[1]

I.  M.  I.

In Voluntate Dei.

Fiat !!!

35-1

 

(1) Dolce mia Vita, mio sommo bene Gesù, vieni in mio aiuto, la mia piccolezza e miseria è tanta, che sento l’estremo bisogno di sentirti in me vita palpitante, operante e amando, altrimenti mi sento incapace di dirti un piccolo ti amo.  Perciò ti prego, ti supplico di non lasciarmi mai sola, e che il compito è tutto tuo di scrivere sulla Divina Volontà, io non farò altro che farmi portare la mano da Te, e di prestare attenzione, di ascoltare le tue sante parole, tutto il resto lo farai Tu, quindi pensaci oh! Gesù.  E poi chiamo la mia Mamma Celeste in mio aiuto, che mentre scrivo me tenga nel suo grembo, mi affiati al suo cuore materno per farmi sentire le dolce armonie che possiede del Fiat Divino, affinché possa scrivere ciò che Gesù vuole che scriva della sua adorabile Volontà.

 

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35-2

Agosto 9, 1937

 

Prodigi d’amore nel Voler Divino.  Come duplica il suo amore

per farsi amare col suo stesso amore.  Come la Regina

del Cielo formerà la nuova gerarchia nella sua eredità.

 

(1) Il mio volo continua nel Voler Divino, e Lui mi aspetta con tanto amore che mi prende fra le sue braccia di luce e mi dice:

(2) “Figlia mia, ti amo, ti amo, e tu dimmi che mi ami per poter poggiare il mio grande ti amo sul tuo piccolo ti amo, ed Io, slanciandolo nell’immensità del mio Fiat ti faccio amare da tutti e da tutto, e tu mi ami per tutti e per tutto.  Sono l’Immensità e mi piace di dare e di ricevere dalle creature il mio amore immenso, ché do e ricevo le armonie, le molteplici note, le dolcezze, i suoni incantevoli e rapitrici che ci sono nel mio amore.  Quando la mia Volontà ama, il cielo, il sole, la Creazione tutta, gli angioli, i santi, tutti amano insieme con Me, e si mettono sull’attenti ad aspettare il ti amo da chi è stato diretto il loro ti amo, e perciò sulle ali del mio Volere mando a tutti il tuo ti amo, come per pagarli che tutti ti hanno amato insieme con Me.  Se si ama è perché si vuole essere amato, non essere ricambiato nell’amore è la pena più dura che fa dare in delirio, ed il chiodo più trafiggente, che solo può togliere la medicina, il balsamo dell’amore ricambiato”.

(3) Onde pensavo tra me:  “Mio Dio, chi mai potrà contraccambiarti del tanto tuo amore, ah! forse la sola Regina del Cielo può darsi questo vanto d’aver contraccambiato il suo Creatore in amore, ed io?  Ed io? ” E mi sentivo oppressa.  Ed il mio sempre amabile Gesù, facendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(4) “Figlia della mia Volontà, non temere, chi vive in Essa c’è sommo accordo nell’amore; possedendo la sua Vita nella creatura, duplica il suo amore, quando vuole amare, ama in Sé stessa e ama dentro dell’anima, perché ne possiede la vita, nel mio Volere l’amore sta in sommo accordo, le gioie, le felicità del puro amore stanno in pieno vigore.  La nostra paterna bontà è tanta per chi vive nel nostro Volere, che numeriamo i respiri, i palpiti, i pensieri, le parole, i movimenti, per contraccambiarli coi nostri e riempirli tutti d’amore, e nella nostra enfasi d’amore le diciamo:  “Ci ama e la dobbiamo amare”.  E mentre l’amiamo facciamo sfoggio di tali doni e grazie, da far stupire Cielo e terra.  Ciò facemmo con la nostra Regina, sfoggiammo tanto; ma sai tu che significa questo nostro sfoggiare?  Guardiamo Noi stessi, e vogliamo dare ciò che siamo e ciò che possediamo, la dissomiglianza ci metterebbe in pena, e la creatura vedendosi dissimile da Noi, non starebbe con Noi con quella fiducia di figlia e con quella padronanza di quando si posseggono gli stessi beni, gli stessi doni, questa disparità sarebbe un ostacolo di formare una sola vita e di amarci d’un solo amore, mentre il vivere nel nostro Voler Divino è proprio questo, una sola Volontà, un solo amore, beni comuni, e tutto ciò che potrebbe mancare alla creatura, diamo del nostro per supplirla in tutto e poter dire:  “Ciò che vogliamo Noi vuole essa, il nostro amore ed il suo è uno solo, e come l’amiamo Noi, essa ci ama”.

(5) Figlia mia, ci mancherebbe la forza di non elevare la creatura al livello della nostra somiglianza, e a farla possedere i nostri beni per chi vive nella nostra Volontà, tanto vero, che la mia Madre Celeste, siccome viveva possedeva la Vita del mio Fiat Divino, ci amiamo d’un solo amore, amiamo le anime d’un amore gemello.  Ed è tanto il nostro amore per Lei, che come Noi teniamo la gerarchia degli angioli nel Cielo, la diversità degli ordini dei santi, con l’essere la Celeste imperatrice l’ereditiera della grande eredità della nostra Volontà, quando questo regno si formerà sulla terra, la gran Signora chiamerà i suoi figli a possedere la sua eredità, e le daremo la grande gloria di farla formare la nuova gerarchia, simile ai nove cori degli angioli, sicché avrà il coro dei serafini, dei cherubini, e così di seguito, come pure formerà l’ordine dei santi vissuti nella sua eredità, e dopo che li ha formato in terra, li trasporterà nel Cielo, circondandosi della nuova gerarchia, rigenerati nel Fiat Divino, nel suo stesso amore, vissuto nella sua eredità.  Questo sarà il compimento dell’opera della Creazione, il nostro consumatum resta, perché abbiamo avuto il regno del nostro Volere nelle creature in virtù della celeste ereditiera, cui voleva dar la vita per ciascuno per farlo regnare.  Ed oh! come resteremo glorificati, felicitati, che la sovrana Signora tiene la sua gerarchia come la teniamo Noi, molto più che la nostra sarà sua, e la sua nostra, perché tutto ciò che si fa nel nostro Volere è inseparabile.  Se tu sapessi quanto ama le anime questa Celeste Regina, Essa, copia fedele del suo Creatore, guarda in Sé stessa e trova i suoi mari d’amore, di grazia, di santità, di bellezza, di luce, guarda le creature e vuol dare tutta Sé stessa con tutti i suoi mari, affinché possedessero la Mamma con tutte le sue ricchezze.  Vedere i figli poveri, mentre la Madre è così ricca, e solo perché non vivono nell’eredità della Madre, è un dolore, li vorrebbe vedere nei suoi mari d’amore, che amassero il loro Creatore come Lei lo ama, nascosti nella sua santità, abbelliti con la sua bellezza, pieni della sua grazia, e non vedendoli, se non fosse nello stato di gloria dove le pene non hanno luogo, per puro dolore sarebbe morta per ciascuna creatura che non vivesse nel Voler Divino.  Perciò Lei prega incessantemente, mette in preghiera tutti i suoi mari, per impetrare che la Divina Volontà si faccia come in Cielo così in terra.  E’ tanto il suo amore, che in virtù del nostro Volere si biloca in ciascuna creatura per preparare l’interno delle loro anime, se le affiata al suo cuore materno, se le stringe fra le sue braccia, per disporle a ricevere la vita del Fiat Supremo, ed oh! come prega in ciascun cuore alla nostra Maestà adorabile dicendoci:

(6) “Fate presto, il mio amore non può più contenersi, voglio vedere i figli miei vivere insieme con Me in quella stessa Volontà Divina che forma tutta la mia gloria, la mia ricchezza, la mia grande eredità, fidatevi di Me, ed Io saprò difendere tanto i figli quanto la stessa Volontà vostra che è pur mia”.

(7) L’amore di questa Celeste Regina e Madre è insuperabile, e solo in Cielo conosceranno quanto ama le creature, e che ha fatto per loro, ed il suo atto più esuberante, magnanimo e grande, è volere che possedessero il regno del mio Volere come lo possedeva Lei, ed oh! che farebbe questa Celeste Signora per ottenere l’intento.  Anche tu, unisciti con Lei e prega per uno scopo sì santo”.

 

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35-3

Agosto 15, 1937

 

Impero che posseggono gli atti fatti nella Divina

Volontà.  Dio è capo degli atti di chi vive in Essa.

 

(1) Il mio volo continua nel Voler Divino, ma le sue sorprese sono sempre nuove, investite di tale amore, che si resta rapiti e con l’anima traboccante di gioia, che si vorrebbe stare nascosta in Esso senza più uscirne.  Oh! Volontà adorabile, come vorrei che tutti ti conoscessero, ti amassero e ti facessero regnare, si facessero prendere nella tua rete d’amore.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Piccola figlia del mio Volere, le sorprese, le novità, i segreti, le attrattive che possiede sono senza numero, e chi vi entra in Esso resta rinnovata, magnetizzata, tanto, che non può né vuole uscirne, sente il suo impero divino che l’investe, il balsamo celeste che cambiando la sua natura la fa risorgere a vita novella.  Or, tu devi sapere che la mia Divina Volontà dà tale impero alla creatura che vive in Essa, che come fa i suoi più piccoli atti, sente il suo impero, se ama, sente l’impero del suo amore; se parla, sente la sua forza creatrice; se opera, sente l’impero, la virtù delle sue opere che si affollano d’intorno, ed imperandole col suo stesso impero la portano ad ogni cuore per farla imperare e dominare su ciascuno.  Sente il suo impero nell’atto della creatura e si sente costretto a cedere ciò che vuole in quell’atto:  Se vuole amare, col suo atto ci fa amare e ci fa dare amore; se vuole che regni la nostra Volontà, col suo impero ci fa giungere a pregare che la ricevano.  Un atto nel nostro Volere non si arresta, ci dice:  “Sono atto tuo, devi darmi ciò che voglio”.  Si può dire prende in pugno la nostra potenza, la duplica, la moltiplica, ed imperante non chiede, ma prende ciò che il suo atto vuole, molto più che nel nostro Volere, Noi stessi non vogliamo che ci siano atti dissimili dai nostri, perciò siamo Noi stessi che ci facciamo imperare e dominare”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io non so neppure dire ciò che mi sentivo, la mia mente era così magnetizzata dalle sue parole ed investita dal suo impero, che avrei voluto mettere la vita perché tutti la conoscessero.  Ed il mio amato Gesù, riprendendo il suo dire mi ha detto:

(4) “Figlia mia, nulla c’è da meravigliare, quello che ti dico è la pura verità.  La mia Volontà è tutto e può tutto, e non mettere nelle nostre condizioni chi vive in Essa, non è del nostro Essere Supremo, al più si può vedere in Noi natura, e per chi vive in Essa grazia, partecipazione, sfogo del nostro amore, Volontà nostra che così vuole che la creatura fosse.  E perciò vogliamo che viva nel nostro Volere, per fare che gli atti suoi ed i nostri siano fusi insieme e suonino d’un sol suono, d’un solo valore, d’un solo amore; e resistere ad un atto nostro né possiamo né vogliamo, anzi tu devi sapere che il vivere nel nostro Volere è unità, tanto, che se la creatura ama, Dio sta a capo del suo amore, sicché l’amor dell’uno e dell’altro è uno solo; se pensa, Dio a capo del suo pensiero; se parla, Dio è principio della sua parola; se la creatura opera, Dio è il primo attore e operante delle sue opere; se cammina, si mette a capo dei suoi passi.  Perciò il vivere nella mia Volontà non è altro che la vita della creatura in Dio, e quella di Dio in essa, lasciare appartata dal nostro amore, dalla nostra potenza, dagli atti nostri chi vive nel nostro Volere, ci riesce impossibile, se una è la Volontà tutto il resto va da sé, unità d’amore, di opere e di tutto.  Ecco perciò che il vivere nel nostro Fiat Divino è il prodigio dei più grandi prodigi, né mai visto né udito, è il nostro amore esuberante, che non potendo contenerlo, volevamo fare questo prodigio che solo un Dio poteva fare nella creatura, ma che ingrata non accettò, ma Noi non abbiamo cambiato Volontà, ad onta che siamo stati contrastati e represso il nostro amore che ci fa spasimare, useremo tali eccessi d’amore, tali industrie e stratagemmi, che giungeremo all’intento, che una sia la Volontà nostra con la creatura”.

 

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35-4

Agosto 23, 1937

 

Come la Divina Volontà vuol crescere nella creatura e formare

la sua pienezza.  Come chi vive in Essa sta a giorno di tutte le opere

del suo Creatore, il quale la fa posseditrice di tutte le opere divine.

 

(1) Mi sento nelle onde del Voler Divino, che investendomi vogliono più penetrare nel fondo dell’anima mia per farsi conoscere e farmi sentire la sua vita, le sue gioie celesti, i beni immensi che vuol dare a chi vuol vivere insieme con Lui.  Ed il mio amato Gesù, che pare che con ansia sta aspettando per riprendere il suo dire sul Fiat Divino, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, come ne sono contento quando veggo l’anima disposta, che vuole ascoltarmi e ricevere il gran dono di cui la mia parola è portatrice, Io non parlo mai se non veggo l’anima disposta, perché se non è disposta, la mia parola non può consegnare il dono di cui la mia parola è generatrice.  Ora, tu devi sapere che quanto più la creatura cerca la mia Volontà, la vuol conoscere, l’ama, non se la fa sfuggire in tutti gli atti suoi, tanto più cresce la sua pienezza, basta per farla crescere un’attenzione in più, un sospiro, un desiderio di voler la sua vita, oh! come cresce mirabilmente e la sospinge tanto in alto, fino a giungere sulle altezze delle sfere divine e conoscerne i più alti ed intimi segreti.  La mia Volontà è vita, e come vita non vuole arrestarsi, ma vuole sempre crescere, e per crescere aspetta il più piccolo atto, un invito amoroso della creatura, molto più che non vuol crescere per forza, ma vuole che anch’essa deve voler che sempre cresca la mia Volontà e formi la sua pienezza.  Ora, come cresce la sua pienezza, così cresce la Forza Divina nell’anima, la santità, la bellezza, la felicità, la conoscenza, la pienezza dei beni innumerevoli che possiede il mio Fiat Divino.  Vedi dunque che significa un atto in più, un sospiro, un volerla, un chiamarla:  Acquistare più Forza Divina, abbellirsi di più, ma tanto, che Noi stessi ne restiamo rapiti, la guardiamo e riguardiamo, e riconosciamo in essa la nostra Forza, la nostra bellezza, ed oh! come l’amiamo, ci sentiamo felicitare di più perché essa è per Noi la portatrice delle nostre gioie, dei nostri beni.  Innanzi a questa creatura il nostro amore si gonfia, straripa da Noi, si versa tanto in essa da riempirla tutta, fino a formarle intorno e dentro di sé, il nostro labirinto d’amore, il quale le dà le ansie, i desideri ardenti di far crescere la pienezza della nostra Volontà.  Figlia mia, c’è gran differenza tra chi è tutta attenzione, tutt’occhio, tutta cuore perché vuole la mia Volontà, e tra chi la vuole ma senza grande attenzione, pare che non hanno occhio per guardarla in tutte le cose, cuore per amarla e voce per chiamarla, forse questi posseggono la mia Volontà in piccola parte, quindi la sua pienezza è da loro lontana”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono restata nelle onde eterne del Divino Volere, tanto, che la mia povera mente non sapeva uscirne e mi sentivo di dire:  “Gesù, basta per ora, la mia mente non può più contenere ciò che Tu vuoi dirmi”.  Ed il dolce Gesù mi ha messo la sua mano alla fronte, e ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, ascoltami ancora dove può giungere l’anima che vive nella nostra Volontà.  Essa la mette a giorno di tutte le opere nostre, il nostro Ente Supremo tiene sempre in atto continuo tutte le opere sue, per Noi il passato ed il futuro non esiste, sicché il Padre Celeste Genera continuamente suo Figlio, e tra il Padre ed il Figlio Procede lo Spirito Santo, questa è vita in Noi ed è come il palpito ed il respiro che forma la nostra Vita:  “Generare e Procedere continuamente”, ci mancherebbe la vita se ciò non fosse, come mancherebbe la vita alla creatura se non avesse un palpito e un respiro continuo.  Ora, in questo Generare e Procedere continuamente, vengono formate gioie immense, felicità e contenti tali, che non potendoli contenere dentro di Noi straripano fuori e formano le gioie e la felicità di tutto il Cielo.  Dai beni immensi che produce la Generazione continua del Verbo e Procedere dello Spirito Santo, straripò fuori la sontuosità e magnificenza della macchina di tutta la Creazione; la creazione dell’uomo, il concepimento della Vergine Immacolata e la discesa del Verbo sulla terra, tutto questo e altro è sempre in atto nel nostro Essere Divino, come è sempre in atto che il Padre Genera suo Figlio e Procede lo Spirito Santo.  Ora, chi vive nella nostra Volontà è spettatrice di questi prodigi divini, e sente ridarsi dal Padre il Figlio che sempre Genera, lo Spirito Santo che sempre Procede, ed oh! i contenti, l’amore, le grazie che riceve, e ci dà la gloria che sempre Generiamo; nel nostro Volere trova in atto la Creazione, e le diamo con diritto tutti i beni di essa, ed è la prima glorificatrice di tante cose che abbiamo creato, trova in atto la Vergine concepita, i suoi mari d’amore, tutta la sua Vita, e la Vergine la fa posseditrice, ed essa prende e ci glorifica del gran bene che facemmo nel creare questa Celeste Creatura; trova in atto la discesa del Verbo, la sua nascita, le sue lacrime, la sua Vita palpitante ancora, le sue pene, e la facciamo posseditrice di tutto, ed essa prende tutto, ci glorifica, ci ama per tutti e per tutto.  Nel nostro Volere la creatura può dire:  “Tutto è mio, anche lo stesso Dio, come è mia la Divina Volontà”.  Perciò essa sente il dovere di glorificarci e amarci in ogni cosa e per tutti.  Non dare ciò che abbiamo fatto e facciamo a chi vive nel nostro Volere, ci riesce impossibile, il nostro amore non lo sopporterebbe, ci metterebbe in pena, molto più che Noi nulla perdiamo col dare, anzi ci sentiamo più glorificati, più felicitati ché le creature vivono con Noi, sono a giorno delle opere nostre e ne sono posseditrici.  Poter dire:  “Ciò che è nostro é tuo”, é la nostra più grande felicità, le disunioni non apportano mai bene, il tuo ed il mio spezza l’amore e produce l’infelicità.  Nella nostra Volontà non esiste la disunione, il tuo ed il mio, ma tutto è nostro e sommo accordo”.

 

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35-5

Agosto 29, 1937

 

Come Dio vuol vedere la sua vita in chi vive nella sua

Volontà giunge a farsi suo modello.  Doni che Dio dà alla creatura.

Lo spazio dell’umano volere è la stanza divina delle maraviglie di Dio.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, le sue attrattivi, i suoi modi affascinanti, si fanno più insistenti, il suo voler vivere nell’anima è tanto, che si atteggia ora a preghiera, ora a supplica, ora a promessa, fino a prometterle nuovi doni più belli ed inaspettati, purché lo faccia regnare, e solo chi ingrata può resistere a tante sue premure.  Ma mentre la mia mente era affollata da tante suppliche e sospiri del Fiat Divino, il mio dolce Gesù, la cara mia vita, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà, come se volesse dare sfogo al suo amore, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta della mia Volontà, se tu sapessi in quale labirinto d’amore ci mette chi non vive nel nostro Volere, posso dire che ogni atto che fa, parola, pensiero, palpito e respiro, che non vediamo scorrere in esso la vita del nostro Volere, il nostro amore, viene represso, sente un dolore, dà in singhiozzo di pianto, geme e sospira perché non trova nella creatura la sua vita, l’atto suo, il suo palpito, la sua parola, la santità della nostra intelligenza, e vedendosi messo fuori e come da parte, da dentro e di tutto ciò che fa la creatura, si sente il suo amore spento, legarsi le braccia, sente che non può svolgere il suo lavorio in essa.  Figlia mia, che dolore! poter dar vita e non darla; poter parlare nella parola umana, e ridursi al silenzio perché la creatura non le dà il posto nella sua parola; poter amare col nostro amore nel suo cuore, e non trovare il posto dove metterlo, oh! come il nostro amore resta inceppato e come senza vita, per chi non vive nella nostra Volontà.

(3) Ora, tu devi sapere che quando l’anima fa un atto nella nostra Volontà Divina, Dio si fa modello, e l’atto diventa materia per ricevere il modello divino, sicché la nostra più che paterna bontà è tutta attenzione per vedere tutto ciò che fa chi vive nel nostro Volere, e come sta per pensare, parlare, operare, così vi suggella il modello della sua sapienza, il modello della sua parola creatrice, e la santità delle sue opere; è tanto il nostro amore, che vogliamo farci vita della sua vita, palpito del suo cuore, amore del suo amore.  E’ tanto il nostro delirio d’amore, che vogliamo fare i nostri facsimili, e solo per chi vive nel nostro Volere possiamo ottenere l’intento, né ci mancherebbe la materia adattabile per ricevere il nostro modello”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto con una enfasi ancora più forte:

(5) “Figlia mia, è tanto il nostro amore, che non facciamo altro che dare continui doni alla creatura.  Il primo dono fu tutta la Creazione, poi venne la creazione dell’uomo, quanti doni non le demmo?  Doni d’intelligenza in cui mettevamo il modello, lo specchio della nostra Trinità Sacrosanta, l’occhio, l’udito, la parola, erano tutti doni che le facevamo; e non solo le davamo i doni, ma prendevamo la nostra parte conservante e creatrice per custodirgli questi doni, in atto di sempre darli, è tanto il nostro amore nel donare i nostri doni, che non ci distacchiamo dal dono che diamo, ma restiamo nel dono che abbiamo dato per tenere più sicuro e custodito il dono che l’abbiamo dato.  Oh! come il nostro amore è esuberante, come ci lega dappertutto, e mentre ci fa dare non lascia il dono in balia della creatura, perché non terrebbe virtù di conservarli, e perciò ci offriamo Noi stessi a custodirli, e per amarla di più ci mettiamo in atto di darli continuamente.  Che dirti poi figlia mia del gran dono che le facemmo nel creare la volontà umana nella creatura?  Come primo creammo lo spazio e poi creammo il cielo, le stelle, il sole, l’aria, il vento, e così di seguito, sicché lo spazio doveva servire per poter creare le altre nostre opere, crearle e non aver dove metterle, non sarebbero opere degne della nostra sapienza.  Così, col creare l’umana volontà creammo lo spazio, il posto dove poter mettere il gran dono che facevamo all’uomo della nostra Santissima Volontà, questo spazio doveva servire alla nostra Volontà operante, in cui doveva mettere cieli più estesi, soli più fulgidi, e non uno solo, ma quante volte operava.  Quindi, la Creazione doveva servire all’uomo, questo spazio della volontà umana doveva servire al suo Dio per formarsi le sue delizie, per poter sempre operare e formarsi il suo poggio, il suo trono, la sua stanza divina.  Le facevo questo dono, le formavo questo spazio per poter tenere il luogo per conversare con lui e starmi a tu per tu in dolce compagnia, volevo tenere il mio gabinetto segreto, il mio amore voleva dirle tante cose, ma volevo l’appartamento dove parlargli, ed il mio amore giungeva a tanto, fino a darsi in balia dell’uomo e l’uomo in balia di Dio.  Perciò amo tanto che viva nella mia Volontà, perché voglio ciò che creai solo per Me, reclamo il mio poggio, il mio trono, la mia stanza divina.  Perciò, fino a tanto che l’uomo non ritorni nella mia Volontà Divina e mi dia il mio posto regio nella sua, Io non posso compiere la Creazione, teniamo tante altre belle cose da fare nel nostro spazio dell’umano volere, tante altre cose da dire, e non possiamo né fare né dire, perché mancando la nostra Volontà, troviamo il nostro spazio ingombrato, quindi, le nostre opere non abbiamo dove metterle, e se vogliamo parlare non ci capirà né terrà udito per ascoltarci.  Perciò faremo prodigi non mai uditi per riacquistare ciò che è nostro, lo spazio e la nostra stanza divina.  Tu prega e soffri perché riacquisti ciò ch’è mio, e mai mi negare lo spazio del tuo umano volere, affinché il mio amore si sfoghi e le mie opere ritornino a continuare l’opera della Creazione”.

 

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35-6

Settembre 6, 1937

 

Scopo della Creazione:  Vita parlante e operante di Dio nella creatura.

Sua parola è la Divina Volontà.  Chi fa la propria volontà si gioca la Divina.

 

(1) Sono tra le braccia del Voler Divino, il quale mi ama tanto che non vuole che scenda dalle sue braccia più che paterne, per custodirmi e crescermi come Lui vuole e piace, e se mi sente dire che io l’amo, oh! come festeggia, e mi forma intorno mari del suo amore che in ogni istante mi dicono ti amo, ti amo.  Ed il mio dolce Gesù visitando la piccola anima mia e trovandomi nelle braccia del suo Volere, tutto contento mi dice:

(2) “Figlia mia benedetta, come amo di trovarti sempre tutta abbandonata in queste braccia, la tua sorte è assicurata, vivrai dello stesso nostro cibo, avremo beni comuni.  Tu devi sapere che lo scopo unico perché creammo la Creazione fu proprio questo:  La Creazione doveva servire come abitazione dell’uomo, e l’uomo doveva servire per abitazione nostra, volevamo formare tante nostre vite per quante creature uscivano alla luce del giorno, ognuna di esse doveva possedere la nostra vita, ma vita parlante e operante, né sappiamo stare dove stiamo senza dire nulla e senza operare, se ciò fosse sarebbe formarci tante carceri, che ci imponevano il silenzio e l’inutilità.  Il nostro Ente Supremo parla e opera, la parola chiama l’opera, l’opera manifesta chi Noi siamo e ci forma tale beatitudine e gioie, da renderci felici Noi e tutti quelli che convivono con Noi; sicché, ogni nostra parola e opera è una nuova gioia e felicità che ci creiamo.  Ecco perciò vogliamo formare nell’uomo la nostra vita parlante e operante, ché dovevamo formare tali maraviglie del nostro Essere Divino, da creare nuove e sempre più belle creazioni, volevamo sfoggiare e dare il corso a ciò che possiamo e sappiamo fare, ed il corso alle nuove gioie e felicità, e dove tutto questo?  Nella nostra abitazione dell’uomo.  Ma vuoi sapere tu chi è la nostra parola?  La nostra Volontà, Essa è l’operatrice delle nostre opere, la narratrice del nostro Essere Divino, la portatrice e la conservatrice della nostra vita nella creatura, senza di Essa Noi non ci moviamo dal nostro trono né formiamo vita in nessuna abitazione.  Vedi la grande necessità che si possieda e si viva nella nostra Divina Volontà, perché con Essa possiamo far tutto, mettere fuori le nostre opere più belle, mantenere in vigore il nostro scopo, formare del nostro Essere quante vite vogliamo, senza di Essa tutto è inceppo, resta inceppato il nostro amore, la nostra potenza, arrestate le nostre opere, si può dire che restiamo il Dio muto per le creature.  Che ingratitudine, che delitto, ridurci al silenzio e mentre li volevamo onorare con la nostra vita in loro, come abitazione delle nostre delizie e maraviglie, ci hanno respinto non dandoci la libertà di formarla, ed in luogo nostro hanno dato l’abitazione alle passioni, al peccato e ai vizi più brutti; povero uomo senza della nostra Volontà, senza scopo divino, sarebbe come se volesse vivere senza respiro, senza palpito, senza circolazione di sangue, che sono le fondamenta della vita umana, che vita farebbe egli mai?  Non sarebbe uccidersi d’un colpo?  Tale sarebbe la nostra vita nella creatura, senza respiro, senza palpito, senza moto, senza parola, sarebbe una vita straziante, opprimente, che finirebbe col morire.  E’ vero che con la nostra potenza ed immensità coinvolgiamo tutti, ci troviamo in tutti e da per tutto, ma mancando il nostro Volere Divino in loro, non ci sentono mai parlare, non comprendono nulla del nostro Essere Supremo, vivono nella nostra immensità perché nessuno può sfuggire da Noi, perciò non si sentono figli nostri, ma come estranei da Noi, che dolore! tenere da dire tante cose e tacere, poter operare chi sa quante meraviglie e non poterle fare perché la nostra Volontà non regna in loro.  Eppure il nostro amore è tanto, che non si arresta, siamo tutt’occhi per guardare chi vuol vivere in Essa, tutt’orecchie per ascoltare chi la chiama a vivere in loro, tutt’amore per poggiare il nostro grande amore sul piccolo amore della creatura, e non appena la vediamo disposta, formiamo la nostra vita parlante e le narriamo la storia della nostra Volontà, la lunga storia del nostro eterno amore, quanto l’amiamo, i nostri sospiri di voler essere amati, perché tu devi sapere che quando Noi amiamo e non troviamo chi ci ama, il nostro amore non ha dove poggiarsi per essere riamato, quindi va errante, delira, smania, e se non trova anche un piccolo ti amo di creatura dove poggiarsi, si ritira in Noi, dove teniamo il nostro centro d’amore, ma con tal dolore che è incomprensibile a mente creata, le pene dell’amore non riamato sono inenarrabili, sorpassa tutte le altre pene.  Noi vogliamo dare sempre, stiamo in atto continuo di dare, ma vogliamo trovare la sua volontà che vuol ricevere, un suo desiderio, un sospiro, che formano il luogo, i piccoli poggi dove dobbiamo poggiare la nostra Volontà e ciò che vogliamo dar e fare.  Questi desideri e sospiri sono come orecchie che ci ascoltano, occhi che ci guardano, cuori che ci amano, menti che ci comprendono, e se non troviamo questi piccoli poggi, non possiamo darle nulla, ed essa resta cieca, sorda, muta e senza cuore; quindi la nostra vita viene messa in fuga, ricoverandosi nelle nostre regioni celesti”.

(3) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà, mi sentivo tutta investita e pregavo il mio caro Gesù che mi aiutasse e mi tenesse chiusa nel suo cuore, affinché vivessi e non conoscessi altro che solo il suo Volere Divino, e Lui, ritornando, ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, tutto il bene della creatura sta legato alla mia Divina Volontà, se da questa si scioglie, tutti i suoi beni hanno finito.  Tu devi sapere che ogniqualvolta si fa l’umano volere, si gioca la Divina con tutti i suoi beni, quindi si perde tutto il bello, tutto ciò che è santo e buono, onde è una perdita incalcolabile, la povera creatura viene gettata nella miseria più squallida, perde i diritti a tutti i beni, viene investita da tale infelicità, che non le dà mai pace, e se pare che ha qualche bene, è apparente, che la finisce di torturare.  Invece, ogni qualvolta, con tutta fermezza decide di fare la mia Volontà Divina, si gioca l’umano volere, le miserie, le passioni, si gioca tutti i mali, i miseri cenci, le vesti sporche che le aveva formato l’umana volontà; che perdita felice, perdere i mali, le miserie, è gloria, è vittoria, è onore; ma perdere i beni è viltà e disonore.  Vedi dunque, se la creatura vuole può rifarsi della grande perdita che ha fatto della mia Volontà col fare la sua, molto più che avrà in suo aiuto la nostra potenza, il nostro amore e la nostra stessa Volontà.  Con l’acquistare di nuovo i diritti di tutti i beni, tutti la difenderanno per rifarsi del gioco perduto”.

 

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35-7

Settembre 12, 1937

 

Le verità sono i più grandi doni che Dio ci dà.  Parto divino.

Delirio stremo di voler vederci posseditrici dei suoi doni.  Sua parola

è sfogo d’amore.  Il gran bene d’un atto fatto nella Divina Volontà.

 

(1) La mia povera mente è come assediata dalla Divina Volontà, ne vuol dire tanto delle verità che le appartengono che io non posso contenerle, perché la mia capacità è troppo piccola, e sono costretta a dire:  “Basta, Gesù, per ora, Tu ne vuoi dire tanto ed io sono incapace di ritenerle, né saprò dirle tutte, molto meno scriverle come Tu vuoi”.  Ed il mio dolce Gesù, compassionando la mia piccolezza, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, non temere, la tua piccolezza si sperde nella mia Volontà, e non sei tu chi deve manifestare le sue verità, ma Essa stessa prenderà l’impegno di farsi narratrice di quello che vuol far conoscere, perciò investirà la tua mente, si farà parola sulle tue labbra e si farà conoscere chi Essa sia.  Certo che da te non lo puoi, ma purché ci dai la tua volontà nella nostra, Noi aggiusteremo a tutto e faremo conoscere quello che vogliamo dire.  Tu devi sapere che quando vogliamo fare un bene alle creature, dire una verità, che è il più gran bene che possiamo darle, perché col dirla ne facciamo dono, prima lo maturiamo nel seno della nostra Divinità, e quando non possiamo più contenerlo, perché il nostro amore è tanto che vuol vedere quel dono posseduto dalle creature, che ci fa dare in smanie, in deliri, giunge a farci languire perché vuol vedere quel bene trasmesso a loro.  Ci troviamo nelle dolorose condizioni d’una povera madre, che avendo formato il suo parto, se non lo mette alla luce si sente morire; Noi non possiamo morire, ma se il bene che vogliamo dare come parto nostro non lo usciamo alla luce, il nostro amore dà in tali eccessi, che se si potesse vedere dalle creature, comprenderebbero come sa amare un Dio ed in quali strettezze ci mettono quando non ricevono il bene che vogliamo darle, perciò quando troviamo chi lo riceve, confermiamo il dono, facciamo festa e ci sentiamo vittoriosi del bene che l’abbiamo dato, e questo, perché avendolo ricevuto una sola creatura, il nostro parto uscito con tanto amore, da per sé stesso si farà strada, girerà per tutte le creature e con la sua virtù generativa rigenererà tanti altri parti, riempirà tutto il mondo, e Noi avremo la grande gloria di vedere riempiti Cieli e terra del nostro dono, dei nostri beni, e posseditrice di chi lo vuol ricevere.  Sentiremo dappertutto le voci amorose, le note del nostro amore parlante, che ci ricambiano il nostro amore represso, ché non potevamo uscire questo parto nostro se non trovavamo almeno una creatura che lo volesse ricevere.  Per Noi, il fare del bene è passione, il donare è il delirio continuo del nostro amore, e trovare chi lo riceva, sentiamo nel dono la vita nostra ed il nostro riposo.  Quindi, chi si presta la prima a ricevere il nostro parto, l’amiamo tanto, che ci fidiamo di lei, la facciamo segretaria nostra, ed essa, nel vedersi tanto amata da Noi, prende l’impegno di amarci per tutti, ed ho! la gara che si forma tra essa e Noi.  Tu devi sapere che ogni nostra parola è uno sfogo d’amore che facciamo con la creatura, sicché ogni parola detta sulla nostra Volontà Divina è uno sfogo d’amore che abbiamo fatto, e ricevendo refrigerio da questo sfogo, abbiamo continuato a parlare, per formare la catena dei nostri sfoghi d’amore, perché era un amore represso che tenevamo in Noi, e se tu sapessi che significa questo nostro sfogo d’amore, i beni che fa; questo nostro sfogo d’amore riempie Cieli e terra, investe tutti, imbalsama le pene, si fa giorno nella notte della colpa, converte i peccatori, raddrizza chi zoppica nel bene, rafferma i buoni, insomma, non vi è bene che non può fare una nostra parola che contiene un nostro sfogo d’amore.  Sicché il farci parlare è il più gran bene che si può fare alle creature, ed il nostro amore ricambiato ed il dar vita divina alle creature, è la più grande gloria che possiamo ricevere.  Che cosa non può fare una nostra parola?  Tutto, e chi è disposto ad ascoltarla, si può dire che dà vita alla nostra parola, perché mai Noi parliamo se non troviamo chi vuole ascoltarci.  Perciò, chi ci ascolta ci ama tanto, che ci sentiamo come se ci volesse dar vita in mezzo alle creature, e Noi le diamo la nostra Vita a sua disposizione.  Onde sii attenta ad ascoltarci, facci sfogare in amore, che molte volte, quando questi sfoghi d’amore non abbiamo con chi farli, questi sfoghi giustamente si convertono in giustizia”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, ma chi può dire che cosa è restata nella mia mente?  Non ho i vocaboli per ridirlo, perciò faccio punto e mi abbandono nelle braccia di Gesù per riposarmi insieme con Lui, che mi ama tanto e vuol essere riamato, che mi dà tutto Sé stesso, per essere riamato come Lui mi ama.  Onde seguivo il mio giro nella Creazione per rintracciare gli atti fatti dal Voler Divino, farli miei per poterlo riamare come mi ha amato.  E giunta nella volta azzurra pensavo tra me:  “Questo cielo serve come volta agli abitatori della terra, come pavimento agli abitatori celesti, quindi, siccome serve a tutti, tutti sono obbligati di adorare Colui che con tanto amore ci ha creato questa volta celeste per darla a noi”.  Quindi chiamavo tutti gli angeli, i santi e tutti gli abitatori della terra insieme con me, perché tutti uniti ricambiassimo in amore, in adorazione, gloria e ringraziamenti il nostro Creatore, perché ci ha amato tanto che ci ha dato questo cielo.  Nel Voler Divino io chiamavo, abbracciavo tutti, e come se fossero uno solo, amavano insieme con me.  Il dolce Gesù è restato riamato e ferito da tante voci, e con amore indicibile mi ha detto:

(4) “Figlia mia, un atto nel mio Volere è tanta la sua potenza, che dà dell’incredibile.  Come tu chiamavi tutti mi sono sentito riamato da tutti, e avendo tu una volontà libera e meritoria, come tu hai emesso il tuo atto, la mia Volontà ha sprigionato da Sé un amore, una gloria, una felicità maggiore, di cui tutti si sono sentiti investiti, e gli angeli e santi sentono una gloria e felicità maggiore e si sentono più riamati da Dio, e la terra riceve più aiuti, più grazie, a secondo le loro disposizioni.  Tutti gli atti fatti nel mio Volere ricevono questo gran bene, perché la mia Volontà è di tutti e tutti hanno diritto a quell’atto, e siccome è atto di viatrice, che corre il merito a tutto ciò che fa di bene, il merito diventa merito comune, quindi, gioia, amore e gloria comune, e se tu sapessi che significa essere più riamato da Dio, gioie e gloria che dà un Dio, oh! come saresti più attenta, gli angeli, i santi, che lo sanno, sospirano la tua chiamata per avere questo gran bene, e quando tu non li chiami, premurosi dicono:  “Non ci chiama oggi? ” Sicché tu stai in terra ed il tuo merito corre in Cielo per dare nuovo amore e nuova felicità ai celesti abitatori.  Oh! come vorrei che tutti conoscessero che significa operare nella mia Volontà, perché la conoscenza è come l’appetito, che fa desiderare e gustare il cibo che si mangia, invece, senza dell’appetito si sente avversione allo stesso cibo e non si gusta.  Tale è la conoscenza, essa è la portatrice dei miei doni, del bene che voglio alle creature, è la conferma del possesso.  Poi, la conoscenza genera la stima, l’apprezzamento alle mie verità, ed Io allora parlo quando so che le mie parole sono amate, ascoltate e apprezzate, anzi, quando vedo la stima, l’amore, mi sento tirato dal mio stesso amore a manifestare altre verità; se ciò non vedo, faccio silenzio, e sento il dolore del mio amore represso.  Ciò non me lo farai tu, non è vero? ”

 

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35-8

Settembre 20, 1937

 

La Divina Volontà non si arresta mai e suggella col suo Eterno amore tutto

l’operato della creatura.  Scambio d’imitazione e di vita tra il Creatore e la creatura.

 

(1) Il mio volo continua nel Fiat Divino, ed oh! come si mostra contento nel tenere la sua creatura nel suo grembo, starsi sempre insieme e operare insieme con Lui, la compagnia di essa lo rende più felice di quello che è, perché trova chi lo guarda, chi lo ama, chi vorrebbe renderle la pariglia di essere tutta sua, come il Voler Divino lo è della creatura; se ama, trova chi lo ama; se opera, trova chi le riceve; se è offeso, trova chi lo difende, e molte volte le fa cambiare la giustizia in grazie, perciò tutti gli stratagemmi d’amore li fa con essa.  Ma mentre la mia mente si perdeva nel Voler Divino, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, l’amore del mio Volere non si arresta mai, va trovando sempre nuovi ritrovati, invenzioni nuove d’amore, anzi giunge a chiudere chi vive in Esso negli intimi nascondigli dei suoi segreti amorosi, e le fa vedere la sua intima creazione di sempre nuovo e crescente amore, con cui mantiene comprensori e viatori come dentro d’un solo fiato d’amore, le scopre nuovi arcani celesti della nostra Divinità, le dà nuove notizie dove può giungere la sua potenza amorosa, i suoi prodigi per chi vive in Esso, purché la trovi nella sua Volontà prende gusto di dirle sempre cose nuove e darle nuove sorprese d’amore; anzi, senti che fa:  Si impiccolisce in essa mentre resta immenso, e ama per dire:  “Ah! la creatura mi ama come la so amare Io”.  E siccome nulla entra in Noi che non sia amore, questa mia Volontà, come impiccolita in essa, tutto ciò che fa lo converte in amore, se prega, se adora, se opera, scioglie tutto in amore, e con una potenza tutta divina, la mia stessa Volontà conduce questi atti della creatura nel seno della nostra Divinità e prendono il posto nel nostro amore, e Noi, questi atti li guardiamo che sono atti nostri, e sentiamo in essi la preghiera eterna del nostro amore, la nostra adorazione tutta d’amore, le nostre opere eterne d’amore, ed oh! come restiamo glorificati e felicitati ché la creatura può dirci:  “La mia preghiera, la mia adorazione, i miei atti, sono eterni, investiti del vostro eterno amore, tali me li ha reso la vostra Volontà Divina, quindi vi amo come Voi mi amate”.  Ed è proprio questo la nostra follia, il nostro delirio d’amore, che vogliamo nella creatura che Noi facciamo, amiamo, come facciamo e amiamo in Noi stessi.  Ma solo la nostra Volontà regnante e operante in essa può giungere a tanto, perché Noi, se ci abbassiamo, non è per perdere il nostro Essere Divino nel finito, ma per innalzare la creatura nell’infinito e darle del nostro, e suggellare i suoi più piccoli atti, anche il suo respiro, il suo moto, col nostro eterno amore, affinché sentiamo in essa il nostro respiro d’eterno amore, il nostro moto nel suo, che non si muove se non sprigiona amore.  Perciò la Creazione tutta non fu altro che uno sfogo d’amore, volevamo affratellarci con le nostre opere, con le creature che mettevamo alla luce per amarci con un solo amore.  Figlia mia, qual dolore nel non essere stato capito dalle creature, e quindi non possiamo avere il bene di dirle Chi siamo, di farci conoscere, come non siamo altro che amore e vogliamo dare amore per ricevere amore; come vorrei che tutti lo sapessero”.

(3) Onde Gesù ha fatto silenzio come affogato nelle sue fiamme d’amore, poi, come se avesse bisogno di sfogarsi ancora, ha ripreso sospirando, come se volesse incendiare tutto il mondo col suo amore:

(4) “Senti figlia mia un’altra sorpresa più grande del nostro intenso amore, e dove giungono i nostri deliri d’amore:  Il nostro Ente Supremo ama tanto la creatura, che giungiamo all’eccesso d’imitarla, ci impiccoliamo, ci chiudiamo in essa e vogliamo camminare coi suoi piedi, operare con le sue mani, parlare con la sua bocca, guardare coi suoi occhi, pensare con la sua intelligenza, palpitare e amare nel suo cuore.  Sicché per fare in tutto ciò che fa e come lo fa la creatura, vogliamo avere piedi, mani, bocca, occhi e cuore come li tiene la creatura, e questo lo chiediamo ad essa come se Noi non fossimo i padroni assoluti, le diciamo:  “Amiamoci, Noi ti diamo del nostro, e tu darci del tuo”.  Perché il nostro Essere Supremo, essendo purissimo Spirito, è passo senza piedi, senza camminare si trova dappertutto; fa tutto, opera tutto senza bisogno di mani; è parola senza bocca; è luce, vede tutto senza occhi.  Siccome l’amiamo assai, ci piace d’imitarla; ma questo è un ritrovato immenso del nostro amore, che solo un Dio può farlo.  Per poter dire alla creatura tu devi imitarci, devi fare come facciamo, le diciamo:  “Vogliamo imitarti e fare come fai tu”.  Del resto è creatura nostra, opera delle nostre mani creatrici, uscita da Noi, da dentro la potenza del nostro amore creante, quindi non è maraviglia se vogliamo scendere in essa come per imitarla e fare quello che fa, e come fa essa, non è altro che onorare Noi stessi e dare maggiore importanza alle opere nostre.  Ma questo lo possiamo fare nella creatura dove regna la nostra Volontà; tutto possiamo fare, sfoggiare in amore, imitarci a vicenda, perché in tutto si presta a fare ciò che Noi vogliamo; invece, dove non regna, possiamo dire:  “Non possiamo fare nulla”.

(5) Ora senti un’altra sorpresa d’amore che dà dell’incredibile.  Quando la creatura ci ha dato la libertà d’imitarla, ci ha dato Vita in essa, ci ha dato i piedi, le mani, la bocca, Noi la chiamiamo alla nostra imitazione, e facendola entrare nel nostro Essere Divino, la potenza del nostro Fiat le dà il passo senza piedi e la fa trovare dappertutto, negli angeli, nei santi, nella Celeste Regina, fin nel nostro seno divino, ed oh! come siamo contenti, non più accerchiata della natura umana, ma libera insieme con Noi, che opera senza mani, parla senza bocca, ed oh! quante parole, con la nostra parola ci dice la lunga storia del nostro amore e Fiat operante, sente in sé riversarsi la nostra eterna sapienza, ed oh! quante cose ci dice del nostro Essere Divino, parla, parla sempre, ed oh! come godiamo nel sentirci narrare dalla creatura ciò che Noi siamo, tanto, che presa dalle nostre stesse fiamme d’amore, sente il bisogno d’amarci senza cuore, perché il cuore ha i suoi limiti, mentre il nostro amore senza cuore non ha limiti, è immenso e la creatura si sbarazza dal cuore e ama nel nostro amore infinito.  Vedi figlia mia, si possono dare sorprese d’amore più belle di queste?  Sentire il piacere, il gusto d’imitarla, fare ciò che essa fa come pretesto d’amore per chiamarla ad imitarci e a farla fare ciò che facciano Noi?  Gli abissi del nostro amore sono tanti, e quello ch’è più, va ritrovando sempre nuovi ritrovati d’amore”.

(6) Io non so dire che cosa sentivo nella mia mente, immensità di luce, che convertendosi in parole, dicevano tanti ritrovati d’amore del mio Creatore; ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, ascoltami ancora, il nostro amore è tanto, che pare che non ci dà pace se non facciamo nuove invenzioni d’amore per amare e farci amare.  Se ciò non facessimo ci condanneremmo all’ozio, ciò che non può essere nel nostro Ente Supremo, perché siamo un atto continuato d’amore che sempre arde, di opere che non hanno mai termine, la nostra sapienza è tanta, che fa sempre cose nuove.  Ora, dove regna la nostra Volontà ci chiudiamo in essa e diamo largo sfogo al nostro amore, accentriamo tutto ciò che abbiamo fatto e facciamo e faremo, ripetiamo nell’anima le nostre opere più belle, i nostri sfoghi d’amore, le nuove invenzioni della nostra sapienza, che ne sa fare tante, che alla creatura non le è dato di numerarle tutte, ed oh! quante scene commoventi facciamo, essa diventa il nostro teatro d’amore, il deposito delle nostre opere che mai cessano d’operare, il rifugio delle nostre delizie, gioie e felicità, il nascondiglio dei nostri segreti e arcani celesti, le esposizioni delle nostre svariate bellezze, ma sai perché?  Per godercele insieme, perché dove regna la nostra Volontà nulla deve mancare delle opere nostre, Essa ci accerchia nell’anima e ci fa fare ciò che facciamo in Noi stessi, e questo perché vogliamo che sappia chi Noi siamo, che sappiamo fare, come amiamo, e per darle una prova più certa le diamo il nostro amore, la facciamo amare come amiamo Noi, affinché tocchi con le proprie mani come ama e sa amare un Dio, e per godercela insieme, le facciamo fare insieme ciò che facciamo Noi; né ti deve meravigliare, questa è la natura della nostra Volontà e del vero amore, unificare la creatura con Noi, amarla e farci amare come l’amiamo, le disparità non devono esistere, altrimenti sarebbe infelicitare la creatura, vedendo che Noi l’amiamo tanto, ed essa no, Noi che sappiamo fare tante cose, ed essa che non sa far nulla, povera figlia, starebbe nel nostro Essere Divino sotto il peso di una umiliazione profonda, come estranea, senza fiducia, come una povera innanzi ad un ricco; queste cose Noi non le sappiamo fare, se sta con Noi, ciò che è nostro dev’essere suo, il vivere nel nostro Fiat è unità, opere e gioie comuni, ed è questo che ci rende più felici e ci dà largo campo allo sfogo del nostro amore”.

 

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35-9

Settembre 26, 1937

 

Dio sempre dà doni alla creatura senza mai cessare.  Doni che fa a

chi vive nel suo Volere.  La Vita palpitante di Dio.  La piccola vincitrice.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, ed io resto stupita nel vederlo che vuol sempre darmi, e siccome io sono piccola, né mi è dato di racchiudere in me la sua immensità, con una pazienza e amore invitto aspetta che io racchiuda in me le verità che mi ha detto, corredate delle sue grazie, per farmi prendere possesso, e come mi vede posseditrice, subito si mette in atteggiamento di volermi dare e dire cose più sorprendenti.  Volontà di Dio, quanto mi ami, come potrò mai contraccambiarti?  Ed il mio amabile Gesù, facendomi la sua solita visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta, è la nostra Divinità che possiede in natura sua il voler sempre dare, come tu possiedi il respiro che vuole sempre respirar ancorché non lo volessi, così Noi possediamo l’atto continuo di sempre dare, e se ingrata, la creatura non prende ciò che Noi diamo, resta intorno a Noi per decantarci la perfezione, la bontà, la santità, la liberalità del nostro Ente Supremo, come trionfo del nostro amore e di quanto amiamo la creatura, aspettando con una pazienza che solo Noi possiamo avere, altre creature che prendano quello che le altre ci hanno respinto.  Ed è tanto il nostro amore, che ci adattiamo a loro nel dare a poco a poco, perché essendo piccola non può prendere tutto insieme quello che le vogliamo dare, ma il nostro dare deve essere continuo, ci sentiremmo come mancare, soffocare il respiro se non dessimo.  Ora, la nostra Divina Volontà vuol essere Vita della creatura, l’atto più grande, l’amore più esuberante che solo un Dio può e sa fare.  Ora, per farsi possedere, le fa dono della sua virtù pregante, ed Essa si mette a capo per confermare il dono, e fa pregare tutte le cose create, s’impone sul nostro amore, potenza, bontà, e fa pregare il nostro amore, la potenza e bontà nostra, e tutti i nostri attributi pregano, anche la giustizia, la misericordia, la fortezza nostra si cambiano in preghiera, nessuno può mancare quando la nostra Volontà vuole che facciamo un atto e che si faccia un dono, tutti e tutto pieghiamo le ginocchia per fare ciò che vuole.  Quando tutti hanno pregato, anche i nostri attributi divini, confermiamo il dono, la preghiera di questa diventa universale, e ogniqualvolta prega, ha tal potenza, che tutte le cose nostre pregano, anche i nostri attributi, perché nel dono le è stato dato il diritto su tutti, che cosa non si può ottenere con questo dono di preghiera?  Si può dire che i Cieli si muovono, il nostro stesso Essere si sente avvinto e legato, e cede.

(3) Al dono pregante, passo a farle il dono dell’amore, e per confermarla nell’amore ama di nuovo amore nel sole, nel cielo, nelle stelle, nel vento, fin nel nostro Essere Divino, in modo che acquista il diritto d’amare tutti ed essere amata da tutti di un nuovo amore continuo, e se tu sapessi che significa essere amata di un amore sempre crescente e nuovo da tutti, e tenere il potere d’amare con crescente e nuovo amore tutto, poter dire al tuo Creatore:  “Crescente e sempre nuovo è il tuo amore per me, crescente e sempre nuovo è il mio amore per Te”.  Questo amore sorpassa i Cieli, riempie la patria celeste, e le sue onde vanno a scaricarsi nel nostro seno divino, ed oh! le meraviglie che succedono, tutti restano stupiti e glorificano il mio Voler Divino di un dono sì grande che dà alla creatura.  Ora, come le facciamo il dono, così allarghiamo la sua capacità, in modo che essa comprende il dono che ha ricevuto e ne fa uso del dono.

(4) Passiamo a farle dono dell’inseparabilità, dell’unione con Dio, che giunge a sentire più la vita nostra che la sua, Dio diventa per essa il suo attore e spettatore, e lei resta la portatrice del suo Creatore, vivendo con la sua stessa vita, col suo amore e potenza.  Con questo dono tutto è suo, tiene diritto su tutto, e Noi quando la vediamo posseditrice, aggiungiamo il dono di renderla trionfatrice di tutto, trionfatrice di sé stessa, trionfatrice di Dio, tutto è trionfo in essa, trionfo di grazia, di santità, d’amore, e la chiamiamo la nostra vincitrice, tutto le facciamo vincere, perché è dono che le abbiamo dato, e quando Noi diamo vogliamo vedere i frutti che il nostro dono contiene.  Sicché ogni atto che fa nel nostro Volere, ogni parola, opera e passo si formano tra essa e Noi tante distinte armonie, una più bella dell’altra, ci tiene sempre occupati, ed è tanto il nostro amore, che la circondiamo all’esterno di tutte le nostre opere, nell’interno la investiamo, ripetiamo tutti i nostri atti che sono stati portatori di vita, quindi, la Vita della Regina, la Vita del Verbo sulla terra, che fu un eccesso d’amore continuo che dava vita nuova a tutti.  Perciò diamo sempre, non esauriamo mai, chi vive nel nostro Volere è il pieno giorno delle opere nostre continue, e la nostra vita che palpita e ripete gli atti nostri che stanno sempre in atto senza mai cessare.  Quindi è il nostro trionfo e la nostra piccola vincitrice, ed è questo il nostro delirio d’amore:  “Che vogliano essere vinti dalla creatura”.  Quando essa vince, il nostro amore si sfoga e le nostre smanie e deliri trovano la vita nella creatura e si riposano”.

 

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35-10

Ottobre 3, 1937

 

Prodigi della Creazione.  Dose di potenza e di santità che Dio metteva

fuori per amore dell’uomo.  Gli atti fatti nel Fiat saranno sempre nuovi,

e uno più dell’altro, distinti e belli.  Questi atti racchiuderanno tutto

e formeranno i mari, le opere, i passi parlanti del loro Creatore.

 

(1) Stavo facendo il mio giro nella Creazione, per rintracciare tutti gli atti del Voler Divino per farli miei, abbracciarli, adorarli e mettervi il mio piccolo ti amo per riconoscenza di quanto mi ha amato e operato per me e per tutti, ed oh! quante sorprese, quante cose nuove si comprendono, quanti segreti divini contengono le cose create del loro Creatore.  Ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, vedendomi sorpresa mi ha detto:

(2) “Figlia mia, le nostre opere sono sempre nuove e armonizzano col loro Creatore, passa tale armonia tra loro e Noi, che sanno sempre dire cose nuove di Colui che le ha creato, molto più, che essendo inseparabili da Noi, ricevono il nuovo contatto del nostro Essere Divino, perciò tu nel seguire gli atti del mio Voler Divino, trovi sempre nuove sorprese e comprendi cose nuove che le nostre opere posseggono.  Ora, tu devi sapere che quando uscimmo la Creazione da dentro il seno della nostra Divinità, perché “ab eterno” già stava dentro di Noi, onde nell’uscirla fuori nel nostro Fiat, dentro d’un mare d’amore mettevamo fuori tutto ciò che doveva fare la creatura, sicché tutto uscì da Noi, ci facevamo porgitori di tutto ciò che essa doveva fare, perciò tutta la Creazione è zeppa di tutte le opere che si devono fare, fino all’ultimo degli uomini, e sebbene invisibile agli occhi umani, ma visibile e palpitante per Noi nella nostra Volontà, che forma una creazione più bella della stessa Creazione, per cui è tanto il nostro amore, che mentre occupa tutta l’atmosfera, la portiamo nel nostro Grembo Divino, e come le creature le uscimmo alla luce del giorno, così incominciamo a porgerle con le nostre mani creatrici quello che deve fare, a principio d’ogni atto che deve fare mettiamo per fondamento la vita del nostro Fiat e per alimento dell’atto il nostro amore, perché Noi non facciamo nulla, né diamo nulla, se non tiene per principio il nostro Volere e per alimento e corredo il nostro amore; non sarebbero opere degne della nostra Altezza Suprema, porgere opere che non danno di vita nostra e che non posseggono il nostro alimento, qual è l’amore.  Era un parto la Creazione tutta, con tutti gli atti che dovevano fare le umane generazioni, che “ab eterno” tenevamo nel nostro Seno Divino, che non potendo più contenerlo, perché il nostro amore sentiva il bisogno di metterlo fuori, voleva sfogarsi, e siccome quando facciamo un atto facciamo atto completo, quindi uscendo la Creazione uscivamo insieme tutto ciò che doveva fare la creatura.  Il nostro Fiat Divino, racchiudendo tutto in Sé, Creazione e atti umani, si metteva sull’aspettativa di uscire la creatura alla luce del giorno per somministrargli gli atti che a lei appartenevano.  Non è questo un amore esuberante che solo un Dio poteva avere:  Ordinare, formare gli atti e poi uscire alla luce colei cui dovevano servire questi atti come formazione di santità, d’amore, di gloria, per sé e di Colui che l’aveva creato? ” Ma ciò non è tutto, il nostro amore non si arresta mai, come uscì questo parto nostro, mettevamo fuori di Noi una dose di nostra potenza per sostenere essa e gli atti suoi, armandoli e corredandoli di potenza divina, sicché tiene la nostra potenza che la sostiene; mettevamo fuori la dose della nostra sapienza, di cui doveva essere animata la sua intelligenza e tutti i suoi atti; quindi, se nella creatura si vedono nuove scienze, nuove invenzioni, scoperte che danno dell’incredibile, è la nostra sapienza che l’investe.  Come pure mettevamo fuori una dose d’amore, di santità, di bontà e di tutti i nostri attributi, per somministrarli l’amore, la santità, la bontà e così di seguito.  La creatura non esisteva ancora, e Noi eravamo occupati di lei, vagheggiavamo in lei la nostra potenza, sapienza, amore, santità e bontà nostra, ci mettevamo a sua disposizione per farla quanto più bella potevamo e dirle:  “Ci somigli in tutto, più bella non ti potevamo fare”.  Questo nostro mettere fuori le nostre qualità divine e tutti i suoi atti che doveva fare, prima che l’uomo venisse alla luce del tempo, fu per Noi un amore tanto intenso che dà dell’incredibile, andavamo dicendo nel nostro delirio d’amore:  “Oh! uomo, quanto ti amo, ti amo nella mia potenza, ti amo nella mia sapienza, nel mio amore, nella mia santità, ti amo nella mia bontà, negli stessi tuoi atti che farai, ti amo tanto che li metto tutti in aspettativa per te; il mio Voler Divino a cui tutto affidammo, le nostre doti divine ed i tuoi stessi atti che saranno già tuoi, sta in atto di porgerli come sfogo del suo amore per te.

(3) Ora, tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede come in natura sua un atto sempre nuovo, perciò questi atti stabiliti per ciascuna creatura saranno distinti e nuovi l’uno dall’altro, distinti nella santità, sempre nuovi nella bellezza, uno più bello dell’altro, nuovi nell’amore, nella potenza, nuovi nella bontà, sono atti formati e alimentati di Noi, quindi posseggono tutte le nostre caratteristiche, tutti belli, variati nella santità, nell’amore, nella bellezza, ma l’uno non come l’altro, saranno essi l’ordine nostro, il tipo delle svariate nostre bellezze, la fecondità del nostro amore, l’armonia della nostra sapienza, come si vede nella Creazione, che tutte le opere nostre, tutte, sono belle, ma il cielo non è sole, il vento non è mare, i fiori non sono frutti, ma però, per quanto sono distinti tra loro, ma sono tutti belli, anzi formano l’armonia delle svariate bellezze, vera immagine degli atti e delle stesse creature.  Tu devi sapere che questi atti nella mia Volontà Divina formano un esercito di nuove bellezze, di nuovo amore e santità, che Noi a solo guardarli ci sentiamo rapiti, ed aspettiamo con ansia che vengano le creature, che possedendo il nostro Volere saranno corredate e posseditrici.  Vedi come è certo che deve venire il suo regno sulla terra, ché già ci sono gli atti, e allora si sprigioneranno da dentro di Esso, come nobile esercito che si faranno possedere dalle creature.  Figlia mia, da dentro il mio Fiat uscì la Creazione, e tutti e tutto nel mio Volere mi deve ritornare come opera degna della nostra potenza, allora resteremo pienamente glorificati, quando riconosceremo Noi stessi nella creatura e negli atti suoi; tutto possiamo dare ed essa tutto può ricevere, purché regni il nostro Voler Divino, invece se Esso non regna, forma un abisso di distanza tra essa e Noi, e nulla possiamo darle.  Ma non è tutto ancora figlia mia, e siccome è decisione ferma di dare il regno del nostro Volere alle creature, vogliamo che conosca i beni che ci sono in Esso e dove possono giungere gli atti loro fatti nel nostro Voler Divino, perché se non conoscono i suoi beni avremo tanti figli ciechi, sordi, muti, che non sanno parlare del loro Creatore e non conoscendoli, neppure ameranno e apprezzeranno gli stessi beni che posseggono.  Nel nostro Volere hanno tutti vista chiara, fino udito e parola animata dalla forza creatrice, quindi terranno una parlantina, che terranno sempre da dire, che tutti resteranno stupiti, e gli stessi Cieli, per compiacimento, si abbasseranno ad ascoltarli.  I figli della mia Volontà saranno la gioia di tutti ed i veri narratori del loro Creatore, allora solo troveremo chi sa parlare di Noi, perché non loro parleranno, ma la nostra stessa Volontà che parlerà in loro, la quale è l’unica e sola che può e sa parlare del nostro Ente Supremo.  Perciò continua ad ascoltarmi.  Come la creatura possederà il nostro Volere, tutti i suoi atti, piccoli e grandi, umani e spirituali, saranno animati dalla mia Volontà, i quali, animati da Essa, si eleveranno tra il Cielo e la terra, investiranno ed intrecceranno insieme il cielo, il sole, le stelle, la Creazione tutta; si eleveranno più su ed investiranno tutti gli atti della Regina del Cielo, immedesimandosi con essi, avranno la potenza d’investire gli atti della nostra Divinità, le nostre gioie e beatitudini, quelli di tutti i santi; quando tutto avranno chiuso nei loro atti, senza rimanere nulla fuori di essi, come vittoriosi si presenteranno innanzi alla nostra Maestà Divina e ci li offriranno come atti completi che nulla manca, ed oh! quale sarà la nostra gioia, la nostra gloria, nel trovare in questi atti il cielo, il sole, tutti gli atti della Regina del Cielo, l’amore con cui ci amò, gli atti nostri, le nostre gioie, il nostro amore che mai cessa. . .  Questi atti fatti nel nostro Voler Divino ci duplicano la gloria della Creazione, duplicano la gloria, l’amore che ci diede la Sovrana Regina, duplicano la nostra gloria e quella di tutti i santi.  Basta dire che è entrata la nostra Volontà in mezzo, per dire tutto e che racchiude tutto.  Essa, dove entra sa fare furore d’amore, di gloria e di accentramento di tutto, del resto tutto è suo, perciò tiene diritto su tutto.  Ora, le maraviglie che formano nell’anima questi atti fatti nel nostro Volere sono indicibili, il nostro Fiat Divino se ne serve di formare per mezzo di essi, mari d’amore, ma non mari che mormorano, ma mari che parlano e parlano con tale eloquenza del nostro amore, che ci piace tanto che vogliamo stare sempre ad ascoltarli, le sue voci sono ferite che ci manda, le sue parole sono dardi, tiene sempre da dire sulla storia del nostro amore, e siccome ci piace tanto, stiamo sempre sull’attenti ad ascoltarla, perché nulla vogliamo perdere di ciò che riguarda il nostro amore.  Come è bello sentire che la creatura tiene il nostro mare d’amore parlante, che parla sempre del nostro amore.  Sicché la mia Volontà, essendo posseditrice di chi vive nella mia Volontà, ne fa di tutti i colori, forma le opere che parlano delle nostre opere, i passi che parlano delle nostre vie, insomma, siccome la nostra Volontà è parola, dove Essa regna dà la parola a tutto ciò che fa la creatura e ne forma un prodigio divino.  Perciò non vi è cosa più grande, più santa, più bella e che più ci glorifica che il vivere nella nostra Volontà, né vi è bene maggiore di questo che possiamo dare alla creatura.  Quindi sii attenta e seguitemi se non vuoi arrestare il mio dire”.

 

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35-11

Ottobre 12, 1937

 

Per chi vive nel Voler Divino, le sue preghiere sono comandi,

i suoi atti sono messaggeri tra il Cielo e la terra.  Per chi vive

nel Voler Divino, tutte le cose diventano Volontà Divina.

 

(1) Sono in balia della Divina Volontà, sento le sue ansie, le sue smanie d’amore ché vuol farsi conoscere, non per farsi temere, ma per farsi amare, possedere, immedesimarsi, per dire alla creatura:  “Facciamo vita insieme, in modo che ciò che faccio Io farai tu.  Sento che il mio amore mi dà il bisogno di vivere a cuore a cuore, anzi con un solo cuore con te.  Deh! non negarmi la tua compagnia, so che molte cose ti mancano per vivere insieme con Me, ma non temere, ci penserò Io a tutto, ti vestirò con le mie vesti regie di luce, ti armerò con la mia potenza, ti farò sfoggio del mio amore, facendoti scorrere nelle tue più intime fibre la vita, l’amore della mia Volontà; solo che tu lo voglia, tutto è fatto”.  Io sono restata sorpresa e pregavo che mi desse grazia di vivere di Volontà Divina, perché molto temevo di me stessa.  Ed il mio dolce Gesù, facendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, perché temi?  Nella mia Volontà non ci sono timori, ma amore sommo, coraggio e fermezza, e decisa una volta non si sposta più, tanto, che per chi vive in Essa non prega, ma comanda, e lei stessa da padrona può prendere ciò che vuole, le mettiamo tutto a sua disposizione, e questo perché tutto è sacro, tutto è santo in essa, molto più che vivendo nel nostro Volere non vorrà né ci comanderà se non ciò che vogliamo Noi, perciò i suoi comandi ci dilettano, ci fanno gioire e Noi stessi gli diciamo:  “Prendi, di che altro vuoi?  Anzi quanto più prendi, più ci renderai felici”.  Quando la creatura vuole la nostra Volontà, tutti i suoi atti sono come tanti messaggeri tra il Cielo e la terra, scendono e salgono continuamente, facendoli ora da messaggeri di pace, ora d’amore, ora di gloria e delle volte giungono a comandare la divina giustizia che si arresti, prendendo su di loro il suo giusto furore.  Quanto bene fanno questi messaggeri, quando li vediamo venire innanzi al nostro trono, riconosciamo Noi stessi in questi atti, che travestiti dai veli umani degli atti delle creature, nascondono la nostra Volontà, ma è sempre Essa, e compiacendoci diciamo:  “Quanto arte d’amore tiene, si nasconde negli atti della creatura per non farsi conoscere, ma Noi la conosciamo lo stesso, e amando ancora Noi, la facciamo fare ciò che vuole.  Perciò questi atti li chiamiamo atti nostri, e per tali li riconosciamo, solo che la creatura ci ha concorso, e coi suoi atti le ha dato come le vesti per coprirsi, perciò essa è il poggio dove poggiarsi la mia Volontà Divina, e si diletta di svolgere la sua vita, facendo prodigi inauditi, nascondendosi nella creatura, come coprendosi delle sue spoglie, molto più che la Creazione, le creature tutte, ebbero origine dal suo Fiat, vivono, crescono e sono conservate in Esso, è attore e spettatore di tutti i loro atti, compiranno la sua vita nel suo Fiat e volerà in Cielo in un atto voluto dal suo Volere.  Quindi tutto è suo, tutti i diritti sono suoi, nessuno le può sfuggire; la sola differenza, che chi vive in Esso fa vita insieme, lo conosce, sta a giorno di quello che fa, lo allieta con la sua compagnia, forma la sua gioia e la conferma di ciò che vuol fare la mia Volontà in essa.  Invece, chi non vive in Esso non lo conosce, resta isolato e forma il suo dolore continuo”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto con tenerezza d’amore indicibile:

(4) “Figlia mia benedetta, come è bello il vivere nel mio Volere, questa creatura ci tiene sempre in festa, essa non conosce più nulla che solo la nostra Volontà, e tutto diventa per lei Volontà di Dio:  Il dolore, Volontà Divina; la gioia, il suo palpito, il respiro, il moto, diventa Volontà Divina; i suoi passi, le sue opere, sentono i passi del mio Volere e la santità delle opere del mio Fiat; il cibo che prende, il sonno, le cose più naturali, diventano per essa Volontà di Dio; ciò che vede, sente e tocca, vede, sente e tocca la vita palpitante del mio Volere.  La mia Volontà la tiene talmente occupata ed investita di Essa, che gelosa non permette che neppure l’aria non sia Volontà Divina.  E come per essa tutto è Volontà nostra, così per Noi, ce la sentiamo in tutto il nostro Essere Divino, nel palpito, nel moto, né sappiamo far nulla, né vogliamo far nulla senza di chi vive nel nostro Volere; il nostro amore è tanto, che la facciamo scorrere in tutte le opere nostre, ed insieme con Noi mantiene e partecipa al nostro atto creante e conservante, sicché sta insieme con Noi a fare ciò che facciamo Noi, e a volere quello che si vuole da Noi, né possiamo metterla da parte essendo una la Volontà che possediamo, uno l’amore, uno l’atto che facciamo, ed è proprio questo il vivere nel nostro Volere, vivere sempre insieme, fare una sola cosa; era questo il bisogno che sentiva il nostro amore, tenere la compagnia della creatura, allietarci insieme, tenerla nel nostro grembo per felicitarci insieme, e siccome la creatura è piccola, le vogliamo dare la nostra Volontà, per avere occasione in ogni suo atto di darle la nostra vita, l’atto nostro, i nostri modi, Noi per natura ed essa per grazia; e questa è la nostra gioia, la gloria più grande per Noi, ti pare poco dare l’Essere nostro, che la creatura non potendo contenerlo, perché piccola, ce lo ridà di nuovo insieme con essa, e Noi di nuovo ritorniamo a darci?  E’ un continuo darci a vicenda, e questo fa sorgere tale amore e gloria, che ci sentiamo come ripagati da essa di averle dato la vita.  Perciò in ogni cosa che fa e non fa entrare la nostra Volontà, è uno strappo che sentiamo, un diritto che ci sentiamo togliere, una gloria, una gioia che perdiamo.  Quindi sii attenta e fa’ che tutto diventi per te Volontà Divina.

(5) Oltre di ciò, ad ogni atto che la creatura fa nel nostro Voler Divino, duplichiamo il nostro amore verso di essa, questo nostro amore, come la investe, porta con sé la nostra santità, la bontà, la sapienza nostra, sicché essa resta duplicata nella santità, nella bontà, nella conoscenza del suo Creatore, e come Noi l’amiamo con amore duplicato, così essa ci ama con amore duplice, con santità e bontà duplicata.  Il nostro amore è operativo, e come si parte dal nostro Essere Supremo per amare la creatura con duplice amore, così le dà grazia di farci amare a Noi con amore sempre crescente.  Non dare nulla di più ad un atto fatto così grande nella nostra Volontà, ci riesce impossibile, questi atti, possiamo dire, sono i rapitori del nostro amore, ci rapiscono la nostra santità, e si formano le vie per conoscere chi Noi siamo e quanto l’amiamo”.

 

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35-12

Ottobre 19, 1937

 

Come in chi vive nella Volontà Divina, Essa forma la Trinità

nella creatura.  Il vero amore comincia da sé stesso.  La Volontà

Divina, fecondatrice e seminatrice della Vita Divina nelle anime.

 

(1) Il Voler Divino continua ad investirmi, sento il suo moto in me, che come si muove parla, ma con tale eloquenza, che se non facesse un prodigio per farsi intendere, io non potrei ridire ciò che dice, anzi si adatta alla mia capacità, perché se parla, essendo la sua parola creatrice, vuol creare il bene che possiede la sua parola, e se io non l’intendessi non potrei farlo mio quel bene, né porgerlo agli altri come proprietà del Fiat Supremo.  Onde stavo impensierita come può essere che il suo moto è parola?  Ed il mio dolce Gesù, visitando la povera anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del Voler Divino, tu devi sapere che dove regna la mia Volontà con la sua potenza creatrice, il suo moto è parola, parla nelle opere, nei passi, parla nella mente, nel respiro; come vuole distendere il suo regno, così parla, per creare la sua Vita Divina in ciascun atto di creatura.  Perciò ci vuole somma attenzione per sentire dove vuole iniziare i suoi ammaestramenti.  Con la potenza della sua parola investe l’atto umano, il respiro, il palpito, il pensiero, la parola umana, e vi forma la sua opera divina, il respiro, il palpito, il pensiero, la parola divina, questi atti si elevano al Cielo, si presentano innanzi alla Trinità Sacrosanta, la nostra Divinità guarda questi atti, e che cosa trova?  Trova Sé stessa in questi atti, riprodotta la sua Vita, la stessa Trinità Santissima guarda il prodigio della nostra Volontà, che con la sua potenza ha travolto la creatura, facendone la ripetizione della nostra Vita, ed oh! come restiamo contenti, rapiti, perché troviamo in essa la santità che ci somiglia, il nostro amore che ci ama, l’intelligenza che ci comprende, la nostra potenza e bontà, che ci trasporta coi vincoli della nostra dolcezza ad amare il genere umano, ci riconosciamo in essa e troviamo l’opera della Creazione quale Noi la vogliamo.  Uno solo di questi atti contiene tali maraviglie, che non trovano il posto dove potersi mettere, tanta è la loro grandezza, solo nella nostra immensità trovano il posto dove poter rimanere, essi restano fusi coi nostri atti.  Quale gloria non sarà la nostra, e anche della creatura, che i suoi atti, in virtù del nostro Fiat tengono il loro posto negli atti del suo Creatore?  Oh! se tutti conoscessero che significa vivere nel Voler Divino, farlo regnare, farebbero a gara di farsi investire per farlo fare la ripetitrice della Vita Divina”.

(3) L’amato Gesù ha fatto silenzio, ed io sono restata immersa nel mare del Voler Divino, e come stupita dicevo:  “Mio Dio, dove può giungere chi vive nel tuo Volere”.  Ed una folla di pensieri, come tante voci dicevano, dicevano, ma non so ridirli, forse li saprò ridire quando sarò nella patria celeste, ché possederò lo stesso linguaggio di lassù.  Onde, stando come preoccupata, il mio sommo bene Gesù ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, tutto è possibile alla mia Volontà.  Il vero amore, quando è perfetto, incomincia da sé stesso, il vero modello è la Trinità Sacrosanta:  Il mio Padre Celeste amò Sé stesso, e nel suo amore generò suo Figlio, quindi amò Sé stesso nel Figlio.  Io, suo Figlio, amai Me stesso nel Padre, e da questo amore procedette lo Spirito Santo.  In questo amare Sé stesso, il Padre Celeste generò un solo amore, una sola potenza e santità, e così di seguito, vincolò l’unione inseparabile delle Tre Divine Persone.  E quando creammo la Creazione amammo Noi stessi, sicché amammo Noi stessi nello stendere il cielo, nel creare il sole, fu l’amore di Noi stessi che ci spinse a creare tante belle cose degne di Noi ed inseparabili da Noi.  E quando creammo l’uomo, l’amore di Noi stessi si fece più intenso, e amando Noi stessi in lui, il nostro amore riprodusse la nostra Vita e somiglianza nel fondo della sua anima.  Non si può dare se non ciò che si tiene, e siccome il nostro amore era perfetto, amando Noi stessi non ci potevamo separare da ciò che usciva da Noi.  Ora, la nostra Volontà, col voler la creatura a vivere in Essa per formare il suo regno, ama Sé stessa, e amando Sé stessa vuol dare ciò che possiede, e allora è contenta quando forma la ripetizione della nostra Vita, quando opera negli atti della creatura, e trionfante e vittoriosa, con somma nostra gloria e onore ce le porta nel nostro seno divino per fare che Noi riconoscessimo la nostra Vita nel suo operare di chi vive nel suo Volere.  E’ proprio questo che significa amare Sé stessa in ciò che vuol fare e produrre:  Dare Sé stessa per poter formare un altro essere simile a Lei.  La nostra Volontà è la fecondatrice e seminatrice della nostra Vita, e dove trova anime disposte, ama Sé stessa, col suo amore le feconda e vi semina i suoi atti divini, i quali, uniti insieme formano il gran prodigio della Vita Divina nella creatura.  Perciò lasciati in balia della mia Volontà, e fa’ che faccia di te ciò che Essa vuol fare, e saremo contenti tu e Noi”.

 

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35-13

Ottobre 25, 1937

 

La sovrana Regina, ereditiera della Divina Volontà, quindi ereditiera

della Vita Divina.  Come formò di Sé, nelle mani creatici, un pegno

prezioso.  Il bene grande che contiene un atto nel Fiat Divino.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti della Divina Volontà, e giunta al concepimento della Vergine Santissima mi sono fermata per offerire alla Divinità la potenza, l’amore loro che ebbero nel far concepire questa Celeste Signora, per ottenere che venga il suo regno sulla terra.  Ed il mio dolce Gesù, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia, come fu concepita questa Vergine Santa, così ricominciò la nostra festa col genere umano, perché fin dal primo istante del suo concepimento ereditò la nostra Volontà Divina, la quale incominciò subito il suo lavorio divino nella sua bell’anima, ed in ogni palpito, pensiero, respiro di Essa, con la sua potenza creatrice formava prodigi incantevoli di santità, di bellezza, di grazia, che Noi stessi, che eravamo attori e spettatori insieme col nostro Voler Divino, restavamo rapiti, e nella nostra enfasi d’amore dicevamo:  “Com’è bella la creatura insieme col nostro Volere, essa ci dà l’agio di formare le nostre opere più belle e ci dà vita alla nostra Vita in essa”.  Il nostro amore gioiva, festeggiava, perché era uscita alla luce del tempo la nostra ereditiera divina, l’ereditiera della nostra Volontà e della nostra stessa Vita, e siccome in virtù della nostra Volontà operante in Lei, era tutta nostra, esclusivamente nostra, guardandola sentivamo il nostro respiro, il palpito nostro, il nostro amore che sempre arde e ama, i nostri moti nei suoi, la nostra bellezza traspariva nel muovere delle sue pupille, nel gestire delle sue manine, nel dolce incanto della sua voce rapitrice, ci teneva tanto occupati ed in festa, che neppure un istante potevamo distogliere da Lei i nostri sguardi, sicché era nostra, tutta nostra; la nostra Volontà per diritto era già sua, e riconoscevamo in questa santa creatura la nostra ereditiera divina; già col possedere la nostra Volontà ne aveva preso il possesso.  Ora, questa Vergine santa teneva la sua umanità, nella quale vincolava tutta l’umana famiglia, quasi come membra al corpo, e Noi, per amor suo, guardando in Lei tutto l’umano genere, come fu concepita demmo il primo bacio di pace a tutta l’umanità e la costituimmo erede della nostra ereditiera divina, menoche qualche ingrato non volesse riceverla.

(3) Ora vedi dunque come il regno della nostra Volontà è certo che deve venire sulla terra, giacché esiste chi lo ereditò, e avendolo ereditato una creatura che appartiene alla razza umana, acquistano il diritto tutte le creature di poterlo possedere.  Questa Sovrana Celeste, presa d’amore, formò di Sé un pegno nelle nostre mani creatrici, per fare che tutti ricevessero questo regno, e siccome questo pegno possedeva la Vita della mia Volontà, conteneva un valore infinito, che per tutti poteva impegnarsi.  Che dolce e caro pegno era nelle nostre mani questa Santa Creatura, Essa, col far scorrere la sua vita, i suoi atti nel nostro Voler Divino, formava monete divine per poterci pagare per quelli che dovevano ereditare il nostro Fiat Divino.

(4) Poi venne la mia Umanità, unita al Verbo Eterno, che con la mia Vita, pene e morte, sborsai il prezzo sufficiente per ricomprare questa nostra Volontà Divina e darla alle creature come eredità che l’apparteneva.  Un atto, un respiro, un moto nella mia Volontà contiene tale valore, che può comprare Cielo e terra, e tutto ciò che vuole.  Quindi sia Essa sola la tua vita ed il tuo tutto”.

(5) Onde continuavo a sprofondarmi nel Voler Divino, che forza rapitrice possiede, è tanta la dolcezza, le attrattive del suo incanto, che non si vorrebbe perdere neppure un respiro.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, i prodigi della mia Volontà sono inauditi, è tanta la sua potenza, che come la creatura opera nel mio Volere, chiama in atto ciò che ha fatto prima, l’unisce insieme e ridona a ciascun atto il merito, il bene, la sua potenza, come se di nuovo li stesse facendo, arricchendolo con tanta grazia e bellezza da formare l’incanto di tutto il Cielo.  Poi, come celeste rugiada investe tutti i santi, e li dà la nuova gloria e felicità che racchiude l’operato della creatura nella mia Volontà, piove questa rugiada su tutti i viatori, affinché sentano la potenza, la grazia di Essa negli atti loro.  Quante anime bruciate dalle passioni, dal peccato, da brutali piaceri, sentono la freschezza di questa rugiada divina e si tramutano nel bene.  Un atto nella mia Volontà travolge Cielo, e se non trova anime disposte che vogliano ricevere un tanto bene, si mette alla vedetta, spiando le circostanze, le occasioni, i disinganni della vita, per investirle, imbalsamarle e darle il bene che posseggono, gli atti nella mia Volontà non sono mai oziosi, essi sono pregni di luce, d’amore, di santità, di dolcezza divina, e sentono il bisogno di dar luce a chi vive nelle tenebre, di dar amore a chi è freddo, di dare la santità a chi vive nel peccato, di dare la dolcezza divina a chi si trova amareggiato.  Questi atti, veri figli del mio Fiat Divino, non si fermano mai, girano sempre, e se occorre, anche secoli, per dare il bene che posseggono, e siccome sono animati e armati dalla sua potenza, possono dire:  “Possiamo fare tutto, perché un Voler Divino che può tutto ci ha dato la vita”.

 

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35-14

Ottobre 31, 1937

 

Un atto di Volontà Divina contiene tale potenza, amore, che se Dio non facesse

un prodigio, la creatura non potrebbe contenere quest’atto infinito.  Il passaporto.

 

(1) La mia povera mente continua a valicare il mare del Voler Divino, mi pare che vuol dire sempre cose nuove di quello che vuole e può fare nella creatura dove Esso regna.  E siccome il dolce Gesù prende molto diletto nel parlare della sua Volontà, come vede la creatura disposta, che vuol sentire la sua storia, prende la prima parte di narratore per farla conoscere e amare, perciò ripetendo la sua visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia, se ti volessi sempre parlare del mio Fiat, terrei sempre cose nuove da dirti, perché essendo eterna la sua storia, non finisce mai, né ciò che è in Sé stesso, né ciò che può fare nella creatura.  Or, tu devi sapere che un atto della mia Volontà nella creatura contiene tale potenza, grazia, amore, santità, che se il mio Volere non operasse un prodigio, non lo potrebbe contenere, perché è un atto infinito, e al finito non gli è dato di poterlo tutto abbracciare.  Senti dove giunge il suo amore, come la creatura si presta, la chiama nel suo atto, la mia Volontà Divina opera, nell’operare chiama la sua infinità, la sua Vita eterna, la sua potenza che su tutto s’impone, la sua immensità che chiama ed abbraccia tutti e tutto, nessuno si può mettere da parte nel suo operare, quando tutto ha racchiuso, la mia Volontà forma la sua opera.  Vedi dunque che cosa è un atto di Essa, un atto infinito, eterno, armato di potenza divina, immenso, che nessuno può dire:  “Io non vi ero in quell’atto”.  Ora, questi atti non possono restare senza produrre una grande gloria divina alla nostra Maestà Suprema e un bene immenso alle creature.  Siccome sono atti fatti insieme con la creatura, operano da Dio e legano Dio e la creatura, Dio per dare e la creatura per ricevere, sono come pretesti al nostro amore, il quale ci dice:  “La creatura ci ha dato il luogo nell’atto suo, ci ha dato la libertà di farci fare quello che vogliamo”.  Quindi il nostro amore s’impone su di Noi per farci dare quello che siamo, anche per onorare Noi stessi e per onore della nostra Volontà operante.  Il nostro amore giunge a tali pretesti e smanie d’amore, che non ci vuol mai far finire di dare, mettendoci avanti la nostra immensità che non finisce, la nostra potenza che tutto può dare, la nostra sapienza che tutto può disporre; questi atti sono atti divini e possono formare il passaporto alle altre creature per farle entrare nel regno del nostro Volere, essi daranno un figlio nel nostro regno, sicché quanti più atti verranno fatti in Esso, tanto più sarà popolato, e tutto il bene ridonderà a coloro che sono stati i primi a dar vita alla mia Volontà negli atti loro.  Or, tu devi sapere che i primi passaporti furono formati da Me e dalla mia Madre Celeste ai primi figli del mio Volere, i quali contengono la mia firma, scritta col mio sangue e coi dolori della Vergine Santissima, a tutti gli altri passaporti corre la mia firma, altrimenti non sarebbero riconosciuti.  Perciò chi vive nel mio Volere tiene per principio la mia vita, per palpito il mio amore, per dote le mie opere e passi, per parola la mia stessa Volontà, sento Me stesso in essa, ed oh! come l’amo e mi sento riamato col mio stesso amore, e l’anima sente tale gioia e contento ché mi ama non più col suo piccolo amore, ma col mio eterno amore, mi abbraccia con le mie opere, mi corre appresso coi miei passi, sente che la sua vita sono Io, tutto trova in Me, ed Io tutto in essa.  Perciò sii attenta figlia se vuoi renderti e rendermi felice”.

(3) Dopo ciò mi sentivo un poco più sofferente, e tossivo forte, ad ogni colpo di tosse chiedevo la Divina Volontà che venisse a regnare sulla terra, ed il mio caro Gesù, tutto tenerezza, mi ha stretto fra le sue braccia dicendomi:

(4) “Figlia mia, Io lo sapevo che mi avresti chiesto la mia Volontà ad ogni colpo del tuo tossire, ed il mio cuore me lo sentivo ferire e scoppiare d’amore, e mi sentivo ridare nel tuo tossire la mia immensità che mi involgeva e mi chiedeva la mia Volontà, la mia potenza e infinità, che mi faceva chiedere da tutti la mia Volontà regnante, tanto, che Io stesso ero costretto a dire:  “Volontà mia, vieni a regnare, non più indugiare”.  Mi sento tale violenza, che non faccio altro che fare e dire ciò che fa e dice la creatura, perciò voglio che mi chieda la mia Volontà nelle tue pene, nel cibo che prendi, nell’acqua che bevvi, nel lavoro che fai, nel sonno, voglio che impegni il tuo respiro e palpito a chiedermi che la mia Volontà venga a regnare.  Sicché tutto sarà per te occasione di chiedermi la mia Volontà, anche nel sole che riempie di luce il tuo occhio, nel vento che ti soffia, nel cielo che vedi stenderti sul tuo capo, tutto deve essere per te occasione di chiedermi la mia Volontà regnante in mezzo alle creature.  Con ciò mi metterai tanti pegni nelle mie mani, ed il primo pegno sarà tutto l’essere tuo, ché non ti muoverai se non mi chiederai che la mia Volontà sia conosciuta e sospirata da tutti”. . .

 

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35-15

Novembre 7, 1937

 

Tutte le verità scritte sulla Divina Volontà, formeranno il

giorno a chi deve vivere in Essa.  La Regina del Cielo

spasima d’amore perché vuole dotare i sui figli.

 

(1) La mia povera mente me la sentivo come affollata dalle tante verità che il mio dolce Gesù mi ha fatto scrivere sulla Divina Volontà, e pensavo tra me:  “Chi sa quando usciranno alla luce queste verità scritte sul Fiat Divino, e quale sarà il bene che esse faranno”.  Ed il mio amato Gesù, sorprendendomi con la sua visitina, tutto bontà e tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia, anch’Io sento il bisogno d’amore di farti sentire l’ordine che terranno queste verità ed il bene che faranno.  Queste verità sulla mia Volontà Divina formeranno il giorno del mio Fiat in mezzo alle creature, a seconda che conosceranno, così si andrà formando il giorno.  Sicché, come incominceranno a conoscere le prime verità che ti ho manifestato, purché abbiano buona volontà e disposizione di farne vita propria, così si formerà una splendidissima aurora, però queste verità avranno anche virtù di disporle e di dare la luce a tanti ciechi che non la conoscono e amano.  Onde, sorta l’aurora, si sentiranno investiti da una pace celeste, più raffermate al bene, e quindi loro stessi sospireranno di conoscere altre verità, le quali formeranno il principio del giorno del mio Voler Divino, questo principio del giorno aumenterà la luce, l’amore, tutte le cose si convertiranno in bene per loro, le passioni perderanno la forza di farli cadere nel peccato, si può dire, è il primo ordine del bene divino che si sentiranno, quest’ordine li faciliterà le loro azioni, sentiranno una forza che tutto possono fare, perché è propria questa la sua virtù primitiva che getta nell’anima:  “Il trasmutare la natura in bene”.  Quindi, sentendo il gran bene del principio del giorno del mio Volere, sospireranno che il giorno s’inoltri, vorranno conoscere altre verità, le quali formeranno il pieno giorno.  In questo pieno giorno sentiranno al vivo la vita della mia Volontà in essi, la sua gioia e felicità, la sua virtù operante e creatrice in loro, si sentiranno in possesso della mia stessa Vita, ché sono il portatore della mia Volontà Divina.  Il pieno giorno le darà tali ansie di conoscere le altre verità, e conosciute, formeranno il pieno meriggio, in questo non si sentirà più sola, tra essa ed il mio Volere non ci sarà più separazione, ciò che farà Esso farà lei, sarà operante insieme, tutto, di diritto, sarà suo, il Cielo e la terra e anche lo stesso Dio.  Vedi dunque a che scopo nobile, divino e prezioso serviranno queste verità che ti ho fatto scrivere sulla mia Divina Volontà, per formare il suo giorno; a chi formerà l’aurora, a chi il principio del giorno, a chi il pieno giorno ed in ultimo il pieno meriggio, queste verità, a seconda che si conoscano, formeranno le diverse categorie delle anime che vivranno nel mio Volere, una conoscenza in più o in meno le farà salire o restare nelle diverse categorie; la conoscenza sarà la mano per farla salire nelle categorie superiori, sarà la stessa vita della pienezza della mia Volontà in loro.  Perciò, posso dire che con queste verità ho formato il giorno a chi vuol vivere nel mio Voler Divino, giorno di Cielo, più della stessa Creazione, non di sole e stelle, perché ogni verità tiene virtù di creare la nostra vita nella creatura, ed oh! come sorpassa tutta la Creazione, perciò il nostro amore ha superato tutto nel manifestare tante verità sulla mia Divina Volontà, la nostra gloria sarà piena da parte delle creature, perché avranno la nostra vita in loro potere per glorificarci e amarci.

(3) In riguardo all’uscire, come ho tenuto potenza e amore a chi doveva manifestarle, così terrò potenza e amore d’investire e trasmutarli nella stessa verità, ché sentendosi la vita, sentiranno tale bisogno di mettere alla luce ciò che sentono in loro, quindi non ti dar pensiero, Io che tutto posso, farò e ci penserò a tutto”.

(4) Dopo ciò stavo seguendo gli atti della Divina Volontà, nella quale ci erano tutte le opere, l’amore, le preghiere, i dolori, la vita palpitante, i respiri e tutto ciò che ha fatto la Regina del Cielo, come se allora li stesse facendo; io li abbracciavo, li baciavo, li adoravo e li offerivo, per ottenere il regno della Divina Volontà sulla terra.  Ed il mio caro Gesù, riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(5) “Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Volontà, dovunque può entrare e tutto mi può dare:  La mia Mamma Celeste come se fosse sua, e come mi amò, e tutto ciò che feci; può giungere a duplicare la mia vita e darmela per amarmi come se fosse sua.  Ora, tu devi sapere che come Io col manifestarti tante verità sul mio Voler Divino ho formato il suo giorno per le creature, la Sovrana del Cielo col suo amore, coi suoi dolori, con le sue preghiere e atti che fece, che siccome furono tutti fatti nella mia Divina Volontà, riempiono Cieli e terra, formano la dote sufficiente per quelli che devono vivere in Essa; con quale ansia aspetta e sospira di poter dotare i figli suoi, si vede immersa in tante ricchezze di grazia, d’amore, di santità, e non trova i figli suoi per dotarli, perché non vivono in quel Volere che Essa visse.  Guarda figlia mia come in tutto ciò che fece e soffrì è scritto:  “Per i figli miei”.  Perciò, se ama, chiama i suoi figli a ricevere la dote del suo amore, per farceli conoscere come figli suoi e figli nostri, e amarli come amiamo Lei; se prega, vuol dare la dote della sua preghiera; insomma, vuol dotarli con la sua santità, con le sue pene e con la stessa vita del Figlio suo.  Com’è commovente sentirla, guardarla, che nel suo materno cuore tiene, come dentro d’un sacrario, i figli suoi, ed in tutti i suoi atti e respiri chiama i suoi figli e dice al nostro Essere Supremo:  “Tutto ciò che sono e posseggo è tutto per i figli miei, deh! ascoltatemi, mi sento scoppiare il cuore per amore, abbiate pietà d’una Madre che ama e che vuol dotare i suoi figli per renderli felici.  La mia felicità non è piena, me la sento a metà, perché non ho i figli miei a godere insieme con Me, perciò fate presto, che il Voler Divino sia conosciuto, affinché conoscano pure gli spasimi della Madre loro, come voglio dotarli e renderli felici e santi”.  Credi tu che restiamo indifferenti innanzi a questo spettacolo commovente, che tanto spasima d’amore, che con le sue tenerezze materne e coi diritti di Madre ci prega, ci scongiura?  Ah! no, quante volte, dietro queste sue premure, manifesto altre sorprendenti verità sul mio Fiat, per darle sfogo di farla dotare con dote più estesa ai suoi figli, perché le sarà dato a seconda che conosceranno.  Perciò anche tu entra nel mio Voler Divino, ed insieme con questa Madre Celeste prega e supplica che la nostra Volontà sia conosciuta e regni in tutte le creature”.

 

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35-16

Novembre 12, 1937

 

Un atto fatto nella Divina Volontà ama Dio per ciascuno, e le dà ciò che la creatura

è obbligata verso Dio.  Chi vive nel Fiat Divino dà l’occasione a Dio di ripetere le sue

opere in atto.  Iddio vuole operare a tu per tu con la creatura.  Il ti amo, gioiello divino.

 

(1) Il Voler Divino continua ad inondarmi con la sua luce, la quale sprigiona tale potenza, da formare tali prodigi negli atti della creatura, che si resta come rapita, si vede la potenza creatrice che racchiude tutto e fa tutto nel piccolo atto umano.  Oh! potenza e amore della Divina Volontà, come sei insuperabile, la tua potenza vince tutto, il tuo amore dà dell’incredibile.  Ed il mio amabile Gesù, che vuol far comprendere i prodigi inauditi che può fare il suo Fiat Divino nella creatura, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, le fiamme del mio amore sono tante, che mi sento soffocare, e per dare un po’ di sfogo al mio amore che mi brucia, mi dà le smanie, ritorno a dire ciò che può fare la mia Volontà nella creatura.  Per regnare deve conoscersi chi sia, dove giunge il suo amore, qual’è la sua potenza e che cosa può fare.  Ora ascoltami, come la creatura le dà la libertà di farla operare, Essa chiama la sua immensità e potenza, racchiude tutto e tutti in quell’atto, e la nostra Divinità Santissima riceve in quell’atto l’amore di ciascuna creatura, sentiamo in quell’atto le voci, i palpiti di tutti i cuori che ci dicono:  “Vi amiamo, vi amiamo”.  Ci dà l’adorazione di ciascuno e ciò che sono obbligati verso il loro Creatore, Essa anima tutto, e sentiamo in quell’atto che anche il sole, il cielo, le stelle e tutta la Creazione ci dicono:  “Vi amiamo, vi adoriamo, vi glorifichiamo”.  Sicché da parte della nostra Volontà operante nella creatura riceviamo tutto, e per ciascuna, il nostro amore resta contraccambiato, la nostra gloria completata.  Essa tutto può darci, sebbene se ne serve dell’atto della creatura, e presa d’amore verso chi l’ha fatto operare nel suo atto, dice:  “Tutto a te cedo figlia mia; innanzi alla nostra Maestà Suprema ti faccio trovare che tu hai amato per tutti, e per ciascuno ci hai dato la gloria, l’adorazione di tutti, che ci hai fatto amare anche dal sole, dal cielo, tutta la Creazione armonizzava e dicevano tra loro:  “amore, amore al nostro Creatore”.  Perciò cedo a te il merito di tutto, tutto è tuo”.  La mia Volontà non sa né vuole operare se non racchiude tutto e non fa tutto”.

(3) Onde io sono rimasta sorpresa e dicevo tra me:  “Possibile, possibile tutto ciò? ” Ed il mio caro Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, un atto solo della mia Volontà è più grande del cielo e della terra, la sua immensità non ha confini, la sua potenza non limiti, tiene nel suo proprio pugno tutto e tutti, quindi, nel suo operare ha un atto d’amore infinito, che può dire per tutti, amore, e dopo che ha amato per tutti, oh! quanto ne avanza, e poi, il nostro amore è perfetto, prima amiamo Noi stessi, mettiamo al sicuro i nostri interessi, la nostra gloria, il nostro amore, e poi scendiamo nelle creature e amiamo in loro col nostro stesso amore, ci glorifichiamo con le nostre opere.  Chi è che non pensa prima a sé stesso?  Quindi la nostra Volontà, tanto se opera in Noi quanto nelle creature, prima, di diritto, deve darci ciò che a Noi spetta e conviene, per tutti e per ciascuno, e poi le creature avranno a seconda le loro disposizioni”.

(5) Dopo, continuavo ad essere inondata dalle onde del Voler Divino, ma onde di luce, zeppe di verità, d’amore, che vogliono far conoscere i suoi prodigi, la sua potenza, e che cosa vuol dare alla creatura.  Ond’io seguivo gli atti suoi che fece nella Creazione per farli miei, per poter dire:  “Ciò ch’è di Gesù è mio”.  Ed il mio sempre amabile Gesù, ritornando, ha ripreso il suo dire e mi ha detto:

(6) “Figlia della mia Volontà, come la creatura ritorna nelle nostre opere per vagheggiarle, amarle e farle sue, così il nostro amore ci fa correre per andarle incontro, per ammetterla insieme con Noi e rinnovare per essa sola, come se in atto ripetessimo le nostre opere solo per lei.  Quindi, accentriamo tutto il nostro amore in essa, la nostra potenza, le nostre gioie, gli stratagemmi, le follie d’amore che avemmo nel creare e mettere fuori tutta la Creazione.  E nella nostra enfasi d’amore la guardiamo e la troviamo cielo e l’amore che avemmo nel distendere la sua volta azzurra; ritorniamo a guardarla e troviamo la molteplicità delle stelle, che a ciascuna dà la sua voce per farci dire:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Queste voci di ti amo formano la più bella delle musiche celesti, ed è tanta la loro armonia, il dolce suono che ci forma, da sentirci inebriare, e nella nostra ebbrezza le diciamo:  “Figlia, quanto sei bella, ci sei portatrice di gioie infinite, neppure quando il tutto fu creato ricevemmo queste musiche e gioie, perché mancava una creatura unita alla nostra Volontà che ci faceva dire dalle opere nostre:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  A tale spettacolo d’amore rinnoviamo la creazione del sole, del vento, del mare, dell’aria, e accentriamo in essa tutto l’amore, la nostra armonia divina che avemmo nel creare tutti questi elementi, ed oh! la nostra gioia, il ricambio d’amore che ci dà nel guardarla e trovarla sole che brucia per Noi d’amore, vento che ci soffia e geme d’amore, che formando arcane voci d’amore ci vorrebbe accerchiare col suo amore per dirci:  “Mi hai amato e ti amo, amore mi hai dato, amore vi do”.  E col suo amore ci forma le onde impetuose, fino a giungere a darci aria d’amore per ogni respiro di creatura, ci sentiamo ferire continuamente e venir meno dal suo amore.  Un’anima che vive nella nostra Volontà è tutta per Noi, ci tiene sempre occupati, ci ama sempre, ma col nostro amore, e ogniqualvolta fa i suoi atti nel nostro Fiat, Noi rinnoviamo le opere della Creazione, e per divertirci, amarla e farci amare in ogni atto che fa, ce ne serviamo come materia per rinnovare le nostre diverse opere create, anzi il nostro amore non si contenta, vuole aggiungere di più, e crea nuovi prodigi di grazia, fino a creare la nostra stessa vita nell’amata creatura.  A Noi ci piace molto l’operare a tu per tu, come se per lei sola facessimo tutto, questo fa sorgere più amore verso di Noi, più stima, più apprezzamento verso di Noi che tanto l’amiamo.  Onde, a seconda che si unisce, se si unisce nelle opere della Creazione, rinnoviamo le nostre opere della Creazione, se si unisce alle nostre opere della Redenzione, rinnoviamo e ripeto la mia nascita in atto, e guardandola trovo in essa la mia nascita, l’amore per cui nacqui, e mi ama con quello stesso amore con cui nacqui sulla terra.  E ti pare poco che Io trovi il mio amore che mi fece nascere, piangere, patire, camminare, operare?  Ed insieme con essa, a tu per tu, ripeto la mia vita quaggiù, ed il mio Voler Divino mi fa amare da essa con quello stesso amore come Io amai quando stando sulla terra svolgevo la mia Vita Redentrice, perciò il vivere nel mio Voler Divino è tutto per la creatura e tutto per Noi”.

(7) Onde, seguivo gli atti della Divina Volontà nelle opere sue, e pensavo tra me:  “Qual sarà più gloria di Dio, seguire gli atti della Creazione o della Redenzione? ” E Gesù, ritornando ha soggiunto:

(8) “Figlia mia, l’una e l’altra mi è sommamente gradita, però con questa differenza:  Nelle opere della Creazione la creatura trova la nostra Maestà in festa, che se crea tante opere, il nostro scopo primario era che tutto doveva servire alla nostra Volontà regnante in essa, e tutte le cose create dovevano servire come deposito del suo ricambio d’amore, d’adorazione, di gloria verso di Noi.  Tutte le cose create dicono l’amore nostro verso le creature, ed essa, per mezzo di esse, doveva amare il suo Creatore.  Tu devi sapere che ogni tuo ti amo che nascondi nel sole, nel cielo e nelle altre cose create, sono i nostri gioielli, e Noi li amiamo, li baciamo, li abbracciamo e ci felicitiamo con essi, ci sentiamo glorificati e contraccambiati per tutto ciò che abbiamo fatto.  Credi tu che ai tanti tuoi ti amo, con cui hai investito la Creazione, Noi siamo indifferenti?  Affatto li guardiamo uno per uno, e come nostri gioielli ci danno la gioia che avemmo nella Creazione; perciò fai continuare la nostra festa, e se questi ti amo non si veggono se non che da Noi soli, è perché la nostra Volontà, essendo immensa, anche nella Creazione la sua luce eclissa i tuoi ti amo, e gelosa se li tiene nascosti nel suo seno.  Succede come al sole, che essendo più grande la sua luce e più intenso il suo calore, tutte le preziosità degli effetti che contiene non si veggono, ma è certo che li possiede, tanto vero, che se la sua luce tocca il fiore, dà il colore e dipinge, come se fosse pittore, la varietà delle bellezze dei colori, da formare il più dolce incanto alle umane generazioni; se tocca piante e frutti, dà la molteplicità delle svariate dolcezze e sapori, questo dice che non è solo luce e calore, ma altri beni nasconde nel suo seno di luce.  Tale è la creatura che vive nella nostra Volontà, come ama, adora, così Essa forma la bellezza dell’iride dell’amore di essa nelle sue opere, la varietà delle gioie e dolcezze dei suoi atti buoni, che gelosa nasconde nel suo seno.  La mia Volontà è il nascondiglio dell’amore e tutto ciò che la creatura fa in Essa forma il più bell’ornamento alle nostre opere divine ed il dolce incanto alle nostre pupille, ed è tanto il nostro compiacimento, che li mostriamo a tutta la corte celeste per farli beare insieme con Noi.  Quindi è la gloria più grande che ci può dare, seguendo i nostri atti della Creazione, perché si unisce al nostro stesso scopo, s’intreccia col nostro amore, sentiamo che bacia il nostro amore, e Noi baciamo il suo e ne facciamo uno solo.  Che gioia, che felicità, avere la creatura insieme con Noi ad amarci e fare ciò che vogliamo fare Noi.

(9) Ora, nella Redenzione cambia lo scopo, è l’uomo colpevole di cui andiamo in cerca, nella Creazione tutto era festa, le nostre opere ci sorridevano di gioia, d’amore, di gloria, invece nella Redenzione, pene, amarezze, lacrime, rimedi, medicine per risanare l’uomo.  E la creatura, entrando nel nostro Volere, può investire coi suoi teneri e compassionevoli ti amo le mie pene, amarezze e lacrime, e nasconde i suoi gioielli del ti amo in esse; ed Io, baciando questi gioielli, non mi sentirò solo, ma confortato, sostenuto, accompagnato da chi vive nel mio Volere, nei gioielli dei suoi ti amo troverò chi mi asciuga le lacrime, chi divide con Me le mie pene, chi mi difende.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, così, o in festa o in pena ti terrò sempre con Me”.

 

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35-17

Novembre 20, 1937

 

Come la Divina Volontà fa sorgere l’amore, in modo che dovunque e

dappertutto si sente amata dalla creatura.  Dove c’e la Volontà Divina, Dio

trova la materia adattabile per far concepire, nascere e crescere la Vita Divina.

 

(1) La mia povera mente continua a nuotare nel mare del Voler Divino, e sono tali e tante le sorprese, le sue ansie che vuol far vita nella creatura, ed è tanto il suo dire a tal riguardo, che mi riesce impossibile poter dire tutto.  Ed il mio amato Gesù, visitando la piccola anima mia, con amore indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il parlare della mia Volontà è per Me le festa più grande, ed il Cielo si unisce con Me a festeggiare, e come mi veggono parlare del mio Volere, si mettono tutti sull’attenti ad ascoltarmi.  Non vi è festa più bella che possa dare a tutta la corte celeste che parlare della mia Divina Volontà, Essa fa sorgere l’amore operante nelle anime in terra, e beatificante in Cielo.  Dove non vi è amore Io non mi muovo, né vado, né so che farne della creatura, e poi, l’amore che fa sorgere la mia Volontà è immenso, e chi vive in Essa, non vi è punto dove non si trova tutta investita e come impacciata dal mio amore.  Ha subito la nostra stessa sorte, perché amiamo dovunque e dappertutto, amiamo tutti e sempre; sicché sentiamo che ci ama nei cuori di tutti, il suo amore corre ovunque e ci ama nel sole, nel cielo, nello scintillio delle stelle, nei gemiti del vento, nel mormorio del mare, nel guizzo dei pesci, nel canto dell’uccellino, sentiamo che ci ama anche nei cuori degli angeli e santi, fino nel nostro seno divino.  Tutti le dicono:  “Sia la benvenuta, oh! come ti aspettavamo, vieni a prendere il tuo posto d’onore, vieni ad amare in noi il nostro Creatore”.  La mia Volontà se la tiene, gelosa, stretta con Sé, ed inondandola sempre di nuovo amore si fa fare i canti d’amore, le nenie d’amore, dolci incanti d’amore, ferire d’amore; pare che dica:  “Ho trovato chi mi ama e voglio godermela, non mi sentirei felice se non mi dice sempre e dappertutto:  “Ti amo, ti amo”.  Sicché l’anima che viva nella nostra Volontà sarà il nostro trionfo, la nostra vittoria, la depositaria del nostro amore, la nostra gloria continua.  Il mio amore sente il bisogno della compagnia di questa creatura per sfogare il mio e avere il suo, perciò voglio respirare insieme con essa, palpitare e operare insieme; l’unione sa produrre gioie più belle, contenti ineffabili, opere più grandi, amore più intenso.

(3) Ora, la mia Volontà darà tanto amore a questa creatura che viva in Essa, da poter inondare tutta la Creazione, stenderà un nuovo cielo d’amore su tutte le umane generazioni, in modo che si sentirà abbracciata, amata, dall’amore di questa, dato da Lei stessa, dovunque, in ciascuno e dappertutto; e mentre se lo abbraccia e ama, le dirà:  “Vieni, oh! Voler Supremo a regnare sulla terra, investi tutte le generazioni, vinci e conquidi tutti, non vedi com’è bello il vivere in Esso, avere il tuo amore in potere, che contiene tale potenza e virtù che nessuno potrà resistere? ” Quindi, quando questo amore avrà giunto ad investire tutto e tutti, siccome è amore di una creatura che ha vissuto nel nostro Fiat, che porta con sé il vincolo dell’umana famiglia, ci faremo vincere, abbatteremo tutti gli ostacoli e avremo il nostro regno sulla faccia della terra.  Perciò prega e serviti di tutte le cose per chiedermi che venga a regnare come in Cielo così in terra”.

(4) Onde, seguivo ad essere insondata dal Fiat Divino, che pioveva sopra di me luce, amore; luce per farsi più conoscere, amore per farsi amare, ed il mio dolce Gesù, ritornando, ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, com’è bello il vivere nel mio Volere, non sappiamo stare senza di essa, non facciamo altro che pensare che sorpresa dobbiamo farle! che di nuovo darle! Che dirle, affinché conosca di più il nostro Fiat, ed a seconda che lo conosce, così possiamo più ingrandire il mare del nostro amore in essa! La conoscenza è il campanello, che mentre suona chiama con suoni sì dolci la nostra potenza, santità, bontà e amore a chiudersi nella creatura che vive in Esso, per farci operare i nostri prodigi inauditi.  Ora, tu devi sapere che quando troviamo la nostra Volontà in essa, ci sentiamo beatificati, e prendiamo tanto piacere nel guardarla, che per godercela di più le guardiamo la mente e facciamo concepire, nascere e crescere la nostra Intelligenza; le guardiamo la bocca, e facciamo concepire, nascere e crescere la nostra parola, in modo che parlerà del nostro Essere Supremo con tale eloquenza e grazia, da farci amare da chi ha il bene d’ascoltarla; le guardiamo la volontà, e facciamo rinascere e crescere a novella vita la nostra; le guardiamo il cuore, e facciamo concepire in esso il nostro amore, le sue armonie, i suoi stratagemmi, per farci vincere a farla rinascere sempre nel nostro amore; le guardiamo le mani ed i piedi, e facciamo concepire, nascere e crescere le nostre opere ed i nostri passi.  Lo potevamo fare tutto insieme, ma non lo facciamo per prendere più tempo a starci con lei e godercela di più.  E’ tanto il nostro amore, che vogliamo formare con le nostre stessi mani creatrici la nostra stessa vita nella creatura, ciò che siamo vogliamo darle, il nostro amore non resta contento se non ripetiamo la nostra vita in essa; ed allora troviamo la materia adattabile, quando troviamo la nostra Volontà che ci ha formato il terreno, purificato e abbellito, mentre formiamo la nostra vita cantiamo vittoria e gloria al nostro Essere Divino, ed essa che fa?  Ci dà il cibo per alimentarci e farci crescere in essa, ci dà l’acqua per dissetarci, il suo essere per vestirci, la sua anima per stanza, il suo cuore per letto di riposo, e tutti i suoi atti per tenerci divertiti e circondati dalle stesse nostre gioie celesti.  Ma chi può dirti figlia mia, che cosa possiamo fare e dare a chi vive nel nostro Volere?  Diamo tutto e facciamo tutto, e ci dà tutto”.

 

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35-18

Novembre 29, 1937

 

Le pene unite con le pene di Gesù formano la sua Vita in noi, e non vi è bene

che non sorga da esse.  Come il non amare rende martire l’amore Divino.

 

(1) La mia povera mente nuota nel mare del Voler Divino, anzi me lo sento che respira, palpita in me, e più che sangue circola nelle vene della mia anima e mi dice:  “Sono qui, dentro e fuori di te, più che vita tua, corro in ogni atto tuo, e col mio amore ti facilito tutto e ti felicito insieme”.  Ed in questo mentre, mi faceva vedere tutte le pene da me sofferte investite di luce, che le teneva strette al suo seno come conquiste del suo Volere.  Io sono rimasta impensierita, ed il mio sempre amabile Gesù, visitandomi mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Voler Divino, tu devi sapere che tutte le mie pene sofferte dalla mia Umanità Santissima in terra, ogni lacrima che versai, ogni goccia del mio sangue, ogni passo e moto, e anche il mio respiro, erano e sono investiti da una sola voce che parlano e gridano continuamente:  “Vogliamo il regno del Voler Divino regnante e dominante in mezzo alle creature, vogliamo i nostri diritti divini messi in vigore”.  E pregano, parlano, gemono intorno al nostro trono supremo, senza mai cessare, che una sia la Volontà del Cielo e della terra.  Ora, chi si unisce con le mie pene, coi miei palpiti, respiri, passi e opere, prega, parla e geme insieme con tutto ciò che feci e soffrii sulla terra.  Non vi è bene che non sorge dalle mie pene, e unite le mie con quelle della creatura, le mie formano il deposito, le albergatrici, per ricevere le pene di esse, formando insieme una sola preghiera, una sola voce, una sola Volontà, anzi le mie pene trasportano le pene delle creature e tutto ciò che fa, innanzi alla nostra Maestà, per farla volere e fare ciò che feci Io; quelle delle creature rapiscono le mie in terra, per involgerle tutte nelle mie pene e sue, per disporle a ricevere la vita della mia Divina Volontà.  L’unione con Me, le sue con le mie pene, formano il gran prodigio della mia vita nella creatura, la quale opera, parla e soffre come se di nuovo stesse sulla terra, ed Io animo tutto l’essere suo con la potenza degli atti miei, anche nei suoi piccoli nonnulli scorre la mia vita, per fare che tutto fosse mio, animata dalla mia potenza creatrice, e mi dia l’amore, la gloria della mia stessa vita.  Credi tu che tutto ciò che hai sofferto, la mia Volontà non ne tiene conto?  Affatto conserva nel suo seno di luce tutte le tue pene, piccole e grandi, i tuoi sospiri angosciosi e dolenti, le tue privazioni, anzi se ne è servita come materia per concepire, nascere e crescere la sua vita, in ogni pena era crescenza che faceva, le quali le alimentava con la sua santità, le riempiva con la foga del suo amore, le abbelliva con la sua inarrivabile bellezza.  Figlia mia, come devi ringraziarmi di tutto ciò che ho disposto di te e di tutto ciò che ti ho fatto soffrire, perché tutto è servito a formare la mia Vita in te e al trionfo della mia Volontà.  Qual fortuna per la creatura, vedere che le sue pene hanno servito alla mia Vita sì Santa, che avrà per compimento la mia Divina Volontà palpitante in essa.  Ti pare poco che il Creatore faccia vedere che ha bisogno della creatura, Colui che tutto può e dà vita a tutto?  Non è questo il più grande eccesso del nostro amore? ”

(3) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare a ciò che Gesù mi aveva detto, e vedevo in me schierate tutte le pene sofferte, che spandevano raggi di luce, che trasformate nelle pene di Gesù formavano l’appoggio divino, la difesa delle creature, che formavano voci, gemiti continui che chiedevano che venisse a regnare la Divina Volontà.  Onde ha ripreso il suo dire:

(4) “Figlia mia buona, il nostro amore è tanto, che dovunque e dappertutto, anche sul piccolo filo dell’erba, nell’aria che respira, nell’acqua che beve, fin sotto i suoi passi mentre calpesta la terra, facciamo giungere le nostre voci, il nostro grido spasimante d’amore:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Ma il nostro amore non si dà pace se non si sente ascoltato dalla creatura e non si sente ripetere ti amo, ti amo, e nel nostro delirio d’amore e di dolore diciamo:  “Ahi! nessuno ci ascolta?  Ahi! nessuno ci ripete ti amo, ti amo?  A che pro dire ti amo, ti amo, se nessuno ce lo ricambia?  A chi diciamo ti amo, all’aria, al vento, al vuoto?  Il nostro ti amo non trova a chi dirigersi, dove poggiarsi se non trova il ti amo della creatura, che lo riceve per scambiarlo col suo, affinché il suo amore trovi il rifugio nel nostro immenso amore per poggiarsi ed ingrandirsi sempre più.  Quando la creatura ascolta il nostro ti amo e ce lo ricambia, nella nostra enfasi d’amore e come rappacificati dall’amore suo diciamo:  “Sicché siamo stati ascoltati, il nostro amore ha trovato a chi dirigersi, dove rifugiarsi, siamo stati riconosciuti, perché abbiamo trovato chi ci dice ti amo, allora il nostro amore fa festa”.  Invece, quando non troviamo chi ci dice ti amo, non troviamo chi ci riconosce, né chi ci ascolta, né chi ci ama.  Come è duro amare e non essere amato, come vorrei che tutti lo sapessero, che col mio amore li sostengo, li abbraccio, li amo e li faccio respirare, li amo e do il palpito, li amo e li do la parola, li amo e li do il passo, li amo e do il moto, il pensiero, il cibo, l’acqua, tutto ciò che sono e ricevono è effetto del mio amore che corre.  Quindi, non è un’ingratitudine orrenda il non amarmi?  Rendere martire il nostro amore, perché amiamo e non siamo riamati”.

(5) Dopo ciò pensavo tra me:  “Ma come può la creatura sapere quando Nostro Signore le dice i suoi ripetuti ed ininterrotti ti amo, per ricambiarli coi suoi? ” Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, e pure è facile il saperlo se la creatura possiede come vita propria la mia Volontà Divina, perché Essa le dà il suo udito divino e le fa ascoltare quando il suo Creatore le dice ti amo, e non solo l’udito, ma pure la sua parola divina, in modo che l’udito ascolta e la parola dice ti amo, anzi, prima che le dica ti amo, avverte già che deve ricevere il ti amo del suo Dio, ed essa fa incontrare il suo ti amo col ti amo divino, quasi da mettersi a gara col suo Creatore.  La mia Volontà vuol dare tutto a chi vive in Essa, le dà le sue braccia per abbracciarlo, ed i suoi passi per corrergli dietro, come Noi sentiamo la nostra natura divina tutta amore, ed il bisogno di amare, tanto, che se si potesse impedirci d’amare ci soffocherebbero, togliendoci come il respiro alla nostra Vita Divina, perché in Noi il nostro respiro, il nostro moto, il nostro stesso Volere è amore, il non amare per Noi è impossibile; così chi possiede la nostra Volontà sente il bisogno d’amarci e di amarci sempre.  Perciò solo Essa sa mettere l’ordine tra il Creatore e la creatura, e fa stare a giorno del nostro amore, della nostra santità, e la mette in comunicazione col nostro Essere Supremo”.

 

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35-19

Dicembre 6, 1937

 

Come si opera nel Voler Divino, Gesù suona il suo campanello

per chiamare gli abitatori del Cielo e quelli della terra.

Come la compagnia della creatura urge all’amore Divino.

 

(1) Sento la sua Vita in me, rigurgitante d’amore, che come si muove, così sprigiona mari d’amore, che investendo tutti, dice ad ogni cuore:  “Deh! guardatemi, conoscetemi, ricevetemi nei vostri cuori, datemi il dominio, vengo carico di tutti i miei beni per fare vita insieme con voi.  Ma ahimè! non sono riconosciuto, anzi mi respingono, e non essendo conosciuto, le mie leggi supreme dell’amore non hanno vigore per loro, i miei beni restano con Me, senza poterli dare ai figli miei”.  Onde seguivo gli atti della Divina Volontà, e giunta nella volta azzurra tempestata di stelle, chiamavo insieme con me gli abitatori del Cielo e gli abitatori della terra, affinché tutti insieme ricambiassimo col nostro piccolo amore l’amore infinito di Dio, che con tanto amore aveva creato l’estensione del cielo, come per coprirci e nasconderci nel suo amore, quindi, tutti, senza eccettuare nessuno, teniamo il dovere d’amare Colui che tanto ci ha amato.  Ora, mentre ciò facevo, il mio Sommo Bene Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, se sapessi con quale amore ti aspettavo che tu facessi la tua chiamata a tutti, per sentire nel tuo atto il ricambio dell’amore di tutti.  Non appena tu incominci a chiamare, Io suono il campanello agli abitatori celesti, e a quelli della terra, e allora cesso di suonare quando vedo che tutti hanno corso nel tuo atto; i primi sono gli abitatori celesti, che vivendo nel mio Volere, né possono né vogliono mettersi da parte, sentono la Divina Volontà unitiva, che l’unisce in quell’atto, anzi, loro aspettano con ansia chi li chiami, per potermi ricambiare in amore, e siccome chi li chiama è una creatura della terra, che possiede la sua volontà libera, in essa loro si sentono che possono darmi nuovo amore, ed oh! come gioiscono al suono del mio campanello, e volano per mettersi in quell’atto della creatura che vuole amarmi.  Per gli abitatori della terra, non vivendo tutti nel mio Volere, pochissimo sentono il vibrante suono del mio campanello.  Quando vedo tutti insieme in quell’atto, la nostra Divinità si mette sull’attenti in aspettativa amorosa, ed oh! come è bello sentire in quell’atto voci innumerevoli che ci dicono:  “Vi amiamo, vi amiamo, vi riconosciamo nelle opere tue quanto ci hai amato, e di tutti vi ricambiamo in amore”.  Il nostro Ente Supremo, ferito da tante voci, sprigiona altri mari d’amore, e copre e investe tutti con tali gioie e felicità, che tutti restano rapiti, godendo per mezzo di quella creatura un paradiso di più.  Chi vive nel nostro Volere ci dà il campo ad opere nuove, fa rigurgitare più forte il nostro amore, il quale, non potendolo contenere, sprigioniamo nuovi mari d’amore per amare la creatura e per farci amare, ed oh! quanto l’amiamo.  Tu devi sapere che la cosa che più urge al nostro Ente Supremo è la compagnia della creatura, non vogliamo essere il Dio isolato, né tenerla da Noi lontana; l’isolamento non è stato mai portatore di grandi opere e di felicità, la compagnia matura il parto del bene e fa sorgere alla luce le opere più belle.  Ecco perciò creammo tante cose, per avere occasione di avere tante volte la sua compagnia per quante cose creammo, e siccome ciò che facemmo una volta, stiamo sempre in atto di farlo, chi vive nel nostro Volere sta sempre in compagnia con Noi, lei subisce il nostro atto creante e Noi riceviamo la gloria, il contraccambio dell’amore creato.  Perciò teniamo la sua compagnia nelle sfere celesti, nel fulgido sole, nelle aure del vento, nell’aria che tutti respirano, nel mormorio del mare, dovunque e dappertutto ci segue, ci difende e ci ricambia nell’amore.  Essa non sa vivere senza di Noi e senza amarci, e Noi non possiamo stare senza di lei, e gelosi ce la teniamo stretta al nostro seno divino”.

(3) Poi ha soggiunto:  “La compagnia della creatura ci è tanto cara, che formiamo con essa la nostra ricreazione, facciamo le decisioni più grandi per la nostra gloria e per bene delle umane generazioni, compiamo i nostri disegni, mentre stiamo in compagnia il nostro amore sorge a vita novella e va inventando nuovi ritrovati d’amore, e nuove sorprese per incatenare le creature ad amarci sempre e più.  Se non fosse per la compagnia, con chi dovevamo sfogarci?  Sopra di chi formare i nostri disegni?  Dove poggiare il nostro amore che sempre sorge?  Quindi, i nostri beni, senza della compagnia, verrebbero depressi, senza poter dar vita a quello che vogliamo fare per amor delle creature.  Vedi dunque quanto è necessaria la sua compagnia al nostro amore, alle nostre opere e al compimento del nostro Volere”.

 

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35-20

Dicembre 8, 1937

 

Sul Concepimento della Regina.  La sua corsa d’amore, dove si trovava il suo

Creatore si trovava Lei per amarlo.  Come restava concepita in ciascuna cosa

creata e veniva costituita Regina del cielo, del sole e di tutto.

 

(1) Oggi la mia povera mente, nuotando nel Voler Divino, trovava in atto il Concepimento della Regina del Cielo, ed oh! maraviglie, le sorprese sono indescrivibili.  E pensavo tra me:  Ma che altro può dire sull’Immacolato Concepimento dopo averne detto tanto?  Ed il mio amabile Gesù, sorprendendomi, tutto in festa, come se volesse festeggiare il Concepimento della Celeste Regina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, oh! quante altre cose tengo da dire sul Concepimento di questa Celeste Creatura, era una vita che creavamo, non opera; dall’opera alla vita c’è gran differenza; e poi vita divina e umana, in cui ci doveva essere sommo accordo di santità, d’amore, di potenza, che l’una doveva poter pareggiare con l’altra.  Furono tali prodigi che facemmo nel creare questa vita, che dovemmo fare il prodigio più grande, e una catena di miracoli per fare che questa vita potesse contenere i beni che in Lei depositammo.  Questa santa creatura, concepita senza macchia d’origine, sentiva la vita del suo Creatore, la sua Volontà operante, la quale non faceva altro che far sorgere nuovi mari d’amore, ed oh! come ci amava, ci sentiva dentro di Sé e fuori di Sé, ed oh! come correva per potersi trovare dovunque e da per tutto dove c’era la vita del suo Creatore.  Per Lei sarebbe stato il più duro e crudele martirio, se non avesse potuto trovarsi da per tutto per amarci.  La nostra Volontà la metteva in volo, e la nostra vita, mentre stava in Sé, si faceva trovare da per tutto per farsi amare e per godersi Colei che tanto amava ed era riamata.

(3) Ora, senti un’altra sorpresa, come fu concepita cominciò la sua corsa, e Noi, amandola d’amore infinito, ed il non amarla sarebbe per Noi il più grande martirio, quindi, come correva per rintracciare fuori la nostra Vita che possedeva dentro, perché un bene non è mai completo se non si possiede dentro e fuori, quindi, come correva così restava concepita nel cielo, nelle sfere celesti, in cui le stelle le facevano corona e la inneggiavano e declamavano come loro Regina, e acquistava i diritti di Regina su tutte le sfere celesti.  La nostra immensità l’aspettava nel sole, ed Essa correva e restava concepita nel sole, il quale facendosi diadema al suo capo adorabile, la investiva di luce e la decantava Regina della luce.  La nostra immensità e potenza l’aspettava nel vento, nell’aria, nel mare, ed Essa correva, correva, non facendo mai sosta alla sua corsa, e restava concepita nel vento, nell’aria, nel mare, e acquistava i diritti di Regina su tutto.  Sicché la sovrana signora fa scorrere la sua potenza, il suo amore, la sua maternità, nel cielo, nel sole, nel vento, nel mare, fin nell’aria che tutti respirano, sicché dovunque e dappertutto ed in tutti restò concepita; dove vi era la nostra potenza ed immensità erigeva il suo trono per amarci e amare tutti.  Questo fu il più grande miracolo che fece il nostro amore potente, bilocarla, moltiplicarla in tutte le cose ed esseri creati, perché la trovassimo in tutti e dappertutto.  La celeste Regina fa come sole, che se qualcuno non volesse la sua luce, la luce s’impone e dice:  O mi vuoi o non mi vuoi, devo fare il mio corso, devo darti luce; però qualcuno si può nascondere dalla luce del sole, ma dalla sovrana signora non si può nascondere nessuno.  Se ciò non fosse, non si potrebbe dire coi fatti Regina e Madre universale di tutti e di tutto, e Noi non sappiamo dire parole se non facciamo i fatti.  Vedi dunque dove giunse la nostra potenza, il nostro amore, nel Concepimento di questa santa creatura, fino ad elevarla a tale altezza e gloria, da poter dire:  Dove c’è il mio Creatore ci sono Io per amarlo, mi ha investita di tale potenza e Gloria, che sono sovrana di tutto, tutto da Me dipende, il mio dominio si stende ovunque, tanto, che mentre sono concepita in tutte le cose, tengo concepito in Me il cielo, il sole, il vento, il mare e tutto, tutto posseggo in Me, anche il mio Creatore, e ne sono Sovrana e Padrona di tutti.  Questa è tutta la mia altezza inarrivabile, la mia Gloria che nessuno può raggiungermi; il mio grande onore, che col mio amore abbraccio tutti, amo tutti e sono di tutti, perfino la Madre del mio Creatore”.

 

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35-21

Dicembre 14, 1937

 

Come la natura tiene il suo giorno, così la Divina Volontà

forma il suo giorno nel fondo dell’anima di chi vive in Essa.

 

(1) Mi sentivo come immersa nel Voler Divino; anzi, mi pareva che le sue onde di luce, come io andavo facendo i miei atti nel Fiat, la sua luce si allargava e si accentrava più in me, e cresceva il bisogno d’amarlo, di respirarlo più che vita mia, sicché senza di Esso io mi sentivo senza respiro, senza calore, senza palpito, e come ritornavo a fare i miei atti nel Voler Divino, così mi sentivo ritornare il respiro, il calore, il palpito divino, ad allietare la povera mia esistenza.  Quindi per me è un bisogno, e bisogno di vita il vivere nel Voler Divino.  Ed il mio dolce Gesù, ritornando a visitare la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, come la natura tiene il suo giorno per la vita umana, in cui vengono svolte tutte le azioni della vita, così la mia Divina Volontà forma il suo giorno nel fondo della creatura che vive nella mia Volontà.  Come dà principio a formare i suoi atti in Essa, chiamandola come vita sua, così dà principio al suo giorno, formando un’aurora splendidissima nel fondo dell’anima; questa aurora riunisce le sue potenze e rinnova in essa la potenza del Padre, la sapienza del Figlio, la virtù e amore dello Spirito Santo, sicché il suo giorno lo incomincia insieme con la Santissima Trinità Sacrosanta, la quale scende nei più piccoli atti e nascondigli della creatura per fare vita insieme con essa e fare ciò che essa fa.  Questa aurora mette in fuga tutte le tenebre dell’anima, in modo che tutto è luce per essa, e si mette sull’attenta come vigile sentinella, che tutti gli atti suoi possano ricevere la luce della Divina Volontà.  Questa aurora è il primo riposo di Dio nella stanza dell’anima; è il principio del giorno eterno, in cui incomincia la Vita dell’Ente Supremo insieme con la creatura.  La mia Volontà non si muove, né può, né sa fare senza della Trinità adorabile, al più va avanti, fa d’attrice, ma la trascina appresso con modo irresistibile e vi forma il gabinetto divino dove godersi la loro creatura tanto amata da loro.  La mia Volontà tiene potere dove Essa regna di accentrare tutto, anche la nostra Vita divina.  Come è bello il principio del giorno di chi vive nel nostro Fiat, è l’incanto di tutto il Cielo, e se tutta la corte celeste fosse soggetta ad invidia, invidierebbe colei che è la tanto fortunata di possedere nell’anima sua, mentre vive ancora nel tempo, il principio del giorno eterno, giorno prezioso in cui Iddio dà principio a svolgere la sua Vita insieme con la creatura.

(3) Ora, come passa a fare i secondi atti nel Voler Divino, così sorge il Sole dell’Eterno mio Volere.  E’ tanta la sua pienezza di luce, che investe tutta la terra, visita tutti i cuori, e porta il buongiorno di luce, di nuove gioie a tutta la corte celeste.  Questa luce è zeppa d’amore, d’adorazioni, di ringraziamenti, di riconoscenza, di gloria, di benedizione, ma di chi sono?  Della creatura che col suo atto nel mio Volere ha fatto sorgere il Sole che splende su tutti, in modo che tutti trovano chi ha amato Dio per loro, chi lo ha adorato, ringraziato, benedetto, glorificato; ognuno trova che cosa erano obbligati di fare verso Dio, tutti sono suppliti.  Un atto nella mia Volontà deve racchiudere tutto, tiene potenza e capacità di supplire per tutti e di far bene a tutti, altrimenti non si potrebbe chiamare atto fatto nella mia Volontà.  Questi atti sono zeppi di prodigi inauditi, degni della nostra opera creatrice.

(4) Ora, come ritorna al suo terzo atto nel nostro Volere, si forma il pieno meriggio del nostro sole eterno nella creatura; e sai tu che cosa ci dà essa in questo pieno meriggio?  Ci prepara la mensa; e sai che cosa ci dà per cibo?  L’amore che Noi le abbiamo dato, le nostre qualità divine, tutto ha l’impronta della nostra bellezza, dei nostri casti e puri profumi; ci piacciono tanto, che ne prendiamo a sazietà, molto più, che se manca qualche cosa alla nostra decenza, essa stando nella nostra Volontà è padrona di tutti i nostri beni, perciò prende ciò che ci vuole dai nostri tesori, e ci prepara la più bella mensa, degna della nostra Maestà Suprema, e Noi invitiamo tutti gli angioli e santi a sedersi a questa mensa celeste, affinché percepiscano, si cibino con Noi di quell’amore che ci ha dato la creatura che vive nel nostro Volere.

(5) Ora, dopo che abbiamo banchettato insieme, gli altri atti che fa nel nostro Volere servono, chi a formarci le musiche celesti, chi i canti amorosi, chi le scene più belle, chi a ripetere le nostre opere che stanno sempre in atto, insomma ci tiene sempre occupati, e quando ha dato il corso a tutte le sue azioni nel nostro Volere, le diamo il riposo e ci riposiamo insieme, e dopo il riposo diamo campo al lavoro di dar principio all’altro giorno, e così di seguito.  E molte volte questa nostra figlia fedele, perché la vera fedeltà sta nel vivere nella Divina Volontà, se vede che i suoi fratelli e figli nostri, per loro colpe stanno per essere colpiti dai meritati flagelli, essa non chiude la sua giornata, ma prega e soffre per impetrare rescritti di grazie, tanto per le anime quanto per i corpi.  Perciò la vita di chi vive nel mio Voler Divino è la nuova gioia e gloria del Cielo, l’aiuto e grazie della terra”.

 

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35-22

Dicembre 18, 1937

 

Tutto ciò che si fa nella Divina Volontà acquista la Vita Divina, e

queste Vite nuotano e galleggiano nei mari d’amore del Voler Divino.

 

(1) Sono in preda del Voler Divino, il quale non fa altro che scaturire da Sé, mari di luce e d’amore, ma pare che non è contento se non vede la vita della luce della sua Volontà ed il piccolo amore della creatura, che scaturendo da essa, si incontrano insieme, si baciano, si amano d’un solo amore, ed oh! come fa festa, e nella sua enfasi d’amore dice:  “La Vita della mia Volontà sta dentro e fuori della creatura, sicché la posseggo, è tutta mia”.  Ond’io pensavo:  Il piccolo amore della creatura, non scomparisce nel mare immenso dell’amor divino?  Ed il mio sempre amabile Gesù, ritornando a visitare la piccola anima mia, come inondato nelle sue fiamme d’amore, mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, tutto ciò che fa la creatura che tiene per principio e per vita la mia Volontà, ancorché fossero piccole, contengono ciascuna una Vita Divina.  Sicché nel mare interminabile del mio Volere e del mio amore, si veggono nuotare, galleggiare tante piccole vite d’amore, di luce, che hanno preso posto nel nostro mare; ed oh! come ci sentiamo contraccambiati, perché è vita d’amore che ci ha dato nel suo piccolo amore, e vita di luce che ci ha dato nel fare gli atti suoi, perché sono stati formati nel centro della vita del nostro Fiat, che possedendo la vera vita, tutto ciò che esce da Esso sono vite, che prima le crea, le forma in Esso, e poi le mette fuori, come partorendole dal suo seno Divino.  Quindi, ogni ti amo possiede la vita dell’amore; ogni adorazione possiede la vita dell’adorazione divina; ogni virtù che esercita possiede, chi la vita della bontà divina, chi la sapienza, chi la fortezza, chi la potenza, chi la santità, e siccome sono piccole vite che hanno ricevuto la vita dalla nostra Vita, non sanno stare, corrono e vengono a continuare la loro piccola vita nei nostri mari interminabili, ed oh! come ci amano, saranno piccole, ma Noi sappiamo che la creatura, il piccolo ci può dare, perché le cose grandi, le immensità, sono le nostre.  La creatura non ha neppure dove metterle se vogliamo darle, perciò è necessario che si rifugi in Noi, e Noi, vedendola nei nostri mari, ci sentiamo contraccambiati di quell’amore che vogliamo dalla creatura”.

(3) Io sono rimasta in pensiero di quello che Gesù diceva, e Lui ha soggiunto:

(4) “Vuoi vederlo, affinché ti convinca di quel che ti dico? ”

(5) Ora, in questo mentre, il mio caro Gesù mi faceva vedere i suoi mari interminabili, i quali investivano cieli e terra, ed il piccolo amore della creatura, e tutto il resto fatto nel suo Voler Divino come tante vite, ma belle, nuotavano in questi mari; chi si rimaneva alla superficie per guardare fisso al loro Creatore, chi le correvano in braccio; una lo abbracciava, un’altra lo baciava, un’altra si addentrava nel mare, insomma gli facevano mille vezzi e stratagemmi a Colui dal quale avevano ricevuto la Vita.  L’Ente Supremo le guardava, ma con tale amore, che chiamava tutta la corte celeste a festeggiare insieme con Lui, e diceva a tutti:  “Guardatele come sono belle! Queste vite formate dagli atti della creatura, dalla mia Volontà, sono la mia gloria, il mio trionfo, il mio sorriso, l’eco del mio amore, della nostra armonia, della nostra felicità”.  Ora, queste vite si vedevano nel sole, nelle stelle, nell’aria, nel vento, nel mare; ogni ti amo era una vita d’amore, la quale correva a prendere il posto d’onore nei mari divini.  Che incanto, che bellezze, quante sorprese indicibili.  Io sono rimasta muta, e non sapevo che dire.  E Gesù:

(6) “Figlia mia, hai visto?  Quante rare bellezze di Vita sa fare la mia Volontà, il suo amore, la sua gelosia è tanta, che le custodisce nel suo proprio mare.

(7) Ma non è ancor tutto figlia mia, voglio dirti un’altra sorpresa:  Se la creatura che vive nel mio Volere, un ti amo non fa aspettare l’altro, con la piccola vita d’amore che contiene dentro il prodigioso ti amo, chi corre avanti, chi scappa dietro, chi vola per prendere posto nei nostri mari interminabili, fanno a gara tra loro, chi corre più veloce, chi si vuol mettere più avanti, chi vuol essere il primo a gettarsi nelle nostre braccia, e chi fa il salto fino a chiudersi nel nostro seno divino; la vita non può stare ferma, queste piccole vite, sebbene piccole, hanno un respiro, un palpito, un passo, una voce, sono tutt’occhio per guardarci, perciò respirano amore e ci danno amore, palpitano d’amore, hanno il passo nostro, che ci moviamo e camminiamo perché amiamo; le loro voci ci parlano sempre d’amore, e amano tanto, che vogliono sentire sempre la nostra storia di eterno amore.  Queste piccole vite non muoiono mai, sono eterne con Noi.  Il ti amo, gli atti nel mio Volere, popolano il Cielo.  Queste piccole vite si diffondono ovunque nella Creazione tutta, nei santi, negli angioli, e quante ne corrono intorno alla Regina?  Dovunque vogliono il loro posto; giungono a scendere nei cuori delle creature della terra e dicono fra loro:  “Come il nostro Creatore deve stare senza la nostra piccola vita d’amore nei cuori umani?  Ah! no, no, siamo piccole, possiamo entrare in loro e amiamo il nostro Creatore per loro”.  Queste piccole vite sono l’incanto di tutto il Cielo, sono le più grandi meraviglie del nostro Ente Supremo, sono le vere ricambiatrice del nostro eterno amore.  Hanno follie sì strane d’amore, che al solo guardarle si conosce che sono figlie nostre, vite formate e create dal nostro Voler Divino”.

(8) Ma chi può dire le mie sorprese?  E Gesù:

(9) “Non ti meravigliare, anche la mia vita quaggiù non faceva altro che sprigionare Vita da Me, tanto, che i miei passi camminano ancora appresso a tutti, non si fermano mai, anzi tutti i secoli avranno la vita dei miei passi.  La mia bocca parla ancora, perché ogni mia parola conteneva una vita, e perciò parla ancora, solo non sente la mia voce chi non vuole ascoltarmi.  Le mie lacrime sono piene di vite, e stanno sempre in atto di versarsi sul peccatore per intenerirlo, compungerlo e convertirlo, e sulle anime giuste e buone per abbellirle e strappare il loro cuore per farmi amare.  Ogni pena, ogni goccia del mio sangue, sono mie vite distinte che contengono, e perciò formano la forza delle pene delle creature ed il lavacro di tutti i loro peccati.  Sono i prodigi del mio Volere, dove Esso regna con la sua virtù creatrice in natura, sopra di ogni piccolo, anche nonnulla, crea Vita per farci amare.  Tu dev’essere convinta che al tanto nostro amore, senza che nessuno ci ama, non possiamo stare, perciò la nostra Volontà, che pensa a tutto e sa fare tutto, crea tante vite degli atti della creatura che vive in Essa, fa da supplitrice al nostro amore, e rende meno smaniose le nostre ansie d’amore ed i nostri eterni deliri, che vogliamo essere amati.  Perciò vive sempre nel nostro Volere; ama sempre e sarai il nuovo incanto di tutto il Cielo e la nostra festa perenne, e Noi saremo la tua; ci festeggeremo a vicenda”.

 

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35-23

Dicembre 21, 1937

 

Come è decretato nel concistoro della Trinità adorabile, il regno

della Divina Volontà sulla terra.  Il nuovo alito di Dio con cui sarà

ripristinata la creatura.  Differenza tra vite e opere.

 

(1) La mia povera mente era occupata dalle grandi meraviglie e prodigi che sa fare il Voler Divino se regna nella creatura, e pensavo tra me:  “Che sorte felice vivere in Esso, fortuna più grande non ci può essere né in Cielo né in terra.  Ma come può mai venire a regnare sulla terra, se i mali, i peccati, abbondano tanto che fanno raccapricciare?  Solo una potenza divina, con un suo prodigio dei più grandi può farlo, altrimenti il regno della Divina Volontà starà in Cielo, ma non sulla terra”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio caro Gesù, la dolce mia vita, visitando la povera anima mia, con una bontà indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, è decretato nel concistoro della Trinità Sacrosanta, che la mia Divina Volontà avrà il suo regno sulla terra, e quanti prodigi ci vorranno, li faremo; non risparmieremo nulla per avere ciò che Noi vogliamo.  Ma Noi nell’operare usiamo sempre i modi più semplici, ma potenti, da travolgere Cieli e terra, creature tutte nell’atto che vogliamo.  Tu devi sapere che nella Creazione, per infondere la vita all’uomo, non ci volle che il nostro alito onnipotente; ma quanti prodigi in quell’alito! Creammo l’anima dotandola con le tre potenze, vera immagine della nostra Trinità adorabile.  Con l’anima ebbe il palpito, il respiro, la circolazione del sangue, il moto, il calore, la parola, la vista.  Che cosa ci volle per fare tutti questi prodigi nell’uomo?  L’atto più semplice nostro, armato della nostra potenza, cioè il nostro alito, e della corsa del nostro amore, che non potendo contenerlo, correva, correva verso di lui, fino a farne il più gran prodigio di tutta l’opera creatrice.  Ora figlia mia, l’uomo col non vivere nel nostro Voler Divino, le sue tre potenze sono state oscurate, e la nostra immagine adorabile deformata in lui, in modo che ha perduto il primo palpito d’amore di Dio nel suo, il respiro divino nel suo respiro umano, cioè, non che l’ha perduto, non lo sente, quindi non sente la circolazione della Vita Divina, il moto del bene, il calore dell’amore supremo, la parola di Dio nella sua, la vista da poter guardare il suo Creatore, tutto è restato oscurato, affievolito e forse anche deformato.  Ora, che cosa ci vuole per ripristinare quest’uomo?  Ritorneremo di nuovo ad alitarlo con più forte e crescente amore, lo aliteremo nel fondo dell’anima, lo fiateremo più forte nel centro della sua volontà ribelle, ma tanto forte da scuotergli i mali di cui è avvinto; le sue passioni resteranno atterrate e atterrite innanzi alla potenza del nostro alito, si sentiranno bruciare dal nostro fuoco divino, e la volontà umana sentirà la Vita palpitante del suo Creatore, che essa, come velo, lo nasconderà in sé, e ritornerà ad essere il portatore del suo Creatore.  Oh! come si sentirà felice, col nostro alito lo ripristineremo, lo risaneremo, faremo come una madre tenerissima, che avendo il suo figlio storpio, a via di alito, di fiati, di soffio, si versa sopra il figlio suo, e allora lascia di fiatarlo quando lo ha risanato e reso bello come lei lo voleva.  La potenza del nostro alito non lo lascerà; allora cesseremo di soffiarlo quando lo vedremo ritornare nelle nostre braccia paterne, bello come Noi lo vogliamo, e allora ci sentiremo che il figlio ha riconosciuto la nostra paterna bontà, che tanto lo amiamo.

(3) Vedi dunque che ci vuole per far venire a regnare la nostra Volontà sulla terra:  La potenza del nostro alito onnipotente, con esso rinnoveremo la nostra Vita in lui.  Tutte le verità che ho manifestato, i grandi prodigi del vivere nel mio Volere, saranno le proprietà più belle, più grandi, di cui gli farò dono.  Anche questo è un segno certo che verrà il suo regno sulla terra, perché se parlo, primo faccio i fatti e poi parlo, la mia parola è la conferma del dono, dei prodigi che voglio fare.  Quindi, a che pro esporre le mie proprietà divine, farle conoscere, se non dovesse venire il suo regno sulla terra?

(4) Ora continuo sullo stesso argomento del giorno 18 Dicembre, come gli atti nostri fatti nel Voler Divino si cambiano in Vita.  Onde pensavo tra me:  “E tante opere buone, ma non uscite da dentro il Voler Divino, che mancando il suo germe di Vita non possono essere Vita, ma opere, che cosa saranno nell’ordine divino? ” Ed il mio dolce Gesù, sempre benigno ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, possedendo in natura la sua Vita Creatrice, non è maraviglia che ogni atto di creatura, anche un piccolo ti amo, fatto nel mio Volere, questo viene come maturato nel centro della sua Vita Divina, e come connaturale riacquisti la Vita; tutto ciò che si fa in Esso viene rigenerato nel nostro eterno amore, e acquistano la lunga figliolanza di tante Vite Divine che sono esclusivamente nostre.  Ora, le opere buone non fatte nel mio Volere, possono essere nella nostra opera creatrice tanti belli ornamenti, chi più, chi meno belli, ma vita non mai.  Anche nell’ordine della Creazione ci sono vite e ci sono ornamenti:  I fiori non sono vite, eppure formano un bell’ornamento alla terra, però non permanente; i frutti non sono vita, ma servono ad alimentare l’uomo, e a fargli gustare le tante svariate dolcezze, ma non sono duraturi, e non sempre li può gustare quante volte vuole; se i fiori, i frutti fossero vite, l’uomo li potrebbe godere quante volte volesse.  Il sole, il cielo, le stelle, il vento, il mare, non sono vite, ma siccome sono opere nostre, quanti beni non fanno?  Prima servono come la più bella primaria abitazione dell’uomo.  Che cosa sono le loro abitazioni a confronto della grande abitazione che facemmo Noi di tutto l’universo?  Vi è una volta azzurra tempestata d’oro che mai scolorisce, vi è un sole che mai si spegne, vi è aria che facendosi respirare dà vita, vi è un vento che purifica e refrigera, e poi tante altre cose.  Al nostro amore era necessario fare un misto di vite e di opere, perché dovendo servire a felicitare l’uomo, e ché dovevano servire al decoro, alla decenza, all’abitazione di colui che con tanto amore creammo.  Onde, avendo fatto Noi le opere più che sufficienti, a lui spettava di godersi le nostre opere, e di vivere nel nostro Volere per formare tante vite d’amore, di gloria per Colui che tanto l’amava.

(6) Ma la differenza è grande tra le opere e la vita, la vita non perisce, ma le opere sono soggette a tanti cambiamenti, e se non sono rette e sante, invece di formare l’ornamento formano il nostro disonore e la loro confusione, e forse anche la loro condanna”.

 

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35-24

Dicembre 25, 1937

 

La discesa del Verbo Divino.  Come partì del Cielo e restò.  Prodigi

dell’Incarnazione.  L’inizio della festa della Divina Volontà.  Dio nelle

sue opere mette da parte l’ingratitudine umana.

 

(1) Stavo seguendo gli atti della Divina Volontà, e la mia povera mente si è soffermata nell’atto della discesa del Verbo Divino sulla terra.  Mio Dio, quante meraviglie, quante sorprese d’amore, di potenza, di sapienza divina, sono tali e tante, che non si sa da dove prendere a dire.  Ed il mio amato Gesù, come inondato nel suo mare d’amore, che innalzando le sue onde, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, nella mia discesa sulla terra furono tali e tante le meraviglie, la nostra foga d’amore, che né agli angeli, né alle creature li è dato di comprendere ciò che operò la nostra Divinità nel mistero della mia Incarnazione.  Ora, tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede in natura il suo moto incessante.  Se questo moto potesse cessare anche un istante, ciò che non può essere, tutte le cose resterebbero paralizzate e senza vita, perché tutte le cose, la vita, la conservazione, e tutto ciò che esiste in Cielo ed in terra, tutto da quel moto dipende.  Quindi nello scendere dal Cielo in terra, Io, Verbo e Figlio del Padre, partii dal nostro moto primo, cioè, restai e partii; il Padre e lo Spirito Santo scesero con Me, furono concorrenti, né Io feci nessun atto che non lo facessi insieme con Loro, e restarono sul trono pieni di Maestà nelle regioni Celesti.  Onde nel partire, la mia Immensità, il mio amore, la mia potenza, scendevano insieme con Me, ed il mio amore, che dà dell’incredibile e non si contenta se non forma della mia Vita tante Vite per quante creature esistono, non solo, ma dovunque e dappertutto formava la mia Vita, la moltiplicava, e tenendo la mia Immensità in suo potere, la riempiva di tante mie Vite, affinché ognuno avesse una Vita mia tutta propria, e la Divinità avesse la gloria, l’onore di tante nostre Vite Divine per quante cose e creature uscimmo alla luce del giorno.  Ahi! il nostro amore ci pagava dell’opera della Creazione, e col formare tante Vite nostre, non solo ci ricambiava, ma ci dava di più di quello che avevamo fatto.  La nostra Divinità restò rapita, ed ebbe un incanto sì dolce nel vedere i ritrovati, gli stratagemmi del nostro amore, nel vedere tante nostre Vite sparse, servendosi della nostra Immensità come circonferenza dove metterle; sicché, mentre si vedeva la mia Vita come centro, la mia Immensità e potenza come circonferenza in cui venivano depositate queste Vite innumerevoli, trovando tutto e tutti si davano per amarci e farsi amare”.

(3) Io sono restata sorpresa nel sentir ciò, ed il mio dolce Gesù, non dandomi tempo, subito ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, non ti meravigliare, Noi quando operiamo facciamo opere complete, in modo che nessuno deve poter dire:  “Questo non lo ha fatto per me, la sua Vita non è tutta mia”.  Ahi! l’amore non sorge quando le cose non sono proprie e non si tengono in proprio potere.  E poi, non fa anche questo il sole, opera da Noi creata, che mentre si fa luce degli occhi, fino a riempirli tutti di luce, nel medesimo tempo è luce piena e intera alla mano che opera, al passo che cammina?  In modo che tutti possono dire, cose create e creature:  “Il sole è mio”.  E mentre il centro del sole sta nell’alto dell’atmosfera, la sua luce parte e resta, e con la sua circonferenza di luce investe la terra e si fa vita e luce di ciascuno, fin del fiorellino e del piccolo filo d’erba.  Il sole non è vita; luce tiene e luce dà, e tutti i beni che contiene la sua luce.  La nostra Divinità è Vita, ed autrice e vita di tutto; quindi, nello scendere dal Cielo in terra dovevo fare atti completi, e più che sole fare sfoggio della mia Vita, e moltiplicarla in tante Vite, affinché Cielo e terra e tutti, potessero possedere la mia Vita.  Non sarebbe stata opera della nostra sapienza e del nostro infinito amore se ciò non fosse”.

(5) Gesù ha fatto silenzio, ed io continuavo a pensare alla nascita del bambinello Gesù e Lui ha soggiunto:

(6) “Figlia piccola del mio Volere, la festa della mia nascita fu la festa e come l’inizio della festa della mia Divina Volontà.  Come gli angeli cantavano gloria a Dio nei più alti dei Cieli, e pace in terra agli uomini di buona volontà, gli angeli, la Creazione, si atteggiarono a festa, e mentre festeggiavano la mia nascita, festeggiavano la festa della mia Divina Volontà, perché con la mia nascita riceveva la vera gloria, fin nei più alti dei Cieli la nostra Divinità, e gli uomini avranno la vera pace quando riconosceranno la mia Volontà, le daranno il dominio e la faranno regnare, allora la loro volontà si farà buona, sentiranno la forza divina.  Allora canteranno insieme Cieli e terra gloria a Dio nei più alti dei Cieli, e pace in terra agli uomini che possederanno la Divina Volontà; tutto si abbonerà in loro e possederanno la vera pace”.

(7) Onde continuavo a pensare alla nascita del piccolo Re Gesù, e gli dicevo:  “Carino bambinello, dimmi, che cosa facesti quando vedesti la tanta ingratitudine umana al tanto tuo amore? ” E Gesù:

(8) “Figlia mia, se avessi tenuto conto dell’ingratitudine umana al tanto mio amore, avrei preso la via per andarmene al Cielo; quindi avrei contristato e amareggiato il mio amore e cambiata la festa in lutto.  Onde vuoi sapere che faccio nelle mie opere più grandi per farle più belle, con pompa e con lo sfoggio più grande del mio amore?  Metto tutto da parte, l’ingratitudine umana, i peccati, le miserie, le debolezze, e do il corso alle mie opere più grandi come se queste non ci fossero.  Se Io volessi badare ai mali dell’uomo, non avrei potuto fare opere grandi, né mettere in campo tutto il mio amore; resterei inceppato, soffocato nel mio amore.  Invece, per essere libero nelle mie opere e per farle quanto più belle posso farle, metto tutto da parte, e se occorre, copro tutto col mio amore, in modo che non vedo che amore e Volontà mia, e così vado avanti nelle mie opere più grandi, e le faccio come se nessuno mi avesse offeso, perché per gloria nostra nulla deve mancare al decoro, al bello e alla grandezza delle nostre opere.  Perciò vorrei che anche tu non ti occupassi delle tue debolezze e delle miserie, e dei tuoi mali, perché quanto più si pensano, tanto più debole si sente, tanto più i mali affogano la povera creatura, e le miserie si stringono più forte intorno ad essa.  Col pensarle, la debolezza alimenta la debolezza, e la povera creatura va cadendo di più, i mali prendono più forza, le miserie la fanno morire di fame; invece col non pensarli, da per sé stessi svaniscono.  Invece, tutto al contrario al bene, un bene alimenta l’altro bene; un atto d’amore chiama l’altro amore; un abbandono nel mio Volere fa sentire in sé la nuova Vita Divina.  Sicché il pensiero del bene forma l’alimento, la forza, per fare l’altro bene.  Perciò voglio che il tuo pensiero non si occupi di altro che di amarmi e di vivere di Volontà mia.  Il mio amore brucerà le tue miserie e tutti i tuoi mali, ed il mio Voler Divino si costituirà vita tua, e delle tue miserie se ne servirà per formarsi lo sgabello dove erigere il suo trono”.

(9) Onde seguivo a pensare sul piccolo Gesù nato, ed oh! come mi si straziava il cuore nel vederlo piangere, singhiozzare, vagire, tremare di freddo, avrei voluto mettere un mio ti amo per ogni pena e lacrima del piccino divino, per riscaldarlo e quietargli il pianto.  E Gesù ha soggiunto:

(10) “Figlia mia, chi vive nel mio Volere me lo sento nelle mie lacrime, nei miei vagiti; me lo sento scorrere nel mio singhiozzo di pianto, nei tremiti delle mie membra infantili, ed in virtù del mio Volere che possiede, mi cambia le lacrime in sorrisi, i singhiozzi in gioie di Cielo.  Con le sue nenie d’amore mi riscalda e mi cambia le pene in baci ed abbracci.  Anzi, tu devi sapere che chi vive nel mio Volere riceve continui innesti di tutto ciò che fa la mia Umanità:  Se penso, innesto i suoi pensieri; se parlo e prego, innesto la sua parola; se opero, innesto le sue mani; non vi è cosa che faccia Io, che non formi innesto per innestare la creatura e farne di essa la ripetizione della mia Vita, molto più che stando la mia Divina Volontà in essa, trovavo la mia potenza, la mia santità, la mia stessa Vita, per farmi fare ciò che Io volevo di essa.  Quanti prodigi non posso fare dove trovo la mia Volontà nella creatura?  Io venni sulla terra per coprire tutto col mio amore, per affogare gli stessi mali e bruciare tutto col mio amore.  Per giustizia volevo rifare il Padre mio, perché era giusto che venisse reintegrato nell’onore, nella gloria, nell’amore e gratitudine che tutti gli dovevano.  Quindi il mio amore non si dava pace, riempie i vuoti della sua gloria, del suo onore, e giunge a tanto, che a via d’amore paga la Divinità, che aveva creato un cielo, un sole, un vento, un mare, una terra fiorita e tutto il resto, di cui l’uomo non aveva detto neppure un grazie dei tanti beni ricevuti, era stato il vero ladro, l’ingrato, l’usurpatore dei beni nostri.  Il mio amore correva, correva per riempire gli abissi di distanza tra il Creatore e la creatura, pagava a via d’amore il mio Padre Celeste, e a via d’amore ricomprava tutte le umane generazioni, per ridonarle di nuovo la Vita della mia Divina Volontà; già aveva formato tante Vite di Essa per formarne il riscatto, e quando paga il mio amore, è tanto il suo valore, che può pagare per tutti e riacquistare ciò che vuole.  Perciò sei già comprata dal mio amore, quindi lascia che ti goda e ti possieda”.

 

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35-25

Dicembre 28, 1937

 

Come la Redenzione servì a mettere in salvo le abitazioni; il regno

della Divina Volontà servirà per mettere in salvo e a restituire la abitazione a Colui

che l’aveva creata.  In ogni atto fatto nella Divina Volontà, Dio crea la sua Vita Divina.

 

(1) Onde continuavo a pensare alla Divina Volontà.  Quante scene commoventi innanzi alla mia mente, un Gesù che piange, che prega, che soffre, perché vuol essere vita di ogni creatura, e una turba di figli storpi:  Chi cieco, chi muto, chi zoppo, chi paralizzato, chi coperto di piaghe da far pietà; ed il caro Gesù, con un amore che solo Lui può avere, che corre ora all’uno, or all’altro, se li affiata, se li stringe al cuore, li tocca con le sue mani creatrici per sanarli, e dice loro zitto zitto al cuore:  “Figlio mio, ti amo, ricevi il mio amore e dammi il tuo, ed Io a via d’amore ti sanerò”.  Mio Gesù, cara mia vita, quanto ci ami.  Ora, mentre mi sentivo soffocare dal suo amore, alitarmi col suo alito bruciante, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia del mio amore, fammi sfogare ché non posso più contenermi, come è duro amare e non essere riamato, e non avere a chi dire le mie sorprese d’amore è la pena più indicibile per il nostro Ente Supremo, perciò ascoltami:  Tu devi sapere che Io venni sulla terra per mettere in salvo le mie abitazioni; l’uomo è la mia abitazione che con tanto amore mi avevo formato, e nella quale, per farla degna di Me, aveva concorso la mia potenza, e l’arte creatrice della mia sapienza.  Era un prodigio, questa abitazione, del nostro amore e delle nostre mani divine.  Ora, col sottrarsi dalla nostra Volontà, la nostra abitazione diventò crollante, all’oscuro, e abitazione di nemici e di ladri.  Qual dolore non fu per Noi, sicché la mia Vita quaggiù servì a restituire e ripristinare e mettere in salvo questa abitazione che con tanto amore ci avevamo formato.  Era anch’essa nostra, conveniva salvarla per poterla abitare di nuovo, perciò per salvarla diedi tutti i rimedi possibili ed immaginabili, esibì la mia stessa Vita per fortificarla, cementarla di nuovo; versai tutto il mio sangue per lavarla da tutte le sozzure, e con la mia morte volli ridarle la vita per farla degna di ricevere di nuovo come abitatore Colui che l’aveva creato.

(3) Ora, avendo dato tutti i mezzi per salvare la nostra abitazione, era decoroso per Noi mettere in salvo il Re che doveva abitare.  Il nostro amore restò a metà della sua corsa, inceppato e come appeso e arrestato nel suo cammino, perciò il regno della nostra Volontà servirà a mettere in salvo quel Fiat respinto dalla creatura, a dargli l’entrata nella sua abitazione, a farlo regnare e dominare da Sovrano qual è.  Non sarebbe opera degna della nostra sapienza creatrice salvare le abitazioni, e Colui che le deve abitare andare ramingo, all’aperto, senza regno e senza dominio; salvare le abitazioni e non salvare Sé stesso, né poter abitare le abitazioni salvate, sarebbe assurdo, come se non avessimo potenza sufficiente per salvarci Noi stessi; questo non sarà mai, se abbiamo avuto potenza di salvare la nostra opera creatrice, avremo potenza di mettere in salvo la nostra Vita nell’opera nostra.  Ah! sì, avremo il nostro regno, faremo prodigi inauditi per averlo, il nostro amore compirà il suo cammino, non resterà a metà, si sbarazzerà dai ceppi, continuerà la sua corsa portando il balsamo alle ferite dell’umano volere, ornerà con fregi divini queste abitazioni, e col suo impero chiamerà il nostro Fiat ad abitare e regnare, dandole tutti i diritti che gli sono dovuti.  Se non fosse certo il regno della mia Volontà, a che pro aggiustare, ripristinare le abitazioni?

(4) Ah! figlia mia, tu non comprendi bene che significa il non fare la nostra Volontà, ci vengono tolti tutti i diritti, ci soffocano tante nostre Vite Divine.  Il nostro amore era ed è tanto, che in ogni atto di creatura volevamo creare Noi stessi, per farci amare, per farci conoscere e per stare in continuo scambio di Vita tra le creature e Noi.  Far ciò senza della nostra Volontà è impossibile, Essa sola tiene potenza e virtù di rendere la creatura adattabile per ricevere la nostra Vita Divina, e mette in via il nostro amore per crearci nell’atto della creatura.  Tu devi sapere che in ogni atto che fa nella nostra Volontà, una forza irresistibile ci chiama, la guardiamo, riflettiamo in essa, e con un amore che non ci è dato resistere creammo la nostra Vita, e se tu sapessi che significa creare la nostra Vita! Vi entra uno sfoggio d’amore sì grande, che nella nostra enfasi d’amore diciamo:  Ah! la creatura ci ha fatto formare la nostra Vita nell’atto suo, sentiamo parità d’amore, di santità, di gloria nostra, e restiamo con ansia ad aspettare la continua ripetizione degli atti suoi nel nostro Volere per ripetere la nostra Vita, per avere nell’atto suo Noi stessi, che ci amiamo, che ci glorifichiamo, e allora abbiamo il vero scopo della Creazione, che tutto serve a Noi, anche il più piccolo atto della creatura serve per ripetere la nostra Vita e per fare sfoggio del nostro amore.  Perciò il vivere nel nostro Volere sarà tutto per Noi, e tutto per la creatura”.

 

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35-26

Gennaio 2, 1938

 

Nel Voler Divino, le miserie, le debolezze, si cambiano nelle più belle

conquiste.  Tutto ciò che si fa nel Voler Divino, viene formato primo in Cielo.

 

(1) Continuo il mio volo nel Voler Divino, e pensavo tra me:  “Il vivere nel Volere Divino dà dell’incredibile, come si può vivere in Esso, se sono tante le miserie, le debolezze che si sentono, gli incontri, le circostanze, che per quanto si sentono, pare che il Voler Divino con la sua luce vuole investire tutto, e col suo amore tutto bruciare, per fare che tra la creatura e Lui nulla deve esistere che non sia Volontà sua e amore”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio caro Gesù, che sta come alla vedetta per spiare, per vedere se passa qualche cosa in me che non sia Volontà sua, mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, è tanta la mia gelosia per chi vive nella mia Volontà, che non tollero né un pensiero, né una debolezza o altro che non abbia vita in Essa.  Ora, tu devi sapere che per passare a vivere nella mia Volontà, ci vuole decisione da parte di Dio, e decisione ferma da parte della creatura di vivere in Essa.  Ora, questa decisione viene animata da una vita nuova, da una fortezza Divina, da renderla inespugnabile a tutti i mali e circostanze della vita.  Questa decisione non subisce cambiamenti, perché quando Noi decidiamo, non ci mettiamo a decidere coi fanciulli che fanno un giuoco delle loro decisioni, ma con chi sappiamo che deve resistere, perciò mettiamo del nostro, affinché non venga meno.  Può essere che senta le miserie, i mali, le debolezze, ma questo dice nulla, perché innanzi alla potenza e santità del mio Volere, questi muoiono, sentono la pena della morte e fuggono; molto più che queste miserie non sono parto della volontà umana, perché essa sta inabissata nel mio Volere, quindi non può volere se non ciò che voglio Io, e molte volte il mio Volere se ne serve di queste miserie per farne delle più belle conquiste e stendervi sopra di esse la sua Vita, formare il suo regno, stendervi il suo dominio e convertire le debolezze in vittorie e trionfi, perché per chi vive in Esso, tutto deve servire a Lui come il più bello amore che la creatura dà a Colui che forma la sua vita, quasi come servono le pietre, i mattoni, le macerie, a colui che vuol farsi una bella abitazione.

(3) Ora, tu devi sapere che prima di entrare a vivere nel nostro Volere, purifichiamo tutto, copriamo e nascondiamo tutto nel nostro amore, in modo che non dobbiamo vedere in essa che amore.  Quando il nostro amore tutto ha nascosto, anche le miserie, allora prende posto nel nostro Volere; anzi, ogniqualvolta emette i suoi atti, prima viene purificata e poi la investe e ne fa quello che vuole.  Figlia mia, nella mia Volontà non ci sono né giudizi né giudici, perché è tale e tanta la santità, l’ordine, la purezza, l’utilità dei nostri modi, che devono chinare la fronte e adorare ciò che facciamo; perciò non perdere la pace, né ti occupare delle miserie e circostanze, ma lasciale in balia della mia Volontà, affinché ne faccia i suoi portenti d’amore”.

(4) Dopo ha soggiunto:  “Figlia mia, tutto ciò che la creatura fa nella mia Divina Volontà, prima viene formato in Cielo, nel giorno eterno che non conosce notte.  Già tutta la corte celeste sta a giorno che una creatura della terra si è rifugiata nella sua patria celeste, che è già sua; ma per fare che?  Per entrare nel centro del Fiat e chiamare la sua potenza, la sua virtù creatrice, per darle l’occasione di farla operare nell’atto suo.  Oh! con quanto amore viene accolta non solo dal Voler Divino, ma pure dalla Trinità Sacrosanta, se l’affiatano, imbalsamano l’atto, vi soffiano dentro con la loro potenza creatrice, e vi formano tali meraviglie di quell’atto, che tutto il Cielo sente tale gioia e felicità, che fanno risuonare le regioni celesti delle loro voci armoniose:  Grazie, grazie, ché ci avete dato il grande onore d’essere spettatori della tua Volontà operante nell’atto della creatura, sicché il Cielo viene allagato di nuove gioie e nuovi contenti, in modo che tutti restano legati, riconoscenti, e la chiamano tutti la nostra benvenuta.  Questa più che celeste creatura si sente riamata da Dio di doppio amore, si sente inondata da nuovi mari di grazie; come è risalita al Cielo, facendosi portatrice degli atti suoi, facendo formare in essi le meraviglie di Dio, così vi ridiscende facendosi portatrice di ciò che Dio ha operato nell’atto suo, vi allaga la terra, investe la Creazione tutta, affinché tutti possano ricevere la gloria, la gioia delle meraviglie del Fiat Divino operato nell’atto della creatura.  Non vi è omaggio, amore, gloria più grande che essa ci può dare, che farci fare quel che vogliamo negli atti suoi.  Possiamo fare le meraviglie più grandi, senza che nessuno ci presti nulla e senza che neppure ce lo dicano, come facemmo nella Creazione, nessuno ci disse nulla, eppure quante meraviglie non creammo, ma allora non vi era nessuno, né chi ci potesse prestare neppure un sospiro come pretesto del nostro amore e rifugio dove poggiare le nostre meraviglie creatrici; ma ora ci sono quelli che ce lo possono dire e darci la molteplicità dei loro piccoli atti, anche naturali, perché anche la natura è nostra, e tutto può servire a Noi per formare in essa le più grandi meraviglie.  Il nostro amore prova più gusto, la nostra potenza resta più esaltata nel fare le nostre meraviglie più grandi nel piccolo cerchio dell’atto della creatura, che fuori di esso.  E poi, sono i soliti pretesti del nostro amore, che per dare va trovando l’occasione per poter dire:  “Mi ha dato, le ho dato, è vero che è piccolo, ma nulla si è ritenuto per sé, quindi è giusto che Io deva darle tutto, anche Me stesso”.

 

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35-27

Gennaio 7, 1938

 

Chi vive nel Voler Divino forma il rifugio della Vita della Divina Volontà.  Il ti amo,

refrigerio dell’amor divino.  Come Dio si sente obbligato verso chi vive in Esso.

 

(1) La mia povera mente scorreva nel Voler Divino, e vedevo le ansie, i desideri, il contento che prova nel vedere la creatura che vuol fare vita insieme, per amarlo col suo stesso amore, e se non sa fare altro, per raccogliere nell’anima sua le sue ansie, i suoi sospiri ardenti, e dirgli:  “Sono qui con Te, non ti lascerò mai solo, per quietare le tue ansie d’amore e per renderti contento”.  Ma mentre ciò pensavo, il mio caro Gesù, la dolce mia vita, visitando la piccola anima mia, ed era tanto il suo amore come se volesse scoppiare il suo cuore adorabile, mi ha detto:

(2) “Figlia mia carissima, Cieli e terra, creature tutte, sono tutti involti e come racchiusi nell’intensità del nostro amore.  Il nostro Volere scorre con tale rapidità in ogni fibra, in ogni atomo, in ogni istante, con tale velocità e pienezza, che non resta nulla, neppure un respiro che non sia Vita di Volontà sua, ed il nostro amore ama ardentemente, ma con tale ardore, che sente il bisogno di chi porti un piccolo refrigerio all’immensità del suo amore.  Ora, vuoi sapere chi può dare un refrigerio all’intensità, totalità e pienezza del nostro amore?  Il ti amo della creatura, e quante più volte lo dice, tanti refrigeri ci porta.  Questo ti amo entra nelle nostre fiamme, ce le spezza, le solleva, le quieta, e come il più dolce ristoro dice:  Ti amo, ti amo; amate perché volete amore, ed io sono qui ad amarvi.  Questo ti amo si fa via nella nostra immensità e vi forma il suo posticino, il piccolo spazio dove mettere il suo ti amo, sicché il ti amo della creatura è l’appoggio del nostro, il nostro ristoro, la quiete del nostro amore per non farlo troppo delirare.

(3) Figlia mia, amare e non essere amato è come se si volesse impedire il corso al nostro amore, restringerlo in Noi stessi e farci sentire tutta la pena e la durezza del nostro amore non riamato, e perciò andiamo trovando chi ci ama.  E’ così dolce e refrigerante per Noi il ti amo di esse, che chi sa che le daremmo per averlo.  Vedi dunque, in chi vive nella nostra Volontà troviamo il rifugio della nostra Vita, e non facciamo altro che scambiarci vita continuamente:  Essa ci dà la sua, e Noi diamo la nostra.  In questo scambio di vita troviamo chi riceve la nostra e ci dà la sua, possiamo mettere del nostro, fare quello che vogliamo, ci sentiamo Dio qual siamo.  Quindi il vivere nel nostro Volere ci serve di rifugio, teatro delle nostre opere, refrigerio del nostro amore, ricambio di tutta la Creazione, non vi è cosa che non troviamo in essa, perciò l’amiamo tanto, che ci sentiamo obbligati a dare quello che vuole; e ogni atto in più che fa in Esso, tanto più ci stringe, tante catene di più aggiunge.  E sai tu che cosa ci dà per farci restare obbligati?  La nostra Vita, le nostre opere, il nostro amore, la nostra stessa Volontà; e ti pare poco?  Quello che ci dà è tanto esuberante, che se non fosse che teniamo in nostro potere, potenza che tutto possiamo fare, ci mancherebbero i mezzi per disobbligarci, ma il nostro amore che non si fa mai vincere e superare dall’amore della creatura, va trovando nuovi ritrovati, inventando nuovi stratagemmi, fino a ridare tante volte la nostra Vita per disobbligarsi con la sua amata creatura; e nella sua enfasi d’amore dice:  “Come sono contento che vivi nel mio Volere, sei la mia gioia, la mia felicità, tanto che mi sento come obbligato a darti l’aria per respirare, e siccome mi sento obbligato respiro insieme.  Il sole te lo porto nelle mie mani, la sua luce, ma non ti lascio sola, resto con te.  Sicché non vi è cosa, acqua, fuoco, cibo e tutto il resto, che non te lo porti con le mie mani, perché mi sento obbligato e voglio restare insieme per vedere come lo prendi; voglio fare tutto da Me.  E se mentre prende mi dice:  “Prendo tutto nella tua Volontà perché ti amo; voglio amarti e glorificarti col tuo stesso Volere”.  Oh! allora chi può dirti i refrigeri che mi dà, e cerca di disobbligarsi con Me, ed Io la faccio fare, ma dopo ritorno con le mie improvvisate d’amore.  Perciò ti raccomando rendermi contento di vivere sempre a cuore a cuore, e affiatata con la mia Volontà, saremo felici e contenti tu ed Io”.

 

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35-28

Gennaio 10, 1938

 

La prima predica che fece il piccolo Re Gesù, ai bambini d’Egitto.

 

(1) Stavo facendo il giro nel Fiat Divino, ed oh! come sospiro che nessun atto mi sfugga di quello che ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione.  Mi pare che mi manca qualche cosa, se tutto ciò che ha fatto io non lo riconosco, non lo amo, non lo bacio, non me lo stringo al cuore, come se fosse mio.  Ed il Divino Volere resterebbe come scontento, se chi vive in Esso non conosce tutti gli atti suoi, e non trova in tutto ciò che ha fatto il piccolo ti amo di chi tanto ama; e non vi è cosa che non ha fatto per lei.  Onde sono giunta a seguire quando il celeste Bambino si trovava in Egitto, nell’atto quando faceva i suoi primi passi; ed io baciavo i suoi passi, mettevo il mio ti amo ad ogni passo che faceva, e gli chiedevo i primi passi della sua Volontà a tutte le umane generazioni.  Io cercavo di seguirlo in tutto, se pregava, se piangeva, gli chiedevo che la sua Volontà animasse tutte le preghiere delle creature, e che le sue lacrime rigenerassero la Vita del suo Fiat nell’umana famiglia.  Onde, mentre stavo attenta a seguirlo in tutto, il piccolo Re Bambino, visitando la povera anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, come sono contento quando la creatura non mi lascia solo, me la sento dietro, avanti, in tutti gli atti miei.  Ora, tu devi sapere che il mio esilio in Egitto non fu senza conquiste.  Quando giunsi all’età di circa tre anni, dal nostro piccolo tugurio sentivo i fanciulli che giocavano, gridavano in mezzo alla strada, ed Io, piccolo qual ero, uscivo in mezzo a loro.  Come mi vedevano mi correvano intorno, e chi più si voleva mettere vicino, perché era tanta la mia beltà, l’incanto del mio sguardo, la dolcezza della mia voce, che si sentivano rapire ad amarmi; perciò mi facevano ressa d’intorno e mi amavano tanto, che non si sapevano distaccare da Me.  Ora, anch’Io amavo questi bambini, e siccome l’amore quando è vero cerca di farsi conoscere, non solo, ma di dare ciò che può rendere felice nel tempo e nell’eternità, ora, a questi piccoli Io feci la mia prima predichina, adattandomi alla loro piccola capacità, molto più, che possedendo l’innocenza mi potevano più facilmente capire.  Ora, vuoi sentire quale fu la mia predica?  Diceva loro:  “Bambini miei, ascoltatemi, Io vi amo assai, e voglio farvi conoscere la vostra origine.  Guardate il cielo, lassù tenete un Padre Celeste che vi ama assai, ma vi ama tanto, che non si contentò di farvi da Padre dal Cielo, di guidarvi, di crearvi un sole, un mare, una terra fiorita, per rendervi felici, ma amandovi d’un amore esuberante, volle scendere nei vostri cuori, formare la sua Reggia nel fondo dell’anima vostra, facendosi dolce prigioniero di ciascuno di voi; ma per far che?  Per dar vita al vostro palpito, respiro e moto.  Sicché voi camminate, e cammina nei vostri passi, si muove nelle vostre manine, parla nella vostra voce, e mentre camminate, vi movete, siccome vi ama assai, or vi bacia, or vi stringe, or vi abbraccia e vi porta come in trionfo, ché siete i cari suoi figli.  Quanti baci e abbracci nascosti non vi dà questo nostro Padre Celeste, e voi, perché disattenti, non avete fatto incontrare il vostro bacio al suo, ed i vostri abbracci al suo paterno amplesso, e Lui è restato col dolore che i suoi figli non l’hanno né baciato né abbracciato.  Ora, bambini miei cari, sapete che vuole da voi questo Padre Celeste?  Vuol essere riconosciuto in voi, che tiene la sua sede nel centro dell’anima vostra, e siccome Lui vi dà tutto, né vi è cosa che Lui non vi dà, vuole il vostro amore in tutto ciò che fate.  Amatelo, l’amore non si parta mai dal vostro cuoricino, dalle vostre labbra, dalle vostre opere, da tutto, e questo sarà il cibo prelibato che darete alla sua Paternità.  Lui vi ama assai e vuole essere amato.  Nessuno può giungere ad amarvi come Lui vi ama; tanto vero, che avete anche un padre terreno, ma quanto è dissimile dall’amore del padre Celeste, lui non vi segue sempre, non vigila i vostri passi, non dorme insieme, né palpita nel vostro cuore, e se cadete neppure ne sa nulla.  Invece il Padre Celeste non vi lascia mai, se state per cadere vi dà la mano per non farvi cadere, se dormite vi veglia, e anche se giocate e fate delle impertinenze sta con voi e conosce tutto ciò che fate.  Perciò amatelo assai, assai”.  Ed accendendomi di più dicevo loro:  “Datemi la parola che lo amerete sempre, sempre.  Dite insieme con Me:  “Vi amiamo, Padre nostro che sei nei Cieli, vi amiamo Padre nostro che risiedete nei nostri cuori”.

(3) Figlia mia, al mio dire, i bambini, chi si commoveva, chi piangeva di gioia, chi restava rapito, chi si stringeva tanto forte a Me, che non mi volevano più lasciare.  Io facevo sentire la Vita palpitante del mio Padre Celeste nei loro cuoricini, e loro ne gioivano, facevano festa, perché non più avevano un Padre lontano, ma nel proprio cuore, ed Io per rassodarli e per dar loro la forza a partirsi da Me, li benedivo, rinnovando sopra di quei fanciulli la nostra Forza Creatrice, invocando la potenza del Padre, la sapienza di Me, Figlio, e la virtù dello Spirito Santo; e dicevo loro:  “Andate, e poi ritornerete”.  E così si partivano.  Ma poi ritornavano gli altri giorni, ma quasi a turbe una folla di fanciulli, si mettevano a spiare quando dovevo uscire, e per vedere che cosa Io facessi nel nostro tugurio.  E quando Io uscivo mi battevano le mani, mi facevano festa, gridavano tanto, che la mia Mamma usciva alla porta, per vedere che cosa succedeva, ed oh! come restava rapita nel vedere il suo piccolo Figlio parlare con tanta grazia a quei bambini, che si sentiva scoppiare il cuore per amore, e vedeva in essi le primizie della mia Vita quaggiù, perché di questi fanciulli che mi ascoltarono, nessuno si perdette.  Il conoscere che avevano un Padre nei loro cuori, fu come caparra di potere possedere la Patria Celeste, per amare quel Padre che già stava anche nel Cielo.  Figlia mia, questa mia predica che Io, piccolo bambino, facevo ai fanciulli d’Egitto, era il fondamento, la sostanza della creazione dell’uomo, essa contiene la dottrina più necessaria, la santità più alta; fa sorgere l’amore in ogni istante per amarsi il Creatore e la creatura.  Qual dolore nel vedere tante piccole vite, che non conoscono la Vita d’un Dio nelle loro anime, crescono senza Paternità Divina, come se fossero soli nel mondo; non sentono né conoscono quanto sono amati; come possono amarmi?  Quindi, tolto l’amore, il cuore indurisce, la vita abbruttisce e, povera gioventù, si dà in braccio ai più gravi delitti.

Questo è un dolore per il tuo Gesù, e voglio che sia un dolore per te, affinché preghi per tanti che insegnano che sto nei loro cuori, che amo e voglio essere amato”.

 

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35-29

Gennaio 16, 1938

 

La Divina Volontà negli atti suoi chiama la creatura per farne il

dono delle sue opere.  Scambio di volontà tra le creature e Dio.

 

(1) Il Voler Divino mi sta sempre d’intorno, e ora mi chiama, ora mi stringe al suo Seno di luce, e se rispondo alla sua chiamata, se lo scambio col mio amplesso, mi ama tanto e mi vuol dare tanto, che io non so dove mettere quello che mi vuol dare; ed in mezzo a tanto amore e liberalità io resto confusa, e amo quel Santo Volere che tanto mi ama.  Ora, il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, con tenerezza indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, tu devi sapere che solo il tuo Gesù conosce tutti i segreti del mio Fiat, perché essendo Io il Verbo del Padre, mi glorio di farmi narratore di ciò che ha fatto per la creatura.  Perciò il suo amore è esuberante:  In ogni cosa che faceva ti chiamava, tanto nelle opere della Creazione, quanto nelle opere della mia Redenzione; e se tu ascoltavi la sua chiamata col dirgli:  “Sono qui, che vuoi? ” Lui ti faceva il dono delle opere sue.  Se tu non rispondevi, restava a chiamarti sempre, fino a tanto che non l’avessi ascoltato.  Ora, se creava il cielo, ti chiamava in quella volta azzurra col dirti:  “Figlia mia, vieni e vedere quanto è bello il cielo che ho creato per te, l’ho creato per fartene un dono, vieni a ricevere questo gran dono.  Se tu non mi ascolti Io non posso dartelo, e mi fai restare col dono sospeso nelle mie mani, e a chiamarti sempre, né cesserò di chiamarti, fino a tanto che non ti veda posseditrice del mio dono”.  Il cielo contiene una estensione grandissima, tanto che la terra si può chiamare un piccolo buco paragonato ad esso, perciò tutti tengono il loro posto, e un Cielo per ciascuno, ed Io li chiamo tutti per nome per farne il dono, ma quale non è il suo dolore, chiamare e richiamare e non essere ascoltato, e guardano il cielo come se non fosse un dono che li ha dato?  Questo mio Volere ama tanto, che come creava il sole, così ti chiamava con le sue voci di luce, e andava in cerca di te e di tutti per fartene un dono.  Sicché il tuo nome è scritto nel sole, a caratteri di luce, né Io lo posso dimenticare; e come la sua luce scende dalla sua sfera a giunge sino a te, così ti va sempre chiamando, sicché non si contenta di chiamarti dall’altezza della sua sfera, ma amandoti sempre più, vuol scendere fin nel basso, e a via di luce e calore ti dice:  “Ricevi il mio dono; questo sole per te l’ho creato”.  E se viene ascoltato, come va in festa, perché vede che la creatura possiede il sole come proprietà sua e dono che le ha fatto il suo Creatore.  Dovunque e dappertutto ti chiama:  Ti chiama nel vento, ora con impero, ora con gemiti, ora come se volesse piangere per muoverti ad ascoltarlo, affinché ricevessi il dono di questo elemento; ti chiama nel mare, a via di mormorio, per dirti:  “Questo mare è tuo; prendilo come dono che Io ti faccio”.  Fin nell’aria che respiri, nell’uccellino che canta, ti chiama per dirti:  “Di tutto ti faccio dono”.  Ora, se alla chiamata l’anima risponde, il dono viene confermato; se non risponde, i doni restano come sospesi tra il cielo e la terra.  Perché se la mia Volontà chiama, è perché vuol essere chiamata, per mantenere il commercio tra Lei e le creature, per farsi conoscere e per far sorgere l’amore incessante tra Lei e chi vive del suo Fiat, perché solo chi vive nel suo Voler Divino è più facile sentire le sue tante chiamate, ché mentre lo chiama nelle sue opere, si fa sentire nel fondo della sua anima, e quindi si chiamano d’ambo le parti.  E poi, che dirti quante volte ti chiamai e chiamo in tutti gli atti della mia Umanità?  Concepii e ti chiamai per farti il dono del mio Concepimento; nacqui e ti chiamai più forte, e giunsi a piangere, a gemere e vagire per muoverti a compassione, perché subito tu mi rispondessi, per farti il dono della mia nascita, lacrime, gemiti e vagiti.  Se la mia Mamma Celeste mi fasciava, ti chiamavo per fasciarti insieme con Me, insomma, ti chiamavo in ogni parola che dicevo, in ogni passo che facevo, in ogni pena che soffrivo, in ogni goccia del mio Sangue, fin nell’ultimo mio respiro che diedi sulla croce ti chiamai, per farti dono di tutto, e per metterti al sicuro ti misi insieme con Me nelle mani del mio Padre Celeste.  Dove non ti ho chiamato, per farti dono di ciò che Io facevo per sfogare il mio amore, per farti sentire quanto ti amavo e far scendere nel tuo cuore la dolcezza della mia voce rapitrice, che rapisce, crea e conquide, e anche per sentire la tua voce che mi dicesse:  “Eccomi a Te, dimmi Gesù, che vuoi? ” Come ricambio del mio amore e come protesta che accetti i miei doni, e così potessi dire:  “Sono stato ascoltato, la mia figlia mi ha riconosciuto e mi ama.  E’ vero che questi sono eccessi del nostro amore, ma amare e non essere riconosciuto e non amato, non si può durare, né si può continuare a vivere.  Perciò continueremo le nostre follie d’amore, i nostri stratagemmi, per dare il corso alla nostra Vita di amore”.

(3) Poi ha soggiunto con un enfasi ancor più intenso d’amore:

(4) “Figlia mia, sono tanti i nostri sospiri, le nostre ansie, ché vogliamo che la creatura stia sempre con Noi, che vogliamo darle sempre del nostro.  Ma sai che vogliamo darle?  La nostra Volontà.  Dandole questa, non vi è bene che non le diamo, quindi, avendola come affogata del nostro amore, della nostra bellezza, santità, e così di seguito, le diciamo:  “Noi ti abbiamo dato tanto, e tu, niente ci dai? ” E la creatura, come confusa perché non ha nulla che darci, e se ha qualche cosa è nostra, quindi guarda la sua volontà e ce la dà come il più bell’omaggio al suo Creatore.  E Noi, sai che facciamo?  Se la sua volontà ce la desse in ogni istante, tante volte le diamo il merito, come se tenesse tante volontà per quante volte ce l’ha dato; e tante volte le diamo la nostra, per quante volte ci ha dato la sua, raddoppiando tante volte in essa la nostra santità, il nostro amore, ecc”.

(5) Nel sentire ciò ho detto:  “Mio caro Gesù, io guadagno molto nel ricevere tante volte il merito per quante volte ti do la mia volontà, e avere per scambio la tua, è il guadagno più grande per me; ed il tuo guadagno, qual è? ” E Lui, atteggiandosi a sorriso:

(6) “A te il merito, e a Me il guadagno di ricevere tutta la gloria della mia Divina Volontà; e quante volte te la do, tante volte si duplica, si moltiplica, si centuplica la mia gloria divina che ricevo per mezzo della creatura.  Sicché posso dire:  Mi dà tutto, e le do tutto”.

 

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35-30

Gennaio 24, 1938

 

Come Nostro Signore partì al Cielo e restò in terra, nei Tabernacoli,

per ultimare il Regno della Divina Volontà.  Chi vive nel Voler

Divino può dire come Gesù:  Parto e resto.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, e mentre stavo facendo la visita a Gesù in Sacramento, volevo abbracciare tutti i tabernacoli e ciascun’Ostia Sacramentale, per far vita insieme col mio prigioniero Gesù, e pensavo tra me:  “Che sacrificio, che lunga prigionia, non di giorni, ma di secoli, povero Gesù, ne fosse almeno contraccambiato!” Ed il mio amato Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto immerso nelle sue fiamme d’amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, la mia prima prigione fu l’amore, m’imprigionò tanto, che non avevo libertà né di respirare, né di palpitare, né di operare, se non fosse imprigionato nel mio amore.  Sicché fu il mio amore che mi imprigionò nel tabernacolo, ma con ragione e con somma e divina sapienza.  Ora, tu devi sapere che le catene del mio amore mi fecero partire dal Cielo nella mia Incarnazione.  Partii per scendere in terra in cerca dei figli miei e fratelli, per formare a loro col mio amore tante prigioni d’amore, da non potersene uscire, ma mentre partii restai in Cielo, perché il mio amore facendomi prigione, mi legò nelle plaghe celesti.  Ora, avendo compiuto la mia carriera quaggiù, partii per il Cielo, e restai imprigionato in ogni Ostia Sacramentale; ma sai perché?  Il mio amore, facendomi dolce prigionia mi disse:  “Il tuo scopo perché scendesti dal Cielo in terra non è compiuto, il regno della nostra Volontà, dov’è?  Né esiste, né è conosciuto, quindi, restati in prigione in ogni Ostia Sacramentale, così non sarà un solo Gesù come nella tua Umanità, ma tanti Gesù per quante Ostie Consacrate esisteranno; tante tue Vite faranno breccia e furore d’amore innanzi alla Divinità, e breccia e furore d’amore ad ogni cuore che ti riceverà.  Avranno una parolina da dire per far conoscere il nostro Volere, perché queste Vite, quando scenderanno nei cuori, non saranno Vite mute, ma parlanti, e Tu parlerai nel segreto dei loro cuori del nostro Fiat, sarai il Portatore del nostro regno”.  Quindi, Io vidi giuste le pretensioni del mio amore, e volentieri mi restai in terra per formare il regno della mia Volontà fino ad opera compiuta.  Vedi, se Io partii per il Cielo e mi restai in terra, la mia Vita sparsa in tante Ostie Sacramentali non sarà inutile quaggiù, formerò con certezza il regno del mio Volere; né Io mi sarei restato se sapessi di non dovere ottenere l’intento, molto più che mi porta più sacrificio della mia stessa Vita mortale, quante lacrime segrete, quanti sospiri amari in mezzo a tante fiamme d’amore che mi divorano, e vorrei divorare tutti nel mio amore, per far risorgere a novella Vita le anime che devono vivere nel mio Voler Divino.  Dal centro del mio amore uscirà questo regno.  Esso brucerà i mali della terra; farà conto su di sé stesso, armerà la sua Onnipotenza, e a tante sue vincite vincerà il nostro regno in mezzo alle creature, per darlo a loro.  Né fui contento di restarmi Io prigioniero, ma il mio amore, divampandomi di più, mi fece scegliere te, per farti prigioniera, con catene sì forti da non potermi sfuggire, come sfogo del mio amore e compagnia della mia prigionia, per poterti parlare a lungo del mio Volere, delle sue ansie e sospiri, ché vuole regnare, e come un pretesto del mio amore per dire innanzi alla Maestà Suprema:  “Una creatura della razza umana è già nostra prigioniera; con essa parliamo della nostra Volontà, per farla conoscere e stendervi il suo regno”.  Questa prigioniera è come caparra per tutta l’umana famiglia, che con diritto dobbiamo dare il nostro regno; posso dire che ogni Vita mia Sacramentale sono tante caparre che vi do, sufficienti per accaparrare il mio regno ai figli miei; ma alle tante mie caparre, il mio amore ha voluto aggiungere la caparra d’una semplice creatura che porta i segni della mia prigionia, come rinsaldare le parti tra creatura e Creatore, e così venire a compimento ed ultimare il regno della nostra Volontà in mezzo alle creature.

(3) Da ogni tabernacolo le mie preghiere sono incessanti, perché le creature conoscano la mia Volontà per farla regnare, e tutto ciò che soffro, lacrime e sospiri, lo spedisco al Cielo per muovere la Divinità a concedere una grazia sì grande, lo spedisco ad ogni cuore, per muoverli a compassione delle mie lacrime e pene, per farli arrendersi a ricevere un tanto bene”.

(4) Gesù ha fatto silenzio, ed io pensavo tra me:  “Il mio caro Gesù col farsi prigioniero, ha fatto un atto d’eroismo sì grande, che solo un Dio poteva fare; ma mentre è prigioniero è anche libero, tanto vero, che in Cielo è libero, gode la pienezza della sua libertà; non solo, ma anche in terra, quante volte non se ne viene alla volta mia senza veli sacramentali?  Ma con l’aver reso prigioniera la mia povera esistenza, l’ha fatto proprio grossa, e Lui sa in che stretta prigionia mi mette, e come sono dure le mie catene; né io posso fare come fa Lui, che mentre è prigioniero è libero, la mia prigione è continua”.  Ma mentre ciò pensavo, ha ripreso il suo dire col dirmi:

(5) “Figlia mia, povera figlia, hai subito la mia stessa sorte.  Quando il mio amore vuol fare un bene, non risparmia nulla, né sacrifici, né pene, pare come se non si volesse dar ragione, tutto il suo intento è di far sorgere il bene che vuole.  E poi, certo che dovevo farla grossa, non si trattava di un bene qualsiasi, ma di un regno di Volontà Divina da stabilire sulla terra.  Questo bene sarà tanto grande, che nessun altro bene potrà paragonarsi a questo, tutti gli altri beni saranno come tante goccioline di fronte al mare, come piccole luci di fronte al sole.  Perciò non ti meravigliare se l’ho fatta grossa, come tu dici.  La tua continua prigionia entrava come necessità del mio amore, per darmi la compagnia e farmi parlare delle conoscenze della mia Volontà, che tanto mi stavano a cuore e sentivo il bisogno di farle conoscere.  E tu devi sapere che come ti parlo di Essa, il mio amore ti paga e ti sprigiona dai ceppi della tua volontà umana, e ti rende libera nei campi dei domini del regno del mio Volere.  A questo sono dirette le conoscenze di Esso, a sprigionare la creatura dalla sua volontà, dalle sue passioni, dalle sue miserie.  Perciò ringraziami di quello che ho disposto di te, il mio amore ti saprà pagare e terrà conto anche di un tuo respiro e un istante della tua prigionia”.

(6) Dopo ciò seguivo a pensare ai prodigi del Voler Divino, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia del mio Volere, come il tuo Gesù disse nello scendere dal Cielo in terra:  “Parto e resto”, così quando salì al Cielo disse:  “Resto e parto”.  La mia stessa parola ripete nello scendere Sacramentato nelle creature:  “Parto e resto nei tabernacoli”.  Così chi vive nella mia Volontà, in tutti i suoi atti può dire la mia stessa parola:  Come incomincia il suo atto, così viene formato il suo Gesù nell’atto suo; la mia Vita tiene virtù di moltiplicarsi all’infinito, quante volte voglio, quindi può dire con tutta verità:  “Parto e resto”.  Parto per il Cielo per beatificarlo, per raggiungere la mia sede e far conoscere a tutti il mio caro Gesù che ho racchiuso nel mio atto, affinché lo godino e amino; resta in terra come vita mia, sostegno e difesa di tutti i miei fratelli”.  Come è bello un atto nella mia Volontà”.

 

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35-31

Gennaio 30, 1938

 

Chi vive nel Voler Divino, tutto ciò che fa acquista la

natura Divina.  Il vero ricambio di tutta la Creazione.

 

(1) La mia povera mente nuota nel mare del Voler Divino, il suo mormorio è continuo, ma che cosa mormora?  amore, anime, luce che vorrebbe investire, che vorrebbe regnare in ciascuno dei figli suoi; ed oh! quali stratagemmi d’amore usa per farli rientrare nel seno della sua luce, da dove uscirono.  E nel suo dolore dice:  “Figli miei, figli miei, fatemi regnare, ed Io vi darò tanta grazia, da riconoscervi che siete i figli del vostro Padre Celeste”.  Ma mentre la mia mente si perdeva in questo mare divino, il mio caro Gesù, la dolce mia vita, ha rinnovato la sua breve visitina, e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia piccola del mio Voler Divino, sono tante le ansie, i sospiri, ché la mia Volontà vuole operare nell’atto della creatura, che si mette a spiare per vedere se l’anima la chiama come atto primo degli atti suoi, e chiamata si mette in festa, corre, e soffiando vi imprime la sua forza creatrice, e converte in natura divina l’atto della creatura.  Sicché sente la natura dell’Amor divino che la investe, la circonda, scorre come sangue nelle sue vene, fin nelle midolla delle sue ossa, nel palpito del suo cuore.  Quindi tutto l’essere suo non dice altro che amore.  Convertire in natura divina gli atti umani, sono i prodigi più grandi che può fare la mia Divina Volontà; Essa non sa dare se non ciò che tiene, amore possiede, amore dà:  ed oh! come si sente felice che non vede, non sente che amore, né può fare a meno d’amare.  Col dare la mia Volontà l’amore in natura alla creatura, l’ha messa nell’ordine Divino, tutto è armonia tra Dio e lei; si può dire che l’ha gettato nel nostro stesso labirinto d’amore, sicché se adora, ringrazia, benedice, la sua forza creatrice corre per cambiare in natura divina l’adorazione, i ringraziamenti, le benedizioni, quindi, la creatura tiene in suo potere, come in natura sua, di sempre adorare la Maestà Suprema, ringraziarla e benedirla, perché ciò che Essa comunica in natura tiene l’atto continuato che mai cessa.  Perciò la teniamo a nostra disposizione; il nostro amore trova chi lo ama col suo amore, e se sente il bisogno di sfogarsi, tiene con chi fare i suoi sfoghi.  La nostra Maestà trova le sue eterne adorazioni nella creatura, e che veramente può dirle un grazie, un ti benedico divino, insomma, troviamo chi ci può dare del nostro, ed oh! come l’amiamo a questa più che celeste creatura; ci tiene sempre in attività, ché possiamo darle ciò che vogliamo; ed il dare per Noi è beatificarci e felicitarci di più.  Mentre chi non vive nel nostro Volere ci tiene come nell’ozio, senza attività; e se diamo qualche cosa, tutto è misura, perché non abbiamo dove metterla, e temiamo che quel poco che diamo ne farà sciupio e non saprà apprezzarlo”.

(3) Onde dopo, con un’ansia ancor più forte, ha soggiunto:

(4) “Figlia mia buona, i prodigi che il mio Fiat opera nell’atto della creatura che vive in Esso sono inauditi.  Come vede che sta per farlo, corre, prende l’atto nelle sue mani, lo purifica, lo plasma, lo investe di luce; poi lo guarda per vedere se quell’atto può ricevere la sua santità, la sua bellezza, può chiuderlo nella sua Immensità, può far correre dentro la sua potenza, il suo amore; quando tutto ha fatto, perché nulla deve mancare come atto suo, se lo bacia, se lo abbraccia, e riversandosi tutto sopra di esso, con una solennità e amore indescrivibile vi pronuncia il suo Fiat onnipotente, e vi crea Sé stesso in quell’atto.  I cieli si mettono sull’attenti quando il mio Volere sta per operare nell’atto della creatura, si commuovono, ne restano stupiti e rapiti, ed esclamano:  “Possibile che un Dio, il suo Volere tre volte Santo giunga a tanto amore, fino a creare Sé stesso nell’atto della creatura? ” Lo stesso mio Fiat ritorna a guardare ciò che ha fatto nell’atto umano, si sente rapire, si felicita nel vedere la sua novella Vita, e preso da gioia indescrivibile, fa festa a tutto il Cielo e largheggia nel versare grazie a tutta la terra.  Questi atti li chiamo Vita mia, atto mio, eco della mia potenza, prodigi del mio amore.  Figlia mia, rendimi contento, sono queste le gioie della mia Creazione, le feste della mia virtù creatrice, poter formare tante mie Vite per quanti atti fa la creatura.  Perciò chiamami sempre negli atti tuoi, non mi mettere mai da parte, ed Io farò sempre cose nuove in te, da far stupire tutte le genti.  E allora avrò il contraccambio, la gloria di tutta la Creazione, quando avrò riempito Cieli e terra di tante mie Vite novelle”.

 

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35-32

Febbraio 7, 1938

 

Come Dio non ama lo sforzo ma la spontaneità.  Sfogo che il

Voler Divino farà in chi viva in Esso.  La Creazione non è finita.

 

(1) Sono sotto l’impero del Voler Divino, la sua virtù creatrice ha tale forza, che fa sentire il suo dolce impero sulla povera creatura, che dolcemente, non forzata, s’accorda col Fiat e le dà ampia libertà di fare quello che vuole di essa, anzi gli dice:  “Come mi sento onorata che dell’essere mio vuoi farne un portento; ma tanto, che vuoi usare la tua forza creatrice e operatrice nella povera anima mia”.  Ma mentre la mia mente era immersa nel ricevere la virtù creante del Fiat Divino, il mio sempre amabile Gesù, sorprendendomi con la sua breve visitina, con amore indicibile mi ha detto:

(2) “Figlia del mio Volere, come è bello il mio Fiat nell’operare con la sua virtù creatrice, tu hai visto che non usa la violenza, ma la dolcezza, ma dolcezza irresistibile più forse della stessa violenza.  Con la sua dolcezza imbalsama la creatura, le fa sentire il bello del Divino, in modo che lei stessa dice:  “Fa presto Voler Santo, non più indugiare; mi sento languire se non ti veggo in me che operi con la tua virtù creatrice”.  Figlia mia, le cose, una volontà sforzata, non ci ha piaciuto mai, anzi neppure le vogliamo, danno molto di umano e non si accordano né col nostro amore, né con le nostre opere, dove tutto è spontaneità e Volontà piena, che lo vogliamo, sospiriamo di fare il bene e lo facciamo, e perciò lo facciamo con tale pienezza d’amore e di grazia, che nessuno ci può raggiungere.  Tanto che se non vediamo la spontaneità, la volontà che vuol ricevere il bene che vogliamo fare in essa, non facciamo nulla; al più aspettiamo, facciamo sentire i nostri sospiri, le nostre ansie, ma non ci moviamo ad operare se prima non vediamo che con amore vuol ricevere l’operato del suo Creatore.

(3) Ora, tu devi sapere che ad ogni atto che la creatura fa nel nostro Volere, così va crescendo la sua Vita in essa, e quando giunge alla pienezza che tutto è Volontà mia in lei, allora incominciamo lo sfoggio del nostro amore, delle nostre grazie, in modo che in ogni istante le diamo nuovo amore e nuove grazie sorprendenti; mettiamo fuori le nostre pompe divine, lo sfarzo, il lusso dei nostri stratagemmi d’amore; tutto ciò che le facciamo porta l’impronta dell’abbondanza del suo Creatore.  Quando l’anima è piena della nostra Volontà Divina non badiamo più a nulla, ciò che teniamo diamo, e ciò che vuole è suo.  E’ tanto il lusso che facciamo, che in ogni suo atto facciamo scorrere una nota delle nostre musiche divine, affinché neppure la nostra musica ci manchi in essa, ed essa spesso ci fa le belle sonatine delle nostre note divine, ed oh! come ci sentiamo felicitare, armonizzare le nostre armonie, i nostri suoni divini.  Tu devi sapere, per chi vive nella nostra Volontà, superiamo il lusso, la pompa, lo sfarzo, la sontuosità che avemmo nella Creazione; tutto fu abbondanza, abbondanza di luce che nessuno la può misurare, estensione di cielo, lusso di bellezze, ornato con tante stelle.  Ogni cosa creata veniva creata con tale abbondanza, investita con tale sfarzo di lusso, che nessuna può avere bisogno dell’altra; anzi tutti possono dare, senza bisogno di ricevere.  La sola volontà umana mette i limiti, le strettezze alla creatura, la getta nelle miserie, ed impedisce ai miei beni di darsi a loro.  Perciò con ansia aspetto che la mia Volontà sia conosciuta, e che vivano in Essa, e allora farò tale sfoggio di lusso, ogni anima sarà una nuova creazione, bella, ma distinta l’una dall’altra.  Mi divertirò, la farò da artefice insuperabile, metterò fuori la mia arte creatrice.  Oh! come l’aspetto, lo voglio, lo sospiro.  Perciò la Creazione non è finita, tengo da fare le opere più belle.  Perciò figlia mia fammi lavorare, e sai quando lavoro?  Quando ti manifesto una verità sulla mia Divina Volontà, subito la faccio da artefice, e con le mie mani creatrici lavoro in te, per fare che quella verità si formi vita nell’anima tua; ed oh! come godo nel lavoro, l’anima si fa come molle cera nelle mie mani, e vi formo la vita che voglio.  Quindi sii attenta e lasciami fare”.

 

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35-33

Febbraio 14, 1938

 

Gli atti di chi vive nella Divina Volontà si stendono sopra tutti e si fanno

narratori dell’Ente Supremo.  Nel creare alla Vergine, creava il perdono.

 

(1) Il mio volo continua nel Volere Divino, oh! come mi sento sperduta nella sua Immensità.  E’ tanta la sua potenza e attività, che quando opera nell’atto della creatura, quell’atto lo vuol dare a tutti; vuol riempire Cieli e terra, per far vedere e sentire ciò che sa fare, e come sa amare.  Io sono restata sorpresa, ed il mio amato Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, è tanto l’amore della mia Volontà nell’operare nell’atto della creatura, che dà dell’incredibile.  Essa, come opera, vuole che tutti subiscano quell’atto e lo facciano come atto proprio.  Col suo soffio onnipotente mette in volo quell’atto e lo fa subire al sole, al cielo, alle stelle, al vento, al mare, fino all’aria che tutti respirano; vola più su, fin nelle regioni Celesti, e tutti, angeli e santi, la Regina Madre, fin la stessa nostra Divinità, subiscono quell’atto, in modo che subendolo ognuno, devono poter dire:  “Quest’atto è mio”.  Ma sai perché?  E’ tanto il suo amore, che vuole che il suo atto lo posseggano tutti, e dà vita a ciascuno.  Vuole decorare, ornare, investire con la sua virtù creante tutto e tutti, per ricevere la gloria, l’amore, l’onore che possiede il mio Volere da tutto e da ciascuno.  Il mio Volere non si arresta mai, allora è contento quando vede che il suo atto ha riempito tutto, e come trionfo porta con Sé la creatura che gli ha dato la libertà di farlo operare nell’atto suo, per farlo conoscere ed amare da tutti.  Queste sono le nostre feste, le nostre pure gioie della Creazione, poter mettere del nostro nella creatura, come se volessimo duplicare la nostra potenza, immensità, amore e gloria, fino all’infinito, nell’atto umano della creatura.  Né ciò è da meravigliarsi; la nostra Volontà Divina si trova dappertutto, quindi i nostri atti con cui vengono animati gli atti di esse, volano e si rifugiano nel nostro Volere, fin nei più piccoli nascondigli dove Esso si trova, e questi ci servono come ricambio d’amore di tutta la Creazione, come la più dolce nostra compagnia e come narratori del nostro Ente Supremo, perciò il nostro amore è esuberante per chi vuol vivere nel nostro Fiat, siamo tutt’occhi sopra di lui, stiamo quasi alla spia per vedere quando ci pesta il suo atto per farci mettere in opera la nostra virtù creante, essa è per Noi il nostro sfoggio d’amore, l’attività della nostra potenza, e si fa ripetitrice della nostra stessa Vita”.

(3) Dopo ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino, ed il mio dolce Gesù trasportava la mia piccola volontà nell’atto creante della sua.  Mio Dio, quante sorprese, la mia povera intelligenza si perde, non sa dir nulla; ed il mio sempre amabile Gesù, ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(4) “Mia buona figlia, il nostro Fiat nella Creazione fece sfoggio del nostro amore operante, potente e sapiente, in modo che tutte le cose create sono pregne del nostro amore, potenza, sapienza e bellezza inenarrabile.  Possiamo chiamarle le amministratrici del nostro Ente Supremo.  Invece, nella creazione della Sovrana Regina passammo più oltre, il nostro amore non si contentò dello sfoggio, ma si volle atteggiare a pietà, a tenerezza, e a compassione sì profonda ed intima, come se si volesse convertire in lacrime per amore delle creature.  Ecco perciò, come il nostro Fiat si pronunziò per crearla e chiamarla a vita, creava il perdono, la misericordia, la riconciliazione tra Noi e l’umano genere, e lo depositammo in questa Celeste e Santa Creatura, come Amministratrice tra i nostri ed i figli suoi.  Sicché la Sovrana Signora possiede mari di perdono, di misericordia, di pietà, e mari lacrimanti del nostro amore, in cui può involgere tutte le generazioni, rigenerate in questi mari creati da Noi in Essa, di perdono, di misericordia, e di una pietà sì tenera, da ammollire i cuori più duri.  Figlia mia, era giusto che tutto venisse depositato in questa Madre Celeste, perché dovendo possedere il regno della nostra Volontà, venisse tutto a Lei affidato, Essa sola tiene posto sufficiente per poter possedere i nostri mari da Noi creati, con la sua potenza creante e conservante mantiene integro ciò che crea, senza mai scemarsi, ad onta che diamo sempre.  Perciò, dove non c’è la nostra Volontà non possiamo né dare, né affidare, né deporre; non troviamo posto; il nostro amore resta inceppato alle tante opere belle che vogliamo fare nelle creature.  Solo in questa Sovrana Signora non trovò inceppo il nostro amore, e perciò sfoggiò tanto e fece tante meraviglie, fino a darle la fecondità divina per farla Madre del suo Creatore”.

(5) Onde il mio amato Gesù mi faceva presenti tutti gli atti che faceva insieme con la sua Mamma Celeste, e mentre operavano, i mari d’amore dell’uno e dell’altra si formavano uno solo, e alzando le loro onde sino al Cielo investivano tutto, fino la nostra Divinità, che formando pioggia fitta d’amore sul nostro Essere Divino portava l’amore di tutti, il refrigerio, il balsamo con cui restava raddolcito, e cambiava la Giustizia in trasporto d’amore per le creature.  Si può dire che il nostro amore rigenerò di nuovo amore l’umana famiglia, e Dio la amò con doppio amore, ma dove?  Nella Regina e nel suo caro Figlio.

(6) Ora senti un’altra sorpresa:  Quando Io, piccolo bambino succhiavo il latte dalla mia Mamma, Io succhiavo le anime, perché Lei ne teneva il deposito, e nel darmi il latte depositava in Me tutte le anime, perché voleva che Io le amassi, dessi il bacio a tutte, e ne formassi la sua e la mia vittoria; non solo ciò, ma nel darmi il latte mi faceva succhiare la sua Maternità, le sue tenerezze, e si imponeva su di Me col suo amore, perché Io amassi le anime con amore Materno e Paterno, ed Io ricevevo in Me la sua Maternità, le sue tenerezze indicibili, e così amavo le anime con amore Divino, Materno e Paterno.  Onde dopo che me le depositava tutte, Io, con un mio stratagemma d’amore, con un respiro, con un mio dolce sguardo, le depositavo di nuovo nel suo materno cuore, e per contraccambiarla le davo il mio Paterno amore, il mio amore Divino che è incessante, fermo, irremovibile, che giammai si muta, perché l’amore umano facilmente si cambia, ed Io volevo che la mia inseparabile Madre avesse le stesse prerogative del mio amore, e le amasse come le sa amare un Dio.  Sicché in ogni atto che facevamo, dal più piccolo al più grande, erano scambi di deposito di anime che facevamo, Io in Essa, e Lei in Me, anzi posso dire che duplicavamo questo deposito d’anime, perché ciò che Io ricevevo dalla mia cara Mamma, lo custodivo con somma gelosia nel mio cuore divino come il più gran dono che mi faceva, e Lei ricevendo il mio dono, teneva tale gelosia, che metteva tutta la sua Maternità in attitudine, per custodire il dono che le faceva il Figlio suo.  Ora, in questi scambi di deposito che facevamo, il nostro amore cresceva e amava con nuovo amore tutte le creature, formavamo dei progetti come più amarle e come vincere tutte a via d’amore, ed esponevamo la nostra Vita per metterle in salvo”.

 

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35-34

Febbraio 20, 1938

 

Gesù nell’Incarnarsi formava di Sé tanti Gesù, per quante creature

dovevano esistere, affinché ciascuna avesse un Gesù a sua disposizione.

 

(1) Sono tra le braccia del Voler Divino, il quale mi ama tanto, e per farmi vedere quanto mi ama, mi vuol dire sempre la sua eterna e lunga storia d’amore, aggiungendo nuove sorprese, che si resta tanto rapito che riesce impossibile non amarlo, e solo chi ingrato e senza senno potrebbe farlo.  Onde il Fiat Divino mi faceva presente ciò che aveva operato nella discesa del Verbo sulla terra, ed il mio dolce Gesù, ripetendo la sua solita visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu devi sapere che il mio amore è tanto, che sente il bisogno di sfogarsi e di affidare i suoi segreti a chi vive nel mio Volere, affinché stando a giorno di tutto, amiamo d’un solo amore, e ripeta in essa ciò che Io feci in Me stesso.  Ascoltami dunque figlia, dove giunse l’eccesso del mio amore, il quale mi faceva fare cose inaudite ed incredibili alle menti create.  Onde, col venire sulla terra volli formare di Me tanti Gesù, per quante creature erano esistite, esistevano e esisteranno.  Sicché ciascuno doveva tenere il suo Gesù tutto suo, a sua disposizione, quindi doveva tenere il mio concepimento per restare concepito in Me, la mia nascita per rinascere, le mie lacrime per lavarsi, la mia infantile età per ripristinarsi e dar principio alla sua vita novella, i miei passi per vita e guida dei suoi, le mie opere per far sorgere le sue nelle opere mie, le mie pene come balsamo e forza delle sue, e come soddisfazione di qualunque debito contratto con la Divina Giustizia, la mia morte per ritrovare la sua vita, la mia Risurrezione per risorgere del tutto nella mia Volontà e alla gloria completa che doveva dare al suo Creatore.  E questo con sommo amore, con ragione, con giustizia e con somma sapienza.

(3) Il mio Celeste Padre doveva trovare in Me, per soddisfarsi, per glorificarsi, per essere contraccambiato del tanto suo amore, tante mie Vite per quante creature aveva messo e doveva mettere alla luce del giorno, e ancorché non tutti prendano questa mia Vita, il mio Celeste Padre esigeva la mia Vita per glorificarsi di tutto ciò che aveva fatto nell’opera della Creazione e Redenzione.  Posso dire che come l’uomo si sottrò dalla nostra Volontà, così cessò la gloria che al mio Divino Padre gli era dovuta.  Quindi, se non formavo di Me tanti Gesù per quante creature esistono, la gloria del Padre Celeste era incompleta, ed Io non potevo fare opere incomplete, il mio amore mi avrebbe guerreggiato se non formassi di Me tanti Gesù, prima per decoro e gloria nostra, e poi per dare il bene completo a ciascuna creatura.  Perciò il nostro sommo dolore è che ad onta di tante mie Vite che sono a disposizione di ciascuno, chi non le riconosce, chi non le guarda, chi non se ne serve, chi le offende, chi prende appena le briciole della mia Vita.  Pochi sono quelli che dicono:  “Faccio la Vita di Gesù, con Gesù, e amo come ama Gesù, e voglio ciò che vuole Lui”.  Queste ultime sono il contraccambio insieme con Me della gloria e amore della Creazione e Redenzione, ma ad onta che queste mie Vite non tutte servono alla creatura, servono però mirabilmente alla gloria del mio Divino Padre, perché non venni sulla terra solo per le creature, ma per reintegrare gli interessi e la gloria del mio Padre Celeste.  Oh! se tu potessi vedere che bel corteggio formano le tante mie Vite intorno alla nostra Divinità, e quanto amore e gloria si sprigionano da Esse, tu resteresti talmente rapita che ti riuscirebbe difficile ritornare in te stessa”.

(4) Gesù ha fatto silenzio, ed io sono rimasta che vedevo innanzi alla mia mente tanti Gesù per quante creature esistevano.  Ma siccome tenevo una spina nel mio cuore che mi torturava, amareggiava fin nelle midolla delle mie ossa, per una persona a me tanto cara e necessaria alla mia povera esistenza, stando in pericolo di morire, io avrei voluto a qualunque costo salvarla, perciò prendevo la Divina Volontà, la facevo tutta mia, e nel mio dolore dicevo:  “Gesù, la tua Volontà è mia, la tua potenza ed Immensità stanno in mio potere; io non voglio, e anche Tu non devi volerlo”.  Mio Dio, mi sentivo di lottare con una potenza, e per vincere, la mia mente si è portata innanzi alla Divinità, e mettevo intorno ad Essa la estensione del cielo con tutte le stelle in preghiera, la vastità della luce del sole con la forza del suo calore, la Creazione tutta in preghiera; poi, i mari d’amore, di potenza della Regina del Cielo, le pene, il sangue sparso da Gesù, come tanti mari intorno alla Divinità, tutto in preghiera; e poi, i tanti Gesù di ciascuna creatura, che avessero un sospiro, una prece, per ottenere ciò che io volevo.  Ma quale non è stata la mia sorpresa e commozione insieme, nel vedere e sentire che i tanti Gesù di ciascuna creatura pregavano per ottenere ciò che io volevo?  Io sono rimasta confusa nel vedere tanta bontà e condiscendenza Divina.

(5) Sia sempre ringraziato e benedetto, e tutto a gloria sua.

 

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35-35

Febbraio 26, 1938

 

Dio si riconosce a Sé stesso in chi cerca di riconoscere Dio nelle opere sue.

Felicità che riceve Dio per l’amore della creatura.  Il posto che tiene l’uomo

nella Creazione e nella stessa Divinità se vive nel Voler Divino.

 

(1) Sono sotto l’impero del Voler Divino, il quale ama, sospira di voler essere riconosciuto in tutte le sue opere, pare che prenda per mano la piccola creatura, e portandola a volo, le addita ciò che ha fatto, quanto l’ha amato in ciascuna cosa creata, e come per diritto vuol essere amato.  Amare e non essere ricambiato nell’amore è il suo più grande dolore.  Io sono rimasta sorpresa, ed il mio sempre amabile Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, amare ed essere amato è il più grande refrigerio al nostro amore; alla felicità del Cielo si unisce la felicità della terra, che dandosi il bacio l’uno e l’altra, sentiamo che anche la terra ci felicita, portandoci l’amore della creatura che ci riconosce e ama, ci porta le più belle gioie e la più grande felicità.  Molto più, che quelle del Cielo sono nostre, nessuno ce le può togliere; invece quelle che abbiamo attraverso dell’amore della creatura, sono nuove per Noi, e formano le nostre nuove conquiste.  Poi, essere riconosciuti nelle opere nostre, la creatura si mette in volo per salire a riconoscere Colui che l’ha creata; per Noi, essere riconosciuti è la più grande gloria, l’amore più intenso che riceviamo, e con l’essere riconosciuti ci formiamo il nostro esercito, la milizia divina, il nostro popolo, dal quale non esigiamo altro che il tributo d’essere amati, e mettiamo a sua disposizione tutte le opere nostre per servirlo, abbondandolo di tutto ciò che può renderlo felice.  Se non ci riconoscono, restiamo come il Dio senza esercito e senza popolo.  Com’è doloroso mettere tante creature alla luce del giorno e non avere né un esercito, né un popolo.  Ora, ascoltami ancora:  Come ci riconosce nelle cose create e ama, così suggella in essa una nota d’amore e di felicità per il suo Creatore, e salendo a riconoscere il suo Creatore, essa conosce Noi e Noi riconosciamo il nostro Essere Divino in essa, e se tu sapessi che significa riconoscersi a vicenda.  Il nostro amore amato si rappacifica e ama più intensamente colei che l’ama, e giunge a tale eccesso, che per riconoscersi nella creatura, crea Sé stesso; ma per far che?  Per riconoscersi in essa ed essere amato.  Come è bello quando riconosciamo Noi stessi nella creatura, essa diventa per Noi il nostro trono, la nostra stanza divina, il nostro cielo; i mari del nostro amore la inondano, i suoi più piccoli atti formano onde d’amore che ci amano, ci glorificano, ci benedicono e ci riconosce in Noi, ci riconosce in sé stessa, ci riconosce in tutte le cose create; e Noi la riconosciamo in tutte le opere nostre, nel cielo, nel sole, nel vento, in tutto.  Il nostro amore unito al nostro Fiat, ce la porta ovunque, e la mettiamo in ordine nelle opere nostre”.

(3) Dopo ciò, la mia povera mente continuava a nuotare nel mare del Voler Divino.  Mio Dio, quante sorprese, quante meraviglie.  Ed il mio dolce Gesù, visitando la mia piccola anima, tutto inondato nelle sue fiamme d’amore, mi ha detto:

(4) “Figlia benedetta della mia Volontà, il mio amore non mi dà pace se non mi fa dire nuove sorprese del mio Fiat Divino.  Vuole farti conoscere la sublimità, la nobiltà ed il suo posto che occupa, tanto nella Creazione, quanto nel nostro Essere Divino, per chi vive nel nostro Voler Divino.  Or, tu devi sapere che nella Creazione occupa il primo posto, tutte le cose create si sentono così collegate insieme e unite, che diventano per essa come sue membra inseparabili, sicché il sole è membro suo, la estensione del cielo, il vento, l’aria che tutti respirano sono membra sue.  Tutte le cose create si sentono felici, onorate d’essere membra di questa fortunata creatura; e chi le fa da cuore, chi da mano, chi da piedi, chi da occhio, chi da respiro, insomma, non vi è cosa creata che non tenga il suo posto distinto, ed eserciti l’ufficio di membro in essa; e la sua anima come capo, tiene in ordine le sue membra, e riceve e dà a Dio tutto l’amore, la santità, la gloria, e tutti i beni che le cose create contengono; molto più che tutte le cose create sono pure membra nostre, sicché per chi vive nel nostro Volere, le membra sue sono le nostre, e le nostre sue, le quali tengono in comunicazione il nostro Essere Supremo con la creatura, e Noi diventiamo per lei più che sangue che circola nelle vene dell’anima, palpito continuo d’amore che palpitiamo nel suo cuore, respiro divino che respiriamo nella sua anima.  E Noi, amando con amore eccessivo questa più che celeste creatura, mettiamo in circolazione nel nostro Essere Divino il suo piccolo amore, i suoi atti, siamo gelosi del suo palpito, del suo respiro, e lo chiudiamo nel Nostro.  Nulla esce da essa che non resti chiuso in Noi, per contraccambiarla col nostro amore, e per sentire il suo gradito e dolce ritornello:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Sicché in chi vive nel nostro Volere vediamo la continua catena d’amore che mai si spezza, ed il nostro amore il suo poggio dove poggiarsi per poter dire incessantemente:  “Ti amo, ti amo, ti amo”.  Il nostro amore quando non trova l’amore della creatura, resta sospeso e dà in grido di dolore, quasi volendo assordare la creatura per dirle:  “Perché non Mi ami?  Il non amarci è la ferita più crudele per Noi.

(5) Ma ciò non è tutto ancora.  Il nostro amore, se non dà nell’eccesso, non si contenta.  Vuoi sapere il perché facevamo della Creazione tante membra, che dovevano servire come membra nostre e membra della creatura?  In ogni cosa creata mettevamo i nostri doni, la nostra santità, il nostro amore, come portatori di ciò che volevamo dare ad essa, e come riportatori di ciò che essa faceva per Noi.  Tutte le cose create sono zeppe e depositarie di tutto ciò che volevamo darle:  Il cielo con la molteplicità delle sue stelle, simboleggia i tanti nostri atti nuovi e distinti che volevamo darle; il sole simboleggia la nostra Luce eterna con cui la vogliamo inondare, ed il suo calore e gli effetti che possiede, il nostro amore che vuole quasi affogarla per farla sentire quanto l’amiamo, e negli effetti, le nostre svariate bellezze con cui volevamo investirla; nel vento mettevamo, in ogni soffio, i nostri baci, le nostre carezze amorose, e nelle sue onde impetuose il nostro amore imperante, per travolgerla nel nostro con le nostre strette ed abbracci, da renderla inseparabile da Noi.  Insomma, ogni cosa creata possiede, ciascuna, i nostri doni da dare alla creatura; ma chi li prende?  Solo chi vive nel nostro Volere.  Posso dire che esse sono pregne dei nostri doni, ma non possono darli, non possono fare da portatrici, perché non trovano chi viva nel nostro Fiat Divino, il quale tiene virtù e potenza di metterla in comunicazione con tutte le opere nostre, più che membra sue, e col suo stesso Creatore, più che vita sua.  Quanti prodigi inauditi metteremo fuori dal nostro seno divino per chi farà regnare la nostra Volontà, le nostre opere canteranno trionfi e vittorie, e a mani piene largheggeranno nel dare i doni, i beni che posseggono del loro Creatore.  Tutti saranno felici, chi dona e chi riceve.  Perciò sii attenta, né ti curare di nulla, se non di vivere nel mio Volere, perché tengo molto da darti e tu da ricevere”.

(6) Io sono rimasta sorpresa nel sentir ciò, e dicevo tra me:  “Possibile tutto ciò che ha detto?  Pare incredibile”.  Ed il mio dolce Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia, non ti meravigliare, tu devi sapere che tutto ciò che facemmo doveva servire alla creatura che doveva possedere come vita la mia Divina Volontà, e ciò era necessario al nostro decoro, sapienza, potenza e Maestà nostra.  Ora, la creatura, col sottrarsi dalla nostra Volontà, giustizia volle che ritirassimo da lei ciò che doveva servire come conveniva alla nostra Maestà Suprema, e la creatura rimase come il capo che non avesse le membra.  Povero capo senza membra, che cosa poteva fare di bene?  E’ vero che il capo tiene la supremazia sulle membra, ma senza le membra il capo non può far nulla, è senza vita, senza opere.  Ora, volendo ritornare il mio Volere nelle creature, il mio amore vuole, esige, che siano restituite le membra, non solo, ma la stessa Vita di Colui che le ha create.  La nostra Volontà regnante metterà in vigore tutte le opere sue e restituirà alla creatura ciò che perdette col fare la sua volontà, la quale è devastatrice di tutti i beni, spezza tutte le comunicazioni con le opere nostre e col suo stesso Creatore, e si rende come un osso spostato che perda la comunicazione con tutte le sue membra, e serve solo a dare dolore”.

 

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35-36

Marzo 6, 1938

 

Le oppressioni, le malinconie, non hanno ragione d’esistere

nel Volere Divino; formano le nubi, le goccioline amari che amareggiano

Dio e la creatura.  Prodigi dell’abbandono nel Voler Divino.  Tutte le cose

create restano animate da chi vive nel Fiat Divino.

 

(1) Il mare del Voler Divino non cessa d’immergermi nelle sue onde, come se non volesse che nessun’altra cosa entrasse in me che solo la sua luce, per crescere in me a via di luce e calore, la sola Vita della sua Volontà.  Ma ad onta di tutto ciò mi sentivo oppressa, con un’aria di malinconia, per le circostanze, ahimè! troppo dolorose della mia povera esistenza quaggiù, che mi formavano come le nubi per impedirmi di godere il bello della luce e la soavità del calore, in cui l’anima resta fecondata, rinata e crescente nel suo stesso Creatore.  Ed il mio dolce Gesù, che con gelosia vigila la povera anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, coraggio, le oppressioni, le malinconie, il pensiero del passato, non hanno ragione di esistere per chi vive nella mia Volontà.  Queste sono note scordanti con le nostre note di gioie, di pace e d’amore, e formano suoni flebili, che suonano male alle nostre orecchie divine, sono come le goccioline amare che vorrebbero amareggiare, gettate nel nostro mare, che vorrebbero amareggiare il nostro mare divino, mentre col vivere nel nostro Volere, Noi la facciamo proprietaria dei nostri mari di gioia, di felicità, e se occorre armiamo la nostra potenza in suo potere, per fare che tutto le sia propizio e nulla le possa nuocere, perché non vi è potenza contro la nostra Volontà; anzi, Essa tiene potere di appianare e di stritolare tutto, come polvere sotto l’impero d’un vento impetuoso, perciò, quando vediamo la creatura nella nostra Volontà, afflitta, oppressa, come ci suona male, e siccome vive nel nostro Volere, siamo costretti dall’unica Volontà che ci anima, a sentire le sue afflizioni ed oppressioni; metterci da parte quando la creatura è afflitta, non è del nostro Essere Divino né del nostro amore.  Piuttosto facciamo uso della nostra potenza, la inondiamo di più col nostro amore, affinché la rivediamo di nuovo col sorriso sulle labbra e con la gioia nel cuore.

(3) Poi, il pensiero del passato è proprio assurdo, è un volere arbitrarsi dei diritti divini.  Tu devi sapere che ciò che la creatura ha fatto di bello e di buono, sta depositato dentro di Noi, che ci attesta il suo amore, la sua gloria che ci dà, e forma la sua corona per coronarla nel primo ingresso che farà nella nostra Patria Celeste, perciò il più bel atto della creatura è gettarsi nelle nostre braccia, abbandonarsi in modo da lasciare fare a Noi ciò che vogliamo fare di essa, tanto nel tempo quanto nell’eternità, e allora Noi prendiamo tutto il gusto di fare di essa una delle statue più belle che deve ornare la nostra Celeste Gerusalemme”.

(4) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, quando la creatura si abbandona nella nostra Volontà, è tanto il nostro compiacimento, che essa si versa in Noi e Noi ci riversiamo in essa, e le diamo nuova Vita nostra, nuovo amore, nuova santità, nuove conoscenze del nostro Ente Supremo.  Quando la creatura si abbandona nel nostro Voler Divino, Noi possiamo fare in essa i prodigi più grandi, le grazie più sorprendenti, perché c’è la nostra stessa Volontà che riceve e fa il deposito di quello che vogliamo dare alla creatura; l’abbandonarsi nel nostro Volere prende il Cielo d’assalto, ed è tanto il suo impero, che s’impone sul nostro Essere Divino, lo chiude nella sua piccolezza, ed essa, trionfante, si chiude nel nostro Seno Divino.  I Cieli stupiscono, gli angeli e santi restano estasiati, e tutti sentono una nuova vita scorrere in loro in virtù dell’atto dell’abbandono che ha fatto la creatura ancor viatrice.  E Noi, trovandola abbandonata nel nostro Fiat, troviamo in essa che possiamo fare ciò che vogliamo, tutta si presta alla nostra potenza, quindi diamo il principio al lavoro e formiamo nell’anima sua tante fontanine d’amore, di bontà, di santità, di Misericordia, e così di seguito, in modo che quando il nostro amore vuole amare, col nostro soffio onnipotente moviamo le fontanine dell’amore, ed essa ci ama e fa straripare dalla fonte tanto amore da allagare tutta la corte celeste; quando vogliamo usare bontà, Misericordia, Grazia, moviamo queste fonti, e viene allagata la terra dalla bontà e Misericordia nostra, e chi si converte, chi riceve grazie.  Tutto ciò lo possiamo fare direttamente da Noi stessi, però proviamo più gusto, sentiamo più piacere di servircene delle fonti che Noi stessi abbiamo formato nella creatura.  Per mezzo suo ci sentiamo più spinti ad usare misericordia verso tutti; teniamo l’intermediaria tra il Cielo e la terra, che col suo abbandono ci fa versare grazie e ci fa amare di nuovo amore tutte le creature.  Sicché, quanto più sarai abbandonata nella nostra Volontà, più saremo larghi verso di te e verso di tutti, e tutti, almeno i più disposti troveranno nuova forza, nuova luce, nuova guida”.

(5) Io son rimasta sorpresa, e Lui ha soggiunto:  “Figlia mia buona, come vorrei che tutti conoscessero che significa vivere nel mio Voler Divino, che pare che dà dell’incredibile, ma sai perché?  Perché non conoscono che cosa è la mia Volontà, e tutta la serie dei prodigi che sa fare e vuol fare nella creatura; quindi, non conoscendola, credono che non sia possibile che possa fare nella creatura tutto ciò che dico, oh! se la conoscessero, è poco quello che fa e quello che dice.  E’ la conoscenza che ci fa mettere in via verso la creatura, e ci prepara il posto, forma il vuoto dove deporre i nostri prodigi inauditi; è la conoscenza che forma gli occhi per poter guardare e apprezzare le nostre meraviglie divine.  Tutto è prodigio per chi vive nella nostra Volontà.  Tu devi sapere che come si fanno gli atti nella mia Volontà, tutte le cose create restano animate dalla volontà e parola di quella creatura, tutte posseggono una voce, e chi dice amore, chi gloria, chi adorazione, chi grazie, chi benedizione al nostro Creatore.  Che armonia che formano nell’atmosfera, che dolce incanto, fino a sentirci rapire, ma di chi sono tutte quelle voci?  Di chi vive nel nostro Volere.  Succede come quando a via d’ingegno si chiudono le voci, i canti, negli strumenti di legno e di metallo, gli strumenti cantano e parlano.  Così chi vive nel mio Volere, è tanto il suo amore che vuol vedermi amato e glorificato, che chiude la sua volontà, la sua voce, il suo amore nelle cose create, e chi mi narra la storia del mio amore, chi mi canta la gloria, pare che tutte hanno una cosa da dirmi, ed oh! come ne resto contento, perché vedo che la creatura padroneggia tutta la Creazione, e come regina qual è, anima tutto e mi fa amare da tutto.  Oh! come dolce risuona al nostro udito divino.  Tutto le ho dato e tutto mi dà, ed Io ritorno tutto a ridare”.

 

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35-37

Marzo 12, 1938

 

Come Dio stesso ama e prega Sé stesso per dare il regno della Divina Volontà.

Chi vive in Essa, la sua vita viene formata in Dio.  Semina di Vite Divine.

 

(1) Mi sento tra le braccia del Voler Divino, il quale, padroneggiandomi, sta sull’attento anche sopra dei miei piccoli nonnulla per investirli con la sua Vita, con la sua Luce, per chiudere nel piccolo nonnulla il Tutto.  Che bontà, che amore.  pare che in tutti i modi vuole avere che ci fare con la creatura; ma per che fare?  Per sempre dare; col dare si sfoga, col dare si sente operante, ché fa di Sé tante cose belle che lo amano e lo decantano chi Egli sia.  Onde il mio caro Gesù, che prende sempre sommo diletto nel dire sempre cose nuove della sua adorabile Volontà, visitando la povera anima mia, come se sentisse il bisogno di affidarmi i suoi segreti, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il vivere della creatura nel nostro Volere è il nostro trastullo, il nostro spasso, la nostra occupazione perenne.  Or, tu devi sapere che, come la creatura si unisce, entra nel nostro Volere, così Esso bacia la volontà umana ed essa bacia la nostra, e Noi stessi amiamo, preghiamo e chiediamo a Noi stessi che venga a regnare la nostra Volontà nelle umane generazioni, la creatura scomparisce nel nostro mare divino come una gocciolina d’acqua, e resta la nostra preghiera, che con la sua potenza vuole investire tutto e ottenere ciò che abbiamo chiesto a Noi stessi; è preghiera nostra, non possiamo fare a meno di esaudirla.  Onde, come abbiamo pregato ci mettiamo in via, giriamo tutte le nazioni, ciascun cuore per vedere se troviamo anche una piccola disposizione che vogliono vivere nel nostro Volere, prendiamo quella piccola disposizione nelle nostre mani creatrici, la purifichiamo, la santifichiamo, la abbelliamo e mettiamo dentro il primo atto della nostra Volontà, e aspettiamo per mettere il secondo, il terzo atto di Vita del nostro Fiat, e così di seguito.  Quindi, tutto ciò che la creatura fa nel nostro Volere, siamo Noi stessi che lo facciamo:  Noi amiamo, Noi preghiamo, si può dire che compromettiamo Noi stessi per dare ciò che vogliamo, ed il non esaudire Noi stessi è impossibile.  Vedi dunque che significa vivere nel nostro Volere?  Imporsi su di Noi, e farci fare ciò che vuole, e farci dare quello che vuole che diamo”.

(3) Dopo ciò, il mio amato Gesù ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, chi viva nella nostra Volontà, la sua vita viene formata nel nostro Essere Divino; concepisce, nasce, rinasce continuamente.  Come il nostro Essere Divino sta sempre in atto di generare, così essa sta sempre in atto di rinascere, e come rinasce, così rinasce a nuovo amore, a nuova santità, a nuova bellezza, e mentre rinasce cresce e prende sempre da Noi.  Queste rinascite sono la sua più grande fortuna, e anche la nostra, perché sentiamo che la creatura non solo vive in Noi, ma rinasce e cresce nella stessa Vita nostra, viene rinnovata nel nostro stesso atto, sempre nuovo, e come rinasce prendiamo gusto nel guardarla, perché come rinasce acquista una nuova bellezza, più bella, più attraente di quella di prima.  Ma rimane forse là?  Ah! no, altre bellezze la investiranno, non cesseranno mai, ma tante, da rapire il nostro sguardo, da non poterlo spostare, per poterci godere in essa le interminabili nostre bellezze, e amiamo le nostre bellezze di cui incessantemente l’andiamo investendo.  E mentre la guardiamo sotto la pioggia delle nostre svariate bellezze, il nostro amore non resta dietro, la fa rinascere in ogni istante nel nostro amore che è sempre nuovo, sicché ci ama sempre di nuovo amore che sempre cresce e non si arresta mai.  Chi può dirti che cosa è questa vita di creatura formata in Noi?  E’ il nostro paradiso che formiamo in essa; col rinascere in Noi ci dà sempre nuove gioie, nuove sorprese di felicità, perché come rinasce, così rinasce nella nostra potenza, sapienza, bontà e santità nostra.  Onde, scorgendo in essa la nostra Vita, la amiamo come amiamo Noi stessi.  Ora, essendo rinata tante volte in Noi, le diamo virtù di poter ricevere la nostra semina, cioè di poter seminare in essa tante nostre Vite Divine, per quante ne vogliamo.  Ed ecco che esce in campo la nostra Divina Volontà, e col suo Fiat parla e crea, parla e semina Vita Divina, e col suo soffio le cresce, col suo amore le alimenta, con la sua luce le dà le tinte di tutte le svariate bellezze.  Molto più che essendo rinata tante volte questa vita in Noi, cresciuta in Noi stessi, le abbiamo infuso tutte le prerogative di poter ricevere la semina delle nostre Vite Divine.  Queste Vite sono le più preziose, posseggono la virtù creatrice, hanno lo stesso nostro valore; possiamo dire:  “Siamo Noi stessi che, avendo formato tante Vite di Noi stessi, le abbiamo seminato nella creatura”.  Queste Vite paragonate al sole, la sua luce resta come ombra innanzi ad esse; la estensione del cielo è piccola al loro confronto.  Ma vuoi sapere a che serviranno queste nostre Vite, formate con tanto amore nella creatura?  Serviranno a popolare la terra e a generare nell’umana famiglia la Vita della nostra Volontà.  Sono Vite nostre figlia mia, la Vita nostra non muore, è eterna con Noi, perciò sono tutte in aspettativa di prendere possesso delle creature, per formare con esse una sola Vita.  Ed è pure questa la causa, la nostra grande ragione divina di parlare così a lungo del nostro Voler Divino.  Ogni parola che diciamo è una Vita nostra che usciamo, è un parto che mettiamo alla luce; ogni parola che diciamo sul nostro Fiat, è una nostra Vita che esponiamo, la quale si mette in comunicazione con le creature; ogni conoscenza che manifestiamo porta il nostro bacio, che fiatandola, forma la nostra Vita, e siccome la vita tiene il moto, il calore, il palpito, il respiro, quindi deve sentire, anche per necessità, questa nostra Vita in essa, la quale avrà virtù di trasformare in Sé stessa la vita della fortunata creatura.  Perciò, cara figlia nostra, sii attenta, non ti far sfuggire nessuna parola sul nostro Fiat, perché sono Vite, e Vite che viviamo nelle altre creature.  Il valore d’una sola parola sul nostro Fiat è tanto, che tutta la Creazione, oh! come resta dietro, perché la Creazione è opera nostra, invece una parola sul nostro Fiat è Vita, e la vita costa sempre più di tutte le opere.  Oltre di ciò, è tanto il nostro amore per questa creatura che riceve la semina delle nostre Vite Divine, che come le parliamo del nostro Volere, così il nostro eterno amore si riversa sopra di essa, si sfoga, si sente riamato; il peso dell’ingratitudine umana, che non ci amano resta svuotato, perché troviamo chi ci ama col nostro amore, il quale tiene virtù di rifarsi di tutto l’amore che ci dovrebbero dare tutte le creature, e di bruciare tutti i loro mali, di riempire e di avvicinare le distanze più lontane.  E perciò il nostro amore trova in essa i nostri refrigeri, le nostre rivincite, e perciò la amiamo infinitamente.  Ma non siamo contenti d’amarla Noi soli, la facciamo amare dalla Celeste Regina più che tenera figlia, dagli angeli e santi come loro inseparabile sorella, la facciamo amare dal cielo, dal sole, dal vento, da tutti.  Sentono in essa la forza, la virtù del nostro amore, e sentono d’essere fortunati di amarla, perché essa è la portatrice di gioie a tutti.  Ed è tanto il nostro amore, il contento che proviamo, che la chiamiamo la nostra consolatrice, il nostro Fiat che teniamo sulla terra, la depositaria nostra, tutto è nostro in essa”.

 

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35-38

Marzo 16, 1938

 

Il Fiat Divino giunge a contare i respiri, i minuti per far ritornare le creature a vivere in

Esso.  Nella Divina Volontà, le cose, le pene, si cambiano, da umane diventano divine.

 

(1) Mi sembra che il Voler Divino mi aspetta, mi vuole, sospira che in ogni istante entri in Esso per rientrare in tutti gli atti miei, e se mai sia, il Cielo mi guardi, sfuggo qualche istante, si sente isolato e rimpiange inconsolabilmente la compagnia della sua creatura, e nel suo dolore dice:  “Come, mi lasci?  Per te mi lasciai nelle sfere, nel sole, nell’aria, per farti compagnia e ricevere la tua, ma sai perché?  Per amarti ed essere amato, e per poter dire:  Ciò che faccio nel Cielo nel nostro Essere Divino, lo faccio nelle sfere, lo voglio fare nella mia amata creatura, ma se tu non stai nel mio Volere, tu ti apparti da Me ed Io da te, e resto isolato, ma nel mio dolore non lascio di chiamarti”.  Volontà Divina, quanto mi ami, quanto sei amabile e ammirabile.  Onde io sentivo il dolore della sua solitudine, ma il mio dolce Gesù, ripetendomi la sua visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona del mio Volere, l’aspettazione è una delle nostre pene più grandi, ci tiene come in sentinella, giungiamo a contare i respiri, i palpiti, i minuti che non ce la sentiamo con Noi per far sentire il nostro amore nel suo, e amarci d’un solo amore, ci sentiamo come affiatati con la creatura, e come vittoria la portiamo nel nostro grembo divino.  Perciò senza di essa, i minuti ci paiono secoli, e sospiriamo il suo ritorno.  Molto più, che come entra nel nostro Volere e ci chiede che la nostra Volontà venga a regnare sulla terra, facciamo festa, perché vuole ciò che vogliamo Noi, che è cosa grande e la più bella di tutte, che la creatura vuole ciò che vuole il suo Creatore, questo forma il nostro riposo, ed il nostro amore sorride e si quieta.

(3) Ora, come chiede che il nostro Volere venga a regnare, essa bussa a tutte le cose create, al sole, al vento, al cielo, alle stelle, a tutto.  Io, che vi domino dominante in esse, come sento picchiare apro tutte le porte e mi metto in via per venire a regnare.  Ma non si arresta, sale più su, e picchia alla nostra Divinità, a tutti gli angeli e santi, e da tutti mi fa chiedere che venga il mio Fiat.  Come è dolce il suo picchio penetrante, imperante, che tutti aprono, si mettono tutti sull’attenti, dà da fare a tutti, e tutti chiedono ciò che essa vuole.  Perciò il vivere nel nostro Volere muove Cielo e terra, mette in attitudine le nostre opere per una causa sì santa”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, vuoi sapere il perché vogliamo che la creatura viva nel nostro Volere Divino?  Perché vogliamo darle sempre nuovi doni, nuovo amore, nuovi carismi, vogliamo dirle sempre cose nuove del nostro Essere Divino; ed essa, che deve ricevere ed ascoltarci, se non vive nel nostro Volere, non terrà posto dove mettere i nostri doni, e Noi non usciamo i nostri doni se non abbiamo dove depositarli, e restiamo col dolore che vogliamo dare e non possiamo; siamo come soffocati dall’amore e non possiamo alleggerirci, perché non vi è chi lo prenda, e siamo costretti a vedere la creatura povera, debole, ignorante.  Che dolore, mentre nel nostro Volere mettiamo in comune i beni nostri, e le andiamo sempre dicendo:  Prendi ciò che vuoi, e per riconoscenza dacci il piccolo tributo del tuo amore e della tua volontà.  Perciò figlia mia, facciamo i patti, mettiamoci d’accordo, ché Io devo sempre darti, e tu devi sempre darmi il tuo piccolo amore; così staremo sempre in comunicazione, avremo sempre che fare insieme, ameremo d’un solo amore, saremo felici d’una stessa felicità”.

(5) Onde, stando sofferente con una irrequietezza che non sapevo come mettermi, il mio dolce Gesù, ritornando, ha ripreso a dire:

(6) “Figlia mia, le mie pene baciano le tue, le abbracciano, le soffiano col loro amore, le immedesimano con le mie, e le fanno prendere vita nelle stesse mie pene, e ricevono il valore infinito ed il bene che fanno le mie stesse pene.  Nella mia Volontà, le cose, le pene, si cambiano, da umane diventano divine, sento che non è la creatura che soffio, ma Io stesso me le formo, me le creai quelle pene per soffrirle nella mia amata creatura, è la mia Vita ripetente in essa col corteggio delle mie pene, e perciò le chiamo pene mie, e se tu sapessi che ne faccio di queste pene:  Le metto tra il Cielo e la terra come gloria e amore perenne al mio Celeste Padre, come difesa e rifugio delle creature, come rimorso a chi mi offende, come grido d’amore a chi non mi ama, come luce a chi non mi conosce; insomma, le faccio fare tutti gli uffici di bene che ci vogliono presso le creature.  Perciò lasciami fare, sono lavori che vuol fare il tuo Gesù, e solo li posso fare in chi vive nella mia Volontà”.

 

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35-39

Marzo 20, 1938

 

Ritrovati d’amore della creatura che vive nel Voler Divino.  Dio

svolge la sua opera creatrice in chi vive nel Voler Divino.

 

(1) Sono tra le braccia del Fiat, il quale ama tanto la sua amata creatura che vive in Esso, che la tiene sempre stretta nelle sue braccia, anzi vi è di più, il suo amore è tanto che la mette nel suo moto incessante.  Le più piccole distanze, gli istanti d’intervallo che non se la senta con Sé nella sua stessa Vita, le formerebbe il più doloroso martirio d’amore, e nel suo dolore le direbbe:  “Figlia, non ti scostare da Me neppure per un istante solo, amareggeresti il mio amore, perché la tua vita la sentiamo come nostra; quindi ci sentiremmo strappare, torturare il nostro amore, perché tu devi sapere che il tuo respiro fa vita, respira nel nostro, e come respira ci sentiamo amare e l’amiamo; il suo moto si muove nel nostro, fa la stessa Vita nostra, opera con Noi, parla con la stessa nostra parola, ce la sentiamo circolare nel nostro Essere Divino come sangue che circola nelle vene delle creature, e dice e ripete sempre:  “Ti amo, ti amo”.  Non contenta prende il volo, gira per tutte le cose create, raccoglie il nostro amore sparso in tutta la Creazione, e viene a rifugiarsi nel nostro Essere Supremo e ci fa la sorpresa di portarci tutto l’amore che ci dovrebbero dare tutte le cose create, se avessero ragione.  Va sempre trovando nuovi ritrovati per amarci.  Altre volte se ne va dalla sua Madre Regina e le chiede tutto il suo amore, e ci fa la sorpresa di portarci l’amore della gran Signora duplicato, e festeggiando ci dice:  “Vi porto l’amore della mia Mamma Celeste per amarvi”.  Ed oh! come restiamo contenti.  Stare senza di chi viva nel nostro Volere ci riesce impossibile.

(2) Oh! Volontà Divina, quanto amore, potenza racchiudi per chi vive in Te.  E mi sentivo così meravigliata, che non sapevo andare più avanti nel dire.  Ed il mio amato Gesù, ripetendo la sua breve visitina, con amore indicibile mi ha detto:

(3) “Figlia mia, nata e rinata nel nostro Volere, tu devi sapere che il vivere nel nostro Volere contiene tali prodigi e maraviglie inaudite, che gli stessi Cieli si scuotono, e riverenti si abbassano nel sentirli, perché in essa possiamo svolgere la nostra opera creatrice, possiamo deporre il nostro amore, i nostri deliri, le nostre ansie e sospiri, la nostra Volontà; ci farà comprendere la nostra Maestà Suprema, ci farà amare col nostro amore.  Senza di Essa ci troviamo come un maestro che possiede tutte le scienze; potrebbe impartire le sue lezioni a tutte le università, a tutte le scuole; macché, non trova neppure un alunno a chi imparare le sue scienze.  Quale dolore per questo maestro, possedere tante scienze, e tenerle inutili in sé stesso, senza poter far conoscere il valore delle scienze che possiede.  Oh! se questo maestro trovasse un solo alunno che vorrebbe imparare le sue scienze, se lo metterebbe sulle sue ginocchia, se lo terrebbe con sé notte e giorno, si sentirebbe che la sua scienza non morrà, ma vivrà nel suo alunno, e quasi come duplicare la sua vita.  Oh! come lo amerebbe, si sentirebbe rinato nel suo alunno, spezzata la solitudine, amato da colui al quale impartisce le sue lezioni; quindi, cambierebbe la sua vita amara in gioie.  Tale è il nostro Ente Supremo, se non troviamo chi viva nella nostra Volontà Divina, siamo come il maestro, che non abbiamo a chi impartire le nostre lezioni; possediamo scienze infinite, eppure non abbiamo a chi dire una parola, perché manca la luce del nostro Volere, che le farà comprendere ciò che Noi vogliamo insegnarle.  Invece, se vive nel nostro Volere, ci sentiremo rivivere nella creatura, possiamo insegnarle le nostre scienze divine, anzi si formeranno Vite in essa, il nostro dialetto celeste lo capirà a maraviglia, ci amerà come vogliamo che ci ami, ed ecco la nostra e la sua sorte cambiata, la solitudine non esisterà più, la compagnia sarà perenne, terremo sempre da dire, e terremo chi ci ascolta, il nostro eterno dolore si cambierà in gioie, in feste, perché terremo la creatura che viva nel nostro Volere.  Oppure succede per Noi, quando non troviamo chi vive nella nostra Volontà, come chi possiede immense ricchezze, ma tante, che si sente come affogare da esse; eppure non trova né a chi dare, né chi prende i suoi beni.  Poveretto, nelle sue ricchezze è ben infelice, soffre una crudele solitudine, non vi è chi lo ami, chi lo rispetti, chi le dica un grazie, anzi pare che lo fuggano, perché non trova né a chi darle, né chi le prenda.  Senza la compagnia, la gioia muore, e col non darle a nessuno si sente che i suoi beni, la sua vita, non vive negli altri; e l’isolamento è la più grande delle amarezze.  Oh, quante volte vogliamo dare e non abbiamo a chi dare, anzi, col non fare la nostra Volontà ci chiude le porte, ci impedisce il passo, anzi si mette a distanza da Noi e si circonda di miserie, di debolezze, di passioni, più brutte.  Ecco che il vivere nel nostro Volere desta meraviglia in tutti, e Noi stessi ne restiamo meravigliati, dovendo chiudere l’Infinito nel finito, l’Immensità nella piccolezza.  Occorre che facciamo tali meraviglie e prodigi, che solo il nostro amore imperando sul nostro Essere Divino ci induce a fare le meraviglie più strepitose, ma tanto che gli stessi angeli e santi ne restano sorpresi e muti per lo stupore”.

 

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35-40

Marzo 22, 1938

 

Come la creatura si decide a vivere nel Divino Volere, tutte le cose

si cambiano per essa, e viene messa nelle stesse condizioni Divini.  A

che serviranno i figli del Fiat Divino, e come porteranno in loro la Vita

del loro Padre Celeste.  L’ultima spia d’amore nel punto della morte.

 

(1) Continuo il mio volo nel Voler Divino.  Come si entra in Esso, così si sente la sua aria balsamica, le sue onde paciere; tutto è pace, la sua fortezza è tanta, che l’anima si sente investire da tale fortezza, che in un istante può fare tutto, giungere a tutto, fino a fare ciò che fa lo stesso Dio.  Volontà Divina, come sai cambiare la volontà umana, la tua potenza è tanta che rinnovi la povera creatura, la fai rinascere a Vita novella.  Ed il mio amabile Gesù, ritornando con la sua breve visitina, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, come la creatura si decide a vivere nel mio Volere, tutte le cose cambiano per essa.  Il nostro dominio divino la investe e la facciamo dominatrice di tutto, dominatrice della nostra fortezza, della bontà, della santità nostra; dominatrice della luce; cieli e terra per diritto sono suoi.  La mettiamo in un’atmosfera di sicurezza, di pace imperturbabile.  Nulla deve mancare a questa creatura che vive nel nostro Volere, di buono, di santo, di bello, di gioie divine; tutti i suoi più piccoli atti sono pieni di tali contenti, che rapiscono il sorriso di tutto il Cielo e del nostro stesso Ente Supremo.  Perciò stiamo tutti sull’attenti per vedere quando ama e opera, per godercela e sorridere insieme.  E’ tanto il nostro amore, che la mettiamo nelle nostre stesse condizioni; Noi, se non siamo amati, amiamo; se non curati, e forse anche offesi, continuiamo a dar vita; e se ci ritorna col chiederci perdono, non le facciamo nessun rimprovero, ce l’abbracciamo e ce la stringiamo al nostro seno divino.  Sicché, si può dire che l’uomo si può fidare solo di Noi, ché nelle creature non solo non può fidarsi, ma troverà mutabilità, inganni, e quando crederà di poggiarsi le verranno meno.  Ora, si possono fidare solo di chi vive nella nostra Volontà, essa farà come facciamo Noi:  Non amata, amerà; non curata e offesa, correrà appresso per metterlo in salvo.  Noi sentiamo Noi stessi in chi vive nel nostro Volere, e perciò l’amiamo tanto che non facciamo altro che versare torrenti d’amore sopra di essa, per essere riamati sempre più con duplice e crescente amore”.

(3) Dopo ha soggiunto con amore più tenero e commovente:

(4) “Figlia mia, la Creazione tutta fu fatta in uno sfogo del nostro più intenso amore, perciò i figli del nostro Fiat serviranno alla necessità del nostro amore.  Il mio amore sente il bisogno di sfogarsi, altrimenti ci sentiamo soffocare nelle nostre fiamme.  Ecco la necessità dei figli del nostro Volere, come sfogo continuo del nostro amore, li metteremo Noi stessi nelle nostre condizioni di sentirsi il bisogno di sfogarsi in amore con Noi, e ci sfogheremo a vicenda, come cominciò la Creazione in un nostro sfogo d’amore, così la chiuderemo insieme coi figli nostri, in uno sfogo d’amore.  Questi nostri figli serviranno alla completa gloria di tutta la Creazione.  Non sarebbe opera degna di Noi, se non riscuotessimo la gloria che le creature ci dovrebbero dare per aver creato tante cose per amore loro.  E poi c’è il punto più alto, più nobile, santo e sublime:  Che il tutto creammo perché tutti fossero racchiusi e animati dalla nostra Volontà.  Onde, come la uscimmo, così ci deve ritornare, nel nostro Fiat adorabile.  Se ciò non facessimo, sembrerebbe che non abbiamo potenza sufficiente che tutto possiamo fare, amore che tutto possiamo vincere, sapienza che di tutto possiamo disporre.  Quindi, i figli del nostro Volere serviranno a farci compiere la nostra Volontà in loro, e perciò essi saranno la nostra gloria, il nostro trionfo, la nostra vittoria; saranno i veri nostri figli, che porteranno non solo la nostra Immagine, ma la Vita dello stesso Padre Celeste come Vita propria, risiedente in loro.  Questi nostri figli saranno Vita nostra, cieli nostri, soli nostri, ed oh! come ci diletteremo di creare in essi venti che soffiano amore, mari che mormorano ti amo, ti amo; tutto troveremo in essi, non ci sarà più diversità tra il Cielo e la terra; per Noi formeranno una sola cosa, tanto tenerla con Noi in Cielo, tanto tenerla con Noi in terra.  Perciò ti stia a cuore la cosa che più ti deve interessare, di vivere nel nostro Voler Divino; il nostro amore troverà il suo riposo, il suo sfogo, la sua pace in te, ed il principio della nostra felicità sulla terra nel cuore della creatura.  La nostra Volontà ti starà sempre sopra, per far crescere la nostra Vita in te, ed il nostro amore ti darà il suo soffio continuo, per amarti sempre di nuovo amore, e per ricevere il tuo come sfogo e contraccambio del suo”.

(5) Dopo ciò, il mio amato Gesù ha soggiunto, ma con una tenerezza indicibile, da sentirmi spezzare il cuore:

(6) “Figlia mia buona, il dirti che cosa fa la mia Volontà con la creatura, come sta con essa, se tutti lo sapessero, si getterebbero nelle sue braccia, senza mai distaccarsene.  Tu devi sapere che Essa le fa da vera Mamma:  con le sue mani creatrici la crea e la concepisce nel seno materno, né la lascia mai sola, neppure un istante; in questo seno materno, come dentro d’un sacrario la forma, le dà l’uso delle membra, la cresce col suo soffio, le dà il calore, e quando l’ha ben formata, la fa nascere alla luce del giorno.  Ma non la lascia mai sola; più che madre le sta sempre sopra, la vigila, l’assiste, le dà il moto, l’articolazione alle membra, il respiro, il palpito, e come cresce, così le dà l’uso della parola, il passo ai piedi.  Non vi è cosa che fa la creatura che non la faccia insieme, per darle l’uso della vita umana.  Sicché il principio della vita umana, tanto dell’anima quanto del corpo, sono tutti formati dalla mia Volontà, e vi si resta dentro, come a suo rifugio, per darle vita perenne.

(7) Ora figlia mia, fino a tanto che non incomincia la colpa nella creatura, tutto è Volontà mia, e come incomincia la colpa, così incominciano le lacrime, i dolori di questa Madre Celeste.  Oh! come rimpiange il figlio suo, ma non lo lascia; il suo amore la lega a vivere in quella creatura per darle vita, e sebbene si sente come soffocare la sua Vita Divina, e forse neppure conosciuta né amata, il suo amore è tanto che segue la sua vita, ancorché la offendesse, per farle una sorpresa d’amore per salvare il figlio suo.  La nostra bontà, il nostro amore è tanto, che tentiamo tutte le vie, usiamo tutti i mezzi per strapparlo dal peccato, per metterlo in salvo, e se non ci riusciamo in vita, facciamo l’ultima sorpresa d’amore nel punto della morte.  Or, tu devi sapere che in quel punto è l’ultima spia d’amore che facciamo alla creatura, e la corrediamo di grazie, di luce, di bontà; ci mettiamo tali tenerezze d’amore, da ammollire e vincere i cuori più duri, e quando la creatura si trova tra la vita e la morte, tra il tempo che finisce e sta per incominciare l’Eternità, quasi nell’atto che l’anima sta per uscire dal corpo, Io, il tuo Gesù, mi faccio vedere con una amabilità che rapisce, con una dolcezza che incatena e raddolcisce le amarezze della vita, specie di quel punto estremo; poi, il mio sguardo, la guardo, ma con tanto amore da strapparle un atto di dolore, un atto d’amore, un’adesione alla mia Volontà.  Ora, in quel punto di disinganno, nel vedere, nel toccare con mano quanto le abbiamo amato e amiamo, sentono tale dolore che si pentono di non averci amato, e riconoscono la nostra Volontà come principio e compimento della loro vita, e come soddisfazione accettano la morte, per compiere un atto di nostra Volontà.  Perché tu devi sapere che se la creatura non facesse neppure un atto di Volontà di Dio, le porte del Cielo non vengono aperte, né viene riconosciuta come erede della patria celeste, né gli angeli e i santi la possono ammettere fra loro, né lei vorrebbe entrarci, perché conoscerebbe che non le appartiene.  Perciò senza della nostra Volontà non vi è né santità vera, né salvezza, e quanti ne vengono salvati in virtù di questa nostra spia tutta d’amore, meno che i più perversi e ostinati, sebbene converrà loro fare la lunga tappa del purgatorio.  Perciò il punto della morte è la nostra pesca giornaliera, il ritrovamento dell’uomo smarrito”.

(8) Dopo ha soggiunto:  “Figlia mia, il punto della morte è l’ora del disinganno, e tutte le cose si presentano in quel punto, l’una dopo l’altra, per dirle addio, la terra per te è finita, incomincia per te l’eternità.  Succede per la creatura come quando si trova chiusa in una stanza, e le viene detto:  “Dietro a questa stanza vi è un’altra stanza, nella quale vi è Dio, il paradiso, il purgatorio, l’inferno, insomma l’eternità”.  Ma essa nulla vede; se le sente asserire dagli altri, e siccome quelli che le dicono neppure le veggono, le dicono in modo quasi da non farsi credere, non dando una grande importanza da far credere realtà, certezza, ciò che dicono in parole.  Ora, un bel giorno cadono le mura, e vede con gli occhi ciò che prima le dicevano; vede il suo Dio Padre, che con tanto amore la ha amato; i benefizi, uno per uno che le ha fatto, e lesi tutti i diritti di amore che gli doveva; come la sua vita era di Dio, non sua.  Tutto le si fa davanti, eternità, paradiso, purgatorio, inferno; la terra le sfugge, i piaceri le voltano le spalle, tutto sparisce, e solo le è presente ciò che sta in quella stanza di cui sono cadute le mura, qual è l’eternità.  Che cambiamento succede per la povera creatura.  La mia bontà è tanta che voglio tutti salvi, che permetto che queste mura cadano quando le creature si trovano tra la vita e la morte, tra l’uscire l’anima dal corpo per entrare nell’eternità, affinché almeno mi facciano un atto di dolore e di amore, e riconoscano la mia Volontà adorabile sopra di loro.  Posso dire che do loro un’ora di verità, per metterle in salvo.  Oh! se tutti sapessero le mie industrie d’amore che faccio nell’ultimo punto della vita, affinché non mi sfuggano dalle mie mani più che paterne, non aspetterebbero quel punto, ma mi amerebbero per tutta la vita”.

 

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35-41

Marzo 28, 1938

 

Per chi vive nel Divino Volere, la Creazione le serve come tante città dove rimpatriarsi.

Come l’atto umano deve incominciare e finire nel Voler Divino per essere completo.

Il dolore più grande di Gesù è il vedere che non si vive nella sua Volontà.

 

(1) La mia povera mente va sempre in cerca degli atti fatti dal Voler Divino.  Mi pare che io li cerco e loro mi aspettano per farsi trovare, perché questi atti sospirano di farsi trovare dalla creatura, per ricevere il suo ti amo, per farsi conoscere quanto l’amano, e l’anima si sente come rimpatriata negli atti del suo Creatore e come immersa nel pelago delle gioie e della felicità.  Ed il mio sempre amabile Gesù, nel vedermi meravigliata, ripetendo la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, siccome l’uomo fu fatto da Noi per vivere nel nostro Volere, tutti gli atti nostri dovevano servire come tante diverse città o nazioni, in cui l’uomo doveva trovare con diritto la sua patria, le diverse città in cui doveva tenere i suoi spassi, le sue gioie, le scene incantevoli e dilettevoli che gli aveva preparato con tanto amore il suo Creatore, sicché si può dire, città è il sole, e come l’anima entra nel nostro Volere trova questa città di luce, con tutte le svariate bellezze di colori, di dolcezze; trova il nostro atto creante e festante, pieno di gioie, d’amore e di felicità indicibile, ed essa s’immerge in questi pelaghi di bellezze, di dolcezze, d’amore e gioie, e come in patria sua vi fa le sue lunghe passeggiate e si rende padrona dei beni che in essa vi trova.  Ed oh! come Noi restiamo contenti nel vedere le nostre opere, le nostre città create solo per l’uomo, non più deserte ma popolate dai figli nostri, perché entrando nel nostro Volere trovano la via che li conduce nelle diverse città che abbiamo formato nella Creazione; e dove, trovano un diletto, dove una gioia distinta, dove una conoscenza più risaltante del loro Creatore, e dove un amore tanto intenso che si li abbraccia, si li bacia, e li comunica la Vita d’amore.  Ogni cosa creata possiede del nostro, ma non per sé, ma per darlo alle creature, ma devono vivere nel nostro Volere, altrimenti le porte sono chiuse, e al più godono gli effetti, ma non la pienezza dei beni che ci sono nelle opere nostre.  Perciò figlia mia, per essere perfetto e completo l’atto della creatura, deve incominciare e finire nella nostra Volontà, la quale le somministra la sua stessa Vita di luce e d’amore, per fare che l’atto sia completo e nulla manchi di bello, di santo e di buono.  Se non incomincia nella nostra Volontà, manca l’Ordine, la santità, la bellezza; quindi l’atto umano non può essere firmato con la firma del nostro Volere come atto suo.  C’è da piangere figlia mia, nel vedere tanti atti umani sconvolti, disordinati, restati chi a principio, chi a metà; a chi manca un punto, a chi un altro; e poi, peggio ancora, chi imbrattato di fango, chi di marciume, chi come inzuppato nella colpa, che non fanno altro che irritare la nostra giusta Giustizia.  Perciò, senza della nostra Volontà non vi può essere bene nella creatura, e se pare che fanno del bene, è bene apparente; e siccome manca la sostanza della Vita del nostro Fiat, non può essere duraturo, e basta che sorga un contrasto, un dispiacere, il bene finisce e sono pentiti d’averlo fatto.  Invece, tutto ciò che si fa nella mia Volontà possiede fermezza irremovibile, e dinanzi ai dispiaceri e contrasti, non si arrestano; corrono di più per dare la vita del bene che loro possiedono.

(3) Ora, tu devi sapere che chi fa i suoi atti nel nostro Volere, fa atti completi e perfetti; invece chi vive sempre in Esso, si trova sotto una pioggia continua di luce, che come si muove, palpita, e respira, così le piovono addosso tutti gli effetti e svariate bellezze della nostra Luce Divina.  Il nostro Essere Divino è luce purissima, e sebbene luce interminabile, racchiude tutti i beni possibili ed immaginabili; mentre è luce è parola, e tutt’occhi guarda dovunque, non vi è cosa che si possa nascondere da Noi.  Questa luce è opera, è passo, è vita che dà vita a tutto e a tutti.  Essa racchiude bellezze che non si esauriscono, gioie e felicità senza fine.  Ora, chi vive sempre nel nostro Voler Divino, si trova sotto la pioggia di luce della nostra parola imperante e creante, ed oh! come la nostra parola la trasforma, le parla sempre del nostro Ente Supremo, e produce tutti i nostri effetti divini sopra della creatura, con tale varietà di bellezza, che Noi stessi ne restiamo rapiti.  Il nostro sguardo di luce la guarda sempre, il nostro passo corre sempre verso di essa, le nostre opere con le sue braccia di luce l’abbracciano e se la stringono al seno, e tutte le piovono luce, per comunicarle il nostro sguardo di luce, le nostre opere e passi di luce.  Sicché, chi vive sempre nel nostro Volere sta sempre in comunicazione diretta col suo Creatore, e riceve tutti gli effetti che sa produrre un Dio.  Invece, chi opera in Essa sta in comunicazione con le nostre opere, e le sue vengono modellate con le opere nostre”.

(4) Onde seguivo a rintracciare gli atti della Divina Volontà, e giunta a ciò che fece Nostro Signore nella Redenzione, uno per uno li baciavo, li adoravo, li benedivo, li ringraziavo, e prendendo lo stesso amore con cui Gesù li amava, li amavo anch’io.  E Gesù, tutto commosso ed intenerito nel vedere amati gli atti suoi col suo stesso amore, mi ha detto:

(5) “Figlia mia, è sempre l’amore che mi colpisce e mi ferisce, e mi induce a parlare per svelare alla mia amata creatura i miei segreti, nascosti a chi non mi ama, perché non amandomi non capirebbe il mio dialetto d’amore.  Or, tu devi sapere che tutti questi atti fatti da Me sulla terra, contengono ciascuno un dolore tanto intenso, che se la mia Divinità non mi sostenesse, sarebbe stato abbastanza a farmi morire.  Quindi la mia Volontà Divina, come Io operavo, così mi creava il dolore di non trovare la volontà umana nella mia, per chiuderla negli atti miei e darle virtù e grazia di farla vivere nella mia Volontà.  In tutto ciò che facevo, anche se respiravo, palpitavo, guardavo, camminavo, cercavo l’umana volontà per chiuderla e darle il posto primario nel mio respiro, palpito, sguardo e passi miei.  Che dolore, figlia mia, voler fare il bene, e non trovare a chi farlo; volerla mettere in luogo sicuro, dove sarebbe stata felice, perché le mie pene, le mie opere, la mia stessa Umanità sarebbe stata non solo la sua difesa, ma le avrebbero formato il suo palazzo regio dove l’avrebbero tenuta da regina, ed invece d’essere grata e ascoltarmi, mi scappava dalle mie mani, dalle mie pene, per vivere infelice in mezzo a pericoli e nemici, senza nessuno che la difendesse.  Che dolore! Che dolore! Posso dire che il mio dolore più grande quaggiù, che mi dava morte continua, fu il vedere le creature che non vivevano né facevano la mia Volontà, perché mi vedevo che gli atti miei rimanevano senza lo scopo con cui li facevo, senza dar la vita di cui erano investiti; e se non fosse che con la mia onniveggenza vedevo tutti i secoli come atto presente, in cui vedevo i figli miei diletti che dovevano vivere del mio Voler Divino, i quali dovevano servirsi di ciò che fece e patì la mia Umanità per stabilire il regno mio, e servirsi di Essa come la più bella delle loro abitazioni, Io non avrei potuto sopportare un tanto dolore.  Perciò continua a rintracciare gli atti miei, i miei passi, le mie pene, per chiedermi che venga a regnare la mia Volontà sulla terra, ed il mio dolore si raddolcirà e si cambierà in amore, per abbreviare il tempo per farla conoscere, amare e regnare.  Ed Io ti terrò come refrigerio mio e come portatrice di balsamo alle mie pene.  E quando vedrò gli atti miei, e le mie pene inasprite dal dolore perché le creature fuggono dalla mia Volontà, verrò a rifugiarmi in te, per raddolcirmi ed imbalsamare le mie pene troppo amareggiate dal dolore”.

 

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35-42

Marzo 30, 1938

 

Quando i sacrifici si fanno di buona volontà, il caro Gesù vi mette i suoi gusti divini,

e li rende piacevoli e amabili.  Come Dio creava in loro la passione d’amore.

 

(1) Mi sento tra le braccia del Fiat Divino, ed è tanto il suo amore che mi alimenta con la sua luce, mi riscalda col suo calore, e se sono stanca mi culla sulle sue ginocchia per darmi il suo riposo, che mi fa risorgere a nuova Vita.  Volontà Divina, quanto sei amabile, tu sola mi sai amare davvero, e trovo il rifugio a tutti i miei mali.  Ma mi sentivo oppressa nel vedere che quelli che mi circondano soffrono e fanno dei grandi sacrifici per causa mia.  Come è doloroso vedere sacrificati gli altri, ed il mio dolce Gesù, stringendomi fra le sue braccia in atto di compatirmi, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Povera figlia mia, coraggio, non voglio che ci pensi.  Tu devi sapere che Io posso e so pagar bene anche i piccoli sacrifici, le attenzioni, molto più i grandi.  Io numero tutto, e neppure un respiro fatto per Me lascio senza ricompensa.  Molto più se questi sacrifici vengono fatti a chi mi ama, a chi vuol vivere nel mio Volere; mi sento che me li fa a Me stesso; ed Io, per fare che questi sacrifici siano fatti di buona volontà, vi metto il mio gusto divino, in modo che faccio sentire il gusto, il piacere di fare quei sacrifici, in modo che sentono il bisogno di farli, il gusto, il piacere nel sacrificio.  Sono come il sale, i condimenti ai cibi, come l’olio alle ruote che prima camminavano a stento, messo l’olio corrono.  Il gusto divino svuota il sacrificio e lo rende leggiero e piacevole.  Ecco perciò la causa che nel nostro amore creammo una passione santa, un gusto, un piacere, che non sappiamo stare se non amiamo la creatura.  Fu questa nostra passione d’amore, che ci faceva sentire l’estremo bisogno di attestare con le nostre opere l’amore verso le creature, tanto che nessuno ci pregò che creassimo un cielo, un sole, e tante altre cose; tanto che dopo create le guardammo, e provammo tanto gusto e piacere, che nella nostra enfasi d’amore esclamammo:  “Come sono belle le opere nostre, ma ci daranno più gloria, proveremo più gusto, quando le opere nostre si daranno alle creature per amarle, per farci amare da esse”.  Allora, alla nostra passione d’amore, all’estremo bisogno d’amare, si aggiungeva la follia, il delirio d’amore, tanto che non ci contentammo delle sole opere, l’amore giunse a tanto, che sentimmo il bisogno di metterci anche la Vita.  Difatti, che cosa non mi fece fare questa necessità d’amare che sentivo in Me?  Mi fece soffrire pene inaudite, subii le umiliazioni più umilianti e perfino la stessa morte tra spasimi atroci.

(3) Ora, questa nostra stessa passione d’amare non si contenta se non partecipa questa nostra stessa passione d’amore alla creatura.  Perciò, nei sacrifici che facciamo fare, creammo in essi la passione santa, la corrediamo di gusto, di piaceri, da farle fare le più belle conquiste.  Questa passione diventa ingegnosa, si industria in mille modi, e se non si rende operante pare che non sa né stare né vivere.  Se non vi è passione, anche nelle opere sante e gusto nei sacrifici, pare che sono opere dipinte, non vive; hanno un freddo, un’apatia, che produce più disgusto che gusto, e forse più male che bene.  Perciò, figlia mia, non ti dar pensiero dei sacrifici che fanno per te; anzi devo dirti che lo fanno per Me, non per te, ed Io ci metterò tale grazia, gusto e piacere, da svuotare il sacrificio, e poi, a seconda dell’amore con cui lo faranno, Io mi riverserò in loro, e come faranno il sacrificio voluto da Me, così farò crescere la mia Vita in essi.  Non è forse la mia passione d’amore che mi fa tanto dire della mia Volontà, per creare nell’uomo la passione di vivere nel mio Volere?  Col dirne tante, voglio affogare la volontà umana dai nostri gusti divini, ma tanto, da farla decidere, in virtù del gusto che sente, della felicità che prova, di vivere nella mia Volontà.  E poi, lo puoi dire tu stessa, quanti gusti, contenti, gioie ti ho dato nello stato sacrificante in cui ti ho messo?  Quindi, lascia fare al tuo Gesù, che sa aggiustare il sacrificio e lo rende amabile, facile e anche desiderabile; molto più che al sacrificio della creatura ci metto la forza, il sostegno, la vita del mio sacrificio, posso dire che il mio sacrificio prende nel suo grembo il sacrificio di essa, e fa da guida, da vita, da luce a colui o colei che di buona volontà voglia sacrificarsi per Me”.

 

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35-43

Aprile 4, 1938

 

Dio creava la necessità della Divina Volontà nella creatura, come creava

la necessità del’acqua e del sole alla terra.  Chi non vive in Essa vuol rintanare

Dio nel Cielo.  Ogni parola in più sulla Divina Volontà, dà una Vita nuova e distinta.

 

(1) La mia povera mente sente il bisogno estremo di rintracciare gli atti del Voler Divino, come respiro e palpito della mia povera esistenza, e se ciò non facessi mi sentirei mancare l’aria per respirare, il cuore per palpitare.  Mio Dio, come si può vivere senza l’aria e la Vita della tua Volontà?  Mi sembra impossibile.  Ed il mio dolce Gesù, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia della mia Volontà, il mio amore fu tanto nella creazione dell’uomo, che le davo la mia Volontà come sua Vita primaria e di assoluta necessità, tanto che senza di Essa non poteva produrre nulla di bene.  Come la terra non produce senza dell’acqua, perché si può chiamare l’acqua l’anima della terra; ma se non si aggiunge il sole, che con la sua luce e calore feconda, purifica, abbellisce la terra, l’acqua servirebbe ad ammuffire la terra e a renderla una cloaca fangosa, dalla quale si sprigionerebbe un’aria contagiosa da poter appestare la terra.  Ma non bastano questi tre elementi, acqua, terra e sole, ci vuole il seme per poter formare della terra le più belle fioriture, le piante, i frutti che rallegrano l’agricoltore, e formano il cibo a tutte le umane generazioni.  Vedi, uno di questi elementi che mancherebbe, la terra sarebbe infeconda, tetra, oscura, da far spavento.  Ora, la necessità dell’unione di questi elementi, che forma il bello, l’utile, il buono, la fecondità della nostra opera creatrice, separati possono far danno ed essere nocivi alle povere creature, uniti possono far un mondo di beni.  Ora, così creavo la stretta necessità della mia Volontà nella creatura.  Creavo l’anima come acqua alla terra, cui doveva scorrere più che acqua nella terra del suo corpo; creavo la mia Volontà in essa, come sole, luce e calore, cui doveva vivificarla, fecondarla, abbellirla, ma con tale rara bellezza da rapirci continuamente ad amarla.  E come l’agricoltore si occupa di gettare il seme nella terra per farla produrre, così la mia Volontà prendeva l’impegno di gettare nella creatura tanti semi divini, per i quali dovevano sorgere tanti soli, uno più bello dell’altro, che dovevano produrre fioriture e frutti celesti, che dovevano servire come cibo suo, delle creature e del suo stesso Creatore, perché il nostro cibo, la nostra Vita, è la nostra Volontà.  Vedi dunque la necessità dell’unione degli atti che come semi forma nella creatura, questa forma la crescenza della mia Volontà in essa, comunica la virtù delle nostre qualità divine, e ne forma tali prodigi di grazia, di bellezza, che Noi stessi la amiamo tanto, da renderci non solo inseparabili, ma operanti continuamente in essa, perché sappiamo che se amiamo ama, se operiamo opera, né sa far nulla senza di Noi, perché mancando la nostra unione si ridurrebbe nell’inutilità, come la terra senz’acqua, senza sole e senza semi, perciò Noi, amandola assai, facciamo tutto in essa.  Vedi in che punto doloroso, nocivo e quasi orribile si mette la creatura senza della nostra Volontà”.

(3) Poi ha soggiunto, con un accento più doloroso e commovente:

(4) “Figlia mia, come ci duole non veder vivere la creatura nella nostra Volontà, essa col non vivere in Essa, ci vuole rintanarci nella nostra patria celeste.  Non vuole che viviamo insieme sulla terra; con ciò, la nostra Volontà le è di peso, sfugge dalla nostra santità, chiude le porte alla luce e cerca le tenebre.  Poveretta, col fare la sua volontà morrà di freddo e di fame, e potrà dire:  “Il Cielo non mi appartiene”.  Vivono esiliate sulla terra, senza appoggio, senza difesa, senza forza; lo stesso bene, per loro si converte in amarezze, e se occorre anche in difetti, perciò formano il nostro dolore e soffocano continuamente il nostro amore.  E’ tanto l’amore della nostra Volontà, che ogni parola o conoscenza che manifesta di Essa, è una sua Vita Divina, non solo, ma nuova, distinta l’una dall’altra; nuova nella santità, nella bellezza, nell’amore.  Perciò godiamo tanto e facciamo festa nel far conoscere che cosa è la nostra Volontà, quel che sa fare e può fare nel cerchio della creatura, e a che punto nobile, sublime, alto, vuol collocarla nel nostro seno divino.  Perché col farla conoscere non facciamo altro che sprigionare nuove Vite Divine, e come si fanno possedere, così riceviamo il nostro nuovo amore, la nostra nuova bellezza, bontà e così di seguito dalla creatura, ed oh! come ci sentiamo glorificati, amati, per mezzo delle nostre stesse Vite, da chi ci abbiamo fatto conoscere.  Perciò il farci conoscere, il trovare chi ci vuol conoscere, è l’atto che più ci glorifica; il nostro amore trova per chi sfogare e poter dare ciò che vogliamo.  E poi, a che pro creare la creatura, se non ci volevamo far conoscere?  E’ la conoscenza che ci fa scendere in essa, e le dà il volo per farla salire sino a Noi.  Quindi, quando ti vediamo che tu sospiri di conoscere di più del nostro Volere, Io subito ti faccio le più belle sorprese del nostro Fiat onnipotente, ma non per farti solo conoscere, ma per darti il bene che ti facciamo conoscere”.

(5) Dopo ciò ha soggiunto, tutto commosso:

(6) “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà è la sospirata da tutti, perché tutti si sentono amati da essa; il suo amore corre a tutti, abbraccia tutti, si depone nei cuori di tutti per farci amare da tutti; anche il più piccolo ti amo, ti adoro, ti benedico di chi vive nel nostro Voler Santo, tiene il diritto di chiudersi in tutti, anzi, gli stessi santi e angeli si sentono onorati di dare il posto in essi al più piccolo ti amo di questa fortunata creatura, e ci amano con questo ti amo.  Quale non sarà il suo contento quando verrà nella patria celeste e vedrà il suo ti amo in tutti i beati che ama al suo Dio, e questo nel modo più semplice:  Trovandosi la nostra Volontà da per tutto, ciò che si fa in Essa, dovunque prende il suo posto e acquista l’atto continuo di sempre amare.  Sicché anche il sole, il cielo, le stelle, la Creazione tutta possederanno questi atti per amarci e benedirci”.

 

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35-44

Aprile 10, 1938

 

In chi vive nella Divina Volontà, Gesù vuole trovare tutto in essa, e

la vuol trovare in tutti.  Come Dio vuol trovare nel nostro amore

il poggio delle sue opere, il nascondiglio della sua Vita.

 

(1) La mia povera mente è sempre di ritorno nel Voler Divino, e avendo fatto la santa comunione, stavo dicendo al mio amabile Gesù:  “Nel tuo Volere tutto è mio, perciò ti amo con l’amore della mia e tua Mamma Regina, ti bacio con le sue labbra, ti abbraccio stretto stretto con le sue braccia, e prendo te e mi rifugio nel suo cuore per darti le sue gioie, le sue delizie, la sua maternità, affinché trovi le dolcezze, la custodia che ti sa fare la tua Mamma”.  Ma mentre mi chiudevo insieme con Gesù nella mia Mamma, il dolce Gesù, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia mia e figlia della Madre mia, come sono contento di trovare la figlia con la mia Madre, e la Mamma con la figlia, perché Lei vuole che le creature mi amino col suo stesso amore, e si servano della sua bocca per baciarmi, e delle sue braccia per abbracciarmi, vuol dare loro la sua maternità per mettermi al sicuro e farmi fare da Mamma.  Trovare la Madre e la figlia, che mi amano con un solo amore, è per Me il più grande contento; sento che ambedue mi danno un nuovo paradiso in terra.  Ma ciò non mi basta, in chi vive nella mia Volontà voglio trovare tutto; se manca qualche cosa non posso dire che Essa è completa nella creatura.  E non solo voglio trovare al suo posto d’onore, di Regina e di Madre, la Madre mia in essa, ma voglio trovare il mio Celeste Padre e lo Spirito Santo, che facendo suo il loro amore, mi ama con l’immensità ed infinità del loro amore, quindi figlia mia, dammi il gusto di dirmi che mi ami col Padre e con lo Spirito Santo”.

(3) Gesù ha fatto silenzio, per aspettare che gli dicessi come Lui voleva; ed io, sebbene indegna, per contentarlo gli ho detto:  “Ti amo nella potenza e amore immenso del Padre, con l’amore interminabile dello Spirito Santo; ti amo con l’amore con cui ti amano tutti:  Angeli e santi; ti amo con quell’amore con cui ti amano o dovrebbero amarti tutte le creature presenti, passate e future; ti amo per tutte le cose create e con quell’amore con cui le creasti”.  Il caro Gesù ha tirato un lungo sospiro, e ha soggiunto:

(4) “Finalmente mi sento appagate le mie brame di trovare tutto nella creatura.  Trovo i nostri mari d’amore che non finiscono mai, trovo le delizie della mia Mamma che mi ama, trovo tutto e tutti, sicché in chi vive nella mia Volontà devo trovare tutto e tutti, e a questa creatura la devo trovare in tutti.  E poi, il mio Padre Celeste mi generò nell’amore, e chi mi ama e non si fa sfuggire nulla del nostro amore, me la sento con Me in atto di darmi e di ricevere amore continuo”.

(5) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, ecco perché sentiamo nel nostro amore un bisogno estremo che le creature ci conoscano e conoscano le nostre opere.  Se non ci conoscono restiamo come appartati da loro, mentre viviamo dentro e fuori di loro, e mentre siamo a giorno di ciò che fanno e pensano, amandole in ogni atto loro, non solo non ci amano, ma neppure ci riconoscono.  Che dolore! Se non ci riconoscono l’amore non sorge, e se manca l’amore non abbiamo dove poggiare le nostre opere, né il nostro amore trova un rifugio dove sfogarsi e ricoverarsi, tutto resta come sospeso.  Perciò vogliamo trovare nelle nostre opere il ti amo della creatura, che armandolo della nostra potenza, possiamo poggiare le nostre opere più grandi; ed oh! come restiamo contenti nel trovare il piccolo ti amo di essa per appoggio delle nostre opere.  Operare e non trovare dove poggiarle è un dolore per Noi, pare che ci manca la Vita del nostro amore, il nostro amore operante viene represso, soffocato; poter fare e non fare, e solo perché la creatura ingrata né ci riconosce né ci ama.  E siccome tutte le opere nostre sono dirette a pro di esse; non potendole dare, perché mancando la conoscenza e l’amore manca lo spazio dove poter mettere le opere nostre, quindi ci legano le braccia e ci mettono nell’inutilità.  E poi, a che pro operare se non troviamo chi le vuole ricevere?  Anzi, tu devi sapere che prima di operare guardiamo chi le deve conoscere, ricevere e amare, e poi operiamo.  La mia stessa Umanità non faceva atto se prima non trovava a chi doveva amare e dare quell’atto, e ancorché non trovassi chi lo ricevesse per allora, Io guardavo i secoli e dirigevo il mio atto a chi lo avrebbe amato, conosciuto e ricevuto.  Tanto che, bambino nato Io piangevo, quelle mie lacrime erano dirette a chi doveva compungersi, dolersi dei suoi peccati e lavarsi per riacquistare la Vita della Grazia; camminavo, i miei passi erano già diretti a coloro che dovevano camminare la via del bene, per forza, per guida del loro cammino.  Non ci fu opera che feci, parola che dissi, pene che soffrii, in cui non cercai le opere delle creature per poggio delle mie, la mia parola per poggiarla nelle parole di esse, le mie pene cercavano il poggio nelle loro pene per dare il bene che conteneva ciò che Io facevo.  Era la mia passione d’amore che non mi faceva fare altro se non ciò che poteva essere utile per i figli miei; ed è questa una delle ragioni più potenti perché voglio che si viva nel mio Volere, perché solo allora tutte le opere mie, la Creazione, la Redenzione, anche un mio sospiro, troveranno dove poggiarsi, per farsi opere delle loro opere, pene delle loro pene, passi dei loro passi, vita della loro vita; e allora tutto ciò che ho fatto e sofferto si cambierà in gloria e vittoria, da sbandire tutti i nemici e richiamare in mezzo a loro l’ordine, l’armonia, la pace, il celeste sorriso della Patria Celeste”.

(6) Io sono rimasta sorpresa nel sentire ciò, ed il mio amato Gesù ha soggiunto:

(7) “Figlia mia benedetta, il vivere nella mia Volontà racchiuderà tali sorprese e molteplici novità divine, da far stupire gli stessi angeli e santi; molto più che nella mia Volontà non ci sono parole, ma fatti.  Le stesse parole, i desideri, le intenzioni, le converte in fatti e opere compiute.  Fuori della mia Volontà, ciò che la creatura vuole si riduce a parole, desideri ed intenzioni; ma dentro di Essa, standovi la virtù creante, ciò che vuole la creatura acquista fatti compiuti, opere piene di vita.  Molto più che stando nel nostro Volere, già è a giorno di ciò che Noi facciamo, sente ciò che Noi vogliamo.  Perciò ci segue nelle opere, vuole ciò che vogliamo; né può farne a meno, né mettersi da parte, per essa, diventa il nostro Fiat la più grande delle sue necessità, di cui non può farne a meno; per essa è più che respiro che deve dare e ricevere; più che moto che sente l’estremo bisogno di muoversi.  Insomma, la mia Volontà è tutto per essa, vivere senza di Essa le riesce impossibile.  Perciò sii attenta, ed il tuo volo sia sempre nel nostro Fiat”.

 

Sia tutto a Gloria di Dio e per compimento della Divina Volontà.

 

Deo Gratias.

 



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta