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I.  M.  I.

Fiat!!!

In Voluntate Dei!.

31-1

Luglio 24, 1932

 

Come Gesù con la sua parola genera la sua santità, bontà, ecc.

nella creatura.  Follie d’amore per metterla a pari ed a gara con Lui.

 

(1) Vita mia dolcissima, Gesù, mio celeste maestro, prendi la mia piccola anima nelle tue mani, e se vuoi, continua le tue lezioni divine sulla tua Volontà, ne sento l’estremo bisogno d’essere alimentata dalla tua parola, del resto, Tu stesso mi hai così abituata, Tu stesso mi hai dato questa forma di vita, mi hai fatto vivere di te e della tua dolce parola.  Certo che non me lo sono formato io questo modo di vivere, no, ma Tu, oh! Gesù, tanto che io sentivo più te che me, e come Tu taci mi sento spezzare questa vita, e sebbene è il più duro dei miei martiri, pure sono pronta, se vuoi smettere il tuo dire, a dire Fiat! Fiat! Fiat! Ma abbi pietà di me e non mi lasciare sola ed abbandonata.

(2) Onde mi sentivo tutta abbandonata nelle braccia della Divina Volontà, e non sospiravo altro che il Cielo, mi sembra che non mi resta più nulla da fare, se non che finire la mia vita nella Divina Volontà in terra, per ricominciarla in Cielo.  Ed il mio Celeste Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(3) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu ti opprimi troppo ed Io non lo voglio, vederti oppressa in mezzo a tanti miei beni, fai vedere che hai più l’occhio a te stessa che ai beni che il tuo Gesù ti ha dato, e da ciò fai vedere che non hai compreso bene ancora i doni ed i beni che il tuo Gesù ti ha dato.  Tu devi sapere che ogni mia parola è dono, e quindi un bene grande che essa racchiude, perché la mia parola tiene la virtù creatrice, comunicativa, formatrice, e come viene da Noi pronunziata, così forma il bene nuovo da dare alla creatura; vedi, quante parole ti ho detto e quante verità ti ho fatto conoscere, tanti doni ti donavo, e tali doni rinchiudono beni divini, distinti l’uno dall’altro, ed il tutto sta che esce da Noi la parola, in cui viene formato il bene che vogliamo uscire da Noi, quando questo bene è uscito, con certezza avrà la sua vita in mezzo alle creature, perché questi doni sono animati e formati dalla nostra potenza creatrice, e conservati dentro della nostra stessa parola per assicurare il bene che vogliamo dare, e la nostra parola muoverà Cielo e terra per dare il frutto del bene che possiede.

(4) Ora figlia mia, tu devi sapere un’altra sorpresa del nostro dire, supponi che Io ti parlo della mia santità, questa mia parola racchiude il dono della santità divina da dare alla creatura, per quanto sempre a creatura è possibile; se parlo della bontà divina, la mia parola racchiude il dono della bontà; se parlo della Volontà Divina, racchiude il dono della nostra Volontà; insomma, che cosa dice la nostra parola di bello, di buono, di grande, di santo, quel dono racchiude.  Ora senti un tratto dei nostri stratagemmi amorosi, é come se non ci contentiamo mai di formare nuove invenzioni d’amore da dare alla creatura.  Quindi, se la nostra parola dice santità, è perché vogliamo dare il dono della nostra santità divina, affinché essa si metta a pari con la nostra santità e possa stare a gara con Noi, ed oh! il nostro contento quando vediamo la nostra santità divina operante nella creatura, e se sentiamo che essa dice:  “Sento in me impressa la santità del mio Creatore, oh! come mi sento felice, poterlo amare con la sua stessa santità”.  Oh! allora il nostro amore va in follie, e si riversa sopra di lei, in modo sì esuberante, che giungiamo agli eccessi; e così se la parola nostra dice bontà, Volontà Divina, è perché vogliamo dare il dono della nostra bontà e Volontà Divina, affinché essa possa stare a pari con la nostra bontà e Volontà, e possa sostenere la gara col suo Ente Supremo.  Tu non puoi comprendere qual è il nostro contento al vedere la creatura dotata di queste nostre qualità divine, di cui la nostra parola è portatrice, e siccome è nostro solito rivolgere ad una creatura la nostra parola, ma essa è tanto feconda, potente e piena di luce, che fa come il sole formato da una delle nostre parole, che con un colpo di luce illumina tutti e dà il bene che la luce possiede.  Ora, perché ti opprimi se vedi che il tuo Gesù spesso fa uso della sua parola per aggiungere doni a doni, e questi doni non solo avranno vita in te, ma in tant’altre creature, perché posseggono la forza generativa, danno e generano, per dare e generare di nuovo.  La nostra parola è parto del nostro seno, quindi è figlia nostra, e come figlie portano il bene che hanno generato nel Padre loro.  Onde invece d’opprimerti, pensa piuttosto che il tuo Gesù vuol farti le nuove sorprese delle sue parole divine, affinché ti disponga a ricevere un tanto bene”.

(5) Dopo di ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolcissimo Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, quando l’anima si fa dominare, investire, soggiogare dalla mia Divina Volontà, in modo che ciascuna particella del suo essere, tanto nell’anima quanto nel corpo, tutte posseggono la mia Volontà operante, sicché la mente la possiede animata dalla sua scienza, la voce la possiede parlante, le mani la posseggono operante, i piedi posseggono i suoi passi divini, il cuore la possiede amando, e come sa amare la mia Volontà, ora, tutto ciò unito insieme forma la santità divina nella creatura, e allora troviamo tutti i diritti nostri nella creatura, diritti di creazione, perché tutto è nostro, troviamo i diritti della nostra santità, delle nostre opere, diritti del nostro Fiat Divino, della nostra bontà, del nostro amore, insomma, non vi è cosa nostra che non troviamo in essa come diritto nostro, e la creatura trova in contraccambio i suoi diritti nel suo Creatore, perché essendo una la Volontà d’ambi le parti, i diritti dell’uno sono diritti dell’altro.  Ecco dunque che significa vivere nel nostro Volere, ricevere la santità nostra, l’amore, la scienza, la bontà nostra, con diritto, perché non si può farne a meno di darle, perché sono proprietà sue, come le sono del nostro Fiat, perché la sua vita vive già in Esso.  Molto più, che chi vive nella mia Volontà cresce sempre nella santità, nell’amore, nella bellezza nostra e così di seguito, questo crescere continuo forma nella creatura un’atto nuovo da dare al suo Creatore, Noi lo diamo ad essa l’atto nuovo che possediamo in natura, e lei ce lo dà a Noi in virtù della nostra Volontà, ed oh! il contento d’ambi le parti, la felicità che si sente poter ricevere dalla creatura, e Noi poter dare, dar e ricevere mantiene l’alimento della corrispondenza, conserva l’unione sempre crescente, ed è come il soffio che mantiene sempre acceso il fuoco e viva la fiamma dell’amore, senza pericolo di potersi smorzare.  Perciò sempre avanti nella mia Volontà, e tutto andrà bene”.

 

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31-2

Agosto 7, 1932

 

Come la luce della Divina Volontà fa perdere la vita a tutte

le altre cose, dà la freschezza divina, e chi vive in Essa è

confermato nel bene ed acquista il diritto di cittadino del Cielo.

 

(1) Sono tra le braccia della Divina Volontà, sebbene sotto il torchio delle privazioni del mio dolcissimo Gesù; senza di Lui le ore sono secoli, i giorni sono interminabili, ed oh! come rimpiango la sua dolce ed amabile presenza, e sento tutta la durezza del mio lungo esilio.  Ma mentre gemo e sospiro, il Fiat Divino fa scorrere la sua luce sopra del mio dolore, ed attutendolo mi fa scorrere nelle onde eterne dei suoi atti per unire i miei coi suoi, e farne un solo.  Ah! mi sembra che non mi dà il tempo neppure a dolermi d’essere priva di Colui che tanto mi ama ed amo, la sua luce s’impone su tutto, eclissa ed assorbe tutto, vuole tutto per Sé, ne permette di perdere tempo anche sulle cose più sante, qual è la privazione di Gesù.  Ma mentre nuotavo nel mare del dolore, la cara mia Vita appena come lampo che fugge, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia buona, coraggio, lasciati guidare dalla luce della mia Divina Volontà, la quale ti saprà convertire i dolori, le pene, le mie stesse privazioni, in pace perenne, ed in conquiste divine.  La natura della sua luce è eclissante, corroborante, fortificante, e dove la sua luce giunge, il dolore perde la forza e la vita, e lo cambia in conquiste ed in gioie, perché la forza della sua luce supera tutto, e dove prende il suo posto, tutte le altre cose perdono la vita; e se innanzi alla luce della mia Divina Volontà si sentono altri effetti e desideri, significa che la pienezza della sua luce non è piena nell’anima, ne vi regna in modo assoluto; il suo regno è regno assoluto, non condizionato, perciò tiene il supremo diritto di assorbire tutto, di far perdere la vita a tutte le altre cose e di convertire tutto in Volontà Divina.  Tu devi sapere che ogni qual volta la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, una rugiada benefica le piove addosso, la quale le conserva la freschezza divina, e le dà l’oppio a tutto ciò che ad Essa non appartiene, ed oh! com’è bello vederla sempre fresca nei suoi atti, fresca nel suo amore, nel suo dolore, in atto aspetattivo di ricevere la sua rugiada, per riceverne l’oppio, per convertirlo in dolce conquista di Voler Divino.  La freschezza rende amabile, attraente, tanto una persona quanto uno oggetto; le cose vecchie non piacciano a nessuno, e perciò Io amo tanto chi viva nella mia Divina Volontà, perché sento in essa la nostra freschezza Divina, i nostri soavi profumi, insomma dà di roba nostra, ed il tuo Gesù chiude nel mio cuore divino questa amata creatura, e la vado formando, crescendo tutta di mia Volontà.  Sicché questa nobile schiera dei figli del mio Volere, saranno formate nel mio cuore santissimo, come tante piccole regine, di figlie del gran Re”.

(3) Onde continuando il mio stato d’oppressione per le privazioni del mio dolce Gesù, pensavo tra me:  “Eppure, ad onta che son priva di Colui che è più che la mia stessa vita per me, pure sento una pace profonda, né temo di nulla, né ho nessun timore se è per mia colpa che il Celeste Gesù mi priva di Lui, né ho nessuna paura che mi potesse perdere, non sento altro nella piccola anima mia, che un mare placido, che sebbene mormora, ma il suo mormorio non è altro che, ti amo, e questo mio piccolo ti amo non ti chiede altro, che venga il regno della tua Volontà sulla terra, e senza mai cessare di mormorare, faccio le mie piccole onde, spesso spesso, per sbarazzarmi dal mio esilio e prendere il Cielo d’assalto per chiudermi nella mia patria celeste”.  Macché, invano, le mie onde cadono nel mio mare, e continuo placidamente a morare, ti amo, ti amo! ed impegno Cielo e terra a chiederti il tuo Fiat.  Ma mentre la mia mente spropositava, il mio Sommo Bene Gesù, stringendomi fra le sue braccia, tutto tenerezza mi ha detto:

(4) “La mia neonata della mia Volontà, pare che vai cercando come turbarti, ma Io non lo voglio, non voglio le tempeste nel mare dell’anima tua, ma pace perenne.  Le tempeste, cioè, i timori, le paure, i dubbi, sono le tempeste, e queste t’impedirebbero il continuo mormorio del tuo placido ti amo, che deve correre e mormorare sempre per vincere il tuo Creatore, affinché mandi il suo Volere a scendere sulla terra per farlo regnare.

(5) Ora, tu devi sapere che chi si fa dominare dalla mia Volontà e vive in Essa, i mali perdono la vita; il timore d’offendermi, le paure, i turbamenti, perdono il seme per rinascere, l’anima ed il corpo restano confermate nel bene, si trova nelle condizioni dei Beati, che il male non ha più vita per loro, perché in quelle regioni Celesti, nella mia Volontà, il male assolutamente non può entrare.  Sicché chi vive in Essa, si può chiamare ed acquista il diritto di cittadino del Cielo, e se si trova sulla terra, è come un cittadino smarrito dalla patria celeste, in cui lo tiene la mia Divina Volontà per i suoi grandi disegni, e per bene della misera umanità.  Ma ad onta che sta sulla terra non perde i diritti d’essere cittadino del Cielo, né di non vivere con le stesse proprietà della patria celeste, e sebbene si sente come smarrita, ma di diritto deve possedere il Cielo nell’anima sua, per vivere non di terra, ma di Cielo.  Ah! il vivere nella mia Volontà chiama il Cielo in terra, e la sua luce scrive sulla sua fronte, con caratteri incancellabili:  “Amore perenne, pace imperturbabile, conferma di tutti i beni, figlia dell’Ente Supremo”.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, affinché goda le proprietà della tua patria celeste, che sono:  “Amore continuo, pace somma e Volontà Divina”.  Come vita di tutti i beati”.

 

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31-3

Agosto 14, 1932

 

Per chi non vive nella Divina Volontà, si trova nelle condizioni degli oziosi

innanzi alla luce del sole.  Chi vive in Essa possiede la Santissima Trinità in atto.

 

(1) Stavo pensando alla Divina Volontà e come chi si fa dominare da Essa, dandole il pieno dominio, tutti i diritti sono i suoi e tutto ciò che gli altri ottengono per pietà, per misericordia, per bontà di Dio, essa l’ottiene per diritto.  Per diritto ottiene la santità, perché quella che la domina è santa e tiene virtù di trasformare anima e corpo in santità, in bontà, in amore.  Sicché tutte le vittorie, le conquiste, i diritti, sono i suoi e da padrona prende il Cielo d’assalto.  Che grande differenza tra chi vive nella Divina Volontà e tra chi vive di volontà umana; ma mentre ciò pensavo, il mio adorabile Gesù ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, la differenza tra l’una e l’altra è grande ed incalcolabile.  Per chi non vive nella mia Volontà, Essa è come il sole per gli oziosi, per quanto l’investe con la sua luce e li dardeggia col suo calore, essi nulla fanno, nulla imparano e nulla guadagnano, e rendono per loro sterile la luce del sole, e siccome stanno senza far nulla, si stancano, s’annoiano della stessa luce e cercano l’oscurità come riposo del loro ozio infelice.  Invece per chi lavora, la luce è operante, è luce all’occhio per farla guardare ciò che deve fare, perché per quanta luce abbia al di fuori, e non abbia la vita della luce il suo occhio, a nulla le servirà la luce che la circonda, e se non abbia la luce esterna, a nulla le gioverà avere la vita della luce nel suo occhio.  La mia Paterna bontà ha messo tale unione d’accordo tra luce esterna, che può avere la creatura, e quella del suo occhio, che l’una non può operare senza dell’altra:  Luce alle mani se vuole operare, se vuol scrivere, se vuol leggere e così di seguito.  Sicché la prima parte operante nella creatura la prende la luce, senza di essa li riuscirebbe quasi difficile poter fare alcun bene, e potersi guadagnare un tozzo di pane per vivere.  Ora tale è la luce della mia Volontà per chi non vive in Essa, Essa investe ed esiste per tutti, ma non è operante né dominante nell’atto della creatura, questa, con tutta la sua luce resta oziosa, non impara nulla di Divino, né fa nessuna conquista, e le cose più belle la stancano e l’annoiano.  La volontà che vuol vivere nella mia è come l’occhio pieno di luce, che si rende capace di unificarsi con la luce della mia Volontà, che mettendosi d’accordo tra loro, fanno e formano lavori ed opere prodigiose, da fare strabiliare Cieli e terra.  Vedi dunque che significa vivere nella mia Volontà:  Non stare oziosa, la piccola luce dell’anima accordarsi con la luce del Fiat eterno, per renderlo operante negli atti suoi, e così formare l’inseparabilità tra l’uno e l’altro”.

(3) Onde la folla dei pensieri seguiva nella mia mente sulla Divina Volontà, ed il mio Celeste Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, la mia Volontà produce la luce nell’anima, la luce genera la conoscenza, luce e conoscenza si amano e generano l’amore.  Sicché dove regna la mia Volontà Suprema regna la Trinità Sacrosanta in atto.  La nostra Divinità adorabile è portata in natura, in modo irresistibile, senza mai interrompere, a generare continuamente ed il primo atto generatore lo facciamo in Noi stessi.  Il Padre mi genera continuamente, ed Io, suo Figlio, mi sento generato continuamente in Lui, il Padre Celeste mi genera e mi ama, Io son generato e l’amo, e dall’uno e l’altro procede l’amore.  In quest’atto generativo senza mai cessare, si racchiudono tutte le nostre conoscenze mirabili, i nostri segreti, le nostre beatitudini, i tempi, le nostre disposizioni, la nostra potenza e sapienza, tutto quanto l’eternità racchiude, in un solo atto generatore che forma tutto l’assieme del nostro Essere Divino.  Quindi, questo nostro amore reciproco, che forma la Terza Persona del nostro Ente Supremo, inseparabile da Noi, pare che non si contenta del nostro atto generatore in Noi, ma vuole generare fuori di Noi stessi, nelle anime, ed ecco il compito lo affidiamo alla nostra Volontà animata dal nostro Amore, che scenda nelle anime e vada a formare con la sua luce la nostra generazione divina, ma ciò può fare in chi vive nel nostro Volere, fuori di Esso non c’è posto per formare la nostra vita divina, la nostra parola non troverebbe l’udito per farsi ascoltare, e mancando le nostre conoscenze, l’amore non troverebbe la sostanza per generare, ed ecco la nostra Trinità Santissima scompigliata nella creatura.  Perciò la sola nostra Volontà è quella che può formare questa nostra generazione divina, quindi sii attenta ad ascoltare ciò che ti vuol dire questa luce, per darle il campo al suo atto generatore”.

 

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31-4

Agosto 21, 1932

 

Desiderio di Gesù e bisogno che sente del “ti amo” della creatura.  Come il

suo amore resta fallito.  L’amore sangue dell’anima.  Anemia che esiste nel mondo.

 

(1) Stavo girando negli atti della Divina Volontà, ed oh! come vorrei mettere il contraccambio degli atti miei agli atti suoi, ed essendo troppo piccola ed incapace di poter fare atti equivalenti per contraccambio dei suoi, me n’esco col mio piccolo “ti amo”, ma ad onta ch’è piccolo, Gesù lo vuole, l’aspetta per dirmi:  “La neonata della mia Volontà ha messo del suo negli atti nostri, sicché non sono più soli, ma hanno la compagnia di colei, per causa della quale furono creati, e questa fu ed è la nostra Volontà, per dare il campo d’azione alla creatura negli stessi atti nostri per poterle dire:  Amiamo ed operiamo dentro d’un sol campo”.  Ma pensavo tra me:  “Che gran che, questo mio piccolo “ti amo” che Gesù vuole e tanto ama?”  Ed il mio amato Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che Io amo il tuo “ti amo” e sto sempre in atto d’aspettarlo, Io ti amo sempre, né cesso mai d’amarti, e se tu fai le soste nell’amarmi, sento che Io ti do il mio amore continuo e tu non me lo dai, ed il mio amore si sente come rubato da te.  Invece quando il mio “ti amo” corre, ed il tuo si fa trovare pronto per darmi e ricevere il mio “ti amo”, il mio si sente ripagato, e succede che il tuo “ti amo” non dà tempo al mio, ed il mio non dà tempo al tuo, succede una corsa, una gara d’amore tra Creatore e creatura.  Molto più, quando veggo che stai per dirmi “ti amo”, la mia Volontà investe il tuo “ti amo” per farlo da piccolo grande, ed Io trovo il mio amore nel tuo, come non debbo amarlo e volerlo? Figlia, sono i miei soliti stratagemmi, le mie industrie, che do per ricevere, questo è il mio commercio, amo, do amore per ricevere amore, e quando non sono amato, il mio commercio resta fallito, e siccome la mia passione è l’amore, non mi stanco, né mi do indietro, incomincio da capo, ripeto, ripeto le industrie, abbondo di stratagemmi e di tenerezze per rifarmi del mio amore fallito nella creatura.  Oh! se sapessi come resta ferito e dolente il mio Cuore quando Io dico “ti amo” ed essa non sente la chiamata che le fa il mio per avere il suo.  Oltre di ciò, tu devi sapere che l’amore è il sangue dell’anima, come la mia Volontà è la vita, e come nell’ordine naturale la vita non può funzionare senza del sangue, ed il sangue non può circolare se non ha una vita, ed a secondo l’abbondanza del sangue così gode salute, così nell’ordine soprannaturale, l’anima, la mia Divina Volontà, non può funzionare senza il sangue dell’amore, quanto più amore tanto più si sentirà forte, robusta, attiva nell’operare, altrimenti soffrirà d’anemia e potrà finire in tisi, sicché quando non vi è il sangue sufficiente dell’amore, la mia stessa Volontà per quanto è vita, si rende malata nell’anima ed inoperante, perché le manca il sangue dell’amore per funzionare; tutte le virtù si rendono anemiche, ed invece di pazienza, di fortezza, di santità, si vedranno tutte scolorite queste virtù, cambiandosi in difetti.  Perciò c’è molta anemia nel mondo, perché manca il sangue puro del mio amore, e di conseguenza vanno incontro ad una tisi terribile, che le porta alla rovina nell’anima e nel corpo.  Ecco perciò amo tanto il tuo “ti amo”, e lo voglio in tutti gli atti miei, in tutte le cose create, in ogni atto di creatura, per poter formare molto sangue come antidoto e rimedio all’anemia che esiste, e questo sarà preparativo al regno della mia Volontà.  Perciò sento il bisogno del tuo amore, è vero che è piccolo, ma Io non guardo se è piccolo o grande, piuttosto guardo se è stato fatto nella potenza della mia Volontà, che gli atti più piccoli me li fa grandi e l’investe di tale bellezza da sentirmi rapire.  Quindi ti basta sapere che lo voglio, mi piace, mi rendi contento, per farlo, se è piccolo o grande me la veggo Io, e questo tuo “ti amo” lo voglio nel palpito del tuo cuore, nell’aria che respiri, nel cielo, nel sole, insomma in tutto.  Oh! come vorrei vedere che il tuo “ti amo” investe Cielo e terra, creature e Creatore”.

 

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31-5

Agosto 28, 1932

 

Alternative Divine, lavoro e riposo.  Come Dio prende la creatura

sempre a vie d’amore.  Amore universale ed amore speciale.

 

(1) La mia piccola mente continua a sperdersi nel Voler Divino, mi sembra che non so stare se non mi tuffo nelle sue onde per trovare in atto ciò che ha fatto per amor nostro, ma in mezzo a tanta immensità d’amore, il mio cuore aveva i suoi gemiti dolorosi per le privazioni del mio dolce Gesù, il suo silenzio profondo; mi sento che nella mia anima, sebbene c’è un’aria pura, un cielo tersissimo tempestato di stelle scintillanti di tutti i colori, un sole fulgidissimo, che con la sua luce batte continuamente sulla mia piccolezza, per fare che tutto fosse in me Volontà Divina, tutto è pace e serenità, non vi è neppure un leggero soffio di vento che può far rumore, questo però è tutto effetto e proprietà del Fiat eterno, eppure dicevo tra me:  “Mi sembra che mi manca il Re, mi manca Colui che con un amore che non so dire, il tutto ha operato ed ordinato in me, e mancandomi Lui mi sento sola; ma dimmi, perché mi hai lasciato? Perché non parli?”  Ed il mio caro Gesù, facendosi ferire dai miei gemiti e sostenendomi nelle sue braccia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti meravigliare, è mio solito, dopo il lavoro voglio trovare riposo nel mio stesso lavoro, in mezzo alle mie stesse opere, che più che soffice letto si prestano in atto di adorazione profonda ed in muto silenzio a darmi riposo; il riposo dopo il lavoro è il ricambio del lavoro, è il gusto e contento che sa dare il sacrificio.  Non feci lo stesso nella Creazione? Primo la creai col mio Fiat, perché la nostra parola è opera, è passo, è tutto, e dopo tutto ordinato ed operato trovai il più bello e dolce riposo; queste sono le alternative del nostro Essere Supremo, lavoro e riposo, il lavoro ci chiama al riposo, ed il riposo ci chiama al lavoro.  Quindi non vuoi tu che riposi nel l’anima tua? Tutto ciò che tu vedi in te, non è altro che lavoro del tuo Gesù, ogni parola che ti dicevo era un lavoro che Io facevo, e da dentro della mia parola formavo la nuova creazione in te, più bella della stessa Creazione, perché quella doveva servire ai corpi, questa doveva servire alle anime per darle la vita della mia Volontà.  Se non facessi le alternative di lavoro e riposo, sarebbe segno che non mi avresti dato la libertà d’operare con la mia forza creatrice il mio lavoro nell’anima tua, onde avrei continuato il mio lavoro fino a tanto ne avesse l’intento, per poi riposarmi.  Io, se non finisco, non riposo, e se dopo il riposo riprendo il lavoro, è perché riprendo nuovi lavori, non vuoi tu che mi riposi sotto di questo cielo così sereno, queste stelle e sole che mi piovano addosso come dolci refrigeri, che facendomi le più belle nenie mi invitano al riposo ed in muto silenzio mi dicono:  “Come son belle le opere tue, la tua Volontà operante, la tua potenza creatrice che ci ha dato la vita, siamo opere tue, riposati in noi e noi formeremo la tua gloria, la tua adorazione perenne”.  A un dire sì dolce prendo riposo, e nello stesso tempo veglio e conservo il mio lavoro, e preparo altri lavori da fare; e se sapessi qual’è il primo lavoro che faccio dopo il riposo? Apro il mio lavoro col dire alla creatura un dolce mio “ti amo”, voglio iniziare il mio lavoro col mio amore, affinché la creatura sentendosi ferire e rapire dalla forza irresistibile del mio amore, mi lasci fare, e mi dà il campo d’azione nell’anima sua; Io la prendo sempre, inizio i miei lavori, chiedo dei sacrifici a via ed a forza d’amore, il mio amore la felicita, l’investe, l’assorbe, l’inebria, e di fronte al mio amore, inebriata come sta mi fa fare ciò che voglio e giunge a sacrificarmi la propria vita, perché un mio “ti amo” uscendo dal fondo della mia Divinità, che contiene l’immensità, che si trova da per tutto, l’infinità che non finisce mai, la potenza che tutto può, la sapienza che dispone di tutto, sicché tutto ciò che esiste sentono la forza del mio “ti amo”, e tutti lo dicono insieme con me:  Glielo dice il Cielo con tutta la corte celeste, lo dicono le stelle ed il loro scintillio si cambia in “ti amo”, il sole, il vento, l’aria, l’acqua, le dicono “ti amo”, perché avendolo detto Io, il mio “ti amo” ha risuonato in tutto e da per tutto, e tutti lo dicono insieme con me, e la creatura si sente sotto la pioggia d’un “ti amo” immenso, e sentendosi affogata dal mio amore mi lascia fare, non fiata e si presta a farmi compiere le mie opere più belle; e sebbene anch’essa sente il bisogno di dirmi “ti amo”, ma vede che il suo è troppo piccolo di fronte al mio, perché non tiene le armi dell’immensità, potenza ed infinità, pure non vuole restare dietro, ed usa l’industria di dirlo nella potenza della mia Volontà, ed oh! quanto lo gradisco, e mi è di spinta non solo al lavoro, ma a ripeterlo un mio “ti amo” diretto e speciale, perché è vero che amo tutti, il mio amore non cessa mai per nessuno, ma quando voglio fare lavori speciali, nuove opere, disegni più distinti, non mi contento del mio amore generale, ma vi aggiungo un’amore speciale e distinto, che mentre serve ad affascinare la creatura, serve come materia, come terreno dove formare il mio lavoro e distendere le mie opere.  Perciò lasciami fare, so Io quando è necessario il lavoro, la parola, il silenzio ed il riposo”.

 

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31-6

Settembre 4, 1932

 

Il ricambio, bisogno dell’amor Divino.  La Divina

Volontà operante, continuazione di Creazione.

 

(1) Sono sempre nel mare del Voler Divino, il quale mi fa presente tutta la Creazione.  Che teatro immenso, nel quale ci sono scene sì commoventi, che a chiare note rivelano il grande amor di Dio verso le creature, e che rapiscono il cuore ad’amarlo, e pensavo alla grande ingratitudine umana, che non si fa rapire ad’amarlo.  Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi col suo cuore gonfio d’amore, mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, la Creazione fu fatta dal nostro Ente Supremo per dare amore, e per ricevere il ricambio dell’amore delle creature.  Non vi è cosa da Noi creata, che non ci fu questo nostro scopo, farla per riceverne il ricambio, altrimenti le nostre opere non sarebbero state opere comunicative, fruttificativi, alimentatrici e piene di vita per felicitare l’uomo, sarebbero state come opere dipinte, che al più allettano la vista, ma che non farebbero bene a nessuno.  Invece col volere il ricambio, Noi mettevamo come in via la comunicazione della luce per darle la vita della luce, l’aria per darle la vita della respirazione, l’acqua, il cibo, il fuoco per darle la vita ed il bene che esse posseggono, e così di tutto il resto, quanti atti di vita mettevamo intorno alla creatura per crescere, alimentare e sostenere la sua vita? Ora, col volere il loro ricambio, era un bisogno del nostro amore, le opere senza ricambio sono opere senza corteggio, senza apprezzamento, e per quanto si servono di esse, restano opere isolate, come se non fossero gradite.  Il ricambio non prende l’opera solo per servirsene, ma entra dentro di essa per riconoscere Colui che per amor suo la ha creato; il ricambio da vita alla gratitudine, al ringraziamento; si può dire che il ricambio mantiene la conversazione, l’amicizia, la corrispondenza tra il donatore e tra chi riceve il dono, altrimenti tutto resta spezzato.

(3) Ora senti figlia mia un’altro tratto del nostro intenso amore verso del l’uomo.  Per avere questo ricambio, nel crearlo mettevamo in lui la nostra Volontà operante unita con la sua, affinché come la nostra Volontà nell’opera della Creazione fece tante opere per amor suo, così nell’anima sua, possedendo la nostra Volontà Divina, in virtù di Essa potesse tenere eguale forza e potere di darci il ricambio da Noi voluto.  Il nostro Fiat, agente nella Creazione ed agente nella creatura, doveva mettere a giuoco l’umano volere per servirsene di tutti i suoi atti, piccoli e grandi, per formare il giusto ricambio di tutte le sue opere che aveva fatto nella Creazione, molto più che ne sapeva il numero, la varietà, la bellezza, il peso di tutte le sue opere; nella creatura operante non doveva farne a meno d’operare con la stessa molteplicità, sontuosità e bellezza di ciò che aveva operato nell’universo, e così ricambiarsi le sue opere esterne, e le sue opere interne fatte nel fondo dell’anima.  La Volontà Divina doveva servirsene dell’umana volontà come materia nelle sue mani, di continuare la sua Creazione.  Ecco perciò che l’uomo col respingere la nostra Volontà, fece cessare la sua vita operante negli atti suoi, nei quali poteva servirsene di creare e trasformarli in cieli, in stelle, in soli, in mari, eccetera, inceppò l’opera nostra, l’arrestò, sconvolse le nostre dolci armonie, i cari ricambi che solo in virtù del nostro Volere potevano esistere; tutto potevamo fare in lui se la nostra Volontà avesse la sua vita operante in lui.  Ecco perciò le nostre premure, i nostri sospiri, le insistenze, i nostri dolori, che la terra umana potesse diventare campo nostro d’azione, in cui il nostro Volere avessi piena libertà di fare quello che vuole.  E non ti credere che solo l’Ente Supremo vuole il ricambio nelle sue opere, anche la creatura, il primo scopo nelle sue opere è il ricambio, se c’è questo, o almeno lo spera, ha mani e piedi per muoversi, bocca per parlare, forza per sacrificarsi, tempo per operare, ma se non vi è il ricambio, le sembra che non ha né mani, né piedi, né bocca, né forza, né tempo, si sente che la vita le muore per quell’opera.  Sembra che il ricambio sia nulla, ma non è vero, anzi è il principio e la vita di ogni opera, perciò il ricambio è un bisogno del mio amore, e mi fa continuare l’opera della Creazione”.

(4) Dopo di ciò, continuava il mio abbandono nel Fiat Divino, e una folla di pensieri, dubbi e difficoltà sorgevano nella mia mente.  Ed il mio Celeste Maestro ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, la mia Volontà tiene virtù di fare l’accentramento di tutto l’essere umano in un’atto solo.  Se opera con la sua virtù unitiva, accentra in essa i pensieri, il cuore, i passi, e tutto, in modo che la creatura si sente che non è la sola opera, ma tutto l’essere suo investito dalla sua forza operante, che sentono l’impero della mia Volontà operante, e tutto fanno una sol cosa.  Questa forza unitiva rende dominante ed ordinata la creatura, perché la prima dote che sa dare il mio Fiat è il dominio di sé stesso e l’ordine, ed allora prende il suo dominio divino è diventa materia fattibile nelle sue mani, che si presta alle sue opere meravigliose.  Invece, senza della mia Volontà, la creatura non possiede neppure la forza unitiva negli atti suoi, e quindi si vede tutta sparpagliata e senza ordine, e materia dura che non cede alle forme che il nostro Volere le vuole dare”.

 

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31-7

Settembre 8, 1932

 

Prodigio della nascita della Regina del Cielo.  Vie di comunicazione

tra Creatore e creatura.  Chi forma la nobiltà.

 

(1) La mia piccola mente fa sempre la rondine dentro e fuori del Voler Divino, e per quanto le gira intorno non mi stanco mai, sento una forza misteriosa che allettandomi non mi dice mai basta, ma dice:  “Corri, cerca i suoi atti, amali, adorali, baciali, e trasforma i tuoi ai suoi, e forma tutta la tua vita di Volontà Divina”.  E se non so dire nulla, nelle mie corse e giri dico la mia piccola storiella, “ti amo”, “ti amo”, “ti adoro”, “ti benedico” oh! Volontà adorabile, in tutte le opere tue.  Ed essendo oggi la Natività della Regina del Cielo, mi sono fermata a pensare al grande portento della sua nascita, cui pareva che Cieli e terra si mettevano sull’attenti per adorare questo prodigio Divino.  Ed il mio Sommo Bene Gesù, con amore e tenerezza indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta della mia Volontà, la nascita della mia Mamma Celeste racchiude tutte le meraviglie, tutti i prodigi uniti insieme, ma sai perché? Non nasceva Lei sola, la pura, la santa, la bella, l’Immacolata, no, no, ma insieme con la celeste bambinella nasceva in Lei la mia Volontà Divina, concepita già e racchiusa in Essa per formare la sua vita operante e crescente nella graziosa bambina.  La mia Volontà, racchiudersi per nascere insieme, servirsene dell’organo della celeste creatura per operare e formare la sua vita divina, questo fu un prodigio che solo l’eterno amore, la divina sapienza e potenza poteva operare, non era la sola vita che si dava, né il solo dono di liberarla dalla macchia d’origine, questo sarebbe stato nulla alla nostra potenza, quello che fece stupire e che chiamò l’attenzione di tutti, era la mia Volontà che nasceva insieme con Lei nel mondo, tanto che Cieli e terra, ne restarono scossi, si misero sull’attenti, sentivano una forza misteriosa, quella stessa forza che li dominava e conservava tutta la Creazione, era la stessa nostra Volontà che muoveva tutto e metteva Sé stessa e tutta la Creazione a servizio e disposizione di questa neonata bambinella.  Quindi questo nascere della mia Volontà insieme con Lei, fu l’origine che chiamò tutti gli altri prodigi ad accentrarsi in Essa.  Dove regna il mio Fiat non vi è bene che non racchiuda, non prodigio che non compie, vuole far sfoggio del suo amore e potenza col formare la sua vita operante, e metterci del suo per quanto a creatura è possibile di contenere.  Perciò ammira e ringrazia il nostro Essere Supremo, che giunge a tanto amore verso di questa neonata bambina, da far rinascere in Lei la nostra Volontà non nata, che non ha né principio, né fine, né limiti nei suoi confini”.

(3) Onde seguivo l’operato della Divina Volontà in tutte le cose create, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le cose create furono fatte da Noi per formare tante vie, per fare che l’uomo se ne potesse servir per venire a Noi, perché le lasciammo tutte aperte, affinché quando volessi venire non avessi bisogno né di bussare, né di aprire per venire a Noi.  Era il nostro figlio, era giusto e ragionevole che tenesse tutte le vie aperte per andare dal suo Padre Celeste, e trattenersi insieme per amarlo ed essere amato, e come figlio chiedergli grazie e favori, ma sai l’ingrato figlio che fece? Lui stesso chiuse le vie, formò le sbarre e col peccato formò le porte, chiudendo le corrispondenze con chi li aveva dato la vita.  Ora, vuoi tu sapere chi ritorna ad aprire le porte, a bruciare le sbarre? Chi mi ama e vive nella mia Divina Volontà; l’amore ed il mio Fiat sono forze potente che bruciano e svuotano tutto, ed aprono tutte le vie per mettere di nuovo il figlio lontano nelle braccia del suo Padre Celeste.

(5) Ora tu devi sapere che tutte le virtù, le opere buone, l’amore, il fare la mia Divina Volontà, formano la nobiltà dell’uomo, ma la sostanza di questa nobiltà è la ricchezza della mia grazia, tutto il bene viene poggiato sopra di essa, di cui si fa fonte e conservatrice di tutto il bene che si può operare, altrimenti si può dire nobile di origine, qual’è l’uomo, ma siccome le manca la ricchezza, si trova quasi per necessità a fare atti non degni della sua nobiltà.  Difatti, se uno è nobile e non è ricco, non può vestire da nobile, né abitare palazzi, sicché la sua nobiltà si riduce al solo ricordo che era nobile; così chi non possiede la ricchezza della mia grazia, tutto il bene si riduce a squallide virtù, che spesso spesso fanno vedere che non è ricco di pazienza, di preghiera, di carità, e così di seguito.  Ora, il bene forma la nobiltà, la ricchezza della mia grazia la conserva, la mia Volontà forma il Re che domina e con maestria divina regola ed ordina tutto”.

 

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31-8

Settembre 18, 1932

 

La pagina scritta nella Divina Volontà, storia della creatura.

Come Iddio non ci vuole servi, ma principino del suo regno.

L’amor Divino in cerca di tutte le creature per amarle.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Voler Divino, mi sento nascondere dalle sue onde eterne, nelle quali tutto nasconde, nulla le sfugge dalla sua immensità, sicché chi vuol trovare tutto, abbracciare tutto, sentire la storia di ciascuno, deve entrare in questo mare del Fiat Supremo.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Esso, il mio dolce Gesù, visitando la mia piccola anima mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, la mia Volontà tutto racchiude, anzi, per ciascuna creatura vi tiene la sua pagina scritta del come si deve svolgere la sua storia e formare la sua vita, e questa pagina scritta fu “ab eterno” scritta nella luce della nostra Volontà, sicché la vita di ciascuna creatura nel tempo ebbe il suo principio, ma nel nostro Ente Supremo non ebbe principio, e fu amata da Noi con amore senza principio e senza fine.  Ora, la Creazione tutta non esisteva ancora e Noi l’amavamo, perché già stava dentro di Noi; tenevamo chiusa dentro il Sacrario della nostra Divinità il gran parto di tutte le creature, guardavamo in ciascuna di esse la nostra pagina scritta, le sue vicende, la sua piccola storiella, ed a seconda di ciò che era scritto, il più o il meno che doveva essere compiuta e glorificata la nostra Volontà Santissima, così più intensamente l’amavamo.  Tu non esistevi, ma la nostra Volontà ti racchiudeva e Noi amandoti ti davamo il luogo, il riposo sulle nostre ginocchia paterne, ti davamo le svariate lezioni sul nostro Fiat, ed oh! quanto piacere prendevamo nel vederti ascoltare e scrivere nell’anima tua, come copiando, ciò che stava scritto nella nostra pagina eterna, perché tu devi sapere che ciò che vogliamo che la creatura faccia di nostra Volontà, primo viene fatto da Noi, formato da Noi nel nostro stesso Volere, e poi straripando da Noi, vuole farlo e formarlo nella creatura, facendone suo campo d’azione divina.  E’ tanto il nostro amore, che non vogliamo altro che essa faccia, ciò che abbiamo fatto Noi, dandogli il modello dell’atto nostro, affinché ne faccia la copia, e quanti aiuti, assistenza non diamo mentre fa la copia, dandogli la nostra stessa Volontà come atto suo, come materia prima, affinché la copia riesca secondo il nostro disegno.  Ora, chi fa la sua volontà, ogni suo atto non fa altro che guastare il nostro disegno, formare delle cassature sulla nostra pagina scritta, ogni nostra parola scritta conteneva un’amore speciale ed eterno, conteneva lo svolgimento della sua vita a secondo della nostra somiglianza, in cui doveva racchiudere la sua storia d’amore e di compimento di sua Volontà Divina verso il suo Creatore.  L’umano volere non fa altro che contraffare questa pagina, sconvolgere la nostra somiglianza, ed invece di formare la copia della nostra pagina scritta con tant’amore per essa, si ha formato la sua pagina scritta con note di dolore, di confusione e con una storia sì vile e bassa, che i secoli non ne faranno memoria, e l’Eterno non troverà in essa l’eco della storia scritta nella sua pagina, in cui doveva essere decantata la sua storia divina nella creatura.

(3) Figlia mia, vi è una conoscenza sbagliata nel basso mondo, e credono che la creatura può vivere come scostata da Noi, che sbaglio! Che sbaglio! La Creazione tutta non è altro che una eredità uscita da Noi, quindi è nostra, ci appartiene, tanto, che sebbene l’abbiamo uscito fuori, ma l’abbiamo uscito inseparabile da Noi, e vogliamo l’onore, la gloria della nostra eredità, e che le creature non siano vili servi nostri, ma figli e come tanti principini del nostro regno, e questo principato le veniva dato dall’inseparabilità della nostra Volontà, tanto che la creatura non ne può fare a meno di Essa, né può vivere, né separarsi, neppure nello stesso inferno, al più, chi la tiene operante e chi la tiene conservatrice del suo essere senza darle l’agio di farla operare il bene.  Vivere senza della mia Volontà sarebbe come il vivere il corpo senza dell’anima, ciò che sarebbe impossibile, e si vede che quando un membro è troncato dal corpo non ha moto, perde il calore e si imputridisce perché manca l’anima, così sarebbe se mancasse la mia Volontà, tutto si risolverebbe nel nulla.

(4) Ora il vivere nella mia Volontà è proprio questo, sentirsi scorrere in tutto l’essere, in tutti gli atti:  La luce, la forza divina, la vita della mia Volontà, perché dove non vi è la sua vita operante, quell’atto rimane senza vita, senza calore, senza forza e luce divina, è come morto per il bene, e quando non vi è il bene dentro, si forma il male e finisce col putrefarsi.  Oh! se la creatura si potesse vedere senza la vita operante del mio Volere, si vedrebbe talmente contraffatta, che essa stessa avrebbe orrore a guardarsi.  Perciò lasciati travolgere sempre dalle onde eterne del mio Volere, in cui troverai la tua pagina scritta, la tua storia tessuta con tanto amore su di te, e così non più ti farà impressione ciò che di te abbiamo disposto, troverai tutto come cose che a te appartengono e che di assoluta necessità devono formare la tua vita, riempire la tua storia e soddisfare al nostro bisogno d’amore, che “ab eterno” volevamo far conoscere la nostra Volontà.  Sii fedele e non inceppare il nostro amore, e lasciaci liberi di svolgere i nostri mirabili disegni formati su di te”.

(5) Dopo ciò seguivo il mio abbandono nel Fiat Divino, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia buona, chi fa e vive nel mio Volere, sale nell’unità della mia Volontà, e vi scende in Essa in tutte le cose per darmi il suo amore in tutte le cose, in tutte le creature ed atti di esse”.

(7) Ed io:  “Amor mio, per quanto faccio d’amarti in tutte le creature ed in tutti gli atti di essi, volendoli coprire tutti col mio amore, affinché Tu non ricevessi che amore da tutti, pure veggo che non tutti ti amano, questo è un dolore per me, perché penso che il mio amore non ha forza vitale, e perciò non so farti amare da tutti”.

(8) E Gesù:  “Figlia mia, è la forza dell’unità del mio Volere che ti slancia su tutti e su tutto, per amare in tutto e darmi il contraccambio dell’amore di tutti, e se non mi amano, non posso dire che il tuo non lo ricevo, anzi nel tuo amore sento le note dell’amore che tutti mi dovrebbero dare, ed oh! come ne sono contento! Tu devi sapere che questo è il nostro ufficio divino:  Dall’altezza del nostro unico e solo atto che mai interrompiamo, scende la nostra luce, amore, potenza e bontà, e va rintracciando tutti gli atti, i palpiti, i passi, le parole, i pensieri, per plasmarli, investirli, suggellarli col nostro amore; sentiamo l’irresistibile bisogno d’amore di andare in cerca di tutto e di tutti, e non ci facciamo sfuggire nulla, neppure un palpito, se non le diamo un nostro “ti amo”, eppure non ci amano, anzi vi è chi sfugge da sotto la pioggia del nostro amore, ma con tutto ciò continuiamo, non ci arrestiamo, perché la nostra natura divina è amore e deve amare, e sentiamo il contento, la felicità che il nostro amore ci da con l’amare, che tiene virtù d’amare tutti, di estendersi a tutti ed ovunque; né sarebbe piena felicità in Noi se il nostro amore soffrirebbe d’impotenza di poter tutto amare, oppure arrestarsi se non si vede contraccambiato.  Così tu, continua ad amarci per tutti, ed a travolgere tutti nel nostro amore, e ad onta che non ottenga tutto il tuo intento, sentirai le noti del nostro amore felicitante, ché vuoi amarci per tutti”.

 

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31-9

Settembre 25, 1932

 

La Divina Volontà chiama la vita di Nostro Signore nell’anima, l’abbandono

chiama le opere sue.  Diritto che dà la Divina Volontà a chi vive in Essa.

 

(1) Sono sempre nelle braccia del Voler Divino, come una piccola bimba che vuol essere cullata nelle braccia della mamma per prendere il suo dolce sonno, e se la mamma non la culla, la povera piccina non si sente sicura, s’opprime e piange, ed implora le braccia della madre per letto e riposo, ed allora si quieta quando ne ottiene l’intento.  Tale son’io, sono la piccola bimba neonata appena, e sento il gran bisogno, per essere sicura, delle braccia del Fiat per essere cullata e difesa, ed essendo inesperta nel suo mare Divino, perché sono neonata appena, sento il bisogno di essere guidata e di ciò che debbo fare nella sua stessa Volontà.  E siccome mi sentivo oppressa per le privazioni del mio dolce Gesù, e per altri incidenti successimi, il mio Sommo Bene Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola neonata del mio Volere, vieni fra le mie braccia, tu hai ragione che solo nelle mie braccia puoi essere sicura, ne vi sono pericoli nella mia Volontà, che più che Mamma ti tiene stretta al suo seno, ti alimenta con la sua luce e col suo amore; non ci sono oppressioni, né mestizia, né timore, queste sono robe fuori della mia Volontà, non dentro di Essa, dove non vi è altro che pace, gioia, attitudine continua, c’è tanto da fare, che l’anima non trova né tempo, né luogo per opprimersi, e poi, l’oppressione è mancanza d’abbandono totale nelle mie braccia, l’abbandono produce il dolce sonno, e nello stesso sonno sogna Colui che ama, e che l’ama tanto che la tiene stretta al suo seno.  Invece l’oppressione, il timore, produce la veglia e diventa tutt’occhio per guardare sé stessa, non Colui che ama ed è tutt’occhio per essa.  Tu devi sapere che il fare ed il vivere nella mia Volontà, chiama la mia vita a formarsi in te, e l’abbandono totale in me chiama le mie opere, e chi non vive abbandonata inceppa in essa la mia vita e le mie opere, ed Io mi sentirei male se non potessi svolgere ciò che voglio fare nella creatura.  Perciò abbandonati totalmente in me, ed Io ci penserò a tutto”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nella Creazione, per mettervi il mio ricambio d’amore per tutto ciò che ha creato e conserva per solo e puro amore, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la gran mole del mondo attaccata alla gran mole Divina gira continuamente, animata dal nostro moto incessante, ci gira intorno per ridarci la gloria, l’onore, l’amore, col quale la uscimmo fuori di Noi.  Sicché siamo in mezzo alle opere nostre che mentre ci girano, ci decantano con voci segrete ed arcane il nostro Essere Supremo.  Onde Noi sentiamo nelle cose create la nostra vita sparsa in esse, e sentiamo ridarci il palpito del nostro amore, la profondità della nostra adorazione, il corteggio della nostra gloria, l’areola della nostra fulgida bellezza, la vita della nostra luce.  Ora, chi gira nelle opere nostre si unisce a darci tutto ciò che ci dà tutta la Creazione, la mia Divina Volontà le dà il luogo in tutte le cose create per fare che ciò che fanno loro, faccia pure essa, e succede che come gira, così prende più amore, più luce di conoscenza, si abbellisce di più, è un incanto il vederla che come gira così prende in sé la vita del suo Creatore e se la copia, ed il mio Fiat Divino le dà il diritto di tenere il suo posto d’onore nelle opere sue.  Chi vive nella nostra Volontà è inseparabile da Noi, e dalla più grande alla più piccola opera da Noi creata, la sua forza creatrice ed unitiva la unisce con tutto, con vincolo indissolubile e perenne”.

 

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31-10

Ottobre 9, 1932

 

Dio creò l’uomo in un estasi d’amore.  La Creazione corredo dell’uomo.

Il dolce suono del campanello, estasi a vicenda del Creatore

e della creatura.  Prodigio del Concepimento della Vergine.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, e quanto più mi abbandono, tanto più sento la sua forza che mi fortifica, la sua vita che anima la mia, la sua luce che mi conforta, mi rischiara e facendosi rivelatrice mi rivela Colui nelle cui braccia sono tutta abbandonata e con attrazione potente mi fa girare nelle opere sue, ama e vuole che la sua piccola figlia sia spettatrice di ciò che ha fatto per amore delle creature.  Onde mentre giravo, il mio divino e sovrano Gesù, soffermandomi nell’atto della creazione dell’uomo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che dolce ricordo la creazione dell’uomo, lui fu creato in una nostra estasi d’amore; fu tanto il nostro amore, che restammo rapiti innanzi alla nostra stessa opera che mettevamo alla luce; ci rapiva la beltà con cui lo avevamo investito, ci rapiva la santità con cui lo avevamo riempito, ci rapiva la forma, l’armonia con cui lo avevamo formato, le sue prerogative, ciascuna sua qualità era un’estasi d’amore che sentivamo e ci rapiva ad amarlo.  Sicché il nostro amore restò scosso, soggiogato e mettendoci in estasi, faceva sorgere in Noi l’amore operante ed imperituro verso dell’uomo.  Ed in questa estasi d’amore rapito come stavamo, non si badava a nulla, non si mettevano limiti, si sfoggiava tanto nell’amarlo e nell’arricchirlo di tutti i beni, che non le restammo nessun vuoto, affinché il suo amore fosse pieno per Noi, e così poterci rapire ad amarlo continuamente; onde il solo ricordo del come fu creato l’uomo ci ripete la nostra estasi amorosa verso di lui.  Ora, chi gira nella nostra Volontà, come trova le nostre opere che furono come preparativo, per poi creare l’uomo, suona il campanello per chiamare tutte le creature a riconoscere questo amore di Dio verso dell’uomo, ed il suo dolce suono chiama la nostra attenzione, ridesta il nostro amore, e fa risorgere in Noi la nostra estasi d’amore verso di lui.  Estasi significa riversamento totale verso di chi si ama, e chi viene nella nostra Volontà, tiene forza di farci subire la nostra estasi d’amore affinché ci riversiamo in lei, e Noi mettiamo con la nostra potenza la creatura in estasi per Noi, affinché nulla le resta, e tutta si riversa nel nostro Essere Supremo.  Succede un riversarsi a vicenda, l’uno nell’altro, perciò non vi è cosa che più ci piace, che vedere la creatura in quella stessa Volontà in cui fu creato.  Mirare le opere nostre, conoscerle, sentire le pulsazioni del nostro amore che ciascuna cosa creata possiede, era il corredo che preparavamo e davamo all’uomo nel creare tante cose e la Creazione tutta.  Ora, chi riceve la vita del bene che le cose create contengono? Chi fa uso di questo corredo sì splendido, e con diritto chi le conosce, conoscendole trova il nostro amore palpitante, la nostra Volontà operante, e le ama ed ama in esse quell’Ente Supremo che tanto l’ama.  Perciò sia attenta e costante nel girare nelle opere nostre, affinché ci diamo la mano nell’amarci, ci mettiamo in estasi a vicenda, e con utile farai uso del gran corredo che con tant’amore ti ha dato il tuo Creatore”.

(3) Dopo di ciò, la mia piccola mente si spaziava negli atti fatti dalla Divina Volontà, e passando da un atto all’altro, giunsi al Concepimento della Vergine Santissima.  Oh Dio! I Cieli restano muti innanzi a questo atto compiuto dalla Divina Volontà; gli angeli sembrano balbuzienti, e per quanto dicono, pare che non sanno dir tutto di questo prodigio sì grande.  Ah! solo Iddio può parlarne, perché autore del prodigio di ciò che operò in questo Concepimento.  E mentre io rimanevo stupita, il mio amabile Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il Concepimento della Vergine Immacolata fu un’atto nuovo della nostra Volontà, nuovo nel modo, nuovo nel tempo, nuovo nella grazia; in Lei fu rinnovata tutta la Creazione.  Nella nostra onniveggenza ed immensità, chiamammo tutte le creature, tutti i loro atti buoni presenti, passati e futuri come se fossero uno solo, affinché su tutti e su tutto fosse formato questo Concepimento, per dare il diritto a tutti, e darli il diritto non con le parole, ma coi fatti su tutto.  Quando la nostra Volontà fa un’atto che deve servire al bene universale di tutti, non mette nessuno da parte, e facendo uso della sua onnipotenza riunisce tutto insieme, creature ed atti di esse, fuori del peccato, perché il male non entra negli atti nostri, e compie l’atto che vuol fare.  Vedi, i tuoi atti anche contribuirono, mettesti la tua parte, perciò con diritto sei la figlia sua, e la Vergine Regina con diritto è la Mamma tua.  Ma sai perché tenemmo questo modo nell’uscire alla luce questa Santa Creatura? Per rinnovare la Creazione tutta, per amarla di nuovo amore e per mettere al sicuro tutti e tutto, come sotto alle ali di questa creatura e Madre Celeste.  Le nostre opere non le facciamo mai isolate, ma partiamo sempre dal nostro atto unico e solo, e mentre è unico unisce tutto e fa tutto come se fossero uno solo.  E’ questa la nostra onnipotenza, la nostra forza creatrice, in un solo atto fare tutto, trovare tutto e far bene a tutti”.

 

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31-11

Ottobre 16, 1932

 

La Divina Volontà di tutti i secoli ne forma uno solo.  Essa semplifica, forma

il vuoto e forma la natura divina ed il suo cammino nella volontà umana.

 

(1) Il Voler Divino va sempre tessendo nell’anima mia la sua vita divina, col suo dolce incanto, la fa crescere, la plasma, l’alimenta e con le sue ali di luce la copre, la nasconde, affinché nessun alito di vento la possa nuocere, e potesse impedire la crescenza della sua vita nell’anima mia.  Oh! se non fosse per la Divina Volontà, che più che madre tenera ed amorosa mi tiene nelle sue braccia, coperta con la sua luce nelle circostanze della mia vita, ahime! troppe dolorose, io non so che cosa farei, ma la sua luce mi calma, mi fortifica e tiro avanti.  Oh! Volontà adorabile, quanto debbo ringraziarvi d’un tanto bene e vi offro l’infinità del tuo stesso Volere per ringraziarvi come meritate.  Onde mentre la mia mente si sentiva sotto della sua luce, il mio amato Gesù ripetendo la sua breve visitina all’anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, com’è bello vedere la creatura crescere sotto le ali di luce della mia Volontà; essa, ravvolta in questa luce non vede, non sente, non tocca che la sua Madre luce che la tiene ravvolta, e se le creature la feriscono, la battono, l’amareggiano, si sente più addentrare e stringersi dalle sue braccia di luce, e risponde col sorriso della luce a chi la vuole amareggiare e ferire, e burlandosi di loro confonde la umana perfidia di esse.  Oh! potenza della mia Volontà operante, Essa si svigna di tutto, trionfa su tutto, e con la sua luce forma il suo trono di gloria imperitura nell’anima che le dà la libertà d’operare.  Tu devi sapere che la sua potenza è tanta, che di tutti i secoli ne forma uno solo, ed il suo impero si stende ovunque, e di tutti gli atti ne forma uno solo atto.  I secoli scompariscono innanzi al suo potere, e tutti gli atti buoni delle creature non sono altro che tanti atomi, che uniti insieme formano uno solo atto, i quali riconoscono la sua potenza e prostrati ai suoi piedi formano la gloria, l’adorazione delle umane generazioni a questa Volontà Suprema.  Simbolo il sole, che non è altro che tanti atomi di luce, che unite insieme formano il sole che dà luce a tutta la terra; ma quei atomi sono armati d’una potenza divina, e ciascuno contengono una potenza meravigliosa, tanto che solo col toccare la terra, le piante, comunicano beni ed effetti meravigliosi da formare una vita distinta in ciascuna pianta e fiori.  Così gli atti delle creature, sebbene sono atomi, contengono la potenza meravigliosa della mia Volontà, quindi sono pregni di mirabili effetti.  Tu devi sapere che quando la creatura si dispone a fare un’atto nella mia Volontà, arma la sua potenza e semplifica, forma il vuoto e forma natura divina nella volontà umana, e come vittoriosa forma la sua via nella volontà della creatura, e cammina, cammina sempre, ed allora si arresta e le viene impedito il passo, quando il volere umano le mette le sbarre col fare non la mia, ma la sua volontà.  Che delitto impedire il cammino, il passo al mio Volere nella volontà della creatura.  Perciò creai le creature, per formarmi tante vie nelle umane volontà, per potere avere il mio cammino continuo, e quindi il mio atto operativo in esse, e chi impedisce il mio cammino vorrebbe impedirmi la continuazione della mia Creazione, inceppare i miei passi, e legarmi le mani, affinché non operassi.  Ahi! il non fare la mia Volontà sembra che sia cosa da nulla, eppure è il più grande dei delitti, che grida vendetta innanzi alla Maestà Divina per le povere creature, specie quando la mia Volontà è conosciuta che si faccia un’opera, che vuole un sacrificio, e non facendolo è come se si volesse impugnare la verità, e questo è peccato contro lo Spirito Santo, e grida vendetta innanzi a Dio.  Conoscere la mia Volontà e non farla, è chiudere il Cielo, spezzare le relazioni divine, ed il non riconoscere la padronanza divina che ogni creatura è obbligata a conoscere ed a sottomettersi a ciò che il mio Volere vuole, ancorché le costasse la vita.  Perciò sia attenta, adora la mia Volontà e ciò che ho disposto di te se vuoi contentare il tuo Gesù”.

 

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31-12

Ottobre 21, 1932

 

La creatura, cielo tempestato di stelle.  La Creazione racchiusa

in essa.  Come la pratica del bene forma la vita del bene

nella creatura.  Segno se Gesù dimora nell’anima.

 

(1) Sono sempre in preda del Fiat Divino, Egli mi aspetta in tutte le cose create per duplicare l’amore che ebbe nel creare tante cose per me, sembra che il Voler Divino sospira l’amore della sua amata creatura, per poter trovare il piccolo appoggio d’amore, dove poggiare il suo grande amore.  Onde, cieli, soli, venti, non sono altro che chiamate insinuanti e continue per dirci:  “Io ti ho prevenuta col mio amore, e tu non lasciarmi senza del tuo”.  Ma mentre mi sentivo che tutti mi chiamavano ad’amare il mio Creatore, il mio amato Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come creai un cielo, che si stende sul tuo capo, tempestato di stelle, così creai un cielo dentro di te, e questo cielo è l’anima tua che si stende ovunque, dalla sommità del capo, fino all’estremità dei piedi, non vi è parte di te dove questo cielo non si stenda, sicché hai un cielo al di fuori, ed un cielo al di dentro, più bello ancora, e tutto ciò che fa questo cielo per mezzo della tua natura, cioè, se pensa, se parla, se opera, se soffre, non sono altro che stelle fulgidissime con cui si va adornando questo cielo dell’anima.  Il sole che splende dentro di esso è la mia Volontà, il mare che scorre è la mia grazia, il vento le mie sublime verità che formano i prati fioriti delle più belle virtù, la Creazione è tutta racchiusa nella creatura.  Non era né della nostra sapienza, né del nostro potente amore, creare la Creazione solo al di fuori della creatura, ed al di dentro, la parte vitale e sostanziale di essa, senza cielo, stelle e soli, no, no, quando Noi facciamo un’opera, la riempiamo dentro e fuori delle opere nostre, e della stessa nostra vita, ma tanto, che non ci dev’essere particella del suo essere che non deve sentire la nostra vita e la forza delle nostre opere creatrici.  Perciò amiamo tanto la creatura, perché opera nostra e lasciammo la nostra vita in essa per conservare ciò che noi avevamo fatto.  Ecco perciò, che chi non senta in sé la vita della mia Divina Volontà, significa che la conosce teoricamente, ma non in pratica, perché quando si conosce un bene e si pratica, tiene virtù di formare la sostanza della vita del bene che si conosce, altrimenti resterebbe senza pratica, come una pittura dipinta, che non avendo vita, non tiene virtù di formare la sua vita in chi la mira.  La mia Volontà è vita, le nostre opere sono opere vive, non morte, eppure per chi non le conosce, o non cerca di conoscerle, o non le metta in pratica, possono essere per essa opere morte e senza vita.  Quindi è alla pratica che aspetto la creatura per realizzare, formare e crescere la vita del mio Volere, e rendere vive per essa le opere nostre”.

(3) Dopo di ciò mi sentivo un timore, un dubbio, se nell’anima mia stesse il mio dolce Gesù, oppure si era ritirato lasciandomi sola ed abbandonata.  Ahimè che spina crudele che punge e fa sentire la morte più spietata, ma il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non temere, e per rassicurarti voglio dirti il segno quando vi dimoro e quando parto.  Quindi se l’anima si sottomette alla mia Volontà, l’ama, le dà il primo posto, è segno che Io vi dimoro, perché la mia presenza tiene virtù di tenere l’umana volontà sottoposta alla mia, invece se si sente ribelle alla mia Volontà, allora è segno certo che Io mi son ritirato.  Perciò quietati e non temere”.

 

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31-13

Ottobre 30, 1932

 

Chi vive nella nostra Volontà Divina emette tre atti:  Concorrente,

assistente e ricevente.  Tutte le qualità divine chiamano continuamente

chi vive nella sua Volontà, per formarla e crescerla simile ad esse.

 

(1) Il mare del Voler Divino continua a mormorare nell’anima mia, oh! come è dolce, penetrante e travolgente il suo mormorio, mi travolge tanto, che mormoro insieme come se fosse mio questo mare divino, e fuso insieme non so fare altro che ciò che fa la stessa Volontà Suprema.  Ma mentre mormoravo amore, adorazione, gioie, felicità, bellezza, le quali come tante vene entravano in me, il mio dolce Gesù visitando la sua piccola figlia mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la tua piccolezza nel mare interminabile del nostro Volere è la nostra gioia più grande; tu devi sapere che chi vive in Esso emette atti concorrenti, assistenti e riceventi.  Nel primo concorre con gli stessi atti del suo Creatore, essendo l’una la volontà dell’altro, questa Divina Volontà non vi è cosa che Essa faccia, cui non mette la creatura a concorrere insieme nel suo operato, ed ecco che il mio Volere non è più solo, sente l’inseparabilità di chi vive in Esso, negli atti suoi sente una volontà finita nell’infinita, che ama insieme e concorre alla molteplicità ed operato incessante delle nostre opere, sicché chi vive nella nostra Volontà spezza la nostra solitudine, e come connaturale ce la sentiamo concorrente nel nostro mare Divino, e con un riversamento continuo della sua piccolezza in Noi, acquista i diritti del nostro Volere per fare ciò che Esso fa.  Ah! tu non puoi comprendere qual’è il nostro contento, la nostra gioia nel sentire la creatura concorrere insieme per fare non altro, ma solo quello che Noi facciamo.  Dell’atto concorrente sorge l’atto assistente, concorre ed assiste, non vi è cosa che Noi facciamo che essa non conosce ed assista, come nasconderci da chi già è con Noi, concorre e tiene il suo posto nel nostro Volere? Ma concorrerà ed assisterà solamente? Ah! no, un’altro atto sorge, ed è quello di ricevere come suo, e come nostro, l’infinità del nostro amore e delle nostre opere, tanto che la sua piccolezza non ha dove mettere un’amore ed operato sì grande, e perciò si lascia essa nel nostro Volere con tutto il deposito dei beni che ha ricevuto, e questo con diritto, perché tiene del suo.  Tu devi sapere che tutto ciò che si fa nella nostra Volontà è tanto grande, che la creatura è incapace di poterlo possedere e restringerlo in sé stessa, perciò sente il bisogno di servirsene della stessa Volontà in cui ha operato per tenerne il deposito.  Molto più che tutto ciò che fa la creatura nel nostro Volere, anche il piccolo “ti amo”, le piccole offerte delle sue azioni, la sua piccolezza in balia della nostra Volontà, non sono altro che posti che prende nella nostra Volontà, e quanto più posto prende, tanti più diritti acquista, e sente in sé la forza divina che continuamente la rapisce, le dà il volo per fare che la sua vita venga formata tutta nella Divina Volontà.  E siccome questo modo di vivere doveva essere di tutte le creature, questo era lo scopo della nostra Creazione, ma con somma nostra amarezza vediamo che quasi tutti vivono nel basso della loro volontà umana.  Ora, chi vive nell’alto del nostro Volere, vede il gran male di chi vive nel basso, ed avendo a sua disposizione il nostro atto ricevente, cioè l’infinità del nostro amore e la molteplicità delle nostre opere, le mette a disposizione nostra e delle creature, affinché Noi restiamo ricambiati dell’amore di tutti, ed esse ricevono grazie, luce, amore, per quanto compete la loro piccolezza.  Sicché tra il Cielo e la terra teniamo l’intermediaria presso Noi, e presso le creature, che con la potenza del nostro Fiat Divino vuole vincolare Cielo e terra, e come non contentare chi vive nella nostra Volontà? Sarebbe come se volessimo scontentare Noi stessi”.

(3) Onde continuavo il mio abbandono nel Voler Supremo, ed oh! come mi sentivo felice nel pensare che nel Fiat, io concorrevo a tutto ciò che faceva l’Ente Supremo, la mia volontà fusa nella Loro era il gran segreto, ed il portentoso prodigio, che la mia piccolezza era presa come nel laccio di fare e concorrere a tutto ciò che fa la Maestà Divina; né io mi potevo mettere da parte, né loro si potevano disfare di me, perché era la loro stessa Volontà che mi aveva preso nel mezzo, la quale era tanto immensa, che io non trovavo la via per uscirmene, e dovunque potesse andare, trovavo la Divina Volontà operante, che mi chiudeva nella stessa opera sua a concorrere, ne io ero una intrusa, essa stessa mi aveva steso le braccia per tenermi come sua conquista, molto più che d’ambi le parti c’era somma felicità, io di starmi, ed il Voler Divino di tenersi la mia piccolezza avvinta a Sé.  Quindi io non so dire con chiarezza come spaziavo in questa luce interminabile, e mentre stavo tutta sorpresa, la cara mia vita, il mio sovrano Gesù, ha soggiunto:

(4) “Mia piccola figlia del mio Volere, il vivere nella mia Volontà è un richiamo continuo che facciamo alla creatura nelle nostre qualità divine.  Il nostro Essere è sempre operante, ed i nostri attributi sono sempre in moto, ma siccome il nostro Volere è quello che forma l’opera ed il moto dentro dell’Essere nostro, quindi chi vive in Esso sente che il nostro Volere la chiama ora nella potenza, ora nella nostra sapienza, ora nel nostro amore, ora nella misericordia, ora nella giustizia, bontà e bellezza divina, insomma tutti i nostri attributi, con voci potenti chiamano la creatura dentro di essi, perché si forma e cresca a secondo delle loro qualità.  Si sentirebbero disonorate, se si potesse dare, che chi vive con quello stesso Volere, di cui sono animati, non fosse conforme ad essi, ne godrebbe le loro prerogative, che tollerano la piccolezza, questa non le nuoce, perché si sa che il finito non può raggiungere mai l’infinito, ma che la piccolezza, anzi le fa più onore la piccolezza, perché tutto il bello ed il buono che veggono in essa, è tutta opera loro, ma che sia dissimile da loro, questo non mai.  Ecco perciò il sussurrio ed il vocio continuo che sente chi vive nella nostra Volontà, sono le chiamate continue che il nostro Ente Supremo, per mezzo delle sue qualità, che fa alla sua amata creatura; prima che non vuole e non sa stare, e non può stare, perché la nostra Volontà essendo una, tiene tale virtù d’unione, e d’inseparabilità, che tutto ciò che liberamente entra in Essa, perde la virtù separativa, e la nostra somma bontà sente il bisogno d’amore di tenere con sé ciò che è suo, e che forma una particella della sua stessa Volontà.  Ecco perciò le nostre qualità divine reclamano colei nel moto ed opere di esse, chi è animata dalla stessa loro Volontà, per far vita insieme, si sentirebbero uno strappo e la volontà spezzata se non l’avessero con loro; non fu uno strappo che fece il primo uomo da dentro la nostra Volontà, col sottrarsi da Essa? E questo strappo fu tanto grave, che capovolse tutto l’ordine della Creazione per lui, e giunse a respingere il suo Creatore con tutta la corrente delle sue grazie divine.  Perciò chi vive nel nostro Volere è il rifacimento di questo strappo sì doloroso che ci costò tanto, ed il nostro Essere Divino arma tutti i nostri attributi intorno, intorno ad essa, acciò non ci si ripete lo stesso tiro, e vivendo insieme con Noi restiamo felice, essa e Noi, e se tu volessi dubitare di ciò che dico, è segno che non hai compreso bene quanto amo la creatura, e per averla con me e tutta mia, il mio amore mi fa giungere agli eccessi, al delirio, ed alle follie; del resto ne ho tutti i diritti d’amarla, perché è mia e fatta da me, e se tu sei mia, Io sono tuo, e perciò, anche tu tieni i diritti d’amarmi, e se non mi amassi, mancheresti ad un dovere più sacro santo verso chi ti ha dato l’essere e t’ama tanto.  Quindi, d’ambi le parti amiamoci sempre ed assai, e l’amore non se ne starà cheto, farà risorgere nuovi ritrovati d’amore”.

 

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31-14

Novembre 6, 1932

 

Come Dio fa fatti e non parole.  Chi opera nella Divina Volontà opera nell’eternità,

chi opera fuori di Essa, opera nel tempo.  Le parole di Gesù sono opere.

 

(1) La mia piccola mente si sentiva riempita delle dolci lezioni del mio amabile Gesù, ed impensierita voleva suscitarmi dubbi e timori, e sebbene so che quando Gesù vuole, fa giungere l’anima dove vuole e come vuole, né ci sono leggi per Lui, né si fa dettare leggi da nessuno, né dà retta alle vedute umane, anzi ne fa sempre delle nuove per confonderli, né si fa mettere il passo avanti alla potenza del suo amore chiunque sia, per quanti dubbi e difficoltà possano dire e fare, anzi se ne fa una burla di loro e li fa restare nelle loro chiacchiere e fa i fatti con l’anima che ha eletto, ma con tutto ciò, la mia fragilità ricordava le mie vicende dolorose e mi sentivo scossa e dicevo:  “Chi sa quanti dubbi faranno su questo modo di dire di Gesù”.  E mi sentivo tutta afflitta ed oppressa, ma Gesù che vigila la povera anima mia, ripetendo la sua visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, non ti dar pensiero di nulla, la mia Volontà tiene virtù di far morire tutto ciò che ad Essa non appartiene, e di ricambiare in vita di luce le stesse debolezze e miserie della creatura, tutto ciò che ti dico non è virtù di essa, ma è virtù e potenza della mia Volontà che tutto può; la mia Volontà simboleggia il sole, che come sorge mette in fuga le tenebre, le fa scomparire e morire, e come investe la terra, così dà a tutte le cose la sua vita di luce, così il mio Volere, come la creatura si fa investire dalla potenza della sua luce, così le tenebre la lasciano, i suoi mali muoiono e vengono ricambiati in vita di luce, e chi ciò non comprende significa ch’è analfabeto, e perciò non comprende né che cosa è la mia Volontà, né che può fare, né dove può giungere chi vive in Essa e che si fa investire dalla sua luce.  Quindi lasciali dire, Io farò i fatti e loro resteranno con le parole, se non hanno fatto uno studio profondo, che vuoi che comprendano? Forse saranno dotti, dottori di altre cose, ma della mia Volontà saranno sempre ignorantelli, perciò mettiamoli da parte e pensiamo a fare non parole, ma veri fatti.

(3) Tu devi sapere che chi opera nella mia Divina Volontà, le sue opere, i suoi atti, le sue adorazioni, il suo amore verso Dio, vengono fatti e formati nell’ambito dell’eternità, perché la mia Divina Volontà è eterna, e tutto ciò che si può fare in Essa non esce da dentro l’eternità, e restano confermate per sempre in opere, adorazioni, amore divino e perenne, si possono chiamare opere della creatura trasfuse in Dio, nelle quali Dio stesso ha operato, l’umano non entra né nel Voler Divino, né nell’eternità, e se entra deve perdere la vita per riacquistare la vita e le opere di Dio medesimo, perciò chi vive nel nostro Volere viene guardato da Noi non nel tempo, ma nell’eternità, e per decoro ed onore nostro i suoi atti devono essere atti nostri, il suo amore, amor nostro.  Sentiamo che la creatura viene nel nostro Volere per darci l’occasione di farci operare e di darle il nostro amore per farci amare col nostro medesimo amore.  Tutto dev’essere nostro e tutto ciò che fa dev’essere coniato con l’immagine del suo Creatore, invece chi opera fuori della mia Volontà Divina, opera nel tempo, ama, adora nel tempo, viene guardato nel tempo, e tutto ciò che si fa nel tempo, sono opere senza conferma, anzi devono aspettare il giudizio per essere:  O confermate o condannate, oppure purificate dal fuoco del purgatorio, e sono guardate come opere di creature nelle quali può mancare pienezza di santità, pienezza d’amore e pienezza di valore infinito.  Tutto al contrario chi vive ed opera nella nostra Volontà, essendo atti nostri, tutto è pienezza di santità, d’amore, di bellezza, di grazia, di luce e di valore infinito.  C’è tale distanza tra l’uno e l’altro, che se tutti la comprendessero, oh! come sarebbero attenti a vivere nel nostro Volere, affinché restassero svuotati dell’atto umano e riempiti dell’atto operante d’una Volontà Divina.  Quindi sii attenta, e non fare nulla che non sia trafilato e svuotato dalla luce della mia Volontà, e mi darai il sommo contento di mettermi all’opera, e di farmi operare da quel Dio che sono.  Perciò in Essa ti aspetto sempre, per muovere il passo per venirti incontro, per stenderti le braccia, affinché operi in te, per aprire la bocca e trattenermi con te in dolce conversazione per manifestarti gli arcani segreti del mio Fiat Supremo”.

(4) Dopo di ciò stavo pensando a tutto ciò che il mio Sommo Bene Gesù mi aveva detto, come se volessi sorgere in me dubbi e difficoltà, e Lui con una maestria indicibile mi ha detto:

(5) “Mia figlia buona, non ti meravigliare di ciò che ti dico, tutto è possibile alla mia Volontà, l’impossibile non esiste, purché la creatura si faccia condurre da Essa tutto è fatto.  Tu devi sapere che tutto ciò che ti dico serve per formare, ordinare, armonizzare il regno della mia Divina Volontà; sto ripetendo il modo che tenni nella Creazione:  “Pronunziavo il Fiat e tacevo, e sebbene dicono giorni, a quei tempi il giorno non esisteva, quindi potevano essere anche epoche in cui formai la gran macchina dell’universo, parlavo ed operavo, ed era tanto il mio compiacimento dell’opera che produceva la mia parola, che con un mio “Fiat” mi disponeva e mi rapiva un’altro mio “Fiat”, e poi un’altro ancora, fino a tanto che il mio “Fiat” allora si arrestò quando vidi che nulla mancava all’opera sua, anzi tutto era sontuosità, bellezza, ordine ed armonia, e per godermi le mie opere restai come vita e a guardia il mio stesso “Fiat”.  Lo stesso mio “Fiat” con la sua potenza mi legò nelle mie opere e mi rese inseparabile da esse.  Il tutto sta il pronunciare il mio primo “Fiat”, dare le mie prime lezioni, deporre nell’anima la potenza e l’opera del mio “Fiat”, e quando ho incominciato, posso dire non la finisco più, fino ad opera compiuta.  Che avresti detto se fossi fatto la Creazione a meta? Non sarebbe stata un’opera degna di me, né un amore esuberante il mio, perciò un “Fiat” mi tira e mi rapisce l’altro, forma il vuoto nella creatura dove mettere l’ordine, l’armonia del mio “Fiat” operante, la dispone e s’impone su di me a farmi dare altre lezioni, da poter formare tanti atti insieme, i quali uniti tra loro, formano la nuova creazione più bella, più artificiosa della macchina dell’universo, la quale deve servire per il regno della mia stessa Volontà.  Quindi ogni mia parola è un’opera, è un sbocco d’amore di più, è un mettere termino al mio primo “Fiat” incominciato, il quale, dandosi la mano il primo e l’ultimo che verrà pronunciato, formeranno l’intreccio della nuova creazione del mio regno nel fondo dell’anima, il quale trasmesso ai posteri sarà portatrice più dello stesso universo, di beni, di santità, di grazie alle umane generazione.  Vedi dunque che significa una parola in più, una parola in meno, una lezione in più, una lezione in meno.  Sono opere, le quali se non vengono ricevute, con non farne conto, il mio “Fiat” non tira e rapisce a pronunziare altri “Fiat”, e quindi non sarà completa, ed Io aspetterò e ripeterò le mie lezioni, e se le ripeto è segno che non hai tenuto conto di quello che ti ho detto, ed Io non voglio che manchi nulla, perché è stabilito tutto quello che debbo dirti della mia Volontà.  Perciò sii attenta e lasciami fare ciò che voglio”.

(6) Dopo di ciò stavo pensando a ciò che sta scritto a principio di questo capitolo, cioè, che chi opera nella Divina Volontà opera nella eternità, chi opera fuori di Essa opera nel tempo, e pensavo tra me:  “E perché questa gran differenza?”  Ed il mio sommo amore Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, è facile il comprenderlo.  Supponi che ti fosse dato un metallo di oro in cui tu, lavorandolo, formeresti tanti belli oggetti d’oro, ma se invece dell’oro ti fosse dato un metallo di rame, di ferro, tu non potresti cambiare il rame ed il ferro in metallo d’oro, quindi faresti oggetti di rame, oppure di ferro.  Ora paragoni gli oggetti di ferro con quelli d’oro, quale ne è la differenza del valore? Oppure hai impiegato lo stesso tempo nel lavorarli, hai fatto oggetti simili, ma per diversità di metallo, quelli di oro superano in modo sorprendenti in valore, in bellezza, in finezza, quelli di ferro.  Ora, chi opera anche il bene con la sua volontà umana, siccome si trova nel tempo a valicare la sua via, si può dire che tutto ciò che fa sono opere temporanee, soggette a mille miserie, saranno sempre opere umane di minimo valore, perché le manca il filo d’oro di luce della mia Volontà.  Invece chi opera in Essa, avrà il filo d’oro in suo potere, non solo, ma avrà il suo Creatore operante nell’atto suo, avrà non il tempo, ma l’eternità in suo potere.  Quindi la sola differenza tra Volontà Divina ed umana, non c’è paragone che regge tra l’una e l’altra.  E’ proprio questo il vivere nella mia Volontà, Essa tiene l’atto primo ed operante nella creatura, fa come un maestro che vuole essere svolto il tema che ha dato al suo alunno, lui stesso le dà la carta, le mette la penna in mano, mette la sua mano sopra la stessa mano del discepolo e svolge il tema, scrivendo insieme la mano del maestro e quella del discepolo.  Ora, non si deve dire che il maestro è stato operante, ed ha messo in quel tema la sua scienza, la sua bella calligrafia in modo che nessuno potrà trovare ombra di difetto? Ma però l’alunno non si è spostato, ha subito l’opera del maestro, si ha fatto condurre la mano senza alcuna resistenza, anzi felice nel vedere le belle idee, i preziosi concetti nei quali si sentiva rapire.  Ora non si deve dire che il fortunato discepolo possiede il valore, il merito del lavoro del suo maestro? Così succede a chi vive nella mia Volontà:  La creatura deve subire l’atto che vuol fare il mio Volere, non si deve mettere da parte, ed Essa deve mettere l’occorrente che conviene al suo atto divino, ed è tanta la nostra bontà, che la facciamo posseditrice dei nostri stessi atti.  Invece chi non vive nel nostro Volere, succede come quando il maestro dà il tema al suo discepolo, ma non si fa lui attore del tema del discepolo, lo lascia a libertà sua, in modo che può fare degli errori e lo fa a secondo la sua piccola capacità, perché non sente sopra e dentro di sé, né la capacità, né l’atto operante del suo maestro, ed il tema non è altro; ché la nostra grazia non lascia mai la creatura anche nel piccolo bene che fa, ed a secondo le disposizioni della creatura, si presta o come atto operante, o come atto assistente, perché non c’è bene che si fa che non viene aiutato e sostenuto dalla grazia Divina”.

 

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31-15

Novembre 13, 1932

 

Industrie e traffici di Gesù in Sacramento.  Chi

forma il suo paradiso e chi forma il suo purgatorio.

 

(1) Mi sentivo tutta inabissata nel mio nulla, e sentendomi priva del mio dolcissimo Gesù, sentivo il mio nulla svuotato della sua vita, senza appoggio e senza forza, ed avendo fatto la santa comunione, mi sentivo che non avevo che offrire a Gesù, e mi sentivo oppressa ed amareggiata, e Lui compassionandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, il tuo nulla col tuo Gesù è tutto e puoi darmi tutto, perché tu devi sapere che Io non scendo solo quando mi ricevi in Sacramento, ma vi scendo con tutte le opere mie, e come ti faccio padrona della mia Vita Sacramentale così ti faccio padrona di tutte le opere mie, quindi, se vuoi, tieni molto da darmi, perché tieni le mie opere in tuo potere, molto più che la mia Vita Sacramentale che ricevi nell’ostia santa, è circondata dagli atti che mi fece la mia Umanità, quando ricevetti me stesso nell’istituire il Santissimo Sacramento, e circondato dagli atti che mi fece la mia Mamma Celeste quando mi ricevette Sacramentato, e circondato da tutti gli atti di quelli che vivono della mia Volontà, perché questi atti sono inseparabili da me, e restano incorporati con me come parte della mia stessa vita.  Quindi tutto puoi darmi, perché essi servono per coprire alla tua miseria, a supplire al tuo amore, quasi per non farti vergogna, che venendo in te non avresti che darmi, anzi come tu te ne servi per darmeli e potermi compiacere, ed amarmi per mezzo di quest’atti, essi si bilocano e diventano atti tuoi ed atti miei, atti della Sovrana Regina e delle anime che vivono della mia Volontà, in modo che Io invece di averne uno, ne ho due, e la mia Vita Sacramentale resta circondata da duplici atti, da doppio amore, da maggiore gloria.  Questi sono i miei traffici che faccio quando mi comunico alle anime:  Do del mio per avere il doppio da loro, e così m’industrio di mettere in traffico la mia stessa Vita Sacramentale, per averne il ricambio.  Ma ahimè! quanti non se ne servono, e loro restano che non hanno, né sanno che darmi, ed Io rimango senza nuovo corteggio, digiuno degli atti di essi, e col dolore di non potermi neppure industriare nei miei traffici amorosi.  Questo non me lo farai tu, perché se vengo non è per solo venire, ma è pure perché voglio darmi e ricevere per quanto può la creatura, questo forma la mia soddisfazione, il mio contento ed il mio paradiso nel Santissimo Sacramento; darmi e nulla ricevere da esse, forma il mio purgatorio nella mia piccola prigione dell’ostia sacramentale, purgatorio che mi forma la ingratitudine umana.  Perciò sia attenta e con coraggio e senza alcuna riserva dammi del mio e tutta te stessa a me, affinché possa dire:  “Tutto l’ho dato, e tutto mi ha dato”.  Così formerai il mio contento ed il mio traffico d’amore”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e mi pareva che tutte le cose create mi invitano, l’una appresso all’altra, a farsi conoscere come opere del Fiat onnipotente, nelle quali aspettava il mio piccolo ricambio d’amore, e per quanto piccolo, lo voleva, lo pretendeva, per ottenere il suo scopo, per aver messo fuori tutta la Creazione.  E mentre cercavo di seguire la Divina Volontà, il mio amabile Gesù ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto:

(4) “Figlia mia benedetta, tutto ciò che la nostra paterna bontà ha operato nella Creazione e Redenzione, non ha ricevuto ancora il ricambio dalla creatura, e la ragione è perché il nostro scopo per il quale fu creata la Creazione, fu che l’uomo compisse in tutto la nostra Volontà, quella stessa Volontà operante nella Creazione, doveva ottenere il suo atto continuo operante nella creatura, in modo che l’eco dell’una doveva formare lo stesso eco nell’altro, in modo da formarne un solo.  Ma la mia virtù operante della mia Volontà, resta sola con tutta la sua magnificenza, potenza, sapienza e bellezza, resta nelle sfere Celesti, ma nell’uomo è repressa e siccome non tiene la mia Volontà operante in lui, non tiene udito per ascoltare l’eco della sua virtù operatrice nella Creazione.  Perciò non avendo ottenuto lo scopo, le nostre opere sono senza ricambio, lo scopo forma il ricambio di qualsiasi opera piccola o grande che si faccia.  E tu dev’essere convinta che nessuno, tanto nell’ordine divino quanto nell’umano, opera senza scopo e per ottenere il suo ricambio, lo scopo si può chiamare il principio e la vita d’un opera, il ricambio il compimento.  Oh! quante opere non avrebbero principio se non ci fosse lo scopo, e lascerebbero a metà se non ci fosse la certezza del ricambio.  Il ricambio fa sostenere sacrifici inauditi e dà l’eroismo eccessivo a Dio ed alle creature.  Ora se la mia Divina Volontà non forma il suo regno nelle anime, ed esse non le danno la libertà di farsi dominare con la sua virtù creatrice ed operatrice, vero ricambio non ci sarà dato, e quindi staremo sempre in attesi e vedremo le nostre opere più belle come a metà e senza il compimento del nostro scopo, sicché manca la cosa più bella, l’atto più importante, mancandoci lo scopo per cui le cose tutte furono create.  Vedi dunque com’è necessario che venga il regno della mia Divina Volontà, molto più che non avendo avuto il vero ricambio, la nostra opera creatrice è restata come sospesa, e non ha potuto andare avanti nell’opera della Creazione, perché è stabilito che dalla Creazione esterna che esse posseggono, doveva proseguire la Creazione interna nel fondo delle anime, e questo si poteva fare se la mia Volontà avesse il primo posto, la libertà d’operare nell’umana volontà, e non avendola, non può andare avanti nella sua opera creatrice, resta inceppata non potendo in essa creare i nuovi cieli, stelle, soli, e così di seguito per ricambiarsi di quelli che le diede nella Creazione di tutte le cose, ed il non poter andare avanti nelle opere nostre, non potere proseguire quello che abbiamo stabilito di fare nelle creature in virtù della nostra Volontà.  Come possiamo ricambiarci se ancora non abbiamo finito di fare quello che vogliamo, e non compita l’opera della Creazione da tanti secoli incominciata? Perché l’opera della Creazione va compreso tutto insieme ciò che doveva fare il mio Fiat in tutte le creature, per potersi dire opera nostra compiuta.  E se il nostro Volere ancora non ha fatto tutto ciò che vuol fare, come può dire che ho compiuto l’opera mia, molto meno ricambiarsi di tutto ciò che ha fatto? Onde quando Noi otterremo lo scopo che la creatura faccia in tutto la nostra Volontà e viva in Essa, ed essa avrà per scopo di vivere di Volontà nostra e di farla regnare per darle il campo alla magnificenza delle sue opere, allora quando lo scopo dell’uno sarà quello dell’altro, allora potremo ricevere il vero ricambio di tutto ciò che abbiamo fatto per amore delle creature.  Perciò sii attenta e sempre avanti nella mia Volontà”.

 

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31-16

Novembre 20, 1932

 

Iddio nelle sue opere metteva la felicità per rendere felice la creatura.  Ogni atto

fatto nella Divina Volontà è un’opera, un passo, un amore che Dio cede alla creatura.

 

(1) Sono sempre da capo nel girare negli atti della Divina Volontà, e mentre mi sembra d’aver girato nelle sue opere, e compreso tutto il bello, il santo, i beni infiniti che contengono, nel girare di nuovo mi sento analfabeta, piccola ignorantella e veggo che c’è molto ancora da comprendere e da prendere e da imparare dalle opere della Volontà Suprema.  Ma mentre la mia piccola intelligenza restava come rapita nel guardare la magnificenza delle sue opere, il mio Celeste Re Gesù, visitando la mia povera anima, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tutte le mie opere contengono valor e beni infiniti, perciò mentre ti pare che hai compreso tutto, ritornando di nuovo in mezzo alle opere nostre, trovi che ti resta molto e molto da comprendere, e questo ne avviene ché l’infinito non può essere racchiuso nel finito, al più si può riempire, ma racchiudere tutto l’infinito le sarà impossibile, ed essendo la tua intelligenza finita, si esaurisce innanzi all’infinito, si riempie e le pare che ha compreso tutto; ma non è vero, è piuttosto, che essendosi riempita non ha dove mettere le altre cognizioni divine; ma poi, masticandole e ripensandole forma il nuovo posticino nella sua intelligenza, e trovandosi di nuovo in mezzo alle opere nostre, trova nuove cose da prendere ed imparare.  Ecco perciò tu ti senti sempre in analfabeta ogni qual volta ti trovi di fronte alla magnificenza delle nostre opere divine.

(3) Tu devi sapere che tanto nelle opere della Creazione quanto quelle della Redenzione, Noi mettevamo in ciascuna di esse la pienezza della felicità, della luce, della grazia, della bontà e così di seguito di tutte le qualità divine, e tutte queste prerogative in atto di versarsi sulla creatura per renderla felice.  La felicità delle opere nostre, come aria celeste, porta il profumo, l’imbalsamazione divina a chiunque si avvicina per comprenderle, e straripando da loro, comunicano i beni infiniti che posseggono.  Noi mettevamo per mezzo delle opere nostre, la creatura sotto la pioggia della nostra felicità, per renderle felici, ma siccome non si avvicinano per comprenderle, sono infelici e sentono l’aria velenosa della loro volontà umana.  Nessuno opera con lo scopo di rendersi infelici o di essere portatori d’infelicità e di non prendere l’utile, il bene dell’opera sua, molto più l’Ente Supremo, che tutto ha fatto per formare la scala della felicità alla creatura.  Ora, è l’unico nostro contento vedere la creatura in mezzo alle opere nostre per unificarsi, godersele e comprenderle, e formarsi la norma come deve operare nelle opere sue, e siccome la nostra Volontà non sa fare opere dissimili, ripete nella creatura il fac simile delle nostre opere”.

(4) Dopo ciò continuavo a sentirmi tutta immersa nella Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, non ti meravigliare, tutto è possibile nella mia Volontà; con Essa la creatura tiene il tutto in suo potere e tutto può fare, anzi sente il suo impero sopra del suo essere, e nessun atto esce da lei se non sono investiti da un’atto, potere e forza divina.  L’umano muore nella nostra Volontà, ma morte felice e gloriosa, muore per risorgere con la vita degli atti d’un potere divino e d’una Volontà che non è sua, ed è tanto l’impero che sente sopra di sé, che se le venisse dato di fare altre cose di proprio volere, anche sante e buone, essa non le farebbe giammai, si contenterebbe di stare anche secoli senza far nulla, anziché fare un’atto solo, che non senta sopra del suo atto l’impero dell’atto operante della mia Volontà, perché in Essa, la creatura comprende con chiarezza che significa un atto solo della mia Volontà operante nell’atto suo, che paragonati ai suoi mille atti, senza dell’atto divino, sarebbero quasi nulla.

(6) Tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere, la nostra bontà è tanta e godiamo tanto di tenerla con Noi, che le cediamo le nostre opere, i nostri passi, il nostro amore, per quanto a creatura è possibile.  Sicché ogni qual volta fa un’atto nella Divina Volontà, così acquista, ora un passo nostro, ora un opera, ora prende il nostro amore, la nostra bontà in suo potere, e tutta felice ci dice:  “Nel vostro Volere ho il vostro amore in mio potere, quindi posso amarvi assai, il mio amore non è dissimile dal vostro, quindi posso amarvi quanto vi amate Voi stesso; ho le vostre opere in mio potere per glorificarvi, ed i vostri passi nei miei per battere la stessa via che Voi battete in cerca di tutte le creature, per condurle tutte innanzi alla vostra adorabile Maestà”.  E siccome il nostro Ente Supremo con la sua immensità si trova da per tutto, quindi è vita d’ogni opera e passo d’ogni piede e palpito d’ogni cuore, la creatura che vive nella nostra Volontà, avendole ceduto del nostro, ce la sentiamo camminare insieme con Noi nei passi di tutti, nelle opere di ciascuno, e ci ama nel palpito d’ogni cuore, e quando vede che le creature ci offendono, ah! essa come fida nostra ci vorrebbe nascondere nella sua piccolezza, e mettere la sua vita, ch’è pur nostra, per nostra difesa.  Oh! come non amare questa creatura? Nella nostra Volontà ci sono prodigi inauditi, e siccome non è conosciuta, non è meraviglia che non ci credono a quello che ti dico, ma tu non ti arrestare, segui la sua luce e fa che tu sia la sua preda felice.

 

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31-17

Novembre 27, 1932

 

L’umana volontà è come carta in cui viene coniata l’immagine divina, e Dio vi mette

il valore del numero che vuole.  Esempio.  Dio racchiuso nell’atto della creatura.

 

(1) Sono sempre in preda del Fiat Divino, la mia piccolezza non si stanca di girarle intorno e dentro di Esso, con la speranza certa di consumarmi nella sua luce, e con l’appetito di addentrarmi sempre più nelle sue conoscenze per poter gustare nuovi gusti divini, perché ogni conoscenza in più, è un gusto di più che si riceve, e stuzzica l’appetito a volerne gustare altro.  Delle volte si sente una fame insaziabile che non sazia mai, e si vorrebbe stare sempre bocca aperta per ricevere questo alimento celeste.  Quindi la mia mente era affollata di tante cose che riguardavano la Divina Volontà, che se io volessi scrivere tutto, non so dove andrei a prendere la carta, perciò mi limito per quanto posso, e siccome qualche dubbio serpeggiava nella mia mente, il mio Celeste maestro Gesù, visitando la sua piccola neonata mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, un’atto allora ha più valore quando si conosce il bene che c’è dentro, e quanto più si conosce, tanto più acquista, perché la creatura fa quell’atto in base del valore che conosce, e la nostra paterna bontà non sa ingannare, né burlare nessuno, se facciamo conoscere che c’è quel valore in quell’atto e perché vogliamo dare il valore da Noi manifestato, ed il segno certo è la stessa conoscenza che già possiede per sé stesso quel valore.  Noi facciamo come un re che prende una carta che non ha valore e vi mette, dove cento, dove mille, dove un milione. . . , la carta è la stessa qualità, la stessa forma, ma a secondo il numero così possiede il suo valore, quindi chi dà il valore alla carta è il numero e l’immagine del re, il quale se ne serve qual moneta del regno.  Ora così facciamo Noi:  La carta è l’atto della creatura, la conoscenza è la nostra immagine divina, il valore è il numero che mettiamo.  Dunque, qual meraviglia se diciamo che un’atto solo nella nostra Volontà, supera in valore tutti gli atti insieme di tutte le altre creature fatti fuori di Essa? E’ la nostra immagine che si conia come su carta nell’atto umano, ed il valore della nostra conoscenza che vi mette il numero; non siamo Noi padroni di mettere il numero che vogliamo sulla carta dell’umano volere? Se è padrone il re di mettere il numero che vuole sopra d’una vilissima carta, molto più Noi per formare la moneta che deve correre nella nostra patria azzurra.  Oltre di ciò, la nostra Volontà fu un dono gratuito che demmo all’uomo, nulla ci pagò per averlo, ne lui teneva monete o mezzi sufficienti per pagarci, se non che la vilissima carta della sua volontà umana, che per sua sventura, neppure ce la volle prestare per tenersi il nostro gran dono, e poi, Noi eravamo il suo Padre tenerissimo ed amantissimo e tra Padre e figli non si fanno i conti, perché si sa che il Padre deve dare ai figli, ed essi sono obbligati con dovere di giustizia ad amare e tenere con stima ciò che li dà il Padre.  Ecco perciò la necessità delle conoscenze sulla Divina Volontà, e le facciamo a grado a grado, affinché la creatura apprezzi questo dono sì grande, che gratuitamente le vogliamo dare.  La conoscenza genera l’appetito, il desiderio di conoscere di più, e l’umano volere si dispone a poco a poco a subire la trasformazione, l’unificazione della Divina Volontà, e Noi senza far conti, né badare se ci può pagare o no, metteremo la nostra immagine ed il numero incalcolabile d’un valore divino, e saremo contenti di vedere i nostri figli ricchi e felici, della nostra stessa felicità e ricchezza divina”.

(3) Oltre di ciò, il mio dolcissimo ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che come la creatura opera nella nostra Volontà, subisce nell’atto suo la fecondità divina, la quale forma il germe divino in tutti gli atti di essa, che diramandosi in tutta l’anima, forma il germe divino nel pensiero, nella parola, in tutto, in modo che si vede nel suo piccolo atto il dolce incanto del suo Creatore, felice di dar vita con la sua amabile presenza all’atto della creatura.  Oh! se si potesse vedere da tutti la dolce sorpresa, il prodigio inaudito, l’Ente Supremo racchiuso nel breve giro dell’atto umano, resterebbero talmente stupiti, che tutto il prodigio dell’universo sarebbe un bel nulla a paragone di questo.  Perciò c’è gran differenza tra chi opera nella mia Volontà, e tra chi opera senza di Essa.  La prima è sorgente di cui la fonte si può vantare che mai finisce la sua acqua, e che può dare acqua a chi vuole senza mai seccare; la seconda è fonte che non sorge e si secca.  La prima è terra feconda ed i suoi prati sono sempre fioriti; la seconda è terra sterile che appena produce qualche pianta selvatica.  La prima tiene il Sole a sua disposizione, il quale le fa bere i suoi larghi sorsi di luce, di dolcezza, di santità, di pazienza invitta, di eroismo, di sacrifici; la seconda tiene la notte che le da i sorsi per mantenere le sue passioni, per debilitarlo e fargli perdere la vista del Cielo.  La differenza tra l’una e l’altra è grande, perciò sii attenta e fa che la mia Volontà Divina ti consuma e ti trasformi tutta nella sua luce”.

 

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31-18

Dicembre 6, 1932

 

Valore d’un atto fatto nella Divina Volontà.  Come si rende potente su tutti

ed è la sola faccendiera che muove tutto per fare amare il suo Creatore.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, la sua forza rapitrice, dolcemente rapisce, investe ed assorbe, e la mia piccola anima si sente piccola, piccola, appena un’atomo, pure sente la sua immensità che non le vien dato di racchiudere nella sua piccola cerchia.  Ma ad onta della mia piccolezza non vuole stare oziosa, vuole amare, benedire, glorificare, ringraziare Colui che l’ama tanto, che l’ha dato la sua stessa Volontà Divina a sua disposizione.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio Celeste Sovrano Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu non puoi comprendere tutto il valore che contiene un’atto fatto nella mia Divina Volontà.  E’ tanto il suo valore, la sua grandezza, che la stessa creatura che l’ha fatto non lo può racchiudere tutto dentro di sé stessa, si riempie e non potendolo contenere straripa fuori, e corre nella stessa immensità del Fiat eterno, e tutto ciò che Esso involge e che racchiude nella sua immensità, ripetono lo stesso atto della creatura, sicché se tu ami, adori, mi benedici, mi ringrazi, dai il largo campo a tutte le cose create a ripetere l’atto tuo, in modo che cieli e terra, sole e vento, mari e fiumi, piante e fiori, tutti in coro dicono, vi amiamo, vi adoriamo, vi preghiamo, e così di seguito, è come un eco che risuona in tutto ed in tutti, e con la sua forza investitrice che possiede la mia Volontà, assorbe e fa subire a tutte le cose lo stesso atto che ha fatto la creatura nella mia Volontà, ed, oh! che dolce sorpresa, che incanto meraviglioso, che un’atto impera su tutto e fa ripetere a tutti l’atto suo, questo piccolo atomo che entra nel nostro Volere si rende potente su tutti, e dolcemente imbocca a tutti il suo stesso atto per fare amare il suo Creatore.  Perciò il nostro Ente Supremo sente che la creatura che entra nel nostro Volere muove tutto, fa scorrere la sua voce in tutte le cose, e non volendo essere sola, investe, impera e fa dire a tutte le cose che sono investite dal Fiat, ciò che essa vuole.  Vuole amare? E fa dire a tutte le cose amore.  Vuole adorare, benedire? E tutti si prestano ad adorare e benedire, insomma, è la comandante su tutta la Creazione, e Noi la facciamo fare.  E’ il nostro stesso Volere che vuole che ciò faccia, e la sua stessa potenza, il suo impero di cui è stata investita, e Noi ci dilettiamo tanto nel vedere la piccolezza della creatura scorrere nella nostra immensità, e sentiamo la compagnia della creatura, perché tenerci compagnia significa riconoscerci che già stiamo insieme con lei, riconoscere l’atto che fa, il suo valore, affinché può dirci quanto ci ama, perché quanto più conosce che il suo atto è grande, più ci dà, e più ci sentiamo amati, e più l’amiamo.  Sicché è essa sola che viene dalla terra a spezzare la nostra solitudine, e la sola faccendiera che vuol muovere tutte le cose per farci amare, benedire, ringraziare; è vero che le altre creature ci sono nella nostra Volontà Divina, ma non conoscendo che stiamo con loro, e per chi operano, ed il valore delle loro opere, vivono da estranei e come da Noi lontani, e questo è un grande dolore per Noi, aver dei figli, tenerli in casa nostra, cioè nella nostra Volontà, come se non li avessimo, e non riconoscere Colui che li dà la vita e l’ami tanto.  Ciò non avviene per chi già conosce che vive nella nostra Volontà, ci conosciamo a vicenda, viviamo come tra figli e padre, anzi essa vive in Noi, e Noi in essa, e formiamo una sola Volontà”.

 

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31-19

Dicembre 16, 1932

 

Come il bene fa sorgere in natura la gloria e si fa narratrice di colei che

lo ha fatto.  Come in ogni ti amo, è un trionfo di Gesù, e come

per essere amato vi mette il suo amore di nascosto.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sebbene sotto l’incubo delle ripetute privazioni del mio amato Gesù, ad onta che la luce dell’eterno Fiat non mi lascia mai, le sue ondate di luce mi investono dentro e fuori di me, e si fanno palpito, respiro, moto, alimento della piccola anima mia.  Ahi! se non fosse per la Divina Volontà che come vita si sostituisce a tutto ed anche allo stesso Gesù, dentro d’un colpo finirei la vita, e quella stessa luce mi porterebbe al Cielo, ma, ahimè! dicevo tra me:  “Come è lungo il mio esilio, quale il bene che faccio, ed ancorché lo facessi, che gran che è il bene che potrei fare?”  Ma mentre ciò pensavo, la cara mia Vita, il dolce Gesù, ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, la mia Volontà ti sta consumando nella sua luce per formare in te la sua copia divina, ed è tanta la sua gelosia, che non cessa un istante di mandarti luce, per non darti il tempo di fare la tua volontà, ma sempre la mia.  E poi, che gran che il bene? Eppure il tutto sta nell’operare il bene, esso è la sostanza della santità ed il sole che splende per mezzo delle sue sante parole, opere e passi in mezzo alle creature, che mentre dà luce a sé stesso e lo riscalda, dà luce e riscalda chi le sta d’intorno.  Il bene produce la gloria imperitura ed in terra ed in Cielo, chi mai può togliere la gloria d’un bene che uno ha fatto? Nessuno, né Dio, né le creature, anzi nell’atto buono sorge da dentro di sé, come in natura, la gloria che lo stesso atto contiene, tanto che molte volte si dimenticano le creature, ma il bene operato resta come vita in mezzo ad esse, e non è facile dimenticarlo.  Perciò ogni bene fatto canta la gloria e si fa narratrice di chi l’ha fatto.  Quindi se tu facessi anche un solo atto buono col stare in vita, tutta l’eternità ti canterebbe una gloria maggiore”.

Onde seguivo il mio giro nel Voler Divino, secondo il mio solito animavo tutte le cose create col mio piccolo ti amo, e volevo lasciarlo impresso in tutte le cose, affinché si facesse voce e chiedesse il regno della Divina Volontà sulla terra.  E Gesù benedetto, sorprendendomi di nuovo ha soggiunto:

(3) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere ch’è tanta la smania, il delirio che voglio amare, ed essere amato dalle creature, che di nascosto, senza farmi avvertire, metto nel fondo delle loro anime una dose del mio amore; a secondo le loro disposizioni, così aggiungo la dose, ed esse sentendo in loro il mio amore, mi dicono col cuore, ti amo, ti amo.  Io nel sentirmi amato, trionfo nell’amore della creatura.  Sicché, in ogni suo ti amo, è un trionfo che faccio, e sebbene l’ho messo Io di nascosto, non ci bado ch’è stato un mio artifizio per farmi amare, ci bado piuttosto ch’è passato dal canale di esse, cioè dalla sua volontà, dalla sua voce, e sentendomi ferire lo guardo come amore che mi viene dalla creatura.  Onde ogni tuo ti amo è un trionfo di più che fai fare al tuo Gesù, e siccome tu cerchi di coprire Cielo e terra, cose animate ed inanimate col tuo ti amo, Io guardo tutto cosparso dalla bellezza dell’amore della creatura, e restando rapito dico con tutto l’enfasi del mio amore:  “Ah sì! come son contento, già sono amato, e mentre Io trionfo nel suo amore, essa trionfa nell’amor mio”.

(4) Detto ciò ha fatto silenzio, ed era tanta la foga del suo amore, che come svenuto cercava riposo nelle mie braccia.  E dopo come rinfrancato, ha ripetuto con enfasi più forte:

(5) “Figlia mia carissima, tu devi sapere che quello che voglio e che più m’interessa, è che voglio far sapere che Io amo la creatura, voglio dire all’orecchio d’ogni cuore:  “Figlio, ti amo”.  E sarei contento se mi sentisse rispondere col mio stesso ritornello:  “Gesù, ti amo”.  Sento l’irresistibile bisogno d’amare e d’essere amato, oh! quante volte resto soffocato nel mio amore, perché mentre Io amo, non sentendo che mi amano, il mio amore non trova sfoga e resto affogato nel mio stesso amore.  Ecco perciò amo tanto il tuo ti amo, come tu lo dici, prende la forma d’una fiammella ristoratrice, che venendo nel mio gran fuoco d’amore mi porta il ristoro, e spargendosi come rugiada benefica sulle fiamme che mi bruciano, porta la quieta al mio amore, ai miei deliri, alle mie smanie amorose, perché se sono stato amato, posso dare il mio e potendo dare il mio, il mio amore si sfoga.  Figlia mia, Cieli e terra sono pieni e gonfi del mio amore, non vi è punto dove il mio amore non sente il bisogno di straripare, per sgonfiarsi e correre, e correre in cerca di cuori per dirle la sua parolina:  “Figlio, ti amo, ti amo tanto, e tu, dimmi che mi ami”.  E sta tutto orecchio per sentire se la creatura le dice che l’ama, se ciò le viene affermato, si sente rassicurato il suo amore in essa, e vi prende il suo dolce riposo.  Invece se non le viene affermato, corre, gira cielo e terra, né si ferma se non trova chi le dice che l’ama.  Ora, ogni ti amo della creatura è uno sfogo al mio amore, il quale entrando nel mio s’incorpora nel mio stesso amore, e tiene virtù di fenderlo, mentre resta tutto intero qual’è, e formando come le fessure, forma le vie per far sfogare il mio amore; ma questo amore allora è puro, quando è animato dalla mia Volontà.  Vedi dunque che cosa è la tua lunga cantilena del tuo ti amo? Sono tanti sfoghi che dai al tuo Gesù, e mi chiamano al riposo nell’anima tua, perciò voglio che me lo dici sempre il tuo ti amo, lo voglio vedere in tutte le cose che ho fatto per te, amo di sentirlo sempre, sempre, e quando non me lo dici, sospirando dico:  “Ahimè!, neppure la piccola figlia del mio Volere mi dà il continuo sfogo di potermi sfogare nel suo piccolo amore, e resto tutto afflitto ed aspetto il tuo caro ritornello, ti amo, ti amo”.  Amami figlia mia, amami, abbi pietà del mio cuore ferito che spasima, smania, delira, e spasimante ti chiedo amore, e smaniando ti abbraccio, ti stringo forte, forte al mio cuore per farti sentire come brucio d’amore, affinché sentendo le mie fiamme, ti muova a pietà di me e mi ami.  Deh! rendimi contento, amami, quando non sono amato mi sento sventurato nel mio amore, e perciò giungo ai deliri, e quando un cuore pietoso si muove a pietà di me, e mi ama, mi sento cambiare la sventura in felicità.  E poi, ogni tuo ti amo non è altro che un piccolo legnetto che getti nell’oceano immenso del mio amore, che convertendosi in fiammella, accresci un grado di più d’amore per il tuo spasimante Gesù”.

 

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31-20

Dicembre 21, 1932

 

Scambio di doni di volontà tra Dio e l’anima.  Rinascita

continua nella vita Divina, vincolo di sposalizio, festa di

tutti.  Come la Divina Volontà tiene assediata la creatura.

 

(1) Mi sento come una piccola bambina nelle braccia della Divina Volontà, oh! come mi sembra vero che sono la piccola neonata, che mentre sto per nascere, un altro suo atto di Volontà Divina che si versa su di me, oppure un’altra sua conoscenza che mi manifesta, io rinasco di nuovo in quell’atto ed in quella conoscenza, come ad una vita novella nella sua Volontà Divina che prima non avevo in mio potere, neppure la conoscevo, e nell’atto di riceverlo io mi sento rinata di nuovo, ma mentre sto per rinascere, un altro suo atto mi dà, m’investe d’un altra sua conoscenza, ed io sto sempre in atto di rinascere.  Oh! potenza del Fiat Supremo, tu non sai lasciare mai la creatura, anzi mi sembra che mi metti nel labirinto della tua luce immensa, in atto di darle sempre nuova vita, ed io sento il bisogno di ricevere da te la tua vita continua, quindi di restarmi sperduta in te, ma felice perdita, perché non è perdita, ma conquista di nuova vita Divina che fa la creatura.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat Divino, il mio Maestro Celeste, visitando la sua piccola neonata, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, il mio amore è tanto, che sto sempre in atto di far dono della mia Volontà in tutti gli atti che fa la creatura per ricevere il dono della sua, Io sono il primo a cedergli il dono della mia, sto alla spia per vedere quando la creatura sta per fare un atto per darle il dono della mia Volontà nell’atto suo, affinché in vista del gran dono che le faccio, mi dia il piccolo dono del suo volere.  Ora, con questo mio dono del mio Volere che vado dando in tutti gli atti della creatura, riceve un atto nuovo di vita divina, e la faccio rinascere in quell’atto nuovo che le do, ed essa sente la novella vita divina che acquista, e mentre sta per formarsi in quella vita divina, Io non aspetto, ma subito le faccio di nuovo il dono del mio Volere, e così vado alternando la vita della creatura, col dare il mio dono e col voler ricevere il suo, affinché senta la crescenza e la rinascita continua della sua vita nella divina.  Ora, è tanto grande questo dono che faccio, che mentre sto per farlo, i Cieli stupiscono e riverenti si abbassano per adorare un dono sì grande, e magnificano il loro Creatore di tanta liberalità, e tutti si mettono sull’attenti per essere spettatori del come si svolge questo dono nell’atto della creatura, e quando veggono la nuova rinascita che fa nella vita divina, essi sono tremebondi nel vedere il gran portento, che rinasce a novella vita divina quante volte le vien dato questo dono della mia Volontà, ed oh! come mi ringraziano di tanta mia bontà, perché tutti si sentono più felici nel vedere questo dono del mio Volere operante nell’atto della creatura.  Si può dire che in questo scambio di volontà, in questi doni reciprochi d’ambi le parti, succede uno sposalizio tra l’anima e Dio, sposalizio ripetuto, sempre nuovo, e quando c’è sposalizio tutti fanno festa ai novelli sposi, ed inneggiano al loro Creatore, perché con questo dono del mio Fiat non è solo dono che faccio, ma insieme col dono do la mia Vita, che forma il vincolo dell’inseparabilità, in cui consiste la sostanza del vero sposalizio tra l’umano ed il Divino, ed oh! la somma ingratitudine di chi non riceve il dono del mio Volere nell’atto suo, specie nel vedere le mie premure ché voglio darlo, prego e supplico che lo ricevono e molte volte mi industrio di procurare nuovi incidenti, circostanze non aspettate, per avere nuove occasioni per poterle dare più spesso il mio dono del Fiat, e quando veggo che non l’accettano, mi sento cambiare in dolore le mie industrie d’amore, e potrei dire che i Cieli piangono insieme con me, perché quando agisce questo dono della mia Volontà nell’atto della creatura, i Cieli sono compromessi insieme con Essa, e tutti sentono, o la festa se viene accettato, o il dolore se viene respinto.  Perciò sii attenta, non voglio altro, che nei tuoi piccoli atti, in tutto ciò che fai, se preghi, se soffri, se lavori, in tutto, che lo scambio continuo, che prendi il dono della mia Volontà e mi dia la tua.  Oh! come mi renderai felice, Io sarò tutt’occhio sull’atto tuo, affinché abbia tutti i requisiti d’un atto degno della mia Divina Volontà”.

(3) Onde mi sentivo tutta investita di Volere Divino, me lo sentivo palpitante nella piccola anima mia, la sua aria celestiale e balsamica mi formava il cielo in me e provavo la felicità di lassù, anzi mi sentivo più felice dei cittadini celesti, perché loro non hanno un dono di atto di Volontà Divina come conquista, come nuova rinascita in Dio, ma hanno il dono di Essa solo come felicitarsi e beatificarsi, ma come conquista no, io invece posso fare nuove conquiste e posso chiudere nell’atto mio una Volontà Divina operante.  Ma mente la mia mentre spropositava, il dolce Gesù sorprendendomi ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, voglio dirti la ragione perché voglio che la creatura riceva il dono della mia Volontà in tutti gli atti suoi, e mi dia volta per volta la sua, perché se ad un atto ci sia questo scambio e ad un altro no, nell’atto dove non c’è lo scambio si forma il vuoto nell’anima, e questo vuoto viene riempito di miserie, di debolezze, di passioni, con ciò la vita divina resta spezzata e come distaccata in essa, quindi le vere rinascite non possono succedere, perché mancherebbe l’alimento, la materia prima dell’atto continuo del mio Fiat, che forma queste nuove rinascite in Dio, molto più che solo Essa possiede e forma l’atto continuo, quindi senza il suo atto continuo è impossibile ricevere sì gran doni e beni da far stupire Cieli e terra”.

(5) Onde nel sentire ciò ho detto:  “Dimmi Amor mio, perché ti interessa tanto, che vuoi la volontà della creatura e vuoi dare la tua?”  E Gesù:

(6) “Vuoi sapere il perché? Perché col prendere la sua volontà metto al sicuro la creatura, e col darle la mia la prendo da tutti i lati e metto al sicuro la mia vita in essa, e siccome la mia Volontà Divina non vi è cosa o persona che non ha i suoi vincoli di dominio e di conservazione, la fortunata creatura me la sento insieme con me in tutto ed in tutti, ed allora posso dire coi fatti, non con le parole:  “Ciò ch’è mio è tuo, e tutto ho fatto per te”.  Con ciò il mio scopo è realizzato, l’opera mia creata con tanto amore, qual è la creatura, non mi preoccupa più, né c’è più pericolo perché la mia Divina Volontà la tiene assediata nei suoi infiniti confini, sicché non resta altro che godermela e renderci felici, con una felicità non mai interrotta d’ambi le parti.  Ecco perciò che fino a tanto non veggo la creatura dotata del dono del mio Fiat, non mi do pace, sto a guardia continua, perché so che il suo volere può tradire lei e me, quindi devo usare stratagemmi, industrie amorose, devo sempre lavorare, per me non vi è riposo.  Invece quando il suo volere sta in poter mio, ed il mio in poter suo, Io riposo sulla sua sorte, non vi è più pericolo e se voglio lo scambio continuo tra me ed essa, è per avere occasione di avere che ci fare, di dire e di trattenersi dolcemente in conversazione, e siccome voglio darle sempre del mio, uso il pretesto di volere lo scambio della sua, per darle di nuovo la mia Volontà, ma già era mia la sua e la mia era già sua, solo che col darla di nuovo, accresco nuova vita Divina e grazie più sorprendenti.  Perciò sempre nel mio Volere ti voglio, e così potremo essere sicuri, tu di stare sempre con me, ed Io con te”.

 

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31-21

Dicembre 25, 1932

 

La nascita del Pargoletto Gesù fu universale, nacque in tutto

ed in ciascuno.  Come per tenerci sicuri, venne a coprirci

con la veste della sua Umanità.  Esempio del sole.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, ed essendo oggi il giorno del Santo Natale, ho passato tutta la notte senza vedere il mio celeste bambino, e mi sentivo uno schianto nel cuore senza di Colui che forma la mia vita ed il mio tutto.  Ah! vivere senza di Lui è vivere come se non si avesse vita, torturata, senza forza, senza appoggi, che forma la più terribile delle morti per la povera e piccola anima mia, e tra le ansie ed il timore, pregavo il Voler Supremo che mi svelasse Colui che mi amava e che formava il mio duro martirio.  Onde in questo mentre, la mia mente è restata come rapita da una luce immensa, che riempiva Cieli e terra, ed oh! meraviglia, vedevo il piccolo bambino divino rinato in ogni cosa creata, in ogni cuore, in tutto, il piccolo pargoletto Gesù moltiplicato, bilocato, rinato nel modo infinito, in tutto ed in ciascuno, sicché tutti avevano il bene di sentirsi in loro, nato il celeste bambino.  Oh! com’era bello vederlo piccino, piccino nel sole, nelle stelle, in tutti gli elementi, nelle creature tutte, che tutti inneggiavano ed avevano il grande onore, il bene immenso di essere rinato in ciascuno, e di possedere come proprio il dolce pegno del bambinello Gesù.  Onde tra la meraviglia e lo stupore, vedevo che anche in me era nato Colui che con tanti sospiri ed ansie cercavo, e me lo stringevo forte forte fra le mie braccia, e Lui mi lasciava fare, anzi godeva che ciò facessi, e tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, amami, amami, sono nato per amare e per essere amato, e per farlo da Dio la mia nascita è universale, non l’avrei fatto da Dio se non fossi rinato in modo universale, in modo che tutti possono dire coi fatti:  “Il celeste infante è nato per me, è mio, ed è tanto vero che già lo posseggo”.  Il mio amore resterebbe inceppato se non avessi potuto rinascere in tutti, la mia potenza limitata, la mia immensità ristretta, se non fosse universale la mia rinascita, e non è meraviglia, come la mia Divinità riempiva Cieli e terra, così incorporandosi nella mia piccola Umanità, la moltiplicava e bilocava in modo da farmi rinascere in tutti ed in ciascuno.  Sono i nostri modi divini ed infiniti che teniamo, che tutti devono prendere il bene che facciamo, ed essere pregni delle opere nostre.  Molto più, che Io sceso dal Cielo in terra volli prendere umana carne per glorificare completamente la gloria del Padre Celeste, di supplire a tutto ciò che l’uomo non aveva fatto, ecco perciò volle rinascere la mia piccola Umanità anche nelle cose create, perché l’uomo non ci aveva dato la gloria, il contraccambio dell’amore ché avevamo creato un cielo, un sole e tante altre cose, e la mia Umanità rinascendo in esse, glorificava il mio Padre Celeste completamente di tutta l’opera della Creazione.  L’uomo col respingere la mia Divina Volontà si era reso impotente a tutto, ed Io venivo per essere il suo salvatore, riparatore, glorificatore, difensore, e lo coprivo dentro la veste della mia Umanità, per tenerlo sicuro ed in ogni cosa rispondere Io per lui al mio Padre Celeste.  Era tanto il mio amore, che la mia Divinità per dare uno sfogo al mio amore, mi portava a nascere in ogni cuore ed in tutte le cose, tanto vero, che i primi a riconoscermi ed a inneggiarmi furono le cose create, perché sentendo la mia nascita in loro tripudiarono di gioia e mi fecero festa, ma sai tu chi sono coloro che mi fanno festa nel nascere nei loro cuori? Coloro che posseggono la mia Divina Volontà, questi avvertono subito che Io son nato nei loro cuori, e mi fanno festa perenne, invece gli altri mi fanno piangere, mi danno dolore e col peccato mi preparano il coltello per ferirmi o per uccidermi”.

(3) Dopo ciò io sono rimasta tutta immersa nel suo amore, la scena commovente della nascita del celeste bambino così universale ed in ciascuno, mi faceva comprendere chi sa quante cose, ma credo che sia meglio passarle in silenzio, perché non sapendole dire bene potrei spropositare.  Onde per fare la festa al celeste Infante mi abbandonavo tutta nella Divina Volontà, e Lui ritornando di nuovo, ma era tanto grazioso, d’un beltà sì rara, che non si trova un’altra simile, e chiudendosi nel mio cuore tutto amore, come luogo della sua nascita, e ripeteva in me i suoi pianti infantili, i gemiti amorosi, i suoi singhiozzi ripetuti.  Oh! com’era commovente il vederlo ora piangere, ora singhiozzare, ora vagire, faceva il primo ingresso di rinascita in ciascuno ed in tutto, con le armi delle sue lacrime, con gli stratagemmi dei suoi singhiozzi, con le preghiere dei suoi vagiti, con ciò si faceva rapitore ed a via di rapire con la forza di un Dio che possedeva, entrava nei cuori per formare la sua rinascita novella.  Oh! Cieli, inchinatevi ed insieme con me amate ed adorate il celeste infante.  Ma mentre la mia mente si sperdeva in un mistero sì grande, il dolce bambinello, tra le lacrime ed i singhiozzi, misto ad un celeste atteggiamento di sorriso ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, la mia nascita non solo fu universale, perché come Dio non poteva fare diversamente, mi trovai nella condizione del sole, che o vogliano, o non vogliano, tutte le cose create, la Creazione tutta e tutte le creature devono ricevere la sua luce, il suo calore; dall’alto dove discendo col mio impero di luce e con la mia supremazia che posseggo su tutti e su tutto, pare che dice il sole nel suo mutismo, ma più forte che se parlasse:  “O mi ricevi con amore, o ti investo coi diritti che posseggo di darti luce, e se non mi vuoi ricevere, ti circonderò da tutti i lati, in modo che non potrai sfuggire dalla mia luce ed avrò la grande gloria che a tutti ho dato la mia luce”.  Simbolo della mia nascita, il sole, che anch’esso rinasce in tutti i giorni per tutto e per ciascuno, ed Io non solo rinasco in modo universale, ma faccio mentre rinasco una invasione, non solo rinasco nel cuore, ma invado la mente coi miei pensieri, gli occhi con le mie lacrime, la voce con i miei vagiti, in modo che faccio la invasione universale di tutte le creature, la prendo da tutti i lati, affinché non mi possa sfuggire; se mi ricevono con amore, la mia vita non solo nasce in esse, ma cresce in modo sorprendente, se poi non mi ricevono con amore, rinasco in loro coi miei diritti di Dio che posseggo, ma non cresco in loro, rimango piccino e solo, e mi resto a riserbo, aspettando chi sa coi miei vagiti e lacrime si inducano ad amarmi, e se ciò non riesco, la mia vita si cambia per loro in giustizia.  Ed oh! come mi strazia il mio cuoricino, vedere la mia nascita tutt’amore cambiata in giustizia per la povera creatura.  Quindi, giacché son nato in te, dammi il bene di farmi crescere, così mi cambierai in gioie le mie lacrime ed i miei vagiti”.

 

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31-22

Gennaio 6, 1933

 

Chi opera nella Divina Volontà, Dio si nasconde nella creatura

con tutti gli atti suoi, riconoscenza che sente per chi le fa

produrre la sua vita.  Diritti d’ambi le parti.  Il piccolo naviglio.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti che la Divina Volontà aveva fatto in essa, e mi pareva che ciascuna cosa creata mi dava l’entrata per ricevere l’atto mio e metterlo in corteggio ed in ricambio alla Divina Volontà che possedevano, come attrice e conservatrice delle cose create.  Ora mentre ciò facevo, il celeste bambinello mi ha fatto la sua breve visitina, e mi ha detto:

(2) “Figlia mia, chi fa la Divina Volontà, nel fare i suoi atti si riversa in Essa, non vi è particella del suo essere che non prenda posto nel Volere Supremo, ed allora, tutto ciò che Dio ha creato, tutto ciò che ha fatto e farà, stando tutto racchiuso nel mio Volere, come un atto solo si riversa tutto sull’atto della creatura, in modo che l’atto di essa resta riempito, abbellito, circondato di tutto ciò che ha fatto e farà la mia Volontà, tanto che si vede nell’atto della creatura impresso, fuso, circonfuso, tutti gli atti divini.  Quando la mia Volontà opera, tanto nella nostra Divinità, quanto nell’atto umano, non sa, né vuole distaccare un atto suo dall’altro atto, ma l’unisce tutti insieme e forma il nuovo atto che vuol fare, si può dire che tutto il nostro Essere Divino con tutti i nostri atti ci riversiamo sulla creatura, ci nascondiamo in essa, ci muriamo, mentre ci lasciamo nella nostra immensità e potenza interminabile quali siamo.  Però la nostra felicità resta raddoppiata da parte della creatura, perché ci ha dato l’occasione di bilocare la nostra vita insieme coi nostri atti, e Noi riceviamo la gloria, l’onore, l’amore della stessa vita nostra, e di tutti i nostri atti, da parte di chi si fa possedere dalla nostra Volontà.  Succede a Noi come al sole, che quando dall’altezza della sua sfera si dà alla terra, pare che dà solo luce, ma non è vero, insieme con la sua luce dà tutto ciò che possiede, ed è tanto vero, che si vede la terra fiorita di tante varietà di colori, varietà di dolcezze, di sapori, chi ha dato tanta bellezza, tante sostanze, tanti colori? Solo la luce? Ah no! è perché la luce ha dato le sostanze, le proprietà che possiede la luce.  Si può dire che la terra è ricca, abbellita dalle proprietà che possiede il sole, ma mentre il sole dà, nulla perde di ciò che possiede.  Oh! se il sole avesse ragione, come si sentirebbe più felice, più glorificato del gran bene che fa alla terra.  Riprodurre la nostra vita, i nostri atti nella nostra amata creatura, per Noi è felicità, e ci sentiamo come riconoscenti verso di essa, ché ci ha dato il campo di far uso della nostra potenza comunicativa, di riprodurci in essa”.

(3) Ond’io nel sentire ciò pensavo tra me:  “E se ci fosse il peccato, le passioni, come può ricevere questo gran bene la creatura?”  E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, quando l’anima si dà in balia della mia Volontà, Essa tiene virtù di far perdere la vita del male, non vi è peccato o passioni che non sentano darsi più che da ferro micidiale la morte, anzi, da sé stesse muoiono, come la mia Volontà regna nell’anima, così si sentono perdere la vita.  Essa per il male è come il gelo alle piante, che le inaridisce, le secca e le fa morire; è come la luce alle tenebre, le quali, come comparisce la luce, le tenebre spariscono e muoiono, anzi neppure si sa dove sono andate; la mia Volontà è come il caldo al freddo, il freddo muore sotto la virtù del caldo.  Se il gelo, la luce, il caldo, tengono virtù di far morire le piante, le tenebre, il freddo, molto più la mia Divina Volontà tiene virtù di far morire tutti i mali insieme, al più se l’anima non si facesse dominare sempre dalla mia Volontà, e dove non regna sempre Essa non può comunicare tutti i beni, e convertire in vita divina tutto l’assieme della creatura, e dove manca la vita divina sorge il male, e può succedere come alle piante se si ritira la forza del gelo, le piante sebbene stentate, incominciano a rinverdire; se si ritira la luce, le tenebre sorgono di nuovo; e se si ritira il caldo, il freddo acquista di nuovo la sua vita.  Ecco perciò la grande necessità di far sempre, sempre la mia Volontà e di vivere in Essa, se vuoi sbandire tutti i mali e sradicare anche le radici delle passioni.  Molto più che il mio Volere Divino vuol dare sempre alla creatura, ma per dare sta alla vedetta per vedere quanto opera nella sua Volontà, perché ogni atto che fa in Essa acquista un diritto divino, sicché quanti atti fa, tanti diritti acquista nel mare del mio Fiat, ed Essa acquista tanti diritti sulla creatura, questi diritti d’ambi le parti rendono padroni, Dio e la povera creatura.  E la mia Volontà bilocata e racchiusa nell’anima, per quanto è capace di racchiudere, siccome vuol dare sempre, la porta a navigare nel mare immenso del suo Volere che regna in Dio stesso, e rendendola più capace prende dal suo mare ed allarga il maricello del suo Volere nel fondo dell’anima, si può dire che di essa ne fa il suo piccolo naviglio, per andare a villeggiare nel suo mare immenso del suo Volere, ed a seconda che si dispone ed opera, così racchiude nuove dosi di Volontà Divina.  Perciò sempre in Essa ti voglio, così mi darai il diritto di poterti sempre dare e tu di sempre ricevere”.

 

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31-23

Gennaio 14, 1933

 

La pagina della vita.  La Creazione pagina Celeste.  Il ti amo,

punteggiatura di queste pagine.  L’artefice e lo scrittore divino.

 

(1) Stavo secondo il mio solito girando per tutta la Creazione, per incontrarmi con la Divina Volontà dominante in essa, e ricambiarla col mio amore al suo tanto amore per me, nel creare tante cose per amor mio, e mi sembrava che ciascuna cosa creata stavano nell’aspettativa di ricevere il suggello del mio ti amo, questo era un diritto, un tributo, un piccolo cenno che esigevano dalla terra a quella Volontà che tanto aveva dato a tutte le creature, che formava la loro attrice e conservatrice; ma mentre ciò facevo, pareva che il mio dolce Gesù, con le sue stesse mani prendeva il mio ti amo, e lo metteva come suggello a quelle cose create a cui io lo dirigevo, e mettendole da parte, aspettava che si seguisse il lavorio del ti amo a tutte le altre cose create, ed io meravigliandomi nel vedere l’interesse di Gesù, il suo aspettare, pensavo tra me:  “Ma che gran che è il mio piccolo ti amo, che giunge a formare l’occupazione e l’interesse di Gesù?”  E Lui, soffermandosi per parlarmi mi ha detto:

(2) “Mia figlia benedetta, sai che cosa è il tuo ti amo? Esso è come la punteggiatura al carattere, un carattere senza punteggiatura si vede una confusione, senza idee giuste, senza espressioni formate, in modo che chi lo legge, non trovando il vero senso può avere quelle idee che vuole, belle o brutte come le piace, quindi, mancando la punteggiatura, si può chiamare uno scritto senza vero valore, ed a chiare note dice l’ignoranza ed il poco valore di chi l’ha scritto.  Eppure che gran che è un punto, una virgola, un punto interrogativo e tutto il resto della punteggiatura? Si può dire nulla a confronto del lavoro dell’estensione d’un carattere.  Tale è il tuo ti amo, e la punteggiatura al carattere della tua vita, delle tue parole, opere, passi, e fin del tuo cuore, la punteggiatura del tuo ti amo getta l’ordine in tutti gli atti tuoi, mette le idee giuste, dà l’espressioni più belle e ti fa conoscere Colui, per amore del quale viene formata la pagina ed il carattere della tua vita.  Ma questo è nulla ancora, questo punto, questa piccola virgola del tuo ti amo, sale in alto e punteggia la nostra pagina divina, i nostri caratteri celesti di tutta la Creazione.  Che cosa è tutta la Creazione se non che la nostra pagina divina messa fuori di Noi, ed i nostri caratteri celesti impressi in tutta la pagina della Creazione, punteggiata con tale ordine ed armonia, con le idee più giuste, con le espressioni più belle e commoventi, fatte con tale valore di arte, che nessun artefice può imitare.  Ora, il tuo ti amo si unisce alla punteggiatura divina e punteggiando conosce il valore dei nostri caratteri, impara a leggere la nostra pagina, comprende con idee giuste quanto abbiamo fatto per amore suo, e riceve l’espressioni più belle e commoventi del suo Creatore e ci da il piccolo tributo, ci paga il piccolo censo che Noi con amore di giustizia aspettiamo dalla creatura.  Non solo, siccome il ti amo tiene virtù per natura sua di convertirsi in luce, Io con tutto amore prendo questi punti e virgole del tuo ti amo, e metto la tua piccola luce sulla nostra punteggiatura divina, e guardando la Creazione tutta, sento tali strette d’amore, ché vedo la punteggiatura della piccola figlia del mio Volere unita alla nostra punteggiatura celeste.  Ma dimmi figlia mia, perché mi dici ti amo e vuoi investire tutte le cose create, gli stessi atti miei col tuo ti amo?” 

(3) Ed io:  “Perché ti amo e voglio essere amata da te”.

(4) E Lui:  “Dunque, perché mi ami mi dici ti amo, e non è questo il più grande dei miei contenti, i miei sospiri, le mie ansie, i miei deliri, essere amato dalla creatura? Or sappi che ad ogni tuo ti amo, Io ti sussurro all’orecchio del cuore, ti amo e metto la mia punteggiatura celeste alla pagina e caratteri della tua vita, non ne sei tu contenta?” 

(5) Ed io:  “Amor mio, non mi basta, no, la tua sola punteggiatura, non ne sono contenta, può bastare a te la mia sola punteggiatura, perché essendo io piccola e buona a nulla non so fare altro, ma tu che sai far tutto, per farmi contenta voglio che tu stesso mi formi la pagina e i caratteri della mia vita”.

(6) E Gesù:  “Si, si, ti contenterò e potrei dirti che lo sto facendo.  Or sappi che per avere una pagina scritta ci vuole la carta, l’inchiostro, la penna, tutte cose di materie prime per formare una pagina scritta, se una ne manca, lo scritto non può avere vita.  Ora la carta è la mia Divina Volontà, la quale come fondamento di tutto deve formare la pagina della vita.  Vedi, posso dire che la mia Volontà si stese come fondamento di tutta la Creazione, più che carta per ricevere i nostri caratteri distinti, del nostro amore incessante, nella quale riversavamo più che caratteri incancellabili le nostre qualità ed opere divine, i nostri caratteri vengono formati di opere ed amore incessante.  Così l’anima deve possedere come fondo di tutto, la mia Divina Volontà, ma non basta, ci vuole l’amore incessante per formare l’inchiostro per scrivere sopra di questa carta di luce, ma carta ed inchiostro non sono sufficienti per formare i caratteri, perciò ci vuole la penna delle opere sante, la diversità dei sacrifici, le circostanze della vita per formarsi la penna e così scrivere i caratteri ordinati, le espressioni più belle e commoventi che ora fanno piangere, ed ora riempiono il cuore di gioia, in modo che chi li potrà leggere, si sentirà trasformato e ridonata la vita del bene che possiede quella pagina, ed Io, artefice e scrittore divino, quando trovo carta, inchiostro e penna, come formai e scrissi la pagina della Creazione, così mi occupo con mio sommo diletto a formare e scrivere la pagina di questa creatura, forse più bella della stessa pagina della Creazione.  Perciò abbi sempre pronto carta, inchiostro e penna, ed Io ti prometto di scrivere la pagina della tua vita, nella quale si vedrà che Io solo sono stato colui che l’ho formata e scritta, e così resterai contenta tu, e contento Io”.

 

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31-24

Gennaio 18, 1933

 

Solitudine in cui viene messo Gesù da quelli che lo ricevono

sacramentato, le sue lacrime, i suoi dolori.  Le specie mute e le

specie viventi,.  Continuazione della vita di Gesù nella creatura.

 

(1) Avendo fatto la santa comunione, stavo facendo i miei soliti ringraziamenti, ed il mio Sommo Bene Gesù si faceva vedere afflitto e taciturno come se sentisse il bisogno della compagnia, ed io stringendomi a Lui cercavo di consolarlo con l’esibirmi di starmi con Lui sempre unita, per non lasciarlo mai solo, e Gesù pareva tutto contento e per sfogare il suo dolore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, siimi fedele a non lasciarmi mai solo, perché la pena della solitudine è la più opprimente, perché la compagnia è l’alimento dello sfogo di chi soffre, invece senza compagnia si soffre il dolore e si è costretto a sentire la fame, perché manca chi le dà lo sfogo dell’alimento, manca tutto, e forse manca chi potesse offrire il sollievo, fosse pure una medicina amara.  Figlia mia, quante anime mi ricevono sacramentato nei loro cuori e mi mettono in solitudine, mi sento in esse come dentro d’un deserto, come se non li appartenessi, mi trattano da estraneo, ma sai perché non prendono parte alla mia vita, alle mie virtù, alla mia santità, alle mie gioie ed ai miei dolori? Compagnia significa prendere parte a tutto ciò che fa e soffre la persona che gli sta vicino, quindi ricevermi e non prendere parte alla mia vita, è per me la solitudine più amara, e restando solo non posso dirle quanto brucio d’amore per loro, e perciò resta isolato il mio amore, isolata la mia santità, le mie virtù, la mia vita, insomma, tutto è solitudine in me e fuori di me.  Oh! quante volte scendo nei cuori e piango, perché mi veggo solo, e quando scendo, vedendomi solo,mi sento non curato, né apprezzato, né amato, tanto che son costretto dalla loro non curanza, a ridurmi al silenzio ed alla mestizia, e siccome non prendono parte alla mia vita sacramentale, mi sento appartato nei loro cuori, e vedendomi che non ho che fare, con pazienza divina ed invitta, aspetto la consumazione delle specie sacramentali, dentro delle quale il mio Fiat eterno mi aveva imprigionato, lasciando appena le tracce della mia discesa, perché nulla ho potuto lasciare della mia vita sacramentale, forse le sole mie lacrime, perché non avendo preso parte alla mia vita, mancava il vuoto dove poter lasciare le cose che a me appartengono, e che Io volevo mettere in comune con loro.  Perciò si veggono tante anime che mi ricevono sacramentato e non danno di me, sono sterili di virtù, sterili d’amore, di sacrificio, poverette, si cibano di Me, ma siccome non mi fanno compagnia restano digiuni.  Ahi! a quali strette di dolore e di crudele martirio è messa la mia vita sacramentale, molte volte mi sento affogato d’amore, vorrei sbarazzarmi e sospiro di scendere nei cuori, ma ahimè! sono costretto ad uscirmene più affogato di prima.  Come potevo sfogare se neppure hanno fatto attenzione alle fiamme che mi bruciavano? Altre volte la piena del dolore mi inonda, sospiro un cuore per avere un sollievo alle mie pene, macché! vorrebbero che Io prendessi parte alle loro, non loro alle mie. . . , e lo faccio, nascondo i miei dolori, le mie lacrime per consolarli, ed Io resto senza il sollievo sospirato.  Ma chi può dirti i tanti dolori della mia vita sacramentale e come sono più quelli che mi ricevono e mi mettono in solitudine nei loro cuori, ma solitudine amara, che quelli che mi fanno compagnia.  E quando trovo un cuore che mi fa compagnia, metto in comunicazione la mia vita con essa, lasciandole il deposito delle mie virtù, il frutto dei miei sacrifici, la partecipazione della mia vita, ed Io la scelgo per mia dimora, per nascondiglio delle mie pene e come luogo di mio rifugio, e mi sento come contraccambiato del sacrificio della mia vita eucaristica, perché trovo chi mi spezza la mia solitudine, chi mi asciuga le lacrime, chi mi dà libertà di farmi sfogare il mio amore ed i miei dolori, sono esse che mi servono di specie viventi, non come le specie sacramentali che nulla mi danno, solo che mi nascondono, il resto faccio tutto da me solo, non mi dicono una parola che spezzi la mia solitudine, sono specie mute.  Invece nelle anime che mi servono come specie viventi, svolgiamo la vita insieme, palpitiamo d’un solo palpito, e se la veggo disposta le comunico le mie pene e continuo in essa la mia passione, posso dire che dalle specie sacramentali passo nelle specie viventi per continuare la mia vita sulla terra, non da solo, ma insieme con essa.  Tu devi sapere che non sono più in mio potere le pene, e le vado chiedendo per amore a queste specie viventi delle anime, che mi suppliscano a ciò che a me manca.  Perciò figlia mia, quando trovo un cuore che mi ama e mi fa compagnia, dandomi libertà di fare quello che voglio, Io giungo agli eccessi, non ci bado a nulla, do tanto, che la povera creatura si sente affogare dal mio amore e dalle mie grazie, ed allora non resta più sterile la mia vita sacramentale quando scendo nei cuori, no. . . , mi riproduce, bilocando e continuando la mia vita in essa, e queste sono le mie conquistatrici che somministrano a questo povero indigente di pene, la loro vita e mi dicono:  “Amor mio, tu avesti il tuo turno di pene e finì, ora è il mio turno, perciò lasciami che ti supplisca e che io soffra in vece tua”.  Ed oh! come ne resto contento! la mia vita sacramentale resta al suo posto d’onore, perché riproduce altre sue vite nelle creature.  Perciò sempre insieme con me ti voglio, affinché facciamo vita insieme e tu prenda a petto la mia vita ed Io prenda la tua”.

 

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31-25

Gennaio 22, 1933

 

Come Gesù non vuol fare i conti con la creatura.  Il Giardiniere Celeste,

la volontà umana campo di Gesù, dote e corredo che Dio da alla creatura.

 

(1) Stavo pensando al Voler Divino e mille pensieri si affollavano nella mia mente, e dicevo tra me:  “Ma perché Gesù ama tanto di volere la mia volontà? Se ama di darmi la sua io vado di guadagno, avere una Volontà Divina in mio potere, posseggo tutto, racchiudo tutto, anche lo stesso Dio, ma voler Lui la mia, niente meno per scambio della sua, c’è più da stupire, che cosa le potrà giovare, essergli di utile una volontà così debole ed insignificante, che sa produrre più male che bene? Si vede che Gesù non se ne intende di conti né sa dare, o meglio, non vuol dare il giusto valore a quello che dà, al ricambio che riceve, purché ottiene il suo intento, non ci bada se ottiene poco o nulla al confronto del molto che ha dato, però qui si vede che l’amore suo è vero amore perch’é disinteressato”.  Ma mentre la mia mente spropositava, il mio dolcissimo Gesù si faceva vedere che stava tutto attento ad ascoltare i miei spropositi, e tutto compiacendosi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, se Io volessi fare i conti alla creatura, non avrei mai nulla da darle, perché prima, che ciò che essa mi può dare, tutto è stato dato da me, quindi dandomi non mi da altro che il mio, e perciò il mio amore mi fa mettere sempre da parte i conti; fare i conti con le creature, sarebbe inceppare il mio amore e fargli perdere la libertà di fargli dare ciò che vuol dare alla creatura, e si troverebbe a disagio.  Oltre di ciò, per darti la mia Divina Volontà, è necessario che dia la tua, perché due volontà non possono regnare dentro d’un cuore, si farebbero guerra a vicenda, e la tua sarebbe d’ostacolo alla mia, e quindi non sarebbe libera di fare ciò che vuole, ed Io per rendere libera la mia, con tante insistenze ti chiedo la tua, ma ciò non è tutto ancora, tu devi sapere che la tua volontà stando in te è debole, insignificante, ma come giunge nelle mie mani creatrici e trasformatrici, cambia aspetto, Io la rendo potente, la vivifico e racchiudo in essa il valore produttore del bene, ed Io me ne servo per non stare in ozio, e facendomi celeste giardiniere, lavoro in questo campo della tua volontà e ne faccio un bel prato fiorito ed un giardino di miei delizie.  Sicché ciò che nelle tue mani è insignificante e forse anche dannoso, nelle mie cambia natura e mi serve per divertirmi e tenere un po’ di terra a mia disposizione per formare le più belle fioriture.  E poi per poter dare, Io voglio il piccolo, l’insignificante, anche come pretesto per poter dare il grande e così dire:  “Mi ha dato ed ho dato”.  E’ vero che mi ha dato il piccolo, ma quello teneva, e spogliandosi anche del piccolo per me, è il dono più grande, ed affido all’esuberanza del mio amore, affinché supplisco a ciò che manca alla creatura”.

(3) Dopo di ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà e mentre cercavo di seguire i suoi atti, il mio amato Gesù mi ha detto:

(4) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che come tu cerchi di seguire gli atti della mia Divina Volontà, tu ti metti in via in Essa, ed il mio Fiat ti viene incontro per riceverti, per porgerti i suoi atti, affinché li faccia uno coi tuoi, ed Io ricevo le dolci sorprese delle tue attenzioni, l’incanto del tuo amore, ed Io non ti perdo mai di vista ed assisto alle scene più commoventi del tuo nulla nel Tutto, del piccolo tuo essere nel grande, del finito nell’Infinito, pare un alternarsi a vicenda Dio e la creatura, ed in questo alterco, l’uno si sviscera nell’altro di puro amore.  Ora tu devi sapere che quando mettiamo fuori alla luce del giorno la creatura, Noi le diamo la dote, il corredo delle nostre particelle divine.  La dote è la nostra Volontà, né mettiamo un limite, anzi le damo la libertà di aumentare la sue dote; ora, gli atti che fa nella nostra Volontà sono nuove proprietà che acquista, oltre a quelle che le ha dato il suo Creatore, e Noi nell’enfasi dell’amore gli diciamo:  “Quanti più atti farai nel nostro Volere, tanto più campo divino ti daremo per darti il posto dove mettere i tuoi atti, così tu lavorerai nel nostro campo celeste, e Noi ti daremo quanto più campo vuoi, basta che non lo tenga vuoto, e sii attenta a metterlo in traffico, anzi avremo il gran contento di vedere le tue proprietà più estese.  Noi facciamo come un padre quando dà la sua dote al figlio, questo figlio lavora, si sacrifica tanto, in modo che aumenta la sua dote, stende di più le sue proprietà, ed il padre gode più che se fossero sue le proprietà e la fortuna del figlio.  Così facciamo Noi, anzi di più, quando la vediamo tutta attenzione, pronta a qualunque sacrificio, Noi non la lasciamo sola, ma lavoriamo insieme, le prestiamo tutto ciò che occorre, Volontà, Santità, atti nostri, tutto, per avere il contento di vedere posseditrice di molte proprietà la figlia nostra”.

 

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31-26

Gennaio 29, 1933

 

Potenza delle verità, passi d’ambi le parti, Dio e la

creatura.  Aspetto insolito dell’Ente Supremo.

 

(1) Stavo pensando alle tante verità che il mio adorabile Gesù mi ha manifestato sulla Divina Volontà, ed oh! quanti pensieri si affollavano nella mia mente di sorprese, di gioie, di commozione, su queste verità, mi parevano che scendevano dal Cielo tutte ordinate, per riempire la terra, ed il loro lavorio era di formare la via in loro stesse, per farci rientrare in queste verità, ed esse si muravano intorno alle creature, per non farle uscire.  Ed il mio celeste Gesù, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che ogni verità che ho manifestato sulla mia Divina Volontà, non è stato altro che un avvicinamento di più verso le creature, il nostro Essere Supremo, come parlava così faceva un passo di più verso di esse, metteva una particella divina di più a loro disposizione e gettava nuovi vincoli d’unione e d’amore, la nostra parola è sempre parto nostro, è il nostro Verbo che mettiamo in via dal Cielo per cercare la nostra sospirata creatura, e la nostra Trinità Sacrosanta tirata dalla potenza del Verbo, perch’é inseparabile da Noi, facciamo inostri passi appresso, e passo passo ci avviciniamo dove la nostra parola giunge.  Ora tu devi sapere che quando ci decidiamo di manifestare una verità per mezzo del nostro Verbo, siccome è una parte di Noi stessi che usciamo fuori, il nostro Ente Supremo prende un aspetto insolito, una nuova gioia ci investe, esce da Noi una forza comunicativa di nuove beatitudini, tutto il Cielo nel vedere il nostro aspetto insolito, già intuisce che stiamo per uscire una nostra parola di verità, perché i primi a festeggiare le verità che usciamo, siamo le Tre Divine Persone, e poi tutto il Cielo insieme con Noi.  Sono i doni del gran Re, che sa muovere tutto, investe tutto e la nostra parola che tiene virtù creatrice, vivificatrice, trasformatrice, e delle volte atterra, stritola, mette tutto in frantumi, e sulle rovine fa sorgere la vita della nostra parola e vi forma le cose più belle, la nuova creazione, le opere di magnificenza da far stupire Cielo e terra, che cosa non può un nostro Fiat, tutto, e che non faranno la catena di tanti nostri Fiat! Il nostro Fiat trasformato in parola di verità possiede virtù invincibile, potenza inarrivabile, fermezza irremovibile del bene che vuol formare nella potenza del mio Fiat parlante.  Tu non puoi comprendere il gran dono ed il gran bene che racchiude una sola mia parola di verità divina, ma lo comprenderai col tempo, quando vedrai i fatti, le opere che hanno prodotto le mia verità, perché le mie verità non solo hanno la potenza di tirare il nostro Essere Divino appresso, di farci fare dei passi, e molte volte ci fa anche correre per avvicinarci alle creature, ma danno grazie ad esse di farle fare dei passi, e farle correre incontro a colui che già sta venendo per incontrarsi e darle il gran bene che pronunziò il nostro Fiat.  Sicché le nostre verità agiscono potentemente quando le usciamo sul nostro Essere Divino, perché se escono vogliono dar la vita ed il bene che posseggono, e nel contempo vogliono disporre le creature ad avvicinarsi alla fonte donde sono partite, per trasformarle nel bene della stessa verità.  Il tutto sta se esce da Noi una nuova verità, al più potranno passare tempi, secoli, questo dice nulla, giacché sono armate non solo di potenza, ma di pazienza invitta e divina e non si stancano nell’aspettare, sono infaticabili, sono inflessibili, prima devono dare ciò che hanno di bene, la vita che posseggono, e poi trionfanti e vittoriose, rimandano al Cielo i frutti che hanno conquistato.  Perciò figlia mia, sii attenta ad ascoltare le mie verità, prima devi pensare da dove vengono, chi te le porge, il bene che ti vogliono fare, i passi d’ambi le parti d’avvicinamento, e né voler mettere dubbio perché non vedi nel mondo gli effetti, il bene, la vita che posseggono le mie verità, il tempo farà e dirà tutto, per ora prendi la parte tua, al resto ci penserà il tuo Gesù.

(3) Oltre di ciò, tu devi sapere che prima formiamo il poggio, il luogo, l’anima dove devono discendere le nostre verità, e poi ci decidiamo ad uscirle da dentro il nostro seno paterno, perché il nostro Ente Supremo nell’uscire da Noi le verità, che per le creature si cambiano in opere, nell’uscirle non le restiamo in aria ed oziose, no, la nostra saggezza non fa mai cose inutili, se le usciamo devono essere portatrici del bene che racchiudono, ecco perciò la necessità del poggio dove la nostra bontà le dirige, per incominciare subito il loro lavorio di partecipazione e di trasformazione del bene che posseggono, forse pure a principio un’anima sola, e poi si diffondono tanto da formare eserciti di creature del bene che le nostre verità posseggono, e quando hanno formato questi nobili eserciti, le nostre verità ce le portano nel loro grembo nella nostra patria celeste.  Sono esse le conquistatrici che popolano il Cielo, fanno da messaggeri, scorrono la terra, gettano il seme, lo lavorano, lo raccolgono e trionfanti per metterlo al sicuro, lo portano nelle celesti regioni, sono instancabili, né mai si arrestano se non hanno ottenuto il loro intento.  Perciò sii attenta e non trasgredire nulla di ciò che il tuo Gesù ti ha insegnato”.

 

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31-27

Febbraio 12, 1933

 

Dio possiede in natura la forza creatrice, necessità d’amare.  Dio

prigioniero volontario della creatura, il divin pescatore, pesca giornaliera.

 

(1) Stavo seguendo i miei atti nel Voler Divino e sentivo una forza potente che mi travolgeva, mi unificava, mi immedesimava nelle stesse opere divine.  Potrei dire che il mio essere si era tanto impiccolito, che si sperdeva nel mare immenso che sentivo rigurgitare dentro e fuori di me, le sue onde eterne mi innalzavano e mi inabissavano, ed io sentivo più la Vita Divina che la mia, ed il mio sempre amabile Gesù che atterra e suscita, che dà la morte e nel medesimo istante fa risorgere a vita novella, visitando la piccola sua figlia, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, il nostro amore è esuberante, e quanto più diamo più vogliamo dare alle creature, anzi nel dare il nostro amore ci straripa da ogni parte e vorrebbe affogarle d’amore, di santità, di bellezza, di luce, di bontà nostra, quanto più diamo più ci cresce la passione d’amarle e di farci amare.  Tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede in natura la forza creatrice, la virtù redentrice e la vita che tutto vivifica e santifica.  Ora, nel creare la Creazione, facemmo da soli, senza della creatura, ma dopo creata, il nostro amore è tanto verso di essa, che vogliamo continuare e svolgere la forza creatrice insieme con lei, e mentre col conservare la Creazione è come se in atto la stessimo creando, questa forza creatrice unifica ed investe le anime e continua la creazione nell’interno di ciascuno, e che cosa creiamo? Nuovi cieli d’amore, nuovi soli di conoscenze, nuovi mari di grazie, nuova aria di santità, nuovi venti di refrigerio che imbalsamano la creatura, nuova vita sempre crescente di nostra Volontà Divina, nuovi fiori di bellezza, di santi desideri, insomma, l’eco della creazione di tutte le cose, la nostra virtù creatrice fa eco nelle anime, e con una sapienza e bontà tutta nostra, creiamo sempre, senza mai cessare; se cessasse, ciò che non può essere, dovremmo restringere questa nostra natura creatrice che tiene virtù di sempre creare.  Ma più di tutto ciò, la nostra Altezza Divina si abbassa tanto, scendiamo nel fondo delle creature e là svolgiamo insieme la nostra virtù creatrice, da soli non vogliamo fare, la solitudine ci spezzerebbe le braccia, e metterebbe un limite alla nostra forza e virtù creatrice.  Noi per poter più amare, Noi stessi ci siamo formati una legge d’amore, ed abbiamo creato in Noi il bisogno d’amare, sicché amare in Noi è necessità, ma necessità voluta, non forzata da nessuno, ed è questa necessità d’amare che ci fa fare tante cose inaudite, ci fa dare in eccessi ed in follie verso le creature.  Sarebbe stato assurdo e non modi d’un Essere perfetto, qual’è il nostro, creare le cose e gli esseri viventi e non amarli, anzi prima li amiamo, facciamo correre come atto primo il nostro amore, e poi li usciamo alla luce come parto, sbocco e trionfo del nostro amore, se ciò non fosse, la Creazione ci sarebbe stata di peso insopportabile e non di gloria e di onore, le cose che non si amano si fuggono; invece Noi le amiamo tanto, che ci rinchiudiamo in esse, facendoci prigionieri volontari per formare la nostra Vita Divina nella creatura e riempirla di Noi, per quanto ne sono capaci, e per fare che l’amassimo di più e per essere più amati, vogliamo che lo sappia e la vogliamo in nostra compagnia, per fare che essa stessa veda e tocchi con mano ciò che stiamo operando, e come svolgiamo la nostra Vita Divina nell’anima sua, il nostro amore non si da posa, ed a secondo le disposizioni e cooperazione della creatura, ora svolgiamo la forza creatrice, ora la redentrice, ed ora la santificatrice, a secondo i suoi bisogni ed alla corrispondenza che ci presta, ma tutto ciò sempre insieme con lei, mai da soli, vogliamo usare la virtù creatrice, ma vogliamo che la conosca e riceva, vogliamo usare la virtù redentrice se il peccato la tiranneggia, ma vogliamo che senta il bene che vogliamo farle, e lo riceva con amore e gratitudine.  Vogliamo usare la virtù santificatrice, ma vogliamo che si presti a ricevere la trasformazione dei nostri atti santi nei suoi, per ricevere la nostra virtù santificatrice.  Se l’anima non stesse insieme con Noi e non unisse il suo piccolo lavorio al nostro grande lavoro, per Noi sarebbe come se volessimo svolgere il nostro lavorio d’amore sopra cose inanimate, che non sentono e non ne sanno nulla del bene che ricevono, e per loro sarebbe come il Dio lontano, che né conoscono, né amano.  Tu devi sapere che il nostro amore è tanto, che tutte le creature nuotano e ci sono dentro di questo mare immenso del nostro amore, e come se non fossimo contenti di tanta immensità di questo nostro amore, il nostro Ente Supremo si fa pescatore e va pescando le piccole goccioline d’amore delle creature, i loro piccoli atti, i piccoli sacrifici, le pene sofferte per amore nostro, un ti amo di cuore che ci ha detto.  Tutto peschiamo da dentro lo stesso mare nostro per prenderci il contento, la felicità del contraccambio dell’amore della creatura, e l’agogniamo tanto che ne facciamo la nostra pesca giornaliera ed imbandiamo la nostra mensa celeste.  L’amore vero ha virtù di trasformare le cose, mette un dolce incanto alle nostre pupille divine e ci rende belle, graziose, simpatiche, i piccoli atti amorosi delle creature, in modo che ci rapisce, ci ferisce, ci felicità.  In Noi ci facciamo rapitori, facendone la nostra più gradita conquista, perciò se vuoi renderci felici ed essere portatrice al tuo Dio di gioie e di felicità, ama, ama sempre, né cessare mai di amarci e per essere più sicura, chiudi tutta te stessa nel Fiat Divino, il quale nulla ti farà sfuggire che non sia amore per il tuo Creatore”.

 

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31-28

Febbraio 24, 1933

 

La verità, seme; agricoltore celeste e seminatore umano.  Immutabilità

dei modi divini.  A che servono le pene e le contraddizioni.

 

(1) La mia piccola mente era tutta occupata dalle tante verità che il benedetto Gesù mi aveva manifestato sulla Divina Volontà, e ciascuna di esse mi si presentava come portento distinto l’uno dall’altro, ma portento divino, non umano, non di terra ma di Cielo e stavano come tutte in atto di voler assalire la creatura per comunicarle e trasformarla nella loro portentosa virtù tutta celestiale e divina, ma mentre la mia mente era così occupata, pensavo tra me:  “Eppure innanzi a verità così celesti e divine, cui l’ombra dell’umano non esiste, così amabili, così penetranti, sante, piene di luci, ciascuna delle quali racchiude la vita, l’amore, la santità di Colui che le ha manifestato, vi è che qualcuno leggendo qualche cosa di queste verità le mettono in dubbio, fanno difficoltà, e tu lo sai o Gesù, a te tutto è noto”.  E mi sentivo tutta oppressa e sospiravo il mio dolce Gesù per dirgli la mia pena, e Lui sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, non ti affliggere per questo, tu devi sapere che una verità per conoscerla bisogna amarla, l’amore fa sorgere l’appetito, l’appetito dà il gusto, il gusto fa sorgere la fame di mangiarne a sazietà e masticarne ben bene la sostanza di un cibo, ossia delle mie verità, la masticazione produce la facile digestione in modo che si sente il possesso del gran bene che possiede e produce la mia verità, ed allora i dubbi cessano, le difficoltà si sciolgono come neve innanzi ai raggi di un sole cocente.  Ora, se appena le hanno sfiorate senza mangiarle con uno studio profondo, con un amore che genera l’appetito, che maraviglia che fanno dubbi e difficoltà? Oh! come avrebbero fatto meglio dire:  “Non è cibo per noi, né abbiamo volontà di mangiarlo”, anziché dare giudizi.  Ma si sa che le mie verità trovano posto, più nei cuori semplici che nei dotti.  Ciò successe nella mia Redenzione, con mio dolore nessun dotto mi seguì; ma tutti i poveri, ignoranti e semplici.  Tu devi sapere che le mie verità sono semi che Io, agricoltore celeste continuo a seminare nelle anime, e se faccio la mia semina con certezza il frutto lo devo raccogliere.  Molte volte succede a me come al povero seminatore che getta il suo seme nella terra, la quale per mancanza di umido, la terra non tiene la forza di mangiarsi il seme per digerirlo e convertirlo in terra, e dalla sostanza che ha assorbito dal seme dare al povero agricoltore il dieci, il venti, il cento del seme che si ha mangiato; altre volte, mentre getta il seme, per mancanza di pioggia la terra si fa dura sopra del seme, e non trova la via di far uscire la vita, la sostanza del seme che racchiude, ed il povero agricoltore deve aver pazienza a ricevere il raccolto dei suoi semi.  Ma però con l’aver seminato il seme, ha già fatto una cosa e può tenere speranza, chissà una pioggia dia l’umido alla terra, la quale possedendo la sostanza del suo seme, metterà fuori ciò che ha seminato, oppure togliendo la durezza, smovendola, forma le vie per fare riprodurre il suo seme, sicché il seminatore ad onta che la terra non produce subito la molteplicità del seme che ha ricevuto, il tempo, le circostanze, la pioggia, può far produrre un raccolto più abbondante che non si aspettava.  Ora, se l’agricoltore ad onta di tutte le difficoltà della terra può sperare e ricevere un abbondante raccolto, molto più Io, agricoltore celeste, avendo uscito dal mio seno divino tanti semi di verità celesti, per seminarli nel fondo dell’anima tua, e dal raccolto riempirò tutto il mondo.  Vuoi tu dunque credere che per dubbi e difficoltà di alcuni, che chi, come terra senza umido, e chi, come terra dura ed incallita, Io non devo fare il mio raccolto sovrabbondante? Figlia mia, ti sbagli! il tempo, le persone, le circostanze cambiano, e ciò che oggi si può vedere nero, domani si potrà vedere bianco, perché molte volte si vede a secondo le predisposizioni che hanno, ed a secondo la vista lunga o corta che l’intelletto possiede.  Poveretti, bisogna compatirli, ma il tutto sta che Io ho già fatto la semina, la cosa più necessaria, più sostanziosa, più interessante, era manifestare le mie verità.  Se il mio lavoro l’ho fatto, la parte principale è stata messa in opera, ho trovato la tua terra per gettare il mio seme, il resto verrà da per sé, ed i dubbi, le difficoltà, le pene, serviranno come al povero agricoltore potessero servire la legna, il fuoco, per cuocere il seme raccolto e farne suo cibo.  Così possono servire a me ed a te come soli per farli maturare nei cuori, come legna e fuoco per darle non con le sole parole, ma con la pratica e col sacrificio del fuoco della propria vita cuocerle, per convertirlo in cibo dolcissimo ed imboccarlo alle creature.  Figlia mia, se Io avessi voluto dare ascolto a ciò che si diceva di me, ed alle contraddizioni che mi facevano alle verità che manifestai quando venni sulla terra, non avrei formato né la Redenzione, né manifestato il mio Vangelo.  Eppure erano i più dotti, la parte nobile, coloro che avevano studiato le scritture e che insegnavano al popolo la religione, li lasciai dire e sopportai con amore e pazienza invitta le loro continue contraddizioni, e me ne servii come legna delle pene che mi diedero, per bruciarmi e consumarmi sulla croce per amore loro e di tutti.  Così oggi, se Io volessi dare ascolto a ciò che dicono sulle verità della mia Divina Volontà, avrei dovuto mettere un termine alle manifestazioni sopra di Essa, ed ai disegni che voglio compiere col manifestarle; ma no, non soffriamo di mutabilità, l’operato divino è immutabile, l’operato umano tiene questa debolezza, ed agisce a secondo l’apprezzamento che le fanno gli altri, ma Noi no, quando decidiamo non c’è chi ci sposta, né tutte le creature, né tutto l’inferno, però aspettiamo col nostro amore inestinguibile, tempi, circostanze e persone che devono servirci a ciò che abbiamo stabilito.  Perciò non volerti preoccupare, e facendo tuo il nostro modo divino, se occorre, metti il sacrificio della tua vita per ottenere che la mia Divina Volontà sia conosciuta e regni in tutto il mondo”.

(3) Il mio dolce Gesù ha fatto silenzio ed io continuavo a pensare all’impossibilità che la Divina Volontà possa regnare come in Cielo così in terra, e Gesù sospirando ha soggiunto:

(4) Figlia benedetta, ciò che è impossibile agli uomini, tutto è possibile a Dio, e se fosse impossibile che la mia Volontà potesse regnare come in Cielo così in terra, la mia bontà tutta paterna non avrebbe insegnato la preghiera del Pater Noster, perché far pregare per cose impossibili non l’avrei né Io recitato con tanto amore per il primo, mettendomi a capo di tutti, né l’avrei insegnata agli apostoli affinché l’insegnassero a tutto il mondo come la preghiera più bella e la più sostanziosa della mia Chiesa.  Cose impossibili Io non le voglio, né pretendo dalla creatura, né Io stesso le faccio le cose impossibili.  Quindi se fosse stato impossibile che la mia Volontà Divina potesse regnare come in Cielo così in terra, avrei insegnato una preghiera inutile e senza effetto, ed Io cose inutili non ne so fare, al più aspetto anche secoli, ma devo far sorgere il frutto della mia preghiera insegnata, molto più che gratuitamente, senza che nessuno me l’avesse detto, che Io dessi questo gran bene che la mia Volontà si facesse come in Cielo così in terra, Io stesso come a seconda creazione, senza che nessuno mi pregò, Io distesi i cieli, creai il sole e tutto.  Così di mia Volontà, tutto spontaneo Io dissi:  “Pregate che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra”.  E quando spontaneamente si dice pregate che ciò avvenga, senza che nessuno mi ha importunato, significa che prima guardai tutto nella mia onniveggenza, ponderai ben bene le cose e quando vidi che ciò era possibile, allora mi decisi d’insegnare il Pater Noster, volendo la volontà umana unita alla nostra che sospirasse che venisse a regnare come in Cielo così in terra.  Sicché tutto ciò che ho manifestato sulla mia Volontà, sta racchiuso in quelle sole parole:  “Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”.  In queste poche parole ci sono racchiusi abissi di grazie, di santità, di luce e abissi di comunicazioni e trasformazioni divine tra Creatore e creatura.  Figlia mia, era il regalo che faceva il tuo Gesù alle umane generazioni, come compimento della mia Redenzione, il mio amore non era contento ancora, le mie pene non mi avevano portato piena sazietà, volevo, volevo dare ancora, volevo vedere il mio Cielo in terra in mezzo ai figli miei, perciò pochi giorni prima di partire per il Cielo, primo decisi di dare la mia Volontà come in Cielo così in terra, e dopo insegnai il Pater Noster, nel quale Io restai compromesso di dare questo gran dono, ed il tuo Gesù, quando si compromette, non viene mai meno, perciò non mettere dubbi, e se gli altri dubitano, lasciali fare, che ne sanno loro come devo svolgere le cose, Io ho potere e volere nelle mie mani e ciò mi basta, e tu resta in pace e segui sempre il mio Volere, fidati del tuo Gesù e vedrai”.

 

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31-29

Marzo 5, 1933

 

Come la volontà umana riduce l’anima in brandelli e forma le

piccole cittadelle sconvolte senza re e senza difesa.  Pianto di Gesù.

 

(1) La mia povera mente, mentre valicava il mare del Fiat Divino, a secondo la mia piccola capacità, comprendeva il suo valore, la sua santità ed il gran prodigio che la creatura, purché vivesse in Essa, può racchiudere in essa una Volontà sì santa ed interminabile, e si fa portatrice e posseditrice di questo Volere sì santo, che coinvolge e racchiude tutto.  Che il grande racchiuda il piccolo, non c’è niente di maraviglia, ma che il piccolo racchiuda il grande, dà dell’incredibile, e solo Iddio può fare questi prodigi.  Bontà divina, quanto sei ammirabile e più che madre tenera ed amorosa che vuol racchiudersi nel figlio per metterlo al sicuro, e farsi ripetitrice della vita del suo stesso parto, per avere la gloria di poter dire:  “Il figlio è tutto simile alla madre sua”.  Ma mentre la mia mente si felicitava nelle pure gioie del Fiat Divino, un turbine triste ha funestato le mie gioie, e comprendevo il gran male e l’affronto terribile che si fa a Dio quando arbitrandoci facciamo la nostra volontà.  E l’amato Gesù ripetendo la sua breve visitina, tutto amareggiato mi ha detto:

(2) “Mia figlia buona, ahi, la volontà umana! essa guerreggia Iddio e guerreggia sé stessa, le armi che muove contro il suo Creatore feriscono sé stessa, e la sua anima resta come un corpo fatto a brandelli innanzi a Dio; ogni atto di volontà umana la divide dal suo Creatore, dalla sua santità, dalla sua fortezza, potenza, dal suo amore ed immutabilità.  Senza della mia Divina Volontà, diventa la creatura come una città assediata, che i nemici la costringono a morire di fame, ed a martoriarla in tutte le membra, con questa differenza, che i carnefici che le strappano le membra è la propria volontà, non sono i nemici che la tormentano, ma lei stessa, si fa nemica di sé stessa.  Se tu sapessi il dolore che sento quando veggo le anime fatte in brandelli, ogni atto di sua volontà è una divisione che forma tra Dio ed essa, è uno spostarsi dalla bellezza della sua creazione, è un raffreddarsi dal vero e puro amore, è smarrirsi dalla sua origine, è un prepararsi se la volontà precipita nel mal grave, o un inferno anticipato, o un purgatorio se il male è leggero.  La volontà umana è come la cancrena al corpo, che tiene virtù di far cadere le carni a brandelli, e di deformare la bellezza della creatura.  Povere anime senza della mia Volontà Divina, perché Essa sola tiene la virtù unitrice che unificando tutto insieme, il pensiero, il desiderio, l’affetto, l’amore, la volontà umana, dà la bella forma unitiva all’anima della creatura.  Invece, senza della mia Volontà, il pensiero vuole una cosa, la volontà un’altra, il desiderio ne vuole un’altra, l’affetto un’altra, in modo che si dibattono tra loro, si arruffano, si dividono, ahi! non vi è pace né unione senza della mia Volontà, manca chi vi metta il cemento, per riunire le parti divise e renderla forte contro tutti i mali che possono insorgere.  Perciò il tuo Gesù non fa altro che piangere sulle ruine di queste più che Gerusalemme sconvolte, che invece di riconoscere il loro Messia, lo disconobbero e gli diedero la morte.  Così la mia Volontà viene disconosciuta mentre sta in mezzo a loro ed in loro, e formano delle loro anime, piccole città sconvolte che mi costringono a farmi ripetere la minaccia, che di loro non rimarrà pietra sopra a pietra, perché senza della mia Volontà sono cittadelle senza re, quindi non hanno né chi le protegge, né chi le difende, né chi le somministri gli alimenti necessari per fare il bene e per non farli intrinsichire nel male.  Ed Io piango sulla loro sorte, e prego che riconoscano la mia Volontà, l’amino e la facciano regnare, e tu prega insieme con me”.

(3) Dopo di ciò seguivo gli atti che il mio dolce Gesù fece stando su questa terra, e lo pregavo di cuore che in virtù dei suoi atti facesse conoscere a tutti la sua Volontà, e seguendolo nelle vie che percorreva, la mia mente si è fermata nell’atto quando il mio eterno amore Gesù attraversava i campi e si dilettava di guardare i fiori e coglierli con le sue mani creatrici, ed io volevo mettere il mio ti amo sopra di ciascun fiore, affinché si cambiassero in voce e fiori parlanti che chiedessero che il suo Volere fosse conosciuto ed amato.  E Gesù facendosi sentire, tutto bontà ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, voglio dirti i miei dolori ed il segreto del mio cuore, tu devi sapere che la volontà umana fu il chiodo più trafiggente del mio cuore, Io nel percorrere le vie, i campi, guardavo i campi fioriti, gli alberi carichi di frutti e sentivo le gioie della mia Creazione, e quei campi fioriti mi simboleggiavano più che fiori, le bellezze, le vivacità, la freschezza ed il bel colorito della creatura, ed Io ne gioivo, ma subito il chiodo dell’umano volere me li faceva vedere trasformati in fiori appassiti, scoloriti, secchi, declinando sullo stelo in atto di morire, che invece di profumo cambiati in cattivo odore, ed i frutti degli alberi acerbi ed infraciditi, simbolo del male in cui riduce la volontà umana la creatura, l’opera più bella delle nostre mani creatrici.  Io avevo un dolore e quei fiori mi strappavano le lacrime dagli occhi, perché mi sentivo più forte addentrare il chiodo dell’umano volere.  Ed è tanto forte il mio dolore, che aspetto il tuo ti amo che mi chieda che si conosca il bene della mia Volontà, ed il male dell’umana volontà, affinché si faccia la mia ed aborriscano la loro.  Molte volte guardavo il cielo azzurro tempestato di stelle, ed il sole con la sua maestà sfolgorante luce, che dominava tutta la terra, simbolo del cielo dell’anima, ed il sole della mia Volontà che doveva sfolgorare dentro di questo cielo sì incantevole, che doveva dominare con la sua luce il cielo dell’anima e la bella terra fiorita dei loro corpi, ed il mio cuore aveva dei sussulti di gioia, ma che, erano brevi istanti, subito il chiodo dell’umano volere usciva in campo e formando nubi nerissime, cariche di tuoni, lampi, grandine, occultava il sole, toglieva la bella vista del cielo sereno e scaricandosi sulla povera creatura devastava il cielo dell’anima e la terra dei loro corpi, gettando ovunque desolazione e raccapriccio.  Posso dire che non feci un passo quando vissi quaggiù, che il chiodo dell’umano volere non mi trafiggesse, dacché nacqui finché Io morii, fu proprio esso che formò il più duro e continuo mio martirio, perché mi trasformò da bella in brutta la mia più bella opera creatrice, ed Io in tutto ciò che facevo e soffrivo, avevo di mira sempre l’umana volontà per metterla in salvo.  Ed oh! come amo chi chiama gli atti miei, si unisce insieme con me, e sul rogo del mio stesso sacrificio e del mio amore sacrifica sé stessa, per ottenere il gran bene che la mia Volontà fosse conosciuta e dominasse l’umano volere, fonte di tutti i mali della povera creatura.  Perciò sempre insieme con me ti voglio, non mi lasciare mai solo per poter ripetere la mia Vita in te”.

 

Deo Gratias.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta