[1]

I. M. I.

Fiat!!!

In Voluntate Dei!.  Deo Gratias.

34-1

Dicembre 2, 1935

 

Come la Divina Volontà dardeggia la creatura e vi forma la nobiltà Divina, e

facendola d’Attore rende inseparabile Dio e la creatura.  Esempio, il sole.

 

(1) Mio Re d’amore Gesù e mia Regina Mamma mia Divina, deh! intrecciate la mia volontà con la vostra e fatene una sola, anzi chiudetemi nei vostri cuori, affinché scriva non fuori di voi, ma o dentro del cuore del mio Gesù, o nel grembo della mia Madre Celeste, affinché possa dire:  “E’ Gesù che scrive e la mia Mamma che mi imbocca le parole”.  Perciò aiutatemi e datemi grazia di vincere la grande ripugnanza che sento, nell’incominciare un’altro volume, voi che sapete il povero mio stato, sento il bisogno d’essere sostenuta, fortificata e tutta rinnovata dalla Potenza del vostro Fiat Divino per poter fare in tutto e sempre la vostra Divina Volontà.

(2) Onde mi sentivo immersa nel Voler Divino, il quale prendeva aspetto d’Attore, per poter entrare nei più intimi ripostigli dell’anima mia, e formare il suo atto operante in me; io sono rimasta sorpresa, ed il mio dolce visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(3) “Figlia mia benedetta, quando la creatura fa e vive nella Divina Volontà, il nostro Essere Supremo la dardeggia con la sua luce continuamente, le dardeggia la mente e vi getta in essa la nobiltà dei pensieri divini, in modo che sente nella sua intelligenza, memoria e volontà, la Santità, il ricordo del suo Creatore, l’Amore, la Volontà di Colui che facendole d’Attore forma in essa l’ordine, la Sapienza Divina, dardeggiandola vi getta coi suoi baci di luce la Sostanza Divina nella sua mente, in modo che tutto è nobile, tutto è santo, tutto è sacro in essa.  Questo Attore del mio Volere, formando la sua sede nella intelligenza creata, con la sua Potenza e maestria vi forma la sua immagine; le dardeggia il cuore e forma la nobiltà dell’amore, dei desideri, degli affetti, dei palpiti; dardeggia la bocca e forma la nobiltà delle parole; dardeggia le opere ed i passi e forma le opere sante, la nobiltà dei passi; e non solo dardeggia l’anima, ma anche il corpo, e con la sua luce investe il sangue e lo nobilita, in modo che la creatura si sente scorrere nel suo sangue, nelle sue membra la pienezza, la santità, la sostanza della Nobiltà Divina.  Quest’Attore della mia Divina Volontà prende l’ufficio d’Artefice insuperabile, di trasformare Dio nella creatura, e la creatura in Dio.  Quando la mia Volontà è giunta a questo, ch’è l’atto più grande che può fare, - cioè di formare di Dio e della creatura una sol vita, rendendoli inseparabili l’uno dall’altro -, si riposa nell’opera sua e vi sente tale felicità, perché ha vinto la creatura, ha formato il suo lavoro in essa, e ha compiuto la sua Volontà.  Allora pare che dice nell’enfasi del suo amore:  “Ho fatto tutto, non mi resta altro che possederla e amarla”.

(4) Io sono restata impensierita nel sentir ciò, ed il mio amabile Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, perché ne dubiti?  Non lo fa anche il sole questo ufficio:  Come dardeggia il fiore con la sua luce, così le dà la sostanza del colore e del profumo; come dardeggia il frutto, così l’infonde la dolcezza ed il sapore; come dardeggia le piante, così comunica a ciascuna la sostanza, gli effetti che ad esse ci vuole.  Se ciò lo fa il sole, molto più la mia Volontà Divina che tutto può, e tutto sa fare, e come il sole va trovando il seme per dare ciò che possiede, così la mia Divina Volontà va trovando le disposizioni delle creature che vogliono vivere di mia Volontà, che subito la dardeggia e vi comunica la sostanza e Nobiltà Divina, e forma e fa crescere la sua Vita”.

 

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34-2

Dicembre 8, 1935

Prodigi dell’Immacolato Concepimento.  Comunicazione dei diritti

divini.  Come Dio non vuol fare nulla senza della sua Madre Celeste.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e giunta nell’atto che il Fiat Onnipotente creò la Vergine Immacolata mi sono fermata, ed oh! quale sorpresa di prodigi mai uditi uniti insieme, l’incanto del cielo, del sole e di tutta la Creazione non potevano paragonarsi, oh! come restavano dietro innanzi alla Sovrana Regina, ed il mio dolce Gesù nel vedermi così sorpresa mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che non vi è bellezza, né valore, né prodigi che possano paragonarsi all’Immacolato Concepimento di questa celeste creatura, il mio Fiat Onnipotente fece di Essa una nuova creazione, oh! quanto più bella, più prodigiosa della prima, il mio Voler Divino in sé stesso non ha né principio né fine, ed il prodigio più grande fu come se in questa creatura rinascesse, non solo, ma in ogni istante, atto, preghiere che faceva cresceva, e questa crescenza la mia Volontà moltiplicava i suoi prodigi in modo infinito.  La creazione dell’universo fu creato da Noi in modo mirabile, ed è mantenuto da Noi sotto l’impero del nostro atto creante e conservante, senza che aggiungiamo altro, invece in questa Vergine, manteniamo l’atto creante, conservante e crescente, questo è il prodigio dei prodigi, la Vita del nostro Volere rinata in Essa ed il suo crescere continuo in ogni atto che faceva, ed il nostro Fiat per rinascere in Essa si pronunziò nell’atto del suo Concepimento, e quando questo si pronunzia, il nostro atto ha tale sontuosità, sublimità, altezza, immensità, potenza, che prende tutti nella rete del suo Amore, non mette nessuno da parte, tutti possono prendere il bene che possiede il nostro Fiat operante, menoché qualcuno non il volesse.  La nostra Divinità nel vedere in questa Santa creatura come rinata la nostra Volontà, le partecipò i suoi diritti divini, in modo che era padrona del nostro Amore, Potenza, Sapienza e Bontà, e Regina del nostro Fiat.  Essa col suo atto crescente del nostro Volere ci rapiva, ci amava tanto, che giunse ad amarci per tutti, a tutte le creature le copriva, le nascondeva nel suo amore e ci faceva sentire l’eco dell’amore di tutti e di ciascuno.  Oh! come ci sentivamo legati e come fatti prigionieri dell’amore di questa Vergine Santissima, molto più che come ci amava, adorava, pregava, operava, coll’atto crescente del nostro Fiat che possedeva rinchiudeva in sé il suo Creatore, come ci amava così ci sentivamo assorbiti in Lei senza poterle resistere, era tanta la sua potenza, che ci dominava e chiudeva in sé la nostra Trinità Sacrosanta, e Noi l’amavamo tanto che la facevamo fare ciò che Essa voleva; chi aveva cuore di negarle nulla?  Anzi ci sentivamo più felici di contentarla, perché un’anima che ci ama è la nostra felicità, perché sentiamo l’eco, la gioia della nostra felicità in essa, e chi possiede la nostra Volontà come vita è tutto per Noi.  Questo è il gran prodigio di chi possiede la nostra Volontà come vita, sentirsi in sé partecipare ai suoi stessi diritti divini, con questo sente che il suo amore non finisce mai, e ne tiene tanto che può amare per tutti e dar amore a tutti; col suo atto crescente non dice mai basta alla sua santità.  Molto più che la Sovrana Regina col possedere la nostra Volontà come vita, teneva sempre da darci, sempre da dire, ci teneva sempre occupati e Noi tenevamo sempre da dare, e sempre i nostri segreti amorosi da comunicarle, tanto che nulla facciamo senza di Essa, prima ce la sentiamo con Essa, poi la deponiamo nel suo materno cuore, e dal suo cuore scende nel fortunato che deve ricevere quel bene.  Sicché non vi è grazia che scenda sulla terra, non vi è santità che si formi, non vi è peccatore che si converta, non vi è amore che parta dal nostro trono, che prima non viene deposto nel suo cuore di Madre, la quale forma la maturazione di quel bene, lo feconda col suo amore, lo arricchisce con le sue grazie, e se occorre, con la virtù dei suoi dolori e poi lo depone in chi lo deve ricevere, in modo che chi lo riceve, sente Paternità Divina e la Maternità della sua Madre Celeste.  Possiamo fare senza di Essa, ma non vogliamo, chi avrà cuore di metterla da parte?  Il nostro Amore, la nostra Sapienza infinita, il nostro stesso Fiat s’impone su di Noi, e non ci fa far nulla che non scenda per mezzo suo.  Vedi dunque dove giunge il nostro Amore per chi vive della Volontà Divina, fino a non voler far nulla senza di Essa, è l’armonia della nostra Sapienza infinita, che come la creazione dell’universo gira sempre intorno a Noi, e come girano fecondano la terra e mantengono la vita naturale a tutte le creature, così questa nuova creazione del Concepimento dell’Immacolata Signora si gira sempre intorno a Dio, e Dio gira sempre intorno ad Essa, e mantengono la fecondità del bene, formano la santità delle anime ed il richiamo delle creature a Dio”.

 

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34-3

Dicembre 15, 1935

 

Come il vero amore vuol farsi conoscere, si spande e corre e vola in

cerca di chi ama, perché sente il bisogno d’essere riamato.  Potenza

dell’atto creante che si riceve quando si gira nella Creazione.

 

(1) La mia povera mente è sempre trasportata nel mare della Divina Volontà, la quale mi fa presente e tiene come in atto tutto ciò che ha fatto per amore delle creature, e sospira che esse riconoscano ciò che ha fatto, quanto ci ha amato, e ci aspetta negli atti suoi per dirle:  “Facciamo insieme, non mi fare operare da sola, affinché ciò che feci Io, faccia tu, e così potremo dire, con uguale amore ci abbiamo amato”.  Com’è bello potersi dire a vicenda:  “Mi hai amato e ti ho amato”.  E’ il compenso delle opere più grandi e dei sacrifici più dolorosi.

(2) Onde la mia mente girava nella Creazione, in quell’atto quando il Fiat Onnipotente pronunziandosi creava e stendeva il cielo azzurro, ed il mio eterno amore per avermi insieme con Lui in quest’atto, ed il mio dolce Gesù faceva festa ché teneva la sua compagnia, e soffermandomi mi ha detto:

(3) “Figlia mia buona, amare e non farsi conoscere è contro la natura del vero amore, perché il vero amore da per sé stesso si spande e corre, vola in cerca di chi ama, e allora si ferma quando trovandola se la chiude, la nasconde nel suo amore, e trasformandola nelle sue stesse fiamme vuol trovare il suo stesso amore in essa, le sue stesse opere fatte da chi ama per amor suo.  E siccome la creatura mai può fare ciò che facciamo Noi per essa, il nostro Amore per avere l’intento chiama la creatura a sé, la nasconde nel suo stesso amore e la fa operare insieme col nostro atto creante e conservante, e così in realtà la creatura può dire:  “Ti ho amato, ciò che hai fatto Tu per me l’ho fatto io per te”.  E Noi ci sentiamo in realtà riamati da essa col nostro Amore e con le stesse opere nostre.  Tu devi sapere che come la creatura si eleva con la sua volontà nella nostra nelle cose da Noi create, il nostro Ente Supremo rinnova sopra di essa l’atto creante, ed oh! le maraviglie che facciamo di grazie, di santità, di cielo, di soli nella sua anima, il nostro atto si diletta di ripetersi, e come essa gira nelle cose create, il nostro Amore vuol farsi conoscere, vuol far toccare con mano quanto l’ama, e ripete sopra di essa il nostro atto creante che non è mai soggetto a cessare, in modo che sente tutta la foga del nostro Amore, la potenza delle nostre opere, e presa da stupore ci ama con la nostra forza creatrice che abbiamo infuso in essa; ed oh! il nostro contento nel vederci conosciuti e amati da chi tanto amiamo.  Ecco perciò creammo tante cose, perché aspettavamo la creatura per farci conoscere quanto l’amiamo, e per dare ad essa in ogni cosa creata la potenzialità del nostro Amore per farci amare; l’amore quando non è conosciuto si rende infelice, e quando non è riamato da chi ama, si sente perdere la vita, inceppato, spezzare i passi, e mettere nell’oblio le sue opere più belle.  Invece quando è conosciuto e amato, la sua vita si moltiplica, ecco il nostro atto creante sopra della creatura per essere amato come Noi l’amiamo, i nostri passi sono liberi, anzi volano per prenderci l’amata creatura, stringerla al nostro seno per amarla e farci amare, il nostro Amore sente la felicità dell’amore che essa le porta.  Perciò non c’è onore più grande che può darci che venire nella nostra Volontà Divina, Noi come la vediamo venire mettiamo a sua disposizione tutta la Creazione, perché è sua, per essa fu fatta, e come gira in ciascuna cosa creata trova la nostra potenza creatrice, che investendola comunica il nostro Amore che ciascuna possiede, e ci può amare con la nostra forza creatrice ch’è sorgente, e ci può amare come vuole e quanto vuole, e così l’amore del Creatore e della creatura si danno il bacio, l’uno si riposa nell’altro, e tutti e due sentono il contento d’amarsi davvero.  Oh! come è bella la compagnia di chi ci ama, è tanto il nostro contento, che il nostro Amore sorge ed inventa altre opere più belle, altre industrie amorose per amare e farci amare”.

 

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34-4

Dicembre 29, 1935

 

Il Reggio posto della creatura nell’unione dell’unità divina, come resta racchiusa

in Essa e come può formare le bellezze più rare e l’incanto al suo stesso Creatore.

 

(1) Sono tra le braccia del Fiat Divino, il quale mi attira tanto che il mio piccolo nulla si sente sperduto nel Tutto, e sebbene sperduto sente la sua vita sostenuta, alimentata, vivificata dal Tutto, e se mai sia, volessi sottrarmi, ciò che non può essere, perché non troverei neppure un buco dove potermi chiudere che non trovassi il mio Tutto, oh! allora mi sentirei il mio piccolo nulla senza vita.  Onde mi sentivo che il Voler Divino soffiava il mio nulla e mi faceva sentire la sua Vita, il suo Amore, la sua Potenza, ma mentre la mia mente nuotava nel Tutto, nella sua interminabile, il mio amato Gesù visitando la mia piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, com’è sorprendente, meraviglioso, sublime, operare nel mio Voler Divino, come la creatura fa il suo atto in Esso, il suo atto resta spogliato dall’umano, e unificandosi acquista l’unione dell’unità dell’atto Divino.  Ora, la creatura tiene il suo reggio posto, il suo atto nell’unità del solo atto nostro, e quindi se ama, ama nella nostra unità; se ci adora, se ci benedice, è dentro della nostra unità; se ci comprende, è dentro della nostra unità; nulla vede, fa e sente fuori di Noi, ma tutto dentro del nostro Essere Divino, essa può dire:  “Non conosco altro, né amo, né voglio, che il solo Voler Divino, ché la sua unità mi tiene racchiusa dentro”.

(3) Ora, la fortuna più grande, la grazia più sublime per la creatura; la gloria, l’onore più grande per Noi, è possedere la volontà umana, il suo atto nella nostra unità, e sai perché?  Perché possiamo dare amore quando ne vogliamo, e farci amare quando ne desideriamo, arricchirla di grazia, di santità, di bellezza, da sentirci rapire dai beni e bellezza che l’abbiamo infuso.  Insomma possiamo avere che ci fare con la creatura, amarla, fidare il Tutto al nulla, giacché tiene del nostro, e sentirà tal potenza e amore da poter difendere il Tutto, e Noi ci sentiamo sicuri in questo nulla, perché le abbiamo cedute le nostre armi per tenerci sicuri e difesi.  Ma ciò non è tutto, tutto ciò che la creatura può fare:  Le azioni naturali, gli atti più indifferenti, le parole, le opere, i passi, possedendo il suo atto nella nostra unità, diventano effetto del suo atto unito col nostro, simbolo del sole che cogli effetti della sua luce forma la bellezza, le fioriture, l’incanto a tutto il creato, così essa investita dalla luce del mio Fiat, tutto diventa effetto suo, uno è l’atto, una è la Volontà, ma gli effetti sono innumerevoli, che possono formare le bellezze più rare e l’incanto più seducente a Colui che l’ha creata, e che la possiede nella sua unità.  Figlia mia, il nostro Ente Supremo possiede un solo atto, sicché la Creazione tutta, ciascuna creatura, non sono altro che effetto dell’unità del nostro atto, onde la volontà umana unificandosi diventa il nostro effetto continuo.  E questo effetto sai che significa?  Darle sempre e ricevere sempre dalla creatura”.

(4) Ora io sono rimasta stupita e fissa nel Voler Divino, e comprendevo tante cose di questa unione nell’unità divina, e mentre era una racchiudeva tutta la Creazione e tutti erano racchiusi in questa unità e sboccati da Essa, ma sostenuti, unificati, vincolati in questa unità, e siccome è uno e tutto, sostiene e dà vita a tutto; in questo mentre ho guardato il cielo, e si vedevano tante luci di svariata bellezza che possedevano tutta la varietà dei colori, ma con un modo mirabile che rapivano, queste luci serpeggiavano nella volta azzurra, e mentre erano tante formavano una sola, penetravano nei Cieli, scendevano nel basso, volevano dar vita di luce a tutti, non si fermavano mai, correvano, volavano, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, queste luci sono le maraviglie degli atti fatti nel mio Voler Divino, come sono belli, portano l’impronta del loro Creatore”.

 

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34-5

Gennaio 5, 1936

 

Chi vive nel Voler Divino forma la piccola Vita della Divina Volontà

nella creatura.  Come viene amata di nuovo e duplicato amore da Dio.

 

(1) La mia piccola e povera volontà sente l’estremo bisogno del Voler Divino, senza di Esso mi sento digiuna, senza forza, senza calore e senza vita, anzi sento la morte ad ogni istante, perché mancandomi non vi è chi può sostituirsi ad alimentare la sua Vita in me.  Perciò vado ripetendo:  “Ho fame, vieni oh Volontà Divina a darmi la tua Vita per saziarmi di te, altrimenti io muoio”.  Ma mentre deliravo ché voleva sentire in me la pienezza della Divina Volontà, il mio dolce Gesù ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, i tuoi deliri, la tua fame che sente l’estremo bisogno ché vuoi sentire in ogni istante la Vita della mia Volontà, sono ferite al mio cuore, sono strappi d’amore che violentandomi mi fanno correre, volare per venire a farti crescere la Vita della mia Volontà in te.  Tu devi sapere che come la creatura vuol fare la mia Volontà per vivere ed emettere i suoi atti in Essa, chiama il suo Creatore, il quale si sente chiamato dalla potenza del suo stesso Volere nella creatura, cui non gli è dato di resistere o di mettere il minimo indugio.  Anzi siccome non ci facciamo mai vincere in amore, come vediamo che sta per chiamarci, non le diamo il tempo, Noi chiamiamo essa ed essa corre nel nostro Essere Divino come nel suo proprio centro, si getta nelle nostre braccia, e Noi la stringiamo tanto, da trasformarla in Noi, succede un’accordo perfetto tra il Creatore e la creatura, ed è tanta la nostra enfasi d’amore, che l’amiamo con nuovo e duplicato amore; ma ciò non basta, le diamo tale comunicazione del nostro Essere Supremo, da farci amare con amore nuovo e duplicato da essa, e se tu sapessi che significa essere amato da Dio con amore nuovo e duplicato, e poterlo amare con amore nuovo e duplicato, solo nella nostra Volontà Divina ci sono queste maraviglie e prodigi.  Dio ama Sé stesso nella creatura, tutto è suo, quindi non è maraviglia che mette in campo il suo sempre nuovo amore, lo duplica, lo centuplica quanto vuole, e dà grazia ad essa di farsi amare col suo stesso amore, se ciò non fosse si vedrebbe grande disparità tra chi può amare e tra chi non può amare, e la povera creatura resterebbe umile, annientata, senza slancio e unione d’amore col suo Creatore, e quando due esseri non si possono amare d’eguale amore, l’ineguaglianza già produce l’infelicità, mentre la nostra Volontà è unità, e liberamente dà alla creatura il suo amore per farsi amare, dà la sua santità per farla santa, la sua sapienza per farsi conoscere, non vi è cosa che possiede che non vorrebbe darle.  Molto più che col vivere nel nostro Fiat, come ha messo da parte la sua volontà per dar vita alla nostra negli atti suoi, ha formato la piccola Vita del nostro Volere in essa, il quale reclama, sospira la crescenza, e basta un’atto in più in Esso per crescere, un sospiro per sfamarsi, un desiderio totale che il mio Voler corre in tutto l’essere suo per formarsi cibo sufficiente per sentirsi sazia di tutto ciò che appartiene al suo Creatore.  Attenzione somma ci vuole, e la mia Volontà farà tutto ciò che ci vuole per formar la sua Vita nella creatura”.

 

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34-6

Gennaio 22, 1936

 

Chi vive nella Divina Volontà forma il teatro delle opere del suo

Creatore, e ripete in essa la scena commovente della Redenzione.

 

(1) Stavo facendo il giro negli atti della Divina Volontà, e cercavo d’investire col mio piccolo amore il cielo, il sole e la creazione tutta, ed il Fiat Divino per contraccambiarmi, formava il posto nella mia volontà per chiudervi il cielo e la creazione tutta; poi giravo negli atti della Redenzione, ed il dolce Gesù chiudeva gli atti suoi in me, e ripeteva le scene più commoventi per contraccambiarmi il mio piccolo amore; io sono restata sorpresa ed il mio amato Gesù, tutto tenerezza e amore mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, figlia della mia Volontà, tu devi sapere che il mio amore è tanto, che per sfogarmi voglio ripetere le mie opere, ma in chi posso ripeterle?  In chi trovare posto per chiuderle per sentirmi amare?  In chi vive nella mia Volontà.  Come la creatura gira nelle mie opere per conoscerle, amarle e chiamarle in sé, si riproducono in essa e forma il teatro delle opere nostre, quante scene commoventi, ora si stende il cielo, ora sorge il sole con tutta la sua maestà, ora mormora il mare e formando le sue onde vorrebbe inondare il suo Creatore col suo amore, e ora forma il più bel prato fiorito, e ad ogni fiore ci fa dire il suo ritornello:  “Ti amo, ti glorifico, ti adoro, ed il tuo Fiat venga a regnare sulla terra”.  Non vi è essere che non chiami in sé per farci dire la sua storiella:  “Ti amo, ti amo”.  Figlia mia, il nostro amore non è contento se non si dà tutto e non ripete le nostre opere in chi vive nella nostra Volontà.

(3) Ma non è tutto, senti ancora.  Se col girare negli atti della Creazione ripete le mie opere e prendo sommo piacere e diletto nell’assistere alle scene splendidissime della Creazione nella creatura, quando essa gira negli atti della Redenzione per farli suoi, Io ripeto la mia Vita.  Sicché ripeto il mio concepimento, la mia nascita, cui gli angeli ripetono il gloria nei Cieli e pace agli uomini di buona volontà, e se l’ingratitudine umana mi costringe a piangere, vado a piangere in essa, perché so che le mie lacrime saranno contraccambiate ed imperlate col suo ti amo.  Quindi passo a ripetere la mia Vita, i miei passi, le mie lezione, e quando le colpe mi rinnovano le pene, la crocifissione, la morte, non la soffro mai fuori di questa creatura, ma vado in essa a soffrire le mie pene, la croce, la morte, perché essa non mi lascerà solo, prenderà parte alle mie pene, resterà crocifissa con Me, e mi darà la sua vita per ricambio della mia morte.  Sicché in chi vive nella mia Volontà trovo il teatro della mia Vita, le scene commoventi della mia infanzia e della mia passione, trovo i cieli parlanti, i soli che mi amano, i venti che gemono d’amore per Me, insomma tutte le cose create tengono da dirmi una parolina, un ti amo, un’attestato di riconoscenza, ma chi è che me la rende parlante?  Chi è che imbocca la voce a tutte le cose?  Chi vive nella mia Volontà; Essa la trasforma tanto, che non vi è amore che non si fa dare, né opere che non può ripetere in essa, perciò si possono chiamare le sue vite viventi e le ripetitrice delle opere del loro Creatore”.

 

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34-7

Marzo 1, 1926

 

Prodigi dell’Incarnazione del Verbo Divino.  Come i cieli stupirono e

gli angeli ne restarono muti.  Prodigi quando la Divina Volontà opera

nella creatura.  La Trinità Divina chiamata in consiglio.  Come

Dio nel crearci mette una dose del suo amore nella creatura.

 

(1) Sono sotto il torchio della privazione del mio dolce Gesù, mi sento premuta, disfatta, come se la mia vita volesse finire, ma il Voler Divino trionfante sul mio piccolo essere sorge nell’anima mia, e mi chiama a fare la mia giornata nella sua Volontà, mi sembra che mentre mi sente morire senza morire, Essa forma la sua vittoria ed è il suo trionfo, e risorge sulla mia volontà morente la sua Vita, più bella, tutta piena di maestà e di duplicato amore.  Oh! Volontà Divina, quanto mi ami, tu mi fai sentire la morte per accentrare maggiormente la tua Vita in me.  Onde seguivo la mia giornata nei suoi atti divini, e giunta all’Incarnazione del Verbo si sentiva tale un’amore, da sentirsi bruciare, consumare nelle sue fiamme divine.  Ed il mio sommo bene Gesù, come affogato nelle sue fiamme d’amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il mio amore fu tanto nell’incarnarmi nel seno della mia Madre Celeste, che Cieli e terra non potevano contenerlo, l’atto d’incarnarmi avvenne in un’atto d’amore sì intenso, sì forte, sì grande, che era più che bastante a bruciare tutto e tutti d’amore.  Tu devi sapere, prima d’incarnarmi, il mio Padre Celeste guardò in Sé stesso, e nella foga del suo amore, non potendo contenerlo usciva da Sé torrenti, mari d’amore, in questa foga d’amore guardò suo Figlio, ed Io mi trovavo nelle stesse fiamme d’amore e mi comandò che m’incarnassi; Io ciò lo volevo, ed in un impeto d’amore, senza lasciare mio Padre, né lo Spirito Santo, successe il gran portento dell’Incarnazione.  Restai con mio Padre, e nel medesimo tempo scesi nel seno di mia Madre.  Le tre Divine persone eravamo inseparabili, né soggette a separarci, perciò posso dire:  “Restai in Cielo e scesi in terra, ed il Padre e lo Spirito Santo scesero con Me in terra e restarono in Cielo”.  Quindi, in quest’atto sì grande il nostro Essere Divino straripò tanto in amore, che i Cieli stupirono e gli angeli sorpresi e muti, tutti avvolti nelle nostre fiamme d’amore.  L’Incarnazione non fu altro che un’atto di nostra Volontà Divina, che cosa non sa fare e può fare?  Tutto; giunge con la sua Potenza e col suo Amore infinito, fino ad operare il prodigio non mai sentito, né fatto, di farci restare in Cielo e scendere nella prigione del seno Materno.  Così volle la nostra Volontà, così si fece.

(3) Ora figlia mia, ogni qualvolta l’anima vuol fare la mia Volontà, il mio Padre Celeste primo guarda dentro di Sé, chiama come in consiglio la Trinità Sacrosanta, per riempire quell’atto di nostra Volontà di tutti i beni possibili ed immaginabili, poi lo sprigiona da Sé e fa investire la creatura dalla sua Volontà operante, comunicante, trasformante, e come nell’incarnazione le tre Divine Persone restarono in Cielo e scesero nel seno dell’Immacolata Vergine, così la mia Volontà con la sua Potenza trasporta con Sé nel suo atto operativo la Trinità Divina nella creatura, mentre la lascia nel Cielo, e vi forma nella volontà umana il suo atto Divino.  Ora, chi può dirti le maraviglie che vengono rinchiuse in questo atto della nostra Volontà?  Il nostro Amore sorge e si diffonde tanto, da non trovar posto dove mettersi, e quando tutto ha riempito si ritira nella nostra sorgente; la nostra Santità si sente onorata con atto Divino dalla nostra stessa Volontà operante nella creatura, e si diffonde con grazia sorprendente per comunicare la sua santità a tutte le creature; sono prodigi inenarrabili che Essa compie quando la creatura la chiama ad operare in essa.  Perciò fa scomparire tutto nella mia Volontà, e Noi ti daremo tutto in tuo potere e tu potrai darci tutto, anche Noi stessi”.

(4) Dopo ciò la mia piccola intelligenza me la sentivo così piena della Volontà Divina, che non potevo contenerla, e seguivo il mio giro nei suoi atti divini, e giunta nell’atto quando fu concepita l’Immacolata Regina, comprendevo come l’Ente Supremo prima di chiamarla a vita, le versarono tanto amore, che come sentì la vita sentì il bisogno d’amare il suo Creatore, sentiva in sé stessa quell’amore che esternava fuori.  Io sono restata sorpresa, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, non ti meravigliare, è nostro solito che a ciascuna creatura quando la mettiamo fuori alla luce del giorno nell’atto di crearla, diamo una dose d’amore, dandole così parte della nostra Sostanza Divina, ed a secondo i nostri disegni che facciamo sopra di essa, così accresciamo la dose del nostro Amore.  Sicché ogni creatura tiene in sé stessa la particella della Sostanza dell’Amore Divino, altrimenti come poteva amarci se Noi stessi non mettevamo del nostro per farci amare?  Sarebbe chiedere ciò che non teneva, Noi già lo sappiamo, che la creatura nulla ha da sé, perciò dobbiamo chiudere come dentro d’un sacrario il nostro Amore, la nostra Volontà, per chiedere che ci ami e faccia il nostro Volere.  E se chiediamo è perché sappiamo che tiene in suo potere il nostro Amore, ed il nostro Volere, che Noi stessi abbiamo messo nel fondo della sua anima.  Ora, se ci ama, questa dose del nostro Amore sorge, s’ingrandisce, e più sente potentemente il bisogno d’amarci e di vivere della Volontà del suo Creatore; se non ci ama non cresce, e le debolezze umane, le passioni, formano la cenere sul nostro Amore, in modo che giunge a non sentire nessun bisogno d’amarci, la cenere ha coperto e soffocato il nostro fuoco divino, e mentre il fuoco esiste, essa non lo sente, mentre ogni volta che ci ama, non fa altro che soffiare per mettere in fuga la cenere, così sentirà il vivo fuoco che le brucia in seno, lo ingrandirà tanto da non potersi stare senza amarci.

(6) Ora figlia mia, l’Immacolata Regina, dal primo istante del suo concepimento, dato che sentiva in sé l’amore per il suo Creatore e la nostra Volontà operante più della sua stessa vita, ci amò tanto che non perdette un istante senza amarci, e coll’amarci e riamarci ingrandì tanto questa dose d’amore, da poterci amare per tutti e dare amore a tutti, ed amare tutti sempre senza mai cessare; tu devi sapere che il nostro Amore è tanto, che col mettere questa dose d’amore nella creatura, Noi mettevano il germe della felicità dentro di essa, perché la vera felicità deve tenere il suo posto reggio dentro dell’anima, la felicità di fuori se non risiede dentro, non si può chiamare vera felicità, anzi amareggia la povera creatura ed è come un vento impetuoso, che subito la disperde, lasciando le tracce appena convertite in spine che l’amareggiano, non così la felicità di dentro, messa da Noi, essa è duratura e cresce sempre; e poi amare è felicitarsi e felicitarci, chi non ama non può essere mai felice, chi non ama non ha nessuno scopo né interesse di compiere opere, né sente l’eroismo di far bene a nessuno, il sacrificio che dà le più belle tinte all’amore non esiste per lei.  Onde la Vergine Santissima possedeva il pelago della felicità, perché possedeva tante vite d’amore per quante creature esistono, non solo, ma col non fare mai la sua volontà, ma sempre la mia, formava tante vite di mia Volontà Divina in Essa, in modo che può dare a ciascuna creatura una vita d’amore e una vita di Voler Divino.  Ecco perciò con diritto è Regina dell’amore, e Regina della Volontà Suprema.  Perciò la Sovrana Regina ama, sospira d’uscire queste vite per deporle nelle creature e formare il regno del puro amore ed il regno della nostra Volontà, e così giungerà al punto massimo di amare il suo Creatore, e al punto massimo di amare e di far bene alle creature”.

 

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34-8

Aprile 21, 1936

 

Sfoggio Divino per chi vive nella sua Volontà; come la rende partecipe delle

opere sue.  Come tiene sempre da dare e da operare insieme con la creatura.

 

(1) Sono sempre nel mare del Volere Divino, dove trovo la forza, la pace, l’amore, anzi come entro in esso, vedendo la mia piccolezza che non sono buona a far nulla, la Divinità, che ama tanto di fare operare la sua Volontà nella mia piccolezza, arma intorno a me la sua Santità, la sua Sapienza, la Bontà, la Forza, la Luce Divina, per fare che la sua Volontà trovi in me le sue qualità divine, per poter fare in me il suo atto operante, sicché mette del suo per dare grazia alla creatura di farla operare in Essa.  Onde seguivo gli atti della Divina Volontà ed Essa mi portava nelle sue braccia, mi sosteneva, mi fiatava per farmi ricevere la partecipazione degli atti suoi.  Quindi sono giunta nell’atto del Concepimento della Vergine, ed io mi sono trovata nel piccolo cuore della Vergine concepita.  Mio Dio, io non so dire, non so andare più avanti, ma il mio dolce Gesù per farmi comprendere mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, hai ragione, le onde del mio Volere ti inondano, ti affogano e la tua piccola capacità si sta sperduta, e ci vuole il tuo Gesù per spiegarti meglio ciò che tu vedi, ma non sai dire.  Or sappi figlia mia, è tale e tanto il nostro amore per chi vuol vivere e vive nel nostro Voler Divino, che le vogliamo far partecipe di tutte le opere nostre, per quanto a creatura è possibile, dandole anche il merito delle nostre opere divine.  Come la creatura entra nella nostra Volontà, Essa chiama in atto il suo operato Divino come se in quell’istante lo stesse operando, ed immedesimandola nell’atto suo le fa vedere i prodigi del suo operato, e ricevere e confermarla nel bene, facendole sentire la nuova vita dell’atto suo.  Tu hai visto il Concepimento della Sovrana Regina, e come tu, stando nella mia Volontà, ti sei trovata concepita nel suo materno cuore; vedi la gran differenza, per chi vive nel mio Volere i prodigi dell’Immacolato Concepimento furono inauditi; la mia Volontà che animava questo Concepimento, cui nessuno può sfuggire da Essa, chiamò presenti tutte le creature, perché restassero concepite nel suo vergine cuore, e ricevessero la sua maternità, il suo aiuto, la sua difesa, trovassero il rifugio, l’appoggio in questa Madre Celeste.  Ora, chi vive nel nostro Volere si trova nell’atto che concepisce, è la figlia che spontanea di sua volontà che cerca la Mamma sua, e prende il suo posto, si chiude nel suo materno cuore per farsi fare da Mamma dalla Celeste Regina.  Ora questa prenderà parte alle ricchezze della Sovrana Signora, ai suoi meriti, al suo amore, sentirà in sé la nobiltà, la santità di Lei, perché conosce a chi appartiene, e Iddio la renderà partecipe dei beni infiniti e dell’amore esuberante che ebbe nel Concepimento di questa Santa Creatura.  E così di tutte le nostre opere, come la creatura le cerca, le chiama nella nostra Volontà per conoscerle e amarle, Noi chiamiamo in atto le opere nostre, la mettiamo nel centro di esse, le facciamo sentire e provare tutto il nostro Amore, la Potenza della nostra Forza Creatrice, e la piccolezza della creatura subisce, si riempie fino a non poterne più contenere.  Figlia mia, non far partecipe delle nostre opere per chi vive nella nostra Volontà ci riesce impossibile, né sarebbe vero amore il nostro, perché Noi possediamo in natura la forza comunicativa, e vorremo comunicare a tutti i nostri beni divini, sono le creature che ce le respingono, ma per chi vive nel nostro Volere sfoggiamo nel comunicare i nostri beni, non troviamo in essa nessuna opposizione, e se ciò non fosse incepperemo il nostro Essere Divino, anzi è una delle nostre felicità:  “Amare, dare, abbondare alle nostre amate creature”.

(3) Ora vedi dunque la gran differenza di chi vive nella nostra Volontà, le altre creature si trovano nelle nostre opere, nel Concepimento della Vergine Santa, nell’Incarnazione del Verbo, nelle mie pene, nella mia morte, e fin nella mia Resurrezione, ma si trovano in virtù della nostra Potenza ed Immensità, quasi direi per necessità, non per amore, né perché conoscano i nostri beni e amino di fare il loro soggiorno in essi per goderseli, affatto è perché dal nostro Essere Divino nessuno può sfuggire, mentre chi vive nel nostro Volere è la creatura che cerca le nostre opere, le conosce, le ama, le apprezza, e viene a prendere il suo posto dentro di esse, e ama e opera insieme con Noi, quindi di conseguenza partecipa, acquista nuove conoscenze e nuovo amore, mentre le altre stanno e non le conoscono, non ci amano, non hanno una parola da dirci, se si potesse dire stanno per ingombrare la nostra immensità, e molti per offenderci.  Perciò è il nostro sospiro ardente che l’anima viva nel nostro Volere, Noi teniamo sempre da dare e da fare sempre con essa, ed essa tiene da fare insieme con Noi, non ci diamo il tempo, un’atto chiama l’altro, e ci conosciamo abbastanza, la nostra Volontà prima ci fa conoscere, ci fa amare, e poi forma l’unione perenne della creatura nella nostra Volontà”.

 

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34-9

Maggio 20, 1936

 

Differenza che passa tra chi chiama la Divina Volontà negli

atti suoi, e tra chi fa le opere buone senza di Essa.  L’Ascensione;

come partiva per il Cielo e restava sulla terra.

 

(1) La mia povera mente continua a girare negli atti della Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Qual’è la differenza di chi chiama la Divina Volontà negli atti suoi, e di quelli che fanno le opere buone e non la chiamano, non gli danno il primo posto negli atti loro”.  Ed il mio dolce Gesù facendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non c’è da paragonarsi l’uno e l’altro, il primo col chiamare la mia Volontà negli atti suoi si spoglia di ciò ch’è umano e forma il vuoto nel suo volere umano dove dare il posto alla mia; la mia abbellisce, santifica, forma la sua luce in quel vuoto, poi pronunzia il suo Fiat Creante e chiama a vita il suo operato divino nell’umano, e la creatura non solo partecipa, ma resta proprietaria dell’atto divino, il quale possiede la Potenza, l’Immensità, la Santità ed il valore Divino che non si esaurisce mai.  Perciò, in chi vive nel nostro Volere Noi guardiamo e troviamo Noi stessi ed i nostri atti che ci onorano e ci fanno corona.  Invece quelli che fanno le opere buone, ma non animati dal nostro Volere, Noi non troviamo Noi stessi, ma l’atto finito della creatura, e siccome Noi non ci sappiamo tenere nulla di qualunque bene che esse fanno, le diamo il merito come mercede; la mercede non è proprietà che può sempre produrre, quindi simboleggiano quelli che vivono alla giornata, che sebbene vivono stentatamente dalla mercede che hanno, ma non si fanno mai ricchi, sentono sempre il bisogno d’essere pagati i loro lavori per vivere, e se non lavorano passano pericoli di morire di fame, cioè di non sentire la sazietà del bene, la vita delle virtù, ma la squallida miseria delle passioni.  Invece per chi vive nel nostro Volere, tutto è abbondanza, Noi le diciamo:  “Prendi ciò che vuoi e quanto più puoi prendere, anzi mettiamo a disposizione tua le nostre ricchezze, la nostra Luce, la nostra Santità, il nostro Amore, perché ciò ch’è nostro è tuo, e ciò ch’è tuo è nostro, non rest’altro che vivere e operare insieme”.

(3) Dopo di ciò stavo accompagnando l’Ascensione di Gesù al Cielo, com’era bello, tutto maestà, vestito di luce fulgidissima che rapiva ed incatenava i cuori ad amarlo, ed il mio dolce Gesù tutto bontà e amore mi ha detto:

(4) “Figlia mia benedetta, non vi è tratto della mia Vita che non simboleggia il regno della mia Divina Volontà, in questo giorno della mia Ascensione Io mi sentivo vittorioso e trionfante, le mie pene erano già finite, anzi lasciava le mie pene già sofferte in mezzo ai miei figli, che lasciava sulla terra, per aiuto, per forza e sostegno, e come rifugio dove nascondersi nelle loro pene, per attingere dalle mie l’eroismo nei loro sacrifici, posso dire che lasciavo le mie pene, i miei esempi e la mia stessa Vita come semenza, che maturandosi e crescendo doveva sorgere il regno della mia Divina Volontà.  Sicché partivo e restavo, restavo in virtù delle mie pene, restavo nei loro cuori per essere amato, dopo che la mia Santissima Umanità saliva al Cielo sentivo più stretto il vincolo dell’umana famiglia, quindi non mi sarei adattato a non ricevere l’amore dei miei figli e fratelli che lasciavo sulla terra; restai nel Santissimo Sacramento per darmi continuamente a loro, e loro a darsi a Me per fargli trovare il riposo, il ristoro ed il rimedio a tutti i loro bisogni.  Le nostre opere non soffrono di mutabilità, ciò che facciamo una volta ripetiamo sempre.  Oltre di ciò, in questo giorno della mia Ascensione Io avevo doppia corona, la corona dei miei figli che portavo con Me nella Patria Celeste, e la corona dei miei figli che lasciavo sulla terra, simbolo essi dei pochi che avranno principio del regno della mia Divina Volontà; tutti quelli che mi videro asceso al Cielo ricevettero tante grazie, che tutti misero la vita per far conoscere il regno della Redenzione, e gettarono le fondamenti per formare la mia Chiesa, per far raccogliere nel suo grembo materno tutte le umane generazioni; così i primi figli del regno della mia Volontà, saranno pochi, ma saranno tali e tante le grazie di cui saranno investiti, che metteranno la vita per chiamare tutti a vivere in questo Santo regno.  Una nube di luce m’investì, la quale tolse a la vista dei discepoli la mia presenza, i quali stavano come estatici nel guardare la mia persona, ch’era tanto l’incanto della mia beltà, che teneva rapite le loro pupille, tanto che non sapevano abbassarle per guardare la terra, tanto che ci volle un’angelo per scuoterli e farli ritornare al cenacolo.  Anche questo è simbolo del regno del mio Volere, sarà tale e tanta la luce che investirà i suoi primi figli, che porteranno il bello, l’incanto, la pace del mio Fiat Divino, in modo che facilmente si arrenderanno a voler conoscere e amare un bene sì grande.  Ora, in mezzo ai discepoli c’era la mia Mamma che assisteva alla mia partita per il Cielo, questo è il più bel simbolo.  Sicché Essa è la Regina della mia Chiesa, l’assiste, la protegge, la difende, così siederà in mezzo ai figli della mia Volontà, sarà sempre Essa la motrice, la vita, la guida, il modello perfetto, la Maestra del regno del Fiat Divino che tanto le sta a cuore, sono le sue ansie, i suoi desideri ardenti, i suoi deliri d’amore materno, che vuole i suoi figli in terra nel regno dove Essa visse, non è contenta che tiene i suoi figli in Cielo nel regno della Divina Volontà, ma li vuole anche sulla terra, si sente che il compito datogli da Dio come Madre e Regina non l’ha compiuto, la sua missione non è finita fino a tanto che non regni la Divina Volontà sulla terra in mezzo alle creature.  Vuole i suoi figli che la somigliano e che posseggano l’eredità della Mamma loro.  Perciò la gran Signora è tutt’occhio per guardare, tutto cuore per amare, per aiutare chi vede in qualche modo disposti che vogliono vivere di Volontà Divina.  Quindi nelle difficoltà pensa che Essa ti sta d’intorno, ti sorregge, ti fortifica, prende il tuo volere nelle sue mani materne per farlo ricevere la Vita del Fiat Supremo”.

 

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34-10

Maggio 31, 1936

 

Come la Divina Volontà racchiude tutti gli atti della Vita di Gesù

come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature.  La Vita di

Gesù simboleggia il richiamo del regno della Divina Volontà sulla terra.

 

(1) La mia povera intelligenza seguiva la Vita del mio dolce Gesù nella Divina Volontà, nella quale lo trovavo in atto di continuare la sua Vita quando stava sulla terra, ed oh! quante maraviglie, quante sorprese d’amore non mai pensate.  Sicché il Fiat Divino racchiude tutti gli atti della Vita di Gesù come in atto di ripeterli sempre per amore delle creature, per dare a ciascuna la sua Vita intera, le sue pene, il suo amore ardente.  Onde il mio dolce Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, il mio amore vuole sfogarsi, sente il bisogno di far conoscere a chi vuol vivere di mia Volontà ciò che Io feci e faccio perché ritorni a regnare e dominare in mezzo alle creature; tu devi sapere che tutta la mia Vita non fu altro che il richiamo continuo della mia Volontà in mezzo ad esse, ed il richiamo delle creature nel mio Fiat Supremo, tanto che come concepì, così simboleggiava il richiamo, il ritorno di farla concepire nelle creature che con tanta enormità l’avevano messo fuori delle loro anime, e richiamava loro a concepire in Essa.  Come nacqui, così richiamavo a rinascere il mio Volere in tutte le opere umane; in tutte le mie lacrime infantili, vagiti, preghiere e sospiri, richiamavo con le mie lacrime e sospiri la mia Volontà nelle lacrime, pene e sospiri delle creature, affinché nulla facessero in cui non sentissero la forza, l’impero della mia Volontà che regnasse in loro, la quale impietosita dalle lacrime mie e delle loro, li avrebbe dato grazia del ritorno del suo regno.  Anche il mio esilio simboleggiava come le creature si erano esiliate dal mio Volere, ed Io volli essere esiliato per richiamare la mia Volontà in mezzo ai poveri esiliati, affinché li richiamasse e convertisse l’esilio in patria, dove non più sarebbero tiranneggiati da nemici, da gente straniera, da vili passioni, ma con la pienezza dei beni della mia Volontà.  Ed il mio ritorno in Nazareth come simboleggia bene la mia Divina Volontà, Io vivevo in Essa nascosto, il suo regnare stava in pieno vigore nella sacra famiglia, ero il Verbo, la Volontà Divina in persona velata dalla mia Umanità, quella stessa Volontà che regnava in Me si diffondeva a tutti, li abbracciava, era moto e vita di ciascuno, Io sentivo in Me il moto e la vita di ciascuno, di cui il mio Fiat era l’attore; qual pena, qual dolore nel non essere riconosciuto, né riscuotere un grazie, un ti amo, un’atto di riconoscenza né dal mondo intero, né dalla stessa Nazareth, che non solo la mia Volontà, ma anche la mia Santa Umanità viveva in mezzo a loro, la quale non cessava di dar luce a chi potesse vedermi e avvicinarsi a Me per farmi conoscere, ma che nel mio dolore rimanevo sempre il Dio nascosto.  Tal’è la sorte del mio Voler Divino, l’uomo fu creato con la Forza Creatrice del Fiat, nacque, fu impastato, inzuppato in Esso, le somministra il moto continuo, il calore, la vita, finirà la sua vita nel Fiat, eppure chi lo conosce?  Chi è riconoscente di quest’atto divino così continuo, senza mai stancarsi, che con tanto amore involge la vita della creatura per darle vita?  Quasi nessuno figlia mia; far del bene, essere causa primaria di conservazione e dar vita perenne alla creatura, mantenere l’ordine di tutte le cose create intorno ad essa e solo per essa e non essere riconosciuto, è il dolore dei dolori, e la pazienza della mia Volontà dà dell’incredibile, ma sai tu il perché di questa pazienza così invitta e costante?  Perché sa che verrà il suo regno, sarà riconosciuta la sua Vita palpitante in mezzo alle creature, ed in vista della grande gloria che riceverà nell’essere conosciuta ch’è vita di ciascuna vita, e mentre è vita riceverà ciascuna vita per regnare in esse, non starà più nascosta ma svelata e riconosciuta; in vista di ciò sopporta tanta sconoscenza, e che solo una pazienza divina potrebbe sopportare la prolissità di tanti secoli di tanta ingratitudine umana.  Da Nazareth passai al deserto dove c’era massima solitudine e la maggior parte animali feroci che assodavano il deserto coi loro ruggiti che mi circondavano, simbolo della mia Divina Volontà, che siccome non viene conosciuta si forma il deserto intorno alla creatura e una solitudine che fa orrore e spavento, viene disertato il bene e l’anima si sente circondata più che da animali feroci, cioè le sue passioni brutali che mandano ruggiti di rabbia, di bestiali furori, di crudeltà, d’ogni sorta di mali.  La mia Santa Umanità andava passo passo rintracciando tutti i dolori che aveva sofferto la mia Divina Volontà per ripararla e richiamarla di nuovo a regnare in mezzo alle creature, posso dire che ogni mio palpito, respiro, parola, passo e pena, era il richiamo continuo della mia Volontà a farsi conoscere dalle creature per farla regnare, e chiamava loro in Essa per farle conoscere il gran bene, la santità, la felicità del vivere nel Fiat.  Dal deserto passai alla vita pubblica, in cui pochi furono coloro che mi credettero che Io ero il Messia, specie i dotti quasi nessuno, ed Io volli usare la mia Potenza seminando miracoli per formarmi il popolo, affinché se non credessero alle mie parole credessero alla potenza dei miei miracoli, erano le mie industrie divine e amorose che a qualunque costo volevo farmi conoscere che fosse il loro Salvatore, perché se non mi conoscevano non potrebbero ricevere il bene della Redenzione, quindi era necessario farmi conoscere per fare che la mia venuta sulla terra non fosse inutile per loro.  Oh! come la mia vita pubblica simboleggia il trionfo del regno del mio Fiat in mezzo alle creature, che con verità sorprendenti lo farò conoscere, e per avere l’intento farò miracoli e prodigi, con la Potenza del mio Volere richiamerò a vita i morti alla grazia, ripeterò il miracolo della resurrezione di Lazzaro, che ad onta che hanno imputridito nel male, resi cadaveri puzzolenti come Lazzaro, il mio Fiat li richiamerà a vita, farà cessare la puzza del peccato, li farà risorgere nel bene, insomma, userò tutte le mie industrie divine, per far dominare il mio Volere in mezzo alle gente.  Vedi dunque, in ogni mia parola che dicevo ed in ogni miracolo che facevo, chiamavo la mia Volontà a regnare in mezzo ad esse, e chiamavo le gente a vivere in Essa.  Dalla vita pubblica passai alla passione, simbolo della Passione della mia Volontà, che per tanti secoli aveva sofferto tante volontà ribelli delle creature, che col non volere sottomettersi ad Essa, avevano chiuso il Cielo, spezzate le comunicazioni col loro Creatore, e si erano reso infelici schiavi del nemico infernale.  La mia Umanità lacerata, cercata a morte, crocifissa, rappresentava l’umanità infelice senza del mio Volere innanzi alla Divina Giustizia, ed in ogni pena chiamavo il mio Fiat a darsi il bacio di pace con le creature per renderle felici, e chiamavo loro in Esso per far cessare la Passione dolorosa alla mia Volontà.  Finalmente la morte, che maturò la mia Resurrezione, la quale chiamava tutte a risorgere nel mio Fiat Divino, ed oh! come simboleggia al vivo la mia Resurrezione il regno della mia Volontà, la mia Umanità piagata, deformata, irriconoscibile, risorgeva sana, d’una bellezza incantevole, gloriosa e trionfante.  Essa preparava il trionfo, la gloria alla mia Volontà, chiamando tutti in Essa ed impetrando che tutti risorgessero nel mio Volere, da morti vivi, da brutti belli, da infelici felici.  La mia Umanità risorta assicura il regno alla mia Volontà sulla terra, fu l’unico mio atto pieno di trionfo e di vittoria, e ciò mi conveniva perché non volevo partire per il Cielo se prima non dessi tutti gli aiuti alle creature per farle rientrare nel regno del mio Volere, e tutta la gloria, l’onore, il trionfo, al mio Fiat Supremo per farlo dominare e regnare.  Perciò unisciti con Me e fa che non ci sia atto che fai, e pena che soffri, che non chiami la mia Volontà a prendere il suo posto reggio e dominante, e da vincitore conquidi tutti per farsi conoscere, amare e volere da tutti”.

 

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34-11

Giugno 14, 1936

 

Dio e la sua Volontà; la sua Volontà con la Creazione; la sua Volontà

con gli esseri Celesti; la sua Volontà in disaccordo con la umana famiglia.

 

(1) Il Voler Divino con forza potente mi chiama nel mare interminabile della sua Volontà, ed oh! come si sta bene in Essa, quante sorprese, quante cose belle si comprendono, le quali producono gioie infinite, Vite Divine, amore che non dice mai basta, ma quello che più felicita è il vedere e sentire che tutto è Volontà Divina, la Creazione tutta forma un solo atto di Voler Supremo.  Ma mentre la mia mente si perdeva in Essa, il dolce Gesù facendomi la sua breve visitina, con un’amore indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, tu devi sapere che a capo del regno della mia Divina Volontà sta Dio stesso, la nostra Divinità non fa altro che un suo atto continuo, non facciamo mai volontà di nessuno ma sempre la nostra, la corona dei nostri attributi sono dominati dal nostro Fiat, il suo regno è dentro di Noi e si estende fuori di Noi nella nostra Immensità, nel nostro Amore, Potenza e Bontà, in tutto, sicché per Noi tutto è Volontà nostra.

(3) In secondo luogo viene la Creazione, cieli, soli, stelle, venti, acque, anche il piccolo filo dell’erba, non fanno altro che un’atto continuo del Fiat, tra esse e Noi vi è un’atto respiratorio, Noi emettiamo il respiro della nostra Volontà e la Creazione lo riceve, ed emettendolo ci dà il respiro che l’abbiamo dato, cioè tutti gli effetti che ha prodotto la nostra Volontà respirata da essa, e si unisce al solo unico atto nostro; quanta gloria e onore non riceviamo, come viene esaltato il nostro Essere Supremo solo perché facciamo respirare la nostra Volontà a tutta la Creazione, ed essa a ridarci il respiro che l’abbiamo dato, c’è tale unità di Volontà con tutta la Creazione, che tutto ciò che esce ed entra forma un’atto solo di Volontà Suprema, e la molteplicità e diversità delle cose che vedono e succedono, non sono che gli effetti che produce l’unico e solo atto nostro.  Perché il nostro Fiat non si cambia mai, né è soggetto a mutarsi, tutta la sua Potenza sta proprio in questo, fare un solo atto per poter produrre tutti gli effetti possibili ed immaginabili.

(4) In terzo luogo vengono tutti gli angeli, santi e beati della Patria Celeste, essi si girano intorno al nostro Essere Supremo e respirano la Forza, la Santità, l’Amore, le gioie infinite, le felicità senza numero del Voler Divino, formano una sol vita con Esso, questa vita la sentono dentro come vita propria, la sentono di fuori in cui le porta il pelago sempre nuovo delle felicità divine, ma uno è l’atto che si forma in Cielo, Volontà Divina; uno è il respiro; una sol cosa si vuole, Volontà Divina; se mai sia, in Cielo potesse entrare un solo atto, un sol respiro che non fosse Volontà Divina, la Patria Celeste perderebbe tutto l’incanto, il bello, il fascino di cui è investita, ma ciò non può essere.  Vedi dunque che tutta la supremazia la tiene il mio Fiat; i beati col solo respirarlo restano riempiti di mari di gioie e felicità incomprensibile, e mentre emettono il respiro, la nostra Divinità sente la felicità che godono tutti i santi, e tutti magnifichiamo il nostro Voler Supremo come principio, fonte, origine di tutti i beni.

(5) In quarto luogo viene l’umana famiglia, essa si gira intorno a Noi, ma siccome non è una la loro volontà con la nostra, non respirano il nostro Volere, che mette l’ordine, la santità, l’unione, l’armonia col suo Creatore, e perciò restano sparpagliate, disordinate, e come smarrite da Noi, sono esseri infelici, la pace, la felicità, l’abbondanza dei beni è da loro lontane, e tutto il male ne viene che la nostra Volontà non è la loro, non ci respiriamo a vicenda, e ciò impedisce la comunicazione dei nostri beni, la perfetta unione col nostro Ente Supremo.  La nostra mano creatrice che doveva formare il suo capolavoro ed il più bello in ciascuna creatura, perché manca la nostra Volontà viene arrestata, non trova le loro anime prestabili, adattabili per rendere fattibile la nostra arte divina, dove manca il nostro Volere non sappiamo che farne di quella creatura.  Ecco la causa che sospiriamo tanto che regni la nostra Divina Volontà e vi formi la sua Vita in esse, perché la nostra opera creatrice è inceppata, i nostri lavori sospesi, l’opera della Creazione è incompleta, e per ciò ottenere, una dev’essere la Volontà del Cielo e della terra, una la vita, uno l’amore, uno il respiro, e questo è il più gran bene che vogliamo alle creature, teniamo da fare ancora tante opere belle, ma il volere umano ci impedisce il passo, lega le nostre braccia, e rende inerti le nostre mani creatrici.  Perciò chi vuol fare la nostra Volontà e vivere in Essa, ci dà il lavoro e facciamo di essa quello che vogliamo.

(6) Ora, tu devi sapere che come la creatura si decide di vivere di Volontà Divina, mette al sicuro la sua salvezza, la sua santità, Noi stiamo in essa come in casa nostra, e la sua volontà ci serve come materia in cui in ogni suo atto pronunziamo il Fiat per formare le nostre opere degne di Colui che l’abita; facciamo come un re che se ne serve delle pietre, tufi e mattoni e calce per formarsi una reggia sontuosa da fare strabiliare tutto il mondo, povero re se non avesse le pietre, le materie necessarie per formarsi la reggia, con tutto che avesse tutta la sua buona volontà e monete da spendere per formarla, pure mancando le materie prime, resterebbe senza reggia.  Così siamo Noi, se ci manca la volontà dell’anima, con tutta la nostra Potenza e Volontà che teniamo, mancandoci la materia non possiamo formare nell’anima la bella reggia degna della nostra abitazione, perciò quando la creatura ci dà la sua volontà e prende la nostra, siamo al sicuro, troviamo tutto a nostra disposizione, cose piccole e cose grandi, cose naturali e cose spirituali, tutto è nostro, e di tutto ci serviamo per fare operare il nostro Fiat Onnipotente.  E siccome la nostra Volontà non sa stare senza delle sue opere, fa il richiamo di tutte le sue opere nella reggia che con tanto amore si ha formato nella creatura, si circonda di tutte le opere della Creazione, cieli, sole, stelle le fanno omaggio, mette in ordine in essa tutto ciò che Io feci nella Redenzione, la mia Vita, la mia nascita, le mie lacrime infantili, le mie pene e preghiere, tutto, dove sta la mia Volontà nulla deve mancare, perché tutto da Essa è uscito, con diritto tutto è suo, e perciò dove Essa regna forma l’accentramento di tutte le opere sue.  Ed oh! le bellezze, l’ordine, l’armonia, i beni divini che si veggono in questa creatura, i cieli stupiscono e tutti ammirano l’Amore, la Potenza della Divina Volontà, e tremebondi l’adorano.  Perciò fatti lavorare da Essa, ed Essa farà cose grandi da farti stupire.

(7) Oltre di ciò, il nostro Amore, la nostra eterna Sapienza, ha stabilito tutte le grazie che dobbiamo dare alla creatura, i gradi di santità che deve acquistare, la bellezza con cui la dobbiamo imperlare, l’amore con cui ci deve amare, e gli atti stessi che essa deve fare; dove regna il nostro Fiat tutto viene realizzato, l’ordine divino sta in pieno vigore, neppure una virgola viene spostata, il nostro operato sta in piena armonia con le opere della creatura, ed oh! come ci dilettiamo, e quando l’abbiamo dato il nostro ultimo amore nel tempo, ed essa avrà compiuto l’ultimo nostro atto di Volontà Divina nella sua vita mortale, il nostro Amore le darà il volo nella patria celeste, e la nostra Volontà la riceverà nel Cielo come trionfo della sua Volontà operante e conquistatrice, che con tanto amore conquistò sulla terra.  Sicché l’ultimo suo atto sarà lo sbocco che farà nel Cielo, per dare principio nella nostra Volontà felicitante, che non avrà mai fine.  Invece dove non regna il nostro Volere, l’ordine divino non esiste, quante nostre opere spezzate e non effettuate, quanti vuoti divini e riempiti forse di passioni, di peccati, bellezza non vi è, ma deformità da far pietà.  Perciò sii attenta e fa che il nostro Volere regni e viva in te”.

 

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34-12

Luglio 4, 1936

 

Come un’atto di volontà umana può guastare l’ordine Divino

e le sue opere più belle.  La prima cosa che Dio vuole è la libertà

assoluta.  Come la Divina Volontà formerà tanti Gesù dove Essa regna.

 

(1) La mia povera mente non sa stare senza che giri e voli nel Voler Divino, e la mia povera volontà umana si sente come sotto la pressione della Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Ah! sì, è bello, si sente la vittoria, il trionfo, il dominio, la felicità, le belle conquiste del vivere nel Voler Divino, ma l’umano volere mentre si sente vivo deve continuamente morire, è vero che è il più grande onore, l’amore più grande di Dio benignarsi di scendere nella volontà della creatura, e con la sua Maestà e Potenza operare, fare ciò che Lui vuole, e l’umano stare al suo posto, solo può fare ciò che fa Dio, ma di suo deve tutto smettere, questo è il sacrificio dei sacrifici, specie in certe circostanze; oh! come è doloroso sentire la vita e tenerla come se non si avesse, perché il Fiat Divino non tollera che neppure una fibra di voler umano agisse nel suo”.  E una folla di pensieri occupava la mia povera mente, ed il mio dolce Gesù, compassionando la mia ignoranza e lo stato doloroso in cui mi trovavo, con tenerezza indicibile, mettendomi la sua mano santissima sul mio capo mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, coraggio, non ti abbattere, il mio Voler Divino vuole tutto, perché sa che un piccolo atto, un desiderio, una fibra di voler umano le guasterebbe le sue opere più belle, l’ordine divino; la sua santità resterebbe inceppata, il suo amore ristretto, la sua potenza limitata, ecco perciò non tollera che neppure una fibra di voler umano abbia la sua vita; è vero ch’è il sacrificio dei sacrifici, nessun altro sacrificio può eguagliare il peso, il valore, l’intensità del sacrificio di vivere senza volontà, tanto che ci vuole la vita perenne, il miracolo continuato del mio Voler Divino per poter resistere a questo sacrificio, che di fronte agli altri, questi si possono chiamare ombre, pitture dipinti, giuoco di fanciulli che piangono per un nonnulla, perché c’è l’umano volere che nelle pene, negli incontri dolorosi, nelle opere, non si sente disfatto, senza vita, senza soddisfazioni, perciò i sacrifici si sentono, oh! quanto più leggeri, però svuotati di Dio, di santità, d’amore, di luce, di vera felicità, e forse neppure essenti da peccati, perché l’umano volere senza del mio non può fare mai cose buone e sante.  Poi, se il mio Fiat non avesse virtù di tenere con sé l’umano volere senza dargli vita, anzi chiudere la sua Vita in esso per fare che non trovasse né luogo, né tempo di poter agire, non potrebbe operare con quello sfarzo, lusso e pompa divina che Noi siamo soliti di fare nelle opere nostre; se nella Creazione ci fosse stato un’altra volontà, ci avrebbe impedito la sontuosità, lo sfarzo, la pompa divina che tenemmo in tutta la Creazione, ci avrebbe potuto impedire l’estensione del cielo, la molteplicità delle stelle, la vastità della luce del sole, la varietà di tante cose create, ci avrebbe messo un limite.  Perciò il nostro Volere vuol essere solo per fare ciò che sa fare, e vuol fare; ecco perciò vuole la volontà umana con sé, concorrente, spettatrice, ammiratrice di ciò che vuol fare in essa, ma dev’essere convinta, se vuol vivere nella mia Volontà, che la sua non può più agire e che deve servire per chiudere la mia nella sua, per farla fare con tutta libertà le sue opere, con tutta la sontuosità, col lusso della grazia e con la pompa delle sue varietà divine.  La prima cosa che vogliamo è la libertà assoluta, vogliamo essere liberi figlia mia, sia qualunque il sacrificio che vogliamo e le opere che vogliamo fare, se ciò non fosse, il vivere nella mia Volontà sarà un modo di dire, ma in realtà non esiste”.

(3) Il caro Gesù ha fatto silenzio, ed io pensavo a tutto ciò che Gesù mi aveva detto e dicevo tra me:  “Lui ha ragione che non può l’umano volere agire innanzi alla Santità e Potenza della sua, già da per sé stesso si mette al suo posto di nullità, ci vuol troppo per agire innanzi ad una Volontà Divina, già si sente incapace ed essa stessa le pregherebbe che non le desse la grande sventura di farle formare un moto, una fibra di proprio volere; ma la mia croce, e Tu lo sai in quale labirinto mi hai messo, mi sento inceppata ed umiliata fin nella polvere, avevo bisogno e Tu lo sai di chi. . . , senza potermi io stessa aiutare, e non un giorno, un’anno, oh! come è duro, lo so che solo il tuo Volere mi dà la forza, la grazia, che da me stessa non avrei potuto resistere”.  E sentivo tale amarezza da sentirmi morire.  Ed il mio sempre amabile Gesù, compassionandomi ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, quando la mia Divina Volontà vuole fare un’atto compiuto nella creatura, e sai tu che significa un’atto compiuto di mia Volontà?  Significa atto completo di Dio, in cui racchiude santità, bellezza, amore, potenza e luce da far strabiliare Cieli e terra, Dio stesso si deve sentire rapire, ma tanto, da formare la sua sede, il suo trono di gloria in questo suo atto completo, il quale servirà a Sé stesso e scenderà come benefica rugiada a pro di tutte le creature.  Quindi per fare questo atto compiuto, dovevo disporre sopra di te una nuova croce, non data a nessun’altro, per maturarti e far sorgere in te le disposizioni che ci volevano, tu per ricevere e Dio per fare questo suo atto compiuto di sua Volontà; senza nulla non si fa nulla, perciò tu per ricevere e Noi per dare cose nuove dovevamo disporre croci nuove, che uniti al lavorio continuo del nostro Volere, doveva il tutto preparare per un’atto sì grande.  Tu devi sapere che il mio Fiat non ti ha lasciato mai, perciò tu senti la sua dolce impressione ed imperante su ciascuna fibra, moto, desiderio del tuo volere, geloso di te e del suo stesso atto compiuto che voleva fare, teneva e manteneva il suo reggio dominio, ma sai perché?  Un dolce e caro segreto, ascoltami:  Come il mio Volere dominava la tua mente, il tuo sguardo, la tua parola, così formava il tuo Gesù nella tua mente, il suo sguardo nei tuoi, la sua parola nella tua; come dominava le fibre, il moto, il cuore, così formava le sue fibre, il moto, il cuore del tuo Gesù in te; e come ti dominava le opere, i passi, tutto l’essere tuo, così formava le sue opere, i suoi passi, tutto Gesù in te.  Ora, se la mia Volontà ti avesse dato la libertà di far agire la tua, anche nelle cose più piccole ed innocenti, non avrebbe potuto formare il tuo Gesù in te, ed Io di volontà umana non posso, né voglio vivere, né il mio Volere avrebbe preso l’impegno di formarmi nell’anima se non fosse sicuro che Io trovassi la mia stessa Volontà, di cui era animata la mia Umanità; sarà proprio questo il suo regno sulla terra, di formare tanti Gesù per quante creature vogliano vivere di Volontà Divina; con Gesù nelle anime il suo regno avrà la sua sontuosità, sublimità, il suo sfarzo di cose inaudite, e starà al sicuro, e allora nel regno del mio Fiat Divino avrò tanti Gesù viventi che mi amano, mi glorificano e mi daranno gloria completa.  Perciò sospiro tanto questo regno, e anche tu sospiralo, né ti occupare d’altro, lasciami fare, fidati di Me, ed Io ci penserò a tutto”.

(5) Dopo di ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, la luce, simbolo del mio Voler Divino, la natura di essa è di spandersi quanto più può, e chiunque si trova, non nega a nessuno la sua luce, o la vogliono o non la vogliono, al più può succedere questo, che chi la vuole utilizza la luce e se ne serve anche per fare opere grandi, invece chi non la vuole non fa nessun bene, ma non può negare che ha ricevuto il bene della luce.  Tale è la mia Volontà, più che luce si spande ovunque, investe tutti e tutto, ed il segno che l’anima la possiede è sentire il bisogno insieme con Essa di darsi a tutti, far bene a tutti, coi suoi atti corre a tutti e vorrebbe fare tanti Gesù per darlo a ciascuno.  La mia Volontà è di tutti, sono Gesù di tutti, e perciò allora sono contento quando la creatura fa sua la mia Volontà, la mia Vita e mi vuol dare a tutti, essa è la mia gioia e la mia festa continua”.

 

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34-13

Agosto 23, 1936

 

Il piccolo campicello assegnato alla creatura nell’immensità della

Divina Volontà.  Gesù mette a disposizione delle creature la sua Vita, basta

che ottiene che vivano nel Voler Divino.  Il gran prodigio della creazione della Vergine.

 

(1) Continuo il mio abbandono nel Fiat, la mia povera mente nuota nel suo mare divino e comprende arcani celesti, ma non so ridirli perché non sono vocaboli di quaggiù; mentre mi trovo in questo mare divino guardo la sua immensità, non vi è essere o cosa che le può sfuggire, tutti e tutto formano la vita e la ricevono nel Voler Divino, ma che cosa può prendere la creatura di questa immensità?  Appena le goccioline, tanta è la sua piccolezza; ma mentre prende le goccioline non può uscire da questa immensità, se la sente scorrere dentro e fuori, a destra e a sinistra, dovunque, non potendo per un solo istante sbarazzarsi di Essa.  Oh! Volontà Divina, quanto sei ammirabile, sei tutta mia, mi cresci in te, dovunque ti trovo, mi ami sempre fino a formare la vita della mia vita; ma mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio dolce Gesù, tutto bontà è uscito da dentro di questo mare, e avvicinandosi a me mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, hai visto come l’immensità de mio Fiat è irraggiungibile?  Nessuna mente creata, per quanto santa, può abbracciarla e guardare dove terminano i suoi confini, tutti tengono il loro posto in Essa, anzi, ogni creatura tiene il suo piccolo campo nell’immensità della mia Divina Volontà, ma chi lavora questo piccolo campo assegnatoli?  Chi vive in Essa, perché vivendo in Essa si fa la prima lavoratrice, e prendendo nel suo grembo la creatura, la tiene occupata, immedesimata nel lavoro che vuole che faccia nel piccolo campicello che li è stato dato nella mia Volontà, e siccome possiede la sua Forza Creatrice, ciò che la creatura potrebbe fare in un secolo, insieme con Essa lo fa in un’ora, sicché in un’ora può acquistare un secolo d’amore, d’opere, di sacrifici, di conoscenze divine, d’adorazioni profonde, e dopo il lavoro chiama l’anima al riposo per felicitarsi e riposarsi insieme, e poi vedendo il bello del campicello la gioia che provano, per felicitarsi di più ritornano al lavoro, è un’alternarsi di lavoro e di riposo, perché tra le tante qualità che possiede la mia Divina Volontà, è moto e attitudine continua, non è oziosa, anzi ad ogni cosa creata ha dato il suo lavoro continuo per glorificarsi e per fare bene a tutti; gli oziosi non esistono nella mia Volontà, anzi in Essa tutto è lavoro, se ama è lavoro, se si occupa a conoscerci è lavoro, se ci adora, se soffre, se prega, è lavoro, e lavoro divino, non umano, che convertendosi in monetina d’infinito valore, possono acquistare come formare il loro campicello più grande.  Ora figlia mia, tu devi sapere ch’è mia Volontà assoluta che la creatura faccia la mia Volontà; come sospiro di vederla regnante e operante in essa, come voglio sentir dire:  “La Volontà di Dio è la mia, ciò che vuole Dio voglio io, ciò che fa Dio faccio io”.  Ora, essendo mia Volontà che vive in essa, dovevo darle i mezzi, gli aiuti necessari, ed ecco la mia Umanità che si mette a disposizione della creatura nel piccolo campicello dell’immensità della mia Volontà assegnatoli, che esibisco la mia Forza per sostenere la sua debolezza, le mie pene per aiuto delle sue, il mio Amore per nascondere il suo nel mio, la mia Santità per coprirla, la mia Vita per appoggio e sostegno della sua e per farne il modello, insomma, la mia Divina Volontà deve trovare tanti Gesù per quante creature vogliano vivere di mia Volontà, e allora Essa non troverà più intoppo da parte di esse, perché Io le terrò nascoste in Me e avrà che ci fare più con Me che con esse, e le creature troveranno tutti gli aiuti necessari, sovrabbondanti per vivere di mia Volontà.  E’ solito di Dio che quando vuole una cosa, dà tutto ciò che ci vuole per fare che ciò che vuole avesse il suo compimento.  Quindi vorrei che sappiano le creature che Io mi metto a disposizione di quelli che vogliono vivere di mia Volontà, essi troveranno la mia Vita che supplirà a tutto ciò che si vuole per farli vivere nel mare del mio Voler Divino, altrimenti il loro piccolo campicello nella mia immensità resterà senza lavoro, e quindi senza frutto, senza felicità e senza gioia, saranno come quelli che vivono sotto al sole senza mai far nulla, ed il sole servirà a bruciarli e a darli una sete ardente da sentirsi morire.  Sicché le creature tutte, per ragione di creazione si trovano tutte in questa immensità, ma se la loro volontà non se la fa con la mia, vivono a loro stesse, si sentiranno bruciare tutti i beni e avranno la sete delle passioni, del peccato, delle debolezze, che le tormenteranno.  Perciò non vi è male maggiore che non vivere di mia Volontà”.

(3) Dopo ciò stavo facendo il mio giro negli atti fatti dalla Divina Volontà nella Creazione, e giunta al Concepimento della Vergine Santissima, il mio dolce Gesù mi ha fermato e mi ha detto:

(4) “Figlia mia, il più gran prodigio della Creazione è la Vergine, il Voler Divino che soggiogò dal primo istante del suo Concepimento il suo volere umano, ed il volere di questa santa creatura che soggiogò il Fiat Divino, l’uno vinse l’altro, furono vincitore tutti e due, e come il Voler Divino entrò da Re dominante nel suo voler umano, incominciarono le catene dei grandi prodigi divini in questa eccelsa creatura, la Forza increata si riversò nella forza creata, ma tanto che poteva sostenere come se fosse un fuscello di paglia la Creazione tutta, e tutte le cose create sentivano la forza creata nella Forza increata che le sosteneva e contribuiva alla loro conservazione, oh! come si sentirono onorati e felici di più, che una forza creata scorreva in tutto come loro Regina per sostenerle e conservarle.  La sua forza era tanta che imperava su tutti, anche sul suo Creatore, era l’invincibile, che con la Forza del Fiat Divino vinceva tutti e tutto, anzi tutti si facevano vincere da questa Imperatrice Divina, perché teneva una forza potente e rapitrice che nessuno poteva resisterle, gli stessi demoni si sentivano debilitati e non sapevano dove nascondersi da questa Forza insuperabile.  Tutto l’Essere Supremo si riversò in questa volontà creata che era stata soggiogata dalla Divina Volontà, e l’Amore infinito si versò nell’amore finito e tutti e tutto si sentivano amati da questa santa creatura, il suo amore era tanto, che più che aria si faceva respirare da tutti, in modo che questa Regina d’amore sentiva il bisogno d’amare tutti, come Madre e Regina di tutti; la nostra Bellezza la investì, ma tanto, che possiede la forza, l’amore, la bontà, la grazia rapitrice, che mentre ama si fa amare da tutti, anche dalle cose che non posseggono ragione.  Sicché non ci fu atto, amore, preghiera, adorazione, riparazione, che non restava riempito Cielo e terra, Essa padroneggiava tutto ed il suo amore e tutto ciò che faceva, scorreva nel cielo, nel sole, nel vento, in tutto, ed il nostro Ente Supremo si sentiva amato, pregato, in tutte le cose create, da questa santa creatura, una nuova vita scorreva in tutto, ci amava per tutti e ci faceva amare da tutti.  Era la Volontà increata che aveva avuto il suo posto d’onore nella volontà creata che poteva farci tutto, e darci il contraccambio ché avevamo messo a sua disposizione tutta la Creazione.  Sicché col concepimento di questa Gran Regina incominciò la vera Vita di Dio nella creatura, e la vita di essa in Dio, ed oh! gli scambi d’amore, di fortezza, di bellezza, di luce tra l’uno e l’altra.  Perciò i prodigi erano continui, e mai uditi, che si alternavano in Essa, Cieli e terra stupivano, gli angeli restavano rapiti innanzi alla mia Volontà Divina operante nella creatura.  Figlia mia, questa Gran Signora col vivere nel Voler Divino, si sentiva coi fatti Regina di tutti e di tutto, e anche Regina del Gran Re Divino, ma tanto che fu Essa che formò la porta nel Cielo per far scendere il Verbo Eterno, le preparò la via e la stanza del suo seno, dove doveva fare la sua dimora, e nell’enfasi del suo amore imperante mi diceva:  “Scendi oh Verbo Eterno, troverai in me il tuo Cielo, le tue gioie, quella stessa Volontà che regna nelle tre Divine Persone”.  Non solo, ma formò la porta e la via per far salire le anime nella Patria Celeste, e solo perché questa Vergine visse in terra di Volontà Divina come si vive in Cielo, potettero i beati entrare nelle celesti regioni e goderne le sue delizie, perché questa Madre Celeste li tiene coperti, coinvolti, e come nascosti nella sua gloria ed in tutti gli atti che fece nella Volontà Divina, sicché i beati sentono nelle loro gioie, l’amore, le opere, la potenza di questa Madre e Regina, che li rende felici.  Che cosa non può fare la mia Volontà?  Tutti i beni possibili ed immaginabili, e nella creatura dov’Essa regna le dà tal potere, che giunge a dire:  “Fa quello che vuoi, comanda, prende, dà, Io non ti negherò mai nulla, la tua forza è irresistibile, la tua potenza mi debilita, perciò metto tutto nelle tue mani, perché la faccia da Padrona e da Regina”.  Ora, tu devi sapere che questa santa creatura fin dal suo concepimento sentiva il palpito del mio Fiat nel suo, ed in ogni palpito mi amava, e la Divinità la riamava con amore duplicato in ogni suo palpito; nel suo respiro sentiva il respiro del Voler Divino, e ci amava in ogni respiro, e Noi la contraccambiavamo col nostro amore duplicato in ogni suo respiro; sentiva il moto del Fiat nelle sue mani, nel suo passo, nei suoi piedi, in tutto il suo essere sentiva la Vita del Voler Divino e ciò che faceva, ed in tutto ci amava, per sé e per tutti, e Noi l’amavamo sempre, sempre, in ogni istante correva il nostro Amore come rapido torrente, perciò ci teneva sempre attenti ed in festa, per ricevere il suo amore e dare il nostro, tanto che giunse a coprire tutti i peccati e le stesse creature del nostro amore.  Perciò la nostra Giustizia restò disarmata da questa invincibile amatrice, e possiamo dire che fece dell’Ente Supremo ciò che volle.  Oh! come vorrei che tutti comprendessero che significa vivere nel Voler Divino, per rendere tutti felici e santi”.

 

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34-14

Novembre 3, 1936

 

Riflessi tra il Creatore e la creatura.  Inseparabilità d’entrambi.  Come in ogni

istante Dio chiede ad essa che ricevesse la Vita della sua Volontà.  Come chi

si decide di vivere di Essa, Dio copre tutto ciò che ha fatto con la sua Volontà Divina.

 

(1) Sono sempre tra le braccia del Voler Divino, sento la sua Potenza Creatrice dentro e fuori di me, che non dandomi tempo a nessun’altra cosa, non voglio, non chiedo altro per me e per tutti che venga a regnare la Divina Volontà sulla terra.  Mio Dio, che forza magnetica possiede, che mentre si dà tutto, vi investe da ogni parte, ma nel medesimo tempo si prende tutto ciò che appartiene alla piccolezza della povera creatura.  Ma mentre la mia mente era immersa nella folla di tanti pensieri che riguardavano il Fiat Divino, il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il nostro amore infinito è sempre eccessivo e dà dell’incredibile, basta dirti ch’è tanto, che non facciamo altro che riflettere continuamente nella creatura, essa vive sotto dei nostri continui riflessi:  Se ci muoviamo, il nostro moto incessante riflette in essa per darle vita; il nostro Amore riflette in essa per dirle continuamente ti amo; la nostra Potenza riflette in essa per sostenerla; insomma, la nostra Sapienza riflette e la dirige, la nostra Luce riflette e la illumina, la nostra Bontà riflette e la compatisce, la nostra Bellezza riflette e l’abbellisce, il nostro Essere Supremo si riversa senza mai cessare sopra della creatura; ma ciò non è tutto, come Noi riflettiamo in essa, così essa riflette in Noi, sicché se pensa sentiamo il riflesso dei suoi pensieri, se parla riflette in Noi la sua parola, sentiamo il riflesso del suo palpito fin nel nostro seno, il moto delle sue opere, il calpestio dei suoi passi; passa tale inseparabilità tra l’Essere Divino e umano, che continuamente l’uno si riversa nell’altro.  E’ tanto il nostro Amore, che ci mettiamo in condizione come se non possiamo stare senza della creatura.  Ma ciò non è nulla ancora, se il nostro Amore non dà in eccessi, non si contenta:  Ora, conoscendo che se la creatura non possiede la Vita del nostro Voler Divino c’è gran differenza tra i suoi riflessi ed i nostri, atteggiandosi ad amore supplichevole, come pensa la prega che faccia regnare la nostra Volontà nella sua mente, se parla la supplica che la faccia regnare nelle sue parole, se palpita, opera e cammina, la scongiura che faccia regnare in tutto la mia Divina Volontà, insomma, in ogni cosa che fa ha un gemito, un sospiro, una prece, che involgendola continuamente le dice:  “Riceve il mio Fiat, fatti investire dal mio Fiat, deh! possiedi il mio Fiat, fammi vedere in te la Vita del mio Fiat regnante, dominante e festante, ti prego non negarmi il tuo volere, ed Io ti darò il mio”.  E se ciò ottiene, come se avesse ottenuto la cosa più preziosa, la chiude nel suo amore, la vela con la sua luce, e dà principio alla sua festa perenne nella creatura, cambia i suoi gemiti e sospiri in gioie, e mettendosi a guardia, come trionfatrice sente in essa le note del suo amore, che d’ambi le parti dicono:  “Ci amiamo d’un solo amore, teniamo e facciamo la stessa vita, il tuo Fiat è tuo e mio”.  Sicché sorge in essa l’armonia, l’ordine del suo Creatore.  La nostra Volontà, il nostro Amore ha ottenuto il suo scopo, non le lascia altro che godersi la sua amata creatura.  Perciò figlia mia, ci sta tanto a cuore il far dono della nostra Volontà come vita, ch’è il nostro lungo sospiro di tutti i secoli, anzi il nostro sospiro eterno, che vagheggiavamo la creatura col portento della nostra Vita in essa, sentivamo la gioia, la felicità delle tante nostre vite bilocate, moltiplicate e formate in loro.  Altrimenti non sarebbe stato un gran che la Creazione, e se tante cose creammo ed uscimmo alla luce del giorno, fu perché doveva servire al portento dei portenti di formare in virtù del nostro Fiat la nostra Vita nella creatura, e se ciò non fosse sarebbe stato per Noi come se nulla avessimo fatto.  Quindi contenta il tuo Gesù, dà pace al mio Amore che va sempre in delirio ed unificandoti con Me, sospira, prega, chiede che la mia Volontà regni in te ed in tutti”.

(3) E mentre ciò diceva prendeva un velo di luce e mi copriva tutta, ed io non sapevo uscire da dentro di esso.  Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, ed oh! quante dolci e care sorprese passavano nella mia mente, oh! se sapessi dirle con parole farei strabiliare tutto il mondo, e tutti amerebbero di possedere la Divina Volontà, ma ahimè, il linguaggio del Cielo non si adatta al linguaggio della terra, e perciò sono costretta a passare avanti, ed il mio amato Gesù ritornando alla sua piccola e povera figlia ignorantella, con un’amore indicibile mi ha detto:

(4) “Figlia del mio Volere, ascoltami, prestami attenzione, voglio dirti l’atto più bello, più tenero, e d’amore intenso del mio Fiat.  Ora, tu devi sapere che tutti gli atti, pensieri, parole, passati, presenti e futuri, sono tutti presenti innanzi all’Ente Supremo, sicché la creatura non esisteva ancora nel tempo, ed i suoi atti brillavano innanzi a Noi, e perché ciò?  Perché l’atto primo della creatura lo fa il mio Fiat, non vi è pensiero, parola, opera, che il mio Fiat non incominci.  Si può dire che prima sta formata in Dio con tutti gli atti suoi, e poi l’usciamo alla luce del giorno.  Ora, la creatura col fare la sua volontà si scosta dagli atti divini, ma non può distruggere che la vita degli atti suoi ha avuto per principio il Fiat, tutti erano proprietà sue, che arbitrandosi ha cambiato in umani gli atti divini, ma se l’uomo disconosce chi ha dato la vita agli atti suoi, il mio Volere non disconosce gli atti suoi.  Quindi senti l’eccesso più grande dell’Amore del mio Volere:  Come la creatura si decide con fermezza immutabile di voler vivere di mia Volontà, facendola regnare e dominare in essa, la nostra Bontà infinita è tanta, il nostro Amore che non sa resistere ad una decisione vera della creatura, molto più che non vuol vedere atti dissimili dai nostri in essa, senti che fa, copre tutto ciò che ha fatto, fino allora, con la mia Volontà, li plasma, li trasforma nella sua luce, in modo che tutto vede, col prodigio del suo Amore trasformante, che tutto è Volontà sua nella creatura e con amore tutto divino seguita a formare la sua Vita ed i suoi atti nella creatura.  Non è questo un’amore eccessivo e strabiliante del mio Volere, ed insieme, a far decidere tutti, anche i più ingrati a far vivere la mia Volontà in loro, conoscendo che vuol mettere tutto da parte e coprire e supplire a ciò che manca di mia Volontà in loro?  Questo dice pure l’assoluta nostra Volontà che vuol regnare in mezzo alle creature, che non vuol badare a nulla, né a ciò che le manca, volendole dare non come mercede che va trovando se merita o no, ma come dono gratuito della nostra grande liberalità, e come compimento della nostra stessa Volontà.  Ed il compire la nostra Volontà, per Noi è tutto”.

 

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34-15

Dicembre 8, 1936

 

Come la Regina del Cielo nel suo Concepimento concepì nei

meriti, nella Vita, nell’amore e pene del futuro Redentore, per poter

poi concepire il Divino Verbo in Essa per venire a salvare le creature.

 

(1) La mia povera mente immergendosi nel Fiat Divino trovava in atto il Concepimento della Regina Immacolata.  Era tutto in festa e chiamava tutti intorno a Sé, angeli, santi, per fargli vedere il prodigio inaudito, le grazie, l’amore con cui chiamava dal nulla questa eccelsa Creatura, affinché tutti la conoscessero e inneggiassero come loro Regina e Madre di tutti.  Ma mentre io restavo sorpresa, e sarei restata lì chi sa quanto se il mio dolce Gesù non mi fosse chiamata col dirmi:

(2) “Voglio onorare la mia Madre Celeste, voglio narrare la storia del suo Immacolato Concepimento, solo Io posso parlarne, perché autore d’un sì grande prodigio.  Ora figlia mia, il primo atto di questo Concepimento fu un nostro Fiat, pronunziato con tale solennità e con tale pienezza di grazie, da racchiudere tutto e tutti, tutto accentrammo in questo Concepimento della Vergine; nel nostro Fiat Divino, in cui non esiste passato e futuro, tenne presente l’Incarnazione del Verbo, e la fece concepire ed incarnare nella stessa Incarnazione di Me, futuro Redentore; il mio sangue, che stavo in atto come se lo stessi spargendo, la innaffiava, l’abbelliva, la confermava, la fortificava continuamente in modo divino.  Ma non bastava al mio Amore, tutti i suoi atti, parole e passi, prima erano concepiti negli atti, parole e passi miei, e poi avevano la vita.  La mia Umanità era il rifugio, il nascondiglio, l’incorporamento di questa Celeste Creatura, sicché se ci amava, il suo amore era incarnato e concepito nel mio Amore, ed oh! come ci amava il suo amore racchiudeva tutto e tutti, posso dire che amava come sa amare un Dio, aveva le nostre stesse follie d’amore per Noi e per tutte le creature, e che amando una volta, ama, ama sempre, senza mai cessare; la sua preghiera era concepita nella mia preghiera e perciò aveva un valore immenso, una potenza sul nostro Essere Supremo, e chi poteva negarle nulla?  Le sue pene, i suoi dolori, i suoi martiri, che furono tanti, prima furono concepiti nella mia Umanità, e poi sentiva in sé la vita delle pene e dei martiri strazianti, tutti animati da forza divina.  Onde si può dire concepì in Me, da Me uscì la sua vita, tutto ciò che Io feci e soffrì si schierò intorno a questa Santa Creatura per corteggiarla e riversarmi continuamente sopra di Essa e poterle dire:  “Sei la Vita della mia Vita, sei tutta bella, sei la prima redenta, il mio Fiat Divino ti ha plasmato, ti ha fiatato e ti ha fatto concepire nelle opere miei, nella mia stessa Umanità”.

(3) Ora figlia mia, questo concepire nel Verbo Incarnato questa Celeste Creatura, si fece da Noi con somma sapienza, con potenza inarrivabile, con amore inesauribile e con decoro che ci conviene alle opere nostre.  Dovendo Io, Verbo del Padre, scendere dal Cielo per incarnarmi nel seno d’una vergine, non era sufficiente alla Santità della mia Divinità la sola verginità e l’averla fatta esenta dalla macchia d’origine, perciò fu necessario al nostro Amore ed alla nostra Santità, che questa vergine prima concepisse (fosse concepita) in Me con tutte quelle prerogative, virtù e bellezze che doveva possedere la Vita del Verbo Incarnato, e perciò poi potetti concepire (mi) in chi era stata in Me concepita, e trovai in Essa il mio Cielo, la Santità della mia Vita, il mio stesso sangue che l’aveva generata ed innaffiata tante volte, trovai la mia stessa Volontà, che comunicandole la sua Fecondità Divina formò la Vita al suo, e al Figlio di Dio.  Il mio Fiat Divino per farla degna di potermi concepire, la tenne investita e sotto il suo impero continuo che possiede tutti gli atti come se fosse un’atto solo per darle tutto, chiamava in atto i miei meriti previsti, tutta la mia Vita e la versava continuamente dentro la sua bell’anima.  Perciò Io solo posso dire la vera storia dell’Immacolato Concepimento e di tutta la sua vita, perché la concepì in Me e sono a giorno di tutto, e se la Santa Chiesa ne parla della Celeste Regina, possono dire solo le prime lettere dell’alfabeto della sua santità, grandezza e doni di cui fu arricchita.  Se tu sapessi il contento che provo quando parlo della mia Madre Celeste, chi sa quante domande mi faresti per darmi la gioia di farmi parlare di chi tanto amo, e mi ha amato”.

 

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34-16

Dicembre 20, 1936

 

Il Fiat Divino fece concepire la Vergine in ciascuna creatura, affinché

tutti avessero una Madre tutta sua.  Dote che Iddio diede alla Vergine.  Trionfi e

vittorie di Dio, vittorie e trionfi della Vergine, dei quali vengono dotate tutte le creature.

 

(1) Il mio Sommo Bene Gesù mi tiene come immersa nel gran prodigio della Sovrana Regina, e pare che tiene volontà di voler dire ciò che Iddio operò in questa Gran Signora, e atteggiandosi a festa e con gioia indicibile mi dice:

(2) “Ascoltami, – quindi segue lo stesso argomento di ciò che sta scritto innanzi – figlia mia benedetta, i prodigi sono inauditi, le sorprese che ti narrerò faranno strabiliare tutti, sento il bisogno d’amore di far conoscere che cosa abbiamo fatto con questa Madre Celeste ed il gran bene che hanno ricevuto tutte le generazioni.  Onde tu devi sapere che nell’atto di concepire questa Vergine Santa, la nostra Volontà Divina che possiede tutto e con la sua immensità abbraccia tutto e possiede l’onniveggenza di tutti gli esseri possibili ed immaginabili, e con la sua virtù tutta propria che quando opera fa sempre opere universali, quindi come (la) concepì, con la sua virtù creatrice chiamò tutte le creature a concepire nel cuore di questa Vergine; ma non bastò al nostro Amore, dando negli eccessi più incredibili fece concepire questa Vergine in ciascuna creatura, affinché ciascuna avesse una Madre a sé tutta sua, sentissero la sua Maternità nel fondo delle loro anime, il suo amore, che più che figli, che mentre li tiene concepiti in sé, bilocandosi concepisce in ciascuna creatura per mettersi a disposizione di loro, per crescerli, guidarli, liberarli dai pericoli, e con la sua potenza materna imboccarli il latte del suo amore ed il cibo con cui si nutre lei stessa, qual’è il Fiat Divino.  La nostra Volontà avendo vita libera in lei, il suo dominio totale, con la sua Potenza mentre chiamava tutti in questa Celeste Creatura, per avere la gioia di vedere tutti racchiusi in Essa, per sentirsi dire:  “Sono già tutti in me i miei ed i tuoi figli, perciò ti amo per tutti”.  Poi la bilocava in tutti ed in ciascuno per sentire in ciascun’anima l’amore di questa nostra Figlia, tutta bella e tutt’amore; possiamo dire:  “Non vi è creatura in cui Essa non prese l’impegno d’amarci”.  Il nostro Fiat la elevò tanto, da darle tutto, e fin dal primo istante della sua vita la costituimmo Regina del nostro Fiat, Regina del nostro Amore, e quando ci amava si sentiva nel suo amore la sua Maternità, e armonizzava l’amore di tutte le creature, ed oh! com’era bella ché formava di tutto un solo amore, come ci feriva, ci felicitava fino a sentirci languire, il suo amore ci disarmava, ci faceva vedere tutte le cose, cielo, sole, terra, mari e creature, coperti e nascosti nel suo amore.  Oh! come era bello vederla, sentirla che faceva da Madre in ciascuna creatura, e formando in esse il suo mare d’amore mandava le sue note, le sue frecce, i suoi dardi amorosi al suo Creatore.  E facendola da vera Madre ce le portava fino innanzi al nostro Trono nel mare del suo amore per farcele guardare, per renderci propizi, e con la forza del nostro Voler Divino s’imponeva su di Noi, ce le metteva in braccia, ce le faceva carezzare, baciare, e ci faceva dare grazie sorprendenti; quante santità furono formate ed impetrate da questa Madre Celeste, e per essere sicura restava a guardia il suo amore.

(3) Oltre di ciò, tu devi sapere che fin dal primo istante della vita di questa Celeste Creatura, fu tanto il nostro amore, che la dotammo di tutte le nostre qualità Divine, sicché teneva per dote la nostra Potenza, Sapienza, Amore, Bontà, Luce, Bellezza, e tutto il resto delle nostre qualità Divine.  Già a tutte le creature nel metterle alla luce del giorno diamo la dote, nessuna nasce se non è dotata dal suo Creatore, ma siccome si scostano dalla nostra Volontà si può dire che neppure la conoscono.  Invece questa Vergine Santa non si scostò mai, fece vita perenne nei mari interminabili del nostro Fiat, quindi cresceva insieme coi nostri attributi, e come formava i suoi atti nelle nostre qualità divine così formava mari di potenza, di sapienza, di luce ed altro.  Possiamo dire che vivendo con la nostra scienza le davamo continue lezioni chi era il suo Creatore, cresceva nelle nostre conoscenze, e ne seppe tanto dell’Ente Supremo, che nessun’angelo e santo potette arrivarle, anzi sono tutti ignoranti innanzi a lei, perché nessuno crebbe e fece vita insieme con Noi.  Essa entrò nei nostri segreti divini, nei più intimi nascondigli del nostro Essere Divino senza principio né fine, nelle nostre gioie e beatitudini imperiture, e con la nostra Potenza che teneva in suo potere ci dominava e padroneggiava e Noi la facevamo fare, anzi godevamo della sua padronanza, e per renderla più felice gli davamo i nostri casti abbracci, i nostri sorrisi d’amore, le nostre condiscendenze dicendole:  “Fa ciò che vuoi tu”.

(4) Il nostro Volere, è tanto l’amore verso le creature ed il suo grande desiderio di farle vivere in Esso, che se ciò ottiene le getta in un’abisso di grazie, d’amore, fino ad affogarle, che la piccolezza umana è costretta a dire:  “Basta, sono già affogata, mi sento divorare dal tuo stesso Amore, non ne posso più”.  Ora, tu devi sapere che il nostro Amore non si contenta, non dice mai basta, quanto più dà più vuol dare, e quando diamo è la nostra festa, imbandiamo la mensa a chi ci ama e la pressiamo a restare con Noi per fare vita insieme.  Ora figlia mia, ascolta un’altro prodigio del nostro Fiat in questa Celeste Creatura, e come lei ci amava e rese stendibile la sua Maternità a tutte le creature:  In ogni atto che faceva, se amava, pregava, adorava, se soffriva, tutto, anche il respiro, il palpito, il passo, stando il nostro Fiat, il nostro Essere Supremo, erano trionfi e vittorie che faceva negli atti della Vergine, la Celeste Signora trionfava e vinceva in Dio in ogni istante della sua vita ammirabile e prodigiosa, erano trionfi e vittorie tra Dio e la Vergine; ma questo è nulla, facendola da vera Madre chiamava i suoi figli tutti, e copriva e nascondeva tutti i loro atti nei suoi e li copriva coi suoi trionfi e con le sue vittorie, dandoli come dote tutti gli atti suoi con tutte le sue vittorie ed i suoi trionfi.  E poi, con una tenerezza e amore da spezzare i cuori e sentirci vinti ci diceva:  “Maestà adorabile, guardali, sono tutti i miei figli, le mie vittorie e trionfi sono dei figli miei, sono le mie conquiste che dono a loro, e se ha vinto e trionfato la Mamma, hanno vinto e trionfato i figli”.  E tanti trionfi e vittorie fece in Dio, per quanti atti avrebbero fatto tutte le creature, affinché tutti potessero dire:  “Sono dotato dagli atti della mia Mamma Regina, e per suggello me li ha investiti coi suoi trionfi e vincite che fece col suo Creatore.  Sicché chi vuol farsi santo trova la dote della sua Madre Celeste ed i suoi trionfi e vittorie per giungere alla santità più grande, il debole trova la forza della santità della sua Mamma ed i suoi trionfi per essere forte, l’afflitto, il sofferente, trova la dote delle pene della sua Madre Celeste per ottenere il trionfo, la vittoria della rassegnazione, il peccatore trova la vittoria ed il trionfo del perdono, insomma, tutti trovano in questa Sovrana Regina la dote, il sostegno, l’aiuto allo stato in cui si trovano.  Ed oh! com’è bello, è la scena più commovente, rapitrice ed incantevole, vedere questa Madre Celeste in ciascuna creatura che fa da Mamma, la sentiamo che ama e prega nei suoi figli.  Questo è il prodigio più grande tra il Cielo e la terra, bene più grande non potevamo dare alle creature.

(5) Ora figlia mia, devo dirti un dolore della Madre Celeste a tanto suo amore, l’ingratitudine delle creature, questa dote che con tanti sacrifici, fino all’eroismo di sacrificare la Vita del suo Figlio Dio, con tante pene atroci, chi non la conosce, chi appena prende un tenue interesse e fanno vita povera di santità, ed oh! come soffre nel vedere i suoi figli poveri; possedere immense ricchezze d’amore, di grazia, di santità, perché non sono ricchezze materiali, ma le ricchezze di questa Madre Celeste sono ricchezze che ha messo la sua vita per acquistarle, e non vederle possedere dai suoi figli, e tenerle senza lo scopo perché le ha acquistate, è un dolore continuo, e perciò vuol far conoscere questo gran bene a tutti, perché se non si conosce non si può possedere.  E siccome queste doti le acquistò in virtù del Fiat Divino che regnava in lei, che l’amava tanto che la faceva fare ciò che voleva e dovunque volessi arrivare a bene delle creature.  Perciò sarà il mio Voler Divino regnante che le metterà a giorno di queste doti celesti e le farà prendere possesso.  Perciò prega che sia conosciuto e voluto dalle creature un bene sì grande”.

 

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34-17

Dicembre 24, 1936

 

La Madre Celeste e Divina e la Madre umana.  Corsa veloce d’amore di Dio, nella

quale fa generare da questa Madre in virtù del Fiat il suo Gesù in ciascuna creatura.

 

(1) Segue lo stesso argomento sulla Vergine Santissima.  Una luce che scende dal seno dell’Eterno investe la mia povera mente, ma è una luce parlante che dice tante cose della Sovrana Celeste, che io non so come far per dirle tutte.  Ma il mio amato Gesù con la sua solita bontà mi dice:

(2) “Coraggio figlia mia, ti aiuterò Io, ti somministrerò i vocaboli, sento l’irresistibile bisogno di far conoscere chi è questa mia Madre, le doti, i privilegi ed il gran bene che fa e che può fare a tutte le generazioni.  Perciò ascoltami e ti dirò cose non mai pensate né da te, né da altri, in modo da scuotere i più increduli, ingrati e peccatori, e fin dove giunge il nostro Amore.  Onde il nostro Amore non si dava pace, correva, correva, ma con una rapidità tale, che comprometteva tutto il nostro Essere Divino a dare in tali eccessi, da far strabiliare Cielo e terra, da far esclamare a tutti:  “Possibile che un Dio abbia amato tanto le creature? ” Quindi, senti figlia mia il nostro grande Amore che fa; Le creature tenevano un Padre Celeste, il nostro Amore non era contento, nel suo delirio e follia d’amore volle formarle una Madre Celeste e una Madre terrena, affinché se non le fossero bastate le premure, l’amore, le tenerezze della Paternità Celeste per amarlo, l’amore, le tenerezze indicibili di questa Madre Celeste e umana sarebbe stato l’anello di congiunzione, che avendo sbandito ogni distanza, paure e timori, si sarebbero abbandonate nelle sue braccia per farsi vincere dal suo amore per amare Colui che l’aveva formato per amor loro e per farsi amare, perciò occorrevano dei portenti strepitosissimi e un’amore che non dice mai basta, e che solo un Dio può fare; per ottenere l’intento ora senti che fa, chiamammo dal nulla questa Santa Creatura e servendoci dello stesso germe dell’umane generazioni, però purificato, le demmo la vita; dal primo istante di questa vita si unì la virtù celeste del nostro Fiat Divino e formò insieme Vita Divina e vita umana, il quale la cresceva Divinamente e umanamente, e partecipandole la fecondità Divina, formava in Lei il gran prodigio di poter concepire un’uomo e un Dio, col germe umano potette formare l’umanità al Verbo incarnato, e col germe del Fiat potette concepire il Verbo Divino.  Con ciò la distanza cessava tra Dio e l’uomo, questa Vergine coll’essere umana e Celeste avvicinava l’uomo e Dio e dava il fratello a tutti i suoi figli che tutti potessero avvicinarlo, far vita insieme e mirando in Lui ed in Lei le stesse fattezze, investite dalla stessa natura umana, avrebbero avuto tale fiducia e amore da farsi conquidere, e amare chi tanto le amava; quale amore non riscuote una buona madre dai propri figli?  Molto più ch’era potente, ricca, e avrebbe messo la vita per mettere in salvo i propri figli, e che cosa non ha fatto per renderli felici e santi?  Sicché l’Umanità del Verbo e la Madre Celeste e umana sono come caparre per affiduciarsi l’amore di tutti e dirle con tutto amore:  “Non temete, venite a Noi, ci somigliamo in tutto, venite e tutto vi daremo, le mie braccia saranno sempre pronti ad abbracciarvi, e per difendervi vi chiuderò nel mio cuore per darvi tutto, basta dirvi che vi sono Madre e che è tanto il mio amore che vi tengo concepiti nel mio cuore”.

(3) Ma tutto ciò non è nulla ancora, ero Dio, dovevo operare da Dio, il nostro Amore correva, correva, e andava inventando altri ritrovati più eccessivi d’amore, tu stessa resterai stupita nel sentirli, e quando le umane generazioni lo sentiranno, ci ameranno tanto, da ricambiarci in gran parte della grande corsa del nostro amore.  Ora prestami attenzione e ringraziami figlia mia benedetta di quello che sto per dire:  Al nostro Amore non bastò, come dissi prima, che in virtù del nostro Fiat tutti fossero concepiti nel cuore di questa Vergine per avere la vera Maternità, non con le parole ma coi fatti, e Lei fu concepita in ciascuna creatura affinché ognuna avesse una Madre tutta sua, e avere il pieno diritto ed il possesso che tutti fossero figli suoi, ora il nostro Amore passò ad un’altro eccesso.  Quindi devi prima sapere che questa Celeste Regina possedendo tutta la pienezza del nostro Fiat Divino, il quale possiede in natura sua la virtù generativa e bilocativa, Lei insieme col Fiat Divino può generare e bilocare quante volte vuole il suo Figlio Dio, onde il nostro Amore s’impone su questa Celeste creatura, e dando in delirio, con la virtù del mio Fiat che possedeva, le dà la potenza di far generare il suo Gesù in ciascuna creatura, lo fa nascere, lo cresce, le fa tutto ciò che conviene per formare la Vita del suo caro Figlio, supplisce a ciò che non le fa la creatura:  Se piange le rasciuga le lacrime, se ha freddo lo riscalda, se soffre, soffre insieme, e mentre fa da Madre e cresce il Figlio suo, fa da Madre e cresce la creatura, sicché si può dire che li cresce insieme, l’ama d’un solo amore, li guida, li nutrisce, li veste, e con le sue braccia materne forma due ali di luce, e coprendoli se li nasconde nel suo cuore, per darli il più bello riposo.  Quindi non bastò al nostro Amore che il Verbo s’incarnasse per generare un solo Gesù per tutti, e dare una sola Madre a tutte le umane generazioni, no, no, non sarebbe stato eccessivo il nostro Amore, la sua corsa era così veloce, che non si trovò chi li mise un basta, e allora si quietò in qualche modo quando con la sua Potenza generò questa Madre in ciascun’anima, e fece generare il suo Gesù, affinché ognuno avesse Madre e Figlio a sua disposizione.  Oh! com’è bello vedere questa Madre Celeste, tutt’amore e tutta intenta in ciascuna creatura a generare il suo Gesù, per formare un portento d’amore e di grazia, e questo è l’onore e la gloria più grande che il suo Creatore le ha dato, e l’amore più forte che Iddio poteva dare alle creature.  Né c’è da meravigliare, il nostro Fiat tutto può e può giungere ovunque, il tutto sta che lo voglia, se lo vuole è già fatto.  Piuttosto la maraviglia sta nel conoscere a quali eccessi ci ha portati l’amore verso dell’uomo”.

 

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34-18

Dicembre 28, 1936

 

La Celeste Ereditiera; come chiama i suoi figli ad ereditare i suoi beni.  Come giunge

a dotare le anime col suo amore materno per formare le altre mamme a Gesù.

(1) Segue lo stesso argomento.  Stavo in pensiero di ciò che sta scritto di sopra e dicevo tra me:  “Possibile tutta questa catena eccessiva d’amore che pare che non finisce mai?  So che Nostro Signore tutto può, ma giungere a tanto, fino a far scendere dall’altezza della sua Santità questa Madre Celeste nel fondo delle anime nostre e crescerci come una delle sue tenerissime figlie, non solo, ma generare il suo Figlio Gesù e crescerci insieme, dà dell’incredibile”.  E sebbene mi sentivo crepare il cuore per amore e per gioia, molto più che me la sentivo in me, adombrata nella sua luce, che con un’amore indicibile mi cresceva come figlia sua, ed insieme con me cresceva il suo caro Figlio; pure mi sentivo di non dirlo e di non scriverlo anche per non fare suscitare difficoltà e dubbi, ma il mio caro Gesù, prendendo un’aspetto imponente, da non poterlo resistere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, lo voglio che scriva quello che ti ho detto, in ciò che ti ho detto ci sono mari d’amore, con cui saranno investite le creature, e non lo voglio essere soffocato, perciò se non scrivi Io mi ritiro; hai dimenticato che devo vincere l’uomo a via d’amore, ma amore che le riuscirà difficile il resisterci? ”

(3) Io ho detto subito Fiat, ed il mio amato Gesù prendendo il suo solito aspetto dolce e amabile, con un’amore che mi sentivo spezzare il cuore ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, non vi è nulla da dubitare, il mio Essere è tutto Amore, e quando pare che ho dato in tali eccessi d’amore da non potere più mostrare altri eccessi d’amore, come se incominciare da capo invento altri nuovi eccessi d’amore, altri ritrovati, da sorpassare, oh! quanto gli altri eccessi d’amore.  Ora senti figlia mia e ti convincerai di ciò che ti ho detto:  Adamo col peccare fece ereditare tutti i mali alle umane generazioni, e avendo uscito dalla bella eredità della Divina Volontà in cui viveva nell’opulenza, sfarzo e sontuosità dei beni del suo Creatore, perdette il diritto dei nostri beni, e con lui tutti i suoi discendenti.  Ma questi beni non furono distrutti, esistono ed esisteranno, e quando un bene non viene distrutto c’è sempre la certezza che verranno chi avranno il bene di possederli.  Ora, la gran Regina diede principio alla sua vita nell’eredità di questa Divina Volontà, anzi, con tale abbondanza che si sentiva affogata nei beni del suo Creatore, ma tanto, che può rendere felici e ricchi tutte le altre creature.  Ora, in questa eredità del Fiat, ereditò la fecondità, la maternità umana e Divina, ereditò il Verbo del Padre Celeste, ereditò tutte le umane generazioni, e queste ereditarono tutti i beni di questa Madre Celeste.  Quindi, come suoi eredi e come Madre tiene il diritto di generare nel suo materno cuore i figli suoi, ma al nostro e al suo amore non bastò, volle generare in ciascuna creatura, e siccome era ereditiera del Verbo Divino, tiene il poter di farlo generare in ciascuna di esse.  Come?  Se si possono ereditare i mali, le passioni, le debolezze, perché non si possono ereditare i beni?  Ecco perciò la Celeste Ereditiera vuol far conoscere l’eredità che vuol dare ai suoi figli, vuol dare la sua Maternità alle creature affinché mentre lo genera, le facciano da mamme e lo amino come Lei lo amò, vuol formare tante mamme al suo Gesù per metterlo al sicuro, e affinché nessuno più l’offendesse.  Perché l’amore di Madre è ben diverso degli altri amori, è un’amore che arde sempre, e un’amore che mette la vita per il suo caro Figlio.  Vedi, vuol dotare le creature del suo amore Materno e farle eredi del suo stesso Figlio.  Oh! come si sentirà onorata nel vedere che le creature amano il suo Gesù col suo amore di Madre.  Tu devi sapere ch’è tanto il suo amore verso di Me e verso le creature, che si sente affogata, e non potendo più contenerlo, mi ha pregato che ti manifestasse quello che ti ho detto, la sua grande eredità, che aspetta i suoi ereditieri, e quello che può fare per loro, dicendomi:  “Figlio mio, non aspettare più, fa presto, manifesta la mia grande eredità e ciò che posso fare per loro, mi sento più onorata, più glorificata che Tu dica ciò che può fare la Mamma tua, che se lo dicessi Io stessa.  Però tutto ciò avrà il suo pieno effetto, la sua vita palpitante di questa Sovrana Signora, quando la mia Volontà sarà conosciuta e le creature nell’eredità della Madre loro prenderanno il possesso”.

(5) Onde dopo ciò, il mio dolce Gesù mi ha dato un bacio dicendomi:

(6) “Nel bacio si comunica il fiato, e perciò ho voluto baciarti, per comunicare col mio Fiato onnipotente la certezza dei beni, ed il gran prodigio che farà la mia Madre alle umane generazioni, il mio bacio è conferma di ciò che voglio fare”.

(7) Io sono rimasta sorpresa, e ha soggiunto:

(8) “E tu dammi il tuo bacio per ricevere il deposito di tutti questi beni e riconfermare la tua volontà nella mia.  Se non vi è chi dà e chi riceve, un bene non si può né formare, né possedere”.

 

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34-19

Gennaio 1, 1937

 

La festa che preparò la Regina del Cielo al suo Figlio Gesù nel

suo nascere.  Come l’amore è calamita, trasforma e abbellisce.

 

(1) Stavo pensando all’incarnazione del Verbo e agli eccessi d’amore della Divinità, che parevano mari che involgendo tutte le creature, volevano far sentire quanto le amavano, per essere riamato ed investendole dentro e fuori di esse, mormoravano continuamente senza mai cessare:  “Amore, amore, amore, amore diamo e vogliamo amore”.  E la nostra Madre Celeste, sentendosi ferita dal grido continuo dell’Eterno, che dava amore e voleva amore, si vedeva tutta attenta per ricambiare il suo caro Figlio, il Verbo incarnato, col formare Essa una sorpresa d’amore.  Ora, in questo mentre, il Celeste Infante usciva dal seno Materno, ed io, oh! come lo sospiravo, e gettandosi nelle mie braccia, tutto in festa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, sai?  La mia Mamma mi preparò la festa nel mio nascere, ma sai come?  Lei era a giorno dei mari d’amore, che scendevano dal Cielo nella discesa del Verbo Eterno, sentiva il grido continuo di Dio, che voleva essere riamato, le nostre ansie, i sospiri ardenti, aveva sentito i miei gemiti nel suo seno, spesso mi sentiva piangere e singhiozzare, e ogni mio gemito era un mare d’amore che spediva ad ogni cuore per essere amato, e non vedendomi amato piangeva, fino a singhiozzare, ma ogni lacrima e singhiozzo raddoppiava i miei mari d’amore per vincere a via d’amore le creature.  Ma che, esse me le convertivano in pene questi mari, ed Io me ne servivo delle pene per convertirle in altri mari d’amore per quante pene mi davano.  Ora, la mia Mamma voleva farmi sorridere nel mio nascere e preparare la festa al suo Figlio Bambino.  Lei sapeva che non posso sorridere se non sono amato, né prendere parte a nessuna festa se non corre l’amore.  Perciò amandomi da vera Madre, e possedendo in virtù del mio Fiat mari d’amore, ed essendo Regina di tutta la Creazione, involge il cielo col suo amore e suggella ogni stella col ti amo oh Figlio, per me e per tutti; involge il sole nel suo mare d’amore ed imprime in ogni stilla di luce il suo ti amo oh Figlio, e chiama il sole ad investire con la sua luce il suo Creatore, e riscaldandolo sentisse in ogni stilla di luce il ti amo della Mamma sua; investe il vento col suo amore, ed in ogni alito suggella il ti amo oh Figlio, e poi lo chiama affinché coi suoi soffi lo carezzi e facesse sentire in ogni alito di vento:  Ti amo, ti amo oh Figlio mio; involge tutta l’aria nei suoi mari d’amore, affinché respirando sentisse il respiro d’amore della Madre mia; coprì tutto il mare del suo mare d’amore, ogni guizzo di pesce, ed il mare mormorava ti amo oh Figlio mio, ed i pesci guizzavano ti amo, ti amo; non vi fu cosa che non investisse col suo amore, e col suo impero di Regina comandava a tutti che ricevessero il suo amore, per ridare al suo Gesù l’amore della Mamma sua.  Quindi ogni uccello, chi trillava amore, chi cinguettava, chi gorgheggiava amore, fino ogni atomo di terra era investito dal suo amore, il fiato delle bestie mi veniva col ti amo della Madre mia, il fieno era investito del suo amore, perciò non vi era cosa che Io vedessi o toccassi, che non sentissi la dolcezza dell’amore di Essa.  Con ciò mi preparò la festa più bella nel mio nascere, la festa tutta d’amore, era il ricambio del mio grande amore che mi faceva trovare la dolce Madre mia, ed era il suo amore che mi faceva quietare il pianto, mi riscaldava mentre nella mangiatoia ero intirizzito dal freddo; molto più che trovavo nel suo amore l’amore di tutte le creature, e per ciascuna mi baciava, mi stringeva al suo cuore, e mi amava con amore di Madre per tutti i suoi figli, ed Io sentendo in ciascuno il suo amore Materno, mi sentivo d’amarli come suoi figli e come miei cari fratelli.  Figlia mia, che non può l’amore animato d’un Fiat Onnipotente?  Si fa calamita e ci attira in modo irresistibile, toglie ogni dissomiglianza, col suo calore trasforma e conferma Colui che si ama, poi abbellisce in modo incredibile, da sentirsi cieli e terra rapiti ad amarla.  Non amare una creatura che ci ama ci riesce impossibile, tutta la nostra Potenza e forza Divina, si rendono impotenti e deboli innanzi alla forza vincitrice di chi ci ama.  Perciò anche tu dammi la festa che mi diede la Madre mia nel nascere, involgi cieli e terra col tuo ti amo oh Gesù, non ti far sfuggire nulla in cui non corra il tuo amore, fammi sorridere, perché non nacqui una sol volta, ma rinasco sempre, e molte volte le mie rinascite sono senza sorriso e senza festa, e mi rimangono solo le mie lacrime, i singhiozzi, i vagiti, e un gelo che mi fa tremare ed intirizzire tutte le mie membra.  Perciò stringimi al tuo cuore per riscaldarmi col tuo amore, e con la luce della mia Volontà formami la veste per vestirmi, così anche tu mi farai la festa, ed Io la farò a te col darti nuovo amore, e nuova conoscenza della mia Volontà”.

 

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34-20

Gennaio 4, 1937

 

Come ogni creatura tiene fin dal principio della sua esistenza

un’atto voluto e deciso di Volontà Divina, la quale la crea, la cresce,

la forma.  Festa di Gesù in ogni atto di creatura che fa la sua Volontà.

 

(1) Sono tra le braccia del Fiat Divino, il quale mi circonda con la sua luce e richiama sulla mia povera esistenza il suo atto continuo di sua Volontà, ma un’atto che mi dà vita, che mi ama, senza del quale non potrei vivere, né trovare chi veramente mi ama, perciò mi vuole tutta intenta a ricevere quest’atto di vita di sua Volontà, affinché non la esponga a non compiere su di me ciò che vuol fare e l’inceppo il suo Amore, perché Volontà di Dio e Amore fanno a gara, l’una non può stare senza dell’altro.  Ora, mentre mi trovavo sotto quest’atto del Fiat, il mio amato Gesù con una bontà che non so dire, tutto tenerezza mi ha stretto al suo cuore divino e mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la mia Volontà è tutto per la creatura, senza di Essa non potrebbe aver neppure la vita.  Tu devi sapere che ogni singola creatura tiene, fin dal principio della sua esistenza, un’atto voluto e deciso della mia Volontà, il quale porta con sé un’atto intenso d’Amore verso colui, o colei che incomincia la vita.  Vedi dunque come incomincia la creazione della creatura sotto l’impero d’un atto d’amore e di Volontà Divina voluto con tutta la pienezza della conoscenza, tanto, che questi due atti, Amore e Volontà mia, sono corredati di tutte le grazie, di potenza, sapienza, santità e bellezza, di cui vivrà e compirà la sua vita la creatura.  Ora, come ha formato il suo primo atto voluto, non si sposta più da sopra di essa, la crea, la forma, la cresce, svolge il suo atto operante per raffermarla nel suo atto voluto, sicché la mia Volontà, il mio Amore, corrono in ogni atto umano, si fanno vita, sostegno, difesa, rifugio, e circondandola con la sua potenza alimentano questa vita, il mio Amore l’abbraccia e la tiene stretta al suo seno, la mia Volontà la circonda da tutti i lati, più che abitazione, per tenere al sicuro il suo atto voluto che il mio Fiat pronunziò per chiamarla all’esistenza.

(3) Ora, quest’atto voluto dal nostro Fiat è l’atto più grande, più potente e che più ci glorifica il nostro Essere Divino, che neppure i Cieli possono contenere e comprendere; ti par poco che la nostra Volontà corra in ogni atto di creatura, e le dica non con le parole, ma coi fatti:  “Sono tua, a tua disposizione, deh! riconoscimi, sono vita tua, atto tuo, se mi riconosci mi darai il tuo piccolo ricambio d’amore, e sebbene piccolo, lo voglio, lo pretendo per rinfrancarmi del mio lavorio continuo e della vita che metto per te”.  Ed il mio Amore per non restare dietro al mio Fiat, sente l’irresistibile bisogno di correre ad amare ciascun’atto di creatura, il quale le dice in ogni suo atto, ti amo e amami.

(4) Oltre di ciò, il tutto sta se viene riconosciuto quest’atto voluto del mio Fiat, allora ne fa dei prodigi inauditi di santità e di bellezza, che formeranno i più belli ornamenti della patria celeste e le vite più fulgide che si somigliano al loro Creatore, perché la nostra Volontà non ne sa fare esseri che non ci somigliano, la prima cosa che getta è la nostra somiglianza, perché vuol trovare Sé stessa nell’atto operante che svolge nella creatura, altrimenti direbbe:  “Non mi somiglia, quindi non mi appartiene”.  Se poi non viene riconosciuta e non amata, allora forma il dolore del mio Volere, sebbene corre in ogni atto di creatura, e se non corresse dovrebbe togliere la vita.  Quindi nel suo dolore si sente respingere la sua Vita Divina, inceppata la santità che vuole svolgere, rinchiusi nel suo atto voluto i mari di grazie che dovevano inondarla, la bellezza che doveva coprirla.  Perciò la mia Volontà può dire:  “Non vi è dolore simile al mio dolore”.  Molto più che non vi era bene che non voleva darle, non vi è atto suo che non vi ho messo del mio.  Quindi figlia mia sii attenta, pensa che ogni tuo atto pende da una Volontà Divina che lo involge, lo forma e le dà la vita, e perché ti ama vuole che conosca la vita che ti dà, e questo come conferma degli atti suoi in te, perciò contentati di morire anziché inceppare quest’atto voluto della mia Volontà fin dal principio della tua esistenza.  Com’è bello poter dire:  “Sono Volontà di Dio, perché Essa ha fatto tutto in me, mi ha creato, mi ha formato e mi porterà nelle sue braccia di luce nelle celesti regioni come vittoria e trionfo del Fiat Onnipotente e del suo Amore”.

(5) Dopo di ciò la mia mente continuava a nuotare nel mare del Fiat, ed oh! com’era bello vederlo che stava sull’attento, che come io respiravo, palpitavo, amavo, così investiva il mio respiro per formare il suo respiro divino, il palpito divino, e sul mio piccolo amore formava il suo mare d’amore e si dilettava tanto, che con ansia aspettava i miei piccoli atti umani per formare il suo lavorio divino, ed il mio amato Gesù festeggiava il trionfo, il lavoro del Fiat nella piccola anima mia, e tutto bontà mi ha detto:

(6) “Figlia del mio Volere, come godo nel vedere che la mia Divina Volontà mette del suo nell’atto della creatura, e siccome l’atto di essa è piccolo, si diletta di sperderlo nel suo atto grande, che non ha confini, e come trionfante dice:  “Ho vinto, la vittoria è mia”.  Ed Io in ogni atto di mia Volontà in essa faccio la mia festa.  Ora, tu devi sapere che è tanto il compiacimento del nostro Essere Supremo nel vedere sperduto il piccolo atto umano, sperduto, immedesimato, come se avesse perduto la vita per dar vita alla nostra, che eleviamo quest’atto, che chiamammo atto nostro, nell’altezza del nostro atto eterno.  L’Eternità tutta quanta, si fa intorno e circondano quest’atto e tutto ciò ch’è stato fatto e si farà nel giro di Essa, si immedesimano con quest’atto, in modo che tutta l’Eternità appartiene a quest’atto, quest’atto lascia nel seno dell’Eterno e forma una festa di più al nostro Essere Supremo, quindi una festa di più a tutto il Cielo, ed un’aiuto, forza e difesa a tutta la terra.  Il fare la creatura la nostra Volontà, farla vivere in essa, è l’unica soddisfazione che proviamo, è il vero contraccambio che riceviamo perché abbiamo creato la Creazione, è la gara d’amore tra il Creatore e la creatura, è il muoverci per dare nuove sorprese di grazie, ed essa a riceverle.  Perciò se la creatura corre nel nostro Fiat per dargli libero campo d’azione, nella nostra enfasi d’amore diciamo:  “La creatura ci paga per tutto ciò che abbiamo fatto, del resto non facemmo tutte le cose e la stessa creatura perché facesse in tutto il nostro Volere?  Questo lo fa, e ciò ci basta, ancorché non facesse più nulla.  Se ciò basta a Noi, molto più dovrebbe bastare a loro il fare, il vivere sempre nella nostra Volontà, con ciò essa è nostra e Noi siamo tutto suo, e ti par poco poter dire:  “Dio è mio, tutto mio, né mi può sfuggire perché il suo Fiat Onnipotente lo tiene avvinto in me”.

 

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34-21

Gennaio 10, 1937

 

Intreccio tra il Voler Divino e l’umano, tenerezza di Gesù per chi vive nel suo

Volere, fino a sentirsi felice d’aver pianto e sofferto.  Il rifugio delle opere di Dio.

 

(1) Mi sento sotto le onde eterne del Fiat, e la mia povera mente corre, corre sempre per essere investita e le onde corrono per investirmi, e questo investirci a vicenda forma il più bel riposo d’ambi le parti.  Ma mentre correvo, il mio Sommo Bene Gesù, soffermandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, com’è bella la corsa del mio Fiat con la figlia della mia Divina Volontà, succede uno intreccio tra l’una e l’altra, tutte le cose create in cui corre il mio Volere si vede che il piccolo filo dell’umano volere intreccia tutto, ed il mio Fiat intrecciandolo lo rende stendibile in tutti gli atti suoi, pare che non è contento se non vede questo filo dell’umano volere nel cielo, nel sole, in tutto, è una gara che si forma, il Voler Divino vuole investire l’umano, ed il volere umano si vuol fare investire”.

(3) Ed io sorpresa ho detto:  “Ma come può essere, che l’umano volere così piccolo, si può stendere in tutte le cose create, ed insieme col Fiat abbracciare la grande vastità di tutta la Creazione? ” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, siccome tutte le cose per la creatura furono create, era giusto, decoroso, che l’anima e la volontà umana, potessero investir e abbracciare tutto, padroneggiasse su tutto e possedesse maraviglie più grandi che non possiede la stessa Creazione, molto più unita con la mia Volontà dove non può giungere la creatura?  Non può abbracciare la nostra immensità, perché a nessuno è dato di poterla abbracciare, ma tutto ciò ch’è stato fatto per essa, purché sta nel nostro Fiat, le fu dato da Noi il diritto di poter entrare ovunque, di abbracciare tutto, e di far sue le opere nostre.  Ed il mio Fiat non potrebbe stare, si sentirebbe strappare lo scopo se non trovasse l’umano volere nelle opere sue, che volendo fare vita insieme riconosce in esse le opere sue, quanto l’ha amata, e come vuole essere amato.  Perciò la mia Volontà è tutt’occhio, sta come alla spia per vedere quando la creatura sta per fare un piccolo atto, un’atto d’amore, un respiro, un palpito, per investirlo con la potenza del suo Fiato e dirle:  “Le mie opere le ho fatto per te, e tu devi operare per Me, perciò ciò che tu fai è mio, è diritto mio, come diritto tuo sono le opere mie”.  Queste sono le leggi del vivere nel mio Volere, il tuo e mio cessa d’ambi le parti, formano un solo atto, e posseggono gli stessi beni.  Ma ciò non è tutto, per chi viva nel nostro Fiat, questo filo del voler umano corre nel mio concepimento, nella mia nascita, nelle mie lacrime infantili, nelle mie pene.  Senti una cosa tenerissima, quando questo filo dell’umano volere intreccia il mio, ed il mio il suo, investendo tutti gli atti e pene del tuo Gesù, sento la gioia e lo scopo d’essere concepito e nato, mi sento felice d’avere pianto per amor suo, anzi le mie lacrime si arrestano sul mio volto, e vedendo che l’umano volere me le imperla col suo, me le bacia, le adora, le ama, oh! come mi sento felice e vittorioso che le mie lacrime e pene hanno vinto il voler umano, giacché me lo sento scorrere in tutti gli atti miei, e fin nella mia stessa morte.  Quindi, come non vi è cosa che non abbiamo fatto per amor loro, così non vi è cosa che il mio Volere non chiami in questo voler umano, per essere più sicuro lo intreccia col suo e con le opere sue, non vi è pericolo che lo lasci dietro, e con un’enfasi d’amore indicibile le dice:  “La mia Volontà è tua, le mie opere sono tue, riconoscile, amale, né ti arrestare, corri, scappa, non ti far sfuggire nulla, perdereste un diritto in ciò che non conosci e possiedi, e mi dareste un dolore che nella mia Volontà non trovi la tua intrecciata nelle opere mie, e mi sento strappare lo scopo, tradito nell’amore e come un padre che mentre tiene i figli, non li trova nelle opere sue, nei suoi possedimenti, nella sua abitazione, se ne stanno lontani e menano una vita povera ed indegna d’un tal padre.  Perciò le ansie, i sospiri, le brame del mio Fiat sono incessanti, muoverebbe Cieli e terra, non risparmierebbe nulla, purché la creatura vivesse affiatata con Lui e fosse posseditrice dei suoi stessi beni.

(5) Oltre di ciò, tutto ciò che abbiamo fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, sta tutto in atto di darsi all’uomo, pendono sul suo capo, ma stanno come sospesi, senza potersi dare, perché non li conosce e non li chiama, e non l’ama, per chiuderli nell’anima sua per ricevere un tanto bene.  Ora, chi possiede il nostro Volere, le nostre opere, tutta la mia Vita che passai quaggiù, trova il rifugio, lo spazio, la stanza dove poter continuare la mia Vita, le mie opere, e l’anima acquista l’atto praticante e converte in natura sua le opere e la mia Vita.  Sicché questa creatura è il rifugio della nostra Santità, del nostro Amore e la Vita della nostra Volontà.  E quando il nostro Amore, non potendo contenerlo, vuol dare in eccessi, ci rifugiamo in essa e diamo sfogo al nostro Amore e versiamo tali carismi di grazie, che i Cieli stupiscono e tremebondi adorano la nostra Volontà Divina operante nella creatura”.

 

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34-22

Gennaio 24, 1937

 

La Divina Volontà, per chi vive in Essa, forma la ripetitrice della

sua Vita e del suo Amore, e forma e distende in essa tutta la Creazione, e

tutto ciò che fece Gesù.  Come le darà un nome nuovo chiamandola:  “Fiat mio”.

 

(1) Sono in balia del Fiat Supremo, il quale vuole sempre darmi del suo, per tenermi occupata e avere sempre che ci fare per la povera anima mia, e se scorge qualche piccolo vuoto che non sia Volontà sua, con un’attività ammirabile ed inimitabile, vede che cosa manca in me di tutti gli atti suoi che ha fatto per amore delle creature, e tutto in festa lo suggella nell’anima mia, dandomi una piccola lezioncina.  Io sono restata sorpresa ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la sua piccola figlia mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, non ti meravigliare, l’amore del mio Volere è esuberante, ma con somma Sapienza, perché vuol fare per chi vive nel suo Volere opere degne di Lui, le piccole ripetitrici della sua Vita, del suo Amore, e nascondere in esse la santità e la molteplicità delle sue opere; vuole continuare la sua opera creatrice, vuole formare, ripetere e stendere tutta la Creazione e anche più in chi viva nel suo Volere.  Senti dove giunge il suo Amore:  Il mio Fiat creò la Creazione, ed a ciascuna cosa creata mise un valore, un’amore e un’ufficio distinto, da dover produrre un bene distinto alle creature, tanto che il cielo possiede un valore, un’amore e un’ufficio tutto proprio; il sole, il vento, il mare, ne possiedono un’altro, e fanno distinti uffici, e così di tutte le cose create.  Ora, la mia Volontà senti che fa per chi vive in Essa, tutto ciò che fa è suo, quindi in un’atto chiude il valore, l’amore e l’ufficio che fa il cielo, e dà alla creatura l’amore ed il valore del cielo; in un’altro atto pronunzia il suo Fiat, e vi chiude il valore, l’amore che ebbe nel creare il sole, e lo fa fare l’ufficio di sole; in un’altro vi chiude il valore del vento, il suo amore imperante, e pronunziando il suo Fiat lo fa fare l’ufficio del vento; in un’altro vi chiude il valore del mare, e pronunziando il suo Fiat le fa fare l’ufficio del mare e le dà virtù di mormorare sempre amore, amore, amore; insomma, non vi è atto che essa fa che non si diletta di pronunziare il suo Fiat, e dove chiude il valore dell’aria, dove il dolce canto degli uccelli, il belato degli agnelli, dove la bellezza dei fiori, e se gli atti della creatura non giungono a distendere l’opera della Creazione, se ne serve del palpito, del respiro, della rapidità come circola il sangue nelle sue vene, tutto anima col suo Fiat, e vi forma la Creazione completa.  E quando il tutto ha completato di tutto ciò che ha fatto nella Creazione per amore delle creature, vi stende il suo dominio, e con la sua Forza Creatrice conserva tutto, mantiene l’ordine della nuova Creazione che ha formato negli atti della creatura, e si sente talmente amato e glorificato perché non trova la Creazione senza ragione, senza volontà e senza vita, ma trova la forza d’una ragione, d’una volontà e vita che volontariamente ha subito la Potenza del suo Fiat, negli atti suoi la sua virtù creatrice, la sua stessa Vita Divina, il suo Amore imperante ed instancabile, in una parola l’ha fatto fare di sé fin del suo respiro e dei suoi atti ciò che voleva.

(3) Figlia mia benedetta, continua ad ascoltarmi, fammi sfogare il mio Amore, non posso più contenerlo, voglio dirti dove giunge il mio Amore e dove può giungere e può fare a chi viva nel mio Fiat.  Credi tu che il mio Volere si è contentato, ha detto basta perché ha racchiuso il valore, l’amore, e diversi uffici di tutta la Creazione nella creatura che viva come affiatata con Essa d’una sola Volontà?  No, no, tu devi sapere che Io venni sulla terra, e nella foga del mio Amore esibì la mia Vita, le mie pene e la mia stessa morte, per ricomprare la mia Volontà Divina a pro delle creature, che con tanta ingratitudine avevano respinto, e quindi perduto; sicché la mia Vita servì come sborso del prezzo che ci voleva per riacquistarla e darla in possesso dei figli miei, perciò ci voleva un Dio, per poter tenere prezzo sufficiente per poter comprare una Volontà Divina, vedi dunque com’è certo che verrà il regno del mio Volere, perché la compra fu fatta da Me.  Ora, la mia Volontà dopo d’aver formato l’ordine della Creazione, con tutta la sontuosità e sublimità della sua opera creatrice, come la creatura va ripetendo i suoi atti, in un’atto pronunzia il suo Fiat e vi forma la mia Vita e racchiude il suo valore, in un’altro atto pronunzia il suo Fiat e chiude nelle sue pene il valore delle mie pene, pronunzia il suo Fiat sopra delle sue lacrime e vi mette il valore delle mie, segue il suo Fiat nelle sue opere, nei suoi passi, nel suo palpito e vi chiude il valore delle mie opere, dei miei passi e del mio Amore, non vi è preghiere ed atti anche naturali che fa, che non racchiuda il valore degli atti miei.  Sicché, in chi viva nella mia Volontà mi sento ripetere la mia Vita, e raddoppia il prezzo per comprare la mia Divina Volontà a pro delle umane generazioni; si può dire che c’è una gara tra Me e lei, a chi più vuol dare, per far che la mia Volontà fosse posseduta di nuovo dall’umana famiglia.  Ma non è tutto ancora, se non fa opere compiute non si contenta, al valore della Creazione e Redenzione che vi ha chiuso nell’anima, vi aggiunge con un’amore incredibile, vi chiude la Patria Celeste e fa risuonare la sua gloria, le sue gioie, le beatitudini eterne, come suggello e conferma dell’opera Creatrice e Redentrice che ha formato in essa.  Dopo ciò, per essere più sicura, vi crea il suo palpito, il suo respiro, fa circolare più che sangue la sua Vita, la sua luce, e come trionfante le dà un nome nuovo, chiamandola:  “Fiat mio”.  Questo nome è il nome più bello, che farà sorridere tutto il Cielo e tremare tutto l’inferno, nome che non posso dare se non a chi viva nel mio Volere, e mi ha fatto fare in essa ciò che voglio.  Figlia mia, che cosa non può fare e dare il mio Fiat Onnipotente?  Giunge a tanto che dà i suoi diritti sulla sua stessa Potenza, sul suo Amore, sulla sua Giustizia, incorpora con Sé la volontà della creatura e le dice:  “Sìi attenta, non voglio altro da te che faccia ciò che faccio Io, perciò è necessario che tu stia sempre insieme con Me, ed Io con te”.

 

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34-23

Febbraio 10, 1937

 

Il Regno del Voler Divino sarà il regno della Regina del Cielo; i suoi

desideri ardenti e preghiere incessanti; assalti d’amore che dà alla

Divinità per ottenerlo.  Come metterà la sua vita a disposizione delle

creature per darle la grazia di farle vivere di Volontà Divina.

 

(1) Mi sentivo tutta immersa nel Voler Divino, mi pareva che Cieli e terra sospirano, pregano che venga il suo regno sulla terra, affinché una sia la Volontà di tutti e vi regni come in Cielo così in terra, a questo si univa la Regina del Cielo, che coi suoi sospiri ardenti investiva tutto, muoveva, univa tutto a Sé, angeli, santi e tutta la Creazione, per chiedere coi suoi stessi sospiri e con la stessa Volontà Divina che Lei possiede, quel Fiat che scenda nei cuori e vi formi la sua Vita.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesù facendosi vedere, tutto amore sospirava forte, il cuore le batteva tanto, come se volesse scoppiare e mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, ascoltami, il mio Amore sta per sommergermi, non posso più contenerlo, a qualunque costo, ancorché dovesse travolgere Cielo e terra, voglio che venga a regnare la mia Volontà sulla terra.  A questo si unisce la mia Mamma Celeste, la quale senza mai cessare mi dice, mi ripete:  “Figlio, fa presto, non più indugiare, usa i tuoi stratagemmi d’amore, fatelo da quel Dio Potente che siete, fa che il tuo Volere investa tutti, e con la sua Potenza e Maestà, uniti ad un’Amore che nessuno li potrà resistere, prenda possesso di tutti e vi regni come in Cielo così in terra”.  E questo me lo dice con tali sospiri ardenti, con palpiti infocati, coi suoi stratagemmi d’amore di Madre, che non posso resistere, fino a soggiungermi:  “Figlio mio, Figlio del mio cuore, mi hai fatto Regina e Madre, ed il mio popolo, ed i miei figli, dove sono?  Se fosse capace d’infelicità sarei la Regina e Madre più infelice, perché posseggo il mio regno e non ho il mio popolo che vivano della stessa Volontà della loro Regina, e se non ho i miei figli a cui possa affidare la grande eredità della Madre loro, dove troverò la gioia, la felicità della mia Maternità?  Perciò fa che regni il Fiat Divino, e allora la Mamma tua sarà felice e avrò il popolo ed i figli miei che vivranno insieme con me, con la stessa Volontà della Madre loro”.  Credi tu che a questo parlare della Madre mia che mi fa risuonare continuamente all’orecchio, e che dolcemente investe il mio cuore, che sono frecce e ferite d’amore continuo, Io possa restare indifferente?  Non lo posso, e neppure lo voglio.  Molto più che Lei mai mi ha negato nulla, quindi mi manca la forza di negarmi a Lei, il mio cuore divino mi spinge a contentarla; tu unisciti con Noi e sospira e prega che la mia Volontà sia conosciuta e venga a regnare sulla terra, e per maggiormente confermarti a ciò voglio farti sentire la dolce Mamma mia”.

(3) In questo mentre me la sono sentita vicina, che nascondendomi sotto il suo manto azzurro e prendendomi nel suo grembo materno, con un’amore che non so dire mi ha detto:

(4) “Figlia del mio materno cuore, il regno della Divina Volontà sarà regno mio, a Me la Trinità Sacrosanta me lo ha affidato, come mi affidò il Verbo Eterno quando scese dal Cielo in terra, così mi fidò il suo ed il mio regno, perciò i miei sospiri sono ardenti, le mie preghiere incessanti, non faccio altro che assalire la Trinità Santissima col mio Amore, coi diritti di Regina e di Madre che mi diede, affinché ciò che mi affidò venga alla luce, forme la sua vita, affinché il mio regno trionfi sulla faccia della terra; tu devi sapere che è tanto il mio desiderio che mi brucia, che mi sento come se non avesse gloria, mentre ne ho tanta che Cieli e terra ne sono riempiti, se non veggo formato il regno della Divina Volontà in mezzo ai figli miei, perché ognuno di questi figli che vivranno in esso, mi darà tanta gloria, da raddoppiarmi la gloria che posseggo, perciò vedendomi priva mi sento come se non avessi gloria di Regina e amore di Madre dai figli miei, perciò nel mio cuore li chiamo sempre e vo’ ripetendo:  “Figli miei, figli miei, venite alla Mamma vostra, amatemi da Madre come Io vi amo da figli, se non vivrete di quella stessa Volontà che Io visse, non possiate darmi l’amore di veri figli, né possiate conoscere dove giunge il mio amore per voi”.  Tu devi sapere ch’è tanto il mio amore e le mie ansie ardenti che voglio che questo regno esiste sulla terra, che scendo dal Cielo, giro per le anime per vedere chi sta più disposta a vivere di Voler Divino, le faccio la spia, e quando le veggo disposte, entro nei loro cuori e formo la mia Vita in esse come preparazione, onore e decoro di quel Fiat che prenderà possesso e formerà la sua Vita in loro.  Perciò Io sarò inseparabile da loro, metterò la mia Vita, il mio amore, le mie virtù, i miei dolori a loro disposizione, come muro di fortezza insormontabile, affinché possano trovare nella Madre loro ciò che ci vuole per vivere in questo regno sì santo.  E allora sarà la mia festa completa, il mio amore si riposerà nei figli miei, la mia Maternità troverà chi mi ama da figlio, e darò grazie sorprendenti e metterò tutto in festa Cielo e terra, la farò da Regina largheggiando con grazie inaudite.  Perciò figlia mia, starai unita con la tua Mamma, affinché preghi e sospiri con Me il regno della Divina Volontà”.

 

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34-24

Febbraio 26, 1937

 

Che cosa è un’atto in più che fa la creatura nella Divina Volontà:

E’ l’armonia, la musica, è il travolgere Cieli e terra, è l’insediamento

che essa forma in Dio, e Dio in essa.

 

(1) La piccola e povera anima mia me la sento circondata di Volontà Divina, dentro e fuori di me, a destra ed a sinistra, mi scorre fin sotto i miei piedi, dovunque mi corre per dirmi:  ono Io che formo la tua vita, che ti riscaldo col mio calore, che formo il tuo moto, il tuo respiro, riconoscimi che la tua vita è animata dalla mia, ed Io farò cose degne di Me in te; ma mentre la mia mente si perdeva nel Fiat, il mio dolce Gesù facendomi la sua breve visitina, come se sentisse il bisogno d’amore di parlarmi del suo Volere, mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, il mio Amore represso in Me sente il bisogno di sfogarsi, altrimenti mi dà tali deliri, che mi sento soffocare dalle mie stesse fiamme, perciò il mio parlare è uno sfogo d’amore, è un sollievo al mio cuore, e per ristorarmi vado trovando chi vuole ascoltarmi.  Ora senti dove giunge il mio Amore ed il gran prodigio della Vita operante della mia Volontà nella creatura.  Un’atto in più che fa la creatura nella mia Volontà, è un’armonia di più che getta tra il Cielo e la terra, è una nuova musica celeste che forma al suo Creatore, la quale l’è tanto gradita, molto più che li viene dalla terra, perché le cose del Cielo sono tutte nostre, nessuno può dire nella patria celeste che dà a Noi, ma siamo Noi che diamo a loro, che felicitiamo e beatifichiamo tutti, invece l’anima dalla terra può dire, do al mio Creatore, e Noi sentendoci rapiti diamo di nuovo la nostra Volontà come vita operante in essa, affinché ci formi altre più belle e nuove musiche.  Com’è bello sentire il nostro Cielo in terra, sentire le nuove musiche celesti, che si sprigionano dall’anima viatrice, tutto il Cielo fa nuova festa e sentiamo che anche la terra è nostra e l’amiamo di più.  Ogni atto in più che si fa nella mia Volontà Divina è un travolgere in esso Cieli e terra, perché tutti, angeli, santi, corrono in quell’atto, anche la stessa Creazione, per prendere il loro posto d’onore nell’atto operante della mia Volontà, nessuno vuole restare fuori dell’atto del mio Fiat Divino.  Succede il vero accentramento di tutto e di tutti, né la mia Volontà potrebbe farne a meno di mettere da parte nel suo atto tutti quelli dove Essa regna.  La mia Volontà quando opera vuole chiudere tutto e dare tutto, perché Essa non sa fare atti incompleti, ma compiuti e con la pienezza di tutti i beni.  Ma chi può dirti figlia mia che cosa succede in quel travolgere Cielo e terra, in quell’atto operante del mio Volere nella creatura?  Quel muoversi di tutti, quel volere ciascuno il suo posto in quell’atto, succedono tali maraviglie, tali prodigi inauditi, tali scene commoventi, che i Cieli stupiscono e restano estasiati innanzi alla Potenza operante della mia Volontà, ma dove?  Nella piccola cerchia della creatura, e restano coll’ansia d’essere travolti di nuovo nell’atto operante della mia Volontà in essa, oh! come lo sospirano, si sentono più abbelliti, e provano la bella felicità dell’atto conquistante della mia Volontà nella creatura, ciò che le manca in Cielo, perché là, conquiste non ce ne sono, né possono acquistarle, ciò che hanno fatto in terra le mette un basta e non più.  Ma non è tutto ancora, un’atto in più che si fa nella mia Volontà è un incorporarsi Dio nella creatura e la creatura in Dio; è un insediarsi a vicenda, e la vita dell’uno scorre nell’altro quasi come sangue nelle vene; è la fusione del palpito umano nel palpito Eterno, e sente in sé come vita l’Amore, la Santità, la Vita del suo Creatore, e l’Eterno sente scorrere in Sé il piccolo amore della creatura, che vivendo in Sé forma un solo amore e una sola Volontà; ogni respiro, palpito e moto, sono ferite, frecce, dardi d’amore che dà a Colui che l’ha creata.  Ed oh! tutto il Cielo come resta stupito, che guardano Dio e trovano la creatura fusa in Lui, che ama col suo Amore e con amore conquistante; guardano la creatura in terra e trovano il loro Creatore, che mentre tiene il suo trono in essa fa vita insieme con lei.  Questi sono gli eccessi più grandi del nostro Amore verso chi tanto amiamo; quando troviamo la creatura che si presta e nulla ci nega, Noi non guardiamo alla sua piccolezza, ma guardiamo piuttosto a ciò che sappiamo e possiamo fare Noi, che possiamo far tutto, e facendo sfoggio del nostro Amore e di tutto il nostro Essere Divino, investiamo la creatura e ci facciamo investire, e facciamo cose grandi degne di Noi, ma con tale magnanimità, che tutti restano sorpresi e stupiti, basta dirti che ogni atto in più che si fa nella mia Volontà, come se avessimo bisogno della creatura, diamo tanto che accresciamo maggiori vincoli d’unione, d’amore, d’ambi le parti e giungiamo a dare ad essa nuovi diritti sul nostro Essere Divino, e Noi su di essa.  E’ tanto grande quest’atto operante del nostro Fiat in essa, che non bastano i secoli a dire ciò che succede in esso, né gli angeli, né i santi possono dire tutto il bene che contiene, solo il tuo Gesù può dirti tutto il bene che si forma in quest’atto, perché essendo Io l’operatore so dire ciò che faccio ed il grande valore che dentro vi metto.  Perciò sii attenta, contento, amore, gloria maggiore non puoi darmi che prestarmi i tuoi piccoli atti, il tuo piccolo amore, per far scendere la mia Volontà in essi per fare operare la mia Volontà, è tanto il suo Amore, che sente il bisogno d’avere il suo campo d’azione nei piccoli atti della creatura”.

 

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34-25

Marzo 6, 1937

 

La Creazione, primo mezzo di aiuto per formare la Vita della Divina

Volontà in noi; secondo, Dio direttamente; terzo, le circostanze della vita.

 

(1) Continuo a nuotare nel mare immenso del Voler Divino, e pensavo tra me:  “Ma come può la creatura formare questa Vita del Fiat in essa?  Io mi sento così piccina che mi pare impossibile, forse vivere dentro di Essa è più facile, perché trovo tanto spazio che non posso vedere dove giungono i confini, ma chiuderla dentro di me, mi sento che mi manca lo spazio per ciò fare”.  Ed il mio sempre amabile Gesù, con la sua solita bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tu devi sapere che la nostra Potenza è tanta, che prendiamo diletto nel formare la nostra Vita nella piccolezza della creatura, purché non è ingombrato d’altre cose che a Noi non appartengono, anzi molte volte operiamo sul puro nulla le cose più grandi, e siccome è Volontà nostra che forme e possieda nell’anima sua questa Vita del nostro Volere, tutto ciò che abbiamo creato e che esiste in cielo ed in terra, tengono il mandato da Noi che tutte devono aiutare e servire alla creatura come mezzi per formare e crescere questa Vita in essa.  Sicché la prima che si presta a comunicare e a far sentire la Potenza, l’Amore della nostra Volontà, è tutta la Creazione.  Essa tiene la virtù data da Noi, che mentre cresce, alimenta, aiuta e sostiene la vita naturale, così penetrando nell’interno dell’anima attraverso gli atti umani, penetrano nell’anima e fanno doppio ufficio, e se trovano la piccola Vita della mia Volontà, la mia stessa Volontà che si trova nelle cose create bacia la mia stessa Volontà che trova in essa, la plasma, la soffia, allarga la capacità e trovando il suo piccolo paradiso si riposa e somministra gli aiuti, i mezzi che contiene quella cosa creata per fare che nulla le manchi per far crescere e mantenere la Vita della mia Volontà nella creatura.  Onde il cielo le sta sempre steso sul suo capo per farle la guardia, che nulla entrasse che non fosse Volontà di Dio.  Il sole si avvicina di più, e sfoggiando più in amore fa sentire il suo calore, le riempie l’occhio di luce, le investe le mani, i passi, e addentrandosi nell’anima la riempie dell’amore, della luce, della fecondità di cui è riempita dalla mia Volontà, e lascia il deposito del suo calore, della sua luce, affinché non vivesse che d’amore e di luce, cose che appartengono alla mia Volontà, e questo sole facendo il suo corso forma le belle fioriture, la varietà dei colori e tutto il resto per amor di chi possiede la mia Volontà.  Si può dire che ogni qualvolta il sole investe la creatura, la mia Volontà visita la creatura per vedere se vuole qualche cosa, se non le manca nulla per far crescere la sua Vita in essa; che cosa non ho fatto e non farei per avere l’intento di formare questa Vita del mio Fiat nella creatura?  Perciò l’aria mentre serve per dare il respiro al corpo, serve a dare il respiro della mia Volontà all’anima; il vento mentre serve a purificare l’aria alla natura, serve a dare le carezze, i baci, l’impero della mia Volontà alla mia Vita che essa possiede.  Sicché non vi è cosa creata, che sprigionandosi da dentro di esse il mio Volere, non corre dentro l’interno dell’anima per aiuto, difesa e per farla crescere com’Io la voglio.  Ma ciò non è tutto, la mia Volontà nelle cose create va velata per formare questa sua Vita in loro, ma quanti non la ricevono e resta nei suoi veli repressa, senza poter dare i beni che possiede.

(3) Ora vi è il secondo modo, più splendido, più sfoggiante d’amore, è tanto l’amore che ci brucia, il desiderio che vogliamo che la creatura possieda la nostra Volontà come vita, che ogni atto, pensiero, parola, palpito, opera e passo che essa fa, è una emanazione divina che le facciamo, il nostro Essere Divino corre in ciascun atto suo per darle del nostro, lo circondiamo, lo vivifichiamo per farlo rinascere nella nostra Volontà, possiamo dire che mettiamo Noi stessi a disposizione per formare questa Vita; ma sai perché tanto nostro interesse?  Perché vogliamo che la nostra Volontà formi la bella generazione della Volontà Divina nella volontà della creatura, e allora avremo tante Vite nostre che ci amano, che ci glorificano.  Come sarà bella la Creazione, tutto sarà nostro, dovunque troveremo il nostro trono, la nostra Vita palpitante.

(4) Ora c’è il terzo modo, le circostanze della vita, le occasioni, l’ordine della mia provvidenza intorno a ciascuno, le mortificazioni, i dolori, sono tutti mezzi per far crescere e sviluppare in modo mirabile questa Vita della mia Volontà in loro, quindi non vi è cosa in cui Essa non prepari il suo primo atto di vita da dare alle creature; oh! se tutti facessero attenzione, come si sentirebbero felici, sicuri sotto la pioggia d’un Volere sì santo, che li ama tanto che giunge all’eccesso di voler formare la sua Vita nella povera creatura”.

 

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34-26

Marzo 14, 1937

 

La Volontà Divina è vita, e come vita forma la generazione della

sua Vita negli atti della creatura che vivrà in Essa, e vi forma la

lunga generazione dei figli del suo Fiat Divino.

 

(1) Il Voler Divino non mi lascia mai, mi sembra che per maggiormente confermarmi e farmi sospirare di vivere in Esso, non solo me, ma tutti quelli che vorranno vivere, vuol dire cose nuove, e che significa un’atto in più che si può fare nella sua Santissima Volontà.  Ed il mio dolce Gesù che fa da portavoce ad un Volere sì santo, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, voglio dirti ancora che bene racchiude un’atto in più che la creatura può fare nel mio Volere.  La mia Volontà è vita e non sa operare, né far nulla, se non genera vita, né può farne a meno.  Ora, in ogni atto in più che si fa in Essa, viene racchiuso l’atto generativo che possiede, la creatura col fare il suo atto le presta il velo dove formare e nascondere questo parto divino, come viene compiuto l’atto, così la mia Volontà gira per il mondo intero per trovare le anime più disposte e depone il suo parto generato, e vi forma un suo figlio del regno del suo Fiat.  Vedi dunque che cosa è un’atto in più, formare un figlio in più nel mio regno, sicché quanti più atti si fanno in Essa, tanto più sarà popolato il regno del mio Volere.  Figlia mia, è un delirio del nostro Essere Supremo che teniamo, che vogliamo che la creatura viva nel nostro Volere, useremo tutte le astuzie d’amore per ottenere lo scopo.  Com’è bello vedere che i primi nostri figli del Fiat serviranno cogli atti loro a formare la nuova generazione della Vita della nostra Volontà nella creatura.  Il nostro Amore è tanto, che prendiamo occasione dell’atto di esse per dare questo gran bene che racchiude Cielo e terra”.

Mentre ciò diceva, il mio dolce Gesù faceva vedere che teneva nel suo cuore divino tutti gli atti fatti nel suo Volere, compresi anche quelli della Mamma Celeste, che erano molti, e dentro di ciascun atto generata la Vita della Divina Volontà, come se non li potesse più contenere, muoveva il passo per girare per tutte le generazioni, e dove trovava qualche anima più disposta si avvicinava, l’abbracciava, le parlava all’orecchio, le fiatava, come se volesse rinnovare la nuova creazione, e poi come in festa deponeva insieme coll’atto la Vita del suo Volere, non voleva disgiungere l’atto dalla Vita di Esso, perché essendo atto primario dove aveva generato la sua Vita, non voleva distaccarlo, volendosi servire come custodia della sua stessa Vita.  Io nel veder ciò sono rimasta meravigliata, ed impensierita diceva tra me:  “Possibile tutto questo?  Mi sembra che dà dell’incredibile”.  Ed il mio dolce Gesù ha ripreso il suo dire:

(3) “Figlia, perché ti meravigli?  Forse non può fare ciò che vuole la mia Volontà?  Basta il volerlo, che tutto è fatto.  E poi se lo fa il sole che si può chiamare l’ombra del mio Fiat, come trova il fiore, le piante, col tocco della sua luce genera il colore, il profumo, matura le piante e genera la dolcezza nei frutti, e tanti colori e tanta diversità di dolcezza per quanti fiori e frutti tocca con la sua luce e riscalda col suo calore, ma se il sole non trova né fiori, né frutti, né investe nulla con la sua luce e col suo calore, nulla dà, ritiene in sé tutti i beni che possiede.  Tal’è la mia Volontà, più che sole come trova la creatura che la vuole, la chiama nell’atto suo, scende nel basso dell’atto umano, lo investe, lo riscalda, lo trasforma, e siccome possiede la vita, genera vita e vi forma un portento Divino.  E come sole se non trova chi vuol vivere nel mio Volere e vi forma i suoi atti, alle tante mie Vite Divine che potrei dare, restano in Esso, aspettando con pazienza invitta e divina chi mi fa generare la mia Vita negli atti suoi.  La mia Volontà sta come una madre tenera, che sente in sé la lunga generazione delle sue vite che vuole uscire alla luce per formarsi la lunga generazione dei suoi figli, che devono formare il regno suo, e perciò va trovando chi gli presti gli atti suoi, ma sai perché va trovando gli atti della creatura?  Dovendo Essa scendere nel basso degli atti umani per formare la sua Vita, vuol farsi via per mezzo di essi per dare la sua stessa Vita alle creature, molto più che la vita non si può formare al di fuori delle persone, ma sempre dentro, altrimenti gli mancherebbero le cose necessarie, gli umori vitali per formare una vita.  Così la mia Volontà non può formare dal Cielo, né fuori della creatura la sua Vita, ma deve scendere dentro di loro, e la volontà umana deve cedere il posto alla Divina, dev’essere concorrente, perché cose sforzate non ne vogliamo.  E quando l’abbiamo trovato, chi può dirti ciò che facciamo, le grazie che versiamo, il bene che le vogliamo?  Non si tratta di opere, ma Vita nostra che dobbiamo crescere, quindi non risparmiamo nulla, e si saprà solo in Cielo ciò che abbiamo fatto.  Perciò sii attenta e vive sempre sotto la pioggia del mio Volere, così investendo tutti gli atti tuoi li anima con la sua Vita, e così mi darai tanti figli per quanti atti farai”.

 

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34-27

Marzo 18, 1937

 

La Divina Volontà fa dono di tutte le sue opere a chi vive in Essa.  Il

respiro di Dio nelle sue opere ed in tutte le opere sante delle creature.

La Divina Volontà si fa supplitrice di ciò che manca alla creatura.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino per seguire, per quanto mi è possibile, i suoi atti divini, cioè:  La Creazione e tutti gli atti santi delle creature, non esclusi né quelli della mia Madre Celeste, né quelli del mio caro Gesù; ma il gran che era che come io li rintracciavo si facevano miei, il Voler Divino me li donava, ed io come se avesse diritto su tutto li offriva al mio Creatore come l’omaggio più bello, l’amore più intenso, l’adorazione più profonda, a Colui che mi ha creato.  Io mi sono sentita investita dal sole, dal cielo con tutte le stelle, dal vento, da tutto; tutto era mio perché tutto era della Divina Volontà.  Io sono restata meravigliata, ed il mio dolce Gesù ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, perché ti meravigli?  Tu devi sapere che tutto ciò che è santo e buono appartiene al mio Fiat, il quale tutto vuol dare a chi viva insieme con Lui, succede un cambio d’ambi le parti, la creatura non vuol tenere nulla per sé, tutto le vuol dare, ed il mio Volere vuol dare tutto ad essa, anche Sé stesso.  Molto più che la Creazione, la Redenzione, la Regina del Cielo, tutti gli atti buoni e santi, non sono altro che respiro di Dio:  respirò e disse Fiat e creò tutta la Creazione, respirò e chiamò la Vergine Santissima alla vita, respirò e fece scendere il Verbo sulla terra, respira e dà vita alle opere buone di tutte le creature.  Ora chi vive nella mia, non fa altro che rintracciare tutte le opere sue, per trovare il suo respiro divino per riportarle a Dio, come frutti e potenza del respiro del suo Creatore.  Oh! come si sente glorificato, amato, perché trova nelle opere offertagli dalla creatura il suo respiro, la sua stessa Vita, e quante volte gira nelle opere sue, tante volte si sente ridare la sua Vita, la sua gloria, il suo Amore.  Ed oh! come l’aspetta questi presenti, perché si sente ridare ciò che ha dato, si sente riamare nelle opere sue come Lui ha amato, sente il suo Amore, la sua Potenza riconosciuta, ed è tanto il compiacimento divino che versa torrenti d’amore e di grazie verso chi ha conosciuto le sue opere ed il suo Amore.  Ecco perciò figlia mia, che la mia Volontà, come la creatura vive insieme con Essa, così con un’amore senza pari fa dono di tutto ciò che possiede, la rende padrona di tutto, perché se una cosa non è sua non si ha il diritto di poterla dare agli altri, perciò il mio Volere, facendole dono di tutto, le dà largo campo di poter dare al suo Creatore, e di ricevere duplicato il suo contraccambio.  Ma allora le viene fatto questo dono quando riconosce le nostre opere, le apprezza, le ama.  L’amore le dà il diritto di far suo ciò che appartiene al mio Volere eterno, se il mio Volere non potesse far dono alla creatura di tutto ciò ch’è suo, si sentirebbe inceppato nell’amore, separato nelle sue opere, perché non potrebbe dire:  “Ciò ch’è mio è tuo, ciò che faccio Io fai tu”.  Questo non lo sopporterebbe la mia Volontà, direbbe:  “Vivere insieme, formare la stessa vita e non poterle dar tutto, questo è impossibile al mio Amore, sarebbe come se non mi potesse fidare di lei”.  No, no, tutto voglio dare a chi viva nella mia Volontà.

(3) Tu devi sapere ch’è tanto l’amore del mio Fiat verso chi viva in Esso, che se la creatura, non per volontà, ma per debolezza ed impotenza non segue tutti gli atti del mio Volere, o pure per necessità di sofferenze o di altro non scorre la sua vita in Esso, è tanto il suo amore che fa Essa ciò che dovrebbe fare la creatura, la supplisce in tutto, richiama la sua attitudine, l’ordine suo, il suo Amore, affinché l’anima si scuota e riprenda la sua vita insieme, e questo per fare che la vita umana non restasse né divisa, né separata dalla sua; se ciò non facesse, resterebbe il vuoto divino, ma il suo Amore non lo tollera, e fa da supplitrice a ciò che manca alla creatura, perché vuole che la sua Vita Divina non deve mai mancare in essa, ma dev’essere continua.  Si può dare amore più grande?  Che giunge a dire:  “Coraggio, non temere, vieni con tutta fiducia a vivere con Me, fidati di Me, e se tu avessi a mancare di scorrere sempre nel mio Fiat, Io ti compatirò e prenderò Io la parte operante che tu non puoi fare, e ti supplirò in tutto”.  Il regno del mio Volere è regno d’amore, di fiducia, d’accordo d’ambi le parti”.

 

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34-28

Marzo 22, 1937

 

Bisogno d’amore che sente il Fiat Divino d’essere riamato.  Come chi vive

in Esso le dà tanto amore, da farla amare in tutti i cuori ed in tutta la

Creazione per essere contraccambiati dell’amore di tutti.  Come l’anima

senza del Fiat è come la terra senza acqua.  Mali della turbazione.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, mi sembra che non fa altro che versare amore sopra le creature, le quali vedendosi così intensamente amate, non potendo contenere quest’amore sì grande, sentono il bisogno d’amare Colui che tanto l’ama.  Si può dire che l’Amore Divino è tanto, che scuote, muove in modo irresistibile a farsi amare.  Le frecce d’amore che Lui manda per ferire le creature, servono a loro per frecciare Colui che le ha frecciate.  Ora, mentre mi trovavo sotto questo abisso d’amore, il mio caro Gesù, la dolce mia Vita, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, tu devi sapere che il nostro Amore è tanto, che se nel nostro Essere Divino potrebbe entrare l’infelicità, l’irrequietezza, ciò che non può essere, si renderebbe l’Essere Divino l’essere più infelice ed irrequieto.  Siccome Noi amiamo con amor infinito ed incessante, che possiamo tutto e tutti affogare del nostro Amore, quindi sentiamo il bisogno d’essere riamati, ma che, invano aspettiamo, ed il nostro Amore geme, va in delirio, ed invece d’arrestarsi corre di più, ma sai dove il nostro va a scaricarsi e soffermandosi si riposa un pochino per prendere subito il suo volo per versare il suo amore continuo?  Nelle anime che vivono nella mia Volontà, perché esse sono già affogate nel mio Amore, sentono i miei gemiti, il mio bisogno d’essere riamato, e subito mi ricambiano nell’amore, e come sentiamo Noi il bisogno d’essere riamati, così lo sentono loro la necessità, il bisogno d’essere amati da Colui che tanto li ama.

(3) Ora figlia mia, il nostro Volere circola come sangue in tutti i cuori delle creature, in tutta la Creazione, non vi è punto dove non si trovi, la sua sede è estensibile da per tutto, e col suo Amore potente e creante, come dentro d’un sol fiato, conserva e dà vita a tutto e a tutti ed in ogni cosa svolge la sua Vita d’amore.  Sicché, perché crea?  Perché ama; perché conserva e circola in tutti?  Perché ama.  Ora, chi vive nel nostro Volere vogliamo sentirla che ci ama in tutti i cuori, com’è bella la nota d’amore della creatura in ciascun cuore, che se questi non ci amano, sta chi ci ama, nei passati e nei futuri vogliamo sentire che ci ama.  Nel cielo, nel sole, nel vento, nel mare, in tutto vogliamo la sua nota d’amore.  Molto più che il nostro Volere dovunque la trasporta; vivendo in Esso il primo dono che le fa è l’amore, ma ne dà tanto da poter ricevere il ricambio dell’amore di tutti e di tutto.  E’ tanto il delirio d’amore del nostro Fiat Divino, che trasporta questa nota d’amore della creatura fin nell’Empireo e dice a tutti i beati:  “Sentite com’è bella la nota dell’amore che vive in terra nella mia Volontà”.  E fa risuonare questa nota amorosa nei santi, negli angeli, nella Vergine, nella Trinità Sacrosanta, in modo che tutti ne sentono la doppia gloria e festeggiano la Divina Volontà operante nella creatura, ed insieme festeggiano la creatura che l’ha fatto operare, sicché essa sta sulla terra e viene festeggiata nel Cielo.  La mia Divina Volontà non tollererebbe che chi vive in Essa non le desse il ricambio dell’amore di tutto e di tutti.  Il mio Fiat Divino nell’amore della creatura trova tutto ciò che vuole, trova la vita di essa come sua, trova la gloria che gli deve, trova l’apprezzamento, la stima che gli è dovuta, trova la vera fiducia filiale per poterle dare tutto.  Sicché l’amore è generativo, che genera tutti i beni divini.  Perciò figlia mia sii attenta, ami e ama nella mia Volontà, e troverai tanto amore, che potrai amare tutti, e amare per tutti Colui che tanto ti ama”.

(4) Dopo ciò, per le misere circostanze della mia vita, che non è necessario dirle sulla carta, meglio che si sapranno in Cielo, mi sentivo oppressa, infastidita e quasi turbata, senza la mia solita pace e pieno abbandono nel Fiat Divino, ed il mio dolce Gesù sorprendendomi mi ha detto:

(5) “Figlia mia, che fai?  Non sai tu che l’anima senza la pienezza della mia Volontà ed il pieno abbandono in Essa, è come la terra senza acqua, come le piante senza sole, come il corpo senza dell’anima?  E la povera creatura, come terra senza acqua che non è capace di produrre un filo di erba, così essa muore di sete, ed è incapace di fare un piccolo bene, arde di sete e non vi è chi la disseta, e mancandole il Sole del mio Fiat morrà nelle tenebre, le quali le offuscheranno gli occhi e non potrà guardare il bene per conoscerlo, per farlo, e le mancherà il calore per maturare lo stesso bene.  E poi, senza della mia Volontà si sentirà senza Vita Divina, e come il corpo senza dell’anima imputridisce e quindi si seppellisce, così senza la Vita del mio Volere, le passioni la imputridiscono e la seppelliscono nelle colpe.  Oltre di ciò, le oppressioni, le turbazioni, arrestano il volo nella mia Volontà, perde la velocità e non può seguire tutte le sue opere, e quindi, se non ha seguito tutte le opere nostre non posso portarla a prendere riposo nel seno della nostra Divinità.  Quindi sii attenta, metti nelle mani del tuo Gesù le oppressioni, i fastidi, ciò che ti turba, ed Io li metterò nella luce e calore del mio Fiat, affinché restino bruciati, e tu sentendoti libera, seguirai più veloce il volo nel mio Volere, né voglio che ti preoccupi, ci penserò Io a tutto.  Figlia mia, stiamoci con la pace, altrimenti non potrò svolgere e crescere come voglio la Vita della mia Volontà in te, e questo sarà il più gran dolore per Me, non mi sentirò libero di respirare, palpitare, mi sentirò inceppato nel continuare la mia Vita in te”.

 

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34-29

Marzo 26, 1937

 

La Creazione, l’Umanità di Nostro Signore, sono i campi in cui

svolge i suoi atti chi vive nella Divina Volontà.  Come Essa forma

l’Umanità di Nostro Signore ed il Paradiso a Gesù sulla terra.

 

(1) Il mio volo nel Fiat Divino continua, ed in Esso mi sento che tutto è mio e sento il bisogno di conoscere, di amare ciò che mi appartiene, e che con tanto amore mi ha dato, e mentre giravo nelle opere del Voler Divino, il caro Gesù, la dolce mia vita, ripetendomi la sua breve visitina tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, com’è vero che per sorgere l’amore si deve possedere ciò che si ama, se non si possiede l’amore non sorge, non amare le cose proprie è quasi impossibile, è un’amore connaturale e di giustizia amare ciò ch’è suo.  Ecco perciò Io amo tanto le creature, le conservo, le do la vita, perché sono opere mie, le ho create, le ho uscite alla luce, sono mie, sono il palpito del loro palpito, il loro respiro, la vita della loro vita, non posso farne a meno d’amarle, se Io non l’amassi, il mio Amore mi darebbe continui rimproveri, mi direbbe:  “Perché le hai create quando non dovevi amarle? ” E’ un diritto dell’amore, amare ciò ch’è suo, la mia Giustizia mi condannerebbe, tutti i miei attributi mi farebbero guerra.  Ecco perciò che per essere amato dalle creature dico:  “Sono il Dio vostro, il vostro Creatore, il vostro Padre Celeste, sono tutto vostro”.  Come difatti lo sono.  Ecco pure la causa che dico a chi vuol vivere nel mio Volere:  “Tutto è tuo, il cielo, il sole, tutta la Creazione è tua, la mia Vita è tua, le mie pene, anche il mio respiro è tuo”.  Ecco perciò tu senti il bisogno d’amare, come lo sento Io, d’amare ciò ch’è tuo, ciò che il tuo Gesù ti ha dato in possesso.

(3) Ora tu devi sapere che la Creazione, la mia Umanità, sono i campi in cui svolge i suoi atti l’anima che fa e vive nella mia Volontà Divina, avendone dato il possesso, sente il bisogno di circolare come sangue nelle vene nelle opere del suo Creatore, vuol conoscerne il valore, il bene che fanno, l’ufficio che occupano, anche per amarle di più, per apprezzarle e anche per sentirsi più felice, più ricca dei tanti beni che possiede.  Ecco perciò ora si avvicina al sole per conoscere i segreti della sua luce, l’iride dei suoi colori, la virtù del suo calore, il suo miracolo continuato che svolge sulla faccia della terra, che solo col toccarla con la sua luce vivifica, colorisce, raddolcisce, trasforma, ed oh! come ama il sole perché è suo, e ama di più Colui che l’ha creato, così fa di tutte le altre cose create, vuol conoscere la virtù segreta che contengono per amarle di più, e per essere riconoscente e amare di più Colui che le ha dato il possesso.  Quindi non è maraviglia che chi vive nel mio Fiat Divino viene chiamata l’ereditiera di tutta la Creazione.

(4) Ora, dal campo della Creazione passa al campo della mia Umanità, ma che dirti poi figlia mia delle maraviglie che succedono in questo campo vivo, non di opere sole come nella Creazione, ma di vita umana e Divina, esse si mettono al mio posto, né Io posso rifiutarmi, perché sono di loro, hanno diritto su di Me, ed Io sono felice che mi posseggano, perché mi ameranno di più.  Ora, queste creature in questo mio campo, ripetono la mia Vita, amano col mio stesso Amore, i loro atti fusi coi miei formano tanti soli, cieli e stelle, oh! quanto più belli di quelli della Creazione che riempiono il campo della mia Umanità.  Oh! come mi sento amato e glorificato, perché questi soli, cieli e stelle, non sono muti come quelli della Creazione, ma sono soli parlanti, con la pienezza della ragione, e come parlano bene del mio Amore, parlano e mi amano, parlano e mi dicono la storia delle anime e quella del mio Amore, e quindi s’impongono su di Me che devo metterle in salvo, parlano e si coprono delle mie pene per ripetere la mia Vita, ed Io me le sento scorrere quest’anime nelle mie lacrime, nelle mie parole, nelle mie opere e passi, e trovo in loro il refrigerio delle mie pene, il mio appoggio, la mia difesa, il mio rifugio, ed è tanto il mio amore per loro che giungo a chiamarle Vita mia.  Oh! come le amo, Io posseggo loro e loro posseggono Me, possedere e amare fino alla follia è tutto lo stesso.

(5) Ora, queste anime che vivono nella mia Volontà sono disposte a ricevere tutte le pene della mia Umanità, perché essendo la mia impossibilitata di soffrire, perché gloriosa in Cielo, la mia Volontà col suo soffio onnipotente crea le pene, i dolori, e vi forma la mia Umanità vivente che mi suppliscono in tutto, e sono loro le nuove salvatrici che mettono la vita per salvare il mondo intero.  Sicché Io dal Cielo guardo la terra e trovo altrettanti Gesù, che presi dalla stessa follia del mio Amore, che mettono la vita a costo di pene e di morte per dirmi:  “Sono la tua copia fedele, le pene mi fanno sorridere perché racchiudo le anime”.  Ed Io, oh! come le amo, non mi sento più solo, mi sento felice, vittorioso, perché avere compagnia nello svolgere la stessa vita, nel soffrire le stesse pene, nel volere ciò che Io voglio, è la mia più grande felicità e il mio paradiso in terra.  Vedi dunque quante cose grandi, portentose sa fare la mia Divina Volontà purché vivano in Essa, mi forma la mia stessa Umanità vivente e mi procura le stesse gioie della mia patria celeste, perciò ti stia a cuore di vivere sempre nella mia Volontà, non ti dar pensiero di altro, perché se ciò fai, sento in te spezzato il mio Amore, e se sapessi quanto mi costa il non essere amato anche per un momento, perché in quel momento Io resto solo, mi spezzi la felicità, e nel mio delirio d’amore vo’ ripetendo:  “Come, Io l’amo sempre ed essa no”.  Quindi sii attenta, che non voglio restare mai solo”.

 

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34-30

Aprile 4, 1937

 

Come la creatura dà la sua volontà a Dio, così Dio acquista i

suoi diritti Divini sopra di essa; come vengono formati tre

muri di fortezza per non farla uscire da dentro del Fiat.

 

(1) Sono sotto le onde eterne del Voler Divino, e se qualche pensiero mi sfugge, queste onde si fanno più forti e soffocano il mio pensiero ed i miei timori, in modo che subito mi rappacifico e corro insieme col Fiat Divino.  Onde il pensiero spesso mi tormenta se ancor esco da dentro di Esso.  Mio Dio, che pena, mi sento morire solo a pensarlo, mi pare che non sarò più sorella colle cose create, sposterò il mio posto in mezzo a loro, non più saranno mie, ed io che cosa darò allora al mio Dio?  Non mi resta altro che il puro nulla.  Mi sentivo così male nel pensare ciò, che mi sentivo torturata, ed il mio dolce Gesù, avendo compassione di me e dello stato in cui mi ero ridotta, ha corso per sostenermi nelle sue braccia e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, che fai?  Coraggio, tu ti opprime troppo ed il tuo Gesù non lo vuole, e poi, la stessa pena che senti significa che non vuoi uscire dalla mia Divina Volontà, e a Me mi basta la tua volontà, essa è il pegno più certo, ed Io la tengo chiusa nel mio cuore divino come la cosa più preziosa, affinché nessuno me la tocchi; del sentire della creatura Io non ne faccio conto, è per Me come se non fosse, e molte volte serve a gettarsi nelle mie braccia, affinché Io la liberi da questo nemico che le fa perdere la pace.

(3) Ora, tu devi sapere che quando l’anima mi ha dato la sua volontà con decisione ferma, e con conoscenza certa di ciò che faceva, senza volerla più conoscere, già ha preso posto nella mia, ed Io con diritto ne sono il Padrone, ed essa con diritto è della mia.  Onde credi tu che Io sono facile a cedere questi diritti?  Affatto, userò tutte le arti, metterò in campo la mia stessa Potenza, perché non mi venisse tolto ciò che tanto mi interessa; tu devi sapere ch’è il vincolo più forte tra il Creatore e la creatura, la cessione della sua volontà, e resta inseparabile da non potersi più disgiungere da Noi, la sua vita la sentiamo come nostra, perché una è la Volontà che ci anima.  Ora, credi tu che con un pensiero, con un sentire si possano spezzare questi vincoli, perdere la nostra inseparabilità, e Noi cedere ciò ch’è nostro senza atti decisi, ripetuti, che vuole la sua volontà?  Figlia mia, ti inganni; molto più ch’è tanto il nostro amore per essa, che non appena ci ha dato il suo volere, Noi muriamo la creatura, prima con muro di luce, in modo che se volesse uscire, la luce la eclissa e non sa dove muovere il passo, perché dovunque trova luce, e non sapendo dove andare, indietreggia e si nasconde nel seno del suo Creatore.  Il secondo muro è tutto ciò che fece la mia Umanità stando sulla terra, le mie lacrime, le mie opere, passi e parole, le mie pene, le mie piaghe, il mio sangue, si murano intorno alla felice creatura per impedirle la uscita, perché Essa contiene il segreto, la forza, la vita per dar vita a chi vive nel Voler Divino, e credi tu che dopo aver ottenuto l’intento di vincere a via di pene questa volontà, Io mi faccia sfuggire ciò che mi costa sangue, vita e morte.  Ah! tu non hai capito bene ancora il mio Amore, se si trattasse di semplice rassegnazione, è facile farla e non farla la mia Volontà, perché questi non mi hanno ceduti i loro diritti, la loro volontà se la tengono cara, e perciò ora sono rassegnati, ora impazienti, ora amano il Cielo, e ora la terra, ma per chi mi ha dato la sua volontà ha preso posto nell’ordine divino, vuole e fa ciò che facciamo Noi, si sente regina, quindi è quasi impossibile uscire dal nostro Fiat, né si adatterebbe a fare la serva, la schiava, se uscisse dal nostro Volere.  Il terzo muro è tutta la Creazione, la quale sente in essa la virtù operante del Voler Divino, di cui tutte ne posseggono la vita, e per farle omaggio si murano d’intorno, il sole con la sua luce, il vento col suo impero, insomma, tutte le cose create sentono la forza creatrice, la virtù operante e sempre nuova che opera nella creatura, mentre loro non possono far di più di quello che fanno e corrono intorno per godersi le opere di quel Fiat di cui sono animati.  Perciò non ti dar pensiero, godi la pace di quel Volere che ti possiede, ed il tuo Gesù ci penserà a tutto”.

 

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34-31

Aprile 8, 1937

 

Tutto ciò che si fa nel Voler Divino costituisce un diritto per tutti, e

tutti possono fare quel bene.  Questi diritti furono dati da Adamo, dalla

Regina del Cielo, da Nostro Signore, il quale ci preparò la veste regale.

 

(1) La mia povera mente non fa altro che tuffarsi nel mare del Fiat Supremo, e per quanto sento il Cielo in me del Voler Divino, molte volte sperdo Gesù nell’immensità di questo Cielo, e non lo trovo, e la sua privazione è il più duro martirio della mia povera esistenza quaggiù, e quanto ci vuole per trovarlo, fino a farmi ridurre in uno stato sì compassionevole da sentirmi morire, e allora se ne viene, o con uno stratagemma d’amore, o con una verità più sorprendente da sentirmi ritornare la vita fino a dimenticarmi le pene sofferte.  Ah! Gesù, quanto ne sai fare.  Onde pensavo:  “E perché Gesù non mi porta nelle sue regioni Celesti, perché farmi tanto stentare?  Mi sembra che vedo il porto e sto per dare un salto per entrarvi, ma che, una forza potente mi fa indietreggiare e ritorno ad essere la povera esiliata.  Onde mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, tutto bontà e compassionandomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, coraggio, il coraggio abbatte le piazze più forti, vince gli eserciti più agguerriti, debilita la nostra Potenza, anzi se la appropria e coraggiosa vince ciò che vuole, e Noi vedendola che non ha il minimo dubbio d’ottenere ciò che vuole, perché il dubbio diminuisce il coraggio, diamo più di quello che vuole.  Figlia mia, il coraggio, la fiducia, l’insistenza senza mai cessare, l’amore, nella nostra Volontà sono le armi che ci feriscono, che debilitandoci, facciamo prendere da essa stessa ciò che vuole.

(3) Ora voglio dirti il perché ti trattengo ancora su questa terra, tu sai che la nostra Volontà Divina è immensa, e alla creatura le manca la capacità, lo spazio di poterla abbracciare tutta insieme, perciò le conviene prenderla a sorsi a sorsi, i quali li prendi ora quando fai i tuoi atti nel mio Volere, ora quando ti manifesta una verità che l’appartiene, se preghi, se desideri che venga il mio regno, se soffri per ottenerlo, questi sono tutti sorsi che allargano la tua capacità e formano lo spazio dove rinchiudere i sorsi di Essa, e mentre ciò fai, vieni a rinchiudere ora una generazione, ora un’altra che devono possedere il regno del Fiat Divino.  Ora, tu devi sapere che essendo le generazioni come una famiglia, che tutti hanno diritto all’eredità del Padre e come membra che formano un sol corpo, e di cui Io sono il capo, quando un membro fa un bene, l’ottiene e lo possiede, le altre membra acquistano il diritto di fare e di possedere quel bene.  Ora, non ancora hai rinchiuso tutte quelle generazioni che devono possedere la mia Volontà come vita, quindi ci vogliono ancora la catena dei tuoi atti, la tua insistenza, le tue pene, per bere altri sorsi per formare lo spazio per dare il diritto che volendo, possano possedere il regno mio; non appena avrai fatto l’ultimo atto che ci vuole, subito ti porterò nella patria celeste.

(4) Ora figlia mia, la mia Divina Volontà con la sua immensità coinvolge tutti e tutto, non vi è essere che non nuoti in Essa, perciò tutto ciò che si fa diventa diritto di tutti, e tutti possono ripetere quell’atto, al più chi non vuol ripeterlo e possederlo, e non vuol riconoscere che vive in Essa, e la sua vita è animata dal Fiat Divino, questi sono come ciechi, che mentre il sole le dardeggia con la sua luce, essi non veggono e giacciono come se fosse notte per loro, sono come paralizzati, che mentre possono avere l’uso delle membra di fare il bene, si contentano di restare immobilizzati, sono come muti che non sanno parlarne, ma però ciechi, paralizzati e muti volontari; ma tutto il resto, come la mia Volontà è vita e sta in comunicazione con tutti, così tutto ciò che si può fare in Essa è vita e bene e diritto di tutti, e tutti possono ripetere quell’atto per formare la Vita Divina operante in loro.  I primi diritti di far possedere il regno del mio Volere alle umane generazioni furono dati da Adamo, perché lui, la prima epoca della sua vita, i suoi atti furono fatti nel Voler Divino, e sebbene peccò e perdette volontariamente la Vita operante della mia Volontà in lui, e lui in Noi, ma i suoi atti restarono, perché ciò che si fa nel nostro Volere non esce, perché sono le nostre vincite, le nostre vittorie sull’umano volere, quindi sono nostri, e Noi mai mettiamo fuori ciò ch’è nostro.  Onde chi entra in Esso trova il primo amore di Adamo, i suoi primi atti che le danno il diritto di possedere il nostro Fiat e di ripetere gli stessi atti che lui fece, i suoi atti sono ancora parlanti, il suo amore è ancor fuso nel nostro, e incessantemente ci ama col nostro stesso amore.  Perciò l’operare nel Voler Divino si rende eterno con Noi, e non è soggetto a finire e si mette a disposizione di tutti, in modo che solo chi è ingrato non lo prende e non si vuol servire della vita per ricevere vita.  Questi diritti di possedere la mia Volontà come vita, furono dati dalla Regina del Cielo, perché anch’Essa è della stirpe umana, ma in modo più largo e con più sacrificio, perché le costò la vita del suo stesso Figlio e Dio, per dare il possesso del regno del nostro Fiat alle umane generazioni, e avendole costato tanto è la più che sospira e prega che entrino i suoi figli in questo regno sì santo.  Poi ci fu la mia discesa dal Cielo in terra, che prendendo umana carne, ogni mio atto, pena, preghiera, lacrima, sospiro, opera e passo, costituiva un diritto di far possedere il regno del Fiat alle umane generazioni.  Posso dire, la mia Umanità è vostra e di tutti, e chi vuole entrare in questo regno troverà in Essa la porta, i diritti e la veste regale per entrare, la mia Umanità è la veste che deve coprire e vestire con decenza tutti quelli che lo possederanno.  Il mio Amore è tanto che chiamo altre creature che con grazie portentose e col sacrificio della loro vita, le faccio vivere nel mio Volere, le quali costituiscono nuovi diritti, sborsando la loro vita per dare il possesso del mio regno all’umana famiglia.  Perciò la tua volontà corra sempre nella mia, affinché compiuti i tuoi atti, possa spiccare il volo alla patria celeste”.

 

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34-32

Aprile 18, 1937

 

Incontri continui tra il Voler Divino e la creatura.  Come chi vive

in Esso ha formato il piccolo maricello del Fiat.  Come corre

sempre in ogni cosa per dare nuove grazie e nuovo amore.

 

(1) Il mio volo nel Fiat continua, anzi mi sento che mi viene incontro in ogni istante, in ogni cosa che tocco, che faccio, nelle pene e nelle gioie, in ciascuna cosa creata, che me le mette intorno per farmi servire, mi sembra che stia come alla spia, per farsi conoscere per dirmi:  “Sono qui, dimmi che vuoi, mi renderai più felice se mi metti in condizione di poterti abbondare di più, affinché felicitandoti, Io mi senta più felice per la felicità della figlia mia.  Ora, mentre la mia mente era affogata nel suo mare divino, il mio amato Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, con un’amore che non poteva contenere mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, l’amore eccessivo della Divina Volontà dà dell’incredibile, quando la creatura vive in Essa, ha formato il suo piccolo mare del Fiat nell’anima sua, la quale tirata dalla sua stessa potenza vuole sempre più ingrandire questo suo maricello nella cerchia dell’anima, senti che fa:  Presa d’amore irresistibile corre, corre sempre in ogni atto ch’essa fa, se vede che deve far uso della parola, corre, le va incontro, investe la parola col suo Fiat, e accresce la sua Potenza Divina nella parola della creatura; se vede che deve operare, corre, le prende le mani, se le stringe, le investe col suo Fiat, e aumenta la sua Potenza Divina nelle opere di essa; se vede che sta per muovere il passo, corre, li investe, e le dà tale potenza, da correre sempre verso Chi corre sempre verso di essa; se ama, corre per darle nuovo amore; se vede che desidera che vuol essere sempre più buona, corre e aumenta la sua bontà; non vi è pensiero, palpito e respiro che non investa col suo Fiat, per far crescere la sua Sapienza, la sua Bellezza, il palpito del suo eterno Amore.

(3) Ma non è tutto ancora, credi tu che il mio Volere può fare delle soste nel correre sempre verso chi possiede il suo Volere?  Affatto, per correre se ne serve di tutto, se il sole la investe, corre per darle più luce, e siccome la creatura è più del sole le dà le proprietà che contiene la luce, anzi le aumenta, le dà la sua dolcezza divina, la sua fecondità, la varietà dei suoi profumi celesti, il gusto dei suoi sapori divini, le sue qualità supreme come le più belle varietà dei colori, e fa in modo, con la Potenza del suo Fiat, che la sua amata creatura, più che sole, non resti altro di essa che luce e calore per investirla e farsi investire; se le soffia il vento, corre, la investe, e col suo Fiat aumenta la potenza del suo Amore imperante, i suoi gemiti divini, per farla gemere coi suoi stessi gemiti e sospiri che venga il suo regno sulla terra, la bacia, l’accarezza, se la stringe forte per farsi sentire quanto l’ama e come vuol essere riamato; se beve l’acqua, corre per investirla con la sua freschezza e refrigeri celesti; se prende il cibo, corre per alimentarla col cibo della sua Volontà, affinché la Vita Divina cresca nella creatura, si raffermi e si confermi maggiormente in essa.  Insomma, non vi è cosa in cui il mio Volere non corra, e oh! la festa che fa quando si vede che essa riceve questo dolce incontro e riceve il bene che senza mai cessare le vuol dare, e se la creatura, anch’essa corre in ogni cosa verso Chi corre verso di lei, oh! allora il mio Fiat è preso da tant’amore, che il suo mare interminabile si gonfia, forma le sue onde altissime e le scarica nel piccolo maricello, ingrandendo in modo meraviglioso e prodigioso la capacità e larghezza del suo nel maricello dell’anima.  Figlia mia, questi sono i nostri modi divini, amare sempre senza mai cessare, dare sempre senza mai finire di dare, se ciò non fosse, dovevamo mettere un limite alla nostra Potenza, un basta al nostro Amore, ma neppure lo possiamo, perché essendo il nostro Essere infinito, da per Sé stesso corre in cerca di chi ama e che vuol essere riamato, perciò i limiti non hanno valore ed il basta non esiste per Noi.  Al più chi ingrato non ci vuol riconoscere, e non riconoscendoci, succede come al cieco, che ad onta che il sole non le nega la sua luce, anzi lo investe da per tutto, lui non vede né lo conosce, ma non può negare che non sente il suo calore.  Ma ciò non può succedere per chi vive nel nostro Volere, già Lui stesso la tiene in sentinella, in atto di aspettativa continua di ricevere i nostri incontri, per incontrarci; le nostre corse per correrci, e se il nostro Amore, per farla correre di più le nasconde le nostre corse, mentre corriamo lo stesso, oh! come spasima la povera figlia, tanto che siamo costretti a rompere subito il velo del nascondimento e dirle:  “Siamo qui, quietati, non temere che mai lasceremo la figlia nostra, la figlia del nostro Volere”.  E per quietarla le facciamo sentire più vivo il nostro Amore, e l’abbondiamo di grazie maggiori”.

 

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34-33

Aprile 25, 1937

 

Prodigio dell’atto operante della Divina Volontà nella creatura.

Come chi la fa operare in essa, è la sospirata, la benvenuta, la

beniamina di tutta la corte celeste.  Tutto ciò che si fa in

Essa, acquista la virtù di produrre Vita Divina.

 

(1) Stavo pensando alla Divina Volontà operante nella creatura.  Mio Dio, quante sorprese, quante scene commoventi, quante maraviglie e prodigi che solo un Dio può fare, e la piccolezza umana resta stupita, incantata nel vedere l’immensità del Fiat Divino, che mentre resta immenso, si chiude nel suo piccolo atto, e con la Potenza creatrice vi forma il suo atto operante, con una catena di prodigi divini inauditi, ma tali e tanti, che i Cieli stupiscono e la terra trema innanzi all’atto operante del Voler Divino nella creatura; ma mentre la mia mente si perdeva in queste sorprese, il mio Sommo Bene Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del Fiat Supremo, è tanto il nostro Amore, che non appena la creatura chiama il nostro Volere nell’atto suo, che corre e scende nell’atto di essa; già chiamarlo, non è altro che preparare il posticino dove deve operare, chiamarlo significa amarlo, e che sente il bisogno dell’atto operante della mia Volontà, affinché la sua non solo non operi, ma resta come sgabello e ammiratore d’un Volere sì Santo.  Onde scendendo porta con Sé la sua virtù creatrice, le sue gioie e beatitudini celesti, la stessa Trinità Sacrosanta, come spettatrice e attrice del suo operato, e mentre nel posticino della creatura pronunzia il suo Fiat, forma tali prodigi e maraviglie, che il cielo, il sole resta dietro, e supera tutto il bello della Creazione, vi crea le sue musiche divine, i soli più fulgidi, vi crea la sua Vita operante, le sue gioie nuove; è tale e tanto quest’atto, che gli angeli, i santi, vorrebbero svuotare le regioni Celesti per godersi l’atto operante del loro Fiat creatore.  E’ tale e tanta la bellezza, la sontuosità, la virtù vivificatrice di quest’atto divino, che il mio Voler Divino se lo porta nel Cielo come conquista e trionfo dell’anima in cui ha operato, per rallegrare con nuove gioie e beatitudini tutta la corte celeste; è tale la gioia, la gloria che ricevono, che non fanno altro che ringraziare il mio Voler Divino che con tant’amore ha operato nella creatura, perché non vi è né gloria, né gioia maggiore, dell’atto suo operante e conquistante in essa”.

(3) E io nel sentir ciò, sorpresa ho detto:  “Amor mio, se quest’atto se lo porta in Cielo, la povera creatura resta senza e come digiuna di quest’atto”.  E Gesù ha soggiunto:

(4) “No, no, figlia mia, l’atto è sempre suo, nessuno lo può togliere e mentre allieta la patria celeste, resta come base, fondamento e proprietà nel fondo dell’anima, la conquista è sua, e mentre allieta la corte celeste, essa nulla perde, anzi sente in sé la virtù creatrice e continua del mio Fiat in atto di fare sempre nuove conquiste, e mentre resta nell’anima, nel medesimo tempo se lo porta nel Cielo, come nuova gloria e gioia dei santi e come pioggia benefica a tutti i viatori, molto più che l’umana famiglia è vincolata col Cielo, ed il Cielo con la terra, c’è un vincolo tra loro, che tutti hanno diritto di partecipare al bene che esse fanno, sono membri unite tra loro, e come connaturale il bene corre per darsi a tutti.  E poi come la mia Volontà opera nell’anima, il Cielo si mette in aspettativa, perché nuotando essi nel Fiat sentono che sta per operare, e perciò si mettono sull’attenti, reclamano, sospirano di ricevere le nuove conquiste e gioie della Vita della Divina Volontà che loro posseggono.  Essa è vita primaria dei santi in Cielo, quindi negli atti che Essa fa tutti concorrono, perciò con diritto vogliono ricevere le nuove gioie e le belle conquiste che sa fare la mia Volontà.  Onde chi la fa operare negli atti suoi, è la nuova gioia del Cielo, la benvenuta, la beniamina, la sospirata di tutta la corte celeste, molto più che gioie di conquiste non c’è ne sono lassù, e perciò l’aspettano dalla terra.  Oh! se tutti conoscessero tutti questi segreti del mio Fiat Divino, metterebbero la vita per vivere di Esso e farlo regnare nel mondo intero”.

(5) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, né posso farne a meno, me la sento dentro di me che mi dà vita, me la sento fuori di me, che come la più tenera delle madri mi porta fra le sue braccia, mi alimenta, mi cresce e mi difende da tutto e da tutti, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, com’è bella la mia Volontà, nessuno può darsi il vanto d’amare la creatura come Essa l’ama, è tanto il suo amore, che tutto Essa vuol farle, non la vuole affidare a nessuno, col suo Fiat la crea, la cresce, l’alimenta, la porta sempre fra le sue braccia di luce, le fa da maestra, insegnandole le scienze più sacre, le rivela i segreti più reconditi e nascosti del nostro Essere Supremo, la mette a conoscenza del nostro Amore, delle fiamme che ci bruciano, per farla bruciare insieme con Noi in ogni atto che fa, non la lascia mai sola, corre per mettervi la sua Vita.  Sicché ogni atto è animato dalla sua Vita Divina, e posseggono la virtù di poter produrre Vita Divina; e la mia Volontà prende queste vite da dentro gli atti della creatura per dare Vita Divina, vita di grazia, vita di luce, vita di santità alle altre creature, e vita di gloria a tutta la corte celeste, Essa è la vera faccendiera, vuol darsi a tutti per mezzo di chi vive nel suo Volere.  E quando ha formato la pienezza del suo capolavoro, se la porta al Cielo come trionfo, vittoria della sua Potenza e arte divino, che sa e può fare nella creatura purché si presti a vivere con Essa e si faccia portare nelle sue braccia.  Perciò sii attenta e fati lavorare d’un Volere sì Santo, che tanto ti ama e che vuol essere amato”.

 

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34-34

Maggio 6, 1937

 

Come Gesù non sa che farne di un’anima che non possiede la pace.  Chi vive

nel Voler Divino Dio le fa dono di tutte le opere sue, e anche della sua stessa

Vita, per farle veder quanto e come vuol essere amato.

 

(1) Il mio abbandono nel Voler Divino continua, la mia povera mente, oppressa per gli incidenti della vita, per me troppo dolorosi, cerca il mio rifugio nel centro del Fiat, nel quale mi sento rinascere a novella vita, ringiovanire, rifare dalle mie tappe dolorose, ma come mi scosto dal suo centro, le mie oppressioni risorgono, tanto da sentirmi i giusti rimproveri del mio caro Gesù, fino a dirmi:  “Figlia mia, badaci, che Io non so che farne d’una anima che non è pacifica, è la pace il mio celeste soggiorno; il campanello che con suoni vibranti e dolci che chiama il mio Volere a regnare, è la pace”.  La pace possiede voci sì potenti che chiama tutto il Cielo, lo mette in attenzione per farlo essere spettatore delle belle conquiste dell’operato del Voler Divino nella creatura.  La pace mette in fuga le paurose tempeste e fa sorgere il celeste sorriso dei santi, l’incanto più bello d’una primavera che mai finisce, perciò non mi dare questo dolore di non vederti in pace”.  Onde cercavo quanto più potevo di tuffarmi nel Voler Divino per non sentire più me stessa, seguendo i suoi atti, tanto della Creazione come quelli della Redenzione, ed il mio amato Gesù ha investito il mio intelletto e con la sua voce creatrice, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, lascia te stessa e vieni nella mia Volontà, sentiamo l’estremo bisogno di far conoscere dove giunge il nostro amore per chi vive in Essa; ed è tanto il nostro Amore, che con ansia aspettiamo che si unisca, si immedesimi alle nostre opere, per darle il diritto come se fossero sue.  E siccome la nostra Forza Creatrice è sempre in atto, come si immedesima con Noi, come se rinnovassimo le nostre opere le facciamo dono e le diciamo:  “Sono opere tue, fanne quello che vuoi; con le nostre opere in tuo potere puoi amarci quanto vuoi, puoi darci gloria in modo infinito, puoi fare bene a chi vuoi, tu prendi diritto non solo delle opere nostre, ma di Colui che il tutto ha creato, e Noi prendiamo diritto su di te che già sei nostra”.  Come sono dolci questi diritti della piccolezza umana nel nostro Essere Divino, sono dolci e amorose catene, che ci fanno amare con amore più intenso e forte la nostra opera creatrice, e nella nostra enfasi d’amore andiamo ripetendo:  “Com’è bella, è nostra, tutta nostra, e Noi siamo tutto di essa, non ci resta altro da fare che amarci, l’ameremo con amore eterno, ed essa ci amerà con eterno amore”.

(3) Io sono rimasta sorpresa, come se volesse mettere dubbio, e Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia, non ti meravigliare, è la pura verità che ti dice il tuo Gesù, che volendo essere amato vuol far conoscere dove può giungere la creatura e quanto l’ama, come se non fosse contento delle nostre gioie interminabili, vogliamo il contento che essa possieda ciò che possediamo, e ci ami come sappiamo Noi amare; vedi, per chi vive nel nostro Volere Divino è quasi connaturale, essa trova il nostro Fiat in atto di creare il cielo, il sole, essa si unisce a quell’atto per fare ciò che fa Esso, è tanta la nostra bontà, che coll’unione abbiamo formato il connubio insieme, e nel nostro Volere abbiamo formato l’atto deciso di dare il cielo, il sole, come dono alla creatura; con questo dono essa ci dà la gloria d’un cielo disteso, ci ama in ogni punto di esso, fa il bene alle creature di farle possedere e godere un cielo, e siccome tiene il sole in suo potere, ci dà la gloria che il globo terrestre possiede la luce, ogni uomo che resta investito dalla luce e calore del sole, è una gloria di più che ci dà, è una sonatina d’amore che ci fa, che rapisce il nostro Amore ad amare di più, ogni pianta, ogni frutto e fiore fecondato e riscaldato dal suo calore è un grido di più di gloria e amore che ci dà, l’uccellino che canta al sorgere del sole, l’agnellino che bela, sono tutti accenti di gloria e d’amore che ci manda, ed il merito di tanti beni che fa il sole alla terra, che sono incalcolabili, di chi sono?  Di chi vive nel nostro Volere, in Esso ciò che è nostro è suo, e siccome Noi non abbiamo bisogno di meriti, avendone fatto dono, lasciamo a lei la parte meritoria, e per contraccambio vogliamo il suo grido d’amore sempre ed in ogni cosa, e così del bene che fanno tutte le cose create, il vento, l’aria, l’acqua e tutto”.

(5) Ond’io nel sentir ciò, non solo sono rimasta meravigliata, ma volevo fare molte difficoltà, e passando agli atti della Redenzione mi sono trovata immersa nelle sue pene, ed il mio sempre amabile Gesù, forse per convincermi si faceva vedere nel mio interno in atto di soffrire la dolorosa Crocifissione, io prendevo parte alle sue pene e morivo insieme con Lui, il suo sangue divino scorreva, le sue piaghe erano aperte.  E Lui con un’accento tenero e commovente, da sentirmi spezzare il cuore mi ha detto:

(6) “Sto dentro di te, sono tuo, sono a tua disposizione, le mie piaghe, il mio sangue, tutte le mie pene sono tue, puoi fare di Me ciò che vuoi, anzi falla da magnanima, da prode, da amante, da vera mia imitatrice, prende il mio sangue per darlo a chi vuoi, prende le mie piaghe per sanare le piaghe dei peccatori, prende la mia Vita per dar vita di grazia, di santità, d’amore, di Volontà Divina a tutte le anime, prende la mia morte per far risorgere tante anime morte nel peccato.  Ti do tutta la libertà, fai tu, sappi fare figlia mia, mi sono donato e basta, penserai tu che tutto mi ridondi a gloria, e come farmi amare.  La mia Volontà ti darà il volo per farti portare il mio sangue, le mie piaghe, i miei baci, le mie tenerezze paterne ai figli miei, e ai tuoi fratelli.  Perciò non ti meravigliare, è questo proprio l’operato divino, tenere le sue opere in atto di ripeterle continuamente per darle, per far dono alle creature, ognuno può dire:  Tutto è mio, anche lo stesso Dio è mio”.  Ed oh! come godiamo nel vederle dotate delle opere nostre, posseditrici del loro Creatore.  Sono gli eccessi del nostro Amore, che per essere amato vogliamo far toccare quanto l’amiamo ed i doni che le vogliamo dare.  Per chi viva poi nel nostro Volere, ci sentiremo come se defraudassimo la creatura se non le facciamo dono di tutto, e questo Noi non lo sappiamo fare.  Quindi sii attenta, fa che l’anima tua sia imbalsamata dalla nostra pace divina, che non conosciamo che cosa sia turbazione, e tutte le cose ti porteranno il sorriso, la dolcezza, l’amore del tuo Creatore”.

 

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34-35

Maggio 10, 1937

 

Come Dio si fa cibo della creatura; lo scambio, l’affiatarsi, il parlarsi

d’ambi le parti formano le opere più belle.  Come la Regina del Cielo

continua l’ufficio di Madre e cresce suo Figlio nelle creature.

 

(1) Il mare del Voler Divino continua ad inondarmi, ed essendo io incapace ed inabile a tutto, pare che si diletta come a piccola piccina di imboccarmi con le sue mani, più che materne, il cibo del suo Fiat, ed insegnarmi parola per parola, sillaba per sillaba, le prime vocali della scienza della Divina Volontà, e quando pare che in qualche modo l’ho capito, oh! come fa festa, perché sente tutta la certezza di formare un’anima tutta di Volontà Divina.  Ed io nel vedere le sue materne cure, come ne sono contenta e lo ringrazio di cuore.  Ed il mio amato Gesù come portavoce del suo Volere, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, ogni verità che ti manifesto sul mio Fiat è una crescenza che fai di Esso, è un boccone di più che serve per rafforzarti, riscaldarti e conformarti maggiormente in Esso, è un sorso di più che bevi dell’immenso mare della mia Volontà, è una proprietà divina in più che acquisti.  Ora, tu devi sapere che ogni atto in più che fai in Essa, imbandiamo innanzi a te la nostra mensa celeste, e se ami, ti ciba del nostro Amore; se passi a comprenderci, ti ciba della nostra Sapienza, ed oh! quante belle notizie e conoscenze ti dà del tuo Creatore, sicché il tuo Dio diventa il tuo cibo prelibato, perciò in tutto ciò che fai, ora ti ciba della nostra Potenza, ora della nostra Bontà, ora della nostra Dolcezza, della nostra Fortezza, Luce e Misericordia nostra.  Quindi la piccolezza umana, col vivere nel nostro Eterno Volere ci assorbe a sorsi a sorsi, a bocconi a bocconi, perché essendo piccola non li è dato, anche per quanto a creatura è possibile, di prendere tutto insieme ciò che deve prendere del nostro Essere Divino, molto più che questo serve a dilettarci a vicenda, Noi a dare ed essa a ricevere, Noi a dare del nostro ed essa a darci la sua piccolezza, Noi a lavorarla come vogliamo ed essa che si presta a farci lavorare; è lo scambio d’ambi le parti, l’affiatarci a vicenda, il parlarci, che formano le nostre opere più belle, e svolgiamo la Vita della nostra Volontà nella creatura.  Senza far nulla non si fa nulla, perciò è necessario operare, parlare, farci comprendere, lavorare, per fare le belle statue, le ripetitrici della nostra Vita.  Quindi, quando troviamo chi vuole ascoltarci, darsi a Noi per ricevere, non risparmiamo nulla di quello che possiamo e sappiamo fare per la creatura.  Ora figlia mia, quando la creatura si è alimentata del nostro Fiat, fino a non conoscere altro cibo, e avendo formato la catena dei suoi atti, tutti suggellati dalle caratteristiche delle virtù divine, Dio resta imprigionato nelle sue virtù divine nella creatura, e allora, se ama è Dio che fa sfoggio della potenza del suo Amore, della sua Bontà, Santità, eccetera, negli atti della creatura, sicché è tale la potenza che esce per mezzo di questi atti che Iddio fa nella sua creatura, che investe Cielo e terra, aleggia su tutte le anime, e col suo Amore potente le investe, le travolge, le fa dare il bacio del Voler Divino, in modo che l’umana famiglia sentiranno la sua Potenza, il suo Amore, che vuol regnare.  Molto più, che questo diritto ce li dà il Dio nascosto per mezzo di una creatura che appartiene alla loro razza umana, diritti che non potranno disconoscere, menoché qualche perfido, ma la mia Potenza lo saprà atterrare e vincere.  Onde lasciami compiere il lavoro della mia Volontà in te, non ti opporre in nulla, e tu ed Io saremo contenti di vederla regnare nelle altre creature”.

(3) Dopo ciò mi sono fatta la Santa Comunione, e nel mio interno si faceva vedere il mio caro Gesù, piccino, piccino, e la Madre Celeste che stendeva il suo manto azzurro sopra di me e del piccino divino, poi non so come me l’ho sentita dentro di me, che baciava, carezzava, prendeva nelle sue braccia il suo caro Figlio, se lo stringeva al cuore, lo cresceva, lo nutriva, le faceva mille stratagemmi d’amore, io ero spettatrice e meravigliata.  E la Sovrana Mamma Celeste mi ha detto, ma con un’amore che faceva stupire:

(4) “Figlia mia, non c’è nulla da meravigliare, Io sono inseparabile dal mio caro Gesù; dove c’è il Figlio deve essere la Madre, è questo il mio compito di crescerlo nelle anime.  Lui è piccino, le anime non se ne intendono come lo devono crescere, né hanno il latte dell’amore per alimentarlo, per quietarle il pianto, per riscaldarlo quando lo fanno intirizzire dal freddo, Io che sono la Mamma so i piccoli bisogni del mio piccino divino, né Lui saprebbe stare senza della Mamma sua, siamo inseparabili tutti e due, Io ripeto nelle anime ciò che feci nella sua infantile età, e mentre cresco mio Figlio, prestandole tutta la cura per renderlo felice, nello stesso tempo prendo cura della figlia per crescerla a secondo che la vuole il Figlio mio.  Questa è la mia missione più che celeste, come vedo mio Figlio nelle anime, così corro, scendo in loro e mi occupo della sua crescenza.  Molto più che essendo una la Volontà di mio Figlio con la mia, come connaturale dove si trova Lui ci sono anch’Io, e di conseguenza il mio amore si impone di svolgere l’ufficio di Madre a Colui che tanto mi ama, e a coloro che tanto amiamo, perché mi sento come gemelli nati ad un parto, il mio Figlio Dio e la creatura, come non amarli? ”

(5) Poi con un’accento più tenero e commovente ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, com’è bella, grande, prodigiosa la virtù della Divina Volontà.  Essa svuota tutto ciò che non è né luce, né Divino, unisce le distanze più lontane, ripete in atto ciò che fu fatto da secoli e secoli e rende come connaturale l’atto umano nel Divino, è la sua Forza Creatrice che giunge a bilocare, a moltiplicare, a trasformare la sua stessa Vita nella creatura.  Perciò amala assai e non negarle nulla”.

 

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34-36

Maggio 16, 1937

 

Le verità, parto divino, ed è il più grande miracolo che

Iddio possa fare, ed il gran bene che porta alle creature.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel mare del Voler Divino, le tante verità manifestatemi, si affollavano nella mia piccola mente come tanti fulgidi soli, ognuno dei quali volevano dire la storia del Fiat Divino, ma l’uno distinto dall’altro, chi voleva dire la storia della sua luce eterna, chi della sua santità, chi del modo come forma la sua Vita nel centro dell’anima, insomma, tutte avevano che dire d’un Volere sì Santo, e tutte avevano un compito speciale d’essere portatori del bene che ciascuna racchiudeva, che unite insieme formavano una sol vita.  Però, per poter deporre il bene che racchiudevano, volevano essere ascoltate, aperte le porte dell’anima, riconosciute e quasi pregate e apprezzate, per farle deporre la Vita che contenevano.  Io mi perdevo in mezzo a tanti messaggeri, ché tutti volevano dire la storia eterna del Fiat.  Ed il mio Sommo Bene Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, con un’amore indicibile mi ha detto:

(2) “Mia piccola Figlia del Voler Divino, tu devi sapere che il più gran miracolo che il nostro Essere Divino può fare, è il manifestare una verità che ci appartiene, perché Essa primo viene formata, maturata nel nostro seno e come parto nostro l’usciamo fuori come portatore di Vita Divina a bene delle creature.  E allora l’usciamo questo parto, quando il nostro Amore alza tanto le sue fiamme, che per non restare affogato sentiamo il bisogno di mettere fuori i nostri parti divini.  Vedi dunque che cosa mettiamo fuori col manifestare una verità, non il cielo, il sole, il vento, ma la Vita nostra come portatrice di Vita Divina alle creature, gli altri miracoli, la stessa Creazione sono opere nostre, non vita, invece le verità sono vita perenne, e se trovano chi le riceve, si bilocano, si moltiplicano in modo incredibile per ciascuna creatura, tanto che ciascuna la può tenere per sé come vita che l’appartiene.  Queste verità come parti nostri, ci somigliano in tutto al nostro Ente Supremo, non sono voce e parlano, e fanno parlare; non hanno piedi e camminano, ma così veloci, che nessuno li può raggiungere, né impedire il passo; entrano nelle intelligenze e formano il pensiero per farsi conoscere; trasmutano la volontà per farsi possedere; rinnovano la memoria per non farsi dimenticare; camminano nelle vie del cuore per farsi amare.  Sicché non hanno mani e operano, non hanno occhi e guardano, non hanno cuore e generano amore.  Le verità non sono altre che vite palpitanti del nostro Essere Divino in mezzo alle creature, palpito senza cuore, perché il nostro cuore è la creatura, e Noi come Spirito purissimo, che ci troviamo dappertutto, siamo il palpito, che mentre non si vede, si sente e formiamo la vita e la diamo a tutte le umane generazioni.  Onde non vi è miracolo simile al gran miracolo di quando usciamo da Noi una verità, è una Vita nostra che esponiamo, la quale più che sole, si farà luce delle creature, che dardeggiandole col suo calore vitale, maturerà la sua Vita, prima a chi viene diretta e poi diffondersi in chi la vuol ricevere, e se trovano ingrati che non vogliano ricevere un tanto bene, esse non sono soggette né a morire, né a perder la vita, ma aspettano con pazienza invitta, se occorre anche secoli, nuove generazioni, alle quali daranno i beni che posseggono e compiranno lo scopo perché sono uscite dal seno Divino.  Noi nell’uscire le nostre verità guardiamo i secoli, e quando siamo certi che bilocheranno, moltiplicheranno le nostre vite in mezzo alle creature, allora l’usciamo per dare il bene che posseggono, e per ricevere l’onore e la gloria divina che le nostre verità posseggono.  Noi non facciamo mai cose inutili, credi tu che le tante verità che ti abbiamo manifestato sulla nostra Volontà con tanto amore non porteranno il loro frutto e non formeranno la vita di esse nelle anime?  Affatto, se l’abbiamo uscito è perché sappiamo certo che porteranno il loro frutto e stabiliranno il regno del nostro Volere in mezzo alle creature, e se non oggi, perché li sembra che non sia cibo adattabile per loro, e forse disprezzano ciò che li potrebbe formare la Vita Divina in loro, verrà tempo che faranno a gara a chi più potrà conoscere queste verità, col conoscerle le ameranno, l’amore le renderà cibo adattabile per loro e così formeranno la vita che le mie verità le porgeranno.  Perciò non ti dar pensiero, è questione di tempo, Io che conosco le cose come andranno, non mi arresto, continuo a manifestare le mie verità, e tu segui il tuo volo, e prestati ad ascoltarmi, e a metterle in pratica”.

 

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34-37

Maggio 23, 1937

 

Come la Divina Volontà è ordine e pace, e questo è il segno dov’Essa

regna.  Chi vive nel Voler Divino è sempre rinnovata nella santità,

amore e freschezza divina, e nel suo atto corre l’atto creante

e crescente dei beni divini.

 

(1) Il mare del Voler Divino mormora continuamente, ma con tale armonia, ordine e pace, le sue onde sebbene altissime, sono sempre pacifiche e come investono le creature, Cielo e terra, prima le danno l’abbraccio ed il bacio di pace e poi entrano nelle loro anime; se non ricevono il bacio di pace, pare che le passano avanti, perché dove non vi è pace non si adatta il Voler Divino, non è luogo per Esso.  Ma mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, con una dolcezza e pace divina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la mia Volontà è ordine, ed il segno se regna nell’anima è l’ordine perfetto, il quale genera la pace.  Sicché la pace è figlia dell’ordine, l’ordine è figlio immediato e generato dal mio Fiat.  Ma tu non sai il gran bene che produce l’ordine.  Esso dà il dominio alla creatura e la rende dominatrice di sé stessa, dominatrice di tutte le cose create, e siccome il suo dominio è divino, perché generato dal mio Volere, domina sulla mia stessa Volontà e su tutti.  Ma non è tutto ancora, la virtù dell’ordine è ammirabile, si vincola con tutti, si dà a tutti e con le sue onde pacifiche e dominatrici prende e fa sua la forza della Creazione, quella dei santi che stanno in Cielo, la stessa Forza Divina se la fa sua, i suoi modi ordinati e pacifici sono così penetranti ed insinuanti, che tutti la lasciano fare, molto più che essa a tutti si ha dato, non ha ritenuto nulla per sé, è giusto che tutti si diano ad essa.  Perciò sente in sé la pace, la gioia, la felicità del celeste soggiorno; tutti si sentono uniti, vincolati con unione inseparabile, perché ciò che unisce la mia Volontà non è soggetto a separazione.  Onde il vero ordine porta l’unione, l’accordo con tutti, ed essa ha un posto in tutti, e tutti troveranno un posticino in essa, che amerà con quello stesso amore con cui li ama il loro stesso Creatore.  Sono i prodigi che sa fare il mio Fiat onnipotente, dove Esso regna non sa fare altro che opere che lo somigliano, e generano nell’anima gli effetti che formano la sua stessa Vita, tanto che nessuna potrà ridire alcunché, e devo poter dire:  “Nessun me la tocchi, né la potranno toccare perché è Volontà mia, e se qualcuno ardissero, saprò difendere Me stesso, il mio Amore si convertirà per loro in fuoco di giustizia e li umilierò fin nella polvere.  Perciò sii attenta che tutto sia ordine e pace in te, se avverti qualche cosa in contrario mettiti in guardia e pregami, pressami che col mio dominio atterri tutto ciò che non è ordine e pace perenne”.

(3) Onde seguivo a pensare alla Divina Volontà, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come la creatura chiama la mia Volontà negli atti suoi per vivere in Essa, Essa investe la creatura ed il suo atto con la sua Forza Creatrice, e rinnova la sua Vita Divina; e supponi che la chiama mentre sta operando, senti che fa il mio Volere:  Chiama in atto quante volte ha operato, l’unisce insieme, come se fosse un’atto solo, e mettendo la sua Forza creatrice trasforma in divino tutto ciò che ha fatto e sta facendo, vi suggella la santità delle sue opere e le dà il nuovo merito e gloria come se tutto di nuovo avesse operato per amor suo; se ama, chiama a vita quante volte ha amato e ne fa un solo amore; se soffre, chiama a vita quante volte ha sofferto, l’unisce insieme e vi mette il suggello di pene divine, e le dà il nuovo merito di quante volte ha amato e sofferto, insomma tutto ciò che ha fatto e ripete, tutte ritornano in atto, coll’unirsi insieme per ricevere la nuova bellezza, santità, grazia, freschezza, amore, e nuovo merito; nella mia Volontà non ci sono atti separati, né divisi, ma unità somma, tutto deve dare di Me, con questa sola differenza, che nella creatura c’è il nostro atto creante e crescente, invece il nostro Essere Supremo non è soggetto né a crescere né a decrescere, è tanta la nostra pienezza, immensità, ed infinità, che per sfogo del nostro Amore sentiamo il bisogno di dare e d’amare le creature, e d’essere amati, ma senza che nulla scemiamo.  Ecco perciò siamo tutti occhi, stiamo come a guardia per vedere quando vuol far vita nel nostro Volere, per avere occasione d’amarla di più e arricchirla del nostro Amore, per ricevere amore.  Possiamo dire che la copriamo del nostro Essere Divino, l’affiatiamo con Noi per godercela e darle del nostro, e quando essa, scossa dalle febbre del nostro Amore, dal nostro alito bruciante, che le dice continuamente:  “Ti amo, ti amo o figlia”.  Ed essa fa suo l’eco nostro e ci ripete:  “Ti amo, ti amo Vita della mia vita, Amore del mio amore, Padre mio, Creatore mio, tutto mio, ti amo”.  Essa ci mette in festa e ci dà le pure gioie che vogliamo, perché l’abbiamo dato la vita.  Perciò la vogliamo nella nostra Volontà, per tenerla come la vogliamo, per darle ciò che vogliamo darle, e per ricevere ciò che vogliamo da lei.  Fuori del nostro Fiat, il nostro Amore resta inceppato per essa, c’è tale distacco tra essa e Noi, che si giunge lei a sentirsi lontana da Noi, e Noi lontani da essa, e giunge anche a temerci, e ad aver paura di Noi.  Volontà umana, dove mi getta la creatura che tanto amo”.

 

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34-38

Maggio 28, 1937

 

La Regina portatrice di Gesù, il gran dono che le fu

consegnato.  Compito che ebbe dall’Ente Supremo.

 

(1) Il vivere nel Voler Divino continua, è tanto il suo Amore che mi nasconde nella sua luce affinché non vegga, non senta, non tocchi che la sua Santissima Volontà.  Anzi, questa mattina la mia Madre Celeste mi ha fatto una dolce e cara sorpresa:  Avendo fatto la Santa Comunione si faceva vedere nel mio interno, che stava come affiatata col bambino Gesù, lo teneva così stretto al suo materno cuore, coperto con le sue braccia, che per guardarlo e ricrearlo col mio piccolo amore, doveva abbandonarmi fra le sue braccia per starmi anch’io affiatata con loro, affinché potesse amare come si amavano Gesù e la Mamma Regina.  Oh! come erano contenti che io volevo fare vita insieme con loro.  Ora, mentre mi stavo stretta con loro, la Sovrana Regina tutta bontà e tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia diletta mia, tu devi sapere che Io sono la portatrice di Gesù, questo fu un dono che l’Ente Supremo mi affidò, e quando fu certo che Io tenesse grazia, amore, potenza, e la stessa Volontà Divina per tenerlo custodito, difeso, amato, allora mi fece la consegna del dono, cioè il Verbo Eterno, che s’incarnò nel mio seno dicendomi:  “Figlia nostra, ti facciamo il gran dono della Vita del Figlio Dio, affinché tu ne sia padrona e lo doni a chi vuoi, però sappilo tenerlo difeso, non lo lasciare mai solo a chiunque lo doni per supplire se non l’amano, per ripararlo se l’offendono, farai in modo che nulla le manchi alla decenza, alla santità, alla purezza che le conviene, sii attenta, è il dono più grande che ti facciamo, e ti diamo il potere di bilocarlo quante volte vuoi, affinché chi lo voglia possa ricevere questo gran dono e possederlo”.  Ora questo Figlio è mio, è dono mio, e come mio conosco i suoi segreti amorosi, le sue ansie, i suoi sospiri, ma tanto, che giunge a piangere e con singhiozzi ripetuti mi dice:  “Mamma mia, dammi alle anime, voglio le anime”.  Io voglio ciò che vuole Lui, posso dire che sospiro e piango insieme, perché voglio che tutti posseggano il Figlio mio, ma devo mettere al sicuro la sua Vita, il gran dono che Dio mi affidò; ecco perciò se scende nei cuori Sacramentato Io scendo insieme per garanzia del mio dono, non posso lasciarlo solo; povero Figlio mio se non avesse la sua Mamma che scende insieme, come me lo trattano male, chi non le dice un ti amo di cuore, ed Io devo amarlo; chi lo riceve distratto, senza pensare al gran dono che ricevono, ed Io mi riverso sopra di Lui per non fargli sentire le loro distrazioni e freddezze; chi giunge a farmelo piangere, ed Io devo quietarle il pianto, e fare i dolci rimproveri alla creatura, che non me lo facessero piangere.  Quante scene commoventi succedono nei cuori che lo ricevono Sacramentato, vi sono anime che non si contentano mai d’amarlo, ed Io le do il mio amore, e anche il suo per farlo amare, queste sono scene di Cielo, e gli stessi angeli ne restano rapiti, e ci rinfranchiamo delle pene che ci hanno dato le altre creature.  Ma chi può dirti tutto?  Sono la portatrice di Gesù, né Lui vuole andare senza di Me, tanto che quando il sacerdote sta per pronunziare le parole della Consacrazione sull’Ostia Santa, faccio ali con le mie mani Materne, affinché scenda da mezzo le mie mani per consacrarsi, affinché se mani indegne lo toccano, Io faccio sentire le mie che lo difendono e lo coprono col mio amore.  Ma ciò non basta, sto sempre a guardia per vedere se vogliono il Figlio mio, tanto, che se qualche peccatore si pente dei suoi gravi peccati e la luce della grazia albeggia nel suo cuore, Io subito le porto Gesù, come conferma del perdono, ed Io ci penso a tutto ciò che ci vuole per farlo restare in quel cuore convertito.  Sono la portatrice di Gesù, e lo sono perché posseggo in Me il regno della sua Volontà Divina; Essa mi rivela chi lo vuole, ed Io corro, volo per portarlo, però senza mai lasciarlo, e non solo sono portatrice, ma spettatrice, ascoltatrice di ciò che fa e dice alle anime.  Credi tu che Io non ero presente ad ascoltare le tante lezioni che il mio caro Figlio ti faceva sulla sua Divina Volontà?  Io ero presente, ascoltavo parola per parola ciò che ti diceva, ed in ogni parola Io ringraziavo mio Figlio e mi sentivo doppiamente glorificata ché parlava del regno che Io già possedevo, che era stata tutta la mia fortuna e la causa del gran dono del Figlio mio, e nel vederlo parlare Io vedevo innestata la fortuna dei miei figli con la mia; oh! come gioiva, tutte le lezioni che ti ha dato, e anche più, sono già scritte nel mio cuore, e nel vederle ripetere a te, Io godevo in ogni lezione un Paradiso di più, e quante volte tu non eri attenta e dimenticavi, Io chiedevo perdono per te, e lo pregava che ripetesse le sue lezioni, e Lui per contentarmi, perché non sa negare nulla alla sua Mamma, ti ripeteva le sue belle lezioni.  Figlia mia, Io sono sempre con Gesù, però delle volte mi nascondo in Lui, e pare che Lui fa tutto come se facesse senza di Me, invece Io sto dentro, vi concorro insieme e sto a giorno di quello che fa.  Altre volte si nasconde nella sua Mamma e mi fa fare a Me, ma sempre Lui concorrente insieme.  Altre volte ci sveliamo tutti e due insieme, e le anime veggono la Madre ed il Figlio chi li amano tanto, a secondo le circostanze ed il bene loro richiede, e molte volte è l’amore che non possiamo contenere che ci fa dare in eccessi verso di loro; ma sii certa che se sta mio Figlio, sto Io, e che se sto Io, sta mio Figlio, è un compito che mi fu dato dall’Ente Supremo, cui Io non posso né voglio ritirarmi.  Molto più che queste sono le gioie della mia Maternità, i frutti dei miei dolori, la gloria del regno che posseggo, la Volontà ed il compimento della Trinità Sacrosanta”.

 

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34-39

Giugno 6, 1937

 

Interesse che Dio tiene che la creatura viva nella sua Volontà.

Dote che darà.  Sentinella di Gesù per supplire in ciò che si

manca, e se occorre farà anche miracoli.  Esempio d’un re.

 

(1) Mi sento tra le braccia del Voler Divino e pensavo tra me:  “Mi sembra difficile che si possa vivere perfettamente in Esso, la vita è piena d’intoppi, di pene e di circostanze tali, che resta come assorbita e sfugge il suo rapido corso che come respiro e palpito dovrebbe correre in quel Fiat Divino, come respiro e palpito il suo nel nostro, che corre sempre per darci vita senza mai fermarsi”.  Ed il mio dolce Gesù compatendo la mia ignoranza, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che la prima cosa più interessante, è che il nostro Ente Supremo vuole che la creatura faccia vita nella nostra Volontà, essendo stato questo l’unico scopo per cui l’abbiamo dato la vita.  Ora, quando Noi vogliamo, diamo tutti i mezzi, gli aiuti, le cose necessarie che ci vogliono per far che potesse darci quello che vogliamo da essa, e se occorre un miracolo continuato da parte nostra, lo facciamo, purché otteniamo il nostro intento.  Tu non sai che significa un’atto voluto da Noi e compiuto nella creatura, è tanto il suo valore, la gloria che ci dà, che giunge a farsi corona nostra, abbraccia l’Eterno, ed è tanto il contento che ci dà, che mettiamo il nostro Essere Divino a disposizione della creatura, per fare che il nostro atto voluto e compiuto avesse la sua vita in essa.  Ora, la prima dote che diamo a chi vuol vivere nella nostra Volontà Divina, il primo appoggio, la difesa sicura, sono le verità, queste aprono l’ingresso, le stradanno la via e gelose si mettono come fide sentinelle intorno a chi vuol vivere nel mio Fiat, la luce delle nostre verità che appartengono ad Esso non si sposta più da sopra la fortunata, la investe, la carezza, la plasma, la bacia, e si dà a sorsi a sorsi alla sua intelligenza per farsi comprendere, e questo per corteggio della Vita del mio Volere che regna in essa.  Le verità quando si sprigionano dal nostro seno, hanno il loro compito del bene che devono fare, le anime che devono chiudere nella luce che posseggono, e perciò sono tutt’occhi sopra di esse, le fissano tanto, che non le possono sfuggire, né si stancano, ancorché passassero secoli stanno sempre al loro posto.  Vedi dunque che gran dote darò a chi deve vivere nel nostro Eterno Volere, tutte le conoscenze che ho manifestato sopra di Essa, i valori immensi, i suoi pregi, il suo amore, e l’amore che mi ha spinto a manifestarle, sarà la grande dote e dote divina che darò a chi vorrà vivere nel mio Fiat, nella quale troveranno tutti gli aiuti sovrabbondanti per rendersi ricchi e felici.  Troveranno in queste verità la madre tenera che prendendole nel suo grembo come piccoli bambini, le fascia di luce, l’imbocca il cibo, le fa dormire sul suo seno, per tenerli sicuri cammina nei loro passi, opera nelle loro mani, parla nella voce, ama e palpita nei loro cuori, e per tenerli attenti e divertiti le fa da maestra, dicendoli le scene incantevoli della patria celeste.  In queste verità troveranno chi piange e soffre insieme con loro, chi sa mettere a traffico anche il loro respiro; le più piccole cose, gli stessi nonnulli li cambierà in conquiste divine, ed eterni valori”.

(3) Ed io:  “Mio Gesù, Tu hai ragione, ma la debolezza umana è tanta, che io temo che faccia le scappatine da dentro la tua Volontà”.  E Gesù riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il tuo timore mi dispiace, tu devi sapere ch’è tanto il mio interesse, l’amore che mi brucia ché voglio che l’anima viva nella mia Volontà, che prendo Io l’impegno di tutto, la supplisco in tutto, però faccio questo quando ci è stata una decisione ferma e costante di voler vivere in Essa, e da parte sua non manca, fa quanto più può.  Senti un mio segreto figlia mia, e dove mi fa giungere il mio Amore, senti che faccio quando per stretta necessità della vita umana, questa vita che è anche mia, per pene che Io stesso dispongo, quindi la creatura resta come intontita e smarrita, quindi non sa seguire gli atti della Vita che regna in essa, Io che voglio che questa Vita non resti spezzata, perché essendo Essa, Vita, non virtù che si possono fare atti ad intervalli e a circostanze, ma la Vita c’è tutta la necessità dell’atto continuo, Io che sto a guardia e geloso ne mantengo la sentinella, come vedo che essa interrompe il suo corso, faccio Io quello che dovrebbe far essa, onde il mio operare nel mio Fiat la scuote e ritorna in sé stessa, e segue il suo corso nel mio Volere, ed Io senza neppure dirle nulla della sua fermata, riannodo da dove lasciò e dove seguì l’atto mio, in modo che la Vita del mio Fiat non resta spezzata in essa, perché ho supplito Io a tutto, molto più che nella sua volontà, essa voleva, ma la debolezza l’ha interrotto.  Ecco perciò è tanto il mio Amore che voglio che si viva nella mia Volontà, che a qualunque costo, ancorché ci volessero miracoli continuati Io li farò.  Ma hai tu notato la mia tenerezza, il mio forte Amore?  Ché avendo mancato al suo corso Io non la rimprovero, non le dico nulla e se vedo che avverte che ha mancato le faccio coraggio, la compatisco per non metterle sfiducia e tutto bontà le dico:  “Non temere, ho supplito Io per te, e tu starai più attenta, non è vero?  Ed essa al vedere la mia bontà mi ama di più.  Io lo so che devo dare del mio per far che la creatura viva nella mia Volontà, e perciò farò come un re che ama molto che il suo regno sia popolato; costui fa sentire a tutto il mondo, che chiunque voglia venire nel suo regno lo vuol sapere per mandarli la moneta per il viaggio, che le farà trovare un’abitazione a loro disposizione, vesti e cibi abbondanti; il re si compromette di dare a loro tali ricchezze, da renderli ricchi e felici; sarà tanta la bontà di questo re, che farà vita insieme col popolo, che lo ama tanto che con le sue ricchezze li ha riscattati dalle miserie ed infelicità della vita.  Tale sono Io, farò sapere al mondo intero che voglio il popolo del mio Volere Divino, e purché mi danno il loro nome e mi faranno conoscere che vogliono venire nel mio regno, Io le darò tutti i beni; in esso le infelicità non avranno luogo, ognuno possederà il regno suo, sarà re di sé stesso, e faranno vita insieme col loro Creatore.  Io sfoggerò tanto nel dare, che tutti ne resteranno rapiti.

(5) Figlia mia, oh! come lo sospiro questo vivere della creatura nella mia Volontà, e tu prega e sospiralo insieme con Me, e ti sia dolce il mettere la vita per un regno sì santo”.

 

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34-40

Giugno 18, 1937

 

Che si ottiene e che significa il sottoporsi alla Divina Volontà.  Scambio

d’abbandoni tra la Volontà Divina e l’anima; merito che si acquista.

Sbocco d’amore.  Come in ciascuna cosa creata c’è il deposito d’amore per noi.

 

(1) Stavo seguendo il Voler Divino nei suoi atti, ed oh! quante sorprese, quante cose consolanti, si sente tale amore che si resta come affogato nelle fiamme divine, ed il mio dolce Gesù volendomi fare più conoscere che significa una sottomissione, un’atto in più nel Voler Divino, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se tu sapessi come il mio Amore sente un estremo bisogno di sfogarsi e di farsi conoscere che cosa versa nella creatura quando si sottomette alla mia Volontà e viene come figlia nostra a vivere in Essa.  Come si sottomette e la vediamo nei nostri recinti divini che sono interminabili, ci sentiamo rapire e le versiamo un nuovo mare d’amore, ma tanto grande che si sente affogata, e non potendo tutto contenerlo fa dono a tutti, a tutte le cose create, ai santi, agli angeli, allo stesso suo Creatore, e anche ai cuori disposti della povera terra, del mare d’amore che ha ricevuto; ci sentiamo dare a tutti per farci amare da tutti.  Che traffico, quante industrie amorose, ci sentiamo ripetere le nostre sorprese d’amore, scambiare i nostri modi divini.  Come la creatura si sottomette alla nostra Volontà per farla regnare, ci forma il posto nella sua per farci operare da Dio nel suo piccolo campicello, e sono tali e tanti i prodigi che facciamo, le nostre industrie d’amore, che i Cieli si abbassano, si scuotono e mirano stupiti ciò che facciamo nella creatura dove regna il nostro Fiat Divino.  Tu devi sapere che la nostra creazione non finì nell’uomo, perché fu interrotta dalla sottrazione che fece dal nostro Volere, non regnando in esso non potevamo fidarci di lui, e perciò restò come sospesa la continuazione della nostra opera creatrice; quindi con ansia aspettiamo che torni nelle braccia del nostro Fiat, perché lo faccia regnare, e allora riprenderemo la continuazione della Creazione, ed oh! quante cose belle faremo, daremo doni sorprendenti, la nostra Sapienza metterà fuori tutta la sua arte divina, ed oh! quante belle immagini che ci somigliano metterà fuori dalla sua luce divina, tutte belle, ma distinte l’una dall’altra nella santità, nella potenza, nella bellezza, nell’amore, nei doni, il nostro Amore non sarà più inceppato, trovando il nostro Volere potrà fare e dare quello che vuole, quindi sfoggerà tanto nel dare per rifarsi del suo Amore represso.  E siccome saremo liberi nel dare li chiameremo i tempi nostri, ci faremo conoscere chi siamo, quanto li amiamo e come ci devono amare, li daremo il nostro Amore a loro disposizione, affinché ci potessimo amare con un solo amore.  Sicché chi vivrà nel nostro Volere sarà il nostro trionfo, la vittoria nostra, il nostro esercito divino, la continuazione della nostra Creazione ed il suo compimento.  Credi tu che sia nulla per Noi il voler dare e non poter dare?  Il poter creare innumerevoli prodigi di grazie, di santità, e perché non regna la nostra Volontà nelle anime siamo come respinti ed impediti di poter creare le nostre opere più belle?  Questo è il massimo del nostro dolore, perciò col non fare mai la tua volontà potrai lenirci questo dolore, e col fare sempre la nostra avrai la nostra Potenza, il nostro Amore in tuo potere, così potrai rapire il nostro Fiat per farlo regnare in mezzo alle umane generazioni”.

(3) Dopo continuavo a pensare alla Divina Volontà, e dicevo tra me:  “Non basta darsi una volta in balìa del Fiat Divino, quale può essere il bene di darsi sempre? ” Ed il mio sempre amabile Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, i segreti del nostro Amore tu non li sai, ed i nostri stratagemmi infiniti che giungono fino all’eccesso; bisogna amare davvero per saper trovare tanti ritrovati d’amore, per potersi dare e ricevere da chi si ama.  Tu devi sapere che ogni qualvolta la creatura si dà a Noi, in balìa del nostro Volere, Noi ci diamo ad essa, come abbandonandoci nel seno della creatura, e se tu sapessi che significa questo nostro abbandonarci, la grazia, il bene che le lasciamo, il rinnovamento della nostra Vita che le ripetiamo, il tuo cuore ti scoppierebbe di gioia, di felicità e d’amore.  Ma ciò è nulla, ogni qualvolta si dà a Noi, Noi le diamo il merito che ci ha dato la sua vita, e se si dà dieci, venti, cento, mille volte, e anche più, tante volte le diamo il merito come se ci avesse dato tante vite per quante volte si ha dato, e Noi tante volte diamo la nostra Vita, la rinnoviamo nella nostra, le ripetiamo il bene, anzi lo accresciamo per quante volte si ha dato a Noi.  E’ tanto il nostro compiacimento, il gusto che proviamo quando la creatura si dà a Noi, che largheggiamo tanto verso di essa, che tante volte le diamo il merito di possedere tante Vite Divine, e bilocando la sua le diamo il merito di tante vite per quante volte si ha dato.  Questo è il nostro commercio divino, vogliamo per darci, ci diamo per ricevere la vita della creatura nel nostro Essere Supremo, questo scambio di vite mantiene la conversazione, ci facciamo conoscere chi siamo, le facciamo sentire i palpiti ardenti, l’amore che ci consuma, come l’amiamo e come vogliamo essere amati.  E poi, se non sentisse il bisogno di darsi continuamente a Noi, è segno che non ci ama, ed il suo cuore non è in possesso del nostro Amore irresistibile, questo è il segno del vero Amore:  Volersi dare sempre, quasi in ogni istante a chi ama.  Ma mentre si dà, la forza dell’amore s’impone che vuol ricevere, e se non ricevesse si sentirebbe soffocato e scoppierebbe in gridi di dolore, da assordare Cieli e terra.  E perciò per non giungere a tali strettezze di dolore, il mio Amore aspetta che la creatura si doni a Me, ed Io subito mi dono a lei, con tutta l’infinità della nostra Volontà”.

(5) Onde seguivo il mio giro nella Creazione, ed oh! quante belle sorprese, ogni cosa creata mi diceva quanto Iddio mi amava, ciascuna di esse possedeva lo spazio che conteneva un deposito d’amore, che doveva dirmi sempre:  “Ti ama, ti ama il tuo Creatore”.  Io sono rimasta sorpresa, ed il mio dolce Gesù, ritornando ha ripreso il suo dire:

(6) “Figlia mia, tu sai che la Creazione fu uno sbocco del nostro Amore, e mentre uscimmo la Creazione alla luce del giorno tenemmo tutti presenti, nessuna creatura ci sfuggì e mettevamo per ciascuna di esse, in ciascuna cosa creata, un deposito d’amore che doveva amarla e dirle sempre:  “Ti ama, ti ama il tuo Creatore”.  Sicché se le cose create corrono per dare a loro il bene che posseggono, è il nostro Amore che le fa correre.  Se il cielo si stende sul capo di tutti, è il nostro deposito d’amore che ne dà il diritto.  Se il sole dà la sua luce a tutti, è l’eredità dell’amore che ciascuno tiene nel Sole del suo Creatore.  Se la terra è ferma sotto i suoi passi, è il nostro deposito d’amore che fa prendere come in grembo dalla madre terra la creatura, e assicurandole il passo le dice sotto le sue piante:  “Ti ama, ti ama Colui che ti ha creato”.  Se l’acqua ti disseta, è il nostro grido d’amore che corre nell’acqua e ti disseta, ti lava, dà l’umore alle piante, e tant’altri beni che fa.  Se il fuoco non ti brucia, è il nostro deposito d’amore, che sono le proprietà delle creature che gridano:  “Riscalda la figlia mia, non le fare nessun male”.  E così di tutte le altre cose.  Ora voglio dirti una cosa consolante, se la creatura entra nelle cose create, riconosce questo nostro deposito d’amore in ciascuna di esse e fa risuonare il suo amore nel nostro, prepara la mensa al suo Creatore.  Vedi, solo nel sole quante diversità di cibi d’amore puoi prepararci, in quella luce vi è la dolcezza del nostro Amore, e tu amandoci, al tocco del nostro raddolcisci il tuo e ci dai il cibo dell’amore che ci raddolcisce; in quella luce vi sono i gusti del nostro Amore, e tu amandoci ci dai le gioie dei tanti gusti del nostro Amore; in quella luce c’è il nostro Amore fecondo, l’amore che ferisce, brucia e consumi, e tu amandoci acquisterai la fecondità divina nel tuo amore, la virtù di ferirci, di bruciarti e consumarti per Noi; vi è pure la varietà dei colori che tutto abbellisce, e tu amandoci acquisterai la virtù del bello amore, in cui resterai come ammantata d’una bellezza incantevole, ed oh! come ci sentiremo rapiti.  Figlia, se ti volesse dire la molteplicità e diversità d’amore che abbiamo messo in ciascuna cosa creata per ciascuna creatura, non la finirei più, e come essa tiene il dover di conoscere questo nostro molteplice Amore per trovare il modello d’amarci con tanti amori distinti, come l’abbiamo amata.  Ma ahimè! il nostro Amore resta isolato, senza la compagnia dell’amore della creatura, e questo è un dolore per Noi, che il nostro Amore non è riconosciuto in ciascuna cosa creata, mentre tutte tengono il mandato da Noi d’amarla con amore distinto:  Nel vento corrono i soffi dei nostri baci, le ondate delle nostre carezze amorose, i gemiti del nostro Amore soffocato; nell’impetuosità del vento il nostro Amore imperante che vuole farsi conoscere per imperare su tutti, e delle volte giunge come a parlare quasi con gridi assordanti, per fare che nessun’altra cosa potesse sentire che il nostro Amore che l’ama.  Oh! se la creatura riconoscesse il nostro Amore che corre nel vento, ci restituirebbe i nostri baci e le nostre carezze con le sue; del resto, perché la baciamo e la carezzammo perché vogliamo essere baciati e carezzati da essa, gemerebbe insieme col nostro Amore per non farci soffocare, ci amerebbe col suo e nostro amore imperante, e gridando insieme col nostro Amore assorderebbe a tutti col dirli:  “Amiamo, amiamo Colui che tanto ci ama”.  Anche nell’aria che tutti respirano, quant’amore non corre, ma no, no ad intervallo come nelle altre cose create, ma in ogni istante, in ogni respiro, se dorme, se lavora, se cammina, se mangia, corre sempre il nostro Amore, ma con un’amore distinto e nuovo di tutte le altre cose create, nell’aria corre il nostro Amore che dà vita, con una rapidità incantevole che nessuno le può resistere, corre nel cuore, nel sangue, nelle ossa, nei nervi, in tutto, e si costituisce atto vitale dell’essere umano e tacitamente le dice:  “Ti porto l’Amore continuo del tuo Creatore, e perché continuo ti posso dar vita”.  Oh! se ci riconoscessero nell’aria che respirano, l’atto di vita che abbiamo messo in essa, la foga del nostro Amore che corre, corre sempre senza mai fermarsi, ci darebbe per scambio la sua vita per amarci, per dirci la nostra storia d’amore, e ripetere il nostro ritornello:  “Ti amo, ti amo sempre in tutto ed in ogni cosa, come Tu mi hai amato”.  Dalla cosa creata più grande fino alla più piccola c’è un nostro Amore nuovo e distinto per le creature, e siccome non lo conoscono non ci ricambiano, anzi con somma ingratitudine ricambiano il nostro Amore in offese.  E perciò aspettiamo che la nostra Volontà sia conosciuta e dominante in mezzo alle umane generazioni, la quale sarà la rivelatrice del nostro Amore, e allora ci rifaremo e ci ameremo d’un solo amore.  Come saremo contenti, e vedendoci amati aggiungeremo altri nuovi amori e distinti, così non sarà più represso il nostro Amore, ma avrà il suo sfogo d’amore e d’essere riamato.  Perciò prega che venga il nostro regno, e tu riconosci il nostro Amore, e se vuoi amore amaci, se non troviamo il nostro Amore nella creatura non sappiamo che darle, né che farne, perché manca il poggio dove mettere le nostre grazie ed il primo elemento che forma la nostra Vita in essa”.

 

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34-41

Giugno 28, 1937

 

Ciò che fa Dio alla creatura quando si decide di vivere nella sua Volontà.  Come si

decide di vivere nel Voler Divino, il suo nome è scritto in Cielo e resta confermata

nel bene, nell’amore e santità Divina, e viene aggregata alla milizia celeste.  Esempio.

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, mi sento portata nelle sue braccia, ma con tale amore e tenerezza da sentirmi confusa nel vedermi tant’amata, e circondata dappertutto dalla sua materna bontà.  Ed il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua breve visitina, con un’amore da sentirmi scoppiare il cuore, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia del mio Volere, se tu sapessi qual’è il nostro contento nel vedere entrare l’anima nella nostra Volontà, si può dire che essa corre verso di Noi, e Noi verso di essa, e come ci incontriamo, la Volontà nostra la investe di luce, il nostro Amore la bacia, la nostra Potenza se la prende in braccio, la nostra Sapienza la dirige, la Santità nostra la investe e vi si mette come suggello, la nostra Bellezza l’abbellisce, insomma, tutto il nostro Essere Divino si mette in attitudine intorno ad essa per darle del nostro.  Ma sai perché?  Perché entrando nel nostro Volere, non per vivere del suo ma del nostro, Noi riceviamo ciò che uscì da Noi, ci sentiamo restituire lo scopo per cui la creammo e perciò facciamo festa.  Non vi è atto più bello, scena più incantevole dell’entrare la creatura nella nostra Volontà, ed ogni qualvolta entra, tante volte la rinnoviamo nel nostro Essere Divino, dandole nuovi carismi d’amore, perciò chi vive nel nostro Volere ci tiene in festa, essa sente il bisogno di vivere nel nostro per essere vezzeggiata dal suo Creatore, e Noi sentiamo il bisogno d’essere vezzeggiati da lei, e darle nuovi carismi di grazie e di santità”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io mi sentivo inabissata nell’Eterno Volere, e meravigliata nel sentire quanto siamo amati da Dio se viviamo nel suo Volere; e mille pensieri si affollavano nella mia mente, ed il mio amato Gesù, riprendendo il suo dire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare per ciò che ti ho detto, anzi ti dirò cose più sorprendenti ancora, ma quanto vorrei che tutti l’ascoltassero per far decidere tutti a vivere nel mio Volere.  Senti com’è consolante e bello ciò che il mio Amore mi spinge a dirti:  “E’ tanto il mio Amore, che sento il bisogno di dirti dove giungiamo per chi vive nel nostro Volere”.  Ora, tu devi sapere che come l’anima si decide ripetutamente e fermamente di non più vivere della sua volontà, ma della nostra, il suo nome viene scritto in Cielo con caratteri di luce incancellabile e viene arrolata nella milizia celeste come erede e figlia del regno della Volontà Divina.  Ma ciò non basta al nostro Amore, la confermiamo nel bene, in modo che sentirà tale orrore per ogni minima colpa, che non sarà più capace di cadervi, non solo, ma resterà confermata nei beni, nell’Amore, nella Santità, eccetera, del suo Creatore; sarà investita dalla prerogativa di comprensore, non più sarà guardata come esiliata, e se starà sulla terra, sarà come ufficiante della milizia celeste, non come esiliata; terrà tutti i beni a sua disposizione, potrà dire:  “Essendo la sua Volontà tutta mia, ciò ch’è di Dio è mio”.  Anzi si sentirà posseditrice del suo Creatore, e siccome non opera più con la sua volontà, ma con la mia, si sono rotte tutte le barriere che l’impedivano di sentire il suo Creatore, le distanze sono scomparse, le dissomiglianze tra essa e Dio non esistono più, si sentirà talmente amata da Colui che l’ha creata, da sentirsi scoppiare il cuore d’amore per amare Colui che l’ama, e sentirsi amata da Dio è la gioia, l’onore, la gloria più grande per la creatura.  Figlia mia, non ti meravigliare, sono le nostre mire, lo scopo per cui fu creata la creatura, di trovare in essa la nostra Vita, la nostra Volontà regnante, il nostro Amore, per essere amati e per amarla, se ciò non fosse sarebbe un’opera indegna di Noi tutta la Creazione”.

(5) Io mi sentivo scoppiare il cuore di gioia nel sentire ciò che il mio caro Gesù mi ha detto, e dicevo tra me:  “Possibile, possibile tutto questo gran bene?  Ed il dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia, non sono Io il Padrone di fare e di dare ciò che voglio?  Basta che lo voglia, tutto è fatto, e poi, anche nel basso mondo succedono cose che in qualche modo somigliano:  Se un uomo dà il suo nome scrivendosi nell’esercito del governo, questo per essere sicuro di costui lo fa giurare fedeltà al governo, questo giuramento lo fa restare legato all’esercito, si veste con le divise della milizia in modo che viene riconosciuto da tutti che appartiene all’esercito, e quando ha mostrato abilità e fedeltà riceve la paga a vita, con questa paga che nessuno le può togliere non le può mancare nulla, può tenere servi che lo servono, può vivere con tutte le agiatezze della vita, e ancorché col tempo si ritirasse in riposo.  E che cosa ha dato costui al governo?  E’ solo la parte esterna della sua vita che l’ha costituito il diritto di ricevere la paga durante vita.  Invece, chi con decisione ferma mi ha dato la sua volontà, mi ha dato la parte più nobile, più preziosa, qual’è la sua volontà, in essa mi ha dato tutto l’interno e l’esterno, anche il respiro, e con ciò ha meritato d’essere scritta nell’esercito divino, in modo che tutti la conosceranno che appartiene alla nostra milizia; come potrò fargli mancare nulla, come non amarla?  Se ciò potesse essere, per il tuo Gesù sarebbe stato il dolore più grande, mi avrebbe tolto la pace che in natura posseggo, il non amare colei che tutto mi ha dato e che con amore indicibile la posseggo, la tengo nel mio cuore e le faccio fare la mia stessa Vita”.

 

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34-42

Luglio 4, 1937

 

Come Dio vuol formare tante sue Vite Divine in ciascuna creatura.  Come

chi vive nel Voler Divino si fa portatrice di tutti e di tutto al suo Creatore.

 

(1) Mi trovavo tutta investita del Voler Divino, dovunque e dappertutto lo trovavo in atto che voleva darmi la sua Vita, ed oh! come mi sentivo felice nel sentire il suo impero che a qualunque costo, coi suoi stratagemmi amorosi voleva rinchiudere in me la sua Vita perenne.  Io ne sono restata sorpresa, ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la povera e piccola anima mia, con la sua solita bontà e dolcezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, se tu sapessi come godo e come si sfoga il mio Amore nel manifestarti i nostri arcani celesti, in che stato d’amore si trova il nostro Ente Supremo, la nostra Volontà adorabile, per darmi gusto mi premureresti a farmi dire in qual modo ci troviamo in mezzo alle creature, ed il gran bene che le possiamo fare.  Ora tu lo sai, che la nostra Immensità involge tutto, la nostra Potenza e Fortezza è tanta, che portiamo come in braccio tutto e tutti come se fosse una piccola piuma; tutto questo è natura nel nostro Essere tre volte Santo, tanto che se ci volessimo impiccolire non lo possiamo, la nostra Immensità e Potenza scorre in ogni fibra del cuore, in tutti i respiri, nella rapidità del sangue che scorre nelle vene, nella velocità del pensiero, siamo attori e spettatori, e a giorno di tutto.  Ma questo è nulla, non sono altro che le qualità del nostro Ente Supremo, quello ch’è più da stupire, è che vogliamo formare tante Vite nostre in ciascuna creatura.  Questo è operato di Dio, tenere virtù di poter formare tante Vite Divine per quante creature ha messo fuori alla luce del giorno; del resto la creatura è nostra, creata da Noi, viviamo insieme, e perché l’amiamo il nostro Amore ci porta con una forza irresistibile e potenza tutta nostra a formarci come vita in essa, e la nostra arte creatrice, che non contenta di creare le creature, nella foga del suo amore vuol creare Sé stessa nella persona creata.  Vedi dunque in quale condizione ci troviamo in mezzo all’umana famiglia, in atto di formare sempre Vite nostre in loro, ma la nostra arte creatrice resta respinta, soffocata, senza poter continuare la nostra Creazione Divina, mentre viviamo insieme con loro, vivono a spese nostre, vivono perché vivono di Noi, eppure abbiamo il gran dolore di non potere formare la nostra Vita in loro, mentre questo sarebbe il nostro massimo contento, la più grande gloria che ci darebbero se ci dessero la libertà di farci vita di ciascuna creatura.  Ma sai dove siamo liberi di formare questa Vita nostra?  In chi vive nella nostra Volontà, il nostro Fiat Divino ci prepara le materie prime per formare la nostra Vita, mette in attitudine la sua Potenza, la sua Santità, il suo Amore, e ci chiama nel fondo dell’anima, e Noi trovando le materie adattabili e fattibili, formiamo con amore indicibile la nostra Vita Divina, non solo la formiamo ma la cresciamo, e con sommo nostro gusto e diletto svolgiamo la nostra arte creatrice intorno a questa celeste creatura, ed incominciano la catena dei prodigi; essa possedendo il suo Creatore, la nostra Volontà operante in essa, diventa la portatrice di tutti e di tutto:  Se pensa ci porta i pensieri di tutti, e si fa supplitrice e riparatrice di tutte le intelligenze umane; se parla, se opera, se cammina, porta le parole, le opere, i passi di tutti, la stessa Creazione le fa decoroso corteggio, e si fa portatrice del cielo, delle stelle, del sole, del vento, di tutto, non lascia nulla dietro, ci porta l’omaggio, la gloria di tutte le nostre cose create, fin l’omaggio del dolce canto del piccolo uccellino; possedendo la Vita di Colui che l’ha creata, tutte le fanno corona, anzi tutte vogliono essere portate da colei che possiede l’atto parlante, affinché per ciascuna le dice la storia parlante d’amore, per cui sono state create dal loro Creatore.  Sicché chi possiede il nostro Volere, acquista la nostra gelosia d’amore, che tutto vogliamo per Noi e questo con somma giustizia, perché non vi è cosa che Noi non abbiamo dato, quindi con giustizia tutto vogliamo.  Così, essa, presa dalla nostra stessa follia d’amore vuole tutto, per darci tutto, e gelosa vuol portarci tutto per dirci per tutti e per ciascuna cosa creata la sua parolina d’amore.  Perciò chi vive nel nostro Volere non sta mai sola, primo sta col suo Creatore, col quale sta sempre in gara d’amore, come più si possono amare, e standole tutte le cose d’intorno, si fa portatrice di tutto a Colui che ama, che essendo Amore infinito, vuol vedere nella creatura, tutte le cose convertite in amore per amor suo”.

 

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34-43

Luglio 12, 1937

 

Come le riflessioni umane tolgono il posto alle divine, e sono pietrucce

che intorbidano la fonte dell’anima.  Come la Divina Volontà converte in

natura il suo Amore, e ciò che fa in punto di morte lo anticipa a chi vive in Essa.

 

(1) Sono tra le braccia del Voler Divino, il quale più che vigile sentinella, non solo vuol farsi vita d’ogni mio atto, ma penetrando in ogni nascondiglio del mio cuore e della mia mente, mi richiama se tutto ciò che entra in me non sia parto del Fiat.  Ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, e atteggiandosi a Maestro, che in tutto vuole ammaestrare la figlia sua, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta della mia Volontà, tu devi sapere che le riflessioni proprie, le impressioni, le oppressioni, le malinconie, i dubbi, i piccoli timori, impediscono le riflessioni divine, le impressioni sante, il rapido volo verso il Cielo, le gioie del vero bene, la pace celeste; esse sono come tante pietrucce gettate dentro d’un lago mentre la persona si sta rimirando in quelle acque limpide come dentro d’uno specchio, e vede tutta intera la sua persona, bella e ordinata qual’è; ora, che succede?  Mentre si sta rimirando in quelle acque tersissime, viene gettato in quel lago una piccola pietruccia, l’acqua si increspa, si intorbidi e forma tanti giri e rigiri da intorbidire tutta l’acqua, e della povera persona che si stava rimirando che ne è avvenuto?  Come si formavano i giri nell’acqua, così si portavano, chi un piede, chi un braccio, chi una mano, chi la testa, in modo che si vedeva tutta strangolata dalle increspature di quelle acque; chi è stata che ha fatto perdere la limpidezza di quelle acque in modo che non più si vede intera la sua immagine, ma in modo da far pietà, chi è stata?  Una piccola pietruccia.  Tale è l’anima creata da Dio, più che fonte tersissima, in cui più che fonte tersissima Dio doveva rimirarsi in essa, ed essa in Dio; ora, le riflessioni, le oppressioni, i dubbi, timori, eccetera, sono come tante pietrucce gettate nel fondo della sua anima, e Dio rimirandosi in essa, non se lo sente tutto intero, ma come diviso in tante parti, quindi divisa la Forza, la gioia divina, la Santità, l’unità della pace, questo l’impedirà di conoscere chi è Dio, quanto l’ama e che vuole da essa; e volendosi rimirare essa in Dio, queste pietrucce l’impediranno il passo facendolo zoppicare nel cammino, impedendole il volo per rimirarsi in Colui che l’ha creata, mentre sembrano cose da nulla; eppure in questo viene formata la conoscenza di Dio nella creatura, l’unione, la santità, il rimirarsi Dio nella creatura, ed essa in Dio.  Se l’anima non è turbata da queste pietrucce che si possono chiamare bagattelle dell’anima, che mancando la sodezza e sostanza del vero Amore, sono sempre intorbidate e Dio non può specchiarsi in loro per formare la sua bella immagine, perciò sii attenta e cerca sempre la mia Volontà”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare al gran male che fanno le riflessioni proprie, ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, solo nella mia Volontà l’anima può giungere all’apice della santità più alta, e racchiudere in sé, per quanto a creatura è possibile, un’atto completo, da riempirsi tanto, da non lasciare nessun vuoto in essa, tanto da convertirsi in natura propria il bene che fa; se ama nel mio Fiat, l’onda dell’amore le piove dappertutto, l’investe le più intime fibre, e mentre le piove addosso travolgendola tutta nell’amore, si costituisce regina e converte in natura il suo Amore nella creatura, ma tanto, che si sentirà il respiro, il palpito, il moto, il passo, tutto l’essere che non sa fare altro che amare; quest’onda dell’amore s’innalza fino al Cielo, senza cessare di pioverle addosso e prende d’assalto il suo Creatore e lo ama sempre, perché quando il bene si converte in natura, si sente il bisogno di ripetere il bene ricevuto come atto che costituisce la sua vita.  Se adora, si sentirà cambiata la natura in adorazione, sicché in tutto si sentirà sprigionare adorazioni profonde al suo Creatore.  Se ripara, sentirà la corsa d’andare rintracciando tutte le offese, per mettervi la sua riparazione.  Insomma, la mia Volontà con la sua Forza creatrice non lascia nessun vuoto e sa convertire in natura tutto ciò che la creatura fa in Essa; vedi che differenza tra chi vive nella mia Volontà e la possiede come Vita operante, e tra chi la riconosce come virtù, e forse nelle circostanze più dolorose della vita, ed in tutto il resto come se non ci fosse per loro.

(5) Ora voglio dirti un’altra sorpresa consolante:  E’ tanto il nostro compiacimento quando la creatura si decide con fermezza irremovibile di vivere nel nostro Volere, che ciò che dobbiamo fare nel punto della morte, di confermarla nel bene in cui si trova, perché tu devi sapere che tutto ciò che essa ha fatto in vita, preghiere, virtù, pene sofferte, opere buone, queste servono a formare la nostra piccola Vita Divina nella sua anima, nessun beato entra in Cielo se non possiede questa Vita Divina, a secondo il bene che avranno fatto, e se più mi hanno amato e compiuta la mia Volontà, così l’avranno, chi più piccola, chi più grande, perché la vera felicità, le vere gioie si devono possedere dentro, sicché avranno ciascuno dentro e fuori di loro il loro Dio, che le darà sempre nuove gioie, tanto che se le anime, morendo non sono piene fino all’orlo d’Amore e di Volontà mia, le confermo, sì, ma non entrano in Cielo, le mando in purgatorio a riempire questi vuoti di Amore e di Volontà mia a via di pene, di ansie e di sospiri, e quando del tutto si sono riempite, in modo che si vede in esse che sono già tutte trasformate nel mio Amore e nella mia Volontà, allora prendono il volo verso il Cielo.  Ora per chi non vuol fare più la sua volontà, ma solo la mia, non vogliamo aspettare quel punto, il nostro Amore ci porta con una forza irresistibile ad anticipare la conferma del bene, e convertire in natura il nostro Amore e la nostra Volontà, onde si sentirà che il mio Amore, il mio Volere è suo, sentirà più la mia Vita che la sua, ma con quale differenza di quelli che sono confermati in punto di morte, essi non più cresceranno nel bene, i loro meriti sono finiti; invece questi, la mia Vita crescerà sempre, i meriti non finiscono, anzi avranno i meriti divini, come continuano ad amarmi e a vivere di mia Volontà, così mi conosceranno di più, ed Io l’amo di più e aumento la loro gloria; posso dire che corro in ogni suo atto per darli il mio bacio, il mio Amore, per riconoscerli ch’è mio e darli il valore, il merito come se l’avesse fatto Io.  Ah! tu non puoi comprendere che cosa sentiamo per chi vive nel nostro Volere, come l’amiamo, vogliamo renderla contenta in tutto, perché in essa troviamo realizzato lo scopo della Creazione, accentrata tutta la gloria che tutte le cose ci dovrebbero dare; e poi, la nostra Volontà compiuta è tutto per Noi”.

 

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34-44

Luglio 25, 1937

 

Come un’atto nel Voler Divino può essere un vento impetuoso, un’aria,

un’atmosfera celeste.  Tre circoli.  Dio, se ama opera, se parla dona.

 

(1) Il mare del Volere mormora sempre, e molte volte forma le sue onde impetuose per assalire le creature, per involgerle nelle sue onde amorose, per darle la sua Vita, ma con tale insistenze e astuzie amorose, come se avesse bisogno di noi, povere creature, che si resta stupito.  Oh! com’è vero che solo Iddio sa amarci.  Ora mentre la mia mente si perdeva in questo mare, il mio dolce Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Volere, hai visto com’era dolce il mormorio del mare della mia Volontà?  E pure le anime che vivono in Essa non fanno altro che mormorare insieme in questo mare, esse, eco perfetto del mio Fiat, non cessano mai di mormorare amore, gloria, adorazione, ma in modo semplice:  Se respirano mormorano amore, se palpitano, se circola il sangue nelle vene, se pensano, se si muovono, in tutto mormorano amore, amore, gloria al nostro Creatore, e se chiamano la mia Volontà nei loro atti formano le onde impetuose per involgere Dio e le creature, affinché tutti, Cielo e terra facciano una sola Volontà.  Un’atto nella mia Volontà può essere un vento impetuoso da trasportare, sradicare con la sua Forza, le passioni, le debolezze, le cattive abitudini, l’aria putrefatta del peccato, e sostituirle per le virtù, la Forza Divina, le sante abitudini, l’aria santificante della mia Volontà.  Un’atto nel mio Volere può essere un’aria universale che penetrando dovunque ed in tutti, di notte e di giorno può farsi respirare per infondere la sua Vita, la sua Santità, e togliendo l’aria malsana dell’umano volere, vi sostituisce l’aria salubre del mio Fiat, in modo da restare raddolcite, imbalsamate, vivificate, sanate da quest’aria divina.  Un’atto nel mio Fiat può essere un’atmosfera celeste, che racchiudendo in sé tutte le nostre opere, la stessa Creazione, e con la forza delle nostre opere assalire la nostra Divinità ed imporsi su di Noi, da farci dare grazie e doni da rendere capaci le creature di poter ricevere il regno del nostro Volere.  Un’atto nella nostra Volontà può contenere tali meraviglie, che la creatura è incapace di poterne comprendere tutto il suo valore”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta come inzuppata in questo mare, e non so come, mi sono sentita trasportare nella patria celeste, in mezzo a tre circoli di luce, a capo di essi vi era la Regina del Cielo da un punto, e Nostro Signore dall’altro, con una beltà incantevole e amore indicibile, in mezzo a questi vi era una moltitudine di anime, tutte trasformate nella luce nella quale vivevano e crescevano, ma custodite, dirette e alimentate da Gesù e dalla Madre Celeste, quante belle sorprese si vedevano, queste anime possedevano la somiglianza e la Vita del loro Creatore, ed il mio dolce Gesù e la sua Madre mi hanno detto:

(4) “Questi circoli di luce che tu vedi sono simbolo della Trinità Sacrosanta, e le anime sono quelle che formeranno il regno della Divina Volontà, questo regno sarà formato nel seno della Divinità, i reggitori di questo regno saremo la Madre ed il Figlio, che lo custodiremmo con gelosia.  Vedi dunque la certezza di questo regno, già è formato, perché in Dio le cose sono come già fatte, perciò prega che ciò che sta nel Cielo si realizzi sulla terra”.

(5) Dopo ciò mi sono trovata in me stessa, col sommo dolore di trovarmi di nuovo nella mia povera prigionia del mio corpo.  Dopo di ciò il mio sommo bene Gesù, tutto bontà mi ha detto:

(6) “Figlia mia, il nostro Essere Divino è tutto Amore, ed è tanto questo Amore che sentiamo il bisogno d’uscire fuori di Noi quest’Amore, né badiamo se la creatura merita o no; se avessimo voluto badare al merito, la Creazione tutta stava già nel nostro seno ancora.  Noi quando amiamo operiamo, difatti, amammo e creammo la Creazione, e come dono della nostra liberalità e dell’eccesso del nostro Amore operante, facemmo dono all’uomo; a Noi non ci piace dare i nostri doni come mercede, o come merito, e dove potrebbe trovare monete sufficienti per pagarci i nostri doni, o tant’atti per meritarli?  Sarebbe inceppare il nostro Amore, reprimerlo in Noi e non dare nulla alla creatura, e neppure amarla, perché se amiamo dobbiamo operare e dare.  Il nostro Ente Supremo si trova spesso, spesso, in tali deliri d’amore, che sentiamo il bisogno d’uscire dal nostro Seno Divino doni e grazie per darli alle creature, ma per formare questi doni dobbiamo amare e manifestarli per farli conoscere.  Quindi se amiamo operiamo, se parliamo la nostra parola creatrice consegna il dono, lo conferma e dota la creatura dei nostri doni.  La nostra parola è la portatrice e ci mette nelle condizioni di sfogare il nostro Amore represso.  Ma vuoi sapere perché non diamo i nostri doni come mercede o come merito?  Perché li diamo ai figli nostri, e quando i doni si danno ai figli, non si bada se meritano, si danno perché si amano, al più si fanno comprendere, ecco la necessità della parola, affinché li apprezzano e li custodiscono e amino Colui che li ha dati e chi tanto li ama.  Invece si danno come mercede o merito ai servi, agli stranei, ed oh! con quante misure.  Onde nel eccesso del nostro Amore, senza che nessuno ci pregasse o meritassero, facemmo la Creazione, per farne un dono all’uomo; in un’altro eccesso creammo la Vergine, per farla un dono; in un’altro eccesso, Io, Verbo Eterno, scesi dal Cielo per donarmi e farmi dolce preda dell’uomo; in un’altro eccesso più grande d’amore, le darò il gran dono del regno del mio Volere.  La Vergine Celeste, ereditiera di questo regno, chiamerà le creature come figli suoi perché ricevano in dono la sua grande eredità.  Ora figlia mia, se l’anima fa regnare la mia Divina Volontà, il suo amore non sarà più sterile, ma fecondo, né si ridurrà in sole parole, o pure in opere, sentirà in sé la Forza creatrice del nostro Amore, e si metterà nelle nostre stesse condizioni, che se amiamo operiamo, se operiamo diamo, ma che cosa diamo, il gran dono del nostro Essere Divino, il nostro Amore è tanto, che se diamo vogliamo dar tutto, anche Noi stessi in balia della creatura, il nostro Amore non resterebbe contento se non dice:  “Ho dato tutto, non aveva più che darle”.  Molto più che possedendo la nostra Volontà stiamo al sicuro, stiamo in casa nostra, con tutto il decoro, gli onori, la decenza che ci conviene.  Così la creatura possedendo la nostra stessa Forza creatrice, se ci ama, ci darà nel suo amore, in ricambio del nostro dono, il dono della sua vita, sicché è vita che ci daremo a vicenda, e ogni qualvolta ci amerà, la nostra Forza creatrice moltiplicherà la sua vita per darcela in dono, il suo amore non resterà isolato, ma con la pienezza della sua vita che si dà in balia del suo Creatore, ed ecco eguagliate le parti tra il Creatore e la creatura, Vita riceve in dono e vita dona, e se la creatura ha i suoi limiti, la mia Volontà la supplisce, molto più che nel darci per dono la sua vita, ci dà tutto, nulla resta per sé, quindi il nostro Amore resta appagato e contraccambiato.  Perciò se vuoi darci tutto e ricevere tutto da Noi, fa che regni in te la nostra Volontà, e tutto ti sarà accordato”.

 

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34-45

Agosto 2, 1937

 

Come la Creazione possiede la perfetta felicità, da poter dare

la felicità terrestre alle creature.  Come il peccato arrestò la

felicità.  Il gran male di chi si sposta dal principio.  Esempio.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per seguire gli atti della Divina Volontà fatti in Essa, ed oh! quante sorprese, ciascuna conteneva tale felicità, da poter rendere felici tutto e tutti, ed il mio sempre amabile Gesù, vedendomi sorpresa, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, il nostro Ente Supremo possiede la fonte della felicità, perciò da Noi non potevano uscire cose o esseri che non fossero felici.  Sicché la Creazione tutta possiede tale pienezza di felicità, da poter dare a tutta la terra la perfetta felicità terrestre.  Onde, Adamo godeva la pienezza della felicità, tutte le cose create le piovevano addosso gioie e felicità, e poi nel suo interno, possedendo il mio Volere, conteneva mari di contenti, di beatitudini, e gioie senza fine, per lui tutto era felicità dentro e fuori.  Come peccò sottraendosi della mia Volontà, la gioia si partì da lui, e tutte le cose create si ritirarono nel loro seno le gioie che possedevano, dando all’uomo i soli mezzi necessari, non come a padrone, ma come a servo ingrato.  Vedi dunque, da Noi non uscì l’infelicità, né ne potevamo darla perché non ne tenevamo, dare ciò che non si tiene è impossibile; quindi fu il peccato che gettò il seme nell’uomo della infelicità, del dolore, e di tutti i mali che lo accerchiano dentro e fuori.  Onde come venne sulla terra la Celeste Signora, e poi la mia Santissima Umanità, la Creazione tutta si atteggiò a festa, ci sorridevano di gioia e ripresero il corso di pioverci addosso gioie e felicità, e come uscivamo all’aperto correvano, si inchinavano e sprigionavano sopra di Noi gioie e felicità:  Il sole ci dava le gioie della sua luce, allietava la nostra vista con la varietà dei suoi colori, ci dava le gioie dei baci d’amore che possedeva, e riverente si stendeva sotto dei nostri passi per adorarci; il vento ci pioveva le gioie della freschezza, e coi suoi soffi ci allontanava l’aria putrida di tante colpe; gli uccelli ci correvano intorno per darci le gioie dei loro trilli e canti, quante belle musiche ci facevano, tanto, che Io ero costretto a comandarli che si allontanassero d’attorno a Me, che prendessero il volo nell’aria per inneggiare al loro Creatore; la terra mi fioriva sotto i miei passi per darmi le gioie di tante fioriture, ed Io le comandava che non mi facessero tale dimostrazione, e mi ubbidiva; l’aria mi portava le gioie del nostro alito onnipotente, quando alitando l’uomo le davamo la vita, colmandolo di gioie e felicità divine, e come Io respiravo così mi sentivo venire le nostre gioie e felicità che provammo nella Creazione dell’uomo.  Sicché non vi era cosa creata che non voleva sprigionare le gioie che possedevano, non solo per felicitarmi, ma per darmi gli omaggi, gli onori come a loro Creatore, ed Io li offrivo al mio Padre Celeste per darle la gloria, l’onore, l’omaggio, l’amore, per tante magnificenze e opere meravigliose che facemmo nella Creazione per amor dell’uomo.  Ora figlia mia, queste gioie nelle cose create esistono ancora; la Creazione, come fu fatta da Noi con tanto sfarzo e sontuosità e con la pienezza della felicità, nulla ha perduto, perché aspettiamo i figli nostri, i figli della nostra Volontà, che con diritto godranno le gioie, la felicità terrestre che possiede tutta la Creazione, e posso dire che per amor di questi esiste ancora, e le creature fruiscono, se non la pienezza della felicità, ma almeno le cose necessarie per poter vivere.  Questo esistere ancora la Creazione dopo tante ingratitudini umane, colpe che fanno inorridire, dice la certezza del regno della mia Volontà sulla terra, perché la creatura, possedendola, si renderà capace di ricevere le gioie della Creazione, di darci la gloria, l’amore, il contraccambio di quanto abbiamo fatto per essa, e di fare tutto il bene possibile ed immaginabile che può fare la creatura.  Perciò il tutto sta nel possedere il nostro Volere, perché così ebbe il principio la Creazione tutta, compreso l’uomo, tutto era Volontà nostra, tutti vivevano racchiusi in Essa ed in Essa trovavano ciò che volevano, gioie, pace, ordine perfetto, tutto stava a loro disposizione.  Spostato il principio tutte le cose cambiarono aspetto, la felicità si cambiò in dolore, la forza in debolezza, l’ordine in disordine, la pace in guerra.  Povero uomo senza della mia Volontà, è il vero cieco, il povero paralizzato, che se qualche bene fa, tutto è stento e amarezze.

(3) Tutte le cose, se si guidano dal principio con cui hanno avuto l’esistenza, trovano la via, il passo fermo e l’esito felice delle opere o bene che hanno intrapreso; se perdono il principio, si capovolgono, vacillano, smarriscono la via e finiscono col non saper far nulla, e se pare che fanno qualche cosa, fanno pietà.  Anche nelle cose umane succede così, se il maestro vorrebbe insegnare al fanciullo le consonanti e non le vocali, siccome le vocali corrono in ogni parola, in ogni lettera, dalla scienza più bassa fino alla più alta, povero fanciullo, non imparerebbe mai a leggere, e se il volesse potrebbe impazzire.  Tutto questo male chi l’ha prodotto?  Lo spostamento dal principio della scienza, quale sono le vocali.  Ah! figlia mia, fino a tanto che l’uomo non ritorna nel suo principio, non rientri nella mia Divina Volontà, la mia opera creatrice sarà un’opera spezzata, spostata, povero uomo senza le prime vocali della mia Divina Volontà, per quanto le possa dar luce, le potesse parlare, non mi capirà, perché le manca il principio, le mancano le prime vocali per poter leggere le mie lezioni sul mio Fiat, quindi senza base, senza fondamento, senza maestro, senza difesa, è tanto il suo cretinismo, che non conosce il suo povero stato, e quindi non implora di rientrare nel mio Volere per imparare le prime vocali con cui fu creato da Dio, per poter seguire ad impararsi la vera scienza celeste, e così formarsi tutta la sua fortuna, tanto in terra come in Cielo.  Perciò Io le sussurro sempre all’orecchio del cuore:  “Figlio mio, rientra nella mia Volontà, vieni nel tuo principio se vuoi rassomigliarmi, se vuoi che ti riconosca per figlio mio”.  Oh! come è doloroso aver dei figli che non mi somigliano, snobilitati, poveri, degradati, infelici, e perché tutto questo?  Perché respinsero la grande eredità del Padre Celeste, e mi costringono a piangere sulla sorte loro.  Figlia, prega che tutti riconoscano la mia Volontà, e tu riconoscila e apprezzala, amala più che la tua stessa vita, e non te la fare sfuggire neppure un istante”.

 

Deo Gratias.

 

Tutto per la gloria di Dio e per compimento della sua Volontà.



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta