[1]

I.  M.  I.

Fiat!!!

In Voluntate Dei!.  Deo Gratias.

32-1

Marzo 12, 1933

 

Come le cose create sono le spoglie che coprono la Divina Volontà.

Esempio d’un re travestito.  Come la Creazione e la Redenzione

stanno sempre in atto per chiamare la creatura ad operare insieme.

 

(1) Mio celeste sovrano Gesù, nascondimi dentro del tuo cuore divino, affinché non fuori di te, ma dentro del sacrario del cuor tuo, io do principio al presente volume, la penna sarà la luce del tuo Volere Divino intinta nella fornace del tuo amore, e Tu dettandomi ciò che vuoi dirmi, io farò da semplice ascoltatrice, e ti presterò la carta della mia piccola anima, affinché Tu stesso scriva ciò che vuoi, come vuoi e quanto vuoi.  Badaci mio amabile maestro a non farmi scrivere nulla da me, altrimenti farò mille spropositi.  E Tu, Sovrana Regina, nascondimi sotto del tuo manto, tienimi difesa da tutto, non mi lasciare mai sola, affinché possa compiere in tutto la Divina Volontà.

(2) Onde continuavo a pensare al Fiat adorabile e mi sentivo circondata da tutte le cose create, le quali, ciascuna diceva:  “Io sono la Divina Volontà, quello che tu vedi al di fuori di noi sono le sue spoglie, la veste che la copre, ma dentro di noi c’è la sua vita palpitante ed operante, ed oh! come ci sentiamo gloriose, onorate, ché formiamo la veste alla Divina Volontà:  Il sole le forma la veste di luce, il cielo la veste azzurra, le stelle la veste d’oro, la terra la veste di fiori, insomma tutte le cose hanno l’onore di formare la veste alla Divina Volontà, e tutte in coro facciamo festa”.

(3) Io sono restata meravigliata, stupita e dicevo tra me:  “Oh! potessi dire anch’io, io sono la veste della Divina Volontà, come mi sentirei felice”.  Ed il mio gran Re Gesù, visitando la sua piccola figlia mi ha detto:

(4) “Mia buona figlia, Re, Creatore, Volontà Divina, significa dominare, investire e tenere la nostra Vita dentro di ciascuna cosa da Noi creata; creare significa stendere la propria vita, nascondere la nostra Volontà creante nella stessa cosa da Noi creata.  Questo è creare, chiamare le cose dal nulla, chiudervi il Tutto per conservarle nella integrità della bellezza come l’abbiamo create.  Ora, tu devi sapere che la mia Volontà è come un re travestito in ciascuna cosa creata, se le creature lo conoscono sotto di quelle vesti, si svela ed abbonda nel dare i suoi atti divini ed i suoi doni regali, che solo può dare questo Imperatore Celeste; se poi non viene conosciuto, se ne sta inosservato, nascosto, senza far strepito, né pompa della sua regale persona, né abbonda nel dare i suoi doni, che solo può dare un Volere sì santo, e le creature toccano la veste, ma di Esso e dei suoi doni non ne sanno nulla e nulla ricevono, ed il mio Fiat resta col dolore di non essere stato riconosciuto, e coll’incubo di non aver dato i suoi doni divini, perché non conoscendolo mancava la capacità e la volontà di ricevere doni regali.  Io faccio come un re, che travestendosi passa in mezzo ai popoli, se le fanno attenzione, ad onta che non porta le vesti regali lo conosceranno dai modi, dal volto e facendosi intorno gli daranno gli onori di re e chiederanno doni e favori, ed il re premierà l’attenzione di quelli che lo riconoscono travestito, e darà loro di più di quello che vogliono, ed a quelli che non lo riconoscono passerà inosservato senza nulla darle, molto più, che loro stessi non gli chiedono nulla credendolo uno del popolo qualsiasi.  Così fa la mia Volontà quando è riconosciuta sotto le veste delle cose create, Ella si svela e non aspetta come il re d’esser chiesta doni e favori, ma Essa stessa dice:  “Sono qui, che vuoi?” E soprabbonda nel dare doni e favori celesti, ma passa più oltre del re, bilocandosi dà alla creatura che l’ha conosciuta la sua stessa Vita, ciò che non fa il re.  Ora anche tu puoi dire sono Volontà di Dio, e fare di te le spoglie, la veste che nasconda la mia Divina Volontà, non solo se la riconosci in tutte le cose create, ma se la riconosci in te, le dai il dominio in tutti gli atti tuoi, e tutto ciò che fa la spoglia del tuo essere lo metti a suo servizio per far crescere la sua Vita in te, Essa ti riempirà tanto che non rimarrà di te che la sola veste, che si servirà sola per coprirsi e sarai più felice di tutte le cose create, perché sarai la spoglia vivente, che dividerai insieme con Essa le sue gioie, la sua felicità, ed anche i suoi infiniti dolori, ché vuole essere vita di ciascuna creatura, ma ingrate non le danno il pieno dominio.  Insomma, farai sempre vita insieme, tenendovi perenne compagnia, formandovi una sol vita”.

(5) Dopo di ciò continuavo a seguire gli atti fatti dalla Divina Volontà nella Creazione, e siccome sta sempre in atto di crearla in virtù della conservazione che incessantemente esercita in ciascuna cosa creata, sicché io la trovo sempre nell’atto creante, per dire coi fatti a tutti ed a ciascuno:  “Quanto vi amo, proprio per te sto creando tutta questa macchina dell’universo, deh! riconosci quanto ti amo”.  Ma quello che più mi sorprendeva era che l’eterno Fiat mi aspettava, mi voleva insieme nell’atto creante per dirmi:  “Vieni nell’atto mio, facciamo insieme quello che sto facendo”.  Io mi sentivo tutta confusa, ed il mio eterno amore Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(6) “Piccola figlia del mio Volere, coraggio, perché ti confondi? Nella mia Volontà non c’è tuo e mio, l’atto dell’uno deve unificarsi coll’altro e farne uno solo, anzi come la creatura entra nel nostro Volere, resta confermata nell’atto che il mio Fiat sta facendo.  E’ tanto il suo amore, le sue industrie amorose, che vuol dire alla creatura:  “L’abbiamo fatto insieme”.  Quindi, il cielo disteso, il sole sfolgorante di luce e tutto il resto, è tuo e mio, abbiamo diritti in comune, perciò ho sempre l’atto presente, perché voglio la creatura insieme con me, colei per cui solo per amor suo sto sempre operando, per sentirmi dire nell’atto stesso che opero:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Non avere un ti amo in opere così grandi e meravigliose, non essere riconosciuto, sarebbe come se il nostro amore restasse sconfitto, ma no! ma no! in tanti dobbiamo trovare qualcuno che stia insieme con Noi, amando ed operando, che ci dia il piccolo ricambio, per fare che il nostro amore trovi il suo sfogo e la sua felicità da parte della creatura, e come essa entra nel nostro Fiat resta confermata e vincolata nei suoi atti divini, in modo che la sua virtù vincolatrice vincola Dio e la creatura.

(7) E come nella Creazione così nella Redenzione, non ci sono atti passati, ma tutti atti in atto e presenti; per l’Ente Supremo il passato ed il futuro non esistono, sicché il tuo Gesù sta sempre in atto di concepire, di nascere, di piangere, di patire, e di morire e risorgere, tutti questi miei atti in atto continuo, senza mai cessare, assediano ciascuna creatura, l’affogano d’amore, e per sfogo del mio ardente amore vado ripetendo:  “Vedi, solo per te scendo dal Cielo e concepisco e nasco, e tu, vieni a concepire insieme con me, per rinascere insieme con me alla novella vita che ti porta il tuo Gesù, guardami, piango per te, soffro per te, abbi pietà delle mie lacrime e delle mie pene, soffriamo insieme affinché ripeta ciò che feci Io, e modelli la tua vita con la mia, per poterti dire:  “Ciò ch’è mio è tuo, sei la ripetitrice della vita mia”.  E così se muoio, la chiamo a morire insieme con Me, ma non per farla morire, ma risorgere con la stessa vita di Colui che tanto l’ama.  Quindi la mia Vita è continuamente ripetuta, un’amore passato o futuro non mi appagherebbe, né sarebbe amore e Redenzione d’un Dio, è l’atto presente che tiene virtù di ferire, di conquidere e di disporre a mettere la vita per amore di chi in atto la sta mettendo per essa.  Ma però c’è una grande differenza da parte delle creature, chi mi ascolta e prende tutto ciò che abbiamo fatto tanto nella Creazione quanto nella Redenzione in atto di farlo, forma la sua vita insieme con Noi, sente scorrere negli atti suoi i nostri atti divini, tutto parla di Dio per essa.  Invece chi le guarda come cose passate, è il solo ricordo che tiene, ed il ricordo non ha formato né vita divina, né eroismo di santità.  Perciò prendi le cose come in realtà sono, sempre in atto, per sempre amarti e sempre amarmi”.

 

+ + + +

 

32-2

Marzo 19, 1933

 

Alimento che dà alla creatura l’Ente Supremo, che serve a

far crescere l’anima, ed a far crescere la Vita Divina nell’anima.

La Divina Volontà depositaria di tutti e di tutto.

 

(1) Sono sempre in preda del Fiat Divino, il suo amore è tanto, che non mi lascia un istante senza alimentare la povera anima mia, ma per alimentarmi mi vuole con Sé in balia degli atti suoi, per preparare insieme il cibo che vuol darmi.  Onde, seguendo i suoi atti mi sono fermata nell’atto quando Dio creava l’uomo, ed il mio sommo Bene Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la nostra bontà suprema non si contentò d’amare l’uomo, di dargli tutto l’universo a sua disposizione, ma per dare sfogo al nostro intenso amore, mettevamo le nostre qualità divine per alimentare l’anima sua, sicché mettevamo la nostra potenza, sapienza, bontà, amore, santità, fortezza, come suo alimento celeste e divino.  Quindi ogni qualvolta veniva da Noi, le bandivamo la nostra mensa celeste per alimentarlo e saziarlo; non vi è cosa che più si unisce, si immedesima con la creatura che il cibo, il quale giunge a formarsi sangue, calore, forza, crescenza e vita di essa, così la nostra Divinità, volendo alimentare con le nostre qualità divine, si faceva calore, forza, crescenza e vita della creatura.  Ma ciò non bastò, questo alimento digerito, non solo faceva crescere la creatura tutta bella e santa con le virtù degli alimenti che prendeva, ma serviva a far crescere la Vita Divina, cui non si adatta ad alimenti umani, ma vuole i suoi stessi alimenti divini per crescere e formare la sua stessa Vita nel fondo dell’interno dell’anima.  Vedi, si può dare amore più grande, unione più intima ed inseparabile, che esporre il nostro Essere Divino, le nostre qualità immense ed infinite per alimento, per farla crescere con le nostre similitudini? E poi servircene per somministrargli gli alimenti per non farci stare digiuni nell’anima sua, e così poter dire:  “Dio alimenta l’anima mia, ed io col cibo che mi dà, alimento la sua vita e la faccio crescere in me”.  L’amore allora à contento quando può dire:  “Tu mi hai amato, ed io ti ho amato, ciò che hai tu fatto per me, io l’ho fatto per te”.  E siccome sappiamo che la creatura non ci può mai arrivare, diamo del nostro, e così eguagliamo le parti e restiamo contenti e felici essa e Noi, perché il vero amore allora si sente felice e soddisfatto quando può dire:  “Ciò ch’è tuo è mio”.  E non ti credere che questo fu per il primo uomo, ciò che facciamo una volta continuammo sempre, tutt’ora siamo a disposizione delle creature, ogni qualvolta si unisce con la nostra Volontà, sperde la sua nella nostra, la fa dominare, sono come tante visite che viene a fare al nostro Essere Supremo, e Noi, la manderemo digiuna? Ah! no, non solo la alimentiamo, ma le diamo del nostro, affinché tenga alimenti sufficienti per crescere come il nostro Volere la vuole, ed affinché non gli manchino i mezzi necessari per far crescere sempre più la nostra Vita in essa.  Molto più, che da parte nostra non gli facciamo mancare mai nulla, anzi diamo sempre in modo soprabbondante, se manca qualche cosa sarà sempre da parte della creatura, ma da Noi, giammai”.

(3) Dopo ciò, la mia povera mente continuava a sperdersi nel Voler Divino, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, la mia Divina Volontà è depositaria di tutto ciò ch’è stato fatto da Noi, e di tutto ciò che hanno fatto le creature, neppure un pensiero, una parola, le opere più grandi come le opere più piccole, i passi, i palpiti, i respiri, le pene, tutto tiene depositato in Essa, nulla le sfugge, sicché tutto ciò che tu fai prende posto nella mia Volontà, né tu puoi nascondere nulla, perché con la sua immensità ti involge, con la sua potenza è attrice di tutto ciò che tu fai, e coi suoi diritti divini è padrona di possedere, di conoscere, e di conservare tutto l’operato delle umane generazioni, e di premiarle e di castigarle, a secondo che meritano.  E’ tanta la sua bontà e potenza insieme, che come non sperde né una stella, né una stilla di luce che possiede il sole, né una goccia d’acqua del mare, così non sperde neppure un pensiero di creatura, ed anche a volerlo sperdere non lo può, la sua onniveggenza lo trova in atto nella sua Volontà.  Oh! se le creature comprendessero che una Volontà Divina riceve in deposito tutto ciò che fanno e pensano, come sarebbero attente che tutto fosse santo e retto, e chiamerebbero questa Volontà Suprema come vita di tutto ciò che fanno, affinché nessun sinistro giudizio potessero ricevere gli atti loro, perché starebbero in deposito nello stesso Volere Divino come atti ed effetti suoi, cui nessuno può avere ardire di giudicarli, e sarebbero premiati come atti d’un Voler Divino operante nella creatura.

(5) Oltre di ciò, come la Divina Volontà è depositaria di tutti e di tutto, così l’umana volontà è depositaria di tutti i suoi pensieri, parole, opere e passi, eccetera, nulla perde di tutto ciò che fa, anzi formano una sol cosa con essa e resta scritto e suggellato con caratteri incancellabili ciascun pensiero, parola, pena sofferta, tutto, si può dare che la memoria non tiene conto di tutto, molte cose le ha dimenticato, ma la volontà tutto nasconde e nulla perde, sicché è la depositaria e portatrice di tutti gli atti suoi.  Quindi il Voler Divino è depositario e portatrice di tutti e di tutto, l’umano volere depositario e portatore individuale di sé stesso.  Qual trionfo sarà eternamente, quale onore e gloria di chi santamente ha pensato ed operato! e qual confusione di chi ha depositato nel voler umano peccati, passioni, opere indegne, e si renderà lui stesso portatore dei suoi stessi mali! E se i mali sono tanto gravi, sarà pascolo delle fiamme infernali, e se meno gravi, sarà pascolo delle fiamme purganti, che a via di fuoco e di pene purificheranno quella volontà umana insozzata, ma non potrà restituirle il bene, le opere sante che non ha fatto.  Perciò sii attenta che tutto viene numerato e scritto, non perdi né tu, né Noi nulla, anche un pensiero, una parola avrà la sua vita perenne, e saranno come fidi amici ed inseparabili della creatura, quindi è necessario che ti formi gli amici santi e buoni, affinché possano darti pace, felicità e gloria perenne”.

 

+ + + +

 

32-3

Marzo 26, 1933

 

La piccolezza nella Volontà Divina.  Come le opere più grandi, Dio le fa

gratuitamente.  Esempio, la Creazione e Redenzione, così il regno

della Divina Volontà.  Nell’incarnazione i Cieli si abbassano.

 

(1) Mi sento come assediata, investita della luce dell’Eterno Volere, la mia piccolezza è tanta, che temendo di me stessa non faccio altro che nascondermi sempre più in questo celeste soggiorno.  Oh! come amerei di distruggere questa mia piccolezza, affinché non sentisse altro che il solo Volere Divino, ma comprendo che non lo posso, né Gesù lo vuole che sia del tutto distrutta, ma la vuole piccola, ma viva per potere operare dentro d’un volere vivo, non morto, per potere avere il suo piccolo campicello d’azione nella mia piccolezza, la quale essendo piccola, incapace, debole, con ragione deve prestarsi a ricevere l’operato grande del Fiat Divino.  Ora, in questo soggiorno, delle volte tutto è silenzio, pacifico, con una serenità che neppure un’alito di vento si sente, altre volte spira un lieve venticello che refrigera e corrobora, ed il Celeste abitatore Gesù si muove, si svela, e con tutto amore parla della sua reggia e di ciò che ha fatto e fa il suo amabile ed adorabile Volere.  Quindi la cara mia Vita, svelandosi mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, tu devi sapere che la piccolezza della creatura ci serve come spazio dove poter formare le opere nostre, ci serve come il nulla della Creazione, e perché nulla, chiamiamo a vita dentro di essa le nostre opere più belle; vogliamo che questa piccolezza sia vuota di tutto ciò che a Noi non appartiene, ma viva, affinché sentissi quanto l’amiamo e la vita delle opere della nostra Volontà che svolge in essa, perciò ti devi contentare di restare viva senza che tu ne sia la padrona, che questo è il grande sacrificio ed eroismo di chi vive di Volontà Divina, sentirsi viva per subire la padronanza divina, affinché faccia ciò che vuole, come vuole, quanto vuole, questo è il sacrificio dei sacrifici, l’eroismo degli eroismi.  Ti par poco sentire la vita del proprio volere perché servissi non a sé stesso, come se non avesse diritto, perdere la propria libertà volontariamente, perché servissi alla mia Volontà, dandole i suoi giusti diritti?”

(3) Gesù ha fatto silenzio, poi, come se leggesse nell’anima mia, a certi miei dubbi passati in me sulla Divina Volontà, ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, le più grandi opere fatte dal nostro Ente Supremo, sono state fatte tutte gratuite, senza badare se le creature se lo meritassero o ce lo dicessero; se a ciò badassimo, ci conveniva legarci le braccia e non fare più opere, e se le creature ingrate non ci glorificano, neppure avere il bene di farci glorificare e decantare dalle nostre stesse opere, ah no! no! una sola nostra opera ci glorifica di più di tutte le opere unite insieme di tutte le umane generazioni, un’atto di nostra Volontà compiuto, riempie Cielo e terra, e con la sua virtù e potenza rigenerativa e comunicativa, ci rigenera tanta gloria che non finisce mai, e che le creature appena le goccioline li è dato di comprendere.  Difatti, che merito aveva l’uomo ché creammo il cielo, il sole e tutto il resto? Lui non esisteva ancora, nulla ci poteva dire.  Sicché la Creazione fu un’opera grande di magnificenza meravigliosa, tutta gratuita di Dio.

(5) E la Redenzione, credi tu che l’uomo la meritasse? Affatto, fu tutta gratuita e se ci pregò fu perché Noi gli facemmo promessa del futuro Redentore, non fu lui il primo a dircelo, ma Noi, era nostro decreto tutto gratuito che il Verbo prendesse umana carne, e fu compiuto quando il peccato, l’ingratitudine umana galoppava ed allagava tutta la terra, e se qualche cosa parve che facessero, erano appena goccioline che non potevano bastare a meritare un’opera sì grande, che dà dell’incredibile, che un Dio si faccia simile all’uomo per metterlo in salvo, e che per giunta lo aveva tanto offeso.

(6) Ora, l’opera grande di far conoscere la mia Volontà affinché regnasse in mezzo alle creature, sarà un’opera nostra tutta gratuita, e questo è l’inganno, che credono che ci sarà il merito e la parte delle creature, ah! si, ci sarà, come le goccioline degli Ebrei quando venni a redimerli, ma la creatura è sempre creatura, quindi ci sarà la parte nostra tutta gratuita, che abbondandole di luce, di grazia, d’amore, la travolgeremo in modo che sentirà forza non mai sentita, amore non mai provato, sentirà più viva la nostra Vita palpitante nell’anima sua, tanto che le sarà dolce il far dominare la nostra Volontà.  Questa nostra vita esiste tuttora nell’anima, le fu data da Noi dal principio della sua creazione, ma sta tanto repressa e nascosta, che sta come se non la tenesse, sta come il fuoco sotto alla cenere, che coperto e come schiacciato sotto di essa non fa sentire il beneficio della vita del suo calore.  Ma supponi un vento gagliardo, la cenere fugge da sopra il fuoco e fa vedere e sentire la sua vita; così il vento gagliardo della luce del mio Fiat metterà in fuga i mali, le passioni, che come cenere nascondono la Vita Divina in loro, e sentendola viva, avranno vergogna di non fare dominare la nostra Volontà.  Figlia mia, il tempo dirà tutto, e quelli che non credono rimarranno confusi”.

(7) Dopo di ciò seguivo la Divina Volontà nell’Incarnazione del Verbo, per far correre il mio amore, la mia adorazione e ringraziamento in quest’atto sì solenne e pieno di tenerezza e di amore eccessivo, che Cielo e terra sono tremebondi e restano muti, non trovando parole degne come inneggiare ad un eccesso d’amore sì strabiliante, ed il mio dolce Gesù con una tenerezza da farmi spezzare il cuore, mi ha detto:

(8) “Figlia carissima, nella mia incarnazione fu tanto l’amore, che i Cieli si abbassarono e la terra si elevò; se i Cieli non si abbassavano, la terra non aveva virtù di elevarsi, fu il Cielo del nostro Ente Supremo che preso da un eccesso d’amore, il più grande non mai udito, si abbassò, baciò la terra elevandola a Sé e si formò la veste della mia Umanità per coprirsi, nascondersi, immedesimarsi, unificandosi insieme per fare vita comune con Essa, e formando non un solo eccesso d’amore, ma una catena di continui eccessi, restringeva la mia immensità nel piccolo cerchio della mia Umanità, per me la potenza, l’immensità, la fortezza era natura, ed usarlo non mi avrebbe costato nulla, quello che mi costò fu che nella mia Umanità dovevo restringere la mia immensità, e restarmi come se non avessi né potenza, né fortezza, mentre erano già con me ed inseparabili da me, e dovevo adattarmi ai piccoli atti della mia Umanità, e solo per amore, non perché non potevo.  Quindi scesi in tutti gli atti umani per elevarli e dargli la forma e l’ordine divino.  L’uomo col fare la sua volontà distrusse in sé il modo e l’ordine divino, e la mia Divinità coperta dalla mia Umanità, venne a rifare ciò che lui aveva distrutto; si può dare amore più grande verso di una creatura così ingrata?”

 

+ + + +

 

32-4

Aprile 2, 1933

 

Come il respiro ed il palpito di Dio è il ti amo; il suo amore è generativo

ed operante.  Il più gran prodigio è chiudere la sua Vita nella creatura.

 

(1) La mia piccola anima sente il bisogno estremo di vivere fra le braccia del Fiat Divino, e siccome sono neonata appena, sono debole e non so dare un passo da sola, e se volesse provare a farlo, lo metterei in fallo, e passo pericolo di farmi del male.  Quindi, temendo di me stessa mi abbandono di più nelle sue braccia dicendogli:  “Se vuoi che faccia, facciamo insieme, che da me non so far nulla”.  Ed allora sento in me un’amore continuo, un moto, un respiro che non è mio, ma tanto fuso insieme che non so dire bene se è mio o non è mio, e mentre stavo impensierita, il mio sovrano Gesù sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che il nostro Essere Divino non è altro che una sostanza tutta d’amore, sicché come conseguenza è che tutto dentro e fuori di Noi, tutto è amore, quindi il nostro respiro è amore e l’aria che respiriamo è amore; il nostro palpito è amore, e mentre palpitiamo amore, forma la circolazione di puro amore nel nostro Essere Divino, con una corsa che non si ferma mai, e questa circolazione mentre conserva la nostra Vita nel puro e perfetto equilibrio d’amore, dà amore a tutti e vorrebbe amore da tutti, e tutto ciò che non è amore non entra in Noi, né può entrare, né troverà il posto dove mettersi, la pienezza del nostro amore brucerebbe tutto ciò che non fosse puro e santo amore.  Ma chi dirige questa nostra Vita tutta d’amore? La luce, la santità, la potenza, l’onniveggenza, l’immensità della nostra Volontà, che riempie Cielo e terra del nostro Essere Supremo, in modo che non c’è punto dove non si trova, ché non sa fare altro che amare e dare amore, ma non è un’amore e Volontà sterile, no, no, è fecondo e genera continuamente, è operante e dentro d’un solo respiro d’amore forma le opere più belle e meravigliose, i prodigi più inauditi, tanto che tutte le umane scienze si sentono ignorantelle innanzi alla nostra più piccola opera, e confuse si ammutoliscono.  Ora ascoltami figlia buona, il grande prodigio della nostra Vita nella creatura, che nessun’altro, per amore e potenza che abbia può darsi il vanto di dire:  “Io posso bilocarmi, e mentre resto quello che sono, posso formare un’altra mia vita dentro d’una persona che amo”.  Sarebbe pazzia ed assurdo il dirlo, né l’angelo, né il santo, tengono questo potere, solo il tuo Dio, il tuo Gesù tiene questo potere, perché il nostro Essere è pienezza, è totalità, è tutto e riempie tutto, e nella immensità in cui si trova, che tutto involge, respira, e con un semplice respiro formiamo la nostra Vita Divina nella creatura, e la nostra Volontà la domina, l’alimenta, la fa crescere e forma il gran prodigio di racchiudere la nostra Vita Divina nella piccola cerchia dell’anima della creatura.  Ecco perciò il tuo ti amo continuo è nostro, è il respiro della nostra Vita, è il nostro palpito che non sa palpitare altro che ti amo, ti amo, ti amo, questo serve al mantenimento della nostra Vita, che non sa fare altro che amare, dare amore e voler amore, quindi mentre è nostro questo ti amo, è il respiro nostro e anche tuo, che mentre ti diamo amore ci dai amore, e fusi insieme si intreccia il nostro col tuo ti amo, si incontra, s’immedesima e si sente un sol ti amo, mentre sono due, che rapendosi a vicenda formano uno solo.  Ma chi sente questa Vita viva e palpitante in essa? Chi vive nella nostra Volontà, lei sente la nostra e Noi sentiamo la sua e facciamo vita insieme, tutte le altre creature la tengono soffocata e vivono come se non l’avessero, ed il mio amore dà e non riceve, e vivo in loro con un’amore dolorante e delirante, senza neppure conoscermi che sto in loro, perciò sii attenta ed il tuo ti amo sia continuo, perché non è altro che lo sbocco del mio”.

(3) Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nella Creazione, ed in virtù della sua immensità divina, sentivo la sua vita palpitante nelle cose create, che con amore indicibile aspettava il palpito del ti amo della mia piccolezza, ond’io pensavo tra me:  “Qual sarà la differenza che passa tra il modo in cui Dio sta nella Creazione, ed il modo con cui sta nell’anima della creatura? Ed il mio sempre amabile Gesù, tutto bontà ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, c’è gran differenza nell’una e l’altra; nelle cose create la nostra Divinità sta in atto creante e conservante, né aggiunge né toglie nulla di ciò che ha fatto, perché ciascuna cosa creata possiede la pienezza del bene che racchiude, il sole possiede la pienezza della luce, il cielo la totalità dell’estensione del suo manto azzurro, il mare la pienezza delle acque, e così di seguito, possono dire:  “Non abbiamo bisogno di nulla, è tale l’abbondanza che possediamo, che possiamo dare senza esaurirci, e perciò diamo gloria perfetta al nostro Creatore”.  Invece nella creatura umana, il nostro atto divino è creante, conservante, operante e crescente, il nostro amore non disse basta per essa, no, ma vuole sempre dare ed operare cose nuove, e se ci corrisponde, la nostra virtù operante sta sempre in moto, ora le diamo nuovo amore, ora nuova luce, ora nuova scienza, nuova santità, nuova bellezza, la nostra virtù operatrice non cessa mai, vogliamo sempre dare, e col dare operiamo.  Col creare la creatura aprivamo il commercio tra il Cielo e la terra e mettevamo in traffico il nostro modo operante, Noi a dare ed essa a ricevere, e quel ch’è più, la vogliamo insieme ad operare, non vogliamo fare da soli, se fossimo capace di dolore, ci amareggerebbe la nostra felicità se non la tenessimo insieme con Noi, e dal nostro amore ed atto operante, sorge l’atto nostro sempre crescente, sicché la creatura sta sotto la pioggia del nostro amore ed atto creante, conservante, operante e crescente”.

 

+ + + +

 

32-5

Aprile 9, 1933

 

E’ tanto l’amor divino, che giunge ad esaurirsi nelle opere sue.

Gelosia della Divina Volontà.  La piccola via della creatura in Essa.

 

(1) Il Voler Divino si stende sempre intorno a me e dentro di me, la gelosia della sua luce meravigliosa è tanta, che non vuole che entri in me se non ciò che l’appartiene, per farmi compiere e crescere la Vita della Divina Volontà, e per farmi guardare i suoi modi divini, affinché li potesse copiare, contentandosi di somministrarmi ciò che occorre per potermi dire:  “Le opere della figlia nostra saranno piccole, perché la creatura non ci può mai raggiungere, ma sono modellate e somigliano alle nostre”.  Ma mentre la mia mente seguiva la luce della Divina Volontà, il mio dolce Gesù visitando la piccola anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia, un’atto allora si dice compiuto quando chi opera esaurisce in esso tutto ciò ch’era necessario per compierlo, se qualche cosa manca o si può aggiungere, non si può dire mai opera compiuta.  Così è stato sempre il nostro modo d’operare, abbiamo esaurito tutto:  Amore, potenza, maestria, bellezza, per rendere piena, perfetta, completa, l’opera da Noi uscita.  Non che Noi esauriamo, perché l’Ente Supremo non esaurisce giammai, ma in quell’opera che abbiamo fatto, non entrava di più nulla per renderla completa, e se volevamo mettere di più, sarebbe stato inutile e non vantaggioso il di più che potevamo mettere.  E questo l’abbiamo fatto nell’opera della Creazione, della Redenzione, e dei disegni che facciamo della santità di ciascuna creatura.  Chi può dire che manca qualche cosa alla Creazione? Chi può dire che il nostro Amore operante non si esaurì nella Redenzione, che fu tanto che ci sono mari interminabili ancora che le creature possono prendere e che non hanno preso, e questi mari rigurgitano intorno ad esse perché vogliono portare il loro frutto, nasconderle nelle loro onde per fare che l’amore, le opere, le pene infinite del Dio Umanato prendessero vita in loro? Se non ci esauriamo non siamo contenti, l’amore esaurito ci porta il riposo e la felicità, ma se abbiamo altro da dare, da fare nelle opere nostre, ci rende come desti, siamo tutt’occhio, il nostro Essere Divino è tutto in moto sopra di ciò che stiamo facendo per dare tanto, fino a tanto che non trova l’atto nostro compiuto con la pienezza del nostro esaurimento.  Ora, nella Creazione e nella Redenzione, non ci furono lotte al nostro Amore, né impedimento di poterci esaurire per rendere complete le opere nostre, perché operavamo indipendenti da tutti, nessuna volontà umana entrava in mezzo per impedirci di poterci esaurire come volevamo, tutta la lotta la subiamo da parte delle creature, per ciascun disegno di santità che vogliamo compiere di loro, ed oh! a quali strettezze ci mettono se la volontà umana non è unita con la nostra, se non si dà nelle nostre mani in modo che possiamo maneggiarla come vogliamo per darle la forma da Noi stabilita, per compiere i nostri disegni e così esaurirci col formare il nostro atto compiuto, ah! Noi non possiamo dare ciò che vogliamo, appena le briciole, le scintille del nostro Amore, perché l’umano volere sta sempre in atto di respingerci e di muoverci lotta.  Perciò quando troviamo una volontà che si presta, abbondiamo, soprabbondiamo tanto nel dare, che ci mettiamo sopra di essa più che madre sul suo bimbo, per crescerlo bello e grazioso, per poter formare di lui la sua gloria, l’onore del bimbo ed il bene del mondo intero, così Noi, non la lasciamo un istante, diamo sempre per tenerla non solo occupata, ma per non darle tempo a potersi occupare di altro, in modo che possiamo dire:  “Tutto è nostro, possiamo esaurirci sopra di questa creatura”.  E siccome il nostro Amore è pretendente, con giustizia vuole che essa, in tutti gli atti suoi, metta tutto ciò che può:  Il suo amore, tutta la sua vita, per poter dire:  “Tu ti sei esaurito per me, tanto che non posso contenere ciò che mi hai dato, anch’io mi esaurisco per te”.  E così va modellandosi con le opere nostre, e copia i nostri atti divini.  Ecco perciò la gelosia della Volontà Divina, la luce che ti batte sempre dentro e fuori di te, perché vuole tutto per Sé, e che la tua volontà mentre la senti viva, non deve aver vita, affinché la mia formi la sua vita in essa e compia i suoi atti divini, così potersi dare il vanto che tutto quello che voleva dare ha dato; mi sono esaurita in questa creatura, ed essa si è esaurita per me.  Non vi è felicità più gradita, né fortuna più grande, che l’esaurimento d’ambi le parti, di Dio e della creatura, ma chi produce tutto questo bene? Un’atto della nostra Volontà operante e compiuta”.

(3) Onde dopo ciò continuavo i miei atti nel Fiat Divino, e seguendo i suoi, sono giunta nell’eden, dove l’Amor Divino mi ha fermato, ed il sovrano Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, il nostro Essere Divino è luce purissima, ed i nostri attributi tanti soli distinti l’uno dall’altro, ma unificati insieme ed inseparabili, che ci fanno corona.  Ora, nel creare la creatura, veniva messa in questi soli immensi per formare la sua piccola via; ora, chi viene a formare questa piccola via? Chi vive di nostra Volontà, i nostri attributi divini si schierano a destra ed a sinistra di essa, le fanno il largo per darle il passo e farla camminare, per farla formare la sua piccola via, e mentre cammina non fa altro che raccogliere stille di luce, di cui resta tutta imperlata, che è un incanto al vederla, quindi si alimenta di luce, la luce l’abbellisce, e non se ne intende, né sa parlare altro che di luce.  I miei attributi si serrano d’intorno, ed amano questa creatura come la pupilla dei loro occhi, sentono la vita di essa in loro, e loro vita in essa, e si danno il compito di crescerla quanto più bella possono, e di non farla uscire un passo dalla via che l’hanno formato nella loro luce interminabile, sicché chi vive nella nostra Volontà, si può chiamare la piccola via nella Volontà Divina, questo nel tempo, ma nell’eternità non sarà piccola la via, ma lunga, anzi non si fermeranno mai, perché questa luce non ha termino, e terranno sempre via per camminare, per prendere nuove bellezze, nuove gioie, nuove conoscenze, di questa luce che mai finisce.  Il nostro Amore più che mai sfoggiò in questo eden nel creare l’uomo, e per compimento del nostro sfoggio e tenerlo più sicuro, le formammo la via da battere nella luce dei nostri attributi; ma lui ne uscì, perché non volle fare la nostra Volontà; ma la nostra bontà fu tanta, che non chiuse questa via, ma la lasciò aperta a chi vuol vivere solo di Volontà Divina”.

 

+ + + +

 

32-6

Aprile 16, 1933

 

Come in tutte le cose create, Dio tiene sempre da dirci ti amo.  Come

Gesù in tutti gli atti della sua vita racchiudeva amore, conquiste, trionfi.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Voler Divino; mi sento che sono la piccola farfallina, che gira sempre intorno e dentro la sua luce ed il suo amore ardente sperando che tanto deva girare, fino a tanto che ne resti bruciata e consumata dalla sua luce divina, da sentirmi una sol cosa con la sua Santissima Volontà, e siccome il primo punto di partenza è la Creazione, sulla quale mentre giro, trovo sempre nuove sorprese d’amore, onde ne resto meravigliata, ed il mio sommo Gesù, per farmi maggiormente comprendere, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come mi è gradito il tuo soggiorno negli atti che fece il nostro Ente Supremo nella Creazione, e perciò mi sento come rapito e costretto dal mio amore, a narrarti la nostra storia d’amore che avemmo nella Creazione ed in tutto il resto che abbiamo fatto per solo e puro amore verso le creature; col venire negli atti nostri è lo stesso che venire in casa nostra, e non dirti nulla delle tante cose che teniamo da dire sarebbe come mandarti digiuna, ciò che il nostro amore non sa fare e né vuol fare.  Quindi, tu devi sapere che il nostro Fiat si pronunziò e stese questa volta azzurra, ed il nostro amore la trapuntò di stelle, mettendo in ciascuna stella un’atto d’amore continuo verso le creature, sicché ogni stella dice:  “Il tuo Creatore ti ama, né cessa mai d’amarti, siamo qui, né ci spostiamo un tantino per tenere sempre da dirti ti amo, ti amo”.  Ma passi avanti, il nostro Fiat creò il sole, lo riempì di tanta luce da poter dar luce a tutta la terra, ed il nostro amore, mettendosi a gara col sole, lo riempì di tanti effetti che sono innumerevoli:  Effetti di dolcezza, varietà di bellezza, di colori, di gusti, cui la terra, solo perché toccata da questa luce, riceve come vita questi mirabili effetti e la sua mirabile ed incessante cantilena:  Ti amo col mio amore di dolcezza, ti amo e voglio farti bella, voglio abbellirti coi miei colori divini, e se abbellisco le piante per te, a te voglio farti più bella ancora.  Sappi, in questa luce scendo fino a te per dirti ti amo con gusto, prendo gusto ad amarti e sono tutto orecchie per sentirmi dire ti amo da te.  Posso dire che il sole è riempito dei miei continui e ripetuti ti amo, ma ahimé! la creatura non si dà nessun pensiero, né fa attenzione a ricevere questo nostro amore incessante in tanti modi e forme variate, che le basterebbe ad affogarla ed a consumarla d’amore, ma non ci arrestiamo, andiamo avanti, il nostro Fiat creò il vento, ed il nostro amore lo riempì di effetti, sicché la freschezza, le ondate, il fischio, i gemiti, gli urli del vento, sono ripetuti ti amo che diciamo alla creatura, e nella freschezza le diamo il nostro amore refrigerante, nelle ondate le fiatiamo col nostro amore, fino a gemere ed urlare col nostro amore imperante ed incessante, e così il resto.  Il mare, la terra, fu creato dal nostro Fiat, i pesci, le piante che produce il mare e la terra sono gli effetti del nostro amore, che potentemente e ripetutamente dice ti amo in tutte le cose, ti amo da per tutto, ti amo in te, ed a tanto mio amore, deh! non negarmi il tuo amore.  Eppure pare che non hanno orecchie per ascoltarci, né cuore per amarci, e perciò quando troviamo chi ci ascolta, la teniamo come sfogo del nostro amore e come piccola segretaria della storia della Creazione”.

(3) Detto ciò ha fatto silenzio, ed io continuavo negli atti della Divina Volontà, e giunta a quelli della Redenzione, il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, ascoltami ancora la mia lunga storia d’amore, potrei dire ch’è una catena interminabile d’amore incessante, non mai interrotta, del resto creai la creatura per amarla, per tenerla unita con Me, e non amandola andrei contro la mia stessa Volontà, agirei contro la mia stessa natura ch’è tutt’amore, e poi la creai ché sentivo il bisogno d’esternare il mio amore, e di farla sentire il dolce sussurro continuo, ti amo, ti amo, ti amo.  Ora, tu devi sapere che dacché fui concepito, ed in tutto il corso della mia vita, in tutti gli atti che facevo racchiudevo dentro amore, conquista, trionfo, il mio operato era ben diverso da quello delle creature, il fare e non fare, il soffrire e non soffrire, era in mio potere, la mia onniveggenza non mi nascondeva nulla, ed io primo ci mettevo la mia Volontà negli atti miei, racchiudevo pienezza di santità, pienezza d’amore, pienezza di tutti i beni, e poi, con tutta conoscenza mi esibivo ad operare o soffrire, a secondo che io stesso volevo, e con ciò mi rendevo conquistatore e trionfatore degli atti miei, ma sai per chi facevo queste conquiste e questi trionfi? Per le creature, le amavo troppo, e volevo dare, volevo essere il Gesù vincitore, dandogli Io stesso le mie conquiste ed i miei trionfi per vincerli, sicché la mia vita quaggiù non fu altro che un’atto continuo d’amore eroico che non dice mai basta, di conquiste e di trionfi, per rendere felici i figli miei, e questo lo facevo in tutto, se mi mettevo in cammino, Io tenevo virtù di potermi trovare da una città all’altra senza far uso dei miei passi, ma volli camminare, per mettere in ogni passo il mio amore, in ogni passo che correva, correva, e mi rendevo conquistatore e trionfatore dei passi miei, oh! se le creature mi facessero attenzione, avrebbero sentito nei miei passi il grido continuo:  “Corro, corro in cerca delle creature, per amarle e per essere amato”.  Così se lavoravo con san Giuseppe per procurare il necessario alla vita, era amore che correva, erano conquiste e trionfi che facevo, perché mi bastava un Fiat per avere tutto a mia disposizione, e facendo uso delle mie mani per un piccolo guadagno, i Cieli stupivano, gli angeli restavano rapiti e muti nel vedermi abbassare alle azioni più umili della vita, ma il mio amore aveva il suo sfogo, riempiva, straripava negli atti miei, ed Io ero sempre il divino conquistatore e trionfatore.  Per me il prendere il cibo non era necessario, ma lo prendevo per far correre più amore e fare nuove conquiste e trionfi.  Sicché davo il corso alle cose più umili e basse della vita, che per Me non era necessario, ma lo facevo per formare tante vie distinte per far correre il mio amore, e formare nuove conquiste e trionfi sulla mia Umanità, per farne un dono a chi tanto amavo, e perciò, chi non riceve il mio amore, e non mi ama, forma il mio più duro martirio, e mette in croce il mio amore.  Ma passo avanti, per formare la Redenzione bastava una mia lacrima, un sospiro, ma il mio Amore non sarebbe rimasto contento, potendo dare e fare di più, sarebbe restato inceppato in sé stesso il mio amore e non avrebbe potuto darsi il vanto di dire:  “Tutto ho fatto, tutto ho sofferto, tutto ti ho dato, le mie conquiste sono sovrabbondanti, il mio trionfo è completo”.  Posso dire che sono giunto fino a confondere l’ingratitudine umana col mio amore, coi miei eccessi e con pene inaudite, quindi, Io stesso in ogni pena mettevo l’intensità del dolore più intenso ed acerbo, le confusioni più umilianti, le barbarie più crudeli e dopo che me la corredavo di tutti gli effetti più dolorosi, che solo un uomo e Dio poteva soffrire, mi esibivo a soffrirla, ed oh! le mirabili conquiste nelle mie pene ed il pieno trionfo che faceva il mio amore, nessuno avrebbe potuto toccarmi se Io non lo volessi, e qui c’è tutto il segreto, le mie pene erano volontarie, volute da me, e perciò contengono il segreto miracoloso, la forza vincitrice, l’amore che compunge, e tengono virtù di travolgere tutto il mondo e cambiare la faccia della terra”.

 

+ + + +

 

32-7

Aprile 23, 1933

 

Come la vita di Gesù fu un continuo abbandono nelle mani del Padre.

Chi vive nella Divina Volontà non interrompe mai il suo cammino.

Esempio dell’orologio.  Prende il Cielo in pugno e d’assalto.

 

(1) Continuo a pensare sulle pene del mio appassionato Gesù, e giungendo all’ultimo anelito della sua vita, mi sono sentita risuonare nel fondo del mio cuore:  “Nelle tue mani, oh! Padre, raccomando lo spirito mio”.  Era la più sublime lezione per me, il richiamo di tutto l’essere mio nelle mani di Dio, il pieno abbandono nelle sue braccia paterne, e mentre la mia mente si perdeva in tante riflessioni, il mio penante Gesù, visitando la mia piccola anima mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la mia vita quaggiù, come incominciò così finì, dal primo istante del mio concepimento fu un mio atto continuato, posso dire che in ogni istante mi mettevo nelle mani del mio Padre Celeste, era l’omaggio più bello che le dava il suo Figlio, l’adorazione più profonda, il sacrificio più eroico e completo, l’amore più intenso di figliolanza che gli dava, il mio pieno abbandono nelle sue mani rendeva la mia Umanità parlante, e con voce imperativa che chiedeva tutto ed otteneva tutto ciò che Io volevo; ad un suo Figlio abbandonato nelle sue braccia non gli poteva negare nulla il mio Padre Celeste, il mio abbandono d’ogni istante era l’atto più gradito, tanto che volli coronare l’ultimo anelito della mia vita con le parole:  “Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito”.  La virtù dell’abbandono è la virtù più grande, è impegnare Dio che si prenda cura dell’abbandonata nelle sue braccia, l’abbandono dice a Dio:  “Io non voglio saper nulla di me stesso, questa mia vita è tua, non mia, e la tua è mia”.  Perciò se vuoi tutto ottenere, se mi vuoi amare davvero, vivi abbandonata nelle mie braccia, fammi sentire l’eco d’ogni istante della mia vita:  “Nelle tue mani tutta mi abbandono”.  Ed Io ti porterò nelle mie braccia come la più cara delle mie figlie”.

(3) Dopo di ciò stavo seguendo tutto ciò che ha fatto la Divina Volontà, e (li) sentivo in me in ordine, uno appresso all’altro, ed io dovevo seguirli.  Onde io sono restata sorpresa, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che chi fa la mia Divina Volontà e vive in Essa, non può farne a meno di tenere sempre presenti tutti gli atti fatti dalla medesima, perché Essa tiene tutto in Sé e sempre in atto tutto ciò che ha fatto, quindi non è maraviglia che nell’anima dove Essa regna, tenga tutti gli atti suoi con tutto l’ordine che ha tenuto nel crearli, e la creatura con tutta facilità, uno per uno li segue per unirsi insieme, come se volesse fare ciò che ha fatto la mia stessa Volontà; se si trova insieme, come può astenersi di fare ciò che Essa fa, e di mettere in campo d’azione, immedesimata con Essa, il suo piccolo amore, la sua adorazione, il suo grazie, le sue attenzioni e maraviglie per opere sì grandi?.

(5)Anzi, tu devi sapere che la mia Volontà dà la corda all’anima, ed essa si presta a riceverla, in questa corda vengono prese tutte le nostre opere, ed essa seguendo la corda, segue e si mette a giorno di tutte le opere nostre.  Succede come all’orologio, se si dà la corda muove le rotelle, segna i minuti, le ore, e chi lo possiede ha il bene di conoscere tutte le ore del giorno, ma se non si dà la corda, l’orologio nulla segna, è come se non avesse vita, e chi lo possiede non ha il bene di conoscere le ore distinte della giornata.  Ora, chi fa regnare la nostra Volontà, la possiamo chiamare il nostro orologio, che dandole la corda segna i minuti e le ore delle opere nostre, ed ha il bene di stare a conoscenza delle ore del giorno della nostra Divina Volontà.  Ora, se si dà la corda, l’orologio cammina fino a corda finita, né interrompe il suo cammino, così l’anima se riceve la corda della mia Volontà, deve fare il suo cammino, e se si vuol fermare non lo può, perché la corda muove le rotelle dell’anima sua e le fa andare avanti nel gran giorno delle ore delle opere nostre.  Perciò sii attenta a ricevere il bene di questa corda divina, se vuoi conoscere le ore del giorno del Fiat Supremo.  Molto più che quando l’anima si dispone a fare la mia Volontà e seguirla, tutto ciò che Essa ha fatto, fanno a gara ad entrare in quell’atto, perché essendo un’atto solo, non ha atti distaccati, e perciò tutto ciò che ha fatto nell’ordine della Creazione, della Redenzione, negli angeli, nei santi, tutto racchiude nell’opera della creatura che opera in Essa, perché se si dà, non si dà a metà, ma tutta intera, e come il sole se si dà alla terra, non si dà a metà, ma tutto intero, con la pienezza della sua luce, e perciò succedono meraviglie sulla faccia della terra.  Così la mia Volontà, se la creatura la chiama come vita negli atti suoi, Essa si dà con tutta la pienezza della sua luce, santità, potenza ed opere sue, se tutto non portasse, sarebbe entrare nella creatura e nei suoi atti come un re senza corteggio, senza esercito, senza potenza creatrice, e quindi tenere inoperose le nostre meraviglie che possiamo fare, ah no! no! chi opera nella nostra Volontà deve poter dire:  “Prendo il Cielo in pugno, prendo il Cielo d’assalto e lo chiudo nell’atto mio”.

 

+ + + +

 

32-8

Aprile 29, 1933

 

Chi fa l’umano volere prende terra, e chi fa la Divina prende Cielo.

Come Gesù sa fare tutte le arti.  Gusto che prende nel lavorare.  Come

la creatura è la nobile principessa che scende dell’altezza del Cielo.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, sento che per me è una estrema necessità il vivere in Esso, e se ciò non facessi mi sentirei mancare la terra sotto i piedi, il cielo sul capo, l’aria per respirare, il sole che mi illumina e riscalda, il cibo che mi nutrisce, quindi, come potrei vivere? E se vivessi, qual vita infelice sarebbe la mia? Mio Dio, liberami di vivere un solo istante fuori della tua Volontà.  Ma mentre ciò pensavo, il sempre amabile Gesù, facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il vivere fuori della mia Divina Volontà è vivere senza il connesso della Vita Divina, appartata dal Cielo, come se non avesse amicizia, conoscenza, relazione col suo Padre Celeste, si può dire che mentre sa che tiene suo Padre, ma non lo conosce, vive come lontano e perciò non partecipa ai suoi beni divini, molto più che ogni atto di volontà umana che fa, prende sempre terra, e questa conosce ed ama, e partecipa alle infelicità che produce il terreno che va acquistando coi suoi atti umani, sicché la volontà umana senza il connesso con la Divina, sa produrre molta terra, che semina passioni, spine, peccati, e raccoglie miserie, tristezze, che l’amareggiano la vita.  Onde ogni atto d’umana volontà, no fa altro che prendere un po’ di terra, invece ogni atto che fa di mia Volontà, la creatura perde il terreno umano ed acquista il terreno del Cielo, perciò ogni atto che va facendo di Voler Divino, prende Cielo e va allargando le sue proprietà celesti, ed Io stesso le somministro la semina e facendomi agricoltore celeste, semino insieme con lei le più belle virtù e vi formo il mio soggiorno, il mio rifugio, le mie delizie, e non trovo differenza tanto starmi in Cielo insieme coi santi nelle regioni celesti, tanto starmi nel cielo di questa creatura, anzi provo più piacere nello starmi nel cielo dell’umana volontà in terra, per la ragione che in esso tengo da lavorare, per poter ingrandire di più questo cielo, quindi posso fare nuovi acquisti, ricevere nuovo amore, ed il lavoro sebbene è sacrificio, ma tiene virtù di produrre nuove invenzioni, nuove bellezze, nuovi arti; è dal lavoro che sorgono le cose più strabilianti, le scienze più alte e profonde, ed Io che me ne intendo di tutte le arti, di tutte le scienze, lavoro in questo cielo e vi formo i lavori più belli, le invenzioni più artistiche e nuove, e comunico le scienze più alte e profonde, sicché ora mi faccio maestro ed insegno le scienze più sublimi, ora artefice e formo le statue vive in questo cielo, ora la faccio da agricoltore e le mie mani creatrici cambiano, trasformano il piccolo terreno della creatura in cielo, provo tanto piacere ad usare tutte le arti e mi diverto, ché ora faccio un lavoro ed ora un’altro, ed ora invento cose nuove, e le novità portano sempre più piacere, più gusto e più gloria, e questi cieli terrestri serviranno pure di nuova sorpresa e contento a tutta la corte celeste; dove regna la mia Volontà Divina come vita nella creatura, Io tutto posso fare, essa diventa nelle mie mani materia prima per poter svolgere i miei lavori divini, e poter lavorare è per Me la cosa più gradita, è il riposo più dolce, pare che si alternano insieme lavoro e riposo.  Ora in Cielo, nella mia patria celeste, non ci sono lavori, né da parte mia, né da parte delle creature, chi entra in quelle regioni celesti, mette il suo basta, e dice a sé stessa:  “Il mio lavoro è finito, quello che ho fatto è fatto, né posso aggiungere neppure una virgola di più al mio lavoro, alla mia santità”.  Ed Io non posso fare nuove conquiste nelle loro anime, perché la morte dice conferma, né possono fare un passo più avanti, perciò lavori non ce ne sono nella patria celeste, ma tutto è trionfo e gloria, posso dire che tutto lo sfoggio che faccio di dare nuove gioie, nuove felicità e beatitudini continuate, che tengo rapito tutto il Cielo, è tutto da parte mia, ma in loro non mi è dato d’acquistare più nulla.  Ecco perciò mi piacciano di più, perché le conquiste, i lavori, i gusti che trovo in questi cieli terrestri dell’umano volere, non ci possono essere dove tutto è trionfo e gloria, neppure nelle regioni della mia patria divina, perciò sii attenta e non uscire mai dalla mia Volontà, ed Io ti prometto di non smettere mai i miei lavori divini nell’anima tua”.

(3) Onde seguivo a pensare al gran bene che porta la Divina Volontà alla creatura, ed il mio sovrano Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere ch’è tanto il nostro amore ed il desiderio ardente di tenere insieme con Noi la creatura, che non appena creata le assegniamo il posto regio nella nostra Divina Volontà, sicché ciascuna creatura tiene il suo posto d’onore nella nostra reggia divina, quindi il suo principio, il suo primo atto di vita, tanto nella eternità quanto nel tempo, è nel nostro Fiat; essa non c’era nel mondo, e Noi l’amavamo e vagheggiandola non solo le davamo il posto, ma mettevamo a suo corteggio il nostro amore, la nostra santità, la nostra potenza, luce e bellezza, essa è la nobile principessa che scende dall’altezza dei Cieli per valicare l’esilio, ma il nostro Volere non la lascia, vi scende insieme, si serra d’intorno, valica l’esilio insieme con essa, in ogni atto che fa, pene o gioie, o incontri, vi mette il suo primo atto divino, affinché mantenga la sua nobiltà ed il suo stato di principessa, e quando l’ha riempito di tutti i beni, tanto che non ha più spazio dove mettere altri beni, la risale al Cielo, nelle altezze delle sfere, e come trionfatore l’addita a tutta la corte celeste.  Ecco quello che vuol fare e sa fare la mia Volontà Divina della creatura.  Ma con nostro dolore vediamo che come scende nell’esilio, non ci pensa più al suo posto regio, né alla nobiltà della sua origine, e vorrebbe svignarsi della nostra Volontà, che più che tenera madre la porta stretta fra le sue braccia, e servendosi delle porte dei sensi che l’abbiamo dato, scende nel basso della sua volontà umana, queste porte le avevamo dato per risalire a Noi, affinché dall’esilio potesse fare le sue scappatine nel seno del suo Creatore, essa invece se ne serve per fare le sue scappatine nelle miserie, nelle debolezze, nelle passioni, che snobilitandola non si riconosce più che è la principessa del Cielo, ma la serva della terra.  Ma ad onta di ciò non chiudiamo le nostre porte, quale sono il nostro amore, la nostra paterna bontà, la nostra compassionevole misericordia, le aspettative che facciamo, e non appena vediamo che chiude le sue porte per venire nella nostra Volontà, l’andiamo incontro, spalanchiamo le nostre, e guardandola da bella brutta, con la veste di principessa stracciata, sporca, non le facciamo un rimprovero, ma con compassione tutta paterna le diciamo:  “Dove sei stata? Povera figlia, come ti sei ridotta, hai visto quanto male hai fatto col vivere nel basso della tua volontà umana, disunita dalla nostra? Hai camminato senza guida, senza luce, senza cibo, senza difesa, perciò non lo fare più, affinché rintracciandoti rifaccia il bene perduto”.  Noi lo sappiamo, che la creatura senza della nostra Volontà Divina, non può fare nessun bene, è come se volesse vedere senza occhio, camminare senza piedi, vivere senza cibo.  Perciò sii attenta a non uscire mai dal mio Voler Divino, se vuoi trovare la forza, la luce, l’appoggio e lo stesso tuo Gesù a tua disposizione”.

 

+ + + +

 

32-9

Maggio 7, 1933

 

La volontà simbolo del soffio, che o accende o smorza.  La

Divina Volontà porgitrice dei suoi atti nell’atto della creatura.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Voler Divino, e la mia povera mente molte volte sta sotto l’impero di due correnti, cioè, il gran bene della Divina Volontà che eleva l’anima su tutto e la porta fin nelle braccia del suo caro Padre Celeste, dove tutto è gioia, festa e sorrisi divini, di cui l’anima inebriata dimentica tutto, la terra, le miserie, perché nella Divina Volontà neppure il ricordo si può avere del male, altrimenti non sarebbe piena la felicità; e nell’altra corrente l’abisso dell’umano volere, che getta l’anima in tutte le miserie, e la porta quasi in braccia al demonio, affinché la tiranneggi come le piace.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sovrano Gesù, facendosi sentire a me vicino mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, come l’anima entra nel mio Volere, Esso col suo impero le dice:  “Dimentica tutto, fin la casa della tua madre terra, qui si vive di Cielo, né c’è posto per le miserie e per le infelicità, la mia luce distrugge tutto, ed i mali li trasforma in bene”.  Tu devi sapere che la volontà è simbolo del soffio, il quale tiene virtù di accendere e smorzare; se la volontà è di accendere, soffiando sopra d’una piccola scintilla può accendere un gran fuoco, se poi è di smorzarla, soffiandola le toglie la vita e la riduce in cenere; tale è la volontà umana, se vuole la mia soffia in tutti gli atti suoi, la mia Volontà con la sua potenza anima questo soffio ed i suoi piccoli atti, come piccole scintille si cambiano in fiamme, e come ripete gli atti, così ripete il soffio, in modo da formarsi la piccola creatura tutta, una fiamma di luce di Volontà Divina.  Invece se vuol fare la sua volontà, come la fa soffia e smorza tutto e rimane in una notte profonda, senza neppure il bene delle piccole scintille, sicché chi vive nelle mia Volontà acquista la luce in natura, ed in tutti gli atti suoi vede luce e le parlano di luce.  Invece chi fa la sua, acquista le tenebre e la notte in natura, e da tutti gli atti suoi scaturisce tenebre, che le parlano di miserie, di paure, di timori, che rendono la vita insopportabile”.

(3) Onde la mia mente seguiva a pensare alla Divina Volontà, e me la sentivo dentro e fuori di me tutta attenzione, tanto che mi voleva dare tutto, e fare tutto insieme con me, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Piccola figlia della mia Volontà, tu devi sapere che come l’anima si decide di vivere nella mia Volontà, è tanto il suo amore verso di essa, che come si accinge a fare un atto, così il mio Fiat porge il suo in quell’atto, in modo che l’umano volere resta come campo, ed il mio atto come vita.  Sicché come palpita, porge il suo palpito divino, come respira porge il suo respiro, come sta per parlare porge la sua parola nella voce della creatura, come pensa porge il suo pensiero, e così se opera, se cammina, porge il suo moto ed i suoi passi, quindi la mia Divina Volontà è la porgitrice degli atti suoi negli atti della creatura.  Ecco perciò il suo amore incessante, le sue attenzioni instancabili, perché vuol formare la sua vita intera per quanto a creatura è possibile, in essa vuol trovare la sua santità, il suo palpito, il suo respiro, la sua parola e così di seguito, e come lo può trovare se non lo dà e porge continuamente? Perciò passa tale immedesimazione tra la Divina Volontà e la creatura che vuol vivere in Essa, che si rendono inseparabili l’una e l’altra, né il mio Volere tollererebbe la minima separazione in chi si presta a fargli formare la sua vita.  Onde sii attenta, ed il tuo volo sia continuo nella mia Divina Volontà”.

 

+ + + +

 

32-10

Maggio 14, 1933

 

Posticino d’amore che l’anima tiene nel suo Creatore, e posticino

che Dio tiene nell’anima.  Come la santità viene formata dai gradi

dell’amore.  Seme che getta Gesù, come primo fa i fatti e poi le parole.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Fiat Supremo e ripetendo il mio giro in Esso, come mi univo ai suoi atti, così mi sentivo venire le sue ondate d’amore, che versandosi su di me, mi portavano l’amore del mio Creatore.  Oh! come mi sentivo felice sentirmi amata da Dio, credo che non ci sia felicità maggiore, né in Cielo, né in terra, che la creatura occupi un posto nel seno del Padre Celeste, il quale fa sorgere le sue onde d’amore per amarla.  Ma mentre mi sentivo sotto di queste onde, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il girare negli atti nostri che abbiamo fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione per amore delle creature, fa sorgere nuovo amore da dentro il nostro Essere Divino, ed investe colei che si unisce coi nostri atti divini, essa coll’unirsi con le nostre opere, prepara il posticino dove ricevere le nostre onde d’amore, e come le riceve, anch’essa ci ama di nuovo amore, e forma le sue onde d’amore al suo Creatore, in modo che lei tiene il suo posticino d’amore nel nostro Essere Divino, e Noi teniamo il nostro posto nella creatura.  Tu devi sapere che la vera santità viene formata dai gradi d’amore con cui siate amati da Dio, e questo amore, allora prende possesso quando la creatura ama; quando riceve il suo amore divino ed essa ama, Dio si dispone ad amarla di più con nuovo amore, essere amata da Dio con nuovo amore è l’atto più grande che Dio fa verso la creatura, e tutta la santità, la gloria viene costituita per quante volte è stata amata da Dio, e per quante volte essa lo ha amato.  Perché tu devi sapere che il nostro Ente Supremo ama tutti e sempre in modo universale e generale, a questo aggiunge un’amore speciale e diretto verso chi amandola ci dà il suo amore.  Onde, se la creatura è stata amata da Dio con amore speciale una volta, tre, dieci, cento, a secondo il numero, tanti gradi di santità acquista, e quindi di gloria.  Vedi, dunque il girare nella mia Volontà, unirti agli atti suoi, ci chiama ad amarti con amore speciale e nuovo, e Dio chiama te per farsi amare col tuo amore nuovo e speciale, e Dio stesso sarà il tuo testimonio che dirà a tutto, al Cielo ed alla terra:  “E’ vero, l’ho amata, ma mi ha amato”.  Posso dire che il mio amore chiamava il suo ed il suo chiamava il mio ad amarci, perciò chi vive nella nostra Volontà, mette al sicuro il nostro amore, né abbiamo il dolore che ci può essere respinto, anzi in segno che l’ha ricevuto ci risponde col darci il suo amore”.

(3) Onde stavo pensando alla Divina Volontà e mille pensieri si affollavano nella mia mente di dubbi, di ansie, di certezze, di sospiri, di volere la Divina Volontà come vita primaria della mia vita, volevo il suo dolce impero dentro e fuori di me.  Ora mentre ciò facevo, il sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che quando Io manifesto un bene, una verità, è il segno più certo che voglio dare quel bene, o il dono d’una mia verità come proprietà della creatura, se ciò non fosse, Io la illuderei, la adescherei, le farei perdere il tempo in mille desideri inutili, senza il possedimento del bene che l’ho fatto conoscere.  Io non so illudere nessuno, né fare cose inutili, anzi primo decido di dare quel bene, e poi manifesto la natura di quel bene, e mentre lo manifesto già metto il seme nel fondo dell’anima, affinché essa incominci a sentire il principio della nuova vita del bene che l’ho fatto conoscere, ed il seguito delle mie manifestazioni che le faccio conoscere serve a fare germogliare il seme, ad irrorarlo ed innaffiarlo per formare la vita intera del dono che voglio darle, ed il segno che l’anima ha accettato e gradito la nuova vita del dono che voglio darle, è che Io continuo a manifestare le diverse qualità, le belle prerogative, il valore immenso che possiede il mio dono, e dopo che sono certo che già possiede tutta intera la vita del dono che volevo darle, allora le faccio conoscere le mie mire, il lavorio che ho fatto in essa, ed il dono che già possiede; la mia sapienza è infinita, le mie industrie d’amore sono innumerevoli, primo faccio i fatti e poi le parole, che servono ad ammaestrare la creatura, come farle ricevere, conservare e servirsene del bene che l’ho dato e fatto conoscere.  Dare un bene senza farlo conoscere è come se si volesse dare il cibo ai morti, ed Io non ho avuto mai che ci fare coi morti, ma coi vivi, farlo conoscere e non darlo sarebbe una burla, né sarebbe modo della nostra natura divina.  Quindi se tante verità ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà, è perché voglio darti il dono della sua vita operante in te, se ciò non fosse, mai te ne avrei detto tanto, il solo mio dire è messaggero e portatore e depositario del gran dono della mia Divina Volontà, non solo a te, ma a tutto il mondo intero.  Perciò sii attenta, affinché il mio seme si spolverizzi in te, fino a cambiarsi in natura, ed allora sentirai coi fatti il bene del regnare della mia Volontà nell’anima tua.

(5) Difatti, non feci così con la mia Madre Celeste? Primo la formai, la preparai, la dotai, preparai il posto, distesi il mio Cielo nel fondo dell’anima sua, le feci conoscere tante cose, e come le faceva conoscere, così ne faceva dono, potrei dire, Madre e Figlio facemmo i fatti primo, quando nulla mancava alla mia santità, alla mia decenza divina, al nuovo Cielo che veniva ad abitare sulla terra, allora le manifestai il segreto, che già l’avevo eletto per Madre mia, e come manifestai il segreto, così si sentì Madre del suo Creatore.  Vedi dunque la necessità di manifestare quello che voglio fare con la creatura, affinché Dio e la creatura vogliano la stessa cosa, che la stessa mia incarnazione non successe primo, ma nell’atto stesso che seppe che Io già la volevo per Madre mia, e Lei accettò di esserlo.  Perciò ci vuole grande attenzione quando faccio conoscere un bene che voglio fare alla creatura, essa non sa le mie mire dove vanno a finire, Io non faccio conoscere tutto al principio, ma vado mano, mano, manifestando ed operando per giungere al punto dove voglio, e se non è attenta e non mi segue, può essere che lascia a mezza strada, ed Io avrò il dolore di non poter dare i miei doni e di non poter compiere i miei disegni”.

 

+ + + +

 

32-11

Maggio 25, 1933

 

Come la Divina Volontà è miracolo permanente.  Chi vive in Essa è la portatrice

delle opere divine ed i suoi campi sono la Creazione e la Redenzione.

 

(1) Sono sempre intorno al Fiat Supremo, il suo dolce impero, le sue potenti attrattive, il suo bacio di luce, con cui si fa incontro a tutti gli atti miei per deporre in essi e chiudersi dentro per formare la sua Vita, è il più dolce incanto alla piccola anima mia, e tra la maraviglia e lo stupore esclamo:  “Oh! Volontà Divina, quanto mi ami, fino ad abbassarti nel piccolo atto mio, per chiudervi la tua Vita operante”.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il mio dolce Gesù, che godeva anche Lui il fascino, i modi ammirabili del suo Volere, tutto tenerezza e bontà mi ha detto:

(2) “Figlia carissima della mia Divina Volontà, il mio Voler Divino è per Sé stesso un miracolo continuato; scendere nella bassezza dell’atto della creatura per formarvi l’atto suo, la sua Vita, è il più grande dei miracoli, che a nessuno l’è dato di poterlo fare, la sua virtù investitrice penetra ovunque, col suo bacio di luce rapisce l’atto della creatura, lo muove, lo trasforma, lo conforma e con la sua virtù miracolatrice vi forma il suo atto in quello della creatura, e senza distruggere quello della creatura, anzi se ne serve di spazio, come impiantarvi l’atto suo, e se ne serve di vuoto, come formarvi la sua Vita, tanto che da fuori si vede l’atto umano, da dentro le maraviglie, la santità, il gran miracolo dell’atto divino.  Dunque, chi fa la mia Volontà e vive in Essa, non fa bisogno di miracoli, vive sotto la pioggia dei miracoli del mio Volere, e possiede in sé stessa la fonte, la sorgente che trasforma la creatura nella virtù miracolosa della mia Divina Volontà, in modo che si vede in essa miracolo di pazienza invitta, miracolo d’amore perenne verso Dio, miracolo di preghiera continua senza mai stancarsi, e se si veggono pene, sono miracoli di conquiste, di trionfi, di gloria, che racchiude nelle sue pene.  Per chi vive nella mia Volontà, Essa vuol dare all’anima il miracolo dell’eroismo divino, e nelle pene mette il peso ed il valore infinito, mette l’impronta, il suggello delle pene del tuo Gesù.

(3) Tu devi sapere figlia mia, ch’è tanto l’amore nostro verso chi vive nella Divina Volontà, che le facciamo dono di tutto ciò che facemmo nella Creazione e Redenzione, ed essa fa suo tutto ciò ch’è nostro, e siccome è suo e nostro, come cosa connaturale negli atti suoi e cerca la Divina Volontà, ora si trova nel cielo, nel sole, nel mare, e così di seguito, sente in sé tutta la santità delle opere nostre, che sono anche sue, e sentendosi immedesimata con esse, comprende che significa tenere un cielo sempre disteso, un sole che dà sempre luce, un mare che sempre mormora, un vento che con le sue ondate porta a tutti le carezze del suo Creatore, ed essa si sente cielo, stelle, sole, mare, vento, ed oh! come ci ama, e con la forza rapitrice del suo amore, ch’è amor nostro, viene a deporre tutto innanzi al nostro trono divino, ed oh! come ci sentiamo rapire dalle sue note e correnti d’amore che ci fa, possiamo dire che se questa creatura la teniamo in terra, la teniamo per farla essere portatrice delle opere nostre, Noi le abbiamo sparse nella Creazione, ed essa pare che ce le raccoglie per venirci a dire:  “Quanto mi avete amato”.  E quanto ci ama, ma è più bella quando passa nel regno degli atti miei della Redenzione, con quanto amore passa da un’atto all’altro, come se li bacia, li abbraccia, li adora, li ringrazia, li chiude nel suo cuore e tutto amore mi dice:  “Gesù, la tua vita finì sulla terra, rimassero le tue opere, le tue parole, le tue pene, ora tocca a me continuare la tua Vita, perciò tutto ciò che Tu facesti, devono servire alla mia vita, altrimenti non posso formare di me stessa un’altro Gesù, se non mi dai tutto, non posso né formare, né continuare la tua Vita in terra”.  Ed Io tutto amore le dico:  “Figlia mia, tutto è tuo, prendi di me ciò che vuoi, anzi quanto più prendi, più sarò contento e più ti amerò”.  Ma il più bello di questa felice creatura, che mentre vuole tutto, prende tutto, si sente che non può contenere ciò che ha ricevuto, viene al suo Gesù, mi dà tutto, si riversa tutta in me, anche la sua piccolezza, il suo piccolo volere, ed oh! come ne sono contento, posso dire che sono scambi continui di vita che facciamo, Io a lei, ed essa a me.  E’ tanta la forza dell’unione di chi vive nella nostra Volontà, tra essa e Noi, che né Noi la possiamo mettere da parte in tutte le opere nostre, né essa si può mettere; se ciò potesse essere, succederebbe come se si volesse dividere la luce del sole in due, ciò che è impossibile dividere l’unità della sua luce, e se uno si provasse a volerla dividere, resterebbe scornato, e la luce con la forza della sua unità si riderebbe di lui; o pure fendere il cielo, separare la forza del vento, l’unità dell’aria, tutte cose impossibili, perché tutta la loro vita, la forza che posseggono sta nell’unità.  In tale condizione si trova chi vive nella nostra Volontà, tutta la sua forza, il suo pregio, il suo bello, la sua santità, sta nella forza unica ed unità col suo Creatore.  Perciò sii attenta, e la tua vita sia in Noi, con Noi e con le opere nostre”.

 

+ + + +

 

32-12

Maggio 28, 1933

 

Precipizio, porte ed inferno vivente dell’umano volere.  Porte, scale

e paradiso vivente della Divina Volontà.  Necessità delle sue

conoscenze, regalità che acquista.  La figlia del gran Re.

 

(1) La mia povera mente molte volte si dibatte tra l’infinita bellezza, potenza, valore e prerogative innumerevoli dell’eterno Volere, e tra i precipizi, bruttezze e mali dell’umano volere.  Mio Dio, che contrasto, che se tutti lo potessero vedere metterebbero la vita anziché fare la propria volontà, e mentre mi sentivo tutta tremante per i gravi mali in cui mi poteva precipitare la mia volontà, il mio amato Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, coraggio, è necessario che ti faccia conoscere dove si può giungere col tenere per vita la mia Divina Volontà, ed in che abisso si precipita chi si fa dominare dal proprio volere, anzi ogni male che ti faccio conoscere sopra di esso, è una porta che ti faccio chiudere all’umana volontà e una guardia che ti do, affinché se tu volessi entrare di nuovo e scendere nel precipizio dell’umano volere, la guardia ti respinga e ti tenga chiusa la porta, ed ogni qualvolta aggiungo a farti conoscere altri mali dell’umano volere, non sono altro che difese e guardie che aggiungo, affinché non ti facessero scendere nel fondo del suo abisso, perché tu devi sapere che ogni male dell’umana volontà, non sono altro che tante porte distinte che essa possiede per scendere nel regno dei mali, dei vizi, dei terrori raccapriccianti dell’inferno vivente, fino a rendersi nauseante, insopportabile a Dio ed a sé stessa, ed Io col far conoscere i suoi mali, non faccio altro che murare le porte e mettervi il mio suggello e dire:  “Questa porta non più si apre”.  Ora, come l’umana volontà tiene le sue porte, le sue scale per scendere, non per salire, nell’abisso dei mali, così la mia Divina Volontà tiene le sue porte, le sue scale per salire, ai suoi cieli, ai suoi beni immensi, e forma il paradiso vivente di chi la possiede, ed ogni conoscenza che la riguardano è una porta che si apre, è una scala che si forma, è una via che ti si apre avanti, che tu devi percorrere per possedere coi fatti ciò che hai conosciuto.  Vedi dunque il gran bene delle tante conoscenze che ti ho manifestato, sono tante porte che ti facilitano l’entrata nel suo regno, ed in ogni porta ho messo un’angelo a custodia, affinché ti desse la mano e ti conducesse sicura nelle regioni della Divina Volontà; ogni conoscenza è un invito e una forza divina che ti cede, e ti fa sentire il bisogno estremo, la necessità assoluta di vivere di Volontà Divina.  Essa, come si fa conoscere, così ti stende le braccia per prenderti e ti conduce fra le sue braccia in quella stessa conoscenza che ti ha manifestato, l’adatta alla tua capacità, plasma l’anima tua affinché ti entri come umore vitale, come sangue, come aria, e produca in te la vita, i beni che la sua conoscenza possiede, e facendosi conduttrice, più che madre si sta a guardia per vedere quando la sua figlia ha assorbito l’ultima stilla del bene che l’ha fatto conoscere, per aprirle il suo seno di nuovo e sviscerarsi nella sua figlia, e farle conoscere altro valore, altri effetti che contiene la vita del mio Volere e ripete il suo lavorio, perché vuol vedere in essa il valore della sua vita, gli effetti, la sostanza dei suoi beni.  Ora, le conoscenze sulla mia Divina Volontà istruiscono l’umano volere, ed acquista scienza e ragione, che non solo è giustizia farla regnare e dominare come vita primaria nell’anima sua, ma è bene sommo che riceve, onore e gloria grande che questo Voler Santo, col dominare giunge a darle lo stato di regalità divina, perché si senta figlia del gran Re, quindi la regalità è proprietà anche sua.

(3) Quando la creatura ha giunto a comprendere tutto questo, a via di conoscenze e di lezioni che l’ha fatto il mio Voler Divino, tutto è fatto, la mia Volontà ha vinto l’umano volere, e l’umano volere ha vinto la Divina Volontà.  Le conoscenze su di Essa sono tanto necessarie, che servono a disseccare gli umori cattivi e li sostituiscono cogli umori santi, esse sono come sole che dardeggiano l’umano volere, e vi comunicano la sua vita, la sua santità, ed il desiderio ardente di possedere il bene che conosce.  Perciò sii attenta ad ascoltare le sue lezioni, e corrispondi ad un tanto bene”.

 

+ + + +

 

32-13

Giugno 4, 1933

 

Come chi vive nella Divina Volontà riceve la forza creatrice

della creazione continua.  Affiatamento con la Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, sono neonata appena e sento il bisogno di starmi nelle sue braccia per bere a larghi sorsi il latte delle sue verità, per ricevere le ondate della sua luce, il dolce refrigerio del suo calore, sento che anche il Voler Divino vuol tenermi nelle sue braccia, stretta al suo seno di luce per potermi infondere l’atto continuo della sua vita operante in me, perché vita significa aver degli atti che non cessano mai, altrimenti non si potrebbe chiamare vita.  Quindi, se io non volessi stare nelle sue braccia per ricevere questi continui riflessi della sua vita, o non mi vorrebbe tenere, non potrei formare la sua vita in me, sicché la parola vita si ridurrebbe in parole, non in realtà, oppure in pittura dipinta.  Mio Gesù, deh! non permettere, e fa che si formi la realtà della sua vita nell’anima mia.  Ma mentre cercavo di starmi nelle braccia della Divina Volontà, il mio sovrano Gesù, visitando la mia piccolezza mi ha detto:

(2) “Figlia del mio cuore, tu hai ragione che senti l’estremo bisogno di stare nelle braccia della Divina Volontà, perché stare nelle sue braccia significa mettersi a sua disposizione ed impegnarla di formare la sua vita nella creatura, se non si mette nelle sue braccia, si mette come a lunga distanza, e la vita non si forma da lontano, ma da vicino, anzi immedesimata con la stessa vita che si vuole ricevere; nessuna madre concepisce il suo bimbo da lontano, ma dentro del suo stesso seno, nessun seme germoglia e forma la sua pianta se non si immedesima e nasconde sotto terra.  Così, dire che voglio formare la vita della Divina Volontà in me e non starsi immedesimata nelle sue braccia, affiatata con Essa per vivere del suo stesso fiato onnipotente, è impossibile.  Tu devi sapere che il nostro Ente Supremo usa la medesima potenza creatrice che usò nella Creazione, la continua ad usarla negli atti che la creatura fa nella Divina Volontà.  Ogni atto che fa in Essa subisce una nuova creazione, ed il mio Fiat, in virtù della sua potenza creatrice, resta concepito nell’atto della creatura.  Succede un’alternarsi continuo, essa presta l’atto, e la mia Volontà Divina crea e si concepisce nell’atto suo, e mentre concepisce forma la sua vita e la fa crescere coll’alimento della sua luce e del suo amore.  I Cieli stupiscono, ed è tanta la maraviglia, che ammutoliscono innanzi ad un’atto solo della creatura che dentro contiene la forza creatrice del concepimento del Fiat Divino; e come essa col starsi nelle sue braccia, si mette a nostra disposizione, così col tenerla nelle nostre braccia ci mettiamo a sua disposizione e ci dà il suo dolce pegno, per farne ciò che Noi vogliamo, sicché la sua vita, i suoi atti, sono tanti pegni che ci dà, e Noi tenendo i suoi pegni ci sentiamo sicuri di poter mettere fuori la nostra virtù creatrice, ed operare da Dio nell’atto della creatura.  Tu devi sapere che quando opera la nostra Volontà, tanto in Noi stessi, quanto nell’atto umano, non mette mai da parte la sua virtù creatrice, né la può mettere, perché è in natura che la possiede, quindi il suo fare è sempre creazione, quindi chi vive nella nostra, subisce negli atti suoi il suo atto creante, ed oh! quante maraviglie succedono.  Perciò sii attenta e riverente e grata, ricevi in te, negli atti tuoi questa virtù creante che vuol fare cose grandi, non piccole, e solo degne della nostra adorabile Volontà”.

 

+ + + +

 

32-14

Giugno 15, 1933

 

L’intenzione forma la vita dell’azione, forma il velo

per nascondere l’azione divina.  L’Attore nascosto.

 

(1) La mia povera mente è sempre occupata dal Fiat Divino, che non solo vuol farsi vita, ma anche alimento, perché non basta la vita senza avere di che sfamarsi, sarebbe morir di fame.  Ecco perciò spesso, spesso, mi dà l’alimento prelibato e celeste di qualche altra verità che riguardano il Voler Divino, affinché non solo mi alimenti, ma cresca questa sua vita in me, ed oh! quante volte sento il bisogno che il benedetto Gesù mi dica qualche cosa che riguarda il suo Volere, perché mi sento morir di fame, ed il mio amabile Gesù, perché Lui stesso vuole e mi dà questa fame, nel visitare la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il tuo desiderio d’essere alimentata dalla mia parola alimentatrice, mi ferisce il cuore, ed Io, ferito, corro da te per darti il mio alimento divino che solo Io posso darti.  La mia parola è vita e forma in te la vita divina, è luce e ti illumina e resta in te la virtù illuminatrice che ti dà sempre luce, è fuoco e ti fa sorgere il calore, è cibo e ti alimenta.

(3) Ora, tu devi sapere che Io non guardo l’azione esterna della creatura, ma l’intenzione che forma la vita dell’azione, essa è come l’anima dell’azione, questa diventa come il velo dell’intenzione.  Succede come l’anima al corpo, che non è il corpo che pensa, che parla, che palpita, che opera e cammina, ma l’anima dà vita al pensiero, alla parola, al moto, sicché il corpo è velo dell’anima, che mentre la copre e si fa portatore di essa, ma la parte vitale, l’azione, il passo, è dell’anima.  Tale è l’intenzione, vera vita delle azioni.  Ora, se tu chiami la mia Divina Volontà come vita della tua mente, come palpito del tuo cuore, come azione delle tue mani e così di seguito, tu formerai la vita dell’intelligenza della mia Volontà nella tua mente, la vita delle sue azioni nelle tue mani, il suo passo divino nei tuoi piedi, in modo che tutto ciò che farai servirà di velo alla vita divina, che con la tua intenzione hai formato nell’interno degli atti tuoi, ma che cosa è questa intenzione? E’ la tua volontà che facendo appello alla mia, si svuota di sé stessa e forma il vuoto nell’atto suo per dare il posto all’azione della mia Volontà, ed essa facendosi velo, nasconde nelle azioni anche più ordinarie e naturali l’azione straordinaria d’un Dio, tanto che da fuori si veggono azioni comuni, ma se si toglie il velo dell’umano volere, si trova rinchiusa la virtù operatrice dell’azione divina, e questo forma la santità della creatura, non la diversità delle azioni, non le opere che fanno rumore, no, ma la vita comune, le azioni necessarie della vita, di cui la creatura non può farne a meno, sono tutti veli che possono nascondere la nostra Volontà, e farsi campo, dove Dio stesso si abbassa per farsi attore nascosto delle sue azioni divine.  E come il corpo vela l’anima, così la volontà vela Dio, lo nasconde e forma per mezzo delle sue azioni ordinarie, la catena delle azioni straordinarie di Dio nella sua anima.  Perciò sii attenta, chiama in tutto ciò che fai la mia Volontà, ed Essa non ti negherà mai l’atto suo, per formare in te, per quanto creatura è possibile, la pienezza della sua santità”.

 

+ + + +

 

32-15

Giugno 25, 1933

 

Se regna la Divina Volontà, Dio cerca sé stesso e si trova nella

creatura, essa si cerca in Dio, e si trova nel suo centro divino.

 

(1) La mia povera e piccola intelligenza me la sentivo come affollata da tanti pensieri che riguardavano la Divina Volontà, e pensavo tra me:  “E perché Gesù ha tanto interesse, insiste, sospira, prega e vuol che si preghi che venga a regnare la sua Divina Volontà? E’ vero che per la creatura sarà l’acquisto più grande, avere in potere un Volere immenso, una potenza che non esaurisce mai, un’amore che sempre arde, una luce che mai si estingue, una santità che dà dell’incredibile e sempre cresce, si può dire che non le resta altro da desiderare, né possedere, perché tutto possiede, ma per Dio, quale ne può essere il suo guadagno, la sua gloria, il suo onore?” Onde, mentre ciò ed altro pensavo, il mio sovrano Gesù, visitando la mia piccola anima, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, figlia carissima della mia Volontà, la ragione, la causa, lo scopo ché tanto sospiro che la mia Volontà Divina prenda il suo posto, il suo dominio, e la faccia da sovrano nella creatura, è perché il nostro Ente Supremo va in cerca di trovare Sé stesso nella piccolezza umana.  Pensa bene che significa un Dio che va in cerca di Sé stesso, ma dove? Forse nell’estensità dei cieli? No; nella larghezza della luce che occupa tutta la terra? No; forse nella molteplicità delle acque del mare? No, ma nel piccolo cuore umano, vogliamo nascondere la nostra immensità, la nostra potenza, la nostra sapienza e tutto il nostro Essere Divino nella creatura; nasconderci nelle cose grandi non è un gran che, ma nelle piccole sfoggiamo di più in amore, potenza, eccetera, e siccome possiamo tutto e fare tutto, ci diletta di più e prendiamo più gusto nel nasconderci nella piccolezza umana anziché nelle cose grandi, e se non troviamo la nostra Volontà in essa, non possiamo né cercarci, né trovarci in essa, ci mancherebbe il posto dove mettere tutti i nostri attributi divini si sentirebbero impotenti di nascondere la nostra vita divina dove non c’è la nostra Volontà.  Vedi dunque la ragione perché vogliamo, sospiriamo e che la creatura sospira e prega che viva di Voler Divino, è perché andiamo in cerca di Noi stessi in essa, e vogliamo trovarci come nel nostro proprio centro; e ti par poco il grande guadagno che facciamo, la gloria, l’onore che riceviamo, che il piccolo cuore umano nasconda la nostra Volontà e la nostra stessa vita per darci duplice amore, duplice potenza, sapienza, bontà, per mettersi a gara con Noi stessi? Se ciò non comprendi, significa che sei cieca ancora nelle vie interminabili della mia Divina Volontà.  Ora, se Noi col volere che il nostro Fiat regni nelle creature, cerchiamo e troviamo Noi stessi in essa, la creatura col volerla, cerca sé stessa in Dio, ed in Esso si trova.  Vedi dunque che scambio, che lavorio d’ambi le parti, che stratagemmi ed ingegni amorosi, Dio che continuamente si cerca nella creatura, ma dove si trova? Nel centro di essa, sicché si cerca e ricerca, si chiama e richiama dove il suo amore stesso lo chiama, dove la sua stessa vita risiede; la creatura imita il suo Dio, gira e rigira, cerca e ricerca, si chiama e richiama, ma dove si trova? Nel centro Divino.  Questo dice lo scambio di vita tra l’una e l’altro, la stessa Volontà che domina la creatura e Dio, lo stesso amore con cui sono animati, quindi non è maraviglia che ciò che fa l’uno, fa l’altro, e solo la nostra Volontà sa fare questi prodigi, senza di Essa tutto è sterile, tutto è inceppo da parte di Dio e da parte delle creature, sentiamo che siamo prigionieri di Noi stessi, ed essa si sente imprigionata dalla sua volontà umana, senza volo e tutta inceppata in sé stessa, e senza vita divina.  Dunque stando tutto ciò, non è dunque giusto che non vogliamo altro, che domini e regni la nostra Volontà?”

 

+ + + +

 

32-16

Giugno 29, 1933

 

Come nella Divina Volontà non ci sono fermate, facendosi ripetitrice della nostra

Vita.  Compito che le viene affidato.  Come Dio si adatta alla piccolezza umana.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, mi sento che se non continuasse mi mancherebbe la vita per vivere, l’alimento per sfamarmi, la luce per vedere, i piedi per camminare, ahimè! resterei immobilizzata, ravvolta in una notte profonda, perderei la via e resterei a mezza strada.  Mio Dio, mio Gesù, Mamma Santa, liberami, e quando mi vedete nel pericolo di fermarmi, venite in mio aiuto, datemi la mano affinché non mi fermi, oppure portatemi al Cielo, dove non ci sono questi pericoli di fermate, ed io possa darmi il vanto di dire:  “Mai mi sono fermata, e perciò non mi ha mancato mai né cibo, né luce, né Colui che mentre mi conduceva, col suo dolce dire mi istruiva e mi rapiva”.  Ma mentre la mia mente era tutta inabissata nella Divina Volontà, il mio sapiente maestro Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Divina Volontà sente il bisogno di non interrompere mai il suo cammino, né ci sono pericoli di fermarsi, né in terra, né in Cielo, perché essendo Essa eterna, le sue vie ed i suoi passi sono interminabili, e chi in Essa vive riceve in natura il bene di poter sempre camminare.  Fermarsi nella mia Volontà sarebbe far mancare un’atto di vita alla nostra vita divina che va formando nell’anima sua.  Perché tu devi sapere, che chi vive nella mia Volontà Divina giunge a tanto, e può tanto, fino a ripetere la nostra vita divina, il nostro Fiat dà tutto l’occorrente alla creatura che vive in Essa, che coi suoi atti si fa ripetitrice della vita stessa di Dio, e se tu sapessi che significa ripetere la nostra vita, la gloria, l’onore, l’amore che ci dà, il bene che fa discendere su tutte le generazioni; è incalcolabile ciò che fa, e solo la nostra Volontà tiene questa potenza, di fare questo prodigio sì grande, che a nessuno è dato di farsi ripetitrice della nostra stessa vita divina nella creatura”.

(3) Onde io nel sentir ciò ho detto:  “Amor mio, che dici? Come mai si può giungere a tanto? Mi sembra che dà dell’incredibile”.  E Gesù spezzando il mio dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, tutto è possibile alla mia Volontà, anche ripetere la nostra vita.  Tu devi sapere che il nostro Ente Supremo tiene virtù in natura sua, di potersi ripetere quante volte vuole, come difatti ripetiamo la nostra vita divina tutta intera per ciascun individuo, per ogni cosa creata, dovunque, in ciascun luogo e dappertutto, la nostra immensità ci porta, la nostra potenza ci forma, e della nostra vita unica che possediamo ripete, biloca, moltiplica tante nostre vite divine, che solo chi non la vuole non la prende, altrimenti quello che si dice, dov’è Dio? In Cielo, in terra e dappertutto, si ridurrebbe in parole, ma non coi fatti.  Ora, chi vive nella nostra Volontà, coi suoi atti si fa concorrente della nostra vita, che continuamente si ripete per amore delle creature, e perciò ci sentiamo ripetere dalla sua piccolezza.  Ed oh! il contento, la felicità che sentiamo, e come il nostro amore trova il suo sfogo, il suo contraccambio nel sentirsi ripetere la sua stessa vita dalla sua amata creatura, e nella sua enfasi d’amore e di gioia indicibile che proviamo, diciamo:  “Tutto l’abbiamo dato, e tutto ci ha dato, né poteva darci di più, perché ci sentiamo che dovunque ci porta la nostra immensità, essa sbuca da tutte parti, non vi è punto che non si fa sentire, ed oh! com’è dolce e gradito sentirla dappertutto nella nostra vita che possiede, ti amo, ti adoro, ti ringrazio, ti benedico.  Sicché il compito che affidiamo a chi vive nel nostro Volere, è di ripetere la nostra stessa vita divina, perciò sii attenta ed il tuo cammino sia continuo”.

(5) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, se tu sapessi le dolci e gradite sorprese che ci fa la creatura nella nostra Volontà, essa è piccina, e trovandosi nel nostro Fiat si trova circondata da una immensità che non ha fine, da una potenza che non ha limiti, da un’amore che non solo la involge tutta, ma si sente che essa stessa non è altro che amore, la nostra bellezza la investe e resta rapita.  Sicché la piccina muove il piedino e guarda l’immensità che la circonda, e mentre muove il passo, vuol prendere chi sa quanto della nostra immensità, ma che, non li riesce che prendere che poche stille della nostra potenza, amore e bellezza nostra, le quali sebbene stille, ma bastano a riempirla tanto, fino a straripare fuori, fino a formarsi intorno fiumicelli d’amore, di potenza e di bellezza nostra, e la piccina s’imbarazza, s’affatica, ché ne vuol prendere di più, ma che non può, perché le manca lo spazio dove poter chiudere ciò che vuol prendere, ed il nostro Ente Supremo, la facciamo fare, anzi godiamo dei suoi sforzi e dei suoi imbarazzi, ci dilettiamo, le sorridiamo, e la piccina ci guarda chiedendoci aiuto, perché sente il bisogno di distendersi di più nella nostra immensità, potenza ed amore, ma sai perché? Ci vuol dare di più, vuole il contento che ci vuol dire:  “I miei sforzi, i miei imbarazzi sono, ché vi voglio dire che Vi amo di più, oh! se potessi possedere tutto il vostro amore, come sarei contenta, per potervi dire Vi amo quanto mi amate”.  Questa piccina coi suoi sforzi, coi suoi imbarazzi, col suo dire, ci ferisce, ci rapisce, ci incatena, ed allora sai che facciamo? Prendiamo la piccina e ci adattiamo a lei, con un prodigio della nostra onnipotenza facciamo scorrere la nostra immensità, la nostra potenza, santità, amore, bellezza, bontà, in modo che il nostro Essere Divino resta dentro e fuori di lei, inseparabile da essa, e si vede che tutto è suo, e la piccina nella sua enfasi d’amore ci dice:  “Come sono contenta e felice, posso dirvi che la vostra immensità è vostra e mia, e Vi amo con amore immenso, con amore potente, al mio amore non manca nulla, né la vostra santità, né la vostra bontà, né la vostra bellezza che tutto rapisce, vince ed ottiene”.  Non contentare la piccolezza umana nella nostra Volontà ci riesce impossibile, e siccome per la sua piccolezza non può adattarsi a Noi, Dio si adatta a lei, e ci riesce facile, perché non ci sono elementi estranei a Noi, ma tutto è nostro, al più sarà piccola, ma questo dice nulla, sarà più cura nostra di farla quanto più bella la possiamo.  Invece chi non vive nella nostra Volontà Divina, ci sono nella piccolezza umana tanti elementi estranei a Noi:  Volontà, desideri, affetti, pensieri, che non sono nostri, e si può dire che lei dovrebbe adattarsi a Noi col togliersi ciò che non è nostro, altrimenti non potrà comprendere la nostra Volontà, molto meno potrà salire ed entrare nelle sue sfere celesti, e quindi resterà vuota di Dio, piena di miserie nelle strettezze delle vita umana.  Quante vite si troveranno senza crescenza di vita divina perché non hanno fatto la mia Volontà, né si sono occupate di comprendere che significa vivere di Essa, ed il gran bene che possono ricevere.  Perciò saranno tanti ignorantelli ed analfabeti del loro Creatore”. . .

 

+ + + +

 

32-17

Luglio 8, 1933

 

Ogni atto fatto nella Divina Volontà è anello d’unione, vincolo di stabilità,

fecondità perenne.  Che significa un’atto compiuto nella Divina Volontà.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, sono sempre piccola ed ho bisogno della mia Mamma eterna, qual’è la Divina Volontà, che mi porti sempre nelle sue braccia, che mi usi tutte le cure, mi difenda, mi assista, mi nutrisca, e col suo dolce impero tenga il mio volere umano represso, vivo ma senza vita, ricevendo nei suoi atti l’attitudine della Volontà Suprema.  Ma mentre mi riposavo nelle sue braccia, sentivo arcane delizie ed il riposo della patria celeste.  Ed il mio sovrano Gesù, facendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, come sono contento di trovarti nelle braccia della mia Divina Volontà.  Io sono sicuro e tu pure quando sei nelle sue braccia, e mentre tu riposi, Essa lavora per conto tuo, ed i suoi lavori sono divini e di valore infinito, ed Io nel vederti posseditrice dei suoi lavori, gioisco e faccio festa dicendo:  “Oh! come è ricca la figlia mia”.  Tu devi sapere che ogni atto di Volontà Divina che la creatura subisce e volontariamente si presta a ricevere, è un anello di unione che forma ed acquista col suo Creatore, si può dire che questo anello racchiude dentro Dio e l’anima, li congiunge insieme, li fa vivere d’una sol vita e forma l’inseparabilità dell’uno e dell’altro, sicché quanti atti di mia Volontà, tanti anelli, in modo che si vede una lunga catena in cui restano d’ambi le parti inanellati e congiunti insieme, e non solo è anello, ma è vincolo di stabilità e d’immutabilità divina, sicché la creatura non è più soggetta a mutarsi, tanto si sente ferma e stabile nel seno del suo Padre Celeste.  Sicché può dire con tutta sicurezza:  “Il mio soggiorno è in Dio, né so, né conosco altro se non che il mio Creatore”.  Ora, questo anello d’unione e questo vincolo di stabilità produce fecondità perenne, la creatura con questa fecondità genera continuamente amore, bontà, fortezza, grazia, pazienza, santità, tutte le virtù divine, le quali posseggono la virtù bilocatrice, in modo che mentre la creatura le possiede, le può bilocare, dandole a chi vuole ed a chi le vuole.  Invece chi non fa operare la mia Divina Volontà, i suoi atti sono come anelli spezzati, i quali non hanno virtù di racchiudere Dio e la creatura, e siccome sono spezzati, sfuggono da dentro di essa e quindi non possono formare né vincolo di stabilità, né fecondità, ma sono atti sterili che non producono generazione di bene”.

(3) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ma pensavo tra me:  “Ma come si compie un’atto compiuto di Voler Divino, e che cosa significa?” Ed il mio amato Gesù, sempre buono con questa piccola ignorantella ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come si compie un atto compiuto di Voler Divino? Tu devi sapere che per formare quest’atto compiuto ci vuole la potenza della mia Volontà, la creatura da sola non può farlo, perciò succede che la mia Volontà investe la piccolezza umana, e l’umana si presta a farsi investire, facendosi l’una preda dell’altra.  Ora in questo investimento, la potenza del mio Fiat svuota la creatura di tutto ciò che ad Esso non appartiene, e la riempie fino all’orlo dell’Essere Divino, in modo che sente in sé la pienezza della vita del suo Creatore, non vi è particella, anche la più piccola, che non resti riempita, in modo che si sente scorrere come a torrenti la vita divina in tutto il suo essere, sicché sente in sé stessa la pienezza e totalità dell’Ente Supremo, per quanto a creatura è capace.  Onde tenendo in sé questa pienezza e totalità, non ha né che aggiungere, né che togliere all’atto suo, perché da tutti i lati possiede Dio, il quale non sa fare atti incompleti, e la creatura possedendolo si mette nelle condizioni divine di non poter fare se non che atti compiuti.  Vedi dunque che significa e come si può fare un’atto compiuto, si deve possedere Dio con tutta la pienezza, ed il Dio operante nell’atto suo.  Questi atti compiuti hanno tale potenza che chiamano l’attenzione di tutti, ed i Cieli s’inchinano per vedere che cosa opera di grande il loro Creatore nell’atto della creatura.  Ora, possedendo questa pienezza e totalità divina, ne avviene che tutto ciò che fa, uscendo da un fondo che tutto possiede e nulla manca, se prega, la sua preghiera possiede la pienezza del valore divino, le sue virtù sono complete ed alimentate dalla vita che possiede, sicché se vuol dare i suoi atti, o a Dio come omaggio, o alle creature come aiuto, darà lo stesso Dio negli atti suoi.  Immagina tu stessa quale ne sarà il gran bene che questi atti compiuti nel mio Volere produrranno”.

 

+ + + +

 

32-18

Luglio 30, 1933

 

Chi fa la Divina Volontà le forma la sua abitazione, la quale

serve di custodia, di difesa e di comodità alla stessa

Divina Volontà.  Le sue conoscenze formano la sua vita.

 

(1) Sono sempre in preda del Voler Divino, sento la sua vita palpitante in me come portatrice di bontà, di luce parlante, che mentre è muta parla coi fatti, parla col sempre amarmi, parla col formare la sua vita, parla col farla crescere, parla col farsi sentire, oh! beato mutismo che sai convertire in voci arcane il tuo moto, la tua santità, il tuo amore, tutto l’essere tuo in voce operante.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat, il mio dolce Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che chi fa la mia Volontà Divina, forma l’abitazione al mio Voler Supremo e come un’abitazione non ha ragione, né è padrona di fare quello che vuole, e solo serve a custodia, a difesa ed a comodità di chi l’abita, così l’anima perde la sua ragione nella ragione divina, cede i diritti di padronanza volontariamente alla mia Divina Volontà e rimane a custodia, a difesa ed a comodità del mio Voler Divino, il quale svolge la sua vita come meglio gli piace.  Ora, la volontà umana col far la mia non solo si cambia in abitazione per la mia, ma resterà un’abitazione onorata, cui il mio Fiat fregerà con fregi divini, questa sua abitazione formerà la sua Reggia, cui gli stessi angeli ne resteranno stupiti, farà sfoggio del suo amore, della sua santità, della sua luce, della sua bellezza increata, vi formerà la sua vita e la sua vita operante nella volontà della creatura; operare in Noi cose grandi sono diritti in natura nostra che teniamo, la nostra potenza non ha limiti, tutto può e dovunque può giungere, e se tante cose non le facciamo è perché non le vogliamo, non perché non possiamo, ma armare la nostra potenza col renderci operante nel breve cerchio dell’umana volontà, possiamo dire che mettiamo più amore, più arte divino, più potenza, perché in essa dobbiamo restringere ciò che in Noi è immenso, perciò il nostro amore sfoggia di più nel renderci operante nella creatura, ed essa sentirà la mia Volontà abitante in essa, in modo che dovunque si sentirà scorrere la sua vita divina, nelle sue opere, nei suoi passi, nel suo cuore, nella sua mente, fin nella sua voce, del suo essere formerà tante stanze per dare agio alla mia Divina Volontà di farla ora parlare, ora operare, ora camminare, ora amare, insomma ciò che vuole”.

(3) Onde continuavo a pensare alle tante verità che Gesù mi aveva detto sulla sua Divina Volontà, ed il mio amato Bene Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ogni vita fa bisogno d’alimento, non solo, ma di materia adatta a formarsi quella vita, deve tenere il suo principio, la sua crescenza, solo in Noi le cose non hanno principio, ma nella creatura ogni cosa ha il suo principio.  Quindi per avere principio la vita operante della mia Divina Volontà nella creatura, doveva somministrare la materia prima per formarla, ma sai tu quali sono state queste materie prime? Le prime conoscenze e verità che ti ho manifestato sulla mia Divina Volontà, esse hanno formato l’umore, il calore ed il primo atto di vita per dare principio alla sua vita.  Ora, dopo aver formato il principio di questa vita, era necessario formarla, crescerla ed alimentarla, sicché come hanno seguito le mie manifestazioni sul mio Volere, chi ha servito a formarla, chi a crescerla e chi ad alimentarla.  Se Io non avessi continuato il mio dire sopra di Esso, poteva restare soffocata, oppure una vita senza crescenza, perché essa non si ciba d’altro, ma solo di verità e conoscenze che l’appartengono.  Vedi dunque la necessità del mio lungo dire sul mio Fiat, era necessario per farlo conoscere alla creatura, era necessario per formare la sua vita e non farle mancare l’alimento divino delle sue stesse verità, che solo le possono servire per alimentarsi, perché fuori della creatura la mia Volontà non ha bisogno di nulla e di nessuno, da per Sé stessa in natura sua è vita, cibo, alimento e tutto, invece nella creatura, volendo la parte sua concorrente, a via di conoscenze e verità che l’appartengono forma la sua vita più o meno che essa conosce, e queste conoscenze formano un connubio indissolubile tra l’uno e l’altra, la sostanza, il calore, la crescenza, il cibo della vita della mia Volontà nella creatura.  Ecco perciò ritorno al mio dire, perché serve alla mia stessa Volontà in te, ed a te per fartela più conoscere, amare ed apprezzare.

(5) Quindi, quando le creature sentiranno che il mio lungo dire, le mie visite quasi continue, le mie tante grazie, servivano a formare la vita della mia Volontà Divina in te, non più si meraviglieranno dei modi che ho tenuto, delle grazie che ho fatte, delle tante verità che ho detto, era vita che doveva formare e la vita ha bisogno di atti continuati; che vita può dire che non ha bisogno di atti continui? Nessuna, le opere non hanno bisogno di atti continui, ma la vita li necessita, il respiro, il palpito, il moto continuo, un cibo che ogni giorno la sostiene, una veste che la copre, una abitazione che la tiene al sicuro.  Vedi dunque che tutto ciò che ho fatto e farò era necessario per me, per formare questa vita della mia Volontà Divina, era necessario per te per riceverla e possederla, e non farle mancare nulla di ciò che conveniva ad una vita divina.  Quando Io agisco, agisco con sapienza, ordine ed armonia divina, doveva dirti che voleva formare questa vita della mia Divina Volontà in te senza fartela conoscere, senza darti le materie divine per formarla, ed il cibo continuo per farla crescere? Io non so fare queste cose, se dico che voglio, devo dare tutto ciò che occorre, ed in modo soprabbondante per fare che la creatura potesse fare quello che voglio.  E siccome le creature non conoscono il mio modo d’agire, si fanno delle maraviglie, ne dubitano, e certuni giungono a condannare il mio operato, e la creatura che ho preso di mira per compiere i miei grandi disegni, che gioveranno a tutto il mondo intero, perché la vita della mia Volontà Divina operante nella creatura non è soggetta né a morire, né a finire, ma avrà la sua perpetuità in mezzo alle umane generazioni.  Perciò lasciami fare e segui sempre il tuo volo nella mia Divina Volontà”.

 

+ + + +

 

32-19

Agosto 6, 1933

 

Come la Celeste Regina cresceva insieme con la Divina Volontà e come possedeva

il sole parlante.  Gioie di Dio nella creazione dell’uomo, potere che gli dava.

 

(1) Sono sempre nelle braccia del Fiat Divino, il quale ora mi ferma in un’opera sua, ed ora in un’altra, pare che mi vuol fare comprendere bene ciò che ha fatto per amor nostro, perciò, mentre giravo nelle sue opere mi ha fermato nell’atto del concepimento della Vergine, come la Divina Volontà ci aveva il suo primo posto e cresceva e si diffondeva in quelle piccole membra, come cresceva la stessa piccola Reginetta, crescevano insieme d’ambi le parti, che felice crescenza, che grande prodigio:  La Divina Volontà abbassarsi, rinchiudersi nella piccolezza della Vergine Santa per crescere insieme.  Ma mentre io rimanevo stupita, il mio caro maestro divino, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Mia figlia buona, il far vivere la Celeste Regina nel Fiat Divino fu l’atto più grande, più eroico, più intenso d’amore che fece il nostro Ente Supremo, e per quanto i nostri beni sono immensi ed innumerevoli, il dare la nostra Volontà a vivere in Essa, non potevamo darle di più né aggiungere altro, perché con Essa le davamo tutto, e formava in Sé stessa la fonte e la sorgente di tutti i beni divini, per quanto alla creatura è possibile.  Ora, la Sovrana Piccina col crescere insieme con la nostra Volontà, come cresceva così formava nell’anima sua, nel suo cuore, nelle sue opere e passi, tanti soli parlanti, che con voci di luce e d’amore irresistibile ci parlavano, ci parlavano tanto, ci parlavano d’amore, ci parlavano del nostro stesso Essere Divino, ci parlavano del genero umano, ci parlavano i suoi passi, le sue manine, i palpiti del suo cuore, che con voce di luce giungeva fin nel nostro seno divino, e parlava fin dentro di Noi stessi.  Il suo dire non cessava mai, perché vivendo nella Regina Celeste il nostro Volere, aveva il suo essere tutto parlante, che non con voci umane, ma con voci arcane e divine, tiene sempre da dire, che non si esaurisce mai, molto più che il Fiat Divino è parola, e parola operante, parola creante; come poteva cessare il suo dire se lo aveva in suo potere? Quindi il suo dire ci teneva assediati, rapiti, circondati da tutti i lati, occupati, in modo che si rendeva irresistibile ed invincibile da darle ciò che voleva, la sua parola era potente e faceva cedere alla nostra potenza, era soave e dolce e faceva piegare la nostra giustizia, era luce e si imponeva sul nostro Essere Supremo, sul nostro amore, sulla nostra bontà, insomma, non vi era cosa nostra che dolcemente non si piegava alle voci potenti di questa Celeste Creatura”.

(3) Ma mentre il mio dolce Gesù ciò diceva, mi faceva vedere la Celeste Regina, che da dentro il suo cuore usciva un sole che invadeva tutta la corte celeste, tutta la terra, ed i suoi raggi erano formati di luce fulgidissima, di voci parlanti che parlavano a Dio, ai santi ed angeli, a tutte le creature della terra.  Sicché la mia Mamma Celeste possiede ancora il suo dire continuo, il suo sole parlante che con voci di luce parlante parla al suo Dio, e lo ama e glorifica divinamente, parla ai santi e li fa da Madre beatificatrice e portatrice di gioia a tutta la corte celeste, parla alla terra e come Madre ci fa la strada per condurci al Cielo; ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Vedi dunque che significa vivere di Volontà Divina, si acquista il fare, il dire, l’amore continuo, ciò che esce da dentro la mia Volontà tiene virtù operatrice, illuminatrice e continuatrice, e perciò sono atti trionfatori che vincono Dio”.

(5) Dopo ciò continuavo il mio giro negli atti del Fiat Divino, e mi sono fermata nella creazione dell’uomo, ed offriva gli stessi atti divini che fece nel creare l’uomo, e quelli dell’Adamo innocente, per impetrare il regno della Divina Volontà, ed il mio sommo bene Gesù ha seguito a dirmi:

(6) “Figlia mia benedetta, come offrivi gli atti nostri nel creare l’uomo, e quelli dell’Adamo innocente per impetrare il regno della mia Divina Volontà, così ci hai ripetuto le gioie che provammo nel creare l’uomo, ed hai formato nuovi vincoli d’unione tra la Volontà Divina ed umana, sono gli stessi atti nostri che formarono il luogo dove creare l’uomo e gli somministrarono la vita per animarlo, così gli stessi atti nostri formeranno la via per farlo rientrare nella nostra Volontà.  Perciò l’offerta degli atti nostri sono armati di potenza, che ci fanno decidere a dare quello che la creatura domanda, molto più che ci sono portatori di gioie, ma tanto che ci mettono in festa; e chi non sa che nelle feste si abbonda nel dare doni non mai dati? Ora, tu devi sapere che in nessuna altra cosa da Noi creata provammo tanta gioia quanto nel creare l’uomo, ma sai perché? Né il cielo, né il sole, né le stelle, né il vento, e tutto il resto, davamo potere di poterci dare il nostro palpito, la nostra vita, il nostro amore, se davamo, davamo Noi, ma esse non avevano nessun potere di darci nulla, perciò la gioia del ricevere, no, non esiste nelle altre cose create, al più la gioia di dare, ché non stando il ricambio la gioia resta isolata e senza compagnia, invece nel creare l’uomo le davamo il potere di darci la nostra vita, il nostro palpito eterno che palpita e dà amore, fu tale la nostra gioia di dare questo potere all’uomo, di sentire il nostro palpito in lui e di dare la nostra vita a sua disposizione per poterci amare con una vita divina; sicché l’uomo poteva felicitarci e contraccambiarci con le sue gioie, e gioie che potevano stare a pari con le nostre.  Ora, nel vedere la nostra vita in lui, nel sentire il nostro palpito palpitare in lui, provammo tale gioia che restavamo estatici avanti ad un portento sì grande della creazione dell’uomo, ed ora offrendoci questi atti nostri, ci sentiamo ripetere le gioie ed il dolce ricordo della sua creazione.  Perciò ripeti le tue offerte se vuoi darci gioie ed inclinarci a dare la nostra Volontà regnante sulla terra”.

 

+ + + +

 

32-20

Agosto 13, 1933

 

Delirio e passione divina del Voler Divino di voler vivere insieme con la creatura.

Il suo atto nuovo ed il pittore divino.  Che significa vivere nel Voler Supremo.

 

(1) Sono sempre di ritorno nelle braccia della Divina Volontà, Essa pare che mi sospira d’avermi sempre con Sé per darmi la sua vita continua, ed io la sospiro per riceverla, mi sentirei mancare la terra sotto i piedi senza di Essa, il palpito nel mio cuore e patirei una fame tremenda, senza che nessun’altra cosa potesse darmi neppure una briciola per sfamarmi.  Oh! Volontà Divina, viviamo insieme se vuoi rendermi felice, e possa trovare in me la felicità della tua stessa vita.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat, il mio amato Gesù facendomi la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, potrei dire ch’è un delirio, una passione divina della mia Volontà, che vuol fare vita insieme con la creatura, cedendo la sua per avere la piccolezza umana, ma sai perché? Tu devi sapere che il mio Voler Divino tiene sempre pronto un’atto nuovo da dare alla creatura, ma se non vive insieme, non si abitua a fare i suoi atti unita col mio Volere per formarne uno solo, e non lo può dare, perché primo, che non sarebbe degna di riceverlo, secondo che non capirebbe il valore del gran dono che riceve, e non avrebbe virtù di assorbirlo in sé come vita propria.  Col vivere insieme con la mia Divina Volontà si acquista nuova vita, modi divini, scienza celeste, penetrazione delle cose più profonde, insomma, siccome il mio Fiat è il Maestro dei maestri, e Colui che crea la scienza più alta, fa conoscere le cose non velate ma come in realtà sono, quindi, vivendo insieme con la creatura non la vuol tenere ignorante, la istruisce, le fa le sue sorprese, le racconta la sua storia divina, e questo la trasforma e la rende capace di ricevere il suo atto nuovo che il mio Volere le vuol dare, e l’anima in ogni atto che fa unita con Essa, acquista una nuova prerogativa di somiglianza divina.  Col vivere insieme col mio Volere l’anima si affina, si abbellisce, e diventa nelle nostri mani creatrici come la tela adatta in mano al pittore, che quanto più bella, più fina è la tela, tanto più bella viene l’immagine che vuol dipingere su quella tela, pare che i suoi pennelli ed i suoi colori acquistano più arte, sono più valenti, più che danno al vivo i colori sopra d’una tela finissima.  Sicché la tela si cambia in immagine, che dà al vivo ed acquista tale valore da rendersi ammirata chi sa di quanti popoli.  Ora, più che pittore divino è la mia Volontà, e non si stanca mai di dare nuova bellezza, santità e scienza nuova, e sta aspettando un’atto insieme fatto con Essa per arricchirla, per farsi conoscere di più e far uso dei suoi pennelli divini, per elevarla a tale altezza e rara bellezza, da farla essere ammirata chi sa di quante generazioni, in modo che tutte la chiameranno beata, e si sentirà felice chi ha il bene di guardarla; tutti gli atti nuovi ricevuti da Dio, in virtù che ha operato nel mio Volere, la decanteranno ed inneggiandola la faranno conoscere come l’opera più bella del mio Fiat Divino; il suo volersi abbassare a vivere con la creatura, il suo delirio divino, è segno che vuol fare cose grandi di essa e degne della sua potenza creatrice.  Perciò vivere insieme col mio Fiat è la fortuna più grande, e dovrebbe essere il delirio, la passione veemente e l’ambizione di tutti”.

(3) Dopo ciò sentivo in me e fuori di me il mare mormoreggiando del Fiat Divino, oh! come è dolce, soave il suo mormorio, mormora e parla, mormora e carezza la sua amata creatura, mormora e la bacia, e stringendola fra le sue braccia le dice:  “Ti amo, e chiede amore”.  Non vi è cosa più bella, più gradita, che l’essere detto ti amo da un Volere sì santo, e chiede per contraccambio l’amore piccolo della creatura, ed io mi sentivo scorrere questo mormorio divino come vita in tutto l’essere mio, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, vuoi sapere che significa fare e vivere nella mia Volontà Divina? Conoscere dove si trova, con chi ha che ci fare, che può ricevere, non dimenticare il bene che ha ricevuto, questi sono tutti segni che l’anima vive nella mia Divina Volontà, perché dire che vive in Essa e non conoscere dove si trova la Reggia divina che si presta a farle d’abitazione, sarebbe non apprezzare, perché le cose, le persone, i luoghi quando non si conoscono, non si apprezzano, dire vivo nel Voler Divino e non saperlo è assurdo, e se non lo conosce non è una realtà, ma un modo di dire, mentre la prima cosa che fa la mia Volontà è svelarsi, farsi conoscere a chi vuol vivere insieme con Essa.  Quindi conoscendo dove si trova, conosce che ha che ci fare con un Volere sì santo, che vuole tutto per darle tutto.  Onde si mette in atto di ricevere la sua santità, la sua luce, e si mette in atto di vivere dei beni di Colui che convive insieme, perché conoscendolo, non si sente più di abbassarsi nella sua volontà umana, molto più che non è più sua.  Con questa conoscenza la creatura acquista l’udito per ascoltarlo, la voce per parlarne, la mente per comprenderlo, la fiducia in modo divino per chiedere tutto e tutto ricevere, sicché non ignora i beni che possiede, anzi è tutt’occhio per custodirli e ringrazia Colui che tanto si è abbassato a vivere con essa.  Ora, se qualcuno leggerà queste righe che ti ho fatto scrivere e non comprenderà quello che sta scritto, e facendosi maraviglia metterà in dubbio verità sì sacrosante e dove può giungere la creatura col vivere insieme col mio Volere, è segno che non vive con Esso; come lo può comprendere se non tiene in sé questa vita sì santa, non ha provato mai le sue delizie, non ha ascoltato mai le sue belle lezioni, il suo palato non ha gustato mai questo cibo celeste che sa dare la mia Volontà? Perciò ignorano ciò che sa fare e dare il mio Fiat, e se lo ignorano, come possono comprenderlo? Quando un bene non si conosce, se non si sentono almeno le disposizioni di volerlo credere, porta la cecità della mente e la durezza del cuore, e si può giungere anche a disprezzare quel bene, che per chi lo conosce e lo possiede forma la sua fortuna e la sua gloria, e darebbe la sua vita umana per possedere la vita del mio Fiat ed i suoi beni che ha conosciuto, e conoscendolo è tutt’orecchie per ascoltarlo, è tutt’occhio per guardarlo, è tutto cuore per amarlo, è tutto lingua per parlarne, anzi vorrebbe avere chi sa quante lingue per dire il bene che conosce, le prerogative di Colui che possiede come vita, perché la sua non le basta a poter dire tutto ciò che conosce.  Perciò quando voglio dare un bene, un dono, specie il gran dono della mia Volontà come vita nella creatura, la prima cosa che faccio è quella di farla conoscere, non voglio dare la luce e metterla sotto il moggio come se non l’avesse, né i miei doni per nasconderli e come per seppellirli in essa, a che pro darli? E se non li conosce come potrebbe la povera creatura corrispondermi, amarli ed apprezzarli? Se do è perché voglio che facciamo vita insieme ed uniti godiamo il bene che l’ho dato.  Anzi il tuo Gesù si fa vigile sentinella per custodire ciò che ho dato alla mia amata creatura.  Onde, conoscere significa possedere, possedere significa conoscere, per chi non conosce, le verità si rendono difficili e senza vita.  Quindi sii attenta e godi ciò che il tuo Gesù ti ha dato e fatto conoscere”.

 

+ + + +

 

32-21

Agosto 20, 1933

 

Come la Divina Maestà s’inclina verso la creatura quando la vede

disposta a fare un’atto di sua Volontà.  Differenza che passa tra

chi vive nella Divina Volontà, come resta impastata nel Fiat.

 

(1) La mia povera mente continua a valicare il mare del Fiat, mi pare che sto sempre dentro, ma abbracciarlo tutto non mi è dato, sono troppo piccola, incapace, e mentre cammino, oh! quanto mi resta a camminare ed a comprendere, tutta l’eternità non sarà sufficiente a valicarlo tutto, ma mentre la mia mente si sperdeva nella sua immensità, il mio amato Bene Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, certo che tutta l’eternità non ti basterà a valicare l’immenso mare del mio Volere, molto meno però le poche ore della tua vita, ti basta starci dentro per renderti felice e sii tutta attenta a prendere le goccioline che la tua piccola capacità può prendere.  Perché tu devi sapere ch’è tanto il nostro contento quando vediamo la nostra creatura che sta dentro il nostro mare del Fiat, e che vuole più comprendere e racchiudere in sé un’altra sua conoscenza per poter formare un’atto in più di vita di nostra Volontà, che la nostra adorabile Maestà s’inchina fin nel basso della creatura, e toccando con le nostre mani creatrici la sua piccola intelligenza, la rendiamo capace, e con la nostra potenza formiamo lo spazio dove deve racchiudere il nuovo atto della nostra Volontà, perché non vi è atto più grande, che più ci glorifica e ci ama, d’un atto compiuto di nostra Volontà nella creatura, tanto che i cieli si abbassano, la Creazione tutta s’inclina ed adorano la mia Volontà compiuta nella piccola creatura.  Essa stessa, che invade tutto e non vi è punto dove non si trova, chiama tutto, cielo e terra a fare onore agli atti suoi compiuti nella piccolezza umana”.

(3) Onde seguivo a pensare alla Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Ma quale differenza passa tra chi fa la Divina Volontà e tra chi vive in Essa?” Ed il mio amabile Gesù ha soggiunto tutto bontà:

(4) “Figlia mia, c’è gran differenza tra l’una e l’altra, chi vive nella mia Divina Volontà possiede la Vita di Essa e riceve vita continua da Dio per conservare, alimentare e far crescere questa Vita della mia Volontà nella creatura, Vita possiede e Vita riceve.  Invece chi fa la mia Divina Volontà riceve gli effetti di Essa, e tra la Vita e gli effetti c’è tale distanza, che non vi è paragone che regge.  Non vi è differenza tra la vita e l’opera? La vita palpita, pensa, parla, ama, cammina e ripete quante volte vuole ciò che possiede come vita, invece l’opera, essendo effetto della vita, non palpita, non pensa, non parla, non ama, non cammina, né essa stessa è capace di ripetersi, e può darsi che la stessa opera col tempo si consuma, e non si trovi più, quante opere fatte, chi sa con quanti rumori, non esistono più, invece la vita non si consuma, e se si consuma il corpo per la morte, è per poco tempo, ma l’anima non muore, né può consumarsi ancorché il volesse.  Vedi dunque che gran differenza c’è tra la vita e gli effetti che può produrre la vita, gli effetti si producono a tempo, a circostanze, a luoghi, invece la vita non è mai interrotta, palpita sempre e tiene in suo potere di poter produrre diversi effetti a secondo le circostanze.  Ora, chi vive nella mia Volontà, possedendone la Vita, tiene in poter suo, e sempre, non ad intervallo:  Santità, grazia, sapienza, bontà, tutto, e siccome è Vita che possiede, tanto nell’anima quanto nel corpo, in modo che tutte le più piccole particelle del suo essere contengono il Fiat onnipotente, e scorre più che sangue in tutta la creatura, tanto che se palpita, palpita Fiat; se pensa, nei suoi pensieri è impresso il Fiat; se parla, si sente nella sua voce scorrere il mio Fiat e parla di Esso; se opera, le sue opere sono impastate col mio Fiat, e se cammina i suoi passi dicono Fiat, è Vita figlia mia, e come Vita se la deve sentire in tutto l’essere suo, né può farne a meno di non sentirla.  Non così per chi fa la mia Volontà, per sentirla la deve invocare, pregare, ma quando la invoca? Nelle circostanze dolorose della vita, nei bisogni, quando si vede pressata da nemici, quasi come quei che chiamano il medico quando sono ammalati, ma se stanno bene il medico è sempre un’estraneo per loro, quindi la Vita perenne del mio Volere Divino non esiste in essi, e perciò sono mutabili nel bene, la pazienza, la preghiera, la luce, non se la sentono come vita in loro, e quindi non sentono il bisogno di possederle come proprietà proprie, né le amano di vero amore, perché quando gli atti non sono continui non si ha il dominio sopra di essi, né si hanno in proprio potere, quindi l’amore resta spezzato, perciò la differenza è grande tra la vita e gli effetti, la vita fa sentire il bisogno di vivere di Volontà Divina, invece gli effetti no, se si hanno, si hanno, se non si hanno, restano indifferenti, onde il voler sempre la mia Volontà significa che ne possiede la Vita”.

 

+ + + +

 

32-22

Settembre 2, 1933

 

Canali, commercio tra il Cielo e la terra, traffici dell’anima che

vive nella Divina Volontà.  Gara d’amore tra creatura e Creatore.

 

(1) Sono sempre il piccolo atomo nel Voler Divino, neonata appena e sento l’estremo bisogno di essere alimentata e cresciuta nelle sue braccia paterne, altrimenti sorge in me il voler umano per formare la sua vita infelice.  Mio Dio, abbi pietà di me e non permettere che io conosca né acquisti altra vita, se non quella della tua Divina Volontà, e sentendomi afflitta, oppressa per le quasi continue privazioni del mio dolce Gesù, che mi tengono sacrificata sul rogo d’un dolore che solo Dio è testimone d’un martirio sì duro, quindi avevo timore che il mio infelice volere umano me ne facesse qualche tiro, ed il mio amato Gesù per infondermi coraggio, sostenendomi nelle sue braccia ché non ne potevo più, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, coraggio, sbandisci dal tuo cuore ogni timore, questa è l’arma che, o uccide, o ferisce l’amore e fa perdere la famigliarità col tuo Gesù, ed Io né so stare, né voglio stare per chi vuol vivere di mia Volontà, senza intimità, è come se non fosse una sol cosa con me, se ciò fosse non potrei dire che è una la Volontà che ci anima e forma la vita tua e mia, ma dovrei dire:  “Tu tieni la tua volontà, ed Io tengo la mia”.  Ed Io non lo voglio questo, perché il vivere nel mio Volere non esisterebbe più in te, anzi voglio che in ogni pena che soffri, sia pure la mia privazione, ogni cosa che fai di tutto l’essere tuo, chiami sempre la mia Volontà, affinché tutti gli atti tuoi formino il canale dove Essa possa trovare la via, il luogo dove racchiudere i suoi beni e farli scorrere in abbondanza, a secondo il canale che hai preparato, ogni atto che tu fai può essere un canale di grazie, di luce, di santità, che presti alla mia Volontà, la quale ti farà proprietaria dei beni che racchiude nei tuoi atti, e li farà scorrere a bene di tutti.  Vedi dunque a che deve servirmi il tuo essere, le tue pene, gli atti tuoi, come tanti canaletti in cui possa sempre mettere del mio; il deporre il mio è per me felicità, è il darmi da fare, è il sentirmi amato e conosciuto.  E perciò è tanto il mio desiderio di deporre negli atti della creatura le mie proprietà divine, per renderla padrona, che sto alla spia, la faccio da vigile sentinella, uso tutte le mie attenzioni amorose per vedere se gli atti suoi sono vuoti d’umano volere, e se fa la chiamata alla mia Divina Volontà, la quale trovando il vuoto negli atti umani, se ne serve come canali per deporre in essi le grazie più grandi, le conoscenze più sublimi, la santità che più le somiglia, e con ciò forma la dote divina alla sua amata creatura”.

(3) Dopo ciò ha fatto silenzio, e poi ha soggiunto con un accento più tenero:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che per chi vive nella mia Divina Volontà, non vi è tempo da perdere, né si può badare a certe minuzie, a timori, ad oppressioni, ad agitazioni, a dubbi, chi tiene da fare il più, il meno lo deve mettere da parte, chi deve prendere il sole e goderselo, è necessario che non bada alle piccole luci, e chi possiede il giorno non deve badare alla notte, perché il sole è più delle piccole luci ed il giorno tiene più valore della notte, e se si vuol badare all’uno ed all’altro, passa pericolo che non goda tutta la pienezza della luce del sole, né faccia tutto ciò che può fare il giorno, e può essere che per badare al meno, perda il più.  Molto più, che la mia Divina Volontà per chi vive in Essa, vuol stare sempre in atto di dare, e la creatura deve stare sempre in atto di ricevere, e se si vuole badare ad altro, la mia Volontà è costretta a fare le sue soste nel dare, perché non la trova attenta nel ricevere ciò che vuol dare, e questo è spezzare la corrente divina, e se sapessi che significa, come staresti attenta.

(5) Oltre di ciò, tu devi sapere che come la creatura fa i suoi atti nella mia Divina Volontà, entra nei banchi divini, e vi fa i suoi traffici di valore infinito, essa siccome viene nel nostro Volere, sebbene è piccola, ma viene da padrona e si fa padrona di ciò che i nostri banchi divini posseggono e prende quanto più può prendere, e siccome ciò che prende non può tutto racchiudere dentro di sé, li lascia in deposito insieme coi nostri stessi tesori, e Noi la facciamo fare, godiamo dei suoi traffici ed è tanta la nostra bontà, che le diamo l’interesse agli acquisti che ha fatto.  Sicché, ogni qualvolta fa i suoi atti nel nostro Volere, apre il commercio tra il Cielo e la terra e mette in traffico la nostra santità, potenza, bontà, amore, e Noi per non restare indietro alla nostra amata creatura, essa sale e Noi scendiamo nel basso dell’umano volere, ed aprendo il nostro commercio facciamo l’acquisto dell’umano volere, traffico tanto da Noi voluto e gradito, e così facciamo a gara e ci conquistiamo a vicenda.  Figlia buona, vivere nel nostro Volere e non avere essa che fare con Noi e Noi con essa, né aver che dire, né farci sentire, ci riesce impossibile, se ciò fosse non sarebbe più Vita nostra che svolgiamo nella creatura, ma un modo di dire, non una realtà.  La vita sente il bisogno assoluto di muoversi, di farsi sentire, di respirare, di palpitare, di parlare, di dar calore; come si può soffocare una vita, stare, vivere, e non farsi sentire? Ciò è impossibile a Dio ed alla creatura.  Perciò non ti allarmare quando senti che tutto è silenzio in te, sono brevi incidenti, perché sono Io stesso che sento il bisogno di farmi sentire, che la mia Vita esiste in te.  Stare e non farmi sentire sarebbe il mio più crudo martirio, lo posso fare per poco, ma non sempre, quindi non darti pensiero, vivi tutta abbandonata in Me, ed Io ci penserò a tutto”.

 

+ + + +

 

32-23

Settembre 10, 1933

 

Come Nostro Signore sborsa il prezzo per comprare la

sua Divina Volontà, per darla alle creature.  Il bagno nel

Voler Divino.  Il maricello dell’anima ed il mare grande di Dio.

 

(1) Stavo seguendo la Divina Volontà negli atti suoi, tanto della Creazione, quanto della Redenzione, come tutti avevano un connesso con la volontà umana per avere il suo posto la Divina, e siccome molti atti umani sfuggivano di ricevere la santità dell’atto divino, non dandogli il primo posto, pensavo tra me:  “Com’è difficile che il Fiat Supremo stenda il suo regno negli atti umani delle creature, perché pare che non riconoscono neppure l’atto divino che corre in loro, quindi non l’apprezzano né gli danno la supremazia dovuta, anzi pare che gli atti umani sono come un popolo senza re, senza ordine, e molti, nemici degli atti divini che gli vogliono dare la vita, che mentre corre in loro non la riconoscono”.  Mio Dio, dicevo tra me, come può essere che la tua Volontà formi il suo regno? Ed il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi, tutto tenerezza, affogato d’amore, come se avesse bisogno d’uno sfogo mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta della mia Volontà, eppure non c’è da mettere dubbio, è più che certo che il mio Volere avrà il suo regno in mezzo alle creature, come fu certo la mia discesa dal Cielo in terra.  Io facendolo da re, dovevo costituire il regno al mio Fiat, cui l’uomo aveva respinto.  Quindi la mia Divinità unita alla mia Umanità, scendeva dal Cielo per comprare la mia Divina Volontà per le creature; ogni atto che facevo era uno sborso del prezzo che ci voleva, e che dava alla Divina Maestà per ricomprare ciò che l’uomo aveva respinto e perduto, sicché, ogni mio atto, pena, lacrima, e la stessa morte di croce, non fu altro che sborsare il prezzo sufficiente per comprare la mia Volontà Divina e darla alle creature.  Quindi se la compra fu fatta, il prezzo sborsato, la Divinità accettò, e conchiuso il pagamento col sacrificio della mia Vita, come non deve venire il suo regno? Anzi tu devi sapere che come la mia Umanità operava, pativa, pregava, così il mio Fiat Divino scendeva nel basso dei miei atti umani e formava il suo regno, e siccome Io ero il capo, il fratello maggiore di tutte le umane generazioni, il regno passava alle mie membra, ed ai miei fratelli minori.  Però era necessario primo la Redenzione, perché questa doveva servire a dissodare il terreno delle umane volontà, a purificarle, a prepararle, ad abbellirle, ed a farle conoscere quanto li è costato a questo Uomo e Dio la compra che ha fatto di questa Volontà Divina per darla alle creature, affinché possano ricevere la grazia di poter ricevere il gran dono d’essere dominate dalla mia Volontà; se non ci fosse stato la Redenzione primo, mancherebbe lo sborso del prezzo e l’atto preparatorio per un bene sì grande.  Anzi ti dico che la Divinità, prima che Io scendessi dal Cielo aveva decretato la Redenzione ed il regno della mia Volontà, dovendo servire l’una allo sborso dell’altra, perché essendo Essa Divina e di valore infinito, ci voleva un Uomo Dio che potesse pagare ed acquistare un Volere Divino, per darlo di nuovo a chi lo aveva perduto, e se ciò non fosse, non mi sarei mosso dal Cielo per venire solo a redimere, molto più che mi interessavo più di restituire i diritti alla nostra Volontà offesa e respinta, che la stessa Redenzione, e poi, non l’avrei fatto da Dio se mettevo in salvo le mie creature, e la mia Volontà la mettevo da parte, non dandole i diritti dovuti e di restituirle il suo regno in mezzo alle creature.  Perciò sii certa, verrà il suo tempo, mi armerò di potenza e d’amore, e suonerà l’ora del trionfo del regno del mio Fiat, e poi, lo dicono le mie tante verità che ho manifestato sulla mia Divina Volontà; a che dirle se non dovesse venire il suo regno? Sarebbe stato un giochetto il mio lungo dire, oppure un bene individuale, ma no, ma no, posso dire che il mio dire era il continuo sborso che metteva fuori, per far conoscere che cosa è la mia Volontà, e che deve venire a formare il suo regno divino.  Perciò sii attenta, soffri e prega per uno scopo sì santo”.

(3) Dopo ciò continuavo ad immergermi nel Fiat Divino, sentivo il bisogno d’entrare nel suo mare, per prendere i necessari alimenti per alimentare e conservare la sua stessa Volontà nell’anima mia, il nuovo atto che Essa tiene, e che anche in me sente il bisogno di avere il suo atto nuovo continuato, i suoi refrigeri infiniti.  Quindi, mentre mi immergevo nel suo mare divino, il mio caro Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia benedetta, il tuo piccolo fiumicello del mio Volere racchiuso in te, sente il bisogno di tuffarsi nel grande ed immenso mare della mia Volontà.  Sicché per chi vive nel mio Volere, tiene per la sua piccolezza il maricello del mio Volere dentro di sé ed il mare immenso fuori di sé, ed il piccolo sente il bisogno di tuffarsi nel grande, per ingrandire sempre più il suo piccolo mare, e questo lo fa ogni qualvolta vuol fare gli atti nella mia Volontà, essa viene a fare il suo bagno nel grande, e mentre si bagna prende gli alimenti, i refrigeri divini, la nostra freschezza, in modo che si sente tutta rinnovare a novella Vita Divina, e siccome la mia Volontà tiene la virtù comunicativa, non fa uscire dal suo mare grande la creatura, se non l’abbia riempita fino all’orlo di nuovi atti di sua Volontà.  Vedi dunque, Essa sta aspettando i tuoi atti per darti il suo bagno e comunicarti le sue nuove prerogative che tu non possedevi, e se sapessi che significa prendere un nuovo bagno nel mare del mio Volere Divino; ogni qualvolta si sente rinata a novella vita, acquista nuova cognizione di Colui che l’ha creato, si sente riamata di più dal suo Padre Celeste, e sorge in sé nuovo amore per Colui che ama, insomma, è la figlia che conosce e vuole più conoscere suo Padre, e non vuole far nulla senza della sua Volontà, è il Padre Divino che chiama la sua figlia per tenerla insieme con Lui, per formarne un suo modello, perciò sii attenta e non ti far sfuggire nessun atto che non prenda il possesso nel mio Fiat Supremo”.

 

+ + + +

 

32-24

Settembre 17, 1933

 

Come la Divina Volontà è la motrice e l’assalitrice, dà vita, richiama

a vita e fa sorgere il ricordo di tutto.  Accampamento divino.  Come

il moto della mia Volontà Divina forma la sua vita nella creatura.

 

(1) Sono sotto le onde eterne del Voler Divino, e mi sembra che vuole che faccia attenzione a queste onde, le riconosca, le riceva in me, le ami, per dirmi:  “Sono il Volere eterno che ti sto sopra, che ti circondo ovunque, investo il tuo moto, il tuo respiro, il tuo palpito, per farlo mio, per farmi il largo e così poter distendere la mia Vita in te, sono l’immenso che mi voglio restringere nella piccolezza umana, sono il potente che mi diletto di formare la mia Vita nella debolezza creata, sono il santo che voglio tutto santificare, fammi attenzione e vedrai che so fare, e che farò nell’anima tua”.  Ma mentre la mia mente era tutta occupata del Voler Divino, il mio sempre amabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la mia Volontà è la motrice che con costanza ferrea assale la creatura da tutti i lati, dentro e fuori, per averla a sé, e formare il gran prodigio di formare la sua Vita Divina nella creatura; Essa, si può dire che l’ha creato per formare e ripetere la sua Vita in essa, ed a qualunque costo ne vuole l’intento, ed in tutte le cose si gira intorno a lei, e sembra che le dica:  “Guardami, son’Io, conoscimi, vengo per formare la mia Vita in te, e facendole da assalitrice, l’assale dentro e fuori, in modo che chi le fa attenzione sente la mia Divina Volontà rigurgitante dentro e fuori di sé, che sta formando il prodigio della sua Vita Divina, cui non li è dato di resistere alla sua potenza, e sai che cosa fa questa mia Volontà Divina? Dà Vita, richiama a vita tutto, fa sorgere in questa Vita tutto ciò che ha fatto e che è stato fatto di bene da tutte le creature, suscita il dolce ricordo delle sue opere, come presente e in atto, come se le ripetesse, niente sfugge da questa Vita, si sente la pienezza di tutto, ed oh! come la creatura si sente felice, ricca, potente, santa, sente il corredo di tutto gli atti buoni degli altri, e per tutto ama, glorifica il Fiat Divino come se fossero suoi, ed il mio Volere si sente ridare da essa le sue opere, quindi l’amore, la gloria delle sue opere divine, e ripetere col ricordo la gloria e l’amore delle altre creature.  Oh! quante opere messe in oblio, quanti sacrifici, quanti atti eroici dimenticati, che sono stati fatti dalle umane generazioni, che non ci si pensano più, e quindi non vi è né la ripetizione continua della gloria, né chi rinnovi l’amore di quegli atti, e la mia Divina Volontà formando la sua Vita nella piccolezza umana, fa sorgere il ricordo di tutto, per dare e per ricevere tutto, accentra tutto in essa e forma il suo accampamento divino.  Perciò sii attenta a ricevere queste onde del mio Volere, esse si riversano su di te per cambiare la tua sorte, e se tu le ricevi, sarai la sua fortunata creatura”.

(3) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Ma come si può formare questa Vita Divina nell’anima?” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la vita umana è composta di anima, di corpo, di membra distinte l’uno dall’altro, ma chi è il moto primario di questa vita? La volontà, sicché senza di essa non potrebbe fare le belle opere, né acquistare scienza, né essere capace d’insegnarle, perciò tutto il bello della vita scomparirebbe dalla creatura, e se bellezza, dote, valore, ingegno possiede, si deve attribuire al moto d’ordine che tiene la volontà sulla vita umana.  Ora, se questo moto d’ordine lo prende la mia Divina Volontà sulla creatura, vi forma dentro di essa la Vita Divina, sicché, purché la creatura si sottopone a ricevere il moto d’ordine della mia Volontà, dentro e fuori di sé, come moto primo di tutti gli atti suoi, già viene formata questa mia Vita Divina, e prende il suo regio posto nel fondo dell’anima.  Il moto dice vita, e se il moto ha principio da una volontà umana, si può chiamare vita umana, se invece il principio è della mia Volontà, si può chiamare Vita Divina.  Vedi com’è facile formarla questa Vita, purché la creatura lo voglia; Io non voglio, né chiedo mai cose impossibili dalla creatura, anzi prima la facilito, la rendo adattabile, fattibile, e poi la chiedo; e mentre la chiedo, per essere più sicuro che possa fare ciò che voglio, mi offro Io stesso a fare insieme con essa ciò che voglio che faccia, posso dire che mi metto a sua disposizione affinché trovi forza, luce, grazia, santità non umana ma divina, Io non ci vado né a quello che do, né a quello che fo, quando la creatura fa ciò che voglio, l’abbondo tanto, da farle sentire non il peso, ma la felicità del sacrificio che sa dare la mia Divina Volontà.

(5) E come la vita umana tiene la sua vita, le sue membra distinte, le sue qualità, così il nostro Essere Supremo tiene le sue qualità purissime, non materiali, perché in Noi non esiste materia che formano la nostra Vita; unite insieme santità, potenza, amore, luce, bontà, sapienza, onniveggenza di tutto, immensità, eccetera, formano la nostra Vita Divina, ma chi costituisce il moto, chi regola, chi svolge con un moto incessante ed eterno tutte le nostre qualità divine? “La nostra Volontà, Essa è la motrice, la dirigente, che dà a ciascuna qualità nostra la vita operante, sicché se non fosse per la nostra Volontà, la nostra potenza sarebbe senza esercizio, il nostro amore senza amare, e così di tutto il resto.  Vedi dunque come il tutto sta nella Volontà, e perciò col darla alla creatura diamo tutto, e siccome sono le nostre piccole immagini create da Noi, i nostri fiati, le piccole fiammelle d’amore sparso da Noi in tutto il creato, ecco perciò le demmo una volontà libera unita alla nostra, per formare i nostri facsimile da Noi voluti, non vi è cosa che più ci glorifica, che più ci ama, che ci rende contenti, che trovare la nostra Vita, la nostra immagine, la nostra Volontà nell’opera nostra da Noi creata, perciò il tutto affidiamo alla potenza del nostro Fiat, per ottenere l’intento.

(6) Figlia mia, tu devi sapere che tanto nella nostra Divinità nell’ordine soprannaturale, quanto nell’ordine naturale delle creature, vi è una virtù in natura, una prerogativa innata, di voler produrre vita, immagini che lo somigliano, e quindi una smania d’amore, un desiderio ardente di riversare sé stesso nella vita ed opera che si produce; in tutta la Creazione non vi è cosa che non ci somigli:  Il cielo ci somiglia nella immensità; le stelle nella molteplicità delle nostre gioie e beatitudini infinite; nel sole c’è la somiglianza della nostra luce; nell’aria la somiglianza della nostra Vita che si dà a tutti, è di tutti, e nessuno le può sfuggire, ancorché il volessero; nel vento che mentre si fa sentire, ora con impeto, ora come carezzando dolcemente le creature e tutte le cose, ma non lo veggono, la nostra potenza ed onniveggenza che tutto vediamo, tutto sentiamo e come in pugno racchiudiamo tutto, pure non ci veggono; insomma non vi è cosa che non c’è una nostra similitudine, tutte le nostre opere danno di Noi, ci decantano, e ciascuna tiene l’ufficio di far conoscere ciascuna qualità del loro Creatore.  Ora, nell’uomo non era solamente opera che facevamo, ma vita umana e Vita Divina che creammo in lui, perciò aneliamo, vogliamo, sospiriamo di riprodurre in lui la Vita e l’immagine nostra, giungiamo fino ad affogarlo d’amore, e quando non si fa affogare, perché è libero di sé stesso, giungiamo a perseguitarlo d’amore, non facendole trovare pace in tutto ciò che sfugge da Noi, non trovando Noi stessi in lui, le muoviamo guerra incessante, perché vogliamo la nostra immagine bella, la nostra Vita riprodotta in lui.  E siccome tutte le cose sono fatte ed innestate da Noi, anche nell’ordine naturale c’è questa virtù di voler produrre cose e vita simile; vedi, una madre genera un bambino, tutte le sue ansie e desideri è che lo vuole simile a sé, e sospira di vederlo alla luce, simile ai suoi genitori, e se il bambino è simile a loro, oh! come ne sono contenti, se ne fanno un vanto, lo vogliono far vedere da tutti, lo crescono con le loro abitudini, a modo loro, insomma questo bambino diventa la loro preoccupazione e la loro gloria, ma se invece è dissimile dai genitori, brutto, deforme, oh! come ne restano amareggiati, tormentati, e giungono a dire con sommo dolore:  “Pare che non sia figlio nostro, del nostro sangue”.  Vorrebbero quasi nasconderlo per non farlo vedere a nessuno, sentendosi umiliati e confusi, e questo bimbo sarà la tortura dei loro genitori per tutta la vita.  Tutte le cose posseggono la virtù di riprodurre cose simili, il seme produce l’altro seme, il fiore l’altro fiore, l’uccello l’altro uccellino, e così di tutto il resto, non produrre cose simili è andare contro natura divina ed umana.  Perciò il non avere la creatura simile a Noi è uno dei nostri più grandi dolori, e solo chi viva di Volontà nostra potrà essere di gioia, e portatrice di gloria e di trionfo per la nostra opera creatrice”.

 

+ + + +

 

32-25

Settembre 24, 1933

 

L’Umanità di Nostro Signore, sacrario e custoditrice di tutte

le opere delle creature.  Come l’amore non dice mai basta.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, né posso farne a meno di sentire il mormorio della sua Vita, sarebbe non aver più vita non sentire il suo mormorio che mormora e dà luce, mormora e fortifica, mormora e vi fa sentire la sua Vita che vi riscalda e vi trasforma nella sua.  Volontà Divina, quanto sei amabile, ammirabile, come non amarti? Onde seguivo le sue opere, le quali come le seguivo, così si riversavano sopra di me per darmi amore e per dirmi; “Siamo opere tue, fatte per te, prendici, possiedici e falle tue, affinché in ciò che fai tenga pronto il modello delle nostre; e mentre seguivo le opere della Redenzione, il mio dolce Gesù, soffermandomi mi ha detto:

(2) “Mia figlia buona, in tutte le nostre opere ci fu sempre un eccesso d’amore verso dell’uomo, ed un eccesso mi dava la spinta a farne un’altro.  Quindi non mi bastò scendere dal Cielo in terra per rifarlo di nuovo, ogni atto che facevo, ogni pena, posso dire anche in ogni respiro, era diretto a lui, lo chiamavo nella mia onniveggenza, me lo stringevo nelle mie braccia, lo plasmavo di nuovo per ripristinarlo, e darle la nuova vita che l’avevo portato dal Cielo, me lo affratellavo con me per metterlo nella figliolanza del mio Padre Celeste.  Ma ciò non mi bastò, per tenerlo più sicuro feci della mia Umanità la depositaria di tutte le opere, sacrifici, e passi dell’uomo.  Guardami come tutto tengo racchiuso in Me, e ciò mi porta ad amarli doppiamente in ogni atto che fa.  Coll’incarnarmi nel seno dell’immacolata Regina formai questa mia Umanità, e mi costituì capo dell’umana famiglia per unificare tutte le creature con Me, e farle membra mie, quindi tutto ciò che fanno è mio, nel sacrario della mia santa Umanità racchiudo tutto, custodisco il piccolo bene come il grande, ma sai perché? Passando in Me, do il valore come se fossero opere, preghiere e sacrifici miei, la virtù del capo scende nelle membra, ne fa un misto di tutto, e do il valore ad essi dei meriti miei.  Sicché la creatura trova sé stessa in Me, ed Io come capo mi trovo in loro.  Ma credi tu che il mio amore disse o dice basta? Ah! no, non dirà mai basta, la natura dell’Amor divino è di formare sempre nuove invenzioni d’amore, per dare amore e ricevere amore, se ciò fosse sarebbe mettere un limite, e chiudere nella nostra cerchia divina il nostro Amore; ma no, il nostro è immenso, e di natura sua deve sempre amare, ecco perciò alla mia Umanità voglio far seguire il largo campo della mia Divina Volontà, la quale farà cose incredibili per amore delle creature.  Ecco perciò le sue conoscenze, il suo voler regnare; se non regna come può largheggiare, sfoggiare nelle sue sorprese d’amore, perciò sii attenta e vedrai che cosa sa fare la mia Volontà”.

 

+ + + +

 

32-26

Ottobre 1, 1933

 

Scene incantevoli che Gesù gode nell’anima che vive nella

sua Volontà.  Chiamate continue che fanno Dio e la creatura.

 

(1) Il Voler Divino non mi lascia mai, mi sembra che sta sempre dentro e fuori di me, come in atto di sorprendermi, ché vuol mettere l’atto suo in tutto ciò che faccio, se prego, se soffro, se lavoro, ed anche se dormo, vuol darmi il suo riposo divino nel mio sonno, vuol darsi sempre da fare ed in ogni cosa mi chiama col dirmi:  “Fammi scendere nel basso degli atti tuoi, ed Io ti farò salire nell’altezza degli atti miei, ci metteremo a gara, tu a salire ed Io a scendere”.  Ma chi può dire ciò che fa sentire la Divina Volontà nell’anima mia? Il suo amore eccessivo, la sua condiscendenza, il suo continuo occuparsi sopra la povera anima mia; ma mentre mi trovavo sotto l’impero del Voler Divino, riversandosi sopra di me, il mio sommo Bene Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, non vi è scena che più mi commuove e mi rapisce, che il vedere la piccolezza umana sotto l’impero della mia Volontà, il divino nell’umano, il grande nella piccolezza, il forte nel debole, quel nascondersi l’uno nell’altro, vincerci a vicenda, è così bello, così incantevole, che trovo le pure gioie, la felicità divina che può darmi la creatura, sebbene veggo che sotto mani me la porge la mia stessa Volontà, e me la porge per mezzo del canale dell’umana volontà; se tu sapessi quanto mi diletto, per farmi piacere ti faresti vincere sempre dalla mia Volontà, posso dire che lascio il Cielo, mentre resto, per venirmi a godere le pure gioie che mi sa dare la mia Volontà Divina nel piccolo cerchio della creatura in terra.  Tu devi sapere che chi fa la mia Divina Volontà, e le fa scorrere la sua Vita negli atti suoi, chiama continuamente Dio e tutti i suoi attributi, Dio si sente chiamare sempre dalla creatura, ora lo chiama ché vuole la sua Potenza, ora ché vuole il suo Amore, ora ché vuole la sua Santità, la sua Luce, la sua Bontà, la sua Pace imperturbabile, insomma sta sempre a chiamarlo ché vuole del suo, e Dio sta sempre ad aspettarla per dare ciò che chiede, e per contraccambiarla, si sente chiamato e la chiama per darle fiducia e dirle:  “Che altro vuoi del mio Essere Divino? Prendi ciò che vuoi, anzi come tu mi chiami, Io già ti preparo la mia potenza, il mio amore, la mia luce, la mia santità, che ci vuole nell’atto tuo”.  Sicché Dio chiama l’anima e l’anima chiama Dio, e questo chiamarsi sempre a vicenda, per chiedere e ricevere, e Dio per dare, forma la Vita della mia Volontà nella creatura, la matura, la fa crescere e forma il dolce incanto del suo stesso Creatore.  Un atto continuato racchiude tale potenza, che Dio non si sa svincolare dalla creatura, né essa da Dio, anzi sentono l’irresistibile bisogno di rimanere avvinti l’uno coll’altro, e solo la mia Volontà sa produrre questi atti continui che non cessano mai, e formano il vero carattere del vivere nella mia Volontà.  Invece un carattere mutabile, un’operare spezzato, è il vero segno di vivere di voler umano, il quale non sa dare né fermezza, né pace, e non sa produrre altro che spine ed amarezze”.

 

+ + + +

 

32-27

Ottobre 15, 1933

 

Maestria ed arte Divina.  Il piccolo paradiso di Dio.  Labirinto

d’amore, virtù generatrice del Fiat.  Dio in balia della creatura.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat continua, sento il suo soffio onnipotente che soffiandomi vuol far crescere, ingrandire la sua Vita in me, vuol riempirmi tanto, da non far restare del mio essere umano che il solo velo che lo ricopre.  Onde pensavo tra me:  “Ma che cosa le viene a questo Voler Santo, che ha tanto interesse di formare la sua Vita nella creatura che muove Cielo e terra per ottenere l’intento, e che differenza c’è tra la Divina Volontà come vita, e tra la Volontà Divina come effetto?” Ed il mio sempre amabile Gesù, stringendomi fra le sue braccia, con una bontà indicibile mi ha detto:

(2)“Figlia mia benedetta, non vi è cosa più bella, più santa, più gradita e che più ci piace e glorifica, che il formare la Vita del nostro Voler Divino nella creatura; in essa viene formato un piccolo paradiso, dove il nostro Ente Supremo si diletta di scendere per farvi il suo soggiorno.  Vedi, invece d’un paradiso ne teniamo due, in cui troviamo le nostre armonie, la bellezza che ci rapisce, le pure gioie che raddoppiano la nostra felicità per causa di aver formato una nostra Vita di più nel piccolo cerchio della creatura.  In questo paradiso, per quanto piccolo, per quanto creatura può esserne capace, troviamo tutto, tutto è nostro, anzi troviamo la piccolezza che più ci innamora e miriamo la nostra arte divina, che nel piccolo abbiamo con la virtù della nostra potenza racchiuso il grande, possiamo dire che col nostro labirinto d’amore abbiamo trasmutato le cose, il grande nel piccolo ed il piccolo nel grande, senza un nostro prodigio divino non potevamo formare né la nostra Vita, né il nostro paradiso nella creatura; e ti par poco avere una nostra Vita di più ed un paradiso duplicato a nostra disposizione per felicitarci maggiormente? Tu devi sapere che né il cielo, né il sole, né la Creazione tutta ci costa tanto, né abbiamo messo né tanta maestria di arte, né tanto amore, quanto ne mettiamo nel formare la nostra Vita tutta di Volontà nostra nella creatura, per formarci un paradiso di più dove padroneggiare a nostro bell’agio e godere le nostre delizie.  Il cielo, il sole, il mare, il vento, e tutto, narrano Colui che li ha creato, ci additano, ci fanno conoscere, ci glorificano, ma non ci danno una nostra Vita, né ci formano un’altro nostro paradiso, anzi servono colei o colui, che la nostra paterna bontà ha preso l’impegno di formare la nostra Vita in essa, e ci costa tanto, che il nostro Fiat usa la sua virtù operante e ripetitrice del suo Fiat continuo sopra della sua fortunata creatura, per adombrarla con la sua potenza, in modo che un Fiat non aspetta l’altro, in modo che, se la soffia le dice Fiat, se la tocca ripete Fiat, se l’abbraccia usa il suo Fiat operante e la va plasmando, e come impastando nella sua Vita Divina.  Si può dire che col suo alito forma la sua Vita nella creatura, e con la sua virtù creatrice la rigenera e vi forma il suo piccolo paradiso, e che cosa non troviamo in Esso? Basta dirti che troviamo tutto ciò che vogliamo, e questo è tutto per Noi.  Vedi dunque la gran differenza che c’è tra la Divina Volontà come vita, e quella come effetto; come vita, tutti i beni, le virtù, la preghiera, l’amore, la santità, si convertono in natura nella creatura, sono sorgenti che si formano in essa, che sempre sorgono in modo che sente in sé la natura dell’amore, della pazienza, della santità, come naturalmente sente la mente che pensa, l’occhio che vede, la bocca che parla, nessuno sforzo in questo, perché Dio li ha dato in natura, e si sente padrona di farne quell’uso che vuole.  Così, col possedere la Divina Volontà come vita, tutto è santo, tutto è sacro, gli stenti finiscono, l’inclinazione al male non esiste più, e ad onta che cambia azione, ed ora fa una cosa, ed ora un’altra, la virtù unitiva della mia Volontà le unisce insieme e formano un solo atto, con la distinzione di tante svariate bellezze per quanti atti ha fatto, e giunge a sentire che il suo Dio è tutto suo, fino a sentire che nell’eccesso del suo amore si ha dato in balia della creatura, in virtù della Divina Volontà che possiede come vita, se lo sente come parto suo, e lo cresce con tale finezza d’amore e di adorazione profonda, che resta come naturalmente assorbita nel suo Creatore, ch’è già tutto suo, ed è tanta la pienezza d’amore, la felicità che sente, che non potendo contenerla vorrebbe dare a tutti la Divina Volontà come vita, per rendere tutti felici e santi.

(3) Non così per chi non la possiede come vita, ma solo come virtù o effetto, tutto è stento, e sente il bene a tempo e circostanze, cessa la circostanza e sente il vuoto del bene, e questo vuoto produce incostanza, varietà di carattere, stanchezza, sente l’infelicità dell’umano volere, né gode pace né sa dare pace a nessuno, sente in sé il bene come se si sentisse le membra slogate o in parte distaccate, che non è padrona di servirsene e deve star soggetta agli altri per farsi servire; il non vivere di mia Volontà è il farsi schiavo e sentire tutto il peso della schiavitù”.

 

+ + + +

 

32-28

Ottobre 22, 1933

 

Gesù trova il suo Cielo nella creatura, la sua Mamma

Celeste e tutti nel Tutto, ed il Tutto in tutti.  La Divina Volontà

si fa rivelatrice e cede il suo Essere Divino alla creatura.

 

(1) Mi sentivo piccola, piccola, tanto da non sapere muovere un passo, ed avendo fatto la santa comunione, sentivo il bisogno, come piccina, di rifugiarmi nelle braccia di Gesù per dirle:  “Ti amo, ti amo assai,” non sapendole dire altro, perché troppo ignorantella, ma il mio dolce Gesù aspettava che le dicesse altro, ed io ho soggiunto:  “Gesù ti amo insieme coll’amore della nostra Mamma Celeste”.  E Gesù mi ha detto:

(2) “Come mi è dolce, refrigerante, sentirmi amare insieme coll’amore della figlia e della Mamma nostra, sento le sue tenerezze materne, le sue foghe d’amore, i suoi casti abbracci, i suoi baci ardenti, che versandosi nella figlia, Mamma e figlia mi amano, mi baciano e mi stringono fra le loro braccia con un solo amplesso; trovare la figlia insieme con la mia Mamma Celeste che mi vuole amare e mi ama come mi ama la mia Mamma, sono le mie più care delizie, i miei sfoghi d’amore, e trovo il più gradito contraccambio ai tanti eccessi del mio amore.  Ma dimmi, insieme con chi altro mi vuoi amare?”

(3) Ed ha fatto silenzio, aspettando che io gli dicessi insieme con chi altro lo vorrei amare.  Ed io, quasi un po’ imbarazzata ho soggiunto:  “Mio divino Gesù, voglio amarti insieme col Padre e con lo Spirito Santo”.  Ma pareva che non era contento ancora.  Ed io:  “Voglio amarti insieme con tutti gli angeli e santi”.

(4) E Lui:  “E con chi altro?”

(5) Con tutti i viatori e fino all’ultima creatura che esisterà sulla terra, voglio portarti tutti e tutto, fino il cielo, il sole, il vento, il mare per amarti insieme con tutti.  E Gesù tutto amore, che pareva che non poteva contenere le fiamme, ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, ecco il mio Cielo nella creatura, la Trinità Sacrosanta che cede il suo amore per amarmi insieme con essa, gli angeli e santi che fanno a gara a cedere il loro amore per amarmi insieme con lei, questo è il grand’atto, portare tutti nel Tutto ch’è Dio, ed il Tutto in tutti.  La tua piccolezza, i tuoi modi infantili nella mia Divina Volontà, abbraccia tutto e tutti, vuoi darmi tutto, fino la stessa Trinità adorabile, e siccome sei piccola, nessuno vuole negarti nulla, anzi si uniscono con te ed amano insieme con la piccola piccina, e col portarmi tutti nel Tutto, e coll’amarmi, diffondi il Tutto in tutti.  Essendo il mio amore vincolo d’unione e d’inseparabilità, Io trovo tutto nell’anima, il mio paradiso, le mie opere e tutti, e posso dire:  “Nulla mi manca, né il Cielo, né la mia Mamma Celeste, né il corteggio degli angeli e santi, tutti sono con me, e tutti mi amano”.  Queste sono stratagemmi ed industrie amorose di chi mi ama, che chiama tutti, chiede amore da tutti, per amarmi e farmi amare da tutti”.

(7) Dopo ciò continuavo a pensare al Voler Divino ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(8) “Figlia mia benedetta, chi possiede la mia Volontà come vita, sente in sé il moto divino, Dio si muove nel Cielo, ed essa sente il suo moto, il nostro moto è opera, è passo, è parola, è tutto, e siccome la nostra Volontà è una con quella che possiede la creatura, si sente scorrere dentro di sé lo stesso moto con cui Dio si muove, e quindi l’opera, il passo, la parola divina, la mia stessa Volontà, ciò che fa in Noi stessi fa nella creatura, in modo che sente dentro di sé non solo la Vita, ma la nobiltà ed il modo di Colui che l’ha creato, sicché non sente il bisogno di chiederlo perché si sente posseditrice, la nostra Volontà l’occupa tanto, che le dà il suo amore per farsi amare, la sua parola per farla parlare, il suo moto per farla muovere ed operare, ed oh! com’è facile che sappia ciò che vuole da lei, non ci sono segreti, ne cortine per chi vive nella nostra Volontà, ma tutto è svelato, possiamo dire che non ci possiamo nascondere da lei, perché la nostra stessa Volontà già ci svela; chi può nascondersi da sé stessa? Di non sapere i suoi segreti e ciò che vuol fare? Nessuno, dagli altri si può nascondere, ma da sé stessa le sarà impossibile.  Tale è la nostra Volontà, si fa rivelatrice e mette a giorno la creatura di ciò che fa, di ciò che vuol fare, e le fa le grandi sorprese del nostro Essere Divino; ma chi può dirti dove può giungere la creatura e che cosa può fare col possedere come vita la nostra Volontà? Succede la vera trasformazione e consumazione della creatura in Dio e Dio prende la parte attiva, e dice:  “Tutto è mio e tutto faccio in questa creatura”.  E’ il vero sposalizio divino in cui Dio cede il suo Essere Divino alla sua amata creatura, invece chi vive di volontà umana, succede come chi scendendo dalla nobiltà della sua famiglia e prende per sposa una villana, rozza, male educata, questo a poco a poco perderà i suoi modi nobili ed educati, ed acquisterà modi villaneschi e rozzi, da non riconoscersi più.  Che distanza tra chi vive di Volontà Divina e tra chi vive di volontà umana, i primi formano il regno celeste sulla terra, arricchiti di bontà, di pace, di grazie, si possono chiamare la parte nobile.  I secondi formano il regno delle rivoluzioni, delle discordie, dei vizi, che non hanno pace, e non sanno dar pace”.

 

+ + + +

 

32-29

Ottobre 30, 1933

 

La Volontà Divina guida dell’anima, ed essa la raccoglitrice delle

opere del suo Creatore.  Come chi vive nella Divina Volontà riceve la

trasmissione di ciò ch’è stato fatto prima in Dio e poi comunicato ad essa.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, e mi sembrava che tutte le cose create volevano il grande onore d’essere offerte come omaggio e gloria al loro Creatore, ed io passavo da una cosa all’altra, e mi sentivo così ricca, ché avevo tante cose da dare a Colui che tanto mi ama, e che mentre tutto aveva fatto per me, io potevo dare tutto a Dio, per potergli dire:  “Ti amo per mezzo delle opere tue, le quali sono pregne del tuo amore, e mi insegnano ad amarti”.  Ma mentre ciò facevo, il mio sommo Bene Gesù sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Com’è bello trovare la figlia nostra in mezzo alle opere nostre, sentiamo che si vuol mettere a gara con Noi; Noi per amarla abbiamo creato tutto per essa, e tutto l’abbiamo dato affinché le possedesse, le godesse e fossero le narratrici della nostra potenza, e le portatrici del nostro amore, e perciò essa in ogni cosa creata sente il nostro amore che l’abbraccia, che la bacia e che plasmandola le dice fortemente e teneramente ti amo, sente le nostre strette d’amore che le facciamo al nostro seno divino, ed essa in mezzo a tant’amore si sperde, si confonde e per farci la gara fa la stessa via nostra che facemmo nel creare tante cose per scendere a lei, e mettendosi in via in ogni cosa creata, sente che cosa facemmo per lei e come l’amammo, ed essa ripete a Noi ciò che facemmo per lei, ci ripete i nostri abbracci amorosi, i nostri baci ardenti, le nostre foghe d’amore, ed oh! i nostri contenti nel vedere che la creatura sale a Noi e ci porta ciò che con tant’amore le demmo e le diamo.  La nostra Volontà le fa da guida e la porta fino a Noi per farci dare il contraccambio di ciò che l’abbiamo dato, sicché, chi vive nella nostra Volontà è la raccoglitrice di tutte le opere nostre, e ce le porta nel nostro grembo per dirci:  “Vi amo con lo stesso vostro amore, vi glorifico per mezzo della vostra potenza, tutto mi avete dato e tutto vi dono”.

(3) Onde continuavo il mio giro nella Divina Volontà, e giunta nell’eden pensavo tra me:  “Oh! come vorrei l’amore, l’adorazione dell’Adamo innocente, per potere anch’io amare il mio Dio con lo stesso amore con cui l’amò la prima creatura da Lui creata; ed il mio dolce Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(4) “Figlia mia benedetta, per chi vive nella mia Divina Volontà, trova in Essa ciò che vuole, perché tutto ciò che si fa in Essa, niente esce fuori, ma tutto vi rimane dentro insieme con Essa, inseparabile da Essa, anzi formano la sua stessa Vita, quindi Adamo tutto ciò che fece nella mia Divina Volontà, nulla potette portarsi con sé, al più il felice ricordo del come aveva amato, dei mari d’amore che l’inondavano, delle pure gioie che aveva goduto, e di ciò che aveva fatto nel nostro Fiat, che le serviva ad amareggiarlo di più; un’atto fatto nella nostra Volontà, un’amore, un’adorazione formata in Essa, è tanto grande che la creatura non tiene capacità, né posto dove metterlo, perciò solo nella mia Volontà si possono fare e possedere questi atti.  Onde chi entra in Essa, trova in atto tutto ciò che fece in Essa l’Adamo innocente, il suo amore, le sue tenerezze di figlio verso il suo Padre Celeste, la Paternità Divina che da tutti i lati adombrava il suo figlio per amarlo, tutto fa suo ed ama, adora e ripete ciò che fece l’Adamo innocente; la mia Divina Volontà non si cambia, né si muta, qual era, tale è e sarà, purché la creatura entri in Essa e faccia vita insieme con Essa, non mette limiti, né tassa i confini, anzi dice:  “Prendi ciò che vuoi, amami come vuoi”.  Nel mio Fiat ciò ch’è tuo è mio, solo fuori di Esso incominciano le divisioni, le separazioni, le lontananze, ed il principio di vita di tuo e mio.  Anzi tu devi sapere che tutto ciò che deve fare la creatura nella nostra Volontà, viene fatto prima in Dio, ed essa nell’atto di farli riceve la trasmissione dell’amore e degli atti divini in essa, e continua a fare ciò ch’è stato fatto nel nostro Essere Supremo.  Come sono belle queste vite che ricevono la trasmissione di ciò ch’è stato fatto prima in Noi, sono le nostre opere più belle, le magnificenze della Creazione, il cielo, il sole le resta dietro, esse sorpassano tutte, sono le santità assolute da Noi decise, che non ci possono sfuggire, Noi le diamo tanto del nostro, che l’affoghiamo dei nostri beni, in modo che non trova il vuoto di pensare se deve o no corrispondere, perché la corrente della luce e dell’amore divino la tengono assediata e come fusa nel suo Creatore, e le diamo tale conoscenze delle cose, che le serve di libero arbitrio affinché nulla faccia sforzato, ma di volontà spontanea e risoluta, perciò queste celesti creature, sono la nostra occupazione, il nostro lavoro continuo, le teniamo sempre occupate, perché la nostra Volontà non sa stare in ozio, perché Essa è vita, lavoro e moto perenne.  Quindi chi vive in Essa tiene sempre da fare, e dà sempre da fare al suo Creatore”.

 

+ + + +

 

32-30

Novembre 10, 1933

 

Come la Divina Volontà non cambia né azione, né modo, quello che

fa in Cielo, fa in terra, il suo atto è universale ed unico.  Chi non vive di mia

Volontà, riduce nell’ozio l’Artefice Divino, e scappa dalle sue mani creatrici.

 

(1) La mia povera mente pare che non sa fare altro che pensare alla Divina Volontà, una forza potente mi sento sopra di me, che non mi dà tempo a pensare ed a volere altro, che solo quel Fiat ch’è tutto per me.  Onde pensavo tra me:  “Oh! come vorrei fare e vivere di Volontà Divina, come si fa e si vive in Cielo”.  Ed il mio dolce Gesù sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, nella mia patria celeste regna l’atto unico ed universale, una è la Volontà di tutti, ciò che vuole l’uno vuole l’altro, nessuno cambia azione né volontà, sente ciascun beato il mio Volere come vita propria, e coll’avere tutti una sola volontà, forma la sostanza della felicità di tutto il Cielo.  Molto più che la mia Divina Volontà non sa fare, né può fare atti spezzati, ma continui ed universali, e siccome nel Cielo Essa regna col suo pieno trionfo e con la totalità del suo dominio, tutti sentono come in natura la sua Vita universale, e sono pieni fino all’orlo di tutti i beni che Essa possiede, al più ci può essere a secondo la capacità di ciascuno, e del bene che hanno fatto in vita, ma nessuno potrà cambiare, né volontà, né azione, né amore.  La potenza della mia Divina Volontà tiene tutti i beati assorbiti, immedesimati, fusi in Sé stessa, come se fossero uno solo.  Ma credi tu che si stende solo nel Cielo l’atto universale di Essa, e la sua Vita palpitante e comunicativa ad ogni creatura? No, no, ciò che fa in Cielo, fa in terra, non cambia né azione, né modo, il suo atto universale si stende a ciascun viatore, e chi vive in Essa sente la sua Vita Divina, la sua santità, il suo palpito increato, che mentre si costituisce vita della creatura, col suo moto incessante si riversa sempre in essa, senza mai cessare, e la felice creatura che la fa regnare se la sente dappertutto, dentro e fuori il suo atto universale la tiene circondata da tutti i lati, in modo che non può andare fuori della mia Volontà, ed il suo continuo dare la tiene occupata sempre a ricevere, sicché anche a volerlo non tiene tempo di fare e di pensare ad altro.  Quindi la creatura può dire e può essere convinta, che come si vive in Cielo, così essa vive in terra, solo c’è differenza di luogo, ma uno è l’amore, una è la volontà, una l’azione.  Ma sai chi non sente la Vita del Cielo nell’anima sua, e non sente l’atto universale, la forza unica della mia Volontà? Chi non si fa dominare da Essa, non dandole libertà di farla regnare, questa sì che cambia azione, amore, volontà, ogni momento, ma non è la mia Volontà che cambia, Essa non può cambiare, ma è la creatura che cambia, perché vivendo di volontà umana non tiene virtù, né capacità di ricevere l’atto universale ed unico della mia Volontà, e poveretta, si sente mutabile, senza fermezza nel bene, sempre una canna vuota che non tiene forza di resistere ad ogni piccolo soffio di vento; le circostanze, gli incontri, le creature, le servono di vento per metterla in giro, ora a fare un’azione, ora un’altra, ora ad amare una cosa, ora un’altra, e perciò si vede ora triste, ora allegra, ora tutta fervore, ed ora tutta freddezze, ora inclinata alle virtù, ora alle passioni, insomma, come cessa la circostanza così cessa l’atto in loro.  Oh! volontà umana, come sei debole, mutabile, povera, senza della mia Volontà, perché ti manca la vita del bene che dovrebbe animare la tua volontà, perciò la vita del Cielo è lontana da te.  Figlia mia, non vi è disgrazia maggiore, né male che merita d’essere più pianto, che il fare il proprio volere”.

(3) Onde seguivo a pensare:  “Ma perché Iddio ha tanto interesse che si faccia la Divina Volontà? Ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, vuoi sapere perché ho tanto interesse che si faccia la mia Volontà? Perché questo fu lo scopo perché creai la creatura, e non facendola mi distrugge lo scopo per cui la creai, mi toglie i miei diritti che con tutta ragione e sapienza divina ho sopra di essa, e mi si mette contro di me, non ti sembra grave che i figli si mettano contro del Padre? E poi, Io creai la creatura perché fosse e formasse la materia prima nelle mie mani per potermi dilettare e formare di questa materia i miei più grandi lavori e le mie più belle opere, affinché mi servissero per ornare la mia patria celeste, e ricevere da esse la mia più grande gloria.  Ora questa materia della creatura mi si scappa dalle mie mani, si mette contro di me e con tante materie che ho formato, non posso fare i miei lavori stabiliti e mi riducono nell’ozio, perché non stando la mia Volontà in essa, non si prestano a ricevere i miei lavori, diventano come pietre dure, che per quanti colpi si possono dare, non hanno la morbidezza di ricevere la forma che si vuol dare, si frantumano, si riducono in polvere sotto i colpi, ma non mi è dato di formare il più piccolo oggetto, e rimango come quel povero artefice, che avendosi formate tante materie prime, oro, ferro, pietre, le fa per prendere nelle sue mani per formare le più belle statue che aveva stabilito, e queste materie non si prestano, anzi si mettono contro di lui, e non le viene dato di svolgere la sua bella arte, sicché le materie servono solo ad ingombrare lo spazio, ma non a compiere i suoi grandi disegni, ed oh! come le pesa l’ozio a questo povero artefice.  Tale sono Io, perché non stando la mia Volontà in esse, non sono capaci di ricevere i miei lavori, non vi è chi li rende morbide, né chi li concuoce per ricevere la mia virtù creatrice ed operatrice, e se tu sapessi che significa saper fare, poter fare, avere materie per fare, senza poter far nulla, piangeresti meco per un tanto dolore, e per un’affronto sì grave; ti par poco vedere tante creature che ingombrano la terra, e perché manca in esse la vita operante della mia Volontà, non mi è dato di svolgere la mia arte e di fare ciò che voglio? Perciò ti stia a cuore di far vivere solo la mia Volontà Divina nella tua anima, perché Essa sola sa disporre le anime a ricevere tutta l’abilità della mia arte, e così non metterai il tuo Gesù nell’ozio, ma sarò il lavoratore assiduo, per formare di te ciò che voglio”.

 

“Deo Gratias Sempre ed In Eterno”.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta