[1]

I. M. I.

In Voluntate Dei!.

36-1

Aprile 12, 1938

 

Chi vive nel Voler Divino, in ogni suo atto vi pronunzia il Fiat e ne forma tante

Vite Divine.  Come si dà in potere della creatura e ne fa fare ciò che vuole.

Differenza che passa tra chi vive in Essa e tra chi è rassegnata.

 

(1) Sono sempre tra le braccia del Fiat Divino, ed oh! come sento il bisogno della sua Vita che respira, palpita, circola nella povera anima mia; senza di Essa mi sento che tutto muore per me, muore la luce, la santità, la forza, anche lo stesso Cielo, come se più non mi appartenesse.  Invece, come sento la sua Vita, tutto risorge in me:  Risorge la luce con la sua bellezza che vivifica, purifica e santifica; risorge il mio stesso Gesú con tutte le sue opere; risorge il Cielo, cui il Voler Santo lo chiude nell’anima mia come dentro d’un sacrario, per farlo tutto mio.  Sicché se vivo nella sua Volontà tutto è mio, nulla mi deve mancare.  Perciò, oh! Voler Santo, nel dar principio a questo 36mo volume, vi prego, vi supplico, vi scongiuro di non lasciarmi un istante sola senza di Te, affinché Tu parli, Tu scriva, Tu stesso ti farai conoscere chi sei e come vuoi essere vita di tutti, per dare i tuoi beni a tutti.  Se farai fare a me, io non saprò farti conoscere come Tu vuoi, perché sono incapace, ma se lo farai Tu, trionferai, ti farai conoscere ed avrai il tuo regno nel mondo intero.  Oh! Voler Santo, con la tua potenza eclissa tutti i mali delle creature, metti il tuo basta onnipotente, affinché smarriscano la via del peccato e si ritrovino nella via della tua Divina Volontà.

(2) A te, Mamma Regina del Fiat Divino, consacro in modo speciale questo volume, affinché il tuo amore, la tua maternità, si stendano in queste pagine, per chiamare i tuoi figli a vivere insieme con Te, in quello stesso Volere di cui ne possedesti il suo regno, e mentre incomincio, imploro genuflessa ai tuoi piedi la tua materna benedizione.

(3) Onde, mentre la mia mente era immersa nel Fiat Divino, il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, con una bontà indicibile mi ha detto:

(4) “Figlia mia benedetta della mia Volontà, quante maraviglie sa fare il mio Volere nella creatura, purché gli dia il primo posto e gli dia tutta la libertà di farlo operare.  Esso prende la volontà, la parola, l’atto che vuol fare la creatura, la immedesima con Sé, la investe con la sua virtù creante, vi pronunzia il suo Fiat, e ne forma tante vite per quante creature esistono.  Vedi, tu stavi chiedendo nella mia Volontà il suo battesimo a tutti i neonati che usciranno alla luce del giorno, e quindi la sua Vita regnante in essi.  La mia Volontà non ha esitato un istante, subito ha pronunziato il suo Fiat e ha formato tante Vite di Sé, per quanti neonati uscivano alla luce, battezzandoli come tu volevi, con la sua luce prima, e poi, dando a ciascuna la sua Vita.  E se questi neonati, o per incorrispondenza o per mancanza di conoscenza non la possederanno questa Vita nostra, ma per Noi questa Vita resta, e abbiamo tante Vite Divine che ci amano, ci glorificano, ci benedicono, come amiamo in Noi stessi.  Però, queste nostre Vite Divine sono la più grande gloria nostra, ma non mettono da parte colei che diede l’occasione al nostro Fiat Divino di formare tante nostre Vite per quanti neonati uscivano alla luce, anzi la tengono nascosta in loro per farla amare come loro amano, e farla fare ciò che fanno, né mettono da parte i neonati, anzi sono tutt’occhio sopra di essi, li vigilano, li difendono, per poter regnare nelle anime loro.  Figlia mia, chi può dirti come amiamo questa creatura che vive nel nostro Volere?  L’amiamo tanto, che diamo il nostro Voler in suo potere, affinché ne faccia ciò che vuole:  Se vuole formare Vite nostre, la facciamo fare; se vuole riempire Cielo e terra del nostro Amore, le diamo la libertà di farla fare tanto, che ci fa dire da tutti che ci amano, anche nel piccolo uccellino che trilla, gorgheggia e canta sentiamo il ti amo di chi vive nel nostro Volere; se nella foga del suo amore vuole amarci di più, entra nel nostro atto creante e si diletta di crearci nuovi soli, cieli e stelle, e ci fa dire, senza mai cessare, vi amo, vi amo, e prende la parte narratrice di narrare la gloria nostra.  Nella nostra Volontà la vista è lunga ed è tutta attenzione, tutt’occhio, per vedere che cosa vogliamo e come può amarci di più”.

(5) Mio Dio, quante meraviglie, quante sorprese ci sono nel tuo Volere, il suo dolce incanto è tanto, che non solo si resta rapito, ma come imbalsamato, trasformato nelle stesse meraviglie del Fiat, in modo che non si sa come fare per uscirne.  Onde pensavo tra me:  “Ma quale sarà la differenza tra chi vive nel Voler Divino e tra chi si rassegna nelle circostanze dolorose della vita, e tra chi non la fa affatto la Divina Volontà? ” Ed il mio dolce Gesú, ritornando ha soggiunto:

(6) “Figlia mia benedetta, la differenza è tanta, che non vi è paragone che regga; per chi vive nel mio Volere tiene il dominio su tutti, e Noi l’amiamo tanto, che la facciamo giungere a dominare Noi stessi, e godiamo tanto nel vedere la piccolezza della creatura dominarci, che proviamo gioie insolite, perché vediamo che la nostra Volontà domina nella creatura, ed essa domina insieme col nostro Volere, ed oh! quante volte ci facciamo vincere, e molte volte è tanta la nostra gioia, che facciamo vincere la nostra Volontà nella creatura anziché in Noi stessi.  Oltre di ciò, col vivere nel nostro Volere, al suo continuo contatto acquista i sensi divini, acquista la vista lunga, la sua luce è tanto penetrante e chiara che giunge a fissarsi in Dio, in cui guarda gli arcani divini; la nostra Santità e Bellezze le sono palpabili, le ama, le fa sue; con quest’occhio di luce dovunque trova il suo Creatore, non vi è cosa in cui non lo trova; con la sua Maestà e col suo Amore involge la creatura e si fa sentire quanto l’ama, nel sentirsi amato l’ama, ed oh! le gioie indescrivibili d’ambi le parti, nel sentirsi amata e amarlo in ogni cosa; acquista l’udito divino, e subito sente ciò che Noi vogliamo, è sempre intenta ad ascoltarci, né vi è bisogno di dire e ridire ciò che vogliamo, basta un piccolo cenno e tutto è fatto; acquista l’odorato divino, e con solo fiutare avverte se ciò che le circonda è buono e santo e appartiene a Noi; acquista il gusto divino, tanto, che a sazietà si pasce d’amore e di tutto ciò che è Cielo; finalmente, nel nostro Volere acquista il tatto nostro, in modo che tutto è puro e santo, né vi è timore che il minimo alito possa ombrarla.  Tutta bella, vaga e leggiadra è chi vive nel mio Fiat.

(7) Invece, chi è solo rassegnata non vive col nostro continuo contatto, si può dire che non ne sa nulla del nostro Ente Supremo, la sua vista è molto debole e malata, che le fa male se vuol guardare, soffre una miopia in ultimo grado, che stentatamente può scoprire gli oggetti più necessari; stentatamente sente, e quanto ci vuole per farla ascoltare, se pure ci ascolta; l’odorato, il gusto, il tatto, fiutano ciò che è umano, si pascono di ciò ch’è terra e sentono il tatto delle passioni, la dolcezza dei piaceri mondani, e pure che col fare la mia Volontà nelle circostanze, negli incontri dolorosi, si cibano non ogni giorno, ma quando hanno l’occasione che la mia Volontà l’offra un dolore.  Oh! come crescono deboli, nervosi, malati, da far pietà, povera creatura senza della mia Volontà continua, come mi fanno pietà.

(8) Per chi, poi, non è rassegnata, è cieca e sorda, non tiene affatto odorato, perde il gusto a tutti i beni, è un povero paralizzato che non può servirsi neppure di sé stesso per aiutarsi, lui stesso si forma una rete d’infelicità e di peccati, che non sa uscirne”.

 

+  +  +  +

 

36-2

Aprile 15, 1938

 

Chi vive nel nostro Voler Divino, come respira, si muove nel Fiat, tutta

la corte celeste sente in sé il respiro, il moto di essa e la virtù conquistante

e felicitante di cui è portatrice.  Condizioni dolorose in cui si trova

la Divina Volontà quando viene respinta.

 

(1) La mia povera mente corre, vola nel Voler Divino come a suo centro per riposarsi, per deporre le sue spoglie e prendere in ricambio le vesti della sua luce, il suo respiro, il suo palpito, il suo moto che si muove in tutti e tutto, e dà vita a tutti e a tutto.  Ora, mentre nuotavo nel mare delle gioie del Fiat Divino, il mio sempre amabile Gesú, facendomi la sua breve visitina, con amore indicibile mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, com’è bello il vivere nella mia Volontà, come l’anima entra in Essa, così respira col nostro respiro, palpita col nostro, si muove nel nostro moto, si mette in comunione con tutti e fa ciò che fanno gli angeli, i santi, e tutte le cose create, e fa fare a tutti quello che essa fa.  Le maraviglie che ci sono nel nostro Volere sono sorprendenti, le scene sono così commoventi, che mettono tutti sull’attenti per godersi scene sì rare che ne restano rapiti, e chi sa che farebbero per essere spettatori, di godersi scene sì deliziose di chi vive nel nostro Volere.

(3) Ora, tu devi sapere che come l’anima entra in Esso, respira, palpita e si muove nel nostro moto, ma il suo respiro, palpito e moto non lo perde, né si disgiunge dal nostro; e siccome la nostra Volontà si trova dappertutto e circola più che respiro, palpito e moto di tutti, ora che avviene? .  Gli angeli e santi, la nostra stessa Divinità, la Creazione tutta, sentono insieme con la mia Volontà, il respiro, il palpito della creatura in loro, e se la sentono muovere nel loro moto, fin nel centro delle anime loro, il quale è zeppo di felicità, di gioie indicibili e nuove, di cui l’anima viatrice, non godendo, ma soffrendo e conquistando col suo libero arbitrio, è portatrice in ciascun beato, e solo col respirare, palpitare e muoversi, e nella piena della gioia di cui l’anima è portatrice, di cui il mio Volere non disgiunge mai le sue sempre nuove gioie, anche dal respiro fatto nella sua Volontà, e siccome c’è il libero arbitrio che forma l’atto conquistante della creatura, vi mette il nuovo suo gusto conquistante, ed oh! come i beati restano felicitati, la nostra stessa Divinità, la Creazione tutta, e nella loro enfasi d’amore e nella piena della gioia dicono:  “Chi è che respira, palpita e si muove in noi?  Chi è dalla terra che ci porta l’atto conquistante delle pure gioie, del nuovo amore, ciò che non abbiamo in Cielo, che tanto ci felicita e accresce il nostro Amore verso chi tanto ci ama? ” E tutti in coro dicono:  “Ahi! è un’anima che vive nella Divina Volontà sulla terra, che prodigi, che meraviglie, che scene incantevoli, un respiro che respira in tutti, fin nel suo Creatore, che si muove in tutti, fin nel cielo, nelle stelle, nel sole, nell’aria, nel vento, nel mare, prende tutto in pugno nel suo proprio moto, e dà a Dio amore, adorazione, tutto ciò che ciascuno dovrebbe e che non dà e non ha dato, e dà a tutti il suo Dio, il suo Amore, la sua Volontà; si fa portatrice di tutto a Dio e di Dio a tutti”.  E ancorché tutte le creature non ci prendessero, Noi restiamo egualmente amati e glorificati, perché un atto, un moto nella nostra Volontà, è tanta la sua pienezza che le creature e tutto restano come tante goccioline d’acqua di fronte ad un immenso mare, come tante piccole fiammelle innanzi alla gran luce del sole.  Quindi, questo moto, respiro e palpito della creatura nella nostra Volontà, sovrabbonda su tutto, abbraccia l’eternità, si formano soli e mari estesissimi che tutto ci possono dare, e se altre cose non perdono la vita, restano così piccole, come se non ci fossero.  Oh! Volontà mia, quanto sei ammirabile, potente e amabile, la creatura in te tutto ci può dare, e tutto possiamo darle, essa copre tutto e tutti con la tua Luce, fa sorgere l’amore e ci dà amore per tutti, possiamo dire ch’è la vera riparatrice, perché quando le creature ci offendono, troviamo che nel suo amore ci può nascondere per amarci, nella sua luce per difenderci, e a via di luce metterci in fuga quelli che ci vogliono offendere.  Perciò ti stia a cuore vivere nel nostro Volere”.

(4) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, è tanto l’amore per chi vive nella nostra Volontà Divina, ché come respira, così ci dà tutto ciò che abbiamo fatto, la Creazione, gli angeli, i santi, il nostro stesso Essere Supremo, come omaggio, amore e gloria nostra.  E Noi, presi da tale eccesso d’amore, ridiamo ad essa ciò che ci ha dato, sicché, come respira, ridà a Noi ciò che siamo, come ritira il respiro, ridiamo ciò che ci ha dato, perciò stiamo in continui rapporti e ci scambiamo continui doni.  Con ciò manteniamo in continuo vigore l’amore, l’inseparabilità di non poterci disgiungere l’uno dall’altro, e proviamo tale compiacimento che le diamo ciò che vuole”.

(5) Ma mentre mi sentivo affogata nel Voler Divino, un pensiero mi tormentava sul povero mio stato:  Il dover soccombere ad una specie di morte ogni notte, e per cinquant’anni e più, e poi aver bisogno degli altri per uscire da quello stato.  Mio Dio, mi sento una pena, che Tu solo sai quanto mi costa, e solo il timore di dispiacerti e di non compiere la tua Volontà mi fa tirare avanti, altrimenti chi sa che farei per non sottopormi.  Ed il mio dolce Gesú ha corso verso di me, e stringendomi forte fra le sue braccia mi ha detto:

(6) “Figlia mia buona, coraggio, non ti affliggere troppo, Io non lo voglio, è il tuo Gesú che vuole questo tuo stato sì doloroso, questo soccombere, come se perdessi la vita, lo soffro Io insieme con te, ed il vero amore non sa negare nulla a chi ama.  E poi, questo tuo stato così doloroso, come se perdessi la vita, era necessario e voluto dalla mia Divina Volontà, ha voluto trovare in te la riparazione, il contraccambio di tante morti che le fanno subire le creature quando la respingono non dandole vita in loro.  Il tuo sottometterti per tanto tempo a questa pena di morte, rifaceva la mia Divina Volontà delle tante morti subite, la chiamava a baciare l’umana volontà per rappacificarsi insieme, e perciò ho potuto parlare tanto della mia Volontà, per farla conoscere, e così potessi regnare, perché tenevo chi mi ricambiasse e mi rifacesse le tante mie Vite, perdute per loro, e per Me respinte, come soffocandole nella Luce inaccessibile della mia Volontà.  Perché tu devi sapere che in tutto ciò che fa la creatura, la mia Volontà corre per dar e formare una sua Vita in essa, e non ricevendola, questa mia Vita muore per essa, e ti par poco qual è il mio grande dolore nel vedere tante mie Vite Divine morte per loro?  Quindi, era necessario trovare chi in qualche modo mi rifacesse, per tornare all’assalto di formare la mia Vita in loro.  La mia Volontà si trova nelle condizioni di una povera madre che sta per dare alla luce il suo parto già maturo, e si impedisce che esca alla luce, soffocandolo nel proprio seno; povera madre, si sente morire il parto nelle proprie viscere, ed essa per il dolore muore insieme.  Tale è la mia Volontà, sente in Sé tanti parti di Vite Divine già mature, che vuole uscirle per darle alle creature, ma mentre fa per uscirle se le sente soffocare nel proprio seno, ed il parto muore per Essa, e mentre muore il parto muore anch’Essa insieme, perché senza della mia Volontà non ci può essere vera Vita di Santità, d’Amore e di tutto ciò che appartiene alla nostra Vita Divina.  Perciò figlia mia, quietati e non pensarci più, se ciò abbiamo fatto, è stato fatto con somma sapienza, con amore, cui non potevamo contenere, e per l’ordine che teniamo nel nostro modo di operare.  Perciò è necessario chinare la fronte e adorare ciò che Noi disponiamo per amore delle creature”.

 

+  +  +  +

 

36-3

Aprile 20, 1938

 

Come il sitio di Gesú sulla croce, continua ancora a gridare ad ogni cuore:

“Ho sete”.  Come la vera resurrezione sta nel risorgere nel Voler Divino.

Come a chi vive in Esso nulla le viene negato.

 

(1) Il mio volo continua nel Voler Divino, e sento il bisogno di far mio tutto ciò che ha fatto, mettervi il mio piccolo amore, i miei baci affettuosi, le mie adorazioni profonde, il mio grazie per tutto ciò che ha fatto e sofferto per me e per tutti, ed essendo giunta al punto quando il mio caro Gesú fu crocifisso ed innalzato in croce tra spasimi atroci e pene inaudite, con accento tenero e compassionevole, che si sentiva spezzare il cuore, mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, la pena che più mi trafisse sulla croce fu la mia sete ardente, mi sentivo bruciare vivo, tutti gli umori vitali erano usciti dalle mie piaghe, cui come tante bocche bruciavano e sentivano una sete ardente, che volevano dissetarsi, tanto, che non potendo contenermi gridai:  “Sitio!” Questo sitio, rimase sempre in atto di dire:  “Ho sete”.  Non finisco mai di dirlo, con le mie piaghe aperte e con la mia bocca bruciata dico sempre:  “Io brucio, ho sete, deh! dammi una gocciolina del tuo amore per darmi un piccolo refrigerio alla mia sete ardente”.  Sicché in tutto ciò che fa la creatura, Io le ripeto sempre con la mia bocca aperta e bruciata:  “Dammi da bere, ho sete ardente”.  E siccome la mia Umanità slogata, piagata, aveva un solo grido:  “Ho sete!” perciò, come la creatura cammina, Io grido ai suoi passi con la mia bocca arsa:  “Dammi i tuoi passi fatti per mio amore per dissetarmi”.  Se opera, le chiedo le sue opere fatte solo per mio amore per refrigerio della mia sete ardente; se parla, le chiedo le sue parole; se pensa, le chiedo i suoi pensieri, come tante goccioline d’amore per ristoro della mia sete ardente.  Non era la mia sola bocca che bruciava, ma tutta la mia Santissima Umanità sentiva l’estremo bisogno d’un bagno di refrigerio al fuoco ardente d’amore che mi bruciava, e siccome era per la creatura che Io bruciavo in mezzo a pene strazianti, perciò loro solo potevano, col loro amore, smorzare la mia sete ardente e darmi il bagno di refrigerio alla mia Umanità.  Ora, questo grido:  “Sitio”, lo lasciai nella mia Volontà, e prendeva l’impegno di farlo sentire in ogni istante alle orecchie delle creature, per muoverle a compassione della mia sete ardente, per dare a loro il mio bagno d’amore e ricevere il loro bagno d’amore, ancorché fossero piccole goccioline, per ristoro della sete che mi divora, ma chi mi ascolta?  Chi ha di Me compassione?  Solo chi vive nella mia Volontà, tutti gli altri fanno i sordi, e forse accrescono con le loro ingratitudini la mia sete, che mi rende irrequieto, senza speranza di ristoro.  E non solo il mio sitio, ma tutto ciò che feci e dissi, nella mia Volontà sto sempre in atto di dire alla mia Mamma dolente:  “Madre, ecco i figli tuoi”.  E la metto al loro fianco per aiuto, per guida, per farla amare da figli, ed Essa in ogni istante si sente mettere dal Figlio suo al fianco dei suoi figli, ed oh! come li ama da Mamma, e dà a loro la sua Maternità, per farmi amare come Lei mi ama, non solo, ma col dare la sua Maternità mette il perfetto amore tra le creature, affinché si amino tra loro con amore materno, che è amore di sacrificio, di disinteresse e costante.  Ma chi riceve tutto questo bene?  Chi vive nel nostro Fiat sente la Maternità della Regina, Lei, si può dire, mette in bocca ai suoi figli il cuore materno, affinché succhino e ricevano la Maternità del suo amore, le sue dolcezze e tutte le sue doti, di cui è arricchito il suo materno cuore.

(3) Figlia mia, chi vuol trovarci, chi vuol ricevere tutti i nostri beni e la stessa Madre mia, deve entrare nella nostra Volontà e deve rimanervi dentro, Essa non solo ci è Vita, ma forma intorno a Noi, con la sua immensità, la nostra abitazione, in cui mantiene tutti i nostri atti, parole e tutto ciò che siamo, sempre in atto.  Le cose nostre non escono dalla nostra Volontà, chi le vuole si deve contentare di far vita insieme con Essa, e allora tutto è suo, nulla le viene negato, e se vogliamo darle e non vive nel nostro Volere, non le apprezzerà, non le amerà, non si sentirà il diritto di farle sue, e quando le cose non si fanno proprie, l’amore non sorge e muore”.

(4) Dopo ciò continuavo il mio giro in tutto ciò che fece Nostro Signore sulla terra, e mi sono fermata nell’atto della Resurrezione, che trionfo, che gloria, il Cielo si riversò sulla terra per essere spettatore d’una gloria sì grande.  Ed il mio amato Gesú ha ripreso il suo dire:

(5) “Figlia mia, nella mia Resurrezione veniva costituito il diritto di risorgere in Me, a novella vita, tutte le creature, era la conferma, il suggello di tutta la mia Vita, delle mie opere, delle mie parole, e che se venni in terra fu per darmi a tutti e a ciascuno come Vita che a loro apparteneva.  La mia Resurrezione era il trionfo di tutti e la nuova conquista che tutti facevano di Colui che era morto per tutti, per darli vita e farli risorgere nella mia stessa Resurrezione.  Ma vuoi sapere dove consiste la vera resurrezione della creatura?  Non nella fine dei giorni, ma mentre vive ancora sulla terra, chi vive nella mia Volontà, essa risorge alla luce e può dire:  “La mia notte è finita”.  Risorge nell’Amore del suo Creatore, in modo che non esiste per lei più il freddo, le nevi, ma sente il sorriso della primavera celeste, risorge alla santità, la quale mette a precipitosa fuga le debolezze, le miserie, le passioni, risorge a tutto ciò ch’è Cielo, e se guarda la terra, il cielo, il sole, li guarda per trovare le opere del suo Creatore, per avere occasione di narrargli la sua gloria e la sua lunga storia d’amore.  Perciò chi vive nel mio Volere, può dire come disse l’angelo alle pie donne quando andarono al sepolcro:  “E’ risorto, non è più qui”.  Chi vive nel mio Volere può dire lo stesso:  “La mia volontà non è più con me, è risorta nel Fiat”.  E se le circostanze della vita, le occasioni, le pene, circondano la creatura come cercando la sua volontà, può rispondere:  “La mia volontà è risorta, non l’ho più in mio potere, tengo in ricambio la Divina Volontà, e con la sua Luce voglio investire tutto ciò che mi circonda, circostanze, pene, per formarne tante conquiste divine”.  Chi vive nel nostro Volere trova la vita negli atti del suo Gesú, e corre sempre in essa la nostra Volontà operante, conquistante e trionfante, e ci dà tale gloria che il Cielo non può contenere.  Quindi, vivi sempre nel nostro Volere, non uscirne giammai se vuoi essere il nostro trionfo e la nostra gloria”.

 

+  +  +  +

 

36-4

Aprile 25, 1938

 

Il segno che regna nell’anima la Divina Volontà, è sentire il bisogno

d’amarlo incessantemente.  Il gran male di non operare il bene nel Voler

Divino.  La piccola fiammella alimentata dalla gran luce di Dio.

 

(1) La mia povera mente corre, vola nel Fiat Divino, e se ciò non faccio mi sento inquieta, senza forza, senza alimento, senza aria per respirare, mi sento senza piedi per camminare, senza mani per operare, senza cuore per amare, e perciò sento il bisogno di correre nel suo Volere per trovare gli atti suoi, per formarmi con essi piedi che corrono, mani che abbracciano tutto e operano, amore senza cuore che prende l’Amore dell’Eterno per non mai cessare d’amare.  Ma mentre pensavo tanti spropositi, il mio sempre amabile Gesú, ripetendomi la sua breve visitina, compiacendosi dei miei spropositi, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non ti meravigliare dei tuoi spropositi, è proprio questo che succede:  Chi vive nella mia Volontà lascia l’essere suo e la sua volontà, entrando nella mia se ne serve delle opere nostre, come per formarsi le nuove membra che ci vogliono per vivere in Essa, perciò acquista nuovi passi, nuovi moti, nuovo amore, per potersi immedesimare con le nostre opere e fare ciò che facciamo Noi.  Perciò il segno più certo che la mia Volontà Divina regna e domina nell’anima, è il moto continuo dell’amore, e perché sa che essa non tiene un amore che mai cessa, né opere molteplici per darmele, per amarmi, essa che fa?  Entra negli interminabili recinti del mio Volere, vede il gran teatro della Creazione, la sontuosità e lo sfarzo dell’amore di cui sono investite, e corre da un’opera nostra all’altra, e va raccogliendo tutto il nostro Amore che abbiamo sparso in tutta la Creazione, se lo mette come in grembo e viene innanzi alla nostra Maestà per darci tante varietà distinte d’amore che abbiamo messo nel creato, e fa risuonare le sue note d’amore nelle svariate note d’amore del nostro Amore creante; ed oh! i contenti che ci dà, le feste che ci apre tra il Cielo e la terra, i mari d’amore con cui circonda il nostro trono, e poi, dopo che ci ha fatto la festa di tutta la Creazione, per amarci maggiormente e con duplicato amore scende dal nostro trono e va spargendo di nuovo, su tutte le cose create, il nostro duplicato amore, e con la Potenza della nostra Volontà che tiene in suo potere, ci fa dire da tutte:  “Amore, amore al nostro Creatore”.  Chi vive in Essa la possiamo chiamare la nostra festa continua, lo sbocco del nostro Amore”.

(3) Poi ha soggiunto con un accento dolente:

(4) “Figlia mia, come la creatura scende nel basso quando non vive nella nostra Volontà, e ancorché facesse il bene, siccome manca la Luce di Essa, la Forza della nostra Santità, il bene che fa resta coperto di fumo che acceca la vista e produce stima propria, vanagloria, amor di sé stesso, si può dire che resta avvelenato, in modo che non può produrre gran bene, né per sé né per gli altri, povere opere buone senza della mia Volontà, sono come campanelli senza suono, come metalli senza l’immagine del re, che non tengono valore di monete, al più si converte in propria soddisfazione.  Ed Io, che molto amo le creature, sono costretto molte volte ad amareggiare il bene che fanno, affinché entrino in loro stessi e cerchino d’operare retti e santi.  Invece, per chi vive nel nostro Volere non vi è pericolo che il fumo della propria stima entri, anche nelle opere più grandi che può fare; essa è la piccola fiammella, alimentata dalla gran Luce che è Dio, e la luce si sa sbarazzare dalle tenebre delle passioni, dal fumo della propria stima; e siccome è luce, tocca con mano che tutto ciò che fa di bene, è Dio che opera nel suo proprio nulla, e se questo nulla non è sgombrato di tutto ciò che non appartiene a Dio, Dio non scende nel basso del suo proprio nulla per fare opere grandi degne di Lui.  Sicché nel nostro Volere neppure l’umiltà vi entra, ma il proprio nulla, conoscersi ch’è nulla e tutto ciò di bene che entra in essa non è altro che l’operato divino; e succede che Dio è il portatore del nulla, ed il nulla è il portatore di Dio.  Perciò, nel mio Volere tutte le cose cambiano per la creatura, non è altro che la piccola luce che deve subire, per quanto può, la gran Luce del mio Fiat, in modo che non fa altro che alimentarsi di Luce, d’Amore, di Bontà, di Santità Divina, che onore essere alimentata da Dio, quindi non è maraviglia che essendo la creatura la piccola fiammella, Dio si alimenti di essa”.

(5) Poi ha soggiunto:  “Oltre, all’amore incessante vi è un altro segno se l’anima vive nel mio Volere e vi regna in essa, e questo è l’immutabilità, non mutarsi mai dal bene al male è solo di Dio; un carattere fermo, costante, né essere facile a cambiare azione, che solo una pazienza divina può avere, la costanza di fare sempre un atto senza mai stancarsi, senza mai provare fastidio, rincrescimento, è solo di Dio.  Ora, chi vive nel nostro Fiat sente la sua immutabilità, e si sente investire di tale fermezza, che non cambierebbe azione, né per il Cielo, né per la terra, si contenterebbe di morire anziché di lasciare e di ripetere continuamente ciò che sta facendo, molto più che ciò che si fa con animo fermo, senza mai cambiarsi, ha tenuto per principio Iddio, quindi sente Dio nell’atto suo, e come ripete l’atto se lo sente scorrere, e anima la sua azione Dio stesso.  Come può mai cessare di ripetere ciò che incominciò insieme col nostro Essere Supremo?  Dovrebbe uscire dalla nostra Volontà per farla cambiare azione; Essa quando opera non cambia mai, così rende chi vive nel suo Volere, ed oh! come si vede subito chi non vive in Essa, oggi vuol fare una cosa, domani un’altra; una volta le piace di fare un sacrificio, l’altra volta lo fugge, non si può fidare di essa, sempre una canna che si muove al soffio dei venti delle sue passioni.  La mutabilità della volontà umana è tanta, che giunge a rendere la creatura lo zimbello di sé stessa, e forse anche degli stessi demoni, ecco perciò chiamo la creatura a vivere nel nostro Volere, perché fosse sostenuta, rafforzata dal nostro, e così potesse far onore alla nostra opera creatrice, perché solo l’uomo è volubile, mentre tutte le altre nostre opere non si cambiano mai, il cielo sta sempre fisso, né si stanca mai di stare disteso; il sole fa sempre il suo corso, né cambia mai azione di dare la sua luce a bene di tutta la terra; l’aria sta sempre in atto di farsi respirare, tutte le cose, come sono state create da Noi, così si mantengono, e fanno sempre la stessa azione, solo l’uomo, col non voler vivere nel nostro Voler Divino, discende dai modi del suo Creatore e non sa condurre a termine le sue opere, quindi non le sa amare né apprezzare, né ricevere il merito delle opere sue”.

 

+  +  +  +

 

36-5

Maggio 2, 1938

 

Come la Divina Volontà chiede in ogni istante la volontà umana per dirle:

Non mi hai negato nulla, né Io posso negarti nulla.  Come forma il suo

maricello d’amore nel Mare Divino.  La Creazione:  Dolce incanto della

manifestazione dell’Amor Divino verso la creatura.

 

(1) Il mio volo continua nel Voler Divino, ed oh! come si resta sorpresa nel vedere che in ogni istante chiede la volontà umana per farne qualcuno dei suoi portenti amorosi, come si resta commossa nel vedere che un Fiat Divino chiede alla creatura la sua volontà umana.  Ed il mio dolce Gesú, nel vedermi commossa, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, è sempre il nostro Amore che con una forza irresistibile ci spinge verso la creatura, e ci mette in atteggiamento di chiedere, come se avessimo bisogno di essa, per dirle:  “Mi hai amato e ti amo, ti sei donato e ti dono”.  Ora, tu devi sapere dove giunge il nostro Amore, ogniqualvolta chiediamo la sua volontà, ed essa ce la dona, tante vite ci dà per quante volte ce la dona, e Noi, per darle l’occasione, il merito di darci, non una volta la sua vita, ma tante volte per quante volte la chiediamo, stiamo sempre in atto di chiederla, e ti pare poco che la creatura possa dirci:  “Tante vite vi ho dato, e non una volta, ma migliaia di volte, per quante volte me l’hai chiesta? ” E Noi non solo l’amiamo con duplicato amore per quante volte ci dà la sua volontà, la rimeritiamo ogni volta, ma ci sentiamo glorificati e amati di più, per quante vite ci ha dato.  Questo non è altro che il nostro Amore esuberante, le finezze, gli stratagemmi, gli eccessi, le follie del nostro Amore operante, che non sa stare senza inventare nuovi modi per aver che ci fare con la creatura e per poter dire:  “Quante volte l’abbiamo chiesta, non ce l’ha negato mai, neppure Noi nulla le possiamo negare”.  Non è questo un tratto d’amore insuperabile che solo un Dio può fare?  Oltre di ciò, il nostro Amore non si arresta, cerchiamo sempre la creatura d’immedesimarla con Noi; come ama nella nostra Volontà, così le facciamo formare il suo piccolo maricello d’amore nell’interminabilità del nostro mare immenso d’Amore, e questo, per sentire che il suo amore sta nel nostro e ama col nostro, sarà più piccolo, e questo lo sappiamo, che l’amore creato non può giungere mai all’Amore Creante, ma il nostro contento indicibile è che ama nel nostro e col nostro Amore, un amore diviso, separato da Noi, non ci può mai piacere né ci può ferire, e poi perderebbe il più bello dell’amore.  E ogniqualvolta ci ama nel nostro Fiat, tanto più cresce il suo piccolo maricello d’amore nel nostro Mare Divino, e Noi ci sentiamo più glorificati e amati nel vedere aumentato l’amore della nostra creatura”.

(3) Dopo ciò, stavo facendo il mio giro nella Creazione per rintracciare tutti gli atti fatti dalla Divina Volontà, ed il mio sempre amabile Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia benedetta, la Creazione è il più dolce incanto della manifestazione del nostro Amore verso le creature, c’è l’azzurro cielo con le sue stelle, il fulgido sole, l’aria, il vento, il mare, sempre fissi, mai si spostano, per dire all’uomo il nostro Amore che mai cessa, vi sono poi nella bassa terra piante, fiori, alberi, la piccola erbetta, che tutti hanno una voce, un moto, una Vita d’Amore del loro Creatore, per dire a tutti, anche il più piccolo filo dell’erba, la storia d’Amore di Colui che li ha creati verso dell’uomo.  Ora, le cose create nella bassa terra pare che muoiono, ma non è vero, anzi risorgono più belle, questo non è altro che la nuova resurrezione dell’Amore di Dio verso le creature, e per fare una dolce sorpresa d’amore, mentre pare che muoiono, risorgono più belle, e mette sotto all’occhio umano il nuovo incanto delle fioriture e dei frutti per essere amato, si può dire che ogni fiore e pianta porta il bacio, il ti amo del suo Creatore a colui che lo guarda e se ne fa possessore.  E perciò il nostro Amore Supremo aspetta che in ogni cosa ci riconosca e ci mandi il suo ti amo, ma invano aspettiamo.  In tutte le cose create, il nostro Essere Supremo manifesta la nostra Potenza, Sapienza, Bontà, Ordine del nostro Amore, e le porgiamo all’uomo, affinché ci ami con amore potente, sapiente, pieno di bontà, cioè, che sia in lui l’immagine del nostro Amore Divino, e questo lo può ricevere chi vive nella nostra Volontà, perché possiamo dire che vive della nostra Vita; invece fuori di Essa, l’amore è debole, la sapienza è insipida, la bontà si cambia in difetti, l’ordine in disordine, povera creatura senza della nostra Volontà, come ci fa pietà.  Molto più che Noi amiamo con amore incessante la creatura, e vuol trovare in essa l’amore che mai cessa, e quando non ci ama forma dei grandi vuoti nell’anima sua del nostro Amore, ed il nostro Amore, non trovando il suo Amore in questi vuoti, non ha dove poggiarsi, resta sospeso, va errante, corre, vola e non trova chi lo riceva, e grida, spasima di dolore e dice:  “Non sono amato, Io amo e non trovo chi mi ami”.

(5) Poi ha soggiunto, con un accento più tenero:  “Figlia carissima, se tu sapessi dove giunge il mio Amore per chi vive nella mia Divina Volontà, mi ameresti tanto che ti scoppierebbe il cuore per la gioia, ed il tuo ed il mio Amore ti farebbero restare consumata, divorata di puro amore per Me.  Or, tu devi sapere che la mia Divina Volontà è la raccoglitrice di tutto ciò che fa la creatura che vive in Essa, tutto ciò che viene fatto nel mio Fiat, non esce, resta nei nostri campi di luce, e la mia Volontà, per dilettarsi, va raccogliendo il moto, l’amore, il respiro, il passo, le parole, i pensieri, tutto ciò che ha fatto nel nostro Volere, per incorporarlo nella nostra stessa Vita; se ciò non facesse ci mancherebbe un respiro, un moto e tutto ciò che ha fatto la creatura nel nostro Volere alla nostra Vita, quindi, essendo parti della Vita nostra, sentiamo come il bisogno che continuino il loro respiro nel nostro, il suo moto, il suo passo nei nostri, perciò chiamiamo chi vive nel nostro Volere:  Respiro nostro, palpito, moto, amore nostro; disgiungere da Noi anche il respiro di chi vive in Esso, non lo possiamo fare né lo vogliamo, ci sentiremmo strappare la Vita, perciò, come si muove, respira, e così di seguito, la mia Volontà si mette in festa e va raccogliendo ciò che fa la creatura, e sente d’amarla tanto, come se Essa contribuisse a formare il respiro, il moto nella creatura, e la creatura come se contribuisse a dare il respiro, il moto a Dio.  Sono gli eccessi e le invenzioni del nostro Amore, che allora è contento quando può dire:  “Ciò che faccio Io fa essa, ci moviamo, respiriamo e amiamo insieme”.  E allora sentiamo la felicità, la gloria, il contraccambio della nostra opera creatrice, che come uscì dal nostro seno paterno in una fiamma d’amore, così ci ritorna, tutta amore nel nostro seno Divino”.

 

+  +  +  +

 

36-6

Maggio 6, 1938

 

Per vivere nel Voler Divino è necessario volerlo e fare i primi passi.  La

Divina Volontà possiede la virtù generativa, e dove regna genera senza

mai finire.  Inseparabilità dalle opere di Nostro Signore per chi vive nel suo Volere.

 

(1) La mia povera mente è sotto una folla di pensieri che riguardano il Voler Divino, mi sembrano tanti messaggeri che portano tante notizie di questo Volere sì santo.  Onde io mi sentivo sorpresa, ed il mio dolce Gesú ritornando alla sua piccola figlia, tutto bontà mi ha detto:

(2)Figlia mia buona, per entrare nella mia Volontà, il modo è semplicissimo, perché il tuo Gesú non insegna mai cose difficili, il mio Amore mi fa adattare molto alla capacità umana, affinché la creatura, senza difficoltà, possa fare ciò che Io l’insegno e voglio.  Ora, tu devi sapere che per entrare nel mio Fiat, la prima cosa indispensabile è voler, sospirare con tutta fermezza che vuole vivere in Esso.  La seconda cosa, fare il primo passo; fatto il primo, la mia Divina Volontà la circonda di luce e di tale attrattivi, che la creatura perde la voglia di fare la sua volontà, perché appena ha fatto un passo e si sente dominatrice, la notte delle passioni, delle debolezze, delle miserie, si è cambiata in giorno, in Forza Divina, quindi sente l’estremo bisogno di fare il secondo passo, il quale chiama il terzo passo, il quarto, il quinto, e così via via.  Questi passi sono passi di luce, la quale l’abbellisce, la santifica, la felicita, le strada la via e le partecipa la somiglianza del suo Creatore, ma tanto, che non solo sente l’estremo bisogno di vivere nel mio Volere, ma se lo sente come vita propria, che non può disgiungersi.  Vedi dunque com’è facile, ma è necessario volerlo come lo vuole la mia Paterna Bontà.  Corredo quella volontà di grazia, d’amore, di bontà, e siccome anch’Io lo voglio, ci metto del mio, e se occorre, la mia stessa Vita per darle tutti gli aiuti, i mezzi, e anche la mia Vita come vita sua per farla vivere nel mio Voler Divino, Io non risparmio nulla quando si tratta di far vivere la creatura nel mio Volere.

(3) Ora figlia mia, è tanto il nostro Amore, che fissiamo diversi gradi di santità e diversi modi di santità e di bellezza per ornare l’anima nella nostra Divina Volontà, ne faremo una distinta dall’altra, distinta nella bellezza, nella santità, nell’amore, ma tutte belle, ma distinte tra loro; alcuni resteranno nel pelago della luce, e godranno i beni che possiede il mio Volere, altri resteranno sotto l’azione della mia Luce operante, e queste saranno le più belle, metteremo tutta la nostra arte creatrice, il nostro atto operante; trovando la creatura nel nostro Volere potremo fare ciò che vogliamo, si presterà a ricevere la nostra Potenza Creatrice, e ci diletteremo a creare bellezze nuove, santità non mai viste, amore che non abbiamo mai dato alla creatura, perché mancava in essa la Vita, la Luce, la Forza del nostro Volere per poterlo ricevere, sentiremo in essa l’eco nostro, la Forza Generativa che sempre genera amore, gloria, ripetizione continua degli atti nostri e della stessa Vita nostra.  La Vita del nostro Fiat è proprio questo generare, e dove Esso regna genera continuamente, senza mai finire, genera in Noi e conserva la Vita, la Virtù Generativa della Trinità Sacrosanta, genera nella creatura dove regna, e genera immagini nostre, amore, santità.  Perciò teniamo ancora da fare molto nell’opera della Creazione, teniamo da riprodurre gli atti nostri, le opere nostre, che serviranno come il più bell’ornamento della nostra Patria Celeste”.

(4) Dopo ciò, la mia mente si sperdeva nel mare del Fiat, il quale tutto mi faceva presente, e tutto mi pareva che fosse mio, come tutto era di Dio.  Ed il mio amato Gesú, come soffocato nelle sue fiamme d’amore ha soggiunto:

(5) “Figlia mia benedetta, chi vive nella mia Volontà è stata sempre inseparabile dal suo Creatore, fin dall’Eternità era già con Noi, il nostro Voler Divino ce la portava in braccia nel nostro seno e ce la faceva amare, corteggiare e godere, e fin d’allora sentivamo il suo amore palpitante in Noi, e ci chiamava al lavoro delle nostre mani creatrici, per farne una delle più belle immagini nostre.  Oh! come godevamo nel trovare nella nostra Volontà in chi potevamo svolgere la nostra opera creatrice.  Ora, tu devi sapere che queste anime che vivono o vivranno nel mio Fiat, essendo inseparabili da Noi, quando Io, Verbo Eterno, nell’eccesso del mio Amore scendevo dal Cielo in terra, loro scendevano insieme con Me e, con a capo la Celeste Regina, formavano il mio popolo, il mio esercito fedele, la mia reggia vivente in cui Io mi costituivo vero Re di questi figli del mio Voler Divino; scendere dal Cielo senza il corteggio del mio popolo, senza regno, dove non potessi dominare con le mie leggi d’amore, non l’avrei fatto giammai.  Per Noi tutti i secoli sono come un punto solo in cui tutto è nostro, tutto troviamo come in atto, perciò Io scendevo dal Cielo come dominatore e Re dei figli miei, mi vedevo corteggiato e amato come sappiamo amare Noi stessi, e fu tanto il mio Amore che li feci restare concepiti insieme con Me, stare senza di essi mi era impossibile, non trovare i figli miei che mi amassero, non l’avrei potuto tollerare, perciò fecero vita insieme nel seno della mia Mamma Sovrana, rinacquero insieme con Me, piangevamo insieme, ciò che facevo Io facevano loro, si camminava, si operava, si pregava, si soffriva insieme, e posso dire che anche sulla croce erano con Me per morire, e per risorgere alla novella vita che Io venni a portare alle umane generazioni.  Perciò il regno della nostra Volontà è già stabilito, sappiamo il loro numero, sappiamo chi sono, il loro nome, già Essa ce li fa sentire palpitanti, ardenti d’amore, oh! come li amiamo e sospiriamo che giunga il tempo di uscirli alla luce del giorno nella nostra stessa Volontà sulla terra.  Quindi i figli del mio Volere avranno in loro potere il mio Concepimento, la mia Nascita, i miei passi, le mie pene, le mie lacrime, e quante volte vorranno restare concepiti, rinati, tante volte lo potranno, sentiranno i miei passi, le mie pene nelle loro, perché nella mia Volontà, la mia Vita, la mia Nascita, si ripete, si rinnova in ogni istante, la possono prendere per loro, la possono dare agli altri, farò ciò che essi vogliano, sapendo che loro non faranno mai ciò che Io non voglio.  Questi nostri figli rinati, cresciuti, formati, alimentati dal nostro Volere, saranno la vera gloria della nostra Creazione, che coroneranno la nostra opera creatrice, e vi metteranno il suggello del loro amore in ciascuna cosa creata per Colui che tutto ha fatto per loro, e che tanto li ha amati”.

 

+  +  +  +

 

36-7

Maggio 10, 1938

 

Come Dio per essere amato, mette nel cuore della creatura il suo Amore

e lo converte in monete.  Le veglie di Gesú, la Paternità Divina e la figliolanza di

chi vive nella Divina Volontà.  Come la scrive a caratteri incancellabile la figlia mia.

 

(1) Sento che il Voler Divino mi chiama in ogni istante perché vuol essere amato, e siccome il mio amore posso chiamarlo goccioline appena, vuol darmi il suo, affinché io abbia mari, non gocce, per dirle che lo amo assai assai.  Che bontà, vuol mettere del suo per avere il contento di poter dire che la creatura lo ama.  Quindi, il mio sempre amabile Gesú ritornando a visitare la povera anima mia, il cuore le batteva forte forte, e stringendomi a Sé fra le sue braccia, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta del mio Amore, Io brucio, mi sento venir meno, deliro perché voglio essere amato, e per ottenere l’intento sai che faccio?  Metto il mio Amore nel cuore della creatura, lo faccio scorrere nella mente, nelle parole, nelle opere, nei passi, e converto tutto questo Amore che le scorre dappertutto in monete d’Amore Divino, e per farla correre come moneta che ci appartiene, vi conia la sua immagine scritta all’in giro:  “Gesú, Re del regno della Volontà Divina”.  Ora, questa moneta d’amore è un mezzo che diamo alla creatura di poter dire con diritto, ti ho amato.  Questo amore convertito dalla nostra Bontà in monete, può comprare ciò che vuole e ama, quindi può comprare la nostra Santità, la nostra stessa Volontà, le virtù nostre, e se vuole altro amore, tiene monete sufficienti come comprarlo, ed oh! come godiamo nel vedere che la creatura non è più povera, ma ricca, e tiene tanto, fin che può giungere a comprare le nostre virtù, la nostra stessa Santità.  Com’è bello vederla che tiene la nostra moneta d’amore, che la rende proprietaria dei nostri stessi beni.  Però questa moneta d’amore la diamo a chi vive nel nostro Volere, perché non ne farà sciupio, la saprà conservare, la moltiplicherà, per poterci sempre più amare e darci un ristoro alle nostre fiamme che ci divorano”.

(3) Onde seguivo il mio giro negli atti del Voler Divino, mi sentivo sofferente e con una veglia che non potevo stare quieta, i minuti mi parevano secoli, che notte eterna, e aspettavo il mio dolce Gesú che venisse a quietarmi, finalmente, dopo molto aspettare, il mio caro Gesú si faceva vedere tutto affannato, e tutto bontà mi ha detto:

(4) “Povera figlia, com’è dura la veglia, non è vero?  Quante volte il tuo Gesú si trova con queste pene sì crude e straziante, quante veglie mi fanno fare le creature, posso dire che sto sempre in veglia e soffro le irrequietezze del mio Amore; se la creatura pecca, me la sento sfuggire dalle mie braccia, ed Io veglio, la guardo e la vedo attorniata dai demoni che fanno festa e giungono a burlarla del bene che ha fatto; povero bene, quanto viene coperto dal fango della colpa, ed Io, siccome l’amo ancora, le mando qualche barlume di luce e veglio, le mando rimorsi per farla rialzare e veglio, i minuti mi paiono secoli, né posso quietarmi se non la vedo ritornare nelle mie braccia, e veglio, veglio sempre, le spio i palpiti del suo cuore, i pensieri della sua mente per suscitare il ricordo di quanto l’amo, macché, invano, e sono costretto a vegliare, che dura veglia; se mi ritorna mi riposo alquanto, altrimenti continua la mia veglia.  Se un’altra vuol fare un bene, e prende tempo e non si decide mai, Io veglio, cerco d’allettarla col mio Amore, con le ispirazioni e anche con le promesse, ma non si risolve, trova tanti pretesti, difficoltà e mi tiene sempre in veglia; quante veglie mi fanno fare le creature, ed in tanti modi.  Ecco la tua veglia, per tenere un poco di compagnia alla mia veglia continua, perciò soffriamo insieme, amami e troverò un piccolo riposo alle tante mie veglie”.

(5) Dopo ha soggiunto con un accento più tenero:

(6) “Figlia delle mie pene, vuoi tu sapere chi non mi dà questa pena sì dura di farmi vegliare?  Chi vive nella mia Volontà, anzi, come si decide di vivere in Essa, Io la dichiaro figlia mia, e chiamo tutto il Cielo, la Trinità Sacrosanta, a festeggiare la nuova figlia che ho acquistato, tutti la riconoscono, perché la scrivo a caratteri incancellabili nel mio cuore, nel mio Amore che sempre arde:  “La figlia mia”.  Ora, nel mio Volere sta sempre con Me, tutto ciò che faccio Io fa essa, quindi, nelle mie rinascite continue rinasce insieme con Me, ed Io la scrivo:  “La figlia della mia Nascita”.  Se la ingratitudine umana mi costringe a piangere, essa piange insieme con Me, ed Io la scrivo fin nelle mie lacrime:  “La figlia delle mie lacrime”.  Insomma, se soffro, se opero, se cammino, la scrivo:  “La figlia delle mie pene, delle mie opere, la figlia dei miei passi,” dovunque la porto scritta.  Ora, tu devi sapere che tra paternità e figliolanza ci sono vincoli incancellabili, nessuno può disconoscere, né nell’ordine soprannaturale né nell’ordine naturale, i diritti di paternità e di figliolanza, sicché, Io come Padre sento il dovere di costituire erede dei miei beni, del mio Amore, della mia Santità, chi con tanta solennità ho dichiarato che è figlia mia, fino a portarla scritta nel mio cuore divino.  Col non amarla mi sentirei che defraudassi il mio Paterno Amore, quindi non lo posso.  Essa, poi, tiene il dovere d’amarmi e di possedere i beni del Padre suo, di difenderlo, di farlo conoscere e mettervi la vita affinché nessuno mi offendesse.  Ed oh! com’è bello vedere questi figli miei che vivono nel mio Volere, che giungono a dirmi:  “Padre mio, hai vegliato troppo, già sei stanco, riposati, e per fare che il tuo riposo ti sia dolce, dolce, riposati nel mio amore, ed io mi metterò in veglia, prenderò il tuo posto presso le anime, chi sa mi riesca di farti trovare qualcuna quando tu ti svegli”.  Ed Io mi fido di loro e mi riposo alquanto.  Che cosa non può fare chi vive nella mia Volontà?  Può farmi tutto, perché la sua luce la fa stare a giorno di tutte le mie pene, ed Io faccio tutto ad essa, ci alterniamo a vicenda la veglia ed il riposo.  Com’è bello il vivere nel mio Volere, già la creatura si mette nelle stesse condizioni, ciò che vogliamo Noi vuole essa, e questa è la cosa più santa, più grande, più nobile, piena di maestà e di purezza:  Volere ciò che Dio vuole.  Nessun altro atto più giunge ad una altezza così sublime, e un valore che non finisce mai, volere ciò che vuole Dio; Dio è Santo e Puro, è Ordine, é Bontà, volere ciò che Dio vuole, la creatura vuole ciò che è santo, puro, buono, e con la pienezza dell’ordine, si sente rinata in Dio, fa ciò che fa Dio, Dio fa tutto, abbraccia tutto, si muove in tutti, ed essa è concorrente a ciò che fa Dio, può fare mai bene maggiore?  Perciò il vivere nel mio Volere, non vi è cosa che lo possa né raggiungere né sorpassare, quindi vivi sempre nel mio Fiat e saremo felici, tu ed Io”.

 

+  +  +  +

 

36-8

Maggio 15, 1938

 

La parola di Dio è vita e racchiude tutti i secoli.  Come guarda in

una tutte le umane generazioni.  Gesú non sa che fare con chi non

l’ama.  Come nelle necessità delle creature si fa trovare Gesú.

 

(1) Mi sentivo immersa nel Voler Divino, la sua luce mi faceva comprendere tante verità, ma mi sentivo incapace di chiuderle nella mia mente sì piccola, con una ripugnanza di manifestarle e di scriverle sulla carta, ed il mio dolce Gesú, visitando la povera anima mia, tutto tenerezza e compassionando la mia incapacità, mi ha detto:

(2) “Povera figlia, innanzi all’immensità del mio Volere si confonde e vorrebbe starsi in dolce riposo per godersi le gioie, la sua felicità, di cui ti senti riempita; ma no figlia mia, ci vuole pure il lavoro, in Cielo c’è sempre gioia, ma in terra c’è un’alternativa di gioie e di lavoro; per te il manifestare, lo scrivere, è lavoro, l’entrare nella mia Volontà è possedere le gioie più pure è la felicità più grande, però nel lavoro non ti lascio mai sola, faccio più Io che tu, senza di Me non avresti potuto farlo.  Ora, tu devi sapere che il nostro Amore è tanto, che la nostra Bontà quando si decide di uscire una parola, di manifestare una verità fuori dalla nostra Maestà Suprema, formiamo l’atto in Noi stessi, racchiudiamo il bene che deve produrre quella verità che usciamo.  Quando tutto è maturato e completato, il bene che dobbiamo dare alle creature in virtù di quella verità che manifestiamo, allora la porgiamo alla creatura, come portatrice del bene che vogliamo dare alle umane generazioni.  Quindi, la nostra parola racchiude tutti i secoli, e siccome le nostre parole sono vite, posseggono la forza creante, dovunque può giungere, si sentiranno creare la vita ed il bene che la nostra verità è portatrice.  Quindi, arrestare le nostre parole col non manifestarle, vuol dire arrestare tutto il bene e le tante nostre Vite che le nostre parole possono produrre.  Ed Io so figlia mia, che neppure tu lo vorresti, darmi questo dispiacere ed impedire questo gran bene alle umane generazioni, non è vero?  Chi mi ama non sa negarmi nulla, neppure il sacrificio della propria vita, perciò sii attenta, né volerti rendere responsabile di tante nostre Vite Divine che devono prendere vita nelle creature”.

(3) Onde dopo mi sentivo sofferente, ma tanto, come se volessi dare l’ultimo respiro; Gesú ha corso subito per sostenermi nelle sue braccia, e mi ha detto:

(4) “Che, te ne vuoi venire? ”

(5) Ed io:  “Sì, volesse il Cielo che ti decida a portarmi”.

(6) E Gesú:  “Figlia mia, e della terra che ne facciamo? ”

(7) Ed io:  “Non so nulla, né sono buona a nulla, e poi, che interessa a me la terra? ”

(8) E Lui ha ripreso:  “Figlia mia, eppure deve interessarti, perché interessa al tuo Gesú, ed il mio ed il tuo interesse dev’essere uno solo.  Or, tu devi sapere ch’è subito ancora e non del tutto si è manifestata la Divina Volontà, perché quanto più si manifesta, tante più anime vengono prese nella rete della sua luce, non solo, ma quanto più viene maturata e cresce in una creatura, tanto più diritto acquistano di riceverla, e Noi più ci sentiamo trasportati di aggraziare le umane generazioni, di far possedere la Vita della nostra Volontà, perché la nostra Bontà, il nostro Amore è tanto, che in una creatura guardiamo tutte, e per amor di una facciamo bene a tutte.  Ma a chi ridonda il bene di tutti?  A chi è stata la prima a ricevere quel bene, chi ha avuto il bene di ascoltarci e ha tenuto conto delle nostre verità, più che se fossero vita propria, e chi non curando la propria vita, pronta a sacrificarla in ogni istante per amor nostro per farci fare quello che volevamo fare di essa.  Questo ha tanta forza sul nostro Ente Supremo, ci trasporta tanto, che basta una per fare che tutte ricevano quel bene.  Molto più che le umane generazioni sono vincolate insieme, più che membra al corpo; quindi, non è maraviglia che un membro sano e buono faccia scorrere i suoi umori vitali e santi nelle altre membra.  Perciò la forza di una sola creatura che vive nella nostra Volontà è onnipotente, ed è tanta che può travolgere Cielo e terra, riunire tutti e vincere Dio e le creature.  Quindi lasciami finire, e poi ti porterò subito”.

(9) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, quanto più uno soffre, tanto più sente il bisogno di essere amato.  Il più che ha sofferto sono Io; quindi, le mie pene, il mio sangue versato, le mie lacrime, si cambiano in voci amorose, supplichevoli, ché voglio essere amato da chi amai tanto, che mi fece tanto penare e piangere.  E chi mi ama mi porta il più dolce refrigerio alle mie pene, mi rasciuga le lacrime, ed il mio sangue si converte per loro in un bagno d’amore.  Ma sai tu chi cambia le mie pene, le mie lacrime in gioie, in contenti?  Chi vive nella mia Divina Volontà, perché in essa trovo l’Amore che mi ama sempre, il quale è sostegno delle mie pene, il mio refrigerio continuo, e mi sento come un Re vittorioso, che sebbene ferito ho vinto con le armi delle mie pene e del mio Amore la volontà della creatura.  Oh! come mi sento felice nel sentirmi amato e far vita insieme per chi ho sostenuto una sì dolorosa e sanguinosa battaglia, molto più che creai il tutto per essere amato, e se mi manca l’amore non so che farne della creatura, perché non trovo ciò che Io voglio; al più ci può essere diversità d’amore, ci può essere amore di riparazione, amore di compassione, amore d’imitazione, ma sempre amore voglio; se non trovo l’amore non sono cose per Me, e siccome l’amore è figlio della mia Volontà, se trovo il figlio trovo la Madre, quindi trovo tutto e ciò che a Me appartiene, perciò mi riposo e mi felicito in essa, ed essa si felicita e si riposa in Me, e ci amiamo d’un solo Amore”.

(10) Ed io:  “Mio amato Gesú, se tanto brami d’essere amato e che le creature operino ciò che Tu vuoi, perché non le abbondi tanto delle tue grazie, in modo che sentano la forza di operare e di amarti come Tu vuoi? ”

(11) E Gesú:  “Figlia mia, allora mi sento di dare alle creature la forza necessaria, anzi le sovrabbondo nell’atto che si muovono ad operare quello che voglio, non prima.  Cose inutili non so dare, perché mi darebbero più conto se sentono la forza e non fanno ciò che Io voglio.  Quanti, prima di fare un’azione si sentono impotenti; come si mettono nell’atto di operare, così si sentono investiti di nuova forza, di nuova luce; sono Io che li investo, perché Io non manco mai alla forza necessaria che ci vuole per fare un bene; la necessità mi lega e mi costringe, se è necessario, a fare insieme ciò che fa la creatura.  Perciò le vere necessità sono Io, Io che le voglio, ed Io mi trovo sempre insieme con loro nelle necessità.  Se ciò che fanno non è necessario, Io mi metto da parte e lascio fare a loro stessi”.

(12) Dopo ciò pensavo tra me:  “Come sono miserabile, mi sento come se nulla avessi fatto per Gesú.  A tante sue grazie, chi sa come dovrei amarlo, invece sono fredda, è vero che non so amare altro che Gesú, ma dovrei essere tutta una fiamma, e non sono”.  Ma mentre ciò pensavo, è ritornato, e dolcemente mi ha rimproverato dicendomi:

(13) “Figlia mia, che fai, vuoi perdere tempo?  Non sai che quello che ti deve stare a cuore è fare e conoscere se stai nella mia Volontà?  In Essa tutto è amore:  Il respiro, il palpito, il moto, la stessa volontà umana non vuole sapere altro che amarmi.  La mia Volontà, gelosa di questa creatura le forma l’aria d’amore, in modo che non respira altro che amore; ed il tuo Gesú non guarda mai il sentire della creatura, molte volte la può tradire; invece Io guardo la volontà e ciò che vuole essa, e quello mi prendo; quante cose si sentono e non si fanno, invece, se si vuole, tutto è fatto.  E poi, nella mia Volontà non si perde nulla.  Essa, per chi vive in Essa, numera tutto:  I respiri, i palpiti, il piccolo ti amo; tutto ciò che si fa in Essa resta scritto con caratteri di luce incancellabile, e formano la stessa Vita del mio Volere in essa, e molte volte i doni che le ho dati, gli atti che ha fatto, restano nascosti come sue proprietà nel fondo della volontà, e quindi si sente come se non avesse fatto nulla; ma non è vero, alle circostanze si fanno sentire che la luce più che sole sta nell’anima sua, la santità sta al suo posto d’onore, le virtù stanno tutte in atto di dare l’eroismo se ci fosse il bisogno d’esercitarle.  La mia Volontà sa mantenere l’armonia, il suo ordine divino, dove Essa regna, e tutto ciò che si fa acquista l’impronta dell’Eterno, perciò vivi in Essa e non ti dar pensiero di nulla, anzi penserà al tuo bene più Essa che tu”.

 

+  +  +  +

 

36-9

Maggio 17, 1938

 

L’anima è la voce, il canto e le mani per suonare, il corpo è l’organo.

Il Voler Divino vuole i più piccoli atti per far scorgere il suo Sole.  Semina

che fa il sole alla terra, semina che fa la Santissima Volontà, sposalizio

che Dio prepara con le sue verità.

 

(1) Continuando il mio volo nel Voler Divino, mi sento che mi investe dentro e fuori, e vuol prendere il suo posto regio nei più piccoli atti miei, anche naturali, e forse anche sugli stessi miei nonnulli, e se ciò non facesse, non può dire che la pienezza della sua Volontà regna nella creatura.  Ora, il mio caro Gesú, ripetendo la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia, tutto uscì da Noi e plasmato dalle nostre mani creatrici, l’anima ed il corpo, perciò tutto dev’essere nostro, l’uno e l’altro; anzi, facemmo del corpo l’organo, e ogni atto che doveva fare, fatto per compiere la Divina Volontà, doveva formare un tasto, il quale doveva racchiudere tante note e concerti di musica distinte tra loro, e l’anima doveva essere colei che con l’unione del corpo doveva formare la voce, il canto, e toccando questi tasti doveva formare le musiche più belle.  Ora, un organo senza di chi suona, sembra un corpo morto, non diverte né alletta nessuno, e chi si intenda di musica, se non tiene lo strumento per suonare, non può esercitare la sua arte di musicista.  Sicché ci vuole chi parla, chi si muove, chi tiene vita per formare le belle musiche, ma ci vuole ancora lo strumento che contiene tasti, note e altro; necessario l’uno e l’altro.  Tale è l’anima ed il corpo, c’è tale armonia, ordine, unione, che l’uno non può fare senza dell’altro.  Perciò sto attento, ti vigilo i tuoi passi, le tue parole, il muovere delle tue pupille, i tuoi più piccoli atti, acció la mia Volontà abbia la sua Vita, il suo posto.  Noi non badiamo se l’atto sia naturale o spirituale, se sia grande o piccolo, ma stiamo attenti a guardare se tutto è nostro, se il nostro Volere ha fatto sorgere il suo Sole di Luce, di Santità, di Bellezza, d’Amore, e ce ne serviamo anche dei piccoli atti di essa per formare i nostri portenti più prodigiosi, i quali formano le scene più belle per tenerci divertiti.  Non fu sul nulla che formammo le meraviglie, l’incanto di tutta la Creazione?  Non fu sul nulla che formammo tante armonie, perfino la nostra immagine che ci somiglia, nella creazione dell’uomo?  Figlia mia, se la creatura doveva darci solo ciò che è spirituale, poco poteva darci; invece, col darci anche i suoi piccoli atti naturali, può darci sempre, stiamo in continui rapporti, l’unione tra Noi ed essa non si spezza mai.  Molto più, che le cose piccole sono sempre fra le mani, alla portata dei piccoli e dei grandi, degli ignoranti e dei dotti.  Il respirare, il muoversi, il servire sé stesso nelle cose personali, è di tutti e non cessano mai, e fatto per amarci, per far formare la Vita della Divina Volontà in essi, è il nostro trionfo, la nostra vittoria e lo scopo per cui li abbiamo creati.  Vedi dunque come è facile il vivere nel nostro Volere, non deve fare cose nuove, ma quello che fa, cioè, svolgere la sua vita come l’abbiamo dato nella nostra Volontà”.

(3) Dopo ciò, il mio dolce Gesú continuò a dirmi:

(4) “Figlia mia, come il sole ogni giorno semina luce, calore, dolcezza, profumi, colori, fecondità, diversità di gusti, e con ciò abbellisce tutta la terra, e solo che tocchi con la sua luce e plasmi col suo calore, feconda le piante, matura e raddolcisce i frutti, dà la varietà dei colori e profumi ai fiori, tanto da formare il dolce incanto alle umane generazioni, così chi vive nella mia Volontà, superando Essa in modo insuperabile la semina che fa il sole, semina sopra di chi vive in Essa, Luce, Amore, varietà di Bellezza, Santità, dando a ciascun seme la fecondità Divina, ed oh! com’è bello vedere questa creatura abbellita, fecondata dalla nostra semina divina, come resta speciosa, da formare l’incanto alle nostre pupille divine.  Ora figlia mia, come la terra, il fiore, le piante, per ricevere la semina del sole devono sottoporsi a ricevere il contatto della sua luce e del suo calore, altrimenti il sole resterebbe nell’altezza della sua sfera, senza poter fare la sua semina alla terra, la quale resterebbe sterile, senza fecondità e senza bellezza, perché per dare e ricevere un bene ci vuole l’unione, l’accordo d’ambo le parti, senza della quale l’uno non può dare e l’altro non può ricevere, così l’anima, per ricevere la semina della mia Volontà deve vivere in Essa, deve stare sempre unita con sommo accordo, deve farsi plasmare per ricevere la nuova Vita che vuol dare, altrimenti fa come il sole, non semina, e la creatura resta sterile, senza bellezza, sotto le tenebre della sua volontà umana.  Ecco perché voglio l’anima a vivere nel mio Volere, non solo per seminare, ma per fare che la mia semina non vada perduta, facendomi Io stesso coltivatore, per poter produrre le più svariate bellezze”.

(5) Poi ha soggiunto con più tenerezza d’amore:

(6) “Figlia mia buona, il mio Amore vuole sempre più vincolarsi con la creatura, e quante più verità manifesta sulla mia Volontà, tanti più vincoli d’unione metto tra Dio ed essa, e come manifesta le verità, così prepara lo sposalizio tra Dio e l’anima; e quanto più manifesta, con tanta più pompa e con sfarzo verrà fatto lo sposalizio.  Vuoi sapere?  Le mie verità serviranno come dote per potersi sposare con Dio, lo faranno conoscere chi è colui che si abbassa, e che solo il suo Amore lo induce, fino a vincolarsi con nodo di sposalizio.  Le mie verità toccano e ritoccano la creatura, la plasmano, le formano la nuova vita, le restituiscono e abbelliscono la nostra immagine e somiglianza quando da Noi fu creata; le imprime il suo bacio d’unione inseparabile.  Una nostra verità può formare un mare di prodigi e di creazioni divini in chi ha il bene di ascoltarla, essa può cambiare un mondo intero da perverso, in buono e santo, perché è una Vita nostra che viene esposta a bene di tutti, è un nuovo sole che facciamo sorgere nelle intelligenze create, il quale a via di luce e di calore si farà conoscere, per trasformare in luce e calore chi ha il bene di ascoltarla.  Perciò, occultare una verità che Noi con tanto amore usciamo fuori dal nostro Seno Paterno, è il più gran delitto, e priva le umane generazioni del bene più grande.  Oltre di ciò, chi vive nel nostro Volere, sposandosi con Noi, forma la festa a tutti i santi; tutti prendono parte alle nozze divine, ed in virtù di questa creatura hanno una festa tutta propria in Cielo e un’altra in terra.  Ogni atto che fa la creatura che vive nel nostro Volere, è una festa e una mensa che imbandisce alle regioni celesti, ed i santi la ricambiano con nuovi doni e l’impetrano da Dio che le manifeste altre verità, per allargare sempre più i confini della dote che Dio le ha dato”.

 

+  +  +  +

 

36-10

Maggio 19, 1938

 

La Divina Volontà forma la paralisi a tutti i mali, e l’umano volere

paralizza i beni.  Come amare è possedere.  Come viene formato Dio

nella creatura e la creatura in Dio.  Timori sugli scritti.

 

(1) Sono sempre nel mare del Voler Divino, il quale, come se mi volesse mettere in guardia di stare attenta, di non fare entrare in me il povero ed irrequieto volere umano.  Io sono restata impensierita, ed il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, fatti coraggio, non temere, la Virtù, la Potenza della mia Divina Volontà è tanta, che come si entra in Essa per vivere, così restano paralizzati tutti i mali, paralizzate le passioni, i passi e le opere cattive, la volontà umana subisce tale sconfitta da sentirsi morire, ma senza morire; ma però comprende con suo grande contento, che mentre si sente paralizzare il male, si sente risorgere la vita del bene, la luce che mai si spegna, la forza che mai vien meno, l’amore che sempre ama; sorge in essa l’eroismo del sacrificio, la pazienza invitta, posso dire che la mia Volontà mette il basta ai mali della creatura, perché non vi è principio e vita di bene, se non che dalla mia Volontà.  Ora, se il mio Fiat tiene il potere di paralizzare i mali, il volere umano, quando domina solo nella creatura, ogni bene resta paralizzato.  Povero bene sotto la paralisi del volere umano, vuole camminare, e si trascina appena; vuole operare, e si sente cadere le braccia; vuole pensare il bene, e si sente intontito e come scimunito.  Sicché la volontà umana senza della mia, è il principio di tutti i mali e la rovina totale della povera creatura”.

(3) Onde dopo, il mio amato Gesú ha soggiunto con un accento commovente:

(4) “Figlia mia, chi mi vuol possedere mi deve amare.  Amare e possedere è lo stesso; come tu mi ami, così resto formato nell’anima tua, e come ritorni ad amarmi, così cresco, perché solo l’amore mi fa crescere, e come ripeti il tuo amore, così mi faccio conoscere per farmi amare di più.  Sicché come tu mi ami, così mi faccio sentire quanto ti amo.  Ora, come tu mi ami, Io amo te e ti posseggo, e come ci alterniamo nell’amarci, così resti formata in Me, cresci, ti alimento col mio Amore, ti formo nella Vita del mio Volere, ti inondo coi miei mari d’amore per farti sentire quanto ti amo, con quanta tenerezza ti cresco nel mio cuore, come ti tengo, geloso, custodita, affinché tu mi ami di più, e usi con Me quella stessa tenerezza che ti faccio Io, col tenermi custodito e con gelosia d’amore, la quale è tutt’occhio, tutta attenzione di darmi la sua vita in ogni istante per amarmi, per rendermi felice e contento nell’anima sua, come la rendo felice e contenta nel cuor mio.  L’amore vuole andare di pari passo; se ama e non è amato, sente l’infelicità, l’amarezza di chi lo dovrebbe amare e non l’ama.  Perciò amami sempre e se vuoi amarmi davvero, amami nel mio Volere, nel quale troverai l’amore che non cessa mai, e mi formerai catene sì lunghe d’amore da imprigionarmi, in modo da non sapermi sprigionare dal tuo amore”.

(5) Dopo ciò pensavo al grande sacrificio di scrivere, le mie ripugnanze, le lotte che ho subito per mettere penna sulla carta, che solo il pensiero di dispiacere il mio caro Gesú mi faceva fare il sacrificio di ubbidire a chi mi comandava di farlo, eppure dicevo tra me:  “Chi sa dove, dove andranno a finire, in mano a chi potranno andare, chi sa quanti cavilli, quante opposizioni faranno, quanti dubbi.  E mi sentivo irrequieta, la mia mente era funestata da tale apprensione, che mi sentivo morire.  Ed il mio dolce Gesú, per quietarmi, è ritornato dicendomi:

(6) “Figlia mia, non ti turbare, questi scritti sono i miei, non tuoi, ed in mano a chi potranno andare, nessuno potrà toccarli per sciuparli; Io li saprò custodire e difendere, perché è roba che mi appartiene, e chiunque li prenderà con buona e retta volontà, troverà una catena di luce e di amore, con cui amo le creature.  Questi scritti li posso chiamare sfogo del mio Amore, follie, deliri, eccessi del mio Amore, con cui voglio vincere la creatura, affinché mi ritorni nelle mie braccia, per farle sentire quanto l’amo.  E per maggiormente farle conoscere quanto l’amo, voglio giungere all’eccesso di darle il gran dono della mia Volontà come vita, perché solo con Essa l’uomo potrà mettersi al sicuro e sentire le fiamme del mio Amore, le mie ansie di quanto lo amo.  Sicché, chi leggerà questi scritti con l’intenzione di trovare la verità, sentirà le mie fiamme e si sentirà trasformato in amore, e mi amerà di più; chi poi li leggerà per trovare cavilli e dubbi, la sua intelligenza, dalla mia luce e dal mio Amore resterà accecata e confusa.

(7) Figlia mia, il bene, le mie verità, producono due effetti, uno contrario all’altro:  Ai disposti è luce per formare l’occhio nella sua intelligenza, e vita, per dare la vita di santità che le mie verità racchiudono; agli indisposti le acceca e li priva del bene che le mie verità racchiudono”.

(8) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, fatti coraggio, né volerti turbare, ciò che ha fatto il tuo Gesú era necessario al mio Amore e all’importanza di ciò che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà.  Posso dire che doveva servire alla mia stessa Vita e a farmi compiere l’opera della Creazione, perciò era necessario che al principio di questo tuo stato, usassi con te tanti stratagemmi d’amore; usai tante intimità con te che dà dell’incredibile, come Io giunsi a tanto e ti feci pure tanto soffrire, per vedere se tu ti sottoponevi a tutto, e poi ti affogavo con le mie grazie, col mio Amore, e ti sottoponevo di nuovo alle pene, per essere sicuro che tu non mi avresti negato nulla, e questo per vincere la tua volontà.  Oh! se Io non ti avessi mostrato quanto ti amo, non ti avrei largito tante grazie, credi tu che era facile che ti saresti sottoposta a questo stato di pena e per sì lungo tempo?  Era il mio Amore, le mie verità, che ti tenevano e ti tengono ancora come calamitata in chi tanto ti ama.  Però tutto ciò che ho fatto al principio di questo tuo stato era necessario, ché doveva servire come fondo, come decenza, decoro, preparazione, santità e disposizione alle grandi verità che ti dovevo manifestare sulla mia Divina Volontà.  Perciò degli scritti avrò più interesse Io che tu, perché sono i miei, e una sola verità sul mio Fiat, mi costa tanto, che supera il valore di tutta la Creazione, perché la Creazione è opera mia, invece la mia verità è Vita mia, e Vita che voglio dare alle creature; e lo puoi comprendere da ciò che hai sofferto e dalle grazie che ti ho fatto per giungere a manifestarti le mie verità sul mio Santo Volere.  Perciò quietati e amiamoci figlia mia, non spezziamo il nostro amore, perché ci costa assai a tutti e due, tu col tenere la tua vita sacrificata a mia disposizione, ed Io col sacrificarmi per te”.

(9) Con tutto il parlare di Gesú non mi sentivo pienamente quieta, nell’atto del suo parlare mi è ritornata la pace; ma dopo, ripensando a ciò che mi è successo in questi giorni, che non è necessario qui dirlo, sono ritornata a turbarmi.  Onde per circa due giorni, il mio dolce Gesú ha fatto silenzio, perciò mi sentivo sfinita di forza, con una debolezza estrema; ed il mio amato Gesú, avendo di me compassione, tutto bontà mi ha detto:

(10) “Povera figlia mia, stai digiuna, perciò ti senti sfinita di forze, sono due giorni che non prendi cibo, perché non stando tu in pace, Io non potevo darti il cibo delle mie verità, perché esse, mentre alimentano l’anima, comunicano anche la forza al corpo; molto più che stando turbata non mi avresti capito, né saresti disposta a prendere un cibo sì prelibato, perché tu devi sapere che la pace è la porta da dove entrano le verità, ed il primo bacio ed invito che le fanno le creature per ascoltarle e per farle parlare.  Quindi, se vuoi che ti dia molto cibo, ritorna al tuo stato pacifico.  Anzi, in questi giorni che tu eri turbata, il Cielo, gli angeli, i santi, stavano come tremebondi su di te, perché sentivano un’aria malsana uscire da te, che a loro non apparteneva, perciò tutti hanno pregato che ti ritornassi la perfetta pace.

(11) La pace è il sorriso del Cielo, la sorgente da dove scaturiscono le gioie celesti.  E poi, il tuo Gesú non è mai turbato; per quante offese mi possono fare, posso dire:  Il mio trono è la Pace.  Così voglio te, tutta pacifica.  Figlia mia, anche nel modo ci dobbiamo adattare, assomigliare; pacifico Io, pacifica tu; altrimenti il regno della mia Volontà non potrà stabilirsi in te, perché Essa è regno di pace”.

 

+  +  +  +

 

36-11

Maggio 27, 1938

 

Gli atti ripetuti e continui vincolano più Dio alla creatura, e formano la forza

dell’anima.  Come è bello vivere nel Voler Divino.  Come Dio stesso la prega.  Pioggia

d’amore che Dio fa sopra le creature e pioggia d’amore che fa chi vive nel Fiat.

 

(1) Sento il bisogno di chiudermi nel Voler Divino per continuare la mia vita in Esso, oh! come amerei che m’imprigionasse nella sua luce, affinché nulla vedessi e sentissi che ciò che riguarda la sua Volontà.  Ed il mio amato Gesú, ritornando a visitare la povera anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, qui ti voglio, nel mio Volere imprigionata, affinché tutte le altre cose non abbiano vita in te.  Or, tu devi sapere che tutta l’armonia della creatura sta nella continuazione dei suoi atti buoni fatti nel mio Volere.  Un atto non forma armonia né varietà di bellezza, invece tanti atti continui uniti insieme, chiamano l’attenzione di Dio, il quale si mette in attesa di aspettare gli atti della creatura, e come li va formando, così le comunica a chi la bellezza, a chi la santità, ad altri la bontà, la sapienza, l’amore; insomma, restano dotati da Dio coi suoi fregi e qualità divine.  Gli atti ripetuti, nella creatura formano la forza dell’anima, legano di più Dio alla creatura, formano il Cielo nel fondo dell’anima, e come va ripetendo i suoi atti, chi si forma stella, chi sole, chi vento che geme e soffia d’amore, chi mare che mormora continuamente amore, gloria, adorazione al mio Creatore, insomma, si vede l’atmosfera in essa copiata.  Invece, quando gli atti non sono continui e ripetuti, manca la forza unica, che l’uno è forza dell’altro, manca il modo divino che quando fa un atto non cessa mai di farlo, lo sostiene con la sua forza creante in atto di farlo continuamente.  E poi, un atto solo non ha formato mai santità; gli atti quando non sono continui, non hanno forza, non posseggono la vita dell’amore, perché il vero amore non dice mai basta, non si arresta mai, e se dice basta si sente morire.  E poi, sono gli atti continui e ripetuti che formano le belle sorprese al Cielo, ché mentre giunge un atto e se lo stanno godendo, un altro ne giunge; non fa altro che mandare continui atti al Cielo, i quali formano l’incanto della patria celeste.  Perciò nel mio Volere c’è sempre da fare, né si può perdere tempo”.

(3) Poi, con un accento più tenero e più forte d’amore, ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, come è bello quando un’anima ama di fare la Divina Volontà, il Cielo si abbassa e tutti si atteggiano a venerare e adorare il Voler Supremo, perché veggono la sua Maestà, Altezza e Potenza racchiusa nel piccolo cerchio della creatura; e per fare che?  Per fare ciò che fa nella sua Reggia Celeste, per fare pompa del suo Amore e delle sue opere, si sente tanto onorata, che si atteggia a Regina per avere tante vite di Regine per quanti atti fa la creatura; nel suo Volere sente il suo regime Divino, il suo scettro imperante, che svolge coi suoi modi regali; la creatura gli rende gli onori che gli convengono.  E siccome il mio Fiat abbraccia tutti, si sente talmente glorificato come se tutti lo facessero regnare; perciò, bellezza più rara non possiamo trovare, amore più grande non possiamo ricevere, prodigi più strepitosi non possiamo operare, che solo in chi ama di vivere nel nostro Volere.

(5) E’ tanto il mio desiderio che l’anima viva nel mio Volere, le mie ansie, i miei sospiri ardenti, che le vo ripetendo all’orecchio del cuore:  “Deh! contentami, non mi fare più sospirare, se tu vivrai nel mio Fiat cesserà per te la notte, godrai il pieno giorno; anzi, ogni atto fatto in Esso sarà un nuovo giorno, portatore di nuove grazie, di nuovo amore, e gioie inaspettate; tutte le virtù ti festeggeranno, terranno il loro posto d’onore come tante principesse che corteggeranno il tuo Gesú e l’anima tua; mi formerai in te il mio trono di luce fulgidissima, dove Io dominerò come Re dominante, in cui ho formato il mio regno, e con tutta libertà dominerò tutto l’essere tuo, anche il tuo respiro.  Ti corteggerò di tutte le opere mie, delle mie pene, dei miei passi, del mio Amore, della mia stessa Forza, che ti serviranno di difesa, di aiuto e di alimento; non vi è cosa che non ti darò se vivi nella mia Volontà”.

(6) Ora, tu devi sapere che il nostro Ente Supremo tiene la creatura sotto una pioggia dirotta d’amore, tutte le cose create le piovono addosso amore:  Il sole le piove luce d’amore; il vento le piove soffi, ondate, freschezze e carezze d’amore; l’aria le piove vite continue d’amore; la mia Immensità che l’involge, la mia Potenza che la sostiene e la portano come nelle sue braccia, il mio atto creante che la conserva, le piovono amore immenso, amore potente, amore che crea in ogni istante amore, stiamo sempre sopra della creatura per involgerla e affogarla d’amore.  Perciò ci fa dare in delirio a tanto nostro Amore, e la creatura non si fa vincere ad amarci, qual pena, qual dolore! Ma vuoi sapere tu chi ha esatta conoscenza di questa nostra non mai interrotta pioggia d’amore?  Noi stessi che la facciamo a chi vive nel nostro Volere, essa sente la nostra continua pioggia d’amore, molto più che vivendo in Esso tutto è suo, ed essa per darci il contraccambio, non sapendo che fare per farci la sua pioggia d’amore, prende tutte le cose create, la nostra Immensità e Potenza, la nostra Virtù Creante, che sta sempre in atto di creare e solo perché amiamo, si eleva nella nostra stessa Volontà e ci piove addosso, sul nostro Essere Divino, amore di luce, carezze d’amore, amore immenso e potente, come se volesse renderci la pariglia di portarci nelle sue braccia per dirci:  “Vedi quanto ti amo, Voi portate me ed io porto Voi, tengo in mio potere la vostra Immensità e Potenza che mi dà la virtù di potervi portare”.  Figlia mia, tu non puoi comprendere qual refrigerio proviamo, come le nostre fiamme restano rinfrescate e alleggerite sotto questa pioggia d’amore che ci fa la creatura, è tanto il nostro contento, che ci sentiamo come pagati di avere creata tutta la Creazione, e pagati con la nostra stessa moneta d’amore, con cui l’abbiamo tanto amato.  Il nostro Amore tiene virtù di far sorgere nella creatura monete sufficienti e sovrabbondanti per pagarci di ciò che le abbiamo dato e fatto per essa.  Onde, nel pelago della nostra gioia le diciamo:  “Dimmi, che vuoi?  Vuoi che inventiamo altri stratagemmi d’amore?  Per te lo faremo.  Dì, dì, che vuoi?  Ti contenteremo in tutto, nulla ti negheremo, negarti qualche cosa, non contentarti in tutto, sarebbe come se lo negassimo a Noi stessi, e come se volessimo mettere uno scontento nelle nostre gioie che mai finiscono.  Perciò, in chi vive nel nostro Volere tutto troviamo, ed essa trova tutto in Noi”.

 

+  +  +  +

 

36-12

Giugno 5, 1938

 

Il segno se la creatura vive nel Voler Divino, se sente la sua Vita

in essa, il suo atto operante che è il più gran dono cha fa alla creatura.

Accentramento di Dio nella creatura, e della creatura in Dio.

 

(1) Il mio volo continua nel Voler Divino, mi sento che vuol respirare, palpitare, muoversi e pensare in me, mi pare che mette da parte la sua Immensità, la sua Altezza e profondità, la sua Potenza, e s’impicciolisce in me per fare come faccio io; pare che si diletta di scendere dalle sue altezze per abbassarsi in me e respirare come respiro io, palpitare e muoversi nel mio moto, mentre fuori di me resta sempre quello che è, Immenso e Potente, che tutto investe e circonda.  Onde la mia mente, mentre volevo goderlo dentro di me, per dare la mia vita e ricevere la sua, voleva pure uscire fuori di me per percorrere la sua Immensità, Potenza, Altezza e profondità, di cui non si trovano i confini.  Che abisso di luce in cui non si può trovare né il fondo, né l’altezza, né i confini, e mentre la mia mente si perdeva, il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, la mia Volontà investe ed involge tutto e tutti nel suo grembo di luce, possiede tutto, né vi è chi le possa sfuggire; tutti vivono in Essa, solo che non la riconoscono, chi è che le dà la vita, il moto, il passo, il calore, e le porge fino il respiro; possiamo dire che vive nel nostro Volere come se vivesse in casa nostra, le porgiamo ciò che le occorre, la alimentiamo con tenerezza più che paterna e non ci riconosce, e molte volte attribuisce a sé ciò che fa, mentre lo facciamo Noi, e giunge fino ad offendere Colui che le dà la vita e conserva.  Possiamo dire che teniamo in casa nostra tanti nostri nemici, che vivono a spese nostre, come tanti ladri dei nostri beni, ed il nostro Amore è tanto che ci costringe a dar loro la vita, ad alimentarli come se ci fossero amici.  Come è doloroso che la nostra Volontà serve per abitazione a chi non ci riconosce e ci offende, stanno in Essa per ragione di creazione, d’immensità nostra, ché se non ci volessero stare nel nostro Volere, non ci sarebbe posto per loro, perché non vi è punto in Cielo ed in terra in cui Essa non si trovi.

(3) Ora, la creatura per dire che vive nel nostro Volere, lo deve volere, lo deve riconoscere.  Col volerlo sente che tutto è Volontà di Dio per essa, e col riconoscerlo sente il nostro atto operante sopra di sé; e questo è il vivere nel mio Voler Divino:  “Sentire la nostra Potenza operante dentro e fuori di sé”.  E come sente che Esso opera, essa opera insieme; se sente che amiamo, ama insieme; se vogliamo farci più conoscere, essa è tutta attenzione ad ascoltarci, e riceve con amore la nuova vita della nostra conoscenza; insomma, sente la nostra Vita operante, e vuol fare, e fa ciò che facciamo Noi; ci segue in tutto.  Questo è il vivere nel nostro Volere:  “Sentire la Vita nostra, che dà vita ad essa; sentire il nostro atto operante che si muove, respira, opera nell’essere suo.  Questi sono i nostri abitatori celesti, la nostra gloria nella nostra abitazione; stiamo come figli e Padre, ciò che è nostro è di loro, ma lo riconoscono, non sono ciechi e ladri, che non hanno occhi per guardare la nostra luce, né orecchie per ascoltare le nostre premure paterne, né sentono il nostro atto operante sopra di loro; mentre chi vive nel nostro Volere sente la virtù del nostro atto operante, e questo è il più gran dono che possiamo fare alla creatura.  Perciò sii attenta, riconosci che la tua vita viene da Noi, che ti diamo tutto, il respiro, il moto, per far vita insieme con te”.

(4) Dopo ciò continuavo a pensare alle grandi meraviglie del Voler Divino.  Quante sorprese, quanti prodigi inauditi, che solo il Fiat Divino può fare.  Ed il mio sempre amabile Gesú, ritornando, ha soggiunto:

(5) “Figlia mia benedetta, Io creai la Creazione e le creature tutte, per formare in esse le mie delizie, e per mettere fuori dal nostro Ente Supremo gli eccessi del nostro Amore e la Potenza prodigiosa delle nostre opere.  Se tanto ci dilettammo nel creare tante svariate e molteplici opere nell’ordine della Creazione, che doveva servire all’uomo, molto più ci dovevamo dilettare nell’operare prodigi inauditi, opere non mai pensate, bellezze che rapiscono, in chi doveva servire a Noi.  Era l’uomo il primo atto della Creazione, quindi ci dovevamo dilettare tanto in lui, da tenerci sempre occupati, quante opere più belle potevamo fare in lui; e lui doveva stare sempre con Noi per amarci e per farsi amare e ricevere i grandi prodigi delle opere nostre.  Fu il sottrarsi dal nostro Volere che arrestò le nostre delizie ed il corso delle nostre opere, che con tanto amore volevamo fare nell’uomo.  Ma ciò che fu stabilito da Noi deve avere il suo compimento; ecco perciò torniamo all’assalto di chiamare le creature a vivere nel nostro Volere, per fare che ciò che fu decretato e stabilito di operare venga puntualmente eseguito.  Ora, tu devi sapere che come l’anima compie i suoi atti nel nostro Volere, il nostro Amore è tanto, che accentriamo in essa il nostro Essere Supremo, con tutte le nostre opere; ed oh! quali delizie e gioie proviamo nel vedere in essa la nostra Maestà dominante, circondata di tutte le opere nostre; gli angeli, i santi, si riversano e accentrano in essa per onorare il loro Creatore, perché dove sta Dio tutti corrono e vogliono il loro posto d’onore intorno a Noi.  Ma mentre tutto resta accentrato in essa, un’altra maraviglia più grande succede, essa resta accentrata in tutti ed in ciascuna cosa creata.  La nostra Volontà l’ama tanto, che dovunque si trova la moltiplica e le dà il posto dovunque, per tenerla come affiatata con Essa in tutte le sue opere.  Stare senza di questa creatura che vive nel nostro Voler Divino non lo possiamo, dovremmo dividere la nostra Volontà in due parti per non tenerla in tutti e nelle opere nostre, ma ciò non possiamo, perché Essa non è soggetta a dividersi, è sempre una e un atto solo.  E poi, il nostro Amore ci farebbe guerra se mettessimo da parte chi vive nel nostro Volere; anzi è questa la ragione per cui la vogliamo a vivere nella nostra Volontà, perché la vogliamo insieme con Noi, le vogliamo far conoscere le nostre opere, vogliamo farle sentire i battiti e le note del nostro Amore, affinché il nostro Amore ci ami in essa.  Da lontano le opere non si conoscono, ed il nostro Amore non si sente, perciò abbiamo bisogno di stare insieme per amarci, conoscerci e operare, altrimenti la creatura fa la via sua e Noi facciamo la nostra, e restiamo privi delle nostre delizie e di poter operare quello che vogliamo, con sommo nostro dolore.  Perciò sii attenta, vivi sempre nel nostro Volere se vuoi che Noi viviamo in te, e tu in Noi”.

 

+  +  +  +

 

36-13

Giugno 12, 1938

 

Le verità sono portatrici di semi divini.  Le conoscenze formano le

nuove Vite Divine.  Contraccambio di gloria che avrà in Cielo.  Chi vive

abbandonata nelle braccia di Gesú è la sua preferita.

 

(1) Sono sempre di ritorno nel Voler Divino, la sua Immensità è tanta, che mentre sto nel suo mare volendo abbracciare tutti i suoi atti, e non avendolo fatto ancora, perché ci vogliono secoli, eppure non mi bastano per poter abbracciare tutti gli atti suoi, quindi alla mia piccolezza mi pare che ritorno mentre sto.  Onde, mentre mi perdevo nel Fiat, il mio dolce Gesú, che sente il bisogno d’amore, che vuol dire dove può giungere l’anima che vuol vivere nel suo Volere mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il mio Amore allora si rappacifica, si quieta nelle sue ansie, si calma nei suoi deliri, quando Io parlo della mia Divina Volontà; nella mia parola, nelle verità che manifesta su di Essa, prende un dolce riposo, perché vede che il suo Amore prende posto nelle creature per essere riamato, e la mia Volontà forma la sua Vita.  E’ necessario manifestare i pregi, i beni che ci sono in Essa per allettare, invaghire, rapire le creature a vivere in Essa, altrimenti non si muoveranno.  Ora, tu devi sapere che ogni conoscenza che manifesto, e ogni atto fatto nel mio Volere corteggiato della conoscenza che ho manifestato, è un seme divino che l’anima acquista; questo seme produrrà nuova scienza divina, ed oh! come saprà parlare del linguaggio del suo Creatore; ogni verità sarà un nuovo linguaggio celeste che terrà virtù di farsi capire da chi l’ascolta e che vuol ricevere questo seme divino; questo seme produrrà nuova vita di santità, nuovo amore, nuova bontà, nuove gioie e felicità; questo seme delle mie verità sarà tante nuove proprietà divine che l’anima acquisterà.  Ora, è tanta la gloria che riceviamo quando l’anima opera nel nostro Volere, che la comunichiamo a tutti i beati.  Ora, tu devi sapere che quanti semi divini l’anima acquista in virtù delle conoscenze sul mio Fiat, tanti più gradi della nostra conoscenza e gloria nostra le parteciperemo, quando avendo finita la sua vita quaggiù se ne verrà nella nostra Patria Celeste; corrisponderà alla conoscenza acquistata in terra, la duplice conoscenza che acquisterà del nostro Ente Supremo nel nostro celeste soggiorno, e ogni seme divino che avrà ricevuto, un grado di gloria, di gioia e di felicità.  Sicché la felicità, la gioia, la gloria dei beati, sarà proporzionata per quanto ci avranno conosciuto.  Noi ci troviamo nelle condizioni, tra Noi ed i beati, d’un tale che non ha studiato le diversità delle lingue, sentendo parlare non ne capirà nulla; non solo, ma non lo potranno occupare come maestro in un posto di poter insegnare la diversità delle lingue, per potergli far guadagnare uno stipendio maggiore, quindi si dovrà contentare di insegnare il poco che sa, e guadagnare poco.  Tale ci troviamo Noi, se non ci conoscono in terra, non formano il posto nelle loro anime per ricevere tutte le nostre gioie e felicità, e se le vogliamo dare, non le entreranno e non ne capiranno nulla, sicché la gloria dei beati corrisponderà per quanti atti di volontà hanno fatto nel nostro Voler Divino; aumenterà la gloria, la gioia, per quante conoscenze di più hanno acquistate, una conoscenza in più farà salire il beato ad un’altezza sì grande, da fare strabiliare tutta la corte celeste, perché una conoscenza in più è una nuova Vita Divina che l’anima acquista, la quale possiede beni e gioie infinite; e ti par poco che l’anima possieda tante nostre nuove Vite Divine come proprietà sue?  E Noi, che cosa non possiamo dare di gioia, di felicità, d’amore, per contraccambio di queste nostre nuove Vite Divine, che come proprietà sue essa possiede?  Perciò aspettiamo i nostri figli che vivranno nel nostro Volere, per farci conoscere in terra, perché Esso farà da Maestro per insegnarle le nuove scienze del loro Creatore, e li formerà belli, sapienti, santi, nobili, secondo le scienze acquistate.  Li aspettiamo nella nostra corte celeste per inondarli delle nostre nuove gioie, bellezze e felicità, che finora non abbiamo potuto dare.  E siccome in Cielo tutti i beati sono vincolati tra loro come famiglia che si amano con amore perfetto, parteciperanno alla gloria, alla gioia di questi, non come gioia e gloria diretta, ma indiretta, per il vincolo che posseggono di unione, d’amore, che posseggono tra loro.  Perciò il nostro Essere Supremo aspetta con ansia i figli del nostro Volere, per farsi conoscere in terra, per poi sfoggiare dal fondo nel nostro Seno Divino nuove gioie e felicità che non finiscono mai, perché chi vive in Esso ha acquistato negli atti suoi l’infinito e le gioie che non esauriscono mai”.

(3) Poi ha soggiunto, ma con tenerezza indicibile:  “Figlia mia buona, Io amo assai le creature, ma mi sento più tirato ad amare, rapito e vinto dall’anima che vive abbandonata nelle mie braccia come se nessuno avesse al mondo che solo il suo Gesú, si fida solo di Me, e se le vengono offerti altri appoggi, li rifiuta per avere solo l’appoggio del suo Gesú, che la tiene stretta fra le sue braccia, la difende e ne prende tutta la cura.  Queste sono le anime che amo assai, le mie preferite che circondo con la mia Potenza Divina, le formo il muro del mio Amore intorno, in modo che, guai a chi me le tocca, il mio Amore le saprà difendere e la mia Potenza saprà atterrare coloro che me le vogliono dispiacere.  Le anime abbandonate in Me, vivono solo di Me ed Io vivo solo di loro, come se vivessimo d’un solo fiato e d’un solo Amore, e se qualche appoggio umano si presenta, guardano se sono Io in quell’appoggio, se non ci sono, fuggono per venirsene a rifugiare nelle mie braccia.  Solo di queste anime posso fidarmi, affidare i miei segreti, poggiarmi anch’Io su di loro; sono sicuro che non escono dalla mia Volontà perché stanno sempre insieme con Me.  Invece, chi non vive tutto abbandonato in Me, scappano dalle mie braccia, non rifiutano gli appoggi umani, anzi ne prendono gusto; sono incostanti, ora cercano Me, ora le creature; sono costretti a sentire il disinganno delle creature, che apre nelle loro anime squarci profondi; sentono la terra nei loro cuori, e la mia Volontà come vita è lontana da loro.  Oh! se si abbandonassero nelle mie braccia la terra scomparirebbe da loro, non si curerebbero di nessuno, perché Io solo basto per tutti.  Amo tanto chi vive abbandonato nelle mie braccia, che le manifesto i miei eccessi d’amore più grandi; le mie finezze d’amore, le mie carezze sono per loro, giungo ad inventare stratagemmi nuovi d’amore per tenerli occupati e tutti immedesimati nel mio Amore.  Perciò vivi sola, abbandonata nelle mie braccia, ed in tutte le cose troverai il tuo Gesú che ti difende, ti aiuta e ti sostiene”.

 

+  +  +  +

 

36-14

Giugno 16, 1938

 

Come il Voler Divino vuol dare sempre alla creatura, e vuol ricevere;

consegna d’ambi le parti, diritti che perde ed imperi che acquista.

Come Dio trova tutto nell’atto fatto nella sua Volontà.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, mi sento che non mi dà tempo, vuol sempre darmi del suo, ma vuol ricevere anche sempre il mio, e se non ho che dargli, perché sono il puro nulla, vuole la mia volontà in atto di darla sempre, e questa è tutta la sua festa:  Ricevere come dono la volontà della creatura.  E se occorre vuole le stesse cose che ha dato per ricevere sempre, e si contenta di riceverle per ridarle raddoppiate di nuovo amore, nuova luce, nuova santità.  Volontà Divina, quanto mi ami, ed oh! quanto vorrei riamarti.  Io mi sentivo inabissata nel Fiat, ed il mio sempre amabile Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2)“Mia piccola figlia della mia Volontà, tu non sai dove mi fa giungere il mio Amore per chi vive in Essa, quante invenzioni mi fa fare, quante me ne fa combinare, giungo a fare nuove sorprese per avere sempre che ci fare con essa, e per tenerla sempre sorpresa e occupata di Me, non le do tempo, or le dico una verità, or le faccio un dono, or le faccio vedere la nostra bellezza che la rapisce, il nostro Amore che geme, che brucia, che delira, che vuol essere amato, insomma, non le do tempo, e quel che più voglio, che neppure essa mi dia tempo a Me, voglio sempre (dare).  Ora senti che faccio per dar e ricevere sempre, chiamo la creatura a vivere nella mia Volontà e le faccio dono della sua Santità, della sua Luce, della sua Vita, del suo Amore, delle sue gioie infinite, per quanto essa ne può contenere.  Dopo che ha vissuto qualche tempo, trovandola fedele vado da lei e dico:  “Fammi la consegna di quello che ti ho dato”.  Essa, che vuol farmi vedere quanto mi ama, senza esitare un istante, prontamente mi consegna tutto, anche il suo respiro, il suo palpito, il suo moto, tutto, tutto mi dà, non si ritiene nulla per sé, anzi resta felice che dà tutto al suo Gesú.  Io prendo tutto, guardo e riguardo ciò che mi ha dato per bearmi e felicitarmi nei suoi doni, me li depongo nel mio cuore per godermeli come proprietà della figlia mia.  Ma credi che Io ne resto contento?  Da parte della creatura resto contento, ma da parte mia, mai no, il mio Amore non mi dà pace, si gonfia, straripa e mi fa dare negli eccessi più grandi, e sai che faccio?  Faccio la consegna dell’Essere mio alla mia amata creatura, le raddoppio tutto ciò che mi ha dato, le do amore, luce, santità duplicate, le consegno il mio respiro, il mio moto, la mia stessa Vita, in modo che respiro nel suo respiro, mi muovo nel suo moto, amo nel suo amore, non vi è cosa che non faccio in essa.  Fare senza di essa non lo voglio, mi sentirei come se non l’amassi in tutte le cose mie, e questo al mio Amore sarebbe insopportabile, a chi mi ha dato tutto devo dar tutto; e ti pare poco che il tuo Gesú ti consegni la sua Vita per farti vivere di Me, e mi faccio consegnare la tua per vivere di te?  E quasi per trovare pretesti di sempre dare e di sempre ricevere, per avere occasione di dirle la mia lunga storia della mia Volontà e la mia eterna storia d’amore; e questo non per darle una semplice notizia, per farle vedere quanto sono buono, santo, potente, ma per dotarla del mio Amore, della mia Volontà, della mia Santità, Bontà e Bellezza mia; non è questo dunque un Amore eccessivo che dà dell’incredibile?  Il solo volerla tenere con Me già è il mio Amore più grande, perché se la voglio tenere con Me è perché voglio darle del mio; e siccome essa non tiene nulla che sia degno di Me, le do del mio affinché facendolo suo mi possa dire:  “Tu mi hai dato, ed io ti do”.  Non è questo un amore da spezzare ed intenerire i cuori più duri?  E solo il tuo Gesú può e sa amare in questo modo.  Nessuno può dire che mi può raggiungere nel mio Amore.  Ed Io stesso posso farlo per chi vive nel mio Volere, perché ogni atto che fa in Esso è un sole che sorge con tutta la pienezza della gloria e della santità, ed Io me ne vado a rifugiarmi in questi soli per deliziarmi e prendere riposo, e trovando la mia amata creatura investita di questi soli, come mi sembra bella, molto più, che vivendo nel mio Volere, niente c’è d’umano in essa, perde i diritti sulla sua volontà e su tutto ciò che è umano, tutti i diritti sono nostri sul suo volere, e acquista l’impero su tutto ciò che è Divino.  Ed oh! come è bello, come siamo contenti e felici nel vederla con diritto imperare su tutto ciò che a Noi appartiene, impera sul nostro Amore, e ne prende quanto vuole per amarci, ed impera sul nostro Amore per farsi amare; impera sulla nostra Sapienza, e ci fa dire del nostro Ente Supremo cose, verità non mai dette; impera sulla nostra Bontà, e ce la fa piovere più che pioggia benefica su tutte le creature; il suo impero è dolce e potente sul nostro Seno Paterno, che ci fa giungere a dire:  “Chi ti può resistere figlia nostra, lo vuoi tu, lo vogliamo Noi”.  Perciò, se vuoi tutto, non uscire mai dalla nostra Volontà, tutto sarà tuo e tu sarai tutta nostra”.

(3) Dopo ciò continuavo a pensare alla Divina Volontà, alle sue grandi maraviglie, e come alle volte, mentre si valica il suo mare tutto è serenità, pace profonda, il suo Sole Divino rifulgente di luce, ma tutto è silenzio, e siccome la sua parola è Vita, si sente mancare la nuova Vita che vorrebbe ricevere.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il Sole del mio Volere parla sempre, la luce non tace, parla col suo calore, con la sua fecondità e con l’imprimere nell’anima che vive in Esso le sue svariate bellezze; e poi, ci sono Io che sono il portatore della sua parola, che abbassandomi di più all’intelligenza umana, facilito con vocaboli più adattabili, l’altezza della parola della luce del mio Fiat.  Perciò dove regna non può tacere, tiene il suo dire continuo, o a via di luce o per mezzo della mia parola.  Piuttosto quando non stai attenta non rumini bene, non mangi, e quindi non digerisci quello che ti dico; quindi, non ruminandolo lo dimentichi e dici che non ti ho detto nulla.  Onde tu devi sapere che in ogni parola o atto fatto nella mia Volontà, vengono abbracciati tutti i secoli, tutte le creature sono racchiuse e presenti, il passato ed il futuro non esistono per Noi e per chi vive nel nostro Volere, anzi, le nostre verità racchiudono tutti i tempi, tutti i secoli, e sono le portatrici di tutte le creature nell’atto di chi vive nel nostro Fiat, perciò troviamo in quell’atto Noi stessi, l’amore, la gloria che tutti ci dovrebbero dare.  Perciò, quando la creatura sta per operare e per ricevere l’atto operante del Fiat Divino, i Cieli si abbassano per riverenza e stupiscono nel vedere un Volere Divino operante nell’atto umano, e tutti si sentono che prendono parte a quell’atto.  Sicché tutto troviamo nell’atto fatto dalla creatura nella nostra Volontà, troviamo la nostra Potenza che ci onora come meritiamo, la nostra Immensità che tutto racchiude e mette tutto a nostra disposizione, la nostra Sapienza che ci decanta con le note più belle il nostro Essere Divino, gli angeli che ci inneggiano, i santi che rapiti ripetono:  “Santo, Santo, tre volte Santo il Signore Dio nostro, che con tanta bontà opera e fa sfoggio del suo Amore nell’atto della creatura”.  Possiamo dire che nulla ci manca, la nostra gloria è completa, il nostro Amore trova il suo dolce riposo ed il suo contraccambio perfetto.  Perciò tanto sospiriamo chi viva nel nostro Volere; e ci sembra come se non avessimo fatto nulla nella Creazione, perché ci manca l’atto più grande che possiamo fare, qual’è la nostra Vita ripetente nell’atto umano, in cui troveremo Noi stessi, tutto e tutti.  Non vi è bene che non daremo alla nostra amata creatura, ed essa non vi sarà amore e gloria che non ci darà.  Essa troverà tutto, e ciò che vuole in Noi, e Noi troveremo tutto in essa.  Figlia, poter dare tutto e dare una piccola parte dei nostri beni, è un dolore per Noi, è tenere il nostro Amore ristretto ed inceppato, e solo perché manca come vita la nostra Volontà in essa; non poter ricevere tutto da essa è la pena più grande della nostra opera creatrice.  Quindi lo esige il nostro Amore, la nostra Potenza e Sapienza, tutta la nostra opera creatrice, che la creatura viva nel nostro Volere.  Perciò non finiranno i secoli se prima il nostro Fiat non formerà il suo regno, e mentre dominerà darà tutti i beni, e darà il dominio dei suoi beni alle umane generazioni.  Quindi, prega e la tua vita sia un atto continuo di mia Volontà per ottenere che venga a regnare”.

 

+  +  +  +

 

36-15

Giugno 20, 1938

 

Chi vive nel Voler Divino sta in continua comunicazione con Dio.

Rinascita e amore che sorge, come felicita e dà gioie a tutti.  Come

Gesú stesso si farà vigile custode di questi scritti, e l’interesse sarà tutto suo.

 

(1) Sono sotto l’impero del Voler Divino, la sua Potenza m’innalza nel suo centro; il suo Amore, imbalsamandomi, mi porta la sua aria celeste; la sua luce mi purifica, mi abbellisce, mi trasforma, e mi chiude nell’ambito del Voler Divino, in modo che tutto si dimentica, perché sono tali e tante le gioie, le scene incantevoli dell’Ente Supremo, che si rimane rapiti.  Oh! Volontà Divina, come amerei che tutti ti conoscessero, per far godere a tutti gioie sì pure, contenti sì ineffabili, che solo in Te si trovano.  Ma mentre la mia mente provava felicità indicibile, il mio amato Gesú, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, hai visto come è bello vivere nel mio Volere?  Stiamo in continue comunicazioni con la creatura, le prepariamo nuove gioie in ogni atto che fa, per renderla sempre più felice nel nostro soggiorno.  Le azioni fatte nel Fiat stanno sempre in atto di farsi, la nostra Vita rinasce continuamente, il nostro Amore sorge, e formando le sue onde investe tutti e chiama tutti in quell’atto, affinché tutti lo ripetano, e sentiamo l’eco che tutti ci amano e ci glorificano.  Gli angeli e santi stanno tutti in aspettativa, e con ansia sospirano l’atto della creatura fatto nella Divina Volontà; ma sai perché?  Essi ricevono doppia gloria, quella del Cielo, e la nuova gloria, gioia e felicità dell’atto fatto nel mio Fiat.  Come mi ringraziano e amano la creatura che li raddoppia i nuovi contenti e gioie senza termine.  Chi può non amare chi vive nel mio Volere Divino, che dà gioia e felicità a Noi, ci dà la grande gloria di farci fare ciò che vogliamo in essa, dà felicità e gioie a tutti, e non vi è bene che da essa non discenda?  Perciò chi vive nel nostro Volere non è soggetto a sconfidenze, a timori, la sfiducia non trova le porte per entrarvi, perché tutto è suo, si sente padrona di tutto, anzi prende ciò che vuole, la sua vita non è altro che Amore e Volontà nostra, tanto che giunge a soffrire le nostre stesse follie d’amore, e si contenterebbe di mettere la sua vita per ciascuno, per darci la gloria di far conoscere la nostra Volontà”.

(3) Dopo ciò mi sentivo impensierita per questi benedetti scritti, e l’insistenza del mio amato Gesú nel volere che continui a scrivere; e poi, dopo tanti sacrifici, dove andranno a finire?  Ed il mio caro Gesú, interrompendo il mio pensiero mi ha detto:

(4) “Figlia mia, non ti dar pensiero, sarò Io vigile custode, perché troppo mi costano, mi costa la mia Volontà, cui entra a questi scritti come vita primaria.  Potrei chiamarli:  “Testamento d’amore che fa la mia Volontà alle creature”.  Si fa donatrice di Sé stessa e le chiama a vivere nella sua eredità, ma con modi sì supplicanti, attraenti, amorosi, che solo i cuori di pietra non si muoveranno a compassione, e non sentiranno il bisogno di ricevere un sì gran bene.  Perciò questi scritti sono pieni di Vite Divine, le quali non si possono distruggere, e se qualcuno ci volesse provare, le succederebbe come a colui che volesse provare a distruggere il cielo, il quale, offeso, le piomberebbe sopra da tutte le parti e lo annienterebbe sotto la sua volta azzurra; sicché il cielo rimarrebbe al suo posto, e tutto il male cadrebbe sopra colui che volesse distruggere il cielo; oppure chi volesse distruggere il sole, il sole si ridirebbe di costui e lo brucerebbe; un altro che volesse distruggere le acque del mare, il mare lo affogherebbe.  Troppo ci vuole a toccare ciò che ti ho fatto scrivere sulla mia Volontà, perché posso chiamarlo nuova Creazione vivente e parlante.  Sarà l’ultimo sfoggio del mio Amore verso le umane generazioni.  Anzi, tu devi sapere che ogni parola che ti faccio scrivere sul mio Fiat, raddoppio il mio Amore verso di te e verso di chi li leggeranno, per farli restare imbalsamati dal mio Amore.  Perciò, come scrivi, mi dai il campo ad amarti di più, veggo il gran bene che faranno, sento in ogni mia parola le vite palpitanti delle creature che conosceranno il bene della mia parola e formeranno la Vita della mia Volontà in loro.  Perciò l’interesse sarà tutto mio, e tu abbandona tutto in Me.  Tu devi sapere che questi scritti sono usciti dal centro del gran Sole della mia Volontà, i cui raggi sono pieni delle verità uscite da questo centro, i quali abbracciano tutti i tempi, tutti i secoli, tutte le generazioni.  Questa gran raggiera di luce riempie Cielo e terra, e a via di luce bussa a tutti i cuori, e prega e supplica che ricevano la Vita palpitante del mio Fiat, cui la nostra Paterna Bontà si è benignata, si è degnata di dettare da dentro il suo centro coi modi più insinuanti, attraenti, affabili, pieni di dolcezza, e con amore sì grande che dà dell’incredibile, da far stupire gli stessi angeli.  Ogni parola può chiamarsi un portento d’amore, uno più grande dell’altro, perciò, voler toccare questi scritti è voler toccare Me stesso, il centro del mio Amore, le mie finezze amorose con cui amo le creature; ed Io saprò difendere Me stesso e confondere chi volesse menomamente disapprovare anche una sola parola di ciò che è scritto sulla mia Divina Volontà.  Perciò seguitemi ad ascoltare figlia mia, né voler inceppare il mio Amore, né volermi legare le braccia col respingere nel mio seno ciò che voglio che seguiti a scrivere.  Troppo mi costano questi scritti, mi costano quanto mi costa Me stesso.  Quindi avrò tale cura, che neppure una parola farò andare perduta”.

 

+  +  +  +

 

36-16

Giugno 26, 1938

 

L’umana volontà unita alla Divina, anche essa sa fare prodigi; senza di Essa

è una povera storpia.  Chi vive del Voler Divino acquista l’atto conquistante.

 

(1) Sono sempre nelle braccia del Voler Divino, la sua luce mi mette in fuga la notte della mia volontà, la sua Bellezza mi rapisce, il suo Amore m’incatena, da non saper trovare la via di uscire da dentro il suo seno di luce; e non so il perché avevo timore e paura della mia volontà.  Ed il caro Gesú, visitando la piccola anima mia mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la volontà umana insieme con la mia, anch’essa sa fare prodigi; invece senza della mia è una povera storpia che non può aiutarsi neppure da sé stessa; senza della mia Volontà resta come un discepolo senza del maestro, poveretto, senza del maestro resterà sempre ignorante, senza scienza, senza arte, incapace di guadagnarsi un tozzo di pane per vivere; senza della mia sarà come una persona che tiene le gambe senza dei piedi, braccia senza delle mani, bocca senza lingua, occhio senza pupilla, testa senza ragione; povera creatura, in che abisso di miserie si trova, si direbbe meglio non fosse mai nata.  Sicché la cosa che dovrebbe far più terrore e spavento, il non vivere unita con la mia Volontà; tutte le sventure le piovono addosso.  Invece, unita con la mia Volontà, dentro di essa terrà il maestro a sua disposizione, che l’insegnerà le scienze più alte e difficili, le arti più belle, tanto, da essere un portento di scienza in terra ed in Cielo.  L’umana volontà unita con la mia terrà gambe umane e piedi divini, che la faranno correre nella via del bene senza mai stancarsi.  Terrà braccia umane e mani e moto divino, che terranno virtù di fare le opere più grandi, che la rassomigliano al suo Creatore; col nostro moto divino abbraccerà l’Eterno, ci terrà sempre corteggiati e stretti al suo cuore.  Unita con la nostra Volontà terrà la bocca umana, ma la parola, la voce, sarà divina, ed oh! come parleremo bene del nostro Essere Supremo.  Insomma, terrà la nostra pupilla, per cui guardando tutte le cose create, riconoscerà in esse la nostra Vita, il nostro Amore e come deve amarci.  Unita con la nostra terrà la ragione divina, sentirà una specie di scienza infusa, la quale formerà l’uomo ordinato, tutto in ordine al suo Creatore, tutto si convertirà in bene, anzi non vi è bene che non possederà se vive nella nostra Volontà.  Essa è il vero fallimento di tutti i mali, di tutte le sventure, e richiama a vita tutti i beni, perché ne possiede la sorgente.  Oltre di ciò, chi viva nel nostro Volere, ogni moto, respiro, palpito, tutto ciò che può fare, sono continue conquiste che fa, e conquiste divine; posso dire che vivendo nel mio, respira col mio respiro, si muove col mio moto, palpita col mio palpito eterno.  Sicché acquista l’atto conquistante in tutti gli atti suoi, e questo le viene dato con giustizia e con amore esuberante, perché col vivere nel nostro, non dando più vita al suo volere, per diritto doveva stare nelle celesti regioni per bearsi e godersi la nostra Volontà felicitante.  Ora, per vivere della nostra Volontà in terra, la povera figlia si priva delle gioie del Cielo, questo è l’atto più eroico, l’amore più intenso, per cui tutto il Cielo, la nostra Divinità, la Sovrana del Cielo, restiamo feriti e ammiriamo l’eroismo di questa creatura, ed oh! come tutti l’amiamo.  Ed il nostro Amore, che non si fa mai vincere da nessuno, cede in ogni suo respiro, ad ogni suo piccolo moto, se pensa, se guarda, se parla, l’atto conquistante e divino, le conquiste sono innumerevoli; sentiamo che non è la creatura che respira, che si muove, ma Noi, e diamo il valore che contiene il nostro respiro e moto, che contiene tutti i valori possibili ed immaginabili.  Sicché è la conquistatrice della Vita e degli atti nostri.  Questa felice creatura col suo atto conquistante, diventa il nostro sfogo d’amore continuo, la nostra stessa felicità, il nostro riposo, e le sue conquiste sono firme continue sul nostro decreto della venuta del regno del nostro Volere sulla terra.  Queste conquiste abbreviano il tempo; molto più che la nostra Vita operante non è più estranea sulla terra, ma già esiste e ha formato il suo regno in questa fortunata creatura.  Quindi sii attenta, non ti arrestare mai, ed Io terrò conto di tutto, anche del respiro, per amarti di più e per farti fare tante conquiste, una più bella dell’altra”.

(3) Dopo ha soggiunto:  “Figlia mia, come la creatura mi fa dono della sua volontà per vivere nella mia, le faccio dono della mia; ma sai tu che fa la mia Volontà prima di donarsi?  Si versa sopra dell’atto di essa, l’abbellisce, forma il giorno, lo santifica, vi mette le sue gioie divine, e poi si chiude Essa stessa nell’atto della creatura.  Come il mio Fiat opera in quest’atto, tutte le cose create ricevono nuova vita, nuova creazione, si sentono rinnovate nella bellezza, nell’amore, nella gioia del suo Creatore; e come compie il suo atto divino, l’atto resta della creatura, e tutti restano nell’aspettativa per vedere che cosa fa la creatura di quest’atto, perché è un atto che racchiude tutto, e tutti si sentono racchiusi in quell’atto; e la felice creatura, che fa?  Se lo gode, se lo bacia e abbraccia, e sapendo che un’atto così grande non può restare per sé sola, nella sua enfasi d’amore, della gioia, dice:  “Volontà Adorabile, Volontà Divina mi hai dato e Volontà Divina vi do per renderti il contraccambio, il ringraziamento, la gloria, la gioia, l’amore che mi hai dato, sono incapace di poterlo contenere, perciò quest’atto corre a tutti, santifica, abbellisce, felicita, dà amore a tutti”.  Questo è l’atto più bello che può darmi la creatura, nessuno può eguagliare quest’atto, cioè, dare la mia Volontà, per riceverla e darla di nuovo”.

 

+  +  +  +

 

36-17

Giugno 30, 1938

 

Il vero Amore vuol trovare Sé stesso nella persona amata.  Come Nostro Signore formò

tante vie per farsi trovare.  La conoscenza apre tutte le porte tra Dio e la creatura.

 

(1) La mia povera mente si sente sotto l’impero del Fiat, che tirandola a Sé la fa seguire ciò che ha fatto per amore delle creature.  E mentre seguivo gli atti della Redenzione, il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, il mio Amore sente il bisogno di sfogarsi con chi mi ama e di affidargli i miei più intimi segreti.  Il vero amore tiene questa virtù, di rompere qualunque segreto, perché vuol trovare nella persona amata ciò che possiede lui stesso, le sue gioie, i suoi dolori, tutte le sue stesse prerogative.  L’amore vuol trovare sé stesso nella persona amata.

(3) Or sappi figlia mia, che come venni sulla terra, il mio Amore non mi diede riposo.  Appena concepito incominciai a formare tante vie che dovevano servire alle creature per venire a Me; queste vie, mentre le formavo, le stendevo, ma non le distaccavo da Me, Io rimanevo il centro da dove tutte le vie partivano, sicché ogni atto, parola, pensiero, passo, erano vie di luce, di santità, d’amore, di virtù, d’eroismo che formavo; quindi ogni atto che fa la creatura trova la mia via per venire a Me.  A capo di queste vie, che sono innumerevoli, mettevo a capo come Regina la mia Volontà, ed Io mi mettevo ad aspettare a capo di ogni via, per riceverle nelle mie braccia, ma molte volte invano aspetto, ed il mio Amore, non dandomi né pace né riposo, mi metto in via per incontrarle almeno alla metà del cammino; e se le trovo, investe l’atto della creatura, in modo che mi faccio atto e via di essa, e con un’amore esuberante le copre, le nasconde nel mio stesso Amore, le copre coi miei stessi atti; ma tanto, da trovare Me stesso in loro, e le porto per tenerle sicure nelle braccia della mia Volontà.  Perciò, ogni pensiero della creatura tiene la via dei miei pensieri; ogni parola tiene la via delle mie parole; ogni opera tiene la via delle mie opere, dei miei passi; se soffre, tiene la via e la vita delle mie pene, e se vuole amarmi tiene la via del mio Amore.  Ho circondato le creature di tante mie vie, in modo da non potermi sfuggire, e se qualcuna mi sfugge, do in delirio, corro, volo per rintracciarla, e allora mi fermo quando l’ho trovata, e la chiudo nelle mie vie, per non farla più uscire.  Perciò la mia venuta sulla terra non fu altro che sfogare il mio Amore represso da tanti secoli, per cui giunsi agli eccessi, formai la nuova creazione, anzi la superai nella molteplicità delle opere e nell’intensità del mio Amore.  Ma il mio Amore è represso ancora, e come sfogo voglio dare la mia Volontà come Vita, per darle il bene più grande che posso darle, e per ricevere la grande gloria d’avere i suoi figli nel regno nostro.

(4) Come la creatura entra nel nostro Volere, è tanto il nostro contento, che ci dà il campo di ripetere in essa tutto ciò che abbiamo fatto nella Creazione e Redenzione.  Il nostro Amore vuol vedere in atto, come se allora lo stessimo facendo, il cielo disteso, il sole rifulgente di luce, i venti che soffiano continuamente in chi vive nel nostro Volere ondate di grazie e d’amore, mari che mormorano amore, gloria, adorazione al mio Creatore; in atto ripete la discesa del Verbo.  La mia Volontà è la ripetitrice e la portatrice di ciò che fece la mia Umanità nella creatura, sicché stiamo sempre in atto d’operare in essa, non cessiamo mai, perché nulla deve mancare in chi vive nel nostro Volere; gli stessi atti nostri saranno il nostro trono, il nostro corteggio e la stessa vita della creatura.  Perciò il nostro Amore per essa dà dell’incredibile, siamo tutt’occhio sopra di essa per vedere se non racchiude tutto; e quante volte, perché l’amiamo troppo, ripetiamo il nostro atto operante, mettiamo nuova bellezza, nuova santità ai nostri capolavori che abbiamo fatto in essa; ci piace sempre darle e tenerla occupata sotto la pioggia dei nostri atti operanti, per darle occasione d’amarla e di farci amare di più.  Onde vive sempre nel nostro Volere, e vi sentirai lo sfogo continuo del nostro Amore, il nostro atto operante, che non solo ripeterà le opere nostre in atto, ma aggiungerà cose nuove da far stupire Cielo e terra”.

(5) Dopo ha soggiunto con un accento pietoso:  “Figlia mia, tutti vivono nel mio Volere, e se non volessero vivere, non troverebbero lo spazio dove poter vivere.  Ma chi sente la nostra Vita Divina?  Chi si sente involgere dalla nostra Santità?  Chi prova il contento di sentirsi toccare dalle nostre mani creatrici, per sentirsi abbellito della nostra Bellezza?  Chi si sente affogare dal nostro Amore?  Chi vuol vivere nel nostro Volere, non chi si trova per necessità di creazione, perché la nostra Immensità involge tutti e tutto, questi stanno senza conoscerci, come veri usurpatori dei beni nostri, come figli sleali ed ingrati, degeneri del Padre loro, e siccome non ci conoscono né ci amano, Noi non troviamo in loro il posto dove mettere la nostra Santità, il nostro Amore; le loro anime sono incapaci di ricevere la sempre crescente nostra Bellezza.  Non ci danno nulla, neppure i diritti di Creatore, e mentre vivono insieme nel nostro mare divino, stanno come lontani da Noi.  Col non conoscerci hanno messo le sbarre, hanno chiuso le porte e rotto le comunicazioni tra loro e Noi.  La conoscenza è il primo anello di congiunzione tra loro e Noi; è il voler vivere nel nostro Volere che toglie le sbarre e apre tutte le porte, per farla venire nelle nostre braccia a deliziarsi con Noi; è l’amarci che ci fa versare a torrenti il nostro Amore, le nostre grazie, fino a coprirla delle nostre qualità divine.  Se non c’è la conoscenza, nulla possiamo dare, né loro ricevere.  Invece, chi vive nel nostro Volere ci conosce, come entra in Esso così dà il suo bacio al Padre suo, se lo abbraccia, ci mette intorno il suo piccolo amore, e Noi le diamo i nostri mari d’Amore, si bacia con tutto il Cielo; possiamo dire che si aprono le feste tra lei e Noi, tra il Cielo e la terra.  Noi stessi la chiamiamo beata e le diciamo:  “Tu sei la più felice e fortunata creatura, perché vivi nel nostro Volere; vivi e ci conosci, vivi e ci ami, e Noi ti teniamo nascosta nel nostro Amore, coperta dalle nostre braccia, sotto la pioggia delle nostre grazie”.

 

+  +  +  +

 

 

36-18

Luglio 6, 1938

Nel Voler Divino tutto è trionfo, gioie e conquiste.

L’ufficio di Madre del Voler Divino.  Esempio del mare.

 

(1) Sono tra le braccia del Voler Divino, e posso dire che ogni giorno faccio la mia giornata nel suo mare.  Tutto ciò che ha fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, mi si fa incontro, e mi dicono:  “Siamo già tue, guardaci con quanto amore ti fa dono di noi il tuo Creatore; e tu mettici il tuo piccolo amore, affinché l’Amore creante ami nell’amore creato, e l’amore creato ami nell’Amore Creante, e restino vittoriosi ambedue”.

(2) Ma mentre seguivo gli atti del Volere Divino, volevo prendere di soprassalto il Cielo, chiudermi nella celeste regione per non uscirne mai più, oh! come mi pesa l’esilio, se non fosse che il Fiat Divino fa scorrere i suoi rivoli di gioie e di felicità celeste, io non so come farei a sopportarlo, e mi sentivo amareggiata.  Ed il mio amato Gesú, che mi vigila in tutto e non vuole che mi occupi d’altro che di vivere nel suo Volere, compassionandomi e rimproverandomi dolcemente, mi ha detto:

(3) “Mia buona figlia, perché ti amareggi?  Nella mia Volontà suonano male le amarezze, perché Essa è fonte di tutte le dolcezze, di trionfi e di conquiste, e se le creature sono amareggiate è perché non vivono in Essa, e la loro volontà le tiranneggia, soffrono amarezze e restano sconfitte.  Perciò, coraggio figlia mia, tu devi sapere che come la creatura vive nella mia Volontà sente il bisogno della sua patria celeste, già si sente posseditrice, e privandosi per amore mio della gloria celeste, in ogni atto che fa mi sento ridare Me stesso da essa, mi dona tutto il Cielo ed il pelago delle gioie e felicità che ci sono nelle celesti regioni.  Quindi, non vuoi dare questo contento al tuo Gesú?  E poi, se non finisco di formare in te il regno del mio Volere, come posso trasmetterlo negli altri?  Perciò lasciami fare”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, è tanto il mio Amore verso chi vive nel mio Volere, che faccio come una mamma che avesse il suo figlio storpio, e che tenesse il potere di dare al suo figlio la bellezza più rara; la madre si stende su di lui, lo riscalda col suo calore, e a via di baci e d’abbracci ridona al figlio l’uso delle membra, lo rende bello, e guardandolo come frutto del suo amore materno si sente felice.  Ma la mamma non tiene questo potere, e quindi sarà sempre infelice col suo figlio.  Ma ciò che non tiene la madre lo tengo Io, il mio Amore è tanto, che come entra nella mia Volontà mi stendo sopra di essa, la riscaldo col mio Amore per chiamarla a vita novella, la bacio e ribacio, me la stringo al cuore per toglierle qualunque male che potesse ombrarla e portarle la freschezza e bellezza divina, poi la soffio, le mando il mio alito rigeneratore per generarla a nuova vita e restituirle la bellezza più rara.  Non contento ancora, formo il trono di tutte le opere mie e vi metto sopra il mio Volere, come Re sul suo Trono, regnante e dominante in questa creatura.  Posso dire:  “Che altro potevo fare e non feci?  Potevo forse amarti di più e non ti ho amato? ” Tu devi sapere che il mio Amore giunge all’eccesso; come la creatura fa i suoi atti nel mio Volere, Io richiamo in quell’atto tutti i nostri atti che abbiamo fatto, possibili ed immaginabili, anche la mia stessa Generazione del Verbo, in cui procedette lo Spirito Santo, la Creazione tutta, la mia Incarnazione nel tempo, tutto, tutto racchiudo in quell’atto per poter dire:  “E’ atto nostro, atto completo”.  Nulla deve mancare, e la creatura deve poterci dire:  “Nella tua Volontà tutto è mio, e tutto posso darvi, anche Voi stesso”.  Quindi la Gloria, l’Amore nostro, echeggia in tutte le opere nostre, e radunando tutto si riversa fin nel nostro Seno Divino.  Oh! come è dolce sentire risuonare in tutte le cose:  “Gloria, Amore al nostro Creatore”.  Ma chi ci ha dato l’occasione di ricevere tanta nostra Gloria?  Chi vive nel nostro Volere”.

(5) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, come la creatura chiama la mia Volontà nei suoi atti, nella sua preghiera, Essa ripete insieme quell’atto e prega insieme con la creatura, e siccome con la sua Immensità si trova dappertutto, la Creazione, il sole, il vento, il cielo, gli angeli e santi, sentono in loro stessi la forza della preghiera creatrice, e tutti pregano.  I prodigi di questa preghiera, è onnipotente, coinvolge tutti, si dà a tutti; solo chi ingrato non la vuol ricevere resta senza effetti, sicché la mia Volontà possiede la virtù pregante, ed oh! come è bello vederla pregare nel suo modo divino e con la sua virtù creatrice, che s’impone su tutti e fa pregare a tutti, questa preghiera s’impone sui nostri attributi divini e fa versare pioggia di misericordia, di grazie, di perdono e d’amore.  Basta dire che è preghiera nostra, per dire:  Tutto può dare.

(6) Or, tu devi sapere che la creatura, faccia o non faccia la nostra Volontà, viva o non viva in Essa, già sta nella sua Immensità; anzi è vita della sua vita, e atto dei suoi atti, e l’assiste continuamente col suo atto creante e conservante, però chi vive in Essa sente la sua Vita, la sua Potenza, la sua Santità, e quanto l’ama.  Succede ad essa come al pesce che sta nel mare e lo conosce, sente questo mare divino che le fa da letto, la porta nelle braccia delle sue acque celesti, l’alimenta, la fa camminare nel suo mare, la ricrea, l’abbellisce, e se vuol dormire le forma il letto nel fondo del suo mare, per fare che nessuno la svegli, anzi dorme insieme.  La mia Volontà, è tanto il suo Amore verso chi sta nel suo mare e conosce chi vi sta dentro, che fa in essa tutte le arti che essa vuol fare:  Se vuol pensare, pensa in essa; se vuol guardare, guarda nei suoi occhi; se vuol parlare, parla e la tiene in continua comunicazione, e le dice le tante nostre meraviglie del nostro Eterno Amore; se vuole operare, opera; se vuole camminare, cammina; se vuole amare, ama.  Il mio Fiat tiene sempre che ci fare con essa, ed essa non solo lo riconosce, ma non lo lascia mai solo, si sprofonda più nel suo mare, perché sa che se esce perde la vita, succederebbe come al pesce, che se esce dal mare perde la vita.  Queste creature che vivono nel nostro Volere sono i nostri abitatori celesti, e col loro amore si dilettano di formare le onde nel nostro mare per ricrearci e felicitarci.  Invece, chi sta nell’immensità del nostro mare e non ci conosce, niente sente di tutto ciò, non sentono le nostre premure paterne che le stringe al seno, vivono nel nostro mare come se non vivessero, sono ben infelici come se non fossero figli nostri, vivono da estranei, e non essendo conosciuti siamo costretti dalla loro ingratitudine a non dirle neppure una parola, e a ritenere repressi nel nostro seno i beni che dovevamo dare.  E vedere i nostri figli poveri, dissimili da Noi, solo perché non ci conoscono, è un dolore per Noi; e se dessimo, sarebbe come dice il Vangelo:  “Non date le perle innanzi ai porci”.  Non conoscendole le infangherebbero e le calpesterebbero sotto i piedi.  Perciò la conoscenza fa conoscere dove stiamo, con chi stiamo, che possiamo ricevere e che dobbiamo fare.  Quindi, chi non conosce è il vero cieco; per quanti beni gli si mettono dintorno, lui non vede nulla ed è il vagabondo della Creazione”.

 

+  +  +  +

 

36-19

Luglio 11, 1938

 

Come il vero amore ciò che vuole l’uno vuole l’altro.  Ogni atto di Volontà

Divina è una via che si apre tra il Cielo e la terra.  Il Fiat di Dio nella creatura.

 

(1) Sono sempre tra le braccia del Voler Divino, e mentre scrivevo sentivo il peso del grande sacrificio di scrivere, e l’offrivo al mio caro Gesú per ottenere che la Divina Volontà sia conosciuta, voluta e amata da tutti.  Oh! come vorrei mettere la mia vita per poterla fare conoscere da tutti.  E siccome mi sentivo sofferente, con stento continuavo a scrivere, ed il mio dolce Gesú, per fortificarmi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, coraggio, sono Io con te, ed è tanto il mio compiacimento mentre scrivi, che in ogni parola che scrivi ti do un bacio, un abbraccio, una mia Vita Divina per dono.  E sai perché?  Vedo copiata in questi scritti la nostra Vita d’Eterno Amore, la copia della nostra Divina Volontà operante, e poi, il nostro Amore represso per ben seimila anni che si sfoga, che ha i suoi refrigeri alle nostre fiamme, che fa conoscere quanto ama la creatura, e l’ama tanto che vuol darle la sua Volontà come vita; e questo perché possiamo dire d’ambi le parti:  “Ciò che è mio è tuo”.  Il vero Amore allora è contento quando può dire:  “Ci amiamo di eguale amore, ciò che voglio Io, vuole essa”.  Se ci fosse disparità d’amore renderebbe infelice l’amore dell’Uno e dell’altra, e se l’Uno volesse una cosa, e l’altro un’altra, l’unione, l’amore cesserebbe.  E siccome il mio Amore è vero Amore, e sapendo che la creatura possiede amore e volontà finita, le do il mio Amore e Volontà infinita, così possiamo dire:  “Ci amiamo d’un solo Amore, teniamo una sola Volontà”.  Se l’uno non diventa volontà dell’altro, il vero amore non esiste né possiede sorgente.  Quindi dovresti essere contenta del sacrificio che fai di scrivere, sapendo che serve allo sfogo del mio Amore per tanti secoli represso, e al refrigerio delle mie fiamme, che sono tante, che mi fanno dare in delirio.  Perciò, amiamoci d’un solo Amore e diciamo insieme:  “Ciò che vuoi tu, voglio io”.  Dì:  “Gesú, la mia volontà sperdila nella tua, e dammi la tua per vivere”.

(3) Onde dopo che ci siamo protestati d’ambi le parti di vivere d’un solo Volere, il mio amato Gesú ha soggiunto con più tenerezza:

(4) “Mia buona figlia, tu devi sapere che ogni atto fatto nel mio Volere, è tanta la sua potenza, che apre una via per il Cielo, per sé e per gli altri che vengono appresso, sicché ogni atto è una via che mena al Cielo.  Queste vie scendono dal Cielo, intrecciano la terra, si diffondono ovunque, e per chiunque vuole entrare si fanno vie sicure e condottiere sicure che lo guidano fin nel seno del suo Creatore.  Vedi dunque che cosa è un atto nella mia Volontà:  E’ una via di più che si apre tra il Cielo e la terra.  Come è bello il vivere nel mio Volere, non solo è una via, ma come l’anima sta per fare il suo atto, il fiato divino scende nel suo atto, e fiatandole, riempie tutto il creato col suo alito onnipotente, e tutti sentono il refrigerio, l’amore, la potenza del fiato creante, che tiene potere di racchiudere tutti e tutto, imbalsamandoli con la sua aria divina e celeste.

(5) La mia Volontà, operante tanto in Noi stessi quanto nella creatura, deve operare prodigi, ma tanto, che deve poter dire:  “Sono un’atto divino, posso far tutto”.  Sicché non vi è onore più grande che possiamo darle, né Noi ricevere gloria che più ci glorifica, ci felicita e ci rende gloriosi e trionfatori da parte delle creature, che fare operare la nostra Volontà nell’atto loro.  Ci sentiamo chiusi nell’atto di esse mentre lasciamo liberi, e operare nel cerchio umano come sappiamo operare da Dio.  Fare ciò è per Noi un amore esuberante, amiamo l’atto nostro in cui vediamo svolgere la nostra Potenza e Bellezza inarrivabile, la nostra Santità, Amore e Bontà, che coprono tutto, baciano e si abbracciano con tutti ché vorrebbero trasmutare tutti e tutto nelle nostri doti divine.  Come non amare un atto sì grande?  Amiamo colei che ci ha chiamato e ci ha prestato l’atto suo per farci fare atto sì grande; e come non amarla ché ci ha servito da portatrice per operare tante nostre meraviglie?  Che cosa non daremmo a costei, e chi potrebbe negarle nulla?  Basta dirti che chi vive nel nostro Volere lascia dietro tutti, è la prima nella santità, nella bellezza, nell’amore; sentiamo l’eco nostro, il fiato nostro nel suo; essa non prega, ma prende ciò che vuole dai nostri tesori divini.  Quindi, ti stia a cuore vivere nel nostro Voler Divino”.

(6) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, la nostra Volontà circola in tutte le cose create come sangue nelle vene.  L’atto primario, il moto, il calore, è sempre suo, però, se trova una creatura che la riconosce e vive in Essa, mentre continua a circolare in tutto, in questa si ferma e forma il suo poggio per operare le sue meraviglie, e mentre con la sua Potenza ed Immensità non lascia nessuno, con questa apre le sue comunicazioni, perché terrà orecchie per ascoltarla, intelligenza per comprenderla, cuore per riceverla e amarla, in questa farà il deposito delle sue grazie, delle sue finezze d’amore.  La volontà umana che viva nella sua, le servirà come spazio dove continuare il suo atto operante, formerà il suo centro, la sua stanza divina ed il suo sfogo d’amore continuo, e come farà i suoi atti nel mio Volere, così rinasce in Dio e Dio in essa, e queste rinascite fanno risorgere nuovi orizzonti, cieli più belli, soli più fulgidi, nuove conoscenze divine.  Ogni atto in più che fa nel mio Volere, ci sentiamo più trasportati a farci conoscere, sentiamo più fiducia di affidarci a lei, perché stando la nostra Volontà in essa, saprà custodire con gelosia ciò che le diciamo e diamo, e perciò, in ogni rinascita rinascerà a nuovo amore, a nuova santità, a nuova bellezza.  Quindi, guardandola, nel delirio del nostro Amore le diciamo:  “Il nostro Volere ti fa sempre più bella, più santa, e quanto più stai in Essa tanto più cresci e rinasci nel nostro Essere Divino.  Ogni atto in più che fai, la nostra Volontà si impone a fare darti del nostro, a dirti nuovi segreti, a farti nuove scoperte del nostro Amore.  Se non dessimo sempre a questa creatura, ci sentiremmo mancare il moto alla nostra Vita Divina, ciò che non può essere; ed essa neppure può stare se non riceve, si sentirebbe mancare l’alimento dell’amore, le tenerezze del suo Padre Celeste.  Perciò sii attenta, e riconosci che sei portata dalle braccia della nostra Paternità Divina”.

 

+  +  +  +

 

36-20

Luglio 18, 1938

 

Come è bello vedere la creatura nella Divina Volontà.  Come le cose create

l’aspettano per amare il loro Creatore.  L’Amore esuberante di Dio per chi viva in Essa.

 

(1) Il mio volo nel Volere Divino continua.  La sua Potenza ed Immensità sente come il bisogno della compagnia della sua amata creatura, per portarla ovunque si trova, e come trova le sue opere la sofferma per dirle la diversa storia che ciascuna opera sua possiede e la diversità d’amore con cui sono animate; e si diletta tanto nel far conoscere la sorgente, la specialità delle sue opere, che non solo fa dono delle opere sue a chi si fa ascoltatrice, ma festeggia insieme le opere sue.  Ora, mentre le mia mente era sorpresa, incantata, il mio sempre amabile Gesú, sorprendendomi, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non vi è incanto più bello, che diletta il nostro Essere Supremo, che vedere entrare la creatura nella nostra Volontà.  Essa, come entra, ci prende come in braccio e si riveste dentro e fuori del nostro Essere Divino, e Noi, per contraccambiarla, la prendiamo nelle nostre per godercela, ed oh! come è bello vederla, piccola ma bella, piccola e potente, piccola e sapiente, piccola e forte, tanto da poter portare il suo Creatore; non vi è cosa in cui non ci somiglia.  Sicché col solo entrare nel nostro Volere acquista e si veste delle nostre qualità divine, con diritto da Noi dato padroneggia su tutto, si dà a tutti, ama tutti e vuol essere amata da tutti, e vuole che tutti ci amino.  Vedere una creatura che vuole che tutti ci amino, è la nostra gioia più pura, più bella, più grande; sentiamo proprio l’eco nostro, che vogliamo che tutti ci amino ed amiamo tutti; e se molti non ci amano, ci sentiamo offesi e rubati i diritti di Creatore, di Padre che ama assai i suoi figli.  Sicché ci sentiamo ritrattati da questa creatura, troviamo in essa le nostre stesse follie d’amore; come non amarla?  Perciò ad essa il primo nostro bacio, le strette dei nostri abbracci, gli stratagemmi d’amore che le facciamo sono inauditi, e quanto più l’amiamo, più vogliamo amarla”.

(3) Gesú ha fatto silenzio, e poi ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutte le cose create ti aspettano, ma sai perché?  Perché sentono, in virtù del mio Fiat di cui tutte sono animate, l’unione, l’inseparabilità con te; e siccome alla creatura è data la supremazia su tutto, ti aspettano in mezzo a loro, affinché insieme con esse ci glorifichi, ci ami, a seconda l’ufficio che ciascuna tiene di darci.  Ciascuna cosa creata possiede la pienezza del proprio bene:  Il sole possiede la pienezza della luce, e ogni atto di luce che emette, ogni effetto e bene che sprigiona dal suo seno di luce, è una continua sonatina di gloria, di amore che ci dà, ma non ce la vuol dare da solo, vuole insieme colei per cui è stato creato; e allora restiamo veramente amati e glorificati quando la creatura animata dalla nostra Volontà, scorre in quell’atto di luce e ci ama e ci glorifica con amore e gloria di luce; sentiamo il nostro scopo, la causa per cui creammo la luce, troviamo la creatura nascosta in quella luce, che ci ama con la pienezza della luce e del calore; troviamo in essa amore che ci ferisce, amore che ci raddolcisce, amore che dice sempre “amore”.  Quindi, davamo alla creatura in suo potere un sole perché ci amasse.  Se non la troviamo nelle cose create non siamo contenti, esse si rendono come strumenti senza suono e senza vita, al più ci amiamo e ci glorifichiamo Noi stessi, ma non è la creatura che ci ama e ci glorifica; il nostro scopo resta fallito.  Ti aspetta il vento, affinché la tua voce scorra nei suoi gemiti, per sentire il tuo amore gemendo verso il suo Creatore.  Oh! come si sente onorato quando vede che nell’impetuosità del vento, il tuo amore impetuoso, quasi imperante verso Colui che lo ha creato, le sue ondate, i suoi fiati, investiti dal tuo ti amo, e mentre ci sentiamo fiatare d’amore da te, Noi ti fiatiamo d’amore per essere più amati.  Ti aspetta l’aria che tutti respirano, affinché resti animata con la tua voce, ed in ogni respiro che ricevono, ricevano il ti amo del loro Creatore, ed in ogni respiro che emettono corra il tuo ti amo, per portarci nel grembo del tuo, tutte le vite e respiri cambiati in tante voci d’amore.  Tutti ti aspettano per ricevere la nuova vita d’amore, di cui è portatrice l’anima che vive nel mio Volere, anche i santi, gli angeli, la stessa Regina del Cielo, ti aspettano per ricevere la freschezza, la gioia dell’amore operante della creatura, che sebbene vive in terra, ma vive in quello stesso Volere in cui essi vivono, per essere come innaffiati dell’amore di questa felice creatura; sentono il nuovo Amore di cui il mio Volere l’ha riempita, che investendo tutti, sentono la gioia dell’Amore conquistante, di cui è portatrice.  Che ordine, che armonia figlia mia, mette chi vive nella mia Volontà tra il Cielo e la terra, tutti i suoi atti, moti e pensieri, si cambiano in voci, in suoni, in armonie, che investendo tutte le cose create fanno dire a tutte che ci amano, e mentre restiamo Noi amati, insieme con Noi restano tutti amati di nuovo amore.  Tutto il Cielo ne resta rapito nel vedere le meraviglie, il dolce incanto di chi vive nel nostro Fiat Divino.

(5) Ora, tu devi sapere che il mio Amore non è contento se non faccio e do nuove sorprese d’amore a chi vive nel mio Volere, se non aggiungo cose nuove da farle conoscere.  Senti figlia mia quanto ti ho amato:  Il mio Padre Celeste mi generava, ed Io lo amavo; in quell’amore amavo anche te, perché la mia Volontà ti portava sempre presente.  Io genero continuamente, e nella foga del nostro Amore di Padre e Figlio procedette lo Spirito Santo; in quella foga amai anche te d’amore continuo.  Creai tutta la Creazione, ed in ogni cosa che creavo, prima amavo te e poi la creavo e la stendevo a tuo servizio.  Anche nell’amore tra Me e la mia Mamma Celeste Io ti amai, ed oh! quanto ti amai nell’incarnarmi nel suo seno verginale, ti amai in ogni respiro, in ogni mio moto, in ogni lacrima, la mia Volontà ti faceva presente perché ti amassi, e tu ricevessi come mio dono il mio respiro, le mie lacrime, il mio moto.  E’ giunto a tanto il mio Amore per chi doveva vivere nel mio Volere, che anche quando facevo grazie ai miei santi e li amavo, in quell’amore veniva essa racchiusa.  Posso dire:  “Ti ho amato sempre, ti ho amato in tutti ed in tutto, ti ho amato in tutti i tempi, in ogni luogo, ti ho amato dovunque e dappertutto”.  Oh! se tutti sapessero che significa vivere nel mio Volere, i mari d’amore e di grazie di cui sono inondati.  Un Dio che li ama con amore sempre nuovo.  Come nel nostro Essere Divino possiamo tenere la nostra passione divina e predominante, che la creatura viva nel nostro Volere, così diventerebbe la loro passione predominante, e a qualunque costo metterebbero la vita per vivere in quel Fiat che tanto li ama”.

 

+  +  +  +

 

36-21

Luglio 24, 1938

 

Differenza che passa tra la Volontà Divina e l’Amore.  Chi vive nel

Divino Volere riceve il deposito dell’amore di tutte le cose create, e

forma il poggio agli atti di Nostro Signore.  Appello a tutti.

 

(1) Mi sento investita dal Fiat, mi sembra che mi chiama in tutte le cose create per darmi il suo Amore, e così poterlo amare di più, ma pensavo tra me:  “Quale differenza passa tra l’Amore e la Divina Volontà? ” Ed il mio adorabile Gesú, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, la mia Volontà è Vita, il mio Amore è alimento.  Non può stare la vita senza alimento; e se esistesse l’alimento senza la vita che lo prende, si renderebbe inutile, e Dio cose inutili non ne sa fare; la vita fa sorgere l’alimento, sicché l’una e l’altro si rendono necessari.  La vita non può formarsi, né crescere, né sviluppare le sue opere grandi senza alimentarsi; l’alimento resterebbe senza opere, senza dare di sé in cose meravigliose, se non avesse una vita che lo riceve.  Oltre di ciò, la mia Volontà è luce, l’Amore è calore; inseparabili tra loro, non può stare la luce senza il calore, né il calore senza la luce; pare che siano gemelli, nati ad un parto, ma però la prima a nascere è la luce, e poi sorge il calore, sicché il calore è figlio della luce; così la mia Volontà tiene il suo atto primo, l’Amore è il suo figlio prediletto, il suo primogenito inseparabile.  Se la mia Volontà non vuole, non si muove, non vuole operare, l’Amore se ne sta nascosto dentro della sua mamma, senza far nulla; invece, se la mia Volontà vuole operare, corre, vola, è tutt’occhio, moto, opere e passi, senza mai stancarsi.  Così anche nella creatura, se si fa muovere dalla mia Volontà, terrà vero amore, sarà ferma, costante ed irremovibile nel bene; se poi non sarà animata da Essa, il suo amore sarà un amor dipinto, senza vita, incostante; povero amore, dove non c’è la Vita della mia Volontà, il bene, le opere che farà saranno esposte al gelo, alle brine notturne, al sole cocente, che tengono virtù di bruciare e di far seccare le opere più belle.  Vedi dunque figlia la differenza tra la mia Volontà e l’Amore, non può nascere la figlia senza della madre, perciò ti stia a cuore possedere la sua Vita, se non vuoi essere sterile nel bene, senza generazione, da poter popolare Cielo e terra”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia benedetta, il vivere nella mia Volontà Divina mette ordine a tutto, e fa conoscere il bene che tutte le cose create posseggono, l’amore di cui sono investite, e si riversano sopra della creatura per farla amare di ciascun amore distinto che ciascuna cosa creata possiede.  Sicché troviamo in chi vive nel nostro Fiat Divino, l’amore con cui creammo e distendemmo il cielo, e la molteplicità del nostro amore distinto con cui lo punteggiavamo di stelle; ogni stella è un amore distinto, e lo vediamo suggellato nella creatura, la quale, amandoci con tanta diversità d’amore per quante stelle ci sono, sentiamo coronare il nostro Amore immenso ed infinito dalla corona dell’amore della creatura.  Oh! come restiamo contenti nel trovare in essa l’amore suo che corona il nostro, e per contraccambiarla raddoppiamo il nostro Amore in essa, per farci amare di più, affinché superi il cielo con tutte le sue stelle nell’amarci.  Troviamo in essa l’amore con cui creammo il sole; il sole è uno, ma la molteplicità degli effetti e beni che produce è innumerevole; ogni effetto è un amore distinto, può essere un bacio, una carezza di luce che dà il Creatore alla sua creatura, un abbraccio d’amore, tanti atti di vita che facciamo sorgere da dentro quegli effetti, che si possono chiamare alimenti con cui vivono le creature.  E Noi troviamo in chi vive nel nostro Volere l’amore e molteplicità degli effetti con cui creammo il sole, ed oh! come ci sentiamo restituire l’amore, i baci, gli abbracci, la molteplicità degli effetti d’amore che possiede la luce, e ci sentiamo coronare la nostra Luce inaccessibile dalla corona di luce d’amore di essa.  Che cosa non ci fa trovare la nostra Volontà in chi vive in Essa?  Ci fa trovare l’amore con cui creammo il vento, l’aria, il mare, il fiorellino del campo, tutti e tutto, ed essa ci ridona questo amore, anzi ce lo raddoppia, e Noi raddoppiamo l’amore con cui creammo tutte le cose create.  Il nostro Amore fa festa, si sente riamato, contraccambiato e prepara nuove sorprese d’amore, e forma la creazione operante nella creatura.  Questo Amore vincola tutto, Cielo e terra, scorre ovunque, e si forma come cemento, per riunire l’inseparabilità che ha prodotto la mancanza d’amore tra Dio e le creature.

(4) Ora, è tanto il mio amore per chi vive nel mio Voler Divino, che ciò che faccio Io, fo fare ad essa, le do il diritto sugli atti miei come se fossero suoi, e sto con ansia aspettando che prenda i passi miei per farla camminare, le mie mani per farla operare, la mia voce per farla parlare, tanto che, se qualche volta omette di servirsi di Me, il mio Amore è tanto, che la rimprovero dolcemente e con tenerezza indicibile le dico:  “Oggi non mi hai fatto camminare, i miei passi stavano ad aspettarti per camminare in te, e tu me li hai resi fermi; le mie opere oggi sono sospese, perché tu non mi hai dato lo spazio d’operare nelle tue mani; sono stato sempre in silenzio perché non mi hai fatto parlare nella tua voce; vedi, anche le mie lacrime le tengo sul mio volto, perché tu non me le hai tolte, per servirtene per te per lavarti, per rinfrescarti nel mio Amore e per farne un bagno per chi mi offende, ed Io mi sento ancora il volto bagnato di pianto; le mie pene oggi sono senza i baci, i raddolcimenti di chi mi ama, e me le sento più inasprite.  Perciò prendimi tutto, non mi lasciare nulla, fammi poggiare l’Essere mio, con tutti gli atti miei su di te, e su tutti gli atti tuoi, e così ti chiamerò il mio poggio, il mio rifugio.  Metterò in te, nel banco della mia Volontà che regna in te, tutto ciò che feci e soffrii stando in terra, lo moltiplicherò, lo centuplicherò, lo farò risorgere continuamente a novella vita, affinché prenda per te quello che vuoi, e mi darai a tutti, perché tutti mi conoscano e mi amino.  Anzi, tu devi sapere che come la creatura entra nella mia Volontà per fare i suoi atti, chiama e fa l’appello a tutte le cose create, ai santi e angioli, affinché tutti vengano racchiusi in quell’atto; ed oh! come è bello sentire in quell’atto che tutti mi amano, tutti mi riconoscono e adorano, tutti fanno la stessa cosa.  La mia Volontà chiama tutti, s’impone su tutti, e tutti restano felicitati, onorati d’essere racchiusi in quell’atto fatto nel Volere Divino, per amare con nuovo amore e con l’amore di tutti, Colui che tanto li ama”.

 

+  +  +  +

 

36-22

Luglio 30, 1938

 

Come in Cielo ci sono innumerevoli mansioni.  Ciascun beato terrà un Dio a sé, tutto

suo.  Come Gesú ci ama in tutte le cose create.  Spontaneità di Gesú nelle pene.

 

(1) La mia povera mente è spesso investita dalla foga dell’Amore del Voler Divino, le sue meraviglie sono sempre sorprendenti, l’una più bella dell’altra, ed il mio amabile Gesú, sorprendendomi con la sua breve visitina, con un amore che rapiva la piccola anima mia, mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Volontà, i prodigi, le meraviglie, le scene incantevoli che svolgo in chi vive nel mio Volere, sono molteplici, e tanto belle ed incantevoli, che a nessuno è dato d’imitarle.  Tu devi sapere che in Cielo ci sono innumerevoli mansioni, ma quelle preparate alle anime che hanno vissuto nel mio Volere sulla terra, saranno le più belle e distinte dalle altre, possederanno armonie e scene divine, incantevoli; gioie sempre nuove che sorgeranno dal fondo della mia Volontà, in cui sono vissute; terranno in loro potere, gioie e felicità sempre nuove, in loro potere quanto ne vorranno, tanto ne formeranno, perché il mio Fiat tiene virtù di creare sempre nuove gioie.  Queste mansioni saranno il nuovo incanto di quel celeste soggiorno.

(3) Ora voglio dirti un’altra sorpresa più bella ancora, in Cielo ciascun beato mi avrà dentro di sé come suo Creatore, Re, Padre e Glorificatore; mi avrà fuori di sé, proprio a lui vicino, in modo da sentirsi portare nelle mie braccia, ameremo insieme, ci feliciteremo insieme, non sarò un Dio per tutti, ma un Dio per ciascuno, anzi, mi terrà bilocato dentro e fuori di lui; Io lo possederò dentro e fuori di Me, e loro mi possederanno dentro e fuori, come se fossi solo per ciascuno.  Un Dio per tutti, non sarebbe piena la felicità; chi starebbe vicino, chi lontano, chi a destra, chi a sinistra, quindi chi godrebbe le mie carezze, chi no, chi si sentirebbe più amato e felicitato dalla mia presenza vicina, e chi no.  Invece, con l’avermi ciascuno a sé, dentro e fuori, non ci perderemo mai di vista, godremo l’amore vicino, non lontano; quanto ci avremo amato e conosciuto in terra, più ci ameremo in Cielo.  E poi, quello che darò a chi ha vissuto nel mio Volere in terra, sarà tanto grande, che tutti i beati godranno doppia felicità.  E’ vero che ci ho il mio trono, da dove scaturiscono mari di gioia, da allagare tutta la patria celeste, ma il mio Amore non è contento se non mi biloco e scendo a stare a tu per tu, a solo a solo con la mia amata creatura, per amarci di più e godercela insieme; e poi, come poter stare lontano per chi vive nel mio Volere, se tra essa e Noi si forma l’inseparabilità di Volontà e d’Amore?  Come poter stare anche un solo passo lontano se uno solo è l’amore con cui ci amiamo, e una la volontà con cui operiamo?  Anzi, tu devi sapere che chi vive nel nostro Volere è inseparabile da tutti, anche dalle stesse cose create.  Come fa il suo atto in Esso, chiama e abbraccia tutti, chiude tutti nel suo atto, s’impone su tutti per fare ciò che essa fa.  Perciò, in un atto nel mio Volere Io ricevo tutto, anche la mia stessa Creazione, per amarmi e glorificarmi”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, Io faccio come un re che tiene molte regine, che si amano d’un amore, che l’uno non può stare senza dell’altra.  Questo re forma tanti palazzi sontuosi, vi mette musiche dentro, le scene più dilettevoli per rendere felici le sue regine, e lui insieme con esse.  Poi mi biloco per ciascuna, in modo che tutte mi posseggono e sono felicitate dal mio possesso.  Il re non può bilocarsi per rendere felici le sue regine, e si deve contentare di stare, or con l’una, or con l’altra, e questo già rende infelice il loro amore, e sono tiranneggiati da un amore spezzato e non goduto per sempre; e se Io non tenessi virtù di darmi a ciascuna come se fossi solo per essa, il mio Amore mi renderebbe infelice lasciando la creatura anche un solo istante senza di Me.  Invece sono Re che corteggio sempre le mie Regine, e loro corteggiano Me; se ciò non fosse mancherebbe nel celeste soggiorno la pienezza della felicità”.

(5) Onde continuavo il mio giro nel Fiat Divino, e mi sono soffermata a ciò che fece Gesú stando sulla terra, ed il mio dolce Gesú ha soggiunto:

(6) “Figlia mia, per chi vive nel mio Volere e mi ama, mi pesa il silenzio, il mio Amore vuole sempre dire e scoprire dove esso giunge, ed in quanti modi l’ho amato.  Or, tu devi sapere che stando Io sulla terra, non vi era cosa che facevo in cui non cercavo le mie amate creature, me le baciavo, me le stringevo al cuore, le guardavo con tenerezza paterna, sicché, se mi incontravo col sole, Io trovavo nella sua luce le mie amate creature, perché avendolo creato per loro, con diritto signoreggiavano nella sua luce; non vi si può dire padrone di un bene se non si possiede e si sta dentro, quindi Io trovavo nel sole le mie creature, me le baciavo, me le abbracciavo e stringevo al cuore, e siccome le tenevo anche dentro di Me, me le baciavo fuori e dentro di Me, stringendole tanto forte, da immedesimarle con la mia stessa Vita.  Se mi incontravo nel vento, correvo a baciarle; se bevevo l’acqua, anche in essa le trovavo, ed oh! con quanto amore le guardavo e baciavo, anche nell’aria che respiravo le incontravo tutte, sentivo il loro respiro ed in ogni respiro erano baci e amore con cui le suggellavo.  Perciò in ogni cosa creata, nel cielo stellato, nel mare, nelle piante, nei fiori, in tutto m’incontravo con le mie amate creature, per raddoppiarle il mio Amore, per farle feste, per riabbracciarle e dirle:  “Sono finite le vostre infelicità, perché sono venuto dal Cielo in terra per rendervi felici.  Sono Io che ho preso le vostre infelicità sopra di Me, possiate stare sicure.  E poi, un Dio che vi ama sarà la vostra fortuna, la vostra difesa, il vostro aiuto potente”.  E poi, la più bella caratteristica del mio Amore, la spontaneità, tanto, che nelle stesse pene che mi diedero nella Passione, prima me le formavo in Me stesso, le amavo, le coprivo di baci, e poi le passavo nelle menti delle creature perché me le facessero soffrire alla mia Umanità.  Non ci fu pena che le creature mi diedero, che non fosse voluta prima da Me; in ordine secondario venivano le creature, perciò le mie pene erano inzuppate dal mio Amore, coperte dai miei baci ardenti, e posseggono la virtù creatrice di far risorgere le anime ad amarmi.  Il vero amore si vede dalla spontaneità; un amore forzato non si può dire vero amore, perde la freschezza, la bellezza, la purezza, ed oh! come si rendono infelici nei sacrifici, incostanti, e mentre pare che amano, siccome è forzato, o da necessità, o da persone di cui non possono liberarsi, si sentono infelici e amareggiate.  Un amore forzato rende schiave le povere creature.  Invece, il mio Amore fu libero, voluto da Me, né Io avevo bisogno di nessuno.  Amai, mi sacrificai fino a dar la vita, perché volli ed amai.  Perciò, quando vedo nell’anima un amore spontaneo, mi rapisce e dico:  “Il mio Amore ed il tuo si danno la mano, quindi possiamo amarci d’un solo amore”.

(7) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, chi vive nella mia Volontà viene custodito nella mia stanza divina, possiede tutti i nostri beni; la forza, la luce stanno in suo potere.  Invece, chi fa la mia Volontà si forma la via per giungere ad entrare in Essa.  Or, nella via ci sono i pericoli, deve stare esposto al caldo e al gelo; non troverà pronta l’acqua per bere, cibi buoni per nutrirsi, letto per riposarsi, si può dire:  “Sarà un povero viandante che non giunge mai alla sua abitazione”.  Che differenza tra chi vive nel mio Volere e chi fa la mia Volontà, ma però è necessario formarsi la via, cioè vivere rassegnato, fare la mia Volontà in tutte le circostanze della vita, per giungere a poter vivere nel mio Volere, dove troverà la sua stanza divina, il centro del suo riposo, l’esilio cambiato in patria”.

 

+  +  +  +

 

36-23

Agosto 6, 1938

 

Scambio di vita tra la Volontà Divina e umana.  Vittoria di Gesú.  Non vi

è offesa maggiore che sottrarsi dalla Divina Volontà.  La Creazione parlante.

Il palpito ed il respiro Divino.  Necessità di Dio di parlare con la creatura.

 

(1) Sento il bisogno di darmi continuamente alla Divina Volontà, sono la piccola bimba che cerco il seno della mia madre per rifugiarmi in Essa, per starmene sicura e tutta abbandonata nelle sue braccia.  Ma mentre ciò pensavo, il mio amato Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia del mio Volere, tu cerchi il tuo rifugio in Me, ed Io cerco il mio rifugio in te, per godermi la mia creatura e riposarmi in essa, affinché il suo amore mi tenga difeso da tutte le offese delle creature.  Tu devi sapere che ogniqualvolta la creatura entra nella mia Volontà per fare i suoi atti, tante volte le do la mia Vita Divina, ed essa tante volte mi dà la sua vita umana, sicché essa resta corredata di tante Vite Divine per quanti atti ha fatto nella mia Volontà, ed Io resto onorato, glorificato, circondato di tante vite umane, perché un atto nella mia Volontà dev’essere completo; Io mi do tutto, non mi riservo nulla del mio Essere Supremo, ed essa mi dà tutto del suo essere umano.  Qual non è dunque il bene che riceve la creatura col possedere tante mie Vite Divine?  E come va ripetendo i suoi atti, tante mie Vite si aggiungono, e do virtù di bilocare la sua vita, per poter dire:  “Quante mie Vite le ho dato, tante me ne ha dato”.  Posso dire che allora trovo tutto il mio contento, quando vedo in ogni istante darmi la vita di essa, per poter dare la sua.  Vedermi dare la volontà umana è il mio più grande trionfo, e preso d’amore canto la mia vittoria, vittoria che mi costa la mia Vita, e l’aspettazione di circa seimila anni, in cui ho sospirato con tante ansie e sospiri amari e ardenti il ritorno della volontà umana nella mia.  Onde, avendolo ottenuto, sento il bisogno di riposarmi e di cantare vittoria.  Perciò non vi è gioia più bella che può darmi, che vivere in Essa, né ci può essere dolore maggiore che può darmi, che sottrarsi dalla mia Volontà, perché mi sento offeso in tutte le cose create, perché dovunque e dappertutto si trova il mio Volere, ed Io mi sento giungere l’offesa nel sole, nel vento, nel cielo, fin dentro il mio seno.  Vedere il gran dono della volontà umana, che diedi alla creatura, che doveva servire per scambio d’amore e di vita tra Me ed essa, convertito in arma micidiale per offendermi, che dolore.  Ora, chi viene a vivere in Essa è la medicina, il balsamo e l’oppio che mi fa scomparire questo dolore sì crudo.  Come non devo darmi tutto Me stesso in suo potere e dargli ciò che vuole? ”

(3) Poi ha soggiunto:  “E’ tanto il mio amore verso chi vive nel mio Fiat, che come la creatura sente il bisogno di respirare, d’alimentarsi, di muoversi, così Io sento il bisogno di formare una sola vita con essa, perché la mia Volontà, siccome vive in Essa, me la fa respiro mio, palpito mio, moto mio, alimento mio.  Vedi dunque come mi è necessaria la sua unione permanente con Me, e dentro di Me; altrimenti mi sentirei mancare il respiro, il moto, il palpito e l’alimento del mio Amore da parte di tutta la Creazione; oh! come mi sentirei male, perché chi vive nel mio Volere è dentro del nostro Essere Supremo, è la Creazione parlante, movente e palpitante, che a nome di tutte le cose create ci porta l’alimento dell’amore che tutte dovrebbero darci.  Possiamo dire che il nostro Amore alimenta tutte le cose create; perciò sentiamo il bisogno di ricevere il contraccambio d’amore per non restare digiuni, e solo chi vive nel nostro Volere, che abbraccia tutto, ci ama in tutto, può ridarci il contraccambio di alimentarci col suo amore.  Com’è bello vedere la creatura raccogliere da tutta la Creazione il nostro Amore sparso, e anche il nostro Amore che non è stato preso dall’ingratitudine umana, e ce lo porta per darci l’alimento dell’amore a nome di tutto e di tutti.  Essa forma l’incanto a tutto il Cielo, e Noi la chiamiamo la nostra benvenuta, la portatrice di tutte le nostre opere, il ricambio del nostro Amore, in cui possiamo ripetere le nostre meraviglie”.

(4) Poi, con un affetto più tenero, ha soggiunto:

(5) “Figlia mia, è tanto il nostro Amore per chi vive nel nostro Fiat Divino, che la mamma può stare, le riesce più facile dividersi dalla figlia sua; Noi non lo possiamo, perché la nostra Volontà la unisce, la trasforma in Noi, le fa volere ciò che Noi vogliamo e fare ciò che facciamo.  Come entra in Essa, così la trasporta ovunque, le dà il posto in tutte le cose create per tenerla ovunque e dappertutto, sempre insieme affiatata con Essa e dirle in quanti modi l’ho amata, stare senza di essa ci riesce impossibile, dovremmo separarci dalla nostra Volontà per farlo, ma ciò neppure lo possiamo fare, quindi le do il posto nel cielo stellato, ed oh! com’è bello tenerla insieme con Me in quella volta azzurra, in quella interminabile estensione di cielo, che non si vede punto dove finisce, e le dico la storia del nostro eterno Amore, che non ha principio né può avere fine, né può subire mutazione, e siccome il nostro Amore non cessa mai, prendiamo la creatura da tutti i lati, di sopra, di sotto, da destra, da sinistra, per tempestarla del nostro Amore.  E come il cielo nasconde e copre tutto il mondo intero sotto la sua volta tempestata di stelle, per tenerlo difeso e coperto, così il nostro Amore immutabile, più che cielo, tiene coperti e nascosti tutti nel cielo del nostro Amore.  Sentiamo il bisogno di dire alla creatura quanto ed in quanti modi l’amiamo; amarla e farle conoscere quanto l’amiamo e per farci amare, forma il refrigerio del nostro Amore; ed essa, amandoci, sebbene è piccola, ma ci sentiamo ridare un cielo d’amore, e coi suoi atti ripetuti d’amore, ci sentiamo come tempestare come da tante stelle che ci piovono addosso:  Amore, Amore, Amore.  Vedi dunque:  Necessità al nostro Amore darle il posto in ciascuna cosa creata, per dirle la storia distinta d’amore che ciascuna cosa creata contiene; le do il posto nel sole, ed oh! quante cose le dico del nostro Ente Supremo, della nostra luce inaccessibile che investe tutto col suo Amore ardente, che investe e si nasconde in ciascuna fibra del cuore, in ogni pensiero e parola; con la mia luce imbalsamo, purifico, abbellisco, e vi formo, con la mia luce, più che sole, la mia Vita d’amore nella creatura, ed essa sente la mia luce, e a via di luce vuole entrare nei più intimi nascondigli del nostro Essere Supremo, per amarci ed essere amata.  Come è bello trovare chi ci ama, il nostro Amore trova il suo rifugio, il suo riposo, il suo sfogo, il suo contraccambio, perciò dovunque le diamo il posto, perché in ciascuna cosa creata teniamo da dirle un nostro segreto d’amore.  Quante cose teniamo da dire ancora, e se la creatura non vive nel nostro Volere, non ci capirà, e ci costringe al silenzio.  Ora, tu devi sapere che come la creatura fa i suoi atti nella mia Volontà, tanti soli sorgono, e siccome un atto nella mia Volontà è tanto che non può stare senza far bene a tutti, questi soli, come sorgono, così corrono in mezzo alla gente e portano, a chi il bacio di luce, a chi la forza, a chi mettono in fuga le tenebre, a chi stradano la via, a chi con voce forte di luce richiamano nel bene.  Un atto nella mia Volontà non può stare senza produrre grandi beni; come il sole che sorge nell’orizzonte, con la sua luce corre per farsi luce d’ogni occhio, corre e matura le piante, colorisce i fiori, purifica l’aria, si dà a tutti, si può dire rinnova e ringiovanisce la terra e forma la sua gioia e la sua festa, sicché se il sole non sorgesse, la terra si vestirebbe di lutto e scoppierebbe in pianto.  Più che sole è un atto nella mia Volontà, la sua luce corre e fa bene a tutti, rinnova e ringiovanisce tutti nella sua luce, meno che chi non lo voglia ricevere; e ancorché non lo volessero ricevere, sono costretti a ricevere il bene della sua luce; come chi non volesse ricevere la luce del sole è costretto dall’impero della luce, a sentire il suo calore.  Tale è l’impero d’un atto nel mio Fiat, non può stare se non opera prodigi di grazia e di beni incalcolabili, perciò chi vive nel nostro Volere fa tutto, abbraccia tutti e ci dà tutto:  Se vogliamo amore, ci dà amore; se vogliamo gloria, ci dà gloria; se vogliamo parlare, teniamo chi ci ascolta; e se vogliamo fare opere grandi, teniamo in chi farle e chi ci renderà il contraccambio.  Ecco perciò, nel nostro Volere ti voglio sempre, non uscirne mai”.

 

+  +  +  +

 

36-24

Agosto 12, 1938

 

Quando la creatura entra nel Voler Divino, il Cielo si abbassa e la terra si eleva per

darsi il bacio di pace.  Amore di Dio nel manifestare le Verità.  Come tutte le cose

diventano vita, e come tutte le cose create sono membri di Gesú.  Diversità d’amore.

 

(1) Il Voler Divino mi sta sempre intorno, ché vuole investire i miei atti con la sua luce per stendervi la sua Vita, mi sembra che sta tanto sull’attenti, che giunge a perseguitarmi d’amore e di luce, perché vuole che in tutto ciò che faccio chiudesse la sua Vita.  Oh! come mi sento felice nel sentirmi perseguitata d’amore e di luce dal Fiat Supremo.  Ed il mio dolce Gesú, sorprendendomi, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, vedi a che punto eccessivo giunge il mio Amore che vuole la creatura a vivere nel mio Volere, che giungo a perseguitarla d’amore e di luce:  La luce l’eclissa tutti i mali, in modo che vedendo solo la mia Volontà, si abbandona in Essa e ci fa fare quello che vogliamo; l’amore alletta, la felicita, e si fa vincere da Noi.  Tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere per formare il suo atto, il Cielo si abbassa e la terra si eleva e s’incontrano insieme, che felice incontro; il Cielo sentendosi trasportato in terra dalla forza creatrice del Fiat Divino, baciano la terra, cioè, le umane generazioni, ed a qualunque costo vogliono dare loro ciò che posseggono, per contentare il Voler Divino che li ha trasportato in terra, perché vuol regnare in tutti; la terra, sentendosi elevata in Cielo, sentono una forza ignota che le trascina al bene, un’aria celeste che s’impone su di loro, che le fa respirare una nuova vita.  Un atto nella mia Volontà dà dell’incredibile, questi atti formeranno il nuovo giorno, le umane generazioni si sentiranno per mezzo di essi rinnovare, ringiovanire nel bene; formeranno le disposizioni per disporle a ricevere la sua Vita per farla regnare.  Questi atti della creatura fatti nel mio Volere, saranno il corredo, i preparativi potenti, i mezzi più efficaci per ottenere un tanto bene”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, il nostro Amore dà dell’incredibile.  Quando dobbiamo manifestare una Verità che riguarda la nostra Volontà, prima l’amiamo in Noi stessi, la facilitiamo, l’adattiamo all’intelligenza umana, affinché alla creatura le riesca facile comprenderla e farla vita propria, la corrediamo del nostro Amore e poi la facciamo conoscere come spasimante di amore che vuol darsi a loro come vita, che sente il bisogno che vuol formarsi in esse.  Ma non contenti di ciò, purifichiamo l’intelligenza umana, la investiamo con la nostra luce, la rinnoviamo affinché conosca la nostra Verità, se la baci, se la chiuda in sé stessa e le dia tutta la libertà di formare la sua Vita, per restare trasformata nella stessa Verità.  Perciò ogni nostra Verità porta la nostra Vita Divina nella creatura, spasimante che ama e vuol essere amata, ed il nostro Amore è tanto, che ci adattiamo all’umana condizione per facilitare la conoscenza, perché se ci conosciamo, è facile vincere la volontà umana per farla nostra, ed essa avrà interesse di possedere il suo Dio.  Senza conoscenza le vie sono chiuse, rotte le comunicazioni, e Noi restiamo come il Dio lontano dalla creatura, mentre stiamo dentro e fuori di loro, e loro restano lontane da Noi.  Nessuno può possedere un bene se non lo conosce.  Perciò vogliamo far conoscere che chi vive nella Divina Volontà ed opera in Essa, tutto diventa Vita Divina in essa; possedendo il mio Fiat, la sua virtù creatrice, in tutto ciò che fa:  Se pensa, se parla, se opera, se cammina, se ama, stende la sua Vita, e pensa, parla, opera, cammina e ama; forma la creazione operante, parlante; la creatura le serve per continuare la sua creazione, anzi per fare cose più belle ancora.  Quindi, la Creazione non finì, ma continua ancora nelle anime che vivono nel nostro Volere, e se nella Creazione si vede l’ordine, la bellezza, la potenza delle nostre opere, nella creatura si vedrà l’amore, l’ordine, la bellezza, la nostra virtù creatrice ripetente tante nostre Vite Divine per quante volte ci ha prestato i suoi atti per farci operare.

(5) La creatura è vita, non è opera come la Creazione, perciò sentiamo un amore irresistibile di formare Vite nostre in essa, ed oh! come ci dilettiamo, come siamo contenti, come il nostro Amore trova il suo riposo e la nostra Volontà il suo compimento, qual’è di formare la nostra Vita in essa.  Invece, chi non vive nel nostro Volere, le sue opere e passi sono senza vita, come pitture dipinte che non possono né ricevere vita né darla, né possono produrre nessun bene, perché non possono né ci può essere né vita né bene senza della mia Volontà”.

(6) Onde stavo seguendo i miei atti nella Divina Volontà, e avendo fatta la Santa Comunione, il mio dolce Gesú mi ha detto:

(7) “Com’è bello quando scendo nei cuori Sacramentato e li trovo nella mia Volontà, trovo tutto in essa:  Trovo la mia Madre Regina, e mi sento ridare la gloria come se di nuovo m’incarnassi; trovo tutte le opere mie, che mi circondano, mi onorano, mi amano, e siccome la mia Volontà circola come sangue e palpita in tutte le cose create, perciò sono unite con Me come membra che partono da Me e rimangono in Me, sicché tutto ciò che Io feci sulla terra e tutte le cose create, chi mi fa da braccia, chi da piedi, chi da cuore, chi da bocca, e mi amano e mi glorificano in modo infinito.  La creatura, col vivere nel mio Volere, tutto è suo come è mio, e mi può dare la mia Umanità vivente per amarmi, per tenermi riparato e difeso da tutto, mi può dare l’amore che ebbi nel creare il sole; quanta specialità d’amore non contiene quella luce?  Essa è zeppa di tanti svariati ed innumerevoli effetti di dolcezza, di colori, di profumi; in ogni effetto c’è un mio amore distinto, e lo puoi vedere dalle svariate dolcezze che ciascun frutto possiede, una dolcezza non è come l’altra; è il mio Amore insuperabile, che non contento di far gustare all’uomo una sola dolcezza del mio Amore, di allietarlo con un solo colore, d’un solo profumo, ce ne metteva tanti diversi per affogarlo e alimentarlo col mio Amore; sicché il mio primo alimento era il mio Amore, le altre cose venivano in ordine secondario.  Quindi, il sole che fa tanto bene alla terra, con la sua luce si stende sotto i passi dell’uomo, gli riempie l’occhio di luce, lo investe dappertutto, gli va appresso dove va, è il mio Amore che corre nella sua luce, che amandolo si fa calpestare dai suoi passi, il mio Amore gli riempie l’occhio di luce, lo investe dappertutto, lo segue ovunque, ed in quella luce ci sono le mie innumerevoli distinzioni d’amore:  C’è il mio Amore che langue, che ferisce, che rapisce; c’è il mio Amore che brucia, che raddolcisce tutto, che ridona la vita a tutto; c’è il mio Amore che prende da tutti i lati la creatura e la porta come in braccia.  Guarda figlia mia la luce, e tu stessa non potrai numerare le tante varietà del mio Amore, e se tu vivrai nella mia Volontà, il sole sarà tuo, membro tuo, e mi potrai dare tante diversità d’amore, per quante te ne ho dato.  Tutte le cose create sono membra mie, il cielo e ogni stella è un mio Amore distinto verso le creature; il vento, come membro mio, non fa altro che, come soffia, così soffia il mio Amore distinto, e perciò ora le soffia la freschezza del mio Amore, ora le carezza col mio Amore, ora le soffia col mio Amore impetuoso, ora col suo soffio le porta i refrigeri del mio Amore; anche il mare, le gocce d’acqua si stringono tra loro per non cessare mai di mormorare diversità d’amore con cui amo la creatura; anche nell’aria che respirano le mando in ogni respiro il mio ti amo distinto.

(8) Perciò, scendendo Sacramentato porto insieme con Me le cose create come membra mie, con le scene incantevoli di tanto svariato e molteplice Amor mio, e come un esercito lo metto dentro della creatura per amarla e farmi amare.  Come è duro, doloroso, amare e non essere amato, perciò vivi sempre nella mia Volontà, ed Essa ti metterà a giorno i tanti modi con cui ti ho amato, e mi amerai come voglio che tu Mi ami”.

 

+  +  +  +

 

36-25

Agosto 15, 1938

 

La festa della Assunta è la festa più bella, più sublime:  La

festa della Divina Volontà operante nella Regina Celeste.

 

(1) Mentre la mia mente nuotava nel mare del Voler Divino, mi sono fermata nell’atto in cui la mia Mamma Regina fu assunta in Cielo.  Quante meraviglie, quante sorprese d’amore, che si resta rapiti.  Ed il mio dolce Gesú, come se sentisse il bisogno di parlare della sua Madre Celeste, tutto in festa mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, oggi, la festa dell’Assunta, è la festa più bella, più sublime, più grande, in cui restiamo più glorificati, amati e onorati.  Cieli e terra sono investiti d’una gioia insolita, non mai provata; gli angeli, i santi, si sentono investiti da mari di nuove gioie e nuove felicità, ed inneggiano con nuovi cantici la Sovrana Regina, che col suo impero impera su tutto e dà gioia a tutti.  Oggi è la festa delle feste, e l’unica e nuova che non si è ripetuta mai più.  Oggi, il giorno dell’Assunta, veniva festeggiata la prima volta la Divina Volontà operante nella Sovrana Signora; le meraviglie sono incantevoli, in ogni suo più piccolo atto, anche nel suo respiro, nel suo moto, si vedono tante nostre Vite Divine che scorrono come tanti Re negli atti suoi, che più che fulgidi soli la inondano, la circondano, l’abbelliscono e la rendono così bella, che forma l’incanto delle regioni celesti.  Ti pare poco che ogni suo respiro, moto, opera e pena, erano riempiti di tante nostre Vite Divine?  E’ proprio questo il gran prodigio dell’operato della mia Volontà nella creatura, formare tante nostre Vite Divine per quante volte ha avuto l’entrata nel moto, negli atti della creatura, e siccome il mio Fiat possiede la virtù bilocatrice e ripetitrice, e ripete sempre senza mai cessare quello che fa, quindi la gran Signora sente ancora in Sé moltiplicare queste Vite Divine, le quali non fanno altro che stendere maggiormente i suoi mari d’Amore, di Bellezza, di Potenza, di Sapienza infinita.  Tu devi sapere che sono tali e tante le nostre Vite Divine che possiede, la molteplicità dei suoi atti che possiede, che come entrò in Cielo popolò tutte le regioni celesti, che non potendoli contenere riempirono la Creazione tutta, sicché non vi è punto dove non scorrano i suoi mari d’Amore, di Potenza, e tante nostre Vite, di cui è la posseditrice e la Regina.  Possiamo dire:  Ci domina e la dominiamo, e riversandosi nella nostra Immensità, Potenza e Amore, popolò tutti i nostri attributi degli atti suoi e delle tante nostre Vite Divine che aveva conquistato.  Sicché, dovunque e dappertutto ci sentiamo amare, glorificare dentro e fuori di Noi, da dentro le cose create, nei più remoti nascondigli, da questa Celeste Creatura, e da Cui, dalle tante nostre stesse Vite Divine che il nostro Fiat ha formato in Essa.  Oh! potenza del nostro Volere, Tu solo puoi fare tanti prodigi, fino a creare tante nostre Vite in chi ti fa dominare, per farci amare e glorificare come meritiamo e vogliamo.  Ecco perché può dare il suo Dio a tutti, perché lo possiede, anzi, senza perdere nessuna delle nostre Vite Divine, come vede la creatura disposta, che vuol ricevere la nostra Vita, così tiene la virtù di riprodurre, da dentro la nostra Vita che possiede, un’altra nostra Vita Divina per darla a chi ci vuole.  Questa Vergine Regina è un prodigio continuato, ciò che fece in terra lo continua in Cielo, perché la nostra Volontà quando opera, tanto nella creatura quanto in Noi, quell’atto non finisce mai, e mentre resta in essa si può dare a tutti.  Finisce forse il sole di dare la sua luce perché ne ha dato tanta alle umane generazioni?  Affatto; mentre ne ha dato tanta è sempre ricco nella sua luce, senza perdere neppure una stilla di luce.  Perciò la gloria di questa Sovrana Regina è insuperabile, perché tiene in possesso la nostra Volontà operante, che tiene virtù di formare nella creatura atti eterni ed infiniti; ci ama sempre, né cessa mai d’amarci con le nostre Vite che possiede; ci ama col nostro Amore, ci ama dappertutto e dovunque; il suo amore riempie Cieli e terra, e corre a scaricarsi nel nostro Seno Divino, e Noi l’amiamo tanto, che non sappiamo stare senza amarla, e mentre ama Noi, ama tutti e ci fa amare tutti; chi può resistere a non farci dare ciò che vuole?  E poi, è il nostro stesso Volere che chiede ciò che Lei vuole, che coi suoi vincoli eterni ci lega dappertutto e non possiamo negarle nulla.  Perciò la festa dell’Assunta è la più bella, perché è la festa della mia Volontà operante in questa gran Signora, che la fece così ricca e bella che i Cieli non possono contenerla, gli stessi angioli si sentono muti, né sanno parlare di ciò che fa la mia Volontà nella creatura”.

(3) Dopo ciò, la mia mente è restata stupita nel pensare ai grandi prodigi che il Fiat Divino operò e continua ad operare nella Celeste Regina, ed il mio amato Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, la sua bellezza è inarrivabile, incanta, affascina, conquide; il suo amore è tanto, che si porge a tutti, ama tutti, e lascia dietro di Sé mari d’amore.  Si può chiamare Regina d’amore, vincitrice d’amore, ché amò tanto che a via d’amore vinse il suo Dio.  Tu devi sapere che l’uomo, col fare la sua volontà, spezzò i vincoli col suo Creatore e con tutte le cose create, questa Celeste Regina con la Potenza del nostro Fiat che possedeva, vincolò il suo Creatore con le creature, vincolò tutti gli esseri insieme, li unì, li riordinò di nuovo, e col suo amore dava la novella vita alle umane generazioni; fu tanto il suo amore, che coprì e nascose nel suo amore le debolezze, i mali, i peccati e le stesse creature nei suoi mari d’amore.  Oh! se questa Vergine Santa non possedesse tanto amore, ci riuscirebbe difficile guardare la terra, ma il suo amore non solo ce la fa guardare, ma vogliamo dare la nostra Volontà regnante in mezzo a loro, perché Lei così vuole; vuole dare ai suoi figli ciò che possiede, e a via d’amore vincerà Noi ed i figli suoi”.

 

+  +  +  +

 

36-26

Agosto 21, 1938

 

Differenza che passa tra le Vite che forma nelle Ostie

Sacramentali, e quelle che forma chi vive nel suo Volere.

 

(1) Sono sempre in via nel Voler Divino, e mi sentivo impensierita e dicevo tra me:  “Come può essere che si possano formare tante Vite Divine in noi per quanti atti facciamo in Esso? ” Ed il mio sempre amabile Gesú, sempre benigno, per farmi maggiormente comprendere mi ha detto:

(2) “Figlia mia, a Noi tutto è facile purché troviamo che si presti la volontà umana a vivere nella nostra; ci dilettiamo di formare, anche nel moto, nel respiro, nel passo, Vite nostre che si muovono, che respirano, che camminano, che parlano.  La volontà umana ci presta come tanti veli, in cui formare tante Vite nostre, questo è l’ultimo sfoggio del nostro Amore, e ci piace tanto, che purché la volontà umana ci presti il suo piccolo velo, Noi popoliamo tutti gli atti suoi con la molteplicità delle nostre Vite Divine.  E poi c’è la mia Vita Eucaristica, che ne dà prova e conferma di quello che ti dico.  Non sono forse piccoli veli gli accidenti del pane in cui resto Consacrato, vivo e vero in anima, corpo, sangue e divinità?  E se ci sono mille ostie, mille mie Vite formo in ciascuna ostia; se c’è una sola ostia, vi formo una sola Vita mia.  E poi, che cosa mi dà l’ostia?  Nulla, non un ti amo, né un respiro, né un palpito, né un passo di compagnia; sono solo e molte volte la solitudine mi opprime, mi amareggia e scoppio in pianto; come mi pesa il non avere a chi dire una parola, sono sotto l’incubo d’un silenzio profondo.  Che cosa mi dà l’ostia?  Il nascondiglio per nascondermi, la piccolina prigione per rendermi, starei per dire, per rendermi infelice.  Ma siccome è mia Volontà che vuole che Io resti Sacramentato in ogni ostia, Essa, che non è mai portatrice d’infelicità, né a Noi né alle creature che vivono in Essa, fa scorrere nella mia Vita Sacramentale le nostre gioie celesti, che sono inseparabili da Noi, ma sempre da parte nostra; ma l’ostia non mi dà mai nulla, non mi difende, né mi ama.  Ora, se ciò faccio, cioè formare tante mie Vite nell’ostia che nulla mi dà, molto più in chi vive nella mia Volontà.  La differenza tra le mie Vite Sacramentali e le tante mie Vite che formo in chi vive nel mio Volere è incalcolabile, passa più distanza che tra il Cielo e la terra.  Prima, che non siamo mai soli, e avere compagnia è la più grande gioia, che felicita la Vita Divina e umana.  Or, tu devi sapere che come formo la mia Vita nel pensiero della creatura che vive nel mio Volere, sento la compagnia della intelligenza umana che mi corteggia, mi ama, mi comprende, e mi dà la sua memoria, l’intelletto, la volontà in mio potere, e siccome in queste tre potenze fu creata la nostra immagine, mi sento dare per compagnia la nostra eterna Memoria, che non dimentica mai nulla; sento la compagnia della mia Sapienza che mi comprende, e poi la compagnia della volontà umana fusa con la mia, che mi ama col mio eterno Amore.  Come non moltiplicare in ogni suo pensiero altrettante Vite nostre, quando troviamo che più ci comprende e ci ama, possiamo dire:  “Troviamo il nostro tornaconto”.  Perché quanta più Vita formiamo, tanto più ci facciamo comprendere, le diamo duplicato amore, e ci ama di più.  Se formiamo la nostra Vita nella parola, troviamo la compagnia della sua, e siccome il nostro Fiat è suo, troviamo tutti i prodigi che ha operato quando il nostro Fiat si è pronunziato.  Se la formiamo nel suo respiro, troviamo il suo che respira insieme, e la compagnia del nostro alito onnipotente quando creandola le infondemmo la vita.  Se la formiamo nel suo moto, troviamo le sue mani che ci abbracciano, ci stringono forte, perché non ci vogliono più lasciare.  Se la formiamo nei passi, ci seguono ovunque.  Che bella compagnia; chi vive nella nostra Volontà, non vi è pericolo che ci lasci mai soli; siamo inseparabili ambedue.  Perciò il vivere nel nostro Volere è il prodigio dei prodigi, dove facciamo sfoggio delle tante nostre Vite Divine, ci facciamo conoscere chi siamo, quello che possiamo fare, e mettiamo la creatura in ordine con Noi, quale la creammo, perché tu devi sapere che queste nostre Vite portano con Sé mari di Luce, d’Amore, mari di Sapienza, di Bellezza, di Bontà, che investono la creatura, per farla possedere la Luce che sempre cresce, l’Amore che mai si spegne, la Sapienza che sempre comprende, la Bellezza che sempre si abbellisce di più.  Perciò amiamo tanto che la creatura viva nel nostro Volere, perché vogliamo dare, vogliamo che ci comprenda, vogliamo popolare tutti gli atti umani delle nostre Vite Divine, non vogliamo stare racchiusi, repressi nella nostra cerchia divina.  Poter dare e non dare, quanto ci duole, e fino a tanto che non viva nel nostro Volere, la creatura sarà sempre l’ignorantella del nostro Essere Supremo, incapace d’imparare neppure le vocali di quanto l’amiamo e di quanto le possiamo dare, saranno sempre i figli dissimili da Noi, che forse neppure ci conoscono, degeneri dal padre loro”.

 

+  +  +  +

 

36-27

Agosto 28, 1938

 

Un’atto nella Divina Volontà contiene tutto, può amare per tutti.  Come tutti

corrono in quest’atto.  Ogni atto fatto nella mia Volontà, è un giorno che si acquista.

 

(1) Continuo a valicare il mare del Volere Divino, nel quale mi pare che tutto è mio, Luce, Santità, Amore, mi sento da tutte le parti assalire, ché vogliono darsi a me.  Ed il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia mia, non ti meravigliare; come la creatura entra nella mia Volontà, tutti gli esseri creati sentono una forza irresistibile di correre verso chi sta operando nella mia Volontà, perché Essa per operare vuole il corteggio di tutte le opere sue; prima, perché è inseparabile da tutto ciò che ha fatto; secondo, perché operando, tutto e tutti devono prendere parte a ciò che fa, per dire coi fatti:  “L’atto mio è di tutti, si eleva al Cielo e felicita tutte le regioni Celesti; scende nel più basso della terra e si fa passo, opera, parola e cuore di tutti, se non accentrasse tutto e tutti nel mio atto, mancherebbe la forza comunicativa di poter ricevere tutti il mio atto pieno di vita, che con un solo atto può dare vita a tutti, sostenere e felicitare tutti, fare bene a tutti”.  Perciò quando Io opero, corrono tutte le cose da Me uscite, si chiudono nell’atto mio per ricevere la nuova vita, la nuova bellezza e felicità, e si sentono tutte onorate e glorificate nell’atto mio.  Ecco perché quando la creatura entra nella mia Volontà ed Essa sta per operare, per amare, nessuno si vuol mettere da parte; tutti corrono, corre la Trinità Sacrosanta, la Vergine Regina, anzi ne vogliono il primato in quell’atto, e poi tutto e tutti, meno che, chi ingrato, non conoscendo un tanto bene, non lo vuole ricevere.  Onde in un atto nella mia Volontà ci possono essere tali prodigi, che alla creatura le riesce difficile il poterli tutti ridire, ora, tu devi sapere che essa fa tutto ciò che dovrebbero fare tutte le altre creature:  Se pensa nella mia Volontà, Essa circola in ogni pensiero di creatura, e la creatura stando nella mia Volontà, circola insieme e mi dà l’omaggio, l’amore, la gloria, l’adorazione di ciascun pensiero:  le creature non ne sanno nulla, ma Io che sono a giorno di tutto, ricevo la gloria di tutte le menti create.  Se parla nella mia Volontà, siccome la mia è voce di ciascuna parola, mi sento ridare la gloria, l’amore d’ogni parola.  Se cammina nel mio Fiat, essendo passo d’ogni piede, mi dà l’amore, la gloria d’ogni passo; e così di tutte le altre cose, ma le creature non ne sanno nulla, che per mezzo di chi vive nel mio Volere Io prendo l’amore, la gloria che dovrebbero darmi, sono segreti che passano tra Me e chi vive nel mio Volere.  Anzi, vi è ancora di più, giunge a darmi la gloria, l’amore che dovrebbero darmi le anime perdute.  La virtù comunicativa del mio Fiat giunge a tutto e a tutti, dà tutto, e si fa avere tutto.  Chi tutto fa e dà, tiene diritto su tutto e di ricevere, ma per ricevere tutto l’anima deve vivere nel nostro Volere, affiatata con Noi, volere ciò che vogliamo Noi.  La mia Volontà ciò fece nella mia Umanità, che in un solo atto che faceva si sentiva amata, glorificata, soddisfatta per tutti; lo fece nella Regina del Cielo, perché se non avesse trovato nei suoi atti amore che amava per tutti, gloria, soddisfazione per tutti, Io, Verbo Eterno, non avrei trovato la via per scendere dal Cielo in terra.  Perciò, un atto nella mia Volontà può darmi tutto, amarmi per tutti, e farmi fare gli eccessi più grandi d’amore e di opere verso la creatura.  Ed è tanto il mio contento quando nel mio Volere la trovo nei passi di tutti che mi ama, nei pensieri, nelle parole, che nella mia enfasi d’amore le dico:  Stai facendo ciò che feci Io; sicché ti chiamo “eco mio”, “amore mio”, “piccola ripetitrice della mia Vita”.

(3) Era tanta la piena del suo Amore, mentre ciò diceva, che ha fatto silenzio; e poi ha ripreso:

(4) “Figlia mia benedetta, ogni atto fatto nella mia Volontà Divina dalla creatura, è un giorno per essa, giorno pieno di felicità e di tutti i beni; e se ne fa dieci, venti, tanti giorni acquista.  Ora, in questi giorni prende il Cielo come suo, e siccome sta ancora sulla terra, prende il sole, il vento, l’aria, il mare come suo, e la sua natura prende le più belle fioriture per ornarsi e abbellirsi; ma fioriture che non appassiscono mai, ed oh! che bella comparsa farà quando sarà nella nostra Patria Celeste, per quanti atti ha fatto nel mio Volere, tanti giorni possederà, ciascuno avrà il suo sole distinto, il suo cielo azzurro tempestato di stelle, il suo mare che mormora amore, il suo vento che fischia, che urla, che geme e soffia amore impetuoso, amore che impera; non mancheranno neppure le più belle fioriture, una distinta dall’altra, per quanti atti ha fatto nella mia Volontà, nulla mancherà di bello e di buono a chi ha vissuto nel mio Eterno Fiat”.

(5) Onde continuavo a girare negli atti della Divina Volontà, e la mia povera mente si perdeva nell’incanto della Creazione; quante sorprese meravigliose, quanti segreti d’amore ci sono in essa, e poi, l’opera più bella, la creazione dell’uomo.  Ed il mio dolce Gesú ha ripreso il suo dire:

(6) “Figlia mia, la creazione degli esseri e la creazione dell’uomo posso chiamarle le mie due braccia, perché ab eterno stava nella Divinità, e nel uscirla non la distaccai da Me, la ritenni come membra mie, nelle quali facevo scorrere la vita, il moto, la forza, la virtù creante e conservante continua.  Il braccio della creazione degli esseri serve al braccio della creazione dell’uomo; ma in quel braccio ero Io stesso che dovevo servire l’uomo, e lo servo tuttora:  Or di luce, or di vento, or di aria per farlo respirare, or di acqua per dissetarlo, or di cibo per alimentarlo, e fin di terra, per fargli godere le più belle fioriture e dovizia dei frutti.  In questo braccio mi mettevo a sevizio dell’uomo, il mio Amore non mi faceva badare a nulla, correvo a lui per mezzo delle cose create, portandolo come in braccio perché tutte le cose gli portassero gioia e felicità; in questo braccio trovo tute le cose come le usci, non è andata sperduta né una stilla di luce, né di acqua, nulla si è cambiato, tutto ciò che uscì sta al suo posto d’onore, dandomi la gloria del mio Eterno Amore, e mi rivelano Chi è Colui che le ha create, la mia Potenza, la mia Luce inaccessibile, la mia Bellezza inarrivabile, ogni cosa creata è una storia del mio Eterno Amore, e quanto amo colui per cui tutte le cose furono create.

(7) Ora, dalla creazione degli esseri passai alla creazione dell’uomo, quanto amore nel crearlo, il nostro Essere Divino scorreva amore, e nel formarlo correva il nostro Amore ed investiva ciascuna fibra del suo cuore, ogni piccola particella delle sue ossa, il nostro Amore stendevamo nei suoi nervi, facevamo scorrere nel suo sangue il nostro Amore, investimmo i suoi passi, il suo moto, la sua voce, il suo palpito, ciascuno dei suoi pensieri, d’Amore.  Quando il nostro Amore lo plasmò, lo riempì tanto del nostro Amore, in modo che in ogni cosa, anche nel suo respiro doveva darci amore, come Noi lo amavamo in tutto.  Allora il nostro Amore giunse all’eccesso di fiatarlo per lasciargli il nostro fiato d’amore; per compimento e corona creammo la nostra immagine nella sua anima, dotandole le tre potenze:  di memoria, d’intelletto e di volontà, restandoci in lui, come nostro portatore.  Sicché l’uomo sta unito a Noi come membro, e Noi stiamo in lui come abitazione nostra; ma quanto dolore non troviamo in lui?  Il nostro Amore non sta in vigore; la nostra immagine sta, ma non si riconosce; la nostra abitazione è piena di nemici che ci offendono; possiamo dire che ha cambiato la nostra sorte e la sua, ha capovolto i nostri disegni su di lui, e non fa altro che portare dolore al nostro braccio, che continua ad amarlo e dargli vita.  Ora figlia mia, il nostro Amore vuole giungere ad eccessi più grandi, vuole salvare il nostro braccio, qual è l’uomo; a qualunque costo vuole riordinarlo, saremo costretti dal nostro Amore a fiatarlo di nuovo, per sbandire i suoi e nostri nemici; lo copriremo di nuovo del nostro Amore, e faremo entrare in lui la Vita della nostra Volontà.  Non conviene né alla nostra Maestà, né alla nostra Santità, Potenza e Sapienza, che nella nostra opera creatrice ci sia questo disordine che ci disonora tanto; ah! no, trionferemo dell’uomo, ed il segno certo è che stiamo manifestando i prodigi del nostro Volere e come si vive in Esso.  Se ciò non facessimo, sarebbe manomessa la nostra Potenza, come se fossimo impotenti di salvare l’opera nostra, il nostro stesso braccio; ciò non può essere, sarebbe come se non potessimo fare ciò che vogliamo.  Ah! no, no, il nostro Amore e la nostra Volontà vincerà e trionferà di tutto”.

 

+  +  +  +

 

36-28

Settembre 5, 1938

 

La volontà umana, croce della Divina, e la Divina, croce della umana.  Come

nel Voler Divino le cose si cambiano, le disomiglianze non esistono.

Come Gesú supplisce a tutto ciò che può mancare a chi viva nel suo Volere.

 

(1) Sento la Vita del Fiat Divino nell’anima mia, la quale vuol essere il mio moto, il mio respiro e palpito; vuole tale unione con la volontà umana, che in nulla si deve opporre a ciò che vuol fare, altrimenti si lamenta, si dispiace e si sente messa in croce dall’umano volere.  Ed il mio amato, ripetendomi la sua breve visitina mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, quanto soffre la mia Volontà nella creatura, basta dirti che ogniqualvolta fa la sua volontà, mette in croce la mia, sicché la croce della mia Volontà è l’umano volere! Ma non con tre chiodi come Io fui crocifisso sulla croce, ma con tanti chiodi per quante volte si oppone alla mia, quante volte non è riconosciuta, e mentre vuol fare il bene viene respinta coi chiodi dell’ingratitudine.  Come è straziante questa crocifissione della mia Volontà nella creatura, quante volte si sente mettere chiodi al suo respiro, palpito e moto, perché non essendo conosciuta e che è vita del respiro, palpito e moto, il respiro, il moto ed il palpito umano le servono di chiodi che l’impediscono di svolgere in essi il bene che vuole.  Oh! come si sente in croce nell’umano volere, Essa col suo moto divino vuol fare spuntare il giorno nel moto umano, e la creatura mette in croce il moto divino, e col suo moto fa spuntare la notte e mette in croce la luce; come si duole la mia luce nel vedersi repressa, crocifissa, messa in stato d’inabilità dal volere umano.  Col suo respiro vuol fare respirare la sua per darle la vita della sua Santità, della sua Fortezza, e la creatura col non riceverla le mette il chiodo del peccato, delle sue passioni e debolezze; povera mia Volontà, in quale stato di dolore e di continua crocifissione si trova nell’umano volere, non fa altro che mettere in croce il nostro Amore, e tutti i beni che vogliamo darle sono riempiti dai suoi chiodi.  Solo chi vive nella mia, non mette in croce la mia Volontà; anzi, posso dire che formo Io la sua croce, ma è ben differente la sua croce con la mia, il mio Volere sa mettere chiodi di luce, di santità, d’amore, da renderla forte con la nostra stessa Fortezza Divina, i quali non danno dolore, anzi la rendono felice, bella, d’una beltà incantevole, e sono portatori di grandi conquiste.  E chi ha provato, è tanta la felicità che sente, che ci prega, ci supplica che la teniamo sempre in croce coi nostri chiodi divini.  Da qui non si può sfuggire, se le due volontà, umana e Divina non sono unite, la sua formerà la nostra croce e la nostra la sua.  Anzi, è tanto il nostro Amore e gelosia, che non le lasciamo libero neppure un respiro senza il nostro chiodo di luce e d’amore, per averla sempre con Noi per poter dire:  “Ciò che facciamo Noi fa essa, e vuole ciò che Noi vogliamo”.

(3) Anzi, tu devi sapere che come la creatura entra nel nostro Volere, tutto si trasforma, le tenebre si cambiano in luce, la debolezza in fortezza, la povertà in ricchezza, le passioni in virtù, succede tale mutazione che non si riconosce più da quella di prima, il suo stato non è più di vilissima schiava, ma di nobile regina, il nostro Essere Divino l’ama tanto, che corre negli atti suoi per fare ciò che essa fa; e siccome il nostro moto è continuo, ci moviamo e l’amiamo, ci moviamo e l’abbracciamo; il nostro moto si muove e la bacia, la rende più bella, la santifica di più, in ogni moto le diamo del nostro, e nell’enfasi del nostro Amore le parliamo del nostro Ente Supremo, ci facciamo conoscere chi siamo e quanto l’amiamo, passa tale immedesimazione tra essa e Noi, essendo una la nostra Volontà con la sua, che la sentiamo nel nostro moto divino, e facendo suo ciò che è nostro, ci ama col nostro Amore, ci dà la nostra luce inaccessibile per glorificarci, la nostra Santità per inneggiarci e dirci:  “Santo, Santo, tre volte Santo tu sei, Tu racchiudi tutto, sei tutto”.  Com’è bello vedere la piccolezza umana nel nostro Volere, che tiene in suo potere tutto il nostro Essere Divino per ridarlo a Noi per amarci e glorificarci come Noi vogliamo e giustamente meritiamo.  Nel nostro Volere le parti si fanno uguali, le dissomiglianze spariscono, la nostra unità unisce tutto e tutti, e rende uno solo l’atto di tutti, per farsi atto di tutti”.

(4) Nel sentire ciò comprendevo la santità, la bellezza, la grandezza del vivere nel Volere Divino, e pensavo tra me:  “Mi sembra difficile il vivere in Esso; come mai la creatura può giungere a tanto?  Le debolezze umane, le circostanze della vita, molte volte troppo dolorose, gli incontri inaspettati, le tante difficoltà, che non si sa neppure come fare, non sviano la povera creatura da un vivere sì santo in cui ci vuole somma attenzione? ” Ed il mio dolce Gesú, riprendendo il suo dire, con una tenerezza indicibile, da sentirmi scoppiare il cuore ha soggiunto:

(5) “Mia piccola figlia del mio Volere, è tanto il mio interesse, il mio sospiro continuo che voglio che la creatura viva nel mio Volere, che quando abbiamo preso l’accordo, Io ed essa, con decisione ferma che deve vivere nel mio Fiat, essendo ciò mia Volontà, il primo a fare il sacrificio sono Io, per ottenere l’intento che possa vivere in Esso mi metto a sua disposizione, le do tutte le grazie, luce, amore, conoscenza della mia stessa Volontà, in modo che lei stessa deve sentire il bisogno di vivere in Essa.  Quando Io voglio una cosa ed essa con prontezza accetta di fare ciò che Io voglio, sono Io che ci penso a tutto, e quando per debolezza, per circostanze non lo fa, non per volontà, per trascuratezza, Io giungo a supplire e faccio ciò che lei doveva fare, e cedo a lei ciò che ho fatto, come se l’avesse fatto essa.  Figlia mia, il vivere nel mio Volere è vita che devo formare, non è virtù, e la vita ha bisogno di moto e atti continui; se ciò non fosse non sarebbe più vita, potrebbe essere al più opera, che non ha bisogno di atti continui, ma non vita, quindi, quando per indisposizione involontaria, per debolezze, Io la vita non la spezzo, la continuo, e forse in quelle stesse indisposizioni c’è pure la mia Volontà che permette quelle debolezze, quindi la volontà della creatura corre già nella mia.  E poi, tra tutto guardo l’accordo preso insieme, la ferma decisione fatta, di cui non vi è stata nessun’altra decisione in contrario, ed in vista di questo seguito l’impegno di supplirla in ciò che manca; anzi raddoppio le grazie, la circondo di nuovo amore, di nuovi stratagemmi amorosi, per farla stare più attenta, e le suscito nel cuore un bisogno estremo di vivere nella mia Volontà.  Questo bisogno le serve, ché come sente le debolezze così si slancia nelle braccia della mia Volontà, e la prega di tenerla tanto stretta, affinché potesse vivere sempre insieme con Essa”.

 

+  +  +  +

 

36-29

Settembre 11, 1938

 

Un’atto compiuto di Divina Volontà è tutto.  Gesú cresce la sua Vita in chi vive

in Essa.  Stato orribile di Dio in chi vive di volontà umana.  Ogniqualvolta

si entra nel nostro Volere, tante volte rinnoviamo le opere nostre.

 

(1) Sento che il mare del Volere Divino mormora sempre dentro e fuori di me, e spesso spesso forma le sue onde altissime, e m’inonda tanto, che la sento più che vita propria, oh! Volontà Divina, quanto mi ami, che vuoi darti sempre senza mai cessare, per formare la tua Vita nella povera anima mia; ed è tanto il tuo Amore, che giunge fino ad assediarmi di luce, d’amore, di sospiri, per ottenere l’intento.  Ed il mio sempre amabile Gesú, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, nella nostra Volontà compiuta viene racchiusa tutta la gloria che la creatura ci può dare, l’amore con cui dobbiamo amarla e l’amore con cui essa ci deve amare.  Sicché, in un atto della nostra Volontà compiuta possiamo dire che abbiamo fatto tutto, tutto abbiamo dato, anche Noi stessi, e tutto abbiamo ricevuto.  Perché col vivere in Essa tutto diamo, e tutto prende e tutto ci può dare.  Invece, se non vive nel nostro Volere, se la nostra Volontà non è compiuta, non possiamo dare tutto, sarà incapace di ricevere il nostro Amore, né essa terrà capacità d’amarci quanto Noi vogliamo essere amati.  E Noi, dare del nostro quasi in piccole particelle, come se fossimo poveri, non siamo contenti; dare a metà le cose nostre non ci piace, poter dare e non dare è sempre un dolore per Noi, il nostro Amore resta represso e ci fa dare in delirio.  Ecco perché vogliamo l’anima a vivere nel nostro Voler Divino, perché vogliamo dare tutto e sempre, senza mai cessare di dare, il nostro Essere Divino non si esaurisce mai, quanto più diamo più possiamo dare, e il dare per Noi è sollievo, è felicità e sfogo d’amore e comunicazione di Vita nostra che facciamo; ed è tanto il mio Amore, che mi sto nell’anima per far crescere Me stesso.  Ora, dovendo crescere Me stesso, la vigilo continuamente, affinché ciò che fa serva a far crescere la mia Vita in essa; dispongo dei suoi atti, del suo amore, chi a formare le mie membra, chi il mio cuore, chi il cibo per alimentarmi, chi la veste per coprirmi, per riscaldarmi.  Sto sempre in attitudine per unificare il suo moto al mio, il suo respiro al mio, per trovare il suo moto nel mio ed il suo respiro come se fosse moto e respiro mio; non mi faccio sfuggire nulla di ciò che fa, pensa, parla, opera, soffre, perché deve servire a Me stesso e a far crescere la mia Vita.  Quindi, sto sempre in attitudine; non mi do mai riposo, ed oh! come ne sono contento, come mi sento felice di stare sempre occupato nel mio lavoro di far crescere Me stesso in essa.  Non creai la creatura perché restasse isolata, affatto; era opera mia e quindi dovevo svolgere il mio lavoro per formare opera degna di Me.  Perciò, se non vive nella mia Volontà non trovo la materia prima per formare e far crescere la mia Vita, viviamo come lontani, come isolati, e la solitudine mi accora, il silenzio mi pesa, e col non poter svolgere il mio lavoro do in smanie d’amore e mi sento rendere il Dio infelice da parte delle creature.  Perciò figlia mia sii attenta, vivi sempre nella mia Volontà, prestami gli atti tuoi per farmi lavorare, per non tenermi in te come un Dio che non potesse e sapesse far nulla, mentre tengo da fare il lavoro più grande, di far crescere e formare la mia Vita, la quale sarà tanto bella, che formerà il dolce incanto a tutta la corte celeste.  Invece chi non vive nella nostra Volontà, il nostro stato è orribile nella creatura, la nostra Vita resta come strangolata, spezzata, divisa dalla volontà umana; i suoi atti non possono servire a formare e crescere la Vita nostra, anzi servono a spezzarla, in modo che, dove si vede un piede nostro, dove una mano, dove un occhio.  Come ci fa pietà vederci così strangolati, perché la nostra sola Volontà è unità, e dove Essa regna, di tanti atti ne forma uno solo per formare una sola Vita.  Invece la volontà umana non fa altro che atti spezzati tra loro, che non hanno virtù d’unirsi, anzi mettono in pezzi la nostra Vita Divina in loro.  Non vi è cosa più orribile, scena che farebbe piangere anche le pietre, che vedere nell’anima che fa la sua volontà, il modo straziante come riduce la nostra Vita in essa, i suoi atti indegni che scendono dall’origine della sua creazione, dissimili dal suo Creatore, formano il coltello per fare in pezzi la nostra Vita Divina.  Come ci addolora, come la nostra opera creatrice resta deformata, disonorata, ed il nostro scopo della Creazione distrutto.  Ahi! se fossimo capaci di dolore, la volontà umana amareggerebbe il pelago delle nostre gioie e felicità immense”.

(3) Onde stavo seguendo tutto ciò che ha fatto la Divina Volontà, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, e tutto trovavo in atto, come se tutto si volesse dare a me, ed il mio dolce Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, tutto ciò che è stato fatto dal nostro Ente Supremo, sta tutto in atto, come se lo stessimo facendo per amore delle creature, perché tutte le opere nostre furono fatte per loro.  Ora, la creatura che entra nel nostro Volere Divino le trova tutte, e tutte vogliono darsi ad essa, ed essa nel vedersi così amata, le fa sue, le ama e ci ama per tanti doni che le facciamo, ed in ogni dono che le facciamo vorrebbe darci il ricambio della sua vita, per gratitudine e riconoscenza, e per ringraziarci dei tanti doni che le abbiamo dato.  Quindi, si sente dato il dono del sole, del cielo stellato, del mare, del vento, di tutta la Creazione; si sente donata la mia nascita, le mie lacrime, le mie opere, i miei passi, le mie pene, il mio Amore con cui l’amai e l’amo, ed oh! come si sente felice, e facendo sue tutte le nostre opere e la mia stessa Vita, ci ama nel sole con quello stesso Amore con cui lo creai, e così in tutte le altre cose; mi ama nella mia nascita, nelle mie lacrime, nei miei passi, nelle mie pene, in tutto; ed oh! come ci felicita, ci glorifica, ed è tanto il nostro contento, che ci dà l’occasione di poter rinnovare le opere nostre, come se di nuovo le facessimo.  Sicché il nostro Amore straripa da Noi ed investe tutto di nuovo amore, si duplica la nostra Potenza per sostenere tutto, la nostra Sapienza che ordina tutta la nostra opera creatrice corre in tutta la Creazione e Redenzione, per dire alla creatura tutto è tuo, e ogniqualvolta tu entri nel nostro Volere li riconosci e li fai tuoi tutti questi doni, ci dai l’occasione e la gloria come se ripetessimo di nuovo tutto ciò che abbiamo fatto per amore delle creature.  La nostra Volontà è la ripetitrice di tutte le nostre opere; le ripete, le rinnova sempre, in ogni istante, ogniqualvolta la creatura le vuole ricevere, e mentre si danno restano al loro posto, si danno e restano, e col darsi non perdono nulla, anzi restano più glorificate.  Perciò sii attenta a vivere sempre nel nostro Volere”.

 

+  +  +  +

 

36-30

Settembre 18, 1938

 

Come Gesú nelle nostre pene si sente ripetere le sue.  Gesú non si sposta mai

delle sue opere e dell’amarci.  Esempio del fiore per chi non vive nel Voler Divino.

 

(1) Sono nel mare del Voler Divino tra immense amarezze, umiliazioni delle più umilianti, e come una povera condannata [2].  Se non fosse perché il mio Gesú si facesse mio sostegno, forza ed aiuto, io non so come potrei vivere, ed il mio dolce Gesú, prendendo parte alle mie pene, soffriva insieme con me, e nella foga del suo dolore e amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia cara, se tu sapessi quanto soffro, se Io te lo facessi vedere tu ne morresti di pena.  Sono costretto a nascondere tutto, tutto lo strazio e crudezza della pena che sento per non affliggerti di più.  Sappi che non è a te che hanno condannato, ma Me insieme con te, sento di nuovo la mia condanna; quando si condanna il bene è condannare Me stesso.  Tu però unisci nel mio Volere la tua e mia condanna a quella che subì quando fui crocifisso, e ti darò il merito della mia condanna e tutti i beni che essa produsse:  Mi fece morire, chiamò a vita la mia risurrezione, nella quale tutti dovevano trovare la vita e la risurrezione di tutti i beni.  Con la loro condanna credono di far morire ciò che ho detto sulla mia Divina Volontà, invece permetterò tali flagelli, incidenti tristi, che farò risorgere le mie verità più belle, più maestose in mezzo ai popoli.  Perciò, da parte mia e tua non spostiamo nulla, seguiamo a fare ciò che abbiamo fatto, ancorché tutti si mettessero contro.  Questo è il mio modo divino, che per quanti mali facciano le creature, non sposto mai le mie opere, le conservo sempre con la mia Potenza e virtù creatrice, per amor di chi mi offende, le amo sempre, senza mai cessare.  Col non spostarci mai, le nostre opere vengono compiute, restano sempre belle, fanno bene a tutti; se ci spostassimo, tutte le cose andrebbero in rovina, nessun bene verrebbe a fine.  Quindi, anche in questo ti voglio insieme con Me, sempre ferma, senza mai spostarti da dentro la mia Volontà, e fare ciò che hai fatto finora, attenta ad ascoltarmi per essere la narratrice della mia Volontà.

(3) Figlia mia, ciò che non giova oggi gioverà domani, ciò che ora pare tenebre, perché trova menti cieche, domani, per altri che hanno gli occhi si cambieranno in sole, e quanto bene faranno.  Onde continuiamo ciò che abbiamo fatto; facciamo da parte nostra ciò che ci vuole, affinché nulla manchi di aiuto, di luce, di bene, di verità sorprendenti, perché sia conosciuta la mia Volontà e regni.  Io me ne servirò di tutti i mezzi, di amore, di grazie, di castighi; toccherò tutti i lati delle creature per far regnare la mia Volontà, e quando parrà come se il vero bene morisse, risorgerà più bello e maestoso”.

(4) Ma mentre ciò diceva, faceva vedere un mare di fuoco in cui stava per essere involto il mondo intero; io ne sono rimasta scossa, ed il mio amabile Gesú, tirandomi a Sé mi ha detto:

(5) “Figlia mia benedetta, coraggio, non aver paura.  Vieni nella mia Divina Volontà, affinché la sua luce ti tolga la vista triste in cui corre il mondo, e parlandoti del mio Volere leniamo le pene che purtroppo tutti e due soffriamo.  Senti com’è bello il vivere nel mio Volere:  Ciò che faccio, fa essa; come sente che le dico ti amo, essa mi ripete subito ti amo, ed Io nel sentirmi amato, la trasformo tanto in Me, che con una sola voce diciamo:  Amiamo tutti, facciamo bene a tutti, diamo vita a tutti; se benedico, benediciamo insieme; adoriamo, glorifichiamo insieme; corriamo insieme in aiuto di tutti; e se mi offendono, soffriremo insieme, ed oh! come ne sono contento nel vedere che una creatura non mi lascia mai solo.  Com’è bella la compagnia di chi vuole ciò che voglio, e fa ciò che faccio, l’unione fa sorgere la felicità, l’eroismo nel fare il bene, la tolleranza nel sopportare, molto più che è una creatura umana, che appartiene all’umana famiglia che non fa altro che mandarmi chiodi, spine e pene; ed Io trovando in questa il mio nascondiglio e la mia desiderata compagnia, conoscendo che si dispiacerebbe se Io li punissi come meritano, per non dispiacerle mi astengo di punirli come meritano.  Perciò non mi lasciare mai solo, la solitudine è una delle pene più dure ed intime del cuor mio; il non avere a chi dire una parola, tanto nelle pene quanto nelle gioie, mi fa dare in tale smania di dolore e d’amore, che se tu lo potessi provare ne morresti di puro dolore.  Ed è proprio questo il non vivere nella mia Volontà:  Il lasciarmi solo.  L’umano volere allontana la creatura dal suo Creatore, e come si allontana fugge la pace e prendono posto le turbazioni che la tormentano, la forza si debilita, la bellezza si scolorisce, il bene muore e sorge il male, le passioni le fanno compagnia.  Povera creatura senza della mia Volontà, in che abisso di miserie e di tenebre si getta.  Succede come al fiore che non è innaffiato, si sente perdere la vita, si scolorisce, declina sul suo stelo per aspettare la morte, e se il sole lo investe, non trovandolo innaffiato lo brucia e lo finisce di seccare; tale è l’anima senza della mia Volontà, è come anima senz’acqua, le stesse mie verità, che sono più che splendido sole, non trovandola innaffiata dalla Vita della mia Volontà, la bruciano di più, l’accecano, e si rende incapace di comprenderle e di ricevere il bene, la vita che posseggono, e giungono a tale eccesso, che guerreggiano il bene, le stesse mie verità, portatrici di vita alle creature.  Perciò sempre nella mia Volontà ti voglio, affinché né tu né Io soffriamo la dura pena della solitudine”.

 

+  +  +  +

 

36-31

Settembre 27, 1938

 

Il mare, simbolo della Divina Volontà.  Come vicino alle pene di Gesú

scorrevano mari di gioie.  Potenza delle pene innocenti.  Le verità

manifestate sono nuova Creazione.

 

(1) Sono sempre nel mare del Voler Divino, e le mie pene e amarezze indicibili le faccio scorrere in Esso, affinché restino investite dalla sua Forza Divina, e si cambino in luce per me e per tutti.  Ed il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, come il mare dà il posto a tutte le cose che vi si immergono dentro, tanto che dà il posto ai pesci e li tiene inabissati nelle sue acque, dando loro tutto ciò che ci vuole per tenerli in vita.  I pesci sono i più fortunati, i più ricchi, che nulla li manca perché vivono sempre nel mare; oh! se i pesci uscissero dal mare, finirebbe la loro vita.  Il mare riceve tutto, si presta a tutti, bagna tutto e tutti e nasconde tutti nelle sue acque.  Se il navigante vuole valicare il mare, e andare in diverse regioni, l’acqua del mare riceve la nave, si fa via, l’accompagna, non lo lascia mai, finché giunge a destinazione; tutti possono trovare posto nel mare.  Tale è la mia Volontà; tutti possono trovare il loro posto, e con amore indicibile si fa vita di ciascuno, via per condurli, luce per fugare le tenebre della vita, forza per sostenerli, non li lascia mai soli, ciò che fanno essi, vuol fare Essa insieme.  Oh! come si addolora quando vede le creature fuori del suo mare, perché le vede brutte, sporche, tanto dissimili che le fanno schifo.  Quindi, i più fortunati sono quelli che vivono nel mio Volere, sono portati nel grembo delle sue onde, e purché vivano in Esso, ci penserà a tutto ciò che ci vuole per loro bene”.

(3) Dopo ciò seguivo il mio dolce Gesú nelle sue pene, e univo le mie alle sue per ricevere la forza dalle sue pene, per sostenere le mie, ché mi sentivo come schiacciata; ed il mio caro Gesú ha soggiunto con tenerezza indicibile:

(4) “Figlia mia benedetta, Io soffrii pene inaudite, ma vicino a queste mie pene scorrevano mari di gioie, di felicità senza fine; vedevo il bene che dovevano produrre, vedevo rinchiuse in esse le anime che dovevano salvarsi, e le mie pene, siccome erano pregne d’amore, col calore maturavano le santità più belle, le conversioni più difficili, le grazie più sorprendenti.  Ed Io sentivo nelle mie pene dolori acerbissimi, che mi davano la morte più spietata e crudele, e mari di gioie che mi sostenevano e mi davano la vita.  Se non fossi stato sostenuto dalle gioie che le mie pene contenevano, Io sarei morto alla prima pena che soffrii; tanto era lo strazio che soffrii, né avrei potuto prolungare la vita.  Ora, le tue pene non solo sono simili alle mie, ma posso dire che sono mie le tue pene, e se tu sapessi quanto ne soffro, sento la crudezza, lo strazio che mi amareggia fin nel fondo del cuore; ma anche in queste pene veggo scorrere i mari di gioia, che faranno risorgere la mia Volontà bella e maestosa in mezzo alle creature.  Tu non sai che cosa è una pena innocente sofferta per causa mia, è tale la sua potenza, che i Cieli ne restano attoniti e tutti vogliono la soddisfazione, il bene d’una pena innocente sofferta; essa può formare con la sua potenza mari di grazie, di luce, d’amore a bene di tutti, se non fosse per queste pene innocenti che sostengono la mia Giustizia, lo manderei in rovina tutto il mondo intero.  Perciò coraggio, non ti abbattere figlia mia, fidati di Me, ed Io ci penserò a tutto, e a difendere i diritti della mia Volontà per farla regnare.

(5) Tutto ciò che ho detto sulla mia Volontà, posso dire che è una nuova Creazione, più bella, più molteplice, più maestosa della stessa Creazione che vedono tutti, anzi, oh! come le resta dietro; e come è impossibile all’uomo distruggerla, soffocare la luce del sole, impedire l’impetuosità del vento, l’aria che tutti respirano, e di tutte le cose farne un mucchio, così non possono soffocare, molto meno distruggere niente di ciò che ho detto sulla mia Divina Volontà con tanto amore, perché ciò che ho detto è una nuova Creazione parlante, e ogni verità porta l’impronta, il suggello della nostra Vita Divina.  Quindi, nelle verità che ti ho manifestato ci sono i soli parlanti, i venti che parlano e travolgono nel mio Volere, fino a poter assediare la creatura con l’impero della sua potenza; ci sono in queste verità le svariate mie bellezze che rapiranno le creature, i mari d’amore di cui saranno continuamente inondate, che col loro dolce mormorio vinceranno i cuori ad amarmi.  In queste verità ho messo tutti i beni possibili ed immaginabili; amore che vince, che rapisce, che raddolcisce, che scuote, non manca nulla per dominare la creatura, e per far scendere la mia Volontà con decoro e maestà, insieme con l’esercito delle mie verità, a regnare in mezzo a loro.  E toccare questa mia nuova Creazione, alla creatura non le sarà dato; saprò Io ben guardarla e difenderla, e poi figlia mia, questa nuova Creazione mi costa il lavoro, non di sei giorni, ma per ben cinquant’anni e più; come mai potrò permettere che sia repressa, che non abbia la sua vita e non esca alla luce?  Ciò sarebbe non aver potenza bastante, ciò non può essere; me la saprò guardare, né potranno toccare e distruggere una sola mia parola; mi costa troppo, e quando le cose costano assai, si usano tutti i mezzi, tutte le arti, e s’impegna anche la propria vita per ottenere l’intento.  Perciò fammi compiere il lavoro di questa nuova Creazione, né ti dar pensiero di quello che dicono e fanno, sono le solite volubilità umane, che ad un soffio di vento veggono nero, e ad un altro soffio si tolgono la benda e vedono bianco.  Quindi saprò Io travolgere tutti e fare uscire le mie verità, come esercito agguerrito, a dominare le creature.  Pazienza ci vuole, da parte mia e da parte tua, e senza spostarci andiamo avanti”.

 

+  +  +  +

 

36-32

Ottobre 2, 1938

 

E’ decreto divino che il regno della Divina Volontà deve venire sulla terra.  La

Regina Celeste piange e prega.  La Divina Volontà è come la linfa alle piante.

 

(1) Sono sempre nel Voler Divino, sebbene tra amarezze indicibili, come se volessero rendere torbido il suo stesso mare, ma questo mare del Fiat forma le sue onde, mi copre, mi nasconde dentro, mi raddolcisce le amarezze, mi ridona la forza e mi fa continuare la via nella sua Volontà.  La sua Potenza è tanta, che mi riduce nel nulla le mie amarezze, e mi fa risorgere da dentro di esse la sua Vita piena di dolcezza, tutta bella e maestosa; ed io l’adoro, la ringrazio, la prego che non mi lasci mai sola e abbandonata.  Onde il mio dolce Gesú, ripetendomi la sua visitina, mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, coraggio, se tu ti abbatti perderai la forza di vivere sempre nel mio Volere, né ti dar pensiero di ciò che dicono e fanno, tutta la nostra vittoria è che non ci possono impedire di fare quello che vogliamo; quindi Io posso parlarti del mio Volere Divino, e tu puoi ascoltarmi, nessuna potenza ce lo può impedire.  Ciò che Io ti dico sul mio Volere non è altro che lo svolgimento del nostro decreto, fatto ab eterno nel concistoro della nostra Trinità Sacrosanta, che Esso deve tenere il suo regno sulla terra; ed i nostri decreti sono infallibili, nessuno ce li può impedire che non vengano effettuati.  Come fu decreto la Creazione, la Redenzione, così è decreto nostro il regno della nostra Volontà sulla terra, quindi, per compiere questo nostro decreto, Io dovevo manifestare i beni che ci sono in esso, le sue qualità, le sue bellezze e meraviglie.  Ecco la necessità per cui Io dovevo parlarti tanto, per poter compiere questo decreto.  Figlia, per giungere a ciò, Io volevo vincere l’uomo a via d’amore, ma la perfidia umana me lo impedisce, perciò userò la Giustizia, spazzerò la terra, toglierò tutte le creature nocive, che come piante velenose avvelenano le piante innocenti.  Quando avrò tutto purificato, le mie verità troveranno la via per dare ai superstiti la Vita, il balsamo, la pace che esse contengono, e tutti la riceveranno, le daranno il bacio di pace, e a confusione di chi non la ha creduto, anzi condannato, regnerà, e avrò il mio regno sulla terra:  Che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra.  Perciò ti ripeto:  Non ci spostiamo in nulla, facciamo la via nostra e canteremo vittoria, e loro facciano la via loro, in cui troveranno confusione e vergogna di loro stessi.  Succederà di loro come ai ciechi che non credono alla luce del sole perché loro non la vedono, loro resteranno nella loro cecità, e quelli che la vedono e credono godranno, sfoggeranno nei beni della luce con sommo loro contento”.

(3) Gesú ha fatto silenzio, e la mia povera mente è restata funestata dai tanti mali raccapriccianti di cui è investita e sarà investita la terra.  In questo mentre si faceva vedere la Sovrana Regina con gli occhi rossi e come insanguinati dal tanto pianto che aveva fatto; ma che stretta al cuore nel veder piangere la mia Mamma Celeste, e col suo accento materno, con una tenerezza indicibile, piangendo mi ha detto:

“Figlia mia carissima, prega insieme con Me.  Come mi duole il cuore nel vedere i flagelli in cui sarà ravvolta l’umanità intera.  La volubilità dei capi, oggi dicono e domani disdicono, getterà i popoli in un mare di dolori, e anche di sangue; poveri figli miei; prega figlia mia, non mi lasciare sola nel mio dolore; che il tutto avvenga per il trionfo del regno della Divina Volontà”.

(4) Onde seguivo la Divina Volontà nei suoi atti, tutta abbandonandomi nelle sue braccia, ed il mio dolce Gesú ha ripreso a dire:

(5) “Figlia mia, come la creatura entra nella nostra Volontà per farla sua, essa fa sua la nostra e Noi facciamo nostra la sua; ed in tutto ciò che fa, se ama, se adora, se opera, se soffre, se prega, il nostro Volere forma il germe divino negli atti suoi, ed oh! come cresce bella, fresca, santa.  La nostra Volontà è come la linfa alle piante, se c’è la linfa, le piante crescono belle, sono verdi, folte di foglie, e producono frutti maturi, pingui e saporiti; se invece incomincia a mancare la linfa, la povera pianta perde il verde, le foglie cadono, non ha virtù di produrre i suoi bei frutti, e finisce col seccare, perché la linfa è come l’anima della pianta, come gli umori vitali che sostengono e fanno fiorire la pianta.  Tale è l’anima senza della mia Volontà, perde il principio, la vita, l’anima del bene, perde la vegetazione, la freschezza, il vigore, si scolorisce, si abbrutisce, si debilita, e finisce col perdere il seme del bene.  Se tu sapessi quanto mi fa compassione un’anima che vive senza della mia Volontà, potrei chiamarla “le mie scene dolorose della Creazione”.  Io, che tutte le cose creai con tale bellezza ed armonia, sono costretto dall’ingratitudine umana a vedere le mie più belle creature che creai, povere, deboli, coperte di piaghe da far pietà.  Eppure la mia Volontà sta a disposizione di tutti, non si nega a nessuno; solo chi la respinge, chi ingrato non la vuol ricevere, volontariamente si priva di Essa con sommo nostro dolore”.

 

+  +  +  +

 

36-33

Ottobre 10, 1938

 

Primo campo d’azione di Dio, la Creazione

 

(1) Sono sempre nel mare del Fiat Supremo, ed è tanto il suo Amore, che non potendolo contenere in Sé, vuol fare vedere alla sua creatura le nuove sorprese del suo Amore, quanto l’ha amato e l’ama; e se trova la creatura che lo ama, farà sorgere nuovo amore, per farle toccare con mano che il suo Amore non si arresterà mai, ma l’amerà sempre di nuovo e crescente Amore.  Ed il mio sempre amabile Gesú, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Mia piccola figlia della mia Divina Volontà, tu devi sapere che il nostro primo campo d’azione fu la Creazione.  Questa era un parto che “ab eterno” tenevamo nel nostro seno divino, ed in ogni cosa che dovevamo uscire alla luce del giorno amavamo l’uomo, perché solo per lui, perché lo amavamo tanto, avevamo decretato di creare tante cose, fino a formargli il giorno di luce, la volta azzurra che non doveva mai scolorirsi, una terra fiorita che doveva servirle per pavimento; e poi la cosa più grande, l’accentramento del nostro Amore in ogni cosa creata, che doveva servirgli come grembo nostro, dove portarlo nelle nostre braccia per felicitarlo e darle vita continua.  E sai perché tutti questi preparativi, fino a farci uscire fuori del nostro interno, come in campo d’azione, come al lavoro, per amore di chi doveva far regnare la nostra Volontà.  A tanto nostro lavoro volevamo il nostro tornaconto, il nostro scopo divino, che l’uomo e tutte le cose create dovevano tenere per vita, per regime, per alimento il nostro Volere.  Questo nostro campo d’azione dura ancora, il nostro Amore corre con una velocità incredibile, perché non siamo soggetti a mutarci, siamo l’Immutabile, e ciò che facciamo una volta, facciamo sempre.  Molto più, che a tanto nostro campo esteso d’azione, a tanto nostro lavoro, a tanto nostro Amore palpitante in ogni cosa creata ed in ciascuna fibra dell’uomo, il nostro scopo non è realizzato, cioè, che il nostro Volere regni e domini nel cuore dell’uomo.  Potevamo Noi formare un campo così esteso, durarla ancora nel lavoro senza ottenere l’intento?  Questo non sarà mai; e solo che la Creazione dura ancora è il segno certo che il regno del mio Volere avrà la sua vita ed il suo pieno trionfo in mezzo alle creature.  Noi, cose inutili non ne sappiamo fare; anzi, prima assodiamo con somma Sapienza il bene, l’utile, la gloria che dobbiamo ricevere, e poi facciamo.

(3) Ora voglio dirti un’altra sorpresa:  Come la creatura entra nel nostro Volere per farlo regnare, Noi ci mettiamo di nuovo in campo d’azione, rinnoviamo il nostro lavoro, e solo per essa accentriamo il nostro nuovo Amore in ogni cosa creata; e nella nostra enfasi d’amore le diciamo:  “Vedi quanto ti amiamo, che solo per te svolgiamo il nostro campo d’azione, solo per te ripetiamo tutte le nostre opere; tendi le orecchie e sentirai in ogni cosa le nostre nuove note d’amore, che ti dicono come ti amiamo, come sei coperta e nascosta nel nostro Amore, ed oh! i contenti, le gioie che ci dai, ché possiamo ripetere il nostro campo d’azione per chi vive e non vuol conoscere altro che la nostra Volontà”.  Ora, la Creazione tutta, Noi stessi, trovando in essa il nostro Volere, la riconosciamo come figlia nostra; la Creazione tutta resta accentrata in essa, ed essa in Noi, si rende inseparabile da tutte le cose create, perché il nostro Volere le dà il diritto su tutto, ed il nostro campo d’azione trova il suo tornaconto, il ricambio del nostro lavoro, che già una creatura vivendo nel nostro Volere lavora insieme con Noi, vuol fare ciò che facciamo Noi, ci vuole amare con pari amore, perché essendo una la Volontà che ci anima, non ci possono essere, né dissomiglianza né disparità.  Perciò non ci sentiamo più isolati nel campo della Creazione, teniamo la nostra compagnia, e questo è tutto il nostro trionfo, la nostra vittoria, ed il più grande bene che possiamo dare alle creature.  Molto più che la Creazione che la circonda di fuori, svolgiamo il nostro campo d’azione nell’interno dell’anima sua, e creiamo in essa i soli più fulgidi, le stelle più belle, venti che soffiano amore continuo, mari di grazie e di bellezza, aria divina e balsamica, ed essa tutto riceve e ci lascia liberi nel nostro campo d’azione, vera nostra Creazione che non si oppose in nulla a ciò che volevamo fare; tutte le nostre opere trovarono il loro posto dove mettersi.  Così l’anima che vive nel nostro Volere, tutte le nostre opere più belle possiamo mettere in essa, ed il nostro Volere ci prepara lo spazio dove metterle; sicché il nostro campo d’azione non finisce mai in chi vive nel nostro Fiat.  Perciò sii attenta a ricevere ciò che vogliamo fare di te”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto con un amore che non so dire:

(5) “Figlia mia, l’interesse che più ci sta a cuore, la nostra attenzione più assidua, è sull’anima che vive nel nostro Volere, siamo tutt’occhio sopra di essa; ci sembra che né sappiamo, né possiamo far nulla se non svolgiamo sopra di essa la nostra virtù operante e creatrice.  Il nostro Amore ci porta a guardarla per vedere che cosa vuol fare:  Se vuol amare, la nostra virtù creatrice crea il nostro Amore nel fondo dell’anima; se vuole conoscerci, creiamo la nostra conoscenza; se vuol essere santa, la nostra virtù creatrice crea la santità, insomma, che cosa vuol fare?  La nostra virtù creatrice si presta a creare il bene che vuole, in modo che sente in sé la natura, la vita del bene che vuole.  Né possiamo, né vogliamo negare nulla a chi vive nel nostro Volere, sarebbe come negarlo al nostro stesso Volere, cioè, negarlo a Noi stessi; sarebbe troppo duro non servirci della nostra virtù creatrice per Noi stessi.  Vedi dunque a che punto alto, nobile e sublime si trova chi vive nel nostro Volere, perciò sii attenta, non ti curare di nulla, se non di vivere in Esso, così sentirai la nostra virtù creatrice e operante”.

 

+  +  +  +

 

36-34

Ottobre 19, 1938

 

Chi vive abbandonato in Dio trova in Lui la sua Paternità, il rifugio,

il nascondimento.  Il Fiat, sostegno e vita di tutta la Creazione.

Come Iddio mena la corda a chi vuol vivere in Esso.

 

(1) Sono tra le braccia del Voler Divino, sebbene sotto l’incubo di pene durissime, da muovere a pietà tutto il Cielo e farlo correre in mio aiuto, per darmi la forza in uno stato sì doloroso.  Mio Gesú, aiutami, non mi abbandonare, mi sento soccombere, com’è duro il mio stato.  Ma mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesú, più che una madre tenerissima, mi ha steso le braccia stringendomi a Sé, e unendo le sue lacrime alle mie, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Povera figlia mia, le tue pene sono le mie, e soffro insieme con te, perciò coraggio, abbandonati in Me e troverai la forza alle tue pene.  Chi si abbandona in Me cresce come un bambino che viene cresciuto dalla sua mamma, la quale lo fascia per farlo raffermare nelle sue membra, lo alimenta col suo latte, lo tiene fra le sue braccia, lo bacia, lo carezza, e se piange mescola le sue lacrime con quelle del suo bimbo, sicché la mamma è la vita del suo figlio.  Oh! se il piccolo bimbo non avesse la sua mamma, come crescerebbe male, senza chi lo nutrisse col suo latte, senza fasce, senza chi lo riscaldasse; crescerebbe malaticcio, debole, e solo un miracolo lo potrebbe far vivere.  Tale è l’anima che vive abbandonata nelle mie braccia, tiene il suo Gesú che le fa più che da madre:  L’alimento col latte delle mie grazie, la fascio con la luce della mia Volontà, affinché venga rassodata e confermata nel bene; la tengo stretta al mio petto, affinché non senta altro che il mio Amore ed i palpiti ardenti del mio cuore; la cullo fra le mie braccia; se piange, piango insieme, in modo che sente la mia Vita più che la sua, cresce insieme con Me e ne faccio ciò che voglio.  Invece, chi non vive abbandonata in Me, vive a sé stessa, isolata, senza latte, senza chi prenda la cura della sua esistenza; chi vive abbandonata in Me trova il suo rifugio nelle sue pene, il nascondiglio dove nascondersi, per fare che nessuno me la tocchi, e se volessero toccarla, saprò Io difenderla, perché chi tocca chi mi ama, è più che se toccassero Me stesso, ed Io la nascondo in Me e confondo coloro che vogliono colpire chi mi ama.  Ed Io amo tanto chi vive abbandonata in Me, che ne faccio di essa il più grande portento, da fare strabiliare tutto il Cielo, e così far restare confusi coloro che credevano di colpirla per farla restare coperta di confusione e umiliazione.  Alle tante pene che soffriamo non aggiungiamo questa pena, che sarebbe la più dolorosa, di non vivere tu abbandonata in Me ed Io in te.  Figlia mia, facciamoli dire e fare, purché non ci tocchino l’unione nostra, né nessuno può entrare nei nostri segreti, negli abissi del mio Amore, né impedirmi ciò che voglio fare con la mia creatura.  Viviamo d’un solo Volere e tutte le cose saranno a posto tra Me e te”.

(3) Poi ha soggiunto con amore ancor più tenero:

(4) “Figlia mia benedetta, il mio Fiat è il sostegno di tutta la Creazione, tutto sopra di Esso si poggia, non vi è cosa che non venga animata dalla sua potenza.  Se non fosse per il mio Fiat, tutte le cose, le stesse creature, non sarebbero altro che come tante pitture dipinti, o come statue inanimate, incapaci di generare, vegetare e di riprodurre nessun bene.  Povera Creazione, se non fosse per la mia Volontà; eppure non si vuole riconoscere.  Qual dolore, essere vita di tutto e sentirci soffocare nelle stesse cose da Noi create, perché non ci conoscono, che amarezza, se non fosse per il nostro Amore e fossimo capaci di mutarci, ritireremmo la nostra Volontà da tutti e da tutto, e tutto si ridurrebbe nel nulla.  Ma siccome siamo immutabili, e sappiamo con certezza che la nostra Volontà sarà conosciuta, voluta, amata, e che ognuno la terrà più che vita propria, perciò con pazienza invitta, che solo la nostra Divinità può avere e sopportare, aspettiamo che sia riconosciuta; e questo con giustizia e con somma nostra sapienza, perché mai facciamo cose inutili; se facciamo è perché vogliamo il nostro tornaconto, cioè, riscuotere gloria, onore, da tutte le opere nostre, anche dal più piccolo fiorellino del campo.  Se ciò non fosse, saremmo come un Dio che non sapessimo né apprezzare, né dare il giusto valore alle stesse opere nostre, perciò è giustizia nostra che la nostra Volontà sia conosciuta come vita di tutto, affinché otteniamo lo scopo per cui creammo tutta la Creazione.

(5) Or, tu devi sapere che come la creatura vuol fare la nostra Volontà, ed entra in Essa, resta riabilitata nella nostra, si riabilita nella santità, nella purezza, nell’amore; risorge nella bellezza e nello scopo con cui la creammo, sperde i mali dell’umano volere ed incomincia la vita del bene.  La mia Volontà, come vede che l’anima vuol vivere insieme con Essa, fa come si fa all’orologio che sta fermato, col dare la corda incomincia il suo cammino e segna le ore, i minuti, e si fa guida della giornata dell’uomo.  Così la mia Volontà, vedendolo fermato nel bene dall’umano volere, come entra in Essa dà la corda divina, in modo che tutto l’essere umano e spirituale sente la nuova vita e la virtù della corda divina, di cui si sente investito, la quale corre nella mente, nel palpito, in tutto, e con una forza irresistibile corre in tutto ciò che è santo e buono.  Questa corda segna i minuti e le ore eterne della Vita Divina nell’anima, ed oh! come corre in tutto ciò che è divino, Noi la riabilitiamo in tutto, la facciamo correre ovunque nell’immensità del nostro mare, e fare e prendere ciò che vuole; e sebbene la nostra immensità non la può tutta abbracciare, però vive nel nostro mare, si alimenta di esso, si va sempre abbellendo con la nostra Bellezza, si veste con le vesti regie del nostro Volere.  Nel nostro mare trova il suo riposo, i casti abbracci del suo Gesú, il suo reciproco Amore, divide insieme le sue gioie e le sue pene, cresce sempre nel bene.  La mia Volontà diventa per essa la sua vita, la sua passione predominante.  La nostra corda la fa correre tanto, che giunge a formarsi la sua piccola regia divina nel nostro mare, la quale viene abitata dalla Trinità Sacrosanta, che si godono questa fortunata creatura, colmandola sempre di nuove grazie e doni.  Perciò ti stia a cuore vivere nel nostro Fiat, affinché troviamo in te le gioie, la gloria di tutta la Creazione, lo scopo con cui la creammo”.

 

+  +  +  +

 

36-35

Ottobre 26, 1938

 

Gli effetti tristi della turbazione.  La piccola inferma nel Voler Divino.  Chi vive nella

Divina Volontà forma l’appoggio al suo Creatore e mette in salvo suoi interessi.

 

(1) La mia povera esistenza sente il bisogno estremo di vivere nel Voler Divino.  Le amarezze, le pene che mi involgono sono tante, che mi sento come se mi volessero strappare da dentro il Fiat Divino, e perciò sento più che mai il bisogno di vivere in Esso; ma con tutti gli sforzi che faccio di vivere abbandonata nelle sue braccia, non posso fare a meno di sentirmi amareggiata, intontita e turbata dalle tante molestie e dure pene che mi circondano, fino a non poterne più.  Mio Gesú, Mamma Celeste, aiutatemi, non vedete che sto per soccombere?  Se non mi tenete nelle vostre braccia, se non continuate ad inondarmi con le onde del vostro Voler Divino, Io tremo e temo che ne sarà di me.  Deh! non mi lasciate, non mi abbandonate a me stessa in uno stato sì duro.  Ma mentre ciò pensavo, il mio sempre amabile Gesú ha corso per sostenermi nelle sue braccia, e tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia buona, coraggio, non temere, Io non ti lascio né posso lasciarti; ci sono le catene della mia Volontà che mi legano a te e mi rendono inseparabile, e poi, perché temi di uscire dalla mia Volontà?  Come per entrare in Essa ci fu un atto fermo, deciso di voler vivere in Essa, così per uscire ci vorrebbe un altro atto fermo e deciso; questo tu non lo hai fatto, né la figlia mia lo farà mai, non è vero?  Quello che voglio, che non ti faccia sorprendere dalla turbazione, la quale ti scolorisce, ti fa perdere la freschezza, ti debilita la forza, ti fa perdere la vivacità della luce del Fiat, ed il mio Amore resta represso, l’attenzione perde il passo, e sebbene stai nella mia Volontà, ma stai come se stessi dentro d’una casa, che non ti curi di fare ciò che spetta di fare, ciò che ti conviene di fare per ornarla, ordinarla e darle tutta la sontuosità che ti conviene.  Così, stando turbata nella mia Volontà, non badi a ricevere il mio atto creante e operante; quindi, né Io posso darti né tu ricevere, stai come in ozio.  Ma però, coraggio, siccome le tue pene sono per causa mia, ti teniamo nella nostra Volontà come la piccola inferma, di cui Io, il primo, mentre soffro insieme con te, perché sono pene mie e soffro più di te, ti faccio da infermiere, ti assisto, ti faccio da letto con le mie braccia, ti metto le mie pene intorno per fortificarti.  La nostra Mamma Regina corre per metterti nel suo grembo, per tener difesa la sua piccola figlia inferma.  E siccome chi ha operato nel mio Volere è stata la portatrice della gloria e gioia a tutto il Cielo, perciò tutti corrono intorno alla nostra piccola inferma, gli angeli, i santi, per assisterla e prestarsi ai suoi bisogni.  Nella nostra Volontà non entrano cose estranee e che non ci appartengono, le stesse pene devono essere pene nostre, altrimenti non trovano la via per entrarvi, perciò coraggio, quello che voglio, che ti stia in pace.  Quante volte anch’Io, sotto il torchio di dure pene, mi rendevo infermo, e correvano gli angeli a sostenermi, il mio stesso Padre Celeste, nel vedermi tra pene strazianti, correva, mi prendeva nelle sue braccia per rafforzare la mia gemente Umanità.  E la mia Madre, quante, quante volte cadeva inferma nel mio Volere nel vedere le pene del Figlio suo, fino a sentirsi morire, ed Io correvo a sostenerla, me l’affiatavo al mio cuore per non farla soccombere.  Perciò quello che voglio è coraggio, pace, non ti abbattere troppo, ed Io ci penserò a tutto”.

(3) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, tu non sai ancora tutto il gran bene che riceve la creatura col vivere nella mia Volontà, e la grande gloria che dà al suo Creatore.  Ogni atto che fa in Essa è un appoggio che Dio fa sulla sua creatura:  Appoggio di sua Potenza, di Amore, di Santità.  Quanti più atti va ripetendo, tanto più ci fidiamo di essa, e più possiamo appoggiare ciò che è nostro, perché c’è la nostra Volontà che dà capacità e forza alla creatura per ricevere ciò che vogliamo dare; invece, se non troviamo la nostra Volontà ed i suoi atti ripetuti in Essa, non troviamo dove appoggiarci, non possiede né forza, né capacità, né spazio dove poter ricevere i nostri doni, né grazia da poterci fidare.  Povera creatura, senza della nostra Volontà; è la vera cittadella senza porte, senza sentinelle che la difendano, esposta a tutti i pericoli; e se vogliamo dare, sarebbe esporre i doni nostri e la stessa Vita nostra ad inutilità e pericoli di subire offese ed ingratitudini, da farci cambiare i doni e le grazie in castighi.  Perché tu devi sapere che quando la creatura fa la nostra Volontà, mettiamo a posto i nostri interessi; non operiamo mai a nostro discapito, prima mettiamo in salvo gli interessi, la gloria nostra e poi operiamo; altrimenti sarebbe come se non avessimo cura della nostra Santità, né apprezzassimo i doni nostri, né ciò che facciamo, e né conoscessimo Noi stessi, né la nostra Potenza, né quello che possiamo fare.  Chi mai intraprende una impresa senza mettere in salvo prima i suoi interessi?  Nessuno, ché può succedere che per disgrazia nella sua impresa può avere delle perdite, ma con aver pensato prima a mettere in salvo i suoi interessi, gli servirà per non scendere dalla sua condizione, e si può mantenere nel suo stato; invece, se non avesse messo in salvo i suoi interessi, si potrebbe ridurre a morire di fame.  Ecco perché vogliamo la creatura nella nostra Volontà, perché vogliamo mettere in salvo i nostri interessi.  Ciò che diamo, amore, santità, bontà, e tutto il resto, il nostro Volere prende il compito di farceli restituire in altrettanti atti divini, sicché, Amore Divino abbiamo dato, e Amore Divino ci dà.  Essa trasforma la creatura nella nostra Santità, Bontà, e ci fa dare atti santi e buoni; sicché anche il suo respiro, il suo moto, il suo passo, è puro e santo.  Sentiamo negli atti suoi la somiglianza dei nostri, perché tali ce li rende la nostra Volontà, e quando riceviamo ciò che è nostro dalla creatura, ricambiato in divino dal nostro Fiat, il nostro interesse sta a posto, il nostro Amore festeggia, la nostra Gloria va in trionfo, e prepariamo nuove sorprese di amore, di doni e grazie.  Quando l’interesse ci viene, non badiamo più a nulla, abbondiamo tanto, che i Cieli stupiscono.

 

+  +  +  +

 

36-36

Ottobre 30, 1938

 

Come la creatura ama nel nostro Volere, le raddoppiamo nuovo

amore.  Stupore del Cielo.  Come acquista il diritto di giudicare.

 

(1) Il mio piccolo cammino nel Voler Divino continua, sebbene mi sembra che lo faccio a stento, a passo a passo, ma il mio dolce Gesú pare che si contenta, purché non devia ed esca fuori del suo Fiat.  Posso dire che sono veramente inferma per i tanti dolorosi incidenti della mia povera esistenza, e perciò si contenta del poco che faccio; però non lascia di spingermi, di allettarmi col dirmi nuove sorprese del suo Volere per farmi riprendere il volo.  Quindi, visitando la piccola anima mia, mi ha detto:

(2) “Figlia benedetta della mia Volontà, come sospiro che l’anima viva nel nostro Voler Divino, è tanto il mio compiacimento, che come va ripetendo i suoi atti in Essa, così vado preparando nuovi doni, nuove grazie, nuovo amore, nuove conoscenze, per farle conoscere sempre più la mia Volontà e farle apprezzare e stimare il celeste soggiorno in cui ha avuto il grande onore di dimorare.  Sicché, se ama, Io le raddoppio il mio nuovo Amore, e se ritorna ad amarmi, Io ritorno sempre col mio nuovo Amore a sorprenderla, tanto che la creatura si sente così inondata, che confusa ripete:  “Possibile che un Dio mi ami tanto? ” E mentre ciò dice, presa dalla foga del mio Amore, ritorna ad amarmi, ed Io di nuovo la sorprendo col mio Amore.  Succede una gara d’amore; la piccolezza umana armonizza con l’Amore del suo Creatore, e non solo mi ama per essa, è tanto il mio Amore che sente, che mi ama per tutti e per tutto; ed il mio Fiat che fa?  Con la sua Potenza ed Immensità mette in volo questo Amore che abbiamo dato alla creatura, lo fa circolare ovunque, e Noi sentiamo che ci ama in ogni passo, in ogni moto, in ogni pensiero, parola e palpito di tutte le creature; ci ama nel sole, nel vento, nell’aria, nel mare; non vi è cosa dove non ci ama, ed oh! come ci sentiamo felici, glorificati, ché la creatura ci ama in tutti e dappertutto; con ciò, non solo amiamo essa con nuovo Amore, ma tutte le creature.  Ad un atto d’amore nella mia Volontà succedono tali prodigi, che i cieli ambiscono d’essere spettatori, per godersi le nuove sorprese del nostro Amore, e nella nostra stessa Divinità aspettiamo con gioia indicibile che la creatura venga nel nostro Volere ad amarci, per poter fare sfoggio del nostro Amore, per sentirci amati da tutti.  Il nostro Amore esce in campo per fare la sua via, e non solo il nostro Amore, ma come la creatura va ripetendo i suoi atti nel nostro Fiat, così mettiamo fuori nuova Potenza, nuova Bontà, nuova Sapienza, in modo che si sentirà animata da nuova Potenza, Bontà e Sapienza, a cui tutti prenderanno parte, e Noi avremo la gioia di vedere investite le umane generazioni della nostra nuova Potenza, Bontà e Sapienza nostra.  Che cosa non possiamo fare di questa creatura che vive nel nostro Volere?  Giungiamo a tanto, che le diamo il diritto di giudicare insieme con Noi, e se vediamo che essa soffre perché il peccatore deve subire rigorosi giudizi, per non farla soffrire rendiamo più miti i nostri giusti rigori, ed essa ci fa dare il bacio del perdono, e per renderla contenta le diciamo:  “Povera figlia, hai ragione, sei nostra e appartieni anche a loro, senti in te i vincoli dell’umana famiglia, perciò vorresti che perdonassimo tutti.  Faremo quanto più possiamo per contentarti, menoche non disprezzassero e rifiutassero il nostro perdono”.

(3) Questa creatura nella nostra Volontà è la nuova Ester che vuol mettere in salvo il suo popolo, ed oh! come siamo contenti di tenerla sempre insieme con Noi nel nostro Volere, perché per mezzo suo ci sentiamo più inclinati ad usare misericordia, a concedere grazie, a perdonare i peccatori più ostinati, ed a rendere più brevi le pene delle anime purganti.  Povera figlia, ha un pensiero per tutti, un dolore simile al nostro dolore, ché vede l’umana famiglia come nuotando nel nostro Volere e non lo riconoscono, e vivono in mezzo a nemici nella più squallida miseria.

(4) Poi ha soggiunto:  “Figlia mia, tu devi sapere, come la creatura riconosce la nostra Volontà, l’ama, vuol fare la sua vita in Essa, così si riversa nel suo Dio, e Dio si riversa in essa.  Con questo riversarsi d’ambi le parti, Dio fa sua la creatura, le fa prendere parte a tutti gli atti suoi, si riposa in essa, l’alimenta e la fa crescere sempre più negli atti suoi; e la creatura fa suo il suo Dio, se lo sente ovunque e prende il suo dolce riposo in Colui che ama e che forma la sua vita ed il suo tutto.  Oltre di ciò, come la creatura fa il suo atto nel nostro Fiat, così sentiamo il vincolo di tutti gli esseri creati.  In quell’atto ci vuol dare e far trovare tutti e tutto; pare che ci fa fare la visita di tutti gli esseri, perché tutti ci riconoscono, ci amano e fanno il loro dovere verso il loro Creatore, ed essa si fa supplitrice di tutti, ama per tutti ed in tutto.  Nulla ci deve mancare in un atto fatto nel nostro Volere, altrimenti non possiamo dire che sia atto nostro.  La nostra Volontà, per decoro e onore, si fa porgitrice alla creatura di tutto ciò che dovrebbero farci tutte le altre creature e tutta la Creazione se avesse ragione.  Se non trovassimo nella nostra Volontà, nella quale opera la creatura, tutta la gloria nostra, l’onore, il contraccambio che ci conviene per aver dato la vita a tanti e creato tante cose per mantenere queste vite, dove lo potremmo trovare?  La nostra Volontà diffusa in tutti, vita e sostegno di tutto, è la nostra più grande gloria, e alla creatura che vive in Essa, le somministra l’occasione di farle compiere ciò che ciascuna creatura dovrebbe darci di gloria e di contraccambio per averle creato.  Noi sapevamo che la creatura era finita, la sua piccolezza non poteva darci né amore né gloria completa, e perciò esponevamo il nostro Essere Divino, la Potenza del nostro Volere, per ricevere ciò che a Noi era dovuto; e la creatura, vivendo nel nostro Volere, era garanzia che per tutti ci amasse e glorificasse.  Perciò sono diritti che esigiamo, che essa viva in Esso:  diritti di Creazione, di Redenzione, diritti di Potenza, di Giustizia e d’Immensità; ché almeno ciò che non può fare da sola lo faccia unita col nostro Volere, e così possiamo dire:  “La creatura ci ama, ci glorifica come Noi vogliamo e meritiamo; quindi, se vuoi darci tutto, amarci per tutti, vivi sempre nel nostro Volere, e Noi troveremo tutto in te, ed i nostri diritti saranno soddisfatti”.

 

+  +  +  +

 

36-37

Novembre 6, 1938

 

Un’atto nel Voler Divino racchiude e abbraccia tutto.  Tutto ciò che

deve fare la creatura sta in Dio.  Come gli atti umani trovano gli atti Divini.

 

(1) La mia povera mente si sente da una forza suprema, trasportata nel mare della Divina Volontà, e per quanto giro e rigiro in Essa non mi è mai dato di girarlo tutto.  La sua immensità è tanta, che non è dato alla mia piccolezza, né di guardarla tutta né di abbracciarla, e per quanto mi pare che cammino, è tanta la sua immensità, che mi sembra di aver fatto pochi passi appena.  Onde sono restata meravigliata, ed il mio amabile Gesú, sorprendendomi con la sua breve visitina, mi ha detto:

(2) “Mia buona figlia, la mia Immensità è inarrivabile, e non può la creatura abbracciarla tutta; e per quanto le diamo del nostro, paragonate alla nostra Immensità, si possono chiamare goccioline appena.  Basta dirti che, anche un solo atto di nostra Volontà, è tanta la sua grandezza, che sorpassa tutti gli esseri possibili ed immaginabili, racchiude e abbraccia tutti e tutto, perciò la gloria che riceviamo quando la creatura offre il suo atto e lo fa investire dal nostro Volere, è tanto grande, che supera tutta la Creazione, perché la Creazione è senza ragione, mentre nell’atto in cui ci fa operare, la creatura tiene la pienezza della ragione umana, che investita dalla Divina, sorpassa il cielo, il sole e tutto.  Quindi, se la nostra gloria è grande, il contraccambio d’amore che riceviamo dà dell’incredibile, il bene che riceve la creatura è incalcolabile.  Come essa dà il suo atto a Noi, e Noi lo facciamo nostro, così tutti si vogliono dare ad essa:  il Sole con la sua luce, il cielo con la sua immensità, il vento con la sua potenza ed impero; tutti trovano posto in quell’atto, e si vogliono dare perché venga glorificato il loro Dio con la pienezza d’una ragione umana, della quale loro sono privi”.

(3) Gesú ha fatto silenzio, ed io pensavo tra me:  “Come può essere che col solo entrare nella Divina Volontà, i nostri atti acquistino tanto bene? ” E Gesú riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, ciò succede in modo semplice e quasi naturale, perché il nostro Essere Divino è semplicissimo, così pure i nostri atti.  Or, tu devi sapere che tutto ciò che doveva fare di bene la creatura, è stato fatto, formato, alimentato dal nostro Voler Divino.  Si può dire che i suoi atti esistevano, esistono ed esisteranno in Esso; stanno come schierati, ordinati, e tutti tengono il loro posto nel nostro Volere, molto più, che prima viene formato in Noi, e poi, a suo tempo, lo usciamo alla luce.  Ora, con l’entrare nel nostro Volere, l’anima trova tutto ciò che è già suo e che Noi vogliamo che prenda,quindi, gli atti umani trovano i nostri atti divini stabiliti da Noi per essa, si slanciano, si trasformano, si baciano, si chiudono nei nostri atti divini, che sono già suoi, e l’umano diventa atto divino; e siccome il nostro atto divino è grande ed immenso, e l’umano è piccolo, si sente sperdere nel divino, come se perdesse la vita, ma non è vero, la piccola vita esiste, la ragione umana si è sperduta, si ha chiuso, si ha fatto accoppare dalla Nostra con sommo suo onore, e con somma gloria nostra, ché abbiamo dato del nostro alla creatura.  E giocando il piccolo atomo del volere umano, facciamo tali prodigi d’amore, di santità, di gloria nostra, da fare stupire Cieli e terra, e da sentirci come ricambiati, ché abbiamo creato la creatura con tutta la Creazione.  Or, tu devi sapere che tutto ciò che la creatura fa nella nostra Volontà, resta scritto con caratteri di luce incancellabile nel nostro Fiat.  Sono questi atti, che col loro valore infinito avranno poter di dare alla creatura il suo regno, e perciò aspettiamo che questi atti siano compiuti; essi daranno tale contraccambio d’amore e di gloria a Noi, di grazie ai viventi, da eguagliare le parti tra il Creatore e la creatura, per poter regnare la nostra Volontà in mezzo all’umana famiglia.  Un atto nella nostra Volontà, è tanto, che possiamo fare e dare tutto”.

(5) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, come l’anima entra nel nostro Volere, così trova tutte le verità che l’ho manifestate, e che ha conosciuto sulla mia Divina Volontà.  Quando le sono state manifestate, ha ricevuto il seme di ciascuna di esse e se ne sente il possesso.  Ora, come entra in Esso, mentre se le sente in sé stessa, così le trova nel mio Fiat come tante regine, che dandole la mano la fanno salire in Dio, facendosi maggiormente conoscere, dandole nuova luce e nuove grazie.  Sicché le mie verità formano la salita per andare a Dio, e Dio, vedendosi salire la creatura nelle sue braccia, sente tanto amore che scende nel fondo della creatura per godersi le sue verità e raffermare ed istruirla come deve svolgere la sua vita nelle verità che ha conosciuto.  Si può dire che l’anima e Dio formano una società divina, che lavorano insieme e amano con un solo amore.

(6) Or, tu devi sapere che gli atti fatti nel mio Volere uniscono i tempi e ne formano uno solo, lontananza non esiste tra loro, sono tanto immedesimati, che mentre sono, si può dire, innumerevoli, formano uno solo, tanto che, come si opera nel mio Volere, si ama, si adora, unendo i tempi si trovano uniti insieme con gli stessi atti che fece l’Adamo innocente quando amava e operava nei nostri campi divini del nostro Fiat; s’incorporano con gli atti e amore della Celeste Regina, e fin con gli stessi atti e Amore del nostro Ente Supremo.  Questi tengono il potere d’immedesimarsi con tutti, di prendere il loro posto d’onore dovunque.  Dove c’è la mia Volontà possono dire:  “E’ posto nostro”.  Questi atti fatti nel nostro Volere sono dotati di valore divino; ciascuno possiede una felicità, una gioia nuova, in modo che la creatura si forma nei suoi atti innumerevoli gioie, contenti e felicità senza fine, da formarsi essa stessa un Paradiso di delizie e di beatitudini, oltre a quello che le darà il suo Creatore.  E questo è come connaturale, perché la mia Volontà quando opera, tanto in Noi stessi quanto nella creatura, fa sorgere la pienezza delle sue gioie e delizie che possiede, ed investe ciò che opera.  Possedendo in natura sua mari sempre nuovi di gioie infinite, non può operare se non genera nuove gioie e delizie.  Perciò tutto ciò che si fa nel mio Volere acquista in virtù di Esso la natura delle gioie celesti, l’inseparabilità di tutti, di tutti i beni, e può dire:  “Tutti i tempi sono miei e ne faccio uno solo”.  Quale gioia poter dire:  “Io stessa mi sono formato il Paradiso, perché il Fiat Divino ha operato insieme con me”.

 

+  +  +  +

 

36-38

Novembre 13, 1938

 

Come le verità sulla Divina Volontà formeranno il reggime, le leggi,

l’esercito agguerrito.  Le conoscenze daranno gli occhi per far

possedere un tanto bene.  Il distintivo della Trinità Santissima.

Segno per conoscere se vivono nella Divina Volontà.

 

(1) Il mio volo nel Voler Divino continua, né posso farne a meno, mi sentirei come se io stessa uccidessi l’anima mia.  Il Cielo mi guardi! E poi, come potrei vivere senza vita?  Onde pensavo tra me alle tante verità che Gesú mi aveva detto sulla sua Divina Volontà, come se volessi fare dubbi e non comprendessi bene, e dicevo tra me:  “Possibile che si possa giungere a tanto vivendo nel Voler Divino? ” Ed il mio amato Gesú, sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, non ti meravigliare, la mia Volontà tiene potere di far giungere la creatura dove vuole, purché stia insieme con Essa.  Ora, tu devi sapere che il suo regno sarà formato, fondato sulle verità che ha manifestato, quante più verità manifesta, tanto più sontuoso, bello, maestoso, e più sovrabbondante di beni e di gioie sarà questo regno.  Le mie verità formeranno il regime, le leggi, il cibo, l’esercito agguerrito, la difesa e la stessa vita di chi vivrà in Esso.  Le mie verità prenderanno ciascuna il suo ufficio distinto:  Chi farà da maestro, chi da padre amorosissimo, chi da madre tenerissima che per non esporre a pericolo la figlia sua, la porta nel suo grembo, la culla nelle sue braccia, la alimenta col suo amore, la veste di luce, insomma, ogni verità sarà portatrice d’un bene speciale.  Vedi come sarà ricco il regno della mia Volontà che ne sto dicendo tanto, e mi dispiace quando tu non sei attenta a scrivere tutto, perché farai mancare un bene di più; perché godranno a seconda che conosceranno, la conoscenza porterà la vita, la luce, il bene che possiede.  Possedere un bene senza conoscerlo è quasi impossibile, sarebbe come se non avesse occhi per guardare, intelligenza per comprendere, mani per operare, piedi per camminare, cuore per amare; invece, la conoscenza, la prima cosa che fa, dà gli occhi per non farlo essere un povero cieco, e facendosi guardare si fa comprendere e desiderare il bene, la vita che le vuol dare; molto più che la conoscenza della mia verità, si fa essa stessa attrice e spettatrice per trasmettere la sua Vita nella creatura.  Ora tu devi sapere che gli atti fatti nel mio Volere sono inseparabili, ma ben distinti fra loro:  Distinti nella Santità, nella Bellezza, nell’Amore, nella Sapienza; avranno il distintivo della Triade Sacrosanta, che mentre le Divine Persone sono distinte tra loro, sono inseparabili, una è la Volontà, una la Santità, una la Bontà, e così di seguito; così questi atti saranno inseparabili e distinti, racchiuderanno in essi il distintivo della Trinità Suprema:  Una e Tre, Tre e Una; anzi, la possederanno come Vita propria.  Questi atti saranno la più grande gloria nostra e di tutto il Cielo nel vedere in questi atti, tante volte moltiplicata la nostra Vita Divina per quanti atti ha fatto nel nostro Volere Divino”.

(3) Onde pensavo tra me:  “Come si può conoscere se si vive nel Volere Divino? ” Ed il mio dolce Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, è facile conoscerlo, tu devi sapere che il mio Fiat Divino, quando regna nell’anima, tiene il suo atto operante e continuo, né sa stare senza far nulla.  Esso è vita, e la vita deve respirare, muoversi, palpitare, farsi sentire, deve tenere il suo primo atto agente, e la creatura si sente sotto il suo impero e segue i suoi atti, quasi in modo continuo nel Volere Divino; sicché la continuazione è un segno certo che si vive in Esso, con questa continuazione sente il bisogno del respiro, del moto, dell’attitudine Divina, perciò se interrompe i suoi atti continui si sente mancare la vita, il moto e tutto, ed essa subito riprende i suoi atti continui, perché sa che le costa molto il non continuare i suoi atti, le costa la Vita Divina, e chi la ha posseduta difficilmente se la fa sfuggire.

(5) Ora, questo operare della creatura in Esso, sai tu che cosa è?  Lo svolgimento della Vita della mia Volontà che fa nella creatura, perché Essa sola tiene la virtù di non mai cessare nei suoi atti continui, se ciò si potesse dare, ciò che non può essere, tutti e tutto resterebbero come paralizzati e senza vita.  Ora, la creatura da sola non tiene questa virtù d’operare continuamente, invece unita col mio Volere tiene virtù, forza, volontà, amore di farlo.  Come sa cambiare le cose, purché la creatura si lasci portare, possedere da Essa, sa fare tali cambiamenti, che la creatura non si riconosce più, neppure le resta un lontano ricordo della sua vita passata.  Poi c’è un altro segno, la mia Volontà per regnare, quando vede l’anima disposta, prima l’imbalsama la volontà, le sue pene con un’aria di pace, e poi vi forma il suo trono, quindi chi vive nel mio Volere possiede una forza che non viene mai meno, un amore che mentre non ama nessuno, ama di vero amore tutti in Dio, e a quanti sacrifici si espone per tutti, ed in particolare.  Povera figlia, è la vera martire e vittima di tutti, ed oh! quante volte nel vederla soffrire la guardo con tale tenerezza e compassione, e per rincuorarla le dico:  “Figlia mia, hai subito la mia stessa sorte, povera figlia, coraggio, il tuo Gesú ti ama di più”.  Ed essa nel sentirsi più amata da Me, sorride nelle pene e si abbandona nelle mie braccia.  Figlia mia, per provare, possedere ciò che sa fare la mia Volontà, bisogna starci dentro di Essa, altrimenti non ne capiranno un’acca”.

 

+  +  +  +

 

36-39

Novembre 20, 1938

 

Il Voler Divino diventa il aspettatore dell’anima che vuol vivere in Esso.  In chi

vive nel Fiat Divino, Dio tiene il suo campicello dove può svolgere il suo lavoro.

 

(1) Mi pare che il Voler Divino mi sta dentro e fuori di me, in atto di sorprendermi quando sto per fare le mie piccole azioni, dire il mio piccolo ti amo, per investirli con la sua luce e farlo suo; ha un’attenzione ammirabile ed inimitabile che dà dell’incredibile, e se la creatura non è attenta a darle i suoi piccoli atti, oh, come ne soffre, oh come vorrei essere anch’io tutta attenzione per imitarlo col non farmi sfuggire nulla, affinché ci potessimo sorprendere a vicenda.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesú, visitando la piccola anima mia, tutto amore mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, l’anima che vuol vivere nel mio Volere, questo diventa il suo aspettatore:  L’aspetta se ama perché vuole amare insieme; se opera, l’aspetta, perché vuol essere l’attore e lo spettatore, sicché la mia Volontà sta in continue ansie ed aspettazioni di tutto ciò che fa la creatura, per investirli, per essere l’attore e farli suoi.  Anzi, tu devi sapere che come l’anima entra in Essa, trova la Santità di Dio che l’investe, la sua Bellezza che l’abbellisce, il suo Amore che la trasforma in Dio, la sua Purezza che la rende così nitida da non più riconoscersi, la sua luce che le dà la somiglianza divina.  Oh! come sa cambiare la sorte umana la Potenza della mia Volontà.  Ecco perciò diventa la sua spettatrice, che vuole svolgere il suo lavorio che ab eterno tiene preparato, che deve fare per quella creatura, non vuol essere represso nel suo moto incessante, giunge fino a rinchiuderla nel suo moto eterno, affinché riceva e dia, per non soffrire aspettazioni, perché se chi vive nel suo Volere non fa vita insieme con Lui, non lo tollera, se non se la sente nel suo moto divino si sente la sua Santità divisa, il suo Amore arrestato e soffocato, perciò, in chi vive nel nostro Fiat teniamo il nostro campicello divino, dove possiamo svolgere il nostro lavoro, la nostra Volontà ci somministra le materie adattabili per farci fare le opere più belle; perché Noi quando vogliamo lavorare nel campicello dell’anima, vogliamo trovare la materia della nostra Santità, perché Noi non mettiamo mai le nostre sante mani nel fango umano.  Per fare le nostre opere più belle, vogliamo trovare la nostra Purezza che ci attira, la nostra Bellezza che ci rapisce, il nostro Amore che s’impone su di Noi a farci operare, e solo la nostra Volontà sa somministrare queste nostre materie divine per farci operare; tutto è adattabile per Noi, e perciò facciamo opere da fare strabiliare Cielo e terra.  Invece, dove non vi è il nostro Volere siamo costretti a non poter far nulla, non vi sono materie nostre adattabili per Noi, e se qualche bene c’è, è bene apparente, magagnato dalla propria stima e gloria, da storte intenzioni, e Noi rifuggiamo dall’operare in essa, perché metteremo in pericolo le nostre opere più belle; Noi prima ci assicuriamo e poi operiamo.  Tu devi sapere che quanti più atti fa nel nostro Volere, tanto più entra in Dio e più allarghiamo il campicello nel nostro seno divino, e più opere più belle possiamo fare, possiamo dare più del nostro.  Sicché la creatura si trova sempre sotto l’atto crescente della nostra Vita Divina, il nostro Amore l’ama tanto, ce la porta in braccio e ci fa dire continuamente:  “Ti facciamo a nostra immagine e somiglianza”.  E ce la fa crescere col nostro alito divino, con la nostra Santità, Potenza e Bontà; la guardiamo e troviamo il nostro riflesso, la nostra Sapienza e Beltà incantevole.  Come poter stare senza di questa creatura se siamo legati con le nostre prerogative divine?  Se possiede del nostro e per amarci e per sdebitarsi di quanto le abbiamo dato ci dà continuamente ciò che le abbiamo dato?  Molto più che vivendo nel nostro Volere, essa ha ricevuto da Noi virtù di poter produrre Vita, non opere, perché Noi nel dare la nostra Santità, il nostro Amore ed altro, diamo la virtù generativa, ed essa genera continuamente Vita di Santità, Vita d’Amore, Vita di Luce, di Bontà, di Potenza, di Sapienza, e ce le offre, ci circonda e non la finisce mai di darci cambiato in Vita ciò che le abbiamo dato; ed oh! il nostro compiacimento, la nostra festa, la gloria nostra nel vederci ritornare a Noi tante Vite che ci amano, che glorificano la nostra Santità, fanno eco alla nostra Luce, Sapienza e Bontà nostra.  Le altre creature ci possono dare, al più, opere di santità, d’amore, ma non Vita, solo a chi vive nel nostro Volere gli è dato di poter formare tante Vite con gli atti suoi, perché ha ricevuto da Noi la virtù generativa di poter generare quante Vite vuole, per poterci dire:  “Vita mi hai dato e Vita ti do”.  Vedi dunque la gran differenza, la Vita parla, non è soggetta a finire, può generare, mentre le opere non parlano, non generano, sono soggette a disperdersi.  Perciò, ciò che ci può dare chi vive nel nostro Volere, come ci può amare, nessuno lo può raggiungere, per quante opere grandi potessero fare, sarebbero sempre le goccioline d’acqua di fronte al mare, le piccole luci di fronte al sole; un solo ti amo di questa creatura lascia dietro tutto l’amore di tutte le altre creature unite insieme.  Questo ti amo, per quanto piccolo, cammina, corre, abbraccia e si eleva su tutto, viene nelle nostre braccia e ci abbraccia con le sue, ci fa mille carezze, ci dice tante cose belle del nostro Amore, si rifugia nel nostro seno e lo sentiamo dire sempre:  “Ti amo, ti amo, ti amo, Vita della mia vita, Tu mi hai generato ed io ti amerò sempre”.  Qualunque cosa vuol fare, non fa altro che formare Vita:  Se fa atti buoni e santi, possedendo la Vita della nostra Volontà, genera la Vita della nostra Bontà e della nostra Santità, e venendo nelle nostre braccia ci parlano della storia della nostra Bontà e Santità, ed oh! quante cose belle ci dicono, con quanta grazia ci narrano dove giunge la nostra Bontà, che altezza e grandezza di Santità possediamo; Non la finiscono mai di dire quanto siamo buoni e santi, e gettandosi nel nostro seno divino, penetrano nei più intimi nascondigli per conoscere di più quanto siamo buoni e santi, e restano a decantarci quanto siamo buoni e santi; ed oh! com’è bello sentirci narrare la nostra storia divina da una volontà umana unita con la Nostra, che le suggerisce chi è il suo Creatore.  Insomma, se vuole glorificarci, genera la Vita della nostra gloria e ci narra la gloria nostra; se ammira la nostra Potenza, Sapienza e Bellezza, sente in sé come vita le nostre qualità divine e ci narra come siamo potenti, sapienti e belli; ci dice:  “Vita della mia vita, ti ho conosciuto e sento il bisogno di parlare di Te e di narrarti la tua storia divina”.  Queste Vite sono la più grande gloria nostra, la nostra lunga generazione inseparabile da Noi; sono sempre in moto, hanno sempre che dire del nostro Essere Supremo, e una Vita non aspetta l’altra; mentre una ne viene, un’altra corre appresso, e poi un’altra ancora; non finiscono mai.  Il nostro contento è pieno; lo scopo della Creazione è realizzato, cioè la compagnia della creatura che ci conosce; e mentre la godiamo e sta con Noi, la facciamo crescere nella nostra Somiglianza.  Chi è che non ama la compagnia di chi gli appartiene?  Molto più Noi amiamo la compagnia della creatura, ché siamo Vita della sua vita.  Perciò il nostro dolore fu grande quando Adamo, il primo figlio nostro, scese da dentro il nostro Volere per fare il suo.  Poveretto, perdette la virtù generativa di generare coi suoi atti Vite Divine, al più potette fare opere, non Vite; lui, unito col nostro Volere, teneva la virtù divina in suo potere, e perciò poteva formare coi suoi atti quante Vite voleva.  Successe a lui come ad una madre sterile, che non le è dato di poter generare; oppure come ad una persona che vuol fare un lavoro, che possiede filo di oro fulgidissimo, questa allontana da sé il filo d’oro, anzi lo mette sotto i piedi; il filo d’oro partì da lui, cioè la mia Volontà come Vita, e sottentrò il filo della sua volontà, che si può chiamare filo di ferro.  Poveretto, lavori d’oro non ne potette fare più, investiti dal fulgido Sole del mio Volere; dovette contentarsi di fare lavori di ferro, e se occorre, lavori anche sporchi, pieni di passioni.  La sorte di Adamo subì tale mutamento che quasi non si riconosceva più; scese nell’abisso delle miserie; la forza, la luce, non stava più in suo potere.  Prima di peccare, in tutti i suoi atti cresceva in lui la nostra immagine, somiglianza, perché era un compito che prendemmo nell’atto di crearlo, e volevamo mantenere il nostro compito, tenere in vigore la nostra parola creatrice per mezzo dei suoi stessi atti, anche per tenerlo sempre insieme con Noi e stare in continua comunicazione con lui.  Quindi, il nostro dolore fu grande, se la nostra Onniveggenza non ci facesse presente che la nostra Volontà doveva regnare come Vita nei secoli futuri, che fu come balsamo al nostro intenso dolore, per forza di dolore avremmo ridotto nel nulla tutta la Creazione, perché non regnando la nostra Volontà non più ci serviva; doveva servire solo alla creatura, mentre Noi creammo tutte le cose che dovevano servire a Noi e a loro, perciò prega che ritorni la mia Volontà come Vita, e sii tu la sua vittima”.

 

+  +  +  +

 

36-40

Novembre 26, 1938

 

La disposizione chiama il lavoro Divino.  La Divina Volontà mette il moto

divino in chi vive in Essa.  Come può dare tutto al suo Creatore.  Incanto

delle pupille divine.  Differenza tra beati e le anime viatrici.

 

(1) Sono sotto le onde eterne del Volere Divino, il quale vuole darsi sempre alla creatura, ma vuole che anch’essa lo deva volere; non vuol essere un intruso che si fa trovare dentro senza che lo sappia affatto, vuol essere cercato, vuole darle il suo bacio d’amore, e poi da trionfatore, carico di doni entra in essa e la riempie dei suoi doni.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesú, che sente il bisogno di affidare i suoi segreti alla sua creatura, mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il mio Volere vuol dare, ma vuol trovare la disposizione della creatura per deporre i suoi doni.  La disposizione è come la terra in mano all’agricoltore, per quanti semi avesse, e non tenesse una terra dove gettare i suoi semi, mai potrebbe seminare; e se la terra avesse ragione e non fosse disposta a ricevere i suoi semi, il povero agricoltore si sentirebbe gettare in faccia, negli occhi, i semi di cui vorrebbe arricchirla.  Tale è la mia Volontà:  Vuol dare, ma se non trova l’anima disposta non troverebbe il posto dove mettere i suoi doni, se li sentirebbe gettare in faccia con sommo suo dolore; e se le vuole parlare, la troverebbe senza udito per farsi ascoltare.  Perciò, la disposizione prepara l’anima, apre le porte divine, dà l’udito, si mette in comunicazione; l’anima se lo sente prima ciò che il mio Volere vuol dare, in modo che ama, sospira ciò che deve ricevere.  Se non è disposta niente diamo, perché non vogliamo esporre i nostri doni alla inutilità.  Invece la disposizione serve come la terra all’agricoltore, che si arrende a ciò che lui vuol fare; si fa lavorare, zappare, formare i solchi, per mettere al sicuro il seme di cui vuole riempirla.  Così il nostro Ente Supremo, se troviamo la disposizione facciamo i nostri lavori, la prepariamo, la purifichiamo, con le nostre mani creatrici prepariamo il posto dove mettere i nostri doni e formare le nostre opere più belle.  Invece, se non è disposta, con tutta la nostra Potenza nulla possiamo fare, perché il suo interno è ingombrato da pietre, da spine, da vili passioni, e siccome non è disposta non si presta a farcele togliere.  Quante santità vanno in fumo per mancanza di disposizione, molto più, che se non è disposta non si adatta a vivere nel nostro Voler Divino, anzi, pare che non è per essa, la sua Santità l’atterra, la sua Purezza le fa vergogna, la sua Luce l’acceca.  Invece, se è disposta si slancia nelle sue braccia e si fa fare ciò che le vogliamo fare, anzi, se ne sta come una piccola piccina ricevendo i nostri lavori, con tale amore da sentirci rapire; ed il nostro Volere, che fa?  Fa scorrere il suo moto divino.  Con questo moto divino trova in atto tutte le opere nostre, se le bacia, le abbraccia, le investe col suo piccolo amore; trova il mio Concepimento, la mia Nascita in atto, e col suo amore vuole concepire e rinascere con Me, ed Io non solo la faccio fare, ma sento tale contento che mi sento ricambiato ché nacqui sulla terra, perché trovo chi rinasce insieme con Me.  Ma va più avanti ancora; il moto divino che possiede la fa correre ovunque, e trova come un esercito agguerrito tutto ciò che fece la mia Umanità, le mie lacrime, le mie parole e preghiere, i miei passi, le mie pene; tutto prende, bacia, adora.  Non vi è cosa fatta da me che non investa col suo amore.  E poi, che fa?  Fa tutto suo, e con un modo e grazia infantile, chiude tutto nel suo grembo, si eleva in alto, viene innanzi alla nostra Divinità, ce le schiera intorno, e con enfasi d’amore ci dice:  “Maestà Adorabile, quante opere belle vi porto, tutto è mio e tutto vi porto, perché tutte ti amano, ti adorano, ti glorificano e ti ricambiano del tanto amore che hai per me e per tutti”.  Questo moto divino che il mio Volere mette nella creatura che vive in Esso, è la nuova Vita che riceve.  Con questo moto tiene diritto su tutto, ciò che è nostro è suo; perciò, tutto ci può dare, ed oh! quante sorprese ci fa; tiene sempre da darci.  Con questo moto divino tiene virtù di correre ovunque, e ora ci porta la Creazione per amarci come l’abbiamo amata in tutte le cose create, ora ci porta tutte le creature per amarci per tutti e con tutti, ora ci porta tutto ciò che feci Io stando sulla terra per dirci:  “Vi amo come Voi vi amaste”.  Non si arresta mai, pare che non sa stare se non ci fa nuove sorprese d’amore, vuole l’intento di poter dire:  “L’amo, l’amo sempre”.  E Noi la chiamiamo la gioia nostra, la nostra felicità perenne, perché non vi è gioia più bella per Noi che l’amore continuo della creatura.  Perché tu devi sapere che un atto fatto nel nostro Volere è più che sole che sorge, il quale con la sua luce investe tutta la terra, il mare, le fonti, anche il più piccolo filo d’erba non viene messo da parte, tutti sono investiti di luce.  Così un atto fatto in Esso corre, fruga, investe tutto, forma il suo manto di argento fulgidissimo dentro e fuori delle creature, e così imperlate ce le porta innanzi alla nostra Maestà Adorabile, e ci fa pregare dalla nostra stessa Volontà con voce di luce, d’amore parlante per tutti, e mettendo un dolce incanto alle nostre pupille divine, ci fa vedere tutte le creature ammantate nella nostra Luce divina.  E Noi stessi esaltiamo la potenza del nostro Fiat, che con la potenza della sua Luce sa nascondere le miserie umane e le converte anche in luce.  Ad un atto suo non si nega nulla, perché tiene potere di darci tutto e supplire per tutti”.

(3) Nel sentire ciò pensavo tra me:  “Se tanto può fare una creatura viatrice che viva nel suo Volere con un solo atto, che cosa non faranno i beati in Cielo, che fanno vita perenne in Esso? ” Ed il mio dolce Gesú ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, c’è gran differenza tra i beati e l’anima viatrice.  I beati non hanno nulla da aggiungere; la vita, gli atti loro, la loro volontà restò fissata in Noi, e possono dire:  “Compimmo la nostra giornata”.  Fare di più non li è dato, al più possiamo dare Noi nuove gioie e nuovo amore.  Invece, la viatrice, la sua giornata non è finita, e se vuole e vive nel nostro Volere, può operare prodigi di Grazia, di luce per tutto il mondo intero, prodigi d’amore per il suo Creatore.  Perciò, tutta la nostra premura è per l’anima viatrice, perché il nostro lavoro sta ancora in corso, non è finito, e se si presta facciamo lavori non mai fatti, lavori tanto belli da far stupire Cielo e terra.  Perciò il nostro dolore è grande quando troviamo la viatrice che non si presta a farci fare le opere più belle che vogliamo fare.  Quanti nostri lavori incominciati e non finiti, altri al più bello spezzati, perché solo nel nostro Volere e per chi vive in Esso possiamo compiere le opere nostre con una bellezza inarrivabile, perché Esso ci somministra le materie adattabili per fare ciò che vogliamo fare.  Fuori di Esso non troviamo né luce sufficiente, né amore che sorge, né materie divine; siamo costretti a piegarci le braccia senza poter andare avanti.  E quanti non vivono nel nostro Volere?  E poi, per la viatrice c’è la moneta del merito che corre, e in tutti i suoi atti animati dal nostro Volere viene coniata la nostra Immagine divina, contenendo valore infinito; sicché quando vuole tiene la moneta per pagarci ciò che vuole.  Perciò il nostro lavoro ed interesse è per le anime che stanno in via, perché è tempo di conquiste, mentre in Cielo non ce ne sono acquiste, ma solo gioie e felicità”.

 

+  +  +  +

 

36-41

Novembre 30, 1938

 

Chi gira nel Voler Divino e riconosce le sue opere, riceve la dote che Dio

l’ha dato, e forma le sue giornate, si fa messaggera di pace tra il

Cielo e la terra.  La generazione divina, la portatrice.

 

(1) Stavo facendo il mio giro negli atti del Volere Divino fatti per amore nostro, e mi pareva che tutti volevano essere riconosciuti, che cosa avevano fatto e quanto ci avevano amato e come ci amano, non essendo soggetto a finire il loro amore.  Onde pensavo tra me:  “Quale è il bene che faccio col ritornare sempre negli atti del Volere Divino? ” Ed il mio sempre amabile Gesú, sorprendendomi, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, tu devi sapere che tutto ciò che abbiamo fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, non facevamo altro che formare la dote per dotare le creature degli stessi beni e opere nostre; ora, chi viene nel nostro Volere viene a prendere possesso della sua dote, a riconoscerla, ad amarla, e come gira in Esso per conoscere la sua dote estesissima, che le ha dato il suo Creatore, così forma la sua giornata nel tempo, sicché, quante volte gira, cammina, ama, conosce, tante giornate forma, ed Io perciò le ho dato questa gran dote, che può ricevere e conoscere nel tempo, perché faccia le sue giornate, le quali saranno le giornate che coroneranno il giorno eterno dell’Eternità che mai finisce.  Quindi, quanto più gira in Esso, tante più giornate forma che la renderanno più ricca e gloriosa in Cielo.  E se la creatura non si prendesse cura di riconoscere, di possedere, di amare questa gran dote, prima che sarebbe, una povera infelice che vive nelle miserie ed è costretta a morire di fame mentre possiede tanti beni; succederebbe come ad un padre che dota il suo figlio delle sue proprietà estesissime, il quale non si cura né di riconoscerla né di andarci spesso per possedere, godere la dote che gli ha dato il proprio padre; questo figlio, con tutta la dote che potrebbe possedere, perché non la cura, non la riconosce, da ricco è povero, e si può dire che è disceso dalla nobiltà del padre, come se non fosse suo figlio legittimo.  Quale dolore non sarebbe quello del povero padre, che mentre lui è tanto ricco, vede il figlio povero, coperto di stracci e mendicando il pane dagli altri?  Questo figlio, se avesse potere, farebbe morire di dolore il proprio padre.  In tale stato si trova il nostro Essere Supremo, tutto ciò che abbiamo creato era dote che davamo alla creatura per renderla felice e ricca, e per farci conoscere chi siamo, quanto l’abbiamo amato e fatto per lei; quindi, chi non gira nelle opere nostre non le riconosce, né le possiede, né vi forma il merito delle sue giornate nel tempo; non è per Noi questo un grande dolore?  Perciò vieni sempre nelle opere nostre; quanto più verrai, più le riconoscerai, le amerai e con diritto ne terrai il possesso.

(3) Oltre di ciò, ogni atto fatto nella mia Volontà è un messaggero di pace che parte dalla terra e viene nel Cielo, e viene a mettere pace tra il Cielo e la terra; ogni parola detta sul mio Volere porta il vincolo della pace, e chi viene in Esso a vivere, il primo bene che riceve è il vincolo della pace tra essa e Noi, si sente come imbalsamata nella nostra pace divina; con questo vincolo di pace sente in sé la virtù di fare da paciera tra il Cielo e la terra; tutto è pace in essa, pacifiche sono le parole, gli sguardi, i moti.  Oh! quante volte con una sola parola mette pace tra Noi e le creature; un solo suo sguardo dolce e pacifico ci ferisce e ci fa cambiare i flagelli in grazie, perciò tutti i suoi atti non sono altro che vincoli di pace, messaggeri pacifici, che portano il bacio di pace delle creature a Dio, e di Dio alle creature.  Molto più, che quanto più vive la creatura nella nostra Volontà, più si addentra nella nostra Famiglia Divina, acquista di più i nostri modi, viene messa a conoscenza dei nostri segreti, ci somiglia di più, l’amiamo e ci ama di più, e ci mette in condizione di darle sempre nuove grazie, nuove sorprese d’amore.  La teniamo in casa nostra, appartenente alla Famiglia nostra; possiamo dire:  “Mangia alla nostra tavola, dorme sulle nostre ginocchia, vivere senza di essa non lo possiamo.  Il nostro Volere se la vincola in modo, e ce la rende amabile, attraente, che non possiamo stare senza di essa, né essa senza di Noi”.

(4) Dopo ciò ha soggiunto:  “Figlia mia, il nostro desiderio è grande, che le creature vivano nel nostro Volere.  Ci troviamo nelle condizioni di una povera madre che sente il bisogno di uscire il suo parto e non lo può, non ha dove metterlo né a chi affidarlo, né chi lo riceva; povera madre, quanto soffre.  Così si trova il nostro Essere Supremo, sentiamo il bisogno di generare Noi stessi; e dove metterci?  Se la nostra Volontà non è vita della creatura, non c’è posto per Noi, non abbiamo a chi affidarci, né chi ci alimenti, né il corteggio che ci vuole alla nostra Maestà Adorabile, e siccome la nostra Trinità Santissima sta sempre in atto di generare, questi nostri parti rimangono in Noi stessi repressi, mentre vogliamo generare la nostra Trinità Divina nelle creature; ma siccome non vivono nel nostro Volere, non vi è chi riceva la nostra Generazione Divina.  Quale dolore, vederci rintanare in Noi stessi senza poter svolgere il gran bene che può fare la nostra Generazione Eterna nelle creature.  La nostra Volontà abbraccia tutto, e chi vive in Essa, come forma i suoi atti, così si fa la portatrice di tutti:  Se ama ci porta l’amore di tutti, se adora ci porta l’adorazione di tutti, se soffre racchiude la soddisfazione di tutti; un atto nel nostro Volere deve sorpassare, racchiudere, abbracciare tutti e tutto, e giunge fino a farsi portatore del nostro Ente Supremo, perché non usciamo mai dal nostro Volere, e chi vive in Esso ci può racchiudere in ogni suo atto, per portarci dove vuole:  Alle creature per farci conoscere, alla Creazione tutta per dirci quanto sono belle le opere tue, a Noi stessi per dirci, vedi quanto vi amo, che giungo fino a portarvi Voi stessi”.  Noi ci troviamo nelle condizioni in cui si trova la sfera del sole, che non esce mai da dentro il circolo dei suoi raggi, e se questi scendono fin nel basso della terra, investe tutto, anche la piccola pianticella; la sua sfera, dall’altezza dove si trova, non si scosta mai dalla sua luce, cammina insieme e fa ciò che fanno i suoi raggi.  Tale siamo Noi, siamo i portatori della nostra Volontà, ed Essa è la portatrice nostra; siamo una sola vita, e chi vive in Essa si fa portatore del nostro Essere Divino, e Noi ci facciamo portatori della piccola volontà umana, e l’amiamo tanto che forma la nostra vittoria e la gioia più bella di vedere compiuta in essa la nostra Volontà”.

 

+  +  +  +

 

36-42

Dicembre 5, 1938

 

Sospiri di Dio che si viva nel suo Volere.  Come tiene stabilito che farà tante

Vite Divine per quante cose ha creato, e per quanti atti farà la creatura nel

suo Volere.  Come resterà formata la sua Santità, il suo Amore in esse.

 

(1) Il mare del Volere Divino mormora sempre, forma le sue onde altissime per assalire le creature, or di luce, or di amore, ora d’incantevole bellezza, e ora con gemiti, ché vuole il suo posticino nelle creature per vivere in esse.  Il suo Amore è indicibile e giungerebbe agli eccessi, userebbe tutti i suoi stratagemmi di amore, purché avesse la libertà di vivere o di farci vivere nel suo Fiat! Io sono restata sorpresa nel vedere ciò, ed il mio amabile Gesú mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, tu non sai dove giunge il nostro Amore e che cosa faremmo per far vivere la creatura nella nostra Volontà.  Questo è il punto più bello della Creazione, e se ciò non facciamo, possiamo dire:  “Il nostro lavoro non è compiuto, né abbiamo fatto quello che sappiamo e possiamo fare”.  Possiamo dire che non abbiamo fatto nulla in confronto a quello che ci resta da fare.  Tu devi sapere che “ab eterno” è stato stabilito dalla nostra Divinità, che tante Vite faremo di Noi stessi per quante cose abbiamo creato e per quanti atti farà la creatura nella nostra Volontà.  Essendo il nostro Essere superiore a tutto, è giusto che superi nelle sue vite il numero di tutte le cose create e di tutti gli atti dell’umana famiglia.  Ora, se la creatura non vive nella nostra Volontà, non possiamo, ci mancherebbe la materia divina per formare la nostra Vita negli atti suoi, ci mancherebbe il posto dove metterla, e poi, formare queste nostre Vite senza chi le volesse ricevere, senza chi le conoscesse e le amasse, a che pro?  Vedi dunque come si tratta dell’atto più bello, più potente e sapiente, si tratta di esporre le nostre Vite che già teniamo generate nel nostro Seno, e non possiamo uscirle, perché non regna il nostro Volere.  E ti pare poco ciò che manca al grande lavoro della Creazione?  E’ l’atto più interessante, il punto più culminante, in cui sarà ravvolta la Creazione e tutti gli atti d’una bellezza sì rara, d’una gloria sì grande, da far restare come tante goccioline la bellezza che hanno conosciuto di Noi e la gloria che ci hanno dato per il passato.  Figlia mia, oh! come lo sospiriamo, come il nostro Amore frema, geme, delira che la creatura viva nel nostro Volere, e siccome sappiamo che molte cose le mancheranno per poterci servire dei suoi atti per formare la nostra Vita, siamo disposti al nostro lavoro continuo per supplirla in tutto.  In ogni suo atto le daremo il nostro Amore, la nostra Santità, la Bontà e Bellezza nostra, perché nulla mancasse per ciò che occorre per formare la nostra Vita, e così genereremo e riprodurremo Noi stessi.  Ed oh! quanto ricambio d’amore, di santità, di bontà avremo; ci feliciteremo nel dolce incanto della nostra Bellezza.  Come non dobbiamo sospirare che si viva nel nostro Volere, ché non è la sola creatura che avremo, ma la nostra stessa Vita generata negli atti suoi, e mentre ci godremo una Vita nostra, un’altra ne seguirà, e poi un’altra ancora, a seconda gli atti che farà.  Come vedremo che starà per fare l’atto, metteremo del nostro e ci faremo attori della stessa Vita nostra e spettatori.  Che gioia, che felicità figlia mia, poter formare Noi stessi, tenere chi ci conosce e ama e possedere la nostra reggia nella creatura!.

(3) Oltre di ciò, il gran bene che avrà la creatura:  La sua piccola santità resterà nella nostra; il suo piccolo amore resterà nel nostro; la sua bontà e bellezza resterà nella nostra, in modo che se farà un atto santo, terrà la nostra Santità in suo potere; se ama amerà col nostro Amore, e così di seguito, in modo che i suoi atti sorgeranno da dentro gli atti nostri, perché tutto ciò che si fa nel nostro Volere non esce, né da Noi né da dentro gli atti nostri, sicché ci amerà sempre e ci sentiremo sempre amati; crescerà sempre in santità, bontà e bellezza; con ciò acquisterà sempre nuove conoscenze del suo Creatore, perché se lo sentirà palpitante negli atti suoi; la mia Volontà si farà rivelatrice, le dirà sempre cose nuove del nostro Essere Divino, per farle apprezzare maggiormente la nostra Vita che possiede.  La conoscenza fa sorgere nuovo amore, comunica altre varietà della nostra Bellezza; non le darà tempo al tempo a dirle cose nuove, come alimentandola di quello che siamo; la felice creatura si sentirà presa nella rete del nostro Amore, si sentirà investita dalla nostra luce e dall’incanto della nostra Bellezza, e Noi saremo talmente rapiti dal suo amore, che ci rifugeremo in essa, per amare e per dare sfogo al nostro Amore, e l’abbelliremo tanto da farci subire l’incanto d’una bellezza sì rara.  Perciò, tutte le altre cose le possiamo chiamare goccioline al confronto del vivere la creatura nel nostro Volere, quindi sii attenta, mi darai il più grande contento, mi renderai felice se vivrai nella mia Volontà”.

(4) Dopo ciò, continuavo a pensare al gran bene di vivere nel Volere Divino, ed il dolce Gesú ha ripreso il suo dire:

(5) “Figlia mia, è tanto questo bene, che sento al vivo la nostra Vita palpitante in essa; tanto, che non abbiamo più bisogno di parole per farci intendere.  Il nostro respiro nel suo è parola, la quale investe l’essere umano, lo trasmuta nella nostra parola, e sente che parla nella mente, nelle opere, nei passi, e la virtù della nostra parola creatrice la investe, in modo che si fa sentire nelle più intime fibre del cuore e cambia nella mia stessa parola la creatura.  La mia parola diventa natura in essa, e non fare ciò che dico e voglio sarebbe come se andasse contro sé stessa, ciò che non può essere; sicché, per chi vive nel mio Volere, Io sono parola nel respiro, nel moto, nell’intelligenza, nello sguardo, in tutto, tanto che, mentre si sente fusa ed inzuppata nella mia parola, non avendo sentito il suono della mia voce, si meraviglia e dice:  “Come sento la mia natura cambiata nella sua parola, e non so quando me l’ha detto”.  Ed Io le dico:  “Non sai che sono parola ad ogni istante?  E ancorché tu non mi ascolti, Io parlo, sapendo che quando entrerai nel gabinetto dell’anima tua, tu lo troverai e prenderai il dono della mia parola”.  Le mie parole non fuggono, ma restano e trasformano la natura umana in sé stesse.  Ci passa tale unione e trasformazione tra chi vive nel nostro Volere e Noi, che ci intendiamo senza parlare e parliamo senza parola, e questo è il più gran dono che possiamo fare alla creatura:  Parlare col respiro, col moto.  E’ tanto immedesimata con Noi, che usiamo gli stessi modi che li usiamo con Noi stessi, che ad onta che il nostro Essere Divino è tutto parola e voce, quando non vogliamo non ci facciamo sentire a nessuno, perciò sii attenta e lasciati guidare in tutto dal mio Volere”.

 

+  +  +  +

 

36-43

Dicembre 8, 1938

 

Come l’Umanità di Nostro Signore serviva di velo alla sua Divinità e ai prodigi

del Voler Divino.  Come tutte le cose create e la stessa creatura sono veli che

nascondono la Divinità.  L’immacolato Concepimento, rinascita di tutti.

 

(1) Il volo nel Volere Divino continua, mi pare che in tutte le cose, naturali e spirituali si fa trovare, e con un amore indescrivibile dice:  “Sono qui, facciamo insieme, non fare da sola, senza di Me non sapresti fare come faccio Io, ed Io resterei col dolore d’essere stato messo da parte, e tu resteresti col dolore di non avere nei tuoi atti il valore d’un atto di una Volontà Divina.  Ma mentre ciò pensavo, il mio dolce Gesú, ripetendomi la sua breve visitina, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, la mia Santissima Umanità fu la depositaria della mia Divina Volontà.  Non ci fu atto piccolo o grande, fino il respiro, il moto, che la mia Umanità, facendosi velo, non nascondeva in tutto il mio Fiat Divino, anzi, Io non avrei saputo respirare né muovermi, se non lo avessi racchiuso in Me; sicché la mia Umanità mi servì di velo per nascondere la mia Divinità ed il grande prodigio dell’operato del mio Volere in tutti gli atti miei.  Se ciò non fosse stato, nessuno avrebbe potuto avvicinarsi a Me, la mia Maestà, la luce sfolgorante della mia Divinità, li avrebbe eclissato e atterrato, e tutti sarebbero fuggiti da Me; chi mai avrebbe ardito di darmi la più piccola pena?  Ma Io amavo la creatura e non venni in terra per fare sfoggio della mia Divinità, ma del mio Amore, e perciò volli nascondermi dentro il velo della mia Umanità, per affratellarmi con l’uomo e fare ciò che faceva lui, fino a farmi dare pene inaudite e la stessa morte.  Ora, chi si unisce con la mia Umanità in tutti i suoi atti, nelle sue pene, col voler trovare la mia Volontà per farla sua, rompe il velo della mia Umanità e trova negli atti miei il frutto, la Vita, i prodigi che Essa fece in Me e riceve come vita sua ciò che feci in Me, e la mia Umanità le servirà di aiuto, di guida, le farà da maestra di come vivere in Essa, in modo che Io terrò in terra Me stesso, che continuerà a farmi da velo per nascondere ciò che vuol fare la mia Volontà.  Invece, se mi cercheranno senza del mio Volere, troveranno solo il mio velo, ma non troveranno la Vita del mio Volere, il quale non potrà produrre i prodigi che operò nel nascondimento della mia Umanità.  E’ sempre la mia Volontà che sa nascondere nella creatura i prodigi più grandi, i soli più fulgidi, le meraviglie non mai viste, e quante mie Umanità viventi avrei tenuto sulla terra, ma, ahimè! le cerco e non le trovo, perché non vi è chi cerca con tutta fermezza la mia Volontà”.

(3) Il caro Gesú ha fatto silenzio, ed io sono rimasta a pensare a ciò che mi aveva detto e toccavo con mano che tutto ciò che Gesú aveva fatto, detto e sofferto, erano portatrici del Volere Divino, e riprendendo il suo dire ha soggiunto:

(4) “Figlia mia buona, non solo la mia Umanità nascondeva in modo più speciale la mia Divinità e Volontà, ma tutte le cose create, e la stessa creatura sono velo che nasconde la nostra Divinità e Volontà adorabile.  Il cielo è velo che nasconde la nostra Divinità immensa, fermezza ed immutabilità, e la molteplicità delle stelle, i molteplici effetti che possiede la nostra immensità, fermezza ed immutabilità.  Oh! se l’uomo potesse vedere sotto quella volta azzurra la nostra Divinità svelata, senza i veli di quell’azzurro che ci copre e ci nasconde, la sua piccolezza resterebbe schiacciata dalla nostra Maestà e camminerebbe tremebonda, sentendosi lo sguardo continuo d’un Dio puro, santo, forte e potente.  Ma siccome Noi amiamo l’uomo, ci veliamo, prestandoci a ciò che gli occorre, ma di nascosto.  Il sole è velo che nasconde la nostra luce inaccessibile, la nostra Maestà sfolgorante, anzi dobbiamo fare un miracolo per restringere la nostra luce increata, per non incutergli spavento, e velati da questa luce da Noi creata, ci avviciniamo, lo baciamo, lo riscaldiamo, stendiamo questo velo di luce fin sotto i suoi passi, a destra, a sinistra, sopra il suo capo; giungiamo a riempirgli l’occhio di luce, chi sa la delicatezza della sua pupilla ci riconosca, macché, invano, si prende il velo di luce che ci nasconde, e Noi rimaniamo il Dio sconosciuto in mezzo alle creature.  Qual dolore! Sicché il vento è velo che nasconde il nostro impero, l’aria è velo che nasconde la nostra Vita continua che diamo alle creature, il mare è velo che nasconde la nostra purezza, i nostri refrigeri e freschezza divina, il suo mormorio nasconde il nostro Amore continuo, e quando vediamo che non ci ascolta, giungiamo a formare le onde altissime, come a tumultuare, perché ci riconosca e perché vogliamo essere amati.  Qualunque bene riceve l’uomo, c’è dentro velata la nostra Vita che glielo porge.  La nostra Divinità che ama tanto l’uomo, giunge a velarsi fin di terra, per renderla ferma e stabile sotto i suoi passi, per non farlo vacillare; fin nell’uccello che canta, nei prati fioriti, nelle svariate dolcezze dei frutti, la nostra Divinità si vela per porgergli le nostre gioie e fargli gustare le delizie innocenti del nostro Essere Divino.  E poi, che dirti, con quanti prodigi d’amore siamo velati e nascosti nell’uomo?  Ci veliamo nel respiro, nel palpito, nel moto, nella memoria, intelletto e volontà; ci veliamo nella sua pupilla, nella sua parola, nel suo amore, ed oh! come ci duole il non essere riconosciuti né amati, possiamo dire:  “Viviamo in lui, lo portiamo e ci facciamo portare da lui, né potrebbe far nulla senza di Noi, eppure viviamo insieme senza conoscerci, qual dolore! Se ci conoscesse, la vita dell’uomo doveva essere il più grande prodigio del nostro Amore e Onnipotenza; da dentro i suoi veli non dovevamo fare altro che porgergli la nostra Santità, il nostro Amore, coprirlo con la nostra Bellezza, farlo godere le nostre delizie, ma siccome non ci riconosce, ci tiene come il Dio lontano da lui.  Noi, se non siamo riconosciuti non possiamo dare, sarebbe come dare ai ciechi i nostri beni, ed è costretto a vivere sotto l’incubo delle sue miserie e passioni.  Povero uomo che non ci conosce, né nei veli che ci nascondono in lui, né nei veli di tutte le cose create, non fa altro che sfuggire dalla nostra Vita e dallo scopo con cui fu creato, e molte volte, non potendo sopportare la sua ingratitudine, i beni che contengono i nostri veli si cambiano per lui in castighi.  Perciò riconosci in te stessa che non sei altro che un velo, che nascondi il tuo Creatore, affinché riceva e possiamo somministrarti in tutti gli atti tuoi la nostra Vita Divina, riconosciuta nei veli di tutte le cose create, affinché tutte ti aiutino a ricevere un tanto bene”.

(5) Dopo ciò, stavo facendo il mio giro negli atti del Volere Divino, quante sorprese in questo Volere sì santo, e quello che più, aspetta la creatura per tenerla a giorno delle sue opere, per farle conoscere quanto l’ama e per farne un dono di quello che fa.  Sente la smania di dare sempre, senza mai cessare, e si contenta, per ricambio, del piccolo ti amo della creatura.  Onde sono giunta al Concepimento della mia Mamma Regina, quante meraviglie, ed il mio dolce Gesú, riprendendo il suo dire mi ha detto:

(6) “Figlia mia benedetta, oggi è la festa dell’Immacolato Concepimento.  essa è la festa più bella, più grande, per Noi e per il Cielo e la terra.  Noi, nell’atto di chiamare dal nulla questa Celeste Creatura, operammo tali prodigi e meraviglie, che Cieli e terra ne restarono riempiti.  Tutti chiamammo, nessuno fu messo da parte, affinché tutti restassero rinati insieme con Essa; sicché fu la rinascita di tutti e di tutto.  Il nostro Essere Divino straripò tanto da Noi, che mettemmo a sua disposizione nell’atto di concepirla, mari d’Amore, di Santità, di Luce, con cui poteva amare tutti, fare santi a tutti e dare luce a tutti.  La Celeste Piccina si sentì rinascere nel suo piccolo cuore un popolo innumerevole.  E la nostra paterna Bontà, che fece?  Prima facemmo dono a Noi stessi, affinché ce la godessimo e corteggiassimo, ed Essa godesse e corteggiasse Noi, e poi facemmo dono a ciascuna creatura.  Oh! come ci amò e amò tutti con tale intensità e pienezza, che non vi è punto in cui non fa sorgere il suo amore.  La Creazione tutta, il sole, il vento, il mare, sono pieni dell’amore di questa Santa Creatura, perché anch’essa, si sentì rinascere insieme con Lei a nuova gloria, molto più che ebbero la grande gloria di possedere la loro Regina; tanto che, quando Essa ci prega per il bene del suo popolo, Essa con un amore cui non ci è dato resistere, ci dice:  “Maestà Adorabile, ricordatevi che me li donaste, già sono vostra e sono di loro, quindi, con diritto dovete esaudirmi”.

 

+  +  +  +

 

36-44

Dicembre 18, 1938

 

Dio non dà se la creatura non vuole ricevere.  Dolorose condizione quando

non si vive di Volere Divino.  La depositaria di tutta la Creazione.  L’alimento

Divino:  L’amore.  Condizione di Dio quando non si vive di Volere Divino.

Come si scende dalla sua somiglianza.

 

(1) Sono sempre tra le braccia del Volere Divino, il quale mi fa tutto presente per dirmi:  “Tutto ho fatto per te, ma voglio che riconosca a quali eccessi è giunto il mio Amore”.  Ma mentre la mia mente si perdeva, il mio sempre amabile Gesú, che vuole essere sempre il primo narratore del Fiat e delle opere loro, tutto bontà mi ha detto:

(2) “Figlia mia benedetta, il far conoscere che cosa abbiamo fatto per le creature, è per Noi come il ricambio di tutto ciò che abbiamo fatto, ma a chi possiamo farlo?  A chi vive nel nostro Volere, perché Esso dà la capacità per farci comprendere, l’udito per farci ascoltare, e trasmuta la volontà umana a volere ciò che le vogliamo dare.  Noi non diamo mai se la creatura non vuole ricevere e non conosce quello che vogliamo dare.  Vedi dunque in che dolorose condizioni ci mettono quando non si vive di Volontà nostra, ci rendono il Dio muto, né possiamo far conoscere quanto li amiamo e come dovrebbero amarci; si può dire che restano rotte le comunicazioni tra il Cielo e la terra.  Ora, tu devi sapere che tutto fu creato per fare un dono alle creature; ogni cosa creata la facevamo portatrice del dono e dell’amore con cui dotavamo quel dono; ma sai perché?  La creatura non aveva nulla che darci; Noi, amandola con amore sommo e volendo che avesse che darci, perché se non si ha che dare, la corrispondenza finisce, l’amicizia viene spezzata, l’amore muore, fornivamo la creatura di tanti nostri doni come se fossero suoi, perché avesse che darci, perciò chi vive nel nostro Volere la facciamo la depositaria di tutta la Creazione, ed oh! la nostra gioia, il nostro contento, quando servendosi dei nostri doni e per amarci ci dice:  “Vedete quanto vi amo, vi do il sole per amarvi e vi amo con quell’Amore con cui mi amaste nel sole, vi do gli omaggi, le adorazioni della sua luce, i molteplici suoi effetti per amarvi, il suo atto continuo di luce per espandermi ovunque e mettervi il mio ti amo in tutto ciò che tocca la sua luce”.  Ora, sai tu che cosa succede?  Vediamo imperlata tutta la luce del sole, tutti i suoi effetti, da dovunque passa la luce, il ti amo, le adorazioni, li omaggi della creatura; anzi, vi è di più, il sole porta come in trionfo l’amore del Creatore e della creatura, sicché ci sentiamo uniti nel sole da una sola Volontà e d’un solo Amore.  E se la creatura, sentendosi che vuole amarci di più, ardita ci dice:  “Vedi quanto vi amo, ma non mi basta, voglio amarvi di più, perciò entro nella tua luce inaccessibile, immensa ed eterna, che non finisce mai, e dentro di quella luce voglio amarvi per amarvi col vostro Eterno Amore”.  Tu non puoi comprendere la nostra gioia nel vedere che non solo ci ama nei nostri doni, ma anche in Noi stessi; e Noi, come vinti dal suo amore, la contraccambiamo col raddoppiare il dono e col darci in balia di essa per farci amare, non solo come amiamo nelle opere nostre, ma come amiamo in Noi stessi, e per amarla; e così in tutte le altre cose create, essa se ne serve per farci le sue nuove sorprese d’amore, per ricambiarci i doni, per mantenere la corrispondenza, per dirci che continuamente ci ama, e Noi, che non sappiamo ricevere se non diamo, raddoppiamo i doni.  Ma il dono più grande è quando la vediamo portata nelle braccia della nostra Volontà; ci sentiamo talmente tirati, che non possiamo fare a meno di parlare del nostro Ente Supremo; dirle una conoscenza di più di quello che siamo è il dono più grande che possiamo fare, che supera tutta la Creazione; conoscere le opere nostre è dono; far conoscere Noi stessi è Vita nostra che diamo, è ammetterla ai nostri segreti, è fidarsi il Creatore della creatura.  Vivere nel nostro Volere, essere amati è tutto per Noi, molto più, che l’Amore di Noi stessi forma il nostro alimento continuo.  Il mio Padre Celeste genera senza mai cessare suo Figlio, perché ama; col generarmi forma l’alimento per alimentarci.  Io, suo Figlio, amo col suo stesso Amore e procede lo Spirito Santo; con ciò formiamo altro alimento per alimentarci.  Se creammo la Creazione fu perché amiamo, e se la sosteniamo col nostro Atto creante e conservante è perché amiamo; questo Amore ci serve di alimento.  Se vogliamo che la creatura ci conosca nelle opere nostre ed in Noi stessi, è perché vogliamo essere amati, e di questo amore ce ne serviamo per alimentarci.  Non disprezziamo mai l’amore, purché sia amore ci serve, è roba nostra.  Il nostro Amore si sfama con l’essere amato, e avendo fatto tutto per amore, vogliamo che Cielo e terra, creature tutte, siano per Noi tutte amore.  E se non è tutto amore, c’entra il dolore, che ci dà il delirio, ché amiamo e non siamo amati.

(3) Ora, la nostra Volontà è Vita nostra, l’Amore è alimento.  Vedi a che punto alto, nobile, sublime, vogliamo la creatura che forma in sé la Vita della nostra Volontà, la quale, tutte le cose, le circostanze, le croci, fin l’aria che respira, le convertirà in amore per alimentarla, in modo da poter dire:  “La Vita del nostro Volere è tua ed è nostra, e ci alimentiamo dello stesso cibo”.  Con ciò vediamo crescere la creatura a nostra immagine e somiglianza; e queste sono le nostre vere gioie nella Creazione, poter dire:  “I nostri figli ci somigliano”.  E quale non dovrebbe essere la gioia della creatura nel poter dire:  “Somiglio al mio Padre Celeste”.  Perciò voglio che si viva nel mio Volere, perché voglio i figli miei, i figli che mi somiglino.  Se questi figli non mi ritornano nel mio Volere, ci troviamo nelle condizioni d’un povero padre, che mentre lui è nobile, possiede una scienza da poter dare lezioni a tutti, è ricco e dotato di bontà e di bellezza rara, invece i figli non lo somigliano affatto, sono scesi dalla nobiltà del padre loro, si veggono poveri, cretini, brutti, sporchi da fare schifo; il povero padre si sente disonorato nei figli, anzi li guarda e quasi non li riconosce; e nel vederli ciechi, zoppi, malati, e giungono a neppure riconoscere il proprio padre, questi figli formano il dolore del proprio padre.  Tali siamo Noi, chi non vivono nel nostro Volere, ci disonorano e formano il nostro dolore; come possono somigliarci se la Volontà nostra non è di loro?  La quale alimenta i figli nostri col nostro stesso cibo, il quale non fa altro, che come si alimentano, così si forma in loro la nostra Santità, restano abbelliti con la nostra Bellezza, acquistano talea conoscenza del Padre loro, perché il nostro Fiat con la sua luce le parla, le dice tante cose del loro Padre, fino ad innamorarli tanto, che non possono stare senza di Lui, e ciò produce la Somiglianza.

(4) Figlia, senza la mia Volontà non vi è né chi li alimenti, né chi li istruisca, né chi li formi, né chi li cresca come figli che ci somiglino; escono dalla nostra abitazione e non sanno né ciò che facciamo né chi siamo, né come li amiamo, né che devono fare per rassomigliarci; quindi, la nostra somiglianza è lontana da loro; come possiamo rassomigliarci se non ci conoscono e non vi è chi li parli del nostro Essere Divino? ”

 

+  +  +  +

 

36-45

Dicembre 25, 1938

 

La discesa del Verbo.  Come è facile far nascere Gesú, purché si viva nel suo

Volere.  Il paradiso che fece trovare la Regina del Cielo in terra al suo piccolo Gesú.

 

(1) La mia povera mente continua il suo cammino nel Volere Divino ed, oh! come Esso si sente felice nel vedere che la sua piccola neonata va in cerca dei suoi atti per conoscerli, baciarli, adorarli, farli suoi e dirgli:  “Quanto mi hai amato”.  Onde mi sono fermata nella discesa del Verbo sulla terra, ed io lo compativo nel vederlo solo.  Ed il mio dolce Gesú, con una tenerezza indicibile, sorprendendomi mi ha detto:

(2) “Figlia mia carissima, tu ti sbagli; la solitudine fu da parte dell’ingratitudine umana, ma dalla parte divina e delle opere nostre, tutti mi accompagnarono, né mi lasciarono mai solo.  Anzi, tu devi sapere che insieme con Me scesero il Padre e lo Spirito Santo; mentre Io restai con Loro in Cielo, Loro scesero con Me in terra.  Siamo inseparabili, Noi stessi, anche se lo vogliamo, non possiamo separarci, al più ci bilochiamo, e mentre teniamo il nostro trono in Cielo, formiamo il nostro trono in terra, ma separarci non mai.  Al più, il Verbo prese la parte operante, però concorrenti sempre il Padre e lo Spirito.  Anzi, nell’atto che scesi dal Cielo, tutti si mossero per farmi corteggio e per darmi gli onori a Me dovuti:  Mi corteggiò il cielo con tutte le sue stelle, dandomi gli onori della mia Immutabilità e del mio Amore che mai finisce; mi corteggiò il sole, dandomi gli onori della mia eterna luce, oh! come mi decantò bene con la molteplicità dei suoi effetti, posso dire che facendomi culla con la sua luce e col suo calore, nel suo muto linguaggio mi diceva:  “Tu sei luce, ed io ti onoro, ti adoro, ti amo, con quella stessa luce con cui mi creasti”.  Tutti mi circondarono:  Il vento, il mare, il piccolo uccellino, tutti e tutto per darmi l’amore, la gloria con cui li avevo creati; e chi mi decantava il mio impero, chi la mia immensità, chi le mie gioie infinite.  Le cose create mi facevano festa, e se Io piangevo, anche loro piangevano, perché la mia Volontà, risiedendo in esse, le teneva a giorno di quello che Io facevo; ed oh! come si sentivano onorate nel fare ciò che faceva il loro Creatore.  Poi ebbi il corteggio degli angeli che non mi lasciarono mai solo, e siccome tutti i tempi sono i miei, ebbi il corteggio del mio gran popolo che avrebbe vissuto nel mio Volere, il quale me lo portava nelle sue braccia, ed Io me lo sentivo palpitante nel mio cuore, nel mio sangue, nei miei passi, e con solo sentirmi investito da questo popolo, amato con la mia stessa Volontà, mi sentivo come contraccambiato della mia discesa dal Cielo in terra.  Era questo il mio scopo primario, di riordinare il regno della mia Volontà in mezzo ai figli miei.  Mai avrei creato il mondo se non dovessi avere i figli che mi somigliano e se non vivessero della mia stessa Volontà.  Essa si troverebbe nelle condizioni di una povera madre sterile, che non tiene potere di generare e che non può formarsi una famiglia a sé, perciò la mia Volontà tiene potere di generare e di formarsi la sua lunga generazione, per formarsi la sua famiglia divina”.

(3) Onde continuavo a pensare alla discesa del Verbo Divino, e dicevo tra me:  “Come mai può nascere Gesú nelle anime nostre? ” Ed il caro bambino ha soggiunto:

(4) “Figlia mia, è la cosa più facile il farmi nascere, molto più che Noi non sappiamo fare cose difficili, la nostra Potenza facilita tutto; purché la creatura viva nel nostro Volere, tutto è fatto.  Come vuol vivere di Esso, già forma l’abitazione al tuo piccolo Gesú; come vuole dar principio a fare i suoi atti, così mi concepisce, e come compie il suo atto mi fa nascere; come ama nel mio Volere, così mi veste di luce e mi riscalda dalle tante freddezze delle creature; ed ogniqualvolta mi dà la sua volontà e prende la mia, Io mi trastullo e formo il mio gioco e canto vittoria di aver vinto l’umano volere, mi sento il piccolo Re Vincitore.  Vedi dunque figlia mia com’è facile da parte del tuo piccolo Gesú, perché quando troviamo la nostra Volontà nella creatura possiamo far tutto.  Essa ci somministra tutto ciò che si vuole e vogliamo per formare la nostra Vita e le nostre opere più belle.  Invece, quando non vi è il nostro Volere, restiamo inceppati, dove ci manca l’amore, dove la santità, dove la potenza, dove la purezza e tutto ciò che occorre per rinascere e formare la nostra Vita in loro.  Perciò, il tutto sta da parte delle creature, ché da parte nostra ci mettiamo a loro disposizione.

(5) Oltre di ciò, nella mia nascita la mia Mamma Divina mi formò una bella sorpresa:  Coi suoi atti, col suo amore, con la Vita della mia Volontà che possedeva, mi formò il mio paradiso in terra.  Non faceva altro che intrecciare col suo amore tutta la Creazione, e dove stendeva mari di bellezza, per farmi godere le nostre bellezze divine, dentro delle quali splendeva la sua beltà, come era bella la Mamma mia nel trovarla nella Creazione tutta, che mi faceva godere la sua beltà e la bellezza dei suoi atti; dove stendeva il suo mare d’amore, per farmi trovare che in tutte le cose mi amava, e trovavo il mio paradiso d’amore in Essa, e mi felicitavo e gioivo nei mari d’amore della Mamma mia; ora, nel mio Volere mi formava le musiche più belle, i concerti più deliziosi, affinché al suo piccolo Gesú non le mancassero le musiche della Patria Celeste.  A tutto ci pensò la mia Mamma, affinché non mi mancasse nulla dei godimenti del paradiso lasciato; non faceva altro in tutti i suoi atti che formare gioie per rendermi felice; solo col poggiarmi sul suo cuore sentivo tali armonie e contenti che mi sentivo rapire.  La mia cara Mamma, col vivere nel mio Volere prendeva nel suo grembo il Paradiso e lo faceva godere al Figlio suo, e tutti i suoi atti non mi servivano ad altro che a rendermi felice e a raddoppiarmi il mio paradiso in terra.  Ora figlia mia, tu non sai un’altra sorpresa:  Chi vive nel mio Volere è inseparabile da Me, e ogniqualvolta Io rinasco, rinasce insieme con Me, sicché non sono mai solo, lo faccio rinascere insieme con Me alla Vita Divina, rinasce al nuovo amore, alla nuova santità, alla nuova bellezza, rinasce nelle conoscenze del suo Creatore, rinasce in tutti gli atti nostri, anzi in ogni atto che fa mi chiama a rinascere e forma un nuovo paradiso al suo Gesú, ed Io lo faccio rinascere insieme con Me per renderlo felice.  Felicitare chi vive insieme con Me è una delle mie gioie più grandi.  Perciò sii attenta a vivere nel mio Volere, se vuoi rendermi felice, se vuoi che negli atti tuoi trovi il mio Paradiso in terra; ed Io ci penserò a farti godere il pelago delle mie gioie e felicità, ci renderemo felici a vicenda”.

 

+  +  +  +

 

36-46

Dicembre 28, 1938

 

Come si forma l’eco tra Creatore e la creatura.  Come un’atto nel Voler Divino

si trova da per tutto.  Il Re e l’esercito.  La Maternità della Regina del Cielo.

 

(1) Per quanto la mia povera mente si trova sotto l’incubo di pene strazianti, fino a sentirmi morire, faccio quanto posso a seguire gli atti del Volere Supremo, sebbene stentata, ma lo cerco come mio rifugio e per attingere forza nello stato doloroso in cui mi trovo.  Ed il mio amato Gesú, avendo di me compassione, tutto tenerezza mi ha detto:

(2) “Figlia della mia Volontà, coraggio, non ti abbattere troppo, l’abbattimento fa perdere la forza e fa sentire lontano Colui che vive in te e ti ama tanto.  Tu devi sapere, che come la creatura entra nel nostro Volere per deporre il suo e prendere il nostro, così incomincia in essa il nostro eco divino, il che echeggia nel nostro Essere Divino; e Noi, solo a sentirlo diciamo:  “Chi è che tiene tanta virtù, che giunge fino a far sentire l’eco del suo amore, del suo respiro, del suo palpito nel nostro Essere Supremo?  Ah! è una creatura che avendo riconosciuto la nostra Volontà è entrata a vivere in Essa; sia la nostra benvenuta.  Noi per ricambiarla faremo sentire il nostro in essa, in modo che respireremo con un solo respiro, ameremo con un solo amore, palpiteremo con un solo palpito, e Noi sentiremo che la creatura fa vita in Noi, non ci sentiremo soli, ed essa sentirà che facciamo vita in essa, che è in compagnia del suo Creatore che mai la lascia sola.  Tu devi sapere che ogni atto fatto nel nostro Volere non finisce mai, viene ripetuto continuamente, e siccome la mia Volontà si trova dappertutto, così l’atto viene ripetuto in Cielo, nelle cose create ed in tutti.  Perciò un atto nella nostra Volontà sorpassa tutto, riempie Cielo e terra e ci dà tale amore e gloria, che tutte le altre opere restano come tante goccioline di fronte al mare, perché siamo Noi stessi che ci glorifichiamo e amiamo nella creatura che si copre del suo Creatore e opera insieme con Lui.  Perciò, per quante cose belle pare che facciano fuori del nostro Volere, non possono mai piacerci, perché non danno di Noi, non si possono diffondere ovunque; l’amore è così piccolo che appena, seppure, copre l’opera che ha fatto.

(3) Or, tu devi sapere che Noi amiamo assai la creatura; ma, ad onta che l’amiamo, non tolleriamo che stia insieme con Noi indecente, sporca, senza bellezza, nuda, oppure coperta di miseri cenci.  Non sarebbe degno della nostra Maestà Suprema avere figli che non ci somiglino e che in qualche modo non siano ben vestiti, con le vesti regali del nostro Fiat.  Sarebbe come un re che tiene il suo esercito, i suoi sudditi malvestiti, coperti di sporcizie, da fare schifo a guardarli, chi cieco, chi zoppo, chi deforme.  Non sarebbe disonore di questo re essere circondato da un esercito sì miserabile, da far pietà?  Non si condannerebbe il re che non ha cura di formarsi un esercito degno di lui, in modo che tutti devono restare ammirati non solo a guardare la maestà del re, ma anche l’ordine, la bellezza dell’esercito, la fioritura dei giovani, il modo come vanno vestiti?  Non sarebbe onore del re essere circondato da ministri, da esercito, che lui prende piacere a guardarli?  Ora, il nostro Amore invincibile, con sapienza infinita, volendo trattare con la creatura a tu per tu, ha disposto di dare la mia Volontà ad essa, affinché con la sua luce l’abbellisca, col suo Amore la vesta, con la sua Santità la santifichi.  Vedi dunque com’è necessario che la nostra Volontà regni nella creatura, perché solo Essa tiene potenza di purificarla e di abbellirla, in modo da formare il nostro esercito divino.  E Noi ci sentiremo onorati nel vivere con essi ed in essi.  Saranno i nostri figli che ci circondano, vestiti con le nostre vesti regali, abbelliti con la nostra Somiglianza, perciò la nostra Volontà prima purifica, santifica, abbellisce, e poi li ammette nel nostro Volere a far vita insieme con Noi.  Molto più che, come la creatura entra nel nostro Volere, è tanto il nostro Amore, che il nostro Essere Divino le piove addosso la sua pioggia d’amore; e nel vederla tanto amata da Noi, tutti le corrono intorno, angeli, santi, per amarla; la stessa Creazione esulta di gioia nel vedere la nostra Volontà trionfatrice in quella creatura e le piove amore, ed oh! com’è bello vederla che tutti l’amiamo, ed essa si sente così riconoscente nel vedersi amata da tutti, che ama tutti”.

(4) Dopo ciò seguivo il mio giro nel Voler Divino, e giunta al punto della nascita del piccolo Gesú, che tremava di freddo e piangeva e singhiozzava amaramente, e coi suoi occhi gonfi di lacrime mi guardava chiedendomi aiuto, e tra singulti e gemiti mi ha detto:

(5) “Figlia mia buona, la mancanza d’amore delle creature mi fa piangere amaramente.  Come non mi vedo amato, così mi sento ferito, e mi dà tale dolore che mi fa dare in singhiozzo.  Il mio Amore corre sopra di ciascuna creatura, la copre, la nasconde, e mi costituisco Vita d’amore per essi, i quali, ingrati, non mi dicono neppure un ti amo; come non devo piangere?  Perciò amami se vuoi quietarmi il pianto.

(6) Ora figlia mia, ascoltami e prestami attenzione, voglio dirti una grande sorpresa del nostro Amore e voglio che non ti faccia sfuggire nulla, voglio farti conoscere dove giunse la Maternità della mia Madre Celeste, che cosa fece e quanto le costò e costa tuttora.  Ora, tu devi sapere che la gran Regina non solo mi fece da Madre col concepirmi, col darmi alla luce, col nutrirmi col suo latte, col prestarmi tutte le cure possibili che ci vollero alla mia infanzia; ciò non era sufficiente né al suo materno Amore né al mio Amore di Figlio, perciò il suo Amore materno correva nella mia mente, e se pensieri afflitti mi affliggevano, stendeva la sua Maternità in ogni mio pensiero, li nascondeva nel suo Amore, li baciava, sicché la mia mente me la sentivo nascosta sotto l’ala materna, che non mi lasciava mai solo; ogni mio pensiero teneva la mia Mamma che mi amava e mi prestava tutte le sue cure materne.  La sua Maternità si stendeva in ogni mio respiro, in ogni mio palpito, e se il mio respiro e palpito era soffocato dall’amore e dal dolore, correva con la sua Maternità per non farmi soffocare dall’amore e mettermi il balsamo al mio cuore trafitto.  Se guardavo, se parlavo, se operavo, se camminavo, correva per ricevere nel suo Amore materno i miei sguardi, le mie parole, le mie opere, i miei passi, li investiva col suo Amore materno, li nascondeva nel suo cuore e mi faceva da Mamma, anche nel cibo che mi preparava faceva scorrere il suo materno Amore, sicché, Io mangiandolo, sentivo la sua Maternità che mi amava, e poi, che dirti quanto sfoggio di Maternità fece nelle mie pene?  Non ci fu pena, né goccia di sangue che versai, in cui non sentii la mia cara Mamma.  Dopo che mi faceva da Mamma, prendeva le mie pene, il mio sangue, se li nascondeva nel suo materno cuore per amarli e continuare la sua Maternità.  Chi può dirti quanto mi amò e quanto la amai?  Il mio Amore fu tanto, che non sapevo stare in tutto ciò che feci senza sentire la sua Maternità insieme con Me.  Posso dire che Lei correva per non lasciarmi mai, anche nel respiro, ed Io la chiamavo, la sua Maternità era per Me un bisogno, un sollievo, un appoggio alla mia Vita quaggiù.

(7) Ora figlia mia, ascolta un’altra sorpresa d’amore del tuo Gesú e della nostra Mamma Celeste, perché in tutto ciò che si faceva tra Me e la mia Mamma, l’amore non trovava intoppo, l’amore dell’uno correva nell’amore dell’altro per formare una sola Vita.  Or, volendolo fare con le creature, quanti intoppi, ripulse ed ingratitudini, ma il mio Amore non si arresta mai.  Or tu devi sapere, che come la mia inseparabile Mamma stendeva la sua Maternità dentro e fuori della mia Umanità, così la costituivo e la confermavo Madre di ciascun pensiero di creatura, d’ogni respiro, d’ogni palpito, d’ogni parola, e facevo stendere la sua Maternità nelle opere, nei passi, in tutte le loro pene; la sua Maternità corre ovunque, nei pericoli di cadere in peccato corre, le copre con la sua Maternità acciò non cadano, e se sono cadute lascia la sua Maternità come aiuto e difesa per farle rialzare.  La sua Maternità corre e si stende sulle anime che vogliono essere buone e sante, come se trovasse il suo Gesú in esse, fa da Madre alla loro intelligenza, guida le loro parole, le copre e nasconde nel suo Amore materno, per crescere altrettanti Gesú.  La sua Maternità fa sfoggio sul letto dei morenti, e avvalendosi dei diritti di autorità di Madre, dati da Me, mi dice con accento sì tenero, che Io non posso negarle:  “Figlio mio, sono Madre, e sono figli miei, devo metterli in salvo.  Se ciò non mi concedi la mia Maternità ne va disotto”.  E mentre ciò dice li copre col suo Amore, li nasconde nella sua Maternità per metterli in salvo.  Il mio Amore fu tanto che le dissi:  “Madre mia, voglio che sia la Madre di tutti, e ciò che hai fatto a Me, farai a tutte le creature.  La tua Maternità si stende in tutti gli atti loro, in modo che tutti vedrò coperti e nascosti nel tuo Amore materno”.  La mia Mamma accettò e restò confermato che non solo doveva essere Madre di tutti, ma d’investire ciascun atto di essi col suo Amore materno.  Questa fu una delle grazie più grandi che feci a tutte le umane generazioni.  Ma quanti dolori non riceve la mia Mamma?  Giungono a non voler ricevere la sua Maternità, a disconoscerla, e perciò tutto il Cielo prega, aspetta con ansia che la Divina Volontà sia conosciuta e regni, e allora la gran Regina farà ai figli del mio Volere ciò che fece al suo Gesú, la sua Maternità avrà vita nei figli suoi.  Io cederò il mio posto a chi viva nel mio Volere nel suo cuore materno; Lei me li crescerà, guiderà i loro passi, li nasconderà nella sua Maternità e Santità; si vedrà in tutti i loro atti impresso il suo Amore materno e la sua Santità; saranno veri figli suoi, che mi somiglieranno in tutto, ed oh! come amerei che tutti sapessero che chi vuol vivere nel mio Volere ha una Regina e Madre potente, che supplirà a ciò che loro manca, li crescerà nel suo grembo materno ed in tutto ciò che faranno starà insieme con loro, per modellare gli atti loro ai suoi, tanto che si conoscerà che sono figli cresciuti, custoditi, educati dall’Amore della Maternità della Mamma mia, e questi saranno quelli che la renderanno contenta, e la sua gloria ed il suo onore”.

 

Fiat!!!



[1] Questo libro è stato copiato direttamente dal originale manoscritto di Luisa Piccarreta

[2] (Il 31 Agosto 1938 il Santo Ufficio emanò un decreto di condanna e messa all’Indice dei libri proibiti di tre libri di Luisa pubblicati; il 11 Settembre fu pubblicato sull’Osservatore Romano, con un commento ufficioso, anonimo, della misura disciplinare)