[1]

I. M. I.

Fiat!!!

In Voluntate Dei!.  Deo Gratias.

33-1

Novembre 19, 1933

 

Chi si dispone a fare la Divina Volontà forma il passaporto, la via, il treno.

Gesù vuol rifare Sé stesso nella creatura.  Il firmatario ed il motore celeste.

 

(1) Mio sovrano celeste Gesù e mia gran signora Regina del Cielo, venite in mio aiuto, mettete questa piccola ignorantella in mezzo ai vostri cuori santissimi, e mentre io scrivo, il mio caro Gesù mi faccia da suggeritore, e la mia Mamma Celeste, come a figlia sua, mi porti la mano sulla carta, in modo che mentre scrivo starò in mezzo a Gesù e alla Mamma mia, affinché neppure una parola in più io scriva di ciò che loro mi dicono e vogliono.  Con questa fiducia in cuore, do principio a scrivere il trentatreesimo volume, forse sarà l’ultimo, ma non lo so, sebbene ho tutta la speranza che tutto il Cielo abbia compassione della piccola esiliata, e che presto la facciano rimpatriare con loro, ma del resto Fiat! Fiat!.

(2) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, vita e centro della mia povera esistenza, ed il mio dolce Gesù ripetendo la sua fuggitiva visitina mi ha detto:

(3) “Mia buona figlia, tu devi sapere che come l’anima si dispone a fare la mia Divina Volontà, forma il passaporto per entrare negli interminabili confini del regno del Fiat; ma sai tu chi ti presta l’occorrente per formarlo, e chi si presta a firmarlo e dargli il valore di passaggio nel mio regno?  Figlia, è tanto grande l’atto di disporsi a fare la mia Volontà, che la mia stessa Vita, i miei meriti, formano la carta, i caratteri, ed il tuo Gesù fa il firmatario per farla conoscere e darle libera l’entrata; si può dire che tutto il Cielo corre in aiuto di chi vuol fare la mia Volontà, ed Io sento tant’amore che prendo posto nella fortunata creatura e mi sento amato da essa dalla mia stessa Volontà.  Ora vedendomi amato da essa dalla mia stessa Volontà, il mio Amore si fa geloso e non vuol perdere neppure un respiro, un palpito d’amore di questa creatura.  Immagina tu stessa le mie premure, le difese che prendo, gli aiuti che do, gli stratagemmi amorosi che li uso, in una parola voglio rifarmi in essa, e per rifarmi espongo Me stesso per formare un altro Gesù nella creatura, perciò metto tutta la mia arte divina per ottenere l’intento, non risparmio nulla, fo tutto, do tutto, dove regna la mia Volontà non posso negare nulla, perché lo negherei a Me stesso.

(4) Ora, il disporsi a fare la mia Volontà forma il passaporto; l’incominciare l’atto forma la via che deve in Essa percorrere, via di Cielo, santa, divina, perciò a chi entra in Essa Io le sussurro all’orecchio del cuore:  “Dimentica la terra, già non è più tua, d’ora in poi non vedrai altro che Cielo, il mio regno non ha confini, quindi il tuo cammino sarà lungo, perciò conviene che coi tuoi atti affretti il passo per formarti molte vie e così prendere molto dei beni che ci sono nel mio regno.  Onde, l’incominciare l’atto forma la via, il compirlo forma il treno, ed Io quando veggo formato il treno, faccio da motore per metterlo in veloce cammino, ed oh! com’è bello, dilettevole, passeggiare in queste vie che la creatura si ha fatto nella mia Volontà.  Questi atti fatti nella mia Volontà sono secoli che racchiudono di meriti e di beni incalcolabili, perché c’è il motore divino che cammina, il quale ha tanta velocità che nei minuti racchiude i secoli, e rende talmente ricca la creatura, bella e santa, da darci il vanto innanzi a tutta la Corte Celeste, additandola come il più grande prodigio della sua arte creatrice.

(5) Oltre di ciò come la creatura va formando il suo atto nella mia Divina Volontà, così le vene dell’anima, si svuotano di ciò che è umano e vi scorre, potrei dire, un sangue divino, il quale fa sentire in sostanza le virtù divine nella creatura, che tengono virtù di scorrere quasi come sangue nella stessa vita che anima il suo Creatore, che le rende inseparabili l’uno dall’altra, tanto che chi vuol trovare Dio lo può trovare nel suo posto d’onore nella creatura, e chi vuol trovare la creatura la troverà nel centro Divino”.

 

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33-2

Novembre 26, 1933

 

Le opere di Dio imbandiscono la mensa alla creatura,

e vivendo nel suo Voler Divino fa da regina nei mari dell’Ente

Supremo.  Chi fa il suo volere si apparta da tutti e resta

solo, e resta la derelitta e la smarrita della Creazione.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nelle opere del Fiat Divino, e siccome sono troppo piccola, sento il bisogno d’essere portata fra le sue braccia, altrimenti o mi smarrisco nella sua immensità e molteplicità delle sue opere, o non so andare avanti, ma siccome mi vuol far conoscere le opere sue, dove si trova il suo amore parlante e operante, e dice quanto e come mi ha amato, perciò mi porta fra le sue braccia e mi conduce per le interminabili vie della sua Santa Volontà; ma ciò non basta, in ogni sua opera racchiude in me, per quanto ne posso contenere, l’amore di ciascuna opera, vuole sentire in me il suono dell’amore che ciascuna opera racchiude; sono anch’io un’opera sua, un atto di sua Volontà, e avendo fatto tutto per amor mio vuole che io racchiuda in me tutti i suoni e tasti d’amore che contengono le opere sue.  Onde mentre giravo nelle sue opere, il diletto Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non puoi comprendere quanto mi fa piacere nel vederti girare nelle opere da Noi create, esse sono pregne d’amore e come tu giri in mezzo a loro, esse sboccano amore e ti danno l’amore di cui sono riempite, ed è questa una delle ragioni per cui voglio che giri nelle opere nostre; esse imbandiscono la mensa del nostro Amore alle creature, e si sentono onorate che hanno una loro sorellina in mezzo a loro, che se ne ciba e che forma in essa tanti suoni d’amore al loro Creatore per quante opere furono create.  Ma ciò non è tutto, la mia Divina Volontà non si contenta di farla girare nelle opere nostre, ma dopo che l’ha fatta girare facendole conoscere tante cose della Creazione e riempiendola fino all’orlo d’amore, la conduce fra le sue braccia nel seno dell’Ente Supremo, il quale come una piccola pietruzza la getta nei mari interminabili dei suoi attributi, e la piccola figlia del nostro Volere che fa?  Come una pietruzza gettata nel mare fa increspare tutte le acque del mare, così essa muove tutto il mare del nostro Essere Divino, e mentre nuota in Esso s’affoga d’amore, di luce, di santità, di sapienza, di bontà, e così di seguito, ed oh! com’è bello vederla, sentirla che dice mentre si sente affogata:  “Tutto il tuo Amore è mio, ed io lo metto in atto di pregarti che faccia venire il regno della tua Volontà sulla terra”.  La tua Santità è mia, la tua Luce, la tua Bontà, la tua Misericordia è mia, non è la mia piccolezza che ti prega, no, ma i tuoi mari di Potenza, di Bontà che ti pregano, che ti pressano, che ti assalgono e vogliono la tua Volontà regnante sulla terra”.  Sicché si vede la piccolezza della creatura far da regina nel nostro Essere Divino, riunire insieme la nostra Immensità e Potenza e farci chiedere a Noi stessi ciò che essa vuole e Noi vogliamo, essa comprende bene che non c’è altro bene che la sola nostra Volontà, e per ottenere l’intento ce la fa chiedere dalle infinità delle nostre qualità divine, e si vede la piccola piccina:  Piccola e potente, arricchita con le prerogative delle nostre qualità divine come se fossero sue, che le da tale fascino di bellezza da rapirci, debilitarci, per farci fare ciò che essa vuole e Noi vogliamo, essa diventa l’eco nostro, e non sa dirci altro né chiedere altro, che la nostra Volontà invadesse tutto e formasse una sola Volontà con tutte le creature.  Sicché, quando la creatura ha capito che significa Volontà Divina e sente scorrere in essa la sua Vita, non sente più bisogno di nulla, perché possedendo il mio Volere possiede tutti i beni possibili ed immaginabili, le resta solo il delirio, le smanie, i sospiri ché vuole che la mia Volontà abbracci tutti e si costituisca vita di tutti, e questo perché vede che la mia Volontà questo vuole, e questo vuole la sua piccolezza”.

(3) Onde seguivo a pensare alla Divina Volontà ed il gran male che porta il fare l’umana volontà, ed il mio amato Gesù sospirando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi fa la propria volontà si apparta da tutti e fa da solo, non vi è chi l’aiuti, né chi le dia la forza, né chi le dia la luce per fare il meglio di quello che fa, sicché tutti la lasciano in balia di sé stessa, isolata, senza appoggio, e senza difesa, si può chiamare la derelitta, la smarrita nella Creazione, giusta pena di chi vuol fare la sua volontà, sentire tutto il peso della solitudine in cui essa stessa si ha messo, e la mancanza di tutti gli aiuti, ed oh! il dolore che sento nel vedere tante creature appartate anche da Me, ed Io per farle toccare con mano che significa fare senza della mia Volontà, mi sto come alla lontano facendole sentire tutto il peso dell’umano volere, il quale non le dà mai requie e diventa il suo più crudele tiranno.  Tutto il contrario per chi fa la mia Volontà, tutti sono con essa, il Cielo, i santi, gli angioli, perché per onore e rispetto del mio Volere Divino, tutti sono dovuti di aiutare quella creatura e sostenerla in quegli atti dove entra la mia Volontà.  Essa stessa la mette in comunicazione con tutti, e a tutti comanda che aiutino, difendano, e le facciano il corteggio della loro compagnia, già le sorride la grazia, la luce brilla nell’anima sua e le somministra il meglio, il più bello nell’atto suo, Io stesso resto impegnato in chi fa la mia Volontà e fo scorrere negli atti suoi, i miei, per avere l’onore, l’amore, la gloria degli atti miei nell’atto della creatura che ha operato nella mia Volontà, ecco perciò sente il connesso con tutti, la forza, l’appoggio, la compagnia, la difesa di tutti.  Sicché chi fa la mia Volontà e vive in Essa, si può chiamare la ritrovata della Creazione, la figlia, la sorella, l’amica di tutti.  Essa fa come il sole che dall’altezza della sua sfera piove la luce, e allargandosi chiude tutto nella sua luce, si dà a tutti, non si nega a nessuno, e come fida sorella si abbraccia con tutte le cose, e dà come pegno del suo amore a ciascuna cosa creata il suo benefico effetto, costituendosi vita dell’effetto che dà:  In chi forma la vita della dolcezza, in altre cose create la vita del profumo, in altre la vita dei colori e così di seguito.  Così la mia Volontà, dall’altezza del suo trono piove la sua luce, e dove trova la creatura che la vuol ricevere per farsi dominare, la circonda, l’abbraccia, la riscalda, la plasma per farla maturare, e così racchiudere la sua Vita mirabile come se fosse vita della creatura, e con questa Vita tutto e tutti sono con essa, come tutto è della mia Volontà adorabile”.

 

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33-3

Dicembre 10, 1933

 

La prima parola che pronunziò Adamo.  Qual fu la prima lezione

che Dio gli diede.  La Divina Volontà operante nell’uomo.

 

(1) Sono sempre la piccola ignorantella dell’Ente Supremo, e quando il Volere Divino mi tuffa nei suoi mari, veggo che appena le vocali, se pure, conosco della sua Maestà adorabile, è tanta la mia piccolezza che appena qualche goccia so ingoiare del tanto che possiede il Creatore.  Onde girando nelle opere del Fiat Divino mi sono soffermata nell’Eden, in cui mi sono fatta presente la creazione dell’uomo, e pensavo tra me:  “Qual potette essere la prima parola che Adamo disse quando fu creato da Dio”.  Ed il mio Sommo Bene Gesù visitandomi con la sua breve visitina, tutto bontà, come se Lui stesso volesse dirmelo, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, anch’Io sento il desiderio di dirti qual fu la prima parola pronunciata dalle labbra della prima creatura da Noi creata.  Tu devi sapere che non appena Adamo si sentì la vita, il moto, la ragione, si vide il suo Dio innanzi a sé e comprese che Lui lo aveva formato, sentiva in sé, in tutto il suo essere ancor fresco le impressioni, il tocco delle sue mani creatrici, e grato, in un impeto d’amore pronunziò la sua prima parola:  “Ti amo mio Dio, Padre mio, autore di questa mia vita”.  Ma non fu la sola parola, ma il respiro, il palpito, le gocce del suo sangue che correvano nelle sue vene, il moto, tutto l’essere suo unito insieme dicevano come in coro:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Sicché la prima lezione che apprese dal suo Creatore, la prima parola che imparò a dire, il primo pensiero che ebbe vita nella sua mente, il primo palpito che formò nel suo cuore fu:  “Ti amo, ti amo”.  Si sentì amato e amò.  Potrei dire che il suo ti amo non lo finiva mai, fu sì lungo che allora fu interrotto quando ebbe la disgrazia di cadere nel peccato.  Onde la nostra Divinità si sentì ferita nel sentire sulle labbra dell’uomo ti amo, ti amo, era la stessa parola che Noi avevamo creato nell’organo della sua voce che ci diceva:  “Ti amo”.  Era l’amor nostro, creato da Noi nella creatura che ci diceva ti amo, come non restar ferito?  Come non contraccambiarlo con un amore più largo, più forte, degno della nostra magnificenza; come ci sentimmo dire ti amo così Noi le ripetemmo ti amo, ma nel nostro ti amo facemmo scorrere in tutto l’essere suo la Vita operante della nostra Divina Volontà, sicché chiudevamo nell’uomo, come dentro d’un nostro tempio, la nostra Volontà, affinché chiusa nel cerchio umano, mentre restava in Noi, perché operasse cose grandi e fosse Essa il pensiero, la parola, il palpito, il passo e l’opera dell’uomo; il nostro ti amo non poteva dar cosa più santa, più bella, più potente, che solo poteva formare la Vita del Creatore nella creatura, che la nostra Volontà operante in lui, ed oh! come ci riusciva gradito vedere che la nostra Volontà teneva il suo posto di attrice, ed il volere umano abbagliato dalla sua luce godeva il suo Paradiso, e dandole piena libertà la faceva fare ciò che voleva, dandole il primato in tutto ed il posto d’onore che ad un Volere sì Santo si conveniva.  Vedi dunque, il principio della vita di Adamo fu un atto pieno d’amore verso Dio di tutto il suo essere, che lezione sublime, come il principio dell’amore dovrebbe correre in tutto l’operato della creatura.  La prima lezione che ricevette dal nostro Ente Supremo nel contraccambio del suo ti amo, fu che mentre l’amava teneramente rispondendogli ti amo, gli dava la prima lezione sulla nostra Divina Volontà, e mentre lo istruiva gli comunicava la Vita di Essa e la scienza infusa di che significava il nostro Fiat Divino, e ogni qual volta ci diceva ti amo, il nostro Amore gli preparava altre lezioni più belle sul nostro Volere; lui restava rapito e Noi ci dilettavamo nel conversare con lui, e facevamo scorrere su di lui fiumi d’amore e di gioie perenni, sicché la vita umana veniva racchiusa da Noi nell’amore e nella nostra Volontà.  Perciò figlia mia, non c’è dolore più grande per Noi, che vedere il nostro Amore come spezzato nella creatura e la nostra Volontà inceppata, soffocata, senza la sua Vita operante e come sottoposta all’umano volere.  Quindi sii attenta ed in tutte le cose abbia per principio l’amore e la mia Divina Volontà”.

 

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33-4

Dicembre 18, 1933

 

Come la creatura è stata formata da Dio ab eterno, amata con eterno

amore.  L’umana volontà è lo scompiglio delle opere del suo Creatore.

 

(1) La mia povera mente continua a valicare il mare infinito del Fiat, e per quanto si cammina non finisce mai, l’anima in questo mare sente il suo Dio, il quale la riempie fino all’orlo tutta del suo Essere Divino, in modo che può dire:  “Dio mi ha dato tutto Sé stesso, e se non mi è dato di chiudere in me, la sua immensità è perché sono piccola”.  Ora in questo mare si trova in atto l’ordine, l’armonia, i misteri arcani del come Iddio ha creato l’uomo, ed oh! i prodigi sono inauditi, l’amore è esuberante, la maestria è insuperabile, c’è tanto del misterioso, che né l’uomo stesso né le scienze possono ridire con chiarezza sulla formazione dell’uomo.  Onde sono restata sorpresa delle magnificenze e prerogative che possiede l’umana natura, ed il mio amato Gesù nel vedermi così sorpresa mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, cesserà la tua meraviglia se guardando bene in questo mare del mio Volere vedi dove, chi, come e quando fu formata ogni creatura.  Quindi, dove?  Nel seno Eterno di Dio.  Chi?  Dio stesso le dava origine.  Come?  L’Ente Supremo, Lui stesso formava la serie dei suoi pensieri, il numero delle sue parole, l’ordine delle sue opere, il moto dei suoi passi, ed il continuo palpitare del suo cuore, sicché Dio le dava tale bellezza, ordine e armonia, da potersi trovare Lui stesso nella creatura, con tale pienezza che essa non troverebbe posto da mettere alcunché di suo, che non gli era stato messo da Dio, Noi nel guardarla restavamo rapiti nel vedere che nella piccola cerchia umana la nostra Potenza aveva racchiuso il nostro operato Divino, e nella nostra enfasi d’amore gli dicevamo:  “Quanto sei bella, opera nostra tu sei, tu sarai la nostra gloria, lo sbocco del nostro Amore, il riflesso della nostra Sapienza, l’eco della nostra Potenza, la portatrice del nostro eterno Amore”.  E l’amavamo con amore eterno, senza principio e senza fine; e quando veniva formata questa creatura in Noi?  Ab eterno, perciò essa nel tempo non esisteva, ma nell’eternità è esistita sempre, aveva il suo posto in Noi, la sua vita palpitante, l’amore del suo Creatore.  Sicché la creatura è stata sempre per Noi il nostro ideale, il piccolo spazio dove svolgere la nostra opera creatrice, il poggio della nostra Vita, lo sfogo del nostro eterno Amore.  Ecco perciò tante cose umane non si comprendono, non si sanno spiegare, perché c’è l’operato dell’incomprensibile Divino, ci sono i nostri misteriosi arcani celesti, le nostre fibre divine, per cui Noi soli sappiamo i misteriosi segreti, i tasti che dobbiamo toccare quando vogliamo fare cose nuove ed insolite nella creatura e siccome non conoscono i nostri segreti né possono comprendere i nostri modi incomprensibili che abbiamo messo nell’umana natura, giungono a giudicare a modo loro, e non sanno darsi ragione di ciò che Noi andiamo operando nella creatura, mentre è obbligato a piegare la fronte a ciò che lui non comprende.

(3) Ora chi non fa la nostra Volontà, mette in disordine tutti gli atti nostri ordinati ab eterno nella creatura, perciò si sfigura e forma il vuoto dei nostri atti divini formati e ordinati da Noi nell’umana creatura.  Noi amavamo Noi stessi in essa, la serie dei nostri atti formati dal nostro puro Amore, e mettendola fuori nel tempo la volevamo come concorrente a ciò che Noi avevamo fatto, ma per avere questa abilità la creatura ci voleva la nostra Volontà, che dandole la sua virtù divina le faceva fare nel tempo ciò che si era fatto da Noi, senza di essa, nell’eternità, né c’era nessuna meraviglia se l’Essere Divino l’aveva formata nell’eternità, lo stesso Volere Divino confermava e ripeteva nel tempo, cioè, continuava la sua opera creatrice nella creatura.  Ma senza della mia Volontà Divina come può mai elevarsi, conformarsi, unificarsi, rassomigliarsi a quegli stessi atti che Noi con tanto amore abbiamo formati e ordinati in essa?  Quindi la volontà umana non fa altro che scompigliare le opere nostre più belle, spezzare il nostro amore, svuotare le nostre opere, le quali rimangono in Noi, perché Noi nulla perdiamo di ciò che abbiamo fatto, tutto il male resta per la povera creatura, perché sente l’abisso del vuoto divino, le sue opere sono senza forza e senza luce, i suoi passi sono vacillanti, la sua mente confusa.  Sicché, essa resta senza della mia Volontà, come un cibo senza sostanza, come un corpo paralizzato, come un terreno senza coltivazione, come un albero senza frutto, come un fiore che manda cattivo odore.  Oh! se la nostra Divinità fosse soggetta alle lacrime, rimpiangeremmo amaramente colei che non si fa dominare dalla nostra Volontà”.

 

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33-5

Gennaio 2, 1934

 

Quando l’anima fa la Divina Volontà, Dio può fare liberamente

ciò che vuol fare in essa, opera le cose più grandi, perché trova

capacità, spazio a ciò che vuol dare alle creature.

 

(1) La mia piccola anima, sebbene nuota nel mare della Divina Volontà, pure sento il chiodo trafiggente della privazione del mio dolce Gesù.  Mio Dio, che pena straziante, che tortura la mia dolorosa esistenza! Oh! come vorrei versare fiumi di lacrime, vorrei, se mi fosse possibile, trasformare l’immensità della stessa Divina Volontà in pianto amaro per muovere a pietà il mio dolce Gesù, che si invola da me senza neppure dirmi addio, senza dirmi il luogo della sua dimora, né farmi vedere la via, l’impronta dei suoi passi, per poterlo raggiungere.  Mio Dio! Mio Gesù! come non ti muovi a compassione di questa piccola esiliata straziata solo per te e per causa tua?  Ma mentre deliravo per la sua privazione, pensavo tra me alla Divina Volontà e temevo che non ci fosse in me il suo dominio, la sua Vita, e perciò il mio eterno Amore Gesù mi lascia, si nasconde e non si cura di me, e di cuore gli chiedevo perdono, ed il mio amato Gesù, dopo molto stentare, avendo di me compassione che non ne potevo più, per poco è ritornato e guardandomi con amore tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, si vede che sei piccola, e basta che Io faccia una piccola sosta, che ti smarrisci, temi, dubiti, ti opprimi, ma sai dove ti smarrisci?  Nella mia stessa Volontà, ed Io vedendoti in Essa non mi do fretta nel venire, perché so che stai in luogo sicuro.  Ora tu devi sapere che quando l’anima fa la mia Divina Volontà, Io posso liberamente nell’anima fare ciò che voglio, operare le cose più grandi, il mio Volere me la svuota di tutto e mi forma lo spazio dove posso mettere la santità d’un mio atto infinito, e l’anima si mette a nostra disposizione, la nostra Volontà l’ha maturata e l’ha resa adattabile e fattibile a ricevere la virtù creatrice e operatrice del nostro Ente Supremo.  Invece quando non si fa la mia Divina Volontà, Noi dobbiamo adattarci, restringerci, né possiamo essere largo secondo il nostro modo Divino, dobbiamo dare a sorsi a sorsi le nostre grazie mentre possiamo dare fiumi.  Oh! come ci pesa operare in chi non fa la nostra Volontà, se vogliamo farci conoscere si rende incapace, perché l’intelligenza umana senza della nostra Volontà è come un cielo nebbioso, che oscurando la bella luce della ragione è come cieca innanzi alla luce delle nostre conoscenze, sicché starà in mezzo alla luce, ma incapace di comprenderne nulla; sarà sempre analfabeta di fronte alla luce delle nostre verità; se vogliamo dare la nostra santità, bontà e amore, le dobbiamo dare a piccole dosi, come sminuzzate, perché il volere umano è ingombrato di miserie, di debolezze e difetti, quindi si rende incapace, e anche indegno di ricevere i nostri doni e quello che le vogliamo dare; povero volere umano, senza della nostra Volontà non si sa adattare a ricevere la virtù delle nostre opere creatrici, i forti amplessi del suo Creatore, i nostri stratagemmi amorosi, le ferite del nostro Amore, e molte volte stanca la nostra pazienza divina e ci costringe a non potergli dare nulla, e se il nostro Amore ci costringe a dare qualche cosa, è per essa come un cibo che non sa digerire, perché non stando unita con la nostra Volontà, le manca la forza e la virtù digestiva di digerire ciò che a Noi appartiene; perciò si vede subito quando non c’è la nostra Volontà nell’anima, il vero bene non è per lei, innanzi alla luce delle mie verità si acceca e diventa più stupida, né ama di conoscerle, anzi le guarda come se a lei non appartenessero.  Tutto l’opposto per chi fa e vive nella mia Volontà”.

 

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33-6

Gennaio 14, 1934

 

Dolce incanto d’ambi le parti:  Di Dio e della creatura.  Come

acquista il poter di fare sua la Divina Volontà.  Le pene sorridono innanzi

alla gloria, ai trionfi, alle conquiste.  Gesù nascosto dalle pene.

 

(1) Sono sotto la pioggia del Fiat Divino, che bagnandomi tutta, dentro e fuori e penetrandomi fin nelle midolla delle ossa, fa dire a tutto il mio povero essere, Fiat, Fiat, Fiat.  Mi sento fra le sue braccia, e come lo chiamo col mio dire incessante che formasse la sua Vita negli atti miei, il suo palpito nel mio cuore, il suo respiro nel mio, il suo pensiero nella mia mente, così uno sprazzo di luce si sprigiona da me e vorrebbe come legare il Santo Volere Divino per farlo tutto mio, affinché stesse in mio potere formare la sua Vita in me, tutta di Volontà Divina.  Onde mi sentivo impensierita di questo mio modo di fare, ed il mio Sommo Bene Gesù ripetendo la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che come la creatura invoca, chiama il mio Fiat, implorando la sua Vita per formarla nella sua, così sprigiona luce e vi forma l’incanto a Dio che rapisce la sua pupilla divina, la quale, rapita, guarda la creatura e vi forma il ricambio del suo dolce incanto, ed il vuoto nell’atto della creatura per poter dar e chiudere nell’atto di essa la Divina Volontà, la quale mentre forma, svolge la sua Vita, la felice creatura acquista il poter di farlo suo, e siccome è suo lo ama potentemente, più che vita propria.  Figlia mia, fino a tanto che la mia Volontà non è tenuta come vita propria, esclusivamente sua, che nessuno la può togliere, ad onta che sa ch’è un dono ricevuto da Dio, ma ad onta ch’é ricevuto già è fortunata e vittoriosa di tenerne il possesso, mai si può amare come si conviene la mia Divina Volontà, né sentire il bisogno della sua Vita, né Essa potrà svolgere pienamente, con tutta libertà la sua vita Divina nella creatura.  Perciò il chiamarla ti dispone, nel farla tua si farà conoscere e sentirai il gran bene di possedere la sua Vita, e l’amerai come merita d’essere amata, e sarai gelosa di custodirla con tale attenzione, da non perdere neppure un respiro di Essa”.

(3) Onde trovandomi un poco più sofferente del solito, pensavo tra me:  “Oh! come amerei che le mie pene mi formassero le ali per potermi volare alla mia patria celeste, ed invece d’affliggermi le mie piccole pene mi facevano festa, ed io mi sentivo impensierita di ciò, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, le pene innanzi alla gloria sorridono, si sentono trionfanti nel vedere le conquiste che hanno acquistato, le pene confermano e stabiliscono la gloria più o meno grande nella creatura, ed a secondo le pene, così si sente dipingere le più belle e svariate tinte di bellezza, e vedendosi trasformate nella bellezza più rara, festeggiano.  Sicché le pene in terra piangono, alle porte del Cielo incomincia il loro sorriso eterno che non finisce mai più; le pene in terra sono portatrici di umiliazione, alle porte eternali sono portatrici di gloria; in terra rendono infelice la povera creatura, ma col segreto miracoloso che posseggono, lavorano nelle più intime fibre ed in tutto l’essere umano il regno eterno, in modo che ogni pena prende il suo ufficio distinto:  Chi si fa scalpello, chi martello, chi lima, chi pennello, chi colore, e allora lasciano la creatura, affidata a loro, quando ciascuna pena ha compiuto il suo lavoro e trionfanti la conducono al Cielo, e allora la lasciano quando veggono scambiata ciascuna pena in gioie distinte ed in felicità perenne, però purché la creatura le riceva con amore e sentano e ricevano in ogni pena il bacio, gli abbracci e le strette forti della mia Divina Volontà, le pene allora posseggono questa virtù miracolosa.  Altrimenti si rendono come se non avessero strumenti adatti per compiere il loro lavoro.  Ma vuoi sapere tu chi è la pena?  La pena sono Io, che mi nascondo dentro di essa per formare i cupi lavori per la mia patria celeste, e ricambio ad usura la breve dimora che mi hanno dato sulla terra.  Mi sono imprigionato nel povero carcere della creatura per continuare la mia vita di pene quaggiù, è giusto che questa mia vita riceva le sue gioie, la sua felicità, il suo scambio di gloria nelle regione celesti, perciò cessino le tue meraviglie nel sentire che le tue pene sorridono innanzi alle vittorie, ai trionfi, e alle conquiste”.

 

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33-7

Gennaio 28, 1934

 

Affratellamento tra l’Ente Supremo e la creatura in terra, affratellamento

nella gloria.  Potere sullo stesso Gesù.  Come chi opera nella Divina

Volontà acquista la forza unitiva, comunicativa e diffusiva.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e la mia povera mente ora si fermava ad un punto dei suoi atti divini, ora ad un altro per guardare in chi la Bellezza, in chi la Potenza, in chi l’Interminabilità e altro della Divina Volontà Creatrice.  Mi sembravano tutte le qualità supreme esposte in tutto il creato per amar le creature, per farsi conoscere, affratellarsi con esse e prenderle come in grembo e portarle nel seno del Creatore, da dove tutto era uscito, sicché tutti gli atti della Divina Volontà sono aiuti possenti, rivelatori a chi si fa dominare da essi, e si fanno portatori delle anime alla patria celeste.  Onde sono giunta a fermarmi quando il Fiat Divino fece l’atto solenne della creazione dell’uomo, ed il mio amato Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, fermiamoci insieme a guardare con quanta maestria, sontuosità, nobiltà, potenza e bellezza fu creato l’uomo; tutte le nostre qualità divine si riversarono sopra dell’uomo, ciascuna di esse volle sfoggiare e riversarsi più che pioggia fitta sopra di colui ché volevano affratellarsi con loro.  Tutte si misero all’opera:  La nostra Luce si versò sopra di lui per formare il suo fratello di luce, la Bontà si versò per formare il suo fratello tutto bontà, l’Amore si versò per riempirlo d’amore e formare il suo fratello tutto amore, la Potenza, la nostra Sapienza, la Bellezza, la Giustizia, si versarono sopra di lui per formare il suo fratello potente, sapiente, giusto e di una bellezza incantevole, ed il nostro Ente Supremo gioiva nel vedere le nostre qualità divine tutte al lavoro per affratellarsi coll’uomo, e la nostra Volontà che prendendo vita nell’uomo, manteneva l’ordine delle nostre stesse qualità divine per farlo quanto più aggraziato e più bello potevano.  Sicché la nostra occupazione era l’uomo, il nostro sguardo era fisso sopra di lui per farci imitare, copiare e affratellarlo con Noi, e questo non nel solo crearlo, ma per tutto il corso della sua vita le nostre qualità si esibivano al continuo lavoro di mantenere l’affratellamento con colui che tanto amavano.  E dopo d’averlo affratellato in terra, preparavano la grande festa dell’affratellamento alla gloria nella patria celeste, affratellamento di gioia, di beatitudine, di felicità perenne, perciò l’amo tanto, perché fu creato da Noi, quindi è tutto nostro; l’amo perché il nostro Essere Divino corre sempre sopra di lui, e si riversa sopra di lui più che torrente impetuoso per lasciare del nostro e riprendere le nuove corse per sempre dare.  Quindi, perché possiede del mio, perciò amo Me stesso in lui, l’amo perché è destinato a popolare il Cielo ed essere il mio fratello di gloria, che ci glorificheremo a vicenda.  Io sarò la sua gloria come vita e lui sarà la mia gloria come opera mia.  Ecco perciò amo tanto che si faccia e si viva nella mia Volontà, perché con Essa le mie qualità divine trovano il loro posto d’onore e possono mantenere l’affratellamento con la creatura, senza di Essa non trovano posto né sanno dove mettersi, l’affratellamento resta spezzato e la mia Vita resta soffocata.  Figlia mia, che cambiamento funesto, quando la creatura si sottrae dalla mia Volontà Io non trovo più la mia immagine, né la mia Vita crescente in essa, le mie qualità si vergognano di stare affratellate con essa, perché il volere umano disunito dal Divino, tutto ha sconvolto e intorpidito.  Perciò ti stia a cuore di non uscire dalla mia Volontà, con Essa starai affratellata con tutto ciò ch’è santo, sarai la sorella di tutte le opere nostre e terrai in potere il tuo stesso Gesù”.

(3) Dopo di ciò continuavo i miei atti nel Voler Divino, ed il mio Sovrano Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutto ciò che si fa nella mia Volontà resta immedesimato con Essa, acquista la forza unitiva, comunicativa e diffusiva, e siccome i nostri atti divini si estendono a tutti, non vi è creatura che venga messa da parte, così chi opera nel nostro Volere, insieme col nostro atto si estende a tutti, vuol far bene a tutti e resta onorato e glorificato d’essere stato portatore universale di bene a tutto e a tutti”.

(5) Ed io:  “Amor mio, eppure non si vede nelle creature il frutto d’un tanto bene universale, oh! se tutti lo ricevessero, quante trasformazioni ci sarebbero nel basso mondo”.  E Gesù ha ripetuto:

(6) “Ciò significa che non lo ricevono con amore, ed i loro cuori sono come terra sterile che non hanno nessun seme generativo, cui la nostra luce non può portare la fecondità.  Succede come al sole, che ad onta che illumina e riscalda tutte le terre, ma se non trova il seme per fecondarlo non può comunicare la sua virtù generativa e produttiva, e ad onta che con la sua luce e calore ha plasmato quelle terre, nessun bene hanno ricevuto, sono rimasti qual erano nella loro sterilità, ma con ciò il sole è restato onorato e glorificato ché a tutto ha dato la sua luce, nessuno l’ha potuto sfuggire e resta trionfante solo perché ha dato la sua luce in modo universale a tutti e su tutto.  Tali sono le nostre opere, i nostri atti, solo perché posseggono la virtù estensibile di potersi dare in modo universale a tutti e di far bene a tutti, è il più grande onore e la più grande gloria per Noi, non vi è onore maggiore, gloria più grande che poter dire:  “Sono il portatore di bene a tutti, nel mio atto prendo in pugno tutti, abbraccio tutti e tengo virtù di generare il bene su tutto”.  E siccome il mio ideale è la creatura, perciò la chiamo nella mia Volontà affinché insieme con Essa si renda estensibile a tutti, e conosca con quanto amore e come opera la mia Volontà”.

 

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33-8

Febbraio 4, 1934

 

Amore di Dio nascosto nella Vergine.  La Paternità Divina le dà

la Maternità Divina, e genera in Essa le umane generazioni come

suoi figli.  Come l’immensità Divina rende inseparabili tutte le sue opere.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Volere Divino e trovando tutto ciò che ha fatto in Esso, il piccolo atomo dell’anima mia gira e rigira per dare anche un mio piccolo ti amo per tutto ciò che nel giro dell’eternità ha fatto per amore di tutte le creature, ed il mio amato Gesù mi ha fermato nelle onde d’amore interminabile del Concepimento della mia Mamma Celeste, e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia piccola del mio Volere, il tuo ti amo, per quanto piccolo, ferisce il nostro Amore, e da quelle ferite che ci fa ci da occasione di far uscire il nostro Amore nascosto e di farsi rivelatore dei nostri intimi segreti e di quanto abbiamo amato le creature.  Ora, tu devi sapere che Noi amavamo tutto il genere umano, ma eravamo costretti a tenere nascosta nel nostro Essere Divino tutta la foga immensa del nostro Amore, perché non trovavamo in essi né bellezza che ci rapiva il nostro Amore, né amore che ferendoci facesse sbucare il nostro Amore per inondarli per farsi conoscere, amarli, e farsi amare; anzi erano immersi nel letargo delle colpe da farci inorridire solo a guardarli.  Ma il nostro Amore ardeva, l’amavamo e volevamo far giungere il nostro Amore a tutti; come fare?  Dovevamo usare un grande ritrovato del nostro Amore per giungere a ciò, ed ecco come:  Chiamammo a vita la Piccola Verginella Maria e creandola tutta pura, tutta santa, tutta bella, tutta amore, senza macchia d’origine, e facendo concepire insieme con Essa la nostra stessa Volontà Divina affinché tra Lei e Noi ci fosse libero accesso, perenne unione ed inseparabile.  Ora la Celeste Regina con la sua bellezza ci rapiva ed il nostro Amore correva, correva; col suo amore ci feriva ed il nostro Amore straripando si nascondeva in Essa, e guardando attraverso la sua beltà e del suo amore tutte le creature, il nostro Amore si sfogava e amava con amore nascosto in questa Celeste Regina tutte le creature.  Sicché tutti amammo in Lei, attraverso la sua beltà non ci sembrano più brutte, il nostro Amore non era più ristretto in Noi, ma diffuso nel cuore d’una creatura sì santa, che comunicandole la nostra Paternità Divina, e amando tutti in Essa, acquistò la Maternità Divina per poter amare tutti come figli suoi, generatile dal suo Padre Celeste; come sentiva che Noi amavamo tutte le creature in Lei, così si sentiva che il nostro Amore formava la nuova generazione di tutto l’umano genere nel suo cuore materno.  Si può dare ritrovato più grande d’amore, stratagemmi più amorosi, che la nostra Paterna bontà per amare le creature e anche quelli che ci offendevano, eleggere da questa stessa stirpe una creatura, formarla quanto più bella potessimo, affinché il nostro Amore non potesse trovare intoppo per poter amare tutti in Essa e farla amare tutti?  In questa Celeste Regina tutti possono trovare il nostro Amore nascosto in Lei, molto più che possedendo la nostra Volontà Divina ci dominava a farci amare tutti, e Noi col nostro dolce impero dominavamo Essa ad essere la Madre più affettuosa di tutti.  Il vero amore non sa stare senza amare e usa tutte le arti, prende occasione delle più piccole cose, come delle più grandi per amare, il nostro Amore ora si nasconde, ora si fa palese, ora direttamente, e ora per via indiretta per farsi conoscere che amiamo con amore incessante colei che uscimmo dal fondo del nostro Amore.  Dono più grande non potevamo dare a tutte le generazioni, nel darle questa impareggiabile creatura come Madre di tutti e come portatrice del nostro Amore nascosto in Essa, per imboccarlo a tutti i suoi figli”.

(3) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, il pensiero che la mia Mamma Celeste possedeva nel suo materno cuore l’amore nascosto con cui mi amava il mio Creatore, mi riempiva di gioia, e pensare che io ero guardata da Dio da dentro la mia cara Madre Celeste, attraverso la sua Santità e della sua rapitrice Bellezza, oh! come mi sentivo felice e tutta fiducia ché non più dovevo essere amata e guardata da sola, ma amata e guardata insieme con la mia Mamma.  Ah! Essa per farmi amare di più dal mio Gesù mi coprirà con le sue virtù, mi vestirà con la sua Bellezza e nasconderà le mie miserie e le mie debolezze.  Ma un pensiero voleva funestare la mia gioia:  “Che Nostro Signore fece questo finché la Regina del Cielo visse sulla terra, ma quando se la portò in Cielo questo ritrovato d’amore divino finì”.  Ed il mio dolce Gesù ritornando ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, le nostre opere continuano sempre e sono inseparabili da Noi, sicché il nostro Amore nascosto continua nella Regina del Cielo e continuerà sempre, non sarebbe operare da Dio se tutto ciò che facciamo potesse separarsi da Noi, ed il non avere vita perenne.  Perciò Noi amiamo, ci riversiamo sulle creature, pare che il nostro Amore parte da Noi, ma no, parte e resta con Noi, e l’amore che si riversa sulle creature è inseparabile da Noi e rende inseparabile colei che ha ricevuto il nostro Amore, sicché tutte le nostre opere:  Cielo e terra, creature che escono fuori alla luce del giorno, pare che partono da Noi, ma no, sono tutte inseparabili da Noi, e questo é in virtù della nostra Immensità che involgendo tutto, non vi è punto dove non si trovi e rende inseparabile tutto ciò che Noi facciamo, quindi né le nostre opere si possono separare da Noi, né Noi da esse, si può dire che formano un sol corpo per Noi, e la nostra Immensità e Potenza è come circolazione del sangue che mantiene a tutti e a tutto la vita, al più ci possono essere opere distinte l’una dall’altra, ma separabili non mai”.

(5) Ond’io nel sentir ciò, meravigliandomi ho detto:  “Eppur Amor mio, ci sono i reprobi già separati da Voi, sono anch’essi opere uscite da Voi, com’è dunque che più non vi appartengono? ” E Gesù:

(6) “Tu ti sbagli figlia mia, non mi appartengono per via d’Amore ma per via di Giustizia, la mia Immensità che l’involge tiene il suo potere sopra di loro, e se non mi appartenessero la mia Giustizia punitrice non avrebbe che punire, perché come le cose non mi potessero appartenere all’istante perdono la vita, ma se questa vita esiste vi è chi la conserva e chi giustamente la punisce.  Perciò il nostro Amore nascosto verso ciascuna creatura, nel Cielo la Sovrana Signora lo possiede ancora, anzi è il suo più grande trionfo e contento, che si sente amare dal suo Creatore nel suo materno cuore tutte le creature, ed Essa facendo da vera Madre, quante volte me le nasconde nel suo amore per farle amare, nei suoi dolori per farle perdonare, nelle sue preghiere per farle dare le grazie più grandi.  Ah! Essa è la copritrice che sa coprire e scusare i figli suoi presso il trono della nostra Maestà, perciò fatti coprire dalla tua Mamma Celeste, la quale penserà ai bisogni della figlia sua”.

 

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33-9

Febbraio 10, 1934

 

Chi vive nella mia Divina Volontà, viene cresciuta nelle sue braccia,

la quale con la sua fortezza la forma la piccola vincitrice.  Essa

è la piccola regina che col suo Gesù nel cuore ripete la sua Vita.

 

(1) Mi sento la piccola figlia, ma tanto piccola che sento l’estremo bisogno che la Divina Volontà, più che Madre mia mi porti fra le sue braccia, mi imbocchi le parole, mi somministri il moto alle mie mani, mi sostenga il passo, mi formi il palpito nel cuore ed il pensiero nella mia mente.  Oh! Volontà Divina quanto mi ami, mi sento riversare la tua Vita in me per darmi vita, e come sta in aspettativa di volere gli atomi degli atti miei per investirli con la sua forza creatrice e dirmi:  “Gli atomi della figlia mia mi pareggiano, perché posseggono la mia forza invincibile”.  Ma mentre la mia mente restava sorpresa nel vedere i ritrovati amorosi e materni della Divina Volontà, il mio sempre amabile Gesù che sta sempre a guardia per essere spettatore di quello che fa il Voler Divino in me, mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, tu devi sapere che il mio Supremo Volere guarda chi vuol vivere in Esso come parto suo, che vuol crescere nelle sue braccia, con le sue cure materne, e come vede che la sua piccina vuol dare di sé con le sue piccole opere per dirle che l’ama, questa Madre Divina si stringe al petto la figlia sua e fortifica con la sua fortezza il moto, la parola, il passo della sua figlia, questa fortezza la investe tutta, la trasforma, e sebbene piccola si vede piccola e forte, piccola e vincitrice, e questa Madre prende gusto di farsi vincere dalla sua piccola figlia, sicché si vede forte nell’amore, forte nel patire, forte nell’operare, la fortezza è l’aureola di questa creatura, essa è l’invincibile presso Dio e sopra di sé stessa, le sue debolezze e passioni tremano innanzi a questa piccola vincitrice, Dio stesso sorride e cambia la giustizia in amore, in perdono innanzi all’infantile fortezza di questa creatura; è la fortezza della sua Mamma, la sua cura perenne, che la rendono forte e invincibile.  Perciò se vuoi essere la vincitrice su tutto, cresci nelle braccia della mia Volontà, Essa si riverserà in te e sentirai la sua Vita palpitante in te e ti crescerà a sua somiglianza, e sarai il suo onore, il suo trionfo e la sua gloria”.

(3) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed innanzi alla mia mente si facevano le scene più belle dell’operato divino, come tutte in atto di darsi a me per farsi conoscere, per ricevere il mio piccolo amore, la mia gratitudine ed i miei ringraziamenti, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, per chi vive nella mia Volontà tutti i tempi sono i suoi, ed Io amo di sentirmi ripetere da lei ciò che non mi hanno fatto le creature perché con tanto amore ho operato per loro, e quello che mi hanno fatto, perciò chi vive nella mia Volontà trova in atto la Creazione, ed essa nell’azzurro cielo, nel fulgido sole, nelle stelle scintillanti, mi dà i suoi baci, il suo amore filiale, ed oh! come mi sento contento che in tante cose create trovo l’amore, i baci, l’atto riconoscente della figlia mia, ed Io tutte le cose le converto per lei in gioia, in difesa, in proprietà sua.  Oh! Come è bello essere riconosciuto, amato in quelle stesse opere, perché le abbiamo fatte ché abbiamo amato.  Trova la piccola epoca dell’Adamo innocente, ed essa insieme con Lui mi dà i suoi innocenti abbracci, i suoi casti baci, il suo amore di figlio, ed Io, oh! come mi sento felice ché vedo la mia Paternità riconosciuta, amata, onorata, oh! come è bello sentirmi Padre e come tale sentirmi amato dai figli miei, ed Io ricambio i miei baci, i miei paterni abbracci, e le do come diritto di proprietà sua la gioia infinita della mia Paternità.  Che cosa non darò ai figli miei dopo che sono stato amato e riconosciuto per Padre?  Tutto, non gli negherò nulla, ed essi mi danno il diritto, la gioia dei figli miei.  Per chi vive nella mia Volontà non so negargli nulla, se ciò facessi lo negherei a Me stesso, perciò do tutto ed essa mi ripete le scene di darmi tutto.  Perciò in Essa ci sono scambi d’opere, amore reciproco, che formano tali scene commoventi da formare il Paradiso di Dio e dell’anima.  Oh! mille e mille volte beato chi viene a vivere nel Celeste soggiorno della mia Volontà.  Tu devi sapere che chi fa la Divina Volontà, entra in Essa come regina, e come tale viene innanzi a Noi corteggiata di tutte le opere nostre.  Sicché fa suo il Concepimento della Vergine ed immedesimandosi con Lei e con Noi, ci da ciò che Noi demmo a Lei, e ciò che Essa diede a Noi, e ci sentiamo dare l’amore, la gloria dei mari immensi con cui dotammo questa Vergine, e rimuovere tutti gli atti suoi, come se in atto ce le stesse ripetendo, ed oh! che abissi di grazia si rinnovano tra il Cielo e la terra.  L’anima nella nostra Volontà la mette in condizione di farle fare la ripetitrice delle opere sue, e mentre le ripete dota colei che le ha dato l’occasione, e siccome la creatura è incapace di darci tutto in un atto, ciò che a Noi si forma in un atto solo, la sua piccolezza va spaziando nella nostra Volontà, e ora prende un’opera nostra, e ora un’altra, e col dominio che le dà la nostra Volontà, scende nell’Incarnazione del Verbo, ed oh! com’è bello vederla investita del suo amore, imperlata con le sue lacrime, ornata con le sue ferite, posseditrice delle sue preghiere, tutte le opere del Verbo la circondano dentro e fuori, e quello che è più, convertite per lei in gioie, in beatitudine, in fortezza, con l’inseparabilità del suo Gesù, che come in tempio sacro, che tiene nel suo cuore, per farle la ripetitrice della sua Vita.  Ed oh! che scene commoventi fa innanzi a Dio, col suo Gesù nel cuore prega, soffre, ama insieme con Gesù, e nella sua piccolezza infantile dice:  “Posseggo Gesù, Lui domina me ed io Lui, anzi io le do ciò che Lui non tiene, le mie pene per formare la sua Vita completa in me; Lui è povero di pene perché glorioso non ne può avere, ed io lo supplisco a ciò che non tiene, e Lui mi supplisce a ciò che in me manca”.  Sicché nella nostra Volontà è la vera regina la creatura, tutto è suo e ci fa tale sorpresa delle opere nostre, che ci rapisce e forma la nostra felicità che la creatura ci può dare nella nostra Volontà Santissima”.

 

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33-10

Febbraio 24, 1934

 

La creatura col fare la sua volontà perde il capo, la ragione

divina, l’ordine, il regime.  Gesù è capo della creatura.

 

(1) Mentre continuavo il mio giro nella Divina Volontà, il suo dolce impero, la sua Forza irresistibile, il suo Amore e la sua Luce inestinguibile, si riversa sulla mia piccolezza, la quale come rapita si trova nel mare della Divina Volontà ed oh! le dolci sorprese, i suoi modi sempre nuovi, la sua Bellezza rapitrice, la sua Immensità che porta come nel suo grembo tutti e tutto; ma quello che più colpisce è il suo amore per la creatura, pare che è tutt’occhio per guardarla, tutta cuore per amarla, tutta mani e piedi per portarla stretta al suo seno e per darle il passo.  Oh! come sospira di dare la sua Vita alla creatura affinché potesse vivere della sua, pare che sia un delirio che tiene, un impegno che ha preso, una vincita, che a qualunque costo vuol fare, che la sua Vita formasse la vita della creatura.  Quindi la mia mente si perdeva in mezzo a questo spettacolo d’amore della Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, l’uomo col fare la sua volontà perdette il capo, la ragione divina, il regime, l’ordine del suo Creatore, e siccome perdette il capo, tutte le membra volevano far da capo, ma non essendo ufficio delle membra tenere virtù e abilità di fare da capo, non seppero tenere il regime, né l’ordine fra loro, e un membro si mise contro dell’altro e si divisero tra loro, sicché rimasero come membra sparse, perché non possedevano l’unità del capo.  Ma il nostro Ente Supremo amava l’uomo, e vedendolo senza capo, ci faceva pena ed era il più grande dei disonori alla nostra opera creatrice, né potevamo tollerare uno strazio sì grande in colui che tanto amavamo.  Ecco perciò la nostra Volontà Divina ci dominò, ed il nostro Amore ci vinse, e facendomi scendere dal Cielo in terra mi costituì capo dell’uomo e riunì tutte le membra sparse sotto del mio capo, e le membra acquistarono il regime, l’ordine, l’unione e la nobiltà del capo.  Sicché la mia Incarnazione, tutto ciò che feci e patii e la stessa mia morte, non fu altro che via che feci per cercare queste membra sparse e far fluire dalla virtù del mio capo divino, la vita, il calore e la resurrezione delle membra morte per formare di tutte le umane generazioni un sol corpo sotto del mio capo divino; quanto mi costò, ma il mio amore mi fece superare tutto, affrontare tutte le pene e trionfare di tutto.  Ora figlia mia, vedi dunque che significa non fare la mia Volontà, perdere il Capo, dividersi dal mio corpo, e come membra distaccate, a stento ed a tentoni, camminare quaggiù come tanti mostri, da fare pietà.  Tutto il bene della creatura è accentrato nella mia Volontà Divina e forma la gloria nostra e quella delle umane generazioni; ecco perciò il nostro delirio, il nostro impegno, e vogliamo vincere a via d’amore e di sacrifici inauditi perché la creatura viva della nostra Volontà.  Quindi sii attenta e contenta il tuo Gesù”.

 

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33-11

Marzo 4, 1934

 

Gli atti fatti nella Divina Volontà formano le vie, abbracciano i secoli.

Chi forma il carcere.  L’Ingegnere Divino e l’Artefice insuperabile.

 

(1) La mia povera intelligenza gira sempre nel Fiat Divino per incontrarmi coi suoi atti, immedesimarmi con essi, corteggiarli, amarli e potergli dire:  “Ho l’amore degli atti tuoi in mio potere, perciò ti amo come mi ami Tu, e ciò che fai Tu faccio io”.  Oh! com’è bello poter dire:  “Sono scomparsa nella Divina Volontà e perciò la sua Forza, il suo Amore, la sua Santità, il suo operato, è mio, facciamo un sol passo, abbiamo un sol moto ed un solo amore”.  E la Divina Volontà tutta in festa pare che dica:  “Come sono contenta, non sono più sola, sento in Me un palpito, un moto, una volontà che corre in Me, e fusa insieme, non mi lascia mai sola, e fa ciò che faccio Io”.  Onde, mentre la mia mente si perdeva nel Voler Divino, pensavo tra me:  “Ma qual bene fanno questi miei atti fatti nella Divina Volontà, mentre io non faccio nulla, fa tutto Essa, e siccome sto insieme, dentro di Essa, mi dice faccio ciò che Essa fa, e lo dice con ragione, perché stando in Essa e non fare ciò che Essa fa, è impossibile, perché la sua Potenza è tanta, che investe il mio nulla e fa fare ciò che fa il Tutto, né può fare, né sa fare diversamente”.  Quindi il mio dolce Gesù sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, com’è bello, onore più grande non può ricevere la creatura di quello di venire ammessa dentro di Essa; gli istanti, i più piccoli atti fatti in Essa, abbracciano secoli, e siccome sono divini, sono investiti di tal potere che ciò che si vuol fare con essi, tutto si può fare e tutto ottenere, l’Essere Divino resta legato in questi atti, perché sono atti suoi e deve darli il valore che meritano.  Oltre di ciò, tu devi sapere che gli atti fatti nella mia Volontà, formano le vie che devono servire alle anime per farle entrare in Essa, e sono tanto necessari, che se prima non escono anime eroiche che vivano in Essa per formare le vie principali del suo regno, le generazioni non trovando le vie, non sapranno come fare per entrare nella mia Volontà.  Figlia mia, per formare una città prima si formano le vie che formano l’ordine che deve tenere una città, e poi si gettano le fondamenti per costruirla; se non si formano le vie, le uscite, le comunicazioni che deve tenere, passa pericolo che invece d’una città, possono i cittadini formarsi un carcere, perché non essendo corredato di vie non sanno da dove uscire; vedi quanto sono necessarie le vie.  Ora, la città senza via è l’umana volontà, che chiusa nel suo carcere ha chiuso tutte le vie per entrare nella città celeste della mia Divina Volontà.  Ora l’anima che entra in Essa rompe il carcere, atterra l’infelice città senza vie, senza uscite, e unita con la Potenza del mio Volere, Ingegnere Divino, forma il piano della città, ordina le vie, le comunicazioni, e facendola da Artefice insuperabile forma la nuova cittadella dell’anima, con tale maestria, da formare le vie di comunicazione per far entrare le altre anime e formare tante cittadelle per poter formare un regno, la prima sarà il modello delle altre.  Vedi dunque a che servono gli atti fatti nella mia Volontà, mi sono tanto necessari, che senza di essi mancherebbe la via per farla regnare.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, non uscirne giammai se vuoi rendere contento il tuo Gesù.

 

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33-12

Marzo 11, 1934

 

Come chi non vive nella Volontà Divina la mette in solitudine

e la riduce in silenzio.  Chi è il tempio di Dio.  La Divina Volontà tempio

dell’anima.  La piccola ostia.  Segno per conoscere se si vive nella Divina Volontà.

 

(1) Mi pare di sentire l’eco continuo del Fiat Divino che rimbomba nell’anima mia, che con la sua Potenza invincibile chiama i miei piccoli atti negli atti suoi a farne uno solo, e pare che si diletta con la sua creatura, non si sente solo, tiene a chi dire le sue gioie ed i suoi dolori, insomma, non si sente né in solitudine, né ridotto al silenzio.  Invece per chi non vive nel Voler Divino sente il peso della solitudine, e se vuol parlare e affidare i suoi segreti non viene capito, perché manca la luce della sua Volontà che le fa capire il suo linguaggio celeste, ed oh! come ne resta dolente, ché mentre è tutta voce e tutta parola, eppure non ha a chi dirne una.  Oh! Volontà adorabile, fatemi vivere sempre in Te, affinché spezzi la tua solitudine e ti dia il campo di farti parlare.  Ma mentre la mia mente si perdeva nei vasti orizzonti del Fiat Divino, il mio dolce Gesù ripetendo la sua visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, è proprio vero che chi non vive nella nostra Volontà, la mette in solitudine e la riduce al silenzio; tu devi sapere che ogni creatura è un lavoro nuovo e distinto che teniamo da fare, e quindi nuove cose da dire; se non vive nel nostro Volere, sentiamo che quella creatura è lontana da Noi, perché la sua volontà non è nella nostra, perciò da parte di essa ci sentiamo soli, impediti nel nostro lavoro, e se volessimo parlare è come se volessimo parlare ai sordi, ai muti.  Perciò chi non vive nel nostro Volere è la nostra croce, ci impedisce il passo, ci lega le braccia, atterra le nostre opere più belle, ed Io che sono il Verbo mi riduco al silenzio.

(3) Ora tu devi sapere che l’anima in grazia è il tempio di Dio, però quando l’anima vive nella nostra Volontà, Dio si fa tempio dell’anima, ed oh! la gran differenza tra la creatura tempio di Dio, e tra Dio tempio dell’anima; il primo è un tempio esposto a pericoli, a nemici, soggetto a passioni, molte volte il nostro Ente Supremo, si trova in questi tempi come nei tempi di pietra, non curato, non amato come si conviene, e la piccola lampadina del suo amore continuo che doveva tenere come omaggio al suo Dio che risiede in essa, senza il puro olio è spenta, e se mai sia cade in peccato grave, il nostro tempio crolla e viene occupato dai ladri, nostri e suoi nemici che lo profanano e ne fanno scempio.  Il secondo tempio, cioè Dio tempio dell’anima, non è esposto a pericoli, i nemici non possono avvicinarsi, le passioni perdono la vita, l’anima in questo nostro tempio divino è come la piccola Ostia che tiene consacrato in essa il suo Gesù, la quale coll’amore perenne che attinge, riceve e si alimenta, forma la lampadina viva che sempre arde senza che mai si spegne, questo nostro tempio occupa il suo posto regio, il suo Volere compiuto, ed è la nostra gloria ed il nostro trionfo; e la piccola Ostia che fa in questo nostro tempio?  Prega, ama, vive di Volontà Divina, supplisce alla mia Umanità sulla terra, prende il mio posto di pene, chiama tutto l’esercito delle opere nostre a farci corteggio, la Creazione, la Redenzione le tiene come sue e fa la comandante sopra, e ora ce le mette come esercito intorno, in atto di preghiera, di adorazione, ora come esercito in atto d’amarci e glorificarci, ma essa sempre a capo a fare ciò che vuole che facciano le nostre opere, e finisce sempre col suo ritornello tanto a Noi gradito:  “Il tuo Volere sia conosciuto, amato e regni e domini nel mondo intero”.  Sicché tutte le ansie, i sospiri, gli interessi, le premure, le preghiere di questa piccola Ostia che vive nel nostro tempio divino:  Che il nostro Fiat abbracci tutti, metta da parte tutti i mali delle creature, e col suo soffio onnipotente si faccia il posto nei cuori di tutti, per farsi vita d’ogni creatura; si può dare mai ufficio più bello, più santo, più importante, più utile al Cielo e alla terra, di questa piccola Ostia che vive nel nostro tempio?  Oltre di ciò il nostro Amore, la nostra Potenza fa tutti gli sfoggi, tutte le industrie, tutti gli stratagemmi con chi vive nella nostra Volontà, si fa piccolo e si chiude nell’anima per formare la sua Vita, e di questa resta solo le spoglie per restare coperta, si fa immensa qual è, si forma tempio sontuoso per tenerla dentro al sicuro e godere della sua compagnia.  Per chi fa la nostra Volontà essa è sempre occupata di Noi, e Noi siamo sempre occupati di essa, perciò guardati bene di farti trovare sempre nella nostra Volontà”.

(4) Dopo ciò seguitavo a pensare al Voler Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(5) “Il segno se l’anima vive nella mia Volontà è se tutte le cose interne ed esterne sono portatrici della mia Volontà, perché dire che posseggo la sua Vita e non sentirla è impossibile, quindi se la sentirà nel palpito, nel respiro, nel sangue che circola nelle sue vene, nel pensiero che formula nella sua mente, nella voce che dà vita alla sua parola e così di seguito.  Onde l’atto interno facendo eco all’esterno, fa trovare la mia Volontà nell’aria che respira, nell’acqua che beve, nel cibo che prende, nel sole che le dà luce e calore, insomma, l’interno e l’esterno si danno la mano e formano tanti atti per formare la Vita della mia Volontà in essi, un atto solo non forma vita, ma atti continui e ripetuti formano la vita.  Poi, nella mia Volontà tutto è presente, come in atto di fare tutto ciò che è stato fatto da Noi, e la creatura in Essa entra nella potenza dei nostri atti presenti e fa ciò che facciamo Noi, essa resta investita dalla nostra Forza Creatrice, dal nostro Amore che sempre sorge, comprende ch’è proprio per lei che tutto fa, ed oh! come ama e come vuol far tutto per il suo Creatore, invece fuori del nostro Fiat, ciò che Noi abbiamo fatto si vedono come cose passate, fatte per tutti, non per essa sola, quindi l’amore non si sveglia, dorme, resta come in letargo e pensano ad un amore lontano, non in atto.  Perciò c’è tale differenza tra chi vive nella mia Volontà e tra chi vive fuori di Essa che non c’è paragone che regga.  Perciò sii attenta e ringraziami del gran bene che ti ho fatto, di farti conoscere che significa vivere nel mio Volere”.

 

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33-13

Marzo 25, 1934

 

La preghiera nella Divina Volontà si fa portavoce degli atti del

Fiat Divino.  L’Umanità di Nostro Signore possiede la virtù generatrice.

l’Amore Divino consiste in riprodursi in tutti ed in ciascuno.

 

(1) La mia povera mente pare che non sa stare senza andare in cerca degli atti fatti dalla Divina Volontà, se ciò non facesse mi pare che mi manca la reggia dove dimorare, l’alimento per nutrirmi, l’aria per respirare, il passo per potermi spaziare nei suoi interminabili confini.  Ah! sono gli atti della Volontà Divina che mentre io cerco mi chiamano, e unificandosi con me pare che mi sussurrano all’orecchio:  “Siamo in tuo potere, e con la potenza di questi atti hai monete sufficienti per chiedere, per impetrare il regno del nostro Fiat Supremo; per ottenere un Voler Divino ci vogliono atti divini, e la creatura come viene in Esso, i nostri atti si stendono intorno ai suoi ed il nostro atto prende come in trionfo l’atto di essa, e chiede insieme con essa il trionfo, il dominio della nostra Volontà sulla terra”.  Ma mentre la mia mente godeva la vista incantevole dei miei piccoli atti circondati dai mari degli atti divini, il mio piccolo amore attorniato dal mare dell’Amor Divino che con voce arcana ed incessante non sapevano chiedere altro che Fiat Voluntas Tua come in Cielo così in terra, il mio Sovrano Gesù sorprendendomi, tutt’amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, com’è dolce, consolante, potente, sentire la mia Volontà con tutti i suoi atti nel piccolo atto, amore, adorazione della creatura, chiedere il Fiat regnante sulla terra.  Esso se ne serve del piccolo amore della creatura come portavoce per farla risuonare in tutti gli atti suoi, per farla chiedere il suo regno, non vuol fare da sola, ma vuole l’intermedio di essa per far ciò.  Ma vuoi sapere a che serve questa preghiera che contiene potenza, valore e armi divine che ci guerreggiano con modi incessanti?  Serve a chiamare Dio sulla terra a far vita in ciascuna creatura, serve a far pregare alla mia stessa Volontà Divina e a tutte le sue opere che venga a regnare sulla terra, serve a preparare il posto in Dio stesso alla creatura, è una preghiera divina, prodigiosa, che sa tutto ottenere”.

(3) Dopo ciò seguivo il mio abbandono nelle braccia di Gesù, il suo cuore divino sussultava forte forte d’amore, di gioie, di felicità e di dolore, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutti gli atti della mia Umanità posseggono la virtù generativa, quindi la mente pensa e genera pensieri santi, pensa e genera luce, scienza, sapienza, conoscenze divine, verità nuove, e mentre genera si riversa come a torrenti nelle menti delle creature, senza mai cessare di generare, sicché ogni creatura tiene nella sua mente il ripostiglio di questi miei figli generati dalla mia mente, con la differenza, che chi li tieni onorati, corteggiati, dandogli la libertà di fargli produrre il bene che posseggono, e chi li tieni senza curarli e come soffocati:  I miei sguardi generano sguardi d’amore, di compassione, di tenerezza, di misericordia, non perdo mai di vista nessuno, i miei sguardi si moltiplicano per tutti, ed oh! la potenza dei miei sguardi, con quanta pietà si riversa sulle miserie umane, è tanta che per metterli in salvo racchiude nella mia pupilla la creatura per tenerla difesa e circondata d’affetto e di tenerezza indicibile da far stupire tutto il Cielo; la mia lingua parla e genera parole che danno vita, insegnamenti sublimi, genera preghiere, parla e genera ferite e frecce d’amore per dare la generazione del mio ardente Amore a tutti e farmi amare da tutti; le mie mani generano opere, piaghe, chiodi, sangue, abbracci, per farmi opere di ciascuno, balsamo per raddolcire le loro piaghe, chiodi per ferirli e purgarli, sangue per lavarli, abbracci per abbracciarli e portarli come in trionfo nelle mie braccia.  Tutta la mia Umanità genera continuamente per riprodurla in ciascuna creatura, il nostro Amore Divino consiste proprio in questo:  Riprodursi in tutti ed in ciascuno; e se non avessimo la virtù generativa non poteva essere una realtà, ma un modo di dire, mentre in Noi prima facciamo i fatti, e se usiamo il dire è per confermare i fatti, molto più che la mia Umanità è inseparabile dalla Divinità, la quale possiede in natura la virtù generativa e sta sopra delle creature come una madre con le braccia aperte e genera in modo mirabile la sua Vita in esse.  Ma sai tu chi riceve gli effetti, il frutto completo di questo mio generare continuo?  In chi regna la mia Volontà, la quale non solo riceve la generazione dei miei atti, ma li riproduce in modo mirabile”.

 

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33-14

Aprile 28, 1934

 

La Divina Volontà in ogni atto che fa chiama tutte le creature

per dare il bene che il suo atto contiene.  Esempio:  Il sole.

 

(1) Sono sempre nella mia cara eredità del Fiat, sento il suo dolce impero che mi tiene assorbita e tanto investita che non mi lascia il tempo di dolermi delle privazioni del mio amato Gesù, per me, ahimè, troppo dolorose.  La molteplicità ed infinità dei suoi atti continui s’impongono su di me, per avermi presente e parteciparmi il bene che contengono e dirmi quanto mi ama, e tu quanto ci ami?  Onde la mia mente si perdeva e restava rapita nel vedere che sempre voleva darmi del suo, e perciò mi voleva presente agli atti suoi; che bontà! che amore! Quindi il mio Sovrano Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, il tuo Gesù tiene il compito di manifestare i segreti della mia Volontà Divina, il suo Amore che giunge, che non sa stare né può stare se non dà del suo in modo continuo alla creatura.  Tu devi sapere che quando la mia Volontà fa un atto, chiama nel suo atto tutte le creature, le vuole tutte a Sé per dare a ciascuna il bene che possiede quell’atto, sicché tutti sono racchiusi nell’atto suo e ricevono il bene dell’eredità divina, con questa differenza:  Che chi sta nella nostra Volontà volontariamente e per amore, ne resta posseditrice; e chi non sta, il bene non resta perduto, ma aspetta la sua ereditiera, chi sa si decida di far vita nella nostra Volontà per darne il possesso; e per liberalità tutta divina le diamo l’interesse del bene assegnatoli, cioè gli effetti, per fare che non morisse di fame dei beni del suo Creatore, perché la nostra Volontà possiede in natura la virtù universale, e perciò in ogni suo atto chiama tutti, abbraccia tutti, coinvolge tutti, e porge a tutti i suoi beni divini.  Simbolo ed immagine il sole, che essendo stato creato dal mio Fiat con la sua virtù universale, porge la sua luce a tutti, non la nega a nessuno, e se qualcuno non volesse prendere il bene della sua luce, il sole non distrugge la luce che a quel tale appartiene, né la può distruggere, ma aspetta quando quel tale si decida di prendere il bene della luce, non si nega, subito si dà, e fino a tanto che non si decida di prendere direttamente il bene della luce, le dà l’interesse per mezzo delle altre cose create cui il sole tiene il suo atto primo, in tutte le cose create a chi dà la fecondità e la maturazione, a chi lo sviluppo e la dolcezza, non vi è cosa creata cui il sole non dà del suo, quindi la creatura prendendo il cibo, servendosi delle piante, prende gli effetti e gli interessi che le dà la luce che a lui appartiene e che volontariamente non prende.  Più che sole è la mia Volontà, in tutti gli atti che fa chiama e tiene presenti tutte le creature, e a tutte porge i suoi beni divini.

(3) Ora chi vive nella nostra Volontà, siccome possiede come proprietà sua il bene che in ogni atto il mio Volere le ha dato, sente in sé la natura del bene, giacché il bene è in suo potere; la bontà, la pazienza, l’amore, la luce, l’eroismo del sacrificio sono a sua disposizione, e se ha l’occasione di esercitarle, senza sforzo le esercita, e se non ha l’occasione d’esercitarle le possiede sempre, come tante nobili principesse che formano l’onore, la gloria delle proprietà che le ha dato la mia Volontà.  Succede come all’occhio che possiede la vista, se è necessario che deve guardare, che deve aiutarsi con la vista, lo fa, se non è necessario non perde la vista, ma tiene il suo occhio come gloria e onore che possiede il suo occhio che vede.  Possedere la mia Volontà e non possedere le virtù come in natura sua è quasi impossibile, sarebbe come un sole senza calore, come un cibo senza sostanza, come una vita senza palpito.  Perciò chi possiede la mia Volontà possiede tutto come doni e proprietà che porta con sé il mio Voler Divino”.

 

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33-15

Maggio 6, 1934

 

Primo scopo della Redenzione:  Ripristinare la Vita della Divina Volontà nella

creatura.  Come Dio fa le cose minori per dare il posto alle sue opere maggiori.

 

(1) Sono sotto le onde altissime del Fiat Divino, il quale, le cose e tutti i suoi atti divini fa vedere e toccare con mano che tutti hanno origine del Voler Divino, e tutti sono portatori d’un Volere sì Santo.  Sicché fine primario di Dio, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, non fu altro il suo scopo che formare la sua Vita palpitante di Volontà Divina in ciascuna creatura ed in tutto, voleva il suo posto regio, e trasfusione di tutte le cose e di ciascun atto nella sua Volontà, e con giustizia e con ragione, essendo Essa l’Autrice di tutto e di tutti, che meraviglia che vuole il suo posto di diritto in tutto? ”  Onde seguendo la Divina Volontà negli atti suoi, sono giunta alla Redenzione, ed il mio amato Gesù soffermandomi e sospirando mi ha detto:

(2) “Figlia mia, eppure fine primario della Redenzione, nella nostra mente divina, fu il ripristinare il regno della Divina Volontà nella creatura; era questo di Divino che avevamo messo in essa, la nostra Volontà operante, l’atto più nobile, più bello, e che in virtù di questo Noi amavamo la creatura fino alla follia, perché aveva del nostro, Noi amavamo Noi stessi in essa e perciò il nostro Amore era perfetto, pieno ed incessante, e come se non ci potessimo disfare di essa, sentivamo la nostra stessa Volontà che da dentro la creatura ci imponeva ad amarla, e se scesi dal Cielo in terra fu l’Impero, la Potenza del mio Fiat che mi chiamò perché voleva i suoi diritti ed essere ripristinato e messo in salvo il suo atto nobile e divino.  Ci sarebbe mancato l’ordine e avremmo agito contro natura, se scendendo dal Cielo avessi messo in salvo le creature, e la nostra Volontà, ciò che di Divino, l’atto nostro più bello messo in esse, principio, origine e fine di tutto, non metterlo in salvo e restituirgli il suo regno in esse.  Ma chi è che non pensa a salvare primo sé stesso e poi gli altri?  Nessuno, e se non può salvare sé stesso, è segno che non terrà né virtù, né potere di salvare gli altri.  Col ripristinare il regno della mia Volontà nella creatura, Io facevo l’atto più grande, atto che solo può fare un Dio, cioè mettere in salvo la mia stessa Vita nella creatura, e salvando Me stesso tutti erano messi al sicuro, non più pericoli, perché tenevano una Vita Divina in poter loro in cui avrebbero trovato tutti i beni che volevano.  Quindi la mia Redenzione, la mia Vita, le mie pene, la mia morte, servirà a disporre le creature ad un tanto bene e come preparativo al grande portento del regno della mia Volontà nelle umane generazioni, e se ancora non si veggono i frutti, la vita di Esso, ciò dice nulla, perché nella mia Umanità c’è il germe, la Vita del mio Fiat, quindi questo germe possiede la virtù di formare la lunga generazione di tant’altri semi nei cuori per rigenerare in essi, la ripristinazione della Vita della mia Volontà nelle creature.  Perciò non vi è atto fatto dall’Ente Supremo che non esca dalla nostra Volontà, ed è tanto il suo amore, che si mette come vita nell’atto nostro, e come vita reclama i suoi diritti che vuole svolgere la sua Vita; quindi, come Io potevo venir a redimere se non restituivi questi diritti alla mia Volontà?  Questi diritti per venire a redimere le furono restituiti nella mia Madre Celeste, nella mia Umanità, e solo perché ebbe questi primi diritti potette venire a redimere, altrimenti non troverei né la via, né il luogo dove scendere, e la mia Umanità si compromise con Essa, a via di pene, di restituirle questi diritti di farla regnare a suo tempo nell’umana famiglia.  Perciò tu prega, e unita con Me non risparmiare il sacrificio della tua vita per una causa sì santa e divina, e di amore più eroico e grande verso tutte le creature”.

(3) Onde sono restata impensierita di ciò che sta scritto di sopra e pensavo tra me:  “Come può essere che mentre dice che il suo fine primario della sua venuta sulla terra fu per stabilire il regno della Divina Volontà, sebbene era connessa insieme la Redenzione, mentre i frutti della Redenzione si veggono abbondantemente, e quelli del suo Fiat regnante non si vede quasi nulla ancora?  E Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, sarebbe assurdo e contro l’ordine divino non dare il primato alla nostra Volontà, come difatti lo demmo.  Posso dire che prima incominciò il regno della Volontà Divina nella mia Madre Celeste, poi nella mia stessa Umanità, cui possedeva tutta la pienezza della Volontà Suprema, e poi venne la Redenzione, e siccome Io e la Regina del Cielo, in virtù di questo regno che possedevamo nel suo pieno vigore, rappresentavamo tutta l’umana famiglia come capi per riunire tutte le membra sparse, perciò potette venire la Redenzione.  Fu proprio da dentro il regno della mia Volontà che uscì la Redenzione; se Io e la mia Madre non l’avessimo posseduto, sarebbe stato un sogno e restato nella nostra mente divina.  Ora essendo il Capo, il Re, il Salvatore ed il vero santificatore dell’umano genere, ciò che c’è nel Capo hanno diritto le membra, ciò che possiede la Madre hanno diritto di ereditare i figli, ecco perciò la Redenzione:  Il Capo vuol sanare le membra e vincolarle a via di pene e di morte per fruire in esse le virtù del Capo; la Madre vuol riunire i figli, farsi conoscere, per costituirli eredi di ciò che Essa possiede; ecco la necessità del tempo, in modo che dal regno della mia Volontà uscì la Redenzione come atto primo, e la Redenzione servirà come mezzo potente per comunicare alle membra il regno che possiede il Capo, l’uno e l’altro si daranno la mano.  E poi se amo tanto, voglio, insisto, che le creature in tutte le cose hanno solo per principio la sola mia Volontà.  Io poi che ne posseggo la Vita e che dovevo scendere dal Cielo in terra, e che tanto mi doveva costare, non dovevo dare il primato alla mia Volontà?  Ah! figlia mia, questo dice che non si conosce a fondo, mentre ha più valore un atto di mia Volontà che tutte le creature unite insieme, ed è tanto certo, che dalla mia Volontà ebbe vita la Redenzione, mentre la Redenzione non teneva virtù di dar vita alla mia Volontà.  Il mio Fiat è eterno, non ebbe principio né nell’eternità né nel tempo, mentre la Redenzione ebbe il suo principio nel tempo, e siccome il mio Volere non ha principio ed è il solo che può dar vita a tutto, quindi possiede in natura sua il primato su tutto, e non vi è cosa che facciamo che non abbiamo il nostro fine primario:  “Che la nostra Volontà abbia la sua Vita dominante, operante e regnante”.  Ma tu dici che i frutti della Redenzione si veggono, mentre quelli del regno della Divina Volontà non si vede nulla; questo dice che non si comprendono i nostri modi divini; facciamo le cose minori per dare il posto alle nostre opere maggiori e per effettuare il nostro fine primario.  Ascoltami figlia mia, nella Creazione il nostro scopo primario era l’uomo, ma invece di creare l’uomo, prima creammo cieli, sole, mare, terra, aria, venti, come abitazione dove mettere quest’uomo e fargli trovare tutto ciò che occorreva per farlo vivere; nella stessa creazione dell’uomo prima facemmo il corpo e poi gli infusi l’anima, più preziosa, più nobile e che contiene più valore del corpo; molte volte è necessario fare prima le opere minori per preparare la decenza, il posto alle nostre opere maggiori.  Che meraviglia dunque che nello scendere dal Cielo in terra, nella nostra mente divina il nostro fine primario era di costituire il regno della nostra Volontà in mezzo all’umana famiglia?  Molto più che la prima offesa che ci fece l’uomo, fu proprio diretta alla nostra Volontà, quindi con giustizia, il primo nostro fine doveva essere diretto a rinsaldare la parte offesa della nostra Volontà e a restituirle il suo posto regio, e poi veniva la Redenzione; e la Redenzione venne in modo sovrabbondante, con tali eccessi d’amore da far strabiliare Cielo e terra.  Ma perché prima?  Perché doveva servire a preparare con decenza, con decoro, con sontuosità, col corredo delle mie pene e della mia stessa morte, come regno, come esercito, come abitazione e come corteggio, a far regnare la mia Volontà.  Per sanare l’uomo ci volevano le mie pene, per dargli la vita ci voleva la mia morte, eppure sarebbe bastata una mia lacrima, un mio sospiro, una sol goccia del mio sangue per salvare tutti, perché tutto ciò che Io facevo era animato dalla mia Volontà Suprema.  Posso dire che era Essa nella mia Umanità che correva in tutti gli atti miei, nelle mie pene più strazianti, per cercare l’uomo e metterlo in salvo, come dunque si può negare il primo scopo ad un Volere sì santo, sì potente, che abbraccia tutto e che non vi è vita né bene senza di Esso?  Perciò è assurdo il solo pensarlo.  Quindi voglio che in tutte le cose la riconosci come atto primo di tutto, così ti metterai nel nostro ordine divino, che non vi è cosa in che non diamo il primato alla nostra Volontà”.

 

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33-16

Maggio 12, 1934

 

Estremo bisogno dell’abbandono nel Voler Divino, virtù di Esso.  Come tutti

giriamo intorno a Dio; la sola volontà umana va vagando ed è la turbatrice di tutti.

 

(1) Il mio abbandono nel Fiat è per me un bisogno estremo del povero mio cuore, perché mi fa sentire la sua Paternità e Maternità Divina, che con le sue braccia di luce mi tiene stretta al suo seno per riversarsi in me come Madre tenerissima che ama con amore inseparabile la sua figlia, ma tanto, che vuol generare la sua Vita nella figlia sua.  Pare che sia un delirio, una passione divina di questa Madre Santa che la rende tutt’occhio, tutta attenzione e premura, tutta cuore ed in continuo atto di lavorare per concepire, nascere e crescere la sua Vita nella figlia sua, tutta abbandonata nelle sue braccia.  Sicché l’abbandono nella Divina Volontà facilita le cure e rende effettuabili le premure di questa Madre Celeste, di formare la sua Vita tutta di Volontà Divina nella creatura.  Mamma mia bella, deh! non distaccarmi dal tuo seno di luce affinché possa sentire la tua Vita in me, che pennellandomi continuamente mi faccia conoscere quanto mi ami, chi Tu sei e quanto sei bella, amabile e adorabile.  Ma mentre la mia mente si perdeva nell’abbandono totale del Voler Divino, il mio dolce Gesù ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, quanto più si comprende del mio Volere, tanto più si gode della sua Bellezza e Santità e tanto più si riceve dei suoi beni, e l’abbandono in Esso distrugge tutti gli ostacoli e stringe l’anima tanto stretta nelle sue braccia, che senza sforzo il mio Fiat può rigenerare la sua Vita Divina nella creatura; il vero e pieno abbandono dice coi fatti:  “Fa di me ciò che vuoi, la mia vita è la tua, e della mia non ne voglio saper più nulla”.  Sicché l’abbandono tiene virtù di far restare la creatura in balia della mia Divina Volontà.  Perché tu devi sapere che tutte le cose e la stessa natura umana prende dal moto eterno di Dio, in modo che tutto le gira intorno, la Creazione tutta, il respiro, il palpito, la circolazione del sangue stanno sotto l’impero del moto Eterno, e siccome tutti e tutto hanno vita da questo moto, sono inseparabili da Dio, e come hanno vita, così con una corsa unanime girano intorno all’Ente Supremo, sicché il respiro, il palpito, il moto umano, non sta in poter loro di respirare, di palpitare, di muoversi, vogliano o non vogliano, stando sotto il moto incessante dell’Eterno sentono anch’essi l’atto incessante del respiro, del palpito e del moto, si può dire fanno vita insieme con Dio e con tutte le cose create che le girano intorno senza mai fermarsi; solo la volontà umana, avendola creato col gran dono del libero arbitrio, affinché potesse dirci che liberamente ci amava, non perché costretta com’è costretto il respiro a respirare, il cuore a palpitare e a ricevere il moto del suo Creatore, ma di volontà voluta, non forzata, potesse amarci e starsi insieme con Noi per ricevere la Vita operante nel nostro Volere; era l’onore ed il dono più grande che davamo alla creatura, ed essa, ingrata, si scosta dalla nostra unione ed inseparabilità e quindi dall’unione di tutti e di tutto, e perciò si smarrisce, si degrada, si debilita, perde la forza unica, ed è la sola in tutta la Creazione che perde la sua corsa, il suo posto d’onore, la sua bellezza, la sua gloria, e va vagando spostata dal suo posto che tiene nella nostra Volontà che la chiama, la sospira al suo posto d’onore, sicché tutti hanno un posto, anche il respiro ed il palpito umano, e siccome tutti e tutto hanno un posto non perdono mai la vita ed il loro moto incessante, nessuno si sente povero, debole, ma ricchi nel moto eterno del loro Creatore.  Solo l’umana volontà, perché non vuol stare nel regio posto del nostro Volere Divino, è la smarrita e la più povera di tutti, e siccome si sente povera si sente infelice ed è la turbatrice dell’umana famiglia.  Perciò se vuoi essere ricca, felice, non scendere mai dal tuo posto d’onore, qual è dentro della nostra Volontà, allora avrai tutto in tuo potere, forza, luce, e anche la mia stessa Volontà”.

 

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33-17

Maggio 20, 1934

 

La Divina Volontà divora tutto, come dentro d’un sol fiato tutti gli

atti fatti in Essa e ne forma uno solo.  La Divina Volontà forma le

spoglie dell’Umanità di Nostro Signore, e la fa presente alle creature.

 

(1) Mi sentivo povera, povera d’amore, ma con la volontà di volerlo amare assai, assai; il dolce Gesù lo avevo ricevuto Sacramentato e Lui era come affogato d’amore ed io qualche gocciolina appena, eppure mi chiedeva amore per darmi amore, ma come far per poterlo pareggiare in qualche modo?  Allora ho pensato tra me:  “La mia Mamma Celeste vuole che io ami assai il mio ed il suo Gesù, quindi queste mie goccioline d’amore le voglio versare nei suoi mari d’amore e così gli darò e gli dirò:  Ti amo tanto che ti amo come ti ama la Mamma tua”.  Ora mi sembrava che la Sovrana Signora gioiva e si sentiva felice che la sua figlia amava Gesù col suo amore, e Lui più contento ancora ché si sentiva amato da me coll’amore della sua Mamma, e tutto contento mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che per chi vive nel mio Fiat, non è mai sola negli atti suoi, essa è incorporata in tutto ciò che ha fatto, fa e farà, tanto in Sé stessa quanto in tutte le creature, sicché Io sentivo nell’amore di mia Madre l’amore di mia figlia, e nell’amore della figlia l’amore di mia Madre Divina.  Oh! come erano belle le tue piccole goccioline d’amore, investite dai mari d’amore della Mamma mia.  Per chi vive nel mio Volere Io sento il Cielo scorrere negli atti suoi, nel suo amore, nella sua volontà, e la creatura la sento nel Cielo, ed i suoi atti, il suo amore, la sua volontà investire l’Empireo, invadere tutti e formare un solo atto, un solo amore e una sola volontà, e tutto il Cielo si sente amato, glorificato nella creatura, ed essa si sente amata da tutto il Cielo.  Nella mia Volontà tutto è unità, la separabilità non esiste, né esiste distanza di luoghi o di tempi, i secoli scompariscono nel mio Volere e con la sua potenza divora tutto in un sol fiato, e di tutto vi forma un solo atto continuato.  Qual fortuna per chi vive nel mio Volere che può dire:  “Io faccio ciò che si fa in Cielo, ed il mio amore non è dissimile dal loro amore”.  Solo per chi non vive nel mio Volere i suoi atti sono separabili, soffrono di solitudine e sono dissimili dagli atti nostri, perché non essendo investiti dal suo potere, che tiene virtù di convertire in luce ciò che si fa in Esso, quindi non essendo luce non possono incorporarsi con gli atti della nostra Volontà, che essendo luce inaccessibile sa convertire tutto in luce, e non è meraviglia che luce e luce s’incorporino insieme”.

(3) Onde mi sono abbandonata nelle braccia del bambino Gesù, così si faceva vedere, e Lui affogato d’amore si abbandonava nelle mie per godersi l’amore della sua e mia Mamma che io gli davo, e poi ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, se tu mi vedi bambinello è virtù della mia Volontà Divina che possiede in Sé stessa tutti i periodi della mia Vita quaggiù, le mie lacrime, le mie pene, e tutto ciò che Io feci, quindi Essa in ogni istante ripete i diversi periodi della mia Vita, per dare alle creature i suoi mirabili effetti, e ora mi forma bambino per darle i frutti della mia infanzia, il mio amore tenerissimo che giungo a piangere per aver amore da esse, e farmi ricevere la tenerezza, la compassione alle mie lacrime; ora mi forma fanciullo, con una beltà incantevole per farmi conoscere e rapirle ad amarmi; ora giovane per incatenarle con unione inseparabile; ora crocifisso per farmi riparare e compatire, e così di tutto il resto della Vita della mia Umanità quaggiù.  Oh! potenza e amore insuperabile della mia Volontà, ciò che Io feci nel piccolo giro di trentatré anni e sbrigandomi me ne andai al Cielo, Essa lo farà per secoli e secoli, tenendo pronta la mia Vita per darla a ciascuna creatura.

(5) Ora tu devi sapere che se la santa Chiesa ha il grande onore di avere anime che hanno il bene di vedermi, di sentirmi parlare come se Io stessi di nuovo vivendo insieme con loro, il tutto si deve alla mia Volontà Divina, è Essa che forma le mie spoglie e mi fa come presente alle creature; la mia Umanità sta racchiusa nella sua Immensità e tiene in virtù di Essa l’atto presente, come se in atto nasco e mi dà le spoglie di bambino, cresco e mi dà le spoglie di fanciullo, tutta la mia Vita sta in suo potere, e la forma che mi vuol dare, in qualunque età mi vuol mostrare, mi forma le spoglie e mantiene tutta la mia Vita come atto presente in mezzo alle creature.  La mia Volontà tiene il tuo Gesù vivente, ed a seconda le loro disposizioni così mi dà le spoglie e mi dà a loro e le fa sentire che Io piango, soffro, continuo a nascere e a morire, e brucio d’amore ché voglio essere amato; che cosa non fa la mia Volontà?  Essa fa tutto, non vi è cosa in cui non tiene il suo primato, la virtù conservatrice e l’equilibrio perfetto e continuo senza mai cessare di tutte le opere nostre.  Figlia mia, con mio dolore lo dico, che quello che manca è la conoscenza di quello che fa la mia adorabile Volontà, il gran bene che continuamente porge alle creature, e perciò vuol essere conosciuta.  E perché non conosciuta, non è né apprezzata né amata, e non le danno il primato a tutte le opere nostre, mentre la mia Volontà è la fonte primaria e tutte le nostre opere sono come tante fontanine che ricevono e attingono la vita ed i beni che danno alle creature.  Oh! se si conoscesse che significa Volontà di Dio, il bene che porge alle creature, la terra resterebbe trasformata e tanto attirata, che resterebbe col suo sguardo fisso a guardarla e a ricevere i suoi beni perenni, ma siccome non è conosciuta non la pensano neppure e sperdono in parte i suoi beni, perché vogliano o non vogliano, conoscano o non conoscano, credano o non ci credano, è il mio Fiat Divino che dà vita, moto e tutto, è il movente di tutta la Creazione.  E perciò amo tanto che sia conosciuto ciò che Essa fa e può fare, tutta la sua storia divina, per poter largheggiare con nuovi doni e sfoggiare in amore con più abbondanza verso le creature, ché per far ciò ho voluto il sacrificio della tua vita, sacrificio che non ho chiesto da nessuno, sacrificio che ti costa tanto, sebbene tu calcoli questo sacrificio quando sorgono gli intoppi, le circostanze, ma Io lo calcolo tutti i giorni, ne misuro l’intensità, la durezza e la perdita di vita giornaliera a cui tu ti sottoponi.  Figlia buona, era necessario questo tuo sacrificio alla mia Volontà per farsi conoscere, per dare le sue conoscenze, voleva servirsi di te come canale per farsi conoscere, ed il tuo sacrificio come arma potente per farsi vincere, per svelarsi, aprire il suo seno di luce e manifestarsi chi Essa sia.  Molto più che la creatura col fare la sua volontà umana, respingeva e perdeva la Vita della Divina Volontà, quindi era necessario che una creatura si sottoponesse al sacrificio di perdere la sua vita, perdendo la padronanza di sé stessa per fare che il mio Volere si muovesse a farsi conoscere per restituire la sua Vita Divina.  E’ sempre così nel nostro operare, quando vogliamo sovrabbondare di più verso la creatura, chiediamo il sacrificio d’una creatura come pretesto, e poi facciamo conoscere il bene che vogliamo fare, ed il bene viene dato a seconda le conoscenze che acquistano.  Perciò sii attenta e non volerti occupare di pensieri inutili del perché del tuo stato, era necessario alla nostra Volontà e basta, e tu devi essere contenta e ringraziarla”.

 

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33-18

Giugno 16, 1934

 

La volontà umana, creata regina in mezzo alla Creazione.

Come tutto scorre fra le dita del nostro Creatore.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Fiat Divino, i suoi atti sono per me come tanti alimenti, che alimentandomi sento la crescenza della sua Vita in me, la sua Forza che imponendosi sulla mia volontà umana la conquista e la rapisce nella sua per dirle:  “Viviamo insieme e tu sarai felice della mia stessa felicità, ti sono uscita fuori alla luce del giorno, non per tenerti lontana, ma insieme con Me nella mia stessa Volontà, se ti ho creato è perché sentivo il bisogno d’amarti e d’essere amato, sicché la tua creazione era necessaria al mio Amore, il poggio della mia Volontà, come mio piccolo campicello; voglio far sfoggio delle mie opere, della mia maestria e questo per formar e dare sfogo al mio Amore”.  Oh! Volontà adorabile, quanto sei amabile e ammirabile, sicché mi vuoi in Te per dar vita al tuo sfogo d’amore, e se ami tanto che la creatura viva nel tuo Volere Divino, perché non ci creasti come il cielo, il sole, senza volontà, affinché potesse fare ciò che Tu vuoi.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, tu devi sapere che la cosa più bella da Noi creata fu la volontà umana, fra tutte le cose create è la più bella, quella che più ci somiglia, perciò si può chiamare la regina fra tutte, come difatti lo è.  Tutte le cose sono belle:  Bello è il sole, che con la sua luce vivificatrice allieta, sorride a tutti, con la sua luce si fa occhio, mano e passo di tutti; bello è il cielo che col suo manto stellato copre tutti; ma per quanto sono belle tutte le cose create, nessuna può darsi il vanto d’averci fatto il più piccolo atto di proprio per amarci, non vi è nessuno sfogo di contraccambio, tutto è muto silenzio, e tutto ciò che facciamo lo facciamo da soli, nessun eco che ci risponda ai tanti mari d’amore che ci sono in tutte le cose create, neppure il più piccolo sfogo ci viene dato, perché lo sfogo viene formato tra due volontà che hanno ragione e conoscono se bene o male fanno.  Perciò l’umana volontà fu creata regina in mezzo alla Creazione, regina di sé stessa, sfogo d’amore col suo Creatore, regina di tutte le cose create; liberamente può fare un mondo di beni, prodigi di valore, eroismo di sacrifici se si mette da parte del bene, ma se si mette da parte del male, come regina può fare un mondo di rovine e può precipitare dal più alto posto fin nel basso delle più grandi miserie.  Ecco perciò fra tutte le cose amiamo la volontà umana, perché la facemmo regina, può dirci che ci ama, può alimentare il nostro sfogo d’amore, può mettersi a gara con Noi:  Noi ad amarla ed essa ad amarci, perciò la dotammo di tali prerogative fino a darle la nostra somiglianza, essa non è altro che semplice atto, eppure è la mano, il piede, la voce del suo essere umano.  Se la creatura non avesse volontà sarebbe simile alle bestie, schiava di tutti, senza l’impronta della nobiltà divina; la nostra Divinità, purissimo Spirito, non c’è ombra in Noi di materia, eppure investiamo tutti e tutto e siamo la vita, il moto, il piede, la mano, l’occhio di tutti, la vita umana scorre in mezzo alle nostre dita come attore e spettatore, respiro e palpito d’ogni cuore, e ciò che Noi siamo per tutto e per tutti, la volontà umana lo è per sé stessa; si può dire che per le prerogative che possiede, essa si può specchiare in Noi, e Noi troviamo il nostro piccolo specchio in essa, la nostra Potenza, Sapienza, Bontà, Amore, può formare i suoi riflessi nel semplice atto dell’umana volontà.  Oh! volontà umana, come sei stata creata bella dal tuo Creatore, bello è il cielo, il sole, ma tu lo superi, e solo se non avessi altro di bello, solo perché puoi dirci che ci ami, possiedi la più grande gloria, l’incanto che puoi rapire il tuo Creatore”.

 

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33-19

Giugno 24, 1934

 

Chi vive nella nostra Volontà sente il palpito divino nelle sue opere,

conosce la sua mira, opera insieme ed è la benvenuta nel nostro Fiat.

 

(1) Mi sento tra le braccia della Divina Volontà, la quale con una bontà insuperabile mi fa presente tutto ciò che ha fatto per amore delle creature, per ricevere il piacere di farmele conoscere, e per essere rinnovata la gloria di tutto ciò che ha fatto per amor nostro, e siccome tutto ha fatto per puro amore, pare che non è contenta se non si sente conosciuta e riamata da chi fu causa di farla operare, opere sì grandi e di magnificenza indescrivibile.  Ma mentre la mia mente si perdeva nella molteplicità di tante opere divine, il mio sempre amabile Gesù, ripetendo la sua visitina mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, il nostro Amore, le nostre opere, vogliono aver vita nella creatura, vogliono farsi sentire palpitanti, per darle l’amore ed i frutti che contengono le nostre opere, le quali come partorendo in loro, producono anch’esse amore e frutti divini.  Tutto ciò che Noi abbiamo fatto sta sempre in atto, e Noi chiamiamo la creatura nell’atto proprio che stiamo operando per farla conoscere le nostre opere, quanto amore contengono, con quanta sapienza e potenza sono state formate e come in tutto ciò che facciamo, la mira nostra è sempre verso di essa; nulla abbiamo uscito fuori di Noi se non palpitava amore e chiamava il palpito della creatura a farci amare, Noi di nulla avevamo bisogno perché possediamo in Noi stessi, nel nostro proprio Essere Divino tutti i beni possibili ed immaginabili, e possedendo la virtù creatrice, quanti beni vogliamo creare sono in nostro potere, perciò tutte le nostre opere esterne furono fatte per essa, per darle amore, per far conoscere chi è che l’ha amato tanto, e come scale per farla salire a Noi e darci il suo piccolo amore; chi non ci conosce ci sentiamo derubati e chi non ci ama ci sentiamo traditi.  Ora figlia mia, vuoi tu sapere chi riceve il nostro palpito delle cose create, la nostra mira, le conoscenze, e ci dà il suo palpito, il suo contraccambio d’amore?  Chi vive nella nostra Volontà.  Come la creatura entra in Essa, con le sue ali di luce come braccia se la stringe al suo seno, e siccome possiede il suo atto incessante dice:  “Guardami come sto operando, anzi facciamolo insieme affinché conosca ciò che faccio, il mio Amore distinto da una cosa creata all’altra, e tu riceva tutti questi gradi del mio ardente Amore, in modo da coprirti e farti restare affogata d’amore, ma tanto, che non saprai dirmi che mi ami, mi ami, mi ami; se tu non conosci non sarai capace di ricevere la pienezza dell’amore, né gustare i frutti delle nostre opere.  Ora voglio dirti un’altra sorpresa:  Come la creatura entra nella nostra Volontà, non solo a ciò che abbiamo fatto nella Creazione, nella Redenzione, in tutto e resta in modo mirabile arricchita delle opere del suo Creatore, ma ci dà la nuova gloria, come se le nostre opere fossero ripetute di nuovo.  Tutto ciò che abbiamo fatto passa dal canale della creatura, qual è la nostra Volontà che ciò succedesse, e ci sentiamo ripetere, in virtù di Essa, la gloria come se un nuovo cielo stendessimo, una nuova creazione operassimo, e come ce la sentiamo venire nel nostro Volere, le diamo il benvenuto, e straripando di nuovo amore le diciamo:  “Vieni, tocca con mano ciò che abbiamo fatto, le nostre opere sono vive per te, non morte, e col conoscerle ripeterai la nuova gloria ed il nuovo contraccambio d’amore.  E’ vero che le nostre opere ci decantano e ci glorificano da per sé stesse, anzi siamo Noi stessi che ci decantiamo e glorifichiamo continuamente.  Ma la creatura nella nostra Volontà ci dà qualche cosa di più, ci dà la sua volontà operante nelle nostre opere, la sua intelligenza per conoscerle ed il suo amore per amarci, quindi sentiamo la gloria che una volontà umana ci ripete la gloria, come se le nostre opere fossero ripetute.  Perciò sempre nel mio Fiat Divino ti voglio, per ricevere i suoi segreti e bere a larghi sorsi le sue mirabili conoscenze.  Coll essere conosciuto si comunica la vita, si ripetono le opere, e si ottiene lo scopo”.

 

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33-20

Giugno 29, 1934

 

L’attenzione, occhio dell’anima.  Nella Divina Volontà non

ci sono ciechi.  La calamita, il conio dell’immagine divina

negli atti nostri.  Dio si fa prigioniero della creatura.

 

(1) Il Voler Divino non mi lascia mai sola, mi sembra che mi guarda sempre per investire il mio pensiero, la mia parola, il più piccolo dei miei atti, ma vuole la mia attenzione, vuole che io lo sappia che vuol investire i miei atti, e che guardandoci a vicenda Lui dona ed io ricevo, e se non faccio attenzione mi rimprovera, ma con un modo così dolce da sentirmi spezzare il cuore e mi dice:

(2) “L’attenzione è l’occhio dell’anima che sa conoscere il dono che voglio farle, e dispone l’azione a ricevere il mio investimento.  Io non voglio dare i miei beni ai ciechi, voglio che lo vedi e lo sappia, ma sai perché?  Col vederlo apprezzi il mio dono, e col saperlo lo conosca e lo ami, ed Io ti faccio sentire al vivo la mia Luce, la mia Potenza, il mio Amore, e sento ripetere nel tuo piccolo pensiero, parola e azione ciò che sa fare, come sa amare la mia stessa Volontà Divina, perciò la prima cosa che Io faccio a chi vuol vivere in Essa è dare l’occhio per guardarci a vicenda e conoscerci, quando ci siamo conosciuti tutto è fatto, il vivere nella mia Volontà Divina è assicurato col suo pieno vigore”.

(3) Onde la mia mente si perdeva in una mare di luce e di pensieri, ed il mio dolce Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(4) “Ah! figlia mia, il vivere nella mia Volontà è il vivere di Cielo, è sentire nell’anima la vita della luce, dell’amore, la vita dell’azione divina, la vita della preghiera, ciò che fa per essa tutto è vita palpitante negli atti suoi.  Tu devi sapere che chi fa la Divina Volontà e vive in Essa, diventa la calamita degli atti divini, il suo piccolo moto, pensiero e opere, restano calamitati, d’una calamita così potente da calamitare il suo Creatore, in modo che questa calamita lo attira tanto, che non può allontanarsi dalla creatura.  Il nostro Essere Supremo si sente calamitato lo sguardo, ed è sempre fisso nel guardarla; sente la calamita alle braccia, e stretta se la tiene al suo seno; la calamita al nostro amore e ne versiamo tanto, che giungiamo a sentire che ci ama come ci amiamo Noi stessi.  Ora, quando la creatura ci ha formato questa calamita, il nostro Amore giunge agli eccessi, come forma i suoi atti, anche il più minimo, imprimiamo il nostro conio divino e li facciamo passare come atti nostri, con la impronta della nostra Immagine Suprema e li mettiamo nei nostri tesori divini, come monete nostre che ci ha dato la creatura, e se tu sapessi che significa poter dire che il nostro Ente Supremo ha ricevuto le nostre monete dalla creatura, già la nostra immagine coniata da Noi stessi le assicurano, ti scoppierebbe il cuore di puro amore.  Dare Noi alle creature è potere che teniamo, ché possedendo tutto, dare non è altro che uno sfogo del nostro Amore, ma mettere in condizione la creatura di poter dare a Noi, e darci atti nostri non suoi, monete coniate con la nostra immagine, è l’amore che supera tutto, che non potendolo contenere nella nostra enfasi d’amore diciamo:  “Tu ci hai ferito, la calamita degli atti tuoi ci ha rapiti e ci ha resi dolci prigionieri nell’anima tua, e Noi ti renderemo la pariglia di ferirti, rapirti e di imprigionarti in Noi.  Perciò figlia mia, tutt’occhio ti voglio affinché guardi e conosca bene ciò che vuol fare la mia Divina Volontà in te”.

 

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33-21

Luglio 8, 1934

 

Che ci vuole per formare la Vita della Divina Volontà

nella creatura.  Velo che la nasconde, scambio di vita.

 

(1) Il Voler Divino mi sembra che con occhio indagatore mi va sempre guardando, se in tutto il mio interno scorre come atto primo la sua adorabile Volontà, e con una gelosia ammirabile e divina tutto investe, tutto circonda, ne guarda se l’atto è piccolo o grande, ma guarda se vi corre la Vita della sua Volontà, perché tutto il valore e la grandezza d’un atto viene avvalorato se c’è dentro la sua Volontà, tutto il resto si riduce, per quando fosse grande, ad un sottilissimo velo che basta a coprir e nascondere il grande tesoro, la Vita impareggiabile della Divina Volontà.  Ora, mentre la mia mente era tutta occupata della Divina Volontà, il mio Sommo Bene Gesù, che pare che prende gusto indicibile quando vuol parlare della sua Volontà, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, per fare che un atto mi fosse gradito e la mia Volontà possa formare Vita intera in esso, tutto l’interno della creatura dev’essere accentrato nel mio Fiat:  La volontà, deve volerlo; il desiderio, deve ardentemente desiderare ciò che vuole il volere; gli affetti, le tendenze, devono appetire e tendere solo per ricevere la Vita della mia Volontà nell’atto loro; il cuore, amar e rinchiudere nel suo palpito la Vita della mia Volontà; la memoria, ricordarlo; l’intelligenza, comprenderlo; sicché tutto dev’essere accentrato nell’atto in cui la mia Volontà vuol formare la sua Vita.  Siccome per formare una vita ci vuole volontà, desiderio, cuore, affetti, tendenze, memoria, intelligenza, altrimenti non si potrebbe chiamare vita intera e perfetta, così la mia Divina Volontà volendo formare la Vita nell’atto della creatura, vuole tutto l’assieme della creatura accentrato nel suo atto o vita che vuol formare, altrimenti non si potrebbe dire vita intera e perfetta.  Ecco perciò la mia Volontà vuole tutto, per poter ricambiare la Vita del suo Amore nell’amore della creatura, i suoi desideri e tendenze divini in quelli di esse, il suo palpito increato nel palpito creato, la sua memoria eterna nella memoria finita, tutto insomma, vuol essere libera in tutto per poter formare Vita intera, non a metà, e come la creatura cede del suo, così la mia Volontà Divina fa lo scambio della sua, e allora la sua Vita è feconda e genera nel velo della creatura che la copre:  Amore, desideri, tendenze, memoria tutta sua, e vi forma il gran prodigio della sua Vita in essa, altrimenti non si potrebbe dire vita, ma semplice adesione alla mia Volontà, neppure in tutto, ma in parte, quindi non porterebbe né gli effetti né i beni che Essa possiede.  Immagine sarebbe il sole se la sua luce non possedesse calore, dolcezze, gusti, profumi, colori, non potrebbe formare la bella iride dei colori, la varietà delle dolcezze, la soavità dei gusti e profumi; se li dà alla terra è perché li possiede, e se non li possedesse non sarebbe vera vita di luce, ma luce sterile senza fecondità.  Così la creatura, se non cede il posto di tutto il suo interno alla mia Volontà, non potrà possedere il suo Amore che mai si spegna, le dolcezze e gusti divini, e tutto ciò che compone la Vita della mia Volontà.  Perciò non riserbare nulla di te e per te, e ci darai la grande gloria d’avere una Vita di nostra Volontà sulla terra, velata dalle tue spoglie mortali, e tu il gran bene di possederla, sentirai nelle tue spoglie, come rapido mare, scorrere la felicità, le gioie, la fermezza nel bene, l’amore che sempre ama, le dolcezze, i gusti, le conquiste del tuo Gesù saranno anche tue.  Le tue spoglie continueranno l’ufficio di pene quaggiù, ma avranno una Vita di Volontà Divina che le sosterranno, e se ne servirà di svolgere la vita delle sue conquiste e vittorie divine nelle spoglie umani.  Quindi sempre avanti nella mia Volontà”.

 

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33-22

Luglio 15, 1934

 

Chi vive nella Divina Volontà si mette in condizione di ricevere

e di poter dare sempre al suo Creatore.  Come chi prega sborsa la moneta,

forma il vuoto e acquista la capacità di possedere ciò che chiede.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà, ed il mio piccolo volere umano, sperduto in Essa, ardeva dal desiderio di rintracciare tutti gli atti suoi per farli miei, per poter padroneggiare su tutto, e avere in mio potere una gloria infinita, un amore eterno, atti innumerevoli, distinti l’uno dall’altro, che non finiscono mai, per poter sempre dar amore, gloria, opere al mio Creatore.  Come figlia della sua Volontà sento il bisogno di possedere tutto, per tenere l’amore che non dice mai basta, ed atti divini degni della Maestà Suprema.  Ed il mio sempre adorabile Gesù, quasi per confermarmi ciò che io pensavo mi ha detto:

(2) “Figlia mia, per chi fa la mia Volontà e vive in Essa, tutto è suo, Essa se si dà alla creatura non si dà da sola, ma vi porta tutte le sue opere, perché sono inseparabili da Essa, e se ne serve per fare spaziare, alimentare, felicitare, arricchire delle sue ricchezze immense colei che vive in Essa e metterla in condizione di poter ricevere sempre dalla creatura.  Se il mio Volere Divino non potesse dare tutto, e sempre dare e sempre ricevere da chi vive nel suo Volere, non sarebbe vera vita felice in Essa, perché la sostanza della felicità viene formata dalle nuove sorprese, dagli scambi di doni, dalle svariate e molteplici opere, possedendo ciascuna sorgente di svariate gioie, che l’uno fa dono all’altro, ed a vicenda si attestano l’amore, l’uno si riversa nell’altro, ed in questo versarsi si comunicano i segreti, e la creatura fa le nuove scoperte della Divinità e acquista altre conoscenze dell’Ente Supremo; la vita nella mia Volontà non è uno scherzo, ma vita operante e d’attività continua.  Anzi tu devi sapere che non vi è cosa che è stata fatta da Dio, dai santi e da tutti, che non si dia a chi vive nel mio Volere, perché non vi è cosa di bene che ad Esso non appartiene, e come tu senti il bisogno di possedere tutto, così tutti sentono il bisogno di darsi a te; ma sai perché vogliono passare dal canale dell’umano volere?  Per dare il bene che posseggono ed essere duplicato il bene, la gloria degli atti loro al loro Creatore.  Sicché come tu desideri di rintracciarli, così le nostre opere e quelle di tutto il Cielo desiderano d’essere rintracciate, pare che dicono l’uno appresso l’altro:  “Ed a me, ed a me non mi passare avanti, prendimi in tuo potere, uniscici tutti insieme affinché uno sia l’amore di tutti, la gloria a quella Volontà Suprema che ci ha partoriti nel suo grembo e ci ha dato la vita”.  Perciò il vivere nella mia Volontà è il prodigio dei prodigi, è l’unità di tutto, è possedere tutto, ricevere e dare tutto, e siccome voglio sempre dare alla creatura, ardentemente la sospiro nel mio Fiat per darle ciò che voglio e per rendere compiuti i miei desideri”.

(3) Dopo ciò pensavo tra me:  “Ma qual bene mi viene, qual gloria do al mio Dio col chiedere sempre che la sua Volontà sia conosciuta e prenda il suo posto regio che gli spetta nelle creature?  Mi pare che non so chiedere altro, mi sembra che Gesù stesso è stanco di sentirmi dire la stessa storia:  Voglio il tuo Fiat come Vita, per me e per tutti”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che quando la creatura prega incessantemente d’ottenere un bene, acquista la capacità di possedere quel bene, e possedendolo terrà virtù di farlo possedere dagli altri.  La preghiera è come lo sborso della moneta per comprare il bene che vuole, la preghiera forma la stima, l’apprezzamento, l’amore che ci vuole per poterlo possedere.  La preghiera forma il vuoto nell’anima dove poter chiudere il bene voluto, altrimenti, se Io lo voglio dare non avrà dove metterlo, e poi, non puoi darmi gloria maggiore che chiedermi che la mia Volontà sia conosciuta e regni; questa è la mia stessa preghiera, è il sospiro ed il palpito del mio cuore, sono le mie ansie ardenti, e tu devi sapere che è tanto il mio amore che voglio far conoscere la mia Volontà, che non potendo trattenerlo si riversa su di te, e ti faccio dire:  “Venga il tuo Fiat, la tua Volontà sia conosciuta”.  Sicché sono Io che prego in te, non sei tu, sono i miei sbocchi d’amore, i miei sfoghi amorosi che sentono il bisogno di unificarmi con la creatura per non essere solo a pregare per un tanto bene, e per dare più valore a questa preghiera, mette in tuo potere le mie opere, la Creazione tutta, la mia Vita, le mie lacrime, le mie pene, affinché non sia una preghiera di sole parole, ma preghiera avvalorata dalle mie opere, Vita, pene, e lacrime mie.  Oh! come mi risuona dolce al mio udito il tuo ritornello, la tua cantilena amorosa in cui fa eco il mio:  “Venga il tuo Fiat, la tua Volontà sia conosciuta”.  E se ciò tu non facessi, soffocheresti la mia preghiera in te, ed Io ne resterei amareggiato e resterei solo, solo a pregare.  Ma devo dirti ancora:  Sai chi sente il bisogno di rintracciare tutte le mie opere e pene per chiedermi che la mia Volontà sia conosciuta e regni?  Chi l’ha conosciuta e l’ama, in vista del gran bene non può astenersi di chiedere ripetutamente che tutti la conoscano e la posseggano, perciò pensa che Io sono con te e prego insieme con te quando senti che non ne puoi fare a meno di pregare per il trionfo della mia Volontà”.

 

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33-23

Luglio 20, 1934

 

Tutto ciò che esce da Dio, tutto è innocente e santo.  Come la Creazione è

un atto solo di Volontà Divina.  Chi è la trionfatrice nello spazio dell’universo.

 

(1) La mia piccola intelligenza sente la forza irresistibile del Voler Divino che la chiama, la vuole in mezzo a tutta la Creazione per farmi vedere e comprendere l’armonia, l’ordine di tutte le cose create, e come ciascuna dà il suo tributo al suo Creatore.  Nessuna cosa creata, per quanto piccola o grande, destinata ad occupare il grande spazio dell’atmosfera, non dà il suo distinto tributo a Colui che l’ha creata, e ad onta che non hanno ragione, (che) sono muti, pure col non cambiare mai azione, col non spostarsi mai dal posto in cui Dio l’ha messa, è gloria perenne.  Onde pensavo tra me:  “Anch’io occupo lo spazio del gran vuoto della Creazione, e posso dire che sto al mio posto voluto da Dio?  La mia volontà fa sempre un atto solo di Volontà di Dio come fa tutta la Creazione? ” Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tutto ciò che esce dal nostro Ente Supremo, tutto è innocente e santo, né dalla nostra Santità e Sapienza infinita possono uscire esseri o cose con ombra di macchia e che non contengano l’utilità d’un bene, tutte le cose create sentono nella loro natura la virtù creatrice, e quindi il tributo continuo e la gloria che ci spetta perché le abbiamo messe fuori alla luce del giorno, né Noi sappiamo fare cose macchiate menomamente, né cose inutili, sicché tutto ciò che da Noi viene creato, tutto è santo, puro e bello, e da tutti riceviamo il tributo, e la nostra Volontà il suo atto compiuto.  Figlia mia, non vi è cosa creata, animata o inanimata, che non incomincia la vita col compiere la nostra Volontà e darci il loro tributo, già la Creazione tutta non è altro che un atto solo di nostra Volontà, già sta al suo posto regio, e sebbene incosciente, pure Essa tiene la sua Vita operante di luce nel sole, la sua Vita operante di fortezza ed impero nel vento, Vita operante d’immensità nell’immensità dello spazio, in ciascuna cosa creata svolge la sua Vita e tiene nel suo grembo tutti e tutto, in modo che nessuno si può muovere né fare un moto se non lo vuole, ed i veli delle cose create ci danno il tributo continuo e la grande gloria del grande onore che vengano dominate dalla nostra Volontà.  Ora resta la creatura, chi può dire, tolta la macchia originale, che il neonato non è innocente e santo?  E se si aggiunge il Battesimo, un periodo della vita del bimbo, fino a tanto che il peccato attuale non entra nell’anima sua, non sia il bambino un atto di mia Volontà?  E se muove il passo, se parla, se pensa, se fa agire le sue manine, voluti e disposti tutti questi piccoli atti dalla mia Volontà, non sono tributi e gloria che riceviamo?  Forse saranno incoscienti, ma la mia Volontà riceve da quella piccola natura quello che Essa vuole, è solo il peccato che fa perdere la santità e mette fuori dalla creatura la Vita operante della mia Volontà, perché se non c’è il peccato, Noi la portiamo in grembo, la circondiamo della nostra Santità, e quindi non potrà farne a meno di sentire in essa la Vita operante della mia Volontà.  Vedi dunque, tutti e tutto hanno principio e nascono insieme con la mia Volontà, innocenti e santi e degni di Colui che li ha creati; ma chi conserva questa innocenza e santità, chi sta sempre al suo posto nella mia Volontà, essa sola è la trionfatrice nello spazio dell’universo, è la portabandiera e riunisce tutto l’esercito della Creazione per portarle a Dio con voce parlante e con piena conoscenza, la gloria, l’onore ed il tributo di tutto e di tutti.  Perciò si può dire che la mia Volontà è tutto per la creatura, è il suo primo atto di nascere, è la continuazione della sua conservazione, né la lascia mai, o per via d’amore o per via di grazia, o per via d’opere operante, come chi di volontà vive e conosce di vivere in Essa, e se il peccato la travolge neppure la lascia, la involge col suo dominio nella sua Giustizia punitrice, sicché la creatura e tutte le cose sono inseparabili dalla mia Volontà, perciò ti stia solo a cuore la mia Volontà, riconoscila come vita, come Madre che ti cresce e ti alimenta e vuol formare di te la sua più grande gloria e onore”.

 

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33-24

Luglio 24, 1934

 

Come è stabilito da Dio le verità che deve manifestare

sulla Divina Volontà.  Come Essa biloca, ripete, insidia

la Vita Divina.  Come la Creazione non finì, ma continua.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, tutte le verità manifestatemi che lo riguardano si affollavano nella mia mente, e volevano dire e ridire per farsi conoscere.  Ma ahimè! il loro dire era di Cielo, troppo alto, molti vocaboli mi mancano per poter ripetere le loro lezioni celesti, solo che sentivo che erano portatrici di santità di Cielo e di gioie divine.  Ma mentre mi sentivo tutta immersa nel Fiat, il mio sempre amabile Gesù, con un amore indicibile mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, come a figlia sua sento il bisogno d’amore che la figlia conosca i suoi segreti; se spesso ciò non facessi resterei soffocato dalle onde altissime d’amore che da Me si sprigionano, sicché il parlarti della mia Volontà è per Me refrigerio, è sollievo, è balsamo, che mitigano le mie fiamme per non farmi restare soffocato e bruciato dal mio Amore.  Sono Gesù tutto amore, ed il mio più grande Amore lo manifesto nel parlare del mio Volere Divino, ma sai perché?  L’essenza della nostra Vita viene riconosciuta col parlare di Esso ed il mio Fiat nella mia parola biloca e ripete la nostra Vita in mezzo alle creature, né c’è gloria più grande per Noi, né pienezze di sfogo del nostro Amore eccessivo, che vedere la nostra Vita bilocata per darsi, insediarsi, farlo nostro luogo di centro, per quanto la creatura è capace, è un regno di più d’amore e di Volontà nostra che acquistiamo.  Quindi la nostra opera creatrice non finì, ma continua, ma non col creare nuovi cieli e soli nell’universo, no, no, ma il nostro Fiat Divino si è riservato di continuare la Creazione in virtù della sua Potenza Creatrice, che come pronunzia il suo Fiat, di creare, bilocare, ripetere la nostra Vita Divina in mezzo alle creature; continuazione di Creazione più bella non ci può essere, perciò prestami attenzione e ascoltami.  La nostra Maestà Suprema tiene stabilito ab eterno tutte le verità della Divina Volontà che deve manifestare, le quali stanno come tante regine nel nostro Ente Divino aspettando con amore invitto di prendere la via per la terra, per portare come regine il gran bene alle creature di queste conoscenze del nostro Fiat, le quali porteranno l’ufficio d’insegnante per formarle a secondo le verità che annunziano.  Queste regine delle mie verità daranno il primo bacio della Vita del Fiat, e saranno dotate di virtù trasformatrici e di trasformare nella stessa verità coloro che l’ascoltano, e si rimarranno con loro, pronti ai loro bisogni per aiutarli, ad istruirli, saranno tutto amore per esse, disposti a darle ciò che vogliono purché l’ascoltano e si faranno condurre e maneggiare da loro.  Ora, tutte le verità sulla nostra Volontà, non tutte sono uscite ancora, e quelle che rimangono aspettano con ansia di partire da dentro la nostra Divinità per compiere il loro ufficio, ed essere portatrici e trasformatrici del bene che posseggono, e quando tutte le verità che abbiamo disposto d’uscire saranno manifestate, tutte insieme queste nobili regine ci daranno l’assalto al nostro Essere Divino, e come esercito invincibile, con le nostre stesse armi divine ci vinceranno, e otterranno il trionfo del regno della Divina Volontà sulla terra; il resistere a loro ci sarà impossibile, e col vincere Dio vinceranno anche le creature.  Ecco il perché il mio dire continua ancora, perché tutte le regine non sono uscite fuori dalla nostra Divinità per compiere il loro ufficio, e siccome il parlare della mia Volontà è continuazione della creazione del Fiat che creò l’universo, e come allora la creazione dell’universo fu preparazione alla creazione dell’uomo, così oggi, il mio dire sul mio Fiat non è altro che continuazione di creazione per preparare la sontuosità, la decenza al mio regno e a quelli che lo possederanno.  Quindi sii attenta e non ti fare sfuggire nulla, altrimenti soffocheresti un atto di mia Volontà e mi costringi a ripetere le mie lezioni”.

 

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33-25

Agosto 5, 1934

 

Storia d’amore di Dio, la Creazione racchiusa

nell’uomo.  Note dolenti nell’Amore Divino.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e passando da un’opera all’altra sono giunta alla creazione dell’uomo, ed il mio dolce Gesù, soffermandomi, con un amore indicibile che non poteva contenere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il mio Amore mi fa sentire il bisogno di parlare della creazione dell’uomo, già tutta la Creazione è pregna del nostro Amore e dice, sebbene in muto linguaggio, e se non parla lo dice coi fatti, ed è la più grande narratrice del nostro Amore verso l’uomo, e quando in tutto fu disteso il nostro Amore, in modo che non doveva trovare punto che il nostro Amore non lo coprisse e corresse verso di lui e più che sole non lo dardeggiasse; quando il tutto fu compiuta la Creazione, creammo l’uomo, ma prima di crearlo, ascolta la storia del nostro Amore verso di lui:  La nostra Maestà adorabile aveva stabilito di costituire l’uomo re di tutta la Creazione, di dargli il dominio su tutto, e di farlo padroneggiare su tutte le opere nostre, ma per dirsi vero re, di fatti non di parole, doveva possedere in lui tutto ciò che avevamo sparso nella Creazione, sicché per essere re del cielo, del sole, del vento, del mare e di tutto, doveva possedere dentro di lui un cielo, un sole, e così di seguito, in modo che la Creazione doveva riflettere in lui, e lui doveva, possedendo le stesse qualità, riflettere nella Creazione e padroneggiarla.  Difatti, se non avesse un occhio pieno di luce, come poteva godersi la luce del sole e prenderne quanto ne volesse?  Se non avesse piedi e mani per percorrere la terra e prendere ciò che la terra produce, come poteva dirsi re della terra?  Se non avesse l’organo respiratorio per respirare l’aria, come poteva servirsene di essa?  E così di tutto il resto.  Quindi, prima di creare l’uomo guardammo tutta la Creazione, e nella nostra enfasi d’amore esclamammo:  “Quanto sono belle le opere nostre, ma tra tutte il più bello faremo l’uomo, accentreremo tutto in lui, in modo che la Creazione la troveremo fuori e dentro di lui.  E come lo andavamo plasmando, così chiudevamo in lui il cielo della ragione, il sole dell’intelligenza, la rapidità del vento nel pensiero, l’estensione dello spazio, la fortezza, l’impero nella volontà, il moto nell’anima, in cui racchiudevamo il mare della grazia, l’aria celeste del nostro Amore e tutti i sensi del corpo, come la più bella fioritura.  Oh! uomo, quanto sei bello, ma non contento di ciò, mettevamo in lui il gran Sole della nostra Volontà, e dandogli il gran dono della parola, affinché fosse coi fatti e con le parole l’eloquente narratore del suo Creatore, era lui la nostra immagine di cui Noi ci compiacevamo di arricchirla delle nostre più belle qualità.  Ma non contento di tutto questo, fummo presi d’amore sì esuberante verso di lui, che la nostra immensità lo coinvolgeva dappertutto, dovunque ed in ogni istante, la nostra onniveggenza lo guardava in ogni cosa, e fin nelle fibre del suo cuore la nostra Potenza lo sosteneva, portandolo dappertutto nelle nostre braccia paterne; la nostra Vita, il nostro moto, palpitava nel suo palpito, respirava nel suo respiro, operava nelle sue mani, camminava nei suoi piedi, e giungeva a farsi sgabello fin sotto i suoi passi; la nostra paterna Bontà per tenere al sicuro questo nostro caro figlio, lo metteva in condizione che lui non si poteva separare da Noi, né Noi da lui.  Che altro potevamo fare e non facemmo?  Ecco perciò l’amiamo tanto, perché molto ci costò, sborsavamo per lui il nostro Amore, la nostra Potenza, la nostra Volontà, e mettevamo in attitudine la nostra Sapienza infinita, e non volevamo altro che ci amasse e che liberamente vivesse in tutto nella nostra Volontà e riconoscesse quanto l’abbiamo amato e fatto per lui.  Queste sono le nostre pretensioni amorose, chi crudele vorrà negarcele?  Ma ahimè! vi è purtroppo chi ce le nega e vi forma le sue note dolenti nel nostro Amore.  Perciò sii attenta ed il tuo volo nella nostra Volontà sia continuo”.

(3) Dopo di ciò continuavo il mio giro nella Creazione, e non sapendo fare altro offrivo a Dio l’estensione del cielo per adorarlo, lo scintillio delle stelle per genuflessioni profonde, la luce del sole per amarlo, ma mentre ciò facevo pensavo tra me:  “Ma il cielo, le stelle, il sole, non sono esseri animati, non hanno ragione, come possono fare ciò che io voglio? ” Ed il mio amato Gesù, sempre benigno ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, per creare la Creazione prima ci volle la nostra Volontà voluta e decisa di crearla, e quando questa nostra Volontà volle, allora convertì in opere ciò che volle.  Sicché in ogni cosa creata sta la nostra Volontà voluta e operante, la quale restò sempre in atto di volere ed operare.  Quindi offrendo alla nostra Maestà Suprema, il cielo, il sole e altro, si offre non la cosa materiale e superficiale che si vede, ma la stessa Volontà voluta e operante di Dio che c’è dentro di ciascuna cosa creata, e se non hanno loro ragione, c’è dentro una ragione divina e una Volontà voluta e operante di Dio che tutto anima, e offrendole ci offre l’atto più grande, la Volontà più santa, le opere più belle e non interrotte, ma continue, in cui ci sono le adorazioni più profonde, l’amore più perfetto, la più grande gloria che la creatura ci può dare, per mezzo della nostra Volontà voluta e operante in tutta la Creazione, e se il cielo, le stelle, il sole, il vento, non intendono nulla, lo intende la mia Volontà e la tua di ciò che vogliamo servirci di esse, e basta”.

 

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33-26

Settembre 24, 1934

 

Come chi vive nella Volontà Divina diventa membro di Essa,

e acquista l’inseparabilità di tutte le opere del suo Creatore.

 

(1) Mi sento come se nuotassi nell’immenso abisso della Divina Volontà, e siccome sono troppo piccola faccio per prendere, e non mi riesce altro che di prendere che piccole goccioline di Essa, e quel poco che prendo restano in me, ed inseparabili dal Fiat Supremo, e mi fanno sentire l’inseparabilità di Esso e di tutti gli atti suoi.  Oh! Volontà Divina, Tu ami tanto chi vive in Te, che non vuoi far nulla, né sai far nulla se non metti a parte colei che già in Te vive, è tanta la tua foga d’amore che dici:  “Ciò che faccio Io, devi far tu che vivi in Me”.  Mi sembra che ti renderesti infelice se non potessi far e dire:  “Ciò che fa la creatura faccio Io, ciò che faccio Io, fa essa”.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa e sentivo i forti vincoli della sua inseparabilità, il mio dolce Gesù ripetendo la sua visitina all’anima mia mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che è tale e tanta l’inseparabilità di chi vive nella mia Volontà da Essa, che non vi è cosa che fa in Cielo ed in tutta la Creazione, che non renda parte a chi vive in Essa.  Come il corpo possiede l’inseparabilità delle sue membra, e ciò che fa un membro, tutte le altre membra si accentrano nel membro che opera, sono a giorno di tutto, e tutte prendono parte; così chi vive nella mia Volontà diventa membro di Essa, e come connaturale d’ambi le parti sentono tale inseparabilità, e ciò che fa l’uno fa l’altro.  Onde il mio Volere in Cielo felicita, beatifica, coi suoi sorrisi d’amore incanta tutta la corte celeste e fa provare gioie inaudite; in terra a chi vive nel suo Volere, svolge la sua Vita operante, santifica, fortifica, e facendola da conquistatrice vi fa tante conquiste per quanti atti, palpiti, parole, pensieri, passi, fa in Essa.  Ora il Cielo, i beati sentono e prendono parte alla Vita operante e conquistatrice che fa la mia Volontà sulla terra nelle anime che vivono in Essa, sentono l’inseparabilità dei loro atti, respiri e palpiti, e la felicità della mia Volontà conquistatrice, per cui si sentono le nuove gioie, le belle sorprese che sa dare il mio Fiat conquistante nelle creature, e siccome sono conquiste d’una Volontà Divina, si sentono i beati che già vivono di Essa conquistatori dei suoi beni e opere sue, ed oh! quanti nuovi mari di felicità godono.  Ed ecco che il Cielo si sente inseparabile fin dai respiri della creatura che vive nella mia Volontà sulla terra, e la creatura sente in virtù di Essa, l’inseparabilità delle gioie e felicità del Cielo, la pace dei santi e sua, la fermezza e conferma nel bene si convertono in natura, la vita del Cielo se la sente scorrere nelle sue membra più che sangue nelle sue vene, tutto è inseparabile per chi vive nella mia Volontà, dal cielo, dal sole, dalla Creazione tutta, non vi è cosa che da lei può separarsi, pare che tutti e tutto le dicono:  “Siamo inseparabili da te”.  Le mie stesse pene sofferte sulla terra, la mia Vita, le mie opere le dicono:  “Siamo tue”.  La circondano, la investono e prendono il posto d’onore e si vincolano con modi inseparabili da lei.  Ecco perciò che la creatura che vive nel mio Volere si sente sempre piccola, perché sentendo l’inseparabilità da tante mie opere grandi ed innumerevoli del mio Amore, dalla mia Luce e Santità, è la vera piccina in mezzo a tutte le opere mie, ma piccina fortunata, amata da tutti, che giunge fino a dare le belle, le nuove conquiste, le nuove gioie al Cielo.  Perciò se vuoi tutto, vivi sempre nel mio Volere e ti sentirai la più felice creatura”.

 

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33-27

Ottobre 7, 1934

 

Amore reciproco tra Dio e la creatura, scambio d’azione, labirinto d’amore in

cui viene messo chi vive nel mio Fiat.  Dio seminatore del campo delle anime.

 

(1) Sono sotto le onde eterne del Fiat Divino e la mia povera mente sente il suo dolce incanto, la sua Potenza e virtù operatrice, che investendomi mi fa fare ciò che fa Lui, mi sembra che col suo occhio di luce, dà vita e fa sorgere tutto, e col suo impero impera su tutto, tiene conto di tutto, neppure un respiro le sfugge, dà tutto e vuole tutto, ma con tanto amore che dà dell’incredibile, e quello che è più da stupire, che vuole che la creatura sappia ciò che fa per averla inseparabile con Sé e farla fare ciò che fa la stessa Divina Volontà.  Io sono rimasta incantata e la mia piccolezza si sperdeva, e se non fosse che il mio dolce Gesù mi scuotesse facendomi la sua visitina, sarei rimasta lì chi sa quanto, e tutto bontà e amore mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, non ti meravigliare, tutto è possibile a chi vive nella mia Volontà.  C’è un amore reciproco d’ambi le parti, tra Dio e la creatura, ma tanto che la piccolezza umana giunge a voler ed a fare suoi gli atti di Dio, e come suoi li ama tanto, che metterebbe la vita per difendere, amare e dargli tutta la gloria, il primo posto d’onore ad un solo di questi atti divini.  Dio di contraccambio fa suoi gli atti della creatura, trova in questi atti Sé stesso, lo sfoggio del suo Amore, l’altezza della sua Santità, ed oh! come li ama, ed in questo amore reciproco si amano tanto, che restano imprigionati l’uno nell’altro, ma prigionia volontaria, che mentre li rende inseparabili, si sentono felici ché Dio si sente amato e trova il suo posto nella creatura, ed essa si sente amata da Dio e tiene il suo posto nell’Ente Supremo.  Non vi è felicità maggiore per la creatura (che) poter dire ed essere certa d’essere amata da Dio, e non vi è felicità maggiore per Noi, (che) essere amati da chi fu creato da Noi solo per amarci e per compiere la nostra Volontà.  Ora, la creatura mentre si trova nel suo Creatore, vorrebbe che tutti l’amassero, che lo riconoscessero, ed in virtù del Fiat Divino di cui è animata, vuol far sorgere e richiama tutti gli atti delle creature in Dio per dirle:  “Tutto ti do, e per tutti ti amo”.  Quindi si fa insieme col Voler Divino pensiero per ciascuna intelligenza, sguardo per ogni occhio, parola per ogni voce, palpito per ogni cuore, moto per ogni opera, passo per ogni piede, che cosa non mi vuol dare chi vive nella mia Volontà?  Tutti e tutto.  Perciò dice alla mia Volontà:  “Sento il bisogno di possedere il tuo Amore, la tua Potenza, per poter avere un amore che vi dice per tutti:  “Ti amo”.  Sicché in essa la nostra Volontà ci fa trovare l’amore ed il ricambio di tutti gli atti delle creature.  Oh! Volontà mia, in quale potenza tu getti l’anima e labirinto d’amore, chi vive in te, è tale e tanta, che la piccolezza umana si sente affogata d’amore e come refrigerio sente il bisogno di rintracciare tutti, per dire il suo continuo ritornello:  “Ti amo, ti amo” come sfogo del grande amore che le dà la mia Divina Volontà.  Questa è nostra Vita, tutta d’amore, la nostra storia tessuta ab eterno tutta d’amore, tale dev’essere chi vive nella nostra Volontà, ci deve essere tale accordo tra essa e Noi, da formare un solo atto e un solo amore.  Ora figlia mia benedetta, voglio farti conoscere come amiamo le creature ed i nostri continui sbocchi d’amore che versiamo sopra di loro, il nostro primo atto della nostra felicità è amore e dar amore; se non diamo amore ci manca il respiro, il moto e l’alimento al nostro Essere Supremo; se non diamo amore, e coi fatti amiamo, arresteremmo il corso alla nostra Vita Divina, ciò che non può essere.  Ecco perciò i nostri ritrovati, le industrie, gli stratagemmi d’amore sono innumerevoli, e amore non solo di parole ma di fatti, e opere operanti senza mai cessare.  Ora, come nella Creazione creammo un sole che con la sua luce operante e calore dà luce a tutti, trasforma la faccia della terra e va seminando in ciascuna pianta, a chi il colore, a chi il profumo, a chi la dolcezza, non vi è cosa in cui il sole non vi getta il suo effetto, quasi come seme di maturazione, per rendere tutte le piante atte per alimentare l’uomo e dargli piacere con tanti gusti, quasi innumerevoli.  Così il nostro Essere Supremo riserbandosi per Sé la parte più nobile dell’uomo, qual è l’anima, più che sole fissiamo il suo interno, lo dardeggiamo, lo plasmiamo, e come lo tocchiamo più che luce solare, gettiamo il seme del pensiero nell’intelligenza, il seme del nostro ricordo nella memoria, il seme della nostra Volontà nella sua, il seme della parola nella voce, il seme del moto nelle opere, il seme del nostro Amore nel cuore, e così di tutto il resto.  Ora, se ci fa attenzione lavorando il campo della sua anima insieme con Noi, perché mai ritiriamo il nostro Sole Divino, di notte e di giorno stiamo sopra di lui più che tenera madre, ora ad alimentarlo, ora a riscaldarlo, ora a difenderlo, ora a lavorare insieme, ed a coprirlo e nasconderlo nel nostro Amore.  Quindi faremo un bel ricolto che li servirà ad alimentarsi di Noi ed a decantarci il nostro Amore, la nostra Potenza e Sapienza infinita, e se non ci fa attenzione, resta soffocato il nostro seme divino, senza produrre il bene che possiede e lui resta digiuno senza gli alimenti divini, e Noi restiamo digiuni del suo amore.  Com’è doloroso seminare senza raccogliere, ma con tutto ciò è tanto il nostro Amore, che non lasciamo, continuiamo a dardeggiarlo, a riscaldarlo, quasi come sole che non si stanca di fare la sua passatine di luce, ad onta che non trova né piante, né fiori dove gettare il seme dei suoi effetti.  Oh! quanti beni di più farebbe il sole se non trovasse tante terre sterili, pietrose e abbandonate dall’uomo.  Così Noi, se trovassimo più anime che ci facessero attenzione, daremmo tanti beni da trasformare le creature in santi viventi e copie nostre fedeli.  Ma però nella nostra Volontà Divina non vi è pericolo che non riceva la nostra semina giornaliera, e che non lavori insieme col suo Creatore nel campo dell’anima sua.  Perciò sempre nel mio Fiat ti voglio, né ti dare pensiero di altro, così faremo un bel ricolto e tu ed Io avremo alimenti abbondanti, da poter fornire gli altri e saremo felici d’una sola felicità”.

 

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33-28

Ottobre 21, 1934

 

Come la caratteristica e proprietà della Divina Volontà è la

spontaneità.  Come tutto il bello, il santo, il grande sta in Essa.

 

(1) Sono sempre in via nel Fiat Divino, la mia piccola intelligenza non sta mai ferma, corre, corre sempre per potermi trovare, per quanto mi è possibile, insieme alla corsa degli atti incessanti che fa la Divina Volontà per amore delle creature, pensare che Essa mi ama sempre, né cessa mai d’amarmi, ed io non correre nel suo Amore per amarla non lo posso, mi sento che le faccio un torto, anzi mi sento nel labirinto del suo Amore, e senza sforzo l’amo e voglio investigare il suo Amore per vedere quanto mi ama di più, e resto sorpresa nel vedere i suoi mari immensi d’amore, ed il mio amore goccioline appena, e quel che è più, attinte dal suo stesso mare.  Quindi mi conviene stare nel suo stesso mare e dirle:  “Il tuo Amore è mio, perciò amiamoci con un solo amore”.  Così mi quieto, ed il Voler Divino è contento, è necessario prendere del suo, essere ardita, altrimenti resto senza dare nulla, con un amore così piccino che muore sulle labbra.  Ma mentre la mia mente spropositava, il mio dolce Gesù, la cara mia vita, facendo la sua breve visitina, che pareva che prendeva gusto ad ascoltarmi mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia, l’amore, gli atti, i sacrifici spontanei, senza sforzo che mi fa la creatura, mi sono così graditi, che per più godermeli me li chiudo nel mio cuore, ed è tanto il mio contento che vado sempre ripetendo:  “Come sono belli, com’è dolce il suo amore”.  Ahi! trovo in essi il mio modo divino, le mie pene spontanee, il mio Amore che sempre ama, senza che nessuno mi obblighi o mi preghi.  Tu devi sapere che una delle caratteristiche più belle, e come sua legittima proprietà e virtù in natura che possiede la mia Divina Volontà, è la spontaneità, tutto è spontaneo in Essa, se ama, se opera, se con un solo atto dà vita e conserva tutto, non mette nessuno sforzo né si fa pregare da nessuno, il suo motto è:  “Voglio e faccio”.  Perché lo sforzo dice necessità, e Noi non abbiamo di nulla bisogno, né di nessuno; lo sforzo dice mancanza di potenza, mentre siamo potenti per natura e tutti pendono dalla nostra Potenza, ed in uno istante possiamo far tutto, ed in un altro istante, se vogliamo, possiamo tutto atterrare; lo sforzo dice mancanza d’amore, mentre è tale e tanto il nostro Amore che dà dell’incredibile.  Ecco perciò che tutto creammo senza che nessuno ci pregò, o ci disse nulla, e nella stessa Redenzione, nessuna legge c’era su di Me, nessuno poteva obbligarmi a soffrire tanto fino a morire, ma la mia legge fu l’amore e la virtù operativa della mia spontaneità divina, tanto che le pene prima si formavano in Me, le davo la vita, e poi investendo le creature me le ridavano, ed Io con quell’amore spontaneo con cui le avevo dato la vita, così le ricevevo, nessuno avrebbe potuto toccarmi se Io non lo volessi.  Sicché tutto il bello, il buono, il santo, il grande, sta nell’operare con modi spontanei, mentre chi opera e ama sforzato, perde il più bello, e si possono chiamare e sono opere e amore senza vita, e di conseguenza soggette a modo mutabile, mentre la spontaneità produce la fermezza nel bene.

(3) Ora figlia mia, il segno se l’anima vive nella mia Volontà Divina è amare, operare, e anche patire spontaneamente, lo sforzo non esiste; la mia Volontà, che la tiene con Sé, le comunica la sua spontaneità per averla con Sé, nel suo amore che corre nelle sue opere che mai cessano, altrimenti le sarebbe di fastidio tenerla nel suo grembo di luce senza la caratteristica del suo modo spontaneo; anzi la creatura è tutt’occhio a guardare il mio Fiat Divino ché non vuole restare dietro, ma vuol correre insieme per amare col suo Amore e per trovarsi nelle sue opere per contraccambiarla, ed a decantarle la sua Potenza e magnificenza creatrice.  Quindi, corri, corri sempre, e fa che l’anima tua, senza sforzo, si tuffi nel mio Voler Divino per percorrere insieme le sue vie amorose e piene di stratagemmi per amore delle creature”.

 

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33-29

Novembre 5, 1934

 

Il vero amore nella creatura si forma il posticino nelle opere

divine, per poter racchiudere la Vita della Divina Volontà.

 

(1) Sento una forza irresistibile che non mi lascia mai ferma, e pare che ogni cosa creata, tutto ciò che ha fatto il mio dolce Gesù, ha fatto e sofferto, mi dice:  “Per te l’ho creata, per amor tuo, e tu niente vuoi mettere per amor mio, niente del tuo in ciò che ho fatto per te?  Ho pianto per te, ho sofferto, sono morto per te, e tu niente vuoi mettere nelle mie lacrime, nelle mie pene, nella mia morte, tutto l’Essere mio cerca te, e tu non vuoi investire e cercare tutte le cose mie per investirle e chiuderle nel tuo ti amo?  Io sono tutto amore, e tu non vuoi essere tutto amore per Me”.  Io resto confusa e la mia povera mente prende la corsa degli atti fatti della Divina Volontà per poter dire:  “Anch’io vi ho messo del mio negli atti tuoi, fosse un mio piccolo ti amo, ma nel mio ti amo vi metto tutta me stessa”.  Ma mentre facevo la mia corsa, il mio dolce Gesù sorprendendomi con la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che il vero amore nella creatura mi mette nelle condizioni di farmi dimenticare tutto e di dispormi a concedere che venga a regnare la mia Volontà sulla terra, non che Io soffra di dimenticanza, ciò non può essere in Me, sarebbe difettoso, ma piuttosto provo tanto gusto nel vero amore della creatura quando trovo che tutte le particelle del suo essere mi dicono che mi amano, e sboccando fuori questo suo amore per me, mi investe e corre in tutto l’Essere mio, nelle opere mie, e come impastandosi con Me, mi fa sentire dappertutto e ovunque il suo amore.  Io per godermi questo amore della creatura metto da parte tutto, e come se lo dimenticassi mi inclina tanto che, mi dispone e si impone su di Me a darle cose sorprendenti e ciò che vuole, e fino il regno della mia Volontà; il vero amore tiene tale potenza che chiama la mia Volontà come vita nell’essere umano.  Tu devi sapere che quando distesi i cieli, creai il sole, fin d’allora, nella mia onniveggenza, vedevo il tuo amore correre nel cielo, investire la luce del sole ed in tutte le cose create formarti un posticino per amarmi, ed oh! come gioivo e la mia Volontà fin d’allora correva verso di te e di quelli che mi avrebbero amato, per darsi come vita in quel posticino d’amore.  Vedi dunque, la mia Volontà percorreva i secoli, li riduceva in un punto solo, tutti in atto, e trovava il posto d’amore dove mettere la sua Vita per continuarla con tutta la sua Maestà e decoro divino.  Io venni sulla terra, ma sai tu in chi trovavo il posticino per chiudere la mia Vita?  Nel vero amore della creatura, fin d’allora Io già vedevo il tuo amore, che facendomi corona investiva tutta la mia Umanità e scorreva nel mio sangue, in tutte le mie particelle, quasi impastandosi con Me.  Tutto era in atto per Me e come presente, e le mie lacrime trovavano il posticino dove versarsi, il mio Amore, le mie pene, la mia Vita, il rifugio dove potersi stare in luogo sicuro, e la mia morte trovava fin la risurrezione nell’amor vero della creatura, e la mia Volontà Divina trovava il suo regno dove regnare.  Perciò se vuoi che la mia Divina Volontà venga a regnare come vita nelle creature, fammi trovare il tuo amore dappertutto, ovunque ed in ogni cosa fammelo sentire sempre, con ciò formerai il rogo dove tutto bruciare, il quale consumando tutto ciò che non è di mia Volontà, formerà il posto dove potersi chiudere la mia Volontà, e allora tutte le opere mie troveranno posto, il loro nascondiglio dove poter continuare il bene e la virtù operante che posseggono, e così faremo d’ambi le parti scambio di posto, tu troverai il tuo posticino in Me ed in tutte le opere mie, ed Io lo troverò in te ed in tutti gli atti tuoi.  Quindi sempre avanti nella mia Divina Volontà per formare il rogo dell’amore dove brucerai te e tutti gli impedimenti che impediscono il suo regnare in mezzo alle creature”.

 

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33-30

Novembre 18, 1934

 

Amor di Dio nella Creazione, la gloria che le avrebbe dato se

avesse ragione.  Sacrificio che fa l’amore della sua gloria, il suo grido

continuo.  L’esercito armato d’amore, scambi d’amore tra Dio e la creatura.

 

(1) Sono sempre in cerca degli atti che continuamente fa la Divina Volontà, e siccome non si fa trovare mai senza far nulla, ma sempre in atto operante, oh! com’è bello poter dire al mio Creatore che il suo Fiat Divino mi ama tanto, che sta distendendo il cielo, creando il sole, dando la vita al vento ed a tutte le altre cose perché mi ama, ed è tanto il suo amore che mi dice coi fatti e con le parole:  “Per te faccio questo, non feci ma faccio, a Noi tanto ci costa il creare quanto il conservare le opere nostre”.  Onde giravo nella Creazione, ed il cielo, le stelle, il sole e tutto, pareva che mi venivano incontro col loro ritornello:  “Per te ci ha creati il nostro Creatore, perché ti ama, perciò vieni ad amare chi tanto ti ha amato”.  Io mi sperdevo nelle cose create, ed il mio sempre amabile Gesù facendosi incontro, soffermandomi mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere Divino, il nostro Amore fu tanto e lo è tuttora nella Creazione, che se la creatura facesse attenzione resterebbe affogata dal nostro Amore e non saprebbe fare altro che amarci.  Senti figlia mia dove giunse il nostro Amore per la creatura, Noi creammo la Creazione tutta senza ragione, oh! se l’avessimo data la ragione, qual gloria non ci sarebbe dato un cielo sempre disteso, senza mai spostarsi dal suo posto, perché tale era la nostra Volontà?  Un sole che mentre fa fedelmente senza mai cambiarsi l’amministratore della nostra luce, del nostro Amore, della nostra dolcezza, dei nostri profumi e di tutti i nostri beni, senza cambiare mai azione e solo perché così Noi volevamo?  Se avesse ragione qual gloria non ci sarebbe data?  Un vento che sempre soffia imperante nel gran vuoto dell’universo, un mare che sempre mormora, se avessero ragione qual gloria non ci avrebbero dato?  Ma no, il grido del nostro Amore gridò più forte della nostra gloria e quasi ci impedì di dar la ragione alla Creazione, e gridando forte ci disse:  “E’ per amor della creatura che tutto abbiamo creato, quindi ad essa la ragione, affinché venga nel cielo per ricambiarci in amore incessante ed in perenne gloria, perché distendemmo un cielo sul suo capo, ed in ogni stella sentiamo il suo grido d’amore che ci ama con amore irremovibile; venga nel sole e trasformandosi in esso come se fosse suo, ci ricambi con amore di luce, con amore di dolcezza e ci dia il ricambio d’amore dell’amministrazione dei nostri beni che il sole le dà”.  Perciò vogliamo la creatura in tutte le cose create con diritto di giustizia, perché ci dia il ricambio che ci avrebbero dato se tutta la Creazione avesse ragione.  Ecco perciò la dotammo di ragione, e vogliamo che la nostra Volontà la dominasse e avesse il suo posto regio come lo tiene nella Creazione, affinché unificandola con tutte le cose create, comprendesse tutte le nostre note d’amore verso di essa, e ce le ricambiasse con le sue note d’amore incessante e di gloria perenne.  Noi mai smettiamo d’amarla coi fatti e con le parole, ed essa è obbligata ad amarci sempre e non restarsi indietro, ma venirci incontro e mettere il suo amore sulle stesse nostre note amorose.

(3) Oltre di ciò, il nostro Amore che non dice mai basta vuol sempre dare alla creatura, ne resta contento se non trova nuove invenzioni d’amore per dirle:  “Ti ho amato sempre e con amore operante”.  Quindi in ciascuna cosa creata il nostro Fiat metteva dentro e le investiva d’un amore distinto l’uno dall’altro, dove metteva la potenza del suo Amore per dirle ti amo potentemente, in un’altra metteva la dolcezza del nostro Amore, e dove l’amabilità, e dove la soavità, e dove il nostro Amore che rapisce, che lega, che vince, in modo che la creatura non ci avrebbe potuto resistere, insomma in ogni cosa creata mettevamo l’arma del nostro Amore distinto.  Possiamo dire che il nostro Fiat metteva nella Creazione un esercito armato d’amore, con armi l’una più potente dell’altra, e dotando la creatura di ragione doveva comprendere e ricevere tutte quest’armi d’amore per mezzo delle cose create, e restando essa investita da queste specialità d’armi d’amore, doveva poterci dire, non solo con le parole, ma coi fatti, come facciamo Noi:  “Ti amo con amore potente, il mio amore è dolce, è amabile e soave per Te, tanto che mi sento languire, vengo meno, sento il bisogno delle tue braccia per sostenermi, e sorretta da Te sento che il mio amore ti rapisce, ti lega, ti vince, sono le tue stesse armi d’amore con cui mi hai armato che ti amano, che muovono battaglia ad amarci”.  Figlia mia, quanto amore nascosto contiene la Creazione, e siccome la creatura non si eleva nella nostra Volontà, non viene a vivere in Essa, con tutto che ha la sua ragione non ne comprende nulla, e Noi restiamo senza il ricambio a Noi con giustizia dovuto; ed il nostro amore che fa?  Con pazienza invitta aspetta e continua il suo grido, che vuol essere amato dalla creatura, perché per amor suo avrebbe sacrificato una gloria interminabile se avesse dato la ragione a tutta la Creazione, per amore delle creature.  Quindi sii attenta a vivere nel nostro Volere Divino, affinché facendosi rivelatore del nostro Amore ti ceda le armi per farci amare con le qualità del nostro stesso Amore, ed oh! come sarò contento e anche tu ne sarai contenta”.

 

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33-31

Novembre 25, 1934

 

Vivere nella Divina Volontà è come si vivesse tra Padre e figlio.

I suoi atti sono visite al Padre Celeste.  Abisso divino in

cui viene messo chi vive nella Divina Volontà.

 

(1) Sono sempre di ritorno nella celeste eredità del Fiat Divino, ogni atto che faccio mi sembra che ritorno nelle braccia del mio Padre Celeste, ma per che fare?  Per ricevere uno sguardo, un bacio, una carezza, una parolina d’amore, una conoscenza di più del suo Essere Supremo, per poterlo amare di più, e non solo per ricevere, ma anche per dargli il ricambio delle sue tenerezze paterne.  Nel Volere Divino non si fa altro che:  Dio svolgere la sua Paternità con un amore tenero ed indicibile, come se stesse aspettando la creatura per cullarla nelle sue braccia per dirle:  “Sappi che Io sono il Padre tuo, e tu sei la figlia mia”.  Oh! come amo la corona dei figli miei intorno a Me, con essi intorno a Me mi sento più felice, mi sento Padre, e non vi è contento maggiore che possedere una prole numerosa, che attestano l’amore, la figliolanza al Padre loro.  E la creatura coll’entrare nel Volere Divino, non fa altro che far la figlia al Padre suo; invece fuori del Voler Divino, i diritti di paternità e di figliolanza cessano.  Ma mentre la mia mente si perdeva nella folla di tanti pensieri sul Fiat Divino, il Sovrano Celeste Gesù, la cara mia vita, sorprendendomi con un amore più che paterno, in atto di prendermi fra le sue braccia mi ha detto:

(2) “La figlia mia, la figlia mia, se tu sapessi quali sono le mie ansie, i miei sospiri, e come aspetto e riaspetto di vederti ritornare nella mia Volontà, tu saresti più attenta a ritornarvi più spesso, il mio Amore giunge a rendermi irrequieto quando non ti vede saltare nelle mie braccia per darti il mio Amore, le mie tenerezze paterne e ricevere le tue, ma sai quando mi salti nelle mie braccia?  Quando vedendoti piccina piccina, vuoi amarmi e non sai amarmi, mi dici un ti amo, ed il tuo ti amo forma il salto per slanciarti nelle mie braccia, e siccome vedi che il tuo ti amo è piccolo, ardita prendi il mio Amore e mi dici un ti amo grande grande, ed Io me la godo che la figlia mia mi ama col mio Amore, e mi diletto molto di farne scambio, gli atti miei con quelli della creatura; del resto nella mia Volontà non è agli estranei che do, che devo usare il peso, la misura, ma do ai figli miei, perciò faccio prendere quello che vogliono.  Sicché ogniqualvolta ti ricordo di far scorrere gli atti tuoi nella mia Volontà, la tua preghiera, le tue pene, il tuo ti amo, il tuo lavoro, sono visitine che fai al Padre tuo, per chiedere qualche cosa, e Lui per dirti:  “Dimmi che vuoi? ” E sii certa che sempre otterrai altri doni e favori”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sentivo il bisogno estremo di riposarmi fra le sue braccia per rinfrancarmi delle sue tante privazioni, ma con mia sorpresa, vedevo il dolce Gesù con un pennello in mano, e con una maestria ammirabile dipingeva nell’anima mia, al vivo, gli atti della Divina Volontà fatti nella Creazione e Redenzione, e poi prendendo la parola ha soggiunto:

(4) “La mia Volontà racchiude tutto, dentro e fuori di Sé, e dove Essa regna non sa stare, né può stare senza la vita degli atti suoi, perché i suoi atti si possono chiamare le braccia, il passo, la parola della mia Volontà, quindi, stare la mia Volontà nella creatura senza le sue opere, sarebbe come una vita spezzata, ciò che non può essere, perciò Io non faccio altro che pennellare le opere sue, affinché dove c’è la Vita vengano accentrate le opere sue, vedi dunque in che abisso divino si trova la creatura che possiede la mia Volontà, dentro di sé sente la sua Vita con tutte le sue opere accentrate nella sua piccolezza, per quanto a creatura è possibile, fuori di sé sente la sua interminabilità di cui non si vedono i confini, la quale possedendo la forza comunicativa, si sente come sotto d’una pioggia dirotta che le piove addosso le sue opere, il suo amore, la molteplicità dei suoi beni divini.  La mia Divina Volontà racchiude tutto e vuol dare tutto alla creatura, vuol poter dire:  “Nulla ho negato, tutto ho dato a chi vive nella mia Volontà”.

 

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33-32

Gennaio 20, 1935

 

Il vivere nel Voler Divino fa sentire la Paternità del suo Creatore, e sente

il diritto di essere la figlia sua.  Tre prerogative che acquista chi vive in Esso.

 

(1) La mia povera mente si sperde nel Voler Divino, ma tanto che non so ridire ciò che comprende, né quello che provo in quel celeste soggiorno del Fiat Divino, so dire solo che sento la Paternità Divina, che con tutto amore mi aspetta fra le sue braccia per dirmi:  “Siamo come tra figli e Padre, vieni a godere le mie tenerezze Paterne, i miei tratti amorosi, le mie dolcezze infinite, lasciami che ti faccia da Padre, non vi è gusto maggiore che Io provi, che poter svolgere la mia Paternità, e tu vieni, senza timore, vieni a darmi la tua figliolanza, dammi l’amore, le tenerezze di figlia.  Essendo la mia Volontà una con la tua, a Me mi dà la Paternità verso di te, e a te ti dà il diritto di figlia”.  Oh! Volontà Divina quanto sei ammirabile e potente, tu sola hai la virtù di unire qualunque distanza e dissomiglianza col nostro Padre Celeste, mi sembra che è proprio questo il vivere in Te, sentire la Paternità Divina e sentirsi figlia dell’Ente Supremo.  Ma mentre la mia mente era affollata da tanti pensieri sopra di Essa, il mio dolce Gesù facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Mia figlia benedetta, è proprio questo vivere nella mia Volontà, acquistare il diritto di figlia, e Dio acquistare la supremazia, il comando, il diritto di Padre, solo Essa sa unire insieme l’uno e l’altra, e formarne una sol vita.  Ora tu devi sapere che chi vive nel mio Voler Divino acquista tre prerogative:

(3) 1°. - Diritto di Vita Divina.  Tutto ciò che fa è vita che sente, se ama sente la vita dell’amore, e come vita si la sente scorrere nella mente, nel respiro, nel cuore, in tutto, sente la virtù vitale che forma in sé non l’atto che è soggetto a cessare, ma la continuazione d’un atto che forma la vita; se prega, se adora, se ripara, sente la vita incessante della preghiera, dell’adorazione, della riparazione divina, non umana, che non è soggetta ad interruzione, sicché ogni atto fatto nella mia Volontà è un atto vitale, che l’anima acquista, in Essa tutto è vita e l’anima acquista la vita del bene che fa in Essa, che gran differenza tra un bene che possiede la vita ed un bene o atto che come lo fa, finisce la vita di quell’atto, come vita lo tiene in suo potere e sente la continuazione della vita di quel bene, invece come atto non lo terrà in suo potere, né sentirà la continuazione di esso, e ciò che non è continuo, non si può chiamare vita.  E solo nella mia Volontà si trovano questi atti pieni di vita, perché hanno per principio la Vita Divina, la quale non è soggetta a finire, e perciò può dare vita a tutto e a tutti, invece fuori di Essa tutte le cose, anche le opere più grandi, trovano la fine, ed oh! che bella prerogativa che solo la mia Volontà può dare, sentirsi nell’anima cambiati i suoi atti in Vita Divina perenne.

(4) 2°. - Ora alla prima prerogativa esce in campo la 2ª, cioè il diritto di proprietà.  Ma chi è che la dota?  Chi la costituisce proprietaria?  La mia stessa Volontà, perché in Essa non ci sono povertà, tutto è abbondanza, abbondanza di santità, di luce, di grazie, d’amore, e siccome queste le possiede come vita, è giusto che possieda come sue queste proprietà divine, sicché si sente padrona della Santità, padrona della Luce, della Grazia, dell’Amore e di tutti i beni divini, e solo nella mia Volontà c’è questa padronanza, fuori di Essa si dà tutto a misura e senza renderli proprietari, che differenza tra l’uno e l’altro.

(5) 3°. - Dalla seconda nasce la 3ª prerogativa, diritto di gloria.  Non vi è cosa che fa, piccola o grande, naturale o soprannaturale, che non le viene dato il diritto di gloria, diritto di glorificare in ogni cosa, anche nel respiro, nel palpito, il loro Creatore, diritto di restare glorificati loro stessi nella gloria di Colui che non vi è gloria che da Lui non viene.  Perciò nella mia Volontà troverai tutto, e tutto a tua disposizione e con diritto, non umano ma Divino, di cui la mia stessa Volontà ama cederti questi suoi diritti divini, amando la creatura come sua vera figlia”.

 

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33-33

Febbraio 24, 1935

 

La ragione, l’occhio dell’anima, è luce che le fa conoscere

il bello delle sue opere buone.  Quali sono i diritti della Divina

Volontà, come in Essa non ci sono intenzioni ma atti.

 

(1) Sono sempre tra le braccia della Divina Volontà, e sebbene tra le intense amarezze delle privazioni del mio dolce Gesù, che più che mare inonda la povera anima mia, la sua Luce inaccessibile che non mi è dato né di chiuderla tutta nell’anima mia, né di comprenderla, non mi lascia mai, anzi superando il mare delle mie amarezze se ne serve come vittoria e conquista che fa sulla mia povera volontà umana.  Onde io pensavo tra me che tutto il valore, tutto il bene mi sembra che è tutto della Divina Volontà, e a me non resta nulla; ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, la cara mia vita, facendomi la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che Noi dotammo la creatura di ragione perché conoscesse il bene ed il male che facesse, ed in ogni atto che facesse, se buono fosse dotato di nuovo merito, nuova grazia, nuova bellezza e unione maggiore col suo Creatore; se cattivo, ne subisse una pena, la qual pena, fa sentire la debolezza e l’allontanamento da Colui che l’ha creata.  La ragione è l’occhio dell’anima e luce che mentre strada la creatura, le fa conoscere il bello delle sue opere buone, i frutti dei suoi sacrifici, e sa straziarla quando fa il male.  La ragione tiene questa virtù:  Se la creatura opera il bene, si sente al suo posto d’onore e come re di essa tiene l’ordine, ed in virtù del merito che acquista si sente la forza e la pace; e se fa il male, si sente tutta sconvolta e schiava dei suoi stessi mali.  Ora se la creatura fa gli atti buoni nella mia Volontà Divina in virtù della ragione che tiene, le diamo il merito di atti divini, il merito le viene dato a seconda che conosce e a seconda che la volontà umana vuole operare:  Se nella nostra, essa si eleva tanto che non resta nel basso delle azioni umane anche buone, ma viene nel nostro Volere Divino, e come spugna si tuffa dentro ed impregna i suoi atti di luce, di santità, d’amore, in modo che l’atto suo scomparisce nel nostro e ricomparisce il nostro atto divino, quindi con giustizia deve correre il merito divino, e siccome nella nostra Volontà Divina perde il prestigio umano, si crede che la creatura non faccia nulla, ma non è vero, se Essa opera è in virtù del filo dell’umano volere che ha ricevuto nelle sue mani, che forma il trionfo e le sue conquiste sull’atto della creatura, e la ragione umana che volontariamente viene a cedere i suoi diritti ricevuti, come omaggio e padronanza a Colui che l’ha ricevuto, e questo è più che fare, perché Dio ha ricevuto il ricambio dei doni più belli che diede alla creatura, cioè la ragione e la volontà, con ciò ci da tutto quello che può darci, ci riconosce, si spoglia di sé stessa, ci ama con amor puro, ed è tanto il nostro amore che la vestiamo di Noi stessi, le diamo le nostre opere, in modo che Noi ed essa possiamo dire:  “Facciamo insieme”.  Ci metteremo nelle condizioni che la creatura non potrà far nulla senza della nostra Volontà, ed è tanta la nostra Bontà, che anche quando la creatura fa il bene umanamente, siccome nel bene corre sempre la ragione, le diamo il merito umano, perché è nostro solito di non lasciare senza premio nessun atto buono della creatura.  Si può dire che stiamo tutt’occhio sopra di essa per vedere in che dobbiamo rimeritarla? ”

(3) Dopo ciò ha fatto silenzio, ed io continuavo a pensare come questa Divina Volontà è tutt’occhio sopra di noi, ci ama tanto e non ci lascia un istante, ed il mio dolce Gesù ha ripreso a dire:

(4) “Figlia mia, la mia Divina Volontà è tutto per la creatura, senza di Essa non potrebbe vivere neppure un minuto, tutti i suoi atti, moti e passi si possono chiamare imboccamenti, parti che le fa il mio Volere e la creatura li riceve, li sente in sé stessa e non conosce né chi l’imbocca, né chi dà vita alla sua vita, e perciò per molti è come se la mia Volontà non stesse per loro, e non le danno i dovuti diritti che conviene di darle.  Quindi è necessario che si conosca quali sono questi diritti del mio Volere Divino, per fare che conoscendoli potessero contraccambiarla e conoscere chi è Colei che è vita della loro vita, e che loro non sono altro che le spoglie, le statue animate da Essa.  Ora, i diritti sono innumerevoli:  Diritto di creazione, diritto di conservazione, di animazione continua, tutto ciò che ha creato e che serve al benessere dell’uomo, costituisce un suo diritto sopra di lui, perciò il sole, l’aria, il vento, l’acqua, la terra, e tutto, sono stati creati e dati all’uomo dalla mia Volontà, quindi per quante cose gli ha dato, tanti diritti di più tiene sopra dell’uomo; la mia Redenzione, il perdono dopo la colpa, la mia grazia, il bene operare, sono diritti maggiori che Essa acquista sopra di lui.  Si può dire che è come impastata nella mia Volontà, eppure non conosciuta; che dolore non essere riconosciuta! Ora per avere il trionfo, la Vita della mia Volontà nella creatura, è necessario che si conosca che cosa ha fatto, che fa per amore di esse, e quali sono i suoi giusti diritti, e quando avrà ciò conosciuto si metterà in ordine col mio Volere, sentirà chi è che le da la vita, chi si muove nel suo moto, chi palpita nel suo cuore, e mentre riceverà da Essa la vita che forma la sua vita, ridarà ad Essa come omaggio, amore e gloria quella stessa vita che forma in essa, e la mia Volontà riceverà i suoi diritti e ritornerà nel suo seno di luce tutto ciò che è suo, che con tanto amore le aveva dato, insomma si sentirà rinata di nuovo nelle sue braccia colei che con tanto amore aveva creato.  Oh! se tutti conoscessero i diritti della mia Volontà, il suo Amore ardente e costante, che è tanto, che mentre le dà la vita la mette fuori alla luce del giorno, più che madre è tanta la sua gelosia d’amore, che non la lascia un istante, la investe dentro e fuori, di sopra e di sotto, a destra e a sinistra, e ancorché la creatura non la conoscesse, né l’amasse, Essa con eroismo divino continua ad amarla e a farsi vita e porgitrice degli atti della creatura.  Oh! Volontà mia, tu sola sai amare con amore eroico, forte, incredibile ed infinito colei che creasti e neppure ti riconosce.  Ingratitudine umana, quanto sei grande”.

(5) Onde mi sentivo che toccavo con mano il grande amore del Fiat Divino e pensavo tra me:  “Come si può vivere in Esso, forse mettendo sempre l’intenzione di vivere in Esso? ” Ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(6) “Mia buona figlia, il vivere nella mia Volontà, non ci sono intenzioni, l’intenzione serve quando non si possono fare gli atti, perché manca chi tiene virtù di dar vita a tutto ciò che di bene vuol fare la creatura, e questo è fuori del vivere nel mio Volere, ed Io do il merito ad esse non come atti, ma come sante intenzioni.  Invece nella mia Volontà c’è la virtù vivificatrice, attrice e operatrice, in modo che tutto ciò che la creatura vuol fare, trova chi forma la vita ai suoi atti, sente la forza vivificatrice che vivifica l’atto suo e converte in opere.  Perciò nella mia Volontà tutte le cose cambiano, tutte le cose posseggono la vita, l’amore, la preghiera, l’adorazione, il bene che si vuol fare, le virtù tutte sono piene di vita, quindi non soggette a finire, a mutarsi, perché chi le somministra la vita le tiene con sé perché facciano vita insieme, ed Io le do il merito di opere animate dalla mia Volontà.  Che differenza tra l’intenzione e le opere, l’intenzione simboleggia i poveri, gli infermi, che non potendo vorrebbero almeno con la buona volontà esercitare la carità, propagare il bene, fare chi sa quante belle cose, ma la povertà, l’infermità, l’inceppano e li rendono quasi prigionieri senza poter attuare il bene che vogliono fare.  Invece l’operare nella mia Divina Volontà simboleggia il ricco, che tenendo le ricchezze a sua disposizione, l’intenzione non ha valore, perché se vuole può fare la carità, può andare dove vuole, può fare bene a tutti, aiutare tutti.  Sono tali e tante le ricchezze del mio Volere, che la creatura si sperde in Essa, e a mani piene può prendere ciò che vuole per aiutare tutti, e molto più senza fare né strepito, né rumore, quasi come luce tacita porge l’aiuto e si ritira”.

 

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33-34

Marzo 10, 1935

 

Tutto ciò che si fa nella Divina Volontà, non resta nel basso della terra,

ma parte per il Cielo per prendere il loro posto regio nella Patria Celeste.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel mare interminabile della Divina Volontà, per prendere le sue goccioline, che alimentano, conservano e fanno crescere la Vita della Divina Volontà che sento in me, sicché ogni verità che la riguarda, è un pranzo che Gesù mi dà, tutto celeste e divino per alimentare me ed il Fiat Supremo, ogni verità è un nembo di Cielo che scende in me, e circondandomi aspetta finché io compisca i miei atti per portarseli nella patria celeste.  Onde, mentre mi sperdevo nella sua Luce divina, il mio amato Bene Gesù, ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il Cielo è sempre aperto per chi vive nella mia Volontà, Essa si abbassa e fa insieme con la creatura ciò che lei fa:  Ama insieme, opera, prega, soffre, adora, ripara, ed ama tanto quest’atti fatti insieme con Essa, che non li lascia nel basso della terra, ma se li porta nel celeste soggiorno, per farli prendere il loro regio posto come conquiste fatte nel basso mondo, che appartengono ad Essa e alla sua amata creatura.  Ciò che si fa nel mio Volere appartiene al Cielo, la terra non è degna di possedere, ed oh! la sicurezza, la felicità che acquista la creatura, pensando che i suoi atti sono in potere del Fiat Divino, e si trovano in Cielo come sue proprietà, non umane ma divine, cui aspettano essa ché vogliono corteggiarla e formarne il suo trono di gloria.  E’ tanto l’amore, la sua gelosia, l’immedesimazione che sente con quest’atti fatti nel suo Volere, che non li lascia neppure nella creatura, ma se li tiene con Sé, come parti della sua Vita e parti della creatura, per goderseli e sentire il gusto d’essere amato, e come un anticipo che deve darle della gloria nella patria celeste.  Quest’atti fatti nel mio Volere fanno da narratori della storia d’amore che passa tra il Creatore e la creatura, e non vi è gusto maggiore che sentirsi narrare quanto ho amato, come il mio amore giunge all’eccesso, fino ad abbassarmi a voler fare insieme ciò che fa la creatura, non solo, ma mi narra il suo amore ché ha ricevuto il mio atto nel suo, perciò si forma un amore reciproco tra l’uno e l’altro, che ci felicita a vicenda.  Oh! com’è bello vedere che mentre essa ancora valica l’esilio, i suoi atti stanno in Cielo, come mie conquiste che ho fatto nell’umana volontà, ed essi prendendo ciascuno il suo ufficio, chi mi ama come Io so amare, chi Mi adora con adorazioni divine, e chi mi forma le musiche celesti per inneggiarmi, lodarmi e ringraziarmi del grande portento dell’operato della mia Volontà.  Perciò sii attenta e non ti far sfuggire nulla in cui non chiami la mia, affinché ciò che fai resti animato dalla mia Divina Volontà”.

(3) Onde seguivo a pensare al Fiat Supremo, e mille pensieri si affollavano nella mia mente ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la creatura fu creata da Noi tutta in ordine a Noi, quindi è suo dovere sacrosanto, che in ogni suo atto che fa, di chiamare Colui che l’ha creata per darle il dominio ed il posto regio nell’atto suo che di diritto li spetta, e così l’atto della creatura riceverebbe l’onore che nell’atto suo possieda una Forza, una Luce, un atto divino; è nostra Volontà che dev’essere riempita tutta dell’Essere Divino, e se ciò non fa, ci nega un nostro diritto, ci mette fuori dagli atti suoi ed i suoi atti restano atti umani, svuotati di Forza e di Luce Divina, con un tenebrio sì denso, che la sua intelligenza vede tante ombre nere, che a tentoni fa fare qualche passo; giusta pena di chi può accendere la luce e non l’accende, di chi può chiamare la forza e non la chiama, e mentre se ne serve dell’atto e della opera conservatrice e attrice di Dio, lo mette fuori del suo atto.  Ora è nostro decreto che nessuno entra in Cielo se non è riempita l’anima sua, fino all’orlo, tutta della nostra Volontà e del nostro Amore, basta un piccolo vuoto di questo, che il Cielo non si apre per lei, ecco perciò la necessità del Purgatorio, per svuotarsi a via di pene e di fuoco di tutto ciò che è umano, e riempirsi a vie di ansie, di sospiri e di martiri, di puro amore e di Divina Volontà per poter entrare nella patria celeste, e senza acquistare con tante pene, né merito, né gloria maggiore, ma solo per le condizioni che ci vogliono per essere ammesso al Celeste soggiorno.  Invece, se l’avessero fatto in terra col chiamare la nostra Vita negli atti suoi, ogni atto era una gloria maggiore, una bellezza di più, suggellato dalle opere del suo Creatore.  Oh! con quanto amore vengono ricevute quest’anime che nei loro atti hanno dato il posto all’atto divino nell’incontrarsi con Noi, Noi ci riconosciamo in essa ed essa si riconosce in Noi, e riconoscendoci a vicenda, è tale e tanta la felicità d’ambi le parti, che tutto il Cielo ne resta sorpreso nel vedere le gioie, la gloria, le beatitudini che l’Ente Supremo versa sopra di questa fortunata creatura.  Perciò sempre nella mia Volontà e nel mio Amore ti voglio, affinché l’amore bruci ciò che a Me non appartiene, e la mia Volontà col suo pennello di luce vi formi l’atto nostro nell’atto tuo”.

 

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33-35

Marzo 19, 1935

 

La Volontà Divina e l’umano volere sono due potenze spirituali.  Tutto

l’uomo sta nella volontà.  Come Gesù non insegna né vuole cose impossibili.

 

(1) Mi sento come travolta nelle onde eterne del Voler Divino, sento il suo moto continuo che come vita mormora continuamente, ma che cosa mormora?  Mormora amore e dà amore a tutti, mormora e felicita, mormora e fortifica, mormora e dà luce, mormora e dà vita a tutti, conserva tutti e forma l’atto di tutti, investe tutto, coinvolge e nasconde tutto in Sé per darsi a tutti e ricevere tutto.  Oh! potenza del Voler Divino, come vorrei possederti come vita nell’anima, vivere di Te per non conoscere altra Vita che la tua, ma oh! quanto ne sono lontana, troppo ci vuole per giungere a vivere di Volontà Divina.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, la cara mia vita, sorprendendomi tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, dimmi che vuoi?  Vuoi tu che la mia Volontà regni e viva in te come Vita?  Se veramente lo vuoi tutto è fatto, perché è tanto il nostro Amore ed il desiderio ardente che la creatura possieda la nostra Volontà come vita, per farla vivere di Essa, che come la sua volontà umana veramente lo vuole, così la nostra riempie l’umano volere del nostro Supremo Volere per formarvi la sua Vita, e vivere in essa come nel suo proprio centro.  Tu devi sapere la Volontà Divina e l’umana sono due potenze spirituali, la Divina, immensa d’una potenza inarrivabile; l’umana, piccola potenza, ma per quanto piccola ha la sua potenza, ed essendo ambedue spirituali, l’una si può riversare nell’altra e formare una sol vita; tutta la potenza sta nel volere, ed essendo potenza spirituale, tiene spazio di poter mettere dentro della sua volontà il bene che vuole, e anche il male.  Sicché ciò che vuole la volontà quello si trova dentro di sé:  Se vuole la propria stima, la gloria, l’amore ai piaceri, alle ricchezze, si troverà dentro del suo volere la vita della stima propria, della gloria, la vita dei piaceri, delle ricchezze, e se vuole il peccato, anche il peccato formerà la sua vita.  Molto più se vuole la Vita della nostra Volontà nella sua, voluto, comandato da Noi con tanti sospiri, se davvero la vuole avrà il gran bene di possedere la nostra Volontà come vita, e se ciò non fosse, la santità del vivere nel mio Volere sarebbe una santità difficile e quasi impossibile, ed Io non so né insegnare cose difficili, né voglio cose impossibili, anzi è mio solito facilitare per quanto è possibile alla creatura le cose più ardue ed i sacrifici più duri, e se occorre ci metto del mio per fare che la piccola potenza del suo volere venga sostenuta, aiutata, animata dalla invincibile Potenza del mio, e così rendere facile il bene, o la Vita del mio Volere che vuole possedere la creatura, ed è tanto il mio Amore, che per facilitarla maggiormente le sussurro all’orecchio del cuore:  “Se vuoi farlo davvero questo bene, lo farò Io insieme con te, non ti lascerò sola, metterò a tua disposizione la mia Grazia, la mia Forza, la mia Luce, la mia Santità, saremo in due a fare il bene che vuoi possedere”.  Perciò non ci vuol troppo a vivere della mia Volontà, il troppo sta nel volere, se questo si decide e lo vuole fermamente e perseverantemente, già ha vinto la mia e l’ha fatta sua.  Oh! quante cose può racchiudere l’umano volere essendo potenza spirituale che molto raccoglie e nulla sperde, si rassomiglia alla luce del sole, quante cose non racchiude il sole mentre non si vede altro che luce e calore?  Eppure i beni che racchiude sono quasi innumerevoli, e si vede che come tocca la terra, così comunica beni mirabili, eppure non si vede altro che luce; tale è la volontà umana, quanti beni non può racchiudere se vuole, può racchiudere amore, santità, luce, riparazione, pazienza, tutte le virtù e anche il suo stesso Creatore.  Essendo potenza spirituale tiene virtù e capacità di racchiudere tutto ciò che vuole, e non solo tiene la potenza di racchiudere il bene che vuole, ma di trasmutarsi nel bene che racchiude.  Sicché la volontà umana si cambia nella natura del bene che vuole, e ancorché molte cose che veramente vuole non le faccia, nella volontà restano come fatte, e si vede che all’occasione di fare quel bene che voleva, possedendone la vita, con prontezza, con tutto amore, senza punto esitare fa quel bene che da tanto tempo voleva fare; simbolo del sole che non trovando né il seme, né il fiore, non dà né il bene di maturare il seme, né il bene del colore ai fiori, ma non appena le viene dato di toccarli con la sua luce, possedendone la vita, dà subito la maturazione al seme, il colore ai fiori.  La volontà umana possiede con caratteri incancellabili tutto ciò che fa e che vuol fare, e se la memoria dimentica, ma la volontà nulla perde, contiene il deposito di tutti gli atti suoi senza che possa sperdere nulla.  Perciò si può dire:  “Tutto l’uomo sta nella volontà”.  Se questa è santa, anche le cose più indifferenti sono sante per lui, se poi è cattiva, forse anche il bene si cambia per lui in atto perverso, quindi se vuoi veramente la mia Volontà Divina come vita, non ci vuol troppo, molto più che unita alla tua c’è la mia che lo vuole, c’è una Potenza che tutto può, e da parte tua si vedrà coi fatti se in tutte le cose ti comporterai come posseditrice d’una Volontà Divina.  Perciò sii attenta figlia mia, ed il tuo volo sia sempre continuo nel Fiat Supremo”.

 

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33-36

Aprile 12, 1935

 

Chi vive nella Divina Volontà lascia le sue spoglie, si riduce nel

nulla ed il Tutto forma la sua Vita nel nulla.  Non c’è volontà che non

possieda la sua vita.  Come ci amò la Celeste Regina nel suo

Concepimento, prodigi che fece il Volere Divino in Essa.

 

(1) Mi sento il piccolo atomo, anzi il nulla sperduta nel Tutto del Voler Divino.  Oh! come questo Tutto sente nel nulla della creatura la sua Vita libera, la sua Potenza operante, la sua virtù creatrice che tutto ciò che vuole può fare dentro di questo nulla.  Si può dire che questo nulla è il gioco del Fiat Divino, che col suo dominio lo investe, lo alletta, lo rapisce, lo riempie, ed il nulla tutto si fa fare, e niente sperde dei beni che riceve.  Ora, mentre ciò pensavo il mio dolce Gesù, facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, quando l’anima vive nella mia Divina Volontà, lascia le sue spoglie, si svuota di tutto, in modo che resta il puro nulla, ed il mio Volere lo investe, lo riempie del Tutto, lo domina e vi forma dei prodigi di santità, di grazia, di bellezza, degne della sua Potenza creatrice.  Ma quello che è più, in questo vuoto del nulla genera il suo Amore, e vi forma la sua Vita Divina, e si rende dominatrice del nulla e della sua stessa Vita Divina formata in esso, ed oh! il suo Amore per questo nulla giunge a tanto, che lo rende nel contempo dominante insieme col Fiat Supremo, e siccome il suo dominio le viene dal Tutto che possiede, sente la sua stessa virtù dominatrice, e domina la stessa Divina Volontà, sicché sono ambedue dominanti, ma con sommo accordo, possedendo un solo amore e una sola Volontà.  L’umano volere sente la sua vita nella mia, e non fa nulla se non sente l’atto mio operante che vuole operare per farlo insieme, e la mia sente la mia Vita nella sua, e col suo dominio si impone sul nulla per farlo operare nel Tutto.  Sicché come la creatura si decide con una ferma volontà di vivere nella mia, il mio Volere dà il principio di formare la sua Vita in essa, non c’è volontà che non possieda la sua vita, per mezzo della quale svolge la sua bontà, la sua potenza, la sua santità, la pienezza del suo amore; la vita è la manifestazione della volontà che possiede, è la veste che la copre, è il suono della sua voce, è la narratrice delle sue meraviglie, della sua infinità, della sua potenza, quindi la mia Divina Volontà non si contenta di far vivere la creatura in Essa, il nulla nel Tutto, no, no, allora si contenta quando chiude il Tutto nel nulla, e vi forma la sua Vita operante e dominatrice e fa del nulla quello che vuole.  Ecco perciò quando ti parlo della mia Volontà è il tuo Gesù che ti parla, perché Io sono la sua Vita, la sua voce, il suo rappresentatore, il narratore del mio Fiat che nasconde in Me.  Onde il prodigio più grande è formare la mia Vita Divina nel nulla della creatura, che solo il mio Volere tiene questa virtù, perché possedendo la Forza creatrice, può creare Sé stessa, la sua Vita in chi la vuol ricevere.  Ora, possedendo la mia Vita, l’anima prende parte alla mia Santità, al mio Amore, ed oh! com’è bello sentire che il nulla dice insieme col Tutto, amore, gloria, e con la Forza dominatrice che sente, si diffonde negli atti divini e domina insieme con la mia Volontà.  Per Noi non c’è contento maggiore che sentire il nulla operante e dominante nel nostro Essere Divino, perciò sii attenta di vivere sempre nella mia Volontà”.

(3) Dopo di ciò seguivo il mio giro nella Divina Volontà, e giunta all’Immacolato Concepimento, il mio dolce Gesù mi ha fermato dicendomi:

(4) “Figlia mia, voglio farti penetrare più dentro nell’Immacolato Concepimento della mia Madre Santissima, i suoi prodigi, come amò il suo Creatore e come per amor nostro amò tutte le creature.  La Piccola Regina nell’atto di concepire, incominciò la sua vita insieme con la Divina Volontà e quindi insieme col suo Creatore, onde sentiva tutta la Forza, l’Immensità, la foga dell’Amor Divino, ed era, tanta che si sentiva sperduta, affogata d’amore, che non sapeva fare altro che amare Colui che tanto l’amava, si sentiva amata, ma tanto, fino a darle la sua Volontà in suo potere, da tenerla come vita propria, che si può chiamare il più grande Amor di Dio, l’amore più eroico, l’amore che solo può dire:  “Non ho più che darti, tutto ti ho dato”.  E la piccola Regina se ne serviva di questa Vita per amarlo per quanto era amata, non perdeva un istante senza amarlo e cercava di pareggiarlo nell’amarlo.  Ora la nostra Volontà Divina che possiede l’onniveggenza di tutto, nulla le nascose, fece presente a questa Santa Creatura tutte le umane generazioni, ciascuna colpa che avevano fatto e che dovevano fare, e fino dal primo istante del suo Concepimento, la Celeste piccina che non conosceva altra vita che la sola Volontà Divina, incominciò a dolersi con dolore divino per ciascuna colpa di creatura, tanto che formava intorno a ciascuna colpa di esse un mare d’amore e dolore divino.  La mia Volontà che non sa fare cose piccole, formava nella sua bell’anima mari di dolore e d’amore per ciascuna colpa e per ciascuna creatura, perciò la Santa Verginella fin dal primo istante della sua vita era Regina di dolore e d’amore, perché la nostra Volontà che tutto può, le dava tal dolore e amore che se non l’avesse sostenuta con la sua Potenza, sarebbe morta per ogni colpa e tante volte consumata d’amore per quante creature dovevano esistere.  E la nostra Divinità incominciò ad avere, in virtù della nostra Volontà, il dolore Divino e l’amore Divino per tutti e per ciascuna, oh! come ci sentimmo soddisfatti e ripagati per tutti, ed in virtù di questo dolore e amor divino, ci sentimmo inclinati verso tutti; il suo amore era tanto, che padroneggiandoci ci faceva amare coloro che Essa amava, tanto che il Verbo Eterno, come venne alla luce questa Eccelsa Creatura, corse per venire a cercare l’uomo e salvarlo.  Chi può resistere alla Potenza operante della nostra Volontà nella creatura, e che cosa non può fare e ottenere di quanto vuole?  Oh! se tutti sapessero il gran bene che facemmo alle umane generazioni col darle questa Celeste Regina, fu Essa che preparò la Redenzione, che vinse il suo Creatore e che fu la portatrice del Verbo Eterno sulla terra, ah! tutti si stringerebbero intorno alle sue ginocchia materne per implorare da Lei quella Divina Volontà che ne possiede la Vita”.

 

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33-37

Maggio 14, 1935

 

Chi fa la Divina Volontà non fa bisogno di leggi.  Chi vive in Essa dà

lavoro a tutti, al Padre Celeste, alla Madre Celeste e allo stesso Gesù.

 

(1) Sono nelle braccia del mio adorabile Volere Divino, sebbene immersa nel dolore della privazione del mio Gesù benedetto, le ore sono secoli senza di Lui, che pena, che morte continua, senza pietà e misericordia, giustamente mi punisce perché troppo ingrata ed incorrispondente sono stata.  Ma deh! amor mio, nascondi le mie miserie nelle tue piaghe, coprimi col tuo sangue, le mie pene le unisco alle tue pene affinché gridino insieme:  Pietà, perdono di questa povera creatura, ma senza di Te non ne posso più.  Ma mentre sfogavo il mio dolore, il mio dolce Gesù mosso a compassione del mio lungo martirio, come lampo che fugge mi ha fatto la sua breve visitina e mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, coraggio, non ti allarmare, la mia Divina Volontà ti dà tutto in tuo potere, in modo che puoi dire tutto è mio; le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, tutto è tuo, sicché non hai bisogno di chiedermele, ma di prenderle per servirtene per i tuoi bisogni, tanto vero che in chi regna la mia Divina Volontà non fa bisogno di leggi, ma sente in sé stessa la natura cambiata in legge divina, come in natura sente la forza del respiro, del palpito, così sente la forza della legge come parte sostanziale della sua vita.  E siccome la mia legge è legge d’amore, di santità, d’ordine, perciò sente in sé la natura dell’amore, della santità, dell’ordine.  La mia Volontà, dove Essa regna, è tanto il suo Amore, che trasforma in natura i beni che vuol dare alla creatura, affinché ne sia proprietaria, nessuno li può togliere ed Io stesso mi faccio custode dei doni in natura concessi a questa creatura”.

(3) Il dolce Gesù ha fatto silenzio, e la mia mente nuotava nel mare della Divina Volontà, e riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che chi vive nella mia Volontà dà da lavorare a tutti.  Il mio Padre Celeste vedendo la creatura nel suo Volere Divino vi si mette d’intorno per formare il lavoro della sua immagine e somiglianza, molto più che trovando la sua Volontà in essa, trova le materie adattabili che si prestano a ricevere il suo lavoro per formare la più bella immagine che le somiglia, ed oh! il suo contento che col suo lavoro può produrre immagini sue.  Dà il lavoro alla Madre Celeste, perché trovando la mia Volontà Divina nella creatura, trova chi le fa compagnia, chi riceve la sua Maternità come figlia, trova a chi può comunicare la sua fecondità, i suoi atti fatti nel mio Volere, trova in chi può fare il suo modello e la sua copia fedele, ed oh! il contento di questa Madre Celeste, il suo lavoro assiduo, le sue cure, le sue premure materne ché può fare da vera Madre e ché può dare la sua eredità, ed essendo una la Volontà della Madre e della figlia, può farsi comprendere e mettere in comune le sue grazie, il suo amore, la sua santità; nel suo lavoro si sente felice perché trova chi la corteggia, chi la somiglia e vive della sua stessa Volontà Divina.  Chi vive in Essa sono le sue figlie predilette, le sue beniamine, le sue segretarie, si può dire che in virtù del mio Voler Divino posseggono una calamita potente che attirano talmente gli sguardi di questa Madre Celeste, che non può spostarli da sopra di loro; e la gran Signora per tenerla sicura, lavora col metterle d’intorno le sue virtù, i suoi dolori, il suo amore e la stessa Vita del Figlio suo.  Ma ciò non è tutto, il tuo Gesù, come veggo che l’anima ha messo da parte la sua volontà per vivere della mia, mi metto al lavoro per formare le mie membra, il mio capo è santo e sento il bisogno delle membra sante per poggiare il mio capo, e così poter comunicare la sua virtù in esse, e chi mai può formarmi le membra sante se non la mia Volontà?  Quindi il mio lavoro è incessante per chi vive in Essa, si può dire che mi metto a guardia dentro e fuori di essa, affinché nessuno vi entri per interrompere il mio lavoro, e per formarmi queste membra ripeto il lavoro di concepire di nuovo per rigenerarli; rinasco per farli rinascere; piango, soffro, predico, muoio, per comunicare i miei umori vitali e divini in queste membra, affinché restino fortificate e divinizzate, degne del mio capo santissimo, ed ho il mio contento, che sebbene lavoro, ma ripeto la mia Vita e formo le ripetitrice di Essa; ma che cosa non farei e darei in chi vive nella mia Volontà?  Essa mi chiude nella creatura per farmi lavorare e farmi formare membra degne delle mie mani creatrici, e come l’anima riceve il mio lavoro, così mi sento felice e contraccambiato dell’opera della Creazione e Redenzione.  Ora gli angeli, i santi, vedendo il Padre Celeste, la Sovrana Regina, ed il loro Re, tutti intenti a lavorare in questa creatura, anche loro vogliono aiutarci nel lavoro, e schierandosi intorno alla fortunata creatura lavorano col difenderla, allontanano i nemici, la liberano dai pericoli e formano muri di fortezza, affinché nessuno la può molestare.  Vedi dunque come chi vive nel mio Volere Divino dà lavoro a tutti, e tutti si occupano di lei”.

 

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33-38

Maggio 26, 1935

 

Il timore, virtù umana; l’amore, Virtù Divina.  Come la fiducia rapisce Gesù.  Chi

fa la Divina Volontà si trova con tutte le opere Divine e resta confermato in esse.

 

(1) Sebbene mi sento abbandonata nelle braccia del Voler Divino, ma la mia mente me la sentivo piena d’apprensioni e di timori, ma li offrivo al mio dolce Gesù affinché li investisse col suo Fiat e me li cambiasse in pace e amore, e Lui facendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il timore ancorché fosse santo, è sempre virtù umana, spezza il volo all’amore e fa nascere la paura e lo stento nel camminare nella via del bene, fa guardare sempre a destra e a sinistra e giunge a temere di Colui che tanto l’ama, toglie il dolce incanto alla fiducia che la fa vivere nelle braccia del suo Gesù, e se teme troppo sperde Gesù e la fa vivere a sé stessa.  Invece l’amore è virtù divina, e col suo fuoco tiene la virtù purificatrice di purificare l’anima da qualunque macchia, la unisce e la trasforma nel suo Gesù, e le dà tale fiducia da farsi rapire dal suo Gesù, il dolce incanto della fiducia è tale e tanto che si rapiscono a vicenda, che l’uno non può stare senza dell’altro, e se guarda, guarda solo se ama Colui che tanto l’ama.  Sicché tutto l’essere suo viene racchiuso nell’amore, e siccome l’amore è figlio inseparabile del Voler Divino, perciò dà il primo posto di dominio alla mia Divina Volontà.  Essa si stende in tutti gli atti della creatura umani e spirituali, nobilita tutto, e sebbene gli atti umani restano nella forma e materia di cui sono formati, non subiscono nessun cambiamento esterno, tutto il cambiamento resta nel fondo della volontà umana, restando tutto ciò che fa, anche le cose più indifferenti, cambiate in divino e confermate della Divina Volontà.  Il suo lavorio è incessante e su tutto ciò che fa la creatura stende il suo soggiorno di pace, e come vera Madre non fa altro che arricchire con conquiste divine la sua cara figlia.  Perciò sbandisci ogni timore, nel mio Volere non hanno ragione d’esistere né timori, né paure, né sfiducia, non sono cose che ci appartengono, e tu non devi fare altro che vivere d’amore e di Volontà mia.  Tu devi sapere che una delle più pure gioie che mi può dare la creatura è la fiducia in Me, me la sento figlia mia e ne faccio quello che voglio, posso dire che la fiducia mi fa conoscere chi Io sono, che sono l’Essere Immenso, la mia Bontà senza termine, la mia Misericordia senza limiti, e quanto più fiducia trovo, più l’amo e più abbondo verso le creature”.

(3) Onde seguivo il mio abbandono nel Voler Divino, e lo pregavo che si riversasse sulla piccola anima mia e mi facesse risorgere tutta nel Fiat Divino.  Oh! come vorrei essere un atto solo di Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù riprendendo il suo dire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che tutte le cose create, e tutto ciò che feci e soffrii nella Redenzione, corrono appresso alla creatura per dirle:  “Ti portiamo l’amore del tuo Creatore per ricevere il tuo, siamo i suoi messaggeri che mentre scendiamo nel basso della terra, risaliamo in alto, per portare come in trionfo il tuo piccolo amore al nostro Creatore”.  Ma sai il gran bene che ti viene?  Tu resti confermata nell’amore e nelle opere sue, nella sua Vita, nelle sue pene, nelle sue lacrime, in tutto.  Sicché figlia mia, tu ti trovi e corri in tutte le opere nostre, la nostra Volontà ti porta ovunque, e Noi ci troviamo confermati in te; succede uno scambio di atti e di vita, la creatura nel Creatore ed il Creatore nella creatura, essa si fa ripetitrice degli atti divini.  Grazia più grande non potrei fare, né la creatura riceverne, questa conferma nelle opere nostre riproduce in essa tutti i nostri beni.  La nostra Santità, Bontà, Amore, i nostri attributi vengono trasmessi in essa, e Noi, rapiti la contempliamo e nella nostra enfasi d’amore diciamo:  “Bello, Santo, perfetto è il nostro Essere nella nostra Immensità, Luce, Potenza, Sapienza, Amore, Bontà interminabile, ma bello ancora vedere racchiusa questa nostra Immensità di attributi nella creatura.  Oh! come ci glorifica e ci ama, pare che ci dica:  “Sono piccola, ne mi è dato di racchiudere e contenere tutta la tua Immensità, ma quale Tu sei, tale sono io, la tua Divina Volontà ti ha racchiuso in me e ti amo col tuo stesso Amore, ti glorifico con la tua Luce, ti adoro con la tua Santità, tutto posso darvi perché posseggo il mio Creatore”.  Che cosa non può fare la mia Volontà Divina nella creatura quando si fa dominare da Essa?  Tutto.  Perciò sii attenta se vuoi tutto e dare tutto”.

 

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33-39

Maggio 31, 1935

 

Come la Potenza Divina non ha limiti.  Certezza che deve venire il regno

della Divina Volontà.  Come la Redenzione ed il suo regno sono inseparabili.

 

(1) Sono tra le braccia del mio amabile Gesù, il quale mi circonda tanto del suo Santo Volere, che non saprei vivere senza di Esso, me lo sento dentro di me, che col suo dolce impero domina su tutto il mio interno, e con un amore indicibile si fa vita del mio pensiero, del mio palpito e respiro, e pensa, palpita, respira insieme con me, e pare che mi dice:  “Come sono felice che tu senta, conosca che la vita del tuo pensiero, del tuo palpito, di tutto te sono Io, tu senti Me in te, ed Io sento te in Me, siamo felici ambedue di fare una sol cosa tutti e due; questa è la mia Volontà, che la creatura senta, conosca che sto insieme con essa, mi abbasso a tutti gli atti suoi e li faccio insieme con essa per darle la similitudine della mia Vita e degli atti miei divini; quanto mi duole quando mi mettono da parte e non riconoscono il mio dominio, e che sono Io proprio Colui che forma la loro vita”.  In questo mentre pensavo tra me:  “Mi sembra impossibile che possa venire il Regno della Divina Volontà, come può venire se i mali abbondano in modo raccapricciante? ” Ed il mio dolce Gesù dispiacendosi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, se tu dubiti di ciò, non credi né riconosci la mia Potenza che non ha limiti e quando voglio tutto posso.  Tu devi sapere che nel creare l’uomo fu messa la nostra Vita in lui, e lui era la nostra abitazione, ora se non mettiamo in salvo questa nostra Vita, col suo decoro, col suo dominio, col pieno nostro trionfo facendoci conoscere che stiamo in questa abitazione, e che essa si sente onorata d’essere dominata e abitata da un Dio; se ciò non facciamo significa che la nostra Potenza è limitata, non è il suo potere infinito, chi non ha potenza di salvare sé stesso, molto meno può salvare gli altri, anzi il vero bene, la potenza che non ha limiti, prima serve e mette in salvo sé stesso e poi si riversa negli altri.  Ora, col venire sulla terra, patire e morire, venni a mettere in salvo l’uomo, cioè la mia abitazione, non ti parrebbe strano anche a te, se mentre mettevo in salvo l’abitazione, il Padrone, l’abitatore di essa senza i suoi diritti, senza dominio e senza potere di mettersi in salvo?  Ah! no, no, figlia mia, sarebbe stato assurdo e senza l’ordine della nostra sapienza infinita.  La Redenzione ed il regno della mia Volontà sono tutt’uno, inseparabili tra loro.  La mia venuta sulla terra venne a formare la Redenzione dell’uomo e nel medesimo tempo venne a formare il regno della mia Volontà per salvare Me stesso, per riprendermi i miei diritti che di giustizia mi sono dovuti come Creatore.  E come nella Redenzione mi esibii a tante umiliazioni, a pene inaudite, fino a morire crocifisso, mi sottoposi a tutto per mettere in salvo la mia abitazione e restituirle tutta la sontuosità, la bellezza, la magnificenza con cui l’avevo formata, perché di nuovo fosse degna di Me.  Ora, quando parve che tutto fosse finito ed i miei nemici soddisfatti che mi avevano tolto la Vita, la mia Potenza che non ha limiti richiamò a vita la mia Umanità, e col risorgere tutto risorgeva insieme con Me, le creature, le mie pene, i beni per loro acquistati, e come la mia Umanità trionfò sulla morte, così la mia Volontà risorgeva e trionfava nelle creature aspettando il suo regno.  Se la mia Umanità non fosse risorta, se non avesse avuto questa Potenza, la Redenzione sarebbe fallita e si potrebbe dubitare che non fosse opera d’un Dio, fu la mia Risurrezione che mi fece conoscere chi Io ero, e mise il suggello a tutti i beni che venni a portare sulla terra.  Così la mia Divina Volontà sarà il doppio suggello, la trasmissione nelle creature del suo regno che possedeva la mia Umanità, molto più che per le creature formai questo regno della mia Volontà Divina nella mia Umanità, perché dunque non devo darlo?  Al più sarà questione di tempo, e per Noi i tempi sono un punto solo, la nostra Potenza farà tali prodigi, abbonderà l’uomo di nuove grazie, nuovo amore, nuova luce, che le nostre abitazioni ci riconosceranno e loro stessi di volontà spontanea ci daranno il dominio, e la nostra Vita sarà al sicuro, coi suoi pieni diritti nella creatura.  Col tempo vedrai ciò che sa fare e può fare la mia Potenza, come sa conquistare tutto e atterrare i più ostinati ribelli, chi mai può resistere alla mia Potenza, che con un sol fiato atterro, distruggo e rifaccio tutto, come più mi piace.  Perciò tu prega e sia il tuo continuo grido:  “Venga il regno del tuo Fiat e la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra”.

 

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33-40

Giugno 6, 1935

 

Come chi vive nel Volere di Dio tiene Dio stesso in suo potere.  La Regina

del Cielo gira per tutte le nazioni per mettere in salvo i suoi figli.

 

(1) La mia povera mente continua il suo volo nella luce interminabile del Voler Divino, non vi è cosa né in Cielo, né in terra, che non sia parto suo, e tutto e tutti hanno che dire di Colui che li ha generati, anzi non si stancano mai di narrare la sua origine eterna, la sua Santità inarrivabile, il suo Amore che sempre genera, senza mai cessare, il suo Fiat che sempre parla, parla alla mente, parla nel cuore, parla sulla lingua, e ora parla con voci articolate, ora con gemiti, ora supplicante, ora con impero, ora con tale dolcezza da commuovere i cuori più duri e più ostinati.  Mio Dio, che potenza contiene il tuo Volere, deh! fa che io viva sempre di Esso.  Ma mentre ciò pensavo il mio dolce Gesù facendomi la sua breve visitina, con una bontà indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia, la mia Volontà! La mia Volontà! E’ tutto, fa tutto, dà tutto; chi mai può dire che non ha ricevuto tutto da Essa?  Tu devi sapere che la stessa creatura, tanto di santità possiede per quanto sta in ordine, in rapporto con la mia Volontà, tanto più si eleva all’unione con Dio per quanto più è unita con Essa, il suo valore, i suoi meriti sono misurati dalle relazioni che ha tenuto con la mia Volontà, sicché tutto il fondamento, la base, la sostanza, l’origine dei beni nella creatura, dipendono da quanti atti ha fatto di mia Volontà, da quanto conosce di Essa.  Sicché se in tutti gli atti suoi ha fatto entrare il mio Volere, può dire:  “Tutto è santo, tutto è puro e divino in me”.  Tutto le possiamo dare, anche la nostra Vita in suo potere.  Invece se nulla ha fatto di mia Volontà e nulla conosce, non abbiamo che darle, perché nulla merita, perché le manca il seme di generare il bene che ci appartiene, quindi nessun diritto di ricevere la paga dal suo Padre Celeste, se non ha lavorato nel campo nostro, possiamo dire:  “Non ti conosco”.  Perciò se in tutto, o almeno in parte non ha fatto nulla di mia Volontà, il Cielo è chiuso per la creatura, non ha nessun diritto alla Patria Celeste.  Ecco la causa perché insistiamo tanto che la nostra Volontà si faccia sempre, che sia conosciuta, perché vogliamo popolare il Cielo dei nostri amati figli, e siccome tutto è uscito da Noi, vogliamo che tutto ci ritorni nel nostro grembo divino”.

(3) Onde dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, e pregavo che affrettasse, e che con la sua Onnipotenza che tutto può, vincesse tutti gli ostacoli e facesse venire il suo regno, e che la sua Volontà regnasse come in Cielo così in terra.  Ma mentre ciò pensavo, innanzi alla mia mente, il mio dolce Gesù faceva vedere tante cose funeste e raccapriccianti innanzi alle quali si scuotevano i cuori più duri, e restavano atterrati i più ostinati, tutto era terrore e spavento, io sono rimasta così afflitta da sentirmi morire, e pregavo che risparmiasse tanti flagelli.  Ed il mio amato Gesù, come se avesse pietà della mia afflizione mi ha detto:

(4) “Figlia mia, coraggio, tutto servirà al trionfo della mia Volontà, se colpisco è perché voglio risanare, il mio Amore è tanto, che quando non posso vincere a via d’amore e di grazie, cerco di vincere a via di terrore e di spavento, la debolezza umana è tanta, che molte volte non cura le mie grazie, fa la sorda alla mia voce, se la ride del mio Amore, ma basta toccarle la pelle, toglierle le cose necessarie alla vita naturale, che abbassa la sua alterigia, si sente così umiliata che si fa un cencio, ed Io ne faccio quello che voglio, specie se non hanno una volontà perfida e ostinata, basta un castigo, vedersi sull’orlo del sepolcro, che mi ritorna nelle mie braccia.  Tu devi sapere che amo sempre i figli miei, le mie amate creature, mi sviscererei per non vederli colpiti, tanto che nei tempi funesti che verranno li ho messi tutti nelle mani della mia Mamma Celeste, a Lei li ho affidati, affinché me li tenga sotto il suo manto sicuro, darò tutti quelli che Lei vorrà, la stessa morte non avrà potere su quelli che saranno in custodia della mia Mamma”.

(5) Ora mentre ciò diceva, il mio caro Gesù mi faceva vedere coi fatti che la Sovrana Regina scendeva dal Cielo con una Maestà indicibile, e una tenerezza tutta materna, e girava in mezzo alle creature in tutte le nazioni e segnava i suoi cari figli e quelli che non dovevano essere toccati dai flagelli, chiunque toccava la mia Mamma Celeste, i flagelli non avevano poter di toccare le creature.  Il dolce Gesù le dava il diritto alla Mamma sua di mettere in salvo chi a Lei piaceva.  Com’era commovente veder girare in tutte le parti del mondo l’Imperatrice Celeste, che prendeva fra le sue mani materne, se li affiatava al suo petto, li nascondeva sotto il suo manto, affinché nessun mal potesse nuocere coloro che la sua Materna bontà teneva in sua custodia, custoditi e difesi.  Oh! se tutti potessero vedere con quanto amore e tenerezza faceva questo ufficio la Celeste Regina, piangerebbero di consolazione e amerebbero Colei che tanto ci ama.

 

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33-41

Giugno 10, 1935

 

Pioggia d’amore che Nostro Signore versa da dentro le cose create sopra

le creature, e come si biloca in essa e si vede pareggiato nel suo Amore.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà, ma mentre ciò facevo mi sentivo piovere addosso una pioggia di atti d’amore che mi faceva il mio dolce Gesù.  Sicché come giravo nel sole, nel cielo, nel vento, ed in tutte le altre cose create, così mi pioveva una molteplicità di atti d’amore.  Essere amato da Dio è la più grande delle felicità, è la gloria più bella che si può trovare in Cielo ed in terra, e anch’io sentivo il bisogno estremo d’amarlo, ed oh! come vorrei essere lo stesso Gesù per fargli anch’io la mia pioggia d’amore.  Macché, sentivo la gran distanza, perché in Lui erano fatte opere reali, ma io, poveretta, dovevo servirmi delle sue opere per dirgli che lo amavo, sicché tutto il mio amore si riduceva nella volontà e quindi mi sentivo afflitta perché non lo amavo come mi poteva amare Gesù.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù, con un amore e bontà indescrivibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non ti affliggere, non sai che Io ho potenza di rimediare a tutto, e di farmi pareggiare dall’amore della creatura?  Quando si tratta che essa vuole amarmi, Io non la rendo mai scontenta, perché l’amore è una delle mie passioni, e sai che faccio per rendere contenta chi mi ama?  Mi biloco e prendo posto in ciascuna cosa creata e le piovo amore, poi prendo posto nella creatura e le do virtù di farmi piovere il suo amore sopra di Me, l’amore che le ho dato lo ha fato suo e con diritto può darmelo come se fosse suo, ed Io sento il contento che mi ama come l’ho amata Io, e sebbene so che è mio, Io non ci bado a questo, non sono avaro, ma bado se nella sua volontà vuole amarmi come l’amo Io, e se potesse farebbe ciò che ho fatto Io per lei, questo mi basta e sono contento di poterle dire:  “Mi hai amato come Io ti ho amato”.  Oltre di ciò, tu devi sapere che Io creai tutto l’universo per far dono alle creature, e mi rimasi in ciascuna cosa creata a piovere amore sopra di loro.  Ora chi riconosce questo dono come un amore grande che le fa il suo Creatore, il dono è suo, la pioggia del nostro Amore è sua, quindi ridandolo a Noi, con tutto l’essere suo che ci ama, Noi ci sentiamo pareggiati dall’amore della creatura e vinti dal suo amore, la ridoniamo di nuovo per trovare lo scambio continuo del nostro e del suo amore.  E se tu sapessi quanto ne sono contento e resta ferito il mio Amore nel sentirti ripetere che vuoi amarmi e mi ami in ciascuna cosa creata, mi ami nel mio Concepimento, nella mia Nascita, in ogni lacrima infantile, me la sento imperlata del tuo amore, ogni pena, in ogni goccia di sangue sento la vita del tuo amore, ed Io per contraccambiarti in ogni cosa che feci nella mia Vita quaggiù, non faccio altro che formarti pioggia d’amore.  Oh! se tu potessi vedere quanto amore ti verso, è tale e tanto che preso dalla foga del mio stesso Amore, abbraccio e bacio il mio Amore in te, e nel vedere che tu senti i miei abbracci ed i miei baci, come ne sono contento e aspetto i tuoi come per essere pagato e ricambiato d’un tanto amore”.

(3) Onde seguivo il mio abbandono nel Voler Supremo, e girando nell’estensione del cielo che serve come pavimento e sgabello della Patria Celeste e come volta ai viatori di quaggiù, quella volta azzurra mi sembrava che faceva doppio ufficio, serviva come sontuoso pavimento ai comprensori e come volta regia ai viatori, unificando gli uni e gli altri insieme per fare che una fosse la volontà e l’amore di tutti.  Perciò prostrandomi insieme con il cielo, chiamavo quelli di lassù e quelli della terra ad adorare il mio Creatore, prostrandoci tutti insieme, perché una fosse l’adorazione, la volontà, l’amore di tutti.  Onde, mentre ciò facevo il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il primo dovere della creatura è adorare Colui che l’ha creata, il primo atto che dice santità è il dovere; il dovere chiama l’ordine, e l’ordine fa sorgere la più bella armonia tra il Creatore e la creatura, armonia di volontà, armonia d’amore, di modi e di imitazione, il dovere è la sostanza della santità, e siccome tutte le cose create posseggono e tengono come in natura l’impronta della vera adorazione, quindi la creatura unita con esse può prestare la più perfetta adorazione a Colui che l’ha creata.  Onde ogni cosa creata è un’adorazione profonda che mandano a Colui che le ha create, e la creatura unendosi insieme, in virtù del nostro Volere, le mette tutte in adorazione, dando a Dio il dovere di ciascuna, ed elevandosi su tutte ci porta tutti e viene a palpitare nel nostro palpito e a respirare nel nostro respiro.  Oh! come è dolce e gradito questo palpito e respiro nel nostro, e Noi per contraccambiarlo, palpitiamo nel suo cuore e respiriamo nel suo respiro, dandole il palpito ed il respiro divino come Vita, retaggio e crescenza del nostro Essere Supremo in essa.  Ed ecco che al dovere dell’adorazione sorge il primo dovere dell’atto della Creazione, di dar vita al suo Creatore nella propria anima, dandole il dominio, la libertà di formarsi, palpitar e respirare, riempirla d’amore, per poter dire coi fatti:  “Questa creatura è la portatrice del suo Creatore, e mi fa fare ciò che Io voglio”.  Tanto vero che il suo palpito lo possiedo Io, niente tiene di suo, ciò che è suo è mio e ciò che è mio è suo, Io tengo il mio posto d’amore in essa, ed essa tiene il posto d’onore nel mio.  Sicché Cielo e terra si danno il bacio di pace e di unione permanente”.

 

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33-42

Giugno 17, 1935

 

Come Iddio col darci la volontà umana libera si metteva a nostra

disposizione, per sentirsela, adattarsi con lei come se avesse bisogno della

creatura.  Condizioni amorose in cui Dio si mise per amore delle creature.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Voler Divino e mi sono fermata in tutto ciò che la mia Mamma Celeste aveva fatto nella Divina Volontà; mio Dio, quale sorpresa questo Fiat Divino bilocato, moltiplicato, operante, che formava tale incanto di bellezza, di grazia, di opere, da far stupire non solo Cielo e terra, ma Dio stesso, vedendosi rinchiuso nella Sovrana Regina e operare da Dio in Essa come operava in Sé stesso.  Ed oh! come avrei voluto dare, da parte mia, dare al mio Dio tutta quella gloria che gli dava la Sovrana Signora di tutti quegli atti che aveva fatto la Divina Volontà nel Sacrario, nel nascondimento, dentro i veli dell’Immacolata Signora.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Voler Divino, non vi è prodigio maggiore, né bontà e amore più grande, né magnanimità da parte nostra che non ha limiti, che scendere nel basso nell’umama volontà e operare da Dio, quali siamo, in essa come se operassimo in Noi stessi.  Ecco perciò la nostra Sapienza infinita, presa da eccesso d’amore verso la creatura, le davamo la piccola volontà umana libera, indipendente da tutti; col darle questa volontà libera ci mettevamo a sua disposizione se volesse che scendessimo nella sua piccolezza e bassezza e operare da Dio, e la nostra Volontà fare in essa ciò che può fare nel nostro Essere Supremo.  Questo era il prodigio più grande e l’amore che nessun altro amore può pareggiare, dare la volontà umana alla creatura, quasi per starle soggetti, come voler dipendere da lei il bene che vogliamo operare in essa, le opere che dobbiamo svolgere, non è questa una finezza d’amore insuperabile, e poi darle questa volontà a suo libero arbitrio, affinché la creatura ci potesse dire:  “Sei venuto in casa mia, ed io debbo venire in casa tua, perciò Tu fai quello che vuoi in me, ed a me farai fare quello che voglio in Te.  Era l’accordo che mettevamo tra essa e Noi, e dandole la volontà libera, poteva dirci che ci dava qualche cosa che teneva in suo potere; non è questa una magnanimità, un amore che supera tutto, che solo il nostro Ente Supremo poteva e volle fare! Ma ciò non è tutto, il nostro Amore vagheggiava questa volontà libera della creatura, e si formava tanti centri per bilocarsi in essi e formarsi tanti regni di domini dove dovevamo sfoggiare nelle nostre opere divine, moltiplicandole all’infinito, senza restrizione, senza limiti, operando in questi centri da Dio, come se operassimo in Noi stessi.  Molto più che nelle piccole volontà umane, il nostro Amore sfoggiava di più, usava più potenza, perché ci vuole più arte a restringere la nostra immensità nella piccola cerchia delle volontà umane, quasi mettere un limite alla nostra Potenza per abbassarsi nel basso dell’umano volere, e poi quel sentircela con esso in ciò che dovevamo fare, perché lo vogliamo operante insieme con Noi, quasi essa adattarsi a Noi e Noi dobbiamo adattarci ad essa, ed il nostro Amore è tanto che si adatta anche ai suoi modi umani, questo ci da più da fare, il nostro Amore si sfoga di più e ama fino agli eccessi questa volontà umana che le dà il suo regio posto, il suo libero dominio.  Invece operando fuori della cerchia umana, chi non sa che tutto possiamo fare ed abbiamo una Immensità che a tutto può giungere, una Potenza senza limiti, e se vuole tutto può, una Sapienza che tutto dispone, un Amore che ama tutti, involge tutto, e ancorché non fosse amato.  Il nostro Ente Supremo è libero, non ha bisogno di nessuno e può fare ciò che vuole, e siccome tutto possiamo non lavoriamo nel fare le opere più grandi, ma basta volerlo, che in un istante tutto facciamo.  Invece quando vogliamo operare nella creatura, quasi che abbiamo bisogno di essa, dobbiamo allettarla, dobbiamo dirle il bene che le vogliamo e quello che vogliamo operare, non vogliamo una volontà sforzata, perciò vogliamo che lo sappia e spontanea ci apra le porte, sentendosi onorata di darci il posto operante nella sua volontà.  In queste condizioni ci mise il nostro Amore nella creazione dell’uomo, l’amò tanto che giunse a dargli la volontà libera affinché potesse dire:  “Posso dare al mio Creatore”.  Poteva amarlo di più?  Perciò la gloria, l’onore che mi dà la creatura quando mi fa operare nella sua volontà è tanto grande, che nessuno la può comprendere, è la nostra stessa gloria e onore che ci dà, in tutti gli atti suoi corre la nostra Vita, il nostro Amore può dire:  “Do Dio a Dio”.  E’ il punto più alto dove può giungere la creatura, è l’amore più eccessivo dove può giungere un Dio.  Oh! se le creature comprendessero l’amore, il gran dono che le diede col darle una volontà libera, la elevai al di sopra del cielo, del sole, dell’universo intero, posso fare su tutto ciò che voglio, senza che nessuno sappia nulla, invece con la creatura mi abbasso, le chiedo con amore un posticino nella loro volontà per poter operare in loro e farle del bene.  Ma ahimè! molti me lo negano e rendono la mia Volontà inoperante nella volontà umana, il mio dolore è infinito a tanta loro ingratitudine.  Ora, che ammireresti di più, un re che opera nella sua reggia dove tiene tutto in suo potere, il comando su tutti, fa bene a tutti, la sua reggia si presta a tutto ciò che vuol fare il re; oppure un re che scende nel basso d’un tugurio e fa la stessa azione che farebbe nella sua reggia?  Non si ammirerebbe di più, non sarebbe più sacrificio, più intensità d’amore, operare da re nel piccolo tugurio che nella reggia?  Nella reggia tutte le cose si prestano a farlo operare da re, invece nel tugurio il re deve adattarsi al tugurio ed ingegnarsi tanto da fare le stesse azioni che farebbe nella sua reggia.  Tali siamo Noi, operare nella Reggia della nostra Divinità, fare cose grandi, in Noi è natura; ma farle nel tugurio dell’umano volere dà dell’incredibile, è l’eccesso del nostro Amore più grande”.

 

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33-43

Luglio 8, 1935

 

Inseparabilità di chi vive nella Divina Volontà col suo Creatore.  La Regina del

Cielo insieme con Gesù nell’istituire il Santissimo Sacramento.  I figli della

Divina Volontà saranno soli e stelle che coroneranno la Sovrana Celeste.

 

(1) Mi sembra che non so trovare riposo se non mi abbandono nelle braccia della Divina Volontà, la quale mi slancia nel suo mare interminabile dove trovo ciò che ha fatto per amore delle creature, ed io ora mi fermo ad un punto e ora ad un altro delle sue molteplici opere, e le ammiro, le amo, le bacio e la ringrazio di tanta magnificenza e di tante industrie amorose verso di noi, misere creature.  Ma mentre giravo, con mia sorpresa mi sono trovata innanzi alla gran Signora Regina e Mamma nostra, la più bella opera della Trinità Sacrosanta.  Sono rimasta lì a contemplarla, ma non ho vocaboli per dire ciò che comprendevo, ed il mio amabile Gesù con una dolcezza e amore indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come è bella la Mamma mia, il suo impero si stende ovunque, la sua bellezza rapisce ed incatena tutti, non vi è essere che non pieghi le sue ginocchia per venerarla.  Tale me la fece la mia Divina Volontà, me la fece inseparabile da Me, in modo che non ci fu atto che Io feci che la Sovrana Regina non lo fece insieme con Me; la Potenza di quel Fiat Divino pronunciato da Me e da Lei, che mi fece concepire nel suo seno verginale dandomi la vita alla mia Umanità, quel Fiat sempre identico, ed ogni qualvolta Io operavo, il Fiat Divino della mia Madre teneva il diritto nel mio Fiat Divino di fare ciò che facevo Io.  Ora, tu devi sapere che quando istituii il Sacramento dell’Eucaristia, il suo Fiat Divino era insieme col mio, ed insieme pronunziammo il Fiat che il pane ed il vino fossero trasustanziati nel mio Corpo, Sangue, Anima e Divinità.  Ah! come nel concepire volli il suo Fiat, così lo volli in quest’atto solenne che dava principio alla mia Vita Sacramentale; chi avrebbe avuto cuore di mettere da parte la Mamma mia in un atto in cui il mio Amore sfoggiavo con eccessi sì esuberanti che dà dell’incredibile! Anzi, non solo fu insieme con Me, la costituii Regina dell’amore della mia Vita Sacramentale, ed Essa con amore di vera Madre mia, mi offrì il suo seno di nuovo, la sua bella anima per tenermi difeso e riparato dalle ingratitudini orrende e sacrilegi enormi che purtroppo avrei ricevuto in questo Sacramento d’amore.  Figlia mia, è questo il mio scopo, che voglio che la mia Volontà fosse Vita della creatura, per tenerla insieme con Me, per farla amare col mio amore, operare nelle mie opere, insomma è la compagnia che voglio negli atti miei, non voglio essere solo, e se ciò non fosse, a che pro chiamare la creatura nella mia Volontà, se Io dovessi restare da Dio isolato, ed essa sola, senza prendere parte alle nostre opere divine?  E non solo nell’istituire il Santissimo Sacramento, ma in tutti gli atti che feci in tutto il corso della mia Vita; in virtù dell’unico Volere di cui eravamo animati, ciò che facevo Io faceva la Mamma mia, se facevo miracoli, era insieme con Me ad operare il prodigio, sentivo nella Potenza della mia Volontà la Sovrana del Cielo, che insieme con Me chiamavamo a vita i morti, se soffrivo era insieme con Me a patire, non ci fu cosa in cui non ebbi la compagnia di Essa, ed il suo ed il mio operato fusi insieme.  Era questo il più grande onore che le dava il mio Fiat, l’inseparabilità con suo Figlio, l’unità con le sue opere; e la Vergine, la gloria più grande che mi attestava, tanto che Io deponevo e Lei riceveva il deposito delle opere fatte nel suo materno cuore, gelosa di custodirne anche il respiro.  Questa unità di Volontà e di opere, accendeva tale amore tra l’uno e l’altro, che era bastante ad incendiare tutto il mondo intero ed a consumarlo di puro amore”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta nei mari della Sovrana Celeste, ma chi può dire ciò che comprendevo?  Ed il mio Sommo Bene Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, com’è bella la Mamma mia, la sua Maestà è incantevole, innanzi alla sua Santità si abbassano i Cieli, le sue ricchezze sono interminabili ed incalcolabili, nessuno può dirsi simile a Lei, perciò Essa è Signora, Madre e Regina; ma sai quali sono le sue ricchezze?  Le anime.  Ogni anima vale più d’un mondo intero, nessuno entra in Cielo se non per mezzo suo ed in virtù della sua Maternità e dei suoi dolori, sicché ogni anima è una sua proprietà, perciò si può dare di fatto il nome di vera Signora.  Vedi dunque com’è ricca, le sue ricchezze sono speciali, sono piene di vite parlanti, amanti, che inneggiano alla Celeste Signora.  Come Madre tiene i suoi figli innumerevoli, e come Regina terrà il suo popolo del regno della Divina Volontà.  Questi figli e questo popolo formeranno la sua corona più fulgida, chi come sole e chi come stelle coroneranno il suo augusto capo con tale bellezza, da rapire tutto il Cielo.  Sicché i figli del Regno della mia Divina Volontà saranno quelli che le renderanno gli onori di Regina, e trasformandosi in soli le formeranno la più bella corona.  Perciò sospira tanto che venga questo regno, perché alla sua corona fulgida con cui la coronò la Santissima Trinità, aspetta la corona del suo popolo, che inneggiandola come Regina, le offrono la loro vita trasformata in sole come attestato d’amore e di gloria.  Oh! se si comprendesse che significa vivere nel mio Volere, quanti segreti divini sarebbero svelati, quante scoperte farebbero del loro Creatore.  Perciò contentati di morire anziché non vivere di mia Volontà”.

 

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33-44

Luglio 14, 1935

 

Certezza del regno della Divina Volontà sulla terra.  Vento impetuoso per

purificare le generazioni.  La Regina del Cielo messa a capo di questo regno.

 

(1) La mia mente è sempre di ritorno nel mare interminabile del Voler Divino, il quale, come mormora sorride d’amore alla creatura, e vuole i suoi sorrisi d’amore, non vuole che le resti dietro e non le renda la pariglia.  Non fare ciò che fa la Divina Volontà mentre si vive in Essa, è quasi impossibile, ma chi può dire che sente la creatura in questo mare Divino?  La purezza dei suoi baci, i suoi casti amplessi che gli infondono pace celeste, Vita Divina, fortezza tale da vincere lo stesso Dio.  Oh! come amerei che tutti provassero, che venissero a vivere in questo mare, certo che non uscirebbero mai più.  Ma mentre ciò pensavo dicevo tra me:  “Ma chi sa chi lo vedrà questo regno del Fiat Divino quando verrà, oh! come sembra difficile”.  Ed il mio amato Gesù, facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, eppure verrà, tu misuri l’umano, i tempi tristi che involgono le presenti generazioni e perciò ti sembra difficile, ma l’Ente Supremo tiene le misure divine, le quali sono tanto lunghe, che ciò che all’umano è impossibile, a Noi è facile.  Non dobbiamo fare altro che un vento impetuoso il quale sarà tanto forte che si faranno portare dalle correnti del vento, che purificherà l’aria malsana dell’umana volontà e di tutte le cose tristi di questi tempi, ne farà un mucchio e le sperderà come polvere investita da un vento impetuoso.  Il nostro vento sarà tanto forte, impetuoso ed imperante, che non li riuscirebbe facile il resistere, molto più che le sue ondate saranno zeppe di grazie, di luce, d’amore che affogheranno le umane generazioni e si sentiranno trasformate.  Quante volte un vento forte non sbalza città intere e trasporta uomini, alberi, terre, acqua in altri luoghi e forse anche lontani, senza che si possano opporre?  Molto più il nostro vento divino, voluto, decretato da Noi, con la nostra Forza creatrice.  E poi c’è la Regina del Cielo, che col suo impero prega continuamente che venga il regno della Divina Volontà sulla terra, e quando mai le abbiamo negato nulla?  Le sue preghiere sono venti impetuosi per Noi, che non possiamo resisterle, e la stessa forza che Lei possiede della nostra Volontà, è per Noi impero, comando, Lei ne tiene tutto il diritto d’impetrarlo, perché lo possedeva in terra e lo possiede nel Cielo, quindi come posseditrice può dare ciò che è suo, tanto che questo regno sarà chiamato il regno dell’Imperatrice Celeste, farà da Regina in mezzo ai suoi figli in terra, metterà a loro disposizione i suoi mari di grazie, di santità, di potenza, metterà in fuga tutti i nemici, li crescerà nel suo grembo, li nasconderà nella sua luce, coprendoli col suo amore, alimentandoli con le sue proprie mani, con il cibo della Divina Volontà; che non farà questa Madre e Regina in mezzo a questo suo regno, come suoi figli e come suo popolo?  Darà grazie mai udite, sorprese mai viste, miracoli che scuoteranno Cieli e terra, le daremo tutto il campo libero perché ci formi il regno della nostra Volontà sulla terra, sarà la guida, il vero modello, sarà pure il regno della Sovrana Celeste.  Perciò prega anche tu insieme con Lei e a suo tempo otterrete l’intento”.

 

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33-45

Luglio 21, 1935

 

Le pene più intime e più dolorose di Gesù sono

l’aspettazioni; sue invenzioni, deliri, ritrovati d’amore.

 

(1) Sono tra le braccia della Divina Volontà, ma col chiodo nel cuore della privazione del mio dolce Gesù; aspetto e riaspetto, ed il solo aspettare è la pena che più mi tortura, le ore mi sembrano secoli, i giorni interminabili, e se mai sia si presenta il dubbio che la cara mia Vita, il dolce Gesù più non verrà, oh! allora non so che mi succede, voglio disfarmi di me, della stessa Divina Volontà che mi tiene imprigionata su questa terra, e con rapido volo andarmene al Cielo, ma ciò neppure mi è dato, perché le sue catene sono tanto forti, che non sono soggette a spezzarsi e mi sento legare più forte, tanto che appena mi è dato di pensarlo e finisco con un abbandono più intenso nel Fiat Supremo.  Ma mentre deliravo, non potendone più, il mio sempre amabile Gesù è ritornato alla sua piccola figlia facendosi vedere con una ferita nel cuore che versava sangue e fiamme, come se volesse coprire tutte le anime col suo sangue e bruciarle col suo amore e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, coraggio, anche il tuo Gesù soffre e le pene che mi danno più dolore sono le pene intime, che mi fanno versare sangue e fiamme, ma la mia pena maggiore è la continua aspettazione, i miei sguardi sono sempre fissi sulle anime e vedo che una creatura è caduta nel peccato, e aspetto e riaspetto il suo ritorno al mio cuore per perdonarla, e non vedendola venire, aspetto col perdono nelle mie mani, quell’aspettare mi si rincrudisce la pena e mi forma tale un tormento, da farmi versare sangue e fiamme dal mio trafitto cuore, le ore, i giorni che aspetto mi sembrano anni, oh! come è duro aspettare.  Passiamo avanti, il mio Amore ama tanto la creatura, che nel metterla alla luce del giorno, stabilisco quanti atti d’amore deve farmi, quante preghiere, quante opere buone deve fare, e questo per darle il diritto che Io l’amassi sempre, che le concedessi le grazie, gli aiuti per ben operare, ma le creature se ne servono per formarmi la pena d’aspettare.  Oh! quante aspettazioni da un atto d’amore all’altro, se pure me lo fanno, quanta lentezza nell’operare il bene, nel pregare, se pure lo fanno, ed Io aspetto, riaspetto, sento l’irrequietezza del mio amore che mi dà il delirio, le smanie e mi dà tale pena intima, che se fossi soggetto a morire sarei morto tante volte per quante volte non sono amato dalle creature.  Oltre di ciò vi è la lunga aspettazione nel Sacramento del mio Amore, Io aspetto tutti, giungo a contare i minuti, macché, molti invano li aspetto, altri vengono con una freddezza glaciale, da mettermi il colmo al duro martirio delle mie aspettazioni, pochi sono quelli che ci aspettavamo a vicenda, e solo in questi che mi rinfranco, mi sento come rimpatriato nel loro cuori, sfogo il mio Amore, e trovo un ristoro al duro martirio del mio continuo aspettare, a certi sembra che sia nulla questa pena, invece è la massima che costituisce il più duro martirio, e tu lo puoi dire quanto ti costa l’aspettarmi, tanto che se Io non venissi a mettere termine e a sostenerti, non avresti potuto durare.  E poi vi è un’altra aspettazione più dolorosa ancora, il sospiro, il desiderio ardente, le lunghe ansie del regno della mia Divina Volontà, sono circa seimila anni che aspetto che la creatura rientri in Essa, l’amo tanto che voglio, sospiro di vederla felice, ma per ottenere ciò dobbiamo vivere d’una sola Volontà, sicché ogni atto opposto alla mia è un chiodo che mi trafigge.  Ma sai perché?  Perché me la rende maggiormente infelice e dissimile da Me, ed Io vedendomi nel pelago immenso delle mie felicità, ed i miei figli infelici, oh! come soffro, e mentre aspetto e riaspetto le sono d’intorno, la abbondo di grazie, di luce, in modo che loro stessi possono correre per far vita insieme con Me, e con un solo Volere, si cambierà la loro sorte, avremo beni comuni, felicità senza termine, le altre pene mi danno qualche tregua, ma la pena di aspettare non mi cessa mai, mi tiene sempre in sentinella, mi fa usare i ritrovati più eccessivi, mi fa formare le invenzioni d’amore da fare strabiliare Cieli e terra, mi fa giungere a pregare la creatura, a supplicarla che non mi faccia più aspettare, che più non posso, mi pesa troppo.  Perciò figlia mia, unisciti insieme con Me ad aspettare il regno della mia Volontà, e a tutte le aspettazioni che mi fanno soffrire le creature, almeno saremo in due, e la tua compagnia mi darà un ristoro ad una pena sì dura”.

 

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33-46

Settembre 28, 1935

 

L’Amore divino investe ogni atto di creatura.  Come Dio in tutte

le sue opere chiama tutti e fa bene a tutti.  Come si forma la

Vita Divina nella creatura, come si alimenta e si fa crescere.

 

(1) Stavo seguendo gli atti della Divina Volontà, la quale mi trasportava in un mare di luce interminabile in cui mi faceva presente con quanto amore Dio aveva amato la creatura, è così grande, che se si potesse comprendere, le scoppierebbe il cuore di puro amore, non potendo resistere sotto alla foga, agli stratagemmi, alle industrie, alle finezze di questo Amor di Dio, ed essendo io troppo piccola, queste fiamme mi divoravano, ed il mio amato Gesù visitando la piccola anima mia, per sostenermi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, fammi sfogare il mio Amore, ascoltami, tu devi sapere che la creatura è stata sempre con Noi nella nostra mente divina, ha tenuto sempre il suo posto nel seno del suo Creatore, e ab eterno era fregiato ciascun atto suo, pensiero, parola, opera e passo d’un nostro amore speciale.  Sicché in ogni atto suo vi è la catena di tanti atti nostri d’amore, che involge l’atto, il pensiero, eccetera, della creatura, e questo nostro Amore dà vita, alimenta le ripetizioni di tutti gli atti di essa, ed oh! com’è bella nella nostra mente divina, perché essa viene formata dal soffio continuo del nostro Amore, amore voluto, non forzato, amore non di necessità, ma piuttosto virtù generativa del nostro Essere Supremo, cui genera sempre e vi mette il suo Amore continuo sopra delle sue opere, virtù del nostro Fiat Onnipotente che se non generasse nuove opere, e non tenesse l’atto continuo d’amare, si sentirebbe come soffocato nelle sue fiamme e paralizzato nel suo moto continuo.  Ora, volendo uscire la creatura dal nostro seno divino, le facciamo fare la sua piccola via nel tempo, ed il nostro Amore non lascia di assalire, investire, corteggiare tutti i suoi atti col suo amore speciale, se ciò mancasse, mancherebbe la forza generativa, vivificatrice e motrice dell’essere umano.  Oh! se le creature sapessero che in ogni loro pensiero corre un nostro Amore distinto, parole e opere, anche nel loro respiro e palpito, oh! come ci amerebbero e non profanerebbero con atti indegni il nostro Amore sì grande.  Vedi dunque come ti ama e ti sa amare il tuo Gesù, perciò impara da Me ad amarmi.  Questa è la prerogativa del nostro Amore, tutto ciò che è uscito da Noi, amarlo sempre, far sorgere da dentro il nostro Amore tutti gli atti della creatura”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare all’eccesso dell’amor Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ascoltami ancora, è tanto il nostro Amore, che in ciascuna opera che facciamo chiamiamo tutti, come se fossero uno solo, per dare a ciascuno il bene dell’opera che facciamo, non operavamo da Dio se i nostri atti non avessero virtù di potersi dare a tutti, per dare il bene che essi contengono.  Senti dunque, il mio Concepimento nel seno d’una Vergine fu l’opera più grande di tutta la storia del mondo; solo che il nostro Fiat volle e si incarnò, senza che nessuno ci forzasse, lo meritassero, senza aver Noi nessun bisogno, il bisogno fu il nostro Amore, e solo perché volle, fu un atto così grande che racchiudeva e abbracciava tutti e conteneva tanto amore che dà dell’incredibile, tanto, che Cieli e terra ne sono stupiti e rapiti ancora e tutti si sentirono invasi da tanto amore da poter sentire la mia Vita concepita in tutti.  Vedi dunque dove il mio Amore mi porta a concepire:  In ciascun anima, in ogni istante e sempre, concepito una volta concepisco sempre.  Non è come se concepissi nell’Ostia consacrata, in ogni atto di creatura che mi ama e fa la mia Divina Volontà?  Ora, non è tutto ancora, se il mio amore non dà in eccessi da poter dire, vedi quanto ti ho amato, non aveva più che farti e darti per amarti, non si contenta, senti dove giungo, come nel seno della Vergine Santa respiravo attraverso il suo respiro, riscaldato dal suo calore, alimentato dal suo sangue, così aspetto dalla creatura che mi possiede il respiro, il calore, la crescenza per sviluppare la mia Vita.  Ma sai tu in quali strettezze mi mette il mio Amore?  Quando la creatura mi ama, mi dà il respiro, mi dà il calore, ogni bene che fa, se prega, se soffre per Me, se mi adora e glorifica, mi fa crescere, mi dà il moto, contribuisce a formarmi nell’anima sua, sicché, se non mi ama e nulla mi dà, mi sento mancare il respiro, il calore, l’alimento, e non cresco; ahimè! in quali condizioni mi mette il mio Amore e l’ingratitudine della creatura.  Ora, se essa mi dà il bene di farmi crescere, in modo di farmi riempire tutta la sua anima della mia Vita, oh! allora svolgo la mia Vita in essa, cammino nei suoi piedi, opero nelle sue mani, parlo nella sua voce, penso nella sua mente, amo nel suo cuore, ed ho il mio contento, come sono felice, della creatura non resta altro che un velo che mi copre, Io sono il padrone, l’attore, formo il mio campo d’azione, posso fare quello che voglio, la mia Volontà Divina ripete il suo Fiat Onnipotente continuamente, il mio Amore ha ricevuto il suo concepimento, va in follie, ché ha formato la sua Vita nella creatura.  Quindi non vi è cosa che faccio, tanto nella Creazione, nella Redenzione, nella Santificazione, nella mia Vita Sacramentale, in Cielo ed in terra, cui il mio Amore con rapido volo corre per dare a tutti il bene che faccio, la santità delle mie opere, onde nessuno può dire questo non l’ha fatto per me, questo bene non l’ho ricevuto; che poi ingrati non lo ricevano, la colpa è tutta di loro, la parte mia non manca a nessuno.  Ma vedi dove giunge il mio Amore, ad onta che non mi fanno crescere facendomi mancare il respiro del loro amore, l’alimento della mia Volontà, mi fanno intirizzire di freddo perché le loro volontà non sono con me, giungo a rimanere senza veste, come il più perverso e abbietto perché le loro opere non sono rette, sante, e lontane di piacere a Me solo, che mi dovevano servire per coprirmi, pure non mi parto, sopportando tanta ingratitudine umana e aspettando con pazienza invitta e preparando una sorpresa d’amore, una grazia di più lo colpisce per farmi dare ciò che è necessario, per farmi crescere nell’anima sua, perché a qualunque costo voglio formare la mia Vita nella creatura, uso tutte le arti per ottenere il mio intento e molte volte sono costretto a mettere mano ai flagelli, per farmi conoscere che sto nell’anima sua.  Figlia mia, compatiscimi e riparami tanta ingratitudine umana, Io che sono tutto per loro, le do il respiro e palpito continuo, il moto, il calore, l’alimento, e loro ingrati negano a Me ciò che do a loro, dopo avergli dato il grande onore di formare di loro il mio vivo tempio, la mia reggia sulla terra.  Qual pena, qual dolore! Perciò ti raccomando non mi far mancare il respiro del tuo amore, dammi almeno ciò che mi necessita, per farmi crescere, fa che la mia Volontà sia la tua vita per farmi stare nella tua reggia con decoro e con la sontuosità che merita il tuo Gesù”.

 

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33-47

Ottobre 4, 1935

 

Tutta la gloria, l’onore, sta nel poter dire coi fatti:  “Sono un atto

continuo di Volontà del mio Creatore.  Necessità di diversità d’uffizi e d’azioni.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Divina Volontà per rintracciare tutti i suoi atti fatti nella Creazione, per mettere il mio piccolo ti amo ed unirmi con tutte le cose create, per glorificare il mio Creatore e poter dire:  “Sono al mio posto d’onore, faccio il mio ufficio, sono un atto continuo di Volontà Divina, posso dire che sono nulla, faccio nulla, ma faccio tutto, perché faccio la Divina Volontà”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù, facendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, ogni cosa creata è un ufficio distinto che occupa, e sebbene la volontà di tutte è una, ma non tutte però fanno la stessa cosa, non sarebbe ordine, né virtù di Sapienza Divina, che una cosa creata ripetesse ciò che fa l’altra, ma siccome una è la Volontà che le domina, la gloria che riscuote da una, mi dà l’altra, perché tutta la sostanza che posseggono ed il bene ed il valore di cui sono investiti è che possono dire:  “Sono un atto continuo di Volontà del mio Creatore”.  Gloria, onore, virtù più grande non poteva darmi, di essere un atto solo di Volontà Divina, tanto che il piccolo filo d’erba, con la sua piccolezza, il piccolo spazio che occupa della terra, pare che non fa nulla, nessuno lo guarda, eppure, perché così la mia Volontà lo volle, né cerca di far di più di quello che può fare un filo d’erba, per fare la mia Volontà pareggia la gloria che mi dà il sole, che con tanta maestà signoreggia la terra, che si può chiamare miracolo continuo di tutta la Creazione.  E siccome tutte le cose create sono unite tra loro, il sole con tutta la sua maestà, con la sua luce bacia e riscalda il piccolo filo d’erba, il vento lo carezza, l’acqua l’innaffia, la terra dà il posticino dove formare la sua piccola vita, eppure che cosa è un filo d’erba?  Si può dire nulla, ma siccome possiede la mia Volontà, terrà la sua virtù di far bene alle umane generazioni, perché avendo creato tutto per amore e per far bene alle creature, perciò tutte tengono una virtù segreta di dare il bene che posseggono.  Vedi dunque che il tutto sta nel fare la mia Volontà, non uscire mai dai suoi recinti divini ed interminabili; già col fare la mia Volontà, ancorché pare che non faccia nulla, ma non è vero, già si trova insieme coll’operato divino, e può dire:  “Ciò che fa Dio, faccio io”.  E ti par poco?  Dio fa tutto e l’anima prende parte a tutto.  Sicché non è la diversità delle azioni o degli uffici che la creatura può dire che fa cose grandi, ma la mia Volontà che avvalora li nonnulli, li mette nell’ordine divino, e vi mette la sua immagine come suggello delle sue opere.  In riguardo alla diversità d’uffizi e d’azione, piuttosto è ordine, armonia della mia Sapienza infinita, anche in Cielo ci sono diversità di cori di angeli, diversità di santi, chi è martire, chi è vergine, chi è confessore.  Sulla terra la mia provvidenza mantiene tanti uffici diversi, chi è re, chi è giudice, chi sacerdote, chi è popolo, chi comanda, chi dipende, se tutti facessero un solo ufficio, che sarebbe della terra?  Un disordine completo.  Oh! se tutti capissero che solo la mia Divina Volontà sa fare le cose grandi, e ancorché fossero piccole ed insignificanti, oh! come sarebbero tutti contenti e ciascuno amerebbe il posticino, l’ufficio in cui Dio l’ha messo, ma siccome si fanno padroneggiare dall’umano volere, vorrebbero dare di loro, fare azione grandi che non possono fare, perciò sono sempre scontenti della condizione o posto in cui la Divina Provvidenza li ha messi per loro bene.  Perciò contentanti di fare il poco unita con la mia Volontà, e non il grande senza di Essa, molto più che essendo immensa troverà te in tutti gli atti suoi, e tu ti troverai nel suo Amore, nella Potenza sua, nelle sue opere, in modo che tu non potrai far nulla senza di Essa, ed Essa non potrà far nulla senza di te.  Ecco perciò che col vivere nel mio Volere corrono insieme tali prodigi che dà dell’incredibile, il nulla della creatura in balia del Tutto, il nulla in preda d’una Volontà che può far tutto.  Che cosa non farà di questo nulla?  Farà opere degne d’un Fiat Supremo.  Quindi l’atto più bello, più solenne, più gradito per Noi, è il nulla della creatura, datoci liberamente per farci fare ciò che vogliamo”.

 

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33-48

Ottobre 7, 1935

 

Chi non vive di Volontà di Dio forma il suo purgatorio vivente sulla terra,

ed in prigione.  L’Amor Divino.  Una tempesta impetuosa, scene strazianti.

 

(1) La mia povera mente, sente il bisogno di riversarsi nel Voler Divino come suo centro, in cui slanciandosi sente il respiro, il palpito, l’amore, la Vita Divina come sua.  Chi può dire che può vivere senza respiro, senza palpito?  Nessuno, così la povera anima si formerebbe il purgatorio più straziante senza del Fiat, e la mia volontà umana mi getterebbe nell’abisso di tutti i mali.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù sorprendendomi, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, come mi sento felice che hai capito che non puoi vivere senza del mio Fiat; per chi non vive in Esso, non solo si forma essa il suo purgatorio vivente, ma inceppa tutti i miei beni preparati per lei, me li chiude nel mio cuore, e facendomi spasimare, forma il purgatorio al mio Amore, mi sopprime le mie fiamme senza il sollievo di poter comunicare il mio respiro, la mia Vita, quindi sento il mio respiro soffocato, la mia Vita inceppata, senza il bene di potermi comunicare alla creatura.  Ora tu devi sapere che non vi è cosa da Me fatta in cui non vi è il mio scopo primario di farla vivere di mia Volontà.  La Creazione serve proprio a questo, a far vivere la creatura di mia Volontà, e non vivendo, soffoca questa mia Vita nelle cose create, e la mia venuta sulla terra era la Vita di Essa che venni a darle.  Anzi tu devi sapere che non appena l’anima si decide di voler vivere nel mio Volere, la mia Santissima Umanità prende posto in essa, il mio sangue come pioggia dirotta piove su di lei, le mie pene come muro inespugnabile la circondano, la fortificano, l’abbelliscono in modo mirabile, da rapire questa mia Volontà Divina a vivere in essa, la mia stessa morte forma la resurrezione continua dell’anima di vivere in Essa.  Sicché la creatura si sente rigenerata continuamente nel mio sangue, nelle mie pene, nel mio Amore, fin nel mio respiro, in cui trova grazia sufficiente per vivere di mia Volontà Divina, perché Io metto tutto a sua disposizione, come tenni la mia Santissima Umanità a disposizione del mio Voler Divino, così la metto dentro e fuori della creatura, per dar vita alla mia Volontà in essa.  Ora, fino a tanto che non si decida di vivere in Essa, il mio sangue non piove, perché non ha che rigenerare in Divino, le mie pene non formano il muro di difesa, perché l’umano volere forma il crollo continuo alle mie opere, e rende come impotente la mia morte perché risorgesse del tutto nel mio Volere.  Ora la mia Vita, le mie pene, il mio sangue, se l’anima non vive di Essa, stanno alla porta dell’umano volere aspettando con pazienza invitta per entrare, assalirla da tutte le parti per darle la grazia di vivere del mio Volere, e non entrando tutto resta soffocato in Me, il mio sangue, le mie pene, la mia Vita, ed oh! come soffro nel vedere che non mi dà la libertà di darle il bene che voglio, il mio Amore mi tortura, le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, le mie opere, come tante voci pietose mi dicono continuamente:  “Questa creatura ci inceppa, ci rende inutili e come senza vita per essa, perché non vuol vivere di Volontà Divina”.  Figlia mia, com’è doloroso voler fare il bene, poterlo fare e non farlo”.

(3) Dopo ciò continuavo il mio abbandono nel Voler Divino, il quale mi ha trasportata fuori di me stessa, ed oh! com’era raccapricciante guardare la terra, io avrei voluto ritirarmi in me stessa per non vedere nulla, ma il mio dolce Gesù, come se volesse che vedessi scene sì strazianti, mi ha fermata e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, com’è doloroso vedere tanta perfidia umana, una nazione che inganna l’altra e trascinano a vicenda i poveri popoli nello strazio e nel fuoco, poveri figli miei.  Tu devi sapere che la tempesta sarà tanto forte, che succederà come quando un vento impetuoso trasporta con la sua forza:  Pietre, terra, alberi, in modo che resta sgombrata da tutto, tanto che con più facilità si possono mettere nuove piante.  Così questa tempesta servirà a purificare i popoli e a far sorgere il giorno sereno della pace e dell’unione fraterna.  Tu prega affinché tutto serva alla mia gloria, al trionfo della mia Volontà e al bene di tutti”.

 

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33-49

Ottobre 13, 1935

 

E’ tanto l’amore di Gesù, che sente il bisogno di sfogarsi con la creatura.  Lui in

mezzo tra il suo Padre Celeste e le creature, e resta il colpito per amore di esse.

 

(1) Mi sentivo secondo il solito tutta abbandonata nelle braccia del mio dolce Gesù, il quale sentiva il bisogno di sfogare il suo Amore ardente; parlare del suo Amore è uno sfogo, far comprendere in quali pene, strettezze, inceppi lo mette il suo Amore è per Lui il più grande sollievo.  Ed oh! com’è straziante sentirlo con voce soffocata nel pianto, affannato, a mezza voce:  “Amatemi, amatemi, non voglio altro che amore, è il più grande dei miei dolori non essere amato. . . , e perché non sono amato?  Perché non si fa la mia Volontà.  Essa è portatrice del mio Amore e mi fa amare dalla creatura con Amore Divino, ed Io sentendo il mio Amore mi sento sbarazzato dalle intensità delle mie fiamme e sento il dolce ristoro, il riposo, il sollievo nel mio stesso Amore che mi dà la creatura”.  Ora mentre ciò pensavo, il mio Sommo Bene Gesù visitando la piccola anima mia, si faceva vedere involto nelle sue fiamme, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu sapessi in quali strettezze mi mette il mio Amore.  Ascoltami, il mio Padre Celeste era mio, l’amavo con tale intensità d’amore, che mi reputerei felice di mettere la Vita affinché nessuno me lo potesse offendere, ero una sol cosa con Lui, la mia stessa Vita, e non amarlo non potevo, né volevo, la nostra virtù divina formava un solo amore col mio Padre Celeste, quindi inseparabile.  Le creature da parte della mia Umanità, erano mie, incorporate con Me, potrei dire, formavano la mia stessa Umanità; come fare a non amarle?  Sarebbe come non amare la propria vita, ed oh! in quali condizioni, intrighi, inceppi mi metteva il mio Amore; senti:  “Amavo mio Padre, vederlo offeso era il più grande dei miei martiri; amavo le creature, erano già mie, me le sentivo in Me, e queste non vi erano offese che non facevano, ingratitudini che non commettevano; il mio caro Padre Celeste giustamente voleva colpirle, disfarsi di loro, ed in mezzo tra l’uno e l’altro restavo colpito da Colui che tanto amavo, e subire le pene di coloro, dolermi per loro, e mentre col Padre restavo offeso anch’Io, le amavo fino alla follia, e mettevo la Vita per salvare ciascuna creatura, non potevo né volevo sottrarmi dal mio Padre Celeste, perché era mio e l’amavo, anzi era mio dovere, come suo vero Figlio, ridargli tutta la gloria, l’amore, la soddisfazione, che gli dovevano tutte le creature, e sebbene colpito da pene indescrivibili, Io stesso volevo farmi colpire, perché l’amavo, e amavo coloro per cui ero colpito.  Ah! solo il mio Amore, perché divino, sa formare tali invenzioni amorose, tali inceppi che dà dell’incredibile, e forma l’eroismo del vero amore, tanto che si finisce col restare bruciato, consumato sul rogo dell’amore per chi amava e li teneva come essere incorporati in Sé, che formavano la sua stessa Vita.  Ahi! in quali strettezze mi mette il mio Amore, mi riempie tanto, che sento il bisogno d’uno sfogo d’uscire da Me opere, pene, luce, grazie sorprendenti per dare sfogo al mio Amore, ed è tale e tanto, che sono sempre dentro e fuori di essa a servirla, e ora la servo di luce nel sole per poter continuare questo sfogo d’amore, ora la servo nell’aria per farla respirare, ora la servo nell’acqua per dissetarla, ora nelle piante per alimentarla, ora nel vento per carezzarla, nel fuoco per riscaldarla, non vi è cosa fatta da Me, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, cui il mio Amore non potendosi contenere dentro di Sé, usciva fuori per dare sfogo d’amore verso le creature.  Ora, chi può dirti quanto soffro nel non vedermi amato, come il mio Amore resta torturato dall’ingratitudine umana.  Io giungo fino a far mie le sue colpe per dolermi come se fossero mie, fino a farne la penitenza a lei dovuta, prendo sulle mie spalle tutti i suoi mali, per ricambiarli in bene, la faccio mia, tutta mia, fino a darle il posto nella mia Umanità come un membro a Me più caro, vado inventando sempre nuovi ritrovati d’amore, per farle sentire come l’amo, e non vedendomi amato, qual pena, qual dolore.  Perciò figlia mia, amami! Amami! Quando mi sento amato il mio Amore trova il suo riposo e le sue torture amorose, cambiate in dolci ristori”.

 

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33-50

Ottobre 20, 1935

 

L’amore e la Divina Volontà vanno di pari passo, l’amore forma le

materie prime adattabili per formare la Vita di Dio nella creatura.

 

(1) La mia povera mente sente il bisogno di riposarsi nel Voler Divino, di sentirsi amata da chi solo sa amarla, sente la vita in Esso e la più grande felicità con la sua dolce compagnia, ma mentre sente il bisogno d’essere amata, sente la febbre ardente d’amarlo, e vorrebbe consumarsi d’amore, uscire dall’esilio, per poterlo amare con più perfetto amore nel Cielo.  Mio Gesù! quando avrai compassione di me.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, Amore e Volontà di Dio vanno di pari passo, non si separano mai, e formano una sol Vita.  Sicché la mia Volontà creò, operò tante cose, ma creò e operò amando, né sarebbero state opere degne della nostra Sapienza infinita se non amassimo ciò che era creato da Noi, perciò ogni cosa creata, anche la più piccola, possiede la sorgente del nostro Amore, ed ha un sospiro, un palpito, una voce continua:  “Amore, sono Volontà Divina e sono Santa, pura, potente, bella, sono amore e amo, né cesserò mai d’amare fino a tanto che non converta tutto in amore.  Vedi dunque figlia mia, la mia Divina Volontà prima amò e poi creò ciò che amava, l’amore è il nostro respiro, il nostro palpito, l’aria nostra, e siccome l’aria è comunicativa e non vi è persona o cosa che possa sfuggire dall’aria, così il nostro Amore, vera aria, investe tutti, ama tutti e tutto, con diritto vuole padroneggiare su tutto e vuol essere amata da tutti, e si sente togliere il respiro, il palpito, l’aria, la vita quando non è amata e l’inceppano la sua virtù comunicativa.  Ora, se la creatura fa la mia Volontà e non ama, non si può dire coi fatti che fa la mia Volontà, sarà forse Volontà di Dio di circostanza, di necessità, di tempo, perché solo l’Amore Divino tiene virtù unitiva, che unisce e accentra tutto nella mia Divina Volontà per formarne la vita, poi mancando il mio Amore, che solo sa rendere e trasmutare in materia adattabile la creatura, per formare di essa la Vita della Divina Volontà, sarebbe come oggetto duro che non può ricevere nessuna impressione dell’Essere Supremo, ed il mio Amore, che come cemento può riempire tutte le lesioni dell’umano volere, lo rende morbido in modo che può dare la forma che vuole, e si imprime come suggello della Vita Divina.  Perciò, Volontà di Dio e Amore sono inseparabili; se farai la mia Volontà amerai, e se ami metti al sicuro la mia Volontà in te, l’uno e l’altro si danno la mano, la mia Volontà crea, l’Amore si presta come materia per subire l’atto creante, per mettere fuori le nostre opere più belle.  Perciò quando non siamo amati diamo in delirio, ci sentiamo spezzati le braccia, le nostre mani creatrici non trovano le materie per formare la nostra Vita nella creatura.  Quindi corriamo insieme nell’amarci, amiamo sempre e saremo felici d’ambo le parti, anzi se vivrai nel mio Volere, metterò a tua disposizione il mio Amore, e avrai in tuo potere l’amore eroico ed incessante che non dice mai basta”.

 

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33-51

Ottobre 27, 1935

 

Come la Divina Volontà scende nell’atto umano e crea la sua Vita palpitante

in esso.  Come anticipa il purgatorio a chi vive nella sua Volontà.

 

(1) Sento in me la potenza del Voler Supremo, ma tanto, che vuole che io subisca nei piccoli atti miei la Potenza del suo atto divino, ma mentre lo vuole vuol essere chiamato dalla creatura, non vuole essere un intruso, né entrare per forza, ma vuole che lo sappia, ed il volere umano dando il bacio al Voler Divino le cede il posto al suo operato, ed esso si mette in corteggio all’atto divino, sentendosi onorato ché un Voler Divino ha operato nell’atto suo.  La mia mente si perdeva, ed oh! quante cose comprendeva, ma incapace di poterle ridire con parole, ed il mio amato Gesù tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu non hai capito ancora che significa la mia Volontà operante nell’atto umano della creatura.  Essa scende nell’atto umano con la sua Potenza creatrice, con la sua Maestà, con la sua Luce e con il suo lusso di grazie innumerevoli, e riversandosi nell’atto umano fa uso della sua Potenza e crea l’atto suo in esso, e l’atto umano resta come materia di cui se n’è servito per creare l’atto suo, e creare significa che crea tanti atti quanti atti vuol creare, e delle volte ne crea tanti per quante creature sono disposte che possono ricevere quell’atto suo, in cui contiene prodigi inauditi di grazie, di luce, d’amore, contiene la Vita palpitante e creante d’un Voler Divino.  Ecco perciò, dovendo fare un atto sì grande, non lo vuol fare se la creatura non lo sappia e che essa stessa non sospira e vuole, lo chiama a subire nell’atto suo la Volontà Creatrice d’un Volere sì Santo e Potente.  Qual differenza figlia mia tra chi opera il bene, prega, perché sente il dovere di farlo, o che la necessità s’impone, oppure soffre perché non può liberarsi, per quanto buoni, sono sempre atti umani senza virtù di moltiplicarsi quanti ne vogliono, non posseggono pienezza di beni, né di santità, né d’amore, e delle volte sono mischia di vilissime passioni, perché manca la forza creatrice di chi crea il bene, e sa e può disfarsi di tutto ciò che alla sua santità non appartiene.  Sicché l’anima che fa operare la mia Divina Volontà nell’atto suo le dà il campo alla continua creazione, ed oh! come si sente glorificata, amata, perché può creare ciò che vuole nell’atto di essa, sente la Sovranità, il suo dominio, la regalità riconosciuta, amata e rispettata.  Perciò i Cieli sono tremebondi e tutti si mettono sull’attenti, ed in atto di adorazione profonda quando veggono la mia Volontà Divina creante nell’atto della creatura.  Oh! se le creature conoscessero che significa vivere nel mio Voler Divino, farebbero a gara a vivere in Esso e sarebbe popolato di figli della mia Volontà, e siccome nella mia, l’umana volontà si sente incapace d’operare, non farebbe altro che subire la continuità d’atti di Voler Divino, ed è la continuazione degli atti, d’un bene che forma l’ordine, l’armonia, la diversità delle bellezze che forma l’incanto e la formazione della vita e del bene che si vuole acquistare, non è forse la nostra stessa Vita ripetizione continua?  Amiamo sempre, ripetiamo la conservazione dell’universo, e con ciò manteniamo l’ordine, l’armonia, la vita dell’universo.  Oh! se non ripetessimo sempre, anche un istante, si vedrebbe lo scompiglio in tutte le cose, perciò sempre nella mia Volontà, ripeti i tuoi ritornelli continui, subisci sempre la mia Volontà negli atti tuoi, affinché ripeta in te il suo atto creante, così potrà formare non solo l’atto, ma la pienezza della sua Vita”.

(3) Dopo ciò pensavo a tutto ciò che riguarda la Divina Volontà, e dicevo tra me:  “Possibile che la creatura può giungere a tanto”.  Ed il mio dolce Gesù ripetendo il suo dire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, tu devi sapere che non appena la creatura decide veramente di voler vivere nella mia Divina Volontà, e a qualunque costo di non mai fare la sua, il mio Fiat con un’amore indicibile forma il germe della sua Vita nel fondo dell’anima, questo ha tal potenza, tale santità, che non cresce se prima non mette a posto l’anima, liberandola dalle sue debolezze, miserie e macchie se ci sono, si può dire che forma il purgatorio anticipato, purgandola di tutto ciò che potesse impedire che una Vita di Volontà Divina si formasse in essa, perché Volontà mia e peccati non possono esistere, né stare insieme, al più si potrebbe dare qualche debolezza apparente, che con la sua luce e calore viene subito purificata.  Essa tiene sempre l’atto purificativo nelle sue mani, affinché nessun intoppo ci fosse nell’anima che impedisse non solo di crescere, ma di svolgere gli atti suoi negli atti della creatura.  Quindi la prima cosa che fa la mia Volontà è di togliere il purgatorio davanti, facendolo fare anticipato per essere più libera di farla vivere in Essa, e di formare la sua Vita come più le piace.  Onde se la creatura morisse dopo un atto deciso e voluto di vivere nel mio Volere, prenderà il volo verso il Cielo, anzi la mia stessa Volontà la porterà nelle sue braccia di luce come trionfo, come parto suo, e come suo caro figlio, e se ciò non fosse, non si potrebbe dire:  “Sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra”, sarebbe un modo di dire, non una realtà; in Cielo perché Essa regna non ci sono né peccati, né purgatorio, così in terra se regna nell’anima, non ci possono essere né peccato, né timore di purgatorio; Essa si sa sbarazzare di tutto, perché vuol essere sola nel suo posto reggente e dominante”.

 

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33-52

Novembre 4, 1935

 

Chi vive nella Divina Volontà possiede il suo Gesù in modo perenne, e Lui ripete

il miracolo che operò nell’istituire il Santissimo Sacramento di ricevere Sé stesso.

 

(1) Il mio abbandono continua nel Voler Divino, ma quanto più cammino nel suo mare, tanto più sento il bisogno della sua Vita per continuare a vivere, e avendo fatto la Santa Comunione, sentivo il bisogno d’amarlo.  Ma il mio povero nulla non aveva amore sufficiente per amare Colui che tanto mi ama, era così scarso il mio amore che sentivo vergogna innanzi all’amore di Gesù, che ne aveva tanto, che non si veggono i confini, eppure volevo amarlo.  Ed il mio amato Gesù facendomi coraggio mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non ti abbattere, per chi vive nella mia Volontà, il nulla lo tiene nel tutto, e volendomi amare mi ama col mio stesso Amore, Io trovo in esso il mio Amore potente, sapiente, attraente, immenso, in modo che questo nulla della creatura mi prende da tutti i lati, ed Io mi sento legato dal suo amore, che è il mio stesso amore, in modo che non posso sfuggirla, e ora mi ferisce, ora mi freccia fino a farmi venir meno, e sento il bisogno di riposarmi nelle braccia del suo amore.  Ma questo non è tutto, chi vive nella mia Volontà possiede il suo Gesù in modo perenne, perché Essa tiene virtù di formare, crescere e alimentare la mia Vita nella creatura, e ricevendomi nel Sacramento Io trovo un altro Gesù, cioè Me stesso, che mi ama, mi adora, mi ringrazia, mi ripara, posso dire che ripeto il gran miracolo che feci nell’istituire il Sacramento dell’Eucaristia, che comunicai Me stesso, cioè il tuo Gesù ricevette Gesù, era l’onore più grande, la soddisfazione più completa, il contraccambio dell’eroismo del mio Amore, ricevere Me stesso, nulla mi mancava di tutto ciò che mi era dovuto alla mia Vita Sacramentale, un Dio pareggiava lo stesso Dio, potevo dire che ciò che Io davo mi si ridava.  Ora per chi vive nella mia Volontà, il non possedere il suo Gesù è impossibile, quindi ricevendomi in Sacramento Io posso dire:  “Io vado a trovare Me stesso nella creatura, e trovo ciò che Io voglio, la mia Vita che unificandosi insieme forma una sola, trovo la mia reggia, trovo l’amore che sempre mi ama, trovo il compenso del grande sacrificio di tutto ciò che faccio e soffro nella mia Vita Sacramentale.  Il mio Amore eccessivo mi porta con una forza irresistibile a ripetere il miracolo di ricevere Me stesso, ma mi è dato di farlo solo nella creatura dove regna la mia Divina Volontà”.

 

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33-53

Novembre 17, 1935

 

Tutto ciò che si fa nella Divina Volontà prende il suo posto in Dio.

 

(1) Mi sento nelle braccia della Divina Volontà, mi sembra che mi aspetta per operare nel piccolo atto mio per darmi il riposo nelle opere sue, e per riposarsi anch’Essa, ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come la creatura opera nella mia Volontà, così i suoi atti prendono il loro posto nel nostro Essere Divino, la nostra Bontà è tanta, che tiene tanti vuoti per ricevere tutti gli atti umani che posseggono la virtù creatrice nel nostro Volere, essi vengono al loro Creatore tutti festanti e riempiono questi vuoti che il nostro Amore tiene a bella posta formati in Noi per poter dire coi fatti:  “Sono atti nostri, ciò che facciamo Noi fa la creatura, ciò che si fa nella nostra Volontà nulla resta fuori di Noi, né possono restare, sarebbe se ciò si potesse dare, come se la nostra Vita fosse soggetta a separarsi, ciò che non può essere, perché possediamo non solo l’inseparabilità del nostro Ente Supremo, ma di tutti gli atti nostri e di chi vive nel nostro Volere, teniamo posti per tutti, e di tutto formiamo un solo atto.  Ora, questi atti trovano in Noi non solo il loro posto d’onore, la vita perenne ed il loro riposo, e Noi sentiamo la felicità, la gioia che la creatura ha chiuso nel suo atto col farlo nella nostra Volontà, sentiamo che il nostro Fiat ci ama, ci glorifica, ci felicita, ci beatifica nell’atto della creatura come Noi meritiamo.  Oh! come ci sentiamo felici, sentire la felicità in Noi è natura, sentire la felicità che ci può dare la creatura, sentiamo il contraccambio dell’opera della Creazione, e ti par poco che diamo la virtù alla creatura di poter felicitare il suo Creatore?  E’ tale e tanta la gioia che proviamo, che ci abbandoniamo nelle braccia della creatura e stringendola nelle nostre riposiamo in essa, ed essa riposa in Noi, e allora viene rotto il nostro riposo quando ci sorprende con altri suoi atti, per goderci la felicità che ci porta.  Sicché non facciamo altro che passare dalla felicità al riposo, dal riposo alla felicità, beata creatura che vivendo nella nostra Volontà Divina può felicitare Colui che possiede il pelago delle infinite gioie e felicità senza fine”.

 

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33-54

Novembre 24, 1935

 

Il vero amore chiama sempre colui che ama, e lo chiude dentro.

Come tutto è velato senza della Divina Volontà.  Esempio.

 

(1) La mia povera mente si trova sotto le onde impetuose del Voler Divino, impetuose ma pacifiche, portatrici di felicità, tanto che la povera creatura si sente stretta ed incapace di poterle ricevere tutte, e mentre seguivo gli atti del Fiat, sono giunta al punto della creazione dell’uomo, e pensavo tra me:  “Con quanto amore poteva amare il Signore l’Adamo innocente prima di peccare”.  Ed il mio amato Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, mi amò tanto per quanto a creatura è possibile.  Lui era un complesso d’amore, neppure una fibra era vuota dell’amore verso il suo Creatore, sentiva al vivo, palpitante nel suo cuore, la vita del suo Creatore, già il vero amore chiama in ogni istante colui che ama, e dandogli col suo amore la sua vita, riprende per vita propria colui che ama.  Ora amando la mia Volontà Divina trova nella creatura Sé stessa, la facilità del suo regime, nulla si oppone al suo dominio, il suo posto nobile è da Re dominante, forma il suo sospirato regno in essa.  Quando la creatura mi ama quanto più può, nessun vuoto di Dio si può trovare in essa, anzi col suo amore mi chiude nel centro dell’anima sua, in modo che non posso uscire, né posso liberarmi da essa, e se potessi uscire, ciò che Io non faccio mai, se ne verrebbe appresso a Me, senza poterci, né Io né essa separarci, perché l’amore sono Io stesso.  Perciò chi mi ama davvero può dire:  “Ho vinto Colui che mi ha creata, l’ho dentro di me, lo posseggo, è tutto mio, nessuno me lo può togliere”.  Ora figlia mia, l’amore in Adamo prima di peccare era perfetto, totale, la mia Volontà teneva la sua Vita in modo che la sentiva più della sua stessa vita; come peccò, la Vita del mio Fiat si ritirò, e gli restiamo la luce, perché lui senza di Esso non poteva vivere, sarebbe ritornato nel nulla.  Nel crearlo facemmo come un padre che mette in comune i suoi beni e la sua stessa vita col proprio figlio.  Ora questo disubbidisse, si ribella al proprio padre, il padre con dolore è costretto a metterlo fuori della sua abitazione, non facendogli più possedere né i suoi beni in comune, né la sua vita, ma è tanto il suo amore, che anche lontano non gli fa mancare le cose necessarie, i mezzi di stretta necessità, perché sa che se il padre si ritira, la vita del figlio è finita; così fece la mia Divina Volontà, ritirò la sua Vita, ma lasciò la sua luce come aiuto, sostegno e come mezzo necessario ché il suo figlio non perisse del tutto.  Ora col ritirare la sua Vita, tutte le cose e opere di Dio restarono velate per l’uomo, lui stesso velata l’intelligenza, la memoria, la volontà, restò come quei poveri infelici moribondi, che coprendosi la pupilla dell’occhio d’un velo sottile, non veggono più chiara la vita della luce.  La mia stessa Divinità nello scendere dal Cielo in terra, si velò della mia Umanità.  Oh! se le creature possedessero come vita la mia Volontà, subito mi avrebbero conosciuto, perché Essa stessa mi avrebbe svelato chi Io fossi, il mio Volere in essa, e quello stesso Divino Volere in Me, si sarebbero subito conosciuti, amati, avrebbero fatto resse a Me d’intorno, né si sarebbero potuti separare da Me, riconoscendomi sotto la somiglianza delle loro spoglie, il Verbo Eterno, Colui che li amava tanto, che si era vestito come uno di loro.  Sicché Io non avevo bisogno di manifestarmi, la mia Volontà risiedendo in loro mi avrebbe svelato, né Io avrei potuto occultarmi, invece dovetti dirle chi Io fossi, e quanti non mi credettero?  Perciò fino a tanto che non regni la mia Volontà nelle creature, tutto è velato, gli stessi Sacramenti, che più che nuova creazione, con tanto amore lasciai nella mia Chiesa, sono velati per esse, quante sorprese, quanti segreti belli, e cose meravigliose impedisce di comprendere, di vedere, di gustare una pupilla velata, molto più che questo velo è l’umano volere che lo forma ed impedisce di vedere le cose quali sono in sé stesse.  Onde la mia Volontà regnante nelle creature come vita, toglierà questo velo e tutte le cose saranno svelate, e allora vedranno le carezze che le facciamo per mezzo delle cose create, i baci, gli amplessi amorosi, in ciascuna cosa creata sentiranno il nostro palpito ardente che li ama, vedranno nei Sacramenti scorrere la nostra Vita per darsi continuamente a loro e sentiranno il bisogno di darsi a Noi.  Questo sarà il grande prodigio che farà la mia Divina Volontà:  “Rompere tutti i veli, abbondare di grazie inaudite, prendere possesso delle anime come vita propria, in modo che nessuno le potrà resistere”.  E così avrà il suo regno sulla terra”.

(3) Gesù, affretta e compi ciò che Tu dici e vuoi, e la tua Volontà sia fatta come in Cielo così in terra.

 

Deo Gratias.

Sempre ed in ogni istante.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta