per fare la propria; ma per far che?  Per rendersi infelice”.

 

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30-5

Dicembre 6, 1931

 

Bene della prolissità del tempo.  Come Dio conta le ore ed i minuti

per riempirli di grazie.  Chi fa la Divina Volontà rompe il velo che

nasconde il suo Creatore.  Bagno di luce che dà la Divina Volontà.

 

(1) Mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù e come stanca del mio lungo esilio, e pensavo tra me:  “Non l’avrei mai creduto, una vita sì lunga.  Oh! se fosse stata più breve, come a tante altre, non ne avrei passato tanto, ma Fiat!, Fiat!” Mi sentivo che la mia mente voleva spropositare, perciò ho pregato Gesù che mi aiutasse e gli ho giurato che voglio fare sempre la sua Volontà adorabile.  Ed il Sovrano Gesù, snebbiandomi le tenebre che mi circondavano, ha fatto la sua visitina all’anima mia e mi ha detto con tenerezza indicibile:

(2) “Figlia buona, coraggio, siccome il tuo Gesù ti vuol più dare e più ricevere da te, permetto la prolissità del tempo.  Non c’è paragone che regge tra chi mi ha dato prove per pochi anni, e chi per lunghi anni.  Un tempo prolungato dice sempre di più:  Più circostanze, più occasione, più prove, più pene, e mantenersi fedele, costante, paziente in tante circostanze e non per poco, ma per lungo tempo, oh! quante cose dice di più.  Tu devi sapere che ogni ora di vita sotto l’impero della mia Divina Volontà, sono nuove vite divine che si ricevono, nuove grazie, nuove bellezze, nuove ascendenze presso Dio, corrispondente a nuova gloria, da Noi si misura il tempo, ciò che diamo ed aspettiamo il contraccambio dell’atto della creatura per dare di nuovo, ed alla creatura ci vuole il tempo per digerire ciò che abbiamo dato, e quindi farle fare un altro passo verso di Noi, se nulla aggiunge a ciò che abbiamo dato, Noi non diamo subito, ma aspettiamo l’atto suo per dare di nuovo.  Onde non vi è cosa più grande, più importante, più accetta avanti a Noi, d’una vita prolissa, santamente vissuta, già ogni ora è una prova di più d’amore, di fedeltà, di sacrificio che ci ha dato, e Noi contiamo anche i minuti, affinché nessuno di essi non siano riempiti di grazie e dei nostri carismi divini.  Ad una vita breve, poche ore possiamo contare, ed un gran che non le possiamo dare, perciò lasciami fare e voglio che restia contenta di quello che Io faccio, e se vuoi essere contenta, pensa che ogni ora della tua vita e un pegno d’amore che mi dai, il quale servirà ad impegnarmi ad amarti di più, non ne sei tu contenta? ”

(3) Dopo di ciò stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà e sentivo sopra di me l’impero, la sua immensità che tutta mi travolgeva dentro, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia diletta della mia Volontà, il vivere in Essa significa riconoscere la sua Paternità, e sentendosi figlia vuol stare stretta, avvinta sulle ginocchia del Padre suo, e vivere in casa sua, e con diritto, perché si riconosce suo parto che con tanto amore lo ha generato e dato alla luce, e guarda tutte le altre cose come estranee, e senza il dolce vincolo, né di Paternità, né di figliolanza.  Quindi vede con chiarezza che uscendo dalla casa del Padre suo, sarà una figlia smarrita, che non avrà neppure un nido dove poter formare la sua abitazione; ecco perciò, chi fa e vive nel mio Voler Divino rompe i veli della nostra potenza e trova che il suo Creatore potentemente l’ama e tira con la sua potenza la sua creatura a farsi potentemente amare, squarciando il velo trova il sacrario della potenza divina e non più teme, perché se è potente, è potente per amarla e per farsi amare, ed amando con amore potente, si fa ardita e rompe il velo della sapienza divina, della bontà, della misericordia, dell’amore e della giustizia, e trova come tanti sacrari divini che sapientemente l’amano, e con una bontà tenerissima ed eccessiva, unita a misericordia inaudita l’amano, trova l’amore rigurgitante che immensamente l’ama, ed essendo l’Essere Divino ordine, l’ama con giustizia, e la creatura passando da un sacrario all’altro, non fuori ma dentro di questi veli, sente i riflessi del suo Creatore e lo ama sapientemente, con bontà e tenerezza, unite a misericordia, che non avendo bisogno il suo Dio, la rivolge a bene di tutte le generazioni, e sentendosi l’amore che le rigurgita nel seno, oh! come vorrebbe sciogliersi in amore per amarlo, ma la giustizia conservandola le dà l’amore giusto per quanto a creatura è possibile e la conferma in vita.  Figlia mia, quante cose nascondono questi veli delle nostre qualità divine, ma a nessuno è dato di rompere questi nostri veli, se non a chi fa e vive nel nostro Volere, essa sola è la fortunata creatura che non vede il suo Dio velato, ma come Egli è in Sé stesso; e siccome non siamo riconosciuto, quali siamo in Noi stessi, del nostro Essere Supremo hanno idee così basse e forse anche storte, e questo è perché non avendo in loro la nostra Volontà, non sentono in sé stessi la vita di Colui che l’ha creato, toccano i nostri veli, ma non ciò che c’è dentro, e perciò sentono la nostra potenza come opprimente, la nostra luce eclissante come in atto di allontanarli da Noi e metterli a distanza, sentono la nostra santità velata che le fa vergogna e sfiduciati vivono immersi nelle loro passioni, ma la colpa è tutta da loro, perché c’è una sentenza detta da Noi nel paradiso terrestre:  Qui non si entra, questo è luogo solo per chi fa e vive nella nostra Volontà, e quindi le prime creature furono messi fuori, mettendo un angelo a guardia, affinché l’impedisse l’entrata.  La nostra Volontà è paradiso terrestre in terra, e celeste in cielo delle creature, e si può dire che un angelo è messo a guardia di Essa.  A chi non la vuol fare, e non vuol vivere nelle sue braccia e far vita comune nella sua abitazione, sarebbe un intruso se ciò farebbe, ma non lo può fare nemmeno, perché i nostri veli si fanno tanto fitte che non troverebbe la via per entrarci.  E come un angelo le vieta l’ingresso, così un altro angelo guida e dà la mano a chi vuol vivere di nostra Volontà.  Perciò contentati di morire le mille volte anziché non fare la nostra Volontà.  tu devi sapere che Essa è tutt’occhio sopra la felice creatura che vuol vivere di Essa, e come fa i suoi atti, così le fa il suo bagno di luce divina; questo bagno la rinfresca e le fa sentire i refrigeri divini, e siccome la luce come si forma, così produce in natura sua, dentro dei suoi veli di luce, fecondità, dolcezza, gusti, colori, sicché mentre apparentemente pare solo luce, dentro nasconde tante belle ricchezze ed innumerevoli qualità che nessuno altro elemento può dirsi simile ad essa, anzi, è dalla luce che implorano la fecondità ed il bene che ciascuno elemento deve fare nell’ordine in cui è stato messo da Dio.  La luce si può chiamare l’anima delle cose create, simbolo della nostra luce increata del nostro Fiat Divino che anima tutto.  Onde con questo bagno di luce divina, mentre sta per fare i suoi atti in Essa, l’anima si sente raddolcire, imbalsamare, fortificare, purificare ed investire dalla bella iride dei colori divini che rendono l’anima tant’aggraziata, speciosa e bella, che Dio stesso si sente rapire d’una beltà sì rara.  Questo bagno di luce è come il preparativo per poter varcare le soglie e rompere il velo che nasconde il nostro Essere Divino alle umane creature.  Molto più, ch’è nostro interesse, che chi viva nel nostro Volere ci somiglia, e non faccia alcun che, che sia indegna della nostra Maestà tre volte Santa.  Perciò pensaci che un bagno di luce ti dà la mia Volontà ogni qual volta ti disponga a fare i tuoi atti nella sua luce interminabile, affinché sia attenta a riceverlo”.

 

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30-6

Dicembre 8, 1931

 

La Regina del Cielo ritiratrice degli atti buoni delle creature.  nei suoi

mari di grazie.  L’immutabilità di Dio e la mutabilità della creatura.

 

(1) Seguo il mio abbandono nel Fiat Divino, le sue dolci catene mi stringono tanto, ma non per togliermi la libertà, no, no, ma per rendermi più libera nei campi divini e per tenermi difesa da tutti e da tutto, sicché io mi sento più sicura incatenata dalla Divina Volontà.  E mentre faceva i miei atti in Essa, sentivo il bisogno della mia Mamma Celeste, che mi aiutasse e che sostenesse i miei piccoli atti, affinché potessero incontrare il compiacimento ed il sorriso divino.  Ed il Celeste Consolatore che nulla sa negarmi quando si tratta di piacergli, visitando la povera anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra Mamma Celeste tiene il primato su tutti gli atti buoni delle creature.  Essa, come Regina, tiene il mandato ed il diritto di fare la ritirata di tutti gli atti di essi negli atti suoi.  E’ tanto il suo amore di Regina e di Madre, che come la creatura si dispone a formare il suo atto d’amore, così dall’altezza del suo trono fa scendere un raggio del suo amore, investe e circonda l’atto d’amore di essi per mettervi del suo come primo amore, e come viene formato, così lo risale nel suo stesso raggio d’amore nella sorgente del suo amore e dice al suo Creatore:  “Maestà adorabile, nel mio amore che sempre sorge per Te, vi è l’amore dei figli miei fuso nel mio, che Io, con diritto di Regina, ho ritirato nel mio mare d’amore, affinché possa trovare nel mio l’amore di tutte le creature”.  Se adorano, se pregano, se riparano, se soffrono, scendono:  il raggio dell’adorazione dall’altezza del suo trono, il raggio della sua preghiera, il raggio della sua riparazione, spicca il raggio vivificante da dentro il mare dei suoi dolori, ed investe e circonda l’adorazione, la preghiera, la riparazione, le sofferenze delle creature, e quando lo hanno fatto e formato l’atto, lo stesso raggio di luce li risale fino al suo trono e si fondono nella sorgente dei mari dell’adorazione, della preghiera, della riparazione, dei dolori della Mamma Celeste, e ripete:  “Maestà Santissima, la mia adorazione si stende in tutte le adorazioni delle creature, la mia preghiera prega nella preghiera di esse, ripara con le loro riparazione e come Madre, i miei dolori investono e circondano le loro pene, non mi sentirò Regina se non corro e metto il mio atto primo sopra di tutti gli atti di essi, né gusterò le dolcezze di Madre se non corro per circondare, aiutare, supplire, abbellire, fortificare tutti gli atti delle creature, e così poter dire:  “Gli atti dei figli miei sono uno coi miei, li tengo in mio potere presso Dio per difenderli, aiutarli e come pegno sicuro che mi raggiungeranno in Cielo”.

(3) Quindi figlia mia, tu non sei mai sola negli atti tuoi, hai la Mamma Celeste insieme con te, che non solo ti circonda, ma con la sua luce delle sue virtù alimenta l’atto tuo per dargli la vita, perché tu devi sapere che la Sovrana Regina, fin dal suo Immacolato Concepimento, fu la prima e sola creatura che formò l’anello di congiunzione tra il Creatore e la creatura, spezzato da Adamo.  Lei accettò il divin mandato di vincolare Dio e gli uomini, e li vincolava coi suoi atti primi di fedeltà, di sacrificio, di eroismo, di far morire la sua volontà in ogni suo atto, non una volta, ma sempre, per far rivivere quella di Dio.  Da ciò scaturiva una sorgente d’amore divino che cimentava Dio e l’uomo e tutti gli atti loro, sicché i suoi atti, il suo amore materno, il suo dominio di Regina, sono cemento che corrono, che cementano gli atti delle creature per renderli inseparabile dai suoi, menoché qualcuno ingrato rifiuti di ricevere il cemento dell’amore della Mamma sua.  Quindi, tu dev’essere convita che intorno alla tua pazienza c’è la pazienza della Mamma Regina, che circonda, sostiene ed alimenta la tua intorno alle tue pene; ti circondano i suoi dolori che sostengono ed alimentano come olio balsamico la durezza delle tue pene, insomma, in tutto.  Lei è la Regina faccendiera che non sa stare in ozio sul suo trono di gloria, ma scende, corre come Madre negli atti e bisogni dei figli suoi.  Perciò ringraziala delle tante sue premure materne, e ringrazia Iddio che ha dato a tutte le generazioni una Madre sì santa, amabile e che ama tanto, che giunge a fare la ritiratrice di tutti gli atti loro per coprirli coi suoi e per supplire a ciò che in essi manca di bello e di buono”.

(4) Onde continuavo il mio solito giro nelle cose create, per seguire ciò che aveva fatto la Divina Volontà in essa, ed oh! come mi sembrava bella ed incantevole, ogni qual volta vi giro in essa trovo le sorprese che mi rapiscono, novità che prima non avevo capito, l’antico ed il nuovo amore di Dio che mai si muta.  Ma mentre la mia mente si spaziava negli orizzonti della Creazione, il mio amabile Gesù, sorprendendomi ha soggiunto:

(5) “Mia piccola figlia del mio Volere, come sono belle le opere nostre, non e vero?  Tutto è sodezza, equilibrio perfetto, immutabilità che non è soggetta a cambiarsi né può mutarsi.  Vedi dunque la Creazione, tutta dice e rivela il nostro Essere Divino, la nostra sodezza nelle opere nostre, il nostro equilibrio è universale in tutte le cose, e per quante cose piacevole e dispiacevole possono succedere, l’immutabilità nostra sta sempre al suo posto d’onore.  Nulla abbiamo cambiato dal come fu creata, e se la creatura vede e sente tanti molteplici cambiamenti, è lei che si cambia, si muta ad ogni circostanza e siccome è dentro e fuori di lei il cambiarsi, sente come se le opere nostre si cambiano per lei, sono i suoi cambiamenti che la circondano che hanno forza di allontanarla dalla nostra immutabilità.  Tutto è continuato ed equilibrato in Noi.  Ciò che facemmo nella Creazione continua ancora, e siccome tutto fu fatto per chi doveva vivere di Volontà nostra, come la creatura si mette in ordine con Essa, la nostra opera creatrice svolge il suo atto continuato in lei, e sente la vita della nostra immutabilità, il perfetto equilibrio delle nostre opere, il nostro amore che l’ama sempre senza mai cessare.  Dove troviamo la nostra Volontà continuiamo l’opera della nostra Creazione, non perché la nostra viene interrotta, perché non si fa la nostra Volontà, no, no, non c’è pericolo, è perché manca in essi la causa perché furono creati, qual’è di fare la nostra Volontà, e quindi non hanno occhi per guardare il nostro perfetto equilibrio, che sta sopra di loro per equilibrare le loro opere e renderli immutabile insieme con la nostra immutabilità, né orecchie per sentire che cosa dicono le opere nostre, né mani per toccarle e ricevere il nostro amore continuato che le porgiamo, perciò loro stessi si fanno come estranei della casa del loro Padre Celeste, ed i nostri atti continuano, fanno il loro corso, ma per essi restano come sospesi e senza effetti”.

 

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30-7

Dicembre 14, 1931

 

Chi fa la Divina Volontà viene portata fra le braccia della sua immensità

L’uomo cittadella di Dio.  Differenza tra chi vive e tra chi fa la Divina Volontà.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel Voler Divino.  La mia piccola anima mi sembra che prende il suo volo nella sua luce, per consumarsi e perdere la mia vita in essa, ma che?  Mentre mi consumo, risorgo a nuovo amore, a nuova luce, a nuova conoscenza, a nuova forza, a nuova unione con Gesù e con la sua Divina Volontà.  Oh! felice resurrezione che tanto bene porta all’anima mia, mi sembra che la mia anima nella Divina Volontà sta sempre in atto di morire, per ricevere la vera vita e formare a poco a poco la resurrezione della mia volontà nella Sua.  Onde il mio sommo Bene Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la nostra Volontà è il punto primo e l’appoggio irremovibile ed incrollabile della creatura, essa viene portata fra le braccia della nostra immensità, in modo che dentro e fuori di lei nulla le vacilla, ma tutto è sodezza e fortezza insormontabile, perciò non vogliamo altro che si faccia la nostra Divina Volontà, per trovare nel fondo della sua anima il nostro sacrario divino, il focolare che sempre arde e mai si spegne, la luce che forma il giorno divino e perenne.  E siccome la nostra Volontà quando regna nella creatura si sbarazza di tutto ciò che è umano, quindi ne avviene che dal centro della sua anima ci dà atti divini, onori divini, preghiere ed amore divino che posseggono fortezza invincibile ed amore insormontabile, tanto, che come tu nel mio Volere volevi abbracciare tutte le opere di quelli che stanno in Cielo, e delle creature che stanno in terra, perché tutti chiedessero che si faccia la Divina Volontà come in Cielo così in terra, tutte le opere restavano improntate dal grande onore di chiedere che il mio Fiat sia la vita d’ogni creatura, e che vi regna e domina, e la nostra Divinità riceveva l’onore più grande che tutte le opere chiedessero la vita, il regno della Divina Volontà.  Nessun rescritto di grazia si concede da Noi, se non è firmato dalla firma d’oro del nostro Volere, le porte del Cielo non si aprono se non a chi vuol fare la nostra Volontà, le nostre ginocchia paterne non si adattano a prendere nelle nostre braccia, per farla riposare nel nostro seno amoroso, se non chi viene come figlia del nostro Volere.  Ecco perciò la grande diversità che il nostro Essere Supremo tenne nel creare il cielo, il sole, la terra e così di seguito, da quello del creare l’uomo.  Nelle cose create mise un basta, in modo che non possono né crescere, né decrescere, sebbene ci mise tutta la sontuosità, bellezza e magnificenza di opere uscite dalle nostre mani creatrice, invece, nel creare l’uomo, dovendo tenere la nostra sede in lui, e quindi la nostra Volontà dominante ed operante, non mise un basta, no, ma le diedi virtù di fare molteplicità di opere, di passi, di parole, ma una diversa dall’altra.  La nostra Volontà nell’uomo resterebbe inceppata se non le desse virtù di fare opere sempre nuove, non soggetto a fare una sola opera, di dire la stessa parola, di muovere i suoi passi sopra d’una sol via, lui veniva creato da Noi come re della creazione, perché dovendo abitare in lui il suo Creatore, il Re dei re, era giusto che colui che formava l’abitazione al nostro Ente Divino, doveva essere il piccolo re che doveva dominare le stesse cose create da Noi, e lui stesso per amor nostro doveva tener potere di fare non una sola opera, ma molte opere nuove, scienze per poter iniziare cose nuove, anche per fare onore a Colui che dentro l’abitava, e che trattenendosi con lui in famigliare conversazione, l’insegnava tante belle cose, da fare e da dire.  Perciò il nostro amore nel creare l’uomo fu insuperabile, ma tanto, che doveva travolgere tutti i secoli per dar amore e chiedere amore, e formare in lui il regno della nostra Divina Volontà.  Non abbiamo altra mira sopra delle creature, né altro sacrificio, se non che facciano la nostra Volontà, e questo per darle il diritto di re di sé stesso e delle cose create, e per poter abitare in lui con nostro decoro ed onore qual nostra cittadella e reggia che ci appartiene”.

(3) Dopo ciò, seguendo il mio abbandono nel Voler Divino, il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia buona, tu devi sapere che la nostra Volontà tiene la sua vita, il suo dominio, la sua sede, il suo centro, nel nostro Essere Divino, forma una sola cosa con Noi e nostra stessa vita, dal suo centro emana i suoi raggi pieni della sua vita che riempie Cielo e terra.  Ora chi vive nel nostro Volere, i suoi atti vengono formati nel centro della sua vita, cioè nel nostro Essere Divino.  Invece chi fa solo la nostra Volontà, fa anche il bene, ma non vive in Essa, i suoi atti vengono formati nei raggi che emana dal suo centro.  C’è differenza tra chi potesse operare nella luce che il sole spande dal centro della sua sfera, e tra chi potesse salire nel suo centro di luce, questa sentirebbe la consumazione del suo essere ed il risorgimento del suo essere in quel centro di luce, in modo che le riuscirebbe difficile distaccarsi da dentro quella sfera di luce, invece gli altri che operano nella luce che riempie la terra, non sentono la forza intensa della luce che li consuma, né di risorgere nella stessa luce, ad onta che fa il bene, rimane qual’è.  Tal è la differenza tra chi vive e chi fa la mia Volontà.  Quindi, quanti atti fa in Essa, tante volte risorge a vita divina, e consuma e muore a ciò che è umano.  Quanto sono belle queste resurrezione nell’anima, basta dire che vengono formate dalla sapienza e maestria dell’Artefice Divino, e ciò dice tutto, tutto il bello e tutto il buono che possiamo fare della creatura”.

 

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30-8

Dicembre 21, 1931

 

Come un atto continuato è come giudice, ordine e sentinella della

creatura.  Chi sono le depositarie di Gesù.  Campi e mari divini.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, la sua potenza s’impone su di me, e vuole che io lo riconosca in ogni mio atto, come vita dell’atto mio, per poter stendere con la sua potenza i nuovi cieli di bellezza, d’amore, per poter riconoscere nell’atto mio l’atto suo, che non sa fare cose piccole ma grandi, che devono destare meraviglia a tutto il cielo e poter far gara con tutte le opere sue.  Invece se io non lo riconosco, il mio atto non si presta a ricevere la potenza dell’atto della Divina Volontà, ed il mio atto resta atto di creatura e la sua potenza resta da parte.  Oh! Volontà Divina, fa che io ti riconosco sempre, per potere chiudere nell’atto mio la tua potenzialità operante e glorificante di opere della tua Volontà adorabile.  Onde, mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù ha fatto la sua breve visitina alla povera anima mia, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il riconoscere ciò che può fare la mia Volontà nell’atto della creatura, forma l’atto divino in essa, ed in quest’atto, come fondo vi mette il principio divino, e come si va formando, così l’investe della sua immutabilità, in modo che la creatura sentirà nel suo atto un principio divino che non accenna mai a finire, ed una immutabilità che mai si cambia, sentirà in sé il suono del campanello del suo atto continuato che fa il suo corso continuo.  Questo è il segno se l’anima ha ricevuto negli atti suoi il principio divino:  La continuazione, un atto prolisso dice Dio abitante in essa e negli atti suoi, dice confermazione del bene, perché è tanto il valore, la grazia, la potenza d’un atto continuato, che riempie i piccoli vuoti d’intensità d’amore, le piccole debolezze che la natura umana è soggetta.  Si può dire che un atto, una virtù continuata è come il giudice, l’ordine, la sentinella della creatura.  Perciò ci tengo tanto che i tuoi atti siano continui, perché c’è del mio dentro, ed Io mi sentirei disonorato l’atto mio nel tuo.  Vedi figlia mia, è tanta la mia foga d’amore, che voglio essere riconosciuto tutto ciò che ho fatto per amore delle creature, ma questo non per altro, che per dare, sento una smania di dare, voglio formare le depositarie della mia vita, delle mie opere, delle mie pene, delle mie lacrime, di tutto, ma queste non partono da Me se non sono riconosciute, col non riconoscerle m’impediscono il passo di avvicinarmi per deporre in loro ciò che con tanto amore voglio dare, e poi resterebbero senza effetti, sarebbero come tanti ciechi che non vedono ciò che le sta d’intorno.  Invece, il conoscere è vista all’anima che fa sorgere il desiderio e l’amore, e quindi la gratitudine verso di Me che tanto voglio dare e con gelosia custodiscono il mio tesoro depositato in loro, e nelle circostanze se ne servono della mia Vita per guida, delle mie opere per confermare le opere loro, delle mie pene per sostegno delle pene di esse e delle mie lacrime per lavarsi se sono macchiate, ed oh! come ne sono contento che se ne servono di Me e delle opere mie per aiutarsi.  Fu questo il mio scopo di venire sulla terra, per restare come fratellino in mezzo a loro, e dentro di loro per aiuto nei loro bisogni.  Come mi riconoscono, Io non faccio altro che riflettere in loro per suggellare il bene che hanno conosciuto, quasi come sole, che col riflettere, con la sua luce sulle piante e sui fiori comunica la sostanza della dolcezza e dei colori, non apparente, ma in realtà.  Onde, se vuoi molto ricevere, cerchi di conoscere ciò che fece e fa la mia Volontà nella Creazione, e ciò che fece nella Redenzione, ed Io ti sarò largo e nulla ti negherò di ciò che ti faccio conoscere.  Anzi sappi, se non mi arresto ancora a farti da maestro, per farti conoscere tant’altre cose che mi appartengono, è perché voglio darti ancora ciò che ti faccio conoscere.  Non resterei contento se non avessi che dare, e sempre cose nuove da dare alla figlia mia, perciò aspetto con ansia che metti a posto nell’anima tua ciò che hai conosciuto, affinché la ritenesse come cosa tua, e mentre la metti a posto, per darti aiuto a metterla ti vado carezzando, plasmando, fortificandoti, allargo la tua capacità, insomma rinnovo ciò che feci nella creazione della prima creatura.  Molto più che essendo cose mie che tu hai conosciuto e che voglio deporle in te, non voglio fidarmi di nessuno, neppure di te, voglio Io proprio, con le mie stesse mani creatrice preparare il posto e deporle in te, e per tenerle sicure le circondo col mio amore, con la mia fortezza e per guardia la mia luce.  Quindi sii attenta, non ti far sfuggire nulla, e così mi darai il campo di poterti fare le più belle sorprese”.

(3) Dopo di ciò, la mia piccola intelligenza continuava a valicare il mare interminabile della Divina Volontà, ed il mio sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, Noi abbiamo campi e mari divini interminabile, questi sono pieni di gioie, di beatitudine, di bellezze incantevole di ogni specie, e posseggono la virtù di far sorgere gioie sempre nuove e bellezze che una non somiglia all’altra, ma però in questi nostri mari e campi divini, per quante ci sono cose e beatitudine innumerevoli, non abbiamo vite che palpitano, mentre siamo Noi vita e palpito di tutto, anche delle nostre gioie; ci manca il palpito della creatura che palpiti nel nostro e come vita riempiono questi nostri campi e mari interminabile.  Ora, vuoi tu sapere chi ci porta la sua vita?  Non una cosa nuova, c’è ne abbiamo tanto! Chi viene a vivere nella nostra Volontà, perché Essa, straripando da Noi ci forma i nostri campi e mari divini, pieni di tutte le felicità possibile ed immaginabile.  E la creatura viene in essi come vita, ed abbiamo il gran contento e la grande gloria che ci può dare una vita, e sebbene questa vita è uscita da Noi, ma è libera di stare, e non stare nei nostri campi divini, ed essa perde, sacrifica la sua libertà umana, e nella nostra Volontà prende la libertà divina, e come vita vive nei nostri campi e mari senza confini.  Ed oh! com’è bello vedere questa vita che si fa il largo in mezzo alle strette folle delle nostre felicità e gioie, e vi getta il suo seme, il suo chicco di grano, immagine della sua volontà che vi forma la sua spiga, tant’alta, ma come realtà e non apparente, della vita palpitante ed operante nel nostro campo celeste, oppure come pesciolino, simbolo pure della sua volontà, che come vita palpita, nuota nel nostro mare, vive e si nutrisce, si trastulla, vi fa mille scherzi e ricrea, non come gioia ma come vita, il suo Creatore, c’è gran differenza tra quelle che ci possono dare le nostre gioie, e quelle che ci può dare una vita.  Ecco perciò possiamo dire:  “I nostri campi sono deserti, i nostri mari sono senza pesci,” perché manca la vita delle creature per riempirli, per poter dare e ricevere vita per vita, ma verrà il tempo che saranno pieni, ed avremo il pieno contento e la grande gloria che in mezzo alle nostre folte gioie, moltitudine di vite, che vivranno dentro di questi campi e ci daranno vita per vita.

(5) Ora, tu devi sapere che questi nostri campi e mari sono a disposizione di quelli che vivono in terra e che vogliono far vita nella nostra Divina Volontà, non per quelli che vivono in Cielo, perché quelli non possono aggiungere neppure una virgola di più di quello che hanno fatto, questi sono le vite gaudente nei nostri campi divini, non le vite operanti, si può dire di loro:  “quello ch’è fatto è fatto”.  Invece, sono le vite operanti e conquistatrici della terra che sospiriamo, e che mentre stanno in terra, entrino in questi nostri campi ed operino e facciano da conquistatrici in modo divino, molto più, che da che l’uomo peccò, uscì da dentro la nostra Volontà, e gli furono, con giustizia, chiuse le porte di questi nostri campi.  Ora, vogliamo aprire queste nostre porte dopo tanti secoli, a chi voglia entrare, non forzarle, ma liberamente, per farci popolari questi nostri campi divini, per dare una nuova forma, un modo di vita tutto nuovo alla creatura, e poter ricevere, non opere da essa, ma in ogni suo atto, vita formata nella stessa vita nostra.  Ecco perciò la causa del tanto mio dire sulla mia Volontà, la forza della mia parola creatrice le disporrà, le darà il desiderio, muterà la volontà umana, e conoscendo che voglio aprire le porte, busseranno, ed Io subito gli aprirò, affinché resti Io stesso appagato, ed abbia il mio popolo fortunato, che mi darà al cambio della mia vita che ho dato per essi, la loro vita in cambio della mia.  Mai ho parlato senza aver nulla, o invano, parlai nella Creazione, e la mia parola servì per formare le cose mirabile di tutto l’universo, parlai nella Redenzione, e la mia parola, il mio Vangelo, serve di guida alla mia Chiesa, di luce, di sostegno, si può dire che la mia parola è la sostanza e la mia vita palpitante nel grembo della Chiesa.  Ora, se ho parlato e parlo ancora sulla mia Divina Volontà, non sarà invano, no, ma avrò i mirabili effetti, e la vita della mia Volontà conosciuta, operante e palpitante in mezzo alle creature.  Quindi lasciami fare, ed Io disporrò in modo le cose che la mia parola non sarà parola morta, ma viva, che darà vita con tutti i suoi mirabili effetti.  Molto più, che questi nostri campi e mari celesti le faranno da madre alle anime fortunate che vogliano vivere in essi, le educheranno in modo divino, le nutriranno con cibi prelibati presi dalla mensa celeste e le cresceranno in modo nobile e santi che in tutti i loro atti, passi e parole si vedrà a chiare note scritto:  Sono simili al loro Creatore.  Dio sentirà la melodia della sua voce nella parola di esse, la potenza sua nelle loro opere, il suo dolce moto dei passi che corre presso di tutti ché li vuole a sé, nei passi di loro, e come rapito dirà:  “Chi è chi mi somiglia?  Chi sa imitare la mia voce dolce, armoniosa e forte da poter scuotere Cielo e terra?  Chi tiene tanta forza da rapirmi nelle sue opere per farmi operare insieme con lei?  Chi è?  Chi è? ” Ah! è chi vive nei nostri campi divini, è giusto che ci somiglia in tutto, per quanto a creatura è possibile, è la figlia nostra, e basta, lasciamola che ci imiti, che ci somigli, sarà la gloria nostra della nostra opera creatrice, la sospirata del suo Padre Celeste, queste anime formeranno la nuova gerarchia nella patria celeste, dove c’è un posto riservato per loro, che a nessun’altro è dato di occupare”.

 

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30-9

Dicembre 25, 1931

 

Desiderio di Gesù della compagnia della creatura.  Estremo bisogno del

Pargoletto Gesù d’essere amato con amore divino della sua Madre Celeste.

 

(1) Mi sento come inondare dal mare di luce della Divina Volontà, oh! come vorrei essere davvero il pesciolino in questo mare, in modo da non vedere che luce, toccare, respirare, vivere di luce, oh! come sarei felice di sentirmi dire che sono la figlia del Padre Celeste.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, la cara mia vita, il dolce e sovrano Gesù, visitando la piccola anima mia, si faceva vedere che da dentro la sua adorabile persona uscivano mari di luce interminabile e da dentro di essa uscivano anime che popolavano la terra e tutto il Cielo, e Gesù, chiamandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vieni in questa luce, qui ti voglio, la virtù della mia luce, il suo moto come fonte di vita, non fa altro che sprigionare da dentro il suo grembo di luce anime, cioè, vita di creature, la sua potenza è tanta, che come si muove scaturisce anime, ed io voglio la mia diletta insieme con Me, nel seno della mia luce, cioè della mia Volontà, che come le anime vengono formate e scaturiscano fuori, non voglio essere solo, ma voglio la tua compagnia, affinché riconosca il gran portento della creazione delle anime, il nostro amore eccessivo, e siccome ti voglio nella mia Volontà, voglio deporle in te, affidartele, non lasciarle sole mentre pellegrinano la terra, ma tenere insieme con Me chi me le protegga e difenda.  Oh! come è dolce la compagnia di chi prende cura delle vite da Me uscite, mi è tanto gradito, che faccio, chi vive nella mia Volontà, depositaria della creazione delle anime, canale per cui le faccio uscire alla luce e canale per farle rientrare nella patria celeste.  Tutto voglio dare a chi vuol vivere nel mio Fiat, la loro compagnia, necessità al mio amore, ai miei sfoghi, ed alle mie opere, che vogliono essere riconosciute; fare e non essere riconosciute, sono come opere che non sanno menare trionfo, né cantare vittoria e gloria.  Perciò non mi negare la tua compagnia, negheresti uno sfogo d’amore al tuo Gesù, ed alle mie opere mancherebbe il corteggio ed il compiacimento della creatura, e resterebbero come opere isolate ed il mio amore contenuto si cambierebbe in giustizia”.

(3) Dopo di ciò stavo pensando alla nascita del bambinello Gesù, specie nell’atto quando uscì dal seno materno, ed il celeste Infante mi ha detto:

(4) “Figlia carissima, tu devi sapere che non appena mi sprigionai dal seno della Mamma mia, sentì il bisogno d’un amore ed affetto divino, Io lasciai il mio Padre Celeste nell’Empireo, che ci amavamo con amore tutto divino, tutto era divino tra le divine Persone:  Affetti, santità, potenza e così di seguito.  Ora, Io non volli cambiare modi venendo sulla terra, la mia Divina Volontà mi preparò la Madre Divina, in modo che ebbi Padre divino in Cielo, e Madre divina in terra, e come uscì dal seno Materno, sentendo estremo bisogno di questi affetti divini, corsi nelle braccia della Mamma mia per ricevere, come il primo cibo, il primo respiro, il primo atto di vita alla mia piccina umanità, il suo amore divino, e Lei sprigionò i mari d’amore divino, che il mio Fiat aveva formato in Essa, e mi amò con amore divino, come mi amava il mio Padre nel Cielo.  Ed oh! come fui contento, trovai il mio paradiso nell’amore della Mamma mia.  Ora, tu sai che il vero amore non dice mai basta, se potesse dire basta perderebbe la natura del vero amor divino, e perciò, fin dalle braccia della Madre mia, mentre mi prendevo il cibo, il respiro, l’amore, il paradiso che Lei mi dava, il mio amore si stendeva, si faceva immenso, abbracciava i secoli, rintracciava, correva, chiamava, delirava, ché voleva le figlie divine, e la mia Volontà per quietare il mio amore, mi presentò le figlie divine, che coll’andare dei secoli mi avrebbe formato, ed Io le guardai, le abbracciai, le amai e ricevetti il respiro dei loro affetti divini, e vidi che la Regina Divina non sarebbe restata sola, ma avrebbe avuto la generazione delle mie, e delle sue figlie divine.  La mia Volontà sa mutare e dare la trasformazione e formare il nobile innesto da umano in divino.  Perciò quando ti vedo operare in Essa, mi sento dare e ripetere il paradiso che mi diede la Mamma mia quando bambinello mi ricevete nelle sue braccia.  Perciò chi fa e vive nella mia Divina Volontà, fanno sorgere e formano la dolce e bella speranza che il suo regno verrà sulla terra ed Io mi bearò nel paradiso della creatura, che il mio Fiat ha formato in loro”.

(5) E mentre la mia mente continuava a pensare ciò che Gesù mi aveva detto, con un amore più intenso e tenero ha soggiunto:

(6) “Mia buona figlia, il nostro amore corre continuamente verso la creatura, il nostro moto amoroso che non cessa mai corre nel palpito del cuore, nei pensieri della mente, nel respiro dei polmoni, nel sangue che circola, corre, corre sempre e vivifica con la nostra nota e moto d’amore il palpito, il pensiero, il respiro, e vuole l’incontro dell’amore palpitante, del respiro amante, del pensiero che riceve e ci dà amore, e mentre il nostro amore corre con rapidità inarrivabile, l’amore della creatura non s’incontro col nostro, si resta dietro, e non segue la corsa del nostro amore, che corre senza mai arrestarsi, e non vedendoci neppure seguire mentre continuiamo a girare nel palpito, nel respiro, in tutto l’essere della creatura, deliranti esclamiamo:  “Il nostro amore non è conosciuto, né ricevuto, né amato dalla creatura, e se lo riceve è senza conoscerlo”.  Oh! come è duro amare e non essere amato.  Eppure se il nostro amore non corresse, cesserebbe all’istante la vita di esse.  Succederebbe come all’orologio:  Se c’è la corda, fa sentire il suo tic, tic, e mirabilmente segna le ore ed i minuti, e serve a mantenere l’ordine del giorno, l’ordine pubblico, se cessa la corda, il tic, tic non si sente più, resta fermato come senza vita, e ci possono essere molti disordine per causa che l’orologio non cammina.  La corda della creatura è il mio amore, che come corre questa corda celeste, palpita il cuore, circola il sangue, forma il respiro, si possono chiamare le ore, i minuti, gli istanti dell’orologio della vita della creatura, e nel vedere che se non faccio correre la corda del mio amore, non possono vivere, e pure non sono riamato, il mio amore continua la sua corsa, ma atteggiandosi ad amore dolorante e delirante.  Ora, chi ci toglierà questo dolore e raddolcirà il nostro delirio amoroso?  Chi terrà per vita la nostra Divina Volontà.  Essa come vita formerà la corda nel palpito, nel respiro e così di seguito della creatura, formerà il dolce incontro col nostro amore, e la nostra corda e la loro cammineranno di pari passi.  Il nostro tic continuo sarà seguito dal tic di esse, ed il nostro amore non sarà più solo nel correre, ma avrà la corsa insieme con la creatura.  Perciò non voglio altro, che Volontà mia, Volontà mia nella creatura”.

 

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30-10

Gennaio 3, 1932

 

Certezza della venuta del regno della Divina Volontà sulla terra.  Come

tutte le difficoltà si scioglieranno come neve innanzi ad un

sole ardente.  La volontà umana è stanza oscura della creatura.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Fiat Divino, ma mi sentivo preoccupata dal pensiero, come mai potrà venire questo regno della Volontà Divina?  Il peccato abbonda, i mali peggiorano, le creature mi sembrano indisposte a ricevere un sì gran bene, tanto che non c’è anima per quanto buone fossero, che veramente vogliono occuparsi di far conoscere ciò che riguarda la Divina Volontà.  Se Dio non opera un prodigio della sua onnipotenza, il regno del Fiat Divino potrà stare nel Cielo, ma per la terra è inutile pensarci.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio amato Gesù, facendo la sua solita visita all’anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto a Noi è possibile.  Le impossibilità, le difficoltà, gli scogli insormontabile delle creature si sciolgono innanzi alla nostra Maestà Suprema come neve dirimpetto ad un sole ardente, il tutto sta se Noi vogliamo, tutto il resto è nulla.  Non successe così nella Redenzione?  Il peccato abbondava più che mai, appena un piccolo nucleo di gente sospiravano il Messia, ed in mezzo a questo nucleo, quante ipocrisie, quanti peccati di tutte specie, spesso idolatravano; ma era decretato che Io dovevo venire sulla terra.  Innanzi ai nostri decreti, tutto i mali non possono impedire quello che vogliamo fare, un atto solo di nostra Volontà ci glorifica più che non ci offendano tutti i mali e peccati che si commettono dalle creature, perché il nostro atto di Volontà è divino e immenso, e nella sua immensità abbraccia tutta l’eternità, tutti i secoli, si stende a tutti; quindi non è della nostra infinita sapienza non dar vita ad un atto solo della nostra Volontà, per i mali delle creature, Noi ci mettiamo dal nostro lato divino, e facciamo quello che dobbiamo fare, e le creature le lasciamo nel loro lato umano, e facendo da Sovrani, signoreggiamo tutto e tutti, anche sul male e mettiamo fuori i nostri decreti.

(3) Ora, come fu decreto nostro la mia venuta sulla terra, così è decreto nostro il regno della nostra Volontà sulla terra, anzi si può dire che l’uno e l’altro è un sol decreto, che avendo compiuto il primo atto di questo decreto, ci resta da compiere il secondo.  E’ vero che ci teniamo alla buona disposizione delle creature per dare il gran bene che può produrre un atto di nostra Volontà, e perciò, al più prendiamo tempo e ci facciamo via in mezzo ai loro mali per disporli.  E’ vero che i tempi sono tristi, i stessi popoli sono stanchi, si veggono chiuse tutte le vie, non trovano via d’uscita anche per i necessari mezzi naturali, le oppressioni, le esigenze dei capi sono insopportabile. . . , giusta pena che hanno eletti per capi uomini senza Dio, di mala vita, senza giusto diritto d’essere capi, che meritavano più una carcere, che il diritto del regime.  Molti troni ed imperi sono stati rovesciati, e quei pochi che sono rimasti, sono tutti vacillanti ed in atto di rovesciarsi, sicché la terra rimarrà quasi senza re, in mano ad uomini iniqui.  Poveri popoli, poveri figli miei, sotto il regime di uomini senza pietà, senza cuore, e senza grazia di poter fare da guida ai loro dipendenti; già si ripete l’epoca del popolo ebreo, che quando ero vicino a venire Io sulla terra, rimase senza re, e stava sotto il dominio d’un impero straniero, uomini barbari ed idolatri che neppure conoscevano il loro Creatore, eppure era questo il segno della mia prossima venuta in mezzo a loro.  Tra quell’epoca e questa, in molte cose si danno la mano, e la scomparsa dei troni e degli imperi, è l’annunzio che il regno della mia Divina Volontà non è lontano.  Dovendo essere un regno universale, pacifico, non ci sarà bisogno di re che lo dominano, ognuno sarà re a sé stesso.  La mia Volontà sarà per loro legge, guida, sostegno, vita e Re assoluto di tutti e di ciascuno, e tutti i capi arbitrari e senza diritto, andranno in frantumi come polvere al vento.  Già le nazione continueranno a dibattersi tra loro, chi per guerra, chi per rivoluzione, tra loro e contro la mia Chiesa, hanno un fuoco che le divora in mezzo a loro, che non le dà pace, e non sanno dar pace, è il fuoco del peccato e il fuoco del fare senza Dio che non le dà pace e non faranno mai pace se non chiamano Dio in mezzo a loro, come regime e vincolo d’unione e di pace, ed Io li lascio fare, e farò toccare con mano che significa fare senza Dio.  Ma ciò non impedisce che venga il regno del mio Fiat Supremo, questo è tutta roba di creatura, del basso mondo, che la mia potenza quando vuole, atterra e disperde e fa sorgere dalla tempesta il cielo più sereno, ed il sole più fulgido.  Invece, il regno della mia Divina Volontà è dell’alto, dei Cieli, formato e decretato in mezzo alle divine persone, nessuno c’è lo può toccare ne disperdere.  Primo lo tratteremo con una sola creatura, formando il primo regno in essa, poi con pochi, e poi, facendo uso della nostra onnipotenza lo divulgheremo dappertutto.  Sii certa, non ti preoccupare che i mali peggiorano, la nostra potenza, il nostro amore vincitore che tiene virtù di sempre vincere, la nostra Volontà che tutto può e che con pazienza invitta sa aspettare anche secoli, ma quello che vuole e deve fare, vale più di tutti i mali delle creature; alla sua potenza invincibile ed il suo valore infinito, saranno come goccioline d’acqua i mali di esse, come tanti nonnulla che serviranno al trionfo del nostro amore ed alla maggior gloria della nostra Volontà compiuta.  E poi, quando avremo la grande gloria di formare questo regno dentro d’una sola creatura, essa sarà come sole, che tutti hanno diritto di godere e possedere la sua luce, più che sole, darà il diritto a tutte le creature di far possedere un regno sì santo, e Noi con sapienza infinita abbonderemo di grazie, di luce, di aiuti, di mezzi sorprendenti, perché facciano regnare il regno della mia Volontà in mezzo a loro.  Perciò lasciami fare, quando te l’ha detto Gesù basta, è come già fatto.  Tutti i mali e tutte le creature insieme non hanno potere né diritto sulla nostra Volontà, né possono impedire un atto solo della nostra Volontà voluta con decreti della nostra sapienza”.

(4) Onde seguivo a pensare al Fiat Divino ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia Volontà è luce, la volontà umana è la stanza oscura in cui vive la povera creatura; come entra in questa stanza oscura il mio Volere, così resta tutta investita da questa luce che tutto illumina, anche i più remoti e piccole nascondigli dell’anima, si fa luce del pensiero, della parola, delle opere, dei passi, ma con una diversità meravigliosa.  Il pensiero prende una varietà di colori animati dalla luce, la parola prende un’altra varietà di colori, l’azione, il passo altri varietà di colori, e come ripete il pensiero, la parola, l’azione, il passo, animati dalla luce della mia Volontà, così si formano le sfumature dei colori divini, e la bellezza, è che tutti i colori sono animati dalla luce.  Oh! come è bello vedere la creatura animata dall’iride dei nostri colori divini, è una delle scene più belle che essa ci presenta e ci fa godere, la guardiamo e vediamo che non sono altro che il riflesso dei nostri pensieri, delle nostre azioni, e così di seguito, che ha formato la varietà dei nostri colori divini, e la nostra Volontà che fa sfoggio di luce negli atti della creatura, che col suo dolce incanto ci rapisce e ci fa spettatore degli atti nostri, ed oh!, come aspettiamo con tutto amore la ripetizione di queste scene sì belle e dilettevole”.

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30-11

Gennaio 7, 1932

La Divina Volontà può essere voluta, comandata,

operativa e compiuta.  Esempio:  la Creazione

 

(1) Il mio seguire il Voler Divino continua, me lo sento sempre sopra di me, in atto di chiudersi negli atti miei per avere il contento di dirmi:  “Il tuo atto è mio, perché dentro vi è la mia vita che l’ha formato”.  Mi sembra che con una pazienza invitta, ma pazienza amorosa, dolce, amabile, che rapisce la povera anima mia osserva, numera quando debbo operare, muovere il passo ed altro, per chiudere la sua vita operante ed il muovere del suo passo nel mio, come se si volesse imprigionare nell’atto mio, sebbene resta immensa qual’è.  Ma chi può dire ciò che provo e sento sotto l’impero della Divina Volontà?  Sono sempre la piccola ignorantella che appena so dire a, bi, ci, della Divina Volontà.  In molte cose mi mancano i vocaboli, e mentre la mia mente è piena, e chi sa quante cose vorrei dire; ma faccio per dire e non trovo le parole per esprimermi, e perciò passo avanti.  Onde il mio dolce Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà tiene modi sorprendenti e differenti d’agire, ed agisce a secondo le disposizione delle creature.  Molte volte fa conoscere ciò che Essa vuole, ma lascia a disposizione delle creature il fare e non fare, e questa si chiama Volontà voluta.  Altre volte, al volere aggiunge il comando, e dà doppie grazie per fare seguire il comando, e questo è di tutti i cristiani; il non far ciò significa non essere neppure cristiani.  L’altro modo è operativo, scende nell’atto della creatura ed opera come se l’atto della creatura fosse atto suo, e perciò come atto suo vi mette la sua vita, la sua santità, la sua virtù operatrice; ma per giungere a questo, l’anima dev’essere abituata alla Volontà voluta e comandata, questa prepara il vuoto nell’atto umano per ricevere l’atto operante del Fiat Divino, ma non si arresta, l’atto operante chiama l’atto compiuto, e l’atto compiuto è l’atto più santo, più potente, più bello, più fulgido di luce che può fare la mia Volontà Divina, ed essendo suo atto compiuto, tutto ciò che ha fatto viene racchiuso in quest’atto, in modo che si vede scorrere e racchiuso in esso:  Il cielo, il sole, le stelle, il mare, le beatitudine celesti, tutto e tutti”.

(3) Ed io come sorpresa:  “Ma come può essere che un atto solo può racchiudere tutto?  Sembra incredibile”.

(4) E Gesù ha soggiunto:  “Come incredibile?  Non può forse la mia Volontà far tutto e chiudere tutto, tanto nel grande quanto nel più piccolo atto?  Tu devi sapere che negli atti compiuti di mia Volontà, entra l’inseparabilità di tutto ciò che ha fatto e farà, altrimenti non sarebbe un atto solo, ma starebbe soggetto a su cessione di atti, ciò che non può essere, né nel nostro Essere divino, né nella nostra Volontà, e poi la Creazione è un esempio palpabile:  Tutte le cose create sono inseparabile tra loro, ma distinte l’una dall’altra, guarda il cielo, atto compiuto del Fiat, al di sopra fa da sgabello alla patria celeste, dove corrono tutte le felicità e gioie, occupato da tutti angeli e santi e formiamo il nostro trono.  Quello stesso Cielo forma la volta azzurra sopra il capo delle creature, e nello stesso spazio si vedono moltitudine di stelle, ma non si stendono più in là del cielo.  Più in basso c’è il sole, il vento, l’aria, il mare, ma sotto quello stesso spazio di cielo, e mentre ognuno fa il suo ufficio, è tanta la loro inseparabilità, che nel medesimo tempo e luogo, si sente e si vede che il sole dardeggia con la sua luce, il vento fischia e getta i suoi aliti refrigeranti, l’aria si fa respirare, il mare fa sentire il suo mormorio, pare che sono fusi insieme, tanto è la loro inseparabilità; tanto, che la creatura nel medesimo tempo e luogo può godere il cielo, il sole, il vento, il mare, la terra fiorita.  Gli atti compiuti dalla mia Divina Volontà non sono soggetti a separarsi, perché dalla Volontà unica da dove sono usciti, sono usciti con la forza e potenza unitiva, perciò non è meraviglia se negli atti compiuti che fa nella creatura tutto racchiude, e si vede delineato come se si potesse vedere dentro d’un vetro tutte le opere sue, mentre ogni cosa sta al suo posto, ma vi riflettano con una potenza mirabile nell’atto compiuto della mia Volontà nell’atto della creatura.  E’ questa la ragione che tra un atto compiuto di mia Volontà, tanto nella creatura quanto fuori di essa, è tanto il valore, che per quanto diamo restiamo sempre da dare, perché non tiene la capacità di prendere tutto il valore che contiene.  Si riempie fino all’orlo, straripa fuori, si forma i mari intorno, e che cosa ha preso?  Si può dire pochissimo, perché quest’atto racchiude l’infinito e la creatura è incapace di prendere il valore d’un atto infinito del mio Fiat Divino; sarebbe più facile che racchiudesse tutta la luce del sole nel breve giro della sua pupilla, ma ciò che pure è impossibile, può riempirsi l’occhio di luce, ma quanti mari di luce non restano fuori della sua pupilla, perché?  Perché c’è un Fiat Divino in quel sole, per cui tutte le pupille non li è dato racchiudere; prenderanno quanta luce vogliano, ma esaurirla, giammai, terranno sempre da prendere; vera immagine d’un atto compiuto della mia Volontà nella creatura.  Perciò sii attenta e fa che Essa sia la sua vita negli atti tuoi”.

 

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30-12

Gennaio 12, 1932

 

Giro nella Divina Volontà.  Pegni, anticipi e compromessi

da parte delle creature.  Capitale da parte del Creatore.

Eco che forma la Divina Volontà nelle creature.

 

(1) Stavo secondo il mio solito, facendo il giro negli atti fatti della Divina Volontà, mi sentivo che in Essa e con Essa potevo tutto abbracciare, tutto ricordare, tutto guardare di ciò che aveva fatto la Divina Volontà.  Era il teatro infinito che si presentava innanzi alla mia piccola mente, che con scene divine ed innumerevoli faceva gustare dolcezze indicibile e scene le più belle ed incantevole che la potenza del Fiat Divino ha messo fuori nel giro della Creazione, Redenzione e Santificazione.  Sembra che è un giro che ha fatto nel corso dei secoli, ed in questo giro ha fatto tante cose belle, meravigliose, da far strabiliare Cielo e terra, e questo giro lo ha fatto per farci girare a noi d’intorno, per farci conoscere quanto può fare, e sa fare per amor nostro.  Onde, mentre giravo nel giro infinito del Voler Divino il mio amabile Gesù, visitando la piccola sua neonata mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, se tu sapessi quanto godo nel vederti girare nell’infinito giro del mio Fiat Supremo e nel vederti soffermare come sorpresa innanzi ai suoi prodigi, alle sue opere mirabile ed adorabile, alle sue scene incantevoli e rapitrice, nella mia foga d’amore dico:  “Come son contento che la mia figlia è spettatrice e gode le scene mirabile di Colei che la ha creato”.  Ma ciò non basta, tu devi sapere che per acquistare una proprietà, ci vuole che chi la deve cedere, deve dare la libertà a chi deve prenderla, di visitarla, di portarla quasi con mano per farle conoscere tutti i beni che ci sono, le fontane che possiede, la rarità e preziosità delle piante, la fertilità del terreno, e questo serve per fare invaghire chi la deve acquistare, e chi deve acquistarla è necessario che dia degli anticipi, faccia dei compromessi rilevanti per legare colui che deve cedere la proprietà, affinché non potesse sfuggire.

(3) Ora, figlia benedetta, volendo dare il regno della mia Divina Volontà, è necessario che tu giri nelle sue proprietà divine, ed Io, portandoti con mano, ti faccio conoscere i suoi mari interminabile, i beni, i prodigi, le meraviglie sorprendenti, le gioie, le felicità, tutte cose di valore infinito che possiede, affinché tu conoscendolo lo ami, e ti innamori tanto, che non solo non sapresti vivere senza di esso, ma metteresti la vita per acquistare un regno sì santo, pacifico e bello.  Ma non è tutto ancora, ci vuole la parte tua, i tuoi pegni, i tuoi anticipi e compromessi.  Ed il nostro amore e bontà è tanto che vuol dare la nostra Volontà come proprietà che l’appartiene alla creatura, che mette a sua disposizione ciò che Essa ha fatto, affinché si servissero come pegni e compromessi equivalenti per ricevere un dono sì grande.  Ora, come tu giri nella Creazione e guardi il Cielo e ti feliciti nel vedere la bella volta azzurra tappezzata di stelle, il sole smagliante di luce, e riconosca e senta il Fiat Divino palpitante ancora, che l’ha creato per amore delle creature, e tu sprigionando dal tuo cuore il tuo piccolo amore, ami Colui che tanto ti ha amato, il tuo amore si suggella nell’alto del cielo, nella luce del sole, e ci dai per pegno il cielo, per anticipo le stelle, per compromesso il sole, perché per te fu creato, e basta che possieda come vita tua la nostra Volontà, che già è tuo e può essere il valido compromesso per ottenere il suo regno.  E così come giri in tutte le altre cose create, le riconosca e ci ami; e quante volte ripeti i tuoi giri, tante volte ripeti i pegni, fai dei compromessi, e comprometti a disporre le cose, a dare grazie, aiuti per dare come regno il gran dono del Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra.  Noi sappiamo che la creatura non ha che darci, ed il nostro amore s’impone a dare gli atti nostri come se fossero suoi, mettendo nelle sue mani le opere nostre come moneta divina, affinché tenesse mezzi sufficienti per potere contrattare col nostro Essere Supremo.  Ma se non ha nulla, ha il suo piccolo amore, sprigionato dal nostro nell’atto di crearla, quindi tiene una particella dell’amore infinito di Dio, e quando la creatura ci ama, mette l’infinito in attitudine, sentiamo la forza magnetica della particella del nostro amore infinito, che aleggiando ci ama in essa, si eleva, si stende, giunge fino a Noi e vuole entrare nell’infinito donde ne uscì, oh! come ci rapisce, e nella foga del nostro amore diciamo:  “Chi può resistere alla forza del nostro amore infinito che si sprigiona dalla creatura e ci ama? ” Dare cieli e terra ci sembra come pochi per contraccambiarla del suo piccolo amore, che sebbene piccolo, possiede la particella dell’infinito, e ciò ci basta.  Oh! come è dolce e caro il prezioso pegno dell’amore della creatura, e siccome non vi è cosa che nel giro dei secoli non abbia uscito dalla nostra Volontà, il tuo girare nella creazione dell’uomo è una visita che le fai, per conoscere ciò che operò ed in quali mari di grazie, di santità, d’amore fu messo nell’atto d’essere creato, e tu vorresti fare tutto tuo quell’amore per amarci, e ci comprometti con quei stessi atti con cui creammo l’uomo.  E così quando giri nella creazione della Vergine, nei suoi mari di grazie, nella mia venuta sulla terra ed in tutto ciò che Io feci e patì, tu metti per compromesso la Regina del Cielo, la mia stessa vita e tutti gli atti miei.  La mia Volontà è tutto, e per darsi alla creatura vuol essere riconosciuta, vuol avere che ci fare, vuol contrattare con essa, e quanto più la visiti negli atti suoi, tanto più si trova impegnata e compromessa ed incomincia lo sborso del suo capitale; tutte le verità, le conoscenze che ti ho fatto sulla Divina Volontà, non è stato forse capitale che ho fatto nell’anima tua?  Ed è tanto esuberante, che può riempire di luce, d’amore, di santità, di grazie, di pace, tutto il mondo intero, e non è stato forse dopo una girata che hai fatto negli atti suoi, che già ti aspettavo con tutto amore per darti i suoi pegni ed anticipi che il suo regno sarebbe venuto sulla terra?  Tu davi i tuoi pegni, ed il mio Fiat ti dava i suoi, si può dire che ogni verità e parola che diceva a suo riguardo, erano disposizione che prendeva come formare questo regno, leva che chiamava per formare il suo esercito, capitale che sborsava per mantenerlo, gioie e delizie per attirarli, fortezza divina per vincerli, perché primo Noi facciamo i fatti, ordiniamo tutto, e poi mostriamo e facciamo conoscere i fatti che abbiamo fatto.  E siccome questo bene lo vogliamo dare alle creature, è necessario, giusto e ragionevole che ci la sentiamo almeno con una creatura, affinché dall’una passa all’altra.  Noi non facciamo le nostre opere in aria, ma vogliamo un piccolo appoggio dove formare le nostre opere più grandi, non fu il nostro piccolo appoggio la Regina del Cielo nell’opera grande della Redenzione, che poi si estese a tutti ed a chi la vuole?  Perciò il tuo volo nella mia Volontà sia continuo, affinché vi scambiate, tu i tuoi pegni ed Essa i suoi capitali, per accelerare il suo regno sulla faccia della terra”.

(4) Dopo di ciò mi sentivo più del solito tutta immersa nel Fiat Divino, ed il mio Sovrano Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, quando la mia Divina Volontà opera nell’anima, si conosce subito:  Essa come opera stende nell’essere umano soavità, dolcezza, pace, fortezza, fermezza, prima che opera vi soffia e vi imprime il suo Fiat onnipotente, il quale vi stende il suo cielo d’intorno all’opera che vuol fare, pare che senza il suo cielo non sa operare la mia Volontà, e mentre opera fa risuonare il suo eco dolce, armonioso, nelle tre Divine Persone, chiamandole a giorno di ciò che sta facendo nell’anima, perché essendo una la Volontà di quella che sta operando in lei, con quella delle Divine Persone, succede che ciò che fa nelle Divine Persone, fa risuonare il suo eco potente nella creatura, ed in quest’eco le porta i mirabili segreti, le dolcezze ineffabili, l’amore inseparabile come si amano le Divine Persone, il dolce accordo tra di loro.  Quest’eco è il portatore delle cose più intimi dell’Ente Supremo nella creatura; dove sta operando la mia Volontà, l’eco dell’uno si fonde nell’altro, quello di sopra si fa rivelatore divino, quello del basso risuonando in Dio tiene virtù di parlare potentemente coi modi divini del bene delle creature e dello stesso amore che Loro le vogliono.  La mia Volontà con la sua potenza forma le dolce catene, ed immedesima e trasforma Dio e la creatura, in modo che Dio si sente rifatto nella creatura, ed essa si sente rifatta in Dio.  Oh! Volontà mia, quanto sei ammirabile e potente, stende le tue dolce catene e lega Dio e le creature, affinché tutti mi ritornano nel mio seno divino”.

 

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30-13

Gennaio 12, 1932

 

Modi dominanti, parlanti e felicitanti della Divina Volontà.  Come il cielo

resta dietro.  Vittoria di Dio e vincita della creatura.  La Divina Volontà raccoglitrice

delle opere sue.  Esempio d’una madre che rimpiange il suo figlio storpio.

 

(1) La mia piccola anima continua a valicare il mare interminabile del Fiat Divino, ed oh! come resto sorpresa ché mentre mi sembra che ho fatto una lunga via, faccio per guardare, non trovo altro che pochi passi a confronto di quelli che mi resta da fare.  L’interminabilità è tanta, che ancorché dovessi camminare secoli mi troverei sempre al principio, e c’è tanto da conoscere del Voler Divino che trovandomi nel suo mare mi sento sempre la piccola ignorantella, che appena ho imparato le vocali della Divina Volontà, e forse le consonante le andrò ad imparare nella patria celeste, che spero di raggiungere subito.  Oh! come vorrei modi di muovere a pietà tutto il Cielo perché finisse il mio lungo esilio; ma del resto Fiat! Fiat! Fiat! Ed il mio sempre amabile Gesù, avendo di me compassione, mi ha stretto fra le sue braccia dicendomi:

(2) “Figlia benedetta, coraggio, non ti affliggere troppo, per ora voglio che il tuo Cielo sia la mia Divina Volontà.  Essa ti sarà patria celeste in terra, e non mancherà di felicitarti e di darti le pure gioie di lassù, perciò dove Essa regna tiene tanti molteplici modi per dare nuove sorprese di gioie, di contenti per fare che l’anima che la possiede possa godere il suo paradiso in terra, e perciò, ora prende modi dominante ed il suo dominio si stende nella mente, nella parola, nel cuore, in tutto l’essere della creatura, fin nel più piccolo moto, ed oh! com’è dolce il suo dominio, è dominio e vita, è dominio e forza, è dominio e luce che si fa via, e la sua luce fuga le tenebre, toglie le sbarre che possono impedire il bene, ed il suo dominio mette in fuga i nemici, insomma, la creatura si sente portata dal dominio della Divina Volontà, e mentre è dominata resta dominatrice di sé stessa, dei suoi atti, e della stessa Divina Volontà, che mentre domina ed impera, è tanta la sua soavità, fortezza e dolcezza, che s’immedesima con la creatura e vuole che domini insieme, perché il suo dominio è pacifico, e a tutti gli atti che fa la creatura dà il suo bacio di pace dominante.  Questo bacio, soavità e dolcezza rapisce la volontà umana nella Divina, e stendono il dominio insieme per formare il regno divino nel fondo dell’anima.  Non vi è cosa più bella, più cara, più grande, più santa, che sentirsi scorrere il dominio della mia Volontà in tutti gli atti, ed in tutto l’assieme della creatura, potrei dire che il Cielo resta dietro innanzi al dominio della mia Volontà nel cuore della creatura viatrice, perché nei santi non ha che aggiungere, non rest’altro che felicitarli continuamente; invece nell’anima viatrice ci sono opere che può fare, nuova vita che può infondere, nuove conquiste che può acquistare per allargare e stendere maggiormente il suo dominio.  Il dominio totale della mia Volontà Divina nella creatura è la nostra vittoria continuata, ogni suo atto che fa in essa col suo dominio, tante vittorie facciamo, e la creatura resta vincitrice della mia Divina Volontà negli atti suoi; invece in Cielo non abbiamo che vincere, perché tutto è nostro, e ciascun beato compisce il suo lavoro nell’atto di spirare, perciò la nostra opera conquistatrice è sulla terra nelle anime viatrice, non nel Cielo; in Cielo non abbiamo né che perdere né che acquistare.

(3) Ora, quando la mia Divina Volontà si ha assicurato il suo totale dominio nella creatura, prende il suo modo parlante, tu devi sapere che ogni sua parola è una creazione, dove Essa regna non sa stare oziosa, e siccome possiede la virtù creatrice non sa parlare se non crea, ma che cosa crea?  Vuol creare Sé stessa nella creatura, vuol far sfoggio delle sue qualità divine, e lo fa parola per parola, quasi come fece nella creazione dell’universo, che non disse una sola parola, ma tante parole per quante cose distinti volle creare.  L’anima ci costa più di tutto l’universo, e quando è sicura del suo dominio non risparmia le sue parole, anzi, come essa riceve l’atto della sua parola creatrice, così allarga la sua capacità e ne prepara un’altra.  Sicché parla e crea la luce, parla e crea la dolcezza, parla e crea la fortezza divina, parla e vi crea il suo giorno di pace, parla e crea le sue conoscenze, ogni sua parola è portatrice di creazione del bene che Essa possiede e rivela; la sua parola si fa annunciatrice del bene che vuole creare nell’anima.  Chi può dirti il valore che possiede una sola parola della mia Divina Volontà?  E quanti cieli, mari di ricchezze, varietà di bellezza vi mette nella fortunata creatura che possiede il suo dolce e felice dominio?

(4) Ora, dopo il lavoro sorge la gioia, la felicità.  La mia Volontà per sua natura è pregna di gioie innumerevole, Essa guarda la creatura che si ha prestato a ricevere la creazione delle sue parole, ed oh! come si sente felice, perché vede che ogni creazione ricevuta partorisce una gioia e felicità senza fine, ed Essa passa dal modo parlante al modo felicitante, e per fare che la creatura goda di più, non si mette da parte, no, ma si felicita insieme, e per farle più gioire, le va spiegando la natura e diversità delle gioie che ha creato nell’anima sua solo perché l’ama e vuol vederla felice, e siccome le gioie, la felicità da sola non è piena, pare che muoia, perciò mi lascia insieme con te, per poterti felicitarti sempre e preparare le nuove gioie col lavoro della mia parola creatrice.  Perciò l’unica nostra festa e felicità che teniamo sulla terra, è l’anima che si fa possedere dal dominio della mia Suprema Volontà, in essa trova posto la nostra parola, la nostra Vita, le nostre gioie, si può dire che l’opera delle nostre mani creatrice sta nell’ordine dove fu stabilito dalla nostra sapienza infinita, cioè nella nostra Divina Volontà, sta al suo posto d’onore.  Invece chi si fa dominare dalla volontà umana, sta nel disordine ed è il nostro continuo smarco della nostra opera creatrice.  Quindi sii attenta figlia mia, e rendi felice chi vuol renderti felice nel tempo e nell’eternità”.

(5) Dopo di ciò continuavo a nuotare nel mare di luce del Fiat Divino, mi sentivo affogare di luce, ed erano tante le sue conoscenze, che io non sapevo a quali di esse appigliarmi, data la mia piccolezza non sapevo dove metterle, quindi si sperdevano nella sua stessa luce ed io restavo sorpresa senza saper dir nulla, ed il mio dolce maestro Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, la mia Volontà è la raccoglitrice di tutte le opere sue, nella sua luce tutto nasconde, con la sua luce le difende e mette in salvo tutte le opere sue, questa luce, quanto non fa per mettere in salvo la creatura?  L’opera più bella delle nostre mani creatrice, e per farla ritornare bella, speciosa come la uscimmo?  La raccoglie nel suo grembo di luce, e vi getta tanta luce sopra, per farle scomparire tutti i mali:  Se è cieca, a via di luce le dà la vista; se è muta, a via di luce le vuol dare la parola; la luce la prende da tutti i lati, e le dà l’udito se è sorda; se zoppa, la raddrizza; se è brutta, a via di luce la renda bella.  Una madre non fa quanto fa la mia Divina Volontà per rendere bella e ripristinata la sua creatura; le sue armi sono di luce, perché non vi è potenza che la luce non nasconda e bene che non possieda.  Che non farebbe una madre che avendo dato alla luce un bel bambino, che la rapiva con la sua bellezza, e la madre si sentiva felice nella beltà del figlio, ma una sventura lo colpisce e diventa cieco, muto, sordo, zoppo; povera madre, guarda suo figlio e non lo riconosce più, l’occhio spento che non più la guarda, la sua voce argentina che la faceva trasalire di gioia nel sentirsi chiamare mamma, non più l’ascolta; i suoi piedini che scorrevano per mettersi nel suo grembo, a stento si trascinano.  Questo figlio è l dolore più trafiggente per un povera madre, e che non farebbe se sapesse che suo figlio potesse ritornare di nuovo alle sue fattezze primiere?  Girerebbe tutto il mondo se potesse ciò ottenere, e le sarebbe dolce mettere la propria vita, purché potesse veder suo figlio bello come lo diede alla luce; ma povera madre, non sta in suo potere restituire la bellezza primiera al suo caro figlio, e sarà sempre il suo dolore e la spina più trafiggente del suo cuore materno.  Tale si è resa la creatura col fare la sua volontà:  Cieca, muta, zoppa, la nostra Volontà la rimpiange con lacrime di luce ardente del nostro amore, ma ciò che non può fare la madre per il suo figlio storpio, la mia Volontà Divina non le manca il potere, Essa più che madre, metterà a disposizione i suoi capitali di luce, che possegono virtù di restituire tutti i beni e bellezza della creatura.  Essa, Madre tenera, amante e vigilante dell’opera delle sue mani, che più che figlio carissimo lo uscì alla luce, girerà non tutto il mondo, ma tutti i secoli, per preparare e dare i rimedi potenti di luce, che vivifica, trasforma, raddrizza ed abbellisce, ed allora si fermerà quando si vedrà nel suo grembo materno, bella come la uscì, l’opera delle sue mani creatrice, per rifarsi dai tanti dolori e godersela per sempre.  Non sono forse rimedi le tante conoscenze sulla mia Volontà?  Ogni manifestazione e parola che dico, è una fortezza che metto intorno alla debolezza della volontà umana, è un alimento che preparo, è un’esca, un gusto, una luce, per farle riacquistare la vista perduta.  Perciò sii attenta e non perdere nulla di ciò che la mia Volontà ti manifesta, perché a suo tempo tutto servirà, nulla andrà perduto.  Credi tu che Essa non tiene conto anche d’una sola parola di quello che dice?  Tutto numera e nulla perde, e se nell’anima tua ha formato la sua cattedra per deporre le sue verità, però la cattedra primaria la tiene riservata in Sé stessa, come il più grande tesoro che l’appartiene, in modo che se tu sperdi qualche parola o manifestazione che l’appartiene, già conserva in Sé l’originale, perché ciò che riguarda la mia Divina Volontà è di valore infinito, e l’infinito non può, né è soggetto a sperdersi; anzi, gelosa conserva negli archivi divini le sue verità.  Perciò impara anche tu, ad essere gelosa e vigilante, ed ad apprezzare le sue sante lezioni”.

 

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30-14

Gennaio 24, 1932

 

Ogni visitina di Gesù, portatrice di verità celesti.  Chi vive nella Divina

Volontà sta sotto alla pioggia dell’atto nuovo di Dio.  Esempio del fiore.

Come ogni atto fatto nella Divina Volontà è uno scalino.  Ufficio di madre.

 

(1) Mi sentivo tutta impensierita sulle tante verità che Gesù benedetto mi ha detto sulla sua Divina Volontà, e mentre sentivo in me il sacro deposito delle sue verità, sentivo insieme un santo timore del come le custodivo nella povera anima mia, e molte volte malamente esposto, senza quell’attenzione che si conviene a verità che contengono valore infinito, ed oh! come vorrei imitare i beati, che mentre ne conoscono tanto della Divina Volontà, non dicono nulla a nessuno ai poveri viatori, se le tengono tutte con loro, si beatificano, si felicitano, ma da lassù non mandano neppure una parola per far conoscere una sola verità delle molte che conoscono.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, ogni parola che ti ho detto sulla mia Divina Volontà, non sono stat’altre che tante visitine che ti ho fatto, lasciando in te la sostanza del bene che ciascuna mia parola contiene, e non fidandomi di te, perché tu eri incapace di custodire una sola mia parola, mi lasciavo Io a custodia de valore infinito delle mie verità che deponevo nell’anima tua.  Quindi i tuoi timori non sono giusti, sto Io a guardia di tutto, sono verità celesti, robe di Cielo, sbocchi d’amore, repressi della mia Volontà, e di tanti secoli.  E prima di decidermi a parlarti, già mi decideva a restare in te per custodire ciò che in te deponevo, tu entri nell’ordine secondario; il primo custode sono Io.  Ora, essendo queste mie visitine portatrice di robe celesti, te le porterai con te nella patria celeste come trionfo della mia Volontà, e come garanzia che il suo regno non solo verrà sulla terra, ma che ha stabilito il suo principio del suo regnare.  Quelle che resteranno sulla carta lasceranno a memoria perenne che la mia Volontà vuol regnare in mezzo alle umane generazioni, e saranno sproni, incitamenti, suppliche divine, forza irresistibile, messaggeri celesti, condottieri del regno del mio Fiat Divino, ed anche rimproveri potenti a chi dovrebbe occuparsi a far conoscere un tanto bene, e che per pigrizie e per vani timori non le lasceranno girare per tutto il mondo, affinché portino la lieta novella dell’era felice del regno della mia Volontà.  Perciò abbandonati in Me e lasciami fare”.

(3) Onde continuavo i miei atti nella Divina Volontà, nella quale tutto ciò che ha fatto nella Creazione sta tutto in atto, come se allora la stesse creando, per darle come sfoggio del suo amore alla creatura, e siccome sono troppo piccola, non posso prenderle tutte insieme, e vado a poco a poco fin dove posso arrivare; ed il divino amore mi aspetta in ogni cosa creata per ripetere e duplicare l’atto creante e dirmi:  “Vedi quanto ti amo, per te li creai, per te conservo l’atto creante in atto, per dirti non con le sole parole, ma coi fatti:  “Ti amo!” Ti amo tanto che sono affogato d’amore, smanio, deliro, che voglio essere amato, tanto, che col creare la Creazione prima di te, ti preparavo la via tutta d’amore, col mantenere l’atto creante in atto, ti dico in ogni istante ti amo e voglio amore”.  Quindi io percorrevo le cose create, per non lasciare dolente l’artefice amoroso, che io non avessi ricevuto il suo amore che aveva messo in ciascuna cosa creata, che aveva messo per me, e giunta nell’atto esuberante dell’amore della creazione dell’uomo, io mi sentivo sotto alla pioggia di quest’amore intenso, ed il mio sempre amabile Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia benedetta, il nostro modo con le creature non si cambia mai, come ebbe il principio di esternarsi nella creazione, così continua e continuerà sempre, sempre.  Ora chi entra nella nostra Volontà, tocca con mano il nostro atto creante, sempre in atto, ed il nostro amore sempre nuovo, in atto da darsi alla creatura; ma non è solo il nostro amore, ma il grande nostro amore, ci fa sprigionare dal nostro seno e mette in vita sopra di esse nuova bontà, nuova potenza, nuova santità, nuova bellezze, in modo che teniamo la creatura sotto la pioggia dei nostri atti nuovi, sempre nuovi, e sempre in atto.  Sicché la Creazione tutta sta sempre in atto di ripetersi e darsi a loro.  E siccome i nostri modo sono sempre eguali e non si cambiano mai, ciò che facciamo coi beati nel Cielo, alimentando la loro beatitudine col nostro atto nuovo senza mai cessare, così facciamo per chi vive nella nostra Divina Volontà in terra, alimentiamo la loro vita con nuova santità, nuova bontà, nuovo amore, la teniamo sotto alla pioggia dei nostri atti nuovi e sempre in atto, con questa differenza:  Che i beati nulla acquistano di nuovo, solo nuotano nelle nuove gioie del loro Creatore.  Invece la fortunata viatrice che vive nel nostro Volere, sta sempre in atto di fare nuove conquiste.  Onde chi non fa e non vive nella nostra Volontà Divina, si rende estranea dalla famiglia celeste, né conosce i beni del suo Padre Celeste, ed appena le goccioline prende dell’amore e dei beni del suo Creatore, essa stessa si rende figlia illegittima che non ha pieni diritti nei possedimenti del suo Padre Divino.  Solo la mia Volontà dà il diritto di figliolanza, e la libertà di prendere ciò che vuole dalla casa del suo Padre Celeste.  Chi vive nella nostra Volontà è come il fiore che rimane alla pianta, e la madre terra sente il dovere di dare il posto alla radice del fiore nella sua propria casa, di alimentarlo coi suoi umori vitali che essa possiede, di tenerlo esposto ai raggi del sole per colorirlo, ed aspetta la rugiada notturna, perché il suo fiore ricevesse umori sufficiente per farlo resistere ai baci ardenti del sole, per farlo sviluppare e ricevere il colorito ed il profumo più intenso e più bello.  Sicché la madre terra, si può dire che è l’alimento e la vita del fiore.  Così è l’anima che vive nella nostra Volontà, dobbiamo darle il posto in casa nostra, e più che madre alimentarla, crescerla, e darle tanta grazia da poter sostenere e stare esposta innanzi e dentro alla luce ardente dell’immensità della nostra Volontà.  Invece chi non fa e non vive in Essa è come il fiore strappato dalla pianta e messo nei vasi, povero fiore, già ha perduto la sua mamma che con tanto amore lo alimentava, lo teneva esposto al sole per riscaldarlo e colorirlo, e sebbene c’è l’acqua nel vaso, non è la madre che ce la dà, quindi non è acqua alimentatrice, e con tutto ciò che è conservato nel vaso, pure è soggetto ad appassire e morire.  Tale è l’anima senza della mia Volontà, le manca la Mamma Divina che lo ha generato, le manca la virtù alimentatrice e fecondatrice, le manca il calore materno che lo riscalda e con la sua luce le dà le sue pennellate di bellezza per renderlo bello e florido.  Povera creatura senza le tenerezze e l’amore di chi l’ha dato la vita, come cresceranno esile e senza bellezza, e come appassite nel vero bene”.

(5) Dopo di ciò giravo nella Divina Volontà per trovare tutti gli atti delle creature per mettervi il mio ti amo, e chiedere in ciascun atto di creatura il regno della Divina Volontà sulla terra, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, la mia Divina Volontà nell’atto della creatura quando è invocato, toglie l’asprezza alla volontà umana, raddolcisce i suoi modi, reprime i modi violenti, e con la sua luce riscalda le opere intirizzite dal freddo dell’umano volere.  Sicché chi vive nella mia Divina Volontà prepara la grazia preventiva alle umane generazioni per farle conoscerla, ed ogni suo atto in Essa forma lo scalino per salire, prima lei ed appresso le creature alle conoscenze del Fiat Supremo.  Sicché chi vive nella mia Divina Volontà, Essa le dà le virtù materne e le dà l’ufficio da fare presso Dio e presso le creature l’ufficio di vera mamma.  Vedi dunque la necessità dei tuoi atti nella mia Volontà, per formare una scala lunga che deve toccare il Cielo, in modo da violentare con la sua stessa forza divina, che il mio Fiat scenda sulla terra e vi formi il suo regno, facendo trovare sopra di questa scala il primo popolo che lo riceva e si presti a farlo regnare in mezzo a loro.  Senza scala non si può salire, quindi è necessario che una creatura la faccia per dare il campo a far salire gli altri, e per fare che questa si prestasse, dobbiamo darle l’ufficio di madre che amando le creature come figli suoi, datogli dalla mia Divina Volontà, essa accetti il mandato e non risparmi, né fatiche, né sacrifici, e se occorre anche la stessa vita per amore di questi figli.  Molto più che nel darle l’ufficio di madre, il mio Voler Divino dota l’anima d’amore materno e le fa sentire nel proprio cuore questi figli, e le dà tenerezza divina ed umana per vincere Dio e la creatura, ed unirli insieme per fargli fare la sua Divina Volontà.  Non c’è onore più grande che possiamo dare alla creatura che la maternità, essa è portatrice di generazione e le diamo grazia di formarsi il nostro popolo prediletto.  E sebbene la maternità dice dolore, ma sentirà la gioia tutta divina, di vedere uscire da dentro il dolore i figli della mia Volontà.  Perciò ripeta sempre i tuoi atti, e non indietreggiare, l’indietreggiare e dei vili, dei pigri, degli incostanti, non dei forti, molto meno dei figli della mia Volontà”.

 

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30-15

Gennaio 30, 1932

La Divina Volontà spia, sentinella, Madre e Regina.  Il suo

soffio forma nell’anima il poggio d’amore per chiudere le sue

verità.  Estasi d’amore del Creatore, alimenti che da ai suoi doni.

 

(1) Stavo seguendo gli atti del Fiat Divino, e mi pareva che in ogni suo atto che io seguivo mi preparava il suo soffio d’amore, che conteneva in Sé e che sospirava di sprigionarlo da Sé, per farlo prigioniero nella povera anima mia, ed io sentendo il suo amore, da dentro il suo stesso amore sprigionavo il mio amore verso di chi tanto mi amava, e sospiravo il suo nuovo soffio d’amore, per dirgli con affetto più intenso:  “Ti amo”.  Mi pareva che è tanto il desiderio che la Divina Volontà vuol essere amata, che Essa stessa mette nell’anima la dose del suo amore per farsi amare, e poi aspetta l’amore della creatura per potergli dire:  “Come sono contenta che mi ami”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio adorato Gesù, facendo la sua visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che il nostro amore dà dell’incredibile.  La nostra Divina Volontà è la spia della creatura, e va spiando quando essa è disposta a ricevere il suo soffio d’amore contenuto, perché Essa sa che la creatura non possiede una grande quantità d’amore divino, appena tiene la particella dell’amore infinito quando fu creata, e se questa non è stata alimentata, sta come il fuoco quando sta sotto alla cenere, che mentre il fuoco esiste, la cenere lo tiene coperto e represso, in modo che non fa sentire neppure il calore.  Amore umano non ne vogliamo, e perciò la nostra Volontà Divina usa i suoi stratagemmi amorosi, spia le disposizioni e soffia, il suo soffio come leggero venticello mette in fuga la cenere che ha prodotto l’umano volere, la particella del nostro amore infinito si ravviva, si accende; il mio Voler Divino continua a soffiare, ed aggiunge altro amore divino, l’anima si sente svuotare, riscaldare, prova i refrigeri amorosi, e da dentro la particella dell’amore infinito che possiede ci ama, e ci dà come suo il nostro amore divino.  Tu devi sapere che è tanto l’amore di questa mia Divina Volontà, che usa tutte le arti, la fa da spia e la soffia, le fa da Madre e la culla nelle sue braccia, le fa da sentinella e la vigila, le fa da Regina e la domina, le fa da Sole e la illumina, e si presta fino a servirla, e quando vuole deporre in te le sue conoscenze, le sue verità, anche una sua parola che fa, ti soffia tanto, che forma in te, prima, il suo poggio d’amore, di luce, per rinchiudere le sue verità dentro del poggio del suo amore e di luce che ha formato in te.  Sicché affida le sue verità al suo stesso amore, alla sua luce, sapendo che solo il suo amore potrà tenere vero interesse di conservarle, di spronarti affinché non restano occultate.  Oh! se non fosse per questo mio poggio d’amore che racchiude tutte le conoscenze del mio Fiat, quante cose avresti sepolto nell’anima tua, senza che nessuno ne sapesse nulla.  Ecco la causa che prima che ti deve manifestare le sue verità, fa la faccendiera intorno a te, per prepararti, per metterti nuovo amore, per formare il nuovo poggio alle sue verità, e metterle al banco sicuro del suo amore divino.  E se ti aspetto negli atti suoi con tanto amore, sono soliti pretesti nostri, occasione che andiamo cercando per trovare la virgola, il punto della creatura per darle nuovo amore, nuove grazie, ma molto più che vogliamo la sua compagnia, senza di chi vuol fare la nostra Volontà non sappiamo stare, già Essa stessa ce la porta fra le sue braccia negli atti nostri, affinché stia con Noi, e con tutto ciò che Noi facciamo”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e giunta al punto della Creazione dell’uomo, mi sono soffermato per essere come spettatrice con che amore l’Artefice Divino lo aveva creato.  Ed il mio sommo Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia piccola della mia Volontà, ai piccoli ci sentiamo portati a dire i nostri ineffabile ed infiniti segreti, vogliamo dire la nostra storia, molto più, che entra la sua origine in mezzo, per farle toccare con mano con quale amore è stata amata e riamata da Noi la sua piccolezza, perché essa era presente, già stava in Noi nell’atto della creazione dell’uomo, e questo per farla festeggiare e Noi festeggiare insieme l’atto solenne della sua creazione.  Ora, tu devi sapere che il nostro Essere Supremo si trovò nell’atto di creare la creatura in una specie d’estasi profonda, il nostro amore rapì il nostro Essere Divino, il nostro amore ci rapì, ed il nostro Fiat si mise in atto d’operare con la sua virtù creatrice, e fu in questa estasi amorosa, che fu messo fuori di Noi, tutte le grazie, i doni, le virtù, le bellezze, le santità e così di seguito, con cui dovevano essere dotate ed arricchite tutte le creature.  Il nostro amore non si contentò, se non quando mise in ordine, fuori di Noi, tutto ciò che doveva servire a tutti ed a ciascuna, tutte le diversità di santità e specialità di bellezze e doni per essere ciascuna il facsimile del suo Creatore.  Queste doti e ricchezze sono già a disposizione di tutti, sicché ogni creatura nel nascere già tiene pronta la sua dote, che Iddio fin da che fu creato l’uomo, usciva da Sé per ciascuno.  Ma quanti non la conoscono, né si avvalgono dei diritti che Dio l’ha dato, e mentre sono ricchi, fanno vita povera, e sono tanto lontani dalla vera santità, come se non fossero essere usciti da quel Dio tre volte santo, che non sa fare che creature sante, belle e felice, simile a Lui; ma non finiranno i secoli, né verrà ultimo dei giorni, se tutto ciò che abbiamo uscito nella nostra estasi d’amore non venga preso dalle creature, perché si può dire che è stato preso pochissimo di quel tanto che abbiamo messo a loro disposizione.  Ma senti figlia buona un altro eccesso del nostro ardente amore:  Nel mettere fuori di Noi le doti, le grazie, i doni, non le distaccammo da Noi; fuori di Noi, si, ma inseparabile da Noi, affinché la creatura prendendo i nostri doni, con la nostra inseparabilità ricevesse l’alimento continuo per alimentare i nostri doni, la nostra santità, la nostra bellezza, le nostre grazie; sicché, insieme coi nostri doni rendevamo la creatura stessa inseparabile da Noi, perché essa non tiene gli alimenti necessarie e santi per alimentare i doni nostri, e Noi ci esibiamo a dare doni ed alimenti per alimentare la nostra santità, le nostre grazie celesti.  Sicché stiamo in atto continuo di stare insieme con essa per darle ora il cibo per alimentare la nostra santità, ora il cibo per alimentare la nostra fortezza, ora il cibo distinto per alimentare la nostra bellezza, insomma stiamo intorno a lei e sempre occupati a dare i diversi alimenti a ciascun dono che le abbiamo dato, e questo serve a conservare, crescere ed a coronare i doni nostri, ed insieme resta coronata la felice creatura coi nostri, e nei nostri stessi doni.  Quindi, dare un dono alla creatura serve ad impegnarci con lei, non solo di alimentarlo, ma le diamo per pegno il nostro lavoro, la inseparabilità e la nostra stessa vita, perché se vogliamo la nostra somiglianza dobbiamo dare la nostra vita, per poter produrre la somiglianza nostra in essa, e questo lo facciamo volentieri, anzi il nostro amore ci ripete la nostra estasi, e ci fa dar tutto, per farci prendere la piccolezza della creatura, che è pur nostra, e che da Noi uscì.  Da questo puoi comprendere quali sono le nostre premure, le nostre estasi d’amore, quando diamo non un dono, ma la nostra stessa Volontà per vita della creatura, alimentare i nostri doni è una cosa, alimentare la nostra Volontà è un’altra.  Già la creatura in virtù di Essa ci rapisce continuamente a se, e Noi soffriamo continue estasi d’amore, ed in queste estasi non facciamo altro che sboccare amore a torrenti, mari di luce, grazie indescrivibile, nulla viene dato a misura, perché non solo dobbiamo alimentarla, ma dobbiamo tenerla corteggiata ed onorata con onori divini nella creatura.  Perciò, figlia mia, sii attenta, e fa che da te nulla esce d’umano, per poter anche tu onorare con atti divini la mia Volontà in te”.

 

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30-16

Febbraio 6, 1932

 

Chi vive nella Divina Volontà viene cresciuta da Dio con fattezze

e modi divini.  La corsa nel Fiat.  Gli atti fatti in Esso vengono

messi sulla bilancia eterna e chiuse nel banco divino.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, mi sento sempre il piccolo atomo che vado su e giù, come errante nei suoi atti, per trovare la sua e la mia vita negli atti suoi, ed il mio atomo non si arresta, corre, corre sempre, perché sento l’estremo bisogno di trovare la vita nel Fiat! Altrimenti mi sento che non posso vivere senza a sua vita, e senza dei suoi atti mi sento digiuno, e perciò debbo correre per trovare vita e cibo.  Molto più, che la Divina Volontà mi aspetta con un amore indicibile nei suoi atti per apprestare il suo cibo alla sua piccola figlia.  Ma mentre la mia mente si perdeva nella sua luce, il dolce e Sovrano Celeste Gesù, facendo la sua scappatina alla sua piccola figlia mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, com’è bella la tua corsa nella nostra Volontà, e sebbene sei il piccolo atomo, possiamo crescerti come Noi vogliamo, i piccoli si possono crescere con le nostre fattezze che ci somigliano, insegniamo i nostri modi divini, la nostra scienza celeste, in modo che essa dimentica i modi rozzi e l’ignoranza dell’umana volontà.  Di quelli che sono grandi, sono già formati, e poco o nulla possiamo rifare, e poi sono abituati a vivere da grandi, secondo il volere umano, e distruggere le abitudine ci vogliono dei miracoli, se pure si riesce.  Invece ai piccoli ci riesce facile, né ci costa tanto, perché abitudine radicale non ne hanno, al più qualche moto fugaci, che basta una nostra parolina, un soffio della nostra luce per fare che più non se ne ricorda.  Perciò sii sempre piccola, se vuoi che la mia Divina Volontà, facendoti da vera Madre ti cresca, affinché sia tutta la gloria nostra ed anche la tua.  Ora, tu devi sapere che un atto ripetutamente rinnovato forma l’abitudine, e siccome un atto che non cessa mai è solo dell’Ente Supremo, quindi se la creatura si sente in possesso di un atto che ripete sempre, significa che Dio in quell’atto ha racchiuso la sua vita, il suo modo; un atto continuo è vita ed atto divino, e solo chi vive nella mia Volontà Divina può sentire in sé la potenza, la virtù, la forza miracolosa d’un atto che non cessa mai, perché essendo stata cresciuta da Noi, non è facile scostarsi da nostri modi, e di non sentire in sé la vita e gli atti continui di Colui che l’ha cresciuta, perciò il tuo correre, il sentire sempre l’estremo bisogno di trovare la nostra e la tua vita nel Fiat, nei suoi atti, e Noi che corriamo in te per starci nei nostri atti incessanti, e mentre Noi corriamo tu corri insieme, affinché gli atti nostri che stanno in te facciano vita comune cogli atti nostri che stanno fuori di te, e come tu senti l’estremo bisogno, così sentiamo Noi l’estremo bisogno d’amore, di far girare la tua piccolezza in tutti gli atti del nostro Fiat, perché non essendo tu capace di racchiuderli tutti in te, col tuo girare in essi prendi parte per quanti più puoi.  Perciò corri, corri sempre, anzi dico corriamo sempre, perché non c’è grazia più grande che posso dare alla creatura, che farla sentire in sé la virtù di un atto continuo”.

(3) Onde continuavo a seguire gli atti della Divina Volontà, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogni qual volta formi un atto tuo nell’atto della mia Divina Volontà, tanti vincoli di più formi in Essa, restando confermata tante volte per quanti atti fai nel Fiat Divino, ed Essa resta confermata tante volte di più in te, ed ogni vincolo e confermazione che fai, la mia Volontà allarga i suoi mari intorno a te, e per conferma, come suggello vi mette una sua verità, una sua conoscenza e ti manifesta un grado di valore di più che la mia Volontà contiene, ma sai tu che fanno nell’anima tua questi vincoli, conferme, verità conoscenze, valori di più che tu vieni a conoscere?  Ti fanno crescere la vita della mia Volontà in te, non solo, ma ripetendo i tuoi atti, avranno tanti gradi di valori di più per quanto hai di più conosciuto, i tuoi atti vengono messi nella bilancia del valore divino, e tanto valgono per quanto hai conosciuto, e per quanto valore è stato comunicato da Noi nell’atto tuo.  Sicché l’atto tuo di ieri, ripetendolo oggi, non ha lo stesso valore di ieri, ma ha acquistato il nuovo valore che Noi abbiamo fatto conoscere.  Quindi la ripetizione degli atti, accompagnati da nuove verità e conoscenze, acquistano di giorno in giorno nuovi gradi sempre crescenti di valore infinito.  Noi, a gli atti della creatura fatti nella nostra Volontà, non solo li mettiamo nella nostra bilancia eterna per darle il peso d’un valore infinito, ma li conserviamo nel nostro banco divino per darle in centuplo, perciò ogni qual volta ripeti i tuoi atti, tante volte vieni a mettere le tue monetine nel nostro banco divino, e quindi acquisti tanti diritti di più di ricevere da Noi.  Vedi dunque dove giunge l’eccesso del nostro amore, che ci vogliamo fare debitore della creatura, ricevendo le monetine dei suoi atti nel nostro banco immenso, che ne possediamo tanto, eppure amiamo tanto di ricevere le piccole monetine per darle il diritto di darle del nostro.  Il nostro amore a qualunque costo vuole avere che ci fare con la creatura, vuole stare in continua relazione con essa, e questo a forza di dare, e forse anche da perdere; quante volte, mentre Noi vogliamo darle, vogliamo farle conoscere tante belle cose nostre, vogliamo farle sentire quanto è dolce e potente la nostra parola, ed essa si mostra fredda, indifferente, se pure non ci volta le spalle, ed il nostro amore resta come sconfitto da parte dell’ingratitudine umana, ma la figlia piccola non lo farà mai, non è vero?  La tua piccolezza ti fa sentire l’estremo bisogno del tuo Gesù, del suo amore, e della sua Volontà”.

 

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30-17

Febbraio 10, 1932

 

Lavoro di Dio nell’anima che vive nella Divina Volontà.

Affiatamento tra Dio e la creatura.  Vedetta di Gesù per

avere la compagnia della creatura nelle opere sue.

 

(1) Il mio dolce Gesù, con la sua forza rapitrice mi tira sempre nella sua adorabile Volontà, per farmi percorrere la molteplicità delle sue opere, che pare che mi aspettano per darmi qualche cosa in più di quello che mi hanno dato, ed io resto sorpresa di tanta bontà e liberalità divina.  E l’amato Gesù, per infondere in me maggiore amore e voglia di seguire gli atti della Divina Volontà, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, ogni qual volta ti elevi in Essa per unirti a ciascun atto che ha fatto, ed al suo unire il tuo, l’atto divino sorge e ti da un grado di grazia, d’amore, di santità, un grado di vita divina e di gloria; questi gradi unite insieme formano la sostanza necessaria per formare la vita divina nella creatura; chi forma il palpito, chi il respiro, chi la parola, chi l’occhio, chi la bellezza, chi la santità di Dio nel fondo dell’anima.  I nostri atti sorgono come si appressa la creatura, per dare ciò che posseggono, con ansia l’aspettano per mettersi in attitudine di sorgere, per formare i loro sbocchi divini, per deporsi e ripetere gli atti in essa.  Sicché, chi si unisce cogli atti della nostra Volontà Divina, ci dà occasione di farci lavorare, ma per fare che cosa?  Di formare la nostra vita col nostro lavoro nella creatura.  Tu devi sapere che la creatura coll’elevarsi nella nostra Divina Volontà, lascia tutto e si riduce nel suo nulla, questo nulla riconosce il suo Creatore, ed il Creatore riconosce il nulla che uscì alla luce, non il nulla ingombrato di cose che a Lui non appartengono, no, e trovandolo nulla lo riempie del Tutto.  Ecco che significa vivere nella mia Volontà, sgombrarsi di tutto, e leggera leggera, volarsene nel seno del Padre Celeste, per fare che questo nulla riceva la vita di Colui che la creò.  Oltre di ciò, la nostra Volontà è la nostra vita ed il cibo nostro, e siccome Noi non abbiamo bisogno di cibi materiali, perciò Essa ci dà il cibo delle sue opere sante, e siccome la creatura è una delle nostre opere, vogliamo trovare in lei la nostra Volontà come vita, affinché non solo essa, ma tutte le opere sue ci servano di cibo, e Noi per contraccambio le diamo il cibo delle nostre.  Questo cibarci dei stessi cibi forma l’affiatamento tra Dio e la creatura, questo affiatamento produce pace, comunicazione di beni, inseparabilità, pare che il fiato divino fiata nella creatura e quello di essa in Dio, che l’unisce tanto da sentirsi come se il fiato dell’uno come se fosse un solo col l’altro.  Quindi succede affiatamenti di Volontà, affiatamento d’amore, di opere, sentiamo quel fiato che uscimmo nella creazione dell’uomo, che spezzò col fare la sua volontà, rinato di nuovo nella creatura, la nostra Volontà tiene virtù ed ufficio di rigenerare in essa ciò che ha perduto col peccato, e di riordinarla come uscì dalle nostre mani creatrice”.

(3) Dopo di ciò stavo girando nelle opere della Creazione e Redenzione ed il mio Sovrano Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le nostre opere soffrono l’isolamento se non sono riconosciute come opere fatte per amore delle creature, perché non ci fu altro scopo nel fare tante opere meravigliose nella Creazione, che darle tante attestati d’amore.  Noi non avevamo nessun bisogno, tutto fu fatto con un amore intenso per loro.  Ora, se non viene riconosciuto questo nostro amore in ciascuna cosa creata, le nostre opere restano sole, senza corteggio, senza onori e come appartati dalle creature, sicché il cielo, il sole, le altre cose create sono sole, ciò che Io feci nella Redenzione, le mie opere, le mie pene, le mie lacrime e tutto il resto sono isolate.  Ora, chi forma la compagnia alle opere nostre?  Chi le riconosce e girando in esse trova il nostro amore palpitante per lei, che sospira la sua compagnia per dare e ricevere amore.  Tanto che quando tu giri nella nostra Volontà per trovare le opere nostre, e riconoscere il nostro amore e metterci il tuo, mi sento tanto tirato che quasi sempre ti aspetto in ciascun opera, per godere la tua compagnia, il tuo corteggio, e mi sento come contraccambiato di quello che ho fatto e patito, e quando qualche volta tu tardi a venire, Io aspetto e mi metto alla vedetta da dentro le opere mie, per vedere quando stai per venire, per godermi la tua dolce compagnia.  Perciò sii attenta, non mi fare aspettare”.

 

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30-18

Febbraio 16, 1932

 

Gli atti fatti senza la Divina Volontà sono vuoti dell’infinito.  Come bisogna

far tutto ed aspettare gli eventi per far venire il regno della Divina Volontà.  Come

gli atti fatti in Essa partono per il Cielo come proprietà della Patria Celeste.

 

(1) Stavo continuando i miei atti nella Divina Volontà per trovare tutti gli atti suoi e fonderli insieme, così poter dire:  “Faccio ciò che Essa fa”.  Oh! che felicità si sente nel pensare che io sto facendo ciò che fa la Divina Volontà.  Ed il mio amabile Gesù, visitando la piccola sua figlia mi ha detto:

(2) “Figlia buona, se tu sapessi che vuoto si forma nell’atto della creatura quando non è riempito del tutto della mia Volontà, sicché in quell’atto manca la pienezza della santità, manca l’infinito, e siccome manca l’infinito, si vede un abisso di vuoto che solo l’infinito poteva riempire, perché la creatura, con tutti gli atti suoi, è stata fatta per l’infinito e quando nei atti suoi corre la mia Volontà, vi mette l’infinito e si vede l’atto di essa pieno di luce che lo tiene nel suo grembo di luce, e con l’infinità dentro che lo rende atto compiuto.  Invece, quando nel atto della creatura non entra la mia Volontà come vita, principio, mezzo e fine, l’atto è vuoto, e nessuno può riempire l’abisso di quel vuoto, e se c’è il peccato, si vede in quell’atto un abisso di tenebre e di miserie da fare raccapricciare.  Ora figlia mia, quanti ce ne sono questi atti nella lunghezza dei secoli vuoti dell’infinito, l’infinito respinto dall’atto umano.  La mia Volontà Divina tiene diritto su ciascun atto di creatura, e per venir a regnare vuole chi vive in Essa, che andasse rintracciando tutti questi atti vuoti per pregarla, pressarla che in ciascun atto mettesse l’infinito, affinché riconoscesse in ciascun atto l’atto suo per fare che il suo dominio fosse completo, ed ancorché questi atti fossero atti passati, c’è sempre, per chi vive nella mia Volontà, da poter fare e riparare, perché in Essa c’è la potenza da poter tutto giustare e rifare, purché trova una creatura che si presta.  Molto più che sono atti di creatura senza della mia Volontà, un’altra unita con la mia Volontà può giustare, ordinare ogni cosa.  Ecco perciò figlia mia, te l’ho detto altre volte e lo ripeto:  “”Facciamo tutto ciò che ci vuole per far conoscere la Divina Volontà e farla regnare”.  Nulla deve mancare da parte nostra:  preghiere, sacrificio della propria vita, prendere come in mano tutti gli atti delle creature per chiamarla a metterci del suo, affinché stia il mio ed il tuo ti amo, la mia e la tua prece che grida:  “Vogliamo la Divina Volontà”.  Sicché la Creazione tutta e tutti gli atti saranno come tutti coperti di Volontà Divina, ed Essa si sentirà chiamata da ciascun atto di creatura da tutti i punti, da ciascuna cosa creata, perché Io e tu abbiamo già fatto la chiamata, volendo mettere anche il sacrificio della vita in ogni cosa, ed in ogni atto, perché venisse a regnare.  Questa sarà potenza innanzi al trono di Dio, forza magnetica, calamita irresistibile, che tutti gli atti gridano che vogliono la Divina Volontà regnante in mezzo alle creature, ma chi è che grida?  Io e la piccola figlia del mio Volere.  Quindi, come rapita scenderà a regnare.  Ecco perciò i giri e rigiri nella Creazione, nei stesi atti miei, in quelli della Mamma Celeste per impegnare i nostri stessi atti divini per un regno sì santo, ed in quelli delle creature per copiarli e mettere ciò che li può mancare, ma tutti devono avere una sol voce o direttamente o indirettamente per mezzo di chi ne vuol fare il sacrificio di farsi supplitrice e riparatrice, per ottenere che venga a regnare in mezzo alle generazioni.  Quindi, ciò che ti faccio fare e che faccio Io insieme con te, sono atti necessarie, preparativi, formazione, sostanze, capitali che ci vogliono, quando tutto abbiamo fatto da parte mia e da parte tua, in modo che nulla deve mancare, da poter dire:  “Tutto abbiamo fatto, non ci resta altro da fare”.  Come Io dissi nella Redenzione, tutto ho fatto per redimere l’uomo, il mio amore non sa che altro inventare per metterlo in salvo, e me ne partì per il Cielo aspettando che prendesse il bene che col sacrificio della mia vita li aveva formato e dato, così quando null’altro ci resta da fare per il regno della mia Volontà sulla terra, anche tu potrai venirti nel Cielo, aspettando dal Patria celeste che le creature prendano le sostanze, il capitale, il regno che già starà formato del Fiat Supremo.  Perciò ti dico sempre sii attenta, non omettere nulla; quando non si può fare altro, facciamo la parte nostra, il resto, le circostanze, gli eventi, le cose, diversità di persone faranno il resto, e siccome sta già formato, uscirà da sé ed andrà avanti nel suo regnare.  Una cosa ci vuole, più sacrificio a formarlo, che ad uscirlo si fa presto, ma per formarlo ci vuole chi metta la propria vita ed il sacrificio d’una volontà sacrificata con atti continui nella mia”.

(3) Dopo di ciò ha fatto silenzio e poi ha soggiunto:  “Figlia mia, tu devi sapere che ogni atto di creatura tiene il suo posto intorno a Dio, come ogni stella tiene il suo posto sotto alla volta del cielo, così gli atti di essi, ciascuno tiene il posto loro, ma chi sono quelli che partono per la via reggia come proprietà della Patria Celeste, e prendono i posti più onorifici e danno gloria divina al loro Creatore?  Gli atti fatti nella mia Volontà.  Quando uno di questi atti partono dalla terra, s’inchinano i Cieli, tutti i beati le vanno incontro, ed accompagnano quell’atto al posto d’onore intorno al trono supremo.  In quell’atto si sentono tutti glorificati, perché la Volontà eterna ha trionfato nell’atto della creatura, e ci ha messo il suo atto divino.  Invece gli atti non fatti nella mia Volontà, e forse anche buoni, non partono per la via reggia, partono per le vie tortuose e fanno una lunga tappa per andare nel purgatorio, ed ivi aspettare la creatura per purificarsi insieme a vie di fuoco, e quando finiscono di purificarsi, allora partono per il Cielo per prendere il loro posto, ma non nei posti di primo ordine, ma nei posti secondari.  Vedi la gran differenza?  I primi atti, non appena formati, non restano neppure insieme con la creatura, perché essendo roba di Cielo non possono restare sulla terra, e perciò subito prendono il suo volo nella patria sua, non solo, ma tutti gli angeli e santi reclamano nel Cielo ciò che è stato fatto dalla Divina Volontà come roba loro, perché tutto ciò che viene fatto da Essa, tanto in terra quanto in Cielo, sono tutte proprietà della patria celeste.  Perciò ogni suo piccolo atto viene reclamato da tutto il Cielo, perché sono tutti fonte di gioie e beatitudine eterne, che a loro appartengono.  Tutto al contrario chi non opera nella mia Volontà”.

 

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30-19

Febbraio 24, 1932

 

Rinascite continue della creatura nella Divina Volontà.

Come la creatura diventa protettrice delle opere divine.

 

(1) Sono sempre tra le braccia della Divina Volontà, la quale più che madre mi tiene stretta fra le sue braccia, circondata dalla sua luce per infondermi la sua vita di Cielo, mi sembra che è tutta attenzione per avere la sua grande gloria di avere una figlia tutta di Volontà Divina, che non ha preso altro cibo, che non conosce altra scienza, né altra legge, né altri gusti o piacere che la sola sua Volontà, e perciò per tenermi occupata ed alienata da tutto, mi fa tante sorprese, mi dice tante belle cose, una più bella dell’altra, ma sempre cose che l’appartengono, in modo che la mia povera mente resta come rapita ed inabissata nelle sue braccia di luce; e siccome tutto ciò che ha fatto, ad onta che li abbia uscito fuori, ma li tiene tutti accentrati in Sé, tanto che se si guarda dentro della sua Volontà, si trova un solo atto, se si guarda fuori si trovano opere ed atti innumerevoli che non si possono numerare.  Io sentivo in Essa il principio della mia esistenza, come se in quel punto stesse per uscire alla luce, ed io sono restata sorpresa, ed il mio amato Gesù, facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, nata e rinata nel mio Volere, ogni qual volta, con tutta la tua piena conoscenza, ti abbandoni nelle sue braccia di luce e vi rimani dentro, tante volte rinasci in Essa, e queste rinascite sono una più bella e speciosa dell’altra.  Ecco perciò ti ho chiamato tante volte la piccola neonata della mia Volontà, perché mentre rinasci, ritorni a rinascere, perché Essa non sa stare oziosa con chi vive insieme con Lei, ma vuol sempre occuparsi col rinascere in modo continuo nella creatura, assorbendola continuamente in Sé, tanto che il mio Fiat rinasce in essa e lei rinasce nella mia Volontà.  Queste rinascite d’ambi le parti, sono vite che si scambiano a vicenda, e questo è l’attestato d’amore più grande, l’atto più perfetto, rinascere, scambiarsi la vita a vicenda per potersi dire l’un l’altro:  “Vedi quanto ti amo, che ti do non atti, ma vita continua”.  Ecco perciò figlia mia, per chi vive nella mia Divina Volontà, Essa mette questa fortunata creatura nel primo atto della sua creazione, sente il suo principio in Dio, la virtù creatrice, vivificatrice e conservatrice del suo alito onnipotente, che se si ritira ritorna nel suo nulla donde ne uscì, e perciò sente al vivo la sua rinascita continua nelle braccia del suo Creatore, e sentendosi nel suo principio, la creatura restituisce a Dio il primo atto di vita che da Lui ricevette, che è l’atto più santo, più solenne, più bello, atto di Dio stesso”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro negli atti della Divina Volontà, ed oh! come vorrei abbracciare tutto, anche quello che hanno fatto tutti i beati, per dare in ciascun atto un onore e gloria a Dio ed ai santi, e servirmene per mezzo dei stessi atti fatti da loro stessi per onorarli, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, quando la creatura ricorda, onora, glorifica ciò che ha fatto il suo Creatore per amor suo, ed il suo Redentore per metterla in salvo, e tutti i santi, diventa protettrice di tutti questi atti.  Il cielo, il sole e tutta la Creazione si sentono protetti dalla creatura, la mia vita terrestre di quaggiù, le mie pene, le mie lacrime, sentono un rifugio in essa e trovano la loro protettrice, i santi trovano nel suo ricordo, non solo la protezione, ma gli atti di loro stessi vivificati, rinnovati in mezzo alle creature, insomma si sentono ridare la vita negli atti loro.  Oh! quante belle opere e virtù restano come sepolte nel basso mondo, perché non vi è chi le ricorda ed onora.  Il ricordo richiama le opere del passato e le fa come presenti, ma sai tu che succede?  Succede uno scambio, la creatura diventa protettrice col suo ricordo, tutte le opere nostre, la Creazione, la Redenzione e tutto ciò che hanno fatto i santi, si fanno protettrici della loro protettora, si mettono intorno ad essa per proteggerla, difenderla, le fanno da sentinella, e mentre si rifugiano in essa per essere protetti, ogni opera nostra, tutte le mie pene, e tutte le opere e virtù dei miei santi, fanno a gara, dandosi il cambio di farle la guardia d’onore perché resti difesa da tutto e da tutti.  E poi, non c’è onore più grande che tu puoi dare, quando te ne servi di chiedere in ciascun atto il regno della Divina Volontà, si sentono chiamati e messi a fare da messaggeri, tra il Cielo e la terra, d’un regno sì santo.  Tu devi sapere che passato, presente e futuro, tutto deve servire al regno del Fiat Divino.  Ora il tuo ricordo, il chiedere per mezzo delle opere nostre, virtù ed atti di tutti questo regno, tutti si sentono messi a servizio di Esso e prendono il loro ufficio e posto d’onore.  Sicché il tuo girare è necessario perché serve a preparare il regno della Divina Volontà.  Perciò sii attenta e continua”.

 

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30-20

Marzo 6, 1932

 

Chi vive nella Divina Volontà sente il bisogno di girare

intorno alle opere divine, e come tutte le opere divine

girano intorno alla creatura.  Lo scopo, germe di luce.

 

(1) Seguivo il mio giro nelle opere divine, la mia povera mente me la sento come fissata intorno alle opere del mio Creatore, e fa la sua corsa quasi continua intorno ad esse, perché essendo opere fatte per amor mio, sento il dovere di riconoscerle, di servirmi di scale per salire a Colui che tanto mi ha amato, mi ama, e dargli il mio piccolo amore perché vuole essere amato, ma mentre ciò facevo, pensavo tra me:  “E perché la mia mente deve correre sempre?  Mi sembra che una forza potente sta sopra di me, che mantiene la mia corsa”.  Ed il mio dolce Gesù, facendomi la sua piccola visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto gira intorno alla creatura:  Gira il cielo e non se la fa sfuggire da sotto la sua volta azzurra, gira il sole e con le sue giratine di luce le da luce e calore, gira l’acqua intorno alla creatura, il fuoco, l’aria, il vento, dandole ciascuno elemento le proprietà che contengono; la mia stessa vita e tutte le opere mie, sono in continuo giro intorno alle creature per stare in continuo atto di darmi a loro.  Anzi, tu devi sapere che non appena il bimbo è concepito, il mio concepimento gira intorno al concepimento del bimbo per formarlo e tenerlo difeso; e come nasce, la mia nascita si mette intorno al neonato per girargli intorno e dargli gli aiuti della mia nascita, delle mie lacrime, dei miei vagiti, e fino il mio respiro gira intorno per riscaldarlo.  Il neonato non mi ama, ma incosciamente, ed Io lo amo fino alla follia, amo la sua innocenza, la mia immagine in lui, amo quello che dev’essere, i miei passi girano intorno ai suoi primi passi vacillanti per raffermarli, e seguono a girare fino all’ultimo passo della sua vita, per tenere custodito nel giro dei passi miei i suoi passi.  Insomma, le mie opere girano intorno alle sue opere, le mie parole intorno alle sue, le mie pene intorno alle sue pene, e quando sta per dare l’ultimo anelito della sua vita, la mia agonia le gira intorno per sostegno della sua, e la mia morte con forza inespugnabile gira intorno per dargli aiuti inaspettati, e con gelosia tutta divina, si stringe intorno per fare che la sua morte non fosse morte, ma vera vita per il Cielo; e posso dire che la mia stesa Resurrezione gira intorno al suo sepolcro, aspettando il tempo propizio per chiamarlo coll’impero della mia Resurrezione, la sua resurrezione del corpo a vita immortale.  Ora, tutte le opere uscite dalla mia Volontà, tutte girano e girano intorno, per il cui scopo furono create.  Fermarsi significa non aver vita e non produrre il frutto da Noi stabilito, ciò che non può essere, perché l’Essere Divino non sa fare né opere morte, né opere senza frutto.  Onde chi entra nella mia Divina Volontà, prende il suo posto nell’ordine della Creazione, e sente il bisogno di girare insieme con tutte le cose create, sente la necessità di far i suoi rapidi giri intorno al mio concepimento, alla mia nascita, alla mia infantile età ed a tutto ciò che Io feci sulla terra.  Ed il bello è che mentre lei gira intorno a tutte le opere nostre, le opere nostre girano intorno ad essa, insomma fanno la gara a girarsi a vicenda, ma questo è tutto effetto e frutto del mio Voler Divino, che essendo moto continuo, chi sta in Esso sente la vita del suo moto, quindi il bisogno di correre insieme, anzi ti dico, se tu non senti la corsa continua di girare intorno alle opere nostre, è segno che la tua vita non è permanente nella mia Volontà, ma fai delle uscite, delle scappatine, e perciò la corsa cessa, perché manca chi le dia la vita di correre, e come entri in Essa, così ti mette nell’ordine e segui la corsa, perché un’altra Volontà Divina ed operante, è entrata in te.  Perciò sii attenta, perché devi avere che ci fare con una Volontà onnipotente, che corre sempre e tutto abbraccia”.

(3) Dopo di ciò pensavo tra me, qual sarà il bene, l’utile di questa mia corsa, di questo girare e rigirare negli atti della Divina Volontà?  Ed il Celeste Re Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che ciascun atto di creatura, contiene il valore dello scopo con cui anima il suo atto, lo scopo è come il seme, che sepolto sotto terra si spolverizza con la terra, ma non per morire, ma per rinascere e formare la pianticella carica di rami, di fiori e frutti che a quel seme appartengono.  Il seme non si vede, sta nascosto nella sua pianticella, ma dai frutti si conosce il seme, se è buono o cattivo.  Tal’è lo scopo e seme di luce, e si può dire che resta come sepolto e si spolverizza nell’atto della creatura.  E se lo scopo è santo, tutti gli atti che vengono da quello scopo, tutti saranno atti santi, perché c’è il primo scopo, il primo seme che anima e da vita al seguito degli atti del primo scopo, e questi atti formano la vita dello scopo, nei quali si veggono fiori e frutti di vera santità.  E fino a tanto la creatura con tutta la conoscenza della sua volontà non distrugge lo scopo primiero, può essere sicura che i suoi atti sono racchiusi nel primo scopo.  Ora la tua corsa nella mia Divina Volontà avrà lo scopo che tu vuoi, che si formi il suo regno, e perciò tutti i tuoi atti vengono accentrati nel mio Fiat, e convertendosi in seme di luce, tutti diventano atti di mia Volontà, i quali eloquentemente con voci arcane e divine, chiedono questo regno sì santo in mezzo alle umane generazioni”.

 

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30-21

Marzo 13, 1932

 

La prigioniera ed il Prigioniero divino.  La Vergine annunciatrice,

messaggera, conduttrice del regno della Divina Volontà.

Chi vive nella Divina Volontà, forma la creazione parlante.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, ma sento al vivo la mia povertà estrema, la mia nullità, il dolore continuo delle privazione del mio dolce Gesù.  Se non fosse per il suo Voler Divino che mi sostiene e che spesso, spesso mi affratella col Cielo, in modo che m’infonde nuova vita, io non avrei potuto tirare avanti senza di Colui che spesso spesso s’invola, si nasconde, ed io resto sul rogo dell’amore ad aspettarlo, che consumandomi lentamente, allora ripete la sua breve visitina quando giungo agli estremi.  Onde pensavo tra me:  “Gesù mi ha inceppato e legato con catene, che non c’è pericolo che si possano spezzare, sono in realtà la povera prigioniera.  Oh! come vorrei la mia Mamma Celeste in mia compagnia, affinché sotto la sua guida potessi vivere come bisogna vivere nella Divina Volontà.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù ha ripetuto la sua breve visitina, e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “La mia cara prigioniera! come sono contento che ti ho inceppato e legato, perché i miei ceppi e le mie catene dicono che, solo il mio amore per tenerti a mia disposizione, ha usato ceppi e catene per renderti prigioniera solo per Me, ma sai?  L’amore vuole la pariglia, se ti ho reso prigioniera, primo mi ho reso Io prigioniero per te nel tuo proprio cuore, e non volendo star solo, resi te prigioniera, in modo da poter dire:  “Siamo due prigionieri, che l’uno non sa stare senza dell’altro”.  Così potremo preparare il regno della mia Divina Volontà.  Le opere da soli non sono piacevoli, ma la compagnia rende gradite, spinge al lavoro, raddolcisce il sacrificio e forma le opere più belle, e nel vederti chiamare la nostra Mamma Celeste come tua guida, il tuo prigioniero Gesù ha esultato di gioia nell’avere la sua dolce compagnia nel nostro lavoro.  Tu devi sapere che fu Lei la vera e celeste prigioniera della mia Divina Volontà, quindi conosce tutti i segreti, le vie, possiede le chiavi del suo regno, anzi, ogni atto che faceva la Regina Prigioniera, preparava nel suo atto il posto per ricevere gli atti della creatura fatti nella Divina Volontà, ed oh! come la Sovrana Celeste sta in aspettativa e sull’attenta per vedere se la creatura opera nel mio Fiat, per prendere con le sue mani materne questi atti e chiuderli negli atti suoi come pegni, come antidoti, ché si vuole il regno della Divina Volontà sulla terra.  Sicché questo regno fu già formato da Me e dalla Celeste Signora, già esiste, solo che si deve dare alle creature; per darlo è necessario conoscerlo, e siccome è la Creatura più santa, più grande e che non conobbe altro regno che il solo regno della mia Divina Volontà, occupa il primo posto in Essa, per diritto la Celeste Regina sarà l’annunciatrice, la messaggera, la conduttrice d’un regno sì santo, perciò pregala, invocala, ed Essa ti farà da guida, da maestra, e con amore tutto materno riceverà tutti gli atti tuoi e li chiuderà nei suoi, e ti dirà:  “Gli atti della mia figlia sono come gli atti della sua Mamma, quindi possono stare coi miei per raddoppiare il diritto alle creature di dare il regno della Divina Volontà”.  Siccome questo suo regno, Dio lo deve dare e la creatura lo deve ricevere, ci vogliono gli atti d’ambi le parti per ottenere l’intento, quindi Colei che tiene più ascendenza, più potere, più impero sul cuore divino, è la Sovrana del Cielo, i suoi atti staranno a capo col seguito degli altri atti delle creature cambiati in divini in virtù della mia Volontà, per dare il diritto ad esse per ricevere questo regno, e Dio nel vedere questi atti si sentirà mosso a darlo per quell’amore che ebbi nella Creazione, che il tutto creò per fare che la sua Volontà si facesse come in Cielo così in terra, e che ogni creatura fosse un regno della sua Volontà, ché avesse il suo totale dominio.  Perciò sempre avanti nell’operare e vivere nel Fiat Supremo”.

(3) Dopo di ciò, la mia mente si perdeva nel Voler Divino ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, l’anima che entra nella mia Volontà si converte in luce, e tutti i suoi atti senza perdere nulla della loro diversità, della loro natura, e di quello che sono in sé stessi, sono vivificati ed animati dalla luce, sicché ogni atto, sebbene distinti tra loro, hanno per vita la luce del mio Fiat, ed Esso si diletta ora di formare con la sua vita di luce il pensiero, la parola, l’opera, il passo e così di seguito, e l’anima come cielo primiero animato dal Fiat, forma coi atti suoi il sole, le stelle, il mare che sempre mormora, il vento che geme, che parla, che urla, che fischia, che carezza e che forma i suoi refrigeri da luce divina al suo Creatore, a sé stessa, e scende fin nel basso delle creature, e siccome la luce è feconda e tiene virtù che da sé stessa si spande ovunque, forma le più belle fioriture, ma tutta investita di luce.  Ed ecco che la mia Divina Volontà ripete la sua diletta Creazione nell’anima che vive nella sua luce, anzi, più bella ancora, perché se la Creazione è muta, e se parla eloquentemente, è sempre nel suo muto linguaggio, invece la creazione che forma nell’anima è tutta parlante, parlano il sole delle sue opere, il mare dei suoi pensieri, il vento delle sue parole, il calpestio dei suoi passi che come cammina, lascia le virtù dei suoi fiori, e tutto ciò che fa, parlano come stelle brillanti, che col loro scintillio pregano, amano, lodano, benedicono, riparano e ringraziano continuamente, senza mai cessare, quel Fiat Supremo che con tanto amore si diletta di formare in loro la bella creazione parlante, animata tutta della sua luce divina.  Quindi non è meraviglia se il tuo Gesù forma la sua continua dimora in mezzo a questa creazione parlante che mi forma la mia Divina Volontà, sarebbe più meraviglia se Io non ci fosse, perché mancherebbe il Padrone, il Re che con tanto amore se l’ha formato.  A che pro formarla se Io non dovessi dimorarvi dentro e godermi la mia gradita creazione parlante?  Molto più che in questa creazione parlante c’è sempre da lavorare, sempre da aggiungere.  Ogni suo atto è una voce di più che acquista, e che con tutta eloquenza mi parla del mio e del suo amore, ed Io debbo ascoltarla; non solo, ma voglio godermi i suoi gusti che essa mi dà.  Mi piacciono tanto che li sospiro, e quindi non posso metterli da parte.  Poi c’è sempre da dare, e sempre da prendere, perciò non posso lasciarla neppure un istante senza di Me, al più ora parlo ed ora faccio silenzio, ora mi faccio sentire ed ora mi sto nascosto, ma lasciare chi vive nella mia Divina Volontà non posso.  Perciò sii sicura che fino a tanto tu non esca da Essa, il tuo Gesù non ti lascia, starà sempre con te, e tu starai sempre con Me”.

 

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30-22

Marzo 20, 1932

 

Tre condizioni necessarie per ottenere il regno della Divina Volontà.

Come tutti vivono nella Divina Volontà.  Modo diverso di vivere.

 

(1) Stavo pensando alla Divina Volontà e dicevo tra me:  “Se Nostro Signore ama tanto di far conoscere un Volere sì santo, e vuole che regni in mezzo alle creature, perché poi vuole che si preghi per ottenerlo?  Mentre una volta che lo vuole lo può dare, anche senza tanto pregarlo.  Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il conoscere la mia Divina Volontà è la cosa più grande che Io posso dare, e la creatura può ricevere, ed il suo regnare è la conferma del suo gran dono e lo svolgimento della sua Volontà conosciuta.  Quindi è necessario chiederlo, col chiederlo si dispone, forma in sé la reggia dove riceverlo; col chiederlo acquista l’amore per amarlo, acquista le doti di sacrificio che ci vogliono per possederlo, e come si chiede, l’umano volere perde il suo terreno, si debilita, perde la forza e si dispone a ricevere il dominio del Volere Supremo, e Dio vedendosi pregato si dispone a darlo.  Ci vogliono le disposizione d’ambi le parte per dare i nostri doni celesti, quanti doni vogliamo dare! Ma perché non vengono chiesti li riteniamo in Noi stessi, aspettando di darli quando saranno chiesti.  Il chiedere è come se si aprisse il commercio tra il Creatore e la creatura.  Se non si chiede il commercio è chiuso, ed i nostri doni celesti non scendono per mettersi in giro sulla faccia della terra.  Quindi, prima necessità indispensabile per ottenere il regno della Divina Volontà, è chiederlo con preghiere incessanti, perché come si prega, così ci giungono le letterine, ora di premure, ora di suppliche, ora d’accordo che vogliono fare con la nostra Volontà, finché giungerà l’ultima lettera dell’accordo finale.

(3) Seconda necessità, più indispensabile della prima, per ottenere questo regno, è necessario sapere che si può avere.  Chi mai può pensare ad un bene, desiderarlo, amarlo, se non sa che può ottenere?  Nessuno.  Se gli antichi non conoscessero che doveva venire il futuro Redentore, nessuno si sarebbe dato pensiero, né pregato, né sperato salvezza, perché la salvezza, la santità di quei tempi stava fissata, accentrata nel futuro Salvatore Celeste.  Fuori di questo non c’era da sperare alcun bene.  Conoscere che si può avere un bene forma la sostanza, la vita, l’alimento di quel bene nella creatura.  Ecco perciò le tante conoscenze sulla mia Volontà che ti ho manifestato, affinché si possa conoscere che possono averlo il regno della mia Volontà.  Quando si conosce che un bene si può avere, si usano le arti, le industrie, e si impegnano i mezzi per ottenere l’intento.

(4) Il terzo mezzo necessario è conoscere che Dio vuol dare questo regno, questo getta le fondamenta, la speranza certa per ottenerlo, e forma gli ultimi preparativi per ricevere il regno della mia Divina Volontà.  Un bene che si vuole e sospira, conoscere che chi lo può dare, lo vuole già dare, si può chiamare l’ultimo colpo di grazia, ed atto finale per ottenere ciò che si vuole.  Difatti, se Io non ti avessi manifestato che posso dare, e voglio dare la mia Volontà Divina dominatrice e regnante in mezzo alle creature, tu sareste stata indifferente come tutti gli altri per un bene sì grande, sicché il tuo interesse, le tue preghiere, sono state effetti e parti di ciò che hai conosciuto.  Ed Io stesso quando venni sulla terra, i trent’anni della mia vita nascosta, si può dire che apparentemente non feci bene a nessuno, né neppure uno mi conobbi; stavo si in mezzo a loro inosservato, tutto il bene si svolgeva tra Me ed il Padre Celeste, la mia Celeste Madre ed il caro san Giuseppe, perché sapevano Colui che era; tutti gli altri nulla.  Invece quando uscì dal mio nascondiglio, ed apertamente mi feci conoscere dicendo che ero proprio Io il Messia promesso, il loro Redentore e Salvatore, e sebbene col farmi conoscere mi attirai addosso calunnie, persecuzione, contraddizione, ira, odio degli Ebrei, e la stessa Passione e morte, tutti questi mali che come pioggia dirotta pioveva su di Me, ebbi origine ché Io facendomi conoscere, affermava ciò che Io ero in realtà, il Verbo Eterno sceso dal Cielo per salvarli.  Tanto vero, che fin che stiedi nella casa di Nazareth, non conoscendo chi Io fosse, nessuno mi disse nulla, né mi calunniarono, né mi fecero alcun male; come mi svelai, tutti i mali mi piombarono addosso.  Ma ciò era necessario di farmi conoscere, altrimenti sarei ripartito per il Cielo senza compire lo scopo per cui venni sulla terra.  Invece col farmi conoscere, ad onta che mi attirai tanti mali, in mezzo a questa voragine di mali formai i miei apostoli, annunziai il Vangelo, operai prodigi, e la mia conoscenze istigò i miei nemici a farmi soffrire tante pene fino a darmi la morte di croce.  Ma ottenni il mio intento, che molti mi conobbero in mezzo a tanti che non vollero conoscermi, e di compire la mia Redenzione.  Io lo sapevo, che col farmi conoscere, la perfidia e superbia degli Ebrei me ne avrebbero fatto tanto, ma era necessario farmi conoscere, perché una persona, un bene se non si conosce, non è portatore di vita, né di bene.  Il bene, la verità non conosciuti, restano inceppati in sé stessi, senza fecondità, come tante madre sterile che finisce con loro la generazione.  Vedi dunque com’è necessario che si conosca che posso dare il regno della mia Volontà, e che voglio darlo.  Posso dire che entra la stessa necessita come quella di farmi conoscere che Io ero il Figlio di Dio che venni sulla terra.  E’ pur vero che molti col conoscere ciò, ripeteranno ciò che mi fecero quando mi feci conoscere che Io ero il sospirato Messia; calunnie, contraddizione, dubbi, sospetti, disprezzi come già l’hanno fatto, non appena l’inizio della stampa che accennava di far conoscere la mia Divina Volontà.  Ma ciò dice nulla, è il bene, che possedendo la forza feritrice del male, le creature, l’inferno, sentendosi feriti, si armano contro del bene e vorrebbero annientare il bene, e colei o colui che vuol far conoscere il bene.  Ma ad onta di tutto ciò che hanno voluto al primo inizio, sul suo voler nascere la conoscenza della mia Volontà e che vuol regnare, l’hanno come soffocato.  Pure ha fatto i suoi primi passi, e ciò che non credevano alcuni, altri hanno creduto, i primi passi chiameranno i secondi, i terzi, e via, via, ad onta che non mancheranno coloro che susciteranno contraddizione e dubbi, ma è di assoluta necessità che si conosca la mia Divina Volontà, che posso darla, e voglio darla.  Queste sono condizione, che senza di esse Dio non può dare ciò che vuol dare, e la creatura non può ricevere.  Perciò prega, e non ti dare indietro a far conoscere la mia Divina Volontà.  Il tempo, le circostanze, le cose, le persone, cambiano, non sono sempre quelle, perciò ciò che non si ottiene oggi, si potrà ottenere domani, però a confusione di chi ha soffocato un bene sì grande.  Ma la mia Volontà trionferà ed avrà il suo regno sulla terra”.

(5) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, e tutta mi abbandonavo nelle sue braccia divine, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia buona, tu devi sapere che la mia Divina Volontà possiede e contiene dentro di Sé tutto, tutte le gioie, tutte le bellezze, da Essa tutto esce e senza sperdere nulla tutto contiene in Sé, si può dire che porta tutti e tutto nel suo grembo immenso di luce.  Sicché tutti vivono in Essa, con questa differenza, che chi con tutta sua volontà vuol vivere in Essa, e si fa soggiogare dal suo dominio, vive da figlia, e come figlia viene costituita ereditiera delle gioie, delle bellezze, dei beni della Madre sua, in modo che questa Madre Divina è tutta intenta ad abbellire, arricchire ed a far gioire la figlia sua.  Invece chi vuol vivere di volontà umana e non si fa soggiogare dal suo dominio, vive in questa Santa Volontà, ma vive non da figlia, ma da estranea, e tutte le gioie si convertono per la creatura in amarezza, le ricchezze in povertà, le bellezze in bruttezze, perché vivendo da estranea vive come appartata dai beni che la mia Divina Volontà possiede, e giustamente merita che nulla possieda di bene; il suo volere umano che la soggioga le dà quello che tiene, passioni, debolezze, miserie; nulla sfugge dalla mia Divina Volontà, neppure l’inferno, e siccome non l’hanno amato in vita, sono vissuti come membra distaccati da Essa, ma sempre dentro, non fuori, ora, in quelle tetre prigione le gioie, la felicità, le beatitudine della mia Divina Volontà si convertono in pene ed in tormenti eterni, perciò il vivere nella mia Volontà non è nuovo, come alcuni credono, tutti vivono in Essa, buoni e cattivi, se si vuol dire nuovo, è il modo di vivere, chi la riconosce come atto continuo di vita, chi le dà il dominio in tutti gli atti suoi, perché il vivere in Essa è la santità d’ogni istante che riceve la creatura, si può dire che cresce continuamente in santità, ma santità imboccata dalla mia Volontà, cresciuta insieme con Essa, sicché sente per vita, più la mia Volontà che la sua stessa vita.  Invece chi non vive in Essa, ad onta che ci sta dentro, non la riconosce in ogni atto suo, e vive come se vivesse da Lei lontano e non ricevesse l’atto continuo della sua vita, ad onta che lo riceve.  In questo modo non si forma la santità del vivere nel mio Volere, ma al più la santità delle circostanze, sicché si ricordano della mia Divina Volontà quando le opprime un bisogno, un dolore, una croce, le sentite esclamare:  “sia fatta la Divina Volontà”.  Ed in tutto il resto della loro vita, la mia Volontà dov’era?  Non stava già con loro, contribuendo a tutti i loro atti?  Stava, ma non la riconoscevano.  Succede come ad una madre che vive nel suo palazzo, la quale ha dato alla luce molti figli, alcuni di questi se ne stanno sempre intorno alla madre, la quale infonde nei figli i suoi modi nobili, li nutrisce con cibi delicati e buoni, li vesti con abiti decenti, li affida i suoi segreti e li fa ereditieri dei suoi beni.  Si può dire che la madre vive nei figli, ed i figli nella madre, si felicitano a vicenda e si amano con amore inseparabile; gli altri figli vivono nel palazzo della madre, ma non stanno sempre intorno ad essa, trovano piacere a vivere nelle stanze lontane da quella della madre, quindi non imparano i suoi modi nobili, non vestono con decenza, i cibi che prendono li fanno più male che bene, e se qualche volta vanno alla madre non è per amore, ma per bisogno.  Onde la grande differenza tra l’uno e l’altro di questi figli, ad onta di tutto ciò, nel palazzo della madre vivono l’uno e l’altro.  Così è, tutti vivono nella mia Volontà, ma solo chi vuol vivere di Essa, vive in Essa come figlio con la Madre sua, tutti gli altri, ad onta che vivono in Essa, neppure la conoscono, altri vivono da estranei, altri la conoscono per offenderla”.

 

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30-23

Marzo 27, 1932

 

Condizione di assicurazione per venire il regno del Fiat sulla

terra.  Le manifestazioni sulla mia Volontà saranno esercito

agguerrito d’amore, armi, retta per vincere la creatura.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, ed oh! quanti pensieri si affollavano nella mia mente, e la sua luce che formava le sue onde, ed una ne seguiva l’altra, e queste onde si convertivano in voce, in mormorio, in musica celestiale, ma oh! quanto è difficile ritenere il linguaggio di quella luce interminabile.  Quando si sta dentro di Essa, pare che si comprende molto, ma non appena si ritira, resta qualche gocciolina ed il dolce ed indimenticabile e caro ricordo d’essere stata nella luce dell’eterno Fiat.  Se il benedetto Gesù non operasse un miracolo, abbassandosi Lui con modo più adattabile all’umana natura, io nulla avrei saputo dire.  Onde mi sentivo nella mia mente il quadro del regno della Divina Volontà, e volevo che Gesù mi dicesse quale erano le condizioni di esso per essere certa della sua venuta, ed il mio Maestro Celeste, visitando la piccola neonata del suo Volere mi ha detto:

(2) “Mia figlia benedetta, le condizioni assolute, necessarie e di somma importanza, che formano la vita e l’alimento per assicurare il regno della mia Divina Volontà, è chiedere dalla creatura grandi e prolissità di lungo sacrificio, quindi la nostra bontà, in virtù del sacrificio che chiede, deve dare grazie sorprendenti a chi chiede questo sacrificio, in modo che la creatura affascinata del mio amore, dai miei doni e dalle mie grazie, le parrà nulla il sacrificio che Io le chiedo ad onta che conosce che la sua vita è finita, non più avrà diritto sopra di sé stessa, tutti i diritti saranno di chi le chiedo il sacrificio, se non conoscesse tutta l’intensità del sacrificio che accetta, non avrebbe tutto il valore, perché quanto più si conosce la grandezza, il peso del sacrificio, tanto più valore viene messo dentro.  La conoscenza mette il valore esatto e compiuto nel sacrificio, invece chi non conosce tutto il peso d’un sacrificio, oh! quanto diminuisce il valore, la grazia, il bene che deve ottenere, e poi il nostro amore resta ferito, la nostra potenza si sente impotente, avanti ad una creatura che chiediamo grandi sacrifici, facendole conoscere il peso per cui si deve sottomettere, ed essa, solo per nostro amore e per compiere la nostra Volontà, accetta tutto.  Il sacrificio prolisso porta la prolissità della preghiera, ed oh! come le nostre orecchie si fanno tutto attenzione, i nostri sguardi restano rapiti nel vedere che da mezzo il rogo del sacrificio da Noi voluto, prega, e che cosa chiede e vuole?  Ciò che Noi vogliamo, che la nostra Volontà si faccia come in Cielo così in terra, ah! se lui potesse, metterebbe a soqquadro Cielo e terra, vorrebbe tutto in suo potere, per fare che tutti chiedessero ciò che vuole, affinché il suo sacrificio ottenesse lo scopo e portasse il frutto da Dio voluto.  La nostra paterna bontà è tanta, che ci riesce impossibile non esaudire lo scopo d’un sacrificio lungo ed una preghiera prolissa.  Queste sono le condizioni da parte delle creature, e questo l’abbiamo fatto con te e vogliamo che lo conosca, perché Noi non diamo le cose nostre ai ciechi, che per la loro cecità non conoscono i beni che le vengono dati, né quelli che li stanno d’intorno, molto meno ai muti, che per il loro mutismo, non hanno parole per manifestare le nostre verità e le nostre grazie.  La prima cosa che diamo, è la conoscenza di quello che vogliamo fare di essa, e poi diamo e facciamo quello che abbiamo disposto.  La conoscenza si può chiamare il principio, il vuoto, il seme dove mettere il sacrificio, le cose nostre, e far sorgere la bella preghiera che ci debilita, ci incatena con catene, con legami inseparabili, e ci fa cedere ciò che vuole.  Molto più che essendo la nostra Volontà vita ed opera che dà vita a tutto e a tutti, per venire a regnare sulla terra voleva da parte dell’umana famiglia una vita di creatura a sua disposizione, e che senza opporsi, stesse in balia della sua Volontà Divina, affinché ne facesse ciò che vuole.  Questo le servirà di appoggio e condizione per assicurare il suo regno da parte delle creature.  Ora vengono le condizioni di assicurazione da parte di Dio, ma a chi potevo farle se non a chi ne avevo chiesto il sacrificio?  Sicché la mia lunga prolissità di manifestare tante verità sulla mia Divina Volontà, il mio lungo dire sul suo regno e sul bene che vuole e deve fare, il suo lungo dolore di circa seimila anni che vuol regnare e l’hanno respinto, le molte promesse che vuol dare di beni, di felicità, di gioia, se la fanno regnare, non sono state altro che assicurazioni che ho fatto alla creatura di questo regno del mio Fiat, e queste assicurazioni venivano fatte e suggellate nella cosa più bella, più sacra, più preziosa, cioè nel centro del rogo del tuo sacrificio da Noi voluto.  Posso dire che non mi stanco mai di fare assicurazione, dico, ritorno a dire sempre con nuovi modi, nuove verità, nuove forme, similitudine sorprendenti sempre sulla mia Divina Volontà, non avrei mai detto tanto se non fosse certo che il mio regno non dovesse avere il suo dominio sulla terra.  Quindi è quasi impossibile, un mio dire sì prolisso, ed un tuo sacrificio sì continuo, non debbano avere i sospirati frutti da parte di Dio e da parte delle creature, perciò continua il tuo volo in quel Fiat che tiene potenza di farsi strada, di abbattere tutte le difficoltà, ed a forza d’amore farsi i più fidi amici e difensori dei suoi più spietati nemici”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, il mio concepimento, la mia nascita, la mia vita nascosta, il mio vangelo, i miracoli, le mie pene, le mie lacrime, il mio sangue versato, la mia morte riunite tutte insieme, formarono un esercito invincibile per compire la mia Redenzione.  Così tutte le mie manifestazioni sulla mia Divina Volontà, dalla prima all’ultima parola che dirò, devono servire per formare l’esercito agguerrito, tutto d’amore, di forza invincibile, di luce irresistibile, d’amore trasformante, esse getteranno intorno alla creatura una rete, che se vogliono uscire, incapperanno dentro, s’imbroglieranno tanto, che non sapranno come uscirne, e mentre cercherà d’uscire, le tante mie manifestazioni sopra di Essa, continueranno ad’assalirla, in modo da rendere più distesa la sua rete, onde vedendosi imbrogliata, prenderà gusto delle tante bellezze di verità e si sentirà felice d’essere stata incappata nella rete di tante mie verità manifestate.  Sicché esse formeranno il compimento del regno della mia Divina Volontà! perciò ogni mia manifestazione sopra di Essa, è un’arma che deve servire a completare un regno sì santo.  Se Io la manifesto e tu non la dici, farai mancare le armi necessarie, perciò sii attenta.

(4) Oltre di ciò, tu devi sapere che ogni parola uscita dall’increata sapienza, contiene vita, sostanza, opera, ammaestramento, sicché ogni verità manifestata sulla nostra Divina Volontà, avrà nel nostro regno il suo proprio ufficio, molte verità avranno l’ufficio di formare e crescere la Vita della Divina Volontà nella creatura, altre occuperanno l’ufficio di alimentarla, altre faranno da maestro, altre verità avranno l’ufficio di difensori, in modo che si metteranno come un esercito intorno alla creatura che nessuna la potrà toccare.  Vedi dunque la necessità del mio dire così prolisso e delle tante verità che ho manifestato, era un regno che dovevo formare, il quale, non si forma con poche parole, con pochi atti ed uffici; ce ne vogliono tanti! e ciascuna mia verità ha virtù di occupare un ufficio per mantenere l’ordine perfetto, pace perenne, sarà l’eco del Cielo e nuoteranno dentro d’un mare di grazie, di felicità, sotto d’un sole che non conosce nubi, il cielo sarà sempre sereno.  Le mie verità sulla mia Divina Volontà saranno le sole leggi che domineranno le creature che entreranno a vivere in questo regno, legge non di oppressioni ma d’amore, che dolcemente si faranno amare, perché in esse troveranno la forza, l’armonia, la felicità, l’abbondanza di tutti i beni.  Perciò coraggio e sempre avanti nella mia Divina Volontà”.

 

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30-24

Aprile 2, 1932

 

Come il potere divino metterà un limite ai mali dell’uomo

e gli dirà:  Basta, fin qui.  Come nostro Signore mostra

coi fatti che vuol dare il regno della sua Volontà.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel santo Voler Divino, né posso farne a meno, perché essendo vita, la vita si sente sempre, si sente il respiro, il moto, il calore.  Così è della Divina Volontà, come si sente, così si sente la sua vita, il suo calore, il suo moto e tutto ciò che Essa racchiude, con questa sola differenza, che quando si fa attenzione ad’una cosa, che come vita racchiude, e quando ad un’altra.  Onde pensavo tra me.  “Come mai la creatura può ritornare bella e santa come uscì dalle mani creatrice di Dio, per realizzare il regno del suo Fiat in mezzo all’umana famiglia? ” Ed il mio amato Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutte le opere del nostro Essere Supremo sono perfette e complete, nessuna nostra opera è a metà.  La Creazione è tutta completa e perfetta, anzi ci sono molte cose non di assoluta necessità, ma come lusso e sfarzo della nostra potenza, amore e magnificenza.  Solo l’uomo, per cui tutte le cose furono create, deve restare come opera nostra imperfetta ed incompleta, senza lo scopo per cui fu creato, qual’è che il nostro Fiat avesse il suo regno in ciascuna creatura?  E questo perché peccò e restò macchiato ed abbrutito, che lo rese come un’abitazione crollante, esposto ai ladri e nemici suoi?  Come se la nostra Potenza fosse limitata e non avesse tutto il potere di fare ciò che vuole, come vuole, e quando vuole?  Chi pensa che il regno della nostra Volontà non possa venire, mette in dubbio la stessa potenza suprema.  Tutto possiamo, il volere ci può mancare, ma quando lo vogliamo il nostro potere è tanto, che ciò che vogliamo facciamo, non vi è cosa che può resistere innanzi alla nostra Potenza; quindi abbiamo potere di riabilitarlo, di renderlo più bello di prima e la sua abitazione crollante fortificarla e cementarla in modo da renderla più forte che non era, ed al soffio del nostro potere, rinchiudere nei cupi abissi i ladri e nemici suoi.  Sicché l’uomo, per quanto scivolò da dentro la nostra Divina Volontà, non cessò d’essere opera nostra e sebbene si disordinò, la nostra potenza per decoro dell’opera nostra, che dev’essere perfetta e compiuta, come Noi la vogliamo, col suo potere metterà un limite ai suoi disordini, alle sue debolezze e gli dirà col suo impero:  “Basta fin qui; rientra nell’ordine, prendi il tuo posto d’onore come opera degna del tuo Creatore”.  Sono prodigi della nostra onnipotenza che opererà, cui non avrà forza di resistere, ma senza sforzo, spontaneo, alettato ed attratto da una forza suprema, da un amore invincibile.  Non fu un prodigio della nostra potenza la Redenzione voluta dalla nostra Volontà, e del nostro amore, che sa vincere tutto, anche le ingratitudine più nere, le colpe più gravi e ricambiare in amore dove l’uomo ingrato lo ha offeso di più?  Se si tratta dell’uomo, certo che non potrà rialzarsi con tutti gli aiuti della mia Redenzione, perché non è disposto a prenderli, molti non cessano d’essere peccatori, deboli, imbrattati delle colpe più gravi.  Ma se si tratta della mia potenza, del mio amore, quando le due bilance straripano un pochino di più e lo toccano con Volontà di vincerlo, l’uomo si sentirà scosso ed atterrato in modo che risorgerà dal male nel bene e rientrerà nella nostra Volontà Divina da donde ne uscì, per prendere la sua eredità perduta.  Sai dove sta il tutto?  Il tutto sta se la nostra Volontà lo vuole e con decreti divini lo ha deciso; se questo c’è, tutto è fatto, ed è tanto vero questa decisione, che ci sono i fatti.  Tu devi sapere che quando venni sulla terra, mentre facevo l’ufficio di Redentore, nel medesimo tempo tutto ciò che faceva la mia Santa Umanità, racchiudeva tanti atti di mia Volontà Divina come deposito da dare alla creatura, Io non avevo bisogno perché ero la stessa Divina Volontà.  Quindi la mia Umanità faceva come una Madre tenerissima, racchiudeva in Sé tanti parti di mia Volontà per quanti atti faceva per darle alla luce e partorirli nel grembo degli atti delle creature, per formare, negli atti loro, il regno degli atti del mio Fiat.  Onde sta come una Madre aspettando con un amore che la fa spasimare di dare alla luce questi suoi parti divini.  L’altro fatto, che Io steso insegnai il Pater Noster, affinché tutti pregassero che venga il mio regno, affinché si faccia la mia Volontà come in Cielo così in terra.  Se non dovesse venire sarebbe stato inutile insegnare una tale preghiera, ed Io cose inutili non ne so fare, e poi le tante verità manifestate sulla mia Divina Volontà, non dicono a chiare note che il suo regno verrà sulla terra, non per opera umana, ma per opera della nostra onnipotenza?  Tutto è possibile quando Noi vogliamo, tanta facilità mettiamo nel fare le cose piccole, quanto nelle grandi, perché tutta la virtù e potenza sta nell’atto nostro, non nel bene che riceve l’atto della nostra potenza.  Difatti quando stavo sulla terra, siccome in tutti gli atti miei correva la mia potenza, si rendeva potenti il tocco delle mie mani, l’impero della mia voce, e così di seguito, e con la stessa facilità chiamai a vita la fanciulla morta da poche ore, e con la stessa facilità chiamai a vita Lazzaro, morto da quattro giorni, il quale si era già corrotto e dava un fetore insopportabile; comandai che le togliessero le bende, e poi lo chiamai coll’impero della mia voce:  “Lazzaro, viene fuori”.  Alla mia voce imperante, Lazzaro risuscitò, la corruzione scomparve, il fetore cessò e ritornò sano e vegeto come se non fosse morto.  Vero esempio come la mia potenza può far risorgere il regno del mio Fiat in mezzo alle creature, questo è un esempio palpabile e certo, come la mia potenza, ad onta che l’uomo è corrotto, il fetore delle sue colpe più che cadavere lo infetta, si può chiamare un povero bendato che ha bisogno dell’impero divino per sciogliersi dalle bende delle sue passioni, ma se l’impero della mia potenza lo investe e vuole, la sua corruzione non avrà più vita, e risorgerà sano e più bello di prima.  Perciò si può dubitare che al più la mia Divina Volontà non lo volesse, perché non potessero meritare un tanto bene, ma che la mia potenza non lo potesse, questo non mai”.

 

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30-25

Aprile 9, 1932

 

Come Gesù va plasmando la creatura per farla risorgere nella

nuova vita della sua verità.  Come solo Gesù poteva manifestare

tante verità sulla Divina Volontà, perché ne possiede la sorgente.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, mi sento la piccola bimba che a sorsi a sorsi viene nutrita di questo cibo celeste, il quale produce nell’anima mia fortezza, luce, soavità indescrivibile, e poi, ogni verità che il mio amato Gesù manifesta alla sua piccola neonata è una delle scene più commovente e deliziose e delle più belle, che mette nella mia mente come portatrice delle beatitudine della patria celeste, quindi mi sentivo immersa nelle tante verità del Fiat Supremo, ed il mio sempre amabile Gesù visitando la sua piccola bimba mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che se il nostro Ente Supremo desse alla creatura tutto il cielo, il sole, la terra, il mare, non darebbe tanto come quando comunica le verità sulla Divina Volontà, perché tutte le altre cose rimarrebbero all’esterno delle creature, mentre la verità penetra nelle più intimi fibre della sua anima, ed Io vo plasmando i palpiti, gli affetti, i desideri, l’intelletto, la memoria, la volontà, per trasformarla tutta nella vita della verità, e mentre la vado plasmando, vo ripetendo i prodigi della creazione dell’uomo e col tocco delle mie mani distruggo i germi del male e faccio risorgere i germi della nuova vita, la creatura sente il mio tocco e come la vado plasmando, la nuova vita che le viene ridata.  Mentre il cielo, il sole, il mare non hanno la virtù trasformatrice di formare della creatura un cielo, un sole, un mare, tutto il bene si riduce all’esterno e nulla più.  Vedi dunque quanti beni racchiuda coll’averti manifestato tante verità?  Perciò sii attenta nel corrispondere ad un bene sì grande”.

(3) Onde continuavo a pensare sulle tante verità sulla Divina Volontà, quante gioie, quante trasformazione divine.  Sono state proprie Esse le rivelatrice dell’Ente Supremo, mai avrei conosciuto il mio Creatore, il mio Padre Celeste, se le sante verità non avessero fatte da messaggeri, portandomi le tante belle notizie della sua adorabile Maestà, e mentre si affollavano nella mia mente le tante verità, un dubbio è sorto in me:  “E’ stato proprio Gesù colui che tante verità mi ha manifestato, oppure il nemico, o la mia fantasia?  E Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(4) “Mia figlia buona, come ne dubiti?  La sola molteplicità delle tante verità sulla stessa mia Divina Volontà, è prova sicura che solo il tuo Gesù poteva avere un dire sì lungo sullo stesso soggetto, con argomenti variati e forti, perché possedendone la sorgente non è meraviglia che ho manifestato a te, ed in tanti modi, potrei dire le piccole stille di luce delle conoscenze sulla mia adorabile Volontà, dico stille per Me, confrontandole al molto ed al mare infinito, che mi rimane da poter dire, perché se Io volessi parlare tutta l’eternità, ci ho tanto da dire sulle conoscenze che riguardano il mio Fiat Supremo, che non la finirei mai, ma per te ciò che ho manifestato sono stati mari, perché ciò che è stille per Me, che sono Essere infinito, è mare per te che sei creatura finita.  Quindi la sola prolissità ed il tanto mio dire, è la prova più certa e più convincente che solo il tuo Gesù poteva tenere tante ragione e che solo può conoscerne tanto ciò che riguarda il mio stesso Volere.  Il nemico non possiede la sorgente e poi per lui, toccherebbe un tasto che lo brucerebbe di più, perché la cosa che più odia e che più lo tormenta è la mia Divina Volontà, e se fosse in suo potere metterebbe la terra sottosopra, userebbe tutte le arti ed astuzie per fare che nessuno conoscesse e facessi la mia Volontà.  Molto meno la tua fantasia, così limitata e piccola, oh! come subito resterebbe spenta la luce della ragione, e quando avresti detto due o tre ragione, avresti fatto come quelli che vogliono parlare e si sentono ammutolire e non sanno andare più avanti, quindi confusa ti ridaresti al silenzio.  Perciò solo il tuo Gesù tiene la parola sempre nuova, penetrante, piena di freschezza divina, di soavità mirabile, di verità sorprendente, cui l’intelletto umano è costretto a piegare la fronte e dire:  qui c’è il dito di Dio.  Perciò riconosci un tanto bene, ed il tuo punto di centro in tutte le cose, sia la mia sola Volontà”.

 

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30-26

Aprile 13, 1932

 

L’umana natura che si fa dominare dalla Divina Volontà, campo di sua

azione, e terra fiorita.  Come la Divina Volontà possiede l’inseparabilità.

 

(1) Sono sempre fra le braccia della Divina Volontà, come una bimba stretta fra le braccia della mamma, la quale mi tiene tanto stretta fra le sue braccia di luce, che non mi fa vedere, sentire e toccare che solo la Divina Volontà.  Ed Io pensavo tra me:  “Oh! se io fosse libera dalla carcere del mio corpo, i miei voli sarebbero stati più rapidi nel Fiat, avrei conosciuto di più, sarei stata di fatto un atto solo con Lei, ma la mia natura mi sembra che mi fa fare le interruzione, come se mi mettesse gli ostacoli e mi fa stentare a correre sempre nella Divina Volontà”.  Ma mentre ciò pensavo il mio Divin Maestro Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, tu devi sapere che chi vive nella mia Divina Volontà, Essa tiene virtù di tenere ordinata la natura della creatura, ed invece d’essere d’ostacolo, li è di aiuto per poter compire più atti di Volontà Divina, anzi serva come terra ai fiori, che si presta a formare le belle fioriture che quasi la nascondano e coprono con la varietà delle loro bellezze, cui il sole le comunica la varietà dei più belli colori e li va brillantandoli con la sua luce.  Se non fosse per la terra, ai fiori mancherebbe il luogo per formarsi la vita per poter nascere e fare la loro bella comparsa, ed il sole non troverebbe dove, a chi comunicare lo sfoggio dei suoi bei colori e delle sue pure dolcezze.  Tale è la natura umana per l’anima che vive nella mia Divina Volontà, è come terra feconda e pura, che si presta a dare il campo d’azione ed a farle formare non solo le belle fioriture, ma a far sbucare tanti soli per quanti atti va facendo.  Figlia mia, è un incanto di bellezza vedere la natura umana che vive nella mia Divina Volontà, coperta e nascosta come sotto d’un prato di fiori, tutti investiti di luce fulgidissima, l’anima da sola non avrebbe potuto formare tante varietà di bellezze, mentre unita trova le piccoli croci, le necessità della vita, le varietà delle circostanze, ora dolorose, ora liete, che come semi se ne serve come seminare nella terra dell’umana natura, come formare il suo campo fiorito.  L’anima non ne tiene terra e non potrebbe produrre nessuna fioritura; invece unita col corpo, oh! quante più belle cose può fare, molto più che questa natura umana fu formata da Me, la plasmai parte per parte, dandole la più bella forma, posso dire che feci da artefice divino e vi mise tale maestria, che nessun altro mi può raggiungere.  Sicché l’amai, veggo ancora il tocco delle mie mani creatrice impresso sull’umana natura, quindi anch’essa è mia, mi appartiene.  Il tutto sta nell’accordo completo:  Natura, anima, volontà umana, e divina; quando sta questo, che la natura si presta come terra, la volontà umana sta in atto di ricevere la Vita della Volontà Divina negli atti suoi, si fa dominare in tutto, né conosce altro in tutte le cose sue che la sola mia Volontà come vita, attrice, portatrice, conservatrice di tutto, oh! allora tutto è santo, tutto è puro e bello, il mio Fiat le sta sopra col suo pennello di luce per perfezionarla, divinizzarla, spiritualizzarla.  Perciò la tua natura non può essere d’ostacolo ai voli nella mia Volontà, piuttosto può esserti d’ostacolo il tuo volere, cui devi tenere sempre di mira a non darle vita, che della tua terra non c’è da temere, quella, se ha riceve, e dà ciò che ha ricevuto, anzi dà di più, e cambia il seme in fiori, in piante, in frutti, e se non ha se ne sta nel suo muto silenzio, e resta come terra sterile”.

(3) Onde ringraziava Gesù della sua bella lezione e mi sentivo tutta contenta che la mia umana natura non poteva nuocermi, anzi mi poteva aiutare nel far crescere la Vita della Divina Volontà nell’anima mia, e continuavo i miei giri e voli negli atti suoi, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la mia Divina Volontà possiede l’inseparabilità da tutti gli atti ed effetti suoi, tanto se opera da sola in Sé stessa e fuori di Sé stessa, tanto se opera nella creatura o la creatura opera in Essa, oppure per eseguire ciò che vuole la mia Divina Volontà.  In questo modo d’operare mette del suo e li ritiene come atti suoi e proprietà sue, inseparabile da Essa.  Ora, se la creatura vive nella mia Divina Volontà, questi atti si rendono proprietà comune dell’una e dell’altra; se poi fa delle uscite, perde i suoi diritti, prima che sono stati fatti in casa nostra, e poi la sostanza, la vita dell’atto, la santità, la bellezza, le prerogative che ci vogliono per poter formare un atto nostro, è stato messo dal nostro Voler Divino, la creatura non ha fatto altro, che assistere e concorrere con la sua volontà d’operare insieme con la nostra, ma di sostanza niente ci ha messo del suo.  Quindi se persista a vivere nel nostro Volere, padroneggia insieme; se esce, con giustizia nulla le tocca, ma se vi rientra, acquista di nuovo il diritto di padronanza.  Ma vi è gran differenza tra chi vive nella mia Divina Volontà e opera insieme, e tra chi non vivendo in Essa segue e compie nelle circostanze ciò che vuole il mio Fiat, questa prende nel suo atto la mia Volontà limitata, e come finisce l’atto così resta, non va più avanti, e sebbene anche questi atti sono inseparabile da Essa, però si veggono questi atti che non hanno l’operato continuo; limitata la presero la mia Divina Volontà, e limitato restò; invece chi vive in Essa ed opera, il suo atto acquista l’atto incessante d’operare continuamente, questi saranno sempre agenti nel mio Fiat, non perderanno mai l’attitudine, qual’è l’operato del mio Volere, che non cessa mai, tale si rendono gli atti della creatura.  Perciò sempre nel mio Fiat ti voglio, se vuoi prenderlo non limitato e come a stilla, ma mari, in modo da restare tanto riempita, che non toccherai e vedrai altro che la mia Divina Volontà”.

 

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30-27

Aprile 23, 1932

 

Come la creatura viene chiamata dalla Divina Volontà.  Quante volte fa i suoi

atti in Essa, tante volte rinasce negli atti suoi.  Gara tra Creatore e creatura.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, sento la sua chiamata in tutti gli atti suoi, cioè nel cielo, nel sole, nel mare, nel vento, negli atti che fece nella Redenzione, perché non vi è cosa che esiste, che dal Voler Divino non è uscito, e mi chiama per dirmi:  “Tutto per te ho fatto, vieni a godere e possedere tutto ciò che con tanto amore ho creato per te, non ti rendere estranea da tutto ciò che a te appartiene, né rendere isolate e deserte le nostre e le tue possessioni, vieni e fa echeggiare la tua voce, affinché risuoni in tutte le nostre cose create, faci sentire il dolce calpestio dei tuoi passi, la solitudine ci occorra, la compagnia ci mette in festa e ci dà le dolce sorprese delle gioie che ci può dare la nostra amata creatura”.  Ma mentre la mia mente girava nelle opere sue, il mio sempre amabile Gesù, visitando la povera anima mia, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, siccome tutte le cose create furono fatte per le creature, in ciascuna di esse la mia Divina Volontà si rimaneva a chiamare la creature, perché non voleva restar sola, ma voleva colei per la quale le cose furono fatte, per darle i diritti sopra di esse, e così non restare defraudata nel suo scopo per cui le aveva create.  Ora, chi sente questa chiamata?  Chi possiede la mia Volontà come vita.  L’eco della mia Volontà che sta nelle cose create forma lo stesso eco nell’anima che la possiede, e fra le sue stesse braccia la porta dove il mio stesso Volere la chiama, e siccome tiene i suoi diritti dati da Me, se essa ama tutte le cose create dicono amore; se adora, dicono adorazione; se ringrazia, dicono ringraziamenti, in modo che si vede aleggiare nel cielo, nel sole, nel mare, nel vento, in tutto, anche nel piccolo uccellino che canta, l’amore, l’adorazione, il ringraziamento della creatura che possiede la mia Divina Volontà, com’è vasto l’amore e tutto ciò che può fare e dire, Cieli e terra sono in suo potere.  Ma ciò è nulla ancora, tu devi sapere che l’anima che possiede la mia Divina Volontà, nel suo operato vi entra la sua onnipotenza divina, e potenza vera, significa diffondersi in tutti e tutto, richiamare tutti in quell’atto, col suo impero farsi sentire a tutti, chiamare l’attenzione di tutti in modo che sentono la potenza operante del mio Fiat nell’atto della creatura, perché posso chiamarlo non atto suo, ma mio, e chi si trova in possesso di Esso, quali sono gli angeli, i santi, la Creazione, sentono scorrere una vena della sua potenza e si mettono tutti sull’attenti per riceverla, ed inchinandosi adorano, ringraziano, amano la Divina Volontà operante.  Un atto di Essa è la cosa più grande, più bella per tutto il Cielo e per tutta la terra, un suo atto, siccome possiede potenza completa, tanto se opera nell’atto umano, tanto da solo, può portare innovazione, trasformazione su tutto e far risorgere cose nuove, che prima non esistevano.  Sicché un atto nella mia Divina Volontà prende posto nell’ordine divino, e col suo impero potente impera su tutti, impera col suo amore allettante, con la sua bellezza rapitrice, con le sue gioie e dolcezze infinite, è un atto che racchiuda l’assieme di tutto, e quelli che non sentono il bello di esso sono costretti a sentire il peso della giustizia divina su di loro, ma tutti sentiranno il tocco della potenza di un atto della mia Volontà, nessuno sarà escluso.  E solo questi atti si schierano in continuo omaggio verso Dio medesimo, perché quelli che più danno gloria a Dio ed omaggio continuo, sono gli atti fatti nel Fiat, perché sono atti riprodotti da Dio stesso, e prendono parte al loro atto incessante”.

(3) Dopo di ciò, stavo facendo i miei atti nella Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, l’anima che vive nella mia Volontà sta in continuo atto di rinascere negli atti che fa in Essa, se ama sta in atto continuo di rinascere nell’amor divino, e mentre nasce forma la vita dell’amore in lei, e come vita prende il primato in tutto il suo essere, dimodoché il suo palpito, il suo respiro, il moto, lo sguardo, il passo, la volontà, e di tutto il resto, diventa amore, e quante volte rinasce, tante volte di più cresce l’amore, questo amore come vita ed in atto di sempre nascere e crescere, tiene la forza rapitrice e feritrice che mentre ci ferisce ci rapisce, ma con la nostra stessa potenza divina, e Noi sentendoci ferite, sbocchiamo amore dalle nostre ferite, e feriamo la nostra amata creatura, ed in ogni rinascita raddoppiamo il nostro amore per essa.  Così se ripara, e quante volte ripara nella nostra Volontà, tante volte rinasce nella riparazione divina e forma la vita della riparazione nell’anima sua, sicché il respiro, il moto, la volontà e tutto l’essere suo acquista la vita della riparazione; e siccome non è con un atto solo che ci ripara, ma con una vita intera, come vita tiene la potenza disarmatrice e disarmandoci converte i flagelli in grazie, così di tutto il resto che la creatura può fare nella nostra Divina Volontà, sono vita che acquista, le quali sono alimentati dalle nostre sorgente divine.  Così se ci loda nella nostra Divina Volontà, ci ringrazia, ci benedice, forma una vita intera di ringraziamenti, di lode e di benedizione verso il suo Creatore, ed ogni qual volta lo fa, mentre rinasce in questi atti e cresce, forma la pienezza della vita, dimodoché il respiro, il palpito, se pensa, se parla, se muove il passo, se circola il sangue nelle vene, tutto l’assieme della creatura, non vi è particella del suo essere che non dice vi ringrazio, vi lodo, vi benedico.  Oh! come è bello vederla, che possedendo tante vite per quante volte rimasse nei suoi stessi atti fatti nel nostro Fiat Divino, che per quante vite possiede sentiamo nel suo palpito tanti palpiti in uno, tanti respiri, moti e passi in uno, e ciascuno, chi dice amore, chi riparazione, chi ringraziamenti, chi loda e chi benedizione.  Queste rinascite e vite forma la più bella armonia nella fortunata creatura che ha avuto il bene di acquistarle; è tanto il nostro compiacimento, che il nostro sguardo è sempre fisso nel guardarla, le nostre orecchie sempre intenti ad ascoltarla, la potenza del nostro Volere chiama la nostra attenzione continua, e come ci dice vi amo, così Noi le ripetiamo, ti amiamo, oh! figlia.  Come ci ripara, così ce la stringiamo al cuore; come ci ringrazia, loda e benedice, così l’andiamo ripetendo, ti ringraziamo che ci ringrazia, ti lodiamo che ci loda, ti benediciamo che ci benedici.  Possiamo dire che ci mettiamo a gara con lei, Cieli e terra stupiscono che il Creatore si mette a gara con la sua amata creatura.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, perché in Essa ci dai da fare e da dire e formi il nostro sfogo d’amore”.

 

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30-28

Aprile 30, 1932

 

Come il vivere nella Divina Volontà è un dono.  Esempio del povero,

ed esempio del re.  Come il dono è eccesso dell’amore e magnanimità

di Dio, il quale né bada né vuol fare i conti del gran valore che dà.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, una folla di pensieri preoccupava la mia mente, ma sempre sullo stesso Fiat, perché in Esso non si può pensare ad altro, il suo dolce incanto, la sua luce che tutto investe, le sue tante verità che come formidabile esercito si schierano intorno, allontanano tutto ciò che ad Esso non appartiene.  La felice creatura che si trova nella Divina Volontà si trova come in un’atmosfera celeste, tutta felice, nella pienezza della pace dei santi e se vuole qualche cosa, è solo che tutti conoscessero un Volere sì amabile, sì santo, vorrebbe che tutti venissero a godere la sua felicità, ma pensavo tra me:  “Ma come può essere che le creature possano venire a vivere nella Divina Volontà, per poter formare il suo santo regno? ” Ed il mio amato Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come sei piccola! Si vede che la tua piccolezza non si sa elevare nella potenza, immensità, bontà e magnanimità del tuo Creatore, e dalla tua piccolezza misuri la nostra grandezza e liberalità nostra.  Povera piccina, ti sperdi nei nostri interminabili poteri, e non sai dare il giusto peso ai nostri modi divini ed infiniti.  E’ vero che umanamente parlando, la creatura accerchiata dai mali come sta, vivere nel mio Volere, formare il suo regno in mezzo a loro, è come se volessi toccare il Cielo col dito, ciò ch’è impossibile, ma ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio.  Tu devi sapere che il vivere nella nostra Volontà è un dono che la nostra magnanimità vuol dare alle creature, e con questo dono la creatura si sentirà trasformata, da povero ricco, da debole forte, da ignorante dotto, da schiavo di vile passione, dolce e volontario prigioniero d’una Volontà tutta santa che non lo terrà prigioniero, ma re di sé stesso, dei domini divini e di tutte le cose create.  Succederà come ad’un povero che veste miseri cenci, abita in un tugurio, senza porte, quindi esposto ai ladri e nemici, non ha un pane sufficiente come sfamarsi la fame ed è costretto a mendicarlo; se un re le desse per dono un milione, il povero cambierebbe la sua sorte, e non più farebbe la figura d’un povero mendico, ma d’un signore che possiede palazzi, ville, veste con decenza, tiene cibi abbondanti e si mette in condizione di potere aiutare gli altri.  Chi ha cambiato la sorte di questo povero?  Il milione ricevuto in dono.  Ora, se una vile moneta tiene virtù di cambiare la sorte d’un povero infelice, molto più il gran dono della nostra Volontà, dato come dono cambierà la sorte infelice delle umane generazioni, menoché chi volontariamente vuol restare nella sua infelicità.  Molto più che questo dono fu dato all’uomo nel principio della sua creazione, ed ingrato ci lo respinse col fare la sua volontà, sottraendosi dalla Nostra.  Ora, chi si dispone a fare il nostro Volere prepara il posto, la decenza, la nobiltà dove poter mettere questo dono sì grande ed infinito, le nostre conoscenze sul Fiat aiuteranno e prepareranno in modo sorprendente a ricevere questo dono, e ciò che non hanno ottenuto fin’oggi, lo potranno ottenere domani.  Perciò sto facendo come farebbe un re, che vorrebbe elevare una famiglia con vincolo di parentela con la sua famiglia reale; per far ciò si prende prima un membro di essa, se la tiene nella sua reggia, la cresce, si nutrisce insieme, l’abitua coi suoi modi nobili, l’affida i suoi segreti, e per farla degna di sé, la fa vivere di sua volontà, e per essere più sicuro e per non farla scendere alle bassezze della sua famiglia le fa dono del suo volere, affinché lo tenesse in suo potere.  Ciò che il re non può fare, ma Io lo posso fare bilocando la mia Volontà per farne dono alla creatura.  Onde il re tiene gli occhi fissi sopra di lei, la va sempre abbellendo, la veste di abiti preziosi e belli in modo che si sente innamorato, e non potendo più durarla allungo, se la vincola col vincolo duraturo di sposalizio, in modo che l’uno diventa dono dell’altro.  Con questo, d’ambi le parte tengono il diritto di regnare e quella famiglia acquista il vincolo di parentela col re, ed il re, per amore di colei che si ha donato a lui, e che lui si ha donato a lei, chiama quella famiglia a vivere nella sua reggia dandole lo stesso dono che ha dato a colei che ama tanto.  Così abbiamo fatto Noi, primo abbiamo chiamato una dell’umana famiglia a vivere nella reggia del nostro Volere; mano, mano le facevamo dono delle sue conoscenze, dei sui segreti più intimi, nel far ciò provavamo contenti e gioie indicibili, e sentivamo com’è dolce e caro far vivere la creatura nel nostro Volere, ed il nostro amore ci spinse, anzi ci violentò a farle dono del nostro Fiat onnipotente, molto più che ci aveva fatto dono del suo, già stava in nostro potere, e la nostra Volontà Divina poteva star sicura ed al suo posto d’onore nella creatura.  Ora dopo che abbiamo fatto dono del nostro Fiat ad un membro di questa umana famiglia, essa acquista il vincolo ed il diritto di questo dono, perché Noi non facciamo mai opere e doni per una sola, ma quando facciamo opere e doni, le facciamo sempre in modi universali, quindi questo dono sarà pronto per tutti, purché lo vogliono e si dispongono.  Perciò il vivere nella mia Volontà non è proprietà della creatura, né sta in suo potere, ma è dono, ed Io lo faccio quando voglio, a chi voglio, e nei tempi che voglio.  Esso è dono di Cielo fatto dalla nostra grande magnanimità, e del nostro amore inestinguibile.  Ora con questo dono, l’umana famiglia si sentirà talmente vincolata col suo Creatore, che non si sentirà più da Lui lontana, ma talmente vicina come se fosse della sua stessa famiglia, e convivesse nella sua stessa reggia.  Con questo dono si sentirà talmente ricca, che non più sentirà le miserie, le debolezze, le passione tumultuante, ma tutto sarà forza, pace, abbondanza di grazia, e riconoscendo il dono, dirà nella casa del Padre mio Celeste, nulla mi manca, ho tutto a mia disposizione, sempre in virtù del dono che ho ricevuto.  I doni li diamo sempre per effetto del nostro grande amore e dalla nostra somma magnanimità; se ciò non fosse, o volessimo badare se la creatura merita o no, se ha fatto dei sacrifici, allora non sarebbe più dono, ma mercede, ed il nostro dono si renderebbe come diritto e schiavo della creatura.  Mentre Noi, ed i nostri doni, non siamo schiavi di nessuno.  Difatti, l’uomo non esisteva ancora, e prima che lui fosse, già creammo il cielo, il sole, il vento, il mare, la terra fiorita e tutto il resto per farne dono all’uomo.  Che cosa aveva fatto per meritare doni sì grandi e perenni?  Nulla, e nell’atto di crearlo le demmo il gran dono che superò tutti gli altri, il nostro Fiat onnipotente, e sebbene lo respinse, Noi però non smettemmo di non darlo più, no, ma lo teniamo a riserva per darlo ai figli, lo stesso dono che ci respinse il padre.  Il dono viene dato nell’eccesso del nostro amore, il quale è tanto che non sa fare, non bada ai conti, mentre la mercede che si dà se la creatura fa le opere buone, si sacrifica, si dà con giusta misura ed a secondo che merita, non così nel dono.  Perciò, chi potrà dubitare significa che non se ne intende del nostro Essere Divino, né delle nostre larghezze, né dove può giungere il nostro amore, però vogliamo la corrispondenza della creatura, la gratitudine ed il suo piccolo amore”.

 

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30-29

Maggio 8, 1932

 

La creatura col fare la sua volontà impedisce il corso ai doni

di Dio e se potesse lo metterebbe nell’immobilità.  Come

Dio in tutte le sue opere dà il primo posto alla creatura.

 

(1) Continuavo a pensare sulla Divina Volontà, ed ai gravi mali dell’umano volere, e come questo, senza della vita del Fiat, è senza guida, senza luce, senza forza, senza alimento, ignorante perché non tiene il maestro che l’insegna la scienza divina.  Sicché senza di Essa la creatura nulla conosce del suo Creatore, si può dire che è in alfabeto, e se conosce qualche cosa, sono appena le ombre o qualche vocale, ma non con chiarezza, perché senza della Divina Volontà, luce non vi è, ma sempre notte.  Ecco la causa che di Dio si conosce così poco, il linguaggio celeste, le verità divine non vengono capite, perché non regna come vita, come atto primo la Divina Volontà.  Mi sembrava di vedere l’umana volontà innanzi alla mia mente, come morendo di fame, cenciosa, cretina, tutta macchiata, zoppicando e ravvolta in fitte tenebre, e siccome non è abituata a vivere di luce ed a guardarla, ogni piccola luce di verità l’eclissano la vista, la confondono e si acceca di più.  Oh! come c’è da piangere sulla grande sventura dell’umana volontà, senza la Divina pare che le manca la vita del bene e gli alimenti necessari per vivere.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Celeste Maestro Gesù, facendomi la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Mia Figlia benedetta, è tanto grave il fare la propria volontà, che sarebbe male minore se la creatura impedisse il corso al sole, al cielo, al vento, all’aria, all’acqua, eppure impedendo questo corso, succederebbe tale disordine e terrore che l’uomo non potrebbe più vivere.  Eppure questo gran male sarebbe nulla a confronto del male grave di fare la propria volontà, perché con questo impedisce il corso non alle cose create, ma al suo stesso Creatore.  Adamo col sottrarsi dalla nostra Volontà, arrestò il corso dei doni che doveva dare alla sua amata creatura, se avesse potuto, avrebbe costretto Dio all’immobilità.  Il nostro Ente Supremo, col creare la creatura, voleva stare in corrispondenza continua con essa, voleva darle ora un dono ed ora un altro, voleva farle tante belle sorprese, non mai interrotte.  Ora, come fa la sua volontà, così tacitamente dice al suo Creatore:  “Ritirati, non ho dove metter i tuoi doni, se Tu mi parli non ti capisco, le tue sorprese non sono per me, io basto a me stesso”.  E con ragione dice ciò, perché senza della mia Volontà, che è sua vita primaria, ha perduto la vita e la capacità dove mettere i miei doni, di comprendere il nostro linguaggio celeste, e si rende estranea alle nostre più belle sorprese.  La creatura col non fare la nostra Volontà perde la vita divina, l’atto più bello, più interessante, più necessario della sua creazione e del come fu creato da Dio.  Ecco perciò come l’uomo si sottrò dal nostro Fiat, si disordinò in modo che ad ogni passo vacillava, perché si distaccò, respinse l’atto vitale della sua vita, e dall’atto stabile e permanente che doveva vivere con lui come una sola vita, qual’è la nostra Divina Volontà.  Dimodoché ci sentiamo immobilizzati dall’uomo perché vogliamo dare e non possiamo.  Vogliamo dire e non ci intende e come se da lontano facciamo sentire i nostri dolorosi lamenti col dirgli:  “Oh! uomo finiscila, richiama in te quella Volontà che respingeste, Essa non bada ai tuoi mali, e se la chiami è pronta a prenderne il possesso ed a formare il suo regno in te, regno di dominio, di pace, di felicità, di gloria, di vittoria per Me e per te”.  Deh! non voler essere più schiavo né vivere nel labirinto dei tuoi mali e miserie, tale non ti creai, ma ti creai re di te stesso, re di tutto.  Perciò chiama la mia Volontà come vita, e ti farà conoscere la tua nobiltà e l’altezza del tuo posto in cui fosti messo da Dio.  Oh! come ne sarai contento, e contenterai il tuo Creatore!”

(3) Dopo di ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, allora solo sente la vera vita in sé, quando entra nella mia divina Volontà, perché in Essa la creatura vede con chiarezza il suo nulla, e come questo nulla sente il bisogno del Tutto, cioè di Colui che la trasse dal nulla per vivere, e come si riconosce, il Tutto la riempie di Sé.  Questo nulla sente la vera vita, si trova al contatto immediato della santità, della bontà, potenza, amore e sapienza divina, riconosce in sé la potenza dell’opera creatrice, la sua vita palpitante ed il bisogno estremo di questa vita divina.  Altrimenti sente come se in sé non ci fosse vita.  E’ la sola mia Volontà che fa riconoscere il suo vero nulla alla creatura, e questo nulla lo va soffiando continuamente per mantenere sempre accesa la vita divina in essa, per farla crescere come opera degna delle nostre mani creatrice.  Invece senza della nostra Volontà, la creatura si sente come se fosse qualche cosa, ed il Tutto resta fuori del nulla”.

(4) Onde seguivo i miei atti nella Divina Volontà, e la mia povera mente si perdeva nella molteplicità delle sue opere, le quali correvano in cerca dell’uomo per abbracciarlo, e schierarsi intorno a lui per difenderlo, prestargli tutti gli aiuti, felicitarlo e fargli sentire i suoi amorosi lamenti, le sue note dolorose fin nel fondo del cuore, che mentre il Fiat Divino in tutto ciò che fa cerca l’uomo, vuol trovarlo, amarlo, e lui negli atti suoi non lo cerca, non lo circonda, né gli fa sentire le sue note amorosi, né i suoi dolci lamenti che vuole Colui che tanto l’amò, e che dovrebbe amare.  Ora mentre mi perdevo nelle sue opere divine, il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:

(5) “Figlia mia, tutte le nostre opere ad extra sono state fatte e saranno fatte solo per le creature, il nostro scopo è solo per loro, perché Noi non abbiamo bisogno.  Perciò nell’operare che facciamo brilla nel nostro atto la creatura, scorre in esso come scopo del nostro operare, e siccome l’effetto e ogni atto, così la causa che ci muove ad operare è la creatura, perciò in tutte le nostre opere, il primo posto è occupato da essa, lei brilla e scorre nell’atto nostro, perciò possiamo dire:  Tu eri con Noi quando distendevamo il cielo e formammo il sole, in quell’azzurro ed in quella luce ti davamo il posto d’onore e tu scorrevi in essi.  In ogni atto del Verbo fatto sulla terra, in ogni pena, in ogni parola, tu avevi il tuo posto di centro e scorrevi in essi come proprietà tua.  Ora, non davamo alla creatura nell’atto nostro, il posto per farla stare inutilmente e per farla scorrere in essi quasi oziando, no, no, l’ozio non ha fatto santo nessuno, lo mettevamo negli atti nostri perché dentro dei nostri, mettersi i suoi atti.  Il nostro doveva servire come modello, come spazio per poter mettere dentro, con più sicurezza, gli atti suoi.  Anche Noi lavoriamo, amare è lavorare, ed il nostro lavoro, perché è amore, è operante, vivificante, creante, sostenitore di tutto e di tutti.  Quindi, ad onta che la creatura tiene il suo posto nelle opere nostre, oh! quante opere nostre si veggono vuote dagli atti delle creature, anzi, neppure le conosce e vive come se nulla l’avessimo dato.  Onde le nostre opere hanno un dolore e chieggono incessantemente colei che mentre tiene il suo posto, non se ne serve, né col suo amore lavora insieme col lavoro del suo Creatore.  Eppure non finiranno i secoli, che le nostre opere non avranno lo scopo per cui furono fatte, cioè la creatura dentro di esse ad operare come centro degli atti loro.  E questi saranno quelli che faranno regnare la mia Divina Volontà come vita nelle anime loro”.

 

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30-30

Maggio 15, 1932

 

Come le conoscenze sulla Divina Volontà formeranno l’occhio

e la capacità per guardare e ricevere il dono del Fiat Divino, ed

abituerà le creatura a vivere da figli.  Scompiglio dell’umana volontà.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel Fiat Supremo, e sentendo in me il dolce incanto della sua luce, della sua pace, della sua felicità, oh! come vorrei che tutto il mondo intero conoscessero un tanto bene, affinché tutti pregassero che venisse il suo regno sulla terra.  Ma mentre ciò dicevo, pensavo tra me:  “Se il vivere nel Voler Divino è un dono che deve fare alle umane generazioni, Gesù ama tanto, vuole, sospira, che si conosce questa Volontà Divina per farla regnare, e perché non si affretta a dare questo dono? ” Ed il mio sommo Bene Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che sebbene brucio dal desiderio di vedere regnare la mia Divina Volontà, pure non posso dare questo dono, se prima con le verità che ho manifestato, conoscendole le creature, avranno il gran bene di formare la vista per essere capace di comprenderlo, e quindi disporsi per ricevere un dono sì grande.  Si può dire che adesso le manca l’occhio per vedere e la capacità per comprenderlo, e perciò, primo ho manifestato tante verità sulla mia Divina Volontà, e come le creature le conosceranno queste mie verità, così esse formeranno l’orbita dove mettere la pupilla dentro, ed animarla con la luce sufficiente per poter guardare e comprendere il dono che più che sole le sarà donato ed affidato.  Se Io volessi darlo oggi, farei come se volessi dare un sole ad un cieco:  Poveretto, con tutto il sole donato, sarebbe sempre cieco, né cambierebbe la sua sorte, né riceverebbe nessun bene, anzi avrebbe un dolore, tenere un sole per dono e neppure vederlo, né riceverne i benefici effetti.  Invece uno che non fosse cieco, quanti beni non riceverebbe tenere un sole per dono a sua disposizione, sarebbe la sua festa perenne, e si metterebbe in condizione di dar luce agli altri, e sarebbe circondato ed amato da tutti per ottenere il bene della luce che lui possiede.  Onde, dare il gran dono della mia Divina Volontà, che più che sole cambierà la sorte delle umane generazioni, oggi, sarebbe darlo ai ciechi, e darlo ai ciechi sarebbe darle doni inutili, ed Io cose inutile non ne so dare.  Perciò aspetto con pazienza divina e delirante che le mie verità facciano la via, preparino le anime, entrino in esse e formino l’occhio animato da luce sufficiente, che possono non solo guardare il dono del mio Fiat, ma capacità per chiuderlo in loro, affinché vi formi il suo regno e stenda il suo dominio.  Perciò, pazienza e tempo fanno fare le cose come si conviene e come si merita la nostra Sovranità nell’operare.  Noi facciamo, il nostro Essere Supremo, come farebbe un padre che vuol dare un gran dono al suo piccolo figlio, il padre chiama il piccino e gli fa vedere il dono, e gli dice:  “Questo dono è preparato per te, già sarà tuo, ma non lo dona, il figlio resta sorpreso, rapito nel vedere il dono che suo padre le vuol dare, e stando d’intorno al padre, lo prega che gli dia il dono, e non sa distaccarsi, prega e riprega che vuole il dono.  Intanto, il padre vedendoselo intorno profitta di istruire il figlio, di fargli comprendere la natura del dono, il bene, la felicità che riceverà da questo dono.  Il figlio alle manifestazioni del padre, si rende maturo e capace non solo di ricevere il dono, ma di comprendere che cosa richiude di bene, di grande il dono che deve ricevere.  Quindi si stringe di più intorno al padre, prega e riprega, sospira il dono, giunge a piangere e non sa stare più senza del dono, si può dire che ha formato in sé, con le sue preghiere e sospiri, coll’acquistare le conoscenze del dono che suo padre l’ha fatto, la vita, lo spazio dove come in sacro deposito ricevere il dono.  Questo tardare del padre a dare il dono a suo figlio, è stato amore più grande, lui bruciava, sospirava di dare il dono a suo figlio, ma lo voleva capace e che comprendesse il dono che riceveva, e non appena lo vede maturo per ricevere un tanto bene, subito ce lo da.  Così facciamo Noi, più che padre sospiriamo di dare il gran dono della nostra Volontà ai nostri figli, ma vogliamo che conoscano ciò che devono ricevere, le conoscenze di Essa maturano e rendono capace i nostri figli, di ricevere un tanto bene.  Le tante manifestazione che ho fatto saranno i veri occhi dell’anima per poter guardare e comprendere ciò che la nostra paterna bontà da tanti secoli vuol dare alle creature.  Molto più che le conoscenze che ho manifestato sulla mia Divina Volontà, come saranno conosciute dalle creature, getteranno in esse il seme di far germogliare l’amore di figliolanza verso del loro Padre Celeste, sentiranno la nostra paternità e se vuole che facciano la sua Volontà, è perché li ama e vuole amarli da figli per partecipare i suoi beni divini.  Quindi le nostre conoscenze sul Fiat Divino la faranno abituarsi a vivere da figli, ed allora cesserà ogni maraviglia, che il nostro Ente Supremo dà il dono grande della nostra Volontà ai figli suoi.  E’ diritto dei figli ricevere le proprietà del padre, ed è dovere del padre dare i suoi beni ai figli.  Chi vuol vivere da estraneo non merita i possedimenti del padre, molto più che la nostra Paternità brama, sospira, brucia dal desiderio di voler dare questo dono, affinché una sia la Volontà coi figli suoi.  Allora si, il nostro amore paterno riposerà quando vedremo l’opera uscita dalle nostre mani creatrice nel grembo del nostro Volere, in casa nostra, ed il nostro regno popolato dai nostri cari figli”.

(3) Dopo di ciò, continuavo a pensare alla Divina Volontà, mi pare che non so stare se non ci penso, ed il mio Celeste Maestro ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, tutti gli atti che fa la mia Divina Volontà sono talmente legati fra loro che sono inseparabile, in modo che se si vogliono trovare, a primo aspetto si trova un solo atto, ma entrando più dentro si trovano tanti atti distinti l’uno dall’altro, ma fusi e legati insieme, che non possono disgiungersi; questa forza d’unione e d’inseparabilità forma la natura dell’operato divino.  La stessa creazione lo dice, se una sola stella si potesse distaccare dal suo posto, in cui è collegata insieme con tutte le altre cose create, già essa precipiterebbe e getterebbe lo scompiglio generale in tutte le altre cose create, tale è l’inseparabilità ed unione che tengono tutte insieme, tutte hanno vita, sebbene distinte tra loro, e formano la bella armonia di tutta la Creazione, separate si può dire che perdono la vita e gettano scompiglio ovunque.  Tale è la volontà umana separata dalla Volontà del suo Creatore, non solo si precipita essa, ma va gettando scompiglio ovunque, e se potesse, scompiglierebbe tutto, e lo stesso ordine del suo Creatore, né ce da meravigliare, la volontà umana creata da Noi e separata dalla nostra, sarebbe come una stella distaccata dal suo posto, dove possedeva la forza divina, l’unione di comune accordo e di tutti i beni col suo Creatore.  Distaccandosi perde la forza, l’unione ed i beni per vivere, quindi, di necessità le tocca la sorte di precipitare e di gettare scompiglio ovunque.  Ora il vivere nella mia Divina Volontà, come l’anima fa il suo primo atto, così sente la forza e l’unione di tutti gli atti del Fiat Divino, sicché un atto comprende e racchiude tutti gli altri atti, e sente il bisogno di continuare i suoi atti per concatenarsi insieme per svolgere la forza della Volontà Divina che sente in sé, che come vita non sa stare senza farsi sentire, vuol respirare, palpitare, operare, un atto chiama l’altro e così forma la sequela degli atti coll’unione degli atti della mia Volontà.  Per formare una vita non basta un atto, un respiro, un palpito, no, ma ci vuole il continuo respirare, palpitare ed operare, e come l’anima vive nella mia Volontà Divina, così la fa respirare e palpitare, ed il mio Fiat forma la sua vita intera di opere per quanto a creatura è possibile di racchiudere in sé.  Perciò se vuoi la sua vita in te, fa che i tuoi atti siano continui in Essa”.

 

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30-31

Maggio 22, 1932

 

Scene dilettevole che forma l’anima al suo Creatore.  La Divina Volontà

darà alla creatura il dono della scienza infusa, che le sarà come occhio divino.

 

(1) La mia povera mente nuota nel mare immenso della Divina Volontà, in questo mare si mormora continuamente, ma che cosa si mormora?  Amore, lode, ringraziamenti, e l’Ente Supremo si fa incontro col suo mormorio a quello della creatura, e dà amore per ricevere amore, che dolce incontro tra il Creatore e la creatura, che si danno amore a vicenda, ed in questo scambio d’amore si formano le onde d’amore, di luce, di bellezze indescrivibile, cui la povera creatura, non essendo capace di rinchiuderle tutti in sé, si sente affogare, e mentre ha preso chi sa quanto, l’affogamento che sente l’impedisce di poter ridire ciò che sente in sé, dei segreti ineffabile d’amore, di luce, di conoscenze divine, che il mormorio dell’Eterno ha rinchiuso nell’anima sua.  Ma mentre mi perdevo in tante conoscenze da non saper ridire, mi sento balbuziente, mi mancano i vocaboli adatti, e per non spropositare passo avanti.  Ed il mio amabile Gesù, compassionando la mia incapacità e piccolezza, mi ha stretto a Sé fra le sue braccia, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu hai ragione, ché la tua piccolezza si sente affogare sotto l’immensità della mia luce, del mio amore e delle innumerevoli verità che contiene il nostro Essere adorabile e santo, ma la nostra potenza ed immensità si diletta di riempire tanto la creatura di luce, d’amore, di svariate nostre conoscenze, di santità, fino ad affogarle, è una delle scene più belle, vedere la creatura come affogata nella nostra immensità, che vuol parlare e si affoga di luce, d’amore, di verità sorprendenti.  Oh! come è bello che vuol parlare di ciò che sente, e le nostre onde la investono e la riducano al silenzio.  Però Noi con questo modo facciamo sfoggio di Noi con la nostra amata creatura, e facciamo come un maestro che vuol far sfoggio della sua scienza al suo piccolo discepolo, mette tutto fuori di ciò che sa ed il discepolo ascolta, si riempie la mente, il cuore; ma siccome sono state tante le cose che le ha detto, non sa ridire nulla, ma però le giova ad apprezzare ed amare il maestro, ed a sperare dove può giungere l’altezza della sua scienza.  Stando sotto la sua direzione le giova al maestro per farsi conoscere e riscuotere l’attenzione e l’affetto e fedeltà del discepolo.  Così facciamo Noi per farci conoscere e per farci amare, quando vediamo la creatura vuota di tutto, che non vuole altro che la nostra Divina Volontà, ci dilettiamo tanto, fino ad affogarla di luce, d’amore e delle nostre verità che ci appartengono, e poi le andiamo sminuzzando a poco a poco ciò che le abbiamo infuso tutto insieme, e così pure ci dilettiamo di adattarci alla sua piccola capacità.

(3) Ora, tu devi sapere che chi vive nella Divina Volontà, riacquisterà, tra tante prerogative, il dono della scienza infusa, dono che le sarà di guida per conoscere il nostro Essere Divino, che le faciliterà lo svolgimento del regno del Fiat Divino nell’anima sua, le sarà di guida nell’ordine delle cose naturale, sarà come la mano che la guida in tutto e farà conoscere la vita palpitante del Voler Divino in tutte le cose create ed il bene che continuamente le porge.  Questo dono fu dato ad Adamo nel principio della sua creazione, insieme con la nostra Divina Volontà possedeva il dono della scienza infusa, in modo che conosceva con chiarezza le nostre verità divine, non solo, ma tutte le virtù benefiche che possedevano tutte le cose create a bene della creatura, dalla cosa più grande, fino al più piccolo filo di erba.  Ora come respinse la nostra Divina Volontà col far la sua, il nostro Fiat ritirò la sua vita ed il dono di cui era stato portatore, quindi rimase all’oscuro senza la vera e pura luce della conoscenza di tutte le cose.  Onde col ritornare la vita della mia Volontà nella creatura, ritornerà il suo dono della scienza infusa.  Questo dono è inseparabile dalla mia Divina Volontà, com’è inseparabile la luce dal calore, e dove Essa regna forma l’occhio pieno di luce nel fondo dell’anima, la quale, guardando con quest’occhio divino, acquista la conoscenza di Dio e delle cose create per quanto a creatura è possibile.  Ora, ritirandosi la mia Volontà l’occhio resta cieco, perché Colei che animava la vista è partita, cioè non è più vita operante della creatura.  Succede come al corpo, fino a tanto che l’occhio è sano essa vede, distingue i colori, gli oggetti, le persone, ma se la pupilla si oscura e perde la luce, rimane cieco, quindi non sa distinguere più nulla, al più si aiuterà a via di sentire, per sapere e comprendere qualche cosa, ma la sua luce si è spenta ed è finita.  Forse avrà l’occhio, ma non più pieno di vita di luce, ma di dense tenebre che sono portatrice di dolore alla vista perduta.  Tale è la mia Volontà, dove Essa regna accentra nell’anima questo dono della scienza infusa, che più che occhio vede e comprende, ma senza sforzo, le verità divine, le conoscenze più difficile del nostro Ente Supremo, ma con una facilità meravigliosa, senza artifizio e senza studio, molto più le cose naturali, nessuno può conoscere la sostanza, il bene che c’è dentro, se non chi le ha create, quindi nessuna meraviglia se il nostro Voler Divino si fa rivelatore, nell’anima dove regna, del nostro Essere Divino e delle cose che Lui stesso ha creato, e non regnando tutto è tenebre per la povera creatura, i nostri figli sono ciechi e non conoscono, né amano Colui che li ha creati, che più che padre li ama e sospira l’amore dei figli suoi.  La mia Volontà Divina, dove regna, non va con le mani vuote, ma porta tutti i beni che possiede, e se ingrati la costringono a ritirarsi, tutto si porta con Sé, perché è inseparabile dai beni suoi.  Essa fa come il sole, come sorge il mattino così fa dono della sua luce e dei suoi benefici effetti alla terra, e come si ritira la sera, tutta la luce se la porta con sé, nulla vi resta, neppure una stilla di luce per la notte, e perché?  Perché non può, né le viene dato di poter distaccare una sola particella di luce, perché è inseparabile dalla sua luce e dove va, con la pienezza di luce che possiede forma il pieno giorno.  Perciò sii attenta, perché dove regna la mia Volontà, vuol fare cose grandi, vuol dar tutto, né si adatta a fare cose piccole, ma vuol formare il pieno giorno e sfoggiare in doni e con magnificenza”.

 

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30-32

Maggio 30, 1932

 

Come la Divina Volontà cerca l’atto della creatura per formare

la sua vita in essa.  Differenza tra i Sacramenti e la Divina

Volontà.  Come Essa è vita e quelli sono gli effetti di Essa.

 

(1) La mia piccola mente continua a valicare il mare immenso del Fiat Divino, mi sembra che in tutte le cose, ed anche sull’Ente Supremo tiene il primo posto di dominio e di comando, e dice:  “Invano mi sfuggi, ed in tutte le cose posso dire sono qui, Io sono, sono qui per te, per darti vita, sono l’insuperabile, nessuno mi può superare né nell’amore, né nella luce, né nella mia immensità, nella quale formo tante vita di Me stesso per quante vite voglio dare alle creature”.  Oh! potenza del Voler Divino, che nella tua immensità cerchi l’atto della creatura per formare tante vite di te in ciascun atto di esse, e quanti questi atti non ti ricevono e ti respingono, e la tua vita resta soffocata in te, nella tua immensità.  Ah! tu senza mai stancarti, con amore che tutto vince, continua le tue ricerche degli atti umani, per dare la tua vita, e bilocarla in ogni istante.  Ma mentre la mia mente si sperdeva nel mare del Fiat, il mio celeste maestro Gesù, visitando la piccola sua figlia, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, ogni atto della creatura fatto nella mia Volontà, è un passo che fa per avvicinarsi a Dio, e Dio a sua volta fa un passo per avvicinarsi ad essa, si può dire che il Creatore e la creatura stanno sempre in cammino, non si fermano mai l’uno verso dell’altro, e la mia Volontà scende nell’atto della creatura per formare il suo passo di vita divina ed essa sale nel Fiat, nelle regione divine per farsene conquistatrice di luce, d’amore, di santità, e cognizioni celesti.  Sicché ogni atto, parola, respiro, palpito nella mia Volontà sono tanti passi di vita divina che fa la creatura, ed Essa la sospiratici di questi atti per avere il suo campo d’azione, per poter formare tante vite divine nella creatura.  Fu questo lo scopo della Creazione, formare la nostra vita nella creatura, avere il nostro campo d’azione divino in essa, e perciò amiamo tanto che faccia la nostra Divina Volontà, per mettere in salvo la nostra vita, non in Noi, non abbiamo bisogno di nessuno, siamo più che sufficienti a Noi stessi, ma nella creatura.  Questo era il gran portento che volevamo a vogliamo fare in virtù della nostra Volontà, formare la nostra vita nella vita della creatura, perciò se ciò non facciamo, la Creazione rimarrebbe senza il nostro scopo primiero, un’inceppo al nostro amore, un’amarezza continua guardarla e vedere un’opera così grande e di tanta magnificenza e non realizzata, e fallito il nostro scopo.  E se non c’era in Noi la certezza che la nostra Volontà dovesse regnare nella creatura, per formare la nostra vita in essa, il nostro amore brucerebbe la Creazione tutta, e la ridurrebbe nel nulla, e se tanto si sopporta e si tollera, è perché vediamo al di là dei tempi, il nostro scopo realizzato.

(3) Ora, come la creatura fa la sua volontà così indietreggia e fa un passo indietro dal suo Creatore, e Dio indietreggia e si forma una distanza infinita tra l’uno e l’altro.  Vedi dunque la necessità di perseverare in modo continuo d’operare nella mia Divina Volontà, per diminuire la grande distanza fra Dio e la creatura prodotta dall’umana volontà, e non ti credere che sia distanza personale, Io sono da per tutto, in tutti, in Cielo ed in terra, la distanza che forma l’umano volere senza del mio è distanza di santità, di bellezza, di bontà, di potenza, d’amore, sono distanze infinite che solo il mio Volere operante nella creatura può riunire e congiungere insieme e rendere inseparabile l’uno dall’altro.  Ciò successe nella Redenzione, ogni manifestazione che si faceva da Noi sulla discesa del Verbo sulla terra, era un passo che facevamo verso l’uman genero, e come lo sospiravano e pregavano e manifestavano al popolo le nostre manifestazioni, profezie e rivelazioni, così facevano tanti passi verso l’Ente Supremo, sicché loro stavano in cammino verso di Noi, e Noi verso di essi, e come si avvicinava il tempo di dover scendere dal Cielo in terra, così aumentavamo i profeti per potere fare più rivelazioni, per potere affrettare il cammino d’ambi le parti, tanto vero, che nei primi tempi del mondo non ci fu nessun profeta e le nostre manifestazioni così scarse, che si può dire che si faceva un passo ogni secolo.  Questa tardanza di cammino gettava freddezza da parte delle creature, e si teneva quasi da tutti un modo di dire, una cosa assurda la mia discesa sulla terra, non una realtà.  Come si pensa oggi sul regno della mia Volontà, un modo di dire, e quasi una cosa che non può essere.  Quindi i Profeti vennero dopo Mosè, quasi negli ultimi tempi, vicino alla mia discesa sulla terra, i quali dietro le nostre manifestazioni, si affrettò il cammino d’ambi le parti, e poi venne la Sovrana del Cielo, la quale non solo camminò, ma corse per affrettare l’incontro col suo Creatore, per farlo discendere e fargli compire la Redenzione.  Vedi dunque come le mie manifestazioni sulla mia Divina Volontà sono prove certe che Essa cammina per venire a regnare sulla terra, e che la creatura a cui sono state fatte, con una costanza ferrea cammina e corre per ricevere il primo incontro per darle l’anima sua per farlo regnare, e così darle il passo per farlo regnare in mezzo alle creature.  Perciò i tuoi atti siano continui, perché i soli atti continui sono quelli che affrettano il cammino, superano ogni intoppo, e sono le sole vincitrice che vincano Dio e la creatura”.

(4) Dopo ciò continuava la folla dei miei pensieri sulla Divina Volontà, ed avendo fatto la santa comunione pensavo tra me:  “Qual differenza ci sta, tra i Sacramenti e la Divina Volontà?  Ed il mio Sovrano Gesù, rompendo i suoi veli eucaristici si ha fatto vedere e dando un sospiro doloroso mi ha detto:

(5) “Figlia mia benedetta, la differenza è grande tra l’uno e l’altra.  I sacramenti sono gli effetti della mia Volontà; invece Essa è vita, e come vita, con la sua potenza creatrice forma e dà vita ai sacramenti.  I sacramenti non tengono virtù di dar vita alla mia Volontà, perché Essa è eterna, né ha, né principio né fine.  Invece la mia Volontà adorabile occupa sempre il primo posto in tutte le cose, e possedendo la virtù creatrice in natura sua, crea le cose e la sua stessa vita dove vuole, quando e come vuole.  Si può dire la differenza, cioè una immagine tra il sole e gli effetti che produce il sole, questi non danno vita al sole, ma ricevono la vita del sole e devono stare a sua disposizione, perché la vita degli effetti viene prodotta dal sole.  E poi, i sacramenti si ricevono a tempo, a luoghi ed a circostanze:  Il battesimo si dà una sol volta e non più, il sacramento della penitenza si dà quando si cade nel peccato, la mia stessa vita sacramentale si dà una sol volta al giorno e la povera creatura, in questa distanza di tempo, non sente sopra di sé la forza, l’aiuto delle acque battesimale che la rigenerano continuamente, né le parole sacramentali del sacerdote che la fortificano in modo continuo, col dirle:  “Io ti assolvo dai tuoi peccati”, né trova nelle sue debolezze e cimenti della vita, neppure il suo Gesù Sacramentato che può prendere in tutte le ore del giorno.  Invece la mia Divina Volontà possedendo l’atto primario di vita e di poter dar vita, col suo impero tiene l’atto continuo sopra della creatura, in ogni istante si dà come vita, vita di luce, di santità, d’amore, vita di fortezza, insomma Essa come vita non esistono tempi, circostanze, luoghi, ore, non ci sono restrizioni, né legge, specie che deve dar vita e la vita si forma con atti continui, non ad intervalli.  E perciò nella foga del suo amore, col suo impero continuo, si può dire che è battesimo continuato, assoluzione non mai interrotta, e comunione d’ogni istante.  Molto più che questa nostra Volontà, fu data all’uomo nel principio della sua creazione come vita perenne abitante in lui.  Questa era la sostanza, il frutto della Creazione, la nostra Volontà che doveva formare la nostra vita nella creatura.  Con questa vita Noi davamo tutto, non vi era cosa che lui potesse aver bisogno, che non potesse trovare in questa nostra Volontà, si può dire che avrebbe tenuto a sua disposizione tutto ciò che volessi, aiuto, fortezza, santità, luce, tutto veniva messo in suo potere, e la mia Volontà prendeva l’impegno di dargli tutto ciò che voleva, purché le desse il dominio e la facesse abitare nell’anima sua; perciò i sacramenti non erano necessari di istituirli quando fu creato l’uomo, perché nella mia Volontà possedeva il principio e la vita di tutti i beni; i sacramenti come mezzi di aiuti, di medicine, di perdono, non avevano nessuna ragione d’esistere; ma quando l’uomo respinse questa nostra Volontà, la quale ritirandosi, restò senza vita divina, quindi senza la virtù alimentatrice, senza l’atto continuo di ricevere nuova e crescente vita, e se non moriva del tutto, erano gli effetti che a secondo le sue disposizioni, circostanze e tempi gli dava la mia Divina Volontà.  Ora vedendo la nostra paterna bontà che l’uomo andava sempre più precipitandosi, per darle un sostegno, un aiuto, gli diede la legge come norma della sua vita, perché nella Creazione non gli diede né legge, né altro, se non che la mia Volontà Divina, la quale col darle vita continua gli dava in natura la nostra legge divina, in modo che doveva sentirla in sé stesso, come vita propria, senza aver bisogno che Noi gli dicessimo e comandassimo.  Molto più che dove regna la mia Volontà non ci sono leggi, né comandi, le leggi sono per i servi, per i ribelli, non per i figli; tra Noi e quelli che vivono nel nostro Volere si risolve tutto in amore.  Ma con tutta la legge, l’uomo non si rifece, e siccome il nostro ideale della Creazione era stato l’uomo, e solo per lui tutto fu fatto, perciò volli venire sulla terra in mezzo a loro, e per dargli appoggi più validi, medicine più salutari, mezzi più sicuri, aiuti più potenti, istituì i santi sacramenti, e questi agiscono a tempi ed a circostanze, a secondo le disposizioni delle creature, come effetti ed opere della mia Divina Volontà.  Ma se con tutto questo gran bene, l’anima non fa entrare la Divina Volontà in essa come vita, avrà sempre le sue miserie, una vita di mezzo, sentirà al vivo le sue passione, la santità, la stessa salvezza sarà sempre pericolante, perché solo la mia Volontà che si dà come vita continua forma il dolce incanto alle passioni, alle miserie, e vi forma gli atti opposti di santità, di fortezza, di luce, d’amore, nei mali delle creature, in modo che il volere umano, sentendo il dolce incanto, sente scorrere nei suoi mali il bello, il buono, il santo dell’atto continuo di vita, che sotto il suo soave e dolce impero le dà la mia Volontà e si lascia fare ciò che Essa vuole, perché un atto continuo che dà vita perenne non può mai essere raggiunto per altri atti, aiuti e mezzi, per quanto forti e santi, a fare il bene che può fare un atto continuo.  Perciò non c’è male maggiore che la creatura può farsi, né torto più grande che può fare alla nostra paterna bontà, che il non fare regnare la nostra Volontà in essa.  Se stesse in suo potere c’indurrebbe a distruggere tutta la Creazione, perché la creatura fu fatta ché doveva essere nostra abitazione, e non solo essa, ma tutte le cose create:  Cieli, sole, terra, tutto, essendo opere uscite dalla nostra Altezza Suprema, teniamo il diritto di abitarle, e coll’abitarle le conserviamo con decoro, belle e sempre nuove, come nell’atto che le uscimmo alla luce.  Ora la creatura col non fare la nostra Volontà, si mette fuori dalla nostra abitazione e succede a Noi come succederebbe ad un ricco signore, che volendosi fabbricare un grande e bello palazzo, quando l’ha finito va per abitarlo, e si chiudano le porte in faccia, si lanciano le pietre addosso, in modo che è costretto a non mettervi piede dentro, ed a non potere abitare la stessa abitazione da lui formata, non meriterebbe che fosse distrutta da colui che l’ha formato?  Ma non lo fa, perché ama l’opera sua, ma aspetta e riaspetta, chi sa la può vincere in amore, e da se stessa le apra le porte per farlo entrare, col darle la libertà di farlo abitare.  In tale condizioni ci mette la creatura col non fare regnare la nostra Volontà nell’anima sua, ci chiude le porte in faccia e ci lancia le pietre delle sue colpe contro di Noi, e Noi con pazienza invitta e divina aspettiamo, e non volendo in sé la nostra Volontà come vita, con paterna bontà gli diamo gli effetti di Essa, quale sono le leggi, i sacramenti, il vangelo, gli aiuti dei miei esempi e preghiere, ma tutto questo gran bene, nessuno può eguagliare al gran bene che può fare la mia Volontà come vita perenne della creatura, perché Essa è tutta insieme:  Legge, sacramenti, vangelo, vita. . . , significa tutto, poter dar tutto, possedere tutto, e ciò basta per poter comprendere la gran differenza che c’è tra la mia Volontà come vita continua nella creatura, e tra gli effetti suoi che può produrre non in modo perenne, ma a circostanze, a tempo nei stessi sacramenti, e sebbene gli effetti possono fare gran bene, ma mai possono giungere a produrre tutti i beni che può produrre la vita della mia Divina Volontà regnante e dominante nella creatura, perciò sii attenta figlia mia, e dalle la santa libertà di fare ciò che vuole nell’anima tua”.

 

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30-33

Giugno 12, 1932

 

Per chi vive nella nostra Volontà, tutte le opere nostre le trova tutte in atto e fatte

per lei.  Chi vive nella Divina Volontà forma l’ufficio di venticello alle opere divine.

 

(1) La mia piccola anima si gira sempre nel Fiat Divino, sente l’irresistibile bisogno di vivere in Esso, perché in Esso trovo tutto a mia disposizione, tutto è mio, anzi sento come un invito segreto che tutte le cose create mi fanno nel fondo del mio cuore, che con voce mute mi dicono:  “Vieni in mezzo a Noi, vieni a possederci ed a godere le tante belle opere che feci per te e per darci a te il nostro Creatore”.  Oh! che dolce incanto tiene tutto il creato guardato attraverso i veli della Divina Volontà.  Ma mentre la mia piccola anima era come involta nel dolce incanto di tutto il creato, il mio amato Gesù ripetendomi la sua cara visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, per chi vive nella mia Divina Volontà tutto è presente, il passato ed il futuro non esiste per essa, tutto è in atto.  Siccome entra nell’ordine divino, la nostra paterna bontà non vuol dare un amore passato che tenne nella Creazione, né un amore che deve avvenire, questo non farebbe breccia nel cuore della creatura, perché a lei sembrerebbe che l’amore che sprigionò dal nostro seno nella Creazione, sarebbe come un amore ed opera non diretta per lei, e quella dell’avvenire, come amore ed opere da sperare, molto più che in Noi neppure esiste passato e futuro.  Passato e futuro è per chi vive fuori della nostra Volontà, perché guarda solo l’esteriorità delle nostre opere, non dentro di esse, mentre chi vive in Essa guarda le nostre opere dentro di Noi, e guarda la nostra Creazione continua e per ciascuna creatura.  Sicché per la felice creatura che vive nel nostro Volere, le facciamo vedere e toccare con mano il nostro atto di stendere il cielo, di creare il sole, il vento, l’aria, il mare e così di seguito, tutto per lei, la quale vede e comprende con chiarezza il nostro intenso amore in ciascuna cosa creata per essa, la nostra potenza e sapienza nell’ordinarle per amor suo, in modo che si sente coinvolta e come affogata sotto le onde del nostro amore, potenza, sapienza e bontà di ciascuna cosa creata, e mentre si sente affogata, vede che non accenna a finire la Creazione per lei, non dice mai basta, ma continua, continua sempre l’atto creante, ed essa vedendo che il nostro atto creante ed operante non cessa mai, fa eco al nostro amore e non cessa mai d’amarci.  Oh! come è bello trovare nella creatura un amore continuo che mai cessa, come non cessa il nostro.  Anzi vedendosi affogata dal nostro amore continuo, di sostenere l’atto creante per amor suo, per ricambiarci fa uso dei suoi stratagemmi per imitarci e ci dice:  “Maestà Suprema, oh! se avessi potere, anch’io farei tanti cieli, soli e tutto ciò che sapete far Voi, per amore vostro, ma giacché non posso vi do cielo e sole e tutto ciò che mi avete dato, per dirvi che voglio amarvi assai, assai”.  Ed oh! come restiamo contenti, contraccambiati, ché la creatura si serve e ci dà del nostro amore, fatto suo, per amarci.  Perciò nella nostra Volontà non ci sono cose dissimile tra Creatore e creatura, se ama se ne serve del nostro amore per amarci; se opera, opera nelle nostre opere, né ama, né opera fuori del nostro amore e delle nostre opere, possiamo dire il nostro amore è suo, ed il suo è nostro, e le nostre opere le abbiamo fatto insieme.  Ecco perciò questo vivere nel nostro Volere felicita Noi e la creatura, perché Noi la creammo ché vogliamo avere che ci fare con lei, stare insieme, operare insieme, felicitarci ed amarci insieme.  Il nostro scopo non era di tenerla lontana, no, no, ma insieme e fusa con Noi, e per tenerla assorbita le davamo il nostro atto creante ed operante, il quale come creava le cose, così formava le sue onde d’amore e apriva vene di felicità nella creatura, in modo che doveva sentire dentro di sé, non solo la nostra Volontà, la nostra vita palpitante ed operante, ma il pelago delle nostre gioie e felicità nostre, da sentirsi il paradiso nell’anima sua.  E non solo la Creazione sta sempre in atto, come pure la Redenzione sta sempre in atto, e chi vive nella mia Volontà Divina sente l’atto continuo della mia discesa dal Cielo in terra, e proprio per lei, per amor suo, vi scendo, concepisco, nasco, patisco e muoio, tutto è per essa, e per rendermi la pariglia Io scendo ed essa mi riceve, concepisce in Me, rinasce con Me, fa vita insieme con Me, e muore con Me, per risorgere con Me.  Non vi è cosa che Io ho fatto che essa non vuol fare insieme con Me.  Sicché la sento inseparabile dalla Creazione, inseparabile dalla Redenzione e di tutto ciò che feci, e se è inseparabile da tutte le nostre opere, della mia stessa vita, che cosa non debbo dare a chi vive nella nostra Volontà?  Come non debbo accentrare tutto in lei?  Il mio amore non lo sopporterebbe se ciò non facessi, perciò se vuoi tutto, vive nella mia Volontà, Io non so dare cose a metà, ma tutto, ed avrai il gran bene di sentire in te il nostro operato in atto continuo, ed oh! come comprenderai quanto sei stata amata dal tuo Creatore, e quanto sei obbligata ad’amarlo”.

(3) Dopo ciò mi sono tutta abbandonata nelle braccia della Divina Volontà, ma la mia mente, per certi dolorosi ricordi era inquieta, ed il mio dolce Gesù avendo di me compassione, è venuto e mi ha benedetto.  La sua benedizione è stata come rugiada benefica, la quale mi ha messo nella perfetta calma, e mi sentivo come una piccola piccina tutta timida, uscita e liberata d’una tempesta, ed il mio amato Gesù tutto bontà mi ha detto:

(4) “Mia figlia buona, coraggio, non temere, perché il coraggio è l’arma potente che uccide la timidezza e mette in fuga ogni timore, metti tutto, tutto da parte e vieni nella mia Divina Volontà a formare il tuo venticello a tutte le opere nostre, esse stanno tutti in ordine nel nostro Fiat, ma non si muovono, vogliono il venticello della creatura per muovere il passo verso di esse, e se il venticello è forte corrono, volano, per essere portatrice del bene che ciascuna opera nostra possiede.  Sicché l’anima che entra nella nostra Volontà, come entra si unisce coi atti nostri per fare i suoi nei nostri, e come si unisce, così forma il venticello e con la stessa forza della nostra Volontà, muove, chiama, rapisce, forza col suo dolce e penetrante venticello tutte le opere nostre e le mette in via verso le creature.  Oh! come restiamo contenti, come sospiriamo questo dolce e refrigerante venticello che la creatura ci porta nel nostro Volere.  Perciò sii attenta, né voler perdere la pace, altrimenti non potrai venire nella nostra Volontà a formare il tuo venticello, i dolci refrigeri, la freschezza al nostro ardente amore ed il moto alle opere nostre, perché non entrano se non che le anime pacifiche nel nostro Volere, per gli altri non c’è posto, e non sentendoti seguire i suoi passi, e le sue opere non corteggiate dal tuo venticello, con dolore dice:  “Oh! la figlia della mia Volontà è restata dietro, e mi ha lasciato sola senza della sua compagnia.  Ora figlia mia, tu devi sapere che il nostro Essere Divino, come creò l’uomo così si restò sopra di lui in atto di piovere da Noi santità, luce, amore, bontà, bellezza, e così di seguito, onde col sottrarsi dalla nostra Volontà Divina, si sottrò da sotto la nostra pioggia.  Quindi l’anima che viene nella nostra Volontà, siccome coi suoi atti nei nostri ci forma il venticello e muove tutte le nostre opere, Noi formiamo la pioggia, e ci riversiamo prima sulla fortunata creatura, e poi su tutti.  E come il venticello favorevole nel nostro Fiat chiama la pioggia, la invoca, la sospira dal nostro Essere Supremo, così l’operato della volontà umana fuori della nostra forma il vento contrario ed allontana la nostra pioggia benefica, e ce la fa restare in aria, ecco perciò si veggono molte creature come terre aride, senza fioritura e senza frutti.  Ma questo non nuoce per chi vive nel nostro Voler Divino, essa si apparta da tutti, e viene a vivere con la sua famiglia divina e sente sopra di sé la nostra continua pioggia che forma sopra di essa la nostra Divinità”.

 

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30-34

Giugno 17 1932

 

Come chi vive nella Divina Volontà, chiude, opera ed intreccia i

suoi atti con quelli della Vergine e quelli di Nostro Signore, e come forma

un connubio tra tutte le cose che alla Divina Volontà appartengono.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sento la sua forza onnipotente che tutta mi investe, e la mia piccola anima come disfatta, in modo che non voglio, non sento, non tocco, che sola la Divina Volontà, e se qualche piccola nube investe la mia mente, la sua luce divina subito, quasi senza darmi tempo, m’inonda e me la mette in fuga, ed io, o mi getto nelle braccia della mia Mamma Celeste come a mio rifugio, oppure nelle braccia del mio dolcissimo Gesù, per ritrovare la mia cara Vita e prego, or l’uno, or l’altro che mi chiudano in mezzo agli atti loro, per poter stare sicura e difesa da tutto e da tutti.  Ma mentre ciò ed altro pensavo, il mio sommo Bene Gesù, stringendomi fra le sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, i miei atti e quelli della mia Regina Mamma, il nostro amore, la nostra santità, stanno in atto di aspettativa continua, di chiudere gli atti tuoi in mezzo ai nostri, per darli la forma degli atti nostri, e mettervi il suggello dei nostri sopra degli atti tuoi, perché tu devi sapere che gli atti della Sovrana del Cielo sono intrecciati coi atti miei, perciò sono inseparabile, e chi vive nel nostro Volere Divino viene ad operare in mezzo al nostro intreccio, e vi restano chiusi in mezzo agli atti nostri, i quali li tengono in custodia come trionfo ed opere del Fiat Santo, nulla entra nei atti nostri, se non sono parto di Esso.  Vedi dunque dove viene formata la santità di chi vive nella nostra Volontà, in mezzo alla nostra santità, ama nel mezzo del nostro amore, ed opera in mezzo alle nostre opere.  Sicché, chi opera nel nostro Volere sentirà come in natura l’inseparabilità, essa dai nostri atti, e Noi dai suoi, com’è inseparabile la luce dal calore, il calore dalla luce, e perciò sono il nostro trionfo continuo, la nostra gloria, la nostra vittoria sull’umana volontà, sono le nostre proprietà divine, che Noi formiamo in essa, e lei forma in Noi.  Il voler umano ed il Voler Divino si baciano continuamente, si fondono insieme, e Dio svolge la sua vita nella creatura, ed essa svolge la sua vita in Dio.  Oltre di ciò, chi vive nella mia Volontà non vi è cosa che appartiene al mio Fiat, che la creatura non acquisti i suoi diritti.  Diritto sul nostro Essere Divino, diritto sulla sua Mamma Celeste, sopra degli angeli, dei santi, diritto sopra del cielo, del sole, della Creazione tutta.  E Dio, la Vergine, e tutti, acquistano il diritto sopra di lei.  Succede come quando due giovani sposi si uniscono insieme con vincolo indissolubile, che d’ambi le parte acquistano il diritto sulle stesse loro persone, e su tutto ciò che ad ambedue appartiene, e diritto che nessuno le può togliere.  Così per chi vive nel nostro Volere, forma il nuovo, vero, reale sposalizio coll’Ente Supremo, e con questo viene formato un connubio con tutto ciò che a Lui appartiene.  Oh! come è bello vedere questa creatura sposata con tutti, la cara, la beniamina, l’amata da tutti, e con diritto tutti la vogliono, la sospirano di goderla, e di tenerla insieme con loro, ed essa ama tutti, dà il diritto a tutti sopra di lei, e si dà a tutti; è la nuova e lunga parentela che ha acquistato del suo Creatore.  Oh! se si potesse vedere dalla terra, vedrebbero che Dio la porta fra le sue braccia, la Sovrana Regina l’alimenta col cibo prelibato del Voler Divino, angeli e santi la corteggiano, il cielo si stende sopra per coprirla e proteggerla, e guai a chi la tocca; il sole la fissa con la sua luce e la bacia col suo calore, il vento la carezza, non vi è cosa da Noi creata che non si presti a fare il suo ufficio intorno ad essa.  La mia Volontà muove tutto intorno a lei, affinché tutti e tutto la servissero e l’amassero.  Perciò chi vive in Essa dà da fare a tutti, e tutti sentono la felicità di poter stendere il loro campo d’azione dentro e fuori della fortunata creatura.  Oh! se tutte le creature comprendessero che significa vivere nella mia Divina Volontà, oh! come tutti ambirebbero e farebbero a gare di fare in Essa il loro Celeste soggiorno”.

(3) Onde mi sentivo più che mai tutta abbandonata nell’immensità della luce del Voler Divino, e vedevo e sentivo dentro il mio dolce Gesù, tutto attenzione sulla piccolezza della povera anima mia, si prendeva cura di tutto, mi voleva dare tutto, far tutto, in modo che si vedeva che col tocco delle sue dita mi formava il palpito, animava il respiro, il moto, teneva in ordine i pensieri, le parole e tutto, ma con tanto amore e tenerezza che rapiva, e Gesù benedetto nel vedermi meravigliata mi ha detto:

(4) “Mia piccola figlia, non ti meravigliare delle tante mie attenzioni e tenerezze amorose che faccio dentro e fuori di te.  Tu devi sapere che nell’anima dove regna la mia Divina Volontà, Io servo Me stesso, quindi per decoro della mia Divinità e santità presto gli atti miei, come se fossero alla mia stessa vita, perciò vi metto l’intensità del mio amore, l’ordine dei miei pensieri, la santità delle mie opere, e nel vedere la docilità della creatura che si presta come figlia a ricevere gli uffici del padre suo, le sue tenerezze amorose, la vita del padre nella figlia sua, oh! come mi sento felice ed onorato di servirla, molto più che servo Me stesso nella figlia mia, e chi serve sé stesso non è servitù, ma è onore, gloria, è sapersi custodire nella dignità, nella santità, nell’ordine del suo stato, senza scendere nel basso.  La servitù incomincia quando si servono altre persone, ma servire sé stesso è mantenere l’altezza del suo stato.  D’altronde dove regna la mia Divina Volontà è mio interesse che tutto ciò che fa la creatura siano atti degni di Essa, e che siano parto degli atti miei, sarebbe disdicevole la Volontà Divina e gli atti umani, perciò Io mi esibisco a far tutto per servire la mia stessa Volontà”.

(5) Oltre di ciò, mentre seguivo il mio abbandono nelle braccia di Gesù, Egli ha soggiunto:

(6) “Figlia benedetta, la mia Umanità amò tanto l’umana famiglia, che la portai e la porta tuttora nel mio Cuore e stretta fra le mie braccia, ed ogni pena, opera, preghiera che facevo erano nuovi vincoli d’unione tra Me e loro.  Sicché tutto l’Essere mio e tutto ciò che Io facevo, correva, correva come torrente impetuoso verso di ciascuna creatura, che sciogliendosi in amore si costituivano vincolo d’unione, d’amore, di santità, di difesa, che formando voci arcane d’amore insinuante, spasimante, delirante, diceva a ciascuno di essi:  “Vi amo figli miei, vi amo assai, e voglio essere amato”.  La mia Umanità riordinava e stabiliva la vera unione tra Creatore e creatura, e vincolava tutte tra loro come membra uniti col capo, ed era proprio Io che mi facevo capo di tutta l’umana famiglia.  Quindi la virtù tiene per sé stessa la forza vincolatrice di vincolarsi con Dio, non solo, ma di vincolarsi con le creature in modo che una esercita la pazienza, ebbene la sua pazienza si vincola con tutti quelli che hanno pazienza e dispone gli altri ad aver pazienza; così chi è ubbidiente, umile, caritatevole, formano le diverse categorie nella mia Chiesa.  Che dirti poi dei vincoli estesissimi che forma chi fa e vive nella mia Divina Volontà, siccome questa si trova in Cielo ed in terra, dovunque mette i suoi vincoli; coi suoi atti vincola Cielo e terra, e chiama tutti a vivere di Volontà Divina”.

 

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30-35

Giugno 26, 1932

 

Sublimità e potenza del sacrificio.  Come Dio quando vuol dare un gran

bene, chiede il sacrificio dalla creatura; esempio di Noè e di Abramo.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà per rintracciare tutto ciò che ha fatto, per far mio gli atti suoi, per poter dire:  “Io ero e sono con te, e faccio ciò che fai tu, sicché ciò che è mio è tuo, e ciò che hanno fatto i santi in virtù tua è anche mio, perché tu sei la sorgente che si dirama ovunque e produce tutti i beni.  E mentre giravo, sono giunta al punto della storia del  mondo quando Iddio chiedeva da Noè il sacrificio di fabbricare l’arca.  Ed Io offrivo quel sacrificio come se fosse mio, per chiedere il regno della Divina Volontà sulla terra, ma mentre ciò facevo, il benedetto Gesù soffermandomi in quel punto della storia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto il bene della storia del mondo sta fondato nel sacrificio, voluto dalle creature dalla mia Volontà Suprema, e quanto più grande è il sacrificio che chiediamo da essa, tanto più bene racchiudiamo dentro.  E questi grandi sacrifici li chiediamo quando coi loro peccati meritano che il mondo fosse distrutto, facendo uscire da dentro il sacrificio, invece della distruzione, la novella vita delle creature.  Or tu devi sapere che in questo punto della storia del mondo, meritavano che le creature non più esistessero, tutti dovevano perire.  Noè coll’accettare il nostro mandato e coll’esibirsi al grande sacrificio, e per sì lunghi anni di fabbricare l’arca, ricomprò il mondo e tutte le future generazioni; come si sacrificava in un tempo così prolisso, di stenti, di lavori, di sudori, così sborsava le monete, non di oro o di argento, ma di tutto l’essere suo in atto di seguire il nostro Volere, così metteva monete bastanti per ricomprare ciò che stava per distruggersi.  Sicché se il mondo esiste tuttora, lo devono a Noè, che coi suoi sacrifici e col fare la nostra Volontà come Noi volevamo che la facessi, salvò l’uomo e tutto ciò che doveva servire all’uomo, un sacrificio prolisso, voluto da Dio, dice cose grandi, bene universale, catena dolce che lega Dio e gli uomini.  Noi stessi non ci sentiamo di sfuggire dal labirinto di questa sì lunga catena che la creatura ci forma con un sacrificio prolisso; anzi, ci è tanto dolce e cara che ci facciamo legare da essa stessa come le pare e piace.  Ora Noè col suo sacrificio prolisso ricomprò la continuazione delle umane generazione.

(3) Dopo un’altra distanza di tempo della storia del mondo, venne Abramo, ed il nostro Volere comandò a lui che sacrificasse suo figlio.  Era un sacrificio duro per un povero padre; si può dire Dio cimentava l’uomo, ed esigeva una prova inumana e quasi impossibile ad eseguirsi, ma Dio tiene il diritto di chiedere ciò che vuole, e qualunque sacrificio che vuole.  Povero Abramo fu messo a tale strettezze che le sanguinava il cuore e sentiva in sé stesso la morte, il colpo fatale che doveva vibrare sul suo unico figlio; il sacrificio era esuberante, tanto che la nostra paterna bontà ne volle l’esecuzione ma non il compimento, sapendo che lui non avrebbe potuto vivere, sarebbe morto di dolore dopo un atto sì straziante, d’uccidere il proprio figlio, perché era un atto che superava le forze della natura, ma Abramo tutto accettò, non badò a nulla, né al figlio, né a sé stesso, che si sentiva consumare di dolore nel proprio figlio.  Se il nostro Volere, come lo comandò non avesse impedito l’atto fatale, ad onta che sarebbe morto insieme col suo amato figlio, avrebbe già fatto il sacrificio da Noi voluto.  Ora questo sacrificio fu grande, esuberante ed unico, da Noi voluto nella storia del mondo.  Ebbene, questo sacrificio lo elevò tanto, che fu costituito da Noi capo e padre delle umane generazioni, e col sacrificio di sacrificare suo figlio, sborsò monete di sangue e di dolore intenso per ricomprare il futuro Messia, per il popolo Ebreo e per tutti.  Difatti, dopo il sacrificio di Abramo, ciò che non facevamo prima, ci facevamo sentire spesso in mezzo alle creature; il sacrificio tenne virtù di avvicinarci ad esse, formammo i profeti, fino a tanto che venne il sospirato Messia.

(4) Ora dopo un’altra distanza di tempo lunghissimo, volendo dare il regno della nostra Volontà, volevamo il sacrificio dove poggiarlo, e che mentre la terra è allagata dai peccati e merita d’essere distrutta, il sacrificio della creatura ce la ricompra, e col suo e nel suo sacrificio richiama la Divina Volontà a regnare e fa rinascere nel mondo la vita novella del mio Volere in mezzo alle creature.  Ecco perciò chiedevo il sacrificio prolisso della tua vita sacrificata dentro d’un letto, e questo era nulla, perché altre anime sono state dentro d’un letto di dolore, era la nuova croce che non ho chiesto e dato a nessuno, che doveva formare il tuo martirio giornaliero, e tu lo sai qual’è, che tante volte me hai mosso lamento.  Figlia, quando voglio dare un bene grande, un bene nuovo alle creature, do croce nuove e voglio sacrificio nuovo ed unico, croce che l’umano non si sa dar ragione, ma c’è la mia ragione divina cui l’uomo è obbligato a non investigarla ed a chinare la sua fronte ed adorarla.  E poi si trattava del regno della mia Volontà, ed il mio amore doveva inventare e volere croce nuove e sacrifici non mai ricevuti per poter trovare pretesti, appoggio, forza, monete sufficiente e catena lunghissima per farsi legare dalla creatura.  E il segno certo quando vogliamo dare un bene grande ed universale nel mondo, è chiedere da una creatura un grande sacrificio e la prolissità in esso sono assicurazioni e certezze del bene che vogliamo dare, e quando troviamo chi accetta, lo facciamo un portento di grazia, e nel suo sacrificio formiamo la vita di quel bene che vogliamo dare.  Sicché la mia Volontà vuole formare il suo regno nel sacrificio delle creature, circondarsi di esso per star sicuro, e col suo sacrificio disfare l’umana volontà ed erigere la sua, e con ciò viene a formare tante monete di luce divina dinanzi alla nostra Divinità per ricomprare il regno della nostra Divina Volontà e darlo alle umane generazioni.  Perciò non ti meravigliare del tuo lungo sacrificio, né di ciò che abbiamo disposto e facciamo in te, era necessario alla nostra Volontà, né ti dar pensiero che non vedi e senti negli altri gli effetti del tuo sacrificio, è necessario che col tuo sacrificio faccia la compra con la nostra Divinità, e quando hai patteggiato con Dio, la compra è sicura, a suo tempo avrà la vita, il regno del Voler Divino con certezza, perché la compra fu fatta dal sacrificio di una apparentemente all’umana famiglia”.

 

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30-36

Giugno 29, 1932

 

Prodigi e segreti che racchiude il vivere nella Divina Volontà.  Scene

commovente.  Generazioni degli atti divini nella creatura.  Custodia e gelosia divina.

 

(1) Sono tra le braccia del Fiat Divino, il suo dominio si stende in tutto, sulla mia piccolezza, ma il suo impero non è schiavitù, no, ma unione, trasformazione in modo che la creatura senta che domina insieme, e facendosi dominare acquista la virtù di dominare la stessa Volontà Suprema.  Ma mentre la mia mente nuotava nel mare del Fiat Divino, in modo che mi sentivo come affogata dalle sue onde, il mio Celeste Gesù visitando la povera anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il vivere nel mio Volere racchiude tanti prodigi e segreti da far strabiliare Cielo e terra.  Tu devi sapere che come la piccolezza della creatura entra in Esso, si sperde nella sua immensità e la Divina Volontà la riceva nelle sue braccia per farne conquista ed il volere umano si fa conquistatrice della Divina.  Ora in queste conquiste d’ambi le parte, la Divina Volontà festeggia la conquista dell’umana, facendone l’uso che vuole, l’umana volontà festeggia la grande conquista fatta della Divina e volendone fare l’uso che vuole, la spedisce al Cielo come conquista sua e portatrice di nuove gioie e felicità che possiede.  La mia Volontà conquistata dall’anima non si dà indietro, bilocandosi resta e parte per la sua patria celeste solo per secondare colei che l’ha conquistata, e porta la nuova conquista che ha fatto dell’umano volere e le gioie e felicità che racchiude la Divina Volontà conquistatrice, la mia Volontà felicitante e beatificante che sta in Cielo, e la mia conquistatrice che sta in terra si tuffano insieme ed allagano le celeste regioni delle nuove gioie che possiede la mia Divina Volontà conquistatrice.  Perché tu devi sapere che le gioie della mia Volontà conquistatrice sono ben distinte e diverse di quelle della mia felicitante, le conquistatrice non stanno in potere dei beati, ma in potere della creatura, che le deve mandare dalla terra e vengono formate nel mezzo del rogo del dolore e dell’amore, e sull’annientamento del proprio volere.  Invece le gioie felicitante stanno in potere loro, e sono frutti ed effetti del Celeste soggiorno in cui si trovano.  C’è gran differenza tra le gioie della mia Volontà conquistatrice e quella della mia felicitante, posso dire che non esistano in Cielo le mie gioie conquistatrice, ma solo in terra, ed oh! come è bello vedere la creatura, che quante volte fa i suoi atti nel mio Volere, tante volte si fa conquistatrice di Essa, e la fa partire per il Cielo, per il purgatorio, in mezzo alle creature terrestre, per dove vuole, molto più che essendo la mia Volontà dappertutto ed ovunque, non deve far altro che bilocarsi per dare il frutto, le gioie della nuova conquista che la creatura ha fatto di Essa.  Figlia mia, non vi è scena più commovente, più deliziosa, più utile che vedere la piccolezza della creatura venire nella nostra Volontà Divina, fare i suoi piccoli atti e fare la sua dolce conquista d’una Volontà immensa, santa, potente, eterna, che tutto racchiude, può tutto e possiede tutto.  La piccolezza della creatura nel vedersi conquistatrice d’un Fiat Divino sì interminabile, resta stupita, non sa dove mettersela, vorrebbe racchiuderla tutta in sé, ma le manca lo spazio, perciò prende per quanto può, fin a riempirsi tutta, ma vede che le restano mari immensi ancora, e facendola da proda vorrebbe che tutti prendessero un tanto bene, ecco perciò la spedisce al Cielo come sacro diritto della patria celeste, ed a chiunque la vuole, e con ansia si accinge a fare altri atti in Essa per riacquistarla tante volte per quanti atti va facendo.  E’ il vero commercio divino che forma Dio e la creatura tra il Cielo e la terra”.

(3) Onde la mia mente continua a perdersi in quel Fiat che vuole sempre darsi alla creatura, e che mentre dà non finisce mai di dare.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la volontà umana è la fonte e sostanza della vita della creatura, da essa attinge la vita delle opere, i pensieri della sua mente, la varietà e molteplicità delle sue parole.  Se la vita umana non avesse una volontà libera, sarebbe una vita senza fonte e senza sostanza, sicché perderebbe tutto il bello, la speciosità, l’intreccio mirabile che può tessere la vita umana.  Così la Divina Volontà dove regna si fa fonte, sostanza e vita degli atti fatti in Essa, onde come pensa, parla, opera, cammina, questa fonte si diffonde negli atti della creatura, e vi mette la sostanza divina, ed oh! la varietà di questi atti distinti tra loro in santità, in bellezza, in luce, in amore, quando questa fonte si diffonde negli atti di essa, fa sempre atti nuovi e forma l’armonia dell’operato divino nella creatura.  Ora tu devi sapere che tutta la nostra premura è per questi atti, perché in essi si forma la generazione dei nostri atti divini nel fondo della creatura.  Ed oh! il nostro contento, ché possiamo continuare la generazione dei nostri atti, ed in questa generazione ci sentiamo Dio operante, non il Dio inceppato che non possiamo svolgere la generazione degli atti nostri, perché in essa non c’è la nostra Volontà.  Quindi alla nostra premura si aggiunge la nostra custodia e gelosia di questi atti, il tuo Gesù si sta dentro ed intorno della creatura per custodirla, la mia gelosia ha uno sguardo fisso per guardarli, per felicitarmi e prendermi tutto il gusto che possiede la generazione degli atti suoi operanti in essa.  Del resto la nostra Volontà possiede un valore infinito, e non custodendo un solo atto di Essa sarebbe andare contro di Noi stessi.  Anzi tu devi sapere che essendo fonte e sostanza del nostro Ente Supremo, la nostra potenza, santità, bontà e tutti i nostri attributi si fanno corona intorno alla nostra Volontà, ed a tutti gli atti suoi, per dipendere da Essa e fargli omaggio e custodia di tutti i suoi atti che fa, tanto in Noi quanto nella creatura.  Perciò sii attenta, e lasciati dominare dal mio Volere se non vuoi perdere mai il tuo Gesù, che tanto tu sospiri, ami e vuoi”.

 

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30-37

Luglio 9, 1932

 

Fame che produce la Divina Volontà.  Ergastolo dell’amore.

Come Dio forma la persecuzione dell’amore alla creatura.

 

(1) Mi sento sotto l’impero della Divina Volontà, e se qualche minuto non sento il suo impero, mi sento senza vita, senza cibo, senza calore, sento che la vita divina finisce, perché non vi è né chi la forma, né chi l’alimenta, e nel mio dolore vo ripetendo:  “Gesù, aiutami, senza del tuo Volere io muoio di fame, deh! fammi sentire il suo dolce impero, affinché alimentandomi la tua vita viva in me ed io viva di Te”.  Ed il mio amato Gesù, avendo di me pietà, tutt’amore e tenerezza mi ha stretto fra le sue braccia e mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, coraggio, non ti abbattere, la vita divina formata ed alimentata dal mio Volere non può morire, e se senti la fame, è piuttosto che non sempre senti il mio dire sulle altre meraviglie e novità che possiede la mia Volontà, questo mio dire interrotto ti fa sentire la fame dell’alimento sempre nuovo che Essa possiede, ma questo ti prepara a ricevere il nuovo alimento delle sue conoscenze, per farti crescere ed alimentare solo di Voler Divino, né tu ti assoggetteresti a prendere altro cibo, né faresti schivo e ti contentereste di morir di fame, perché chi l’ha gustato tante volte, non si sa adattare a prendere altri alimenti.  Ma questa fame è anche una fortuna, perché ti può servire come sbocco nella patria celeste, e tu devi sapere che l’unico alimento di queste divine regioni è l’atto nuovo, non mai interrotto della mia Divina Volontà.  Questo alimento che possiede tutti i gusti, tutte le delizie è il cibo giornaliero e di tutti gli istanti della celeste Gerusalemme.  E poi il sentire la fame dice vita, non morte, perciò aspetta con pazienza invitta l’alimento della mia Volontà, la quale ti rifarà della fame patita, con tale abbondanza, che non sarai capace di prenderlo tutto”.

(3) Ed io interrompendo il dire di Gesù ho detto:  “Amor mio, il cuore mi sanguina nel dirvelo, a me sembra piuttosto che non hai più quell’amore per me continuato, che ti faceva sempre dire, e facendomi tante nuove sorprese incantevole del tuo Essere e del tuo Volere, io sentivo e toccavo con mano il tuo amore palpitante per me, tanto che ero costretta a dire:  “Quanto mi ama Gesù”.  Ora questo tuo dire interrotto mi sembra che non sono sempre amata da te, e passare da un amore continuo ad un amore interrotto è il più crudo dei tormenti, e vo ripetendo:  “Non sono amata! non sono amata! da Colui che tanto amo”.  E Gesù, spezzando il mio dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, che dici?  Tu devi sapere che quando la creatura ci ama, e non amarla, agiremo contro natura del nostro Essere Divino, essere amato e non amare, non è dell’Ente Supremo, e se ciò si potesse dare, e fossimo capaci di pena, l’amore della creatura ci metterebbe in ergastolo di tormenti, e diventerebbe il nostro persecutore, né ci darebbe pace, fino a tanto che fusi insieme, l’amore dell’uno e dell’altro, si bacerebbero e riposerebbero insieme.  Ah! tu non sai che significa amare e non essere amato di colui o colei che si ama, tutta la pena, l’irrequietezza la porta chi non ama, perché chi ama sta al suo posto, adempisce il più sacrosanto dei doveri.  In tale stato si trova il nostro Essere Divino, perché amiamo troppo e l’uomo non ci ama, il nostro amore perseguita colui che amiamo, lo mette in ergastolo, lo tormenta, non gli dà pace, l’irrequietezza è il certo segno che la creatura è stata presa di mira dal nostro amore, che vuol vincere a via di persecuzione l’amore della creatura.  Perciò quietati, se tu ci ami, il nostro amore ti ama prima di te, ed è tanta l’inseparabilità del nostro e del tuo amore, che il tuo forma il piccolo calore, ed il nostro, alimentando il tuo, forma l’immensità della luce, in modo che l’uno e l’altro perdono la virtù separativa, e come se fossero una sola natura vivono sempre insieme per formare l’una la vita dell’altra.  Perciò se il mio dire non è continuo, non significa amore spezzato, no, sarebbe interrotto se non sentisse di voler fare anche a costo della tua vita la mia Volontà, questo sarebbe non averla più in tuo potere, e se la mia bontà è giunta a tanto, di darla in tuo potere, questo ti assicura che il mio amore è continuo per te.  Perché tu devi sapere che chi fa e vive nel mio Voler Divino, non è altro che la vita operante di Dio stesso nella creatura.  Il nostro amore è tanto per chi si fa dominare dal nostro Volere Divino, che si fa dolce prigioniero di essa; si restringe, s’impiccolisce e prende un piacere sommo:  Amare, operare nella sua anima.  Ma mentre si restringe resta immenso ed opera con modi infiniti, come amiamo ed operiamo in Noi stessi, perché la natura nostra è quella, l’immensità, l’infinità, e tutto ciò che facciamo resta immenso ed infinito quali siamo, ed oh! il nostro contento che mentre ci ristringiamo nella sua piccolezza, diamo corso all’amore ed alle opere nostre, ed essa resta riempita, sbocca fuori, riempie Cielo e terra e Noi abbiamo la grande gloria ed onore di amare ed operare da Dio nella sua piccolezza, e se tu sapessi che significa un solo atto d’amore, una sola opera fatta da Noi in te, tu ne morresti di gioia, e non ti basterebbe tutta l’eternità per ringraziarci d’un tanto bene.  Perciò lasciami fare, fammi fare quello che voglio di te, e sii certa che resteremo contenti tu ed Io”.

 

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30-38

Luglio 14, 1932

 

Atmosfera Celeste, Gesù a guardia dell’atto della creatura; lavoro dell’uno

e dell’altro.  Come gli atti fatti nella Divina Volontà guardano ed

abbracciano i secoli, e sono i piantoni e le sentinelle delle creature.

 

(1) Sono sempre occupata del e nel Voler Divino, in Esso c’è sempre da lavorare, ma non è un lavoro che stanca, no, piuttosto dà forza, fa crescere la vita divina, ed inonda di gioia, di pace, si sente un’atmosfera celeste dentro e fuori.  Ma mentre nuotavo nelle onde eterne del Divino Volere, il mio sommo Bene Gesù, visitando la mia piccola anima mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, sono Io che formo l’atmosfera celeste dentro e fuori della creatura, perché non appena essa entra nel mio Voler Divino, Io mi metto a guardia dell’atto che va facendo, ed essa forma il terreno coi suoi atti, ed Io formo il seme divino per gettarlo nell’atto della creatura.  Sicché i suoi atti servono come terra, ed Io, Agricoltore Celeste, coll’empirla coi miei semi, me ne servo di raccogliere il raccolto dei lavori che si fanno nella mia Volontà.  Vedi dunque a che servono la continuazione degli atti fatti nella Volontà Divina?  Servono a darmi il lavoro e l’occasione di non lasciare mai la creatura, perché mi dà sempre da fare, ed Io non voglio, né posso lasciare vuoto un terreno sì prezioso, formato nella mia Volontà, ed esposto ai raggi vivificanti del Sole Divino.  Quindi Essa chiama te al lavoro nel mio Volere e tu chiami Me, ed oh! quanto è dolce lavorare insieme nel mio Fiat, è un lavoro che non stanca; anzi é portatore di riposo e delle più belle conquiste”.

(3) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, tu devi sapere che i nostri atti che facciamo nella creatura, contengono tre atti in uno, l’atto conservatore, l’atto alimentatore ed il primo atto creatore.  Con questi tre atti in uno diamo la vita perenne agli atti nostri, e la creatura che li possiede sente in sé la forza creatrice, la quale le toglie tutte le debolezze dell’umana natura; l’alimentatore la tiene sempre occupata a darle il suo cibo, per impedirgli che prendesse altro cibo, e la preserva da tutti i mali, questo alimento è come l’imbalsamazione che impedisce la corruzione; e l’atto conservatore rafferma e conserva il bene puro e bello.  Questi tre atti nostri in uno, sono come fortezze inespugnabili che diamo alla creatura che fa regnare la nostra Volontà in essa, che la rendono talmente fortificata che nessuno la può nuocere”.

(4) Dopo di ciò la mia piccola mente continuava il mio giro nella Divina Volontà, cercando i suoi atti per chiudere i miei atti nei suoi e farne un solo, e tutto questo il contento del mio lungo esilio, poter operare insieme col Voler Supremo, far scomparire i miei atti nei suoi, mi sento che prendo come in pugno il Cielo, scorrere in essi, le beatitudine eterne, in modo che non mi sento né lontana né estranea della mia cara patria celeste.  Onde, mentre la mia mente era come affollata da pensieri sulla Divina Volontà, il mio sommo Bene Gesù, ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(5) “Mia piccola figlia della mia Volontà, voglio che sappia che ogni tuo atto in Essa, tante volte rigeneri e cresci in modo tutto nuovo nel nostro Fiat, sicché tu senti il Cielo, e l’Ente Supremo ha il gran contento di rigenerare nell’atto della creatura.  Formare la nostra vita nell’atto di essa è la nostra festa, i nostri sospiri, uniamo tutti i nostri stratagemmi d’amore e riceviamo la completa gloria che ci può dare la creatura.  Ora tu devi sapere che il sacrificio con voci potente chiama Dio, ed il fare la nostra Volontà lo fa scendere nell’anima per farlo operare da quel Dio che è”.

(6) Ed io:  “Amor mio, ad onta che cerco d’operare sempre nel tuo Volere, e prego e riprego che venga il suo regno sulla terra, nulla si vede ancora”.

(7) E Gesù:  “Figlia buona, questo dice nulla, perché tu devi sapere che le preghiere, gli atti fatti nel nostro Volere, siccome entrano nel nostro atto divino, hanno tale potenza che debbono portare alle creature il bene che contengono.  Essi si mettono a guardia dei secoli, e li guardano con tanto amore e con pazienza invitta aspettano e riaspettano, e con la luce che posseggono bussano ai cuori, si fanno luce alle mente e senza mai stancarsi, perché non sono soggette né a stanchezza, né a diminuire di potenza, fanno come i piantoni, le fide sentinelle che non si partono se non quando hanno dato il bene che posseggono.  Questi atti sono i posseditori del mio Volere, ed in modo assoluto lo vogliono dare alle creature, e se una le sfugge, un’altra ne prende di mira; se un secolo non li riceve, essi non si arrestano, né si partono, perché li abbiamo dato i secoli in lor potere e formano e formeranno il nostro esercito divino in mezzo alle umane generazioni, per formare il regno della nostra Volontà.  In questi atti c’è l’umano coronato dalla potenza divina, e danno il diritto alle creature di possedere un tal regno.  Vi è la nostra Volontà operante in questi atti e dà il diritto a Dio di regnare e dominare col nostro Fiat onnipotente la creatura.  Essi sono come caparra e capitale che pagano Dio per le creature, e tengono diritto di dare alle umane generazioni ciò che hanno pagato, e come sole che né si ritira, né si stanca mai di battere la terra con la sua luce per dare i beni che possiede.  Così essi, più che soli girano per ogni cuore, girano i secoli, sono sempre in moto, né si danno mai per vinti, fino a tanto che non hanno dato la mia Volontà operante che posseggono, molto più che sanno con certezza di ottenere l’intento e vittoria.  Perciò se nulla vedi, non ti dar pensiero; tu continui la tua vita e gli atti tuoi nella mia Volontà, questo è più necessario di tutto, formare la moneta per pagare per i tuoi fratelli un regno sì santo.  E poi, tu devi sapere che la mia stessa vita passata sulla terra, ed i miei stessi atti, si trovano nelle stesse condizione .  Io pagai per tutti, e la mia vita e ciò che Io feci sta a disposizione di tutti, e si vogliono dare a tutti per dare il bene che posseggono.  E sebbene partii per il Cielo, partii e restai per girare i cuori, i secoli, per dare a tutti il bene della mia Redenzione.  Sono circa venti secoli, e la mia vita e gli atti miei continuano a girare, ma non tutti sono stati presi dalle creature, tante, che varie regione non mi conoscono ancora, sicché la mia vita, la pienezza dei miei beni ed atti miei, non si ritirano, corrono e girano sempre, abbracciano i secoli come un solo per dare a tutti il bene che posseggono.  Perciò è necessario fare, pagare, formare il capitale, il resto verrà da sé.  Quindi sii attenta, ed il tuo volo nel mio Fiat sia continuo”.

 

Deo Gratias.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta